Surrentum - Febbraio 2026

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MOSTRA DELLA CAMELIA

S. Francesco

S. Francesco

Labellezza raffinata della camelia torna protagonista a Sorrento con la XVIII edizione della Mostra delle Camelie, in programma sabato 21 e do-

Sorrento NA

l’apertura fissata dalle ore 10 alle 19. Un appuntamento ormai consolidato nel calendario culturale e botanico della città, promosso dal Garden Club Penisola Sorrentina, presieduto da Pia Ruoppo, che rinnova una tradizione capace di coniugare natura, arte e identità del territorio, sulla scia della presidente emerita Anna Russo Acampora che organizzò le prime mostre a Sorrento con la collaborazione di Claudio Ruoppo.

patrimonio botanico locale, sottolineando il legame profondo tra la camelia e la storia dei giardini sorrentini, che tra Otto e Novecento fecero della città una delle capitali europee di questa coltivazione.

Il Garden Club Penisola Sorrentina, attraverso l’impegno costante della presidente Pia Ruoppo e dei suoi soci, continua a svolgere un ruolo fondamentale nella promozione di eventi capaci di unire bellezza, educazione ambientale e partecipazione della comunità. La scelta del Chiostro di San Francesco, luogo simbolo di spiritualità e arte, contribuisce a rendere l’evento un’esperienza immersiva, dove il dialogo tra architettura storica e natura crea un’atmosfera unica.

La Mostra delle Camelie si inserisce inoltre in un periodo strategico per la città, offrendo a residenti e visitatori un’occasione per vivere Sorrento in una veste più intima e autentica, lontana dai grandi flussi turistici. Un invito a riscoprire il fascino discreto dell’inverno mediterraneo e a lasciarsi sorprendere dalla fioritura di un fiore che, anno dopo anno, continua a raccontare la sua storia.

Chiostro S. Francesco

S. Francesco, 12, 80067 Sorrento NA

menica 22 febbraio 2026 nello scenario di rara suggestione del trecentesco Chiostro di San Francesco. L’inaugurazione sabato 21 alle ore 10. Nei due giorni

La mostra rappresenta un vero e proprio omaggio alla camelia, fiore simbolo di eleganza e armonia, da secoli presente nei giardini storici della Penisola Sorrentina. Nel cuore dell’inverno, quando la fioritura raggiunge il suo massimo splendore, il Chiostro si trasforma in una galleria naturale a cielo aperto, accogliendo una ricca selezione di varietà provenienti da collezioni private e vivai specializzati. Colori, forme e profumi raccontano la straordinaria biodiversità di una pianta che continua ad affascinare appassionati, studiosi e semplici visitatori. Tra le tantissime varietà in vetrina le Camelie del generale, espositori dalla penisola sorrentina e la tradizionale partecipazione del vivaio della Camelia del Generale. Giunta alla sua diciottesima edizione, la Mostra delle Camelie non è soltanto un’esposizione floreale, ma un momento di divulgazione e valorizzazione culturale. L’iniziativa mira infatti a sensibilizzare il pubblico sull’importanza della tutela del

Chiostro S. Francesco

S. Francesco, 12, 80067 Sorrento NA

L’ingresso alla mostra è libero e aperto a tutti. Un appuntamento da non perdere per chi ama la natura, la tradizione e la bellezza che sboccia nel cuore della città.

