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MaterialiCasa Mag-Book 3/2024

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“L’artwork riflette l’idea che l’esistenza umana e la natura non siano entità separate, ma piuttosto componenti di un flusso continuo e interconnesso, in cui ogni elemento influenza e modella l’altro.

Proprio come le stagioni si susseguono in un ciclo perpetuo e i paesaggi si evolvono adattandosi alle forze naturali, anche lo spirito umano si trasforma e trova armonia nei ritmi e nelle strutture della terra.”

PEOPLE

Akb Architects

Skidmore, Owings & Merrill

ORAstudio

Nou Group

Caspar Schols

DOM Arquitectura

DAAA Haus

Michela Curetti

Luca Compri

Bladidea Architetti

Bio-architecture Formosana

Tips Architects

Andrés Jaque

monovolume architecture + design

DFA Partners

Boffa Petrone & Partners

VSHD Design

Deerns Italia

Alaa Negm

Iosa Ghini Associati

Anidride Design

ph. Doublespace

WHISTLING WIND ISLAND

Un complesso abitativo rivestito con scandole di cedro trattato si mimetizza con uno dei territori più impervi del Canada grazie ad una progettazione sostenibile curata dallo studio Akb Architects.

Pointe Au Baril rappresenta uno dei paesaggi più suggestivi del Canada. Situato a tre ore di distanza da Toronto, è noto per gli spettacolari arcipelaghi precambriani che costellano la Georgian Bay, le cui rocce formano canali stretti e tortuosi, tanto complessi da rendere la navigazione difficile persino ai marinai più esperti.

Tra le isole abitate più remote si trova Whistling Wind Island, circondata da acque aperte con livello variabile ed esposta a condizioni climatiche spesso imprevedibili. In questa cornice sorge un cottage progettato dalla practice Akb Architects, articolato in un raggruppamento di edifici, ognuno proporzionato alla dimensione dell’acro su cui si erge. Quattro strutture a falda rivestite di scandole di cedro argentate sembrano così galleggiare nello scenario, fondendosi armoniosamente con le pietre circostanti.

La principale abitazione è collocata nel punto più alto dell’isola, mentre una dependance, una sauna e un deposito per barche con una piccola palestra sono distribuiti su vari affioramenti rocciosi, collegati tra loro da passerelle lignee che assecondano il profilo naturale del terreno. Al contrario di molte case estive progettate per sfruttare un’unica visuale panoramica, questo complesso è circondato da ampie verande e camminamenti che permettono una vista a 360 gradi. Le forme asimmetriche delle strutture seguono peraltro l’andamento del territorio pietroso creando una consonanza perfetta con l’ambiente naturale. In questo contesto, non vi è una netta distinzione tra ingressi anteriori o posteriori poiché le vetrate scorrevoli dissolvono ogni senso di orientamento tradizionale, permettendo agli abitanti di muoversi liberamente tra interni ed esterni.

MATERIALI NATURALI

Il cuore del cottage principale, sviluppato su circa 170 metri quadrati, è un ampio spazio aperto che ospita cucina, sala da pranzo e soggiorno. A dominare la stanza è un maestoso camino in granito di Muskoka, mentre le pareti rivestite di assi di cedro sbiancate riecheggiano la linea dell’orizzonte, un elemento costante che unisce cielo e acqua nel peculiare paesaggio locale. Le stesse assi di legno, utilizzate anche per il soffitto a doppia falda, conferiscono all’ambiente un tocco contemporaneo, pur richiamando le tradizionali forme architettoniche delle case rurali del posto.

Lo stesso approccio stilistico è riscontrabile anche nella dependance, rivestita internamente con lo stesso legno naturale, dalle pareti ai pavimenti fino al soffitto. All’esterno, tutti gli edifici sono rivestiti senza soluzione di continuità in cedro, una soluzione materica che attribuisce al complesso abitativo resistenza, coerenza estetica e cromatica con il territorio e un aspetto monolitico unicamente interrotto dagli infissi, quasi intagliati nel volume stesso. Questa impostazione restituisce un effetto di solidità, visiva ed effettiva, garantendo alle costruzioni la necessaria resilienza per fronteggiare anche gli elementi atmosferici più estremi.

PROGETTAZIONE SOSTENIBILE

La progettazione del complesso abitativo sulla Whistling Wind Island ha affrontato con rigore

le sfide della sostenibilità. Entrambi i principali edifici sono stati costruiti sulle fondamenta di strutture preesistenti, riducendo al minimo l’impatto del nuovo costruito.

Le vetrate a triplo strato consentono un naturale controllo termico, favorendo una ventilazione incrociata che rinfresca l’indoor. Le finestre incassate, intervallate sulla facciata, sono invece protette da sporgenze scolpite nella massa dell’edificio stesso, garantendo ombra durante i caldi mesi estivi e riducendo l’accumulo di calore solare. I caminetti a legna rappresentano l’unica fonte di riscaldamento, eliminando la necessità di impianti meccanici di riserva. Anche la gestione dell’acqua è stata attentamente studiata dal team di architetti: rubinetti a basso flusso limitano l’uso di acqua e la Georgian Bay funge da “vasca da bagno” naturale. Un sistema

di acqua calda senza serbatoio, attivato solo su richiesta, riduce ulteriormente i consumi, mentre una doccia esterna offre un’alternativa per lavarsi direttamente con l’acqua del lago. Per rispettare l’ambiente, l’illuminazione esterna è stata completamente eliminata, lasciando che la luce interna illumini dolcemente i camminamenti e che il cielo notturno rimanga incontaminato. La permanenza stessa su Whistling Wind Island è legata ai cicli naturali del lago: la possibilità di abitare i cottage ha durata breve e termina quando il ghiaccio inizia a formarsi, interrompendo l’accesso alle isole. Durante l’inverno, sono state previste coperture in alluminio che si abbassano per proteggere le finestre, mentre i pontili galleggianti vengono rimossi per preservare le strutture dai rigidi climi invernali.

ph. Adrià Goula

02 MO.CA

Una casa mobile autosufficiente in legno

lamellare

Sviluppata da un team di studenti e ricercatori del Master in Advanced Ecological Buildings & Biocities (MAEBB) dell’Institute for Advanced Architecture of Catalonia, la casa mobile ecologica si avvale di materiali naturali a “chilometro zero” e tecniche di costruzione digitale proponendosi come una delle più interessanti sperimentazioni progettuali sostenibili nel segmento crescente delle mobile-home.

Innovative e flessibili, le case mobili sono emerse negli ultimi anni come ingegnosa risposta alle esigenze abitative contemporanee, combinando design moderno, sostenibilità e versatilità. Spesso mini, le abitazioni non stanziali portano inoltre con sè una riflessione profonda sui materiali utilizzati, a sempre minor impatto sull’ambiente e particolarmente indicati per aumentare l’efficienza della struttura: legni certificati, acciai leggeri, pannelli isolanti eco-compatibili, rivestimenti riciclabili e soluzioni tecniche all’avanguardia stanno così ridefinendo l’idea stessa di costruzione sostenibile. L’attenzione alla performance energetica, alla riduzione dell’impronta ecologica e all’autonomia, fa delle mobil-home intriganti alternative abitative che guardano al futuro, adattandosi non solo allo spazio ma anche al territorio, alle sue risorse finite e alle variazioni nei comportamenti umani, in altrettanta evoluzione.

La ricerca dell’autosufficienza e l’attitudine allo spostamento, ad esempio, hanno recentemente accelerato il passo, trainati dal mutamento degli stili di vita e dalla consapevolezza riguardo i cambiamenti climatici, con la conseguente necessità di costruire residenze resilienti e, nei casi più esemplari, non dipendenti dai combustibili fossili.

Proprio questo tema ha incoraggiato l’ideazione e la realizzazione di un prototipo di casa mobile in legno lamellare a km zero con perni, da parte di un team di studenti e ricercatori nell’ambito del Master in Advanced Ecological Buildings & Biocities di Valldaura Labs, all’Istituto di Architettura Avanzata della Catalogna (IAAC).

MO.CA (Mobile Catalyst), progettata per ospitare due persone, è dotata di servizi domestici essenziali ed è rivestita interamente in materiale ligneo locale, tagliato in modo sostenibile nei pressi della struttura dei Laboratori di Valldaura dello IAAC, all’interno del Parco Naturale di Collserola, e lavorato completamente in loco. La costruzione è pensata per consentire anche lo svolgimento di altre funzioni nel suo corpo centrale, diventando ora spazio per concerti ed eventi, ora una biblioteca o un luogo di incontro.

NOMADISMO, AUTOSUFFICIENZA E OTTIMIZZAZIONE

La parte del progetto dedicata al tema della mobilità ha fatto scaturire profonde discussioni sul nomadismo e sul sostentamento collettivo, sollevando una serie di domande: Quali possono essere i benefici di una casa mobile? Può dare un contributo all’ambiente circostante? Un edificio mobile potrebbe facilitare la collaborazione e la condivisione delle conoscenze? In seguito a queste riflessioni, è stato proposto un design rigenerativo capace di connettere, raccogliere e condividere risorse all’interno di reti.

Il progetto è stato ampliato rispetto alla definizione iniziale di “abitazione” per arrivare al concetto di “facilitatore di coinvolgimento esperienziale”, ovvero un “catalizzatore mobile”, e per questo motivo è stato nominato MO.CA. I vincoli progettuali principali riguardavano il rimorchio utilizzato per trasportare la casa e le normative locali. La soluzione che è stata trovata prevede una piattaforma di lunghezza 5,4 metri e larghezza 2,4 metri sulla quale viene poggiata la casa di altezza 3,6 metri.

La casa mobile è composta da due cosiddette “toolboxes” o “cassette degli attrezzi”, strutture robuste e saldamente ancorate che conten-

gono attrezzi e superfici progettati per permettere le varie attività nella parte centrale, battezzata la “camera di reazione”. La Cassetta degli Attrezzi A (o Cassetta degli Attrezzi di Servizio) è quella più pesante e si trova nella parte anteriore del rimorchio. Contiene tutti i servizi necessari per il funzionamento della casa: cucina, zona doccia, bagno e un armadietto per il sistema elettrico e quello dell’acqua.

La Cassetta degli Attrezzi B (o Cassetta degli Attrezzi delle Attività) contiene superfici e attrezzi che aiutano a rendere operativo lo spazio centrale. Sul lato della Cassetta degli Attrezzi B è presente una porta d’ingresso che serve come accesso principale quando la facciata è chiusa. Le pareti delle Cassette degli Attrezzi sono costruite in pannelli di legno lamellare con perni (DLT) dello spessore di 4 cm, una soluzione che evita l’utilizzo di adesivi convenzionali tossici e mantiene il potenziale per un riutilizzo circolare.

La facciata della casa mobile è costituita da due strati complementari: una serie di porte in vetro e una facciata in tessuto. Insieme, questi elementi permettono di regolare il grado di chiusura dello spazio centrale in base alle condizioni atmosferiche, all’ora del giorno e alle attività svolte all’interno. Le quattro porte di vetro su ogni lato sono progettate per poter stare aperte, semiaperte o chiuse. Quando sono chiuse, lo spazio centrale è protetto dall’ambiente esterno.

Quando sono aperte, il confine tra interno ed esterno scompare. Nello specifico, lo strato esterno è costituito da un’intelaiatura leggera in legno ricoperta da un tessuto di cotone resistente all’acqua, fissato con una corda intrecciata. Sui due lati lunghi, la facciata scorre e si ripiega grazie a un sistema di carrucole.

La casa mobile ricava tutta l’energia di cui necessita dal sole ed è in grado di funzionare autonomamente per 24 ore senza bisogno di ricarica. La maggior parte dei consumi energetici proviene dalle attività multimediali svolte all’interno e da alcuni elettrodomestici essenziali. L’involucro in tessuto leggero posizionato sul tetto ospita tre pannelli solari monocristallini flessibili e leggeri, collegati a un inverter MultiPlus (che può essere anche connesso a una rete esterna) e a una batteria di backup. L’interno e l’involucro vengono illuminati da strisce LED, creando un effetto luminoso che mette in risalto l’involucro di tessuto.

Il soppalco ospita due letti (o “ripiani per dormire”), sfruttando la verticalità delle Cassette degli Attrezzi. Uno dei letti può essere ampliato per accogliere due persone grazie ad un materasso allungabile. Una scaletta mobile è fissata al bordo della struttura del letto e può essere inclinata per facilitare l’accesso.

La cucina è dotata di un lavabo, un fornello monofuoco e cassetti sotto

il piano di lavoro. Sono presenti anche un frigorifero e spazi per appendere gli utensili. Sulla parete della cucina si trovano gli indicatori di livello della batteria e dell’acqua del serbatoio. Il bagno consiste in una toilette a secco e una zona doccia. La toilette a secco compostabile non prevede l’uso di acqua per lo sciacquone, eliminando così la produzione di acque nere tranne quelle derivanti dalla cottura e dalla pulizia. In questo modo si evita il problema del loro smaltimento e trattamento. L’acqua della doccia viene raccolta in un bacino e conservata nel serbatoio delle acque grigie. Successivamente, viene filtrata e pompata nel serbatoio dell’acqua riciclata per essere reintrodotta nel sistema. Il trattamento avviene attraverso un sistema di filtraggio a tre stadi, seguito da un filtro UV. Le maniglie dei rubinetti consentono di selezionare acqua proveniente o dal serbatoio dell’acqua potabile o da quella del serbatoio dell’acqua riciclata, a seconda degli usi. Inoltre, un raccordo permette di utilizzare acqua da fonti esterne. Tutti i serbatoi dell’acqua sono collocati sotto il pavimento e collegati al rimorchio, in modo da liberare spazio per altri impianti.

Il sistema funziona con una batteria da 12 V ricaricata dall’energia solare, che alimenta tre pompe di circolazione. Per facilitare la manutenzione, i serbatoi sono provvisti di sensori a sfera galleggiante e di indicatori di livello dell’acqua.

UN ARREDAMENTO FLESSIBILE

La Cassetta degli Attrezzi B è dotata di un armadio progettato per contenere i mobili su misura. Quando vengono posizionati all’esterno, questi mobili “ravvivano” lo spazio, rendendolo adatto a ospitare diverse attività come un ufficio, laboratori, mostre o concerti. Sono pieghevoli e progettati in modo da occupare uno spazio minimo in questa piccola abitazione. Sono molto leggeri e realizzati in legno, tessuto e perni. La configurazione completa prevede un tavolo, 6 sgabelli, 2 sedie lounge e 6 “Fab-kit”. Un paio di cinghie in tessuto sono utilizzate per fissare i mobili durante il trasporto della casa mobile. Anche le ante dell’armadio sono realizzate in legno e tessuto per garantire la massima leggerezza. Non mancano nemmeno dei Fab-kit che contengono una cassetta di pronto soccorso, un estintore e uno spazio per libri, scarpe, biancheria e altri oggetti, e sono posizionati dietro la scala del soppalco e presso la porta d’ingresso. Inoltre, tre scale d’ingresso possono essere riposte sotto la casa quando non sono in uso.

BEHIND THE SCENES

Dalla fibra naturale al rivestimento

Nel dietro le quinte del saper fare si celano i colti gesti con cui le laboriose maestranze artigiane esprimono la propria abilità, plasmando minuziosi manufatti che trasformano la materia grezza in opere sartoriali per interni. Un processo affascinante e quasi ipnotico, agli occhi dei profani, scandito da ritmi lenti e precisi che, dalla raccolta alla cardatura, dalla filatura fino alla torsione, traghettano ogni fibra verso un risultato dalla sapiente irregolarità, appannaggio esclusivo del fatto a mano d’alta gamma.

È dunque un viaggio lontano - dalle logiche della produzione di massaquello che ci invita a intraprendere il marchio francese di rivestimenti murali e tessili CMO Paris, che segue e osserva le consce movenze dei suoi artigiani nelle Filippine, interpreti di tessuti ispirati ai filamenti naturali provenienti da tutto il mondo, dalla rafia all’abaca, dal buri al rattan. Un suggestivo racconto a ritroso che giunge alla stoffa ripercorrendo ogni fase della sua lavorazione manuale, nobilitandola come portavoce di una rispettosa collaborazione tra natura e uomo.

Così, tra le maglie di un sistema che riscopre a passi talvolta lenti l’interesse per le origini e l’incanto di una ponderata e artigianale qualità, i riflettori si spostano di diritto su volti e mani, depositari da generazioni di competenze tecniche tramandate con dedizione.

ph. Ar. Ekansh Goel © Studio Recall

04 KEMPEGOWDA

INTERNATIONAL AIRPORT

Karnataka

Immaginato come un “terminal in un giardino”, il progetto del nuovo T2, completato da un altrettanto inedito hub di transito e firmato

Skidmore, Owings & Merrill, reinventa radicalmente l’esperienza aeroportuale creando uno spazio trasversale che enfatizza la cultura e il paesaggio naturale di Bengaluru con la complicità di un design sostenibile e lungimirante.

L’apertura del Terminal 2 dell’aeroporto internazionale di Kempegowda (BLR Airport), segna un momento di trasformazione per lo stato del Karnataka, nell’India meridionale. Situato a Bengaluru, una delle città più grandi del paese, il nuovo terminal progettato dallo studio statunitense Skidmore, Owings & Merrill (SOM), si estende su 255.000 metri quadrati e non solo contribuisce ad aumentare la capacità annuale dell’aeroporto, con un flusso di 25 milioni di passeggeri, bensì inaugura anche un’esperienza aeroportuale radicalmente innovativa: il nuovo hub di transito, unito a uno spazio all’aperto che funge sia da centro eventi che da area commerciale, reinterpreta il ruolo stesso che un aeroporto può svolgere in una città, anche grazie alla sua caratterizzazione fortemente green.

Attraversando l’ingresso e giungendo fino ai gate, il terminal si presenta infatti come un luogo a misura d’uomo e profondamente legato alla natura, al cui interno ed esterno sono dislocati veri e propri giardini accompagnati da materiali naturali.

Rivestito in mattoni, bambù ingegnerizzato e vetro, il terminal è costituito nello specifico da una serie di edifici interconnessi, circondati da un’area outdoor paesaggistica progettata in collaborazione con Grant Associates e i designer Abu Jani/Sandeep Khosla. Questo “terminal nel giardino” evoca e si allinea con l’immagine stessa di Bengaluru, conosciuta come “garden city” indiana. Per i viaggiatori in arrivo, il paesaggio verdeggiante ben introduce dunque il ricco scenario del Karnataka, mentre per i passeggeri in partenza permane come coerente ricordo della città. Grazie a questo collegamento con la natura, il progetto ripensa così il linguaggio architettonico omogeneo di molti aeroporti nel mondo.

LAYOUT E GREEN DESIGN

La struttura che ospita gli 11 gate è separata dal complesso principale, dove si trovano gli arrivi, le strutture per il check-in, i controlli di sicurezza, il ritiro bagagli e un padiglione commerciale. Questi due blocchi sono collegati da una vasta “cinta forestale” esterna, caratterizzata da una vegetazione rigogliosa, sentieri tortuosi su più livelli e padiglioni a due piani rivestiti in bambù, ispirati alle tradizionali tessiture di canna indiane. Una rete di ponti e passerelle esterne offre ai passeggeri in partenza uno spazio rilassante e riflessivo, lontano dal tipico trambusto di un aeroporto internazionale.

Una varietà di piante sospese e lucernari che filtrano la luce attraverso delicati reticoli di bambù, rendono questi spazi sensoriali e suggestivi. Il layout è di forma ortogonale, che si distingue dalla comune struttura a tetto curvo degli aeroporti, con lunghe gronde che ombreggiano i cordoli e si estendono con eleganza

all’interno del terminal. Le colonne dell’edificio sono composte da quattro elementi in acciaio rivestiti in bambù, che veicolano il motivo del reticolo fino al pavimento, aumentando il senso di luce e di apertura all’interno dello spazio.

