Skip to main content

Stadium n. 27/1966

Page 1

1.


Club Italia, bentornato T a mosca bianca di qualche nuI a mero addietro è diventata rossa di vergogna e nera di rabbia. Con lei molti milioni di italiani che la sera

di martedì 19 si sono mangiati il fe­ gato davanti al televisore. Ma ora la cosa è andata: il Club Italia torna a casa con poche vittorie e ancor meno onore. Non c’é più nulla da fare. Con noi torna a casa anche il Brasile di Pelò. Mal comune mezzo gaudio. In fondo Fabbri e gli azzurri sono for­ tunati rispetto a Feola e ai brasiliani che hanno dovuto tener segreti l’ora­ rio e l’itinerario del ritorno per pau­ ra dei tifosi. Non sappiamo ancora, ma da noi non si andrà più in là di qualche fischio, se pur ci sarà. Il buon senso italiano non tarderà a farsi sentire e a prevalere sulla rea­ zione immediata, in fondo comprensi­ bile e giustificata. Del resto già il Presidente della Repubblica ha in­ viato alla squadra azzurra un tele­ gramma di solidarietà (o di condo­ glianze, se preferite). Evitiamo i drammi, dunque. Nello sport si può vincere e perdere senza che il mondo crolli, fortunatamente. Per questo non ci piacciono le colo­ razioni nazionalistiche della vigilia. Siamo onesti e realisti: l’Italia non è rappresentata che in minima parte dalla rappresentativa azzurra di cal­ cio. Piuttosto fate insieme a noi qual­ che utile riflessione. Se ne possono fare tante, e certamente verranno fatte. A noi ne ha suggerita una pro­ prio il direttore tecnico di quella squadra Nord-Coreana che ci ha eli­ minato, aggiungendo alla sconfitta anche un po’ di beffa. Ha detto il tecnico nordcoreano: « Gli Italiani giocano male perché guadagnano troppo». A'prima vista sembra un’osservazione ovvia e an­ che *un po’ cattiva. Forse lo è, ma a pensarci bene e a lungo ci si ac­ corge che contiene molta, moltissima verità. Si può parlare di tecnica, di tattica, di entusiasmo, di forma o di quel che altro volete. Ma alla fine giungerete per forza di logica a tocca­ re il punctum dolens: quella imposta­ zione superprofessionistica che a lun­ go andare finisce per influenzare e tecnica e tattica e forma, la perso­ nalità insomma. Mettete in relazione questa semplice e, sia pure, banale osservazióne con quanto scrive il no­ stro collaboratore Martinucci nelle pagine seguenti e giudicate se non abbiamo un po’ di ragione. I nostri lettori hanno già trascorso le loro vacanze o presto le trascor­ reranno al mare o ai monti: anche STADIUM si riposa per circa un mese. Questo è infatti il penultimo numero estivo: il prossimo numero dedicato ai dirigenti uscirà tra una settimana e quindi ci daremo l’arrivederci in settembre. A tutti i nostri lettori il più cordiale augurio di felici e serene vacanze.

2

FLAStJJ SCUOLA CENTRALE DELLO SPORT Bando di Concorso per l’ammissione di 50 allievi interni al Corso triennale per l’anno 1966-67 Premesso che il CO­ NI ha istituito la Scuola Centrale dello Sport con lo scopo di promuovere il progres­ so delle scienze ap­ plicate allo sport e di provvedere alla for­ mazione di istruttori altamente qualificati nelle varie discipline sportive per il loro impiego nell’organiz­ zazione sportiva nazio­ nale, viene emanato il seguente bando di concorso: Art. 1 — E’ indetto un Concorso naziona­ le, per titoli ed esami, a 50 posti di allievi interni al 1° anno presso la Scuola Cen­ trale dello Sport in Roma. Il corso avrà la durata di tre anni. Art. 2 — Saranno ammessi al Concorso atleti ed ex atleti di sesso maschile celibi, provenienti dagli sport olimpici ed in posses­ so di titolo di studio di istruzione media di secondo grado valido per la immatricolazio­ ne a corsi di laurea universitari, nati negli anni 1942 e seguenti. Art. 3 — La doman­ da di ammissione al Concorso, redatta su carta bollata da Li­ re 400 dovrà pervenire al CONI — Scuola Centrale dello Sport, Roma, Foro Italico — entro il 1° ottobre 1966: essa dovrà con­ tenere il cognome, no­ me e il preciso domi­ cilio eletto dal con­ corrente ai fini del Concorso. Per i mino­ ri la domanda dovrà essere controfirmata dal padre o da chi ne fa le veci. Il candidato dovrà inoltre dichiarare nel­ la domanda, sotto la sua responsabilità: a) la data e 11 luo­ go di nascita; b) il possesso della cittadinanza italiana; c) il Comune ove è iscritto nelle liste elet­ torali, ovvero 1 mo­ tivi della non iscri­ zione o della cancel­ lazione dalle liste me­ desime; d) il titolo di stu­ dio con l’elencazione di tutti 1 voti con­ seguiti nell’esame di licenza; e) 1 titoli sportivi e l’attività svolta co­ me atleta, che verran­ no controllati presso le Federazioni spor­ tive nazionali; f) la sua posizione

nei riguardi degli ob­ blighi militari e la di­ chiarazione di essere stato riconosciuto ido­ neo per il servizio mi­ litare; g) di non aver ri­ portato condanne pe­ nali; h) l’eventuale lin­ gua straniera cono­ sciuta ed il grado di conoscenza; i) stato di famiglia. Le firme in calce alla domanda dovran­ no essere autenticate dal notaio o dal Se­ gretario comunale del luogo di residenza. Il candidato dovrà inoltre allegare tre fo­ tografie formato tes­ sera. ... omissis ... Art. 5 — Il Con­ corso comprende: a) una visita di valutazione medico sportiva; b) una valutazione dei titoli sportivi pre­ sentati dal candidato; c) una valutazione psico - diagnostica in gruppo ed individua­ le mediante tests adatti a misurare le capacità intellettive ed attentive, l’adattabilità ed altri aspetti della personalità, nonché le attitudini al ruolo di istruttore; d) una dimostra­ zione pratica per la valutazione nello sport particolarmente eser­ citato; e) una prova scrit­ ta di cultura generale su un tema di attua­ lità, integrata da un colloquio. La non idoneità al­ la visita di valutazio­ ne medico-sportiva esclude dall’ammissione alle prove di cui ai punti b), c), d), e). Art. 6 — I candi­ dati ammessi alle pro­ ve di esame — le qua­ li richiederanno una permanenza in Roma di circa 5 giorni — verranno tempestiva­ mente informati sulle date stabilite per le prove stesse e sulle modalità di partecipa­ zione. ... omissis ... Art. 8 — Verranno ammessi alla fre­ quenza del 1° anno di corso almeno 50 candidati in totale prescelti in base alle singole graduatorie di cui all’art. 7 e che abbiano riportato la idoneità alle prove di Concorso. Il numero degli al­ lievi idonei che ver­ ranno lammessi per ogni sport sarà sta­ bilito discrezionalmen­ te dal CONI. Ai candidati prescelti, che non risie­ dono a Roma, ver­ _____ ranno rimborsate le spese sostenute per le prove di Concorso (viaggio in 2“ classe e diaria di L. 5.000 per ogni giorno di permanenza).

... omissis ... Art. 10 — Tutti gli allievi ammessi alla Scuola saranno tenu­ ti alla permanenza presso la Scuola stes­ sa, dove verranno al­ loggiati, e dovranno seguire le norme e gli orari stabiliti dalla DI rezione. Art. 11 — Gli al­ lievi usufruiranno gra tuitamente dell’allog­ gio e del vitto duran­ te la permanenza al­ la Scuola e riceveran­ no un « contributo di­ dattico » mensile di L. 10.000 per il perio­ do di permanenza ef­ fettiva alla Scuola Ad essi, inoltre, ver­ ranno forniti, a cura e spese della Scuola, le uniformi ed il cor­ redo sportivo pre­ scritto, nonché il ma­ teriale didattico (libri dispense, riviste spe­ cializzate). ... omissis ... Art. 17 — Agli al­ lievi che, al termine dei tre anni di corso verranno giudicati ido­ nei attraverso le pre­ scritte prove di esa­ me, sarà rilasciato dalla Scuola un di­ ploma di « Maestro di Sport» con la spe­ cifica indicazione del­ la qualifica ottenuta in uno o più sport. Un diploma di gra­ do superiore verrà ri­ lasciato dopo almeno due anni di pratica effettiva come istrut­ tore nell’organizzazio­ ne sportiva. Art. 18 — Il diplo­ ma della Scuola Cen­ trale dello Sport co­ stituirà titolo prefe­ renziale per il conse­ guimento di incarichi nei quadri dell’orga­ nizzazione sportiva al. la quale sovraintende il CONI.

FLASiJ AMMISSIONE ALL’I.S.E.F. DI ROMA L’Istituto Superiore di. Educazione Fisica di Roma di grado universitario ed unico statale con sede al Fo­ ro Italico - Roma, bandisce il concorso annuale per l'amnilssione di 60 aìliéVi e 60 allieve ai corsi del­ l’anno accademico '66’67. Coloro i quali vorranno parteciparvi, purché muniti dei re­ quisiti richiesti ed in possesso di un titolo di istruzione media di secondo grado valido per 'l’immatricolazione al corsi di laurea universitari, dovranno presentare domanda in carta legale e indi­ rizzata al Direttore dell’istituto non oltre il 1° ottobre 1966.


