sotto tutele diverse da quella stabilita per legge ».
A sostegno di questo mutato atteggiamen to. rispetto alla posizione assunta nel lu glio scorso, Onesti parla di un rapporto « leale e costruttivo » che si sarebbe venu to a stabilire tra il CONI e il Ministero del turismo e spettacolo in seguito ad un suo colloquio con il Ministro Matteotti sui pro blemi della gioventù e sulla necessità di diffondere lo sport come servizio sociale.
POLITICA SPORTIVA Negli ultimi giorni s'è avuto un notevole ri sveglio d'interesse per i problemi di poli tica sportiva. Ci sono stati interventi, prese di posizione e dichiarazioni su vari fronti. Per quanto non sempre le idee esposte ap paiono chiare e soprattutto coordinate fra loro, ci sembra indispensabile seguirle con attenzione. Siamo stati tra i primi in Italia ad aprire il discorso sulla politica sportiva giovanile e siamo oggi tra coloro che più attivamente la promuovono e la sollecitano con un contributo di idee e di iniziative che ci fa piacere vedere riprese dall’una o dal l’altra parte che oggi interviene nel discorso e formula proposte. Il nostro intento, in questa sede, è soprattutto quello di infor mare e di chiarire il più possibile il senso e la portata dei passi che si vanno compien do o che si ha in animo di compiere.
Ministero sì Ministero no S'è riaccesa, anzitutto, la discussione sulla opportunità o meno di istituire un ministero per lo sport. L'idea è stata rilanciata dallo on. Sullo in una intervista concessa ai pri mi di settembre al Corriere dello .Sport. Il quotidiano sportivo ne ha tratto spunto per un’inchiesta tra personalità sportive e po litiche che viene pubblicata in questi giorni. Iniziando l’inchiesta, i giornalisti Mario Pennacchia e Franco Dominici ricordavano co me fosse già morta e sepolta l'idea di isti tuire un Servizio Nazionale per la Gioventù proposto dal Comitato di studio sui proble mi della gioventù promosso nel 1968 dall’allora Presidente del Consiglio on. Moro. In verità l'idea non era stata accolta con molto entusiasmo dagli ambienti sportivi. Il Corriere dello Sport ricordava anche una lettera dell’avv. Onesti che, a nome del Consiglio e della Giunta Esecutiva del CONI, chiedeva alla Presidenza del Consiglio di « riaffermare i suoi compiti di vigilanza e di tutela sullo sport » attualmente spettanti per legge al Ministero per il turismo e lo spettacolo. L’indomani, però, sullo stesso giornale ap pariva un'altra lettera dell’avv. Onesti nella quale si afferma quanto segue:
« La lettera che il Comitato Olimpico ebbe a trasmettere alla Presidenza del Consiglio durante la crisi di governq rifletteva in real tà uno stato d'animo del mondo sportivo che una serie di passate delusioni aveva contribuito a determinare. « Con la stessa franchezza debbo dire oggi che sarebbe deleterio per lo sport passare
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Il Ministero dei turismo vorrebbe, ma non ha fondi Al di là delle prese di posizione del CONI, la positiva volontà del Ministero per il tu rismo e lo spettacolo, e per esso del Mi nistro Matteotti, di predere concretamente a cuore i problemi dello sport è dimostra ta da quanto affermato nel bilancio di pre visione dello Stato per l’anno 1971 da parte dello stesso dicastero.
Non potendo il Ministero impegnarsi in al cuna spesa per mancanza di appositi stan ziamenti. ricorda al parlamento gli impegni assunti con il capitolo XV del programma economico nazionale, approvato con legge 27 luglio 1967, n. 685. In esso si prevede la realizzazione di un piano organico di inve stimenti per la costruzione di impianti e attrezzature sportive, secondo le seguenti linee programmatiche:
— promozione di iniziative per la più lar ga diffusione della pratica sportiva a ca rattere dilettantistico, facendo leva soprat tutto sugli enti locali; — predisposizione di schemi di provvedi menti per un riordinamento della legislazio ne sportiva, inteso a favorire e disciplinare l'attività sportiva tra i giovani ed i lavora tori e ad assicurare, nel contempo, allo Stato l'esercizio di un appropriato controllo sugli enti ausiliari e sulle attività sportive a ca rattere professionistico; — predisposizione di schemi di provvedi menti legislativi per la realizzazione di un programma organico di investimenti in at trezzature ed impianti sportivi.
Per incentivare poi la ricettività sportiva ci sono le possibilità offerte da altre due leggi di cui il Ministero potrebbe avvalersi. La prima è del 22 luglio 1966, n. 614 concer nente gli interventi straordinari a favore dei territori depressi e montani dell’Italia settentrionale e centrale. Le agevolazioni previste dalla legge sono concesse « anche per la realizzazione di opere, impianti e servizi complementari, alle attività turisti che e, comunque, idonei a favorire le atti vità turistiche ». La seconda è del 23 marzo 1968, n. 326 recante « provvidenze per la razionalizzazione e lo sviluppo della ricetti vità alberghiera e turistica » in cui sono previste espressamente provvidenze per la realizzazione di opere, impianti e servizi complementari all'attività turistica — com presi gli impianti sportivi e ricreativi — o comunque atti a favorire lo sviluppo del mo vimento turistico ». Il Parlamento e il Governo, sembra in so stanza affermare il Ministero per il turi smo e lo spettacolo, hanno in mano mezzi concreti per agire in favore dello sport,
purché ci sia una adeguata volontà politica di usarne. Per parte sua, il Ministeri è pronto ad agire se tali mezzi gli venissero convenientemente forniti.
Si rifà viva l’Unione Interparlamentare dello Sport Dopo lungo silenzio, l'Unione Interparlamen tare dello Sport è tornata a far sentire la sua voce. Ecco il testo di un comunicato emanato in questi giorni: « Si è riunita oggi 29 ottobre a Monteci torio la Presidenza dell’unione Interparla mentare dello Sport insieme ai gruppi di studio per la elaborazione di progetti di legge per la riforma complessiva del setto re. Ha presieduto il presidente di turno on.le Pirastu. Nella discussione sono inter venuti gli onorevoli Bensì, Catella, Evange listi, Pirastu, Simonacci, Usvardi e Vespignani.
« A conclusione si è deciso di elaborare con priorità i seguenti tre provvedimenti: 1. un progetto di legge concernente lo svi luppo generale della pratica sportiva in Ita lia che sia informato al criterio di una articolazione regionale, disciplini gli investi menti per gli impianti, favorisca l’attività dilettantistica e apporti alcune modifiche all'atuale struttura del settore;
2. un progetto di legge rivolto a favorire l'unanimamente auspicata diminuzione dei prezzi dei biglietti di ingresso alle manife stazioni sportive;
3. un progetto di legge inteso a dare un in quadramento giuridico alle società sportive non aventi scopo di lucro, attualmente ati piche, e ad assicurare un efficace controllo ed una equa tassazione delle medesime.
« E' stato anche deciso di prendere uffi cialmente contatto con la Presidenza e la Giunta Esecutiva del CONI, con i presidenti delle Federazioni, con la stampa specializ zata sportiva e con gii Enti di Propaganda per avere l'indispensabile contributo della loro esperienza nella elaborazione dei prov vedimenti legislativi. « E' stato anche deciso di prendere contem poraneamente contatti con il Governo e i partiti per sensibilizzarli in merito alla in dilazionabile esigenza di un intervento nel settore sportivo ormai da tutti considerato un servizio sociale indispensabile ».
Il discorso dell’Unione Interparlamentare dello Sport è abbastanza chiaro; particolar mente positivo ci sembra il punto che si riferisce alla decisione di interpellare le varie forze interessate ad evitare il rischio di iniziative non coordinate o addirittura con trastanti che comprometterebbero sul na scere tante... belle volontà espresse da una parte e dall'altra.
Il Ministero non è necessario la soluzione è nelle Regioni Ma torniamo alla discussione sul ministero per lo sport da cui abbiamo preso le mos se. L'inchiesta promossa dal Corriere dello Sport è iniziata con un intervento del no stro presidente, Aldo Notarlo. Le domande a cui rispondere erano tre: 1. E' favorevole o no all'istituzione di un Ministero per la Gioventù e lo Sport e, in caso positivo co me dovrebbe questo Ministero collegarsi con il CONI cui spetta l'inalienabile tutela dello sport agonistico? 2. Come dovrebbe essere eventualmente realizzato il servizio statale per la gioventù? 3. Come risolvereb be il problema delle rappresentanze giova nili in seno al nuovo ente?
Ed ecco le risposte di Notarlo: 1. « La crisi dell'associazionismo sportivo sta investendo e investirà organizzazioni ri gidamente strutturate in forme dirigistiche verticali. I giovani rifiutano tali strutture perché per primi hanno sentito la insoffe renza alle « gabbie chiuse » dove pochi di spongono di » loro (strumentalizzazione) e « per » loro (paternalismo). Basta guardare al fallimento dei cosiddetti movimenti giovanili dei partiti che raccol gono nelle loro fila un numero esiguo di giovani. Sorti per accalappiare neofiti, le loro reti hanno tirato su, con tanta acqua, quei pochi che sperano in una sistemazione personale.
Dalla crisi si salveranno quelle istituzioni che con un grosso sforzo di fantasia si tra sformeranno da « organizzazioni per giova ni » in « associazioni di giovani » e tale tra sformazione passerà, senza altra alternati va, attraverso un processo che faccia delle attuali organizzazioni di numeri (tessere) organismi capaci di erogare servizi gestiti da giovani. Da organizzatori di numeri in organizzatori di servizi. Da organizzazioni in associazioni. Nel gioco di parole stanno nascosti tutti i valori culturali che i giovani stanno liberan do... Quando la finiremo di riempire di tes sere le tasche degli italiani? Questi prima o poi si chiederanno perché non sia suffi ciente il titolo di cittadino per avere libero accesso ai loro diritti. Sembrano discorsi avveniristici, velati di utopia, eppure stanno nella realtà delle cose che si muovono: basta guardarci dentro e liberarci dagli schemi che ci tengono anco ra prigionieri. Questo discorso vale anche per noi che viviamo con i giovani e ci interessiamo di sport. Il binomio giovani-sport ci costringe storicamente a venir fuori dagli equivoci di fondo nati dall'aver considerato i giovani degli strumenti e lo sport la carta moschi cida.
Riconosciamolo onestamente: abbiamo sba gliato tutti finora, avendo usato lo sport per creare dei mostri da primato o per portare i ragazzi in chiesa o a ingrossare le file dei partiti. Che abbiamo sbagliato ce l'hanno detto i giovani: « Non siamo strumenti ma uomini con la nostra libertà ». 2. Questi sono i problemi di fondo per me da affrontare e che possono trovare la loro soluzione solamente nelle Regioni. Non cre do quindi nell'istituzione di un Ministero per la Gioventù e lo Sport perché avrebbe il significato di un trasferimento di vertici
di potere mentre la vera strada è quella di trasferire il potere dal vertice alla base.
Una iniziativa del genere sarebbe tra l'altro anacronistica nel momento in cui il vecchio Stato, con le sue strutture che fanno acqua, sta per essere decentrato con la istituzione delle Regioni. Non credo neanche al servizio statale per la gioventù per gli stessi motivi di fondo che ho annunciato perché si fini rebbe con il costituire una nuova struttura verticistica e burocratica anche se con tutte le buone intenzioni di non farlo tale. Ma di buone intenzioni è lastricata la strada del l'inferno e quindi si finirebbe col trovarci di fronte a meccanismi pesanti, condizionati dalle pressioni politiche dove la rappresen tanza giovanile avrebbe solo un valore for male.
L'esperienza peraltro ci dice che nelle Re gioni a Statuto speciale si è cominciato già ad operare seriamente in fatto di politica sportiva giovanile ed i risultati per me sono positivi anche se lacunosi. Ciò non significa che non ci debba essere un organo di coor dinamento di vertice che ha lo scopo di fornire una linea politica nazionale, ed alla cui composizione deve concorrere la volon tà politica di tutti per poi trasferirsi nelle sedi regionali e comunali. Lo sport, chiuso tra l’impossibilità di inse rirsi nei bilanci comunali (art. 91 della legge sulla finanza locale) e l'assenza di leggi na zionali. deve trovare il suo approdo nelle regioni.
Attenti però alle risposte che si vogliono dare alle domande dei giovani.
Non basterà cioè programmare provvidenze per vecchi e superati modelli, distribuire palloni e costruire impianti sportivi, se tutto questo non sarà fatto in una visione chiara, di strategia comune che impegni tutte le forze sportive, al fine di ridare allo sport ca pacità culturale, di promozione civile della persona e della società, e ai giovani lo spa zio per la loro partecipazione. 3. Qui nasce il discorso di un libero asso ciazionismo, promosso e difeso da tutti i condizionamenti, animato perché sia capace di esprimere modelli nuovi in cui risalti la partecipazione giovanile e il primato della dimensione umana nell’esperienza sportiva. Altrimenti nasceranno cose vecchie e le cose vecchie nascono morte perché supe rate dalla storia.
Quali sono gli strumenti per questa strate gia comune? Sono tre:
Gli uomini: uomini nuovi per uno sport nuo vo. Uomini capaci di dialogare e di rappor tarsi in un modo nuovo con i giovani, aller gici ad ogni loro strumentalizzazione, di sponibili per un servizio, animatori di valori umani e sociali, attenti alle cose che si muovono, non miopi e quindi capaci di ve dere lontano.
Le strutture: gli impianti sportivi dovranno essere programmati in una logica e razio nale distribuzione territoriale sotto forme polivalenti e comprensionali di essere a ser vizio delle varie comunità: aperti a tutti e difesi dagli assalti dei monopoli. Gli organi di partecipazione: occorre assi curare ai giovani il loro diritto a partecipare attraverso i loro rappresentanti negli organi regionali e comunali, organi che devono avere compiti deliberativi, di controllo de
mocratico. di gestione degli impianti, di sti molo ai pubblici amministratori, di studio e di proposta. Se questo si verificherà, sarà vera la frase che • i soldi investiti nello sport sono soldi risparmiati nelle carceri, nella polizia e ne gli ospedali » perché lo sport non è cloro formio ma scuola di liberi cittadini che si impegnano a costruire una società libera e liberante.
Chiudo con una frase di Nixon nel messag gio sullo Stato dell'unione (22 gennaio '70): « E* giunta l'ora di un nuovo federalismo, per cui, dopo 190 anni durante i quali il potere è venuto confluendo dal popolo e dalle amministrazioni locali e statali a Wash ington, esso comincerà nuovamente a de fluire da Washington verso gli Stati e verso il popolo ». Se lo dice Nixon che è il conservatore che tutti conosciamo, perché non dovremmo dirlo noi che non vogliamo conservare ma trasformare? »
L'inchiesta prosegue. Dopo quella di rlo è stata pubblicata la risposta del dente dell'UISP, Arrigo Morandi, il scartata l'idea di un ministero per lo propone:
Nota presi quale, sport,
a) costituzione di Consigli Regionali della educazione fisica e dello sport (composti da rappresentani degli Enti Locali, degli En ti di propaganda e Associazioni, dal CONI e dai Sindacati dei lavoratori, degli inse gnanti di educazione fisica e dei medici) con poteri effettivi di decisione a livello del Consiglio Regionale e con articolazioni de centrate a livello delle province e dei co muni, operanti in collaborazione con gli As sessorati interessati; b) un Consiglio Nazionale dello sport (com posto dalle stesse rappresentanze previste per i Consigli periferici) che assuma fun zioni di coordinamento, d'indirizzo generale, di collegamento con la programmazione ge nerale. lasciando ai livelli decentati la mas sima autonomia di elaborazione e di realiz zazione.
Le Regioni ultima speranza per i problemi sportivi Come si vede, l'idea di un Ministero per lo Sport, o di suoi surrogati burocratici e verticistici, non trova molti consensi. Ed è comprensibile nel momento che lo Stato sta attuando un deciso decentramento re gionale. Tutti, o quasi tutti, sembrano scor gere nelle Regioni la via nuova e la nuova speranza per una vera soluzione dei pro blemi sportivi. A questo proposito, ci sem bra interessante riportare alcune afferma zioni dell’on. Gianni Usvardi. Sottosegreta rio di Stato al Turismo, apparse sul quindi cinale dell'AlCS Presenza Nuova: « La Regione rappresenta oggi la speranza per una concreta, massiccia, organizzata af fermazione dello sport per tutti e di tutti nel nostro Paese...
« Solo le Regioni potranno dare allo sport una dimensione moderna e civile, secondo le indicazioni contenute e proposte con sufficiente chiarezza diagnostica anche nel progetto per gli anni « 80 ». I nuovi Enti ani mi 'sfrativi, che nascono con il peculiare
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compito di ridurre gli squilibri economici e sociali esistenti nel territorio nazionale, hanno in sé la possibilità di "organizzare” finalmente il pubblico intervento per lo sport.
Fra le attribuzioni costituzionali alle Regio ni vi sono: assetto territoriale, sanità, cac cia, pesca, turismo, urbanistica, tempo li bero, ecc., componenti essenziali della di fesa dell'uomo. « Lo sport è uno dei cardini di questa di fesa e dato che non esistono sul vergine terreno delle Regioni incrostazioni di com petenze, ritengo che esse possano divenire il banco di prova della volontà e della pos sibilità delle forze politiche, di operare a favore della gioventù — con mezzi e stru menti adeguati...
« Il nuovo rapporto fra Sport e Regioni do vrà avvenire utilizzando tutte le forze in campo e dando termini di tempo precisi. « Rappresentanti di piccoli e grandi Comuni (vicini e lontani dal capoluogo di Regione), delle Amministrazioni provinciali, delle de legazioni del CONI, degli Enti di Propagan da sportiva debbono in tre mesi discutere con l'assessore regionale delegato alla gio ventù i tempi e i modi dell’intervento che dovranno essere recepiti nel programma re gionale. Lo stesso statuto tipo regionale do vrebbe, a mio avviso, prevedere il coordi namento degli interventi per lo sport... ».
Consigli regionali per lo sport Il nuovo verbo del momento, dunque, anche in campo sportivo, è decentrare. Nel decen tramento regionale si concretano le spe ranze di tutti di veder finalmente realizzate le annose aspettative riguardanti lo sport attraverso una partecipazione diretta, fatti va e responsabile di tutte le forze interes sate.
