Skip to main content

Supplemento a Stadium n. 5/1988

Page 1

SUPPLEMENTO AL N. 5/MAGGIO 1988

3 omiui ó I ta -

/

//

F

Z

ÉdMMAuyu-e,

V SóMoAlcfà „ 14° CONGRESSO NAZIONALE CENTRO SPORTIVO ITALIANO ROMA ■ DOMIdS PACIS ■ 17/19 Giugno 1988


CENTRO SPORTIVO ITALIANO

RELAZIONE CONGRESSUALE DEL CONSIGLIO NAZIONALE «Sport, educazione, solidarietà: la scommessa e il cammino del CSI per gli anni ’90»

Questa relazione è stata preparata dal Consiglio nazionale attraverso un’approfondita analisi del momento associativo del CSI con riferimento ai contesti socio-culturali in cui opera. Ci si è avvalsi, in particolare, della verifica compiuta neH’Assemblea nazionale di metà quadriennio, dei dati delle «mappe associative», degli aggiornamenti sui settori specifici di attività periodicamente predisposti dalla Presidenza nazionale e dei documenti congressuali trasmessi dai Consigli.


INDICE 1. IL CSI OGGI: ORGANIZZAZIONE E ASSOCIAZIONE pag.

1.1 Organizzazione 1.2 Attività sportiva 1.3 Azione formativa 1.4 Comunicazione associativa 1.5 Strutture di servizio 1.6 Associazione

2. IL CSI OGGI: NELLA REALTÀ PER SERVIRLA 2.1 Nella società 2.2 Nello sport 2.3 Nella chiesa

» » » » » »

5 5

7 15 19 21 22

pag. 24 » » »

24 25

27

3. IL NODO DELLA QUESTIONE SPORTIVA E ASSOCIATIVA

pag- 29

4. LA RISPOSTA NECESSARIA

pag. 31

4.1 Progetto associazione 4.2 Progetto educazione 4.3 Progetto solidarietà

5. VERSO IL CSI DEGLI ANNI ’90

» » »

31 35 37

pag- 41


1. IL C.S.I. OGGI: ORGANIZZAZIONE E ASSOCIAZIONE Per il bilancio del quadriennio, oggetto di questa prima parte, anziché fare un’esposizione elencativa delle tante attività e iniziative, si è cercato di presentare una visione problematica e politica sui principali ambiti di impegno e sull’Associazione in generale, rinviando per i dettagli ai prospetti allegati.

Organizzazione Con lo sviluppo continuo e intenso de­ gli ultimi anni il C.S.I. ha raggiunto dimen­ sioni di primissimo piano in campo spor­ tivo ed anche un posto di rilievo nel pa­ norama associativo italiano. I numeri contano per un’Associazione che opera nel sociale e possiamo legitti­ mamente essere orgogliosi della nostra si­ tuazione associativa nel suo complesso. Ma molto più dei numeri conta per noi il significato che essi assumono in relazio­ ne agli scopi che ci prefiggiamo e ai risul­ tati nei vari ambiti del nostro impegno. I circa 700 mila soci costituiscono un dato di grande rilievo per un’Associazione che si definisce di «promozione uma­ na» e che ha scelto l’educazione come sua finalità primaria. Provano che la dimen­ sione sociale è coniugabile — come ab­ biamo sempre sostenuto e voluto — con l’intento culturale e con l’impegno edu­ cativo. Le diecimila Società sportive sono giu­ stamente il nostro fiore all'occhiello, in quanto rappresentano il frutto non solo di una politica associativa, ma più ancora di una cultura dell’associazionismo, che co­ stituisce indubbiamente una nota peculia­ re del C.S.I. I circa 100 mila operatori volontari — dirigenti, tecnici, arbitri e giudici — sono la nostra ricchezza umana, la riserva pre­ ziosa di energie che ci consente di proget­ tare il futuro su basi solide. Di particolare valore è, infine, la capil­ larità della nostra presenza sul territorio nazionale, che si estende a circa 3.000 co­ muni, il 36% del totale, con una percen­ tuale assolutamente ragguardevole del 57% dei comuni con più di cinquemila

abitanti. Riteniamo questa diffusione de­ centrata e capillare particolarmente signi­ ficativa e qualificante in termini di servi­ zio sociale-educativo e sotto il profilo della solidarietà, oltre naturalmente gli aspetti motorio-sportivi. Possiamo, infatti, dire d’essere presenti alla «periferia» del nostro Paese, laddove è più diffusa la «povertà» e più forte è l’emarginazione. Queste cifre, nel loro insieme, mettono altresì in luce la consistenza del servizio svolto dal C.S.I. nell’ambito della promo­ zione sportiva, in cui opera da quarant’anni, o meglio, da ottanta, poiché non diffe­ rivano sostanzialmente le finalità dell’ori­ ginaria FASCI. Ma proprio questi dati positivi e conso­ lanti ci pongono il primo degli interroga­ tivi riguardanti la situazione organizzati­ va: siamo, cioè, veramente diffusi quanto basta e quanto ci sarebbe possibile? Sia­ mo presenti dove più sarebbe necessario? bielle aree più «povere» del Sud e anche del Nord, nelle periferie delle grandi e me­ die città, negli ambienti più esposti al ri­ schio dell’emarginazione, della violenza e della devianza? O invece il nostro svilup­ po segue le strade più battute e comode, dove l’espansione avviene più per conti­ guità e per contagio, che non in forza di un impegno esplicito e programmato? Il Congresso deve riservare molta atten­ zione a questi interrogativi se vuol ragio­ nare seriamente in termini di solidarietà e di educazione. Recenti analisi, infatti, ci hanno mostrato una mappa della nostra presenza territoriale concentrata prevalen­ temente nei centri abitati e nel territorio circostante, rivelando un difetto indubbio di impegno promozionale a carattere pro­ grammatico.

5


SOCIETÀ’ SPORTIVE Regione

1983/84

1984/85

1985/86

1986/87

ABRUZZO BASILICATA CALABRIA CAMPANIA EMILIA-ROMAGNA FRIULI-VENEZIA G. LAZIO LIGURIA LOMBARDIA MARCHE MOLISE PIEMONTE PUGLIA SARDEGNA SICILIA TOSCANA TRENTINO UMBRIA VALLE D’AOSTA VENETO

80 76 100 515 1.220 158 551 301 1.995 331 38 553 341 221 462 650 113 202 10 776

86 27 111 458 1.196 179 484 282 2.059 378 64 557 327 237 500 641 115 219 12 817

78 23 98 436 1.236 173 582 286 2.165 330 29 537 309 215 522 603 116 174 12 836

66 25 112 498 1.382 177 709 306 2.417 356 75 575 343 269 659 611 111 196 14 884

TOTALI

8.643

8.745

8.760

9.785

& CATEGORIE

N

3

§ 6

N 5 N NQ

5

§

TESSERATI

2N

5 N

o

1986/87

1985/86

1984/85

1983/84

M

F

M

F

M

F

M

F

ATLETI

370.827

94.575

338.707

74.484

339.514

73.954

341.102

74.635

OPERATORI

52.670

17.556

42.276

12.662

46.624

12.986

58.853

22.257

ATTIVITÀ RICREATIVA

98.659

11.341

85.935

6.456

80.779

5.086

80.915

1.178

CENTRI FORMAZIONE

22.128

25.192

24.302

26.660

25.349

28.336

26.843

31.657

TOTALI

544.284

148.664

491.220

120.262

492.266

120.362

507.713

129.727

TOTALI GENERALI

692.948

611.482

612.628

637.440


jf.,2 /^ttùvità sportiva Ci eravamo posti, all'inizio del quadrien­ nio, diversi ambiziosi obiettivi riguardo al­ le attività sportive: incrementare le inizia­ tive come numero e come tipologia esperienziale, potenziare le attività nelle fasce associativamente più importanti o sporti­ vamente più scoperte, allargare la gam­ ma delle discipline, migliorare la qualità tecnica delle attività praticate. Avevamo sintetizzato questi intenti nel­ la costruzione di un «sistema sportivo» che rappresentasse allo stesso tempo uno stru­ mento e un obiettivo: uno strumento per razionalizzare il nostro impegno in cam­ po sportivo, rendendolo più efficiente e più duttile rispetto alle scelte e ai program­ mi; un obiettivo, in quanto è all’interno di un sistema sportivo coordinato e poliva­ lente che l’Associazione può trovare le ri­ sposte più confacenti alle proprie esigen­ ze e finalità. È fuor di dubbio che le nostre attività in questi quattro anni si siano moltiplica­ te in termini quantitativi e siano miglio­ rate sotto il profilo tecnico-organizzativo. Del primo aspetto fanno fede le comuni­ cazioni che giungono al Coordinamento nazionale, le quali, pur se ancora lacuno­ se, sono tuttavia divenute più numerose e continuative per circa due terzi dei Con­ sigli (*); dell’aspetto tecnico-organizza­ tivo abbiamo potuto toccare con mano i progressi costanti nelle Feste regionali e nazionali di questi anni. Proprio le Feste sono state lo strumen­ to principale del processo di razionalizza­ zione attuato con buoni risultati. La loro

P) Infatti a differenza di qualche anno addietro, possiamo oggi parlare di un più corretto «circui­ to di comunicazione», alla base del quale c'è la consapevolezza che l’Associazione si fonda e si sostiene sull'informazione reciproca. La puntuale documentazione di ciò che si fa non è un obbli­ go burocratico, ma una necessità per la crescita omogenea dell'Associazione.

articolazione in cicli biennali ha consen­ tito ai Consigli provinciali di orientare me­ glio i programmi e di qualificare le attivi­ tà, in senso sia tipologico sia tecnico, e ai Consigli regionali di attuare una politica meglio finalizzata a promuovere discipli­ ne «deboli» e a sostenere i Consigli in dif­ ficoltà riguardo a certi tipi di attività. Inol­ tre, il criterio di coinvolgere in maniera di­ retta i Consigli provinciali ha prevalso, o sta prevalendo, sulla logica della supplen­ za e in certi casi della sostituzione.

Il potenziamento delle attività di fascia, che necessariamente deve realizzarsi al­ l’interno dei singoli Consigli, ha trovato uno strumento concreto e valido nella Campagna nazionale «Correre CSI». La programmazione biennale di tale iniziati­ va, i vari incentivi e supporti forniti ai Con­ sigli hanno conferito impulso e carattere di novità all’azione promozionale sul ter­ ritorio, mentre dalle esperienze fatte ai di­ versi livelli sono scaturite indicazioni per valorizzare ulteriormente in futuro lo stru­ mento delle Campagne. I maggiori risultati si sono prodotti nella terza e nella seconda fascia, aggiungen­ dosi agli effetti positivi della «razionaliz­ zazione» delle attività perseguita attraver­ so la programmazione biennale delle Fe­ ste. L’«effetto Feste» si è fatto particolar­ mente sentire nella seconda fascia, dove tra l’altro le Feste nazionali costituivano una novità, all’inizio scarsamente compre­ sa, ma poi accolta e realizzata con entu­ siasmo e successo crescenti. In questa fascia è ancora in atto, e quin­ di non ancora valutabile in termini esatti, l’impatto della proposta «Giocasport». I suoi effetti sull’attività praticata sono an­ cora ovviamente iniziali, ma fanno intravvedere sviluppi di grande interesse, non soltanto di ordine quantitativo. «Giocasport», infatti, è molto più di una proposta sportiva e sta incidendo in mo­ do profondamente innovativo su molti am-

7


TIPOLOGIA DELLE SOCIETÀ SPORTIVE (Tabella A) 1983/84 SOCIETÀ’ SPORTIVE — maschili

1984/85

1985/86

1986/87

5.614 259 2.872 3.605 5.140 4.400 4.336

5.625 482 2.653 3.413 5.347 4.473 4.287

5.595 1.174 3.016

— affiliazioni

5.703 267 2.686 3.320 5.336 4.281 4.375

FASCE DI ETÀ — 5/10 anni — 11/13 anni — 14/18 anni — oltre 18 anni — non indicata

1.868 4.865 4.656 6.237 519

1.990 4.255 4.757 6.447 428

2.070 4.206 4.729 6.175 646

2.283 4.617 5.427 7.010 672

ATTIVITÀ FEDERALE — sì — no — non incicata

4.916 2.660 1.080

4.933 2.810 1.002

2.780 4.955 1.025

2.929 5.427 1.429

TIPOLOGIA DELLE SOCIETÀ • Ambiente sociale — agricolo — industriale — turistico — cittadino — non indicato

2.055 1.982 682 2.965 972

2.202 1.914 765 3,038 826

2.248 97 227 382 798 491 726 2.417 473 797

2.369 85 192 399 777 484 733 2.599 416 691

2.354 39 141 476 843

2.504 92 239 439 904

3.525 1.038 344

4.077 1.215 335

3.638 2.283 1.478 1.346

3.525 1.565 2.685 985

3.962 2.033 2.618 1.172

— femminili — miste

— nuove — già affiliate

— adesioni

— altro

— non indicato

ATTIVITÀ CULTURALE DI TEMPO LIBERO 3.653 — no 2.219 — sporadicamente 1.409 — certa continuità 1.375 — non indicata

8

X N N

o

• Ambito di attività

— parrocchia/oratorio — collegio/istituto — scuola — circolo giovanile — azienda/ufficio — bar — quartiere/rione — gruppo spontaneo

£N


biti associativi, a cominciare da quello dei rapporti e delle collaborazioni con i mo­ vimenti e le istituzioni educative della co­ munità cristiana, rispetto ai quali sia pu­ re con difficoltà, stanno operando un’in­ versione di atteggiamenti profonda e da lungo tempo attesa. Si potrebbe anche parlare di una conferma della dimensio­ ne originaria del C.S.I., quale Associazio­ ne di servizio sportivo-educativo della co­ munità cristiana, con un impegno più at­ tento e puntuale. Ma è già prevedibile che «Giocasport» influenzerà profondamente l’attività C.S.I. di seconda fascia, e forse non soltanto di essa. Ci siamo cautelati affinché la nuova proposta non soppiantasse le attività in at­ to e finora ciò non è avvenuto, ma è ine­ vitabile, oltreché desiderabile, che lo «spi­ rito» di «Giocasport» investa a poco a po­ co il modo di proporre attività ai ragazzi, passando da quello tradizionale, sia pure corretto, basato sulla priorità dello sport rispetto alla priorità, per noi essenziale, del soggetto. La riscoperta del senso ludico in questa fascia e nelle attività sportive in genere non è infatti per noi una manìa di distinzione, ma una necessità educativa. Anche la Campagna «Sport chiama Donna», non ancora conclusa, ha avvia­ to un processo di risveglio nelle attività e nelle iniziative delle donne e per le don­ ne in campo specificamente sportivo, an­ che se essa, per la sua impostazione, non è da valutare soltanto in termini di attivi­ tà sportiva.

