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Stadium n. 18/1970

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QUINDICINALE DEL CENTRO SPORTIVO ITALIANO - I PROBLEMI DELLO SPORT ANNO LXV - N. 18 - 5 NOVEMBRE 1970

NUMERO SPECIALE PER LA PRESENTAZIONE DEL PROGETTO DI NUOVO STATUTO DEL C.S.I.

L’ITINERARIO DELLA RIFORMA STATUTARIA

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UNA SOCIETÀ’ E UNA CULTURA CHE CAMBIA­ NO - Aldo Notarlo

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L’IMPEGNO SPORTIVO IN UNA CHIESA RINNOVA­ TA DAL CONCILIO - don Claudio Bucciarelli

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C.S.I. E F.A.R.I. VENTICINQUE ANNI DOPO - Giulio Martinucci

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IDEE GUIDA PER UN’ASSOCIAZIONE GESTITA DA TUTTI - Vincenzo Natalizia

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LE STRUTTURE ASSOCIATIVE NEL NUOVO PRO­ GETTO STATUTARIO - Lorenzo Borghi

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PROGETTO DI NUOVO STATUTO

DEL C.S.I.

NOTA SUL REGOLAMENTO ORGANICO

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Questo numero speciale di Stadium dedicato al progetto del nuovo statuto trova giustificazio­ ne nella necessità di illustrare le motivazioni, i criteri ideologici e strutturali che ne hanno ispi­ rato la stesura, ma vuol anche doverosamente sottolineare l'importanza e il significato della fase nuova che la pubblicazione del progetto in­ troduce nell’iter della riforma statutaria. Da que­ sto momento e con questo atto, la base dell'orga­ nizzazione riprende a interessarsi direttamente di una materia che è di sua stretta competenza, il lavoro preparatorio, svolto fino ad oggi dagli organismi a ciò delegati — il Consiglio e la Com­ missione per lo statuto —, è stato un atto neces­ sario ma soltanto preliminare alla vera e propria riforma, poiché è tutta l'organizzazione, nella sua globalità e capillarità, che deve delineare e decidere le linee della sua vita futura; così come del resto erano nate dall'intera organizzazione l'esigenza e la volontà di operare la riforma stessa. Ciò mette subito in chiaro il valore del pro­ getto che pubblichiamo, approvato dal Consiglio direttivo nazionale nella riunione del 19 settem­ bre scorso. Esso non è il nuovo statuto del C.S.I., ma una proposta — elaborata da organismi auto­ rizzati attraverso un lungo e diligente lavoro — che la periferia dovrà verificare, discutere e fi­ nalmente sancire in sede di congresso nazionale straordinario. Tutto quanto nel progetto è espres­ samente o implicitamente contenuto rappresen­ ta il tentativo, da parte degli elaboratori, di in terpretare fedelmente la realtà dell’organizzazio­ ne e le sue intenzioni sul proprio futuro: è evi­ dente che sta ora all’organizzazione di dire quan­ to il tentativo sia riuscito e di esprimere sull'ar­ gomento la sua parola definitiva. A noi, in questa sede, spetta il compito di fornire all’intera organizzazione, insieme al testo del progetto, tutti quei ragguagli che possono servire a comprendere e a giudicare nella mi­ gliore condizione possibile. Per questo abbiamo ritenuto necessario far precedere al testo statu­ tario una serie di interventi esplicativi. Sono sei gli articoli che accompagnano in questo numero speciale il testo del progetto sta­ tutario. Il primo, a carattere preliminare, rende note le tappe che ci condurranno alla riforma dello statuto. Il secondo e il terzo — dovuti ri­ spettivamente al presidente e al consulente na­ zionale — sono fra loro strettamente collegati e illustrano le motivazioni di fondo, di ordine socio-culturale ed ecclesiale, che hanno allo stes-

so tempo originato la riforma e ispirato il nuovo testo. Vi sono illustrati in pratica i principi in­ formatori del nuovo statuto. Il quarto intervento — firmato dal vicepresidente nazionale Martinucci — è in certo senso complementare agli altri due, poiché mette a fuoco un'altra motiva­ zione di fondo che concorre a caratterizzare il progetto della nuova associazione che spalanca le porte alla componente femminile sulla base di un processo di unificazione con la FARI su cui il congresso nazionale straordinario sarà pure chiamato a decidere. Il quinto articolo — del vi­ cepresidente nazionale Natalizia — illustra i cri­ teri che hanno guidato la stesura del progetto statutario in conseguenza delle motivazioni e dei principi informatori accolti. L’ultimo intervento, infine — a firma del segretario generale Borghi — spiega la strutturazione del nuovo progetto nelle sue componenti principali e ne evidenzia alcuni aspetti particolari. Con questo non pretendiamo di aver trattato esaurientemente tutta la complessa problemati­ ca che il progetto nella sua globalità e nei sin­ goli articoli chiama direttamente o indirettamen­ te in causa. Si è voluto soltanto fornire il mini­ mo indispensabile che rendesse ragione del per­ ché e del modo del lavoro fin qui svolto e per­ mettesse una lettura del progetto statutario il più possibile chiara ed agevole. Avremo modo, nei mesi che ci separano ancora dalla convoca­ zione del congresso nazionale straordinario, di riprendere i vari temi di fondo in questa sede appena accennati per farne oggetto di una tratta­ zione e — perché no? — di un dibattito più am­ pio e approfondito. Intanto, però, ci preme richiamare l’attenzio­ ne dei nostri dirigenti di società sportiva — ai quali Stadium è principalmente diretto — sul­ l'importanza che essi studino attentamente il testo del progètto considerandolo e assumendolo come cosa propria, come un fatto decisivo per la vita dell'associazione di cui essi rappresenta­ no la componente di base. E la base stessa, cioè gli atleti, dovrà essere debitamente informata e invitata a dibattere mediante assemblee e incon­ tri appositamente programmati. E’ inutile dire quanto l’occasione risulti propizia affinché i no­ stri atleti, attraverso un dibattito comunitario sul nuovo statuto, prendano coscienza dei motivi guida della nostra presenza e del nostro modo di essere. La riforma statutaria, cioè, può vera­ mente costituire uno dei « momenti forti » della nostra azione educativa.

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tfc rt»■ Mai — novembre 1970: Incontri regionali per una prima analisi della bozza di statuto;

la partecipazione formale del presidente di società al congresso provinciale per dare alla base dei soci un'ef­ fettiva possibilità di esprimere il proprio parere e la propria volontà. In sede di società sportiva, il con­ gresso provinciale o zonale deve essere preparato da assemblee dei soci dalle quali emergano esattamente gli orientamenti che il delegato dovrà poi tenere nei lavori congressuali.