Anche al CONI si parla di decentramento. E' noto infatti che è intenzione del CONI istituire delle Presidenze regionali. L'inizia tiva è attuata anche nella prospettiva di una nuova possibile politica sportiva su base regionale. Possiamo anticipare a que sto riguardo che sono in corso contatti tra il CONI e gli Enti di Propaganda per stabi lire una base di intesa sugli strumenti e sui modi d'essere insieme presenti e di im perare a livello regionale, in stretto con tatto con gli organi amministrativi, per impo stare e attuare un organico programma di in terventi a favore dello sport giovanile di massa. Quanto prima dovrebbe essere re so noto un documento che preciserà lo spirito, i contenuti e metodi di questa pre senza e azione congiunta delle forze spor tive presso i nuovi istituti regionali.
IL C.S.I. e le Regioni Il C.S.I., come appare anche dall'intervista del Presidente Notarlo, è quanto mai favo revole alle prospettive che si aprono per la soluzione dei problemi sportivi da una decisa azione dei nuovi Enti regionali. Su essi, da tempo, sta puntando le sue atten zioni e le sue speranze, anche con la rea lizzazione al suo interno di un deciso de
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centramento regionale per armonizzare la propria struttura organizzativa a quella del lo Stato.
In quest'ultimissimo periodo i nostri Pre sidenti regionali sono stati più volte solle citati a prendere contatto con le altre for ze sportive e a concordare un'azione per ché negli statuti regionali in preparazione sia in qualche modo presente la voce ■ sport ».
Sappiamo che tale voce è stata recepita in alcuni statuti, tra cui primissimo quello della Regione Lazio, e che i nostri Comitati Regionali si stanno adoperando adeguatamente presso i rispettivi Consigli regionali. Vogliamo qui riportare una parte del docu mento preparato dal Comitato Regionale Piemontese del C.S.I. e fatto pervenire alla Regione:
«
Il Centro Sportivo Italiano ritiene indi spensabile che lo sport trovi una sua enunciazione precisa, se non nello statuto della Regione Piemonte, in una norma di attuazione che affidi ad un assessorato allo sport, al turismo ed ai problemi della gio ventù, lo studio e la proposta di provviden ze ed interventi nel settore.
Al riguardo, occorre tenere presente che tale assessorato dovrebbe avere possibili tà di intervento nei settori collaterali di rettamente interessati ai problemi giovanili quali quelli della salute pubblica, dell'assi stenza scolastica, dell’urbanistica. In particolare, escluso che l’intervento del la regione nello sport debba orientarsi ver so semplici forme di contributo economico a favore di società od organizzazioni, pen siamo di poter formulare alcune proposte di massima per un intervento concreto e programmato. — Anzitutto siamo favorevoli alla costitu zione di una Commissione consultiva per manente, nell'ambito del suddetto asses sorato, in cui siano rappresentati — in con dizioni paritetiche — il CONI, le organizza zioni giovanili e gli enti di propaganda a diffusione nazionale, effettivamente operan ti nel territorio della regione; l’attività di tale commissoine potrà essere opportuna mente stabilita da un regolamento. — Nel settore della scuola, vediamo ne cessario l'intervento regionale per la co stituzione di nuclei di « animatori sportivi » da assegnare ai vari istituti, con precise funzioni di integrare l'attività fisica dei ra gazzi, svolta secondo i vigenti programmi scolastici. La regione potrebbe avere il suo campo di intervento nel fornire i mezzi per la preparazione di tali animatori e, suc cessivamente, nel garantire la loro effettiva possibilità di intervento.
Tale iniziativa dovrebbe — ovviamente — essere collegata con provvidenze nel set tore dell'edilizia scolastica, cosi da con sentire lo svolgimento dell'attività in con dizioni ambientali idonee. — Ancora su tale punto, è indispensabile l'intervento della regione affinché l'uso de gli impianti scolastici sia veramente pos sibile a tutte le Società sportive, nel tem po lasciato libero dagli impegni propriamen te scolastici, soprattutto nei giorni festivi e nelle ore serali. — Nell'ambito, estremamente importante, della costruzione di impianti sportivi che siano sempre disponibili per più discipline, ci permettiamo suggerire (cosi come è già
stato fatto in alcune regioni a statuto spe ciale) che l'intervento della regione sia ef fettuato nei confronti degli enti locali che intendono costruire — in proprio o sotto forma di consorzio tra più comuni _ in> pianti o migliorare od integrare quelli già esistenti. Tali impianti non dovranno, in alcun caso, avere carattere idoneo ad ospitare esclusi vamente — o prevalentemente — manife stazioni a carattere spettacolare o profes sionistico, mentre dovranno tenere conto delle esigenze di carattere igienico e fisio logico dei giovani ai quali sono destinati.
L'intervento della regione potrà essere ef fettuato sotto forma di contributi, parzial mente rimborsabili dall'ente costruttore, purché siano rispettate alcune norme fon damentali. — Tra queste, la principale è che la ge stione dell'impianto sia distinta: la parte di carattere conservativo (manutenzione, cu stodia ecc.) di pertinenza dell'ente pubbli co, l'uso affidato invece ad un comitato li beramente scelto tra dirigenti sportivi, che ne garantisca la disponibilità a tutte le sosocietà ed organizzazioni sportive esistenti nella zona. — In materia di salute pubblica, riteniamo indispensabile l’intervento della regione nell'estensione dei centri di medicina dello sport, opportunamente attrezzati ed in gra do di assicurare — a condizioni accessibili a tutti i ceti sociali — una adeguata tutela preventiva ai giovani che si accingono a svolgere attività sportiva.
— Il riconoscimento dello sport quale ser vizio sociale neU'ambito regionale deve por tare infine al deferimento — nei termini di cui alla nostra premessa — di numerose attività finora gestite direttamente dal CO NI per la carenza dei poteri centrali e lo cali. Ciò — naturalmente — con tutti i ri flessi e le conseguenze, anche di caratte re economico, che derivano da tale impo stazione ».
Scuola e sport problema di sempre Fra i tanti problemi di politica sportiva di scussi in questo periodo non poteva man care naturalmente quello dello sport nella scuola, diciamo meglio. dell'Educazione Fi sica e Sportiva scolastica.
Come è noto, l'attività sportiva scolastica è tuttora ufficialmente sospesa a causa del la protesta degli insegnanti. Ora, il 24 ottobre scorso è apparso sul Corriere dello Sport il seguente comunicato emanato dal CONI: « Il presidente del CONI ha ricevuto Ieri I proff. Loforese, Callotta e Andreozzi, rap presentanti della « Intesa » di Educazione Fisica. E’ stato confermato da parte del CONI il preciso intento di appoggiare e di riconoscere come fondamentale per lo sport l’opera professionale degli insegnanti di E. F. Il CONI ritiene che soltanto attraverso una stretta comunità di lavoro e di pro gramma con la scuola potrà realizzarsi la grande speranza dello sport, inteso come servizio sociale per le nuove generazioni. « I rappresentanti dell'Intesa hanno espo-
sto i problemi della E. F. ribadendo la loro disponibilità per la più aperta e completa collaborazione aH’avviamento dei giovani allo sport. Essi si sono detti certi di potere contribuire così efficacemente alla risolu zione del problema del tempo pieno, larga mente atteso dal paese e ciò nel superiore interesse di salvaguardare il patrimonio umano ad essi affidato. « Dopo lungo ed approfondito colloquio il presidente Onesti ha dichiarato di condivi dere pienamente le tesi emerse. Si è con venuto che egli chieda un sollecito incon tro con il Ministro della P. I., nella certezza che l'appassionata opera dell'on. Misasi, già tanto efficace, possa estendersi anche a questo importante settore rimuovendo gli ostacoli che hanno arrestato l'attività spor tiva nella scuola. Fra gli argomenti discussi ed avviati a soluzione sono stati i prossimi Giochi della Gioventù, l'assicurazione degli allievi e l'uso degli impianti. Il presidente
Onesti ha intanto provveduto subito per ché i campi sportivi gestiti dal CONI a co minciare da quelli di Roma, siano utilizzati dalla scuola secondaria, in tutte le ore li bere da allenamenti e gare ». Il testo del documento, da quanto ci con sta, non era stato concordato con la dele gazione dell'Intesa la quale pertanto ha dif fuso per parte sua un altro comunicato. Eccone il testo: << I Direttivi delle Associazioni di Educazio ne Fisica ANEF, UNIEF, ANDES-ISEF, PFIEF, riunite nell'Intesa, hanno esaminato i pro blemi dell'Educazione Fisica e Sportiva Ita liana alla luce dell'incontro avvenuto tra la delegazione dei rappresentanti dell'In tesa e del Presidente del CONI avv. Onesti. « L'Intesa ha preso atto con vivo compia cimento delle affermazioni del CONI circa il preciso intento di appoggiare e di rico noscere come fondamentale per lo sport l’opera professionale degli insegnanti di Educazione Fisica quali elementi insosti tuibili nel processo di formazione sportiva dei giovani. L’intesa considera tuttavia es senziale per la realizzazione del program ma di collaborazione ipotizzato nell'incon tro avuto con il CONI la costituzione di una commissione centrale articolata su com missioni provinciali, in cui sia presente la categoria, per la programmazione e per la gestione dello sport.
« L’Intesa esprime la sua viva preoccupa zione per i riflessi negativi che la mancata o ritardata ripresa dell'attività sportiva de-
termina nella scuola. A tale fine sollecita il Governo onde pervenire ad una rapida conclusione dell'iter parlamentare del di segno di legge Ferrari Aggradi 2337 e della proposta di legge Lettieri 2081 in ordine alla ristrutturazione dell'attività sportiva, dell'assicurazione contro gli infortuni e del controllo biologico sanitario. « L'Intesa confida nella sensibilità dell'ono revole Ministro perché siano rimossi con la indispensabile urgenza gli ostacoli che han no determinato il blocco dell’attività spor tiva nell'anno accademico 1969-70 e ciò al fine di consentire la ripresa dell'attività in un clima di serenità, dignità e proficuo la voro ».
Leggendo tra le righe di questo secondo comunicato e interpretando anche alla luce del commento che lo accompagna sull'or gano ufficiale dell'ANEF, Educazione Fisica, emerge una notevole diversità di prospetti va nell’affrontare il problema dell'Educazione Fisica e Sportiva nella scuola. L'Intesa, in altri termini, accetta la discussione con il CONI, ma sposta poi in direzione del com petente Ministero la sua attenzione e le sue richieste in ordine ai problemi che so no alla base dell'attuale crisi dei program mi scolastici di educazione fisica e spor tiva. Anzi, l'organo ufficiale dell'ANEF dice espressamente che la categoria degli inse gnanti attende da parte del Ministero della P I. ■ dati di fatto veramente positivi per riprendere l'attività. D'altra parte — prose gue il citato commento dell'ANEF — siamo nelle condizioni di poter comunicare che è imminente un altro incontro con il Mini stro della Pubblica Istruzione on. Riccardo Misasi che riteniamo debba essere deci sivo ». L'Intesa, quindi, al di là di quelle che pos sono essere intese e collaborazioni parziali con il CONI, attende dal Ministero un inter vento decisivo e risolutore sui problemi di fondo dello sport scolastico. E' facile del resto comprendere come soltanto da un globale riesame dei problemi degli inse gnanti e da una radicale ristrutturazione dei programmi e dei metodi dell'attività sporti va scolastica, realizzati attraverso contatti diretti e costruttivi tra il Ministero e i rap presentanti della categoria degli insegnan ti, possano nascere fondate speranze di uscire dall’attuale stato di crisi e sicuri presupposti per una adeguata formazione fisico-sportiva degli alunni, in aperta colla borazione con tutte le forze sportive inte ressate.
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tei I MAESTRI DELLO SPORT ASSEGNATI ALLE PROVINCE Una importante iniziativa è stata presa dal CONI nel quadro dell'utilizzazione dei Mae stri dello Sport. Ventidue di essi sono stati assegnati ad altrettanti Comitati Provinciali del CONI con compiti schiettamente tecni co-promozionali a servizio delle Federazio ni, degli Enti e delle Società sportive. Essi sono: Arezzo: Antonio Sturlesi; Ascoli Piceno: Armando De Vincentis; Bari: Ser gio Gervasio; Benevento: Giuseppe Baccari: Cagliari: Giovanni Lai; Catania: Mario Lombardo: Cuneo: Alessandro Giacca; Fer rara: Mario Zardi; L’Aquila: Carlo Vivio; Livorno: Paolo Calissi; Mantova: Romano Veneri: Parma: Carlo Devoti; Piacenza: Fe lice Baldini; Pordenone: Marco Rigatti; Ra gusa: Emanuele Marino; Reggio Calabria: Fortunato Messineo; Siracusa: Luciano Mi ca; Taranto: Giovanni Russo; Trento: Livio Guidolin; Treviso: Roberto Contento; Trie ste: Livio Fragiacomo; Varese: Pietro Masera.
Nell'assolvimento del loro mandato i Mae stri assegnati al Comitati Provinciali po tranno esplicare i compiti di: a) Assistenza tecnica: agli Organi periferi ci delle Federazioni nazionali, alle Società sportive e ad altri Enti, per l'organizzazio ne e il coordinamento delle relative attività tendenti a diffondere lo sport giovanile; b) Giochi della Gioventù: attività promo zionale nella periferia, corsi per animatori, corsi per preparatori tecnici, azioni tendenti a migliorare le attrezzature sportive locali e la costruzione di piccoli impianti sportivi di esercizio; c) Centri di addestramento COJ'JI: assisten za e consulenza nel funzionamento dei Cen tri di addestramento CONI e Olimpia;
d) Attività varie: accertare lo stato ed il funzionamento degli impianti esistenti nella provincia.
I tempi e i modi d’impiego dovranno essere concordati con i Comitati Provinciali inte ressati.
ELETTI I VICEPRESIDENTI DELL’A.C.I. .............................................................................................................. ottobre sotto la presidenza del Prof. Vittorio Bachelet per eleggere i quattro Vice Presidenti. Per il settore giovanile sono risultati eletti Grazia Fuccaro e Gianfranco Maggi,
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per il settore adulti Sitia Sassudelli e Mario Agnes. La Fuccaro. pur avendo accettato a titolo personale e per un periodo transitorio di impegnarsi anche in seno all’Azione Cattolica Italiana, continuerà a svolgere il suo compito nella F.A.R.L come presidente.
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Il Centro Sportivo Italiano formula ai nuovi eletti i migliori auguri di un proficuo svolgimento del loro lavoro nella rinnovata Azione Cattolica Italiana.
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perchè lo sport taccia cultura
QUINDICINALE DEL CENTRO SPORTIVO ITALIANO - I PROBLEMI DELLO SPORT ANNO LXV - N. 19 - 12 NOVEMBRE 1970
La credibilità che lo sport oggi cerca nella società civile ha un passaggio obbligato: che diventi strumento di cultura, cioè mezzo di promozione umana e civile.
E’ il vero salto qualitativo che lo sport deve fare per uscire dal suo rachitismo infantile a cui un malinteso narcisismo corporativo l’ha condannato.
Il tempo che ha avuto per bandiera la frase « lo sport agli sportivi » è finito: questa sarà, nel futuro, una frase vuota se gli sportivi non sapranno esprimere una strategia comune da proporre agli uomini politici.
I problemi sono divenuti complessi anche per lo sport, per ché la società è cresciuta, e non si risolvono più con un colpo di bacchetta magica o con un gioco di potere al vertice.
Corsi di formazione, la nuova fase è cominciata bene - Filip po Dragotto
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L’autogoverno è un rischio ma ne vale la pena - Paolo Andreoli
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Le cinque fasi della pallavolo a cura di Duilio Dimetti e Do menico Maiello
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Allarme sul fronte olimpico ma la crisi non è solo tecni ca - Paolo Valenti
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Arese, globe-trotter da esibi zione - Nando Martellini
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IN COPERTINA:
Ha ragióne Evangelisti (v. Corriere dello Sport, 4 novembre 70) quando afferma: « che le gherminelle non servono a niente e che è inutile andare nottetempo, come Nicodemo, dai vari potenti del momento a piatire aiuti ».
O i vertici hanno la volontà e la capacità di mediare cultu ralmente la realtà, facendo un grosso sforzo creativo e lascian dosi alle spalle il passato con i suoi giochi di potere, guardando in prospettiva, o lo sport italiano degli anni '70 continuerà ad essere uno sport rachitico da sottosviluppo.
La nostra copertina dedicata alla palla volo ha questa volta una originale e precisa motivazione. Vuol richiamare l’attenzione sul servizio che pubblichia mo nelle pagine centrali dedicato ad un metodo veramente rivoluzionario di insegnare questa disciplina e, in sen so più generale, tutti gli sport collet tivi. Il metodo, da noi rielaborato, è frutto di uno studio e di una esperien za originali compiuti dal tecnico fran cese Raymond Cassignol e apparse sul la nota rivista « Education physique et sport ».
Ognuno deve uscire dal suo ghetto, dal suo corporativismo! Se CONI, Federazioni, insegnanti di Educazione Fisica, Enti di Propaganda, hanno questo coraggio sapranno offrire agli am ministratori pubblici proposte valide per lo sport degli anni 70.
Altrimenti continueremo a tessere la tela di Penelope e i giovani degli anni 70 ci volteranno le spalle, con piena ragione.
Aldo Notarlo
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corsi di formazione la nuova fase è cominciata bene Svolta decisiva, quest’anno, nel piano globale dei corsi di formazione del Centro Sportivo Italiano. Nuovi indirizzi, nuovi programmi, un modo nuovo di coordinare tra loro le varie iniziative. Tutto è cominciato all’inizio dell'estate. Ora, a quattro mesi di distanza, si può già fare un primo consuntivo.
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Corsi animatori (primo grado)
I corsi per animatori rappresentano la vera novità nel nuovo disegno dei corsi di formazione realizzato da quest'anno. Questi Corsi, infatti, sono del tutto nuovi nell’esperienza del CSI, almeno come iniziativa realizzata con un programma coordinato sul plano nazionale.
