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Stadium n. 41/1966

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i problemi dello sport


le medaglie di Montuori o chiamano Dingo e a scuola, quando non dorme, legge giornali sportivi. Di nascosto, naturalmente. Stamattina, quando sono entrato in classe, stava a capofitto sulla pagina che esaltava le gesta dei suoi « giallorossi » che, un paio di giorni prima, avevano eretto la diga davanti alla straripante Inter. Ma il « Corriere » lo teneva squadernato sopra il banco, stavolta, senza patemi d’animo. Che fosse in ansia di attendere la palla al balzo lo avrebbe visto anche un cieco. Avevo infatti appena iniziato a commentare la sottoscrizione aperta nell’ambito della scuola in favore degli alluvionati e a raccomandare il dovere di fraterna solidarietà, che Dingo era già in piedi, il giornale in mano come una bandiera. « Legga qua, professore. Anche i giocatori della Roma hanno fatto una colletta, prima del­ la partitissima e Montuori..., ecco, guardi qua ». Nella foga aveva... dimenticato anche i nerazzuri. Era felice come se quelle cose le avesse fatte lui; felice come un calciatore fischiato per tutta la partita che riesce a segnare la rete decisiva in zona Cesarmi. Gli sembrava di ri­ scattare, davanti al professore e ai compagni, ore di letture clandestine, di, rapporti e eiechetti. « Miguel Montuori — diceva il giornale —, ex giocatore della Fiorentina, si è reso- prota­ gonista di un significativo gesto di solidarietà. Per aiutare i sinistrati dalle alluvioni, ha dona­ to le sei medaglie d'oro coniate per i mondiali del Cile e da lui ricevute dalla Federcalcio per le sue imprese in nazionale ». Avevo letto altre volte episodi di generosità da parte di questo sfortunato campione costret­ to a interrompere la carriera a causa di un male crudele. Dissi quel poco che ricordavo, e i ragazzi si erano fatti attenti e seri, come acca­ de quando le parole vanno dritte al cuore. Ma Miguel aveva fatto anche di più, la notte del diluvio su Firenze. Chiamato al telefono da un amico minacciato dall’acqua, corse senza esitazione a portare il suo aiuto. « Dopo quella mattina di disastro, — rac­ conta — la mia casa è diventata un albergo. Tre famiglie si sono rifugiate qui. Eravamo più di venti, e ci si aiutava a vicenda. Vede quel tappeto? Ecco, su quel tappeto, proprio su quel tappeto dormivano quattro uomini. I letti li avevamo lasciati alle donne e ai bambini ». Aveva accolto le tre famiglie e poi era an­ dato a offrire il suo medagliere, i ricordi più cari, per gli altri alluvionati. Un gesto che onora lo sport, che vale tutti i goals della carriera di un campione che ha conosciuto, in altri tempi, il dolore per una di­ sgrazia altrettanto feroce. Il fiore della generosità e dell’altruismo non è stato travolto dal fango che ha imbrattato mezza Italia. DON VITTORIO

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lo sport m gobbi» educa ìrS sommamente interessante il momento at­ tuale dello sport ita­ liano, un momento vivace, ' aperto a nuove prospetti­ ve e soluzioni, certamente decisivo per il futuro del costume e dell’assetto sportivo deh nostro Paese. Intanto é già un primo motivo di soddisfazione il constatare che la « politi­ ca sportiva » è divenuto argomento importante, ri­ cercato, oggetto di discus­ sione del tutto normale negli incontri ai vari li­ velli su tutti i mezzi di informazione, anche su quelli che fino a ieri era­ no così restii a trattare certe questioni considerate teoriche, inutili, inattuali, inopportune e perfino proibite. Come non ricor­ dare che soltanto cinque anni orsono i dirigenti del CSI furono a lungo titu­ banti prima di arrischia­ re nel tema del VII Con-

gresso Nazionale, l’espres­ sione « politica sportiva » che poteva suonare ancora troppo audace e per certi ambienti addirittura ve­ nata di una non equivoca carica rivoluzionaria! Ne ha fatta di strada l’espres­ sione, e, quel che più con­ ta, quella coscienza spor­ tiva senza di cui l’espres­ sione non avrebbe senso e non potrebbe avere quel­ la fortuna che sta aven­ do. Pensare che oggi non si parla addirittura più del­ ia necessità che lo Stato intraprenda una politica sportiva. Tale questione viene data per ovvia, P®r scontata. Oggi la discus­ sione verte sui modi con cui lo Stato, e per esso il Governo, dovrebbe por mano a questa politica. E allora è indubbio che la discussione diventa ancor più interessante, allettan­ te anzi, poiché vi sono

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Ora si dà per scontata la necessità di una politica

sportiva. La discussione

si accende

sulle modalità di questa

politica e, di conseguenza sulla

funzione degli Enti di Propaganda

fondamentali del nostro vivere sociale e civile, pri­ mo fra tutti la libertà dei singoli e dei gruppi. Il nocciolo della que­ stione è in sostanza quel­ lo che il nostro giornale sollevò subito dopo l’ulti­ ma conferenza stampa deH’avv. Onesti, Presiden­ te del CONI, circa la funzione jdegli -Enti di Pro­ paganda Sportiva nel nuo­ vo auspicato ordinamento dello sport italiano, quale dovrebbe scaturire dalla discussione parlamentare sul Plano Quinquennale di sviluppo. L’avv. Onesti diede al­ lora una risposta non del tutto soddisfacente; ciò che suscitò subito in noi una serie di Inquietanti interrogativi (vedi n. 37 di Stadlum) e provocò nel numero successivo un de­ ciso intervento del nostro Presidente Nazionale. Al-

do Notano, dal titolo Inecoinvolti certi principi quivocablle « I giovani vo­ gliono rimanare liberi ». Abbiamo seguito con at­ tenzione gli sviluppi della questione ed abbiamo no­ tato alcuni nuovi inter­ venti che meritano a no­ stro parere d’essere presi in considerazione. Il primo e particolar­ mente significativo è sen­ za dubbio costituito da una lettera che la dot­ toressa Paula Paulin, del Centro di Igiene mentale della clinica pediatrica dell’università di Roma, ha indirizzato al settima­ nale l’Espresso (n. 45). Spiegando nella prima parte di riferirsi al « Libro bianco » del CONI e alle proposte per una politica sportiva che vi sono sug­ gerite, l’illustre interlo­ cutrice così testualmen­ te prosegue: « Onesti scende poi a suggerimenti specifici che mi lasciano perplessa. Ciò che Onesti ha scritto po­ trebbe infatti interpretar­ si come un suggerimento a costruire le future at­ trezzature per lo sport ri­ creativo entro una serie di recinti, alcuni dei qua­ li riservati alle scuole pubbliche, altri alle scuo­ le private, altri alle ca­ serme, altri ancora alle grandi industrie, ecc. Se le decisioni del Parlamen­ to dovessero orientarsi in tal senso, lo sport ricrea­ tivo verrebbe esercitato solo in apposite gabbie, approntate e controllate da strutture e organizza­ zioni quasi tutte inadat­ te a svolgere un compito delicato che si è già trop­ po tardato a svolgere. « Forse la soluzione giu­ sta potrebbe essere quel­ la che ho avuto modo di vedere applicata in molte città d’Europa, dove i fi­ nanziamenti per le attrez­ zature dello sport ricrea­ tivo vengono affidati in prevalenza ai comuni, ob­ bligandoli a costruire gli impianti senza recintarli, dentro e attorno ai parchi pubblici; ho visto che in quelle città le nuove scuo­ le, le biblioteche di quar­ tiere, le sedi di associa­ zioni, i centri sociali, sor­ gono in vicinanza e a contatto dei parchi pubblici cosi attrezzati; so che quei comuni, durante l’ar­ co della giornata, metto­ no gli impianti alterna­ tivamente a disposizione delle scuole, delle parroc­ chie, delle industrie, del­ le caserme, delle libere as­ sociazioni e anòhe, dei gruppi di giovani o di meno giovani che si for­

mano occasionalmente e (18 dicembre). Ecco il pas­ che occasionalmente vo­ so al quale soltanto ci ri­ gliono fare dello sport. feriamo per restare In Per concludere, tutti i fu­ questa occasione nell’am­ turi impianti per lo sport bito del tema degli Enti ricreativo dovrebbero es­ di Propaganda che ci sia­ sere elemento integrante mo prefissi, anche se tut­ di quei "sistemi verdi" di ta l’intervista ci sembra, parchi pubblici, già pre­ meritevole di attenzione. « Gli Enti di propagan­ visti dai piani regolatori di numerose città italia­ da? Veicolo eccellente, ai fini dell’organizzazione e ne ». La lettera non ha certo dell’educazione. Tuttavia considerati bisogno di commenti. Noi andrebbero sotto una diversa luce: sottolineamo soltanto la assoluta convergenza del­ non la solita, di ricetta­ le idee quivi espresse con coli di velleità parapoliti­ quelle che il CSI va so­ che da accontentare in stenendo da sempre a qualche modo, ma come proposito di politica gio­ organismi efficienti. Direi vanile e sportiva. Avere che potrebbero diventare avuto da una specialista parte operante dell’ossa­ in pediatria una contro­ tura che verrebbe a for­ prova diremmo quasi di marsi con l’approvazione natura tecnico-pedagogica di una nuova legge sullo alle affermazioni che noi sport. Si sgancerebbero andavamo facendo sul così dai partiti e anche piano di certi fondamen­ dalle altre forme di di­ tali principi sociali ir­ pendenza, soprattutto fi­ rinunciabili diritti perso­ nanziaria, che adesso ne nali, non è cosa di tra­ condizionano quasi total­ scurabile importanza. Né mente l’attività. Divente­ d’altro canto ci sembra rebbero allora dei veri valida l’obiezione mossa enti al servizio della pro­ alla lettera della dotto­ paganda sportiva del pae­ ressa Paulin dal Direttore se ». Inutile dire che queste del Corriere dello Sport il quale, pur trovandola mol­ espressioni concordano to acuta, interessante e con la posizione assunta fondamentalmente esatta, dal CSI, e non da oggi la giudica però utopistica soltanto: fin dal ricor­ per le note condizioni di dato Congresso Naziona­ disagio economico in cui le del 1961 è stata que­ si trovano 1 nostri Enti sta la linea teorica e Locali. Non ci sembra va-, pratica cui ci siamo ispi­ lida l’obiezione per il sem­ rati e alla quale non plice motivo che i fondi troviamo ancor oggi al­ di questi impianti non do­ ternativa di sorta se non vrebbero provenire dalle vogliamo ridurre a vuoti casse degli Enti Locali, ma suoni retorici le espres­ da quelle dello Stato, ana­ sioni di libertà e democra­ logamente a quanto sug­ zia. gerisce il piano del CONI DUILIO OLMETTI parlando di scuola, azien­ de e Forze Armate: che potrebbero fare questi isti­ tuti senza un adeguato finanziamento dello Sta­ to? No, il problema non è tanto di fondi quanto di vedere le cose in una cer­ ta maniera o in un’altra, di aver ben chiaro in men­ te che cos’è democrazia e che cos’è libertà. O, for­ se, è soltanto questione di credere fermamente ai valori di libertà e demo­ crazia e di voler decisa­ mente imboccare la strada che ad essi conduce. A proposito sempre degli Enti di Propaganda un al­ tro interessante interven­ to è quello del socialista on. Bensì, sottosegretario alle finanze e membro della Unione Interparla­ mentare dello Sport. E’ stato fatto in occasione del recente congresso della Associazione Italiana Cir­ coli Sportivi e riportato da Alfredo Berrà sul­ la Gazzetta dello Sport