Gli arredi, rivestiti in rattan intrecciato tradizionale, insieme al granito marrone avorio di provenienza locale, conferiscono al terminal un’atmosfera calda e accogliente, spesso assente nelle grandi infrastrutture pubbliche.

Nella parte commerciale del complesso, cascate ispirate ai corsi d’acqua del Karnataka diventano punti focali distintivi, migliorando al contempo la temperatura interna.

LEGGEREZZA, EFFICIENZA E OTTIMIZZAZIONE

Il Terminal 2 è stato progettato con due obiettivi principali: raggiungere la sostenibilità attraverso l’efficienza strutturale e l’economia attraverso la modularità. Il risultato ottenuto vede ad esempio protagonista uno dei tetti più leggeri al mondo, a parità di entità, realizzato interamente con materiali prodotti localmente e costruito con tecnologie di costruzione del posto.

Il tetto sopra le aree check-in e vendita al dettaglio è sostenuto da telai in acciaio a lunga campata, con colonne in acciaio distanziate di 18 metri, rivestite in bambù e collegate tra loro.

Considerata poi la costante evoluzione del settore dell’aviazione, la coerenza della griglia di colonne garantirà la massima flessibilità per adattarsi a future modifiche.

Il sistema strutturale delle aree dei gate utilizza capriate a lunga campata, che mantengono liberi i passaggi pedonali e le linee visive, spostando le colonne lungo i bordi. L’edificio principale è costruito su una griglia uniforme di telai in cemento armato, con spazi più ampi e privi di colonne nelle sale ritiro bagagli e arrivi, migliorando la funzionalità nelle aree con maggiore traffico pedonale.

In tutto il terminal, il design strutturale è stato concepito per integrare lucernari, fioriere sospese e un paesaggio a più livelli, sia all’interno che all’esterno.

Per quanto riguarda la parte anteriore del Terminal 2, un nuovo hub di transito multimodale di 123.000 metri quadrati funge da fulcro per l’intero aeroporto. Questo spazio a forma di “T”

su due livelli, dotato di parcheggi, servizio taxi, aree di ride sharing e una stazione della metropolitana e degli autobus al piano inferiore, è situato nel cuore dell’aeroporto. Con il Terminal 2 a est, il Terminal 1 a nord-ovest e l’hotel dell’aeroporto a sud-est, questa area si presenta come nodo centrale che collega tutte le strutture dell’aeroporto, rendendolo completamente percorribile a piedi grazie a ponti pedonali sopraelevati.

Oltre a unificare l’aeroporto BLR e a integrarlo nell’infrastruttura di Bengaluru, il nuovo hub introduce anche un inedito e multifunzionale tipo di spazio per un aeroporto, a immagine e somiglianza di un “villaggio” dove residenti e viaggiatori possono trascorrere del tempo.

L’aspetto e l’atmosfera dello spazio riflettono l’essenza del Terminal 2, con una copertura traslucida ad alte prestazioni in acciaio leggero, sormontata da un lucernario in vetro e acciaio sopra l’ingresso della stazione della metropolitana. I giardini del terminal si estendono fino all’hub e ai terreni circostanti.

Due lagune situate sul lato sud dell’hub sono pensate per riciclare l’acqua piovana dell’aeroporto, definendo al tempo stesso un clima piacevole e distensivo.

ECOLOGIA E SALUBRITÀ

Sostenibilità e benessere sono stati per SOM fattori centrali in ogni fase della progettazione. Il Terminal 2 è stato riconosciuto come il più grande terminal al mondo ad aver ricevuto la pre-certificazione LEED Platinum da USGBC (US Green Building Council), prima dell’inizio delle operazioni. Ha inoltre ottenuto la certificazione Platinum dall’IGBC (Indian Green Building Council) per il suo design e architettura sostenibili. Le ampie aree esterne dell’edificio sono state progettate con l’obiettivo di massimizzare la salubrità, una scelta lungimirante già prima della pandemia di Covid-19 e oggi ancora più evidente.

Il terminal integra infine numerose innovazioni sostenibili, tra cui ampie schermature solari, sistemi di costruzione intelligenti e materiali riciclabili. È completamente alimentato da energie rinnovabili, catturando, trattando e riutilizzando l’acqua piovana raccolta in tutto l’aeroporto, mentre le piantagioni interne e i giardini esterni richiedono solo l’acqua recuperata in loco.

In prospettiva, il nuovo hub di transito contribuirà a ridurre il traffico e l’inquinamento, mentre la flessibilità dei gate renderà il terminal resiliente e capace di adattarsi all’evoluzione del settore aereo.

ph. Serena Eller, Manuel Cosè Rossi + German Bourgeat, Giulio Ghirardi, Giovanni Della Cieca

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INTERNO MARCHE

Tolentino

Da storico opificio a “hotel-museo” dal carattere sostenibile, certificato LEED®V4 for Hospitality di livello Platino e GBC® Historic Building.

Si chiama Interno Marche il progetto di ospitalità nato a Tolentino (Macerata) da un’operazione culturale che fa rivivere la villa liberty sede di Nazareno Gabrielli e successivamente di Poltrona Frau, trasformandola in hotel dedicato alle più grandi firme del design. Come vera e propria “restituzione” di un’icona al territorio di una cittadina che nei secoli ha attratto il passaggio di Napoleone Bonaparte, Sisto V e Francesco Sforza, voluta e promossa dall’imprenditore Franco Moschini, Presidente di Poltrona Frau dal 1962 al 2014 e già Compasso D’Oro alla carriera, l’iniziativa di riqualificazione è stata coordinata dalla Hol-

ding Moschini SpA con un cantiere durato oltre 3 anni che ha visto il coinvolgimento di una squadra interamente locale, a partire dal team di ingegneri e architetti di ORAstudio, affiancati da consulenti strategici, restauratori, geologi, agronomi, progettisti 3D, light ed interior designer, fotografi per un totale di circa 2.000 professionisti e tecnici.

Un percorso punteggiato di numerosi interventi - strutturali, architettonici, impiantistici - che hanno consentito il recupero conservativo e la rinascita di Villa Gabrielli, vincolata dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici delle Marche e oggi preservata nei suoi caratte-

ri Art Nouveau. Riscoperti alcuni dei materiali utilizzati nell’epoca di costruzione originaria (anni ’20 per il primo corpo di fabbrica) come la graniglia, il metallo e il laterizio, restaurati gli affreschi, modulati i grandi spazi di opificio novecentesco e integrate le antiche vasche di concia, il progetto ha saputo mettere in dialogo elementi antichi preesistenti con i lavori di designer italiani e internazionali che hanno fatto la storia degli ultimi sessant’anni. Ne risultano 3.600 m2 di affascinanti edificiun corpo principale e una dependance - 1.500 m2 di giardino, un lounge bar, un bistrot restaurant, una SPA e 30 stanze, tutte diverse tra

loro e ciascuna ispirata ad una figura di spicco nel panorama progettuale, da Michele De Lucchi a Marc Newson, da Gae Aulenti a Vico Magistretti, e ancora, da Giò Ponti a Nendo, ma anche ai cinque movimenti stilistici che hanno contraddistinto l’ultimo secolo: Secessione Viennese, Arts&Crafts, Radical, Pop e Movimento Moderno.

Oltre 400 tra arredi, installazioni e artworks fanno peraltro di Interno Marche un hotel-museo, non solo frutto di narrazione visiva e tattile ma di un lavoro filologico e di archivio raccolto, e reso disponibile, all’interno di un “caveau digitale” (vi si accede scansionando i codici QR posizionati in vari punti dell’hotel) per valorizzare oltre al manufatto storico anche competenze realizzative e culturali.

Gli ospiti sono così chiamati ad esperire interni coinvolgenti in cui passare, in pochi metri, dalle forme essenziali di Ponti al mondo onirico di Front, dormire sul letto rotondo di Massoni sotto un soffitto affrescato, o sull’ottocentesco talamo di Thonet, talvolta cinti dalle pareti stondate di cuoio nella camera dedicata a Lazzeroni o da boiserie lignee in quella intitolata a Neri&Hu.

RICOSTRUZIONE SOSTENIBILE

Il progetto di recupero ha previsto l’adozione di accorgimenti atti all’abbattimento dell’impatto della struttura sull’ambiente, come l’utilizzo di materiali basso emissivi, primi fra tutti intonaci isolanti in calce e sughero, con ciclo di vita EPD e LCA certificato, e la predisposizione di impianti all’avanguardia in grado di garantire il corretto riciclo e qualità dell’aria, assicurando elevati livelli di comfort.

Se dunque sul fronte estetico e architettonico l’hotel può vantare un accattivante appeal che unisce contemporaneo e d’antan, sul fronte tecnico, il riguardo da parte dei progettisti al compimento di un progetto rispettoso di natura e territorio ha valso alla struttura ricettiva ben due certificazioni di eccellenza per la so-

“Abbiamo posto grande attenzione all’utilizzo di materiali con un ciclo di vita certificato, selezionati secondo vari aspetti. Ad esempio, materiali di lavorazione in stretta vicinanza con i luoghi del cantiere, quasi a kilometro zero, come la graniglia di Grandinetti, materiale cementizio semilavorato realizzato a soli 15 km dall’area del cantiere, quindi con un impatto a livello di spostamenti e trasferimenti molto limitato. O ancora, materiali con un ciclo di vita che ne permetta riutilizzo e riciclo, come gli acciai per carpenteria metallica, i cartongessi riciclabili e le pavimentazioni.

Per aumentare l’efficienza energetica dell’edificio sono state inoltre utilizzate numerose soluzioni impiantistiche. L’impianto di riscaldamento, raffrescamento e ventilazione meccanica ha sensori che ne ottimizzano l’utilizzo sia dal punto di vista della portata che della qualità dell’aria. Ci sono strategie di contenimento dal punto di vista idrico sull’acqua sanitaria, come riduttori di pressione su rubinetti e docce per ottimizzare i consumi, e sensori per evitare l’accensione dei riscaldamenti se non c’è l’occupante della camera.

Le luci sono tutte a led, dimmerabili, controllate da un sistema domotico in modo che si accendano e spengano quando ce n’è bisogno, con la giusta intensità. C’è un impianto fotovoltaico in copertura realizzato con tegole fotovoltaiche integrate nel tetto. E ancora, a livello architettonico sono state fatte scelte mirate che hanno previsto l’utilizzo di oscuranti nei punti più assolati.

Abbiamo peraltro privilegiato una serie di comportamenti e policy che stimolassero una condotta virtuosa già dalle prime fasi del cantiere, effettuando ad esempio la raccolta differenziata e prevedendo delle postazioni per il lavaggio dei mezzi, così che all’uscita non si sporcassero aree pubbliche. È stato poi previsto un sistema di raccolta delle acque piovane per riutilizzo in fase di cantiere, e durante i lavori sono state organizzate delle attività per sensibilizzare la cittadinanza, come le visite “cantiere aperto” per mostrare il work in progress di Villa Gabrielli.”

Claudio Tombolini e Cristiana Antonini - ORAstudio

stenibilità, entrambe con il massimo del punteggio.

Si tratta della certificazione LEED® V4 for Hospitality di livello Platino con ben 87 punti, che attesta Interno Marche come primo Hotel LEED Platinum in Italia nel settore e terzo nel mondo; e della certificazione GBC Historic Building®, protocollo per la conservazione, riqualificazione, recupero e integrazione di edifici storici che attesta l’hotel come il primo edificio certificato livello Platino al mondo con 95 punti e lo pone anche come uno dei migliori esempi della Conservazione Post Sisma Centro Italia 2016.

Le Certificazioni

LEED® - Leadership in Energy and Environmental Design® - è un sistema di certificazione di sostenibilità degli edifici che nasce su base volontaria e che viene applicato in oltre 160 Paesi nel mondo. È il sistema di rating per certificare la sostenibilità degli edifici a livello internazionale più utilizzato al mondo nato grazie a U.S. Green Building Council.

GBC Historic Building® è il protocollo di certificazione volontaria del livello di sostenibilità degli interventi di conservazione, riqualificazione, recupero e integrazione di edifici storici promosso dal Green Building Council Italia. Questo sistema di rating, adottato anche da molti soggetti pubblici, integra i criteri di sostenibilità dello standard LEED® con il vasto patrimonio di conoscenze proprie del mondo del restauro nel quale l’Italia ricopre ruoli di eccellenza nel mondo.

ARCHI-PEOPLE Nou Group

Lo studio di architettura e ingegneria Nou Group si distingue per la capacità di integrare una progettazione architettonica green di grande rilevanza con l’esperienza nel mercato dell’energia rinnovabile, nel quale vanta importanti referenze di impianti di produzione di energia fotovoltaica a livello europeo. Per approfondire l’attività di questa practice in forte crescita abbiamo parlato con i suoi fondatori, Daniele Conticchio, Aurora Del Sette, Alessandro Graziotti ed Emanuele Viani.

Come è nato il nome “Nou” e cosa rappresenta? Il nome Nou deriva dal concetto di Noosphere, che indica il regno del pensiero umano, una coscienza collettiva degli esseri umani. Lo scopo dello studio è realizzare progetti che migliorino l’esperienza dell’abitare, dall’abitazione individuale allo sviluppo urbano, assecondando la naturale evoluzione di ogni contesto ambientale e sociale in cui decide di operare. Abbiamo interpretato “Nou” come “NOI”, en-

fatizzando un senso di appartenenza collettiva, dove all’interno dello studio, architetti e ingegneri progettano insieme in modo integrato con un approccio di human-centered design mettendo al centro della progettazione i bisogni degli uomini.

Qual è, secondo voi, il valore dell’integrazione tra architettura e ingegneria? In che modo riuscite a unire estetica e tecnica nei vostri progetti?

L’estetica è il risultato di un processo di progettazione, che coinvolge tanto l’ingegneria quanto l’architettura. La tecnica, infatti, è una componente essenziale dell’estetica: attraverso di essa possiamo rendere armoniosi i progetti. L’estetica non è esclusiva dell’architetto, né la tecnica appartiene solo all’ingegnere. Fin dalla fase di concept design, architetti e ingegneri collaborano insieme per definire i principi su cui si basa il progetto. L’architetto svolge poi il ruolo di supervisore, monitorando l’intero processo per garantire che l’idea iniziale sia preservata e rispettata. Naturalmente, la tecnica spesso incide sull’estetica e sul risultato finale della for-

ma. L’abilità dell’architetto sta proprio nel saper valorizzare esteticamente un elemento tecnico, integrandolo in modo armonioso nel progetto.

Quali progetti avete considerato particolarmente sfidanti dal punto di vista della sostenibilità e perché?

Per Nou Group, la sostenibilità è una priorità fondamentale e che spesso rappresenta una sfida significativa. Praticare la sostenibilità richiede soluzioni dispendiose, non solo per la scelta dei materiali o delle tecniche, ma anche per le attenzioni particolari necessarie nella fase di costruzione. L’impiego di imprese qualificate per realizzare progetti LEED è cruciale per l’effet- tiva certificabilità del progetto. È essenziale che l’impegno verso la sostenibilità sia condiviso da tutti, a partire dai clienti. Spesso l’aumento dei costi può frenare l’entusiasmo iniziale, ma i benefici a lungo termine sono concreti: un edificio progettato secondo criteri sostenibili offre risparmi significativi, un impatto ambientale positivo, riduce i costi energetici, semplifica il riciclo dei materiali in fase di dismissione e ha minori spese di gestione.

Nou Group founders

Alessandro Graziotti
Daniele Conticchio
Aurora Del Sette
Emanuele Viani
Installazione ‘Missione Cassandra’ - Fuorisalone

Una realizzazione particolarmente sfidante sia dal punto di vista architettonico che economico è stata proprio la ristrutturazione della nostra sede di Viterbo (articolo nelle prossime pagine ndr). Avevamo come obiettivo la creazione di un edificio che conservasse la sua vocazione produttiva adattandosi però alle nuove necessità d’uso, anche in funzione delle nuove esigenze energetiche e ambientali. Tutte le soluzioni progettuali sono state adottate nel rispetto dei C.A.M. e in particolare rispondono ai requisiti inclusi nel protocollo LEED, BD+C – New Construction, rating system v.4.

Come incorporate materiali sostenibili nei vostri progetti?

Nel mercato dell’edilizia e delle costruzioni in genere, come noto, il termine “sostenibile” viene spesso abusato e non del tutto compreso. La scelta di un materiale coerente con i principi di sostenibilità, infatti, prevede un’analisi approfondita delle componenti che lo costituiscono e del processo di realizzazione e dismissione. Risulta evidente come sia necessaria una profonda conoscenza dell’argomento. Pertanto, crediamo sia fondamentale la collaborazione con esperti accreditati del settore che di volta in volta coinvolgiamo nel processo di progettazione e che ci suggeriscono le migliori soluzioni da adottare. Nei nostri progetti, quello che valutiamo di più è la scelta di materiali attinenti al mondo della bioedilizia, costituiti al 100% da materie prime di origine naturale, prive di sostanze nocive per l’ambiente e per l’uomo sia in fase d’uso che di smaltimento. Questi materiali, inoltre, sono riciclabili a fine vita, riducendo al minimo l’impronta di carbonio e limitando così l’impatto sul pianeta.

Come affrontate le sfide nella progettazione di impianti di energia rinnovabile?

La progettazione di infrastrutture per impianti a energia rinnovabile è di per sé una sfida stimolante e in continua evoluzione. Un aspetto fondamentale delle nostre progettazioni è la costante ricerca di nuove tecnologie e materiali. Anche nel settore delle energie rinnovabili, infatti, è importante puntare alla sostenibilità

economica e ambientale dei materiali, considerando tutti gli aspetti della filiera produttiva. Un altro elemento chiave del nostro approccio è l’integrazione paesaggistica e ambientale. Lavoriamo affinché i progetti ad alto impatto visivo e ambientale siano realizzati con un’impronta ridotta, integrandosi armoniosamente nel contesto territoriale.

Quali tendenze emergenti influenzeranno il futuro della sostenibilità nell’architettura?

La più influente sarà l’adozione degli “edifici attivi” (Active Buildings). Si tratta di costruire edifici in grado di bilanciare la produzione e il consumo di energia, configurandosi come edifici a energia zero (NET ZERO ENERGY BUILDING, NZEB). Questi edifici, infatti, producono più energia di quanta ne consumino, sfruttando le risorse naturali e rinnovabili disponibili nell’area in cui sorgono. Inoltre, fanno parte di un sistema interconnesso in cui generano, immagazzinano e distribuiscono energia e calore in sinergia con altri edifici.

A tal proposito, come misurate l’impatto sociale e ambientale dei vostri progetti?

Esistono metodologie specifiche per misurare e applicare concretamente i principi di sostenibilità nei progetti che realizziamo. Per quanto riguarda la sostenibilità ambientale, possiamo fare riferimento a diverse certificazioni internazionali, come LEED e WELL, che forniscono dati utili a valutare le prestazioni ambientali della progettazione. Per la sostenibilità sociale, invece, gli indicatori sono ancora limitati. Tuttavia, possiamo considerare aspetti come l’inclusività, l’accessibilità e il miglioramento della qualità della vita. Questi elementi ci permettono di progettare spazi che rispondano alle esigenze quotidiane degli utenti finali, garantendo loro un’esperienza positiva e inclusiva.

Facendo un piccolo passo indietro, cosa vi ha ispirato a realizzare l’installazione ‘Missione Cassandra’ durante il Fuorisalone 2024 e in cosa consisteva esattamente?