CARNEVALE A SORRENTO 2026

il

domenica 15 febbraio

dalle ore 10.30 alle ore 12.30 e dalle ore 16.00 alle ore 18.00 in Piazza Lauro Animatori, maghi, trampolieri, giocolieri, clown, spettacoli di burattini, musica e tanto altro...

martedì 17 febbraio dalle ore 15.00 alle ore 19.00 grande parata carnevalesca lungo il Corso Italia con partenza da Piazza A. Veniero e arrivo in Piazza Angelina Lauro

Con il patrocinio del Comune di Sorrento
Chiostro
Via S. Francesco, 12, 80067 Sorrento NA
Con il patrocinio del Comune di Sorrento
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Via S. Francesco, 12, 80067 Sorrento NA
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Con
patrocinio del Comune di Sorrento
CITTA’ DI SORRENTO

LA FESTA DEL PATRONO 2026

Ifesteggiamenti 2026 in onore di Sant’Antonino Abate, patrono di Sorrento, si annunciano come un appuntamento di straordinario valore religioso, storico e identitario per l’intera comunità cittadina e per la Penisola Sorrentina. Un’edizione particolarmente significativa perché inserita nel solco di due importanti ricorrenze: il 14° Centenario del transito di Sant’Antonino e il 100° anniversario dell’elevazione a Basilica Pontificia della chiesa a lui dedicata.

Dal 5 al 14 febbraio 2026, la Basilica Pontificia di Sant’Antonino diventa il cuore pulsante di un intenso programma di celebrazioni religiose, animate dagli organismi diocesani e pensate per coinvolgere fedeli, associazioni, confraternite e realtà pastorali del territorio. Ogni giornata del Novenario sarà scandita dalla Coroncina e dalla Santa Messa mattutina, seguite nel pomeriggio dal Rosario, dal canto delle Litanie di Sant’Antonino e dalla benedizione eucaristica, in un clima di raccoglimento e preghiera che richiama il profondo legame tra il Santo e il suo popolo.

Accanto alla dimensione liturgica, il programma propone momenti di riflessione e partecipazione comunitaria: dal Cammino dei Pellegrini di Sant’Antonino alle iniziative dedicate a catechisti, giovani, famiglie, aggregazioni laicali e confraternite. Spazio anche alla cultura e alla musica sacra, con l’evento “Mystica”, concerto di chiusura del Giubileo Antoniniano, che valorizza le tradizioni spirituali e artistiche della terra sorrentina.

Particolarmente atteso è il 13 febbraio, giornata che vedrà la celebrazione del Giubileo Diocesano dei Sacerdoti, presieduto da monsignor Erio Castellucci, arcivescovo metropolita abate di Modena-Nonantola e vicepresidente della CEI per l’Italia settentrionale, seguita dalla solenne Vigilia con la partecipazione degli organismi pastorali diocesani.

Il culmine dei festeggiamenti sarà come sempre sabato 14 febbraio, giorno della Festa di Sant’Antonino. Le numerose

Sante Messe, la tradizionale processione con la venerata effigie del Santo per le strade

cittadine e la solenne concelebrazione eucaristica presieduta dall’arcivescovo monsignor Francesco Alfano, alla presenza delle autorità civili e religiose, renderanno visibile una devozione che attraversa i secoli.

Un evento che non è solo celebrazione religiosa, ma autentica memoria collettiva, capace di rinnovare l’identità di Sorrento nel segno di Sant’Antonino, pastore, protettore e simbolo di fede condivisa.

LA CAPRETTA E I CARCARARI

Ilno due costruite con pietre di tufo. Da Vico Equense fino a Positano, segnalate dai vapori di fumo, se ne contavano moltissime presso cui si accostavano le tartane per trasportare il materiale lungo il Tirreno. Il mestiere di “carcararo” era molto diffuso; un mestiere difficile e pericoloso giacché era necessaria molta perizia sia durante il caricamento del pietrame da disporre con attenzione, sia per l’accensione del fuoco da alimentare, con temperatura crescente, fino ai novecento gradi necessari per la cottura del materiale. Ma torniamo al nostro viandante, che intanto aveva raggiunto la fornace dove i carcarari continuavano il loro lavoro. Mentre chiedeva lumi per orientare il suo cammino si accorse che la capretta era sparita. La cercò , la chiamò, di lei chiese agli operai che, distratti, continuavano a ridere e scherzare; alla fine, quasi dileggiando il povero AntoniMESTIERI E

