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Tecnica 7/2020

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Anno 28 N. 7 Luglio 2020 Copia omaggio (euro 2,50)

DAL 1993 LA RIVISTA PER L’IMPRESARIO LUGLIO 2020


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LA RIVISTA

PER L’IM

PRESARIO

Anno 28 N.

7 Luglio 2020

DAL 1993

LUGLIO 2020

Sempre più spazio ai nostri esperti e professionisti, per affrontare insieme agli impresari il futuro del settore con approfondimenti, opinioni e consigli sulle principali e più importanti temati‐ che della funeraria.

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Tiziano Bertin

TECNICA ED INFORMAZIONI DALLE AZIENDE

DAL 1993 LA RIVISTA PER L’IMPRESARIO

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Anno 28 • n. 7 • Luglio 2020

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SAI DIRLO CON I FIORI? Laura Grandi e Roberto Sangalli

Direttore responsabile Tiziano Bertin tbertin@tecnicaed.it

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347 7847628 Redazione Claudia Baroncini cbaroncini@tecnicaed.it Progetto grafico e impaginazione Gabriele Calzolari gcalzolari@tecnicaed.it Amministrazione tecnicaeditoriale@legalmail.it Per la pubblicità tel. 335 1337357 tbertin@tecnicaed.it Registrazioni • Tribunale di Milano n. 332 del 3/7/1993 • R.O.C., Registro nazionale degli Operatori della Comunicazione al n. 26119 Stampa Colorshade di Cabrini Matteo M. Via Cristoforo Colombo, 7 20068 - Peschiera Borromeo (MI) Fotografie Archivio fotografico Tecnica Editoriale srl Archivio fotografico Fotolia.com Copyright È vietata la riproduzione, anche parziale, di testi e immagini. Gli articoli sono un contributo sul piano dell’informazione e dell’opinione e possono non rispettare le posizioni dell’editore. Le pubblicità e gli impaginati non possono essere riutilizzati per scopi personali o essere riprodotti su altri mezzi di informazione senza preventiva autorizzazione scritta da parte di Tecnica Editoriale s.r.l. (s.u.). Chiuso in redazione il 15-5-2020

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4 INTERVISTE

PROFESSIONISTI, ANCHE NEI PICCOLI GESTI È anche attraverso le attenzioni, mai sperimentate prima, che le imprese di onoranze funebri sono state al fianco delle famiglie e, con grande professionalità e determinazione, hanno affrontato ogni giornata in piena emergenza Coronavirus. Ne abbiamo parlato con Antonio Ricciardi, presidente del Centro Funerario Bergamasco. Le imprese funebri del Centro Funerario Bergamasco si sono ritrovate a lavorare in una delle zone più colpite del nostro Paese. Qual è stato il momento peggiore? Nel mese di marzo eravamo operativi dalle prime ore del mattino fino a tarda notte. Abbiamo risposto anche a 70 chiamate al giorno, tra gravi difficoltà sia a livello operativo, con personale in quarantena e soci malati, sia umano e psicologico. La perdita di un nostro dipendente è stato uno dei momenti più dolorosi e, unita alle altre tristi situazioni, ha portato a riflettere sulla nostra professione: può e deve essere considerata a rischio? Non eravamo pronti, o meglio, le imprese sono dotate di dispositivi di protezione individuale, ma sono andati subito in esaurimento perché non è mai stato indispensabile indossarli in ogni fase del nostro lavoro.

Vi siete sentiti in qualche modo tutelati? Direi di no. E abbiamo chiesto di essere maggiormente considerati. Ho contattato il prefetto per spiegare che diventava ogni giorno più difficile mantenere aperta l’attività e garantire il nostro lavoro, un servizio pubblico essenziale. Non potevamo affrontare una tale emergenza senza dispositivi di protezione per il personale, a un certo punto impossibili da reperire, e in totale mancanza di tamponi. Una protesta che, anche se in ritardo, ha portato i risultati desiderati. Le imprese sono state sentinelle sul territorio, da fine febbraio abbiamo costantemente avvisato che era necessario adottare dei protocolli speciali di sicurezza, relativi per esempio alla vestizione o alla chiusura del cofano, per contenere il contagio, per non essere cioè contagiati e, a nostra volta, contagiare.

Avete quindi operato seguendo nuove procedure e con una semplificazione anche a livello burocratico? Le dichiarazioni sostitutive e le pratiche on line sono state a mio avviso un grande risultato ottenuto grazie alla collaborazione di tutte le parti. Ma non sempre la semplificazione è stata a nostro vantaggio. Mentre in alcune realtà sono state attivate procedure alternative, come la videochiamata,


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INTERVISTE 5

in altre solo gli operatori funebri si spostavano fisicamente, per esempio per la firma dei documenti. Sono state invece modificate le procedure relative al trattamento della salma, il contatto con i familiari è diventato quasi unicamente telefonico e al dolore per la perdita si è aggiunto lo smarrimento di chi non rivedeva il proprio caro e non sapeva come comportarsi. Abbiamo risposto alle tante domande al telefono, con spiegazioni e rassicurazioni, e ci siamo affiancati ai familiari con piccoli gesti e nuove attenzioni mai sperimentate prima, come le testimonianze attraverso i video, mettendo in campo tutta la nostra professionalità unita all’aspetto umano.

Parlando di semplificazione burocratica, potrebbe essere il momento per una svolta? Potrebbe essere un buon momento per trovare una soluzione in questa direzione. Ma non è semplice. Si tratta di scelte importanti che devono tener conto del mantenimento degli equilibri e per questo risulta appropriato, se non indispensabile, invitare alla discussione e coinvolgere anche noi imprese che facciamo ovviamente parte di questo meccanismo. Un suo augurio per la ripartenza. Vorrei che il nostro settore, in una situazione di normalità, manifesti una spinta sempre maggiore verso la trasparenza e un’attenzione più rivolta alla tipologia del servizio offerto per la cerimonia funebre e non

Centro Funerario Bergamasco • Albino (BG) • Tel. 035 511054

al prezzo, di cui tanto hanno invece parlato anche in questo periodo i giornali. A volte le notizie diffuse dalla stampa non rispecchiano la verità assoluta, com’è stato anche nel caso della carenza di cofani funebri. Come Centro Funerario Bergamasco, per esempio, non abbiamo avuto problemi con i nostri fornitori, che hanno lavorato a pieno ritmo per agevolarci. E ora che il grande lavoro sarà concentrato nei cimiteri, prima chiusi, possiamo contare su fornitori come Caggiati con cui vantiamo un solido rapporto. Un’ottima collaborazione è sempre vantaggiosa e si è rivelata per noi indispensabile anche tra colleghi, con imprese di Bergamo, Brescia, Lecco e Milano che nei momenti di maggiore difficoltà ci hanno supportato nei trasporti.

