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Archeo n. 335, Gennaio 2013

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2013

ANTICA CINA / 1

ORACOLO DI DELFI

MITI GRECI / 1

CINEMA E ARCHEOLOGIA

SPECIALE ROMA CAPUT MUNDI

Mens. Anno XXIX numero 1 (335) Gennaio 2013 € 5,90 Prezzi di vendita all’estero: Austria € 9,90; Belgio € 9,90; Grecia € 9,40; Lussemburgo € 9,00; Portogallo Cont. € 8,70; Spagna € 8,40; Canton Ticino Chf 14,00 Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c. 1, LO/MI.

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ARCHEO 335 GENNAIO

CAPUT MUNDI L’IMPERO VISTO DAGLI ALTRI

CIVILTÀ DELLA CINA

IL MISTERO DELLE ORIGINI

ARCHEOLOGIA E CINEMA

DA «QUO VADIS?» A «IL GLADIATORE»

PASSIONE PER LA STORIA

PASSIONE PER LA STORIA

€ 5,90

AST ST PPA

MITI GRECI

ISTRUZIONI PER L’USO

www.archeo.it


EDITORIALE

LA PATRIA COMUNE

Una mostra in corso a Roma e un volume che raccoglie contributi di studiosi italiani e stranieri, entrambi curati dallo storico Andrea Giardina e dall’archeologo Fabrizio Pesando, presentano al grande pubblico la rilettura di un argomento solo in apparenza scontato: quello dell’espansione bellica, politica e culturale dell’antica Roma. Titolo della mostra (e del volume): Roma Caput Mundi. Una città tra dominio e integrazione. In cosa consiste la novità, il «messaggio» dell’iniziativa? Soprattutto nel fare i conti con una serie di stereotipi ricorrenti (ripresi e ampliati da televisione e cinema) che ancora oggi informa l’opinione comune e che ritrae i Romani come un popolo dedito esclusivamente al rafforzamento del proprio dominio, allo sfruttamento degli altri e alla repressione del dissenso politico e religioso. Un quadro alimentato dal confronto continuo, cui la grande metafora di Roma imperiale è sottoposta, con le esperienze rivoluzionarie dell’età moderna, con i totalitarismi del Novecento, e, infine, con il contemporaneo «impero» americano. Nello speciale di questo numero, gli ideatori della mostra illustrano il percorso delle loro ricerche, restituendo al tema evocato dal titolo dell’esposizione la sua necessaria complessità. Un percorso che – senza voler occultare gli aspetti violenti e drammatici del dominio imperiale romano – ne evidenzia le caratteristiche «universali»: la politica dell’integrazione, il concetto di cittadinanza (concessa anche agli schiavi e ai loro figli), l’assenza di un’ideologia «razzista» nel senso moderno del termine. Cosí, se nel celebre discorso di Calgaco (fine del I secolo d.C.) riportato da Tacito, il capo dei Caledoni descrive i Romani come rapinatori del mondo, che al loro impero danno un «falso nome: fanno un deserto e lo chiamano pace» («auferre trucidare rapere falsis nominibus imperium, atque ubi solitudinem faciunt, pacem appellant»), ben diversamente suonano le parole del retore greco Elio Aristide (II secolo d.C.), secondo il quale «né il mare, né le enormi distanze di terre impediscono di essere cittadini romani (…) Ciò che è una città per i suoi confini e per il suo territorio, questo è oggi Roma per tutta l’ecumene, come se fosse stata proclamata patria comune a tutta la terra». Andreas M. Steiner


SOMMARIO EDITORIALE

La patria comune

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di Andreas M. Steiner

Attualità NOTIZIARIO

Cina. Le origini

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di Marco Meccarelli

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SCOPERTE Usare i teschi come coppe per bere? Sembrava una macabra esclusiva della regina longobarda Rosmunda e invece in una grotta inglese abitata da una comunità dell’età paleolitica... 6 PAROLA D’ARCHEOLOGO La grandiosa tomba del Gladiatore scoperta a Roma, sulla via Flaminia, è forse salva. Grazie a Russel Crowe! 10 MOSTRE La storia di Parma in età preromana raccontata dalle scoperte piú recenti

CIVILTÀ CINESE/1

I LUOGHI DELLA LEGGENDA Delfi, l’ombelico del mondo

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di Massimo Vidale e Andreas M. Steiner