miracolo più noto fra quelli fatti in vita da Sant’Antonino, il patrono della città di Sorrento, è certamente il salvataggio del bambino tolto dalle fauci della balena. Era intento al suo lavoro nell’orto del convento quando grida disperate dalla spiaggia attirarono la sua attenzione. Alle richieste di aiuto della mamma accorse sulla spiaggia anche lui insieme a tanti altri; un grosso cetaceo aveva sorpreso e ghermito un bambino mentre giocava sulla battigia. Fra lo sgomento e la disperazione dei presenti il monaco richiamò a riva l’animale e lo costrinse a restituire il fanciullo vivo e vegeto fra le braccia della mamma. Il ricordo di questo prodigio è il più diffuso fra la gente e nelle immagini che lo rappresenta nella iconografia popolare. Dell’animale si conserva ancora una costola, preziosa reliquia, presso la basilica sorrentina. Ma non è l’unico miracolo ascritto al Santo.

Dopo un lungo periodo di meditazione e preghiera sul monte Faito i due futuri santi, Catello e Antonino, decisero di interrompere l’eremitaggio e, per gli opposti versanti , si diressero il primo verso Castellammare e l’altro a occidente verso Sorrento. Per Antonino la strada era più lunga, impervia e insidiosa; dopo i dirupi calcarei, il sentiero si immergeva nei boschi di querce per proseguire verso Ticciano attraverso le selve di castagno e quindi negli uliveti della collina. Intorno non v’era anima viva, solo una capretta

prese a seguirlo passo passo. Giunto ad Arola col sole a picco, sudato e assetato, vide una fanciulla mentre raccoglieva l’acqua in una langella che a stento, goccia a goccia, usciva dalla roccia. Il viandante si dissetò e promise alla ragazza che da quel giorno l’acqua sarebbe stata abbondante in quella contrada. E così fu. Rinfrancato riprese il cammino fino al limite del bosco di Vicalvano dove alcuni operai erano occupati a lavorare intorno a una carcara di calce. Raccoglievano frasche e legna per rinfocolare la fornace; qualcuno cantava, qualcuno rideva, altri, mentre il viandante e la capretta si avvicinavano, scherzavano fra loro. In quel tempo le carcare erano numerose, non solo lungo il lido del mare ma anche sulle colline ricche di boschi e pietrame calcareo. Come si sa la trasformazione della pietra in calce viva è antichissima nel nostro comprensorio; nel 2001, durante i lavori di restauro di alcuni muri a secco se n’è trovata una del I° sec. a.C. nell’ uliveto della Baia di Ieranto. Molte sono giunte fino a noi lasciando il segno anche nella toponomastica; località indicate col nome di Carcara, Carcarella, Rottura, Rotturella conservano nelle loro vicinanze, spesso nascoste fra la vegetazione spontanea, i resti delle strutture murarie dei vecchi impianti. A Tordigliano, la spiaggia di Arola, si osserva ancora la corona circolare a pochi passi dal mare; ai Colli di Fontanelle , in località “la Calcara”, ve ne era-

Antonino De Angelis

no, inutilmente la chiamarono anch’essi in coro. Presto fu chiaro che la poveretta, forse spinta dal cinismo di qualcuno di quei bontemponi, fosse finita nel fuoco e li dentro bruciata. Rivolto verso la fornace il sant’uomo prese a chiamarla: “Martina… martina…martina!” e poi quasi ad invocarla: “Martnie’… martinie’…martina!”. Non passò gran tempo e lo stupore dei presenti fu grande: proprio dalla bocca del fuoco Martina venne fuori, vispa e saltellante. La meraviglia portò con se un profondo silenzio. I carcarari si ammutolirono con lo sguardo riverente rivolto al viandante che intanto, seguito dalla capretta, si avviava verso il sentiero delle Grottelle per raggiungere in letizia Sorrento. La storia poi dirà che quel giorno Sant’Antonino ad Arola aveva compiuto in poche ore due miracoli, il primo presso una sorgente d’acqua, l’altro presso una bocca di fuoco.

