con il contributo di: Regione Campania Film Commission
organizzazione: Artecinema associazione culturale E.T.S.
con il partenariato di: Institut Français Napoli Instituto Cervantes Nápoles
segreteria organizzativa: Lucia Trisorio Valeria Cacciapuoti Helga Sanità Danila Crea Giorgia Benevento Mariasole Di Maio Giovanni Pelosi
main sponsor: Gesac – Aeroporti di Napoli e Salerno con il sostegno di: Grimaldi Lines Caronte & Tourist Castello di Postignano Brancaccio Costruzioni S.p.a Tuccillo Group Engel & Völkers Napoli Bruno Generators
art direction, identità visiva e comunicazione: Paolo Altieri Altieri associati srl visual design: Paola Trisorio
sponsor tecnico: Ferrarelle Società Benefit
ufficio stampa: R.A.R.E Comunicazioni
media partner: Exibart
servizi tecnici: Isi Congress
con il matronato di: Museo Madre Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee
traduzione e sincro sottotitoli: Lab 80 film
con il patrocinio di: Ministero della Cultura Comune di Napoli Università degli Studi di Napoli Federico II Università degli Studi di Napoli Suor Orsola Benincasa Accademia di Belle Arti di Napoli
Artecinema associazione culturale E.T.S Riviera di Chiaia 215 80121 Napoli tel 081 414306 info@artecinema.com www.artecinema.com — immagine di copertina: © Katharina Grosse, by SIAE Untitled, 2016, acrylic on canvas photo: Jens Ziehe Courtesy Private Collection and Galerie nächst St. Stephan Rosemarie Schwarzwälder
30o festival internazionale di film sull’arte contemporanea 9 — 12 ottobre 2025 a cura di / curated by
laura trisorio
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Laura Trisorio
“Vedere è già di per se un atto creativo”. Henri Matisse Trent’anni. Un numero che racchiude il peso del tempo e, insieme, l’intensità delle emozioni vissute. Quando, nel 1996, è nato Artecinema, non immaginavo quanto lontano ci avrebbe portati. Mi muoveva il desiderio di condividere qualcosa che mi toccava nel profondo. Mi emozionava il momento in cui l’arte incontra la vita, quel passaggio delicato e intimo in cui un’opera prende forma. E il cinema, con la sua forza narrativa, sapeva raccontarlo. Non ero consapevole che con Artecinema stava nascendo una casa. Una casa per chi crede che l’arte non sia un lusso, ma una necessità. Un rifugio, una sfida, uno specchio. Per chi cerca la bellezza che non grida, che non si impone, ma si rivela a chi ha il coraggio di fermarsi a guardare. Stava nascendo uno spazio vivo e accessibile, al tempo stesso intimo e collettivo, dove ognuno potesse riconoscersi. In questi trent'anni Artecinema ha accolto registi, artisti, studenti, appassionati, curiosi. Ha costruito ponti tra Napoli e il mondo, in un dialogo continuo tra culture, linguaggi, generazioni. Ha raccontato storie lontane e vicine, donando emozioni davanti a uno schermo che non ha mai smesso di illuminare. Raccontare non è mai un atto neutrale. Ogni edizione è stata un atto d’amore. E di resistenza. Perché oggi, più che mai, scegliere di diffondere bellezza è un gesto politico. Significa affermare di credere nella forza dell’arte, nella sua capacità di renderci più consapevoli, più vivi, più umani.
Se dopo tanti anni siamo ancora qui, è perché qualcosa di autentico si riaccende dentro di noi. Il festival è cresciuto nel corso del tempo, ma non ha mai perso la sua direzione, la sua anima: raccontare l’arte come esperienza viva, come atto di verità, come possibilità di cambiamento. Non ha mai smesso di essere un luogo d’incontro, di ascolto, di scoperta. Un luogo in cui l’arte, attraverso il cinema, ci permette di vedere il mondo con occhi nuovi. Un punto di riferimento per chi cerca, attraverso lo sguardo dell’altro, una possibilità di comprensione. Artecinema ci ha fatto sentire parte di qualcosa di più grande. Ci ha fatto incontrare persone straordinarie, ascoltare storie che non dimenticheremo. Oggi non celebriamo solo un anniversario. Celebriamo una comunità, una passione condivisa, un sogno che continua a rinnovarsi. E se è vero che l’arte può cambiare lo sguardo sul mondo, allora Artecinema continuerà a farlo. Con lo stesso entusiasmo, con la stessa cura. Oggi, voltandomi indietro, provo gratitudine. Per chi ha creduto in questo progetto. Per chi lo ha sostenuto con passione. Per chi ha lavorato con dedizione e sensibilità. Per ogni artista, regista, spettatore che ha fatto di Artecinema una parte della propria storia. Per ogni giovane che ha scoperto l’arte grazie ad esso. Per chi ha attraversato il mondo per essere qui. Per chi è entrato in sala per caso ed è uscito cambiato. Grazie a chi c’è stato. A chi c’è. E a chi ci sarà.
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Laura Trisorio
“To look is already a creative act.” Henri Matisse
If we’re still here after all these years, it’s because something authentic continues to be reignited within us.
Thirty years. A number that holds the weight of time and the intensity of emotions experienced. When Artecinema began in 1996, I had no idea how far it would take us. I was driven by the desire to share something that touched me deeply. What moved me was that moment when art meets life — that delicate, intimate transition when a work begins to take shape. And cinema, with its narrative power, knew how to capture that moment.
The festival has grown over time, but it has never lost its direction, its soul: to tell the story of art as a living experience, as an act of truth, as a possibility for change. It has never ceased to be a space for encounter, for listening, for discovery. A place where art, through cinema, allows us to see the world with new eyes. A point of reference for those who, through another’s gaze, seek a chance to understand. Artecinema has made us feel part of something greater. It has led us to meet extraordinary people, to hear stories we will never forget.
I didn’t know it then, but Artecinema was becoming a home. A home for those who believe that art is not a luxury, but a necessity. A refuge, a challenge, a mirror. For those who seek beauty that doesn’t shout, doesn’t impose itself, but is revealed to those who have the courage to stop and look deeper. A living, accessible space was coming to life, intimate and collective at once, where everyone could recognize a part of themselves reflected. Over these thirty years, Artecinema has welcomed filmmakers, artists, students, enthusiasts, and the merely curious. It has built bridges between Naples and the world, in a continuous dialogue between cultures, languages, and generations. It has told stories both distant and close, offering emotions on a screen that has never stopped illuminating. Telling a story is never a neutral act. Each edition has been an act of love – and of resistance. Because today, more than ever, choosing to spread beauty is a political act. It means affirming our belief in the power of art, in its ability to make us more aware, more alive, more human. 6
Today, we are not only celebrating an anniversary. We are celebrating a community, a shared passion, a dream that continues to renew itself. And if it’s true that art can change the way we see the world, then Artecinema will keep doing just that – with the same enthusiasm, with the same attention. Looking back today, what I feel is gratitude. Gratitude for those who believed in this project. For those who supported it with passion. For those who worked on it with dedication and sensitivity. For every artist, director, and viewer who made Artecinema a part of their own story. For every young person who discovered art thanks to it. For those who crossed the world to be here. For those who entered the theater by chance and left transformed. Thank you to those who were there. To those who are here now. And to those who have yet to come.
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Thank you to those who were there. To those who are here now. And to those who are yet to come.
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Artecinema, con la sua trentennale esperienza, ha il merito di essere aperto a tutti e trasversale alle generazioni. Artecinema, with its thirty-year experience, deserves credit for being open to everyone and cross-generational.
Rosanna Romano direttore generale per le politiche culturali e il turismo della regione campania
Il traguardo trentennale tagliato oggi da Artecinema è frutto di un’idea vincente, che di anno in anno è stata realizzata con competenza e passione e che la Regione Campania sostiene con convinzione riconoscendone il valore culturale e il positivo impatto sui cittadini che vi partecipano.
altre iniziative in tale ambito, intese come attività che concorrono “all’accrescimento, alla qualificazione della capacità critica del pubblico, al confronto generazionale, al dialogo interculturale in relazione ad opere indipendenti, d’interesse regionale e d’autore e all’educazione delle giovani generazioni”.
Nell’ambito della strategia regionale di sostegno al settore cinematografico, infatti, la Regione, attraverso la Film Commission, assegna ogni anno cinque milioni di euro al comparto attraverso il Piano Cinema, finanziando non solo lo sviluppo e la produzione di opere audiovisive, ma assegnando anche contributi a sostegno della promozione delle stesse, ovvero per i festival, le rassegne, i premi e le altre iniziative finalizzate alla valorizzazione di opere e autori. Fra queste, Artecinema rappresenta una delle esperienze che la Regione incoraggia ormai da diversi anni, considerandola una delle proposte più meritevoli che si svolgono sul territorio.
La cultura infatti, in tutte le sue forme e particolarmente nella commistione fra di esse, non cessa mai di svolgere la sua essenziale funzione pedagogica, non solo alimentando il bagaglio personale di ciascun individuo, ma soprattutto consentendo dialoghi e confronti strutturati e stimolanti, in cui i punti di vista si moltiplicano, si integrano e si compenetrano. Tale processo assume un ruolo di primo piano nel contesto attuale, in cui sembra inarrestabile un meccanismo opposto di deriva in cui i dibattiti si semplificano, le informazioni si condensano, le opinioni si estremizzano, l’elaborazione di alternative autonome è affetta da pigrizia e mancanza di convinzione. Cinematograficamente parlando, sembra che non siamo più solo spettatori, ma attori forzati a mettere in scena quotidianamente uno spettacolo in cui Italo Calvino, già quarant’anni fa, avvertiva: “una pioggia ininterrotta di immagini… immagini che in gran parte sono prive della necessità interna che dovrebbe caratterizzare ogni immagine, come forma e come significato, come forza d’imporsi all’attenzione, come ricchezza di significati possibili. Gran parte di questa nuvola d’immagini si dissolve immediatamente come i sogni che non lasciano traccia nella memoria; ma non si dissolve una sensazione d’estraneità e di disagio”.
Le rassegne di qualità, del resto, realizzano uno degli obiettivi principali della legge che disciplina il cinema in Campania, che dal 2016 costituisce la cornice normativa sulle cui basi poggia la programmazione di settore. Si tratta di una fonte normativa di particolare rilievo, dal momento che, fino alla sua approvazione, era sensibilmente avvertita dagli operatori culturali la necessità di un riferimento unico e organico, che costituisse il presupposto per la pianificazione e l’attuazione accorta e lungimirante degli interventi in materia. La Legge Cinema contiene dunque un elenco dettagliato delle finalità che intende perseguire, fra cui rientra anche il sostegno alla promozione della cultura cinematografica attraverso i festival, le rassegne e le
L’alternativa allo scorrimento senza posa di forme inconsistenti e frastornanti consiste dunque 11
nell’incoraggiare le iniziative che, nelle sale dei cinema e dei teatri, dove la connessione costante alle piattaforme appare superflua e fastidiosa, restituiscono significato e necessità alle immagini e valore all’incontro fra gli individui, attraverso eventi collettivi di apprendimento e di intrattenimento. Artecinema, con la sua trentennale esperienza, ha il merito di essere aperto a tutti e trasversale alle generazioni, di continuare ad arricchire ogni anno il proprio programma della visione di registi e artisti internazionali, di gettare un ponte fra linguaggi grazie al connubio fra il mondo delle arti figurative e quello dei documentari cinematografici, contribuendo così a raggiungere l’obiettivo di restituire all’umanesimo il suo ruolo centrale nel percorso di crescita degli individui e della società.
