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MaterialiCasa Mag-Book 1/2026

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“L’architettura può spingersi oltre la forma, ma non può tradire la sua funzione.

Una casa resta un rifugio, una scala una connessione, un parco un tempo sospeso.

Le storie nascono negli spazi semplici, non nel lusso.

Questo lavoro ricorda che, prima dell’icona e del gesto formale, il progetto è vita che accade.”

BRANDS

ABK Group

HD Surface

Ardogres

Marazzi

Cotto Cusimano

EMAC

Biopietra

Devon&Devon

Florim

Parchettificio Forest

RAK Ceramics

Lasa Marmo

Kastamonu

Mutina

Micheletto

Kährs

Energieker

Giana Design

Self Style

Dorsum

PEOPLE

Crearq

Dama Studio Associati

Valentina Autiero

Vania Gaetti

JAO Arquitectura

Kato

VMCF Atelier

Michelangelo Morandi

Elena Tassi

Studio Cipiuelle

Jamie Durie

Dario Maggiolo

SoBA (Soft Build Architects)

MD41

RIOS

MoDusArchitects

Arkkitehdit NRT Oy

Flatwig Studio

Roland Baldi Architects

Odami

Archiplan Studio

IN TOWN

RESIDENTIAL

Una residenza progettata per la vita condivisa dove pietra, legno e terracotta tracciano un linguaggio architettonico essenziale, radicato nella tradizione e reinterpretato in chiave contemporanea.

CASA N

ph. Mateo Soto

Immersa nel verde delle colline di Nocaima, piccolo borgo tra montagne e valli che si aprono verso il cielo colombiano, Casa N è una residenza di nuova costruzione progettata dallo studio Crearq come organismo vivo, capace di accogliere e riflettere l’identità dell’intera famiglia che la abita. Sin dalle prime fasi, il progetto si è confrontato con domande semplici ma fondamentali: come si costruisce uno spazio che non appartenga a un solo individuo, bensì a un nucleo collettivo? Come si progetta una casa pensata per la condivisione?

Casa N risponde a questa sfida con delicatezza senza cercare la perfezione formale, ma puntando sulla vitalità di un luogo che possa accompagnare i gesti quotidiani e gli incontri non programmati dei suoi fruitori. La casa diventa dunque esperienza, atmosfera, un sistema capace di sostenere la vita familiare in tutte le sue sfumature. Un concetto che ha guidato l’intera realizzazione già dal primo contatto tra il team progettuale e la committenza: l’abitazione doveva rappresentare un ambiente per contemplare, meravigliarsi e ritrovarsi, da esperire nella sua totalità e non semplicemente da occupare.

Dal punto di vista architettonico, la struttura si sviluppa attorno a due volumi che dialogano con un nucleo centrale: il patio. Questo vuoto intenzionale è il respiro della casa, un luogo dove la natura entra prepotente, diventando cuore pulsante del progetto. Da qui si articolano percorsi visivi che scandiscono i flussi quotidiani degli abitanti, mentre gli spazi interni – dalla zona giorno alle camere – sono pensati per accogliere l’intimità e la convivialità, alternando apertura e quiete, movimento e sospensione. Il principio della progettazione è stato quello di “sottrarre per aggiungere”: non accumulare superfici e oggetti, ma creare vuoti e interstizi dove l’essere umano potesse emergere, dove pacatezza e ombra diventassero parte integrante dell’esperienza abitativa.

I materiali giocano in Casa N un ruolo centrale, non come ornamento ma come sostanza tangibile. Pietra, legno e tegole di terracotta costituiscono una palette sofisticata e naturale che richiama le abitazioni di campagna ricorrenti nell’infanzia dei committenti, con le loro superfici calde e vissute. La pietra, utilizzata in continuità tra porzioni di facciate esterne e sezioni

murali interne, racconta stabilità e radicamento, il legno accoglie con le sue texture irregolari, mentre la terracotta sul tetto armonizza la casa con il paesaggio circostante. L’uso dei materiali, dunque, non appare mai decorativo: ciascuno di essi dialoga con la luce, con il clima, con la vita quotidiana, reinterpretando la tradizione rurale in chiave contemporanea senza perdere il legame emotivo con il passato.

Con la complicità delle materie selezionate, la casa si apre al paesaggio senza imporsi, seguendo il principio dell’ascolto attento: le viste si orientano verso i rilievi e le vallate, i percorsi invitano alla scoperta e al raccoglimento.

Nel progetto di Crearq, l’abitare è inteso come una pratica quotidiana fatta di relazioni, uso consapevole dello spazio e interazione tra interno ed esterno. La residenza non si pone infatti come esercizio formale né come architettura autoreferenziale. È un progetto costruito attorno a un’esigenza chiara: favorire la vita condivisa. Le scelte intraprese, dalla distribuzione degli ambienti alla definizione dei vuoti, fino alla selezione dei materiali, rispondono a criteri di essenzialità, comfort e durabilità. Ne risulta una casa pensata per essere vissuta nel tempo, in cui ciascun elemento è ben dosato per sostenere i ritmi e le dinamiche della vita familiare.

ph. Vito Corvasce

CONTI NUITÀ & CRO MATI SMI Roma

Un appartamento ripensato attraverso un uso consapevole del colore declinato su superfici continue ad alte performance.

In un contesto urbano cosmopolita come quello romano, dove la casa diventa spesso il luogo in cui sperimentare nuove forme di espressione personale all’insegna dell’eclettismo, l’appartamento ristrutturato a cura del team di Dama Studio Associati si presenta come un esercizio di equilibrio tra rigore progettuale e libertà cromatica.

L’intervento nasce da un’attenta lettura degli spazi esistenti e dalla volontà di trasformare l’abitazione in un ambiente contemporaneo, in cui l’elemento cromatico e quello materico divengono strumenti di comunicazione a tutto tondo, capaci di forgiare una precisa visione dell’abitare.

Il progetto si sviluppa come un racconto fluido che pone in dialogo gli ambienti attraverso una

palette studiata e una forte coerenza visiva. Blu, grigio e verde spiccano come dispositivi architettonici impiegati per scandire i volumi, enfatizzare le connessioni tra gli spazi e definire atmosfere differenti all’interno di un unico contesto ben calibrato in cui proprio le superfici, continue e avvolgenti, contribuiscono a rafforzare una sensazione di uniformità.

Ne è un esempio il living, cuore conviviale della casa, dove il blu profondo accompagna lo sguardo verso la zona pranzo, creando una sala intima ma allo stesso tempo dinamica.

La presenza di arredi dal carattere deciso e di dettagli inattesi – come l’iconico cavallino rosso che emerge come una scultura domestica –introduce una nota ironica e sorprendente, sottolineando l’approccio non convenzionale del progetto.

La luce naturale, filtrata dalle ampie finestre, accentua inoltre il fascino delle superfici colorate e ne esalta le vibrazioni.

È all’interno di questo concept progettuale che si inseriscono le soluzioni firmate HD Surface, scelte per dare forma concreta all’idea di continuità materica e cromatica immaginata dagli architetti. Le superfici dell’appartamento sono infatti realizzate attraverso l’utilizzo associato di PerfectCombination e CoverHD, due materiali che permettono di lavorare sul colore facendo leva su profondità, resistenza e grande libertà compositiva. La base è affidata a PerfectCombination, una malta colorata a base acqua che unisce l’estetica spontanea del cemento alle prestazioni tecniche della resina, mentre la finitura è ottenuta con CoverHD, nanoresina coprente effetto matt, in grado di unificare la superficie e amplificarne la resa cromatica.

Nel soggiorno, questa doppia applicazione restituisce pareti dal carattere intenso, mentre il cavallino rosso – interamente rivestito in CoverHD – dimostra la versatilità del materiale, capace di aderire con precisione anche a superfici tridimensionali complesse, trasformando un oggetto decorativo in un vero protagonista architettonico. In cucina, l’intervento si estende in modo ancora più radicale: pavimento, pareti e piano di lavoro sono trattati nei toni del grigio e del blu, dando vita a uno spazio coerente e funzionale, dove l’effetto nuvolato di PerfectCombination e la copertura vellutata di CoverHD creano superfici continue, resistenti e adatte all’uso quotidiano.

Nel bagno, infine, il verde introduce una dimensione più intima e rilassante. Anche qui, la combinazione dei materiali HD Surface fornisce prestazioni elevate in un ambiente umido, senza rinunciare alla qualità estetica.

Dal progetto di Dama Studio Associati emerge dunque il determinante apporto progettuale delle superfici continue all’interno di una realizzazione architettonica concepita per stupire, seppur conservando funzionalità, ottenendo un interno residenziale coerente e misurato ma contraddistinto da forte personalità.

Valentina Autiero

di Chiara Poggi

Progettare ascoltando le persone e la loro storia, per carpirne l’essenza. È il metodo di Valentina Autiero, architetta che unisce l’eredità della scenografia teatrale alla ricerca di materiali autentici. Valentina ci ha raccontato come nascono i suoi interni “sartoriali”: spazi dove la metratura passa in secondo piano rispetto alla vita che andranno ad accogliere.

ph. Chiara Russo

Il residenziale è oggi uno dei campi più articolati del progetto: che ruolo ha la casa nella tua ricerca e perché resta, secondo te, un terreno così fertile per l’architettura contemporanea? Il residenziale per me è un ambito imprescindibile. Oggi progettare una casa significa prima di tutto creare un nido, un rifugio che offra protezione dalla frenesia quotidiana. Rispetto ad altri progetti, la casa ha il dovere di far sentire a proprio agio chi la abita; deve saper accogliere nel vero senso della parola. Il mio approccio allo spazio parte sempre dalle azioni che lo animeranno. Un ambiente ben progettato non si può limitare all’estetica, deve rispecchiare le aspirazioni di chi lo vive ed entra in risonanza con ciò che vi accade all’interno, sviluppando una vera e propria empatia. Questa visione nasce dal fatto di essere cresciuta tra bozzetti e quinte teatrali: mio padre, Franco Autiero, era uno scenografo. Assistendo alle prove degli spettacoli, c’era un dettaglio che mi colpiva profondamente: la stessa performance, se eseguita in uno spazio anonimo e senza costumi, assumeva un peso del tutto diverso rispetto a quando veniva calata in una scenografia pensata in coerenza con la narrazione. Cambiava tutto. A un certo punto ho sentito l’urgenza di valorizzare quel patrimonio. Ho aperto un suo vecchio baule e ho esaminato fisicamente ogni frammento di carta. È stato il mio modo per entrare nel suo mondo. Quella presenza per me è ancora viva. Forse è proprio questo il senso più profondo dell’eredità artistica?

Quando progetti un interno domestico, quali sono gli elementi che consideri prioritari per costruire uno spazio realmente abitabile nel tempo?

Il mio concetto rimane sempre “spazi costruiti su misura”. Non esiste un’universalità di preferenze funzionali o spaziali da applicare a ogni casa perché “funzioni”. Le esigenze non sono standardizzabili. A ciascuno, il suo. Ultimamente ho progettato Casa Olive e Capperi, una piccolissima abitazione di 45 mq chiamata così perché immersa in uno spazio esterno molto ampio, tra uliveto e piante di capperi. Perché è speciale? Perché nasce da una volontà molto chiara dei proprietari. Tutto ciò che risponde alle esigenze soggettive, per me, diventa prioritario nel processo progettuale. Si tratta di una coppia tra i 40 e i 50

ph. Carlo Oriente
ph. Carlo Oriente

anni che ha venduto la propria casa di oltre 100 mq, inserita in un contesto canonico, per acquistare questa piccola abitazione. Quando siamo entrati nella Casa Olive e Capperi era evidente che non avrebbe potuto contenere tutto ciò che stava nella precedente. La vera priorità è stata allora un processo condiviso, quasi terapeutico: abbandonare ciò che non serviva più e conservare solo ciò che amavano davvero, ciò che poteva diventare stimolo per una nuova modalità di vita.

Alla mezza età avevano accumulato uno “zaino troppo pieno”, spesso legato soltanto alla routine. Le dimensioni ridotte della nuova casa sono diventate l’occasione per riscrivere le abitudini. La casa non ha la TV, ma ha un grande mobile bar. Le sedute non guardano uno schermo: si guardano tra loro. Sono conviviali. C’è una grande cucina con penisola che dà respiro allo spazio. Hanno scavalcato abitudini consolidate, smesso di trasportare con sé oggetti che non avevano più senso. Questo progetto è diventato una vera progettazione su misura per loro. Ritornando al concetto di priorità, un altro esempio è A casa di Paola: un appartamento di 60 mq di una imprenditrice che ama viaggiare. Qui la priorità era diversa. Abbiamo progettato un armadio a tutta altezza con una scala integrata: niente più cambio di stagione, ma le quattro stagioni sempre a vista. Perché progettare significa questo: capire cosa conta davvero per chi abita lo spazio.

Il tuo approccio sembra partire sempre dalle persone più che da uno stile predefinito. Come si traduce questo metodo nel progetto della casa?

Al primo appuntamento, in genere, sto in silenzio. Non voglio in nessun modo interrompere il loro flusso libero. Lascio che parlino, che raccontino, che si raccontino. Poi, in studio, iniziamo a costruire un racconto. Chiedo che musica ascoltano, cosa amano fare nel tempo libero, quali sono le loro abitudini, cosa li fa stare bene. Da lì creiamo una sorta di messa in scena, un’atmosfera immersiva che mi permette di entrare in sintonia con la committenza. Tutti questi dati diventano ispirazione per una nostra libera interpretazione. Si sviluppa così un linguaggio personalizzato, che nasce dai loro input ma viene rielaborato attraverso la mia visione, condivisa con il mio studio. Non è mai la replica di uno stile, la definirei una

ph. Carlo Oriente

traduzione.

Nei tuoi progetti i materiali hanno un ruolo molto attivo. Che valore attribuisci oggi alla materia nel progetto residenziale?

La ricerca sui materiali è per me fondamentale. Attraverso il loro utilizzo cerco di definire dei sottospazi all’interno di un unico ambiente, così da dare protagonismo alle diverse funzioni abitative, anche quando le metrature sono ridotte. Non mi interessa compartimentare rigidamente lo spazio con porte chiuse; preferisco usare un mix materico capace di suggerire confini visivi e creare atmosfere sempre diverse.

Come si costruisce un equilibrio tra varietà e coerenza progettuale?

Senza avere paura. Costruendo cercando l’autenticità. Funziona, secondo me, quando il contrasto diventa equilibrato, quindi diventa armonico nella lettura generale. Deve essere un contrasto che racconta. I miei clienti spesso dicono: “e se poi mi stanco?”... Secondo me non è così. La casa deve raccontare di te, deve essere la tua identità, per non stancarti, non deve essere neutra. Cosa c’è di più bello che la sera... entrare e dire: Sono a casa? Questo può avvenire solo se la casa parla.

I piccoli formati ricorrono frequentemente nei tuoi lavori. Cosa ti permette di esprimere questa scala rispetto a formati più grandi?

Questo tema si ricollega in parte a quanto dicevo prima. Quello che non amo è l’uso di materiali che tentano di simularne altri. Il piccolo formato è onesto: dichiara palesemente di essere una piastrella. Il grande formato, invece, spesso cerca di imitare un marmo, una pietra o una carta da parati, volendo far credere che quella superficie non sia ceramica. Non mi piace l’idea di voler sembrare qualcosa che non si è; scelgo sempre l’autenticità del materiale. In Casa Olive e Capperi, ad esempio, siamo partiti da una piastrella di Mutina: l’idea della riga si è poi trasformata nella testiera del letto. Quest’ultima si ispira fortemente alle coperte all’uncinetto delle nonne – un ricordo d’infanzia fondamentale per la proprietaria –riprendendo proprio l’estetica di un patchwork colorato di tanti fiori.

Quanto conta nel progetto residenziale la relazione tra superfici, luce e arredi nella defi-

ph. Carlo Oriente

nizione dell’atmosfera complessiva?

La luce naturale è il più prezioso ingrediente dinamico di un progetto. Penso, ad esempio, al lavoro realizzato per lo chef Cannavacciuolo all’interno della struttura LAQUA: lì le camere sono un omaggio alle onde del mare al calare del sole. Abbiamo inserito elementi in travertino rosso proprio per esaltare e catturare i colori del tramonto. In Casa Olive e Capperi, invece, le finestre sono state intese come dei veri e propri quadri. Il panorama stesso fa da sfondo agli ambienti, permettendo all’esterno di diventare l’arredo dell’interno.

Ti capita di scegliere un materiale più per la sua capacità evocativa ed emotiva che per un puro aspetto tecnico?

Sì, è uno dei punti da cui si parte. Basta scegliere un elemento chiave e questo si trasforma in

un vero e proprio fil rouge capace di unire tutti gli aspetti della progettazione.

Nel progetto Casa Arcobaleno il colore e i materiali diventano parte integrante della costruzione dello spazio. Come hai guidato queste scelte all’interno di una metratura contenuta?

Progettare Casa Arcobaleno è stata un’esperienza meravigliosa. Le committenti, una giovane coppia di spose, si sono rivelate intelligenti e di un’audacia brillante. In appena 50 metri quadrati di superficie, il processo creativo è stato molto spontaneo. Ricordo che in showroom eravamo partite dall’idea di un pavimento pratico che nascondesse il pelo dei cani, per poi scartare subito questo vincolo a favore dell’estetica e del colore, optando per Ceramica Vogue. Il concept della cucina è nato

proprio in quel momento, abbozzato di getto con degli acquerelli. Oltre all’omaggio cromatico alla loro “famiglia arcobaleno”, abbiamo vissuto una totale libertà espressiva. È un nido fatto di gesti condivisi: abbiamo dipinto personalmente le ante dell’armadio, e la grande tela dietro il divano è un’opera corale nata durante una serata tra amici. Architettonicamente, il fulcro del progetto è la cucina bifacciale: un elemento pensato per preparare i pasti guardandosi negli occhi, dove la quotidianità si eleva a momento di autentica intimità.

Se dovessi definire, in poche parole, il ruolo dei materiali nel progetto della casa contemporanea, quale sarebbe oggi la tua visione?

La ricerca di materiali che esaltino un’identità.

ph. Carlo Oriente
ph. © Carlo Oriente

La Casa Arcobaleno Penisola Sorrentina

Solo 50 mq, ma un’identità fortissima: materiali, superfici continue e colore costruiscono il carattere deciso del progetto di Valentina Autiero in Penisola Sorrentina.

Progettata con una personalità decisa e riconoscibile nonostante una superficie contenuta di soli 50 mq, La Casa Arcobaleno dimostra come materiali, superfici e colore possano diventare veri strumenti di progetto. Siamo nel cuore della Penisola Sorrentina, dove la progettista napoletana Valentina Autiero firma la ristrutturazione e l’interior design di una casa destinata a una coppia di spose, affiancata da un ampio terrazzo immerso nel verde. Un’abitazione compatta ma tutt’altro che neutra, capace di esprimere una visione forte, eclettica e fuori dagli schemi, costruita attorno all’idea di convivialità e condivisione.