f,ì T T n’estate cosi 1 signo(J ri della Televisione non ce l’avevano mai regalata, colma, traboc­ cante di avvenimenti sportivi: un’estate giova­ ne, aitante, tutta spetta­ colo. E un’estate dove i sogni si rincorrono come creste d’onda spumeg­ gianti. Queste ultime, attese battute dei Mondiali di Londra, al cui successo la magìa del video dà una mano, hanno liberato energie in milioni di spet­ tatori. Il tifo è una malat­ tia che non perdona. Ma anche sogni hanno libe­ rato. Tanti sogni e tutti giovani, diciassette, di­ ciotto, venti al massimo. Gli occhi spalancati ve-

dono il successo, ma è un altro successo, è il pro­ prio, nel catino osannan­ te degli stadi, vedono 1 complimenti dei migliori tecnici, il nome a carat­ teri di scatola, i genitori commossi e tanta, tanta folla e figliole incredibil­ mente splendide che non hanno occhi che per loro. E poi i viaggi in aereo, le trasferte in vagone let­ to, le halls luminose dei grandi alberghi, le inter­ viste, l’assedio per gli au­ tografi. I milioni, si, molti milioni, soprattutto, al centro di tutto, i milioni. Che c’è di male se a diciott’anni un ragazzo so­ gna di alzare polvere d’oro ad ogni calcio che sferra? Non è mica il solo a Gre­

derci. Non avviene cosi in un certo professionismo italiano? Nella serenissi­ ma repubblica del calcio, anzi, c’è chi lo fa tran­ quillamente. Qualcuno ad esempio, in una sola stagione si porta via quarantacinque, cin­ quanta milioni; ce n’è al­ meno una ventina che ar­ riva ai trenta, una cin­ quantina ai venticinque. Più di un centinaio di gio­ catori superano senza fare una piega i venti milioni a stagione. E questo sotto la sola voce « stipendi » ; perché poi c’è il « resto »... I milioni facili, che vengono subito, i milioni che sono li a portata di mano danzano un surf frenetico davanti agli oc-

chi spalancati del nostro diciottenne di Cinesello Balsamo o di Petralla Sottana. Le finali di Lon­ dra sono lontanissime, sfocate, ecco non si vedo­ no più, si sono perse come in una nebbia, là c’è sem­ pre nebbia... Sul campo, al paese, gli amici li chiamano Rivera, Pelè, Bulgarelli. Ci sanno fare, un po’ di stoffa ci sarebbe. Al soprannome famoso prima ci si ribella con una battuta, con un gesto di protesta venato di soddisfazione. In segui­ to si tace. Dopo un po’ il ragazzo incomincia a cre­ dere di avere delle qualità e anche 1 suoi lo incitano. Papà e mamma non sono ricchi: tirano avanti con

i professionisti azzurri tornano mesti a casa

chi pensa ai professionisti di domani?

SERVIZIO DI GIULIO MARTINUCCI 3

j


L’unica attenuante per la squadra italiana sono gli infortuni a catena di Bulgarelli, qui a terra con il sovietico Banishevsky.

11 lavoro quotidiano ma è lavoro sudato, faticoso, che non rende. O almeno, non rende subito e molto come ormai ci si é abitua­ ti a volere. L’ambiente è operaio o piccolo-borghe­ se: un figlio campione fa­ rebbe entrare la famiglia in una zona di privilegio, staccata dalle altre, supe­ riore alle altre. Anche i dirìgenti della società locale dove il ra­ gazzo gioca non sono ric­ chi: qualche centinaio di migliaia di lire per un trasferimento sarebbe co­ me la manna, si potreb­ bero pagare certi debiti, si potrebbe comprare del materiale...

è veramente un affare?

?

L’invisibile ma consi­ stente coalizione di pres­ sioni si è messa in moto: alla prima occasione, quando uno dei potensissimi Signori Osservatori che girano l’Italia a cac­ cia di giovani atleti l’avrà notato, l’affare è fatto. Centoventi, centocinquan­ ta mila al mese contro le cinquanta che guadagna in paese. E’ veramente un affare... E’ veramente un affare? Troppi giovani non san­ no che su cento di loro che « si dànno » allo sport tre soli riescono in questa Italia 1966 tutta tifo e niente impianti di gioco. Tre soli: gli altri novantasette sono degli illusi E’ un tasto difficile: i ti­ fosi, e tifosi siamo la grande maggioranza, pur avendo sulle labbra pron­ tissimi gli « evviva » e gli « abbasso » verso giocato­ ri e dirigenti, non amano vedere alzato il velo che avvolge lo strano mondo del professionismo. Oh! a parole è un’altra cosa; a

parole farebbero saltare in aria gli stadi e con essi interi direttivi di notissime società più alcuni famosi allenatori. Ma è una protesta verbale. La real­ tà è che hanno creato de­ gli idoli ed intendono mantenerseli. Ciò che c’è dietro la facciata non conta. E’ curioso: questo stato d’animo lo si deve anche ad un dato positivo dell’indole del tifoso. Egli è un cuore aperto, un ge­ neroso, un ingenuo-ro­ mantico; lo sport, anche quello professionistico, è per lui una leale tenzone fra gente che ci crede. La scoperta improvvisa di un fitto sottobosco di interessi e di rivalità che nulla hanno a che fare con lo sport li sconvolge, li amareggia, toglie loro un saldo sostegno cui si appoggiano. E’ meglio non vedere, pensano, è meglio non sapere. Noi, invece, vogliamo vedere dietro la facciata, vogliamo capire perché novantasette giovani su cento sono degli illusi. Per comprendere meglio an­ diamo ad attendere questi giovani alla fine della car­ riera. Una carriera sporti­ va dura dieci, quindici anni al massimo. Ogni an­ no, qui nella nostra Italia, 500 atleti sono costretti dall'inflessibile legge del­ l’età ad abbandonare lo sport attivo. E’ un momen­ to doloroso, spesso vissuto in una solitudine amara, debilitante.

tutto da rifare A trenta, trentadue anni si ricomincia da capo a vivere. Che si fa? I soldi guadagnati in dieci anni non sempre hanno resisti­ to. Un titolo di studio, un mestiere... ma l’attività

II brasiliano Zito firma autografi. Non sa ancora che alla sua squadra toccherà la stessa inattesa sorte degli azzurri.

sportiva è esigente, nien­ te titoli di studio, niente mestieri. Dieci anni fa se si studiava o si lavorava si è dovuto interrompere. E poi c’è questa benedetta abitudine alla vita facile, ai soldi facili, ad un mon­ do brillante dove tutti fanno a gara per convin­ certi che sei importante, un mondo dove non esiste un vero lavoro, si, ore di allenamento si, ma poi lunghe, interminabili, vuote, stupidissime ore di ozio. Come può uno abi­ tuarsi ad un vero lavoro, continuato, metodico, ano­ nimo; soprattutto pagato poco? Qualcuno rimane ancora nell’ambiente sportivo: di­ venta allenatore o massagiatore o insegnante in qualche palestra. Ma si tratta di minoranze. Qual­ cun altro si dà al com­ mercio ma l’inesperienza lo .pone in balìa degli ex amici, divenuti sfruttato­ ri. I più, senza tener con­ to di coloro che si riduco­ no a campare d’espedien­ ti, ricominciano da capo a guadagnarsi il pane. E’ dura, molti non sanno adattarsi: sono, anche se non sembrano, degli spo­ stati. Per questi giovani lo sport ha dei ricordi ma non è un buon ricordo. Lo sport scuola di preparazio­ ne ad una vita fisica e moralmente sana, onesta, leale, laboriosa è un pezzo di bravura retorica che fi­ gura solo nei discorsi dei Presidenti. La realtà è stata un’altra cosa. La realtà è che come uomini hanno perso' dieci anni e l’orientamento di tutta una vita. Un brutto affare dietro la sfavillante fac­ ciata al neon. Intendiamoci: la colpa di ciò non è tutta nei so­ gni di gloria e di successo

di questi giovani. Non è peccato sognare a diciotto anni! La colpa è una lun­ ga catena che coinvolge dirigenti, genitori, allena­ tori ( ah, se ci fosse stato un « trainer » a dirgli in un orecchio: sta attento, 10 sport non è tutto, è solo un periodo bello, bel­ lissimo della tua vita...) presidenti di società, stampa sportiva e noi, sì proprio noi, i tifosi. Noi con le nostre pretese di successo ad ogni costo della squadra del cuore, con la nostra manìa di trasformare in divi dei bravi ragazzi che rovinia­ mo idolatrandoli, noi con 11 nostro inconfessato de­ siderio di denaro che per un gioco sottile della psi­ che si trasforma in ap­ plauso a chi ne riesce ad avere molto non importa come, noi che a parole cre­ diamo nello sport come palestra di formazione dell’uomo e poi in realtà non vogliamo altro che un colossale, fantasmago­ rico spettacolo, una specie di perenne « Holiday on ice » che ci faccia rima­ nere a bocca aperta.

fenomeni e uomini E costringiamo dignitosi magnati dell’industria a .mutarsi in impresari tea­ trali, a cercare affanno­ samente i « fenomeni » da offrirci in pasto la do­ menica, a coprirli sotto va­ langhe di milioni perché • non sfuggano. Proprio loro che, nelle fabbriche di cui sono i proprietari, mantengono a centocin­ quanta, centottantamlla lire al mese — contributi compresi — degli esperti che hanno studiato venti anni; loro ohe al proprio direttore commerciale che ha nelle mani vendite

4 - .'vAsfeW


la nostra atletica ‘atletica vive le sue grandi giornate. In ogni stadio, in ogni campo d’Italia, risultati e risultati si incasellano in quel gran­ de mosaico che a fine stagione poi forma l’in­ tero complesso di una attività fra le più belle e vivaci dell’intero sport nazionale. E stanno passando le grandi manifestazioni. A Firenze gli assoluti Fidai hanno dimo­ strato un momento abbastanza discreto della nostra disciplina, anche se non si è potuto ottenere grossi risultati forse a causa degli impianti praticamente nuovi dello stadio to­ scano. Poi altre manifestazioni nazionali ed inter­ nazionali che hanno costantemente visto gli atleti Azzurri impegnati e con onore su molti fronti. Fra tutti vogliamo qui sottolineare la ga­ gliarda prova dei nostri juniores che per la prima volta dalla costituzione della atletica italiana hanno saputo superare una formazio­ ne tedesca. E fra il manipolo delle giovani pro­ messe azzurre é bello constatare la presenza di molti « ragazzi CSI », atleti che sono o erano qualche anno fa ai nostri campionati, hanno fatto le nostre gare, hanno assimilato il nostro spirito. Elenchiamoli: Vicardi, Cara­ belli, Ardizzone, Giordani, Rabitti, Bonechi, Cavalieri, Buffon. Insomma una estate atletica molto inte­ ressante e che avrà il suo culmine agli europei di Budapest, dove a confronto con i più ce­ lebri campioni continentali i nostri colori potranno brillare di luce vivissima. Ottoz, Frinolli, Dionisi, rintramontabile Pamich, sono le punte di diamante: ma è dai giovani che devono venire le note migliori, il vivaio é buono, e pertanto non si può non sperare in qualche grossa soddisfazione. Fra le tante manifestazioni, un posto (no­ tevole) l’occupa il Centro Sportivo Italiano con lo svolgimento delle prove locali del cam­ pionato su pista aperto alle categorie Juniores, Allievi e Ragazzi. ■Come ogni anno accade (ed è una sempre felice constatazione) la quasi totalità dei Co­ mitati CSI (e sono oltre 80), che programma­ no l'atletica hanno già iniziato le prove locali per ottenere rammìssione alla successiva fase interregionale. Il programma è come sempre Intenso (un­ dici gare per gli juniores, dodici per gli allievi, nove per i ragazzi) e l’impegno è ovviamente notevole, se si considera che 1 Comitati per acquisire l’ammissione successiva devono or­ ganizzare almeno due giornate complete di prove e con minimi di partecipazione < quat­ tro atleti per gara). La severità del regolamento, comporta una selezione notevolissima. Ed alle semifinali (che quest’anno saranno come minimo sei) ci saranno già i « migliori » fra le migliaia di atleti che si sono avvicendati nei vari cam­ pi. Per poi essere ulteriormente selezionati per la finalissbna del 2 ottobre a Termoll dove solo dodici atleti per gara si batteranno per la conquista degli scudetti tricolori. Intanto si può già dare un primo « punto » a tutta la attività giovanile del CSI su pista. A tutt’oggi i seguenti Comitati hanno già (praticamente) atleti in semifinali: Arezzo. Milano, Valtellina, Cagliari, Ferrara, Cosenza. Savona, Genova. Lucca, Vicenza, Mantova. Reggio Emilia, Gravina, Termoli, Fabriano. Bologna, Torino, Pinerolo. ALBERTO FREIMAN

