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2013
minosse in calabria
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Selva del lamone
speciale archimede
€ 5,90
Mens. Anno XXIX numero 6 (340) Giugno 2013 € 5,90 Prezzi di vendita all’estero: Austria € 9,90; Belgio € 9,90; Grecia € 9,40; Lussemburgo € 9,00; Portogallo Cont. € 8,70; Spagna € 8,40; Canton Ticino Chf 14,00 Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c. 1, LO/MI.
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una grande mostra ai musei capitolini di roma
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editoriale
il rumore dell’acqua Un museo di storia della scienza, il fiorentino Museo Galileo, e un’importante istituzione berlinese, il Max-Planck-Institut, hanno realizzato, ai Musei Capitolini di Roma, la prima rassegna mai dedicata alla figura di Archimede. Invitiamo i nostri lettori a visitarla: «Archimede. Arte e scienza dell’invenzione» è una mostra bellissima, e non solo, naturalmente, per lo straordinario splendore delle sale che la ospitano, ma perché è un’operazione di alta divulgazione culturale – scientifica, archeologica, storica – nata dall’intento di «ricordare» e far rivivere atmosfere, contesti ed episodi di un’epoca. Modelli funzionanti dei dispositivi meccanici e filmati con ricostruzioni tridimensionali delle invenzioni dello scienziato di Siracusa accompagnano, con elegante funzionalità didattica, il percorso espositivo scandito dalla presentazione di oggetti, personaggi, paesaggi: ad accogliere il visitatore è la Sicilia del III secolo a.C., con la storia di una città greca tra le piú belle e quella dei suoi protagonisti, sullo sfondo dei rapporti – e degli scontri – tra le grandi potenze del Mediterraneo antico. Nelle sale capitoline, il racconto di questo mondo procede di pari passo con la narrazione di un’altra riscoperta, quella dello stesso Archimede e della sua opera. Perché – vale la pena ricordarlo – fino al XIII secolo la memoria di Archimede fu assai debole in Occidente (nelle fonti medievali il suo nome apparirà storpiato, in forme derivate dall’arabo). Saranno gli umanisti del XV secolo – insieme all’invenzione della stampa – a restituire al geniale inventore la sua memoria e a diffonderla. Segnaliamo un altro particolare che caratterizza gradevolmente il percorso della mostra: il silenzio che necessariamente accompagna la visita è interrotto soltanto dai «rumori» dei congegni meccanici ricostruiti nell’esposizione; come quello che, grazie a un flusso d’aria costretto dalla pressione dell’acqua, riproduce il cinguettio di un uccello. Insieme a diversi altri meccanismi scaturiti dalle riflessioni dei filosofi sulla pneumatica (tra cui le fontane zampillanti, anch’esse riprodotte in mostra) questo era già in voga ad Alessandria, negli stessi anni in cui vi soggiornò Archimede. Andreas M. Steiner Ramo con volatili, scultura in bronzo, dalla Casa di M. Fabio Rufo a Pompei. I sec. d.C. Napoli, Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei. Forse l’opera era parte di uno di quegli alberi meccanici, funzionanti con acqua e aria (vedi disegno), di cui ci parla Erone di Alessandria nella Pneumatica.
Sommario Editoriale
Il rumore dell’acqua
3
di Andreas M. Steiner
Attualità
dalla stampa internazionale Gli scavi nel cuore di Colonia e una rivelazione inaspettata sulla fine di Giulio Cesare... 22
la notizia del mese
da atene
Dagli scavi in un sito dell’età del Bronzo in Calabria affiora un’eccezionale statuetta di produzione minoica
di Valentina Di Napoli
Addio al passato?
scavi 6
di Carlo Casi
notiziario
10
24
Missione in Pakistan 28 di Luca Maria Olivieri
28
scoperte Torna alla luce, a Buchères, in Francia, una ricca necropoli gallica, con corredi caratterizzati dalla copiosa presenza di armi e manufatti in bronzo 10 parola d’archeologo Guidato dai Musei Vaticani, il Vatican Coffin Project, svela tutti i segreti dei sarcofagi scoperti nel nascondiglio di Bab el-Gasus 12
52 civiltà cinese/6
Han. I «primi Cinesi» 38 di Marco Meccarelli
i luoghi della leggenda Gordion. La fortuna dei Frigi
52
di Massimo Vidale e Andreas M. Steiner
mitologia, istruzioni per l’uso/5 I terribili sette
66
di Daniele F. Maras In copertina statua di filosofo (forse un cinico). Copia romana di un originale greco del III o II sec. a.C. Roma, Musei Capitolini.
