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ANNO LXVII - N. 18 - 4 NOVEMBRE 1972
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Stadium è il giornale di una associazione. Come tale si propone lo scambio delle idee e la ricerca comune. Non intende esprimere verità dogmatiche e neppure pretende di essere « la voce ufficiale » dell'associazione. Si sforza di interpretare e approfondire le scelte statutarie e congressuali del CSI, ma i singoli interventi non intendono identificarsi con tutta l’associazione. Vogliono solo portare una voce, offrire un contributo, arricchire lo sforzo comunitario della ricerca associativa a tutti i livelli. STADIUM è una tribuna aperta. Tutti sono invitati a far sentire la loro voce, a esprimere la loro opinione, a portare il loro contributo. STADIUM sarà veramente il giornale dell’associazione, quando tutti se ne sentiranno responsabili. Se vuoi che STADIUM sia anche il tuo giornale, offrigli il tuo contributo di idee e di opinioni. Se vuoi che l’associazione sia meglio al tuo servizio, mettiti a servizio di tutti attraverso STADIUM. (copertina di Alberto Catalani)
ira Wtorn Quando si ha paura del prete... Caro Stadium, ho letto l’articolo di Notario « Attività sportiva 1972-1973 sempre meno selettiva e sem pre più promozionale ». Non posso che approvarlo fino all’ultima parola. Final mente ci siamo! Come però raggiungere 1’ obiettivo? Nel CSI c'è stato in questo ultimo tempo un processo non di laicità (giusto) ma di lai cizzazione (ingiusto): un pro cesso che ancor oggi, purtrop po, continua. Avete un bel dire quando parlate di « visione ispirata alla concezione cristiana del l’uomo » (le ACLI facevano lo stesso) quando questa con cezione diventa sempre più etichetta. Oggi vi accorgete che vi siete portati su posizioni più lontane non solo da una concezione cristiana ma an che umana dello sport, con cezione che ha trovato addi rittura la conclusione logica e squalificante nella protesta di un sindaco e della relativa Giunta Comunale per l’asse gnazione di un titolo (Sta dium). Ma come raggiungere l’o biettivo dell’articolo se anche al vertice fra i dirigenti, e fra questi l’A.C.R. (l’Azione Catto lica dei Ragazzi, n.d.r.) c’è tanta confusione? Si potrà pretendere chiarezza allora alla base? Oggi vi accorgete che un corpo senza anima non può vi vere e questo proprio perché la visione cristiana del CSI è tanto scaduta. Lo Statuto afferma: « Alla vita della società sportiva partecipa un sacerdote che vi esercita il suo servizio mini steriale... » (art. 6); « Il conse guimento delle finalità educa tive della società sportiva compete a tutti i soci e im pegna unitariamente tutti i responsabili (presidente, am ministratore, responsabile tec nico, sacerdote, ecc...) »; è qua lificativo l’ultimo posto come qualificative sono le ultime pagine (88-89-90) dell'annuario CSI '73. Non vi sembra che 1' entrata del sacerdote nel CSI sia da una porta di servizio? C’è per lui uno spazio perfino in Enti Comuni, Ospedalieri, ecc. di tinta marxista, deve essere scomodo per lui lo spa zio nel CSI?
Paura di clericalizzazione? Quando la posizione del sa cerdote è così mortificata, la conseguenza sul piano delle « finalità educative » è scon tata. Non vi sembra anche que sta almeno una delle tante ra gioni per cui molte parrocchie (specie di grossi centri come Roma, Milano, ecc.) tendono alla esautorizzazione del CSI? E voi intanto siete allo studio della giusta collocazione del sacerdote! Avrei ancora da fare varie osservazioni anche perché noi stiamo pagando di persona e sulla pelle dei ragazzi (quel che è peggio) certe imposta zioni.
Quali le mie proposte? 1. Rivalutare il ruolo del sacerdote almeno come esper to di umanità!
2. Precisate i rapporti tra CSI e comunità locali.
3. In tutti i toni, a livello dirigenziale e di atleti, devo no essere volgarizzate le idee dell’articolo di Notario e sot tolineato lo sforzo di chi cer ca di realizzarle. 4. A livello tecnico — io non sono un tecnico — possibile non esigere che tutti i cartel linati almeno qualche volta partecipino alle gare?
5. Attraverso Stadium non strombazzate livelli agonistici raggiunti, vittorie, ecc., altri menti si fa il cammino inver so a quello prospettato nel l’articolo. Caro Stadium, chi scrive è un sacerdote che da 30 anni lavora per la gioventù: ieri come assistente diocesano del la GIAC e consulente del CSI, oggi come parroco. Nel vostro non facile cam mino dovrete affrontare de lusioni, incomprensioni, ama rezze: troppo grande è la po sta in gioco perché non im bocchiate la strada del rinno vamento. . Se un identico amore ci unisce ai giovani, la strada giu sta finiremo per trovarla. Cordialmente.
don PIETRO BALDELLI parroco della Madonna del Prato - Gubbio
Anzitutto una piccola pre messa. Una volta, una lette ra di questo genere sarebbe stata « trasmessa al consu lente ecclesiastico nazionale per competenza ». Oggi, inve ce, a parte il fatto che il no stro consulente don. Bucciarelli avrebbe rifiutato una chia mata in causa di sapore cleri cale, siamo noi laici che vo gliamo (e dobbiamo) interes sarci di simili problemi per ché li riteniamo e li sentiamo come nostri, e non solo dei preti. E dunque risponde un laico.
La lettera di don Pietro Bal delli descrive lo stato d’ani mo di quei sacerdoti e laici che sono rimasti e sono tutto ra un po’ disorientati, in per fetta buonafede, di fronte ai discorsi nuovi e ai rinnova menti che la nostra associa zione va facendo sulla spinta dei mutamenti della società in genere, del mondo giova nile, e dell’aggiornamento con ciliare della Chiesa. I « pas saggi » non avvengono senza crisi personali e di gruppo: se cosi fosse sarebbero ben poco consistenti e incisivi. E’ pur vero che un comporta mento cristiano, o anche sol tanto cristianamente ispirato, obbliga tutti ad uno sforzo convinto per non creare trau mi irrimediabili o aprire fos sati incolmabili. Ci sembra pe rò che nella pur accorata let tera di don Baldelli ci siano punti e questioni che ormai difficilmente possono essere rimessi in discussione, non di ciamo nel C.S.I. ma nell’am bito della stessa Chiesa. Il ruolo del prete nella Chiesa e nel mondo è fra quelli che il Concilio Vaticano ha lascia to più aperti, ma non siamo al punto zero, se non altro perché la natura della Chiesa e il suo rapporto col mondo sono stati dal Concilio profon damente dibattuti e ampia mente illustrati. Noi del C.S.I. in fondo non abbiamo fatto che un piccolo e certamente ancora incompleto tentativo di adeguamento. Don Pietro parte da una di chiarazione di accordo con quanto scriveva Notario nel numero 15 di Stadium a prò-
(segue in 3* di copertina)
Li Mima soddisfazione Nella terza giornata del corso nazionale dei Giochi della Gioventù di Pescara, dopo tanto parlare di sport sociale, un partecipante del mio « gruppo di studio » se ne usciva con questa esclamazione: « A volte mi sembra che voi degli Enti di Propaganda siate schiavi delle belle parole! Ma cos'è in fondo questo sport sociale? Io alleno una squadra femminile di pallavolo, mi ci dedico con impegno e competenza, stiamo ottenendo dei buoni risultati sul piano tecnico-agonistico con notevole soddisfazione delle ragazze e mia. Secondo voi non sarei un animatore e non svolgerei un’attività sociale. Mi volete spiegare perché? ». Non trovai di meglio che riproporre all'intero gruppo l'interroga tivo propostomi: che differenza c’è tra un animatore e un allenatore. I quindici componenti del gruppo si buttarono a capofitto sul quesito. Si sentivano coinvolti appieno e avvertivano che quell’interrogativo, apparentemente astruso, riduceva al nocciolo tre intere giornate di ap passionata ricerca e di accalorate discussioni. Si dibattè a lungo e ci si accapigliò anche; alla fine si fu tutti d'accordo nel dettare alla segretaria del gruppo la seguente frase: « L’ allenatore è colui che si propone il raggiungimento di un risultato tecnico agonistico anche come legittima soddisfazione personale; l'animatore, in vece, è colui che non mira ad alcuna soddisfazione personale, che dà senza pretendere nulla per sé, che lavora in perdita ». Questa frase mi è rimasta fortemente impressa. Non saprei dire se sia esatta al cento per cento, ma mi è sembrata efficace, capace di far intravvedere la profonda diversità tra un’attività sportiva tradizionale e un nuovo impegno socialmente caratterizzato. I giovani del mio « gruppo di studio » non disconoscono la legittimità e il valore dell'azione di un allenatore che, scegliendo alcuni ragazzi, si propone in partenza di farne degli atleti e di conseguire insieme a loro dei risultati. Ma affermano che l’animatore si pone in un atteggia mento del tutto diverso: egli non ha una mèta « prefissata » da raggiun gere, il suo punto di partenza e di arrivo sono i ragazzi con i quali intende portare avanti un'esperienza. Parte dalle loro esigenze, è attento ai loro bisogni, si pone al loro servizio senza schemi precostituiti, in tutto e per tutto come uno del gruppo, sia pure con un ruolo specifico da svolgere. Accetta tutti e non seleziona nessuno perché tutti hanno diritto di ottenere dall’esperienza di gruppo il massimo di miglioramento psichico e fisico. Le mète da conseguire sono espresse e realizzate dall’ intero gruppo ai cui componenti l'animatore non offre solo la propria competenza tecnica ma la propria ricchezza umana — di qualsiasi livello sia — per aiutarli nell'unico intento di prendere coscienza di ciò che fanno, di essere consapevoli e, in definitiva, di essere liberi. Ho ripensato spesso alla frase dettata dai partecipanti al corso dei Giochi di Pescara. Essa mi ha confermato nella convinzione che lo sport sociale non è né pura teoria né tanto meno una vana parola, se dei giovani della più varia estrazione ne colgono il significato e lo traducono in termini di estrema semplicità e concretezza. Essa mi ha fatto anche sorgere un sospetto: che la diffidenza, l’ostilità, il sarcasmo con cui da più parti viene accollo il messaggio dello sport sociale non sia dovuto tanto all’incomprensione quanto piuttosto a una inconfessata paura: la paura di dover lavorare in perdita, di rinunciare anche alle « legittime soddisfazioni ». DUILIO OLMETTI
a cura di ANDREA DE PASCALIS
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la riunione
del Consiglio nazionale CSI
LE NUOVE COMMISSIONI TECNICHE NAZIONALI
La terza riunione del Con siglio Nazionale C.S.I., dallo svolgimento del recente con gresso nazionale, recava all’ ordine del giorno il solito fitto elenco di argomenti e, come al solilo, si è lavorato ininterrottamente dalle ore nove di sabato 21 (con una seduta notturna interrotta alle quattro del mattino) li no alle ore quattordici di do menica 22. Diamo qui di seguito un breve resoconto dei vari ar gomenti discussi e delle decisioni prese.
AEROMODELLISMO: Mario Arbuffi (Alessandria), Ivan Gat tini (Roma), Eugenio Libertino (Salerno), Carlo Morosini (Bergamo), Giorgio Poli (Rovigo). ATLETICA LEGGERA: Simonetta Avalle (Roma), P. Luigi Brogni (Pisa), Aldo Cappellini (Roma), Stefano Cencetti (Perugia), Piero Chillè (Messina), Marisa Lacra (Putìguano), Vittorio Pernechele (Novara), Sergio Serafìn (Vi cenza), Gabriele Silingardi (Modena).
1. Programma e metodo di lavoro del Consiglio nazio nale: proposte di impegni per l’anno sociale 1972-73. Dopo aver fatto nelle pre cedenti riunioni un’ampia di samina delle scelte congres suali. il Consiglio nazionale aveva chiesto alla Presidenza di articolare secondo uno schema aperativo gli obietti vi, le scelte e gli strumenti prioritari dell’attuale mo mento associativo su cui con centrare lo sforzo dell’intero C.S.I. da oggi alla prossima assemblea nazionale del 1974. Il Consiglio ha individuato in questi termini l’obiettivo dell’associazione nel momen to attuale; « Vivere a far vivere un’esperienza sporti va comunitaria nella linea di uno sport sociale, concepi to cioè come esperienza che sia strumento di sviluppo umano e sociale delle perso ne ». Per conseguire tale obiettivo sono state sottoli neate quattro particolari scelte di carattere priorita rio: a) la formazione globa le e continua per tutti, atle ti e responsabili; b) la rea lizzazione di una vita asso ciativa delle strutture di ser vizio (da quelle provinciali a quelle nazionali); c) la realizzazione di una attività sportiva a carattere sociale; d) un'azione politica per la realizzazione del servizio sportivo sociale. Fatta un'analisi degli stru menti più importanti che 1' associazione ha a disposi zione per attuare concreta-
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mente tali scelte, il Consi glio nazionale ha deciso di suddividersi in tre gruppi di lavoro che nella prossima riunione porteranno dei pro getti funzionali di azione. Il primo gruppo si interessa di un progetto di animazione culturale di base, il secondo dell’attività sportiva sociale, il terzo della stampa e dei sussidi. A questo primo argomen to all'ordine del giorno è sta ta dedicata tutta la prima giornata dei lavori, fino a notte inoltrata. Ci riservia mo una relazione più det tagliata quando i tre gruppi di lavoro avranno predispo sto i rispettivi progetti di azione.
2. Attribuzione qualifica di socio da parte del Consi glio nazionale. Come è noto, il nuovo Regolamento orga nico, provvisoriamente ap provato dal congresso, preve de che la qualifica di socio sia conferita dagli organi smi collegiali ai vari livelli: assemblea di società, consi gli provinciali, regionali, e consiglio nazionale. Il Con siglio nazionale ha provvedu to a conferire la qualifica di socio a lutti i suoi compo nenti e inoltre ai componen ti delle commissioni statuta rie e nazionali tecniche e di studio che ne fossero sprov visti. 3. Nomina delle Commis sioni Tecniche Nazionali per il 1972-73. Su proposta del Direttore Tecnico Nazionale comm. Filippo Dragotto il Consiglio ha nominato i com ponenti delle Commissioni tecniche per le varie discipli ne sportive. Riportiamo a parte la composizione delle nuove Commissioni.
4. Programmi attività ago nistica 1972-73: atletica leg gera su pista, bocce, nuoto, sci. Il Consiglio ha discusso e dato indicazioni per la pre parazione di questi program mi di attività sportiva che hanno appena concluso l'im pegno della passata stagio-
BOCCE: Pierangelo Armano (Novara), Angelo Bosi (Manto va), Alfonso Caggiano (Napoli), Angelo D'Ovidio (Roma), Giuseppe Rizzo (Roma). CALCIO: Renato Bernini (Roma), Cesare Bezzo (Torino), Dio nisio Incantalupo (Bari), Carmine Majone (Napoli), Alfre do Manfredi (Roma), Ezio Marenghi (Milano), Franco Mazzalnpi (Roma), Paolo Momoli (Padova), Francesco Sturlesi (Roma). CICLISMO: Carlo Bianchi (Bergamo), Franco Ferroni (Ve rona), Angelo Laverda (Roma), Mario Prece (Roma), Gino Quattrocchi (Roma), Luigi Stara (Bosa), Antonio Taffuri (Aversa).
NUOTO: Michele Del Regno (Pagani), Bruno Frisoni (Rimi ni), Patrizia Nostini (Roma), Angelo Raineri (Roma), Rosario Vasta (Brindisi), Cosma Vespa (Roma). PALLACANESTRO: Alfredo Avola (Catania), Giacomo Ceci (Trani), Paolo Cesaretti (Spoleto), Antonio Jevolella (Par ma), Aldo Musso (Roma), Rosario Occhipinti (Ragusa), Rossana Paternesi (Roma), Franco Tornago (Brescia), Mario Trippanera (Roma). PALLAVOLO: Francesco Barbagallo (Torino), Franco Brasili (Ancona), Lucio Cerealti (Roma), Ivan Ciallini (Roma), Michele Garajo (Messina), Santo Grasso (Genova), Ester Pastore (Salerno), Franco Paratici (Piacenza), Fabrizio Priolisi (Roma). SCI: Carlo Della Torre (Trento), Gilberto Delaiii (Trento), Giancarlo Di Luzio (Velletri), P. Giorgio Favro (Torino), Dario Mozzanica (Lecco), Francesco Vaccari (Reggio Emilia), Luciano Zandonella (Udine). TENNISTAVOLO: Luigi Borgo (Seregno), Francesco Cinciripini (Roma), Sannita Coppelli (Bergamo), Nino De Pal ma (Molletta), Roberto Di Bella (Acireale), Alberto Grcganti (Roma), Luigi Zuccarini (Pescara). JUDO’: Consulente Luigi Bossi (Milano). SCHERMA: Consulente P. Luigi Frola (Aosta).
ne. Ora, sulla base delle li nee fornite dal Consiglio, le rispettive Commissioni e la Presidenza nazionale elabo reranno i programmi concre ti e i rispettivi regolamenti tecnici.