La casa si sviluppa su una pianta quasi quadrata ed è circondata su tre lati da un terrazzo di pertinenza esclusiva: tutte le aperture si affacciano quindi su uno spazio esterno privato, rafforzando il rapporto continuo tra interno ed esterno. Il progetto lavora su questa condizione privilegiata per creare ambienti interconnessi, prospettive che si aprono e funzioni che dialogano senza compartimentazioni rigide.

L’impianto distributivo privilegia una linea stilistica aperta e dinamica. Gli spazi sono pensati come fluidi e capaci di accogliere funzioni diverse senza sovrapporsi, ma mantenendo una chiara identità per ciascun momento dell’abitare. Ne deriva una zona giorno open space con cucina conviviale e una zona notte composta da camera matrimoniale, studio/cabina armadio e bagno con doccia, a cui si aggiunge il grande spazio esterno.

La zona giorno si affaccia sul tratto più ampio del terrazzo e si sviluppa in un unico ambiente aperto, collegato visivamente e fisicamente all’esterno grazie a tre porte finestre. Lo spazio è chiaramente scandito in due aree di pari dimensione: il salotto e la cucina, due universi formali e cromatici distinti che convivono all’interno dello stesso volume. Il progetto costruisce così un linguaggio coerente, fatto di rimandi visivi e continuità materiche, che accompagna lo sguardo attraverso l’intero spazio domestico senza gerarchie rigide.

In questo equilibrio, la cucina emerge come fulcro dell’abitazione, progettata su misura, interamente realizzata in falegnameria e definita da una forte caratterizzazione cromatica calda. Pensato come elemento scultoreo tra parete e pavimento, il blocco centrale si inserisce nello spazio come un monolite, avvolto da un motivo

a triangoli bicolore rosa e verde menta, che riveste fronte e top come un nastro continuo. Lo spazio è concepito come bifacciale e pienamente operativo grazie a una profondità di 65 cm che consente l’utilizzo da entrambi i lati, favorendo il contatto visivo e la condivisione dei gesti. A supporto della cucina, un grande armadio a tutta altezza e a filo muro assolve alla funzione contenitiva, lasciando il resto dello spazio più libero e leggibile. Qui il progetto insiste sul tema della superficie: i listelli color terracotta della pavimentazione proseguono sulla parete frontale, trasformandola in un fondale scenografico continuo. Le mensole a vista e le ante in rete metallica, che lasciano intravedere le stoviglie colorate, introducono ulteriori livelli di texture e profondità visiva.

Il passaggio tra cucina, salotto e corridoio è segnato da una graduale transizione cromatica: dal rosso ai toni neutri, fino al giallo. In questo punto, dove il colore cambia e lo spazio si apre, un pilastro viene mimetizzato e reinterpretato attraverso una bottigliera su disegno, realizzata con barre filettate e saldate e dotata di una base contenitore.

L’area living, in contrasto con la cucina, adotta tonalità più neutre e un linguaggio essenziale, pensato come sfondo per la vita quotidiana e i momenti di condivisione. Al centro dello spazio si colloca il divano, affiancato da una libreria e dalla bottigliera, mentre sopra di esso campeggia un grande quadro nato da una serata di espressione creativa condivisa dalle proprietarie. Il tavolo da pranzo, leggero e slanciato, è illuminato da una lampada Flos e orientato verso l’esterno, in dialogo diretto con il paesaggio.

Il pavimento giallo e il soffitto verde menta accompagnano il passaggio verso la zona notte. Anche qui il tema dei listelli ritorna, salendo dal pavimento fino al rivestimento a parete e guidando lo sguardo verso il lavabo del bagno. Quest’ultimo ambiente, compatto ma completo, mantiene una forte coerenza materica e cromatica con il resto della casa e include anche una zona lavanderia e ripostiglio ricavata nel sottoscala e separata da porte scorrevoli. La sequenza cromatica gialla del corridoio prosegue fino alla toilette, per poi virare al rosa in corrispondenza dei sanitari; nella doccia riappare infine il motivo a triangoli, declinato

questa volta nei toni del rosso e del rosa. Sempre nell’ottica di un utilizzo intelligente della metratura, il progetto prevede anche un piccolo ambiente con accesso diretto al terrazzo, pensato come spazio ibrido tra studiolo e cabina armadio.

La camera matrimoniale chiude il percorso con un concept più minimale, quasi bohemien. Gli arredi sono pochi e scelti con attenzione:

le sedie della nonna e gli specchi coordinati diventano comodini ai lati del letto imbottito, mentre una poltrona in vimini invita alla lettura. Completano lo spazio un appendiabiti circolare vintage e un armadio dalle linee semplici ma trasformato nella superficie grazie ad un intervento di personalizzazione a sei mani, condiviso tra la progettista e le committenti.

CONSERVAZIONE E RINNOVAMENTO NEL CUADRAT D’OR

Barcellona

Nel cuore dell’Eixample di Barcellona, l’architetta italiana Vania Gaetti firma una ristrutturazione che valorizza il patrimonio storico della città, integrando con armonia elementi contemporanei e materiali di pregio.

ph. Ignasi Rodriguez

Nel vivace Paseo de Gracia, di fronte alla celebre Casa Milà (La Pedrera) di Antoni Gaudí, Vania Gaetti — architetta italiana con oltre vent’anni di esperienza a Barcellona nel design di interni e progetti retail — firma l’intervento di ristrutturazione completa di un piano di un edificio storico nel Cuadrat d’Or, una delle zone più prestigiose dell’Eixample, caratterizzata da un’ampia concentrazione di architettura modernista.

Tra le sue vie, delimitate approssimativamente da Calle Aribau, Paseo de Sant Joan, Avenida Diagonal e Plaça de Catalunya, si trovano capolavori di Gaudí, Lluís Domènech i Montaner e Josep Puig i Cadafalch, noti per facciate ricche di dettagli, mosaici, ferro battuto, vetrate colorate e motivi ispirati alla natura.

Oggi il quartiere è un’attrazione culturale e turistica, che permette di apprezzare il modernismo sia dall’esterno sia, in alcuni casi, dagli interni degli edifici storici.

L’appartamento rinnovato dall’architetta diventa così occasione per celebrare il patrimonio storico della città pur introducendo elementi contemporanei; per raggiungere questo equilibrio, Gaetti si interroga su quali elementi conservare in ogni ristrutturazione di un edificio d’epoca, e in questo caso la scelta è ricaduta su tutti quelli storicamente significativi.

Tra questi figurano oltre 10.000 pezzi di mosaico Nolla, restaurati da artigiani locali, e le porte e finestre in legno originale, aggiornate con maniglie contemporanee che conferiscono freschezza agli spazi. L’illuminazione, progettata con cura, valorizza soffitti e pareti decorate con modanature di alta gamma, riproponendo le geometrie tipiche dell’Eixample.

Il progetto integra pezzi di design e illuminazione di qualità, italiani e locali: dalla collezione Nightbloom di Marcel Wanders per Lladró, a lampade Lodes come la sospensione Random Solo di Chia-Ying Lee, fino alla Minigiogali di

Angelo Mangiarotti per Vistosi, o le iconiche Parentesi di Achille Castiglioni e Pio Manzù per Flos. In alcune zone, come la suite principale, le applique Poudrier di Philippe Nigro per DCWéditions combinano funzione e scultura: un piccolo sportello in ottone lucido funge da specchio girevole, modulando l’intensità luminosa.

MATERIALI, TECNOLOGIA E ARREDAMENTI DI PREGIO

La scelta dei materiali riflette un equilibrio tra lusso, funzionalità e tradizione. Per la cucina e i bagni sono state selezionate finiture italiane effetto marmo come Calacatta Gold e Montblanc di ABK Stone, in dialogo con il mosaico Phenomenon di Tokujin Yoshioka per Mutina. Vasche da bagno con illuminazione cromoterapica e rubinetterie Gessi aggiungono un tocco di modernità e comfort.

La tecnologia si integra senza forzare lo stile: il sistema di climatizzazione Airzone permette di regolare le temperature per singola stanza, mentre vetri selezionati garantiscono isolamento termico e acustico.

L’arredamento valorizza marchi italiani di alta gamma: armadi Molteni e Novamobili, tavolini Roche Bobois e Vitra, divani B&B Italia, cucina Cesar con elettrodomestici Smeg e Gaggenau. Molti elementi, dalle testiere ai complementi su misura, sono realizzati da artigiani locali, creando un dialogo tra manifattura storica e design contemporaneo.

Il progetto è completato da una selezione di opere d’arte contemporanea, tra cui pezzi di Rajae Qarrou e fotografie di Pedro Jarque Krebs, a sottolineare le passioni e le esperienze della famiglia di committenti, con un’attenzione particolare alla diversità culturale, grazie a opere provenienti dall’Asia.

Il risultato è uno spazio abitativo in cui la conservazione del patrimonio storico convive con materiali e design contemporanei, tecnologia avanzata ed eclettismo artistico.

Villa Claudia

Lago Maggiore

Superfici minerali e preesistenze storiche: così Ardogres crea un ponte tra il patrimonio architettonico lacustre e le esigenze contemporanee.

A Belgirate (VB), sulle sponde piemontesi del Lago Maggiore, Villa Claudia dei Marchesi Dal Pozzo d’Annone costituisce un caposaldo del patrimonio architettonico lacustre. Costruita nei primi decenni dell’Ottocento e donata nel 1827 alla principessa Luisa Dal Pozzo, la residenza è un volume stratificato che impone, per ogni intervento di restauro o manutenzione, un confronto rigoroso con l’identità del manufatto e con il genius loci. Operare sull’involucro di un edificio vincolato dalla propria storia, richiede una sintesi esatta tra mimetismo e dichiarazione contempora-

nea. In questo scenario si inserisce il recente progetto di riqualificazione della copertura curato da Ferraro Case in Legno (sotto la direzione tecnica di Massimiliano Ferraro), che ha visto l’impiego delle superfici Ardogres nella variante Grigio Pietra.

Il progetto ha previsto la rimozione e la bonifica della copertura preesistente, ormai incongrua rispetto alle necessità prestazionali dell’edificio. La scelta del grès porcellanato Ardogres ha risposto a una duplice necessità: garantire la durabilità tecnica richiesta dalle

normative attuali e restituire una percezione materica affine alla pietra naturale, priva di forzature decorative.

Il formato selezionato (Grigio Pietra 40x40 cm) gioca un ruolo cruciale nel controllo delle proporzioni: la dimensione del modulo si relaziona in modo armonico con la macro-scala della villa, evitando l’eccessiva frammentazione visiva tipica dei piccoli formati, ma senza risultare fuori contesto.

Sotto il profilo compositivo, il carattere dell’intervento è definito dalla posa romboidale “alla

francese”. Questa specifica configurazione geometrica introduce un ritmo grafico rigoroso sulle falde di copertura. Le linee di fuga diagonali assecondano le pendenze e alleggeriscono la percezione del piano inclinato, instaurando un dialogo visivo discreto ma percepibile con il linguaggio classico delle facciate e con l’orizzonte del lago.

Inserita in un microclima complesso come quello del Lago Maggiore, caratterizzato da elevata umidità, forte insolazione estiva ed escursioni termiche, la nuova pelle di copertura doveva garantire parametri tecnici assoluti per proteggere gli apparati decorativi e gli arredi d’epoca delle sale interne.

La superficie minerale compatta di Ardogres assicura inerzia chimica, inassorbenza e stabilità cromatica nel tempo, risolvendo le criticità manutentive tipiche dei manti di copertura tradizionali.

La qualità del nodo costruttivo e l’accuratezza dei dettagli di posa, garantiti dall’esecuzione di Ferraro Case in Legno, chiudono il cerchio di un intervento che unisce alta specializzazione artigianale e affidabilità industriale.

Fondata nel 1993 a Fiorano Modenese, ARDOGRES® si è distinta fin dall’inizio per la produzione di coperture in grès porcellanato, rivoluzionando il mercato mondiale della ceramica. Le tegole ARDOGRES® rappresentano l’evoluzione del grès porcellanato applicato ai tetti, offrendo elevata resistenza, lunga durata e un impatto estetico raffinato. Grazie a referenze prestigiose, l’azienda continua a confermarsi un punto di riferimento per progetti pubblici e privati, con soluzioni innovative che combinano tradizione, tecnologia e sostenibilità.

CASA CON “VETA” Almeria

La ristrutturazione firmata da JAO Arquitectura si articola attorno alla “Veta”, una fascia centrale che organizza spazi e percorsi, valorizzata da pavimenti e rivestimenti in ceramica Marazzi.

ph. Adam Garcia

In uno dei tratti più affascinanti del waterfront andaluso, affacciato sul porto di Almerimar, prende forma la ristrutturazione condotta dallo studio JAO Arquitectura, che trasforma radicalmente un appartamento di 178 m² originariamente frammentato e poco connesso con l’esterno. La distribuzione esistente, ulteriormente modificata dai precedenti proprietari, aveva progressivamente compromesso la relazione tra gli ambienti comuni e il paesaggio marittimo, indebolendo sia la continuità visiva verso il porto sia la qualità complessiva dell’abitare. La nuova committenza richiedeva una casa capace di dialogare apertamente con l’acqua e con la luce, restituendo fluidità, apertura e un senso unitario agli spazi.

Il progetto si configura così come una riscrittura morfologica e distributiva dell’impianto originario, fondata su un elemento strutturante: l’introduzione della cosiddetta “Veta”, una fascia centrale longitudinale che diventa fulcro dell’intera abitazione come spina distributiva e cardine spaziale e materico che attraversa la casa organizzandone funzioni, percorsi e relazioni.

A nord e a sud di questa linea si articolano due macroaree distinte e complementari.

Da un lato si apre la zona giorno, completamente proiettata verso le viste sul porto e sull’acqua, concepita come uno spazio ampio, fluido e polifunzionale in cui convivono living, sala da pranzo, area studio e relax. È un ambiente continuo e flessibile, pensato per potersi modulare nel tempo, rafforzando il dialogo costante con lo scenario marittimo. Sul lato opposto si colloca la zona notte, più raccolta e privata, che pur mantenendo in parte l’impianto originario viene ridefinita attraverso una nuova scelta di materiali e finiture capaci di consolidarne l’identità intima, garantendo al contempo continuità visiva con il resto dell’abitazione.

La Veta assume un carattere deciso e riconoscibile, integrando al suo interno cucina e bagni in un sistema coerente. La cucina, in particolare, occupa una posizione centrale sia fisica sia simbolica diventando cuore pulsante della casa, con una grande isola che accoglie la zona cottura e un tavolo snack rialzato, configurato come luogo di incontro e, al tempo stesso, come snodo che

introduce l’accesso alla zona notte. A valorizzare e amplificare la percezione spaziale è inoltre la luce naturale, ulteriormente implementata dal progetto illuminotecnico sviluppato in collaborazione con Grupo Seac.

CERAMICHE PROTAGONISTE

La ricerca materica ha avuto un ruolo decisivo nella ridefinizione dell’abitazione. Gli architetti hanno scelto le superfici ceramiche Marazzi come elemento chiave per garantire coerenza estetica, funzionalità e resistenza negli spazi.

Il pavimento di tutta la casa è stato realizzato con la serie Cementum, nei formati 120x120 cm, alternando il tono Ash nelle aree più neutre e l’Indigo nella “veta”, in cucina e nei bagni. Questa soluzione ha permesso di mantenere un disegno di posa continuo pur variando il colore, stabilendo un equilibrio cromatico tra la solidità dei toni grigi e la profondità del blu, che richiama l’ambiente marittimo circostante. Per i rivestimenti verticali è stata adottata la collezione Zellige della serie Crogiolo nel colore China (10x10 cm) che, con la sua superficie smaltata, introduce vibrazioni luminose e riflessi cangianti, arricchendo la palette monocromatica con sfumature vive e dinamiche.

L’uso delle ceramiche non si limita a un ruolo decorativo, ma struttura la percezione degli ambienti: il bagno principale e quello di cortesia acquisiscono una dimensione quasi scenografica mentre la cucina presenta, grazie alla ceramica, caratteristiche di resistenza ed eleganza.

“Le collezioni Marazzi – spiegano gli architetticonsentono con un unico formato in due colori di creare un pavimento continuo, parte fondamentale del concept progettuale. I pezzi smaltati aggiungono brillantezza e texture, dando quel tocco di carattere che stavamo cercando”. La scelta di una gamma coerente di materiali ha permesso di rafforzare l’idea di un progetto in cui ogni dettaglio contribuisce a disegnare un’abitazione contemporanea, ben integrata nel contesto mediterraneo.

“Il nostro studio ha sempre creduto necessario lavorare con materiali che rappresentino i valori mediterranei. La ceramica è un materiale presente nei nostri progetti in pavimenti, rivestimenti o piastrellature. È perfetta per i progetti realizzati in questa regione, dove ci sono alti livelli di umidità e temperature elevate. Ed è anche un elemento culturale: è un materiale associato alla facilità di pulizia e manutenzione e, sotto molti aspetti, è senza tempo”.

Presente in più di 140 Paesi, è universalmente riconosciuto come sinonimo di ceramica di qualità per pavimenti e rivestimenti e simbolo del miglior made in Italy nel settore dell’arredamento e del design. Marazzi è stata fondata nel 1935 a Sassuolo in un’area che sarebbe diventata il polo all’avanguardia a livello internazionale nella creazione di piastrelle di ceramica di pregio e cresciuto nei decenni insieme all’azienda. Si devono infatti a Marazzi le principali innovazioni tecnologiche, di processo e di design nel settore delle piastrelle - alcune delle quali rappresentano importanti tasselli della storia della ceramica moderna - che hanno reso l’aziendae il distretto un punto di riferimento per l’intero mondo della ceramica. Con un’offerta unica di prodotti e servizi che spaziano dalle grandi lastre in gres di ultima generazione ai piccoli formati della tradizione, dalle facciate ventilate ai pavimenti sospesi, rappresenta un punto di riferimento nel settore della ceramica per progettisti, architetti, imprese edili, distributori, rivenditori e clienti finali. Negli ultimi anni, Marazzi ha implementato un importante piano di investimenti volti al miglioramento di prodotti e processi, allo sviluppo di nuove tecnologie Premium e all’apertura di flagship showroom a Milano, Londra, Parigi, Lione, Atene, Madrid e Roma.

Nel progetto residenziale firmato dall’architetto Kato le strutture portanti in legno si sposano con la leggerezza dei listelli di Cotto Cusimano.