Abbiamo voluto lanciare un messaggio forte sui cambiamenti climatici, rispondendo alla do-

manda “cosa accadrebbe se rimanesse solo un pezzo di verde sulla Terra?”. La provocazione era quella di immaginare un futuro distopico, in cui una navicella proveniente dall’anno 2124 custodiva l’ultimo frammento di verde rimasto sul pianeta. I visitatori, salendo a bordo di un tram allestito ad hoc, erano invitati a riflettere sul proprio ruolo nelle questioni ambientali e a partecipare a sessioni di discussione sulla sostenibilità e sull’importanza di adottare azioni virtuose per proteggere e preservare la Terra.

Qual è invece il ruolo del design nella vostra strategia di sostenibilità?

Per noi, il termine “design” rappresenta una progettazione a 360 gradi, mirata a realizzare e promuovere progetti sostenibili sia dal punto di vista ambientale che economico. Per raggiungere questo obiettivo, adottiamo l’Integrative Process, un metodo che ci permette di analizzare e integrare le varie discipline e i sistemi costruttivi durante tutte le fasi, dalla pre-progettazione fino alla conclusione del progetto. Questo approccio ci aiuta a individuare soluzioni che garantiscano alte prestazioni energetiche e convenienza economica.

In particolare, eseguiamo un’analisi energetica preliminare utilizzando una modellazione che ci permette di esplorare i potenziali carichi energetici dell’edificio e identificare le migliori soluzioni progettuali e tecniche per raggiungere gli obiettivi di sostenibilità prefissati. Questo include l’ottimizzazione della geometria e dell’orientamento dell’edificio, la tecnologia per le facciate e le coperture, i sistemi per l’uso di energie rinnovabili, e i sistemi di controllo e gestione tecnologica.

Quali sono i vostri obiettivi a lungo termine e su quali progetti vi vedremo impegnati prossimamente?

I progetti futuri di Nou Group sono attualmente orientati verso un percorso di internazionalizzazione, con un’attenzione concreta all’esplorazione di nuovi mercati che possano sostenere lo sviluppo sia progettuale che aziendale. Non volendo più limitarci al mercato nazionale, abbiamo già avviato progetti in America e ci prepariamo a intraprendere nuove collaborazioni in Arabia Saudita e in Polonia, in linea con la visione di una crescita globale sostenibile.

Centro Logistico Protezione Civile Regione Lazio, Capena (RM)
Bianalisi, Verano Brianza (MB)
Parco fotovoltaico - Montalto Viterbo ENG

07 CR PROJECT SERVICE OFFICE HUB

Viterbo

Nou Group progetta la sua nuova sede secondo un modello di architettura efficiente e sostenibile, che riflette appieno la filosofia progettuale dello studio.

La nuova sede di Nou Group, CR Project Service Office HUB a Viterbo, è stata concepita come un innovativo spazio di lavoro sostenibile in grado di generare idee, oltre che rigenerare lo spazio urbano e rappresenta un modello di architettura efficiente ed ecocompatibile che riflette appieno la filosofia progettuale dello studio.

“L’obiettivo della progettazione è stato creare un edificio ad alta efficienza energetica, dal linguaggio architettonico contemporaneo, in grado di riqualificare, anche da un punto di vista urbanistico, l’area in cui è collocato” spiegano gli architetti.

Un luogo unico per lavorare, un vasto spazio estroverso, i cui valori dell’architettura si aprono verso l’esterno, grazie alla trasparenza e alla luminosità. Realizzato con l’obiettivo di preservare la

memoria del suo passato industriale attraverso la ristrutturazione dell’involucro edilizio, ha visto la creazione di alcune parti nuove e il recupero delle vecchie strutture esistenti rivestite con una nuova pelle.

L’edificio ha così conservato la sua vocazione produttiva pur dovendo essere modificato per adattarsi alle nuove necessità d’uso anche in funzione delle nuove esigenze energetiche e ambientali. Tutte le soluzioni progettuali sono basate sul rispetto dei C.A.M. e in particolare rispondono ai requisiti inclusi nel protocollo LEED, BD+C – New Construction, rating system v.4.

Il progetto ha interessato la copertura, la realizzazione delle facciate ventilate in gres porcellanato Agrob Buchtal con finitura corten,

degli spazi esterni, la distribuzione dei locali interni e il rifacimento di tutti gli impianti, meccanico, elettrico e idraulico.

L’immobile si sviluppa prevalentemente su un piano, fatto salvo per la porzione di edificio sull’angolo sud ovest, d’ora in poi denominata “testata”, composta da due piani fuori terra. Complessivamente, il fabbricato si articola su una superficie di 2700 mq circa, dal sedime di forma irregolare, composta dall’aggregazione di tre rettangoli sfalsati.

Si caratterizza per la presenza di aree verdi, luoghi di relazione e sistemi di collegamento orizzontali che connettono tra loro i vari corpi di fabbrica destinati agli uffici. All’interno la sensazione non è quella di un “ufficio” ma di un “workplace”, ovvero un luogo dove si fa esperienza di lavoro, un hub di idee. Con nicchie per esigenze di privacy, filtri semitrasparenti, pareti verdi inondate da muschio stabilizzato, un’ottima integrazione tra

luce naturale e artificiale, e aree di decompressione, il progetto mira così all’efficienza e al benessere.

Il risultato è uno spazio fresco e informale che da un lato risponde all’esigenza di rappresentanza aziendale di Nou Group incentrata sulla sostenibilità, e dall’altro offre ambienti di lavoro flessibili, in grado di supportare l’organizzazione aziendale del lavoro impostata in maniera agile, in uno spazio sempre più ibrido tra l’ufficio e il livingroom.

Materiali Rivestimento esterno: facciata ventilata in gres porcellanato Agrob Buchtal con finitura corten realizzata da VM GROUP SRL

Pavimenti interni: LIUNI

Parete verde reception: Verde Profilo

ANNA Stay

Una wood cabin modulare e circolare progettata dal designer olandese Caspar Schols, invita i suoi fruitori a riconnettersi con la natura. Pareti e aperture mobili fanno dell’alloggio un rifugio performante e versatile in perfetta simbiosi con l’ambiente.

ENG
ph. Jorrit ‘t Hoen, Tonu Tunnel

Uno spazio che si fonde armoniosamente con la natura, trasformandosi in sintonia con il tempo e lo stato d’animo di chi lo abita, capace di offrire riparo e comfort ma al tempo stesso una connessione profonda e costante con l’ambiente. È il concept alla base della wood cabin

ANNA Stay, ideata dal designer olandese Caspar Schols come innovativa casa modulare che si adatta dinamicamente al contesto territoriale in cui viene inserita. Nasce dal desiderio di creare un rifugio che possa essere aperto e chiuso come un libro, e risponde alla sempre crescente esigenza collettiva di vivere in simbiosi con il paesaggio circostante, facendo da contraltare ad uno stile di vita contemporaneo frenetico, digitale e a tratti alienante.

Antidepressivo naturale, la riconciliazione con l’ecosistema attiva, infatti, veri e propri processi di recupero, chiamati “default mode” dalla neuroscienziata olandese Margriet Sitskoorn. Ecco che soggiornare a contatto diretto con gli elementi naturali, senza barriere nette come muri e tetti, può dunque risultare cruciale per il ripristino dell’equilibrio psicofisico.

LA STRUTTURA

ANNA Stay è dotata di due “gusci” scorrevoli protettivi che consentono all’ambiente interno di schiudersi e aprirsi letteralmente verso l’esterno diventandone parte integrante. Il guscio realizzato in doppio vetro è protetto da un secondo in legno, entrambi regolabili in base all’occasione.

Come un organismo vivente, inoltre, la wood cabin è pensata per prepararsi ad ogni stagione, muovendosi al ritmo della natura. Durante il periodo più freddo, lo strato isolante in legno trattiene il calore, come un caldo cappotto invernale. In primavera e in autunno, il vetro lascia entrare il sole e mantiene la pioggia all’esterno, riscaldando piacevolmente l’indoor. In estate è possibile far scorrere lo strato ligneo per il mantenimento del fresco oppure aprire il vetro per far entrare la brezza.

DESIGN SOSTENIBILE

Il design modulare della cabin consente di ridurre i tempi di montaggio e costruzione e limitare al minimo l’impatto ecologico della struttura sul territorio, anche sul fronte del trasporto. ANNA è stata infatti progettata in modo tale da consentire, in futuro, all’80% delle sue parti di poter essere prodotto in loco attraverso un file digitale, utilizzando macchine CNC e stampanti 3D, con materiali di assemblaggio realizzati in plastica riciclata. Inoltre, le sezioni scorrevoli prevedono finiture e dotazioni realizzate grazie a tecniche avanzate di estrusione di gomma e alluminio, garantendo componenti dal perfetto scorrimento e dall’ottima resistenza agli agenti atmosferici. Uno degli aspetti più innovativi è rappresentato dalle guide in alluminio brevettate con un sistema antivento integrato. Poiché, inoltre, i materiali si espandono in modo diverso a seconda del clima e delle condizioni, un’ulteriore sfida progettuale ha condotto all’ottenimento di una tolleranza inferiore a 1 millimetro nelle parti mobili. La soluzione ha previsto una combinazione altamente efficace di legno Accoya, compensato di betulla e alluminio. Infine, tutti i materiali utilizzati per ANNA sono completamente separabili e riutilizzabili. Caratterista che rende il progetto non solo all’avanguardia ma anche votato alla circolarità.

ph. Jordi Anguera

09 CASA DE MADERA

Barcellona

Un’abitazione prefabbricata a basso consumo energetico che predilige elementi d’arredo senza tempo, funzionali e dall’alta qualità materica.

ENG

Situata nei dintorni di San Cugat e progettata secondo i principi dell’architettura sostenibile dall’architetto spagnolo Pablo Serrano dello studio DOM Arquitectura di Barcellona, “Casa de Madera” consiste in un edificio residenziale prefabbricato che si caratterizza per l’impronta ecologica e il basso consumo energetico senza rinunciare ad uno stile attuale e ricercato.

Come filo conduttore materico spicca il legno, non solo in quanto naturale e salubre ma anche garante di eccellenti performance termiche. Per la facciata è stato dunque impiegato legno di abete, per gli interni il pino, entrambi provenienti dai Pirenei catalani.

Tutti i materiali da costruzione sono stati reperiti nelle immediate vicinanze per ridurre le distanze dei trasporti e tutte le materie prime risultano riciclabili in un’ottica di economia circolare. Calcinacci e macerie sono stati inoltre limitati al minimo, proprio come il consumo di risorse, per ridurre l’impatto del cantiere e della costruzione sull’ambiente.

Anche l’orientamento e il posizionamento finale sono stati

analizzati con precisione, allo scopo di interferire il meno possibile sui dintorni naturali limitando il consumo energetico e ottimizzare le caratteristiche climatiche del luogo. In inverno la casa viene riscaldata dal sole sfruttando la lunga parete sud provvista di grandi finestre, mentre durante l’estate l’ombra è fornita dagli alberi che attorniano la casa. Allo stesso tempo, grazie alle finestre si crea una ventilazione trasversale naturale. In aggiunta, il camino che separa la zona giorno dallo studio rappresenta una ulteriore fonte di riscaldamento e un impianto fotovoltaico posizionato sul tetto genera energia.

Anche l’interior design rispecchia l’approccio ecologico e lungimirante adottato per la struttura, optando per uno stile minimalista e funzionale in cui la materia lignea fa da sfondo ad elementi d’arredo semplici e intramontabili, proprio come nell’ambiente bagno, in cui il design durevole e senza tempo del lavabo Scola di Duravit, progettato negli anni ’60, razionalizza la metratura e offre la massima praticità e resistenza grazie alla ceramica di alta qualità e alla sua forma compatta.

DURAVIT AG

Con sede a Hornberg, in Germania, e presente in oltre 130 Paesi al mondo, Duravit rappresenta uno dei maggiori produttori di arredobagno di design a livello internazionale.

La gamma prodotti dell’azienda comprende ceramica sanitaria, mobili per il bagno, piatti doccia e vasche, sistemi wellness, sedili elettronici, rubinetterie e accessori ma anche moduli di installazione a parete.

Oltre ad avvalersi delle competenze di progettazione interne, nello sviluppo dei prodotti Duravit collabora strettamente con una rete internazionale di designer come Cecilie Manz, Philippe Starck, Christian Werner o Sebastian Herkner e Bertrand Lejoly.

Attraverso la massima cura per il dettaglio, un puntuale ascolto dei bisogni umani e un’imprenditorialità responsabile, l’azienda lavora ambiziosamente per migliorare ogni giorno la vita dei suoi clienti.

Una misura decisiva in questo caso è la missione prioritaria di diventare neutrali dal punto di vista climatico entro il 2045.

10 LE VELE Modica

Un condominio che rispetta l‘ambiente e persegue il benessere degli abitanti, realizzato dalla sede siciliana di DAAA Haus.

ph. Giancarlo Tinè

Si ispira al mondo nautico e alla performante leggerezza della vela il complesso abitativo nZEB realizzato a Modica dalla sede siciliana dello studio di architettura DAAA Haus. Con 25 unità immobiliari a bassissimo impatto ambientale,

Le Vele è infatti concepito con l’intento progettuale di massimizzare l’efficienza nel pieno rispetto dell’ecosistema, presentandosi così come uno tra i pochi casi virtuosi dell’isola ad avvicinarsi all’autosufficienza energetica: tutte le unità edilizie sono in classe A4 e l’energia necessaria al funzionamento degli apparati comuni è generata da fonti rinnovabili che consentono di coprire il 90% dei consumi.

All’attenzione per il territorio si aggiunge peraltro il comfort abitativo dei condomini, altrettanto trainato dalle caratteristiche tecniche e impiantistiche del complesso.

Tra queste, la presenza di una centrale termica alimentata da una caldaia a metano di ultima generazione che supporta un sistema di riscaldamento radiante a bassa temperatura, un involucro edilizio altamente efficiente, un impianto di recupero delle acque, un ottimale isolamento acustico e contabilizzazione individuale dei consumi.

ACUSTICA

Per tutte le unità abitative è stata progettata una sequenza di interventi atti a mitigare notevolmente ogni tipo di rumore sia strutturale che di provenienza esterna.

La progettazione ha previsto l’applicazione di materassini fono assorbenti disposti su tutti gli orizzontamenti fra i piani mentre tutte le pareti comuni di separazione verticale fra le unità edilizie sono state realizzate con doppia parete, con interposta al suo interno una lastra piombata certificata. Sono state curate tutte le sigillature a terra e sul perimetro delle pareti in modo da creare una barriera acustica continua.

Tutte le colonne di scarico passanti dai vari livelli di interpiano sono state realizzate con tubazioni corazzate a doppia camera e insonorizzate con aggiunta di lana di roccia nei punti sensibili. Le pareti esterne costituite da poroton termico ad alta efficienza termica e acustica, il rivestimento a cappotto e gli infissi in PVC a 7 camere hanno fatto il resto.

GESTIONE E TRATTAMENTO

DELLE ACQUE

L’edificio dispone di un accumulo idrico di 35mc che capta le acque provenienti dalle coperture per il riutilizzo destinato alla irrigazione del verde presente e per gli interventi programmati di pulizia delle aree esterne e della rimessa. Inoltre, utte le aree esterne quali verande, balconi e terrazzi, possiedono degli scarichi esterni intubati e non visibili fino al pozzetto di acque bianche in modo da consentire il lavaggio dei medesimi spazi in sicurezza evitando percolamenti in facciata e ai piani inferiori.

Le acque ad uso sanitario e le acque tecniche sono trattate a monte con un sistema di addolcimento centralizzato che elimina il calcare in eccesso e immette nella rete interna un’acqua che non danneggia elettrodomestici, tubazioni, impianti allungando la vita utile di quest’ultimi.

Il sistema di sollevamento dell’acqua è garantito da un gruppo di pompe inverter a modulazione continua che erogano potenza in proporzione alla richiesta idrica istante per istante. Questo consente un risparmio di energia elettrica e la disponibilità di un flusso di acqua costante in tutte le abitazioni oltre che ad una estrema silenziosità.

RISCALDAMENTO E ACQUA

Il cuore pulsante è la centrale termica dell’edificio. Collocata all’ultimo piano raccoglie tutta l’efficienza e la bontà della centralizzazione. Alimenta tutti gli impianti a bassa temperatura di tipo radiante delle trenta unità abitative con una unica caldaia a metano di ultima generazione che lavora in appoggio ad un’acqua tecnica. L’impianto solare termico interagisce con quest’ultima e fornisce acqua calda per uso sanitario a tutte le utenze con un accumulo inerziale di 3000 lt. Il sistema garantisce una copertura del 100% del fabbisogno per circa 7 mesi all’anno mentre viene integrato nei restanti mesi dalla caldaia.

La produzione di acqua calda è coperta in maniera gratuita per circa l’80% dei costi necessari dall’energia del sole. La parte riscaldamento, grazie alla tecnologia degli impianti a bassa temperatura che lavorano

mediamente a 35 gradi, alla integrazione solare e alla grande qualità dell’involucro edilizio ove sono state ridotte drasticamente le dispersioni termiche, ha consumi più bassi di un impianto tradizionale di circa il 60%.

ENERGIA ELETTRICA

Il complesso dispone di un impianto fotovoltaico dimensionato per compensare quasi totalmente i costi di energia da ripartire tra i condomini determinando un alleggerimento della quota mensile.

INFISSI E GESTIONE DELL’IRRAGGIAMENTO SOLARE

Per evitare ponti termici le aperture sono state dotate di un controtelaio monoblocco costruito interamente in pvc e materiale isolante già predisposti per ospitare il cappotto di parete esterno e la finitura ad intonaco e gesso interna. Nello spazio della murata sono state alloggiate le guide per lo scorrimento di schermature solari motorizzate che consentono di dosare la quantità di aria e luce.

BLACKFIN HQ

Cuneo

Gli interni sofisticati di una villa moderna vengono armonizzati da un parquet in rovere massiccio trattato con olio naturale. Un progetto abitativo che unisce salubrità e stile.

Nel cuore di Mondovì, in provincia di Cuneo, sorge una villa di nuova costruzione che unisce modernità, calore e salubrità. Un progetto che incarna il perfetto equilibrio tra un interior design elegante e scelte funzionali votate al comfort abitativo. Il progetto d’interni è stato affidato alla designer Michela Curetti, che ha interpretato la struttura architettonica dell’abitazione disposta su tre livelli, dalle linee pulite e moderne, pensando accuratamente a spazi indoor che potessero rispondere alle esigenze della vita quotidiana, esprimendo un forte senso di stile e contemporaneità.

In questo contesto è protagonista indiscusso un sofisticato pavimento in legno realizzato da Bruno Parquet, che ha donato un tocco naturale agli ambienti contribuendo alla creazione di un’atmosfera accogliente.

Il parquet scelto è un rovere massiccio maschiato, una soluzione che unisce la bellezza intrinseca del legno con un’elevata resistenza. Privo di nodi, conferisce un aspetto raffinato alla metratura, risultando perfetto per interni attuali che strizzano l’occhio alla tradizione.

Inoltre, il trattamento adottato LegnoAria+, un olio naturale tinto sabbia, dona una finitura opaca e delicata alle plance, esaltando la bellezza del legno senza alterarne la naturalezza. Questo olio, oltre a proteggere il pavimento, ne valorizza le venature e i toni caldi, creando un perfetto contrasto con le pareti in intonaco grezzo e ruvido, che richiamano lo spirito rurale e autentico della campagna.

Le doghe, con dimensioni di 14x90 mm e lunghezze fisse, sono installate in posa parallela, una tecnica che crea linee continue e pulite, esaltando l’armonia delle stanze.

Nella zona cucina, ora arricchita dalla vicinanza al terrazzo esterno e al giardino, la disposizione dei pavimenti è stata pensata per dare movimento all’ambiente: i listelli del parquet, pur mantenendo una misura standard, sono stati disposti in fasce con altezze differenti per creare un effetto “disordinato” che sfida la linearità e dona al pavimento un tocco di vivacità.

