progetto curatoriale a cura di
VINCENZO VALLONE VINCENZO VALLONE è nato a Telese Terme (Benevento), dove vive e lavora. Architetto. Ha studiato alle Scuole Salesiane, all’Accademia di Belle Arti e all’Università “Federico II” di Napoli. Si è consacrato alla progettazione degli spazi urbani, al recupero storico, alla pianificazione territoriale e alle tematiche dell’ambiente e del paesaggio. Dipinge da sempre. Le sue opere ripercorrono e documentano la contemporaneità. Esse sono, lamiere “fiorite”, materia posta alla base di un atteggiamento ideologico che coinvolge l’architettura, la sculturae la pittura. I contenitori nei quali viviamo, o che ci fanno compagnia nel quotidiano, sono lamiere, come l’elettrodomestico, la lampada, la poltrona, la macchina, l’aereo, le tettoie metalliche e ancora le grandi stazioni di una volta monumentali, epocali, surreali. Il segno e le chincaglie, il taglio e la manualità riconducono a tematiche d’altri tempi, quelle cui si aggrappa la memoria di ciascuno di noi. Vengono accompagnate da cromatura e concluse da una punteggiatura colorata fino ad ottenere il connubio tra bassorilievo e pittura. Così l’opera esprime la sintonia dell’architettura, la più intellettuale delle arti, con le altre arti visive e si completa, attraverso la colorazione, in un nuovo campo narrativo ed estetico. E le opere lo rimostrano. Ha partecipato tra tanti altri, al Premio “Terna 2008” e “Terna 2009”; Concorso per le opere d’arte presso il Maxxi - Museo nazionale delle arti del XXI sec. in Roma; Concorso Matitalia del Comitato Italia; le sue opere partecipano allo “spazio risonanze” dell’Accademia di S.Cecilia-Auditorium Parco della Musica di Roma.
Mostre e riconoscimenti: Bologna (1968) – Benevento (1968) - Caserta (1967) - Treviso (2003) – Padova (2004) Bari (2004) – Pordenone (2003) – Gallipoli (2007 2008) Milano (2006 2007 2008) – Roma (1968/2009/2010), Galleria Cassiopea (2010) – Salice Terme (2007) - Montescano (Pv) (2010) – Parigi Atelier Gustave e Palais de Congrès (2007 2009 2010) – Lecce (2008 2009 2010) - Taranto (2009) Venezia (2007) - Bassano del Grappa (2007) Catania (2007) - Napoli (1969) - Torino (2009 2010 2012) Internazionale Italia Arte - Pompei (2011) Benevento Città Spettacolo (2011) - Premio "Lorenzo il Magnifico" 8°edizione della Biennale D'Arte Contemporanea Firenze (2011 2012) - Biennale Internazionale Lecce (2011) - Milano Imagine/Immagina c/o Fondzione A.E.M. (2012) - Assisi Dialogo tra le civiltà (2012) - Roma Galleria Pentart Premio Arte e stile Maratona dell'Arte per Telethon (2012) Como (2014) Attenzione c’è attenzione... nel mondo, Museo di Villa Carlotta (2015) Beni Preziosi, Santa Maria di Leuca (2015 - 2016) Se comani...attenzione... Lugano (2017) Bibliografia "Mercato D' Arte Contemporanea" Fratelli Conte Editore - 1977 "Catalogo D'Arte Moderna" - Editoriale Giorgio Mondatori - Dal 2007
Attenzione, c’è attenzione: Vincenzo Vallone a Villa Carlotta con un’opera-denuncia contro i crimini dell’ISIS “Salveremo la città ma non le immagini degli idoli” così minaccia l’ISIS. Dal deserto siriano attraverso alcuni siti Internet, ma anche attraverso i social network, l’ISIS svende frammenti di antiche civiltà: fra di essi anche i monumenti archeologici di Palmyra, regina del deserto, patrimonio dell’Umanità, inutilmente posta sotto tutela UNESCO; caduta irrimediabilmente sotto le mani distruttrici delle milizie ISIS. Vantaggi economici ed effetto mediatico. C’è chi sostiene che l’ISIS distrugga per mettere in risalto estreme ideologie collegate all’integralismo religioso; c’è chi invece, vede in questa terribile pratica non solo una conteporanea damnatio memoriae ma, piuttosto, un rapido e certo metodo di finanziamento per le attività terroristiche del Califfato: pochi i reperti autentici distrutti, molte le copie “di scena” e moltissimi quelli destinati al mercato nero di un’occidente irresponsabilmente complice. Si distrugge, si smantella, si sottrae, si esporta. Il terrore sale e con esso le vittime. L’ISIS inaugura il marketing del terrore: esecuzioni di massa, in città inermi, lungo battigie marine, o attraverso gabbie in cui annegare altri esseri umani. Molte ormai le estorsioni collegabili alle forniture di petrolio, di armi e di ordigni nucleari in una girandola di interessi incrociati e di catastrofi incombenti per il mondo che conosciamo. Teatri di sangue contemporanei: dopo Parigi, in gennaio, con l’attentanto al settimanale satirico Charlie Hebdo lo scenario di marzo è diventato il Museo del Bardo di Tunisi. 