CENTRO FUNERARIO BERGAMASCO Una realtà che da luglio 2018, con l’obiettivo di razionalizzare la logistica e gli investimenti, riunisce 4 storiche imprese del territorio che si sono presto ritrovate ad affrontare l’emergenza Coronavirus e accantonare temporaneamente progetti comuni e nuove idee per il futuro.


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8 PRODOTTI

È TEMPO DI RIPARTIRE Con tanto entusiasmo e impegno, nel rispetto delle regole imposte da questa nuova fase. Pensando anche a un rinnovamento dell’immagine della propria impresa funebre scegliendo nuovi ed eleganti abiti per tutto lo staff.

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ono stati mesi difficili, segnati da paure, dolore e incertezze per tutto quello che stava accadendo intorno a noi. Ma abbiamo tutti voglia di ripartire, consapevoli che è necessario rispettare le regole e i cambiamenti che questa nuova fase richiede, dai rapporti interpersonali alle differenti modalità con le quali deve essere svolto il lavoro. E in questo particolare periodo

di ripartenza, con la speranza e la voglia di ritrovare presto la nostra quotidianità, è indispensabile pensare anche alla propria immagine aziendale. Per esempio con nuove divise per tutto lo staff dell’impresa funebre. DALLO STANDARD AL SARTORIALE Service Global Fashion, grazie a un magazzino che dispone di oltre 30mila capi, assicura

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alle imprese funebri la continuità di abiti in pronta consegna, disponibili in varie taglie e colori, personalizzabili con ricami che riproducono il logo oppure il nome dell’impresa. Non manca, ovviamente, la linea sartoriale per chi vuole scegliere stile, trame e tessuti per staccarsi dallo standard. E per i mesi più caldi Service Global Fashion ha pensato anche a capi più estivi e comodi come, per esempio, polo e pantaloni in cotone. MASCHERINE, UTILI MA ANCHE ELEGANTI Anche le mascherine, in pronta consegna, sono realizzate da Service Global Fashion con vari tessuti in abbinamento ai modelli di cravatta e personalizzabili con il logo dell’impresa.

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UN AIUTO IN PERIODO DI EMERGENZA

Natale Marni e il figlio Andrea, al centro, insieme allo staff dell’impresa e accanto ai due veicoli forniti da Chiotti: la Mgc e il furgone arrivato in piena emergenza Coronavirus.


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IMPRESE 13

Grazie a Chiotti l’impresa Marni di Casalpusterlengo, in provincia di Lodi, è riuscita ad avere un nuovo furgone su base Mercedes-Benz anche in un periodo complicato come quello interessato dalla diffusione del Coronavirus.

È

nella purtroppo nota zona rossa, istituita nel mese di febbraio per contenere il contagio dopo la scoperta del primo caso italiano di Coronavirus, che vive e opera Natale Marni. Nel 1996 ha fondato l’omonima impresa di onoranze funebri insieme alla moglie Maria Elisabetta e da oltre 14 anni può contare anche sulla presenza del figlio Andrea. Diverse le sedi dell’impresa Marni in provincia di Lodi – Casalpusterlengo, Codogno, Maleo, Castiglione d’Adda, Secugnago e Livraga – ma anche in provincia di Piacenza, a Carpaneto Piacentino. E in un periodo di emergenza, come quello vissuto nel nostro Paese negli ultimi mesi, era necessario un mezzo in più. PERSONALIZZATO IN TEMPO RECORD

Ma in un momento storico dominato dal lockdown, termine ormai entrato nei nostri discorsi quotidiani, non è stato sicuramente semplice procedere con acquisti e consegne in tempi brevi. Specialmente se si tratta di un furgone. «Abbiamo contattato Chiotti,


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a cui ci eravamo rivolti circa un anno prima per l’acquisto della Mgc su base Maserati Ghibli», afferma Natale Marni. «Il mese di marzo è stato molto complicato, oltre che doloroso, chiamati a occuparci di un numero di decessi mai visto prima. Un mezzo in più era indispensabile». Con buona parte del mondo produttivo fermo e uffici chiusi, non è stato facile per Chiotti trasformare il furgone. Ma in poco più di un mese è stato consegnato, di colore grigio e personalizzato: allestito per il trasporto di quattro feretri, all’occorrenza può essere dotato di più spazio per il trasporto degli strumenti grazie alla sola rimozione del pianale.

Sotto, il furgone allestito da Chiotti per poter trasportare fino a quattro cofani. A destra, seduto alla scrivania, Nicolas Allovisio, che gestisce la sede di Casalpusterlengo, accanto a Natale e Andrea Marni.

Chiotti • Tel./Fax 0175 64129 • Cell. 334 9306071 • www.chiottiauto.it • chiottiauto@libero.it onoranze funebri Marni • Casalpusterlengo (LO) • Tel. 0377 911024


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18 IMPRESE

PUNTIAMO SEMPRE ALLA QUALITÀ Emilio Pezzotti, titolare dell’omonima impresa di onoranze funebri di Adro, in provincia di Brescia, ribadisce che una cerimonia funebre deve sempre essere caratterizzata da qualità e decoro.

D

al bisnonno, nei primi anni del Novecento, fino a Emilio Pezzotti, l’attuale titolare. L’impresa funebre che porta il nome di famiglia è una realtà consolidata e conosciuta nella Franciacorta, con una sede ad Adro, in provincia di Brescia. Un’impresa storica che non si è mai fermata, ma ha sempre

cercato di innovare e soprattutto proporre alle famiglie un servizio personalizzato, appositamente studiato in base alle richieste, ai gusti e alle esigenze. «Mi è stato insegnato che la presenza è fondamentale e ritengo che la qualità e il decoro siano caratteristiche imprescindibili per una cerimonia funebre. Ne sono ogni giorno più convito e per questo mi occupo personalmente di ogni servizio e voglio essere sempre presente», afferma Emilio Pezzotti.

LA SALA DEL COMMIATO

È dal 2000 che Emilio, affiancato dalla moglie Paola, gestisce l’impresa, ma non manca quotidianamente l’apporto dei genitori Elio e Luigina, che hanno portato avanti l’attività prima di lui. «L’epidemia da Coronavirus ha ovviamente coinvolto la nostra attività e sono stati mesi davvero duri, che dal punto di vista lavorativo possiamo dire di aver superato anche grazie al supporto di Asf Italia di Brescia a cui ci rivolgiamo ormai


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Alcune immagini dei locali e degli arredamenti della moderna e accogliente sala del commiato dell’impresa Pezzotti, inaugurata poco meno di due anni fa in via Zocco 6h sempre ad Adro, in provincia di Brescia.

da 7 anni per i mezzi e il personale», conclude Emilio Pezzotti. «Da poco meno di due anni è operativa anche la sala del commiato, un grande impegno, anche in termini economici, ma che desideravo per offrire alle famiglie un ambiente in cui sentirsi a proprio agio per l’ultimo saluto». La struttura di 350 metri qua-

drati – completamente rimodernata per ospitare gli uffici, la sala per l’esposizione del defunto e i vari spazi destinati ai prodotti e agli accessori – è studiata in modo sobrio, con arredi, colori e progettazione degli interni curati personalmente da Emilio e con particolari che evidenziano l’eleganza e la rendono estremamente accogliente.