Tema ricorrente dell’interior, il rovere naturale è stato scelto anche per altri dettagli, come l’elemento decorativo a bacchette lungo le scale e la libreria su misura nel living in cui spicca un camino che, oltre a riscaldare, diventa vero e proprio punto focale dello spazio.

BRUNO PARQUET

La storia imprenditoriale della famiglia Bruno comincia nel 1929, quando la società BRUNO GB era una fiorente realtà nel commercio e segagione del legname. Ben presto l’attività si espande e comincia la produzione e il commercio del parquet.

Grazie ai 90 anni di attività e 4 generazioni, BRUNO PARQUET è oggi un’azienda di grande esperienza e professionalità, riconosciuta per l’ottimo standard qualitativo delle specie legnose e dei prodotti finiti, oltre che per la grande attenzione verso i clienti e per il pieno rispetto del patrimonio boschivo e l’impatto ambientale.

La profonda conoscenza del legno, unita alla qualità della materia prima, all’origine comune delle partite di legname e al controllo accurato in ogni fase produttiva fanno dei parquet Bruno un’eccellenza del made in Italy. Tutti i prodotti Bruno Parquet sono a norma CE e rispondono agli standard stabiliti dalle più recenti normative europee.

L a SOSTENIBILITÀ dell ’ARCHITETTURA

Quando varchiamo la soglia di una cattedrale gotica, il nostro sguardo volge al cielo:

è un’azione automatica, spontanea che nessuno ci suggerisce; uno spazio verticale e compresso illuminato da una luce zenitale che impone un certo tipo di movimentoil guardare verso l’alto - condiviso e spesso univoco. Nella maggior parte dei casi non ci facciamo neppure caso, eppure agiamo tutti allo stesso modo.

Apprendere e associare determinati movimenti in relazione alle diverse conformazioni spaziali è un compito arduo, che si attualizza soltanto visitando architetture di valore e ripercorrendo almeno due volte lo stesso percorso: la prima, passeggiando in maniera inconsapevole e spontanea; la seconda, ripercorrendo lo stesso tragitto con mente lucida e razionale, ricostruendo e rammentando i movimenti e le sensazioni che ogni spazio ha precedentemente generato.

È così che impariamo a conoscere davvero cosa vuol dire architettura. Mi piace definire l’insieme di tali spazialità associato

alle azioni che esse generano: “grammatica architettonica”. Tali elementi configurano una sorta di abaco o di tavola periodica che consentono di selezionare, abbinare e associare singole parole e periodi più complessi, dando luogo a racconti che quotidianamente possiamo vivere concretamente al loro interno.

Un buon architetto deve conoscere e padroneggiare questo vocabolario, declinarlo con il proprio linguaggio a servizio del committente che gli affida la propria casa, il proprio ambiente di lavoro, il disegno dello spazio urbano collettivo.

Il grande architetto portoghese Souto de Moura afferma che: “Non esiste architettura ecologica, architettura intelligente, architettura sostenibile. Esiste solo la buona architettura.”, per poi chiarire che: “Ci sono sempre problemi che non dobbiamo trascurare; per esempio l’energia, le risorse, i costi, gli aspetti sociali. È sempre necessario essere attenti a tutti questi aspetti.”

La frase riassume il senso e il valore delle gerarchie che un progetto architettonico deve assicurare; un approccio alla materia che non sempre viene seguito e rispettato, quando alla creatività e alla poesia si anti-

cipano le esigenze di carattere energetico, prestazionale, funzionale.

Le emergenze legate al rapido cambiamento climatico e la crescente sensibilità ambientale focalizzano l’attenzione sulla necessità di risolvere i problemi legati esclusivamente al risparmio e al consumo di energia e nei casi più virtuosi tale sensibilità incoraggia un maggiore utilizzo di materiali naturali. Tali azioni stanno diventando la buona regola da seguire, ma lasciano spesso in secondo piano il contesto e la ricerca compositiva e spaziale.

Quando visitiamo il Pantheon ne rimaniamo immediatamente abbagliati, nessuno di noi si pone il problema di quanto l’edificio possa consumare e con quali stratigrafie esso sia stato costruito. Sono speculazioni che arrivano in un secondo momento, quando l’effetto della meraviglia sfuma e lascia il posto a domande e curiosità di ordine più pratico.

A tale principio dovrebbe ispirarsi oggi anche il progetto di edifici bioclimatici e bioecologici, superando un concetto di “sostenibilità”, che si accontenta di annullare le emissioni di CO2 senza preoccuparsi di dare anima alle architetture.

L’università e i corsi di specializzazione troppo spesso insegnano a isolare in modo efficace una casa senza porre l’attenzione sulla possibilità che determinate azioni, seppure virtuose, si sviluppino in modo organico con le regole base del buon progettare. In molti esempi proposti in ambito formativo, grandi aperture vetrate su fronti esposti a sud, prevalgono sulla volontà di incorniciare panorami ed elementi di rilievo che si affacciano a nord, dando luogo ad abitazioni completamente estranee al contesto e alle preesistenze di maggiore pregio che le caratterizzano.

Progettare e costruire oggi non rispettando l’ambiente è un atteggiamento di per sé, oltre che anacronistico, eticamente sbagliato. L’ecologia è pertanto uno dei vincoli del progetto architettonico ma non il suo scopo ultimo. Per questo ritengo sia più proprio parlare di sostenibilità dell’architettura e non di architettura sostenibile.

ph. Simone Bossi

LEGNO PAGLIA DI RISO E SUGHERO 13

Un progetto bioecologico, eticamente corretto, con un’anima semplice e naturale e un’architettura nuda quasi primitiva.

Casa Quattro, progettata dallo studio LCA Architetti rappresenta un esempio di architettura sostenibile caratterizzata da una semplicità formale che non rinuncia alla complessità di una progettazione attenta al rapporto tra uomo e natura e ad una armoniosa bellezza intrinseca. Situata a Magnago, una piccola località vicino Milano, questa casa incarna la volontà dei proprietari, una giovane coppia di informatici, di vivere e lavorare a stretto contatto con l’ambiente circostante, integrando in modo coerente il costruito nel paesaggio naturale.

L’abitazione sorge ai margini del paese, in prossimità di un piccolo bosco di querce, e crea un legame visivo e funzionale con il territorio. Due i livelli su cui si sviluppa: al piano terra si avvicendano ingresso, cucina, una camera da letto, uno studio, due bagni, una lavanderia e un ampio soggiorno; al piano rialzato, si dispongono invece una piccola palestra, un’ulteriore camera da letto, un bagno e un secondo studio che si affaccia sul living sottostante, creando così una connessione spaziale fra i diversi livelli.

Il cuore pulsante della casa è infatti uno spazio a doppia altezza in cui la luce naturale è libera di circolare filtrata da grandi vetrate, come quella che caratterizza l’intera parete nord e parzialmente la parete sud. Risulta costante in questo modo il dialogo diretto con il paesaggio esterno, in assenza di muri che ne ostacolano la vista.

All’esterno, Casa Quattro si presenta come un edificio dalle forme essenziali, che richiama i casali e fienili tipici della campagna lombarda, riducendo ogni elemento superfluo. Questa architettura “primitiva” si esprime attraverso una composizione che privilegia la funzionalità, richiamando un modo di costruire ancestrale e in perfetta sintonia con l’ambiente.

La scelta dei materiali, strettamente legata alla sostenibilità, rafforza questa filosofia: legno per la struttura portante, paglia di riso e sughero come isolanti e materiali naturali come la pietra e il legno di rovere per le finiture interne e gli arredi. Questi elementi non solo garantiscono efficienza energetica e isolamento termico, ma contribuiscono a creare spazi caldi, accoglienti e perfettamente integrati con la natura del luogo.

Un dettaglio particolarmente interessante è il trattamento dell’isolamento esterno in sughero, lasciato a vista e decorato con una lavorazione pantografata in 3D. Questa scelta estetica si

pone in deciso contrasto con lo spirito semplice della casa, creando un gioco di luci e ombre che conferisce alle facciate un aspetto vivo e vibrante, quasi scultoreo. Questo “capriccio” decorativo è l’unico vezzo architettonico in un progetto altrimenti ispirato alla sobrietà, ma il risultato è un’architettura che esprime contemporaneamente eleganza e naturalità.

L’isolamento in paglia di riso rappresenta per di più una scelta che va oltre la mera efficienza energetica e si carica di un significato etico. Fino a pochi anni fa, la paglia di riso veniva considerata un materiale di scarto, ma oggi viene recuperata e utilizzata in ambito edilizio. Questo approccio non solo consente di riutilizzare un sottoprodotto naturale, ma supporta anche gli agricoltori locali, che vedono aumentare i loro introiti grazie a nuove filiere produttive.

L’obiettivo di nobilitare materiali poveri come il sughero e la paglia sottolinea le loro qualità intrinseche in termini di sostenibilità, durabilità ed efficienza, ma anche la loro bellezza. Questa casa, infatti, non rinuncia all’estetica, dimostrando come materiali naturali e sostenibili possano dar vita a spazi eleganti e confortevoli, in cui la natura diventa parte integrante dell’esperienza abitativa.

Casa Quattro è anche un esempio di autosufficienza energetica, grazie all’impiego di energia solare passiva e attiva. L’edificio è in grado di azzerare i consumi di energia e le emissioni di CO2, garantendo un impatto ambientale ridottissimo. I materiali utilizzati, quasi interamente naturali, possono essere facilmente riciclati una volta dismesso l’edificio, rendendo il progetto non solo sostenibile nel presente, ma anche pensato per un ciclo di vita completo e rigenerativo. Il progetto è nato da un percorso di crescita culturale e confronto tra il progettista e i proprietari, inizialmente orientati verso un’idea di abitazione tradizionale. Grazie al dialogo e alla condivisione di valori legati alla sostenibilità, la coppia ha abbracciato soluzioni ecologiche, dando vita a una casa che coniuga semplicità e innovazione.

Il progetto si fa dunque portavoce di un’alternativa concreta alla costruzione di edifici in cemento e mattone, un’opzione che risponde in modo efficace e responsabile alle sfide ambientali che caratterizzano il nostro tempo. Un’architettura che non consiste solamente in un mezzo per abitare, ma un modo per vivere in armonia con l’ecosistema.

Una residenza immersa nella foresta francese concilia le attuali esigenze abitative con l’architettura sostenibile grazie ad un cladding ad alte performance.

Bois-le-Roi House

Fontainebleau
ph. Kristian Alveo

Circondata dal verde della Foresta di Fontainebleau, poco distante da Parigi, sorge una casa che riflette appieno la visione dei suoi proprietari, due architetti con un approccio sensibile alla sostenibilità. In un’area dove la natura domina il paesaggio e l’architettura locale è principalmente in pietra, questo progetto di riqualificazione ha saputo integrare un linguaggio contemporaneo con un profondo rispetto per l’ambiente. La scelta dei materiali è stata il fulcro di questo intervento che unisce estetica, prestazioni tecniche e un basso impatto del costruito sul territorio.

L’abitazione è stata completamente riqualificata optando per un rivestimento in legno di provenienza sostenibile, così da sostituire il precedente stucco con un Kebony Clear privo di nodi.

Il legno Kebony è stato scelto anche per la pavimentazione esterna della casa, così come per gli interni, tra cui il rivestimento delle scale e della cucina. Questa continuità materica che caratterizza diversi spazi della proprietà, ben si armonizza con il giardino alberato in cui la casa è immersa, conferendo al progetto un sen-

so di coerenza visiva complessiva. Importante è anche la resistenza e la performanza attribuita dal materiale alla struttura abitativa. La scelta degli architetti è ricaduta sul legno Kebony Clear grazie alle sue caratteristiche sostenibili, alla durabilità e alle prerogative estetiche. I proprietari desideravano un rivestimento verticale senza nervature o venature, per garantire una facciata liscia e continua, ma intendevano evitare l’uso di legni tropicali in via di estinzione, come l’Ipe o il Cumaru, senza dover rinunciare alla qualità costruttiva o a quella visiva.

Sviluppato in Norvegia, Kebony rappresenta infatti un’alternativa sostenibile ai legni tropicali, contribuendo a ridurre la dipendenza globale dai materiali da costruzione tradizionali e a diminuire i danni ambientali causati dalla deforestazione. Attraverso la produzione di legno migliorato con il processo Dually Modified™, realizzato a partire da legni teneri a rapida crescita certificati FSC, come il pino, il prodotto può offrire le caratteristiche dei legni protetti ma con minore impatto sull’impronta di carbonio.

Aumentando la stabilità dimensionale e la durezza del legno grazie alla formazione di polimeri furanici bloccati nelle pareti cellulari del legno, il processo di miglioramento garantisce resistenza a tutte le condizioni climatiche e assicura una lunga vita al materiale con minime esigenze di manutenzione. Il rivestimento acquisirà poi nel tempo una caratteristica patina grigio-argento, invecchiando insieme all’edificio e consentendo alla casa di fondersi con l’ambiente boschivo circostante.

15 AU CHARMANT PETIT LAC ECO-HOTEL SPA & PARK

Champoluc

Una struttura ricettiva progettata da Bladidea Architetti che unisce sostenibilità, design moderno e innovazione.

Protagonista materico il legno CP Parquet impiegato negli interni come armoniosa pavimentazione a basso impatto.

Il magnifico Au Charmant Petit Lac Eco-Hotel Spa & Park, situato nel centro di Champoluc, in Valle d’Aosta, accoglie gli ospiti e i visitatori in una struttura che si armonizza perfettamente con la bellissima cornice della Val d’Ayas. Circondato da boschi e prati, l’hotel a cinque stelle sorge sulle rive di un piccolo lago artificiale creato negli anni Settanta, a cui l’hotel deve il suo nome.

Il progetto architettonico dell’edificio, curato dallo studio Bladidea Architetti con sede a Torino e Saint Vincent, si basa su una combinazione armoniosa di sostenibilità, design moderno, innovazione tecnologica e attenzione alle persone: il rispetto per la natura si concretizza nell’utilizzo di risorse rinnovabili e tecnologie che minimizzano l’impatto ambientale, come l’impianto geotermico a circuito aperto e l’impianto solare termico, che forniscono energia sostenibile riducendo significativamente le emissioni di CO2.

La struttura, realizzata interamente in legno, si sposa alla perfezione con gli esclusivi pavimenti di CP Parquet utilizzati per l’interno. Per questo progetto è stata scelta la linea Antico Asolo 3 strati ‘500 e Maxi: raffinatissimi pavimenti prefiniti di legno realizzati con le specie legnose più prestigiose e caratterizzati dalle eccezionali dimensioni degli assiti che arrivano a 500mm di larghezza e 4 metri di lunghezza. Tenendo conto dell’alta frequenza di passaggio, nella hall e nel ristorante al piano terra la scelta progettuale è ricaduta sull’utilizzo della linea Antico Asolo 3 strati ‘500 Classico in rovere europeo nodoso taglio sega, con doghe lunghe fino a 4 metri e larghe fino 50 cm. La qualità e la stabilità nel tempo di queste tavole tre strati dalle dimensioni importanti, sono garantite dall’utilizzo della stessa specie legnosa sia per realizzare lo strato superficiale, a vista, che lo strato di controbilanciatura. La scelta della lavorazione taglio a sega si sposa perfettamente con il concept del progetto mettendo in risalto le scanalature grezze e rustiche del taglio.

Al primo piano, sia la zona relax che le camere sono realizzate in Antico Asolo 3 Strati Maxi Classico in larice tradizionale spazzolato lungo fino a 4 metri a larghezza mista: questa scelta crea un continuum con la struttura esterna, anch’essa completamente in larice. La serie Classico rappresenta il connubio perfetto tra tradi-

zione e innovazione e la texture delle venature del legno che emerge dalla tonalità chiara delle tavole restituisce a pieno l’autenticità della natura che circonda l’hotel.

Tutte le suite, invece, presentano pavimenti in Antico Asolo 3 Strati ‘500 Onda in olmo europeo, con tavole lunghe fino a 4 metri e larghe fino a 50 centimetri. L’imponente formato delle tavole abbinato alle delicate sfumature rosate dell’olmo creano ambienti suggestivi e accoglienti, che stupiscono anche gli ospiti più esigenti. Le tavole hanno poi una texture particolare dovuta alla lavorazione Onda dove, grazie all’esperienza dei maestri artigiani di CP Parquet, la superficie viene plasmata in corrispondenza del nodo, riproducendo quell’effetto consumato che solo il tempo riusciva a creare naturalmente con il passare degli anni.

L’utilizzo di pavimenti con tavole di grandi formati permette di realizzare progetti unici ed esclusivi, proprio come l’Au Charmant Petit Lac Eco-Hotel Spa & Park, e il valore aggiunto che consente la creazione e il trattamento di questi formati è, per Cp Parquet, la passione seguita dall’esperienza aziendale nella gestione del legno. Un’expertise consolidata sia nella filiera di lavorazione totalmente interna all’azienda, sia nella tecnica costruttiva che porta alla produzione di grandi formati mantenendone la stabilità, nonostante le dimensioni. Un know-how che Cp Parquet ha evoluto nel tempo e che assicura risultati eccellenti.

Materiali utilizzati Cp Parquet Collezione Antico Asolo 3 strati Classico – Maxi, Larice Austriaco Rustico Classico – ‘500, Rovere Europeo Onda – ‘500, Olmo Europeo

Partner del progetto Monti Legnami srl Falegnameria fratelli Obert (Ayas AO), Falegnameria Domus legno smc di Quei Marco & C (Brusson AO)

Da oltre quarant’anni, CP Parquet realizza pavimenti naturali in legno di alta gamma; una vocazione di famiglia, fortemente legata al territorio dove tutto è nato, Pieve del Grappa, ma con uno sguardo cosmopolita e una congenita inclinazione al cambiamento. Le collaborazioni con architetti e designer danno vita a collezioni dal fascino contemporaneo. Soluzioni quali i grandi formati, con tavole larghe fino a ottocento millimetri, di lunghezza sino ai nove metri, consentono una totale customizzazione degli ambienti.

CP Parquet è una delle prime aziende a creare un parquet stratificato a 3 strati incrociati di altissima qualità, che garantisce massima stabilità nel tempo e permette di osare formati di grande larghezza e lunghezza. La stessa pregiata specie legnosa, dallo spessore di 5 mm, viene impiegata sia per realizzare lo strato superficiale, a vista, sia lo strato di controbilanciatura. L’azienda dispone anche di un ufficio tecnico e laboratorio creativo per ideare insieme ad architetti, progettisti, studi di design soluzioni di arredo e pavimentazioni completamente personalizzate. Attualmente, la rete distributiva copre in modo capillare il territorio nazionale, con punti strategici anche all’estero: USA, Cina, Turchia e United Kingdom sono fra i mercati in maggior espansione.

Da sempre attenta al rispetto ambientale, CP Parquet collabora con autorevoli enti di certificazione italiani e internazionali per garantire la conformità ai più alti e attuali standard qualitativi di sostenibilità aziendale. È stata infatti tra le prime aziende in Italia ad ottenere la certificazione ambientale UNI EN ISO 14001 e si impegna ogni giorno a migliorare nel rispetto della natura, del benessere delle persone e del sistema per la gestione della qualità in azienda, come certificato dalla normativa ISO 9001. Anche la materia viene ricercata e selezionata con sguardo attento e rispettoso: da anni CP Parquet ha scelto di usare le migliori specie legnose provenienti da boschi e foreste gestite in maniera corretta e responsabile, certificate FSC® e PEFC.

