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Archeo n. 339, Maggio 2013

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2013

ANTICA CINA/5 IL PRIMO IMPERATORE

occhiolà

CHEFREN

STORIA DEI GRECI / 21

speciale colonna traiana

€ 5,90

Mens. Anno XXIX numero 5 (339) Maggio 2013 € 5,90 Prezzi di vendita all’estero: Austria € 9,90; Belgio € 9,90; Grecia € 9,40; Lussemburgo € 9,00; Portogallo Cont. € 8,70; Spagna € 8,40; Canton Ticino Chf 14,00 Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c. 1, LO/MI.

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archeo 339 maggio

CHEFREN EGITTO

e il mistero

del

falco

CINA

www.archeo.it

SPECIALE

L’ESERCITO DEL PRIMO IMPERATORE

LA COLONNA TRAIANA


editoriale

il faraone e l’imperatore Il ritratto in copertina appartiene a Chefren, quarto faraone della IV dinastia dell’Antico Regno, e figlio e successore di Cheope, costruttore della piú grande delle piramidi di El-Giza. Per un’illusione ottica, invece, la sua piramide – sebbene sia leggermente inferiore rispetto a quella del padre (di appena 3 m) – appare piú alta: posta al centro tra quelle di Cheope e Micerino, essa fu eretta, infatti, su una porzione di terreno rialzata di una decina di metri. La camera sepolcrale del faraone si trova al centro della piramide: quando, nel 1818, Giovanni Battista Belzoni vi penetrò da primo esploratore occidentale, la trovò completamente depredata. E un altro celebre monumento, che alcuni studiosi attribuiscono allo stesso Chefren, la Sfinge, sorge circa 500 m a est della piramide. Di tutti i sovrani dell’Antico Regno, Chefren è rappresentato dal maggior numero di statue, perlopiú provenienti dall’area di El-Giza. Qui, in un ambiente del tempio a valle, nei pressi della Sfinge, furono individuate 23 fosse che, in origine, dovettero contenere altrettante sculture a grandezza naturale del faraone. Una delle fosse era piú larga, forse per contenerne due, dando adito all’ipotesi che le 24 statue fossero in una qualche relazione con le ore del giorno. Dopo il regno di Chefren le statue vennero rimosse dalla loro collocazione originaria. Nel 1860, l’egittologo Auguste Mariette ne ritrovò ben nove, oggi conservate al Museo del Cairo. Tra queste, appunto, il ritratto riprodotto in copertina e al quale è dedicato l’articolo dello studioso Sergio Pernigotti (vedi alle pp. 60-67), che ci spiega perché la scultura rappresenti uno dei vertici dell’arte non solo egiziana, bensí universale. A un altro capolavoro mondiale dell’arte scultorea, la Colonna Traiana, è dedicato, invece, il nostro speciale. L’occasione è offerta da una ricorrenza: la Colonna venne inaugurata esattamente 1900 anni fa, il 12 maggio del 113. Della decorazione del vicino Foro di Traiano faceva parte lo splendido fregio riprodotto in questa pagina: è attualmente conservato, insieme a molti altri rilievi simili, in un deposito (vedi a p. 86), ma ci auguriamo che possa essere presto esposto al pubblico. Andreas M. Steiner

Frammento di un rilievo facente parte della decorazione scultorea del Foro di Traiano.


Sommario Editoriale

Il faraone e l’imperatore

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di Andreas M. Steiner

Attualità notiziario

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scoperte Una ricca tomba della necropoli vulcente dell’Osteria restituisce uno scarabeo-sigillo egiziano, segno dei rapporti tra l’Etruria e la terra dei faraoni 6

parola d’archeologo I «castellieri» sono una presenza diffusa anche in Friuli. Ma quali erano le funzioni di questi abitati? Risponde Susi Corazza, responsabile del Laboratorio di Preistoria e Protostoria dell’Università di Udine 12

dalla stampa internazionale L’invenzione dei Germani

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da atene

scavi Tra i materiali recuperati dal relitto del Pozzino c’era anche un collirio, forse simile a quello descritto da Plinio il Vecchio 10

AAA: vendesi tempio 24

AVVISO AI LETTORI

di Giuseppe M. Della Fina, Enrico Pellegrini ed Emanuele Ioppolo

In questo numero, per motivi di spazio, non compare la serie «Mitologia/Istruzioni per l’uso», la cui pubblicazione riprenderà regolarmente il mese prossimo.