Dall’antico Circolo della Gioventù Cattolica Italiana “S. Antonino Abate” ad oggi Era il 9 maggio 1876 quando il giovane sacerdote Giuseppe

Marino riunì intorno a sé sei giovani sorrentini “dal cuore ardente e dal volto rivelante pace di spirito e tranquillità” dando vita al Circolo Cattolico “S. Antonino Abate”, approvato dalla Curia Metropolitana con rescritto del 12 maggio dello stesso anno. Fu così che anche a Sorrento fu accolto l’invito dei giovani Mario Fani di Viterbo e Giovanni Acquaderni di Bologna che, in tempi non facili, concepirono il grande sogno di raccogliere la Gioventù Cattolica Italiana sotto la bianca bandiera in difesa della Chiesa e del papato con il motto: Preghiera – Azione –Sacrificio. I primi circoli cattolici giovanili, sorti nelle città più importanti dell’Italia centrosettentrionale, prendevano il nome del santo Patrono locale. E così sorsero il “S. Petronio” a

Bologna, il “S. Rosa” a Viterbo, il “S. Antonio” a Padova ed il “S. Marco” a Venezia. Al sud uno dei primi circoli della Campania e dell’Italia meridionale fu proprio il “S. Antonino Abate” a Sorrento, nato grazie all’opera di Mons. Giuseppe Marino e dell’Arcivescovo del tempo Mons. Mariano Ricciardi che con spirito profetico avevano intuito il valore dell’iniziativa ed i frutti spirituali che sarebbero maturati per la Chiesa locale. Intenso e carico di devozione, in questi 150 anni, è stato il legame dei giovani cattolici sorrentini con il Santo patrono. Basti ricordare il voto fatto dal Circolo di offrire una lampada d’argento, se il Santo avesse preservato il paese dal colera del 1884. La grazia si ottenne e il 14 febbraio del 1885 i giovani del Circolo cattolico, dopo una messa di ringraziamento nella cripta, deposero sulla tomba del Patrono una bella lampada

d’argento, disegnata dall’artista Michele Grandville, con scolpito: Il Circolo S. Antonino Abate della Gioventù Cattolica – preservato dal Colera del 1884. Nel primo ventennio del novecento accanto al Circolo cattolico, che si riuniva nella Cappella Donnorso nell’attuale via P. R. Giuliani, sulle orme di Armida Barelli, nacque la Gioventù femminile che diede vita anche ai Fanciulli cattolici che si riunivano presso il Conservatorio “S. Maria delle Grazie”.

Ancora oggi, dopo 150 anni, in una società profondamente mutata, grazie alla presenza di adulti, giovani e ragazzi dell’ACR, l’Azione Cattolica a Sorrento continua a custodire, nella comunità parrocchiale della Cattedrale, quella fiamma accesa nel lontano 1876 e che sotto la protezione del Santo patrono Antonino ha formato e continua a formare alla fede cristiana generazioni di sorrentini.

UNA COMUNITÀ CHE SI STRINGE: LOTTERIA DI SOLIDARIETÀ PER ERIKA E IL PROGETTO 3D DEDICATO A SANT’ANTONINO ABATE.

Sorrento rinnova la propria vocazione alla solidarietà con un’iniziativa che unisce attenzione al prossimo, devozione e innovazione. È stata infatti promossa, presso la Basilica Pontificia di Sant’Antonino, una Lotteria di Solidarietà a sostegno di Erika, una ragazza di diciassette anni di Sorrento, che affronta quotidianamente la difficile battaglia contro la malattia di Lafora, rara patologia genetica che richiede cure continue e assistenza costante. L’iniziativa nasce dal desiderio di offrire un aiuto concreto alla giovane e alla sua famiglia, coinvolgendo l’intera comunità in un gesto semplice ma significativo. L’estrazione della lotteria è fissata per domenica 22 febbraio 2026, subito dopo la Santa Messa delle ore 11.30, e si svolgerà nella Basilica Pontificia di Sant’Antonino.

