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Supplemento a Stadium n. 5/1979

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supplemento A STADIUM N. 5 GIUGNO 1979 SP. ABB. POSTALE GR. Ili 70%

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C. S. I. \ PRESIDENZA NAZIONALE d

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associazionismo sport e territorio «LA SOCIETÀ' SPORTIVA CSI CENTRO DI ESPERIENZA GIOVANILE A SERVIZIO DELLA COMUNITÀ' LOCALE» Temi di discussione per le Assemblee di Società sportive in preparazione al Congresso nazionale CS11980


DALLE ASSEMBLEE DI SOCIETÀ’ AL CONGRESSO NAZIONALE Nel giugno del 1980 il Centro Sportivo Italiano terrà il suo 12° Congresso nazionale, che sarà preceduto da un ampio e appro­ fondito dibattito per raccogliere le esperienze, i problemi e le proposte di tutte le componenti associative.

Il dibattito di base si svolgerà in tre fasi:

— Assemblee delie società sportive, che potranno comin­ ciare il prossimo mese di set­ tembre;

— Congressi provinciali e cir­ coscrizionali, che si svolgeranno da novembre 1979 a febbraio 1980; — Consigli regionali, per il confronto e il coordinamento del­ le risultanze dei congressi pro­ vinciali, in programma nei mesi di febbraio e marzo. E’ evidente che il fondamento di tutto questo lavoro è costitui­ to dalle Assemblee di Società Sportive, cioè dal dibattito di ve­ rifica e di proposta partecipato da tutti i soci e i dirigenti di ba­ se dell'Associazione. Perciò il Consiglio nazionale rivolge a tutte le società sporti­ ve, affiliate e aderenti, un invi­ to pressante a svolgere le pro­ prie assemblee e a dibattere i

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temi congressuali presentati bre­ vemente in questo supplemento di Stadium. Le Assemblee di Società Spor­ tive, di norma, dovranno svolger­ si prima dei rispettivi congressi provinciali, in modo da portare in quella sede i risultati che ne scaturiranno. Ma comunque è importante che esse siano effettuate e per­ tanto potranno essere svolte du­ rante l'intero anno associativo, anche dopo lo svolgimento dei rispettivi Congressi provinciali. I delegati provinciali al Congres­ so nazionale si faranno scrupolo di raccogliere le indicazioni che emergeranno dalle Assemblee di Società, in qualsiasi periodo svolte, e le porteranno al Con­ gresso nazionale, nell'ambito delle scelte e degli indirizzi sca­ turiti dai Congressi locali. I Consigli provinciali e di Cir­ coscrizione zonale sono impe­ gnati ad assistere le Società Sportive nella programmazione e nella preparazione delle As­ semblee, alle quali non faranno mancare la presenza di un loro responsabile.

Invitiamo le Società sportive ad inviare anche al nostro gior­ nale i risultati delle loro Assem­ blee per farli conoscere a tutta l'Associazione e all'esterno di essa.


Un impegno di fiducia e di speranza L'invito del Presidente nazionale

// nostro Congresso nazionale si svolge in un momento difficile della vita nazionale, segnata da crisi di natura economica, sociale, politica. Pensiamo però che la crisi principale e più profonda sia quella culturale, che nasce dall’insoddisfazione degli uomini per ciò che finora sono stati e tuttora sono, dalla difficoltà di trovare nuovi e più validi motivi di vita, di speranza, di impegno. La nostra è una società piena di contraddizioni, dove l’egoismo, l’utile, il potere generano solitudine, sfiducia, angoscia, violenza; ma insieme è presente il desiderio vivo e la ricerca sincera di realizzare un uomo nuovo e una società veramente umana. Il mondo dello sport non è che un aspetto, un momento di questa grande e intricata realtà. E’ un piccolo mondo, nonostante il clamore che suscita, ed è identico a quello più grande, anche se molti si illudono a considerarlo diverso e separato, una specie di Eden in una terra desolata. Non crediamo a chi vede nello sport la soluzione di tutti i mali, o a chi invita a rifugiarvisi per fuggire dalla realtà; ma non crediamo neppure a chi lo considera inutile e superfluo e non fa niente per diffonderlo e migliorarlo. Crediamo nello sport, ma soprattutto abbiamo fiducia nella capacità dell’uomo di fare anche dello sport un mezzo per migliorare la società. Perciò vogliamo fare del nostro appuntamento congressuale un’occasione di fiducia e di speranza. Lo sarà se sapremo realizzare pienamente i valori dello sport mediante un’attività sportiva a misura d'uomo, una vita associativa veramente partecipata, un inserimento vivo e impegnato nel territorio. Questo è il motivo e il senso del nostro tema congressuale: « Associazionismo, sport e territorio ». Questo è il nostro impegno e il modo di esprimere la nostra fiducia nello sport. Alle forze sociali, politiche e di governo chiediamo che la stessa fiducia venga finalmente accordata allo sport, riconoscendo il valore culturale e sociale dell’associazionismo sportivo e assicurando ad esso spazi veri di libertà e di partecipazione politica alla gestione della vita comunitaria sul territorio.