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di Valentina Di Napoli

mostre

Velzna delenda est. Una città tra Etruschi e Romani 28

civiltà cinese/5

Il sogno del primo imperatore

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di Marco Meccarelli In copertina il profilo della statua in diorite raffigurante Chefren, quarto faraone della IV dinastia, da El-Giza. 2520-2494 a.C. Il Cairo, Museo Egizio

Anno XXIX, n. 5 (339) - maggio 2013 Registrazione al tribunale di Milano n. 255 del 07.04.1990

Direttore responsabile: Pietro Boroli Direttore editoriale: Andreas M. Steiner a.m.steiner@mywaymedia.it Redazione: Stefano Mammini stefano.mammini@mywaymedia.it Collaboratori della redazione: Ricerca iconografica: Lorella Cecilia lorella.cecilia@mywaymedia.it Impaginazione: Marialuisa Rossignoli Redazione: Piazza Sallustio, 24 – 00187 Roma tel. 02 21768.507 Comitato Scientifico Internazionale

Richard E. Adams, Maxwell L. Anderson, Bernard Andreae, José M. Blázquez, John Boardman, Larissa Bonfante, Mounir Bouchenaki, Jean Chavaillon, Yves Coppens, W.A. van Es, M’Hamed Fantar, Otto H. Frey, Louis Godart, Friedrich W. von Hase, Witold Hensel, Thomas R. Hester, Donald C. Johanson, Vassos Karageorghis, Venceslas Kruta, Richard E. Leakey, Henry de Lumley, Javier Nieto, Patrice Pomey, Paul J. Riis, Conrad M. Stibbe.

Comitato Scientifico Italiano

Enrico Acquaro, Ermanno A. Arslan, Andrea Augenti, Sandro F. Bondí, Francesco Buranelli, Francesca Ceci, Francesco D’Andria, Giuseppe M. Della Fina, Paolo Delogu, Francesca Ghedini, Piero Alfredo Gianfrotta, Pier Giovanni Guzzo, Eugenio La Rocca, Giancarlo Ligabue, Daniele Manacorda, Danilo Mazzoleni, Cristiana Morigi Govi, Lorenzo Nigro, Sergio Pernigotti, Marcello Piperno, Claudio Saporetti, Giovanni Scichilone, Paolo Sommella, Romolo A. Staccioli, Giovanni Verardi, Massimo Vidale.