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Rosanna Romano general director for cultural policies and tourism of the campania region
The thirtieth anniversary reached by Artecinema today is the result of a winning idea, which has been realized year after year with competence and passion, and which the Campania Region supports with conviction, recognizing its cultural value and positive impact on the citizens who participate in it. As part of the regional strategy to support the film sector, the Region, through the Film Commission, allocates five million euros annually to the sector through the Cinema Plan. This funding not only supports the development and production of audiovisual works, but also provides contributions to support their promotion, including festivals, screenings, awards, and other initiatives aimed at enhancing works and authors. Among these, Artecinema is one of the events that the Region has encouraged for many years, considering it one of the most deserving proposals taking place in the area. Quality film festivals, after all, achieve one of the main objectives of the law that governs cinema in Campania, which since 2016 has constituted the regulatory framework upon which the sector's programming is based. This law is of particular importance, as prior to its approval, cultural operators felt the need for a single, comprehensive reference point that could serve as a basis for attentive and forward-thinking planning and implementation of interventions in this field. The Cinema Law therefore includes a detailed list of the goals it aims to achieve, one of which is to support the promotion of cinematic culture through festivals, screenings, and other initiatives in this field, considered as activities that contribute “to the growth and qualification of the public’s critical capacity, to
generational dialogue, to intercultural dialogue in relation to independent works, regional and authorial films, and to the education of younger generations.” Culture, in all its forms and especially in the blending of various cultures, continues to play its essential pedagogical role, not only enriching each individual’s personal experience but, more importantly, allowing for structured and stimulating dialogues and exchanges in which perspectives multiply, integrate, and overlap. This process takes on a primary role in the current context, where an indomitable opposing mechanism seems to be at work, one in which debates are oversimplified, information is condensed, opinions become more extreme, and the development of independent alternatives is plagued by laziness and lack of conviction. Cinematically speaking, it seems that we are no longer merely spectators, but forced actors, putting on a daily performance in which, already forty years ago, Italo Calvino warned: “an incessant deluge of images… images that for the most part lack the internal requirement that should characterize every image, both in form and in meaning, as a force that demands attention, as a wealth of possible meanings. Much of this cloud of images dissolves immediately like dreams that leave no trace in our memories; but the feeling of estrangement and discomfort does not dissolve.” The alternative to the relentless flow of inconsistent and overwhelming forms, therefore, is to encourage initiatives in cinemas and theaters, where constant connection to platforms seems superfluous and annoying, that, restore meaning and necessityto images and value to the encounter between 13
individuals, through collective events of learning and entertainment. Artecinema, with its thirty-year experience, deserves credit for being open to everyone and crossgenerational, for continuing to enrich its program each year with the vision of international directors and artists, and for bridging languages through the combination of the world of visual arts and documentary cinema. In doing so, it contributes to achieving the goal of returning humanism to its central role in the course of growth of individuals and society.
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Artecinema è diventato un punto di riferimento nel panorama culturale internazionale, riconosciuto per la qualità della sua proposta e la coerenza della sua visione del mondo dell’arte. Artecinema has become a point of reference in the international cultural scene, recognized for the quality of its offerings and the coherence of its vision of the world of art.
Angela Tecce presidente della fondazione donnaregina per le arti contemporanee
Sono passati trent’anni dalla prima edizione di Artecinema: era il 1996 e si svolgeva all’Istituto francese a Napoli, sua ideatrice e curatrice la giovanissima Laura – figlia di Pasquale Trisorio, già scomparso da qualche anno – e Lucia, moglie di Pasquale, personaggi cari e preziosi per chi frequentava il mondo dell’arte contemporanea a Napoli. Laura stessa, nella sua introduzione del catalogo, ricorda che la prima mostra di video d’artista era stata realizzata quindici anni prima nello Studio Trisorio, una mostra che introduceva e convalidava nuovi territori espressivi, così come era accaduto negli anni precedenti per la fotografia, comparsa a rivestire, per la prima volta in città, un ruolo centrale nel panorama del linguaggio artistico contemporaneo. Ma questa è storia già nota, quel che voglio sottolineare è quanto l’idea di presentare dei film che offrissero uno sguardo diretto e autentico sui processi creativi, le biografie e le poetiche di artisti, architetti, fotografi, performer sia stata non solo vincente – specialmente (non è un valore in sé ma conta sul piano del riconoscimento e dell’educazione all’arte) se si guarda a quanto il pubblico degli appassionati e affezionati sia cresciuto nel corso del tempo – ma anche come l’iniziativa abbia mostrato una forza produttiva e trainante di straordinaria portata. Artecinema è diventato un punto di riferimento nel panorama culturale internazionale, riconosciuto per la qualità della sua proposta e la coerenza della sua visione del mondo dell’arte. Le immagini che scorrono sullo schermo hanno aperto al pubblico le porte di studi, atelier e cantieri, restituendone la complessità e la forza – una forza impossibile da riprodurre con
altri mezzi – spaziando tra tematiche diverse, nei rapporti tra arte e società, memoria e identità, materia e territorio, ma soprattutto mettendoci a contatto con la vita e il lavoro degli artisti, questa galassia immensa e variegata di esistenze misteriose che tanto influisce nell’immaginario contemporaneo. Da un lato è innegabile il fatto che l’idea di accostarsi all’arte da punti di vista differenti tra loro ma accomunati da un approccio di curiosità, scoperta, informazione (mai distaccate dalla documentazione della nascita e sviluppo del processo creativo), rispondesse ad un bisogno diffuso e tante volte espresso dal grande pubblico, più curioso ed esigente del manipolo – allora – degli addetti ai lavori. Dall’altro lato credo sia fondamentale riflettere come a questa esigenza il ‘metodo’ proposto da Laura Trisorio, con lo sceltissimo e abilissimo team che lavora con lei, sia stata la chiave di volta per trasformare questo dispositivo, che rischia sempre di essere un esercizio puramente documentario, in uno strumento di riflessione sempre aderente alla temperie del momento, con approfondimenti in direzioni eterogenee che ne hanno ampliato la visione critica. Insomma le scelte numerose e articolate di Artecinema hanno spaziato tra discipline, momenti storici, approcci e racconti visuali e interpretativi variegate ma sono sempre state sostenute da un orientamento curatoriale fermamente aderente al criterio della qualità espressiva. Ho volontariamente evitato di usare la parola ‘documentaria’ per le implicazioni piattamente informative cui il termine rimanda: i film presentati di anno in anno hanno certamente aggiornato tutti noi su pratiche artistiche 17
dislocate in spazi e tempi diversi ma con il valore aggiunto di cineasti e autori di particolare sensibilità di visione e aderenza alle tematiche affrontate. Ma, al di là, dei riconoscimenti per così dire “ufficiali” vorrei ribadire che queste caratteristiche che ho voluto sottolineare sono state tali anche per me: in un panorama internazionale di nomi e avvenimenti che diventa sempre più vasto e imprevedibile, Artecinema, è stato tutti gli anni un punto di riferimento importante: si può sempre contare sul fatto che – anche quando le opere presentate sono dedicate a nomi notissimi – ci sarà sempre qualcosa in più da imparare, un aspetto da rivalutare, uno sguardo inusuale da apprezzare. Non penso che questo sia un giudizio solo individuale, il valore di questa manifestazione è sempre stato riconosciuto nel mondo dell’arte contemporanea e mi sembra che essa sia diventata man mano una sorta di comfort zone sulla quale tanti di noi sanno di poter fare affidamento, edizione dopo edizione. Infine il mio augurio è che questo snodo del trentennale rappresenti un ulteriore possibilità di pensiero, dialogo, condivisione e reimmaginazione sul presente e sul futuro della produzione artistica e del linguaggio cinematografico e della nostra comprensione del mondo attuale.
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Angela Tecce president of the donnaregina foundation for contemporary arts
It’s been thirty years since the first edition of Artecinema: it was 1996, and it was held at the French Institute in Naples. Its creator and curator was the young Laura – daughter of Pasquale Trisorio, who had passed away a few years earlier – and Lucia, Pasquale’s wife, both cherished and invaluable figures for anyone involved in the contemporary art world in Naples. Laura herself, in her introduction to the catalog, recalls that the first exhibition of video art was held fifteen years earlier at the Trisorio Studio, an exhibition that introduced and validated new expressive territories, just as photography had done in previous years, taking on a central role in the city's contemporary artistic landscape for the first time. But this is already well-known history. What I want to emphasize is how the idea of presenting films that offer a direct and authentic look at the creative processes, biographies, and poetics of artists, architects, photographers, and performers have not only been successful – especially (though not intrinsically valuable, but important in terms of recognition and education in art) when you look at how the audience of enthusiasts and loyal followers has grown over time – but also how this initiative has shown an extraordinary productive and driving force of remarkable scope. Artecinema has become a point of reference in the international cultural scene, recognized for the quality of its offerings and the coherence of its vision of the world of art. The images that run across the screen have opened the doors of studios, ateliers, and construction sites to the public, revealing their complexity and power – a power that is impossible to reproduce through other means – spanning various
themes such as the relationships between art and society, memory and identity, material and territory, but above all, bringing us into contact with the life and work of the artists; vast diverse galaxies of mysterious existences, which so profoundly influence contemporary imagination. On one hand, it is undeniable that the idea of approaching art from different which, however, are all curiosity-driven and based on discovery and information, (never detached from documenting the birth and development of the creative process) responded to a widespread need often expressed by the general public, more curious and demanding than the small group of professionals – at that time. On the other hand, I believe it is crucial to reflect on how this need was met by the ‘method’ proposed by Laura Trisorio, with the highly skilled and talented team working alongside her. This approach was the key to transforming this initiative – which could easily have been a purely documentary exercise – into a tool for reflection, always relevant to the spirit of the moment, with in-depth explorations in diverse directions that expanded its critical outlook. In short, Artecinema’s many and varied choices have spanned across disciplines, historical moments, approaches, and visual and interpretative narratives, but have always been supported by a curatorial direction firmly grounded in the criterion of expressive quality. I purposely avoided using the word ‘documentary’ due to the flatly informational implications the term often carries: the films presented each year have certainly updated us on artistic practices spanning different spaces and times, but with the 19
added value of filmmakers and authors who possess particular sensitivity and insight into the themes they tackle. However, beyond the so-called "official" recognitions, I would like to emphasize that these qualities I’ve highlighted are also true for me: in an international landscape of names and events that is becoming increasingly vast and unpredictable, Artecinema has been, year after year, an important point of reference. One can always count on the fact that – even when the works presented are dedicated to well-known figures – there will always be something more to learn, an aspect to reassess, or an unusual perspective to appreciate. I don’t think this is just a personal judgment; the value of this event has always been acknowledged in the world of contemporary art, and it seems to me that it has gradually become a kind of comfort zone that many of us can rely on, edition after edition. Finally, my hope is that this thirtieth anniversary will represent another opportunity for thought, dialogue, sharing, and reimagining the present and future of artistic production, cinematic language, and our understanding of the contemporary world.
