“Un perfetto giorno d’estate: una tavola all’aperto imbandita di cibi freschi e gustosi, i piedi nudi nella sabbia e il vento tra i capelli. Lo sguardo si perde in lontananza, dove il mare e il cielo si confondono. Ho voluto con questa illustrazione ricreare quell’insieme di sensazioni che fanno di un pranzo estivo in riva al mare un momento di nostalgia istantanea.”
PEOPLE
Studioprimatesta
Genius Loci Architettura
Studio Apostoli
Studio Latino
El Equipo Creativo
Giovanna e Carlo Castiglioni
ES Architettura
Heju
Mara De Guidi
Marine Interiors
Studio DADO
Vudafieri-Saverino Partners
BURR Studio
MAB Arquitectura
STUDIOTAMAT
OTTO Studio
MAS Architettura
LaiBE Architettura
ArchiNOW
VenelliKramer Architetti
01 LA DARBIA Lago D’orta
Un insediamento rurale abbandonato in Piemonte viene convertito dai fratelli e architetti Gian Carlo e Matteo Primatesta in un sofisticato rifugio per le vacanze che riflette un quiet luxury tutto italiano.
ph. Tobias Kaser
Non lontano dal confine svizzero, il Lago d’Orta, lungo appena 13 km, brilla protetto dalla vetta del Monte Rosa forgiando un luogo che riuscì, con le sue pittoresche cittadine lacustri, a ispirare intellettuali e artisti come Lord Byron, Nietzsche, Balzac, e a cui la Belle Époque regalò edifici eclettici e graziose promenade.
Sulla sua sponda orientale, appena sopra il centro storico di Orta San Giulio, si cela l’elegante borgo La Darbia, circondato da un rigoglioso parco mediterraneo progettato dall’architetto paesaggista Anna Regge e da vigneti di Nebbiolo coltivati con dedizione. Con vista sul lago e sulle montagne, questa sofisticata oasi pensata per distensivi momenti di villeggiatura ridefinisce il concetto di luxury hospitality con un’estetica autentica che volge uno sguardo privilegiato al design più raffinato, frutto del know-how dei proprietari – nonché curatori del progetto d’architettura - i fratelli e architetti Gian Carlo e Matteo Primatesta, fondatori di Studioprimatesta.
Il rispetto e la valorizzazione del contesto territoriale e delle sue peculiarità rappresentano il leitmotiv architettonico e concettuale dell’intervento. L’architettura di La Darbia riflette infatti il linguaggio semplice e formale degli edifici vernacolari piemontesi adattandolo con cura alle esigenze contemporanee. Suo indiscusso emblema è la semplice torre in pietra, un tempo con funzione originaria di “roccolo”, una costruzione botanico-architettonica progettata per la cattura degli uccelli. La torre preesistente in stato di rovina è stata oggetto di ricostruzione mentre
ripetitivo sui toni del rovere leggermente sbiancato, su concept dello studio Genius Loci Architettura.
Il materiale così ottenuto, accuratamente selezionato per conseguire un movimento cromatico perfettamente allineato al mood del progetto, ha reso il pavimento una creazione unica, dalle striature naturali più o meno scure, in parte intrinseche del legno, in parte dovute alla penetrazione dell’aceto all’interno delle fibre del rovere.
Legno Divino è la collezione Idee&Parquet di superfici e prodotti realizzati con legno di recupero ottenuto da vecchie botti di rovere francese che hanno ormai esaurito il proprio ciclo naturale o tini per l’aceto balsamico, con l’obiettivo di restituire una seconda vita a questo prezioso materiale, arricchito di colori e profumi da anni di lungo utilizzo. I tappi sono impiegati per disegnare pavimenti di forma ottagonale (Tocai) mentre le doghe sono smontate e lavorate per ottenere tre diverse tipologie di prodotto con colorazioni diverse e naturali: l’interno bordeaux, che porta i segni indelebili del vino, il cuore legno naturale, protetto dalla luce e dall’ossidazione del tempo, e l’esterno più scuro, invecchiato dall’uso intenso. Se ne ricavano listoncini e quadrotti di vari formati e dimensioni per pavimenti, rivestimenti, tappeti e creazioni su misura.
Idee&Parquet nasce nel 1985 ad Arezzo dalla passione della famiglia Sacchetti per il legno. Grazie all’impiego di una fitta rete di collaboratori specializzati e alla creazione di soluzioni innovative nelle forme e nell’uso combinato di materiali diversi, l’azienda diventa un riferimento per architetti e arredatori di fama internazionale. Ogni realizzazione di Idee&Parquet, ispirata al territorio toscano d’origine, risulta una creazione unica che inizia il proprio percorso con l’opportuna scelta del materiale, prosegue con la lavorazione della superficie e culmina con un’attenta decorazione. La manualità rappresenta per l’azienda una componente irrinunciabile per lo svolgimento di ogni singola fase, a partire dalla creazione delle cartelle in materiale nobile da applicare su supporti selezionati per creare tavole, lische e listoni calibrati e stuccati a mano. Idee &Parquet si propone come partner progettuale in grado di offrire un servizio di consulenza e fornitura personalizzata per soddisfare qualsiasi esigenza, da pavimenti nuovi o realizzati con legno di recupero a prodotti standard o su misura, fino ad accessori e complementi come scale, tappeti in legno, top per tavoli o rivestimenti a parete.
Studio Apostoli
di Chiara Poggi
Nel panorama internazionale Studio Apostoli è rinomato per un’attitudine progettuale che pone al centro di ciascuna architettura il benessere delle persone e il rispetto dei tanti territori in cui ha lavorato. Con una filosofia che integra sostenibilità ambientale e umana, Studio Apostoli si impegna a creare spazi che non solo soddisfano esigenze estetiche, ma anche psicologiche e spirituali. In questa intervista, esploriamo con il suo founder Alberto Apostoli come la loro visione si traduce in progetti concreti.
Come descriverebbe la filosofia architettonica dello studio e come vi approcciate a un nuovo progetto?
Come dice anche il nostro payoff, ci definiamo creatori di benessere attraverso l’architettura. Non ci limitiamo al gesto architettonico o alla forma pura, ma ci concentriamo sul contributo che l’architettura può offrire alle persone e alla società nel suo complesso. Il benessere a
cui ci riferiamo non è solo fisico, ma anche psicologico e spirituale. Questa filosofia ci guida costantemente e si traduce in vari approcci, come l’attenzione alla sostenibilità ambientale e umana e l’uso consapevole delle tecnologie costruttive, sempre integrate armoniosamente col territorio nei nostri progetti. Questa è la nostra caratteristica distintiva, che ci permette di creare opere che siano emozionalmente e architettonicamente affascinanti.
Quali sono le vostre fonti di ispirazione?
Sono le diverse culture del mondo che hanno da sempre abbracciato un’architettura sensibile al benessere delle persone, della comunità e della società. Rispettiamo l’uso dei materiali locali e le tipologie architettoniche sviluppate in ogni area. Conduciamo ricerche sulle architetture primitive tipiche di un determinato luogo, concentrandoci sulle tecniche costruttive. Per noi, il territorio e le sue culture, comprese quelle religiose, manifatturiere e i modi di vita più o meno integrati con la natura, sono fondamentali. Realizziamo un’analisi a 360 gra-
di, creando oggetti architettonici che sono il frutto di un approccio olistico, integrando tutti questi aspetti nel nostro lavoro.
Il vostro studio è specializzato nell’ambito hospitality. Quali caratteristiche reputate indispensabili per la progettazione in questo contesto?
Per creare un progetto hospitality di qualità è fondamentale conoscere le esigenze del cliente finale. Un altro aspetto altrettanto importante è comprendere le dinamiche di gestione delle strutture alberghiere. Questo ci consente di progettare soluzioni non solo esteticamente piacevoli, ma anche funzionali ed efficienti per gli ospiti e gli operatori. L’equilibrio è fondamentale: creare ambienti che soddisfino i desideri del cliente e, al contempo, permettano allo staff di fornire servizi di alta qualità in un ambiente accogliente e ben gestito.
Quali sono invece le sfide più impegnative che avete dovuto affrontare?
Abbiamo lavorato in oltre 25 paesi, alcuni dei
ph. Sharon Radisch
quali radicalmente diversi dall’Europa per cultura, natura e clima. Un esempio recente è la Mongolia, un territorio estremo, straordinario dal punto di vista naturalistico, ma caratterizzato da temperature invernali estremamente rigide e mancanza di vegetazione, dovuta al freddo intenso e ai forti venti.
Il processo di decodifica di un territorio è fondamentale per affrontare queste sfide. Ogni giorno, ci troviamo a fronteggiare la complessità di creare progetti esteticamente belli e sostenibili, ma soprattutto ci impegniamo nel realizzare il miglior progetto possibile per il contesto specifico in cui operiamo.
C’è un filo conduttore che lega la scelta dei materiali per le architetture che avete realizzato, e più in generale, quali materiali preferite utilizzare nei vostri progetti?
Analizziamo in maniera approfondita un territorio: è lui stesso che crea un sistema costruttivo.
Nel nostro approccio progettuale, integriamo materiali locali con tecnologie avanzate per creare soluzioni architettoniche che rispettino sia l’ambiente circostante che le esigenze funzionali dei nostri progetti, considerando che nel settore dell’hospitality e del wellness i materiali vengono stressati a livello di temperatura, di meccanica, di lavorabilità, di scivolosità. Utilizziamo legni e pietre locali per stabilire una connessione autentica con il territorio, affiancando loro vari tipi di gres di alta qualità prodotti da rinomate aziende italiane.
L’acqua gioca un ruolo centrale nei nostri progetti di benessere e ospitalità, non è un materiale ma la trattiamo come tale. Ricorriamo anche a tecnologie avanzate come resine ad alta resistenza, che consentono di migliorare le caratteristiche di materiali tradizionali meno adatti a specifiche applicazioni.
Questo equilibrio tra tradizione locale e innovazione tecnologica definisce la nostra filosofia progettuale.
Strutture come il Tavan Jargal Resort che state realizzando in Mongolia e Preistoriche
Green Lodge a Montegrotto (nelle prossime pagine n.d.r.) condividono l’integrazione degli edifici nella natura del luogo. Quali riflessioni stanno alla base di questa modalità di progettare?
La modalità di progettazione è la stessa ed è sempre orientata all’integrazione armoniosa degli edifici nella natura del luogo. Cerchiamo di limitare al massimo l’impatto del costruito sul territorio. Il caso dei Green Lodge è emblematico: non abbiamo utilizzato fondamenta tradizionali, ma micro pali avvitati al terreno, evitando le radici degli alberi. Si tratta di un progetto in stile palafitta, rispettoso della natura e al contempo tecnologicamente avanzato. Dal punto di vista energetico, abbiamo raggiunto una grande sostenibilità grazie all’uso dell’acqua termale e al rispetto per la flora e la vegetazione esistente. Anche in Mongolia abbiamo adottato lo stesso approccio. Abbiamo utilizzato ciò che la natura offre e abbiamo costruito in modo discreto, senza danneggiare il territorio. Quando si tratta la natura con rispetto, i risultati sono evidenti.
Quali sono le vostre considerazioni sull’utilizzo di materiali sostenibili in questi casi?
Non ci limitiamo solo all’uso di materiali sostenibili, ma da diversi anni ci siamo anche impegnati a raggiungere gli obiettivi dell’Agenda 2030. La nostra strategia si concentra sull’adozione di materiali intrinsecamente riciclabili o riutilizzabili. Inoltre, la sostenibilità non si ferma al solo materiale, ma si tratta di una sostenibilità a tutto tondo, che include anche il benessere delle comunità che li producono. Sebbene inizialmente questa strategia possa comportare costi più elevati, a lungo termine questa scelta si rivela vantaggiosa attraverso una significativa riduzione dei costi operativi.
In base alla vostra esperienza di progettazione in diverse parti del mondo, quali insegnamenti trasversali avete acquisito e quali sono state le principali differenze riscontrate nelle esigenze e nell’apertura dei committenti alle vostre
proposte?
In base alla nostra esperienza di progettazione in diverse parti del mondo, abbiamo acquisito numerosi insegnamenti trasversali e osservato significative differenze nelle esigenze e nell’apertura dei committenti. Ogni progetto è unico e riflette la cultura e le priorità del cliente. Alcuni clienti sono molto sensibili all’aspetto economico, altri privilegiano il prodotto hospitality, mentre altri ancora si concentrano sull’aspetto immobiliare. In generale, nella cultura europea, e in particolare in quella italiana, la qualità del prodotto è imprescindibile dal progetto. Il cliente anglosassone o cinese tende ad essere più guidato dall’aspetto economico, adottando un approccio più pragmatico. Ci impegniamo ogni volta a interfacciarci con clienti dalle peculiarità diverse. Questo è sicuramente impegnativo, ma rappresenta anche la parte più affascinante del nostro lavoro. Adattarsi alle varie esigenze ci permette di crescere e innovare continuamente, offrendo soluzioni personalizzate e di alta qualità.
Quali sono le vostre idee per il futuro dell’architettura nel settore hospitality e quali tendenze si stanno delineando?
Si delineano due grandi tendenze per il futuro. La prima è rappresentata dai retreats, ambientazioni che si concentrano sul benessere e che offrono un’esperienza di isolamento dalla routine quotidiana. Questi spazi sono progettati per consentire ai visitatori di distaccarsi completamente e rigenerarsi. La seconda tendenza è l’opposto: si tratta di spazi di entertainment, dove l’accento è posto su una vasta gamma di attività e servizi. Entrambe queste tendenze rappresentano forme di equilibrio diversificate: da una parte, la ricerca di tranquillità e benessere totale; dall’altra, l’esperienza energetica e coinvolgente dell’intrattenimento.
ph. Nicolò Brunelli
ph. Alessandro Romagnoli
04 PREISTORICHE GREEN LODGE Montegrotto Terme
Studio Apostoli progetta otto suite immerse nella natura, realizzate con materiali naturali ed ecosostenibili per arricchire il complesso Terme Preistoriche Resort & Spa nella nota località termale.
È un concept di accoglienza ecologica, nel pieno rispetto del territorio e delle sue preesistenze quello promosso dai nuovi Green Lodge del complesso Terme Preistoriche Resort & Spa a Montegrotto Terme (PD), pensati da Studio Apostoli come manifesto di ospitalità wellness a emissioni zero.
L’offerta della struttura ricettiva si completa infatti con sette suite inserite in quattro volumi a palafitta in legno, raccordate tra loro grazie a un sistema sollevato di rampe, passerelle e terrazze, e con una ottava location rappresentata da una villa storica recuperata.
160 micropali sostengono le nuove costruzioni e gli spazi esterni, per rispettare le radici degli alberi secolari di cui Alberto Apostoli, fondatore dello studio incaricato dello sviluppo, ha voluto una mappatura precisa prima di tracciare qualsiasi ipotesi progettuale.
“La prima mossa è stata quella di capire dove posizionare i lodge, senza che questo significasse abbattere gli alberi che costellavano il lotto, anzi integrandoli direttamente negli edifici. - racconta l’architetto - I lodge sono quindi plasmati sulla morfologia del terreno e sono ‘scavati’ dai tronchi, visibili al loro interno grazie a sistemi a vetrata”.
È la natura, dunque, a ispirare l’architettura e suggerirne la vocazione sostenibile: oltre alla loro particolare collocazione e dialogo con il verde, i lodge sono avvolti da un rivestimento in listelli di Larice, realizzati mediante un sistema costruttivo in legno e materiali ecocompatibili e dotati di un sistema di riscaldamento alimentato direttamente con acqua termale. La loro emissione di CO2, pari a 0, è uno dei tasselli principali della loro filosofia orientata al benessere, che si estende dall’attenzione all’ambiente all’attenzione per la persona, in piena coerenza con l’approccio olistico di Studio Apostoli.
All’interno delle suite - ognuna in una nuance diversa, secondo una palette studiata per infondere relax e armonia - gli ospiti possono vivere un’esperienza di soggiorno a contatto con il parco circostante, sia attraverso le ampie vetrate e le terrazze di pertinenza, sia grazie ai patii interni, che preservano gli alberi secolari.
“Lo slogan di questa destinazione è ‘make room for nature’ e diventa un vero e proprio abbraccio alla vegetazione, per dare vita a un’oasi di pace, un inno alla nostra terra, ai suoi ritmi, colori, suoni” prosegue Apostoli.