MITOLOGIA, ISTRUZIONI PER L’USO/1

56 MOSTRE

Ciak, si fa storia

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di Hélène Lafont-Couturier

Quando la terra sfidò il cielo 48

ARCHEOTECNOLOGIA

di Daniele F. Maras

di Flavio Russo

Rugiada da bere

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DALLA STAMPA INTERNAZIONALE I cento anni della scoperta di Nefertiti e una riunione nella casa di Howard Carter 22

Anno XXIX, n. 1 (335) - gennaio 2013 Registrazione al tribunale di Milano n. 255 del 07.04.1990

Direttore responsabile: Pietro Boroli Direttore editoriale: Andreas M. Steiner a.m.steiner@mywaymedia.it Redazione: Stefano Mammini stefano.mammini@mywaymedia.it Ricerca iconografica: Lorella Cecilia lorella.cecilia@mywaymedia.it Impaginazione: Marialuisa Rossignoli Redazione: Piazza Sallustio, 24 – 00187 Roma tel. 02 21768507

In copertina ritratti di Augusto (al centro), di Giulio Cesare (a sinistra) e dell’imperatore Lucio Domizio Aureliano (a destra)

Comitato Scientifico Internazionale

Richard E. Adams, Maxwell L. Anderson, Bernard Andreae, José M. Blázquez, John Boardman, Larissa Bonfante, Mounir Bouchenaki, Jean Chavaillon, Yves Coppens, W.A. van Es, M’Hamed Fantar, Otto H. Frey, Louis Godart, Friedrich W. von Hase, Witold Hensel, Thomas R. Hester, Donald C. Johanson, Vassos Karageorghis, Venceslas Kruta, Richard E. Leakey, Henry de Lumley, Javier Nieto, Patrice Pomey, Paul J. Riis, Conrad M. Stibbe.

Comitato Scientifico Italiano

Enrico Acquaro, Ermanno A. Arslan, Andrea Augenti, Sandro F. Bondí, Francesco Buranelli, Francesca Ceci, Francesco D’Andria, Giuseppe M. Della Fina, Paolo Delogu, Francesca Ghedini, Piero Alfredo Gianfrotta, Pier Giovanni Guzzo, Eugenio La Rocca, Giancarlo Ligabue, Daniele Manacorda, Danilo Mazzoleni, Cristiana Morigi Govi, Lorenzo Nigro, Sergio Pernigotti, Marcello Piperno, Claudio Saporetti, Giovanni Scichilone, Paolo Sommella, Romolo A. Staccioli, Giovanni Verardi, Massimo Vidale.

Hanno collaborato a questo numero: Stefania Berlioz è archeologa. Luciano Calenda è presidente del CIFT, Centro Italiano Filatelia Tematica. Francesca Ceci è archeologa presso la Direzione dei Musei Capitolini di Roma. Francesca Cenerini è professore di storia romana all’Università di Bologna. Andrea De Pascale è archeologo conservatore del Museo Archeologico del Finale-IISL. Giampiero Galasso è archeologo e giornalista. Hélène Lafont-Couturier è commissario della mostra «Peplum» e direttore del Musée des Confluences di Lione. Paolo Leonini è storico dell’arte. Daniele Manacorda è docente ordinario di metodologie della ricerca archeologica all’Università di Roma Tre. Daniele F. Maras è docente del dottorato di ricerca in storia linguistica del Mediterraneo antico presso l’Università IULM di Milano. Flavia Marimpietri è archeologa specializzata in archeologia greca e romana. Marco Meccarelli è storico dell’arte orientale. Giovanna Quattrocchi è giornalista. Flavio Russo è ingegnere, storico e scrittore, e collabora con l’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito. Stefania Sapuppo è archeologa. Romolo A. Staccioli è stato professore di etruscologia e antichità italiche presso l’Università degli Studi di Roma «La Sapienza». Massimo Vidale è professore di archeologia delle produzioni all’Università degli Studi di Padova. Illustrazioni e immagini: Doc. red.: copertina e pp. 10 (basso), 27 (alto e centro), 34/35, 51 (alto), 74, 77, 86, 94-97, 107, 108 – Getty Images/Bernard Jaubert: copertina (sfondo, alto) – Cortesia Silvia M. Bello/The Natural History Museum, London: pp. 6-7 – Cortesia Mélanie Salque/University of Bristol: p. 8 – Cortesia dell’autore: pp. 9, 10 (alto), 11, 12, 110-111 – Cortesia SBA Emilia-Romagna: p. 14, 16 – Cortesia SBA Umbria: p. 15 – Cortesia Ufficio stampa: pp. 17, 64/65 (sfondo), 66, 71-73, 78, 81 – © Staatliche Museen zu Berlin: pp. 22 (foto Sandra Steiß), 23 (foto Achim Kleuke) – DeA Picture Library: pp. 100, 102; A. De Gregorio: pp. 24, 55; G. Nimatallah: p. 52; E. Lessing: p. 53; G. Dagli Orti: pp. 54, 101 – Jacques Descloitres, MODIS Rapid Response Team, NASA/GSFC: p. 25 (sfondo) – Corbis Images: Wang Yongji/Xinhua Press: p. 25 (alto); Sture Traneving/Nordicphotos: p. 27 (basso); Lowell Georgia: p. 29 (alto); Royal Ontario Museum: pp. 29 (basso), 31; Christie’s Images: p. 30; Wolfgang Kaehler: p. 45; Ocean: p. 46/47; Atlantide Phototravel: p. 70 (basso) – Ufficio stampa Penn Museum/cortesia Juzhong Zhang e Zhiqing Zhang, Institute of Cultural Relics and Archaeology of Henan Province, Zhengzhou, China: pp. 25 (basso), 32 (alto) – Contrasto: Andrew Hetherington/Redux: pp. 32 (basso), 33; Erich Lessing: p. 85 (alto) – Stefano Mammini: pp. 34, 36, 40, 41, 42 (alto, destra), 42 (centro), 42 (basso), 46 (alto), 47, 68, 69 – Mondadori Portfolio: AKG Images: pp. 37, 38, 44, 65, 70 (alto), 84, 106; Picture Desk Images: pp. 39, 42 (alto, sinistra), 76, 85 (centro); Album: p. 75; Leemage: pp. 80 (basso), 98 – Archivi Alinari: RMN-Grand Palais/Hervé Lewandowski: pp. 48, 50, 82 – RMN-Grand