Alquanto faticosa e anche sofferta è sta­ ta l’individuazione di un orientamento as­ sociativo riguardo agli handicappati, ver­ so cui sollecitava anche una mozione del precedente Congresso. Non era facile sce­ gliere tra le esigenze e il desiderio di un servizio di alto valore umano e sociale, di dimensioni amplissime, e le possibilità ef­ fettive, storicamente e realisticamente va­ lutate, di un’Associazione già impegnata

su un fronte enorme e variegato di attivi­ tà non certo meno qualificate e necessa­ rie in termini umani e sociali. Il Consiglio nazionale ha scelto la strada del realismo, che è anche la strada della serietà: espri­ mere a tutti i livelli e in tutti gli ambiti il massimo servizio in favore dell’attività sportiva dei disabili, senza tuttavia avven­ turarsi nell’assunzione di un impegno isti­ tuzionale, che non potrebbe assolvere se non comprimendo e compromettendo le sue attuali attività, oppure accontentando­ si di belle parole o di mezze misure, che in questo campo più che in altri sono inammissibili. La strada è quella di realiz­ zare in proprio tutto quanto sarà possibi­ le e compatibile con i propri impegni or­ dinari, nel campo della promozione, del­ l’informazione, della formazione e delle at­ tività, ricercando nel contempo e offren­ do la maggiore collaborazione possibile alle organizzazioni specifiche dei settore. In campo internazionale, nell’ambito della FICEP, il CSI non soltanto ha parte­ cipato assiduamente alle varie attività in programma, ma ha anche continuato a svolgere un’azione intensa per il rinnova­ mento dei programmi, che in questo qua­ driennio ha cominciato a dare notevoli ri­ sultati. La formula in atto è ancora quella dei campionati, ma nei programmi delle manifestazioni si.includono sempre più ampiamente elementi di tipo ricreativo, associativo e culturale. Inoltre, può dirsi ormai acquisita la volontà di abbassare le età degli atleti ammessi alle manifestazio­ ni, passando dalle categorie «assolute» a quelle più congeniali allo sport amatoria­ le e alle fasce giovanili. Di particolare ri­ lievo, infine, è il progetto in via di defini­ zione di attivare in ambito FICEP un’inten­ sa e continuativa attività di «Sport per Tut­ ti», anche con periodiche manifestazioni di una certa risonanza, raccogliendo in tal modo e rilanciando in campo europeo quel movimento avviato alcuni anni orsono e che oggi si è notevolmente affievoli­ to, particolarmente in Italia. In breve, si è riusciti in questo quadriennio a incrinare

9


&

TIPOLOGIA DELLE SOCIETÀ SPORTIVE (Tabella B) 1983/84 SPORT PRATICATI — Aeromodellismo — Atletica leggera — Base-ball — Bocce — Calcio — Ciclismo — Judo — Nuoto — Pallacanestro — Pallamano — Pallavolo — Pattinaggio — Scherma — Sci — Tennis — Tennistavolo — Rugby — Pesca — Karaté — Pallone elastico — Ginnastica — Canottaggio — Alpinismo — Hockey su prato — Atletica pesante — Tamburello — Canoa — Tiro a volo — Tiro al piattello — Vela — Lotta — Torball — Tiro con l’arco — Motociclismo — Sport equestri — Sport del ghiaccio — Automobilismo — Cicloturismo — Calcetto — Subacquea — Pugilato

1984/85

1985/86

1986/87

2 9 2 8 3

7 2.398 21 186 6.926 246 98 292 1.158 133 2.499 72 5 300 536 1.225 13 26 53 20 404 5 5 5 3 3 2 4 2 3 1 10 5 5 2

7 2.237 9 171 6.750 179 81 260 1.048 118 2.534 53 5 246 398 1.157 5 10 42 15 375 3 6 3 7 2 4 1 2 4 2 9 4 4 2

1 18 200 1

1 20 327 4

l 13

11 2.465 15 196 7.259 196 77 289 1.204 112 2.965 64 9 296 475 1.277 4 20 43 23 384 9 57 5 19 2 3 2 1 4 3 9 3 1 3 3 1 24 892 5 2 1 3

6 5.218 1.134 1.088 661 296 253

11 5.169 1.203 1.111 642 354 255

31 5.461 1.148 1.012 592 287 269

6 2.390 14 182 6.989 212 85 263 1.121 118 2.383 66 4 283 559 1.226 13 17 38 14 332 2 8 8 2 8 2 1 2

— Golf

— Tiro a segno — non hanno segnalalo sport — praticano 1 sport — praticano 2 sport — praticano 3 sport — praticano 4 sport — praticano 5 sport — praticano più di 5 sport

10

115 5.869 1.362 1.111 614 346 352

§ N 5 N N

3

§


una linea sportiva, che il CSI ha sempre giudicato impropria per la FICEP, e a muo­ vere i primi passi in una nuova direzione, che potrà avere importanti esiti nei pros­ simi anni (2).

(2) I risultati ottenuti nella FICEP in campo sportivo non sono i soli e s'inquadrano anch'esi si nell'azione più vasta portata avanti con imj pegno dal CSI per rendere le attività e la poli­ tica della Federazione internazionale più ade­ renti ai suoi princìpi, ai suoi scopi e alle esi­ genze sportive del momento. All'Interno della FICEP è in atto un'importante riflessione sul suo ruolo nei confronti della comunità interna­ zionale e di quella ecclesiale. Ottimi rapporti sono stati stabiliti con il Consilium Pro Laicis e, attraverso esso, sono diventati meno occa­ sionali e più sostanziali anche i rapporti con la Santa Sede. Si deve a queste nuove relazioni se la Santa Sede ha fatto propria l'idea che la FICEP ave­ va sottoposto al Consilium Pro Laicis di orga­ nizzare un convegno internazionale su Chiesa e Sport. La Segreteria di Stato ha fatto sapere che il convegno potrà essere realizzato nel 1991 e sarà aperto alla partecipazione, oltre che del mondo sportivo, delle associazioni educative, culturali, scolastiche. L'iniziativa sarà patroci­ nata anche daH'ClblESCO. Rapporti importanti si stanno stabilendo an­ che con le Federazioni Sportive Internazionali, con altre federazioni di associazioni educative, come la FISEC (scuole cattoliche), con le isti­ tuzioni e gli organismi pubblici internazionali. Inoltre, sono stati avviati rapporti per ampliare i confini europei della Federazione, cercando l'adesione di associazioni sportive della stessa ispirazione in altri continenti, particolarmente in quello americano e latino americano. Oltre all’azione condotta dal CSI nelle Com­ missioni (pastorale, dei giovani e dell'attività sportiva), nel Bureau e nelle Assemblee gene­ rali, hanno influito in maniera determinante a creare questo nuovo clima e questa nuova li­ nea di condotta lo svolgimento a Roma del/'Assemblea Generale del 1986, nel 75° anni­ versario della fondazione, e la riattivazione, vo­ luta dal CSI, delle funzioni della Presidenza, da molto tempo praticamente inattiva.

Il giudizio politico sull’attività sportiva del quadriennio, nel suo complesso, non può essere che positivo. Era da tempo, do­ po la «rivoluzione sportiva» della prima metà degli anni Settanta, che sentivamo il bisogno e volevamo recuperare valori, attività, metodi e aree di azione che lo sfor­ zo innovativo ci aveva fatto perdere di vi­ sta. In questo quadriennio possiamo dire di aver iniziato tale operazione di recupe­ ro, senza peraltro perdere nulla del nuo­ vo costruito nell’ultimo decennio. Non v’è dubbio che l’attività del C.S.I. sia oggi più estesa, più varia, meglio or­ ganizzata e meglio praticata di quanto non fosse quattro anni orsono. Non v’è dubbio che abbiamo mosso i primi passi nella co­ struzione di un «sistema sportivo» più ri­ spondente alle esigenze e agli scopi asso­ ciativi. Ma siamo soltanto agli inizi, tanto dal punto di vista correttivo, quanto da quello costruttivo. Il predominio pesante del calcio è sta­ to appena scalfito e la polisportività del sistema stenta a farsi strada per un gran numero di discipline, anche se è dovero-. so registrare uno sviluppo considerevole, negli ultimi anni, dell’attività di pallaca­ nestro e particolarmente di pallavolo, an­ che femminile. La qualità tecnica della preparazione e della pratica lascia anco­ ra molto a desiderare in vari sport e pres­ so numerosi Consigli. La prima e l’ultima fascia sono rimaste decisamente indietro rispetto all’evoluzione compiuta dalle due fasce centrali. Nella quarta, qualche pro­ gresso s’è fatto fra i giovani-adulti, per ri­ flesso della terza fascia, ma ben poco di sistematico e di solido esiste ancora nel­ le aree adulti e anziani. Nella prima fascia, mentre continuano a svolgersi attività e iniziative improprie e dannose di agoni­ smo e di campionato, nonostante le ripe­ tute condanne del Consiglio nazionale, s’è anche indebolito l’impegno associativoeducativo e di animazione con cui negli anni passati si cercava di correggere la freddezza «scolastica» propria dei Centri di formazione fisico-sportiva.

11


ATTIVITÀ SPORTIVA PARTECIPAZIONE ATLETI FESTE NAZIONALI O Z

z

FESTA NAZIONALE

Judo Tennistavolo Neve

Os

OO C'

12

B

Femmine

11 22 164 93 225 59 116

Nuoto (Diamante)

111 121 194 180 128

Totale anno 1984

-11,8

21

2.571

1.809

762

Neve Campestre Tennistavolo Pallavolo Atletica leggera Pallacanestro Nuoto Ciclismo

11 13 16 18 11 9 10 9

23 26 40 32 31 14 13 13

360 311 284 348 501 227 259 217

260 218 249 119 339 172 152 217

100 93 35 229 162 55 107

Totale anno 1985

~12,1

24

2.507

1.726

781

Neve

12

Corsa campestre Atl. legg. (meeting) Sportfesta CSI ’86 *

15

428 494 547 1.562

291 376

14 20

20 36 26 76

347 1.047

137 118 200 515

Totale anno 1986

-15,25

39,5

3.031

2.061

970

16 15 16 18 8

47 31 41 48 11

485 640 319 664 233

354 443 265 223 124

131 197 54 441 109

- 14,6

35,6

2.341

1.409

932

**

10.450

7.005

3.445

+ 15,4

Pallavolo

Ciclismo

oc

Maschi

57 242 461 315

Atletica leggera

SO

Totale

Incrementi in % per singolo anno

68 264 625 408 532* 336 180 310 180 200

Pallacanestro

oc

ATLETI PARTECIPANTI

7 32 25 30 17* 30 16 25 13 12

Nuoto (Gubbio)*

. cs

Consigli provinciali partecipanti

4 17 14 11 10* 18 12 12 11 9

Corsa campestre OC

Regioni presenti

Campestre Neve Tennistavolo Pallavolo Nuoto

Totale anno 1987

-13,4

-33

NOTE

* È slata sospesa per mo­ tivi precauzionali dovu­ ti all'attività sismica

72 0,00

Base per calcolo incr.

—2,49

rispetto anno 1984 * Discipline racchiuse nel­ la manifestazione Sportfesta CSI 86: calcio, pal­ lavolo, nuoto, tennis, ci­ clismo/ciclo turismo, tennistavolo pallaca­ nestro

+ 17,89

rispetto anno 1984

* A dilazione programma­ zione biennale delle Fe­ ste Nazionali

Non è possibile raffrontare questi dati con i precedenti causa programmazione biennale.

N.B.: fino anno 1986


In quest’ambito permangono certamen­ te una forte tensione e un grande interes­ se, che non può e non vuole tradursi in una proposta di attività superata e in parten­ za già disertata dai soggetti interessati. Ma in questa fascia delicatissima di attività il C.S.I. ha delle responsabilità che vanno al di là delle iniziative realizzate al proprio interno. Se è vero infatti che la crisi in ta­ le settore di impegno è oggi generale e non riguarda solo il C.S.L, è anche vero che la nostra Associazione deve compie­ re un particolarissimo sforzo creativo per uscirne fuori e favorire così un ampio rin­ novamento educativo delle attività ludicomotorie. Non è stato questo il nostro ruo­ lo anche quando nel Paese imperversava­ no mode e correnti culturali diverse? Nella seconda fascia, pur in una gene­ rale condivisione di obiettivi e valori da perseguire, permangono e resistono alcu­ ne situazioni lontane dai princìpi e dai cri­ teri di «educazione sportiva» fissati dall’i­ tinerario sportivo-educativo. Non possia­ mo ritenerci soddisfatti di esperienze, an­ che brillanti, ma che non hanno carattere di continuità e sistematicità.

Su un piano più generale dobbiamo ri­ levare che la crescente diffusione delle Fe­ ste dello Sport non ha ancora raggiunto l’obiettivo di uno sport inteso e praticato come festa. La nostra pratica sportiva di base ha fatto segnare indubbi progressi sotto il profilo culturale e morale, per ef­ fetto delle politiche adottate in questi an­ ni, ma è ancora alto, troppo alto, il prez­ zo pagato alla cultura e al costume spor­ tivi dominanti in termini di eccessi ago­ nistici e di conseguenti manifestazioni di violenza, anche se in forme e misure as­ solutamente non paragonabili a quelle a cui purtroppo ci ha abituati la cronaca sportiva. (Jn grande aiuto in questo senso potrà venire dall’adozione di nuovi criteri e nor­ me di giustizia sportiva, al cui studio in questo quadriennio ci siamo dedicati con impegno sistematico. Ne abbiamo ricava­

to elementi e indicazioni di grande inte­ resse, che recentemente abbiamo comin­ ciato a codificare per una prima sperimen­ tazione nell’immediato futuro.

Al di sopra dei singoli aspetti, tuttavia, dobbiamo guardare al nostro «sistema sportivo» nel suo complesso e interrogarci su di esso in termini progettuali e attuativi. Sul piano progettuale, se è vero che non abbiamo dubbi, oggi, sulla validità del pro­ getto elaborato e sperimentato, in oltre quindici anni, sentiamo però di dover compiere un ulteriore sforzo di messa a punto, di aggiornamento e adeguamento. E stata proprio la concreta attuazione di alcune indicazioni progettuali a convincer­ ci della necessità di alcuni correttivi e ar­ ricchimenti per ciò che riguarda le fasce di età, le proposte di attività e le stesse di­ scipline sportive. È un’esigenza, ad esem­ pio, emersa nel recente seminario su «don­ na e sport» riguardo all’attività femmini­ le in termini di presenza, parità e parteci­ pazione.

Sul piano attuativo, sono molti di più e più problematici gli interrogativi e i dub­ bi, avendo riguardo ai tre poli di riferimen­ to della nostra attività: sport per l’uomo, sport per tutti, sport come festa. Dove ri­ siedono le cause della scarsa significanza e incisività educativa di molte nostre attività sportive? Sono cause politiche, strumentali, organizzative, o non anche e soprattutto di coscienza e di impegno? L’impulso associativo verso una pluralità di proposte sportive è stato chiaro in que­ sti anni, ma quanti lo hanno compreso e accolto con sufficiente consapevolezza, cioè rendendosi veramente conto che ta­ le indirizzo costituisce il primo passo im­ prescindibile dello sport per l’uomo e dello sport per tutti? Come spiegare altrimenti il fatto che in tanti Consigli domina anco­ ra incontrastata la monosportività o una povertà sostanziale, in tutti i sensi, di pro­ poste sportive? E perché tante attività e iniziative sono ancora organizzate e svol­ te nei modi più tradizionali, senza neppu-

13


ATTIVITÀ SPORTIVA

ATTIVITÀ SPORTIVA

FESTE POLISPORTIVE 2a FASCIA

LIBERI SCAMBI

S. BENEDETTO DEL TRONTO 769 pari.

800 700

20 L.S. (12 regioni)

600

18 L.S. (14 regioni)

// //

z 500 < a. O 400

14 L.S. (10 regioni)

u

14 L.S. (9 regioni)

// CASTELLANA

a, 300 < B-

MESSINA (SUD) 138 pari. \

FELTRE (NORD) / Z151 pari.

2 oc 200 w (CENTRO) x ' - " s 100 - C1I1ETI 67 narl.^N^ —

-7*-

(CENTRO-SUD) 212 pari.

1984

REZZATO (CENTRO-NORD) 154 pari.

z

1985

1986

->

1987

CENTRI DI FORMAZIONE MOTORIO-SPORTFVA 1984

ANNO

1984

1985

1986

+ 20,87% 34.629

0

(28.649)

Consigli provinciali

Consigli regionali

Alidi

17

5

222

Incrcmenlo*

— 15,39%

24.241

V -

24.016

1985

26

13

366

164,9%

1986

32

14

769

346,4%

>

— 16,17%

<

20.331

—29,03% * incrementi rispetto al 1984.

2 o 1.977

796

775

684

758

—> 1984

1985

1986

1987

ATTIVITÀ SPORTIVA ATTIVITÀ’ PROVINCIALI DOCUMENTATE

PROGRAMMAZIONI PROVINCIALI PERVENUTE 82%

69%

67%

68%

1984

1985

65%

67%

1986

1987

? 5

? 5 14

57%

60%

1984

1985

1986

1987


re il tentativo di immettervi elementi di maggiore ludicità, di animazione associa­ tiva e di festa? Sono ancora valide le mo­ tivazioni un tempo addotte circa la man­ canza di energie umane, di risorse strut­ turali e strumentali, di mancanza di sen­ sibilità e coscienza sportiva nei pratican­ ti e nell’opinione pubblica? Si può anco­ ra dare la colpa, oggi, dopo gli indubbi progressi compiuti a livello di mentalità e pratica sportiva nel Paese, a fattori estra­ nei condizionanti e invincibili? O non ci sono oggi condizioni culturali e oggetti­ ve molto più favorevoli all’attuazione del nostro Progetto, per chi voglia veramen­ te realizzarlo? 2.3 ZI zi ma e formativa

Se confrontiamo l’attività formativa di questo quadriennio con quella del qua­ driennio precedente, non troviamo gran­ di differenze nel numero delle iniziative. Tale dato, tuttavia, non indica che in que­ sto quadriennio non s’è prodotto un mag­ giore impegno formativo da parte delle va­ rie strutture associative. Non sarebbe nep­ pure esatto interpretare tale dato come mancanza di una politica formativa in gra­ do di sbloccare una situazione sostanzial­ mente stabilizzata, anche se non ferma, per mettere in moto un processo formati­ vo di più estese dimensioni, tali da risol­ vere i problemi che l’Associazione incon­ tra in questo campo. In realtà in questo quadriennio l'Associazione ha riservato un grande impegno alla formazione degli operatori, sia a livel­ lo nazionale — con programmi, strumen­ ti e supporti di varia natura — sia a livel­ lo periferico. Risultati se ne sono avuti, anche molto importanti, ma non tanto nel numero delle iniziative realizzate, e quindi nella coper­ tura di aree associative ancora scoperte, quanto piuttosto nei loro contenuti e nel­ la loro qualificazione, poiché in questa di­ rezione sono stati soprattutto concentra­ ti gli sforzi. In altre parole, c'è stato più

un progresso da parte dei Consigli forma­ tivamente attivi, che non da parte di quelli assenti o molto carenti in quest’ambito. L’impegno per migliorare la qualità complessiva dell’azione formativa va an­ zitutto collegato alla elaborazione del nuo­ vo Piano Nazionale della Formazione. Con esso abbiamo definito più precisamente le esigenze, gli obiettivi e i relativi con­ tenuti e programmi; e anche se il Piano in quanto tale non è stato forse valorizza­ to sufficientemente, tuttavia ha inciso no­ tevolmente sulla qualità delle nostre ini­ ziative formative complessivamente con­ siderate. Le strutture hanno acquisito un più al­ to grado di consapevolezza circa l’impor­ tanza dell’azione formativa ed hanno riser­ vato a questo compito un’attenzione e un impegno certamente maggiori, con riflessi apprezzabili sull’impostazione e sulla rea­ lizzazione di molte delle iniziative attuate.

