// L’Editoriale
L’Editoriale
di Maria Luisa Mastrogiovanni
nasce il primo magazine interattivo, ipertestuale, multimediale, personalizzabile. un giornale di frontiera che percorre le frontiere dell’informazione
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Ci siamo. Ecco il primo magazine del Salento interattivo, ipertestuale, multimediale. In linea con le tendenze editoriali mondiali, anche nel Tacco d’Italia la carta dialoga con il web. Che si tratti di inchieste, articoli di approfondimento, rubriche e opinioni, i lettori troveranno sulla pagina il link per proseguire poi, sul nostro quotidiano on line www.iltaccoditalia.net, l’aggiornamento della notizia che più interessa; lo spazio per discuterne in un forum dedicato; per commentarla insieme agli altri cyberlettori. Un dialogo, appunto, tra carta e web e tra giornalisti e lettori, che in un ciclo continuo si alimenta l’uno dell’altro, in un’agorà aperta 24 ore su 24. Non si tratta di un “travaso” di notizie dal quotidiano al mensile o viceversa, o della pubblicazione on line delle pagine del giornale cartaceo, secondo un’impostazione superata, che pure molti quotidiani nazionali e internazionali utilizzano. Si tratta di due canali diversi che mantengono ciascuno le peculiarità proprie del mezzo, riuscendo ad interagire creando, nell’interazione, nuovi flussi informativi, mettendo sempre il lettore al centro. Sia il quotidiano, sia il mensile, rimangono fortemente legati alla prima linea traccia-
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ta cinque anni fa: mezzi d’informazione dal basso. Creati nel basso Salento, con un forte radicamento sul territorio, guardano i poteri dal basso in alto, cioè dal punto di vista dei cittadini, facendo le domande che questi non possono fare, senza smettere mai di chiedere perché, chiedendo conto a chi occupa poltrone, di ciò che si fa, documentandosi, facendo parlare i fatti, in uno stile semplice e stringato. Niente di speciale, in fondo. Facciamo i giornalisti e, grazie al web, diamo la penna direttamente alle persone. Che scrivono e pubblicano sul nostro quotidiano on line, senza filtri, se non quelli della buona educazione. Ecco, si può sintetizzare così il forte legame tra il Tacco in edicola e il Tacco on line: diamo la penna ai lettori. Questi possono addirittura costruirsi il proprio giornale personalizzato, trovandoselo la mattina sul proprio desk e parlare con la redazione al telefono tramite la rete in tempo reale e gratis, attraverso meccanismi già a disposizione sul nostro Tacco on line e che qui è tedioso illustrare. Insomma, stiamo percorrendo il crinale delle frontiere dell’informazione del futuro, precorrendo i tempi.
DIRETTORE RESPONSABILE: Maria Luisa Mastrogiovanni
CULTURA&PERSONE
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GOLEM, FOTOPROTESTA, LETTERE AL DIRETTORE
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TERZOGRADO GIORGIO ROSARIO COSTA di Francesco Ria, LINK
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BOLLETTINO DEI NAVIGANTI di Mario de Donatis LO STRANIERO di Guido Picchi ALL’INCROCIO DEI VENTI di Antonio Lupo
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LA CITTÀ INVISIBILE di Enzo Schiavano L’ERBA CATTIVA di Crazy cat & Mad linx L’ARIA CHE TIRA di Luisa Ruggio QUESTIONE DI LOOK, IPSE DIXIT, CURIOSITA’ CONTROCANTO ospita Walter Baldacconi: Essere, avere e le modernità da cogliere per sentirsi all’altezza
VEDIAMOCI CHIARO
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COPERTINA // INCHIESTA IL GIOCO DELLE COPPIE di Laura Leuzzi ATTUALITÀ // SALENTO MASSONE di Giuseppe Finguerra DOSSIER // “VERDE” SPERANZA di Cesare Mazzotta ATTUALITÀ // LA GENERAZIONE DELLE SCHIAPPE di Flavia Serravezza
Anno V - n. 44 - Febbraio 2008
EDITORE: Nerò Comunicazione - Casarano - P.zza A. Diaz, 5
IDEE DAL TACCO
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il mensile del salento Iscritta al numero 845 del Registro della Stampa del Tribunale di Lecce il 27 gennaio 2004
sommario
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Ed è così emozionante farlo qui, per voi, con voi, in provincia, in trincea. Ogni giorno più di diecimila lettori affezionati dialogano con il Tacco e fanno crescere la nostra community, scegliendoci nel magma di informazioni disponibili sul web. Per questo, poiché hanno il mondo a disposizione, potendo attingere a qualunque fonte d’informazioni, esigono da noi pertinenza con l’identità della testata (quindi forte caratterizzazione territoriale), rigore nella verifica delle notizie, approfondimento continuo. Si costruisce dunque, anche nel Salento, un reale strumento di democrazia attraverso il mezzo virtuale del web. Uno strumento reale le cui condizioni d’esistenza furono poste 60 anni fa, quando entrò in vigore la Costituzione italiana. Moderna e sorprendente. Bella, ancora oggi non presenta rughe. Auguri a tutti noi e speriamo di continuare a meritarcela.
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COSTUME // CAREMMA, CANDELORA E PURGIANELLO di Irene Toma COSTUME // SAN VALENTINO AL TEMPO DELLE MELE di Laura Leuzzi CULTURA // PERDERSI A FINIBUSTERRAE di Antonio Lupo ECONOMIA // SKY 952. IL BELLO DEL SALENTO di Margherita Tomacelli
PAESE CHE VAI
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LECCE E DINTORNI // LECCE ON LINE? VIRTUALE di Giovanni Di Stefano CASARANO E DINTORNI // CHI L’HA DETTO CHE NON HO L’ETÀ di Enzo Schiavano GALATINA E DINTORNI // IL “CAVALLINO BIANCO” E NERO di Valentina Chittano GALLIPOLI E DINTORNI // I SAMARI CHIEDONO AIUTO di Flavia Serravezza MAGLIE E DINTORNI // CURSI // LÌ DOVE TUTTI SI SENTONO A CASA di Irene Toma NARDÒ E DINTORNI // STORIE D’EROI D’ARNEO di Antonio Lupo TRICASE E DINTORNI // CI RIUNIAMO A CHIRU CAPU di Irene Toma
HANNO COLLABORATO: Mario Maffei, Laura Leuzzi, Guido Picchi, Enzo Schiavano, Mario De Donatis, Antonio Lupo, Francesco Ria, Giuseppe Finguerra, Flavia Serravezza, Luisa Ruggio, Cesare Mazzotta, Margherita Tomacelli, Irene Toma, Giovanni Di Stefano, Valentina Chittano FOTO: Dove non segnalato archivio del Tacco d’Italia REDAZIONE: p.zza Diaz, 5 - 73042 Casarano - Tel./Fax: 0833 599238 E-mail: redazione@iltaccoditalia.info PUBBLICITÁ: marketing@iltaccoditalia.info - tel. 3939801141
Unione Stampa Periodica Italiana Tessera n° 14705 STAMPA: Stab. grafico della CARRA EDITRICE Z. I. - Casarano (Le) ABBONAMENTI: 15,00 Euro per 12 numeri c/c n. postale 54550132 - intestato a Nerò Comunicazione P.zza Diaz, 5 - 73042 Casarano - abbonamenti@iltaccoditalia.info IL PROSSIMO NUMERO IN EDICOLA IL 1° MARZO 2008
// Opinioni dal Tacco GOLEM
LETTERE AL DIRETTORE
Antonio Conte, allenatore Bari
Antonio Conte, leccese di 38 anni, è stato orgoglio. Da qualche settimana Conte è il uno dei calciatori italiani più forti e vinnuovo allenatore del Bari e da allora è il centi degli anni ’90. Capitano della “rinnegato” per eccellenza. Per ironia della Juventus fino al 2002 (anno in cui la sua sorte è stata proprio la traumatica sconfitfascia passò a Del Piero), Conte ha vinto ta 0-4 nel derby con il Lecce ad averlo cinque scudetti e una Champions League portato alla corte dei “galletti”. (o forse si chiamava ancora Coppa dei Ora qualcuno chiede di stemperare i toni Campioni?). Centrocampista centrale di per non alimentare la violenza. piccola statura, pochi capelli ma grandi Ma se al calcio togliamo anche le storiche polmoni, ha sempre mostrato in campo rivalità e il gusto dell’aneddoto, che cosa grinta, determinazione e una capacità rea- rimane? Che c’entra sfottere Conte con i lizzativa notevole per un mediano (ben 44 teppisti che funestano il calcio? goal, incluse un paio di spettacolari roveQuesto mese il Golem augura quindi a sciate “alla Pelè”). A fine carriera si vantaConte buon lavoro e una pronta retrocesva di aver vestito due sole maglie: quella sione in serie C. della Juventus che lo lanciò stabilmente anche in Nazionale (massimi traguardi: due finali perse ai Mondiali ’94 ed Europei 2000) e quella del Lecce che lo fece esordire nel 1986. Eppure Antonio Conte non è mai stato amato nella sua città, neanche dagli juventini. Nessun tifoso del Lecce gli ha mai perdonato la plateale esultanza sotto la Curva Nord del Via del Mare in occasione di un suo goal contro il Lecce nel 1997. “Ero appena rientrato da un lungo infortunio”, si difese allora Conte. Come il suo illustre predecessore Franco Causio, appena giunto a Torino, l’Antonio nosciu sembrò voler rimuovere le sue radici salentine. Accusa che si faceva feroce se accostato a un altro campione del Ce n’è per tutte le collezioni. Il negozio di abbigliamento giovane “Ranch” con sede a Casarano non salta vivaio giallorosso, Checco Moriero: una stagione per la pubblicità: e così, manifesti 6x3, firmati “Ranch jeans & fashion” si avvicendano di un’onorata carriera in grandi club e mese in mese sulla favorevole posizione del muro di via Isonzo, all’uscita dell’istituto superiore per salentinità rivendicata sempre con geometri. Il muro, appunto. Ben in vista e, soprattutto, gratuito. Non una plancia foto protesta autorizzata e a pagamento, fatta apposta per la pubblicità. Che cosa fa pensare ai titolari di Ranch che una tale pratica sia Vi proponiamo tre lettere, selezionate tra le tante arrivate in redazione. Potrete leggerle nella loro versione integrale collegandovi al nostro quotidiano on line www.iltaccoditalia.net, nella sezione “Lettere e lettori”. loro concessa? Ringraziamo tutti per l’interattività e la tempestività con cui commentate fatti e misfatti di cui siete testimoni. Qualcuno, almeno, risarcisca il muro! Oggi dovevo essere a Maglie per le 10.30. Ottimo! Rispetto alla lettera al direttore “Un frate contro i Da Lecce c’è un treno alle 9.43, arrivo previsto neopentecostali” pubblicata sul numero di luglio 10.18, recita l’orario ferroviario invernale feriale. 2007 ho da puntualizzare quanto segue: la A Campi si organizza da anni “la settimana del Alle 10.05 finalmente si parte. Arrivo a Maglie alle Comunità Nuova Pentecoste non è una setta, ma libro”. In coda al programma del 2007 è stata 11. Non tanto male poi! Solo tre quarti d’ora di una comunità cristiana e cattolica con statuto prevista la presentazione del libro di Vladimir ritardo per fare pochi chilometri. A bordo le carregolarmente approvato dalla Chiesa; una setta Luxuria. rozze sono piene, tutti a chiedersi, ma con umiltà non potrebbe mai essere accolta in un luogo Il Sindaco ed altri consiglieri comunali, anche di e rassegnazione, il perché di questo destino. Vana sacro; un vero frate non diffonderebbe mai per AN, hanno apprezzato il discorso dell’onorevole, è ogni logica! mezzo della stampa notizie accusatorie contro superando le loro precedenti opinioni di chiusura La ferrovia salentina fu anche tema della campaaltri frati, ma si rivolgerebbe alle preposte gerarverso le ragioni e le aspettative delle “coppie di gna elettorale del presidente Giovanni Pellegrino, chie interne della Chiesa; nel Convento dei Frati fatto”, che si apprestano a “riconoscere”. che consumò due giorni in viaggio, con cameraMinori di Casarano si prega e si medita in lingua Forza Italia ed An hanno proposto la censura man al seguito, verso il sud Salento per saggiare italiana, con la possibilità per ognuno di usare la verso gli amministratori di Campi col deferimento in nuce le qualità di quello che, giustamente, con- propria lingua madre; il falso frate invita tutti ad ai “Probi Viri”. siderava uno strumento essenziale del suo nuovo andare in piazza San Francesco a Casarano, nel Qual destino è riservato agli eretici amministraSalento. La chiave di volta di una stagione di proConvento dei Frati Minori, per vedere con i propri tori? gresso, dove mobilità, turismo e marketing territoocchi. Benissimo! Venite tutti in questo luogo Il defenestramento? riale si sarebbero strettamente coniugati. Nulla sacro a pregare e lodare il Signore. Giacomo Grippa, UAAR, Antonio Romano purtroppo è cambiato. Unione atei ed agnostici, circolo di Lecce Membro Comunità Nuova Pentecoste Mauro Marino www.iltaccoditalia.info/sito/index-a.asp?id=3871 www.iltaccoditalia.info/sito/index-a.asp?id=3760 www.iltaccoditalia.info/sito/index-a.asp?id=3899 il tacco d’Italia
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// Opinioni dal Tacco di FRANCESCO RIA f.ria@iltaccoditalia.info Indipendentemente da ciò che riuscirà a fare il neopresidente Marini, che cosa è meglio a suo parere per il Salento: elezioni anticipate o un governo di transizione che possa sancire le riforme necessarie? “Sono necessarie le elezioni anticipate. Se il Parlamento fosse stato in grado di fare una buona legge elettorale, l’avrebbe fatta. Questa situazione di attesa mette il Paese nella condizione di segnare il passo mentre il mondo corre”. Nuove elezioni non costituirebbero una pesante spesa per un’Italia che già deve tirare la cinghia? “La spesa per una consultazione elettorale è veramente limitata rispetto ai danni che provoca la condizione di ingovernabilità e di mancata fiducia del resto del mondo nei confronti dell’Italia”. Ha in mente di ricandidarsi alle prossime elezioni? “Credo che lo vogliano anche gli elettori che hanno votato, più di tutti, Giorgio Costa”. Lei ha ricoperto la prestigiosa carica di presidente della Commissione Finanza del Senato. Che cosa pensa di Giorgio Benvenuto, che la ricopre attualmente? “Penso che faccia del suo meglio. Sono le politiche governative che rendono impossibile l’esercizio di una funzione parlamentare così importante”. In quanto senatore della Repubblica e presidente dell’Ordine dei dottori commercialisti, si è mai sentito parte di una casta? “Mai. Ancora oggi, quando mi chiudo in me stesso, mi trovo in comunione spirituale con la povera gente”. Lei non è mai stato sfiorato da problemi giudiziari. Si considera parte di una generazione fuori moda o sono necessarie ancora oggi certe caratte-
giorgio rosario costa
terzo grado
INDOVINA CHI E’?
La soluzione a pag. 46
commenti e opinioni da
www.iltaccoditalia.net
Solo io, la regina delle papere, posso sapere come sia vivere quando tutto ti sfugge di mano... Niente filosofia, sia chiaro, parlo di bicchieri, piatti, telecomandi... fino al giorno in cui ti accorgi che il tuo cellulare fantastico ti è scivolato giù dal secondo piano. E’ inutile, potrai cercare in eterno qualche nuovo modello che rimpiazzi quello, puoi ripeterti in eterno che in fondo lo usavi già da tanto ed era ora di cambiarlo, ma dentro di te sarà sempre insostituibile e ti chiederai come hai fatto a lasciarlo andare via così... sorella @ 20:44-25.1.08 http://www.iltaccoditalia.info/blog/commenti.asp?id=204 commento al blog “Sex and the city”di Laura Leuzzi Anch’io ho subìto, come tanti cittadini, problemi di consegna della posta ed anch’io ho telefonato al numero di Casarano su suggerimento del direttore dell’ufficio postale di Ugento, ma mi son sentito dire chiaramente “scusi, lei non deve rivolgersi a me, ma al suo sindaco”. Ho riflettuto su questa risposta e ho concluso che obiettivamente è giusta, perchè in fondo il sindaco è la massima rappresentanza responsabile di tutto quello che accade sul proprio territorio. Uccio @ 20:13-24.1.08 http://www.iltaccoditalia.info/sito/commenti.asp?id=3941 commento alla news “Non c’è posta per te”
Giorgio Rosario Costa, senatore Forza Italia, Matino
ristiche morali per fare politica? “Noi di una certa generazione siamo stati fortunati perché abbiamo avuto le mamme ed i maestri, che ci hanno messi nelle condizione di capire che si vive bene facendo il bene. Le nostre mamme non saranno state laureate però avevano forti principi di moralità”. Forza Italia conta un alto numero di inquisiti e condannati. Perché il partito, in vena di rinnovamento, non pensa ad un codice deontologico per l’accesso alla candidatura? “E’ così per tutti i partiti. Prima del codice deontologico ci dovrebbero essere la legge dello Stato e la legge morale. Quando un individuo non sente queste due leggi, allora il codice deontologico non ha senso”. Lei sembra certo della vittoria del centrodestra alle prossime elezioni. Il centrosinistra è stato così deleterio per il Paese? “Il centrosinistra ha fatto molto male. Quando Berlusconi era al governo si diceva che i cittadini non arrivavano alla quarta settimana del mese. Ma negli ultimi periodi è stato difficile anche arrivare alla terza settimana. I dati Istat dicono che l’Italia si è impoverita sempre di più. E i soldi del Tesoretto sono stati utilizzati per accontentare i pochi”. Non salva proprio nulla del Governo Prodi? “Posso salvare le persone. Mi rifiuto di pensare che Prodi non sia un bravo governante. Ma non si fa il bene del Paese quando le minoranze prevalgono sulle maggioranze”.
il tacco d’Italia
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Può sembrare facile parlare di ottimismo, ma non lo è; ci sono periodi in cui tutto pare andare storto; ad una figura istituzionale come quella del presidente della Repubblica spetta il compito di infondere nei cuori della popolazione la voglia di tornare a sperare; l’importante è che, poi, alle promesse e alle speranze seguano i fatti; forse è giusto crederci, almeno ad inizio anno. Clelia @ 9:48-2.1.08 http://www.iltaccoditalia.info/sito/commenti.asp?id=3749 commento all’approfondimento “Fiducia e ottimismo nel discorso di Napolitano” Ma se a Lecce non c’è neppure spazio per muoversi in auto... cosa pretendono di fare?!!! E poi i leccesi di città sono troppo comodi per usare un mezzo pubblico!!! martina @ 16:33-23.1.08 http://www.iltaccoditalia.info/sito/commenti.asp?id=3925 commento alla news “Lecce tra filobus e trasporti” E bravo il senatore Barba! Se lì in aula si perde tempo, rinunzi proprio ad andarci. Convinca, anzi, i suoi colleghi a seguire il suo esempio: forse le cose in Italia andrebbero di gran lunga meglio. maurizio @ 19:59-19.1.08 http://www.iltaccoditalia.info/sito/commenti.asp?id=3894 commento alla news “Barba: in aula è una perdita di tempo” La situazione in Campania è davvero allarmante; spero che in Puglia non si tocchino mai quei livelli di degrado; però basta farsi un giro in certe città (vedi Gallipoli o la stessa Lecce) per vedere che la situazione è grave. Marzia @ 10:57-8.1.08 http://www.iltaccoditalia.info/sito/commenti.asp?id=3799 commento alla news “Rifiuti. Poli: ‘La Puglia sulla strada della Campania’”
di MARIO DE DONATIS m.dedonatis@iltaccoditalia.info
se una vita che nasce non è solo una questione privata
La Chiesa Cattolica difende la vita, sin dal primo concepimento e da sempre, perché la persona, composta di anima e di corpo, creata ad immagine e somiglianza di Dio, è da onorare. Tale fede ha ancor più alimentato quella “sacralità della vita” che appartiene a tanta parte della cultura laica, anche a quella che non percepisce o esclude visioni soprannaturali. La nostra Carta Costituzionale, in cui si riconoscono le richiamate, diverse, sensibilità politico-culturali del Paese, rappresenta la testata d’angolo per la edificazione di una Comunità in cui siano salvaguardate la dignità della persona e la sfera delle libertà individuali. Tanto impone un sistematico processo di attualizzazione del quadro legislativo che, nel coniugare responsabilità personali e diritti civili, sia rivolto alla realizzazione del disegno costituzionale, alimentato da quei valori fondativi, semi fecondi che racchiudono potenzialità, per tanti versi, ancora inespresse. In tale contesto, far maturare una più forte consapevolezza che una vita che nasce non è solo un fatto privato, che impegna, in via prioritaria, i genitori, ma, ancor più, un evento di cui si deve far carico anche la Comunità, è questione ineludibile. Ci sono da affrontare aspetti di ordine giuridico (che riguardano la sfera dei diritti civili e quella delle responsabilità personali) e valuta-
zioni di ordine economico-finanziario; ma il percorso da intraprendere, l’obiettivo da perseguire, è quello di tutelare una nuova vita, prevenendo, nei limiti delle umane possibilità, le cause di emarginazione. Tanto mi porta a chiedere: un’assicurazione obbligatoria per un figlio che nasce (con premio da porre a carico dei genitori, riconosciuti in quanto tali, o, tutto o in parte, a carico dello Stato) è praticabile? Lascio l’approfondimento ai lettori, agli esperti, ricordando a me stesso che, oggi, c’è più attenzione per un’auto da immatricolare che per un figlio che nasce. Di certo, alla luce delle nuove frontiere, che tecniche legislative e strumenti assicurativi sono in grado di offrire, penso sia doveroso riaffrontare materie eticamente sensibili. Il pensiero va alla legge sul divorzio, a quella sull’aborto ed a tutte quelle disposizioni normative che hanno attinenza con tali questioni. Non per riaprire antiche conflittualità, ma per tracciare nuovi percorsi, per far avanzare il nostro Paese in termini di civiltà. Rivisitare la legge sul divorzio e quella sull’aborto per salvaguardare la nascita di una nuova vita e per tutelarla fino alla maggiore età penso sia questione cara al cuore di tutti. Si tratta di studiare per poi porre in essere nuove modalità e articolate strumentazioni per
di GUIDO PICCHI g.picchi@iltaccoditalia.info
di ANTONIO LUPO a.lupo@iltaccoditalia.info
Inviate i vostri inediti (poesie, racconti brevi) a Il Tacco d’Italia, p.zza Diaz 5 Casarano; oppure a redazione@iltaccoditalia.info e a.lupo@iltaccoditalia.info. Verranno selezionati da Antonio Lupo, docente di materie letterarie
All’immensità di Maria Stella Falco
All’immensità penso, e noto il suo essere un’entità mentale; il suo essere qualcosa a cui pensiamo solo per illuderci di essere all’altezza di ciò che non ci appartiene. Ruffano, lì 21 novembre 2006 (ore 18.10)
assicurare alle nuove generazioni migliori condizioni di vita, prevenendo i pericoli di tante forme di emarginazione, per far sì che nessuna persona possa essere esclusa dal coltivare le aspettative che una esistenza offre. E tanto, soprattutto, quando dovesse venire a mancare il naturale contesto familiare e, con questo, gli stessi riferimenti educativi che consentono ad una vita lo sviluppo della propria personalità. Ho motivo di ritenere che le forme assicurative, in precedenza richiamate, possano concorrere a rendere (per i figli) meno traumatico il divorzio, più responsabile la maternità e la paternità ed a far sì che “il diritto all’aborto” non sia vissuto come “strada obbligatoria” imposta da difficoltà di ordine economico La tematica affrontata non è solo questione etica, che attiene alla dignità della persona, è, anche, questione “economicamente sensibile” che incide sulla vita della Comunità. Quante dignità ferite, quanti ostacoli all’affermazione del principio di “pari opportunità” ma, anche, quali e quanti costi sociali conseguenti alle forme di emarginazione vissute da tanti! Polizze obbligatorie o soluzioni in grado di superare le ben note ingiustizie, a cui è esposta, ancora oggi, una vita nascente, rappresentano la nuova frontiera di un Paese civile.
la fine dell’innocenza Questo ultimo lembo di terra sembra dimenticato da Dio. Sembra, a chi non sofferma lo sguardo dell’anima sull’armonia che permea i luoghi e le persone. Non a caso il turista affrontava tante “difficoltà” pur di godere il privilegio di soggiornare tra ulivi e pietre ordinati da secoli di lavoro prezioso. Bisogna capire che era la semplicità dei luoghi mescolata con la complessità dei riti che faceva di questa cultura e di questa terra un’interpretazione del paradiso tanto ambito per chi viveva nel caotico mondo “sviluppato”. il tacco d’Italia
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Ora che imperano anche qui (o almeno ci provano sempre più) il capitalismo e la modernizzazione, tutto questo si sta perdendo. Siamo alla svolta decisiva: o turismo o progresso. Non penso che lo sviluppo turistico tanto osannato possa continuare di pari passo con lo sviluppo ‘economico’ dato da industria e capitalismo. “Ogni incipit è di per sè una fine”.