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Forse è questa la ricchezza dell'arte contemporanea: un'opera prende vita pienamente solo nell'incontro tra l'artista che la crea e lo spettatore che la interpreta. Perhaps this is the richness of contemporary art: a work only truly comes alive in the encounter between the artist who creates it and the viewer who interprets it.
Anne de Boismilon regista
La mia carriera ha sempre oscillato tra due passioni: in primo luogo l'immagine, che mi ha sempre spinta a testimoniare, con le mie squadre, la turbolenza del mondo, la follia degli uomini, praticamente in tutti i continenti. Ero una reporter senior per un canale televisivo americano. Più recentemente l'arte, in tutte le sue forme, è diventata per me un campo altrettanto affascinante. Nel corso degli ultimi tre decenni con mio marito, Wolfgang Titze, abbiamo costruito una collezione d’arte contemporanea che riflette e fonde le nostre due culture (Wolfgang è austriaco, io sono francese), i nostri rispettivi mondi e le nostre personalità. Nel corso degli anni, confrontandomi con gli artisti che collezioniamo – oggi più di duecento – mi è sorta una domanda: «La mia creatività non si è gradualmente dissolta nella loro?». Da questa domanda è nato il desiderio di scrivere e dirigere il film Before & After, un documentario che cerca di svelare la storia intima della nostra collezione. Ma questo progetto mi ha messa di fronte a una sfida: uscire dalla distanza giornalistica, dove stavo svanendo dietro fatti e testimonianze, per osare e parlare in modo più personale, esprimendo le mie emozioni e risonanze interiori. Ho quindi fatto due scelte per questo film: raccontare questa storia come una passeggiata onirica a due voci, in francese e tedesco, le nostre lingue madri, e filmare solo le sculture del nostro parco in Provenza, che dialogano armoniosamente con la natura.
Volevo che la telecamera non solo mostrasse, ma invitasse all'incontro. Un incontro con queste opere uniche che si rivelano attraverso il modo in cui Wolfgang ed io le guardiamo. Ho cercato di capire fino a che punto il gesto artistico può essere soggetto alle interpretazioni personali dello spettatore. Nel nostro caso, ogni volta che scegliamo un’opera, entrano in gioco le nostre rispettive soggettività, riferimenti culturali ed emozioni. Durante questa passeggiata, mi sono lasciata guidare e ispirare dal mio gusto per le parole e la letteratura, mentre Wolfgang si è dedicato alla musica, in particolare all'Opera lirica. Forse è questa la ricchezza dell'arte contemporanea: un'opera prende vita pienamente solo nell'incontro tra l'artista che la crea e lo spettatore che la interpreta. Lo spettatore diventa così parte dell'opera, aggiungendo a volte un'anima in più. Questo film non si limita a testimoniare la nostra collezione. Per me è stata la scoperta di un'altra storia: lasciarmi alle spalle il rigore del giornalismo per entrare nell'intimità di un film d'autore. Wolfgang ed io siamo profondamente emozionati e onorati di presentare il nostro film Before qui a Napoli come parte di questo straordinario Festival e di offrirgli un After.
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Anne de Boismilon filmmaker
My path has always wavered between two passions: First, image, which has driven me for as long as I can remember—I was a television producer for an American broadcast—bearing witness, with my teams, to the world’s turbulence and to human folly across nearly every continent. More recently, art in all its forms has become for me an equally defining fascination. Together with my husband, Wolfgang Titze, we have built over three decades a collection of contemporary art. It reflects and fuses our two cultures (Wolfgang is Austrian, I am French), our respective worlds, and our personalities. Over the years, in meeting the artists represented in this collection—today numbering more than two hundred—a question began to weigh on me: had my own creativity gradually dissolved into theirs? Out of this question arose the desire to write and direct Before & After, a documentary that seeks to reveal the intimate story of this collection. But this project confronted me with a challenge : to step away from the journalistic distance, where I would fade behind facts and testimonies, and to dare instead a more personal voice, shaped by emotions and inner resonances. I then made two choices for this film: to tell this story as a dreamlike walk in two voices, in French and German, our native languages, and to film only the sculptures in our Provençal park, for they so naturally converse with nature.
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I wanted the camera not merely to show, but to invite an encounter. An encounter with these unique works, revealed through the gaze that Wolfgang and I cast upon them. And I came to understand how deeply the artistic gesture can be shaped by the personal interpretations of the viewer; in our case, every time Wolfgang and I projected onto them our subjectivities, our cultural references, and our respective emotions. Along this walk, I let myself be guided and inspired by my love of words and literature, while Wolfgang turned toward music, opera in particular. Perhaps this is the richness of contemporary art: a work only truly comes alive in the encounter between the artist who creates it and the viewer who interprets it. The beholder thus becomes part of the work, sometimes even adding his own soul. This film does not merely bear witness to our collection. For me, it has revealed another narrative: leaving journalistic rigor behind in order to enter the intimacy of an auteur film. Wolfgang and I are deeply moved and honored to present, here in Naples , within the framework of this remarkable Festival, our BEFORE and also a touch of our AFTER.
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programma / film program
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ottobre giovedì teatro san carlo
20.30 / arte e dintorni
Jean Cocteau * Lisa Immordino Vreeland, Stati Uniti, 2024, 94’, inglese, francese
ANTEPRIMA ITALIANA
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ottobre venerdì teatro augusteo
16.00 / fotografia I Am Martin Parr Lee Shulman, Francia, Regno Unito, 2024, 70’, inglese 17.20 / arte e dintorni
Francesco Arena. Searching Pra–Chao ** Santiago Torresagasti, Italia, Thailandia, 2025, 30’, italiano, inglese
ANTEPRIMA MONDIALE
18.10 / arte e dintorni
Marco Bagnoli. Radici nel cielo ** Matteo Frittelli, Italia, 2025, 40’, italiano
ANTEPRIMA MONDIALE
19.10 / architettura e design
NUVOLA. Un progetto aperto alla città * Luca Caon, Italia, 2025, 52’, italiano
ANTEPRIMA ITALIANA
20.20 / arte e dintorni
Mother Weaver ** Lily Cole, Regno Unito, 2024, 20’, tedesco, inglese, sottotitoli in inglese
ANTEPRIMA EUROPEA
21.00 / arte e dintorni Louise Bourgeois, la sculpture et la colère Marie-Ève de Grave, Francia, 2024, 56’, francese, inglese ANTEPRIMA ITALIANA
*Sarà presente il regista **Saranno presenti il regista e l’artista I film sono sottotitolati in italiano
segue venerdì 10 ottobre teatro augusteo
22.15 / arte e dintorni
Inner Worlds – Massimo Bottura Nicolò Terraneo, Italia, 2025, 5’, inglese
22.20 / arte e dintorni Meet the artists – Shirin Neshat Rodin Hamidi, Stati Uniti, 2024, 6’, inglese 22.30 / arte e dintorni Tadashi Kawamata, The Shower * Gilles Coudert, Francia, 2025, 18’, inglese, italiano ANTEPRIMA MONDIALE
23.00 / arte e dintorni
Quand l’art partage les eaux * Gilles Coudert, Francia, 2025, 52’, francese
ANTEPRIMA ITALIANA
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ottobre sabato teatro augusteo
16.00 / architettura e design
La casa di Cini Boeri * Maddalena Bregani, Italia, 2024, 60’, italiano, inglese
17.20 / arte e dintorni Alreadymade * Barbara Visser, Paesi Bassi, 2024, 87’, olandese, tedesco, inglese, francese 19.10 / arte e dintorni BEFORE & AFTER – Histoire intime d’une collection * Anne de Boismilon, Julien Viala, Francia, 2025, 60’, francese, tedesco ANTEPRIMA ITALIANA
20.30 / fotografia
Napalm Girl * Valeria Parisi, Italia, 2023, 60’, italiano
21.50 / arte e dintorni Between Worlds: Sophie Calle – Art21 Bryan Chang, Leah Galant, Stati Uniti, 2025, 14’, inglese ANTEPRIMA MONDIALE
22.05 / arte e dintorni
Between Worlds: Dyani White Hawk – Art21 Bryan Chang, Travis Wood, Stati Uniti, 2025, 14’, inglese
ANTEPRIMA MONDIALE
22.20 / arte e dintorni Puppies Puppies: Radical Transparency – Art21 Drew de Pinto, Stati Uniti, 2024, 8’, inglese
19.45 / arte e dintorni
ANTEPRIMA MONDIALE
ANTEPRIMA ITALIANA
22.30 / arte e dintorni Minted Nicholas Bruckman, Stati Uniti, Canada, Cuba, Paesi Bassi, Nigeria, 2023, 77’, inglese, spagnolo
20.50 / arte e dintorni
ANTEPRIMA ITALIANA
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ottobre domenica teatro augusteo
16.00 / fotografia
Ernest Cole: Lost and Found Raoul Peck, Francia, Stati Uniti, 2024, 106’, inglese
18.00 / arte e dintorni
Iran do Espírito Santo * Flora Del Debbio, Brasile, Italia, 2025, 10’, inglese
18.20 / arte e dintorni
Vija Celmins – Art21 Susan Sollins, Stati Uniti, 2003, 13’, inglese
18.35 / arte e dintorni Howardena Pindell: Inner Circle – Art21 César Martínez Barba, Stati Uniti, 2024, 15’, inglese ANTEPRIMA EUROPEA
19.00 / arte e dintorni
Christiane Löhr. Flying Seeds, Captured Clouds ** Marietta Schwarz, Katja Izmestyeva, Germania, 2025, 25’, tedesco, italiano
ANTEPRIMA ITALIANA
Katharina Grosse – Think Big! Claudia Müller, Germania, 2021, 45’, inglese, tedesco
Frida Carla Gutiérrez, Stati Uniti, Messico, 2023, 88’, spagnolo, inglese
22.25 / architettura e design
Arthur Erickson: Beauty Between The Lines Danny Berish, Ryan Mah, Canada, 2024, 80’, inglese
ANTEPRIMA EUROPEA
indice / film index
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arte e dintorni / art and environs Alreadymade
archittettura e design / architecture and design p. 34
Arthur Erickson: Beauty Between The Lines
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Before & After – Histoire intime d'une collection 35
La casa di Cini Boeri
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Nuvola. Un progetto aperto alla città
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Between Worlds: Dyani White Hawk – Art21
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Between Worlds: Sophie Calle – Art21
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Christiane Löhr. Flying Seeds, Captured Clouds
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Francesco Arena. Searching Pra–Chao
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fotografia / photography Ernest Cole: Lost and Found
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Frida 40
I Am Martin Parr 65
Howardena Pindell: Inner Circle – Art21
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Napalm Girl
Inner Worlds – Massimo Bottura
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Iran do Espírito Santo
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Jean Cocteau 44 Katharina Grosse – Think Big!
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Louise Bourgeois, la sculpture et la colère
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Marco Bagnoli. Radici nel cielo
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Meet the artists – Shirin Neshat
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Minted 49 Mother Weaver 50 Puppies Puppies: Radical Transparency – Art21
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Quand l'art partage les eaux
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Tadashi Kawamata, The Shower
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Vija Celmins – Art21
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arte e dintorni
Alreadymade Paesi Bassi, 2024, 87’, olandese, tedesco, inglese, francese regia / direction barbara visser
L’iconico orinatoio ready-made Fountain, presentato nel 1917 come un lavoro di “anti-arte” firmato R. Mutt, ma da sempre attribuito a Marcel Duchamp, è considerato una delle opere più influenti del XX secolo. Tuttavia, riaffiorano periodicamente alcune teorie che ne smentiscono la paternità, attribuendo l’opera a una donna: l’artista dadaista Elsa von FreytagLoringhoven, conosciuta come “La Baronessa”. In Alreadymade originalità, autorialità e identità vengono messe in discussione, proprio come avvenne con Fountain, ma attraverso le tecnologie del presente.