— dicembre 1970 - febbraio 1971: Congressi provin­ ciali e zonali autonomi; — marzo 1971: Incontri regionali per l'armonizzazio­ ne, nei limiti del possibile, degli emendamenti;

— maggio 1971 (20-23): Congresso nazionale straor­ dinario per lo statuto. Il secondo turno d'incontri regionali (marzo 1971) ha uno scopo funzionale nei riguardi del congresso na­ zionale: vuole cioè rappresentare un successivo mo­ mento in cui il già difficile compito che un congresso per se stesso ha, viene facilitato da un lavoro di ar­ monizzazione — nei limiti del possibile — degli emen­ damenti che scaturiranno dai congressi provinciali e zonali, in modo da poter giungere al dibattito in sede nazionale con un numero ragionevole di proposte di modifica, tale cioè da permettere un’esauriente ma non paralizzante discussione.

L’analisi del progetto del nuovo statuto — il cui testo è pubblicato a pagina 24 — è un fatto così im­ portante nella vita del C.S.I. da richiedere un tempo ragionevole di riflessione con la partecipazione e l'im­ pegno di tutti. Decidere, infatti, sullo statuto significa decidere del nostro futuro di organizzazione per la pro­ mozione sportiva giovanile, un futuro che vogliamo sempre più aperto e funzionale alle esigenze dei gio­ vani, verso i quali il CSI si è sentito — sin dalle ori­ gini — in posizione di servizio.

La data del congresso nazionale straordinario è indicata al limite della primavera 1971 per offrire a tutto il C.S.I. il giusto spazio ad un dibattito che non risulti condizionato da mancanza di tempo. Nei giorni dal 20 al 23 maggio i delegati al congresso analizze­ ranno ulteriormente il testo dello statuto e, insieme, un documento di unificazione con l’organizzazione af­ fine della FARI. Dopodiché, se l’uno e l'altro dei docu­ menti otterranno la sanzione del congresso — nelle forme definitive che i delegati avranno ritenuto più opportune —, entreranno in vigore alcune norme tran­ sitorie per il periodo giugno 1971-primavera 1972 e le disposizioni relative ai congressi ordinari che do­ vranno condurre il CSI, appunto nel 1972, alla sua nuo­ va realtà statutaria.

Preliminare a questa decisione diviene, perciò, necessario un momento in cui tutti insieme si prenda coscienza delle motivazioni e dei significati che fanno da struttura portante allo statuto, nella stesura propo­ sta dal Consiglio direttivo nazionale.

Di qui, anzitutto, l'utilità degli incontri regionali del mese di novembre, durante i quali i presidenti pro­ vinciali e zonali avranno un primo scambio di opinioni, chiarendosi a vicenda le questioni fondamentali che lo statuto solleva. Solo allora i congressi straordinari provinciali e zonali autonomi (previsti tra 1’1 dicembre 1970 ed il 28 febbraio 1971) saranno posti in grado di recepire con maggiore competenza ed in un franco e costrut­ tivo dibattito le istanze dei soci, stimolando anche apporti nuovi e suggerimenti validi. Affinchè ciò avven­ ga, però, è indispensabile che anche le società spor­ tive, così come i comitati provinciali e zonali, svol­ gano un lavoro di informazione e discussione prelimi­ nare del nuovo progetto statutario. Non basta, cioè,

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Questo itinerario è nato da una consultazione co­ mune tra i responsabili del CSI e della FARI: esso può, quindi, avere dei momenti unitari (incontri regionali, ad esempio) là dove i dirigenti provinciali e regionali dell’una e dell’altra organizzazione lo ritengano oppor­ tuno, tenuto conto del fatto che I tempi e gli impegni dell’itinerario coincidono per entrambe le associazioni.


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una società e una cultura che cambiano Il CSI in questi anni si è messo davanti allo specchio per scoprire le sue rughe. Lo specchio è rappresentato dai giovani che sono diventati protagonisti, che formano una nuova classe, nella mobilissima società contemporanea italiana ed internazionale. Se il CSI intende darsi oggi un nuovo Statuto (l’attuale è vigente dal 1944) che regoli la sua vita nei prossimi anni lo fa sostanzialmente per questo, anche se esiste un fatto contemporaneo e contingente quale il mutamento istituzionale avvenuto all'interno deli’Azione Cattolica Italiana (nuovo Statuto) che ha coinvolto anche la Gioventù Italiana di Azione Cattolica, finora ente promotore del CSI.

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IL FATTO SOSTANZIALE

Da quando esiste l'attuale statuto la società ita­ liana, in cui il CSI opera, ha conosciuto mutamenti di ordine sociologico sempre più intensi: processi migra­ tori della popolazione, forte accentuarsi dell’urbanizza­ zione e del conseguente esodo dai campi, una maggiore industrializzazione del territorio, una maggiore circola­ zione del denaro, una più accentuata frequenza scola­ stica delle giovani generazioni. La parola « tempo libero », prima considerata la espressione di una utopia, è divenuta sempre più fre­ quente nel vocabolario degli italiani: tant’è che le spese che vi si riferiscono salgono di anno in anno sistemati­ camente e in un ordine sempre più grande di miliardi. Al suo interno il fenomeno sport viene caratterizzan­ dosi non tanto e non esclusivamente come un privilegio ristretto ad un élite, impegnata unicamente ad alti li­ velli agonistici, quanto piuttosto come un naturale di­ ritto-dovere di tutti i cittadini, adulti e giovani. In questo contesto sociale in accentuato dinami­ smo sono andati mutando anche i comportamenti, i mo­ delli, le idee, le abitudini della maggioranza della popo­ lazione italiana. I giovani, in particolare, ne hanno su­ bito l’influsso più intenso sino a divenire essi stessi protagonisti di primo piano e, talvolta, gli interlocutori del potere costituito (basta pensare alla riforma uni­ versitaria ed a molti episodi dell’autunno caldo 1969). Un fenomeno mondiale, indubbiamente, ma che dalla sua radice esigenze di partecipazione e di corresponsa­ bilità giovanili che sarebbe grave errore trascurare. Nel complesso dei problemi che toccano i giovani non si possono tacere, inoltre, alcuni aspetti altrettanto importanti: quello, ad esempio, di una più sentita pre­ senza della donna nel contesto sociale o quello del­ l’influsso determinante che ha acquisito la vita in grup­ po — ragazzi e ragazze insieme —, ormai generalizzata sia nei giovanissimi che negli adolescenti e tanto nei grandi come nei piccoli agglomerati urbani. I giovani che appartengono al Centro Sportivo Ita­ liano oggi sono espressione di questo tempo: questo dato determinante obbliga in coscienza il CSI — orga­ nismo giovanile a finalità educative — a prendere in attenta considerazione ciò che è avvenuto in Italia dal 1944 (anno di ricostituzione della nostra organizzazio­ ne) in avanti e a porsi il problema di un adeguamento statutario, non tanto come bisogno di una ulteriore re­ golamentazione, quanto piuttosto come esigenza pro­ fonda di accoglimento sostanziale di una realtà ormai decisamente in evoluzione.


