

As brilliant as the moon.

I prodotti stampati da Nava Press sono il risultato di una perfetta combinazione tra scelte di materiali, alta tecnologia, cura ed esperienza. Prodotti comunicativi che brillano per qualità ed eleganza.
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I prodotti stampati da Nava Press sono il risultato di una perfetta combinazione tra scelte di materiali, alta tecnologia, cura ed esperienza. Prodotti comunicativi che brillano per qualità ed eleganza.
di ANNA APREA
Nella Germania ferita dalla sconfitta della Prima Guerra mondiale, a Weimar, cittadina della Turingia popolata da reduci e diserati nasce, come un fiore nel deserto, la Bauhaus. È il 12 aprile del 1919.
A fondare quesa scuola d’arte e di design - che preso diventerà il più sraordinario laboratorio di pensiero e di serimentazioni della soria moderna - è l’architetto Walter Gropius, al quale si afancano Paul Klee, Vasilij Kandinskij, Piet Mondrian, Marcel Breuer, Hannes Meyer.
“Non c’è alcuna diferenza tra l'artisa e l'artigiano” scrive Gropius nel Manifeso della Bauhaus. “In rari momenti che sfuggono al controllo della volontà, sono l'ispirazione e la grazia del cielo a far sì che il lavoro sbocci in una creazione artisica, ma la competenza tecnica è comunque essenziale per ogni artisa. Queso è all’origine del design”.
Nel ritorno alle forme elementari, alla geometria e ai colori primari si articola la complessa ricerca formale di quesa comunità di artisi che cerca segni di purezza nella cupidigia del consumismo, e che il Terzo Reich considera ‘degenerati’. Fatale come una profezia, si compie nel 1933 il desino troppo breve della scuola. Per ordine di Hermann Göring, la Gesapo ne disone la chiusura. Alla libertà di pensiero il nazismo oppone il vuoto silenzio della censura. Alle avanguardie l’arte ariana e antisemita.
Difcile dire, guardando a ritroso la soria, quanti e quali siano gli àmbiti nei quali sono confluite le tracce indicate dai grandi maesri della Bauhaus: non solo l’architettura e la moda, il design e la grafica, anche le serimentazioni tipografiche ne riflettono ancora oggi le conquise.
C’è voluta tutta la fatica di un secolo perché fossero di recente ritrovati, negli archivi della sede di Dessau, cinque magnifici alfabeti, firmati dai grandi maesri che insegnarono calligrafia e tipografia alla Bauhaus, lasciati incompiuti a causa della chiusura della scuola. Come un archeologo, il leggendario designer e tipografo tedesco Erik Spiekermann ha voluto resaurarli e renderli disonibili a tutti noi. Per dirci che il tempo disrugge e conserva. “Se il tuo contributo è sato vitale — ha scritto Walter Gropius — ci sarà sempre qualcuno che riprenderà da dove hai lasciato, e queso sarà il tuo diritto alla immortalità".
In Polyedra non abbiamo mai smesso di farlo, perché c’è sempre un’idea pronta a diventare realtà. Come o grazie a cosa? Possiamo inventarlo insieme: l’importante è non smettere d’immaginarsi il futuro. Polyedra è il partner poliedrico capace di ascoltare per tradurre in soluzioni le vostri visioni. Don’t stop imaging.


Marilde Motta
Nel 1978 ha scelto le pubbliche relazioni come professione.
Scrive e tiene corsi su alcune aree della comunicazione. Ad Personam® è la sua agenzia.


Il sequential novel potenzia il packaging
L’intrattenimento è una componente essenziale per incrementare i consumi di prodotti e servizi. Le aziende lo progettano appositamente con lo scopo di apportare eserienze gratificanti ai loro clienti sapendo che il risultato sarà una più profonda afezione e il mantenimento di una relazione aperta con la marca. Le forme di intrattenimento fanno leva su alcune collaudate soluzioni che, finora, non includevano il packaging. In realtà, sono proprio i contenitori, onnipresenti nella nosra vita, ad avere tutte le caratterisiche per diventare un mezzo ideale per corteggiare, intrattenere e conservare a lungo i clienti.
Le tecniche di digital printing si applicano a qualunque materiale e forma. Con la possibilità di stampare milioni di combinazioni diverse, la stampa digitale si mette ora al servizio di una forma particolare di visual storytelling: il sequential novel.
Immaginate una trama, dei personaggi, colpi di scena, ovvero una sequenza di inquadrature che narrano e illusrano una soria, sampate su bottiglie, scatole, vasetti. Ogni inquadratura, o sequenza di inquadrature, ha un numero così da poter ricomporre la serie completa. Per leggere tutta la soria è necessario acquisare le confezioni, collezionarle, metterle in fila e scoprire lo snodo finale della vicenda.
Tuttavia non tutti i prodotti, o servizi sono adatti a un trattamento ludico. Il sequential novel può però mettere le sue potenzialità esressive anche al servizio dell’informazione. Per esempio, si pensi a prodotti complessi, i protagonisi della soria mosrano il corretto utilizzo, o siegano il processo di riciclo delle confezioni. Altri personaggi potrebbero vivere avventure che mettono in luce l’originalità di prodotti a denominazione controllata, valorizzando il relativo territorio. Così il sequential novel, sampato su una serie di confezioni, lega una soria avvincente all’intrattenimento, l’informazione corretta all’apprendimento, i consumi a un duraturo e consapevole legame con la marca.
ARMANI LAB
PRINT NR. 78 | MAGGIO 2019 › www.printlovers.net
DIRETTORE RESPONSABILE
RUGGERO ZULIANI
REDAZIONE
ANNA APREA [coordinamento] › anna.aprea@strategogroup.net
HANNO COLLABORATO
LORENZO CAPITANI, MARILDE MOTTA, MICHELA PIBIRI
TRADUZIONE
PHILIP SANDERS
ART DIRECTOR
STEFANO TORREGROSSA › onicedesign.it
PRINTLOVERS
MICHELA PIBIRI - Redazione www.printlovers.net
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AUTORIZZAZIONE TRIBUNALE MILANO N. 706 | 11/10/2004
STAMPA
MIG MODERNA INDUSTRIE GRAFICHE Bologna

Sono ca urati dalle iconografie orientali i codici estetici dei proge i che presentiamo in queste pagine. Sia l’invito alla sfilata Giorgio Armani donna che il press kit della collezione Armani Casa 2019/2020 si concedono, nella loro essenzialità, alle suggestioni d’Oriente.

“Il packaging deve dare gioia (…) celebrare le differenze tra le persone a ingendo alle possibilità offe e dalla stampa digitale”. C’è tu o il senso della nostra contemporaneità in queste parole che ha de o Clem Halpin, dire ore creativo di Bulletproof, una delle più brillanti agenzie internazionali:
T. 02 49534500 | F. 02 26951006 abbonamenti@strategogroup.net
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INTERVISTA

A e, fotografia, musica, editoria. Pier Paolo Pitacco è uno dei più ecle ici designer italiani, dire ore a istico di Rolling Stone Italia, protagonista dei più impo anti eventi editoriali connessi al successo dell’Italian Style.

Abiti di o ica, cinture a base di ananas, gonne di plastica riciclata, borse di pelle vegetale o enuta della lavorazione delle mele. Con Anna Pellizzari, Executive Director di Material Connexion Italia. parliamo di nuovi materiali. Tra etica ed estetica.

Nel dossier tecnico di questo numero analizziamo tecnologie e problemi legati all’anticontraffazione. Sul tema dei falsi d’autore la sfida è trovare il giusto compromesso tra soluzioni disponibili (etiche e o RFID) e scelte produ ive (stampa e inchiostri).
TECNOLOGIA

Il mercato del packaging è ormai entrato alla grande nell’orbita delle tecnologie di stampa digitale. In queste pagine parliamo di coating digitali e della tecnica dello sleeking, capace di rendere l’effe o della stampa a caldo. Senza bisogno di cliché.
FOTOGRAFIA

Quella di Giulia Revolo è una professione che richiede creatività, buon gusto e uno sguardo sempre aggiornato sul mondo, requisiti indispensabili per valorizzare i capi proposti in una collezione. E dare efficacia alle campagne.
SPAZIO ROBILANT

Heineken celebra i 15 anni di pa nership con UEFA Champions League con una memorabile edizione speciale, firmata RobilantAssociati. 60 milioni di etiche e una diversa dall’altra, numerate. Tu o nato dal connubio tra Intelligenza a ificiale e proge ualità a igianale, creatività e tecnologia.
Gli articoli frmati impegnano esclusivamente gli Autori. Dati e caratteristiche tecniche sono generalmente forniti dalle Case costruttrici, non sono comunque tassativi e possono essere soggetti a rettifche in qualunque momento. Tutti i diritti sono riservati. Notizie e articoli possono essere riprodotti solo a seguito di autorizzazione dell’editore e comunque sempre citando la fonte. Testi e fotografe, qualora non espressamente richiesto all’atto dell’invio, non vengono restituiti. Desideriamo informarLa che il D.Lgs. 196/03 (Testo Unico Privacy) prevede la tutela di ogni dato personale e sensibile. Il trattamento dei Suoi dati sarà improntato ai principi di correttezza, liceità e trasparenza e della Sua riservatezza. Ai sensi dell’art. 13 del Testo Unico, Le forniamo quindi le seguenti informazioni: il trattamento che intendiamo effettuare verrà svolto per fni contrattuali, gestionali, statistici, commerciali, di marketing; il trattamento,
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Hot foil
Luxor® 107466
Daring Yellow e cliché h+m

Debossing con cliché h+m
Le linee geometriche brillano come raggi di sole e illuminano tutta la superficie grazie al foil DARING YELLOW della collezione Pollock 2 di Luxoro: un giallo audace, brillante e vivo, estremamente estetico e capace di esprimere un'originalità sfacciata come l’anima degli anni ’20 a cui la cover si ispira. La stampa in piano ottenuta con cliché hinderer+mühlich riproduce fedelmente l’eleganza che caratterizza il mondo del Grande Gatsby, protagonista del lusso di quegli anni e espresso perfettamente da questa nobilitazione in piena art decò.
Distributore esclusivo per l’Italia dei foil e dei cliché di nobilitazione del gruppo Kurz, Luxoro offre a se ori industriali quali moda, lusso, packaging, cosmesi, food&wine, suppo i e idee per creare ogge i unici, in grado di rispecchiare il valore esclusivo di un prodo o o un brand. Le pa nership esclusive stre e con LEONHARD KURZ Sti ung & Co. KG (punto di riferimento assoluto nella produzione di film per stampa a caldo) e Hinderer + Mühlich KG (cliché e a rezzature per stampa a caldo), rendono Luxoro il fornitore ideale per qualsiasi esigenza nel campo della stampa e finitura di materiali vari. L’azienda si avvale di oltre 50 collaboratori e dispone di un’area operativa di 3.500 mq, dove si trovano uffici e impianto logistico. Qui gli ampi spazi a disposizione consentono un agile stoccaggio delle “bobine madri” (jumbo), provenienti dalla Kurz, e il loro taglio nel formato richiesto dal cliente. Grazie a rigorose politiche aziendali, Luxoro è oggi un’azienda completamente a impa o zero.
C www.luxoro.it

ed è reperibile nel relativo catalogo con il codice Dama V64.Le carte floccate sono da oltre 85 anni una specialità di Icma, frutto di continua sperimentazione e innovazione, parlano il linguaggio della creatività e quello della sostenibilità. Il nuovo catalogo Velvet mostra la vasta collezione di velluti e le diverse possibilità di stampa: lamina a caldo, offset ossidativo, serigrafia, embossing.
STAMPA E NOBILITAZIONE COPERTINA
Grafica Valdarno è protagonista innovativo nella stampa e nobilitazione su ca e speciali. Leader riconosciuto nel panorama delle a i grafiche italiano ed internazionale per la sua profonda cultura tecnica, fru o di oltre mezzo secolo di a ività e sopra u o per la sua capacità di combinare tecniche, supe ici e idee in modo unico e ogni volta sorprendente, potendo contare su un parco macchine così diversificato da poter soddisfare qualsiasi esigenza estetica di nobilitazione. Specializzata negli stampati di pregio e nel packaging d’alta gamma per i se ori della cosmetica, moda, gioielleria e lusso, Grafica Valdarno si distingue anche nella comunicazione tecnica e commerciale per il valore aggiunto delle sue proposte di stampa e finitura. L’eccellenza estetica e tecnica del “made in Grafica Valdarno” nasce dalla gestione in house di ogni proge o dall’idea alla realizzazione, in un continuo sperimentalismo tecnico che dialoga con l’umana capacità di ideare e proporre. C www.graficavaldarno.it
CARTA COPERTINA
Fondata nel 1933 da Matilde Carcano, l’azienda è stata guidata da Elena, Silvia e ora da Elena Maria Carla, ognuna ha innovato e incrementato l’azienda di famiglia. Creatività, ricerca e sperimentazione procedono insieme per realizzare sa orial paper innovative per sostenibilità e originali per texture, finiture e colori. Le collezioni di Icma sono racchiuse nel catalogo Prêt-àPo er, mentre il sistema Tailor Made consente la massima personalizzazione delle ca e. Icma ha le ce ificazioni ISO 9001:2015 e FSC (Mix Credit e Controlled Woods) ed è impegnata in proge i di economia circolare.
C www.icma.it

Sono catturati dalla cultura e dalle iconografie orientali gli elementi scelti per i due progetti che presentiamo in queste pagine. Nell’anno in cui Giorgio Armani ospita, negli spazi di Armani/Silos a Milano, la prima mostra dedicata al grande architetto Tadao Ando, anche il packaging sembra accogliere, in una sintesi raddoppiata, decorazioni e assonanze della cultura giapponese. Sia l’invito alla sfilata Giorgio Armani donna, sia il press kit creato per la collezione Armani Casa 2019/2020 (nella pagina a fianco) si concedono alle suggestioni d’Oriente. Tutto è essenziale, leggero, fluttuante, quasi a richiamare l’idea di un tempo circolare: i colori sembrano fuoriusciti dai riflessi dell’acqua, le finiture ritagliate come veli di nuvole, i dettagli essenziali e modellati nella luce, i materiali morbidi come l’obi (la fusciacca giapponese indossata con il kimono). Come nell’estetica di Tadao Ando, anche in questi progetti tutto sembra appartenere al gioco sapiente della natura. Perché anche lo scopo del design è la replica di un’armonia preesistente e necessaria.


È ispirato all’a e giapponese dello tsutsumi, l’antica e di impacche are i regali, l’invito alla sfilata
Giorgio Armani donna, collezione autunno inverno
La classica busta si trasforma in un morbido foulard stampato con nodi e panneggi nelle nuance, armaniane per eccellenza, del blu. Il foulard è in poliestere 4 colori (Promo Idea), la card in Fedrigoni Constellation Jade stampata a Pantone e testi a caldo (Nava Press).
Armani Casa presenta la collezione 2019/2020 alla stampa internazionale con un press kit composto da:
• Una tote bag realizzata in ca a da parati Armani Casa (prodo a in esclusiva da Janneli e Volpi e confezionata da Promo Idea); Nastri in gross grain di pura seta (Nastrificio De Bernardi)
• Booklet con segnature non rifilate in testa, composto da cope ina in Fedrigoni Constellation Neve stampata a 4 colori + caldo e interno in Soporset Premium Offset (Nava Press)
Ca e da gioco stampate su Gardama con anima in Pa y Excellent, labbratura speciale oro anche sugli angoli stondati (tu o Nava Press)



Con lo sguardo sempre rivolto all’innovazione e alla sostenibilità, Promo Idea è oggi una delle aziende più amate dai brand del lusso. Con un’esperienza di oltre trent’anni nel settore della promozione e della regalistica, Promo Idea propone ai propri clienti un ventaglio di oggetti unici, selezionati perché possano esprimere al meglio i valori e l’identità delle aziende che operano nelle fasce alte del mercato, e non solo.
Punto di forza di Promo Idea è la capacità di instaurare con i clienti uno stretto rapporto di partnership e collaborazione, allo scopo non soltanto di soddisfarne le esigenze, ma di aiutare le marche a compiere le scelte giuste.
D’ALTA CLASSE
Dai gioielli agli articoli da scrivania, dagli argenti ai complementi d’arredo, dai regali grifati alle proposte


in pelle, ceramica, cristallo: ciascun oggetto Promo Idea è l’esito di un attento studio di forme e materiali, espressione di una particolare cura dei dettagli e delle rifiniture, sempre all’insegna della sostenibilità.
PERSONALIZZAZIONE CON TUTTE
LE TECNICHE DI STAMPA
Il lusso si esprime in tante, diversificate esperienze, tutte indissolubilmente legate alle specificità dei brand. Ecco perché Promo Idea pro-
pone ai propri clienti tutte le possibilità di personalizzazione dei materiali: dalla serigrafia alla stampa digitale all’incisione laser.
Lo showroom Promo Idea è in via Carducci, 5 a Milano

Sedici progetti creativi per altrettanti brand del lusso e del mass market che sfruttano l’innovazione tecnologica della stampa per raforzare – e rinnovare – l’immagine di marca. Un ampio panorama di tecnologie di stampa e supporti, con il coinvolgimento di partner internazionali. Tredici agenzie, undici stampatori, quattro grandi fornitori di tecnologie e materiali: sono questi i numeri dell’edizione 2019 di Brand Revolution LAB, il creative show della stampa innovativa organizzato da Stratego Group con il patrocinio di DMA Italia che sta per aprire le porte. L’appuntamento è il 6 giugno nello Spazio Daylight di Superstudio Più, polo espositivo milanese dedicato a design, comunicazione, moda e arte.
vorare in sinergia all’interno dello stesso team aziende di stampa normalmente concorrenti, Brand Revolution LAB si fa promotore di una cultura d’impresa basata sulla condivisione di saperi e l’integrazione di competenze.
ALTRI QUATTRO STAMPATORI
ENTRANO NEL CREATIVE SHOW
DELLA STAMPA INNOVATIVA
UNO SNEAK PEEK SUI PROGETTI
La nuova edizione rimarca l’importanza della relazione all’interno della filiera del printing, incentivando il processo di co-creazione tra agenzie, brand e aziende di stampa. Ma non solo: facendo la-
È salito a quota undici il numero dei partner di stampa che negli ultimi mesi hanno deciso di partecipare a Brand Revolution LAB. Alle sette aziende che hanno aderito al progetto fin dal novembre 2018 (ACM, Goglio, Maer, Nava Press, O-I, PressUP e SAC-Serigrafia) si sono infatti aggiunte Graphicscalve, Ival, Kimiprint.com e Packly, ampliando il ventaglio di possibilità creative e tecniche del laboratorio. Graphicscalve infatti permetterà di sviluppare progetti di mailing e stampa transazionale, Ival e Packly daranno il loro apporto nell’ambito del packaging e Kimiprint.com nell’ambito del grande formato. Viene così potenziata la contaminazione tra tecnologie e materiali diversi nella realizzazione dei progetti.
Ecco un’anticipazione di progetti che andranno in scena il 6 giugno: Artefice Group presenterà un progetto di immagine coordinata per Costa Crociere; A-Tono ha lavorato a un packaging interattivo per Wacko’s; Coo’ee Italia ha pensato a un vestito nuovo per un vino delle Cantine Gulfi, dalla bottiglia alla box; Creostudios presenterà un progetto di comunicazione fieristica personalizzata per Print4All; Te Embassy ha sviluppato un importante messaggio per conto di Invicta; H2H arriverà con un progetto di fidelizzazione per Mercedes Benz; Relata si è dedicata al mondo Wine&Spirits con due prodotti del gruppo ILLVA; HUD esplorerà il nuovissimo mercato della cannabis legalizzata con Jeri’s Farm e porterà anche un progetto legato alla subscription economy per il format di bricolage Come Fare con Barbara; anche Te 6th presenterà due progetti, uno per Twinings e uno per la pasticceria Betto; DLV BBDO ha lavorato su uno specialissimo pack per Skittles; Studio Martinetti si è dedicato alle lavastoviglie Krupps e Ideology ha sviluppato un’idea per l’azienda siciliana gli Aromi. A cura
ACM
azienda specializzata in stampa flessografica per film in bobina (monofilm e accoppiati) e buste preformate personalizzate, ada i ai principali requisiti tecnici di confezionamento e riempimento.
GOGLIO
specializzato in stampa digitale su imballaggi flessibili e ben conosciuto per il puzzle pack: confezioni una diversa dall’altra, stampate in basse tirature e con grande flessibilità.
GRAPHICSCALVE
offre servizi di stampa per diversi se ori, a foglio e in bobina e con diverse tecnologie: offset, rotooffset, digitale, mailing e stampa transazionale con stampa personalizzata e imbustamento.
IVAL
è una litoca otecnica specializzata in scatole e astucci in ca oncino teso e confezioni realizzate su diversi suppo i (ca a patinata e PET) con stampa offset e un ampio ventaglio di lavorazioni e finiture.
KIMIPRINT.COM
by P Spa è un web to print specializzato in stampa digitale grande formato ed espositori promozionali su diversi tipi di suppo o.
MAER
da oltre 50 anni specialista di etiche e con capacità di stampa combinata (offset, serigrafia, flexografia, tipografia e stampa digitale).
NAVA PRESS
dal 1922 nel mercato degli stampati per l’industria della moda e del lusso (offset, rotativa a colori, stampa digitale, stampa tipografica).
O-I
azienda leader mondiale nella produzione di packaging di vetro fondata in Ohio nel 1929, che ha di recente presentato la tecnologia di stampa digitale su vetro O-I : Expressions.
PACKLY
è un online printer specializzato in packaging personalizzati, che offre servizi su misura che vanno dalla creazione di tracciati fustella professionali e visualizzazione del modello 3D fino alla stampa.
PRESSUP
fondata nel 2010, è una tech company pura che offre l’eccellenza della stampa online, combinando tecnologie digitali e offset, ed è oggi tra i leader del web-to-print.
SAC SERIGRAFIA
specializzata in stampa serigrafica su diversi materiali (legno, vetro, ca e pregiate, metallo, plastica, pelle, pareti) e soluzioni innovative come la decorazione in mold, gli emblemi ad alto spessore e gli sticker metallici.
di Conversion è, infine, un progetto speciale di promozione dei giovani talenti attraverso l’immagine di marca, che diventerà un filo conduttore di Brand Revolution LAB.
I
Oltre agli stampatori che compongono i team di lavoro, a collaborare trasversalmente sui diversi progetti ci pensano i fornitori di tecnologie e materiali: HP per la stampa digitale con tecnologia Indigo; Luxoro per i foil e i cliché di nobilitazione del gruppo Kurz di cui è distributore esclusivo per l’Italia; Gruppo Cordenons per le carte creative innovative, caratterizzate da efetti tattili peculiari e perfette per il mondo del lusso; StealthCode® by BeeGraphic per le tecnologie dedicate all’interazione tra comunicazione stampata e utente.
IL CATALOGO
Anche quest’anno il catalogo, nello stesso formato di PRINT, è realizzato da Stratego Group con l’art direction di Onice Design su carte creative Gruppo Cordenons, stampato in digitale da PressUp sfruttando la tecnologia HP Indigo
che, grazie al software Mosaic, permette di avere copertine una diversa dall’altra. Ogni visitatore potrà così portare a casa la sua copia unica.
E DOPO?
Una selezione di progetti sarà presentata al Luxepack 2019, il salone monegasco dedicato al packaging del lusso, in cui Brand Revolution LAB avrà uno spazio espositivo e un convegno. Non solo: come l’anno scorso, alcuni progetti parteciperanno a prestigiosi concorsi di packaging design internazionali, come il biltong Carnero di Te 6th che, sviluppato nell’edizione 2018 in collaborazione con Goglio, si è aggiudicato due ori agli ADCI Awards.
QUI È POSSIBILE RICHIEDERE L’INVITO A PARTECIPARE.

Icma presenta a Packaging Première (stand E16-E18), dal 28 al 30 maggio, la collezione Velvet, una rivisitazione in chiave contemporanea della sua storica collezione Flock.
Nel packaging di lusso Icma è da sempre associata alle ca e floccate che, in oltre 85 anni di storia, ha interpretato in modo creativo, giocando sulle sensazioni ta ili o enute, ad esempio, sperimentando nuove tipologie di fiocco, o goffrando il velluto. Icma è intervenuta anche sulla percezione visiva, ripo ando sul velluto stili e tendenze delle varie epoche, fra cui, velluti gli erati, dévoré e, più recentemente, fluorescenti e pe ino maculati. In omaggio a questo lungo percorso di innovazioni, la collezione di ca e floc-
cate Velvet propone una gamma di colori grintosa e acca ivante, prodo i unici come il velluto oro, e grande attenzione per l’ambiente.
Nella nuova collezione dei velluti, l’appo o della designer Valentina Folli si è concentrato sui colori. E’ stata così ripensata la pale e cromatica aggiungendo originali tonalità molto contemporanee come il corallo, il giallo senape e il pavone. Si tra a di colori vibranti e dinamici, sicuramente di tendenza e vicini al gusto a uale. Anche i neutri, un’intramontabile scelta stilistica, sono stati rivisitati per offrire una più ampia gamma. Fra i colori classici fanno il loro debu o il bordeaux e il prugna, un blu e un azzurro meno saturi e capaci di ada arsi con maggiore facilità ad utilizzi e abbinamenti. La passione per
la sperimentazione ha po ato Icma a selezionare alcuni effe i metallici giocati sulle tonalità dell’oro, dell’argento e di un bianco eccezionalmente luminoso. Neri e bianchi, che già presentano una consistente gamma di opzioni, sono stati incrementati con l'aggiunta del bianco stampabile offset e con una gamma di grammature ada e al rivestimento, ad uso ca otecnico e per altri impieghi, mentre tra i tanti neri, ne spicca uno con fiocco in PET riciclato su base anch’essa riciclata post-consumer waste. Il catalogo presenta tu a la gamma dei colori organizzati in qua ro cascate che raggruppano i neutri caldi e quelli freddi, i saturi caldi e quelli freddi. Una soluzione che valorizza accostamenti cromatici e spinge la creatività ad osare.
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La collezione Velvet è stata pensata per abbinarsi alla gamma di colori di polistirolo floccato per termoformatura di Dimontonate Floccati, dal 2018 rivenditore esclusivo del materiale floccato per termoformatura prodo o da Icma. Il rendere omogenei interni ed esterni della confezione, pur utilizzando suppo i differenti (basi naturali 100% post-consumer waste e kra oppure materiali plastici), è un vantaggio di valore per l’immagine coordinata dei brand del lusso. La stru ura del nuovo catalogo Velvet aiuta la scelta anche grazie al libricino che mostra diversi esempi relativi alla stampabilità: lamina a caldo, offset ossidativo, serigrafia, embossing. Tu e le ca e saranno disponibili a stock, il quantitativo d’ordine minimo è 100 fogli.