■w-

L'entusiasmo dei Nord-Coreani è stato ammirevole. Ed è la qualità che più ha fatto difetto ai nostri giocatori.

per centinaia di miliardi, offrono di stipendio si e no sette milioni all’anno. Troppi interessi coaliz­ zati impediscono rimedi efficaci ad una situazione che non solo non fa ono­ re allo sport ma ne tra­ visa alla radice il pro­ fondo significato. I tempi però maturano, sia pure lentamente, e anche da noi s’incomincia oggi a parlare di occupazioni professionali degli spor­ tivi, di orari fissi per gli allenamenti, di libretti di risparmio, di psicologi che seguano gli atleti, di edu­ cazione responsabile dei giovani.

qualcosa si muove Ad un recente convegno internazionale tenuto al Panathlon Club di Raven­ na si sono sentite queste chiare affermazioni del Presidente Internazionale della organizzazione, Mairano: «...tutti gli atleti dovrebbero avere l’obbligo di coltivare sport e lavo­ ro, sport e studio contem­ poraneamente e le Socie­ tà essere legate in modo preciso ed indiscutibile ad orari di allenamento che consentano ai loro atleti di proseguire la loro abi­ tuale attività... Il campio­ ne, il fuoriclasse, il ra­ gazzo dotato di particolari possibilità si farà luce uguamente, riuscirà ad emergere anche se farà meno ore di allenamento, se studierà o lavorerà... E siccome lo sport non è fatto soltanto di muscoli, di forza, di resistenza, ma molto di cervello, di cuo­ re, di disciplina, avverrà cosi anche una naturale selezione, perché tutti co­ loro ohe non hanno doti

morali, che non conosco­ no lo spirito di sacrificio, che non hanno forza di volontà, ben difficilmente si sobbarcheranno all’im­ pegno giornaliero, preciso, senza evasioni, determi­ nato dal binomio lavorosport, scuola-sport. Allo sport arriveranno soltanto gli elementi degni della qualifica di sportivi nel senso più elevato della parola, giovani che — se si affermeranno — avran­ no il vantaggio di essere educati, istruiti, di cono­ scere un mestiere e di avere quindi vissuto non da un punto di vista uni­ laterale, ma con gli stessi problemi di tutti gli altri giovani come loro ». Al convegno c’era Foni, l’allenatore della naziona­ le svizzera. Raccontando la sua esperienza nella vicina confederazione Fo­ ni ha detto con energia: « ... il problema è di tipo nettamente sociologico e pedagogico, quindi educa­ tivo, risolvibile con una opera preventiva di re­ sponsabilizzazione del gio­ vane, affinché egli stesso possa giungere all’intro­ spezione di se stesso, alla autocritica, direi alla proiezione nel tempo del­ le decisioni che egli deve prendere, affa luce di quelli che sono i suoi suc­ cessi ed insuccessi spor­ tivi e soprattutto di quel­ lo che egli ritiene di non essere e di dover invece essere, al di fuori dello sport ». Foni, un allenatore, uno sportivo. Ci ha fatto pia­ cere sentire da lui la pa­ rola educazione perché è la parola giusta, quella che -potrebbe veramente mettere -lo stop alla tri­ ste fabbrica dei disadat­ tati dietro la sfavillante facciata al neon. G. M.

5

*


1

i avviammo verso il molo menL tre un orchestrina da 4 « pa­ lanche » riproponeva ai suoi 5 stanchi ascoltatori un motivo ce­ lebre degli anni 60... Ci mettem­ mo a canticchiare con la nostra voce da vecchi pappagalli: « sapore di sale,’ sapore di mare, sapore di te... ». Ci incrociò un amico: « Don Lé, ci emancipiamo, a quanto pare! » — Calmati, ragazzo. Non mi fra­ intendere... Penso a tutt'altre cose. Ce ne importa un fico secco di quelle coccodrille che strusciano sui puff del night. Siamo innamo­ rati del pallone che sa di sale, che ha il sapore del mare, quello che ci faranno rimbalzare sotto gli oc­ chi i bianco celesti campioni d’Ita­ lia: i giovani della Pro Recco... — Siete dei fissati: sempre sport. Roba da matti! Questo è tempo di estate! — Sii sincero. Di pure che siamo scemi... Non ci sei solo. Alcuni giorni fa mi incontrai con Piero Pizzo, l’allenatore della Pro Rec­ co e lui, allargando le braccia, sconsolato mi affermava che mol­ ti dei suoi concittadini gli sogghi­ gnavano: ma chi ve lo fa fare... siete matti! Come vedi sei in nu­ merosa compagnia! Per me sto con la minoranza: quella ohe rinuncia a far la lucertola sulla spiaggia, alle passeggiate romantiche in col­

atteggiamenti di fatalismo o di infantilismo: sviluppa invece un senso di responsabilità non solo sotto 11 profilo agonistico ma ancor più morale. 6

lina, alle scorribande in barca, a togliere il lucido alle piastrelle delle balere e brucia le ore del pro­ prio tempo libero in piscina, tre o quattro volte la settimana e si allena, si allena per tre ore al giorno in attesa di una partita di pallanuoto che poi si esaurisce nel giro di un’oretta! — Non vi capisco... Una di quelle risposte che ti la­ sciano male con l’assenzio nell’ani­ ma, tentano di svuotarti delle tue più profonde convinzioni e ti dan­ no la caratura di una gioventù che ha smobilitato e che non vuol in­ tendere che anche il tempo di va­ canza è tempo dell’uomo. Affrettai il passo verso la pisci­ na, già brulicante di folla, e mi ripresi ricordandomi una frase di un noto scrittore italiano che ave-, vo ascoltata settimane addietro sul secondo TV : « il mare é il luogo dell’anima dove il perenne, inquie-

to via vai dell'acqua e della costa e l’esitazione di ogni approdo pos­ sono essere l’inizio di una stu­ penda avventura di giovinezza, di passione e di destino ». Forbiciai in Lavoratori, l’uomo goal della pallanuoto italiana: «fi­ nalmente ci incontriamo. Stamat­ tina ero a Roma, all’ISEF per gli esami. Ho preso il primo treno e sono qui a fare il mio dovere. Co­ me potevo mancare? E’ troppo bel­ la la pallanuoto anche se è uno sport molto più duro del calcio... ». Gli uomini del « settebello nazio­ nale » mi si fecero attorno. Vi trasmetto il loro pensiero.

* * Eraldo Pizzo, il match-winner del­ la Pro Recco: « la nostra è una grande passione corredata da in­ numerevoli sacrifici. Parecchi di noi lavorano o studiano. Qualcuno

una lezione per Pestate dai campioni d’Italia di pallanuoto

servizio di Lelio Po desti


come me e Cevasco ha pure fami­ glia. Siamo dei dilettanti ma non molliamo. Se non ci fossimo noi come si divertirebbero le migliaia di persone che stasera sono in pi­ scina con campanacci e trombe e bandiere? Rappresentiamo una forza sana in mezzo alla nostra gioventù. Peccato che tanti non 10 capiscono e credono che la pal­ lanuoto sia la boxe fatta nell’ac­ qua! Certo il nostro sport non è fatto per gli abatini, per le signo­ rine: è uno sport maschio che esige una preparazione di fondo ecce­ zionale. Ad un pallanuotista per ar­ rivare ad un livello di valore occorono 4 o 5 anni di preparazio­ ne... Forse è per questo che molti si spaventano perché sono alla ri­ cerca del successo facile ed imme­ diato. Proprio perché esige im­ pegno la nostra avventura sportiva mi entusiasma e mi tiene sulla breccia! » Mortola e Ghibellini sono i due enfant-gaté della compagnia ma non hanno l’aria preoccupata, tesa, non autentica, narcisista, Iperemotiva dei nostri cosidetti fuoriclasse del calcio. Mortola è il rincalzo di Merello, lo Zamora della Pro Recco. Gioca con le lenti a contatto; e ne ha fatto arrivare un paio dall’America che dice lui — non temono l’acqua di mare!!! Cevasco è il più genovese dei genovesi. Farlo parlare non è cosa facile. Se apre in parole la sua in­ telligenza comprendi però di tro­ varti dinanzi ad un asso di scala mondiale. « Sono molto contento di pra­ ticare la pallanuoto perché qui non c’è posto per gli artificiosi at­ teggiamenti di fatalismo, di infan­ tilismo, per l’instabilità di umore con forte tendenza a reazioni de­ pressive. In noi si sviluppa un sen­ so di responsabilità non solo sotto 11 profilo agonistico ma ancor più morale. Mi sento un uomo più che un attore, un uomo che tenta la gara più per amore della lotta che della vittoria, un uomo ohe deve giocare non perché è pagato per farlo e che deve giocare bene non