Aldo Notarlo

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fATTIVITÀ’ SPORTIVA Riscoprire l’elemento «gioco» dello sport perché tutte le categorie sociali possano praticarlo come esercizio di salute ed esperienza di maturazione umana

Alcuni anni fa il Centro Sportivo Italiano ha rivolto ai propri iscritti e a tutta la società italiana una pro­ posta di « alternativa sportiva ». E’ stata sinteticamente illustrata nel documento intitolato « Itinerario sportivo-educativo », largamente diffuso all’interno e all’esterno dell’Associazione. (Chi ne fosse sprov­ visto può chiederlo al proprio Con­ siglio provinciale e comunque sarà di nuovo pubblicato sullo Stadium speciale del prossimo agosto di for­ mato più piccolo). La proposta del CSI ha suscita­ to grande scalpore dentro e fuori l'Associazione: da chi non l’ha ca­ pita o l’ha rifiutata nettamente a chi l’ha considerata con grande at­ tenzione e con sincero sforzo di at­ tuazione, fino a chi l’ha copiata di sana pianta senza neanche citare la fonte.

Perché una proposta alternativa? Anzitutto è da precisare che il CSI non intendeva e non intende inventare un altro sport, rinnegan­ do quello che esiste. Parte anzi da questo, riconoscendogli importanza e validità, ma sostiene che troppi suoi aspetti sono degenerati rispet­ to agli scopi e alle idealità per cui era nato. Come oggi per la maggior parte viene inteso e praticato troppo spes­ so non è né uno strumento di sa-

lute, né un mezzo di maturazione umana e sociale perché è condizio­ nato dall’ansia di produrre campio­ ni e sempre più alti risultati tecni­ co-agonistici, quindi è imprigionato entro schemi rigidi di « efficienza e profitto »: tecniche sempre più raffinate, regole minuziose e pesan­ ti, allenamenti intensivi, agonismo precoce e spinto, formule di com­ petizione selettive ed estenuanti.

Questo non è uno sport per l' uomo, ma è l’uomo sottomesso al­ le imposizioni delle tecniche, delle regole e dei traguardi sportivi per fini di prestigio personale, di club o nazionalistico, di spettacolo, di carriera e di commercio. Questo non è uno sport per tut­ ti. ma per pochi elementi più do­ tati psicofisicamente, o più bene­ stanti socialmente, o comunque più fortunati.

Questo non è uno sport di tutti, perché il soggetto non può eserci­ tarvi la propria libertà, creatività e corresponsabilità, ma deve limi­ tarsi ad eseguire passivamente i programmi, le attività e i metodi stabiliti da altri.

Qual è la sostanza della proposta CSI? La si desume facilmente da quan­ to detto sopra: uno sport per 1' uomo, tino sport per tutti (anzitut-

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to per i più bisognosi, per i « po­ veri »), uno sport di tutti (in cui i praticanti possano partecipare a programmarlo e a gestirlo). Allora, non è vero che il CSI voglia fare uno sport senza tecni­ ca, senza regole, senza gare e senza agonismo. E’ vero però che questi elemen­ ti dello sport il CSI vuole usarli in base ai bisogni, alle possibilità e alle aspirazioni di tutti i cittadini che hanno il diritto e il desiderio di praticare l’attività sportiva come esercizio di salute, di ricreazione, di educazione. Non vuole invece che siano i praticanti ad essere usati per scopi che non sono i loro, o che gli sono imposti da un bombarda­ mento pubblicitario demagogico e interessato.

È una proposta ancora attuale? Abbiamo accennato alle reazioni suscitate dalla proposta CSI quan­ do fu presentata alcuni anni fa. Oggi le cose sono notevolmente cambiate. In tutti gli ambienti (so­ ciali, politici, culturali e anche nel mondo dello sport tradizionale del CONI e delle Federazioni) si dedi­ ca sempre maggiore attenzione ai problemi di uno sport più umano (sport per l’uomo) e più sociale (sport per tutti). Ma il processo di evoluzione è lento, le resistenze sono forti e, considerati anche i molteplici inte-

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ressi (prestigio, potere, commercio) che sono in gioco, non c’è da atten­ dersi molto più di qualche ritocco e aggiustamento marginale. In tale situazione il CSI ritiene che la sua proposta sia tuttora va­ lida e attualissima. Si tratta sem­ mai di perfezionarla, di attuarla con maggiore volontà, serietà e compe­ tenza, partendo dall’esame dell’e­ sperienza fatta in questi anni.

