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Stadium n. 43/1966

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lei lettori porgiamo agli .amici • • • >• • • t nostri migliori auguri di Buon Natale

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di fronte al Natale tifosi o sportivi?

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se un uomo è in pericolo, gli altri cercano di salvarlo. E’ questo un fatto comune alla nostra condizione di uomini: c’è gente che rischia la morte e c’è chi si adopera per salvare. Gli uomini hanno la legge del­ la solidarietà. Ma in che modo dobbiamo « salvare »? Ci sono due modi di salvare chi sta per annegare: buttargli un salvagente, stando a riva al­ l’asciutto, oppure lanciarsi nel fiume, accanto a lui, per portar­ lo in salvo. Nel primo caso c’è aiuto reale, ma senza condividere ( = vivere insieme) prima la sorte del mal­ capitato. C’è una certa diversità e separazione tra chi salva e chi è salvato. La sorte di uno è il rischio di morire, la sorte del­ l’altro è sicurezza in abbondanza. Nel secondo caso c’è prima un condividere, un rischiare di « an­ negare », un mettersi nelle stes­ se condizioni di agonia per poi salvarsi insieme: in un certo mo­ do un morire insieme e poi un risorgere insieme.

lui ha condiviso Ora, noi sappiamo che Dio non ha lanciato all’uomo un aiuto dall’alto, come un salvagente. Egli stesso, mosso dall’amore, si è lanciato nel fiume dell’umani­ tà e ha condiviso pienamente con l’uomo la sua sorte di sofferenza. Nella sua vita Egli preferì chia-

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marsi « Uomo 1 », il « Figlio dcll’Uomo » per farci capire quanto era reale: e non apparente la sua incarnazione. Egli si è lanciato nel fiume accanto a noi, condividendo la nostra sorte di naufraghi, per salvarci e non per annegare con noi. Egli è il Vivente, il vittorioso ed è morto solo per vincere la morte di tutti noi; è andato co­ me sott’acqua solo per uscirne vivo assieme a tutti noi. Questo è in poche parole il mistero del NATALE!

è sempre accanto a noi Ma, praticamente, come ogni uomo avrebbe potuto avere ac­ canto a sé il Cristo nel suo nau­ fragio, aggrapparsi a Lui e da Lui essere salvato? Gesù ha trovato il modo di essere « diffuso e comunicato » a tutti gli uomini e in tutti i tempi. Egli pur restando il Cri­ sto storico della Palestina — an­ no 33 —, è diventato il Cristo mistico (= Chiesa) a Roma, a Parigi, in ogni altra città o pic­ colo paese del mondo — nel­ l’anno 1966 — come in ogni al­ tro anno della storia. E noi, ogni. anno a Natale, quando ricordiamo la venuta di Cristo sulla terra, non facciamo altro che rivivere più intensa­ mente la Sua PRESENZA tra noi per salvare ogni uomo e ogni

realtà.

Ma l’amore di Cristo vuole che ognuno senta e tocchi quasi con le sue mani questo Salvatore, lanciandosi nelle acque di morte accanto a lui. Per questo Cristo con il battesimo trasforma gli uomini in altrettante manifesta­ zioni visibili della Sua persona. Per questo i CRISTIANI — per l’amore di Dio che è in loro — sono manifestazioni di Cristo.

un natale anche per lo sport Cosa avviene allora per te che sei appassionato di sport e che accetti Cristo nella tua vita?... Un fatto molto semplice: di­ venti il punto di appoggio di Cristo, perché Lui nasca anche per « salvare » lo sport da tutti i suoi rischi di annegamento. E questi rischi li conosci: il divismo, l’agonismo visto solo come fabbrica di soldi, il tecni­ cismo che non tiene presente altri « valori » necessari alla per­ sona umana ecc. Cerca allora di « rivedere » an­ che da questo angolo di visuale il tuo Natale e non essere sol­ tanto uno « spettatore tifoso » di questo grande Fatto, attorno al quale gravita la ragione della nostra esistenza. E' detto in un documento del Concilio che: « chiunque, segue Cristo, l'uomo perfetto, si fa lui, pure più uomo ». Perciò, più sportivo vero. DON CLAUDIO

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econdo una famosa inchiesta condotta nel 1960, i giovani italia­ ni desideravano tre cose: un mestiere sicuro, una macchina confortevole, una moglie affettuosa. Sulla base di questa con-

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clusione, l’autore dell’in­ dagine esprimeva un giu­ dizio pessimistico «... sono giovani privi di fermenti, protetti e sterilizzati, piut­ tosto poveri di ricordi e di fantasia, miranti allo stipendio, alla sicurezza e alla pensione più che al successo- ed alle ricchez­ ze ». Dopo alcuni fatti recen­ ti in cui si sono visti gio­ vani di ogni età e condi­ zione, salire impetuosa­ mente alla ribalta della cronaca, é in atto una campagna di riabilitazio­ ne delle giovani genera­ zioni. La stampa li segue con attenzione e ne esal­ ta le gesta; la TV e la Radio dedicano rubriche ai loro problemi; i mo­ ralisti di ieri abbandona­ no i toni indignati e ce­ lando goffamente la loro vocazione paternalistica, cercano nelle canzoni « beat » e nell’arte « op » i segni del futuro. Si comincia a chiedere con insistenza se i giova­ ni esprimono una loro cultura, cioè un insieme autonomo di idee, di valori e di giudizi che si differenzi dalla cultura generale, Molti studiosi negano la capacità dei giovani di avere un loro patrimonio di principi e una visione autonoma della vita e della storia. A noi sembra che men­ tre si esagera parlando di cultura giovanile tut­ tavia non si possa ne­ gare la capacità dei gio­ vani di dar vita a delle manifestazioni profonda­ mente significative, che contribuiscono a qualifi­ care la cultura e il co­ stume contemporanei. Ad esempio, non ve dubbio che lo spirito di inventività e il desiderio di as­ similare tutti i vantaggi della tecnica e della scien­ za. incidono profonda­ mente sulla società ci­ vile e sulla sua cultura. Così pure, la tendenza alla ricerca di soddisfa­ zioni private, di tranquil­ lità professionale ed af­ fettiva. anziché di succes­ so e di impegno ideolo­ gico. contribuiscono alla diffusione di una mentali­ tà che considera il lavoro come un mezzo piuttosto che un fine, nel quadro di una società che deve tendere alla democrazia e alla sparizione delle in­ giustizie. Chi vuol vedere nelle manifestazioni dei giovani d’oggi soltanto di-, sordine e apatia, rischia di cadere in un grave er­ rore di prospettiva. I giovani sono il « pol­ so sensibile » di questa società e le loro manife­ stazioni per quanto assur3

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ae e paradossali non sono che l’espressione esaspe­ rata e anticipatrice di un mondo in transizione, pieno di incertezze e di contraddizioni. Anch’essi sono toccati dai vantaggi cloroformiz­ zanti di una vita agiata, in cui il benessere rap­ presenta un risultato se­ ducente. Non hanno mae­ stri non si sentono al­ lievi di nessuno e cerca­ no di cogliere da soli, cioè al di là della famiglia e della scuola, la comples­ sità dei problemi. In que­ sta impresa disperata non li soccorre la cultura, troppo impegnata nel compiacimento di gusti deteriori sfruttati a fini commerciali (erotismo, violenza, potere); né d’al­ tra parte trovano risposta ai loro problemi, nelle forze politiche di cui mol­ te volte non capiscono il linguaggio e non condivi­ dono il metodo.

impegno dei giovani In questa situazione di­ venta assurdo fare il vec­ chio confronto polemico con le generazioni prece­ denti. affermandone la presunta purezza. Un pae­ se che vuole essere mo­ derno deve lasciarsi alle spalle i toni predicatori e preparare quei mezzi e quelle strutture che pos­ sono aiutare le energie migliori ad esprimersi e a qualificarsi. Questo vuol dire che, mettendo la parola fine sulle polemiche e sugli elogi, nei prossimi anni si dovranno preparare le condizioni perché certi fermenti associativi e l’u­ so del tempo libero nel campo culturale, ricreati­ vo e sportivo trovino un valido aiuto. Sulla base di queste considerazioni, si può al­ lora cominciare a indica­ re le iniziative e le occa­ sioni attraverso le quali i giovani possono matu­ rare una coscienza criti­ ca e un patrimonio di idee e di giudizi. Possiamo di­ stinguere almeno tre tipi di impegno: quello di na­ tura politica, quello di na­ tura ricreativa, quello di natura culturale. L’impegno politico ten­ de sempre più ad espri­ mersi al di fuori delle grandi organizzazioni po­ litiche o sindacali. Noi però non credia­ mo alle profezie che vo­ gliono vedere nei giovani solo qualunquismo e anar­ chia ; riteniamo invece 4

che tutte quelle esperien­ ze generose e incerte at­ traverso le quali si cer­ cano modi nuovi di testi­ monianza e di presenza nella vita pubblica siano l’autentica novità del do­ poguerra e contribuiscano in modo vitale allo svi­ luppo della democrazia e del libero confronto del­ le idee. L’impegno culturale, qui inteso come sforzo indivi­ duale o di équipes spe­ cializzate, che tende al­ l’approfondimento di pro­ blemi di natura squisita­ mente teorica, si sta pro­ gressivamente ampliando anche nelle nuove genera­ zioni, soprattutto in certe discipline dove più facile è l’acquisizione dei risul­ tati scientifici e tecnici.

valore culturale dello sport L'impegno ricreativo, inteso come occupazione del proprio tempo libero si esprime nelle nuove generazioni in modi con­ traddittori. In questo campo assistiamo a fe­ nomeni di protesta di­ sordinata e irrazionale e contemporaneamente a manifestazioni che dimo­ strano uno sforzo per cer­ care anche nel gioco e divertimento un’occasione di impegno e di tensione. Purtroppo in Italia non esistono ancora delle con­ dizioni che consentano un impiego razionale de) tempo libero. Senza fare il solito esempio dei due metri quadrati di verde che ciascun cittadino ha a disposizione nelle no­ stre metropoli e al sacri­ ficio notevole che questo comporta sul piano della difesa elementare della

propria salute, dobbiamo riconoscere che siamo ben lontani da certe situazio­ ni che dovrebbero esiste­ re in un paese moderno. Abbiamo un teatro so­ stanzialmente fermo alla attività di poche compa­ gnie; un cinema dilettan­ tesco che non trova molti incentivi; delle attrezza­ ture sportive assolutamente inadeguate a ga­ rantire l’esercizio di quel­ le pratiche elementari che ogni giovane dovrebbe poter fare per acquisire una maturità fisiologica. Quand’anche tali at­ trezzature o infrastruttu­ re ricreative esistano, esse sono sempre lontane dal proporre, stimolare o sem­ plicemente consentire ai giovani un impiego de] tempo libero che non si configuri come un consu­ mo passivo di prodotti creati ad hoc o comunque come un modo qualunqui­ stico di trascorrere una porzione del proprio tem­ po non coperta da altri doveri. In altri termini si tratta più che di una ca­ renza strutturale di una mentalità, meglio di una deficienza di coscienza che non permette un adegua­ to giudizio di valore circa le attività del tempo li­ bero, sbrigativamente re­ legate tra le cose super­ flue o comunque di minor conto. La nostra civiltà dell’utile e del benessere crede ancora nella cultu­ ra e apprezza almeno un certo ordine di valori cul­ turali, ma non è in grado di operare una sintesi tra gli aspetti culturali e quelli pratici della vita. Ciò che non è cultura, nel senso più stretto e intellettuale del termine e ciò che non é immediata­ mente utile non trova di­ ritto di cittadinanza, o