TERAODAI

TOKYO

Nel quartiere di Yomiuri-Land a Tokyo, il progetto residenziale Teraodai dell’architetto Kato è un intervento composto da nove villette indipendenti, inserite all’interno di un articolato piano paesaggistico.

Per il rivestimento delle facciate, lo studio ha selezionato i listelli di Cotto Cusimano, scelti per rispondere a precise necessità strutturali ed estetiche.

Dal punto di vista architettonico, il complesso si sviluppa frammentando le abitazioni in piccoli volumi all’interno del verde.

Ogni singola unità è costituita da due blocchi sfalsati, disposti in modo da generare un atrio interno. Il dinamismo delle facciate dell’intero quartiere è ottenuto tramite spostamenti millimetrici, leggere deformazioni volumetri-

che e un’alternanza funzionale delle aperture.

La palette materica del progetto si basa sull’utilizzo combinato di legno, intonaco, vetro e laterizio.

L’impiego dei listelli di Cotto Cusimano risponde direttamente alle necessità costruttive dell’edilizia residenziale giapponese, storicamente basata sull’uso

di strutture portanti in legno. Questa caratteristica richiedeva una finitura di facciata che garantisse la massima leggerezza.

Il listello di Cotto Cusimano possiede infatti le caratteristiche tecniche e il peso ideali per consentire l’incollaggio diretto sui pannelli in compensato.

A questo vincolo strutturale si affianca l’esigenza estetica: per integrarsi con

la forte presenza vegetale del lotto, i progettisti necessitavano di una superficie fortemente materica. I listelli Cusimano offrono una finitura naturale, priva dell’uniformità visiva tipica dei prodotti industriali standardizzati.

I volumi in cotto si inseriscono in un parco progettato per variare cromaticamente in ogni stagione, con piante ornamentali mantenute a un’altezza

controllata tra i 6 e i 10 metri.

Il landscaping è caratterizzato da fioriture alternate di azalee, rododendri, camelie e magnolie, aree in ombra coperte da felci e hosta, e l’impiego del bamboo come filtro visivo e acustico tra gli edifici.

L’acero giapponese segna i mesi autunnali con il suo fogliame rosso scuro,

mentre i percorsi a terra accostano pietra, legno e ghiaia, affiancati da lame d’acqua e zone a muschio in sostituzione del prato tradizionale. Essenze come il ciliegio, il pruno e l’Olea fragrans completano l’intervento con una precisa mappatura olfattiva.

Dal 1972 l’azienda Cotto Cusimano investe energie e risorse per offrire prodotti dalle alte performance estetiche e funzionali, dai pavimenti e rivestimenti alle coperture in cotto tradizionale. L’argilla crea, insieme all’abilità manuale e alla tecnologia impiegata, un cotto chiaro dalle sfumature rosate dalla connotazione prettamente mediterranea. La gamma di prodotti comprende finiture e formati di pavimenti per interni, esterni e per opere di arredo urbano. La produzione in laterizio e dei prodotti da rivestimento Faccia a Vista è stimolata dalle moderne progettazioni e attenta all’utilizzo di materiali naturali. La fornace, oggi, è divenuta una vera e propria fabbrica di prodotti e idee per l’architettura.

Casa Roccamare
Castiglione della Pescaia

Tra le architetture moderniste di Roccamare il restauro di una villa del 1970 racconta, attraverso i materiali, radici profonde e slanci moderni. ENG

ph. ©Eric Laignel

Nella pineta maremmana di Roccamare a Castiglione della Pescaia in provincia di Grosseto, gli architetti dello studio VMCF Atelier - Valerio Ferrari e sua moglie Cinzia Mazzone - firmano la ristrutturazione di una villa d’autore realizzata negli anni Settanta da Ugo Miglietta. L’intervento si inserisce in un contesto di straordinaria qualità architettonica: un complesso residenziale privato, sviluppato a partire dagli anni Cinquanta e caratterizzato da oltre duecento ville moderniste, destinate a seconde case e strutture ricettive, che rappresenta uno degli esempi più colti dell’abitare costiero italiano.

La filosofia sui materiali adottata dagli architetti è stata quella di stabilire un dialogo sincero tra la storia del luogo e l’esigenza di una vita contemporanea.

Lo spirito del luogo è chiaramente manifesto nel recupero e nell’uso di elementi che rimandano all’architettura tradizionale costiera e rurale come la facciata in arenaria, le pietre a secco per i percorsi esterni o le pareti interne originali in arenaria di Castiglione.

SCENOGRAFIE E CONTRASTI

Il concept generale del progetto presenta una forte componente scenografica associata a una sofisticata attitudine all’integrazione fra le arti, che deriva dalla formazione dei due architetti.

Il centro della scena e punto di rottura con le finiture interne è senza dubbio il pavimentoopera d’arte realizzato dall’artista tedesco Peter Zimmermann con sette strati di resina epossidica, che occupa come un palco la zona living. Questa superficie monolitica e astratta crea una base neutra e continua che valorizza luce e volumi.

La resina lucida e dai colori intensi, con la luce del sole, riflette arredi e alberi esterni sul pavimento. La costante interazione interno-esterno avviene per riverbero ed è l’altra caratteristica dominante di questa villa.

Un mobile multimediale in acciaio entra ed esce da una parete come un pezzo di scenografia sul palco; le porte interne sono pannelli divisori in acero che ruotano su un asse, simili a quinte teatrali che sfumando i confini tra le stanze creano spazi ambigui e i serramenti sono attraversati da telai in acciaio diagonali.

Entrando ancora più all’interno, gli accenti forti si alternano al minimalismo soprattutto quello

delle camere da letto.

Le lampade a sospensione dell’artista italiana Maria Grazia Rosin, realizzate in Technogel e vetro di Murano, sono esito di un altro studio sui contrasti.

Il pavimento in microcemento è diviso in due tonalità di grigio per un effetto grafico.

ARTE E ARCHITETTURA

In cucina, le piastrelle 40x46cm con posa senza

fuga, hanno un motivo tratto dai disegni del pittore cileno Roberto Sebastian Matta. Lo scultore tedesco Christian Henkel ha costruito un mobile-scultura in compensato su cui ha dipinto linee geometriche in tonalità blu e rosa nella dépendance.

Nel bagno principale, le piastrelle del muro in alto sono state rimosse, ma la colla è rimasta, formando un motivo astratto, mentre le piastrelle in ceramica sono di Le Corbusier.

Anche l’impiantistica partecipa alla composizione: il collegamento a vista tra vasca e doccia diventa un segno lineare che attraversa lo spazio e dichiara la funzione.

All’esterno, l’intervento progettuale di Mazzone e Ferrari assume dei toni più neutri e conservativi del progetto originario. Una scala in ferro per accedere alla terrazza sul tetto definisce il prospetto d’ingresso alla casa.

“Abbiamo cercato di stabilire un dialogo con l’area circostante. Gli architetti che hanno lavorato sulla costa maremmana in quegli anni - Ernesto Nathan Rogers, Franco Albini, Ignazio Gardella e capaci e colti professionisti come Di Salvo, Quaroni - hanno saputo interpretare in modo eccezionale i caratteri del territorio, per salvaguardarne l’identità e conformare i nuovi insediamenti alla morfologia e al paesaggio dei luoghi, e noi abbiamo voluto fare altrettanto. È nell’equilibrio tra la resistenza onesta del ferro e della pietra e la levigatezza astratta della resina, che il progetto trova la sua identità più autentica e duratura.”

Valerio Ferrari

Cinzia Mazzone

VMCF Atelier

ph. Michel Zylberberg

Una residenza privata situata a Lugano interpreta l’abitare contemporaneo con un progetto essenziale e luminoso, in cui linee pulite, superfici continue e materiali selezionati definiscono spazi eleganti attenti ai dettagli. Firmata dall’Architetto Michelangelo Morandi, la realizzazione cerca coerenza, proporzione e un equilibrio naturale tra estetica e funzionalità.

L’interior design è stato sviluppato con l’obiettivo di valorizzare la continuità architettonica, eliminando elementi superflui e affidando ai particolari tecnici il compito di rafforzare l’identità stilistica dell’abitazione. In questo senso, la scelta di profili in alluminio con finitura nera satinata si è rivelata determinante per creare un contrasto sobrio e sofisticato, in grado di dialogare con pavimenti e rivestimenti in tonalità neutre.

Per la finitura perimetrale di pareti decorative è stato impiegato Novorodapie® Eclipse di Emac, nella versione nero satinato, utilizzato come battiscopa illuminato. Il profilo garantisce protezione e resistenza nel tempo, ma soprattutto offre un segno estetico minimale, perfettamente integrato nell’architettura. La sua geometria consente inoltre l’inserimento di luce indiretta, contribuendo a un’illuminazione soffusa e scenografica che accompagna gli spazi con discrezione.

A completare il progetto, il profilo decorativo Novolistel® 3, sempre in finitura nera, è stato inserito come elemento di separazione e definizione tra superfici e materiali. La sua presenza crea ritmo, ordine e precisione nelle composizioni, enfatizzando l’accuratezza delle lavorazioni e la cura del dettaglio.

Il risultato è un’abitazione dalla forte personalità, dove tecnica e design appaiono perfettamente in dialogo, con la complicità della finitura nera satinata che diventa firma estetica e strumento per valorizzare la modernità degli interni.

Gruppo EMAC® è una multinazionale presente in oltre 110 paesi, con filiali negli Stati Uniti e in Italia. L’ampia gamma di sistemi proposta dall’azienda, comprensiva di profili tecnici e decorativi, tappeti tecnici d’ingresso, giunti di dilatazione e strutturali e soluzioni universali per l’accessibilità e la sicurezza, copre pavimenti, pareti, facciate e pavimentazioni urbane ed è accompagnata da schede tecniche, modelli BIM, strumenti di realtà aumentata e un servizio di consulenza seguito da un team di professionisti, che facilitano lo sviluppo dei progetti per architetti, progettisti, tecnici e direttori dei lavori.

CASA P+T Modena

LA MATERIA COME

CONNESSIONE

TRA

TECNOLOGIA

XLAM E PAESAGGIO

RURALE

Le colline modenesi offrono un paesaggio in cui la vocazione agricola e la natura dialogano da secoli. È un territorio segnato da una forte identità visiva, dove le antiche corti rurali, i porticati e i vecchi fienili si distinguono per l’uso inconfondibile del mattone cotto e della pietra locale. Proprio all’interno di questo specifico tessuto territoriale si inserisce il progetto di Casa P+T: una villa bifamiliare che affronta la sfida della sostituzione edilizia cercando un punto di incontro tra le altissime prestazioni energetiche contemporanee e l’estetica tipica di queste valli.

Il progetto di Casa P+T nasce da un’esigenza strutturale concreta: la demolizione e la successiva ricostruzione di un fabbricato rurale preesistente, ormai compromesso e

non recuperabile. L’intervento si inserisce in un lotto collinare modenese caratterizzato da precise preesistenze e tipologie architettoniche storiche, che hanno dettato le linee guida per la nuova volumetria.

Dal punto di vista dell’ingegnerizzazione, l’edificio adotta le tecnologie a secco più attuali. L’intera ossatura portante è stata realizzata con il sistema costruttivo in pannelli di legno incrociato Xlam (fornitura Holzbau Brugger).

Questa scelta strutturale ha permesso di raggiungere i severi standard della Classe A4, garantendo un edificio ad altissima efficienza termica e a bassissimo consumo energetico. Le geometrie della villa bifamiliare rileggono in modo misurato le tipologie locali. Si riconoscono

i volumi un tempo divisi per funzioni (abitazione, stalla e fienile), l’ampio portico sorretto da pilastri e il segno tecnico dell’arco centrale a sesto ribassato. La cerniera tra questo nuovo involucro iper-tecnologico e il paesaggio circostante è stata affidata al trattamento delle superfici esterne. L’impiego di Biopietra pietra naturale rigenerata, si inserisce in questa fase, intervenendo più che come semplice finitura estetica, come elemento tecnico-espressivo essenziale per ancorare il nuovo volume al proprio contesto rurale.

L’applicazione di un rivestimento materico pesante su una struttura in legno coibentata pone vincoli di cantiere rigorosi. L’uso della pietra naturale o del mattone pieno originario avrebbe comportato criticità strutturali legate a carichi e spessori, risultando incompatibile con i moderni sistemi a cappotto termico necessari per la Classe A4.

La scelta del modello Empoli di Biopietra ha permesso di risolvere queste limitazioni tecniche, riproducendo la tessitura mista tipica dell’edilizia rurale locale, ma con le prestazioni richieste dalle normative attuali.

Biopietra è caratterizzata da spessori ridotti e un peso specifico contenuto. Questi due fattori consentono l’incollaggio diretto e sicuro sull’isolamento termico esterno, senza richiedere ancoraggi meccanici pesanti che andrebbero a creare ponti termici. Un ulteriore dato tecnico fondamentale per le pareti in Xlam di Casa P+T è l’alta traspirabilità del rivestimento Biopietra, che asseconda la naturale fisica tecnica del legno, evitando la formazione di condense interstiziali e garantendo la corretta igrometria del pacchetto murario.

Le prestazioni di Biopietra si estendono alla durabilità dell’involucro: il materiale è certificato per resistere a fuoco, cicli di gelo/disgelo e grandine. Prodotta utilizzando inerti naturali ecologici, questa pietra naturale rigenerata è totalmente priva di emissioni nocive (VOC). Questo aspetto si allinea perfettamente con i protocolli dell’edilizia sostenibile, offrendo una soluzione che chiude il cerchio tra prestazioni energetiche dell’involucro e salubrità dei materiali impiegati.

Nella definizione del linguaggio architettonico di questa villa bifamiliare, come si è tradotta la volontà di dialogare con il paesaggio attraverso la scelta dei materiali?

Prodotta interamente in Italia, Biopietra Empoli è una pietra naturale rigenerata certificata per la bioedilizia, con Marcatura CE e DOP, ideale per tutte le superfici sia interne che esterne e specialmente per essere applicata su cappotti o altri isolamenti esterni (indice di traspirabilità μ10–15).

Con il suo spessore ridotto (2,5 cm) e un peso contenuto (30 kg/m²), garantisce posa semplice, efficienza e durabilità.

Pietre di forma regolare ma con dimensioni diverse si prestano per una posa ottimale senza fuga a correre sfalsata. Questa trama dona alle superfici un effetto dinamico e contemporaneo, pur evocando la tradizione muraria.

La versatilità cromatica e la capacità di Biopietra di riprodurre fedelmente le pietre tipiche del territorio consentono di creare soluzioni su misura, perfettamente integrate nel paesaggio.

La scelta dei materiali è senz’altro fondamentale nel definire un linguaggio che dialoghi armoniosamente con il contesto in cui si inserisce un nuovo fabbricato, in particolar modo se ci troviamo in un paesaggio rurale, come quello delle colline modenesi.

Appartengo a quella categoria di architetti che crede fortemente nel Genius Loci, pertanto integrarsi nel contesto esistente, valorizzarlo e celebrarlo diviene per me una prerogativa imprescindibile.

Non bisogna mai dimenticare che l’Architettura è un’azione sacra e come tale va esercitata con “sacrum facere”, ovvero facendo Architettura con l’Anima e realizzando così edifici vivi, in grado di raccontare la loro storia nel corso del tempo.

La ricerca progettuale si è, quindi, incentrata sulla definizione di un linguaggio contemporaneo che fosse in grado di dialogare con la tradizione del territorio modenese ai piedi delle sue meravigliose colline, partendo da quegli elementi tipici che si possono ancora leggere negli

edifici rurali antichi presenti nella zona, ovvero la struttura in mattoni cotti, la presenza di fienili in adiacenza all’abitazione, i portici a pilastri (a volte con archi a sesto ribassato) e architetture che integrano casa e stalla.

Pertanto una volta definita la forma e i volumi, i materiali diventano protagonisti essenziali nell’esprimere un linguaggio architettonico evocativo e celebrativo che rende l’edificio integralmente parte di quel luogo da portarlo fuori dal tempo, come se fosse sempre stato lì.

Per l’involucro esterno ha specificato l’utilizzo di Biopietra. Quali sono state le motivazioni tecniche, oltre a quelle puramente estetiche, alla base di questa scelta?

La motivazione principale riguarda la fisica tecnica dell’edificio. Casa P+T ha un involucro altamente performante con un cappotto termico di spessore importante.

Utilizzare pietra naturale o mattoni di recupero avrebbe comportato carichi eccessivi sulle facciate e problemi di ancoraggio.

Biopietra ha risolto il nodo: è una pietra naturale rigenerata leggera, con spessori minimi, studiata proprio per la posa su sistemi di isolamento a cappotto.

Essendo altamente traspirante, garantisce anche che l’umidità interna smaltita dalle pareti in legno Xlam non rimanga intrappolata, prevenendo danni strutturali nel lungo periodo.

L’edificio vanta una certificazione in Classe A4. Quanto incide la scelta dei singoli materiali di finitura, come Biopietra, sul bilancio complessivo della sostenibilità del progetto?

Incide in modo sostanziale.

La sostenibilità oggi si calcola sull’intero ciclo di vita dei materiali (LCA).

Quando seleziono una finitura, valuto l’energia impiegata per produrla e il suo impatto a fine vita. Biopietra è prodotta con materiali naturali ed è certificata per l’assenza di emissioni di composti organici volatili (VOC).

Questo significa che oltre a non inquinare in fase di produzione, non rilascia sostanze nocive nell’ambiente circostante né all’interno dell’abitazione. Tutto questo è fondamentale per definire un edificio realmente a basso impatto ambientale.

A livello di dettaglio architettonico, come è stata gestita la posa del modello Empoli per valorizzare i nodi costruttivi tipici, come l’arco

o le colonne?

I pezzi speciali forniti da Biopietra sono stati determinanti.

Il modello Empoli riproduce l’eterogeneità della muratura storica modenese. In fase di cantierizzazione, l’uso di elementi angolari specifici ci ha permesso di rivestire le colonne del porticato e di definire il disegno dell’arco a sesto ribassato centrale in modo realistico, senza far percepire che si tratta di un rivestimento a basso spessore.

Questo ha garantito l’eliminazione dei ponti termici in corrispondenza delle aperture, garantendo la continuità dell’isolamento e restituendo al contempo l’esatta percezione materica dell’antico fienile, oggi chiuso da ampie vetrate fisse.

In questo progetto, come è stato gestito il supporto in cantiere durante la posa?

Biopietra ha affiancato il professionista e il posatore mettendo a disposizione sul cantiere un tecnico in grado di fornire tutte le indicazioni necessarie al fine di ottenere un’esecuzione ottimale della posa e garantire la resa, non solo tecnica, ma anche estetica migliore.