In Italia, del resto, è nuova la figura stessa dell'animatore, che invece è da lungo tempo studiata e attuata in altre nazioni^ come ad esempio la Francia. Da noi, fino ad oggi, si preparavano dei - dirigenti », cioè dei responsabili nei vari ruoli direttivi o tecnici. Ma era difficile, per non dire impossibile, con tali iniziative specializzate, raggiun gere e coprire le esigenze delle società sportive che sono poi le più sentite e le più urgenti. Mentre, per far evolvere alla base la carente situazione sportiva del nostro Paese, servono proprio degli « animatori », delle persone cioè che stimolino il nascere di gruppi sportivi giovanili e siano in grado da una parte di far na scere in loro il bisogno e il gusto dello sport e dall’altro di for nire gli indispensabili servizi per praticare una decente attività sia pure al primo livello. II CSI, come si è detto, ha iniziato quest’anno l’organizzazio ne di tali corsi su vasta scala, affidandone l'organizzazione ai co mitati provinciali e, per il primo anno, in chiave di avvio e di sup plenza, ai comitati regionali.
Comitati organizzatori
Il problema della qualificazione dei dirigenti è sempre stato di preminente interesse per la nostra Organizzazione, ma non aveva mai avuto in passato una precisa quanto minuziosa strutturazione, nonché un deciso decentramento. Per gli allenatori aveva di massima sempre provveduto la Presidenza nazionale, mentre per la formazione e qualificazione dei Dirigen ti organizzativi aveva provveduto la periferia ma in modo disorganico e con una gamma vastissima di pro grammi e di iniziative. Lo scorso anno, nell’ambito del vasto decentra mento operato dalla Presidenza nazionale per una sem pre maggiore valorizzazione dei Comitati regionali, un’apposita commissione congiuntamente agli organi centrali ha cercato di riordinare organicamente, basan dosi sulla lunga esperienza acquisita in tanti anni di corsi, la complessa materia, predisponendo delle tracce di programmi da suggerire agli organi periferici per la realizzazione dei Corsi.
Nello stesso tempo il Consiglio direttivo, su pro posta della Presidenza nazionale, operava delle precise scelte di bilancio fornendo i mezzi necessari e i crite ri di massima per l’assegnazione dei contributi.
Analogamente al CSI, anche la FARI, pur non ri voluzionando totalmente la tradizionale impostazione e continuando quindi ad organizzare il proprio Corso nazionale di Pievepelago, rivedeva l’impostazione dei propri Corsi adottando in linea di massima i nostri nuovi programmi. Ciò ha facilitato al massimo, come vedremo più avanti, la realizzazione di Corsi comuni CSI-FARI che in linea di massima hanno avuto esito positivo, confermando fra l’altro la validità dell’azione intrapresa dagli organi centrali delle due Organizzazio ni tendente a far vivere con sempre maggiore frequen za esperienze comunitarie ai propri associati e ai pro pri Dirigenti. 8
Avellino Bologna Caltanissetta Carpi Cava de' Tirreni Conversano Cremona
Faenza Magliano Sabina Magliano Sabina .Mantova Massa Messina Molfetta Napoli Noto Novara Piacenza Piedimonte d'Alife Pisa Ragusa Reggio Emilia Rimini Salerno Trapani Udine
Abruzzo Calabria Lazio Lucania Marche Sardegna Toscana
Località
partecipanti
Nusco Livinallongo S. Venerina Pozza di Fassa Acerno Lamadacqua Casalbuttano. Piadena, Soncino, Pandino Lenna Magliano Sabina Vescovio P. Corese Predazzo Massa, Carrara, Lunigiana Gambarie Lamadacqua
57 39 21 31 60 45
Ispica Campioli Cavalese Piedimonte Calci Marina di R. Gatteo a Mare Balze Ascea Marina Erice Sappada
55
S. Silvestro Cetraro Frattocchie Melfi Loreto Arborea Montecatini
44 22 17 30
35 61 50
80 62 46 51 46 111
40 21 62 26 58 80 85
Riteniamo opportuno a questo punto sintetizzare le caratteristiche principali della nuova impostazione dei Corsi, al fine di dare a tutti coloro che hanno vis suto in periferia questa esperienza la possibilità di verificare se essa è stata realizzata in sintonia o meno a tali caratteristiche.
la qualificazione organizzativa ed ideologica dei Dirgenti di Comitato e cioè Corsi per Dirigenti di Comitato.
Corsi di 1° grado o per animatori.
I secondi, invece, dovrebbero dare ai nostri Diri genti le motivazioni più profonde e più nobili del nostro « servizio » ai giovani, sviscerando nel contempo pro blemi di particolare importanza sia a carattere nazio nale che a caratere locale (« politica sportiva », « Sport e regione », « sport e comune », « impianti sportivi », etc.). L’esperienza di questo primo anno è sostanzial mente riuscita, considerando soprattutto la novità del l’impostazione e le difficoltà di portare avanti un la voro coordinato. Quantità, qualità e numero di parteci panti (dettagliati nelle successive tabelle) dimostra no che l’organizzazione ha compreso ed accettato la nuova via proposta.
Devono servire a preparare i « maestri elementa ri » dello sport e quindi devono avere una impostazione semplice; con nozioni elementari e di facile assimila zione di carattere tecnico e organizzativo di tutte le discipline sportive pratiche o praticabili nella zona in cui si realizza il Corso. In linea di massima, quindi, non dovrebbero avere corsi di specializzazione, ma do vrebbero dare a tutti la possibilità di seguire con suf ficiente cognizione di causa l’attività di una società sportiva con caratteristiche di polisportività, caratteri stiche che fra l’altro sono fondamentali per rendere altamente educativo l'ambiente societario.
Corsi di 2° grado. Sono di due tipi, uno per la qualificazione tecnica degli animatori e cioè Corsi per allenatori; ed uno per
I primi devono essere caratterizzati da un appro fondito esame della figura dell’allenatore educatore nella accezione che danno al termine la nostra Organiz zazione e la FARI e dovrebbero quindi dare sufficienti nozioni, oltre che di tecnica e di regolamento, di psi copedagogia e di fisiologia.
Non tutti, in verità, da un primo esame dei dati in nostro possesso, appaiono aver adottato i nuovi cri teri proposti. Alcuni sembrano aver seguito la linea tradizionale, senza particolari motivazioni, per abitudi ne più che altro. Mentre sarebbe stato auspicabile che
tutti avessero contribuito alla verifica della postazione, magari in chiave critica.
nuova im.
La Presidenza nazionale, comunque, desiderando verificare con la massima ampiezza la validità o meno della attuale impostazione sta inviando in questi gior ni a tutti coloro che hanno vissuto in Periferia questa esperienza un questionario attraverso il quale vengono invitati ad esprimere i loro giudizi, le loro osservazio ni, sulla realizzazione del loro Corso, nonché sull'im postazione generale dei Corsi e gli eventuali suggeri menti per una migliore e più valida impostazione.
Tutto questo materiale verrà elaborato e sintetiz zato dalla Presidenza nazionale e quindi sottoposto al l'attenzione di un gruppo di esperti convocati a Roma per i prossimi giorni 12 e 13 dicembre.
In due giorni di studio e di ampio dibattito si spe ra di poter migliorare l'impostazione attuale e renderla sempre più aderente alle istanze ed alle necessità della nostra periferia, la quale, almeno a giudicare dal note vole incremento di quest’anno dei corsi, ha compreso in pieno l'importanza e l'urgenza del problema della sempre più accurata qualificazione ideologica, organiz zativa e tecnica dei propri dirigenti ed ha operato con consapevole impegno determinanti scelte operative e finanziarie. Infatti ci sembra opportuno concludere ribadendo il concetto che il problema potrà essere finalmente ri solto solamente quando esso diventerà non una pro posta dall'alto ma una inderogabile esigenza espressa dalla base, da realizzarsi pertanto a costo di qualsiasi sacrificio e con assoluta preminenza.
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Filippo Dragotto
Corsi allenatori o dirigenti (secondo grado) I corsi per allenatori (di 2° grado) non rappresentano una novita nel loro contenuto. Da quest'anno, però, essi sono un punto di arrivo e non più di partenza. Vi possono infatti partecipare so lo coloro che hanno già frequentato un corso per animatori (di 1“ grado). Il che giova, ovviamente, ad una maggiore possibilità di specializzazione del programma e degli stessi partecipanti. Nuovi sono anche gli organizzatori. Alla Presidenza nazionale, che con ogni buona volontà poteva coprire soltanto una piccola parte delle esigenze periferiche, si sono sostituiti i comitati re gionali e, in qualche caso particolare, anche i comitati provinciali. Quanto ai corsi per dirigenti di comitato (anch'essi di 2“ gra do), rispondono ad un'esigenza sempre avvertita nel CSI. Questo anno il programma è stato appena avviato, per non gravare trop po negli impegni, ma dal prossimo anno dovrebbe essere svolto in pieno, a fianco e complementarmente agli altri due tipi di corsi.
Comitati organizzatori
Località
partecipanti
Torino Vicenza
Acerno Pallanza Maribor
129 116
Calabria Emilia Lombardia Puglia Sicilia Sicilia Umbria
Cetraro Fiumalbo Chiavari Corato Mascalucia Acireale Roccaporena
Salerno
10
40
40 65 135 83 30
47 55
LO SVILUPPO DELLA FASE AVVIATA I corsi di primo e di secondo grado svolti durante la passata estate non sono che l'inizio dell’attuazione vera e propria del nuo vo disegno. Ora si dovrà gradualmente passare alla fase normale I primi ad essere chiamati in causa sono i comitati provincia li ai quali spetta il compito di organizzare ciascuno un corso per animatori (di 1" grado), seguendo il programma già stabilito e illustrato nel numero speciale di ■■ CSIflash ». Sono già moltissi mi i comitati che si sono impegnati in questo senso ed alcuni sono prossimi ad entrare in azione. La formula preferenziale, quella che si impone per motivi organizzativi e finanziari, è quella delle lezioni periodiche, sca glionate nell'arco di qualche mese, presso una sede fornita dei necessari servizi e comoda da raggiungere da parte dei par tecipanti. Nella prossima estate, poi, entreranno di nuovo in scena i comitati regionali che si dedicheranno esclusivamente ai corsi per allenatori (di 2’ grado) chiamando a partecipare coloro che hanno frequentato i corsi di primo grado. Starà ai comitati regionali scegliere tra il corso per allenatori e quello per dirigenti, sulla base delle esigenze locali, delle possibilità organizzative, senza togliere che in qualche caso, come già avvenuto, si possa realiz zare l'uno e l’altro corso in tempi distinti. Alla presidenza nazionale spetta il compito di coordinare, as sistere e contribuire anche direttamente allo svolgimento di que sto impegnativo programma, laddove ce ne sia bisogno, come del resto è avvenuto fin da quest'anno. Nel prossimo anno, poi, al l'inizio dell'estate, la presidenza curerà l'organizzazione di un cor so a carattere nazionale per la preparazione di istruttori da adibi re allo svolgimento dei corsi di primo grado per animatori. Que sta è l’iniziativa che completa il ciclo dei corsi e che dal prossi mo anno avrà regolare svolgimento annuale.
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Continua l'illustrazione delle caratteristiche di una società sportiva di tipo nuovo. Dopo la libertà e la motivazione, ora è la volta del metodo di gestione sociale. La proposta che noi facciamo — coerente con tutto il nostro discorso suH’impostazione comunitaria — è quella dell’autogoverno. Un metodo che può fare una certa impressione, che non è alieno da rischi e che richiede grande senso di responsabilità e molta competenza educativa. Ma bisogna anche essere consapevoli che nessuna altra forma di gestione ha la possibilità di dare la gioia responsabile e serena costituita dai fatto di lavorare insieme ad un progetto comune per una maturazione sportivo-umana di tutti i componenti la società.
Parlando del modo di concepire la vita della società sportiva co me la intende oggi il C.S.I., se ne sono sottolineate due caratteristi che: la libertà — che fa concepire la pratica sportiva come un fatto popolare, di tutti e per tutti — e le motivazioni o fini — che met tono in luce una concezione del l’uomo secondo la quale la pratica sportiva è uno strumento del suo sviluppo e della sua liberazione e non un nuovo e raffinato mezzo di alienazione della persona. Queste due caratteristiche im pongono, come logica conseguen za, un tipo particolare di associa zionismo. Infatti, la struttura e la vita interna della società sporti va non possono essere in contra sto con le sue caratteristiche pro prie. Anzi, il tipo di associazioni smo dev'essere tale da consenti re, meglio di ogni altro, il raggiun gimento reale degli ideali che es sa stessa si è posta. Ora, il tipo di associazionismo, che, almeno per il momento, sembra quello maggiormente in sintonia con le caratteristiche che il C.S.I. propone alla società spor tiva, è quello che chiameremo au togoverno. Questo perché l'auto governo presuppone che nella so cietà sportiva non vi siano da una parte quelli che pensano, dirigono, hanno responsabilità ecc. e, dall’al tra, degli esecutori o, comunque, delle persone che subiscono passi vamente ciò che pochi hanno già deciso. In pratica l'autogoverno dovreb be garantire ogni componente del la società da ogni forma di autori tarismo e di paternalismo chiaman dolo costantemente ad una parte cipazione attiva e diretta. Ancora: l'autogoverno dovrebbe riuscire a far superare positivamente le ten
sioni naturalmente esistenti tra gli adulti e i giovani. Parlando dell’autogoverno si è usato il condizionale, e a ragion veduta. Infatti questa forma di ge stione della società presenta non piccole difficoltà per la sua realiz zazione. Anzitutto difficoltà di ordine psi cologico. Infatti è facile dire che tutti gli esseri in quanto persone hanno gli stessi diritti, la stessa autorità, gli stessi doveri. Quan do però questi discorsi vogliono tradursi in realtà di vita comunita ria sorgono sempre gli individua lismi, i diritti particolari ecc. ecc. Così gli ideali si distorcono, cam biano rotta o, più semplicemente, restano sulla carta. Da ciò ne con seguono difficoltà di ordine prati co. Infatti la necessità di gestire anche economicamente la società — ad esempio —, quasi sempre mette alcuni in posizione di premi nenza rispetto agli altri. E altrettan to si può dire circa l'età. Gli adulti, infatti, sentono che, grazie all’età e all’« esperienza », hanno qualco sa da insegnare ai più giovani e, per questo fatto, si sentono supe riori e si pongono così quasi natu ralmente al di sopra degli altri. Non si vuol certo dire che que ste difficoltà non siano vere e rea li (è appunto per questo che s'è usato il condizionale). E’ però al trettanto vero e reale che se si vuol procedere in una linea di svi luppo autenticamente umano del le persone occorre seguire la via dell'autogoverno. Questo perché se una società volesse mantenere un modo di vi vere la sua esperienza comunita ria in cui chi è adulto o chi ha i soldi o chi ne è stato un tempo il promotore ha funzioni preminenti, lasciando agli altri i ruoli esecuti-
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vi, questa società non aiuterebbe mai un giovane a divenire autenti camente adulto, non riuscirebbe mai a liberare le energie fisiche e spirituali di una persona ma, al contrario, la costringerebbe, la schiaccerebbe lasciando ciascuno in una perpetua (magari anche fe lice) adolescenza. Questo signi fica, concretamente, non credere nell’uomo e non credere alla pra tica sportiva come mezzo di libe razione e di sviluppo della per sona. Ecco, quindi, cosa impone l’auto governo. Anzitutto lavorare, spe rare, aver fiducia che un gruppo di giovani e di adulti legati insieme da un iniziale interesse e dalla passione sportiva, diventi via via una comunità di persone in cui gli interessi e gli affetti si legano in un intreccio strettissimo. Così, proprio per la dinamica tipica di ogni forma di vita comunitaria, i vari componenti della società spor tiva si aiuteranno vicendevolmen te ad avere una coscienza sempre più lucida di ciò che sono, di ciò che dovrebbero essere, di ciò che vogliono fare insieme come uo mini sportivi. Ora, se in un primo tempo po trà essere necessario che qualcu no dia il via a questa vita associa tiva e la animi, sarà proprio gra zie a questo lavoro di promozione e di animazione che i vari compo nenti della società giungeranno ad un certo livello di maturità indi viduale e collettiva. E’ questo il momento in cui non può più esi stere un solo animatore (o un gruppetto di animatori) che si in carica un po’ di tutto. Ognuno, ora, è chiamato ad animare questa nuo va realtà che è la società sportiva. Tutti sono chiamati ad assumersi ruoli specifici, quei ruoli che sono
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necessari per l’ordinato svolgersi della vita della comunità e delle sue attività. Tutti, ancora, sono chiamati ad essere dei membri responsabili che partecipano di rettamente al governo della so cietà. Da ciò risulta che in una forma di autogoverno i progetti, le atti vità, le decisioni non sono più pre rogativa o patrimonio dell’uno o dell’altro, ma sono il frutto di un lavoro, di uno sforzo, di un'inven zione collettivi, così come i ri sultati che ne seguiranno. Pertan to tutta la comunità, essendo con sapevole che ciascuno ha un suo contributo originale da dare, provvederà a far sì che nessuno resti escluso dal lavoro di progettazio ne e di realizzazione del governo della società stessa. E' chiaro che anche le cose più semplici, decise e realizzate in sieme, assumono per ciascuno e per tutti un valore e una portata che non si possono assolutamen te paragonare al valore e alla por tata che avrebbero se uno solo o pochi l’avessero impostate, facen dole poi realizzare agli altri. E que sto perché l’autogoverno chiede a ciascuno e a tutti di mettere in atto una delle energie spirituali più forti che esista nella persona: la creatività. In questo contesto nessuno è di più o di meno dell’altro. Ed è così che l’adulto, messo anch’esso alla pari, non avrà più la preminenza autoritaria o paternalista che ave va prima, ma avrà quel ruolo che la comunità (e quindi anche tutti i giovani) gli riconosceranno. Egli sarà accettato e desiderato, ma so lo nella misura in cui la comunità vedrà in lui uno dei suoi con «quel le» doti e capacità che possono
dare «quel» contributo particolare e non più totale. Noteremo di sfuggita che l’auto governo non soddisferà certamen te coloro che sostengono l’ordine ad ogni costo e coloro che credo no, magari inconsciamente, nelle varie forme di autoritarismo e di paternalismo. Essi contesteranno questa forma di vita associativa mostrando come, molto spesso, con l'autogoverno la linea di svi luppo della società non procederà per linee rette e decise, per tappe progressivamente regolari, cosa che avverrebbe con una conduzio ne autoritaria. Bisogna essere lucidi a questo proposito. Bisogna essere consa pevoli che quasi naturalmente si verificheranno errori di partenza, ingenuità, soste, ritorni indietro, contraddizioni. E’ questo lo «scot to» da pagare all'autogoverno. Tutto ciò, infatti, si verificherà sia perché è sempre più difficile cam minare insieme invece di essere trascinati supinamente da uno che si pone (o vien posto) a capo, sia perché ogni nuovo membro che entra nella società ha il diritto di rimettere tutto in gioco. Ma bisogna anche essere consa pevoli che nessuna altra forma di gestione ha la possibilità di dare la gioia responsabile e serena co stituita dal fatto di lavorare insie me ad un progetto comune, così come nessuna altra forma di vita associativa ha la possibilità reale — proprio in virtù della sua dutti lità — di dare le risposte vere, reali, giuste agli interrogativi che la comunità in quanto tale si po ne per soddisfare alle esigenze di ciascuno dei suoi componenti e di tutto l’ambiente che la circonda.