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Ai mutamenti di ordine sociologico e comporta­ mentale (che incominciano ad influenzare, buon ultimo, anche il mondo sportivo ufficiale) si aggiungono dei fatti che interessano da vicino il CSI come opera pro­ mossa da organismi d’ispirazione cristiana. Lo storico evento del Concilio Ecumenico Vaticano II ha solleci­ tato, per quanto ci riguarda, una ricerca già in atto in­ torno alla natura ed alla collocazione delle istituzioni cristiane e ha diffuso maggiore chiarezza sul rapporto del « popolo di Dio » con le realtà che lo circondano. A questa elaborazione culturale l'Azione Cattolica Ita­ liana non si è sottratta sino a giungere, nell’ottobre 1969, a darsi anch’essa un nuovo statuto.

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IL FATTO CONTINGENTE

La Gioventù Italiana di Azione Cattolica (GIAC), che figura tuttora nell’attuale statuto del CSI come l'en­ te promotore, ha scelto di costituirsi in « settore giova­ nile » — insieme alla Gioventù Femminile di A.C. — della rinnovata Azione Cattolica Italiana. Questo muta­ mento di collocazione postula una modificazione degli attuali rapporti configurati nelle norme in vigore, tant'è vero che il nuovo statuto unitario dell'ACI prevede, in apposite norme transitorie, il riesame della situa­ zione di tutte le <• opere », promosse dai cosidetti « ra­ mi » dell’ACI, entro due anni dalla sua entrata in vigore (avvenuta il 1“ novembre 1969). Il fatto, significativo nella storia dei movimenti giovanili di matrice cattolica, è divenuto l’occasione contingente per tutto l'intenso lavoro statutario con­ dotto dal CSI in quest'anno attraverso un'apposita com­ missione voluta dal Consiglio direttivo nazionale, lavoro che si condensa nel testo di una bozza che permetterà il dibattito congressuale dei prossimi mesi.

LA RIFLESSIONE COMUNITARIA

Le motivazioni sopra addotte perchè il CSI si dia oggi un nuovo statuto (il mutamento della società ita­ liana in generale e, in esso, le nuove dimensioni del

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problema giovanile, di quello dello sport, dell'atteggia­ mento pedagogico più rispettoso della persona in sè co­ me dell'ambiente di gruppo, nonché degli influssi di una cultura ecclesiale più sentita dopo il Concilio) avevano già dato al CSI, specialmente negli ultimi anni, una spinta a percorrere un proprio itinerario ideologico. Dal 1966 ad oggi, infatti, sia i lavori congressuali sia, so­ prattutto, i contenuti di alcuni convegni di studio (Rocca di Papa, Assisi I e II, Sorrento) ne avevano colto i si­ gnificati e avevano gradualmente condotto l’intera orga­ nizzazione a riflettere sul compito più propriamente educativo dell’ente di promozione sportiva che aveva­ mo scelto di essere. Da questo processo culturale, indubbiamente fati­ coso per un organismo che è preso anche da un com­ plesso imponente di attività tecnico-agonistiche annua­ li, il CSI è giunto a perfezionare quel patrimonio d’idee che, dalla scoperta dei valori circolanti nella società sportiva, al ruolo educativo in essa dei responsabili, ci ha portato a configurare una « nuova » società sportiva, capace veramente di rappresentare il segno di una nuo­ va mentalità ed, insieme, il luogo concreto di una espe­ rienza comunitaria profondamente umana.

UNO STATUTO PER GLI ANNI 70

Lo statuto che presentiamo, come assieme di nor­ me per un corretto vivere associato, vuole appunto met­ tere in rilievo la ricchezza culturale che iTCSI è andato scoprendo; e lo fa attraverso tre novità (rispetto alla concezione che ispira lo statuto in vigore): a) la società sportiva auspicata è una comunità dove si conduce un’esperienza sociale, ragazzi e ragazze in­ sieme, capace di ricavare dalla pratica sportiva il con­ seguimento di una personale maturazione umana;

b) il metodo democratico, al quale si rifà tutto il siste­ ma interno di rapporti, trova possibilità di reale appli­ cazione perché lo statuto offre frequenti occasioni di controllo dell’operato dei responsabili (assemblee, congressi, consigli...) ;

c) la sede di una autonomia funzionale, dove l’esperien­ za di partecipazione e di corresponsabilità giovanili può essere condotta con efficacia, è la regione: gli stessi presidenti regionali sono proposti come consiglieri na­ zionali.

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Collana animatori sportivi

» Do wlì i fciao Il nuovo statuto del CSI media quindi sul piano giu­ ridico la ricchezza ideologica che il CSI è andato sco­ prendo nella sua validissima esperienza che ha ormai superato il quarto di secolo e che si può riassumere nei' seguenti punti fermi su cui tutti ormai ci identi­ fichiamo:

La collana • Animatori sportivi », edita in collabora­ zione tra il C.S.I. e la F.A.R.I., presenta una serie di vo­ lumi con idee e orientamenti assolutamente nuovi nel mondo sportivo contemporaneo. E’ su di essi che il C.S.I. e la F.A.R.I. basano il loro modo di essere e di operare nella società e fra i giovani d’oggi. Sono le idee e gli orientamenti che hanno ispirato la stesura della carta statutaria della nuova associazione unitaria.

1 - il primato dell’uomo 2 - il giovane soggetto, protagonista e partecipe

Sono già stati pubblicati:

3 - lo sport come valore culturale liberante e da liberare

4 - l’educatore a servizio della comunità

1. DIRIGENTI (momentaneamente esaurito).

5 - la società sportiva comunità educante

2. SPRINT PER L'UOMO. Per una visione cristiana della realtà sportiva. Di don Claudio Bucciarelli (L. 800).

6 - le strutture a servizio della società sportiva

7 - il

CSI associazione di giovani

Il Consiglio Direttivo Nazionale vi propone uno sta­ tuto nuovo che vuole essere lo statuto per gli anni 70. E’ una proposta coerente che la base vaglierà e mi­ gliorerà nei congressi provinciali dei prossimi mesi. Dopo il primo tempo dell'itinerario che ci porterà al nuovo statuto, che ha impegnato per lunghi mesi la Commissione Statuto, ha ora inizio il secondo tempo, quello della base. La parola è a voi amici dirigenti delle società spor­ tive del CSI che nei vostri congressi provinciali farete le vostre scelte. Il terzo tempo sarà il Congresso Nazionale Straor­ dinario del maggio 1971 dove il CSI avrà finalmente il suo nuovo statuto. Sono certo che la partecipazione di tutti ci darà lo Statuto degli anni 70 dove tutti ci riconosciamo e su cui tutti ci impegnamo.

Aldo Notario

Appaiono ora:

3. LA VITA COMUNITARIA DELLA SOCIETÀ’ SPOR­ TIVA. Una presentazione piana e sintetica delle idee e dei metodi per fare della società sportiva una comunità educante. Particolarmente indicato come testo-guida per i corsi di primo grado (L. 500).

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4. PROPOSTA CRISTIANA E SPORT. Per l’animazione cristiana della realtà sportiva (L. 500). Il volume curato da don Claudio Bucciarelli è dovuto alla collaborazione di un gruppo di sacerdoti impegnati nell'esperienza sportiva giovanile. Si indirizza par­ ticolarmente ai dirigenti di società sportiva e di comitato.