The iconic urinal Fountain, originally presented as a piece of “anti-art” signed by the unknown R. Mutt, but long attributed to Marcel Duchamp, is widely recognized as one of the most influential artworks of the 20th century. However, theories periodically resurface that call into question his authorship, attributing the work to a woman: the Dadaist artist Elsa von Freytag-Loringhoven, known as “The Baroness”. In Alreadymade, originality, authorship and identity are challenged, just as they were in the 1917 Fountain, but using modern technology.
Barbara Visser è un’artista, regista e documentarista. Nata nei Paesi Bassi, ha studiato presso la Gerrit Rietveld Academy di Amsterdam e la Van Eyck Academie di Maastricht. È stata presidente della sezione Arti della Reale Accademia Olandese delle
Arti e delle Scienze, direttrice artistica di IDFA, promotrice e responsabile del Temporary Master Program F for Fact, presso il Sandberg Instituut di Amsterdam. I suoi lavori sono stati presentati in festival cinematografici e mostre in tutto il mondo.
fotografia / photography gregor meerman, joost van herwijnen montaggio / editing tim roza musica / music wouter pleijsier, barbara visser suono / sound siebren hodes, tijn hazen produttori / producers rahilla zafar, shawn hazelett, nicholas bruckman produzione / production tomtit film distribuzione / distribution CAT&DOCS 34
Durante una passeggiata nel loro parco di sculture in Provenza, i coniugi Anne e Wolfgang Titze – lei parigina, lui viennese – ripercorrono il filo della loro storia: quella dell’incontro tra due mondi e due culture che hanno trovato nelle loro differenze una fertile armonia, dando vita a una delle più notevoli collezioni di arte contemporanea. La storia è narrata dalla stessa Anne, che è anche autrice e regista del film.
During a walk through their sculpture park in Provence, spouses Anne and Wolfgang Titze – she, Parisian, he, Viennese – retrace the thread of their story: the meeting of two worlds and two cultures, which found fertile harmony in their differences, giving rise to one of the most remarkable collections of contemporary art. The story is told by Anne herself, who is also the author and director of the film.
Anne de Boismilon è una storica francese formatasi alla Sorbonne. È entrata a far parte della CBS NEWS come produttrice televisiva di 60 Minutes, il primo e più famoso notiziario televisivo degli Stati Uniti. Si è occupata di questioni sociali e politiche, di ritratti di leader mondiali
e personaggi di spicco. Ha ottenuto 4 nomination ai National News and Documentary Emmy Awards e ha vinto un Emmy Award. Attualmente è autrice e regista indipendente di documentari e i suoi lavori sono stati selezionati da vari festival europei.
BEFORE & AFTER – Histoire intime d'une collection Francia, 2025, 60’, francese, tedesco regia / direction anne de boismilon, julien viala fotografia / photography grégoire scherpe, pierre bouras montaggio / editing julien viala musica / music thomas cappeau suono / sound paul morange produzione / production sème production, titze
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Between Worlds: Dyani White Hawk – Art21 Stati Uniti, 2025, 14’, inglese regia / direction bryan chang, travis wood fotografia / photography eric phillips-horst
Circondata da amici e familiari nel suo studio di Minneapolis, l’artista nativa americana Dyani White Hawk crea corrispondenze tra l’astrazione indigena e quella europea, realizzando opere che intrecciano le tradizioni Lakota del ricamo di perline con la pittura modernista occidentale. Nel corso degli anni, la sua pratica artistica è cresciuta in scala e ambizione, portandola a realizzare opere monumentali composte da centinaia di migliaia di perline di vetro, grandi mosaici e innumerevoli opere di scultura, pittura e video. Questo documentario ripercorre i luoghi in cui tutto è iniziato, come il Santa Fe Indian Art Market e il Whitney Museum of American Art, dove il suo lavoro invita a una riflessione più profonda sulle omissioni della storia dell’arte americana.
Surrounded by friends and family in her Minneapolis studio, Native American artist Dyani White Hawk creates dialogues between Indigenous and European abstraction, creating works that interweave Lakota beadwork traditions with Western modernist painting. Over the years, her artistic practice has grown in both scale and ambition, leading her to produce monumental works composed of hundreds of thousands of glass beads, large mosaics, and countless pieces in sculpture, painting, and video. This documentary retraces the places where it all began, such as the Santa Fe Indian Art Market and the Whitney Museum of American Art, where her work invites a deeper reflection on the omissions within the history of American art.
Bryan Chang è regista, direttore della fotografia e montatore di documentari. I suoi progetti sono stati presentati da National Geographic, New York Times, TIME Magazine, The Atlantic e dal MoMA, proiettati al Sundance Film Festival e distribuiti nelle sale cinematografiche. È co-proprietario di Meerkat Media, una casa di produzione gestita in forma cooperativa, specializzata in documentari indipendenti e su commissione.
Travis Wood è un regista originario di Minneapolis, attualmente attivo anche a Brooklyn. I suoi cortometraggi sono stati selezionati per Vimeo Staff Picks, per i festival cinematografici SXSW, True/ False, Rooftop Films, hanno vinto un NY Emmy Award e sono stati presentati su piattaforme come NoBudge, Booooooom e Directors Notes. È attualmente membro di Meerkat Media e fa parte del team di registi pubblicitari di Farm League.
montaggio / editing zara serabian-arthur musica / music andrew orkin suono / sound bryan chang, johnny hagen produzione / production art21
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Between Worlds: Sophie Calle – Art21 Stati Uniti, 2025, 14’, inglese regia / direction bryan chang, leah galant
L’artista Sophie Calle si aggira tra le sale della sua mostra al Musée Picasso di Parigi, prima di arrivare al suo ufficio temporaneo all’interno del museo, dove ogni giorno centinaia di fan le lasciano messaggi. Il documentario esplora oltre cinque decenni di opere, spesso autobiografiche, profondamente umane e toccanti, che hanno ispirato generazioni di artisti e appassionati d’arte. Attraverso innumerevoli lavori di fotografia, film, scrittura e installazioni, l’artista stabilisce regole e rituali rigorosi per la sua pratica artistica, rompendo i confini tra arte e vita per indagare i temi universali dell’amore, della morte, del legame e della perdita.
The artist Sophie Calle wanders through the galleries of her exhibition at the Musée Picasso in Paris, before arriving at her temporary office inside the museum, where each day hundreds of fans leave her messages. The documentary explores over five decades of work, often autobiographical, profoundly human, and emotionally resonant, that has inspired generations of artists and art admirers. Across countless works in photography, film, writing, and installation, the artist sets strict rules and rituals for her artistic practice, breaking down the boundaries between art and life to delve into universal themes of love, death, connection, and loss.
Bryan Chang è regista, direttore della fotografia e montatore di documentari. I suoi progetti sono stati presentati da National Geographic, New York Times, TIME Magazine, The Atlantic e dal MoMA, proiettati al Sundance Film Festival e distribuiti nelle sale cinematografiche. È co-proprietario di Meerkat Media, una casa di produzione gestita in forma cooperativa, specializzata in documentari indipendenti e su commissione.
Leah Galant è membro e co-proprietaria di Meerkat Media, dove si specializza nella regia di documentari, con esperienza anche come direttrice della fotografia e montatrice. Il suo lungometraggio d’esordio, On The Divide, ha debuttato al Tribeca Film Festival nel 2021. I suoi lavori sono stati presentati su New York Times, The Atlantic, Cosmopolitan Magazine, Salon, MovieMaker Magazine. È stata inserita tra i 40 under 40 del DOC NYC e ha trascorso un anno in Germania come borsista Fulbright.
fotografia / photography eric phillips-horst montaggio / editing zara serabian-arthur musica / music andrew orkin suono / sound owen bradfford, yolande decarsin, ludivuc elias produzione / production art21
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Christiane Löhr. Flying Seeds, Captured Clouds
Christiane Löhr crea sculture senza tempo con gli elementi naturali più delicati: crini di cavallo, semi trasportati dal vento, fili d’erba e bardane. Estremamente fragili nel loro aspetto, ma allo stesso tempo fortemente architettoniche, le sue opere sollevano interrogativi sul rapporto tra uomo e natura. Cosa dura nel tempo? Cosa scomparirà? Cosa c’è sempre stato? La macchina da presa segue l’artista lentamente, cercando l’accesso al misterioso mondo della sua creazione, senza svelarlo completamente.
Christiane Löhr creates timeless sculptures using the most delicate elements of nature: horsehair, airborne seeds, grass stalks and burrs. Fragile in appearance yet powerfully architectural, her works raise questions about the relationship between humans and nature. What remains? What will disappear? What has always been? The camera slowly follows the artist seeking access into the mysterious world of her creation, without fully unveiling it.
Marietta Schwarz si è formata come architetto e, dopo la laurea, è passata alla radio lavorando come presentatrice e autrice per Deutschlandfunk e Deutschlandfunk Kultur. Negli ultimi anni ha scritto il libro Midlife e prodotto diversi podcast. Flying Seeds, Captured Clouds (Flug Samen Varianten) è il suo primo documentario.
Katja Izmestyeva ha iniziato la sua carriera nel mondo del balletto e del teatro, per poi passare dietro la macchina da presa e avvicinarsi all'industria cinematografica. Ha lavorato a diversi film come assistente regista e direttrice della fotografia, attualmente sta sviluppando il suo primo lungometraggio nell'ambito del suo programma di master presso l'HFBK di Amburgo.
Germania, 2025, 25’, tedesco, italiano regia / direction marietta schwarz, katja izmestyeva fotografia / photography katja izmestyeva montaggio / editing marietta schwarz, katja izmestyeva suono / sound ben kinder produzione / production marietta schwarz, katja izmestyeva
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Francesco Arena. Searching Pra–Chao Italia, Thailandia, 2025, 30’, italiano, inglese regia / direction santiago torresagasti fotografia / photography santiago torresagasti montaggio / editing santiago torresagasti
Nell’autunno del 2022, la collezionista Marisa Chearavanont e il curatore Stefano Rabolli Pansera commissionano all’artista Francesco Arena un’opera per il Khao Yai Art Forest, un nascente parco d’arte immerso nella foresta thailandese. L’artista realizza una scultura monumentale assemblando due massi erratici di grandi dimensioni estratti nella regione di Kanchanaburi. Su un masso sono incise le lettere G e D e sull’altro la lettera O: la parola GOD, titolo dell’opera, si compone solo quando le due pietre si uniscono ma diventa invisibile a chi guarda, proprio come il soggetto che la parola stessa evoca. La realizzazione dell’opera, ha impegnato l’artista e i suoi collaboratori per circa due anni, fino al novembre 2024 quando è stata inaugurata.