Paolo Andreoli
■ BBÌI il servizio che pubblichiamo è ripreso da
« Education physique et sport» (n. 104, luglio-agosto 1370).
E’ uno studio originale sull’insegnamento della pallavolo dovuto a Raymond Cassignol. L’originalità e l’importanza
dello studio consistono principalmente nella proposta di un ciclo di addestramento suddiviso in cinque fasi e comprensivo di elementi psicologici e tecnici armoniosamente
integrati fra loro, in modo da coinvolgere globalmente le capacità psico-fisiche dei ragazzi.
L'autore manifesta la propria concezione umanisti ca dello sport collettivo e traduce in una formula quan to mai felice la propria conoscenza dei fattori psico logici e tecnici della pallavolo. La strada da lui scelta mette in luce l'importanza di entrambi i fattori e nello stesso tempo la difficoltà — a parer nostro positivamente risolta — di elaborare un coerente sistema edu cativo capace di far fronte all’esigenza di una forma zione in profondità che sia tecnicamente valida e pie namente umana allo stesso tempo. Prima di presentare i principi direttivi d’una azione pedagogica che permetta insieme l’espressione di tut te le capacità tecniche e psichiche del ragazzo, l’autore compie un'analisi critica dei tradizionali procedimenti dell’insegnamento della pallavolo. Egli costata, anzitutto, gli scarsi risultati della pra tica pallavolistica di massa, nonostante che la discipli na presenti tutte le condizioni necessarie per un suo rilevante sviluppo e malgrado siano molte le iniziative di propaganda e di promozione a livello giovanissimi. Evidentemente, le buone intenzioni e le volontà iniziali si perdono per strada. Le ragioni di ciò, per Raymond Cassignol, sono principalmente due: la prima consiste nel fatto che un insegnamento basato su elementi pu ramente tecnici non offre al ragazzo sufficienti « moti vazioni » — non muove cioè le corde più profonde della sua personalità — per indurlo ad una pratica stabile e duratura; la seconda è che la formula tradizionale deH'insegnamento, movendo subito da esercizi collet tivi con squadre a ranghi completi (6X6), solleva ai ragazzi una tal complessità di problemi tecnici, tattici ecc. da apparire praticamente inaccessibile. Nell’uso della formula 6X6 adottata fin dall’inizio — dice l'au tore — si osserva uno scarto troppo grande tra il nu mero delle iniziative di promozione e i risultati con creti raggiunti. La ragione va vista nel gran numero di ragazzi che rimangono presto insoddisfatti e quasi fru strati di fronte ad una formula che si presenta troppo complessa e quindi troppo lontana dalle reali possibi lità di apprendimento e dalle profonde aspirazioni di svago e di impegno tecnico-agonistico dei pallavolisti alle prime armi. Il ragazzo, non potendo esprimersi e non potendo realizzarsi appieno, fin dalle prime fasi dell'apprendimento, si annoia.
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Perché dunque, si domanda l’autore, impiegare la formula 6X6 fin dall’inizio dell’addestramento? In atle tica, per esempio, si pone il giovane in condizioni ade guate alle sue possibilità. Perché allora la formula 6X6 e non invece formule di gioco graduali di 1 contro 1, 2X2, 3X3, 4x4? (Tra parentesi ricordiamo che una gradualità di impegno simile a questa, il CSI l'ha pro posta con la sua attività di Mini-volley). Una simile « progressione » può facilmente essere concepita come una successione di fasi che favorisce gradualmente l'accesso alla formula finale: 6x6. Negli sport collettivi, si parla di tattica, di strategia, tutti termini d’origine militare. Possiamo allora ancor più efficacemente parlare di obiettivi. Noi dobbiamo avviare dei giovani: bisogna fissare loro degli obiettivi immediati, facilmente accessibili, e cammin facendo presentarne loro sempre di nuovi. L’apprendimento fondamentale deve avvenire tra i dieci e i dodici anni, quando le acquisizioni psico-mo trici sono più agevoli. E' però indispensabile insegnare ai giovanissimi una tecnica che essi possano facilmen te e completamente assimilare, senza doversene più preoccupare, in modo che poi abbiano lo spirito libero per gustare le ricchezze e le « sottigliezze » delle varie combinazioni tattiche.
Alcuni principi Nella prima fase, tutti i giocatori sono allo stesso livello, ma ben presto emerge una classificazione. Al cuni giocatori più abili e più atleticamente dotati domi nano, mentre altri seguono con difficoltà. Siamo d'accordo sul fatto che la pallavolo non per mette la mediocrità e che un solo giocatore non inte grato nella squadra ne distrugge l’intero valore. Ma è altrettanto vero che emarginare il più debole fin da quando inizia a giocare significa aumentare la diffe renza di livello esistente tra costui e i suoi compagni; significa allontanarlo definitivamente dal gioco. Per questo, allora, occorre stabilire delle serie dif ferenti e organizzare competizioni tra tali serie. Per non irrigidire i giocatori nelle rispettive classifiche, si offrirà la possibilità di accedere alle serie superiori,
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LE CINQUE FASI DELLA CONOSCENZA DELLA PALLAVOLO (vedere tavola alle pagine 16 e 17)
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mentre al contrario i giocatori migliori potranno in ogni momento essere retrocessi. Questo metodo di lavoro « su misura » si applicherà anche ai singoli esercizi. Nel corso di un esercizio in triangolo, per esempio, la serie A lavorerà su un terre no di 3 metri di lato e la serie B su un terreno di 4 me tri e la serie C su un terreno di 5 metri. Parimenti, al l’interno di una serie, un giocatore particolarmente de bole beneficierà d’un regime diverso. Per esempio, ne gli esercizi su la » battuta », costui batterà a 6 metri dalla rete, mentre i compagni batteranno dietro la li nea di fondo. In proporzione ai suoi progressi, si cer cherà di ridurre le differenze che lo separano dagli altri. Il passaggio da una fase all’altra non avviene in un periodo di tempo stabilito. Dipende dall’insegnamento dell’educatore e dallo stesso allievo, poiché il momento del superamento è determinato dal suo coefficiente di riuscita negli esercizi della fase in corso.
Ciascun esercizio deve essere pensato e svolto nella prospettiva del gioco a 6.
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GIOVANISSIMI CHE GIOCANO
Per esempio, la nozione di « appoggio » negli eser cizi dei passaggi, la nozione di copertura negli esercizi delle schiacciate. Per avere il più gran numero possibile di passaggi nel corso di una seduta di allenamento, si eviteranno le palle perse, bloccando ogni traiettoria maldestra, ar restando ogni esercizio che all’inizio sembrasse ina datto al livello degli allievi. Per contro, non bisogna abbandonare un esercizio che appaia conosciuto e ben eseguito, ma insistere, finché non appaia tanto assimilato da essere eseguito con successo nelle condizioni reali di gioco. E’ opportuno alternare gli esercizi di precisione in una data situazione, con esercizi di mobilità. Non « specializzare » troppo presto i giocatori: l’alzatore » deve saper schiacciare, lo schiacciatore deve saper passare. Fare incessantemente appello all’osservazione: « Che cosa hai fatto tu? Che cosa ha fatto lui? ». Fare parimenti appello alla riflessione. « Perché hai fatto questo? Non c’era una soluzione migliore? ». Considerare la partita come una semplice fase di addestramento, fonte di nuovi progressi, e non come fine a sé stessa.
15
I
PRIMA
1
Giocatori
2
Estensione delle fasi
3
Durata delle fasi
4
SECONDA
uno
due
preadolescenza (8-13 anni)
fase di transizione a carattere ricreativo
fase di transizione con esercizi propedeutici elementari
— velocità
debole
quasi normale
— traiettoria
1 metro
2, 3 metri (padronanza progressiva della traiettoria)
senza campo, pallone leggero
campo ridotto, rete alta per impedire di schiacciare la palla, pallone leggero
Pallone:
5
6
Attrezzatura
7
Regolamento
8
Idee orientative
equilibrio e ricerca della posizione fondamentale
spostamento e ritmo
9
Esercizio tipo
impostazione delle mani ed esercizi di destrezza in palleggio
passaggio
10
Scopo perseguito nel corso degli esercizi
acquisizione della posizione fondamentale e tocco di palla
precisione di tiro (direzione, forza, lunghezza); giocatori come bersagli che ribattono
11
Descrizione geometrica dell'esercizio tipo
regole adattate
la linea
il punto
A
B
A
12
Cellula sociale
io
io con l'altro io contro l'altro
13
Integrazione sociale
il pallone come strumento di promozione esistenziale
presenza dell'altro; scambio di informazioni; imitazione e creazione
14
Moltiplicatori di azione
acquisizioni percettive; padronanza del proprio corpo; equilibrio
osservazioni e correzioni reciproche
15
Motivazioni
impadronirsi del pallone; padronanza del tocco di palla: ostacoli da superare: record personali in giochi di destrezza
gare in coppia; record di coppia; gare fra coppie
16
Risultati
miglioramento globale delle capacità fisiche
17
Conclusione
16
SAPERE —----- VISSUTO -I- SENTITO
presa di coscienza
TERZA
QUINTA
QUARTA
sei (3 + 3) e 2 squadre di 6 +riserve
quattro (3 + 1 o 1+3) e due squadre di 4
tre
4
~ adolescenza fase definitiva
fasi intermedie con partite di allenamento
normale ed accelerata
normale
normale
4
“ qualsiasi traiettoria
/ 3. 4. 5. 6 metri
campo normale, pallone normale
campo ridotto con rete adattata, pallone normale
campo normale, pallone normale
i
regole normali
coordinazione e sincronia nei movimenti
appoggio, sostegno e scambi
presa di coscienza e possesso del proprio campo di azione
costruzione dell'attacco
penetrazione
schema tattico
passaggi senza traiettoria prestabilita
movimenti a rotazione sincronizzati: alzata, schiacciata e scorrimento dei giocatori
perfezionamento del giocatore con sviluppo di più soluzioni partendo da ciascun problema posto
arco di cerchio, semicerchio
arco di cerchio
il triangolo
B
4 il
•3
S
2 1
6
: noi e l'altro
la pìccola • banda •
il gruppo
arricchimento della personalità mediante la creazione collettiva
solidarietà
responsabilità osservazioni e correzioni sugli sviluppi e sull'esito dell'azione di attacco
osservazione tattica
osservazione personale e di gruppo (avversari e compgani)
gare a squadre di 3, con serie dello stesso livello tecnico. Progressione: a) 3 tocchi senza servizio; b) con battutta semplice (di sicurezza); c) con tutti i tipi di battuta
il piccolo club, 3+1 (riserva, arbitro, osservatore); gare a squadre di 4
il club definitivo: gare per serie (sociali e ìntersociali)
creatività; combinazioni tattiche
bipolarità: agonismo (avversari) e socievolezza (compagni)
ir'ambiente circostante
4~
CREARE VISSUTO 4 PENSATO
4 17
le cinoue fasi del a pai avolo
Qualche commento si impone alle indicazioni del quadro schematico. Solo qualche commento, ovviamen te, perché sarebbe impossibile trattare dettagliatamente i vari argomenti. Lo schema, infatti, non vuole essere un trattato di tecnica o di addestramento pallavolistico, ma un indice orientativo globale che presuppone tutta una serie di indispensabili cognizioni di fondo.
La via migliore per comprendere il significato psico pedagogico del quadro è di leggerlo e rileggerlo, con attenzione e riflessione, più volte, cercando soprattutto di comprenderne la stretta correlazione esistente tra i contenuti tecnici e psicologici dell'insegnamento elen cati nella colonna verticale e le fasi graduali dell’inse gnamento stesso proposte nella colonna orizzontale. E’ il quadro stesso, insomma, che può fornire l’idea più esauriente del suo significato pedagogico. Occorrerà prima analizzarlo e poi cercare di afferrare il senso globale di modo che l’educatore abbia nella sua mente ben chiari lo scopo finale da conseguire e gli obiettivi particolari di ciascuna fase, di ciascun esercizio, ma sempre correlati fra loro attraverso una lettura ideal mente contemporanea delle linee orizzontali e verti cali.
Il nostro breve commento da riferimento ai numeri che appaiono nella prima colonna verticale.
1. Giocatori - Il rispetto del numero di giocatori per ogni esercizio nella rispettiva fase è condizione fon damentale del metodo proposto.
2. Estensione delle fasi - Il primo ciclo, relativo alla preadolescenza, è essenzialmente dedicato all’appren dimento di nozioni attraverso l’ascolto e l'esperienza elementare; il secondo ciclo è dedicato alla « creativi tà » attraverso l’esperienza e la riflessione. I due cicli di preadolescenza e adolescenza hanno un momento di interferenza a cavallo della seconda e terza fase, in relazione al diverso grado di sviluppo psico-fisico de gli allievi e alle loro concrete possibilità di apprendi mento.
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3. Durata delle fasi - La durata delle fasi non corri sponde a un periodo di tempo determinato, ma al tem po necessario per l'acquisizione degli esercizi prepo sti. Sono quindi tutte fasi di transizione rispetto all’ul tima definitiva, considerata come punto di arrivo.
4-5 Pallone: velocità e traiettoria - La padronanza del pallone, nelle sue componenti di velocità e traiet toria, si acquisisce gradualmente. Importante è consi derare e far prendere coscienza del «corpo» come sog getto del moto del pallone in partenza e come bersaglio del pallone in arrivo. In altri termini, l'allievo dovrebbe giungere a realizzare una identificazione riflessa e con dizionata tra il movimento del pallone (in base alle sue varianti di velocità e traiettoria) e il propria corpo che lancia e riceve, cioè che è « causa » e « termine » del movimento del pallone.
6. Attrezzatura - Terreno e pallone devono consen tire, mediante un loro idoneo adattamento alle capacità del giocatore, una possibilità di gioco (divertimento e soddisfazione) in ciascuna fase. Nella prima fase (« senza campo ») non ci si deve preoccupare minima mente del terreno in cui l’allievo svolge il proprio eser cizio. Niente zone prestabilite: il terreno gli serve sol tanto per... poggiare i piedi!
7. Regolamento - L'adattamento delle regole rispon de alle esigenze espresse nel punto 6, cioè di diverti mento e di soddisfazione in ogni fase e all'interno di ciascun esercizio.
8-9-10. Idee orientative - Esercizio tipo, scopo per seguito nel corso degli esercizi - Questi tre numeri vanno letti insieme, come formanti un tutt'uno. Il punto di partenza è il numero 8: vi sono espresse le idee (si tratta quindi di un contenuto psicologico) che devono orientare l’istruzione graduale nelle cinque fasi. Nel punto 9 (a contenuto tecnico) viene indicato per ogni fase un traguardo tecnico che si raggiunge attraverso una serie di esercizi sui « fondamentali » che lo riguar dano. Per i fondamentali, che qui non possono ovvia mente essere specificati, si rimanda ai volumi editi dal CSI sulla pallavolo (del prof. Anderlini) e sul Mi ni-volley. Il punto 10 illustra lo scopo che ci si deve proporre in ciascuna fase, tenendo presenti le idee orientative e l'esercizio-tipo proposto.
11. Descrizione geometrica dell’esercizio - Anche questo punto è strettamente collegato ai tre prece denti. Ogni esercizio va illustrato nella sua fisionomia geometrica sempre più complessa a mano a mano che si avanza nelle fasi. Il quadro illustra le figure geome triche dell'esercizio n. 9 proposto come tipo. Dalla pri ma alla terza fase, le traiettorie sono conosciute, co mandate dall’educatore e da lui calibrate, al fine di porre i praticanti nelle migliori condizioni per una fu tura efficace costruzione tattica. Nelle fasi 4 e 5, le traiettorie emanano dall'avversario, dalla battuta o dal la schiacciata; essendo la superficie difesa orizzontale e quadrata, i giocatori dovranno piazzarsi o comunque muoversi su linee corrispondenti ad archi di cerchio o a semicerchi.
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12.-13. Cellula sociale, integrazione sociale - Anco ra due punti da leggere strettamente collegati. L'edu cazione sportiva del ragazzo è inseparabile dalla sua evoluzione psicologica e dalla sua integrazione pro gressiva nella società. Il punto 12 illustra gli elementi che gradualmente contribuiscono a formare la cellula sociale integrata, cioè il gruppo: dapprima l’« lo », poi l’« lo contro l'altro » e l'« lo con l'altro », quindi « lo con te (che ci siamo integrati e formiamo un tutt’uno) e l'altro »; a questo punto si può formare un piccolo gruppo (la banda) per giungere infine al gruppo com pleto, cioè alla squadra integrata attraverso tutta una serie di esperienze. Il punto 13 illustra i fattori della integrazione sociale nelle varie fasi. Nella prima fase c'è solo il pallone che permette all'io di esprimersi e di realizzarsi attraverso un’azione, un’esperienza (per questo il pallone è detto strumento che promuove l’e sistenza dell'io); è quindi una fase propedeutica alla attuazione di un qualsiasi rapporto sociale. Nella se conda fase subentra l'altro con la conseguente possi bilità dei primi rapporti sociali: scambio di informa zioni, imitazione e creazione di nuove esperienze. Dalla terza fase in poi l'integrazione sociale si arricchisce e si completa mediante l'esperienza collettiva che è fon tee di responsabilità e mediante la creazione collettiva che è fonte di solidarietà. E’ da osservare che anche questi punti 12 e 13, riguardanti gli aspetti sociali del l’apprendimento, sono in stretta correlazione ai punti
8, 9, 10 e 11 che giocano tutti intorno all’esercizio tipo illustrato al punto 9. Quindi le indicazioni tecniche, psi cologiche e sociologiche valgono anche, applicandole per analogia a tutti i « fondamentali » che lo riguardano. ■
14. Moltiplicatori di azione - Questa espressione di nuovo conio vuol dire semplicemente: bisogna portare gli allievi a prendere coscienza di ciò che stanno fa cendo in modo che imparino a istruirsi da soli anche in assenza e al di là dell’insegnamento diretto dell’e ducatore. Vengono indicati alcuni fattori che intensifi cano e prolungano l’aziorfe dell'educatore (cioè la mol tiplicano) all’interno di ciascuna fase dell'apprendimen to. Nella prima fase, l'allievo dovrà abituarsi a « senti re » fisicamente il contatto con il pallone e a sfruttare per correggersi e perfezionarsi le reazioni sensoriali del proprio corpo che agisce insieme al pallone: così facendo potrà giungere ad avere del corpo una perfetta padronanza statica (equilibrio) e dinamica (movimento del pallone. Nella seconda fase, l'arricchimento della istruzione viene dalle osservazioni e correzioni reci proche: nella terza, le osservazioni e correzioni do vranno riguardare lo sviluppo successivo dell’azione di attacco e il suo esito; nella quarta e nella quinta fase, le osservazioni e correzioni si spostano sul campo del la tattica e coinvolgono sia i compagni sia gli avver sari. Per far sì che questi « moltiplicatori di azione »
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entrino in gioco, l’educatore deve gradualmente abitua re i ragazzi ad auto-osservarsi e correggersi vicende volmente, lasciando di tanto in tanto momenti e occa sioni perché si abituino ad istruirsi e allenarsi da soli.