Sono in preparazione: 5. PASTORALE E REALTA’ SPORTIVA Dedicato particolarmente ai sacerdoti che operano nel mondo sportivo giovanile. 6. SOCIALIZZAZIONE E SPORT Uno studio analitico dei valori e dei metodi socio­ culturali dell’esperienza sportiva di gruppo. 7. (titolo da definire). Dedicato ai giovani atleti per aiutarli a compiere un’esperienza sportiva matu­ rante sotto il profilo umano.

I volumi si richiedono al C.S.I., via della Conciliazione, 3 00193 Roma.

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l'impegno sportivo in una chiesa rinnovata dal mite Nella bozza del nuovo Statuto, le « motivazioni ecclesiali », per ovvi motivi non sono rese in modo « esplicito » ed « esauriente », ma stanno alia base ed hanno ispirato soprattutto la formulazione dei primi articoli. In ogni modo, siccome siamo cristiani, la nostra opera di animazione della realtà sportiva, deve possedere a monte l'immagine di una Chiesa rinnovata che il Concilio ci ha donato e solo con questo « spirito » dobbiamo tradurre lo Statuto nella vita comunitaria della nostra esperienza sportiva. Ecco, in sintesi, alcuni punti su cui gravitano le motivazioni ecclesiali, a cui desideriamo ispirarci.

IL SEGNO VISIBILE

Alla Chiesa di Cristo è stata affidata tutta la crea­ zione, perché essa deve santificarla fino a ricondurla alla sottomissione al Padre. La Chiesa ha quindi una sua « regalità » sul mondo, ma non di tipo giuridico. L’omologazione fra il potere carismatico della Chiesa e il potére giuridico ha favorito tutte le teocrazie cri­ stiane e cattoliche di cui noi subiamo i postumi. Con il Concilio si è operato un capovolgimento nel­ la ricomprensione della Chiesa, capovolgimento però che avviene aH’interno della stessa verità. In che cosa consiste questa immagine rinnovata della Chiesa? La Chiesa è il popolo di Dio al quale, per lo Spirito Santo, Cristo ha conferito le sue potestà: quella sacerdotale, quella profetica e quella regale; popolo di Dio messia­ nico che è dinanzi al mondo non certo la luce delle gen­ ti, perché la luce è il Cristo, ma sacramento della luce delle genti, segno visibile di Cristo ed esercita questa triplice potestà del Cristo in maniera unitaria, indisso­ lubile, indivisibile. Responsabile della « salvezza » del mondo, quindi, non è sol­ tanto la « gerarchia » che guida i fedeli, ma è il popolo di Dio nella sua unità fondamentale. Le distinzioni saranno fondamento impor­ tante ma all’interno di questa unità. Non vi è più una Chiesa con una gerarchia che ha in sè i privilegi del sacerdozio, della regalità, della profezia, ma un popolo di Dio che ha questo triplice potere per realizzare il quale ha avuto dal Cristo il carisma dei ministeri. Tali ministeri sono al servizio di questo esercizio del triplice pote­ re del popolo di Dio, non stanno al di sopra come fonte.

LAICI E PRETI « SACERDOTI » NEL MONDO

E’ chiaro allora che il sacerdozio del Cristo, unico e invisibile, è partecipato sacramentalmente all'intero popolo di Dio. Per il battesimo tutti siamo sacerdoti ed ogni « vocazione ■ nel popolo di Dio è una totalità di amore nel suo genere, è una modalità di esercizio del sacerdozio di Cristo. Nel popolo di Dio. infatti, non vi sono vocazioni di privilegio, non vi sono cioè cri­ stiani di serie A e cristiani di serie B. Tutti, con uguale dignità, partecipiamo, per il battesimo, alla missione salvifica e sant flcatrice della Chiesa. E solo in rapporto a questo sacerdozio del po­ polo di Dio, ha un senso autentico il cosidetto • sacerdozio mini­ steriale » dei preti. Non si può dire l’opposto. Il sacerdozio dei po-

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polo di Dio non è in funzione del nostro di preti, piuttosto il no­ stro è una « diaconia », un servizio al sacerdozio del popolo di Dio preso nel suo insieme e del quale noi facciamo parte secondo la bella espressione di S. Agostino che il Concilio cita: « con voi so­ no un cristiano, per voi sono un vescovo ».

Noi preti siamo innanzitutto dei cristiani con i cri­ stiani e poi siamo, per i cristiani, dei ministri.

Ecco perché, coscienti di questa maturità ecclesia­ le che tutto il popolo di Dio deve responsabilmente ave­ re, nel nuovo Statuto pensiamo a laici con questo tipo di maturità: chi avrà responsabilità educativa nel CSI, qualunque sia il suo ruolo operativo (allenatore, diri­ gente, animatore...), deve possedere questa fede di cri­ stiano adulto; e nello stesso tempo non pensiamo più al sacerdote-consulente come al garante dell'ispirazio­ ne cristiana, come a colui che avalla con una firma una determinata situazione: la sua funzione non sarà quella di porsi « accanto » alla società sportiva o al consiglio provinciale e nazionale come « longa manus » della Ge­ rarchia, ma in uno spirito di corresponsabilità, dovrà assumere la coscienza di un impegno educativo comu­ nitario nella realizzazione dell'esperienza sportiva.

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Il prete deve perdere il vecchio vizio di essere il

« super-dirigente », ma lavorare con uno spirito di cor­ responsabilità con i laici. Naturalmente in questa corre­ sponsabilità educativa il prete porterà soprattutto la specificità del suo carisma particolare, il carisma di chi è al servizio di tutti gli aderenti al CSI per aiutarli a vivere in una visione cristiana (e quindi pienamente umana!) la loro esperienza sportiva.

UN POPOLO ADUNATO A SERVIZIO DEL MONDO

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Allora i vari « ministeri » (^servizi) nel popolo di Dio vanno ripensati all’interno di questa immagine del­ la Chiesa, come funzioni di servizio, senza monopoli di nessuna sorta. Certo, questo carisma del ministero non deriva da deleghe popolari, è legato alla struttura sa­ cramentale e quindi, possiamo dire, è un dono di gra­ zia che scende dall’alto. Ma non scende dall’alto socio­ logicamente.

Quando dico dall’alto, qui, non penso alla piramide clericale, ma allo Spirito Santo che per imposizione del­ le mani trasmette i ministeri. La Chiesa del Concilio, in modo più esplicito, ritorna alle prime origini cristiane

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(e quindi è tradizionalista nel senso più autentico del termine!) e sta spostando li proprio asse visibile dal­ l'istituzione al sacramento. E' un po' come uno spostamento sismico, con tutti gli smot­ tamenti e le possibili frane che ogni spostamento porta con sè. L'asse sacramentale è quello che va dal battesimo all’eucarestia; la Chiesa visibile si manifesta come tale in quella dinamica ed esistenza visibile che sta fra il battesimo e l'eucarestia. Il culmine della visibilità della Chiesa è l'assemblea eucaristica. Se si parla di - culmine » si è subito portati a pensare alla Chiesa come <■ piramide » e possiamo anche accettare questa im­ magine. ma il punto più alto della piramide è il tavolo su cui c'è il pane e il vino, è una mensa non una curia, è una comunità di fratelli non un monarca sacro.