Anno XXIX, n. 6 (340) - giugno 2013 Registrazione al tribunale di Milano n. 255 del 07.04.1990
Direttore responsabile: Pietro Boroli Direttore editoriale: Andreas M. Steiner a.m.steiner@mywaymedia.it Redazione: Stefano Mammini stefano.mammini@mywaymedia.it Collaboratori della redazione: Ricerca iconografica: Lorella Cecilia lorella.cecilia@mywaymedia.it Impaginazione: Marialuisa Rossignoli Redazione: Piazza Sallustio, 24 – 00187 Roma tel. 02 21768.507 Comitato Scientifico Internazionale
Richard E. Adams, Maxwell L. Anderson, Bernard Andreae, José M. Blázquez, John Boardman, Larissa Bonfante, Mounir Bouchenaki, Jean Chavaillon, Yves Coppens, W.A. van Es, M’Hamed Fantar, Otto H. Frey, Louis Godart, Friedrich W. von Hase, Witold Hensel, Thomas R. Hester, Donald C. Johanson, Vassos Karageorghis, Venceslas Kruta, Richard E. Leakey, Henry de Lumley, Javier Nieto, Patrice Pomey, Paul J. Riis, Conrad M. Stibbe.
Comitato Scientifico Italiano
Enrico Acquaro, Ermanno A. Arslan, Andrea Augenti, Sandro F. Bondí, Francesco Buranelli, Francesca Ceci, Francesco D’Andria, Giuseppe M. Della Fina, Paolo Delogu, Francesca Ghedini, Piero Alfredo Gianfrotta, Pier Giovanni Guzzo, Eugenio La Rocca, Giancarlo Ligabue, Daniele Manacorda, Danilo Mazzoleni, Cristiana Morigi Govi, Lorenzo Nigro, Sergio Pernigotti, Marcello Piperno, Claudio Saporetti, Giovanni Scichilone, Paolo Sommella, Romolo A. Staccioli, Giovanni Verardi, Massimo Vidale.
Hanno collaborato a questo numero: Andrea Augenti è professore di archeologia cristiana e medievale all’Università di Bologna. Giovanni Antonio Baragliu è direttore tecnico della Riserva Naturale Selva del Lamone. Antonio Becchi è Visiting Scholar presso il Max-Planck-Institut für Wissenschaftsgeschichte. Heinz-Jürgen Beste è architetto e membro scientifico dell’Istituto Archeologico Germanico di Roma. Sonja Brentjes è ricercatore presso il Max-Planck-Institut für Wissenschaftsgeschichte. Jochen Büttner è direttore del progetto TOPOI presso il Max-PlanckInstitut für Wissenschaftsgeschichte. Carlo Casi è archeologo e direttore di Mastarna s.r.l., ente gestore del Parco Naturalistico Archeologico di Vulci. Luciano Calenda è presidente del CIFT, Centro Italiano Filatelia Tematica. Francesca Ceci è archeologa presso la Direzione dei Musei Capitolini di Roma. Andrea De Pascale è conservatore del Museo Archeologico del Finale (IISL) e membro del Centro Studi Sotterranei di Genova. Giovanna De Sensi Sestito è professore ordinario di storia greca nell’Università della Calabria. Valentina Di Napoli è archeologa. Giovanni Di Pasquale è collaboratore scientifico del Museo Galileo-Istituto e Museo Nazionale di Storia della Scienza di Firenze. Luciano Frazzoni è Direttore del Museo Civico «F. Rittatore Vonwiller» di Farnese. Daniela Fuganti è giornalista. Giampiero Galasso è archeologo e giornalista. Paolo Galluzzi è direttore del Museo Galileo-Istituto e Museo Nazionale di Storia della Scienza di Firenze. Enrico Giusti è presidente del Giardino di Archimede di Firenze. Paolo Leonini è storico dell’arte. Daniele Manacorda è docente ordinario di metodologie della ricerca archeologica all’Università di Roma Tre. Daniele F. Maras è docente del dottorato di ricerca in storia linguistica del Mediterraneo antico presso l’Università IULM di Milano. Flavia Marimpietri è archeologa specializzata in archeologia greca e romana. Giangiacomo Martines è architetto e responsabile della Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Friuli-Venezia Giulia. Marco Meccarelli è storico dell’arte