15. Motivazioni - Si rifletta su quanto detto nelle righe di presentazione: ogni esercizio in ogni fase deve apparire chiaramente motivato alla psiche del ragazzo. E’ una regola dell’agire umano ed è una condizione di ogni autentico processo di apprendimento e di educa zione. Motivare significa rendere chiare alla coscienza del ragazzo le ragioni di una determinata azione, quelle stesse ragioni che inconsciamente lo hanno indotto a compierla. Le motivazioni sono molteplici e si evolvono con l’età. Per il giovanissimo, nella prima fase, la mo tivazione è ancora allo stato di progetto, da cui non è esclusa anche una certa forma di condizionamento. Si può allora convenientemente far leva su idonee moti vazioni parziali, come queile indicate nel quadro. Nella seconda fase entra già una certa forma di camerati smo: il ragazzo prima vuol giocare « con », poi vuol giocare « contro »; di qui le gare e i record di coppia indicati nel quadro. Dalla terza fase in poi appare e di venta preponderante la motivazione della competizio ne. Si deve tenere tuttavia presente che per molti pal lavolisti il « giocare bene » è più importante dello stes so risultato della partita. Si promuovano quindi delle gare in base alle indicazioni del quadro, ma si faccia anche attenzione a valorizzare sempre il modo di gio carle, cioè il « bel gioco » oltreché il risultato.
Si tenga presente, in generale, che la pallavolo è ricchissima di risorse, e quindi fonte inesauribile di motivazioni psichiche estremamente valide. Permette non soltanto di perfezionare il senso di ritmo e dell'e quilibrio, di raggiungere un’ottima coordinazione, di svi luppare l’abitabilità e la scioltezza, di aumentare l'acu tezza del campo visivo, la padronanza di sé,, l’intelli genza (coscienza ed efficacia) del gesto, ma anche e forse ancor più permette di sviluppare il senso sociale del ragazzo poiché chiede ad ognuno dei praticanti uno spirito di collaborazione così intenso e così costante che non si ritrova facilmente in altri sport.
16. Risultati - Ogni fase deve mirare ad un suo spe cifico e preciso risultato; i risultati di tutte e cinque le fasi integrati nello stesso giocatore e fra tutti i gioca tori di una squadra danno il risultato finale: il gioca tore completo e la squadra perfetta.
17. Conclusione - In due espressioni viene sinte tizzata la chiave del metodo proposto. Le prime due fasi si propongono di sviluppare una conoscenza nel senso tradizionale del termine, cioè delle nozioni risul tanti dall’ascolto e dall’esperienza diretta; le altre tre fasi completano il ciclo con l’acquisizione della creati vità risultante dalla riflessione sull’esperienza che si compie. E’ in sostanza il metodo di ogni apprendimen to che dai primi rudimenti voglia giungere al suo scopo finale di una completa maturità dell’individuo e dei grup pi in qualsiasi campo: trasmissione di conoscenze, esperienza personale e di gruppo, partecipazione diret ta attraverso la riflessione e la collaborazione attiva (creatività). E’ tutto l’uomo, insomma, che viene chia mato in causa attraverso un rovesciamento completo dei canoni dell'istruzione sportiva: l’atleta non è più
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inteso come un « oggetto >> da condizionare in base al l’insegnamento imposto di alcuni schematismi tecnico tattici, ma come un « soggetto » che viene man mano guidato a divenire padrone cosciente di cognizioni tec nico-tattiche mediante l'esplicitazione costante delle motivazioni, degli obiettivi da raggiungere e l'impegno personale e di gruppo fino a che la materia dell’educa zione non diventi cosa propria, presente alla sua co scienza, docile alla sua volontà, sottomessa alla sua intelligenza creativa.
a cura di Duilio Olmetti e Domenico Maiello
aia-bèi ém UN « CSI 71 » TUTTO NUOVO
I GIOVANI CHE FANNO COMODO Non è vero che tutti gli adulti guardano con sospetto i giovani. Ne ho una testimo nianza davanti agli occhi proprio in que sto momento. Sto infatti sfogliando una rivista di economia che dedica un lungo articolo, corredato da interviste, che por ta il titolo: « Vendere ai giovani è diven tato più difficile ». E qui trovo tutta una serie di testimonian ze dirette di direttori commerciali italia ni. di studiosi di marketing, di fabbricanti d'oggetti i quali — stando almeno a quel lo che dicono — passano il tempo a te ner d'occhio i giovani considerandoli co me mercato. • I giovani » — dice uno di questi signori — « ci Interessano perché il loro atteggiamento è congeniale con quello che cerchiamo di fare per il pub blico: i giovani sentono l'acquisto come un divertimento e non come una gravosa necessità. Perciò sono aperti alle nostre sollecitazioni ». E un altro: « I giovani oggi sono informati. Sanno ciò che vogliono: non si può neppure lontanamente provare ad offrire loro cose diverse da quelle che stanno cercando ». E via di questo passo per alcune pagine. Dunque vedete che ci sono adulti consape voli, intelligenti, vivaci, efficienti che guar dano con simpatia al mondo dei giovani, e lo seguono, e cercano di capirne con an ticipo i più reconditi desideri e pensieri. Non solo. Cercano anche — mettendo in atto tutta la propria consapevolezza, in telligenza, vivacità ed efficienza — di sta re al passo coi tempi nuovi volendo esau dire tutte le possìbili richieste delle nuove generazioni. Ma c'è ancora di più: secondo uno dei grandi teorici del marketing, il prof. Roger Blackwelle dell'università deH’Ohio, occor re che il dirigente che si occupa del mer cato dei giovani debba essere in grado « di capire, accettare e sviluppare una stra tegia basata sui valori dei giovani, anche quando questi si oppongono ai suoi valori personali ». Potenza del denaro, della carriera, della società dei consumi! Basterebbero le ulti me parole di questo professore universi tario americano per dare ai nostri più lon tani posteri un'idea esatta di ciò che è la nostra società e quali siano i rapporti at tuali tra la generazione degli adulti e le generazioni dei giovani d oggi. Dunque, pur di superare le difficoltà costi tuite da un nuovo ed ampio settore di mer cato. si suggerisce — quasi s'impone — a degli adulti di capire, accettare, assecon dare i valori dei giovani e ciò anche quan do — stupite! — questi valori sono in
contrasto col valori personali di chi s'inte ressa a questo settore della vita economi ca e commerciale. Quello che mi stupisce — e non è poco — è il fatto che questa linea di condotta e di principio sia adatta solo per quanto riguarda il mercato degli oggetti e non funzioni più quando si tratta di altri e più importanti problemi della vita sociale. In pratica, e fermandosi solo ai termini più banali della questione, il ragionamento è questo: da una parte questi adulti si guardano attorno e mettono a fuoco i gio vani per cercare di sapere ciò che magari è ancora informe nei loro pensieri così da poter offrire loro quello che ancora non so no arrivati a desiderare. Dall'altra parte, e sono magari gli stessi adulti, nei con fronti dei loro figli e dei loro amici han no un atteggiamento molto più riservato, magari anche di insofferenza. Da una par te studiano per giorni e giorni i possibili pazzi colori di una moda giovane, dall’al tra dicono: • Ma guarda questi giovani co me si conciano con quei vestiti ». E’ mai possibile, dico io. che tanta buona volontà, tanta disponibilità e condiscenden za che gli adulti dimostrano di avere nei confronti dei giovani, quando si tratta di far di loro un mercato sempre disposto a consumare, non possa applicarsi anche al di fuori del loro impegno di lavoro? Per ché forse basterebbe solo un po' di que sto atteggiamento portato in tutta la vita per vedere generazioni diverse lavorare insieme per una società diversa.
So già che alcuni amici mi rimprovereran no per la nota precedente dicendomi: • Co me! Con quello che ì giovani han fatto in questi giorni a Genova e con tutti gli elogi che gli hanno rivolto radio, TV, gior nali di tutte le parti, tu ti stai a gingillare con i pareri di alcuni dirigenti d'azienda ». E' vero. Però io credo che sia la stessa cosa, più o meno. Si elogiano i giovani a Firenze o in Sicilia o a Genova. Ma. in casa propria e nella vita di tutti i giorni. Il si tiene ai margini quando non camminano come vorremmo noi adulti. Di Ge nova voglio dire solo questo: i giovani che sono andati lì a cavare dal fango uo mini e cose e a dimostrare che loro la solidarietà umana la vivono senza troppo predicarla, mi sembra che siano la rispo sta migliore a coloro che ritengono che dopo la propria generazione di adulti ci sia solo il diluvio. Beh, non sembra pro prio vero: dopo il diluvio ci sono i giovani che salvano ciò che ancora è salvabile.
Viene inviato in questi giorni a tut ti i dirigenti di società e di comi tato del C.S.I. il volume ■ CS 71 », l'agenda-guida annuale dell'organiz zazione. L'edizione appena stampata presen ta grosse novità rispetto a quelle passate. Non soltanto sono stati completamente rifatti i testi, ma è stata rinnovata anche l'impostazio ne globale del volume. Chi ci ha seguito fino ad oggi, sa che la nostra agenda annuale era costituita sostanzialmente da due parti molto diverse e quasi stac cate tra loro: una prima parte dedi cata alle idee che esprimono il nostro essere e informano il no stro operare nel mondo giovanile sportivo, una seconda parte conte nente programmi e dati operativi. Questa distinzione, astratta e no tevolmente equivoca, è stata abban donata. La nuova edizione è basata sulla vita del CSI ai suoi vari livelli, cominciando da quello societario. Per ognuno dice le idee ispirative. fornisce le indicazioni pratiche, in dica i programmi e i dati di rife rimento. Il tutto in una unità tra pensiero e azione che è sembrata la più idonea a ispirare e guida re l'impegno di quanti ai vari livel li e nei diversi ruoli attuano con cretamente l'impegno globale del l'associazione che è di servire sul piano umano-sportivo i giovani. • CSI 71 • è stato anche arricchito di nuovo materiale, in relazione ai dati sulla situazione, l'organizzazio ne e le possibilità dello sport ita liano. E' cambiata anche l'impostazione grafica, dal formato, leggermente aumentato nei limiti però di una indispensabile comodità di consul tazione, all'impaginazione più varia e più funzionale all'uso particola re di un'agenda annuale. Per offrire un'idea, sia pure appros simativa. del contenuto e della nuo va impostazione, riportiamo l'indi ce dei capitoli in cui il volume si articola: 1. Il CSI nella società ita liana; 2. La società sportiva; 3. Le strutture di servizio: 4. I rappor ti; 5. L'attività di promozione e svi luppo; 6. I corsi di formazione; 7. I centri di addestramento: 8. I Gio chi della Gioventù; 9. I programmi agonistici; 10. Il tesseramento; 11. Organizzazione delle manifestazioni; 12. Gli atti ufficiali: 13. L'assisten za medica: 14. Le norme assicura tive: 15. Agevolazioni e contributi per lo sport. Infine 24 pagine dedi cate al calendario civile 1970-71, con ampio spazio per segnare gli impegni.
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Allarme sul fronte olimpico ma la crisi non è solo ionica La Giunta del Coni ha espresso perplessità sul grado di prepara zione dei nostri rappresentanti in vista delle Olimpiadi di Monaco ed ha deciso di rafforzare l'attività, in merito, delle singole Federa zioni. Non abbiamo alcun dubbio che, seguitando così il costume nazio nale, fra dieci anni o più potrà es sere in forse anche la partecipa zione minima decorosa di « itali atleti » ai consessi non professio nistici. Abbiamo accennato tempo fa in questa stessa sede che non è tanto la brutta figura dei nostri colori che temiamo — anche se forse sa remmo gli unici perché gli «altri», USA e URSS in testa, ce la met tono tutta per conquistare meda glie con legittimo orgoglio — o, per lo meno, non è solo la brutta figura, quanto l’equazione « poco olimpionismo uguale poca prati ca sportiva di massa ». Cioè, quei Paesi che fanno scar samente capolino nelle prove del le Olimpiadi, non hanno alle spalle una schiera di praticanti validi, ap passionati, disinteressati, in una parola non praticano sport a livello educativo e formativo. E non importa se sul piano pro fessionistico mietono allori, come si suol dire. Il professionismo, an che nel più sano dei casi, è sem pre una forma di spettacolo che ri sponde ad altre leggi, soprattutto di « mercato ». Abbiamo affermato che lo sport deve essere, inoltre, praticato « a livello educativo e formativo » con interiore convincimento. Prendiamo, senza offesa per nessuno, la Svezia, paese estre mamente sportivo, almeno nella considerazione. Nelle ultime tre edizioni di Olim piadi gli svedesi hanno racimola to sempre meno medaglie e, so prattutto, — perché le medaglie
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possono costituire un elemento re lativo — hanno fatto sentire sem pre meno il loro tradizionale peso nel mondo sportivo dilettantistico. Ciò non vuol dire che gli sve desi facciano meno esercizio fisi co. Vuol dire che lo sport proba bilmente ha cessato per le giovani generazioni di costituire un ideale. Sugli ideali attuali, tradotti in leggi appropriate e rivelatrici di costume, di quel Paese, non è cer-
Klaus Dibiasi (nella foto, sul podio delle universiadi 70) è una delle rare speranze italiane alle olimpiadi di Monaco. Il CONI ha levato un grido di allarme, ma il problema è vecchio di decenni. E’ probabile, con i soliti miracoli all'italiana, che si riesca in extremis a trovare le tre o quattro punte che salvino « l'onore della nazione ». Ma che significato avrebbe? E quanto è giusto e producente salvare la faccia alla meno peggio, quando la vera realtà dello sport italiano stagna ancora a livello di autentico sottosviluppo?
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to il caso di discutere in queste colonne; andremmo al di là. Ci pre me accennare che non basta «far ginnastica» intensamente e in mas sa. Occorre anche inserire l'eser cizio fisico nel costume nazionale, non come sciagurata esaltazione di valori razzistici e paganeggianti, ma come mezzo di educazione e di affermazione di una parte delI « io ». In « casa nostra », non vi è certo molta gente che vede nello sport una forma educativa primaria, co me dovrebbe essere perché col suo « mondo » ben si attanaglia alla psiche giovanile. Conosco — per fare un solo esempio — una scuola in una certa città (o cittadina) in cui si fa le zione di ginnastica (educazione fi sica) una volta ogni tanto con tol leranza del corpo insegnante « su periore ». E non per mancanza di locali, ma per « non perdere tem po ». Quando quella « volta ogni tanto » capita di giorno festivo in frasettimanale, la lezione ha ca denza mensile! Le auree penne del nostro Olim po d’arte e cultura, intervengono solo per trarre arbitrarie osserva zioni e per sparlare dello sport, attaccandosi solo ai lati deterio ri del professionismo (che è l’u nico a dare popolarità, anche a chi ne scrive, e male!). I nostri rappresentanti... ma per ché ripetersi? Occorre quindi organizzarsi « sportivamente » in proprio. Oc corre dare mano ad una società sportiva basata su movimenti spontanei, che fin dalla minima cellula, cioè dalla associazione di paese, di quartiere, viva di una esi stenza nuova, rappresentativa. Niente « dall'alto ». Dalla base. Ri fare lo spirito sportivo « dalla ba se ». E non cercare aiuti da dove non possono venire.