Nell’interior, l’area living, notte e servizio si evolvono in piena continuità e definiscono ambienti fluidi e distensivi, dove all’illuminazione naturale durante le ore diurne se ne aggiunge una morbida, calda, per i momenti serali e notturni, con scenari programmati anche negli spazi outdoor a disposizione di ciascuna suite. La loro dimensione varia da 35 a 80 mq, su singolo o doppio livello, con pavimentazioni in parquet di tipo industriale - risultato di tasselli di scarto - che persegue la logica di limitazione dell’impatto ambientale.
Gli arredi sono in legno, imbottiti e tendaggi sono realizzati con filati ecosostenibili e le carte da parati con scenografie botaniche
sono realizzate su rivestimenti ecologici, in tessuto-non-tessuto, composto da cellulosa proveniente da coltivazioni FSC. Grande attenzione è stata infatti riservata alla scelta di materiali e finiture, affinché risultassero in linea con il concept generale a basso impatto dei Green Lodge, per il raggiungimento di un complesso interamente Net Zero. Non da meno è l’impegno progettuale sul fronte dell’accessibilità: due ‘casette’ sono prive di barriere architettoniche per assicurare la massima semplicità di fruizione da parte di tutti gli utenti.
Ne è un esempio Green Lodge Ceva, con dotazioni wellness private come sauna e doccia emozionale, presenti anche in Green Villa Bertha - la più ampia delle suite, all’interno dell’edificio storico riqualificato - accessoriata anche con bagno turco e jacuzzi riscaldata sul terrazzo con vista sul paesaggio circostante.
ph. progetto d’interni Studio Latino | Nicolò Panzeri
ph. food Federico Bontempi
TOW THE ODD WINE
Milano
Una destinazione tra cibo e design che arricchisce l’esperienza culinaria con l’efficace mescolanza di materiali eterogenei. Un progetto di Studio Latino.
Enoteca con cucina ma anche cornice architettonica che regala a chi entra e vi sosta un piacevole equilibrio tra elementi d’antan e design contemporaneo. Nel cuore del quartiere Cenisio a Milano è nata una nuova destinazione che mescola cibo, vino ricercato e attenzione all’armonia di arredi e materiali.
Si chiama TOW – The Odd Wine ed è il risultato della conoscenza e della passione per il mondo dell’alta ristorazione di Andrea Griffin e Andrea Zarra, con un ben dosato e accattivante progetto d’interni firmato dal duo creativo di Studio Latino.
Così, all’interno di un palazzo storico del primo ‘900, tra invitanti contrasti e colori rilassanti, i
due proprietari puntano su un menù che guarda al patrimonio gastronomico italiano senza trascurare l’animo cosmopolita della città meneghina. Presidi Slow Food e piccoli produttori creano un fil rouge tra la proposta della pausa pranzo e l’offerta di tapas à la carte pensata per l’aperitivo e la cena. La selezione dei vini poi, da cui nasce il nome del locale, intende essere “particolare” facendosi portavoce, al netto delle mode, di una cultura vitivinicola che premia l’impegno, la costanza e il rispetto per il territorio sia da parte di produttori storici che di nuove realtà.
IL PROGETTO D’INTERNI
Recuperando il mattone a vista sul muro di spina, i designer Irene Nocerino e Matteo Lattuada hanno lavorato su geometrie lineari e pulite, innesti di acciaio e policarbonato all’interno della preesistenza. La grande parete della bottigliera è stata realizzata tramite la saldatura
di 300 croci in acciaio satinato per un’altezza di 4metri. Nella parte superiore un binario permette lo scorrimento di una scala a pioli disegnata su misura. L’atmosfera è resa più sofisticata grazie a dettagli e finiture di pregio che accostano sapientemente materiali anche fortemente diversi.
I tavoli in vetro bronzo e acciaio dialogano con le forme morbide delle panche in velluto rosa al piano inferiore. Il soppalco è invece caratterizzato da piani
in travertino e una boiserie in ecopelle avorio e dettagli neri. Il pavimento in calcestruzzo gettato accompagna cromaticamente il volume del bancone in cementino e legno che fronteggia una scala scultorea, ideata come un sottile foglio di lamiera piegata e appoggiata su un basamento in travertino.
TOW sfoggia inoltre elementi decorativi disegnati ad hoc dallo studio, dai lampadari sospesi sul bancone alle applique, tutti connotati dal mix di ottone, ferro naturale e plexiglas diamantato.
PALAU FUGIT HOTEL
GIRONA
Nel cuore della Costa Brava El Equipo Creativo firma il design d’interni di un boutique hotel immerso nella storia della città che lo accoglie, tra le vestigia di antichi muri in pietra, legni, ceramiche artistiche e marmi pregiati. ENG
ph. Salva Lopez
Situato nel suggestivo Barri Vell di Girona, un palazzo abbandonato del XVIII secolo viene trasformato in un boutique hotel affascinante e seducente quanto la città stessa che lo ospita grazie al progetto d’interior design curato dallo studio spagnolo El Equipo Creativo. Il concept trae ispirazione dalle “due Gironas”. Il Barri Vell, con le sue facciate in pietra e i vicoli nascosti, si contrappone ai colori vibranti delle case lungo il fiume Onyar e alla celebre festa primaverile Temps de Flors. Queste influenze, combinate con arte moderna e oggetti artigianali, creano un hotel che invita alla scoperta e all’esplorazione.
La struttura ricettiva si divide in due parti principali. Il “palauet” originale ospita reception, ristorante, cocktail bar e una spa dall’atmosfera raccolta. Gli ospiti accedono alle camere tramite la scala autentica che contraddistingueva il palazzo in origine con il suo fascino tutto storico. Il secondo edificio, il Pavelló, è un’ala moderna collegata al palazzo da una terrazza. Dotata di una piscina, felci abbondanti e una scultura centrale poetica dell’artista locale Frederic Amat, la terrazza offre un’oasi serena e una connessione naturale tra i due edifici.
Nel palauet le camere combinano il lusso della fine del secolo scorso con un design contemporaneo, creando un ambiente caldo e accogliente. Archi gotici e portici, chaise longue sinuose, testiere dei letti in rattan su misura e illuminazione d’avanguardia caratterizzano ogni interno. Tutte le camere sono arricchite da dettagli artistici e materiali di alta qualità, nonché da un mobile lavabo in marmo realizzato su disegno che vuole rappresentare un’interpretazione monolitica del tocador (toletta) tipica della vita domestica del periodo d’ispirazione. Superfici e tessuti, dalle tende di velluto agli specchi posizionati strategicamente, invitano l’ospite a rilassarsi cullato da una piacevole esperienza sensoriale e materica.
Nella sezione più attuale dell’hotel, le camere riflettono la dolce vita mediterranea con una palette di terracotta, ceramiche locali e legno. La luce naturale che entra direttamente dai patio e i tessuti fatti a mano completano l’ambientazione all’insegna della massima cura per i dettagli.
Attenzione questa, che definisce anche le aree comuni della struttura, a partire dal ristorante Casa Heras, che unisce modernità e tradizione, con murales creati da Joana Santamans e ceramiche di Núria Gimbernat. Pentole di rame scintillanti e mobili antichi decorano la sala da pranzo, mentre tavoli e sedie di materiali pregiati concorrono alla creazione di un’atmosfera senza tempo. Il Salon si presenta poi come un ambiente conviviale con cocktail bar, circondato dai resti delle antiche mura del palazzo. Segue la Biblioteca, uno spazio destinato agli eventi che vede come protagonista uno scultoreo tavolo ovale in marmo. Con i suoi archi in pietra e la scala originale, la Placeta è infine il punto d’incontro sociale dell’hotel, in cui poltrone e tavolini dai colori vivaci creano un’area ospitale e dinamica nelle adiacenze della reception, che con il suo tavolo di colore blu Yves Klein e un lampadario a lamina dorata accoglie i clienti con un mix di storia e modernità, formalità e informalità.
Giovanna e Carlo Castiglioni – ph. L. Barassi e M. Fiorini
Achille e il cibo
Non che Achille fosse un estimatore della grande cucina, in particolare amava la cucina lombarda, quella che aveva assaporato da adolescente in famiglia, e in maturità anche il pesce.
I Castiglioni durante la loro lunga vita professionale si sono interessati a molti aspetti relativi al cibo: hanno progettato molto ed in particolare hanno realizzato molti oggetti per la somministrazione del cibo (piatti, bicchieri, posate,...), ma si sono anche interessati ai luoghi dove questo veniva distribuito (la propria casa, birrerie, ristoranti,...). Tutto questo ha focalizzato il loro interesse sul modo nel quale questi oggetti e questi luoghi venivano utilizzati, un rito pagano che si declina in molteplici luoghi e in molteplici oggetti utilizzati per facilitare l’interazione fra esseri umani.
Nella nostra famiglia c’è sempre stata una certa attenzione per il cibo, Achille ricordava così la tavola della propria infanzia: “le tovaglie erano sempre di lino bianco, al massimo ecru e i tovaglioli molto grandi; i piatti erano di porcellana doppia, bianchi per tutti i giorni anche se c’erano ospiti. Ogni commensale aveva sempre il suo salino personale. La minestra serale era sempre servita da una grande e pesante zuppiera in piccole zuppiere bianche.”
Da queste considerazioni abbiamo avuto modo in questi ultimi anni, di ripensare a nostro padre e al suo interesse per luoghi, locali e strutture che riguardavano il cibo e rivalutarle in una chiave diversa. Achille è sempre stato affascinato da tutti quei mezzi e quelle situazioni che rendevano innovativo il modo di mangiare nel senso più esteso del termine, e solo oggi ci rendiamo conto che il suo interesse era focalizzato sui comportamenti, su come gli individui si comportano davanti a modalità di fruizione differenti rispetto alle pratiche consolidate dalla tradizione.
Oggi ripercorrendo i progetti di nostro padre e nostro zio sempre più intravediamo in quelle frequentazioni un modo per comprendere ed analizzare quelle strutture per poi lavorare nell’evoluzione dei propri progetti ed essere capaci di dare ai fruitori gli stimoli adatti per spingerli a provare nuovi modi di fare, provare nuove sensazioni.
Con la mostra “Progetti per servire – I Castiglioni e la ristorazione” curata e realizzata da C. Alessi e M. Marzini abbiamo voluto analizzare i contributi che Achille ha dato nella realizzazione di alcuni luoghi, oggi perduti, che hanno sintetizzato il suo pensiero sul modo di assumere e somministrare il cibo.
In un’intervista a Parigi in occasione di “Histoires des Objects” (2000) Achille afferma:
“La tavola è un mondo, è il mondo” – “Il progetto del mangiare parte da un supporto: ‘il tavolo’, poi sul tavolo è necessaria una tovaglia [. . .] preparare la tavola è un atto di arredamento, l’abbigliamento della tavola si colloca fra la tradizione e il rito. I bicchieri devono essere bianchi trasparenti evidenziare ciò che contengono, i bicchieri Orseggi tengono conto del contenuto, i vari bicchieri sono diversi, ma stanno bene assieme come le piazze d’Italia. I piatti Bavero, sono stati progettati per poterli afferrare senza dover mettere il dito nel cibo contenuto all’interno”.
Ma l’interesse di Achille su tutto il necessario per mangiare è sempre stato alto e lo sviluppo di progetti a volte differenti, quasi che si contraddicessero
concettualmente, sono invece il prodotto di un suo continuo studio, di rapporto con il committente: i locali rappresentano la sintesi di un continuo lavoro di gruppo e il tentativo di trovare sempre nuove soluzioni per gli avventori. Nella realizzazione degli oggetti collegati all’assunzione del cibo era meno vincolato e qui ha espresso in modo coerente fantasia, ironia e rigore che sono alla base della sua idea di progetto.
Parte di questi oggetti sono stati utilizzati nei ristoranti che aveva progettato ma anche sono stati usati per allestire le due mostre “La casa abitata” (FI) 1965 e “Tokyo” (1984), nelle quali Achille ha voluto presentare le proprie
idee su come arredare un soggiorno e di conseguenza anche come concepiva il modo di mangiare.
Alcuni di questi locali hanno avuto molto successo e di alcuni abbiamo voluto mostrare documenti e caratteristiche in “Progetti per servire”. Purtroppo, sono rimasti pochi quelli che hanno potuto vedere ed usufruire direttamente di questi luoghi. La realizzazione di questa mostra mi ha reso consapevole dell’inconsapevolezza di aver vissuto questi luoghi della ristorazione in prima persona e solo oggi mi diventano evidenti le loro caratteristiche specifiche, un vero continuum nelle progettazioni di mio padre.
1959 SPLUGEN-BRAU – CHIOSCO
La rivista Domus lo descriveva così: “un piccolo edificio ammirevole e classico, vorremmo dire: per la chiarezza della concezione e del disegno, per proporzioni, per la leggerezza della struttura per i molti accorgimenti, tutti semplici. Piccolo di dimensioni eppure vasto per gioco di prospettive, tutto aperto e trasparente, eppure accogliente e protetto per la forma della copertura...e ciò senza nessuna aggiunta allusiva o di ornamento. Le sole decorazioni sono i marchi e i nomi delle diverse birre.”. Per me, ragazzino, sembrava veramente fantascientifico.
Questo chiosco era organizzato in modo completamente nuovo e univa la logica del self-service con i primi automatismi per i pagamenti. Infatti, il chiosco era organizzato con un doppio bancone, ai due lati da dove si entrava, erano posizionate due casse automatiche, l’avventore inseriva le monete necessarie per l’acquisto voluto e per questo veniva stampato uno scontrino con il quale l’avventore stesso si portava al bancone dove gli veniva data la consumazione che poi provvedeva a portare su uno dei tavoli liberi per usufruirne.
I Castiglioni con questo chiosco organizzarono una nuova “rappresentazione” di quelli che erano l’osteria e il bar. In altri termini ritroviamo anche qui il tentativo di modificare il comportamento delle persone.
1960 SPLUGEN-BRAU – BRASSERIE MILANO
In partenza doveva essere una semplice birreria ma il risultato finale fu
molto diverso. Il locale, completamente differente da tutti gli altri per le sue caratteristiche, all’inizio non fu immediatamente compreso dagli avventori e solo dopo alcuni mesi diventò un vero successo.
La rivista “Pagina” nel 1962 affermava: “ci sembra che questo esempio per quanto concerne il risultato finale d’insieme, possa validamente zittire tutti quelli che nel moderno vedono solo squallore e anonimia di rapporti in ambienti sterilizzati da ogni possibilità di comunicazione umana”.
In questa progettazione Achille afferma l’importanza del lavoro di gruppo. Non sarebbe stato possibile raggiungere i risultati ottenuti senza la partecipazione di tutte le componenti professionali che fornirono le loro competenze specifiche alla realizzazione del progetto: grafici, tecnici, cuochi, camerieri. Il risultato fu un locale dove si miscelavano diverse modalità di fruizione, al tavolo e al bancone, con la consapevolezza di essere assieme a molti ma nello stesso tempo poter pranzare in una propria intimità. L’uso
di alcuni oggetti particolari come la lampada Splugen, il tavolo e lo sgabello Spluga, comportava un modo differente di mangiare e anche in questo caso si modificava il comportamento degli avventori.
Questa ‘brasserie’ è stata un punto di riferimento per moltissimi milanesi e anche per me. Un luogo che ricordo con piacere e con affetto e che ha accolto il mio primo invito a cena di una ragazza.
MALATESTA – MILANO
Il Malatesta (1969) era un elegante e raffinato ristorante progettato da Achille con l’aiuto del grafico Michele Provinciali. Dal padrone di questo ristorante, il signor Picolli, ho imparato molto sul cibo e soprattutto sul vino. In questo luogo sono stato affascinato dal Lessona, che si ricava dai vitigni del Nebbiolo e dall’uva Vespolina, rappresenta uno dei vini caratteristici del Piemonte, ma fascinosa è anche la sua storia, infatti, è chiamato vino d’Italia in quanto fu con questo vino che Quintino Sella brindò assieme a tutti i suoi
ministri dopo che i bersaglieri entrarono in Roma nel 1870 completando così l’Unita d’Italia.
L’idea di progettare un ristorante dove i camerieri seguissero percorsi autonomi e si palesassero nelle sale solo per le necessità dei presenti evitando di attraversarle con i cibi degli altri commensali permetteva intimità e privacy ma soprattutto di intrattenere discorsi che in altri luoghi vengono sovrastati dal rumore degli altri.
Ho avuto modo di assaporare molte volte i cibi di Picolli e in quel ristorante ho organizzato il pranzo quando mi sono sposato nel 1978, ovviamente un pranzo per pochi famigliari in un clima intimo e ovattato.