Hanno collaborato a questo numero: Simona Barberi è archeologa e collabora con la Soprintendenza ai BB.CC. di Catania. Luciano Calenda è presidente del CIFT, Centro Italiano Filatelia Tematica. Carlo Casi è archeologo e direttore di Mastarna s.r.l., ente gestore del Parco Naturalistico Archeologico di Vulci. Claudio Capotondi è scultore. Francesca Ceci è archeologa presso la Direzione dei Musei Capitolini di Roma. Francesca Cenerini è professore di storia romana all’Università di Bologna. Giulia Coli è giornalista. Giuseppe M. Della Fina è direttore scientifico della Fondazione «Claudio Faina» di Orvieto. Andrea De Pascale è conservatore del Museo Archeologico del Finale (IISL) e membro del Centro Studi Sotterranei di Genova. Valentina Di Napoli è archeologa. Emanuele Ioppolo è docente presso l’Accademia di Belle Arti «Lorenzo da Viterbo». Paolo Leonini è storico dell’arte. Saverio Giulio Malatesta è Digital developer presso il Museo dei Fori Imperiali-Mercati di Traiano. Daniele Manacorda è docente ordinario di metodologie della ricerca archeologica all’Università di Roma Tre. Flavia Marimpietri è archeologa specializzata in archeologia greca e romana. Marco Meccarelli è storico dell’arte orientale. Marina Milella è curatore dei beni culturali presso il Museo dei Fori Imperiali-Mercati di Traiano (Sovrintendenza Capitolina, Direzione Musei). Andrea Patanè è archeologo funzionario della Soprintendenza ai BB.CC. di Catania. Enrico Pellegrini è archeologo presso la Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Etruria Meridionale. Sergio Pernigotti è stato professore di egittologia e civiltà copta all’Università di Bologna. Patrizia Petitti è direttore del Museo Archeologico Nazionale di Vulci. Fabrizio Polacco è coordinatore nazionale del «PRISMA». Maria Randazzo è archeologa e collabora con la Soprintendenza ai BB.CC. di Catania. Giorgio Rossignoli è dottore in scienze politiche. Elenia Spagna è direttore organizzativo del Festival Internazionale di Archeologia per ragazzi Romolo A. Staccioli è stato professore di etruscologia e antichità italiche presso l’Università degli Studi di Roma «La Sapienza». Lucrezia Ungaro è responsabile del servizio valorizzazione del patrimonio dei musei archeologici e del polo Grande Campidoglio (Sovrintendenza Capitolina, Direzione Musei). Illustrazioni e immagini: DeA Picture Library: pp. 55 (alto), 108; G. Dagli Orti: copertina e pp. 54 (sinistra), 60, 61, 63 (alto, centro), 63 (basso), 66, 67, 94 (destra); N. Grifoni: p. 35 (alto, sinistra); A. Jemolo: p. 63 (alto, sinistra); S. Vannini: p. 63 (alto, destra); C. Sappa: 65 (centro); G. Nimatallah: pp. 95, 104; A. Dagli Orti: p. 96 (basso); G. Veggi: p. 98 – Cortesia Soprintendenza BA Etruria Meridionale/Mastarna srl: pp. 6-8 – Cortesia Soprintendenza BA Toscana: pp. 10-11 – Cortesia Laboratorio di Preistoria e Protostoria dell’Università di Udine: pp. 12-14 – Cortesia Festival Internazionale di Archeologia per ragazzi: p. 16 – Cortesia Ufficio stampa: pp. 22,23, 28 (sinistra), 29 (alto), 30, 32-34, 35 (alto, destra e basso), 36, 42/43 (alto), 43 (basso), 47-49 – Cortesia To Pontiki: pp. 24 (alto), 25 (basso) – Valentina Di Napoli: pp. 24 (basso), 25 (alto) – Mondadori Portfolio: AKG Images: pp. 28/29, 31 (basso), 70, 74, 81; Picture Desk Images: pp. 64 (basso), 111 (basso) – Corbis Images: O. Louis Mazzatenta/


Rubriche il mestiere dell’archeologo

L’antico spiegato a mio figlio

102

di Daniele Manacorda

antichi ieri e oggi

Il futuro nel cielo

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l’ordine rovesciato delle cose

parchi archeologici Nella città «delle donne»

52

Tra canyon e pinnacoli

106

di Simona Barberi, Carlo Casi, Andrea Patanè, Maria Randazzo

di Andrea De Pascale

antico egitto

Un’Augusta fatale

Chefren e il mistero del falco

divi e donne 60

di Sergio Pernigotti

storia dei greci/21

I «barbari» alla conquista del mondo 94 di Fabrizio Polacco

104

di Romolo A. Staccioli

68 108

di Francesca Cenerini

l’altra faccia della medaglia

Apollo e il serpente 110 di Francesca Ceci

libri

National Geographic Society: pp. 38/39, 44 (basso), 45; Gordon Sinclair/Eye Ubiquitous: p. 39; Frans Lemmens: p. 41; Keren Su: p. 42 (basso); Imaginechina: p. 46; Yann Arthus-Bertrand: pp. 62/63; Bruno Morandi/Hemis: p. 100; Christel Gerstenberg: p. 101 – Da I due imperi. L’aquila e il dragone, catalogo della mostra, Milano, 2010: p. 40 (basso) – Archivi Alinari, Firenze: Bridgeman Art Library: p. 42 (centro) – Giuseppe Barbagiovanni: pp. 52-53, 56-59 – Doc. red.: pp. 54 (destra), 55 (basso), 94 (sinistra), 96 (alto), 99, 109 –Da L’antico Egitto di Ippolito Rosellini, Novara 1993: 64 (alto, 65 (alto) – Cortesia degli autori: pp. 68/69, 71-73, 76-80, 82-93, 110, 111 (alto) – Andrea De Pascale: pp. 106, 107 (alto) – Cortesia Università degli Studi della Tuscia: p. 107 (basso) – Cippigraphix: cartine e rielaborazioni grafiche alle pp. 24, 30, 40, 42/43, 53, 97. Riguardo alle illustrazioni, la redazione si è curata della relativa autorizzazione degli aventi diritto. Nel caso che questi siano stati irreperibili, si resta comunque a disposizione per regolare eventuali spettanze.

