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Stadium n. 35/1966

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i problemi dello sport * 35

Stadium Dell'Oniodarme Luigi

Giuseppe

Colla Stefano

Le finali nazionali di Termoli hanno concluso la stagione atletica CSI 1965-’66. Il bilancio consuntivo è ancora una volta altamente positivo e soddisfacente. La base atletica del Centro Sportivo si è vistosamente allargata ed una ricca schiera di atleti è andata ad arricchire l’élite dell’atletica italiana e le file della squadra azzurra. Nelle foto a destra alcuni dei numerosi azzurri e « camploncinl » CSI dell’ultima ora, che hanno preso parte all’incontro Italia-URSS e al campionato allievi della FIDAL.

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servizio alle paR. 2. 3 e 4

PRESIDENZA lÀZmiE ■ ■

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un anno di atletica csi dopo la finale di Termali

DALLA PROPAGANDA Al RISULTATI

DI ALDO CAPPELLINI

Sopra, un momento delia premiazione generale; sotto: Podberscek, De Nadai e Montanari, primi classificati ne) disco allievi.

qp ermoli, ha cosi conclu­ di so un’altra annata atletica del Centro Sporti­ vo Italiano. Ha messo punto a ga­ re. risultati, programmi, regolamenti, verbali. Ha detto che per almeno due mesi l’atletica, ufficialmen­ te, dovrebbe andare in fe­ rie. E quindi, proprio perché « in ferie », proprio per­ ché fuori dal clima infuo­ cato di gare e manifesta­ zioni, possiamo ritornare e su Termoli (ultimo atto di una lunghissima rap­ presentazione) e su tutta l'annata che. se non an­ diamo errati, è la diciot­ tesima per il CSÌ. Cosa ha detto Termoli? Cosa ha detto di nuovo l'atletica CSI in questo 1966? Due interrogativi che già domenica sera durante il ritorno a Roma frullava­ no in noi. Due domande precise che sono d’obbligo a chi, come il CSI, vede nell'attività sportiva un qualcosa che esula dalla stretta osservanza di ri­ sultati tecnici ed agoni­ stici e che soprattutto fa di ogni manifestazione un fine per il miglioramento di tutto l’apparato spor­ tivo nazionale.

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Termoli, è giunto in un momento particolare dell'atietica giovanile italia­ na. Quest’anno, infatti, è stato l’anno che la Fidai ha voluto dedicare preva­ lentemente all'attività gio­ vanile con la creazione dell'attività Ragazzi, e con relativi programmi ade­ guati a questa attività. Il CSI non poteva non dedi­ care buona attenzione a questo nuovo indirizzo fe­ derale, anche per il sem­ plice fatto che una atti­ vità riservata ai giovani e giovanissimi (per non par­ lare del termine Ragazzi!) il CSI aveva da anni at­ tuato in quasi tutti i suoi Comitati.

la nostra base sono i ragazzi A Termoli non si sono visti i Ragazzi (ché l’at­ tività di questa categoria non deve essere agonistica ma bensì propedeutica e quindi limitarsi al massi­ mo alla Regione) ma se n’é parlato molto. Anzi vorremmo dire che fattività già svolta uffi­ cialmente quest’anno dai ragazzi CSI ha monopo­ lizzato l’interesse genera­ le si da dare già un chia-


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dell’Azztirro Moro

vincitore dei 2000

allievi; sotto,

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l’Azzurro Colla. Bozzollan e Bosia, primi nel giavellotto allievi.

Abbiamo anche sentito ro indirizzo di quelli che saranno i nuovi program­ da più parti affermare (e mi del 1967. non solo a Termoli) che le Se ne è parlato, per­ finali del CSI sono la piat­ ché pur essendo un cam­ taforma ideale per tutto il pionato degli allievi e de­ movimeno nazionale gio­ gli juniores, dai Ragazzi vanile, e che i suoi risul­ ci si attende un domani tati fanno testo. Se guar­ migliore e dalle premesse diamo con molta serenità 1966 questo domani é già a questa manifestazione che richiama solo dodici in ottima costruzione. atleti per ogni gara di cor­ Basterebbe dire, a que­ sa e dieci per ogni gara di sto proposito, che i Comi­ concorso, dobbiamo con­ tati che hanno program­ venire che in Italia non mato un’attività Ragazzi c’é finale più selezionata. (e di Campestre, e di pista) sono più di quaranta. Co­ me inizio (perché ufficial­ partecipazione mente questo era un ini­ zio) non c’é da lamentar­ massiccia si. Avere nei Ragazzi una base cosi vasta è una cer­ Pensate : quest’anno 70 tezza di fare dell'atletica (e forse più) sono stati i ancora per parecchio: e Comitati che hanno svol­ questo per il CSI é motivo to le fasi provinciali e zo­ di legittimo orgoglio. nali per ogni categoria. Più che logici, quindi, i Ogni Comitato per avere futuri programmi più im­ diritto alle semifinali del pegnativi che il CSI si ap­ 18 settembre doveva aver presta a lanciare per que­ organizzato almeno due sti Ragazzi. Questi ragazzi prove del programma ed che domani saranno Al­ ogni singola gara dove­ lievi e dopodomani Junio­ va aver avuto almeno res: senza soluzione di quattro atleti classificati. continuità. Come legittimo I Comitati in regola veni­ orgoglio è constatare, ogni vano ammessi alle semi­ anno, che le finali nazio­ finali e qui gli atleti do­ nali per gli allievi e junio­ vevano saper conquistare res sono seguite e ammi­ un posto per la finale. rate da un buon pubblico Se pensiamo che alle in­ esterno. terregionali di Avellino.

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dità e senza affanni per anni). I Comitati « di sempre » non hanno ovviamente de­ luso. Milano, l’ormai consa­ crato Comitato guida del­ l'atletica CSI, ha trovato qualche difficoltà (ed era­ no anni) fra gli allievi, fi­ nendo terzo nella speciale classifica, ha vinto negli juniores con largo margi­ ne; ha vinto con 33 punti (il pronostico parlava di 4ù punti) nella classifica complessiva valida per il Trofeo Bertocco. Quindi si può anche pensare che lo strapotere di Milano si sia un poco attenuato, ed in fondo in fondo (non se ne dispiaccia l’amico Tamma­ ro) per l’atletica CSI è an­ che un bene! Reggio Emilia, Comitato dalle più belle tradizioni atletiche, ha vino quasi al­ lo sprint (mezzo punto!) la classifica Allievi su Geno­ va; ha avuto un poco di calo fra gli juniores (ma la politica <5el Comitato emiliano é.**orientata ai giovani) ed è finito terzo (dietro Genova) nella gra­ duatoria generale. E’ una bella soddisfazione per gli •unici emiliani.che dedica­ » no all’atletica, i loro sforzi •più vivi. Pure Napoli „si è difeso, anche se molti si aspetta­ vano di più dàlia compagi­ ne si Savy. Posizioni ono­ revoli perx Vicenza, Trevi­ so. Trieste, Pisa, Trento.

(la categoria che è stata un poco la privilegiata, di­ sputando quasi tutte le sue gare al pomeriggio) e fra gli juniores. Non staremo qui a far rivivere la giornata di Termoll. Già lo ha fatto il col­ risultati lega Freiman e sarebbe sprecare utile piombo. Vor­ di rilievo remmo solo sottolineare la espressa da alcuni Le gare fanno testo a vitalità Comitati quali Genova, sé. Sul precedente nume­ ro di «Stadium» sono stati nuovamente ritornata a pubblicati i risultati che recitare una parte impe­ eloquentemente parlano da gnativa in questa finale; soli con la chiarezza delle Viterbo, Comitato che vi­ cose oneste. Risultati che, ve sulla grande passione di a dire il vero, potevano una Società (la Ginnastica essere migliori solo se il Viterbo, sempre presente tempo fosse stato più cle­ con elementi veramente mente e se rimpianto capaci); Lecco, arrivato in avesse meno risentito del­ finale con un buon numela fresca inaugurazione. . ro di atleti, cosi da con­ Comunque la riunione ha quistare il nono posto as­ avuto punte di livello ec­ soluto (a testimonianza di cezionale e fra gli allievi come si lavora in profonBenevento, Piacenza, Pisa e Vicenza sono convenuti oltre 850 atleti... si fa presto a convenire che un posto a Termoli era ... oro ! E così è stato.

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vivaio azzurro L'arrivo dell’Azzurro Dell’Omodarme, vincitore dei 400 juniores, seguito da Morimondi della Riccardi Milano, attuale primatista CSI nella specialità.

1 primi classificati nel peso allievi: 1. Cicerone (Genova). Z. Tan­ sini (Milano), 3. Chlarazzo (Lecco.,, seguiti da Becchi. Tarabocchla e Falcine.

