«Come si comincia a scrivere? Non lo so ma penso ci si possa muovere in ogni direzione, anche stando fermi qui, seduti sul divano».
Gervasio si prende cura del padre con amore e dedizione. Il tempo sospeso, faticoso, passato accanto a un parente da accudire, per lui diventa una risorsa: uno spazio che si può riempire di ricordi e di scrittura. Mette su carta i suoi sogni, i viaggi spensierati di quando era giovane, le battaglie combattute da bambino contro i topi che infestavano il granaio, le epiche battute di caccia al cinghiale.... E le cose più profonde e intime, come la morte del padre: «Quando cammino appoggio i piedi nel vuoto».
Con le sue memorie Gervasio consegna a se stesso e nelle mani del lettore un percorso di vita.
«La scrittura è una terapia e raccontare di noi stessi è un modo per prendersi cura di quella che è stata la nostra storia, delle persone a cui abbiamo voluto bene, dei luoghi in cui abbiamo vissuto la nostra infanzia». (dalla prefazione di Marco Annicchiarico)