Lo sport-gioco per realizzare meglio la nostra proposta In vista dei congressi provinciali e di quello nazionale il CSI invita le società sportive a riflettere sul­ l’attività sportiva finora realizzata, per vedere se essa corrisponde agli indirizzi associativi sopra ricordati e per cercare tutti insieme le cor­ rezioni e i miglioramenti da ap­ portare ai programmi, ai metodi, all’organizzazione. Per aiutare in questa analisi e come idea-guida per il futuro, il CSI suggerisce di riflettere particolar­ mente su un aspetto dello sport che oggi è troppo spesso dimenticato dal mondo sportivo e anche dalla nostra civiltà: il gioco. Lo sport è nato come gioco di movimento e di agonismo. Ma è successo — non solo per colpa del­ lo sport, ma anche della cultura dominante nella società — che il

movimento e l’agonismo hanno completamente eliminato il gioco. Il CSI intende rivalutare lo sport come gioco, cioè la dimen­ sione ludica dell’attività sportiva, in base alle seguenti considerazio­ ni, qui appena accennate, ma che nel corso del dibattito congressuale via via approfondiremo e trasfor­ meremo in scelte programmatiche precise.

1) Uno sport basato preva­ lentemente sul movimento, anche con le tecniche più raffinate e scientifiche, è uno sport meccani­ co e materialistico che sfrutta il corpo umano e l’uomo stesso co­ me si trattasse di una macchina. 2) Uno sport basato preva­ lentemente sull’agonismo, anche con gli schemi e le tattiche di gio­ co più evoluti e complessi, è anch’esso uno sport disumano che fa leva sugli istinti primitivi dell’ uomo: la concorrenza, l’aggressi­ vità l’egoismo, la sopraffazione.

3) L’elemento gioco — la ludicità — eleva l’attività sportiva a dimensione umana e la trasfor­ ma in esperienza educativa sotto il profilo individuale e sociale at­ traverso: — la spontaneità della partecipa­ zione contro le imposizioni di ogni tipo; — la gratuità dell’impegno contro ogni calcolo egoistico e utili­ tario; — la creatività dell’espressione, contro il tecnicismo imposto o la passiva imitazione;


ANALISI Lo sport realizzato dalla società sportiva: • E’ UNO SPORT PER L’UOMO? (adatto ai bisogni di ciascuno)

• E’ UNO SPORT PER TUTTI? (esteso a sempre più persone e categorie sociali) • E’ UNO SPORT DI TUTTI? (discusso e deciso insieme) — la libertà dell’esperienza spor­ tiva contro le formule di atti­ vità prefabbricate e le gabbie organizzative autoritarie;

— la soddisfazione e il divertimen­ to dei praticanti contro la fru­ strazione, l’alienazione e l’ine­ vitabile abbandono per stan­ chezza, noia e stress; — la liberazione del corpo mezzo di espressione e di comunica­ zione, contro l’uso del corpo come oggetto e come idolo; — la festa come tempo della gioia, dello stare insieme senza se­ condi fini, in comunione con gli altri, con il mondo, con Dio.

Uno sport così inteso vogliamo chiamarlo sport-gioco per mettere subito in risalto l’elemento fonda­ mentale e indispensabile che lo fa ridiventare umano e civile, sen­ za perciò rinnegare le altre com­ ponenti del movimento (tecniche) e dell’agonismo (gare, tattiche, re­ gole).

PROPOSTA La riscoperta del gioco nello sport: • PER UNO SPORT UMANO (contro gl? eccessi delia tecnica e deH’agonismo) • PER UNO SPORT SOCIALE (contro te chiusure egoistiche e ie selezioni « campionistiche »)

Infatti: a) Lo sport-gioco dà un’ani­ ma al movimento, recuperando il valore della tecnica come strumen­ to per esprimere al meglio se stessi.

b) Lo sport-gioco rende uma­ no e sociale l'agonismo, perché lo mantiene entro i limiti del diver­ timento fine a se stesso, dell’ami­ cizia e della solidarietà, in quanto nelle gare non è in ballo né l’av­ venire, né la carriera ecc. Chi per­ segue tali scopi è liberissimo di farlo, ma il CSI ritiene che questo 7


non sia il compito di un Ente di promozione che voglia fare uno sport per tutti con finalità sociali ed educative.

raggia la gran parte dei ragazzi e dei giovani, soprattutto le donne, soprattutto i meno dotati e i più bisognosi.

c) Lo sport-gioco è veramen­ te sport per l’uomo, perché se lo scopo è di far compiere un’attività utile e divertente, non si impon­ gono al praticante pesi psicofisici eccessivi e traguardi sproporzio­ nati.

e) Lo sport-gioco è veramen­ te lo sport di tutti, perché se i risultati tecnico-agonistici passano in seconda linea, i praticanti po­ tranno essere chiamati a discutere i programmi e i modi di realizzarli, cambiando e adattando alle loro esigenze e possibilità, quando oc­ corra, anche quelle prassi, quelle formule e quelle regole che lo sport ufficiale ritiene immutabili e non permette a nessuno di sinda­ care.