LO STRANIERO
A L L’ I N C R O C I O D E I V E N T I
BOLLETTINO DEI NAVIGANTI
// Opinioni dal Tacco
l’aria che tira
a lecce movida in bilico La movida leccese rischia di brutto. Ad annunciare il fantasma del coprifuoco una sentenza del Tar di LUISA RUGGIO che fa leva sulla destil.ruggio@iltaccoditalia.info nazione d’uso dei palazzi del centro storico: al piano terra non potrebbero esserci locali. Diciamo che, in senso poetico, i nulla osta rilasciati ai pub e affini che funzionano da anni non hanno più validità delle storielle raccontate dalle nonne. Gli addetti ai lavori si aspettano che sia il Comune di Lecce a risolvere la situazione di scacco, qualsiasi residente del centro storico altrimenti - impugnando la sentenza in una causa contro un locale per molestie alla quiete del piano di sopra - potrebbe causare la perdita di somme fantastiche ai salvadanai di Palazzo Carafa. Male che vada la movida si farà in piazza dove al piano di sopra vive solo Sant’Oronzo, si organizzeranno festicciole con lampadine e musicanti e le donne porteranno il fazzoletto anche dopo le fatidiche notti della taranta e della parasaula. Al momento è stallo assoluto prima della tempesta, la birra continua a salire nel sangue dei salentini che si spingono nella sfida di albe turbolente e mondane. I residenti del centro storico, che da tempo hanno appeso al chiodo la romantica schioppetta, non intendono incorporare le nuove abitudini della città e auspicano una Lecce addormentata alle 9 di sera e moderna. Non se ne curano i titolari degli storici saloon salentini, ormai sicuri che nulla impedirà ai clienti di far girare l’unica economia che sembra funzionare in questo bordo di mondo: la
RETROSCENA. Il momento è solenne. Benedetto XVI sarà a Santa Maria di Leuca il prossimo giugno ma pare che a nessuno importi. Le Istituzioni civili, dalla Regione in giù, non hanno ancora in mente di organizzare alcunché e tutto tace. Certo, il Santo Padre non sarà il massimo della brillantezza e il suo tono di voce non aiuta, ma farsi sorprendere mentre si schiaccia un pisolino, non è esattamente da Galateo. Il rischio è fare una figuraccia in mondovisione. Sveglia!
bevuta e il cazzeggio notturno. Ora la fisarmonica tocca all’assessore Marti. A lui, indomito, il compito di uscire da questa sentenza costrittiva senza perdere le mutande, come dicono i commercianti.
L’ERBA CATTIVA
// Opinioni dal Tacco
Bisognava pensarci da tempo, a dirla tutta. Ai nottambuli inveterati la dignità delle notti dentro pub all’inglese che col Salento però non s’è mai capito che cosa c’azzeccano. Cin cin!
di ENZO SCHIAVANO e.schiavano@iltaccoditalia.info
comitato contro e comitato pro domo loro Casarano. In ogni angolo del pianeta, da diversi anni, si dibatte di energia alternativa. I governi dei paesi industrializzati, sottoscrittori del “Protocollo di Kyoto”, si sono impegnati a ridurre drasticamente entro il 2020 le emissioni di elementi inquinanti per diminuire gli effetti dei gas serra. Per raggiungere questo risultato, ambienti scientifici e associazioni ambientaliste sono concordi nel proporre, insieme al solare e all’eolico, anche gli impianti a biomasse come opportunità per la produzione “pulita” di energia e carburanti. A Casarano di recente è nato un comitato cittadino contro la costruenda centrale a biomasse. Il suo obiettivo primario è informare i cittadini “in modo serio ed approfondito sulle opportunità ma, soprattutto, sulle conseguenze legate alla possibile realizzazione dell’impianto” (così recita un comunicato). Contestano l’impianto, in sostan-
za, presentandolo come possibile strumento inquinante, alla stessa stregua di un inceneritore (l’oncologo Umberto Veronesi, per inciso, sostiene che i moderni termovalorizzatori non inquinerebbero). La prima opportunità, intanto, sembra essere stata colta dai promotori del comitato. Grazie al progetto della Italgest, infatti, hanno trovato ottimi argomenti per lanciare la campagna elettorale per le Amministrative 2009. A questo sembra servire l’iniziativa. E infatti chi tira le fila nel comitato? Noti esponenti politici locali dell’opposizione (consiglieri comunali, responsabili politici, dirigenti di partito), un imprenditore che, oltre ad avere interessi nello stesso settore economico, ha in animo di presentarsi alle elezioni come candidato sindaco del centro-destra; un paio di consiglieri comunali di maggioranza. Tutti danno per scontato, senza il tacco d’Italia
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nessun fondamento scientifico, che la centrale inquinerà il Salento. Il comitato non sembra, invece, aver colto la vera questione che comporta la realizzazione di una centrale alimentata ad olio di girasole (prima si parlava di 25 Mw, ora di 12 Mw): se si tratta, cioè, di un impianto che valorizza le risorse locali; se, come sembra certo, l’olio viene importato da paesi extraeuropei; se le biomasse provengono da foreste primarie. Tra l’altro, autorevoli esperti della materia sostengono che per alimentare una centrale così (non dimentichiamo che ne sorgerà un’altra a Lecce di uguali dimensioni) non basterebbero, per coltivare girasoli, tutti i terreni disponibili dell’intera regione. Per i promotori del comitato non è questo che conta, ma la visibilità in vista delle elezioni.
//Copertina //Inchiesta //Scambisti salentini ENTRA ANCHE TU NELLA COMMUNITY DEL TACCO D’ITALIA E DISCUTI DI QUESTO ARGOMENTO SU WWW.ILTACCODITALIA.NET
FINGENDOCI DEL “GIRO”, ABBIAMO LASCIATO UN ANNUNCIO SUI SITI DI INCONTRI PER ADULTI WWW.LAURAX.IT, WWW.LECCE.KIJIJI.IT, WWW.ANNUNCI69.IT E RISPOSTO AD INSERZIONI GIÀ ON LINE. DOPO UNA SETTIMANA, AVEVAMO MATURATO 18 CONTATTI, TRA COPPIE E SINGOLI, E UNA BUONA ESPERIENZA (VIRTUALE) DEL SETTORE
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iamo entrati nel mondo degli scambi di coppia. Scoprendo, da dentro, tutto ciò che c’è da sapere sulla trasgressione sessuale made in Salento. Ovvero i siti internet, le abitudini, i luoghi di incontro. Non solo. Leuzzi ha realizzato un reportage trascorrendo, da cronista, ovviamente, una serata in un club privè, “Il ritrovo” di Francavilla Fontana, dove nessun giornale ha mai messo piede. Nel corso del nostro viaggio anonimo all’interno dei siti internet dove si incontrano i salentini per scambiarsi le coppie, alla giornalista sono stati offerti soldi in cambio di prestazioni sessuali. E’ stato a lei riferito che è prassi che questo accada, tanto che diversi annunci parlavano di “rose” da offrire, cioè euro. E’ stata contattata anche da un sedicente minorenne (dopo una verifica incrociata tramite fonti web, siti e blog frequentati da adolescenti, sembrerebbe essere veramente tale), che si proponeva agli adulti (pare lo avesse già fatto in altre occasioni), come un diversivo “esotico”. Laicamente abbiamo fotografato una realtà florida, come presenze e giro d’affari, tra le più vivaci dItalia. Non vogliamo tessere un discorso sui Valori (Walter Baldacconi in Controcanto, pag. 46, lo ha fatto egregiamente). Tristi: è l’unica parola che ci viene in mente per sintetizzare il nostro pensiero su queste relazioni hardcore tra virtuale e reale.
S
MLM
di LAURA LEUZZI l.leuzzi@iltaccoditalia.info
“Sogno o son desta?” si è chiesta la sonnolente provincia di Lecce lo scorso 3 gennaio, svegliandosi di soprassalto dal sonno ovattato dei giorni di festa. I quotidiani in edicola hanno gridato allo scandalo (altrettanto hanno fatto le piazze, i bar, i saloni dei barbieri): una donna di Aradeo ha denunciato il marito per averla costretta a rapporti sessuali con estranei in cambio di prestazioni professionali (dentistiche, soprattutto) gratuite. La notizia ha stuzzicato l’interesse della gente, anche perché pare che del giro degli scambi di coppia in questione facessero parte i cosiddetti “insospettabili”, ovvero professionisti dai nomi che contano. La signora di Aradeo ha fornito ai carabinieri di Gallipoli e alla Procura di Lecce, che si occupano delle indagini, le identità di costoro, alcune sue foto in pose erotiche e svelato il sito internet (www.laurax.it) attraverso il quale sarebbero avvenuti i contatti. Fin qui sono arrivati tutti. Da qui, cioè da www.laurax.it, siamo
il gioco de partiti noi, per farci un’idea più precisa su come funzioni il “giro” degli scambi di coppia, considerando l’eventualità che dietro quelli che possono apparire innocui siti di incontri si possano celare reati come le violenze sessuali, la pedofilia, la prostituzione. Dopo aver letto gli annunci pubblicati (ce ne sono 120 per “Lecce”) e sbirciato le foto degli inserzionisti su laurax.it, abbiamo esteso il nostro raggio d’azione, cercando analoghi siti che facilitassero gli “incontri”. Trovarli non è difficile. Basta digitare le parole magiche “incontro” e “Lecce” su un qualunque motore di ricerca e la sfilza di link è pronta. Così abbiamo scoperto il sito www.lecce.kijiji.it, versione leccese del celebre portale www.kijiji.it, che conta un totale di 935 annunci per adulti, divisi nelle cinque sotto-categorie di “Donna cerca uomo”, “Donna cerca donna”, “Uomo cerca donna”, “Uomo cerca uomo” e “Coppie”. In successive navigazioni ci siamo imbattuti in www.annunci69.it, il cui nome è già un programma. il tacco d’Italia
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La copertina di questo numero del Tacco d'Italia è stata realizzata da Max Hamlet Sauvage. Per saperne di più su di lui vai su www.iltaccoditalia.info/sito/index-a.asp?id=66
2007, Max Hamlet Sauvage, “La coppia”
DOPO LE ESPRESSIONI PIÙ SPINTE, LA PAROLA “ROSA” È LA PIÙ GETTONATA NEI SITI DI INCONTRI. SI TRATTA DI UN CODICE CONDIVISO: “ROSA” SIGNIFICA “EURO”. C’È CHI È DISPOSTO A PAGARNE ANCHE 100 IN CAMBIO DI UN RAPPORTO SESSUALE
lle coppie
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“Enfants terribles” photo Patrick G. Bras (Studio Erwin Olaf)
// LAURAX, KIJIJI, ANNUNCI69 Dopo aver girovagato in lungo e in largo per tutte le sezioni dei tre siti, abbiamo deciso di iscriverci. Cioè: fingendoci del “giro”, abbiamo lasciato un annuncio (previa creazione di indirizzo mail ad hoc), che abbiamo composto sull’esempio di quelli presenti on line, e risposto ad inserzioni già pubblicate da altri. “Cerco una coppia (uomo/donna) – abbiamo scritto - giovane e affermata, sono una novizia... desidero due persone dalle esperienze raffinate e sublimi che siano in grado di introdurmi al piacere mai provato finora. Possibilità di coinvolgere anche il mio lui. Io 27 anni; lui 30. Max riservatezza. Max igiene. Zona basso Salento”. Abbiamo postato il nostro messaggio alle ore 19 del 7 gennaio, sperando che attirasse l’attenzione dei net-scambisti. La sera stessa abbiamo ricevuto già cinque mail di risposta, alle quali abbiamo risposto a nostra volta, con l’obiettivo di addentrarci il più possibile nel mondo sconosciuto del sesso trasgressivo. Abbiamo portato avanti il nostro esperimento per una settimana, al termine della quale abbiamo stretto un totale di 18 contatti (dieci con coppie, otto con singoli; provenienza l’intero Salento) e maturato un’esperienza sufficiente per poter trarre alcune fondamentali conclusioni.
ENTRARE IN UN SITO DI INCONTRI PER ADULTI È SEMPLICISSIMO, ANCHE PER UN MINORENNE. BASTA DICHIARARE DI AVER COMPIUTO 18 ANNI. INFATTI, APPENA TRE ORE DOPO AVER “POSTATO” IL NOSTRO MESSAGGIO, SIAMO STATI CONTATTATI DA MARCO, 16 ANNI APPENA COMPIUTI
// ATTENZIONE, BABY A BORDO 1910. Egon Schiele, “Nudo disteso”
SE SON “ROSE”, FRUTTERANNO. COME DIRE “SESSO A PAGAMENTO” Escludendo le espressioni più sfacciatamente riferite al sesso, in alcuni casi decisamente volgari, la parola “rosa” è la più gettonata nei siti frequentati dai netcacciatori di emozioni. Molti inserzionisti promettono nei loro messaggi un “congruo” numero di rose, molti ne offrono interi fasci in cambio di un po’ di compagnia E’ stato pinkos73, uno dei nostri primi contatti su kijiji.it, a spiegarci la chiave di lettura di tanta presenza di rose, menzionando, nella mail in risposta al nostro annuncio, la “possibilità di offrire rose”. Quando gli abbiamo chiesto che cosa significasse la sua proposta, ci ha tradotto quel codice condiviso dalla community: “Le rose??? Sono gli euro… ma no tantissimi”; più in là nelle conversazioni ci ha svelato di essere disposto ad offrirne anche 100; 100 euro, quindi, per un incontro sessuale non ben specificato (“Per le rose si può arrivare anke a 100”, ci ha detto). Marco De Marco (ma il nome è sicuramente inventato, “incontrato”, anche lui, su kijiji.it) si è mostrato più generoso di pinkos73; dopo aver puntualizzato che ognuno avrebbe avuto la giusta ricompensa (“ognuno avrà le rose che merita”), dietro nostra sollecitazione è sceso nei dettagli, offrendoci 100 rose come
compenso-base e lasciando intendere una certa possibilità di far lievitare la cifra (“una partenza di 100 rose, poi si vedrà”). Altri contatti ai quali abbiamo chiesto se avessero mai praticato sesso per soldi ci hanno risposto un fermo “no” mostrando, in alcuni casi, un certo risentimento per la domanda priva di tatto che ci siamo permessi di fare. Questo è accaduto sia per i singoli sia per le coppie, che ci hanno spiegato di trasgredire per il piacere di provare l’ebbrezza dello sconosciuto e non per un tornaconto economico. Non è così per gli autori di altri annunci che abbiamo letto in giro per il portale. Katia, ad esempio, dichiara: “Cerco amici facoltosi possibilmente imprenditori molto generosi per amicizia e poi si vedrà! no perditempo, avari e malintenzionati”. Sempre su kijiji.it non mancano i buoni d’animo che non si negano ai bisognosi, naturalmente chiedendo qualcosa in cambio (“Imprenditore di bella presenza, slanciato, simpatico, offre ad una ragazza universitaria bisognosa il mantenimento, in cambio di poche ore di sesso protetto”) né i consapevoli di come va il mondo (“Certamente so che devo donarti rose rosse. Ricariche, posta-pay o altro ti va?”). il tacco d’Italia
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Entrare in un portale per incontri è semplicissimo per tutti. Anche per chi ha meno di 18 anni. Dei tre siti che abbiamo studiato più da vicino, solo laurax.it, in apertura, chiede al visitatore se sia maggiorenne o meno, spiegando che il contenuto delle varie sezioni è riservato ad un pubblico adulto. Ma questo avvertimento non rappresenta un deterrente perché, una volta letto, il visitatore deve solo dichiarare di aver compiuto la maggiore età per proseguire nella navigazione. Naturalmente, lo può fare anche chi non l’abbia compiuta davvero. E infatti. Il 7 gennaio, appena tre ore dopo aver postato il messaggio su kijiji.it, abbiamo ricevuto la mail di Marco, età 16 anni (“Ciao... ti va di farti toccare da un minorenne? Io Marco, 16 anni con esperienza con ragazze e coppie 25enni... Adoro molto i giochini…”). Nelle successive mail, dalle quali abbiamo appurato che fosse realmente minorenne, Marco ci ha raccontato di aver contattato altre volte gente tramite web (“Kijiji lo uso da 5 mesi, lo uso poco, ma leggo gli annunci ogni giorno. Mi sono arrivate varie proposte, ma nessuna ancora è stata messa in pratica”), di avere anche ricevuto offerte in denaro (“La maggior parte da ragazzi... ma ho detto assolutamente no. C’è chi mi ha offerto anche 100 euro... ma non voglio farlo per soldi ma solo per divertimento!”). E, nonostante abbia negato ogni frequentazione del sito da parte di suoi conoscenti (“NON ci sono assolutamente altri miei coetanei sul sito… anche perchè per legge sarebbe illegale…”), centinaia di minorenni come lui potrebbero muoversi indisturbati tra le insidie dei siti web finalizzati all’incontro tra adulti.
DIMMI DOVE LO FAI. UNA MAPPA DEI LUOGHI siste una vera e propria mappa di luoghi salentini del sesso. Ce ne sono per tutti i gusti (sessuali), all’aperto e al chiuso. Il sito www.annunci69.it fornisce dettagliate indicazioni in merito, con allegato indice di gradimento dei visitatori.