Villa Gli Arcipressi

Firenze

Una casa colonica quattrocentesca intreccia atmosfere aristocratiche con spazi dedicati al benessere curati nei minimi particolari. Protagoniste le sale da bagno con soluzioni Devon&Devon, tra ricercatezza estetica e comfort.

Sulla collina di Marignolle, in una suggestiva cornice paesaggistica affacciata sul centro storico di Firenze, una grande dimora colonica risalente al Quattrocento è stata oggetto di un attento intervento di trasformazione che l’ha convertita in una residenza familiare di alto profilo.

L’operazione si distingue per la capacità di mettere in dialogo la dimensione storica dell’edificio con esigenze abitative contemporanee, restituendo alla struttura un ruolo centrale all’interno del paesaggio e reinterpretando il concetto di villa privata attraverso un equilibrio consapevole tra eredità architettonica e comfort attuale.

A guidare il progetto, gli architetti Camilla Lapucci e Lapo Bianchi Luci dello Studio Cipiuelle, che hanno impostato l’intervento come un lavoro di riattivazione dell’esistente non invasivo.

La ristrutturazione, infatti, conserva e valorizza i codici originari dell’architettura rurale toscana, introducendo al contempo soluzioni capaci di armonizzare ricercatezza estetica e qualità della vita domestica. Ne emerge un impianto progettuale in cui proporzioni, materiali e distribuzione degli spazi contribuiscono a ridefinire l’identità della casa senza snaturarne la storia.

All’interno, i preziosi soffitti a cassettoni, i portali in pietra serena, le porte, le finestre e i camini d’epoca – restaurati con cura da maestranze locali – dialogano con arredi e dettagli decorativi su misura realizzati da aziende del territorio.

Le aree di rappresentanza esprimono un’eleganza aristocratica ma al tempo stesso dinamica, costruita attraverso un attento bilanciamento di colori, texture, profili e giochi di ombre.

In una sequenza di ambienti che si susseguono come capitoli di un racconto, arredi antichi e opere d’arte contemporanea concorrono a definire una scenografia immersiva, pensata per sorprendere e accompagnare l’esperienza dei fruitori. Anche i minimi dettagli contribuiscono a delineare un’idea di convivialità sofisticata e accogliente, favorita dalle ampie volumetrie e da una

distribuzione articolata che comprende una grande cucina, una zona bar e una sala cinema.

Più raccolta e intima l’atmosfera del piano seminterrato, dove trovano spazio una piscina coperta, una SPA e una palestra, concepite come luoghi dedicati al benessere e al tempo lento.

Al primo piano, invece, attorno a un living riservato alla vita familiare si sviluppano le camere dei figli e la suite padronale, preceduta da una scenografica stanza guardaroba in cui borse e scarpe sono esposte come

preziosi oggetti da collezione. Finemente arredate appaiono anche le sale da bagno, sia quelle di rappresentanza sia quelle private, che diventano veri e propri ambienti da vivere a tutto tondo, grazie a scelte progettuali e d’interior attente.

Pavimenti in marmo, boiserie ceramiche e carte da parati dialogano con mobili, sanitari, rubinetteria e accessori, tutti selezionati tra le collezioni più iconiche di Devon&Devon, dando vita a un insieme coerente e sofisticato dal punto di vista cromatico e materico.

Le soluzioni del marchio contribuiscono a definire un aspetto ricercato e confortevole, valorizzando l’idea di stanza da bagno come luogo identitario della casa.

Una visione che raggiunge il suo apice nel bagno padronale, espressione compiuta dell’approccio sartoriale del servizio Tailored Interiors proposto dal brand, dove progettazione su misura e cura per i particolari forgiano uno spazio di forte carattere e armonia formale.

INDOOR & OUTDOOR

ph. @growinghomewithjamiedurie

Effetti graniglia e texture minerali per una residenza contemporanea ad Avalon Beach

Affacciata su una scogliera a picco sull’oceano, nel suggestivo paesaggio delle Northern Beaches di Sydney, una residenza privata dal carattere ricercato incarna i principi dell’abitare sostenibile, mettendo in dialogo architettura, natura e tecnologia.

Il progetto porta la firma dell’architetto e designer australiano Jamie Durie, noto al grande pubblico come host di Growing Home with Jamie Durie, serie televisiva che ha peraltro raccontato passo dopo passo il percorso progettuale alla base della villa, durato

oltre dieci anni.

Inserita in un contesto naturale di grande forza visiva, la casa si sviluppa come un sistema aperto, in cui gli spazi interni si estendono verso l’esterno attraverso terrazze, superfici continue e ampie aperture affacciate sul mare. Il confine tra indoor e outdoor si fa sottile, quasi impercettibile, lasciando che il panorama entri a far parte dell’esperienza abitativa quotidiana. La vista sull’oceano, incorniciata dalla vegetazione autoctona e dai profili irregolari della costa, diventa così elemento strutturale del progetto.

Alla base dell’intervento vi è una forte attenzione all’impatto ambientale, affrontata non come semplice dichiarazione di intenti ma come parte integrante della progettazione. L’abitazione è dotata di impianti off-grid per la produzione di energia, sistemi di raccolta e riutilizzo dell’acqua piovana e soluzioni costruttive pensate per ridurre il consumo di risorse nel lungo periodo.

In questo quadro, la scelta dei materiali assume un ruolo centrale, chiamata a coniugare prestazioni tecniche elevate, durabilità e qualità estetica.

Sia negli ambienti interni sia nelle aree esterne, spiccano come protagoniste le superfici in gres porcellanato Florim, selezionate per rispondere alle esigenze di un contesto residenziale esposto a condizioni climatiche peculiari, tra salsedine, irraggiamento solare e forti escursioni termiche. Il progetto si serve, in particolare, della collezione Match Up, nelle varianti Sugar Mix e Cookie Mix, caratterizzate da un effetto graniglia sofisticato, in cui frammenti tono su tono di forme irregolari e dimensioni variabili

si amalgamano in una texture equilibrata e contemporanea, a cui si affianca la collezione Rock Salt, nella variante Danish Smoke, ispirata all’estetica dei grandi blocchi di salgemma estratti dalle miniere sotterranee: una superficie dall’aspetto autentico e minerale, capace di evocare la forza primordiale della materia naturale.

La superficie ceramica che veste indoor e outdoor in differenti declinazioni diventa così sfondo ideale per l’arredamento di ogni

ambiente, garantendo al contempo un appeal visivo accattivante e performance di resistenza di alto livello.

Un parquet su misura in rovere termocotto abbraccia con la sua superficie calda e luminosa una residenza contemporanea, richiamando la tradizione liberty. ENG

24 VILLA VITTORIA

Montebelluna

Nel centro di Montebelluna, in provincia di Treviso, una residenza privata interpreta il tema dell’abitare contemporaneo attraverso ambienti ampi e luminosi, caratterizzati da un linguaggio architettonico essenziale e da una particolare attenzione alla scelta dei materiali.

Il progetto, curato dall’architetto Dario Maggiolo, nasce da un intervento di restauro conservativo introducendo allo stesso tempo una rilettura contemporanea capace di instaurare un dialogo equilibrato tra memoria storica e linguaggio attuale. Uno degli aspetti centrali del progetto riguarda la ridefinizione dell’ampliamento realizzato negli anni Sessanta, che è stato eliminato e ripensato in chiave contemporanea. L’obiettivo era creare un contrasto consapevole tra la parte storica, di matrice liberty, e il nuovo volume, valorizzando entrambe le anime dell’edificio: quella originaria e quella più recente.

Gli spazi interni si sviluppano secondo una sequenza fluida che mette in relazione ingresso, zona living e area pranzo, definendo un ambiente domestico dove la qualità delle superfici gioca un ruolo determinante nella percezione complessiva degli interni.

Elemento centrale del progetto è il pavimento in legno realizzato da Parchettificio Forest, protagonista della composizione degli interni e capace di accompagnare lo sviluppo degli ambienti creando continuità visiva e coerenza materica. Il parquet diventa così una vera e propria struttura compositiva dello spazio, in dialogo con gli altri materiali presenti, dalle superfici lapidee alle pareti rivestite in doghe lignee, fino agli arredi dal disegno contemporaneo.

La scelta è ricaduta su un rovere termocotto di prima scelta, sviluppato e realizzato da Parchettificio Forest, posato secondo il disegno della spina francese con taglio a 45°. Una soluzione che reinterpreta in chiave attuale uno dei motivi più classici della tradizione del parquet.

La geometria della posa crea un ritmo visivo dinamico che accompagna lo sguardo lungo gli ambienti e contribuisce a valorizzare la profondità degli spazi, diventando un segno grafico discreto ma riconoscibile.

Nel grande living il pavimento in legno si estende sotto la scala che conduce al piano superiore, integrandosi con la palette cromatica neutra degli interni e con la luce naturale che filtra dalle ampie superfici vetrate. La tonalità intensa del parquet introduce una dimensione materica capace di bilanciare la pulizia delle superfici architettoniche e degli arredi contemporanei.

Il disegno della spina francese prosegue verso la zona pranzo, dove il parquet si accosta a una parete in pietra dalle venature marcate e a elementi verticali in legno che scandiscono lo spazio. Il dialogo tra superfici differenti genera un equilibrio raffinato tra matericità e rigore compositivo.

La scelta della posa è stata guidata da una riflessione progettuale precisa. Come ci ha spiegato l’architetto Maggiolo, la spina francese richiama la tradizione dei pavimenti delle abitazioni liberty - coerentemente con il carattere originario dell’edificio, dove erano presenti anche stufe di questo periodo - ma è stata reinterpretata con un approccio contemporaneo. La posa è stata volutamente mantenuta essenziale, senza cornici o bordature, in sintonia con il linguaggio moderno degli interni.

Il materiale scelto è un rovere sottoposto a trattamento di termocottura, un processo che modifica il legno in profondità attraverso l’azione del calore. Questa lavorazione consente di ottenere una colorazione uniforme su tutto lo spessore della tavola e di eliminare le tonalità più gialle tipiche del rovere naturale, restituendo al materiale una sfumatura calda e profonda.

Nel progetto la scelta del legno è stata particolarmente ricercata: il rovere affumicato è stato selezionato per valorizzare la dimensione materica della superficie e rendere percepibile la presenza autentica del legno.

Il colore scuro del pavimento contribuisce inoltre a rafforzare l’eleganza degli ambienti e a creare armonia con le altre scelte cromatiche della casa, in dialogo con marmi e superfici lapidee.

La termocottura genera inoltre un effetto naturale e dinamico: ogni doga reagisce alla luce in modo leggermente diverso, creando una superficie vibrante che attraversa tutti gli ambienti della casa, dalla zona giorno alla zona notte.

Il risultato è una superficie che unisce valore estetico e qualità tecnica, capace di inserirsi con naturalezza in un progetto contemporaneo senza rinunciare alla dimensione artigianale propria del parquet, espressione della competenza produttiva di Parchettificio Forest.

Fondata nel 1964 Parchettificio Forest rappresenta oggi una realtà che ha saputo tramandare nel tempo la propria passione per il legno, arrivando alla terza generazione. L’azienda opera nel territorio ai piedi del Monte Grappa, un’area ricca di storia e cultura che comprende località come Asolo, Possagno, Bassano del Grappa e Marostica, luoghi che nel tempo hanno ispirato figure di primo piano della cultura italiana come Antonio Canova, Andrea Palladio ed Eleonora Duse. All’interno di questo contesto, Forest porta avanti una tradizione che unisce lavorazione artigianale e attenzione alla qualità delle materie prime. Il legno utilizzato proviene da foreste a gestione controllata e ogni fornitura è accompagnata da certificazioni che attestano provenienza, conformità alle normative europee e produzione 100% Made in Italy, a garanzia di un processo produttivo attento sia alla qualità del prodotto sia alla sostenibilità.

COLLECTIVE SPACES

ph. Holi

Huachiao Vibrant Sports Park

SUZHOU

Un parco urbano di nuova generazione che integra cultura, sport e strategie ecologiche e affida al calcestruzzo ad alte prestazioni un ruolo centrale nella definizione di superfici performanti e innovative.

Nella città-contea di Kunshan, parte della municipalità di Suzhou, è stato inaugurato a marzo 2024 il Huachiao Vibrant Sports Park, un parco sportivo di 6.000 metri quadrati lungo Greenbelt Avenue concepito per creare un ponte tra la cultura del luogo e l’innovazione tecnica, all’interno di un contesto urbano in rapida trasformazione.

Il progetto, firmato dallo studio SoBA (Soft Build Architects), prende ispirazione dai flessuosi movimenti delle cosiddette “maniche ad acqua” dei costumi tradizionali cinesi, utilizzate nelle danze per evocare gesti fluidi e continui che rimandano all’andamento acqueo. Attingendo a questo elemento iconico della cultura cinese — e in particolare dell’opera Kunqu — il parco, configurato come spazio pubblico dedicato allo skateboarding e alle attività ricreative, si propone in una visione più ampia come un hub culturale e sociale pensato per accogliere la comunità in tutte le sue fasce d’età.

Questa attenzione al dialogo tra contesto paesaggistico, storia e progettazione contemporanea è coerente con la filosofia di SoBA, practice fondata a Suzhou nel 2021 e attiva nei campi dell’architettura, del paesaggio, degli interni e dell’urbanistica. Alla base del lavoro promosso dal team vi è un approccio definito “soft”, inteso come modalità di costruzione adattiva e sensibile, capace di rispondere alle specificità dei luoghi e ai bisogni delle persone. Il termine stesso richiama inoltre apertura e reattività, mentre “build” sottolinea la volontà di tradurre concetti chiari in spazi concreti, funzionali e accuratamente realizzati.

All’interno di questo quadro teorico e operativo, il concept del parco traduce l’eleganza fluente delle vesti cinesi in una forma architettonica e paesaggistica tutta attuale: le linee astratte delle maniche vengono integrate nel disegno del terreno, dando origine a sezioni in movimento che connettono in modo organico le diverse aree funzionali.

Ne risulta un ambiente urbano dalla forte identità culturale, capace al tempo stesso di migliorare la leggibilità dello spazio e di incentivare interazione, attraversamento e uso spontaneo.

MATERIALI AD ALTE PERFORMANCE E ORGANIZZAZIONE SPAZIALE

Per tradurre la leggerezza delle maniche in un materiale idoneo allo skateboarding, SoBA ha realizzato una zona skate scultorea a forma di “nastro bianco” utilizzando calcestruzzo ad altissime prestazioni (UHPC), un materiale carat-

terizzato da una microstruttura estremamente densa che garantisce resistenze a compressione superiori a 150–200 MPa — nettamente più elevate rispetto ai 30–50 MPa del calcestruzzo convenzionale — e una durabilità significativamente maggiore, con prestazioni di impermeabilità, resistenza all’abrasione e alla corrosione che ne estendono la vita utile nel tempo.

Questa scelta tecnica non solo soddisfa i rigorosi requisiti di continuità e performance delle superfici destinate allo skateboarding, ma valorizza anche la continuità visiva dell’intervento, permettendo di trasporre in forma architettonica e materica la fluidità progettuale voluta: il materiale si presta a essere modellato in forme sinuose e convesse, mantenendo stabilità strutturale e integrità estetica anche in condizioni d’uso intenso.

Gli altri impianti sportivi, tra cui campi da basket, tavoli da ping pong e area giochi per bambini, sono distribuiti in modo da massimizzare funzionalità, accessibilità e fruibilità

per ogni tipologia di utente. Il percorso interno è studiato per ottimizzare la circolazione e l’uso dello spazio, offrendo equilibrio tra attività attive e aree di sosta.

INCLUSIVITÀ E SOSTENIBILITÀ

Progettato come hub pubblico, il parco enfatizza la socialità e l’inclusività. Oltre agli impianti professionali, sono presenti spazi aperti, zone d’ombra e sedute diversificate, pensati per favorire l’interazione tra i residenti. L’attenzione all’accessibilità assicura che persone con differenti capacità fisiche possano vivere pienamente lo spazio.

Il parco integra inoltre strategie ecologiche mirate: la selezione e disposizione di alberi e arbusti autoctoni ottimizza la copertura verde, migliora la qualità dell’aria, regola il microclima e favorisce la biodiversità riducendo i costi di manutenzione.

La cura nella scelta dei materiali e della vegetazione rende Huachiao Vibrant Sports Park un esempio di spazio pubblico urbano sostenibile, in cui l’architettura del paesaggio dialoga con la città e con il clima locale.

TEATRO AUDITORIUM

Albignasego

Un progetto che reinterpreta in chiave contemporanea le tradizioni costruttive dei casolari locali.

L’edificio integra spazi per arti performative e funzioni sociali, dialoga con il paesaggio e la comunità, diventando così un nuovo spazio collettivo aperto e inclusivo.

ph. ©Tobias Kaser

In una zona di transizione tra città e campagna, il nuovo Teatro Auditorium di Albignasego (Padova) si configura come elemento di connessione tra paesaggio agricolo e tessuto urbano. Progettato dallo studio MD41 di Venezia, l’edificio interpreta in chiave contemporanea la memoria costruttiva dei casolari locali. Gli architetti Fabrizio Michielon e Sergio de Gioia traducono le trame dei mattoni, elemento distintivo dell’architettura rurale del territorio, in un rivestimento attuale capace di conferire all’auditorium un’identità riconoscibile e radicata nel contesto.

Ne deriva un’architettura che dialoga con il paesaggio circostante e con la scala urbana adiacente, restituendo attraverso un linguaggio contemporaneo la stratificazione storica del luogo.

“Abbiamo scelto di progettare la facciata del Teatro di Albignasego lavorando sul minimo dettaglio, – raccontano gli architetti – consapevoli del ruolo identitario che l’involucro avrebbe avuto nel rapporto con il contesto. I pannelli in calcestruzzo prefabbricato sono stati studiati con grande cura, sia nella forma sia nella texture, con l’intento di rievocare la

matericità dei mattoni dei vecchi casolari che caratterizzavano la campagna veneta. Anche la scelta cromatica non è casuale: la tonalità rossiccia richiama esplicitamente il laterizio tradizionale, reinterpretato, così da coniugare la memoria del luogo con la contemporaneità di una nuova architettura fortemente identitaria.”

Vincitore del concorso internazionale indetto dal Comune nel 2018, il progetto si inserisce in un processo di trasformazione urbana più ampio, avviato con la realizzazione del parco pubblico e proseguito, anche grazie ai fondi del PNRR, con la costruzione dell’auditorium. All’interno di un lotto di circa 19.000 m², l’edificio — con una superficie di 1.500 m² — stabilisce una relazione diretta con lo spazio aperto, configurandosi come infrastruttura culturale permeabile e accessibile.