5. Situazione conto eco nomico 1972 per indicazio ni di linee sui preventivo 1973. Dal momento che la prossima riunione del Con siglio, all'inizio del '73, sarà
dedicata anche alla elabora zione del bilancio preventi vo, il Consiglio ha voluto ora fare il punto della situazione economica rispetto al pn> ventivo a suo tempo stabili to. L’analisi della situazione economica e finanziaria era anche importante ai hm “* una maggiore consapevole• za nell'atto di determinare le nuove scelte associai' <• sulla base dei progetti azione che saranno p«<-F‘
INSEDIAMENTO DELLE COMMISSIONI STATUTARIE Nella giornata di sabato 14 ottobre si sono riuniti a Roma i componenti delle tre commissioni statutarie: Col legio dei probiviri, Collegio dei Revisori dei Conti, Commis sione Tecnica d’Appello. Prima di riunirsi all’interno dei singoli organismi, i vari componenti hanno tenuto una riunione collegiale per una reciproca conoscenza e per uno scambio di saluti e di infor mazioni con la Presidenza nazionale. Su questa prima parte dell’incontro, si è stabilito che nella fase iniziale del loro lavoro le singole Commissioni procederanno ad un attento esame degli articoli di compe tenza dello statuto e del Regolamento Organico per segna lare al Consiglio Nazionale e alla Commissione Regola mento Organico eventuali lacune e contraddizioni; provvede ranno inoltre a stilare ciascuna un proprio regolamento interno sulla impostazione e sulle modalità del proprio lavoro. Successivamente le tre Commissioni si sono riunite se paratamente procedendo, per prima cosa, alla elezione dei rispettivi presidenti. Sono stati eletti: Generoso Dattilo per la Commissione Tecnica d'Appello, Giorgio Frattali di Gubbio per il Collegio dei Probiviri, Giotto" Renato Zurli per il Collegio dei Revisori dei Conti.
rati dai tre gruppi di lavoro consiliari.
6. Problemi relativi al nuovo contratto del perso nale della Presidenza nazio nale. Da quando il C.S.I. si è reso autonomo dall’Az.ione Cattolica Italiana si è posto anche il problema di addi venire con il personale della Presidenza nazionale ad un nuovo contratto di lavoro, dal momento che prima ci si avvaleva di quello comu ne a tutta l’A.C.I. il quale, nel frattempo, ha subito mu tamenti per suo conto. Il Consiglio è stato informato delle trattative in corso con il sindacato ed ha dato man dato ad alcuni membri della Presidenza e del Consiglio stesso di portare avanti le trattative sulla base di una preventiva elaborazione di una nuova normativa inter na che tenga conto delle rea li I unzioni di una presiden za nazionale alla luce delle attuali esigenze dell’Associazione. 7. Integrazione della Com missione Regolamento Orga nico e della Commissione Tecnica d'Appello. In segui to alla non accettazione elei prof. Giovanni Gotnez de Te-
ràn di far parte della Com missione Tecnica d’Appello, il Consiglio ha provveduto a nominare al suo posto il signor Giovanni Capobian co di Roma. La Commissio ne Tecnica d'Appello risul ta dunque così composta: Generoso Dattilo, presiden te, Giovanni Capobianco. Mario Cozzoli, Vinicio Lonardi, Bruno Meschiari. La Commissione Regola mento Organico, eletta dal Congresso per provvedere ad una migliore definizione appunto del nostro Regola mento organico, doveva es sere integrala per volontà dello stesso congresso con tre persone scelte dal Consi glio nazionale. Sono stati no minati: Luigi Bossi. Grazia Fuccaro e Duilio Dimetti. Tra gli argomenti vari, il Consiglio ha esaminalo an che la richiesta del Centro Zona di Camerino (Macera ta) tendente ad ottenere la qualifica ili Circoscrizione zonale. 11 Consiglio ha ac colto la richiesta in consi derazione. oltre che dei me lili particolari di Camerino, del parere positivo unanime del Consiglio provinciale di Macerata, regionale delle Marche e della Presidenza nazionale.
PRIME DICHIARAZIONI DEL MINISTRO PER I PROBLEMI DELLA GIOVENTÙ’ Il ministro per i Problemi della Gioventù, on. Caiati, in sede di commissione Affari Interni della Camera, ha il lustrato alcune delle inizia tive di più prossima attua zione da parte del suo mini stero. Il ministero ha allo studio tra l’altro — ha detto Caiati — provvedimento riguardan te i beni dell’ex-GIL, che po trebbero essere trasferiti al le Regioni, tranne pochissi me eccezioni riguardanti particolari situazioni del ti po di quelle del CONI. Il provvedimento prevede inol tre la sistemazione del per sonale della ex-GIL. Altre iniziative sono: un censimento delle associazio ni e delle attrezzature spor tive esistenti in Italia, qua le premessa per la formula zione di un piano, che do vrebbe avere una durata mi nima di cinque anni, avente lo scopo di fornire ai Comu-
ni le dotazioni sportive ne cessarie; l'esame delle attri buzioni del ministero della Gioventù. A questo proposi to Caiati ha chiarito che non si tratterà di un semplice trasferimento di competen ze da un ministero all'altro, bensì di una riorganizzazio ne delle competenze. Si pre vede in questo senso l’istitu zione di un consiglio nazio nale della gioventù, nel qua le saranno rappresentati tut ti i ministeri che sono inte ressati ai problemi dei gio vani. Il ministro ha infine chia rito che se ci sarà trasferi mento di competenza tra il ministro del Turismo e quel lo della Gioventù, tutto il problema dello sport, sia pu re attraverso la sua tradizio nale organizzazione, passe rà a quest’ultimo, sotto la vigilanza della presidenza del Consiglio dei ministri.
SPORT SERVIZIO SOCIALE NEGLI STATUTI REGIONALI Le Regioni a Statuto or dinario itela loro ancor bre ve vita hanno già dato un primo riconoscimento allo sport come servizio sociale inserendo voci relative all’ argomento in gran parte dei loro statuti. Compiuto questo primo passo, è la volta ora delle iniziative lese a dare un volto più concreto, sem pre a livello regionale, al servizio sport. A tutt’oggi si possono già registrare in proposito Tre proposte di legge. La prima è nata dirci lamento da un Ente Regionale (Veneto) e di essa daremo notizie più am pie quanto prima su queste stesse pagine. Le altre due. invece, sono stale realizzate a livello nazionale, una dai liberali e l’altra dal Centro Nazionale Fiamma. A proposito di quest’ultima proposta di legge, il te sto integrale viene riportato
sul n. 17 di CSI Flash. Qui. più sinteticamente, ne illu streremo quello che ne è un pò il punto essenziale, l’ari. 4, che dice testualmente: « Il Servizio Sociale per lo Sport è un'azienda autonoma re gionale. Il Servizio si artico la in due Gestioni: la Ge stione impianti; la Gestione attività ». Basta questo solo articolo per rivelare lo spirito in formatore dell’intera legge. Uno spirito che vanifica in partenza le possibilità di de centramento democratico of ferto dalle Regioni. Si vor rebbe creare con questa pro posta una gestione veri tei stica regionale dello sport quale non esiste neppure a livello nazionale e per di più con una soluzione tecnica che ricorda tanto la ex-GIL, solo che invece di una ne a v re m m o diciannove!
(segue a pag. 23)
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Cara, ti ha detta niente raMon?
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« Non fate la guerra, fate l’amo- t raggiungimento di limiti mondiare ». Lo slogan di qualche anno | li. fa’, che ancora resiste attaccato al I Ma è facile fare qualche risata su parabrezza di auto scassate, che i- questo argomento tragicomico; tanto commosse i falsi proeressi- ■‘ tragico per i meandri animali o sti del globo, si è rivelato poi quelsupercerebrali (spesso molto vici1 lo r>lno che oro* era: lina una trrwatina trovatine del m/an_ mon r-»'ì ni, come nel z-ooz-x caso delle i-ozxlz^irazze elet do dei consumi per far fuori alcu te), che lascia intravedere; comi ni milioni di dischi falsamente im- i co per la tradizione ridanciana pegnati, una moda ancestrale, una | boccaccesca che porta con sé (e •------ in-----------’ • ’ . ' " ogni --------maggiore libertà jj di « comprai-e „ I| che sopravvive, a dispetto di e « consumare » per la giovane ge- s educazione sessuale, come il1 sucnerazione. ! cesso cassettaro dei film pseudoChi faceva la guerra purtroppo ■ novellistici del filone Boccaccio l'ha continuata a fare, infischian- 8 ampiamente sta dimostrando in dosene di chi « amava i Beatles e | questa stagione). i Rolling Stones »; questo da una E’ logico che il « professor perparte e dall’altra del continente missive » inglese può aver ragiomondiale. L’amore, sentimento | ne; cento volte si è detto e scritmotore della vita umana, è tirato | to che i ritiri nevrastenici, le vite in ballo come elemento choccan- ' cenobitiche imposte ai non votati te perché universalmente prova- . per il cenobio (sportivo), tutto - -1------------c —fare ------certa to, quando occorre una ■„ quanto ha odor di costrizione, di impressione; e siccome oggi l’ar- I forzamento della natura, di sovtigianato letterario, cinematogra- I| vertimento forzato di istinti, deve fico, figurativo, traduce l’amore | essere respinto come nocivo prinella sua unica accezione fisica — ma di tutto per la libertà e lesivo, o quasi — ecco che, per fare col- | soprattutto, della personalità po, bisogna trarre alla luce, sulla 8 umana. scia dei sapienti business men, j H professore può anche aver ter gente d’affari, che sono gli artisti- | to, nel caso di atleti-uomini e atleartigiani contemporanei, l’amore I te-donne che spontaneamente si . accoppiata rr.—i », per usare | impongano, per intimo convir.cifisico, l'« un termine ippico sportivo (che I mento e personale volontà, anche l’ippica, ovviamente, c’entra i se frutto di consigli — responsax \ bilmente accettati — di seguire in questo caso molto ipoco). Tutti hanno letto che un allena- | una vita spartana e fuori dalle tore inglese ha dichiarato che fare : « tentazioni » (si diceva cosi, una l’amore prima della gara aumen- 1 volta) o, meglio, dalle « occasiota il rendimento dell’atleta, spin- il ni » della vita. gendolo, liberato da inibizioni e Quello che dobbiamo respingere fobie, verso la soglia del record ■ ancora una volta, invece, è la mamondiale (o, perlomeno, « personiera meccanicistica, mcistica, tecnica, « lanaie »). Subito si sono accesi i -prò 1 boratoriale »” di considerare l’uo. i i d1 considerale • • ' * ’ e i contro, con un ’1linguaggio (quo| mo e ’la donna. atleta èe picsv preso sto, si, da « incremento razze t Ancora ancora una volta voua li ’ancia equine ») meramente basato su |; come una macchina che deve reniti- I Aoro eoronro rii tlil'i; COIFIC Ìd*Ì SÌ dati dere sempre di• piu; j.come _ . Fisiologici, , ormonici: il senti- E .imponeva n ieri si un piano di allenamenmento non c'entra. ; Per un attimo sono venuti in i to cenobitico, oggi potrebbe venir mente gli t accoppiamenti sigfridila moda dell'amore: « controllaben inquadrato walkirie prestabiliti in laboratoto », pillolizzato, ]” rio dai nazisti per fare la razza nel tempo> c nello spazio, quale eletta; e abbiamo pensato a q_ quale parte importante e psichica della walkiria, di che tipo, potrebbe 1 es‘ ;I preparazione integrale dell'uomo sere scelta come adatta al record | e della donna al record « assoltinazionale o europeo; e quale al to ».
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' Ed è questo il punto più basso del livello degenerativo dell’essere umano considerato come macchi na, nello sport come nel ciclo produttivo: quello di rifilargli la schiavitù sotto forma di sublime libertà. L’uomo e la donna si di stinguono dall’animale per l’in telligenza che si aggiunge alla « natura »; gli atti sono più o me no gli stessi, dal mangiare, al be re, all’incontrarsi, al produrre, al l’amore. Ma il muscolo, il nervo, il « riflesso » umano è guidato dal la intelligenza. Intelligenza è si nonimo di comprensione; e si comprende con l’analisi e con la sintesi, cioè col cosi detto ragio namento e con il sentimento, due aspetti di una stessa capacità in tellettiva che riesce a trarre qual cosa di più da ogni materia, al di fuori del peso, della dimensione, della densità. E’ singolare scrivere queste cose ovvie avendo la sen sazione di scoprire (o « riscopri I re ») una novità. Qra sottrarre l’amore, anche inte’ - . ’ ............... so come atto fisico, alla libertà, per negarlo o imporlo su una ta bella di allenamento, rientra nel « metodo di produzione » che dob biamo respingere. Questa volta, pe rò, l'ennesima insidia alla libertà dell’uomo sportivo è più sottile; offrendo, permettendo, anche ad ora fissa, si diventa. più . popolari, f . ssij usurpa più facilmente la men tita spoglia avveniristica pseudoprogressistica con cui ingannare ja j^assa H rto non muta: è quell’in■ adrare la steSsa libertà, o licenza che dir si voglia, in un’ora, piano di allenamento, cleri| ,n un .j « fine » rigoroso di miglio|■ il record, che fa so■■ spetto e paura, , 1 Ma forse il professore allenatore t britannico non voleva arrivare a tanto; pensava, può darsi, di in serirsi anche lui, più o meno in consciamente, nel filone di moda e di richiamo dei « di niente vestiti ». PAOLO VALENTI
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Racconto, sul filo di certe note raccolte sul taccuino in assoluto disordine, la giornata dei campionati di Viareggio. Di tecnica non ne parlo, di tecnica se ne è già parlato. Se ne è parlato subito, naturalmente, perché V un campionato nazionale è un punto di arrivo, un metro per misurarsi: ma dietro ai risultati — risultati eccellenti come sapete, con quel bel mucchietto di record nazionali e dei campionati che sono stati battuti — dietro le cifre, dietro gli applausi e le coppe, c’è stato anche dell’altro. Gli atleti non badavano, infatti, soltanto a gareggiare, ma pensavano, vivevano una loro giornata più o meno speciale. Oltre che dei numeri erano anche dei nomi, di ragazzi e di ragazze con le loro piccolissime o grandissime storie. Un mosaico di storie di ragazzi italiani che fanno o vogliono fare sport. Ecco: qualcuna «di queste storie mi è rimasta in mente, mi ha colpito, e ve la racconto.
Scusa, mi racconti la tua storia?
\ Questa ve l'ho già in parte ac cennata: è la storia di Mario Mo relli, di Trieste. E’ arrivato a Via reggio dopo un faticoso viaggio, ha dormito, ha ascoltato la messa al campo, ed è stato subito chia mato in pista per disputare la prima finale. Erano le otto e qua rantanove: pronti, via! Dopo quindici secondi e un decimo il primo ha spezzato il filo di lana, dopo diciassette secondi e sei de cimi, Morelli è passato per ulti mo. E i suoi campionati sono fi niti così. Senza nessuna tensione agonistica, senza eliminatorie, senza suspense. A freddo. Poteva prendere il treno e tornare a Trie ste. Mario Morelli è un bel tipo di diciannove anni, fa l’istituto nautico a Trieste e diventerà ca pitano di lungo corso. Ecco cosa mi dice: « Pensavo di fare di piti, non molto, ma qualcosa. Non mi rammarico di essere arrivalo ultimo, ma di non
aver migliorato la mia prestazio ne. Perché mi intervista? ». Gli spiego che il fatto di parla re con l’ultimo arrivato della pri ma gara, insomma con il primo ultimo mi sembra perlomeno di vertente, se non proprio interes sante. Dice: « Sa, per me non è poi mica tanto divertente. Capisco però la cosa, ma non c’è qualcuno che ha detto che l’importante non è vincere ma partecipare? Bene, per me è così. Io lo sport lo faccio per farlo, e basta. I tempi, i risul tati, i campionati, le gare, sono necessarie se si vuol fare un pun to della situazione, se si vuol mi gliorare. Solo se si cerca sempre di superare si può progredire. Non crede? » Credo, certo che credo. Mi sposto nella zona del lancio del peso e del salto in alto. C'è k una ragazza carina che fa il giu- r\ dice e si intromette: « Qui non ci 'v 7
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si può stare^- spiega — altri menti gli atleij perdono di con centrazione ».Jr Ecco, già/ la concentrazione. Sorrido perché, mi sale rapida mente un pensiero alla mente: se gli atleti si guardano intorno cer to li distrae di più la giudice ca rina che non me. Bah, sarà poi vera questa faccenda della con centrazione? Mi salva dall’espul sione l'intervento di un giudice anziano, un giudice-capo proba bilmente. Posso stare in campo, ma mi raccomando! Sta saltando Lorenzo Bianchi della Riccardi di Milano, società benemerita per cento cose. « Sen ta, cos'è questa faccenda della concentrazione? ». Bianchi ride: « Niente, ci si raccoglie un mo mento prima di fare il salto, per coordinare tutti i movimenti, ec co. Ma tanto i movimenti se uno si allena bene, sono automatici, istintivi... ». « Ma non la distrae la gente che grida, un arrivo sulla pista con le urla del pubblico, i colpi di pi stola, inspmma non perde la con centrazione? ». « No, a me non mi distrae proprio nulla. La concen trazione è una storia... ». Il ragazzo è genuino, fa il fale gname a Pandino che è un centro della periferia di Cremona, ha diciotto anni, è alto un metro e 98 e salta alla Fosbury, cioè all'indietro, di schiena. Bene, il ragazzo parla: « Sono sesto o settimo nelle graduatorie assolute italiane ». Ha un record di due metri e sei, una misura da punti esclamativi. Il divertente è che dopo i due metri che Bianchi supera bene, si devono andare a cercare dei « ritti » più alti, per ché non si pensava che i « ritti » di due metri fossero troppo poco. « Sa, è la terza volta che quando gareggio io devono cambiare i « ritti », non riescono ad abi tuarsi all’idea che uno del Centro Sportivo salti più di due metri... ». Ride, discute, dice la sua battu ta, poi chiede permesso, fa un paio di mossette, guarda in terra, si ferma, si dondola un attimo, prende una vaga rincorsa e si lan cia. A prendere la maglia di cam pione italiano.