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COPPIE. Bucolici templi dell’amore per coppie esibizioniste e scambiste sono disseminati lungo l’intera provincia. Annunci69.it ne segnala la presenza a Gallipoli (“da Gallipoli proseguire per Mancaversa, superato l’hotel Le Sirenuse dopo 500 metri svoltare a dx”), Otranto (“seguire la segnaletica per il lago, ed una volta arrivati alla torretta di legno per l’avvistamento della fauna, mettersi con le spalle alla torretta e proseguire per il percorso cicloturistico verso dx, svoltare a dx dopo circa 200 mt ed inoltrarsi nella pineta seguendo la strada”), Copertino (“nei parcheggi dello stadio comunale”), Lecce (“parcheggi zona stadio, di sera dopo le 21”; “parcheggi antistanti
nuovi uffici Motorizzazione”; “dietro il Medusa, sulla strada LecceSurbo”; “a San Cataldo, di pomeriggio e sera nella pineta e zona porto”; “da Monteroni andando a Lecce, appena finisce la provinciale subito a destra, in fondo alla pineta a sinistra”) e Maglie (“parcheggio stadio: dalla superstrada Lecce-Maglie, uscita Maglie, proseguire per un chilometro, seguire l’indicazione Stadio”). GAY E BISEX. I ritrovi per omosessuali sono indicati in territorio di Gallipoli (“dopo le Sirenuse Hotel”); a Lecce sono segnalati luoghi frequentati da omo e bisessuali (“sulla strada per andare a Galatina passando
per San Cesario, si arriva ad un bivio dove o si continua per Galatina oppure si gira per Maglie; appena imboccata la strada per Maglie dopo 50 metri c’è il primo parcheggio e se ne trova un altro nel senso opposto di marcia”; “via San Cesario: si arriva da Lecce dopo aver superato il Mercatone Uno, al primo semaforo girare a destra, poi ancora svoltare a destra, quindi proseguire sempre dritti per poi percorrere per pochi metri una strada un po’ dissestata; si parcheggia sulla destra dove si trova una pineta”; “viale Oronzo: a piedi, di sera e notte inoltrata”; “Porta Napoli: a piedi, di sera e di notte”; “davanti alla Camera di
IL SITO WWW.ANNUNCI69.IT FORNISCE UNA MAPPA DETTAGLIATA DEI LUOGHI SALENTINI DOVE PRATICARE SESSO TRASGRESSIVO ED ALLEGA INDICE DI GRADIMENTO DI CHI LI HA SPERIMENTATI. IN PROVINCIA DI LECCE CI SI INCONTRA A GALLIPOLI, OTRANTO, MAGLIE, COPERTINO, LECCE
la prima volta non si scorda mai reportage nel club per scambisti più esclusivo del sud italia Come ci si veste per andare in un club privè? Non avremmo mai pensato di chiedercelo. E invece. Dopo varie prove, abbiamo optato per uno stile elegante ma sobrio, non proprio da primi arrivati ma nemmeno da esperti del settore. Abbiamo lasciato da parte condizionamenti di corridoio aprendoci con sguardo vergine a ciò che avremmo visto e siamo partiti. Destinazione “Il ritrovo”, rinomato club privè di Francavilla Fontana (pare sia uno dei più lussuosi da Roma in giù; bacino d’utenza l’intero Sud Italia), dove nessun giornale ha mai messo piede. Un club privè potrebbe essere un locale come gli altri, perchè nessuno vieta a nessuno di entrare, ordinare un drink, consumarlo ed andar via. Ma, di fatto, nessuno ci va solo per un mojito. Appena arrivati di fronte al cancello di
Commercio: in auto di pomeriggio, di sera e di notte”). Per chi rinuncia senza sacrificio al cielo stellato, il sito consiglia due locali in territorio Lecce città: il “Soft club” ed il “Sole Luna”. Dal sito ufficiale di Federsex (www.federsex.com), la Federazione internazionale per la tutela dei diritti e delle libertà, che riunisce i club privè in Italia e in Europa, siamo venuti a conoscenza del fatto che anche in Salento esiste un locale iscritto alla federazione. E’ “La Luna lap dance” di San Donato, dove si pratica la lap dance ma non lo scambio di coppia. I salentini interessati allo scambismo un tempo potevano rivolgersi al “Divine”, il club privè che sorgeva a Casarano (sulla strada per Ruffano), che ha da poco chiuso i battenti (ne è prevista la riapertura). Oggi, per trasgredire, devono spostarsi fino a Francavilla Fontana. Lì c’è “Il ritrovo”, sede, tra l’altro, del coordinamento politico di Federsex per il centro-sud. Noi ci abbiamo fatto un salto.
ingresso del “nostro” club, questo si apre prima ancora che suoniamo il citofono. La mezzanotte è passata da pochi minuti. Il parcheggio è occupato principalmente da auto di grossa cilindrata cui si aggiungono appena due o tre utilitarie. C’è gente di alto livello. Lo si capisce, oltre che dalle macchine, dalle pellicce e dalle stole tutte paillettes delle signore (e poi dal fatto che il gestore
1999. Una scena tratta dal film “Eyes wide shut” di Stanley Kubrick, con Tom Cruise e Nicole Kidman
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saluti tutti con frasi del tipo “Buonasera professore”, o “Buonasera dottore”). All’entrata consegniamo un documento di identità (siamo maggiorenni) e firmiamo l’autorizzazione a metter piede nel club. Al guardaroba potremmo lasciare il cappotto, ma abbiamo ancora freddo. Non si può dire altrettanto delle signore che si muovono a ritmo di musica (hit da discoteca non troppo spinte) nella sala da ballo a luce soft, dal momento che vestono abiti inguinali laminati dal gusto “primi anni ’80” e calze autoreggenti contenitive (con accanita cellulite a vista) che poco lasciano all’immaginazione. Età media 45 anni. Gli uomini, più sobri, si guardano attorno con l’aria del “maschio-cacciatore”. Si conoscono tutti. Si salutano in maniera affettuosa, con baci e sorrisi di confidenza. Ci guardano incuriositi come dei novellini (ce l’abbiamo scritto in faccia!). Nessuno si
lancia in avances o proposte di alcun tipo. Sono molto discreti; ognuno va per la sua strada. Verso l’una e mezza, ogni uomo prende per mano la sua donna; insieme, iniziano a girovagare per il locale esibendosi in una specie di “danza dell’amore” a noi sconosciuta. Dopo alcuni minuti la sala è vuota. Non è difficile capire dove siano finiti tutti, soprattutto in considerazione del fatto che intorno alla sala centrale, ovvero sul retro e al piano di sopra, ci sono i privè. Per raggiungerli si attraversano corridoi labirintici lasciati totalmente al buio. Mentre si percorrono, si finisce più volte addosso alle persone che procedono nel senso opposto oppure che sono, ferme, addossate ai muri. La gente si sente ma non si vede. E’ così che si sceglie la coppia o il singolo da rendere partecipe delle proprie trasgressioni: in base all’odore, al feeling che si instaura “a pelle”, durante lo “scontro”. Fa parte del gioco.
La sensazione è di mancanza d’aria. Letterale e figurata. I privè sono ai lati dei labirinti. Alcuni hanno porte che si possono chiudere a chiave per il massimo della privacy; altri, solo una tendina in balìa della corrente. Questo implica la possibilità che qualcuno entri in un privè già occupato. Pare che non dispiaccia. All’interno dei privè (piccole stanze da claustrofobia arredate sobriamente) ci sono il letto, vari cuscini, in alcuni casi dei divanetti, e diversi rotoloni di Scottex (i quali abbondano anche nei bagni). Per destreggiarsi nel locale ci vogliono vista ad infrarossi, uno spiccato senso dell’orientamento e buona resistenza ai luoghi affollati e dalla scarsa respirabilità. Noi ne siamo privi. Barcolliamo fino alla fine del tunnel. Vediamo la luce alle due o poco più. Forse il mondo del sesso trasgressivo non fa per noi.
“LO FACCIAMO STRANO. NEL RISPETTO DEGLI ALTRI”
Carlo Saracino, referente Federsex Puglia
All’interno del club privè “Il ritrovo” di Fracavilla Fontana, federato Federsex, abbiamo incontrato Carlo Saracino, preposto alla gestione del locale e referente Federsex per la Puglia. Gli abbiamo chiesto di raccontarci il mondo dello scambismo. Come ci si iscrive a Federsex, sia per un privato, sia per un club privè? “Si compila una richiesta di adesione alla Federazione; questa viene vagliata dal direttivo che stabilisce se accettare o meno la proposta di iscrizione”. Quali caratteristiche bisogna avere per entrare in Federsex? “La prima condizione è essere gente affidabile, cioè appartenere ad un ceto sociale medio-alto. Ma la Federazione vaglia ogni singolo caso al momento dell’iscrizione. E’ facile riconoscere chi non è del giro”. Qual è il frequentatore-tipo di un club privè? “In genere si tratta di gente benestante, di un certo livello sociale. La fascia d’età varia dai 25 ai 50 anni”. Club privè (come quelli associati a Federsex) significa necessariamente scambio di coppia? “No. Nel privè non si viene per praticare lo scambio. Nei nostri circoli si allacciano relazioni sociali. Ci si incontra, si prende qualcosa al bar, si ascolta musica; dopo di che ognuno prosegue la serata come meglio crede”. Chi voglia solo trascorrere una serata senza “implicazioni” sessuali, può frequentare un club privè? “Certamente. Il privè è un locale come gli altri, dove è più semplice instaurare un certo tipo di conoscenze, perchè ci si ritrovano persone con le stesse idee”. Come si pone Federsex di fronte ad episodi
sollevando uno scandalo”. Potete escludere che dietro la “libertà sessuale” ci siano reati quali sfruttamento della prostituzione, pedofilia, violenze, spaccio di sostanze stupefacenti? “Certamente”. Che cosa fate per evitare che ce ne siano? “Puntiamo sul controllo. Abbiamo previsto la presenza di coppie infiltrate che testano che all’interno dei privè non ci sia prostituzione o altro. Un circolo federato Federsex deve tutelare la libera sessualità, ma non la prostituzione. Siamo molto attenti a distinguere le due cose”. Federsex difende la libera sessualità. Non trova che questo possa, a volte, ledere la libertà o la sensibilità degli altri? “Questo non avviene, perché chi si avvicina al mondo della trasgressione sa bene dove si trova. Non ci sono obblighi, né condizioni imposte. Chi frequenta un privè, è consapevole di farlo”. Esiste una sorta “codice etico” alla base delle pratiche che si svolgono nei club privè associati a Federsex? “Sicuramente. Praticare la sessualità in modo libero, senza esercitare violenza sugli altri”. Esistono altre associazioni, come Federsex, che sostengono la libertà sessuale? “Arcigay, che difende i diritti dell’omosessualità. Gli omosessuali e gli scambisti sono gente normalissima, che vive la sua vita sessuale come crede, non facendo male a nessuno. La prostituzione e lo spaccio di droga sono cose differenti”. Chi non pratica lo scambio di coppia può entrare in un club privè, prendere una consumazione al bar ed andare via? “Può farlo. Ma per entrare nel circolo bisogna presentare un documento e tesserarsi in quanto il club è solo riservato ai soci”.
di violenza o sfruttamento come quello denunciato recentemente da una donna di Aradeo? Quali misure adotta per evitare tali fatti? “Quello di Aradeo è un caso su un milione. Non era mai successo niente di analogo”. Rispetto a quel caso di cronaca Federsex sente la necessità di raccontare la propria verità e di fare chiarezza sui circuiti di scambismo? “Quel caso è una montatura mediatica. Tutti nell’ambiente conosciamo la coppia di Aradeo e come si sono svolti veramente fatti: i due coniugi hanno litigato e lei l’ha denunciato per ripicca, rendendo pubbliche le loro abitudini sessuali e
1907. Pablo Picasso, “Les demoiselles d’Avignon
il “giro” pugliese Federsex conta un milione e 300mila iscritti in tutta Italia. In Puglia, che è una delle regioni più attive quanto a frequentazioni di club privè, i tesserati sono circa 10mila. La provincia di Lecce è perfettamente in media
(fonte: Federsex nazionale)
rispetto alle altre province pugliesi, con circa 2mila tesserati all’anno. Le tessere si sottoscrivono nel momento in cui si entra in un locale federato ma danno il diritto a frequentare qualunque strut-
tura Federsex italiana. Al di là del costo di tesseramento annuale, che varia da locale a locale (può costare anche mille o 2mila euro), una parte del quale va alla Federazione nazionale e una parte al locale in cui si è compiuta l’iscrizione, la gestione diretta del circolo dipende dal
costo di ingresso alla singola serata. Solo da tesseramenti, la Puglia quest’anno ha mandato al nazionale circa 50mila euro e ne ha gestiti circa 100mila; questo significa che a livello regionale si sono spesi un totale di 150mila euro per iscrizioni a Federsex.
UN CONTROLLO DIFFICILE La Polizia postale e delle comunicazioni contrasta l’uso distorto delle tecnologie per impedire che divengano veicolo di illegalità. Si occupa di tenere sotto controllo reati come la pedofilia, gli attacchi a sistemi informatici, le truffe commesse con l’uso del web. Abbiamo chiesto a Luigi Toma, sostituto commissario della Polizia Postale di Lecce, in quale modo operi la sezione che dirige al fine di proteggere gli utenti della rete. Quali sono i reati che più frequentemente corrono su internet? “Le truffe in generale, ma anche la pedopornografia. Se, infatti, la pornografia non è reato, la pedopornografia lo è, perchè sfrutta i minori”. Chi sono le principali vittime? “Vittime delle truffe sono tutti gli utenti ignari, che si fidano di offerte via internet o di annunci poco veritieri, incappando in fenomeni come il fishing, cioè la clonazione di dati personali per prelevare soldi dalle banche e dai conti della gente. Nel caso dei reati a sfondo sessuale, in genere sono i minori le principali vittime; questo tipo di reati si possono compiere anche se i siti sono protetti; ciò avviene soprattutto nel caso di siti esteri, perchè quelli italiani sono maggiormente controllati; è necessario che un utente scarichi delle foto e le metta in condivisione; il materiale viaggia sul web ad una velocità estrema”.
Luigi Toma, sostituto Commissario Polizia postale Lecce
In che modo la Polizia postale tiene sotto controllo i siti internet di “incontri”? “Nelle sedi regionali, personale specializzato li monitora 24 ore su 24, sotto copertura. Sperando che qualcuno caschi nella rete, fa domande, si fa spiegare, finge di essere del giro. Anche noi da Lecce cerchiamo di monitorare i contatti via web, ma non possiamo farlo durante l’intera giornata. Teniamo sotto controllo i siti e quando notiamo qualcosa di anormale, interveniamo”. Quando vi rendete conto di avere sotto gli occhi un annuncio non proprio lecito, come procedete? “Cerchiamo di contattare la persona, fingendoci un minore; ci facciamo mandare il materiale pedopornografico per poter perseguire il responsabile a norma di legge. Tutto ciò che passa da un computer, lascia il segno. Anche cancellando gli hard disk, il segno resta. Tramite dei programmi sofisticati, è sempre possibile risalire al documento originale e al computer nel quale è stato contenuto, ricostruendo l’intera storia del file in questione”. Come contrastate la pedofilia, la prostituzione o le diverse forme di violenza che possono compiersi sul web? “Partiamo dalla denuncia. Se qualcuno racconta un abuso, diamo il via alle indagini. Ma senza denuncia, ci dobbiamo limitare alla nostra attività di monitoraggio; in quel caso è molto difficile raggiungere dei risultati”.
Quante denunce sono state effettuate in provincia di Lecce per reati commessi tramite internet? “I reati di truffa o fishing sono assai frequenti; se ne compiono di media cinque al giorno. Sui reati legati al sesso, procediamo in collaborazione con la sede di Bari; ne trattiamo circa dieci all’anno sulla nostra provincia”. Avete dati sul numero di siti internet che propongono incontri? Cioè: quanti sono, quanti iscritti contano, quante visite ricevono al giorno? “E’ praticamente impossibile quantificare il mondo del web; alcuni siti nascono e muoiono al momento, prima che se ne possa effettuare un conteggio”. Che cosa deve fare un genitore per proteggere i figli da siti e incontri pericolosi sul web? “Deve stare attento. Deve stare vicino ai figli, controllare il computer anche in loro assenza, per verificare quali siti frequentano, che tipo di materiale scaricano. I minori sono curiosi e la curiosità a volte porta ad entrare in siti pericolosi. I più a rischio sono gli adolescenti”.
Primi anni del ‘900. Pablo Picasso, “Il bacio”
//RUBRICA PER NAVIGATORI INESPERTI
1917. Amedeo Modigliani, “Nudo coricato di spalle”
ABUSI SESSUALI: NON PERVENUTI
Vittorio Rochira, questore di Lecce
Dott. Rochira, quanti episodi come quello di presunta violenza sessuale ed induzione alla prostituzione recentemente accaduto ad Aradeo si verificano in provincia di Lecce nell’arco di un anno? “Questo tipo di fenomeni è pressoché inesistente nella provincia di Lecce. L’episodio di Aradeo è stato il primo caso del quale siamo venuti a conoscenza. D’altro canto, ha ricevuto tanta enfatizzazione mediatica perchè la gente è sempre molto attirata da temi del genere”. Che cosa fa la Polizia per controllare che nei locali pubblici ed in particolare in quelli a luci rosse non si consumino reati quali la prostituzione, la pedofilia e lo spaccio di stupefacenti? “Effettua costanti controlli presso gli esercizi pubblici, in attuazione del-
l’articolo 100 del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza. Questo stabilisce che la Polizia di Stato può comminare sanzioni laddove l’esercizio pubblico non operi in maniera regolare, si verifichino frequentazioni di soggetti criminosi, la licenza amministrativa non venga esercitata nei termini di legge”. Il controllo sui locali avviene su segnalazioni specifiche o è una vostra attività di routine? “E’ una delle attività che svolgiamo quotidianamente sull’intero territorio provinciale. Se ne occupa la Squadra Amministrativa della divisione Polizia Amministrativa”. Qual è il risultato della vostra attività di controllo? “Fortunatamente non abbiamo alcun sentore di strutture dove si pratichino abusi a sfondo sessuale”.
SITO INTERNET (o sito web o portale web): un insieme di pagine web, ovvero una struttura ipertestuale di documenti su rete internet; MOTORE DI RICERCA: un sistema automatico che analizza un insieme di dati raccolti e restituisce un indice dei contenuti disponibili classificandoli in base al grado di rilevanza rispetto ad una determinata chiave di ricerca; LINK: un collegamento ad un file, ovvero ad un documento, presente sulla rete internet; E-MAIL: abbreviazione di electronic mail; in italiano, posta elettronica; un servizio internet grazie al quale ogni utente può inviare o ricevere messaggi in tempo reale; POST: un messaggio testuale, con funzione di opinione o commento, inviato ad uno spazio comune su internet perché venga pubblicato; l’azione del lasciare un messaggio si dice postare; COMMUNITY: una comunità virtuale o comunità online, cioè un insieme di persone interessate ad un argomento comune che dialogano attraverso internet. TEMA DEL MESE www.iltaccoditalia.info/sito/index-a.asp?id=3962
//Attualità //L’intervista //Fratelli di loggia ENTRA ANCHE TU NELLA COMMUNITY DEL TACCO D’ITALIA E DISCUTI DI QUESTO ARGOMENTO SU WWW.ILTACCODITALIA.NET
LA MASSONERIA DI LECCE SVELATA. IL LIBRO DI MARIO DE MARCO FA I NOMI DI TUTTI I FREQUENTATORI DI LOGGE IN PROVINCIA DI LECCE
salento massone N
di GIUSEPPE FINGUERRA g.finguerra@iltaccoditalia.info
el dicembre del 2007 Mario De Marco ha pubblicato per “Il Grifo” il saggio “Profili bibliografici di massoni salentini”, che segue la pubblicazione del saggio “Storia della Massoneria di Terra D’Otranto”. Per la prima volta vengono resi pubblici nomi storici dei massoni salentini, quali Tito Schipa e Antonio De Viti De Marco, grazie ad un lavoro di ricerca effettuato su documenti di prima mano. Sono massoni soprattutto di Palazzo Giustiniani, ma non mancano riferimenti ad alcuni appartenuti all’obbedienza di Piazza del Gesù. Al “Tacco d’Italia” lo storico della massoneria ha svelato alcuni aspetti della fratellanza, poiché “la massoneria è occulta solo per chi non si sforza di sapere”.