DA LINO – MILANO
Questo ristorante fu progettato da Achille nel 1971 per il sig. Buriassi. A differenza di Malatesta era più “sbarazzino”, meno formale, e in questo caso
ph. courtesy Fondazione Achille Castiglioni
Achille sviluppò alcune idee interessanti dal punto di vista architettonico sperimentando un nuovo modo di allestire le sale.
In questo progetto Achille recupera un particolare uso degli specchi, un tempo molto diffuso nelle vecchie trattorie, e inserisce lungo le pareti una zoccolatura in legno foderata di feltro al di sopra della quale i pannelli sono intercalati da superfici a specchio.
L’illuminazione è realizzata da una serie di lampadine a basso voltaggio inserite negli stessi specchi a formare una specie di stella.
Per questo locale vengono anche disegnati i tavoli con una particolare posizione delle gambe per agevolare la seduta, le sedie, che sono una particolare edizione della poltroncina Castiglia e i carrelli di servizio che potevano essere spostati e portati a lato di ciascun tavolo per facilitare la distribuzione delle portate.
AMBIENTI DOMESTICI
“La casa abitata”, 1965. In questo contesto i Castiglioni riprendono il concetto che un soggiorno non può essere “fisso”, l’arredo degli ambienti deve essere in grado di modificarsi per offrire il supporto alle varie attività che durante la giornata o in tempi diversi la famiglia deve espletare. Attività diverse presuppongono l’uso di oggetti con funzioni diverse. Nel catalogo della mostra i Castiglioni scrivono: “La disposizione disordinata dei pezzi (posate, bicchieri, piatti, [ . . .] , non è predisposta in funzione di un modo di abitare, ma solo in funzione di stimolare l’abitatore a crearsi un ordine dispositivo che la scelta dei pezzi gli suggerirà”.
Tokyo 1984, Achille progetta per la mostra “Exhibition of Italian Design” ancora una sala da pranzo.
Questa sala è caratterizzata da nove tavolini, uno per ciascun commensale, in ogni tavolino troviamo gli oggetti-strumenti per mangiare: bicchieri, posate, piatti. Ogni commensale ha poi un sedile che sfrutta una nuova modalità di seduta, in questo caso potremmo dire un po’ orientale.
Lo scopo è quello di utilizzare oggetti già realizzati e in produzione, ma in modo differente. Complessivamente questo progetto presenta un nuovo modo di stare a tavola, come dice Achille: “assieme ma nello stesso tempo disuniti” (si cambiano così i normali comportamenti conviviali).
In questi ristoranti e in questi due allestimenti realizzati nel corso di oltre vent’anni, emerge la volontà di proporre “comportamenti abitativi” dove deve essere l’attitudine propria di ciascuna persona a imporre la disposizione degli oggetti d’arredo e non viceversa.
L’approccio di Achille è quindi un profondo atto di rispetto per gli ignoti fruitori, un invito, affinché ognuno sia in grado di decidere il proprio modo di abitare.
Carlo Castiglioni
Presidente Fondazione Achille Castiglioni
ph. Felix Speller
08 OLD SESSIONS HOUSE Londra
Con un’architettura vittoriana sapientemente condita da elementi contemporanei, un edificio storico di Islington si propone come accattivante hub ibrido tra lavoro, divertimento e fine dining.
La storia dell’affascinante Old Sessions House, il maestoso edificio che si erge su Clerkenwell Green nel quartiere londinese di Islington, comincia nel diciottesimo secolo, tempo in cui ha rappresentato il principale centro giudiziario e amministrativo del Middlesex fino alla creazione dei consigli di contea per Middlesex e Londra nel 1889.
All’epoca noto come Middlesex Sessions House, il palazzo progettato da Thomas Rogers e completato nel 1782 passò successivamente nelle mani del London County Council che ne assunse la gestione continuando a utilizzarlo temporaneamente per i tribunali dei magistrati nella zona.
Diventato in seguito - dal 1931 al 1973 - quartier generale del produttore di macchine per pesare Avery Weighing Machines, l’edificio cadde in ulteriore rovina dopo il trasferimento dell’azienda finché nel ‘78 fu acquisito e restaurato da un fondo massonico che lo rese il cosiddetto London Masonic Centre, dotandolo di spazi per conferenze e per la socialità.
Nel 2014, il destino del palazzo ha incontrato il lungimirante piano dei fratelli Oliver e Ted Grebelius di Sätila Studios, che lo vede oggi trasformato in un moderno workclub comprensivo di ristorante e caffetteria.
UN GLORIOSO PASSATO ARCHITETTONICO CHE RIVIVE NEL PRESENTE
Dal punto di vista architettonico la Old Sessions House fu costruita in stile classico con quattro imponenti colonne di ordine ionico a sostegno di un frontone. La sontuosa cupola che ricopre l’atrio e la scalinata emula, inoltre, quella del Pantheon di Roma. Tutte caratteristiche queste, che rafforzano la grandiosità imperiale della struttura, nelle sue proporzioni e decorazioni, in contrasto con le modeste session house del passato.
Ampliata e rimodellata da Frederick Hyde Pownall nel 1860, arriva poi ai tempi nostri completamente restaurata grazie all’intervento di Feilden+Mawson Architects e Furness Partnership, che, in sinergia con maestranze locali, hanno previsto il ripristino del pavimento originale nell’ex aula del tribunale, ricollocato gli archi storici portanti in tutto l’edificio, riportato a nuova vita la facciata esterna e le opere in pietra, così come il vetro del XVIII secolo che accompagna l’intero androne. Il progetto ha introdotto anche un nuovo terrazzo sul tetto che ospita ora una piscina con vista sullo skyline della zona.
UN WORKCLUB FLESSIBILE CON FINE DINING
Gestito da Knotel, il network di uffici privati e workclub flessibili, il rinnovato spazio di Old Sessions House, concepito come luogo che promuove incontri, co-working e interazioni sociali, mira a riportare le persone “in ufficio”, facendo loro riscoprire il piacere della condivisione, anche in ambito lavorativo. Attraverso ambienti splendidamente restaurati, dalle raffinate sale riunioni alle aree relax, accoglienti zone di lavoro e spazi dedicati alla ristorazione, con la complicità di servizi moderni, iniziative culturali e un’esperienza architettonica unica, l’edificio intende attrarre e trattenere i talenti proponendosi come accattivante hub ibrido tra lavoro, divertimento e fine dining.
Qui, l’architettura vittoriana incontra un design d’interni squisitamente contemporaneo, forgiando un mix eclettico di fulgore antico e vivacità odierna. Tra pareti grezze e intonaci invecchiati, soffitti a volta e mattoni lavati a calce, spuntano arredi dalle forme morbide e organiche in linea con le più attuali tendenze. E ancora, freschi pavimenti in legno di pino sono abbinati a eleganti pannelli in radica di noce, mobili in bianco e nero e sistemi espositivi in ottone spazzolato.
Tutto è infine arricchito dai dipinti salvadoregni di Studio Lenca, dalle opere dell’artista britannico-zambiano Kay Gasei ma anche dai lavori di Charmaine Chanakira, Kieren Gallear e Tannaz Oroumchi.
09 SPA TORRE DEL BARONE Sciacca
Un luogo dedicato al relax, caratterizzato da materiali duraturi e sicuri, con dotazioni tecnologiche avanzate che testimoniano l’attenzione al comfort e alla qualità dell’esperienza degli ospiti.
Nel cuore termale di Sciacca, lo studio ES Architettura, guidato dalla designer Elsa Sanfilippo, progetta la zona benessere del rinomato Hotel Torre del Barone. Per rispondere ad una ormai crescente richiesta di spazi per il relax e il ritrovo, è stata annessa alla preesistente zona di cure termali una nuova area di circa 600 mq, destinata alla distensione e al benessere psico-sensoriale degli ospiti.
Perfettamente integrata nell’ambiente circostante, la spa si estende al piano terra attorno ad una corte alberata, dove piante mediterranee e acqua riscaldata costituiscono fulcro e riferimento costante degli spazi interni. Tende e lanterne luminose scandiscono il percorso intensificando i riflessi di luce proveniente dalle grandi aperture, attraverso le quali l’elemento acqua conferma la propria presenza. Anche la sauna si apre sulla corte verde me-
diante il suo ampio portale vetrato, prima di lasciare spazio ai servizi quali hammam, piscina interna, cascata di ghiaccio, percorso Kneipp, docce emozionali a tre stadi e per finire due zone relax di cui una all’interno di una stanza del sale con mattoni di salgemma retroilluminati. Proseguendo dalla parte opposta della corte trovano posto sei cabine per i trattamenti e due piccole SPA private.
L’aspetto tecnologico pervade il progetto in modo incisivo, sia in termini di comfort indoor che di efficienza energetica, e si integra con il contesto architettonico con armonia, lasciando dietro le quinte canalizzazioni e spazi tecnici.
Gli ambienti si susseguono in modo razionale in un’alternanza di riflessi e ombre che avvolgono la metratura assicurando privacy e comfort, tra la suggestione di colori caldi e luci soffuse.
I MATERIALI
I materiali impiegati rispondono alle esigenze principali degli ambienti destinati a SPA: resistenza e durata nel tempo anche in presenza di sostanze chimiche, sicurezza per gli utenti, facilità di pulizia e igiene.
Per questo sono stati scelti rivestimenti a parete e pavimenti in grès porcellanato, tra cui le proposte della linea Sensi disegnata da Matteo Thun per Florim. In particolare, la pavimentazione è realizzata con la versione antiscivolo, nel formato 60x120, e nelle zone ad elevato contenuto d’acqua, come docce e vasche, è stata installata la stessa piastrella ma in R11, categoria B, con elevata aderenza anche per utenti scalzi.
Anche i rivestimenti interni delle piscine sono realizzati mediante lastre di grès porcellanato, alte 280 cm in modo da ricoprire l’intera altezza del centro benessere.
DOTAZIONI TECNOLOGICHE
La progettazione della spa ha previsto l’utilizzo delle più moderne tecnologie, sia dal punto di vista natatorio sia da quello della climatizzazione.
Per garantire i corretti standard termo idrometrici imposti dalle normative vigenti e idonei alla destinazione d’uso dei locali, sono stati infatti installati impianti molto complessi.
La struttura esistente costituiva un vincolo, in particolare dovuto ad una fitta orditura di pilastri e da travi di fondazione in cemento armato; nonostante ciò, lo schema impiantistico è stato integrato con la maglia strutturale esistente mediante un accurato studio dei sistemi di controsoffittatura e di appositi cavedi che diventano al contempo elementi architettonici in grado di separare gli spazi e creare ambienti raccolti e riservati.
Anche il progetto dell’illuminazione è stato accuratamente studiato per differenziare gli ambienti ed assecondare le percezioni degli ospiti: luci più intense definiscono gli spazi comuni e di servizio, per lasciare posto a luci soffuse ed attenuate negli spazi destinati al riposo.
DESIGN WINERY 10 Lago di Garda
Sulle colline del Bardolino, un viaggio tra design su misura, materiali pregiati e sapori del territorio all’interno di una cantina ricavata dalla riqualificazione di un’autorimessa.
La trasformazione di un garage di 150 m² in una cantina sulle colline di Bardolino - affascinante borgo sul Lago di Garda - è un esempio perfetto di come design e funzionalità possano unirsi per creare un ambiente caldo e invitante.
Suddivisa in una zona degustazione e una zona refrigerata, questa cantina è stata progettata per accogliere clienti e amici in uno spazio emotivamente coinvolgente, dove il piacere di soffermarsi diventa un’esperienza da condividere a tutto tondo.
I proprietari desideravano un luogo caratterizzato da materiali autentici, naturali e sostenibili. L’intervento per la creazione della winery ha visto la collaborazione con Zitturi, realtà altoatesina specializzata nella progettazione e realizzazione di arredi custom. Zitturi ha creato un moodboard dettagliato per la definizione dei materiali, dando vita a elementi di design rigorosamente su misura. Questo ha permesso di ottenere una cantina non solo funzionale, ma anche esteticamente accattivante e perfettamente in linea con le aspettative dei clienti.
Sono stati utilizzati rovere massiccio per gli scaffali della zona degustazione, con un colore unico sviluppato da Zitturi, e pietra naturale quarzite argento proveniente dalla cava Grünig Vipiteno. Parti metalliche in peltro opaco sono state scelte per aggiungere dettagli raffinati, mentre il legno carbonizzato è stato impiegato, sotto forma di travi in legno, per la creazione dei tavoli. L’intonaco artistico colorato ha aggiunto un tocco di creatività alle pareti. Infine il bagno è stato arricchito da un lavabo iconico realizzato dall’artista Gasser Markus di Bressanone.
Questa cantina non è solo un ambiente di conservazione e degustazioni dei vini, ma un vero e proprio rifugio dove design customizzato e materiali pregiati si incontrano per offrire un’esperienza d’utilizzo unica.
PROGETTAZIONE CUSTOM by ZITTURI
Con radici saldamente ancorate nelle terre dell’Alto Adige, Zitturi porta avanti l’eccellenza nel settore del design di interni e della falegnameria artigianale. Questo progetto testimonia la dedizione nel creare ambienti che rispecchiano la personalità e lo stile di vita dei propri clienti, offrendo soluzioni su misura che uniscono lusso, funzionalità ed estetica senza compromessi.
Un mulino francese riqualificato si riscopre luogo autentico di villeggiatura grazie ad un accorto intervento architettonico e d’interior firmato dallo studio parigino Heju.
PAPOTTE
ph. Ludovic Balay & Kate Devine
di Sabrina Tassini
“Il nostro obiettivo, in linea con la filosofia dei proprietari della struttura, è stato creare residenze con un’anima e una vera personalità, per concedere agli ospiti un ritorno all’emozionalità e una disconnessione totale dalla routine”.
Così, Hélène Pinaud e Julien Schwartzmann, fondatori dello studio d’architettura parigino Heju, raccontano le origini di Papotte, un complesso ricettivo comprensivo di quattro case vacanza, ricavato all’interno di un vecchio mulino riqualificato, risalente al XV secolo e situato a Bligny-sur-Ouche, nella regione francese della Borgogna.
Un luogo intriso di storia, concepito con la massima cura per i dettagli e per il comfort in un’ottica contemporanea seppur senza tradire le origini del posto e la sua autenticità, indiscusso punto di forza di questa interessante proposta hospitality. La tenuta vanta infatti anche un grande orto, un laghetto da pesca alimentato dal fiume adiacente che attraversa l’intera proprietà, vasti campi in cui godere del relax open-air, una caffetteria e un negozio di alimentari.
A caratterizzare aree comuni e aree private è un fil rouge estetico etereo, ottenuto tramite superfici imperfette e nuance avvolgenti, dal cipria al rosso intenso passando per il terracotta, che trovano massima espressione nell’area della reception situata al centro del mulino. Progettata intorno a un gioco di scale, mezzi livelli e linee ortogonali, diventa il luogo di incontro per eccellenza, in cui un bancone rivestito con piastrelle in cotto spicca come elemento principale.
L’esperienza del mulino riqualificato diventa fruibile dagli ospiti in diverse declinazioni, che siano piccoli appartamenti o ampie abitazioni diffuse. Le soluzioni dalle metrature più generose sono vestite da cemento lucidato, legni scuri, marmo Botticino, ottone ossidato, arredi creati su misura incastonati in pareti che incontrano archi e accessi a rigogliosi giardini con fontana e chiosco, come in una cartolina d’epoca.
Non sono tuttavia da meno le residenze più contenute, piccoli gioielli dal fascino country che ammaliano con le loro mini cucine in cui lavorare gli ortaggi raccolti nell’orto, le maioliche colorate, i legni grezzi, le terrazze sul panorama bucolico, le pareti dai rivestimenti scultorei e salottini in stile bohémien.
Non mancano stoviglie e decorazioni acquistate ad hoc o rinvenute con cura da ebanisti, ceramisti, scalpellini e soffiatori di vetro della regione.
Con i suoi tanti ambienti, sempre differenti e variopinti, Papotte disvela dunque un crogiolo
di scorci pittoreschi e atmosfere retrò, lasciando addosso a chi entra il sapore di un sogno – tutto francese - a occhi aperti, a metà tra quadri d’après nature e scenari impressionisti.