Luxoro è distributore esclusivo per l’Italia di foil, cliché e tecnologie di nobilitazione del gruppo Kurz, player mondiale e punto di riferimento internazionale nella produzione di attrezzature e tecnologie per la stampa a caldo, la stampa a freddo, su diverse superfci. Luxoro ofre a settori industriali, quali moda, lusso, packaging, etichette, editoria, sicurezza, cosmesi, automotive, elettronica, food&wine, supporti e idee per creare oggetti esclusivi, in grado di rendere unica e prestigiosa l’immagine del brand. Fornitore di materiali di decorazione, è anche partner in grado di sviluppare con designer e creativi le migliori applicazioni per dare vita alle loro idee. Grazie a rigorose politiche aziendali, Luxoro è oggi una realtà totalmente a impatto zero.
LUMAFIN TRUSTSEAL SPATIAL® FX CLICHÉ
Gli elementi che presentano gli efetti estremamente traslucidi sono stati nobilitati con il nuovo foil Lumafn di Kurz. Lumafn è un innovativo e originale tocco in più all’immagine, che ofre al brand nuove possibilità per distinguersi sul mercato, qui in tre diverse versioni: verde per la scritta WOW, rosso sulle ventose del polipo e trasparente per la nobilitazione sui fori. Il foil semi trasparente Lumafn può essere stampato su grafche e disegni preesistenti, in questo modo i motivi sovrastampati ottengono particolari intensità di colore e efetti di profondità originali.
L’efetto tridimensionale sulla foglia della palma è ottenuto con la soluzione ottica Spatial FX di Kurz, un prodotto della linea TRUSTCONCEPT®, attraverso cui la grafca prende forma e dà vita alla superfcie. Spatial FX è una tecnologia di stampa dall’impatto visivo spettacolare grazie all’utilizzo di efetti olografci all’avanguardia, personalizzati e inediti. Un’illusione ottica che dona corpo al design creando efetti spaziali sorprendenti e che riproduce perfettamente l’efetto tridimensionale, la stampa sembra efettivamente sollevarsi dalla superfcie.
Le sfumature brillanti del design e il rilievo che caratterizza le ventose del polipo sono stati ottenuti grazie alla stampa a caldo con cliché di Hinderer + Mühlich. L’elevato grado di precisione e la qualità dei cliché h+m permettono di raggiungere nuovi livelli espressivi esaltando la preziosità e la ricercatezza di ogni creazione. Il rilievo tondo sulle ventose del polipo dona profondità e tridimensionalità alla stampa solleticando tutti i sensi e regalando corpo al soggetto.
Via delle Rose, 3 | Parona Lomellina (PV) T. +39 0384 254011 | www.luxoro.it


Passions Book, ideato e realizzato da Gasperini in partnership con UEI Group, è un progetto nato per mostrare al pubblico di buyer della stampa e del packaging di lusso le infinite possibilità tecniche e creative della stampa a caldo e in rilievo. Premiato all’edizione 2019 di FSEA Gold Leaf Award, l'Associazione Statunitense che raccoglie i maggiori player della nobilitazione grafica mondiale, Passions Book sarà presentato in anteprima alla terza edizione della manifestazione Packaging Première. Passions Book è costituito da un folder che racchiude cinque preziosi inserti, ognuno dedicato ad una specifica tecnica nobilitativa, ed è un vero concentrato della più avanzata tecnologia UEI Group, leader interna-
zionale nel campo della produzione di cliché in rame ed ottone e di sistemi brevettati per l’automazione della stampa a caldo e in rilievo. Il folder è realizzato con cartoncino nero Cordenons Blackgold da 340 gr., un supporto perfetto per la stampa a caldo e in rilievo che ne impreziosiscono la copertina.
I cinque inserti, realizzati con cartoncini Cordenons Astropack e Stardream, sono dedicati alle passioni di chi ama davvero il mondo della bella stampa:
Passion for Creativity – dedicato al rilievo a secco artistico – rappresenta la meravigliosa scultura del Canova “Amore e Psiche” realizzata con il solo sbalzo a secco a più livelli.
Passion for Authenticity – dedicato alla microincisione a caldo per il settore dell’anti-contrafazione. Tutte le texture anti-contrafattive sono disegnate e certificate da Gasperini per ogni specifico progetto.
Passion for Absolute Perfection –dedicato all’assoluta perfezione dei cliché per stampa a caldo e rilievo in contemporanea – qui rappresentati da una evocativa striscia luminosa di stelle dorate con rilievo a cuspide.
Passion for design – dedicato alla microincisione a caldo con texture personalizzata. Il design e la creatività non hanno davvero limiti con questa tecnica: ogni stampa a caldo è infatti personalizzata con tramature uniche, disegnate dal Team design di Gasperini per ogni specifico progetto e riprodotte su speciali cliché in rame.
Passion for finest details – dedicato ai virtuosismi che solo i cliché in rame consentono di ottenere. Dettagli finissimi (sino a 0.1 mm) e negativi più impegnativi (sino a 0.2 mm) sono riprodotti con una perfezione estrema.
Passions Book è prima di tutto passione. Passione per la bella stampa e fonte di ispirazione per chiunque desideri impreziosire i propri stampati con le più rafnate stampe a caldo, con uniche microincisioni e con capolavori di rilievo artistico.
Per ricevere una copia omaggio del Passions Book sarà sufciente visitare lo stand di Gasperini a Packaging Première o inviare una mail all’indirizzo info@gasperini.it
Intervista a Clem Halpin, direttore creativo di Bulletproof, presidente della giuria internazionale dei Pentawards 2019.

Con tre sedi in altrettanti angoli del Pianeta – Londra, New York e Singapore – Bulletproof è una delle agenzie specializzate in strategic branding e packaging design più interessanti del momento. I suoi creativi si considerano parte di una tribù di ‘deep thinkers’, che agiscono in fretta per realizzare idee ‘a prova di proiettile’. La sua forza? Aver messo l’accento sulla propria multiculturalità in un mercato globale che richiede un approccio rispettoso delle specificità di ciascun Paese.
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Da Kraft-Heinz a Heineken, da Danone a Kellogg’s, da Coca-Cola a Unilever, il segreto delle grandi campagne firmate Bulletproof si può riassumere in tre concetti. Il primo: le grandi idee sono tutto sommato semplici, e possono davvero cambiare il mondo. Il secondo: la difusa sensibilità ambientale richiede che il packaging sia sempre più essenziale, funzionale al suo scopo e “capace di dare gioia”. Infine il più rivoluzionario dei pensieri, che il direttore creativo Clem Halpin sintetizza con la definizione di “ingenuità intelligente”, e che in un certo senso riassume il metodo di lavoro di questa grande agenzia: lavorare sulla marca con curiosità e pensiero libero da preconcetti.
Abbiamo intervistato Clem Halpin, dal 2018 Direttore creativo di Bulletproof London, che quest’anno – in virtù dei suoi venticinque anni di esperienza nel brand design – è stato nominato presidente della giuria internazionale dei Pentawards. Non prima di essersi aggiudicato, tra il 2010 e il 2017, ben dieci metalli del famoso concorso internazionale di design. A lui abbiamo rivolto alcune domande sul presente e il futuro del packaging globale.
Quali fattori orientano in maniera più marcata le strategie di comunicazione dei brand internazionali? Come si trasmettono i valori di marca a pubblici provenienti da culture diverse?
La cosa più importante è costruire, come base, una solida e coerente cultura di marca. Cultura che deve partire da una verità fondamentale del brand, per poi essere supportata da una comunicazione coerente sia dal punto di vista visivo che verbale. Noi chiamiamo “Soul Power” il nostro approccio al design: portiamo alla luce l'intrinseca verità del brand (soul) e la esprimiamo attraverso una soluzione di design che sia distintiva (power). Quando si tratta di marche globali, il design deve essere calibrato sul contesto locale, perché ogni Paese ha i suoi codici di categoria e le sue regole di coinvolgimento. La conoscenza della realtà locale è fondamentale: se la si ignora lo si fa a proprio rischio e pericolo.

Esistono legislazioni e sensibilità diverse sui temi legati alla sostenibilità. Come affrontano questo problema le marche globali? Secondo te, i brand possono svolgere un ruolo-guida di indirizzo e sensibilizzazione su questi temi?
Per tutte le marche, grandi e piccole, la sostenibilità non è più un “nice to have”, qualcosa che è sì bello avere ma non indispensabile. Si è andati oltre, guidati soprattutto dalla pressione dei consumatori. Qualunque cosa accenni a un eccesso di packaging sarà rifiutata da un numero sempre più consistente di persone. Le marche globali ricoprono un ruolo chiave nell'accrescere la consapevolezza e facilitare il cambiamento, ed è bello vedere così tante grandi multinazionali afrontare in maniera ingegnosa la sfida. Anche le agenzie hanno il loro peso nel promuovere iniziative per la sostenibilità: noi, come agenzia, teniamo in gran conto il nostro impatto sull'ambiente, e infatti siamo stati certificati Carbon Neutral negli ultimi cinque anni. Creare un futuro migliore implica che tutti facciano la loro parte, che siano governi, grandi imprese o i consumatori stessi con il loro potere. L'influenza che i consumatori più giovani hanno sulle grandi imprese è evidente: non si lamentano, semplicemente abbandonano la marca.
Pensi che possa emergere, col tempo, una nuova estetica condivisa, legata ai valori naturali? Con quali caratteri?
Sicuramente la nuova estetica è molto essenziale. Il packaging dovrebbe essere adatto alla sua funzione, infondendo gioia ma tenendo conto dell'impatto ambientale. Prodotti semplici con ingredienti, formulazioni e formati semplici richiedono un design semplice. Le persone non vogliono eccessi visivi: vogliono un design che abbia senso. I designer dovranno trovare modi sempre più creativi per catturare l'attenzione dei consumatori attraverso la narrazione e una grafica forte, facendo di più con meno.
La nostra rivista si occupa di comunicazione, con una particolare attenzione alle stampa e alle tecnologie digitali che ne stanno caratterizzando lo sviluppo. Orientando il tuo sguardo al futuro, quale ruolo pensi che la stampa digitale avrà nel packaging design?
La stampa digitale sta cominciando a guadagnare terreno nel packaging design e, in futuro, ricoprirà un ruolo sempre più importante visto che i consumatori, ora, richiedono ai brand un’esperienza più trasformativa e personalizzata. Come agenzia siamo ben consapevoli del cambiamento e Bulletproof
Per tutte le marche, grandi e piccole, la sostenibilità non è più un “nice to have”, qualcosa che è sì bello avere, ma non indispensabile. Si è andati oltre, guidati soprattutto dalla pressione dei consumatori.


sta tracciando la via, costruendo una solida partnership strategica con HP e guardando al modo in cui i nostri clienti possono utilizzare la loro competenza nella stampa digitale.
Qual è il vostro primo progetto in partnership con HP?
Per il nostro primo progetto con HP abbiamo lavorato con Danone France per creare una campagna di attivazione del packaging che ha portato in vita la brand idea “Stay Strong” di Actimel. Abbiamo preso il concetto di ‘forza interiore’ e abbiamo indagato su cosa significhi per le persone, e non c’è voluto molto per capire che assume significati sempre diversi in base all’interlocutore, e spesso a seconda del momento. Quindi abbiamo creato la campagna ‘Unleash your Actimel Instinct – Scatena il tuo Istinto Actimel’ che celebra queste diferenze, con Actimel che funge da catalizzatore per mantenersi forti qualunque cosa accada ogni singolo giorno. Con l’utilizzo del software HP Mosaic Smartstream la nostra suite di risorse visive è stata combinata in modo casuale per creare 13 milioni di etichette uniche, legate all’idea degli istinti animali nella quotidiana giungla urbana. Questi pack riecheggiano l’individualità delle vite e delle sfide quotidiane dei consumatori, e sono diventati il manifesto della campagna, creando reazioni davvero significative per la marca.
La nuova estetica è molto essenziale. Il packaging dovrebbe essere adatto alla sua funzione, infondendo gioia ma tenendo conto dell'impatto ambientale. I designer dovranno trovare modi sempre più creativi per catturare l'attenzione dei consumatori attraverso la narrazione e una grafica forte, facendo di più con meno.

Personalizzazione, eccellenza nei materiali, artigianalità delle lavorazioni… quali sono i caratteri che, a tuo parere, definiscono il luxury packaging?
In futuro i design dei brand del lusso dovranno essere sempre più efcaci, poiché i fattori-guida della sostenibilità ridurranno le opzioni a disposizione per i significanti tradizionali del luxury packaging. Sarà tutto sempre più concentrato sul prodotto e sulla sua storia, piuttosto che su singoli indicatori di lusso in sé.
Bulletproof è una “tribù creativa” globale e multiculturale, come voi stessi dite, con sede in tre capi del mondo: Londra, New York e Singapore. Come esprimete questa vostra caratterizzazione nel lavoro che fate con le marche?
Siamo molto orgogliosi della nostra diversità e della nostra cultura; ciascuna delle nostre sedi riflette sia la cultura Bulletproof, sia la complessità multiculturale del design mondiale. Ciascun team di lavoro è accuratamente selezionato in base al brief del cliente, in modo da garantire un ampio mix di talento ed esperienza. Abbiamo un approccio al design che potremmo definire di “ingenuità intelligente”: incoraggiamo il nostro gruppo a essere naïf per mettere da parte idee preconcette, ingabbiate in categorie, per poter pensare liberamente. La diversità arricchisce il nostro pensiero e ci aiuta a svilupparlo, e questo fa sì che Bulletproof giochi sempre d’anticipo sui tempi.
Quest’anno presiedi la giuria internazionale dei Pentawards. Nel corso di Pentawards Live i relatori hanno messo l’accento sull’importanza della sperimentazione e sul valore del fallimento come esperienza, al motto di “fail fast”. In che modo la vostra agenzia declina questi due concetti?
Ci pregiamo di essere incredibilmente efcaci, ofrendo ai clienti precisione e rapidità. In tempi in cui i budget sono costantemente sotto pressione, noi lavoriamo in maniera estremamente veloce per creare idee strategiche forti che poi testiamo prima dell’esecuzione. Siamo profondi pensatori, ma non viviamo in una torre d’avorio. Spesso organizziamo presentazioni informali all’inizio del processo, lavorando in maniera collaborativa insieme ai nostri clienti per creare progetti ‘a prova di proiettile’, in grado di restituire riscontri commerciali concreti.
Incoraggiamo il nostro team a essere naïf per mettere da parte idee preconcette, ingabbiate in categorie, per poter pensare liberamente. La diversità arricchisce il nostro pensiero.



Pitacco ha ricevuto 23 premi dall’Art Director Club Italiano e 32 da istituzioni internazionali, soprattutto americane. I più importanti brand della moda e del design sono stati clienti del suo studio. Da Armani a Ermenegildo Zegna, da Fay a Fiorucci, da Fratelli Rossetti a Gucci, da Missoni a Valentino, ma anche L’Orèal, Richemont Group, Alessi, Audi, B-ticino, Inter Football club, Lion Japan, Swatch, e non è tutto. Nel 2000 ha pubblicato il libro: ‘Stile Italiano: Twenty years graphic design in Italian Fashion’ dove racconta delle sue esperienze nella moda e nel design.
Un’intervista è sempre un’esperienza arricchente per il flusso di idee, l’acquisizione di nozioni, la curiosità che viene allo scoperto. Questa è stata anche trascinante perché al ritmo di bebop. Fra musica e grafica ci sono molti più legami di quanto si pensi e, al momento del congedo, finita l’intervista, ecco che Pier Paolo Pitacco fa scivolare nelle mie mani un libricino realizzato con Filippo Bianchi ed edito da 22publishing. La prova che jazz e grafica hanno vincoli di sangue, così colgo una frase di Miles Davis
“Don’t play what’s there, play what’s not there” che Pier Paolo Pitacco ha illustrato impaginando il testo a bandiera, con un font storico, lasciando emergere tutto il vigore delle parole. Un assolo. Vi lascio in “ascolto” di Pier Paolo Pitacco come in una jam session.



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SIAMO IN UNA SOCIETÀ NELLA QUALE È DIFFICILE TROVARE TALENTI CAPACI
ESPRIMERE NUOVI LINGUAGGI
È quel che ho sempre fatto. Con l’esperienza che ho accumulato oggi sono un uomo migliore di quando avevo 23 anni. Però questa commistione di media e di contenuti culturali l’ho sempre avuta. Ho cominciato a lavorare come grafico a Uomo Vogue, già a quel tempo avevo un mio vocabolario culturale molto ampio perché mi sono sempre occupato di fumetto, di cinema, di arte, di musica. In pratica, un background di cultura visiva molto esteso. Ho sempre considerato i fumetti all’avanguardia nel mondo della comunicazione. Per esempio la serie di Star Wars è basata su fumetti di Moebius (alias Jean Giraud), l’altra famosa serie di Indiana Jones non è altro che il fumetto del prof. Philip Mortimer disegnato da Edgar Jacobs negli anni ’40. Tutto parte dalla nostra mente, se si ha un pensiero, una fantasia, un’idea la si può esprimere e far diventare realtà. Guardare i fumetti di Moebius e del prof. Mortimer per me, nell’adolescenza, è stato un esercizio. Osservavo gli incredibili dettagli, lo stile, un colore, un’espressione. Un universo illustrato con grande ricchezza di contenuti estetici, di sapienza, di vera eccellenza. Ho
sempre pensato che alcuni di questi fumetti un giorno sarebbero diventati delle realtà cinematografiche. Il fumetto trasforma un pensiero fantastico in un’immagine e poi il cinema la fa diventare reale così che tutto ciò che guardiamo esiste. Quei personaggi sono entrati nella nostra vita perché sono rappresentati fisicamente. La rappresentazione filmica, rende tutto reale. Questo vale anche per la musica che ha rivoluzionato la moda, l’immagine e il nostro modo d’essere. Fino alla fine degli anni ’60 la moda non si occupava di sport. I rapper hanno cambiato il modo di vestire, di atteggiarsi facendo ricorso a un abbigliamento povero (felpe e sneaker) perché era quello che si potevano permettere, dove vivevano nelle periferie. Pensiamo ai jeans rotti della cover dei Ramones 1976, è un look che arriva dal mondo della musica, non era anticonformismo né tanto meno contestazione. Era un atteggiamento di libertà e di autenticità. Quella foto è diventata iconica, è rimasta nella memoria collettiva tanto che sembra fatta oggi. Tutto questo fa parte del mio sapere che mi consente di capire i fenomeni attuali. Oggi tutto il mondo è super-
ficiale, questi atteggiamenti vengono costruiti e questo si sente. Oggi faccio fatica a vedere autenticità in tutti i campi, c’è una omologazione difusa, c’è la volontà di voler apparire a tutti i costi. Questo toglie autenticità. Siamo in una società che fa fatica ad esprimere talenti freschi per creare linguaggi nuovi. Con la rivista Rolling Stone abbiamo cominciato a produrre servizi con gli artisti, realizzando storie con soluzioni creative originali. Ho portato molti fotografi giovani e sconosciuti per realizzare storie inedite. In Italia abbiamo tantissimi talenti che lottano per emergere. Per i giovani è difcile entrare nelle redazioni perché c’è un’oferta professionale ampia e internazionale, la competizione è con gente da tutto il mondo. Purtroppo la contrazione di mercato toglie spazio alla sperimentazione, a modi molto diversi di rappresentare delle immagini. Con Rolling Stone abbiamo potuto fare diversamente, lavorando con degli artisti, con dei musicisti in piena libertà. La musica è un contesto d’espressione che consente di sviluppare linguaggi forti.



Più che di riviste cartacee parlerei di carta. La carta ha una sua fisicità e ha aspetti che sono diversi dal digitale. È inutile tentare di combinare due linguaggi che non hanno nulla in comune. Quindi quando lavoro sulla carta sfrutto le molte opportunità che mi ofre a partire dalla fisicità dell’oggetto che si impone nella mia vita. Il digitale è fluido, guardo dei contenuti che possono anche essere forti, ma si dimenticano, passano via. La rivista la riprendo in mano, la sfoglio. Quello che sfrutto del digitale è la possibilità di avere animazione. Se faccio una fotografia di altissimo livello qualitativo, questa qualità non viene colta sullo schermo dello smartphone, o del pc. Quello che si può cogliere nel digitale è il contenuto non la qualità. La competenza tecnica, in relazione con la qualità, la esprimo sulla carta. Il che si traduce in una sola parola: bellezza. Il piacere della bellezza. La carta mi dà ancora quell’alto profilo qualitativo che, insieme al contenuto, posso esprimere. Ci sarà sempre un pubblico che amerà la carta. Ma ci sarà uno spartiacque: un prodotto d’alto profilo (fatto di bellezza, qualità, ricerca) e un prodotto “usa

e getta” (come i gossip magazine). In mezzo non ci sarà più nulla. Tanta parte dell’informazione viene cercata su Internet in tempo reale. Se faccio una storia fotografica di alto livello, la trovo sulla carta. Se la metto su Internet la devo animare. Il vantaggio del media digitale è l’animazione. Se vado su Instagram e metto foto statiche non sfrutto le potenzialità di questo mezzo che richiede storie animate. Instagram è la vera rivoluzione perché ricevo costantemente informazione, non la devo cercare. Se vado su Pinterest o altri social media devo sapere cosa e come cercare. Devo mettere in moto una ricerca su cui devo già sapere qualcosa. Io apro Instagram e comincio a fare uno scroll infinito di immagini e contenuti. Se posto un contenuto straordinario tutti lo possono vedere. Sul web posso fare una ricerca immediata, sui libri è una ricerca lenta e complessa. Personalmente parto sempre dal magazzino della mia memoria e da riferimenti ben precisi nella mente, poi la ricerca la faccio sul web. Magari vado anche a consultare dei libri, ho una vasta biblioteca. Il web lo uso per tutto ciò che è contemporaneo, di adesso.
La praticità è più importante della velocità, significa poter stampare direttamente da un pdf in tempo reale. Il grande vantaggio è la semplificazione rispetto a tutte le tecniche di stampa tradizionali. Il digitale rende tutto più facile e veloce, però è ancora una tecnica in evoluzione. Ormai una stampa in digitale fatta bene non si distingue da una stampa tradizionale. La qualità si è elevata tantissimo. Tuttavia ci sono ancora dei limiti: i colori fluorescenti, i metallizzati, determinate tecniche di stampa in rilievo, gli inchiostri che prendono volume, limiti sui tipi di carta. Ho fatto delle sperimentazioni che, per la resa ottenuta, mi hanno dato molta soddisfazione. C’è una gamma di opportunità molto alta, anche per esigenze sofisticate e sui piccoli




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EFFICACI DAL
DI VISTA DELLA COMUNICAZIONE
quantitativi. La personalizzazione è un altro vantaggio del digitale per aziende che hanno necessità particolari. Ho provato ad integrare digitale e tradizionale, ho stampato in digitale e, per ottenere l’efetto oro, ho utilizzato una macchina tradizionale. L’integrazione fra le due tecniche apre a diverse possibilità come anche la disponibilità di formati di carta sempre più grandi. È una tecnologia in evoluzione che osservo con interesse.
tendenza. Una tendenza è qualcosa che emerge non si sa come e da dove e poi dilaga. Siccome viviamo in un mondo veloce, in poco tempo l’abbiamo uccisa. Diventa omologazione. È un continuo fare, riciclare, proporre.
Oggi non c’è più una tendenza che detta la linea, uno stile, qualcosa di significativo. I quaderni tendenza ci sono sempre stati, possono servire perché sono un overview generale su tutta una serie di contenuti. Dicono quel che va, ma quello che osserviamo è che non c’è una vera tendenza. L’ecologia? Il vegano sta invadendo il mondo. Il biologico. Nella società sta maturando una consapevolezza, una presa di coscienza. Questo fa parte dell’evoluzione dell’uomo. Comunque oggi non c’è nessuna tendenza specifica, tutto vale e nulla vale. Quando abbiamo iniziato ad usare colori fluorescenti nelle copertine delle riviste abbiamo creato una
Un’estetica legata a valori naturali, il rispetto delle forme, dei colori. Una ricerca etica ed estetica è quello che vedo emergere. Qualunque sia il lavoro che devo afrontare lo faccio con il mio bagaglio di conoscenza, con il mio spirito, ricerco la bellezza e attraverso la bellezza cerco di comunicare dei valori estetici. Non guardo mai al passato, ma a qualcosa di evolutivo, a qualcosa che prima non c’era. Se applicassi solo quel che so avrei già sbagliato, perché significa ripetizione. Non sono mai sicuro di quello che sto facendo. Cerco di cambiare direzione, sperimento. Mi chiedo come sarà accettato, come sarà percepito. Il compito di un designer è che quello che fa sia efcace dal punto di vista della comunicazione, in funzione del pubblico di riferimento. Faccio cose diverse, ma che devono essere in sintonia con il pubblico di riferimento. Il mio spirito, la mia coscienza è di dare il massimo nei diversi contesti.
A Mosca ci sono tutte le riviste del mondo, ma proprio tutte. C’è un upper-class che consuma riviste. Mosca, dove tutto succede, è un’economia a sé (18 milioni di abitanti nell’area metropolitana). Il parametro è l’Occidente, gli elementi di natura estetica e contenutistica sono gli stessi nostri. Il mondo aspirazionale è il nostro. L’alfabeto cirillico ofre dei vantaggi alla grafica, cosa che non è possibile con gli ideogrammi cinesi. Ci sono dei linguaggi estetici legati alla tipografia occidentale. Abbiamo font che sono pezzi di design. Per esempio Vogue China ha titoli in inglese e testi in cinese proprio perché la tipografia occidentale si sposa con la fotografia e si integra in un unico linguaggio. Gli ideogrammi, i pittogrammi non si integrano con la fotografia. Con i nostri stili abbiamo condizionato tutto il mondo, in particolare il Giappone. Ci sono grafici giapponesi che sono riusciti a far convergere il nostro linguaggio estetico con il loro, creando qualcosa di unico, con un segno di riconoscibilità potente. Cina e



Russia sono state più chiuse fino a pochi anni fa, non c’è stata comunicazione fra le culture.
A Parigi ci sono capitato per i percorsi della vita e ci sono rimasto a lungo. Ho creato Grazia France. Generalmente parlando, i francesi sono più classici, più tradizionalisti. Noi italiani abbiamo questa capacità d’osare, abbiamo il coraggio di spostare le regole. In Francia c’è meno ricerca, ma si impone un’altissima qualità.
di nasconderlo? Il mass market dovrebbe guardare al bello. Perché privarsi della bellezza? Al di là della ricerca sulle forme, c’è la possibilità della vestizione per dare piacere alla vista.
1901) per far fare il logo della sua nascente maison. Cassandre creò un logo di sole iniziali sviluppate in verticale, innovativo tanto quanto perfetto su un bottone. Questo dimostra anche che la creatività non ha un limite anagrafico, l’età non conta quando si ha il polso di ciò che è contemporaneo, quando si ha il senso di ciò che accade.