d) Lo sport-gioco è veramen­ te sport per tutti, perché se si mantiene l’attività a livello di gio­ co, non sarà difficile far posto a cento ragazzi anziché ai dieci più dotati. E’ l’esasperazione delle tec­ niche e dell’agonismo, cioè il con­ trario del gioco, che esclude o sco-

Una proposta di sport in questi termini è realmente « alternativa »

perché non marcia sui binari del­ lo sport tradizionale. Ma è « alter­ nativa » anche per la società del nostro tempo in cui non c’è più spazio per il gratuito, per lo spon­ taneo, per la generosità, per l’al­ truismo. Attraverso lo sport-gioco voglia­ mo offrire ai giovani e a tutti i cittadini spazi e tempi di vita in cui siano almeno sospese le leggi oppressive e materialistiche della necessità e dell’efficacia, del calco­ lo e delia concorrenza, a vantaggio di una esperienza che aiuti a riscoprire nell’altro l’amico e il fratello, l’uomo come noi che ha bisogno di noi e di cui noi non possiamo fare a meno.


L'AS! IA30MSM0 SPORTIVO La vita associativacomunitaria come metodo educativo e come strumento di cambiamento sociale

Molti dirigenti, che impegnano nello sport tanto tempo, energie e passione, si domandano sempre più spesso se il gioco valga la can­ dela. Vedendo i giovani man mano che crescono disaffezionarsi allo sport e abbandonare le società spor­ tive, osservando la persistente e profonda situazione di crisi della gioventù nell’attuale società, sono assaliti dal dubbio della inutilità del loro lavoro, o quanto meno del­ la scarsa efficacia dello sport come strumento di maturazione perso­ nale e di cambiamento sociale. E’ un pessimismo giustificato? C’è possibilità di superarlo?

La nostra società tra emarginazione, riflusso e speranza La disgregazione sociale è cer­ tamente tra i mali peggiori e più diffusi di questa società e di que­ sto momento storico. Tra le principali ragioni si pos­ sono indicare: — una civiltà ba­ sata quasi esclusivamente sulla ri­ cerca dell’efficienza, del profitto, sulla produzione, il possesso e il consumo di beni materiali; il ri­ fiuto spesso acrilico e indiscrimi­ nato dei valori tradizionali e dei relativi modi di vita senza la ricer­ ca e la proposta di una valida alter­ nativa; la sordità e la noncuranza delle forze politiche e di governo

verso i bisogni profondi dei citta­ dini di natura socio-culturale; l’in­ capacità dei movimenti e delle isti­ tuzioni di rinnovarsi di pari passo con la domanda nuova di valori e di partecipazione posta dalla gente. I risultati li vediamo quotidiana­ mente sotto i nostri occhi e li vi­ viamo sulla nostra stessa pelle: l’individualismo e l’indifferenza, 1’ insoddisfazione e la sfiducia, la so­ litudine e l’angoscia, l’aggressività e la concorrenza, la violenza. I più colpiti sono i giovani e gli stessi giovanissimi, lasciati in ba­ lia di se stessi, senza ragioni di speranza, senza strumenti e occa­ sioni per costruire un progetto va­ lido di vita e di società. Insieme ai giovani sono colpite le donne, gli anziani, gli handicappati e in genere i « poveri », gli emarginati di ogni tipo di questa nostra cosiddetta società efficiente e opulenta. Eppure non è stato mai forte co­ me in questi tempi il bisogno, qua­ si un pressante appello, della gen­ te a ricostituire il tessuto sociale che è stato frantumato, a recupe­ rare rapporti interpersonali non for­ mali c utilitaristici, forme di soli­ darietà e dimensioni autenticamen­ te comunitarie di vita. Anche nei giovani è presente un profondo desiderio di rinnova­ mento, permane un largo margine di risposta al formativa a valori ideali e socio-culturali non superfidali c strumentali, persiste una sostanziale disponibilità a impe­ gnarsi in proposte serie, motivate, sincere. 9


Quale contributo ha dato lo sport? Lo sport sembra essere il setto­ re che ha superato con meno dan­ ni la frantumazione della vita so­ ciale e la crisi dell’associazionismo negli ultimi anni. Sembra anzi es­ sersi sviluppato proprio durante la fase più acuta della crisi associati­ va giovanile. Ma, a ben guardare, è un feno­ meno soprattutto di facciata. L’ag­ gregazione sportiva che si esprime nelle società, nei gruppi e nei cir­ coli di vario tipo non è vero as­ sociazionismo: è una conviven­ za, più o meno sentita e duratura, motivata dalla necessità di realiz­ zare insieme una certa attività. Tut­ ti sappiamo bene che le società sportive sono essenzialmente «squa­ dre di atleti», una sorta di « so­ cietà per azioni », tenute insieme dall’interesse sportivo comune e dal desiderio di raggiungere deter­ minati traguardi agonistici. Chi potrebbe affermare che le società sportive — si calcola che in Italia siano almeno quarantamila, un numero enorme, di valore asso­ luto sul piano sociale —, che po­ trebbe affermare, dunque, che esse abbiano inciso sostanzialmente sul­ la vita e sulla cultura italiana di questi anni? Eppure è proprio da ciò che si giudica la validità di una qualsiasi forma associativa: se essa è capace di operare un vero profon­ do cambiamento nelle persone che