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globe trotter da esinhi Arese è popolare. Veramente lo era già, ma ades so è diverso: la gente lo ferma per la strada e gli chiede l'autografo. Il merito è del record sui mille metri recentemente battuto a To rino nell'intervallo di una partita di calcio. Nulla da eccepire sul re cord e sul meritato trionfo di Are se. Il suo tempo sui 1000 metri è il sesto di ogni epoca nel mondo. E’ lontano di soli sette decimi da quello assoluto dei tedeschi May e Kempler. Intendiamoci, Arese ha dei limiti ed è lui stesso il primo ad averne coscienza. Il suo stile è un po’ seduto, la sua personalità agonistica è anco ra labile, tanto che non riesce ad orientarsi nel dilemma che tormen ta le sue scelte: 5 mila o millecinquecento metri. Alcuni ostacoli non dipendono da lui e sono comu ni a tutti gli atleti in Italia: deve dividere il tempo fra gli allena menti, il lavoro ( è professore di educazione fisica) e le gare. In somma, non è una offesa per lui se non prevediamo un avvenire cla moroso come hanno avuto, ponia mo Consolini, Menichelli o D'Inzeo nelle rispettive discipline. Tutta via il suo recente record di Torino è una gemma per tutta l’atletica italiana. Purtroppo, a nostro giudi zio, è stata incastonata male. Arese ha avuto, è vero, 40 mila spettatori ad incoraggiarlo durante i suoi due giri di pista. Ma questo non deve inorgoglire lui o l’atleti ca italiana. I 40 mila spettatori lì per caso, stavano assistendo alla partita di calcio Torino-Lazio e nella migliore delle ipotesi, hanno gradito questo diversivo come a teatro si segue l’avanspettacolo che intrattiene il pubblico nel si parietto, mentre dietro cambiano la scena. C'è qualcosa di stonato nel con nubio forzoso fra calcio e atleti ca. Specie se fatto in quel modo, quasi contrabbandando atletica
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spicciola in mezzo alle fatiche dei pedatori, protagonisti immeritevoli dello spettacolo. Arese era un com primario, pur recitando le vere bat tute dello sport, applaudito, ma sopportato. Facesse presto a ten tare la sua gloria e poi si togliesse di mezzo, per favore: l’importante era la partita, il risultato, la classi fica. Ha avuto dalla sua una cornice di follia altrimenti impossibile, ma non era roba sua, la festa era or ganizzata e celebrata per altri. Tan to che il resoconto immediato, la TV e i giornali, hanno stralciato il record dalla cronaca della partita (prima pagina) e l'hanno passato
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nella rubrica di atletica in secondo piano. L'urlo stesso che accompagnava i suoi passi, se era alto di tono, era tuttavia profano e svagato, imposta to per le gesta violente di chi si contende la palla e, da una vittoria, trae prospettive di guadagni non comuni. Quésta elemosina del calcio all' atletica non ci piace. Se il pubblico non accorre alle competizioni di atletica è segno che non le merita, ma non dobbiamo raccoglierlo con un raggiro. L'atletica vuole un rac coglimento di spirito quasi religio so, come quando nacque sotto il se gno di Olimpia. Abbiamo avvertito questo senso di intima partecipa zione del pubblico quando abbia mo non indegnamente organizzato una Olimpiade. Ma allora si andava allo stadio nel nome di una fronda di quercia e non di uno sfrenato tifo per i professionisti della peda ta. Meglio le gradinate deserte, meglio il silenzio attorno alla fa tica degli atleti puri. Gli estranei a questo culto della bellezza vada no pure al calcio. Ma non portia mo l’atletica in pasto a chi la ac cetta come diversivo, la sopporta, la dimentica non appena dal sotto passaggio tornano sulla scena i gladiatori del pallone. Se abbiamo la fortuna di vedere spuntare un Arese nel nostro giar dino sempre meno prodigo, non dobbiamo trasformarlo in una spe cie di globe-trotter ed esibirlo, con una sfumatura di saltimbanco, nel l’intervallo di uno spettacolo cosi diverso, così lontano dallo sport puro. L’esperimento di Arese, non va più ripetuto; da una parte ci inor goglisce (perché è opera di un uo mo di valore assoluto) ma contem poraneamente ci umilia per la forma. Atletica-calcio è un matrimonio che non s’ha più da fare...
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I trentini hanno voluto festeggiare in quel di Borgo Valsugana il loro conter raneo Eugenio Piva, campione italiano allievi della F.C.I. con la disputa della V edizione della Coppa d'Oro, classica manifestazione che il CSI di Trento ha voluto dedicare all’opera altamente me ritoria dei direttori sportivi delle nostre società ciclistiche, facendoli uscire una volta tanto dall'ombra per ricevere gli ap plausi degli sportivi e il dono di una vit toria dai propri allievi. Sono le 9.55 quando ben 106 corridori, tra i quali Piva, campione italiano della categoria, Santeroni, campione italiano dell'inseguimento, nonché numerosi cam pioni regionali, dopo la festosa e sugge stiva sfilata cittadina si allineano agli ordini dello starter, comm. Matteo Volpi. Dal plotone, sulla salita di Garzano, ten tano l'evasione Lampo (campione pie montese) e Trinchella, mentre i primi a cedere sono Piccoli e Musumeci; il grup po reagisce e transita a Roncegno com patto. Salendo verso Novaledo, la fila si al lunga causando una prima selezione. L' andatura però non accenna a diminuire e nella discesa su Lovico si ha l'impres sione che i migliori prendano fiato solo per sferrare l'offensiva per la conquista del vistoso G.P. della Montagna posto ad Alberò. La lotta, difatti, si riaccende senza quartiere sulla salita di Terma ed è Pi va, sempre generosissimo, a scattare ri petutamente, seguito come un'ombra da Santeroni e Porteti, che a loro volta si scatenano in vista del traguardo del G.P. (m. 607) tagliato nell'ordine da Santero ni, Porteri e Piva, seguiti dagli altri a brevi distanze. Ritornando ad andatura impressionan te verso Pergine. sempre con Piva alla
testa del plotoncino di cinque uomini che si è formato dopo il G.P. della Monta gna, notiamo i violenti e ripetuti scatti di Piva, ai quali rispondono sempre e puntualmente i suoi avversari. Questo generoso prodigarsi del trentino fa te mere che. alla fine, possa pregiudicare le sue possibilità di vittoria. Così è, infatti, perchè attaccando l'ul tima asperità della gara, la salita di Telve, scatta violentemente Santeroni (che ci ricorda il Messina allievo vincitore di una gara sulla salita torinese di Moriundo) facendo immediatamente il vuoto die tro di sè. Mentre il bravissimo Piva, al quale siamo certi arriderà un grande av venire ciclistico, paga lo scotto della sua generosità e della sua combattività, la gara volge al termine, facendo registra re la ventesima vittoria annuale dell'in telligente Santeroni, al quale Ivo Pal toni. suo direttore sportivo, dovrà dedi care tutte le sue cure preziose perchè possa emulare le gesta del già ricorda to campione Guido Messina. E' calato così il sipario sulla V Coppa d'Oro, che ha visto alla partenza i mi gliori allievi del nostro ciclismo, con la certezza che da essi, che hanno saputo gareggiare sul filo dei 42 km. orari sui 103 km. di un percorso impegnativo quan to panoramico, i tecnici della nostra Fe derazione sapranno ricavare degli auten tici campioni. Chiudiamo plaudendo al presidente del V.C. Borgo, sig. Giuseppe Boneccher, e a tutti i suoi collaboratori per la perfet ta organizzazione della manifestazione e ringraziando le autorità per il loro co stante interessamento. Un ringraziamen to cordiale anche agli amici del CSI di Trento, ai cittadini di Borgo Valsugana e al loro Sindaco per la signorilità affet tuosa della loro ospitalità.
ORDINE D’ARRIVO 1. Santeroni Walter (U.C. Aretina Arezzo) che compie i 103 km. del percorso in 2h 27’ alla media di km. 42,041 l'ora; 2. Bortolotto Claudio (V.C. Orsago Treviso) 42"; 3. Reato Fausto (S.C. S. Ambrogio Varese) 47"; 4. Carbone Michele (S.C. Rostese Torino) 1'5"; 5. Piva Eugenio (S.C. Alpina Sport Trento) 1'5; 6. Tintella Daniele (G.S. S. Nicolò Aliana) 1'15"; 7. Bustreo Antonio (C.C. Cisaniello Balsamo Milano) s.t.; 8. Bacchin Moreno (U.S. Fausto Coppi Mestre) s.t.; 9. Bommassar Giorgio (V.C. Trentino Trento) s.t.; 10. Poletta Giovanni (V.C. Bassano) s.t.; 11. Vanelli Mario (U.S. Trezzano Milano) s.t.; 12. Turri Luigi (U.S. Veronese Verona) s.t.
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LUTTO AL CSI FIORENTINO Martedì 6 ottobre scorso è rimasto vittima di un tragico incidente automobilistico sulla Firenze-Mare il cav. Luciano Molli, consigliere del Comitato provinciale fiorentino e pre sidente della commissione tecnica provinciale della pallavolo. Molli, che ormai da molti anni era entrato a far parte della famiglia del CSI fiorentino, ricopriva anche importanti incarichi nella Federazione Italiana di Pallavolo di cui era vice-presidente del comitato regionale toscano ed aveva par tecipato anche alle ultime Universiadi di Torino, assistendo al trionfo della squadra azzurra, composta da molti atleti che lui stesso aveva avviato sulla via della pallavolo. Viva commozione ha suscitato la scomparsa di Molli ne gli ambienti sportivi fiorentini, e segnatamente in quelli del CSI, ed il comitato fiorentino rinnovando, anche da queste colonne, le più sentite condoglianze alla famiglia in questo momento così doloroso promette il proseguimento di quel l'opera che Molli aveva così alacremente intrapreso per una diffusione sempre maggiore della pallavolo fra i giovani.
BASKET A CAVA DE’ TIRRENI In concomitanza con i festeg giamenti patronali, il Comitato Zonale Autonomo di Cava de' Tirreni ha organizzato il « Il Tro feo di Basket Preside Federico de Filippis ». La manifestazione ha visto in lizza le « Stelle Marine » di Ostia, la « Sorgente Berkmans » di Napoli, la « Meomartini » di Benevento ed i ragazzi del « CSI Basket Cava ». Le partite, ottimamente arbi trate dagli amici Camarda, Gior dano, De Pisapia, Romaldo e Cantelmi, si sono disputate in notturna sul « parquet » del Club Universitario Cavese, al Parco Comunale, alla presenza di un folto ed appassionato pubblico. Nel turno eliminatorio i par tenopei della Sorgente Berk mans avevano la meglio sul CSI Basket Cava per 78 a 55. al ter mine di una gara tirata e che certamente meritava di termi nare con un passivo meno pe sante per gli indomiti ragazzi del clan cavese. Nella seconda eliminatoria le Stelle Marine di Ostia, magi stralmente guidate da Vetrano, effettuavano poco più di un al lenamento, travolgendo il Meo martini per 105 a 40. La sera successiva, alla pre senza di varie autorità civili e religiose ed al cospetto del So vrintendente scolastico Regio nale. dott. Federico de Filippis. figlio dell'illustre Maestro ca vese, alla cui memoria il Tor neo è intestato, avevano luogo le finali. Per il III posto i ragazzi del Basket Cava avevano la me glio sui sanniti per 55 a 46, mentre per la vittoria assoluta le Stelle Marine sconfiggevano la Sorgente Berkmans di Napo li per 103 a 94 al termine di un incontro altamente spettacola re, condotto a suon di canestri e tirato allo spasimo sino al l'ultimo secondo. Al termine
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una prolungata ovazione dello sportivissimo pubblico premia va vincitori e vinti, che, in no me della legge sportiva e della lealtà, si abbracciavano congra tulandosi reciprocamente per l'ottimo basket espresso. Se guiva la premiazione sul campo che concludeva degnamente le due intese serate di sport, mentre i partecipanti e gli or ganizzatori si davano tacitamen te appuntamento al 1971 per la 3a edizione dell'interessante Torneo. Raffaele Senatore
CORSA PODISTICA SU STRADA A LIVORNO Il G.S. S. Jacopo di Livorno ha organizzato recentemente una corsa podistica su strada, la « I Coppa Alberto Carpiteli! ». dedicata alla memoria del fer vente sostenitore del CSI di Livorno morto alcuni anni fa. Numerosi gli iscritti e nume roso anche il pubblico che, as siepato lungo le strade del quartiere, ha incoraggiato i gio vani podisti nel loro sforzo. Al termine delle gare, che hanno visto per tutte le cate gorie prevalere il G.S. Ignis, guidato da! suo valente presi dente, dott. Covezzi. ha avuto luogo la premiazione cui han no presenziato il consigliere regionale, dott. Lugetti, e il presidente provinciale, sig. Fer retti. Questa, infine, la classifica a squadre: 1‘ G.S. Ignis (Coppa A. Carpiteli!, offerta dalla Cas sa di Risparmio), 2." G.S. S. Ja copo (Targa d’argento offerta dall’on. Andreotti), 3“ G.S. Libertas Livorno (Targa offerta dal G.S. S. Jacopo). 4“ G.S. Atletica Livorno (Targa offerta dalla Camera di Commercio).
SETTIMO TROFEO LONGARONE DI CALCIO ! La settima edizione del torneo di calcio « Longarone », organiz zato dal comitato provinciale del Centro sportivo italiano, è stata appannaggio della veloce for mazione dell'US Salce Renault, che nei tempi regolamentari ha battuto un Longarone poco con vinto delle proprie possibilità e sciupone nelle conclusioni. Il pomeriggio sportivo ha re gistrato un folto numero di spet tatori, provenienti da diverse lo calità che erano rappresentate nel torneo stesso da un totale di oltre novecento giocatori. E' stata in sostanza la kermesse dalla gioventù (i più « anziani » avevano diciotto anni) sportiva della provincia, la quale compat ta ha assistito alla finalissima. In precedenza il programma pre vedeva un incontro tra una squa dra dell'AC Varese ed una se lezione del Longarone. Il risulta to è stato di parità. Quindi, alla presenza delle massime autorità cittadine, del sottosegretario al Turismo, on. Evangelisti, e del rappresentan te del CSI nazionale, comm. Dattilo, ha avuto luogo la parti ta. La dirigeva l’arbitro interna zionale Sbardella, coadiuvato da due segnalinee locali. Il Salce Renault non si è fatto attendere, anche se il Longarone lo ha contrastato degnamente in ogni sua azione ficcante. Biso gna dire che la vincitrice ha sa puto sfruttare positivamente le incertezze degli avversari, men tre la compagine allenata dallo ex gialloblu Mazzoni ha avuto la sfortuna di banalmente but tare alle ortiche le occasioni propizie. Così Lazzarin segnava per la sua squadra, costringen-
do il Longarone ad una condot ta in gara particolarmente im pegnativa. Ma dopo alcune clamorose « sballate » a pochi passi dalla rete avversaria, il Longarone do veva subire la rete decisiva, complice anche l'estremo diferv sore, che interveniva sulla palla, scodellandola sui piedi di Marin che non perdonava. A nulla va leva il serrare finale dei ragaz zi di Pioggia, in quanto il Salce Renault riusciva a contenere le sfuriate avversarie, salvando co raggiosamente risultato e affer mazione. Si è quindi proceduto alla pre miazione. In precedenza la ban da del Corpo di pubblica sicu rezza aveva suonato la drappel la a significare un minuto di raccoglimento per le vittime del Vajont. Sul palco delle autorità erano presenti il Sindaco di Lon garone Galli, il sindaco del ca poluogo, Zanchetta, il Prefetto Crisopulli, il gen Clerico, il ten. col. Zavarise, il maggiore De Zordo dei carabinieri, l’on. Evan gelisti, l’on. Colleselli, il rappredel CSI nazionale Dattilo, il pre sidente del Tribunale Alborghetti, il sostituto procuratore della Repubblica Vernier, il vice sin daco del capoluogo Toscano, lo assessore Viel, il presidente del CSI provinciale Bertolissi, il pre sidente della provincia Orsini, il questore Virgilio ed altre au torità. Queste le Squadre che hanno dato vita all'incontro di finale
SALCE RENAULT: De Biasi, De Roni, Entilli, Stefani, Sogne, Dal Pont, Candeago, Roni, Marin, Lazzarin (cap.) Longo, Tormen.
_____ atleti ____ del CSI _portanocorona commemorativa al Due giovani una monumento che ricorda le vittime del disastro del Vajont.
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Tollardo (allenatore Praloran e Dal Pont).
LONGARONE: Feltrin, Sacchet. Celato. Nora. De Bona, Fiori, Mazzorana. Mazzucco, Marogna, De Bon (Bratti, Piat).
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WU In alto, i giocatori del Salce Renault luto della Presidenza nazionale.
il 7° Trofeo Longarone. Sotto, il comm. Dattilo porge il sa
<<» ) A sinistra: consegna da parte del comm. Dattilo del premio della Presidenza nazionale del CSI al presidente dell'A.C. Longarone, sig. Giorgio Pioggia. A destra: la premiazione dell'arbitro Sbardella.
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Fra le cerimonie della giorna ta finale del Torneo Longarone di calcio, in mattinata il Vesco vo Monsignor Muccin ha cele brato la messa nel cimitero delle vittime del Vajont, a Fortogna, presenti le maggiori auto rità della Provincia. Il rito è stato accompagnato da un complesso della banda del corpo di Pubblica Sicurezza, che già la sera precedente ave va tenuto in Piazza dei Martiri un applauditissimo concerto. Un elicottero della SETAF è atterrato nei pressi del cimite ro e un gruppo di militari statu nitensi ha deposto una corona assieme a quella del CSI di Bel luno degli Alpini A.M. M.M. e P.S. per onorare la memoria dei morti nella catastrofe. Dopo il rito religioso le autorità sono state ricevute nel Municipo di Longarone, dal Sin daco Galli. Nel pomeriggio, prima dell'ini zio della finale tra il Salce-Renault e il Longarone. sul Poli sportivo di Via Vittorio Veneto sono passati quattro volte i no ve aerei della pattuglia acrobati ca nazionale, ed all'ultimo pas saggio hanno lasciato una scia tricolore.
CORSO PRIMO GRADO A MOLFETTA
La squadra di calcio del Gruppo Arbitri del comitato di Cagliari che, nel quadro delle manifestazioni di amicizia, si è incontrata con la squadra dei colleghi dell'AlA.
Ripetendo una iniziativa tra le più importanti, anche quest’anno il Comitato Zonale Autonomo del C.S.I. di Molfetta ha organizzato il Corso di 1° Grado per Animatori Sportivi e Dirigenti Tecnici. L’iniziativa si è svolta a LAMADACQUA di Noci con l’entu siastica partecipazione di 55 dirigenti che si sono impegnati a fondo per la buona riuscita del Corso stesso. La parte dei contenuti è stata sviluppata dal dr. F. Saverio Gaudio presidente regionale C.S.I., dall’ins. Girolamo de Pinto, pre sidente del Comitato C.S.I. di Molfetta che ha anche diretto il Corso, e da altri dirigenti zonali. Molto riuscita ed interessante la conversazione su « Il ruolo dell'educatore », sviluppata a tavola rotonda con la presenza degli istruttori; riusciti anche gli incontri comunitari curati dal consu lente ecclesiastico del Comitato don Nicola Gaudio. Le lezioni tecniche sono state incentrate sulla Pallavolo e Sull’Atletica Leggera attraverso la parte teorica e di regolamento e una parte teorico-pratica. La parte tecnica per la Pallavolo è stata curata dall'univ. Nicola Solimini che si è avvalso della collabora zione dei sigg. Leonardo Boccassini e Luigi Spaccavento; mentre quella per l'Atletica Leggera dall’ins. Vito Andriani che si è av valso della collaborazione di Giovanni Giovinazzo e Felice Azzariti.