UN CON VEN TIO NAL
Follie architettoniche nel bosco
Nel parco nazionale De Hoge Veluwe, Paesi Bassi, si cela il complesso abitativo Buitenplaats Koningsweg, originariamente costruito come base militare tedesca durante la Seconda guerra mondiale e ora residenza per decine di artisti e imprenditori creativi. Nell’ambito di un progetto speciale promosso dal comune di Arnhem, sono state qui allestite anche 11 follie architettoniche destinate all’hospitality e progettate dagli studi olandesi i29 Architects e NAMO Architecture attorno al tema centrale “camouflage”, in riferimento alla storia del sito, per offrire ai visitatori un’esperienza fuori dagli schemi e in totale contatto con la natura. Ciascun alloggio riflette l’immagine archetipica di una casetta per volatili che si fonde nella foresta fluttuando tra le chiome degli alberi ed è costruito nel pieno rispetto dell’ecosistema grazie a materiali a basso o nullo impatto sulla salute umana, animale e ambientale, impianti elettrici performanti, pannelli solari installati sul tetto ed un involucro in legno altamente isolato. Il volume principale dei cosiddetti Nest è composto da tre livelli progressivamente sfalsati verso l’esterno. Al loro interno, cucina, soggiorno, servizi e zona notte si avvicendano su una metratura contenuta ma ben ottimizzata, visivamente amplificata dalle grandi finestre rotonde e vetrate scorrevoli a tutta grandezza che ammettono viste panoramiche sul territorio. ph. Jeroen Musch
Design vernacolare tra gli ulivi
Immerso nella campagna di Parabita, nell’entroterra del Salento, il Giardino Grande è una struttura ricettiva nata da una dimora storica risalente alla seconda metà dell’800 che riprende la tipica architettura salentina realizzata in pietra locale, con particolari volte a stella o a botte, corti, terrazze, un grande giardino mediterraneo arricchito da pergolati, pozzi, camminamenti, stagni e una mirabile vista sull’antico borgo di Parabita. Il progetto di restyling, che ha previsto il restauro della preesistente residenza e la realizzazione di una nuova costruzione, ha rispettato il carattere vernacolare dell’edificio di un tempo introducendo elementi di contemporaneità che privilegiano forme, materiali e artigianato locali. Oltre alle 6 stanze rinnovate, le eleganti aree comuni e una chiesetta con antico altare, sono gli ambienti esterni ad arricchire l’atmosfera del luogo, a partire dai Giardini Ornamentali, caratterizzati dal tipico layout dei cortili dell’epoca, passando per la cosiddetta Corte dell’Ulivo, protetta da muri realizzati in Carparo e pavimentata con il tipico basolato in pietra di Soleto, il Giardino Segreto e una piscina avvolta dalla macchia mediterranea, fino al Bio-Lago che raccoglie le acque piovane e potenzia la rete della biodiversità, contraddistinto da rigogliose piante acquatiche.
Nel cuore di Cartagena
Situato in un palazzo del XVII secolo nel cuore della vivace parte antica della città colombiana, l’Amarla Boutique Hotel Cartagena, fiore all’occhiello del gruppo alberghiero Amarla Hotels, fondato dagli imprenditori britannici Asher Warr e Robin Faulkner e pioniere dell’ospitalità di lusso non convenzionale in America centrale e meridionale, conserva il fascino architettonico dell’epoca coloniale sudamericana, proponendo un format radicato nella cultura, nella comunità e nel design locale, ridefinendo l’esperienza hospitality nella zona.
Tra la tipica vegetazione tropicale e i viottoli assolati della città vecchia di Cartagena, dichiarata patrimonio UNESCO, si inseriscono ambienti equilibrati in cui è costante il dialogo tra classico e moderno.
Ogni camera dell’hotel, progettato con cura per riflettere l’estetica modernista dei suoi dintorni, è decorata con oggetti d’antiquariato colombiani originali e dispone di arredi e finiture realizzati con il sostegno di artigiani locali. Completano la struttura un bar, un ristorante e una piscina sul tetto che concedono ampie vedute sull’area urbana sottostante.
Spa pop-up tra palme e cipressi
Aperto nel 1873, il Grand Hotel Timeo di Taormina, con le sue incantevoli vedute sull’Etna e strategicamente posizionato in prossimità del vivace centro cittadino, della baia di Mazzarò e delle più belle spiagge della zona, ha attratto nel tempo celebri artisti come Klimt, Klee, Wagner, Tennessee Williams e D.H. Lawrence, che durante il suo soggiorno iniziò la stesura de “L’amante di Lady Chatterley”. Questa iconica struttura ricettiva rende onore alla cultura locale con i suoi rigogliosi spazi all’aperto, sei acri di giardini progettati alla fine del XIX secolo dall’aristocratica inglese Florence Trevelyan, appassionata di giardinaggio e pioniera nel campo della botanica, che diventano cornice per l’esclusiva esperienza benessere pop-up firmata Parfum Christian Dior: in un “Jardin des Rêves” che si configura come locus amoenus con affaccio sul mare, due cabine annidate tra i maestosi cipressi offrono agli ospiti esclusivi trattamenti benessere. L’eredità culturale
di Taormina e le Victorian Follies - particolari architetture dalla forma ad alveare, ideate come punti di osservazione e luoghi dedicati alla convivialità, adiacenti agli spazi dell’hotel - costituiscono il punto di partenza per il concept del progetto curato da Thirtyone Design + Management. Le case sull’albero sono così pensate per fondersi con la vegetazione circostante, come ode al Mediterraneo e ai codici della Maison. I cubi che le contengono, tutti realizzati in legno, sono impreziositi da tende in toile de jouy di una tonalità abbinata al verde dell’esterno.
Il décor interno si ispira alla fauna e alla profumata flora che avvolgono la spa: Maria Grazia Chiuri, direttrice creativa di Dior, ha reinterpretato l’iconico tessuto Dior che orna le cabine in un verde foglia vivace per ricreare la sensazione di fusione in armonia con il giardino attiguo. La carta da parati che riprende il motivo toile de Jouy Dior, le sedie in bambù e le lampade dal design moderno con finiture in ottone spazzolato danno vita a un’atmosfera raffinata e senza tempo. Entrambe le cabine dispongono poi di un terrazzo dotato di ombrellone in tessuto abbinato al décor degli interni e poltroncine in rattan, dove gli ospiti possono prolungare l’esperienza di benessere.
ph. Pierre Mouton per Parfums Christian Dior
Luxury hospitality fronte Duomo
Con il lancio della divisione relativa al family contract, il market place per il design system Contract District Group concretizza l’estensione del proprio know-how al settore del Luxury Hospitality residenziale, dedicando al segmento servizi dedicati e progetti residenziali esclusivi pensati per un target esigente che predilige la più riservata formula di hospitality in appartamenti completamente arredati al posto dei tradizionali hotel. Ne è un esempio “AF Duomo”, il programma di quattro esclusive suites realizzate su progetto di AF Progress Srl, società del gruppo AF Ferrari, al primo piano dello storico palazzo Carminati di Milano, situato proprio di fronte al Duomo. Una location di prestigio all’interno di un edificio risalente al 1867, sotto la protezione della Soprintendenza dei Beni Culturali, che costituisce il fondale scenico delle due piazze più centrali e iconiche della città. Per l’interior di ciascuna suite, Contract District Group ha puntato su arredamenti Lema, arredobagno Karol, box doccia Cesana e sanitari e rubinetterie Gessi, pavimenti in legno Listone Giordano, porte e pannelli modulari Lualdi, rivestimenti ceramici Florim e tende ad alta protezione solare Resstende.
Uno specchio nel deserto
Dormire a due passi dal maestoso Grand Canyon all’interno di una casa “invisibile” è l’esperienza fuori dall’ordinario promossa da Starry Nights Glamping che vede protagoniste abitazioni prefabbricate completamente integrate – e mimetizzate - nella natura che le accoglie. I moduli abitativi, concepiti da ÖÖD House, sono caratterizzati da una struttura interamente in acciaio e facciate a specchio in vetro isolante che consentono la riflessione non solo dello scenario paesaggistico circostante ma anche del 97% dei raggi UV rendendo le costruzioni veri e propri rifugi confortevoli, anche se collocati in un contesto desertico. La performanza tecnica è inoltre associata ad interni dal design contemporaneo che possono ospitare una zona notte e un’area comune con vista.
Glamour Art Déco su rotaie
Le carrozze del Venice Simplon-Orient-Express intraprendevano il loro primo itinerario nel 1982. Ora gestito da Belmond, operatore leader nell’ospitalità luxury e parte del gruppo LVMH, il treno che incarna l’immaginario dei viaggi di lusso su rotaia vanta suite rinnovate dallo studio Wimberly Interiors che ha preservato le caratteristiche intrinseche delle preesistenti cabine arricchendole con dettagli su misura e un arredamento che rende omaggio ai ruggenti anni Venti. In un mélange di stravaganza, storia e tradizione, le suite restaurate si ispirano ai pittoreschi paesaggi europei
attraversati durante le tratte, puntando su superfici dagli opulenti intarsi, lampadari di Murano, arazzi antichi, pannelli di cristallo e sontuosi tessuti sviluppati e prodotti dalla maison veneziana Rubelli. Raffinati jacquard custom 100% Trevira CS (quindi ignifughi) sono declinati in toni cromatici intensi e raffigurano eleganti disegni personalizzati che attingono alle atmosfere delle differenti destinazioni, passando dal verde lussureggiante di La Campagne e dal panorama autunnale di La Forêt alle montagne innevate di Les Montagnes e il riflesso del chiaro di luna di Les Lacs.
ph. Ludovic Balay
Floor and Counter: PONTINO
Tabletop: SPIDER MARBLE GREY
MADAMA GARDEN RETREAT 13
Una destinazione per il turismo slow, tra arredi in legno, vetro, ottone e ricche carte da parati.
Venezia
Sulla riva di uno dei più importati rii dell’autentico Sestiere Cannaregio, all’interno delle Mura un tempo perimetro dall’antica residenza nobiliare Palazzo Antelmi, si cela il Madama Garden Retreat, una residenza di pregio avvolta da un giardino rigoglioso, individuabile volgendo lo sguardo all’opposto dell’imponente facciata della Scuola della Misericordia o passando sulle barche sotto il ponte.
Sul rio si apre anche la Porta d’acqua, accesso segreto a questa caratteristica struttura ricettiva pensata, progettata e realizzata da Mara De Guidi - manager di lungo corso nel settore delle fragranze passata all’ospitalità - per accogliere una clientela esigente e dedita al turismo slow.
Gli attuali spazi del Madama nascono da un intervento di recupero e restauro durato quasi tre anni e che ha previsto anche l’esecuzione di uno specifico sistema ingegneristico per proteggere gli ospiti e i preziosi decori dalle variazioni improvvise delle maree in Laguna.
Seguendo personalmente ogni fase della riqualificazione, dall’ideazione del concept all’arredamento dell’immobile, la fondatrice ha ricamato addosso alle 9 suites del luogo gli elementi d’interior e i decori puntando sulla mescolanza di materiali autentici e legati alla tradizione della Serenissima, quali legno, vetro, ferro, ottone combinati a tessuti sontuosi, dai velluti alle sete fino ai broccati.
Connotate da tratti distintivi differenti seppur ugualmente pregiati, alcune stanze accostano in armonioso mix&match pavimenti in seminato veneziano a carte da parati dall’arboreo floreale all’etereo, mentre altre pongono in dialogo parquet a spina con tappezzerie damascate. Il tutto, giocato su una palette cromatica contemporanea e tenue.
In un contesto di cura al dettaglio, gli interni risultano ulteriormente arricchiti da particolari che implementano un’esperienza hospitality raffinata, come la ricerca olfattiva per ciascun ambiente e l’inserimento di biancheria con cotoni naturali.
Valore aggiunto del boutique hotel è infine l’outdoor, a cui il nome stesso appare ispirarsi: una lussureggiante area verde oggi parte del circuito Wigwam, club composto da autorevoli appassionati ed esperti di fama internazionale che dedicano eventi e seminari al gardening per la diffusione di conoscenze e tradizioni che altrimenti andrebbero dimenticate.
ANTIBATTERICO E ANTIVIRALE AUTOPULENTE
ANTI-ODORE
ANTINQUINAMENTO
OCEANIA VISTA
Una nuova luxury cruise con interni firmati da Studio DADO e Marine Interiors
Oceania Vista è il nome della nuova nave di Oceania Cruises, nota società di crociere di lusso controllata dalla holding Norwegian Cruise Line, che solca i mari di tutto il mondo offrendo ai propri ospiti un’esperienza d’alta gamma a 360°.
A salire a bordo di questa suggestiva luxury cruise è in primis il design più ricercato, veicolato da una profonda attenzione al dettaglio e dall’utilizzo dei materiali più adeguati grazie alla sinergia tra Marine Interiors, azienda del Gruppo Fincantieri specializzata nella realizzazione di progetti di interior chiavi in mano per le più importanti realtà armatrici del settore e Studio DADO, practice di design con sede a Miami.
Gli interni della nave, pensata per accogliere 1200 passeggeri e 800 membri dell’equipaggio, propongono un nuovo approccio al lusso attraverso la cura per i particolari, uno schema materico di qualità, arredi su misura e complementi pregiati in spazi ampi e funzionali votati al massimo comfort.
Dall’Atrium di ispirazione marina che accoglie i visitatori, al ristorante fusion “Red Ginger”, fino al Martini bar dallo stile Decò e al tripudio floreale del Grand dining: ogni ambiente è caratterizzato da un proprio stile che lo differenzia dalle altre aree seppur mantenendo saldo un filo conduttore di eleganza neoclassica.
L’ATRIUM
Ispirato alle linee organiche della conchiglia del Nautilus, l’Atrio di Oceania Vista accoglie gli ospiti a bordo introducendo un senso di calma e spaziosità attraverso un layout ampio e ordinato.
La scala a chiocciola, che scende verso il basso, e il disegno delle pareti e del pavimento che ne seguono la forma, sembrano ricreare l’ideale interno della conchiglia che avvolge la clientela.
Protagonista dello spazio, lo spettacolare lampadario centrale che pare richiamare un vortice d’acqua o un branco di pesci che nuotano verso il soffitto dell’atrio.
Le piastrelle a spina di pesce con accenti dorati replicano l’iridescenza di una conchiglia mentre la reception è caratterizzata da lastre di pietra naturale.
RISTORANTE FUSION “RED GINGER”
Il ristorante fusion Red Ginger combina il glamour francese con il fascino del teatro asiatico attraverso texture sofisticate e pezzi d’epoca: dalle ceramiche tradizionali cinesi, alle lampade a forma di pagoda, alle decorazioni in stile coloniale francese.
Uno spazio di 658 mq che si ispira agli interni di una casa tradizionale di Hong Kong o Shanghai, con un cortile a piano terra circondato da una sala da pranzo a doppia altezza.
IL “GRAND DINING”
Pensata per offrire un’esclusiva esperienza culinaria, il Grand Dining è la principale sala da pranzo a bordo. Con i suoi oltre 1000 mq è caratterizzato da motivi floreali e texture che richiamano il mondo vegetale immergendo il visitatore in un raffinato giardino d’inverno. I pavimenti in parquet disegnati
su misura e le tappezzerie dipinte a mano danno la sensazione di essere seduti sotto un albero. L’illuminazione, accuratamente selezionata, mette in risalto i dettagli architettonici.
MARTINI BAR
Dallo stile Art decò, il Martini Bar, situato sul ponte, appena sopra l’Atrium, richiama il glamour e l’eleganza dei ruggenti anni Venti.
Materiali ricercati, dal vetro al marmo, una palette cromatica che gioca sui contrasti black&white con accenti di colore dal verde al viola e pareti a specchio creano un’atmosfera chic e sofisticata.
Illuminazione e arredi realizzati su misura circondati da opere d’arte selezionate completano lo spazio.
“Il nostro è un concetto di lusso sussurrato, un’eleganza sobria che passa attraverso la selezione di materiali e tessuti pregiati, la cura dei dettagli, la scelta di sofisticate opere d’arte ma soprattutto tramite una progettazione che pone una forte attenzione a come gli spazi verranno vissuti dagli ospiti. Permettere ai visitatori di vivere la migliore esperienza a bordo è il vero lusso.”
Greg Walton, co-founder Studio DADO
B&B La Ceramica Moline
Val Corsaglia
In una location intrisa di storia, un’antica manifattura di ceramica diventa una piccola struttura ricettiva che guarda alla modernità senza rinnegare il suo passato. Filo conduttore degli interni rinnovati, un parquet in rovere che unisce resistenza ed eleganza senza tempo.