almeno è confinato ai margini della società. Ciò perché si è persa di vista la visione integrale del­ l’uomo. anima e corpo in- j sieme, per cui ogni sua azione, materiale o spiri­ tuale che sia, si compie nel segno dell’unità e re­ sponsabilità personale. Le attività del tempo libero, dunque, e quelle dello sport che ci interes­ sano più direttamente, entrano a pieno merito nella sfera culturale, pur­ ché siano intraprese con una sufficiente coscienza del valore e delle finalità che loro competono. * Nel momento in cui si sentono voci insistenti sul possibilità di creare o di potenziare nuovi enti pubblici con specifiche competenze di promozione e di coordinamento di tutte quelle inizative pre­ senti nel campo ricreati­ vo, ci sembra che sia op­ portuno sottolineare an­ cora una volta come si debbano valorizzare tutte le iniziative attraverso le quali è possibile dare ai giovani gli strumenti per esprimersi e impegnarsi seriamente. C’è voluta una alluvione come quella di Firenze per dimostrare che i giovani sono dispo­ sti ad un impegno totale e a percepire in un bale­ no quelli che sono i loro doveri. Ma per anni sono accaduti fatti di questo tipo, senza che nessuno se ne sia accorto.

responsabilità e libertà Tale possibilità di im­ pegno, appunto perché di carattere meritamen­ te culturale, può attuarsi soltanto in un clima di indispensabile ed effetti­ va libertà. Ciò che è im­ posto o ciò che è assor­ bito passivamente dal­ l’ambiente non concorre a formare la personalità dell’uomo, non l’arricchi­ sce, semmai la disorienta e impoverisce. Quando dunque — sem­ pre a proposito di sport — viene proclamata e stre­ nuamente difesa la sua pratica in clima di liber­ tà, non è per demagogia né per la difesa di un feudo di potere o di pre­ stigio, ma perché la liber­ tà è condizione irrinun­ ciabile affinché 1’attivita sportiva assurga a valore culturale, e come tale a elemento integrante della crescita personale, morale e civile degli individui e dei gruppi che la prati­ cano. A. D. R.

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a cura di GIULIO MARTINUCCI ★

IL MONDO GRANDE E PICCOLO *

IL MONDO GRANDE E PICCOLO ★

il personaggio dell’anno è ancora lui : Kennedy

perchè la pace di Natale non sia soltanto poesia qualche giorno nelle nostre case dai vetri appannati un piacevole tepore ci siederemo attorno a tavole imbandite con queU’inconfondibile sfoggio che denota — anche se non siamo disposti ad ammetterlo — una menta­ lità piccolo borghese. I cibi più elaborati, i vini con qualche pretesa di pregio, i dolciumi, il piacere di ritrovarci uniti in famiglia metteranno in noi una curiosa sensazione di bontà: sentiremo di voler bene a tutti, di essere in pace con tutti e ci verrà istintivo di soffregarci le mani, soddisfatti. Eppure, siamo in guerra. In Asia, in Africa, nel continente americano, nella stessa Europa siamo in guerra. Il Vietnam e l’imprevedibile Cina, l’instabilità sociale c politica delle repubbliche sudameri­ cane, le violenze razziali al Nord, la sanguinosa nascita degli stati africani nelle ex colonie, l’apartheid nelle terre dell’assassinato Verwoerd; e Israele, e Berlino, nel cuore d’Eu­ ropa. con i chilometri di sbarramenti, i lasciapassare per poche ore, le famiglie forzatamente divise, le fughe dram­ matiche, i caduti. Siamo noi ad avere gli occhi volutamente chiusi, ma la guerra c’è e spietata, crudele, i morti a migliaia. la gente che si porterà per tutta la vita dei segni orribili sulla car­ ne e nell’animo che la costringeranno di punto in bianco a mutare esistenza, i danni incalcolabili a patrimoni che hanno richiesto il lavoro d’intere generazioni, l’erosione spirituale delle coscienze che vanno assuefacendosi alla violenza ed al­ l'immoralità del provvisorio, dell’eccezionale come a fatti e comportamenti normali ed ineluttabili. Forse la cronaca più vera del nostro Natale 196G andreb­ be scritta alla maniera di Bete Hamil. il corrispondente del « New York Post », che nel descrivere il recentissimo e fa­ stoso ballo in maschera organizzato da Truman Capote, il discusso autore di « A sangue freddo ». nei saloni del Plaza, l’ha intercalata con spietato sarcasmo a drammatiche no­ tizie d'agenzia sulla guerriglia nel Vietnam dove gli ameri­ cani ogni giorno perdono a decine i loro ventenni. La guerra è tragica non solo per ciò che distrugge ma per ciò che non permette. La vita con i suoi episodi (che ci sembrano spesso troppo comuni mentre sono fondamentali per la crescita degli individui e di tutta la società) come un fisico abbastanza sano, un tetto, l’amore, un lavoro, gli studi, una famiglia, è normale solo per una parte di noi mentre a milioni d'uomini, che non si differenziano in nulla da noi. non è permessa. Il denaro che la guerra immobilizza ed in­ ghiotte è come un gigantesco « no » detto ad altre guerre, le uniche che meritano d’essere combattute, contro la fame, le malattie, l’analfabetismo, l’insufficienza tecnologica, l’immaturità politica. Tutto è perduto con la guerra: il grido di Pio XII rimane di una verità unica, di una folgorante com­ pletezza di significato. La pace è stato il tema dominante del 1966 e i cattolici debbono all'azione appassionata di Paolo VI una delle più belle pagine della Chiesa odierna. Ma. il rischio che corria­ mo è quello di lasciare neH'isolainento razione del Papa, il nostro errore essendo quello di considerare la pace come un fatto di stretta pertinenza dei Capi di Stato _e dei grandi diplomatici. La pace, invece, incomincia da noi, da ognuno di noi: dobbiamo veramente volerla, dobbiamo capirne il valore, dobbiamo scuotere l’opinione pubblica e noi stessi. Se il Natale del 1966 fosse per molti l'occasione per pen­ sare a ciò che avviene veramente nel mondo potrebbe esse­ re proprio questa fine d'anno la data di nascita del nuovo che gli uomini sospirano.

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T 1 personaggio dell’anno è I un morto. Non è trascorso giorno del 1966 che in qualche angolo della terra non si sia parlato o scritto di quest’uomo. Pubblicisti e scrittori, storici e uomini po­ litici, indagatori di profes­ sione e indagatori per « hob­ by » hanno deciso di non lasciare in pace la sua me­ moria. Per un altro uomo, anche importante, tre anni (e tanti ne corrono ormai dalla sua scomparsa) sareb­ bero stati più che sufficienti per affievolirne il ricordo. Per John Fitzgerald Kennedy, evidentemente, no. « Al pun­ to in cui siamo giunti — scrive Livio Caputo su Epo­ ca — lasciare in pace Ken­ nedy significherebbe rinun­ ciare deliberatamente alla verità e permettere che un delitto, che ha privato il mondo di uno dei suoi stati­ sti più illuminati, rimanga per sempre impunito... ». Ma il motivo deU’intersse che ancor oggi Kennedy suscita è complesso e se è dato an­ che da una serie d’inquie­ tanti interrogativi non è da­ to solo dal misterioso secon­ do assassino che si nascon­ derebbe tra noi. La verità è che Kennedy era ed è tutto­ ra un simbolo per milioni di uomini anche al di là del­ le frontiere americane, ha incarnato l’ideale di una ge­ nerazione, ne ha impersona­ to la speranza, l’ansia di giu­ stizia. di rapporti più umani e più veri. La sua fiducia negli in­ tellettuali. in una società empirica per eccellenza com’è quella statunitense, ave­ va profondamente stupito: era una prova rischiosa, un metodo di lavoro sconosciu­ to al tradizionale individua­ lismo della classe politica europea, sempre in posizione di diffidenza nei confronti della cultura. Di colpo le élites internazionali guarda­ rono alla Casa Bianca. C’era anche un altro dato, incon-

fondibile: Kennedy era un giovane. L’idea che un uomo poco più che quarantenne reggesse le sorti di una Con­ federazione della potenza e della complessità di quella americana, spaventava, la­ sciava perplessi. Abituati co­ me si era (e, purtroppo, co­ me si è) a democrazie parla­ mentari dove 11 « largo al giovani » è una presa in giro, la presenza di Kennedy in un posto di altissima respon­ sabilità rappresentava anche fisicamente un capovolgi­ mento. I giovani ( di età e di spirito), ovunque, avevano compreso subito il valore di quella presenza, di una men­ talità fresca, penetrante, pri­ va di formalismi, dai riflessi immediati di chi — pur con un corpo martoriato da tan­ te operazioni chirurgiche — aveva le pronte reazioni del buon sportivo anche di fron­ te ai complessi e delicati problemi della politica. Fu­ rono gli anziani, i volponi, coloro che ostentano scetti­ cismo da esperti in bizanti­ nismi a sgranare gli occhi di­ nanzi ai testi dei primi di­ scorsi del nuovo Presidente. I giovani (di età e di spirito» no. I giovani sentivano quel ripetuto e convinto richiamo agli Ideali come naturale, come il ritorno ad una vi­ sione profondamente reali­ stica, come il riscatto tanto sperato e Analmente vero dell’arte della politica, troppo spesso ridotta, nella vita dei partiti di cui avevano cono­ scenza, a volgare mezzuccio per ambigue manovre di corridoio. E’ per questo che nel loro cuore il Presidente assassinato rimane (anche se altri indicheranno nomi diversi ed autorevoli) il per­ sonaggio dell’anno, accanto alla speranza che altri uo­ mini come John Kenned.. in posti di grande o di mi­ nore responsabilità della co­ sa pubblica, sappiano anco­ ra suscitare grandi convin­ zioni e una rinnovata fiducia negli ideali più alti.

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un anno con noi

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E’ trascorso un anno, della nostra vita, dello sport, del CSI, di Stadium. Si fanno bilanci, si tirano le somme. Vi invitiamo a sfogliare con noi i numeri di quest’annata alla ricerca degli argomenti e dei motivi che abbiamo trattato e vis­ suto insieme. Diciamo « vissuto » perché ciò che Stadium ha trattato è la vita del C.S.I. e quindi è anche parte della vostra vita, della passione con cui lavorate generosamente tra i giovani.