SPECIALE Roma. Il mondo in una città

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a cura di Stefania Berlioz, con testi di John Thornton, Andrea Giardina, Fabrizio Pesando, Cecilia Ricci, Massimo Brutti, Aldo Schiavone, Paolo Desideri, Giulio Firpo

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Rubriche IL MESTIERE DELL’ARCHEOLOGO

Conservare l’oro blu 104

Il messaggio di quel «piccolo professore» 94 di Daniele Manacorda

ANTICHI IERI E OGGI Pomeriggio alle terme

L’ORDINE ROVESCIATO DELLE COSE di Andrea De Pascale

DIVI E DONNE

La malafemmina dell’impero 106 di Francesca Cenerini

di Romolo A. Staccioli

L’ALTRA FACCIA DELLA MEDAGLIA

VITE DI ARCHEOLOGI

di Francesca Ceci

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Una storia siciliana 100 di Giovanna Quattrocchi

Chi ben comincia... 110

LIBRI

Palais/Hervé Lewandowski/Thierry: p. 51 (basso) – Foto Scala, Firenze: su concessione MiBAC: p. 83 – Flavio Russo: foto e disegni alle pp. 88-93 – Cortesia R. Bixio/Centro Studi Sotterranei, Genova: p. 104/105 – Cortesia Marco Santi/Associazione I Poligonali: p. 105 (basso) – Cippigraphix: cartine alle pp. 26, 36, 45, 46, 67, 79, 80/81.

Distribuzione in Italia m-dis Distribuzione Media S.p.A. via Cazzaniga, 19 - 20132- Milano Tel 02 2582.1

Riguardo alle illustrazioni, la redazione si è curata della relativa autorizzazione degli aventi diritto. Nel caso che questi siano stati irreperibili, si resta comunque a disposizione per regolare eventuali spettanze.

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CINA.

di Marco Meccarelli

LE ORIGINI LE ISCRIZIONI RINVENUTE DI RECENTE SU GUSCI DI TARTARUGA E OSSA ORACOLARI NEL SITO DI JIAHU SONO DAVVERO LA TESTIMONIANZA DI UNA PRIMA FORMA DI SCRITTURA, PIÚ ANTICA DI DUEMILA ANNI RISPETTO ALLE PRIME ATTESTAZIONI MESOPOTAMICHE? INIZIA CON L’APPROFONDIMENTO DI UNA SCOPERTA CONTROVERSA QUANTO AFFASCINANTE UNA NUOVA SERIE SU STORIA E ARCHEOLOGIA DEL GRANDE PAESE ASIATICO