Da parte del Centro nazionale sono par­ titi stimoli, indicazioni programmatiche, supporti e anche modelli sempre più ab­ bondanti e meglio definiti. Oltre alla nuo­ va edizione del Piano Nazionale, si sono apportate correzioni costanti all’imposta­ zione dei Corsi nazionali sia dirigenziali sia tecnici, mettendo in moto un processo evolutivo sfociato ultimamente nella co­ stituzione delle Scuole nazionali, di cui si dirà più avanti. L’attività dei Corsi è stata integrata con un programma intenso di Seminari e Convegni nazionali su temati­ che specifiche o per particolari categorie di operatori come quelli sulla riconcilia­ zione, l’azione politica, la laicità, la giusti­ zia sportiva, la presenza e partecipazione femminile. Un contributo formativo par­ ticolarmente ricco e qualificato è venuto dalla nuova attività per ragazzi «Giocasport», sia attraverso i sussidi di cui è sta­ to corredato, sia attraverso il Corso nazio­ nale per «promotori», giunto quest’anno alla sua terza edizione. Parallelamente allo sforzo per miglio­ rare i contenuti è stato portato avanti quel-

15


PROGRAMMAZIONI REGIONALI PERVENUTE

ATTIVITÀ’ REGIONALI DOCUMENTATE

100% comunicati 2

85%

moduli 18

85%

80%

80%

75% 70%

comunicati 7 moduli 10

5

comunicati 7 moduli 9

non era previsto un canale preferenziale di programma­ zione

1984

1985

1986

1987

1984

ATTIVITÀ SPORTIVA

1985

1986

1987

ATTIVITÀ’ INTERNAZIONALE FICEE CAMPIONATI EUROPEI

!

3 Tennis

Cs

il s

gf l s. U a %

LOCALITÀ

Sulzbach-Saar (R.F.G.) Wursburg (R.F.G.)

Ginnastica

p

12

4 1

--- P oc o

SO

oo

Atletica leggera Sci Pallavolo

Essen (R.F.G.) Madesino (Italia) Sittard (Olanda)

27 60

Tennistavolo Pallacanestro Judo

Sittard (Olanda) Aquisgrana (R.F.G.) Ancenis (Francia)

15

Nuoto Calcio

Sittard (Olanda) St. Nolff (Francia)

24

2

7

1983/84

1984/85

1985/86

1986/87

Totale

Aggiorn. Arbitri Atletica leggera Calcio Calcetto Ciclismo Nuoto Pallacanestro Pallamano Pallavolo Tennistavolo Torball

14 8 76 3 2 0 22 2 42 4 1

15 9 68 7 2 2 15 2 43 2 0

8 3 54 1 0 5 0 29 0 0

0 0 34 3 0 0 5 0 14 1

0

37 20 222 14 5 2 47 4 128 7 1

16

TOTALI

174

155

101

57

487

1

10 4 3

13 2

I

INIZIATIVE REGIONALI E PROVINCIALI PER ARBITRI Discipline

12

2 è <1

&

8N

1o


10 tendente a coordinare meglio il com­ plesso delle iniziative e delle energie e ri­ sorse impegnate in questo settore. Nel Pia­ no quadriennale, infatti, era compreso l’o­ biettivo di realizzare un «sistema» anche sul fronte formativo, intendendo per «si­ stema» una migliore interdipendenza tra l’attività delle strutture ai vari livelli per un’azione meglio finalizzata agli obiettivi comuni. A questo riguardo, però,a partire dalla fase di elaborazione del nuovo Piano qua­ driennale e sulla base delle verifiche pe! riodicamente condotte, si è cominciato a prendere coscienza che l’ampiezza e la complessità crescenti del compito forma­ tivo — per certi versi più arduo e difficol­ toso di quello stesso dell’attività sportiva — non potevano essere più affrontati con i s[stemi adottati in passato. È utile far memoria al riguardo. Fino agli anni Sessanta, il compito della forma­ zione lo ha sostenuto quasi esclusivamen­ te la Presidenza nazionale con i non di­ menticati Campi Scuola. Poi abbiamo sen­ tito la necessità di ampliare il raggio d’a­ zione decentrando, in pratica compietamente, le iniziative formative. Dalla fine degli anni Settanta abbiamo adottato il si­ stema del doppio binario, nazionale e pe­ riferico, che negli intenti doveva realizza­ re una complementarietà di sforzi e risul­ tati, senza però riuscirvi se non in mini­ ma parte. A questo punto abbiamo compreso che 11 problema formativo poteva essere af­ frontato soltanto con uno sforzo unitario, realmente «associativo», poiché la sua na­ tura e le sue dimensioni vanificavano ogni soluzione di altro tipo, anche dedicando­ vi ulteriori e massicce energie umane e ri­ sorse materiali. Abbiamo allora intrapreso quell’opera­ zione che alquanto impropriamente abbia­ mo chiamato di «razionalizzazione». In realtà, non ci siamo limitati a rendere più efficaci e produttive le stesse iniziative pre­ cedentemente attuate, ma abbiamo im­ presso una svolta sostanziale alla stessa

strategia formativa, superando i criteri di «nazionale» e «periferico» con il criterio «associativo», che vuol dire sviluppare tutti assieme un’azione unitaria a livello di obiettivi, integrata a livello di programmi, coordinata a livello organizzativo. La svolta sostanziale, impressa alla no­ stra strategia formativa è stata finora at­ tuata con i due strumenti della «Scuola na­ zionale quadri», per tutti gli operatori dei Consigli, e della «Scuola nazionale tecni­ ci», per i formatori dei tecnici di base (3). Non soltanto le due iniziative sono appe­ na agli inizi, per poterne fare una verifi­ ca, ma la stessa strategia dev’essere rite­ nuta soltanto inizialmente avviata. Sicu­ ramente vi sono altri passi da compiere per estenderla all’intera gamma delle esi­ genze e attività formative e per adattarla in modo che esprima appieno le sue po­ tenzialità. Il dibattito congressuale dovrebbe riser­ vare particolarissima attenzione a questo tema, poiché la nuova linea strategica mette in crisi un certo modo di intendere l’autonomia, il decentramento e di svilup­ pare i rapporti associativi tra le strutture, anche al di là dell’ambito formativo. So­ no chiaramente messi in crisi il decentra­ mento inteso come ripartizione delI’Asso-

(3) Le «Scuole nazionali» recentemente istituite non vanno confuse con i «Corsi nazionali» per tec­ nici e per quadri dirigenziali preesistenti. I Corsi sono singole iniziative più o meno collegate a un programma formativo più ampio, mentre le Scuole rappresentano per se stesse un progetto formativo composto da più iniziative integrate fra loro, a carattere continuativo entro un certo ar­ co di tempo. La Scuola Nazionale Quadri si pro­ pone di razionalizzare e rendere unitario lo sfor­ zo formativo prodotto da tutte le strutture verso ogni categoria di operatori provinciali e regionali, mirando a raggiungerli tutti; la Scuola Naziona­ le Tecnici, invece, mette insieme gli sforzi dei Consigli provinciali e della Presidenza naziona­ le tesi a preparare un certo numero di operatori dei Consigli da utilizzare come formatori dei tec­ nici delle Società sportive.

17


INIZIATIVE REGIONALI E PROVINCIALI Regione

1983/84

1984/85

1985/86

1986/87

Totale

5

8 0 0 3 17 5 3 4 26 8 8 35 24 4 11 7 2 13 0 35

10 5 0 5 8 4 2 1 23 11 2 25 14 1 11 2 2 1 0 17

27 7 6 20 39 18 8 13 68 40 19 112 71 8 32 17 4 25

VENETO

5 2 3 0 0 8 9 1 21 15 2 5 1 0 3 0 5

4 1 4 7 12 6 3 8 11 12 8 31 18 1 5 7 0 8 1 17

TOTALI

88

164

213

144

609

ABRUZZO BASILICATA CALABRIA CAMPANIA EMILIA-ROMAGNA FRIULI-VENEZIA G.

LAZIO LIGURIA LOMBARDIA MARCHE MOLISE

PIEMONTE PUGLIA SARDEGNA SICILIA TOSCANA TRENTINO UMBRIA VALLE D’AOSTA

1 2

Urbino ’85

Urbino ’86

Urbino ’87

Totale

4

1 4

1

0 3 4

6 12 14

2

6 4

13 12 13 9 15 16 5 12 9 20 9 21

4 2

4

CAMPANIA EMILIA-ROMAGNA

5 2

1 4

FRIULI-VENEZIA G.

2

2

6

3

LAZIO LIGURIA LOMBARDIA

3 6 2

3

MARCHE MOLISE

3 1 4

3 6 4 2

0 0 4 0

1 1

4

PIEMONTE PUGLIA

5

VENETO

5 4 3 0 0 0 3

TOTALI

58

SARDEGNA SICILIA

TOSCANA

TRENTINO UMBRIA VALLE D’AOSTA

18

Urbino ’84

ABRUZZO BASILICATA CALABRIA

3 6 0 6 1

5 1

7

1 4 1

5 1 4

1

3 0 0 0 2

51

47

1 0 1 0

3 5 2 6 4 0 0 0

H-'-*

2

5£ <1

p Ey

9N

I§ !'

74

CORSI NAZIONALI PER OPERATORI Regione

I

11 0 1 0

3

9

51

207

P

2 è£ P p p

p

9N

i

o


ciazione in tante organizzazioni separate, l’autonomia intesa come eteronomia ri­ spetto all’unica Associazione, i rapporti fra le strutture intesi come rapporti «politici» anziché associativi. Viene portata, invece, in primo piano l’autentica dimensione associativa, che consiste nel perseguire unitariamente obiettivi più alti e qualificati di quelli che potrebbero essere raggiunti dalle singole strutture separatamente. Il Congresso è invitato a riflettervi an­ che perché una linea di questo tipo mette in crisi gli stessi atteggiamenti, oltre i comportamenti. Una strategia politica da sola non potrà essere risolutiva se non è sostenuta da una mentalità coerente e da una profonda convinzione. Bisogna interrogarsi lealmente se c’è oggi, almeno nella maggioranza dei Con­ sigli, una coscienza matura e responsabi­ le riguardo alla formazione e all’associa­ zione. Esiste veramente la convinzione che senza un’adeguata formazione degli operatori il C.S.I. come organizzazione sportiva potrebbe sopravvivere, mentre l’Associazione sicuramente no?

1.4 Comunicazione associativa Mei quattro anni passati progressi con­ sistenti e significativi sono stati compiuti nella comunicazione associativa in tutti i suoi aspetti. A livello nazionale, l’impostazione di Stadium è stata profondamente rinnova­ ta mediante l’ampliamento dei contenuti alla più vasta gamma degli interessi e delle esigenze dell’Associazione, nonché ricer­ cando forme e stili di comunicazione più consoni agli operatori societari e ai soci delle stesse Società sportive; Csiflash è stato potenziato nelle funzioni di guida or­ ganizzativa e di strumento formativo, non soltanto per le strutture di servizio, ma an­ che per le Società sportive. Gli interventi di sostegno alla stampa associativa locale hanno dato buoni risul-

tati, sia favorendo la nascita di nuove te­ state, sia stimolando un generale miglio­ ramento delle pubblicazioni, anche se han­ no riguardato finora più le tecniche di rea­ lizzazione che non i contenuti. È anche cresciuto il numero degli Ad­ detti Stampa presso i Consigli, ma esso è tuttora troppo basso. Ogni Consiglio do­ vrebbe comprendere tale figura di opera­ tore tra i suoi quadri dirigenziali, a prescin­ dere dall’esistenza di un periodico, poiché esso è comunque indispensabile per le ne­ cessità dell’informazione interna e per la diffusione all’esterno dell’immagine asso­ ciativa. È diventato molto più ampio, continua­ tivo e sistematico il flusso di informazio­ ni tra il centro e la periferia, grazie parti­ colarmente all’azione di stimolo esercita­ ta dai servizi nazionali e agli strumenti che sono stati predisposti a tal fine, come uso sistematico di questionari informativi di vario tipo. È anche notevolmente migliorata la no­ stra presenza sulla stampa esterna, in am­ bito sia locale sia nazionale, divenendo so­ prattutto più sistematica, particolarmen­ te sul fronte della stampa cattolica. Considerata la finalizzazione prevalente­ mente formativa dei nostri mezzi informa­ tivi, vanno menzionati in questa parte an­ che gli strumenti audiovisivi che negli anni passati sono stati prodotti in numero sem­ pre più ampio sia al centro, sia in perife­ ria, nonché gli interventi della Presiden­ za nazionale per favorirne la diffusione.

Complessivamente il C.S.I. produce og­ gi uno sforzo notevolissimo per l’informa­ zione, nella sua accezione più ampia, in termini di energie umane e di risorse fi­ nanziarie. Vi sono alcune aree scoperte o deboli su cui occorre intervenire: molti Consigli sono del tutto privi di strumenti di infor­ mazione interna ed esterna, mentre diversi di quelli esistenti lasciano ancora molto a desiderare riguardo ai contenuti; la co­ municazione dalla periferia al centro na-

19


CORSI NAZIONALI PER TECNICI Regione

Celana ’84

ABRUZZO BASILICATA CALABRIA CAMPANIA EMILIA-ROMAGNA FRIULI-VENEZIA G. LAZIO LIGURIA LOMBARDIA MARCHE MOLISE PIEMONTE PUGLIA SARDEGNA SICILIA TOSCANA TRENTINO UMBRIA VALLE D’AOSTA VENETO TOTALI

Celana ’85 All. 2a f.

Pomezia ’86 Cavareno ’87 «Giocasport» «Giocasport»

Totale

1 3 2 2 2 5 1 9 6 0 1 0 3

0 0 4 2 7 1 4 0 8 2 0 1 3 1 6 3 0 0 0 3

2 2 3 3 1 1 1 0 3 0 0 3 0 1 9 2 0 0 0 0

0 3 5 1 8 6 12 5 13 6 1 5 8 1 9 4 1 2 2 6

2 3 3 7 8 3 4 2 9 1 3 2 6 2 12 6 1 2 0 9

5 11 17 16 29 17 22 8 36 11 6 13 22 6 45 21 2 5 2 21

56

45

31

98

85

315

1

3 2 3 5 6 1

2 è i

§

i N

INIZIATIVE DI FORMAZIONE PER CONSULENTI CSI E SEMINARISTI • 1984 - Incontri Consulenti Ecclesiastici CSI: — Sorrento (Centro-sud) 26/29 giugno, part. 24; — Brescia (Centro-nord) 28/29 giugno, part. 15.

• 1985 - Seminario nazionale Consulenti Ecclesiastici CSI: «L'associazionismo sportivo come esperienza di vi­ ta giovanile: il cammino educativo della Società spor­ tiva CSI» (part. 90).

20

• 1986 - Incontri Consulenti Ecclesiastici CSI: — Sorrento (Centro-sud) 24/25 giugno, part. 14; — Brescia (Centro-nord) 26/27 giugno, part. 29. • 1987 - Seminario nazionale Consulenti Ecclesiastici CSI: «Il contributo del CSI alla pastorale dei preadole­ scenti» (part. 68).