Dott. De Marco, quando nasce la massoneria Mario De Marco in provincia di Lecce? “La massoneria regolare nasce nel 1717 in Inghilterra. Nel XVIII secolo si diffonde in Europa e nel resto del mondo, poiché veicola principi comuni all’Illuminismo. La compatibilità della fede con la ragione. L’uguaglianza di opportunità economiche, di razza, di genere e di religione. Nel 1864 viene costituita a Lecce la prima loggia, intitolata a Mario Pagano. Nel 1866 a Gallipoli nasce la loggia ‘Tommaso Briganti’, per opera del patriota Giuseppe Libertini. Chiunque può conoscere i rapporti che la massoneria ha con le altre massonerie, con le Istituzioni e la Chiesa attraverso la rivista Hiram o l’agenzia Erasmo. La massoneria è una organizzazione trasparente e apre i suoi templi al pubblico con mostre o conferenze. Il Tempio di Lecce è in piazzetta della Luce, al civico 2”. Quante logge si contano oggi nel Salento? “In Lecce vi sono 15 logge. Un’altra è a Gallipoli. Sette logge appartengono al G.O.I. (Grande Oriente d’Italia)”. Come è organizzata una loggia al suo interno? “In modo piramidale. Il vertice provincia-
le è il Collegio dei Maestri Venerabili. La singola loggia è presieduta da un Maestro Venerabile. I primi tre gradi della massoneria sono quelli di apprendista, compagno e maestro. I riti di perfezionamento prevedono altri gradi successivi”. Come si svolgono gli incontri? “I ‘lavori’ delle logge massoniche si aprono apponendo squadra e compasso sulla Bibbia. In particolare sul Vangelo di San Giovanni, il Vangelo esoterico, poiché più ricco di significati e di simboli. Nelle riunioni sono discussi argomenti di carattere morale. A turno i fratelli trattano un argomento. Un fratello espone un’opinione e gli altri ascoltano in silenzio. Il massone deve fare il silenzio interiore. L’apprendista non può prendere la parola. Presso gli antichi gruppi iniziatici Pitagora dovette stare zitto sette anni. Se qualcuno decide di intervenire, deve chiedere il permesso al Maestro Venerabile. Il Maestro Oratore trae le conclusioni e presiede al rispetto dei regolamenti. I fratelli più anziani valutano il livello di crescita del fratello. Non prevale una idea. Ma è proposta una idea ed è lasciato agli altri di fare le loro personali considerazioni”. Come si differenziano le logge tra loro? “Hanno ciascuna un proprio taglio particolare. A Lecce vi sono logge filosofiche o esoteriche. Vi è la Loggia Mozart che lavora con la musica, perché ritiene la musica strumento
L’ORGANIZZAZIONE MASSONICA È PIRAMIDALE. OGNI LOGGIA È PRESIEDUTA DA UN MAESTRO VENERABILE. I PRIMI TRE GRADI DELLA MASSONERIA SONO APPRENDISTA, COMPAGNO E MAESTRO. I RITI DI PERFEZIONAMENTO PREVEDONO ALTRI GRADI SUCCESSIVI il tacco d’Italia
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utile per la meditazione. Mozart, Bach o Sibelius erano massoni ed hanno composto brani per i lavori in loggia. Inoltre, la loggia madre ‘Liberi e Coscienti’ si sofferma su aspetti libertari e civili, usando la musica. I Fratelli della massoneria regolare leccese, ogni volta che il Tempio termina i propri lavori, donano danaro al tronco della beneficenza. La beneficenza arriva ai destinatari, poiché, se qualcuno fa il furbo, la giustizia massonica è cento volte più severa di quella di un tribunale civile”. Come si entra nella massoneria? “Bisogna esibire i documenti del casellario giudiziario e della Procura della Repubblica qualora vi siano dei procedimenti penali in corso. Poi si è sottoposti a diverse prove. Infine, si deve giurare fedeltà allo Stato, alla Costituzione e alle leggi che ad essa si conformano, nonché rispettare le norme ed i principi della massoneria regolare”. Tutte le logge sono segnalate o ce ne sono di clandestine? “Gli elenchi massonici sono depositati presso la Procura della Repubblica. In provincia di Lecce vi sono logge regolari. Tuttavia, vi sono anche logge sedicenti massoniche che scimmiottano la massoneria, ma che nulla hanno a che fare con la massoneria regolare. Massoni millantatori pensano che entrando in massoneria si diventi ricchi e potenti. Ma non è così. Si persegue una rigorosa linea di condotta morale ed etica, mentre le logge irregolari non seguono né i principi morali né quelli costituzionali massonici”. A COLPI DI TACCO www.iltaccoditalia.info/sito/index-a.asp?id=3976
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“verde” speranza di CESARE MAZZOTTA c.mazzotta@iltaccoditalia.info
ei cassetti dell’assessorato all’Ambiente della regione Puglia continuano ad accumularsi i progetti per l’installazione di impianti per la produzione di energie alternative che i Comuni salentini hanno affidato ai tecnici delle grandi imprese del settore. Una corsa che non si arresta e che rischia di stravolgere l’assetto del territorio, in assenza di una pianificazione regionale. Eolico, fotovoltaico, biomasse, tutto è affidato alla sensibilità del sindaco e della giunta di questo o di quel Comune e alla “remuneratività” dei benefici che le aziende prospettano. Di solito il pacchetto viene condito dalla necessità-urgenza di ridurre i gas serra, secondo gli impegni assunti con la ratifica del protocollo di Kyoto. L’Italia, vale ricordarlo, entro il 2030 dovrebbe dimezzare le emissioni inquinanti. Ecco allora la corsa ad accaparrarsi i migliori progetti per produrre energia a spese del sole, del vento e degli scarti vegetali. Alla sfilza di Comuni pubblicati nel numero scorso del “Tacco d’Italia”, si sono aggiunti, nei giorni scorsi, altre amministrazioni “virtuose”. La palma dell’ospitalità spetta decisamente a Novoli, dove la giunta ha approvato un atto di indirizzo per la costruzione di una centrale a biomasse su un terreno di 2 ettari, che dovrebbe funzionare con l’impiego di olii vegetali, probabilmente di “curcuma”, una pianta molto diffusa in Sud America. Una soluzione avversata dall’opposizione di centro sinistra che ha chiesto al prefetto la revoca della delibera. La proposta è arrivata dalla Archè, una azienda di Galatone. La location? “Sulla via per Trepuzzi nella zona industriale – fa sapere il sindaco Oscar Marzo Vetrugno –. La nostra però è solo una manifestazione di
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A DIMOSTRAZIONE CHE IL SETTORE È IN CONTINUA EVOLUZIONE, L’AGGIORNAMENTO AL GENNAIO 2008 DELLO STATO DELL’ARTE DELLA REALIZZAZIONE DEGLI IMPIANTI DA ENERGIE RINNOVABILI NEL SALENTO
ANTONIO DE GIORGI, EX DIRETTORE AGENZIA DELL’ENERGIA: “ABBIAMO PERDUTO LA GUERRA, MA CI ORGANIZZEREMO PER FARE BATTAGLIE SITO PER SITO. NON SIAMO CONTRARI ALLE FONTI RINNOVABILI, VORREMMO SOLO EVITARE GROSSI IMPIANTI”
dell’Aprol e di una cooperativa agricola per una centrale a biomasse da 8 Mw, alimentata a potature di ulivo. “Non c’è nulla di concreto – dice il sindaco – in ogni caso tutto verrebbe fatto nel rispetto dell’ambiente”. Nuovo ingresso nell’elenco dei comuni ospitanti anche per Calimera. Il sindaco, Giuseppe Rosato, ha approvato solo un atto di indirizzo, il primo passo verso la realizzazione di una centrale a biomasse da 14 Mw, alimentata con olii vegetali, proposta da Archè di Galatone. A Salice Salentino, si va verso l’accordo con Sorgenia, per battere ogni record di potenza in campo eolico. Al varo una “fattoria” di 14 torri da 3 Mw l’una, per una potenza installata di 42 Mw. Costo del progetto, in località Palombaro, 70 milioni di euro. Le pale, in fila, coprono una lunghezza di 7 chilometri. Una torre dovrebbe essere di proprietà del Comune. Un record che si aggiungerà all’altro, quello dell’impianto fotovoltaico da 10,5 Mw a Monteruga, che produrrà 15 milioni di Kw/h anno. Le associazioni e i comitati di lotta, intanto, non se ne stanno con le mani in mano. “Abbiamo perduto la guerra – sostiene l’ingegnere Antonio De Giorgi, dei Verdi, ex direttore dell’Agenzia per l’Energia della provincia – ma ci or-ganizzeremo per fare battaglie sito per sito. Non siamo contrari alle fonti rinnovabili, vorremmo solo evitare grossi impianti. Le biomasse? Centrali al massimo di 8 – 10 Mw, non di più”. Antonio De Giorgi
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APPROFONDIMENTI www.iltaccoditalia.info/sito/index-a.asp?id=3989
interesse. Apriremo un dibattito pubblico con i cittadini”. La giunta di Novoli non si fa mancare niente e va verso l’en plein. Non solo biomasse; “nelle prospettive dell’aministrazione comunale c’è anche un parco eolico e uno fotovoltaico – ha comunicato l’assessore all’Ambiente Gianmaria Greco nei giorni scorsi - compatibilmente con i vincoli previsti”. Tutto per sfruttare appieno i benefici delle fonti rinnovabili. A Giuggianello dovrebbe approdare l’eolico, nonostante la ferma opposizione degli ambientalisti che nei giorni scorsi ne hanno discusso nel castello di Otranto. Il territorio del piccolo Comune dovrebbe ospitare 16 pale da 120 metri, che fornirebbero 32 Mw di potenza, in una zona ricca di serre e di grotte rupestri. Il sindaco di Supersano, Giuseppe Stefanelli, ha costituito una commissione per valutare la proposta della ditta Rein Deer di Bergamo, di costruire una centrale a biomasse da 5 Mw, nei capannoni dell’ex Tabacchificio sulla via per Scorrano. In questo caso si brucerebbero ramaglie e scarti di potature. Anche a Melendugno la giunta guidata da Roberto Felline, sta valutando la proposta
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biomasse allo start
si produca energia senza pregiudizi
Pare che la Regione non voglia saperne di piccoli impianti, di microgenerazione. Lo stesso assessore all’Ambiente, Michele Losappio, sarebbe favorevole alle grosse installazioni. Sull’argomento abbiamo sentito il parere dell’imprenditore salentino Paride De Masi, presidente nazionale della sezione Energie rinnovabili di Confindustria.
Le installazioni di impianti per la produzione di energie alternative creano non pochi problemi al territorio. Impatto paesaggistico, inquinamento e caos burocratico a livello amministrativo. Come si pone Confindustria Lecce di fronte a questi problemi. Quali aspetti è portata a privilegiare? “Confindustria Lecce deve fare da tramite tra il mondo dell’induAntonio Corvino, stria, gli enti locali ed i singoli cittadirettore generale Confindustria Lecce dini, promuovendo azioni volte all’informazione sull’importanza della produzione di energia da fonte rinnovabile. L’obiettivo è quello posto dall’Ue che ha chiesto entro il 2020 una riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra di almeno il 20 per cento rispetto al 1990, di aumentare l’efficienza energetica in modo da raggiungere l’obiettivo di risparmio dei consumi energetici del 20 per cento, di promuovere lo sviluppo delle energie rinnovabili. Oltre ad organizzare seminari e incontri per sensibilizzare le imprese sull’urgenza di tali priorità, ci stiamo attivando per promuovere azioni che illustrino al territorio tali problematiche e, soprattutto, facciano chiarezza, eliminando anche alcuni pregiudizi di campo, che stanno bloccando una serie di importanti investimenti. Occorre mettere in evidenza vantaggi e svantaggi reali, cercando di proporre gli studi in materia, in un linguaggio facile e comprensibile anche per i non addetti al settore. Confindustria Lecce è, altresì, impegnata anche sul fronte regionale nel Comitato di Lavoro Energia, promuovendo la creazione di un distretto Produttivo sull’Energia”.
“In Puglia alcune aziende stanno presentando progetti per impianti Paride De Masi superiori ai 100 Mw. Quelli di Italgest non sono grandi impianti ma due motori diesel da 12 Mw ciascuno, in linea con quanto individuato dal Pear, per cui la produzione di energia da fonti fossili deve essere sostituita da quella da fonti rinnovabili. Le biomasse concorrono in maniera importante alla quota di produzione di energia rinnovabile che diversamente sarebbe difficile da raggiungere”. Qualcuno parla di accordi politici già chiusi ai livelli alti. Accordi, è stato detto, per evitare che questi impianti vengano costruiti in regioni come la Campania o la Calabria, per finire poi nelle mani della malavita. Può essere una ragione sufficiente per “scaricare” sulla Puglia? “E’ proprio il contrario. La Campania e la Calabria sono le regioni che più di altre ospitano impianti a biomasse. In particolare biomasse solide che nel caso della Calabria risolvono il problema della rimonda dei boschi, di cui la superficie regionale è particolarmente ricca. Quindi sulla Puglia non si scarica un bel niente”! Quali accorgimenti presenta una grande centrale a biomasse, per garantire la totale assenza di inquinamento? Le associazioni temono che quelle di Lecce e Casarano finiscano col bruciare di tutto, con la scusa, magari, che mancano i semi di girasole. “E’ pretestuoso quanto ho visto dichiarare da alcune associazioni che innescano paure rispetto al combustibile utilizzato. Ma andando con ordine: non si può parlare di inquinamento rispetto a questi impianti in quanto le emissioni corrispondono all’equivalente di 400 autovetture diesel accese. Si può pensare di mettere nel serbatoio di un’auto una bottiglia di plastica o altro materiale solido se l’auto è alimentata da un combustibile liquido? Si tratta di due motori diesel alimentati ad olio vegetale e quindi con emissioni pari appunto a 400 autovetture che nel caso dell’impianto di Lecce corrispondono a circa lo 0,5% delle autovetture circolanti in città, circa 80mila al giorno. Con una differenza: che quelle alimentate a gasolio non utilizzano carburante vegetale”.
Come si possono conciliare sviluppo occupazionale, sviluppo economico e salvaguardia dell’ambiente, senza sacrificare qualche aspetto della vocazione turistica della nostra terra? “Non è semplice conciliare tutto ciò, ma l’innovazione tecnologica offre numerosi strumenti per riuscire a farlo. Oggi è possibile, infatti, abbinare tecnologia e turismo, creando strutture ricettive che offrono confort tipici della nostra terra, utilizzando, al contempo, le risorse inesauribili del sole e del vento (piscine riscaldate con impianti che sfruttano l’energia solare, alberghi costruiti secondo i canoni della bioedilizia, ecc). L’incremento dei flussi turistici, come conseguenza porterà ad uno sviluppo occupazionale nel settore e nell’indotto”. Quali benefici economici e quali ricadute occupazionali derivano alle industrie locali, considerato che gli impianti e le maestranze sono quasi sempre “forestieri”? “L’idea è quella di creare un polo integrato per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, cioè incrementare il lavoro del territorio producendo in loco i pannelli solari, le pale eoliche e tutto ciò che serve per la produzione di energia, manodopera esperta per la progettazione e l’installazione degli impianti. Per realizzare tutto ciò occorre fare formazione e creare strutture ad hoc sul territorio in modo tale che il trend dell’energie rinnovabili sia l’occasione per creare nel Salento una vera e propria industria delle energie rinnovabili. Le ricadute occupazionali, in caso contrario, si registrerebbero solo nell’ambito dell’installazione e della manutenzione agli impianti. Infine, attraverso il polo integrato, si potrà dare impulso all’innovazione ed alla ricerca, mettendo a frutto le sinergie con i centri universitari presenti sul territorio”.
PARIDE DE MASI: “E’ PRETESTUOSO QUANTO HO VISTO DICHIARARE DA ALCUNE ASSOCIAZIONI CHE INNESCANO PAURE RISPETTO AL COMBUSTIBILE UTILIZZATO. NON SI PUÒ PARLARE DI INQUINAMENTO RISPETTO A QUESTI IMPIANTI IN QUANTO LE EMISSIONI CORRISPONDONO ALL’EQUIVALENTE DI 400 AUTOVETTURE DIESEL ACCESE” il tacco d’Italia
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//Dossier //Energia alternativa //Lettere A proposito di energie da fonti rinnovabili pubblichiamo due interventi, molto accurati ed interessanti che, per mancanza di spazio abbiamo dovuto, ahimè, tagliare. Potrete leggere la versione integrale collegandovi sul nostro quotidiano on line www.iltaccoditalia.net, nella sezione “lettere e lettori”.
il dissolvimento dell’ovvio
bufale energetiche
Nel mese di marzo scorso un acceso dibattito animava la comunità collepassese a causa di un progetto per la realizzazione in quel territorio di un impianto a biomasse. Nel dibattito si inserirono cinque medici locali i quali fecero stampare un volantino nel quale legittimamente argomentavano la loro contrarietà alla realizzazione dell’impianto, ma in un passaggio affermavano che di alcune forme tumorali ritenevano “…responsabile l’elettrosmog provocato da antenne e ripetitori che abbondano sulla nostra collina…”. Che la collina di S. Eluterio sia uno dei siti con la più alta concentrazione di ripetitori radiotv del Salento è un fatto. Che tali ripetitori siano la causa di alcune forme tumorali è un’interpretazione. Tale interpretazione però non veniva supportata da alcun dato. Le cifre dell’Osservatorio epidemiologico regionale aggiornate al 2002, tracciano una mappa dei tumori da cui emerge che il Salento è una vera e propria area a rischio, con punte critiche a Cutrofiano, nell’entroterra otrantino e anche in alcuni comuni come Sannicola e Aradeo, territori in cui non c’è una particolare concentrazione di ripetitori. Dall’esame dei dati emerge, invece, che i tassi medi standardizzati di mortalità per tumore nei Comuni di Collepasso e Parabita sono fra i più bassi della regione (fatto). L’Agenzia Internazionale per le Ricerche sul Cancro (Iarc) ha censito 78 cause a effetto cancerogeno: lo Iarc cataloga anche 63 fattori a probabile, ma non assoluta cancerogenicità. Fra di essi non sono incluse le onde elettromagnetiche (fatto). L’Organizzazione mondiale della Sanità non ha mai informato che gli impianti che possono comportare l’esposizione della popolazione a campi elettromagnetici siano cancerogeni per l’essere umano (fatto). Ora, non mi risulta che i cinque medici di Collepasso siano stati candidati al Nobel per la medicina né tantomeno che siano autori di pubblicazioni scientifiche su Cancer Research. Se devo quindi interpretare i fatti, io che, come la maggior parte dei cittadini, scienziato non sono, preferisco dissolvere l’ovvio avvalendomi di fonti decisamente più autorevoli. Ci sono interpretazioni smentite dai fatti. Nietzsche direbbe a questo punto che i fatti sono muti proprio perché materia interpretabile. I fatti sono una cosa. Una cosa che appare. Fenomenologia. Oggetto di sguardo. Ma lo sguardo, aggiungerei, deve essere sorretto da un atteggiamento serio e responsabile soprattutto da parte di chi contribuisce alla formazione dell’opinione pubblica. Uno sguardo che deve essere intellettualmente onesto ed eticamente corretto. Non a caso il filosofo di Lipsia affermava: “La menzogna non è soltanto parlare contro quel che si sa, ma anche contro quel che non si sa.” E allora date anche a noi un assessorato al “Dissolvimento dell’Ovvio”. Sarà un modo per difenderci da chi va in giro, per ignoranza o peggio in malafede, a sparare cazzate.
Gentile Direttrice, Nel dossier sull’energia alternativa (Il Tacco n. 43, dic. ’07) si legge una strana rubrica intitolata “I Comuni più energetici” (pp. 11, 13), sui Comuni salentini più “accesi” all’energia alternativa. Ci sono però alcuni progetti omessi. L’indagine mi sembra superficiale, imprecisa e fuorviante. Sintomatico è il rapporto sulla situazione a Presicce, quasi tutto sbagliato: la discarica si trova in territorio di Ugento non nel feudo di Presicce, la “seconda mediana” riferisce alla SP 325 (Salve-Ugento) e la legge non permette l’ubicazione di torri eoliche lungo le strade provinciale; località “Spicolizzi” si trova in territorio di Salve. E non esiste terreno nella zona industriale dove un parco eolico può essere autorizzato, per mancanza delle distanze dalle strade e confine comunale imposti dalla legge. Il giornalista del Tacco non ha capito che le dichiarazioni del sindaco trattano di equivoci, travisamenti e mezze verità (…)
Pino Petruzzi
Cesare Mazzotta
il tacco d’Italia
Nicolas Gray Risponde il giornalista autore del dossier. Non pensi di meravigliarmi mister Gray. Lei ha trovato il mio dossier sulle energie alternative superficiale, impreciso e fuorviante. Sono perfettamente d’accordo con lei; anche se le mie intenzioni non erano certamente quelle. E me ne scuso. Superficiale; sì, nel senso che quando la regione risponde che “…ci sono almeno 1800 progetti nel cassetto che attendono..”, senza fornire alcun dettaglio, l’unica altra fonte sono i sindaci e gli uffici tecnici, spesso …abbottonati. Impreciso; signor Gray, se un sindaco, la massima autorità di un Comune, fornisce le notizie che secondo lei non sono veritiere, lei ha tutte le buone ragioni per contestarlo, dati alla mano. Non può tacciare di imprecisione il giornalista che ha riportato fedelmente i dati che gli sono stati forniti. Se i dati forniti sono falsati, e altre fonti altrettanto autorevoli di quelle comunali possono dimostrarlo, siamo ben lieti di darne notizia. Fuorviante; se lei si lascia fuorviare da un’inchiesta giornalistica che descrive la situazione di caos che esiste oggi in Puglia nel settore delle energie alternative, dove quasi tutto è ancora da approvare, mi permetta di consigliarle di fare i conti con lo stato delle sue conoscenze. Voglio dire, se a Presicce le cose non stanno esattamente così come il sindaco ha riferito (le mediane, i confini, 18 pale e non 10, 3 Mw e non 2 Mw), invece di dare la pagella all’autore del dossier (il quale, mi creda, per esigenze giornalistiche è tenuto a illustrare anche situazioni neutre), lei poteva invece contribuire a riempire i vuoti di informazione. Da più parti lei è stato citato non come un “capopopolo”, come l’ha inteso, ma come una persona civile e sensibile alle battaglie per la tutela dell’ambiente. E personalmente non ho dubbi. Tranquillo mister, da noi, se la “crociata” è guidata da un inglese, è solo un punto d’onore per il forestiero. Anzi, è una mezza frustata per i nostri conterranei. Con molta stima.
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//Attualità //Salute //Emergenza obesità ENTRA ANCHE TU NELLA COMMUNITY DEL TACCO D’ITALIA E DISCUTI DI QUESTO ARGOMENTO SU WWW.ILTACCODITALIA.NET
la generazione delle schiappe SVOGLIATI, PIGRI E CON POCA VOGLIA DI METTERSI ALLA PROVA. SEMPRE PIÙ STUDENTI OGGI CHIEDONO L’ESONERO DALL’ORA DI EDUCAZIONE FISICA. LO SPORT? MEGLIO UNA PARTITA ALLA PLAYSTATION
cco quel che resta dello sport in diverse scuole secondarie superiori salentine. Tra giovani esonerati, svogliati o in sovrappeso, e palestre insufficienti, poco attrezzate o fatiscenti, l’Educazione fisica è considerata una materia di serie B. Il Tacco ha interrogato alcuni docenti per capire i principali problemi legati allo svolgimento dell’attività motoria nelle scuole superiori della provincia di Lecce. Uno su tutti: i ragazzi, all’attività fisica, preferiscono la Playstation.
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di FLAVIA SERRAVEZZA f.serravezza@iltaccoditalia.info
ducazione fisica e sport non si addicono alle scuole superiori salentine. Poco lo spazio e il tempo riservati all’attività fisica: una palestra che nella stessa ora accoglie due o tre classi di 25 alunni, magari anche di fasce d’età diverse, non può essere altro che un grande spazio in cui al massimo si possono fare due chiacchiere camminando o facendo qualche esercizio. Con un po’ di intraprendenza, gli insegnanti riescono ad arrangiarsi e le attività si svolgono ugualmente con buoni risultati. E con un po’ di fantasia, i ragazzi si adattano a campi non proprio regolamentari per giocare a pallavolo o a basket all’aperto, tempo permettendo.
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Cresce il numero degli studenti esonerati dall’ora di educazione fisica per motivi di salute certificati ma che in alcuni casi meriterebbero qualche approfondimento in più: un mal di schiena per non prendere un brutto voto alla fine dell’anno potrebbe essere in agguato. I ragazzi, per fortuna con le dovute eccezioni, sono pigri, svogliati e mostrano poco interesse nei confronti dello sport. Di base, lo stile di vita sedentario che conducono, associato ad una cattiva alimentazione, appiattisce stimoli e volontà. E il fatto che nel Salento non si sia mai radicata una vera e propria cultura sportiva, non aiuta. D’altronde, anche a livello nazionale, l’educail tacco d’Italia
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zione motoria nella scuola materna ed elementare non esiste (esistono degli spazi a cura delle maestre curricolari e non d’insegnanti di educazione fisica) mentre nella scuola media è spesso relegata ad un ruolo marginale, “ricreativo”. Mentre il Parlamento europeo, di recente, ha raccomandato di ampliare l’offerta sportiva all’interno e all’esterno delle scuole e di indirizzare i fondi strutturali dell’Unione europea verso la creazione di impianti sportivi nelle aree sfavorite, in provincia di Lecce (fa eccezione Lecce città), siamo ancora all’anno zero. Ecco la testimonianza diretta di alcuni docenti.
formeremo ragionieri sportivi. unici in puglia
c’è chi si arrende alle prime difficoltà. con delle eccezioni
preferiscono la playstation: non sudano e vincono sempre
Fernando Stomeo, docente di Educazione fisica Istituto tecnico commerciale “Calasso” di Lecce e specialista in Attività fisica e sportiva adattata
Gina Urso, docente di Educazione fisica Liceo scientifico “Vanini” di Casarano
Biagio De Santis, docente di Educazione fisica del Liceo Classico - Scientifico – Socio psicopedagogico “Quinto Ennio” di Gallipoli
“Il maggior numero di studenti esonerati dalla mia materia si registra nel triennio. In una quinta classe, ce ne sono addirittura sei. Non sempre i ragazzi che chiedono e ottengono l’esonero presentano dei problemi seri. Da parte dei genitori c’è scarsa attenzione ad approfondire la patologia del figlio. Mentre l’esercizio fisico a scuola, in casi come una lieve asma, potrebbe essere una terapia. Di solito chi è esonerato ha problemi di diabete, respiratori o cardiopatie. In generale, negli studenti di oggi è assente lo spirito di sacrificio. Se gli dai un pallone, si mettono a giocare per un po’. Se gli chiedi di fare anche dieci minuti di corsa blanda, si fermano dopo 500 metri. Preferiscono andare nelle palestre a prendere tono più che dedicarsi agli sport di squadra o all’attività aerobica in generale. Poi li vedi prendere patatine e bibite gassate dal distributore tra una lezione e l’altra. Una buona percentuale di studenti è evidentemente in sovrappeso. Nel nostro istituto, da alcuni anni, abbiamo scelto di accorpare le due ore settimanali di educazione fisica, in modo da riuscire a portare i ragazzi anche in piscina. Con l’aiuto di alcuni sponsor, forniamo anche tute, magliette e borsoni ai ragazzi. Questa scelta è dovuta al fatto che un’ora di 50 minuti, tra appello e cambio di vestiti dei ragazzi, si riduce a una mezz’ora di attività fisica che serve a poco. Cerchiamo anche di evitare gli accavallamenti di classi in palestra durante la stessa ora. Con il nuovo anno scolastico, poi, l’istituto avvierà il nuovo indirizzo di studi ‘Iges’ ad orientamento sportivo, unico a livello regionale e tra i pochi a livello nazionale. Alle materie tradizionali si aggiungono Scienza dello sport e Pratica sportiva caratterizzate da un’ora di compresenza con esperti del mondo dello sport e della medicina, e anche Marketing ed organizzazione di eventi sportivi. L’obiettivo del corso di studi sarà quello di formare i nuovi ragionieri sportivi”.