Intendiamoci, non è detto che questa visibilità eu­ caristica, annulli l'altra: la visibilità gerarchica.

Il Concilio parla di una Chiesa come « un popolo adunato nell'unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo » (L.G., 4), come « comunità di fede, di speranza e di carità », quale organismo visibile fondato da Gesù Cristo che attraverso questo « popolo sacerdotale » diffonde su tutti la verità e la grazia; però « questo po­ polo di Dio, è governato dal successore di Pietro e dai Vescovi in comunione con Lui » (L.G. 8) e cammina nel­ la storia degli uomini per trasformarla in storia di sal­ vezza, proclamando la morte e la resurrezione del Si­ gnore finché Egli venga (L.G.8). Questa Chiesa è una comunione che ogni giorno cresce nel­ l’ascolto della Parola, nella celebrazione Eucaristica, nella vita di Carità. Quindi la Chiesa rimane una « comunità gerarchica », ma sui generis, con una gerarchia che sta all'interno della dinamica eucaristica, da cui scaturisce la feconda unità del popolo di Dio. rispettosa di ogni singolo Carisma, di ogni specifica vocazione, di ogni particolare ministero. Quindi la « visibilità eucaristica » della Chiesa non annulla la « visibilità gerarchica », anzi la inglo­ ba, la riassume mirabilmente donandoci una visione più autentica di chi ha il carisma del ■ sacerdozio ministeriale », infatti costoro non devono sentirsi •> princìpi primi • di unità, ma « esemplari mi­ nistri di unità ».

L’unità la fa il Signore: concetto che sembra pleo­ nastico, ma, preso sul serio, ci modifica nell’intimo, fa­ cendo dell'autorità e dell'obbedienza nella Chiesa non un dualismo, ma un’azione di Cristo. Lui è il capo, io, secondo il mio particolare carisma o funzione, sono sol­ tanto un segno della sua autorità o della sua obbedien­ za, e basta.

Questa Chiesa, allora, profondamente unita nella carità, pur nella varia modalità dei suoi ministeri, è co­ stantemente fedele alla Parola di Dio e al Tempo del­ l'uomo, e la sua missione specifica sarà quindi quella di essere sacramento di salvezza nel mondo.

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IL DIALOGO TRA LA CHIESA E IL MONDO

I CRISTIANI SONO L’ANIMA DEL MONDO

Infatti la Chiesa trova nel mondo il luogo della sua presenza, della sua testimonianza, della sua crescita. Essa è « il » modo originale di « essere » e di « vivere » il mondo. Il tempo dell’esistenza fra Chiesa e mondo, ha continue interferenze: pur non essendo « del » mondo la Chiesa, è « nel » mondo e, per un disegno divino, i progetti dell'una e dell’altro, pur essendo distinti, sono fra loro ordinati. Fra questi progetti c'è un miste­ rioso richiamo che li sollecita ad un continuo confron­ to, così come il seme ricerca il solco per la sua fecon­ dità, la terra ha bisogno di essere arata per non rima­ nere sterile e la farina di essere lievitata per essere mangiabile.

Ecco allora che comprendiamo come la Chiesa, comunità di salvezza, realizzerà il suo dialogo con il mondo. Innanzitutto lo articolerà attraverso mille possibili rapporti a cui « credenti » e « non credenti » danno vita dal momento che vivono la stessa avventura terrestre. Saranno diversi, ma non divisi. A renderli diversi non sarà un fatto di censo, di prestigio, di titoli, ma sarà la fede, tale fede però non li estranea.

La Chiesa è quindi in continuo e rispettoso atteggiamento di « dialogo » con il mondo, il dialogo fa parte della sua essenza, è il naturale « movimento » di carità della Chiesa, di « servizio » che essa rende alla Buona Novella, di » supplemento d'anima » che vuol donare al mondo. Dialogo quindi che rifiuta le sottigliezze di un’arida dialettica, che non si fa rigida e fredda contrapposizione, ma discorso sem­ plice e umano, aperto e umile, attento e coerente. Un dialogo che non trae vigore e persuasività da risorse di umana sapienza, ma è piuttosto prolungamento di quell'intimo dialogo che la Chiesa tutta intrattiene con il suo Signore, soprattutto nell'assemblea eu­ caristica, dove Parola di Dio e Realtà del mondo devono » fare sintesi ».

Tale dialogo avrà nel mondo una funzione rivelatri­ ce: far emergere alla coscienza dell’uomo moderno, quei germi, quei segni dei tempi, che nell'uomo e nella sto­ ria, nella realtà terrestre e in quella cosmica, sono pre­ senti dal giorno della Creazione, rinnovati dalla Reden­ zione e che attendono di essere scoperti, destati e svi­ luppati, perché più chiara si faccia in tutti la consape­ volezza che Gesù è il Signore « di tutta la creazione, per­ ché in Lui sono state create tutte le cose, quelle dei cieli e quelle che sono sulla terra, le visibili e le invisi­ bili... » (Col. 1,16) e che ogni giorno della vita del mon­ do può essere una pagina di storia sacra. Non meno storia per il fatto che è sacra.

I cristiani sono l'anima del mondo, vivono nelle cttà comuni e parlano la lingua di tutti. La loro non è una comunità chiusa, ma aperta. Sono nello stesso campo dove cresce grano e zizzania e queste due realtà fanno sintesi nella loro coscienza. Il loro mondo non ha frontiere; non hanno preclusioni e privilegi, ma sentono dovere e obligo di costruire la città comune, impegnandosi a la­ vorare nella realtà terrestre senza complessi di evasione o di pes­ simistico disprezzo e con la retta coscienza, derivante dalla fede informata dalla carità, che le realtà terrestri prima di essere in­ terpretate come mezzo per raggiungere il fine ultimo, devono es­ sere viste nella loro originale consistenza, nel loro proprio e re­ lativo valore autonomo, che le rende degne di attenzione, di ri­ spetto, di promozione.

Il cristiano è quindi chiamato alla promozione di tutti i legittimi valori terrestri, anche se rifiuta di farne un assoluto (cfr. tutto il cap. IV della L.G. e tutto il cap. IV, prima parte, della G.3.). L'unica esigenza dei cri­ stiani sarà quella che sia garantito l'esercizio della loro fede e della loro libertà, garanti essi pure della libertà di tutti.