In the autumn of 2022, collector Marisa Chearavanont and curator Stefano Rabolli Pansera commissioned artist Francesco Arena to create a work for the Khao Yai Art Forest, an emerging art park nestled in the Thai forest. The artist conceived a monumental sculpture by assembling two large erratic boulders extracted from the Kanchanaburi region. One boulder bears the engraved letters G and D, while the other holds the letter O: the word GOD, the title of the work, is completed only when the two stones are joined, and thus remains invisible to the viewer, just like the subject the word evokes. The creation of the work involved the artist and his collaborators in an extensive, two-year process, culminating in November 2024 when it was inaugurated.
Santiago Torresagasti si forma a Milano alla scuola Civica di Cinema e Televisione Luchino Visconti. Dopo il diploma in regia, inizia a Bolzano un percorso tra documentari, cortometraggi e installazioni. La sua prima videoinstallazione, Agadez (2016), viene presentata al Museion di Bolzano. Tra i cortometraggi, Hết ottiene la menzione speciale per la scrittura al Premio
Zavattini 2019/2020 e, nel 2023 e 2024, viene selezionato al Saint Moritz Art Film Festival, al Bellaria e al Lago Film Festival. Nel 2023 partecipa al XXVII CSAV della Fondazione Ratti di Como e alla collettiva è ora di alzarsi. Nel 2024 vince il premio Piero Siena con Agadez e Vermisst che entrano nella collezione del museo Madre di Napoli.
musica / music oh petrolum suono / sound matteo fusi produzione / production studio francesco arena, khao yai art forest
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Un viaggio intimo, crudo e magico nella vita, nella mente e nel cuore dell’iconica artista Frida Kahlo. Raccontato per la prima volta con le sue stesse parole, tratte dai suoi diari, da lettere rivelatrici e interviste, il film è arricchito da animazioni poetiche ispirate alle sue opere inconfondibili.
An intimate, raw, and magical journey into the life, mind, and heart of the iconic artist Frida Kahlo. Told for the first time in her own words – drawn from her diaries, revealing letters, and interviews – the film is further enriched by poetic animations inspired by her unforgettable works.
Carla Gutiérrez è una montatrice e regista di documentari. Il suo film di debutto alla regia, FRIDA, ha vinto il prestigioso Jonathan Oppenheim Award per il miglior montaggio al Sundance Film Festival 2024. Nel ruolo di montatrice ha lavorato a film candidati agli Oscar e ha ricevuto riconoscimenti a numerosi festival. Ha vinto un Emmy Award per News and Documentary e i premi Critic’s Choice
Awards e National Board of Review Awards. Ha conseguito un Master in Documentary presso la Stanford University. È stata consulente creativa per il Sundance Edit Lab e mentore per programmi come il Firelight Producers’ Lab e il Tribeca Film Fellows. È membro dell’Academy of Motion Picture Arts and Sciences e degli American Cinema Editors.
Frida Stati Uniti, Messico, 2023, 88’, spagnolo, inglese regia / direction carla gutiérrez montaggio / editing carla gutiérrez musica / music víctor hernández stumpfhauser suono / sound maría alejandra rojas, arturo salazar “frosty” produzione / production amazon MGM studios
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Per quasi sessant’anni Howardena Pindell ha esplorato il linguaggio dell’astrazione, lottando al contempo contro un sistema culturale razzista e misogino. Affascinata dai cerchi e dai numeri, ha sviluppato un linguaggio formale che dà voce ad esperienze personali e universali. In questo film, Pindell narra i ricordi d’infanzia che l’hanno segnata, le sue battaglie contro i pregiudizi sistemici e la gioia profonda che prova nell’essere artista.
For nearly sixty years, Howardena Pindell has explored the language of abstraction, while struggling against a racist and misogynistic cultural system. Fascinated by circles and numbers, she developed a formal language that gives voice to both personal and universal experiences. In this film, Pindell recounts the childhood memories that shaped her, her battles against systemic prejudice, and the deep joy she finds in being an artist.
César Martínez Barba è un regista e montatore originario di San Antonio, Texas. Laureato all’Occidental College di Los Angeles, attualmente vive e lavora a New York. È stato selezionato per prestigiosi programmi internazionali, tra cui Art of Editing (Sundance Institute, 2020), North Star (Points North Institute, 2022), Social Justice Filmmaker (Jacob
Burns Film Center) e NeXt Doc (2018). È inoltre membro del Brooklyn Filmmakers Collective. Il suo lavoro di montaggio è stato presentato da The Criterion Collection, BET, ABC e in festival come HotDocs, SFFILM e il Big Sky Documentary Film Festival. I suoi film sono stati distribuiti da POV e The New Yorker.
Howardena Pindell: Inner Circle – Art21 Stati Uniti, 2024, 15’, inglese regia / direction césar martínez barba fotografia / photography sophie feuer, césar martínez barba montaggio / editing césar martínez barba musica / music joel pickard suono / sound brit fryer, fivel rothberg produzione / production art21
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Inner Worlds – Massimo Bottura Italia, 2025, 5’, inglese regia / direction nicolò terraneo direzione creativa / art direction giovanni venturelli
Massimo Bottura, chef pluristellato e fondatore della celebre Osteria Francescana, è anche un appassionato collezionista d’arte contemporanea. La sua collezione è raccolta a Casa Maria Luigia, la guesthouse e casa-archivio che condivide con la moglie Lara Gilmore alle porte di Modena. Qui, opere di artisti come Ai Weiwei, Joseph Beuys e JR, si mescolano a fotografie di famiglia e oggetti della tradizione legati al mondo della cucina. Con il suo caratteristico entusiasmo, Bottura ci invita nel suo mondo e nella sua visione, tra rispetto e rottura, unendo cibo, arte e filosofia, dove la tavola è sempre pronta per un ospite inatteso e un piatto di pasta può diventare memoria e provocazione insieme.
Massimo Bottura, a threeMichelin-star chef and founder of the renowned Osteria Francescana, is also a passionate art collector. His collection is housed at Casa Maria Luigia, the guesthouse and personal archive he shares with his wife, Lara Gilmore, on the outskirts of Modena. Here, works by Ai Weiwei, Joseph Beuys, and JR are displayed alongside family photographs and culinary artifacts. With his characteristic enthusiasm, Bottura invites us into his world and vision, blending respect and disruption, uniting food, art, and philosophy, where the table is always set for an unexpected guest, and a plate of pasta can become both memory and provocation.
Nicolò Terraneo vive a Milano, è regista e autore visivo. La sua estetica si distingue per una particolare attenzione ai dettagli, alla bellezza intima delle cose e a una ricerca formale guidata dalla sensibilità e dall’autenticità. Il suo lavoro riflette un
impegno verso l’artigianalità e la narrazione emotiva. Ha collaborato con alcune delle più importanti maison di moda, tra cui Prada, Ferragamo, Givenchy, Fendi, Armani, Loro Piana e Valentino.
montaggio / editing filippo gobbato suono / sound agit utlu color luca scarpellini produzione / production nowness, art basel
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Iran do Espírito Santo
Immerso nell’atmosfera elegante del suo studio a São Paulo in Brasile, nella terra che ha attivamente riforestato negli ultimi anni, Iran do Espírito Santo ci offre uno sguardo sul suo processo creativo e condivide riflessioni personali sulla propria pratica artistica. Le sue sculture realizzate in granito, vetro, acciaio, rame o pietra, reinterpretano oggetti di uso quotidiano spogliandoli di ogni dettaglio descrittivo ed esaltando l’essenzialità delle linee e dei volumi.
Immersed in the elegant atmosphere of his studio in São Paulo, Brazil, and the land he has actively reforested in recent years, Iran do Espírito Santo offers a rare glimpse into his creative process and shares personal insights into his artistic practice. His abstract sculptures, crafted from granite, glass, steel, copper, or stone, reinterpret everyday objects by stripping them of all descriptive detail and highlighting the essential nature of their lines and volumes.
Flora Del Debbio è una videomaker con una formazione in architettura. Si avvicina alle arti visive collaborando con il fotografo Massimo Vitali e, negli anni, realizza
progetti audiovisivi per artisti, gallerie e studi di architettura, con particolare attenzione alla relazione tra immagine e spazio architettonico.
Brasile, Italia, 2025, 10’, inglese regia / direction Flora Del Debbio fotografia / photography Flora Del Debbio montaggio / editing Flora Del Debbio musica / music Alessio Vanni suono / sound Alessio Vanni produzione / production Mazzoleni, London – Torino
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Jean Cocteau Stati Uniti, 2024, 94’, inglese, francese regia / direction lisa immordino vreeland fotografia / photography shane sigler
Poeta, drammaturgo, artista visivo e cineasta, Jean Cocteau considerava il proprio destino artistico sospeso fra celebrità e oscurità. Nel corso di decenni, questo instancabile e poliedrico artista ha saputo combinare con maestria vita pubblica e privata, tra fama e controversie. Intrecciando scritti e testimonianze audio e video con un ricco repertorio d’archivio, il film attraversa la sua vita ed esplora il fervido clima culturale della Parigi degli anni venti del Novecento e le relazioni di amicizia con Pablo Picasso, Coco Chanel, Édith Piaf. Il racconto si chiude con un raro filmato del 1962 in cui Cocteau parla ai giovani del futuro.
Poet, playwright, visual artist, and filmmaker, Jean Cocteau considered his artistic destiny as suspended between celebrity and obscurity. Over the decades, this tireless and multifaceted artist pioneered a dazzling alchemy between public and private life, between fame and controversy. Interweaving writings and audio and video testimonies with a rich archive of materials, the film traces his life and explores the vibrant cultural atmosphere of 1920s Paris, as well as his friendships with Pablo Picasso, Coco Chanel, and Édith Piaf. The narrative concludes with a rare 1962 footage in which Cocteau speaks to the youth of the future.
Lisa Immordino Vreeland si occupa da oltre venticinque anni di moda, arte e cultura. Il suo primo libro ha segnato anche il suo debutto come regista, con l’omonimo documentario Diana Vreeland: The Eye Has to Travel (2012), presentato alla Mostra del Cinema di Venezia. Ha vinto il Silver Hugo al Chicago Film Festival e il premio nella categoria moda ai Design of the Year Awards del Design Museum di Londra.
Altri film, come Peggy Guggenheim: Art Addict (2015), Love, Cecil (2017), Truman & Tennesse: An Intimate Conversation (2020), Jean Cocteau (2024), sono stati presentati al Telluride Film Festival. Immordino Vreeland ha curato e diretto la serie Art of Style per la rete digitale di moda Made to Measure e continua a realizzare lavori per collezionisti, gallerie e musei.
montaggio / editing john northrup musica / music claire cowan produzione / production lisa immordino vreeland, john northrup
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Katharina Grosse – Think Big! Germania, 2021, 45’, inglese, tedesco
Katharina Grosse è un’artista che va oltre i limiti della tela: armata di pistola a spruzzo e colori vibranti, trasforma spazi interni ed esterni in paesaggi cromatici percorribili, nei quali infrange i confini tra bidimensionalità e tridimensionalità, invitando il pubblico a rivedere le proprie abitudini visive e percettive. Il documentario segue la realizzazione dell’installazione presso il museo Hamburger Bahnhof di Berlino e altri suoi progetti negli Stati Uniti, in Danimarca e in Italia, alcuni dei quali hanno suscitato polemiche e reazioni da parte del pubblico.
Katharina Grosse is an artist who refuses to be limited by the canvas: armed with a spray gun and vibrant paints, she transforms both indoor and outdoor spaces into walkable chromatic landscapes, in which she breaks down the boundaries between two and three-dimensionality and inviting the audience to reconsider their visual and perceptive habits. The documentary follows the creation of her installation at the Hamburger Bahnhof Museum in Berlin, as well as other projects in the United States, Denmark, and Italy, some of which have sparked controversy and public backlash.