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la compongono e nell’ambiente cir­ costante. La riprova di questa fragilità e scarsa consistenza associativa del­ lo sport la troviamo nel fatto che a 14-16 anni i giovani lasciano 1’ attività, e l’aggregazione sportiva giovanile subisce un vero crollo rispetto alle età precedenti. Riman­ gono in genere le società sportive più fortemente impegnate in tra­ guardi agonistici di un certo li­ vello, quelle cioè in cui permane e si rafforza la molla in qualche mo­ do utilitaria e interessata che spin­ ge alcuni giovani a proseguire nell’ attività. E’ un fatto che lo sport, pur in costante, vistosa espansione ormai da oltre un decennio, si è dimo­ strato di per sé incapace di pro­ durre autentica aggregazione socia­ le, cioè associazionismo. E tuttavia esso offre alla costru­ zione di un tessuto associativo un materiale di base notevolmente vi­ vo e in costante espansione. Il problema è di non conside­ rarlo un punto di arrivo, ma di partenza.

Non basta l'attività sportiva. Perché? Il Centro Sportivo Italiano ha fatto della trasformazione delle squadre in società, delle società in comunità giovanili il suo punto di forza, quasi la sua ragion d’essere e il suo scopo ultimo.

Non è difficile capire il perché. Siamo convinti che lo sport, an­ che praticato in modo ottimale, non basta da solo a maturare in pro­ fondità i giovani. Costituisce un punto di partenza, offre una serie preziosa di valori e possibilità che però, per diventare parte integran­ te della personalità dei giovani, de­ vono passare attraverso il confron­ to, la collaborazione, l’amicizia dell’ esperienza associativo-comunitaria. Analogamente, siamo convinti che l’aggregazione sportiva, pur va­ sta e in espansione, non basta da sola a incidere in profondità nella vita sociale, a diventare strumento di effettivo cambiamento del siste­ ma e della qualità della vita. Rap­ presenta un patrimonio di base, sul quale occorre lavorare per trasfor­ mare le squadre e le società in cel­ lule vive di impegno culturale, so­ ciale e politico, che vivono i pro­ blemi della propria realtà ambien­ tale e operano generosamente per la loro soluzione.

L'associazionismo comunitario. Come? A parere del C.S.I., per sconfig­ gere il dubbio che il gioco non val­ ga la candela, per uscire dalle sec­ che di uno sport incapace troppo spesso di diventare autentica espe­ rienza di vita, l’unica via possibile ed efficace è di integrare la pratica


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ANALISI • LA DISGREGAZIONE SOCIALE Come si manifesta la crisi italiana nella realtà ambientale della società sportiva?

• L’AGGREGAZIONE SPORTIVA - Lo sport locale è fatto di « squadre » o di « so­ cietà »? - E’ vero che i giovani si stancano presto dello sport? - Che contributo dà lo sport alla vita della co­ munità locale?

PROPOSTA • LO SPORT ASSOCIATIVO ■ gestione comunitaria della società - attenzione agli interes­ si e problemi della vita giovanile - collegamento con le al­ tre associazioni locali di natura diversa

sportiva con la dimensione asso­ ciativa: trasformare la spontanea e necessaria aggregazione sportiva in una autentica esperienza di vita comunitaria. Non è una strada facile né breve: è molto più difficile che non organizzare un servizio sportivo anche di prim’ordine, ma è l’unica strada per costruire una vera alternativa sportiva non superficiale e non effimera. Anche se non è questa la sede per impostare un discorso sulla vi­ ta associativa-comunitaria (un te­ ma d’altronde costantemente af­ frontato dal C.S.I.), è bene comun­ que richiamarne i punti cardine: 1 ) Gestire insieme l'attività sportiva. La vita associativa-comunitaria si costruisce attraverso la partecipazione corresponsabile di tutti i soci (praticanti, dirigenti, tecnici...) alla programmazione, al­ la realizzazione e alla verifica del­ le attività comuni. Questa prassi si può e si deve adottare fin dal­ l’inizio dell’esperienza sportiva e anche con i giovanissimi, compa­ tibilmente s’intende alle capacità di autodeterminazione dei soggetti in evoluzione.

tra sport e vita si aprano canali di costante comunicazione perché le esperienze compiute si travasino e si integrino. 3) Collegarsi e collaborare con altre associazioni. La vita del­ la società sportiva, anche imposta­ ta in dimensione associativa-comu­ nitaria, non deve rimanere chiusa o pretendere di esaurire la tota­ lità dell’esperienza educativa gio­ vanile, anche perché poche società sarebbero in grado di riuscirvi. De­ ve dunque aprirsi al territorio, sta­ bilire rapporti e scambi con le al­ tre associazioni e istituzioni, stimo­ lare e promuovere iniziative con­ crete di impegno nella propria real­ tà ambientale. Invitiamo le società sportive a verificare la loro esperienza su questi tre punti per individuare le linee del proprio rinnovamento e per formulare proposte di una più efficace politica del C.S.I. a que­ sto riguardo.