• 1987 - Incontro di studio per Seminaristi-studenti di Teologia: — Bicnno (Brescia) 8/11 luglio, part. 19.


zionale, pur migliorata, è ancora insuffi­ ciente; verso l’esterno si possono e si de­ vono raggiungere livelli più alti di comu­ nicazione, non soltanto con scopi informa­ tivi, ma anche di sensibilizzazione, di ani­ mazione e di proposta culturale-sportiva. Tuttavia, tenendo conto sia dell’impor­ tanza fondamentale della comunicazione ai fini della crescita associativa, sia dei co­ ! sti in termini umani e materiali, ci si im­ pone di verificare se i messaggi nel loro complesso sono adeguati alle esigenze e I agli scopi che ci prefiggiamo e in che mi­ sura vengono recepiti. Questa verifica, che può essere avviata nel Congresso stesso, ma che non potrà per ovvie ragioni esaurirsi in esso, è di fon­ damentale importanza nel momento in cui l’Associazione cresce e moltiplica a dismi­ sura le proprie attività su tutti i fronti. In prospettiva, l’informazione assumerà un ruolo sempre più decisivo per la conoscen­ za reciproca, come sussidio all’azione for­ mativa, ma anche per la definizione e dif­ fusione deH’immagine associativa, con ef­ fetti importanti sul consenso, sull’adesio­ ne e sulla stessa appartenenza al C.S.I. 1.5 Strutture di servizio È doveroso, per prima cosa, riconosce­ re che l’attuale consistenza organizzativa del C.S.I., la sua costante espansione e la ricchezza culturale che complessivamen­ te esprime sono merito precipuo delle sue strutture territoriali. Il Consiglio naziona­ le è ben consapevole di questo fatto e in­ tende esplicitarlo ad evitare che siano fraintesi il senso e la portata del discorso critico e problematico che sulle stesse strutture ritiene di dover fare. Il quadriennio passato è stato chiama­ to a volte il «quadriennio delle strutture», con una certa forzatura rispetto al Piano Quadriennale, che in realtà parlava di «quadriennio dell’organizzazione», con ri­ ferimento soprattutto alla costruzione di quei «sistemi» di cui si è detto a proposi­ to dell'attività sportiva e della formazione.

È certo, ad ogni modo, che il problema della funzionalità e della qualità delle strutture è stato dominante negli anni pas­ sati. Non c’è stata iniziativa associativa in cui non se ne sia discusso ampiamente e lo strumento di verifica messo a punto in occasione deH’Assemblea nazionale del 1986, cioè le «mappe associative», riserva alle strutture una parte di grande rilievo. Bisogna dire che questa attenzione co­ stante ha dato dei risultati. Un indice in­ dubbio è costituito dall’aumentato tasso di partecipazione delle strutture territoriali sia alle iniziative, sia alla politica del Cen­ tro nazionale. Il tasso di partecipazione as­ sociativa è un indice importante, prova che le strutture territoriali esistono e che tra esse e il Consiglio nazionale c’è una sintonia sostanziale, in altri termini che il vertice non è una testa senza corpo. In tema di partecipazione, si deve rile­ vare anche il notevole miglioramento me­ diamente riscontrato nei recenti Congressi provinciali, come numero di presenze e come impegno nel dibattere le tematiche proposte. Un altro indice è rappresentato dalla crescente presenza di elementi nuovi e va­ lidi attorno a molte strutture territoriali. Lo vediamo nelle iniziative nazionali di studio e di formazione e nelle Feste dello Sport, dove si riscontra senza dubbio una partecipazione più competente e qualifi­ cata. È aumentata anche significativamen­ te la partecipazione femminile. A fronte di ciò, però, bisogna rilevare anche aspetti meno soddisfacenti e a vol­ te preoccupanti. Quello passato è stato un quadriennio alquanto travagliato per diversi Consigli provinciali e regionali, anche al di là di quelli sottoposti a regime commissariale. Ma sotto il profilo più generale le strut­ ture territoriali hanno dato l’impressione di una certa fatica nel tenere il passo con gli impegni e i ritmi associativi, nel domi­ nare i molteplici problemi delle rispetti­ ve realtà. Anche se per certi versi questa

21


situazione di fatica è spiegabile con i rit­ mi intensi di crescita associativa e gli im­ pegni conseguenti, costituisce tuttavia un sintomo di disagio che non può essere tra­ scurato. Esiste anche un divario di consistenza organizzativa e di capacità operativa fra le varie strutture, che appare eccessivo an­ che tenendo conto delle diverse condizioni geografiche e socio-ambientali; purtrop­ po, non sempre hanno dato i frutti spera­ ti, gli sforzi compiuti per ridurre tale di­ vario. Varie strutture, poi, manifestano un al­ to tasso di discontinuità del proprio livel­ lo di organizzazione e gestione, mentre al­ tre sembrano adagiarsi su una conduzio­ ne di tipo burocratico e ripetitivo. Permangono difficoltà pure nei rapporti fra le strutture ai vari livelli, anche se si sono avuti nel corso del quadriennio sen­ sibili miglioramenti rispetto alla situazio­ ne precedente. In certi casi, per fortuna ra­ ri, l’Associazione è apparsa addirittura im­ potente nell’aiutare strutture in difficoltà, ma isolate e sorde agli appelli.

22

con cui completare e arricchire i Quadri provinciali e regionali, preoccupandosi della loro formazione ed anche di organiz­ zare la vita dei Consigli in modo da favo­ rire al massimo la migliore esplicazione dei vari ruoli, nell’unitarietà associativacomunitaria di tutte le componenti.

Ma resta la domanda di fondo sulla na­ tura associativa delle difficoltà strutturali e organizzative che incontra ancora la no­ stra Associazione. La cultura associativa media delle no- i stre strutture è adeguata alla tensione, agli ; obiettivi e ai progetti di ordine educa-11 o 1 su cui il C.S.I. è sempre più fortemente :. n- • pegnato? Il raggiungimento di un più alto livello di competenza degli operatori, sotto tutti i profili, può essere un compito lasciato sulle sole spalle delle singole strutture, o non è diventata una esigenza e una cor­ responsabilità dell’intera Associazione in quanto tale, con la conseguente necessi­ tà di integrare e rendere sempre più uni­ tari gii sforzi prodotti? Il modello strutturale disegnato dall’at­ tuale Statuto e la relativa articolazione di competenze e poteri, di responsabilità e doveri, di rapporti e partecipazioni, sono ancora adeguati a un’Associazione che sta affrontando impegni e si sta ponendo obiettivi di livello sempre più alto e di na­ tura sempre più complessa, che richiedo­ no un altissimo grado di unità negli inten­ ti, nella finalizzazione delle risorse e nel­ l’impiego delle energie?

Non è certo intenzione del Consiglio na­ zionale sottolineare al di là del giusto gli aspetti negativi, né dipingere la situazio­ ne a tinte pjù fosche di quanto essa real­ mente sia. È certo però che il Congresso deve interrogarsi sulle ragioni di difficol­ tà e disagio delle strutture, cercando di comprendere se i problemi siano preva­ lentemente di natura politica e tecnica, o non piuttosto associativa. E certo che deficienze tecniche, orga­ nizzative e anche strumentali esistono: esi­ stono da parte delle strutture territoriali e da parte del Centro nazionale. Certamen­ te occorrerà prevedere meccanismi e stru­ menti ulteriori, più aggiornati e più effi­ cienti per realizzare tra centro e periferia dei rapporti più stretti, continuativi, e per interventi di supporto più puntuali ed ef­ ficaci.

Il C.S.I. è oggi una grande organizzazio­ ne e come tale esprime un’enorme ric­ chezza di contenuti e di attività; ma ine­ vitabilmente paga al processo di crescita un tributo considerevole sul piano dei con­ tenuti, dell’efficienza organizzativa e del­ l’efficacia operativa.

I Consigli, da parte loro, dovranno im­ pegnarsi di più nella ricerca di operatori

Due anni or sono, nell'assemblea di ve­ rifica di metà quadriennio, avevamo sin-

1.6 Associazione


tetizzato la situazione associativa nel se­ guente giudizio complessivo: «// Centro Sportivo Italiano vive un momento nell'in­ sieme favorevole, ma con sintomi preoc­ cupanti di appesantimento, di stanchezza, di incapacità a proiettarsi oltre il proprio orizzonte e di costruire il futuro». È applicabile tale giudizio al quadro ora

; delineato? A parere del Consiglio nazionale il giu­ dizio di allora va alquanto corretto, non i tanto perché sia modificato il quadro og­ gettivo di fondo, che evidentemente non poteva cambiare in tempi così stretti per un'Associazione così grande, ma perché è cambiato sensibilmente l’atteggiamen­ to dell’Associazione di fronte alla situazio­ ne allora evidenziata. Come si è già rilevato a proposito del­ l’andamento dei Congressi provinciali, ma non soltanto per questo, si è riscontrata negli ultimi tempi una crescita notevole di sensibilità e di attenzione verso i pro­ blemi associativi di ordine qualitativo e si sono compiuti anche apprezzabili sforzi da parte di molti per elevare il livello «asso­ ciativo» dell’impegno. L’Associazione, in­ somma, in molte sue componenti ha pre­ so coscienza del divario preoccupante che si stava producendo tra «organizzazione», in fase di grande sviluppo, e «associazio­ ne», che invece tendeva a rimanere indie­ tro, a calare di tono. Pertanto, il giudizio espresso nell’as­ semblea di verifica dev’essere oggi tenu­ to presente soprattutto come la denuncia di un grosso rischio che l’Associazione corre nella sua attuale fase di espansione come presenza, come impegni e come at­ tività. In altre parole, quello attuale è tutt’altro che un C.S.I. in disarmo o anche sol­ tanto in regresso; ma è un C.S.I. che, cre­ scendo, denuncia inevitabilmente sintomi di obesità e quindi la tendenza ad appe­ santirsi, a diventare meno agile e meno ri­ cettivo sul piano culturale, più lento all’in­

dispensabile rinnovamento che un’Associazione educativa impone senza tregua. È importante prendere coscienza che la crescita «organizzativa», oltre a compor­ tare inevitabili squilibri tecnici di varia na­ tura, non produce mai contemporanea e automatica crescita «associativa», e che anzi l’organizzazione tende di per sé a pre­ dominare sull’Associazione. Con questo non si vuol certamente di­ re che occorra comprimere lo sviluppo or­ ganizzativo del C.S.I.: sarebbe contrario al­ le nostre convinzioni e finalità e inoltre, come ogni processo antistorico, portereb­ be all’autoeliminazione anziché al rinno­ vamento. Non si vuole nemmeno indurre a trascu­ rare i problemi organizzativi in quanto tali, come ad esempio quelli posti sempre più frequentemente in certe situazioni e per certe attività, dal necessario superamen­ to delle collaborazioni volontaristiche. È ben chiaro al Consiglio nazionale che og­ gi al C.S.I. si pongono problemi anche co­ me organizzazione, oltre che come Asso­ ciazione, e il Congresso deve tenerne con­ to, perché la realtà odierna è di questo tipo. Si vuol dire, invece, che i rimedi non possono essere cercati esclusivamente in direzione tecnica e organizzativa, ma so­ prattutto e prioritariamente in direzione associativa. A parere del Consìglio nazionale, è que­ sto il problema specifico dell’attuale Con­ gresso: come ridare respiro associativo a un’organizzazione appesantita da un rile­ vante sviluppo, di cui possiamo andare or­ gogliosi, ma senza dimenticare i proble­ mi e le responsabilità che ne derivano.

23


2. IL C.S.I. OGGI: NELLA REALTA’ PER SERVIRLA

24

Non sono certo ragioni di carattere este­ tico o moraleggiante che ci spingono a mi­ gliorare la nostra condizione associativa. La «promozione dell’Associazione», che il bilancio quadriennale ci ha mostrato co­ me necessaria, non può che essere un at­ to di responsabilità e di impegno nei con­ fronti della realtà umana, sociale, sporti­ va^ che intendiamo servire. È fondamentale che riscopriamo la no­ stra dimensione di servizio per non rischia­ re di avvitarci su noi stessi, perdendo i con­ tatti con la realtà e con la storia. Il C.S.I. non è un club o una federazio­ ne che persegue il piacere o l’utile dei pro­ pri soci: è un'Associazione di volontaria­ to sociale, la cui ragion d’essere e il cui punto di riferimento sono costituiti dal ser­ vizio educativo-sportivo concretamente re­ so alle persone e alla società. Non dobbiamo dimenticare che il C.S.I., storicamente e per sua natura, non sorge dalla volontà di un certo numero di soci che si organizzano per autogestire le pro­ prie attività. Non è questa né l’origine né la forma associativa del C.S.I. Nel suo nu­ cleo originale e costitutivo, il C.S.I. è un’Associazione «promossa», cioè messa in essere da un gruppo di persone al fine di realizzare un servizio. Lo Statuto è chia­ ro al riguardo, allorché, proprio all’inizio, afferma che il C.S.I. «promuove» un mo­ vimento sportivo. È vero che tutti gli ade­ renti vengono poi inglobati nell’unica As­ sociazione con uguale dignità, poteri e possibilità, ma resta la differenza di impe­ gno, di responsabilità e di doveri: da una parte quella di compiere un’esperienza educativa, dall’altra quella di rendere un servizio educativo-sportivo, e queste re­ sponsabilità e doveri competono al nucleo dei «promotori», identificabile generica­ mente nel gruppo degli operatori associa­ tivi ai vari livelli e nei vari ruoli, sia pure in diverso grado e a diverso titolo. 11 C.S.I. dunque non è semplicemente un’Associazione sociale, come in genere si tende a considerarla, forse anche al suo

interno, ma un’Associazione di volontaria­ to e di servizio. Dobbiamo recuperare questa fonda­ mentale dimensione, che ci aiuta a met­ tere a fuoco la natura ideale e storica dell’Associazione, evitando che il discorso educativo diventi intimistico e fine a se stesso. Ci aiuta anche, questa dimensione, a comprendere la nostra perenne insoddi­ sfazione e quella che potrebbe essere ri­ tenuta da qualcuno una tendenza alì’au- ! toflagellazione. Non siamo né frustrati né * masochisti; l’insoddisfazione è la condizio­ ne propria di chi si pone con serietà al ser­ vizio degli altri e si misura non su ciò che fa e produce, ma sul bisogno dei destina­ tari del servizio, costantemente attento all’evolversi delle situazioni, alle novità dei bisogni e delle attese, alla conseguente ne­ cessità di dare risposte sempre ulteriori e sempre più puntuali. Il servizio di volontariato, infatti, ha sen­ so se risponde a bisogni attuali, che non trovano risposta altrove, ed è valido se le risposte sono adeguate ai bisogni indivi­ duati.

2.1 Nella società A ben riflettere, il destinatario principa­ le del servizio associativo del C.S.I. non è lo sport, ma la società civile; la nostra, infatti, non è un’Associazione sportiva nel senso ordinario dei termine, che abbia cioè nello sport i suoi scopi ultimi, ma un’Associazione di promozione umana e cristiana attraverso lo sport. Che cosa può dare lo sport alle perso­ ne, ai cittadini, alla società del nostro Paese? Può dare molto, perché lo sport è po­ tenzialmente ricco di valori che questa so­ cietà ha perduto e di cui manifesta un bi­ sogno profondo e crescente. Sappiamo bene quanto lo sport oggi sia ricercato come strumento di prevenzione e mantenimento della salute e dell’effi­ cienza psico-fisica, per un sano e completo


sviluppo nelle fasi evolutive della fanciul­ lezza e dell’adolescenza, come mezzo per un impiego non puramente passivo ed evasivo del tempo libero in tutte le fasce di età. A quest’ordine di valori dobbiamo es­ sere molto attenti per il loro rilievo intrin­ seco, sul piano individuale e sociale, e per­ ché le proposte sportive più diffuse non offrono spesso garanzia di risposte serie | o efficaci. Un’attenzione particolare merita l’area j del tempo libero, non soltanto perché per ‘ un gran numero di persone è aumentata considerevolmente in termini temporali, ma anche perché tende a dilatarsi anche in termini spaziali, trasformando sempre più la sua natura tradizionale di spazio tut­ to sommato marginale per il riposo e lo svago, in spazio di vita nel senso pieno del termine, anzi tendenzialmente in spazio per esperienze privilegiate. Dobbiamo naturalmente essere attenti a queste tendenze, tuttavia non è su tali valori che si gioca lo specifico del C.S.I. Infatti, il diritto allo sport di tutti i cittadi­ ni è ormai un concetto acquisito, anche se non ancora pienamente garantito, e la pratica sportiva generalizzata è un proces­ so avviato, pur fra mille limiti e contrad­ dizioni, anche nel nostro Paese. Il servizio specifico del C.S.I. deve oggi riguardare prioritariamente quei valori umani ed etici — relativi all’identità per­ sonale, al significato dell’esistenza, ai rap­ porti interpersonali e con la natura e l’am­ biente, ai comportamenti sociali, agli at­ teggiamenti e alle corresponsabilità inter­ nazionali e mondiali — che questa socie­ tà, o meglio questa civiltà ha in gran par­ te smarrito, e inoltre a quei valori che in­ vece stanno riemergendo dalle delusioni di un benessere prevalentemente materia­ listico e di un progresso ritenuto capace di risolvere da solo tutti i problemi, valo­ ri quali la pace, la sacralità della vita, la difesa della natura, la non-violenza, la so­ lidarietà e il servizio preferenziale verso gli ultimi.