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Mi sposto rapidamente a Camaiore dove c'è una specie di suc cursale dei campionati. Incontro Piero Chillè, presidente del Co mitato Provinciale di Messina. Parliamo. Dice cose interessanti, concetti nuovi. E’ uno che ha ca pito molte cose. In genere i diri genti parlano di cifre, di tempi e di tecniche. Questo dirigente par la anche un poco difficile, ma ha immagini chiare: « Il guaio, il dramma di una dittatura al di là delle conseguenze politiche, morali, sociali, è soprattutto nel fatto che toglie alla gente il senso critico. E senza senso cri tico non c’è cultura. Bene, noi vi viamo in un mondo che ha tante dittature: dittatura a scuola, dit tatura a casa, dittatura in ufficio, anche dittatura nello sport. Ecco ~-i dirigenti spesso dicono ai ragaz zi: "Tu non pensarci, tu allenati, fai come dico io, questo e quest' altro. Non ci pensare, vedrai che poi i risultati verranno". Uccido no il senso critico, fanno della dittatura... ». Accidenti è vero. Uno si sente dire « non pensarci », fai come di co io che fai bene e si lascia inca nalare. Si abitua a farsi incana lare e domani magari si fa inca nalare su cento altri binari. «Capito? — dice Chillè — Trop po spesso gli atleti non pensano. Fanno lo sport come fosse un la voro faticoso e non per giocò. Be ne adesso i nostri, quelli del cen trosportivo hanno cominciato a pensare... » E gli altri? « Gli altri, quelli che non hanno mai pensato finiscono per trovare il loro tet to: il limite, e allora pensano di essere falliti, di non essere riusci ti ed è un trauma. Chi pensa capi sce i problemi ad ogni momento, Ja autocritica, conosce i propri li gniti, naviga sempre in una zona possibile, sulle acque più còngemiali. Non è traumatizzato dalla nnancanza di un risidtato, perché ssa sempre cosa potrà ottenere...
Così quando c'è un campionato il problema è quello di un confronto con gli altri, non di superare gli al tri, ma di superarsi, di superare se stesso... ». Teoria? Mah, andiamo a sentire i ragazzi.
Rita Fabrizio è di Bovino, un paesone tra Ariano Irpino e Fog gia. Ha quindici anni e fa il getto del peso « Da noi è cambiata la mentalità. Non solo per lo sport, anche per gli emigrati. Gli emigra ti hanno riportato certe mode, cer ti atteggiamenti, così da noi qual cosa è cominciato a cambiare. In qualche anno anche noi ragazze abbiamo potuto fare sport... ». Qual era il problema? « Beh qualcuno diceva perfino che lo sport era immorale. Poi il fatto di stare coi ragazzi. Dividersi tra ra gazzi e ragazze non è utile, è con troproducente. Lo sport non fa differenze di sesso, ci abitua a affrontare problemi insieme. E' meglio per tutti... ». I tuoi genitori ti hanno ostaco lata? « No, loro sono aperti. Non mi hanno ostacolata, anzi... Però, ecco, l’esempio è servito agli al tri. Ora vengono altre ragazze. In samma, da noi adesso non è più un problema, possiamo comincia re a cercare di risolvere altri pro blemi. E poi pensi al fatto di viaggiare. Dicevano ” Non sia mai: viaggiare! " Come se fosse il dia volo. Adesso se dobbiamo andare ad un campionato i nostri genito ri ci lasciano ». Racconto fatti di Sicilia. A Novara di Sicilia, Carmelina non aveva mai visto il mare. E si tratta di un posto a meno di quat tro chilometri dal mare. Là il di rettore dell’ufficio postale ha fat to cultura. Come? Facendo fare ai ragazzi un giornalino locale. Pri ma era solo una palestra di umo ri, poi ha cominciato ad affron tare i problemi del paese. Con im pegno, con interrogativi al Comu ne. 11 discorso è passato dritto at traverso lo sport. C’è una squadra di terza categoria, dilettanti e molti ragazzi del luogo non gioca no perché per rinforzare la squa dra prendono atleti di altri paesi. E’ nato un problema, un discor so. E’ nata anche una polisportiva gestita dagli stessi ragazzi, con il calcio, ma anche con l’atletica, e poi con il basket e la pallavolo, giochi che a Novara di Sicilia non avevano mai visto. Carmelina ha finalmente visto il mare, i ragazzi hanno fatto
sport, gli adulti hanno comincia to a considerarli meglio di prima; insomma la società è cambiata sotto la spinta culturale di uno sport inteso culturalmente.
Maria Rita La Vigna invece non aveva mai fatto un viaggio in tre no. Non hai mai viaggiato? « In treno no. Non ho mai viaggiato. Nemmeno fuori dalla Sicilia sono stata In Sicilia sì, coi genitori in macchina. Anche per le gite sco lastiche: in pullman e si andava e veniva prima di sera ». E adesso? « Adesso sono a Via reggio. Abbiamo fatto ventidue ore di treno, il mio primo viaggio fuo ri dalla Sicilia, il mio primo viag gio da sola... ». La storia di Maria Rita è la sto ria di Enna, provincia centrale del la Sicilia: la chiamano l'ombeli co della Sicilia, ed è una città ar rampicata su un monte, circonda ta dalla Sicilia intera. « E' stata mia sorella che mi ha permesso di ottenere questo ri sultato. Lei è quella che ha lot tato. Non poteva fare sport perché si doveva mettere i pantaloncini corti. Così lo faceva di nascosto e mio padre qualche volta lo sco priva e la rimproverava. Non è che mio padre sia uno all’antica. Dice che a Enna bisogna fare così. E’ evoluto rispetto agli altri, ma questa storia dei pantaloncini! Io ho avuto vita più facile. Solo che quando ho avuto la possibilità di venire a Viareggio mio padre non voleva, non aveva fiducia. Poi si è convinto ». « Evidentemente ha fiducia, no? » « Beh, è vero. Però è stato
difficile ». Impressioni? « Non lo immagi navo così. Io me lo sono sognato per delle notti questo viaggio. E’ tutto più bello di come lo sogna vo. Poi ad essere liberi ci si sente meglio. Così senza controlli, ognu no che può fare quello che vuole. Ci si sente responsabili, si ha più rispetto di tutto ». E il viaggio con altri? « Bellissi mo. Ci siamo divertiti moltissimo a farci scherzi di tutti i generi ». E Viareggio? « E’ una città di spersa, lunga. Io credo che non si possano fare troppe amicizie ». Perche fai sport? « A Enna è lo unico modo per uscire da certe gabbie, da certe mentalità, per fare qualcosa di più che starsene a casa. Poi ho fatto il getto del peso per riuscire a venire a Via reggio. Lo sport è stato importati- . tissimo per me. E’ importantissi- r\ mo per tutte le ragazze della mia y
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si abitueranno anche a questo e cambierà mentalità... ».
città. Poi 5Z'' tanno sbloccando certi tabù. Lo cambio di idee con i ragazzi per e. •mpio aiuta a cono scerci di più: e meglio. E' impor tante ». La cosa più bella di questo viag gio? « La sensazione di sentirmi viva, vera, di realizzarmi in qual che modo... ».
A Torregrotta, nell’interno della provincia di Messina lo sport era malvisto fino a qualche tempo fa: « lo sport è immorale ». Lo sport sta oggi addirittura cambiando la storia di questo paese, come è successo a Novara di Sicilia. Pietro Nastasi è di Torregrotta, fa la marcia. Torregrotta ha quat tromila abitanti. Da cinque-sei an ni si fa sport, sport che è stato portato dal CSI, da quei dirigenti benemeriti che vanno a cercare ra gazzi nei posti più impensati. « Antonazzo è di Torregrotta, è forte nei 5000 metri ». Dice Pietro. Perché fate proprio la marcia a Torregrotta? « E' l'unico sport. La marcia o le corse di resistenza, i cinquemila metri appunto. Non ci sono impianti, sa. Così per fare sport usiamo uno stradone di mil le metri, molto largo, dove non passano quasi mai le macchine. Lì ci si allena e si corre. Però solo per marcia e lunghe distanze ». Cosa è cambiato con lo sport nel tuo paese? « La mentalità. Noi ci si raduna per divertimento, si marcia per divertimento e si cor re. Così abbiamo imparato a fare qualcosa. A organizzarci, a orga nizzare gli allenamenti, la prepa razione, tutto. C’è più vita. Poi il movimento adesso ha investito tutti i ragazzi. Abbiamo comincia to in pochi, poi sono venuti gli al tri; da 20 che eravamo, adesso siamo una settantina. Adesso da noi non dicono più che lo sport è immorale... ». E le ragazze? « Al mio paese le ragazze andavano e vanno in mi nigonna, perché è la moda. E nes suno diceva niente, insomma era stata accettata. Però guai se si mettevano in pantaloncini per fare dello sport! Adesso una decina di ragazze fa sport, è nella società, la gente non ci fa caso. Piano piano 10
Carlo Andrea Giorgetti gareg gia da solo. Nell’asta. E' di Lucca, a un tiro di schioppo da Viareggio, Studia per geometra e ha 17 anni. Assisto alla sua gara con pochi altri. E’ tardi, lo stadio è deserto, atleti e dirigenti sono andati a mangiare. Comincia a saltare da tre metri e 80. Se salta ha vinto, se non salta non è nemmeno nei piazzati; mi sembra un motivo di suspense drammatica. Vado e glie lo chiedo. « No, nessuna suspense. Io salto quattro-metri, e tre e ottanta li do vrei farè^come ridere... ». Questo Giorgetti è un tipo in teressante, scattante, deciso. Mi chiedo cosa ci provi a gareggiare da solo. Solo in tutti i sensi, senza 'avversari da battere visibilmente e senza pubblico che applaude. Solo con qualche giudice, un paio di amici, un paio di avversari che sono rimasti a guardare, Peppino Armenise che ci vuol ricavare una sequenza di salti da farne un ser vizio fotografico e io. Qual è la spinta, insomma? « Mi diverto a fare sport. Sa, nella vita c'è già tanto da tribola re: lavoro, studi, farsi una strada. Se uno drammatizza anche lo sport, allora! Io salterei anche se fossi da solo, senza nemeno un giudice, dico... ». Carlo Andrea Giorgetti ha salta to al secondo tentativo i tre metri e ottanta. In questo modo ha vinto il campionato. Giorgetti è rimasto quasi solo a tentare i quattro metri, non ci è riuscito, ha avuto un gesto di stiz za. Gli chiedo: cosa si prova in uno sport come il salto con la asta, che anche vincendo si finisce sempre con una sconfitta, con un salto non riuscito? « Ci si fa l'abi tudine. E ci si ricorda subito che abbiamo un limite, anche se oggi magari siamo i più bravi... ». Santo Gagliano mi informa di vecchi problemi. A Catania cè
buona volontà e qualche impian to. 1 pochi impianti sono insuffi cienti perfino per giocare al cal cio, poi ci sono i custodi. Gli im pianti sono chiusi e i custodi non se la sentono di fare straordinari, magari non pagati. Dice Gagliano: « Come è possibile fare propagan da per lo sport in queste condi zioni? Se i ragazzi dicono: va bene, veniamo. Dove li portiamo poi? Insamma se anche si volesse, non si potrebbe fare nulla ». Ci sono soluzioni? « Il Comune dovrebbe fare delle scelte. Ma do vrebbe fare scelte politiche, tutti parlano ma non si agisce, e allora le cose restano come prima... ». L’unione con la FARI? « Positi va. La promiscuità aiuta i ragazzi, il ragazzo comincia ad essere ami co dell'altro poi anche amico del la ragazza. La base ha capito il discorso. Adesso l'ambiente si smuove: ragazze che non uscivano di casa ora possono farlo. E non si tratta di una resa da parte dei genitori, ma di una autentica pre sa di coscienza. I genitori sono spesso coinvolti nella faccenda, così si interessano, fanno il tifo, aiutano. Poi i ragazzi: hanno tro vato l'occasione per riunirsi, per discutere insieme, per fare ami cizie. Lo sport li aiuta. Così pen sano più ad associarsi che a vin cere che a ottenere risultati. Per qualcuno arriva anche il risultato, ma l'importante è che si sia capi to che lo sport è un modo di ve dere, di concepire la vita. Uno strumento anche per certe verifi che. Da noi sembra l’abbiano ca pilo ».
Per Angelo Bonacina questo è un problema che non esiste. Era già stato superato. « Da noi succe deva già che ragazzi e ragazze ga reggiassero insieme. Il problema lo avevamo già risolto ». Bonacina è di Lecco. Continua: « Adesso c’è più amicizia tra ra gazzi e ragazze. Noi abbiamo ima società con 850 soci che si tassano per fronteggiare le spese. Gli atle ti sono trecento tra ragazzi e ra gazze e pagano 500 lire. Gli altri di più. La nostra è una società che vive bene, si autogestisce ed è pra ticamente autosufficiente ». Bonacina tiene su un comitato che fa anche risultati. E’ un esem pio interessante. Una società che si autogestisce, impianti prestati da chi li ha, e via dicendo. Ecco: se chi ha gli impianti — scola stici, del comune, militari o chessò — li cedesse anche alle piccole società, il movimento potrebbe es sere esteso. Potrebbero fare sport
anche quelli che lo voglio fare sen za poter ottenere grandi risultati, insomma lo sport come servizio sociale, come alternativa ad altre attività del tempo libero. Invece gli impianti spesso sono chiusi, custoditi solo per i mostri sacri. Nunzia Paracchini, sedici anni di Cameri, presso Novara, cam pionessa dei 100 metri. « Lo sport mi piace farlo, non vederlo, ecco perché ho deciso di correre. Al mio paese non è dif ficile fare sport. Basta andare a Novara — sono sette chilometri — non è un gran sacrificio. Il campo è vicino, l'allenatore è bra vo, la buona volontà ce l'ho: in somma tutto quadra. No, non mi ro a risultati, mi piace gareggiare, ecco. Studio ragioneria, poi vor rei entrare all’ISEF per fare sport anche dopo, insegnare educazione sica ». Cosa ti ha dato lo sport fino ad ora? « Mi ha fatto viaggiare. Mol to. Solo con lo sport ho potuto muovermi e muovermi da sola... ». Se in una gara dovessi sceglie re tra vincere con un tempo qual siasi o battere il tuo record perso nale, cosa faresti? « Preferirei bat tere il mio record personale an che arrivando ultima. L'importan te è fare sempre meglio... ».
Uno che ha fatto meglio di sem pre è Roberto Zanoli nei 3000 me tri. Ha abbassato il suo tempo personale di 13”, un botto! Zanoli è di Domodossola ma gareggia per la Balangero di Torino, la stessa società di Arese. Cosa ti ha dato lo sport? « Conoscere gente. Vivere dap pertutto con amici dappertutto. Esperienze diverse dalle solite. Usi, costumi, mentalità. Scoprire che abbiamo più o meno tutti gli stessi problemi: cercare di risol verli insieme. Mio padre prima non mi conosceva. Adesso ha im parato a capire quello che cerco. Soffre forse più di me se non mi piazzo. Qualcuno mi diceva: se facessi il calciatore, almeno gua dagneresti dei soldi. Non conta. Lo sport mi piace così, non per guadagnare. Adesso ho molli ami ci, non solo quelli del bar a Do modossola. Amici dappertutto. La amicizia è importante: ti aiuta avere un antico quando pensi troppo o hai delle crisi ».
E Roberta Fodale? Ricordate, ve ne ho già parlato. E’ quella ragazza vicentina che gareggiò in
modo scarsamente ortodosso nel la corsa ad ostacoli. Erano tre finaliste e Roberta è arrivata ter za. E’ una bella ragazza dagli oc chi suggestivi, ha diciotto anni e fa quattro sport diversi: « Lo sport è una passione, ma anche un modo di esprimermi, di con trollarmi, di realizzarmi ». E' figlia di un generale, fa il quinto liceo, è una estroversa che la casa e la scuola non sono suf ficienti a contenere. Ha gareggia to in modo strano, misurando gli ostacoli uno per uno, non preoc cupandosi del pubblico, della giu ria e del tempo che realizzava. Perché? « Perché l'importante era che arrivassi e prendessi punti per la mia società ». Cosa trovi nello sport? Perché lo fai? « Si sta a contatto con la gente. Si impara a capire. Mi piac ciono i dialetti. Ascoltare la gente. Discutere. Io a Vicenza faccio parte di un gruppo misto, cioè siamo un gruppo che discute pro blemi di tutti i generi, c'è anche un sacerdote: per esempio si di scute di come noi vediamo la fa miglia, di cosa dovrebbe essere la famiglia oggi. Questo faccio a Vicenza. Poi quando vado a ga reggiare verifico certe idee. Si par la con altra gente, si affrontano problemi più ampi, con orizzonti diversi. Vicenza non è tutto il mondo. Ecco: capisce? Si pensa sempre che la nostra casa, la stra da, la piazzetta o il paese siamo tutto il mondo. Il mondo non è quello, ce n'è tanto di fuori. Tanto mondo che può insegnarci tante cose. Lo sport mi ha aiutalo a scoprire tanti altri mondi. E’ sta to un modo di introdursi in altre società, in altri gruppi. I genitori? Hanno fiducia in me e mi lascia no fare. Cosa ho imparato? A va lutarmi. Adesso ho una visione piuttosto chiara di quello che pos so e non posso fare, delle mie ca pacità, insomma. Dei limiti. So abbastanza bene cosa posso rea lizzare. Per questo, sa, non mi im porta che qualcuno abbia riso mentre saltavo gli ostacoli in quel modo. Non è mica importan te il giudizio della gente, l’impor tante è quello che fai... ».