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Nel complesso ques’anno alle finali erano rap­ presentati atleti di 43 Co­ mitati. E’ la nuova cifra record per l'ultima mani­ festazione: a testimonian­ za dell’allargamento di ba­ se avuto quest’anno da tutto il movimento. Un movimento che malgrado ostacoli, difficoltà, impre­ visti, è ben vivo e sicuro di se in tutti i settori: dal­ la propaganda, ai risultati. Termoli può fare testo, ma non è esistito solo Ter­ moli nel « momento » atle­ tico CSI di quest’anno. Ci sono invece prestazioni di ragazzi CSI che hanno fatto scalpore. Qual' Renzo Cramerotti, Campione Europeo junio­ res nel Giavellotto (Cra­ merotti, Campione Nazio­ nale CSI); Giacomo ero­ sa, nuovamente in Azzur­ ro nell’incontro con gli Juniores Russi a metri 2,04 ( Crosa: vincitore esaltan­ te nell’alto a Macerata); Luigi Dell’Omodarme ap­ partenente alla Società

( anche essa gloriosa) 4 Campanili di Pisa, quat­ trocentista di rango ed ormai stabile staffettista della 4 x400 azzurra (Dell'Omodarme; primo a Ter­ moli; in nazionale due vol­ te quest’anno a Pisa ed a Roma contro i russi). E poi tutti gli altri, ormai quasi «vecchi azzurri»; Vicardl, Bozzinl, Ardizzone, Cammarata. Giordani, Carnicelli, Bonechi. che hanno recitato una parte di primissimo piano nel vittorioso incontro con la rappresentativa dell’Unione Sovietica. Ma come dimenticare gli Allievi CSI che si sono im­ posti nei Campionati Fidai di categoria? Sabato e do­ menica nella festosa cor­ nice dell’olimpico, sem­ brava di assistere ad una quasi ripetizione di Ter­ moli. Tanti e poi tanti era­ no i reduci della nostra finale che si incontrava­ no per assicurarsi lo scu­ detto tricolore Fidai.

campioni in erba Cerchiamo di tirare fuo­ ri i nomi migliori. Metri 2000: Moro di Vi­ cenza (bis di Termoli): giavellotto: secondo Colla di Trento (a Termoll pri­ mo); alto: quarto Pistolato. quinto Sfolcini, settimo Zamparelli (a Termoli ri­ spettivamente secondo, terzo, primo); disco: quin­ to Podberscek (a Termoli primo); 80 ostacoli: terzo Barbati, quarto Lugli (a Termoli, primo e terzo); peso; primo Cicerone (bis di Termoli); 300 ostacoli: primo Signorile (a Termo­ li, sugli 80 ad ostacoli, se­ condo); 80 piani: primo Bega (a Termoli. sui 300, secondo), secondo Filippi­ ni (bis di Termoli); 1000: quinto Belletti (a Termoli primo); 4x100: sesta Vi­ terbo (a Termoli quarta). E’ un « piccolo » elenco, tirato giù in due minuti e relativo ai migliori. Per chi sa « leggere » sono ri­ ghe preziose. Ed in fondo questi dati, ultimi di una ricchissima stagione, sono forse i più probani; specie per chi guarda al movimento CSI con occhio estremamente critico ed anche dubita­ tivo. I fatti al CSI hanno da­ to ( da diciottanni a que­ sta parte) sempre ragione. Quest'altr’anno, speria­ mo di scrivere la stessa co­ sa anche sul movimento Ragazzi. ALDO CAPPELLINI


Abbiamo parlato in più occasioni della Società Sportiva, durante quest'anno. Natura e finalità delle Società CSI costituiva il tema di studio di questo primo periodo di tempo aH'indomani del Congresso Nazionale del ventennio. Un periodo che si concluderà con il Convegno Nazionale Dirigenti e Consulenti del 3 - 6 novembre prossimo. In quell’occasione saranno tirate le prime somme delle idee e delle indicazioni scaturite dal Convegno Nazionale dei Consulenti, dalla Consulta Nazionale del marzo scorso e dalle varie riunioni che in questo frattempo sono state indette al centro e in periferia. NeH'imminenza del Convegno Stadium vuole offrire

società allo specchio un ulteriore contributo, presentando da questo numero i profili di alcune Società CSI selezionate con la collaborazione dei Comitati Provinciali e Zonali. Abbiamo inviato un questionario le cui domande riflettono i problemi che si stanno dibattendo. Invitiamo, intanto, le Società interpellate a rispondere; pubblicheremo tutte le risposte che ci perverranno.

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da Palermo

ecco il questionario Perché si è preferita la soluzione polisportiva? Offre vantaggi <> no all’opera di formazione dei giovani atleti? yj?;. Che cosa significa, in termini concreti, per la vostra Società educare attraverso lo sport? (Quali programmi realizza la So­ cietà e qual’è la loro incidenza sui giovani?).

Quali obiettivi si propone la Società con l’attività di « Arcoba­ leno Sport »? Come viene risolto.in pratica il problema del passaggio dei gio­ vanissimi alle attività più impegnative in modo da garantire © continuità alla pratica sportiva e all’opera educativa?

Come si è riusciti a integrare gli interessi agonistici con quelli formativi? Qualii sono le possibilità di incontro dei giovani al di là degli e delle gare?

•allenamenti a Ilo rrn

; —. uuaii Quali amviia attività sociali, extrasportive la Società attua e qual’è la risposta dei giovani?

Secondo voi i giovani sentono che voi offrite soltanto l’occa­ sione di fare sport, oppure avvertono di vivere in una comu­ nità con interessi molteplici e complementari?

.Le relazioni tra dirigenti e atleti vanno al di là dei semplici —* rapporti burocratici o tecnici? Si stabilisce tra essi un clima di amicizia comunitaria? In che modo pratico? La presenza del Consulente è accettata e compresa dai giovani al di là dei motivi organizzativi contingenti che possono deter­ minarla? "> Si ingenera l’equivoco di assegnare al solo sacerdote i compiti della formazione educativa, mentre agli altri dirigenti compe­ tono soltanto quelli organizzativi tecnici? Se no, i ragazzi come reagiscono alla figura del dirigente-sacerdote? 7^ Impianti sportivi: quali erano le carenze, come vi si è supplito, quali opere sono state realizzate?

G.S. AUDAX

© Abbiamo adottato la forma di po­ lisportiva in quanto, da ben 16 an­ ni questa ha dato la possibilità a moltissimi ragazzi di dedicarsi agli sporta che meglio loro si confanno. Per quanto riguarda i vantaggi, possiamo dire che ne ha parecchi, poiché i giovani, avendo la possi­ bilità di praticare lo sport preferi­ to, danno, anche ai nostri educa­ tori, la possibilità di meglio se­ guirli sia nella formazione fisica che in quella morale.

© Per noi educare attraverso lo sport significa far capire al ragaz­ zo, al giovane che per stare bene in Società occorre comportarsi in de­ terminate maniere, seguendo, cioè, quelli che sono i canoni che si ri­ chiedono ad un buon cittadino. A tale proposito intervengono le leg­ gi sportive e le regole di gioco che esercitano al rispetto di una legge, all’impegno, alla serietà. aU'umiltà. ecc.

© Cattività di « Arcobaleno Sport », la intendiamo come il trampolino di lancio, dove i nostri educatori devono lavorare pazientemente per aiutare anche 1 genitori dei ragazzi alla formazione dei figlioli, supe­ rando notevoli e molteplici difficol­ tà ambientali.

o Questo è un problema molto de­ licato per cui è stata nostra precisa cura porre dei rimedi, in modo che 1 ragazzi non possano « sentire » il passaggio e quindi trovarsi non

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a loro agio fra altri più grandi di loro. Per questo motivo ci siamo av­ valsi della collaborazione di un no­ stro amico psicologo che d'accordo con i nostri tecnici, ci ha. aiutati ad indirizzare e seguire la nostra opera a seconda delle reazioni dei vari soggetti.

© Poiché la nostra è un’organizza­ zione parrocchiale e la maggio­ ranza dei giovani vive nella Giac, il problema non si presenta diffici­ le in quanto alle sedute tecniche e di allenamento, si alternano quelle formative che ben si completano a vicenda.

©Oltre agli impegni agonistici, 1

nostri giovani hanno possibilità di incontrarsi, nella partecipazione alla S. Messa Sociale, nelle sedute formative (dove sono loro, talvolta, che impiantano e svolgono le di­ scussioni a seconda del tema che si deve trattare), durante i lavori di gruppo che svolgono periodicamen­ te, nelle gite sociali, ecc.