Alla scrivania, Emilio Pezzotti, titolare dell’impresa presente nel territorio della Franciacorta da oltre 100 anni.

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ALL’ALTEZZA DELLE ASPETTATIVE Sempre eleganti e moderne le autofunebri realizzate da Pilato e scelte da Roberto Di Nolfo, titolare dell’omonima impresa di Agrigento, per il proprio parco auto.


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IMPRESE 23

P

er la presenza dell’area archeologica della Valle dei Templi, da 23 anni riconosciuta dall’Unesco come patrimonio dell’umanità per l’eccezionale conservazione di numerosi templi dorici, Agrigento è oggi

nota anche come la Città dei Templi. Per i turisti è d’obbligo una tappa anche per le vie del centro della città, dove i diversi edifici, dalle chiese ai palazzi nobiliari, confermano la ric-

chezza dal punto di vista storico e artistico. Dal 1990 Roberto Di Nolfo opera proprio in questa affascinante città siciliana con un’impresa di onoranze funebri che porta il suo nome. La sede

Da destra, il titolare Roberto Di Nolfo accanto al figlio Calogero e a un dipendente.


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dell’impresa, dotata di uffici e appositi spazi dedicati all’esposizione di cofani e accessori per il servizio funebre, accoglie le famiglie per organizzare la cerimonia secondo quanto espressamente richiesto e occupandosi di ogni fase.

Sopra, il modello Aurora su base Jaguar XF e, sotto, accanto a un’altra autofunebre, sempre di Pilato, su base Mercedes-Benz.

L’ESCLUSIVA DUE POSTI «Ho fondato questa impresa 30 anni fa e da 8 anni sono affiancato anche da mio figlio Calogero», ci fa sapere Ro-


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berto Di Nolfo «e il mio principale obiettivo continua a essere l’organizzazione di un servizio sempre all’altezza delle aspettative. Bisogna quindi anche avere a disposizione tutti gli strumenti che consentono di lavorare in modo ottimale ed efficiente, sia dal punto di vista estetico sia da quello pratico». Per questo motivo Roberto Di Nolfo presta la massima attenzione anche al proprio parco auto, aggiornandolo costantemente con modelli di ultima generazione in grado di soddisfare tutti. «L’ultima arrivata è l’Aurora due posti su base Jaguar XF di Pilato, scelta in grigio nella variante canna di fucile», conferma il titolare. «Un modello di prestigio, come tutti gli altri modelli che ho acquistato da Pilato».

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NEWS

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30 NEWS

SONO CROLLATO E HO PIANTO Non sono riuscito a conservare la deontologia pro‐ fessionale. Sono crollato e ho pianto. Coronavirus, Covid‐19, Positivo: parole così lontane che in un attimo sono diventate le più usate. Mai avremmo pensato che questo potesse accadere e ini‐ ziare qui, nella nostra bassa lodigiana, quella che per tutti è diventata la zona rossa per antonomasia. Tre parole che hanno, purtroppo, unito nel dolore per la perdita di un loro caro le tante famiglie che ho incontrato in queste 4 settimane nell’azienda di ono‐ ranze funebri dove lavoro. Si tratta di una professione particolare da sempre e non semplice, da tutti i punti di vista, ma in queste settimane per me, per i miei colleghi e per le tante imprese che stanno lavorando ininterrottamente notte e giorno, risulta ancora più difficile, più compli‐ cato, più pesante. Ho incrociato gli sguardi sconvolti di quelle famiglie, affrante da un dolore inconsolabile e personale. Ho visto le lacrime scendere sui loro volti, ho ascoltato, come sempre, le loro richieste, le loro preoccupazioni, ma ogni giorno di più ho ascoltato il loro silenzio e il loro vuoto.

Scritta il 21 marzo, questa lettera testimonia il complicato periodo vissuto da moltissimi impresari italiani. Nicolas Allovisio è responsabile di una delle sedi dell’impresa Marni che opera nel territorio del Basso Lodigiano dichiarato a fine febbraio zona rossa.

Quello che mi fa più male è questo silenzio assordante e il vuoto davanti a un lutto senza precedenti e senza uguali, soprattutto per le domande a cui non si riesce immediatamente a dare una risposta certa, prima fra tutte, il giorno delle esequie, in un’attesa che ogni giorno aumenta il dolore e amplifica il lutto. Come si può dire a un figlio che difficilmente potrà vedere l’ultima volta il volto del proprio padre o della propria madre? Allora mi è venuto in mente quel passo del Salmo che dice: “Il tuo volto, Signore, io cercherò. Non nascondermi il tuo volto.


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NEWS 31

Spera nel Signore, sii forte. Si rinfranchi il tuo cuore e spera nel Signore. Sì, spera nel Signore”. Forse davvero la speranza e la certezza della Fede devono essere forti in questo momento. Ieri sera la figlia di un defunto mi ha confidato quanto fosse grande il dolore per la perdita del papà, ma ancor più fa male il pensiero della solitudine del papà al momento della morte, senza potergli stingere la mano, senza potergli stare accanto e senza dargli un’ultima carezza. Ho pensato allora alla solitudine di questi ammalati che, seppur non soli per la presenza costante e continua del personale ospedaliero, sono soli per la mancanza di comunicazione e di presenza delle persone più care e dagli affetti personali perché sappiamo bene che, in un momento di sofferenza e di forte dolore, la famiglia e l’amore sono la medicina più bella che un ammalato possa ricevere anche se al termine della sua battaglia. Allora mi domando: Fino a quando questo assordante silenzio di dolore e di lutto potrà continuare? Quando potrà trasformarsi in un grido di speranza? Confidiamo tutti nella responsabilità di ciascuno, alimentando con la preghiera la Speranza. Nicolas

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PREZIOSE GEOMETRIE Un’importante cornice inferiore arricchisce il design del modello C 35 in frassino di Menegardo, impreziosito da un preciso disegno geometrico che crea un gradevole effetto estetico alternandosi su fiancata e coperchio.

C 35

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ANGOLI DI FIORI È un delicato motivo floreale quello scelto da Scacf per impreziosire gli angoli delle fasce centrali del cofano 26 della linea Elegance. È disponibile in tre differenti colori ed essenze: larice, frakè oppure mogano.