Claudia Müller è regista di documentari e vive tra Berlino e Vienna. Dopo aver studiato germanistica, giornalismo e arte, ha lavorato come giornalista e regista freelance. È conosciuta per i suoi ritratti documentaristici, dedicati principalmente a figure internazionali del mondo dell’arte, come la serie Women Artists, un progetto che comprende oltre 80 artiste provenienti
da contesti geografici e culturali diversi, le cui opere contribuiscono al dibattito su identità, genere, sessualità e femminismo. Il suo documentario Elfriede Jelinek – Language Unleashed (2022) ha ricevuto il Deutscher Filmpreis come miglior documentario, oltre al premio della critica internazionale FIPRESCI.
regia / direction claudia müller fotografia / photography rené dame, axel fischer, christoph lerch montaggio / editing anette fleming musica / music eva jantschitsch suono / sound ingo brückmann produzione / production phlox films
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Louise Bourgeois, la sculpture et la colère Francia, 2024, 56’, francese, inglese
Brani tratti dai diari e dalle lettere di Louise Bourgeois (1911–2010) si intrecciano con le sue opere, tessendo un ritratto sfaccettato della grande artista, la cui vita è stata interamente dedicata alla creazione. Il suo lavoro, fortemente autobiografico, trae origine dalle emozioni più profonde dell’infanzia e rivisita costantemente il passato per elaborarne i traumi. Una narrazione intima che esplora il suo rapporto complesso con il maschile, la sessualità e la maternità, e mostra come l’artista abbia lottato per trasformare le emozioni, le fragilità e le ansie profonde in punti di forza.
Extracts from the diaries and correspondence of Louise Bourgeois (1911–2010) intertwine with her works, weaving a multifaceted portrait of the great artist, whose life was entirely devoted to creation. Her profoundly autobiographical work is rooted in the raw emotions of childhood, endlessly revisiting the past to exorcize its traumas. This intimate narrative explores her complex relationship with masculinity, sexuality, and motherhood, revealing how she struggled to transforms emotions, vulnerabilities, and deep anxieties into strength.
Dopo aver studiato architettura e scenografia, Marie-Ève de Grave si è laureata all'INSAS nel Dipartimento di Immagine nel 1993. Di origine belga, si è stabilita in Francia nel 1994 e da allora ha lavorato come sceneggiatrice e ha
diretto diversi cortometraggi. Belle de nuit (2016) è stato il suo primo documentario. Successivamente ha diretto Dora Maar, entre ombres et lumière (2019), Code Haneke (2021), Dans les bois de Walden avec Henry David Thoreau (2022).
regia / direction marie-ève de grave fotografia / photography nina bernfeld, david quesemand montaggio / editing simon arazi musica / music irina prieto botella suono / sound baptiste guichot produzione / production cinétévé
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Marco Bagnoli. Radici nel cielo Italia, 2025, 40’, italiano regia / direction matteo frittelli fotografia / photography alessandro passamonti montaggio / editing filippo prestinari
Un film documentario sull’opera e la poetica di Marco Bagnoli. Attraverso un grande affresco di testimonianze, materiali d’archivio, documentazione, atti performativi, letture e analisi, il film offre possibili accessi alla instancabile ricerca dell’artista. Marco Bagnoli, partendo da studi scientifici – di cui non abbandonerà mai le istanze – intreccia il pensiero occidentale con le culture orientali, la filosofia e la poesia, dando vita a un percorso artistico originale. La narrazione presenta una serie di suggestioni di tipo filosofico e teorico – in linea con la poetica dell’artista – sia visive che testuali. Il ritmo viene scandito dal testo delle Domande ipercritiche (scritto di Bagnoli del 1980) da cui vengono tratti quesiti che sono posti da figure archetipiche: l’angelo, il musico, l’amico e il mercante.
A documentary film on the work and poetics of artist Marco Bagnoli. Through a rich tapestry of testimonies, archival materials, documentation, performances, readings, and analyses, the film offers possible insight into the artist’s tireless quest. Starting from a background in scientific studies — whose principles he never abandons — Marco Bagnoli weaves together Western thought with Eastern cultures, philosophy, and poetry, creating a unique and original artistic journey. The narrative presents a series of philosophical and theoretical suggestions — both visual and textual — in keeping with the artist’s poetics. The rhythm is punctuated by excerpts from Hypercritical Questions (a text written by Bagnoli in 1980), from which questions are drawn and posed by archetypal figures: the angel, the musician, the friend, and the merchant.
Dopo gli studi umanistici, Matteo Frittelli si è avvicinato alla cinematografia e alla regia, realizzando documentari dedicati all’arte e alla moda. In collaborazione con lo studio OMA e lo studio April, ha realizzato diversi progetti per l’industria della moda. Nel 2007 ha fondato il suo primo studio a Firenze, ampliando poi la sua attività
a Milano nel 2014. Nel 2017 ha co-fondato Alto Piano, studio creativo nato dalla collaborazione con il fotografo e amico Agostino Osio. Il suo documentario Carlo Alfano: tra l’Io e l’Altro ha inaugurato la 24ª edizione del Festival Artecinema al Teatro San Carlo di Napoli nel 2019.
musica / music luca di volo, michael galasso produzione / production alto piano studio
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Meet the artists – Shirin Neshat Stati Uniti, 2024, 6’, inglese regia / direction rodin hamidi fotografia / photography rodin hamidi montaggio / editing rodin hamidi
L'artista iraniana Shirin Neshat apre le porte del suo studio di New York, introducendoci nel suo mondo. Partita dall’Iran a 17 anni per studiare a Berkeley, non ha più potuto far ritorno in patria a causa della Rivoluzione Islamica del 1979. Da quasi 50 anni vive negli Stati Uniti, dove crea opere che raccontano le esperienze di chi vive sotto regimi fondamentalisti. La sua pratica, che spazia dal cinema alla fotografia, fino alla recente esplorazione dell’opera lirica, affronta temi profondi come la condizione femminile di fronte all’oppressione e le connessioni tra violenza, bellezza e misticismo. In questo incontro, l'artista riflette su arte, identità e politica, mettendo in luce la complessità della sua esistenza tra le radici iraniane e la vita in Occidente.
The Iranian artist Shirin Neshat offers a glimpse into her world during a visit to her studio in New York. Having left Iran at the age of 17 to study at Berkeley, she was unable to return home due to the 1979 Islamic Revolution. For nearly 50 years, she has lived in the United States, creating works that capture the experiences of those living under fundamentalist regimes. Her practice, which spans from film to photography and, more recently, opera, delves into profound themes including women’s resilience in the face of oppression and the connections between violence, beauty, and mysticism. In this encounter, the artist reflects on art, identity, and politics, highlighting the complexity of her existence between her Iranian roots and Western life.
Rodin Hamidi è direttore della fotografia e regista iraniano e vive e lavora a New York. Spinto dalla passione per la narrazione visiva, ha contribuito a progetti cinematografici, lungometraggi, cortometraggi, documentari, videoarte, moda e pubblicità. Ha studiato fotografia presso l’University of Arts di Teheran,
produzione cinematografica alla Middlesex University e ha frequentato un corso avanzato di cinematografia presso la New York Film Academy. Nel 2009, il film The Path è stato premiato al concorso internazionale Global Democracy Video Challenge. I suoi lavori sono stati pubblicati su diverse riviste internazionali.
musica / music sussan deyhim suono / sound guido schierano produzione / production art basel
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Minted Stati Uniti, Canada, Cuba, Paesi Bassi, Nigeria, 2023, 77’, inglese, spagnolo regia / direction nicholas bruckman fotografia / photography erin collett montaggio / editing gil seltzer
Il documentario si addentra nel mondo affascinante e controverso del mercato dell’arte digitale degli NFT, dal boom esplosivo del 2021 che ha raggiunto cifre milionarie, fino al suo drammatico crollo nel 2022. Gli alti e bassi di questo fenomeno sono raccontati attraverso la prospettiva di artisti di tutto il mondo: da Beeple, con la sua opera venduta alla cifra record di 69 milioni di dollari, fino a creatori emergenti provenienti da Stati Uniti, America Latina e Africa, le cui vite sono cambiate per sempre grazie a questa tecnologia. Una combinazione di riprese, interviste e materiali d’archivio, compone il ritratto sfaccettato del fenomeno NFT senza escludere le voci critiche che ne mettono in discussione il futuro.
The documentary delves into the fascinating and controversial world of the NFT digital art market, from the explosive boom of 2021 – when it reached millions of dollars – to its dramatic collapse in 2022. The highs and lows of this phenomenon are told through the perspectives of artists from around the globe: from Beeple and his record-breaking $69 million artwork, to emerging creators from the United States, Latin America, and Africa, whose lives have been forever changed by this technology. A combination of footage, interviews, and archival material creates a multifaceted portrait of the NFT phenomenon, without excluding critical voices that question its future.
Nicholas Bruckman ha diretto il lungometraggio acclamato dalla critica Not Going Quietly (2021), che ha vinto il premio del pubblico al SXSW ed è stato nominato per 2 Emmy e 3 premi dell’International Documentary Association. Ha prodotto Valley Of
Saints (2012), vincitore del Sundance Film Festival. È il fondatore di People’s Television, uno studio creativo con sede a New York e Washington DC che produce film indipendenti e contenuti commerciali per marchi internazionali.
musica / music dan deacon suono / sound nick davilla, patrick garcia, andre kelman produzione / production people’s television, sequence creative
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La collezionista d’arte Ursula Hauser indaga i temi della maternità, della nascita e della morte in dialogo con sua figlia Manuela Wirth, esplorando il lavoro di alcune delle artiste che hanno sostenuto attraverso la galleria Hauser & Wirth: Pipilotti Rist, Louise Bourgeois, Luchita Hurtado, Ida Applebroog e Alina Szapocznikow.
Art collector Ursula Hauser delves into the themes of motherhood, birth, and death in dialogue with her daughter Manuela Wirth, exploring some of the artists they have supported through the Hauser & Wirth gallery: Pipilotti Rist, Louise Bourgeois, Luchita Hurtado, Ida Applebroog, and Alina Szapocznikow.
Lily Cole è un’attivista per le questioni socio-politiche e ambientali che utilizza la fotografia, la scrittura, il cinema e il public speaking come strumenti per sensibilizzare e promuovere il dialogo. Ha realizzato cortometraggi su temi come la crisi dei
rifugiati, la vita off-grid e la protezione dell’Amazzonia. In qualità di Creative Partner del Brontë Parsonage Museum, ha diretto il cortometraggio Balls, che affronta le disuguaglianze storiche di genere e razziali nel Regno Unito.
Mother Weaver Regno Unito, 2024, 20’, tedesco, inglese regia / direction lily cole fotografia / photography eoin mcloughlin montaggio / editing isabel freeman musica / music pipilotti rist suono / sound daniel panayi, absolute post produzione / production shelley jones, park pictures
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Puppies Puppies: Radical Transparency – Art21
L’artista transgender Jade KurikiOlivo, conosciuta con lo pseudonimo di Puppies Puppies, per la mostra Nothing New al New Museum di New York nel 2023 ha ricreato la sua camera da letto e ci ha vissuto per tutta la durata dell’esposizione, trasformando il suo spazio più intimo in uno spazio pubblico. Seguendo l’artista e i suoi collaboratori nel passaggio tra realtà e performance, il film esplora i temi dell’identità e della visibilità, e mostra come un artista può trasformare la propria vita in un’opera d’arte.