“Ci sono classi in cui anche tre o quattro studenti sono esonerati dalla mia materia per la parte pratica. In una quarta, sette persone su 26 non svolgono attività fisica. Tendenzialmente le classi terminali sono le più sfaticate. Alle prime classi chiediamo sempre che cosa hanno fatto di educazione fisica e la risposta è quasi sempre: ‘niente’. Dalle scuole medie arrivano schiappe: non hanno flessibilità, agilità. Alle scuole elementari e medie dovrebbero lavorare molto di più per essere stimolati a fare sport. Quando arrivano da noi è tardi. Molti ragazzi rifiutano di affrontare anche le prime difficoltà legate all’attività motoria: salto in lungo e corsa ad ostacoli, ad esempio, neanche a parlarne. Alcuni rinunciano in partenza. Rifiutano di avere un voto negativo, soprattutto i secchioni. Sono permalosi, non accettano il brutto voto. Pensano che esonerandosi dalla mia materia risolvono il problema, invece così lo aggirano. Genitori e medici, purtroppo, sono compiacenti. Riceviamo certificati medici per qualsiasi problema: asma lieve, mal di schiena, obesità. Di quest’ultimo problema, però, i ragazzi non parlano perché si vergognano. Il nostro liceo, poi, è superaffollato e spesso in palestra ci troviamo a lavorare anche con quattro classi nella stessa ora. In linea di massima la lezione dura 40 minuti effettivi, che bastano considerando il fatto che i ragazzi non hanno voglia e si stancano subito. Per fortuna, ci sono le eccezioni. È il terzo anno consecutivo che partecipiamo ai campionati nazionali studenteschi di atletica leggera”.
I ragazzi esonerati dall’attività fisica sono pochi nel nostro istituto e, in ogni caso, per un motivo di salute evidente e certificato. Il problema dell’educazione fisica è strettamente legato alle strutture. Già nelle scuole medie di Gallipoli c’è pochissimo spazio a disposizione, tant’è che agli alunni capita di andare in palestra anche una sola volta al mese. Nelle scuole elementari, non esiste la materia, ci si affida a progetti saltuari realizzati da esperti esterni. Nel nostro liceo, abbiamo una palestra accettabile in cui si fa lezione con due o tre classi per volta. La gestione di tanti studenti in uno spazio ridotto è difficile. Qui a Gallipoli e in generale nel Sud Salento, poi, non esistono centri dove la sera i giovani possano riunirsi per fare sport. Centri che servirebbero anche a togliere dalla strada molti ragazzi. La cultura sportiva va coltivata ma se mancano le strutture noi docenti possiamo fare poco. Ecco che i ragazzi scelgono di sedersi a giocare alla play station per ore. Sono, come si dice qui, ‘camasci’, cioè pigri. In passato si faceva sport anche in mezzo alla strada. I ragazzi andavano sul lungomare a correre i 100 metri. Oggi l’assicurazione non copre gli studenti dagli eventuali infortuni che avvengono al di fuori delle mura scolastiche. Poi la lezione di educazione fisica si riduce a una mezz’ora effettiva perché gli studenti si devono lavare, cambiare. Chiedere per due giorni ai ragazzi, soprattutto alle ragazze, di venire a scuola in tuta? Non sia mai, non sarebbe alla moda. Hanno poca voglia di sudare. Senza particolare sforzo, in fondo, alla Playstation vincono sempre”.
IL PARLAMENTO EUROPEO HA RACCOMANDATO DI AMPLIARE L’OFFERTA SPORTIVA INTERNA ED ESTERNA ALLE SCUOLE E USARE I FONDI EUROPEI PER CREARE IMPIANTI SPORTIVI NELLE AREE SFAVORITE. IN PROVINCIA DI LECCE NON SI È ANCORA VISTO NIENTE DI TUTTO CIÒ
la palestra della scuola ha più di 40 anni
i distributori di snack mens sana sono più frequentati in corpore sano delle palestre
Tommaso Vergari, docente di Educazione fisica dell’Istituto tecnico commerciale “Vanoni” di Nardò
Raimondo Orsini, docente di Educazione fisica dell’Istituto tecnico industriale “Mattei” di Maglie, ed allenatore nazionale di Atletica leg-gera
Cristina Licchetta, docente di Educazione fisica del Liceo Scientifico – Classico “Stampacchia” di Tricase
“Molti ragazzi frequentano circoli sportivi, palestre, scuole di calcio, basket e pallavolo e sono appagati. L’ora di educazione fisica per loro diventa quasi superflua, anche per il fatto che non si scatenano come si deve perché poi non possono usufruire delle docce. Bisognerebbe accorpare le due ore per consentire loro di fare tutto. Ma non ci sono le strutture quindi il discorso è inutile al momento. L’entusiasmo e la motivazione vengono meno per un buon 40 per cento dei ragazzi. Il nostro grande problema legato all’educazione fisica è la palestra che abbiamo a disposizione. Risale più o meno agli anni Sessanta e la pavimentazione nera è di un materiale inadatto, forse anche pericoloso. L’altezza di 6 metri, travi comprese, non è regolamentare. Lamentele al Provveditorato agli studi e alla Provincia di Lecce non sono servite. Lo scorso anno sono venuti degli ingegneri a prendere le misure della palestra ma ad oggi non è ancora stato fatto niente. Le prime segnalazioni sono partite dieci anni fa. Nonostante questo abbiamo creato degli spazi fuori dalla scuola, si tratta di campetti di basket, beach volley non omologati ma ci si accontenta. Siamo sempre tre insegnanti in palestra durante l’ora di educazione fisica, il che vuol dire 60-65 ragazzi. In qualche modo dobbiamo arrangiarci”.
“La palestra della sede centrale dell’Istituto è a norma, mentre per la succursale si tratta di uno stanzone adattato a palestra. Per il 70 per cento delle ore, la palestra è occupata da due o tre classi contemporaneamente. La motivazione dei ragazzi a fare sport nelle ore curriculari è scarsa. Sono più motivati i ragazzi che partecipano ai gruppi sportivi nelle ore pomeridiane. C’è una buona percentuale di studenti in sovrappeso nell’istituto, tanto che stiamo per avviare un’indagine interna per approfondire il problema facendo una statistica precisa. Ci serviremo di uno strumento che misura la percentuale di massa grassa. In genere i distributori sono molto frequentati”.
“Su 1400 studenti, in media, un paio per classe hanno chiesto l’esonero dall’ora di educazione fisica. Tutti i motivi sono certificati. In alcuni casi, il problema è dovuto a sovrappeso e a depressione giovanile. Quest’ultima patologia porta i ragazzi ad avere scarsa fiducia in se stessi, una situazione che durante la mia lezione si nota facilmente. Dato il carico di lavoro delle altre materie, cerco soprattutto di far scaricare gli studenti, sottoponendoli ad attività mirate al raggiungimento di obiettivi precisi. Tutti lavorano con impegno ma da un’indagine svolta nelle classi abbiamo appreso che l’educazione fisica non è una materia importante per loro. Molti svolgono vite sedentarie. In classi da 30 studenti, solo quattro o cinque fanno attività sportiva extracurriculare. Con 1400 studenti è inevitabile trovarsi in cinque o sei docenti in palestra, ciascuno con una classe da 30 alunni. Gli alunni delle prime classi, poi, arrivano totalmente impreparati: le scuole media ed elementare non forniscono la base di partenza necessaria. L’educazione fisica è considerata materia di serie B. Non si è capito che se una persona sta bene fisicamente può rendere di più anche a livello intellettivo”.
PER I DOCENTI DI EDUCAZIONE FISICA È DIFFICILE TRASMETTERE AGLI STUDENTI LA VOGLIA DI PRATICARE ATTIVITÀ MOTORIA. E, LADDOVE CI RIESCANO, DEVONO FARE I CONTI CON IL TROPPO POCO TEMPO A DISPOSIZIONE E STRUTTURE INADATTE O OCCUPATE DA PIÙ CLASSI CONTEMPORANEAMENTE
IN ALCUNI CASI, I RAGAZZI CHIEDONO L’ESONERO DALL’ORA DI EDUCAZIONE FISICA PER PROBLEMI DI SOVRAPPESO O DI DEPRESSIONE. QUESTA PATOLOGIA LI PORTA AD AVERE POCA FIDUCIA IN SÉ. L’EDUCAZIONE FISICA VIENE CONSIDERATA UNA MATERIA DI SERIE B A COLPI DI TACCO www.iltaccoditalia.info/sito/index-a.asp?id=3964
//Costume //Giorni di ordinaria follia //Carnevale salentino Anni ‘60. Una festa in maschera in una scuola elementare salentina
CIBO IN ABBONDANZA, MASCHERE TIPICHE E COMPORTAMENTI CHE MAI SAREBBERO TOLLERATI IN ALTRI PERIODI DELL’ANNO. E’ LA MAGIA DEL CARNEVALE. ATTESO CON ANSIA OGGI COME TANTI ANNI FA di IRENE TOMA i.toma@iltaccoditalia.info
caremma, candelora e pur A rchiviate le festività natalizie con l’Epifania che si porta via tutte le feste, il 2008 si apre in attesa del Carnevale, che quest’anno si colloca nella prima settimana di febbraio. “Quando arriva il Carnevale, tutte le feste torna a portare”, dicevano i nonni, vivendo l’attesa con grande partecipazione. Si tratta infatti di una ricorrenza molto sentita nel Salento e, nonostante i giorni dedicati ai bagordi siano solo il cosiddetto “martedì grasso” (quest’anno il 5 febbraio) e la domenica precedente, le settimane che anticipano queste due giornate di festa sono determinanti per la preparazione dell’evento. // SANT’ANTONIO. IL SALENTO BRUCIA L’avvio della festa è segnato dalle celebrazioni in onore di Sant’Antonio Abate, cerimonia religiosa e pagana che ricorre il 17 gennaio. Il santo è conosciuto come Sant’Antoniu te lu focu: tradizione vuole che la sua commemorazione avvenga tramite l’accensione di focareddhe o cennareddhe. Sono grandi falò, allestiti in molti Comuni salentini. Famosa per le sue dimensioni (quest’anno ha raggiunto 23 metri di altezza) è la focara realizzata a Novoli. Sino a pochi anni fa, dare vita alla focara era compito dei ragazzi che girovagavano in cerca di legna, tralci di vite e ulivo e vecchi mobili. Il rito della focareddha, formata da tutto ciò che di brutto si vuole bruciare in segno di purificazione, ricorda alla popolazione che il Carnevale è alle porte e che il “fuoco” del divertimento può essere acceso senza limiti. E infatti non si pongono limiti,
come da tradizione, giovani e meno giovani durante il periodo carnevalesco, quando si abbandonano ai piaceri della vita come il cibo, le feste e i comportamenti sociali banditi nel resto dell’anno.
TRA CUCCAGNA, PENTOLACCIA E COMPARSA DELLA CAREMMA SUI TETTI DELLE CASE TRASCORREVA, UN TEMPO, LA FESTA DEL CARNEVALE. QUANDO LA MASCHERA PIÙ IN VOGA TRA I GIOVANI ERA IL PURGIANELLO, CUI ERA TUTTO CONCESSO il tacco d’Italia
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// CANDELORA: FERTILITÀ E BELLA STAGIONE Il termine Carnevale deriva da “carnis levare” ovvero “abbandono della carne” in riferimento al periodo di Quaresima, che inizia subito dopo i giorni carnevaleschi, durante i quali, per devozione religiosa, è proibito consumare carne (che un tempo era una presenza pregiata in tavola). Ed allora, prima dell’astinenza che si osserva ancora oggi (si fa a meno, però, non della carne in senso stretto, ma del proprio alimento preferito, per conferire ancora più valore alla rinuncia), via tutti per le strade della città a lasciarsi trasportare guardando le sfilate di carri allegorici e a cercare la maschera più bella tra i coriandoli (che dopo due giorni sono ancora impigliati tra i capelli), mentre si tenta (invano) di evitare i bambini che spruzzano chiunque con le bombolette spray di schiuma. Il Carnevale del Salento antico assumeva
LA CAREMMA È UN FANTOCCIO DI PAGLIA O MEGLIO UNA BRUTTA E SDENTATA VECCHIETTA VESTITA A LUTTO. IN MANO LA CUNUCCHIA E LU FUSU E, NELL’ALTRA, UNA PATATA O UN’ARANCIA SU CUI SONO CONFICCATE DELLE PENNE DI GALLINA, TANTE QUANTE LE SETTIMANE PRECEDENTI LA PASQUA una valenza più importante, era una festa propiziatoria, specie per i contadini: le maschere erano demoni in grado di donare fecondità alle terre. Un antico proverbio salentino ricorda come “ta Candelora ogni ceddhru cova”, cioè ogni animale diventa fertile e le terre producono di più. Il giorno della Candelora, che cade il sabato che precede il Carnevale, in chiesa si benedicono le candele votive in segno di ripresa delle campagne. Un altro proverbio popolare recita: “E’ arrivata la Candelora e lu friddu se ne vola”, ovvero le temperature migliorano portando giovamento all’attività contadina.
solo ad anni alterni) nel circuito delle Lotterie Nazionali. Giuseppe Venneri e Vincenzo Barba, entrambi ex sindaci della città, hanno dato vita nelle settimane scorse ad accese polemiche che poco hanno avuto a che fare con la natura stessa della festa: ognuno ha rivendicato la paternità dell’abbinamento Carnevale-lotterie e il merito di aver contribuito alla crescita della manifestazione. Che si tratti di una polemica pre-elettorale, ai cittadini poco importa: a loro non resta che godere di una delle più suggestive feste del Salento ed acquistare i biglietti. Poi, chissà. Casarano. Per la prima volta dal 1996 il “Carnevale della fantasia” di Casarano rischia di non realizzarsi. La Pro loco lamenta il “disinteresse” dell’Amministrazione comunale nei confronti dell’evento, minacciando di farlo saltare. Il Comune dal canto suo ha organizzato una festa in maschera in piazza. Gli organizzatori, fanno sapere dalla Pro loco, avevano pensato di fare le cose in grande, coinvolgendo ben dodici carri allegorici, ma così i casaranesi avranno almeno un Carnevale. A meno che non preferiscano spostarsi nei paesi vicini.
rgianello
// DA GALLIPOLI A CASARANO. SE LA POLEMICA INVESTE LA FESTA Le città di Casarano e Gallipoli sono sempre state le più impegnate nell’intento di far rivivere le tradizioni carnevalesche. Quest’anno però sono infiammate le polemiche. Gallipoli. Il successo del Carnevale di Gallipoli risale al 1954 quando l’associazione turistica Pro Gallipoli organizza una esibizione di carri allegorici per la città. Oggi centro della festa è corso Roma dove si esibiscono decine di gruppi mascherati e carri realizzati da maestri cartapestai. Dal 2003 il Carnevale gallipolino è stato inserito (ma
Per conoscere tutti i risvolti relativi al Carnevale di Casarano e Gallipoli, vai su: www.iltaccoditalia.info/sito/index-a.asp?id=3573 www.iltaccoditalia.info/sito/index-a.asp?id=3414 www.iltaccoditalia.info/sito/index-a.asp?id=3800 www.iltaccoditalia.info/sito/index-a.asp?id=3821 www.iltaccoditalia.info/sito/index-a.asp?id=3315 www.iltaccoditalia.info/sito/index-a.asp?id=3849
un tempo era purgianello In molti paesi le feste mascherate venivano organizzate solo dopo aver ottenuto una licenza dal sindaco, che costava 20 centesimi. Una delle tipiche maschere era il purgianello. I ragazzi si vestivano di bianco con in testa un cappello a forma di cono addobbato di pennacchi e nastri di carta colorata per inseguire le ragazze prese di mira da coriandoli o da crusca. E visto che “a Carnevale ogni scherzo vale”, non ci si poteva arrabbiare con gli amici se si riceveva a sorpresa un bagno con secchio d’acqua e subito dopo con uno di farina. Toccava alla pazienza delle mamme ripulire gli abiti, mentre dai fornelli delle cucine saliva l’odore dei dolci tipici in attesa del martedì grasso, quando è permesso, anzi obbligatorio, abbuffarsi. Ottime le tradizionali chiacchiere e le varietà di confetti come tenerelli, cannellini e mennule rizze.
il tacco d’Italia
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muore il re carnevale; compare la caremma
on il martedì grasso termina il Carnevale. Nel passato la fine dei bagordi era scandita dal passaggio per le strade del paese del sagrestano che, suonando un campanello, ricordava che da quel momento in poi ci sarebbe stato spazio solo per la penitenza lunga 40 giorni della Quaresima. Il ritorno alla normalità, come ricorda un antico proverbio “Carnevale meu chinu te mbroje, osci maccharruni e crai foje”, sottolinea l’abbondanza di cibo durante il Carnevale in contrasto con il menu ristretto che ci si poteva concedere nei giorni precedenti la Pasqua. La fine dei festeggiamenti viene rappresentata con la morte del re Carnevale, il sovrano di un immaginario paese della cuccagna, dove si poteva mangiare e bere a sazietà. La cuccagna è un gioco di origine popolare in cui i partecipanti devono arrampicarsi su un palo, l’albero della cuccagna, per raggiungere la cima e appropriarsi dei premi (di solito, generi alimentari) che vi sono fissati. L’albero viene unto di grasso per rendere più ardua l’impresa. E’ divertente osservare i giocatori, i più giovani e forti del paese, cadere dall’albero o riuscire solo a grande fatica a raggiungere la cima. Altro segnale della fine del Carnevale è la comparsa sui tetti delle case, nel mercoledì delle Ceneri, della Caremma. Un fantoccio di paglia o meglio una brutta e sdentata vecchietta vestita a lutto. In mano la cunucchia e lu fusu e, nell’altra, una patata o un’arancia su cui sono conficcate delle penne di gallina, tante quante sono le settimane precedenti la Pasqua, quando la nonnina viene bruciata. Nonostante la valenza simbolica del fantoccio, ai più piccoli la brutta vecchietta mette un po’ di paura; per questa ragione oggi sono in pochi a mantenere viva la tradizione. Un rito più amato dai bambini è la “pentolaccia”. Il gioco consisteva nel legare ad un filo sospeso delle pentole di terracotta riempite con caramelle, noci, farina e altro. Il giocatore bendato veniva fatto ruotare su se stesso per tre volte e, quando aveva ormai perso il senso dell’orientamento, doveva colpire e rompere le pentolacce. Aveva a sua disposizione tre tentativi per trovare un premio. Spesso, dal momento che era bendato, il concorrente finiva col colpire, per errore, la testa di qualcuno anziché la pentola.
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// Costume //Ricordi //La festa degli innamorati ENTRA ANCHE TU NELLA COMMUNITY DEL TACCO D’ITALIA E DISCUTI DI QUESTO ARGOMENTO SU WWW.ILTACCODITALIA.NET
M’AMA O NON M’AMA? ANCHE I VIP SALENTINI APPARENTEMENTE PIÙ DURI SE LO SONO CHIESTO. ALMENO UNA VOLTA NELLA VITA. ALMENO IL 14 FEBBRAIO
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san valentino al tempo delle mele er qualcuno una scatola di cioccolatini non è niente di più di un involucro invitante, un fiocco colorato ed una dolce sorpresa. Un piacere fugace, lungo giusto il tempo di assaporare e mandare giù. C’è invece chi non si ferma alle apparenze e dietro una scatola di cioccolatini vede molto altro. Confidenze,
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conferme, progetti a breve o lungo termine. Sono gli innamorati. Coloro che (esattamente come i non innamorati) considerano la festa di San Valentino una furba trovata pubblicitaria delle case dolciarie, ma accettano di cadere nella trappola in nome della irrazionale passione che li guida. Non sanno spiegare il
perché, ma farebbero di tutto per condividere ogni istante con la persona del cuore. Ancora oggi, come tanti anni fa, quando muovevano i primi timidi passi nel mondo incerto del sentimento amoroso. I salentini illustri dei nostri tempi ricordano ancora quei passi giovanili. Non hanno faticato a riportare
di LAURA LEUZZI l.leuzzi@iltaccoditalia.info
a galla i primi batticuori, infatti, quando abbiamo chiesto loro di condividere con noi il racconto del più emozionante “14 febbraio”. Erano i tempi della scuola, delle frasi tenere e delle passeggiate mano nella mano. Quando non serviva altro per dimenticarsi di tutto e sentirsi in paradiso.