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Il MAGO DEGLI OSTACOLI servizio di Lelio Podestà

TF « Sandri » nazionali sono di moI da in Italia ai nostri giorni-. Mazzinghi, Lopopolo, Riminucci, Calvesi. Calvesi? Forse uno dei miei trenta lettori ricordando il Don Abbondio di manzoniana me­ moria alle prese con Cameade si chiederà-, Calvesi? E chi è costui? Eppure chi apre le pagine dello atletismo italico ed internazionale non può dimenticare Calvesi ovverossia il « mago degli ostacoli »! E, per chi se ne intende, il nostro San­ dro dà senz’altro la paga agli altri quattro anche se il suo nome appare molto di meno sui frontespizi dei quotidiani e dei settimanali sporti­ vi. E non perché ci siano in lui at-, teggiamenti istrionici (è un nordico­ padano che non ci tiene a fare la soubrette e a farsi vedere in passe­ rella) e non perché, con i risultati dalla sua, ha messo su il sombrero messicano come fosse un conquista­ dor de la pampa e nemmeno perché ha saputo rendere automatiche le leggi della dinamica applicandole agli ostacoli (e sarebbe questo un ti­ tolo da medaglioni d'oro da 24 ca4

rati) rna perché è un vero allenatore, un conductor, uni consuleor e non un allevatore di stalloni da i io o da 400 m. Eccoti la dimostrazione in con­ creto. « Vedi, Lelio, voler fare l’allena­ tore significa questo:

— prendere contatto con l’atle­ ta ricordandosi sempre che si ha dinanzi un giovane non un adulto. Quindi uno che non si è ancora costruito né fisicamente né moral­ mente ma che bisogna aiutare a cre­ scere.

Prendere contatto significa in ter­ mini poveri: a) abituarsi a guardarlo; b) continuare ad accoglierlo non chiudendo intempestivamente la porta di casa per fargli vincere i complessi, le paure, certo « tattici­ smo » che sconfina poi nel disim­ pegno; c) ascoltare e sentire. Quando dò un suggerimento mi aspetto, de­ sidero il controsuggerimento perché

dalla discussione sincera e coscien­ te ci si arricchisce. In gara ci sono loro, gli Ottoz, i Cornacchia, i Mo­ rale, i Frinolli e tu non puoi intuire tutto né prevedere tutto anche se 10 vuoi o lo pensi; d) aver fiducia anche se avendo di fronte dei giovani senti suonare 11 campanello d’allarme. Continuare perciò a donare quello, che si crede « il bene ». Sta tranquillo che te lo ritrovi di ritorno e con l’interesse!». Queste son le idee che Calvesi ti snocciola una dietro l’altra, così tra un bicchiere di « Cinque Terre » ed un altro di « Vecchio Friul », con una mano in tasca e l’altra sulla ventiduesima Gauloise, parlando stra­ scicato e convinto di non aver sco­ perto l’acqua pesante o la sigla ma­ gica del successo mentre sua moglie {l’ex olimpionica Babre Gabric ed attualmente giornalista sportiva) lo segue con certosina attenzione. « Se hai la pazienza (con me ti ci vuole la pazienza alla Beethowen) di seguirmi ancora un pochino deb­ bo fare qualche aggiunta.


loro estrazione sociologica, una loro vita di relazione. E tu sai che poz­ zo di agitazione sia l’uomo! Sapessi quante volte ho sbagliato! E dire « ho sbagliato » è un grande atto di onestà e l’onestà, specie in questi tempi di magra, fa doppiamente bene!

3) Creare nel giovane la menta­ lità dell’atleta. La lotta, la vittoria dà gioia, qualche volta fortuna, ma esige sacrificio, esige volontà di scel­ ta. Soprattutto all’inizio, con i gio­ vanissimi occorre saper scegliere il tipo di allenamento che debbono fa­ re (ad uno può fare male il troppo e all’altro può far male il poco); farlo giocare in allenamento (altri­ menti crei il fachiro o l’autolesioni­ sta); tenere un diario per ogni ra­ gazzo del programma che si intende fargli svolgere ed insistere perché il ragazzo a sua volta tenga un suo diario. L’atleta si sentirà più inte­ ressato, aumenterà in lui la passione e si abituerà personalmente ad una revisione di vita dal lato tecnico e si instraderà a fare di sé un auto­ didatta ».

Un allenatore per essere tale de­ ve tener presente quanto ancora ti dirò. i ) Esere convinto di non saper tutto. I « maghi » (scusa se uso un termine che voi giornalisti in sedi­ cesimo usate spesso) nel nostro cam­ po non nascono: si possono fare con lo studio, la passione ma ci vuole una virtù che mi sembra passata di moda, una virtù vecchia: l’umiltà! Che vuoi, guarda la realtà del nostro tempo e la realtà specifica del no­ stro campo. C’è una tecnica che è sempre in evoluzione, in dinamico progresso. Quello che è valido oggi non lo può essere domani. I dogmi lasciamoli alla Chiesa ma voler dog­ matizzare tutto nel campo dell’atle­ tica come in quello di altri sport mi sa di mastodontica presunzione.

2) Essere convinti che si può sbagliare. Non siamo mica il Papa, noi! E là si tratta di verità o nor­ me eterne. Qui si tratta di appli­ care degli indirizzi tecnici, sia pu­ re validissimi, a dei giovani che hanno una loro vita ambientale, una

Adesso ho capito perché i russi a Budapest gli hanno fatto la corte, perché a Città del Messico gli han­ no messo sotto il naso un assegno mensile da sei zeri, perché l'ISEF della Cattolica di Milano gli ha af­ fidato la cattedra di Atletica, per­ ché la FIDAL se lo tenga ben stretto! Fermo Eddy Ottoz, il braccio della mente Calvesi. Non è un brac­ cio da postelegrafonico l’Eddy na­ zionale giacché a 22 anni non si può essere al IV anno di Università a forza di scapaccioni e mancando di quattro milligrammi di materia gri­ gia nella scatola cranica. Lo prendo sottobraccio e gli pongo a bruciapelo la domanda-, « Come si fa a divenire un atleta? » « Si tratta di una scelta. A 14, 15 anni si fanno tante cose così... per­ ché bisogna farle (studiare, fare sport eteetera). Ad un certo mo­ mento della vita bisogna saper sce­ gliere. Come si sceglie una facoltà universitaria, come si sceglie una ra­ gazza perché domani diventi la com­ pagna della propria esistenza, chi ama lo sport e non vuol rimanere un pressapochista deve scegliere con serietà, con passione, deciso a gio­ care le sue carte fino in fondo. Che colpa ne ho io se stando due ore al giorno per circa n mesi dell’an­ no in allenamento mi diverto? Si vede che mi piace bruciare così una parte delle ore del mio tempo libe-

ro! Sacrificio? Si, indubbiamente ma quando una cosa la si vuole e pia­ ce ’ non c’è sacrificio che tenga. Il più delle volte non lo si avverte nemmeno ». La mia chiacchierata è terminata. Mi si avvicina Franco Savy (una vec­ chia conoscenza dei nostri Campi Scuola e che partecipa come Istrut­ tore della Fidai allo Stage sugli osta­ coli tenuto da Calvesi a Chiavari dal 1 al 4 novembre 1966): « jamme, jamme, Don Lè: c’è tutto da impa­ rare ».

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Tp sempre con sospetta che prendiamo in mano una nuova pub­ blicazione che tratti di calcio. La pensiamo co­ me il Manzoni a propo­ sito dell’amore : se ne scrive già abbastanza, troppo. La stessa impressione l’abbiamo provata pren­ dendo in mano il piccolo volume di Enzo Balboni, dall’Editrice pubblicato AVE nella collana « Gli scoiatoli », una fortunata serie dedicata ai ragazzi. Era solo un’impressione, e si è dileguata subito, La lettura si é rivelata subito piacevole, vivace, scorrevolissima. A volte si dice di un libro che si divora... ecco, <l 10 uominigol » è uno di questi. Ma nel volumetto di Bal­ boni c’è dell’altro, e mol­ to. La rievocazione do­ cumentata, originale, scor­ revole di figure ormai leggendarie nella storia del calcio e di altre care a tutti gli appassionati odierni di questo sport: Caligaris, Meazza, Biavati, Piola, Ghezzi, Pascutti. Salvadore, Sivori, Cor­ so, Rivera; e poi una ghiotta preziosità per i buongustai: di ogni per­ sonaggio è illustrata con disegni e preciso com­ mento tecnico la « mos­ sa » — così la chiama lo autore — cioè la loro azione caratteristica, quel­ la che li ha resi famosi. E’ proprio questo il prez gio migliore dell’ultima fatica di Balboni. Arric­ chito di questa parte tec­ nica il volumetto non sa­ rà soltanto l’occasione di una piacevole lettura, ma anche e soprattutto lo stimolo per un approfon­ dimento tecnico che tutti sappiamo sommamente necessario nel settore cal­ cistico, giovanile e non, dello sport Italiano. D. O.