Archeo è una testata del sistema editoriale

PAST PASSIONE PER LA STORIA

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speciale Una colonna per Roma e per l’impero

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testi di Lucrezia Ungaro, Marina Milella, Saverio Giulio Malatesta e Claudio Capotondi

Distribuzione in Italia m-dis Distribuzione Media S.p.A. via Cazzaniga, 19 - 20132- Milano Tel 02 2582.1 Stampa: Officine Grafiche Novara, 1901 SpA Abbonamenti: Direct Channel srl - Via Pindaro, 17, 20128 Milano Per abbonarsi con un click: www.miabbono.com Per informazioni, problemi di ricezione della rivista contattare: E-mail: abbonamenti@miabbono.com Telefono: 02 89708270 [lun-ven 9/13 - 14/18 ] Posta: Miabbono.com c/o Direct Channel Srl Via Pindaro, 17 20128 Milano Arretrati Per richiedere i numeri arretrati contattare: E-mail: arretrati@mywaymedia.it Telefono: 02 21768.1 - Fax: 02 21768550 Posta: My Way Media Srl - Via Ludovico d’Aragona 11, 20132 Milano On-line: http://eshop.mywaymedia-store.it/

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civiltà cinese • le origini/5

Il sogno del primo

di Marco Meccarelli

imperatore

Nel III secolo a.C. Ying Zheng, della dinastia qin, sale al potere. è l’inizio di una nuova era, in cui all’eliminazione dell’antica aristocrazia segue una sistematica opera di accentramento amministrativo. ma come nacque la straordinaria visione politica del fondatore dell’impero cinese, sulla cui tomba veglia un esercito unico al mondo?

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S

eres, cioè «popolo della seta», per i Romani, Catai ai tempi di Marco Polo...: tanti sono i nomi con cui la Cina è stata definita nel corso della storia, e non sono mancati epiteti, spesso ancora in uso, come l’impero «celeste» o «del drago». Viaggiando nel tempo, si scopre che agli occhi degli Europei, la Cina è stata un impero grandioso (nel XIV secolo), una terra di sconfinate ricchezze (XVII secolo) oppure un modello d’impeccabile amministrazione (XVIII secolo), ma anche un territorio di conquista per l’Occidente e il cristianesimo (XIX secolo), e cosí via, fino al giorno d’oggi, in cui essa appare come la locomotiva dell’economia mondia-

le, ma anche la fucina del denaro facile e, per molti, il simbolo di una colonizzazione imminente.

la scelta del nome Proviamo allora a rintracciare le origini del millenario impero cinese, risalendo fino al 221 a.C., quando Ying Zheng, assunse il titolo onorifico di Primo Imperatore dei Qin, Qin Shi Huangdi. La scelta cadde su un epiteto solenne, che nasce dall’unione di diversi appellativi consacrati dalla storia: di designava la massima divinità Shang, venerata anche successivamente, huang si

Sulle due pagine: Xi’an. La fossa n. 1 del complesso funerario dell’imperatore Qin Shi Huangdi. Al suo interno sarebbero contenuti almeno 6000 guerrieri in terracotta. A destra: una delle statue che compongono l’esercito. È stato osservato che i volti delle sculture differiscono l’uno dall’altro ed è perciò probabile che siano ritratti di soldati reali, provenienti dalle diverse province dell’impero.


storia • chefren

Due immagini della statua in diorite raffigurante Chefren, quarto faraone della IV dinastia, da El-Giza. 2520-2494 a.C. Il Cairo, Museo Egizio.

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cHEFREN


e il mistero del falco

di Sergio Pernigotti

la statua del faraone sepolto al centro di una delle tre celebri piramidi di el-giza rappresenta un capolavoro universale. ma come possiamo comprendere appieno il significato di un prodotto artistico cosí lontano nel tempo? La risposta, forse, risiede proprio in ciò che non si vede…