Ecco: un giorno di note dal taccuino di Viareggio. Per scopri re che adesso nello sport gli atleti pensano, non guardano solo a far risultati. E per scoprire tante al tre cose importanti, che valeva la pena di raccontare e che vale la pena di meditare un poco. ENZO BALBONI
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«MB a cura di Nando Martelli™
Non ha oroorio oerso tempo Mark Spitz. La natura lo ha fornito di ogni dono per essere un grande uomo dello sport. Ma lui non ha voluto essere dei nostri, uno di coloro che si innamorano dell’idea spor tiva e ne fanno un ideale di vita. Mark Spitz ha una capacità tora cica eccezionale, doti di recupero prodigiose, mulina delle braccia lunghissime come pale, sforbicia con gambe che si piegano anche all'indietro dalla parte del ginoc chio, calza il numero 46 di scar pe, quindi è come se avesse pe rennemente le pinne. Ed in più ha una volontà di ferro, che lo porta con accanimento alla ricer ca della vittoria. Ma il carat tere è lontano dal mondo dello sport: Spitz è, semmai, un uomo di oggi che si è applicato allo sport. Le sue risposte villane, le sue sbruffonate sono celebri quan to i suoi record. Ha voluto stra vincere a Monaco per cancellare le sconfitte subite a Messico da parte di Shollander. Ma è arrivato alla sua meta (facendo molto più di Shollander) solo quando il con nazionale avversario gli aveva la sciato il campo. Un fenomeno del la natura, che non avremmo forse ammirato mai, senza la delusione americana. « Vincerò 6 medaglie d’oro», disse sbarcando in Messico. E ne vinse solo due di meda glie d’oro, con una d’argento e una di bronzo. Un successo per chiunque, ma non per Spitz che covò la sua vendetta personale du rante quattro anni, fino alle set te medaglie e ai sette record di Monaco. Proprio mentre televisione, radio e giornali di tutto il mondo lo in nalzavano fra i più grandi cam pioni di tutti i tempi, eccolo por tare le famose scarpette in mano fin sul podio d’Olimpia, con la marca bene in vista. Quelle scap pette hanno fatto più male allo sport del pugno nero di Evans. Perché questo aveva il suo ideale da inseguire, mentre il gesto di Spitz è stato un insulto a tutti
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quelli che credono ancora nello sport. Ha rilanciato perfino Brundage! Dopo la tragedia di Monaco, ec colo chiedere di rientrare subito in patria, egli che è ebreo ma non israeliano e quindi non avrebbe nulla a temere. Arrivato in California, però, ab bandona ogni timore e si mostra in pubblico ovunque, per mietere il giusto trionfo, facendo nascere il sospetto di non aver voluto per dere un secondo: aspettare la ce rimonia di chiusura poteva ritar dargli i programmi. Già non era
piti un uomo di Olimpia. Ha impe gnato il suo nome in una campa gna di pubblicità, intascando su bito un miliardo. Poi ha parteci pato ad uno show pubblicitario accanto a Bob Hope, ha sostenuto con successo un provino ad Holly wood, ed ora non deve far altro che scegliere il film da girare. E' un altro atleta che salta dalla pi scina al cinema, come Johnny Weissmueller, come Esther Wil liams. Ma lo fa in modo più bru tale dei suoi predecessori. Ha deci so di abbandonare i sacrifici delle gare e, visto che lo può, di nuota re d’ora innanzi nell’oro. Forse l'uomo frettoloso di oggi arriva anche a giustificarlo, a perdonar gli la mancanza di ritegno nello sfruttare la celebrità ottenuta al l’ombra dei cinque anelli. Gli spor tivi, no. Non lo giudicano, perché non se ne sentono all’altezza, ma certamente non lo approvano e non gli sono più accanto. Le belle sette medaglie d’oro non poteva no essere onorate in un modo peg giore. NANDO MARTELLINI
E allora orino i asti ìHfeao agonismo Uno dei compiti della società sportiva è quello di organizzare l’attività agonistica. E questo è detto a chiare lettere nell’articolo 4 dello Statuto. Oggi, però, — e non mi sembra di essere il solo — ci si pongono molti interrogativi a questo pro posito, soprattutto quando si met te di fronte questo compito con quello di promuovere e realizzare uno sport servizio sociale, uno sport per tutti e di tutti. L’attività agonistica, infatti, — così com’è concepita generalmen te oggi — tende di per sé a sele zionare, a scartare, a marginalizzare la gran parte di coloro che vorrebbero praticare Io sport ma gari soltanto perché non hanno doti e abilità fisiche tali da ri sultare competitivi. E ciò perché agonismo significa operare in modo da superare l’altro (o l’altra squadra), da prevalere sull’avver sario. Gli interrogativi che mi pongo quando sono posto di fronte a questo problema sono parecchi e non sempre riesco a trovare ri sposte che mi convincano. Per esempio: E’ sufficiente intendere l’agonismo (e dunque la pratica sportiva) in un modo diverso da come è concepito oggi nello sport per realizzare un’esperienza spor tiva diversa? Oppure: Bisogna piantarla di organizzare campio nati e tornei? Ma allora che at tività sportiva fare? E come ri spondere a coloro che affermano che senza agonismo non è possi bile concepire non solo una qual siasi attività sportiva, ma la vita stessa poiché il desiderio di pre valere è un dato « naturale » del l’uomo; un dato che si manifesta fin dall’età della prima infanzia e che sempre ha guidato la storia dell’uomo? Evidentemente gli interrogativi sono grossi. Ancora una volta ten to di rispondere sapendo già ora che le cose che dirò non soddisferanno probabilmente nessuno, me compreso.
Anzitutto non credo che l’ago nismo, la competitività, sia un da to così naturale come si crede o si vuol far credere. Che si mani festi nella storia e nella prima infanzia non significa di per sé che è un dato « naturale »■ La na tura è mistero non ancora sonda to completamente (se mai lo sarà) e io non mi fido molto di coloro che, per far valere la propria idea o la propria opinione, dicono que sto è « naturale », credendo di chiudere la bocca a tutti. E che l’agonismo non sia « na turale » lo testimoniano centinaia di ricerche antropologiche che
Oggi, poi, nella nostra società tecnologica e industriale sempre più si manifestano tendenze ver so la coperazione, piuttosto che verso l’agonismo, poiché si co mincia a capire che la competi zione può essere anche affasci nante, ma non serve a creare una vita migliore. (Quando, per esem pio, diviene pubblica la dichiara zione che fra un paio d’anni coranno insieme nello spazio, si ma nifesta una scelta che fa passare la storia della cosmonautica dalla competizione alla cooperazione. E tutti sono contenti perché que sto passaggio significa non solo
negli ultimi quarantanni hanno proprio dimostrato il contrario mostrando come popoli diversi, in diverse situazioni culturali, possono essere bellicosi o pacifi ci allo stesso modo; possono es sere agonistici o cooperanti a se conda dell’ambiente, dell’educa zione, dei tipo di società in cui vivono. Dunque, stando alle rismonauti americani e russi volecerche molto serie di questi stu diosi, si deve dire che l’agonismo è più frutto della cultura, della situazione storica e sociale che della natura.
meno spreco di energie, di quat trini spesi in ricerche separate, ma significa soprattutto passare in qualche modo dalla guerra alla pace). Non nego — sarei stupido se lo facessi — che un po’ tutta la so cietà in cui viviamo (dalla fami glia alla scuola, dal lavoro ai rap porti internazionali fra paesi di versi) è ancora fondata sulla com petizione, sull'agonismo. Ma mi sembra di capire che le tendenze verso cui si avvia la vita della gente, siano di segno contrario. r\ Non dico che questo cambiamen- *~y
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to succederà domani o dopodo mani. Dico semplicemente che 1’ uomo si sta accorgendo che non può fare migliore la vita — come l'uomo ha sempre desiderato e desidera — seguendo il principio della competizione individuale e collettiva. Ora, insistere e persistere su una strada esclusivamente orien tata dalla competizione, dall’ago nismo, vuol dire in qualche modo far sì che si regredisca verso una società che esalta valori che ap partengono più al passato, all'in fanzia fisica e storica dell’uomo, che al suo presente e al suo futuro; significa soffrire di infantilismo. — Le balle sono poche! — mi si dirà. I ragazzi che fanno una società sportiva o che entrano in una di esse vogliono fare sport e, dunque, per dare una risposta a questa esigenza occorre organiz zare l’attività agonistica. Lo dice anche lo Statuto! — Qualcuno magari aggiungerà: — Certo, fare uno sport per tutti ci impegnerà a organizzare in modo diverso le competizioni agonistiche. Per i più piccoli e per i più deboli sarà ne cessario trovare misure diverse e accontentarsi di risultati inferiori. Ecco, io credo che questo non basti. Ossia non credo che si pos sa risolvere il problema sempli cemente sotto l’aspetto quantita tivo: meno allenamento, corse più brevi, partite con tempi di un nu mero inferiore di minuti rispetto a quelli dei vari regolamenti, ecc. Mettersi in una prospettiva di versa — com’è quella dello sport servizio sociale — non significa semplicemente essere attenti agli aspetti quantitativi, ma soprat tutto agli aspetti qualitativi. E’ la qualità di sport che dev’essere diversa, non la quantità. Conti nuare a lavorare sul medesimo schema del passato (che è anche quello del presente) significa non cambiare sostanzialmente nulla, significa conservare e perpetuare tutte le alienazioni umane presen ti sia nella vita, sia nell’esperien za sportiva- Non significa certo
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costruire una vita migliore, diver sa, sostanzialmente diversa, tale da liberarci da queste alienazioni di cui un po’ tutti, ragionando, ci accorgiamo. Credo che nell’operare questo ----- i_-------- -- ;giochi ’"'i un ruolo imcambiamento portante l’animatore culturale sportivo. In concreto mi sembra che que sto sia il processo di cambiamen to per passare da uno sport selet tivo, agonistico, alienante a uno sport che sia liberante, manifesta zione di esperienza di coperazione e di collaborazione; uno sport, in somma, servizio sociale nel senso più autentico e innovatore del ter mine. I ragazzi faranno sì una società sportiva o entreranno in una già esistente volendo praticare lo sport e volendo fare un’attività agonistica. E, quindi, la società sportiva — come dice lo Statuto — avrà il compito di organizzar la in modo conveniente. Questa, però, sarà semplicemen te una prima risposta a un'esigen za che si manifesta: è solo il pri mo passo, non il traguardo. Infat ti, se siamo attenti a tutto il con testo dello Statuto vediamo che la prospettiva, il cammino da per correre è ancora molto lungo. Organizzare l’attività agonistica, dunque, è semplicemente il com pito iniziale, il dato di fatto di fronte a cui ci troviamo. Ed è da questo dato che occorre partire per realizzare il compito primo di rivolgere una proposta costante ai giovani non solo di realizzare un'esperienza sportiva, ma un’e sperienza di vita associata che è offerta a tutti indistintamente, per promuovere — come dice lo articolo l — « un movimento spor tivo giovanile che vive l'esperien za dello sport come momento di educazione, di maturazione uma na c di impegno, in una visione ispirata alla concezione cristiana dell’uomo e della realtà ». (Tra parentesi bisognerebbe anche pre cisare che il lesto dello Statuto più che a un « agonismo » in sen-
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so stretto si riferisce alla organiz zazione di gare, genericamente in tese, in contrapposizione alla « preparazione tecnica » intesa co me allenamento o esercizio prepa ratorio indispensabile affinché lo sport dia i suoi frutti sul piano fisico e psichico). L'animatore culturale sportivo dunque, deve partire evidentemen te da una situazione iniziale di vita (la voglia di fare dello sport e di farlo così come inteso nor malmente: agonistico, competiti vo, selettivo...) ma facendo in mo do che da questa condizione si
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passi ad una condizione diversa qualitativamente. Il che significa passare da una condizione aliena ta (che si manifesta nell’accettare le regole della società e del mondo sportivo così come sono, acritica mente) a una condizione di libertà che presume una coscienza critica di ciò che si è, di ciò che si fa e dei molivi per cui si è in un certo modo e si fanno alcune cose in vece di altre. Far sì che i ragazzi della socie tà sportiva sviluppino in se la propria coscienza critica è dun que il primo passo in avanti. E
questo avviene se l’animatore fa sì che i ragazzi s'interroghino su ciò che stanno facendo, sulla pro pria esperienza nella società spor tiva. E' giusto che loro siano lì e pos sano praticare lo sport, possano divertirsi mentre tanti altri nello stesso quartiere o nello stesso paese stanno fuori dal recinto? E' giusto che ci sia un recinto? E' giusto che questa esperienza che loro stanno facendo non sia acces sibile a tutti? Perché non è ac cessibile a tutti? Sono domande semplici. Sono domande che tutti possono capi re. Sono domande che devono per manentemente costituire il tessu to della vita associativa della so cietà sportiva. E poi ancora: Se non è giusto, come fare in modo che la situazio ne cambi? Chi deve operare il cambiamento? Come si può risol vere la situazione e da ingiusta farla diventare più giusta? Sono altre domande semplici. E dalle risposte cominceranno a emergere le alienazioni esistenti nelle persone. Si dirà infatti: — E’ il prete che deve cambiare men talità. — Oppure: — Ci vuole qualcuno che abbia i quattrini per fare un impianto più grande, ca pace di ospitare tutti. — Ecc. Qui appare l’alienazione perché si tenterà di scaricare su altri la responsabilità di un’azione, di un cambiamento. E bisognerà riflet tere a lungo su questo fino a ca pire che chi deve operare il cam biamento non è né il prete, né lo industriale, né l’uomo politico. E’ il gruppo dei ragazzi, è la società sportiva che deve cambiare, che deve operare il cambiamento. E questo perché non si possono tra sferire su altri le proprie respon sabilità. In questo lavoro collettivo di presa di coscienza, di assunzione di una coscienza critica, proba bilmente uno dei nodi sarà ap punto questo: l’attività che svol ge la società sportiva, lì dov’è, il modo di intendere questa attività,
non è una delle cause dell’ingiu stizia esistente? E se la risposta è positiva, co me cambiare? Come realizzare una attività diversa che sia almeno tendenzialmente per tutti e di tutti? Credo che non esistano soluzio ni a priori, prefabbricate, preco stituite che arrivano come il toc casana dall'esterno o dall'alto. Credo che le soluzioni possibili possono < essere rintracciate solo partendo dalla realtà di una situa zione concreta, partendo dal gra do di sviluppo di coscienza critica del gruppo perché si possa, per dare una risposta adeguata e alla situazione e alla capacità del gruppo. Questo mi sembra il senso di quanto si trova nell’articolo 3 del lo Statuto quando si dice che la società sportiva assolve prima riamente il proprio compito edu cativo « nell'esperienza comunita ria » in cui « i soci giovani e adulti, secondo le possibilità e le doti della propria personalità, ricerca no e trovano proposte, modelli, sollecitazioni capaci di contribui re al conseguimento della loro ma turità umana e traggono ispirazio ne per un concreto impegno so ciale ». E’ dunque nello sforzo collet tivo della società sportiva che cer ca di trovare risposte vere alle esigenze vere (anche se nascoste) che si evolve il gruppo e in ogni suo componente. E questo sforzo è dunque anche teso non tanto a conciliare agonismo e sport ser vizio sociale, ma, soprattutto, a trovare il modo di realizzare una esperienza sportiva totalmente nuova e diversa. Un lavoro collet tivo, dunque, teso a inventare lo sport per l’uomo d’oggi senza par tire tra troppi presupposti teorici o da schemi prefabbricati, ma dal l’esigenza di dare una risposta a delle esigenze nuove che emergo no nella e dalla socità globale in cui siamo chiamati a vivere la no stra avventura di sviluppo umano. PAOLO ANDREOLI
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Al termine di un'estate trascnrsa insieme nei tanti cnrsi di formazione
0 sino iilaroflaii Se volessimo giudicare soltanto in base ai numeri, dovremmo es sere più che mai soddisfatti dello andamento dei corsi estivi di for mazione per animatori e tecnici di società sportive e per respon sabili porvinciali. Il totale dei cor si è più che raddoppiato rispetto allo scorso anno. C’è di che an darne orgogliosi. E' indubbio che una certa coscienza si va facendo strada e che ad essa corrisponde un sempre crescente impegno pro mozionale ed organizzativo. Ma noi siamo soliti non accontentar ci di ciò che facciamo e dei risul tati che otteniamo, convinti come siamo che una vigile coscienza cri tica sia indispensabile a chi lavo ra con fini educativi e per di più in un settore — lo sport — che solo oggi comincia ad essere stu diato al di fuori dei troppo angu sti e mortificanti schemi tradizio nali. Come negli anni passati, anche l’esperienza dei corsi 1972 sarà og getto di attento esame insieme a coloro che vi sono impegnati. Ma intanto crediamo doveroso darne un primo resoconto e tracciarne un provvisorio bilancio sulla scor ta delle impressioni riportate da alcuni componenti della Presiden za nazionale che durante i mesi estivi si sono portati da una loca lità all'altra della penisola per ri spondere ai tanti inviti rivolti lo-
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ro dai promotori dei vari corsi. Per adesso, insomma, ci siamo interrogati fra noi e vi sottopo niamo le nostre considerazioni senza pretendere di offrirvi né un’analisi completa né un giudi zio definitivo.
si per animatori sportivi nell’ ambito dei Giochi della Gioventù che il CSI ha appoggiato in modo particolarmente intenso.