© Riguardo alle attività extraspor­ tive la nostra Società promuove ed organizza conferenze su temi at­ tuali scelti proprio dai giovani stes­ si, i quali rispondono con entusiamo e si preoccupano anche della partecipazione degli amici. Tali at­ tività sono per esempio: Corsi per fidanzati, recite periodiche, festa di queironomastico e di quel com­ pleanno, dibattiti dove i giovani esprimono le loro idee.

Q In un primo tempo si nota una certa abulia ma poi, col passar del tempo, i giovani frequentano e presenziano a tutte quelle attività da noi promosse, rendendosi conto

l)i sinistra a destra: la squadra campione provinciale e regionale

“ALBUM DI FAMIGLIA” DEI G.S. ADDAI

di non fare sport come fine a se stesso, ma di collaborare affinché attraverso lo sport si formino i lo­ ro caratteri, dando cosi valore alla loro personalità umana.

©Secondo noi non esisterebbe So­

cietà se i -rapporti tra dirigenti e atleti si férmassero ai rapporti pu­ ramente burocratici o tecnici. E’ nostra consuetudine essere con gli atleti amici; ciò ci consente di aiu­ tarli nei loro problemi di lavoro, di studio, di famiglia, ecc.

Soltanto in principio si trova qualche perplessità, poi si comin­ cia a delineare la figura e la ne­ cessità del consulente ecclesiastico, per cui tale presenza è ritenuta ne. cessarla in quanto serve a risolve­ re i problemi più intimi dei gio­ vani stessi.

Per quanto concerne questa do­ manda, diciamo subito che ciò non si è verificato in quanto, e l’abbia­ mo detto nella prima risposta, ognuno di noi ha saputo, nei pro­ pri limiti, integrare i due compiti e precisamente quelli educativi e quelli tecnici-organizzativi.

© Il problema degli impianti spor­

tivi per noi non esiste, non perché ce ne siano o ne abbiamo abba­ stanza, ma perché, da noi, non esi­ stono completamente. Anni addie­ tro avevano un campetto di palla­ volo, dove si svolgevano, in una cornice di pubblico veramente gra­ ziosa, moltissimi incontri CSI e FIPAV, ora vi hanno costruito so­ pra e siamo costretti ad allenarci in un piccolo spiazzo per poi an­ dare a giocare, pagando, su • altri campi.

da Reggio Emilia

U.S. ÀRBOR Non si è trattato di preferenza, ma di una logica conseguenza e di una risposta quanto mai responsa­ bile al nostro essere. Non si può pretendere di offrire i propri servi­ zi soltanto ai ragazzi dediti ad una sola disciplina sportiva; non si può pretendere di tenere « legati » i ragazzi non dando loro possibi­ lità di alcuna scelta. Guai a quel ristorante che offrisse un solo me­ nù! Penso che ben difficilmente in questo caso si possa parlare di una Unione Sportiva, ma piuttosto di un gruppo. Se dobbiamo raggiungere un nu­ mero sempre maggiore di ragazzi dobbiamo offrire loro il maggior numero possibile di servizi. Esisteranno delle difficoltà da su­ perare ( noi sono quattordici anni che le cerchiamo di superare) ma anche i missionari hanno il loro da fare! Per quanto concerne la seconda parte della domanda, la risposta è ovviamente affermativa, purché le varie sezioni siano organizzate co­ me delle vere U.S ma siano anche fra di loro comunicanti.

Insegnare ai giovani a muovere i primi passi ed inserirsi nella so­ cietà rispettandone i valori morali, civili e religiosi. Si tratta quindi di inserire i giovani in una comunità; si cerca quindi nella nostra società di creare una comunità sportiva. Si investono quindi 1 giovani di precise responsabilità, si lascia lo­ ro esprimere pareri ed opinioni fa­ cendo poi tesoro di quanto detto. Si discute con loro dando il più delle volte fiducia e spronando il loro ingegno ed il loro spiccato sen-

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so di iniziativa. Si cerca di far loro capire come lo sport, pur com­ ponente essenziale della loro vita, non sia e non debba essere l’unico loro centro di interesse. Non si fanno programmi spe­ ciali. ma nel nostro piccolo ci sem­ bra che il nostro modo di agire sia un programma che venga svol­ to silenziosamente nel corso del­ l’anno.

Essendoci ormai da anni trasfor­ mati in una società a carattere cittadino non possiamo svolgere una grande attività di arcobaleno sport in quanto dovremmo interes­ sare ragazzi, specie per la cat. A, dai 10 ai 12 anni. Quel po' che fac­ ciamo nella pallavolo, pallacane­ stro e tennis tavolo ci serve per iniziare all’attività agonistica in tono ridotto, le leve che riusciamo a trovare durante l’anno.

:o Ci pare che la risposta la si possa trovare nella domanda. Il ragazzo è fuori età per l'attività giovanissimi od allievi? Noi diamo continuità alia nostra attività for­ mando varie squadre secondo l'età. Si cerca che possibilmente il pas­ saggio del ragazzo nella nuova squadra non sia isolato ma che as­ sieme a lui passino di categoria al­ tri due o tre ragazzi che erano con lui precedentemente nella squadra, dando cosi la sensazione al ragaz­ zo che non si inserisce in un am­ biente nuovo, ma che lui continua a giocare con i vecchi amici e sia lui con gli altri a caratterizzare la nuova squadra.

Pensiamo di aver risposto a grandi linee nell’esaminare la do­ manda n. 2 se intendiamo interessi di formazione generale. D'altra parte è ovvio che doveri verso la famiglia, la scuola, la reli­ gione abbiano la preminenza. Non diciamo « Se non hai stu­ diato, se non sei stato a messa non giochi », ma portiamo i ra­ gazzi a capire questi problemi, ad essere loro a stabilire una gradua­ toria di valori. Agonismo e formazione non ver­ ranno quindi mai in contrasto fra loro, perché sotto questa luce, an­ che per il ragazzo il successo acqui­ sterà un aspetto marginale, alme­ no come importanza; quest’anno cinque ragazzi della pallacanestro impegnati con l’esame di maturità dopo l’attività CSI hanno rinuncia­ to alla prima divisione; il campio­ nato si è svolto ugualmente e quel­ li rimasti hanno capito la situa­ zione degli altri che una volta pro­ mossi sono ritornati quest'anno al­ l’attività agonistica.

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Riteniamo di dover rispondere in una unica soluzione per evitare ri­ petizioni e per esaurire, per quanto

possibile, l’argomento in una di­ scussione più generale. La preoccupazione precipua di noi tutti dirigenti, da quando tre anni fa ci trasformammo in una società a carattere cittadino, era quello di avere una nostra sede, dove tutti gli atleti potessero in­ contrare i loro allenatori, i loro di­ rigenti ed incontrarsi fra loro. La nostra sede di 7 stanze molto lar­ ghe offre queste possibilità di in­ contro che i giovani sfruttano in maniera per ora abbastanza sod­ disfacente. Essendo noi una poli­ sportiva gli atleti possono cosi estendere la loro conoscenza- ai ra­ gazzi delle altre discipline sportive. Viene così offerta agli atleti una ragione in più per capire i vari problemi della società che non sono limitati alla squadra dove essi gio­ cano, per capire che non stanno vivendo da soli il loro momento giovanile e sportivo. Sede che si trasforma in circolo ricreativo della società per un certo aspetto ed è il momento in cui i ragazzi vengono in sede al termine degli allenamenti, dopo lo studio, alla sera per i più grandi, giocano, si distraggono, leggono e parlano non solo di sport, ma di loro, delle loro cose piccole e grandi; sede invece che rimane sede quando vengano fatte le riunioni delle va­ rie squadre e sezioni in cui gli atleti vengono informati dell’andamen­ to dello specifico settore e di tutta la vita della società, o si tengono riunioni tecniche. In questa situazione le poche ini­ ziative extrasportive da noi lan­ ciate ci sembra colgano nel se- • gno. Assemblea annuale. Natale dello Sportivo, Pasqua dello Spor­ tivo, la Via Crucis, iniziative quali « caccia al tesoro automobilistica », gite e cene sociali, partenze dalla sede per assistere ad incontri spor­ tivi fuori città, trovano indubbia­ mente un certo interessamento.

© Situazione particolare la nostra; pensate, per esempio, che siamo usciti dalla parrocchia per man­ canza di un consulente che cre­ desse appena un po’ nello sport. Anche ora non siamo bene a po­ sto. Diciamo comunque che i gio­ vani capiscono questa presenza e l'accettano. Se non l'accettano la sopportano rimangono cioè indif­ ferenti. Dipenderà, allora, dal con­ sulente sapersi accattivare le sim­ patie. Crediamo bisogna però im­ porre la presenza del consulente e pretendere che tutti lo capiscano.