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le nostre società

SPORT E SCUOLA

Se volessi?no dare una etichetta a quest’anno ormai trascorso e rivissu­ to ora attraverso gli ar­ ticoli del nostro giornale dovremmo forse definirlo un anno particolarmente dedicato alle nostre so­ cietà sportive. Non si contano gli in­ terventi di « Stadium » a questo proposito. 'Dalle note pedagogiche di Giannì in « Parliamone insie­ me ». alla serie di don Antonio sulla Comunità sportiva, alla recente car­ rellata di « società allo specchio ». I due punti fo­ cali del nostro studio so­ no stati, ovviamente, la Consulta di marzo e il Convegno di novembre. Il tema era lo stesso « na­ tura e finalità della socie­ tà sportiva del CSI », ma si trattava di approfon­ dirne i più vari aspetti. Sfogliando l’annata del giornale si può scorgere il seguente itinerario nel­ lo svolgimento del tema. Dapprima il ruolo fon-

In discorso di politica sportiva non si può pre­ scindere dallo sport nella scuola. Se ne è parlato in più occasioni, cercando soprattutto di portare ur contributo di idee che giovasse alla sua retta im­ postazione: educazione al­ lo sport piuttosto che pra­ tica agonistica organizza­ ta di esso, integrazione tra educazione fisica e sportiva, criteri pedagogi­ ci più moderni nella con­ cezione e nella realizza­ zione. tra cui molto im­ portante, la corresponsabilizzazione degli alunni nella conduzione e nello svolgimento dell’attività sportiva scolastica. Le recenti • celebrazioni ventennali di « Sport e scuola » hanno anche of­ ferto l’occasione per ri­ chiamare l'attenzione dei responsabili su certe defi­ cienze organizzative e strutturali dell’educazione fisica e sportiva scolasti­ ca che attendono da tem­ po di essere eliminate.

damentale della società nella vita di base del CSI, quale nucleo vitale della organizzazione e della sua attività educativa aposto­ lica. Poi l’esame di alcune caratteristiche necessarie perché la società possa svolgere questa sua. fun­ zione: la polisportività, la continuità educativa, la base dei giovanissimi, il graduale e organico pas­ saggio dei giovanissimi al­ l’attività atleticamente più impegnata. Intanto la Consulta proponeva una prospettiva diversa ■_ fare di ogni società una comu­ nità per accrescere la pro­ pria incidenza educativa sù.1 piano naturale e so­ prannaturale. Stadium cercava di documentare i vari tipi di relazioni socia­ li all’interno del gruppo sportivo, fra soci, fra soci e dirigenti, fra il gruppo e l’esterno. E intanto si arriva al Convegno in cui i nodi pazientemente in­ trecciati nel corso del­ l’anno venivano convo-

gitati al pettine. Ecco al­ lora precisato alla luce del Concilio la natura e la fi­ nalità di una società spor­ tiva del CSI nell’ambito di mia pastorale del tempo libero, ed ecco ancora il­ lustrato il metodo più. ido­ neo per operare il pas­ saggio da una vita sociale che si propone inizial­ mente di fare dello sport ad una vita comunitaria che invece vuol giungere ad instaurare un rappor­ to intimo, di amicizia e di amore, fra le persone che compongono la società affinché la vita sodale­ comunitaria e l’attività, sportiva contribuiscano all’armonica crescita delle persone che ne fanno parte. Per completare il di­ scorso sulle società manca ancora una parte: la vita e le attività che esse deb­ bono svolgere coerente­ mente a questi principi. Sarà questo l’argomento di studio del prossimo anno.

IL COSTUME SPORTIVO Quasi ogni numero di Stadium ha riportato l'eco dei fatti sportivi e dei personaggi che più hanno interessato l’opinione pubblica. Il nostro in­ tento era quello di cogliere e documentare gli elementi caratteristici del costume sportivo contemporaneo e del suo innegabile influsso tanto sulle singole persone quanto sulla società. Gli avvenimenti sportivi ad un certo livello, anche quelli puramente spettacolari o agonistici, hanno certamente un loro valore proprio che noi non neghiamo, soltanto riteniamo che debbano essere sottoposti ad una vigile critica poiché sono facilmente soggetti ad essere giudicati in maniera non giusta e serena e ad influenzare esageratamente 1 opinione pubblica, specialente per certi suoi aspetti più deteriori. Nella foto: Felice Gimondi, uno dei più noti e interessanti personaggi

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del

1906.


SPORT E PACE

Alla recente rievocazione dei venti anni dello sport scolastico sono intervenute molte autorità del CONI e del Ministero della P.I. Nella foto il Dott. Saini, Segretario Generale del CONI, osserva la riproduzione d’uno dei primi numeri di Stadium in cui si parlava già dello sport nella scuola.

I GIOVANI, LA SOCIETÀ, LO SPORT

enti privati La seconda caratteristi­ ca dell’anno trascorso, vi­ sto attraverso le colonne di Stadium, è quella della presa di coscienza in noi e attorno a noi della fun­ zione e dei compiti degli Enti di Propaganda. Que­ sto discorso si è venuto sviluppando parallelamen­ te a quello sulla politica sportiva sui cui modi con­ creti di attuazione si sono manifestate qua e la mol­ te incertezze che Stadium ha sempre tempestiva­ mente rilevato precisando chiaramente il punto di vista del CSI. Tale punto di vista è riassumibile nella seguen­ te affermazione del nostro Presidente Nazionale ap­ parsa recentemente sul nostro giornale; « Gli Enti di Propagan­ da non sono dei surrogati, ma soddisfano a due fon­ damentali esigenze: a) verso lo sport ago­ nistico che per sua natura è necessariamente seletti­ vo e quindi di élite, pro­ curano nuove leve rag­ giungendo zone che il CONI e le Federazioni non raggiungeranno mai, b) verso i giovani of­ frendo una risposta strut­ turale alla loro naturale esigenza di riunirsi, or­ ganizzarsi ed esprimersi. Sono due esigenze che non si elidono ma si inte­ grano nella loro conge­ nialità e questo non fa che esaltare l’opera meri­ toria degli Enti di Propa­ ganda, che nati da un’in­ tuizione, trovano ora una ampia giustificazione sto­ rica ».

Sport e pace per quanto a prima vista improbabile, sono di fatto sinonimi. Sport è lotta, ma leale, cavallere­ sca, generosa, e quindi costituisce il piu valido presupposto alla solidarietà, alla comprensione. aH'amicizia. all'amore senza pregiudizi e senza frontiere. Stadium ne ha parlato in più occasioni, principale quel­ la della 643 sessione del CIO tenutasi a Roma in aprile. Una sessione deludente per più motivi, come rilevammo, ma fortunatamente illuminata dal discorso del Papa ai membri del CIO ricevuti' in udienza speciale. « Il vero sport non conosce frontiere né discriminazioni razziali o politiche » ammoni il Papa. 11 CIO non ha mostrato a tutt'oggi di avere la volontà e la forza necessari per imboccare decisamente questa strada, agendo in modo coraggioso e au­ tonomo da ogni considerazione o pressione di carattere politico. Anche in occasione dell’Assemblea della FICEP (la Fe­ derazione internazionale delle organizzazioni sportive catto­ liche) si ebbe modo di ribadire questi concetti, sottolinean­ do che criterio supremo dello sport e di ogni organizzazione sportiva doveva essere quello di porsi al servizio dell'uomo con decisa esclusione di ogni considerazione o interesse contrari. L’Assemblea della FICEP avrà prossimamente un seguito in linea con la sua impostazione: il 22 gennaio si celebrerà in tutti i Paesi aderenti alla FICEP la « giornata interna­ zionale dello sport » che avra come tema imperativo « Lo sport strumento di fratellanza e di pace ».

Come accennato accan­ to al discorso sugli Enti di Propaganda si è venu­ to sviluppando quello più generale sulla politica sportiva nel suo complesso. Nei dodici mesi trascor­ si il mondo politico e spor­ tivo ha preso in esame il progetto del piano quin­ quennale sullo sport. Sono tuttora in corso — e con più calore che mai — scambi d'opinione, conve­ gni. indagini nel tentati­ vo di indicare al Governo i modi ritenuti più idonei nell’applicazione di quan­ to il piano prevede.

Un discorso che ci ha impegnato e appassionato a lungo è stato quello sulla gioventù d'oggi, cioè i nostri giovani dei quali condividiamo e sosteniamo la problematica, le esi­ genze, le aspirazioni. Un concetto ha guidato al riguardo tutti gli interventi di Stadium: dobbiamo capirli, anzitutto, questi giovani; è un punto di partenza assolutamente necessario e per fon­ dare ogni altro discorso. Abbiamo cercato di riportare resoconti di indagini so­ ciali. morali, psicologiche. La risposta che traspare dalle nostre pagine 1966 è senz'altro ottimistica. I beat e i capel­ loni non sono rappresentativi della gioventù d'oggi e co­ munque non costituiscono quei fenomeni tragici che alcuni hanno interesse a far apparire. I giovani d'oggi sono sani, anzi, aperti a discorsi e prospettive serie, profondamente disponibili e impegnati ad operare per una società e per un mondo nuovo. Basta quindi con le troppo facili, e quin­ di false, schematizzazioni e nette separazioni tra un certo tipo di giovane e un altro, tra i giovani e gli adulti. Un problema di rapporti e di comprensioni c'è indiscutibil­ mente, ma non è affatto detto che siano sempre i giovani che non capiscono o non vogliono capire.

LA TECNICA SPORTIVA

Fatto saliente nell'opera di Paolo VI per la pace è stata l'udienza concessa al CIO in aprile. Il discorso pronunciato ha più d'una analogia con quello famoso rivolto all'ONU. Il

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La costante attenzione ai problemi tecnici delle verie discipline non ha una ragione soltanto pra­ tica. fornire un utile sus­ sidio ai dirigenti delle So­ cietà, ma anche di prin­ cipio. Gli amici lettori più attenti se ne saranno accorti: Stadium trattan­ do di tecnica non fa mai del tecnicismo. Cioè non perde mai di vista la per­ sonalità morale dei gio­ vani atleti al cui servizio ritiene debba porsi anche la parte puramente tec­ nica di ogni sport. Quin­ di. tecnica si perché la pratica sportiva deve es­ sere perfetta, ma tenen­ do in debito conto anche le componenti psichiche, morali e spirituali della persona.

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Oroscopo facile. Il 1967 sarà un anno prospero per il totocalcio. E quale mago si azzarderebbe a pronosticare il contrario? Per il totocalcio non ci sono annate magre. Chi volete che fermi la sua marcia in avanti se non c’è riuscita nep­ pure la recente catastrofica alluvione? La Fiorentina non ha giocato per una giornata, ma il Venezia è dovuto correre a Cagliari, eccome. La schedina, infatti, si può ancora fare con dodici squadre, ma con undici no. In quei giorni si era sparsa una voce: « Sì, hanno esagerato un po’ nel salvare a tutti i costi la schedina, ma vedrete che poi gli incassi li devolveranno almeno in parte per gli alluvionati ». Sarà forse... per la prossima alluvione!