I premi palio assumono un valore che va oltre l’aspetto materiale. Il primo premio consiste in una fedele riproduzione della statua argentea di Sant’Antonino Abate, alta 50 centimetri, affiancata da cinque ulteriori riproduzioni in formato ridotto, simboli del profondo legame tra il Santo Patrono e la comunità sorrentina.

Particolarmente significativo è il progetto 3D che ha reso possibile la realizzazione delle riproduzioni. Attraverso tecniche di scansione tridimensionale e modellazione digitale, la statua di Sant’Antonino Abate è stata studiata e riprodotta con estrema fedeltà.

Un esempio concreto di come le nuove tecnologie possano diventare strumento di tutela, valorizzazione e trasmissione del patrimonio religioso e culturale,senza snaturarne il significato.

Il progetto apre una riflessione più ampia sul dialogo possibile tra tradizione e innovazione, mostrando come la tecnologia possa affiancare la devozione popolare e contribuire alla conservazione storica del nostro patrimonio artistico.

I biglietti della lotteria sono disponibili presso la Basilica di Sant’Antonino Abate oppure contattando la pagina dell’evento dedicata. Partecipare significa offrire un sostegno concreto a Erika e alla sua famiglia,ma anche ribadire il valore di una comunità che sceglie di non restare indifferente.

In un tempo spesso segnato da distanza e frammentazione,questa iniziativa ricorda che un gesto condiviso,se radicato nei valori e nella responsabilità collettiva,può ancora fare la differenza.

Uniti per Erika, con il cuore e con la speranza.

Di Nota

IL MIRTO profumo discreto del Mediterraneo

C’èun profumo che non invade e non si impone, ma che resta sulle mani quando si sfiora una foglia lungo un sentiero o ai margini di un terreno incolto; un profumo che non si offre allo sguardo né reclama attenzione immediata, e che proprio per questo finisce per accompagnare a lungo chi lo incontra. È il profumo del mirto, arbusto sempreverde tipico del Mediterraneo, presente da secoli nei paesaggi costieri e collinari, dove cresce senza clamore, adattandosi alla siccità, al sole intenso e a suoli poveri, come se la sua natura fosse quella di abitare i margini senza mai scomparire.

Dal punto di vista botanico, il mirto (“Myrtus communis”) è una pianta della macchia mediterranea che sembra fatta per durare più che per apparire. Cresce lentamente, mantiene le foglie tutto l’anno e sprigiona un aroma intenso solo se toccata, quasi a suggerire che il rapporto con essa non possa essere distratto o superficiale. I fiori bianchi, minuti e luminosi, compaiono tra la tarda primavera e l’inizio dell’estate, mentre le bacche maturano con grande lentezza, spesso fino all’autunno inoltrato e all’inverno; una temporalità dilatata che restituisce l’immagine di una pianta estranea alla fretta e capace, proprio per questo, di educare a un rapporto più paziente con il tempo. Questa sobrietà naturale ha favorito, nel corso dei secoli, una forte carica simbolica.

Nella tradizione greca e romana il mirto era associato ad Afrodite e Venere, divinità dell’amore e dell’armonia, e veniva utilizzato nei matrimoni e nei rituali pubblici come pianta capace di tenere insieme la dimensione privata e quella comunitaria, con un’idea di amore capace

di costruire legami duraturi, più che di travolgere. Anche nell’arte rinascimentale, come nella “Primavera” di Sandro Botticelli, il mirto rientra in un immaginario botanico in cui la natura non è mai semplice ornamento, ma linguaggio simbolico dell’equilibrio e della continuità.

Accanto a questa lunga storia simbolica, il mirto ha mantenuto una presenza concreta nella vita quotidiana mediterranea, soprattutto attraverso l’uso delle sue bacche.