E’ come per le altre discipline, bisogna avere la possibilità di creare qualcosa di diverso. Si può utilizzare un contenitore tradizionale e vestirlo in modo eccezionale. È mai possibile che la bottiglia in plastica per l’acqua minerale sia così brutta? È mai possibile che un produttore d’acqua minerale non abbia il pensiero d’avere una bottiglia diversa che sia una scultura da mettere sulla tavola? Anche alla bottiglia in plastica si può mettere un vestito che la nobiliti. Perché non avere un fustino di detersivo che sembri una scultura da comprare più volentieri, da lasciare in vista invece
I loghi aziendali hanno una sola valenza, deve essere possibile utilizzarli su un formato piccolissimo. Se sta su un bottone vuol dire che quel logo funziona visivamente. C’è poi l’aspetto di contenuto, della capacità del logo di esprimere un concetto. È molto interessante il caso in cui c’è un logo senza l’accompagnamento di un simbolo di riconoscimento, quando c’è solo una scritta è un lavoro molto più interessante. Cambio i font in funzione dei progetti anche se ci sono font che fanno parte della memoria collettiva e, per tradizione, vanno bene per molti progetti, ritengo che la cosa bella sia cercare qualcosa di diverso. Nel 1961, Yves Saint Laurent (giovanissimo e ancora quasi sconosciuto) andò da Adolphe Mouron Cassandre (nato nel
Nessun progetto mi ha fatto soffrire, devo solo dire che alcune volte è stato faticoso arrivare alla fine poiché c’erano molti interlocutori che chiedevano infinite variazioni. L’unico rimpianto è stato il progetto di restyling del famoso marchio optical di IWS (disegnato da Franco Grignani per il Segretariato Internazionale Lana). Il marchio doveva essere ridisegnato e declinato su diversi supporti per essere poi utilizzato in tutto il mondo. È stato un lavoro molto stimolante e impegnativo negli anni ‘90, di cui sono molto orgoglioso anche se poi IWS decise di non cambiare il logo.

n sito produttivo attrezzato per la stampa ofset e la stampa digitale, una capacità acquisita nel tempo (quest’anno Grafica Nappa compie cent’anni!) di rispondere alle richieste di una clientela esigente, una divisione dedicata esclusivamente alla progettazione del luxury packaging. Tutto questo e molto altro fanno di Grafica Nappa un’azienda capace di farsi interlocutore privilegiato delle aziende del lusso, dotata di tecnologie all’avanguardia e un’anima molto molto…green.
Abbiamo chiesto a Generoso Nappa, uno dei titolari, di raccontarci in che cosa si possa oggi riassumere la mission di questa azienda giunta alla quarta generazione.
Grafica Nappa nel 2019 festeggia i suoi ‘primi’ cent’anni e, quasi a voler suggellare l’expertise e il lungo percorso di rinnovamento, si è aggiudicata uno dei premi più ambiti del settore: il Premio Silver nella categoria Packaging per i TopAward di Fedrigoni.
QUALI SERVIZI OFFRITE AL MONDO DEL LUSSO?
Gli imballaggi di fascia alta rappresentano circa il 60% della nostra attività. Il core business consiste nello sviluppo e nella produzione di soluzioni di packaging di lusso sia per scatole rivestite che per astucci pieghevoli per i mercati Moda e Lusso, Trasporti, Horeca, Food&Beverage, Cosmetica, Farmaceutica. La nostra Vision è quella di essere il partner
principale e il fornitore senza rivali di soluzioni vincenti per i nostri clienti.
LA CAPACITÀ DI GESTIONE DEL PROGETTO È UNA DELLE RICHIESTE PIÙ FREQUENTI TRA I CLIENTI DEL PACKAGING D’ALTA GAMMA. COME VI PROPONETE AL MERCATO DEL LUXURY PACKAGING?
Dietro la realizzazione di un astuccio o di una scatola, la fase più importante è senza dubbio la progettazione della soluzione cartotecnica sia dal punto di vista funzionale che estetico. Consapevoli della responsabilità che ogni Brand ci afda, dobbiamo fornire le giuste risposte al Marketing, alle Vendite, alla Creatività, alla Produzione e alla Logisti-
ca. In questa fase, quindi, il nostro obiettivo è raggiungere l’equilibrio perfetto tra le diverse esigenze, che ne determinerà il successo della sfida sullo scafale. L’implementazione di un’area di Progettazione Packaging, infatti, ci ha permesso di ofrire maggiori competenze afnché le scelte cartotecniche siano ben ponderate, sostenute dal confronto tra i diversi attori del processo.
NEL FOOD AND COSMETIC PACKAGING GRAFICA NAPPA HA ORMAI UNA TRADIZIONE ACQUISITA. IN CHE COSA SI ESPRIME LA VOSTRA BRAVURA, QUEL PLUS CHE IL MERCATO VI RICONOSCE?
Il territorio ha notevolmente contribuito alla formazione di un know-

how elevato sia per il settore food che cosmetica. L’implementazione in house delle nobilitazioni ci permette di monitorare il processo in ogni sua fase, gestendo le eventuali criticità sin dall’origine, riuscendo in tal modo a rispettare gli alti standard che ci poniamo nei tempi concordati. Ne è testimonianza il successo ottenuto nella categoria Packaging per i TopAward di Fedrigoni per il progetto Long hand-wrapped Spaghetti di Pasta Di Martino/Dolce&Gabbana di quest’anno.
COME RISPONDETE ALLE RICHIESTE DI ECOSOSTENIBILITÀ DI UN MERCATO SEMPRE PIÙ ESIGENTE?
Puntiamo a fare dell’eccellenza il nostro standard, prestando gran-
de attenzione all’innovazione e alla completa sostenibilità dei nostri processi. Il nostro approccio verso l'ambiente, le nostre persone, i nostri partner e la società sono il fondamento della nostra politica di Responsabilità Sociale. Scegliamo i nostri materiali con cura e abbiamo implementato gli standard e le linee guida per un comportamento aziendale etico in rispetto alla normativa FSC. Il 70% dell’energia utilizzata, inoltre, deriva dal nostro impianto fotovoltaico, grazie al quale riduciamo le emissioni di CO2 di circa il 20%. Ci vantiamo inoltre di essere un’azienda Mineral Oil Free: oggi, per la fabbricazione di imballi per alimenti è necessario impiegare inchiostri ofset privi di oli minerali. Le nostre persone, però, sono la no-
stra risorsa più importante. Quando diciamo la nostra gente, intendiamo i nostri dipendenti, i nostri fornitori e i loro lavoratori. Nell’impresa si genera anche benessere.
NEL 2019 GRAFICA NAPPA
FESTEGGIA I SUOI PRIMI 100 ANNI DI ATTIVITÀ. QUAL È IL SEGRETO DI TANTA LONGEVITÀ?
Gli ingredienti sono di certo molteplici, legati in prima battuta ai valori della famiglia giunta alla quarta generazione ma insieme ad aspetti fondamentali come la programmazione puntuale e la naturale vocazione ad adattare il modello di business al mercato in continua evoluzione tenendo sempre presente che “non è la specie più forte a sopravvivere ma quella che risponde meglio ai cam-
biamenti”. Basti pensare a come si è passati dalla stampa a caratteri mobili del 1919 all’utilizzo di impianti ofset UV LED a valore aggiunto e l’azienda nel corso dei suoi 100 anni ha avuto 3 trasformazioni di processo e di prodotto. Il coraggio è poi il collante che tiene insieme tutto. Sappiamo bene che le persone non comprano solo prodotti e servizi ma relazioni, storie. Vogliamo dunque guardare sempre a ciò che abbiamo alle spalle, alla nostra storia, ma poi andare verso il futuro!
Alcune illustrazioni riprodo e nel nuovo visual book dedicato alla gamma Astroking, tra cui la pagina stampata su Black Wood la nuance che sarà lanciata a Packaging Première.
Si riaccendono i rifle ori sull’appuntamento annuale di quella che può essere definita a tu i gli effe i la “luxury packaging week” milanese. Per entrare nel mood, Gruppo Cordenons annuncia una novità ispirata al mondo del fashion: sulle passerelle di Packaging Première 2019 (Fieramilanocity, 28–30 maggio) sfilerà, infa i, Astroking la creative paper della gamma Boutique arricchita del nuovo nero ma Black Wood.
“Al di là di ogni tendenza il nero resta un’intramontabile simbolo di eleganza e stile: basti pensare al tubino indossato da Audrey Hepburn in Colazione da Tiffany – spiega Katia Tedeschi, dire ore marketing di Gruppo Cordenons – Rifacendoci a questa immagine abbiamo realizzato la nuova black paper in grado di coniugare i riflessi cangianti del raso e il fascino di un’intensa finitura opaca con il tocco morbido di un tessuto pregiato. L’idea è di offrire una nuova ispirazione per proge i stampati di alta gamma che intendono trasferire un’esperienza multisensoriale: come direbbe, l’affasciante protagonista del film «una ca a si giudica dalle emozioni che ti regala»!”
Elegante e gradevole al ta o, Astroking si propone con una pale e di sei nuances classiche ma con un tocco di vivacità. Tra il bianco avvolgente di Snow White e il nero intenso di Black Wood si trovano le sfumature calde di Dese Sand, Moss Green e Brown Stone oltre al più trendy Plum Tree. Disponibile in tre grammature, Astroking
veste i proge i più ambiziosi come un abito cucito su misura: arricchisce con il suo stile packaging e shopper di lusso, cover di pregio, brochure, inviti e altre creazioni di classe.
Accanto alla new entry, in prima linea alcune delle gamme diventate iconiche come Reef, ispirata alla magia della barriera corallina; Leatherlike, che simula l’effe o della vera pelle pur essendo 100% cellulosa e per questo completamente riciclabile; Wild naturalmente piacevole al ta o; Plike dal seducente effe o rubber e altre ancora. Per chi è a caccia del colore più ricercato può sbizzarrirsi con il ventaglio di varianti offe o dalle vivaci tinte perlescenti di Stardream e So…Silk. Non possono mancare le sempre più richieste ca e green dall’effe o naturale, sinonimo di un’eleganza minimal chic come Flora, Divina e Natural Evolution Recy, che contengono nella loro formulazione fibre riciclate post-consumer. Fanno pa e della serie di ca e amiche dell’ambiente anche Papermilk – prodo a con una pa e di sca i della produzione del la e – e No urno, ca a nera della famiglia Totalblack realizzata con una consistente percentuale di fibre secondarie pre e post consumer. E a conferma che anche le ca e patinate con finiture speciali possono essere eco-friendly, la super perlescente Stardream 2.0, cara erizzata da effe i scintillanti e cangianti, contiene il 40% di fibre post consumer.
Per toccare con mano l’universo di ca a firmato Gruppo Cordenons, l’appuntamento è a Packaging Première, padiglione 4, stand E66-F65.



Nata nel 1983, Paperskin lavora da oltre trentacinque anni a fanco delle industrie grafche, delle cartotecniche e delle società editoriali, fornendo loro ogni genere di nobilitazione di stampati su carta e cartone. Alle “classiche” lavorazioni — anche su grande formato — di plastifcazione, verniciatura UV, stampa a caldo e serigrafa, si è recentemente aggiunta la nobilitazione digitale ottenuta con tecnologia Scodix, che permette la verniciatura riservata e l’applicazione di lamine di alto spessore. L’elevata tecnologia che caratterizza la nobilitazione digitale consente di realizzare fniture di pregio di altissimo livello qualitativo.
CARTA
FEDRIGONI X - PER
Fedrigoni X-Per è una gamma di carte e cartoncini usomano di pura cellulosa, certifcata FSC®. Oggi disponibile nella nuova tinta White. X-Per è la carta ideale per qualsiasi tipo di utilizzo, tra cui la stampa digitale HP Indigo® e la nobilitazione digitale con tecnologia Scodix.
NOBILITAZIONI DIGITALI CON SCODIX
La scheda è stata stampata con tecnologia digitale e successivamente nobilitata con Scodix. Le vernici lucide di diverso spessore, le lamine, anche sovrapposte tra loro, gli effetti glitter e cast and cure sono alcuni degli esempi di come chiunque si occupi di printing e packaging abbia oggi a disposizione, presso Paperskin, un formidabile strumento per rendere uniche le proprie creazioni.
Via C. Viberti, 10 | Moncalieri (TO) T. +39 011 6472190 | www.paperskin.it

CCon il cambio di proprietà, siglato con atto notarile il 28 Febbraio 2019, la Alecom di Bregnano è entrata a far parte di HH Global, marketing partner di clienti leader in 44 paesi, già presente in Italia con una filiale a Bergamo.
Alecom, società di print management con una spiccata vocazione per i mercati hi-end, ha percepito in anticipo sui tempi del mercato opportunità e necessità di aggregazione che, pur partendo da una solida base di performances individuali delle due realtà, vedeva, nella convergenza, un’accelerazione e una leva strategica che andava colta e agevolata.
Il mondo del printing, nelle sue varie categorie, sta cambiando ed evolvendosi molto velocemente e vede una lenta e fisiologica diminuzione dei volumi prodotti, ma un’inalterata, se non accresciuta, complessità di gestione, dovuta alla sempre maggiore ricerca di efetti “wow” e di soluzioni che diano un valore concreto e percepito del prodotto analogico rispetto alle dinamiche digitali. Oltre a ciò una sempre maggiore richiesta di contropartite informative sul fronte dell’impatto e della salvaguardia ambientale che richiedono una competenza e struttura adeguata per poterle fornire.
Una complessità gestionale che sta aumentando nonostante la riduzione dei budget e che trova uno sbocco naturale in società come Alecom-HH, che hanno la reale opportunità di garantire una pressochè totale copertura delle famiglie di prodotto attraverso:
J Know-how di acquisto splittato della commessa
J Gestione in qualità totale, non solo per le certificazioni possedute, quanto per le referenze guadagnate sul campo con top-clients del mondo lusso in Europa
J Capacità di produrre saving certo, ripetibile e sostenibile in linea con I code of conduct del cliente
J Snellimento dei processi di gestione

J Utilizzo di tools innovativi di gestione dei processi e delle condivisioni del workflow
J Competenze multidisciplinari su molteplici categorie print/pos/packaging
J Team dedicati all’innovazione sulla ricerca di soluzioni ottimizzate e low-impact
J Reportistica strutturata e afdabile sulle rendicontazioni ambientali che il cliente può utilizzare per i propri fini di marketing
J Capacità di seguire il cliente ovunque esso sia nel mondo con la medesima matrice abbattendo cost to service e time to market
J Modelli di relazione con il cliente open-book con totale visibilità della gestione e dei costi
J Modello scalabile di performances
Questo modello evoluto di gestione di attività indirette come il Print, è il modello imperante nel mass-market dove, diferentemente da quanto si possa pensare, le reticenze di partenza e i driver di successo si sono rivelati esattamente gli stessi che si stanno rivelando nel mondo hi-end. Ad oggi, una percentuale quasi totalitaria di società multinazionali opera con questa matrice e accresce, giornalmente, la lista di case-history vincenti guadagnate su molteplici direttive.
Questo processo, che parte da una naturale focalizzazione verso il cliente e verso la risoluzione dei suoi veri problemi, non trascende una altrettanto naturale attenzione al mantenimento di una supply-chain che abbia volumi, redditività e continuità.
Cinture fatte di ananas, gonne di plastica riciclata, abiti di ortica (morbida e traspirante come il lino, brillante come una seta), borse di pelle vegetale ottenuta della lavorazione delle mele. Sembra, da qualche tempo, che tutto intorno a noi — tessuti, accessori e oggetti di design — sia diventato sostenibile. A quanto pare l’industria della moda — il settore più inquinante al mondo, secondo soltanto a quello del petrolio e dei suoi derivati —
s’è messa sul serio nell’impresa di ridurre l’impatto dei propri processi produttivi, cercando di usare il più possibile materiali di scarto e lavorazioni che rispettino
di ANNA APREA
«Noi spalancheremo le porte degli atelier di moda alla carta, al cartone, al vetro, alla stagnola, all'allumino, alle maioliche, al caucciù, alla pelle di pesce, alla tela d'imballaggio, alla stoppa, alla canapa, ai gas, alle piante fresche e agli animali viventi».
Il manifesto della moda
futurista 29 febbraio 1920
Sul tema della sostenibilità ci sono intorno a noi molti buoni propositi, ma possiamo essere ottimisti. Consideriamo infatti che anche nei mercati del lusso sembra ormai radicata la consapevolezza che green&glam potrebbero, in un futuro ormai prossimo, diventare sinonimi. D’altronde stiamo parlando di comparti con margini di guadagno elevati, che possono sostenere scelte oggettivamente più costose. Se il lusso responsabile non è più un’utopia, il merito - questo va detto – è dei giovani consumatori, adulti compresi nelle fasce d’età 28/38 anni che non vogliono rinunciare né alla qualità né alla ricercatezza dei prodotti ma sono più che mai attenti all’aspetto ecologico dei loro consumi. I millenial hanno infatti cambiato le strategie delle marche del lusso, molto sensibili come sono all’ambiente e alla trasparenza. Sì… la trasparenza, il vero spartiacque perché il lusso diventi sinonimo di eco.
L’uso di materiali naturali e di fonti energetiche alternative non è la condizione unica per garantire la sostenibilità di prodotti e progetti. In linea di principio sarebbe necessario certificare tutto il ciclo di vita del prodotto, valutando le possibili ricadute che in ogni fase — dalla produzione al trasporto, dall’utilizzo fino allo smaltimento — si determinano sull’ambiente. Sembra un paradosso ma anche i materiali non rinnovabili possono essere considerati sostenibili purché seguano un processo produttivo efciente dal punto di vista energetico, ovvero con basse emissioni.
Ma allora quali sono i materiali veramente sostenibili? Può esistere il lusso green? Una risposta univoca non c’è. Quello che c’è per il momento è un lavoro di prova e riprova, ci sono esperienze, ricerche, tentativi. Alla sostenibilità guardano anche molti artisti, concentrati sia sul riuso creativo dei materiali sia sull’impiego di materie organiche. Su questi temi abbiamo rivolto qualche domanda ad Anna Pellizzari, Executive Director di Material ConneXion Italia.
Sustainable Thinking, i materiali secondo Ferragamo
C’è ancora molto tempo - fino all’8 marzo del 2020 – per visitare al Museo Salvatore Ferragamo di Firenze la mostra Sustainable Thinking, un’esposizione che si snoda su un percorso narrativo scandito dai materiali. Si parte dalle pionieristiche intuizioni di Salvatore Ferragamo che già negli anni Venti ricercava materiali naturali e di riciclo (canapa, cellofan, pelle di pesce) per creare abiti e accessori fino alle più recenti sperimentazioni, con abiti realizzati con le stampanti 3D o con tessuti orange fiber, felpe fatte con reti da pesca, pelli vegetali ottenute con gli scarti di produzione delle mele. Scopo della mostra avviare una riflessione collettiva sul tema della sostenibilità, parlando il linguaggio della moda e dell’arte.
Ci sono proprietà che fanno di un materiale un supporto più adatto di altri al settore del lusso?
Il prezzo. Il primo parametro che definisce se un materiale può essere più o meno utilizzato nelle fasce alte del mercato è il prezzo. Ci sono materiali preziosi, che non possono essere utilizzati in settori che non hanno margini elevati. Altra qualità che posiziona un materiale nell’alto di gamma è la possibilità di poter coniugare i suoi caratteri valoriali con quelli del brand. Terzo, le sue peculiarità estetiche, distintive, che anch’esse devono essere in sintonia con quelle del brand. Pensiamo, ad esempio, alla necessità di una trasmissione estetica della naturalità nei prodotti cosmetici. Da quando la sostenibilità è divenuta una delle aree più strategiche per le aziende del lusso ci vengono chieste con insistenza applicazioni sostenibili, che siano tali in tutti gli ambiti, compresa la logistica, in particolare i trasporti internazionali. Marchi della moda come Stella McCartney, che si caratterizza per impegno ecologico e il rispetto degli animali, non possono non prestare attenzione al controllo dell’intera filiera, compreso il trasporto dalla fabbrica al negozio. Per ragioni di protezione, i capi d'abbigliamento attualmente viaggiano nella plastica, generando grandi quantità di rifiuti; per questo ci vengono richieste sempre più frequentemente soluzioni alternative, ugualmente performanti ma migliorative da un punto di vista ambientale.
A proposito della plastica…
Ci sono molti studi e molte iniziative attorno a questo tema. Da un lato afrontando il problema in ottica di riciclo e di “pulizia” dell’ambiente dalle plastiche già presenti, come ad esempio il progetto Parley for the Oceans, dedicato al tema della salvaguardia degli oceani; all’iniziativa hanno aderito diversi brand della moda e dello sport tra cui Adidas, che ha realizzato scarpe da ginnastica prodotte con un filamento derivato dai rifiuti ripescati dagli oceani. Dall’altro lato, proiettandoci verso il futuro, c’è molta ricerca nell’ambito delle alternative alla plastica, in ambito imballaggio ma non solo. Il riciclo è una risposta teoricamente valida, ma ancora problematica nella pratica, soprattutto per alcuni materiali. Pensiamo ad esempio al fatto che, fino alla fine del 2017, i paesi europei, tra cui il nostro, inviavano gli scarti plastici in Cina, ma dal 2018 il governo di Pechino ha chiuso le frontiere a molti tipi di rifiuti, tra cui appunto la plastica. È chiaro che dobbiamo sviluppare nuovi processi e tecnologie per trattare il mix plastico: è una sfida, ma anche un’opportunità.
Nell’universo dei materiali che cosa è davvero la sostenibilità?
Mi viene spesso chiesto se un materiale sia “sostenibile” oppure no: in realtà questa parola non significa nulla in senso assoluto (ogni materiale, processo, azione ha un suo impatto sull’ambiente). È più opportuno definire dei parametri comparativi rispetto a cui efettuare delle analisi e misurazioni, quali ad esempio il contenuto di materia prima rinnovabile, il consumo
energetico in fase di produzione, l’emissione o l’utilizzo di sostanze nocive, eccetera. Il metodo che cerca di mettere assieme tutti questi aspetti è l’LCA (Life Cycle Assessment), un insieme di metodologie il più possibile oggettive di identificazione e quantificazione dei consumi di materia, energia ed emissioni nell’ambiente e di valutazione degli impatti potenziali. È perciò difcile indicare una ricetta unica per la sostenibilità: ci sono piuttosto tante azioni che possono avere più o meno senso anche a seconda dell’ambito applicativo del materiale, o delle alternative disponibili. Ad esempio, il riciclo va valutato non solo in termini di sottrazione di materiale alla discarica, ma anche di consumo energetico: un processo di riciclo che impattasse di più rispetto alla produzione da materia prima vergine non avrebbe molto senso.
Il mondo dei materiali è in pieno fermento, attira idee, bisogni, fnanziamenti, invenzioni. Come nasce un nuovo materiale, attraverso quale processo: dai bisogni espressi dalla domanda, dalla casualità, dalla ricerca?
In questo settore funziona sia il meccanismo pull che quello push, ma non solo, c’è anche la pura casualità: le storie emblematiche, come quella del Postit nato da un errore, esistono sempre. In alcuni casi nasce prima il materiale: da un laboratorio o da una startup che lo sviluppa e poi cerca di capire in quali ambiti si possa applicare. Molto più spesso il materiale nasce da una domanda, sia di performance specifica, sia di richiesta da parte del mercato o del consumatore, inteso come pubblica opinione. Nel caso delle bioplastiche si può dire che oggi si sviluppano perché in questo momento ce n’è richiesta.
Quali sono i materiali più richiesti, quelli che fanno tendenza?
La carta è tornata come uno dei possibili sostituti della plastica. C’è molta attenzione, soprattutto nel settore cosmetico (dove è più frequente l’usa e getta) anche verso i biocompositi, ovvero materiali nati dalla combinazione di più elementi di origine vegetale. Sono molto ricercati anche materiali riciclati, sia post-industriali ma anche ottenuti da rifiuti post-consumo, come vasetti di yogurt o bottiglie di plastica. Sempre più spesso i materiali riciclati sono qualitativamente simili ai materiali vergini, tra l’altro, dobbiamo abbandonare quest’idea del riciclato come materiale di seconda scelta.
Esistono materiali non stampabili?
In generale, tutti i materiali con superfici troppo porose (ad esempio il poliuretano espanso, che comunque raramente viene impiegato a vista) o molto irregolari hanno difcoltà a trattenere la stampa; tuttavia oggi si sviluppano coating che forniscono nuove caratteristiche e proprietà, tra le quali il miglioramento della stampabilità, e anche nuovi processi di stampa e inchiostri che permettono di conferire praticamente a qualsiasi materiale efetti estetici particolari.
PER MAGGIORI INFORMAZIONI: WWW.MATERIALCONNEXION.IT

Una carta washi per accessori d’alta gamma
Si tra a di una ca a washi fa a a mano proveniente dal Giappone, che presenta una texture simile a quella di un pellame. Rispe o alle ca e washi standard, ha un più elevato coefficiente di frizione e migliore resistenza alla lacerazione e alla trazione. Costituita al 100% da fibre di gelso giapponesi, colorata con coloranti naturali a base di indigofera e cachi persimmon, è decorata con vera foglia di argento. È disponibile in fogli di dimensioni 940 x 600 mm con spessore nominale 0,4 mm. È possibile l’aggiunta di rivestimenti. È possibile incrementarne la durevolezza per consentire l’utilizzo della ca a in sostituzione delle vere pelli. Può essere piegata, cucita, fustellata e tra ata per utilizzi in ambienti interni. Le applicazioni variano dalla cancelleria agli accessori alle opere d’a e.

È in fbra di banano la nuova pelle vegetale
È un’ alternativa vegetale alla pelle, ideale per il rivestimento di accessori o per la realizzazione di imballaggi preziosi. Si tra a di un foglio flessibile e resistente realizzato con fibre di sca o dalla potatura dei banani Musa, coltivati in Micronesia grazie a proge i che favoriscono l’occupazione locale. Il banano Musa fornisce fibre naturali considerate tra le più resistenti al mondo. Questi fogli spessi e resistenti alla lacerazione sono legati con gomme naturali e sono costituiti principalmente da cellulose, emicellulose e lignina.




Packaging di lusso in legno biodegradabile
È costituito da frammenti di legno e leganti naturali, è stampabile a iniezione, indicato per imballaggi e contenitori di cosmesi e gioielli. È composto da materie prime rinnovabili e sostenibili. Biodegradabile al 100%, contiene lo 0% di microplastiche. Il cippato di legno è ce ificato FSC (Forest Stewardship Council) e proviene da foreste nordeuropee. I leganti naturali sono compostabili (EN 13432) e conformi al REACH.


Leggerissimo, trasportabile: è un vetro! Un vetro leggero ideale per imballaggi sviluppati secondo criteri di eco-sostenibilità, destinati al mercato della cosmesi di lusso e dei profumi. Una speciale tecnica di formatura consente di ridurre il peso del vetro fino al 60%, mantenendone capienza, resistenza e distribuzione uniforme. È compatibile con tu e le tecniche decorative e disponibile in qualsiasi colore su misura. La leggerezza compo a un minor impa o del materiale sia in assoluto sia in relazione al traspo o. Il vetro inoltre è riciclabile indefinitamente.
Una nuova resina per sostituire la plastifcazione
È una resina per rivestimenti di ca e e imballaggi breve ata, che conferisce alla ca a proprietà estetiche premium e durevolezza analoghe a quelle dei processi di plastificazione, senza però comprome ere la riciclabilità. Presenta un ta o gommoso, che migliora le proprietà di presa (grip) delle supe ici, e di conseguenza l’ergonomia dei prodo i. Ha una trasparenza ma e, che enfatizza la visibilità di testi e grafiche, e non è sogge a a ingiallimento. È indicata per cope ine di volumi, imballaggi di prodo i- lusso, alcolici e alimenti freddi e surgelati, confezioni in ca oncino e ca one, brochure ed etiche e.


L ’alternativa alle buste in plastica
Si tra a di buste pia e termosaldate in pellicola compostabile ad alta trasparenza, sigillabili e stampabili, indicate per il confezionamento di alimenti e abbigliamento. Presentano un lato autoadesivo che ne agevola l’utilizzo per operazioni di imballaggio e archiviazione. La pellicola è costituita fino al 65% da contenuti a base biologica ed è compostabile al 100% sia in impianti di compostaggio industriali, sia in compostiere domestiche.