Troverà pace il cicli­ smo professionistico nel 1967? Improbabile. Sembra infatti impresa molto ardua, se non im­ possibile, amministrare pa­ cificamente questi 86 lavo­ ratori del pedale. Sono sempre a mezza strada tra la legalità e l’anarchia. Eppure le liti non par tono mai da loro, che so no dei gran bravi ragazzi. Partono da chi si è assunto il compito di tutelare i lo­ ro interessi. Però sono sempre essi che ci vanno per le peste. Ma allora i tutori quai interessi tute­ lano?

orosci 5£ 1967, anno preolimpico. Messico si. Messico no. Le polemiche si scalde­ ranno ancora, previsione sicura. Del resto giova a tutti. Agli organizzatori per­ ché tutto sommato le polemiche accresco­ no l’interesse e l’attesa dell’avvenimento, ai mezzi di informazione che così hanno modo di darci sotto con una polemica che non comporta rischi, ai Paesi partecipanti che hanno l'alibi pronto per qualunque eve­ nienza, infine al CIO perché l'argomento tiene lontani, almeno per qualche tempo, problemi più seri e più ardui che atten­ dono di essere risolti. Quello della Cina, ad esempio, e dei suoi più stretti alleati esclusi ancora dall'organismo olimpico mondiale. I progressi sportivi di questi popoli sono sempre più evidenti, alcuni addirittura cla­ morosi. Ni Chin Chin, il canguro cinese, ha conquistato il secondo posto mondiale die­ tro Brumel, e probabilmente salirà presto al primo. Le tabelle olimpiche continueran­ no a non tenerne conto? Il pensiero che le cose debbono andare avanti ancora così ci rattrista, pensando soprattutto agli effetti positivi che la riso­ luzione della questione sportiva potrebbe avere anche nella situazione politica.

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fu Sul fronte della politica sportiva l'orizzonte si va schiarendo. Sarebbe più esatto dire che sono le idee che poco per volta si fanno più chiare. E' successo questo: dopo venti anni di tira-e-molla tra sport e politica, oggi che siamo finalmen­ te in vista di un’intesa, ci siamo trovati del tutto sprovvisti sul piano delle idee. Si è letto in fretta e furia ciò che hanno fatto gli altri paesi, ma superficialmente, senza penetrarne lo spirito o almeno giudicarne criti­ camente le imperfezioni e le carenze. Così non ci si è accorti che all'occi­ dente come all'oriente si è capito chiaramente una cosa, che lo sport è considerato prima di tutto e so-

prattutto un fatto personale, un ek mento della cultura di ciascun t dividuo e della società. Con granL interesse abbiamo letto che il pn mo cardine della recente legge-pro­ gramma dell'URSS per lo sport ; l’affermazione secondo cui lo svilup­ po umano, — « spirituale », precisa il testo — suppone che non si disso­ ci in alcun caso lo sport dalla etti tura. E non a caso abbiamo ricor dato l’URSS, rinunciando a parlare del Concilio Vaticano II che inseri­ sce il discorso sportivo in queUa della cultura dell’uomo. Pensiamo che se anche da noi si fosse tenuto presente questo eternerà tare principio, si sarebbero potute evitare tante polemiche e tanta per dita di tempo. Se lo sport è cultura esso appartiene alla sfera personal; degli individui ed è elemento delL loro educazione; perciò va tratta’.; con quel rispetto della libertà seni: della quale non esiste né cultura k educazione. A pagare le spese di questa incer tezza di idee sono stati in primo luo go gli Enti di Propaganda Sportiva non tanto come istituzioni specifichi quanto piuttosto come iappresentar. ti dello sport libero, privato, coir.; espressione e strumenti del liber. associazionismo giovanile. Ma, coir; si è accennato, le idee si vanno eh:rendo. Si comincia finalmente a sta


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Si è tornati a parlare — questa volta nel NordEuropa — della sorte futura del pugilato, soprat­ tutto professionistico. Noi pensiamo che una ri­ pulitina tecnica, morale e organizzativa sia auspicabile. Fortunatamente non siamo soli a pensarla così. Ecco quanto scrive il direttore del Corriere dello Sport, Ghirelli: « Visto dall’esterno, il pugilato sembra dav­ vero dinanzi ad una svolta decisiva: o trova una sua pacata misura spettacolare ed umana, o rischia di sca­ dere lentamente a farsa da baraccone per clowns sot­ tosviluppati. L’avversione delle gerarchie cattoliche per gli eccessi sanguinosi che la TV ovviamente accentua, è un altro argomento degno di meditazione per chi ama la nobile arte senza tacersene gli aspetti deteriori ». Ecco finalmente una fonte non sospetta, che non si può accusare di partito preso!

Oroscopo impossibile: non possiamo assolutamente predirvi se Rive­ ra tornerà o meno in Na­ zionale. Ci spiace. Arrischiare certe previ­ sioni calcistiche è pericolo­ so: è un mondo così mu­ tevole e incerto. Quello che oggi è domma di fede inconcusso, domani diven­ ta opinione risibile di menti malate. Solo i gior­ nalisti specializzati riesco­ no a navigare nel guazza­ buglio; tanto loro hanno sempre scritto quello che poi si è puntualmente av­ verato.

•P° tir parlare di sport educativo e di .sport libero, di impianti polivalenti ■ c aperti a tutti, della creazione di iservizi a disposizione delle libere asisociazioni nonché della loro insosti­ tuibile funzione. Citiamo tra gli ul­ timi e più autorevoli interventi quel­ lo del Presidente del CONI nella :sua recente intervista alla Gazzetta dello sport in cui dice tra l’altro che « gli Enti di propaganda avranno del• le funzioni operative sempre più uti,li »; quello dcll'on. Evangelisti sul Giorno, dove considera l'ente di pro­ paganda « molto importante sotto lo • aspetto del reclutamento giovanile»; «quello dell'Unità che non tenendo «conto di una concezione puramente strumentalistica dell’Ente di Propa­ ganda, si avvicina di più al nostro pensiero. Vi è detto, infatti, che lo Stato dovrebbe considerare lo sport « come strumento di sano impiego del tempo libero, come "pubblico servizio” che lo Stato finanzia e offre a tutti i cittadini attraverso una politica sportiva che -abbia negli Enti Locali ’’ e negli Enti di Propagamia (oltre che nel CONI e negli •altri organi tecnici) i suoi punti cardine ». Ma l’intervento al riguardo più importante e anche più atteso e quello che ci viene all'ultimo mo­ mento dal partito di maggioranza. L’on. Mariano Rumor ha pubblicalo

su « La Discussione », un interessan­ tissimo articolo. Ne stralciamo al­ cuni passi che non hanno certo bi­ sogno di commento. « Siamo convinti della necessità di non comprimere e vincolare lo sport con sovrastrutture e pesanti impacci burocratici. « Occorre che, soprattutto in que­ sto settore, si attui urgentemente l’intervento dello Stato — come pre­ visto anche dal Piano — mirante alla realizzazione di un organico pro­ gramma di costruzione di impianti sportivi, alla preparazione di istrut­ tori, all'aiuto delle associazioni e so­ cietà sportive, allo stimolo degli in­ terventi degli Enti centrali e locali all'aiuto in genere alle attività di­ lettantistiche, indirizzando il massi­ mo degli sforzi verso le organizza­ zioni di maggiore valore educativo e formativo. « Desidero insistere in particolare sull'importanza dell'associazionismo, perché esso educa alla responsabili­ tà, all'esercizio della democrazia, sti­ mola le capacità di iniziative e dt autonoma organizzazione. Esso deve sempre più e meglio rappresentare l’espressione di libere volontà, e deve essere, con le dovute forme ed inter­ venti, riconosciuto, sostenuto e va­ lorizzato, in modo che possa espan­ dersi in tutto il territorio nazionale ».

Un pericolo grava sull’Italia cosiddetta sportiva: nel 1967 si prevede un’inva­ sione di portoghesi come mai non si è vista finora. Sembra che le maggiori forze dell'invasione siano concentrate nell'Italia centrale, nella zona di Roma. I prodromi sono già chiari. All’ultima Roma-Lazio, nella tribuna Monte Mario c’era­ no gli abbonati, 565 paganti e 5.500 porto­ ghesi. In ogni partita all’Olimpico sono pre­ senti circa 9.000 portoghesi. Le due società romane a fine anno subiranno un danno calcolabile intorno ai 400 milioni. La cittadinanza portoghese evidentemente affascina gli italiani. Ci sono esempi che ra­ sentano l’assurdo, come quelli che son di­ sposti a giocare somme favolose per scom­ messe sui cavalli a patto di entrare gratis all'ippodromo, o quegli altri che vanno da Bari a Milano perché un amico di lassù ha procurato degli ingressi gratuiti per San Siro! L’ingresso gratuito significa prestigio, ade­ renze, autorità. Vedrete che presto esso sarà oggetto di rivendicazioni sindacali come la cassa mutua e le ferie pagate. 9


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tra poesia e tecnica un piacevole invito alla neve

'autore di questo pez­ zo non è qualificato per scrivere di sci, e, in generale, di sport in­ vernali. • Se non avesse elevato il suo grato pensiero alla vereconda badessa me­ dioevale che definì i glu­ tei « la parte abondanzievole del corpo che la Prov­ videnza diede agli uomini per maggior comodo di sedere », il Policlinico di zona avrebbe contato tra i suoi coscritti un perso­ naggio di più, qualche an­ no addietro. Fu al passo del Cerreto quando, cal­ zati per la prima volta gli sci, si lasciò andare di schiena sulla neve per non finire difilato contro la vasca di cemento delle trote L’autore si è salvato in corner: è andato a lezione dagli specialisti della FISI (Plattner, Flink, Bertazzini, Prosliner). Quindi i miei dieci lettori avranno l’impressione di ascoltare una lezione impartita da insegnanti qualificati che. lungi dall'essere cattedra­ tici. vanno incontro ai lo­ ro allievi e comunicano ad essi una passione che è anche la loro.

I TEMPO Aprianio il sipario Pensiamo di essere Cortina, all’Abetone, Cervinia, al Sestriere,

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dove i Senoner. i Nogler. i Chevalard, i Chattant. i Sibille, i Vaschat prendo­ no lo slancio per le loro discese a rompicollo. Im­ maginiamoci di essere li dove la natura sembra ab­ bia creato tutto di nuovo: gli alberi, il muschio, le rocce lavate dalla pioggia notturna ed una bassa nebbia leggera che filtra tra gli alberi, mescolando­ si alla luce del mattino in vapori luminosi. Lasciamoci andare, inol­ triamoci piano piano sul­ la neve senza sapere do­ ve, sentiamoci senza pas­ sato, senza presente e senza futuro, sospesi nel silenzio che né lo sfru­ sciare dello sci né il cucii di un uccello lontano rie­ scono ad incrinare. E’ co­ me errare su di una terra sacra, candida e far sen­ tire al cuore dell’uomo moderno che almeno per un momento non può es­ sere arido. Non scrivo ’ste cose perché mi ha dato di vol­ ta il cervello e mi piace fare il crepuscolare, ma perché avverto il fascino che emana dallo sci, di­ sciplina non a torto chia­ mata nel Nord lo « sport degli sport ». Scrive Fridtjof Nansen nel suo libro « Sugli sci attraverso la Groelandia»: « ...nello scivolare veloce­ mente verso il basso, at­ traverso i boschi, dopo la dura fatica della salita — con le guance arrossate dalla frusta fredda del­ l’aria dei monti e dallo

sfiorare dei gelidi rami degli abeti — - la mente e i muscoli all’erta, prepa­ rati all’incontro con qual­ siasi ostacolo che il pros­ simo istante ci può getta­ re davanti sulla pista, ci si sente veramente nobili e forti. Tutto l’essere è as­ sorbito dalle meraviglie che la natura ci ha sparso tutt’intorno con mani ge­ nerose, e si prova una sen­ sazione stupenda, come se secoli di pesante civilizza­ zione ci fossero caduti dalle spalle... ».