tanto perché le critiche più aspre e più severe si sostituiranno agli osanna con tutte le logiche conse­ guenze sociali, ma perché il publico possa ricrearsi, divertirsi e possa contribuire a regalargli qualche goccia di serenità e di gioia di cui la vita è così avara ». Guerrini, il romanino della com­ pagnia: «La pallanuoto ti irrobu­ stisce la personalità, ti aumenta il coraggio... ti dà un fegato da paracadutista! » « Alla base di ogni attività spor­ tiva — afferma Piero Pizzo, l’al al-­ lenatore — c’è l'agonismo, cioè il sentimento di aggredire l’avversa­ rio, di primeggiare su di lui, di su­ perarlo in forza ed abilità. Lei ve­ da la nostra preparazione e com­ prenderà molte cose (forse anche perché ci giudicano scemi!) : 400 m. stile libero, 400 m. dorso, 200 m. rana, 100 m. a cronometro, 100 m. ad inseguimento con palla e senza ed altri esercizi che adesso non le enumero, ché altrimenti i suoi gio­ vanissimi lettori si spaventano e la vocazione della pallanuoto la smarriscono subito! Ma ciò non basta. Nel nostro sport non sono sufficienti le doti di aggressività, ma occorre avere intelligenza ed astuzia. Un gioca­ tore timido, con un complesso di inferiorità, non sarà mai un buon realizzatore di goals, perché si

sentirà incapace di misurarsi con il portiere avversario in quella si­ tuazione squisitamente psicologica che è il tiro a rete e specialmente 11 tiro di rigore: e spesso finirà con lo sbagliare. Inoltre si renda conto di quanto difficile sia l’arbitraggio nella pallanuoto e perciò quale maggior padronanza dei propri nervi deb­ ba avere un giocatore per non par­ lare poi del pubblico che spesso é sui bordi della piscina. Mi creda: la pallanuoto è una autentica scuola di formazione del carattere oltre ad essere il vero svago dal lato sportivo per l’estate. Cerchi di propagandarla perché oggi è purtroppo limitata a poche città della nostra Italia con Società che vanno avanti alla ” viva il parro­ co ”... Quel giorno che 1 nostri spec­ chi d’acqua saranno costellati di campi di pallanuoto, avremo senza altro una gioventù migliore e noi... saremo contenti di essere stati giudicati scemi! ».

Indubbiamente questa è gente che sente il mare e lo sport che dal mare emerge come una stu­ penda avventura di giovinezza, di passione e di destino. Ci stracciamo spesso le vesti per­ ché la gioventù d’estate si brucia... Tentiamo di salvarci in corner con i tornei notturni di calcio. Ma é ben poco e questo ben poco spesso é corroso da interessi non del tutto ortodossi! Facciamo qualcosa di autentica­ mente valido per la gioventù che sente il fascino del nuoto attra­ verso il pallone che schizza dalle mani di un waterpolista. Facciamo sentire a tutti i nostri responsabili che anche questo è il nostro modo di essere per far sì che i nostri giovani che cercano disperatamente la libertà nell’homo ludens, cioè nello sport, 'pos­ sano secondo la poetica formula di Ibsen, anche d’estate, « essere se stessi almeno per un’ora ». L. P.

Oi


I

impietrii ■ *■..

*

aPi

fa


1

I,

Rimangono le scuole. Ma nemmeno li, grazie alle at­ trezzature (?!) assolutamen­ te inadeguate o inesistenti, è possibile fare ginnastica o pratica sportiva come si deve. E si tramandano quel­ le strane ore di ginnastica nelle quali si scontrano me­ stamente l’impotenza degli insegnanti a far qualcosa di veramente efficace e la noia dei ragazzi, per i qua­ li. nel migliore dei casi, l'ora di educazione fisica è un'oasi di apprensione fra il terrore della interroga­ zione in latino ed il com­ pito di matematica. Campi, palestre, piscine, attrezzature varie situate nelle scuole, al centro e alla periferia della città, queste son le cose di cui Napoli ha urgente, estremo biso­ gno. Per dire no a simili ri­ chieste bisognerebbe prima dimenticare che sì sono spe­ si due miliardi per uno sta­ dio calcistico dove fanno sport (?) una cinquantina di persone; che si sono spe­ si milioni a centinaia per un Palazzo dello Sport de­ stinato ad ospitare i con­ corsi per il Ministero delle Finanze o le esibizioni del Circo di Mosca, quando non serve come deposito per le attrezzature comunali. Ma quello che soprattutto dà ai nervi è che a Napoli man­ ca un piano regolatore, per cui c'è da credere che se anche vi fossero i fondi, probabilmente i responsabili non saprebbero dove siste­ mare gli impianti. L'unico impianto abba­ stanza funzionale è il Cen­ tro Polisportivo « A. Colla­ na ». E' situato sulla col­ lina del Vomero ed è stato realizzato sul terreno del vecchio stadio Vomero. La sua capienza è scesa da 35.000 a poco più di 10.000 spettatori, ma in compenso si possono praticare nume­ rosi sport: calcio, rugby, atletica, tennis, basket, gin­ nastica. pattinaggio. Per renderlo completo ci vor­ rebbe ima piscina. All'in­ domani dei Giochi del Me­ diterraneo non sólo si par­ lò della piscina, ma si sta­ bili anche il posto dove do­ veva sorgere (angolo nordest del Centro Polisportivo). I 400.000 abitanti de] Vo­ mere stanno ancora aspet­ tando. Ma allora verrebbe da chiedersi: i giovani napole­ tani non fanno sport? I gio­ vani napoletani si arran­ giano. Sanno sfruttare il cortile della parrocchia, san­ no iniziare la loro gara alle 7 del mattino perché su quello stesso campo sino al­ le 4 del pomeriggio se ne debbono disputare altre sei. E a Napoli non cl sono soltanto le Federazioni ma c'è anche il CSI, vivo e operante. E le squadre ed i tesserati del CSI a Na­ poli aumentano sempre, in ogni disciplina. Perché tro­ vano uno spirito nuovo, di­ rigenti appassionati e ca­ paci, un sano entusiasmo che forse non conoscevano. E se la carenza degli im­ pianti si fa sentire, «quelli del CSI » cercano di supe­ rare gii ostacoli nel miglior

intervista con Giuseppe Del Barone ASSESSORE ALLO SPORT TURISMO E SPETTACOLO DI NAPOLI Avevamo visto al Comune di Napoli, con la formazione della Giunta Principe, agitarsi qualcosa di nuovo specialmente nel settore che a noi interessa: lo sport. Ci slamo portati ad intervistare il dot­ tore Giuseppe Del Barone, assessore allo sport, con l’intenzione di sviscerare una buo­ na volta e definitivamente la questione de­ gli impianti sportivi di Napoli. Il dott. Del Barone, medico-chirurgo, ex buon cantante lirico e soprattutto appassionato di sport, ci ha cortesemente accolto e si è gentilmente prestato a rispondere alle nostre domande. Come prima cosa abbiamo chiesto se le attrezzature sportive di Napoli sono suffi­ cienti. Del Barone cl ha risposto: « Sono sufficienti. E specialmente adesso che sono cominciati i lavori per la costru­ zione di una nuova piscina al Vomero lo diverranno ancora di più. C’è piuttosto una carenza di utilizzazione degli impianti. Uti­ lizzazione mancata per via dei costi di af­ fitto di questi impianti che debbono essere per forza di cose abbastanza sensibili. Ma non è questo un appunto che si può fare al mio assessorato in quanto è competenza dell’assessorato al patrimonio ».

In altri termini il dott. Del Barone ha voluto dire: noi facciamo di tutto per far ottenere a chi ce ne fa richiesta gli impianti desiderati ma poi se chi li chiede non può pagare il costo del fitto che colpa ne abbiano noi? Passando a parlare dell'esistenza o meno di un piano regolatore che preveda costru­ zioni sportive per i giovani l’assessore ha detto:

« Il piano regolatore esiste e prevede la costruzione di un velodromo e di modesti campi di calcio, con lo stretto necessario: campo vero e proprio, recinto e spogliatoi.

-a

Questi dovranno sorgere al rione Traiano, in prossimità dello Stadio S. Paolo. E’ no­ stro intendimento, insomma, non costruire un solo impianto maestoso, ma più impianti modesti e funzionali. Per far questo si aspetta l'attuazione della Legge 167 e della Legge Speciale per Napoli. Se i tempi sa­ ranno affrettati e se noi rimarremo a que­ sto posto queste opere in due-tre anni sa­ ranno una realtà ».

Finalmente si sente dire qualcosa di buo­ no, ma tra dire e il fare... Poiché dal Co­ mune non ci si può aspettare niente (ha un deficit pauroso), rimane lo Stato e il CONI. Il prestito sportivo dovrà venire quanto prima perché questi progetti possano realiz­ zarsi. Ma a Napoli, alla carenza di un piano organico per lo sport, incide anche un fat­ tore politico. Infatti le Giunte Comunali che si formano hanno vita troppo breve e non c’è il tempo materialmente necessario per fare qualcosa di concreto e di buono. Nel momento che scriviamo queste note, la Giunta è stata messa in minoranza e il dott. Del Barone domani potrà non essere più al suo posto. Lo sostituirà un altro con idee e concetti magari opposti ed allora quelle che erano le previsioni di oggi per un domani migliore a più o meno breve scadenza, potranno diventare previsioni di cose che non si realizzeranno mai, o molto più tardi del previsto. Mentre i politici discutono animatamente, i giovani aspettano di usufruire, gratuita­ mente o quasi, di una pista, di un campo erboso, dei parquet di una palestra o di tuffarsi in una piscina. Ma c'è ancora qual­ cuno che afferma che a Napoli gli impianti sportivi ci sono e sono anche « ben » sfrut­ tati.

______

iUtii litìd.ilii.i

TnT

Attiguo alla Piscina Scandone, il Palazzetto dello Sport è rimpianto meno sfruttato. In foto la platea è preparata per un incontro di boxe con ripresa televisiva: è un caso rarissimo. Di tali avvenimenti nel suoi quattro anni di vita ne ha visti pochissimi. Per Io più è adibito a deposito per le attrezzature comunali o ad aula d’esame per qualche concorso statale, o ancora per accogliere il Circo di Mosca o i Globe-Trottcrs. Si potrebbe chiamare il « Palazxetto... tuttofare », eccetto che « ...dello sport ».