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39Olivetti Scoiattolo.qxp_Layout 1 01/06/20 12:39 Pagina 39

PRODOTTI 39

SERVE AIUTO? N

on se abbiamo a disposizione lo Scoiattolo di Olivetti. Grazie alla regolazione manuale del manubrio questo carrello può infatti essere utilizzato da un solo operatore senza difficoltà, anche in situazioni complicate come scale ripide e strette. È inoltre dotato di un sistema di frenaggio brevettato e riconosce automaticamente la fine del gradino, evitando spiacevoli incidenti.

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ade in ITALY

UNA PROFESSIONE CHE CAMBIA Nuove procedure e normative sempre più stringenti, turni di lavoro ben oltre il normale orario e la preoccupazione per essere esposti al rischio hanno caratterizzato diverse settimane delle imprese funebri italiane. E se il modo di operare è indubbiamente cambiato, non sono però cambiati la collaborazione e il rapporto con i fornitori italiani, che hanno invece contribuito, grazie alla qualità e all’efficienza di una produzione made in Italy, ad affrontare con maggiore sicurezza anche questo orribile momento.

U

n’emergenza che possiamo definire surreale e che ha portato le imprese funebri di tutta Italia a operare in prima linea. Non sono certo state ricordate o riconosciute nei numerosi notiziari o dalla stampa come le altre categorie coinvolte per fronteggiare l’emergenza da Coronavirus, potremmo anzi dire che sono state completamente dimenticate nonostante la consapevolezza della loro necessaria presenza e operatività. Ma chi conosce questa professione sa che anche gli impresari sono stati eroi. Settimane lunghe e di intenso lavoro, senza orari di inizio o di fine giornata, una situazione molto pesante che ha sottoposto gli operatori del comparto funebre a forti pressioni proprio a causa dei numerosi decessi e delle diverse procedure da dover mettere in atto per il contenimento del contagio. Soprattutto nelle prime settimane di diffusione del virus sono stati molti anche i rischi a cui sono stati esposti quotidianamente, a contatto

con i parenti dei deceduti a causa del Coronavirus e anche frequentando le diverse strutture in cui erano ricoverati per effettuarne il trasporto. In diverse parti d’Italia titolari o dipendenti


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delle imprese funebri sono stati messi anche in quarantena e non sono purtroppo mancate le vittime tra gli amici e i colleghi del settore. E non va sottovalutato l’aspetto psicologico perché, come alcuni hanno dichiarato nel corso delle interviste, il lavoro non è più come prima, ma “è diventato qualcosa di ancora più doloroso, straziante e faticoso da affrontare e sopportare”. Abituati ad affiancare ed essere anche di supporto alle famiglie, si sono invece ritrovati a ridurre al minimo il contatto con i parenti non solo straziati dal dolore ma anche profondamente confusi e costretti a delegare in toto a causa del divieto di partecipazione alla cerimonia funebre. Con l’avanzare del contagio sono state stabilite norme più stringenti per la gestione dei defunti e di pari passo le procedure sono diventate sempre più delicate e complicate, con un’organizzazione del lavoro completamente differente dall’abituale. Possiamo parlare di una professione che è cambiata? In parte è stato così in questi mesi!

È stato un periodo che ha visto cambiare le modalità, gli orari, i rapporti, gli spostamenti, con un’ulteriore intensificazione della messa in atto delle norme igieniche. Quello che non è cambiato, ma che per molti si è rivelato un’importante risorsa, è il rapporto con i fornitori italiani che hanno garantito la reperibilità continua dei prodotti made in Italy. Perché ancora una volta il made in Italy ha confermato di essere essenziale, anche nell’affrontare una situazione di grande emergenza, nuova e soprattutto inaspettata. In questa nuova fase, in cui bisogna continuare a operare con molta attenzione e cautela ma anche con profondo ottimismo, i consolidati rapporti e la proficua collaborazione tra il mondo produttivo italiano e gli impresari, mossi dal consueto impegno, costituiscono indubbiamente una delle armi vincenti per uscire da questo orribile momento con tanta voglia di ricominciare.


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DA COLLEGA A COLLEGA Roberta Ridolfi, infermiera dell’emergenza e nell’ambito formativo. Tania Bressan, nel settore amministrativo di un’impresa funebre, si occupa anche delle adempienze del Testo Unico sulla sicurezza nell’ambiente di lavoro e del Gdpr 679. Parallelamente alle nostre occupazioni prioritarie, da oltre 10 anni ci occupiamo di sicurezza sul lavoro e di primo soccorso aziendale. Seguendo le linee guida sanitarie e attraverso la collaborazione con Formazione & Sicurezza di Fulvio Califano (società di consulenza nel settore formazione e sicurezza sui luoghi di lavoro) abbiamo creato diversi format di corsi di primo soccorso per le aziende e un progetto di primo soccorso pediatrico con dispensa tecnica.

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dacollegaacollega@gmail.com

Scopo di questa rubrica è sensibilizzare tutti gli operatori del comparto sui temi della prevenzione e della sicurezza sul lavoro. L’esperienza e la voglia di approfondire hanno portato Roberta Ridolfi e Tania Bressan, in collaborazione con Formazione & Sicurezza, ad analizzare argomenti spesso sottovalutati nella funeraria. «Il nostro principale obiettivo è quello di riuscire a trattare argomenti, a volte complessi, in maniera semplice e alla portata di tutti. Ci auguriamo che la cultura della prevenzione e della sicurezza sul lavoro diventi un argomento di formazione basilare e non solamente un obbligo di legge da rispettare».

IL RISCHIO CHIMICO: l’etichettatura Nella nostra professione si ha a che fare quotidianamente con prodotti chimici anche pericolosi, spesso utilizzati per lavoro di routine, con la sensazione di avere tutto sotto controllo. Ma una manipolazione errata può causare danni con conseguenze più o meno gravi.

È

ETICHETTE Anche le etichette sui prodotti sono cambiate, adeguandosi al nuovo sistema CLP. L’etichettatura riporta i seguenti elementi: - indicazione della classe di pericolo. - le relative frasi H (Hazard=Pericolo): rappresentano indicazioni di pericolo connesso alla manipolazione delle sostanze chimiche. Lettera e numero si consultano su apposite tabelle. - pittogrammi di pericolo. - il nome del responsabile dell’immissione in commercio. - consigli di prudenza e le relative frasi P (Precautionary Statements = Precauzione) ossia precauzione di natura sanitaria prevista dal nuovo regolamento. ACETATO DI YYYYYYYYY H255 Liquido e vapori facilmente infiammabili. H302 Nocivo se ingerito. H350 Può provocare il cancro.