Il TEMPO Elementi psicologici dello sci per i giovani « discesisti » (da una conversazione ael prof. Flink, preparatore nazionale FISI). Perché si preferisce la discesa? «Più spettacolare: quindi appaga l’esigenza di auto­ valorizzazione; più è lun­ ga e ripida più aumenta la velocità: quindi crea la esaltazione psichica, fonte di intenso piacere; é l’e­ sercizio più facile e più semplice : difatti basta lasciarsi trasportare dagli sci. «Occorre però vincere la inibizione inconscia che esiste in ciascuno di noi, che si accentua, per esem­ plo, nello stemm (scendi in diagonale e ti viene spontaneo inclinare il

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corpo a monte anziché a valle, mentre la tecnica esige il contrario di ciò che fa il ciclista o il mo­ tociclista quando affronta una curva in velocità). « Occorre vincere il sen­ so della paura, causa del­ la caduta specie all’indietro. «Occorre lo sprezzo del pericolo senza essere e di­ ventare degli incoscienti. « Occorre quella volontà decisa che ha consentito a Senoner di riprendèrsi dagli innumerevoli inci­ denti in cui è incappato e che lo ha portato all’al­ loro mondiale in Cile. «Occorre acquistare il senso della sicurezza at­ traverso una buona pre­ parazione di base che ti porta ad iuna corretta tecnica. ad una personale perizia. ;ad un perfetto psicofisico». equilibrio>

III TEMPO Come si conduce una seria preparazione

(da una conversazione con Plattner, C.U. dei disce­ sisti FISI). «C’è una preparazione remota chiamata anche quella del ” riposo attivo ” e che va da Settembre a Novembre. E’ costituita da esercizi a corpo libero, la­ voro o giochi in palestra (tra gli altri sollevamen­ to pesi), da piccole gare in collina (tipo campe-


stri), dal pentathlon (te­ nendo conto naturalmen­ te della diversa età dei partecipanti!. In questo periodo gli sci rimangono in soffitta con la gatta di Masino e con il Dizionario dello Stile Corretto! «C’è poi la preparazione prossima, quella immedia­ tamente prima dell’atti­ vità agonistica. «Allora si va sulla neve per sensibilizzarsi sugli sci. per imparare o perfezio­ nare la tecnica e lo stile. «Soltanto una attenta preparazione consente di poter affrontare con mag­ gior rendimento le diffi­ coltà tecniche che l’agoni­ smo dello sci richiedex.

IV TEMPO Cala il sipario Con queste note abbia­ mo tentato di portare il non iniziato, l’appena ini­ ziato ed infine la pletora di « coloro che sono delu­ si perché non ci riescono » ad una buona confidenza con la neve, tale da evi­ tare di soffrire di comples­ si di inferiorità nei con­ fronti di qualsiasi pr bravo sciatore, campif naturalmente esclusi. Infine sottolineiamo pt. non essere fraintesi: che non è necessario essere dei campioni o possedere un fisico da campione per goderò dello sport della neve: basta incominciare avendo una discreta dose di buona volontà, seguire un metodo di preparazio­ ne, ed il resto, il più delle volte viene da sé do scia­ tore scoprirà in se stesso energie che probabilmen­ te non immagina nemme­ no di possedere); che lo sport dello sci portandoci a stretto con­ tanto con la natura, sve­ glia in noi il senso del bello e richiedendoci l’uso contemporaneo tanto dei muscoli quando delle fa­ coltà percettive risponde su misura alle esigenze dello sport perfetto. Si eviterà che lo sciare ti n prodotto di diventi un moda. Eviteremo che lo sport dello sci appartenga al quadrante delle tante cose che l’uomo spreca e fa diventare inutili. « La vita é un paradiso — scrive Dostoievskij nei Fratelli Karamazov, libro VI cap. 3 — e noi tutti siamo in paradiso, ma non voglia­ mo capirlo; e invece, se volessimo capirlo, domani stesso il mondo intero di­ venterebbe un paradiso ». Anche il tempo dello sci può essere tempo di para­ diso! E... op la curva! LELIO PODESTÀ

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osi, cari amici, siamo arrivati all’ultima puntata pr : diversi tipi «ver paria­ di arresi vari stop to ed i gli ultimi oggi pa co­ due rin Se’ *

stop di coscia e di pianta del piede

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ciparé i 1! lixsano su paiIoni a mezza altezza, ed anche perché riduce al minimo le possibilità di er­ rori. Esso si articola in que­ sto modo: nel ricevere la palla la gamba destra che effettua l’arresto viene ri­ chiamata verso il busto, pie­ gata in modo che tra coscia e busto stesso si venga a formare un angolo retto. Al momento poi del contatto con il pallone si deve flet­ tere la coscia verso il bas­ so onde permettere alla sfe­ ra di essere accompagnata delicatamente verso terra e per renderla in tal modo subito giocabile (vedi foto). Anche in questo non dif­ ficile esercizio ricordate sem­ pre l’impostazione legger­ mente piegata in avanti del corpo. Altra regola indispen­ sabile per l’esecuzione è la morbidezza e la scioltezza di tutto il corpo, perché in caso di contrazione inevita­ bilmente invece di arrestarla si allontanerebbe la palla perdendone il controllo. Que­ sto esercizio si deve eseguire con ambedue le gambe fino ad ottenere con il susseguirsi degli allenamenti la perfe­ zione. Ed ora non rimane che parlare dello stop esegui­ to con la pianta del piede. L’arresto viene effettuato solo dalla parte anteriore dello stesso: questo esercizio, che deve essere eseguito sempre con le gambe leg­ germente flesse, è utile per lo stop denominato « a se­ guire » perché consente nel­ lo stesso tempo di arrestare

il pallone e continuare con la sfera al piede nell’azio­ ne di tiro, di dribbling, op­ pure al passaggio. Detto movimento si deve eseguire con ambedue i piedi e con la massima attenzione. Nelle prossime puntate iegheremo i particolari mici di altri esercizi per_né i ragazzi sappiano esat­ tamente sviluppare in pra­ tica e sul terreno di gioco quanto desideriamo inse­ gnare per perfezionare il loro bagaglio tecnico. Prima di chiudere questi brevi cenni, desidero ancora una volta richiamare l’at­ tenzione degli istruttori a seguire con scrupolosità la spiegazione degli esercizi

particolari e di conseguen­ za, svilupparli in pratica per ottenere quei risultati che non potranno mancare se gli allenamenti saranno sempre improntati alla mas­ sima serietà e passione da chi deve insegnare e da chi deve apprendere. Il sapere stoppare bene la palla con ambo i piedi e con qualun­ que parte di essi, risulta la principale caratteristica di un calciatore di buona classe, senza dimenticare che dovrà sapere arrestare la sfera anche con la te­ sta, con il petto, con la coscia ecc. per essere com­ pleto su tutta la gamma degli stop da noi fin qui descritti.

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tennis tavolo

con il “footing” preparazione agli esercizi atletici

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a cura di DOMENICO MAIELLO

y n questo articolo sulla I preparazione atletica dei -* pongista affronteremo ii problema della « tenuta » e come questa si possa mi­ gliorare. Abbiamo visto come in gara la concentrazione dei giocatore è richiesta costan­ temente al massimo liveilo ed una se pur minima dimi­ nuzione di rendimento an­ che a carattere transitorio, può compromettere il risul­ tato del set e dell'incontro. La diminuzione del rendi­ mento può essere determina­ ta da un calo fisiologico o da una incapacità di mantene­ re per tutto rincontro una elevata concentrazione nervo­ sa. Nel primo caso è neces­ sario un intenso lavoro atle­ tico per permettere al pongi­ sta di poter contare su una riserva di energie che dia la possibilità di non sentire gli effetti della stanchezza per tutta la durata dell’incontro che a volte si protrae a lungo. Infatti, le partite in cinque set possono durare sino a cinquanta minutiun'ora di gioco. Prendendo come punto limite questa distanza, il pongista si deve preparare ad una tenuta atletica che gli permetta di giocare per un’ora in perfet­ ta efficienza. Prendiamo in considerazio­ ne sia il pongista che ha la possibilità di usufruire di un ambiente ideale, sia quello che può contare sul­ la sua cameretta o sulla sala dove si gioca. Nel pri­ mo caso consigliamo di ini­ ziare con lunghe passeggiate fatte a ritmo sempre più sostenuto di cinoue-dieci chilometri, possibilmente in zone alberate ed in campa­ gna dove diventa un piacere respirare profondamente, Nelle città, dove i gas di scarico delle auto e degli ambienti di riscaldamento ___________ _ inquinano notevolmente la atmosfera, consigliamo di scegliere nel caso di impos­ sibilità di recarsi in un po­ sto alberato e fuori città, quelle strade che sono nor­ malmente poco frequentate

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Come preannuncio lo sul numero scorso di Stadium,. iniziamo qui a trat­ tare della preparazione atletica dei pongisti. Anzitutto, ovviamente, bisogna mettere in grado l’organismo di affrontare nel migliore dei modi e soprattutto senza danni gii esercizi più specifici a corpo libero. Pertanto, iniziamo da un allena­ mento preparatorio: il a footing ». A tale preparazione tutti i maggiori campioni dedicano particolare cu­ ra, come si vede nella fo­ to qui accanto che ritrae un campione mondiale, il giapponese Ogimura.