S

crivere una storia dell’arte dell’antico Egitto è un compito tra i piú difficili che si possano immaginare per chiunque si occupi, per motivi professionali o per una propria esigenza culturale, di quella remota e per molti aspetti assai complessa civiltà. L’impressione generale che si ricava osservando le opere d’arte anticoegiziane (statue, pitture, arti minori) è quella di una sconcertante uniformità: la statuaria, in particolare, sembra costituita da opere tutte uguali, che si differenziano soltanto per pochi e forse trascurabili particolari, e che si ripetono, tali e quali, verrebbe voglia di dire, per centinaia e, in qualche caso, per migliaia d’anni. Se noi confrontiamo una statua regale della IV dinastia (2575-2465 a.C.) con una statua regale dell’età tolemaica (304-30 a.C.), potremmo constatare che tale impressione è tutt’altro che priva di fondamento. Occorre innanzitutto chiarire che l’arte dell’antico Egitto risponde a concezioni profondamente diverse dalle nostre, collocate all’interno di contesti sto-

rico-culturali difficili da decifrare, talvolta perfino da individuare. Eppure, a differenza di quanto accade per altre civiltà antiche, gli studiosi non possono certo lamentare la scarsità di opere di cui possono disporre per studiare l’arte dell’antico Egitto; anzi, soprattutto per la scultura, si è conservata una grande quantità di reperti che si dispongono, si potrebbe dire, ordinatamente, per un periodo di tempo straordinariamente lungo: le lacune sono veramente poche e perlopiú dovute a eventi particolari e inusitati, quali le crisi politiche interne o la presenza di stranieri sul suolo egiziano, accadimenti che sconvolsero entrambi la vita nel Paese.

arte di routine Anzi, potremmo paradossalmente affermare che di sculture egiziane ne abbiamo fin troppe e non tutte sono capolavori, come è evidente: accanto a questi, che sono tanti, vi è molta routine, in cui, al massimo, si può apprezzare l’abilità dello scultore nel trattare il materiale di cui dispone, pietra o altro. Quanto poi alla continuità dello stile nel tempo, essa corrisponde a una tendenza generale del pensiero egiziano e della sua visione della vita,

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speciale • colonna traiana

lontano, i Daci, che si sono dati alla fuga e si tagna e una composizione successiva mostra nascondono, li osservano, mentre davanti in modo concitato e dinamico l’organizzaall’accampamento romano in costruzione zione degli spazi e delle strutture da parte dei Traiano riceve uno di loro che si prostra legionari. Si presentano alcuni Daci a trattare: supplice: è un nobile pileatus, con il copricasono «chiomati», senza copricapo, e con manpo e il mantello. telli frangiati, come quelli che vediamo in alcune statue di Daci del repertorio scultoreo del Foro: non ottengono nulla. cavalieri africani In una bella scena, invece, Traiano col capo Le scene ora si sviluppano al loro interno su velato (come una delle statue piú grandi del due registri per raccontare quel che accade vero sempre dal Foro) procede col rito del dentro e fuori gli accampamenti, disegnando sacrificio propiziatorio e si vede la procesanche edifici rotondi non meglio identificati, sione degli animali, tra i quali il toro: un e mostrano la preparazione alla nuova battamotivo che richiama lo splendido fregio del glia, a cui prenderanno parte i cavalieri afriprimo ordine interno della Basilica, con la cani della Mauretania, al comando di Lusio raffigurazione di vittorie alate che sacrificaQuieto: sono ben caratterizzati dalla capigliano tori. In una pacifica scena di tura a trecce, dai piccoli scudi rolegionari al lavoro, colpisce la pretondi, dalle vesti corte cinte in vita senza di teste mozzate di Daci di- l’incendio Forti dell’aiuto e dall’assenza di selle e briglie. sposte davanti all’accampamento: divino di Giove, che compare a Avranno la meglio sui Daci, che per monito ai nemici. Agli ausilia- sinistra, in alto, i Romani attaccano fuggono nei boschi. Le fortificaziori è assegnato il compito di avan- un villaggio dei Daci, che cercano ni in montagna sono rese piú sicure zare, occupando il territorio, dan- scampo gettandosi nel fiume. anche da fossati e si prepara un nuodo fuoco a villaggi abbandonati; da Traiano, al centro della scena, dà vo scontro, questa volta anche con ordine ai suoi di appiccare il fuoco alle case del nemico.

i sarmati Traiano si mette alla testa delle truppe e attacca la cavalleria sarmata, appesantita dall’armatura squamata che copre uomini e cavalli e ne rallenta la fuga. Antica popolazione iranica, inizialmente stanziata nelle vaste pianure della Russia meridionale a est del Don, i Sarmati erano affini agli Sciti. Divisi in vari gruppi, i piú importanti dei quali erano i Roxolani e gli Iazigi, nel II sec. d.C. fecero parte della vasta coalizione barbarica che sconvolse per anni il confine danubiano.