9


i

modo possibile, cercando con i loro più qualificati diri­ genti di dibattere e solle­ vare il problema in campo cittadino, presso le autorità competenti per una razio­ nale. organica quanto solle­ cita soluzione. In numerosi rioni di « Case Popolari », per esempio, il CSI d’ac­ cordo con l'Ente costruttore, ha fatto sì che una parte della zona verde che d’obbligo esiste in questi rioni, diventasse campo sportivo di basket e pallavolo, of­ frendo il CSI stesso le at­ trezzature necessarie (cane­ stri. palloni, reti, ecc.l. Che cosa si deve fare per il futuro? In primo luogo un piano regolatore che possa stabilire organicamen­ te 1 luoghi dove far sorgere gli impianti. In secondo luo­ go un'azione concorde ed energica di tutte le auto­ rità cittadine, gli Enti, le Società perché finalmente si sblocchi questa situazione di disagio. In terzo luogo un assennato investimento dei fondi senza spese scriteria­ te per impianti inutili, inu­ tilizzabili, o fuori mano, cui purtroppo il passato ci ha abituati. Infine un’azione energica perché nel quadro del potenziamento della edi­ lizia scolastica sia dato il posto che spetta allo sport. PIERO MARTI

intervista con il prof. Amedeo Salerno Abbiamo voluto chiedere al prof. Amedeo Salerno, v. presidente del Comitato Provin­ ciale del CSI, nonché dirigente di altre or­ ganizzazioni ed enti, che cosa pensasse degli impianti sportivi di Napoli e se essi fossero sufficienti alle esigenze dei giovani. Gli impianti sportivi di Napoli non sono assolutamente sufficienti a soddisfare le esi­ genze dei giovani. E questo perché è ancora radicata nelle autorità comunali una men­ talità a dir poco strana. Infatti qui a Na­ poli si pensa solo a costruire grossi com­ plessi (vedi stadio S. Paolo) che servono magari a far fare sport ad un centinaio di persone, mentre si trascurano i piccoli impianti che sono quelli che servono più urgentemente, che hanno un costo di ge­ stione più basso e che certamente sono più utili allo sport giovanile.

Gli Enti di Propaganda come si trovano in questa situazione?

Gli Enti di Propaganda fanno quello che possono. É fanno già tanto. Sono tra mille difficoltà per quanto riguarda la organizza­ zione delle manifestazioni, perché non han­ no finanziamenti, e dovrebbero usufruire in

maniera almeno semigratuita degli impian­ ti. Questo, invece, non avviene. E il Co­ mune che vuol rifarsi delle spese di ge­ stione degli impianti con i proventi del fitto degli impianti stessi, non solo non ri­ solve i suoi problemi, non solo aggrava 1 nostri, ma si limita a far da guardia a stadi quasi sempre deserti, a palestre pol­ verose perché non usate, ad un Palazzetto dello Sport che serve spesso come deposito alle sue attrezzature. Prospettive per il futuro? L’unico raggio di luce può offrirlo lo Stato con l’approvazione della Legge Speciale per Napoli. Dal Comune è difficile aspettarsi qualcosa. E’ in deficit pauroso. E al mas­ simo la sensibilità dell’attuale Consiglio (ora dimissionario) giunge a stanziare più di mezzo miliardo per lavori di impermea­ bilizzazione di uno stadio che non più tardi di 7 o 8 anni fa è stato costruito spendendo la bazzecola di più di 2 miliardi!!! Cinquecentosessanta milioni che entrano nel bilan­ cio comunale alla vece: spese per opere di pubblica utilità! E i giovani stanno a guar­ dare (Sivori e Altafini). E’ il loro «fare sport »?

sport alla ribalta in filatelia i

Il 9 maggio scorso, le poste del Belgio hanno emesso una serie di due francobolli dedicati al nuoto. E’ questa la prima volta che le poste di que­ sto paese dedicano dei francobolli al nuoto e ciò si deve soprattutto al­ la grandissima popolarità che questo sport si è con­ quistato in questi ultimi anni. La gioventù belga, sco­ prendo questo sport come il più sano e il più. utile, ha chiesto nuove installa­ zioni sportive; questi due francobolli vogliono dare anch’essi il loro contributo a questo sviluppo. Gli ultimi campionati del mondo di Pallavolo che si sono svolti qualche mese fa a Praga, hanno con­ fermato la grande popo­ larità di questo sport. An­ che in Italia moltissimi giovani si dedicano alla pallavolo. I campionati di Praga, sono stati commemorati da due francobolli emessi dal­ la Cecoslovacchia. MAURIZIO TECARDI

10

T

T

▼

estate èe tempo di studiare Si pensa sempre all'estate come al classico periodo del­ le vacanze: non solo vacan­ ze per il corpo, ma anche per l'intelligenza. Niente di più sbagliato. L’estate è il tempo della libertà, ma della libertà dai comuni impegni di lavoro e di scuola. Non libertà dal dovere di aggior­ narsi e precisare sempre me­ glio le proprie responsabilità e capacità educative. E’ il momento di « DIRI­ GENTI », un fascicolo che ogni anno la Presidenza del CSI pubblica per i suoi Cam­ pi Scuola Nazionali e Pro­ vinciali, ma è utilissimo an­ che per ogni .dirigente che desidera approfondire 1 mo­ tivi della sua vocazione edu­ cativa e le tecniche dell'or- • ganizzazione. « DIRIGENTI » .pubblica una serie di conversazioni formative e pedagogiche di alto interesse, oltre ad una appendice di notizie Interes­ santi per l’attività dirigen­ ziale del CSI. «DIRIGENTI» costa Li­ re 500 e si può richiedere direttamente al CSI, Via Conciliazione 1. Roma, in­ viando l’importo anche in francobolli, o con gli altri mezzi usuali (assegno, va­ glia, ecc.).


movimento degli arti superiori nel crawl sul petto

movimento coordinato degli arti superiori

ir a tecnica di coordinazioI .ne del movimento degli ■"-''arti superiori può essesere eseguita con. 1) l’inizio della propul­ sione dell'arto dopo che ha aspettato in immersione che l'arto opposto, oltre ad aver completato la propulsione, abbia eseguito in parte o del tutto la fase di riporto; 2) il movimento degli ar­ ti superiori che lavorano dia­ metralmente opposti; 3) il movimento coordi­ nato degli arti superiori sen­ za pause nella propulsione. La prima tecnica oggi è completamente abbandonata dai nuotatori di classe men­ tre ancora qualcuno sostie­ ne nel campo della velocità la seconda tecnica. La terza tecnica di coordinazione è quella oggi generalmente ac­ cettata e che meglio rispon­ da ai requisiti di velocità ed economia. Tratteremo tut­ ti e tre i ritmi di coordina­ zione al fine di far notare gli errori in cui si può ca­ dere nuotando, e le caratte­ ristiche positive del movimento coordinato degli arti senza pause nella propulsione.

posizione da C ad A). Il tempo di pausa inizia nel momento in cui termina la propulsione (fig. 2 posizio­ ne C) per passare alla emer­ sione sino a quando l'altro

fig. 1

fig. 2

Inizio della propulsione del­ l’arto dopo che ha aspet­ tato in immersione che l’arto opposto, oltre ad aver completato la pro­ pulsione, abbia eseguito in parte o del tutto la fase di riporto.

flg. 3

Questo tipo di coordina­ zione provoca un freno al­ l'avanzamento durante il pe­ riodo di immersione dell’arto che aspetta di entrare in azione (fig. 1). Contempora­ neamente, vi è un periodo in cui gli arti superiori non efettuano alcun movimento di propulsione. Questa fase coincide con il periodo in cui un arto attende di ese­ guire la propulsione (fig. 2 posizione A), mentre l’altro sviluppa in parte o del tut­ to la fase di riporto (fig. 2

flg. 4

FR = fase di riposo FP =» fase propulsiva

arto non supera il punto di inizio della propulsione (fi­ gura 2 posizione B). Il tempo di pausa è quin­ di tanto più lungo quanto più si sviluppa la fase di

riporto dell'arto che ha ter­ minato la propulsione prima che inizi la propulsione del secondo. Questa azione co­ stringe il nuotatore ad avan­ zare con continue variazioni di velocità; infatti la velo­ cità aumenta durante la pro­ pulsione dell’arto e poi dimi­ nuisce quando questa viene a mancare. La variazione di velocità è estremamente dannosa per la economicità della nuotata, perché molta parte del lavoro serve a far aumentare la velocità, che poi non viene mantenuta. La nuotata risulta, inoltre, poco veloce perché non si riesce a mantenere la velocità co­ stante. Movimento degli arti supe­ riori che lavorano diame­ tralmente opposti.

Questo tipo di coordinazio­ ne, pur non offrendo resi­ stenza all’avanzamento (l'ar­ to non sosta in attesa di en­ trare in azione), mantiene le fasi carenti di propulsione all'inizio ed alla fine di ogni percorso subacqueo dell’arto superiore. Infatti, l’arto nel­ la prima fase del percorso subacqueo spinge soprattutto verso il fondo e non ha un effetto ai fini dell’avanza­ mento (fig. 3 da A a B) la


'

-'s

stessa cosa avviene nella parte finale dove l'arto non lavora al fini della propul­ sione, ma spinge soprattutto acqua verso la superficie (fig. 3 da C a D). Il disegno numero 3 de­ scrive sia il caso della im­ mersione ed emersione ad arto disteso, posizioni A e D, sia della immersione ed emersione con l’arto che esegue la flesso-distensione, posizioni DI e Al. Se sotto alcuni aspetti, eli­ minazione del freno e della pausa prima di iniziare la spinta, questo tipo di coor­ dinazione è migliore della precedente, non permette, in funzione dello avanzamento, una propulsione abbastanza uniforme, poiché rimanendo le fasi di carenza di pro­ pulsione si hanno di conse­ guenza delle perdite di velo­ cità e quindi una parte del lavoro viene speso nelle con­ tinue accelerazioni determi­ nate dal continuo rinnovarsi delle propulsioni.

Movimento coordinato degli arti superiori senza pause nella propulsione.