o che per le particolari ca­ ratteristiche del luogo sono mantenute pure da corren­ ti di aria o venti. Dopo che per un certo nu­ mero di volte (dieci-quindi­ ci) si è ripetuta «la passeg­ giata » e si comincia a no­ tare che a parità di percor­ so diminuisce la stanchezza, che a parità di stanchezza percorriamo una distanza maggiore, bisogna iniziare a intercalare nelle « passeggia­ te » tratti di marcia con tratti di corsa fatti in modo sciolto. I tratti di corsa si devono progressivamente in­ tensificare sino a conside­ rare la « passeggiata » una corsa a piccolo trotto inter­ calata da tratti di marcia. Questo lavoro deve essere fatto due o tre volte la set­ timana. Naturalmente il la­ voro deve essere proporzio­ nato alle possibilità fisiche individuali e per questo gra­ duato progressivamente nel tempo. Cioè vi sarà colui che riuscirà a compiere la « passeggiata » trotterellando dopo una diecina di allena­ menti. mentre ci sarà chi avrà bisogno di un numero di allenamenti tre-quattroclnque volte superiori. La gradualità dovrebbe essere intuita sia da chi si sotto-

pone allo sforzo sia da chi funge da allenatore. Se ave­ te la possibilità di consul­ tarvi con un insegnante di educazione fìsica che vi pos­ sa seguire, approfittatene! Nessuno meglio di lui vi po­ trà dare utili consigli. Può capitare che dopo i primi allenamenti di mar­ cia-corsa il vostro rendimen­ to di gioco diminuisca. Non preoccupatevi la cosa è na­ turalissima. poiché il vostro fìsico provato dagli sforzi perde parte della sensibilità neuromuscolare indispensa­ bile per poter giocare in maniera del tutto abituale. Però, non appena il vostro fisico sollecitato dal lavoro dimostrerà di reagire posi­ tivamente acquisendo la re­ sistenza allo sforzo, non solo il vostro rendimento tecnico tornerà abituale, ma vi per­ metterà di giocare senza provare stanchezza. La stan­ chezza sarà quindi un pro­ blema che non vi interesse­ rà più. Non vi interessarà più se continuerete ad alle­ narvi nelle passeggiate-corse, poiché appena interrompe­ rete gli allenamenti progres­ sivamente il vostro fìsico perderà la capacità di lavo­ rare a lungo e voi tornerete nelle stesse condizioni in

cui eravate prima di iniziare. Non si pensi che è suf­ ficiente cominciare ad alle­ narsi un mese prima dell’in­ contro importante. A volte può essere sufficiente, ma nella maggior parte dei casi ci si trova nel periodo in cui il fisico non risponde se­ condo i nostri desideri, non avendo raggiunto lo stato di buon rendimento fisiologico. Tutto deve essere accura­ tamente preparato, nulla de­ ve esser lasciato alla im­ provvisazione ed al caso se vogliamo evitare sgradite sorprese. Come non basta un mese per prepararsi co­ scienziosamente, così non si devono interrompere e ri­ prendere continuamente gli allenamenti, poiché questo costerebbe più al fisico di quanto non costi il mante­ nersi in allenamento in buo­ ne condizioni, quanto il la­ voro che bisogna fare per raggiunerle. Un fisico ben allenato sopporta la sua quantità di lavoro molto più facilmente di quando non lo è. L'alternare continuamente periodi di allenamento in­ tenso a periodi di scarso lavoro o di abbandono por­ tano inevitabilmente a fare un lavoro complessivamente maggiore e con risultati mol; to inferiori di quando ci si allena continuamente. 'Quando si inizia ad alle­ narsi ci si deve « costringe­ re », qualunque cosa accada (naturalmente se meno im­ portante dello sport), a non interrompere gli allenamenti. Non ci dobbiamo far pren­ dere dalla pigrizia e trovare la scusa del tempo piovoso o del vento freddo o dell'a­ mico che ci viene a chiama­ re per andare al cinema. L’atleta è una persona seria che sa anteporre la sua atti­ vità sportiva a tutte quelle di secondaria importanza, altrimenti non è un atleta giocatore di tennis da ta­ volo. ma un qualunque gio­ catore di ping-pong che fre­ quenta il campo di gioco per passare il tempo chiacchie­ rando con gli fenici e stra­ pazzando più o meno vio­ lentemente la pallina.


per conservare gagliardo il corpo e acuto V ingegno

alimentazione e salute un binomio inscindibile Mentre ad un’alimentazione razionale corrisponde sempre un buono stato di salute, ad una che è irrazionale per difetto o per eccesso, ne corrisponde invece sotto tutti gli aspetti uno essenzialmente cattivo. 1 sembra sla stato partlcolarmente felice 11 Prof. Sa­ bato Vlsco. Presidente dell’isti­ tuto Nazionale della Nutrizio­ ne. allorché Illustrando in un discorso gli scopi che si pro­ pone di raggiungere la mostra permanente per l’educazione alimentare allestita e già In funzione presso le Terme di Saint Vincent In Val d’Aosta e le ragioni specifiche per le quali Il Ministero den’Agrlcoltura e delle Foreste aveva scelto — per la prima realizzazione di una mostra del genere — una stazione di cura di grande Im­ portanza, ha affermato tra l’altro: •x Alimentazione e salute co­ stituiscono un binomio Inscin­ dibile. nel senso che ad un’ali­ mentazione razionale corrispon­ de sempre un buono stato di salute e ad una Irrazionale, per difetto o* ber eccesso, ne corri­ sponde uno cattivo. In nessun luogo come In una stazione di cure Idrominerali questa verità è facilmente dimostrabile e in nessun luogo, quindi, l’efficacia di un’opera organica di educa­ zione alimentare può dare risul­ tati più soddisfacenti ». Ma come è possibile realizzare sul piano pratico un'alimenta­ zione razionale, se non cl si propone dapprima la soluzione del problema rappresentato da un’adeguata educazione allmentare? E. anche se ci si propone un problema del genere, chi è In grado di insegnarci qualche cosa su questo argomento? Da tale punto di vista, in Italia non si può dire che si sla provveduto in maniera adegua­ ta. Molto potrebbe fare in tal rmro la stampa. Ma è raro che la stampa, la quale si occupa con grande profusione di spazio della vita privata del divi della canzone e dello schermo, tratti siffatto argomento. Né si può dite che. le poche volte che lo fa. riesca a farlo con piena co­ gnizione di causa Efficace po­ trebbe essere, sotto questo ri­ guardo. l'opera della scuola. Me come non riconoscere che pro­ prio nella scuola l’insegnamento del principi basilari dell’alimen­ tazione è stato fino ad oggi pro­ fondamente trascurato? Che quel poco che essa insegna, qua si mal riesce a formare un tut­ to organico di conoscenze, c pertanto riesce di scarsa uti­ lità? Il problema é più grave di quello che potrebbe sembrare a prima vista, perché proprio nel nostro Paese questa mancanza di un'adeguata educazione in materia crea situazioni alimen­ z~.‘.z dimeni neltari estremamente^ le zone meno rlcche tl-“~- per alcune " e In carenze fondamentali, __ r per eccessi quelle più ricche cól rivelarsi danche finiscono col noci. Guardiamo 11 caso rappresen­ tato dalla carne, che In q«»sl tutte le famiglie Italiane forma la base di ciascuno del pasti quotidiani. Nel 1965 abbiamo

importato bestiame da macello e carni fresche o congelate per un totale di 260.2 miliardi di lire; nel primi nove mesi del 1966. tale Importo é arrivato già a 220 miliardi. DI questo passo 11 traguardo del 300 miliardi sarebbe già sicuro, ma le richie­ ste di aumentare le importa­ zioni in questo settore, a se­ guito del « diluvio ». fanno te­ mere 11 peggio. Eppure 11 problema dell’affan­ nosa ricerca d! nuove proteine animali per una migliore ali mentazlone degli Italiani po Irebbe considerarsi fin da que sto momento completamente risolto, per poco che 1 consu­ matori. resi edotti da un’ade­ guata educazione alimentare. Indirizzassero le loro scelte in fatto di cibi verso tipi di car­ ne che, pur possedendo in grado sufficiente le proteine di origine animale cosi necessarie al no­ stro organismo, non si debba­ no Importare a carissimo prezzo dal mercati stranieri, essendo la produzione nazionale del set­ tore più che sufficiente per fronteggiare le richieste del mercato interno. Alludiamo In partlcolar modo alla carne di maiale fresco, del tutto diversa da quella suina che finisce alle industrie degli insaccati, sul conto della qua­ le esistono ancora, nel nostro Paese, pregiudizi ingiustificati. Ad esemplo, molti che pur con­ sumano in abbondanza carne bovina sobbarcandosi ad affron­ tare la grave spesa che essa comporta, diffidano della carne di maiale magro perché sosten­ gono che essa sarebbe troppo grassa, difficile da digerire, pe sante al massimo grado, capace di sviluppare un numero ec cesslvo di calorie. Invece costo ro non sanno che la quantità di grasso contenuta nella carne di maiale magro é della mede­ sima percentuale del grasso contenuto nella carne bovina (dal 30 al 50 per cento), che si tratta di carne tenera per l’età giovane del soggetto macellato In genere sul 5-6 mesi, che è molto appetibile per 11 suo par­ ticolare sapore, che In quanto alla sua digeribilità sono gli stessi medici a consigliarla per determinate categorie di malati. Che — infine — sotto 11 pro­ filo esclusivamente vitaminico, la carne di maiale magro si é rivelata molto ricca di vitamina B1 e vitamina B6, per le quali raggiunge In genere tassi su­ periori perfino a quelli delle carni bovine. Un suo più largo consumo, o almeno un suo più frequente avvicendamento con la carne bovina Insieme a quella di pol­ lo gioverebbe prima di tutto alia salute perché renderebbe possibile un'alimentazione ra­ zionale; e POI anche alla ta­ cca perché il suo costo è net­ tamente Inferiore a quello proi­ bitivo raggiunto oggi dalle car­ ni bovine. inserzione

atti di eroismo nel “giorno del diluvio Firenze, Dicembre. Ormai un mese è già trascorso dal « Giorno del Diluvio » per ripetere un’espressione tanta cara al no­ stro eccezionale sindaco, prof. Piero Bargellini, e Fi­ renze, sia pure fra mille e mille difficoltà, sta lenta­ mente scrollandosi di dosso la coltre di fango e di melma che l’ha ricoperta dalla « Notte più lunga ». quella fra il 3 ed il 4 novembre, per riparare i danni, per ripristinare quella tanto sospirata normalità. Solo ora veniamo a conoscenza di atti eroici com­ piuti da molti atleti del C.S.I. Infatti le drammatiche ore vissute da Firenze sono state costellate da veri e propri atti di eroismo. Fra i più significativi riteniamo debba aver giusto ricono­ scimento, quello compiuto dal giovane Claudio Corsi, un atleta dell’U.S. Albor di Grassina, campione pro­ vinciale e regionale toscano di tennis e figlio di Gian­ carlo Corsi, presidente della commissione tecnica pro­ vinciale e membro del Consiglio direttivo del Co­ mitato fiorentino del C.S.I. Claudio Corsi, assieme ad un amico. Fabrizio Car­ dini, ha salvato nel rione di Gavinana ben nove persone che stavano per annegare. Alle sei della mattina del 4 novembre, quando l’acqua aveva già raggiunto l’altezza di circa 4 metri, i due giovani, che abitano in Via Caposacchi, 12, hanno visto, da una loro finestra che dà sul cortile interno del palazzo, una casa di un solo piano, quasi completamente sommersa. Le nove persone che vi abi­ tavano, avevano trovato rifugio sul tetto e stavano per rimanere affogate, poiché le acque aumentavano rapidamente di livello. I due giovani si sono tuffati nelle gelide acque e, a nuoto, hanno raggiunto la casa. Poi. con coraggio impareggiabile, hanno invitato le nove persone a calarsi in acqua e, aiutandole a ri­ manere a galla, sono in seguito riusciti a portarle in salvo. Ma di atti di eroismo di quelle tragiche ore se ne sono registrati diversi: molti cittadini sono stati sal­ vati da sicura morte grazie all’opera di salvataggio, effettuata con canotti di gomma, da singoli cittadini, fra cui moltissimi giovani appartenenti a società del C.S.I. fiorentino E' questa la più bella testimonianza di quanto pospos­ sa fare la generosità e l'altruismo registrati in maggior misura fra i giovani e giovanissimi, acquisito nella pratica dello sport, quando i drammatici casi della vita lo richiedano, cosi come nelle tragiche giornate vissute da Firenze e dai fiorentini nei terribili primi giorni di novembre. GIAN CARLO FAZZINI 13