In altri termini, il servizio del C.S.I. at­ traverso lo sport dovrà puntare soprattutto sul senso e sulla qualità della vita, sullo sviluppo completo delle persone, in tutte le dimensioni, ma con particolare riguar­ do a quelle di ordine non puramente ma­ teriale, che oggi sono le meno presenti e le più trascurate. Lo sport per tutti e l’area del tempo li­ bero resteranno gli ambiti naturali e con­ geniali dell’azione associativa, ma occor­ rerà mettere meglio a fuoco gli obiettivi, puntando oltre e più in alto, dove maggiori sono le carenze e le sofferenze, più pro­ fondi e acuti i bisogni, più povere le pro­ poste, le offerte e le possibilità, non sol­ tanto di ordine sportivo, ma culturale, so­ ciale, umani.

2.2 Nello sport L’istanza fondamentale che il C.S.I. ha sempre rappresentato all’interno del mon­ do sportivo è stata quella dello sport a mi­ sura e a servizio dell’uomo, contro la stru­ mentalizzazione del fenomeno e la mer­ cificazione dei praticanti. Di volta in vol­ ta questa istanza di fondo si è concretiz­ zata in battaglie specifiche di vario tipo: per la libertà e i diritti dell’associazionismo di fronte allo sport ufficiale, contro gli ec­ cessi del tecnicismo e dell’agonismo, per il rispetto dei soggetti in età evolutiva, per il recupero della ludicità e della festa, con­ tro il dilagare della commercializzazione e molte altre ancora. Negli ultimi anni varie istanze da noi so­ stenute e portate avanti sono entrate quan­ to meno parzialmente nella cultura, nel­ l'organizzazione e nella pratica sportiva. Non v’è dubbio, ad esempio, che progressi notevoli siano stati compiuti nel campo dello sport per tutti, non soltanto come pratica estesa a un gran numero di citta­ dini, ma anche come trasformazione in­ trinseca e liberalizzazione delle forme sportive, contro l’unicità di un modello che noi indicavamo da decenni come l’ostaco­ lo principale allo sviluppo popolare dello

25


sport. Esempi analoghi potrebbero portar­ si, certamente a livello teorico, ma in qual­ che misura anche sul piano pratico, riguar­ do alla pratica motorio-sportiva dei giova­ nissimi, al riconoscimento del libero as­ sociazionismo, a una maggiore conside­ razione per la realtà associativa di base, a una certa apertura verso i diritti e la di­ gnità sportiva delle donne e a qualche al­ tro ambito particolare in cui i valori uma­ ni e sociali hanno aperto quanto meno una breccia nella rigidità di un modello, che appariva fino a poco tempo fa impermea­ bile a ogni istanza che non fosse funzio­ nale al raggiungimento di risultati tecnico­ agonistici.

Ora, però, stiamo assistendo a un feno­ meno molto preoccupante. Mentre da un lato stanno cambiando la pratica e la cul­ tura dello sport nella popolazione, dall’al­ tro non si riscontrano cambiamenti signi­ ficativi negli atteggiamenti e nella politi­ ca culturale del movimento sportivo, la cui influenza peraltro resta dominante e qua­ si sempre determinante. A parere del C.S.I. devono accomunar­ si in questo discorso sia il CONI e le Fe­ derazioni, sia gli Enti di promozione spor­ tiva. I primi perché, malgrado certe aper­ ture e anche certi atti positivi in favore del­ lo sviluppo sportivo, praticano poi una po­ litica che tende a recuperare ai propri mo­ delli e ai propri fini i progressi che nei va­ ri campi si compiono; i secondi perché, complessivamente considerati, non han­ no la forza o non dimostrano la decisione necessaria nel portare avanti e difendere modelli culturali e pratici di sport realmen­ te alternativi.

26

Sopra questi due fronti, spesso soltanto nominalmente contrapposti, trovano am­ pio spazio tutte le incertezze, i ritardi, le contraddizioni e le compromissioni della politica sportiva del Parlamento e delle istituzioni pubbliche ai vari livelli. Così, pur in una situazione di per sé fa­ vorevole a interessanti sviluppi, il model­ lo sportivo italiano, a livello formale, ri-

mane sostanzialmente immutato o soltan­ to marginalmente scalfito dai processi in­ novativi della storia più recente. E se al­ cuni fenomeni negativi del passato appaio­ no attutiti, quanto meno per l’evolversi della cultura, della società e del costume, altri molto più minacciosi e potenti stan­ no prendendo il sopravvento. Nella più o meno generale indifferenza, quando non anche nella accettazione acquiescente, il fenomeno sportivo odierno appare sem­ pre più profondamente dominato dalle leggi dell’utile, del commercio, dell’imma­ gine, del prestigio nazionale e interna?/ ' naie, che a sua volta significa potere, com­ mercio, utile, con tutte le degenerazioni di ordine tecnico, metodologico e mora le che così abbondantemente sono pur­ troppo sotto gli occhi di tutti. Il doping, in tale situazione, non è più un atto tra­ sgressivo, ma il prodotto naturale di un modello. Il servizio che la nostra Associazione si deve sentire impegnata a offrire a questo mondo sportivo è anzitutto quello di un modello autentico di sport, per denunciare le incongruenze e anche le degenerazio­ ni del modello dominante, per testimonia­ re che esso non è ineluttabile né l’unico possibile, per dare spazio e fiducia a quan­ ti, pur non accettando il modello dominan­ te, non sanno o non hanno la forza di per­ correre strade diverse. Noi abbiamo speso le migliori nostre energie nella ricerca e nella costruzione di un modello umano di sport, e pensia­ mo che i nostri sforzi non siano stati va­ ni, né all’interno né all’esterno dell’Associazione. Ma dobbiamo insistere fortemen­ te su questa strada, conferendo al nostro modello sempre maggiore autenticità e spessore umano, e migliorandolo anche nell’immagine, rendendolo cioè maggior­ mente visibile, più immediatamente com­ prensibile e condivisibile. Nello stesso tempo, però, occorre riat­ tivare altri due canali di azione associati­ va, che negli ultimi tempi sono stati al-


quanto trascurati: quello della sensibiliz­ zazione critica e propositiva, anche della denuncia e della protesta ove necessario, e quello della politica. Da oggi non dovrà più essere soltanto una politica «per» lo sport, ma anche «dello» sport, poiché è giunto il momento che cambi anche il go­ verno dello sport e che tutte le componen­ ti sportive, debitamente verificate e rico­ nosciute, possano concorrere alla pari a determinare la politica sportiva del Pae1 se. Questi due tipi di azione rientrano an; ch’essi nella fattispecie del servizio asso­ ciativo allo sport, e devono vedere impe­ gnate tutte le nostre strutture, mentre c’è la tendenza a delegarle al solo vertice na­ zionale.

2.3 Nella Chiesa Va subito chiarito che il nostro riferi­ mento alla Chiesa non è esclusivamente né principalmente fondato sulla dimensio­ ne del servizio e neppure sulla sola ispi­ razione cristiana della sua azione sportivaeducativa. Il Centro Sportivo Italiano, per l'origine (in quanto fondato dall’Azione Cattolica Italiana), per la storia costantemente vissuta, per sua scelta e per il rico­ noscimento esplicito dell’autorità ecclesia­ stica, è un’Associazione espressa dalla co­ munità ecclesiale e parte di essa.

Ciò chiarito, è tuttavia indubbio che nel­ la Chiesa l’Associazione deve sentirsi for­ temente impegnata anche in termini di servizio. Alle origini della nostra storia, all’inizio del secolo, l’Associazione si dedicava qua­ si esclusivamente a servire le esigenze sportive della comunità cristiana. All’at­ to della sua rifondazione, all’indomani del­ la seconda guerra mondiale, il C.S.I. ha al­ largato il proprio orizzonte operativo al­ l’intera area sociale. Trent’anni dopo, agli inizi degli anni Settanta, ci siamo resi au­ tonomi dall’Azione Cattolica che ci ave­ va promosso e nel cui ambito avevamo fi­ no ad allora operato.

Questi fatti e il concomitante emerge­ re del problema dello sport per tutti ci han­ no un poco distratto rispetto alla nostra funzione di servizio diretto nei confronti della comunità cristiana, anche se non in funzione di una esplicita scelta, quanto piuttosto come conseguenza oggettiva del maggiore impegno esplicato in altre dire­ zioni. In questo quadriennio abbiamo cerca­ to di recuperare la nostra originaria di­ mensione e vocazione (4). Indubbiamente, dobbiamo mettere in conto questo tipo di servizio nel momen­ to in cui verifichiamo il nostro stato e vo­ gliamo promuovere l’Associazione per un’opera di volontariato più completa e qualificata. Come espressione e parte in­ tegrante della comunità cristiana, dobbia­ mo mettere a sua disposizione la nostra specifica competenza educativa in campo sportivo. Il servizio sportivo direttamente reso al­ la comunità cristiana richiede una dispo­ nibilità, un’attenzione e un’adeguatezza molto particolari, in quanto si inserisce al­ l’interno di progetti e percorsi educativi preesistenti e ben specificati. Non soltan­ to dobbiamo rispettarli, ma anche trova­ re le formule e gli strumenti più giusti di attività per sostenerli e favorirli, senza le­ dere le specificità e le competenze altrui, che è poi la dimensione autentica del ser­ vizio. Non è, tuttavia, soltanto questo il ruo­ lo che dobbiamo svolgere nella Chiesa in questo momento. Di fronte al processo di scristianizzazione che stiamo vivendo, la Chiesa è sempre più impegnata in un corri-

(4) Ne sono esempi, insieme alla proposta «Giocasport», le già ricordate iniziative di studio e ri­ flessione su temi ecclesiali e i più puntuali itine­ rari formativi che abbiamo cercato di mettere a punto. Vanno ricordati a tale proposito i due con­ vegni nazionali dei Consulenti ecclesiastici spe­ cificamente dedicati a tracciare il cammino for­ mativo a più dimensioni delle Società sportive.

27


pito pressante di rievangelizzazione e di educazione alla fede. Di conseguenza si fanno sempre più ampi e scoperti gli spa­ zi in cui i cristiani impegnati nel sociale debbono sviluppare il senso delia loro co­ scienza di Chiesa e della loro missione, con dignità e responsabilità. Questi spazi di frontiera sono gli spazi naturali e storici della nostra Associazio­ ne. Per cui, il nostro radicamento nella Chiesa, il nostro servizio nella comunità cristiana, porta ad operare in questi spazi con una consapevolezza sempre più chiara della nostra identità cristiana, della nostra missione. Dovremo essere in grado di la­ sciarci guidare dall'unica coscienza cristia­ na, impegnandoci ad essere espressione autentica di Chiesa, a lavorare con sem­ pre maggiore determinazione ed efficacia per un’animazione cristiana della realtà sportiva.

28


‘

3. IL NODO DELLA QUESTIONE SPORTIVA E ASSOCIATIVA La realtà che pur velocemente abbiamo cercato di leggere avendo come punto di riferimento lo sport, ci presenta un qua­ dro di bisogni, di attese e di problemi in­ dubbiamente molto complesso. Il recen­ te processo di sviluppo che ha coinvolto insieme la società e lo sport italiani ha in­ taccato profondamente e irreversibilmen­ te l’omogeneità sostanziale del sistema e del modello sportivo esistente fino agli an­ ni Sessanta. L’Italia non è più il Paese in­ dustrializzato del sottosviluppo sportivo, con l’urgenza prioritaria e pressoché uni­ ca di uscire da tale situazione lottando tutti insieme per l’affermazione dello sport per tutti. Nella società cosiddetta postindustria­ le di oggi ha trovato diritto di cittadinan­ za anche lo sport, diramandosi al suo in­ terno in una miriade di percorsi ideologi­ ci, organizzativi, socio-economici e poli­ tici in cui è difficile spesso orientarsi e rin­ tracciare un qualche filo conduttore. La nostra Associazione è ordinariamen­ te impegnata su tutti i fronti di questa complessa situazione e dovrà certamen­ te continuare a farlo anche in futuro. Ma noi non possiamo esaurire — o disperde­ re — le nostre energie in politiche esclu­ sivamente settoriali, né d’altra parte pos­ siamo diluire la nostra vocazione cultura­ le ed educativa recependo passivamente istanze eterogenee e amministrando un in­ sieme incongruo di servizi. Il C.S.I. infatti non persegue obiettivi di natura esclusivamente tecnico-sportiva, né di presenza politica o anche puramente so­ ciale, e pertanto si impegna nei problemi particolari dello sport in funzione e in coe­ renza con l'obiettivo fondamentale e ulti­ mo del rinnovamento della cultura e del­ l’etica sportiva. Perciò siamo fortemente sollecitati a in­ dividuare una strategia globale, in grado di attraversare le diverse articolazioni del fenomeno sportivo, di penetrare nel loro nucleo culturale e di sviluppare dall'inter­ no i germi del rinnovamento. D'altro canto, la politica dello sport per

tutti in cui anche noi ci siamo fortemente impegnati, ha prodotto di certo importanti innovazioni, ma ha anche rivelato i suoi limiti. Ha promosso lo sport inserendolo nella sfera dei diritti di tutti i cittadini, an­ che se soltanto una minoranza se ne può avvalere praticamente; ha segnato la fine del monolitismo dei gesti tecnici e delle esperienze sportive, intaccando sensibil­ mente anche il monopolio dello sport olimpico; ha creato alcuni spazi di espres­ sione e gestione autonoma dello sport, an­ che se non sempre realmente alternativi o sostanzialmente diversi.

Ma non ha intaccato, se non in misura minima, la debolezza storica dello sport italiano, la sua congenita incapacità ad esprimere una cultura autonoma rispetto alla cultura sociale dominante. Basti pen­ sare come il mondo sportivo olimpico — la cui storia ha sempre camminato sull’on­ da dei valori sociali alla moda — non ab­ bia fatto grande fatica per adattarsi alla nuova situazione sportiva, recependola an­ zi in gran parte, con trasformazioni mar­ ginali rispetto ai princìpi, alle finalità e ai metodi abituali. Noi oggi vediamo che pra­ ticamente tutte le forme sportive venute alla luce in questi anni, anche quelle ap­ parentemente più eterodosse e ufficial­ mente più discutibili, da una parte trova­ no facilmente asilo nell’alveo olimpico, dall'altra, per parte loro, si adattano con estrema facilità a percorrere i sentieri sportivi più comodi e da sempre più bat­ tuti: il consumismo, sia pure verniciato da vaghe idealità, ma disponibile di fatto a tutti i compromessi dell’utile e del com­ mercio; la ricerca di risultati comunque di prestigio, che si sposa inevitabilmente al­ l’insensibilità e all’indifferenza per le istan­ ze più profonde di ordine culturale ed eti­ co; più in generale, il perseguimento di scopi effimeri e futili, che dissipa le enor­ mi possibilità formative dell’esperienza sportiva e associativa. È questo il tipo di lettura che importa e compete alla nostra Associazione, ed è

29


a quest’ordine di problemi che dobbiamo dedicare la nostra particolarissima atten­ zione, il nostro impegno e il nostro servi­ zio, evitando l’insidia di una visione sol­ tanto politica della realtà sportiva, che por­ terebbe l’Associazione ad arenarsi nelle secche della pura competizione per la pre­ senza e per il potere. Possiamo dunque concludere che sia dall’esame della realtà esterna, sia dal bi­ lancio interno del passato quadriennio, emerge l’esigenza sostanzialmente iden­ tica di qualificare il nostro servizio asso­ ciativo sul piano culturale ed educativo per adeguarlo alla natura dei bisogni e alla complessità dei problemi odierni. In altri termini, l’impegno del C.S.I. bella realtà socio-sportiva odierna deve rimane­ re caratterizzato dai suoi intenti originari ' di promozione umana e di animazione cri­ stiana. Questa è l’identità associativa da svilup­ pare all’interno e il modello da perfezio­ nare per una maggiore capacità operati­ va all’interno e all’esterno.