Questo equivoco per i motivi di cui sopra non si è mai posto, do­ vendo i laici preoccuparsi di que­ sto aspetto formativo. Pensiamo però che dirigenti e consulente debbano essere una uni­ tà e completarsi a vicenda, se non per mettere in pratica le iniziative almeno per studiarle e lanciarle.

lettera aperta Carissimo Paolo,

mi hai scritto che verrai al Convegno di novembre, ma che sei un po’ prevenuto, perché hai paura che « si dicano le solite cose teoriche... ». So che tu sei un tipo in gamba e sono certo che mi capirai. Il prossimo Convegno che ve­ drà riuniti insieme laici e sacer­ doti dei nostri comitati provinciali e zonali è anzitutto: Un incontro di AMICI: d’ac­ cordo, saremo in molti, ma il clima che si instaurerà sarà quel­ lo dell’amicizia. Se non imparia­ mo a volerci bene tra di noi, come potremo dire che la nostra è un’esperienza cristiana nel mon­ do dello sport? Gli amici veri sanno rispettarsi, comprendersi ed aiutarsi. Ebbene, durante le giornate del nostro incontro, do­ vremmo TUTTI realizzare una amicizia « piena » e « fraterna ».

Un incontro di STUDIO: non ti spaventi la parola « studio », che per noi ha un significato di « riflessione » sui « principi » che devono animare tutta la no­ stra opera educativa, nella luce di tutto ciò che il Concilio Vati­ cano II ha proposto alla cristia­ nità di tutto il mondo. Credimi, non avere prevenzioni sulle « co­ se »->che tu chiami « teoriche »: non c’è niente di più pratico che PENSARE a ciò che si deve fare. I cosiddetti uomini « praticoni », che agiscono tanto per agire, sen­ za chiedersi le motivazioni di ciò che devono farq, apparentemente sembrano uomini « attivi », ma combinano solo dei pasticci. Ora, la. nostra è un’opera educativa che esige attenzione, riflessione, solo così anche le nostre « attività » avranno un’incidenza educativa, altrimenti « tradiamo » la nostra missione. Caro Paolo, vieni allora con fi­ ducia e vedrai che le prospettive che scaturiranno dal Convegno, ti faranno ritrovare più maturo, più « cresciuto » dinanzi al buon Dio e ai giovani. Ma... non lo dimenticare: la felice riuscita del nostro incontro di novembre, di­ pende ANCHE da te! DON CLAUDIO

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un servizio

di PAOLO GARIMBERTI

atletica s'i abriel Korobkov — Tjr Fallenatore-capo del­ la nazionale sovietica di atletica leggera, il ge­ nerale supremo di quel­ la che era considerata, fino ad mese fa, un’invin­ cibile armata — è in di­ sgrazia. Da Budapest, do­ ve nella prima settimana di settembre si sono svol­ ti 1 campionati europei di atletica leggera, lo « squa­ drone » sovietico è tor­ nato con le ossa rotte. Tre medaglie d’oro, sei di argento e quattro di bron­ zo (questo il « medaglie­ re » sovietico nel settore maschile, cui vanno ag­ giunte altre tre medaglie auree, una d'argento e tre di bronzo vinte dalle atlete) rappresentano un bot­ tino piuttosto magro per una squadra unanime­ mente considerata la se­ conda al mondo, dopo il fortissimo « team » degli Stati Uniti. Nel 1962 a Belgrado, nella precedente, edizione dei campionati, gli atleti russi avevano vinto sette medaglie d’oro, sei d’argento e otto di bronzo, mentre le ragaz­ ze avevano letteralmente dominato il campo delle varie specialità. Questo raffronto di cifre la dice lunga sul declino della nazionale sovietica di atletica nel giro di quattro anni. Ora in Russia si parla di crisi senza mezzi ter­ mini. E le critiche ai tec­ nici, Korobkov in testa, si sprecano; le scusanti da loro avanzate per giu­ stificare la « débàcle » di Budapest sono respinte senza remissione. « Fino a quando ascolteremo que­ ste storie? — ha scritto la « Komsomolskaia Pravda » Quanto viene det-

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Itaita-URSS:

to a giustificazione è con­ traddittorio in quanto cer­ te volte si tira in ballo la preparazione generale, altre volte quella specifi­ ca ». Quasi tutti gli alle­ natori sovietici — compre­ so il famosissimo Diatchov, il maestro del gran­ de Valéry Brumel, che a Budapest è stato tradito da colui che di Brumel era considerato il sicuro successore, Valéry Skortzov — si sono difesi affer­ mando che in Russia non esistono impianti moderni e comodi dal punto di vi­ sta logistico : « Se si trat­ tasse di qualche squadra di calcio di serie B, per gli allenatori esisterebbe­ ro condizioni migliori che non per la nazionale di atletica leggera » hanno concluso amaramente i

tecnici dell’URSS. Pare di ascoltare certi ritornelli di marca prettamente ita­ lica. Ma, francamente, se da noi simili discorsi — di fronte allo strapotere dell’impero calcistico che riduce gli altri sports alla stregua di « hobbies » per poveretti — hanno un va­ lido fondamento, prove­ nienti da un allenatore sovietico fanno un po’ sorridere. E’ noto, infatti, che nel paesi dell’Est dove vige il cosidetto « di­ lettantismo di stato » — gli atleti possono usufrui­ re di tutta una serie di agevolazioni (comprese quelle economiche, che fanno di loro dei veri e propri professionisti) le quali consentono loro di allenarsi quanto e quando vogliono.

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Ho parlato con.. Gabriel Korobkov la vigilia della chiusura degli « Europei », quando ormai la sconfìtta collettiva dei sovietici era diventata il fatto più sen­ sazionale dei campionati. Alto, il fisico possente ma egualmente snello, da de­ catleta di classe qual’è stato in gioventù Korob­ kov ha saputo sostenere con molta dignità e cor­ tesia il ruolo davvero in­ grato di « grande battu­ to ». Ha risposto alle mie domande in francese, la lingua occidentale più dif­ fusa in Russia, remini­ scenza. forse, della vec­ chia società zarista del secolo XIX, quando il francese era diventato la lingua ufficiale di una « élite » che adorava in

delle

rappresentative

nazionali.

Parigi la capitale del lui nessun giovane è par­ mondo. so degno di succedergli, « L’atletica sovietica è tranne Mikitenko che pe­ in crisi — ha confessato rò è ancora inesperto. La Korobkov — per una ra­ base sovietica dà pochi gione molto semplice che. frutti buoni e. d'altra par­ pure, a voi parrà para­ te, i giovani che si dedi­ dossale: manca la nuova cano all'atletica leggera generazione, manca il ri­ sono pochi, se si tiene cambio per 1 vecchi cam­ conto dell'immensa esten­ pioni che ormai non rie­ sione della nostra nazio­ scono più a reggere il ne. Quindi si deve parlare ritmo dei loro avversari di crisi di fondo; poi, a stranieri. Guardate l’età determinare la sconfitta delle nostre « medaglie di di Budapest, sono interve­ oro » e vi convincerete nuti altri fattori contin­ che dico la verità: Klim genti, non ultimo il fatto ha 31 anni, Lusis 27. lo di non aver potuto dispu­ stesso Ter Ovanesian, se­ tare l’incontro annuale condo nel lungo, è più vi­ con gli Stati Uniti (i so­ cino ai trenta che ai ven- vietici si sono astenuti per t’anni. Una volta domi­ protesta contro la politi­ navamo le gare di fondo, ca americana nel Viet­ a Belgrado Bolotnikov nam; lo sport non dovreb­ seppe ancora conquistare be mai avere a che fare due medaglie, ma dopo di con la politica, ma pur-