LA STRUTTURA, GLI SPAZI, IL PAESAGGIO

La struttura, disposta su un unico piano, organizza gli spazi intorno alla sala principale del teatro, incorporando servizi come bar e sale prova. Un basamento funge da collegamento tra il teatro, i percorsi pedonali, ciclabili e un parco adiacente con anfiteatro. La progettazione enfatizza il rapporto tra musica, natura e comunità, creando spazi flessibili per eventi e incontri.

Grandi aperture e visuali prospettiche rafforzano la continuità con il parco, mentre il percorso d’ingresso accompagna lo spettatore attraverso una sequenza spaziale che alterna compressioni e aperture, culminando nella sala principale. Qui le superfici interne, rivestite in legno di toulipier, definiscono un sistema materico e acustico capace di conferire allo spazio teatrale un carattere contemporaneo e accogliente. Il foyer si configura come ambiente sociale polifunzionale, pensato per ospitare eventi, incontri e attività quotidiane, integrando caffetteria e sale prova autonome e mantenendo l’edificio attivo durante l’intero arco della giornata.

Il progetto del paesaggio si sviluppa in continuità con il parco esistente attraverso l’utilizzo di specie autoctone che scandiscono il ritmo stagionale e rafforzano il rapporto tra architettura e ambiente. In questo sistema integrato,

l’auditorium si pone come dispositivo civico capace di attivare relazioni tra spazio pubblico, natura e comunità.

Concepito per accogliere una pluralità di arti performative, il Teatro Auditorium di Albignasego — il più grande della provincia — è dotato di un’acustica calibrata e di una meccanica scenica flessibile che consente configurazioni diversificate e un doppio affaccio interno ed esterno. Esito di un lavoro collettivo tra istituzioni, progettisti e professionisti, l’intervento interpreta l’architettura come spazio condiviso e inclusivo.

Lo studio MD41 coniuga ricerca contemporanea, qualità costruttiva e sensibilità territoriale, dando forma a un edificio pubblico capace di valorizzare la dimensione collettiva e di consolidare il ruolo del teatro come luogo di incontro. Perfettamente integrato nel contesto di Albignasego, il progetto si configura come una nuova corte contemporanea, in continuità ideale con gli storici casolari del territorio e con la loro tradizionale funzione aggregativa.

“Varcando le porte, entriamo non solo in un teatro, ma in uno spazio capace di moltiplicare le nostre emozioni. Qui, ogni applauso, ogni silenzio, ogni nota musicale o parola recitata diventa parte di un’esperienza condivisa, un filo invisibile che ci lega gli uni agli altri. Questo luogo è un invito a incontrarci, a vivere insieme la meraviglia dell’arte, a sentirci parte di qualcosa di più grande: un tessuto umano che respira, sogna e si emoziona all’unisono. Che il nostro teatro diventi, oggi e domani, la casa delle emozioni collettive, dove la bellezza e la vita si incontrano, e dove ogni spettacolo diventa un gesto di condivisione e memoria comune.”

Architetti Fabrizio Michielon Sergio de Gioia

3101 Exposition Place
ph. Jim Simmons

Come suscitare meraviglia e relazione combinando spazio, materia e luce?

Lo abbiamo chiesto a Simone Lapenta, Design Director + Director of Visualization di uno studio internazionale all’avanguardia, attivo da oltre 40 anni, che trasforma ogni progetto in un’esperienza.

Palm Springs City Park

Non è la forma a definire un progetto, ma l’esperienza che riesce a generare. Per RIOS, l’architettura non è mai un oggetto isolato, ma un sistema vivo in cui paesaggio, interno, infrastruttura e spazio pubblico si intrecciano. È questo ciò che emerge dal racconto con Simone Lapenta, Design Director + Director of Visualization dello studio RIOS, che spiega come ogni scelta spaziale, materica e luminosa contribuisca a trasformare luoghi in spazi capaci di suscitare emozione, meraviglia e relazione. Lo studio opera da oltre 40 anni tra architettura, architettura del paesaggio, urbanistica, interior design ed experience design, realizzando progetti di ogni scala e tipologia. Con un team di oltre 300 professionisti tra Los Angeles, Singapore, Shanghai, Londra, Austin, New York e Boulder, RIOS, progetta spazi in cui materiali, luce e configurazione spaziale dialogano tra loro per offrire comfort e sensazioni che rimangono impresse, rendendo ogni esperienza abitativa o pubblica unica e profondamente connessa al territorio.

Sul vostro sito si legge che il lavoro di RIOS è capace di suscitare meraviglia. Cosa intendete per meraviglia nel progetto contemporaneo e attraverso quali scelte - spaziali, materiche e narrative - riuscite a tradurre questa aspirazione in esperienze concrete per chi vive i vostri spazi? Meraviglia significa predisporre le condizioni affinché lo spazio generi un’emozione autentica. L’esperienza prende forma prima ancora dell’elaborazione razionale: nasce nel corpo, nel respiro che cambia ritmo, nel passo che rallenta o accelera, nella qualità dell’interazione tra individuo e ambiente. In RIOS progettiamo per rendere gli spazi catalizzatori di queste esperienze. La luce, in particolare, assume un ruolo trasformativo: attraversa i volumi, ne rivela le profondità e li ridefinisce nel tempo, modulando la percezione durante la giornata. Proporzione, acustica e configurazione spaziale regolano le dinamiche relazionali. I materiali, con le loro qualità tattili e cromatiche, compongono un linguaggio silenzioso che il corpo registra immediatamente, prima che la mente lo traduca in pensiero.

RIOS definisce il proprio lavoro attraverso valori come gioia, inclusività, audacia, originalità, resilienza e sintonia.

Come si traducono concretamente questi principi nel vostro approccio progettuale quotidiano e non solo come dichiarazioni di intenti?

Le fondamenta del nostro lavoro sono semplici, ma tutt’altro che facili. Progettiamo al servizio delle persone e del pianeta. Siamo consapevoli delle responsabilità che derivano dall’operare su scala globale — i costi ambientali, le questioni di equità, richiedono una riflessione continua e onesta. Prima di disegnare, ascoltiamo le condizioni sociali, culturali e ambientali che già esistono. Osserviamo come le persone si muovono e si raccolgono, come il clima e le storie dei materiali hanno plasmato un luogo. L’obiettivo è sintonizzarci con ciò che è già presente di non imporre una visione. Progettare in armonia con il clima e il contesto è una forma di cura per connettere le persone al loro ambiente. I nostri principi riguardano il modo in cui prendiamo decisioni, chi includiamo, a cosa diamo priorità e dove ci rifiutiamo di scendere a compromessi. Produrre meno, fare di più: la moderazione, applicata con intenzione, è lo strumento di design più potente che abbiamo.

Lavorate a livello internazionale, in contesti culturali e geografici molto diversi. Come riuscite a mantenere un’identità coerente e riconoscibile senza imporre uno stile uniforme, ma rispettando le esigenze e le sensibilità locali?

Lavorare a livello internazionale significa confrontarsi con una consapevolezza fondamentale: l’architettura non è mai neutrale. Ogni spazio pubblico esprime un’idea di appartenenza, definisce modalità di relazione e riflette il modo in cui la vita collettiva si struttura al suo interno. Questa responsabilità progettuale si declina diversamente a seconda del contesto culturale, sociale e ambientale in cui si interviene. La coerenza non risiede nella ripetizione di un’estetica o nell’affermazione di uno stile riconoscibile, ma in un metodo fondato sull’ascolto, sul dialogo e sull’interpretazione critica del luogo. Il progetto diventa così un processo di traduzione: dalle esigenze esplicite e implicite della comunità alla configurazione spaziale,

dalla memoria del sito alla scelta dei materiali. Concetti quali privacy, collettività, ritualità e accesso assumono significati differenti nelle diverse culture.

Per questo l’obiettivo non è imporre un linguaggio formale, ma individuare ciò che, in uno specifico contesto, può essere percepito come legittimo, appropriato e dignitoso, affrontando le contraddizioni con consapevolezza e responsabilità. A Singapore, Los Angeles o Turku, le forme mutano perché mutano il clima, la luce, i ritmi urbani e le abitudini collettive. Cambiano i materiali, scelti in relazione alle condizioni ambientali e alla cultura costruttiva locale. Cambia il linguaggio spaziale, che si modella sulle specificità del luogo. L’espressione architettonica, per essere autentica, deve appartenere al contesto in cui nasce, calibrata con precisione tra identità progettuale e carattere del sito.

In tutti i vostri progetti di ogni tipo di scala - dal design di prodotto al masterplan - le persone sono sempre al centro. Quali sono le scelte progettuali concrete per ottenere questo risultato? Ogni scelta progettuale favorisce alcune persone e può svantaggiare altre. Un parco urbano è in grado di rafforzare il senso di appartenenza e attivare nuove dinamiche collettive, ma può anche contribuire allo spostamento della popolazione. Un nuovo intervento urbano può stimolare la vita pubblica, accelerando però la gentrificazione. Un approccio realmente centrato sull’essere umano acquista significato solo quando si chiarisce a chi è destinato, le scelte progettuali e le ricadute indirette. Progettare implica assumersi la responsabilità delle conseguenze, leggendo il contesto come sistema complesso di relazioni. Il metodo per progettare un oggetto quotidiano non è diverso da quello richiesto per immaginare una città. Entrambi richiedono la comprensione di come funziona un sistema, le sue pressioni, i possibili punti di rottura e di come i corpi si muovono, sostano e interagiscono nello spazio. Al Palm Springs Downtown Park, abbiamo studiato come le persone occupano lo spazio sotto il caldo estremo: quando escono, come l’ombra influenza il comportamento, la disposizione degli alberi, la profondità delle arcate, la distanza tra le sedute, tutto questo determina se qualcuno si sofferma,

entra in relazione o semplicemente attraversa lo spazio. Progettiamo per le persone nello spazio, per l’uso, la memoria e la vita sociale, non per monumenti, pur riconoscendo le pressioni professionali verso la visibilità. La nostra responsabilità è garantire che l’ambizione personale non oscuri mai lo scopo.

La progettazione dell’esperienza è un elemento centrale nel vostro lavoro. Come influisce sulle scelte architettoniche, paesaggistiche e materiche e come contribuisce a creare la sensazione di meraviglia e coinvolgimento per chi vive gli spazi?

Il design dell’esperienza è il modo in cui diamo anima a un luogo e trasformiamo uno spazio rendendolo attivo. Significa progettare non solo volumi e superfici, ma le modalità con cui il corpo e i sensi entrano in contatto con l’ambiente, prima ancora che intervenga la razionalizzazione. Nel caso della Changi Fit & Fun Zone all’interno del Changi Airport di Singapore, l’obiettivo era introdurre pause significative in un contesto dominato dal flusso continuo. In un luogo attraversato quotidianamente da migliaia di persone, la sfida era: come interrompere l’avanzamento costante? Come trasformare l’ansia del transito in un’esperienza di sosta consapevole? La risposta progettuale si è articolata attraverso strategie spaziali di compressione e rilascio, capaci di modificare ritmo e percezione. Sequenze più raccolte introducono una soglia, mentre aperture successive restituiscono ampiezza e respiro. I materiali, selezionati per la loro qualità tattile e per la capacità di assorbire o riflettere il suono, contribuiscono a costruire un microclima confortevole. La luce, calibrata non per l’esposizione commerciale ma per il benessere visivo, accompagna il movimento e orienta l’esperienza. In questo contesto, la meraviglia non assume un carattere spettacolare, ma si configura come dispositivo di rigenerazione: un momento di sospensione capace di ristabilire equilibrio tra corpo e ambiente. Un design dell’esperienza consapevole non produce soltanto immagini memorabili, ma costruisce relazioni durature tra individuo e spazio, lasciando tracce percettive che persistono ben oltre il tempo della permanenza.

Cosa pensate vi distingua come studio rispetto ad altri collettivi internazionali multidiscipli- nari? È la collaborazione interna, la narrazione spaziale, la cura dei materiali, o qualche altro elemento distintivo?

Ciò che distingue RIOS non è una singola competenza, ma la convinzione che la multidisciplinarità è un impegno, non un’etichetta. Essa influenza il nostro modo di lavorare, il nostro rapporto con i clienti e il modo in cui comprendiamo gli spazi che progettiamo. Non consideriamo architettura, paesaggio o interni come ambiti separati. Un edificio non può essere scisso dal paesaggio circostante, che a sua volta non può essere separato dall’ambiente interno. Tutto funziona come un’unica esperienza coerente. Il progetto è uno solo. I clienti partecipano come collaboratori, impariamo dalle loro storie, dai loro rituali e dalle loro aspirazioni. Progettiamo pensando ai sistemi: parchi e edifici operano all’interno di reti ecologiche, economiche e sociali che possono amplificare o annullare qualsiasi intervento. È l’equilibrio tra responsabilità sociale ed esperienza umana a distinguere il nostro studio.

Il focus sulle persone influisce anche sulle scelte materiche e tattili. Quali materiali privilegiate per migliorare il comfort, la percezione dello spazio e il benessere di chi lo vive?

Il comfort detta la scelta dei materiali. Dopo l’incendio del gennaio 2025, che ha coinvolto la California meridionale, abbiamo sviluppato RESET - un nuovo sistema progettuale per ricostruire le abitazioni e l’identità stessa del luogo. La selezione dei materiali è diventata uno strumento di riparazione psicologica. Abbiamo scelto intonaco, rovere, calcestruzzo e pietra per il loro calore, per la capacità di invecchiare con autenticità e per la loro attitudine a custodire la memoria. Ampie aperture catturano luce e ventilazione naturale. La palette materica si estende senza soluzione di continuità tra interno ed esterno, rendendo il confine tra rifugio e paesaggio permeabile piuttosto che difensivo - una condizione essenziale per comunità che stanno imparando nuovamente a fidarsi del proprio ambiente. Più in generale, progettiamo pensando al corpo: luce che varia nell’arco

della giornata, aria che si muove naturalmente, superfici che rispondono al tatto. Le superfici dure generano presenza, quelle morbide creano intimità. Non si tratta di scelte estetiche, ma di configurare atmosfere entro le quali le persone possano sentirsi a proprio agio. Il comfort autentico emerge quando l’architettura si allinea ai ritmi naturali e all’intelligenza dei materiali.

La sostenibilità oggi richiede strategie concrete e misurabili. In che modo le vostre scelte progettuali e materiche contribuiscono a ridurre l’impatto ambientale e a garantire durabilità e qualità nel tempo?

La sostenibilità è un altro modo di definire il buon progetto. I nostri antenati costruivano con risorse limitate perché comprendevano che ciò che veniva preso doveva essere restituito. Oggi questa consapevolezza è una responsabilità morale, politica ed ecologica. In termini operativi, significa privilegiare materiali locali, strategie passive di riscaldamento e raffrescamento, scelte a basso contenuto di carbonio, paesaggi capaci di sostenere la biodiversità, progettare edifici disassemblabili. La sostenibilità non riguarda il ritorno a uno stato incontaminato, ma un coinvolgimento responsabile. La riduzione del danno è spesso l’obiettivo più realistico, e riconoscere con onestà i compromessi è fondamentale per agire con integrità. Un progetto responsabile prende solo ciò che è necessario.

Che cos’è la Social Impact Initiative? E qual è il suo obiettivo?

La Social Impact Initiative (SII) è un processo integrato all’interno dello studio RIOS, avviato nel 2020 come iniziativa spontanea promossa dai collaboratori, volta a definire una cultura progettuale più consapevole e responsabile declinata attraverso i principi di diversità, equità e inclusione, sia nelle dinamiche interne sia con le comunità coinvolte nei progetti. Sul piano operativo, l’iniziativa si traduce nel sostegno a progetti pro bono, nell’attivazione di percorsi di community building e nella promozione di programmi di crescita professionale, individuale e collettiva, inclusi sistemi strutturati di mentorship, integrando i principi di equità sia nei processi organizzativi sia nelle fasi di sviluppo

Singapore Changi Airport Fit&Fun Zone
ph. Kevin Siyuan

progettuale. In questa prospettiva, l’impatto sociale non è un esito accessorio, ma una dimensione intrinseca alla pratica architettonica, che orienta scelte, relazioni e responsabilità.

I progetti legati alla SII sembrano introdurre una diversa scala di responsabilità per l’architettura. In che modo queste esperienze stanno trasformando la cultura progettuale interna allo studio e la vostra visione del futuro?

La SII ha trasformato l’approccio al progetto. Se in passato ci chiedevamo “che cosa deve fare questo spazio?” oggi ci chiediamo: chi è stato storicamente escluso o poco considerato da spazi come questo, e in che modo possiamo progettare diversamente? Stiamo inoltre sviluppando strumenti più efficaci per misurare gli esiti nel tempo, tornando sui progetti a distanza

di anni per comprendere cosa ha funzionato e cosa no. Le buone intenzioni richiedono adeguati strumenti di misurazione.

L’intelligenza artificiale è il presente. Come pensate che trasformerà il ruolo dell’architetto e il vostro lavoro, e dove credete che il contributo umano resterà davvero insostituibile?

Non è possibile prevedere con esattezza come evolverà l’intelligenza artificiale, ma è evidente che rappresenta la forza tecnologica più dirompente che abbiamo mai affrontato. La questione non riguarda più l’opportunità di integrarla nei processi, bensì la capacità di prepararsi a uno strumento che si trasforma insieme alle modalità con cui viene impiegato. L’AI amplia il campo del tecnicamente realizzabile, ma non è in grado di prendersi cura delle implicazioni sociali e

ambientali. Il compito dell’architettura è allora quello di utilizzarla per potenziare competenze ed efficienza, governandone consapevolmente gli effetti e costruendo dispositivi di controllo condivisi. Trasparenza dei processi, accessibilità degli strumenti e responsabilità collettiva diventano condizioni imprescindibili. Parallelamente, restano centrali le domande che richiedono giudizio critico, empatia, inclusione, dignità e assunzione di responsabilità – interrogativi che nessun algoritmo può sciogliere autonomamente. È opportuno realizzare questo intervento? Serve davvero costruirlo? Per chi? A quale co- sto? È in questa dimensione di consapevolezza che si colloca il senso profondo dell’architettura, è sempre stato così.

Spotify At Mateo Office ph. Jasper Sanidad

MILAN DESIGN WEEK

20-26 April 2026

Via Borgogna, 8 Milan

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Il recupero di un edificio storico si trasforma in uno spazio creativo contemporaneo dedicato alla composizione e alla produzione musicale. Materiali, luce e suono dialogano in armonia unendo qualità estetica a prestazioni acustiche professionali.

Nel cuore pulsante di Hollywood, tra la storia della musica e l’energia della West Coast, negli Stati Uniti, nasce la nuova sede di Sony Music Publishing in un edificio centenario rinnovato con cura. Un laboratorio creativo all’avanguardia, dove architettura, materiali e tecnologia acustica si fondono armoniosamente, dando vita a uno spazio contemporaneo, funzionale ed esteticamente raffinato.