30


4. LA RISPOSTA NECESSARIA Quattro anni orsono, proprio in occasio­ ne del precedente Congresso nazionale, abbiamo pubblicato il nostro Progetto as­ sociativo. È la «carta» dei nostro impegno nello sport, nella società, nella chiesa, il cui con­ tenuto è riassumibile in tre parole: sport, associazione, educazione. dna «carta» non politica, ma culturale educativa nella sua essenza, poiché è di questo tipo la risposta che intendiamo da­ re ai problemi che ci interpellano. Voglia­ mo creare degli ambienti sportivo-asso­ ciativi in cui le persone si ritrovino come persone e compiano esperienze di cresci­ ta: ecco il centro della proposta associa­ tiva e la sostanza del servizio cui ci dedi­ chiamo. Il Consiglio nazionale ritiene che in que­ sto Congresso l’Associazione debba riflet­ tere e impegnarsi prioritariamente sui pro­ blemi di fondo, che chiamano in causa l’Associazione in quanto tale. Sarà poi il futuro Consiglio a tradurre gli orientamen­ ti in politiche specifiche e in programmi particolari di attività. La realtà sportiva italiana, lo abbiamo visto, non soffre perché è priva di una qualche legge o carente di alcuni mezzi fi­ nanziari; soffre perché non riesce a dare un senso, un’anima, alle tante esperienze sportive che oggi si compiono. Restiamo sempre un po’ sconcertati di fronte alle riunioni, anche solenni, del mondo sportivo nelle quali le analisi non vanno mai oltre gli aspetti legislativi, tec­ nici ed organizzativi. Ci sconcerta l’inca­ pacità di andare al nucleo dei problemi, l’assenza di attenzione per i risvolti di or­ dine culturale e morale delle esperienze, il non interrogarsi sui bisogni profondi di coloro che praticano sport, quali speran­ ze ripongano in esso e in qual modo la pra­ tica sportiva potrebbe concorrere a rea­ lizzarle. E importante, allora, che prendiamo chiara consapevolezza della peculiarità del nostro ruolo di promozione umana e ani­ mazione cristiana nell’attuale momento

storico della società e dello sport italiani. Se riusciremo a conservare viva questa no­ stra coscienza associativa, non ci saranno ostacoli insormontabili, né ci lasceremo sommergere dalla complessità dei proble­ mi derivanti dalla nostra espansione orga­ nizzativa o dal moltiplicarsi delle attività sui più svariati fronti. Ecco perché il Consiglio nazionale, nel­ la parte finale, propositiva, di questa re­ lazione, anziché sottoporre al Congresso una serie di temi e proposte particolari, invita a riflettere su grandi questioni di or­ dine progettuale quali l’Associazione, l’e­ ducazione, la solidarietà. dna riflessione di così ampio respiro ap­ pare oggi prioritaria su ogni altro aspetto per orientare il cammino del C.S.I. nella realtà complessa del momento.

4.1 Progetto associazione Si è detto in precedenza che il C.S.I. non è un’Associazione genericamente sociale, ma un’Associazione di volontariato e di servizio, poiché il suo nucleo «promoto­ re», cioè la sua componente dirigenziale, si pone al servizio della crescita umana di tutti i soci attraverso l’offerta di esperien­ ze sportive qualificate.

• Identità associativa Non dobbiamo perdere di vista questo nostro fondamentale connotato. Il proble­ ma dell’identità associativa diventa prio-ritario rispetto ad ogni altro genere di pro­ blemi di fronte a una situazione come quella odierna. Viviamo in un mondo fortemente cari­ co di ambiguità, con una grande confusio­ ne di valori e anche di linguaggi. Nel mon­ do dello sport scorgiamo una superficia­ le leggerezza nell’uso indiscriminato di ter­ minologie quali cultura, rispetto dei diritti umani, servizio allo sviluppo delle perso­ ne e al bene comune... parole che non tro­ vano quasi mai riscontro nei fini realmente perseguiti e nelle prassi adottate.

31


È facile in questa situazione smarrire il senso della propria identità, cedendo alla confusione, o alla tentazione di omologare tutto e il contrario di tutto. Noi abbiamo la fortuna di nascere e vi­ vere all’interno della tradizione cristiana, in cui i princìpi e i valori hanno un signifi­ cato rigoroso e univoco, facendo sì che l’i­ dentità della nostra Associazione sia chia­ ramente delineata nei suoi fini, nei suoi valori di riferimento, nei criteri fondamen­ tali dell’azione. Dobbiamo convincerci che risiede in questo la nostra forza e la no­ stra possibilità di realizzare l’impresa per cui ci siamo associati. biella nostra precedente analisi abbia­ mo rilevato un’Associazione in forte cre­ scita su tutti i fronti, ma che, proprio per questo, rischia d’essere trascinata in una mentalità e in meccanismi di tipo azien­ dale, produttivistico. È una mentalità che s’insinua facilmente quando aumenta la mole delle attività e degli impegni, quan­ do l’assillo delle scadenze diventa così in­ tenso da non lasciare spazio a riflessioni di altro tipo.

32

L’Associazione, nel suo complesso, ha avvertito questo pericolo, che possiamo chiamare di degrado del senso associati­ vo. E abbiamo anche rilevato che nell’ul­ timo periodo, dalla verifica compiuta nell’Assemblea nazionale ad oggi, ha cerca­ to di reagire ponendosi con più attenzio­ ne le questioni fondamentali di ordine as­ sociativo. È stato già ricordato, a questo proposito, il dibattito di buon livello svi­ luppatosi in molti degli ultimi congressi provinciali. È importante che il Congres­ so nazionale prosegua e sviluppi questo tipo di riflessione. Nell'attuale fase della sua storia, carat­ terizzata da un forte processo di crescita, il C.S.I. ha soprattutto bisogno di raffor­ zare l’ancoraggio alle sue radici, di rinver­ dire il senso originario del suo patto as­ sociativo. I problemi odierni della socie­ tà e dello sport hanno bisogno di trovare risposte che abbiano forti ispirazioni. Le

nostre risposte, che riguardano l’interno e l’esterno del C.S.I., saranno tanto più ef­ ficaci e convincenti quanto più avranno l'impronta della fede a cui ci ispiriamo e trarranno alimento dal nostro radicamento ecclesiale. « Comunione ecclesiale

Se si affievolisce il senso della nostra appartenenza ecclesiale, inevitabilmente verrà meno anche il senso autentico del nostro essere Associazione. E allora cer­ cheremmo invano supporti e motivazioni al nostro impegno in campi che non sono i nostri specifici e che comunque non pos­ sono costituire per noi un’alternativa. Cer­ tamente, dobbiamo far ricorso con impe­ gno e serietà agli strumenti offerti dalla scienza e dall’esperienza, dall’organizza­ zione e dalla politica, ma non risiedono qui le risposte ultime ai nostri problemi. L’originalità del C.S.I. nella storia spor­ tiva italiana non è data essenzialmente dal­ le lotte portate avanti per il diritto di tutti allo sport, o per il recupero dell’aspetto lu­ dico nello sport, o per la difesa della liber­ tà e pari dignità dell’associazionismo spor­ tivo e altre simili. La nostra originalità ri­ siede nelle motivazioni che stanno alla ba­ se di tali lotte, nei princìpi cristiani che le hanno ispirate, nella comunione ecclesiale che ci ha fornito la spinta e la forza per promuoverle. Ed oggi che le lotte da por­ tare avanti si sono fatte più difficili, per la complessità di una realtà dai contorni spesso ambigui e indecifrabili, la nostra salvezza, la speranza di non smarrire il senso del nostro impegno è direttamente connessa alla capacità con cui sapremo rinnovare in continuazione a noi stessi, at­ tualizzandole, le ragioni vere e profonde del nostro patto associativo. Questo forte richiamo a vivificare le no­ stre ragioni di fede e la nostra collocazio­ ne ecclesiale non dev’essere interpretato come una rinuncia o una sottovalutazio­ ne della natura laicale del nostro impegno. Anzi, saremo un’espressione di Chiesa tan-


to più autentica quanto più saremo noi stessi, cioè quanto più essenzialmente lai­ cale sarà il nostro modo di vedere le cose e di operare. A noi compete di immergerci nella real­ tà del nostro tempo, fin oltre i confini della Chiesa, dove la sua azione e la sua voce spesso non giungono; e in questa realtà, condivisa fino in fondo, da fratelli accanto ad altri fratelli, di prestare umilmente il no­ stro servizio di promozione umana, sen­ za tradire la natura delle cose che trattia­ mo, né le attese delle persone, ma cercan­ do di rispondere, al di là dei desideri, ai bisogni più profondi che esse esprimono. Tuttavia, questa nostra impronta laica­ le, questo nostro essere Associazione di frontiera, rafforza anziché diminuire la ne­ cessità di rinsaldarci nella comunione ec­ clesiale, e non basta dichiararlo, occorre che si concretizzi in fatti associativi con­ creti.

° Operatori motivati Torna allora il concetto del nucleo as­ sociativo dei «promotori», degli operato­ ri cioè che promuovono l’Associazione e offrono ad essa il proprio servizio educa­ tivo. È evidente che la comunione eccle­ siale passa anzitutto attraverso di loro, poi­ ché sono i membri della comunità cristia­ na che si assumono il compito associati­ vo di educare attraverso lo sport. Ed essi potranno reggere al loro impegnativo compito soltanto se attingeranno da que­ sta matrice motivazioni profonde, radicate nella fede e sostanziate di autentica spiri­ tualità. Ci dibattiamo spesso con il problema della formazione degli operatori, ed è im­ portante che sia così, poiché è un proble­ ma chiave per il C.S.I. Ma dobbiamo guar­ dare questo problema nella completezza delle sue dimensioni e dei suoi risvolti. Non possiamo nasconderci dietro un di­ to. Per reggere a un’Associazione come quella che abbiamo messo in essere e per realizzare un progetto come il nostro, o

possiamo contare su persone profonda­ mente motivate a livello interiore, religio­ so, o l’impresa è destinata a fallire. Il problema, dunque, della formazione degli operatori non può essere affrontato in termini esclusivamente tecnici e meto­ dologici, ma di sostanza culturale. Abbiamo certamente necessità di un’a­ zione formativa più estesa, più sistemati­ ca e meglio qualificata nei programmi e nelle strategie, ma d’ora in avanti dobbia­ mo riservare più attenzione ai contenuti di fondo dell’azione formativa. Prima d’ogni altra cosa, la formazione deve garan­ tire all’Associazione degli operatori piena­ mente consapevoli e motivati a portare avanti un’Associazione sportiva così ati­ pica come il C.S.I. Lamentiamo anche, sempre più spesso, la scarsità di sacerdoti che affianchino la nostra azione. Dobbiamo preoccuparcene, ma non farne pretesto per un nostro di­ simpegno nelle cose che comunque com­ petono a noi laici, e che non potremmo, o non dovremmo comunque delegare ai sacerdoti. Alla radice della crisi del nostro tempo c’è lo smarrimento dei senso esistenzia­ le, del senso dell’uomo. Anche il disorien­ tamento e la confusione di valori esisten­ ti nel mondo sportivo hanno la vera origi­ ne nella perdita del senso dell’uomo. Se vogliamo assolvere al nostro com­ pito e al nostro impegno di aiutare le per­ sone a ritrovare se stesse, dobbiamo ac­ quisire per primi noi il senso profondo del­ l’uomo alla luce della fede, farne testimo­ nianza di vita e messaggio concreto di spe­ ranza. ° Circuito culturale Insieme a ciò, per accrescere il livello di tensione e di coscienza associativa, dob­ biamo alimentare anche un più intenso e dinamico circuito culturale all’interno del­ le nostre strutture. Non può prescindere da questo dinamismo culturale un'Asso-

33


’ 34

ciazione che ha per fine lo sviluppo di una cultura integrale dell’uomo. Ma un circuito culturale vivo non s’in­ staura con qualche distratta lettura asso­ ciativa o con qualche sporadica iniziativa formativa. Ci vuole un dibattito continua­ tivo sui grandi temi che ci motivano e ci coinvolgono, una passione profonda per la ricerca comune delle soluzioni più ade­ guate ai nostri problemi, una sempre più penetrante capacità di analisi critica ri­ guardo ai valori e ai disvalori presenti sia nel mondo sportivo, sia all'interno stesso della nostra Associazione. Dobbiamo riconoscere che fra tanti im­ pegni organizzativi, quello più specificamente culturale è spesso carente nelle no­ stre strutture. Non si trova spazio, o non si avverte il bisogno di aggiornarsi, di ri­ flettere e dibattere, di analizzare la realtà che ci circonda o il senso stesso delle co­ se che facciamo. Viceversa, è proprio dal nostro senso critico, mantenuto vigile e aperto, che può discendere un servizio puntuale e adeguato ai bisogni delle per­ sone. Non è un paradosso affermare che più ampio spazio di tempo dedicato allo stu­ dio, alla riflessione e al dibattito sarebbe tempo guadagnato anche in ordine alle at­ tività e alle incombenze di tipo tecnico e organizzativo. Sarebbe guadagnato quan­ to meno perché ci farebbe commettere meno errori, potendo avvalerci di una vi­ sione più chiara delle cose, di una mag­ giore sicurezza nelle direzioni in cui muo­ verci ed anche di una maggiore creatività rispetto agli orientamenti e ai programmi, che spesso sono recepiti pedissequamente dall’alto, senza alcuno sforzo di traduzio­ ne e di mediazione. Il Consiglio nazionale ha avvertito esso stesso questa esigenza nel passato qua­ driennio ed ha instaurato la prassi di riser­ vare uno o più momenti delle sue sedute annuali all’approfondimento culturale dei temi di maggiore interesse associativo. Anche alcuni Consigli provinciali e re­ gionali hanno adottato questo metodo, ma

è indispensabile che esso diventi prassi abituale e diffusa in tutta l’Associazione, se vogliamo che la cultura associativa sia veramente all’altezza del compito che in­ tendiamo svolgere. 0 Dimensione Società sportiva

Il «progetto associazione», infine, deve portarci a recuperare un’altra dimensione tipicamente associativa, che forse lo svi­ luppo organizzativo e lo sforzo concentra­ to sulle attività ci hanno portato a curare di meno rispetto ad altri periodi. Ci rife­ riamo alla dimensione «Società sportiva», che ha sempre costituito per il C.S.I. il punto di partenza e di arrivo di tutto il suo lavoro. Sappiamo bene che la realizzazione dei nostri intenti si identifica, in definitiva con il livello di vita e di crescita delle nostre Società sportive. In esse — afferma lo Sta­ tuto all’art. 2 — «il C.S.I. assolve prima­ riamente il proprio compito educativo». Tale compito non può consistere soltan­ to nel fornire alle Società servizi sportivi, tecnici e organizzativi, sia pure validi e qualificati, ma deve includere anche la cre­ scita del loro livello di coesione e di espe­ rienza associativa. È infatti nel clima as­ sociativo comunitario che le attività spor­ tive trovano il terreno per sviluppare co­ me esperienze di vita. D’altro canto, ragionando in termini di servizio, possiamo affermare che non ve n’è oggi un altro più importante e pressan­ te di questo, anche con precedenza sullo stesso servizio sportivo. Occasioni di sport nel nostro Paese si stanno moltiplicando, ma ciò che manca allo sport come alla so­ cietà più in generale sono le opportunità di vivere esperienze autenticamente co­ munitarie. Se è vero che l’isolamento e il conseguente individualismo sono sindro­ mi tipiche del malessere di questa socie­ tà, il servizio associativo è indubbiamen­ te quello che dobbiamo privilegiare su ogni altro.


Il mondo sportivo ha riconosciuto ne­ gli ultimi tempi l’importanza delle Socie­ tà sportive, ma, a parte una componente certamente strumentale di tale atteggia­ mento, esso si dimostra incapace di valo­ rizzarne le potenzialità con proposte che vadano al di là degli aspetti puramente tecnici e organizzativi, peraltro cultural­ mente ambigui, dello sport. Impegnandoci su questo fronte, rende­ remo anche un servizio di testimonianza e di modello nei confronti del valore co­ munitario, che oggi appare sempre più ra­ ro e difficile da sperimentare. Proponendoci di rafforzare questa di­ mensione tipica del nostro impegno, sa­ rà anche indispensabile adeguare i mezzi e i metodi di azione alle nuove dimensio­ ni raggiunte dall’Associazione. Sarebbe in­ fatti impossibile un’azione diretta e capil­ lare sulle Società sportive condotta con gli stessi sistemi di un tempo, quando il C.S.l. aveva praticamente lo stesso numero di Consigli, ma meno della metà delle attuali Società. Dovremo altresì provvederci di adeguati strumenti di analisi per compren­ dere bene la realtà e i bisogni delle nostre Società, poiché la loro fisionomia è pro­ fondamente mutata negli ultimi anni, nelle motivazioni dell’associarsi, negli atteggia­ menti verso lo sport e nelle modalità del­ lo stare assieme. Insomma, dovremo at­ trezzarci come si conviene a una grande associazione che non vuole perdere la sua caratterizzazione più forte: quella «asso­ ciativa» nel senso vero e pieno del termine.

o Adeguamenti statutari Un «progetto associazione» così impo­ stato dovrà tener conto necessariamente anche degli aspetti statutari e porsi il pro­ blema di eventuali correttivi e arricchi­ menti. Potrà essere il Congresso ad espri­ mersi a tale riguardo, ma è certo, a pare­ re del Consiglio nazionale, che un’ope­ razione Statuto ha senso se impostata co­ me un'operazione di grande respiro asso­ ciativo, e non solo tecnico-giuridica. Lo Statuto è il nostro patto associativo

e noi dobbiamo mettervi mano con lo sco­ po precipuo di innalzare il livello della no­ stra identità e del nostro servizio di volon­ tariato.