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Italìa-UKSS: arrivo dei 110 hs: 1. Morosov

troppo pare che ciò sia strapotere degli USA po­ davvero impossibile: n. d. trebbe essere minacciato r.) che avrebbe dovuto seriamente. consentire ai nostri atle­ La splendida prova col­ ti di rifinire la prepara­ lettiva offerta dalla squa­ zione ». dra tedesca dell’Est, più La diagnosi di Korodi ogni altra cosa, ha sorbkov è secca; precisa e # preso tutti. Otto medaglie contiene un’implicita ac- d-----— d J’argento, -------- -- — oro, *■tre sei' J! di cusa ai giovani sovietici, bronzo: un bilancio al­ che non mostrano molta tamente positivo, che non passione per l’atletica leg­ è frutto soltanto di una gera. Tutto il mondo é preparazione accurata e paese e anche nell'unione anche fortunata (la buo­ Sovietica 1 giovani — qua­ na sorte costituisce una lora decidano di dedicarsi delle componenti indi­ alla pratica sportiva — spensabili di un successo mostrano una spiccata sportivo, e non solo spor­ predilezione per gli sports tivo). Nella Germania Est che consentono notevoli l’atletica non è uno sport, guadagni, come il calcio. é « lo sport ». Partendo Insemina, anche la « ba­ dal presupposto che la se » sovietica è povera, in­ pratica dell’atletica legge­ sufficiente a fornire un ra è una base indispensa­ adeguato ricambio di a- bile per chiunque voglia tleti àlla squadra naziona­ dedicarsi ad attività spor­ le come accade in Italia, tive, i tedeschi dell’Est la naturalmente tenuto con­ hanno resa obbligatoria to delle differenze che esi­ nelle scuole: secondo un stono tra il nostro Paese calcolo approssimativo, e l’URSS, la cui estensio­ ma altamente indicativo, ne territoriale e popola­ fatto dai dirigenti della zione non sono neppure Repubblica Democratica lontanamente paragona­ tedesca su 16 milioni di bili a quelle dellTtalla. abitanti, ben 2 milioni La crisi sovietica cova­ praticano l’atletica legge­ ra! Ogni studente, dalla va da tempo; ai campio­ nati europei è esplosa 1- età di otto anni in poi, naspettatamente. In modo deve partecipare ogni an­ clamoroso. Di contro 1 no ad una prova di tria­ campionati hanno confer­ thlon — una corsa, un mato il poderoso progres­ salto e un lancio — al so degli stati tedeschi, che termine del quale riceve hanno presentato due una votazione; i migliori rappresentative separate, ricevono premi non indif­ una per la Germania O- ferenti. Inoltre viene fat­ vest una per l’Est. Se — ta una classifica, con pos­ ponendo fine, almeno nel sibilità di migliorare con­ tinuamente la propria campo sportivo, alle eter­ graduatoria attraverso un ne diatribe che travaglia­ no da anni il popolo te­ miglioramento delle pro­ desco e la cui più tangi­ prie prestazioni. Pubblici­ bile manifestazione è il tà alle gare studentesche muro che taglia in due — che sono perfino tra­ Berlino — la Germania smesse per televisione —, allestisse un’unica squa­ « collegiali » di perfezio­ dra di atletica, lo stesso namento per gli studenti

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2. Cammarata (15"4) e 3. Rabitli (15"7).

più bravi nelle discipline atletiche; sono altri mez­ zi di propaganda della atletiche: sono altri mezgono usati nella Germa­ nia Est per invogliare i giovani a dedicarsi alle corse, ai salti e ai lanci I risultati — con questi sistemi — non possono non venire alla lunga. Ed ecco Budapest, ecco gli .« Europei » dove i tede­ schi dell’Est sbalordisco­ no tutti, piazzando sul po­ dio più alto del Nep Stadion atleti giovanissimi (come Haase, 21 anni, me­ daglia d’oro nei 10.000 metri ; come Diessner, 20 anni, medaglia di bronzo nei 5000; come Klauss, 10 anni, quarto nel decath­ lon) autentici prim’attori in gare durissime, che in genere richiedono una grande maturità fisica e psichica. Ma Budapest ha detto altre cose, non meno im­ portanti: ha detto che solo la Francia, tra i pae­ si dell’Europa occidentale, è in grado di competere con i « colossi » dell’Est. Perché? Perché In Fran­ cia lo Stato si interessa da tempo, attivamente, del­ lo sport. I francesi rime­ diarono una figura penosa alle Olimpiadi di Roma. Da allora crearono un mi­ nistero apposito, che si occupa soltanto dello sport. Ora 1 risultati ven­ gono a galla, i successi agonistici premiano sei anni di lavoro intenso: 4 medaglie d’oro, 3 d’argen­ to, 8 di bronzo. I fran­ cesi si sono inseriti di di­ ritto nell’« élite » dell’atle­ tismo mondiale grazie an­ che, se non soprattutto, alla precisa volontà del governo. PAOLO GARIMBERTI

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europei sui francobolli 'ottava edizione dei camI . pionati europei di atletica leggera si è da poco conclusa a Budapest e già i francobolli che la com­ memorano hanno iniziato il giro del mondo. Infatti a ricordo dell’importante av­ venimento sportivo, le po­ ste ungheresi hanno emes­ sa una serie di francobolli composta da 8 valori (vedi illustrazioni alle pagine 8-9), più un foglietto. I soggetti raffigurati sono: lancio del disco, salto in al­ to, lancio del giavellotto femminile, lancio del martel­ lo, salto in lungo, lancio del peso, salto con l’asta, corsa di mezzofondo e corsa ad ostacoli femminile. In occa­ sione del primo giorno di emissione, questi francobolli sono stati annullati con uno speciale timbro commemora­ tivo, in cui, molto stilizzata, si vede la sagoma di un lanciatore di martello. Unitamente a questa se­ rie emessa dal paese orga­ nizzatore del Campionati, vi è stata l’emissione di 8 francobolli commemorativi dedicati sempre ai campio­ nati di Budapest, da parte della Polonia. Anche su questi francobolli sono raf­ figurate varie discipline del­ l’atletica leggera, sia ma­ schile che femminileMAURIZIO TECARDI t


a cura di GIULIO MARTINUCCI I ★ IL MONDO GRANDE E PICCOLO ★ IL MONDO GRANDE E PICCOLO ★

l’assoluzione di Novak e i diari di guerra delle SS « Se ci saranno ancora verdetti come questo, allora avremo perso completamente il nostro senso del­ la giustizia ». A scrivere queste du­ re parole contro la magistratura viennese che ha assolto il crimina­ le nazista Novak non sono i gior­ nali stranieri ma è lo stesso di­ rettore del Kurier, il più grande e più letto quotidiano austriaco. L'opinione pubblica austriaca è rimasta fortemente disorientata da questo processo; da vent’anni la nazione d’oltre Brennero é divenu­ ta il rifugio prediletto di gerarchi grandi e piccoli del Reich hitleria­ no, per i quali nessuno può in co­ scienza invocare il diritto d’asilo politico in quanto colpevoli di de­ litti comuni o. addirittura, di cri­ mini contro intere popolazioni. Molti non se la sentono di accet­ tare tutto ciò ma altri, uomini e donne (non a caso la giuria che ha mandato libero Novak aveva ben cinque donne come giurati) hanno di fronte al nazismo una coscienza tutt’altro che limpida. Dal 1939 al ’45 troppi di costoro — si tratta in particolare della genera­ zione dei cinquanta-sessantenni — furono entusiasti collaboratori del folle sogno di grandezza hitleriano. Oggi qualsiasi processo che av­ venga in territorio austriaco e che abbia ad imputati dei nazisti è, in fondo, per molti cittadini apparen­ temente incensurati, un processo a se stessi, al conformismo, alla man­ canza di veri ideali, alla vigliac­ cheria di quei terribili anni. For­ tunatamente i giovani austriaci sembrano in larga maggioranza giudicare il passato in modo diver­ so e le fotografie che in questi gior­ ni ce li mostrano indignati a mani­ festare contro l’assoluzione di No­ vak — lo chiamavano il ferroviere della morte e persino a pochi mesi dalla disfatta egli riuscì ad orga­ nizzare ogni quattro ore, con una fredda precisione, i treni che por­ tarono allo sterminio milioni di ebrei^ — sono documenti che ci fanno piacere e che testimoniano nella gioventù austriaca un vigo­ re morale sconosciuto agli adulti. Per una di quelle coincidenze che non a caso capitano e che assumo­ no subito precisi significati sono apparsi in Italia, in una collana di grande diffusione, 1 «'Diari di guer­ ra delle SS », i reparti speciali hi­ tleriani di cui faceva parte Novak. La lettura degli agghiaccianti ver­ bali in cui le SS. in un linguaggio smorto e burocratico, elencano le « operazioni » portate a termine non ha bisogno di alcun commento e meglio di qualsiasi ricostruzione storica possono far riflettere certi giovani « nostalgici » nostrani che non si accorgono di avere la stessa età delle cinquantenni austriache che hanno assolto Novak.

i giovani soltanto un mercato?