PERICOLO

ATTENZIONE

P210 Tenere lontano da fonti di calore/scintille/fiamme libere/ superfici riscaldate - Non fumare. P264 Lavare accuratamente dopo l’uso. P281 Utilizzare il dispositivo di protezione individuale richiesto P233 Tenere il recipiente ben chiuso ...

AZIENDA SPA - VIA .........................N. ......... CITTÀ............ PROV. ......... TEL. ........

bene ricordare che l’utilizzo di prodotti pericolosi in maniera inconsapevole può provocare anche danni a lungo termine alla salute e all’ambiente, non sempre prontamente riscontrabili. Nell’immediata valutazione, un primo strumento dell’eventuale pericolosità di un prodotto è costituito dall’etichettatura, così come ridefinita dai regolamenti europei in vigore dal 1 giugno 2007: - REACH, acronimo di Registration, Evaluation, Authorisation and restriction of Chemical substances. È il Regolamento Europeo n. 1907/2006 per la registrazione, la valutazione, l’autorizzazione e la restrizione delle sostanze chimiche. - CLP, acronimo di Classification, Labelling and Packaging. È il Regolamento CE del Parlamento Europeo n. 1272/2008 relativo alla classificazione, all’etichettatura e all’imballaggio delle sostanze e miscele. Definiscono nove diversi pittogrammi di rischio, ognuno dei quali illustra una tipologia di pericolo associata alle proprietà intrinseche della sostanza.


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RUBRICHE 45

PITTOGRAMMI Di forma romboidale in base bianca con cornice rossa, riprendono e in parte modificano i simboli di rischio precedentemente in vigore di colore arancione e nero, rinnovandone in alcuni casi solo la grafica e, in altri casi, introducendo una nuova simbologia.

o

NUOVO PITTOGRAMMA

VECCHIO PITTOGRAMMA

NOTE

Questi prodotti possono esplodere a seguito del contatto, per esempio, con una sorgente di innesco o di urti. Comprendono quindi sostanze e miscele autoreattive e alcuni perossidi organici. Questi prodotti possono infiammarsi se: ● a contatto con sorgenti di innesco (scintille, fiamme, calore…) ● a contatto dell’aria ● a contatto dell’acqua (se c’è sviluppo di gas infiammabili) Oltre alle sostanze infiammabili comprendono sostanze e miscele autoreattive e autoriscaldanti, sostanze piroforiche e alcuni perossidi organici. Questi prodotti, tutti i comburenti, possono provocare o aggravare un incendio o anche un’esplosione se in presenza di prodotti infiammabili. Questi prodotti sono gas sotto pressione contenuti in un recipiente. Possono esplodere a causa del calore. I gas liquefatti refrigerati possono causare ferite e ustioni criogeniche. Comprendono gas compressi, liquefatti, liquefatti refrigerati e disciolti. Questi prodotti sono corrosivi e comprendono quelli che: ● possono attaccare i metalli ● possono provocare corrosione cutanea o gravi lesioni oculari.

NON PRESENTE

Questi prodotti avvelenano rapidamente anche a piccole dosi, causano cioè tossicità acuta. Gli effetti sono molto vari dalle nausee alla perdita di conoscenza fino alla morte. Questi prodotti possono provocare uno o più dei seguenti effetti: ● avvelenamento ad alte dosi ● irritazione agli occhi, alla pelle o alle vie respiratorie ● sensibilizzazione cutanea (es. allergie o eczemi) ● sonnolenza o vertigini. Questi prodotti possono rientrare in una o più delle seguenti categorie: ● cancerogeni ● mutageni: modificazioni del dna con danni sulla persona esposta o sulla sua discendenza ● tossici per la riproduzione: effetti negativi sulle funzioni sessuali, diminu zione della fertilità, morte del feto o malformazioni. ● prodotti con tossicità specifica per organi bersaglio (es. fegato o sistema nervoso) sia per esposizioni singole sia ripetute. ● prodotti con gravi effetti sui polmoni, anche mortali, se penetrano attraverso le vie respiratorie (anche a seguito di vomito). ● prodotti che possono provocare allergie respiratorie (es. asma). Questi prodotti sono pericolosi per l’ambiente acquatico (es. pesci, crostacei, alghe o piante acquatiche).


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Sai dirlo

con i fiori ?

Per maggiori informazioni Roberto Sangalli - Scuola d’Arte Floreale Milano cell. 339 5080536 Bornate (VC) cell. 339 8962634 www.fioristaitaliano.it www.funeralfloraldesign.it info@artefloreale.com

VALORIZZAZIONE dei fiori È un tipo particolare di composizione in stile vegetativo e, come suggerisce il nome, l’intenzione è quella di ottenere un design che metta in evidenza una specifica qualità floreale. La disposizione dei fiori è asimmetrica, con un unico punto vegetativo, e ha uno sviluppo a 360°. L’effetto finale deve essere quello di un’eleganza raffinata, preziosa e ricercata. Le particolarità costruttive consistono nel creare un evidente stacco in altezza tra i fiori primari dell’altezza e i fiori della base, dalla quale devono nettamente differenziarsi per tipologia ma richiamarsi per colore. Va inoltre


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sapientemente attuata l’eventuale ricerca di base senza prevaricare il maggior interesse che i fiori valorizzati

devono sempre mantenere nell’ambito globale della composizione. I vegetali più adatti per

essere valorizzati sono quelli a gambo rigido, commercialmente preziosi, con carattere primario e importante.

step by step come valorizzare una specifica qualità floreale con una composizione in stile vegetativo

✎ Felce cuoio ✎ Rosa ✎ Allium sphaerocephalon

✎ Lisianthus (Eustoma)

✎ Asparagus Densiflorus meyers ✎ Hydrangea

✎ Aralia (Fatsia)


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1 Inseriamo mezza spugna idro in una tamburella di diametro 14/15 cm. Secondo il principio della sezione aurea (8-5-3) e dei punti ottimali, collochiamo tre foglie di Aralia, possibilmente di grandezza leggermente diversa, a forma di triangolo scaleno. La foglia di profondità (di grandezza maggiore: 8) dietro a sinistra, la foglia di rotondità (di grandezza media: 5) davanti a destra, la foglia di equilibrio (di grandezza minore: 3) davanti a sinistra. Poi riempiamo il bordo di base con foglie di Felce cuoio.

►

2

►

Appena dietro il centro, a sinistra, collochiamo i fiori da valorizzare (nel nostro caso le Rose) in modo che formino un gruppo vegetativo alto. I fiori vanno collocati tutti alla stessa altezza così da realizzare una macchia cromatica nettamente staccata dalla base.