L’intervento, a cura dello studio internazionale di architettura e design RIOS valorizza la struttura originale attraverso un dialogo tra il legno antico, conservato come elemento narrativo della storia architettonica

dell’edificio, e i pannelli compositi moderni, studiati per garantire isolamento acustico, riduzione delle vibrazioni e performance sonore di livello professionale. Vetri fonoisolanti, metalli lavorati con precisione e superfici riflettenti ottimizzate acusticamente completano il progetto, creando ambienti dove ogni dettaglio concorre all’armonia tra estetica e funzione. La scelta dei materiali non è solo tecnica: racconta un percorso che unisce tradizione e innovazione, calore e modernità, estetica e suono.

Lo spazio appositamente progettato per la composizione e la produzione musicale, si articola in cinque studi dedicati agli autori, sei sale d’ascolto, uno studio di registrazione principale, due cabine indipendenti e una sala relax per gli artisti.

Ogni ambiente accompagna il processo creativo in tutte le sue fasi, offrendo spazi di lavoro performanti e confortevoli. Le pareti modulari delle sale permettono molteplici configurazioni, adattandosi alle esigenze dei progetti musicali più diversi.

Un elemento distintivo della sede è la cura per le cromie e la luce naturale. La palette predilige toni neutri e caldi del legno naturale, che bilanciano superfici più scure e materiali tecnici, creando un’atmosfera elegante e accogliente.

Attraverso ampie aperture vetrate, la luce naturale investe le aree di lavoro e la cucina, incontrando la vegetazione interna che ne tempera l’intensità e conferisce leggere sfumature cromatiche, integrando la funzione illuminotecnica con l’esperienza sensoriale e percettiva dell’ambiente. Questo filtro verde genera anche una sensazione di continuità con l’esterno, come un collegamento tra il paesaggio urbano di Hollywood e gli interni.

COLLETTIVITÀ E COLLABORAZIONE

Il progetto dedica grande attenzione agli spazi condivisi, veri catalizzatori di creatività e laboratori di idee. Saloni luminosi, corridoi aperti e la “Hall of Fame”, un piccolo museo con premi e riconoscimenti dell’industria musicale, diventano punti di incontro informali, dove scambio, confronto e collaborazione si fondono spontaneamente. Compositori, artisti e team della Sony interagiscono continuamente, trasformando il quotidiano lavoro creativo in un’esperienza condivisa. Lo studio RIOS, infatti, ha messo in evidenza le nuove tendenze dei luoghi di lavoro creativi che richiedono un’adattabilità che va oltre le tradizionali configurazioni delle scrivanie. L’architettura stessa diventa uno strumento per stimolare la creatività.

La luce naturale attraversa i corridoi e le sale, le superfici riflettenti amplificano lo spazio e la percezione del volume, mentre la disposizione dei materiali guida il movimento e la circolazione tra gli ambienti.

LA MUSICA INCONTRA L’ARCHITETTURA

La sede di Sony Music Publishing non è solo un luogo di lavoro, ma un vero e proprio spazio sensoriale, dove materiali, luce e suono si integrano in modo armonico. Il legno conferisce calore e autenticità, i vetri fonoisolanti isolano senza sacrificare la trasparenza visiva, i filtri verdi temperano la luce naturale e collegano gli interni all’esterno, e il metallo e le superfici riflettenti valorizzano le linee architettoniche. Ogni ambiente diventa una stanza musicale, un laboratorio dove l’ispirazione trova la sua casa. La combinazione di spazi individuali e aree comuni, unita all’attenzione ai materiali, ai colori e alla luce, crea un ecosistema dove innovazione, estetica e funzionalità convivono, definendo nuovi standard per gli spazi dedicati alla creatività musicale.

LOACKER GALAXY Heinfels

Cent’anni di storia diventano l’occasione per ripensare radicalmente uno dei luoghi simbolo del marchio attraverso un progetto architettonico focalizzato sul dualismo materico.

ph. ©Marco Cappelletti ENG

Per celebrare il centenario del noto wafer alla nocciola, Loacker ha affidato allo studio altoatesino MoDusArchitects la completa riconfigurazione del flagship store di Heinfels, in Austria. Uno spazio che va ben oltre la funzione commerciale e si configura come vero fulcro identitario dell’azienda: un punto di contatto diretto tra il marchio e il pubblico, capace di attrarre visitatori da tutto il mondo e di registrare, soprattutto durante la stagione estiva, oltre 3.500 presenze al giorno.

Il progetto curato dalla practice, guidata da Matteo Scagnol e Sandy Attia, è intervenuto in modo esteso sugli ambienti esistenti, prevedendo il totale rinnovamento del café e dell’area retail al piano terra, così come del laboratorio di pasticceria situato immediatamente al di sopra della caffetteria. A questi spazi si è aggiunta la progettazione di un nuovo padiglione di servizio con area esterna adiacente. Ne è scaturito un sistema unitario e riconoscibile, rinominato a tal proposito Loacker Galaxy: un universo architettonico concepito per celebrare le radici familiari del brand e, allo stesso tempo, proiettarne l’identità verso il futuro.

“Loacker Galaxy rappresenta la nostra prima incursione nel mondo del retail. Grazie a scelte spaziali curate, all’uso espressivo dei materiali e a sorprendenti variazioni di scala, il progetto condensa la vasta offerta di Loacker in un luogo riconoscibile, emozionante e generoso, capace di evocare lo stesso stupore e meraviglia che un bambino prova entrando in un negozio di caramelle”.

Sandy Attia e Matteo Scagnol, co-fondatori MoDusArchitects

All’interno, strutture di grande scala e dal carattere deciso sono accompagnate da una combinazione vivace di materiali, ridefinendo completamente l’esperienza spaziale del flagship store. Il risultato è un ambiente energico e immersivo, in cui il rosso iconico di Loacker viene reinterpretato e valorizzato in una nuova chiave espressiva.

DIALOGO MATERICO

A costruire il racconto del progetto ha contribuito in particolar modo l’approccio materico adottato dallo studio. Negli interni, il dialogo serrato tra legno e acciaio inossidabile diventa il filo conduttore di un’identità che tiene insieme passato e presente: da un lato le radici di una piccola azienda familiare profondamente legata all’Alto Adige, dall’altro l’evoluzione in una realtà industriale globale. Il calore e la matericità del legno rimandano a un sapere artigianale consolidato nel tempo, mentre la precisione e la lucentezza dell’acciaio inox richiamano l’efficienza tecnologica e l’avanguardia degli impianti produttivi contemporanei.

Al piano terra, gli ambienti della caffetteria e del negozio, pur mantenendo identità distinte, sono unificati da un soffitto a cassettoni in legno, rilettura astratta della texture del wafer, che introduce una nota calda in contrasto con le superfici esistenti in pietra dai toni grigi e freddi. All’ingresso della caffetteria, un bancone scultoreo in acciaio inox accoglie i visitatori e anticipa il linguaggio materico che caratterizza anche gli arredi metallici distribuiti all’interno dello spazio.

Il negozio si configura come una vera e propria “galassia di sapori”, in cui dieci totem in acciaio inox costruiscono una scenografia di forte impatto, pensata per valorizzare l’ampia varietà dei prodotti Loacker. Ogni elemento è montato su una colonna girevole in acciaio, sollevata di 30 cm dal pavimento, che consente la rotazione dei totem e offre infinite possibilità di allestimento. Le dimensioni generose delle scaffalature a griglia (257 × 362 cm) amplificano la percezione di abbondanza. Sullo sfondo di questa “foresta dinamica” di colonne metalliche, un mobile “pick & mix” arricchisce ulteriormente l’esperienza, grazie a scomparti verticali che espongono in modo ordinato e

accattivante una vasta selezione di dolci. Al livello superiore, il laboratorio di produzione dei wafer invita i visitatori a partecipare attivamente alla creazione dei propri dolci, all’interno di uno spazio dalla caratteristica forma a “pillola”, in continuità formale con il padiglione e con il bancone della caffetteria sottostanti. Il cambio di quota, insieme alla presenza di un grande lampadario a disco, conferisce all’ambiente un carattere quasi teatrale, permettendo a familiari e amici di osservare dall’alto le fasi di preparazione dei celebri wafer Loacker. Le superfici in legno nero, utilizzate per armadiature e corrimano, definiscono il perimetro dello spazio e creano un contrasto deciso con il pavimento in piastrelle rosse, ulteriormente enfatizzato dai tavoli in acciaio inox.

Una nuova serra vetrata mette in relazione la caffetteria con gli spazi esterni, dove sorgerà il futuro “Giardino delle Nocciole”, comprensivo di un’area giochi per bambini pensata per estendere l’esperienza Loacker anche all’aperto. Parte integrante degli interventi esterni, il nuovo padiglione funziona come una soglia, separando il parcheggio dalla caffetteria all’aperto e offrendo un’anticipazione della palette materica e delle forme scultoree che caratterizzano gli interni.

Grazie alla trasformazione ideata da MoDusArchitects dove i materiali divengono perno progettuale, il flagship store Loacker ha rinnovato la propria immagine, affermandosi come luogo di riferimento per il brand e i suoi estimatori.

FINLANDIA HALL Helsinki

Una nuova pelle in marmo di Lasa per la conservazione di un’icona architettonica finlandese.

Originariamente progettato da Alvar Aalto e completato nel 1971, il Finlandia Talo di Helsinki rappresenta uno dei manifesti più emblematici del Modernismo nordico, diventato riferimento architettonico e culturale per l’intero Paese. Proprio la rilevanza dell’imponente edificio e la centralità del suo involucro materico hanno reso necessario nel tempo un confronto diretto con le prestazioni della facciata esterna, elemento identitario del progetto. L’involucro nativo in marmo di Carrara ha infatti evidenziato progressivi limiti di durabilità rispetto alle condizioni climatiche di Helsinki: già negli anni Novanta si era proceduto alla sostituzione di numerosi pannelli, per poi giungere, dopo decenni di esposizione agli agenti atmosferici, alla decisione di avviare un intervento sulla facciata complessiva. La direzione architettonica è stata affidata a Teemu Tuomi dello studio Arkkitehdit NRT Oy, con l’obiettivo di conservare l’estetica iconica definita da Aalto introducendo al contempo una soluzione più resistente e affidabile nel lungo periodo. Il rifacimento è stato quindi impostato secondo un approccio rispettoso e filologico, mantenendo il dialogo materico e il contrasto visivo con il granito nero dell’edificio, fattori centrali della composizione originale. In questo contesto, Lasa Marmo, azienda specializzata nella fornitura di pietra naturale per progetti edilizi di prestigio, ha curato produzione e posa della nuova facciata in marmo LASA BIANCO NUVOLATO®. Il materiale è stato selezionato per la capacità di coniugare fedeltà estetica e prestazioni tecniche elevate, restituendo coerenza formale all’edificio, rafforzandone il valore architettonico e aggiornandone le performance strutturali con le esigenze contemporanee.

LA SCELTA DEL MARMO LASA BIANCO NUVOLATO®

Nel 2000, l’Istituto Nazionale Svedese di Prova e Ricerca (RISE) ha lanciato il progetto di ricerca UE TEAM (Testing and Assessment of Marble and Limestone) insieme ad altri 16 istituti di ricerca di nove Paesi europei con l’obiettivo di studiare i meccanismi di deformazione e perdita di resistenza delle facciate in marmo e calcare e sviluppare degli standard europei. La ricerca, che si è protratta fino al 2005, ha fornito risultati preziosi sulla resistenza dei materiali e sui metodi di prova standardizzati. Grazie alla sua esperienza, il RISE è stato chiamato come consulente per il progetto Finlandia Talo. Il LASA BIANCO NUVOLATO® estratto da Lasa Marmo dalla cava bianca di Lasa è stato così sottoposto a test approfonditi. Sulla base dei risultati ottenuti e di esempi di facciate rivestite in passato con il marmo di Lasa, è stato stabilito che la durata di vita del materiale corrisponde ad almeno 50 anni e che il cosiddetto effetto bowingdeformazione tipica di molti marmi - si verifica solo entro tolleranze molto ristrette. Elementi, che hanno orientato la scelta verso questa peculiare tipologia di marmo per l’importante progetto finlandese, confermando come le sue proprietà tecniche e l’elevata resistenza al gelo lo rendano particolarmente adatto a facciate esterne in climi rigidi, garantendo al contempo continuità estetica e prestazioni durature nel tempo.

L’INTERVENTO SULL’INVOLUCRO

Il lavoro di ristrutturazione della facciata esterna ha previsto la rimozione delle vecchie lastre di marmo e la loro sostituzione con nuove lastre in marmo di Lasa: un passo decisivo per la conservazione di questo capolavoro architettonico. Per il progetto sono stati utilizzati in totale 6.800 metri quadrati di marmo.

Gli elementi della facciata in LASA BIANCO NUVOLATO® sono stati realizzati in pannelli dello spessore di 3 cm e rifiniti con una superficie levigata. Particolare attenzione è stata prestata alla garanzia della qualità: la stabilità e la durata del marmo sono garantite da continui test sui materiali e da misurazioni della velocità degli impulsi ultrasonici (UPV) di ciascuno dei circa 12.000 componenti della facciata.

Il programma di garanzia ha inoltre permesso la completa tracciabilità della catena di produzione, dall’estrazione nella cava alla produzione dei pannelli della facciata. Già nella cava, i blocchi sono stati controllati e localizzati con precisione. Durante la lavorazione sono stati eseguiti controlli di qualità continui. Tutti i pannelli della facciata sono stati disposti in un capannone oscurato dello stabilimento di Lasa, per garantire condizioni di luce costanti.

La realizzazione così ottenuta valorizza l’involucro originale di Aalto, dettando al contempo nuovi standard per la ristrutturazione sostenibile degli edifici sottoposti alla tutela delle Belle Arti.

Lasa Marmo è specializzata nella fornitura di pietra naturale di alta qualità per progetti edilizi e architettonici d’alta gamma. Dalla sua costruzione nel 1928, l’area dello stabilimento nel circondario di Bolzano, sviluppato su 55.000 m2 di superficie, rappresenta l’ultimo anello della catena del valore del pregiato marmo bianco delle cave della Val di Lasa. Con le più moderne macchine di lavorazione, il laboratorio di scalpellini per lavorazioni speciali, il reparto di imballaggio, seghe a telaio e seghe per taglio grezzo (a filo), il marmo di Lasa viene trasformato da blocchi grezzi in materiale da costruzione di pregio destinato ad un mercato internazionale.

Milano

L’unione di due appartamenti crea un ufficio di 220 m² dove il colore guida il percorso, tra corridoi immersivi e spazi fluidi con arredi vintage e contemporanei. Carta da parati e dettagli grafici introducono contrasti e narratività negli interni.

ph. Stefania Zanetti, Matteo Bellomo

Due corridoi cromatici, uno blu notte e l’altro marrone, definiscono la nuova identità dell’ufficio dell’agenzia di PR e comunicazione mm studio, progettato da Flatwig Studio nel cuore di Milano. Situato in un palazzo degli anni Trenta, lo spazio nasce dall’unione di due appartamenti e dalla volontà di creare un sistema distributivo fluido, in cui la circolazione interna diventa essa stessa protagonista.

L’abbattimento della parete divisoria non è stato solo un intervento funzionale, ma un’opportunità per progettare percorsi dinamici, mantenendo due ingressi indipendenti e costruendo nuove soglie visive. I corridoi, speculari e distinti, diventano dispositivi di orientamento e rela-

zione: il primo, immerso in un intenso blu notte, esalta il pattern geometrico della pavimentazione originale in graniglia; il secondo, avvolto in un marrone caldo, regala un’atmosfera raccolta e intima. Queste direttrici cromatiche trasformano i passaggi in veri elementi di continuità e dialogo tra le unità originarie.

Il progetto bilancia una varietà cromatica vibrante con arredi contemporanei e inserti vintage, generando un paesaggio interno coerente e sorprendente. Pur trattandosi di un ambiente lavorativo, gli spazi mantengono un carattere accogliente, quasi domestico, favorendo scambi, creatività e convivialità. Gli interni conservano e valorizzano le caratteristiche originali dell’edificio:

soffitti alti, pavimenti in graniglia e parquet, creando un dialogo costante tra memoria storica e linguaggio contemporaneo. Il primo piano ospita le aree operative, showroom dedicati al beauty e al lifestyle, sale riunioni e spazi condivisi; il quarto piano, invece, funge da ambiente espositivo per collezioni di moda e accessori, consolidando la natura ibrida tra ufficio e spazio creativo.

PERCORSO E ATMOSFERE

Varcando il primo piano, l’esperienza interna si costruisce come un itinerario immersivo. In entrambi gli ingressi la luce, calibrata attraverso punti luminosi a parete e lampade da terra, accompagna progressivamente il visitatore verso le diverse funzioni operative.

Il corridoio si apre su un’area condivisa, dove postazioni di lavoro, librerie in metallo e una zona lounge dai colori accesi definiscono un ambiente dinamico e informale. Il salotto centrale diventa cuore relazionale dell’ufficio, favorendo incontri spontanei e scambi creativi.

Da qui, un ufficio più raccolto con pareti completamente verdi offre un’atmosfera concentrata e intima. L’arredo ridotto all’essenziale — una madia vintage con dettagli art déco e top coordinato — diventa elemento iconico e punto focale dello spazio.

Il percorso continua scandito dal colore. Nella stanza dedicata al comparto grafico, le pareti in verde acido a mezza altezza dialogano con il parquet a

spina, introducendo un linguaggio visivo deciso e contemporaneo. Poco oltre, lo showroom e sala riunioni principale, avvolti in un caldo rosso mattone, creano ambienti scenografici e accoglienti. Al centro, un tavolo quadrato anni Sessanta con top in vetro nero e base geometrica blu ottanio diventa fulcro compositivo e presenza scultorea, conferendo forza e carattere alla sala.

SUPERFICI NARRATIVE

La carta da parati si conferma elemento distintivo e narrativo del progetto, capace di introdurre contrasti e momenti di sorpresa lungo il percorso. La nuova sala meeting, cuore dell’estensione, si distingue per una forte identità

visiva: una parete laterale è rivestita con carta da parati rosa, con ballerine in tutù bianchi e dettagli cromatici, comunica dinamismo e leggerezza, in contrasto con il rigore del tavolo centrale.

Il disegno, volutamente ironico e inaspettato, è un elemento di leggerezza all’interno di uno spazio istituzionale, richiamando simbolicamente i concetti di connessione e interazione propri dell’ambiente riunioni.