I

I

ì

f i;

La tecnica di coordinazio­ ne che permette agli arti superiori di eliminare i tem­ pi in cui vi era carenza di propulsione, permette un avanzamento con caratteri­ stiche sufficientemente uni­ formi, che determina una li­ mitazione delle variazioni di velocità, e, quindi, della per­ dita di- lavoro in accelera­ zioni. Tale coordinazione si può descrivere suddividendo la azione dell'arto in due fasi, anche se non vi sono pause nella continuità del movi­ mento. 1) L'qrto inizia disteso o quasi la fase propulsiva ad una profondità di circa tren­ ta centimetri e la termina disteso o quasi a circa tren­ ta centimetri di profondità all’altezza della coscia (fi­ gura 4 FP). Fra le due posizonl estreme l'arto può ese­ guire la bracciata con la tec­ nica che più gli si addice. 2) Terminata la propulsio­ ne, l'arto inizia senza pause il riporto, che comprende la fase di emersione, aerea e la immersione (fig. 4 FR). Il riporto termina. quindi, quando l’arto giunge al pun­ to di inizio della successiva propulsione. L’azione degli arti si alterna nell'eseguire a turno la fase propulsiva e la fase di riporto in modo che non si abbiano tempi di pausa nella propulsione, cioè mentre uno esegue la fase propulsiva l’altro esegue da fase di riporto e viceversa. Naturalmente l'arto che esegue la fase di riporto de­ ve muoversi più velocemen­ te di quello che esegue la fase propulsiva perché deve percorrere un tragitto mag­ giore. Questo tipo di propulsione coordinata degli arti supe­ riori è il più diffuso per gli indubbi vantaggi che offre rispetto agli altri tipi dd coordinazione. DOMENICO MAIELLO

12

1 ’ alimentazione del ciclista ue fisiologi austriaci, I I Holden e Prokop, hanno creduto di stabilire, dopo una serie di esperienze, in una qualità di cibo equi­ valente a 5000-5500 calorie il limite massimo di capacità dell’apparato digerente. Evi­ dentemente però i due stu­ diosi intendevano riferirsi a una persona normale e non a un atleta perché proprio da un ciclista ci viene la smentita al limite ritenuto come massimo; infatti, il formidabile menù di un sei­ giornista, con una lista pe­ sata e controllata accurata­ mente da uno studio del dott. Keller, prevede una quantità di cibo ingerita in ventiquattro ore pari a grammi 9692 equivalente a calorie 7743! Eppure è una lista che ha permesso al­ l’atleta in esame di arrivare al termine delle sei giornate di corsa con un peso di kg. 71 senza aver accusato alcun disturbo, dopo essere partito con 72,8 di peso. In ventiquattrore quel sei­ giornista aveva mangiato: 880 gr. minestre » 2452 cibi solidi » 1245 frutta » 1750 latte » 3365 bevande Aveva in dettaglio bevuto: 6 It. di acqua, 4 It. di acqua minerale, tre quarti di birra, 900 gr. di caffè, 250 gr. di yo­ ghurt, 330 gr. di succo di frutta, 400 gr. di succo di mele. Come frutta aveva man­ giato; 300 gr. di mele cotte, 100 di banane, 130 di limoni, 400 di uva, 40 di frutta cot­ ta, 125 di mele, 150 di arance. Aveva mangiato inoltre, oltre agli 880 gr. di mine­ stre (semplice o di pollo, ver­ dura mista, pomodori, pi­ selli, asparagi): riso, patate, spaghetti (10 gr. solo!), purèe, budino, pasticcio di ave­ na 50 gr. di torta, 140 di pane, 360 di pesce (rombo, sogliola, aringa), due tuorli d’uovo, 570 gr. di manzo (di cui 400 gr. tritati), 150 gr. di fegato, 80 gr. di burro! A tutto questo aveva agtx

giunto: 25 gr. di glucosio, 30 gr. di latte condensato e 60 gr. di preparato polivita­ minico in commercio! A leggere questa lista vien da chiedersi se l’apparato di­ gerente di un uomo non ab­ bia limiti e come possa ac­ cogliere, elaborare, trasfor­ mare, assorbire tale formi­ dabile quantità di alimenti visto che ammontano a quasi dieci chili di peso complessi­ vo i cibi ingeriti in ventiquattro ore da quel ciclista!

l’alimentazione è importante Quello del nostro seigior­ nista è un caso limite però! Pedalare per tutto il ciclo delle ventiquattro ore non è certo di tutte le corse. An­ che nelle gare che durano molto di meno, però, il fi­ sico è sottoposto a uno sfor­ zo, consuma quindi delle energie le quali vanno re­ cuperate col riposo, col son­ no; ma soprattutto con l’ali­ mentazione, la quale è cer­ tamente più Importante di tutti gli altri aspetti di una prestazione agonistica e cioè scelta di cambio, rapporti, catena e tubolari, ecc., con­ dizioni di freddo o di caldo, forature, preparazione. Ed è importante non solo la qua­ lità del cibo ma anche quello che si mangia e il momento In cui si mangia; questo soraprattutto quando la gara dura tanto che non bastano il pasto del giorno prece­ dente, il piccolo pasto del mattino e la colazione, sic­ ché occorre mangiare duran. te la corsa, pedalando. .

mangiare pedalando Per quanto formidabile possa essere l’apparato dige­ rente di un ciclista, mangiare pedalando è difficile perché — anche se si è seduti — la posizione non è certo del­ le più comode. A parte la

intelligenza tattica di saper mangiare in un momento in cui la corsa non è in una fase di alto impegno, mai durante lo sforzo ma in precedenza, sempre prima delle montagne, va tenuto presente che occorrono del­ le ore per trasformare i panini In chilometri; lo sto­ maco infatti ha le sue esi­ genze di tempo e di calma per fare bene il suo lavoro! Un ciclista deve sempre ri­ cordarselo. Sono lontani 1 tempi di menù formidabili consumati da chi, come alimentazione, aveva abitudini davvero stra­ ne (c’era chi mangiava in corsa pagnotte imbottite di salame e beveva vino, altri avevano come unico riforni­ mento una frittata di dieci uova, mentre un altro si fa­ ceva preparare uno zabaglio­ ne di 30 uova!) oggi le mo­ derne teorie spronano a non affaticare troppo lo stomaco, a mangiare non molto anche perché le corse durano in li­ nea di massima meno di quelle di un tempo.

è necessario partire bene Il prof. Vittorio Wyss, di­ rettore del Centro di Medi­ cina dello Sport di Torino, raccomanda — a tal propo­ sito — di « partire bene » nel senso cioè di fare «be­ ne » il pasto del giorno pre­ cedente; al solito pranzo do­ vranno essere ridotti i cibi grassi, i fritti, le carni di maiale e si dovranno abo­ lire patate e fagiolini aven­ do cura di finire il pasto con dei dolci: un po’ di frutta o marmellata e dolci. Per LI giorno della corsa, ammesso che questa parta alle 10 e che quindi obblighi il ciclista a consumare 41 pranzo pedalando, lo stesso prof. Wyss indica un menù di massima, consigliando per le ore 7 ima buona colazio­ ne che fornisce 800-900 ca­ lorie ed è di solito ben sop­ portata, cosi composta: — una tazza di thè, o di


"—

caffè nero « lungo » con tre cucchiaini di latte; — pane tostato con un po’ di burro o marmellata; — due fette di prosciutto cotto (evitare il grasso) con grissini; — frutta fresca, o (meglio) un succo di frutta ben zuc­ cherato. Dopo un’ora e mezza o due, cioè un’ora prima della partenza, c’è chi consiglia da 200 a 250 grammi di succhi di frutta; l’organismo cosi è ampiamente rifornito di acqua e sali minerali ed an­ che se suda non risulterà troppo disidradato. Durante la corsa lo stesso prof. Wyss, prima di indicare un rifornimento di massima, ricorda come la frutta — pur dissetando ed essendo grade­ vole — apporta si dei sali in sostituzione di quelli persi col sudore ma non fornisce calorie in quantità apprezza­ bile (nemmeno le banane so­ no consigliabili perché di di­ gestione lunga a difficile). D’altra parte la verdura va eliminata perché occorrereb­ be masticarla bene (« in ore prima digestio»!) e il corri­ dore — sotto sforzo e con la bocca arsa di sete e di pol­ vere — non mastica.. ma in­ goia.

il “menù” di gara Per tutte queste consi­ derazioni occorre dare al ciclista cibi che « vadano giù» senza masticarli trop­ po e cioè: — uno o due panini con carne cotta al burro, o al ferri (11 prof. Wyss sconsi­ glia la carne cruda) e tri­ tata con sale e limone; la carne può essere di vitello o di pollo, non deve supera­ re i 70 gr. in modo che la sua digestione non impegni l’organismo; — 30-40 grammi di formaggio; — qualche frutto secco; — 800 ed anche 1000 gram­ mi di succhi di frutta molto zuccherati.

E’ una indicazione di mas­ sima, questa; ogni atleta pur nel rispetto delle norme di base può farsela variare adattandola al proprio orga­ nismo e al propri gusti; sa­ rebbe controproducente che l’atleta si ostinasse a voler mangiare alimenti che non gli piacciono o che non as­ simila; cosi il formaggio può essere sostituito da un frut­ to secco, i succhi di frutta da thè molto zuccherato, molto diluito e già prepara­ to con un cucchiaino di lat­ te, mentre la carne può es­ sere evitata — specie per gare molto brevi di tre o quattro ore — e sostituita da un po’ di gelatina solida di frutta (tra gli « alimentibevanda » infine i francesi consigliano il latte con ta­ pioca o con riso). Il menù, quindi, può esse­ re variato. Nessuno, anche con lo studio più approfon­ dito possibile potrebbe sta­ bilire un menù valido per tutti. Si può arrivare a con­ cludere che ognuno dovreb­ be avere un menù e una dieta adattati al proprio fi­ sico. Ci sono> delle regole tuttavia che valgono per tutti e cioè: non mangiare con avidità, masticare bene i cibi perché cosi facendo si produce saliva che contiene una sostanza che facilita la digestione (si dovrebbero masticare anche i... liquidi); ad esempio il vitello è di più facile digerimento del manzo, ma può diventare più difficile perché essendo più tenero si è portati a masticarlo di meno.

stessi cibi in allenamento e in gara Vale altresì sempre il con­ cetto che, tra allenamento e attività agonistica, il re­ gime alimentare non debba essere di moltto spostato. Occorre abituarsi in allena­ mento ai cibi che si man­ giano in corsa e al tipo di rifornimento onde non far fare allo stomaco — du­ rante la gara — un lavoro al quale non è abituato. Du­ rante rallenamento, quindi, occorre allenare anche l’ap­ parato digerente: lo stoma­ co può fare miracoli (ed ab­ biamo visto come lo stoma­ co di quel seigiornista abbia fatto davvero dei miracoli nell'assorblre ed elaborare cosi robusta ed abbondante mole di cibo!), ma non è saggio mai fargliene fare troppi. Abbiamo quindi fornito una indicazione di massima, soprattutto per quanto con­ cerne gli orari di assimilazio­ ne. Ma è indispensabile che l’atleta — sempre con l’ausi­ lio del medico — si faccia il proprio menù di gara dopo aver preparato il proprio organismo a quella alimen­ tazione in quegli orari. L’al­ lenamento non deve servire solo a « far girare le gam­ be». Allenarsi significa pre­ disporre al lavoro della ga­ ra tutto 'l’organismo e cioè muscoli, cuore, polmoni, cer­ vello ed anche (e soprattut­ to!) lo stomaco. N. L.