PREMIAZIONE AL COMITATO FIORENTINO Simpatica cerimonia sabato 10 ottobre scorso al Comitato Provinciale Fiorentino. Si tratta va di premiare gli atleti e le so cietà che maggiormente si so no distinti nella passata annata sportiva, quella 1969/70. Alla cerimonia erano interve nuti il commendatore Vincenzo Natalizia, vice presidente nazio nale del CSI, l’on. Goffredo Nannini, l'avvocato Aureliano Frati, assessore al comune di Firenze, Don Domenico Grego relli, in rappresentanza della Curia Arcivescovile fiorentina, 11 prof. David Riva, già creatore del centro medico sportivo del comitato fiorentino, i rappre sentanti dell'unione Veterani Sportivi, Profeti e Torre, il rap presentante dell’AlCS, Barcali, oltre ai dirigenti del comitato fiorentino CSI. Alla cerimonia avevano inol tre inviato la loro adesione l'av vocato Luciano Bausi, sindaco di Firenze, l'on. Arrigo Paga nelli, responsabile del CONI per la Toscana, Piero Angelini, pre sidente del comitato regionale toscano della FIGC, il dott. Cor si del settore giovanile della Federcalcio. Portando il saluto della presi denza nazionale, il comm. Na talizia ha ricordato come: ■ Il CSI da alcuni anni a questa par te sta tentando di dare nuove forme di associazionismo spor tivo; forme che si vogliono con sone con quell'aria nuova che si respira ormai nella società contemporanea. E’ uno sforzo collettivo per forme che sono tese a dare ad ogni uomo la sua sovranità di uomo libero. E ciò nello sport e con lo sport, ma anche per tutta la società italiana ». Prima della premiazione il cav. Carlo Grassi, presidente del comitato regionale toscano CSI e vice presidente di quello
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fiorentino, ha ricordato la figu ra e l'opera del cav. Luciano Molli, perito tragicamente nei giorni scorsi a seguito di un incidente automobilistico. Gras si ha ricordato che Molli ave va portato nel CSI tutta la sua passione per quella disciplina che amava di più, la pallavolo, oltre alla sua indiscussa com petenza tecnica e alla carica di umanità e di cordialità che lo aveva reso amico e popola re fra tutti gli sportivi fioren tini del CSI. Grassi ha accumunato nel ri cordo anche gli altri dirigenti del Comitato fiorentino scom parsi negli ultimi anni: Carlo Ignesti, Giancarlo Corsi. Elvezio Belardi ed il giovanissimo atleta Sergio Bandettini, che con il loro esempio e la loro azione hanno esaltato lo sport nella sua funzione più genuina, quella di formazione del giovane che nello sport trova una prima palestra per la vita. Don Domenico Gregorelli, as sociandosi alle parole di Gras si, ha ribadito l’importanza del lo sport come servizio sociale dello stato moderno, conside randolo un alto momento edu cativo nella vita del giovane. Ha preso quindi la parola il commendatore Brancaleone Marzoppini, presidente del Comita to fiorentino, che ha ricordato lo sviluppo assunto dall’ente di propaganda sportiva nella no stra provincia con 2636 tesse rati e 122 società affiliate, svi luppo che lo ha portato al set timo posto assoluto fra i comi tati CSI, ed al primo posto nel la nostra regione per numero di iscritti e di società che svol gono attività a carattere pura mente dilettantistico. Marzoppini ha ricordato quin di i successi ottenuti in campo nazionale con il titolo di cam pione italiano conquistato dal
fiorentino Stefano Bosi fra gli juniores, nel tennistavolo, ed il terzo posto fra i giovanissimi nella stessa specialità, conquitato agli assoluti da Panerai, Bini, Occhipinti, De Elia e Maggi. Marzoppini, concludendo, si è augurato che anche per quelle discipline (quali l’atletica leg gera, il nuoto ed il tennis), per le quali Firenze e la sua pro vincia sono così carenti di at trezzature, le competenti auto rità prendano immediati provve dimenti e si dia così la possi bilità a tutti di accedere alla pratica dello sport. E’ stata quindi la volta del dott. Sergio Giachetti, diretto-
re sportivo del CSI fiorentino, che ha messo in particolare ri salto il fatto che l’ente di pro paganda sportiva conti su di un così alto numero di atleti e so cietà che prendono parte alle gare organizzate dal Comitato: il più numeroso gruppo di as sociazionismo sportivo di gio vani nella nostra provincia, che vedono nello sport un felice momento delle ore lasciate li bere dallo studio o dal lavoro. Si è passati quindi alla pre miazione degli atleti e delle so cietà che maggiormente si so no distinti nella passata anna ta sportiva. Gian Carlo Fazzini
Un momento della premiazione al CSI fiorentino: il prof. David Riva, creatore del centro medico-sportivo del comitato, consegna un premio ad un giovane atleta: da sinistra si riconoscono Alvaro Bonciani e Carlo Grassi.
TROFEO CSI PERUGIA 1970
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Grande successo di parteci pazione e di pubblico ha riscos so la manifestazione organizza ta dal Comitato Provinciale CSI di Perugia denominata « Trofeo CSI '70 », riservata ai Giovanis simi e articolata in cinque tor nei di Atletica, Pallacanestro. Pallavolo. Calcio e Tennis da Tavolo. Hanno dato la loro ade sione ben nove società del pe rugino che si sono date aperta battaglia per la conquista del l’ambito trofeo che è venuto a sostituire, quest’anno, le Olimpiadi Salesiane che per molti anni hanno caratterizzato l'aper tura dell’attività agonistica gio vanile. Ben 190 atleti, divisi in due categorie, hanno animato lo sta dio di S. Giuliana per le gior nate di atletica; l'ambita cop pa in palio è andata al C.S. Virtus Pallavolo dopo un’incerta lotta con l'U.S. S. Filippo. Monteluce e S. Maria di Colle: so lo un punto ha separato, alla fine, la vincente dalla seconda classificata. Il torneo di calcio, cui hanno partecipato 9 squadre divise in due gironi, è stato appannag gio dell'A.S. RMA Sila che ha battuto in finale il C.S. Virtus Pallavolo; terza la favoritissima U.S. Penna Ricci che ha deluso le aspettative della vigilia che la
davano per grande favorita, da ti gli ultimi successi. L'U.S. Penna Ricci, invece, sovvertendo ogni pronostico, si è aggiudicata il torneo di pal lavolo (cui hanno partecipato 7 squadre) battendo in finale la U.S. Monteluce, classificatasi sorprendentemente .seconda. Altra sorpresa nel torneo di pallacanestro (5 squadre parte cipanti) dove la PGS D. Bosco, che da anni domina incontrasta ta in questo campo, si è do vuta accontentare del secondo posto dietro all'U.S. Penna Ric ci, che ha compiuto cosi il se condo exploit di questo trofeo. Il C.S. Virtus Pallavolo si è aggiudicato ancora il torneo di Tennis da Tavolo e meritato dunque è stato il suo successo finale, che è andato a premiare l'abnegazione di dirigenti e atle ti di questa Società che in un trofeo che sembrava chiuso in partenza per la forza, almeno potenziale, dell'U.S. Penna Ric ci e della PGS Don Bosco, ha saputo trovare l’entusiasmo per affrontarle ad armi pari. Han no contrastato il suo successo l'U.S. S. Filippo e l'U.S. Monteluce che vogliamo ricordare, in sieme al G.S. S. Maria di Col le, per le buone prestazioni complessive. Giuliano Masciarri
ALL’ALESSANDRINO RAGAZZI E ADULTI INSIEME L'Alessandrino, uno dei quartieri più popolari di Roma, è stato testimone di un'interessante manifestazione che ha visto i ragazzi affiancarsi agli adulti, con pari responsabilità, nella loro opera di promozione sportiva. Ad iniziativa del Centro Sportivo S. Giustino, il quartiere è stato diviso in sette zone, ognuna delle quali si è dato un nome e si è scelto un inno e una bandiera. I responsabili delle zone erano ragazzi e adulti, scelti comunitariamente da tutti i compo nenti la squadra zonale. Ha avuto inizio così la « 2’ Olimpiade Alessandrina ■ che si è protratta per quindici giorni con gare di atletica, basket, bocce, calcio, pallavolo, tennis e tennistavolo, con tre categorie (ragazzi, allievi e juniores), sia maschili che femminili, per ogni sport. Vi hanno preso parte 511 tra atleti ed atlete dagli 11 anni in su, fino ai... 60 anni dei bocciofili. Gli arbitraggi sono stati fatti dagli stessi ragazzi che partecipavano all'olimpiade, fatte fatto r.ucvc nuovo e tanto più sorprendente in quanto le loro decisioni, pur con i comprensibili errori dovuti alla giovane età e alla scarsa esperienza, sono state accettate da tutti senza obiezioni, a conferma di una grande maturità sportiva. Durante tutto il periodo di svolgimento della manifestazione, nel Santuario del Divino Amore è restata accesa una fiaccola olim pica, circondata dalle bandiere d'Italia, di Roma e delle squadre partecipanti. Buoni sono stati anche i risultati conseguiti dagli atleti, che si sono battutti al limiti delle loro capacità ma sempre con vero spirito sportivo. In particolare si sono distinti gli atleti del gruppo - XJ9 » i quali, per le loro prestazioni personali e collettive, si sono sono aggiudicati il primo posto in classifica.
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calcio
Roma, 21 ottobre 1970
ATTIVITÀ’
CALCISTICA
FEMMINILE
SI porta a conoscenza del comitati che non è consentita attività calcistica femminile. Inoltro si rende noto al G.A.C. che è tassativamente vietato agli arbitri del C.S.I. dirigere gare del settore fem minile.
RIUNIONE C.T.L.T. DELLA F.I.G.C. PER ESAME CASI DUPLICE TESSERAMENTO F.I.G.C.-C.S.I. Nella riunione del 10 ottobre 1970 la C.T.L.T. della F.I.G.C.. integrata da ippi uouinamc uci un rappresentante del ks.o.l., C.S.I.. liha adot tato i seguenti provvedimenti:
Priorità
del
C.S.I.
con
annullamento
tessera F.I.G.C.: Baiano Domenico: U.S. Colli Amine! di Napoli. BuSOiic-r. Busonera G. Battista: U.S. Adi S. Benedetto .0 di Cagliari. Cico Antonello: U.S. Adi S. Benedetto di Cagliari, Cicu Sergio: U.S. Adi S. Be nedetto di Cagliari, Giordano Antonel lo: U.S. Adi S. Benedetto di Cagliari, Fava G. Carlo: U.S. Parmense di Parma, Magnini Marco: U.S. Adi S. Benedet to di Cagliari. Marzocco Antonio: U.S. S. Giustina di Vittorio Veneto, Mureddo Antonello: U.S. Adi S. Benedetto di Cagliari. Puzzoni Elisio: U.S. Adi S. Benedetto di Cagliari. Saulle Roberto: U.S*. S. Gerolamo di Genova, Sitzla Mario: U.S. Adi S. Benedetto di Ca gliari. Tlnchl Giorgio: U.S. Adi S. Be nedetto di Cagliari. Priorità della F.I.G.C. con annullamen to tessera C.S.I. Alacqua Natale: U.S. Diamante di R.Calabria - Tessera FIGC 17-12-69CSI 20-12-69. Auligno Antonio: U.S. Dia mante di R. Calabria - Tessera FIGC 17-12-69-CSl 20-12-69, Castellone Do menico: U.S. Diamante di R. CalabriaTessera FIGC 17-12-69-CSl 20-12-69. No vella Giuseppe: U.S. Diamante di R. Calabria - Tessera FIGC 17-12-69-CSl 20-12-69. Perrelll Mario: U.S. Diamante di R. Calabria • Tessera FIGC 17-2-69CSI 20-12-69. APPROVAZIONE REGOLAMENTI FASI PROVINCIALI CAMPIONATI NAZIONALI CAMPOBASSO: cat. Allievi; ARIANO IRPINO: cat. Allievi- CAVA DEI TIR RENI: cat. Allievi; BENEVENTO: cat. Juniores; RIMINI: cat. Allievi: MAN TOVA: cat. Allievi e Juniores; BIELLA:
cat. Allievi; BARI: cat. Allievi e Junlores; TRANI: cat. Allievi e Juniores; BRINDISI: cat. Allievi e Juniores; GAL LIPOLI: cat. Allievi e Juniores; CA GLIARI: cat. Allievi e Juniores: NUO RO: cat. Allievi e Juniores: ACIREALE: cat. Allievi; SIRACUSA: cat. Allievi e Juniores: FOLIGNO: cat. Allievi; VE RONA: cat. Juniores: CESENA: cat. Ju niores; R. CALABRIA: cat. Allievi; AVELLINO cat. Allievi e Juniores: MONDOVI’: cat. Juniores: CERIGNOLA: cat. Juniores: JESI: cat. Allievi; FERMO: cat. Allievi. APPROVAZIONE REGOLAMENTI FASI PROVINCIALI CAMPIONATI REGIONALI CESENA: cat. Giovanissimi; RIMINI: cat. Giovanissimi: LA SPEZIA: cat. Gio vanissimi; POSSANO: cat. Giovanissi mi; LIVORNO: cat. Giovanissimi: MAN TOVA: cat. Giovanissimi (con modifica); TERNI: cat. Giovanissimi a 8 giocato ri; PADOVA: cat. Giovanissimi; BIELLA: cat. Giovanissimi a 7 giocatori e ad 11 (con modifica); POZZUOLI: cat. Gio vanissimi; VERONA: cat. Giovanissimi.
APPROVAZIONE REGOLAMENTI TORNEI L'AQUILA: Torneo per giovanissimi • S. Marco 4. .; CAVA DEI TIRRENI: IV Torneo Canonico S. Lorenzo (con modifico); NAPOLI: Coppa Dilettanti • Eugenio Valente • (con modifica); Tor nei d’Apertura per le cat. Allievi e Juniores: CESENA: Torneo notturno di S. Martino In Fiume • 1. Coppa Pri mavera (con modifica): SASSARI: Cop pa Giovanissimi 1970; LIVORNO: Tor neo Aspiranti (con modifica): SPOLE TO: IV Coppa - E. Dattilo •: VERONA: Torneo Pre-Camplonato. cat. Allievi; Torneo Giovanissimi a 7 giocatori; Tor neo Allievi a 7 giocatori: BELLUNO: IV edizione • Coppa delì'AmlcIzia •; FAENZA: XXXV Torneo Cittadino Poi. ORSA; POZZUOLI: Coppa Puteoll; JESI: Torneo Giovanissimi; PESARO: Torneo Giovanissimi a 7 giocatori (con modifica età minima): Torneo - Adria no Facchini •: Torneo • Trentino Bui -.
ORGANIZZAZIONE N.A.G.C. Gruppo sportivo Alessandrina del co mitato provinciale di Roma. G.S. Sa lice del Comitato CSI di Possano.
RATIFICA COMMISSIONI PROVINCIALI E ZONALI
CALCIO
L’AQULA: Presidente: Evenlo DI Fran cesco; segretario: Domenico Olivieri; rapp. AIA/SA: Paolo Bizzinl; rapp. FIGO: Enzo Cortelli; RIMINI: Presidente: Car lo Brigo; rapp. GAC: G. Carlo Agosti ni: componente: Piero Frisoni: ROMA: Presidente: Livio Sarrocchi: v. presiden ti: Mario Dotto o Ignazio Poletto; se gretario: Ezio Del Nero: componenti: Franco Cavallari. Felice D’Albert!. Au Au- gusto Pilato. Antonio Tocci; MANTOVA: Presidente: Faustino Cancellieri; v. pre sidente: Danilo Castagna: segretario: Eligio Burul; Componenti: Tonino Portlo-
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ATTIVITÀ' LOCALE
3 Il comunicato della CTN Calcio sull'attività femminile richiede due righe di spiegazione. Molti Comitati CSI, come è noto, hanno cominciato spontanea mente a svolgere attività sportiva femminile. Diciamo spontanea mente perché il CSI non ha preso in merito alcuna decisione uffi ciale nè ha svolto alcun sollecito o predisposto particolari iniziative a carattere nazionale. L’attività sportiva femminile è stata dunque un frutto spontaneo di una situazione sociale nuova e di esigenze sportive locali maturate negli ultimi anni. Il CSI è attualmente in una posizione di attesa in relazione al fatto che. a breve scadenza, entrerà in vigore il nuovo statuto che l'attività femminile prevede espressamente e contemporaneamente è in atto un processo di unificazione con la FARI. Ora. alcuni Comitati ci hanno chiesto se fra le attività fem minili si può comprendere anche il calcio. Il problema del calcio femminile è del tutto particolare, per molteplici motivi di ordine psico-fisico, organizzativo e tecnico che abbiamo messo in luce in un intervento apparso sul n. 5 di Stadium del 26 marzo 1970. In una simile situazione ancora da chiarire, la Presidenza Na i-iUlldiC, i ut o i in, i 1111i c upzionale, duiiuiu sentito iiil paioli parere uciia della gui competente CTN, non iritiene opportuno dar vita nel CSI all'esperienza del calcio femminile. Di qui il Comunicato della CTN calcio pubblicato a fianco. Il CSI pertanto, per il momento, non ammette la disciplina del calcio nelle attività sportive femminili promosse dai Comitati. Di conseguenza, per rispetto alle norme che regolano l'attività degli arbitri CSI e per riguardo alla convenzione FIGC-CSI in vigore, non può essere neppure consentito agli arbitri del CSI di dirigere gare di calcio femminile perché questa attività viene a configurarsi, da un punto di vista formale, come un'attività estranea alla nostra organizzazione. La Direzione Tecnica Nazionale
li. Enea Nizzola, Rinaldo Luppi, Marco Gandini; SASSARI: Presidente e rapp. FIGC: Bastianino Cossu; Segretario: Giampiero Tola; componenti: Mario Do rè. Gesuino Deledda; CAGLIARI: Presi dente: Pino Zucca; rapp. FIGC: Giulio Siddi: segretario: Luigi Ruggeri: rapp. GAC: Anseimo Scano: componenti: Mar co Serci. Paolo Ruggiu: BOSA: Presi dente: Antonio Usai. v. presidente: Giu seppe Biddani; NOTO: Presidente: Be nito Tagliaferro: v. presidente: Sal vatore Rizza; rapp. GAC: Francesco Capodicasa; componente: Gaetano Tinè: PISA: Presidente e rapp. FIGC: Romano Gammarota; segretaria: Antonio Barbu ti; Comm. Arbitri: Piero Panlicchi e Mario Gammarota: componenti: Giacomo Matti!. Marcello Tognoni; PALERMO: Pre sidente: Antonio Catanzaro: rapp. FIGC: G. Franco Provenzano; rapp. CSI-SA: Guido Balsamo, segretario: Antonio MASSA; Presidente: Attilio GiZlzzo: MASSA: bellini. iv. presidenti: Lino Del Sarto e Umberto Lembi; rapp. FIGO: Corrado Rasorl. rapp. AIA/SA: Sandro BorgioII; segretario: Renzo Bertelli: compo nenti: Giorgio Giovannelli, Giuliano Bertoneri; LODI: Presidente: Bassano Bian chini; componenti: Francesco Prima, Luigi Santorio.