Soporset è un marchio di carta Premium prodotta da Te Navigator Company, società che opera nell’ambito della forestazione integrata producendo carta, cellulosa, tissue e non solo. L’azienda è leader nel settore dell’energia green, essendo il principale produttore Portoghese d’energia rinnovabile da Biomassa. Il business si basa su impianti di larga scala che utilizzano tecnologia avanzata e fissano gli standard di qualità per il settore.
Negli ultimi anni la Cartiera ha consolidato la sua posizione di leader europeo nella produzione di carta
naturale non patinata senza legno, sia da stampa che da scrittura.
Te Navigator Company produce carte naturali, riciclabili e biodegradabili partendo da foreste rinnovabili di alberi sempreverdi a gestione sostenibile, con una produzione di oltre 24 milioni di piante all’anno. Utilizza circa il 90% di materiali rinnovabili e il 70% di energia rinnovabile e si impegna ad arrivare a zero emissioni di carbonio entro il 2035
La collezione Soporset sarà a Packaging Premiere di Milano con l’intera gamma declinata in tutte le grammature, e sarà presente come “Consciently Premium Paper”, una carta
destinata a consumatori coscienti dell’importanza della sostenibilità.
Con una posizione basata su una coscienza ambientale, Soporset utilizza le materie prime più rafnate ed efcienti dalle fibre di Eucalyptus Globulus, che fornisce le migliori soluzioni naturali per il settore del lusso.
Con la sua superficie liscia naturale e l’alto grado di bianco - combinati ad una rigidità superiore e ad un’imbattibile performance - la carta Soporset invita al tocco, risultando una scelta di prodotto adeguata al packaging deluxe.


































Come proteggere il brand dai falsi d’autore
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Grazie a un’a enta proge azione, è possibile prevedere elementi di barriera su packaging e stampati, capaci di impedire la diffusione di prodo i contraffa i. La sfida è trovare il giusto compromesso tra soluzioni hardware (come etiche e o RFID), so ware (accessi a banche date ce ificate, blockchain, cri ografia) e produ ive (stampa e inchiostri). Ma non basta: bisogna conoscere le soluzioni disponibili e le modalità applicative.
Il commercio dei falsi non conosce crisi e, anzi, continua a fiorire. Come so olinea uno studio OCSE la Cina è il primo produ ore di merci contraffa e e l’Italia è il terzo paese più colpito dai falsi, che provocano la perdita di decine di migliaia di posti di lavoro e un mancato ge ito fiscale per svariati miliardi. Secondo il rappo o, nel 2016 il commercio mondiale di prodo i contraffa i e piratati aveva raggiunto un valore di 509 miliardi di dollari, senza contare le merci falsificate e piratate prodo e e consumate all’interno dei singoli paesi e quelle distribuite via Internet.

Ma cosa si falsifica? Di tu o: dai prodo i di lusso a quelli di largo consumo. I sequestri riguardano principalmente il se ore delle calzature (quasi il 25% del totale), seguito dall’abbigliamento (15%), dalla pelle eria e dalle apparecchiature ele roniche. Tra i prodo i di lusso i falsi più frequenti riguardano gli orologi, i profumi, la pelle eria di alta gamma e gli occhiali firmati. In buona pa e, quindi, se ori in cui il Made in Italy ha posizioni di leadership. Il 55% delle merci contraffa e o piratate sequestrate nel biennio 2014/16 era di provenienza cinese. Anche altre economie asiatiche come l’India, la Malesia, il Pakistan, la Tailandia, la Turchia e il Vietnam sono impo anti produ ori di merce falsa.
Molti paesi medio-orientali poi, come l’Arabia Saudita e lo Yemen, sono hub di smistamento verso l’Africa, mentre Albania, Egi o, Marocco e Ucraina sono impo anti centri di redistribuzione dei falsi verso l’UE.
Tra i fa ori che facilitano la produzione di merci contraffa e vi sono una scarsa governance dovuta al fa o che spesso è proprio chi produce che non si difende. Anche se con il tempo le cose stanno cambiando e la prevenzione della contraffazione sta diventando a sua volta un business in costante
crescita. E non potrebbe essere diversamente visto che secondo la Ricerca PM-MI “Brand Protection and Product Traceability”, si prevede che la contraffazione aumenti del 3% all’anno.
ANTICONTRAFFAZIONE: UNA NECESSITÀ SEMPRE
All’interno di questo quadro desolante, stampa e packaging possono svolgere un ruolo fondamentale, diventando elemento di barriera per la diffusione di prodo i contraffa i in tu i i mercati: dal lusso al farmaceutico, dai gioca oli all’alimentare, al beverage. E lo sviluppo di nuove tecnologie costituisce una delle direzioni verso la quale molti produ ori e molti integratori di tecnologia stanno lavorando a ivamente. I modi per comba ere la contraffazione ci sono, sono molti e in continua evoluzione, soprattu o in funzione dei cambiamenti del consumatore e della sua consapevolezza rispe o alla filiera del falso. Una cosa è ce a: devono essere chiari, economici, evidenti e alla po ata di tu i. Oltre che sicuri, ovviamente. In quest’o ica ologrammi 1 e RFID sono le tecnologie oggi in più rapida ascesa, con quest’ultimo che cresce quasi del 21% annuo. Lo sma phone sarà lo strumento con il quale controllare l’autenticità e quindi difendersi grazie
A causa della contraffazione l’Italia ha perso almeno 88mila posti di lavoro, pari al 2,1% degli occupati. Nel solo: nel 2016 il mancato ge ito fiscale dal se ore retail e all’ingrosso è costato 4,3 miliardi di euro. Di conseguenza, l’intensità della contraffazione e della pirateria rappresenta sempre più un rischio per la proprietà intelle uale in un’economia globalizzata. 1



a QR code o Ghost Code che si affiancheranno all’uso di inchiostri speciali capaci di nascondersi all’occhio umano e comparire solo so o specifiche sollecitazioni 2 . Come si vede si tra a di trovare il giusto compromesso tra soluzioni hardware (come etiche e o RFID), so ware (accessi a banche date ce ificate, blockchain, cri ografia) e produ ive, come stampa e inchiostri, per cercare di essere sempre un passo avanti nell’eterna rincorsa tra guardie e ladri. Ma ricordiamoci sempre che la protezione migliore è anche quella di noi consumatori che spesso possiamo tenerci al riparo dal falso, vigilando e non alimentandolo con i nostri acquisti. Perché il mare è fa o di gocce ed è… profondo.
LA STAMPA, PRIMA TECNOLOGIA ANTICONTRAFFAZIONE
La forma più semplice di protezione è la stampa, dire a o su etiche e. Semplice non vuol dire facile. Ci vuole competenza tecnica, ma anche proge uale. Banalmente bisogna considerare il tipo di utilizzo che verrà fa o dell’etiche a o del packaging, delle modalità distributive della merce, delle destinazioni d’uso, del packaging primario e secondario, dei suppo i e, di conseguenza, dei materiali e delle modalità applicative. Ologrammi, co-

dici mono e bi-dimensionali sono ormai molto diffusi anche in versioni più evolute che cambiano colore in base alla temperatura o alle fonti di luce cui sono so oposti: è il caso di watermark digitali, inchiostri che diventano fluorescenti se esposti a fonti UV o marker microscopici contenuti in inchiostri tradizionali o nei toner della stampa digitale 3 . Fanno pa e di questa famiglia anche gli inchiostri cangianti in base all’angolo di osservazione non solo per applicazioni offset, ma anche flexo, serigrafia o stampa digitale, gli inchiostri metacromatici serigrafici che cambiano colore a seconda della luce e i termocromatici che cambiano invece in base alla temperatura 4
TECNOLOGIE ‘INVISIBILI’, DAI PLUG-IN AGLI INCHIOSTRI ALLE
TEXTURE
Altri approcci prevedono che l’elemento di sicurezza sia invisibile, o nascosto, e rilevabile solo per mezzo di un detector, ad esempio il nostro sma hphone, in grado di captare RFID 5 o reagire a tecnologie NFC (Near Field Communications). Parliamo di sistemi di codifica che superano il conce o del codice a barre per entrare nella logica delle soluzioni watermark. Si tra a di introdurre grafismi inseriti nella grafica che la rendono difficil-
mente o addiri ura impossibile da riprodurre: è la scelta ad esempio di Agfa con la sua soluzione chiamata Arziro. Il trucco sta nel poter realizzare tu o questo in modo semplice, facile da fare ma difficile da riprodurre, e di conseguenza anche facile da riprogettare per poterlo cambiare frequentemente estinguendo qualsiasi proposito d’imitazione. Arziro altro non è che una ‘semplice’ suite di plug-in di Adobe Illustrator cui si inte accia uno strumento di autentica e uno di o imizzazione dei workflow di produzione per la stampa in alta risoluzione. 6
Ma si può andare oltre come ha fatto SunChemical che ha realizzato una gamma di inchiostri speciali che si basano sull’occultamente strategico dei marker di autenticità. Negli inchiostri SunGuard l’elemento di sicurezza è nascosto e rilevabile solo per mezzo di un detector dedicato: si tra a di inchiostri a fluorescenza UV che contengono pigmenti speciali sensibili ai raggi infrarossi. O ancora i Valimark, utilizzabili con tu e le tecniche di stampa, che contengono microsfere colorate visibili con una semplice lente. Infine, c’è il nero Reveal, un inchiostro invisibile IR che può essere stampato su un qualsiasi suppo o e appare nero alla luce visibile, ma scompare se osservato con una videocamera a infrarossi.


Esistono anche sistemi anticontraffazione basati sulla elaborazione dei file grafici. Tra le soluzioni esistenti molto interessante è Secure Print Technology dell’americana DSS specializzata in tecniche anticontraffazione, che prevede la creazione di piccole alterazioni nella retinatura di stampa invisibili se non ingranditi e non riproducibili con copie o scansioni che farebbero perdere la loro esa a forma originale. Una tecnologia simile è Barcode Barricade che sfru a il barcode tradizionale che viene reso non copiabile perché la duplicazione produce un codice disto o, mentre la le ura del codice originale è garantita pienamente. O ancora immagini e illustrazioni a variabili stampati casualmente sulla confezione che formano una texture che può essere riconosciuta e autenticata solo utilizzando uno scanner digitale e un so ware specifico. 7
L’IMPORTANZA DEL WORKFLOW PRODUTTIVO
L’aggiunta di soluzioni anticontraffazione richiede una catena produ iva consapevole e ben proge ata. Oltre a creare gli elementi di sicurezza in

uno stampato sarà necessario anche rendere non solo possibile, ma anche facile, la decodifica di tali elementi nel resto della catena produ iva, fino al consumatore. In quest’o ica lavorano tecniche come Phantom in cui le immagini utilizzate per la protezione del brand sono visibili a occhio nudo solo inclinando lo stampato. Scanner e fotocopiatrici non sono in grado di o enere questo risultato.
Sul fronte della stampa digitale, ad esempio, HP propone elementi di sicurezza anticontraffazione, generati da una serie di algoritmi a raverso un so ware dedicato (HP Sma Stream Designer) e stampati con l’ElectroInk su tu e le macchine da stampa digitale HP Indigo. Tali elementi includono microtesti 8 , micro codici a barre 2D, guilloche o microtrame 9 e font di sicurezza speciali. Questi grafismi, stampati su etiche e e packaging, sono difficili da riprodurre e si vedono a occhio nudo, ma chi guarda non a ribuisce loro una funzione anticontraffazione, bensì decorativa, mentre lo scopo è proprio la protezione. Derivando l’esperienza dalla stampa di biglie i per lo erie, gra a e vinci, stampa di asse-
Le soluzioni anticontraffazione richiedono una catena produ iva consapevole e ben proge ata. È necessario rendere facile la decodifica di tali elementi nel resto della catena produ iva, fino al consumatore.
gni, ce ificati, licenze, ticket, voucher, passapo i, Xeikon ha messo a punto un toner proprietario che unito a soluzioni grafiche ‘furbe’ rende i livelli di sicurezza unici ed estremamente difficili e costosi da contraffare. È il caso di microtesti con corpo fino a 1 punto che è molto difficile copiare, duplicare o riprodurre, o disegni a tra eggio molto speciali, altamente irregolari e complessi stampati come quinto colore che una stampante tradizionale può solo simulare. Esiste anche un altro toner estremamente sicuro e trasparente visibile solo so o luce UV o luce nera con lunghezza d’onda di 350-385 nm. Molto prome ente è anche la soluzione Stealth Code, distribuita in Italia da BeeGraphic e ado ata ad esempio da Pusterla 1880. Si tra a di una tecnologia basata di una codifica realmente invisibile. È una soluzione breve ata che consiste nell’inserimento del dato univoco all’interno di un’immagine. È imperce ibile all’occhio e può essere distribuito su tu a la supe icie. Il codice viene inserito tramite una tecnologia inclusiva che non può essere replicata o duplicata. Basta leggere lo stampato con uno sma phone o un



tablet utilizzando l’applicazione gratuita di Stealth Code che è personalizzabile a richiesta. Stealth Code perme e una comunicazione intera iva con il consumatore, tracciabilità e modifica in tempo reale. L’unico limite è la stampa sui fondi neri sui quali diventa visibile, mentre è fa ibile senza problemi su quadricromie e tinte Pantone e non richiede processi di stampa pa icolari o inchiostri speciali e non impa a nella veste grafica 10
OLTRE LA STAMPA: CLICHÉ
MICROINCISI E FOIL SPECIALI
Aggiungere un elemento di sicurezza a un imballaggio rappresenta solo una piccola pa e del programma di anticontraffazione. Come la me iamo se la grafica e l’aspe o dell’imballaggio hanno un ruolo determinate come accade per i brand del lusso? Se lo stampato è molto prezioso o solo non ha stampa, ma solo nobilitazioni, come la stampa a caldo, vengono in soccorso soluzioni come cliché microincisi ideali per usa vari come etiche e autoadesive per vini e superalcolici o packaging di alta gamma. La cara eristica del cliché microinciso è la sua supe icie
che, invece di essere liscia, presenta una texture fi issima per trasferire i de agli grafici sul film e, quindi, sul suppo o di stampa desiderato. I motivi di microincisione presentano trame e grafismi casuali e possono, inoltre, essere personalizzati con loghi, scri e o disegni con effe i di rifrazione o ica unici, che cambiano a seconda dell’angolo di osservazione. Fondamentali la realizzazione del cliché, ma anche il nastro usato. A tal proposito Kurz ha in catalogo prodo i nati proprio per l’anticontraffazione che vanno oltre il nastro olografico e arrivano fino soluzioni intera ive per identificare e tracciare i prodo i, oltre che per verificarne in maniera univoca autenticità e originalità.
La soluzione integrata si chiama Trustconcept® e si compone della pa e grafica da riprodurre su foil, chiamata Trustseal®, che consente di o enere effe i unici, difficilmente riproducibili con le comuni tecnologie olografiche presenti sul mercato, e la pa e più specificatamente so ware, de a Trustcode®, che si basa sulla scansione a raverso una app personalizzata di un codice univoco, o elementi alternativi
quali loghi e ologramma, e sulla sua verifica nel database di Kurz con successiva decodifica delle informazioni ad esso associate. Un interessante side effect di questa tecnologia è che, mentre si controlla, si possono anche innescare interessanti interazioni a ivando esperienze di realtà aumentata per interagire con i prodo i stessi al fine di reperire informazioni, chiedere servizi, a ivare promozioni, autenticare il prodo o, entrare in programmi di fidelizzazione, conta are l’azienda e molto altro 11
LE NUOVE FRONTIERE: L’INTERNET OF THINGS
E qui si entra nel futuro dell’anticontraffazione. In realtà, la soluzione potrebbe essere già qui anche se sembra dire amente uscita da Minority Repo in cui Spielberg immagina un mondo di ologrammi nel quale ogni supe icie magicamente si trasforma in uno schermo intera ivo con cui è possibile dialogare a distanza con semplici gesti della mano. Ed è l’IoT, o Internet of Things, in cui si affaccia un ecosistema di packaging connessi. Oggi ci sono già contenitori capaci di sviluppare calore al momento del consumo, etiche e che


reagiscono agli sbalzi di temperatura cambiando colore o che si a ivano solo sfiorandole con un dito 12
O ancora confezioni per farmaci stampate con inchiostri termocromatici, in grado di comunicare direttamente al paziente se il contenuto è stato riposto in modo corre o dopo l’utilizzo. Fa ore trainante sono le tecnologie di stampa, sopra u o l’inkjet, che offre soluzioni sempre più sofisticate per la personalizzazione così come i so ware per la serializzazione di sensori intelligenti, i nuovi sistemi di marcatura e codifica della raccolta dati, i sistemi per la tracciabilità e l’ispezione visiva, gli inchiostri termocromatici, i servizi in cloud, ovvero le pia aforme che con pochi click conne ono il packaging al web: tu o sembra orientato a rivoluzionare l’esperienza del cliente. Sono tante, e tu e in continua e costante evoluzione, tecnologie e so ware che consentono il dialogo e lo scambio tra il consumatore e la marca, lo sma phone e i prodo i. 13

Alcuni osservatori ritengono che sia proprio l’infinito asso imento di opzioni, dispositivi e soluzioni ad agire da fa ore frenante degli investimenti da pa e dei brand del lusso. Il rischio più alto è l’obsolescenza tecnologica che spaventa chi è chiamato a investire. Spesso l’imballaggio connesso è visto con diffidenza perché viene vissuto come soluzione indispensabile a contrastare i mali della contraffazione. Non si è ancora rovesciato del tu o il paradigma che vede la tecnologia come fonte di inclusività. È una visione un po’ miope: si pensi che il QR code ancor oggi sconta il “peccato” di non essere conforme alle esigenze estetiche del lusso perché “bru o, ingombrante, non occultabile”. Basta usare altri metodi, come visto sopra: i codici a barre invisibili e integrati nel logo sono già realtà. Lo sanno bene Ferrero e Unilever che li hanno già ado ati.
In questo scenario i brand del lusso sono un po’ rilu anti a spingersi verso
queste tecnologie, anche se sono i primi a essere colpiti dal problema. Il motivo è intuibile: il luxury packaging fonda la sua ragione d’essere non tanto sui contenuti tecnologici quanto sui materiali speciali, il design e l’a igianalità e la tecnologia spesso non tiene conto del “bello”. Anche se qualche pioniere non manca sopra u o nell’ambito degli spirit e degli champagne, segmenti che registrano alti tassi di espo azione nei mercati asiatici dove il problema della contraffazione è enorme e la consapevolezza del prodo o molto bassa. E così il tema dell’anticontraffazione si fonda con l’esigenza di spingersi oltre con il packaging: bello, funzionale, prote ivo, d’impa o e upto-date. Questo l’imballaggio del futuro, meglio se all’intelligenza finalizzata alla comunicazione, alla profilazione, al keep in touch con il consumatore, si veicola e si garantisce anche l’autenticità del prodo o. Si tra a solo di usare la fantasia e sfru are la tecnologia.

rrivano a Packaging Première due nuovi prodotti di Merck, già presentati in anteprima all’ECS di Norimberga. Si tratta di due pigmenti a base di ossido di alluminio che si aggiungono a una vasta gamma di pigmenti dedicati al mondo del coating e della stampa. Ecco le ultime soluzioni perfette per il mondo del lusso.
VICTORIA RED E AMUR BLACK: INTENSITÀ, PROFONDITÀ, SATURAZIONE
Il Meoxal® F120-51 CWT Victoria Red si avvale di una tinta molto intensa e di un potere coprente elevato. La purezza del tono permette di dare saturazione del colore e profondità alla superficie stampata con questo pigmento. Le richieste di toni rossi da parte del mercato spingono la ricerca verso performance sempre più elevate, e con questo prodotto Merck riesce a soddisfarle pienamente.
Il secondo pigmento è lo Xirallic® NXT M260-70 SW Amur Black, di tono nero con nuance a base bluastra.
In questo caso la caratteristica è un nero con profondità di tono spiccata e un efetto microcristallino molto evidente.
I PRODOTTI FUNZIONALI DI
MERCK: TIVIDA E DURAZANE
Per aumentare la qualità delle vernici, Merck propone anche una vasta gamma di prodotti funzionali, ossia gli additivi della serie Tivida per sistemi acquosi. Si tratta di fluoro surfattanti che racchiudono in un unico prodotto tre performance importanti: il livellamento istantaneo delle vernici, l’azione antischiuma contemporanea e la possibilità di rendere sovrastampabile la superficie trattata con questo prodotto. Tre caratteristiche che nessun altro prodotto sul mercato riesce a concentrare contemporaneamente in sé.

Tra i prodotti funzionali Merck propone anche i Durazane, adatti per i sistemi a solvente. Questi additivi/ semilavorati hanno proprietà protettive elevatissime: di resistenza allo scratch, sono antigrafti e proteggono perennemente dall’ossidazione. Hanno inoltre una resistenza al calore fino a 1500/1800°C. La molteplicità e la versatilità di applicazione (spray, a pennello, attraverso un panno in microfibra) li rendono facilmente applicabili. Le superfici trattate con questi prodotti risultano estremamente lisce e non attaccabili da qualsiasi agente che possa sporcare o aggredire chimicamente la superficie trattata.
MICA SINTETICA
Merck sta sviluppando anche i pigmenti a base di mica sintetica, che verranno presentati a breve con nuove tonalità. Questi sono puri e brillanti e hanno un costo contenuto rispet-
to agli analoghi prodotti con le stesse caratteristiche.
TRIDIMENSIONALI
VE3D.2 E R.G.B
La nuova tecnologia di stampa VE3D.2 permette, nell’ultima versione, di ottenere efetti tridimensionali attraverso una combinazione di stampa ofset da calamaio e di vernice da gruppo verniciatore, conferendo efetti cromatici a tre dimensioni molto accattivanti e innovativi. La stampa R.G.B., già promossa da tempo, sta raggiungendo qualità sempre più elevate in grado di soddisfare i mercati più esigenti. Merck è a disposizione per ogni tipo di supporto tecnico, per suggerire le modalità di utilizzo di questi sistemi di stampa in combinazione con suoi pigmenti performanti: un valido aiuto di cui il mondo della grafica per la stampa di lusso può avvalersi.

Quella di Giulia Revolo, fashion stylist, è una professione che esige uno sguardo sempre aggiornato sul mondo e sulla comunicazione. Perché chi veste, letteralmente, gli attori e i modelli allo scopo di dare il giusto tono alla campagna non può non essere sempre al passo, o in aperta rottura, con le ultime tendenze. “Soprattutto quelle del mondo street e pop” ci spiega Giulia. E precisa: “Pop inteso nel senso di popolare”.
di MICHELA PIBIRI
Nata Milano nel 1989 da madre italiana e padre peruviano, Giulia Revolo ha la multiculturalità nel DNA. Dopo il liceo artistico si è trasferita a Sydney per quattro anni, dove ha lavorato come assistente costumista all’Opera House, si è laureata in Design per il teatro e il cinema al TAFE College e ha lavorato nello studio della set & costume designer Emma Kingsbury. Il richiamo della moda, passione scoperta strada facendo, l’ha riportata a Milano, dove ha frequentato il master in fashion design di Domus Academy e ha lavorato per il gruppo Inditex. Oggi è una fashion stylist attiva su tre fronti: editoriali per magazine come Vogue (Ucraina, Portugal, Czech, Vogue.it). L'Ofciel (Singapore, Ucraina), Interview Magazine, Metal, PUSS PUSS, C41 e Rollingstone Italia; videoclip musicali (Cosmo, Gazzelle, Fedez, Dente, Baustelle); lookbook e commercial per clienti comeYoox, Diesel, Campari, Coca-Cola, Virgin, HSBC, Discovery Channel, portando nella pubblicità commerciale un personalissimo gusto eclettico.


Eclettismo stilistico, sincretismo culturale. Sono le due definizioni che vengono in mente quando si incontra il mondo di Giulia Revolo, giovane stylist e creative director che ofre uno sguardo aggiornatissimo sulla comunicazione dei brand, sempre più fluido, ricco di contaminazioni tra discipline e strumenti espressivi, dove il confine tra fotografia e video sfuma anche in virtù dell’instagrammabilità. Una dimensione, la sua, in cui si mescolano teatro e moda, cinema e pubblicità, lusso e mass market e, per nascita e formazione, culture diverse: l’America Latina, l’Oriente, l’Australia e un’italianità fatta di sintesi, equilibrio ed eleganza. Un immaginario da viaggiatrice cui attinge per esprimere la sua personale e riconoscibile cifra stilistica.
Dopo un percorso che ti ha portato dai costumi teatrali al fashion styling, lavori non solo nella moda in senso stretto, ma anche nel music video e in pubblicità. Cosa ti chiede questo mercato?
È vero, il mio è stato un percorso un po’ atipico: volevo fare la costumista teatrale e mi sono laureata in Costume & set design per il cinema e il teatro, poi ho studiato fashion design e infine, grazie alle prime collaborazioni per shooting fotografici e videoclip musicali – il primo è stato “Turbo” di Cosmo, girato da Jacopo Farina – ho individuato la mia strada e fatto di questa formazione insolita, della mia visione artistica e del mio approccio istintivo il punto di forza che i miei clienti apprezzano. Oggi, oltre agli editorial per riviste internazionali, lavoro con le principali case di produzione di Milano per la parte video, soprattutto musicali, e per i commercial. Per le case di produzione è importantissimo avere una visione diversa da quella che potrebbe dare uno stylist commerciale: sempre più la pubblicità cerca una contaminazione tra linguaggi diversi, e il mass market – pur con restrizioni molto precise – cerca riferimenti fortissimi nel mondo della moda. Si tratta di un cambio d’immagine importante: anche un cliente come McDonald’s per gli attori chiede diverse opzioni di look, colori particolari, abbinamenti sempre in linea con le ultime tendenze. E lo stesso vale per il music video: Cosmo, per esempio, era vestito Vivienne Westwood.
Qual è il processo creativo dello styling?
Il primo passo è la ricerca di immagini. Il cliente presenta il progetto e io sviluppo uno studio visivo, spesso filologico se la campagna o l’editoriale hanno un’ambientazione storica precisa. Poi realizzo il moodboard. Quello commerciale deve essere molto chiaro e preciso, perché gli interlocutori sono responsabili marketing che necessitano di elementi definiti fin dall’inizio. Il moodboard per gli editoriali di moda permette maggiore libertà espressiva: lo suddivido in diverse tavole, partendo da una prima parte “sensoriale” , per poi definire set design, make up, hair. Un moodboard ben strutturato è parte fondamentale del lavoro: ci sono infatti ottime possibilità che il cliente lo accetti subito. A moodboard approvato si procede con la ricerca dei capi: possono essere comprati o


noleggiati, oppure attingo al mio archivio personale – nel mio studio ho una stanza che contiene solo abiti e accessori acquisiti nel tempo – oppure, ancora, stringo accordi con gli showroom. La fase successiva è quella del fitting. Nell’editoriale di moda è molto rapida, visto che i protagonisti sono modelli con misure standard; nei commercial di solito sono richiesti degli aggiustamenti. Poi rimango sul set per tutta la durata del servizio, insieme alle mie assistenti che si occupano di stirare i capi, sistemarli sugli stand, vestire gli attori e i modelli, e, dopo lo shooting, si occupano della gestione dei resi. Quando lavoro per la realizzazione di lookbook creo gli abbinamenti tra i capi e gli accessori e spesso collaboro con gli stylist interni alle aziende che danno le linee guida. Quando invece lavoro sugli editoriali, la parte più impegnativa del lavoro è la ricerca e il contatto con i brand con le lettere di commissione delle riviste per la concessione dei capi. Nel mio lavoro sulla carta stampata internazionale porto la mia collaborazione con brand come Prada, Moschino, Ferragamo, La Perla, Gucci, Chloé, Vivienne Westwood o con designer più di nicchia, che amo molto, come Dilara Findikoglu o Ritual Project.
Quali sono gli equilibri sul set tra stylist e fotografo o regista?
Sono necessarie, sempre, una buona intesa e collaborazione. Generalmente l’idea creativa si sviluppa insieme, o comunque allo stylist viene chiesto di interpretare il trattamento del regista o il moodboard del fotografo: maggiore è la fiducia reciproca maggiore sarà la possibilità, per lo stylist, di interpretare liberamente il progetto. E in molti casi si instaurano rapporti preziosi che vanno avanti nel tempo.
Quali sono le tendenze più attuali in fatto di scelta e abbinamento dei capi e degli accessori? Le scelte degli stylist possono infuenzare i brand?
Se prima le tendenze venivano lanciate dalle icone della moda e dalle passerelle, ora si fa sempre più riferimento al mondo “street” e “pop”, proprio nel senso di “popolare”. È un cambiamento enorme: si guardano le sottoculture in-