nei maggiori paesi del mondo • ~

in

crescente espansione la produzione delle uova

TTn miliardo e mezzo di uoI mini, cioè la metà della ’ popolazione mondiale, si nutre In maniera Insufficiente e 400 milioni di individui sof­ frono. a causa di ricorrenti ca­ restie, di gravissime forme di denutrizione. Fra meno di trent'annl. proseguendo l’attuale ritmo di eccedenza del nati sul morti, la popolazione della terra toccherà 1 sei miliardi di anime. Per assicurare a tutti una nutrizione appena appena sufficiente, la produzione mon­ diale di alimenti, da oggi al 2000 dovrebbe come minimo tri­ plicarsi. Questa, In sintesi, la situa­ zione alimentare del mondo nel momento attuale puntualizzata con un rigore dialettico slmi­ le al sillogismi da rappresen­ tanti qualificati della FAO, ed attorno alla quale si sono sviluppati 1 lavori del VI con­ vegno della sezione Italiana dell’Assoclazlone mondiale di avicoltura scientifica, svoltosi di recente a Varese nel qua­ dro delle « Giornate Avicole », giunte quest’anno alla loro XXII edizione che ha avuto un successo anche di carattere In­ ternazionale fervidissimo, cioè In tutto e per tutto degno del­ le edizioni precedenti. L'umanità riuscirà a vincere la competizione contro un ne­ mico che non perdona, com’è la fame? Solo l’avvenire potrà dirlo. Noi possiamo limitarci a registrare che 1 risultati finora conseguiti, pur avendo dimo­ strato essere perfettamente rag­ giungibile un tale traguardo, non si possono ancora consi­ derare soddisfacenti. In parti­ colare nel campo della produ­ zione animale, si dovranno fa­ re ancora sforzi enormi per eliminare la crescente deficien­ za di proteine destinate alla alimentazione umana. SI valu­ ta — tanto per fare un esem­ plo — che entro 11 I960 11 fab­ bisogno di latte, carne ed uova sarà dell’85% superiore a quello attuale; e che entro il 2000 la produzione di questi ali­ menti dovrebbe raggiungere, per soddisfare le necessità del­ l'intera popolazione mondiale, almeno 11 200 per cento di quella attuale. Per quanto riguarda In par­ ticolare 11 nostro Paese. In Ita­ lia venti milioni di galline selezionate, ognuna delle qua­ li depone 200 uova all'anno, e 49 milioni di galline rurali con una produzione annua di circa 100 uova ciascuna, sono mobili­ tate per coprire buona parte del fabbisogno di proteine di ori­ gine animale. Fino al 1961. la produzione delle uova era anda-

ta aumentando con ritmo qua­ si costante. A partire da quel­ l'anno si è avuto nel settore un notevole risveglio che l'ha fatta salire dal 6 miliardi 690 milioni di « pezzi » del 1961 a circa 9 miliardi 500 milioni del 1965, con un Incremento an­ nuale massimo nel 1963 e nel 1964 di 1 miliardo e 800 mlllonl. Uno studio della Comunità Economica Europea ha però già previsto che tanto 1 consumi delle uova quanto quelli delle carni avicole aumenteranno nel prossimi sei anni In misura più o meno notevole nel vari Paesi membri della Comunità. Per la sola Italia, la CEE ha preventivato un Incremento medio annuo del consumo delle uova di circa 400 mila quintali, vale a dire un Incremento In­ gente se si considera che 11 peso di un uovo va da un mi­ nimo di 45 grammi a un mas­ simo di poco più di 65. Pertan­ to nella maggior parte del Pae­ si In via di sviluppo si tende ccn particolare Impegno ad una espansione della produzione In­ tensiva di uova e di carne di pollo. Non si è però ancora In grado di poter prevedere se questo obiettivo possa essere consegui­ to con facilità. Perché — co­ me ha giustamente fatto rile­ vare In un suo documentato Intervento alle Giornate Avi cole Varesine 11 prof. Giulio Zucchl, dell'università di Bo­ logna — fino a quando la agricoltura di questi Paesi non sarà posta in grado di produrre eccedenze di derra­ te agricole vegetali idonee al­ l'alimentazione del bestiame, oppure finché la loro econo­ mia non potrà attivare cor­ renti di esportazione di pro­ dotti agricoli ed industriali sufficienti a compensare l'importazlone del mezzi occorren­ ti per gli allevamenti, non è realisticamente pensabile uno sviluppo rilevante della zoo­ tecnia Intensiva e quindi - an­ che dell’avicoltura. Rappresenta comunque un fatto positivo la profonda evo­ luzione che l'avicoltura ha fat­ to nel nostro Paese, dove da­ gli allevamenti di bassa corte — marginali fonti di reddito per le aziende contadine — si è passati in maniera diffusa ad allevamenti di tipo nuovo, di maggiori o minori dimen­ sioni ma sempre tecnicamente progrediti ed a carattere in­ dustrializzato, per cui le pro­ duzioni di pollame c di uova in tal modo ottenute si avvi­ cinano ormai ad un valore sui 450 miliardi di lire. INSERZIONI

13


i

CSI

La formazione della Polisportiva Partenio, del C.S.I. di Avellino, che ha preso parte al Campionato Nazionale fem­ minile di serie B della FIPAV. Da sinistra a destra: Bona­ ventura S., Giannitti, Urcioli (Cap.), Bonaventura G., Spi­ nosa, Cardoni, Mupo A., Mupo C., De Stavola e Virgilio.

notizie di attività inviate dai nostri addetti stampa

Anniversari società sportive quindicennio g. s. stimmate

l

TORINO _ Al cine-teatro « Umbria » della Parrocchia Stimmate di San France­ sco, si è svolta la manife­ stazione per la ricorrenza del 15° anno di attività del G. S. Stimmate. Il Direttore Tecnico della Società, sig. Giovanni Mussotto, ha ricordato l’atti­ vità agonistica annuale del­ la « Sportiva » mettendo in evidenza i risultati tecnici conseguiti. Subito dopo Pier Luigi Rubatto, capo Ufficio Stampa del OSI e Direttore del Periodico « Gioventù Sport », ha rievocato 1 quin­ dici anni di attività ricor­ dando le imprese compiute dal giovani delle Stimmate dalla fondazione ad oggi. L’Assessore allo Sport della città di Torino dr. Vinicio Lucci ha portato il saluto della Città compiacendosi per la gloriosa attività del

G. S. e per la sua intensa dilettantistica propaganda nella zona. Sono state quindi distri­ buite medaglie ricordo ai migliori atleti e precisamen­ te a Gian Carlo Bertetti (portiere), Antonio Candellero, Edoardo Majolo e Gil­ berto Monzani. Con l’em­ blema della Città di To­ rino sono stati premiati i dirigenti che in quest’ulti­ mo periodo hanno organiz­ zato in modo veramente mi­ rabile l'attività: il presiden­ te rag. Di Bernardo CarmeIo, il vice-presidente Arci­ diacono Antonino, i diri­ genti Sandro Vignale, Ser­ gio Carrera ed il consulen­ te ecclesiastico don Lio De Angelis. Una targa ricordo è andata all’allenatore e di­ rettore tecnico Giovanni Mussotto che dalla fonda­ zione ha diretto tecnicamente la società portandola a brillanti successi. La manifestazione si è conclusa con un breve in­ tervento del Parroco delle

CSI

Stimmate mons. Emilio Vacha che si è compiaciuto con i giovani atleti. VALERIO CASTELLA

decennio g. s. mongibello CATANIA _ L’U.S. Mon­ gibello, una delle più vec­ chie'e gloriose società CSI di Catania, celebra que­ st’anno il primo decennio di attività agonistica, in atletica ed in pallacanestro. Il Consiglio direttivo del­ la società animato dal pre­ sidente prof. Alfio Vittorio Pistritto, ha varato un pro­ gramma di manifestazioni per celebrare degnamente questi due lustri di vita. Il 28 giugno, in apertura ad una riuscitissima riunione il dott. Musumeci dell’Assessorato Prov.le allo sport, regionale di atletica, al « Ci-

bali » è stato benedetto da Mons. Ricchena, madrina la signora Marcoccio, e con­ segnato alla società il ga­ gliardetto sociale sul quale erano ricamati il « Mongibello » (Etna), simbolo del sodalizio, ed i nomi dei due campioni azzurri che la Mongibello ha dato al CSI e all’atletica italiana: Elio Sicari e Giuseppe Ardlzzone. Alla cerimonia erano pre­ senti l’Assessore allo sport dott. Marcoccio, il dottor Caruso presidente CSI, il dott. Spadaro della Liber__ il dott. Messineo deltas, l’ENAL, il sig. Sgroi della FIDAL, il dott. Perciabosco della FIC ed altri dirigenti sportivi. Il giorno dopo, 29 giu­ gno, in un noto locale cit­ tadino si è proceduto alla solenne premiazione di atle­ ti vecchi e nuovi che han­ no con le loro prove ono­ rato la società catanese. ’ Le celebrazioni del de­ cennio continueranno con la organizzazione di una riu­ nione di atletica interregio­ nale, e di un torneo di basket regionale. E. P.

aero modellismo

I

Alessandria, il Gruppo Aeromodellistico del CSI Model ha curato e realizzato l’allesti­ mento di una esposizione di aeromodelli che ha riscosso vivo successo. In tale mostra, realizzata in un hangar del locale aeroporto, erano presentati modelli delle principali categorie dell’attività, che avevano realizzato i soci del Gruppo Aeromodellistico CSI Model.

•14

MODENA - Organizzato dalla Polisportiva Città dei Ragazzi di Modena, si è svol­ to a Pavullo il 4° Trofeo Cit­ tà dei Ragazzi di Aeromodel­ lismo. Hanno partecipato una cinquantina di concorrenti, provenienti da varie città d’Italia quali: Rovigo, Lugo, Parma, Torino, Bologna, Luc­ ca dando luogo ad avvin­ centi dispute nelle varie ca­ tegorie. Nella categoria « elastico F.A.I. » una bella vittoria di Gemlnianl di Lugo. Nella categoria « Veleggiatori » ha riportato invece una bella vittoria Guerzonl di Modena


calcio LATINA Tra i giovanis­ simi dell’istituto don Orio­ ne di Terracina è stato or­ ganizzato un Torneo di Cal­ cio, « Coppa Don Luigi Orio­ ne », con incontri settima­ nali. La gara è stata di­ sputata con accanito impe­

gno dalle squadre parteci­ panti (e tifo da parte degli spettatori ). L’organizzatore ed animatore del Torneo, Don Cesare D’Onofrio, l’ha curato sotto tutti gli aspet­ ti perché riuscisse con sod­ disfazione dei partecipanti. Ha vinto la Coppa l’« Aurara », seguita al secondo posto dalla « Primavera ». (foto sotto). L’« Olimpia » ha meritato il « Premio di disciplina » per comporta­ mento corretto in campo.

lo alto: le squadre giovanissimi « Primavera », a sinistra e «Aurora», a destra, vincitrici - del Torneo di Calcio « Coppa Don Luigi Orione » di <21 Latina; ' ,sopra: r la squadra del G.S. Balsorano, vincente il Campionato Zonale di calcio, categoria Juniores 1966, indetto dal Comitato di Sora: sot­ to: la squadra del GS. San Marco del Comitato di Torino.