ORGANIZZAZIONE
CORSI
ARBITRI
MESSINA: SIRACUSA: MOLFETTA; SASSARI; NAPOLI; FERMI ASTI; AOTI. ALGHERO; SALERNO; BOSA: TERNI-; RAVENNA; BERGAMO.
RATIFICA CONSIGLI
DIRETTIVI G.A.C.
CONVERSANO: Presidente: Leonardo Dlcciolla: v. presidente: Carlo Di Car lo; segretario e tesoriere: Pietro Giu stiniani; MOLFETTA: Presidente: Giusep pe Facchini; v. presidente: Saverio De Ceglia; segretario: Michele Zanna: com ponenti: Gioacchino Boccassini. Giovan ni Giovinazzo. Crescenzo Modugno: ORISTANO: Presidente: Giovanni Mar sine. segretario: Franco Cani, tesoriere: Gianni Poddlghe; RAVENNA: Presidente: Ermanno Verzella: segretario: Paolo Silvagnl: componenti: Pino Masotti. Al berto Mazza, Edgardo Bordandini.
OMOLOGAZIONE RISULTATI
TORNEI
TRAPANI: IV Coppa Nuove Leve, vin cente G.S. Napola; Coppa Disciplina assegnata al G.S. Fulgatore- I Coppa • Piazza del Villaggio •. vincente G.S.
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assegnata al Nubia: Coppa _ _ Disciplina ____ , G.S. Guarrato; Guarrato. MAGLIANO SABINO: Torneo> • Aldo D. Troscia ». -, vincente U.S. Stimigliano; FAENZA: IX Torneo in ____ notturna . -• Reda Reda 1970 1970 ». ». vincente U.S. CSI Reda: VII Torneo in notturno • Sarna 1970 ». vincente U.S. Borgo Under 18; VI Torneo notturno - Errano 1970 ». vincente U.S. CSI Reda; I Campanile d'Oro Reda 1970, vincente U.S. Villa nova Forlì; AVELLINO: III Torneo del le Castagne, vincente U.S. Serino: Cop pa Disciplina assegnata alle UU.SS. S. Stefano e Volturara; PERUGIA: Tro feo CSI Perugia '70 cat. Giovanissimi, vincente A.S. RMA. SI-LA; MOLFETTA: I Coppa Vitt. Emanuele III. vincente U.S. Reai Savoia A.; ALES: Coppa E. Forte, vincente U.S. Fortitudo-, PALER MO: V Coppa Citta di Vicari 1970, vin cente U.S. Vallelunga: SPOLETO: Il Coppa Valnerina. vincente U.S. Grifoni Ferentillo; ORISTANO: VII Coppa Citta di Oristano, vincente U.S. Iris di Nuo ro; Premio Disciplina assegnato all’U.S. Iris.
REGOLAMENTI CAMPIONATI APPROVATI DAL COMITATO REGIONALE LOMBARDO
pallavolo
Roma, 28 ottobre 1970
PERUGIA: Trofeo CSI Perugia. Categ Giovanissimi. 1. U.S. Penna Ricci 5 P.G.S. Don Bosco. 3. G.S. S. M o, Colle.
APPROVAZIONE REGOLAMENTI FASI PROVINCIALI E ZONALI AUTONOME CAMPIONATI NAZIONALI
CORSI TECNICI
ENNA: Allievi e Juniores: MANTO VA: Allievi, Juniores e Giovanissimi: PIAZZA ARMERINA: Allievi e Juniores.
MANIFESTAZIONI A CARATTERE LOCALE Approvazione Regolamenti
BIELLA: Campionato blellese assoluto. Coi oppa Boario; FIDENZA: Targa CSI; MANTC OVA; Torneo I Ul I ICU LIUUI I , Liberi; W OTRANTO: 3. edizione Torneo Holidays; Torneo Quadrangolare; PADOVA: Torneo Pre campionato; PISA: 1. Coppa CSI S. Prospero: TERNI: Torneo P. Angelo Umani; CITTA* DI CASTELLO: Trofeo Carlo Dragotto. Omologazione Risultati
PERUGIA: Trofeo CSI Perugia 70 sq. part. 4 ha vinto U.S. Penna Ricci. RATIFICA COMPOSIZIONE COMMISSIONI TECNICHE PROVINCIALI E ZONALI
ARBITRI
Il Segretario CONCETTO D’AOUINO Il Presidente GENEROSO DATTILO
CC.TT.PP. e ZZ.
BENEVENTO: Presidente Pedicini Re nato. Segretario Boscalno G. Cariò. Consigliere Pedicini Pietro: TORINO: Presidente Braghoro C. Maria, Segreta rio Mlcol Roberto, Coordinatore Arbi tri Chiro Bruno. Coordinatore Tecnico Delfino Guglielmo, Ine. prom. Giovanis simi Verniano Walter. Ine. prom. Art. Femminile Rosso Rosalia. Consiglieri Gatto M. Teresa. La Mura Michele. De Giovannini Renato; MANTOVA: Pre sidente Falghera Fulvio. Membro Gardusi Roberto.
Il Segretario ANGELO RAINERI Il Presidente UMBERTO GARCEA
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tennistavolo
CORSI TECNICI Approvazione Corsi
LODI: Arbitri. Roma, 30 ottobre 1970 RINNOVO TESSERE PERSONALE TECNICO AUSILIARIO STAGIONE SPORTIVA 1970-71
Arbitri
MANTOVA: Pancera ncr Pier rauiO, Paolo, Feraboli Gianni, Mazzoni Franklin; MODENA: □aidiuiiii Baraldini rauoiu, Fausto, Cornia Giordano, itj-i. Cesarmi Emer. Morselli Claudio, Cam bi Ettore; TRAPANI: Parrinello Simone. Segnapunti
MODENA: Cavicchioli Andrea, Pinelli William, Varini Maurizio.
Il Segretario FABRIZIO PRIOLISI Il Presidente FILIPPO DRAGOTTO
VICENZA: Astegno Pietro. Panozzo Gianfranco. Dal Maso Carlo. Serafin Stefano. Battistin Renato; TRIESTE: Gentilln Guido. Fiorio Salvatore. Franzese Aldo. Salvlni Paolo. Razman Livio: CO MO: Ruggiero Achille. Cattaneo Adria no; BRESCIA: Angelln Giuseppe. Bor diti Giuseppe. Martinelli Vincenzo. Mometti Roberto. Ronzoni Arturo. Trebeschi Enrico. Ruzzenenti Posino. TESSERE
PAVIA: Lezioni tecniche o corso per fezionamento arbitri; CAGLIARI: Corti arbitri ed Allievi Ufficiali di campo POZZUOLI: Corso ArbitriRAGUSACorso Arbitri; REGGIO CALABRIA: Corso Arbitri e Segnapunti; CAVA DE' TIRRENI: 2. Corso Arbitri; VITTORIO VENETO: Corso Allenatori Basket e mi ni-basket; BOLOGNA: Nomina ArbitriBertanzi T.. Parisi S-, Cordoni A., Barruto G.. De Giorgio S.. Antonucci A Andreoni F.. Beninl L.. Roccablanca E : MESSINA: Nomina Arbitri: Arnao F„ Carpita G.. Petrungaro A. Ruello G. Triglia A., Patanè R.
BOSA: Presidente: Efisio Cadoni; GE NOVA: Presidente. Giulio Ulivieri: Rapp. Fipav: Luigi Patrucco, Componente: San to Grasso; MANTOVA: Presidente: Lu ciano Costanzi; Vice Presidente: Ro lando Gazzoni; Segretario: Piero Pancera: Membri: Andrea * Carenza. Alessandro Varini: MOLFETTA: Presidente: Nicola So Solimini; lì fui hi, Vice Presidente. Leonardo Boccassini ini; Segretario: Corrado La Macchia: G^ Componente: Luigi Minervini; l; NOTO: Presidente: Francesco Di Maria; aria: Vice Presidente e Rapp. Arbitri: Corrado Modica.- ComponentiStefano Coletta, Aldo Insella, Corrado Amatore.
NOMINA NUOVI ARBITRI
MILANO: n. 53 tessere: BRESCIA: n. 9 tessere; COMO: n. 22 tessere; MODENA: n. 22 tessere: TRIESTE: n. 5 tessere: FERRARA: n. 10 tessere; GE NOVA: n 6 tessere: CAVA DEI TIRRE NI: n. 18 tessere: VICENZA: n. 19 tes sere; BENEVENTO: n. 1 tessera: NAPO LI: ri. 2 tessere: FIRENZE: n. 22 tessere.
BARI: Coppa Autunno 1970; NAPO LI: Coppa Vesuvio 1970; PADOVA: Tor neo d’apertura 1970-71;' TARANTO: 1Q Coppa d'Autunno. Omologazione Risultati
LODI: cat. Allievi e Juniores; BERGA MO: cat. Allievi, Juniores e Ragazzi.
RINNOVO
Approvazione Regolamenti
1 pallacanestro
Verso la metà di ottobre, abbia mo inviato a tutti I Comitati un certo quantitativo di stampati vari, necessari allo svolgimento dell'attività di ten nistavolo 1970-71. Al riguardo, preghiamo vivamente ci usare per ogni manifestazione l'apposi to stampato. Da tenere Inoltre presente che I regolamenti devono essere inviati a questa CTN per l'approvazione in du plice copia entro venti giorni prima della data di svolgimento della mani festazione relativa. In merito all’attività del 1970-71. ri chiamiamo l'attenzione su: O SCADENZE
31 Gennaio 1971 - termine fasi provir,ciali campionato nazionale allievi e juniores: 28 Febbraio 1971 - termine fasi provin ciali campionato nazionale giovanis simi a squadre: 7r Marzo 1971 - fasi regionali del campionato nazionale allievi e ju niores. Per I campionati regionali seniores ed a squadre, I termini di effettuazio ne delle rispettive fasi provinciali e regionali devono essere fissati dai Co mitati regionali. Si raccomanda II rispetto delle sca danze indicato. O CAMPIONATO nazionale GIOVANISSIMI A SQUADRE
Roma, 20 settembre 1970
CAMPIONATO NAZIONALE Approvazione Regolamenti
BOLOGNA: Fase Allievi o Juniores.
provinciale,
Categ.
Ci sombra utile richiamare porticolarmente l'attenzione sul motivi che ci hanno portato ad Indire questa mani festazione. o cioè la necessità di sti molare una attività che riguardasse in particolare I giovanissimi dal 10 al 14 anni in secondo luogo, stimolare on. che ’ una attivitò di tennistavolo che
non si limitasse ad un brevissimo pcriodo (in genere una decina di giorni a gennaio o febbraio), ma forse piu continuativa iniziando sin dal novem bre-dicembre. Infatti, il campionato nazionale gio vanissimi a squadre, oltre a formare anche negli atleti uno spirito societa rio e di squadra che non si poteva avere appieno con le sole gare indi viduali. per la particolare formula con cui è stato proposto (gironi all'italia na di andata c ritorno) richiede un Im pegno e interessamento più continuativi e per un periodo di tempo maggiore. L'ottimo, infatti, è Iniziare per pri ma questa manifestazione sin da di cembre. diluendo nelle varie festivi tà e comunque in un arco di tempo più ampio possibile i vari incontri che. dove è possibile, sarebbe bene ve nissero svolti nelle sedi delle varie società partecipanti. Insomma. è una manifestazione che non può essere improvvisata all'ultimo momento, ma deve essere preparata e seguita con impegno, stimolando l'in teresse per essa da parte delle varie società. Circa il suo svolgimento, unica ve riazione rispetto allo scorso anno, riguarda il numero delle squadre che ciascuna società può Iscrivere alle fa si provinciali, ossia due anziché una sola squadra. Per quanto riguarda le fasi regiona li, che dovrebbero precedere le in terregionali, ne sarà decisa l'cffettuazione o meno a seconda del numero delle fasi provinciali organizzate e le necessità di qualificare dodici squa dre per la finale nazionale. In ultimo, raccomandiamo di usare, un. gli yu <jp| anche per i vari Incontri, appositi verbali di Incontro predisposti per questa manifestazione.
CAMPIONATO NAZIONALE ALLIEVI E JUNIORES E CAMPIONATI REGIO NALI SENIORES A SQUADRE Nessuna variazione rispetto allo scor so anno.
O MANIFESTAZIONI VARIE Per agevolare il lavoro, abbiamo rite nuto opportuno predisporre, già a stam pa. anche un regolamento per le ma nifestazioni varie Gli stampati di ta le regolamento sono stati inviati in sieme a tuti gli altri
o ATLETI PARTECIPANTI ALLE GARE Richiamiamo l’attenzione sulla preci sa disposizione che consente la parte cipazione a qualsiasi manifestazione uf ficiale del CSI unicamente ad atleti in possesso della tessera CSI per il corrente anno sportivo Per nessun motivo dovranno essere ammessi alle gare atleti che non esi biranno la tessera, nemmeno con am missione sub-judice. O STAMPATI VARI
Alla CTN Tennistavolo possono esse re richiesti i seguenti stampati: — copia del Regolamento generale del l'attività ufficiale di tennistavolo, che è stato pubblicato anche, in inserto, sul n. 16 di Stadium: — stampati di regolamento per le fasi di Campionato nazionale giovanissimi a squadre; — stampati di regolamento per le fasi del Campionato nazionale allievi e juniores: — stampati di regolamento per le fasi del Campionato regionale seniores. — stampati di regolamento per le fasi del Campionato regionale a squadre: — stampati di regolamento per manife stazioni varie: — verbali di Incontro per le gare a squadre del campionato nazionale gio vanissimi: — verbali di gara per le manifestazioni a girone all Italiana (mod. C/1) ; — verbali di gara per manfestazloni ad eliminatoria diretta (mad. B/2)— verbali di Incontro per le gare: a squadre del Campionato regionale se : nlores (mod, C/3); referti arbitrali generali di ogni manlfcstazione. compreso le fasi dei camplonoti (mod C/4). Chiudiamo raccomandando una atten ta lettura del programma e regolamento generali, pregandò al riguardo di farci pervenire le osservazioni e suggerìmonti che Potranno ossorc| utSq°erJr eventuali modifiche da apportare in futuro. a.JJ Segretario ALBERTO GRECANTI
ALESSANDRO PAOLONI
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SPORT E LIBERTA’?: MA FINO A CHE PUNTO? Il Comitato Provinciale CSI di Torino ha preso un'inte ressante iniziativa, realizzata dal proprio ufficio stampa di cui è responsabile la signorina Mariangela Chiolero. Ha ridato vita ad una agenzia di stampa che, con un foglio intitolato « CSI notizie », informa periodicamente la stampa e gli altri ambienti provinciali interessati allo sport, sulle idee, i pro grammi e gli avvenimenti del CSI torinese. Il brano che qui pubblichiamo è tratto appunto dal primo numero di « CSI notizie » apparso nel mese di ottobre. Potrebbe parere un parados so formulare una simile do manda, perché i due termini sono strettamente collegati e conseguenziali: sport vuol di re gioco, movimento, agoni smo, e, di conseguenza, li bertà. Tutto ciò in teoria; in pratica, oggi, non è proprio così. Il libero associazionismo, ter minologia da molti osannata, ma il cui concetto non è a tutti altrettanto chiaro, non ha ancora trovato diritto di cittadinanza nel campo spor tivo. Bastano alcuni esempi, del tutto normali: l’insegnan te di E. F. che vanta una pre cedenza sull’attività del ra gazzo a favore del gruppo sportivo scolastico; l'ammi nistratore pubblico che in tende monopolizzare una cer ta attività, sportiva nell’ambi-
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to del comune; la federazio ne che non ammette interlo cutori nel settore che ritiene di sua stretta competenza; la società sportiva che in omag gio ad un assurdo vincolo di tesseramento a lungo termi ne « blocca » un atleta nella propria attività... e molti altri se ne potrebbero aggiunge re, con tanti saluti alla liber tà. Forse qualcuno potrebbe obiettare che la libertà con siste nel potere o meno « ac cettare la regola », un po’ il discorso del « se non ti piace sei libero di andarte ne »! Ciascuno ha, nel campo spor tivo, un proprio feudo da di fendere, e lo difende a denti stretti; nelle commissioni co munali dei Giochi della Gio ventù, ad esempio, nelle qua li concorrono tutte le forze sportive, è ben difficile che
una parte, spontaneamente, faccia delle concessioni. E al lora, nell’attenzione a non pe stare i piedi a uno, a non ur tare la suscettibilità dell’al tro, ad osservare tutti gli « in teressi superiori », chi ne scapita è il ragazzo, colui, cioè, per il quale sarebbe do vuta sussistere tutta la strut tura. E’ lo sport delle poltrone e delle scartoffie, nel quale vin ce chi si accaparra il maggior numero di firme, carpite alla fiducia riposta dal giovane in colui che dovrebbe limitarsi a rivolgergli una proposta. Forse il discorso è pessimi sta; forse non è sempre così. Forse molti che si straccia no le vesti di fronte a questa realtà, osannando a gran vo ce la libertà del ragazzo, il libero associazionismo spor tivo, nella realtà dei fatti, inseriti nella spirale del campionismo, del divismo, degli abbinamenti commerciali, del « Gallia » del mondo sporti vo giovanile (sotto certi aspetti assai peggiore dell’al tro), non si accorgono di es sere, anch’essi, sulla sponda opposta. Non è un discorso moraliz zante; sono le considerazio ni di chi, onestamente crede nei giovani e nella possibilità di condurre un discorso at traverso la pratica sportiva. Di chi giustifica la propria esistenza nell’offrire un con tributo per andare controcor rente, parlando di dirigenteeducatore e di ragazzo-prota gonista. Di chi, insomma, crede che sport sia anche libertà.
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