Se
prima le tendenze venivano lanciate dalle icone della moda e dalle passerelle, ora si fa sempre più riferimento al mondo “street” e “pop”, proprio nel senso di “popolare”.



terne a ogni società, c’è molta mescolanza e accessori o capi che prima potevano essere considerati “trash” ora diventano la chiave di nuove tendenze. Mi viene in mente Balenciaga con la famosissima stylist di origine russa Lotta Volkova, che, ispirandosi ai look delle fasce più povere della popolazione del periodo post-sovietico, ha lanciato un trend che ha dettato legge in tutto il mondo moda. Vedo l’intenzione esplicita di avvicinare la moda alla gente comune. Come stylist mi ci ritrovo pienamente: mi diverto molto a mescolare capi che possono avere diversi significati estetici, come vestire una modella abbinando pantaloni con un taglio street, un top in stile etnico anni ‘70 e magari un velo in testa con un cappello sopra. Personalmente quando scelgo i capi non bado solo al brand ma cerco sempre di selezionare pezzi che mi permetteranno, in equilibrio tra loro, di ottenere un look forte e comunicativo nell’insieme.
In che modo l’identità multiculturale e le esperienze internazionali infuenzano la tua estetica?
Il Sudamerica, e in particolare il Perù di mio padre, è un luogo molto mistico con un forte sincretismo religioso, in cui l’incontro tra cattolicesimo spagnolo e
Uno stylist è prestigioso nel momento in cui ha il via libera dai brand per utilizzare i loro abiti, quindi le sue relazioni personali sono il suo patrimonio.
cultura indigena crea risultati visivi molto forti. Porto dentro un’estetica legata alle feste popolari, alla ritualità tribale con i suoi colori e la sua musica. Poi c’è l’Oriente: mio padre vive a Hong Kong da quando ero bambina e conosco benissimo quel mondo, ho sviluppato da subito una fascinazione per i suoi tessuti, i colori, l’oggettistica, e la sua capacità di vivere in equilibrio tra l’identità occidentale e quella profondamente cinese. Da Sydney, che accoglie moltissime culture, ho portato con me il gusto per la contaminazione, e dall’Australia un legame molto profondo con la natura. Ho imparato, lì, a non aver paura di essere diversa. La mia parte italiana, forse, è quella che sta emergendo adesso in una ricerca estetica che, rispetto alla mescolanza del passato, tende più all’essenzialità e alla sintesi: un’eleganza che è un tratto tipicamente italiano.
Quali sono le competenze indispensabili per fare il tuo lavoro? Ci vuole moltissima determinazione: uno stylist è prestigioso nel momento in cui ha il via libera dai brand per utilizzare i loro abiti, quindi le sue relazioni personali sono il suo patrimonio. Ci sono brand che desiderano avere il controllo assoluto sui canali e sul modo in cui i loro abiti vengono utilizzati. Avere l’ok dai “blindatissimi” è un risultato che si ottiene col tempo, si basa tutto sulla relazione e sulla fiducia. E poi bisogna informarsi e aggiornarsi costantemente, avere un’attitudine spiccata verso la ricerca – anche quella filologica, e questo deriva dalla mia formazione come costumista teatrale – avere flessibilità mentale, praticità e capacità di adattamento, oltre, naturalmente, a gusto e creatività.
Tu lavori sia con la fotografa che con il video. Quanto è importante l’integrazione tra i due mezzi nella comunicazione dei brand?
Credo che non esistano più brand che sviluppano solo materiale fotografico: il video va in parallelo in ogni campagna ed è fondamentale in termini di efcacia e viralità. Anche se la fotografia è un linguaggio ormai comune,

va osservata attraverso codici che non sono immediati per tutti. Il video racconta le storie dei brand in modo più comprensibile ed emozionale. E così il lusso, che non ha mai usato il linguaggio della televisione, ha abbracciato il video riferendosi ad altri modelli: il cinema e la videoarte, dando il via un genere a sé, quello del fashion film. L’apripista è stata Prada, quando ha cominciato la sua collaborazione con Wes Anderson producendo i primi cortometraggi. Da allora si è stretto un sodalizio fortissimo tra lusso e autorialità: se prima la moda entrava nel cinema per raforzare l’identità dei personaggi, adesso è il cinema che entra nella moda per raforzare l’identità del brand.
Se dico “instagrammabilità”, cosa rispondi?
L’instagrammabilità è un criterio che permea il processo creativo di ciò che si fotografa o si filma. Ogni brief ha i suoi canali privilegiati, ma se prima la moda viveva principalmente su carta, oggi la battaglia tra brand si gioca sul terreno dell’accessibilità: non tutti comprano Vogue, ma tutti guardano Instagram. La sua forza rispetto ad altri social è che unisce la sintesi comunicativa della pura immagine alla facilità nel contatto con le persone che ci interessano. Per me è indispensabile come fonte di ispirazione, come veicolo di comunicazione del mio immaginario visivo e come mezzo per creare relazioni.
Nel tuo lavoro percepisci qualche forma di gender gap oppure credi che la tua generazione stia incontrando un mondo del lavoro più equo?
Non sono intimidita dagli uomini del settore, ma c’è ancora una predominanza maschile nei ruoli chiave, quelli creativi e decisionali, con la tendenza a riconoscere l’autorità maschile innanzitutto. E, senza voler generalizzare, le donne si trovano spesso costrette a dover dimostrare di lavorare a un certo livello perché hanno le competenze per farlo e sanno quello che fanno. Ma le cose stanno cambiando: nella mia generazione c’è molto più
La forza di Instagram è che unisce la sintesi comunicativa della pura immagine alla facilità nel contatto con le persone che ci interessano.
equilibrio e forse anche più rispetto. Le premesse sono buone, si va verso un’evoluzione, ma sarebbe bello se le figure di riferimento che ci sono ancora oggi fossero tutte disposte a mettersi a disposizione, in maniera costruttiva, dei giovani che stanno imparando e che prenderanno il loro posto.
Come vedi il futuro della tua professione?
Credo che si prospetti un futuro ricco di opportunità di crescita. Quello dello stylist è un lavoro nuovo che permette di costruirsi una carriera “cucita su se stessi” con le proprie regole. Si possono raggiungere altissimi livelli, soprattutto quando ci si avvicina alla direzione creativa dove non si tratta solo di vestire, ma di creare dei personaggi e delle storie. È una professione che si evolve al passo con i cambiamenti della società e delle persone, ed è per questo motivo che è un lavoro “fresco”, che sì, cavalca l’onda delle tendenze ma a volte va proprio in direzione opposta, dettando nuove regole.

ato in Svizzera e cresciuto tra USA e Canada, figlio di un tipografo, Oliver Klink ha dedicato la sua vita alla fotografia dopo una laurea in fisica. Ha pubblicato i suoi lavori, rigorosamente in bianco e nero, su National Geographic, Days of Japan, Daily Mail, Black & White Magazine, My Modern Met. Nel 2018 è stato incoronato “Black and White photographer of the year” dalla rivista Dodho, ultimo in ordine di tempo di una serie di riconoscimenti internazionali. È del 2019 il libro “Cultures in Transition”, una prestigiosa edizione limitata curata in ogni dettaglio dalla tipografia LONGO di Bolzano.
IL MONDO IN TRASFORMAZIONE, STRAORDINARI DOCUMENTI IN BIANCO E NERO
Un afascinante gioco di luci e ombre, chiari e scuri, contrasti di bianco e nero: le immagini di Oliver Klink ammaliano l’osservatore. Questo pluripremiato fotografo viaggia intorno al mondo con la sua macchina fotografica, sempre alla ricerca dei continui mutamenti che ci

circondano — in Bhutan, Cina, India o Myanmar — ovunque possa imbattersi in cambiamenti e stravolgimenti. Nel suo volume “Cultures in Transition” invita l’osservatore a viaggiare in Paesi lontani per farsi un’idea di culture sconosciute, almeno fino a quando ne esisteranno. Sin da bambino, Klink sognava di diventare un esploratore e di condurre una vita avventurosa, voleva vedere “come vivevano le persone dall’altra parte del mondo”: i suoi scatti sono la manifestazione di questi sogni, è lì che confluiscono il nostro passato, presente e futuro. Sebbene alcune riprese siano state efettuate in luoghi esotici, il tema non è mai l’esotismo, quanto piuttosto la sopravvivenza e la speranza per lo spirito, il cuore e l’anima di tutti noi: spirit, heart and soul.
RITRATTI DI PERSONE, CATTURATI ATTRAVERSO L’OBIETTIVO
L’impressione è che la vita non sia cambiata da secoli, ma solo a un colpo d’occhio superficiale. L’influsso della globalizzazione è percepibile ovunque, tutto cambia rapidamente e drammaticamente. Oliver Klink

orienta la sua macchina fotografica verso la fragilità della cultura umana: in pochi anni, infatti, le sue immagini potrebbero trasformarsi in documenti temporali del passato. Ma a lui non basta ritrarre solo i tipici segni della modernizzazione, come apparecchi elettronici, mezzi di trasporto o abbigliamento occidentale. Nel corso dei suoi viaggi, riesce a creare un profondo legame e una familiarità con le persone che fotografa, ottenendo accesso a luoghi lontani dal turismo di massa. Le sue immagini catturano la vita delle persone, la loro famiglia, il loro lavoro e la loro religione, insieme ai numerosi mutamenti che lasciano un’impronta indelebile.
UNA SPECIALE TECNICA DI STAMPA PER UN VOLUME
ALTRETTANTO SPECIALE
Quest’edizione limitata con 60 immagini in bianco e nero, scattate in un periodo di 15 anni, è il prodotto della stampa Triton Ofset della tipografia LONGO di Bolzano. Gli estremi contrasti e la varietà di ombreggiature che caratterizzano la fotografia in bianco e nero richiedono
tecniche molto complesse. Il sistema Triton Ofset è specializzato in un elevato numero di tonalità e nelle più rafnate sfumature di grigio. Grazie all’impiego di speciali pigmentazioni cromatiche, le stampe in bianco e nero raggiungono la massima perfezione. I suggestivi ritratti di Oliver Klink non perdono d’intensità e fascino, tanto che “Cultures in Transition” è destinato a diventare uno straordinario documento temporale, personale, toccante e spettacolare nella sua sobria eleganza.












Ecco i proge i che si sono aggiudicati il primo premio nelle categorie Corporate identity, Packaging, Labels e Publishing, più il vincitore dell’OverallOnline, il più votato su web.
PUBLISHING (Zus)
Designer: JérômeSaint-Loube Bié, Francia
End user: X A ists' Books, USA
Printer: MédiaGraphic, Francia
Robox
Designer: Studio Sutherland, Regno Unito
Printer/End user: Boss Print, Regno Unito
CORPORATE IDENTITY
InvitationAcne Studios FW17
Designer: M/M Paris, Francia
End user: Acne Studios, Svezia
Printer: Grafiche dell’A iere, Italia
LABELS
Valori / Chiamami quando piove
Designer: Spazio Di Paolo, Italia
End user: Valori Srl
Printer: Industria Grafica
EurostampaSpa e ModulsìSrl, Italia
OVERALLONLINE WINNER
Plant Therapy: An illustrated guide to taking care of indoor plants
Designer/End user: KladiVergine
Printer: Ma hew Taylor













Tutti i premiati, le foto e i video su www.oscardellastampa.it
OSCAR DELLA STAMPA
BEST NOBILITAZIONI E SUPPORTI SPECIALI sponsored by

LAZZATI INDUSTRIA GRAFICA www.lazzati.biz

Best nobilitazioni OdS 2015
Gli Oscar della Stampa premiano ogni anno il meglio dell’industria grafica italiana e danno accesso al Club delle Eccellenze: aziende che rappresentano il meglio non solo da un punto di vista qualitativo di prodotto ma anche organizzativo, etico, di propensione alla formazione e valorizzazione delle proprie risorse. Sono aperte le candidature per l’edizione 2019. Tutte le informazioni su
INDUSTRIALBOX
www.industrialbox.bo.it

Best nobilitazioni OdS 2017

MARCHESI GRAFICHE
EDITORIALI www.marchesigrafiche.it

Best nobilitazioni OdS 2018


Regalare esperienze sensoriali attraverso lavorazioni ricercate e supporti densi di significato: l’industria grafica italiana è maestra nell’arte della nobilitazione, tanto amata dal lusso per la sua capacità di stupire, emozionare, imprimersi nella memoria e aggiungere valore alla comunicazione di marca. Abbiamo parlato con tre aziende che rappresentano l’eccellenza nelle produzioni editoriali di pregio e nel luxury packaging, aggiudicandosi l’Oscar Best nobilitazioni e supporti speciali nelle più recenti edizioni degli Oscar della Stampa.
Il valore aggiunto della nobilitazione sullo stampato ha un impatto sempre più importante nella comunicazione dei brand. Come rispondete oggi alle richieste del mondo del lusso?
Stefano Marchesi, General Manager e Owner Marchesi Grafiche Editoriali: Crediamo molto nel valore che ancora oggi la carta stampata ha nella comunicazione dei brand. Le aziende del lusso si rivolgono a un pubblico sempre più sofisticato anche nelle modalità di ricezione dei messaggi. Nella moltitudine di strumenti digitali, la stampa nobilitata rappresenta uno strumento esclusivo per trasferire emozioni in maniera coinvolgente. Questo è lo scopo della nostra attività e lo perseguiamo esplorando costantemente nuove tecniche e materiali. L’aggiornamento e l’osservazione dei trend ci consentono di supportare il cliente nella fase di progettazione che precede la stampa. Ci dedichiamo ad ascoltare le idee del cliente e a declinarle in oggetti unici che, attraverso le più idonee scelte tecniche, ne valorizzino la creatività, riflettendo l’identità del brand.

Francesca Gernetti, Print & Packaging Specialist di Lazzati Industria Grafica: È vero, le nobilitazioni sono ciò che valorizza e rende unico lo stampato, quindi il suo messaggio. E i brand, ormai in ogni settore e posizionamento, ricercano l’espressione distintiva della loro identità non solo attraverso l’originalità della grafica o del copy, ma nella novità della forma cartotecnica o della rilegatura, nell’emozione della carta, scelta per le vibrazioni del suo colore o della texture, e nello stupore degli e f etti speciali di stampa, che non siano puro virtuosismo tecnico ma espressione di significato. “Nobilitazione” è quindi non necessariamente un “dettaglio prezioso” (spesso gli e f etti sono "minimalisti"), bensì un arricchimento di valore nella comunicazione. Noi di Lazzati siamo sensibili e propositivi verso qualsiasi ispira-
zione, dal luxury al green, e siamo altrettanto versatili nell’applicazione di tutte le tecniche nobilitative, con alcune esclusività come le cartelle colore tattili e la personalizzazione della carta con texture go f rate.
Carlo Gregori, Presidente di Industrialbox: Alla domanda su come rispondiamo alle richieste dei più importanti brand del lusso potrei rispondere: “con passione, creatività, innovazione, ricerca della perfezione”. Ma dietro a tutto questo c’è un importante e costante impegno nella ricerca di nuovi materiali, forme e nobilitazioni, perché il nostro obiettivo è realizzare prodotti unici e immediatamente riconoscibili dal consumatore. Tutto questo è possibile grazie a tecnologie sempre aggiornate e innovative, che ci permettono di creare soluzioni ori-



ginali ed esclusive, che coniugano estetica e funzionalità. Oltre agli aspetti estetici viene dedicata una particolare cura a tutti gli aspetti tecnici costruttivi, per garantire la perfetta conservazione del prodotto durante la sua vita. Essere veri partner del nostro cliente, e non solo fornitori, è il nostro obiettivo più importante.
Quali sono le lavorazioni, i materiali e gli efetti più ricercati oggi dai vostri clienti?
Stefano Marchesi, Marchesi Grafiche Editoriali: La selezione della carta è sicuramente una prima scelta che detta le tendenze di un periodo. Alle carte patinate e lucide osserviamo che oggi vengono preferite carte naturali, che preservano la bellezza originaria del materiale senza trat-
tamenti successivi. Il pregio della carta, materica o patinata, viene poi spesso arricchito da lavorazioni che generano contrasti visivi e tattili. Elementi morbidi e ruvidi, lucidi e opachi, in rilievo o incisi, suscitano emozioni e imprimono le immagini nella memoria. La copertina e i bordi sono le parti del prodotto che vengono spesso maggiormente valorizzate, attraverso labbrature, tagli laser o cartigli. Anche l’utilizzo di materiali diversi e combinati tra loro è ricercato, insieme a rilegature innovative che esprimono insieme modernità e lusso.
Francesca Gernetti, Lazzati Industria Grafica: I nostri interlocutori sono sia i brand, sia le agenzie e spaziano tra tutti i settori. Sono perciò assai diverse le identità da esprimere attraverso le scelte di materiali e lavorazioni: minimal, luxury, gre-
en… Sono molto vari anche i tipi di prodotto da creare (inviti, brochure, astucci…) e diverse le finalità di comunicazione. Quindi le richieste sono le più svariate, a volte ben precise, a volte da indirizzare; anzi, i nostri clienti ci riconoscono come partner a cui si può domandare anche l’irrealizzabile, sapendo di ricevere sempre una risposta concreta. Le tendenze che più riscontriamo sono la ricerca dell’emozione, attraverso la sensorialità tattile e visiva di supporti e lavorazioni, e il desiderio di naturalità e sostenibilità: non potremmo essere più lieti, essendo da molto tempo una green company e avendo sempre al nostro centro l’emozione dell’essere umano.
Carlo Gregori, Industrialbox: La qualità tecnica e funzionale del packaging, il rispetto dei costi, l’impatto ambientale che i prodotti
hanno durante la loro vita sono gli aspetti a cui i nostri clienti prestano più attenzione. Pertanto, quando si parla di materiali, poniamo grande attenzione alla filiera da cui provengono, sempre più sostenibile e a impatto ridotto, e scegliamo materiali Fsc o provenienti da foreste sostenibili. Anche le lavorazioni e nobilitazioni richieste devono essere sempre di più eseguite con attrezzature che riescono a dare efetti speciali e unici in un unico passaggio di lavorazione. La nostra azienda è stata la prima in Italia a credere nella lavorazione della laminazione a freddo (cold foil) con verniciature ed effetti speciali in linea. Questo ci ha permesso di ofrire ai nostri clienti soluzioni intelligenti, esteticamente uniche e attente ai costi, senza per questo escludere le tecniche più tradizionali come stampa a caldo, serigrafia e floccatura.
Anche quest’anno Kolbus GmbH sarà a Packaging Premiere con soluzioni di packaging per il lusso realizzabili con le sue macchine specializzate, che consentono una produzione automatica in linea, di elevata redditività sia nelle grandi che nelle piccole tirature. Risultato dell’impegno che l’azienda dedica da sempre alle innovazioni, frutto di un incessante lavoro di sperimentazione e di un costante feedback con la propria clientela, le linee Kolbus sono componibili secondo le diverse necessità della clientela, in grado di dare
forma anche ai progetti più sofisticati. Kolbus fornisce agli utilizzatori finali anche un servizio di consulenza per la progettazione e lo sviluppo di idee per la produzione in serie di confezioni d’alta gamma. L’oferta destinata al luxury packaging - denominata BoxLine - include copertinatrici, solcatrici, macchine per l’inserimento dei magneti, punzonatrici per angoli, oltre alle linee preposte al materiale assemblaggio delle scatole. Con la recente acquisizione della Società BCS – British Converting Solutions Ltd, leader nella produzione di macchine per

il confezionamento, la stampa e l’incollatura di scatole in cartone ondulato, l’azienda ha completato la sua oferta nel mercato del packaging.
EVENTI
AL MUSEO DEL NOVECENTO DI MILANO, DAL 5 LUGLIO AL 5 OTTOBRE 2019. Il catalogo della mostra, edito da Silvana, ripo a un’interessante intervista a Marina Abramović del 2012, riguardo al lavoro di Remo Bianco, conosciuto nel 1977
Oltre 70 opere di Remo Bianco ripercorrono il ricco e sorprendente percorso di un impo ante a ista che fu vicino ai movimenti della Milano del dopoguerra, un personaggio ecle ico e capace di modellare la realtà con la sua fantasia giocosa ma malinconica, moderna ma, al tempo stesso, con un rimando antico e primitivo.
Nella Milano del boom economico, Remo Bianco conobbe Filippo de Pisis e, tra la fine degli anni Quaranta e l’inizio dei
Cinquanta, si collocano le sue prime Impronte, calchi in gesso, ca one pressato o gomma ricavate dai segni lasciati, ad esempio, da un’automobile sull’asfalto, o da tracce di ogge i comuni, gioca oli, a rezzi. Risalgono all’inizio degli anni
Cinquanta i Sacche ini - Testimonianze realizzati assemblando ogge i di poco valore in sacche i di plastica fissati su legno. Dello stesso periodo sono anche le prime opere tridimensionali – i 3D - in materiale plastico trasparente o in ve-

tro, ma anche in legno, lamiera, plexiglas colorato. La serie dei Collages viene sviluppata invece nella seconda metà degli anni Cinquanta. L’esposizione, realizzata con la collaborazione della Fondazione Remo Bianco, ripercorre il ricco e sorprendente percorso di Remo Bianco dalle origini del suo lavoro fino agli anni
O anta, esplorando il tema della memoria, anche a raverso una documentazione d’archivio che comprende cataloghi, manifesti, a icoli e foto d’epoca.

Per i miei progetti creativi scelgo la dinamicità delle realizzazioni di stampa e cartotecnica del team Lazzati.”
Andrea Designer e Creativo

Stampa, nobilitazioni e packaging: dalla progettazione al prodotto finito, Lazzati dà forma alla tua creatività attraverso strumenti che si adattano perfettamente alla tua idea di originalità, qualità e bellezza.
Crea con noi il tuo mix di strumenti perfetti: Brochures, Cataloghi, Corporate, Astucci, Scatole, Espositori, Cartelli Vetrina, Cartellini... Tutti i tuoi materiali possono essere certificati FSC perché Lazzati da sempre ama l’ambiente e il green. www.lazzati.biz

Non sono pochi i brand che stanno riscoprendo questa antica tradizione italiana. Ne parliamo con Carlo DeStefani, che ha appena terminato il decoro (con una foglia d'oro 23 carati!) delle vetrine di Candiani Denim.
di STEFANO TORREGROSSA
Carlo Destefani inizia molto giovane lavorando come imbianchino e diplomandosi come web designer: trascorre così i suoi primi dodici anni di carriera diviso tra un’agenzia di comunicazione a Brescia e i softti, i muri e le facciate degli edifici. Se da una parte coltiva la passione per il design, la tipografia, la comunicazione e il digitale, dall’altra mantiene viva una tradizione artigianale antica, che lo porta a scoprire materiali, colori, manualità.
COME HAI CAPITO CHE IL SIGN PAINTING SAREBBE DIVENTATO IL TUO MESTIERE?
È successo quasi per caso. Ho frequentato un corso di hand lettering con il newyorchese Jon Contino, tra i più grandi del settore: con lui ho riscoperto l’amore per la manualità, la scrittura, il pennello. I successivi workshop di sign painting con Mike Meyer a Zurigo e con Jakob Engberg a Copenhagen mi hanno aperto definitivamente gli occhi. Ho passato i seguenti quattro mesi chiuso in garage ad approfondire tecniche, strumenti, possibilità. La vita in agenzia mi stava stretta: mi sono licenziato e mi sono dedicato a tempo pieno alla pittura di insegne con il progetto TeStephani.
CHE TECNICHE USI?
Per progettare mescolo la tradizione — matita, carta, pennello — e il digitale: disegno anche in vettoriale, soprattutto per layout di grandi dimensioni o quando è necessario partire da un brand già esistente. La realizzazione, invece, avviene esclusivamente a mano con pennello, matita, riga, bolla, compasso. Dipingo con smalti sintetici a base oleosa, molto più densi e resistenti anche su supporti difcili come il vetro. Ma è possibile usare anche vera foglia d’oro a 23 carati, per risultati di altissimo pregio.
IL SIGN PAINTING, IN PASSATO, HA AVUTO UNA GRANDE TRADIZIONE NEL NOSTRO PAESE: PERCHÉ OGGI NON È PIÙ COSÌ?
Nel secondo dopoguerra, le contaminazioni culturali con Stati Uniti ed Europa, unite alla creatività e al buon gusto italiano, hanno prodotto una genera-




zione di straordinari pittori di insegne. Trent’anni dopo, l’arrivo dei computer e dei plotter da taglio — con i vantaggi in termini di costi e tempi di realizzazione, a discapito della qualità — ne hanno decretato la fine, in Italia come nel resto dell’Europa. Oggi, fortunatamente, il sign painting sta tornando: nei paesi del nord è un movimento già consolidato, in Italia si confermerà nei prossimi anni.
RACCONTACI IL PROGETTO PER LA VETRINA DI CANDIANI.
Per la realizzazione ho preparato il lettering in reverse e l’ho applicato sull’esterno della vetrina. All’interno, ho applicato una vera foglia d’oro 23 carati in corrispondenza delle lettere e ho realizzato il disegno delle lettere, per poi asportare l’oro in eccesso. Dopo aver dipinto in nero l’estrusione del lettering, infine, ho applicato una vernice trasparente di protezione, per renderlo resistente e lucido allo stesso tempo. La vera difcoltà? Realizzare quest’opera mentre oltre una dozzina di altri artigiani, attorno a me, stavano contribuendo alla finitura del locale.
MOLTI BRAND STANNO RISCOPRENDO, NEGLI ULTIMI ANNI, IL PIACERE DELL'ANALOGICO: L'USO DI CARATTERI ANTICHI, IL RECUPERO DELLA STAMPA LETTERPRESS, LA CALLIGRAFIA, IL FATTO A MANO.
Le tecnologie di progettazione, oggi, permettono una rapidità di esecuzione indiscutibile, ma rendono la comunicazione più fredda, asettica, impersonale. I designer cercano ispirazione nel passato, quando era la creatività a fare la diferenza, non gli strumenti tecnici. Ecco perché credo che questa tendenza neo-vintage sia destinata a durare: la comunicazione che genera è più mirata ed efcace, il design è più solido, consistente, personale. Molti brand internazionali afdano parte della comunicazione a designer, diciamo così, "analogici". Un esempio? I billboard in nord Europa sono spesso dipinti a mano su palazzi enormi, creando opere uniche di grande impatto visivo.
QUAL È IL VALORE AGGIUNTO DI UN’INSEGNA FATTA A MANO?
Lo stesso valore di un abito cucito su misura: la forza espressiva e l’unicità di un lavoro fatto a mano sono impareggiabili, persino nelle piccole imperfezioni delle pennellate che lo rendono irripetibile. Gli smalti o la foglia d’oro usati per dipingere, poi, hanno riflessi e colori vividi, in grado di dare un’anima originale all’insegna. Anche in questo settore, un’opera unica e custom-made diventa espressione di lusso.
I risultati di un’innovativa ricerca di neuromarketing per scoprire come carte e nobilitazioni agiscano sulla scelta d’acquisto di un vino.
Materiali, nobilitazioni, formati, tecniche di stampa... sono tanti gli elementi che, sapientemente combinati, rendono vincente il progetto di un’etichetta. Ma non è facile individuare il giusto accostamento di carte e decori, di materiali e nobilitazioni capaci di catturare l’interesse emotivo e visivo dei consumatori.
Ecco dunque ‘Il neuromarketing incontra l’arte dell’etichetta’, un volume prodotto dall’editore Stratego Group, che raccoglie i risultati di una ricerca — promossa da UPM Raflatac e condotta dalla società di ricerca e consulenza SenseCatch — realizzata per ofrire alle aziende e ai decision maker un ventaglio di suggerimenti per creare etichette capaci di sorprendere e indurre all’acquisto.
Cosa fa di un’etichetta un elemento estetico vincente, capace di esprimere e sintetizzare visivamente l’essenza di un vino e la brand personality della cantina? Quali sono gli
elementi che catturano lo sguardo e la nostra attenzione quando siamo davanti a quel frenetico flusso di immagini che è lo scafale?
Sappiamo che il nostro occhio seleziona automaticamente, senza che ne abbiamo piena consapevolezza, entità cromatiche e connessioni grafiche compatibili con le nostre emozioni, e ne allontana altre. Proprio per analizzare i meccanismi che regolano i processi d’acquisto di un vino, UPM Raflatac, uno tra i più importanti produttori di materiali autoadesivi per etichette, ha afdato a SenseCatch, società di ricerche di neuromarketing uno studio sui processi decisionali che guidano la scelta di un’etichetta.
Per avviare la ricerca è stato messo a punto dal designer Stefano Torregrossa il progetto grafico di un’etichetta da vino ‘neutra’, capace cioè di esaltare le nobilitazioni e le carte utilizzate, senza fornire indicazioni sul prodotto. Il progetto di Torregrossa è stato poi riprodotto