Nel piccolo borgo di Moline, a pochi chilometri dal maestoso complesso naturalistico delle Grotte di Bossea e dal Santuario di Vicoforte, noto per la cupola ellittica più grande del mondo, si colloca una piccola struttura ricettiva che fa dell’autenticità e della cura per i dettagli i suoi tratti distintivi.
B&B La Ceramica Moline nasce dalla sapiente ristrutturazione di una vecchia manifattura di ceramica locale dismessa negli anni ‘50/60,
di cui oggi rimane la ciminiera come unica testimonianza del passato. Il completo rinnovamento effettuato per rendere l’edificio adeguato alla nuova destinazione d’uso ha volutamente mantenuto alcuni pezzi risalenti all’originaria produzione e cottura di piatti e “crusi”, seppur donando freschezza agli spazi, in linea con i moderni standard dell’hospitality. Le quattro camere con bagno privato, le aree comuni con sala giochi e camino, la sala relax per lettura e la terrazza adibita a solarium
risultano così contraddistinte dalla fusione efficace di caratteri contemporanei e un gradevole appeal rurale, pienamente coerente con il territorio circostante.
Ad accentuare questa armoniosa commistione accompagnando i sistemi d’arredo attuali e funzionali presenti negli interni sono le finiture materiche selezionate, prima fra tutte la pavimentazione lignea realizzata e posata da Bruno Parquet. Due diversi prodotti hanno
trovato impiego nelle stanze del B&B: un parquet classico maschiato in rovere rustico e un multistrato, altrettanto in rovere rustico, da 15 mm di spessore (5 mm legno nobile) e 185 mm di larghezza, finito in opera dal posatore.
La lavorazione dei listoni di legno massello a maschio e femmina sui quattro lati, attuata da Bruno Parquet sulle sue gamme di superfici, non solo favorisce l’accostamento tra gli elementi ma garantisce anche una maggiore stabilità
del pavimento grazie alla stretta connessione delle doghe che riduce gli effetti dei normali ritiri dimensionali dovuti alla variazione delle condizioni termoigrometriche ambientali.
Il parquet ottenuto può dunque vantare una grande resistenza che lo rende ideale per questo contesto dedicato all’ospitalità, oltre ad un’estetica senza tempo in grado di riscaldare la metratura conferendole un fascino intramontabile.
BRUNO PARQUET
La storia imprenditoriale della famiglia Bruno comincia nel 1929, quando la società BRUNO GB era una fiorente realtà nel commercio e segagione del legname. Ben presto l’attività si espande e comincia la produzione e il commercio del parquet.
Grazie ai 90 anni di attività e 4 generazioni, BRUNO PARQUET è oggi un’azienda di grande esperienza e professionalità, riconosciuta per l’ottimo standard qualitativo delle specie legnose e dei prodotti finiti, oltre che per la grande attenzione verso i clienti e per il pieno rispetto del patrimonio boschivo e l’impatto ambientale.
La profonda conoscenza del legno, unita alla qualità della materia prima, all’origine comune delle partite di legname e al controllo accurato in ogni fase produttiva fanno dei parquet Bruno un’eccellenza del made in Italy. Tutti i prodotti Bruno Parquet sono a norma CE e rispondono agli standard stabiliti dalle più recenti normative europee.
NOBLESSE COCKTAIL BAR
Modena
Interni in stile pop e giochi di rivestimenti ceramici abbracciano un concetto di mixology contemporanea definendo un locale eclettico e fortemente caratterizzato.
ph. Vanni Borghi
Nel centro storico di Vignola, un piccolo paese nel circondario modenese noto per la coltura delle ciliegie, nasce il cocktail bar Noblesse, un luogo dove creatività e ricerca si incontrano per dare vita a drink insoliti e sorprendenti. In linea con l’originale proposta mixology, l’interior design del locale, dall’allure cosmopolita e accogliente, si presenta audace e fortemente caratterizzato da superfici in mix&match. Colori sofisticati e avvolgenti, dettagli di design e volte di mattoni antichi a soffitto ben si sposano con pavimenti e pareti realizzati mescolando diverse collezioni ceramiche di Marazzi, per un risultato capace di coinvolgere i clienti e raccontare loro la vera anima del bar.
Effetto marmo, legno e ardesia plasmano così lo spazio, creando un ambiente che fa dei contrasti la propria cifra stilistica. Per i pavimenti e il rivestimento del bancone, gli elementi più distintivi del locale, è stato studiato un insolito mix di gres effetto marmo Allmarble Calacatta Extra - una superficie effetto marmo a base chiara con decise venature nei toni del grigio – e gres effetto legno Treverklife, nel colore Cherry, una collezione ispirata al calore del legno di rovere.
Per esaltare l’antitesi tra l’eleganza del marmo e il calore del legno mantenendo coerenza e armonia progettuale sono stati realizzati, per entrambe le collezioni, dei tagli custom 12,5x75 cm, posati poi a spina di pesce sia a pavimento sia a rivestimento. Ne deriva un ambiente dalla forte personalità, dinamico e attuale. I tavoli sono stati realizzati con Allmarble, nella raffinata superficie nera con venature chiare a contrasto Elegant Black.
Per dare maggior importanza ai volumi, i gradini del locale - disposto su più livelli - sono stati realizzati con il gres porcellanato effetto pietra Mystone Ardesia, nella versione Cenere 75x150 cm strutturata, ideale per coniugare design contemporaneo e performance tecniche.
Come tocco finale, una fila di Colorplay nella tonalità Sage alle pareti spezza la verticalità dei muri con i discreti volumi geometrici della struttura 3D Cabochon, ispirata alle sfaccettature dei diamanti.
MARAZZI
Presente in più di 140 Paesi, è universalmente riconosciuto come sinonimo di ceramica di qualità per pavimenti e rivestimenti e simbolo del miglior made in Italy nel settore dell’arredamento e del design.
Marazzi è stata fondata nel 1935 a Sassuolo, in un’area che sarebbe diventata il polo all’avanguardia a livello internazionale nella creazione di piastrelle di ceramica di pregio e cresciuto nei decenni insieme all’azienda.
Si devono infatti a Marazzi le principali innovazioni tecnologiche, di processo e di design nel settore delle piastrelle - alcune delle quali rappresentano importanti tasselli della storia della ceramica moderna - che hanno reso l’azienda e il distretto un punto di riferimento per l’intero mondo della ceramica.
Con un’offerta unica di prodotti e servizi che spaziano dalle grandi lastre in gres di ultima generazione ai piccoli formati della tradizione, dalle facciate ventilate ai pavimenti sospesi, Marazzi rappresenta un punto di riferimento nel settore della ceramica per progettisti, architetti, imprese edili, distributori, rivenditori e clienti finali.
Negli ultimi anni, Marazzi ha implementato un importante piano di investimenti volti al miglioramento di prodotti e processi, allo sviluppo di nuove tecnologie Premium e all’apertura di flagship showroom a Milano, Londra, Parigi, Lione, Atene e Madrid.
ph. Paolo Valentini
17 LASSERHAUS Bressanone
Nel cuore della Valle Isarco, Vudafieri-Saverino Partners firma il restauro architettonico e d’interior di una residenza aristocratica del XV secolo, trasformandola in Art Hotel.
“Quando abbiamo visitato Lasserhaus eravamo entusiasti all’idea di affrontare un restauro di un edificio così carico di storia. Non si trattava solo di restaurare un palazzo del XV secolo completamente vincolato dalla Soprintendenza, ma di dargli una nuova vita e renderlo un punto di interesse per la cittadinanza. Anche attraverso l’arte, integrando la preziosa collezione di famiglia di pittura classica con nuove opere contemporanee. Il nostro progetto non dimentica l’anima tradizionale del palazzo quattrocentesco, ma con rispetto e un po’ sottovoce, dialoga con essa e l’arricchisce con linguaggi e materiali della contemporaneità. Lasserhaus diventa così un nuovo, piccolo ma importante, tassello della vita urbana della città e della sua propensione all’ospitalità.”
Tiziano Vudafieri e Claudio Saverino
Far rivivere una dimora storica bilanciando il rispetto per l’esistente e l’aggiunta di elementi attuali è stato l’obiettivo dello studio Vudafieri-Saverino Partners per il progetto di restauro della cosiddetta Lasserhaus, una residenza aristocratica del XV secolo situata a Bressanone, in Alto Adige. Su commissione della famiglia Faller, da oltre 40 anni proprietaria dell’antico edificio, gli architetti hanno reinventato l’uso e la funzione della struttura suddividendo gli spazi e trasformando i primi due piani in un Art Hotel 4 stelle superior e gli ultimi due in abitazione privata dei committenti.
La rinnovata Lasserhaus dedicata all’ospitalità si compone di dieci camere - di cui tre suite, sei matrimoniali e una singola - dall’atmosfera
intima e sofisticata, in cui la collezione di pittura classica di proprietà dei Faller incontra opere di artisti contemporanei, rivisitando così la tradizione del luogo e restituendo alla collettività una nuova destinazione che unisce abilmente passato e presente.
IL CONCEPT
Per il restauro architettonico e l’interior design di Lasserhaus, completamente vincolata dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio, gli architetti hanno reinterpretato i tratti originari della
residenza facendoli convivere nel nuovo Art Hotel in modo armonioso con scelte di design contemporaneo.
Il progetto riflette le peculiarità della città vescovile di Bressanone, in grado di fondere la sua tradizione e atmosfera medievale con proposte culturali d’avanguardia. Ad arricchire gli interni di Lasserhaus, situato sulle rive del fiume Isarco e collegato da un ponte al centro storico, sono infatti le opere di cinque artisti che si sono confrontati con il passato della residenza e che, con i loro interventi diffusi, hanno lasciato un segno narrativo nei vari spazi.
AMBIENTI E MATERIALI
Il pianterreno accoglie la lobby e la reception, uno spazio carico di memorie, caratterizzato da un’illuminazione soffusa e impreziosito da opere e pezzi di famiglia. Da qui si accede alle prime quattro camere e a un salottino con un angolo biblioteca a disposizione degli ospiti, oltre che alla cantina dotata di una piccola sala degustazione, interpretata da uno dei pionieri della digital art, l’austriaco Peter Kogler, utilizzando pattern psichedelici per creare insolite profondità spaziali da esplorare individualmente. Percorrendo la scala interna che conduce al mezzanino - dove
gli architetti hanno ricavato una SPA dotata di sauna e idromassaggiosi incontra subito l’opera di Alexander Wierer, focalizzata sull’incessante progressione del tempo e la transitorietà del presente. Al primo piano sono collocate invece la sala colazione e le altre cinque camere.
Pur rimanendo visibili le caratteristiche dell’epoca, le camere assumono un nuovo volto grazie all’accostamento di materiali naturali come il legno di larice e faggio, con l’ottone, che scalda e impreziosisce i dettagli, e superfici tattili e morbide come il velluto. A caratterizzarle anche il gioco di texture materiche che donano tridimensionalità ai rivestimenti. Alcuni complementi d’arredo sono di recupero, come le sedie restaurate tipiche della tradizione tirolese, ma gran parte dei pezzi è stata realizzata su disegno degli architetti: dalle armadiature ai pannelli divisori, dalle testiere dei letti in velluto con bacchette di larice spazzolato alle scrivanie, fino alle boiserie dietro ai letti con listellature in legno. L’accurato studio sul colore ha inoltre portato alla scelta di una palette ispirata alle cromie dei boschi autunnali e della montagna: dal verde del laminato lucido ai toni del marrone declinati nel rosso del larice spazzolato, come nel larice bruciato più caldo e scuro.
Anche in alcune stanze si trovano incursioni artistiche, come “Barre a muro” di Ingrid Hora, un’opera ampia che offre agli ospiti nuove prospettive e li incoraggia a dare libero sfogo alle proprie idee; o “Pensieri e pianeti”, un’installazione della celebre Esther Stocker: dieci sculture che sembrano galleggiare sulla volta del soffitto e che, attraverso geometrie spezzate, dissolvono i punti fissi.
LA COLLEZIONE D’ARTE
Il progetto artistico della struttura è firmato dalla curatrice Stefanie Prieth, per le opere d’arte contemporanea, e Rose Bourdon, per la collezione di famiglia.
Centrale nel progetto curatoriale della prima è stato il concetto di connessione e apertura: considerando l’arte stessa come strumento di relazione, gli artisti hanno trasformato con le loro opere gli spazi dell’Art Hotel in luoghi di dialogo e scambio.
Parallelamente, il progetto di curatela della collezione della famiglia Faller, composta da oltre 100 opere che spaziano dal 1600 a metà ‘900, ha voluto creare una sinergia sia tra le opere antiche e quelle moderne, sia tra tecniche di allestimento classiche e concettuali. La sala dell’ascensore al piano terra, nota come la sala dei “patroni”, presenta i ritratti di coppie di ex proprietari del luogo, giocando con gli sguardi dei diversi personaggi. Tra tutti spiccano i due quadri di Stephan Kessler (16221700) che rappresentano la coppia Thurner, la cui moglie, Rosina, accoglie gli ospiti all’ingresso della stanza.
Poco più lontano, in un angolo “conversazione”, una serie di quadri più moderni di paesaggi locali, dipinti da Lesley de Vries (1926-2012) sono stati affiancati per unire i diversi orizzonti, creando così un panorama unico e trasformando la serie frammentata in una installazione ready-made.
ph. Maru Serrano
BRU TAL BURRI TO Madrid
Un contemporaneo fast-food si veste di acciaio inossidabile, teli plastici colorati e pavimenti grezzi per definire un’atmosfera giocosa e street.
Un informale banco street food, un chiosco temporaneo dedicato alla convivialità o un divertente food truck che cattura con fugacità l’attenzione e il gusto dei passanti: il ristorante madrileno Brutal Burrito si ispira alle formule fast abbracciandone la spontaneità e la reversibilità, in linea con il progetto gastronomico che propone un menù semplice basato sui più noti piatti della tradizione messicana. Ad accentuare la filosofia del locale è un design d’interni graffiante, a tratti brutalista – come suggerisce il nome stesso del luogo - curato dallo studio di architettura BURR, che concepisce la metratura come un corpo da vestire, stabilendo una distinzione tra parti nude e abbigliate.
Sono le caratteristiche strutturali preesistenti a rimanere fisse, visibili e invariate, esprimendo un’estetica grezza con superfici dall’intonaco imperfetto e pavimenti che riflettono la materialità dei marciapiedi circostanti. Al contempo, viene realizzato un sistema di tendaggi plastici per sezionare e marcare la distribuzione delle aree di ristorazione. Un accorgimento stilistico che attinge all’utilizzo di tessuti tesi nei mercati di strada per separare gli spazi, respingere
l’acqua e proteggere dal sole. Per bilanciare il sapore street di questa soluzione con teli flessibili, gli architetti hanno scelto di conferire loro un aspetto più classico puntando su gentili forme ad arco che, se osservate dall’esterno del locale, appaiono tuttavia ritmicamente scollegate dall’andamento delle grandi vetrine della facciata. Una particolarità appositamente voluta per implementare un senso di giocosità e irriverenza.
L’area destinata alla cucina è contraddistinta da un aspetto funzionale e tecnico con una forte presenza di acciaio inossidabile, superficie igienica su cui preparare o servire il cibo. In acciaio è anche il rivestimento del soffitto che si estende oltre il confine della zona cottura connotando tutto lo spazio con i suoi riflessi metallici.
A spiccare nell’area riservata alla cucina è senza dubbio il comal, un adattamento dell’utensile tradizionale precolombiano utilizzato principalmente in Messico per la cottura delle tortillas, che assume qui una posizione centrale, sia fisicamente che simbolicamente, assolvendo tutte le operazioni di cottura previste da
Brutal Burrito. Si tratta di un cilindro in acciaio inossidabile lucido, diviso in due metà, una griglia e una cappa di aspirazione, collegate solo da fumo e fiamme. In risalto nell’ambiente è anche la tortilladora, un apparecchio specificamente sviluppato per produrre tortillas, raramente riscontrabile al di fuori dell’America Latina e qui racchiuso in una teca di vetro protettiva.
Gli arredi progettati per Brutal Burrito si basano sulla tecnica della curvatura del tubolare di alluminio, utilizzata essenzialmente per la produzione di arredi da esterno per piccoli bar e ristoranti. Un semplice sistema di doppie curvature dei tubi va così a generare gambe sia per i tavoli che per gli sgabelli. I piani dei tavoli e delle sedute sono invece composti da lastre in polietilene ad alta densità, comunemente usato in cucina come base tagliere per tritare e affettare il cibo.