IL MERCATO DI CIAO AMICI ■

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E’ nata la quarta delle riviste italiane espressamente dedicate ai giovani. Fiocco rosa, quindi, per­ ché di una rivista per ragazze si tratta. Ma più che l’occasione par­ ticolare è tutto il fenomeno legato alla riscoperta dei giovani che ci interessa. Da qualche anno gli uffici studi delle grandi industrie votate al mito del benessere posano 1 loro freddi occhi, avidi di successo, su una massa insperabilmente nuova ed indifesa di acquirenti potenziali. I giovani italiani si sono rivelati ottimi compratori, al pari dei loro coetanei inglesi, americani, tede­ schi, francesi, scandinavi. Secondo calcoli statistici che si riferiscono ai consumi' dell’anno scorso le spe­ se complessive — compiute diret­ tamente o indirettamente influen­ zate dai giovani — si aggirano in Italia attorno ai 400 miliardi. Il 70 per cento di tutti i dischi pro­ dotti, il 60 per cento dei cosmetici, 1’80 per cento degli articoli sportivi, il 50 per cento dei motocicli: e poi fumetti, radioline, cineprese, capi di abbigliamento originali, dolciu­ mi, bibite. E riviste. Anche le ri­ viste sono un segno, le riviste « gio­ vani ». I giovani, dunque, sono un gros­ so, affare. C’è da scandalizzarsi? No, non serve in una società sempre più industrializzata che lega la pro­ pria sopravvivenza alla diffusione

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dei consumi. C’è piuttosto da ri­ flettere, questo sì, e a lungo Sco­ prire i giovani e le loro esigenze è positivo; scoprirne solo la dimen­ sione « commerciale » rischia di di­ storeere alla radice la giusta per­ cezione del fenomeno. Questa vi­ sione strabica del problema sta conquistando terreno e sembra es­ sere l’unica valida in certi ambienti « direzionali » che si apprestano a pianificare per 1 giovani le linee e i modelli di comportamento. Per­ ché proprio di questo si tratta: dal­ la dolce, suadente sollecitazione a comprare questo e quello, si sta passando nel segno del benessere ad un « tipo » di giovane ed alla relativa « morale ». L'attacco dei persuasori, occulti e non. è incominciato. Ma noi, rea­ listicamente, crediamo nell’intelli­ genza dei giovani.


nuoto a cura di

DOMENICO MAIELLO / ■

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ancora sulla respirazione j nel crawl sul petto l

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à bbiamo visto come la A respirazione può'» essere inserita con ìa inspirazione nella seconda metà della propulsione dell’arto dalla cui parte gira il capo (n. 33 di Stadium). Una delle cause limitative di questo tipo di respirazio­ ne è il momento in cui vie­ ne fatto l’atto inspiratorio. Infatti questo, essendo fat­ to nella seconda metà del­ l’azione propulsiva dell’arto dalla cui parte gira il capo, impedisce la evoluzione del­ la coordinazione degli arti superiori sino alla propulsio­ ne parzialmente contempo­ ranea degli arti (n. 31 di Stadium figure da 7 a 12). Questo significa per il nuo­ tatore la impossibilità di in­ crementare la propulsione e la velocità. Non solo non può essere aumentata la ve­ locità, ma questa viene a perdere parte della sua uni­ formità. Vi ò perdita di uni­ formità perché non poten­ dosi attuare la coordinazio­ ne parziale contemporanea, si ha in corrispondenza del­ l’inizio e della fine di ogni propulsione un’azione meno efficace degli arti. Cosi che si hanno, se pur modeste, delle variazioni di velocità, che consistono in piccole ac­ celerazioni corrispondenti al­ le fasi centrali delle pro­ pulsioni degli arti e delle piccole decelerazioni corri­ spondenti alle fasi iniziali e finali. L’azione parzialmen­ te contemporanea degli arti avvenendo nelle fasi in cui gli arti sono meno propulsi­ vi, si sopperisce con la dop­ pia propulsione alla minore efficacia delle singole propul­ sioni, contribuendo, cosi, a mantenere uniforme la velo­ cità. La nuotata quindi ri­ sulta più economica e più veloce. Più economica perché non essendoci più momenti di decelerazione non si ha una diminuzione della velo­ cità media. O meglio la ve-

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località media si stabilisce o si identifica con la veloci­ ta massima, che prima si raggiungeva nella fase centrale della propulsione dell’arto. La impossibilità di ottenere la coordinazione parzialmente contemporanea delle propulsioni sembra sia dovuta alla maggiore diffi­ coltà incontrata dall’arto op­ posto alla parte in cui gira il capo nell’eseguire un ri­ porto veloce tale da per­ mettere 11 riporto veloce ne­ cessario per arrivare nella posizione di inizio della pro­ pulsione prima che l’altro arto termini la sua azione propulsiva. Un’altra causa che pare concorra all’impedimento del del passaggio alla coordina­ zione delle propulsioni par­ zialmente contemporanea è la esecuzione della inspira­ zione nella fase finale della propulsione dell’arto dalla cui parte gira il capo. Il passaggio pare invece lo fa­ ciliti la inspirazione eseguita nella prima metà - due terzi del riporto dello stesso arto.

INSPIRAZIONE ESEGUITA DURANTE LA PRIMA META' DELLA FASE DI RIPORTO DELL'ARTO DALLA CUI PARTE GIRA IL CAPO Come abbiamo visto, in questo tipo di respirazione sono presenti alcuni fattori che permettono la evoluzio­ ne della coordinazione degli arti superiori, che consente un ulteriore incremento del­ la velocità assoluta e della velocità media. Descrivere­ mo nelle figure da 1 a 6 la coordinazione della respi­ razione con gli arti che si succedono nelle propulsioni, che è la base per il passag­ gio alla propulsione parzial­ mente contemporanea.

Fig. 1

Dalla fig. 1 possiamo vedere gli arti che si succedono nell’azione propulsiva.

Fig. 2

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Dalla fig. 2 possiamo vedere la espirazione inizia dopo che l’arto superiore, dalla cui parte gira il capo, ha eseguito parte della trazione. Quasi contemporaneamente inizia la rotazione del capo per portare la bocca in su­ perficie.

Fig. 3

Dalla fig. 3 possiamo vedere che il capo termina la sua rotazione permettendo alla bocca di emergere al termine dell’azione propulsiva dell’arto dalla cui parte 8ira corrispondente all’inizio della propulsione dell altro arto su­ periore. Da questo momento inizia la inspirazione.


—

la racchetta

ra gli elementi Indispon­ ga sabili alla pratica del Tennis Tavolo, la rac­ chetta occupa senz’altro un posto di preminenza e ad essa tutti coloro che inten­ dono seguire seriamente questa disciplina sportiva, devono dedicare una parti­ colare cura nella scelta. Questa, però, non risulta molto facile se si considera il grande assortimento esi­ stente. Il « principiante » si trova senz'altro spaesato e si lascia quindi guidare nel­ la scelta più da considera­ zioni « affettive » (colore, forma, provenienza « esoti­ ca ») che da un vero e pro­ prio esame della Influenza del tipo scelto sul gioco che più si addice al suo fisico, alla prontezza di riflessi, ecc. In linea di massima, invece, ogni tipo di racchet­ ta (almeno per le ditte più serie salvo alcuni casi di op­ portunità commerciale vol­ ta a conquistare la massa dei pongisti « da spiaggia ») Ira una propria ragione di essere in quanto composta di materiale più o meno pesante, più o meno rigi­ do, più o meno Atto, ecc., tutte cose che hanno un riflesso differente sulle pos­ sibilità e sul rendimento di gioco. Anzitutto, però, sono da tener presenti le norme re­ golamentari che definisco­ no la racchetta. Esse dico­ no: « Là racchetta può es­ sere di qualsiasi forma, qualsiasi peso, qualsiasi di­ mensione. La sua superfìce deve essere di colore scuro ed opaco. La racchetta deve essere di legno duro, di un solo strato e con uno spes­ sore e una rigidità costanti. Se la racchetta è rico­ perta su una o su tutte e due le facce, questo rivesti­ mento deve essere costituito: a) o di uno strato di gomma comune a puntini rivolti verso l'esterno. Lo spessore di questo rivesti­ mento non deve superare i 2 mm su ogni faccia; b) o di due strati so­ vrapposti: lo strato interno di gomma piuma e lo stra­

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Fig. 4

Dalla fig. 4 possiamo vedere che la inspirazione si svi­ luppa durante la emersione di un arto superiore e la tra­ zione dell’altro.

Fig. 5

Dalla fig. 5 possiamo vedere che la inspirazione può con­ tinuare sino a quando l'arto superiore che esegue la fase di emersione raggiunge il capo, ma in questo momento è già iniziata la fase di rotazione del capo che, percorrendo in senso opposto la traiettoria che aveva seguito per fare emergere la bocca, torna nella posizione di iniziale im­ mersione.