orientale. Dieter Mertens è stato direttore dell’Istituto Archeologico Germanico di Roma. Luca Maria Olivieri è direttore e responsabile scientifico del progetto ACT. Claudio Parisi Presicce è direttore dei Musei Capitolini. Giorgio Rossignoli è dottore in scienze politiche. Matthias Schemmel è ricercatore presso il Max-Planck-Institut für Wissenschaftsgeschichte. Romolo A. Staccioli è stato professore di etruscologia e antichità italiche presso l’Università degli Studi di Roma «La Sapienza». Massimo Vidale è professore di archeologia delle produzioni all’Università degli Studi di Padova. Illustrazioni e immagini: Cortesia Ufficio stampa mostra «Archimede. Arte e scienza dell’invenzione»: copertina e pp. 3, 82, 85, 89, 90 (basso), 93-103 – Cortesia Reinhard Jung e Marco Pacciarelli: pp. 6-8 – Cortesia INRAP/foto Denis Gliksman: p. 10 – Cortesia SBA Salerno, Avellino, Benevento e Caserta: p. 11 – Cortesia Vatican Coffin Project: pp. 12-14 – Römisch-Germanisches Museum der Stadt Köln: p. 22 (sinistra, alto e basso) – Colonia3D: p. 22 (basso, destra) – Katharina Hesse: p. 23 – Stefano Mammini: pp. 24-25 – Cortesia Progetto ACT/foto Edoardo Loliva: pp. 28-31, 32 (alto, sinistra e destra), 33 (alto; basso, sinistra), 34-37 – Mondadori Portfolio: AKG Images: pp. 38, 40
Rubriche
Scavare il medioevo Un’isola felice
il mestiere dell’archeologo La versione di Carver
l’altra faccia della medaglia
104
Il colpo di Venere
di Daniele Manacorda
110
di Francesca Ceci
antichi ieri e oggi
La scienza occulta dei Caldei
108
di Andrea Augenti
libri
106
112
di Romolo A. Staccioli
Lí, nella selva oscura...
82
speciale
parchi archeologici 72
di Giovanni Antonio Baragliu, Carlo Casi e Luciano Frazzoni
72
Archimede. Arte e scienza dell’invenzione
82
testi di Antonio Becchi, Heinz-Jürgen Beste, Sonja Brentjes, Jochen Büttner, Giovanna De Sensi Sestito, Giovanni Di Pasquale, Paolo Galluzzi, Enrico Giusti, Giangiacomo Martines, Dieter Mertens, Claudio Parisi Presicce, Matthias Schemmel
(basso), 41-43, 48, 49; Picture Desk Images: p. 40 (alto); Leemage: pp. 60/61; Electa/Bruno Balestrini/ su concessione del MiBAC: pp. 70/71 – Doc. red.: pp. 39, 56, 64, 69, 86 (alto, sinistra e destra), 86 (basso, sinistra), 87 (basso, destra), 91, 104, 108, 109 – Da The Search for Immortality: Tomb Treasures of Han China (catalogo della mostra), Cambridge 2012: pp. 44-45 – Corbis: Imaginechina: p. 46; Asian Art & Archaeology: p. 47; Ellsworth Huntington/National Geographic Society: p. 54 (alto); Chris Hellier: p. 58 (centro) – Getty Images: Time Life Pictures: pp. 52/53, 54 (basso, sinistra e destra), 57 – Emanuela Solaroli: rielaborazioni grafiche alla p. 58 – Dick Osseman: pp. 58 (basso), 61 (alto e basso), 62, 63 – Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, Roma: p. 66 – Archivi Alinari, Firenze: Bridgeman Art Library: pp. 67, 92; RMN-Grand Palais (Musée du Louvre)/Hervé Lewandowski: pp. 68 (basso), 106 – E. Lessing Archive/Magnum/Contrasto: p. 68 (alto) – Cortesia degli autori: pp. 72-81, 110, 111 (destra) – Tips Images: Luigi Nifosí: pp. 84, 90 (alto) – Da I Greci in Occidente (catalogo della mostra), Milano 1996: pp. 86 (centro), 87 (sinistra) – DeA Picture Library: G. Dagli Orti: p. 111 (sinistra) – Cippigraphix: cartine e rielaborazioni grafiche alle pp. 7, 30, 40, 56, 75, 86, 108. Riguardo alle illustrazioni, la redazione si è curata della relativa autorizzazione degli aventi diritto. Nel caso che questi siano stati irreperibili, si resta comunque a disposizione per regolare eventuali spettanze.