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IL MONDO GRANDE E PICCOLO

IL MONDO GRANDE E PICCOLO

una protesta troppo facile e troppo comoda à nche l’Italia si è al/V lineata. Era tempo, per­ ir^ ché la sua assenza in questo campo minaccia di diventare grave e imperdo­ nabile. Vogliamo dire delle canzoni, dove la nostra pro­ verbiale frivolezza ci face­ va mugolare d’amore e le rime — se mai c’erano — finivano per imbattersi nel­ la donna del cuore o per passare attraverso l’imman­ cabile tormento del dolore. Nulla di serio, insomma, nulla d’impegnato. Ma ecco, il tempo è venuto, anzi è già tardi, ma noi siamo abi­ tuati a perdere l’autobus: comunque, a conti fatti, fi­ guriamo anche noi fra i grandi popoli che hanno da cantare canzoni di prote­ sta sociale. « Prendo il gior­ nale e leggo che — di giu­ sti al mondo non ce n’è — Come mai il mondo è cosi brutto? — Sì, siamo stati noi a rovinare — que­ sto capolavoro sospeso nel cielo, — nel cielo, — nel cielo!... Si rapina il lunedì, — ci si ammazza gli altri

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ZI dì — guarda un po’ che società! — Ipocrisia qua e là, non va! — Non esiste morale, ecc. ecc. ». Grazie ad Adriano Celentano gli uomini del Tremila o i Mar­ ziani si faranno di noi un concetto serio e dignitoso di gente immersa profon­ damente nei fatti della pro­ pria storia e capace di co­ raggiose autocritiche. Questi parti canori c)ie certi critici non si sa se be­ nevoli o irresponsabili osa­ no definire: «inni contro la violenza e la corruzione..

sta rinascendo il nazismo ?

gridi d'angoscia e, nello sles­ so tempo, di speranza... messaggio d’amore e di generosità » lasciano stupefat­ ti per la riconferma, impli­ cita nel loro successo, del­ l’abissale sprovvedutezza del pubblico che è di stomaco talmente buono da non riu­ scire a sentire in tutto ciò l’odore della minestra ri­ scaldata, del bluff, del de­ naro fatto con qualsiasi mezzo da parte di quello che oggi è il più colossale affare del tempo libero, ^'in­ dustria. discografica.

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Tr uigi Barzini, uno dei più noti giornalisti italiani della ■ generazione che è stata testimone diretta degli ultimi, JLidensi quarant’anni di storia europea e mondiale, fa­ ceva due settimane fa questa constatazione: «Trepidanti esperti di politica estera tengono sotto osservazione la Ger­ mania come i vulcanologi un vulcano dal quale comincino ad emergere sbuffi di vapore, vaghi boati, qualche lancio di lapilli, e sinistri tremori. Il vulcano tedesco, dopo le ter­ ribili eruzioni che hanno devastato l’Europa, si era assopito e sembrava non desse più segno di attività. Che fosse vera­ mente spento pensavano gli ottimisti, i giovani, i male in­ formati, e lo State Department. Gli altri, i vecchi diffidenti della buona memoria, dubitavano... ». A breve distanza dai primi sbuffi di vapore delle votazioni in Assia, dove un nuovo schieramento nazionalista ha raccolto più voti del previsto, ecco lo scricchiolio delle elezioni nella regione bavarese. Il partito nazionaldemocratico (NED), con un pro­ gramma che riecheggia affermazioni tristemente conosciute di razzismo e di pangermanesimo (e che gli stessi commen­ tatori tedeschi non esitano a chiamare «nazista»), è baldalla buona memoria, dubitavano... ». A breve distanza dai zato al terzo posto assoluto. Ciò significa che 800 mila per­ sone hanno dimostrato di credere ancora alla superiorità tedesca di trentanni fa. La situazione nella Repubblica di Bonn, già critica per la difficile successione al Cancelliere Erhard e per i dissidi fra democristiani, socialdemocratici e liberali, acquista cosi nuove dimensioni che annebbiano ulteriormente l’orizzonte della vita pubblica tedesca. Dal 1945 ad oggi la Germania ha impiegato tutte le energie disponibili per sanare le tremende ferite di una guerra perduta: lenta prima, poi man mano sempre più rapida è stata la ripresa industriale, cardine degli sviluppi del commercio soprattutto con l’estero, tradizionale veicolo di affermazione dei tedeschi. La rag­ giunta prosperità — alcuni esperti lo prevedevano da anni — non basta ora ad appagare l’amor proprio dei tedeschi in cerca di un ruolo anche politico e non solo economico in Europa, mentre la separazione in due tronconi del territorio nazionale, dolorosa ma plausibile ai loro occhi finché è du­ rata la guerra fredda, rischia oggi, nel mutato clima di rapporti fra America e Russia, di divenire definitiva. Non stupisce, quindi, il facile successo di uno schieramento che, sfruttando temi cari ad ogni cuore tedesco, ha convogliato proteste e nostalgie in una ben precisa direzione estremista. D’ora in poi anche all’uomo della strada, se vorrà capire qualcosa degli avvenimenti in cui è coinvolto, converrà guar­ dare più attentamente al borbottante « vulcano » Germania, J

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a Dattilo la medaglia d’oro del Comune di Padova Il Consiglio Diret­ tivo del Comitato Provinciale CSI di Padova ha assegna­ to al Comm. Gene­ roso Dattilo, nostro Direttore Tecnico Nazionale, la meda­ glia d’oro che il Co­ mune di Padova de­ stina ogni anno ad un dirigente spor­ tivo o atleta distin­ tosi in campo nazio­ nale. E’ il secondo an­ no che la medaglia viene assegnata. Lo anno scorso fu at­ tribuita al campio­ ne mondiale di ci­ clismo su pista Giu­ seppe Seghetto. y

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ANNI

DI SCUOLA

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1946-1966: lo sport nella scuola ha vent’anni, anzi, a voler essere proprio esatti, ventuno. Era infatti il 1945 quando il Centro Sportivo Italiano, appena ricostituitosi dopo il passaggio del fronte bellico — lanciava i primi « Campionati sportivi per studenti medi » a carattere locale e provinciale. Il Mini­ stro della Pubblica Istruzio­ ne, Arangio Ruiz, cosi scri­ veva al Presidente del CSI in data 4 aprile 1945: «sono lieto di apprendere che si stanno organizzando cam­ pionati sportivi per studen­ ti medi, e molto volentieri accetto di presiedere il Co­ mitato d’Onore sotto il cui patronato si devono svolge­ re ». Quell’anno, per com­ prensibili difficoltà di ordine logistico e organizzativo, i Campionati si svolsero quasi esclusivamente nell'Italia Centro-Meridionale. Perciò il successivo 1946 viene ormai considerato come l’anno uf­ ficiale della nascita dello sport nella scuola. Quali furono i motivi che ispirarono allora l’iniziativa del CSI? Sono spiegati nel primo numero di « Stadium » il giornale dell’Organizzazione che riprendeva le pubbli­ cazioni dopo venti anni di forzato silenzio. Vi si affer­ mava: la Scuola è la natu­ rale fucina dello sport; nella Scuola c’è modo di scoprire, vigilare, sperimentare le di­ verse attitudini sportive del giovane; lo sport più puro trova nella Scuola il terre­ no più conveniente; la Scuo­ la con la pratica su larga scala degli esercizi agonisti­ ci può conferire una « men­ talità sportiva » all’intera nazione; la ginnastica pro­ priamente detta, inserita nel­ l’orario scolastico, va d’ora innanzi orientata verso una tonalità sportiva che impe­ gni maggiormente l’iniziati­ va e la responsabilità dello Individuo, come valido sus­ sidio alla formazione del ca­ rattere. Nelle palestre e sul campi devono forgiarsi 1 fu­ turi atleti facendo loro se­ guire metodi e programmi scrupolosamente studiati da

esperti, programmi che por­ tino gradualmente i ragaz­ zi a quell’armonico sviluppo fisico necessario per iniziare la pratica dello sport ago­ nistico. E’ sorprendente la lucidi­ tà di tali criteri enunciati venti anni orsono. Criteri che sono validi ed attualissi­ mi, alla lettera, ancor oggi! Su questi criteri il Centro Sportivo Italiano basò al­ lora la sua azione sportiva nell’ambito della scuola me­ dia riscuotendo, oltre il pie­ no successo delle successive edizioni dei Campionati Stu­ denteschi, anche l’incondi­ zionato riconoscimento e plauso del Governo, del Coni e di tutti gli Enti interes­ sati alla Scuola, allo sport e alla gioventù. Apprezzamen­ to riconoscente che ha me­ ritato al CSI di conservare l’organizzazione delle Fasi Interregionali dei Campio­ nati Studenteschi anche do­ po che lo sport scolastico fosse assunto direttamente e ufficialmente dal Ministero della Pubblica Istruzione, a cominciare dal 1950 fino ai nostri giorni.

Il pensiero del Centro Sportivo Italiano a proposito delio sport nella Scuo­ la non è mutato da allora. Il CSI ritiene che compito dell’attività sportiva scola­ stica fosse allora e sia tutto oggi quello di aggiornare e migliorare i programmi del­ la educazione fisica italiana mediante esercitazioni spor­ tive di facile e larga appli­ cazione tecnica ed agonisti­ ca. Non può esservi interfe­ renza o contrasto tra le at­ tività sportive scolastiche, l’educazione fisica e la atti­ vità sportiva di libera scel­ ta che ogni giovane ha di­ ritto di praticare durante il tempo libero extrascolastico. Lo sport nella scuola non può sostituire l’educazione fisica ma deve invece inte­ grarla. Non può surrogare la attività delle società e asso­ ciazioni giovanili private — che facciano capo o no alle Federazioni del CONI, — ma deve preoccuparsi di istillare nei giovani, analo­ gamente alle altre discipline scolastiche, anche le prime nozioni teorico-pratiche e lo amore per le discipline spor-

tive. Non è compito della scuola, del resto, né provvede­ re a organizzare il tempo li­ bero della gioventù, né fabbri­ care i campioni dello sport. Per questo il CSI ha voluto e sostenuto che lo sport sco­ lastico conservasse un ca­ rattere localizzato, a livello provinciale o regionale. « E’ un titolo e un merito del CSI — scriveva il compian­ to Dott. Zauli cui tanto deve lo sport scolastico — aver seguito una linea pedagogica intesa al bene di una vasta collettività scolastica, rinun­ ciando al facile successo sul piano nazionale ». C’è da auspicare che lo sport nella scuola resti fede­ le a questi fondamentali cri­ teri di impostazione. Se con­ temporaneamente saranno affrontati e risolti — come si spera — gli ancora gravis­ simi problemi che lo limi­ tano nel settore delle attrez­ zature e degli impianti, avremo la certezza che lo sport scolastico contribuirà nel futuro più che in passato al progresso non soltanto sportivo ma civile e demo­ cratico del nostro Paese.