3 Dietro le Rose, in linea con la foglia di profondità, collochiamo un piccolo gruppo di Allium sphaerocephalon, mentre davanti, a destra, in linea con la foglia di rotondità, mettiamo una Hydrangea. Due rami di Asparagus Densiflorus meyers sdraiati a 90° dietro la Hydrangea equilibreranno in orizzontale, a destra, il gruppo verticale delle Rose.

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► 5

4 Collocare un gruppetto di Lisianthus in linea con la foglia di equilibrio che andrà bilanciato dietro a destra, in basso, con altri Lisianthus e con un ramo di Asparagus Densiflorus meyers in verticale, un po’ più basso del gruppo di Rose.

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Completiamo la composizione inserendo dell’Asparagus Densiflorus meyers nelle zone vuote.

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Le due zone dell’altezza e della base devono dunque rimanere nettamente distinte, senza fiori nel mezzo, ma è essenziale richiamare il colore dei fiori primari dell’altezza con fiori secondari di colore analogo alla base.

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Prima del MAKE-UP Quali sono i passaggi fondamentali da seguire prima di potersi dedicare al trucco? I trattamenti base sono particolarmente efficaci se effettuati nell’arco delle 24 ore dal decesso, quando i pori dell’epidermide sono ancora dilatati. DETERSIONE PROFONDA DELLA CUTE È una fase necessaria da effettuare con prodotti non facilmente reperibili sul mercato. Sono prodotti contenenti liquidi a base di formaldeide, i cosiddetti embalming fluid, che per-

mettono la detersione profonda, la rimozione di materiale ematico e la stabilizzazione dei tessuti. A questo punto si può procedere con il trattamento della cute con una crema massaggio contenente sempre formaldeide, in

percentuale ridotta, per avere quella sicurezza in più in fase di esposizione prolungata. TRATTAMENTO DELLE PRIME VIE AEREE Sono le vie aeree superiori (naso, bocca e gola) che nel 90%


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dei casi, se non trattate adeguatamente, risultano la prima fonte di fuoriuscita di liquidi di varia natura. Si spazia, per esempio, dal contenuto ematico intestinale già digerito (in gergo caffeano per la sua colorazione simile a quella del caffè) alla premassiva senza e conseguente fuoriuscita di schiuma rossastra dovuta a edema polmonare acuto fino a materiale ematico dovuto a infarto intestinale e molte altre cause. Situazioni che vanno innanziriconotutto sciute e bisogna saper trattare adeguatamente perché, senza scendere nello specifico, ogni fluido può sviluppare problematiche differenti. ASPIRAZIONE Nessuno è in alcun modo autorizzato dalla legge italiana a effettuare operazioni invasive su cadaveri se non dopo Ecg continuo per 20 minuti oppure dopo il passaggio del medico legale. E soprattutto nessuno può utilizzare in Italia strumenti come il trocar, vietato in Italia così come i processi di imbalsamazione. Quello che è invece consentito fare – trascorse le 24 ore oppure dopo il passaggio del medico legale o Ecg – è l’aspirazione fin dove la cannula permette di arrivare con l’aiuto di una pressione sub diaframmatica. In questo modo la maggior parte del liquido presente in addome

tanatoestetica

SALVATORE MANOLA

si spinge verso la cannula d’aspirazione e, una volta asportata, si può nebulizzare la polvere assorbente con l’ausilio di un dosatore a collo d’oca. Va sempre prestata la massima attenzione alla quantità di polvere perché, se troppa, solidificandosi può uscire e provocare danni a livello estetico in fase di esposizione. ULTIME OPERAZIONI PRIMA DEL TRUCCO Muniti di una pinza di almeno 20 cm va inserito del cotone nel naso, in entrambe le narici, avendo cura di non ledere le pareti nasali. Si può procedere quindi con l’iperestensione del capo, anche aiutandosi con uno spessore a livello delle scapole, per poi eseguire la stessa operazione an-

Esperto di tanatoestetica, ha studiato all’estero frequentando corsi di tanatoestetica e principi base di tanatoprassi, tra cui il Curso de Tanatopraxia presso l’Universidade Federal de Minas Gerais in Brasile e diversi corsi di perfezionamento in Inghilterra e Scozia, con il superamento di esami e prove pratiche. In Italia ha seguito il corso di formazione di tecnico di sala autoptica presso diverse strutture ospedaliere di Milano e corsi di psicologia focalizzati soprattutto sul tema della morte e dell’elaborazione del lutto. Interessato anche ad altre religioni, è costantemente aggiornato sulle metodologie e il trattamento delle salme nei riti buddisti, musulmani, ortodossi ed ebrei. Gli studi e la pratica nel campo della tanatoestetica hanno portato allo sviluppo di collaborazioni con diverse imprese di onoranze funebri.

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che dalla bocca. Dopo queste operazioni si possono idratare con creme atte a tale scopo (non di certo con creme acquistate al supermercato) le mucose – labbra e palpebre – così da prevenire il deterioramento delle stesse. Ora si può procedere con il make-up.


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Giornalista pubblicista iscritto all’Ordine Nazionale Giornalisti dell’Emilia Romagna, specializzato in giornalismo tecnico-amministrativo nel settore necroscopico, funerario e cimiteriale. Carlo Ballotta ha conseguito diplomi e attestati partecipando a diversi seminari sulla polizia mortuaria e a giornate di studio sulle differenti leggi regionali emanate negli ultimi anni, focalizzandosi principalmente su pianificazione e gestione dei fattori produttivi in ambito cimiteriale, redazione e osservanza del regolamento comunale di polizia mortuaria e pianificazione cimiteriale. Dal 2005 è parte del programma di aggiornamento e formazione per il settore funebre e cimiteriale condotto da diversi enti e ha frequentato, a più riprese, corsi di approfondimento su concessioni cimiteriali, operatività e sicurezza in cimitero, metodologia di azione nelle operazioni cimiteriali, protezione della privacy in ambito di polizia mortuaria e tutela delle opere di rilievo storico-artistico nella gestione cimiteriale.