Fig. 6

Dalla llg. <’ possiamo vedere che per la immersione dell'artó dalla cui parte gira il capo. 11 capo è già tornato nella posizione di immersione del volto e si ha un breve periodo di apnea che durerà sino all'inizio della nuova espirazione (fig- 2).

to esterno di gomma co­ mune a puntini rivolti o al­ l’interno o all'esterno. Lo spessore di questo rivesti­ mento non deve superare i 4 mm su ogni faccia. Quando il rivestimento di gomma è utilizzato sulle due facce, il colore deve essere Io stesso in entrambe le parti. Quando non c’è rive­ stimento su una o sulle due facce, il legno deve essere scuro, sia che esso sia il suo colore naturale, sia che esso sia tinto (e non dipin­ to) in maniera tale da non modificare il carattere li­ scio della sua superflce. La parte della racchetta che, vicino al manico, è stretta dalle dita, può es­ sere ricoperta di sughero o di ogni altro materiale fa­ cilitante la presa; questa parte viene considerata co­ me parte integrante del ma­ nico ». Abbiamo visto così che non esistono limitazioni di peso, di dimensione e di forma (teoricamente un gio­ catore potrebbe presentarsi, per esempio, con una rac­ chetta di legno del forma­ to di quelle del tennis sen­ za andare contro ad alcuna norma regolamentare e, quindi, dovrebbe essere am­ messo ugualmente a gioca­ re, salvo poi vedere i ri­ sultati che sarebbero sen­ z’altro negativi) ; ovviamen­ te, in lunghi anni di affina­ mento di questa disciplina sportiva, si è giunti a rac­ chette di dimensioni stan­ dard che più si adattano al gioco, salvo ancora po­ che differenze nella forma: le racchette più diffuse in Europa sono di forma qua­ si ovale, più « quadrate » le racchette di maggior uso nei paesi orientali (Giappone, Cina, Indonesia, ecc.) e più rotonde quelle di maggior uso in America. Come peso, esso varia da 120 a 180 grammi, a secon­ da del tipo di gioco per il quale un atleta è maggior­ mente portato.

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Dalla enunciazione delle norme regolamentari ____ sulla racchetta, si delineano tre tipi-base: 1) di legno :senza rivestlmento alcuno; 2) di legno con rivesti­ mento su di una sola fac­ cia; 3) di legno con rivesti­ mento su entrambe le facce. Il primo tipo, pur non es­ ondo contrario alle norme regolamentari, non è da te­ nersi neanche in conside­ razione, in quanto non può in alcun modo « avere un suo gioco » essendo comple­ tamente privo di effetti, che sono alia base del gioco mo­ derno, ma viene unicamen­ te usato di prevalenza dai « pongisti da spiaggia » sen­ za un minimo fine agonistico-sportivo e che praticano il « ping-pong » come pas­ satempo. Il secondo tipo è poco usato in Italia e in Europa, essendo una racchetta pret­ tamente giapponese usata dagli atleti « del sol levante » con impugnatura « a pen­ na » e giocando sempre con la medesima faccia (da qui il rivestimento su di una sola faccia in modo da ri­ durre il peso) con contor­ sioni del polso e del brac­ cio per noi impreviste e im­ prevedibili che sono frutto di una agilità eccezionale e di anni ed anni di lungo al­ lenamento. Il terzo tipo, invece, è , quello che più ci interessa, in quanto è quello di uso generale in Europa ed in tutti i paesi occidentali. Si tratta della racchetta di legno con rivestimento su entrambe le facce, la quale a sua volta si divide in due sottotipi principali, ossia: a) rivestimento con gom­ ma comune puntinata, con puntini rivolti all’esterno; b) rivestimento con due strati sovrapposti di gom­ ma piuma e gomma punti­ nata, in due sottospecie: 1 ) con lo ’ strato esterno di gomma comune a puntini rivolti all’interno; 2) con lo strato esterno di gomma co­ mune a puntini rivolti al­ l’esterno. Per « gomma comune pun­ tinata » si intende « un sem­ plice strato di gomma na­ turale o sintetica, ma non gomma-piuma, con dei pun­ tini ugualmente ripartiti sulla superfice in numero da 10 a 50 per centimetro qua­ drato ». Per « gomma-piuma » si intende quella gomma spu­ gnosa, detta appunto anche gomma-spugna. Le racchette rivestite uni­ camente di gomma-piuma (abbastanza diffuse alcuni anni or sono e ancora oggi in piccolo numero fra i principianti), sono assolutamente vietate dai regola­ menti della Federazione In*■ternazionale * -1 di Tennis Tavolo e di cconseguenza delle Federazionii nazionali adetenti. Il sottotlpo a) è la rac­ chetta denominata « gom­ ma-gomma ». E’ conosciuta anche come « tipo Barna » in quanto è la racchetta usata dal grande giocatore Victor Barna, ungherese, ol­ tre che dalla giocatrice An­ gelica Rozeanu. rumena, campioni di fama mondiale.

« GOMMA-GOMMA » rivestimento ad un solo strato di gomma punti­ nata: tipo « Barna » o « Rozeanu ».

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« SANDWICH »

rivestimento gomma-piu­ ma e gomma puntinata con puntinatura all’inter­ no: tipo « back-side ».

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rivestimento gomma-piu­ ma e gomma puntinata con puntinatura all’ester­ no: tipo a soft ».

Questa racchetta è prevalen­ temente usata dai vecchi giocatori; in Italia, fra gli altri, dal famoso Biagio Jorio di Roma. La racchetta « Barna », del peso da 120 a 160 grammi, essendo meno sensibile agli « effetti », permette un mag­ giore controllo della palla e, quindi, una maggiore pre­ cisione nei colpi. Richiede però una eccezionale per­ fezione tecnica e precisio­ ne, doti che consentono a molti vecchi giocatori di ri­ manere in primo piano e di resistere all’incalzare del­ le nuove leve « armate » del­ le racchette diffuse più re­ centemente di tipo a dop­ pio rivestimento, che pre­ sentano possibilità eccezio­ nali ancora in via di evo­ luzione. Intendiamo parlare del sottotipo b). ossia della rac­ chetta con doppio rivesti­ mento: il primo di gomma­ piuma e il secondo di gom­ ma puntinata, che, appunto per tale sua caratteristica è detta racchetta « sand­ wich ». Se i vecchi giocatori, ov­ viamente di un certo li­ vello. che usano le « Bar­ na », potessero adattarsi ra­ pidamente ai nuovi mate­ riali, rimarrebbero senz’al­ tro imbattibili ancora per lungo tempo, mentre allo stato attuale sono destina­ ti, a nostro avviso, a cede­ re il passo e già lo si è visto in campo internazio­ nale dove i giapponesi, ap­ punto con il nuovo mate­ riale, sono riusciti a con­ quistare e conservare già da alcuni anni i primi posti mondiali che sino a poco tempo fa erano « dominio » incontrastato degli europei e della « Barna ». La racchetta « sandwich », infatti, proviene dal Giap­ pone ed è frutto di lunghi anni di studi e di esperien­ ze che hanno portato quel paese all’avanguardia del pongismo internazionale, an­ che per la diffusione enor­ me e strabiliante di que­ sta disciplina sportiva da esso raggiunta: si parla di ben tre milioni di tesse­ rati alla Federazione Giap­ ponese di Tennis Tavolo! L’uso della gomma-piuma per il rivestimento delle racchette, si ebbe per la

prima volta in campo in­ ternazionale nei 1952 ai Campionati _________ mondiali di Bombay. In tale occasione, un giocatore non di primo piano della squadra giap­ ponese. Satoh, si servì per la prima volta di una rac­ chetta rivestita di uno spes­ so strato di gomma-piuma. Con tale racchetta egli sba­ ragliò tutti gli avversari e vinse i campionati del mon­ do. Questa vittoria di un giocatore non di primo pia­ no, apri molte discussioni fra dirigenti e giocatori del­ le diverse Federazioni na­ zionali, perché il rimbalzo e la velocità della pallina variava secondo lo spessore e la densità del rivestimen­ to di gomma-piuma. Dopo molti anni di discus­ sioni, si giunse alla attua­ le regolamentazione che. co­ me detto, vieta l’uso di racchette rivestite unicamen­ te di gomma-piuma, mentre stabilisce i limiti di spessore per il rivestimento delle altre. La racchetta « sandwich » 11 rivestimento può avere il esterno di gomma a puntini rivoltati: a) verso l’interno, detta « BACK-SIDE »; b) verso l’esterno, detta « SOFT ». Il suo peso varia da 150 a 180 grammi. Le racchette « sandwich » smorzano enormemente la pallina e dànno più effetto

di quelle ad un solo rive­ stimento, oltre alla velocità che è molto maggiore e che ha portato il Tennis da Ta­ volo ad una maggiore mo­ dernità e dinamicità. Il tipo « back-side » (pun­ tini all’interno) o a liscia », è più adatta al gioco di di­ fesa e il suo rivestimento esterno risulta essere un po’ più rigido del rivestimento esterno del tipo « soft » (puntini all’esterno). Il campione ungherese molto noto, Berczick, usa una rac­ chetta « sandwich » con il rivestimento esterno: da un lato a puntini all’esterno, e dall’altro a puntini all’in­ terno o liscia. La parte li­ scia, il dritto, la usa per la difesa, mentre l’altra parte, il rovescio, la usa per l'at­ tacco. Il tipo «soft» (puntini al­ l’esterno), può avere la pun­ tinatura più o meno fìtta: + fitta = + velocità negli scambi; — fìtta = — velo­ cità negli scambi, ma più precisione. Dopo questo nostro esame dei vari tipi di racchette, riteniamo di consigliare la scelta della racchetta «sand­ wich» (del tipo puntinata ailesterno) in quanto con questa racchetta, oltre ad es­ sere indicata per il gioco moderno, sS i raggiungono più presto dei buoni risul­ tati. Ovviamente, è consi­ gliabile rivolgersi in un pri­ mo tempo ad un tipo con la puntinatura meno fìtta, al fine di acquistare una per­ fetta padronanza ed una precisione di colpi; in un secondo momento si potrà svolgere un gioco più veloce con una racchetta dalla puntinatura esterna più fìtta. Nella scelta, poi, è da te­ ner presente la marca della racchetta, in quanto una buona marca garantisce che il rivestimento è di prima qualità. Inoltre, per assicu­ rarsi una buona presa della racchetta, occorre sceglier­ la con un manico tale che, quando nel corso del gioco si è obbligati a lanciare in avanti la racchetta con il braccio, in uno scatto rapi­ do e senza alcuna contrazione, essa non sfugga di mano. Per questo, il manico de­ ve essere lungo e conico o concavo, bloccarsi nella ma­ no e non rischiare di sfug­ gire. ALBERTO GRECANTI