4.2 Progetto educazione Molteplici ragioni ci sollecitano a rivi­ sitare la nostra caratterizzazione educati­ va per reinterpretarne il senso e la porta­ ta alla luce dell’attuale fase storica del C.S.l., dello sport, della società italiana; per riassumerla con un atto di volontà esplicita come compito fondamentale e prioritario del momento. Non c’è oggi un altro compito che pos­ sa stare alla pari con questo, o anche sem­ plicemente che giustifichi di sottrarre a questo energie associative importanti, co­ me è stato, ad esempio, per lo sport di tutti. • Sport educativo per tutti

Certamente lo «sport per tutti» conti­ nuerà a rimanere per il C.S.l. un punto ba­ silare di riferimento, ma non potrà esau­ rire le nostre energie, o rappresentare un obiettivo in se stesso; semmai dovremo impegnarci per correggere le contraddi­ zioni e le povertà che il recente sviluppo sportivo italiano, guidato più da interessi particolari che da solidarietà, non ha sa­ puto rimuovere. Ma al di là di ciò, nell’I­ talia odierna il diritto allo sport non si po­ ne più nei termini pressanti e generaliz­ zati di dieci-quindici anni or sono, men­ tre proprio il moltiplicarsi delle occasio­ ni di sport ha fatto venire alla luce la po­ vertà culturale delle proposte che vengo­ no fatte. Se è vero, infatti, che iniziative anche importanti sono state messe in es­ sere per saziare la fame di sport dell'Ita­ lia del sottosviluppo sportivo, ben poco in­ vece si è fatto per soddisfare il bisogno di cultura, di umanesimo, di socialità, di im­ pegno personale e comunitario che pure la fame di sport a suo modo esprimeva. Né si scorgono all'orizzonte segnali di una prossima inversione di tendenza.

35


Perciò la funzione culturale-educativa propria del C.S.I. acquista oggi un’attua­ lità particolarissima, probabilmente come non è mai accaduto nei suoi quasi cento anni di vita, in ragione della dimensione realmente popolare che lo sport sta assu­ mendo, della sua incidenza sempre più pe­ netrante sulla mentalità e sui costumi di vita. Potremmo dire, con la dovuta umil­ tà ma anche con chiarezza e fermezza, che dopo lo «Sport per tutti», l’impegno pre­ minente del C.S.I. dovrà essere volto al­ l’educazione per tutti, o allo «Sport edu­ cativo per tutti». • Giovani e giovanissimi Il rilievo attualissimo della nostra fun­ zione educativa balza ancor più evidente se consideriamo l’area dei giovani e dei giovanissimi, oggetto preminente dell’a­ zione del C.S.I. La percentuale dei prati­ canti, dalla fanciullezza fino ai sedici-diciotto anni, ha compiuto balzi vertiginosi in pochi anni ed è prevedibile che entro breve tempo l’esercizio sportivo divente­ rà parte integrante del tirocinio di istru­ zione e formazione di tutti i soggetti in età evolutiva. Sono indubbiamente apprezza­ bili gli sforzi compiuti sul fronte pubblico e privato per portare lo sport a livello gio­ vanile, ma con ogni buona volontà non riu­ sciamo a scorgere corrispondenti sforzi per determinare un rinnovamento della cultura sportiva. Al di là di qualche espe­ rienza settoriale, l’impressione generale che si ricava dall'insieme del fenomeno in atto è che si sia innescato un processo sen­ za un progetto, o peggio, che il processo avanzi dietro le spinte più o meno casual­ mente convergenti di una molteplicità di interessi settoriali, che ben poco hanno a che fare con le ragioni formative della pra­ tiva sportiva giovanile.

36

Questa situazione non può evidente­ mente lasciarci indifferenti; né possiamo tranquillizzare la nostra coscienza eviden­ ziando la parte notevole di merito che ab-

biamo avuto anche noi nell’innescare e promuovere l’attuale fase di sviluppo. Ad altri questo può forse bastare, al C.S.I. no, se sviluppo della pratica non significa an­ che sviluppo della qualità umana dell’e­ sperienza sportiva compiuta, cioè, insie­ me, umanizzazione dello sport e umaniz­ zazione attraverso lo sport.

° Politica educativa

Abbiamo visto che ci sono anche ragio­ ni interne all’Associazione che fanno emergere l’istanza educativa con partico­ lare forza e attualità. Da un lato la necessità di contrastare gli effetti della consuetudine, che porta a con­ siderare l’educazione un fatto scontato, meccanico, di routine associativa; dall’al­ tro, a un livello più profondo, l’esigenza precedentemente evidenziata di qualifica­ re complessivamente l’Associazione, di renderla capace di esprimere più chiara­ mente la sua identità, che è per l’appunto di natura culturale ed educativa. Se, dunque, nell’attuale congiuntura sportiva e sociale, il rilancio educativo co­ stituisce per il C.S.I. una sorta di impera­ tivo storico, dobbiamo sostanziarlo di scel­ te e politiche associative adeguate. Abbiamo già un Progetto e negli ultimi anni abbiamo anche messo a punto pro­ grammi e iniziative di indubbia validità sotto il profilo educativo. Ora, il nostro sforzo ulteriore dev’essere indirizzato al­ la elaborazione di una politica comples­ siva e organica dell’azione educativa. Dovremo impegnarci a tradurre in linee politiche il Progetto associativo, cosicché emergano chiari gli indirizzi, gli obiettivi e i criteri che tutti devono seguire per fa­ re educazione attraverso tutti i settori di attività. Poiché l’educazione non si con­ trappone ad altri settori di impegno asso­ ciativo — né con l’attività, ad esempio, né con l’organizzazione — e non si identifi­ ca nemmeno con alcuna particolare azio­ ne, ma è la risultante del lavoro comples-


sivo e del modo d’essere stesso dell’Associazione. «Progetto educazione», anzi, deve signi­ ficare il ricondurre a unità di visione e di impegno molti nostri programmi e inter­ venti, singolarmente validi, ma a volte scoordinati e perciò scarsamente efficaci. E ci aiuterà anche ad uscire dal vecchio equivoco di identificare l’educazione con la formazione, o di scaricare sulla forma­ zione la soluzione di tutti i problemi edu­ cativi, che invece implicano in misura al­ trettanto importante le attività che faccia­ mo, i modelli organizzativi che usiamo, le strutture e le dinamiche associative atti­ vate, i rapporti soprattutto fra le struttu­ re e le Società sportive.

° Società sportive Sono infatti le Società sportive il pun­ to terminale della nostra politica educa­ tiva e il «progetto educazione» deve ten­ dere come primo obiettivo proprio all’i­ dentificazione e all’adozione di mezzi e modi più efficaci per portare fino alle So­ cietà il nostro patrimonio culturale. Pro­ duciamo oggi una grande varietà di pro­ poste culturali, sia al centro sia nelle strut­ ture periferiche, ma non siamo riusciti an­ cora ad attivare un grande canale che pos­ sa travasarle in maniera adeguata e con­ tinuativa verso tutte le nostre Società.

L’esperienza ci dice che non è un'impre­ sa facile, poiché vi giocano molteplici fat­ tori e vi si frappongono grossi ostacoli di varia natura. Ed è un’impresa tanto più dif­ ficile, quanto più crescono il numero del­ le Società e le dimensioni complessive del C.S.l. Ma altre difficoltà, altrettanto ardue, abbiamo superato quando si sono incon­ trate la convinzione e la volontà di tutte le strutture. In questo senso, la messa a punto del «progetto educazione» aiuterà a determinare tale situazione fornendo a tutti con chiarezza le coordinate dell’azio­ ne educativa a cui porre mano: le scelte di valore su cui puntare, le urgenze edu­ cative da privilegiare, i modelli organizza-

tivi più coerenti, i mezzi di supporto, le prassi da seguire.

• Impegno congressuale A monte, chiaramente, dev’esserci la volontà esplicita dell’Associazione di im­ pegnarsi seriamente in un’impresa di co­ sì grande portata e impegno; e questa vo­ lontà spetta anzitutto al Congresso di ma­ nifestarla con chiarezza e con forza, con la consapevolezza, anche, delle conse­ guenze che potranno derivarne per tutti. E evidente, infatti, che sciegliendo come centrale l’impegno educativo, bisognerà poi che ciascuno adotti comportamenti coerenti, vale a dire che sia disponibile a sobbarcarsi la propria parte di impegni ed anche a compiere le inevitabili rinunce, ri­ spetto a un passato in cui forse abbiamo lasciato crescere un’eccessiva varietà di er­ be su un terreno associativo, a volte col­ tivato soltanto superficialmente. È un prezzo che dobbiamo pagare al ri­

lancio educativo della nostra Associazio­ ne, non certo in termini di riduzione del­ la nostra presenza sul territorio o delle at­ tività, ma di razionalizzazione e di più at­ tenta programmazione e finalizzazione delle nostre energie e risorse.

4.3 Progetto solidarietà Quando un anno fa decidemmo di assu­ mere il valore della solidarietà fra le tema­ tiche principali della nostra riflessione congressuale, non potevamo prevedere che saremmo stati confortati e incoraggia­ ti in questa scelta da un documento così importante e prestigioso come l’enciclica «Sollicitudo reisocialis» di Giovanni Paolo li, pubblicata nel ventesimo della «Populorum progressio» di Paolo VI. L'enciclica non è un inno alla solidarie­ tà, come forse si sarebbe aspettato chi ri­ tiene la Chiesa unicamente preoccupata della vita spirituale degli uomini; al con-

37


trario, è un grido drammatico alla solida­ rietà, definita la «tremenda sfida» a cui sia­ mo tutti chiamati, anzi obbligati, in quest’ultima decade del secondo millennio. Pur invitando a non cedere alla dispe­ razione, al pessimismo e alla passività, il Papa disegna con duro realismo la situa­ zione socio-economica del mondo, attra­ versata da laceranti disparità nella fruizio­ ne dei beni terreni, che feriscono profon­ damente la dignità stessa della persona umana. Abbiamo tutti la nostra parte di colpe, ammonisce il Papa, quelli che agi­ scono per egoismo, brama di guadagno esagerato e di potere, e quelli che omet­ tono di intervenire per timore, per inde­ cisione, in fondo per codardia. Perciò siamo tutti obbligati ad accetta­ re questa tremenda sfida e a «mettere in opera — con lo stile personale e familia­ re della vita, con l’uso dei beni, con la par­ tecipazione come cittadini, col contribu­ to alle decisioni economiche e politiche e col proprio impegno nei piani nazionali e internazionali — le misure ispirate alla solidarietà e all’amore preferenziale per gli ultimi». In questo impegno — dice ancora il Pontefice — debbono essere di esempio e di guida i figli della Chiesa, fra i quali un ruolo preponderante spetta ai laici, a cui «compete di animare, con impegno cri­ stiano le realtà temporali e, in esse, mo­ strare di essere testimoni e operatori di pa­ ce e di giustizia». • Grandi opportunità associative

38

Il Centro Sportivo Italiano per sua na­ tura e storia, nello spirito dei suoi promo­ tori volontari, negli obiettivi che persegue, si colloca già nella logica della solidarie­ tà. Ma oggi siamo chiamati a un impegno più esplicito e pieno, a una testimonian­ za più visibile e aperta, per contribuire in maniera più incisiva a vincere la sfida in­ dicata dal Papa. Come Associazione educativa noi pos­ siamo offrire un grande contributo all’in-

staurarsi di una mentalità solidaristica e quindi a ridurre le tensioni e le conflittua­ lità generate dall’individualismo, dall’iso­ lamento, dall’avidità di possesso e di con­ sumo. Come Associazione sportiva, possiamo concorrere a far riscoprire dello sport i va­ lori peculiari e profondi di gratuità e ge­ nerosità, di socialità e collaborazione, di rispetto vicendevole e altruismo, valori che purtroppo stentano sempre di più a farsi strada nella pratica sportiva moder­ na, anche di quella giovanile, ormai qua­ si completamente omologata ai parame­ tri culturali e morali dello sport di alto li­ vello e commerciale. Come Associazione di volontariato e di servizio sociale, abbiamo grandi opportu­ nità di lottare contro l’emarginazione e le ingiustizie, che anche nello sport esisto­ no, e di rivolgere il nostro impegno pre­ ferenziale alla promozione umana e socia­ le degli ultimi.

• Nell’Associazione C’è anzitutto una solidarietà che deve esprimersi fra le stesse strutture associa­ tive realizzando, pur nella diversità, un li­ vello più alto di unità sostanziale. Sulla ba­ se della stessa identità associativa bisogna costruire una situazione di comunione e collaborazione reciproca, favorendo la promozione di quelle strutture che hanno minori opportunità o che incontrano sul loro cammino maggiori difficoltà. Ci sono ancora nella nostra Associazio­ ne tante povertà di vario tipo, che abbia­ mo il dovere di individuare, riconoscere e concorrere unitariamente a eliminare. C’è anche a volte, un senso di separa­ tezza fra le strutture, una tendenza all’iso­ lamento e alla non comunicazione, che ostacola il travaso delle esperienze, l’aiu­ to vicendevole e la crescita comune.

In questo senso, solidarietà vuol dire avere un’unica coscienza associativa, sen­ tire l’Associazione nella sua unitarietà, condividere e farsi carico dei problemi di


tutte le componenti associative. C’è una distinzione di ruoli e di responsabilità nell’Associazione, ma non una separazione o, peggio, una contrapposizione; ci sono delle parti, ma non delle controparti; di­ ritti e doveri non sono mai nettamente di­ visibili. È compito delle Presidenze regio­ nali porsi a servizio dei Consigli provincia­ li, ma questi hanno l’identico dovere di far­ si carico delle esigenze regionali. Così la Presidenza nazionale, o in senso più lato il Centro nazionale, a cui giustamente ven­ gono indirizzate istanze di servizi sempre più completi e puntuali, ha bisogno e di­ ritto anch’essa alla solidarietà da parte del­ le strutture periferiche; una solidarietà non generica o sentimentale, ma concreta, fat­ ta di partecipazione e di collaborazione. Situazioni di isolamento e chiusura ca­ ratterizzano anche la vita delle Società sportive. È purtroppo un male antico e ge­ nerale dello sport, che colpisce largamen­ te anche le nostre Società sportive. Qual­ che spiraglio di apertura lo abbiamo ot­ tenuto introducendo formule e manifesta­ zioni sportive meno tese dal punto di vi­ sta agonistico e realizzate secondo il mo­ dello della festa. Bisogna insistere su ta­ le strada e tentarne di ulteriori perché l’at­ teggiamento di chiusura delle Società compromette proprio la formazione di mentalità sociali, responsabili e impegna­ te che è tra i fini primari dell’esperienza aggregativa dello sport e del C.S.I. ° Con la comunità cristiana

Il valore della solidarietà, infine, deve manifestarsi anche in una più profonda co­ munione ecclesiale. Ci si lamenta a volte di essere trascurati in alcune realtà eccle­ siali, ma dobbiamo prima interrogarci su come le nostre strutture vivono solidarmente con la comunità cristiana, se e in che modo sanno mettersi umilmente al servizio dei piani pastorali ecclesiali, a fianco di altre associazioni affini o com­ plementari per caratteristiche, obiettivi e ambiti di impegno.

• Nelle attività sportive Un terreno estremamente fertile all’e­ sercizio della solidarietà è quello delle at­ tività sportive. Il lavoro svolto su questo vastissimo terreno ha un grande rilievo sul piano educativo, poiché consente alle per­ sone di toccare con mano e sperimentare tangibilmente situazioni ispirate alla so­ lidarietà; ma ha anche un grande rilievo di testimonianza e di animazione, poiché mostra immediatamente e in maniera più convincente di tante parole in qual modo si può concretizzare uno sport a misura e a servizio indistintamente di tutti. A questo riguado, il C.S.I. può ascrive­ re a suo merito una lunga e sofferta tradi­ zione diretta non soltanto a contrastare l’impronta elitaria e discriminatoria dello sport moderno, ma anche a costruire una reale ipotesi alternativa di sportività e di pratica concreta delle attività. Il modello sportivo umano e sociale, che abbiamo a lungo sognato, non è più sol­ tanto un progetto, ma sta diventando una realtà concreta e positivamente sperimen­ tata. Sono già tante oggi le manifestazio­ ni sportive del C.S.I., nazionali o locali, che sono improntate a un clima autentico di festa e di gratuità, di scambio e di amici­ zia, insomma di vera solidarietà. Ci troviamo già tracciata, quindi, una strada sicura su cui procedere, eliminan­ do anzitutto le sacche di resistenza o di indifferenza che ancora sussistono, ado­ perandoci con rinnovata creatività per ar­ ricchire e perfezionare il modello in tutti i suoi aspetti programmatici, tecnici, re­ golamentari e organizzativi, infine molti­ plicando gli sforzi per estenderlo a tutte le fasce di età, come è negli obiettivi del nostro Progetto.