I CRISTIANI E LE LORO ASSOCIAZIONI

I cristiani possono, quindi, liberamente associarsi, per esprimere meglio, nella varietà dei doni personali e nella originalità creativa dei bisogni del tempo, un loro servizio alla comunità degli uomini e per l'edifica­ zione della Chiesa nel mondo. Il Concilio raccomanda esplicitamente le associazioni che hanno un fine apo­ stolico, nel senso più stretto del termine (c.f.r. A.A.. 18-19-20), ma nel capitolo 19 del Decreto sull’Apostolato dei laici, quando parla della molteplicità di forme associative nella Chiesa, fa esplecito riferimento anche

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a quelle associazioni che « attendono ai fini dell'anima­ zione cristiana dell’ordine temporale » (si cfr. anche il cap. 24). Le istituzioni temporali cristiane a carattere edu­ cativo, allora che sorgono nella nella Chiesa per volon­ tà dei cristiani, rispettosi di un fecondo riferimento ec­ clesiale ai « Pastori che sono chiamati a reggere le Chie­ se locali >> (L.G., 18, 19, 20). per vivere nello spirito del Concilio e senza perpetuare anacronistiche supplenze nel mondo, devono rendere manifesta la loro « ispira­ zione cristiana » con una continua tensione verso que­ sti traguardi: — una continua esemplarità educativa al servizio dell'uomo, at­ traverso l'assunzione del valore temporale che accettano come oggetto del loro impegno: — un'acquisizione di una fede criticamente adulta da parte di co­ loro che in esse hanno responsabilità educativa, in modo che sia­ no capaci di educarsi ed educare i giovani ad umanizzare e quin­ di ad animare cristianamente il valore temporale in questione; — una liberante capacità di non presentarsi contro le rimanenti o analoghe istituzioni non cristiane, ma anzi la disponibilità di ac­ cettare il confronto criticamente positivo con gli umanesimi non cristiani, impegnandosi nel dialogo fraterno con loro; — lo sforzo di non isolarsi dall'insieme della tensione missionaria della Chiesa.

Queste grandi linee orientative sono le « motivazioni ecclesiali » fondamentali che devono ispirare la -"^'Vhos.tra azione educativa nel C.S.I. e lo Statuto, anche se hp poche righe a questo proposito, per quello che ri­ guarda la nostra opera di cristiani nella realtà sportiva, va letto con questo spirito.

Come uomini appartenenti alla Chiesa di Cristo, dobbiamo essere fedeli alla sua Parola, ma questa fe­ deltà ci impone di saperci anche trasformare in modo da essere nel mondo i testimoni viventi di questa Pa­ rola, una Parola che non è statica, non è una biblioteca, non è una sapienza faraonica proibita ai non addetti ai lavori. E' una Parola che corre. Noi dobbiamo correre con la Parola e portarla all'uomo là dove l'uomo va. E’ tutta una trasformazione in atto e, se ce ne ren­ diamo coscienti e sappiamo assecondarla secondo la volontà del Signore, invece di cadere nelle paure inte­ ressate o nella disperazione a tinte farisaiche, sentiamo che i tempi nuovi sono anche tempi di grande gioia per chi ha coscienza di essere cristiano.

don Claudio Bucciarelli

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CSI e FARI

venticinmie ani ■

11 II I! C.S.L e la F.A.R.i. sono nati venticinque anni fa dalla stessa matrice dell’Azione Cattolica ed hanno compiuto un’esperienza analoga sulla base di identiche finalità da perseguire. La loro azione, tuttavia, si è svolta su due settori — maschile e femminile — rigorosamente distinti e mediante strutture nettamente separate. E’ da alcuni anni però che si va avvertendo con sempre maggiore chiarezza l'incongruenza di un tal modo di procedere. L’analisi attenta delia realtà giovanile italiana, sulla base dei mutamenti culturali sociali ed ecclesiali in corso in Italia, ha indotto le due associazioni ad avviare un processo di unificazione, il progetto del nuovo statuto è in perfetta sintonia con questa esigenza e, mettendo in comune il patrimonio deile esperienze che C.S.L e F.A.R.i. hanno fin qui maturato, prospetta un modello di associazione veramente e sostanzialmente unitaria.

La storia del Centro Sportivo Italiano e della FARI ha le sue radici in un tempo diverso da quello che vi­ viamo. L’osservazione è importante perchè nel giudi­ care gli avvenimenti che sono all'origine delle scelte attuali saremmo tutti tentati — come spesso avviene quando si guarda ai fatti del passato — di valutarli alla luce delle idee, della mentalità e delle esperienze che oggi abbiamo acquisito: un metodo improprio che non aiuta a capire né i « perchè » delle cose accadute pri­ ma né ad intravvedere la strada da percorrere. Il CSI e la FARI, infatti, sono nati in un momento di delicato trapasso della società italiana da forme e mentalità dittatoriali alla realtà inusitata di un regime democratico. La guerra aveva lasciato segni fortemen­ te marcati negli animi e le divisioni ideologiche furono la piattaforma su cui, spesso, si tentò di ricostruire il tessuto sociale della nazione. Anche il mondo catto­ lico organizzato risentiva di questo clima. L’Azione Cattolica, che aveva mantenuto sotto il regima fasci­ sta il proprio apparato con grandi sacrifici, si presen­ tava alla ribalta della vita italiana come una compo­ nente determinante anche in termini politico-sociali. Era l’epoca in cui i cattolici testimoniavano ovunque, attraverso una moltitudiilfe di opere, la loro presenza nel mondo operaio come in quello contadino, nel mon­ do professionale, assistenziale, femminile, civico e — per quanto più specificamente ci riguarda — nel mon­ do giovanile e del tempo libero (che, allora, non si chiamava ancora così).

Concepite come strumenti di apostolato (perchè questa era la mentalità dominante), le «opere» cre­ scevano man mano: la FARI con obiettivi complessi — aveva settori, infatti, dedicati al turismo, al canto ed al folclore, allo sport — il CSI già con un impegno ben limitato e definito, quello sportivo. Entrambi ave­ vano in comune l’origine ACI, promosse com'erano dalla Gioventù Femminile, rispettivamente, e dalla GIAC. Questa ascendenza, tra l'altro, ha fatto si che i due organismi, pur vantando identiche finalità, rima­ nessero per anni rigorosamente distinti nello svolgere la propria attività che si caratterizzava, appunto, come femminile per la FARI e maschile per il CSI. L'orìgine ACI, tuttavia, non ha mai rappresentato un ostacolo allo sviluppo tecnico-organizzativo dei due enti nel mondo dello sport italiano: anzi, CSI e FARI hanno sempre avuto una parte di primo piano nel pro­ cesso di evoluzione delle idee che, da ventanni a questa parte, stanno lentamente trasformando gli in­ teressi sportivi dell'italiano medio (da semplice spet­ tatore tifoso a cittadino che pretende il rispetto del diritto ad uno sport attivo: da appassionato solo di