26 giugno 2015, giornata di sangue: di nuovo in Tunisia, 37 vittime sulla spiaggia di Sousse, ancora delirio integralista in Francia, a Lione; e poi gli attacchi in moschea in Kuwait e in Somalia ad opera dello Shebab. “Il terrorismo alimentato da fanatiche distorsioni della fede in Dio, sta cercando di introdurre nel Mediterraneo, in Medio Oriente, in Africa i germi di una terza guerra mondiale” così commenta il presidente della repubblica italiana Segio Mattarella di fronte alla notizia diramata dal Daily Mail dello sventato attentato alla Regina Elisabetta, alla nuova strage di civili a Sirte e all’orrore a Palmyra. Settembre: foto satellitari, su Palmyra in Siria, confermano la distruzione del Tempio di Bel e la strage nella città moderna. Tragedie dei migranti: a scuotere l’indifferenza di noi occidentali sono i marchi rinvenuti sulla pelle dei profughi e la fine tragicamente, morbosamente documentata dai media, di un bimbo e della sua famiglia in fuga verso un futuro in cui la vita di tutti i giorni non conoscesse guerre e stragi. Voremmo poter scrivere la parola fine eppure…l’escalation prosegue pericolosamente rischiando di travolgerci una volta per tutte.
Dev’esserci stato un momento in cui l’artista e l’uomo si sono fermati attoniti ad osservare un orizzonte denso di poco rassicuranti nubi dense di minacce, di terrore, morte, dolore. Una riflessione continua e un pensiero che dalla mente inonda il cuore e freme sino a muovere la mano che traccia segni nuovi, monito e speranza di poter ancora trovare il tempo necessario per fermare quella discesa verso una china pericolosa nella quale rischia di essere inghiottito il mondo per come noi lo conosciamo ed amiamo...l’Occidente con tutti i sui valori, la sua storia, celebrati nel loro tesoro più grande : l’arte. Era il settembre 2015 è il mondo assisteva attonito alla distruzione di Palmyra, e al feroce omicidio dell’archeologo Khaled al-Asaad, direttore del sito archeologico devastato dalla furia iconclasta dell’Isis. Al primo attentato a Parigi, alla sede di Charlie Hebdo. Avremmo voluto che gli scenari del terrore non si fossero tinti mai più del sangue di altre vittime ma putroppo non è stato così: l’escalation del terrore è vorticosamente cresciuta. Una lunga scia di sangue che ha attraversato il mondo intero con un solo terribile obbiettivo. Le opere vi Vallone ci pongono di fronte ad una rilfessione cruda, impietosa ma assolutamente essenziale: attenzione, non sottovalutiamo il problema, non liquidiamolo pensando che quei fatti riguardano altre persone, altri luoghi: Attenzione, facciamo molta attenzione , urlano le opere d’arte di valore inestimabile, simbolo della nostra cultura: “oggi giaciamo ben protette in un museo ma, se domani...” un quesito agghiacciante quello che l’artista pone di fronte a noi, spettatori attoniti...una vera e propria scossa, un richiamo perentorio a reagire. Negli arazzi realizzati dall’artista: compaiono alcuni dei capolavori della nostra storia dell’arte, da Leonardo da Vinci a Caravaggio, immortalati nella loro bellezza nella parte superiore, capovolti, distrutti e “profanati” nella parte inferiore dell’arazzo. Un monito molto eloquente,una proiezione dle rischio che corrono le nostre opere e con esse la nostra civiltà. In soli due anni il bilancio degli attentati si fa sempre più inquietante e l’opera di Vallone raccoglie un monito accorato unito al cordoglio per le vittime. Gli arazzi ora hanno mutato il loro aspetto: un nuovo intervento sull’opera eseguito da Vallone, li presenta ora ripiegati su stessi: l’opera d’arte raffigurata nella sua interezza è nascosta allo sguardo del visitatore e al suo posto troviamo la tela bianca macchiata dal sangue delle troppe vittime. Qui pende un filo sottilissimo, quello del destino, a cui tutto il nostro futuro è sospeso. Il monito è a non spezzare questo debole filo al quale consapevolmente o meno ci trovimao aggrappati. Un filo del destino che regge ugualmente le sorti della nostra civiltà e della sua più alta forma espressiva: l’arte. Un grazie a Vincenzo Vallone che ha saputo utilizzare il proprio dono di essere artista per creare un’opera immersa nella nostra tormentata quotidianità, un’opera che sprona alla ricerca del nostro valore, della nostra attenzione, per vigilare su noi stessi e su ciò che ci rappresenta nel profondo. testo di Elisa Larese