Commemorazione ventennio « Scuola e sport ». Sopra, fra i convenuti si notano: il cav. Favre del CONI, il dott. Bossa del Ministero del Turismo, i prof. Melon, Carneroli ed Enrile, i dott. Mazzeo e Visco. Sotto, il Presidente Nazionale CSI prof. Notarlo con accanto S. E. Mons. Costa, Ass. Generale A.C.I., il dott. Sai ni Segretario Generale del CONI, il dott. Bar­ bone, in rappresentanza del Sottosegretario Elkan e il Segretario Generale CSI prof. Borghi.


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Ricordata la preziosa collaborazione tra CONI, CSI e Ministero della P.L -w-k uò essere sembrato 1-^ un incontro modesto quello di mercoledì 16 novembre, ma così lo si è pensato e voluto. Si trattava di festeggiare i venti anni dello sport sco­ lastico; non c’era bisogno di chiasso ma di ricorda­ re ai diretti interessati e al più attenti la partico­ lare importanza di que­ sta attività, del cammino da essa percorso da quan­ do venti anni orsono il CSI diede il via ai primi campionati per studenti medi, dell’indirizzo che essa ha assunto durante questi venti anni, dei pro­ blemi che tuttora restano da risolvere. Presso, il salone della Presidenza Generale della Azione Cattolica Italiana sono convenuti, su invito del CSI, i rappresentanti del Ministero della Pub­ blica Istruzione, del CONI e la nostra Presidenza Nazionale. Per il Ministe­ ro della Pubblica Istru­ zione era presente il dot­ tor Agostino Bargone, Ca­ po dell’ispettorato per la Educazione Fisica e Spor­ tiva, in rappresentanza del Sottosegretaro onore­ vole Elkan tenuto lontano all’ultimo momento da impegni urgenti; con lui erano gli Ispettori Gene­ rali dott. Visco. dott. Mazzeo, gli Istruttori centrali prof. Carneroli, prof. Enrile, prof. Melon e inoltre i proff. Spineda, Cascino. Acampora, Panerò e Rosada. Per il CONI erano presenti il dott. Salni, Se­ gretario Generale, e il cav. di Gr. Croce Sisto Favre. Il Presidente Onesti, che pure aveva dato la sua adesione, s’era dovuto re­ care a Firenze per l’esame della situazione sportiva all’indomani dell’alluvio­ ne. Egli ha comunque in­ viato al nostro Presidente una lettera che riportiamo a parte. Sono anche intervenute numerose altre personali­ tà, rappresentanti della stampa, della radio e del­ la televisione. All’inizio dell’incontro ha preso la parola il no­ stro Presidente Nazionale prof. Aldo Notarlo il cui intervento pubblichiamo in altra pagina. Dopo di lui il dott. Saini portava il saluto del

CONI e in particolare dell’avv. Onesti. Ricordava, quindi, quanto fruttuosa fosse stata in passato la collaborazione tra il CSI e il CONI, anche e in par­ ticolare per lo sport nella scuola. Il CSI e il CONI — ha detto tra l’altro il dott. Saini — sono stati i primi due enti in Italia che appena passato il con­ flitto si sono trovati d’ac­ cordo per la ripresa im­ mediata dello sport italia­ no. Il Segretario del CONI ha ricordato il contribu­ to anche! finanziario del CONI per lo svolgimento dello sport scolastico e co­ me tale contributo sia og­ gi potuto riprendere dopo la pausa imposta da ri­ strettezze economiche. Si é augurato che anche in futuro la collaborazione tra CSI. CONI e Ministe­ ro della Pubblica Istru­ zione possa essere conti­ nuata e rafforzata a van­ taggio della gioventù spor­ tiva e della diffusione della pratica sportiva nel nostro Paese. Il dott. Bargone, parlan­ do anche a nome del sot­ tosegretario Elkan, faceva notare quanto cammino avesse fatto lo sport nella scuola dal lontano giorno in cui il CSI dava l’avvio ai campionati studente­ schi e si rallegrava che questo cammino fosse sta­ to fatto e anche oggi si facesse in stretta collaborazione col CSI che ne era stato il promotore. Par­ lando dell’importanza del­ lo sport scolastico, ci tene­ va tuttavia a mettere in luce la differenza esisten­ te tra l’Educazione Fisica, attività obbligatoria per tutti, e lo sport nella scuo­ la, attività volontaria, fa­ coltativa. Non solo ma lo intento dello sport scola­ stico è e vuole restare quello di avviare praticamente i giovani alla prati­ ca sportiva, non quello di forgiare dei campioni. Il fatto, comunque, che mol­ ti campioni siano usciti dalle file dello sport sco­ lastico sta a dimostrare come esso sia propizio e fecondo di risultati. Un motivo di particolare con­ solazione è anche il nu­ mero degli alunni che ade­ riscono ai Gruppi Scola­ stici, un milione e centomila, anche se — come fa-

ceva rilevare lo stesso dott. Bargone — riscrizio­ ne ad un gruppo sportivo non significa di pér sé che si pratichi effettivamente uno sport; significa però che si sente un interesse per lo sport ed è pur sem­ pre un indice di coscien­ za sportiva. Il dott. Bar­ gone ha concluso ringra­ ziando il CSI dell’incon­ tro opportunamente orga­ nizzato ed auspicando col CSI e con il CONI una sempre più fruttuosa col­ laborazione. Parlava per ultimo S. E. Mons. Costa, Assistente generale dell’ACI. Sottoli­ neava il plauso della Chie­ sa per l’attività sportiva scolastica, per il fatto so­ prattutto che ove i giova­ ni venivano educati nella intelligenza venissero an­ che esercitati nel fisico, a vantaggio di una crescita armonica della persona. Ricordava a tal proposito che una tale visione di educazione integrale dello uomo aveva avuto presen­ te lo stesso Concilio allor­ quando parla dello sport nel capitolo dedicato alla cultura. L’incontro terminava con la consegna di una medaglia ricordo a tutte le personalità intervenute. Il Presidente del CSI prendeva anche l’occasio­ ne per consegnare al dott. Nino Greco, della redazio­ ne di Telesport, un rico­ noscimento per l’attenzio­ ne che egli ha sempre de­ dicato alle attività spor­ tive giovanili, ospitandole nelle rubriche sportive della TV. Un’attenzione tanto più meritoria e si­ gnificativa — sottolineava il prof. Notano — se si tien conto della difficoltà che incontrano le attività sportive giovanili ad esse­ re ospitate nei grandi mezzi di comunicazione.

Nelle foto di queste pagine: in aito il dott. Mario Saini. Segretario Generale d e I CONI, mentre pronuncia il suo saluto; nella foto al centro, l’intervento del dott. a--- Bargone, Capo Agostino dell’ispettorato per l’Educazione Fisica e Sportiva del Ministero P. I.; qui ac­ canto, S. E. Mons. Costa consegna una medaglia d’oro al dott. Nino Greco dei Servizi Sportivi della Televisione per la cortese attenzione sempre dimostra­ ta verso lo sport giovanile.

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Il discorso del nostro Presidente Nazionale

t lettera di adesione del Presidente del CONI Caro Notario,

l'incontro promosso dal Centro Sportivo Italiano per mercoledì prossimo, mi trova impegnato nella visita a Firenze dove mi reco a portare una parola di affettuosa solidarietà agli sportivi e per rendermi conto dell'en­ tità dei danni subiti dai nostri impianti. Perciò ti prego di accogliere le mie scuse ed il mio rammarico che è tanto più sentito in quanto desideravo vivamente di essere presente.

Giustamente hai messo in rilievo la collaborazione che il Ministero della Pubblica Istruzione ed il CONI nanno offerto al Centro Sportivo per attuare un'inizia­ tiva, quella dell'inserimento dello sport nella scuola, che un'esperienza ventennale ha dimostrato utilissima. Tu sei testimone dell’impegno che il CONI ha sempre dimostrato nel sottolineare l'importanza dello sport non solo come attività agonistica ma come strumento di formazione e di preparazione dei giovani nei diversi ambienti in cui essi operano e, perciò, possiamo ral­ legrarci insieme nel constatare, a distanza di ventanni, quanto erano fondate le nostre concezioni e quanto rispondenti alle esigenze della nostra comunità sociale. E desidero rilevare che, come in tanti altri problemi, anche in questo particolare settore dello sport nella scuola il Centro Sportivo ha dimostrato chiarezza di propositi e perfetta consonanza con gli orientamenti del Comitato Olimpico.

Sono rigenti questa rilievo,

lieto di poterne dare atto a te ed a tutti i Didel Centro Sportivo Italiano e sono certo che ricorrenza, cui hai voluto opportunamente dare servirà a riconf^marci nel reciproco impegno

di collaborazione leale e sincera per II progresso mo­ rale e civile della nostra gioventù. Ti invio, caro Notario, i miei più cordiali saluti. ( Aw. Giulio Onesti )