I

l dibattito sulle origini della civiltà cinese verte, oggi piú che mai, sul tentativo di identificare e riconoscere i valori e gli apporti materiali, culturali e spirituali che possiamo considerare come elementi qualitativi della sua identità: una premessa che spesso condiziona gli studiosi, stimolando non poche suggestioni e fantasie. Il quadro culturale della Cina preistorica costituisce, infatti, una sfida entusiasmante, carica di incognite, per i numerosi dubbi scaturiti dall’emergere di nuovi dati e scoperte che, a ritmo incessante, gettano nuova luce sul nucleo formativo della civiltà e restituiscono lembi di un passato difficile da interpretare. Piú d’una volta, gli studiosi sono stati costretti a modificare, se non a rivoluzionare, le pro-

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prie conoscenze e metodologie di studio, considerate inconfutabili fino a poco tempo prima; a tal proposito, non è da sottovalutare anche l’influenza esercitata, in ambito storico-archeologico, da un approccio talvolta ideologizzato, a opera di una parte della dirigenza politica cinese, attraverso il quale plasmare un sentimento nazionalista, utile per la competizione politica internazionale e che ha piú volte minato la serena valutazione dei dati emersi. Quella cinese, in effetti, è una civiltà che vanta non solo un’origine antica e ancora molto dibattuta, ma anche una sorprendente complessità e continuità storica. La sua «riscoperta», dunque, deve fare i conti con un assunto da cui non si può prescindere: che l’antica Cina rap-

In alto: olla funeraria, con decorazioni in rosso e nero, da Yangshao, nella provincia cinese del Gansu. Età neolitica, Cultura Yangshao, 5000-3000 a.C. circa. Roma, Museo Nazionale d’Arte Orientale. Sullo sfondo: foto satellitare dei territori della Cina orientale, con la localizzazione del sito di Jiahu. Nella pagina accanto, in alto: il restauro di un ritratto (3290 a.C. circa), scoperto nel sito di Aohanqi (Mongolia interna): raffigura, forse, un sovrano della cultura neolitica Hongshan, sviluppatasi nelle regioni nord-orientali della Cina tra il 4700 e il 2920 a.C. Nella pagina accanto, in basso: lo scavo di un’area cimiteriale nel sito neolitico di Jiahu, nella provincia dello Henan, in Cina.


PECHINO

JIAHU

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DELFI

L’OMBELICO DEL MONDO di Massimo Vidale e Andreas M. Steiner

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Qui sopra: l’interno di una coppa a figure rosse con Zeus che interroga l’oracolo di Delfi. 440 a.C. circa. Berlino, Staatliche Museen. Sulle due pagine: Delfi, il teatro. Costruito nel IV sec. a.C., l’edificio fu restaurato dal sovrano attalide Eumene II nel 159 a.C. e poi ancora in età romana.


ZEUS IN PERSONA SVELÒ ALL’UOMO DOVE SI TROVASSE IL CENTRO DEL MONDO: ERA AI PIEDI DEL PARNASO, TRA ARGENTEE DISTESE DI ULIVI. QUI SORSE IL LUOGO SACRO AD APOLLO CHE, TUTTORA, CUSTODISCE I SEGRETI DI UN CULTO ANTICO E «VISIONARIO», LEGATO ALLA MISTERIOSA FIGURA DEGLI ORACOLI

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elfi non è soltanto un simbolo della storia della cultura dell’uomo occidentale, è anche un luogo che suscita, ancora oggi, un’emozione forte, unica. Occupa un posto particolare nell’elenco dei grandi siti archeologici della Grecia, e vediamone il perché. Innanzitutto, forse, per la sua posizione all’interno di un paesaggio grandioso, che colpisce il visitatore per la sua bellezza drammatica, creata da ripide montagne, ampie valli digradanti, lontane insenature del mare. Delfi sorse distante da ogni grande centro abitato – una caratteristica che gli è tuttora propria – a 550 m di altitudine, sulle pendici meridionali del Monte Parnaso. Alle spalle del santuario, in direzione nord, lo sguardo del visitatore viene frenato dalla mole delle Fedriadi, imponenti pareti rocciose che s’innalzano quasi in verticale; voltandosi a sud, lo sguardo si perde in uno spettacolo senza confronti: uno scintillante e ininterrotto tappeto grigio-verde, formato da una miriade di alberi d’ulivo, si estende dal sito archeologico fino alla piana di Anfissa e al Golfo di Corinto.