Per le finiture superficiali vengono impiegate solamente vernici all’acqua e oli naturali a bassissima emissione di VOC. A conferma della qualità dei prodotti utilizzati e della salvaguardia della salute delle persone in fase di lavorazione e non solo, CP Parquet si avvale altresì della certificazione “TÜV PROFiCERT-product Interior PREMIUM” che comprende i criteri di qualità delle emissioni di sostanze volatili organiche e formaldeide, relative ai prodotti installati all’interno delle abitazioni.

ph. Studio Millspace

Taisugar circular village Taiwan

Sistemi di energia rinnovabile, dotazioni as-a-service ed elementi modulari, flessibili e circolari convergono nel pionieristico progetto residenziale curato da Bio-architecture Formosana (BaF).

Il Taisugar Circular Village (TCV) si presenta come pioniere nel panorama residenziale di Taiwan, rappresentando il primo progetto interamente basato sull’economia circolare. Situato in un’area strategica, il progetto TCV, a firma Bio-architecture Formosana (BaF), si compone di tre blocchi residenziali, una Circular Demo House (C-House) e una Eco-House (E-House), per un totale di 351 unità abitative.

A completare il complesso vi sono una fattoria urbana e un eco-stagno,

collocati nel cortile centrale.

La realizzazione è concepita non solo per soddisfare le esigenze abitative moderne, ma anche per creare un forte senso di comunità: le unità residenziali fungono da “stanze” per i residenti, mentre la E-House è pensata come una cucina comune e la C-House come un “giardino” condiviso.

Un’organizzazione degli spazi, questa, che punta a ridisegnare il concetto di vita collettiva, con un’attenzione particolare al rapporto tra persone e ambiente.

FLESSIBILITÀ E MODULARITÀ

Uno dei principi fondanti dell’architettura circolare è la flessibilità, e TCV lo dimostra chiaramente attraverso un design modulare.

Tutti i blocchi residenziali sono stati progettati con un sistema di facciata a balcone ripetitivo, realizzato interamente con moduli prefabbricati.

Questa scelta non solo riduce lo spreco di materiale in fase di costruzione, ma

facilita anche il futuro smontaggio e riutilizzo degli elementi.

I componenti, assemblati con dadi e bulloni, possono infatti essere facilmente rimossi e riadattati, allungando il ciclo di vita dei materiali impiegati.

Un elemento distintivo di TCV è l’uso di solai alveolari prefabbricati modulari, per il sistema di pavimentazione, che consentono di ridurre il numero di travi necessarie e ottimizzare l’impiego dei materiali.

Grazie a queste soluzioni, ogni modulo dell’edificio può essere aggiustato o sostituito senza compromettere l’integrità dell’intera struttura, promuovendo una durabilità a lungo termine.

INNOVAZIONE NEI MATERIALI E NEI SISTEMI

Ogni materiale impiegato per il Taisugar Circular Village è catalogato in un “material passport”, documento che raccoglie informazioni dettagliate sui materiali impiegati nella costruzione, facilitandone la gestione sostenibile e il monitoraggio del ciclo di vita. Questo approccio consente di gestire i materiali in modo intelligente, garantendo che possano essere recuperati e riutilizzati anche dopo la demolizione dell’edificio. L’architettura della struttura prevede poi una suddivisione in sei strati funzionali (fondazione, struttura, facciata, sistema, partizione, elettrodomestici), permettendo interventi mirati e indipendenti sugli elementi necessari senza impattare sugli altri non coinvolti.

Nel 2022, il consumo energetico di TCV si è rivelato inferiore del 50% rispetto alle previsioni, grazie all’adozione di sistemi di energia rinnovabile. Questo dato sottolinea l’efficienza del progetto non solo dal punto di vista architettonico, ma anche da quello ambientale.

DOTAZIONI “AS-A-SERVICE”

Una delle innovazioni più significative di TCV risiede nell’approccio As-a-Service per quanto riguarda gli elettrodomestici. Anziché vendere i prodotti agli inquilini, i produttori mantengono la proprietà degli elettrodomestici, assicurando così la possibilità di recupero e riutilizzo dopo lo smontaggio. Questa modalità richiede una collaborazione capillare con fornitori di mobili, ascensori, cucine e persino serrature elettroniche, per sviluppare

L’approccio di Bio-architecture Formosana si basa sull’intelligenza biologica applicata al design, con l’obiettivo di creare edifici che rispecchino i cicli della natura. Lo studio ha ottenuto oltre 60 certificazioni EEWH e due LEED, a dimostrazione del suo impegno per un ambiente costruito più sostenibile. Tra i progetti più importanti si annovera la biblioteca pubblica Beitou di Taipei, il primo edificio a Taiwan ad aver ricevuto la certificazione EEWH di livello Diamond.

contratti personalizzati che rispecchino i principi della sostenibilità. Essendo un modello sperimentale, anche i contratti bancari e gli accordi legali sono stati adattati per garantire il rispetto delle normative, senza compromettere l’approccio innovativo e circolare del progetto.

UN MODELLO PER L’ARCHITETTURA CIRCOLARE

Abbracciando i principi dell’economia circolare, il Taisugar Circular Village si pone come esempio di un’architettura sostenibile, capace di coinvolgere i residenti in un ecosistema locale

condiviso. TCV favorisce una profonda riconnessione tra persone e natura, tra consumo e produzione, ridisegnando il modo in cui si vive e si interagisce con l’ambiente. Un approccio olistico, destinato a promuovere l’architettura sostenibile su scala globale e spronare ulteriori virtuose case history.

VS HOUSE

CREMONA

Tips Architects firma una villa passiva conforme al protocollo CasaClima classe A, con materiali che garantiscono l’ottimizzazione dell’impatto ambientale.

In provincia di Cremona, lo studio Tips Architects ha realizzato il progetto di una villa conforme al protocollo CasaClima classe A, perfetto connubio tra design innovativo ed elevate prestazioni energetiche. L’immobile reinterpreta in chiave contemporanea le caratteristiche della tradizionale cascina cremasca (disposizione in linea, falde asimmetriche, gelosie e rivestimento in mattoni) ed esce dallo schema del contesto urbanistico nel quale è ubicato, caratterizzato da una bassa densità edilizia di tipo residenziale, con villette unifamiliari, isolate o a schiera, per un massimo di due-tre piani.

Esiste infatti un contesto extra-urbanistico emblematico di questo territorio che raccoglie come in un intreccio le sue peculiarità geografiche, morfologiche e insediative a cui lo sviluppo planimetrico dell’immobile ha fatto riferimento con affacci liberi verso la campagna. L’intervento punta, dunque, a ricucire il legame col territorio riproponendo uno schema abitativo tradizionale declinato in maniera contemporanea.

MATERIALI ED EFFICIENZA

L’elemento costruttivo principale è il mattone faccia a vista in terracotta di SanMarco by Terreal Italia, prodotto con l’argilla estratta poco sotto il piano di campagna, utilizzato per le gelosie e come rivestimento, scelto per preservare al massimo le pareti esposte agli agenti atmosferici.

Nella progettazione sono state rispettate tutte le richieste del committente che consistevano nell’abitare gli spazi domestici al piano terreno, sia nelle ore diurne che in quelle notturne, privilegiando il rapporto con gli spazi esterni.

La tecnologia impiegata, i nodi costruttivi e le stratigrafie sono propedeutici ad un alto grado di efficienza energetica. La coibentazione rappresenta il valore aggiunto che qualifica l’intervento: il materiale coibente isola l’intero involucro edilizio senza soluzione di continuità ed è posizionato al di sotto delle platee di fondazione, sul lato esterno dei muri perimetrali come isolamento termico a cappotto e in copertura.

La struttura portante è in cemento armato, le murature di tamponamento sono realizzate con blocchi di calcestruzzo areato autoclavato, i solai interpiano sono in lastre prefabbricate con elementi di alleggerimento (in polistirolo espanso e in laterocemento), le coperture a tetto sono in legno ad orditura unica.

I materiali scelti garantiscono l’ottimizzazione dell’impatto ambientale: le tracce impiantistiche eseguite sulle murature in calcestruzzo cellulare vengono chiuse riutilizzando il materiale di scarto proveniente dalla realizzazione delle scanalature, i tramezzi interni sono realizzati con sistemi costruttivi a secco (cartongesso) che riducono al minimo gli scarti.

Reggio School

MADRID

Progettata dall’architetto Andrés Jaque, una scuola che rappresenta un nuovo paradigma di sostenibilità, non solo per la riduzione dell’impatto ambientale, ma anche per la capacità di rigenerare e curare l’ecosistema circostante, offrendo un modello di integrazione tra architettura, educazione e territorio.

Si ispira ai princìpi del Reggio Emilia Approach - metodo pedagogico sviluppato nella città emiliana alla fine della Seconda Guerra Mondiale dal pedagogista Loris Malaguzzi – la Reggio School situata nell’Encinar de los Reyes di Madrid, progettata dall’architetto Andrés Jaque dello studio Office for Political Innovation. Una scuola il cui design all’avanguardia incontra sistemi atti alla sostenibilità, contribuendo al contempo a plasmare attivamente un ambiente sociale più aperto, inclusivo e connesso alla natura.

Il progetto si basa sull’idea che gli spazi architettonici possano suscitare nei bambini il desiderio di esplorazione e di indagine. L’edificio è dunque pensato come un ecosistema complesso che consente agli studenti di condurre la propria educazione attraverso un processo di sperimentazione collettiva auto-guidata. Il progetto, la costruzione e l’impiego stesso di questo edificio mirano così a superare il tradizionale paradigma della sostenibilità per adottare un approccio ecologico a tutto tondo, in cui la cooperazione tra persone, l’uso di materiali e tecniche a basso impatto e una lungimirante gestione comune si intersechino attraverso l’architettura.

La scuola riduce al minimo la sua impronta fisica e l’uso del suolo espandendo alcune delle sue attività didattiche direttamente nel parco de Valdebebas adiacente. Questo approccio non solo trasforma l’educazione in un processo di interazione sociale ma riattiva anche lo

ph. José Hevia

spazio pubblico come luogo di scambio intergenerazionale.

La Reggio School si oppone inoltre all’omologazione e agli standard unificati, preferendo un’architettura che riflette la complessità e la diversità dell’ambiente naturale. L’edificio giunge dunque a configurarsi come un multiverso, dove differenti climi, ecosistemi, tradizioni architettoniche e normative si intrecciano in un unico spazio.

La progressione verticale della scuola inizia al piano terra, dove le aule per i bambini più piccoli sono a diretto contatto con il terreno. Salendo nei livelli superiori si trovano le classi per gli studenti intermedi, che convivono con serbatoi di acqua riciclata impiegati per nutrire il giardino interno. Ai piani più alti, le aule per gli studenti più grandi si organizzano intorno allo spazio verde come in un piccolo villaggio. Questa distribuzione riflette il processo di maturazione degli studenti, che acquisiscono progressivamente la capacità di esplorare autonomamente l’ecosistema della scuola, insieme ai loro compagni.

Il vero cuore sociale della struttura si trova al secondo piano, dove un grande spazio vuoto, aperto attraverso archi paesaggistici, si affaccia sugli ecosistemi circostanti. Questa sezione, alta più di otto metri e con una superficie di circa 500 metri quadrati, funge da agorà cosmopolitica, un luogo di incontro e scambio dove studenti e insegnanti partecipano alla gestione della scuola e interagiscono con i paesaggi esterni. L’aria che attraversa questo spazio è temperata dai lecci delle campagne vicine, creando un clima confortevole e in armonia con la natura.

La Reggio School si configura anche come un vero e proprio ecosistema vivente riparativo. L’edificio non solo ospita attività educative, ma contribuisce attivamente alla rigenerazione ecologica del territorio di Valdebebas. Attraverso un sistema di raccolta dell’acqua piovana, la scuola nutre i suoi piccoli giardini interni, progettati per offrire un rifugio a piante e insetti che sono stati minacciati dall’uso intensivo di pesticidi e fertilizzanti nelle aree suburbane vicine. In questo modo, la scuola partecipa alla riparazione della vita e della biodiversità del territorio in cui è inserita.

Un altro aspetto distintivo del progetto riguarda la visibilità dei sistemi meccanici dell’edificio, che non vengono nascosti ma anzi esposti in modo tale da rendere percepibili i flussi di acqua, energia e aria che mantengono attivo l’edificio. Questa scelta consente agli studenti di osservare e comprendere direttamente come i loro corpi e le loro interazioni sociali dipendano da questi scambi vitali. Tubature, condotti, cavi e griglie diventano così parte visiva integrante dell’edificio, trasformando l’infrastruttura in una risorsa educativa.

Inoltre, in un contesto come quello dell’Europa meridionale, dove le soluzioni tecnologiche avanzate per la sostenibilità sono spesso appannaggio di edifici ad alto budget, la Reggio School adotta una strategia low-cost per ridurre l’impatto ambientale. Anziché espandersi orizzontalmente, come accade nel 90% delle scuole, l’edificio si sviluppa in verticale, riducendo al minimo l’occupazione del suolo e ottimizzando le fondamenta, oltre a

limitare l’uso complessivo di facciate. Questo approccio ha anche portato a una riduzione radicale dell’impiego di materiali: non sono stati utilizzati rivestimenti, controsoffitti o pavimenti tecnici rialzati, e il 48% dei materiali per facciate, tetti e partizioni interne è stato eliminato grazie a semplici strategie di isolamento termico e distribuzione dei sistemi meccanici. Il risultato è un edificio “nudo”, dove la visibilità non filtrata dei suoi componenti operativi definisce la sua estetica.

Ulteriore elemento chiave del progetto è l’uso di un isolamento naturale in sughero. L’80% dell’involucro dell’edificio è infatti ricoperto esternamente da 14,2 cm di sughero denso proiettato di 9.700 Kg/m3, una soluzione ecologica e ad alte prestazioni, sviluppata specificamente per questo progetto dallo studio di architettura, che ha consentito il raggiungimento di un isolamento termico di R-23.52, il doppio di quanto richiesto dalle normative di Madrid. Questa scelta contribuisce peraltro a creare un habitat per microrganismi, funghi, piante e piccole forme di vita animale, grazie alla superficie irregolare del sughero che favorisce l’accumulo di materiale organico.

Infine, il progetto ha anche ridotto significativamente l’energia incorporata nella struttura dell’edificio grazie a un’attenta ottimizzazione ingegneristica. Sotto la guida del ricercatore e ingegnere strutturale Iago González Quelle, lo spessore delle pareti portanti è stato ridotto di 150 mm rispetto alle strutture in cemento armato convenzionali, con una riduzione complessiva del 33% dell’energia incorporata.

ph. Giovanni De Sandre

Nei pressi del lago di Carezza, nella Val d’Ega, circondato da rigogliosi boschi di larice e dalle ruvide cime si trova il lotto di terreno nominato Casa Carezza.

Le due nuove abitazioni del lotto, progettate dallo studio monovolume architecture + design e realizzate in legno, proiettano nella contemporaneità la tradizione architettonica alpina dei masi, reinterpretando con nuove tecnologie i materiali, quali legno e pietra, e rileggendo la suddivisione materica tra parte superiore e inferiore, caratteristica di questa tipologia di edificio. Sorvolando l’area si può notare la geometria asimmetrica del tetto, che ricorda la matericità ruvida e frammentata delle rocce.

Le abitazioni sorgono su un terreno ad alta densità edilizia: per preservare la privacy di ogni abitante, il versante Nord dell’edifico che si affaccia verso il Catinaccio, è chiuso con ampi terrazzi e scandito da un ritmo verticale delle lamelle in legno, mentre sul versante Sud la facciata vetrata apre la vista incorniciando il panorama che sorge sul gruppo del Latemar. In facciata, una linea di demarcazione espressiva e chiara suddivide l’edificio: la parte superiore in legno di abete e il basamento realizzato in muratura di pietra dolomia. All’interno, la suddivisione dei tre piani segue il principio architettonico del Raumplan, prevedendo così livelli sfalsati per garantire sempre una veduta del panorama. Ogni abitazione è composta al piano terra da un ingresso, una zona cucina, un salotto e un guardaroba in dotazione. Al piano superiore le ampie finestre delle camere si affacciano sulle Dolomiti. Gli spazi multifunzionali e gli arredi della casa dimostrano un look and feel alpino senza tempo: come all’esterno, l’uso del legno continua anche negli interni e la luce naturale entra attraverso dei vuoti lasciati nelle pareti. Il risultato è un giusto equilibrio tra uno stile attuale e un’atmosfera accogliente, prerogativa delle strutture più all’avanguardia che uniscono passato e presente, collocate nei contesti di montagna.

Le abitazioni sono entrambe certificate CasaClima A Nature e per la loro realizzazione sono stati selezionati materiali “a km 0”. La struttura portante è costruita in abete bianco, il rivestimento e il design interno in larice – per resistere meglio alle intemperie – e per gli esterni la pietra proviene dall’area limitrofa.

La certificazione CasaClima Nature rappresenta un’evoluzione significativa rispetto agli standard tradizionali di efficienza energetica, integrando anche criteri di sostenibilità ambientale e benessere abitativo.

Oltre a certificare edifici con un ridotto fabbisogno energetico, valuta l’impatto dei materiali utilizzati e l’intero ciclo di vita della costruzione. CasaClima Nature pone anche particolare attenzione alla qualità degli spazi interni, analizzando parametri come il comfort termico, la qualità dell’aria e l’illuminazione naturale, elementi fondamentali per la salute e il benessere degli abitanti. Sono inoltre valutati l’uso di materiali rinnovabili e una gestione responsabile delle risorse idriche.

20 FORREST IN TOWN

Milano

Nel quartiere San Cristoforo sul Naviglio Grande, il paesaggio vegetale diventa coprotagonista dell’attività umana in un progetto residenziale nato dalla collaborazione tra DFA Partners e Boffa Petrone & Partners.

Cuore green del complesso abitativo: un orto aeroponico condominiale che non utilizza terra ma unicamente acqua arricchita con nutrienti.

ENG

ph. Piero Ottaviano©

“Forrest in Town” è l’ambizioso progetto di riqualificazione urbana sostenibile curato da DFA Partners, in collaborazione con Boffa Petrone & Partners, e realizzato dal Gruppo Building, che trasforma l’ex cascina Galbani, situata nel quartiere milanese di Barona, in un borgo residenziale green. Un intervento che ridefinisce il concetto di condominio orizzontale, in controtendenza rispetto alla crescente verticalizzazione urbana.

Il borgo di 10.000 mq prevede 89 unità abitative cielo-terra, tutte dotate di giardini e patii privati, integrati da 5 spazi commerciali, aree

fitness e ricreative, un parco di 4.500 mq e un innovativo orto aeroponico condominiale. Nel rispetto del genius loci, caratteristica distintiva dei progetti di DFA Partners, il recupero dell’area ha puntato a preservare e valorizzare l’identità architettonica lombarda e milanese, reinterpretando gli elementi storici della cascina secondo un’ottica sostenibile e moderna.

La struttura, con edifici alti al massimo 3-4 piani, segue la tipologia tradizionale a corte milanese, con affacci sul parco condominiale. Il design si rifà all’assetto volumetrico preesi-

stente, mantenendo le caratteristiche tipiche del tessuto rurale lombardo: grandi aperture con contorni in rilievo, infissi in ferro, solai e coperture in legno, e cromatismi che giocano con il “giallo Milano” e le tonalità di rosso, un richiamo all’architettura storica della città. Anche i balconi e le beole mantengono fede all’estetica tradizionale.

Nel rispetto delle normative, del Piano Regolatore e del vincolo di mantenimento del disegno urbano riconoscibile (ADR), gli elementi preesistenti sono stati mantenuti ed esaltati in un mix armonico di materiali storici e materiali

innovativi ed ecologici; ne sono un esempio le strutture in legno visibili negli appartamenti, o la sgorbiatura delle travi sui plafoni che contrasta volutamente con la nuova e moderna struttura distributiva degli spazi studiata dai progettisti, in un perfetto equilibrio tra passato e futuro.