2) Far posto agli altri interes­ si e problemi dei praticanti. La vi­ ta associativa-comunitaria deve of­ frire ai soci spazi e occasioni di conoscenza, di confronto e di im­ pegno più ampi di quelli offerti dalle attività sportive programma­ te. Occorre che nelle società spor­ tive entrino anche gli altri inte­ ressi c problemi dei giovani e che

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['ASSOCIAZIONISMO SPORTIVO E IL 1BHT0N0 L'associazionismo sportivo come soggetto culturale, sociale e politico per una gestione democratica e pluralista del territorio

Cittadini, movimenti associativi c istituzioni pubbliche sono le tre componenti della realtà sociale sul territorio. Solo dalla complemen­ tarietà delle loro specifiche funzio­ ni il territorio diventa una realtà organica, viva, autonoma, capace di creare e autogestire i servizi necessari alla vita culturale, socia­ le e politica della comunità.

Ma nel nostro Paese queste tre realtà sono oggi separate, si igno­ rano e molto spesso si ostacolano a vicenda, quando addirittura non si combattono. L’associazionismo tende a chiudersi in se stesso o a diventare a sua volta istituzione a fianco di quelle pubbliche, i citta­ dini non ne valorizzano la funzio­ ne, gli enti pubblici calano dall’al­ to la loro politica ignorando e sco­ raggiando in vari modi l’associa­ zionismo.

Perché e come rapportarsi con il territorio L’associazionismo sportivo, in­ sieme agli altri movimenti associa­ tivi, può dare un contributo essen­ ziale al superamento di questa si­ tuazione se sarà capace di rappor­ tarsi con il territorio su tre piani o dimensioni principali:

1. Dimensione culturale. L’as­ sociazione sportiva ha bisogno del

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territorio per dare ai giovani una formazione culturale completa e aperta, altrimenti — come è avve­ nuto in passato e accade anche og­ gi — « ghettizza » l’educazione giovanile, crescendo soggetti a vol­ te frustrati e alienati, ma soprat­ tutto avulsi dai problemi sociali, sostanzialmente incapaci di inse­ rirsi responsabilmente nella socie­ tà. Quanto meno, l’esperienza spor­ tiva non offre loro alcun aiuto in tal senso. Occorre quindi che la società sportiva si colleghi con i movimen­ ti associativi e le istituzioni del territorio per un allargamento, un confronto e una integrazione degli orizzonti e delle esperienze educative. In tale ambito il C.S.I. sottoli­ nea il collegamento con la comu­ nità cristiana e con i suoi vari mo­ vimenti, non soltanto sul piano della fede, ma anche su quello del­ lo scambio culturale e dei servizi formativi.

2. Dimensione sociale. Il ter­ ritorio ha bisogno dell’associazio­ nismo sportivo ed c un preciso do­ vere della società sportiva corri­ spondervi con l’offerta di un ser­ vizio di sport indirizzato al più gran numero di cittadini. E’ ben nota la tendenza delle società sportive a chiudersi egoisticamente in se stesse, concentrancio le proprie attenzioni su aicimi soci selezionati. Non si pretende che una socie­ tà possa rispondere alle esigenze complesse di un servizio sportivo pubblico, ma può certamente pra-


ANALISI • IL TERRITORIO FRANTUMATO - Esiste una vita comunitaria locale?

• LO SPORT SEPARATO ■ La società sportiva partecipa alla vita collettiva?

ticare una politica sportiva in sen­ so orizzontale, cioè di massa, e non piramidale ed elitaria, e può offrire la sua competenza e orga­ nizzazione per la gestione dei ser­ vizi sportivi comunitari. Se si vuole essere riconosciuti e sostenuti come organismo di ser­ vizio sociale, bisogna svolgere real­ mente tale servizio. Anche in questo caso il C.S.I. sottolinea l’importanza di un col­ legamento con i movimenti della comunità cristiana per arricchire sul piano ideale e moltiplicare su quello operativo il proprio impe­ gno di servizio sul territorio.

PROPOSTA L'associazionismo sportivo «soggetto politico» nel territorio E’ suo diritto partecipare alla programmazione e gestione della politica sportiva locale.