sport, era la cultura ita­ Eccellenze ed amici, lo sport per noi italiani liana, che nella scuola é un prodotto d'importa- ha il suo ambiente natu­ zone. Nato al nord, esso rale, che doveva riscattarsi è giunto in Italia grazie pagando questo vecchio a quelle vie di comunica­ debito contrattò con esso. Zauli, l’allora Segreta­ zione internazionali che alla fine del secolo scor­ rio del CONI, giustamen­ so erano così rare e che te diceva che quando oggi, in cui il mondo è questi studenti, che fan­ diventato piccolo, sono no ora sport, saranno i così frequenti e produt­ dirigenti della futura so­ cietà, lo sport uscirà dal­ tive. Lo sport l'hanno im­ le sue angustie. Abbiamo salutato come portato in Italia i soldati inglesi che vi transita­ un buon auspicio il capi­ vano diretti alle colonie tolo XIV del piano quin­ dell’Assia come i chieri­ quennale di sviluppo eco­ ci americani e nord-euro­ nomico che contempla pei che studiavano a Ro­ provvidenze per gli im­ ma nei vari collegi. pianti sportivi ed anche La sua vita è stata dif­ in questo caso il CSI ha ficile nonostante che i i suoi meriti, ma i pro­ Santi Educatori dell’otto­ blemi dello sport non si cento, inserendo nel loro riducono agli impianti metodo educativo il gio­ che sono mezzi strumen­ co, avessero preparato il tali, ma si risolvono glo­ terreno creandone le pre­ balmente se lo sport, in­ messe. Non a caso la teso come mezzo educati­ FASCI (Federazione delle vo, farà parte del costu­ Associazioni Sportive Cat­ me della nostra società. toliche Italiane} nacque L’UNESCO nel suo "ma­ nel 1906 precedendo la nifesto sullo sport" sot­ stessa costituzione del tolinea che "affinché l’uo­ CONI. Comunque la tra­ mo pratichi lo sport du­ dizione culturale italiana rante tutta la sua vita, di concezione illuministi­ occorre che ne acquisti la ca, no nera preparata a abitudine e il gusto dalla questo fenomeno sociale sua infanzia". che è uno dei segni dei E' questo il secondo mo­ tempi che caratterizza la tivo dello sport nella nostra epoca. scuola. Ma lo sport è, so­ Non considerando l’uo­ no parole di Pio XII, un mo come un’unità psico­ mezzo d educazione, di fisica, la cultura italiana fratellanza universale, di ha visto lo sport come liberazione e di promo­ un sottoprodotto, rele­ zione della persona urnagandolo ai margini della la, è un mezzo insomma società italiana e non di civiltà. concedendogli diritto di E se la società di do­ cittadinanza nella sua co- mani dovrà essere più munità. giusta e più umana, fat­ Se fino ad oggi non vi ta su misura dell’uomo, è stata una politica spor­ non può trascurare que­ tiva lo si deve a questo sto meraviglioso mezzo equivoco di fondo e lo moderno che fa incontra­ sport lasciato a se stes­ re govani ed adulti, pro­ so non ha trovato la for­ fessionisti ed operai, su­ za di affermarsi come perando, come ha ampia­ mezzo moderno di educa­ mente dimostrato, le dif­ zione. ferenze di classi, di stir­ Il Centro Sportivo Ita­ pi, e di religioni. liano, erede come dice il Govanni XXIII ha ma­ suo statuto, della FASCI nifestato la sua volontà soppressa dal fascismo ecumenica con un incon­ nel 1927, sin dal suo na­ tro con gli sportivi di scere, e ne abbiamo cele­ tutto il mondo e Paolo VI brato lo scorso anno il ha riecheggiato il suo suo ventennio di fonda­ messaggio all’ONU, nella zione, non si pose in al- udienza al CIO del feb­ ternativa alle istituzioni braio scorso, ringraziando sportive ma volle collabo­ gli sportivi come messag­ rare con esse perché que­ geri e costruttori di pace. sto bene comune che è Sono questi i motivi lo sport, fosse messo a di­ che hanno unito in stret­ sposizione di tutti. ta collaborazione Ministe­ Tra le sue prime ini­ ro della Pubblica Istru­ ziative fu appunto quel­ zione, CONI e CSI nel­ la dello "sport nella scuo­ l’atto di promuovere lo la". Se la cultura italia­ sport nella scuola vent’anna aveva mortificato lo ni fa.

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concludiamo la trattazione del crawl sul petto

Tpx opo aver visto come si il può inserire la respirazione nel movimento coordinato degli arti supe­ riori con azione propulsiva successiva senza essere in­ fluenzati negativamente dal­ l’azione di quelli inferiori, prendiamo in esame l’inseri­ mento della respirazione nel movimento coordinato degli arti superiori con l’azione propulsiva parzialmente con­ temporanea (vedi Stadium n. 29). Inspirazione eseguita du­ rante i primi due terzi del­ la fase di riporto dell'arto superiore dalla cui parte gira il capo con gli arti su­ periori che eseguono la azione propulsiva parzial­

mente contemporanea.

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La respirazione nel mo­ vimento degli arti ad azio­ ne parzialmente contempo­ ranea, allo stato attuale del­ la evoluzione natatoria del crawl sul petto, è possi­ bile solo con la inspirazione eseguita durante la fase di riporto dell’arto superiore dalla cui parte gira il capo. Con un differente inseri­ mento della Inspirazione, cioè durante la propulsione dell’arto dalla cui parte gi­ ra il capo, il nuotatore si troverebbe ad agire, oltre che in momenti in cui il corpo per non danneggiare l’azione degli arti superiori non può ruotare sul fianco, pena la loro parziale emersione, quando tutti e due gli arti superiori si trovano in azio­ ne propulsiva. Evidentemen­ te la doppia azione degli ar­ ti superiori porta problemi di coordinazione che impe­ discono una efficace inspi­ razione. Oltre, quindi, quindi. ai fattori visti nei precedenti numeri di « Stadium » (33, 35, 37) mobilità articolare, necessità di aumentare la velocità del riporto ed ecce­ zionale coordinazione, che sono direttamente collegati per poter eseguire una ef­ ficacie azione propulsiva parzialmente contemporanea

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degli arti superiori, si ag­ giungono difficoltà di ordi­ ne respiratorio. Tutti que­ sti fattori correlati fra lo­ ro fanno si che sia estre­ mamente difficile acquisire la nuotata a crawl con le caratteristiche di parziale contemporaneità. In merito si può fare una osservazione: fino a- quan­ do l’allievo è in fase di ri­ cerca della familiarizzazione in acqua e della coordina­ zione dei propri movimenti non si può richiedere im­ mediatamente una nuotata che per l’azione estremamente veloce dei suoi mo­ vimenti necessita di un au­ tomatismo e di una coordi­ nazione sino ad oggi pos­ sibili solo a pochi nuota­ tori. Senza dubbio in futu­ ro saranno studiate e mes­ se a punto appropriate di­ dattiche che faciliteranno l’acquisizione, ma che devo­ no comunque prendere in considerazione che coloro che si avvicinano al nuoto per imparare a nuotare so­ no, nella maggior parte dei casi, bambini fra i cinque ed i dieci anni. A questa età, per quanto si possa es­ sere coordinati e predisposti al nuoto, è molto difficile riscontrare tutte quelle ca­ ratteristiche di forza, po­ tenza, resistenza, perfetto ambientamento della respi­ razione all’acqua, elevate ca­ pacità di coordinazione, mo­ bilità articolare necessarie a fare acquisire la tecnica del­ l’azione parzialmente con­ temporanea in modo corret­ to e redditizio. Un solo consiglio si può dare: nuotare a velocità so­ stenuta, poiché questo ritmo mira a dare una maggiore velocità di ba­ se ed è scaturito proprio nuotando ad alte velocità come ultimo sviluppo della influenza dell’ allenamento intervallato che obbliga i nuotatori a nuotare per molti chilometri al giorno al novanta per cento delle loro possibilità. Solo nel ritmo veloce si realizzano molte delle condizioni neces-

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sarie richieste (velocità inspiraratorie, ritmo elevato degli arti in particolare dei superiori) che portano ad ac­ celerare la fase di riporto e l’impegno propulsivo. Si evidenzia, anche, nella nuotata a crawl una carat­ teristica del delfino, in cui se non si nuota a ritmo so­ stenuto non si nuota più con il giusto ritmo, ma con un ritmo differente economico per quella velocità e che si presenta con altre caratteri­ stiche. Cosi anche nel crawl sul petto alle alte velocità si è portati a nuotare in modo differente dalle medie e basse. Da qui una neces­ sità maggiore di evitare specialmente per chi ricerca la velocità pura di « addor­ mentarsi o cullarsi » nuo­ tando piano. Con questo articolo con­ cludiamo la trattazione del­ la tecnica del crawl sul pet­ to. Speriamo di aver dato un panorama sufficientemente ampio dei maggiori problemi che devono essere

risolti nella personalizzazio­ ne della nuotata, e tale da permettere una proficua ap­ plicazione In campo pratico di quanto abbiamo detto. Agli inizi della prossima stagione primaverile, inizie­ remo a trattare i proble­ mi deH’allenamento. consi­ derando in particolare le possibilità medie delle So­ cietà Sportive aderenti al Centro Sportivo Italiano che hanno la possibilità di alle­ narsi in acqua per cinque sei mesi all’anno quando si trovano in condizioni cli­ matiche abbastanza buone. A tale proposito prenderemo in particolare considerazione quelle che sono state le esperienze australiane in questo settore e che hanno dato e danno tuttora degli ottimi risultati, tali da per­ mettere ad una popolazione di pochi milioni di abitanti di mantenersi al vertice del nuoto mondiale con un con­ tinuo ricambio di nuovi campioni. DOMENICO MAIELLO

Fig. 1: mentre l'arto superiore destro sta eseguendo la parte centrale della propulsione, il sinistro si immerge. La espira­ zione inizia in questa fase o poco prima. Fig. 2: l’arto superiore destro deve eseguire la parte finale della spinta, il sinistro inizia l'azione propulsiva. La espi­ razione continua con regolarità. Fig. 3: fine della propulsione dell’arto superiore destro men­ tre il sinistro sta iniziando la fase centrale della propul­ sione. La espirazione continua con regolarità; il capo inizia la rotazione che porta la bocca in emersione. Fig. 4: mentre l’arto superiore sinistro non è ancora giunto alla metà della propulsione, quello destro ha completato la rotazione facendo emergere la bocca. Con la emersione della bocca termina la espirazione ed inizia la inspirazione senza soluzione nella continuità. Si nota anche una rotazione del corpo sul fianco sinistro. Questa rotazione viene fatta per facilitare la emersione della bocca e l’azione degli arti superiori sla nella fase propulsiva che in quella di riporto. La maggiore o minore rotazione dipendono dalle possibilità articolari e dalla velo­ cità della nuotata. In linea generale, si può dire di conte­ nere la rotazione del corpo al minimo. Fig. 5: mentre l’arto superiore sinistro sta eseguendo la fase centrale della propulsione, il destro ha già percorso circa due terzi della fase di riporto. Termina pressappoco in questo momento la inspirazione con l'immersione della bocca dovuta al ritorno del capo nella posizione iniziale. Fig. 6: è simile alla posizione del nuotatore in figura 1, ma opposto nella posizione degli arti. Mentre l’arto superiore sinistro esegue la parte centrale della propulsione, il destro si immerge. Con la immersione dell’arto destro il corpo rias­ sume la posizione prona. Fig. 7: è simile alla posizione del nuotatore in figura 2, ma opposto nella posizione degli arti. Mentre l'arto supe­ riore sinistro deve eseguire la parte finale della spinta, il destro inizia l’azione propulsiva. Fig. 8: è simile alla posizione del nuotatore in figura 3, ma opposto nella posizione degli arti. Mentre l’arto supe­ riore sinistro ha terminato la propulsione e si appresta ad emergere, l’arto destro esegue la parte centrale della trazione. Fig. 9: è simile alla posizione del nuotatore in fig. 4, ma opposto nella posizione degli arti. Mentre l’arto superiore destro non è ancora giunto alla metà della propulsione, il sinistro ha portato a termine la emersione. Durante la emersione dell’arto sinistro, cosi come avvie­ ne per il destro in fig. 4, si ha una rotazione in questo caso del corpo sul fianco destro per facilitare il riporto e l’azione propulsiva degli arti superiori. La rotazione sul fianco destro è inferiore a quella sul sinistro non dovendosi provvedere alla emersione del capo. La rotazione del corpo può risultare anche appena accennata a seconda della mo­ bilità articolare del nuotatore. Migliore è la mobilità mi­ nore è la necessità di ruotare. Fig. 10: è simile alla posizione del nuotatore in figura 5, ma opposta nella posizione degli arti. Mentre l’arto supe­ riore destro sta eseguendo la fase centrale della propulsione il sinistro ha già percorso circa 1 due terzi della fase di riporto. Con rimmerslone dell’arto sinistro il corpo tornerà ad assumere la posizione prona ed inizierà la espirazione.