Il tema della carta da parati si estende anche alla stanza del pranzo, dove motivi floreali dallo spirito pop e gioioso creano un’atmosfera distensiva, coerente con la funzione di pausa e convivialità. Il percorso termina nell’ufficio della fondatrice, che un tempo era la cucina, dove le pareti e il soffitto

dialogano con le piastrelle originali bianche e azzurre, mentre la scrivania rosa sfumata di grigio e la libreria arancione introducono un carattere personale e distintivo.

L’uso calibrato della carta da parati e della componente cromatica definisce l’identità visiva degli interni e contribuisce a creare un racconto coerente e stratificato. Il risultato è un ufficio di 220 m² in cui la sequenza degli spazi diventa esperienza immersiva, capace di coniugare funzionalità, memoria storica e linguaggi contemporanei, trasformando ogni angolo in un piccolo racconto architettonico.

EDIFICIO MULTIFUNZIONALE

Educazione, mobilità e sviluppo territoriale integrati in una struttura chiara e definita che diventa un nuovo segno identitario del paese: un punto di riferimento che risponde alle esigenze del presente e guarda al futuro. ENG

BARBIANO
ph. Oskar Da Riz

La conformazione geografica e la pendenza del territorio hanno guidato la progettazione dell’edificio, realizzato interamente in legno e caratterizzato da un vivace verde che ridefinisce l’ingresso al paese. Il complesso multifunzionale ospita una scuola dell’infanzia, un asilo nido, un ristorante per bambini, l’ufficio turistico e nuovi collegamenti pedonali. Siamo a Barbiano, in Alto Adige, provincia di Bolzano, dove la topografia ha imposto agli architetti di Roland Baldi Architects una stratificazione orizzontale delle funzioni. In un unico volume, il progetto racconta una storia di accoglienza verso il paese e di cura per il territorio, offrendo, attraverso la scuola dell’infanzia, una visione rivolta al futuro.

ACCOGLIERE IL VISITATORE: L’INGRESSO ALLA CITTÀ

Il complesso si articola in due edifici indipendenti posti su lati opposti della strada: sul lato a monte trovano spazio la scuola dell’infanzia, l’asilo nido, il ristorante per bambini e un’area giochi protetta; sul lato opposto si colloca l’ufficio

turistico con i servizi igienici pubblici. A questo è collegata una torre con scala e ascensore, che garantisce ai visitatori e agli abitanti del paese un accesso senza barriere architettoniche dal parcheggio interrato al centro dell’abitato.

L’intero complesso poggia su un’autorimessa sotterranea a due piani, realizzata in precedenza. Il principio del “costruire sul costruito” genera così una composizione stratificata che nasce direttamente dalla topografia e stabilisce una relazione chiara con il paesaggio.

SPAZI PER L’APPRENDIMENTO: L’EDIFICIO DELLA PEDAGOGIA

Gli architetti hanno progettato spazi aperti, flessibili e tematici, pensati per favorire un processo educativo basato sul movimento e sull’apprendimento autonomo.

Le aule tradizionali lasciano spazio a grandi ambienti che stimolano creatività e scoperta. Materiali chiari, luce naturale e legno locale definiscono un’atmosfera serena: pavimenti oliati, arredi in legno massiccio, colori tenui e soffitti fonoassorbenti creano ambienti calmi e accoglienti particolarmente adatti ai bambini. I corridoi diventano piccole isole d’incontro, spazi di sosta, luoghi di gioco o nicchie private che arricchiscono la quotidianità pedagogica. Al primo piano interrato, che emerge verso valle ed è illuminato dalla luce naturale, si trovano due aule di gruppo e il ristorante per bambini con cucina.

Al piano terra sono collocati un ulteriore gruppo della scuola dell’infanzia e l’asilo nido, con aula gioco, stanza per il ripo-

so, angolo tè, guardaroba, servizi igienici e terrazza interna. L’ultimo piano ospita una sala polifunzionale per il movimento con accesso diretto allo spazio giochi esterno protetto.

DIALOGO CON IL TERRITORIO:

UFFICIO TURISTICO E SERVIZI

Sul lato opposto della strada si trova il nuovo ufficio turistico, un volume indipendente che include sportello informazioni e servizi igienici accessibili per i visitatori. All’ufficio turistico è collegata la torre con scale e ascensore, che assicura un collegamento verticale dal parcheggio interrato fino al centro del paese. Un ponte sulla strada, collega il paese alla scuola dell’infanzia: il primo ingresso avviene alla sala polifunzionale al primo piano, poi proseguendo fino al piano terra.

SVILUPPO ORIZZONTALE

La forte pendenza del terreno ha imposto una stratificazione orizzontale delle funzioni: dai locali tecnici nel basamento alle aree pedagogiche, fino alla copertura concepita come spazio esterno sicuro per i bambini. Un solido basamento in cemento ancora l’edificio al pendio, da cui si eleva il volume architettonico in legno. La facciata, rivestita con assi verticali in legno verniciati di verde, rende l’edificio riconoscibile già da lontano e gli conferisce una presenza autonoma, marcando con forza l’ingresso al paese.

SOSTENIBILITÀ: UN EDIFICIO PER IL PRESENTE E IL FUTURO

L’edificio è stato realizzato secondo lo standard CasaClima Gold. I pannelli fotovoltaici producono energia sostenibile, mentre il riscaldamento avviene tramite una pompa di calore supportata da un impianto di ventilazione controllata. Il progetto fa parte del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) ed è stato finanziato dall’Unione Europea nell’ambito di NextGenerationEU.

LUCE, SPAZIO E MATERIALI

La progettazione del complesso multifunzionale di Barbiano mostra come luce, spazio e materiali possano trasformare l’esperienza educativa e urbana. La luce naturale favorisce benessere, concentrazione e comfort visivo. Gli spazi sono flessibili e articolati: grandi aree aperte, corridoi concepiti come isole di incontro e terrazze sicure stimolano movimento, interazione e creatività. I materiali locali e sostenibili, come il legno massiccio, i pavimenti oliati e i soffitti fonoassorbenti, garantiscono calore, comfort acustico e durabilità, integrando estetica e funzionalità in armonia con il contesto circostante.

ph. John Alunan

Living Beauty

Toronto

La tradizione delle antiche spezierie viene rielaborata dallo studio Odami per definire uno store in cui soluzioni modulari e superfici materiche ridisegnano l’esperienza della consulenza beauty.

Nel corso della storia, le antiche farmacie e spezierie hanno rappresentato luoghi sospesi tra curiosità e cura, spazi densi di ritualità in cui il sapere si traduceva in gesto e relazione. Ambienti spesso caratterizzati da boiserie in legno scuro, dettagli elaborati e una miriade di piccoli cassetti colmi di contenuti invisibili, pensati per offrire un servizio intimo e personalizzato, spesso mediato da un bancone che separava, e al tempo stesso metteva in relazione, chi curava e chi veniva accolto. È a partire da questa tipologia tradizionale che lo studio di architettura canadese Odami ha forgiato l’identità del primo spazio retail fisico del marchio Living Beauty, reinterpretando in chiave attuale un modello del passato e adattandolo alle esigenze di un luxury beauty

retailer orientato all’ascolto dei clienti. Situato nel quartiere Christie Pits di Toronto, lo store Living Beauty è infatti concepito come un luogo dedicato alla consulenza one-to-one, dove il rapporto diretto con le persone diventa centrale. A supporto di questa visione, il progetto ruota attorno a un grande bancone avvolgente che diviene cuore dello spazio e ne definisce la dimensione sociale. Questo elemento, vero fulcro distributivo e funzionale, è affiancato da tavoli espositivi in Corian dal design essenziale, che introducono un linguaggio pulito e contemporaneo senza sottrarre centralità all’esperienza del visitatore. Lungo il perimetro, una sequenza di nicchie leggermente arcuate scandisce il ritmo della metratura. Questi vani ospitano i prodotti

e integrano un generoso sistema di cassetti per lo stoccaggio delle scorte, dando vita a una composizione modulare che risulta al tempo stesso efficiente e visivamente incisiva. Il riferimento al mondo delle spezierie è evidente, ma viene rielaborato attraverso un approccio aggiornato: le nicchie abbandonano ogni nostalgia decorativa per affidarsi a sistemi flessibili, tecniche costruttive lineari e materiali performanti, come l’acciaio verniciato a polvere delle mensole che conferisce leggerezza e precisione allo schema complessivo. In netto contrasto con il legno scuro delle storiche farmacie, gli arredi su misura adottano una tonalità argillosa chiara, pensata come sfondo uniforme e neutro per valorizzare prodotti e branding. Questo sistema di

falegnameria è associato a superfici in marmo Breccia Oniciata, utilizzate per trasformare ogni nicchia in un vero e proprio banco di servizio. La pietra naturale introduce una dimensione materica sofisticata, capace di attribuire autorevolezza agli spazi dedicati alla consulenza.

A completare la composizione intervengono rivestimenti arrotondati, lavorati con smussature alle estremità, che generano un pattern geometrico tridimensionale, ritmico e continuo ideale per accompagnare il percorso del visitatore.

Il tema della curvatura ritorna anche nel disegno del pavimento, caratterizzato da un motivo concentrico realizzato con piastrelle in gres porcellanato effetto terracotta. La superficie accompagna il movimento all’interno dello store, disegnando una traiettoria fluida che attraversa l’intero spazio e culmina nella zona centrale. Qui, la composizione del pavimento rafforza l’asse visivo verso la soglia che segna il passaggio dall’area retail a quella dedicata ai trattamenti, sottolineando la continuità progettuale tra le due funzioni.

Oltre la vetrata in vetro cannettato, la spa Living Beauty riprende in modo discreto il linguaggio del negozio, introducendo però un’atmosfera più raccolta e orientata al benessere. L’area reception, intima e giocosa, funge da filtro tra la stimolazione visiva dello spazio vendita e la dimensione rarefatta della

zona trattamenti. Per definire le singole cabine, Odami ha progettato un volume compatto caratterizzato da grande brillantezza: un cubo lucido che riflette la luce e dialoga con le boiserie specchiate, le applique vintage e l’illuminazione indiretta, contribuendo a creare corridoi luminosi e percettivamente ampliati.

La finitura color menta di questa struttura aggiunge una nota inattesa, offrendo un contrasto fresco e deciso rispetto alla palette calda dominante nell’intero negozio.

Attraverso lo schema materico e distributivo, il progetto è così in grado di indagare il rapporto tra estetica e funzionalità di uno spazio retail contemporaneo, al contempo restituendo alla tradizione un ruolo attivo all’interno di un concept di design più avanzato.

“Pur attingendo alla struttura classica delle antiche farmacie, lo spazio evoca e prende ispirazione anche da altri ambienti e stili del passato, integrando elementi rétro come apparecchi luminosi vintage e vetro cannettato con cornici cromate.

Abbiamo voluto essere interpretativi, sperimentali e giocosi nel richiamo al passato, lasciando ampio respiro a un linguaggio squisitamente contemporaneo. Lo store è collocato all’interno di un edificio industriale vincolato, con grandi colonne e soffitti lasciati a vista, elementi che non abbiamo cercato di mascherare.

Abbiamo reinterpretato la tipologia dell’apothecary in questo contesto post-industriale per creare un ambiente accattivante e nuovo ma come designer percepiamo un forte desiderio di maggiore connessione negli ambienti retail: la farmacia tradizionale era centrata sulla consulenza personale, e abbiamo rafforzato quel modello servendoci di un approccio progettuale al passo con i tempi.

Abbiamo puntato molto sul motivo concentrico del pavimento, i rivestimenti a tamburo e le nicchie espositive che creano profondità e catturano l’attenzione del visitatore focalizzandoci su una geometria semplice ma incisiva.”

Odami

ENG
ph. Giuseppe Gradella

MATERIA TERAPEUTICA

MANTOVA

Un ambulatorio di osteopatia dove l’architettura non si limita a contenere la cura, ma la anticipa attraverso un uso consapevole dei materiali e dei loro comportamenti.

Nel progetto firmato da Archiplan Studio, l’ambulatorio supera la funzione primaria per configurarsi come dispositivo spaziale capace di orientare la percezione e incidere sullo stato psicofisico del paziente ancor prima del contatto terapeutico. Il dialogo con i materiali è diretto. Le superfici sono mostrate nel loro “grado zero”, prive di finiture aggiuntive e riportate a una condizione essenziale.

LA VERITÀ DELLA MATERIA

Lo spazio di 180 m² complessivi si articola in due ambiti distinti, la zona d’attesa e area operativa. È la pavimentazione a definire la prima gerarchia percettiva. La continuità della resina accompagna l’ingresso e l’area di accoglienza, garantendo igiene, uniformità e controllo visivo. Progressivamente, il larice sbiancato introduce una variazione sensoriale. Il calore del

legno segna il passaggio verso una dimensione più intima. Non si tratta di una semplice differenza cromatica, ma di una scelta progettuale che guida il movimento, e accompagna la transizione da ambienti condivisi a spazi più intimi. I pannelli in Aquaroc, a base cementizia sono volutamente installati al contrario, lasciando visibili timbri di produzione e marcature industriali. Ciò che normalmente verrebbe nascosto diventa texture, ritmo grafico e narrazione dello spazio. Alcuni pannelli sono perforati per favorire il ricambio d’aria secondo una matrice che richiama il Braille. Stecche a doppia tonalità, a sezione triangolare, scendono dal soffitto come membrane leggere, reagendo ai movimenti d’aria e al passaggio delle persone. Non dividono, ma modulano. L’ambulatorio evita partizioni rigide e privilegia continuità fluida tra accoglienza e area professionale, preservando la dimensione comunitaria nel rispetto della privacy.

ARREDI COME CONTINUITÀ STRUTTURALE

La coerenza dell’intervento si estende agli arredi disegnati da Archiplan Studio. Il tavolo d’ingresso, completamente smontabile e trasportabile il laminato stratificato è utilizzato di costa: la superficie nobile resta celata, mentre emerge la sezione interna del materiale, rivelandone la composizione. Panche in acero, sedute leggere, dettagli in Corten nelle fioriere esterne completano l’insieme. Ogni elemento dichiara la propria natura costruttiva, senza sovrastrutture.

MATERIA COME MEMORIA

Nell’area operativa, la materia si fa ancora più essenziale. Le pareti in cemento sono lasciate allo stato originario, con segni dei casseri, fori di armatura e scritte di cantiere. Le tracce del processo costruttivo accolte, trasformandosi in superficie narrativa. Un sottile tubo in ferro che scende dal soffitto e termina in un rubinetto, diventa un’installazione acustica.

Una goccia d’acqua cade ritmicamente ogni trenta secondi su una grata metallica a filo pavimento. Il suono cadenzato diventa parte integrante del progetto che costruisce l’atmosfera. L’isolamento sonoro e la rarefazione visiva generano una condizione di sospensione predisponendo il corpo all’ascolto.

UN FILTRO TRA CITTÀ E COMUNITÀ

Verso l’esterno, la facciata in pietra Santafiora è affiancata da lame verticali in Corten e fioriere che funzionano come filtro urbano. Lo studio si inserisce nel tessuto cittadino con discrezione, costruendo una soglia che accompagna il passaggio dal rumore pubblico a una dimensione raccolta.

La materia, ancora una volta, diventa strumento di relazione: tra interno ed esterno, tra individuo e comunità, tra struttura e cura.

LA SOGLIA COME ELEMENTO RELAZIONALE

Il passaggio verso l’area clinica è affidato a un grande portone scorrevole - in parte a battente - in lamiera galvanizzata anodizzata, trattata con bagni acidi che ne alterano i riflessi, avvicinandoli alle tonalità dell’ottone. La componente industriale resta evidente: putrella a vista verniciata di bianco, ruote e perni dichiarano il meccanismo. La soglia di attraversamento è resa protagonista. All’altezza della maniglia, la lamiera è traforata con brevi messaggi in Braille. Non indicazioni funzionali, ma brevi frasi poetiche che permettono di percepire la “voce” dello spazio attraverso il tatto.

“Abbiamo lasciato la materia nella sua forma più autentica, talvolta persino ruvida. È questa brutalità dichiarata a trasformare lo spazio in una scatola magica, sorprendentemente raffinata. Qui l’architettura è un’ossatura esposta: travi, superfici, meccanismi restano visibili. L’osteopata lavora sulla struttura del corpo per restituirgli equilibrio; allo stesso modo, la struttura dell’architettura diventa fondamento e misura dell’armonia dello spazio”.

Archiplan Studio

EDITOR’S

CHOICE

new in town

Kastamonu

VIAROMEA

Scopriamo i segreti di Viaromea, la nuova collezione di superfici firmata Kastamonu che trasforma i materiali industriali in vero e proprio design contemporaneo. Per comprendere a fondo l’identità, la ricerca materica e la visione che guidano questo progetto, abbiamo intervistato Esat Ozoguz, Direttore Generale di Kastamonu Italia.

Qual è il concetto alla base di Viaromea e in che modo si differenzia dalle altre linee Kastamonu?

Viaromea è stata concepita come una collezione con una forte identità, non semplicemente come una gamma di decorativi. Il concetto ruota attorno all’idea di un viaggio, un viaggio nella cultura italiana, nell’estetica e nel design delle superfici. Più di altri prodotti Kastamonu, che sono maggiormente orientati al prodotto o alle prestazioni, Viaromea è guidata dal concept (concept-driven). Integra storytelling, identità italiana, ricerca estetica e cultura dei materiali in un sistema coerente di superfici. Non si tratta solo di offrire nuovi decorativi, ma di creare un linguaggio riconoscibile e un posizionamento distinto che parli a designer e architetti a un livello culturale ed emotivo, e non solo tecnico.

Per garantire un sistema estetico completo, Viaromea non si limita ai soli pannelli decorativi: la collezione è sviluppata insieme a bordi abbinati e laminati coordinati, creando soluzioni di superficie perfettamente allineate. Per la prima volta, questi bordi e laminati coordinati sono distribuiti direttamente da Kastamonu Italia, permettendo a designer e produttori di rifornirsi di un intero pacchetto estetico coerente da un unico partner, con totale coerenza di colore, texture e linguaggio di design.

Come interpreta oggi Viaromea il dialogo tra materiali industriali e design contemporaneo?

base industriale come il truciolare riciclato in superfici che portano con sé valore di design, profondità estetica e significato culturale. È un dialogo in cui la tecnologia e l’efficienza produttiva incontrano la texture, la ricerca sul colore e la sensibilità del design contemporaneo.

A cosa si ispira la collezione?

La collezione è ispirata all’identità italiana nel suo senso più ampio: paesaggi, architettura, materiali, artigianato e il modo italiano di interpretare la bellezza attraverso la semplicità e l’equilibrio. Non si tratta di stereotipi, ma di atmosfera, proporzioni, cultura dei materiali ed eleganza senza tempo. Traiamo ispirazione anche dagli interni contemporanei, dalle tendenze internazionali del design e dal modo in cui le persone vivono e utilizzano gli spazi oggi: in modo più fluido, più ibrido, più guidato dalle emozioni.