Oggi è noto in particolare per il liquore che se ne ricava, largamente diffuso in Sardegna, dove il mirto non è soltanto un prodotto, ma un gesto culturale. La raccolta avviene nei mesi freddi, spesso a mano; le bacche vengono lasciate macerare nell’alcool per settimane o mesi; il liquore prende forma attraverso l’attesa, la filtrazione, l’assaggio.

In questo senso, il liquore di mirto non è soltanto una bevanda digestiva o conviviale, ma una forma di sapere domestico, affine a quello del nocino e di altri infusi tradizionali, che trasformano una pianta selvatica senza addomesticarla del tutto, rispettandone i ritmi e accettando l’attesa come parte essenziale del processo. Il mirto, dunque, si colloca in una posizione intermedia e preziosa: è una pianta spontanea, ma profondamente culturalizzata; non domina il paesaggio, ma lo accompagna; non chiede attenzione, ma restituisce molto a chi sa fermarsi.

In un Mediterraneo spesso raccontato attraverso l’abbondanza e l’eccesso, il mirto suggerisce una bellezza più sobria e resistente, fatta di continuità, lentezza e discrezione.

LE TRADIZIONI

LA PIZZA DI SANT’ANTONINO

Nel

suo libro «I dolci della domenica», dedicato alle tradizioni della pasticceria nella penisola sorrentina, Maria Grazia Cocurullo ha scandito le ricette dei dolci tipici secondo l’itinerario dei mesi dell’anno. Ad aprire la rassegna del mese di febbraio, è la «Pizza di crema», conosciuta anche come la «Pizza di Sant’Antonino». È una torta di crema dedicata, infatti, al Santo Patrono di Sorrento. Come è tradizione viene preparata, appunto, il 14 febbraio, nel giorno dedicato alla Festa di Sant’Antonino. «È una torta molto semplice – spiega Maria Grazia Cocurullo – che utilizza pasta frolla arricchita di crema pasticcera bianca, crema al cioccolato e amarene fatte in casa».

Per la crema pasticcera

• * ½ l di latte

• * 4 tuorli

• * 80 g di farina 00

• * 160 g di zucchero

• * zeste di limone di Sorrento Igp

• * 1 cucchiaio di limoncello

• * ½ bacca di vaniglia

Per la crema al cioccolato

• * ½ l di latte

• * 2 tuorli

• * 125 g di zucchero

• * 50 g di cacao

• * 2 cucchiai di farina 00

INGREDIENTI

per 12 porzioni

• Per la pasta frolla

• * 400 g di farina 00

• * 200 g di zucchero

• * 200 g di sugna o burro

• * 2 uova più 1 tuorlo

• * 1 pizzico di sale

• * 1 pizzico di cremor tartaro

• * ½ bicchierino di limoncello e liquore di Benevento

• * 1 cucchiaio di burro

Rifinitura

• * Amarene e 5 biscotti

PREPARAZIONE

Per la pasta frolla

* Disporre la farina a fontana e mettere al centro il burro, le uova, lo zucchero, il pizzico di sale e di cremor tartaro. Impastare velocemente poi riporre in frigo la pasta frolla avvolta in carta forno.

Per la crema pasticcera

* Mettere a bollire il latte. Nel frattempo montare i tuorli con lo zucchero, unire la farina e gli aromi. Versare nel latte e cuocere finché si addensa.

Per la crema al cioccolato

* Unire i tuorli allo zucchero, il cacao, il latte e la farina alternando gli ingredienti. Versare in un tegame, cuocere girando con una frusta e infine unire il burro e i liquori.