QUAL E’ STATO IL LIVELLO DI PREPARAZIONE E DI PARTECI PAZIONE DEI GIOVANI?
QUALI SONO LE RAGIONI ED IL SIGNIFICATO DEL VISTOSO INCREMENTO NUMERICO DEI CORSI DI FORMAZIONE 1972?
Alla base si deve senza dubbio rilevare la diffusione di una mag giore sensibilità per il problema della formazione dei responsabili. Ma si deve dire che hanno influi to anche altri fattori. Da una par te i corsi, propagandati negli ulti mi anni da un vero e proprio « battage » pubblicitario, stanno diventando quasi una « moda », un’attività come le altre tradizio nali della quale non si può più fare a meno: ciò può anche conso lare, ma nasconde indubbiamente un pericolo poiché quest'attività è estremamente delicata e il far la, comunque, non garantisce as solutamente il conseguimento di risultati positivi. D’altra parte, una spinta quest’anno è venuta indubbiamente dal lancio dei cor-
Un passo avanti notevolissimo si è riscontrato nella maturità dei giovani intervenuti, sia sul pia no culturale in genere, sia per quanto concerne lo specifico am bito dell’esperienza sportiva. I giovani non venivano soltanto ad ascoltare, ma erano parti attive e critiche dell’iniziativa formativa che andavano vivendo. Occorre tuttavia precisare che tale prepa razione non è andata più in là di alcune idee di fondo: i giovani cioè si sono dimostrati molto re cettivi, addirittura entusiasti, ver so le nuove prospettive di uno sport come mezzo di educazione a carattere sociale, ma rivelavano anche un difetto di esperienza concreta ed il discorso pertanto non poteva essere sviluppato ol tre un certo limite.
COME SI COLLOCA IL CORSO NELLA VITA DI UN COMITATO PROVINCIALE O ZONALE?
Proprio l’osservazione fatta pre cedentemente rivela che esiste una carenza di vita formativa, glo bale e continuata, a livello locale. I corsi non hanno alle spalle un terreno preparato nella vita asso ciativa locale e pertanto i giovani si trovano, di fronte ai temi trat tati e accettati entusiasticamen te, come di fronte ad un altro mondo. Fanno fatica a rapportare le prospettive che si aprono loro davanti con una realtà che vedo no tropop diversa. Li coglie spes so anche un senso di sfiducia: in tuiscono che il permanere di strutture, di concezioni e di me todi vecchi frustrerà in gran parte la loro volontà e la loro azione di rinnovamento. Molti, d’altronde, soltanto ora prendono coscienza del fatto d’essere gli autentici pro tagonisti della vita associativa e che il nuovo statuto conferisce lo ro possibilità e strumenti per ope rare efficacemente la trasforma zione del volto e delle strutture associative. Un punto dolente è rappresen tato purtroppo dalla partecipazio ne femminile. Assolutamente in-
feriore alle aspettative! Crediamo di poter rilevare la mancanza di un certo impegno specifico nei pro motori; ci si affida un po’ alla for tuna: se le ragazze vengono tanto meglio se no... Poi ci si lamenta, nell’ambito stesso dei corsi, dello stato di sottosviluppo dello sport femminile!
QUAL E' STATO IL « TONO » DEI CONTENUTI, DEGLI ARGO MENTI TRATTATI NEI CORSI?
In genere elevato. S’è avvertito però il rischio dell’astrattezza. Non perché i giovani rifiutassero il discorso ideale o non gli ricono scessero un valore pratico, ma perché spesso il corso partiva dal l'alto invece che dalla vita e, an che quando l’impostazione ideolo gica risultava appropriata, i gio vani avvertivano una certa caren za o di capacità o addirittura di volontà ad agganciarla alle loro situazioni concrete per avviarle su un binario nuovo e innovatore. In altri termini, i giovani non si accontentano delle sole afferma zioni di principio: vorrebbero po ter esaminare una possibilità di sviluppo operativo sia nella loro società sportiva, sia in tutte le
strutture associative locali. Que sta prospettiva associativa spesso è mancata e i giovani l'hanno av vertito. Tra l’altro proprio perché a molti corsi non erano presenti quei responsabili locali che da una parte sono appunto « respon sabili » di una determinata situa zione esistente e dall'altra sono quelli con i quali i giovani do vranno poi operare e... fare i con ti! Interessante sotto questo aspetto il fatto che in alcuni corsi regionali ad impostazione tradi zionale gli stessi partecipanti ab biano colto l’assurdità di un di scorso formativo a quel livello quando la formazione deve nasce re dalla vita concreta che si vive e quindi non può realizzarsi se non a livello locale, cioè nelle zo ne e nelle province. II concetto di animazione cultu rale sportiva è stato dominante tra i contenuti dei corsi. Il discor so della semplice promozione o moltiplicazione delle attività e de gli atleti è in via di superamento a vantaggio di un orientamento che tenda a far prendere coscienza al le persone dell’esperienza che compiono fino a giungere ad una maniera completamente autono ma di intenderla e di viverla. Bi sogna anche dire che questo orien tamento è stato assunto un po’ for zatamente — dietro una forte sol lecitazione del vertice — e quin-
UNO SFORZO RIUSCITO PER CUCIRE IDEE E IMPEGNI CONCRETI Finalmente non si ha più paura dei nostri discorsi promozionali ma si fan no progetti di pratica attuazione! Que sta è la affermazione più frequente udita durante il Corso Animatori che Pisa e Lucca hanno tenuto insieme a Porcari presso l’istituto « Cavanis ». Il Corso ha principalmente detto che il momento del passaggio dalla intui zione, che l’Associazionc ha avuto, del lo sport come momento liberante, al la concreta realizzazione è ormai solo questione di essere coeren ti anche nelle scelte. I ragazzi del corso hanno cercato di elaborare non tanto il facile documento program matico, ma spesso vuoto di impegno, quanto un progetto di intervento nelle loro Società sportive in modo da pro vocare il passaggio verso il nuovo tipo di Associazione Sportiva che il CSI in tende realizzare. Il Corso di Porcari, purtroppo ridot to nel tempo (solo 5 giorni), si incen trava in tre momenti fondamentali: relazione, gruppi di studio e dibattito. Nella relazione si dava la traccia delle « novità » del CSI nei confronti dello sport; nei gruppi di studio (intermina bili perché in poco tempo si voleva che il discorso non restasse a metà) si ap profondiva quanto udito in rapporto alla realtà locale delle Società Sportive, nel dibattito i problemi emersi veniva no ulteriormente rapportati alle espe rienze di tutti al fin di formulare pia ni di interventi realizzabili. Un lavoro intenso e impegnativo che non ha dato mai tregua ai partecipanti che, fino al momento della partenza, ---------------- ---------non ihanno mai: — cessato cij acca|o. rarsi nella stesura di realizzazioni possibili presso il loro mondo sportivo. I Corsi di specializzazione delle varie discipline sono stati seguiti con particolare « accanimento » per po ter vivere direttamente i momenti che lo sport propone agli atleti in relazio ne al ruolo di animazione della Socie tà sportiva. La presenza del Sacerdote al Corso ha avuto particolari accenti associati vi sperimentando, per la prima volta, la figura del prete al di fuori dei con sueti schemi attraverso i quali si pas sa per comunicare con Lui ma inserito in tutto e per tutto nella vita del grup po e vivendone le dinamiche interne al pari di tutti. Una esperienza nuova e certamente valida per quello che ha lasciato. Al corso ha partecipato una sola ra gazza, segno di quanto ci sia da lavo rare per una Associazione veramente mista e partecipata da ragazzi e ragaz ze. Comunque Franca ha portato la no ta, anche con la sua sola presenza, del l'impegno che ci aspetta per una cresci ta armonica della associazione stessa. Un corso nel quale non si è perso un’attimo di tempo e che ha lasciato tutti fisicamente « a terra » per l’impe gno profuso ma che ha dato la consa pevolezza che noi non siamo più voce nel deserto, né che ci piace predicare cose astratte e lontane ma che al con trario il nostro discorso sull’uomo e sullo sport è il solo a autentica misura di una crescita dei valori liberanti.
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Un discorso che non ci ha lasciato né perpressi né sgomenti ma che ci ha affidato il compito di impegnarci per la sua concreta sperimentalizzazione, perché lo abbiamo trovato a no stra autentica misura . Quando abbiamo lavorato, nell'ulti ma ora del corso, alla stesura della « guancialata » il giornaletto satirico del corso, in ricordo delle reali guan cialate che ci siamo scambiati per rin frescarci le idee, abbiamo avuto la con sapevolezza di essere cresciuto nella nostra dimensione di servizio ai giovani che da noi aspettano la spinta per vi vere lo sport in modo autentico ed entusiasmante.
PARLANO I PARTECIPANTI DEL CORSO DI ASCOLI PICENO Nel corso di Ascoli, tenutosi a Loreto, la sera prima della conclusione è venuta fuori l’idea di far scrivere ai ra gazzi le loro impressioni positive e negative sul corso ed i consigli per la migliore riuscita di quelli futuri. Cominciamo dalle impressioni nega tive. « L’unica cosa negativa è che è stato trascurato un pò il problema delle no zioni mediche per l’allenamento degli adolescenti » (Angelo - Soc. Castrense). « ... forse si doveva ampliare la parte riguardante la sociologia, la psicolo gia e la pedagogia perché a noi anima tori interessa soprattutto come far capire ai ragazzi i valori dello sport, come comportarsi con ragazzi di di versa mentalità e inoltre come inse rirli nel contesto della società ». (Mas simo, soc. Magliano di Tenna). « Si può in soli cinque giorni acqui sire una volontà tale che dia al ppstcorso lo stesso spirito di volontà che si ha durante quei cinque giorni? » (Manlio, soc. Ars Don Bosco). « Qualcosa è riuscito negativamente come delle riunioni tenute ad un grado di cultura molto alto... » (Francesco, soc. Cristo Re). « ...è stato dato poco tempo per quan to riguarda il comportamento dell' allenatore-animatore come uomo> davanti ai problemi dei ragazzi » ((Giuseppe, soc. S. Maria). Passiamo alle impressioni positive, o meglio — per tralasciare le varie espressioni di soddisfazione — a riportare le frasi che ci dimostrano un salto di qualità avvenuto. « ... posso dire che la cosa forse più importante è stata l’amicizia sorta tra noi corsisti; tutto è andato bene senza che uno sentite l'altro come un peso ». (Enio, soc. Cristo Re). « Venendo a questo corso non mi aspettavo di trovare un ambiente ed una organizzazione coerente alle idee di ragazzi moderni; le conversazioni erano seguite da discussioni atte ad ampliare le vedute di un animatore nell'ambito della società sportiva, ed a fare in modo che si possa muovere a proprio agio nel l’asso! vi mento del pro prio compito... » (Franco, soc. Vis S. Cuore). « Approvo... in quanto ritengo che la attività delle piccole società sportive
sia essenziale per la creazione di basi formative e complete per la formazio ne del giovane ». (Enio, soc. Cristo Re). « ... lo stare insieme con dirigenti di altre società in un clima di distensione e non nel clima agonistico delle gare». (Francesco, soc. Sacra Famiglia). « ... il corso mi è servito per imparare a capire molte nuove cose, mi ha in trodotto in un nuovo mondo che non conoscevo ancora ». (Antonio, soc. Sab Bartolomeo). « ... il metodo d’insegnamento è stato di mio gradimento, perché più che in segnamento è stato un colloquio ». (Ade lino, soc. Virtus). « Queste conversazioni e discussioni hanno saputo darci una carica umana, legata allo sport, che dovremo trasfe rire ai nostri ragazzi quando esercitere mo la nostra attività ». (Valerio, soc. Magliano di Tenna). Per concludere, uno scritto, che ha dato agli organizzatori la maggior sod disfazione, perché dimostra che qualco sa si è fatto. « Venendo a questo corso per ani matori del CSI credevo di trovare una suddivisione di orario che comprendes se soprattutto la parte pratico-tecnica della disciplina, poi nel resto, tempo libero. Dando uno sguardo alla suddivisione dell'orario giornaliero ho no tato che molto tempo era dedicato a delle conversazioni su ciò che regola la vita del CSI. Dalla prima conversazione ho com preso la loro importanza, ho trovato molto interessanti gli argomenti trat tati e la reazione che suscitava in ognuno di noi. Da esse e dalle discus sioni che le accompagnavano sono emersi ad esempio diversi modi di con cepire lo sport fra una società di San Benedetto e la mia; ho capito che bi sogna considerare un ragazzo più dalla parte « uomo » che dalla parte « atle ta ». In un certo momento del corso ho avuto l'impressione che le conversa zioni mi interessavano molto di più delle lezioni pratiche ». (Giovanni, soc. Folgore Campolungo). Francesco Clnciriplni
0 di si è risolto a volte più in un tentativo volenteroso che in una effettiva scelta maturata e sentita. Un riflesso di ciò si è avuto anche nelle parti tecniche dei corsi, do ve si è continuato ad insistere più sull’addestramento personale dei partecipanti che non sulla didat tica e sul metodo del loro approc cio tecnico-sportivo con i ragaz zi nel quadro di uno sport inteso come elemento di esercizio psico fisico, di svago e di vita associa tiva.
QUAL E' STATA LA METODOLO GIA PREVALENTE NEI CORSI DI QUEST’ANNO?