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calcio a conoscitore e, in parte, praticante di altre di­ scipline e, per la donna, da una non-presenza ad una partecipazione più sentita e responsabile). Senza di­ menticare che il lungo e appassionato impegno ad una promozione e propaganda sportiva tra le giovani gene­ razioni nell’arco di questi anni ha provocato anche un sensibile « rifornimento » federale e olimpico, testimo­ niato dal notevole elenco di azzurri che sono passati tra le file delle due organizzazioni. E' da quattro, cinque anni, però, che nell’àmbito delle due associazioni si è fatta più intensa la rifles­ sione intorno all’utilità di abbandonare strade troppo marcatamente divise. Le strutture separate, mentre ispirazioni e finalità risultano identiche dalle origini, rischiano l'incongruenza in particolar modo di fronte a tutti i mutamenti culturali e sociali in corso in Italia e che si riflettono nella realtà giovanile dove CSI e FARI stanno operando. Il discorso valeva anche per la GIAC e la GF, matrici dei due organismi: da un’analisi attenta della realtà giovanile italiana e da uno studio accurato sulle deliberazioni del Concilio ecumenico è partito, quindi, tutto un complesso lavoro che non poteva sfociare se non in una revisione degli stessi statuti costitutivi. Si può ben dire che il triennio, dai congressi del 1968 ad oggi, abbia ricevuto un'impronta specifica sot­ to il profilo statutario: CSI, FARI e Centro Turistico Giovanile iniziavano, infatti, da allora reciproche con­ sultazioni a livello di Presidenze nazionali per trovare una piattaforma d’intesa sui principali problemi che una revisione degli statuti poneva. Sul piano organiz­ zativo, frattanto, CSI e FARI studiavano sussidi a stam­ pa comuni e permettevano esperienze periferiche di lavoro insieme: si era delineata, infatti, una tendenza sempre più manifesta del processo di sviluppo FARI dove l’attività sportiva è prevalente anche sul piano numerico mentre, con il tempo, si era andata perdendo quella ricreativo-folcloristica e l’attività turistica ten­ deva ad una stretta collaborazione con il CTG. Questo processo ha portato la FARI a riconoscersi, nell’as­ semblea straordinaria di Collevalenza del 28-29 giugno scorsi, fondamentalmente come movimento sportivo, dando così una ulteriore spinta al moto di unificazione con il Centro Sportivo Italiano.

I due enti hanno ora dinnanzi concrete prospetti­ ve per unificarsi, prospettive che i rispettivi Consigli nazionali hanno in parte già analizzato. E' successo, però, che / 'avoro per i nuovi statuti, nei lunghi dibat­ titi che lo hanno caratterizzato, ha fatto precipitare i tempi di una visione che supera di slancio i confini un po’ ristretti della pura unificazione per guardare lon-

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tano ad un presumibile futuro dell’associazionismo sportivo giovanile. In altri termini, le commissioni sta­ tuto del CSI e della FARI si sono chieste se, alla soglia degli anni Settanta (di fronte alle conseguenze, cioè, dei mutamenti sociali e culturali della vita italiana in generale ed, in particolare, degli atteggiamenti del mondo giovanile, aperto ormai ad esperienze di vita insieme ragazzi e ragazze) non sia più opportuno av­ viarsi a concepire un organismo nuovo, pensato e de­ ciso con l’apporto comune di uomini e donne, che rap­ presenti nel mondo organizzato dello sport italiano un modello di corretta collaborazione proprio in un am­ biente dove il cosidetto « settore femminile » è tenuto sistematicamente in posizione subordinata a quello « maschile ». Una prima risposta a questo interrogativo è pro­ prio la bozza unitaria di statuto che dal mese di dicem­ bre in là è l’oggetto dei dibattiti congressuali di tutto il CSI e di tutta la FARI. Lo statuto, infatti, accoglie già questa visione nuova di un organismo che, pur non dimenticando le origini storiche dei due enti che gli dànno vita, è aperto alla partecipazione responsa­ bile di uomini e donne e sarà da essi gestito, insieme, nel rispetto di quanto dice l'art. 1: « ...Il CSI, perse­ guendo in modo unitario le proprie scelte educative, tecniche ed associative, sviluppa e garantisce l'atti­ vità e la rappresentanza maschile e femminile a tutti i livelli dell’organizzazione ». Poco oltre, all’art. 3 lo statuto diviene ancora più esplicito nel definire sul piano educativo di una esperienza comunitaria — alla quale s’invitano con insistenza le società sportive — l’aspetto fondamentale, l’anima di ciò che vuole essere la nuova associazione: « ... L'attività della società spor­ tiva tiene adeguatamente presenti le diverse esigenze di maturazione personale delle sue componenti ma­ schili e femminili, non perdendo di vista la necessità che uomini e donne, mettendosi in mutua coopera­ zione ed integrazione educativa secondo la propria ori­ ginalità, assumano insieme la responsabilità dell'eser­ cizio sportivo e partecipino ad un unico impegno sociale ».

Bastano, in realtà, queste poche righe centellinate con attenzione per far comprendere a chiunque la dif­ ferenza che passa tra una fusione dal sapore di un assorbimento ed una unificazione vitale dove CSI e FARI, ognuno per proprio conto, ma entrambi sullo stesso piano, fanno confluire in un unico patrimonio comune la ricchezza delle due esperienze fin qui ma­ turate. Lo statuto che stiamo per analizzare ha questo spirito, uno spirito che il regolamento organico ren­ derà concreto attraverso un complesso di norme di


garanzia sulle rappresentanze sia femminili che ma­ schili. Ma questo è già il discorso del poi; è il discorso, infatti, di ciò che il Centro Sportivo é la FARI si trove­ ranno a compiere nel maggio del '71 quando i rispet­ tivi delegati al congresso nazionale dovranno non solo discutere ed approvare definitivamente la bozza unita­ ria di statuto, ma discutere anche il « Documento di unificazione », un testo, cioè, che raccoglierà i prin­ cipi, i contenuti ed i termini reali secondo cui il CSI e la FARI potranno procedere ad unificare strutture ed indirizzi in uno spazio di tempo sufficiente e in modo graduale, avviandosi così ad essere quella nuova as­ sociazione verso cui puntano con ragionevole fiducia.

Le norme, sia statutarie e di regolamento sia tran­ sitorie, aiuteranno a risolvere i molteplici problemi di struttura, di rappresentanza, tecnici, organizzativi, am­ ministrativi che l’unificazione comporta. Ma le norme — ed è ciò su cui maggiormente la nostra coscienza è impegnata — non serviranno un gran che se le con­ sidereremo soltanto come un freddo strumento di con­ tratto e non le accompagneremo invece ad una rinno­ vata mentalità che ci faccia guardare con occhi nuovi i giovani ed i loro interessi sportivi in un mondo che sta rapidamente cambiando e che abbisogna della te­ stimonianza di tutti se ad esso vogliamo conservare quella dimensione umana che lo porterà a salvezza.