A completare l’interior è infine un progetto grafico che si concretizza in schermi LED dislocati nel ristorante per enfatizzare la sensazione di “luna park” temporaneo, lanciando messaggi e promozioni legate ai prodotti offerti.
CAPOFARO RESTORING
Salina ENG
MAB Arquitectura firma il progetto di restauro e interior dell’ottocentesco faro a picco sul paesaggio eoliano, ricavandovi sei suite, estensione di “Capofaro Locanda & Malvasia”, con il recupero di lavorazioni e materiali della tradizione siciliana.
ph. Alberto Moncada, Benedetto Tarantino
Nel cuore dell’isola di Salina, lo studio MAB Arquitectura, guidato da Floriana Marotta e Massimo Basile, ha curato il progetto di restauro architettonico e d’interior design dell’antico complesso del faro di Capofaro, ricavando sei suite nei suggestivi spazi interni originariamente occupati dall’alloggio del guardiano e da tempo abbandonati. Un intervento affrontato dagli architetti con un approccio filologico rispettoso del luogo e della memoria storica della struttura, risalente a fine ‘800. Le nuove suite costituiscono l’estensione dell’adiacente “Capofaro Locanda & Malvasia”, un antico vigneto di Malvasia trasformato in un raffinato wine resort dalla famiglia Tasca D’Almerita e oggi parte della collezione Relais&Châteaux.
Nel progetto di ridistribuzione e restyling degli interni, MAB Arquitectura ha conservato alcuni elementi peculiari come i soffitti con le volte a botte
e la scala a spirale che conduceva alla Lanterna, anticamente collocata sulla copertura dell’alloggio del farista. Le suite, da 30 e 50mq, sono dotate di giardino privato e ingresso indipendente, mentre la più grande, da 80mq, al centro del complesso, si estende su due livelli ed è caratterizzata da un affaccio doppio e da una terrazza panoramica.
Nel progetto d’interior - dagli arredi realizzati su disegno fino alle scelte di materiali locali, di arredi e tessuti – è stato privilegiato il carattere sobrio e funzionale dell’architettura eoliana tradizionale. Gli interni sono caratterizzati da una palette cromatica che richiama la natura circostante: i toni caldi della terra, come il marrone, il sabbia, il bianco e il beige, sono accostati a tocchi di blu che evoca il mare. Pavimenti in micro-cemento, pareti in calce bianca, arredi in muratura e in legno, lavabi in pietra calcarea, cementine artigianali nei bagni realizzate manualmente da una storica
azienda di Santa Flavia su disegno degli architetti, sono tutti elementi che definiscono un concetto di lusso discreto e autentico. Anche per gli spazi esterni MAB Arquitectura ha sviluppato un progetto nel rispetto della memoria del luogo, vero e proprio esempio di archeologia industriale della navigazione con il maestoso faro, tuttora in attività, leggermente defilato dal corpo centrale della Tenuta. Il restauro ha qui previsto il consolidamento strutturale delle volte, il recupero dei conci di tufo di facciata deteriorati dalle intemperie e dalla salsedine, poi il restauro delle cornici e delle soglie e il rifacimento della facciata con intonaco a calce, secondo la tradizione eoliana.
Gli architetti hanno lavorato anche sull’area paesaggistica di pertinenza del Faro, e scegliendo di valorizzare il genius loci hanno attinto alla ricchezza dell’isola, dando forma a muretti a secco, vialetti in brecciolino vulcanico
L’intervento di recupero di Capofaro si inserisce nel progetto “Valore Paese Italia Fari”, piano di valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico promosso da Difesa Servizi S.p.A. e Agenzia del Demanio che consiste nell’affidamento dei locali dei Fari in concessione a privati, per garantirne la tutela e il recupero, e al contempo favorire l’economia locale.
locale, cannicciati sorretti da esili strutture che ombreggiano con discrezione i giardini privati delle suite. Il progetto paesaggistico ha inoltre contemplato la creazione di un piccolo museo botanico diffuso che propone le principali essenze della macchia mediterranea e delle specie autoctone presenti sull’isola di Salina, per offrire un’esperienza emozionale e conoscitiva agli ospiti dell’hotel. Percorsi sinuosi nel verde accompagnano alla scoperta di isole tematiche con le specie tipiche della macchia mediterranea come piante di cappero, mirto, ginestra, lavanda e corbezzolo, alberi di olivo, siepi di alloro e lentisco, oltre a piante di fico d’India, rosmarino, agave, bouganville. Un piccolo volume adiacente è stato invece adibito a Micro Museo della Malvasia, uno spazio multimediale che attraverso proiezioni e pannelli di infografica, illustra una serie di temi strettamente legati al territorio e alla storia dell’isola.
20 ARDECORE Roma
L’anima verace di una pizzeria fuori dagli schemi incontra il design pop firmato STUDIOTAMAT.
Tra archi facciavista, nuance contemporanee e atmosfere urbane, la pizzeria Ardecore, a due passi da Piazza Vittorio, si propone sulla scena di Roma come mix audace di sapori e stile pop. La sua duplice natura, espressa già dal nome che strizza l’occhio tanto al dialetto romano quanto a quello campano, unisce eccellenze del territorio e rivisitazioni contemporanee, fare artigianale e un design attuale su progetto di STUDIOTAMAT.
Un’unica vetrina su strada conduce all’ingresso, caratterizzato da un bancone rivestito in legno Alpi Sottsass rosso fuoco, stemperato da una parete indaco impreziosita da riquadri in carta da parati con una fantasia astratta ispirata alle forme naturali. Progettata dalla designer Daniela Pinotti e stampata su rivestimento vinilico e pannelli fonoassorbenti per migliorare il comfort acustico della sala, la Layers Wallpa-
per è il leit motiv degli interni, pronti ad accogliere 70 coperti sia a pranzo che a cena. Una parete attrezzata con una struttura porpora in ferro, verniciata alle polveri e realizzata da fabbri locali, scandisce lo spazio dedicato alle sedute in muratura e ospita la vendita di prodotti di nicchia che valorizzano il menù, provenienti da piccole realtà agricole dell’Irpinia.
Più avanti si apre un’ampia sala che affaccia su un cortile interno, sfruttabile nella stagione più calda, delimitata da arcate che racchiudono le sedute in muratura. Il fondo dell’arco centrale è rivestito con la stessa carta da parati dell’ingresso, una sorta di quinta astratta che proietta gli ospiti nelle viscere della terra. Gli interni si diramano su una superficie di oltre 300 mq, dove a metà si incontra il “core” ardente, ovvero la zona operativa del forno, costruito sul posto in materiali refrattari. Rivestito in maioliche nere opache e circondato da pareti scure lucide, evoca il magma, la materia arsa, la cenere. L’uso sapiente del colore definisce e separa gli ambienti, dalla cucina, il laboratorio e i servizi, a quelli più conviviali, dove la bellezza discreta dell’indaco e il verde muschio si intrecciano,
calibrando il rosso acceso delle strutture in ferro e dei lampadari. I tavoli, disegnati su misura, hanno un’anima carminia in ferro verniciato alle polveri e un top in laminato Abet rosso e bi-color rosso/verde, che si pongono a contrasto con le sedie nere by Table Place Chairs e le pareti indaco delle sale. Il rivestimento porcellanato smaltato Pixel di 41zero42 in formato 11,5×11,5 cm, con la sua finitura super matt verde, ricopre poi le sedute in muratura e alcuni banchi e ben si sposa con le linee astratte di Daniela Pinotti.
Il menù è frutto della collaborazione con lo studio creativo Cultivar e combina piatti tipici della tradizione, come Pasta e Patate e la Genovese, a pizze napoletane contemporanee. Dall’impasto ben idratato e leggero, a lunga lievitazione, le pizze con il cornicione alto e alveolato, sono studiate per esaltare le materie prime, come il pomodoro San Marzano e il Fiordilatte di Agerola.
Tra cibo e design, il prototipo di pizzeria viene rivisitato con originalità ed efficacia da STUDIOTAMAT dando vita ad un luogo informale e raffinato al tempo stesso.
• Design & Food
IL FRIGORIFERO COME OGGETTO D’ARREDO
Porta la firma di Patricia Urquiola il cabinet modulare e free standing Mantle di Signature Kitchen Suite, disegnato per il Frigorifero convertibile sottopiano, elettrodomestico da incasso caratterizzato da due cassetti refrigeranti personalizzabili nella gestione delle temperature. Il progetto nasce dall’intenzione di trasformare una dotazione solitamente legata all’ambiente cucina in un vero e proprio elemento d’arredo adatto a diversi ambienti, integrando la tecnologia del marchio, parte del gruppo LG Electronics, all’interno di un mobile materico, dalle forme scultoree e pervaso da un tocco artigianale.
Il cabinet, disponibile in tre modularità, è proposto con rivestimento in formelle Cimento, anch’esse firmate Patricia Urquiola, realizzate utilizzando l’omonimo materiale: un composto cementizio ottenuto da componenti naturali. Le formelle – nelle colorazioni Vanilla, Blue, Burgundy, Greenpersonalizzano il frigorifero con una ripetizione delle forme, creando un design che si evolve in una trama visiva scultorea, quasi come un totem moderno.
“ALTARI” PER FRUTTA
Gli “Altari” portafrutta di Paolo Ulian per Bufalini sono un’opera d’arte funzionale che celebra il valore intrinseco degli alimenti attraverso l’utilizzo di cilindri di marmo distinti per tipologia e dimensione. Il progetto lascia completa libertà nella composizione e ogni elemento è concepito per sostenere un singolo frutto, trasformando il semplice atto di esporre il cibo in un rituale di sacralità e venerazione. Traendo ispirazione dall’opera concettuale Socle du Monde di Piero Manzoni basata sul gesto di rovesciare un piedistallo metaforicamente rappresentante il sostegno del mondo intero, Altari riflette sulla desacralizzazione del cibo nell’odierna società, ponendosi come tentativo di richiamare l’attenzione sulla sua importanza e sulla necessità di trattarlo con rispetto.
Significativa è anche l’origine dei cilindri di marmo: l’azienda utilizza pezzi di scarto derivati da lavorazioni di carotatura per la realizzazione di lavabi, vasi e altri manufatti.
UNA CUCINA “SATELLITE”
Progettata dal designer Enricomaria Todaro per 70Materia™, “Satellite” rappresenta l’evoluzione del concetto di cucina tradizionale, combinando l’estetica contemporanea e il saper fare artigianale. L’ispirazione viene dai corpi celesti e dai loro moti: gli elementi orbitano uno attorno all’altro e all’utente, che è libero di disporre e riconfigurare la zona di preparazione del cibo a seconda delle proprie preferenze. Realizzata con una base in alluminio o legno multistrato, e un top in 70Materia™ - materiale creato dalla combinazione di acqua, cemento e inerti con sabbia, frammenti di pietra e materiali riciclatiSatellite si propone come soluzione versatile e minimal che consente di allestire zone di preparazione e cottura alternative rispetto alla cucina principale, sia all’interno che all’esterno della casa. I suoi moduli sono dedicati a diverse funzioni e possono essere personalizzati attraverso vani aperti o chiusi, ruote o piedini, cassetti e ripiani. Realizzata completamente in Italia, è progettata con materiali naturali e riciclabili, riducendo al minimo l’utilizzo di colle, vernici e altre sostanze inquinanti.
LATTE DI DESIGN TRA PASSATO E PRESENTE
Tra un’esplosione di colori vivaci e ispirazioni retrò, il restyling firmato Auge Design della storica linea di confezioni in latta Casa Marrazzo mette in risalto lo spirito che da sempre contraddistingue l’azienda conserviera campana e valorizza l’antico metodo di conservazione, scelto fin dagli albori del Novecento.
Le nuove latte si ispirano infatti ai pack delle realtà conserviere del secolo scorso, accentuando il forte legame che Casa Marrazzo nutre con la terra, la cura nel custodire i suoi migliori frutti e la loro vitale importanza. Il lavoro guidato dal Creative Director Andrea Mastroluca per la creazione di nuovi lettering e visual si è concentrato sullo studio degli equilibri e dei pesi che le parole hanno sulla confezione. I nomi dei prodotti presentano così una dimensione maggiore rispetto al brand, che vuole, in un certo qual modo, rimanere in “secondo piano”. Tradizione e contemporaneità sono inoltre profondamente legate grazie al trattamento tipografico che risulta fresco per l’outline in blu su oro, i fondi multicolor a contrasto e un tono di voce “bold”, elegante ma essenziale.
UN PIANO INTEGRATO AD ALTE PRESTAZIONI
Cosentino e Gaggenau presentano il set a induzione Essential Induction integrato nelle superfici Dekton® ultracompatte e a impatto zero. Un piano di cottura e un piano di lavoro combinati in un’unica soluzione che si traduce in una superficie senza barriere, cornici o spazi vuoti. Le proprietà di Dekton®, con uno spessore di 12 mm, unite alla rinomata tecnologia e alle prestazioni superiori di Gaggenau, consentono al sistema di integrarsi in qualsiasi spazio, promuovendo un’esperienza di preparazione confortevole e attenta al design. Essential Induction ammette svariate visioni progettuali grazie alla possibilità di scegliere tra un’ampia gamma di colori e finiture dei piani di lavoro Dekton®, tutti completabili con le iconiche manopole di comando Gaggenau in acciaio inox o nero ad alta precisione. Sotto la superficie, è possibile combinare due diverse dimensioni di moduli a induzione, i quali vengono attivati attraverso protezioni di superficie migliorate che si collegano magneticamente alle pentole.
ASIMMETRIE IN KRION ®
La collezione tableware Gemini disegnata dallo studio Meneghello Paolelli per Infinito Design parte da un disegno minimale della forma, che assume un significato nuovo attraverso l’accostamento di un colore diverso dal bianco, il grigio chiaro. Il cerchio del piatto è diviso in due aree, asimmetriche fra loro, che possono essere utilizzate a discrezione dello chef per creare un dialogo tra due cibi differenti o complementari. Il design dei piatti sfrutta le proprietà del KRION® Solid Surface che consente una precisa saldatura delle lastre di diversi colori e finiture.
ph. Federico Villa
ARCHITETTURA PER CAFFÈ
Odo Fioravanti disegna per Moak la nuova macchina del caffè del sistema For You, “Coffee Jockey”. Un gioiello tecnologico, dalle linee pulite e dal design moderno dotato di un display interattivo che aiuta a selezionare e personalizzare la propria bevanda. Una piccola architettura composta da singole parti che dialogano tra di loro e restituiscono un prodotto dalle forme definite. “Le macchine del caffè con capsule non hanno una tradizione antica, sono elettrodomestici recentiracconta il designer - ho quindi cercato di riportare l’oggetto ad un’idea di design dalle forme basilari: una macchina misteriosa protagonista di un nuovo rituale del caffè, contemporaneo e senza precedenti.”
OMAGGIO A VICO MAGISTRETTI
Tra le cucine più emblematiche della produzione Schiffini, la “Cinqueterre” di Vico Magistretti, presentata per la prima volta nel 1999, si dimostra ancora oggi assolutamente contemporanea al punto che nulla è stato cambiato nei suoi estrusi di alluminio che l’hanno resa unica. Anche la maniglia mantiene la sezione originaria, ritrovandosi semplicemente ricalibrata in lunghezza. Oltre a una rinnovata modularità e un’adattabilità alle nuove tecnologie in risposta alle richieste attuali del mercato, la cucina che omaggia l’icona indiscussa del settore introduce ora una diversa dimensione materica: all’alluminio anodizzato, tipica finitura dell’originario modello, viene associata la pietra naturale, in particolare il Portoro, pregiata varietà di calcare nero proveniente dalla zona occidentale del Golfo della Spezia, quasi in tributo alle origini del brand.
ph. Pietro Bulfoni
LA SENSUALITÀ SECONDO MARTE
Un candelabro da terra e un cabinet per alcolici sono gli elementi di “Marte”, la nuova collezione per l’after dinner disegnata da StudioNotte, practice di progettazione guidata da Luisa Alpeggiani e Camila Campos. Il massimo potenziale del set è espresso al tramontare del sole: accendendo le candele, i mobili creano un’atmosfera intima in contrasto con le loro forme essenziali e la rigidità dell’acciaio. I dettagli, con richiami sensuali, fungono da ponte tra la funzione e la forma, creando un’esperienza unica e coinvolgente per i suoi fruitori.