LJ TRE MODI PER RAGGIUNGERE UNO STESSO OBBIETTIVO Il Consiglio Provinciale del CSI di Messina, negli ultimi tempi è stato im pegnato oltre che con la normale atti vità tecnica di fine stagione, anche e soprattutto con delle iniziative di ca rattere formativo. Come previsto dal nuovo statuto, in fatti, il CSI pcloritano all’inizio della stagione estiva, testé trascorsa, ha pro grammato cinque corsi, rivolti appun to, alla formazione dei dirigenti. Su cinque, però, solo tre ne sono stati por tati a termine, vista la chiara difficol tà logistica esistente per la realizza zione degli altri due. Il primo Corso, comunque,-si è svol to dall’ll al 14 luglio, a Gambarie D'Aspromonte, simpatico centro montano della Calabria, ed è stato riservato ai dirigenti di Comitato e di Società. Nul la era stato preparato prima; così ci si è trovati tutti quanti l’uno di fronte all’altro senza una traccia da seguire. Ma in compenso c’erano le varie esperienze dei singoli da confrontare. Si era andati a Gambarie volutamente « impreparati », per verificarci alla luce degli altri, per « crescere » insie me. E così tra un discorso e l’al tro sono sorti dei gruppi d’impe gno che, grazie alla responsabilizzazio ne dei singoli, hanno portato tra l’altro alla realizzazione di due iniziative in seno al Comitato Provinciale: Luna è quella di un piccolo giornale, « l’infor matore », che è giunto al suo terzo nu mero c che serve a tenere uniti tutti gli associati al CSI di Messina attraver so la comunicazione interna: l’altra iniziativa è quella relativa all’organiz zazione di un altro corso, a Mongiuffi. Dopo Gambarie. il gruppo d'impe gno, di cui sopra, si è messo all’opera per portare avanti l’iniziativa del se condo Corso sotto le tende. E così, do po aver ottenuto dal Presidio Militare di Messina l’attrezzatura campeggistica per 50 posti letto, il gruppo, forma to da circa 40 persone tra atleti e re sponsabili provenienti dalla citta, dal la zona tirrenica c dalla zona Ionica,
parie per Mongiuffi, località prescelta come sede per il Corso per Animatori Sportivi del CSI e dei Giochi della Gio ventù. Il corso, eccettuata la parte tecnica, si affida alla stessa libertà di ricerca e di discussione sperimentata a Gamba rie. Tornati a Messina con il bagaglio del le proprie esperienze notevolmente al largato, i dirigenti provinciali si sono messi di buzzo buono per organizzare l’ ultima, si fa sempre per dire, fatica in programma: il Corso di Roccaporena di Cascia per Animatori-Allenatori Spor tivi di II Grado. L'iniziativa, veramen te singolare, ha curato oltre agli aspet ti tradizionali associativo-sportivo, quelli non meno importanti di tipo culturale-turistico-religioso. La comitiva, che si componeva di 40 allievi Anima tori Sportivi, 12 responsabili provincia li, 8 tra istruttori ed aiuto-istruttori e di un buon gruppo di familiari, ha la scialo Messina la sera del 16 settembre u.s. per poi fare rientro domenica 24 settembre. Favoriti da un buon clima, i partecipanti, hanno visitato Assisi, Gubbio, Foligno, le Fonti del Clitumno e Spoleto nei due giorni che hanno pre ceduto il corso vero e proprio, per completare la parte turistico-culturale le visite a Perugia, Spagnolia, Or vieto e Todi hanno preceduto il rientro in sede. Il Corso, vero e pro prio, è durato ben 5 giorni, durante i quali i partecipanti, 13 dei quali erano ragazze, hanno meglio potuto approfon dire le loro conoscenze nel settore dell’Atletica Leggera, del Calcio, della Pal lacanestro, e della Pallavolo, settori questi, che li vedrà particolarmente im pegnati al « Servizio » della gioventù sportiva messinese. A Roccaporena, co me sempre, insieme alla parte tecnica è stata curata anche la parte contenuti stica, bagaglio indispensabile per un buon allenatore-animatore inteso in chiave moderna. Giuseppe Carpita
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Si sono fati notevoli passi avan ti sulla strada di un corso parte cipato, gestito in comune, a ca rattere non di « istruzione » ma di ricerca. Il « dirigismo » è quasi scomparso, anche se la « parteci pazione » è ancora embrionale, anche per le comprensibili diffi coltà che un metodo del genere comporta. E’ questione di men talità, ma non solo: è anche que stione di preparazione e, forse ancor di più, di disponibilità a mettere in crisi anzitutto se stessi per cercare umilmente una verità insieme agli altri. Il problema delle « équipes » degli animatori dei corsi conti nua ad essere delicato ed in gran parte irrisolto. Queste « équipes » stentano a formarsi e soprattutto a lavorare appunto in équipe per tutta la durata del corso. Magari ci si è sforzali di scegliere anima tori e moderatori più preparati, ma il risultato è stato poi compro messo dalla loro fugace presenza e dal loro avvicendarsi durante le giornate del corso. In questo contesto si innesta il discorso dell’autogestione dei cor si da parte degli organizzatori. Si tende ancora troppo ad appog giarsi a persone esterne, sia che vengono da Roma o da altro luo go. E’ ben difficile che un corso consegua risultati profondi se non è sentito, sofferto e vissuto dai re sponsabili locali. Al fondo c’è an cora una mentalità vecchia che tende a considerare il corso come un’iniziativa di formazione a se [ 1Q
VERIFICATA LA FORMULA DEI CENTRI GIOVANILI DI FORMAZIONE Nel 1970 facevamo in Puglia il primo sondaggio sugli allora Centri di adde stramento, da cui emersero alcune di sfunzioni in ordine all’organizzazione e al metodo. La Presidenza regionale cercò di realizzare con essi una serie di rapporti per aiutarli a funzionare secondo la finalità posta. I Centri di addestramento diventa no poi Centri di formazione e, con la denominazione, viene proposta una nuo va « politica » sia di intervento sia di metodo. Un secondo sondaggio mette in evidenza una diversità di impostazio ne dei Centri e quindi anche di obiet tivi da raggiungere e la cosa su cui ci si trova tutti d’accordo in un incontro di Direttori e di Istruttori dei Centri è la loro assoluta impreparazione a svol gere questo compito. Nasce l’idea di un corso per istrutto ri dei Centri. Non si ha nessun modello, non si ha materiale didattico, si ha solo la con sapevolezza e la volontà di dover stu diare tutti insieme. Ci ritroviamo in 40 a Martina Franca dal 30 agosto al 2 settembre 1972. Il programma è intenso e si comincia con i « fondamentali » del CSI in cui i Cen
tri trovano la motivazione più valida di esistere. Studiamo inoltre l’età evolutiva, e la suddivisione in cicli indirizza la conoscenza socio-medico-psico-didattica dei ragazzi dai 5 ai 13 anni. Abbiamo la possibilità di verificare quanto in teoria si è detto: 450 ragazzi che soggiornano in una stazione climatica vicino a noi sono a nostra disposizione. Gli Istruttori giocano e fanno con loro esercizi; al termine insieme ricostruiamo la lezione teorica, correg gendo o affermando la nostra ricerca. Il corso è riuscito. Un Istruttore dice che « Tessersi misurato direttamente con i ragazzi gli ha fatto comprendere che non è una cosa semplice, vuol dire aver capito che l’impegno non sta tanto nel fare qualcosa, quanto nel ricercare cosa e come far qualcosa opportunamente ». Il Corso è stato un momento della ricerca metodologica dei Centri di for mazione, in quanto la programmazione fatta ed iniziata nel 1970 ci vedrà ancora impegnati con attività e studio perché essi possano costituire la bàse di una mentalità sportiva: un servizio sportivo di nuovo tipo nella dimensio ne dello sport sociale.
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l’intero pomeriggio era dedicato alle attività sui campi. In particolare, per il corso Animato ri, sono stati formati dei gruppi di stu dio comprendenti otto o dicci persone per approfondire i vari temi affrontati durante la conversazione precedentemente svoltasi; ad ogni gruppo parte cipavano alcuni responsabili del Co mitato e degli istruttori delle singole discipline, tutti in qualità di animato ri-coordinatori. Per il corso Istruttori dei Centri di Addestramento si passa va direttamente alla discussione collet tiva appena terminata la conversazione. A questi momenti di lavoro se ne alternavano altri di impegno diverso e di relax; ecco quindi il momento del canto in cui ci si ritrovava tutti attorno ad una chitarra; il momento della Mes sa in cui ci si caricava di profonda vi talità; ed i momenti dei giochi: tornei di pallavolo, pallacanestro, tennis-tavo lo, e non potevano certo mancare gli scacchi dove tutti si sentivano campio ni, ma quando si nasce sfortunati... Gli otto giorni di Pallanza sono tra scorsi in un attimo c, si sa, le parlenze sono sempre tristi; dai validissimi ed « instancabili istruttori », ai « valo rosi allievi », ai « super-affaticati re sponsabili » del Comitato, tutti in quel di Pallanza hanno lasciato una lacrima ed un sorriso. Carla Lambarelli
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I giovani, invece, colgono molto bene, quando gli si prospetta un discorso globale, che il corso può costituire solo un momento, sia pure particolare, del lavoro di for mazione, un momento, per giunta, che resta in gran parte sterile se rimane sganciato dalla vita e dalle attività locali. Essi comprendono che il corso non dovrebbe essere un punto di partenza, ma dovreb be nascere come normale esigenza di una certa vita associativa già avviata, e quand’anche costituisse un momento di partenza ha poi bisogno di una continuità di di scorsi, di iniziative e di rapporti a livello locale per non disperdere il suo potenziale di idee, di volon tà e di propositi.
CI SONO STATE ESPERIENZE PARTICOLARI?
ANIMATORI E ISTRUTTORI UNITI DA UNA COMUNE ESPERIENZA Dal 13 al 20 agosto u.s. il Comitato Provinciale del CSI di Torino ha orga nizzato un Campo Scuola a Pallanza. L’adesione dei partecipanti è stata no tevole, ed il risultato è stato piu che soddisfacente. Benché fossimo in 97, l'atmosfera era quella di una famiglia, numerosa, ammettiamolo, ma felice e « giovane ». Il Campo quest’anno ha rappresen tato una novità: il corso per Istruttori di Centri di Addestramento. A Pallan za, infatti, si sono svolti in pratica quattro corsi: due per Animatori Spor tivi con specializzazione in pallavolo e pallacanestro, e due per Istruttori di Centri di Addestramento con specializ zazione in minibasket c mini-volley e una fitta rete di amicizia che di giorno in giorno si è fatta sempre più profonda. La giornata a Pallanza era veramen te piena, dalla sveglia delle ore 7,30 alla « buona notte » (mancava l’ora ufficia le, ma era verso le 22 circa) c’erano po chi minuti per riposare, anche perché i momenti di intervallo venivano sfrut tati per discutere c approfondire alcu ni problemi trattati nei gruppi di stu dio, o per chiarire alcuni esercizi svol ti sul campo. Il Campo, infatti, era articolato in due momenti fondamentali: conversa zioni di psicopedagogia c lezioni tecni che alternate nella mattinata, mentre
stante, chiusa in se stessa, quasi autosufficiente.
Oltre al fatto già citato di una netta prevalenza di corsi per ani matori soprtivi su quelli a carat tere tecnico, vanno ricordati due corsi regionali dedicati agli istrut tori dei Centri di formazione. Le due iniziative però sono state di versamente impostate. Una a ca rattere prevalentemente tecnico con l'intento di preparare nel mi gliore dei modi gli istruttori nella loro opera di insegnamento delle varie discipline. L’altra invece ha cercato di fare, insieme agli istrut tori dei centri, una verifica della formula dei centri stessi, in tutti i suoi aspetti: tecnico ed educativo, sociale e didattico. Nessuno nega che le due esperienze siano ugual mente oggettive, ma riteniamo che sia impossibile dare per scontata la formula attuale dei Centri giova nili di formazione sportiva. Una analisi ed una verifica sono più che mai necessarie. Sarebbe un peccato perdere l'occasione privi legiata di un corso, che raccoglie quelli che già operano od opere ranno nei Centri, per riflettere sul la finalità, sull'impostazione e sui metodi più idonei che l’iniziativa deve avere nel quadro di uno spoit sociale e di un contributo non qualunquistico che la nostra As sociazione voglia darvi.
DUILIO OLMETTI
CONSUNTIVO DEI CORSI 1972 CALABRIA Cosenza: Cosenza: Diamante: Lamezia Terme: Lamezia Terme: Reggio Calabria: Reggio Calabria: Serra S. Bruno
Lorica Lorica Diamante Tropea T ropea Reggio Calabria Reggio Calabria Serra S. Bruno
23/25.8 21/23.8 10/17.9
CAMPANIA Ariano Irpino: Aversa: Cava dei Tirreni: Salerno: Salerno: Sessa Aurunca:
Ariano Irpino Aversa Cava dei Tirreni Salerno Contursi Sessa Aurunca
5/15.9 1/30.9 7/10.8 5.7-5.8 24/28.9 10.9-10.10
EMILIA Regionale: Bologna: Carpi: Cesena: Faenza: Ferrara: Fidenza: Ravenna: Reggio Emilia: Reggio Emilia: Rimini:
Fognano S. Valentino-Brentonico Pozza di Fassa Cesena Badia Frataglia Argenta Busseto Ravenna Gatteo a Mare Reggio Emilia Rimini
20/30.7 20/29.8 20/25.8 3/20.12 26.8- 2.9 15.9- 15.10 8/29.4 6.6-10.7 18/23.9 27.5-25.6 2/30.5
Sassone Sassone
Paderno del Grappa Paderno del Grappa Paderno del Grappa
17/24.9 17/24.9 20/29.7 20/29.7 20/29.7
LIGURIA Albenga: Imperia: Savona:
Albenga Imperia Tradate
15.9-15.10 9.10-11.11 18/22.9
LOMBARDIA Regionale: Bergamo: Bergamo: Lecco: Lecco: Lecco:
Madonna di Campiglio Bergamo Bergamo Oggiono Merate Lecco
26.8- 2.9 2.10- 5.12 2.10- 30.11 26.9- 5.10 26.9-5.10 26.9-5.10
LUCANIA Regionale:
Rifreddo
1/5.11
MARCHE Ascoli Piceno: Macerata:
Carpinetti Pozza di Fassa
12/17.9 2/6.8
MOLISE Regionale:
Ceree Maggiore
7/13.8
LAZIO Regionale: Regionale: Roma: Roma: Roma:
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31.8- 2.9 2/3.9 1/5.9 26.8- 3.9 28.8- 1.9
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PUGLIA Regionale: Regionale: Acquaviva Fonti: Acquaviva Fonti: Acquaviva Fonti: Bari: Bari: Bari: Brindisi: Cerignola:
23/24.6 1/15.10 25/30.9 27/31.12 5/8.10 12/15.10 12/15.10 . 5/8.10 5/8.10 5/8.10 16/19.10 12/15.10 12/15.10 5/8.10 25/28.10 16/19.10 5/8.10 16/19.10 25/30.9 18/23.9 11/16.9 18/23.9 2/7.9 9/14.10 25/30.9 2/7.10 9/14.10 30.10-4.11 4/28.12 26.10-23.11 14.9-12.10
Bosa: Nuoro: S. Gavino: Sulcis Iglesiente: Sulcis Iglesiente:
Bosa Dorgali Arborea Carloforte Carloforte
1.7-30.8 1/6.8 21/30.9 25/29.9
SICILIA Regionale: Acireale: Agrigento: Agrigento: Caltanissetta: Caltanissetta: Catania: Enna: Messina: Messina: Messina: Messina: Messina: Noto: Palermo: Ragusa: Siracusa:
Acireale Acireale Agrigento Agrigento Caltanissetta S. Venerina Catania Pergusa Gambarie d’Aspromonte Monti Peloritani Monti Peloritani Roccaporena di Cascia Monti Peloritani Noto Ustica Bosco S. Pietro Solarino
26.7-4.8 19/24.9 4/23.9 3/25.8 18/27.9 18/28.7 29/31.10 28/30.9 11/14.7 10/12.8 7/9.8 19/23.9 3/5.8 23/30.12 23.7-2.8 25/30.9 26/30.9
Firenze: Lucca: Massa: Massa: Pisa: Poggibonsi: Volterra:
Firenze Montecatini Soliera Apuana Massa Carrara-Aulla Montecatini Poggibonsi Volterra
4/23.9 25/30.9
UMBRIA Regionale: Gubbio:
Roccaporena di Cascia Gubbio
28.8-6.9 25/29.9
VENETO Regionale: Belluno: Rovigo: Rovigo: Rovigo: Rovigo: Vicenza: Vittorio Veneto:
Pallanza Belluno Lendinara Adria Castel Massa Rovigo Paderno del Grappa Vittorio Veneto
5/13.8 2/14.10 9.9-8.10 9.9-8.10 9.9-8.10 4/5.11 5/13.8 1-11-10.12
SARDEGNA
PIEMONTE
Asti: Asti: Biella: Novara: Torino:
Corato Conversano Foggia S. Simone Lecce Lecce Gallipoli Gallipoli Parabita Casarano Colle Passo Uggiano Otranto Galatina Galatina Martano Ugento Acquarica del Capo Bitonto Trani Molfetta Corato Terlizzi Bisceglie Andria Giovinazzo Ruvo Ostuni Taranto Massafra Martina Franca
Cerignola: Conversano: Foggia: Lecce: Lecce: Lecce: Lecce: Lecce: Lecce: Lecce: Lecce: Lecce: Lecce: Lecce: Lecce: Lecce: Lecce: Lecce: Mol fetta: Molfetta: Molfetta: Molfetta: Molfetta: Molfetta: Molfetta: Molfetta: Molfetta: Ostuni: Taranto: Taranto: Taranto:
Asti Asti Biella Ceppo Morelli Pallanza
Corato Martina Franca Acquaviva Fonti Gioia del Colle Cassano Murge Bari Bari Bari Brindisi Tlessanti
11/16.12 18/23.9 1.11-31.12 4/12.8 13/20.8
15/21.7 30.8- 2.9 15.9- 20.10 15.9-20.10 15.9- 20.10 15/30.10 1/15.12 10/30.9 15.9- 15.10 16/18.9
17/21.9
TOSCANA:
21/27.8 15.10-15.12 18/25.9 1/30.9 16.9-15.10
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■BOB
Blihii® a corsa Correre è una norma di salute oltre che un’esigenza sportiva. La corsa di resistenza. Una preparazione singolare. Si parla dei disturbi che derivano dalla mancanza di esercizio fisico e si tende a valutare lo sport solo per quanto concerne la spettacolarità e la utilità economica. Tuttavia si sta for mando anche nei nostri giovani una coscienza della utilità fisica e psichica dell’esercizio sportivo, che ha nell’atle tica la sua base fondamentale. Sono state condotte numerose ricer che sugli effetti di un regolare allena mento sportivo sull’organismo. I ri sultati hanno dimostrato che gli effetti pili positivi sono dati da quegli sport che richiedono resistenza, cioè un mo vimento non intenso, continuato e con trollato. Questo è probabilmente il più adatto per stimolare una migliore fun zione nel sistema cardio-circolatorio, nella respirazione e sul metabolismo. Nella specie, importante risorsa sem bra essere la corsa di resistenza. Pra ticarla non è difficile: basta entrare nella convinzione che non si corre per vincere, per superare un primato, ma per ritrovare attraverso il movimento fisico la « componente umana » di noi stessi. Correre ha un effetto positivo sul si stema cardio-circolatorio e sugli altri organi del corpo. La corsa può rappre sentare un ottimo mezzo di relax per il sistema nervoso. Per mezzo della cor sa le persone sane possono migliorare le loro possibilità di prestazione fi sica. La corsa lenta di resistenza può anche essere un metodo di cura per al cune malattie dell’apparato cardio-cir colatorio, purché venga compiuta sot to controllo medico.
