GREGORIO BOTTA
































OPERE DISPONIBILI


















Born in Naples, Gregorio Botta lives and works in Rome. His works are part of renown public and private collections: the MACRO in Rome, the Mart in Rovereto, the MAXXI in Rome, the Musma in Matera, the National Gallery of Modern and Contemporary Art in Rome, the BCE Collection in Frankfurt and the Ministry of Foreign Affairs Collection at the Farnesina in Rome. In 2005, he realized a permanent installation at the Piazza Vanvitelli Metro Station in Naples and, that same year, another permanent installation at the Certosa di Padula (SA) as part of the Le opere e i giorni exhibition. He has realized solo exhibitions in numerous public and private venues in Italy and abroad, including: the Palazzo Pubblico Magazzini del Sale in Siena, the Loggiato di San Bartolomeo in Palermo, Palazzo Te in Mantova, the MACRO in Rome, the Forte di Bard in Aosta, the Museum of Contemporary Art in Lima, the Museum of Contemporary Art in Santiago (Chile), the Pescheria Center of Contemporary Art in Pesaro, the Borromini Crypt in the Church of San Giovanni dei Fiorentini in Rome, and the National Gallery of Modern and Contemporary Art in Rome. He has collaborated with the Studio Trisorio since 1999.
Gregorio Botta è nato a Napoli. Vive e lavora a Roma. Le sue opere fanno parte di note collezioni pubbliche e private: il MACRO di Roma, il Mart di Rovereto, il MAXXI di Roma, il Musma di Matera, la Galleria Nazionale dâArte Moderna e Contemporanea di Roma, la collezione BCE di Francoforte, la collezione del Ministero degli Affari Esteri della Farnesina a Roma. Nel 2005 ha realizzato unâinstallazione permanente alla Stazione della Metropolitana di Piazza Vanvitelli a Napoli e nello stesso anno unâaltra installazione permanente alla Certosa di Padula (Sa) nellâambito della mostra Le opere e i giorni. Ha realizzato mostre personali in numerosi spazi pubblici e privati in Italia e allâestero, fra i quali: Palazzo Pubblico Magazzini del Sale, Siena; Loggiato di San Bartolomeo, Palermo; Palazzo Te, Mantova; Museo MACRO, Roma; Forte di Bard, Aosta; Museo dâArte Contemporanea di Lima; Museo dâArte Contemporanea di Santiago del Cile; Centro di arte contemporanea Pescheria, Pesaro; Cripta Borromini della chiesa di San Giovanni dei Fiorentini, Roma; Galleria Nazionale dâArte Moderna e Contemporanea, Roma. Collabora con lo Studio Trisorio dal 1999.

lâaria è la prima cosa che condividiamo con la natura1
di Marinella Paderni
Breathe in, Breathe out (inspira/espira) sono le prime azioni che compiamo nellâattimo in cui veniamo al mondo abbandonando lo spazio placentare chiuso, protetto, per tuffarci nel flusso aperto della vita. Due respiri annunciano il nostro affacciarsi e il suo fatale termine, due note dâaria che aprono e chiudono una presenza incerta sorretta da un soffio imperituro. Respirare non è un atto di libero arbitrio, è un movimento della natura che sfugge al controllo, di cui poco ci curiamo.
Ha qualcosa di vertiginoso sapere che il respiro precede il nostro esordio nella vita, decide il ritmo dellâesistenza ed è lâultima nostra azione terrena, a cui saremo follemente attaccati fino alla fine.
Siamo una societĂ ossessionata dalla precarietĂ dei corpi e dal controllo del tempo, che dimentica come la nostra sostanza sia fatta di aria. Prestiamo poca attenzione alla natura dei respiri che ci accompagnano e, ancora meno, ci soffermiamo a immaginare come lâaria definisca la nostra vita, gli spazi che abitiamo e lâesperienza nel tempo.