ANGOLI SMUSSATI IN CUCINA
Il progetto REdDUO x Very Simple: Kitchen offre un’interpretazione originale della cucina su misura, dove l’identità dei designer si manifesta attraverso la sinuosità degli angoli smussati. Il profilo che delinea il perimetro del mobile, si curva delicatamente, creando un effetto visivo di fluidità, elemento chiave dell’estetica REdDUO. Oltre alle forme, anche la scelta dei colori del modulo gioca un ruolo fondamentale nel progetto: quattro finiture che richiamano le tonalità naturali della terra, dal marrone ai toni del bianco rosato, del burro e del verde, create con pigmenti naturali che esaltano le venature del legno. La produzione artigianale è stata realizzata dalla falegnameria Gigi di Luigi Tenebruso.
ph. Matteo Bianchessi
fresh hotel
Atene
Una struttura ricettiva ristrutturata nel segno dello stile mediterraneo in chiave contemporanea. Protagoniste le superfici in gres porcellanato firmate OTTO Studio - Paola Navone per ABK.
Azzurro, blu e turchese sono colori del Mediterraneo, delle Isole Cicladi, del mare e delle antiche architetture di quei luoghi, da sempre fonte di ispirazione per Paola Navone. La designer milanese, insieme a Gianpaolo Venier e Cristina Pettenuzzo di OTTO Studio, ha ridisegnato gli interni del Fresh Hotel di Atene utilizzando le superfici di Poetry House, la collezione in gres porcellanato realizzato in collaborazione con ABK.
Nella ristrutturazione dell’edificio, antico e moderno convivono armoniosamente dentro a spazi dalle atmosfere rilassanti e accoglienti. Il nuovo look del Fresh Hotel sottende un concept che ne celebra la doppia anima, avanguardista e al tempo stesso classica, in sintonia con quella della capitale della Grecia, città di contrasti.
Lo stile modernista originario dell’edificio, caratterizzato dall’uso di cemento e vetro, nella recente ristrutturazione ha ammorbidito i toni anche grazie alla scelta di altri materiali, come il gres porcellanato, che consente una maggiore plasticità visiva.
Nel modo delicato di concepire il design che appartiene a OTTO Studio, sono stati creati ambienti dalle atmosfere mediterranee leggere, eclettiche e molto attuali. I colori ispirati all’aria e all’acqua, le finiture naturali delle superfici, i materiali e le lavorazioni artigianali dei decori che richiamano le tradizioni locali, non sono semplici dettagli ma tasselli che compongono il quadro d’insieme.
I bagni, dallo stile vintage e glamour, a pavimento sono rifiniti con Poetry Decor Stamp di ABK e Paola Navone - OTTO Studio, un’originale superficie in gres porcellanato effetto intonaco decorata con pattern dal sapore handmade in smalto bianco, che aggiungono un ulteriore tocco retrò all’ambiente.
Anche per pavimentare il terrazzo è stata scelta una superficie ABK dell’ampio catalogo di Poetry House, in questo caso la serie Poetry Stone per esterni, coerente nello stile e nei colori al resto del progetto, con il soggetto decorativo Carpet Paint Ash, nel formato 120x120 cm.
L’effetto pietra venata è arricchito dai pattern nati dalla mano della designer che si distinguono per il tratto volutamente imperfetto e creativo. Secondo il pensiero di OTTO Studio - Paola Navone le decorazioni, utilizzabili sia a parete che a pavimento, servono a riaffermare, senza prendersi troppo sul serio, il primato dell’unicità e del gesto istintivo come valore estetico.
Completano il restyling dell’hotel preziose finezze, come colorati piatti in ceramica alle pareti, curiosi manici a forma di pesce, iconiche lampade francesi, ma anche una suggestiva piscina e la terrazza vista Acropoli. Ingredienti per un soggiorno dal mood contemporaneo, originale ed esclusivo.
ABK Group
Tra i 10 top player del Made in Italy per ceramica e gres, con 7.000 partner in oltre 120 paesi e più di 700 collaboratori, ABK Group produce pavimenti, rivestimenti e lastre di grande formato in gres porcellanato ispirandosi alle tendenze del mondo interior e graphic design, per ambienti interni ed esterni. L’azienda si rivolge all’universo progettuale home, retail e pubblico con un carattere sempre distintivo e originale, fornendo a progettisti e rivenditori prodotti d’avanguardia, che uniscono estetica ricercata e altissime prestazioni tecniche. Oltre a rispondere al gusto contemporaneo e alle molteplici destinazioni d’uso, la gamma ABK Group costituisce un vero e proprio sistema di materie facilmente abbinabili tra loro, per stile, colore, formato, in grado di sviluppare una progettazione coordinata e customizzabile.
23 CLUBBING DESIGN Nite Kong
Inedito protagonista della notte romana, il night club progettato da MAS Architettura e LaiBE Architettura culla l’after dinner con un’atmosfera raffinata e attuale fatta di arredi dalle forme organiche e materiali accattivanti.
ph. Eller Studio
La progettazione di ambienti dedicati all’after dinner richiede un’attenta combinazione di estetica e praticità, mirata a creare layout attraenti e confortevoli con materiali scenografici ma durevoli, arredi modulari, imbottiti ergonomici e un’illuminazione adeguata a enfatizzare il concept dello spazio.
Con le sue peculiari caratteristiche d’interior, il Nite Kong, night club romano di trenta sedute, si presenta come interessante esempio progettuale contemporaneo. Fondato da una squadra eclettica composta da Richard Erco-
lani, Claudia Gianvenuti, Massimo Palmieri, Patrick Pistolesi e Ilaria Valeri, il club ha completato le sue eleganti rifiniture interne a fine 2023. Lo sviluppo dell’interior design ha visto il coinvolgimento di studio MAS Architettura, in collaborazione con LaiBE Architettura.
Sono proprio le proiezioni video curate da Studio LordZ, in collaborazione con studio Purple Neon Lights e Noisevideo, ad ampliare otticamente lo spazio e arricchirlo di suggestioni. Pareti e soffitti neri prendono poi vita attraverso forme fluide, geometrie ipnotiche, creando una percezione visiva avvolgente.
Le lampade, Find Me e Light Sahadow di Flos e TeTaTeT di Davide Groppi, rendono il clima
Articolato su una superficie di 120 mq, Nite Kong intende promuovere un’esperienza immersiva attraverso un design innovativo e proiezioni video che trasformano la metratura in un ambiente sospeso e senza tempo. L’atmosfera è definita dalla fusione di eclissi, luce e oscurità che evoca un’accattivante astrazione cromatica.
ancora più intenso, grazie al progetto illuminotecnico dello studio Luci Ombre.
Il bancone bar si presenta come cuore pulsante del locale, con il volume tecnico di Behind Bars realizzato in acciaio inox e la parte frontale, disegnata su misura dagli architetti, rivestita da una superficie tridimensionale specchiante.
Il piano mescita, in frassino spazzolato laccato nero a poro aperto, è un carattere distintivo tipico dei banconi bar di Drink Kong - il prede-
cessore di successo dei fondatori - classificato come il 21° locale al mondo per la World 50 Best Bars.
L’attenzione ai dettagli si estende anche agli altri spazi del locale, trasformando l’antibagno e i bagni in ambienti riflettenti e “infiniti”. Pareti specchianti si alternano in una scatola nera delimitata da linee luminose, creando proiezioni geometriche che catturano l’immaginazione.
GARDEA Soulfamily Resort
Lago di Garda
Affacciato sul suggestivo panorama lacustre, il resort a cinque stelle vanta un outdoor che ne rappresenta il fiore all’occhiello: uno spazio che unisce estetica e tecnica grazie alla pavimentazione sopraelevata con supporti Impertek. ENG
Il Lago di Garda, con i suoi panorami mozzafiato e le splendide località che lo circondano, è da sempre una meta privilegiata per chi desidera trascorrere una vacanza indimenticabile in Italia. Tra le sue rive sorge un gioiello dell’ospitalità: il Gardea Soulfamily Resort a 5 Stelle.
Situato a Torbole sul Garda (TN), con 36 camere e suite di lusso, piscine interne ed esterne, un’area wellness e una proposta gastronomica di alto livello, questo hotel promette un’esperienza unica di comfort, relax e avventura per tutta la famiglia.
L’hotel si affaccia su uno spettacolare panorama che abbraccia il bacino d’acqua dolce più esteso d’Italia. La tranquillità delle acque del Lago di Garda si fonde con la bellezza del parco delle Busatte alle spalle dell’hotel, un luogo ideale per attività all’aria aperta e avventure nella natura.
UN OUTDOOR TRA TECNICA ED ESTETICA
La zona esterna dell’hotel, situata su più livelli, permette di godere di momenti di puro relax e divertimento grazie all’infinity pool con l’accesso diretto dall’interno dell’hotel, alla zona solarium con comodi lettini e una zona relax e ristoro con poltrone, sedie e tavolini di design.
La particolarità di quest’area esterna è data dalla pavimentazione che crea un gioco perfetto tra colori, forme, soluzioni e materiali scelti con cura, per armonizzarsi con l’ambiente circostante. Per i numerosi vantaggi che offre, è stata realizzata una pavimentazione sopraelevata di circa 1.180 mq con i supporti e accessori Pedestal Line di Impertek.
Prima della posa, la superficie della grande terrazza panoramica presentava altezze e pendenze diverse che sono state perfettamente regolate con i supporti PrimeUp e BalancePro.
Più in dettaglio, nelle zone che presentavano soglie molto basse sono stati utilizzati i supporti PrimeUp per la loro escursione da 10 a 25 mm. In altre aree della superficie, invece, sono stati posati i supporti BalancePro, dalle altezze da 25 a 1.025 mm, con sistema “All-in-one”: testa autolivellante con possibilità di bloccaggio, regolazione dall’alto grazie all’apposita chiave o regolazione manuale direttamente dalla base. Per la posa delle lastre in grès 60x60 è stata scelta la testa Tile dei supporti, con fuga da 4 mm, mentre per la pavimentazione in decking è stata creata una struttura in alluminio con i magatelli Easy Rail da 60x20 mm.
Grazie alla scelta dei supporti Impertek e alle loro caratteristiche è stato possibile creare una perfetta pavimentazione planare in modo sicuro e semplice, risolvendo così le problematiche date dalle piccole e grandi pendenze. Circa 1.900 supporti sono stati utilizzati per dar vita ad uno spazio esterno da sogno nel meraviglioso panorama del Lago di Garda.
BALANCEPRO
Il supporto per pavimentazioni sopraelevate
BalancePro consente di coprire altezze da 25 a 1.025 mm con un numero ridotto di referenze, soddisfacendo ogni tipo di esigenza di posa ed ottimizzando gli spazi di stoccaggio, nonché la gestione logistica nei magazzini.
Grazie al rivoluzionario sistema “All in one”, la testa del supporto BalancePro può essere usata per regolare automaticamente pendenze fino al 5%, o essere saldamente bloccata inserendo un anello a ridosso della testa, per tutte le situazioni che richiedano una maggiore stabilità, come nei casi di posa perimetrale di piastrelle di piccolo formato.
BalancePro è stata la prima gamma Impertek a permettere la posa di tutti i tipi di finiture: marmo, granito, ceramica, decking, etc. Altra caratteristica saliente di questo supporto è la doppia regolazione: l’altezza di BalancePro può essere regolata infatti lateralmente dalla base, oppure dall’alto tramite un’apposita chiave anche a finitura posata, senza dover rimuovere le piastrelle. Con Pocket Key è dunque possibile aumentare o diminuire l’escursione della ghiera di regolazione anche dopo la posa, permettendo di settare perfettamente la planarità della superficie.
Velocità di posa, sicurezza, robustezza e possibilità di configurare il supporto in base a ogni esigenza, rendono BalancePro un sistema rivoluzionario per la posa di pavimenti flottanti, sviluppato per semplificare il lavoro, garantendo un risultato impeccabile.
IMPERTEK
Fondata nel 1985, l’azienda è specializzata nella produzione di supporti per pavimentazioni sopraelevate da esterno e componenti per l’impermeabilizzazione. Impertek pone la qualità al primo posto, sviluppando prodotti professionali destinati a clienti nazionali ed internazionali alla ricerca di tecnologie innovative, materiali performanti e prodotti funzionali.
La gamma di supporti Pedestal Line, in particolare, rappresenta un punto di riferimento mondiale nel settore delle pavimentazioni sopraelevate da esterno; il suo sistema, completamente modulare, assicura qualità, rapidità di posa e massima efficienza logistica, rispondendo alle esigenze di progettisti, imprese e posatori sempre più attenti a soluzioni durevoli ed intuitive, in grado di semplificare la loro attività professionale.
25 STRAMPALATO PARK
Rimini
ph. Andrea Casadei, Andrea Grillo
Strampalato Park è una realizzazione in pieno stile cinematografico, in cui è stata posta particolare attenzione alla cultura e all’anima artistica del territorio italiano: non è solo un ristorante, ma un vero e proprio concept esperienziale, pensato e creato per offrire agli ospiti sia un prodotto di alta qualità che un lifestyle dalle sfumature cariche di energia.
Il progetto, firmato dallo studio ArchiNOW di Rimini, è il frutto di un approfondimento importante: gli elementi più rappresentativi e significativi del sogno felliniano, come il transatlantico Rex, lo storico Kursaal, il vecchio calcinculo degli anni ’20 sul mare riminese, sono stati reinterpretati e miscelati con la spettacolarità americana di Coney Island. Il risultato è un locale che esprime lo spirito
della città di Rimini, costituito da segni iconici della riviera come i colori degli ombrellini in spiaggia, le classiche cabine al mare in legno usurato dal tempo, le panchine poste agli ingressi al mare, il circo di Amarcord.
Per la sua realizzazione lo studio ha scelto di posare circa 100mq di Rovere europeo Rusticone CP PARQUET, Collezione Antico Asolo 2 strati Classico e Taglio sega.
La scelta di utilizzare i pavimenti Antico Asolo 2 strati risponde alla necessità di un equilibrio tra stabilità e praticità. La resistente verniciatura all’acqua, a bassissima emissione di VOC, rende il pavimento idrorepellente e facile da pulire. Anche la scelta della lavorazione taglio a sega si sposa perfettamente con il concept del progetto mettendo in risalto le scanalature grezze e rustiche del taglio.
Da oltre quarant’anni, CP Parquet realizza pavimenti naturali in legno di alta gamma; una vocazione di famiglia, fortemente legata al territorio dove tutto è nato, Pieve del Grappa, ma con uno sguardo cosmopolita e una congenita inclinazione al cambiamento. Le collaborazioni con architetti e designer danno vita a collezioni dal fascino contemporaneo. Soluzioni quali i grandi formati, con tavole larghe fino a ottocento millimetri, di lunghezza sino ai nove metri, consentono una totale customizzazione degli ambienti.
CP Parquet è una delle prime aziende a creare un parquet stratificato a 3 strati incrociati di altissima qualità, che garantisce massima stabilità nel tempo e permette di osare formati di grande larghezza e lunghezza. La stessa pregiata specie legnosa, dallo spessore di 5 mm, viene
impiegata sia per realizzare lo strato superficiale, a vista, sia lo strato di controbilanciatura. L’azienda dispone anche di un ufficio tecnico e laboratorio creativo per ideare insieme ad architetti, progettisti, studi di design soluzioni di arredo e pavimentazioni completamente personalizzate. Attualmente, la rete distributiva copre in modo capillare il territorio nazionale, con punti strategici anche all’estero: USA, Cina, Turchia e United Kingdom sono fra i mercati in maggior espansione.
Da sempre attenta al rispetto ambientale, CP Parquet collabora con autorevoli enti di certificazione italiani e internazionali per garantire la conformità ai più alti e attuali standard qualitativi di sostenibilità aziendale. È stata infatti tra le prime aziende in Italia ad ottenere la certificazione ambientale UNI EN ISO 14001 2004 e si impegna ogni giorno a migliorare nel
rispetto della natura, del benessere delle persone e del sistema per la gestione della qualità in azienda, come certificato dalla normativa ISO 9001:2008. Anche la materia viene ricercata e selezionata con sguardo attento e rispettoso, da aree forestali dislocate in Europa e nel mondo, certificate FSC e PEFC e quindi gestite in maniera responsabile e consapevole.
Per le finiture superficiali vengono impiegate solamente vernici all’acqua e oli naturali a bassissima emissione di VOC. A conferma della qualità dei prodotti utilizzati e della salvaguardia della salute delle persone in fase di lavorazione e non solo, CP Parquet si avvale altresì della certificazione “TÜV PROFiCERT-product Interior PREMIUM” che comprende i criteri di qualità delle emissioni di sostanze volatili organiche e formaldeide, relative ai prodotti installati all’interno delle abitazioni.