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ancora sullo stop : di piede, di petto e di testa

ul numero scorso, abbiamo parlato dei vari tipi di stop per fermare la palla, Iniziando dallo stop eseguito di interno pie­ de, di destro e di sinistro. Continuiamo ora l’argo­ mento, soffermandoci sullo stop di esterno piede, stop di petto e stop di testa. STOP DI ESTERNO PIEDE Questo tipo di stop (illu­ strato nella foto n. 1), ha una grande utilità, e deve poter essere eseguito sia di destro che di sinistro. Ricevendo il pallone, ci affrettiamo a stopparlo di destro, appoggiando sempre il peso del corpo sulla gam­ ba sinistra. Il piede che de­ ve eseguire l’arresto, è pie­ gato internamente, per of­ frire al pallone la parte esterna del piede stesso, parte che deve essere oltre che ripiegata verso l’interno

anche verso il basso in modo da poter trattenere il pal­ lone rasoterra. In particolare si racco­ manda la posizione ben ac­ centrata del piede, com’è di­ mostrato nella fotografia stessa. È bene conoscere la grande utilità di questo ti­ po di arresto che deve po­ ter essere eseguito in pra­ tica con ambedue i piedi. Esso ci può servire per sot­ trarci al marcamento di un avversario e contemporanea­ mente aggirarlo così in drib­ bling, ecc. Quindi, massima attenzio­ ne perché nel corso di una gara frequentemente capite­ rà l’occasione per eseguire questo esercizio, di grande utilità purché sia fatto con precisione. STOP DI PETTO

L’arresto col petto (foto­ grafia n. 2) si rende utilis­ simo e risulta uno dei mi-

gliori per la praticità, la semplicità dello sviluppo in pratica ed ancor più idoneo per il moderno sistema di gioco. È questo un altro esercizio che, sviluppato in pratica, deve fare parte del bagaglio tecnico individuale. Lo stop di petto si esegue in determinate circostanze: palla alta, palla a metà al­ tezza, anticipo, entrate vo­ lanti, ecc. L’esercizio va eseguito se­ guendo scrupolosamente dei movimenti basilari. Innan­ zitutto il petto viene arcua­ to e spinto in avanti tenen­ do le braccia non tese ma flesse alzate all’altezza delle spalle. Al momento di stop­ pare, cioè quando la palla tocca il torace, simultanea­ mente lo stesso deve tornare in posizione normale con un movimento rapido e preciso, le braccia torneranno in po­ sizione normale serrandosi però leggermente verso il centro facendo si che nell’effett.uare lo stop il com-

plesso petto-braccia, formi una nicchia per la palla, sicché solo così scenderà verso il basso dolcemente. Ricordarsi inoltre che il torace non deve rimanere teso o indurito al momento dello stop, altrimenti il pal­ lone vi rimbalzerebbe, ma esso con il movimento già descritto deve ammortizza­ re la sfera rendendola va­ lida per effettuare una im­ mediata azione. Va ricordato che è impor­ tante anche la flessione leg­ gera delle gambe al mo­ mento dell’arresto, onde per­ mettere al busto di piegarsi in avanti per schiacciare cosi verso terra la palla or­ mai smorzata. Quindi massima attenzio­ ne in allenamento per im­ prontare in pratica questo utilissimo esercizio. Se non verrà eseguito con la mas­ sima diligenza e concentra­ zione, si incorrerebbe in un arresto errato della palla (fotografia n. 3).

STOP DI TESTA

Foto 1; stop con l’esterno del piede.

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Foto 2 e 3: a sinistra, stop di petto; a destra, stop di petto con posizione errata della palla.

Si deve sapere stoppare la sfera anche di testa. In ga­ ra, però, il giocatore che an­ drà ad effettuare questo ar­ resto dovrà essere compietamente smarcato e la sua ve­ locità ridotta al minimo. Per neutralizzare la velocità della palla sulla te­ sta l’allievo dovrà adopera­ re il medesimo trattamento dello stop a volo collo pie­ de, non dimenticando però che ben altra cosa è arre­ stare la sfera con la testa dell’agganciamento della palla al volo, col collo piede. Lo stop di testa non è Io stop semplice e ideale che possa essere continuamente adoperato in gara, e prova ne sia che ben di rado gio­ catori e campioni del « per­ fetto trattamento » della sfera, difficilmente pratica­ no questo tipo di arresto; solamente nei grandi cal-


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importanza della preparazione atletica

Con questo numero, iniziamo una nuova rubrica sul Tennis Tavolo, dedicata alla preparazione fisica. La rubrica si svilupperà in due o tre puntate ed è curata dal Pro!. Domenico Maiella, insegnante di educazione fisica ed ex pongista, già noto ai lettori di Stadium per gli auto­ revoli articoli tecnici sul nuoto. Noi pensiamo che il Tennis da Tavolo meriti una mag­ giore considerazione di quanta ne abbia ora, anche dal lato tecnico: comunque, ritenendo questo uno sport di propa­ ganda rivolto alla grande maggioranza dei nostri atleti, non vogliamo in questi articoli fare un difficile trattato tecnico sull’allenamento, ma ci limiteremo ad indicare delle forme semplici ed elementari di allenamento, alla portata di tutti.

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stop di

testa.

datori del passato uno solo che io ben ricordo eseguiva questo stop a ripetizione, ed era precisamente il grande Meazza. Però è necessario che un ragazzo debba impa­ rare, sapere, ed avere r.el suo bagaglio tecnico anche lo stop di testa. Spieghiamo ora esatta­ mente i movimenti per la pratica di questo esercizio. L’allievo riceverà da bre­ ve distanza la sfera che lo allenatore lancerà con le mani e nel migliore dei mo­ di, il ragazzo riceverà in piedi all’altezza della testa la sfera a candela. Quando questa sarà arrivata a cir­ ca una quindicina di centi­ metri, il primo movimento sarà di piegare aH’indletro la testa stessa per dare mo­ do alla palla di smorzarsi e perdere la sua velocità sulla parte frontale della testa. Nel medesimo tempo l’allie­ vo accompagnera la palla abbassandosi contempora­ neamente alla traiettoria della palla, arrivando cosi ad inginocchiarsi quasi com­ pletamente per depositare la medesima pronta per essere nuovamente rigiocata (foto­ grafie n. 4 e 5). RENATO BODINI

jr 'evoluzione sportiva del tennis da tavolo -■-^ha trasformato que­ sto gioco da un semplice divertimento ad un vero e proprio sport a caratte­ re agonistico. L’agonismo lo ha portato ad un livel­ lo di gioco così elevato da richiedere ai pongisti qualità atletiche eccezio­ nali. La metamorfosi del­ la racchetta ha inoltre in questi ultimi anni rivolu­ zionato la tecnica di gio­ co aumentando la veloci­ tà e l’effetto impresso al­ la pallina. La velocità e l’effetto con 1 quali viene giocata la palla richiedo­ no al giocatore una pron­ tezza di riflessi eccezio­ nali ed una sensibilità neuro-muscolare portata agli estremi limiti. Il mi­ glioramento ed li livello della preparazione tecni­ ca del pongista risultano quindi condizionati dal potenziamento che viene fatto delle qualità richie­ ste dal gioco moderno. A livello sportivo ago­ nistico in genere non è più sufficiente la partite fatta tra compagni per elevare 11 rendimento dei riflessi e la sensibilità neuro-muscolare, perché difficilmente si crea quel­ la tensione propria degli incontri in cui tutto è ri­ chiesto al massimo livel­ lo. Soprattutto, il gioco

che si riceve dall’avversa­ rio non é il solito che si fa con il compagno abi­ tuale che ormai tutto co­ nosce del nostro gioco e di cui tutto sappiamo del suo. Questo porta a fare della normale ammini­ strazione. Quando si fa solo della normale ammi­ nistrazione, quindi, si è molto lontani dalle pre­ stazioni limiti, si impe­ gnano in minima parte le possibilità psico-fisi­ che di lavoro, con il ri­ sultato di non raggiun­ gere. anche giocando a lungo, quello stato di af­ faticamento che invece presto si raggiunge in partite importanti. Da qui la necessità di giocare le partite di allenamento ed ogni singolo punto come se fosse il decisivo per la conquista del titolo di» campione del mondo. Solo una continua implacabile concentrazione riesce a migliorare in parte le possibilità di rendimento _____ individuale. L’impegno continuo al li­ miti personali non è suf­ ficiente per mettere in evidenza tutta la poten­ zialità di gioco di cui si è capaci. E’ necessario, anche, aiutare la concen­ trazione e l’impegno con una adeguata preparazio­ ne fisica che permetta di sostenere allenamenti in­

tensi e continui senza giungere ad un troppo ve­ loce esaurimento delle migliori energie. Maggio­ re è la base atletica sulla quale il pongista può contare, maggiori sono le sue possibilità di mante­ nere alto il livello della concentrazione e del ren­ dimento. Per questo nel tennis da tavolo moderno la pre­ parazione atletica dei giocatori ha assunto una importanza determinante ai fini del rendimento co­ stante durante tutto l'ar­ co della partite. La pre­ parazione atletica tende infatti ad eliminare od allontanare, mitigandone gli effetti, la barriera del­ la fatica e quindi del bas­ so rendimento. E’ determinante ai fini di un ottimo rendimento costante di gioco che lo atleta giocatore manten­ ga inalterata la propria freschezza durante tutto rincontro, perché, richie­ dendo il tennis da tavolo prontezza di riflessi e sensibilità neuro-musco­ lare costantemente man­ tenuti ad alto livello, il minimo accenno di affati­ camento si ripercuote ne­ gativamente sul rendi­ mento di gioco. Un ab­ bassamento anche tem­ poraneo del massimo li­ vello di rendimento si­ gnifica l’accumularsi di errori con un logico di­ scapito ai fini del risul­ tato. L’abbassamento del li­ vello del rendimento fi­ siologico. con danno ai riflessi ed alla sensibili­ tà neuro-muscolare, por­ te inevitabilmente l’atle­ ta giocatore a colpire la palla in anticipo o in ri­ tardo e con forza, veloci­ tà ed angolazione delia