Quali decorativi o texture di Viaromea suscitano il maggiore interesse tra i designer?

I designer sono particolarmente attratti dai decorativi ispirati ai materiali: effetti pietra, texture naturali, legni morbidi e superfici che risultano autentiche anziché artificiali. C’è un forte interesse per le texture visivamente calme ma ricche di dettagli, superfici che non dominano uno spazio, ma gli conferiscono profondità e carattere. I toni neutri, i colori della terra e le finiture naturali e raffinate sono particolarmente apprezzati.

Che ruolo giocano la sostenibilità e l’innovazione nei prodotti Kastamonu e, in particolare, in Viaromea?

Per noi la sostenibilità non è una facciata di marketing, è una parte strutturale della nostra strategia industriale. In Viaromea, la soste- ENG

Viaromea è la nostra risposta all’idea che i materiali industriali non debbano più avere un aspetto industriale. Oggi i designer desiderano materiali che siano affidabili, stabili e adatti alla produzione su larga scala, ma anche espressivi, raffinati ed emotivamente coinvolgenti. Con Viaromea, trasformiamo un materiale di

nibilità parte dal materiale stesso: truciolare riciclato, prodotti certificati e conformità agli standard internazionali come CARB, UBA e REACH. Ma l’innovazione va oltre. A livello di gruppo, attraverso il nostro centro di ricerca e sviluppo a Istanbul, stiamo sviluppando nuovi materiali sostenibili come pannelli a base di caffè, pannelli in canapa e Pureboard, a zero emissioni di formaldeide. Viaromea rappresenta il punto di incontro tra sostenibilità, innovazione industriale e cultura del design in un prodotto tangibile.

Come si è evoluta la domanda di superfici da parte dei designer italiani negli ultimi anni? Cosa richiedono più di frequente?

Oggi i designer italiani sono molto più consapevoli e selettivi. Chiedono materiali sostenibili, certificati e trasparenti in termini di processi produttivi, ma vogliono anche una forte estetica. C’è una crescente domanda di texture autentiche, colori naturali, finiture morbide e superfici con un’identità. Cercano materiali in grado di supportare lo storytelling nei progetti, e non solo le prestazioni tecniche. Allo stesso tempo, sebbene questa ricerca di autenticità sia molto forte, notiamo anche un crescente apprezzamento per superfici più sperimentali e ibride: decorativi che non sono la riproduzione letterale di un materiale reale, ma piuttosto una sua interpretazione. I designer apprezzano sempre di più le superfici uniche, non convenzionali e “di mezzo”, in cui le ispirazioni del legno, della pietra, dei minerali e dell’astratto si fondono in nuovi linguaggi visivi. Questi materiali ibridi consentono una maggiore libertà creativa e aiutano gli architetti a costruire identità spaziali più distintive e contemporanee.

Quali nuove tendenze vede emergere nel mondo delle superfici nel 2026?

Vediamo un forte orientamento verso l’onestà dei materiali: superfici che sembrano e risultano reali al tatto, non artificiali. I materiali circolari diventeranno più centrali e le tendenze estetiche si sposteranno verso palette più tenui, texture tattili, finiture a bassa brillantezza e un uso più architettonico delle superfici. Ci sarà anche una maggiore richiesta di personalizzazione e di sistemi di design modulari. In particolare, stiamo notando un crescente interesse per quelle che definiamo “superfici ibride”, materiali che si collocano tra mondi

materici diversi e che non possono essere chiaramente assegnati a una singola categoria tradizionale. Si tratta di superfici che combinano riferimenti e linguaggi, come pattern ispirati alla pelle fusi con texture in pietra, o effetti minerali mescolati a strutture tessili. I designer sono sempre più attratti da queste superfici ibride e non classiche perché offrono una maggiore libertà creativa e consentono di creare identità spaziali più contemporanee, fluide e distintive.

In che modo Kastamonu collabora con designer e studi di architettura per creare soluzioni su misura?

Cerchiamo di lavorare a stretto contatto con designer, architetti e studi attraverso processi di co-sviluppo. I professionisti desiderano personalizzazione, flessibilità e un’esperienza su misura.

Questo avviene grazie al Design Center di Kastamonu Italia a Pesaro, dove supportiamo attivamente i professionisti nello sviluppo di

nuovi progetti fin dalle primissime fasi. Grazie alle tecnologie digitali del progetto Digilab (Digital Printer), siamo in grado di affiancare architetti e designer fin dalla fase embrionale di un progetto.

Ciò significa supporto tecnico, campionature, decorativi personalizzati, texture su misura e sviluppo di superfici specifiche per il progetto. Non ci consideriamo solo un fornitore, ma un partner di sviluppo, supportando i designer dal concept alla produzione. Questo approccio

collaborativo sta diventando sempre più importante nei progetti complessi, specialmente nel contract e negli interni personalizzati.

Quali sono alcuni progetti o installazioni recenti in cui Viaromea ha avuto un ruolo significativo?

Sebbene Viaromea sia una collezione e un marchio giovane, siamo molto entusiasti di vedere che già nel 2026 stanno prendendo forma progetti interessanti che la coinvolgono.

Diverse aziende esporranno alcuni elementi decorativi della collezione all’interno dei loro allestimenti al Salone del Mobile 2026, dimostrando la loro fiducia e il loro interesse per il nostro progetto. Significa molto per noi che queste aziende abbiano creduto in Viaromea, e l’abbiamo davvero fatta nostra integrandola in diversi progetti di interior design.

Aria | MUTINA

Nel panorama del design contemporaneo, la superficie ceramica smette di essere un semplice rivestimento, per trasformarsi in un elemento scultoreo e spaziale. Con la collezione Aria, disegnata da Ronan Bouroullec per Mutina, si inaugura un nuovo modo di concepire la parete, che diventa “vuoto da abitare”. “L’idea dietro ad Aria non è quella di coprire, ma di creare un ritmo – un disegno, una composizione. È una partitura musicale pensata appositamente per la ceramica”, spiega il designer francese. La collezione si declina attraverso una griglia aperta e flessibile, capace di conferire una profondità visiva e un respiro inedito agli interni. Dal punto di vista materico e compositivo, Aria è un rivestimento tridimensionale realizzato in grès porcellanato non smaltato con terre colorate a

tutta massa. Il sistema si basa su tre elementi essenziali: due listelli sagomati (Strip S e Strip L) e un elemento circolare di connessione (Button). Questa essenzialità geometrica permette infinite configurazioni spaziali. La palette cromatica asseconda questa delicatezza espressiva con cinque tonalità opache e rigorose: White, Chalk, Earth, Arctic e Olive.

Oltre alla valenza estetica, il progetto riflette una forte attenzione all’ambiente: il materiale è totalmente privo di emissioni V.O.C., rispettando i parametri della sostenibilità contemporanea.

Con Aria, Mutina e Bouroullec ridefiniscono il concetto di wall installation, trasformando la ceramica in pura vibrazione visiva.

Grigliato Dune | MICHELETTO

La crescente impermeabilizzazione dei suoli urbani ha reso centrale il tema delle pavimentazioni drenanti. La difficoltà di assorbimento delle acque meteoriche incide sull’equilibrio idrologico dei territori e aumenta il carico sulle reti di smaltimento, soprattutto nei contesti ad alta densità.

In parallelo, l’estensione di superfici minerali compatte contribuisce all’innalzamento delle temperature superficiali, con effetti diretti sul microclima urbano. In questo scenario il progetto dello spazio esterno richiede superfici capaci di integrare funzione tecnica e qualità compositiva. Grigliato Dune si inserisce in questa ricerca proponendo un sistema modulare in calcestruzzo drenante che affronta simultaneamente aspetti idraulici, ambientali e formali.

Il sistema è basato su un unico modulo caratterizzato da una geometria organica che supera la rigidità delle griglie tradizionali.

Il disegno delle aperture è studiato per garantire continuità strutturale e adeguata resistenza al carico, mantenendo al tempo stesso un’elevata capacità drenante.

L’alternanza tra pieni e vuoti genera una superficie ritmica, capace di reagire alla luce in modo variabile durante l’arco della giornata. Il modulo è disponibile in sei colorazioni e consente la personalizzazione delle fughe attraverso l’inserimento di graniglie di marmo o inerti di diversa natura.

Questa possibilità permette di calibrare l’inserimento del sistema nel contesto paesaggistico, lavorando su coerenze cromatiche o contrasti controllati in relazione ai materiali circostanti.

La modularità semplifica la posa e rende il prodotto adatto sia a percorsi pedonali sia ad ambiti carrabili, in contesti residenziali, pubblici o produttivi.

La funzione primaria di Grigliato Dune è la

permeabilità. La configurazione del modulo favorisce l’infiltrazione dell’acqua nel sottosuolo, contribuendo alla riduzione del deflusso superficiale e al contenimento del sovraccarico delle infrastrutture idrauliche.

Accanto all’aspetto drenante, la presenza di superfici aperte e la possibilità di utilizzare riempimenti naturali incidono sul comportamento termico della pavimentazione. I fenomeni di evapotraspirazione associati ai materiali di riempimento contribuiscono alla riduzione delle temperature superficiali rispetto alle superfici completamente impermeabili, offrendo un supporto alle strategie di mitigazione dell’effetto isola di calore. Il sistema si inserisce così in una progettazione outdoor orientata alla gestione integrata delle acque meteoriche e al controllo del microclima.

La valutazione ambientale di una pavimentazione riguarda anche le modalità di produzione e la gestione del fine vita.

Grigliato Dune è realizzato attraverso un processo produttivo a freddo che elimina l’impiego di forni di cottura, con una conseguente riduzione delle emissioni associate alla trasformazione del materiale. L’energia utilizzata proviene da fonti rinnovabili.

Il prodotto è riciclabile al 100% a fine ciclo vita, caratteristica che ne facilita l’inserimento in interventi orientati ai criteri della bioarchitettura e dell’economia circolare.

Grigliato Dune propone quindi una soluzione drenante in calcestruzzo che integra requisiti tecnici, controllo compositivo e attenzione al ciclo di vita.

Nel progetto contemporaneo dello spazio aperto, la pavimentazione torna a essere una componente strategica, capace di incidere sulle prestazioni ambientali e sulla qualità percettiva dell’intervento.

Capital | KÄHRS®

Fondata nel 1857 a Nybro, nel cuore della regione boschiva dello Småland nel sud della Svezia, Kährs è oggi tra i produttori di pavimenti in legno più antichi e longevi in attività.

Con quasi 170 anni di storia alle spalle, l’azienda ha saputo trasformare una profonda radice artigianale e una conoscenza intima della materia prima in una realtà globale, oggi presente in oltre 70 nazioni con soluzioni adatte a ogni tipologia di progetto architettonico.

La progettazione degli spazi nell’interior design non può prescindere da due elementi chiave come l’estetica e la salubrità degli ambienti. Kährs interpreta questa necessità proponendo superfici che si pongono come basi neutre e naturali, capaci di creare un’armonia visiva e sensoriale all’interno della casa.

A supporto di questa filosofia c’è un approccio produttivo rigoroso: l’azienda svedese è tra le realtà di settore con il maggior numero di certificazioni ambientali a livello internazionale, un dato che si traduce in pavimentazioni concepite per rispettare l’ecosistema e garantire un’alta qualità dell’aria negli spazi chiusi.

Un’espressione emblematica di questo equilibrio tra natura e modernità è la collezione Capital. Questa linea è stata pensata per fondere la calda matericità tipica dello stile scandinavo con il rigore estetico e la pulizia formale dei contesti urbani metropolitani.

Non a caso, le singole declinazioni della serie prendono il nome da alcune delle più importanti capitali europee (Dublin, Paris, Berlin, Prague).

Dal punto di vista visivo e materico, la collezione si fa notare per una selezione del legno particolarmente elegante, caratterizzata dall’assenza di nodi.

Questa pulizia estetica, unita al grande formato delle plance e a finiture superficiali che esaltano l’autenticità delle venature del rovere, permette di creare pavimentazioni fluide e continue. È una superficie di grande fascino che agisce da quinta scenica per valorizzare la luce naturale e gli elementi d’arredo scelti per la stanza.

Unendo l’eredità della lavorazione svedese alle tendenze abitative più attuali, Kährs continua a proporre il pavimento in legno come una componente architettonica senza tempo, che connette il passato al futuro del vivere domestico.

Rovere Dublin

La collezione MIRO di Energieker interpreta la matericità contemporanea attraverso superfici equilibrate e sofisticate, pensate per dialogare con i linguaggi dell’architettura attuale. Il gres porcellanato diventa così uno strumento progettuale capace di coniugare essenzialità formale e profondità visiva, offrendo soluzioni versatili adatte sia agli spazi indoor sia agli ambienti outdoor.

La presenza di formati spessorati consente inoltre di creare una continuità estetica coerente tra interno ed esterno, ampliando le possibilità applicative della collezione.

Elemento centrale della proposta è l’ampia palette cromatica, articolata in 14 tonalità che attraversano una gamma di neutri dai registri più caldi a quelli più freddi.

Una varietà pensata per offrire ai progettisti grande libertà compositiva, permettendo di modulare le atmosfere e costruire ambienti dal carattere contemporaneo, nei quali la materia diventa protagonista dello spazio.

MIRO si sviluppa inoltre attraverso un sistema completo di formati, affiancato da decori e brick che introducono ritmo, texture e tridimensionalità alle superfici. Elementi progettati per ampliare le possibilità compositive e per caratterizzare pareti e volumi con accenti grafici e materici capaci di conferire identità agli ambienti.

Alla base della ricerca di Energieker vi è anche un’attenzione concreta verso i temi della sostenibilità. L’azienda presidia direttamente i processi produttivi con l’obiettivo di ottimizzare l’impiego delle risorse e ridurre gli sprechi. Un approccio che si traduce in superfici ceramiche durevoli e affidabili, pensate per accompagnare nel tempo l’evoluzione dei progetti architettonici.

Papel | GIANA DESIGN

Nata da una virtuosa collaborazione con l’azienda Inkiostro Bianco, e resa possibile grazie al network di Archipelago per “Fare Casa”, la nuova carta da parati Papel firmata Giana Design rappresenta una sintesi perfetta tra estetica e studio della percezione.

Nel campo dell’architettura e del design, il progetto Giana Design, nato da un’idea visionaria dell’architetto Viviana del Naja, porta avanti una ricerca approfondita sulla complessa relazione che lega la luce alla materia. L’obiettivo primario di questo approccio è il benessere mentale dell’individuo, trasformando l’osservatore in un protagonista attivo e consapevole all’interno dello spazio abitativo.

Questi nuovi rivestimenti parietali vanno oltre il concetto tradizionale di carta da parati e si configurano come un vero e proprio dialogo tra neuroscienza, colore e spazio. Il design diventa uno strumento attivo di benessere psicofisico, inserendosi in un percorso di continua ricerca e sperimentazione sui materiali che, negli anni, ha spaziato dal legno, al metallo, fino ad arrivare oggi alla fibra di carta.

La collezione Papel si declina in tre affascinanti varianti cromatiche, pensate per dialogare con diverse tipologie di ambienti e necessità.

Due di queste declinazioni sono state appositamente studiate per stimolare la mente dei più piccoli. L’utilizzo audace di colori pop – come il fucsia accostato al salmone, o il lilla abbinato al verde mela, ha lo scopo di favorire l’interazione, la creatività e il gioco infantile. Questo dinamismo cromatico trova il suo perfetto equilibrio grazie all’inserimento di toni più scuri e intensi che ammorbidiscono e bilanciano l’impatto visivo complessivo. La terza variante, invece, propone un decoro più “soft” e classico: giocando su accostamenti dalle tinte tenui, si rivela la scelta ideale per infondere eleganza e tranquillità ad ambienti come camere da letto e saloni.

Ma il vero elemento distintivo di Papel lo troviamo nel suo innovativo studio grafico. Il pattern a strisce, unito alla calcolata alternanza dei colori, crea una sorprendente illusione di tridimensionalità su una superficie intrinsecamente bidimensionale. Il netto accostamento tra chiaro e scuro simula la presenza di luce e ombra, ingannando l’occhio e restituendo alla vista una geometria vibrante che ricorda una scultura triangolare tridimensionale.

Incanto | SELF STYLE

Self Style, brand di Keradom che interpreta in modo originale l’utilizzo della ceramica in piccoli formati per consentire massima libertà compositiva ai professionisti del progetto, presenta la collezione di superfici in gres porcellanato Incanto che unisce armoniosamente minimalismo e decorativismo. Nata per “sedurre lo sguardo” e avvolgere gli spazi promuovendo un’atmosfera calda e ricercata, la gamma propone otto tonalità che spaziano dalle più intense ed evocative alle più chiare e luminose, declinate nei versatili e contemporanei formati ceramici 6x25 cm, 12,5x25 cm e nel nuovo 12,5x12,5 cm, un quadrato compatto che amplia le possibilità compositive e rafforza la vocazione modulare della serie. In aggiunta, il decoro Grani è una pioggia di graniglie multicolore che si posa con leggerezza su ogni pezzo, rendendolo irripetibile: un dettaglio che esalta l’artigianalità e conferisce unicità ad ogni posa. La linea è così concepita per dare vita a pareti vibranti di luce e materia, lasciando ampio respiro alle possibilità di personalizzazione per rispondere a svariate esigenze di progettazione e invitando a sperimentare e giocare con le sfumature.

Nel progetto contemporaneo degli interni, la qualità dello spazio si costruisce sempre più attraverso la continuità delle superfici. Boiserie, porte complanari ed elementi funzionali tendono a integrarsi nell’architettura, superando la distinzione tra rivestimento e componente tecnica per diventare parte di un unico sistema materico.

In questo scenario DORSUM® introduce una tecnologia che consente di trasformare superfici planari in rivestimenti tridimensionali personalizzati, traducendo texture e disegni in rilievi continui applicabili a diversi materiali, dal legno all’alluminio fino al vetro e ai compositi.

Texture e rilievi definiscono ritmo e profondità, contribuendo a costruire l’identità architettonica degli ambienti e introducendo una dimensione tattile nel progetto degli interni.

La tecnologia DORSUM® trova applicazione nelle boiserie integrate, dove pannellature decorative, porte filo muro e accessi tecnici condividono lo stesso linguaggio superficiale, rafforzando la coerenza dell’intervento architettonico.

Le superfici risultano compatibili con diverse tipologie di finituravernici, polveri e resine - e consentono l’impiego di materiali certificati e prodotti a basso impatto ambientale.

La tridimensionalità permette inoltre di integrare segnaletica tattile ed elementi in Braille, contribuendo a migliorare l’accessibilità degli spazi.

Photo Courtesy: ARBI

MAG | BOOK | 1-2026

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