Ma è il verde il vero cuore pulsante nonché principale elemento strutturale di Forrest in Town: le generose aree esterne fanno infatti del paesaggio naturale il protagonista assoluto dell’esperienza abitativa, godibile anche dagli interni, in costante dialogo con l’outdoor. Il progetto del grande giardino condominiale, curato da Vittorio Peretto di Hortensia Gar-

den Design, segue il concetto di Ecogiardino: un ecosistema duraturo e biodiverso, pensato per integrare piante adulte e giovani, dalle essenze ornamentali agli alberi da frutto, in un equilibrio naturale che riflette la diversità della società umana. E poiché le piante non sentono i confini, questo polmone verde non è solo per i residenti, ma per tutta Milano, una risorsa che travalica la frontiera privata e contribuisce a migliorare la qualità dell’ambiente urbano. Uno degli elementi più innovativi di “Forrest in Town” è l’orto aeroponico condominiale, un esempio virtuoso di come l’architettura sostenibile possa integrarsi con tecnologie avanzate per creare nuovi ecosistemi anche in contesti

cittadini.

Situato nel seminterrato sotto la corte, su un’area di 70 mq, l’orto è stato progettato da DFA Partners e realizzato da Agricooltur, e rappresenta il primo esempio di coltivazione fuori suolo in un complesso residenziale urbano milanese. Questo sistema di coltivazione aeroponica, che non utilizza terra ma unicamente acqua arricchita con nutrienti, permette una produzione efficiente e a basso impatto ambientale di oltre 90 varietà di verdure, erbe aromatiche e spezie. Con una produzione a chilometro zero, l’orto consente ai residenti di accedere a prodotti freschi e stagionali, riducendo l’impronta ecologica del condominio.

“Forrest in Town” risulta dunque molto più di un progetto abitativo. Stimola una riflessione su un modello sostenibile di rigenerazione urbana, dove natura, architettura e innovazione convivono per creare un ambiente in grado di migliorare la qualità della vita in città. Immersi nel verde, ma al centro di Milano, gli abitanti possono infatti sperimentare una connessione autentica con la natura, in uno spazio che guarda al futuro, mantenendo viva la tradizione architettonica e agricola del passato.

21 ORIJINS Dubai

Progettata dallo studio VSHD Design, la caffetteria attigua al Financial Centre punta sul “ritorno alle origini” delle cose dando vita a un ambiente ispirato alla natura, in cui la materia diventa vero e proprio arredo per gli interni.

ph.Oculis Project

Situata in posizione strategica vicino al Dubai International Financial Centre (DIFC), l’elegante caffetteria Orijins, progettata dallo studio di interior design Dubai-based VSHD, trae ispirazione dalle bellissime imperfezioni che si trovano in natura. Semplice nella forma e ricco di texture e materiali, il design del locale enfatizza il fascino del minimalismo, tipico di uno spazio epurato da decorazioni, con intonaco neutro e tonalità avvolgenti in finitura opaca. La palette attinge ai colori degli elementi naturali come sabbia, conchiglie, pietra e legno, impiegati per modellare ciascuna sezione dell’ambiente, mentre veri e propri blocchi di materia sono utilizzati come arredi scultorei. Queste scelte stilistiche fanno della caffetteria un luogo che stimola una sensazione di calma e radicamento nei visitatori, sollecitati sia dallo schema cromatico e materico sia dalle peculiari forme sinuose e accoglienti che plasmano la metratura, a partire dai volumi curvi del soffitto.

UN CONCEPT NATURE-INSPIRED

Per l’elaborazione del concept, i progettisti si sono affidati al mondo naturale, traendo in particolare da una collezione di pietre raccolte sulle rive del Mar Rosso. La natura, dunque, è assoluta protagonista, seppur in modo innovativo: mentre la luce attraversa delicatamente lo spazio ponendo l’accento sulla forte matericità, l’osservatore attento noterà anche l’influenza quasi impercettibile della tecnologia. Una striscia Led molto sottile, posizionata lungo il perimetro del cafè, mette in mostra un leggero arco nel soffitto. Si tratta di un piccolo faretto che illumina l’area del bar e di un’applique su misura progettata da VSHD, realizzata in alluminio spazzolato che decora in modo discreto il locale.

CONTRASTI MATERICI

Orijins Coffee Shop punta sui contrasti: le pietre irregolari, i sottili arredi in metallo leggero, i delicati elementi curvilinei e i colori tenui. Degno di nota è il bar realizzato con blocchi massicci di diversi tipi di marmo. La sua forma splendidamente curva aggiunge un tocco sognante e grezzo allo spazio leggero e arioso.

VSHD ha posto grande attenzione nell’incorporare differenti elementi, texture e materiali, realizzando così un mix coerente e scenogra-

fico. Interessante è anche l’utilizzo di tessuti - pellicce, bouclé e trame pesanti - per arricchire il concept con naturalezza e autenticità.

“RITORNO

ALLE ORIGINI”

Con un approccio innovativo al layout del bar, il progetto studiato da VSHD si basa sul “ritorno alle origini” delle cose e sulla creazione di un ambiente che sia il più vicino possibile alla natura, evocando la sensazione di calma e serenità che si prova sedendosi su una roccia in riva al mare o sulla sabbia del deserto.

L’atmosfera che ne deriva è eterea e primordiale, racchiusa in un involucro spaziale che, come una tela bianca, ha posto le basi per la definizione dei volumi astratti, primi fra tutti, i sette blocchi di marmo disegnati a mano, convertiti in modelli 3D e inseriti in una macchina CNC per produrne le forme.

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ALL OVER WOOD

Immerso nella cornice paesaggistica più autentica e incontaminata del Sud Italia, in un contesto naturale pressoché intatto e lontano da insediamenti produttivi, si colloca un edificio residenziale dal carattere green e contemporaneo, realizzato interamente in legno dall’impresa edile specializzata in costruzioni lignee Progetto Legno, di Francavilla in Sinni.

Sia la struttura portante che gli elementi accessori sono stati creati con l’utilizzo di questa materia naturale per antonomasia dalle note prerogative prestazionali, selezionata come protagonista indiscussa anche per le finiture degli interni.

Il progetto d’interior ha infatti privilegiato l’impiego di un pavimento in legno Kährs che unisce resistenza, ecocompatibilità ed estetica senza tempo, in linea con la filosofia progettuale dell’impresa costruttrice, da sempre impegnata a collaborare con partner di alto livello. Ad armonizzare tutte le stanze della casa è così un elegante parquet in plancia di rovere, finito con olio naturale e posato a secco senza l’utilizzo di colla. Una scelta che esalta la raffinatezza dell’abitazione contribuendo a renderla ancora più salubre e accogliente.

Kährs è un’azienda con sede nel cuore delle foreste svedesi ed è uno dei principali produttori di pavimenti in legno al mondo. Fondata nel 1857, combina la conoscenza secolare della materia prima con il gusto ed il design scandinavo, dando vita a pavimenti dallo stile intramontabile che si abbinano con tutte le tipologie d’arredamento.

BAROMETRO DELLA COSTRUZIONE SOSTENIBILE

In un mondo dove l’urgenza climatica non è più una scelta ma una necessità, l’edilizia sostenibile non rappresenta solo il futuro, ma l’unica strada percorribile per costruire un domani migliore. Convinto dell’importanza di promuovere questa transizione, il Gruppo Saint-Gobain ha lanciato l’Osservatorio della Costruzione Sostenibile che presenta la seconda edizione dell’omonimo Barometro, uno studio condotto tra dicembre 2023 e gennaio 2024 dall’istituto di ricerca CSA, atto a comprendere le evoluzioni e i fattori chiave da attivare per accelerare lo sviluppo dell’edilizia sostenibile a livello internazionale.

Per tracciare un quadro esaustivo delle dinamiche locali e globali, l’indagine ha coinvolto un panel di professionisti del settore, studenti, membri di associazioni e funzionari eletti per un totale di 1.760 intervistati di età superiore a 18 anni, provenienti da 22 Paesi (Argentina, Brasile, Canada, Colombia, Repubblica Ceca, Egitto, Finlandia, Francia, Germania, India, Italia, Messico, Polonia, Portogallo, Sudafrica, Spagna, Svizzera, Turchia, Emirati Arabi Uniti, Regno Unito, Stati Uniti, Vietnam).

PERCEZIONE GLOBALE

DELL’EDILIZIA SOSTENIBILE

L’87% degli intervistati dichiara di essere a conoscenza del concetto di edilizia sostenibile, confermando un alto livello di familiarità con questo tema. Tuttavia, la comprensione resta per lo più legata a un concetto di bioedilizia o a edifici energeticamente efficienti (42%), con meno attenzione su aspetti come la resilienza agli eventi climatici estremi (solo il 13% degli intervistati) o la promozione della salute degli abitanti (14%).

URGENZA E AZIONI NECESSARIE

La maggior parte degli intervistati (95%) considera l’edilizia sostenibile una priorità o un tema importante. Nonostante questo, solo l’87% ritiene di voler fare di più. Ciò dimostra come, pur esistendo una consapevolezza diffusa, servano interventi concreti per mantenere alta l’attenzione sul tema. Emerge inoltre che in alcuni Paesi i cittadini ritengono di essersi spinti troppo in là in termini di edilizia sostenibile e di voler addirittura fare un passo indietro, come in Turchia (16%) e in India (15%).

GRANDE

ATTENZIONE AL RINNOVAMENTO

ENERGETICO IN EUROPA E NEGLI STATI UNITI

Una chiara tendenza si rafforza nel settore del rinnovamento energetico. Non sorprende che sia considerata un’azione prioritaria nei Paesi con un patrimonio edilizio molto consolidato, come in Europa, soprattutto in Finlandia (40%), Francia (39%) e Germania (34%), e negli Stati Uniti (37%). In queste regioni, il rendimento energetico degli edifici esistenti rappresenta una vera e propria sfida rispetto ai Paesi che stanno dando priorità ai programmi di nuova costruzione per ospitare una popolazione in aumento, come il Canada e i Paesi dell’America Latina e dell’Asia.

LE LEVE PRINCIPALI PER ACCELERARE L’EDILIZIA SOSTENIBILE

L’indagine ha identificato tre leve chiave per accelerare l’adozione dell’edilizia sostenibile:

• Maggiore sensibilizzazione del pubblico: Il 50% degli intervistati ritiene fondamentale informare la popolazione sui benefici dell’edilizia sostenibile, in particolare in Africa e Asia, dove l’urgenza percepita è più alta.

• Riduzione dei costi percepiti: Il 39% considera necessario rendere più accessibili i materiali e le soluzioni sostenibili, superando la percezione di un costo elevato.

• Collaborazione tra gli stakeholder: Il 38% sottolinea l’importanza di una cooperazione tra aziende, istituzioni pubbliche e privati, affinché vengano condivise le migliori pratiche e adottate soluzioni innovative. Percepite come leve secondarie rimangono le iniziative pubbliche, seppur affiorino alcune differenze da notare nelle varie regioni. Gli europei sono più favorevoli agli incentivi statali rispetto alla media internazionale (17% contro 13%, 4 punti in più).

In Nord America e in America Centrale, gli intervistati sono più favorevoli alla regolamentazione (21% contro 15%, 6 punti in più).

PROFESSIONISTI:

ARCHITETTI E

INGEGNERI IN PRIMA LINEA

I professionisti dell’edilizia sono considerati gli attori principali per promuovere la sostenibilità. Il 29% degli intervistati vede in architetti e ingegneri i protagonisti del cambiamento. Questa fiducia si riflette anche nei dati: l’85% dei professionisti intervistati afferma che una parte o la totalità della propria attività riguarda già l’edilizia sostenibile e il 92% prevede di ampliare ulteriormente il proprio impegno nei prossimi cinque anni.

SFIDE LOCALI: ADATTARE L’EDILIZIA SOSTENIBILE ALLE REALTÀ GEOGRAFICHE

LA SOSTENIBILITÀ COME

CRITERIO DI SELEZIONE

L’impegno per l’edilizia sostenibile è sempre più un fattore determinante nella scelta dei fornitori e dei partner commerciali. Il 62% dei professionisti considera la sostenibilità un elemento fondamentale nella selezione dei propri fornitori. Tuttavia, in Africa, dove la necessità di sviluppo è più forte, questa percentuale scende al 46%, evidenziando la necessità di maggiori interventi per sensibilizzare e incentivare le imprese del territorio.

L’indagine evidenzia come l’approccio all’edilizia sostenibile non possa essere uniforme, ma debba adattarsi ai contesti locali. Ad esempio, in Europa e negli Stati Uniti si pone l’accento sul rinnovo energetico degli edifici esistenti, mentre in Paesi emergenti come il Vietnam o il Messico la priorità resta la costruzione di nuovi edifici per rispondere alla crescita della popolazione. Questa diversità di esigenze richiede soluzioni mirate, che considerino le specificità economiche e culturali di ciascuna regione.

Va inoltre notato che lo studio mette in evidenza la parte strutturata del mercato, ma non gli insediamenti informali o l’autocostruzione, che sono molto diffusi in alcuni Paesi del Sud e più difficili da comprendere per i professionisti e i funzionari eletti.

IL FUTURO DELL’EDILIZIA SOSTENIBILE: INNOVAZIONE E BIOMATERIALI

Guardando al futuro, gli intervistati identificano tre azioni prioritarie per accelerare lo sviluppo dell’edilizia sostenibile:

• Maggiore innovazione nel settore;

• Utilizzo di biomateriali;

• Trasparenza sulle prestazioni sostenibili degli edifici.

In particolare, la futura generazione di professionisti (gli studenti intervistati) si mostra molto sensibile a queste tematiche, con il 74% che ritiene fondamentale acquisire competenze specifiche in questo ambito per distinguersi nel mercato del lavoro.

IL GRUPPO SAINT-GOBAIN

Saint-Gobain progetta, produce e distribuisce materiali per l’edilizia sostenibile e il comfort abitativo. Presente in 76 Paesi con 160.000 dipendenti, nasce nel 1665 per volere di Re Luigi XIV, per realizzare la Galleria degli Specchi del Palazzo di Versailles a Parigi.

Tutte le soluzioni proposte sono pensate per costruire edifici più efficienti dal punto di vista energetico, per ridurre consumi ed emissioni inquinanti, puntando a raggiungere la neutralità delle emissioni aziendali entro il 2050. Attraverso marchi come Glass, Gyproc, Isover e Weber, offre in particolare una gamma completa di soluzioni innovative per involucri opachi e trasparenti, tetti e coperture, architettura d’interni e pareti, pavimenti e controsoffitti.

24 DEERNS ITALIA

La società di ingegneria Deerns Italia è specializzata nella consulenza strategica per la progettazione di edifici sostenibili e resilienti al cambiamento climatico.

Giambattista Brizzi, Senior Building Physics Specialist, ci ha illustrato i principali strumenti e le metodologie utilizzate per valutare il rischio climatico negli edifici e negli impianti, approfondendo come l’azienda affronta le sfide della sostenibilità con un approccio orientato al futuro.

Quali sono i principali strumenti e metodologie che utilizzate per valutare il rischio climatico?

I rischi legati al cambiamento climatico si suddividono in due categorie principali: il rischio fisico, che include eventi climatici estremi come piogge intense e sismi, e il rischio di transizione.

Per il rischio fisico, ci avvaliamo di software di simulazione che ci permettono di analizzare scenari futuri. Sappiamo come è il clima oggi e, attraverso software, possiamo calcolare come sarà il clima domani. Questo ci consente di prevedere il comfort esterno e i possibili consumi energetici, considerando l’impatto di un aumento delle temperature.

In parallelo, gestiamo il rischio di transizione attraverso direttive europee, che portano a utilizzare tool come il CRREM (Carbon Risk Real Estate Monitor), che ci aiutano a identificare se un edificio sarà carbon free in futuro e a garantire che sia allineato con gli obiettivi di sostenibilità mantenendo alto il suo valore sul mercato.

Come integrate soluzioni come la decarbonizzazione e la digitalizzazione energetica nei progetti di smart building?

Per rendere gli edifici più smart, e quindi portati a consumare meno energia, ci concentriamo su un monitoraggio approfondito. Un’attenzione particolare è dedicata a migliorare l’intelligenza degli edifici, permettendo di identificare rapidamente i problemi attraverso diagnosi precise.

Inoltre, implementiamo certificazioni e processi di commissioning per monitorare le performance in fase di esercizio e creiamo modelli virtuali di digital twin che ci consentono di gestire e analizzare i dati dei nostri edifici e prevedere l’effetto di possibili azioni correttive.

Avete lavorato su progetti iconici come il Bosco Verticale e Corso Como Place. Come possono diventare green edifici così alti?

Sono due progetti molto differenti. Il Bosco Verticale utilizza la fotosintesi integrata in facciata, è chiaro che tuttavia la presenza di alberi in quota ha un impatto sulla dimensione della struttura portante, mentre Corso Como Place è un progetto più hi-tech, un rifacimento di un vecchio edificio, una major renovation ad alta tecnologia. Abbiamo progettato questo edificio in modo da combinare estetica e funzionalità, integrando elementi tecnologici a vista, che prima erano nascosti, come il fotovoltaico. È importante raccogliere dati e comprendere l’efficacia delle soluzioni adottate. Costruire in altezza permette di preservare superfici permeabili e ottimizzare l’illuminazione naturale, contribuendo al benessere degli occupanti.

La vostra azienda è attiva in diversi settori, dal Real Estate alla Health Care fino ai Data Center. Quali differenze riscontrate e come è cambiato il mercato in termini di richiesta di edifici sostenibili negli ultimi anni? Nel settore del Real Estate i clienti non si accontentano più delle certificazioni standard, ma cercano livelli superiori come LEED Platinum o Gold. A Milano e Roma, l’interesse per edifici sostenibili è in forte crescita. A livello nazionale, osserviamo diverse velocità di sviluppo: alcune aree stanno avanzando rapidamente nell’elevare gli standard, allineandosi agli approcci europei, mentre altre stanno iniziando il percorso verso una maggiore diffusione delle competenze sui nuovi metodi sostenibili.

Cambiando settore, in ambito sanitario la progettazione degli ospedali deve considerare il benessere di tutti gli occupanti, non solo dei pazienti.

Questo approccio può ridurre l’assenteismo tra il personale e, come dimostrano recenti studi, ambienti piacevoli attraggono talenti e migliorano i tempi di guarigione dei pazienti.

In alcuni ospedali progettati in Olanda, ad esempio, è stato osservato un miglioramento significativo nel benessere complessivo. Harvard sta pubblicando numerosi studi su questo tema, evidenziandone i benefici.

I data center, poi, stanno vivendo una crescita straordinaria grazie all’intelligenza artificiale ed essendo strutture ad alto consumo energetico è fondamentale adottare in esse pratiche sostenibili, come strategie per recuperare e riutilizzare l’energia e il calore prodotti, destinandoli alle comunità vicine.

Grazie a modelli computazionali avanzati, possiamo analizzare e ottimizzare la fluidodinamica e la gestione del calore, migliorando così l’efficienza complessiva degli impianti.

Quali sono le strategie più innovative che adottate per ridurre l’impatto ambientale degli edifici?

Siamo fortemente impegnati nel computational design, lavorando per migliorare i nostri metodi di consulenza attraverso l’uso di strumenti tridimensionali e approcci parametrici, che rafforzano le nostre capacità predittive.

Puntiamo a un ritorno all’architettura vernacolare, ma in una versione 3.0, che integra innovazione e sostenibilità.

Inoltre, ci concentriamo sull’LCA (Life Cycle Assessment) per valutare l’impatto ambientale dei materiali fin dalle prime fasi progettuali, garantendo scelte più consapevoli e low carbon.