Augusto Romano, direttore marketing Meltin’ Pot, Matino “Sono diplomatico: il primo San Valentino che ricordo è quello di dodici anni fa, che trascorsi con quella che oggi è mia moglie. Era il nostro primo San Valentino insieme ed ero molto nervoso. Per fortuna andò bene. La invitai a cena. Non regalai rose; non mi piace regalare fiori per San Valentino. Sono banali. Preferisco regalare piccoli oggetti di design che possano davvero stupire l’altra persona. Il mio regalo venne apprezzato visto che anche lei fece altrettanto. Le rose no. Preferisco regalarle a sorpresa, senza un vero motivo. Mia moglie può testimoniarlo: ne ha ricevute tante in questi anni”.
Attilio Caputo, amministratore Caroli Hotels, Santa Maria di Leuca “Fu un San Valentino davvero emozionante. Feci recapitare a casa della mia fidanzata Monica 51 rose rosse. Avevo appena 17 anni; la nostra storia circa uno. Ricordo la mia emozione nel preparare la sorpresa e la sua nel ringraziarmi. Quel San Valentino ci portò fortuna, se dopo un po’ di tempo ci siamo sposati e stiamo insieme ancora oggi”.
Maurizio Manna, responsabile parchi e aree protette Legambiente Puglia, Gallipoli “Ballammo tutta la sera nella cantina dove un mio amico aveva organizzato una festa. Negli anni ‘70 si usava così. Risuonavano le note di Tony Manero e dei Bee Gees. Io avevo solo 14 anni, ma già una timida barba ed un prepotente baffetto. Lei era qualche anno più grande di me. Era una di quelle ragazzine simpatiche e allegre. A lei feci il primo regalo della mia vita, perché San Valentino mi sembrava l’occasione giusta per farlo. Le portai un mazzo di fiori a casa. Lei fece una faccia strana; forse non le sembrava il caso. Forse ero più coinvolto io. Quella storia finì poco tempo dopo ma la ricordo ancora. L’ho incontrata pochi anni fa, quando eravamo ormai sposati entrambi. Ricordammo quei tempi con piacere”.
Silvia Colazzo, imprenditrice, servizio di torte a domicilio “Ortona”, Galatone Roberta Maria Cavalera, responsabile acquisti Finedin, Taviano “Del mio primo San Valentino ricordo una bella sorpresa. Avevo 16 anni ed ero fidanzata con un ragazzo un paio d’anni più grande di me, di Napoli. La lontananza ci costringeva a vederci pochissimo, in genere nei periodi festivi, anche perché studiavamo entrambi. Per San Valentino, ero convinta che non ci saremmo visti, anche perché lo avevamo fatto per le feste natalizie. Inoltre, lui aveva una bruttissima influenza. Invece, me lo vidi arrivare a casa all’improvviso. Passammo tutto il giorno insieme; la sera andammo in pizzeria. Poi, quando andò via, mi lasciò un regalino: un quadretto disegnato da lui con un cuore raffreddato costretto a letto. La storia finì dopo due anni ma ne conservo ancora un bel ricordo”.
“Ricordo il primo San Valentino ai tempi della scuola media. L’emozione di fissare il primo appuntamento con il mio fidanzatino, di passeggiare presi per mano, mangiare i cioccolatini. Il primo ‘14 febbraio’ è stato come quello di tutti. In fondo, è questo il bello di questa festa. Può emozionarti anche senza un vero perché”.
Adriana Margiotta, responsabile centri per l’impiego Provincia di Lecce, Lecce “Non potrò mai dimenticare il San Valentino del 1998. Io e mio marito decidemmo di organizzare una cena in grande stile a casa nostra. Per condividere con i nostri cari quella ricorrenza di gioia, invitammo tanti amici; eravamo circa 15 coppie. Fu tutto perfetto, la cena, i giochi, i fiumi di champagne. Nel luglio dello stesso anno, ci lasciammo. In soli quattro mesi successe il putiferio. Nonostante questo, non ho mai pensato che San Valentino sia una ricorrenza da non festeggiare”.
Luciano Schito, regista, San Cassiano
Francesca Vitali, conduttrice “Il segreto del mio successo”, L’Atv, Presicce “Una strana coincidenza si è verificata, per più anni consecutivi, il giorno di San Valentino: mi è sempre capitato che, in quella data, io ed il mio fidanzato litigassimo. Del 14 febbraio ricordo questo: non l’ho mai festeggiato”.
“Se cerco di ricordare la prima volta che ho festeggiato San Valentino, mi rendo conto che, in effetti, non l’ho mai festeggiato! Anche il pensare ad uno scambio di regali in una cenetta a lume di candela con degli ornamenti a forma di cuore mi mette agitazione. Credo che l’irrazionalità di un sentimento come quello amoroso si dispieghi giorno dopo giorno senza la forzatura di circoscriverlo in una data precisa liquidando il prossimo con un ‘ti voglio bene e ti amo’. Sarebbe bello chiedere ai bambini che cosa provano la prima volta che sentono una scossa elettrica che gli paralizza lo sguardo, accelera il battito cardiaco ed a bocca asciutta gli fa pensare: ‘Come è bella e come è dolce quella luce a forma di essere umano’. La prima volta che mi innamorai avevo sei anni”.
Biagio Malorgio, segretario provinciale Cgil Lecce, Tuglie “Il primo San Valentino non si scorda mai. Frequentavamo il secondo anno dell’istituto magistrale di Gallipoli. Eravamo coetanei. Quel giorno uscivamo due ore prima del solito. Ne approfittammo per intraprendere un ‘fitto ragionamento sull’amore’ che durò fino alle 14, quando dovemmo ritornare alla fermata del pullman che ci riportava a casa. Non posso svelare altro. Si dice il peccato ma non il peccatore”.
“L’amore è una naturale emozione e sentimento umano, è l’oppio dei popoli. L’amore è sempre nuovo e continua a trovare linfa vitale ogni anno nel giorno di San Valentino: una data che rigenera il corpo e la mente di tutti gli innamorati. Non importa che amiamo una, due, dieci volte nella vita, ci troviamo sempre davanti a una situazione sconosciuta. L’amore è folle: può condurci all’inferno o in paradiso nel giro di pochi secondi. Per cui, amate ad ogni età, perché la passione si assopisce nei cuori e si rivitalizza in ogni gesto, in ogni sguardo e in ogni sorriso della vita quotidiana. Buon San Valentino”.
Antonio Corvino, direttore Confindustria Lecce “Mi rendo conto di essere in controtendenza rispetto ai giovani di oggi, ma i miei primi San Valentino sono strettamente legati a vicende politiche e di impegno sociale. Io sono figlio di una generazione che poco pensava alla festa degli innamorati. Mi sono diplomato nel 1969 al liceo classico ‘Palmieri’ di Lecce. E’ proprio quello il San Valentino che ricordo di più. Trascorso in un liceo occupato, a fare guerra al preside che minacciava di farci perdere l’anno, a convincere i professori a schierarsi dalla nostra parte (e infatti lo fecero, partecipando tutti all’assemblea che organizzammo). San Valentino in quell’occasione significava condividere ideali comuni con la persona cara”.
Salvatore Giuliano, preside liceo classico Casarano, San Pietro Vernotico “Era un freddissimo San Valentino di non molti anni fa. Lo trascorsi al mare. Colonna sonora di quel giorno fu la musica di Renato Zero, indicativa del mio stato d’animo di allora. Ascoltavo Renato Zero nei particolari momenti di tristezza. Non potrò mai dimenticare quel 14 febbraio: in quel giorno rinunciavo ad un grande amore”.
Ph: Flavio&Francesco IMAGER Y31.com
Max Hamlet Sauvage, artista, Gallipoli
“Un San Valentino mi è rimasto nel cuore in modo particolare. Avevo 30 anni o poco più. Ero innamorato follemente di una donna che aveva il cuore già occupato. Io avevo fatto di tutto per farmi notare da lei. Dopo un lungo e tormentato zig-zag di corteggiamento, Vincenzo Barba, senatore fatto di frasi a metà, Forza Italia, Gallipoli cose non dette, pensieri tenuti nascosti, mi decisi a telefonarle. Era proprio il 14 febbraio. Ero ben consapevole che stavo pescando nel giardino dell’erba proibita, ma in guerra e in amore tutto è concesso. Decisi di correre il rischio. Trovai finalmente dentro di me il coraggio necessario a fare il grande passo e, dopo un paio di tentativi falliti, in cui avevo alzato la cornetta, composto il suo numero di telefono e messo giù, riuscii ad aspettare in linea. Sperando di cogliere l’attimo fuggente e di avere la fortuna che rispondesse lei al telefono. Lo fece. Le spiegai tutto quello che provavo nei suoi confronti; le feci una vera e propria dichiarazione d’amore in stile classico dove non lasciai niente di non detto. Andò bene. Fu un San Valentino propizio. Poi finì, come finiscono tutte le cose. Ma fu talmente emozionante che lo ricordo ancora”.
Francesco Rekkia, batterista Après la classe, Aradeo “Ricordo tutti i San Valentino, ben otto!, trascorsi con la mia ex fidanzata (la storia è finita quest’estate). Purtroppo ci è sempre stato impossibile festeggiare il 14 febbraio a causa del mio lavoro che, in quella data, mi ha sempre portato in tournee e, quindi lontano da lei. Così più volte sono stato costretto a ripiegare su una soluzione che avrei sempre preferito evitare: mandarle dei fiori a casa e poi, in un sms, rinnovarle i miei sentimenti”.
Antonio Pascali, presidente Coni Lecce, San Cesario “Ho vissuto diversi piacevoli giorni di San Valentino, ma se torno indietro con la memoria a quand’ero adolescente, ricordo in particolare una notte… passata completamente insonne a scrivere poesie alla ragazzina di cui ero innamorato. Speravo di poter far colpo su di lei, ma in realtà non le lessi mai ciò che avevo composto, perché sono stato sempre molto geloso dei ‘miei’ versi. Anzi, ad essere sincero, le poesie composte quella notte le conservo ancora”.
Alessia Bambi, responsabile comunicazione in progetti comunitari, Lecce “Il San Valentino più romantico che io abbia mai vissuto risale ad otto anni fa. Fu perfetto. Non mancava niente. La cena ad Otranto. La scenografia rosa e blu nel ristorante. Una piacevole musica di sottofondo. E poi, dulcis in fundo, una dichiarazione d’amore ufficiale. Non ricordo con precisione le parole, ma mi disse, emozionatissimo e con la voce tremante, qualcosa del tipo: ‘Se questo è un sogno, non svegliarmi’. Come potevo resistere? Da allora è andato tutto bene. Dirò di più: l’anno prossimo ci sposiamo”.
Giuseppe Papadopulo, allenatore Lecce, Cecina “Per me ogni San Valentino è stato un continuo ripetersi delle stesse forti emozioni, dal momento che, da quando lo festeggio, ovvero dall’età di 16 anni, l’ho trascorso sempre con la stessa persona, mia moglie Daniela, due anni più piccola di me. Il nostro amore è sbocciato sui banchi di scuola. Quella sera di tanti anni fa, lei chiese ai suoi genitori il permesso di andare alla festa di compleanno di una sua amica. Si trattava, ovviamente, di una scusa. Ottenuto il ‘sì’ dei suoi, uscì invece con me. Passammo insieme tutta la serata”. “La prima volta che ho festeggiato San Valentino avevo 17 anni. Prima di quel momento non mi era mai capitato di dover fare un regalo ad una donna (non sono stato tanto precoce nelle questioni di cuore) e quindi non sapevo se essere generoso o mantenermi su un pensiero Antonio Scarlino, più modesto. Per non responsabile fare brutta figura, finanziario Salumificio decisi di fare le cose Scarlino, Taurisano in grande: le regalai un portafoglio di pelle nera, che comprai a Casarano; andò a finire che spesi più soldi di quelli che potevo permettermi. Lei mi regalò il vinile di Eric Clapton (non era ancora l’epoca dei cd). La nostra storia andò avanti per ben cinque anni. Il tutto naturalmente a bordo della mia Vespa “Cosa”, perché non avevo ancora la macchina. Anzi, la Vespa fu galeotta, perché ci fidanzammo proprio in seguito ad una passeggiata romantica su due ruote”.
//Cultura //Libri //Antonio Errico
perdersi a finibusterrae di ANTONIO LUPO a.lupo@iltaccoditalia.info
el suo ultimo libro Antonio Errico svela le bellezze paesaggistiche, le caratteristiche antropologiche e le connotazioni poetiche di Finibusterrae. Terra dei contrasti e dell’ossimoro, come la scrittura dell’autore. Una lettura certamente utile a chi vuole scoprire nella sua vera essenza “la penisola della penisola”, a chi ci ritorna, a chi vi si riconosce.
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l Salento dei luoghi del mito. Dall’esuberante barocco di Lecce al silenzio di Otranto, dalla luce di Castro alla malinconica quiete di Santa Cesarea, fino al ponte Ciolo e Santa Maria di Leuca e Gallipoli, nella loro immota e cangiante mutevolezza, sospesi come sono “tra la certezza della terraferma e il mare, metafora dell’incognita del vivere, dell’infinito”. In un paesaggio “che si scontorna”, dove il tempo è “un prolungato presagio”che rimescola memoria e speranza, essenziale rimane l’idea del dialogo con la terra (Verri) insieme al senso di precarietà e di finitudine che rivive nella scrittura. Tutti i poeti del Salento, nella “penisola
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“TUTTI I POETI DEL SALENTO, NELLA ‘PENISOLA DELLA PENISOLA’, HANNO RACCONTATO LA LORO NOSTALGIA, IL LORO NAUFRAGIO E IL LORO SMARRIMENTO. SONO CONVINTO CHE QUESTA PENISOLA SIA UN’INVENZIONE DELLA SCRITTURA POETICA” il tacco d’Italia
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della penisola” - ci ricorda l’autore - hanno raccontato la loro nostalgia, il loro naufragio e il loro smarrimento. “Sono convinto che questa penisola sia un’invenzione della scrittura poetica. Corvaglia, Bodini, Pagano, Corti, Verri, Manno, hanno dato a questa terra fisionomie e voci particolarissime, che si propagano. Quando noi pensiamo il Salento, lo pensiamo con le loro immagini, con le loro parole. Aggiungerei poi De Donno, Moro, qualche altro”. Così, attraverso una raccolta di dieci saggi, Antonio Errico porta il lettore ad affondare nell’humus di questa terra, creando uno straordinario senso di appartenenza. Le situazioni, i versi e le immagini, sorprendenti e ritrovate, si susseguono, catturando la partecipazione emotiva: l’inconfondibile atmosfera delle piazze, le suggestioni che comunicano i fari dei due mari, le testimonianze della pietra (“voci che dicono di una memoria”), le ombre e le penombre, come quelle delle case e delle chiese di Gallipoli, che si riflettono allungandosi sull’acqua.
Vivere ai confini, in un’affascinante terra di contrasti e di slittamenti che si integrano e si includono uno nell’altro (l’ossimoro), compenetrandosi, in un coinvolgimento sensoriale (visivo, olfattivo, ecc.) che è un crescendo di intensità (climax): questo è Finibusterrae mano a mano che la si scopre. Una dimensione esplorata nelle sue metafore che si riflette e riecheggia nello stile e nella scrittura personale dell’autore, in un linguaggio carico di valenze simboliche, che sprofonda nel vortice delle suggestioni. Scritto con intensità poetica il libro di Antonio rivela quindi un mosaico di tanti dettagli diversi, insieme alle connotazioni culturali e antropologiche più autentiche, delineando un percorso dell’immaginario collettivo che va oltre i luoghi di confine. Ne deriva un insieme di poesie che scandaglia le potenzialità creative ed espressive della parola, appagante e vorticosa, per raccontare di un luogo dell’anima che reinventa continuamente se stesso, dislocando l’immaginazione e la storia.
TRE DOMANDE TRE
Com’ è nata l’idea di questo libro? “In realtà questi saggi raccontati sono stati pensati in modo unitario e scritti in modo continuativo. Sentivo il bisogno, in questa fase, di confrontarmi con le idee di alcuni luoghi. Proprio le idee, i concetti, i modi che abbiamo
di pensare alcuni luoghi simbolici, che appartengono al nostro immaginario individuale e collettivo. Penso che sia un viaggio nel nostro sentimento di appartenenza, nella nostra radice che stringe concretezza e fantasia”. Quale l’autenticità, quali i limiti di questo lembo di terra, in un mondo globalizzato? “Non so che cosa sia ancora rimasto fuori dalla globalizzazione e se è rimasto qualcosa non so per quanto tempo resisterà. Credo che il nostro comportamento non dovrebbe essere di tipo oppositivo, ma integrante: voglio dire che dovremmo cercare di rapportare alcune nostre caratteristiche connotazioni culturali a
quelli che sono gli elementi di un contesto culturale più ampio e articolato. In questo libro, per esempio, ho cercato di interrogarmi sul senso che possano avere le forme del barocco per i tanti extracomunitari che vivono a Lecce. Il viaggio, a volte, è stato fatto con gli occhi del forestiero, che forse possono vedere e capire meglio perché sono occhi nuovi”. Come per i tuoi precedenti lavori, scritti sull’onda dell’affabulazione (“Favolerie”, 1996; “Angeli regolari”, 2002; “L’ultima caccia di Federico Re”, 2004), rimane un forte senso di assenza. Che cosa ne pensi? “Hai perfettamente ragione. Sono convinto che ogni racconto nasca dalle cose che mancano perché si ha bisogno di trattenere la loro memoria. Si scrive per non dimenticare e, forse, anche per non dimenticarsi. Il racconto è uno strumento della memoria. Ripeto: è come dici tu. La scrittura è un tentativo di alzare un muro contro la smemoranza, di riannodare fili, di ritrovare tutti coloro che ti appartengono”. Antonio Errico, Viaggio a Finibusterrae. Il Salento fra passioni e confini (Manni, 2007)
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lecce on line? virtuale
di GIOVANNI DI STEFANO
iù internet si evolve e più un sito è fatto bene se i servizi e le informazioni che offre sono piacevoli da fruire e ben collegati fra di loro. Pulsanti (funzione) e icone (aspetto) diventano due volti dello stesso comando: cambiare pagina, andare oltre, navigare. Il sito web del Comune di Lecce (http://www.comune.lecce.it) riesce nel difficile compito, dapprima, di sbilanciarsi apparentemente in favore della sostanza, rinunciando a ogni fronzolo (e decoro). Fornendo ai propri utenti delle pagine grigie, anonime, quasi strappalacrime – che toccano il loro culmine di mestizia in una sottosezione del menu “Come fare” intitolata, manco a dirlo: “Pagare le tasse”. Per poi rivelarsi quello che è, e che tentava di nascondere non già dietro a un eccesso di frivolezza, ma dietro a una sobrietà non richiesta: e cioè un sito che perlopiù non funziona. Sotto due aspetti: alcune parti non funzionano in senso stretto, cioè non funzionano affatto, e rendono inutile il sito; altre – le migliori – non funzionano in senso lato, cioè vanno solo male, ma rendono comunque spiacevole l’esperienza della navigazione. La maggior parte dei servizi presentati in home page, si rivelano delle promesse non mantenute, al primo click che ne cerchi qualche conferma. L’esempio di una sezione per tutte: quella dei contatti. A trovarla, dovrebbe essere una delle più preziose, anche se il link che porta ad essa è disperso nel mezzo della pagina, fra altri collegamenti al resto dello scibile: “Società partecipate”, “Avvisi pubblici e concorsi”, addirittura “Avvisi di gara e appalti aggiudicati”, tutti nello stesso colore, font e posizione. Si apra la pagina della sedicente “partecipazione”. Sulla carta, la più moderna e interattiva. In pratica, delle icone da preistoria del web (balloon da fumetto, bustina sotto-risoluzione della posta, etc.), dovrebbero condurre ai forum, alle
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sezioni video, all’aiuto tecnico. Cliccando su ciascuna di esse, nessuna risposta, se non che l’impaginazione, già infelicissima, viene praticamente meno. A un tentativo su tre di accedere al forum: “Nessun sondaggio [sic] presente”. Non avrebbe dovuto essere un forum, uno di quelli che anche uno studentello sa aprire per la sua serie animata preferita, e gratuitamente? Chi aveva parlato di sondaggi? La sezione Servizi al cittadino, dal canto suo, è in allestimento da almeno quattro mesi dalla data della promessa messa online del progetto: settembre 2007. Altro problema gravissimo è la gestione dei link di per sé. Che soffrono solo di due malanni, che però Jakob Nielsen, il guru mondiale dell’usabilità web, considera del tutto imperdonabili, e meno gravi soltanto di altri due, ma parliamo di casi limite: la mancanza totale di immagini o, viceversa, l’assenza di testo. Da una parte, i links fra le pagine di questo sito (come, del resto, quelli verso risorse esterne ad esso) sono deboli e poco evidenti (nel migliore dei casi sono solo sottolineati), e si finisce per non capire nemmeno a una seconda, terza occhiata che cosa sia clickabile e no. Dall’altra, quegli stessi links, una volta scovati, non cambiano colore quando vengono clickati la prima volta, e così non è facile visualizzare, in una stessa sessione di navigazione, il percorso che abbiamo compiuto per giungere a una certa risorsa, quando anche fosse stata utile, e non immaginaria. I menu dedicati alla cultura e all’ambiente, con cenni storici sulle piazze più importanti o ambientali sul solo bosco di Rauccio, sono supe-
L’ANALISI DEL SITO DEL COMUNE DI LECCE: TRA CARENZE INFORMATIVE E SCARSA “USABILITÀ” rati dal primo sito amatoriale che capiti sotto tiro a Google. Tutto, prima ancora che approssimativo, è inutilizzabile o insignificante. Con la sola eccezione dello spazio per i già citati “Avvisi di gara”, che sono aggiornati puntualmente, con tanto di errata corrige e allegati da scaricare. La sensazione che il design della home restituisce all’utente, come si diceva, è di una freddezza non glaciale: peggio, da corridoio tiepido e poco areato. In un’epoca in cui ci si dividono i voti anche a colpi di post sui blog, non è un aspetto della questione da sottovalutare. Insomma, il Comune ha un sito non solo brutto, ma anche poco attivo ipertestualmente, e chiuso in sé: morto, per le nuove tendenze del web 2.0, la seconda fase di internet che si sta aprendo in questi mesi, vera rivoluzione copernicana che pone l’interazione con l’utente e con altri siti al centro dell’esperienza su internet. A Lecce, almeno online, si commette dunque pure anche quest’altro peccato, del tutto insospettabile: superare in demerito il classico stupire con effetti speciali, che tanto spesso si riscontra nella cosiddetta real life – politica e sociale – dalle nostre parti, e di cui quindi ci si aspetterebbe perlomeno un corrispettivo anche sul web. Sul sito del Comune manca addirittura il fumo stesso, oltre all’arrosto, e questo è forse ancora più imperdonabile di qualunque altro promettere e non mantenere.