! ORISTANO - Grande suc­ cesso ha riscosso ad Orista­ no la V gara stagionale di corsa campestre a cui han­ no partecipato complessiva­ mente per le due categorie « Allievi » e « Juniores » cir­ ca cinquanta atleti. La gara, valevole quale 1prova del campionato zonale, sia individuale che per So­ cietà, è stata organizzata dalla locale Unione Sporti­ va Adi in collaborazione con la Commissione Tecnica Zo­ nale di Atletica Leggera e si è svolta in un percorso ideale alla periferia del po­ polare rione cittadino del Sacro Cuore. Per la categoria « Allievi » netta è stata l’affermazione di Loi. della Società orga­ nizzatrice, che ha preso il comando della corsa subito dopo la partenza e l’ha te­ nuto per tutti i 1500 metri .del percorso. In questa ca­ tegoria hanno bene impres­ sionato Madeddu ed Orrù della Aristana e Floris del Soiarussa. Pure dell’Acli il vincitore della categoria « Juniores », Angelo Porcheddu veterano della specialità, che allo sprint ha superato Aritzu della Libertas Oristanese. Sulla scia dei due battistra­ da si è classificato Tratzi della Don Bosco. F. C. '

VIBO VALENTIA - Si so­ no concluse a Pizzo Calabro le « Olimpiadi Felton 1966 » organizzate dal Gruppo Sportivo Beato Felton CSI, in collaborazione con il Co­ mitato Zonale del Centro Sportivo Italiano di Vibo

Valentia e coll’istituto Tec­ nico Nautico di Pizzo Ca­ labro. I vincitori sono stati: 80 m piani: Fanello Leonardo (G.S. Olimpia); 400 m pia­ ni: Gallerò Giuseppe (A. C. Felton-Pizzo) ; 600 piani. 1500 piani e marcia ni 3000: Potami Antonio (Fiamma Vibo); Salto in lungo: Mazzeo Domenico (A. C. Felton Pizzo Cai.); Salto in alto. Lepanto Giorgio (G.S. Olim­ pia); Lancio del Giavellotto. Marchese Giuseppe (G. S. Olimpia); Lancio del disco: Saccà Salvatore (Fiamma Vibo); Vibo): Lancio del peso: Pa­ gnotta Rosario (A. C. Im­ macolata); Staffetta: Fiam­ ma Vibo V.; Calcio balilla singolo: Esposito Giuseppe (S. C. Felton); Calcio Ba­ lilla Doppio: Danielis-Trovato (A. C. Artese Pizzo C.) ; Tennis da tav. singolo: Di lorgi Giuseppe (A. C. Fel­ ton): Tennis da tavolo dop­ pio: Tavilla-Di lorgi (A. C. Felton); Pallavolo: G. S. Olimpia; Calcio: G. S. Olimpia. CAPUA - Con decreto del Ministro della Pubblica Istruzione, il Prof. Cav. Uff. Giovanni Dal Poggetto, Pre­ sidente del Comitato Provin­ ciale di Caserta, è stato no­ minato Coordinatore dei Ser­ vizi per l’Educazione Fisica e Sportiva del Provveditora­ to agli Studi di Caserta. Tale nomina vuole essere il tangibile riconoscimento del­ l’appassionata opera che il Prof. Dal Poggetto svolge da trenta anni a benefìcio della educazione sportiva dei gio­ vani nella Scuola e nel Cen­ tro Sportivo Italiano.

II C.S.I. OSCAR dell’oratorio di S. Croce in Milano, il 23 ottobre u.s. alla presenza del Presidente Prov.le del C.S.I. Milano Rag. Sincri, ha festeggiato il Decennio di fonda­ zione, alla presenza di numerosi invitati e diversi atleti. Alla manifestazione era presente anche il giocatore Facco Mario che dall’Oscar è passato all’Inter. Egli insieme a diversi ex Dirigenti, al termine ha ricevuto .-lo una targa ricordo di questo decennio. Nella foto da sinistra, Li._, i Dirigenti dell’Oscar Sigg. Villa, Tagliabile e Pirovano; il Presidente del C.S.I. Milano Rag. Sineri: il Dirigente Bianchi; il Consulente Ecclesiastico Don Fausto Bisortole..

PARMA - Si è svolta in questi giorni la celebrazione del « Ventennale di Vita Sportiva » della società San Leo della parrocchia di San Leonardo. La manifestazione ha tro­ vato felice inizio in un di­ scorso tenuto dal parroco Don Ampelio Zoni, che ha messo in luce glorie e sacri­ fici della compagine gialloblù, che risulta una delle più vecchie della città. Ha fatto seguito una copiosa premiazione che ha ricorda­ to anziani e giovani. Tra i premiati di maggior rilievo figurano il fondatore della società. M" Antonio Frigeri,

l’assiduo allenatore Italo Maccanelli, il n rag. iag. Giorgio v Shogry, che da tempo . t ha la reggenza della società, l’« ex » Corrado Azzali, anziano «go­ leador » della squadra (a lui hanno fatto capo alcune del­ le migliori affermazioni cal­ cistiche della San Leo) e al­ l’oculato custode del campo da gioco sig. Manlio Bolsi.

NAPOLI - A seguito della assemblea sociale è stata deliberata la fusione della S.S. Amatori Posillipo con la S.S. Napoli con la nuova denominazione: «Circolo Amatori Napoli ».

una società giovane l’atletica faenza Forse non è questo un titolo adatto per una Società che conta ormai dieci anni di vita, ma diciamo subito che tale noi la pensiamo, in quanto a guida pratica di essa sono al­ cuni giovani entusasti dello sport e dell'atletica leggera in particolare. Ed essi da qualche anno a questa parte sono im­ pegnati con il fervore e la passione propria dei giovani per migliorare sempre di più questa Società, ed a dire il vero sembra che ci stiano riuscendo. Infatti in questi ultimi anni l’Atletica Faenza ha visto un continuo crescendo di risultati, di tesserali: il 1966 è stato in assoluto la migliore stagione da quando la Società è stata fondata. Circa sessanta tesserati (con il 90 per cento di gio­ vanissimi) un insieme davvero lusinghiero di tempi e misure, varie vittorie in campo nazionale e numerosissime in campo regionale e locale, vari atleti che occupano i primi posti nelle graduatorie nazionali, per non parlare di quelle locali. Nel settore ragazzi si sono messi in evidenza alcuni giova­ ni con risultati eccellenti: primo fra tutti Ercolani Vittorio, che nei m. 1.000 ha segnato il tempo di 2’58"2; quindi sempre nei in. 1.000 Zoli Renzo con 3’05", Lusa nel salto in lungo con quasi 5 metri, Tanesini negli 80 con 10”3. Il settore Allievi è stato nel 1966 veramente fortissimo, con una trentina di tesserati, e risultati di assoluto valore. RosSOflona it’oo0 P‘a,ii in 8"9, Assirelli ha ottenuto 9”1 negh 80 e 37 & nei 300, Fatone 37”4 nei 300 e 2’45"2 nei ni. 1.000, Jocchia 2 42 2 nei m. 1.000 e 6'00”8 nei m. 2.000, poi ancora 3 re«iil 80Vofnelle^° 9"4 sempre negli 80, Monta9 negli 80 e 38 9 nei 300. Infine, fra i migliori risultati l eccezionale staffetta 4 x 100 che con il tempo di 44”5 si pone f a i migliori quartetti in Italia. Oltre a queste prestazioni, da Dahrr1areRanre r Rubbi™i. Caroli, i saltatori ndló Ballardim, i mezzofondisti Sica, Pasini, Casadio, Fio-

coli ^7 "2 °n fi J\Uin°.re^^Cell^\V.e P™?* Doitali ostae 61 6 net 400hs), di Sportelli nelle corse

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La staffetta 4 x 100 Allievi (44’5) dell’atletica Faenza. Da sinistra: Fatone Franco, Rossoni Giuseppe, Barone Lucia­ no, Assirelli Paolo.

(24”6, 54”, 2'08” rispettivamente nei 200, 400, 800), di Chesi nel salto triplo (in. 12,76), di Bangrazi nel giavellotto (ni. 45,30). Si tratta tuttavia di ragazzi alle prime gare e che solo fra qualche anno potranno acquistare tuia certa maturità. Nella categoria Seniores ancora una volta il migliore di tutti è stato Franco Fanelli. Egli ha avuto una brillantissima stagione: è balzato nel salto in lungo a in. 6,79, suo nuovo primato; nuovo primato anche nel salto in alto, dove ha rag­ giunto la rispettabile misura di ni. 1,83. Sempre nella catego­ ria Seniores, eccellente la prestazione di Fani incili nel lancio del disco, con m. 39,86; Somari Andrea nei in. 400 hs. ha »ngliorato il primato sociale con 57"3; lodevoli pure le prove ai Errani nel disco e Savini nel mezzofondo. _ . Per quello che riguarda l’attività nell’ambito del C.o.l. vi sono stale notevoli soddisfazioni. Già negli anni passati vi erano stati del Campioni nazionali, ma mai come quest ani si era ottenuta una affermazione complessiva, che Ha visi VAtletica Faenza presente nella finale dei ni. oO, con kosóo 3°, nei m. 300, con Fatane ed Assirelli, nei 110 hs, con Dona f 4°,’ nella staffetta 4x 100 giunta seconda.


“SPORT E COMUNE,, Convegno a Vibo Valentia

SIENA - Si è recentemen­ te svolto a Siena un Torneo Intemazionale di Pallacane­ stro organizzato dalla S. S. Virlus. Vi hanno parteci­ pato, oltre che alla Società organizzatrice la S. S. Stel­ la Azzurra di Roma, la S.S. Aurora di Tunisi e l’al­ tra società senese Mens Sana. Gli incontri, si sono svol­ ti al Palazzetto dello Sport « Virtus », l’imponente co­ struzione di cui la Virtus dopo averne coraggiosamen­ te intrapresi i lavori li sta ora portando a termine. Le numerose Autorità in­ tervenute, tra le quali l’On. Prof. Brunetto Bucciarelli Ducei, Presidente della Ca­ mera dei Deputati, hanno espresso la loro ammirazione e le loro felicitazioni ai Di­ rigenti virtussini sia per il traguardo raggiunto da que­ sta Società che si è assunta completamente il gravoso onere pur di dotare final­ mente la città di un Palaz­ zetto dello Sport, sia per la perfetta organizzazione della manifestazione. Nella prima sera, in cui si sono svolte le eliminato­ rie, la S.S. Aurora di Tunisi è riuscita ad avere ragione della compagine della Virtus. mentre ia Stella Azzurra riusciva a prevalere sulla Mens Sana. Nella finale per il terzo e quarto posto si è avuto, la sera seguente, un amichevole derby in cui la Mens Sana si è imposta. Nell'intervallo tra le due partite si è avuto uno scam­ bio di doni tra gli Atleti della Virtus e gli ospiti Tu­ nisini. Si è poi disputata, alla presenza dell’On. Pre­ sidente della Camera, la fi­ nale tra la squadra di Tunisi e la Stella Azzurra, che si è con facilità affer­ mata. Al termine dell'incontro il Presidente della Camera dei Dentati ha consegnato la coppa alla squadra vin­ citrice. mentre altri premi sono stati consegnati alle altre squadre partecipanti da Autorità Cittadine. FABIO FRANCIONI

Nella foto: il Presidente della Camera on. Bucciarelli Ducei, premia i vincitori del Torneo Internazionale senese di basket.