E come affrontate la progettazione di strutture destinate a eventi significativi, come il Villaggio Olimpico Milano-Cortina?

Pensiamo sia fondamentale pianificare la durabilità e la riutilizzabilità di questi edifici e ben lo dimostra il caso del Villaggio Olimpico MilanoCortina dove era previsto che dopo l’evento l’area venisse trasformata in uno studentato.

Questo approccio si allinea con il concetto di “built to last”, garantendo così un impatto ambientale ridotto e una maggiore sostenibilità nel lungo termine.

ph. Duccio Malagamba

Adottiamo anche, sebbene più raramente, il “design for disassembly”, un metodo più tipico dei paesi nordici, come nel caso della Banca di Triodos a Driebergen-Rijsenburg.

Qui, l’idea è di progettare edifici in modo tale che possano essere facilmente smontati e riutilizzati, evitando così la necessità in un futuro di demolire completamente le strutture.

Guardando al futuro, quali sono i prossimi obiettivi di Deerns Italia?

Ci concentreremo sul rafforzamento delle collaborazioni con le università e sulla ricerca, oltre a esplorare l’architettura rigenerativa. Vogliamo sviluppare edifici che non solo soddisfino gli standard attuali, ma che siano anche in grado di adattarsi e rispondere alle sfide future in un contesto di cambiamento climatico.

ph. Andrea Martiradonna

25 VILLA LABRIOLA

Corsico

Un esempio di edilizia residenziale rispettosa dell’ambiente grazie alle soluzioni Mapei sviluppate per ridurre il consumo energetico e alle superfici Dekton ultracompatte a zero emissioni di carbonio.

Disegnata dall’architetto egiziano Alaa Negm e situata a Corsico, Villa Labriola è una sapiente realizzazione in cui spazi interni ed esterni si compenetrano l’uno nell’altro creando visioni suggestive e prospettive inconsuete. Linee rette e superfici ortogonali creano volumi geometrici nella villa. Le grandi terrazze, i ballatoi e la loggia esterna sono concepiti come estensioni degli spazi interni e le ampie vetrate offrono una visuale sul paesaggio circostante permettendo alla luce naturale di illuminare l’indoor. La zona piscina, collegata con l’area spa, e la palestra situate nel basement, integrano le funzioni wellness nell’esperienza abitativa.

La villa spicca nell’hinterland milanese anche come progetto architettonico residenziale dalle caratteristiche innovative e sostenibili, a partire dal massiccio utilizzo del Dekton, un materiale ultracompatto a zero emissioni di carbonio, funzionale e versatile per qualsiasi applicazione, brevettato dall’azienda spagnola Cosentino. Per la fornitura di soluzioni all’avanguardia, dall’impermeabilizzazione alle finiture, il progetto ha inoltre visto il coinvolgimento di Mapei, da anni impegnata a contribuire a un’edilizia di qualità e duratura.

Le soluzioni Mapei, formulate con materie prime ultraleggere, realizzate con materiali riciclati, sviluppate per ridurre il consumo energetico e con bassissime emissioni di composti organici volatili (VOC), hanno garantito prestazioni elevate, sostenibilità e durabilità su tutti i fronti. In particolare, per l’impermeabilizzazione delle pavimentazioni esterne, delle terrazze e della piscina è stato utilizzato il sistema

Mapelastic Turbo, che offre una protezione duratura contro l’umidità, essenziale per mantenere l’integrità strutturale degli spazi esterni. Le lastre di Dekton sono state fissate con l’adesivo cementizio per grandi formati Ultralite S2 Flex, dalla tenuta eccellente anche in condizioni estreme. Inoltre, l’adesivo poliuretanico bicomponente Ultrabond Eco PU 2K è stato impiegato per realizzare una gronda a regola d’arte, assicurando resistenza e flessibilità.

Per la stuccatura delle superfici è stata utilizzata la malta cementizia

Ultracolor Plus, prodotto appartenente alla Linea Zero, una gamma di soluzioni ottimizzate da Mapei per essere durevoli e con impatti ambientali ridotti, le cui emissioni di CO2 residue sono totalmente compensate*, contribuendo alla sostenibilità ambientale del progetto. Nei bagni e nella piscina è stato impiegato Kerapoxy Easy Design, una soluzione decorativa ideale per esterni. La sigillatura elastica dei giunti di controllo è stata invece eseguita con Mapesil AC, un sigillante acetico puro altamente elastico e resistente alla muffa.

Il sistema Mapelevel EASYWDG è stato fondamentale per livellare pavimenti e rivestimenti, garantendo superfici perfettamente piane.

*Ultracolor Plus Zero fa parte della linea di prodotti CO2 Fully Offset in the Entire Life Cycle. Le emissioni di CO2 misurate lungo il ciclo di vita dei prodotti della linea Zero per l’anno 2024 tramite la metodologia LCA, verificate e certificate con le EPD, sono compensate con l’acquisto di crediti di carbonio certificati per supportare progetti di protezione delle foreste. Un impegno per il pianeta, le persone e la biodiversità.

MAPEI

Infine, per la pulizia finale delle superfici ceramiche, è stato utilizzato il pulitore concentrato liquido a base acida UltraCare Keranet, che assicura un risultato impeccabile senza danneggiare i materiali.

Fondata nel 1937 a Milano, Mapei è uno tra i maggiori produttori mondiali di prodotti chimici per l’edilizia ed ha contribuito alla realizzazione delle più importanti opere architettoniche e infrastrutturali a livello globale.

Con 96 consociate distribuite in 57 Paesi e 93 stabilimenti produttivi operanti in 36 nazioni, il Gruppo occupa oltre 12.500 dipendenti in tutto il mondo. Alla base del successo dell’azienda: la specializzazione, l’internazionalizzazione, la ricerca e sviluppo e la sostenibilità.

CIRCULAR DESIGN

ph. SalvaLopez

CATIFA CARTA RELOADING

Catifa 53, progettata nel 2001 e primo prodotto di Arper ad ottenere una certificazione ambientale, entra in una nuova era incentrata sull’innovazione dei materiali.

La scocca della sedia Catifa Carta è realizzata infatti in PaperShell, nuovo e rivoluzionario materiale derivato dagli scarti del legno, che fornisce la resistenza e il comfort essenziali alla silhouette di Catifa. PaperShell riduce drasticamente l’impatto di Catifa Carta sull’ambiente facendo ciò che fanno gli alberi: incamerando anidride carbonica. Alla fine del suo ciclo di vita, il materiale può essere ridotto a biochar, carbone vegetale che ha la capacità di trattenere la CO2 sequestrata durante le fasi di vita precedenti.

Per ridurre ulteriormente il suo impatto ambientale e consentire un ciclo di vita più lungo, Catifa Carta è inoltre completamente disassemblabile.

DAL MARE AL DESIGN

BlueCycle è un’impresa sociale di economia blu e circolare che, attraverso un approccio olistico, mira a riciclare ed effettuare l’upcycling dei rifiuti di plastica marina generati principalmente da attività di pesca e trasporto.

Una realtà che si occupa di tutte le fasi di produzione, dall’approvvigionamento e lavorazione dei materiali alla progettazione e distribuzione dei prodotti finali.

Garantendo la tracciabilità del materiale, elemento chiave del processo, BlueCycle ha creato una rete di raccolta in espansione con oltre 30 punti in tutta la Grecia, per raccogliere attrezzature dismesse da pescatori, acquacolture, allevamenti di cozze, nonché materiale proveniente da pulizie costiere e del fondale marino, eseguite da ONG e istituzioni collaboratrici.

Ecco che dal BlueCycle Lab, cuore pulsante dell’attività, innovazione e creatività si mescolano per portare alla luce mobili e articoli per la casa stampati in 3D, giocattoli in plastica riciclata e superfici in terrazzo con un alto contenuto di rifiuti plastici marini riciclati.

ph. Aspa Koulira, Stelios Misinas
ph. Serena Eller Vainicher /Eller Studio

CUCINA ZERO

Una “Cucina Zero” è l’audace e inedito progetto che Debonademeo Studio ha ideato per l’azienda marchigiana di cucine Oikos. Zero, perché azzera i metodi progettuali e costruttivi della cucina tradizionale e, partendo da uno scheletro adattabile alle varie esigenze dimensionali, si veste dei più svariati materiali e colori secondo il gusto del progettista o del committente finale.

Ne è un esempio il mock-up dall’anima ecologica ispirato all’arcipelago campano, con il blu oltremare del golfo di Napoli punteggiato da isole in travertino.

Non solo le ante, ma anche il top e il lavello sono realizzati con un nuovo materiale composito prodotto in esclusiva per l’azienda, costituito da fibre di canapa riciclata post-consumo e resine di nuova generazione, VOC- free e prive di solventi. Il composto, disponibile in 5 varianti colore + colore RAL a scelta, ha un’elevata resistenza alla trazione, alla compressione, all’impatto e alla flessione, è resistente all’abrasione, agli acidi, non assorbe acqua ed ha un’elevata resistenza al calore. Può contare oltre che su elevate specifiche meccaniche e fisiche anche su caratteristiche estetiche importanti quali un aspetto gradevole e una matericità simile a quello di un pavimento a Terrazzo.

A fine vita le singole componenti possono essere reimmesse nel processo produttivo in un approccio circolare che non solo riduce l’impatto ambientale, ma contribuisce a mitigare i rifiuti, chiudendo il cerchio del consumo e della produzione sostenibile.

La personalizzazione con inserti in pietra o marmo di recupero (scarti dalle lavorazioni lapidee selezionati nelle diverse cave in tutta Italia) conferisce inoltre alla superficie un appeal scultoreo e unico.

INGREDIENTI PER SUPERFICI

“In qualità di designer, sono interessata a ogni fase della vita di un materiale. Come cresce, da dove provengono le sue particelle, cosa diventerà nella sua prossima esistenza. Riprendendo i metodi di produzione storici, possiamo infatti immaginare nuovi vocabolari e futuri sviluppi anche per i materiali tradizionali.”

Così, l’artista e designer olandese Christien Meindertsma racconta i presupposti alla base della collaborazione con Dzek per lo sviluppo di Flaxwood®, una superficie naturale derivata dall’olio di semi di lino, un materiale rinnovabile e biodegradabile che offre un’alternativa sostenibile ai più tradizionali usati nell’edilizia e nel design d’interni. La creazione di Flaxwood® nasce dalla volontà di ripensare il processo di produzione del linoleum, interrompendolo a metà per ottenere una matericità tridimensionale e naturale.

L’interesse di Meindertsma per il lino non è nuovo: dal 2012 la designer ha infatti condotto diverse esplorazioni su come utilizzare il lino in vari ambiti, dallo sviluppo di tessili hi-tech per l’interior alla proposta di recuperare vecchi pavimenti in linoleum. Flaxwood® si inserisce perfettamente in questa ricerca, offrendo una soluzione estetica e sostenibile per l’architettura contemporanea.

ph. Federico Ciamei
ph. ©Pepe Fotografia

PHOTOSYNTHETICA DI ECOLOGICSTUDIO

Un purificatore d’aria biotecnologico, uno sgabello compostabile e un gioiello stampato in 3D in biomassa di micro-alghe sono gli elementi compresi nella prima collezione di prodotti di design biofilico ideata dallo studio londinese di architettura e design ecoLogicStudio, guidato da Claudia Pasquero e Marco Poletto.

La linea è parte del più ampio progetto di ricerca intitolato PhotoSynthetica™ lanciato nel 2018 dallo studio, insieme a un consorzio accademico, per contrastare gli effetti negativi del cambiamento climatico e dell’inquinamento atmosferico sul benessere urbano.

Ogni prodotto è stato pensato per combinare le possibilità offerte dal design biofilico e digitale e per implementare un modello di produzione e utilizzo circolare.

La biomassa prodotta nel processo di purificazione dell’aria diventa infatti materia prima rinnovabile per la stampa 3D dello sgabello e del gioiello. La PhotoSynthetica Collection è il culmine di cinque anni di ricerca e sviluppo, e implementa i risultati di diversi progetti recenti concepiti da ecoLogicStudio, dalla BioBombola all’Otrivin Air Lab, dall’Air Office al Tree One.

AIReactor e la prima serie di sgabelli compostabili fanno inoltre parte della collezione permanente di design del Mudac – Museo di design contemporaneo e arti applicate di Losanna (Svizzera).

DAL LEGNO BOSTRICATO ALL’ARREDO

Un laboratorio scolastico che trasforma il legname recuperato dalle piante attaccate dal coleottero bostrico in prodotti di design e arredamento ecosostenibile: è “IncasTree. Il design per il legno: dalla scuola alle aziende”, ideato dall’Architetto e designer Giorgio Caporaso - art director PEFC Italia - per l’Istituto Scolastico ENAIP di Tesero (TN), prima scuola certificata PEFC in Italia e nel mondo. Il progetto è stato realizzato con la collaborazione di PEFC Italia, ente promotore della certificazione della buona gestione del patrimonio forestale, dell’Associazione Artigiani Confartigianato Trentino e di alcune aziende locali del settore legno-arredo: Fiemme Tremila-Defrancesco Arredamenti, Corazzolla, Matika Wood, Zadra Interni, Giemme Arredamenti.

Gli studenti di Tesero, guidati dall’Arch. Caporaso e insieme alle aziende partner hanno realizzato 5 prototipi di design circolare e arredamento ecosostenibile - le librerie “Putrella” e “Mattoni New” (versione rivisitata del sistema Mattoni di Caporaso), “Bosco” una rivisitazione della sedia Forest Chair, la panchina modulare “Foglie” e il paravento

Small Bricks -, progettati da Caporaso nati con l’intento di veicolare un forte messaggio di valorizzazione del territorio e delle sue foreste certificate PEFC per la loro gestione sostenibile, prevedendo anche il riutilizzo del legname recuperato dall’attacco del coleottero bostrico, che ha arrecato alle foreste dolomitiche ulteriori danni dopo quelli già registrati per via della tempesta Vaia del 2018.

L’iniziativa si inserisce nell’ambito della campagna di sensibilizzazione Forests Are Home che, ideata da PEFC International, promuove un approvvigionamento sostenibile nel settore arredo coinvolgendo tutti gli attori della filiera - creazione, progettazione e costruzione di mobilialla ricerca di un nuovo modo di produrre in maniera sostenibile.

Per “IncasTree” Giorgio Caporaso, tra i precursori del circular design, ha posto la sostenibilità alla base del processo creativo e produttivo, valorizzando nel design dei prodotti aspetti come la modularità, la componibilità, la multifunzionalità, la riparabilità, la trasformabilità, la durevolezza, la disassemblabilità e la riciclabilità a fine vita.

ph. Elisa Fedrizzi

IMPERFECT MIRROR

Un blocco di marmo si affranca dalla sua statica natura e diventa telaio, gradevolmente “imperfetto”, per una proposta design dalla spiccata personalità. Questo avviene tra le mani di Elisa Cavani il cui desiderio è “creare oggetti dalla forte valenza estetica ed artistica”.

Proprio quella espressa dalla collezione “Imperfect Mirror” nata nel laboratorio artigianale bolognese Manoteca, dalla ricerca che la designer sta conducendo da tempo sulle possibilità creative e progettuali offerte da pezzi marmorei unici nella forma, nel colore e nelle venature. Tutto comincia dall’incontro, in una cava, con una distesa di frammenti di marmi colorati, sfridi di lavorazione destinati a diventare sabbia per l’edilizia.

“Salvati” dal loro destino, i frammenti sono stati studiati, osservati a lungo e successivamente abbinati ad uno specchio, promuovendo così una riflessione sulla percezione della bellezza, sull’essere e sull’apparire, sull’essere visti e sulla capacità di osservarsi per quello che si è, riconoscendosi originali e preziosi.

Gli “Imperfect Mirror” di Manoteca appaiono così delle opere singolari e diverse una dall’altra, pezzi unici realizzati con pietre grezze dalle finiture naturali, a cui vengono associati elementi in ferro brunito e in legno di rovere.

“Gli sfridi erano di mille colori e dimensioni, irregolari, rotti ma soprattutto non lucidati”, racconta Elisa Cavani.

“Osservando questi pezzi di marmo considerati scarti, ho pensato al silenzio, ai milioni di anni, ai continenti che collidono e formano le Alpi e tutte le montagne da cui estraiamo il marmo.

Quello stesso marmo che stava per diventare sabbia solo perché non aveva la forma giusta, quel marmo formato dai movimenti della crosta terrestre, che è stato prima barriera corallina, ha incorporato fossili, ha attraversato ere geologiche racchiudendo in sé la storia del mondo. È così che sono nati questi oggetti, uno diverso dall’altro, ognuno perfetto e pieno di valore nella sua apparente imperfezione.”

MATTONI MODULARI RICICLABILI

Il sistema Polli-Ber™, sviluppato da MINIWIZ, rappresenta una svolta nell’edilizia sostenibile offrendo un materiale innovativo che combina rifiuti plastici post-consumo con scarti agricoli, come la lolla di riso, per creare mattoni modulari e completamente riciclabili.

Questi mattoni, grazie a un sistema brevettato di incastro, possono essere assemblati senza l’uso di malta, rendendo la costruzione più veloce e flessibile, sia su superfici piane che curve.

La filosofia alla base del Polli-Ber™ è radicata nei principi dell’economia circolare. Il materiale stesso fa parte di una nuova classe di polimeri compositi ottenuti da rifiuti e scarti agricoli che, altrimenti, finirebbero nelle discariche.

Questo approccio non solo riduce l’impatto ambientale, ma consente anche la produzione di materiali riutilizzabili e reimpiegabili nel tempo, eliminando la necessità di nuovi approvvigionamenti.

IL COTONE SOSTENIBILE TRASFORMA IL SUONO

Si chiama ARCHISONIC® Cotton la soluzione completamente circolare e innovativa introdotta dall’azienda svizzera Impact Acoustic, prodotta in Italia utilizzando materiali di scarto.

Si tratta di un assorbitore acustico ad alte prestazioni, disponibile in una palette di 24 colori naturali, che può essere reintegrato nel ciclo produttivo alla fine del suo utilizzo, offrendo una risposta concreta e sostenibile alle sfide attuali nel campo del fonoassorbimento.

L’innovazione chiave di ARCHISONIC® Cotton risiede nella sua totale circolarità. Impiega infatti materiali sostenibili, come la cellulosa derivata dai linters di cotone, e nel processo di produzione l’acqua viene riciclata e riutilizzata. Al termine del ciclo di vita del materiale, gli assorbitori acustici possono essere completamente reintrodotti nel processo produttivo, caratteristica che permette al materiale di essere continuamente riutilizzato, semplicemente rimodellandolo e aggiungendo solo acqua, senza compromettere la sua qualità originale.

Inoltre, grazie alla sua capacità di assorbire fino al 60% del suono, il materiale è una soluzione acustica altamente efficace, adatta a numerosi contesti e applicazioni, dall’ufficio agli spazi abitativi.

CIRCULAR SOFA

Il sistema di divani Array progettato da Snøhetta per MDF Italia mira a rappresentare un nuovo approccio alla concezione del divano e alla sua costruzione, con l’obiettivo di ridurre l’impatto ambientale, ottenere soluzioni abitative personalizzate e semplificare la logistica.

Introduce a questo scopo moduli piccoli, che consentono di generare una varietà di configurazioni, sono facili da trasportare, e possono essere smontati e rimontati agevolmente per la sostituzione o il riciclaggio.

La robusta base stampata a iniezione in plastica riciclata, che lascia un nucleo cavo all’interno, minimizza l’uso di materiale.

La bio-schiuma nel sedile e nello schienale è modellata per massimizzare il comfort e la copertura tessile è disponibile anche in poliestere riciclato.

ph. Oleksandr Shestakovych

COMFORT & SUSTAINABLE WORKING

Un restyling curato da Iosa Ghini Associati, incentrato sulla qualità degli spazi di lavoro e sul benessere delle persone grazie ad una progettazione accorta e all’utilizzo delle superfici ceramiche eco-attive Active Surfaces®.