Leggi su www.iltaccoditalia.info/sito/index-r.asp?id=3362#commenti l’editoriale della direttrice “Lecce si indebita, i finanziamenti europei si arenano, i cittadini pagano” relativo ai servizi on line del Comune di Lecce erogati dal progetto Apulie e la risposta della vicesindaca Adriana Poli.
//Paese che vai //Casarano e dintorni ENTRA ANCHE TU NELLA COMMUNITY DEL TACCO D’ITALIA E DISCUTI DI QUESTO ARGOMENTO SU WWW.ILTACCODITALIA.NET
E’ UN EX MARESCIALLO DEI CARABINIERI, IN PENSIONE DAL 1975. DOPO 35 ANNI NELL’ARMA, ANGELO STELLA, 76 ANNI D’ETÀ, HA DECISO DI SODDISFARE LA SUA SETE DI SAPERE. ED È RITORNATO TRA I BANCHI DI SCUOLA. ANZI, AL PRIMO BANCO DELLA QUARTA GINNASIALE E DEL LICEO CLASSICO
di ENZO SCHIAVANO e.schiavano@iltaccoditalia.info
chi l’ha detto che non ho l’età n italiano non ha difficoltà. Confessa qualche lacuna nelle lingue antiche e in matematica. Ma complessivamente il profitto è buono. Angelo Stella è iscritto al primo anno del Liceo Classico di Casarano, frequenta il 4° Ginnasio, sezione E, ma non è uno studente come gli altri. Angelo, infatti, ha 76 anni, è un pensionato, e lo scorso autunno ha deciso di ritornare a scuola e di rimettersi a studiare. La sua voglia di apprendimento lo ha portato a fare una scelta difficile, che considera una sfida. Ha scartato i corsi di recupero per gli studenti lavoratori o per i pensionati e anche quelli organizzati dalle Università popolari o della terza età. Ha scelto un corso di studi ordinario, confrontandosi con ragazzi che potrebbero essere suoi nipoti. Stella è probabilmente lo studente più vecchio d’Italia. Quando, nello scorso mese di ottobre, si presentò per la prima volta davanti a Salvatore Giuliano, dirigente scolastico del Liceo Classico, portò il fascicolo personale all’interno del quale c’erano, tra le altre cose, le vecchie pagelle delle scuole elementari e l’attestato di terza media, conseguito come privatista. Aveva presentato istanza per l’iscrizione al primo anno, aveva dimostrato una forte determinazione per raggiungere il desiderio di conseguire la maturità classica e un’assoluta voglia di apprendere. Il nonno-studente è un ex maresciallo dei carabinieri, originario di Taviano, in pensione dal 1975. Durante i suoi 35 anni nell’Arma, ha prestato servizio in varie località italiane, in particolare in Toscana (dal 1950 al 1966), a Francavilla Fontana e, infine, a Tricase dove è stato comandante di stazione negli ultimi dieci anni di servizio. L’istituto di istruzione superiore poteva trovare
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UN’ESPERIENZA DI VITA CHE VALE PIÙ DI TANTI PROGETTI SCOLASTICI: NON È MAI TROPPO TARDI PER IMPARARE mille motivi per non accogliere la sua domanda e invece l’ha accolta. Perché? “Perché, per noi, è un valore aggiunto – risponde il preside che, per ironia della sorte, è uno dei più giovani d’Italia –. In un periodo in cui si sente parlare di educazione alla legalità, il suo esempio vale più di tanti progetti scolastici”. L’alunno Stella ha così cominciato a frequentare la scuola. E’ seduto al primo banco e interviene durante la lezione, parlando con naturalezza con i professori. Si è pure presentato all’incontro scuola-famiglia, accompagnato dalla moglie. Ma come lo hanno accolto i compagni di classe? “Quando il primo giorno lo presentai alla classe – racconta il preside – i ragazzi in un primo momento pensarono ad uno scherzo; quando poi capirono che era una cosa seria, rimasero increduli. Mi ricordo che, ad un certo punto, c’è stato un momento di imbarazzante silenzio, rotto da un ragazzo che chiese al signor Angelo: ma ti dobbiamo dare del lei o del tu?”. Dopo due mesi di convivenza, il ghiaccio ormai si è sciolto. I ragazzi hanno però preteso che venga trattato come gli altri, senza privilegi. “Lo rispettiamo – afferma il tacco d’Italia
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Maria Grazia Scrascia di Presicce – e ci manteniamo entro certi limiti, per esempio non diciamo parolacce davanti a lui. Per avere informazioni sui compiti non si consulta con noi, ma direttamente con i prof. Anche lui usa il cellulare in classe – rivela Maria Grazia – per esempio chiama la moglie o i figli per comunicare i voti”. Nel complesso i compagni di classe hanno confessato che davanti a lui un po’ si trattengono, anche se succedeva più spesso durante i primi giorni. Tra il nonno-studente e i ragazzi non c’è un vero rapporto tra compagni di classe perché il pensionato si pone su un gradino diverso, ad esempio è prodigo di consigli, aiuta e cerca di consolare i compagni adolescenti quando prendono brutti voti. “Comunque, partecipa con noi alle iniziative, come il teatro – racconta Paola Ciullo di Taurisano – anche se non esce con noi. Capita spesso, però, che lui accompagni a casa in macchina Matteo De Giovanni perché sono entrambi di Taviano”. La presenza di uno studente di 76 anni tra un gruppo di quattordicenni, con un’esperienza di vita da trasmettere, è valutata molto positivamente dalla scuola. Il dirigente scolastico sottolinea il messaggio forte che la sola presenza del signor Angelo manda ai ragazzi. “Il messaggio è che il periodo di apprendere non è soltanto quello che coincide con l’infanzia o con l’adolescenza – spiega Giuliano – ma anche dell’età adulta. I ragazzi apprendono questo messaggio positivo: l’istruzione può interessare tutto l’arco della vita”.
NEWS www.iltaccoditalia.info/sito/index-a.asp?id=3903
//Paese che vai //Galatina e dintorni Portone chiuso. Il Cavallino Bianco oggi
oggetto “l’utilizzazione dell’immobile di proprietà comunale, conservando l’originaria destinazione, prevedendo la possibilità di uso autonomo del foyer e dei locali ubicati al piano terra e a primo piano”. Probabilmente non torneranno più i tempi delle rose sui tavoli ma forse, finalmente, il “Cavallino Bianco” riprenderà a galoppare.
Tempi d’oro. Il veglione della Stampa. Nella foto Piero Viva (sx), uno degli organizzatori, con Mina e Alighiero Noschese e altri amici
il “cavallino bianco” e nero ABITI ELEGANTI, GENTE FAMOSA E SPETTACOLI DI ALTO LIVELLO. I TEMPI D’ORO DEL CINE-TEATRO DI GALATINA PRESTO NON SARANNO SOLO UN RICORDO di VALENTINA CHITTANO
na rosa al tavolo per ogni signora e dagli eleganti abiti da sera diventava palpabile l’atmosfera magica di una festa unica. I papillon stretti al collo degli uomini, impettiti nei loro smoking, sembravano punteggiare la sala di farfalle che al suono della musica seguivano le dame in un volteggiare che rimaneva nell’aria anche dopo il ballo. Era il veglione della Stampa; ed erano i tempi d’oro del cine-teatro “Cavallino Bianco” di Galatina. “Mina, Rita Pavone, Peppino di Capri, i Pooh: nessuno negava la sua presenza ad un momento come quello che abbinava cordialità ed allegria ad una risonanza nazionale – spiega Piero Viva, uno degli organizzatori del famoso evento –; l’ultimo venerdì di Carnevale era un appuntamento immancabile, come lo erano le feste della Caccia o il veglioncino dei bambini. Dal 1973 di quella musica e di quella magia non è rimasta che l’eco”. Questi nostalgici ricordi sono condivisi da gran parte dei cittadini galatinesi, alcuni dei quali hanno impresse nella mente le date più significative della storia del cine-teatro.
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// AAA BUONE IDEE CERCANSI Con l’obiettivo di rendere visibile sotto una luce nuova il foyer del teatro, che nel frattempo (novembre 2003) è stato acquistato dal Comune per una spesa di 600mila euro, l’amministrazione di Galatina ha aderito al progetto “Teatro dei Luoghi”, realizzato in collaborazione con i Cantieri teatrali Koreja, ed ha riaperto al pubblico, ma solo per le serate del 4 e del 5 gennaio scorsi, le porte del prestigioso contenitore culturale. “Mi auspico che questo punto di riferimento della città, deposito della nostra memoria, venga presto rivalutato da una gestione oculata che miri alla qualità e allo spessore”, afferma Massimiliano Martinez, uno degli artisti che si sono esibiti durante l’apertura straordinaria. Il teatro per ora continua a raccogliere polvere, in attesa di una concreta ri-fruizione da parte della città. È in effetti questa l’intenzione dell’amministrazione comunale che, con delibera del 9 marzo 2007, ha stabilito di “procedere con la riqualificazione del cine – teatro ‘Cavallino Bianco’ mediante un concorso di idee”. Il bando, approvato lo scorso luglio e rivolto ad architetti ed ingegneri, ha come
// UN INIZIO DI SUCCESSI “Carlo Guido e Attilio Distante, dopo i cospicui guadagni nella produzione di un vino, decisero di costruire un grande stabilimento vinicolo”, racconta il consigliere comunale Giorgio Lo Bue. Il 6 febbraio 1947 i due organizzarono in questo locale un veglione e, incoraggiati dal successo, insieme ad altri soci, decisero di realizzare l’attuale ‘Cavallino Bianco’ con un preventivo di spesa di 110 milioni di lire. Il progetto architettonico iniziale, di cui fu primo artefice il barese Giuseppe Basile, fu modificato con il passare del tempo. L’entrata del cinema era ubicata alle spalle di quella odierna e le proiezioni dei film avvenivano nell’arena adiacente, dove ora sorge un palazzo. Accanto alla struttura c’era anche un ristorante dove si fermavano gli artisti dopo l’esibizione. La costruzione attuale si deve ai progetti di Armando Stasi. Anche il Cavallino ha subito, dopo gli anni ’70, la crisi del cinema, “ma ha continuato a vivere grazie alle tantissime attività spettacolari”, aggiunge Lo Bue. Nel 1987, ad esempio, l’amministrazione comunale istituì, in collaborazione con l’associazione “Scenastudio” a cui il teatro era affidato in gestione, la “Stagione Teatrale” annuale che, partita l’anno successivo con “Fatto di cronaca”, si chiuse con “Due dozzine di rose scarlatte” il 3 aprile 2000. Nel giugno di quell’anno fu realizzato l’ultimo spettacolo. Tranne per qualche successiva rara proiezione di film, le porte del teatro si serrarono definitivamente in quell’occasione. Pippi Gaballo, l’amministratore della società allora proprietaria del teatro, formata essenzialmente dalle famiglie Marrocco e De Gioia, chiarisce quanto i problemi economici abbiano influito su questa chiusura: “Nonostante gli sforzi e i sacrifici di tutti – spiega - le entrate non permettevano di affrontare le necessarie ristrutturazioni”.
Per maggiori informazioni sul “Teatro dei luoghi”, vai su: www.iltaccoditalia.info/sito/index-a.asp?id=3767 www.iltaccoditalia.info/sito/index-a.asp?id=3779
//Paese che vai //Gallipoli e dintorni ENTRA ANCHE TU NELLA COMMUNITY DEL TACCO D’ITALIA E DISCUTI DI QUESTO ARGOMENTO SU WWW.ILTACCODITALIA.NET
i samari chiedono aiuto
di FLAVIA SERRAVEZZA f.serravezza@iltaccoditalia.info
UN TEMPO, ABBAZIA PRESTIGIOSA DEDICATA A SAN PIETRO CHE VI CELEBRÒ LA MESSA. OGGI RISCHIA DI SCOMPARIRE VITTIMA DELLE INTEMPERIE E DELL’INCURIA alla parte australe della Lizza, a quattro miglia distante da Gallipoli, ed un altro circa dal mare vi è un luogo detto San Pier dè Samari, di cui rimane ora un’antica Chiesa, dove Stefano Catalano dice, che l’Apostolo San Pietro vi abbia celebrato Messa, reduce da Levante. E’ piantata questa su di una terra duna, presso cui si vede una valle tagliata nel monte, dalla quale scorre tutta l’acqua del nostro territorio, molti pozzi, molti cenotafii e macerie…”. Così Liborio Franza scriveva della chiesetta bizantina di “San Pietro dei Samari” nel suo libro intitolato “Colletta istorica e tradizioni anticate sulla città di Gallipoli” del 1836. La leggenda - Una leggenda vuole che la chiesa di San Pietro dei Samari, chiamata così perchè nel XII secolo si trovava presso il Fosso dei Samari, risalga al periodo in cui San Pietro attraversò questi luoghi. La chiesa anticamente custodiva un dipinto, realizzato dal maestro Coppola, che raffigurava i Santi Apostoli Pietro e Paolo.
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// L’ABBAZIA NEL PARCO NATURALE La piccola abbazia bizantina, che insiste su un terreno di proprietà privata, risale al XII secolo e si trova fuori dal centro abitato di Gallipoli, in un terreno adiacente alla statale 274 GallipoliTaviano (nei pressi del Fosso dei Samari). La zona in cui è situata ricade nell’area del Parco naturale di Punta Pizzo-Isola di Sant’Andrea. Per accedervi bisogna percorrere a piedi un tratto di strada statale. L’interno della chiesa è ad una sola navata, divisa in due scomparti quadrati da un arco a tutto sesto. La volta è formata da due cupole costruite in mattoni. Sulla facciata si possono individuare le tipiche arcatelle cieche di stile romanico, mentre sulla porta principale si legge l’iscrizione “Pasce oves meas “ (Pasci le mie pecore). Interessante anche la zona circostante dove si trova la necropoli.
// CROLLI E CREPE. L’INVERNO È UN RISCHIO Nel 2006 si è verificato il crollo un vasto tratto di paramento murario esterno (lato sud) della chiesetta tardo-medievale. Ad oggi, la chiesa è in
condizioni a dir poco critiche: lesioni evidenti e spanciamenti della muratura ne fanno presagire un crollo totale imminente, soprattutto se l’inverno si confermerà piovoso. Evidenti sono le crepe sui muri esterni ricoperti da piante selvatiche in più punti. All’interno della chiesetta si intravedono lembi di affreschi sotto l’intonaco anch’essi a rischio. “La chiesa è allo stato di totale abbandono da molti anni” si legge anche sul sito internet della Provincia di Lecce (www.turismo.provincia.le.it).
// SOS CADUTI NEL VUOTO Dal 2004 la sezione Sud Salento dell’associazione “Italia Nostra” ha avviato una battaglia per risollevare le sorti della chiesetta bizantina. Appelli e raccomandazioni non hanno portato ad alcun intervento da parte dei proprietari dell’edificio. E dell’impegno in difesa del monumento assunto dalla Provincia di Lecce nel 2005 con il progetto di recupero e valorizzazione del “Salento bizantino” sembra non esserci più traccia. Il presidente della Provincia Giovanni Pellegrino aveva sposato in pieno la causa di Italia Nostra, offrendo 15mila euro per gli inter-
venti necessari, che sarebbero stati erogati solo se il Comune di Gallipoli si fosse accordato con il proprietario della Chiesa, per consentire la fruizione pubblica del monumento. Ma l’amministrazione comunale (dal 2004 al 2007) non si è mai interessata alla situazione. Il presidente della sezione Sud Salento di “Italia Nostra” Marcello Seclì ha presentato richiesta di aiuto al ministro per i Beni e le attività culturali Francesco Rutelli e al suo predecessore Rocco Buttiglione. Richieste cadute nel vuoto. A fine gennaio 2008, Seclì ha anche inviato una “richiesta di intervento sostitutivo” alla Soprintendenza regionale. “Chiediamo – spiega Seclì – ai rappresentanti territoriali del Ministero per i Beni e le Attività culturali, di procedere all’esecuzione diretta delle opere necessarie per evitare il crollo del monumento. Le spese dei lavori, secondo la normativa vigente, saranno addebitate al proprietario della Chiesa. Se si rifiuterà di pagare, il Ministero dovrà procedere all’esproprio. Per scongiurare il pericolo del totale crollo dell’edificio – aggiunge - è necessario effettuare - quantomeno una copertura sull’intero immobile, nonché l’imbarcamento ed il puntellamento esterno ed interno dell’edificio”. A sostenere l’azione di Italia Nostra è intervenuto in più occasioni anche l’Osservatorio Torre di Belloluogo. Il coordinatore Beniamino Piemontese, di recente, ha lanciato un nuovo appello di aiuto su internet, prendendo spunto dalla segnalazione fatta da una semplice cittadina, Angela Paradisi, sul sito web www.tuttocasarano.it. Intanto la salvezza, la difesa, la tutela e la valorizzazione dell’antico monumento salentino sembrano ancora obiettivi difficili da raggiungere. APPROFONDIMENTI www.iltaccoditalia.info/sito/index-a.asp?id=3966
//Paese che vai //Maglie e dintorni //Cursi
ANZIANI, PORTATORI DI HANDICAP, PERSONE NON AUTOSUFFICIENTI. IN NOVE ANNI DI ATTIVITÀ, LA COOPERATIVA DI CURSI SI È PRESA CURA DI CHIUNQUE ABBIA BUSSATO ALLA SUA PORTA
di IRENE TOMA i.toma@iltaccoditalia.info
lì dove tutti si sentono a casa orge nel piccolo centro di Cursi, sulla strada che porta a Carpignano, la cooperativa sociale Casa (Centro anziani di accoglienza e solidarietà) intitolata a Don Tonino Bello. La sua nascita risale al 1999, quando un progetto realizzato dal Comune di Cursi e portato avanti grazie all’impegno dei tanti cittadini che ci hanno creduto, ha dato un notevole impulso alla vita sociale del paese. La grande voglia di fare del bene alla propria comunità si è tradotta nella realizzazione, nello stesso stabile dove ha sede la cooperativa, di una confortevole casa di riposo per anziani e portatori di handicap, ufficialmente inaugurata nel 2005. Ma l’attività della cooperativa non si esaurisce all’interno di quattro mura. La Casa “Don Tonino Bello” offre infatti assistenza e servizi alla persona andando fin nelle case degli interessati e, collaborando in convenzione con enti pubblici e privati, opera anche in altri paesi, allargando, in tal modo, il proprio raggio d’azione oltre i confini comunali. Per capirne di più abbiamo incontrato Oreste Cerfeda, che dal 2001 presiede la cooperativa (e casa-protetta) “Don Tonino Bello”.
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La cooperativa che lei preil personale è altamente qualifisiede si occupa di assistenza cato; nel nostro settore è meglio sociale di periferia. Cosa signifilavorare con gente preparata e ca questo in una realtà come non con volontari, che pur creCursi? dendo con convinzione in ciò che “Occuparsi del sociale in una fanno, spesso sono limitati dalla realtà come Cursi, significa partire scarsa conoscenza della materia da zero. Per farci conoscere nelcon cui hanno a che fare. E’ la l’ambito sociale, all’inizio dell’attinatura stessa del lavoro ad esigevità ci siamo attivati andando in re preparazione accurata. Per giro per i vari paesi. Siamo partiti questa ragione, i nostri dipendendall’assistenza domiciliare, assiti sono tutti operatori socio-assicurando la nostra presenza al stenziali”. Oreste Cerfeda fianco di chi aveva bisogno di Che tipo di rapporti avete aiuto nella propria casa. con le altre associazioni del terAttualmente lavoriamo anche nei paesi limitrofi ritorio e con il Comune? Venite appoggiati in a Cursi, come Castrignano dei Greci, Palmariggi, qualche modo nelle spese che sostenete? Bagnolo del Salento e Cannole rivolgendo la “Con il Comune di Cursi abbiamo ottimi rapnostra attenzione soprattutto alle persone anziaporti. Abbiamo realizzato delle convenzioni per ne e ai portatori di handicap. Sono i soggetti l’assistenza domiciliare ma non riceviamo alcun che nel sociale hanno maggiori difficoltà ad appoggio economico per la nostra attività. Con esprimersi e, a volte, per questo vengono trascule altre strutture e associazioni abbiamo collarati o abbandonati”. borato spesso. Molto fruttuoso è stato l’incontro Chi lavora nella vostra cooperativa? con un’altra cooperativa che si prendeva cura “Adesso vi operano ben 14 dipendenti. Tutto dei bambini disadattati ma che al momento non
è più attiva”. Quali risultati avete ottenuto in questi anni di attività? “Abbiamo portato a casa tanti risultati e siamo cresciuti molto. Siamo partiti, infatti, solo aiutando le persone anziane a fare la spesa o a far fronte a quei piccoli lavori quotidiani che possono diventare impossibili da realizzare. Ora ci occupiamo principalmente delle persone costrette a letto e di chi non è autosufficiente neppure per i gesti più semplici come il mangiare o il lavarsi. Il nostro è un impegno costante al fianco di chi ha bisogno; anche quando siamo impegnati nell’assistenza domiciliare non neghiamo la presenza attiva nella casa famiglia. Alcuni ospiti, ad esempio, per la loro condizione di invalidità, spesso ci si fermano anche per giorni interi. Non possiamo tirarci indietro”. Perché avete scelto di legare il vostro nome alla figura di don Tonino? “Perché è una figura della alla nostra terra. In particolare, don Tonino veniva spesso a Cursi in visita alla Madonna dell’Abbondanza. È un personaggio al quale la nostra città è molto affezionata”.
