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Nonni_INTERNO_xIssuu

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Hélène Delforge

Quentin Gréban

Nonni Traduzione di Gioia Sartori


Ho spaventato i mostri nascosti sotto il letto. Ho messo in riga il bullo che ti rubava la merenda in cortile. Ho svelato il mistero dei rubinetti che gocciolano e riempiono le vasche da bagno. Ho scacciato cani alti sette metri nascosti dietro le siepi. Ho dato un nome alle stelle (compresa la tua, sopra l’Orsa Maggiore, a destra). Ho costruito letti e capanne. Ti ho portato a scuola a bordo della mia navicella spaziale. Ero un Eroe. Il tuo Eroe. E poi… Hai scoperto che non conosco il segreto della trigonometria e che un bacio magico non basta a curare un braccio rotto. Sei cresciuto. Il mio mantello si è strappato. Oggi l’ho indossato di nuovo. Ho un nuovo potere. Faccio addormentare il tuo bambino che di notte non chiude occhio. Sono Superpisolino. L’Eroe che ronfa e culla il piccolino!


Tra le braccia, il suo trentesimo nipotino. Il trentesimo bambino venuto da lei. La nonna ci sarà sempre. Il nuovo arrivato può contare su di lei. Come tutti gli altri. Forse non così a lungo. Ma il tempo non ha importanza. Lei getterà i semi. Le piccole tenerezze. I grandi princìpi. “Di’: ‘Ti voglio bene’.” “Ascolta e cerca di capire.” “Il ricordo della felicità è la felicità stessa.” “Non dimenticare che i piccoli dispiaceri dei bambini sono molto importanti.” Gli ha scritto un biglietto di auguri per il compleanno. Non ha segnato la data. Vale per tutta la vita.


Il nonno non parlava molto. È nel suo mondo, diceva la nonna. Il nonno sorrideva ai fiori, canticchiava tenere canzoni, ancora e ancora. Il nonno nascondeva nocciole per gli scoiattoli e uova di cioccolato per i bambini. D’estate il nonno metteva un profumo al limone, d’inverno pantofole scozzesi. Il nonno raccoglieva le nostre lacrime con la punta delle dita. Le sue le asciugava con il dorso della mano. Erano lacrime di gioia. Non parlava molto, ma il suo sorriso diceva tutto. “Beati i semplici, attraverso di loro passa la luce.” (Michel Audiard)


“Guarda, nonna…” “Shhh, è l’ora del sonnellino! Si dorme!” “Lo dico a bassa voce, va bene? Mi ricordo tutto! A come… Aereo B come… Balena C come… Coccodrillo D come… Drago E come… Eschimese F come… Fuochi d’artificio!” Di aerei non ne ho mai presi. Di balene non ne ho mai viste. I miei coccodrilli non hanno vestitini azzurri, ma graaandi fauci e occhi tremendi. Non ci sono draghi nelle storie che conosco io, le nostre case non sono fatte di ghiaccio… e i fuochi d’artificio li ho visti solo alla televisione. E il Robot, il Telescopio, il Violino… Tutte queste immagini non sono del mio mondo, ma appartengono al vostro. Sarà così grande, il vostro mondo. Così ricco. Così lontano. “Nonna! Come si chiamava il cavallo che inizia per Zzzzz?” “Zebra, tesoro.” Alla fine, ci ritroviamo.


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