Archeo è una testata del sistema editoriale
PAST PASSIONE PER LA STORIA
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civiltà cinese • le origini/6
HAN di Marco Meccarelli
i «primi cinesi»
Alla grande dinastia succeduta al regno di Qin Shi Huangdi spetta il compito di realizzare l’unificazione culturale del Paese. Cosí, nell’arco di ben quattro secoli, si assisterà al fiorire delle arti e delle scienze, alla nascita di invenzioni rivoluzionarie e, soprattutto, alla formazione di un’identità in cui, ancora oggi, si riconosce gran parte della popolazione cinese
C
on «la voracità dei bachi da seta che divorano le foglie del gelso», per citare lo storico Sima Qian (II-I secolo a.C.), l’irresistibile ascesa dello Stato dei Qin aveva fagocitato, uno dopo l’altro, i Regni rimasti ancora indipendenti, dando vita al primo impero centralizzato della Cina. Il formidabile processo di unificazione compiuto nel III secolo a.C. da Qin Shi Huangdi (vedi «Archeo» n. 339, maggio 2013), fu tale, secondo alcuni studiosi, da indurre gli occidentali a coniare il termine «Cina» proprio dal nome «Qin», che, grosso modo, si pronuncia cin. A Qin Shi Huangdi successe la gloriosa dinastia Han (206 a.C.-221 d.C.), che forní i fondamenti della prima grande unità culturale e sociale dai connotati imperiali. Se, dunque, gli occidentali fanno derivare «Cina» da Qin, «Han», che indica il gruppo etnico maggioritario, per i Cinesi, ancora oggi, designa il carattere 38 a r c h e o
fondativo della propria identità culturale. Qualcosa che potremmo definire «cinesità»: a significare che, se i Qin «hanno formato» la Cina, gli Han «hanno formato» i Cinesi.
arte e ideologia La considerevole varietà dei reperti della seconda dinastia imperiale svela il vigore straordinario di un’arte che presenta un’ampiezza di temi – letterari e guerrieri, cortesi e popolari – autoctoni, ma anche di provenienza straniera. Gli oggetti ritrovati divennero, inoltre, efficaci «strumenti» di un’ideologia che ebbe come vocazione l’unificazione di tutte quelle forme culturali preesistenti, alla luce di un modello istituzionale e sociale capace di perfezionare la potenza imperiale. Con gli Han venne infatti elaborato un sistema ideologico eclettico e durevole nel tempo, nato dal compromesso tra istituzioni legiste – già promulgate con il primo impero – e morale confuciana, su cui è stato forgiato il modello sociale cinese, senza dimenticare, però, le tradizioni taoiste e le speculazioni cosmologiche della religiosità popolare.
Lucerna in bronzo dorato sostenuta da una figura femminile inginocchiata, dalla tomba di Dou Wan, consorte del principe Liu Sheng, scoperta nel 1968 a Mancheng (Hebei). 173 a.C. Shijiazhuang, Museo Provinciale dello Hebei. Nella pagina accanto: boshan lu (bruciaprofumi) in bronzo dorato, dal mausoleo di Wudi, settimo imperatore degli Han. 137 a.C. Xi’an, Museo Storico Provinciale dello Shaanxi.