TREVISO - Per il prossi­ mo Natale '66. sarà pubbli­ cato il libro di Giorgio Garatti « Sport e Giochi nella Marca Trevigiana » dalle origini ai nostri giorni. E' composto di circa 55 pa­ gine e di oltre 250 fotogra­ fie dall’800 fino ad oggi. Al C.S.I. Trevigiano è dedicato un lungo capitolo con l’in­ dicazione dei migliori piaz­ zamenti ai campionati na­ zionali di tutte le discipline sportive.

PAVIA - Dopo due mesi dall’inizio dell'attività ago­ nistica 1966-67. al Comitato Provinciale di Pavia del CSI si riscontrano le prime note lie.e che provengono dalla situazione del tesseramento. Essa infatti registra: Socie­ tà affiliate n. 52, tutte in at­ tività; tessere dirigenti n. 307; tessere atleti n. 773; tessere giovanissimi n. 21; tessere att. ricr. n. 108; per un totale di n. 1.209 tesse­ rati. SORA Il Comitato Zo­ nale Autonomo di Sora ha celebrato domenica 13 no­ vembre la Giornata del Di­ rigente del Centro Sportivo Italiano con la partecipazio­ ne del Vice Segretario Ge­ nerale, prof. Giuseppe Bur­ ri isso. L’ormai tradizionale con­ vegno si è aperto con la S Messa celebrata dal Vice Consulente don Domenico Ferri, alla quale è seguita una breve relazione del Pre­ sidente Zonale, dott. Carlo Fabrizio. Ha preso successi­ vamente la parola il prof. Burdisso che ha trattato con approfondita analisi il tema di Studio « Natura e finalità della Società sportiva del CSI ».

Si è svolto a Vibo Valentia, nei giorni 26 e 27 Novem­ bre. il Convegno organizzato dal Centro Sportivo Italiano di Cosenza, in collaborazione con la Civica Amministrazio­ ne di Vibo Valentia, per gli Amministratori Comunali della Calabria sul tema: «Sport e Comune». Nella serata di sabato 26 sono iniziati i lavori nell’aula consiliare- del Comune di Vibo Valentia gremita di Sindaci e autorità governative e locali. L’Avv. Tony Murmura, Sin­ daco di Vibo Valentia, ha salutato i Convegnisti a nome della città, ribadendo che il Convegno dovrà costituire una tappa ascensionale della Calabria Sportiva. Il Prof. Marigliano ha quindi portato il saluto del Centro Sportivo Ita­ liano Calabrese, in qualità di Presidente Regionale. L’Avv. Inzillo, Presidente dell’Azienda Autonoma Soggiorno e Tu­ rismo di Vibo Valentia, ha sottolineato l'ottima iniziativa del CSI per il Convegno e si è augurato che l'organizza­ zione predisposta dall’Ente da lui presieduto potesse sod­ disfare i Convegnisti. Si è passato quindi alla lettura dei messaggi augurali inviati dal Ministro dei Lavori Pubblici on. Giacomo Mancini, dall’On. Misasi, Sottosegretario di Stato per il Ministero della Giustizia, dall’On. Militerni. Dal Sig. Prefetto di Catanzaro e Reggio Calabria, dal Prof. La Scala, dal Presidente della Cassa di Risparmio di Calabria e Lucania Dott. Giacinto Froggio, dai Sindaci di Paola e Catanzaro. Presidente del lavori è stato nominato l'On. Vit­ torio Cervone, del Centro studi per i problemi del tempo libero, ente che ha collaborato efficacemente per la riuscita del Convegno. La prima conferenza dal tema: «Una politica sportiva per l’educazione della gioventù », è stata tenuta dal Presi­ dente Nazionale del CSI, Prof. Aldo Notario. L’oratore ha esordito congratulandosi colla Civica amministrazione di Vibo Valentia e col CSI di Consenza per aver organizzato l’importante convegno e portando il saluto del Centro Spor­ tivo Italiano. Nel corso dell'applauditissima ed interessante conferenza ha detto fra l'altro: «Il tempo libero deve ser­ vire per fortificare e affinare lo spirito dell'uomo, mediante le manifestazioni sportive ed è pertanto un dovere dello Stato approntare con quensto intento i necessari servizi ». Il Presidente dei Lavori, On. Cervone, ha sottolineato la bontà della relazione e ha aperto il dibattito. Ha preso per primo la parola l'On. Foderaro che ha ribadito che lo sport non è praticato molto in Italia, specie al Meridione in quanto non si è raggiunto un notevole grado di benes­ sere. Hanno poi partecipato alla discussione il Dott. G. Manfnda. il Prof. Marigliano. il Geom. F. Lo Guarro, il Dott. Palermo e Dott. Cosato. Domenica 27 si è avuta la seconda giornata del Conve­ gno, iniziata alle ore 9 con la partecipazione alla SS. Mes­ sa celebrata nella Chiesa dei Salesiani dal Rev.mo Padre Terenzio Mancina, consulente ecclesiastico regionale del CSI calabrese. Sono ripresi poi i lavori, con le relazioni dei tre assessori allo sport Provinciali, Prof. G. La Scala di Reggio Calabria, Prof. Oscar Principe di Cosenza e Prof. C. Mulé di Catanzaro. L’On. Misasi ha preso la parola mettendo in risalto l’importanza dello sport quale efficace mezzo educativo del­ le masse giovanili. Nel pomeriggio vi è stata una partita di Pallacanestro Femminile tra le squadre di Messina e Catanzaro, e un in­ contro giovanile di tennis fra Vibo Valentia e Reggio Ca­ labria. Nella serata i convegnisti si sono di nuovo radunati nel­ la sala consiliare del Comune di Vibo dove il Sindaco. Aw. Tony Murmura, Presidente del Comitato Zonale CSI di Vibo Valentia, ha trattato il tema « Problemi sportivi del Catanzarese ». L'oratore ha sottolineato che la Cala­ bria detiene il triste primato della regione più povera di impianti sportivi, ribadendo che solo attraverso un loro po­ tenziamento si potrà sperare in un incremento notevole del­ l'attività sportiva. Una interessante discussione ha seguito l’applaudita conferenza dell’Avv. Murmura. Le conclusioni del Convegno sono state fatte dall’On.le Cervone il quale si è detto soddisfatto dell’andamento dei lavori e si è augurato che i problemi dello sport possano essere affrontati con maggiore coscienza sportiva dai parla­ mentari. E' stata anche approvata una mozione conclusiva che ha affermato: «Il valore sociale dello sport» e ha inteso fissare tre concetti, e cioè: 1) l’urgente necessità di codificare delle modifiche alle attuali leggi provinciali e comunali, ed in par­ ticolare all'articolo 91, affinché gli enti possano provvedere con interventi obbligatori: 2) la necessità degli < nti di poter contrarre mutui dal credito sportivo; 3) si è auspicato l'in­ tervento della Cassa del Mezzogiorno per la creazione di im­ pianti. Infine, ò stata richiesta al Governo la creazione di un organo che si preoccupi esclusivamente dello sport. A tutti 1 partecipanti è stata offerta una medaglia ri­ cordo da parte del Comune di Vibo Valentia. RAFFAELE BLANDINO

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TUTTO A TUTTI

Cari amici, « Stadium » prende prov­ visorio commiato da voi alla fine d’un anno. Ci ri-. vedremo l’anno prossimo,' ma con una importante novità, in meglio natural­ mente. Quest’anno il giornale giungeva quindicinalmen­ te a tutti i dirigenti, e set­ timanalmente soltanto a pochi. Dal prossimo gen­ naio, invece, sarà quindicinaie ma avrà pili pagine, riunirà le due edizioni del­ l’anno scorso c sarà inviato ogni volta a tutti allo stes­ so prezzo. L’edizione unica conter­ rà servizi di informazione e di critica, articoli di for­ mazione inorale e di tec­ nica sportiva, i comunicati ufficiali dell’attività CSI, le notizie dell’attività lo­ cale, le rubriche di varietà ma, ecco la novità, invece che soltanto a una parte

giungerà nominativamen­ te a tutti i dirigenti di So­ cietà e di Comitati senza variazioni di prezzo. La presidenza Nazionale ha voluto così venire in­ contro ad una periferia preparata, sensibile, atten­ ta, generosa. Ora attendia­ mo fiduciosi da essa una corrispondenza ed una collaborazione che ci aiuti a rendere sempre più fun­ zionale lo strumento in­ formativo, critico e didat­ tico che Stadium vuol es­ sere, attraverso la più ido­ nea utilizzazione di esso ma anche con una oppor­ tuna critica, con consigli e con una positiva coope­ razione. Stadium, anche con que­ sta importante innovazio­ ne, si propone di essere sempre meglio al vostro servizio. Non fateci man­ care il vostro giudizio, il vostro concreto aiuto.

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QUINDICINALE DEL CENTRO SPORTIVO ITALIANO ★ I PROBLEMI DELLO SPORT

STADIUM E “CSI ’67”

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Le Società Sportive che si riaffìliano subito, riceveranno immediatamente dai Comitati di appartenenza anche l’annuario CSI '67, indispensabile manuale per l'orga­ nizzazione e il programma agonistico delle Società. CSI '67 è stato ampliato e arricchito soprattutto nelle prime due parti dove vengono esposti in modo sintetico e facile le più recenti direttive e metodi di azione per la vita comunitaria delle Società Sportive. STADIUM e CSI '67 sono sussidi indispensabili per ogni dirigente.

PER RICEVERE STADIUM FIN DAL PRIMO NUMERO DI GENNAIO BASTA RINNOVARE SUBITO LA AFFILIAZIO­ NE DELLA SOCIETÀ’ E IL TESSERAMENTO DIRIGENTI

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Viene spedito periodicamente all'indirizzo personale di tutti i dirigenti re­ golarmente tesserati, alle Società Sportive e a tutti coloro che ne fanno richiesta alla Presidenza Nazionale. a 24 r!ceV®re RADIUM ogni quindici giorni per un anno intero, a 24 e 32 pagme, è di sole l, 500 (lire cinquecento)

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