su trenta etichette, una diversa dall’altra, poiché realizzate combinando sei tipologie di carta UPM Raflatac e altrettante nobilitazioni, tra le quali foil e cliché forniti da Luxoro. La stampa è stata eseguita con processo industriale ed è stata afdata a Rotas Italia. Dopodiché sono state apposte su bottiglie identiche per forma, dimensione, colore e capsula.
Attraverso la simulazione di uno scafale reale, su cui sono state esposte le 30 bottiglie e il coinvolgimento di un panel rappresentativo di consumatori di vino, sono state analizzate le seguenti dimensioni alla base dei processi decisionali: la capacità di ciascuna delle trenta etichette di catturare e mantenere l’attenzione; ragioni e emozioni suscitate dalle etichette indicate come preferite; il ruolo svolto dalle suggestioni tattili e sensoriali sulle aspettative sul vino; l’intenzione di acquisto e la disponibilità a pagare.
I dati analizzati sono stati raccolti usando tecnologie innovative e metodi scientifici capaci di rilevare con oggettività l’attenzione visiva e il gradimento implicito. Sono stati utilizzati un Eye Tracker, strumento in grado di tracciare il movimento oculare e un Elettroencefalogramma con cui è stato analizzato il coinvolgimento emotivo implicito. Un’intervista in profondità è stata infine condotta per raccogliere informazioni più
razionali così da avere una visione completa dei meccanismi impliciti (inconsapevoli) ed espliciti (consapevoli) alla base della scelta di un’etichetta con particolari tipi di carte e nobilitazioni
I risultati, raccolti in questo esclusivo volume, mettono in evidenza come a diverse combinazioni di materiali e nobilitazioni corrispondano efetti diferenti in termini di gradimento emotivo, aspettative, disponibilità all’acquisto e disponibilità a pagare un premium price per combinazioni particolarmente gradite e originali. Il testo, rivolto a designer, comunicatori, cantine vinicole, stampatori e in generale a aziende che si occupano di progettazione di etichette, ofre un supporto teorico e pratico per comprendere il ruolo dell'etichetta, della carta e delle nobilitazioni nel processo di acquisto. Oltre a fornire suggerimenti e riflessioni utili, il libro vuole sensibilizzare il lettore sul ruolo che la ricerca può avere nell'orientare scelte aziendali di comunicazione e marketing, basandole su dati oggettivi e capaci di ofrire visioni anche inaspettate ma determinati per il successo del brand.”
La ricerca verrà presentata a Packaging Première Mercoledì 29 Maggio alle ore 11.30 in Sala Conferenze: l'ingresso è libero per i visitatori accreditati alla Fiera.


ono tante le novità firmate Luxoro che trovate in questa edizione di Packaging Première, proposte che introducono innovazione nella stampa a caldo, nella stampa a freddo e nella stampa digitale. Potrete scoprire colori che raccontano mondi lontani, soluzioni inedite per design all’avanguardia, grafiche innovative su vetro e tecnologie esclusive che giocano sia con la vista che col tatto. Nell’area espositiva, oltre a nuovi foil con efetto traslucido e metallizzazioni digitali che giocano con grafiche vivaci e brillanti, sono in mostra anche le etichette speciali Luxoro 2019, due opere di stampa che raccontano il viaggio tra Langhe e mare, un tributo al continuo volgere della natura, Luxoro, rivenditore italiano esclusivo dei materiali di nobilitazione di
Kurz, anche quest’anno in occasione di Packaging Première propone nuovi concetti e forme per impreziosire prodotti e brand.
NUOVI COLORI PER UN DESIGN
CHE RACCONTA IL PRESENTE.
Un rosso rubino elegante e rafnato, un blu notte che richiama la profondità delle galassie lontane, la vividezza del verde acceso e primaverile, la luminosità di un viola metallizzato e ancora altri colori e toni che esprimono le attitudini e gli stili del momento. Sono le ultime proposte cromatiche firmate da Kurz, un inno all’esplorazione sensoriale. Colori affascinanti, misteriosi, enigmatici, ma allo stesso tempo espressivi e vivaci. Potrete trovarli stampati in diverse strutture ed efetti, ottenuti grazie ai cliché di hinderer + mühlich, nella
nuova collezione Pollock 3 di Luxoro, e scoprirne le innumerevoli potenzialità espressive con la quarta edizione della Box in Box.
SOUL GIN. LE NUOVE ESPRESSIONI DEL VETRO.
Il design eccezionale che l’Art Director Mario Di Paolo ha creato per la bottiglia Soul Gin è un collage nitido e pulito di ispirazione alchemica. Grazie al risultato della combinazione tra serigrafia e stampa a caldo, vanta una profondità visiva e una metallizzazione brillante, piena e inimitabile. La tecnologia di stampa direttamente su vetro con un processo in linea è unica nel suo genere e frutto del sistema di decorazione innovativo inLINE FOILING®. La soluzione di stampa inLINE FOILING® è semplice, veloce ed economica e garanti-
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sce straordinari efetti metallici sulle bottiglie, brevettato dai nostri partner di ISIMAT, risponde in modo efficiente anche a complesse esigenze di decorazione. Foil e primer vengono appositamente studiati e sviluppati per ofrire al mercato l’opportunità di combinare serigrafia e stampa a caldo in un unico passaggio in linea; un foil è sufciente per produrre un’infinità di efetti metallici in un solo passaggio, grazie alla successiva sovrastampa. Il modulo inLINE FOILING® è integrato nel processo di stampa come unità autonoma e agisce senza pressione o calore.
Luxoro è presente con queste ed altre novità a Packaging Premiere 2019 PAD. 4 | STAND E50 E52 F49 F51
ritagliata in una carta dal nome evocativo – MaKula — la sagoma di questa deliziosa Tigre che i lettori di Print, in visita a Packaging Première, hanno trovato nella rivista distribuita in fiera. Una carta floccata, sensoriale, da accarezzare e molto chic, che nasce dall’ impegno animalista di Perego Carta, azienda che da oltre un secolo crea e distribuisce carte e cartoncini di alta gamma destinati al packaging del lusso. Ideatrice di questa collezione

di carte floccate, ispirate al manto degli animali selvaggi, che Perego Carta ha realizzato in collaborazione con Icma, è Luisa Inverardi Perego, responsabile della comunicazione aziendale: “Per celebrare il nostro amore per gli animali, nel rispetto della loro naturale libertà, abbiamo ideato MaKula, così che, chi lo desidera, possa godere della bellezza del loro manto”. La Tigre, il Leopardo e la Girafa sono i tre pattern realizzati ciascuno in 3 tonalità (per un totale di 9 carte) che variano da un


colore naturale fino ad inaspettate e vibranti sfumature metalliche. La collezione MaKula vuole essere di ispirazione per designer e art director impegnati in progetti di packaging destinati ai luxury goods: inviti e gadget cartotecnici, copertine e
brochure oltre a una vasta gamma di prodotti dell’Home Decor. Nel sito makulapaper.com si possono ammirare oggetti realizzati con Makula, che dimostrano la grande versatilità di questa carta.


Oggi il nome KOLBUS è sinonimo di sviluppo di sistemi di produzione versatili e flessibili per il packaging di lusso.
Luxury packaging by KOLBUS –KOLBUS è in grado di progettare e sviluppare soluzioni di packaging di lusso pronte per la produzione in serie.
Forti della nostra esperienza tecnologica, abbiamo trasferito il nostro know-how in un nuovo metodo di produzione di packaging di lusso in carta e cartone.
KOLBUS Italia srl Via Volturno 37 20861 Brugherio (MB) info@kolbusitalia.com www.kolbusitalia.com www.luxurypackaging.eu

Tecnologia condivisa, obiettivi comuni. Due aziende apparentemente concorrenti si sono messe insieme per creare un hub digitale al servizio di agenzie e brand: sono AGF – Arti Grafiche Fiorin e Geca Industrie Grafiche, entrambe di San Giuliano Milanese. Azienda con novant'anni di storia la prima, orientata alla stampa commerciale per brand e agenzie, con un focus sulla stampa personalizzata e l'integrazione carta-digitale; specializzata nella stampa di libri e cataloghi la seconda, che ha appena festeggiato i suoi primi quarant’anni e che si definisce “erede di Gutenberg, discepola di Manuzio, complice di Andy Warhol”. Nel 2017 AGF e Geca hanno installato una HP Indigo 12000, creando un hub digital-ofset che ha ampliato il parco macchine e le capacità operative. Hanno così dato il via a un gioco di squadra, fatto di formazione e continua sperimentazione. È dalla metafora sportiva che ha preso vita l’evento “Train your print”, un'open house che il 27 marzo ha aperto le porte delle due aziende ai creativi e ai brand owner, con lo scopo di mostrare le nuove soluzioni tecnologiche per realizzare una comunicazione personalizzata. “Non bisogna porre limiti alla fantasia — ha detto Luca Fiorin, Presidente di AGF — il compito degli stampatori è trovare le soluzioni, fornire idee e ispirazioni utili al successo dei nostri clienti nei loro mercati di riferimento”.
Una giornata in partenariato con HP, Digma srl e Forgraf, in cui l’accento è caduto sull’importanza di partire da chi pensa e progetta la comunicazione, che spesso non ha modo di assistere alla produzione e dunque di aggiornarsi sulle soluzioni tecnologiche e i materiali in grado di supportare le idee. Durante l’open house la tecnologia ha lavorato su diversi supporti – carta, cartoncino, plastica, vetrofanie – e i partecipanti sono stati divisi in squadre per afrontare un allenamento diviso in cinque sessioni: la prima, dedicata ai substrati, la seconda alla prestampa, la terza alla stampa, fino poi al confezionamento e rilegatura e al finishing.

Un'open house organizzata da AGF e Geca per mostrare come la stampa digitale può rinnovare il dialogo tra brand e utente



FORTI SULLA CARTA: I SUBSTRATI
“Scoprire, guardare, toccare. La comunicazione ha bisogno di substrati speciali e innovativi, capaci di valorizzare i progetti dei nostri clienti", ha detto Fiorin. E Luigi Bechini, Marketing manager di Geca, ha snocciolato un po’ di dati: secondo un sondaggio dell’associazione Two Sides del 2016, l’88% degli utenti intervistati comprende meglio le informazioni su supporto stampato, il 65% si distrae durante la lettura sul telefono contro il 21% che si distrae durante la lettura su carta. Il 64% presta più attenzione alla pubblicità leggendola su supporto stampato rispetto al 26% dell’online; il 74% ritiene la carta più piacevole da toccare e l’81% è più rilassato quando legge su carta. E sono tante le aziende che continuano a investire sulla comunicazione su carta. Una fra tutte? Ikea, che nel 2015 ha promosso il suo catalogo con la formula: “Experience the power of a book-book”. L’importanza dell’uso del tatto e della vista – consistenza, trama, sensazioni tattili - per la scelta del supporto più adatto a ogni tipologia di progetto di comunicazione stampata ha alimentato il gioco tra


le squadre con il contributo di Digma Srl, azienda del gruppo Cartaria Monzese specializzata in supporti ottimizzati per la stampa digitale.
FILE IN FORMA: LA PRESTAMPA
La seconda sessione è stata dedicata alla prestampa, il processo attraverso cui AGF e Geca ottimizzano i file dei clienti in modo che la resa di stampa sia efcace. Non soltanto eliminare imperfezioni, dunque, ma anche sottoporre i file a un trattamento che permette di ottenere una resa cromatica eccellente minimizzando i consumi di inchiostro: meno sprechi, minore impatto ambientale, migliore stabilità dei colori. In fase di prestampa, inoltre, è già possibile impostare la personalizzazione che permette di rinnovare il dialogo tra brand e utente.
STAMPA: I COLORI DEL SUCCESSO
Al centro dell’attenzione la HP Indigo 12000, definita “digital-ofset like” grazie alla tecnologia elettrofotografica HP Elettroink che permette di realizzare piccole e medie tirature con la flessibilità del digitale – incluse le possibilità creative della
personalizzazione, tra cui la pianificazione mirata delle campagne e la selezione più puntuale del target –su un’ampissima gamma di supporti, comprese carte speciali e marcate, canvas come la nuovissima Digifly di Manifattura del Seveso, certificata HP – e materiali sintetici con formato fino a 53×75. Una dimostrazione pratica, con stampa di campioni, e un gioco in cui i partecipanti hanno raccolto la sfida di distinguere, con l’aiuto del lentino, un’immagine stampata in digitale da una in ofset. È stato inoltre presentato l’inchiostro Light Light Black di HP Indigo attraverso il volume fotografico, stampato e confezionato sul momento, “Mi illumino di nero”. L’inchiostro viene utilizzato in quadricromia per stampare in bianco e nero e permette di ottenere una definizione dei tratti e un senso di profondità che annullano la distanza tra la realtà e l’immagine stessa.
L’ultima parte dell’open house si è concentrata sulla sezione dedicata a legatoria e finishing. Entrambe
le aziende hanno reparti dedicati alla finitura (con impianti di punto metallico, brossura, cordonatura, cucitura, plastificazione); nella sede di Geca, specializzata in libri e cataloghi, è stata data dimostrazione pratica dell’afascinante fase finale di nascita di uno stampato in un’unica linea di produzione con il supporto di Forgraf, azienda specializzata in attrezzature per la finitura, che ha mostrato come l’evoluzione dell’industria 4 0 permetta il dialogo tra sistemi gestionali e l’automatizzazione di processi che in passato richiedevano l’intervento di un operatore. Con evidenti vantaggi in termini di time-to-market per il cliente finale. La giornata ha visto la partecipazione di circa 50 tra rappresentanti di brand e agenzie; ottimo il riscontro in termini di coinvolgimento e richieste di approfondimento per ogni singola sessione, a dimostrazione di quanto la conoscenza delle tecniche di stampa sia linfa essenziale per la nascita di nuove idee creative.
Vent’anni fa, quando la stampa digitale iniziava a presentarsi sul mercato come alternativa, il fronte degli scettici era unito: la tecnologia tradizionale era ormai assolutamente matura e consolidata, garantiva qualità, giusta economicità, e tirature decisamente alte. E tutti a sostenere l’insostenibilità del digitale: gli inchiostri costano troppo, non ci sono le carte, la resa del colore non è buona… Poi il mercato si è incrinato, non più grandi formati, non più copie su copie. Qualcuno ha pensato che bastasse garantire cambi lavoro rapidi e tirature corte, ma si è scottato. Nel frattempo le Indigo sono entrate nei reparti stampa, non più solo per le prove colore, e con esse le macchine digitali a bobina. Oggi il mercato è maturo, il digitale ha superato molti suoi limiti e afanca la tecnologia tradizionale come valida alternativa, non solo per la stampa ma anche per le nobilitazioni.
Paradossalmente, una tecnologia così nuova ha tanto in comune con l’artigianalità che caratterizza proprio il mondo della nobilitazione tradizionale, fatta di perizia esecutiva, conoscenza delle tecniche e dei materiali e cura dei dettagli. Il tempo della massificazione, del seriale e dell’uguale per tutti è finito, e il digitale, tecnologia ancora giovane, consente proprio di ragionare in termini di piccoli numeri, di sperimentazione, di personalizzazione e di alta qualità. Spesso a scegliere il digitale per la nobilitazione sono gli stessi serigrafi,
Le nobilitazioni possibili, le tecnologie, gli effetti, i materiali.



incisori, verniciatori, stampatori che lavorano tradizionalmente e che amano sperimentare e ricercare nuove soluzioni. E così – basta parlare con alcuni di loro per accorgersene – il digitale diventa una tecnica alternativa e non sostitutiva.
Ma anche il mondo dei grossi stampatori non è immune al fascino del digitale per rispondere ai mercati che ricercano l’efetto “wow” o l’alta percezione sensoriale in ogni stampato. Se nel mondo ofset abbiamo assistito all’arrivo del floc, al proliferare della verniciatura, UV e non solo, all’utilizzo del cold foil sovrastampato, alle vernici profumate o tattili, quello che si vuole e in parte si riesce a fare oggi con il digitale è una nobilitazione che segue le caratteristiche del prodotto sia in termini di tiratura sia di personalizzazione. Le nobilitazioni in ofset restano comunque un prodotto industriale che risponde alle logiche di media tiratura e dei costi fissi, mentre la personalizzazione è un trend consolidato. E personalizzare vuol dire sia dato variabile, sia tirature micro, quando non singole, che si afancano alla domanda ormai consolidata di stampati al contorno alla produzione, come le pre-tirature.
Oggi le macchine digitali possono fare tantissime cose, ma a patto di conoscere bene le tecniche, i materiali e i processi di lavorazione. E non parlo solo di fornitori, ma anche di print buyer, che devono lavorare insieme perché ci sono fattori tecnici delicati da tenere sotto controllo già in fase di capitolato. E qui si ritorna al valore dell’artigianalità che si era ormai un po’ perso nel tempo e che con lo stampatore digitale si sta riscoprendo: insomma, non basta avviare una macchina.
LA NOBILITAZIONE DIGITALE
Ma quando scegliere il digitale? Partiamo dal fatto che ormai la stampa e di conseguenza la nobilitazione digitale è applicabile a stampati commerciali
così come al packaging, all’editoria, alla company communication, agli inviti, ai business card, alle label fino al web2print. Non solo, a diferenza della stampa tradizionale, in cui le nobilitazioni, salvo configurazioni di macchina ad hoc, sono quasi sempre fuori linea, spesso presso impianti di terzi, il digitale consente la nobilitazione, se non in-line, almeno near-line. E, in più, ha il vantaggio di potersi combinare con le tecniche più tradizionali, moltiplicando gli efetti ottenibili. Ecco allora che abbinando con fantasia e perizia tecnologie e materiali si realizza un prodotto che non è semplicemente nobilitato, ma un articolo del tutto nuovo.
PERFEZIONE DEI GRAFISMI
La scelta del digitale diventa quasi obbligata quando, oltre alla qualità, si ricerca maggiore percezione sensoriale soprattutto per lotti piccoli, oltre che per le campionature. Ma la bassa tiratura non è un limite: è il mercato che è fatto così, e il digitale ci si adatta perfettamente. La tecnologia consente anche grandi numeri. La nobilitazione digitale non passa per telai e matrici e di conseguenza non ha quasi costi fissi (va però considerato il costo del polimero, tuttora elevato, che in caso di alta coprenza incide parecchio e su tirature medio-alte può annullare il beneficio della mancanza di impianti). Non ci sono attese per la realizzazione del telaio o dei cliché, non ha avviamenti lunghi per prendere il registro con la stampa. Il dato digitale è convertito

istantaneamente in grafismo e il grafismo ha una precisione pressoché perfetta, costante, foglio dopo foglio: di più, “ricalcolata foglio dopo foglio”, come ci ha spiegato Andrea Voltolini di Paperskin, azienda di Moncalieri che da oltre trent’anni lavora a fianco delle industrie grafiche, delle cartotecniche e delle società editoriali. In Paperskin hanno creduto nel digitale e hanno afancato agli impianti tradizionali di stampa a caldo, verniciatura serigrafica, UV e plastificazione l’innovativo sistema Scodix Ultra Pro Foil per realizzare la nobilitazione di altissima qualità anche su piccole tirature e in tempi ristretti. “La precisione è assoluta” continua Voltolini, “le macchine hanno quattro telecamere che leggono il singolo foglio e orientano di conseguenza le testine di stampa. È questa precisione che consente di nobilitare più volte lo stesso foglio con diverse tecniche”.
Nel mondo del piccolo formato HP Indigo e Kodak sono state le prime a introdurre valore aggiunto ai propri stampati con l’adozione di colori speciali e con sistemi di coating dedicati, seguite dai sistemi a toner di Xerox e Canon che hanno introdotto il toner trasparente per la lucidatura. Oggi Ricoh ha introdotto anche sui sistemi toner da produzione la possibilità di stampare il bianco. Bianco, trasparente, oro, argento; alcuni erano già presenti da tempo in molti impianti, ma ora sono inseriti in macchine da produzione e quindi proponibili a un mercato più ampio con tempistiche da ‘just in time’.
SUPERFICI AD ALTO SPESSORE
A queste si aggiungono le tecnologie di “varnish digitale” di MGI o i sensoriali di Scodix. Mentre per la verniciatura digitale a fare la diferenza è il toner, per Scodix il segreto è l’uso di speciali polimeri nell’inchiostro, detti PolySense, coniugati con un hardware all’avanguardia basato su videocamere, software e algoritmi che consentono di adattare i grafismi alle nobilitazioni richieste controllando la resa e la qualità foglio per foglio, come dicevamo. Le applicazioni sono le più diverse e tutte con una forte componente sensoriale. Si va dalla laminazione alla verniciatura spot. Ma è sulla resa del gloss e dello spessore che Scodix fa davvero la diferenza. Basti pensare che è possibile verniciare, con polimeri speciali efetto lente che hanno una brillantezza fino a 99GU (Gloss Units) capaci di esaltare al massimo i colori, e, con un unico
passaggio di macchina, sbalzare con uno spessore massimo fino a 250 micron, ovvero 100 volte di più delle vernici spot tradizionali. “Sul fronte della laminazione” spiega Voltolini “si applicano polimeri dai 3 agli 80 micron in un passaggio o si arriva a laminazioni spessorate (oro colato) che possono arrivare a 40, 50, 60 fino a 80 micron: l’efetto è del tutto paragonabile a quello di una serigrafia spessorata o di una stampa a caldo”.
SSTAMPA EFFETTO EMBOSSING
Non è un caso che il digitale sia utilizzata anche per la scrittura in braille su packaging di diverso tipo come il farmaceutico. La cosa interessante sempre legata alla tecnologia PolySense™ di Scodix è che consente la creazione di punti braille o grafismi in rilievo senza segnare la carta in modo da poter stampare su entrambi i lati del foglio sui supporti più diversi, dalla carta (a partire dai 135 gr) al cartone, al PVC. Senza che i punti si appiattiscano! Questo apre all’uso non solo nel packaging o negli stampati per ipovedenti, ma possono essere stampati fronte/retro, ma anche in tutte quelle applicazioni in cui si vuole una stampa efetto embossing ma non si vuole il foglio segnato in volta o non si vuole correre il rischio di avere schiacciati i rilievi.
LA TECNICA DELLE SLEEKING
Il digitale però dà il suo meglio nell’abbinamento tra laminazione e stampa grazie all’uso di inchiostri metallici che non richiedono una laminazione tradizionale preventiva. Inoltre si sta difondendo la tecnica dello sleeking che consiste nel trasferire film metallici e vernicianti direttamente sugli stampati a toner. Lo sleeking è un materiale spalmato su liner e fornito in bobine; una volta applicato si presenta come un lacca nella versione lucida o olografica e in una lamina nella versione oro e argento. Il particolare materiale che

compone il film è spalmato su un liner trasparente, che viene rimosso una volta terminato il processo. Lo sleeking si combina chimicamente con il toner utilizzato dalle stampanti digitali e il contatto con i rulli caldi permette di trasferire la nobilitazione sulle porzioni di stampa dove si trova il toner. Sulle aree prive di toner, non si avrà alcun efetto e il film rimarrà depositato sul liner. Oltre all’applicazione a spot, questo processo permette di ottenere risultati molto interessanti sfruttando un doppio passaggio di stampa: per esempio, si stampa una parte dell'immagine e la si plastifica, il foglio si rimette in macchina per la stampa della parte restante dell'immagine e l’applicazione del film sleeking lucido o olografico. Con un processo simile al cold foil e un film sleeking oro o argento si stampa prima la parte da nobilitare in nero, si passa all’applicazione dello sleeking, e successivamente si stampa il resto della grafica in quadricromia. Le finiture disponibili sono quella lucida, opaca, argento, oro e hologram sparkle (finitura lucida trasparente con un efetto brillantinato). L’efetto olografico è ottenibile anche in casa Scodix con l’Ultra Pro Foil e la tecnica detta Cast&Cure che consente efetti olografici mediante films microincisi.

con un UV a led, rimuovendo dopo il trasferimento il supporto.
Infine, se si cercano efetti veramente speciali è possibile decorare in digitale anche con efetti glitter o con cristalli 3D afogati nel polimero UV.
CARTE COMPATIBILI
Insomma, con il digitale sembra si possa fare tutto anche se esistono dei limiti tecnici prima di tutto, in particolare legati alle carte che possono essere usate. Mentre, infatti, patinate e semi-patinate rispondono bene perché la porosità della superficie è sufcientemente fine da impedire che le fibre assorbano, le carte non patinate e uso mano tendono ad assorbire e a ridurre gli efetti del rilievo o ad alterare le planarità dei foil. Le cartiere, da Arctic Paper ad Arjowiggins, da Cordenons a Mohawk Paper, da Favini a Neenah Paper a Fedrigoni, sono ormai sensibili a questo problema e nel loro catalogo sono sempre di più le carte non patinate compatibili con la stampa e, soprattutto, con la nobilitazione digitale. E dove non arriva ancora la carta i produttori di stampanti digitali sopperiscono con primer dedicati che creano uno strato intermedio che chiude le porosità della carta di fatto “patinando” la carta laddove andrà la nobilitazione.
L’abbinata digitale / film metallici si ritrova anche nel nuovo Foil Scodix 351 realizzato da Kurtz su tecnologia Digital Metal e distribuito in Italia da Luxoro. Si tratta di una nuova linea di foil basati su un polimero brevettato che garantisce brillantezza e alti spessori mediante numerose colorazioni. L’applicazione è la stessa delle altre nobilitazioni digitali: stampa della grafica sul supporto con inchiostro a base toner, applicazione della lamina e sovrastampa attraverso la stampa digitale. Il nuovo dispositivo ideato da Kurz trasferisce il foil su supporti, come carta, cartone e plastica, utilizzando il metodo a getto d'inchiostro. La fase di decorazione Digital Metal può essere eseguita prima o dopo la stampa a colori digitale o ofset. Kurtz propone anche il sistema DM - Liner UV-INK con il quale gli efetti metallizzati vengono trasferiti digitalmente su carta e cartone. L’applicazione può avvenire prima o dopo la stampa digitale, i particolari da metallizzare vengono prima stampati con inchiostro UV, poi sovrastampati con il substrato metallico e infine fissati
LA LEGATORIA
L’altro limite è di fatto la legatoria, che resta un passaggio non digitale che per poche copie deve avere un approccio decisamente artigianale e come tale rischia di far lievitare i costi che il digitale ha reso decisamente competitivi. Certo dipende dallo stampato: poche copie di un libro o un catalogo stampato in digitale con nobilitazioni in digitale pagherà lo scotto della legatoria, un invito, per quanto nobilitato dovrà solo passare in taglio ed eventualmente in piega. Quanto inchiostro è passato dal 1453, quando Gutenberg stampò la sua prima celeberrima Bibbia… e quanto il digitale sta rendendo ancor di più la stampa a portata di mano. Allora, per realizzare le 35 copie su pergamena e le 150 su carta, furono necessari almeno 424 giorni, sei torchi e si dovettero incidere 290 caratteri diversi (47 lettere maiuscole e 243 minuscole) per un costo complessivo di 1500 fiorini. Oggi basta una sola stampante: è la stampa, digitale, bellezza…
Il restyling di una bottiglia iconica?
Rendere omaggio alla storia con un tocco di modernità: è quello che ha fatto La Commerciale con le etichette fascianti, che si integrano perfettamente alla bottiglia, della Distilleria Beccaris.