SCELTA DI UNA METODICA All’inizio è consigliabile correre al meno due-tre volte alla settimana. Il programma di corsa di ognuno va co struito secondo le possibilità indivi duali. Se si aumenta gradualmente la quantità di corsa, l’organismo si adatta agli sforzi ed è in grado di sopportar li meglio. Non è tanto importante la di stanza che si compie, ma il tempo che si corre. Comunque, il tempo minimo all’inizio dell’esercizio della corsa è di 5-7-8 minuti per giungere poi a 10-13-15 minuti nello spazio di due-tre mesi. E consigliabile correre ad un ritmo regolare e soprattutto lento. Si può seguire questa metodica: correre per un tempo determinato (ad esempio 3 minuti, se si vuol correre 6 minuti in
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totale); si tenta poi di tornare al punto di partenza nei 3 restanti minuti. Chi non riesce significa che è partito trop po forte e deve ridurre la velocità. Un criterio generale per valutare fi siologicamente se il ritmo che si è pre so è ottimale consiste nel tenere conto della variazione delle pulsazioni del polso, che riflettono in definitiva il la voro del cuore. Se aumentano più di 20 dopo dieci secondi significa che il ritmo è eccessivo e deve essere ridotto. Se aumentano meno di 20 allora si po trà aumentare senza risentire un mag giore affaticamento. Nell'allenamento di resistenza (corsa ininterrotta, passeggiate in bicicletta, sci di fondo, nuoto su lunghe distan ze) lo sforzo è di lunga durata, ma «•da tivamente intenso. Il miglioramento delle prestazioni avviene in modo gra duale. La tecnica della corsa deve tenere conto di queste esigenze: il piede deve essere appoggiato con la pianta e per quanto è possibile non si deve cor rere sui talloni. Per facilitare la corsa è necessario mantenere costanti la lun ghezza e la frequenza dei passi. Importante è anche la respirazione: di solito si deve respirare col naso in modo che l’aria si purifichi e si riscal di prima di giungere ai polmoni. Se aumenta l’intensità del respiro aumen ta anche il bisogno di ossigeno; in que sto caso, la respirazione col naso non basta più e l’atleta è costretto a respi rare anche con la bocca. E’ cosi che si dice che la respirazione va adattata al tipo di corsa. Per una corsa di resistenza a ritmo lento si procede nella seguente manie ra: si inspira per la durata di 4 passi e si espira per altri 4. Ai primi segni di mancanza di fiato l’istinto dice che bisogna fermarsi. In linea di massima però si raccomanda di continuare lo stesso sia pure rallentando il ritmo. La mancanza di fiato può anche essere un fenomeno passeggero che si può superare durante la corsa. E’ opportu no a questo punto praticare una pro fonda espirazione onde emettere l’aria che è nei polmoni e poterne poi im mettere altra purificata.
DOVE E COME Perplessità possono sorgere circa la ricerca della zona adatta per correre. I campi sportivi, i parchi, i boschi sono
sempre molto adatti per la corsa. In ogni caso si può scegliere terreni di versi affinché il piede si abitui a superfici diverse. Piste in cenere o tennisolite, sentieri nei parchi o nei boschi sono terreni molto adatti perché abbastanza clasti ci. Per correre su strada normale è ne cessario un paio di scarpe con una buona suola di gomma; una troppo sot tile potrebbe irritare il tendine di Achil le e provocare infiammazioni e dolori. Inoltre si dovrebbe correre quando è possibile su prato o nei boschi, dove il terreno morbido e l’atmosfera natu rale danno una certa distensione e in fluiscono in maniera positiva sul siste ma nervoso. Sulla spiaggia e sull’erba è estremamente salutare e distensivo correre a piedi nudi. L’organismo è più predisposto ad af frontare un esercizio di corsa al mat tino e nella seconda metà della gior nata (tra le 15 e le 20). Correre prima di dormire può turbare il sonno. Un'al tra regola importante è quella di la sciar trascorrere almeno due ore dal l’ultimo pasto. Non è salutare correre quando il sole è alto e la temperatura elevata. D’estate le ore più adatte sono quelle fresche. Si può correre quando fa molto fred do ma bisogna stare attenti alla di spersione del calore e al raffredda mento del corpo. Col freddo aumenta anche la necessità di respirare col na so perché l'aria si riscalda prima di giungere ai polmoni. Per la corsa non è richiesto un abbi gliamento particolare. Sono comunque consigliate scarpe da ginnastica o da corsa con suole porose, biancheria di cotone che assorbe sudore, pantaloni da ginnastica e tuta, calzini di cotone senza elastico. D’inverno sono necessa ri berretto, guanti e un impermeabile o la giacca a vento. Se si corre ad una temperatura inferiore ai 20 gradi in maglietta e pantaloncini corti, dopo la corsa bisogna coprirsi possibilmen te con una tuta. Sudare fa bene perché si eliminano tossine! L’apparato digerente non deve essere affaticato, per cui i cibi pesanti deb bono essere evitati. Da proscrivere so no inoltre le bevande contenenti ani dride carbonica. Gli atleti non allenati possono sof frire, nel primo periodo di attività, di alcuni dolori derivanti dal nuovo tipo di esercizio fisico. Caratteristici sono i dolori al fianco che possono riguarda re il fegato e la milza (rispettivamen te a destra e a sinistra). Sono dolori derivanti da un’eccessiva richiesta di lavoro. Per far passare il dolore occorre in terrompere la corsa e respirare proton damente. Dopo la scomparsa si ripren de a correre. I dolori al tendine di Achille possono presentarsi come conseguenza di un sovraccarico di corsa, di un terreno di corsa troppo duro, di scarpe e calze non adatte, di dolori reumatici o mu scolari locali. Quando questi dolori co minciano è necessario ridurre 1 atti vità. Frequente nei corridori è la perio stite, cioè un’infiammazione che si lo calizza alla tibia (l’osso anteriore del la gamba).
Il crampo muscolare rappresenta la reazione di una muscolatura non alle nata ad un carico fisico non abituale. E’ il segno di un insufficiente adatta mento della muscolatura allo sforzo ri chiesto. Dopo la corsa la cosa migliore da farsi è una doccia calda.
Da abolire è il fumo perché lo sforzo della corsa aumenta l’attività del siste ma cardio-circolatorio e la frequenza respiratoria. Il fumo impedisce il nor male processo di recupero e diminui sce l'effetto salutare dello stesso eser cizio. Tutte le malattia da raffreddamento diminuiscono fortemente le capacità fisiche. L’organismo ha bisogno delle sue forze e delle sue riserve per supe rare l’infezione e quindi è particolar mente sensibile ad uno sforzo supple mentare. Non bisogna correre se la temperatura corporea supera i 37° C. Ciò vale anche in caso di raffreddore, tosse o impedimento generale della re spirazione. I benefici della corsa sul piano fisi co e psicologico sono i seguenti:
— si superano facilmente momenti di stanchezza durante la giornata;
— anche dopo una giornata di lavoro si hanno abbastanza riserve per un’attività interessante di tempo li bero. La tensione nervosa diminui sce notevolmente; — cuore c polmoni glio;
funzionano
me-
— si elimina il grasso superfluo. Molli si chiedono se sia meglio cor rere da soli o in compagnia. Di solito correre da soli fa sentire prima la stanchezza. Quando poi dopo qualche mese si corre 20 minuti, mez z’ora o più, è facile lasciarsi prendere dalla noia e fermarsi prima del pre visto. E' senz’altro meglio correre in gruppo, anche per poter uscire da quel l’isolamento cui spesso ci costringono le nostre città. ADRIANO MONTI
(segue da pag. 5)
UNA NUOVA DIMENSIONE PER LA POLITICA SINDACALE I sindacati oggi non pos sono più limitarsi a rivendi cazioni che abbiano per obiettivo solo i contratti, l’or ganizzazione e l’ambiente di lavoro, ma devono mirare a tutto ciò che possa contri buire « alla realizzazione di una società nuova a dimen sione dell’uomo. In questo senso il tempo libero dei la voratori si presenta come il mezzo più idoneo ad eleva re la personalità umana, ad arricchirla e a contribuire alla liberazione dell'uomo ». Questo, almeno, è il pensie ro del segretario aggiunto de!la CISL. Vita Scalia, coci coinè ù stato espresso nel còrso tli un’intervista rila scila alla rivista «Tempo Li-
bcro » dell’ENAL a proposito dell’atteggiamento del sinda cato nei confronti della poli tica del tempo libero. Alla conseguente domanda se la gestione diretta del tempo libero da parte del sindacato possa significare la negazione dell’associazio nismo, Scalia ha così rispo sto: « In una sana politica del tempo libero il sindacato non può che essere un im portante comprimario, rifiu tando categoricamente il rango di « eterno consulta to ». In questo senso non solo non bisogna aver remo re nel chiedere una sostan ziale e profonda modifica e un regime di nuova demo
crazia, ad esempio, per lo ENAL, ma anche elaborare un indirizzo politico che serva al movimento sinda cale per operare perché si utilizzi al meglio il riposo lavorativo della collettività nazionale e perché non va da perduta una valida oc casione di arricchimento di valori intellettuali e morali di formazione culturale. Ciò evidentemente non signifi ca decretare l’ostracismo ad alcuno. Coerenti con i cri teri di libertà e democrazia hanno diritto di vita tutte quelle forze che presentano un presupposto sociale per lo sviluppo culturale della persona umana. Ma bisogna stare attenti a non dare, in nome di un pluralismo as sociativo, corpo alle ombre. Bisogna, cioè, bandire con correnze, strumentalizzazioni e implicazioni ideologiche per convogliare tutti gli
sforzi verso una linea coe rente con gli obiettivi che le attese dei lavoratori avran no indicate. « Tuttavia nell’attuale real tà — ha concluso Scalia — non va dimenticato un in terlocutore di primo piano: l’entità regionale. E in que sto senso, credo che, una volta definito il quadro con linee semplici, non si debba ritardare il confronto con le regioni. Se non si voglio no scontare domani gli in dugi odierni e se non si vuo le aggravare il compito di rimuovere consolidati difet ti di nascita o di primo av vio, è necessario dar luogo a iniziative che già permet tano di concretizzare i pri mi approcci, di verificare le prime esperienze e. anche, di determinare alcuni punti’ di riferimento primario agli effetti dell’azione globale da condurre ». " * * *
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■IH Un incMlro fra anici TEMPIO PAUSANIA — Nughedu San Nicolò è un pae
sino della circonvallazione zonale di Tempio Pausania; si trova a sei chilometri da Ozieri e dagli ultimi dati del censimento risulta avere 1.679 abitanti. E' un pae sino raccolto attorno ad una bella piazza ed è arroccato a montagne scoscese e ricoper te di scarsa vegetazione medi terranea. Sapendo che a Nughedu c’era un efficiente gruppo sportivo, abbiamo preso la nostra cinquecento e abbiamo raggiunto tale paese. A dir la verità i ripidi tornanti del la strada, che parte da Ozieri, ci hanno costretto a guai da re i panorami solo di sfug gita; comunque la natura è stata prodiga nell’offrire scor ci di un paesaggio sardo sei vaggio e pittoresco. Siamo scesi in piazza ed abbiamo avvicinato due gio vani :ci hanno dato le prime informazioni che volevamo sa pere. A Nughedu da due anni si è costituito un gruppo spor tivo che ha preso parie a quat tro Tornei indetti dal Comita to tempiesc. Purtroppo però Nughedu non ha il campo sportivo. I due giovani ci han no spiegato che hanno dispu tato tutte le partite sempre fuori casa, ad Ozieri oppure a Ittireddu, che dista una ven tina di chilometri. Quindi la squadra è stata sempre in trasferta, non ha avuto l’ap poggio morale e finanziario dei propri tifosi ed è stata co stretta a sopportare spese non indifferenti. Intanto veniamo accompa gnati al bar e si accostano al tri ragazzi e giovani; sono tut ti molto cordiali. Inutile ten tare di pagare: l’ospitalità è un rito, quasi una manifesta zione esteriore di quell’animo buono che i giovani ed i ra gazzi mostrano con il loro sguardo sincero e schietto. Ve niamo a sapere che sono tutti tesserati al C.S.I.: la percen tuale qui è molto alta, e si può dire che la massa dei gio vani appartiene all’organizzazine. Come funziona la Società? Ci rispondono che la frequen za alla sede è costante, che sono tutti amici c che stan no sempre insieme; ci dicono della passione e dell’impegno dei dirigenti, tra cui Battista
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Dclogui c Salvatore Langiu. I risultali? Ci rispondono subi to che sono fieri del premio disciplina assegnato dal Co mitato; lo sport per loro è autentica ricreazione; le parti te non devono essere una cor rida, e comunque — conclu dono — è un lavoro fatto per educare i giovani. Ciò che ci stupisce è la semplicità con cui parlano dei loro problemi. Ci informano che il Presiden te Zonale Capece è stato più volte da loro, anche per pre siedere una assemblea di soci e simpatizzanti. State pensando alla polisportività? Ci rispondono che la Società è nata come Poli sportiva e che nella prossima stagione agonistica faranno
una squadra di pallavolo e parteciperanno alle attività di campestre e di tennis da ta volo. Qual è il vostro problema più importante? Indubbia mente il problema del campo sportivo. Un tempo c’era uno spiazzo vicino al caseggiato scolastico ma poi è stato uti lizzato dal Comune per le ca se popolari. Comunque la am ministrazione comunale ha re centemente deliberato di rea lizzare il campo sportivo, con precedenza nel piano quin quennale; i lavori inizieranno ai primi del 1973. In tal modo verrà facilitata la pratica sportiva ai giovani, a tutti i giovani del paese. Trascorriamo a Nughedu ol tre un'ora: ci siamo trovati in un ambiente amico. Poi risa liamo sulla macchina: uno di quelli che è stato sempre con noi si avvicina e ci chiede se anche noi siamo del C.S.I.; dobbiamo svelare che siamo gli addetti stampa; la stretta di mano è più eloquente di qualsiasi parola. Siamo stati tra amici!
A Napoli Dremiazione annuale NAPOLI — Nel salone di Via Tribunali, presso la sede del Comitato Provinciale, si è svolta la cerimonia di premiazione dell’anno sportivo conclusosi. E’ stata
do che la Iamiglia del CSI deve sempre accrescersi per meglio portare avanti il di scorso sullo sport, inteso co me formazione alla vita. Il di scorso è poi scivolato sui gio vani e sul ruolo nella socie tà moderna. Prima di passare la parola al col. Guasco, il prof. Formisano non ha vo luto dimenticare l’opera che prestano per il " Comitato " i componenti le I Commissioni Tecniche. Ha quindi parlato in rap presentanza del CONI il vice presidente provinciale, che ha sottolineato il ruolo che il CSI ricopre rispetto alle federazio ni e al CONI stesso. Alla fine del suo discorso ha donato in ricordo al prof. Formisano una targa. Ha concluso brevemente la serie dell'oratoria iniziale il doti. Scotti presidente nazio nale dell'USSI. Quindi la pre miazione. Erano in sala, tra gli altri convenuti, alcune rappresen tanti della FARI, componenti la squadra femminile di palla volo del CSI Napoli neo-pro mossa in serie C. che hanno ricevuto in ricordo una me daglia ed un diploma, assie me al loro allenatore. Tra le società che hanno ri cevuto maggior premi citiamo la Kolbe, la CSI Barra, il Pi scimela, il Padula, i Colli Aminei e l’Aquila Napoli. Sono stati assegnati in totale cen tosei tanta premi individuali e ottanta per società. Notevole anche il materiale sportivo as segnato, che se non altro alle via i passivi finanziari delle società nel corso del nuovo anno sportivo. Giovanni Mauriello
nel l'insieme una manifestazione che c riuscita nel migliore dei modi per vari motivi, tra cui la partecipa zione sentita di tutti gli atleti. Sono intervenuti alla mani festazione: S.E. il Cardinale Ursi, Arcivescovo di Napoli; il vice presidente provinciale del CONI, col. Guasco; il doti. Antonio Scotti di Uccio, pre sidente nazionale dell’USSI; il cap. D’Errico del Corpo dei Vi gili del Fuoco di Napoli; il prof. Formisano, presidente del Comitato di Napoli; i rap presentanti le federazioni cit tadine. Il presidente del Comitato Provinciale, prof. Formisano, ha preso per primo la parola. Dopo aver salutalo i presenti, NAPOLI momento del elei discorso del Cardinale■ CrsL ha ricordato loro il valore del NAPOLI -- Un Un momento Centro Sportivo coinè ente ri Arcivescovo di Napoli, durante la cerimonia di premiazione guardo alle federazioni, dicen- annuale dei comitato provinciale.
I
Un anno attraverso è numeri MANTOVA — Il comitato provinciale mantovano del CSI ad inizio della stagione agonistica 1972-73 ha vo luto fare il punto sulla propria attività, curando la stampa di un libretto (Discobolo Virgiliano) che è al tempo stesso un annuario di dirigenti e atleti, un consun tivo dell’attività svolta e un programma di quella da svol gere. Da questa pubblicazio ne riprendiamo appunto il consuntivo generale dell’atti vità, che pure nell’aridità del le cifre rende perfettamente l’idea della mole di lavoro svolta in seno al comitato mantovano. « Per il CSI mantovano è il momento di tirare le somme delle varie attività svolte nel l’annata sportiva 1971-7.2, pri ma di iniziare la nuova stagio ne sportiva. E' da premette re che ben 7844 tra dirigenti provinciali, di società, arbi tri, atleti e alide, sono risul tali tesserati al CSI nella sta gione trascorsa. « Le società affiliate — che una decina di anni or sono erano una cinquantina — han no raggiunto il numero di 96 e sono distribuite in ogni an golo della provincia, in città e in periferia. Anche gli atleti sono raddoppiati, ciò dimo stra che il CSI mantovano ha saputo adeguarsi all’esigenza di attività sempre più nume rose. L'ente poi vanta un pro prio gruppo arbitri e ciò per far Ironie alle esigenze dei va ri campionati: attualmente sono 91 i direttori di gara di calcio, pallacanestro, pallavo lo e giudici di atletica leggera in attività. « I giovani tesserati sono esattamente 7229 cosi divisi: atleti: 2607; atleti dediti all'at tività ricreativa dai 14 anni su: 4313; atlete: 309. « I dirigenti di società sono 449. Tenuto conto che gli atle ti del CSI possono indicare sul cartellino sino a tre sport, si hanno queste risultanze: per la categoria maschile: cal cio 6060; atletica leggera 1036; pallacanestro 288; pallavolo 443; tennis da tavolo 183; nuo to 154; bocce 91; tennis 114; pallamano 10. « Per la categoria femmini le: atletica leggera 179; pallacanestro 26j pallnvolo 162, tcnnis da tavolo 44; nuoto 31; ten nis 26. « Per il "quadro" dirigen ziale si hanno queste cifre: dirigenti provinciali 75; arbi
tri esìlio 54; pallacanestro 8;
pallavolo 15; g>ud,cl dl a"e“ca leggera 14. « Oneste risultanze portano ad alcune considerazioni di ca-
Onerale e panala,■«.