FIANDRE HQ Reggio Emilia

A Castellarano, nel circondario di Reggio Emilia, la storica sede degli uffici di Fiandre - brand di superfici ceramiche di alta gamma che fa parte di Iris Ceramica Group - è stata completamente ridisegnata e rinnovata. Il progetto di architettura d’interni e la direzione creativa sono firmati da Iosa Ghini Associati che, per il nuovo headquarter, ha anche disegnato arredi e complementi su misura.

LUCE, PERMEABILITÀ, BENESSERE, SOSTENIBILITÀ

In tutti gli spazi della sede di Fiandre - tre piani che si sviluppano su 2.400 mq - sono state utilizzate superfici ceramiche applicate come una pelle mutevole e decorativa a pavimenti e rivestimenti, talvolta impreziosite da pregiate lavorazioni per arredare gli spazi senza mai appesantirli. Le soluzioni utilizzate per favorire il benessere delle persone, tema fondante del progetto, sono diverse: dall’isolamento acustico alla permeabilità degli spazi, con pareti in vetro per far penetrare luce naturale sia negli uffici che nelle aree comuni; dai sistemi di schermatura polarizzata per garantire privacy agli abbinamenti cromatici e di materiali come gres porcellanato, vetro, metallo e laccature, seguendo principi di cromoterapia per infondere sensazioni di armonia ed equilibrio visivo, senza rinunciare al piacere del design.

Per la pavimentazione dei tre piani della sede, per i desk degli uffici e i tavoli riunione realizzati su disegno dell’architetto Iosa Ghini - oltre che per l’area bar, inclusi bancone e coffee table, e per i servizi igienici con lavabi studiati ad hoc - sono state scelte superfici ceramiche eco-attive Active Surfaces® con proprietà antibatteriche e antivirali, antinquinamento, anti-odore e autopulenti. Oltre al design ricercato, queste superfici innovative rispondono al bisogno di sicurezza e benessere, rivelandosi una soluzione ideale in quei luoghi, come gli uffici, che necessitano di pulizia e igiene costanti. La tecnologia brevettata di Active Surfaces® trasforma la lastra in un materiale fotocatalitico in grado di eliminare batteri, virus, molecole inquinanti, converten-

dole in sostanze innocue per il nostro organismo e per l’ambiente.

Active Surfaces® non altera le caratteristiche del gres porcellanato permettendone l’applicazione in contesti usuali, come pavimento e rivestimento, ma anche per l’arredo e per quei complementi come i coffee table e il banco bar grazie alle qualità che rendono queste superfici idonee al contatto con gli alimenti, garantendo nel tempo la luminosità e l’aspetto originali. Il dipartimento di Chimica dell’Università degli Studi di Milano ha calcolato che, grazie all’impiego di 5.058 mq di superfici Active Surfaces® all’interno dell’edificio considerando anche l’impiego di luci LED, si stima un beneficio in termini di abbattimento di NOx pari a 6.0 Kg / anno, pari a 3.800 mq di aree verdi oltre 10.000 mc di aria depurata al giorno da VOC e odori.

DISTRIBUZIONE SPAZIALE E MATERIALI UTILIZZATI

La sede di Fiandre si sviluppa su tre piani completamente rivisti nella distribuzione degli interni. Nel piano seminterrato la pavimentazione Active Surfaces® si estende combinando Pietra Grey Maximum e Seminato Beige della collezione Il Veneziano. Le superfici ceramiche della collezione Pulsar full-bodied nell’area accoglienza si accostano agli arredi della zona bar che, così come i top dei coffee table nell’area accoglienza, sono realizzati con il Veneziano Active nel colore Beige.

Al primo piano dell’edificio si trovano gli uffici dirigenziali e l’ufficio presidenziale. La prima area che si incontra è lo sbarco ascensore/scale, impreziosita da una grande parete su cui risalta l’opera dell’artista Becha curata da Machas: un grande murales di 18x3 metri, stampato su lastre ceramiche con la tecnologia Design Your Slabs, che rappresenta pittoricamente i valori del Gruppo – sostenibilità, innovazione, bellezza e qualità d’eccellenza.

Distribuiti su tutti e tre i piani dell’edificio, gli uffici sono progettati per stimolare la produt-

tività e il benessere delle persone. I desk sono infatti realizzati con superfici in 12 mm SapienStone Platinum White Active Surfaces®, garantendo massima igiene e resistenza.

Gli arredi bagno, progettati su misura, sono poi realizzati con superfici Invisible Maximum in versione Active Surfaces®.

Confortevoli e flessibili, le meeting room sono distribuite su ogni piano dell’edificio e sono dotate di ampi tavoli realizzati con Ceramica 4D SapienStone in versione Active Surfaces® per il colore Calacatta. I tavoli sono anche arricchiti da sistemi di regolazioni di luci e vetri polarizzati governabili con Hypertouch, la superficie capacitiva che, con un semplice sfioro della mano, attiva un sistema integrato di sensori domotici esaltando il design e la continuità della materia.

SUPERFICI ECO-ATTIVE ACTIVE SURFACES®

Le superfici ceramiche eco-attive Active Surfaces® di Iris Ceramica Group sono la risposta brevettata e 100% italiana al nostro bisogno di sicurezza e benessere.

La tecnologia innovativa di Active Surfaces® trasforma la lastra ceramica in un materiale eco-attivo con quattro proprietà superiori: antibatteriche e antivirali, antinquinamento, anti-odore e autopulenti, certificate secondo norme ISO. Inoltre, l’efficacia di queste superfici permane anche contro il SARS-CoV-2, virus responsabile del Covid-19, che viene eliminato al 94% in seguito a sole 4 ore di esposizione a luce (naturale o artificiale).

Grazie all’esposizione alla luce e all’umidità presente nell’aria le superfici Active Surfaces® sono in grado di degradare agenti microbici come batteri, virus, funghi e muffe.

Allo stesso modo eliminano anche i cattivi odori, contrastano la formazione di particelle inquinanti e impediscono allo sporco di aderire, rendendo più igienici e confortevoli gli ambienti in cui viviamo senza rinunciare all’estetica. Inoltre l’efficacia di Active Surfaces® permane anche al buio. Le superfici eco-attive di Iris Ceramica Group soddisfano ogni esigenza anche in ambito di stile e design. Sono disponibili in diversi colori, vantano un range di spessori che va dai 6 mm ai 12 mm e una varietà di formati che va dai più classici fino alle grandi lastre da 100x300 cm, 150x300 cm e 328x154 cm.

Le superfici Active Surfaces® utilizzano il 40% di materiali riciclati e sono completamente riciclabili. Infine, l’efficacia delle quattro proprietà non si esaurisce nel tempo ma permane per tutto il ciclo di vita delle lastre ceramiche, rivelandosi un importante investimento per il futuro.

Active Surfaces® traduce in concretezza la visione lungimirante di Iris Ceramica Group, che da oltre 60 anni realizza superfici e applicazioni inedite con uno sguardo sempre rivolto al futuro, al fine di esplorare nuovi orizzonti e aprire strade inesplorate alla ceramica.

Dal 2009 Active Surfaces® combina design, scienza e creatività dando vita a superfici che non solo si caratterizzano per innovazione, sostenibilità ed estetica, ma che racchiudono la vision aziendale: reingegnerizzare la ceramica per migliorare l’interazione tra l’uomo e l’ambiente.

BLACKFIN HQ

BLACKFIN HQ

Progettata da Anidride Design, lo studio di Nicola De Pellegrini e Giovanni Bez, la nuova sede del brand bellunese crea uno spazio di lavoro connesso con la natura e su misura per le persone. Il progetto ha ottenuto la certificazione di sostenibilità “CasaClima Work&Life”, riconosciuta agli ambienti lavorativi capaci di assicurare alti livelli di comfort per i propri dipendenti.

La qualità di un’opera architettonica si misura anche attraverso l’abilità di generare un autentico senso di benessere per chi la vive, creando un’atmosfera serena e accogliente. Se poi l’edificio si integra armoniosamente con il paesaggio circostante, fondendosi con gli elementi naturali, l’architettura diventa una presenza silenziosa ma significativa, in grado di lasciare un’impronta duratura nel territorio e nei suoi fruitori.

Questo principio ha guidato lo studio Anidride

Design nella progettazione della nuova sede di Blackfin, marchio veneto specializzato nella produzione di occhiali in titanio. Sotto la guida degli architetti Nicola de Pellegrini e Giovanni Bez, il team di progettisti ha realizzato sia la struttura architettonica che gli interni, perseguendo un equilibrio tra funzionalità, estetica e benessere.

Situato a Taibon Agordino, in provincia di Belluno, l’edificio cattura immediatamente lo sguardo per le forme slanciate e ultra-moderne delle parti esterne, con un rivestimento trapuntato di piccole forature che sembrano nascondere volutamente la struttura interna, lasciando pieni poteri all’osservatore e alla sua immaginazione. La facciata, realizzata in alluminio, è completamente riciclabile. Anidride Design ha infatti modellato l’edificio attorno ai principi della sostenibilità, dando vita a una nuova sede capace di comunicare chiaramente la filosofia del brand, profondamente legata al rispetto dell’ambiente, e armonizzando alla perfezione le strutture artificiali con la bellezza naturale del panorama montano che le circonda.

La forma delle montagne, nell’edificio, è chiaramente distinguibile nella conformazione della copertura, con le sue falde disposte in vari livelli di inclinazione, ma anche nell’imponente verticalità della struttura e nel profilo segmentato della sommità.

“Architettura e sostenibilità, dal nostro punto di vista, possono unire le forze per ridisegnare l’immagine dei brand, comunicandone molto più chiaramente la filosofia – afferma Nicola De Pellegrini, architetto e fondatore di Anidride Design; - Blackfin è un’azienda che condivide i nostri stessi principi di sostenibilità, per cui è stato un vero piacere lavorare con loro. Il compito dell’architettura, in questa delicata congiuntura, è quello di proporre una visione globale più ampia, che conduca alla progettazione di costruzioni che consumino meno, e che generino un minor impatto ambientale. Bisogna anche dedicare più attenzione alle prestazioni degli edifici, senza mai trascurare l’aspetto estetico del risultato finale. Quello legato a Blackfin non è semplicemente un progetto di architettura: è un disegno molto più ampio che comprende anche precise azioni di comunicazione visiva, finalizzate ad affinare sempre di più l’immagine del brand”.

La connessione con le montagne, e con l’ambiente esterno, è perfettamente evidente anche negli interni dell’edificio, progettati al fine di creare un dialogo armonioso tra la modernità degli uffici e il paesaggio circostante. Nelle stanze trovano spazio elementi in legno e in pietra, e un giardino verticale sulle pareti sembra evocare delicatamente tutta la maestosità della natura. Il legno utilizzato proviene da produttori veneti, ed è a kilometro zero. Il soffitto è inoltre caratterizzato da una superficie forata che richiama le forme aguzze delle Dolomiti.

Ma l’headquarter di Blackfin è stato progettato anche per accrescere la felicità delle persone che lo frequentano, con stanze accoglienti che emulano veri e propri spazi domestici. L’intento degli architetti è stato in questo caso di migliorare sensibilmente l’ambiente lavorativo, dando un nuovo significato al rapporto che si instaura tra le persone e i luoghi in cui lavorano. Nell’edificio è stata creata anche una stanza del silenzio, un locale interamente rivestito in legno in cui non si possono introdurre apparecchi elettronici. Questa stanza non è stata ideata semplicemente per la serenità dei dipendenti, ma anche per offrirgli la possibilità di trascorrere qualche istante di pace senza l’assillo dei dispositivi elettronici, abbandonandosi unicamente ai propri pensieri.

Accorgimenti progettuali questi, pienamente in linea con i criteri della certificazione CasaClima Work&Life, in particolare per quel che riguarda la sostenibilità, il comfort e il benessere dei dipendenti sul posto di lavoro.

Nell’ampio progetto legato a Blackfin, architettura, sostenibilità e comunicazione hanno dunque forgiato un nuovo volto per il brand, valorizzato e rappresentato da un edificio all’avanguardia intimamente connesso con la natura.

NEW IN TOWN

Pop + Paper cuts | MARRAKECH DESIGN

Wingårdh Arkitektkontor firmano per Marrakech Design la collezione di superfici Pop + Paper cuts, composta da cinque diversi modelli - Pop, Plus, Sol, Porto e Bibbla - realizzati in una varietà di combinazioni cromatiche.

Le cementine fatte a mano sono prodotte utilizzando una tecnica di pressatura tradizionale che rende le piastrelle molto resistenti nel tempo. Forme semplici e geometriche come il quadrato, il cerchio e la linea si alternano su piccoli e medi formati, declinati in nuance accattivanti, dal rosa al terracotta, per pavimenti e rivestimenti optical che strizzano l’occhio al Mediterraneo.

Design Icons | AMINI

Grazie a un lungo percorso di ricerca e all’incontro con Carin Panton, figlia del noto designer danese, Amini arricchisce il proprio catalogo Design Icons con tre collezioni basate su progetti tessili di Verner Panton, contraddistinte da un calibratissimo rapporto tra cromie e geometrie: Romantica, Domino e Mono. I tappeti, con le loro tinte nette e brillanti, rappresentano un concentrato di positività e sovvertono alla radice i tradizionali canoni compositivi basati sulle cromie neutre. Adatti a ornare pareti o pavimenti, i tappeti Panton sono in grado di vivificare ogni tipologia di spazio e di porsi in dialogo con opere d’arte e di design di ogni epoca. La sfida di Amini è consistita nel restituire la brillantezza delle tinte e la perfezione del rapporto tra esse sulla base di filati totalmente naturali, con cui la serie è realizzata, tramite annodatura o taftatura manuale. Otto le nuance sviluppate in stretta collaborazione con la famiglia Panton, che si combinano nei tappeti, dalle fredde Turquoise, Blue, Violet e Purple, alle calde Aubergine, Carmine Red, Red e Orange.

ph. Valentina Sommariva
ph. Ichiro Mishima

INDIA MAHDAVI X A.A. DANTO

Alternative Artefacts Danto è l’ultima avventura creativa di Danto, uno dei più antichi produttori di ceramiche del Giappone, radicato fin dal 1885 nell’isola di Awajishima, nel Mare interno di Seto.

Il brand punta a immaginare un nuovo paradigma per gli interni attraverso superfici ricercate che uniscono tradizione e avanguardia. Tra le novità di punta di A.a. Danto spicca la collezione di piastrelle realizzata con la designer India Mahdavi che sancisce la prima collaborazione internazionale del marchio.

Una serie che si serve del materiale ceramico per esprimere un rinnovato senso del colore, riprendendo le caratteristiche texture dell’archivio sperimentale di Danto e canalizzandole in design contemporanei, talvolta in composizioni tridimensionali che si stagliano fisicamente nello spazio come oggetto a sé.

ph. Felix Speller

Materie 2.0 | GALLERIA ELENA

Legni, marmi, cotti, cocciopesto, smalti e decori: ampie gamme di materiali diventano opere realizzate su misura nel laboratorio di Galleria Elena che trasforma le visioni dei progettisti in superfici da finitura personalizzate, con la collaborazione di maestri artigiani.

Così, le materie iconiche della tradizione architettonica italiana, declinate in colori e lavorazioni contemporanee, vengono rivisitate e valorizzate per l’inserimento in progetti sartoriali d’interior e outdoor design. In foto: un rinnovato cotto lombardo artigianale con impasto tra argilla bianca e grigia, lisciato a mano.

Creator® | GARBELOTTO

Come rivisitazioni creative di quadrotte e spine, nascono le nuove geometrie di posa della linea di pavimenti in legno Creator® di Parchettificio Garbelotto: 3 disegni eleganti adatti ad ogni stile, che possono essere posati con diverse inclinazioni per ottenere effetti estetici differenti.

I modelli Saint Tropez e Saint Moritz sono composti infatti da tavole della stessa forma ma che possono creare due diversi pattern, originali interpretazioni contemporanee della spina ungherese che disegnano intriganti riflessi di luce.

Le tavole possono essere verniciate con la finitura Habitat che preserva ed esalta la naturale matericità del legno, grazie ad un trattamento di verniciatura a ciclo completo all’acqua che rende le superfici in legno totalmente matt. Alla vista il pavimento è naturale: le tonalità e le caratteristiche delle specie legnose non vengono alterate dalla finitura, che rallenta la normale ossidazione del legno. Al tatto la superficie è morbida e piacevole.

I pavimenti in legno Garbelotto sono inoltre certificati EPD, un’importante certificazione di sostenibilità che valuta anche gli impatti ambientali della produzione in una logica di eco-design.

Shinrin Yoku | COLE & SON

È la pratica giapponese del “Shinrin Yoku”, nota come “Forest Bathing”, ad ispirare la collezione di carte da parati Cole & Son Design House che vede come soggetti protagonisti i rigogliosi giardini del Giappone.

Dodici nuovi design dipinti a mano con acquerelli tradizionali giapponesi e penne calligrafiche che tracciano oasi di serenità, tra Bonsai Garden, tipiche chinoiserie, motivi che stimolano la meditazione e paesaggi floreali che si intersecano come ricami su kimono.

La serie di wallpaper impiega materiali naturali tra cui carta intrecciata, erba, seta naturale e tessuto non tessuto fibroso, in linea con il tema stilistico delle proposte.

Breccia Capraia | GMC

Il marmo Breccia Capraia prende forma nel cuore delle Alpi Apuane, in Toscana, precisamente tra i monti Altissimo e Carchio, nella provincia di Massa-Carrara. Estratta dalla omonima cava, questa pietra è rinomata per la sua bellezza unica fin dai tempi dell’antica Roma, dove era già apprezzata per la sua rarità e utilizzata in decorazioni di pregio. Durante il Rinascimento, poi, i Medici, ne fecero uno dei materiali di punta per adornare Firenze, conferendole il fascino e la magnificenza che la contraddistinguono tutt’oggi. Il Breccia Capraia è ricercato per le sue caratteristiche venature e sfumature cromatiche, che spaziano dai toni del viola e verde fino all’avorio e al bianco, creando combinazioni uniche e irripetibili.

Ad estrarre e lavorare il Breccia Capraia è GMC SpA, realtà italiana fondata nel 1973, con sede a Carrara. Con oltre cinquant’anni di esperienza nel settore, l’azienda si impegna in un processo di selezione scrupolosa dei materiali con attenzione ai dettagli lungo l’intero ciclo produttivo, dall’estrazione in cava alla finitura.

Il risultato è un prodotto d’eccellenza, destinato a rivestimenti di pregio e rifiniture di lusso. La profonda esperienza tecnica sviluppata nel tempo consente inoltre a GMC di rispondere con prontezza alle esigenze dei grandi progetti di architettura d’interni ed esterni, consolidando così una presenza importante nei mercati globali, dall’Asia al Medio Oriente, fino all’America, per la fornitura di lastre ed elementi in marmo, tra cui proprio l’esclusivo Breccia Capraia, destinati a prestigiose realizzazioni internazionali.

Breccia Capraia è disponibile in diversi formati e lavorazioni. Tra i più ricercati c’è la “Macchia Aperta”, una soluzione che mette in risalto la bellezza delle venature naturali, con elementi marmorei bianchi avorio o rosati, attraversati da sfumature bruno-rossastre e bruno-aranciate.

Oltre al Breccia Capraia, GMC offre anche altre varietà pregiate di marmo, come il Bianco Carrara, lo Statuario, il Calacatta GMC e l’Arabescato, pronti per la vendita o per essere trasformati secondo vari tipi di lavorazione, di taglio a misura e intarsio.

MAG | BOOK | 3-2024

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