Un elemento con una massa, un volume, una temperatura, un odore, che assume qualitĂ differenti a seconda del contesto, diventando ora respiro, fiato, soffio, afflato, esalazione. Quanti nomi abbiamo inventato per un movimento cosĂŹ sottile, quasi impercettibile, che sorregge il mondo animale e che abbiamo caricato di significati profondi?
Lâaria è dentro di noi piĂš di quanto ci ricordiamo, persino negli atteggiamenti e nel nostro modo di vedere il mondo: infatti, usiamo in senso figurato le espressioni âavere lâaria diâŚâ o âdarsi unâariaâ, associandola al carattere dello sguardo. Respirare e vedere sono dunque due manifestazioni imparentate dellâessere che insieme definiscono i modi di percepire il mondo.
A questa materia lieve, onnipresente ma invisibile, tanto preziosa, Gregorio Botta ha dedicato una parte peculiare della sua ricerca artistica portando alla nostra attenzione la sua potenza visiva.
Breathe in e Breathe out sono i due capitoli di un importante progetto a cui lâartista sta lavorando da diverso tempo, che parlano del senso dellâesistenza umana partendo dal soffio vitale e dal nostro rapporto con esso.
Il primo è stato pensato per lo Studio Trisorio di Napoli e tratta il tema del respiro nel suo essere un movimento di espansione verso lâinterno, esplorando interiormente le sue proprietĂ poetiche. La riflessione dellâartista continua in un secondo spazio dâazione sviluppato nella mostra bolognese allo Studio G7: lâimmagine dellâespansione trattenuta dentro uno spazio si libera verso lâesterno con opere che comunicano il senso del rilascio dellâaria, dellâabbandono e della conseguente leggerezza, un moto che porta tuttavia con sĂŠ anche il significato della perdita.
1 G. Botta, Just Measuring Unconsciousness, catalogo della mostra, Galleria Nazionale di Roma, Silvana Editoriale, Milano 2020, p. 13
2 G. Botta, op.cit., p.13
3
âQuando inspiriamo è come se inghiottissimo una parte del mondoâ2 dice lâartista indicando come il respiro possa diventare scultura.
Ă unâimmagine altamente poetica pensare che il mondo viene a noi con un semplice gesto automatico, risucchiandolo dalle narici. E che i polmoni siano gli agenti di espansione della sua aeriforme essenza modellandolo ad ogni loro movimento.
Come tradurre in unâimmagine riverberante la leggerezza, la corporeitĂ senza peso, lâimpercettibilitĂ , lâenergia di una sostanza che non si avverte ma che ci vive dentro e fuori?
Marcel Duchamp avrebbe usato la figura dellâinfrasottile, Piero Manzoni ci giocò espirando dentro un palloncino e trasformando il fiato in unâopera dâarte ineffabile; Gregorio Botta ne esplora lâimponderabilitĂ rivelando la sua natura metareale, quella piĂš segreta e difficile da nominare, ricorrendo alla trascendenza che la materia del mondo può trasferire alle cose con la sua sensualitĂ evocativa e struggente. Per comunicare la potenza del respiro lâartista ricorre alla dialettica del âgioco delle evidenzeâ3, un raffinato artificio linguistico che dĂ visibilitĂ allâindefinitezza di un elemento impercettibile, creando un dialogo tra le qualitĂ della materia che lo evocano, come gravitĂ e leggerezza, corpo e vuoto, apparenza e profonditĂ . Opposizioni fittizie che trovano invece un congiungimento nella tensione relazionale tra i materiali grevi (il metallo, la cera, la terracotta) e le trasparenze del vetro, della carta, un topos del suo lavoro; e che, nel divenire opera dâarte, conciliano ciò che sembra destinato a restare separato, indefinito, quello spazio minimo di tempo che câè tra il prima e il dopo, tra il non essere piĂš e il non essere ancora di ogni palpito di vita.