3. Dimensione politica. La neutralità dello sport ha fatto il suo tempo, anche se tanti sporti­ vi si ostinano ancora a rifugiarvisi. Badando a non identificare la politica con la militanza parti­ tica (che ne è solo un’espressio­ ne), bisogna convincersi che lo sport è un’attività politica e l’as­ sociazionismo sportivo è una real­ tà politica. Estraniarsi dai problemi, dalle lotte e dalla partecipazione demo­ cratica significa perpetuare la si­ tuazione di marginalità e di subor­ dinazione dello sport e dell’asso­ ciazionismo sportivo; significa al­ lontanare ancor più la possibilità di un rinnovamento dell’assetto sportivo del Paese, in chiave ve­ ramente sociale, democratica e plu­ ralista.

( segue )

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L'associazionismo sportivo come «soggetto politico» nel territorio Il C.S.I. invita le sue società sportive a impegnarsi prioritaria­ mente nella battaglia affinché l’as­ sociazionismo sportivo sia ricono­ sciuto quale « soggetto politico » per la programmazione, la realiz­ zazione e la gestione dei servizi sportivi sul territorio. E’ un ruolo che non può esse­ re delegato ai soli enti pubblici territoriali (Regioni e Comuni) e alle forze politiche. Fino a ieri l’associazionismo sportivo è stato ignorato dalle isti­ tuzioni pubbliche (Stato, Regioni, Comuni, Scuola...); oggi, in qual­ che caso, viene riconosciuto, ma quasi esclusivamente come desti­ natario di alcuni interventi assi­ stenziali e fruitore di alcuni ser­ vizi. Il C.S.I. intende battersi per il superamento radicale di tale im­ postazione. Per una autentica politica di de­ centramento politico e ammini­ strativo, sosteniamo la necessità e il diritto che il tessuto associativo (nel nostro caso sportivo, ma evi­ dentemente non solo questo) sia riconosciuto, valorizzato, e soste­ nuto quale perno della realtà ter­ ritoriale concepita in termini co­ munitari. Tra le opposte concezioni ideo­ logiche e socio-politiche che vor-

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rebbero lasciare ogni responsabi­ lità e ogni peso all’auto-iniziativa e all’autogestione dei cittadini, o viceversa vorrebbero imporre so­ luzioni prevalentemente o esclusi­ vamente pubbliche, il C.S.I. pro­ pone una « terza via » originale che trae ispirazione dai princìpi e dalla tradizione cristiana. In essa l’associazionismo assu­ me il ruolo centrale di elemento intermediario tra le istanze molte­ plici dei cittadini e la prepotenza inevitabile delle istituzioni pub­ bliche. Non si tratta di una mediazionecompromesso, che farebbe inevita­ bilmente il gioco delle istituzioni, ma di una mediazione-sintesi, l’uni­ ca in grado di garantire: — che il potere pubblico sia un effettivo servizio ai bisogni rea­ li dei cittadini; — che razionalizzare gli interven­ ti non significhi mortificare il pluralismo; — che la politica non si faccia senza la partecipazione reale e costante dei cittadini; — che l’intervento pubblico non sconfini sulla libera gestione associativa delle attività.

In tale visione della politica sportiva sul territorio, si deve af­ fermare che il primo servizio che l’Ente locale può e deve offrire allo sport è quello rivolto a far nascere e sviluppare le società sportive, e tutti gli altri interven­ ti (impianti, formazione degli ope­ ratori, sostegno di iniziative, as­ sistenza, ecc.) devono essere pen­

sati e realizzati in quest’ottica e per questo scopo fondamentale. Allora saranno realizzati i ser­ vizi che servono, dove servono e con la garanzia che saranno vera­ mente utilizzati. Ma ciò continuerà a non avve­ nire fino a quando l’associazioni­ smo sportivo non qualificherà se stesso e non verrà riconosciuto co­ me soggetto culturale, sociale e po­ litico della comunità locale.


«EDUCAZIONE PSICOMOTORIA E STRUTTURAZIONE DELLO SCHEMA CORPOREO» NELLA FORMAZIONE PRESPORTIVA DI BASE FRA I 5-6 E I 10-11 ANNI di Fabbri E., Fabbri S., Primi F. - Società Stampa Sportiva, Roma 1977 - prezzo di copertina L. 5.000 (ai soci CSI L. 4.000).

Il volume è suddiviso in tre parti che sviluppano i se­ guenti temi: — « Le basi neuro-psicologiche del movimento », a cura del dott. Franco Primi; — » La strutturazione dello schema corporeo, fra i 5/6 anni e i 10/11 anni, nella for­ mazione presportiva di base », a cura del prof. Enrico Fab­ bri e Silvano Fabbri; — « Indirizzi psicopedagogici: rico­ struire, nello sport, l’unità della persona umana », a cu­ ra di Enrico Fabbri. Ouest’ultima opera ampiamente coordinata dal prof. Enri­ co Fabbri — che è un antesignano degli studi italiani sulla psicomotricità — è degna del valore dei volumi che l'han­ no preceduta e avrà indubbiamente lo stesso successo edi­ toriale, perché si rivolge ai docenti e agli allievi ISEF, agli animatori e a tutti coloro che si occupano di educazione mo­ toria giovanile.