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racchetta errate rispetto to alla migliore utilizza­ zione difensiva ed offen­ siva della palla. L’abilità tecnica è difesa durante tutto l’arco della partita dalla freschezza del giocatore; quando la freschezza si appanna, le capacità tecniche dimi­ nuiscono in proporzione e tutto diventa difficile. Questo significa fare nel momento cruciale dell’in­ contro, magari quando si gioca il set decisivo, un regalo all’avversario: la diminuzione del rendi­ mento del venti-trenta per cento, il che equivale a regalargli la partita e lo incontro. La preparzione atletica non serve solo a mantene­ re inalterato il rendimen­ to tecnico per tutto larco dell’incontro, ma anche a miglorare le qualità tecni­ che. Infatti il giocatore che acquista una migliore mobilità articolare, una migliore elasticità musco­ lare e una maggiore pron­ tezza dei riflessi, potenzia le qualità che gli permet­ tono di raggiungere delle palle che altrimenti avreb­ promotrice della manifesta­ Con il torneo di pallavolo be visto con rammarico-, si è concluso, dopo dieci zione; il Prof. Marcello Sansfrecciare sotto i propri giorni di gare il K Trofeo zo del CSI; la Stampa e al­ occhi o che raggiungen­ Ponte Don Gnocchi, indetto cuni esponenti di federa­ dalla polisportiva di cui ha zioni. dole vi arriva con scarsa preso il nome ed organizza­ Subito dopo la cerimonia possibilità di effettuare religiosa, gli atleti si sono to dal Comitato Prov.le CSI, un colpo che possa per­ con la collaborazione tecni­ portati sui vari campi dove mettergli di continuare co-arbitrale delle varie fe­ hanno svolto le gare. validamente a sostenere e derazioni. Ecco il dettaglio completo controbattere il gioco delLa grande manifestazione delle varie gare in pro­ gramma: cittadina che si articolava l'avversario. in quattro specialità: Cal­ La preparazione atleti­ cio, Atletica, Tennis da Ta­ ATLETICA LEGGERA ca, quindi, richiede una volo e Pallavolo, ha avuto cura tutta particolare al Corsa piana mt. 100: 1) inizio il 1" novembre scorso. giocatore di tennis da ta­ Casagrande Oscar (Don Alla manifestazione erano presenti: il senatore Ponte, Gnocchi CSI) H”8; Getto volo. Non tutte le prepa­ del peso: 1) Equizzi Ignazio che col suo mecenatismo ha razioni atletiche sono a(Cus Palermo) mt. 12,11; permesso la realizzazione dei datte poiché, richiedendo Corsa piana mt. 1.500: 1) Sa­ vari tornei; il Dott. Gian­ questo gioco particolari franco Provenzano, Presiden­ batino Francesco (Cus Pa­ qualità, necessita di una te Provinciale del CSI; il lermo) 4’00”4; Corsa piana mt. 200: 1) Scimone Anto­ preparazione atletica che Rag. Giulio La Manna Di­ nino (Telestar PA) 23”9; rettore Tecnico del CSI; il potenzi in un tuttuno ar­ Salto in alto: 1) Giuliani Rag. Nicola Sobillaci, Pre­ monico. sidente della Polisportiva Salvatore (AICS Partinico) Come abbiamo visto, al pongista si richiede sen­ sibilità neuro-muscolare, prontezza di riflessi, gran­ de mobilità e alto rendi­ mento a livello costante. Ognuna di queste qualità ha bisogno di un determi­ nato lavoro per essere po­ tenziata al fini del miglio­ ramento tecnico e di ren­ dimento, anche se a volte alcuni esercizi o partico­ lari caratteristiche del la­ voro possono considerarsi valide per più finalità. Abbiamo premesso quanto sopra per rilevare l’importanza della prepa­ razione atletica del pon­ gista. Ci riserviamo nei prossimi numeri di trat­ tare ampiamente e nella maniera più semplice, le Alla annuale premiazione del Comitato di Civitavecchia sono varie forme della prepa­ intervenuti, oltre al Vescovo Titolare, anche S.E. Mona. Rorazione atletica. vigatti, Vescovo Ausiliare, il Vice Sindaco Rag. Guglièlmini,

Trofeo Ponte Don Gnocchi a Palermo

DOMENICO MAIELLO

l’Assessore allo Sport Izzi, e numerose altre autorità. Nella foto, il Presidente Zonale, Rag. Di Giovanni, premia un atleta.

mt. 1,50; Salto in lungo: 1) Ceraci Rocco (AICS Partinicol mt. 5,83. L’artistico Trofeo è stato assegnato alla Società AICS di Partinico, seguono nel­ l’ordine la Polisportiva Pon­ te Don Gnocchi, il Cus Pa­ lermo e l’Atletica Telestar. CALCIO

1) Class. G.S. Pipitene; 2) G.S. San Carlo di Termi­ ni Imerese; 3) Conca d’Oro di Monreale; 4) Polisportiva Ponte Don Gnocchi.

TENNIS DA TAVALO 1) class. G.S. Fidelitas (La Franca - Carollo); .2) G.S. Albor B (Lima - Picciotto); 3) Albor C (Adelflo - Cuc­ cia); 4) Frassati (Catalano Tutrone).

PALLAVOLO

1) Class. Polisportiva Pon­ te Don Gnocchi; 2) U.S. Guadagna; 3) Cannizzaro Conca d'oro.

TERNI - Il nuovo G.S. U.D.A. S. Calasanzio di re­ cente costituzione, ha ini­ ziato la sua attività con una manifestazione che ha ri­ scosso un notevole successo: l’Oliinpiade dei ragazzi. Alla manifestazione han­ no partecipato circa 50 atle­ ti tutti assicurati con il car­ tellino C.S.I. L’Olimpiade è riuscita be­ nissimo e i ragazzi con am­ mirevole sportività e lealtà hanno dato vita, a delle ga­ re entusiasmanti. Tra i par­ tecipanti si sono distinti: Tardella M. e Paci F. ri­ spettivamente prima e se­ conda in una speciale clas­ sifica abbinata alla Olimpia­ de stessa, e Sgrazzutti R., Betti D., Carlini G., Lunot­ ti S., Rossi S. nelle gare sportive. E’ stato inoltre program­ mato dai dirigenti del Grup­ po Sportivo, anche la parte­ cipazione al prossimo cam­ pionato zonale di calcio e alle gare zonali di atletica leggera e di tennis da ta­ volo. F. B, CIVITAVECCHIA - Si è svolta recentemente la pre­ miazione dell’attività svol­ ta dal Comitato di Civita­ vecchia, nell’annata sporti­ va 1965-66. Alla riuscita manifestazione è interveiiuto S. £. Mons. Giulio Bianconi, ve­ scovo titolare, alla cui pre­ senza sono state, consegna­ te 7 Óoppe, 5 Targhe, ed oltre 200 medaglie alle squa­ dre vincitrici dei Tornei di calcio, Pallavoro, Tennis da tavolo, gare di atletica. Nel corso della manifesta­ zione il Presidente del Co­ mitato, Rag. Carlo Di Gio­ vanni, la letto la relazione dell'attività svolta nell'an­ nata sportiva; ha preso poi la parola il Presidente del Comitato Prov.le, Cav. Na­ talizia e successivamente l’Assessore allo Sport del Comune di Civitavecchia.


calcio MILANO - Con il mese di ottobre, come è ormai con­ suetudine, hanno avuto ini­ zio 1 Campionati di calcio per le varie categorie, che hanno riscosso quest’anno un alto numero di iscrizioni. Nel Torneo Aziendale, giunto ormai alla sua 9" edizione, partecipano ben 65 squadre suddivise in due ca­ tegorie: 12 fanno parte del­ la cat. A (quella dei « vete­ rani ») e 53 nella B. Il cre­ scente aumento di parteci­ panti al Torneo ha creato non poche difficoltà per la designazione degli arbitri, ma il G.A.C. con la valida colla­ borazione anche della Se­ zione A.I.A. è certo di supe­ rare ogni ostacolo. Numerose iscrizioni anche tra i Dilettanti (24 squadre), tra gli Juniores (21) e tra gli Allievi (20). Senza precedenti poi i par­ tecipanti all’attività a 7 gio­ catori, che vanta una lunga tradizione in tutti gli Ora­ tori della Diocesi Ambro­ siana: 44 squadre parteci­ pano al Campionato Provin­ ciale Amatori e 70 a quello Ragazzi. F. C.

corsi allenatori MILANO - Sono ben 62 le squadre che partecipano ai Campionati Provinciali: 46 tra gli Juniores e 16 tra gli Allievi. E’ un successo questo che se da una parte fa piacere, dall’altra preoccupa non po­ co la C.T. che provvede alla designazione degli arbitri per le gare. Mai come ora si è reso necessario il lancio di un corso per aspiranti arbi­ tri che è già iniziato e che consentirà di completare il già ragguardevole numero tuttora in servizio. F. C.