LE AQUILE DI ZEUS Il sito del tempio era stato scelto dallo stesso dio Apollo: era un luogo ai piedi del Parnaso, la dimora delle Muse, presso la limpida fonte Castalia, tra le due rupi Fedriadi, ardui e splendenti spuntoni di roccia che si innalzavano a creare una vera, titanica porta del sacro. Qui si trovava, nel pensiero ellenico, l’ombelico del mondo, che Zeus aveva segnalato all’uomo facendovi atterrare una coppia di aquile giunte dai confini estremi dell’universo. L’ombelico, od omphalos, era una pietra ogivale cava, scolpita come se fosse

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MOSTRA • PEPLUM

Foto di scena del film I dieci comandamenti, girato da Cecil B. De Mille nel 1956, con Yul Brinner nel ruolo di Ramesse e Anne Baxter in quello di Nefertari. La pellicola narra la storia di Mosè, ispirandosi innanzitutto ai fatti narrati nella Bibbia.

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CIAK,

di Hélène Lafont-Couturier

SI FA STORIA IL RAPPORTO FRA CINEMA E ANTICHITÀ È ORMAI ULTRACENTENARIO. UN FENOMENO RICCO E AVVINCENTE, SCELTO COME SOGGETTO DI UNA DUPLICE MOSTRA ALLESTITA IN FRANCIA, NELLA QUALE SI RINCORRONO EROI DELL’OLIMPO E DEL GRANDE SCHERMO...

I

Musei gallo-romani di Lione-Fourvière e di Saint-Romain-en-Gal – nel Dipartimento francese del Rodano – hanno dato vita al progetto Peplum, una doppia esposizione con la quale si è voluto rendere omaggio a un genere cinematografico che riscuote il favore del pubblico da oltre un secolo. Sulla falsariga dell’espressione «film in costume», adottata per indicare le pellicole a soggetto storico, la definizione di «peplum» comincia a circolare agli inizi degli anni Sessanta del Novecento, grazie a qualche cinefilo, che la conia prendendo a prestito il nome del tipico abito femminile greco, il peplos. Il Museo di Lione, attingendo alle sue collezioni permanenti, affronta il tema dell’antichità

come spettacolo, mentre a Saint-Romain-en-Gal viene ripercorsa la storia del genere peplum: prima ancora di decifrarne le immagini, se ne analizzano le fonti di ispirazione e se ne individuano gli ingredienti, cosí da proporre un’analisi dell’antichità nel cinema, da Quo Vadis? al Gladiatore.

45 SECONDI CELEBRI Nel 1897 Alexandre Promio, capo operatore dei fratelli Lumière girò Neron essayant des poisons sur des esclaves (Nerone sperimenta veleni su alcuni schiavi), ben sapendo che, fin dalla loro prima proiezione pubblica, quei 45 secondi di immagini non avrebbero lasciato indifferenti gli spettatori. Da quel momento in poi ven-

Sontuoso abito in seta utilizzato nel film comico francese Due ore meno un quarto avanti Cristo, pellicola girata nel 1983 che ironizza sulle opere del genere peplum, proponendone una rivisitazione in chiave farsesca.

gono portati sullo schermo romanzi, melodrammi, quadri famosi e perfino operette. Un fenomeno che si inscrive in un vasto movimento culturale espresso anche attraverso l’iconografia della Chiesa cattolica o della Repubblica, che fa propri motti e simboli dell’antica Roma per manifestare il proprio potere (berretto frigio, fasci e littori). Il progetto della mostra rende omaggio al peplum rivisitando questa memoria collettiva che a r c h e o 57


SPECIALE • ROMA CAPUT MUNDI

ROMA

a cura di Stefania Berlioz, con testi di Massimo Brutti, Paolo Desideri, Giulio Firpo, Andrea Giardina, Fabrizio Pesando, Cecilia Ricci, Aldo Schiavone e John Thornton

IL MONDO IN UNA CITTÀ «Roma Caput Mundi»: tre scarne parole che evocano immediatamente l’immagine dell’impero universale di Roma costruito, con una sconcertante rapidità, attraverso le armi e la guerra, la rapina e la schiavitú, ma anche – rovescio della medaglia – attraverso una politica di integrazione dei vinti che non trova riscontri nella storia. Questi due volti di Roma vengono descritti in una straordinaria mostra, «Roma Caput Mundi. Una città tra dominio e integrazione», allestita a Roma (fino al 10 marzo), che si snoda tra il Colosseo, la Curia Iulia e il Tempio del Divo Romolo, nel Foro Romano. Una storia complessa e affascinante, che raccontiamo ai nostri lettori attraverso le riflessioni sull’argomento dei maggiori specialisti italiani e stranieri

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Qui accanto: statua di Claudio, imperatore dal 41 al 54 d.C., da Leptis Magna. I sec. d.C. Tripoli, Museo Archeologico.