«L'EDUCAZIONE FISICO SPORTIVA ATTRAVERSO IL GIOCO» di Francesco Barbagallo - Società Stampa Sportiva, Roma 1977 - prezzo di copertina L. 3.800 (ai soci CSI L. 3.000). L'autore delinea il significato che le attività e lo sviluppo psicologico acqui­ stano nel nostro tempo. Il suo proposito è di educare al movimento attraverso forme ludiche, esaltando la formazione del giovane e non esaltando il tecni­ cismo. L'opera — trattata in forma piana e quindi rivolta ad una vasta area di lettori — non rinuncia a sviluppare problemi scientifici, psicologici, peda­ gogici e sociologici di grande attualità. L'autore, oltre che agli insegnanti di educazione fisica, si indirizza agli animatori di attività ricreative e a tutti coloro che credono nella importanza che la psicomotricità può assumere per indirizzare i giovani alla vita.

«PALLAVOLO» di Franco Anderlini - Società Stampa Sportiva, Roma 1977 - prezzo di copertina L. 4.500 (ai soci CSI L. 3.500). La quarta edizione — ampliata, riveduta e corretta — di un’opera che ha for­ mato ormai più duna generazione di istruttori e pallavolisti. Un’opera le cui doti inimitabili sono la semplicità dello schema e dell’esposizione unite alla assoluta esattezza tecnica del contenuto, la metodologia didattica frutto di una esperienza personale dell'autore quale ben pochi possono vantare, l'es­ senzialità dell’impostazione ottenuta senza sacrificare minimamente né la completezza né la trattazione degli aspetti tecnici più elevati.

«L'EDUCAZIONE ATTRAVERSO IL MOVIMENTO» a cura del prof. Enrico Fabbri - Editrice AVE Roma - L. 4.500 (per i soci CSI L. 3.000).

La seconda edizione di un’opera che ha riscosso un notevole successo. Una esposizione ragionata e didattica dell’esperienza condotta nei Centri di for­ mazione giovanile del Comune di Prato. Un prezioso sussidio per le attività della prima « fascia » del nostro itinerario sportivo-educativo (dai 6 ai 10 anni di età).

I suindicati volumi possono essere richiesti nelle principali librerie, oppure alla Società Stampa Sportiva, viale Trastevere n. 248, 00153 Roma o all'Editrice AVE, via Aurelia n. 481, 00165 Roma - Per usufruire dei preizi speciali ai soci CSI, le richieste devono pervenire alla Presidenza nazionale CSI, via della Conciliazione n 1 - 00193 Roma.

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i problemi dello sport

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Roma, giugno 1979

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Ai responsabili e a tutti i soci delle società sportive CSI

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Cari amici,

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questo supplemento di Stadium, dedicato partico­ larmente alle società sportive per la discussione sui temi con gressuali, ci offre l'occasione per richiamare la Vostra atten zione sul nostro giornale.

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Gli argomenti che in questo numero vengono sotto posti alla Vostra verifica per le future scelte dell'Associazio ne, sono gli stessi che Stadium si sforza abitualmente di illu­ strare nei loro vari aspetti e da differenti punti di vista. So­ no gli argomenti di ordine sportivo, culturale, educativo e tee nico-organizzativo che stanno alla base del quotidiano impe­ gno da Voi dedicato a far sì che l'attività sportiva rappresen­ ti un'esperienza di vita per lo sviluppo personale di ciascuno e dell'intera società.

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Perciò Vi invitiamo a seguirci e a utilizzare Sta­ dium quale strumento permanente di aggiornamento, di rifles­ sione e di orientamento.

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A volte potrà sembrare che i temi di Stadium e il modo di trattarli siano lontani dai Vostri problemi, interessi ed esigenze immediate. Ciò è dovuto sia alla nostra insufficien za, sia all'impossibilità di essere più vicini alla Vostra real­ tà, come vorremmo e come sarebbe necessario. Siamo però convinti, e lo sarete anche Voi, che nessun giornale possa o debba dirVi giorno per giorno che cosa fare e come operare: Stadium tende invece a fornirvi i dati e i presupposti di fondo perchè Voi stessi siate messi nelle condizioni di compiere au­ tonomamente le scelte più giuste e di adottare i criteri più cor retti ed efficaci.

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Vi invitiamo quindi a rinnovare la Vostra adesio­ ne a Stadium e a servirvene ancora di più per comprendere sempre meglio le ragioni e gli indirizzi che guidano la nostra Associazione nella sua azione educativa attraverso lo sport. Vi invitiamo anche a scriverci i Vostri pareri, le esperienze e i problemi che Vi stanno a cuore affinchè il nostro dialogo di venti più vivo e interessante.

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Ringraziandovi dell'attenzione, cogliamo l'occa­ sione per inviare a tutti i nostri più cordiali saluti.

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