SORA - Il Comitato Zo­ nale Autonomo di Sora, al­ lo scopo di propagandare e preparare seriamente i ra­ gazzi all’esercizio delle spe­ cialità di pallavolo e pallacanestro ha organizzato dai­ ni ottobre al 12 novembre, un corso di pallavolo, che è stato tenuto dall’Aspirante Allenatore Federale ’>Aldo Rotondi, con 20 parteci­ panti. Nella stessa data, cin­ quanta allievi hanno segui­ to un corso di pallacanestro, tenuto dall’aspirante Alle­ natore Federale Gaetano Torcinaro e dall’Aspirante Allenatore CSI Enrico Ferri.

sci BERGAMO - Dopo l'incon­ tro con 1 Dirigenti della Val­ le Brembana del 31 ottobre u.s., la Commissione Tecni­ ca Provinciale Sci e Alpini-

Ili 1.

sino si è pure trovata mer­ coledì 2 novembre, con 1 rappresentanti delle società della Valle Seriana. L’incontro ha avuto luogo a Ponte Nossa e anche in questa occasione è stato di­ scusso un po’ tutto il pro­ gramma della prossima sta­ gione agonistica. La CTP e le Sezioni dello Sci-Alpinismo delle Società CSI si apprestano, quindi, anche per la stagione 196667 a svolgere il loro ruolo importante (vorremmo ag­ giungere vitale) nell’ambito dello Sport della Neve della provincia. Lo si è constatato negli anni scorsi quanto è stato apprezzato il comune lavoro della CTP e delle va­ rie Società del CSI e non solo nel campo sportivo ma anche in quello educativo. Dal lato tecnico i risultati parlano chiaro: al termine della scorsa stagione al Pian della Palù 1 nostri ragazzi in una gara della FISI han­ no « sbalordito » tutti classi­ ficandosi al primo, quarto e nono posto su un nutrito lotto di concorrenti com­ prendenti i migliori Junio­ res regionali. Questa in sintesi l’attività in cantiere: 1) Scuola di Sci; 2) Campionato Provin­ ciale; 3) Trofeo Valli Ber­ gamasche; 4) Gare Vallari; 5) Partecipazione ai Cam­ pionati Nazionali.

atletica leggera IGLESIAS - INel ’_: quadro delle manifestazioni dell’Ottombrata iglesiente il Comi­ tato Zonale C.S.I. in colla­ borazione con il Comitato Zonale F.A.R.I., ha organiz­ zato una manifestazione di Atletica Leggera a cui hanno partecipato i migliori atleti isolani tesserati al C.S.I. e alla F.IJD.A.L. e le atlete dei Comitati F.A.R.I. di Iglesias e di Cagliari. Mai tanto pubblico s’era visto nello stadio Monteponi valutato intorno alle 2.000 persone e mai tanti atleti (120 gli iscritti tra atleti e atlete) prendere parte ad una manifestazione di atle­ tica leggera in campo regio­ nale. Il merito di questo successo va naturalmente al Comitato organizzatore del C.S.I., la cui manifestazione per mezzo dell’abilissimo consulente Don Angelo Pa­ la, del Presidente della C.T. Zonale Leonardo Caboni e del presidente del Comitato Vittorio Trentin ha avuto larga eco anche sulla stam­ pa regionale. Non sono mancati risultati di rilievo: 1 10”9 del nazio­ nale Plstori nei 100 m.p. in una pista non ideale, sono di assoluto valore: cosi pure i m. 44,44 di Dettoni nel di­ sco, buono il 9’’2 negli 80 p. (a.) di Cavassino e Por­ cina e 1 6,12 dell’allievo Del Piano nel lungo. In campo femminile da notare il tem­ po di 11"2 di Diana negli 80 p. (a.) 1 m. 1.30 di Nonis (allieva) nell’alto, i 4,27 di Ferra (pure allieva) nel lun­ go e 1 m. 8,20 di Gessa nel peso,

quarto convegno dirigenti del comitato provinciale di Roma

Nei giorni 19 e 20 novembre il Comitato Provinciale di Roma ha tenuto ad Albano il suo quarto Convegno provin­ ciale dirigenti. L’iniziativa ha riscosso un buon successo che aumenta sempre più di anno in anno. Hanno tenuto relazioni il Presidente Nazionale, Aldo NOTARIO; il Consulente Nazionale, don Claudio BUCCIARELLI; il Consigliere Nazionale Mario Saverio COZZOLI. Vi sono state pure delle comunicazioni del Vice-Presidente provin­ ciale, Franz CARSERA’, sul programma dell’attività 1967, nonché del Presidente della Commissione attività giovanile, Aldo SCUDERINI, sui giovanissimi ed Arcobaleno Sport. Molto interessanti si sono pure rivelati i gruppi di studio e le discussioni in sede di assemblea generale. Hanno preso parte al Convegno oltre sessanta dirigenti di società di Roma e provincia. Nella foto in alto una panoramica del tavolo della pre­ sidenza al termine della relazione del Presidente Nazionale: da-sinistra a destra il dottor Carserà, il professor Burdisso Vice-Segretario generale del CSI, il cavalier Vincenzo Na­ talizia, Presidente Provinciale del CSI di Roma, il professor Notarlo, Mons. Marino Marani, Consulente Ecclesiastico Pro­ vinciale del CSI di Roma.

ventennio della “Zannoni 99 Domenica 6 novembre u.s. la Polisportiva « C. Zannoni» di Errano, del Comitato di Faenza, ha ricordati il XX di Fondazione. La manifestazione è ini­ ziata con alcune iniziative tra le quali: S. Messa So­ ciale, ricordo dei Caduti, pranzo sociale. E’ seguita la celebrazione ufficiale del ventennale. Alla presenza di S. E. Mons. Vescovo Diocesano, del Sin­ daco e dei rappresentanti delle varie Federazioni Sportive, il Sen. Prof. Gu­ glielmo Domati ha inaugu­ rato la Mostra foto-storica, allestita nella sede sociale e comprendente una serie di fotografie, di articoli di gior­ nali sportivi e circa 300 tro­ fei (coppe, targhe, medagliej diplomi) vinti dagli atleti della Società. All’Assemblea generale dei soci il Presidente sig. Guido Dalmonte, con parola con­ cisa ed esauriente, ha pas­ sato in rivista le varie at­ tività: dal ciclismo al ci­ cloturismo. dall’atletica pe­ sante all'atletica leggera, dalla pallavolo al gioco del­ le bocce, dal calcio al ten­ nis tavolo, mettendo in ri­ lievo come dai 10 soci del

giorno della fondazione og­ gi se ne possono contare ben 150. Successivamente il Presi­ dente Zonale CSI dott. An­ tonio Gualdrini, in un bril­ lantissimo intervento, si sof­ fermava sul significato ideo­ logico del « ventennale » di una Società, la prima del Comitato che ha le sue ori­ gini nello spirito di frater­ nità, amicizia, unità di in­ tenti: il grande merito del­ la a Zannoni » è stato quel­ lo di aver sensibilizzato le famiglie all’attività sporti­ va, di aver contribuito alla preparazione CSI nella zo­ na di ,Faenza e di aver te­ nuto alto per 20 anni l’idea­ le di lealtà e amicizia fra tanti giovani iscritti. E’ seguita la consegna, da parte del Sindaco, cav. Elio Assirelli, di 3 medaglie d’oro ricordo donate dagli stessi soci riconoscenti, a: Renato Laghi passato a far parte della categoria superiore del Ciclismo con il G.S. Germanvox Wega: al dr. Vini­ cio Pompili, medico sociale e al sig. Natale Dalmonte. attuale direttore tecnico del Comitato Zonale, per la sua infaticabile, generosa e con­ tinuativa attività.

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un motivo di più essere vicini

solidali

T n questi giorni sembra JL che tutto stia tornan­ do alla normalità a Fi­ renze. Grosseto. Venezia. Belluno. Trento e nelle al­ tre zone alluvionate. Solo nel Polesine rimana anco­ ra tutta una vasta zona completamente sommersa dalle acque. Si fanno 1 primi calcoli dei danni. Si parla di qua­ si ottocento miliardi. Si parla pure di oltre un cen­ tinaio di morti e di alcuni dispersi. Solo fra qualche mese si potrà essere più precisi. Di tutta la situazione veramente catastrofica ha risentito anche la nostra organizzazione. Ovviamente non voglia­ mo paragonare tutto l’in­ sieme dell’enorme sciagu­ ra con le nostre partico­ lari disgrazie, quasi tra­ scuratili in confronto a tutto il resto. Dai nostri Comitati col­ piti dall’alluvione rice­ viamo scarse notizie, giac­ ché è naturale che in que­ sto momento tutti i diri­ genti e gli atleti siano impegnati in opere di pri­ missima ed urgente ne­ cessità. Alcuni campionati di calcio della categoria juniores, le prime prove del­ la campestre, le elimina­ torie di tennis da tavolo e molte altre attività an­ che di carattere interno sono state sospese a tem­ po indeterminato in atte­ sa dell’auspicato ritorno alla normalità. Quasi tutti i campi sportivi delle zone disa­ strate risultano inservibili almeno per un mese e più. Gran parte delle atrezza-

ture sportive realizzate con tanti sacrifici sono state danneggiate in par­ te o completamente. Proprio alcuni giorni prima dell’alluvione era stato inviato alle nostre società un buon quantita­ tivo di magliette, palloni, calzoncini, tute, scarpet­ te e attrezzi vari. Nei pae­ si in cui il maltempo ha imperversato più che al­ trove quasi tutto é andato perduto. Dal comitato provincia­ le di Pisa (città che pure non ha subito danni ir­ reparabili come ad esem­ pio Grosseto) apprendia­ mo che ben nove società sono state danneggiate e quasi tutte (otto) in modo grave. Soprattutto a Pontedera (G.S. Oltrera, U.S. Juventus e G.S. Stella Az­ zurra), sono stati perduti oltre trenta palloni, il ma­ teriale necessario per il calcio, la pallavolo, il ten­ nis da tavolo ed in parti­ colare magliette e calzon­ cini per l’atletica leggera, per non parlare poi di tut­ ti gli impianti in genere. Il guaio più grosso in occasioni del genere è che si sollevano molte polemi­ che. ma sono veramente pochi quelli che si danno da fare per rimediare in qualche modo alle rovine ed ai disastri. Sappiamo peraltro che specialmente i giovani si sono distinti e si distin­ guono ancora nel mettersi al servizio di tutta la co­ munità. In quest’opera annoveriamo molti dei no­ stri dirigenti ed altieri impegnati a liberare le strade dal fango o a prov­ vedere per i viveri e l’ac­ qua potabile.

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