La mostra allo Studio Trisorio di questo intenso progetto è intitolata Breathe in ed è dedicata allâatto dellâinspirare, del contenere, del trattenere prima del rilascio. Due sono le sale della galleria, due sono gli spazi interiori ideati da Gregorio Botta. La prima sala accoglie alcune installazioni della serie degli Angeli, dimore in miniatura plasmate con la cera, illuminate dallâinterno con una luce rarefatta e posizionate su alte strutture in metallo come antichi tabernacoli votivi. Sono sculture segrete da esplorare girandoci intorno per scoprire al loro interno delle presenze - piccole coppe, oggetti minimali - che sono lĂŹ per annunciarci qualcosa nel silenzio della loro inaccessibilitĂ . In dialogo, di fronte a loro, ci sono i Respiri, lastre di alabastro a parete che mostrano tracce di altre apparizioni misteriose ed evanescenti trattenute nella materia - unâefflorescenza floreale, una venatura dorata, unâombreggiatura indecifrabile di colore - che riverberano nel silenzio come delle epifanie. Lo spettatore si muove tra questi due mondi, il primo che rappresenta una
soglia tra interno ed esterno, il secondo che racchiude la natura e il suo afflato. Lâepidermide della cera e le trasparenze della pietra amplificano le tonalitĂ mentali di opere che vogliono parlarci di unâalchimia del respiro, della sua potenza interiore, della sua inafferabilitĂ . Un ossimoro che è metafora della condizione esistenziale, dove basta un soffio per generare altrove una tempesta. Lâimmagine evocativa scelta dallâartista per la seconda sala è lo spazio chiuso di un hortus conclusus, un luogo di mezzo tra il reale e il mentale, simbolo dellâinterioritĂ e della meditazione, figura usata anche per indicare lâintimitĂ dei pensieri e il lavoro intellettuale dellâartista. Ă uno spazio metareale, chiuso da mura e allo stesso tempo aperto al cielo, accessibile a pochi e impenetrabile allo sguardo esterno, progettato nel Medioevo per riprodurre in miniatura la natura e proteggerla dalle incursioni. Nellâinstallazione dellâartista lâimmagine mentale dellâhortus è suggerita dalla presenza di una fontana di cera posta nello spazio centrale della sala, animata dallâacqua, fulcro di un dialogo tra energie orizzontali - le carte impalpabili della serie Noli me tangere - e lo slancio verticale evocato dalla leggera âscalaâ di vetro installata a parete, opera della serie inedita HĂślderlin Paradise, presentata in unâaltra versione anche nella mostra bolognese Breathe out, creando cosĂŹ quel sacro punto di congiunzione tra il movimento dellâinspiro (trattenere il fiato) e il momento del rilascio (abbandonare lâaria).
Lâinconsapevolezza del nostro essere aria si associa ad un altro tema caro allâartista, sul quale Walter Benjamin ha tanto riflettuto a proposito della perdita dellâaura nellâopera dâarte, il tema dellâinafferabilitĂ della visione.
Il filosofo tedesco parlava di potere della distanza insita nella natura delle opere dâarte affermando che sono â⌠Apparizioni uniche di una lontananza, per quanto questa possa essere vicinaâ4. Un movimento sublime di prossimitĂ e distanza messo a fuoco da Gregorio Botta e riattualizzato nel suo nuovo lavoro allo scopo di rivelarci la potenza visiva dellâapparizione e della sparizione, quel gioco di evidenze che rende imponderabile la visione. Anche il respiro è quanto di piĂš prossimo e distante abbiamo, una caratteristica singolare condivisa appunto con lâarte, che sfugge alle logiche materialistiche di questa modernitĂ e ci consente di lasciar andare ciò che non ci ri-guarda.
4 W. Benjamin, Lâopera dâarte nellâepoca della sua riproducibilitĂ tecnica, in Opere complete. Scritti 1938-1940, vol. VII, Einaudi, Torino 2006, p. 306
GREGORIO BOTTA
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