Transgender artist Jade KurikiOlivo, known by the pseudonym Puppies Puppies, replicated her bedroom for the Nothing New exhibition at the New Museum in New York in 2023, and lived there during the run of the show, transforming her most intimate space into a public space. Following the artist and her collaborators as they move between reality and performance, the film explores themes of identity, visibility, showing how an artist can turn their own life into a work of art.
Drew de Pinto è un regista e montatore con base nel Queens, interessato al cinema partecipativo, al documentario sperimentale e al cinema indipendente trans. Il suo recente cortometraggio Compton’s ’22 è stato nominato per un premio dell’International Documentary
Association ed è stato selezionato per la serie The New Yorker Documentary. De Pinto ha ricevuto il New Voices Filmmaker Grant, promosso da Netflix e NewFest, e ha conseguito un MFA in Documentary Film presso la Stanford University.
Stati Uniti, 2024, 8’, inglese regia / direction drew de pinto fotografia / photography riley nightingale montaggio / editing drew de pinto musica / music density & time, kelsey lu, yehezkel raz suono / sound ana fernández produzione / production art21
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Quand l'art partage les eaux Francia, 2025, 52’, francese regia / direction gilles coudert fotografia / photography gilles coudert montaggio / editing damien faure
Una linea invisibile separa il bacino del Mediterraneo da quello dell’Atlantico, uno spartiacque che ha lentamente modellato, secolo dopo secolo, il paesaggio che oggi conosciamo. Questo confine naturale ha ispirato un percorso artistico lungo il sentiero escursionistico GR7, nel Parco Naturale Regionale dei Monti dell’Ardèche, in Francia. Lì, diversi artisti, fra cui Gloria Friedmann e Felice Varini, hanno realizzato opere d’arte permanenti che fanno riflettere sulle problematiche globali sollevate dai cambiamenti climatici. Artisti, scienziati e responsabili del progetto offrono molteplici chiavi di lettura per comprendere e interpretare il territorio, interrogandosi sull’emergenza idrica, la qualità dell’acqua, la sua conservazione e la sua condivisione.
An invisible line separates the Mediterranean basin from the Atlantic one, a watershed that has slowly shaped, century after century, the landscape we know today. This natural boundary has inspired an artistic journey along the GR7 hiking trail in the Monts d’Ardèche Regional Nature Park, in France. There, various artists, including Gloria Friedmann and Felice Varini, have created permanent artworks prompting reflection on the global issues raised by climate change. Artists, scientists, and project stakeholders provide us with keys to understanding and interpreting the territory, prompting reflection on the issue of water, its quality, preservation, and distribution.
Autore, regista e produttore, Gilles Coudert dedica il suo lavoro al dialogo tra arte e società. Da oltre 35 anni documenta e analizza la creazione contemporanea. Segue regolarmente le installazioni di artisti come Tadashi Kawamata, Daniel Buren, Fabrice Hyber o Kimsooja, ha collaborato a diverse esposizioni e progetti internazionali. Direttore delle collane
editoriali presso a.p.r.e.s. production, produce e dirige film sull’arte, l’architettura e le tematiche ambientali. Ha insegnato all’Università di Angers, alla Scuola Nazionale di Architettura di Versailles, alla Scuola di Belle Arti di Avignone e alla Rubika School of Digital Arts di Valenciennes.
musica / music julien ribot suono / sound gilles coudert produzione / production a.p.r.e.s. production, tl7 (télévision loire 7)
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Tadashi Kawamata – The Shower Francia, 2025, 18’, inglese, italiano
Nel 2017 Tadashi Kawamata ha realizzato The Shower, un’installazione site-specific per la Fondazione Made in Cloister, all’interno del chiostro di Santa Caterina a Formiello a Napoli. L’artista ha voluto ricreare la prima impressione che ebbe entrando in quel luogo: una doccia di luce. Per darle vita, ha utilizzato migliaia di cassette di legno destinate al trasporto di frutta e verdura, simboli dell’economia locale. L’installazione è stata realizzata in collaborazione con artigiani locali e giovani abitanti del quartiere Porta Capuana che nel film condividono le loro interpretazioni del progetto.
In 2017, Tadashi Kawamata created The Shower, a site-specific installation for the Made in Cloister Foundation, inside the cloister of Santa Caterina a Formiello in Naples. The artist aimed to recreate his first impression upon entering the cloister: a shower of light. To achieve this, he used thousands of wooden crates, symbols of the local economy, traditionally used for transporting fruits and vegetables. The installation was created in collaboration with local artisans and young residents of the Porta Capuana neighborhood, who share their interpretations of the project in the film.
Autore, regista e produttore, Gilles Coudert dedica il suo lavoro al dialogo tra arte e società. Da oltre 35 anni documenta e analizza la creazione contemporanea. Segue regolarmente le installazioni di artisti come Tadashi Kawamata, Daniel Buren, Fabrice Hyber o Kimsooja, ha collaborato a diverse esposizioni e progetti internazionali.
Direttore delle collane editoriali presso a.p.r.e.s. production, produce e dirige film sull’arte, l’architettura e le tematiche ambientali. Ha insegnato all’Università di Angers, alla Scuola Nazionale di Architettura di Versailles, alla Scuola di Belle Arti di Avignone e alla Rubika School of Digital Arts di Valenciennes.
regia / direction gilles coudert fotografia / photography gaetano d’antonio, paolo barone montaggio / editing damien faure musica / music xavier roux suono / sound marco gaudiello produzione / production a.p.r.e.s production, napoli film industry
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Vija Celmins – Art21
Lavorando pazientemente al cavalletto, Vija Celmins applica minuscoli tocchi di colore sulla tela. Il soggetto della sua attenzione è soprattutto il cielo stellato, un’immagine che ricrea meticolosamente aggiungendo e sottraendo strati di pittura. Artista prolifica con una lunga carriera alle spalle, Celmins ha realizzato sculture, dipinti, disegni e stampe che catturano atmosfere sospese nel tempo, ispirandosi a forme naturali come sassi, onde o ragnatele.
Patiently working at her easel, Vija Celmins dabs tiny touches of paint on a canvas. The object of her attention is the starry sky, an image that she has painstakingly created by adding and removing layers of paint. A prolific artist with a distinguished career, Celmins has created sculptures, paintings, drawings, and prints that capture timeless, suspended atmospheres, inspired by natural forms such as stones, waves, and spiderwebs.
Susan Sollins (1939–2014) è stata una figura di riferimento nel campo dell’arte contemporanea per oltre trent’anni, nota per le sue innovazioni nella programmazione pubblica e nell’educazione museale. Ha lavorato come curatrice e consulente per numerose istituzioni artistiche ed è stata co-fondatrice di Independent Curators
International (ICI), un’organizzazione no-profit che organizza e presenta al grande pubblico mostre itineranti di arte contemporanea. Nel 1997, Sollins ha fondato Art21 e ne è stata direttrice esecutiva per diciassette anni. È stata produttrice esecutiva e curatrice per sette stagioni della serie di punta trasmessa da PBS, Art in the Twenty-First Century.
Stati Uniti, 2003, 13’, inglese regia / direction susan sollins fotografia / photography bob elfstrom, dean head, gary henoch, mead hunt, tom hurwitz, ken kobland, william rexer, nancy schreiber, joel shapiro montaggio / editing joanna kiernan musica / music peter foley suono / sound brian buckley, gautum choudhury, doug dunderdale, alex lamm, eric leung, mark mandler, juan rodriguez, jerry stein, jt takagi, bill wander, merce williams produzione / production art21 54
architettura e design
Arthur Erickson: Beauty Between The Lines
Il documentario esplora la vita e il lavoro, l’ascesa e il declino dell’architetto canadese Arthur Erickson (1924–2009). Attraverso interviste, rari filmati d’archivio e un ricco percorso visivo tra i suoi capolavori visionari, vengono rivelate le complessità della sua vita personale e professionale. Ne emerge il ritratto di una figura capace di superare i confini tradizionali, fondendo arte, cultura e natura in un insieme armonico che ha ridefinito il linguaggio dell’architettura modernista.
The documentary explores the life and work, the rise and fall of Canadian architect Arthur Erickson (1924–2009). Through interviews, rare archival footage, and a rich visual journey through his visionary masterpieces, the complexities of his personal and professional life are uncovered. What emerges is a portrait of a figure who transcended traditional boundaries, fusing art, culture, and nature into a harmonious whole that redefined the language of modernist architecture.
Danny Berish e Ryan Mah sono registi di documentari pluripremiati e co-fondatori della Black Rhino Creative con sede a Vancouver. Tra i loro lavori figurano Nude to Me (2021) e Outside In (2022) per Telus Communications e le serie Red Chef Revival (2019), House Special (2021-2023) e Postcards from... (2017-2024) per AMI
Canada. Arthur Erickson: Beauty Between The Lines è il primo lungometraggio dei due co-registi. Il film ha debuttato all’Architecture and Design Film Festival di Toronto nel 2024 e ha aperto l’edizione del Vancouver International Film Festival nello stesso anno.
Canada, 2024, 80’, inglese regia / direction danny berish, ryan mah fotografia / photography richard tran montaggio / editing cindy auyeung musica / music jesse zubot, josh zubot, jason sharp suono / sound matias gibbs, richard maddock, may guimarães produzione / production black rhino creative inc, all in pictures inc, leap creative, knowledge network
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La casa di Cini Boeri Italia, 2024, 60’, italiano, inglese scritto da / written by maddalena bregani, stefano santamato regia / direction maddalena bregani fotografia / photography stefano santamato, ludovico serra montaggio / editing davide curto musica / music leo einaudi suono / sound luca canzano produzione / production the blink fish
Il film racconta la vita intensa e l’opera dell’architetta e designer Cini Boeri, attraverso i luoghi in cui ha vissuto, le testimonianze di chi l’ha conosciuta e i progetti che ha realizzato. La casa di Cini Boeri è stata Milano dove è nata nel 1924, si è formata, ha aperto il suo studio, ha vissuto con la sua famiglia e poi da sola, in un appartamento luminoso e accogliente aperto alle energie della città. Le sue case sono quelle che ha progettato per i suoi clienti e per se stessa, come la Casa Bunker costruita sull’Isola della Maddalena in Sardegna. Case innovative e gioiose, con nomi suggestivi e in stretto rapporto col paesaggio, popolate dai suoi oggetti di design dai nomi buffi come la poltrona Pecorella e il divano Bobo, diventati icone del design industriale. Cini Boeri ha contribuito a rivoluzionare il ruolo della donna nella famiglia, nel lavoro e nella società.
The film narrates the intense life and work of architect and designer Cini Boeri, through the places where she lived, the testimonies of those who knew her, and the projects she created. Cini Boeri’s home was Milan, where she was born in 1924, studied, opened her studio, and lived with her family and later alone, in a bright and welcoming apartment, open to the city’s energy. Her homes are those she created for herself, like the Casa Bunker in Sardinia, and those she designed for her clients. These were joyful, innovative houses with evocative names and a deep connection to the landscape, filled with her whimsically named design objects, such as the Pecorella armchair and the Bobo sofa, which became icons of industrial design. Cini Boeri contributed to revolutionizing the role of women in the family, in work, and in society.