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Traiano riceve l’atto di sottomissione di l’apporto di frombolieri spagnoli, di Germaquanto resta dell’esercito dacico, davanti alla ni a torso nudo e di arcieri orientali con sua guardia pretoriana che sostiene le insegne: copricapo a forma di cono. È l’immagine di tre pileati si inginocchiano davanti a lui (i una grande organizzazione militare... mulcapi nobili?), segue un gruppo in piedi, con tietnica, che sapientemente impiega diversi le mani legate dietro la schiena, e il resto de«corpi speciali» in contesti particolarmente gli uomini si prostra a terra, questi sono tutti difficili, come è appunto la Dacia. chiomati, e si dispongono su vari registri. Nel frattempo, anche i Daci come i Romani cercano di migliorare le loro difese. Si giunge cosí all’assalto alla fortificazione dacica che l’esodo dei vinti dovrebbe proteggere la capitale SarmizegetuCompare anche Decebalo, che, alto e fiero, fa sa e vediamo la linea obliqua degli scudi degli un gesto verso Traiano, ma non si umilia: cerarcieri orientali che travolgono i Daci; ne ca una pace negoziata per il suo popolo, che segue un nuovo accumulo di corpi senza segue con donne e bambini che abbandonano vita, mentre i legionari romani disposti a tele proprie case e si allontanano dalla loro terstuggine penetrano nelle difese nera, senza piú scampo, né salvezza. miche e Traiano, di lí a poco, riceve All’esodo dei Daci si contrappone il le teste mozzate dei Daci: sono sce- vestiti frangiati saluto di Traiano ai soldati che restane molto realistiche. L’ultima azio- Un’ambasceria si presenta no: torna in Italia, forte della prima ne bellica della prima campagna si a Traiano: l’episodio è inserito acclamazione dell’esercito, che gli risolve in uno scontro selvaggio e nel racconto della prima campagna vale il titolo di Dacicus. disorganico, nel quale i Daci vengo- e ne sono protagonisti alcuni Daci, La prima campagna dacica termina no sterminati o si danno alla fuga; la che compaiono al cospetto nel 102 d.C. ed è segnata da una loro fortezza viene espugnata. coppia di grandi trofei con le tipidell’imperatore «chiomati», senza copricapo, e con mantelli frangiati. La loro mossa non ha successo.

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storia • storia dei greci/21

barbari mondo

I« » alla conquista del di Fabrizio Polacco

Qui sopra: calco di un busto di Pirro, re dell’Epiro, dalla Villa dei Papiri di Ercolano. Copia romana da un originale greco. I sec. d.C. Roma, Museo della Civiltà Romana. A destra: particolare di una metopa raffigurante un cavaliere, forse identificabile con Alessandro Magno, che atterra un nemico. III sec. a.C. Taranto, Museo Archeologico Nazionale di Taranto. Nella pagina accanto: particolare del busto bronzeo noto come «Bruto capitolino». III sec. a.C. Roma, Musei Capitolini.

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mentre alessandro magno coltiva il suo sogno egemonico, roma si avvia a diventare una delle maggiori potenze del mondo antico. un processo che la porta all’incontro/scontro con la grecia, che, per i discendenti di enea, mostra, in piú d’un caso, rispetto e ammirazione

I

Romani inviarono davvero un’ambasciata ad Alessandro Magno, come ricordano sparute fonti storiche? E quale ne fu l’oggetto? E, seppure non citati espressamente, furono anch’essi tra i popoli italici che si recarono a Babilonia per rendere omaggio al re, all’apice della sua potenza (323 a.C.)? Il clamore delle imprese del sovrano macedone aveva certo avuto una vasta eco anche in Occidente. Non dimentichiamo poi che, al tempo della spedizione antipersiana di Alessandro (334324 a.C.), Roma stava già estendendo il proprio dominio sulle città abitate da Greci della Campania (Cuma, Neapolis) contendendole ai Sanniti nel corso di durissime guerre. D’altro canto, anche in Grecia e in Macedonia doveva essere pervenuta notizia della costante ascesa della città del Lazio. Inoltre, mentre Alessandro partiva


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