TORINO - La San Mar­ co, modesta squadra tori­ nese, è riuscita in un solo anno a raggiungere elevate vette, quasi impossibili. Concluso il girone dilet­ tanti del Comitato Provin­ ciale di Torino del CSI con una sola sconfitta, dopo una meravigliosa finale ha fatto suo il titolo di campione provinciale CSI; ospite di onore al Torneo Notturno « Barberini » — uno dei massimi tornei notturni del­ la Città di Torino organiz­ zato da una compagine del CSI, il Reai TurIn — ha tenuto alto il suo nome con la conquista del primo po­ sto, dopo avere entusiasmato in vari incontri regionali: nella finale del Campionato Regionale ha battuto il Libertas di Cuneo. Anche se per molti que­ ste cose sono normali, per la San Marco hanno un

significato ben diverso. II merito diventa ancor mag­ giore quando si pensa ai semplici mezzi di cui di­ spongono dirigenti e gioca­ tori per svolgere l’attività agonistica. Un contributo notevole, un impulso veramente grande, è stato dato alla compagine dall’allenatore Pino Giorda­ no, un maestro ed un pa­ dre per gli atleti. Lui e tutti i dirigenti hanno sa­ puto creare qualcosa che presenta veramente il vero volto dello sport dilettantistlco: un insieme di amici che nel tempo libero prati­ cano lo sport come mezzo di educazione... ed in que­ sto ideale hanno vinto, trionfato e di trionfo in trionfo, slamo certi, la San Marco porterà alto il nome del CSI torinese in ogni attività agonistica. P. L. R.

inaugurati a Sasso Marconi i nuovi impianti sportivi A Sasso Marconi, un pic­ colo paese situato alle porte di Bologna famoso per aver dato i natali a Guglielmo Marconi, all'ombra del cam­ panile e della veste nera del­ l'infaticabile Don Dario Zan­ ni, è sorta alla fine del 1958 l'U.S. CSI Sasso. Mentre nei primi tempi la attività dell’unione sportiva si svolgeva esclusivamente nel calcio, ad un certo pun­ to. in seguito alle prime vit­ torie riportate dall'atleta Brecci Valerio, terzo classi­ ficato nei campionati nazio­ nali su pista 1965 mt. 800 e vincitore di numerosi titoli provinciali e regionali nella corsa campestre e nel mez­ zofondo. a Sasso Marconi si è riscoperta (infatti nel pas­ sato ha vantato ottimi atle­ ti anche in campo nazionale) la bellezza e la gioia della atletica leggera. Da qui un rinnovato impegno nei ri­ guardi della « Regina dello sport », tanto da vincere nu­ merosi titoli provinciali e da inviare alle finali nazionali di corsa campestre gli atle­ ti: Brecci (2 volte). Righi Marco e Passeri Stefano e alle finali del campionato su pista: Brecci e Manini Adenzio (peso allievi) e questo soltanto negli anni 1964 e 1965 e 1966. A Sasso Marconi mancava la pista, i ragazzi si allena­ vano sui prati delle vicine colline, i calciatori erano co­ stretti a giocare sul campo sportivo comunale quando era libero; altri sport quali tennis, pallavolo, pallacane­ stro non potevano essere praticati per mancanza di impianti e oltre a calcio, atletica leggera e tennis da tavolo non era possibile pra­ ticare. Ma la volontà, la te­ nacia e la costanza dei bra­ vi dirigenti deU'U.S. CSI Sasso ha fatto sì che da uno

spiazzo di terreno adiacente la Chiesa sorgesse in poco tempo, in mezzo a numerose difficoltà di ordine tecnico, economico e burocratico, un piccolo impianto sportivo co­ stituito da: pista d’atletica a 4 corsie di lunghezza mt. 250 e relative pedane per i concorsi, campo di calcio a 7 giocatori, campo di palla­ volo, campo di pallacanestro e campo di tennis. Finalmente dopo tante lot­ te e tanti sacrifici, perfino il prete ha fatto i calli nel­ le mani a forza di condurre la carriola, il giorno 16 apri­ le 1966 alla presenza del Sottosegretario di Stato alla Pubblica Istruzione on. Elkan e a numerose autorità civili, militari e sportive, S.E. il Cardinal Giacomo Lercaro ha benedetto gli impianti mentre una centuria di gio­ vani atleti dava vita alle prime gare alla presenza di un pubblico foltissimo. L'inaugurazione degli im­ pianti sportivi non è stato, come si potrebbe facilmente pensare, un punto d'arrivo; anzi costituisce il punto di partenza verso una maggiore e più qualificata attività non solo dal punto di vista tec­ nico. ma soprattutto da quello educativo e formativo a tutto vantaggio non solo del CSI, ma della gioventù di Sasso Marconi. E a ri­ prova di ciò basta pensare che dal giorno dell’inaugu­ razione si sono svolte tre riunioni su pista di atletica leggera, la finale di un tor­ neo di pallacanestro e ma­ nifestazioni minori; ma ciò che più conforta è il fatto che ogni giorno moltissimi ragazzi e ragazze calcano le piste e le pedane per allenar­ si ai futuri cimenti, non sólo sportivi. GIANLUIGI GALLI

' '-'3

S.E.» il Cardinal Lercaro, benedice i nuovi impianti sportivi del « C.S.I, Sasso» di Sasso Marconi (Bologna), in occa­ sione della loro Inaugurazione avvenuta nell’aprile scorso.

15


‘

' <■

t

___ gt

i PRIMOì|^^B i

’M

f

' 3113S :B

una \erta -?■

5 k.s.

i'E.;

ir le­ Abbiamo tutti ammirato la grande semplicità di Mino Denti, il vincitore del Tour de l’Avenir. A De Zan che gli chiedeva, in Eurovisione, come mai si fosse inginocchiato sulla linea del traguardo, ha risposto con tutta na­ turalezza: « Sì, io ho molta fede, credo molto nel Signore ». Liberissimo, chi vuole, di sorridere. Noi ammiriamo in. condizionatamente la schiettezza e la coerenza di questo ragazzo.

articolo modello 91

I

Gli On.ll Cruciami, Fran­ chi e Servello del M.S.I. han­ no presentato un’interroga­ zione ai Ministri della Pub­ blica Istruzione, del Turi­ smo e Spettacolo e dell’in­ terno facendo rilevare, an­ cora una volta, l’insufficienza dell’art. 91 della legge co­ munale e provinciale che, tra 1 compiti assegnati ai comuni, cui corrispon­ dono spese obbligatorie, non elenca quelli riguardanti lo sport le cui spese sono inve­ ce considerate facoltative. Al riguardo c’è in Pariamento anche una proposta di legge dell’On. Simonacci che pre­ vede di integrare il suddetto articolo con la seguente in­ dicazione di spesa obbliagtotoria: « costruzione, manu­ tenzione, arredamento degli edifici destinati ad impianti e attrezzature sportive, ivi compresa la loro custodia, illuminazione, riscaldamento» Non ci convincono molto queste proposte di soluzione, pur apprezzando l’interessa­ mento dei proponenti. Non soltanto perché la finanza locale ha bisogno, prima di ogni altra cosa, di un risa­ namento radicale senza del quale è semplicemente utopi­ stico pensare di poter ag­ giungere altri ... deficit a quelli di cui 1 comuni sono già ricchi. Non ci convincono soprat­ tutto perché, in una più ge­ nerale riforma della Finanza Locale, queH’art. 91 che di­ stingue nettamente le spese in facoltative e obbligatorie ci sembra superato, proprio come l'omonimo glorioso e inservibile fucile mod 91 II criterio distintivo delle spe­ se. crediamo, non è più ade­ guato ai moderni compiti che gli Enti Locali sono chia­ mati a svolgere.

sulle orme

di Noè Qualche lettore ricorderà sicuramente Andrea Mena­ no, il trentunenne barbuto accademico del CA.I. di To­ rino. Raccontò sul nostro giornale la magnifica ascen­ sione sul Nepal del 1963. Ora, con alcuni amici alpinisti torinesi si accinge a scalare il monte Ararat. Forse riusciranno a dira­ dare il fitto mistero che cir­ conda i presunti resti della Arca di Noè, e forse no. Del resto questi coraggiosi non vanno tanto per l'Arca ma per l’Ararat, questo monte tanto ricco di fascino quanto per gran parte ancora ine­ splorato. Ad un giornalista che ha chiesto loro che via avreb­ bero seguito per la scalata, hanno significativamente ri­ sposto: « Se lo sapessimo che bisogno ci sarebbe di anda-

re all'Ararat, potremmo di­ rottare per il Monte Bianco dove le strade le conosciamo bene... ».

lasciateci Io sport Amarezze a parte, questi Mondiali di calcio hanno raggiunto uno scopo alta­ mente positivo. Decine, cen­ tinaia di milioni di uomini si sono Incontrati sul terre­ no di uno stesso interesse, accomunati da una stessa passione sportiva. Per contro, si è saputo in questi giorni che l'incontro di Atletica USA-URSS è stato annullato per ragioni politiche. Peccato, veramente pecca­ to che si faccia dello sport un’arma di ritorsione politi­ ca. E che se non del bene per tutti può provenire dal­ l’incontro di giovani sui cam­ pi sportivi?

BANCARELLE ALLA £ COPPA RIMET L’altra faccia dei Mondiali. Anche gli Inglesi si sono or­ ganizzati per sfrut­ tare all’italiana lo eccezionale avveni­ mento. Dunque tut­ to il mondo è pae­ se. A meno che il bancarella ro non sia un oriundo...

UU

hi

<

”

U3

- Il*

p

&

32

oS«is D£ OZ i=s o

N

A

-k z O o ’Z ’’ N _ «Su Q

Q E*

«2

M

-

” eSS U □5

o _ U....„&3.Q* > S

£-0 2 §« og| rfQ 6 o

OÈ

O 2 2^8 Z «

9-§

w

O

LU

x>

rs 3;?

UJ CM <

Q uu

< Z

s in

. «ioS

z • 3

M■ all gl: SSl


Turn static files into dynamic content formats.

Create a flipbook
Stadium n. 27/1966 by Stadium - Issuu