gordion la fortuna dei frigi
novembre 1893. nel cuore dell’anatolia, durante i lavori per la ferrovia baghdad-berlino, vengono alla luce alcune rovine: appartengono alla mitica capitale della frigia, una delle corti piú raffinate e sfarzose dell’antichità. il luogo in cui, secondo la leggenda, regnò lo sfortunato re mida e alessandro magno sciolse il celebre nodo con un colpo di spada
M
di Massimo Vidale e Andreas M. Steiner
ito, geografia e scienze storiche raramente vanno d’accordo, almeno come vorrebbero le regole di un racconto semplice e lineare. Nel nome dell’attuale penisola di Crimea, per esempio, si nasconde la radice del nome dei Cimmeri, il bellicoso popolo che le fonti assire chiamavano Gimirrai (i Gomer dell’Antico Testamento), assimilandoli a tribú nomadiche di lingua iranica affini a quelle dei Saka o Sciti delle steppe centroasiatiche. Omero, invece, collocava la Cimmeria al di là dell’Oceano, in lande nebbiose e sconosciute del Settentrione; inoltre, poiché Ulisse, su indicazione di Circe, vi si era recato per la nekia, l’invocazione dei morti, gli antichi conoscevano altri Cimmeri, con tanto di propria Sibilla, ma di ceppo flegreo. Li localizzavano quindi ben lontano dall’Asia, in Campania, presso le sponde del Lago d’Averno, da tutti temuto come porta dei mondi infernali; e per qualche dotto del passato, Cuma deve a loro il suo nome. Muovendoci indietro nel tempo, di nome in nome, rischiamo di perderci in un passato frammentario, dominato da nebbie opache e ricordi, lingue e Paesi ormai cancellati per sempre. (segue a p. 56) 52 a r c h e o
Rodney Stuart Young (1907-1974), al lavoro all’interno del tumulo MM, da lui scoperto a Gordion nel 1957. Dopo le esplorazioni condotte da Alfred e Gustav Körte tra il 1893 e il 1900, l’archeologo statunitense aveva avviato, nel 1950, una nuova stagione di scavi, che diresse, per 17 campagne, fino al 1973.
a r c h e o 53
speciale • archimede
SIRACUSA E LA SICILIA AL TEMPO DI ARCHIMEDE di Giovanna De Sensi Sestito
Veduta aerea dell’isolotto di Ortigia, su cui si sviluppò il nucleo piú antico della città di Siracusa.
84 a r c h e o
A
rchimede nacque a Siracusa verso il 287 a.C., quando il re Agatocle era morto da appena due anni. La città, capitale di un regno esteso su piú di metà della Sicilia, al centro di relazioni politiche ed economiche a raggio mediterraneo, era tornata a essere il piú importante polo culturale dell’Occidente: tra i tanti intellettuali che avevano frequentato la corte di Agatocle
Ritratto di Ierone II. Roma, Musei Capitolini. Proclamato re di Siracusa all’indomani della vittoria sui Mamertini, resse la città negli anni in cui Archimede realizzò le sue opere piú importanti, molte delle quali sollecitate dallo stesso sovrano.
doveva esserci anche l’astronomo Fidia, padre di Archimede e suo primo maestro. Fino a tutta la sua adolescenza, l’isola era stata attraversata da lotte di potere e nuove tirannidi, mentre ex mercenari denominatisi Mamertini («figli di Mamerte», nome osco del dio della guerra, corrispondente al Marte dei Latini, n.d.r.) si erano impadroniti di Messana (Messina) e i Cartaginesi avevano sferrato una grande offensiva, fino ad assediare Siracusa. Gli effimeri successi di Pirro, ex genero di Agatocle, erano svaniti dopo il suo rientro in Italia e in Epiro. Archimede non aveva ancora vent’anni quando Siracusa ripose le sue speranze nel giovane Ierone, amico e collaboratore di Pirro, e, quando vinse i Mamertini, lo proclamò sovrano (269 a.C.). Solo dopo gli opportuni preparativi Ierone si reputò pronto ad affrontare anche i Cartaginesi e strinse d’assedio Messana da essi presidiata, ma i Mamertini fecero appello ai Romani (264 a.C.). Per impedire loro di metter piede in Sicilia, Ierone e i Cartaginesi strinsero allora un’innaturale alleanza che s’infranse dopo le prime sconfitte. Cominciarono assedi e defezioni; Ierone, pressato dall’opinione pubblica, nel secondo anno di guerra fece con i Romani una pace separata e ristabilí un’amicizia che lasciò al riparo dalle devastazioni della guerra il suo regno, ormai circoscritto alla cuspide orientale dell’isola. Da quel momento Ierone dedicò le proprie energie alla riorganizzazione amministrativa, economica e culturale del regno.