ADDETTI STAMPA f dei Comitati e delle Società • volete diventare corrispondenti di una nuova rivista sportiva che uscirà nel prossimo gennaio?

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rilancio del basket a Modena MODENA - Dopo trattati­ ve svoltesi per circa un an­ no, la città di Modena ria­ vrà finalmente una squa­ dra di pallacanestro che potrà partecipare ad un campionato di Serie Nazio­ nale (C o D) rilanciando così uno sport, che ormai andava perdendo nella no­ stra città la sua vecchia tradizione. Artefice della non facile impresa è stato il Presi­ dente del C.S.I. USA (Sant’Agnese) che, appassiona­ tissimo della pallacanestro, da lungo tempo si batteva per raggiungere la forma­ zione di un complesso che potesse battersi degnamen­ te in campo nazionale. Ad esso si è affiancato un gio­ vane industriale, il Sig. Ivo

Cuoghi, il quale ha offerto alla nuova formazione un sostanzioso aiuto finan­ ziario. La nuova Società verrà denominata C.S.I. Italcuoghi Basket-Modena ed è la fusione dei migliori elemen­ ti delle squadre della Città dei Ragazzi e della USA Basket, entrambe affiliate al Centro Sportivo, e che no­ nostante la cessione degli atleti migliori. continue­ ranno la loro attività in campo regionale. La presentazione da par­ te del Sig. Ageo Federzoni — Presidente della nuova Società — è avvenuta la sera del giorno 15 settem­ bre 1966 al Circolo della Stampa dove, unitamente agli atleti, sono convenuti:

l’Assessore allo Sport di Modena Cav. Otello Temel11, il Presidente del Comi­ tato Provinciale C.S.I. Ing. Lino Boldrlni, il Sig. Ivo Cuoghi, 1 rappresentanti del­ la Stampa cittadina ed il nuovo Consiglio Direttivo del quale fanno parte tre diri­ genti del C.S.I. Provinciale (Dott. Bruno Meschlari, Dott. Carlo Berti. Dott. Franco Botto). Tanto l’Assessore allo Sport, quanto ring. Boldrini si sono detti ben lieti che sia stata raggiunta la for­ mazione di una Società che dovrà portare In campo na­ zionale la voce di Modena nel campo della pallacane­ stro e. mentre dal primo si sono avute ampie assicura­ zioni di appoggio da parte dell’Assessorato allo Sport, il secondo ha fatto rilevare che non dovranno essere dimen­ ticate — sia dai dirigenti, sia dagli atleti — le direttive del C.S.I. nell’ambito forma­ tivo. morale ed agonistico.

Quante iacee ha il progresso? Quante? Ogni giorno se ne intravede una nuova che anticipa la realtà di domani e, sempre, il petrolio resta un elemento costante nell'infinita combinazione delle facce del progresso. O Anche nel nostro paese, il petrolio è tra i massimi fattori dello sviluppo economico. la Esso, protagonista nel campo petrolifero, offre agli occhi di tutti un forte esempio di questa attività all'avanguardia. Produzione, raffinerie, trasporti, distribuzione, ricerca scientifica sono i principali aspetti del suo progromma in continua espansione. TiSOl

Da 75 anni in Italia.

COPPA D’ORO

GRAN PREMIO DIRETTORI SPORTIVI ome ormai tradizione, anche quest’anno prende il via la 2“ edizio­ ne della « Coppa d’Oro », manifestazione ciclistica promossa dal Comitato provinciale di Trento del Centro Sportivo Italiano ed organizzata collegial­ mente dalle Società della provincia praticanti l’atti­ vità ciclistica. Questa manifestazione, patrocinata da « Ciclismo d'Italia » organo ufficiale della F.C.I. e riservata alla categoria allievi, vedrà il via il 23 ottobre prossimo a Preore di Trento. Essa esula nelle sue conclusio­ ni dalle altre competizioni agonistihce in quanto il ricchissimo monte premi posto in palio sarà esclu­ sivamente riservato ai Di­ rettori Sportivi. E’ un tangibile segno di riconoscenza di tutti gli atleti trentini ai loro Di­ rettori Sportivi, questi ci­ renei dello sport che con passione e sacrificio si de­ dicano alla cura dei giova­ ni infondendo in essi tutto il proprio amore per lo sport. Con questa gara, il trionfo sarà loro e non dei corridori. Merita di essere messo in evidenza l'entusiasmo con cui l’iniziativa è se­ guita, per il suo profondo significato morale. Da se­ gnalare, l’adesione data da varie personalità al Comi­ tato d’Onore, fra le quali: on. Aldo Moro, on. Achille Corona, on. Giovanni Spa­ gnola, avv. Giulio Onesti, comm. Adriano Rodoni, prof. Aldo Notorio, comm. Gino Quattrocchi e tanti, tanti altri. Ricchissimo, come det­ io, ti monte premi, che comprende la Coppa di Oro, altre coppe, medaglie d’oro, d'argento e targhe, ecc. La consegna della « Coppa d’Oro » avverrà a Roma, nel periodo prena­ talizio. nel corso di una cerimonia che il Comitato Organizzatore predisporrà di intesa con la Presiden­ za Nazionale del CSI.

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3-6 novembre a Rocca di Papa CENTRO INTERNAZIONALE PIO XII

LA SOCIETÀ' SPORTIVA DEL C.S.I. CONVEGNO NAZIONALE DIRIGENTI PROGRAMMA GIOVEDÌ' 3 NOVEMBRE nel pomeriggio — Arrivi e sistemazioni. VENERDÌ' 4 NOVEMBRE ore 8,00 — S. Messa concelebrata. ore 10,00 — Saluto del Presidente Nazionale, Aldo Notario. — Introduzione ai lavori del Convegno, Umberto Amadigi, Vice Presidente Nazionale. — Relazione « Il ruolo della Società Sportiva del C.S.I. nel disegno pastorale della Chiesa », Don Claudio Bueciarelli, Consulente Ecclesiastico Nazionale. — Inizio dei gruppi di studio sulla la relazione. ore 15,30 — Continuazione e conclusione dei gruppi di studio. ore 17,30 — Comunicazioni : per i Consulenti « Il ruolo del Consu­ lente Ecclesiastico nella Società Sportiva del CSI », per i Dirigenti « L'attività sportiva 1966-67 - aggior­ namento tecnico », Generoso Dattilo, Direttore Tecnico Nazionale. serata — Proiezione cinematografica.

SABATO 5 NOVEMBRE ore 8,00 — S. Messa concelebrata. ore 10,00 — Lettura delle relazioni dei gruppi di studio sulla 1“ rela­ zione e breve commento. — Relazione « La Società Sportiva del C.S.I. al servizio dei giovani d'oggi », Aldo Notario, Presidente Na­ zionale. — Gruppi di studio sulla 2“ relazione. ore 15,30 — Continuazione e conclusione dei gruppi di studio. — Comunicazioni : « I sussidi : le schede per la catechesi ore 17,30 nella Società Sportiva e Stadium », Corrado Biggi, Capo Ufficio Stampa; « I giovanissimi e l'attività Arcobaleno Sport », Mario Saverio Cozzoli, Consigliere Nazionale. ore 19,00 — Celebrazione della Parola. serata — Incontri regionali. DOMENICA 6 NOVEMBRE mattino — Relazione « Il Comitato Provinciale e Zonale del C.S.I. al servizio delle Società Sportive ». — Discussione. — Conclusioni del Presidente e Consulente Nazionale. primo pomeriggio — Partenze.

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