//Paese che vai //Nardò e dintorni
storie d’eroi d’arneo LA LOTTA. GLI IDEALI. ED ASPETTI, FINORA POCO NOTI, DEL VISSUTO LATIFONDISTA E BRACCIANTILE DI FINE ANNI QUARANTA
Partecipare. Le parole di Oronzo Garrisi, primo iscritto Cgil Lecce, hanno commosso i presenti
di ANTONIO LUPO a.lupo@iltaccoditalia.info
n’aula consiliare gremita di gente. Ed un’emozione palpabile sui volti dei presenti. E’ stata una serata di forte partecipazione, quella del 13 dicembre scorso, quando nella sala comunale di Nardò è stato presentato il libro “Sangue di quella terra. Storie d’Eroi d’Arneo”, di Maria Luisa Mastrogiovanni. Alla presentazione hanno preso parte, oltre all’autrice, anche Pinuccio Giuri, presidente Progresso Service Srl, Biagio Malorgio, segretario generale Cgil Lecce, Paolo Nerozzi, segretario nazionale Cgil. Ma in sala, quel giovedì pomeriggio, nascosti timidamente nel pubblico, c’erano anche i visi rugosi e commossi dei protagonisti, molti dei quali già intervistati da Mastrogiovanni. Questi hanno voluto raccontare ancora una volta, con gli occhi lucidi e la voce rotta, la loro personale battaglia. Hanno ribadito la sofferenza che hanno sopportato, la convinzione che li ha animati; hanno ricordato nuovamente, ai giovani soprattutto, l’importanza della partecipazione. Particolarmente toccanti sono state le parole di Oronzo Garrisi, il primo iscritto alla Cgil salentina. Questi ha ripercorso i giorni di occupazione. “I fatti raccontati nel libro sono veri – ha detto -. Le storie sono vere; la nostra povertà era vera. Non dimenticatelo – ha concluso – perché di quelle lotte c’è bisogno ancora oggi”.
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// SANGUE DI QUELLA TERRA Una ricerca di Maria Luisa Mastrogiovanni ripercorre le sofferte rivendicazioni dei contadini disoccupati dell’Arneo (nord-ovest della penisola salentina) ingiustamente esclusi dai vantaggi della legge Stralcio (1949, Gullo-Segni) con la quale finalmente si distribuivano le terre incolte a chi viveva delle sole braccia, ma non aveva terra da lavorare.
// PRIMO: LA TERRA A CHI LAVORA! Una terra di rocce e di sassi, difficile da lavorare, quella dell’Arneo. Conquistata col sudore della fronte e delle occupazioni, quando si viveva di niente… e le biciclette e una coperta erano strumenti di lavoro, risorse perciò indispensabili! Potevano i braccianti, che per protesta avevano occupato i latifondi neretini ridotti a palu-
de, rassegnarsi a vederle bruciare in un falò ? Questi uomini non si sono piegati alla dura repressione delle forze dell’ordine del governo post-fascista, hanno lottato contro la fame e la miseria, mantenendo la loro dignità, non hanno rinunciato ai loro valori, l’onestà, la giustizia, il rispetto per gli altri, e neanche alla loro tessera di partito, nel clima di intimidazioni che facilitava “chi non era iscritto ai compagni”. L’autrice di questo emozionante lavoro (coedizione Lupo-Nerò su iniziativa dalla Progresso Service), attraverso le vibranti testimonianze dei protagonisti della mobilitazione e dei loro famigliari, gli interessanti contributi delle interviste, lo straordinario “reportage” di Vittorio Bodini (Documenti) fa entrare il lettore nel vivo delle lotte sociali, delineando il quadro storico (1949-51) e le linee politico-legislative che portarono all’enfiteusi. Con dati alla mano riemergono così aspetti il tacco d’Italia
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poco noti del vissuto latifondista e bracciantile di quegli anni, dalla richiesta di prestito, rivolta al ricco proprietario proprio per l’affitto della locale camera del lavoro ed esaudita, alla richiesta del dovuto compenso ai disoccupati che decidevano spontaneamente di mettersi a lavorare terreni incolti, apportandovi i necessari miglioramenti. Nel contesto di un arretrato e atavico regime latifondista, furono alla fine distribuiti dal governo solo 890 ettari dei 4.500 promessi. Ciò nonostante, rimane questa una indimenticabile pagina della nostra storia.
//Paese che vai //Tricase e dintorni
ci riuniamo a chiru capu
“UNO PER TUTTI, TUTTI PER UNO”. LE ASSOCIAZIONI CITTADINE FANNO CULTURA, VALORIZZAZIONE DEL TERRITORIO, VOLONTARIATO IL TROPPO STROPPIA
Salvatore Cacciatore, presidente associazione “Heidi”
Quando è nata e di che cosa si occupa l’associazione che presiede? “E’ nata per mia volontà nel 1998. Ero responsabile del reparto di Pediatria presso l’ospedale di Gagliano. Dal momento che mancavano le apparecchiature, le comprai con denaro offerto da sponsor. Così decisi di dare vita ad un’associazione di beneficenza. Il reparto ospedaliero venne chiuso ma l’associazione continua ancora la sua attività con lo scopo di tutelare i minori e il loro diritto alla salute”. Come vi fate sentire nella società? “Abbiamo collaborato con il carcere minorile di Lecce e la relativa cooperativa. Inoltre organizziamo spesso spettacoli musicali con protagonisti gruppi locali per utilizzare il
di IRENE TOMA i.toma@iltaccoditalia.info
1780. Johann Heinrich Fussli, “Il giuramento dei tre confederati”
arantire i diritti dei più deboli, tutelare le categorie meno fortunate, valorizzare il territorio e incentivare le attività culturali. Partire da un’idea comune per unirsi insieme è il primo passo per fare associazione perché l’unione fa la forza. Questo a Tricase si percepisce più che altrove. Il paese nel cuore del “Capo” salentino ha già nel nome una forte valenza associativa in quanto Tricase, ovvero inter casas, nasce proprio dalla aggregazione di diversi nuclei abitati. Le associazioni presenti sul territorio tricasino sono circa 100 su 17mila abitanti o poco più. Di queste 75 sono iscritte all’albo comunale e dunque ufficialmente attive. Tutte sono coordinate dall’organo della Consulta, strumento presente in pochi Comuni leccesi, anche se stranamente non tutte le associazioni sono a conoscenza della sua esistenza. Per comprendere come mai esista tanta volontà di associazionismo e conoscere almeno in parte il mondo che vi ruota attorno abbiamo incontrato i rappresentanti di alcune importanti associazioni.
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ricavato a scopo benefico”. Che rapporti avete con le altre associazioni e con le istituzioni e con quali fondi vi gestite? “La presenza di tante associazioni sul territorio cittadino, anche se abbiamo ottimi rapporti con tutte, rappresenta un danno. Negli anni abbiamo infatti perso molti iscritti, scendendo dai 120 iniziali ai 25 di oggi. La nostra associazione è l’unica ad occuparsi di bambini bisognosi di cure urgenti (come interventi chirurgici) residenti non solo a Tricase, ma anche in altri paesi come Presicce e Miggiano. Abbiamo acquistato un pulmino con il nostro denaro. Dagli enti non riceviamo nessun appoggio economico. Se ci fosse più volontariato le associazioni avrebbero una spinta in più”.
SIAMO LA COLONNA DELLA CITTÀ Quando è nata la vostra associazione e di che cosa si occupa? “E’ nata nel 1997 dalla volontà di un gruppo di amici di ristrutturare il menhir di Tutino (frazione di Tricase) detto la Culonna, dal quale prendiamo il nome. Ci occupiamo di valorizzare il territorio organizzando manifestazioni come “la sagra”; con i fondi che raccogliamo, organizziamo altri eventi. Contiamo circa 25 tesserati”.
Mario Cardigliano, presidente associazione “La colonna”
Che rapporti avete con il Comune? “Siamo in buoni rapporti. Abbiamo richiesto la possibilità di illuminare il castello della città e ottenere un terreno per costruire un parco giochi. Siamo in attesa”. Come gestite le spese? “Ogni manifestazione crea un rientro economico ma le uscite sono molte per cui, il più delle volte, non rimane nulla in cassa. Riusciamo a coprire i costi dell’evento, pur non ricevendo finanziamenti”.
LE ASSOCIAZIONI NON PARTECIPANO
Cosimo Turco, coordinatore Consulta delle associazioni di Tricase
Che cos’è la Consulta delle associazioni? “È il frutto dell’albo delle associazioni, voluto dal Comune (delibera n°79 del 2003), al quale può iscriversi ogni associazione locale o nazionale operante in loco. Ogni ente dovreb-
sezione si elegge un coordinatore di ambito e tra questi cinque il coordinatore della consulta, che resta in carica tre anni”. Che rapporto hanno le associazioni con la Consulta? “Prima delle festività natalizie si è svolta l’ultima riunione
be comunicare la sua esistenza per consentire un elenco aggiornato di società attive. Al momento dell’iscrizione si aderisce ad uno dei cinque ambiti di sezione (socio-ricreativo culturale, volontariato, religioso, sportivo, di categoria). Per ogni
con i rappresentati delle associazioni. E’ stata deludente la scarsa partecipazione. Questo disinteresse blocca lo scambio di idee tra noi e le associazioni. Dovremmo riuscire a valorizzare maggiormente quest’organo così importante”.
//Economia //Mass media //Salento Channel
sky 952. il bello del salento LECCE IN VETRINA OLTRE I CONFINI NAZIONALI di MARGHERITA TOMACELLI m.tomacelli@iltaccoditalia.info
ashion, travel, wine, events, agro, art, culture, business, gallery, jewels. Il Salento parla una lingua nuova: il “salentino europeo”, cioè un linguaggio che racconta il Salento, ma al pubblico allargato dell’intera Europa. Dal 3 febbraio (è stato presentato al Castello Carlo V di Lecce lo scorso 26 gennaio) ha infatti iniziato la sua programmazione Salento Channel, nuovo canale satellitare, il 952 della piattaforma Sky, del gruppo editoriale Studio 100 (direttore responsabile Walter Baldacconi; editore Gaspare Cardamone) interamente dedicato alla provincia di Lecce. E della Terra del Sole, la nuova emittente si ripropone di mettere in luce il buono. Ovvero la storia, le tradizioni e la cultura, le
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attrattive turistiche, le attività produttive, l’enogastronomia, l’artigianato. Tutte le peculiarità tipiche del Salento, spesso sconosciute ai più, presentate in contenitori-vetrina tematici. All’interno di tali spazi si susseguono le produzioni, ovvero reportages e appuntamenti con l’informazione realizzati ad hoc dalla redazione. Una particolare attenzione è rivolta agli eventi in diretta (lo start ufficiale delle trasmissioni è stato dato dalle dirette del match calcistico Pistoia-Gallipoli e delle sfilate del Carnevale nella città bella) alla scoperta dei singoli Comuni, primi fra tutti quelli che solitamente vengono trascurati dalle altre emittenti, come quelli che rientrano nella Grecìa Salentina o nella Valle d’Itria. La forma di comunicazione scelta per
parlare all’Europa è quella tipica del redazionale televisivo della durata media di dieci minuti, cioè il giusto mix di parole, musica, immagini in sequenze affascinanti e suggestive che fanno tornare in mente gli anni d’oro del rotocalco “Nonsolomoda” in onda sulle reti nazionali. Ma la trasmissione satellitare non è una novità per Studio 100. L’emittente Studio 100 Sat, canale 925 di Sky, battezzata circa un anno fa, gode di oltre un milione di ascolti in tutta Italia. A Gaspare Cardamone, editore del gruppo Studio 100, abbiamo chiesto in che cosa la programmazione di Canale 952 si differenzi da quella del già esistente Canale 925 e quali obiettivi siano alla base di Salento Channel.
LECCE SOTTO LA LENTE D’EUROPA
Gaspare Cardomone, editore gruppo Studio 100
Dottor Cardamone, in che cosa Salento Channel si distingue da Studio 100 Sat? “Salento Channel è un canale nuovo con una programmazione specifica tutta incentrata sul Salento. Ogni singolo Comune avrà la sua giusta visibilità, nessuno escluso. E’ un modo per rendere giustizia alle tante ricchezze della nostra terra. Il Salento è il cuore dell’Europa ed è giusto che tutta l’Europa impari a conoscerlo e ad apprezzarlo”.
Questa funzione non veniva già svolta a sufficienza da Studio 100 Sat? “In parte sì, ma non quanto avremmo voluto. Il nuovo canale sarà interamente dedicato alla città di Lecce e alla sua provincia. Ogni giorno sarà una continua scoperta di tradizioni, mestieri, usanze, ma anche tessuto economico, aziende che crescono, itinerari turistici. I salentini all’estero sono tantissimi. La nostra redazione riceve quotidianamente ringraziamenti da parte di il tacco d’Italia
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chi è costretto lontano dalla sua terra d’origine ma riesce a mantenere un contatto grazie alle trasmissioni tv. Salento Channel sarà un collegamento continuo tra i Comuni salentini e l’estero. E poi svolgerà anche il compito di far conoscere l’estremo lembo d’Italia a chi non lo abbia mai visitato. Ciò, naturalmente, nell’interesse dell’intero territorio, ovvero delle imprese turistiche, culturali e di ogni tipo”. Tra una vetrina e l’altra, in cui si mostra al pubblico il lato buono
Febbraio 2008
del Salento, si inseriscono gli appuntamenti con le news. Non è come proporre ai telespettatori un brusco ritorno alla realtà? “L’informazione è l’informazione. Non si può fingere che alcuni avvenimenti, se pure poco piacevoli, non avvengano. Nello spazio del telegiornale daremo conto di tutti i colori della cronaca, per quanto a volte non siano piacevoli. C’è una redazione specifica che si occupa della realizzazione dello spazio dedicato all’aggiornamento delle news”.
// Un mese in una pagina // Questione di look Che barba, che noia! E’ partita la campagna elettorale per le elezioni regionali del 2010 e Adriana Poli e Nichi Vendola se le suonano di santa ragione. Lei, durante la manifestazione organizzata a Bari lo rappresenta come Pinocchio, lui, ribatte che la Poli non è certo la Fata turchina, piuttosto è Crudelia Demon. Mentre il prezzo del pane sale e il morale (degli italiani) e la morale (della politica) scende, pensano ancora di poter raccontare favole.
IPSE DIXIT “Sono stonato e ho la voce roca”. Giovanni Pellegrino, presidente Provincia di Lecce “Corriere del mezzogiorno” p.7, 21 dicembre 2007 “Sono spesso con la testa tra le nuvole e questo molte volte viene scambiato con un atteggiamento di supponenza ma è solo che sono sovrapensiero”. Paolo Perrone, sindaco di Lecce “La Gazzetta del mezzogiorno” p.3, 26 dicembre 2007 “Mantovano? Non mi riguarda. E’ un problema dei vertici del partito”. Adriana Poli Bortone, coordinatrice An Puglia “Nuovo Quotidiano di Puglia” p.11, 10 gennaio 2008 “Nessuna possibilità di pastette, inciuci e commistioni tra schieramenti opposti. Tante sono le circostanze che stiamo valutando per giungere all’appuntamento delle elezioni comunali di primavera con un programma politico incisivo e con una squadra di amministratori veramente onesti”. Vincenzo Barba, ex sindaco di Gallipoli “Nuovo Quotidiano di Puglia” p.19, 22 gennaio 2008 “La Poli attivi tra le norme deontologiche obbligatorie per i candidati e gli eletti del partito, i test antidoping, periodici e senza preavviso. E’ necessario che la classe dirigente di un partito dignitoso quale è An dia l’esempio”. Adriano Napoli, vicepresidente provinciale An “Nuovo Quotidiano di Puglia” p.15, 26 gennaio 2008
SE NE PARLA SE NE PARLA SE NE PARLA “Il Corsivo”. Il ritorno Dopo quattro anni di assenza, sotto le feste natalizie “Il Corsivo” è ritornato nelle edicole salentine. Editore Alfredo De Iaco. Direttore, come un tempo, Adolfo Maffei. Il settimanale interruppe le pubblicazioni nel gennaio del 2004, dietro decisione della società che ne era proprietaria, a poche settimane dal compimento del decimo anno consecutivo di uscite. Il Tacco d’Italia fa i migliori auguri ad editore, direttore ed ai colleghi giornalisti.
Belle Arti. In cattedra i parenti Il 30% dei docenti nominati a tempo determinato nell’anno 2006/07 presso l’Accademia di Belle Arti di Lecce (diretta da Giacinto Leone) sarebbe imparentato con docenti già in ruolo nell’istituto. Mogli, ex mogli, sorelle e anche figli dei professori interni: non manca neppure un nome nei verbali dell’inchiesta condotta dall’ex prefetto Achille Serra, Alto Commissario per la lotta alla corruzione, già depositati presso la Procura della Repubblica, la Corte dei Conti e il Ministero dell’Università. Le nuove assunzioni sarebbero avvenute tramite l’utilizzo dei fondi europei, ben 580mila euro, erogati per finanziare il progetto “Salento Sud Est”. Non solo. Dai controlli degli inquirenti è emersa l’esistenza di un insegnamento (100 ore) frequentato da un solo studente. Quando si dice aver cura delle minoranze!
COME È ANDATA A FINIRE Orex “sigillata” UGENTO. Siamo stati i primi a denunciare i danni che una struttura turistico-ricettiva delle dimensioni della “Orex” di Ugento (circa mille ettari per 800 posti letto nel progetto originario successivamente ampliato) avrebbe potuto causare al delicato ambiente in cui sorge, il parco naturale “Litorale di Ugento”. La notizia è stata poi ripresa dai quotidiani locali e nazionali. Ora La Orex oggi la struttura è stata “sigillata”. Una grande piscina ed un anfiteatro, in costruzione all’interno del mega-villaggio (di proprietà della società Ugento Srl, di cui è amministratore Damiano Reale) sono stati sequestrati a fine gennaio dalla Polizia Municipale. Si dovrà fare chiarezza sui nulla osta degli Enti preposti e della Soprintendenza ai beni ambientali. E’ questo il momento che si chiarisca come sia potuto accadere ciò che il Tacco stigmatizzò, analizzando le pratiche edilizie: cioè che all’interno di un parco protetto si sia stati capaci di circoscrivere un’area, dove poi far sorgere un ecomostro, che secondo le perizie presentate, non presenterebbe né piante né animali degni di tutela. La vicenda è in fieri e già i proprietari minacciano risarcimenti danni. D’altra parte è proprio per scongiurare questo pericolo che all’epoca Michele Losappio, assessore regionale all’Ecologia, dichiarò durante una nostra intervista, di ritenere dannoso per le tasche della Regione interrompere i lavori avviati. Come dire: cornuti, mazziati e cacciati… dal parco. Per conoscere tutta la vicenda, vedi: Tacco n. 16 luglio 2005, n. 17 agosto 2005, n. 18 settembre 2005, n. 19 ottobre 2005, n. 30 ottobre 2006, n. 31 novembre 2006.
//Controcanto
di WALTER BALDACCONI*
essere, avere e le modernità da cogliere per sentirsi all’altezza
VALORI SENZA MORALISMI. SE UN PO’ DI OTTIMISMO NON FA MALE, È PUR VERO CHE NON SI PUÒ FINGERE DI NON VEDERE. QUANDO SCOCCA L’ORA DELLE REGOLE
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gni capodanno i pugliesi si ricordano di vivere nella regione più a est d’Italia. Ci pensano le manifestazioni che si svolgono ad Otranto a ricordarlo. Qui, significherà pure qualcosa, il sole arriva prima che a Napoli e molto prima che a Torino. Qui, da sempre, si intravedono le coste dei Balcani. Qui si sono incontrate e si incontrano civiltà diverse ma complementari. Basta viaggiare tra le coste del mediterraneo. Cambiano le lingue ma i cibi sono gli stessi, ammorbiditi dall’olio delle olive onnipresenti vero simbolo di questo Mediterraneo che tra le terre di tre continenti continua a unire o a respingere. La vera grande occasione della Puglia e del Salento in particolare è proprio questa: una vasta piattaforma logistica a disposizione dei traffici commerciali e culturali del Mediterraneo. Pensiamo a questa nostra terra come a un grande unico porto che possiede due lunghissimi moli, quello nello Jonio e quello nell’Adriatico con gli approdi di Brindisi, Otranto, Gallipoli e Taranto. Dentro il sistema, le imponenti infrastrutture trasportistiche rappresentate dagli aeroporti di Brindisi e di Grottaglie. Tra questi terminali un retroterra ricco di fantasia e creatività con il grande Polo culturale di Lecce, con il Museo di Taranto e le innumerevoli zone industriali anche specializzate che producono ricchezza diffusa. Ma anche ricerca e innovazione. Tre esempi:
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CHI HA FIRMATO CONTROCANTO Enea a Brindisi, Alenia a Grottaglie e Prototipo a Nardò. Assemblare queste opportunità significa razionalizzare la politica e spingere le amministrazioni locali ad essere all’altezza della modernità che tutto ciò significa. Una iniezione di ottimismo ad inizio anno non fa male, ma non possiamo fare finta di niente al cospetto di ciò che accade nella nostra società. Il Papa che non va alla Sapienza, il confronto tra Giustizia e Politica, la certezza della pena e il garantismo. Un dibattito diffuso che tocca anche la categoria morale, l’etica addirittura. I giovani e non soltanto ammaliati dalla cultura dello sballo, la scuola che si dibatte tra permissivismo e formazione. La cronaca che ci rilancia una famiglia dove si ammazza e si fanno a pezzi i congiunti o dove nella provincia bigotta si scoprono tresche plurime. Eccolo il tema: il tessuto valoriale sul quale muoversi. Senza moralismi o scorciatoie bacchettone è arrivato il momento di ripristinare regole e sanzioni. Una società dove queste non esistono e non vengono inculcate sarà alla mercé di distorsioni modaiole e miserie comportamentali. E iniziare fin da giovani a riflettere che alla fine, per tutti, è più importante essere che avere. *direttore responsabile Tg Studio 100
Vincenzo Magistà Direttore “TgNorba”
Rosanna Metrangolo Caporedattore“Nuovo Quotidiano di Puglia”
Mimmo Pavone Direttore responsabile “Il Paese nuovo”
Vincenzo Maruccio Giornalista “Nuovo Quotidiano di Puglia”
Roberto Guido Direttore “quiSalento”
Lino De Matteis caposervizio “Nuovo Quotidiano di Puglia”, vicepresidente regionale Assostampa
Gabriella Della Monaca coordinatore TG NORBA GRANDE SALENTO
Luia Ruggio redattrice Canale8, scrittrice
Marco Renna “Studio 100 Lecce”
Tonio Tondo Inviato “La Gazzetta del Mezzogiorno”
Renato Moro capocronista “Nuovo Quotidiano di Puglia”
indovina chi è
“bestiario pubblico. ovvero: come nascono nuovi improbabili personaggi sulla scena”
il tacco d’Italia
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