Sulle due pagine: particolare delle pitture parietali della Tomba François di Vulci, con scene ispirate agli eventi del VI sec. a.C. che ebbero per protagonisti una coalizione guidata dalla stessa Vulci, Roma e altre città etrusche. Riproduzione eseguita da Augusto Guido Gatti nel 1931. Firenze, Museo Archeologico Nazionale.

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ARCHEOTECNOLOGIA • ACQUA DALL’ARIA

IL «PRODIGIO» DELL’INGEGNER ZIBOLD Ricostruzione assonometrica di un «pozzo ad aria» secondo la concezione dell’ingegnere forestale ucraino Friedrich Zibold.

La sommità dei cumuli di pietrisco aveva al centro un incavo imbutiforme, che facilitava la circolazione dell’aria e quindi la successiva condensazione del vapore in essa contenuto, che, gocciolando verso l’interno, contribuiva ad abbassare ulteriormente la temperatura del pietrisco medesimo. Intorno al cumulo correva un basso muretto di pietra volto a impedire l’avvicinamento alla sua base di uomini e di animali, per evitare che inquinassero l’acqua, e, al contempo, che l’acqua piovana fangosa finisse nella conca.

Al di sotto del cumulo di pietrisco stava una sorta di piattaforma concava di conglomerato impermeabile, suddiviso in spicchi per comodità di realizzazione, munito al centro di un foro che convogliava l’acqua in un collettore.

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Il collettore era costituito da un sottile solco che, dopo aver raccolto tutta l’acqua condensata dal pietrisco, la conduceva all’esterno della base del cumulo, immettendola in una tubatura o in una canaletta.

Il terreno su cui veniva costruito l’impianto doveva essere abbastanza saldo e privato di qualsiasi vegetazione, idoneo perciò a sopportare senza cedimenti parziali il peso del cumulo di pietrisco.

mq, simile a quella degli stagni di rugiada, dal centro della quale si dipartiva una canalizzazione. Il funzionamento di quelle collinette artificiali risulta abbastanza semplice: l’aria calda e umida esterna, infiltrandosi nell’ammasso di pietre, entrava in contatto con quelle interne, piú fredde perché al riparo dai raggi solari, e vi si condensava sopra, gocciolando nella conca, da dove un collettore l’immetteva nelle tubature. Stando ai calcoli dell’ingegnere, l’intero impianto, in condizioni ottimali, doveva produrre


In basso: il deumidificatore a torre realizzato dal belga Achille Knapen nel 1930, sulla cima di una collina a Trans-en-Provence, in Francia, sulla base dei progetti di Friedrich Zibold. A destra: il nucleo interno della «torre» costruita a Trans-en-Provence, che, rimanendo piú freddo, avrebbe dovuto potenziare la deumidificazione.

50 000 litri di acqua al giorno, in pratica 4 mc per cumulo.

LA CONFERMA DECISIVA Per verificare quanto ipotizzato, Zibold facendosi aiutare dai contadini locali, costruí in cima al vicino monte Tepe-Oba, a 228 m di altezza, un similare condensatore, poggiando su una conca di conglomerato un cono di ciottoli marini, compresi fra i 10 e i 40 cm, di 8 m di diametro di base e 6 m di altezza. La verifica ebbe successo e, dal 1912, l’impianto produsse 360 l di acqua al giorno, fino al 1915, quando, rottasi la conca, che si può ancora osservare, fu smantellato. Dal condensatore Zibold derivarono vari progetti di pozzi ad aria: il piú appariscente fu realizzato nel 1930 su di una collina di Trans-en-Provence in Francia, su progetto del belga Achille Knapen. Un corpo turriforme di 14 m di altezza e 3 m di spessore, simile a una colombaia per le sue innumerevoli feritoie, con un nocciolo interno di cemento, che, restando piú freddo, avrebbe dovuto esaltare la deumidificazione. Tuttavia, poiché la superficie laterale complessiva del nocciolo era di gran lunga minore di quella delle pietre dei cumuli, il risultato fu un fallimento, non ricavandosi piú di una ventina di litri al giorno. a r c h e o 93


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