PROCEDIMENTO

Stendere la pasta frolla, formare due dischi. Posizionare il primo in una teglia e bucherellarlo con i lembi di una forchetta. Sbriciolare i biscotti e spargerli sulla frolla. Stendere la crema pasticcera, le amarene, ricoprire con la crema al cioccolato e per ultimo sovrapporre l’altro disco di pasta frolla. Spennellare con tuorlo e latte. Infornare a 170/180°C per 40 minuti. dalla Redazione

SURRENTUM

45 ANNI DI STORIA

Siè svolta il 15 dicembre, la cerimonia per i 45 anni di Surrentum, storica rivista culturale della Penisola Sorrentina che, dal 1980, racconta il territorio attraverso storia, memoria e identità. Un anniversario importante celebrato nella Sala “Carlo Di Leva” dell’Azienda di Soggiorno di Sorrento, luogo simbolo che ha ospitato negli anni incontri, dibattiti e momenti centrali della vita culturale cittadina. All’incontro sono intervenuti Gaetano Milano, ceo della Fondazione Sorrento, Costanzo Iaccarino, presidente di Federalberghi Penisola Sorrentina, Gianni Terminiello, in rappresentanza della storica Azienda di Soggiorno e Turismo Sorrento–Sant’Agnello, presenti le colleghe Tiziana Clementi, Angela Maresca, Fabiola Fasulo e Marta Cacace; Galano Gennaro della Biblioteca Storica Sorrentina e Mariano Russo Mariano Surrentum, fondatore della rivista, che ha ripercorso le tappe principali di un’avventura editoriale lunga quasi mezzo secolo. Nel suo intervento introduttivo, il direttore di Surrentum ha ricordato come essere alla guida della rivista sin dalla sua fondazione sia stato motivo di orgoglio, responsabilità e profonda gratitudine. In un Paese in cui le testate culturali spesso hanno vita breve, la continuità ha rappresentato un valore raro e prezioso. Un

primato, quello della longevità alla direzione, non rivendicato per vanità, ma come testimonianza di un impegno costante verso la cultura e la memoria del territorio.

Durante la serata è stata presentata l’iniziativa “Surrentum a portata di clic”, realizzata in collaborazione con Federalberghi Penisola Sorrentina. Il progetto, curato dalla Biblioteca Storica Sorrentina, ha reso consultabili online tutti i numeri della rivista, trasformando l’archivio cartaceo in una risorsa digitale accessibile da computer e smartphone. Un lavoro accurato reso possibile grazie all’impegno di Gennaro Galano, Liberato Gargiulo e Marco Izzo, che hanno coniugato rigore filologico e competenza tecnica.

Accanto alla digitalizzazione, è stata presentata anche una card contenente l’intera collezione dei numeri pubblicati in 45 anni, un supporto innovativo pensato per custodire e diffondere il patrimonio editoriale della rivista. Nel corso degli interventi non sono mancati i ricordi di figure che hanno segnato la storia dell’Azienda di Soggiorno e della cultura locale: Carlo Di Leva, Gigliola Schisano e Franco Simioli, dirigenti che hanno accompagnato e sostenuto nel tempo il progetto editoriale. Un ringraziamento è stato rivolto anche

ad Antonino Fiorentino, rappresentato dalla sorella con la nipote Luisa Fiorentino ed a Nino Parurzo, rappresentato dal fratello Franco, fondatori del giornale insieme a Mariano Russo, al tipografo Gaetano Ercolano e a quanti hanno contribuito, spesso dietro le quinte, alla crescita di Surrentum. Un ringraziamento particolare ai collaboratori storici, la scrittrice Giuliana Gargiulo, lo storico Antonino De Angelis, i fotografi Antonino Fattorusso, Luigi De Pasquale - photojournalist, Michele Gargiulo, Franco Romano. All’incontro hanno partecipato Antonino Belfiore in rappresentanza della Folgore Massa, Domenico Palumbo dell’Archeoclub Lubrense, Vin-

Dal 2 GENNAIO 2026

DAILY BUS SERVICE SORRENTO -

PIANO (Corso Italia, 39 - Siesta)

cenzo Russo, docente emerito di Storia e Filosofia, i giornalisti Salvatore Iaccarino e Salvatore Dare, Pasquale Buonarotti. La serata si è conclusa con l’impegno a continuare a raccontare Sorrento e la sua penisola, nella consapevolezza che la memoria, se condivisa, resta uno strumento fondamentale per costruire il futuro. Quarantacinque anni non sono solo un traguardo, ma una responsabilità. Surrentum ha dimostrato che la cultura locale può resistere al tempo. La digitalizzazione non cancella il passato, lo rende vivo. Ricordare chi c’è stato prima di noi è un dovere. Continuare a raccontare il territorio è una scelta.