Recupero salma incidentata: CHI PAGA IL SERVIZIO? N

on sempre il trasporto è a carico di chi lo dispone! L’articolo 1 comma 7-bis della Legge di conversione n.26/2001 statuisce la generale onerosità del trasporto funebre anche in caso di gratuità della successiva sepoltura, abrogando così implicitamente l’art. 16 comma 1 lettera b) del vigente regolamento nazionale di polizia mortuaria. Questa norma ha suscitato non poche perplessità nei più attenti osservatori del fenomeno funerario italiano, soprattutto per una particolare fattispecie: il trasporto necroscopico, conosciuto anche con la locuzione linguistica di recupero/raccolta salma incidentata, normato, in via interpretativa e prima dell’avvento delle leggi regionali in materia di polizia mortuaria, dal paragrafo 5.1 della Circ. Min. Sanità, esplicativa del Dpr n. 285/1990, 24 giugno 1993 n. 24. Per ragioni squisitamente organizzative, di economicità e di tempestività d’intervento, sempre più spesso questo indifferibile servizio è affidato alle imprese funebri: gli unici soggetti, seppur di diritto privato e commerciale, a poter disporre di idonei mezzi e personale appositamente formato per questo delicato incarico istituzionale. Chi sostiene le relative spese? La pubblica autorità che ordina la rimozione del cadavere? L’ente locale, residualmente titolare della funzione di trasporto mortuario ai termini dell’art. 19 comma 1 Dpr n. 285/1990 o addirittura la stessa famiglia del defunto secondo un’interpretazione estrema dell’art. 1 comma 7-bis prima citato? La spesa del trasporto del cadavere su ordine dell’autorità giudiziaria o degli organi di polizia giudiziaria, ex art. 57 del codice di procedura penale, è a carico del Comune nel cui territorio sia avvenuto il decesso! A questa enunciazione di principio possiamo giungere attraverso un’attenta lettura della risoluzione del Ministero dell’Interno n.15900/1371 Legge 142, 1bis 31.F del 13 febbraio 2007, interpellato a tal proposito da un comune italiano, in questa situazione di generale incertezza e confusione, soprattutto in tempi amari di spending review. Nello spettro del trasporto funebre è, infatti, anche possibile individuare lo svolgimento di attività svolta in termini di servizio pubblico locale indispensabile, finalizzato a ga-

rantire l’igiene e la salubrità pubblica. Tali sono l’insieme di prestazioni istituzionali, normalmente garantite dal Comune, riconducibili ai servizi necroscopici di cui al Dm 28 maggio 1993 (ma si vedano anche l’art. 3 comma 1 lett. a) n. 6 DLgs n. 216 del 26 novembre 2010, l’art. 21, comma 3 Legge 5 maggio 2009, n. 42 e, da ultimo, il Dpcm 22 dicembre 2017 con cui il Governo ha aggiornato le metodologie di calcolo per i fabbisogni standard anche dei Comuni), gestiti nelle forme dell’art. 113 DLgs n. 267/2000. Sulla base di tali considerazioni di diritto, il dicastero ritiene che la “raccolta della salma sulla pubblica via sino al trasporto in obitorio, possa essere inclusa nell’ambito dei servizi necroscopici generalmente assicurati in modo diretto dall’ente locale, con la specificazione che in tale operazione in qualche misura straordinaria non è compresa anche quella successiva di trasferimento dall’obitorio al luogo di sepoltura prescelto, che esula invece dal novero dei servizi d’istituto e rientra nella piena applicazione del comma 7-bis sopra menzionato”. In caso di decesso su pubblica via, quando il recupero e il trasporto avvengano per ordine della pubblica autorità, il Comune, ove l’exitus è stato registrato, dovrebbe, salvo specifica ed espressa disposizione dei regolamenti comunali, curare gratuitamente il servizio di trasporto fino alla struttura ricevente che il Comune medesimo a priori ha già individuato come deposito di osservazione o obitorio. Sarebbe logico supporre che solo qualora l’autorità giudiziaria avesse disposto per l’avvio del cadavere a locali diversi da quelli individuati dal Comune, il relativo trasporto dal luogo di morte ai medesimi fosse eseguito sempre a cura del Comune, ma con onere a carico della stessa autorità che lo ha ordinato (in tal senso Tar Campania n. 2844/2004). La fattispecie di decesso in pubblica via attiva sicuramente l’applicazione degli articoli 12 e seguenti del Dpr n. 285/1990, che contempla un servizio di pertinenza comunale, quale è quello dell’accoglimento e sorveglianza di tali salme negli edifici appositamente individuati dalla stessa amministrazione locale. Sotto un diverso profilo, se vogliamo ancora più stringente


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RUBRICHE 59 e intrusivo, l’art. 69 del Dpr 30 maggio 2002, n. 115, contenente il testo unico sulle spese della giustizia, esclude espressamente dalle stesse quelle relative al trasporto, alla custodia e alla sepoltura delle persone decedute sulla pubblica via e in luogo pubblico. La relazione illustrativa al testo unico citato chiarisce che i costi suddetti divengono spese di giustizia solo nel caso in cui siano richiesti ulteriori accertamenti da parte dell’autorità giudiziaria. Addirittura il Ministero della Giustizia, con parere del 14 dicembre 2007, n. prot. 4/2-780 – rispondendo a un quesito circa l’individuazione del soggetto su cui debba gravare il pagamento delle spese affrontate per la rimozione di un corpo esanime dal luogo del decesso in una pubblica via o, comunque in un luogo pubblico, e conseguente trasporto, da parte di una ditta privata, della salma stessa presso la struttura indicata dall’autorità giudiziaria per essere messa a sua disposizione – ha tassativamente negato che tali spese possano essere liquidate dal pubblico ministero. Si tratta, ha esplicato, di ipotesi espressamente derubricate dalle spese di giustizia dall’art. 69 del Dpr n. 115/2002, dovendo, invece, l’onere ricadere sul Comune nel cui territorio si è verificato l’evento luttuoso, ai sensi degli articoli 13 e seguenti del Dpr n. 285/1990, poiché il Comune è tenuto a dotarsi dei relativi impianti (deposito d’osservazione/obitorio). L’autorità giudiziaria considera di propria competenza solo il pagamento delle spese dei rilievi necroscopici, siano questi limitati al solo esame esterno o anche a quello autoptico (art. 116 comma 1 DLgs n. 271/1989 e art. 360 del codice di procedura penale). La circolare del Ministero della Sanità n. 24/1993, al punto 5.1 precisava che “in caso di decesso sulla pubblica via o, per accidente, anche in luogo privato, su chiamata dell’autorità pubblica, il Comune del luogo ove si è consumato il decesso è tenuto, salvo speciali disposizioni dei regolamenti comunali, a prestare gratuitamente il trasporto fino al locale identificato dal Comune come deposito di osservazione o, se è il caso, all’obitorio”. La spesa – stabilisce e argomenta il Tar Campania, sede di Napoli, con sentenza n. 2844/2004 – non può essere, certo, imputata ai familiari della vittima, nel momento in cui il servizio di trasporto funebre presenti caratteristiche