Lusso high-touch
Cercate il materiale perfetto il packaging del settore gioielliero? I rivestimenti Luxury di Fontana Grafica si arricchiscono di quattro nuove elegantissime nuance di Nabuka e Nabuka Prestige.

Un assaggio dei progetti più belli. Una vetrina sulle ultime novità del mondo della stampa e dei supporti. Tutto, naturalmente, da printlovers.net
Comunicare il lusso con uno stampato? Velluto blu, stampa a caldo e rilegatura a 180 gradi per vedere testo e immagini senza interruzioni: ecco il catalogo della Gioielleria Ranzi stampato da Longo.

Design innovativo e forte che gioca sull’ossimoro: è quello dell’etichetta realizzata da ADVision e stampata da Grafical per i vini Zýmē, premiata alla Vinitaly International Packaging Competition 2019




Materiali di pregio e lavorazioni a igianali esaltano la grazia femminile del cofane o Dior.
La festa degli innamorati è sempre un'occasione speciale per dirsi ti amo con un dono. A sugellare l’appuntamento con la sensuale magia del profumo, è la Maison Dior che ha proposto, il 14 febbraio di quest’anno, una fragranza speciale dedicata agli innamorati, custodita in un cofane o dolce e delicato come un pensiero d’amore.
Realizzato con una sapiente alchimia di materiali di pregio e lavorazioni a igianali, il cofane o esprime la quintessenza di una griffe che non ha mai smesso di de are al mondo i codici dell’eleganza. Prodo a da Ca onagem Trindade, azienda po oghese, che opera sui mercati internazionali da più di 50 anni, la confezione è rivestita in tela Cialux bianca di Manifa ura del Seveso, che ne esalta la grazia .
Scatola in ca one da 1,5 mm
Fondo Rivestito con tela Cialux bianca stampata in offset 1 colore rosa
Coperchio rivestito con ca a patinata opaca e nobilitato da una stampa a caldo argento del logo, su disegno del cuore o enuto con una testurizzazione a rilievo.
Il cofane o è stato realizzato da Ca onagem Trindade Industria, s.a.
Storico sponsor di UEFA Champions League, Heineken celebra i 15 anni di pa nership con una memorabile edizione speciale. 60 milioni di etiche e uniche e numerate nate dall’interazione tra musica e design.
Intelligenza a ificiale e proge ualità a igianale: il mestiere del packaging design fa un salto nel futuro, dove creatività ed expe ise tecniche incontrano la tecnologia che ne moltiplica le possibilità. Per un’edizione (il)limitata che rivoluziona il conce o stesso di limited edition.
Andrea Bandiera è Direttore Creativo e Partner di Robilant Associati dal 2010. Dopo il diploma in Graphic Design all’Istituto Europeo di Design, la sua carriera inizia nel 2000, in Robilant Associati. Sin dal principio il suo approccio visionario, creativo, eclettico al branding lo porta alla realizzazione di progetti di brand identity, packaging, special edition & activation, advertising e retail per un ampio numero di clienti nazionali e internazionali. Oggi
Andrea Bandiera è parte del board alla guida dell'azienda. Appassionato di comunicazione, indaga con particolare attenzione l'ideazione di nuove modalità espressive per la marca, attraverso video, nuove tecnologie digitali e workshop. È stato docente nel corso di Packaging Design dello IED MILANO.

Un’edizione speciale da 60 milioni di bo iglie uniche dedicate alla UEFA Champions League e destinate al marcato italiano. La sfida proposta da Heineken, già colossale di per sé, po ava una serie di altri challenge “secondari” non meno sfidanti: un brand internazionalmente considerato “LOVE BRAND” da maneggiare con cura; una storia impo ante in termini di collaborazioni illustri nel campo della musica e del design; un legame radicatissimo con la UEFA Champions League e i suoi fan e al contempo l’impo anza di essere rilevanti per tu i gli italiani; non ultima, la necessità di rimanere dentro la consueta “catena del confezionamento”. Tu o questo restando rigorosamente aderenti all’identità del Brand. Per 60 milioni di volte!
La risposta ha richiesto dieci mesi di intenso lavoro, di cui gran pa e dedicati a studio e ricerca. Per dare vita, infine, a qualcosa di mai realizzato prima: un proge o che, dall’unione inedita tra design, musica e tecnologia è destinato a tracciare nuovi scenari nel mondo della comunicazione, del marketing e del packaging.

RobilantAssociati ha messo a punto per Heineken un so ware tailor-made. L'originale algoritmo è stato proge ato in collaborazione con gli ingegneri di Studio Evil, a pa ire da un so ware 3D di videogame ed è in grado di generare milioni di etiche e uniche sulla base di 1000 pa ern - disegnati ad hoc dai nostri designer - che si “animano” sulle frequenze della colonna sonora della UEFA Champions League.
Il design fa leva sull’iconica stella di Heineken, elemento di fo e identità comune anche al marchio della UEFA Champions League. Unico elemento rosso, la stella garantisce il pe e o equilibrio cromatico tra tu i i colori Heineken. Al suo interno e al suo esterno, si alternano combinazioni di pa ern diversi modificati a raverso 20 diversi effe i di distorsione. Il design trae ispirazione dallo stile optical: ideale con la sua bicromia, purezza e geometricità a declinare l’identità bianco-verde di Heineken in infinite interpretazioni, senza mai perdere iconicità e coerenza.
Tecnologia, musica e design si uniscono per dare vita a qualcosa di unico:

algoritmo originale
linee di codice scri o
spa ito: l'inno della UEFA Champions League di input digitali
minuti di musica, in grado di generare: effe i di distorsione
pa ern disegnati ad hoc, uno per uno file pdf generati per la stampa
terabyte di peso totale
ore per copiare tu i i file su hard disk
ore per generare tu e le singole etiche e etiche e verificate in un solo giorno
l’intelligenza a ificiale trasforma in segni grafici la “danza” di un algoritmo sulle note dell’inno di UEFA Champions League, generando così combinazioni di linee e forme: una unlimited edition da 60 milioni di pezzi di design unici e numerati.
La bo iglia, citata nello spot Tv “Unmissable moments” con Andrea Pirlo, è in vendita nel formato da 33 cl. e 66 cl. in tu i i bar e supermercati. Ciascuna delle 60 milioni di bo iglie di birra Heineken presenti oggi sul mercato è diversa dall’altra, ognuna con una sua specifica etiche a, tanto da riscrivere totalmente il conce o di “edizione limitata” spostandone il confine a quello di “edizione (il)limitata”.
Si tra a davvero di un’innovazione unica nell’ambito del packaging. Un proge o straordinario: nessuno aveva mai po ato prima una simile flessibilità al livello della “catena del confezionamento”.
Il so ware registrato RobilantAssociati apre a tantissime possibili applicazioni e scardina i confini della creatività su pack finora assodati. Le bo iglie Heineken® con etiche e speciali sono state presentate ufficialmente in occasione della Milano Design Week 2019 e sono disponibili nei punti di vendita della Grande Distribuzione da aprile. 1 9120 1 3 95.765.000 20 1000 3922 16 40 350 500.000
Tante le innovazioni proposte dall’azienda in un settore oggi più che mai vitale.
Nascono nuovi concetti produttivi in linea con le tendenze di mercato.

un momento frizzante per il mondo del packaging, soprattutto di lusso. Le scatole diventano un elemento fondamentale per la definizione del brand. Le richieste da parte dei committenti sono sempre più alte, sia in termini di grafica e finiture, che di processi produttivi e performance. Intuendo le nuove necessità del mercato Zechini, azienda italiana tra i leader di settore per la produzione di macchine per la legatoria e il packaging, ha deciso di investire su innovazione e ricerca per ofrire nuove opportunità. L’ultima nata, la soluzione B.ON.D per il Box On Demand, ha in pochi mesi suscitato un interesse internazionale, ma non è l’unico asso proposto dall’azienda.
REVOBOX®: IL LUSSO ECOLOGICO ED ECONOMICO.
RevoBox® è un processo ormai collaudato e completamente automa-
tico per la produzione di scatole di lusso automontanti e con chiusura magnetica. Scegliere di realizzare scatole collassabili significa poter risparmiare fino all’85% di spazio rispetto a una scatola tradizionale, ossia poter stoccare 5 RevoBox® dove precedentemente c’era una sola scatola rigida. Il vantaggio inizia nel punto vendita, dove la scatola occupa lo stesso spazio di una shopper ma ofre molto di più in termini di branding, e continua per tutta la filiera produttiva. È infatti un grosso risparmio in termini di logistica, magazzino e trasporto: al posto di 5 bancali se ne sposta e stocca solo uno. Tutto questo senza rinunciare a un prodotto di altissima qualità, completamente personalizzabile con grafiche e materiali sia all’interno che all’esterno e disponibile in diversi modelli e formati. Tre i concept tra cui poter scegliere: SIDE, la scatola con doppia parete pieghevole,

MONO, con un’unica aletta e STILL, con fondo rigido e copertina avvolgente. Adatte a qualsiasi tipo di prodotto, dalla cosmetica alla moda, dal food ai gioielli, consentono di coniugare bassi costi di produzione e movimentazione con un prodotto di categoria superiore.
B.ON.D. IL LUSSO DI UNA PERSONALIZZAZIONE ON DEMAND.
Con B.ON.D, Zechini fa diventare il Box On Demand una realtà alla portata di tutti. Questo sistema permette di personalizzare in modo facile, economico e intuitivo scatole dai 9,5 ai 40 centimetri di lato e con un’altezza compresa tra i 2 e i 15 centimetri. Le finiture possibili sono tante quante quelle che suggerisce la creatività e il passaggio da un formato di scatola a un altro è questione di pochi minuti. Quello che però diferenzia completamente B.ON.D da qualsiasi altro sistema è che tutte le realtà
che lo propongono fanno parte del circuito Zechini Academy. Questo permette di ofrire sempre una qualità costante del prodotto finale grazie a una formazione continua di tutti gli afliati. Altro punto di forza del sistema è B.ON.D Network, un supporto al marketing e alle vendite offerto assieme alle macchine.
IL FUTURO DEL PACKAGING DI LUSSO È ZECHINI.
Facilità di personalizzazione, sostenibilità, networking, ricerca e sviluppo di nuovi processi produttivi, dialogo con i clienti per capire le loro necessità e le tendenze di mercato. Ecco le ragioni che rendono le proposte Zechini per il packaging tra le più interessanti in circolazione.
Packaging Première sarà un’occasione unica per scoprirne tutte le potenzialità, infatti l’azienda sarà presente con le sue innovative proposte.

In centro a Milano, a due passi da piazzale Loreto, Paper & People inaugura un nuovo spazio, che enfatizza le nuove esigenze dei designer. Un percorso espositivo che si sviluppa in 700mq dove sono esposte nuove gamme di carte e nuovi materiali, in un format che ne valorizza le caratteristiche sensoriali, estetiche, e le applicazioni d’uso. La nuova location ospiterà eventi, esposizioni, seminari, workshop.
PPunto di riferimento per designer, creativi e professionisti della grafica e della stampa — che qui possono scegliere, acquistare e informarsi sulle possibilità d’uso di oltre 2500 carte — Paper & People è una realtà ormai consolidata e apprezzata da tutti, un concept store della carta unico in Europa, appena entrato in una nuova fase della sua storia: ha infatti da pochi mesi inaugurato una nuova sede di oltre 700 mq., in via Pecchio 14 a Milano, a due passi da piazzale Loreto, raggiungibile dalle linee 1 e 2 della metropolitana, uno spazio multifunzionale che esprime una progettazione stilistica moderna e innovativa.
Con il nuovo concept store Paper & People vuole rispondere in maniera sempre più aperta alle idee di clienti,

fornitori e aziende del settore che desiderino ospitare eventi, esposizioni, seminari, incontri.
UN NUOVO FORMAT ESPOSITIVO
Anche se il progetto di rebranding ha conservato in parte lo stile espositivo dello spazio precedente, la nuova sede è giocata su una diversa visualizzazione dell’assortimento. Il nuovo layout non risponde soltanto a logiche estetico-funzionali ma interpreta il cambiamento e l’evoluzione delle esigenze dei clienti. “Noi siamo consulenti della carta” spiegano i fondatori di Paper & People “e in questo spazio vogliamo non solo ofrire ai nostri clienti nuove gamme e nuovi materiali, ma anche proporre itinerari tematici e percorsi sinestetici che possano aiutare la scelta. Nel nuovo layout espositivo i clienti possono vivere i materiali anche da una
nuova prospettiva, partendo da stampati già realizzati, selezionati secondo caratteristiche sensoriali ed estetiche."
LA DIVISIONE DISTRIBUTION
Oltre ad essere punto d'incontro e d'ispirazione, uno spazio luminoso e avvolgente dove potersi muovere e ricevere una consulenza professionale sulle carte e sui progetti, consultare campionari, provare accostamenti inediti e possibili abbinamenti, Paper&People è distributore ufciale per l’Italia dei brand G. F Smith Colorplan, Extract, Mohawk, Reflex, Takeo. Il nuovo e più ampio magazzino di Milano garantisce una serie di servizi integrati con lo showroom, oltre alla vendita a pacchi; il centro logistico di Samarate continua a supportare la divisione Distribution per la vendita in grandi quantità.



ttenzione all’ innovazione e allo sviluppo sui mercati internazionali e, soprattutto, un’esperienza tecnologica che si esprime lungo un arco di tempo che attraversa oltre 50 anni. È in questa sintesi che si può sintetizzare la mission di SAC Serigrafia, l'azienda di Vallà di Riese Pio X, in provincia di Treviso, nata nel 1966 come piccola serigrafia artigianale, divenuta oggi — per la sua attenzione al design e alla caratterizzazione dei materiali — l’azienda di riferimento per l’industria del lusso.
“In questo arco di tempo siamo cresciuti su molti fronti — ci dice Paolo Santi, vicepresidente dell’azienda — e oggi abbiamo importanti certifica-
zioni, seguiamo una rigorosa politica ambientale, lavoriamo secondo i modelli della Lean Manifacturing.
PERSONALIZZARE CON GLI
EMBLEMI AD ALTO SPESSORE
Sul versante del lusso, il fiore all’occhiello di SAC Serigrafia è la realizzazione di emblemi ad alto spessore, soluzione ideale per il settore vini e liquori, ma non solo. Personalizzabili con efetti di alto/basso rilievo e diverse combinazioni di colori, finiture e decori, gli emblemi (riproducibili su un’ampia gamma di materiali dal cromo al carbonio, al legno e molto altro) sono l’esito di una tecnologia che consiste nella lavorazione di più materiali accoppia-


ti tra loro, sempre allo scopo di ottenere efetti spessorati. “L’emblema è un elemento molto caratterizzante e riconoscibile, riproducibile anche su superfici arrotondate — dice Santi — non soltanto regala al consumatore un’importante esperienza tattile e visiva, ma trasmette a bottiglie e cofanetti un innegabile carattere di lussuosità, eleganza, prestigio”.
Sono pensati per il settore del fashion e della cosmesi i Metal Sticker, soluzioni che consentono di impreziosire i loghi, esaltandone anche i minimi dettagli attraverso l’eleganza del metallo. Il Metal Sti-
cker è caratterizzato da una superficie cromata a specchio, che può essere elaborata con diverse finiture secondo le tendenze del momento: dal logo con colori Pantone su fondo cromato alla rafnata combinazione cromo/colore, fino alla possibilità di esaltare i dettagli originali delle texture. “Grazie a questa nuova tecnologia — conclude Santi — il logo si è come evoluto, non si presenta piatto ma comunica una vera e propria novità stilistica, di grande impatto visivo, un elemento che ne mette in evidenza l’unicità, il design, le caratteristiche stilistiche”.