«Innanzitutto va rilevato che ur essendoci una orga‘ . capillare come nizzazionc
quella del CSI, sono ancora molti i giovani mantovani che non praticano uno sport re golare e ciò pur tenendo con to delle forze delle varie fe derazioni sportive e degli altri enti di propaganda. I giovanis simi tesserati non raggiungo no una cifra molto elevata: ciò vuol dire che i ragazzi dai 10 ai 14 anni che si im pegnano in attività sportive sono ancora pochi, anche se ai tesserati al CSI si devono aggiungere quelli che parteci pano alle lezioni dei centri di addestramento di tennis, pal lacanestro o pallavolo sorti in alcune località della provin cia ».
ACIREALE l’n ottimo successo di partecipanti e di pub blico ha coronato la 3' edizione delia gara podistica organiz zata ad Aci Catena in occasione dei festeggiamenti patronali. Nella foto i primi tre classificati della gara: il vincitore. Luciano Costarella, Giuseppe Permisi e Ignazio Pagano.
Nona edizione M ita Lonoarone
presidente del Centro di coor dinamento del CSI cadorino. Ed ora qualche breve cen no sulla finalissima AlpinaTrinchiana. terminata 4-4 do po i calci di rigore. Si è trat tato, come dice il risultalo, di una partila equilibrata, con un gioco incisivo e piacevole. BELLUNO — Venturi squadre, centinaia di giocatori, E’ finito cosi che la monetina tre mesi di gare entusiasmanti, una finale da scro ha dovuto sobbarcarsi l’ingra to compito di decretare la vin scianti battimani: è il roseo consuntivo della nona citrice della nona edizione del Trofeo Longarone. E il «cin edizione del Torneo « Longarone » di calcio, organiz quantino » gettato in aria dal zato con la solita oculatezza l’arbitro Carminati di Milano dal comitato provinciale del l’esito felice della manifesta ha sancito il successo delI’AlCentro Sportivo Italiano. pina, allenala da Sabatini. L’ultima giornata si è aper zione. Nel pomeriggio, dopo le fi Nell’incontro per il terzo e ta con una cerimonia in me moria dei caduti del Vajonl. nali. premiazione in campo, quarto posto, il Longarone ha Al cimitero di Fortogna (c'era con l’intervento del senatore avuto nettamente la meglio no il sindaco di Longarone. Collesclli. Successivamente il sul Calalzo, imponendosi per Polla, l’on. Orsini, il prefetto presidente Bertolissi ha i (evo 2-0. Moretti, l’assessore Vici di cato le varie edizioni del tor Giuseppe De Sacco Belluno, i rappresentanti delle neo tessendo lodi ai dirigenti forze armate italiane e della dell’A.C. Longarone che con Setaf, il corpo bandistico di encomiabile volontà hanno Ponte nelle Alpi) sono state saputo risollevare le sorti del deposte corone di fiori del lo sport cittadino. Ha quindi CSI, della Setaf e del Comune messo in risalto lo spirito ili di Pieve, benedette dall'assi fratellanza ed il motivo uma stente provinciale del Centro no che ha unito in questi anni Sportivo, don Luciano Bari- i sodalizi sportivi della pro viera, il quale ha poi celebra vincia nel ricordo delle vit to la messa. time del Vajonl. La medaglia Il presidente provinciale del donata dal Papa ed il Trofeo CSI, Bruno Bertolissi, ha ri sono stati consegnati alla cordato gli sportivi scomparsi squadra vincitrice (l’Alpina) nella catastrofe del Vajonl rispettivamente dal Vescovo sottolineando con toccanti Muccin e dal Sindaco di Bellu espressioni il significato che no, Zanchetta. Piatti di bene BARI — 1 a Presidenza Re il CSI ha voluto dare al tor merenza sono stati offerti dal gionale del Centro Sporti neo. Dopo la messa le autorità le famiglie Piccoli e Bologne vo Italiano di Puglia ha hanno raggiunto il municipio si, a ricordo dei loro cari ap- avuto un incontro con il di Longarone dove il prefetto prezzatissimi dirigenti del Ministro <>n. prof. Calati, che Morotti, quale rappresentante Centro Sportivo Italiano, a dirige: « i problemi (.iella giodel Governo, ha salutati gli in Romano Fontana di Sargnano ventò L’incontro è nato dal tervenuti compiacendosi per ed a Agelo Calligaro di Lozzo, l’esigenza. più volte studiata
Uno scambio ili idee con i'on. Caiati
e approfondita, di stringere dei rapporti con tutte le real tà, in special modo quelle politiche, per tentare di pro porre costantemente « lo sport come servizio sociale » qua le componente nella forma zione del mondo giovanile. In questa visione, un in contro col nuovo Ministero, ricco di prospettive e di im pegni, significava avere la pos sibilità di concretizzare una azione costante al servizio dei giovani. Le impressioni sono risulta te positive. L'incontro ha avuto un suo profondo signifi cato: « Abbiamo detto chi sia mo e che cosa vogliamo ». Non è stata la solita richiesta di contributi o di attrezzatu re, ma la proposta di un ser vizio ai giovani che coinvolge il C.S.I. completamente fino in fondo. L’on. Caiati è ancora alle prese con tutta l’organizza zione del nuovo ministero. Egli ha già in mente alcuni piani programmatici che ri guardano il tempo libero dei giovani, le strutture di servi zio, l’utilizzazione di alcuni be ni, la politica giovanile in ge nere. Ciò comporta un conti nuo contatto con gli altri Mi nisteri che fino ad ora hanno avuto rapporti più o meno profondi con la problemati ca giovanile. In concreto ab biamo ottenuto alcuni risulta ti: la sensibilizzazione da par te del Ministro al problema dello sport come fatto di cul tura e come servizio sociale, la promessa che un piano di politica sportiva giovanile ver rà anche studialo con rap porto degli Enti e delle forze giovanili che operano nel set tore, la coscienza che per es sere al servizio « veramente » dei giovani occorra avere una visuale molto larga e aperta senza vari pregiudizi di casta o di ideologia. II Ministro Caiati avverte come lo sport debba essere una componente essenziale della società contemporanea e della cultura odierna, come esso stia diventando « uno strumento di potere » da par te di forze che tentano di stru mentalizzare la problematica giovanile e come occorra un piano di promozionalità nel Paese capace di dare a tutti i giovani italiani la possibili tà di praticare lo sport alla luce di una libertà interiore che significa anche potenzia mento della propria persona lità. Nell’incontro avuto si è mes so in risalto il fatto che la promozionalità sportiva, por tata avanti dagli Enti di pro mozione, deve essere un punto fermo della programmazione politica, attenti soprattutto a non « copiare » il campionismo vigente e attenti a dare ai giovani di oggi « modelli » liberi, nel senso che bisogna proporre certi modi di esse re in sintonia con la libertà della persona.
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...dell'incontro con la fortuna si vince sempre di più con il Totocalcio -------------- ———-------------------------------- -------------------- "
(segue da 2” di copertina)
posilo di un nuovo modo di intendere l’attività sportiva in chiave di sport sociale; chie dendosi subito dopo come sia possibile raggiungere tale obiettivo, « salta » al discorso dell’ispirazione cristiana o me glio allo svuotamento che di questo principio si andrebbe facendo nella nostra associa zione. Abbiamo parlato di « salto » non perché la nostra ispira zione non sia strettamente, in timamente, vitalmente colle gata con l’attività che faccia mo e con le scelte di fondo che dobbiamo fare anche sul piano delle attività sportive, ma « salto » perché il collega mento non ci sembra quello prospettato dall’amico parro co. E’ proprio l’ispirazione cristiana che, forzandoci a mettere sempre e comunque l’uomo al primo posto, ci orienta ineluttabilmente verso uno sport per tutti e da tutti creativamente partecipato, buttando a mare una volta per tutte i cosiddetti « interes si dello sport » (che non esi stono perché non esiste lo sport ma l’uomo che lo prati ca) a beneficio degli interessi di salute, di esercizio, di sva go e di maturazione umana dei soggetti — tutti i ragazzi — che lo sport hanno il dirit to di praticare. Questo nostro tipo di colle gamento (anche se è chiaro che il discorso dell'ispirazione cristiana non si esaurisce qui) ci sembra proprio e sostan ziale, mentre quello che^scmbra fare don Baldelli ci ap pare esteriore, di carattere più moralistico che sostanzia le, sulla scia degli equivoci del passato dove l’ispirazione cri stiana serviva più che altro a « condire » una minestra spor tiva di dubbio gusto, a « be nedire » un’attività acritica mente o anche qualunquisti camente accettata, a « infio rare » di atti virtuosi un pro gramma sportivo che virtuoso e morale non era perché di scriminava i giovani tra sani e « scamorze », tra pochi privi legiati e una massa di emar ginati, e perché imponeva una strada a senso unico (risulta to, vittoria, agonismo, tecnici smo, campionismo...) escluden do o appiattendo ogni possi bilità di autentica partecipa zione dei soggetti interessati, ogni loro apporto critico e creativo. Ci sarebbe stato nel C.S.I. più un processo di laicizzazio ne che non di laicità. Non ne ghiamo che in un processo di rinnovamento si possano vi vere delle esasperazioni e del le deviazioni, nia sfidiamo chiunque a dimostrare che la impostazione globale dell as• •-> in tale diresociazione sia zione. Siamo d < ’accordo, inve ce, nel ritenere che il nuovo rapporto (sostanziale e non „i.V ____ fra cristianesimo più «formale) tra c------
e sport non è stato ancora ben compreso da tutti e richiede ancora uno sforzo intenso di ricerca comunitaria. Ma que sto, oltre che comprensibile, è tutta un’altra cosa rispetto all’accusa che don Pietro ci rivolge. La fine delle ACLI? Ma, in tanto, sarebbe interessante chiarire che fine hanno mai fatto le ACLI, analizzare sen za pregiudizi che cosa le ACLI erano prima e che cosa sono adesso. Per cui, tornando al CSI, dovremmo vedere se « 1’ etichetta » cristiana c’è adesso o non c’era piuttosto prima quando si mischiava Messa e sport, quando si esaltava il segno di croce prima della ga ra e quando il prete avallava e garantiva con la sua firma (fatto estremamente giuridi co!) la cristianità di una socie tà sportiva.
Allora l’episodio riprovevo le citato da don Baldelli, tan to per restare in tema, fa par te di quella logica o di quella nuova che si tenta di instau rare? Si iscrive nella vecchia logica del risultato o nella nuova logica dello sport so ciale? A meno che non si vo glia dire che prima, quando nel CSI c’era il « cristianesi mo del prete », certe cose non avvenivano perché a simili di sdicevoli polemiche si rinun ciava per motivi di « carità cristiana ». Manca la chiarezza, accusa ancora don Pietro. E sia, ma bisogna anche distinguere tra « confusione » e situazione di « ricerca ». Che cos'è la chia rezza, il frutto di un’idea (o di una non-idea) trasmessa da un vertice e imposta a tutta la base o il frutto di una fa ticosa ricerca in comune? Cer to, una volta tutto era chiaro. Il cristiano sapeva sempre co sa doveva fare e come com portarsi, da quando si alzava fino al momento di coricarsi e spesso era indirizzato perfi no a « ordinare cristianamen te » il riposo notturno. Ma il cristianesimo è prima una mo rale (che rischia cosi facilmen te di degenerare in morali smo) o una « fede » come ri sposta alla rivelazione divina? E’ per questo che abbiamo smesso di preoccuparci di da re un'anima al corpo o un cor po all’anima: parliamo più semplicemente di uomo nella sua globalità e concretezza. E’ quest’uomo che vogliamo aiu tare a crescere, a maturarsi, a liberarsi, convinti che la pie na liberazione e maturazione avvenga nel Cristo, uomo per fetto, senza troppe sottili di stinzioni che cosi spesso sfo ciano in separazioni e giustap posizioni. Se si parte da questa conce zione deH'uomo-cristiano, allo ra non è tanto importante che il prete nel CSI sia al primo o all’ultimo posto, ma piuttosto che stia ai « suo » posto, ac
canto agli altri membri della società sportiva (ragazzi c re sponsabili), vivendo « con » gli altri, condividendo con tutti la responsabilità educativa sia pure apportandovi quel con tributo specifico che gli pro viene dal carisma ministeria le di cui è stato investito in mezzo al popolo di Dio. L’espressione « da una porta di servizio » vorrebbe essere caustica, eppure è profonda mente vera. II nucleo della questione è proprio qui: il pre te è disposto a svolgere il suo vero ruolo di « servizio » ri nunciando a quello tradiziona le di predominio, sia pure pa ternalistico?
Non vogliamo entrare nel merito del tipo di « spazio » che alla presenza del prete si fa in altri enti pubblici e pri vati, ma non ci sembra che nella nostra attuale associa zione il prete non abbia spa zio. Certo non è uno spazio « clericale », del quale, glielo confessiamo, abbiamo sincera mente paura! Siamo più che convinti che un discorso educativo, ispira to alla concezione cristiana dell’uomo, trova in tutte le componenti del Popolo di Dio, secondo i propri carismi e i propri ruoli, la sua autentica efficacia: perciò laici e preti che partecipano al sacerdozio di Cristo sono componenti che non devono mai essere sepa rate, ma viste in perfetta co munione anche nel campo dell’educazione cristiana. Quindi ciò che noi voglia mo non è l’esclusione del pre te, vogliamo invece fare il giu sto posto ai laici, convinti che anch’essi sono educatori e cri stiani e sacerdoti e profeti, sia pure in un ruolo speci fico. E’ sempre triste pensare che i ragazzi paghino per la nostra carenza di idee e di indirizzi: ma siamo proprio certi che in passato non ab biamo fatto pesare sulla loro pelle il prezzo di tante presun te certezze di marca « cattoli ca », dove l’aggettivo cattolico era assunto più come fatto di costume che come fatto di fede? Ed ora veniamo alle sue proposte, che confermano la sua volontà e il suo sincero desiderio di costruire insieme qualcosa.
1) D’accordo su « rivalu tare », se ci intendiamo sul si gnificato del termine. In ogni caso, forse è più esatto « ri scoprire ». Perché, poi, come esperto di umanità? Il prete è esperto in umanità quando e solo se personalmente Io è, come tutti gli altri uomini. Il suo ufficio, semmai, Io fa esperto nell’aiutare i laici a trovare l’innesto tra il fatto umano-sportivo e la Parola di Dio.
2) Forse per comunità in tende parrocchia. Nel qual ca so il discorso è lungo. Lo ab biamo affrontato abbastanza ampiamente su Stadium del l’anno scorso (n. 16 e n. 19) ed è trattato in alcuni volumi del la nostra collana « Animatori sportivi » (« Sprint per l’uo mo », « Proposta cristiana e sport », « Pastorale e realtà sportiva »). Anzi, suggeriamo a tutti questi volumi perché in essi non c trattato solo il rapporto particolare tra CSI e parrocchia ma più in generale il problema del giusto innesto tra fatto sportivo e cristiane simo. 3) Pienamente d’accordo, anche se quelle idee non esau riscono il nostro discorso. For se difettosamente, ma lo stia mo facendo.
4) Non comprendiamo bene la questione. Perché a lei costa che ci siano tessere con nominativi desunti dall’e lenco telefonico? Ma forse lei sta facendo un discorso di at tività sportiva a carattere so ciale e non solo campionistico, e allora saprà che siamo pie namente d'accordo. 5) Centro! E’ vero, lo fac ciamo, ma non troppo e non cosi spesso come lei fa pen sare. Ma è inevitabile, e forse è anche un bene, che Stadium rispecchi le contraddizioni proprie dell’associazione. Se i campionati e le finali ci sono, è pure giusto che Stadium, almeno una volta l’anno, ne faccia la cronaca. Se non lo facesse sarebbe il giornale di un Centro Sportivo Italiano che non esiste. E' vero che non tutti i servizi di cronaca sulle finali hanno sempre il giusto « tono » (c ciò dipende spesso da nostre carenze reda zionali e giornalistiche, ma è pur vero che da qualche tem po nei nostri servizi di cro naca non ci sono più soltanto « strombazzamenti » (veda ad esempio il precedente e que sto numero sulle finali di atle tica leggera).
La lettera di don Pietro fi nisce con un invito alla spe ranza e con un fraterno inco raggiamento. Gliene siamo vi vamente grati. Vorremmo so lo che la nostra risposta non suonasse troppo polemica per ché il nostro amico sacerdote appare mosso da un proble ma profondamente sentito e da un interesse sincero. Come sempre, crediamo soprattutto nel dialogo e nella ricerca fat ta insieme. Ringraziamo quin di don Baldelli che ci ha dato questa opportunità e speria mo che il discorso non finisca qui. DUILIO OLMETTI