di pubblico interesse e, dunque, di servizio indispensabile, indifferibile e urgente, dettate dalla necessità di liberare la pubblica via o altri luoghi pubblici e privati per tutelare la salute della collettività e lo stesso ordine pubblico. La ratio più profonda per cui il trasporto necroscopico è a carico del Comune, o comunque a cura dello stesso, va rinvenuta nel senso che si tratta di un servizio che l’ente locale deve trattare direttamente, ovvero regolamentare il suo svolgimento da parte di terzi, di cui il Comune si avvalga. Produce anche un effetto se vogliamo paradossale: tale azione di polizia mortuaria sul territorio avalla, almeno per questa fase, al contrario delle successive onoranze funebri, l’avocazione della gestione del servizio da parte del Comune, anche in eventuale regime di privativa seppur, in via generale, abrogato dall’art. 35, 12, lettera g) Legge 28/12/2001, n. 448. In tal senso si cita la sentenza del Tar Veneto n. 4338/2004 il quale ha ponderato come giustificato detto interesse pubblico e, quindi, ha legittimato l’esclusiva che un Comune si è riservato per tale servizio, in quanto esso avrebbe unicamente riguardato il trasporto dei cadaveri all’obitorio, ma non il successivo eventuale servizio di onoranze funebri. In buona sostanza una cosa è il trasporto delle salme che, per ragioni di sanità pubblica, può essere erogato in regime di monopolio e altro caso di specie è, invece, il servizio di onoranze funebri, nel cui alveo è consentita la concorrenza dì più ditte, in assetto di libero mercato, purché sempre autorizzate. Attenzione, però: la sentenza del Consiglio di Stato n. 3147 del 15 maggio 2019, se applicata al settore funebre, potrebbe avere riflessi importanti su alcune previsioni regionali ai sensi delle quali lo svolgimento del servizio necroscopico di raccolta salme sulla pubblica via dovrebbe esser riservato a turno tra le imprese funebri dell’ambito comunale. La territorialità come elemento discriminante per la scelta dell’affidatario violerebbe infatti, irragionevolmente, i principi di concorrenza e parità di trattamento anche giusta la direttiva 2006/123/CE, recepita nel codice dei contratti pubblici.


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AUTOSTORICHE che passione!

Ho il piacere di presentarvi una vettura storica dell’impresa Bottacin, che ringrazio per aver fornito testimonianze e immagini. Nata nel 1893 a Salzano, in provincia di Venezia, inizialmente di occupava della produzione di una serie di manufatti derivati dal legno e, come molte falegnamerie, spaziava dalle botti alle ruote di carro e ai cofani funebri. Proprio questi ultimi rappresentano l’attività di collegamento tra il settore delle onoranze funebri e l’impresa Bottacin, che in seguito iniziò a organizzare servizi completi, privati e comunali, dotandosi già dagli anni Quaranta di un modello Alfa Romeo 6c 2300 trasformato dalla carrozzeria Mirese, che ben adattò le linee di questa prestigiosa berlina per l’uso funebre. Sono un appassionato di Alfa Romeo e devo dire che era abbastanza raro che queste vetture venissero modificate per uso funebre, anche se non mancano esempi come questo. Probabilmente a causa delle motorizzazioni più sportive, che mal digerivano l’uso a passo d’uomo preferendo essere usate su percorsi più brillanti. In seguito questa Alfa Romeo venne ceduta e in sua sostituzione vennero affiancati altri mezzi in un’epoca di veloce crescita per l’Italia intera. Tra questi una Fiat 1100, una Fiat 1400 e un’americana Studebacker, per poi proseguire con vetture più recenti, come la Ford Granada di Casale e le Mercedes-Benz e Jaguar di recente costruzione a firma Pilato. L’impresa Bottacin ha però sempre desiderato completare il parco auto anche con un mezzo che fosse idealmente uguale o simile alla storica prima Alfa Romeo degli anni Quaranta.

Alfa Romeo 6c 2300 Ha così pertanto acquistato e pazientemente restaurato una vettura molto simile, per epoca e forma: la Fiat 1500 6c seconda serie trasformata in autofunebre da un carrozziere sconosciuto. Il restauro, durato alcuni anni, ha riportato il mezzo a un livello di efficienza tale da poterlo inserire nell’offerta dei servizi dell’impresa a fianco delle vetture più moderne. Svariati i servizi eseguiti con la Fiat 1500 da quando è terminato il restauro, sempre senza nessuna sorpresa, anzi, con la totale soddisfazione di chi ha commissionato un servizio davvero speciale per il proprio caro. L’auto, come dicevo, è stata prodotta nel 1947 ed è una seconda serie. Fu presentata nel 1940 e si distingueva nettamente a livello estetico dalla precedente Fiat 1500 6c A del 1936 dotata di fanali anteriori inseriti nei parafanghi, grazie alle intuizioni estetiche e aerodinamiche del suo designer, il Conte Revelli di Beaumont, un notissimo designer attivo dagli anni Trenta agli anni Ottanta. Ma la vettura in questa sua prima versione era talmente moderna che il pubblico fece fatica ad apprezzarla, tanto che la Fiat decise di realizzare questa versione a partire dal 1940 tornando ai fanali separati


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Fiat 1500 6c proprio per aiutare le vendite. Rimase in produzione per alcuni anni, in quanto già nel 1950 venne sostituita dalla Fiat 1400, la prima vettura Fiat con scocca portante, cioè senza telaio separato. Tornando alla nostra vettura, è davvero apprezzabile la cura dei proprietari nell’opera di restaurazione, un lavoro notevole sia a livello estetico sia funzionale. L’allestimento funebre è decisamente semplice e sobrio, ma l’autofunebre è dotata di un carrello scorricassa manuale, di vetrate decorate con simboli sabbiati e tende interne nere e oro, oltre che dei cordoni che una volta adornavano i mezzi funebri per l’accompagnamento del caro scomparso. Non manca una semplice croce cromata sul tetto, come i ganci per le corone anch’essi cromati e quattro luci arancio da interpretare come lampade votive. Mi permetto di suggerire, magari in futuro, un piccolo completamento con l’applicazione delle fasce bianche sui pneumatici e magari di quattro pennacchi neri con le piume di struzzo sul tetto. Anche se è già splendida così. Il mezzo è usato anche per alcuni raduni di veicoli storici della zona, riscuotendo curiosità e apprezzamento, oltre a un prevedibile stupore da parte di alcuni data la tipologia di veicolo. Personalmente ritengo che l’esempio della famiglia Bottacin sia un’ottima soluzione per valorizzare un veicolo magari dimenticato nel garage, anche se ciò non deve far pensare a coloro che volessero vendere

il loro vecchio carro, che questo possa avere valori economici importanti. Anzi, da appassionato devo ammettere che la nostra mentalità italiana non permette di poter trovare appassionati in grado di restaurare e usare questi mezzi al di fuori del settore di appartenenza.

Continua il nostro viaggio alla scoperta delle autofunebri utilizzate in passato dagli impresari italiani. In ogni numero vi presentiamo alcuni modelli grazie all’analisi di Marco Sambataro, modellista ed esperto di autofunebri d’epoca.

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