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HOT FOIL DARING YELLOW
Te geometric lines shine like sun beams and light up the entire surface because of the DARING YELLOW from Luxoro’s Pollock 2 collection. It’s an audacious –daring - yellow, bright and vibrant, with extreme aesthetic quality and able to express a cheeky originality like the spirit of the 1920s that the cover is inspired by. Te sheet-fed printing achieved with hinderer + mühlich clichés faithfully reproduces the elegance that characterises the Great Gatsby world - the main representation of luxury in those years and the perfect expression of this completely art decò enhancement.
THE PAPER FOR THE COVER
Te cover paper is an FSC-certified viscose velvet on 100% recycled base paper, foil stamped with debossing. Te color is petroleum blue. Tis paper is part of the new Velvet collection and can be found in the catalog under the code Dama V64. Flocked paper has been one of Icma’s areas of expertise for over 85 years. It is the result of continuous experimentation and innovation, speaking the language of creativity and sustainability. Te new Velvet catalog shows the vast collection of velvets and the diferent printing possibilities: hot foil stamping, oxidative ofset, screen printing, and embossing.
Exclusive distributor for Italy of foils and clichés for enhancement from the Kurz group, Luxoro ofers industrial sectors such as fashion, luxury, packaging, cosmetics, food & wine, substrates and ideas for creating unique objects that can mirror the exclusive value of a product or brand. Te close exclusive partnerships with LEONHARD KURZ Stiftung & Co. KG (the undisputed benchmark in the production of film for heat printing) and Hinderer + Mühlich KG (cliché and equipment for heat printing), make Luxoro the ideal supplier for any need in the field of printing and finishing of various
materials. Te company has a staf of over 50 people and an operational area of 3,500 sq.m. where there are the ofces and logistics centre. Here the wide spaces available allow flexible warehousing of the “parent reels” (jumbo) from Kurz, and their cutting in the format required by the client. Tanks to its rigorous company policies Luxoro today is a completely zero impact company.
Grafica Valdarno is the innovative leading player in printing and enhancement on special papers. It is a recognised leader on the Italian and international graphic arts scene because of its deep technical expertise. Tis culture comes out of over half a century's activity and, above all, its ability to combine techniques, surfaces and ideas in a unique and constantly surprising way as it can count on a set of machinery so diversified that it can satisfy any aesthetic need for enhancement. Grafica Valdarno specialises in prestige printing and high-end packaging for the cosmetics, fashion, jewellery and luxury sectors; it also stands out in technical and commercial communication because of the added value of its printing and finishing oferings. Te aesthetic and technical excellence of “made in Grafica Valdarno” comes from the in house management of each project from inception to production, in an ongoing technical experimentalism that dialogues with the human ability to conceive of and propose ideas.
Founded in 1933 by Matilde Carcano, the company has since been led by Elena, Silvia, and now Elena Maria Carla, each bringing innovation and growth to the family business. Creativity, research, and experimentation go hand in hand to trigger the creation of sustainably innovative sartorial paper with original textures, finishes, and colors. Te Icma collections are contained in the Prêt-à-Porter catalog, while the Tailor-Made system enables the utmost customization of papers. Icma holds ISO 9001:2015 and FSC (Mix Credit and Controlled Woods) certifications and is committed to circular economy projects.
VELVETY PAPERS BURSTING WITH COLOR
Icma is to present the Velvet collection, a contemporary reinterpretation of its historic Flock collection, at Packaging Première (booth E16-E18) from the 28th to 30th May.
In luxury packaging, Icma has always been associated with flocked paper which, in over 85 years of history, it has interpreted creatively, playing on the tactile sensations achieved, for example, by experimenting with new types of flocking, or by embossing the velvet. Icma has also worked on the visual perception, bringing the styles and trends of the various eras to velvet, including glittered velvet, devoré and, more recently, fluorescent and even speckled velvet. Paying tribute to this long series of innovations, the Velvet flocked paper collection ofers a range of bold and captivating colors, unique products, such as gold velvet, and is strongly focused on the environment.
In the new collection of velvets, the contribution made by designer Valentina Folli was focused on colors. Te color palette has been redesigned, adding original and very contemporary shades, such as coral, mustard yellow, and sherpa blue. Tese vibrant and dynamic colors are indisputably trendy and suit the current taste. Te neutral colors, which are a timeless stylistic choice, have also been revised to ofer a more extensive range. Making their debut among the classic colors are burgundy, purple, and less saturated dark and light blues, which can be more easily adapted for uses and combinations. A passion for experimentation has led Icma to select several metallic efects that play on gold, silver, and an exceptionally bright white color. Blacks and whites, which already feature in a substantial range of options, have increased with the addition of ofset printable white and a range of weights suited to box covering, paper converting, and other uses, while the many black options include one with recycled PET flock on a recycled post-consumer waste base.
Te catalog presents the whole range of colors, organized into four cascades grouping the warm and cool neutrals, and the warm and cool saturated colors. Tis solution fosters color combinations and drives bold creativity. Te Velvet collection has been designed to match with the color range of Dimontonate Floccati’s flocked polystyrene for thermoforming. Since 2018, Dimontonate Floccati has been the exclusive reseller of flocked thermoforming materials produced by Icma. Making the inside and outside of packaging consistent in spite of their diferent base materials (100% post-consumer waste natural and kraft bases, or plastic materials), is an advantage that adds value to the corporate image of luxury brands.
Te new Velvet catalog is organized to assist the customer’s choice and includes a booklet showing various examples of printability: foil stamping, ofset oxidative, silk-screen printing, and embossing. All the papers will be available in stock, with a minimum order quantity of 100 sheets.
CLEM HALPIN, CREATIVE DIRECTOR OF BULLETPROOF, PRESIDENT OF THE INTERNATIONAL PENTAWARDS JURY 2019
WE ARE NOT AN AGENCY, WE ARE A TRIBE
With three bases in as many corners of the planet – London, New York and Singapore – Bulletproof is one of the most interesting agencies specialising in strategic branding and packaging design at the moment. Its creatives consider themselves part of a tribe of ‘deep thinkers’, who act quickly to create ‘bulletproof’ ideas. Its strength? Having placed the accent on its multi-culturalism in a global market that demands an approach respecting each country’s specific nature.
From Kraft-Heinz to Heineken, from Danone to Kellogg’s, from Coca-Cola to Unilever, the secret of the great Bulletproof campaigns can be summed up in
three concepts. Te first: great ideas are basically simple, and can really change the world. Te second: widespread environmental awareness demands that packaging be ever more essential, functional for its purpose and “able to give joy”. Finally, the most revolutionary of thoughts, which the Creative Director Clem Halpin sums up in the definition “intelligent ingenuity”, and which in a certain sense summarises this great agency’s working method: work on the brand with curiosity and free of any preconceptions. We interviewed Clem Halpin, Creative Director of Bulletproof London since 2018, who this year was nominated President of the International Pentawards Jury 2019 because of his 25 years’ experience in brand design. As well as having won, between 2010 and 2017, a good ten medals in the famous international design competition. We asked him some questions on the present and future of global packaging.
What key factors mostly influence the communication strategies of international brands? How can you communicate the brand’s identity to diferent audiences in diferent countries?
Te most important thing is to build a strong, consistent brand culture as a foundation. It has to be built on a fundamental brand truth and then supported by consistent communication both from a visual and verbal perspective. Our approach to design is through Soul Power, where we unearth the intrinsic brand truth (soul) and express that through a distinctive design solution (power). When it comes to global brands, the design has to be nuancedn according to local context.Each country has its own category codes and rules of engagement. Local knowledge is critical in these circumstances. Ignore it at your peril.
Tere are diferent legislations and sensitivities linked to sustainability. How do global brands face this challenge? Do you think global brands have a key role in substantially increasing awareness on these topics?
For all brands, big and small, sustainability is no longer a nice to have. It’s now moved further on than that, driven largely by consumer pressure. Anything that even hints at excess packaging will be rejected by a growing number of consumers. Global brands have a key role in increasing awareness and facilitating change and it’s great to see so many large multinationals tackling this growing challenge creatively. Agencies also have a role to play in driving sustainability initiatives forward. As an agency, we consider our impact on the environment and have been a certified Carbon Neutral Company for the past five years. Creating a better future is about everyone doing their bit, be that Govern-
ments, big businesses and consumer power. We can see the influence that young consumers have on big businesses; they don’t complain, they just leave your brand behind.
Do you think over time a new shared aesthetic linked to sustainability could emerge?
Definitely, the new aesthetic is very pared back. Packaging should be just fit for purpose, informing delight but balanced against the environmental impact. Simple products with simple ingredients, formulations and formats demand simple design. People don’t want visual excess; they want a design with real meaning. Designers will have to find ever more inventive ways to grab consumer attention through storytelling and strong graphics, doing more with less..
Our magazine addresses communication, with a particular focus on printing and the digital technologies contributing to its development. Looking to the future, what role do you think digital printing could have in packaging design?
Digital printing is starting to gain traction in packaging design and will, in the future, play a much greater role in the packagingour industry, with consumers now looking for a much more transformative and personalised experience from brands. . We as an agency, recognise this and Bulletproof is forging the way, building a solid strategic partnership with HP and looking at ways our clients can utilise their digital printing expertise.
What is your first project in partnership with HP?
For our first project with HP, we worked with Danone France to create a packaging activation campaign that brought to life Actimel’s ‘Stay Strong’ brand idea. We looked at what inner strength means to people – it didn’t take long to realise it means diferent things to diferent people – often at diferent times. So, we created a the ‘Unleash your Actimel Instinct’ campaign that heroes these diferences, with Actimel as the catalyst for staying strong whatever your individual day brings. Using HP’s Mosaic Smartstream software, our suite of visual assets were randomly combined to make 13 million unique label designs, rooted in the idea of animal instincts in the everyday ‘urban jungle’. Tese packs echoed the individuality of consumers’ daily lives and challenges and became the campaign billboard, creating a real buzz for the brand.
Personalisation, high quality materials, craft… What defines luxury packaging?
In future, designs for luxury brands are
going to have to work ever harder as sustainability drivers reduce the options for traditional signifiers of luxury packaging. Increasingly, it’s all about the product and its story, rather than just luxury cues per se.
Bulletproof is a global and multicultural “creative tribe”, as you define yourselves. How does this come out in your work with brands?
We’re proud of our diversity and our culture; every one of our studios reflects both our Bulletproof culture but also the multi-cultural reality of global design. Each project team is carefully chosen based on the brief, ensuring a broad mix of talent and experience. Our approach to design is intelligent naivety, encouraging our team to put aside preconceived ideas within the category and instead think freely. Diversity enriches our thinking and helps us achieve that, keeping Bulletproof ahead of the game.
During Pentawards Live, speakers stressed the importance of experimenting and failing as a valuable experience (fail fast). How does your agency embrace this?
We pride ourselves on being incredibly effective, delivering precision with pace. At times when budgets are constantly under pressure, we work really quickly to create strong strategic ideas which we then test before executing. We’re deep thinkers, but we don’t live in an ivory tower. Often, we will run tissue sessions at the outset, working collaboratively with our clients to create bulletproof creative that delivers commercially viable results.
Japan, Swatch, and that’s not all of them. In 2000 he published the book ‘Italian Style: Twenty Years of Graphic Design in Italian Fashion’ in which he describes his experiences in fashion and design. An interview is always an enriching experience because of the flow of ideas, gaining of knowledge and the curiosity for what is revealed. Tis one was also compelling because it was at a bebop rhythm. Tere are many more ties between music and graphics than you might think and, at the time of saying goodbye with the interview over, Pier Paolo Pitacco slipped into my hands a short book created with Filippo Bianchi and published by 22publishing. Te proof that jazz and graphics have blood ties I take from a saying of Miles Davis “Don’t play what’s there, play what’s not there” that Pier Paolo Pitacco illustrated by formatting the banner text with an historic font, letting all the strength of the words emerge. A solo. I’ll leave you to “listen” to Pier Paolo Pitacco as if it was a jam session.
Graphic sign, photography, music: the project for Rolling Stone – how did it come about?
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PIER PAOLO PITACCO
40 YEARS OF ETHICAL AND AESTHETIC RESEARCH
GRAPHICS, PHOTOGRAPHY, MUSIC, FASHION, PUBLISHING, DESIGN. Tese are the universes that have made Pier Paolo Pitacco one of the most eclectic Italian designers and the central figure in the biggest publishing events connected with the success of Italian style.
Pitacco has received 23 awards from the Italian Art Directors Club and 32 from international institutions, most of all American ones. Te biggest fashion and design brands have been his studio’s clients. From Armani to Ermenegildo Zegna, from Fay to Fiorucci, from Fratelli Rossetti to Gucci, from Missoni to Valentino, but also L’Orèal, Richemont Group, Alessi, Audi, B-ticino, Inter Football club, Lion
It’s what I’ve always done. With the experience I’ve built up I’m a better person today than I was at 23. But I’ve always had this mixture of media and cultural content. I started working as a graphic designer at Uomo Vogue, and at the time I already had a very wide cultural vocabulary because I’d always been involved in cartoons, cinema, art and music. In practice, it was a very broad background in visual culture. I’ve always considered cartoons to be at the leading edge of the communication world. For example, the Star Wars series is based on the cartoons of Moebius (alias Jean Giraud); the other famous series of Indiana Jones is the cartoon by Professor Philip Mortimer, drawn by Edgar Jacobs in the 1940s. Everything starts of from our mind, and if you have a thought, a flash of inspiration, an idea then it can be expressed and become a reality. Looking at the cartoons of Moebius and Professor Mortimer was an exercise for me in my adolescence. I used to observe the incredible details, the style, a colour, an expression. It was a universe illustrated with enormously rich aesthetic content, wisdom, real excellence. I always thought that one day some of those cartoons would become pieces of cinema. Te cartoon transforms an amazing thought into an image and then the cinema makes it so real that we watch it all. Tose characters have entered into our lives because they’ve been physically represented. Te representation on film makes everything real. Tat’s also the case with music, which revolutionised fashion, image and our way of being. Until the late 1960s fashion didn’t have
anything to do with sport. Rappers have changed the way of dressing, of acting, by making use of ‘poor’ clothes (sweatshirts and trainers) because that was what they could allow themselves where they lived on the outskirts. If we think back to the ripped jeans on the cover of the Ramones in 1976, it’s a look that came from the music world – it wasn’t anti-conformism, or even protest. It was an attitude, an act of freedom and authenticity. Tat photo’s become iconic, and it’s remained so much in the collective memory that it seems as if was taken today. All of this is part of my knowledge that enables me to understand current phenomena. Te entire world is superficial today – these attitudes are a construct and you can feel it. I find it very difcult today to see authenticity in all the fields – there’s a widespread standardisation, the will to ‘appear’ at all costs. Tis takes authenticity away. We’re in a society that finds it very difcult to find fresh talents to create new languages. With Rolling Stone magazine we started to produce pieces with the artists, creating stories with original, creative solutions. I brought in a lot of young, unknown photographers to produce innovative stories. In Italy we have a lot of talented people who are struggling to emerge. It’s difcult for young people to get into editorial offices because there’s a very broad, international competition with people from all over the world. Unfortunately, market contraction is taking space away from experimentation and from very diferent ways of representing images. With Rolling Stone we were able to do something different, working in complete freedom with artists and musicians. Music is an expressive context that allows the development of powerful languages.
Paper magazines: what’s their future?
I’d talk about paper rather than paper magazines. Paper has its own physical properties and it has aspects that are diferent to digital. It’s pointless trying to put together two languages that have nothing in common. So when I work on paper I take advantage of the many opportunities that it gives me, starting of from the object’s physical properties that set themselves up in my life. Digital is fluid – I look at content that might even be powerful but it gets forgotten, it passes by. Te magazine is something I take in my hand, and I leaf through it. What I take advantage of in digital is the possibility of having animation. If I take a really high quality photograph, that quality isn’t put there on a smartphone or PC screen. What you can get in digital is the content, not the quality. Te technical skill, in relation to quality, I express on paper. Which you can translate in just one word: beauty. Te pleasure of beauty. Paper still gives me that high quality profile that, along-
side the content, I can express. Tere’ll always be a public that loves paper. But there’ll be a watershed: a high profile product (done with beauty, quality, research) and a throwaway product (like the gossip magazines). Tere won’t be anything in the middle anymore. So much information gets searched for on the Internet in real time. If I do a high level photographic story, I put it on paper. If I put it on the Internet, I have to animate it. Te advantage of digital media is animation. If I go onto Instagram and put static photos there, I’m not taking advantage of this medium that requires animated stories. Instagram is the real revolution because I receive information constantly – I don’t need to search for it. If I go onto Pinterest or other social media I have to know what to search for, and how. I have to put into action a search about something I already need to know something about. I open Instagram and I start infinitely scrolling images and content. If I post an extraordinary piece of content, everyone can see it. I can do an immediate search on the web but in books it’s a slow, complicated search. Personally I always start of from the warehouse of my memory and from the very precise reference points in my mind, and then I do the research on the web. Maybe I’ll also go and look up some books – I have a huge library. I use the web for everything that is contemporary, to do with now.
Digital printing: everything is printable immediately on any material Practicality is more important than speed. It means being able to print directly from a PDF in real time. Te great advantage is the simplification compared to all techniques of traditional printing. Digital makes everything easier and faster but it’s still an evolving technique. Nowadays you can’t tell the diference between digital printing - done well - and traditional printing. Te quality has gone up so much. Tere are still limits though: fluorescent colours, metallic colours, certain embossed printing techniques, inks that use up volumes, limits on paper types. I’ve done experiments on the yield you get, and I’ve been very satisfied with them. Tere’s a very wide range of opportunities, even for sophisticated demands and in small quantities. Personalisation is another advantage of digital for companies that have particular necessities. I’ve tried integrating digital and traditional – I printed in digital, and to get the gold efect I used a traditional machine. Te integration between the two techniques opens up diferent possibilities, as does the availability of increasingly large paper formats. It’s an evolving technology that I’m keeping a keen eye on.
Trends: what’s your experience of them?
Today there's no longer a trend that dictates the line, a style, something significant. Tere’ve always been trend notebooks, and they can be useful as a general overview on whole series of content. Tey tell you what’s going on but what we’re noticing is that there isn’t a real trend. Ecology? Vegans are invading the world. Organic. An awareness, a consciousness, is developing in society. Tis is part of human evolution. Anyway, today there isn’t a specific trend – everything and nothing is valid. When we started using fluorescent colours on magazine covers we created a trend. A trend is something that emerges – you don’t know how or where from and then it spreads out. Since we live in a fast world, we’ve killed it in a short time. It becomes standardisation. It’s an ongoing doing, recycling, suggesting. It’s an aesthetic tied to natural values, the respect for forms and colours. What I see emerging is an ethical and aesthetic research. Whatever job I have to tackle I do it with my baggage of knowledge, with my spirit; I search for beauty and through beauty I try to communicate aesthetic values. I never look back at the past, but at something in evolution, something that wasn’t there before. If I only applied what I know I would have already got it wrong because that means repetition. I’m never sure about what I’m doing. I try to change direction; I experiment. I wonder how it’ll be accepted, how it’ll be perceived. A designer’s task is to be efective from a communication point of view, depending on the public in question. I do diferent things but they have to be in harmony with the public in question. My spirit, my conscience is giving the most that I can in diferent contexts.
Elle Russia: more experimentation. In Moscow there are all the magazines in the world, but really all of them. Tere’s an upper class that consumes magazines. Moscow – where it all happens – is an economy in its own right (18 million inhabitants in the metropolitan area). Te parameter is the West – the elements of nature, aesthetics and content are ours. Te world to aspire to is ours. Te Cyrillic alphabet is an advantage for graphic design, which isn’t the case with Chinese ideograms. Tere are aesthetic languages tied to western typography. We have fonts that are design pieces. For example, Vogue China has headlines in English and texts in Chinese exactly because western typography matches the photography and fits into a single language. Te ideograms, pictograms don’t fit in with the photography. We’ve conditioned the entire world with our styles, Japan in particular. Tere are Japanese graphic artists who have managed to converge our aesthetic language with theirs, creating something unique
with a powerfully recognisable sign. China and Russia were closed up until a few years ago; there wasn’t any communication between the cultures.
An italian in paris: Grazia France. I ended up in Paris because of the twists in life and I stayed a long time. I created Grazia France. Generally speaking the French are more classical, more traditionalist. We Italians have this ability to dare; we have the courage to shift the rules. Tere’s less research in France but it’s of a very high quality.
Packaging design: redesigning the mass market.
It’s like with the other disciplines, you need to have the possibility of creating something diferent. You can use a traditional container and dress it up in an exceptional way. Can it really be that the plastic water bottle is so ugly? Can it really be that a mineral water producer has never had the idea of having a diferent bottle, one that’s a sculpture to put on the table? You can put a dress on a plastic bottle too to enhance it. Why not have a detergent carton that seems like a sculpture that you would buy more willingly, that you’d leave in view instead of hiding? Te mass market should look at what is beautiful. Why go without beauty? As well as the research into forms, there’s the possibility of dressing in order to please the sight.
Logos, trademarks: the button test Company logos only have one value; it has to be possible to use them in a very small format. If it fits on a button then it means that logo works visually. Ten there’s the aspect of content, of the logo’s ability to express a concept. It’s very interesting when there’s a logo without a recognition symbol to go with it; when there’s only a piece of writing it’s a much more interesting job. I change fonts depending on the project even if there are fonts that form part of the collective memory and, through tradition, work well for many projects. But I think the beautiful thing to do is look for something diferent. In 1961 Yves Saint Laurent (very young and still almost unknown) went to Adolphe Mouron Cassandre (born in 1901) to get the logo done for his emerging fashion house. Cassandre created a logo of just the initials vertically, which was as innovative as it was perfect on a button. Tis also shows that creativity isn’t limited by a birth certificate, that age doesn’t count when you have your finger on the pulse of what is contemporary, when you have a sense of what’s happening.
Heaven/ hell: the great regret?
No project has made me sufer. I just have to say that certain times it’s been an efort to get to the end since there were a lot of
people involved asking for infinite variations. My only regret was the restyling project of the famous optical trademark of IWS (designed by Franco Grignani for Segretariato Internazionale Lana. Te trademark had to be redesigned and set out on diferent media to then be used all over the world. It was a very stimulating and challenging job in the 90s, which I was very proud of even if IWS then decided not to change logo.
With careful planning, it is possible to arrange for barrier elements on packaging and printed products that can hinder the spread of counterfeit products. Te challenge is finding the right compromise between the solutions for hardware (such as labels or RFID), software (access to certified databases, blockchain, cryptography) and production (printing and inks). But that’s not enough: you need to understand the available solutions and the ways of applying them.
Te trade in fake goods isn’t experiencing a crisis and is, instead, continuing to flourish. As an OECD study underlines, China is the largest producer of counterfeit goods and Italy is the third most afected country by fakes, which cause the loss of tens of thousands of jobs and a multi-billion loss in tax revenues. Te report says that in 2016 the global trade in counterfeit and pirated products had reached a value of $509 billion, without taking into account the falsified and pirated goods produced and consumed within individual countries and then distributed through the Internet. As a result of counterfeiting Italy has lost at least 88,000 jobs, equivalent to 2 1% of those in employment. Not only that: in 2016 the lost tax revenue from the retail and wholesale trade cost €4.3 billion. As a result, the intensity of counterfeiting and piracy is an ever-growing risk for intellectual property in a globalised economy.
But what gets falsified? Everything: from luxury products to consumer goods. Te confiscations mainly concern the footwear sector (almost 25% of the total), followed by clothing (15%), leather goods and electronic equipment. Te most frequent of the fake luxury products are watches, perfumes, highend leather goods and designer glasses. For the most part then, sectors in which
Made in Italy has leadership positions. 55% of the counterfeit or pirated goods confiscated in the two-year period 2014/16 came from China. Other Asian economies – such as India, Malaysia, Pakistan, Tailand, Turkey and Vietnam –are also major producers of fake goods. And then many Middle Eastern countries, such as Saudi Arabia and the Yemen, are sorting hubs towards Africa. Meanwhile, Albania, Egypt, Morocco and the Ukraine are important redistribution centres for fakes going to the EU. One of the factors contributing to the production of counterfeit goods is poor governance due to the fact that often the producers do not defend themselves. However, things are gradually changing and the prevention of counterfeiting is becoming in its own turn a constantly expanding business. It couldn’t be any other way since, according to the PMMI report “Brand Protection and Product Traceability”, it is predicted that counterfeiting is increasing by 3% a year.
Anti-counterfeiting: an increasingly urgent need
Within this distressing framework, print and packaging can play a crucial role by becoming a barrier element against the spread of counterfeit goods in all markets: from luxury to pharmaceutical, from toys to foodstufs, to beverages. And the development of new technologies makes up one of the directions which many technology integrators and producers are working towards. Tere are ways of fighting counterfeiting, there are many of them and they’re continuously evolving, especially depending on changes in consumers and their awareness about the fake sector. One thing is certain: they have to be clear, economical, obvious and within everyone’s grasp. As well as secure, obviously. For this reason, holograms and RFID are the technologies in most rapid ascent, with the latter growing by almost 21% annually. Te smartphone will be the tool with which to control authenticity and therefore make a defence with a QR code or Ghost Code that will be flanked with the use of special inks capable of hiding themselves from the human eye and appear only under specific prompts. As we can see this is about finding the right compromise between solutions for hardware (such as labels and RFIDs), software (access to certificated databases, blockchains, cryptography) and production, such as printing and inks in order to try to stay one step ahead in the eternal pursuit between guards and thieves. But let’s always remember that the best protection is also that of us consumers who can often protect ourselves from fakes by being careful and not
boosting them with our purchases. Because the sea is made out of drops and it’s… deep.
Printing – first anti-counterfeiting technology
Te simplest form of protection is printing – direct or on labels. Simple doesn’t mean easy. It needs technical but also design skill. In very simple terms it’s necessary to consider the type of use that will be made of the label or packaging, of the distribution methods for the goods, the intended uses, the primary or secondary packaging, the media and, consequently, the materials and the application methods. Holograms, mono or bi-dimensional codes are now very widespread even in highly developed versions that change colour on the basis of temperature or on the light sources they’re exposed to: this is the case with digital watermarks, inks that become fluorescent when exposed to UV sources or microscopic markers contained in traditional inks or in digital printing toners. To this family also belong the inks that are iridescent based on the angle of observation not only for ofset applications but also flexo-printing, screen printing or digital printing, the metachromatic screen printing inks that change colour according to the light, and the thermo-chromatic inks that instead change on the basis of temperature.
‘Invisible’ technologies – from plug-ins to inks to textures
Other approaches have the security element invisible, or hidden, and detectable only by means of a detector – our smartphone, for example – that can capture RFIDs or react to NFC (Near Field Communications) technologies. We’re talking about codifying systems that go beyond the barcode concept to enter the logic of watermark solutions. Tis is about inserting graphics inside the graphic design that make it difcult or even impossible to reproduce: it’s what Agfa, for example, has chosen to do with its ‘Arziro’ solution. Te trick lies in being able to produce all this simply, easy to do but difcult to reproduce, and consequently also easy to redesign so as to be able to frequently change it eliminating any possibility of imitation. Arziro in simple terms is a suite of plug-ins for Adobe Illustrator that interfaces with an authenticity tool and one for production workflow optimisation for high-resolution printing. But going further is possible, as Sun Chemical has done in creating a range of special inks that are based on the stealth strategy of authenticity markers. In Sun Guard’s inks, the security element is hidden and detectable only by means of a specific detec-
tor: this involves UV fluorescent inks that contain special pigments sensitive to infrared rays. And there again, there are the Valimark inks, which are usable with all printing techniques and contain coloured microspheres visible with a simple lens. Finally, there’s the black Reveal, an invisible IR ink that can be printed on any media and appears black to visible light but disappears when observed with an infra-red video camera. Tere are also anti-counterfeiting systems based on the processing of graphics file. One of the very interesting solutions is Secure Print Technology from the American DSS company specialising in anti-counterfeiting techniques. Tis involves the creation of small alterations in the print screening which are invisible unless they’re enlarged and can’t be reproduced with copies or scans that would cause the loss of their exact original form. A similar technology is Barcode Barricade that exploits the traditional barcode, which is made uncopiable because duplication produces a distorted code, while the reading of the original code is fully guaranteed. Or again, variably printed images and illustrations randomly on the package forming a texture that can only be recognised and authenticated using a digital scanner and specific software.
Te importance of the productive workflow
Te addition of anti-counterfeiting solutions requires a production chain that is well informed and well planned. Apart from creating security elements in a printed object, it will be necessary to make it not only possible but also easy to de-codify those elements in the rest of the production chain, right up to the consumer. Tat’s why techniques like Phantom work in which the images used for the brand’s protection are visible to the naked eye only by tilting the printed object at an angle. Scanners and photocopiers can’t achieve this result. On the digital printing front, for example, HP ofers anti-counterfeiting security elements that are generated by a series of algorithms through a dedicated software (HP Smart Stream Designer) and printed with ElectroInk on all the HP Indigo digital printing machines. Tese elements include micro texts, micro 2D barcodes, Guilloches and special security fonts. Tese graphic images, printed on labels and packaging, are difcult to reproduce and can be seen with the naked eye, but anyone looking at them wouldn’t say they were anti-counterfeiting devices but decorative items. Teir purpose instead is protection. Xeikon has used its experience in printing scratch lottery tickets, cheques, licences,
tickets, vouchers and passports to fine tune a proprietary toner that, alongside ‘sly’ graphics solutions makes the security levels unique and extremely difcult and expensive to counterfeit. Tis is the case with the micro-tests of up to 1.0 point, which is very difcult to copy, duplicate or reproduce. It is also true with very special line drawings that are highly irregular and complex printed objects such as the fifth colour that a traditional printer can only simulate. Tere is also another extremely secure and transparent toner that is only visible under UV light or black light with a wavelength of 350-385 nm. Te Stealth Code solution is also very promising, which is distributed in Italy by BeeGraphic and has been, for example, adopted by Pusterla 1880. It’s a technology based on a really invisible coding. It’s a copyrighted solution that involves inserting the unique data within the image. It’s imperceptible to the eye and can be placed on the entire surface. Te code is inserted using an inclusive technology that can’t be replicated or duplicated. All you need to do is read the printed object with a smartphone or a tablet using the free Stealth Code app, which can be personalised on request. Stealth Code allows interactive communication with the consumer, traceability and real-time modification. Te only limit is the printing on black backgrounds where it becomes invisible, while it can be easily done on four-colours and Pantone hues; it doesn’t need particular printing processes or special inks and doesn’t afect the graphic layout.
Beyond printing: micro-engraved clichés and special foils
Adding an element of security to a package is only a small part of the anti-counterfeiting programme. But what about if the graphics and the packaging aspect have a decisive role, as in the case of luxury brands? If the printed object is highly valuable or just doesn’t have printing but only enhancements – such as heat printing – solutions come to the rescue like micro-engraved clichés, which are ideal for various uses like self-adhesive labels for wines and spirits or high-end packaging. Te feature of the micro-engraved cliché is that its surface, instead of being smooth, presents a highly appropriate texture for transferring the graphic details on film and, then, on the desired print substrate. Te reasons for micro-engraving present random textures and graphics and can, in addition, be personalised with logos, written text or designs with unique optical refraction efects that change according to the angle of observation. Te production of the cliché is crucial but
so is the tape that is used. On this topic, Kurz has in its catalogue products specifically created for anti-counterfeiting that go beyond holographic tape and go as far as interactive solutions to identify and trace the products, as well as checking their authenticity and originality without any ambiguity. Te integrated solution is called Trustconcept® and is made up of several parts: the graphic part to be reproduced on the foil, called Trustseal®, which enables unique effects to be achieved that would be difficult to reproduce with the usual holographic technologies on the market; the more specifically software part called Trustcode®, based on the scan from a personalised app with a unique code, or alternative elements such as logos and holograms; and the checks in the Kurz database with a consequent de-codification of the information associated with it. An interesting side efect of this technology is that while the check is going on, interesting interactions can also be triggered by activating augmented reality experiences in order to interact with the products themselves to gather information, ask for services, activate promotions, authenticate the product, enter loyalty programmes, contact the company and much more.
Te new frontiers: the internet of things And here we enter the future of anti-counterfeiting. In fact, the solution could already be here even if it does seem to have come straight out of the Minority Report in which Spielberg imagined a world of holograms where every surface magically transformed into an interactive screen that it was possible to dialogue with at a distance with simple hand gestures. And it’s IoT, the Internet of Tings, which overlooks an eco-system of connected packaging. Today there are already containers capable of developing heat at the moment of consumption; labels that react to surges in temperature by changing colour or that are activated just by brushing them with a finger. Or again, medicine packages printed with thermochromatic ink, able to communicate directly with the patient if the content has been put back correctly after use. Te driving force is the print technologies - particularly inkjet - that ofer increasingly sophisticated personalisation solutions. Tese include software for serialising smart sensors, new systems for marking and codifying the gathered data, systems for traceability and visual inspection, thermo-chromatic inks, cloud services: in other words the platforms that connect packaging to the web in a few clicks. All of it seems oriented on revolutionising the client experience. Tere are many
of them and they’re all evolving continuously and constantly; technologies and software that allow dialogue and exchange between consumer and brand, smartphone and products.
A reluctance to be overcome Certain observers think that it’s the infinite assortment of options, devices and solutions that act as a brake on investment by luxury brands. Te greatest risk is technological obsolescence that scares potential investors. Often the connected packaging is seen warily because it is regarded as an indispensable solution for standing up to the evils of counterfeiting. Te paradigm of technology as a source of inclusivity has not yet been overturned. It’s a slightly short-sighted vision: the opinion is that the QR code still bears the “sin” of not meeting luxury’s aesthetic demands because it’s “ugly, bulky, unconcealable”. Using other methods is enough, as seen above: there are already invisible bar codes integrated in the logo. Ferrero and Unilever know it full well and have already adopted those methods. Luxury brands are slightly reluctant in this context to push for these technologies, even if they’re the main ones to be hit by the problem. Te reason can be guessed: luxury packaging bases its reason for being not so much on technological content as special material; design and craftsmanship and technology don’t take into account what looks “good”. Although there are some pioneers especially in the area of spirits and champagne, segments that have high export rates to Asian markets where the counterfeiting problem is enormous and product awareness is very low. Tis is why the topic of anti-counterfeiting joins up with the need to push beyond packaging: good, functional, protective, impact resistant and up-to-date. Tis future packaging –better when it’s tied to intelligence for communication, profiling, keep in touch with the consumer - links to and guarantees the product’s authenticity. It’s just about using imagination and taking advantage of technology.
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In this year’s Packaging Première Luxoro is bringing lots of innovations in cold press, hot printing and digital printing. You will be able to discover colours that describe far-away planets, original solutions for avant-garde designs, all-new
graphics on glass and exclusive technologies that play with both the senses of sight and touch. In the exhibition area not only will there be new foils with a translucent efect and digital metallisations that interact with lively, vibrant graphics but also the special Luxoro 2019 labels, two printing works that describe the journey between the Langhe and the sea, a tribute to the continuous turning of nature. For this year’s Packaging Première, Luxoro - the only Italian reseller of Kurz enhancement materials - is presenting new concepts and shapes to embellish products and brands.
New colours for a design that describes the present.
An elegant and refined ruby red, a midnight blue that recalls the depth of far-away galaxies, the vibrancy of the springy bright green, the brightness of a metallic purple and even more colours and tones that express the trends and styles of the moment. Tese are the latest ranges of colours presented by Kurz: an ode to sensory exploration. Colours that are fascinating, mysterious, enigmatic and at the same time expressive and bright. You can find them printed in diferent structures and efectsachieved with to the hinderer + muhlich clichés - in the new Pollock 3 collection of Luxoro, and you can discover the numerous expressive capabilities in the fourth ‘Box in Box’.
Soul Gin. New expressions of glass Te exceptional design that Art Director Mario Di Paolo created for the Soul Gin bottle is a clean and tidy collage of alchemical inspiration. Tanks to the combination of screen-printing and hot printing, the result is a great depth of view and a vibrant metallisation, which is rich and one of a kind. Te technology of printing directly on glass with an inline process is the only of its kind and the result of the innovative system of inLINE FOILINGdecoration. Te nLINE FOILING printing solution i is simple, fast and convenient and it guarantees extraordinary metallic efects on bottles. Patented by our partners from ISIMAT, it r efciently responds to complex decoration demands. Foil and primer are specifically studied and developed to put on the market the chance to combine screen printing and hot printing in only one online step; one foil is enough to produce an infinite amount of metallic efects in only one step, thanks to the later overprinting. Te inLINE FOILING module is integrated in the printing process as an autonomous unit and works without any pressure or heat.
Luxoro will be at Packaging Première 2019 with these and other innovations.


Francesca Meana
Intagli onirici e cianografiche
È un’artista poliedrica e sempre in divenire
Francesca Meana, fondatrice di Pourquoi Pas Design, spazio espositivo, laboratorio, ma anche luogo di ricerca. Due i percorsi artistici ai quali Francesca si dedica: da una parte Le nebbiepiccoli universi onirici realizzati sovrapponendo ritagli di carte diverse - dall’altro Le Cianografie che ci parlano del suo amore per la fotografia.
“Con questa tecnica ‘antica’, partendo da una fotografia digitale, anche uno scatto fatto con il cellulare, riesco a creare qualcosa di unico —ci spiega— la sovrapposizione di più negativi può dare vita a texture inconsuete e interessanti”.
“Così ogni gesto —aggiunge— diventa per me una sperimentazione: una traiettoria che posso inseguire per creare proposte sempre diverse”. www.pourquoipaslab.com