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SORRENTO - CAPRI

07.15 (feriale) - 08,00 08,30 (lun/ven) - 08,45 (sab/fest.) 09.55 - 11,20 - 11,55 - 12,35 13,35 (no sab) - 13,55 (lun/sab) 15,50 - 17,05

CAPRI - SORRENTO 08.00 (feriale) - 09.25 - 11.20 12,55 - 15,15 (lun/ven) 15,20 (sab/fest.) - 15,30 (lun/ven) 16,10 -16,35 - 17,45

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07,00 - 08,40 - 13,35 - 18,40

Con l’avvicinarsi della nuova stagione la Fondazione Sorrento riparte con numerosi eventi a partire da febbraio. La programmazione 2026 si apre con la rassegna {R}ESISTENZE CREATIVE

PRI MA VE RAV

una collettiva di artisti tra pittura, scultura e fotografia che dal 20 febbraio al 15 marzo occuperanno le sale della villa.

illa Fiorentino

A seguire, dal 20 marzo al 3 maggio spazio alla fotografia di autore con la mostra MEMORIA E MATERIA

FOTOGRAFIE DI ORESTE PIPOLO E GIOIELLI CONTEMPORANEI DELLA RJW

dedicata al grande artista napoletano arricchita dalla bellezza dei gioielli di design provenienti dalla Roma Jewellery Week.

Conclude la rassegna primaverile SORRENTO LOVES ART by Syart Gallery di Rossella Savarese a partire dal 15 maggio fino al prossimo 14 giugno.

Naturalmente la villa, nella sua vocazione di spazio aperto, continua ad ospitare eventi come SPREMUTA DAY, appuntamento fisso come ogni febbraio con gli alunni delle scuole cittadine che attraverso attività ludiche e laboratori imparano ad apprezzare le qualità delle arance sorrentine, con la raccolta in particolare anche degli agrumi di Villa Fiorentino. Dall’11 al 15 febbraio la sede della Fondazione ospiterà i giurati del PREMIO INTERNAZIONALE SORRENTO OLIO DELLE SIRENE che si riuniranno per scegliere i vincitori tra gli oli pervenuti per il concorso. I premiati riceveranno il riconoscimento a Roma nella Sala Stampa della Camera dei deputati.

E ancora dal 9 all’11 aprile gli spazi esterni si animeranno con i laboratori del SORRENTO COAST SCIENCE FESTIVAL, manifestazione organizzata da Cooperativa IANUAE e Associazione SLAM che prevede laboratori, conferenze, spettacoli, incontri, passeggiate scientifiche nella cornice della Penisola Sorrentina, con l’obiettivo di promuovere la cultura scientifica e il dialogo tra scienza e società, coinvolgendo studenti, famiglie e cittadini in un fine settimana di esperienze interattive.

Anche per quest’anno è confermato l’appuntamento con ‘O SOLE MIO, il concerto di musica d’opera a cura di Opera in Roma che a partire dal 15 aprile fino ad ottobre allieterà gli ospiti con due appuntamenti a settimana sull’area porticata della villa.

c/o VILLA FIORENTINO

Corso Italia 53

80067 SORRENTO

Tel. 081 878 2284

Una primavera ricca di iniziative per accogliere al meglio gli ospiti che sceglieranno Sorrento come destinazione del loro soggiorno e porte aperte come sempre ai residenti che scelgono di vivere la villa, sede della Fondazione Sorrento, per il loro tempo libero e non solo.

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