Maddalena Bregani da oltre trent’anni si occupa di ricerca, produzione culturale e comunicazione. È stata redattrice e autrice di programmi televisivi culturali a RAI3, Canale 5, Italia Uno. È co-fondatrice di Multiplicity, agenzia di ricerca sullo spazio urbano, coordinata da Stefano Boeri, con cui ha realizzato numerosi progetti esposti alla Biennale d’Arte di Venezia, a Documenta Kassel, alla Triennale di Milano,
alla Kunst-Werke di Berlino, al Musée d’Art Moderne di Parigi. Ha collaborato con la casa di produzione LaGalla23 di Alessandra Galletta alla serie di documentari SkylineArchitetti per Milano (2015), a TelevezzoliFrancesco Vezzoli alla Fondazione Prada (2017) e a Ettore Spalletti (2019). Nel 2019 ha scritto e diretto il documentario Sulle tracce di Maria Lai presentato in diversi festival internazionali tra cui Artecinema. 59
NUVOLA. Un progetto aperto alla città Italia, 2025, 52’, italiano regia / direction luca caon
Progettato da Cino Zucchi, Nuvola è il cuore di un grande intervento di rinascita e trasformazione urbana che parte dalla sede Lavazza di Torino e si estende al quartiere Aurora, in dialogo con l’intera città e i suoi abitanti. Attraverso otto capitoli, il film accompagna lo spettatore in diversi luoghi della città e, a sette anni dal trasferimento delle attività aziendali, mostra come l’architettura della nuova sede abbia preso vita, trasformandosi in uno spazio aperto, multiforme e proiettato verso il futuro. Esploriamo i diversi spazi che compongono Nuvola, la relazione con le persone, la luce e le sue declinazioni nei diversi momenti del giorno e delle stagioni.
Designed by Cino Zucchi, Nuvola is the heart of a major project of urban renewal and transformation, starting from the Lavazza headquarters in Turin and extending to the Aurora district, in dialogue with the city and its inhabitants. Through eight chapters, the film takes the viewer through various parts of the city, and seven years after the company’s relocation, shows how the architecture of the new headquarters has come to life, turning into an open, multifaceted place oriented towards the future. We explore the different areas that make up Nuvola, its relationship with people, light, and its aesthetic transformations throughout the day and across seasons.
Luca Caon, dopo la laurea in Comunicazione e un corso in Regia presso la Scuola di Cinema di Milano, ha iniziato la sua carriera come giornalista e fotoreporter per poi passare alla televisione e al cinema. Nel suo percorso ha ricoperto diversi ruoli – operatore, montatore, script supervisor, aiuto regia – avendo modo di conoscere a fondo ogni fase della
produzione audiovisiva. Ha lavorato in ambito pubblicitario realizzando fashion film, spot pubblicitari, video corporate nell’ambito del lusso, del design e del beauty. Negli ultimi anni si è avvicinato alla regia documentaristica, alla ricerca di un linguaggio capace di fondere la raffinatezza estetica e la profondità narrativa, con l’obiettivo di dar vita a storie autentiche.
direzione creativa / art direction francesca molteni fotografia / photography timon de graaf boelé montaggio / editing serena pighi musica / music luca maria baldini suono / sound massimiliano santillo, daniele sosio produzione / production muse factory of projects
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fotografia
Ernest Cole: Lost and Found Francia, Stati Uniti, 2024, 106’, inglese regia / direction raoul peck
Il fotografo sudafricano Ernest Cole è stato il primo a denunciare gli orrori dell’Apartheid al pubblico internazionale. Il suo libro House of Bondage, pubblicato nel 1967 quando aveva solo 27 anni, lo costrinse all’esilio a New York e in Europa per il resto della sua vita, senza mai riuscire a ritrovare un equilibrio. Nel film vengono ripercorsi i suoi vagabondaggi, il suo tormento di artista e la sua rabbia per il silenzio e la complicità del mondo occidentale di fronte al sistema di segregazione razziale. Si racconta inoltre come, nel 2017, furono scoperti 60.000 negativi delle sue fotografie nel caveau di una banca svedese.
South African photographer Ernest Cole was the first to expose the horrors of Apartheid to an international audience. His book House of Bondage, published in 1967 when he was just 27, led to his exile in New York and Europe for the rest of his life, never to find his bearings. The film traces his wandering journey, his inner torment as an artist, and his anger at the silence and complicity of the Western world in the face of the system of racial segregation. It also recounts how, in 2017, 60,000 negatives of his photographs were discovered in the safe of a Swedish bank.
Raoul Peck è un regista e sceneggiatore haitiano. È stato membro della giuria della Berlinale nel 2002 e della giuria del Festival di Cannes nel 2012. Nel 2001 l’associazione Human Rights Watch gli ha conferito l’Irene Diamond Lifetime Achievement Award per il suo impegno a favore dei diritti umani. I suoi film sono stati presentati in importanti festival internazionali. Nel 2017, il suo documentario sullo scrittore
James Baldwin, I Am Not Your Negro, è stato nominato all’Oscar come Miglior Documentario, ha vinto il Premio del Pubblico al Toronto International Film Festival e alla Berlinale, ha ricevuto il BAFTA e il César come Miglior Documentario. Il suo ultimo film, Ernest Cole: Lost and Found, ha debuttato e vinto il premio L'Œil d'or al Festival di Cannes nel 2024.
fotografia / photography wolfgang held, moses tau, raoul peck montaggio / editing alexandra strauss musica / music alexeï aïgui suono / sound aymeric devoldèr, stéphane thiébaut produzione / production velvet film
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Sin dagli anni settanta, il fotografo inglese Martin Parr ha ritratto il nostro mondo con uno sguardo a tratti indulgente, a tratti critico, ma sempre impertinente e ironico, costringendoci a riflettere su come la società dei consumi abbia plasmato le nostre vite. Nel film seguiamo Martin Parr in giro per l’Inghilterra e scopriamo, attraverso le sue immagini colorate ed iconiche, come abbia rivoluzionato la fotografia contemporanea.
Since the 1970s, English photographer Martin Parr has captured our world with a gaze that is sometimes tender, sometimes critical, and always mischievous and ironic, forcing us to reflect on how consumer society has shaped our lives. In the film, we follow Martin Parr around England and discover, through his colourful and iconic images, how he revolutionised contemporary photography.
Lee Shulman è un artista e regista londinese. Con oltre vent’anni di esperienza nel settore, ha ricevuto premi per la regia di più di 100 spot pubblicitari a livello mondiale. Nel 2017 ha dato vita a The Anonymous Project, una raccolta di foto e diapositive amatoriali degli ultimi settant’anni, con l’obiettivo di preservare questa memoria collettiva. Nel 2019,
il suo libro Mid-Century Memories, è stato nominato Photoghraphy of the Year dal Times. Di recente ha collaborato con Martin Parr al libro Deja View pubblicato nel 2022. Le mostre immersive di Shulman, tra cui The House al festival di fotografia Les Rencontres d’Arles 2019, utilizzano installazioni su larga scala per riportare in vita ricordi dimenticati.
I Am Martin Parr Francia, Regno Unito, 2024, 70’, inglese regia / direction lee shulman fotografia / photography maxime kathari montaggio / editing raphaëlle martin-holger musica / music erik wedin suono / sound laurent schwartz produzione / production haut et court doc, dogwoof distribuzione / distribution wanted cinema
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Napalm Girl Italia, 2023, 60’, italiano soggetto / subject didi gnocchi sceneggiatura / screenplay didi gnocchi, gabriele raimondi
La celebre foto Napalm Girl raffigura una bambina in fuga da un attacco al napalm durante la guerra in Vietnam e valse al fotografo Nick Út il premio Pulitzer nel 1973. Oggi Kim Phúc, la bambina dell’immagine, è un’attivista per la pace e ambasciatrice dell’UNESCO. Nel 2022, dopo cinquant’anni da quel giorno, insieme a Nick ha intrapreso un viaggio verso Roma per incontrare Papa Francesco e regalargli la fotografia autografata. Questo film è un documentario intimo e riflessivo sul potere delle immagini, sul ruolo del fotogiornalismo e sulle responsabilità etiche di chi racconta la guerra in un’epoca satura di stimoli visivi.
The iconic Napalm Girl photograph shows a young girl fleeing after a napalm attack during the Vietnam War and earned photographer Nick Út the Pulitzer Prize in 1973. Today, Kim Phúc – the girl in the image – is a peace activist and UNESCO ambassador. In 2022, fifty years after that tragic day, she embarked on a journey together with Nick to Rome to meet Pope Francis and present him with the signed photograph. This film is an intimate and reflective documentary on the power of images, the role of photojournalism, and the ethical responsibilities of those who document war in an age of visual overload.
Valeria Parisi lavora da oltre trent’anni nel campo della comunicazione video. In 3D Produzioni è autrice e regista di documentari per Rai3, Sky Arte e LaEffe, collaborando con istituzioni culturali come la Biennale di Venezia, il MAXXI, il Piccolo Teatro e la Filarmonica della Scala. Ha intervistato figure come Bill Viola, Zaha
Hadid, Laurie Anderson e Riccardo Chailly. Nel 2007 ha partecipato alla nascita di Ultrafragola.tv, dedicata al design e all’architettura, attraverso il dialogo con i maestri italiani. Tra i suoi lavori principali: Il Museo del Prado (2019), Maledetto Modigliani (2020), Venezia. Infinita Avanguardia (2021).
regia / direction valeria parisi fotografia / photography lorenzo giromini montaggio / editing gabriele raimondi produzione / production 3D produzioni
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Artecinema per il sociale
Proiezioni per le scuole della VII Municipalità di Napoli – Miano, Secondigliano, San Pietro a Patierno. In collaborazione con Gesac, società di gestione degli aeroporti di Napoli e Salerno. Screenings for schools in the VII Municipality of Naples – Miano, Secondigliano, San Pietro a Patierno. In collaboration with Gesac, the management company for the Naples and Salerno Airports.
Proiezioni presso l'Istituto penale per minorenni di Nisida. Screenings for inmates at the Youth Detention Centre in Nisida.
Proiezioni per le scuole secondarie di Napoli e provincia presso l’Institut Français Napoli. Screenings at the French Institute for secondary school students of the city and province of Naples.
Laboratori con gli studenti del corso di Antropologia del Patrimonio dell'Università degli Studi di Napoli Suor Orsola Benincasa. Workshops with the students of Anthropology of Cultural Heritage at Suor Orsola Benincasa University of Naples.
Proiezioni presso il Liceo Artistico Suor Orsola Benincasa. Screenings for students at Suor Orsola Benincasa High School of Naples.
Proiezioni presso il Liceo classico Vittorio Emanuele II - Garibaldi di Napoli. Screenings for students at Vittorio Emanuele II - Garibaldi High School in Naples.
artecinema 30o festival internazionale di film sull’arte contemporanea napoli 2025
con il contributo ex L.R. 30/2016 della Regione Campania
partner istituzionali
media partner
con il matronato di
main sponsor
con il sostegno di
sponsor tecnico
acqua ufficiale della manifestazione
Finito di stampare nell’ottobre 2025 presso Officine Grafiche Francesco Giannini & figli S.p.A., Napoli