» Nello sport e nella società Ma il valore della solidarietà si deve esprimere anche verso l’esterno, nel mon­ do dello sport, nel sociale, nel politico. Condividere i problemi e farsi carico delle povertà sportive di aree geografiche

39


e categorie sociali, favorire il dialogo e la collaborazione fra le organizzazioni e le istituzioni, promuovere iniziative che rap­ presentino segnali chiari e visibili di un modo diverso di intendere e praticare lo sport, sostenere i diritti umani e sportivi delle fasce più deboli ed emarginate, col­ laborare con quanti sinceramente porta­ no avanti battaglie di socializzazione e umanizzazione sportiva: sono alcuni pos­ sibili modi per dare respiro extra-associa­ tivo allo spirito di solidarietà che deve ani­ marci. L'ambito specifico del C.S.I. è quello sportivo ed esso non ha la competenza né la forza per estendere ad altri ambiti il suo servizio. Ma sarebbe un grave errore con­ fondere la dimensione della solidarietà con l’ampiezza materiale dell’orizzonte in cui si esercita. Ciascun cittadino e ciascu­ na istituzione, avverte il Papa, è chiama­ to a dare il proprio contributo di solida­ rietà nel ruolo che esercita e nell’ambito in cui opera, e il C.S.L, si è già accenna­ to, come Associazione educativa, sporti­ va e di servizio volontaristico, ha enormi opportunità di testimoniare e operare per la pace e la giustizia nella realtà tempora­ le che ha scelto e gli compete di animare.

40

Anche se come C.S.I. abbiamo alle spal­ le una lunga e intensa tradizione di impe­ gno politico, ci accade a volte di ripiegar­ ci su noi stessi o perché assorbiti dai no­ stri impegni interni, o perché disorientati e forse intimoriti dalla confusione e dal­ l’ambiguità che regnano sul fronte socio­ politico delio sport. Se pure tali atteggia­ menti possono a volte risultare compren­ sibili, non ci è consentito, tuttavia, evita­ re il coinvolgimento nei problemi che ri­ guardano la società civile, in particolar modo sul versante giovanile e sportivo. Se è giusto misurare i nostri passi in base al­ le energie e possibilità e alla serietà delle iniziative a cui si pone mano, teniamo però presente che non è tracciabile a priori una linea di demarcazione tra «interno» ed «esterno», tra «noi» e gli «altri».

Come argomenta il Papa nell’Enciclica, l’interdipendenza è diventata oggi elemen­ to strutturale della vita sulla terra, a livel­ lo planetario come aH’interno delle singole società. I problemi di uno sono i proble­ mi di tutti, i pericoli non sono più isolabi­ li entro confini di sicurezza, e le vie d’u­ scita non possono più essere cercate al­ l’interno degli egoismi personali e di grup­ po. L’interdipendenza ha una sola rispo­ sta adeguata ed è la solidarietà, la «tre­ menda sfida» con la quale dobbiamo tut­ ti misurarci in questo scorcio del secon­ do millennio.


^"

5. VERSO IL CSI DEGLI ANNI ’90 Si può dire che il mutamento è diven­ tato strutturale nell’epoca che stiamo vi­ vendo. Dentro questo mutamento — ra­ pido, complesso, profondo — c’è di tutto e spesso il contrario di tutto. La realtà sportiva non fa eccezione a questa situazione: ne abbiamo visto più d’un aspetto nel corso della relazione. Abbiamo anche visto che la nostra As­ sociazione non è né assente né comples­ sivamente impreparata, in quanto non si è mai isolata dalla realtà, anzi spesso è sta­ ta promotrice e portatrice di un rinnova­ mento nell’ambito sportivo, ha saputo re­ cepire le novità ritenute valide, non rincor­ rendo le mode, ma usando senso critico e spirito di discernimento. É indubbio però che le incessanti spin­ te innovative, provocate o indotte, unite alla considerevole fase di crescita nume­ rica e organizzativa, che il C.S.I. sta cono­ scendo da molti anni, tendono inevitabil­ mente a generare uno stato di disorienta­ mento in un’Associazione i cui obiettivi ul­ timi sono collocati oltre le tendenze mutevoli del momento, e che tuttavia da es­ se non può prescindere, poiché lo svilup­ po umano che persegue si realizza nelle esperienze della storia concretamente vis­ suta. È per questa ragione che il Consiglio na­ zionale si è sforzato di proporre al Con­ gresso una lettura della realtà associati­ va e di quella contestuale incentrata su elementi giudicati essenziali, e ha indica­ to per l’avvenire alcuni grandi orientamen­ ti generali, piuttosto che una serie di im­ pegni particolari. Hon che i problemi par­ ticolari siano poco importanti o che ad essi non bisognerà arrivare, ma a parere del Consiglio tale incombenza potrà essere meglio affrontata in una successiva fase di pianificazione e attuazione programma­ tica degli indirizzi congressuali. In questa sede importa, anzi è fonda­ mentale, che i rappresentanti dell’Associazione sappiano individuare e indicare chia­ ramente quale cammino dovrà percorre­ re e quali sfide dovrà sostenere il C.S.I. nel-

l’ormai prossimo ultimo decennio del se­ colo. Tutto questo si è voluto racchiudere in tre grandi progetti: Associazione, educa­ zione, solidarietà. A qualcuno, forse, potranno sembrare dei bei propositi, ma non sostanziati da impegni concreti. Al contrario, sono scelte progettuali che esigono una consapevolez­ za così profonda e un’adesione così tota­ le da mettere in crisi, nel senso positivo del termine, degli operatori che dell’Associazione sono allo stesso tempo promo­ tori, servitori volontari e responsabili; e so­ no anche scelte cariche di conseguenze programmatiche e operative, che già in questa sede congressuale potranno esse­ re oggetto di una prima individuazione e riflessione.

Associazione

Il «progetto associazione» è centrato sul rilancio dell’identità del C.S.I. dna più chiara identità è la garanzia fon­ damentale che l’Associazione deve cerca­ re in questa fase di cambiamenti continui al suo interno e aH’esterno: è la bussola per non smarrire il Nord associativo e nel­ lo stesso tempo il terreno che assicura all’Associazione il nutrimento necessario al­ la sua vita e alla sua crescita. Sono richieste tre cose, essenzialmente: — una comunione effettiva e vitale con la comunità ecclesiale (e comunione indi­ ca una dimensione precisa e concreta, non è semplicemente una petizione di princi­ pio);

— un recupero del significato profondo del patto associativo, che consiste nell'im­ pegno a promuovere un movimento di maturazione umana e di crescita sociale, attraverso l'esperienza educativa dello sport, quale compito prioritario del C.S.I. prima e al di sopra di ogni altro obiettivo contingente che possa e debba essere le­ gittimamente perseguito;

41


— un rilancio della figura dei «promo­ tori» associativi, cioè dell’identità vera dei suoi operatori i quali, a partire dall'origi­ ne ecclesiale del C.S.I. e dalla sua natura educativa-sportiva cristianamente ispira­ ta, si impegnano in un servizio di volon­ tariato coerente neH’impostazione e com­ petente nella realizzazione concreta.

In questi termini, il «progetto associa­ zione» comporta, oltre che scelte da con­ dividere e a cui aderire, impegni di natu­ ra culturale, etica, comportamentale. La presenza di un ampio e incisivo «circuito culturale», in grado di rispondere alle tre esigenze indicate, è indubbiamente la con­ seguenza principale. Bisognerà dunque vedere se e come l’attuale circuito cultu­ rale (che non si identifica con il solo cir­ cuito formativo) risponde a queste istan­ ze, e con quale politica, con quali pro­ grammi e con quali strumenti e mezzi si dovrà intervenire per coprire i vuoti o su­ perare le povertà di contenuti, di spazi, di tempi, di impegno e di strumentazione programmatica e operativa. È certamente un compito del futuro Consiglio nazionale, ma il Congresso do­ vrebbe cominciare a fornire indicazioni in merito, anche facendosi portavoce dei congressi locali, nei quali queste istanze sono emerse.

Educazione Da una siffatta identità associativa non può che derivare il rilancio del compito primario del C.S.I., quello educativo; si è detto: dopo lo «sport per tutti» bisogna puntare allo «sport educativo per tutti». Perciò il «progetto educazione» è basa­ to sulla centralità delle Società sportive. (Jn compito fondamentale per un’Associazione educativa, ma anche un impegno di enorme peso, se pensiamo alla realtà va­ stissima e variegata delle nostre diecimi­ la Società sportive.

42

A questo riguardo, il Consiglio naziona­ le indica tre direzioni di impegno stretta-

mente combinate tra loro, al punto che è impossibile individuare tra esse un ordi­ ne di priorità: — uno studio approfondito (a tutti i li­ velli e con tutti gli studi possibili) sull'at­ tuale configurazione socio-culturale del­ le Società sportive, che è certamente nuo­ va rispetto a quindici anni orsono (quan­ do ci impegnammo in un lavoro analogo) e che oggi in gran parte ci è sconosciuta, rendendoci molto difficile il compito di stabilire con esse un rapporto educativo e di proporre al loro interno validi percorsi formativi; — uno sforzo per rendere chiara e uni­ taria l'azione educativa dell’Associazione da parte di tutti e in tutti gli ambiti d’im­ pegno; uno sforzo di sintesi, analogo a quello compiuto a suo tempo per il Pro­ getto associativo, teso ad elaborare uno strumento-guida intermedio tra il Progetto stesso e i programmi delle attività, di mo­ do che a tutte le strutture e a tutti gli ope­ ratori appaiano chiare le urgenze educa­ tive che l’Associazione intende servire in maniera prioritaria, le linee su cui poggia l’azione educativa in ogni ambito di inter­ vento, i criteri e gli strumenti privilegiati. — una riflessione sul nostro assetto sta­ tutario, per vedere se anche dalla nostra carta associativa fondamentale, eventual­ mente aggiornata, non sia possibile rica­ vare indicazioni più precise e aiuti per svolgere il grande compito sportivo-uma­ no-sociale che ci siamo assunti.

Solidarietà In questi due grandi progetti di ridefi­ nizione e di rilancio associativo, la solida­ rietà, più che un progetto a sé stante, co­ stituisce l’orizzonte culturale entro cui muoversi, la dimensione etica a cui l’Associazione dovrà fare costantemente rife­ rimento. 1 progetti «associazione» ed «edu­ cazione» sono già di tipo solidaristico, es­ sendo proiettati al servizio educativo vo­


-

lontano, ma rischierebbero di configurarsi come un’operazione soltanto politica, tec­ nica e impersonale, se la coscienza e lo spirito di solidarietà non conferiranno lo­ ro un respiro progettuale, il senso della fra­ ternità umana e cristiana, l’obbligo di as­ sumere ciascuno i problemi degli altri, l’ansia di contribuire nel nostro ambito e con i nostri mezzi alla costruzione di un mondo più giusto e pacifico. In particolare la solidarietà dovrà gui­ darci ad acquisire un più autentico e più spiccato senso comunitario: — nelle nostre strutture, sia con un im­ pegno più forte e convinto nello svolgi­ mento della parte che spetta a ciascuna di esse nella realizzazione del Progetto as­ sociativo, poiché la costruzione dell’Associazione è un compito unitario non dele­ gabile ad altri; sia partecipando ogni strut­ tura ai problemi di tutte le altre e collaborando concretamente alla loro solu­ zione; — nelle politiche dell'Associazione, pri­ vilegiatamente volte a servire i più debo­ li, a eliminare le povertà di ogni tipo, a pro­ muovere la reale crescita umana di tutte le persone; — nell’apertura del C.S.I. alla realtà più vasta, che impropriamente usiamo chia­ mare esterna. Lo spirito comunitario in cui si sostanzia la solidarietà dovrebbe portar­ ci a superare radicalmente ogni senso di separazione.

Gli atteggiamenti di chiusura non sono soltanto contrari alla solidarietà, ma og­ gi appaiono senza senso e realisticamen­ te impraticabili. Anzitutto perché non esiste una reale di­ stinzione tra il servizio associativo inter­ no e quello rivolto al mondo sportivo e alla società italiana. In realtà, c’è un unico ser­ vizio alle persone, e l’Associazione stes­ sa non è altro che uno strumento di tale servizio. In secondo luogo, perché è assurdo pen­ sare che possiamo da soli assolvere al compito di promozione umana e di anima­ zione cristiana attraverso lo sport che ab­ biamo scelto. Siamo noi per primi ad ave­ re bisogno della solidarietà altrui — del­ la comunità cristiana, del mondo sporti­ vo, delle istituzioni pubbliche e sociali, del­ la comunità italiana — e verso tutti que­ sti si deve indirizzare la nostra convinta e concreta solidarietà, in termini di apertu­ ra, di dialogo, di proposta, di collabora­ zione, di servizio. Il Congresso è invitato

a esplorare le conseguenze impegnative che una solidarietà così intesa può deter­ minare sull’identità (progetto associazio­ ne) e sulle politiche del C.S.I. (progetto educazione) negli ambiti delle attività sportive, formative, organizzative, nei rap­ porti e nella politica dello sport in senso specifico. L’interdipendenza su cui è basata l’ana­ lisi socio-economica del Papa, nell’Enciclica «Sollicitudo rei socialis», ha il suo ri­ svolto logico e obbligato nell’apertura, nel­ la comunione e nella collaborazione più ampie e profonde. Gna reale crescita «associativa» del C.S.I., e non semplicemente numerica, non potrà avvenire senza l’abbattimento di ogni residuo steccato culturale o psico­ logico. Identità associativa non è sinoni­ mo di estraniazione e isolamento ma, al contrario, impegno di testimonianza, di presenza e di servizio nel mondo sporti­ vo, nella società italiana e, sempre di più, anche nella realtà europea, dove fra quat­ tro anni cadranno le barriere dell’infor­ mazione, della circolazione delle persone, dei capitali, dell’esercizio delle professioni e delle attività economiche, con conse­ guenze che oggi facciamo fatica a imma­ ginare, ma che dobbiamo prepararci ad af­ frontare. Nella società italiana e nella comunità europea del prossimo futuro, è certo che 10 sport avrà un posto ed un ruolo ancora maggiori di quelli odierni nell’organizza­ zione sociale e nella vita delle persone. Possiamo realisticamente pensare che sa­ ranno risolti in gran parte i problemi di svi­ luppo sportivo che ci hanno assillato nei decenni passati, ma non ci sono purtroppo elementi altrettanto confortanti per farci sperare in uno sviluppo analogo della di­ mensione umana dell’esperienza sportiva. Da questa constatazione e convinzione è derivato il tipo di lettura della realtà che 11 Consiglio nazionale ha cercato di pro­ porre al Congresso, e sono scaturiti gli orientamenti fondamentali per il cammi­ no del C.S.I. nel prossimo futuro. Il Consiglio ringrazia l’intera Associazio­ ne per la fiducia che gli è stata accordata e per la collaborazione generosa che ha sempre incontrato nello svolgimento del suo compito. Esprime al Congresso un sentito augu­ rio di buon lavoro, sperando di avergli of­ ferto un materiale utile di riflessione e di scelta per far fronte alle esigenze associa­ tive del momento.

43


centro sportivo italiano

Centro Sportivo Italiano

PROBLEMI GIURIDICI E FISCALI DELL’ASSOCIAZIONE PROBLEMI GIURIDICI La quarta edizione della E FISCALI pubblicazione, aggiornata al DELL'ASSOCIAZIONE dicembre 1987, presenta sostanziali novità rispetto alle precedenti. Il testo è stato quasi interamente ristrutturato e riscritto, oltre che aggiornato e arricchito di parti completamente nuove. Si è fatto tesoro delle precedenti edizioni, ma soprattutto dell’esperienza pratica di questi anni e dei suggerimenti pervenuti dai vari Consigli e da singoli operatori. Inoltre è stata adottata l’impostazione a schede, che rende più pratica la consultazione e consente all’occorrenza un tempestivo aggiornamento degli argomenti. Gli aggiornamenti saranno inviati attraverso il periodico Csiflash, o anche direttamente dietro richiesta.

LE SCHEDE 1. Natura giuridica dell’Associazione / 2. Responsabilità penale e civile / 3. Legislazione tributaria / 4. Legislazione sul lavoro. / 5. Il CSI ente con finalità assistenziali / 6. I circoli 7. Le assicurazioni / 8. Appendice. Ogni scheda, come anche l’appendice, contiene numerose sottoschede relative ai vari aspetti del tema trattato.

STADIUM

I PROBLEMI DELLO SPORT

irezione, Redazione e Amministrazione: Via della ConDirettore Responsabile ALDO NOTARIO - Direziot iscritta al n. 4987 del Rog. Stampa del dilazione, 1 - Tel. 6867941 - 00193 ROMA - Pubblicazione . Pubblicazione fuori commercio - Stampa: Edigraf Editoriale Grafica Tribunale di Roma del 4-1-1956 Roma - Via Emilio Morosini. 17 - Tel 5890154 - Spedizione In abbonamento postale gr. 111/70%

MENSILE PER IL CENTRO SPORTIVO ITALIANO SUPPLEMENTO AL N. 5 / MAGGIO 1988


Turn static files into dynamic content formats.

Create a flipbook