un’oasi di grecità Nel resto dell’isola la prima guerra punica si protrasse per oltre vent’anni e alla fine furono i Romani a liberare la Sicilia dalla presenza punica. Unica oasi di grecità rimase il piccolo Stato ieroniano: il sovrano già ultrasessantenne si preoccupò di garantirne la sicurezza stringendo solo allora formale alleanza con i Romani; ma si premurò anche di rinsaldare la basileia con l’associazione al trono del figlio Gelone, sulla cui giovanile insofferenza presto si orientarono le speranze di rivalsa dei Siracusani. Ierone promosse anche il matrimonio del figlio con Nereide, discendente di Pirro, prima che una violenta rivoluzione democratica travolgesse la monarchia epirota. Archimede, che negli anni della giovinezza aveva viaggiato per poi soggiornare ad Alessandria, dove si era confrontato con i piú insigni matematici del tempo, al suo rientro a Siracusa dopo la guerra volle rendere omaggio al re Gelone dedicandogli L’arenario. Il vecchio a r c h e o 85
speciale • archimede
ARCHIMEDE E LE IMMAGINI DEGLI INTELLETTUALI NEL III SECOLO A.C. di Claudio Parisi Presicce
N
on abbiamo testimonianze sull’aspetto fisico di Archimede e le attribuzioni finora proposte si sono dimostrate insostenibili sia dal punto di vista iconografico che cronologico. Per tentare di avvicinarci all’immagine dello scienziato possediamo soltanto alcuni aneddoti, che ci offrono indizi significativi sulle caratteristiche psicologiche del personaggio. Secondo le fonti Archimede era dotato di tale profondità di pensiero e di tale sovrumana sagacia, che nulla volle scrivere sulle arti meccaniche, utili solo a soddisfare i bisogni materiali della vita. Egli dedicò tutti i suoi sforzi soltanto a quegli studi che non dipendono dalla necessità. La perfezione a cui Archimede si rivolgeva era dovuta alla sua straordinaria capacità di attenzione e di lavoro. Sembrano credibili, quindi, gli aneddoti che si raccontano di lui, ossia che egli spesso dimenticasse di mangiare e trascurasse la sua persona, o conducesse linee col dito intinto nell’olio con cui si ungeva il corpo. Si racconta che mentre l’esercito romano si abbandonava al saccheggio di Siracusa, Archimede stava studiando con gli occhi fissi sopra una figura geometrica. Non si era accorto dell’invasione e della caduta della città. Un soldato romano, avvicinatosi, lo uccise perché lo scienziato non voleva seguirlo. Plutarco narra tre diverse versioni della morte di Archimede (Marcello, 19). Secondo la prima, un soldato romano avrebbe intimato ad Archimede di seguirlo da Marcello; al suo rifiuto di farlo prima di aver risolto il problema a cui si stava applicando, il soldato lo avrebbe ucciso. Nella seconda, il soldato si sarebbe presentato per 98 a r c h e o
Statua di filosofo. Copia romana di un originale greco del III o II sec. a.C. Roma, Musei Capitolini.
pitagora In questa pagina: busti di letterati e scienziati conservati anch’essi presso i Musei Capitolini e databili tra l’età augustea e il I sec. d.C..
pindaro
uccidere Archimede e quest’ultimo lo avrebbe pregato invano di lasciargli terminare la dimostrazione nella quale era impegnato. Nella terza, un gruppo di soldati avrebbe incontrato Archimede mentre portava a Marcello alcuni strumenti scientifici, meridiane, sfere e squadre, in una cassetta; i soldati, pensando che contenesse oro, lo avrebbero ucciso per impadronirsene. Secondo Tito Livio, Marcello fece dare onorevole sepoltura allo scienziato (XXV, 31). È probabile che tra gli onori resi vi sia stata, oltre alla sepoltura, l’erezione di una statua. In
antistene
diogene
platone
mancanza di testimonianze dirette, possiamo solo immaginarla. Sono entrate nella leggenda, tramandate ai posteri da Valerio Massimo, le ultime parole di Archimede, rivolte al soldato che stava per ucciderlo: «non rovinare, ti prego, questo disegno» (Fatti e detti memorabili, IX, VIII, 7, 7). Possiamo, quindi, supporre che l’immagine di Archimede, rifacendosi a quell’episodio, esprimesse in modo paradigmatico il momento finale della sua vita. Nel corso del III secolo a.C. fu fissato un vero e proprio vocabolario visuale dell’uomo di pensiero, in contrapposizione all’im-
crisippo a r c h e o 99