Marble Oasis 26
Il Marmo di Lasa riveste con eleganza e resistenza l’hammam e il bagno turco della storica struttura ricettiva a 5 stelle affacciata sul lago di Como.
ENG ph. Lisa Renner
Tra gli alberghi di lusso più antichi e suggestivi del Lago di Como spicca il Grand Hotel Tremezzo, ospitato all’interno di un palazzo in stile liberty inaugurato nel 1910 in riva al lago, nella frazione di Tremezzo, comune di Tremezzina.
Con le sue numerose sale dall’arredo sontuoso, questa storica struttura ricettiva a conduzione familiare trasmette ancora oggi il fascino esclusivo ed elitario di inizio secolo scorso, con un salto all’epoca moderna ben rappresentato dall’ambiente spa allestito su 1000 m² di superficie e comprensivo di infinity-pool, hammam e steam room.
Al centro è situata la lastra di marmo, tipica dei bagni hammam, destinata alla cura del corpo. Una doccia a cascata, una vasca da bagno doppia e un bagno al vapore completano l’area destinata al tradizionale rituale di purificazione turco, offerto dall’hotel.
Per il rivestimento delle superfici e degli arredi di tutti gli ambienti wellness, lo studio d’architettura comasco Venelli Kramer, curatore del progetto, ha optato per il pregiato marmo bianco Lasa Venato Cevedale®, fornito dalla realtà italiana Lasa Marmo.
Questa peculiare tipologia di marmo prende il suo nome dal Monte Cevedale (3.769 m) nel massiccio dell’Ortles ed è estratto dalla cava Acqua Bianca in Val di Lasa, contraddistinta da striature plurime lineari, di tonalità blu o grigio-blu, dovute a inclusioni di tormalina e grafite.
Il marmo definisce così un’area benessere di alto valore in cui l’estetica senza tempo della materia litica si associa ad una elevata resistenza, fattore fondamentale per spazi collettivi e dedicati all’ospitalità.
ph. Florian Holzherr
LA CAVA ACQUA BIANCA
Ad una quota di 1.567 s.l.m, all’inizio del versante orografico destro della Valle di Lasa nel Parco Nazionale dello Stelvio, è situata la cava Acqua Bianca che deve il suo nome alla cascatella “Weißwasser”, così chiamata per l’acqua arricchita dai minerali e dalle sostanze contenute nel marmo.
Nel lontano 1883, Josef Lechner, uno scalpellino di Lasa, prese in appalto dal Comune del suo paese la cava che gestì a cielo aperto. 13 anni più tardi, nel 1896, scavò un tunnel nel massiccio Jennwand e da allora l’estrazione dell’”Oro Bianco”, pseudonimo del marmo di Lasa, avvenne in galleria. Oggi la capillare rete di gallerie è testimone della dinamica attività di estrazione degli ultimi 140 anni. Dall’entrata nella montagna, ad una profondità di 400 m, la miniera si sviluppa per circa 4 km, con una larghezza di 20 m e un’altezza fino a 40 m. Quello del massiccio della Jennwand è uno dei più grandi giacimenti marmiferi del mondo stimato in circa 30 milioni di m3.
IL MARMO DI LASA
Un materiale di qualità che vanta una genesi di 400 milioni d’anni e la capacità di stupire l’uomo da millenni. La storia straordinaria della sua origine particolare e la sua struttura altamente cristallina gli conferiscono una durezza e una brillantezza eccezionali.
Il Marmo bianco di Lasa che viene estratto a 1.565 m di quota nel Parco Nazionale dello Stelvio per lavorarlo e affinarlo successivamente con la massima cura e competenza.
Oggi, grazie a tecnologie e a macchinari di lavorazione all’avanguardia, a un reparto di scalpellini interno all’azienda e a ingegneri di produzione responsabili di progetti e lavorazioni speciali, Lasa Marmo pianifica, lavora e fornisce i suoi prodotti ai più importanti cantieri del mondo. In virtù della duplice metamorfosi della sua origine, il marmo di Lasa è eccezionalmente duro e resistente a pressione.
È particolarmente tenace, resistente al gelo e impermeabile, tutte caratteristiche che ne fanno il materiale di rivestimento e rifinitura predestinato all’uso in interni ed esterni, persino per strutture balneari o per facciate esterne con temperature inferiori allo zero. Tra le varianti offerte dall’azienda si contano il marmo bianco oppure leggermente nuvolato della linea LASA BIANCO® o il marmo dalle diverse venature della linea LASA VENATO®. Per soluzioni più creative e colorate è possibile scegliere un pezzo unico dal programma LASA !ndividual®
27 OSTERIA DI FORNIO Cibo della tradizione e legno protagonista
Nata subito dopo la Grande Guerra, negli anni Venti, quasi sul confine fra le province di Parma e Piacenza, l’Osteria di Fornio accoglie i propri clienti con sale caratterizzate da grandi travi in legno, un arredamento dal sapore rustico, tinte riposanti e pareti arricchite da una serie di opere d’arte contemporanea. Nei sotterranei del locale si schiudono le porte di una taverna in sasso, dedicata ai vini e alla stagionatura dei salumi del territorio, mentre all’esterno, un’ampia terrazza completa la struttura proponendosi come alternativa open air alla sala interna. Leitmotiv negli spazi del ristorante è il parquet
Kährs, una scelta materica fortemente voluta dalla proprietaria e chef Cristina Cerbi per ottenere un ambiente conviviale dall’atmosfera accogliente. Il legno selezionato a pavimento, fornito e posato dalla rivendita Pavinord, garantisce calore alla metratura e ne esalta lo stile tradizionale conferendole così un’estetica senza tempo che accompagna al meglio l’esperienza enogastronomica offerta ai visitatori. Il parquet Kährs, impiegato anche nel dehor come naturale prosecuzione dell’indoor, presenta inoltre una grande resistenza e una notevole praticità di manutenzione, caratteristiche essenziali per un luogo soggetto ad alta frequentazione.
Kährs è un’azienda con sede nel cuore delle foreste svedesi ed è uno dei principali produttori di pavimenti in legno al mondo. Fondata nel 1857, combina la conoscenza secolare della materia prima con il gusto ed il design scandinavo, dando vita a pavimenti dallo stile intramontabile che si abbinano con tutte le tipologie d’arredamento.
Il secondo capitolo della rubrica che accosta il cibo alla sua cornice ci guida in lungo e in largo per lo stivale, attraverso abilità culinarie, inediti abbinamenti di gusto e raffinati interior (o outdoor) che seducono anzitutto la vista con un impasto ben ragionato di colori e forme. Ambientazioni accoglienti, ora eclettiche e nuove, ora storiche e rivisitate, si presentano come coerenti intelaiature per il saper cucinare contemporaneo o tradizionale, nutrendosi di finiture e arredi attentamente selezionati come impeccabile condimento di ogni scelta gourmet. di Sabrina Tassini
Carré di maialetto sardo cotto ai carboni con susine e cipollotti
Atto di Vito Mollica | Firenze
Astice con crema di carote alla vaniglia e fondo di pollo
Passalacqua | Moltrasio
ph. Ruben Ortiz
Ostriche Sorlut con caviale Kaluga Amur, sfere di soia e aceto di riso, finger lime, gel al coriandolo
100% spontaneo: erbe, radici,funghi efrutta
ph. Alberto Blasetti
Scaloppa di foie gras, pan brioche al fumo, albicocche candite e ristretto al pepe di Timut
NEW IN TOWN
DORSUM®
Dorsum® è il sistema brevettato di finitura a rilievo per superfici laccate che vanta tra i principali punti di forza la capacità di realizzare prodotti tailormade e creare elementi d’arredo identici in grande quantità senza limiti legati ai minimi d’ordine. Le superfici verticali diventano “tele” su cui tradurre in esperienza tattile l’essenza visiva del progetto desiderato, lasciando libera la fantasia dell’ideatore. È sufficiente proporre un design, che attraverso un processo brevettato verrà poi riportato sulla superficie rendendola unica. I rilievi, anche multilivello, trasformano la luce in una parte integrante del progetto: ogni texture cambia con l’avvicendarsi delle ore della giornata,
sottolineando le curve e plasmando le decorazioni a rilievo. Dorsum® diventa così un fattore identitario per esprimere sempre nuove suggestioni materiche ideali per la personalizzazione degli ambienti. Un approccio particolarmente vincente negli spazi dedicati al settore Horeca, dove risulta fondamentale creare elementi di unicità, facilmente riproducibili, resistenti al tempo, alle sollecitazioni e all’usura. I general contractor possono dunque affidarsi all’azienda per ottenere il miglior risultato auspicabile in termini di libertà creativa, competenza tecnica e durevolezza delle lavorazioni.
Ocean Collection | QUARTZFORMS®
È l’ipnotico moto del mare ad ispirare la collezione Ocean di Quartzforms®, brand di Scapin Group specializzato nella produzione di superfici minerali. Le quattro proposte di lastre delicatamente materiche, luminose ed espressive sono declinate in una palette di colori equilibrata e attuale. Nere, impenetrabili e profonde sono le superfici Midnight che evocano il mistero e il fascino degli abissi. Arctic traduce il movimento ondoso dell’oceano, mentre Lagoon è caratterizzata da un’impalpabile trama di lievi venature grigio-verdi su fondo bianco. Sottili venature rosso scuro si alternano infine ad altre, più sfuggenti, nella variante Reef. Realizzata in minerale tecnico a tutta massa, la linea Ocean si contraddistingue per la vena passante visibile a pieno spessore, resistenza ad abrasioni, scalfitture, agenti chimici aggressivi e al calore, atossicità e non porosità. Disponibile in finitura lucida e opaca, in formato 320 x 155 cm e spessore da 2 o 3 cm.
Feelings | RADICI
Casualità ed emozioni guidano l’estetica della moquette stampata Feelings di Radici. Le caratteristiche delle opere del pittore surrealista Mirò, a cui il pattern si ispira, sono decori che dimenticano il realismo e seguono sensazioni irrazionali per creare un linguaggio universale. Dai colori rosati e tenui, Feelings è una superficie tessile dal disegno aggrovigliato ma al tempo stesso delicato e armonioso, adatta a rivestire spazi eleganti con eclettismo.
ph.
Serena Eller
Vainicher
I Cementi | ITALGRANITI
Italgraniti celebra la bellezza di un materiale intramontabile, il cemento, interpretandolo con raffinatezza nella collezione in gres porcellanato I Cementi. La modernità senza tempo del cemento e la sua elegante essenzialità si esprimono attraverso una gamma cromatica estremamente versatile, che spazia dalle tonalità calde alle nuance più neutre e sofisticate. A livello decorativo, la versione Ciottolo spicca per l’agglomerato eterogeneo di frammenti lapidei, che richiama il terrazzo veneziano e le rocce clastiche come il Ceppo di Gré. Il decoro Lito 3D, progettato dagli architetti Andrea Parisio e Giuseppe Pezzano, si caratterizza invece per la profonda tridimensionalità del rilievo e l’organicità delle sagome, dove la sinuosa irregolarità del pattern evoca una bellezza archetipica.
La collezione offre cinque formati in 9 mm di spessore fino a 120x120 cm, una lastra 120x280 cm in 6 mm di spessore, e una versione da 20 mm per pavimentazioni outdoor. Completano la serie un mosaico a tessere quadrate, il mosaico Muretto a tessere rettangolari e il Listello Tratto, modulo composto da bacchette lunghe e sottili di 2,5x120 cm.
Con la tecnologia RealUp®, grafica e tridimensionalità raggiungono una sinergia senza precedenti, conferendo alla superficie ceramica una nuova profondità visiva e tattile. La tecnologia StrideUp® espande la versatilità e la funzionalità del gres porcellanato, dando vita a una nuova tipologia di superfici con un’elevata resistenza allo scivolamento e, allo stesso tempo, morbide al tatto e facili da pulire.
Pure Lines | OMNIDECOR
Nuovi pattern disegnati da Lidia Covello implementano la collezione Pure Lines di OmniDecor fornendo una sempre più attuale interpretazione del vetro per l’architettura. I decori che emergono, semplici ed essenziali, contraddistinti da linee sottili, quadrati e rettangoli, creano un delicato e suggestivo effetto tridimensionale, arricchito dall’interazione con la luce, che conferisce un senso di equilibrio agli ambienti in cui vengono inseriti. La collezione si aggiunge alla famiglia del vetro DecorFlou Design e comprende nove distinti pattern, ciascuno dei quali è stato sviluppato in una versione trasparente e una satinata più coprente per rispondere alle molteplici esigenze dalla progettazione di ambienti e complementi di arredo.
Orii Marble | MOMENTUM
FACTORY
ORII
La città di Takaoka, nella prefettura di Toyama, è nota da oltre 400 anni come importante centro per la produzione di oggetti ottenuti tramite fusione e colata di metalli, compreso il rame. Proprio in questa zona, ha visto la luce, nel 1950, la realtà Momentum Factory Orii, ben presto specializzatasi nella lavorazione di elementi in rame tra cui ornamenti buddisti, statue di bronzo e altri complementi artigianali. Forte del know-how maturato negli anni, l’azienda si pone come attuale obiettivo la rivalorizzazione delle tradizionali tecniche giapponesi di colorazione del rame proponendo una nuova collezione di finiture policrome per la decorazione d’interni. “Orii Marble” presenta sottili superfici in rame e ottone colorate e realizzate singolarmente da maestri artigiani. La colorazione, sviluppata attraverso numerose prove e costanti ricerche, conferisce un’originalità unica al metallo e può essere combinata per abbinare pareti, tavoli, porte e altre finiture. Il materiale omaggia così la storia del territorio, seguendo al contempo le tendenze d’arredo contemporanee.
Intarsia | BETTISATTI
Ideato dal duo creativo Donata Mariasole Betti e Valentina Satti, il progetto materico Intarsia punta su intarsi e mosaici marmorei, completamente personalizzabili nelle dimensioni, nei materiali e nel concept compositivo.
Ogni soluzione intende reinterpretare il marmo in chiave contemporanea. La linea è caratterizzata da proposte che spaziano da successioni seriali dal carattere geometrico a superfici eclettiche ispirate ad una dimensione onirica, spesso prendendo spunto dal mondo della natura.
Elie Saab Surfaces and Wellness
Fondato a Beirut nel 1982 dallo stilista libanese Elie Saab, l’omonimo marchio si annovera oggi tra le principali case di moda internazionali, sinonimo di design contemporaneo, eleganza e luxury lifestyle.
Nel 2021 il brand firma un accordo di licenza con RAK Ceramics che non sancisce solamente una collaborazione creativa per la realizzazione di arredo bagno e superfici in linea con lo stile raffinato del brand, bensì corona un’affinità elettiva che affonda le proprie radici in una comune storia di valori, cultura, gusto e ispirazioni.
Arte e manifattura, tecnologia e innovazione, procedono di pari passo in una stretta relazione tra pensiero, progetto ed esecuzione, come le trame di un prezioso tessuto della maison. Pregiate texture, accurati dettagli e combinazioni di nuance contemporanee su lastre, sanitari e complementi sono ottenuti utilizzando le migliori materie prime e le ultime tecnologie, alla base di ogni progetto materico e di bathroom design proposto da ELIE SAAB Surface and Wellness.
Una moltitudine di possibili superfici è ammessa combinando ricercati effetti legno, metallo e marmo che accompagnano elementi ceramici con bordi, colori, formati e strutture attentamente studiati.
Stilart Wall | STILE
Frutto dell’unione tra l’amore per il bello e le più moderne tecnologie volte ad una costante innovazione, Stilart Wall è la collezione di Stile dedicata ai pavimenti in legno montati a parete. Per la prima volta il legno in verticale si spoglia del suo ruolo tradizionale di semplice boiserie per assumere nuove potenzialità comunicative.
Il supporto creativo e tecnologico di Digital Design, insieme con l’esperienza tecnica e la voglia di sperimentare del Centro Pavimenti, hanno portato al lancio di questa nuova sfida materica, creando un prodotto rivolto soprattutto al mondo dell’interior design. Attraverso “Stilart Wall”, i professionisti hanno la possibilità di ideare disegni, texture e geometrie su legno senza alcun limite di spazio e di creatività, affidandosi alla professionalità di Digital Design e alla flessibilità e precisione dell’incisione laser.
MAG | BOOK | 2-2024
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