Giulio Martinucci

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idee guida top un'associazione gestita da tutti

A coloro a cui è stato affidato il compito di studiare la riforma dello statuto, sarebbe forse stato facile fare la prima scelta decisiva e condizionante per l’intero lavoro, configurando il C.S.I. quale ente che persegue finalità sportive con un relativo ordinamento giuridico — anche se a carattere privatistico — che codificasse diritti e doveri. La scelta è stata invece quella di presentare uno strumento funzionale aperto ad un ragionevole futuro di sviluppo del movimento sportivo giovanile italiano e, nel contempo, di sollecitazione per sperimentare e maturare finalità e metodi di lavoro.

Da questa premessa è scaturito un progetto, cioè una proposta ordinata, motivata e particolareggiata. Un progetto nel quale ci vien fatto vedere antici­ patamente come sarà l'opera — cioè il C.S.I. —, i mo­ di occorrenti per compierla ed i supporti strutturali — cioè le motivazioni —, tutto nel quadro di un mo­ derno e sensibilizzato contesto sociale. Il progetto di statuto proposto è, quindi, il modo costitutivo del CSI, per cui esso assume il senso o l’ambizione di far veramente del CSI ciò che esso è e vuol essere, con un suo modo di scegliere ed ope­ rare, in una rinnovata configurazione ideologica e me­ todologica emersa da ampi dibattiti congressuali e in convegni di studio.


Ecco perchè non si può credere che per elaborare il progetto sarebbe stata sufficiente la sola emana­ zione di stringate norme statutarie per tradurre e risol­ vere un problema così vasto ed importante, perchè il diritto è necessariamente un insieme di comandi astrat­ ti e generali e non può, per sua propria forza, direttamente mutare la realtà nei suoi aspetti concreti e par­ ticolari. Ma è altresì vero che un buono statuto, rispon­ dente alle esigenze della realtà dei tempi, è anche l'in­ dispensabile strumento attraverso cui si può modifi­ care modi di essere non corrispondenti alle motiva­ zioni che ci hanno indotto ad intraprenderne la rifor­ ma. Il progetto doveva quindi, in primo luogo, recepire i significati che avevano gradualmente condotto il C.S.I. a riflettere su compiti più propriamente educativi nel­ l'ambito di una attività di promozione sportiva e di un complesso imponente di attività tecnico-agonistiche.

mativi e con un sistema di garanzia per i singoli e per i gruppi che permetterà di controllare periodicamente chi ha l'esercizio delle responsabilità direttive.

In questa prospettiva, anche l’« autorità » educa­ tiva assume principalmente il ruolo di autentico e si­ stematico servizio, in una visione generale che farà superare il puro fatto organizzativo-agonistico, per una graduale maturazione e crescita umana nello sport mediante l'esperienza sportiva. Posti gli accennati fondamenti e dati, con le moti­ vazioni al progetto, i relativi supporti strutturali, oc­ correva « disegnare » all'interno di esso gli organismi provinciali, regionali e nazionali che, nella loro natura e specificità di funzioni, svolgessero, in un insieme articolato ed armonico, i necessari servizi politici e sociali a favore della base.

Allora, il primo fondamento di questo processo culturale, non poteva non essere che la configurazione di una nuova società sportiva capace veramente di rappresentare il segno di una nuova mentalità e, in­ sieme, il luogo concreto di un'esperienza comunitaria profondamente umana di ragazzi e ragazze, dove i sin­ goli ruoli scaturiscono dalle esigenze realr del gruppo associato e con la capacità effettiva per lo stesso grup­ po di essere fonte dell’indirizzo sociale e del controllo democratico di tutto il C3I.

In coerenza con il principio della democrazia, tali organismi sono visti e calcolati nel senso di rappre­ sentare una vita organizzata con la capacità di espri­ mere la volontà deH’Associazione, perchè da essa di­ rettamente scaturiscono tramite libere elezioni ai vari livelli. Ad essi è stata data un'effettiva collocazione nel ruolo sportivo, per una apertura effettiva a tutti i giovani, come giustificazione logica della promozione e sviluppo di attività sportive e di altre scelte, dove la singola presenza scaturisce da effettive esigenze fun­ zionali legate alla dinamica della vita comunitaria, alle finalità ed alla crescita tecnico-organizzativa.

Assicurata alla base associativa del CSI tale for­ za di responsabilità e di autodecisione, occorreva poi « disegnare » e » calcolare >• nell'ambito del progetto il vivere insieme democraticamente con una gradua­ zione di livelli che, ponendo al primo posto la società sportiva, sottointendesse la preminenza di questa e collocasse, invece, le altre strutture in funzione di servizio e di coordinamento.

Tutto ciò in un quadro generale che rispetta la di­ versità di funzioni e di servizi a cui i diversi organismi sono preposti, con una autonomia congressuale idonea a verificare l’operato dei responsabili e con la capacità sostanziale di determinare scelte ed orientamenti e di superare verticismi burocratici o personalistici.

Inoltre, il metodo democratico non poteva essere risolto soltanto con una formula giuridico-elettiva, per il solo fatto che veniva a cessare negli organi del C.S.I. la funzione di cogestione della G.I.A.C. Tale metodo è stato inteso, invece, come un modo nuovo di scegliere ed operare, integrandolo con quello che chiama in causa l'impegno personale dei singoli (responsabilità) e quello comunitario (corresponsabilità) dei gruppi.

Delineati così ì principi informatori della riforma e dato ad essi un senso di unitarietà sostanziale, è stata concretizzata la bozza di statuto.

Volendo tradurre il concetto in termini giuridici, si può affermare che nel progetto si è voluto instau­ rare non una democrazia formale o demagogica, ma la reale possibilità al socio di manifestare direttamen­ te il proprio impegno attraverso idonei strumenti nor-

Essa non ha altra pretesa che di essere un pro­ getto e, come tale, perfettibile, attraverso un esame ed un giudizio prima globale e poi analitico, da parte di chi dovrà assumere lo statuto come modo di essere e di operare. Per viverlo, insomma, per maturare e crescere insieme in un mondo giovanile nella quale il CSI vuole creare un movimento sportivo, legato però a tutta la realtà culturale e sociale vissuta dai giovani d’oggi.

Vincenzo Natalìzia

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le strutturi associative del nuovo ometto statutario Il progetto del nuovo statuto, in conseguenza delle motivazioni e dei criteri esposti nelle pagine precedenti, vuoi essere allo stesso tempo una carta di vita comunitaria e un complesso di norme essenziali di convivenza associata. La sua struttura e la sua articolazione tengono costantemente contò di queste due esigenze e si sforzano continuamente di contemplarle. Le finalità e i compiti della nuova associazione e delle sue strutture portanti si articolano secondo una logica di graduale sviluppo che parte dalla base societaria — fonte dell’indirizzo sociale e del controllo democratico — fino agli organismi provinciali, regionali e nazionali situati in una chiara posizione di servizio e di coordinamento.

Mi pare sommamente importante richiamare l’at­ tenzione di tutti coloro che per la prima volta si accin­ gono ad esaminare la bozza di statuto sulla necessità di riflettere attentamente sulle note introduttive alla bozza stessa. Sarebbe molto pericoloso, e potrebbe suscitare reazioni inesatte, se prima di accingersi ad uno studio attento ed impegnato dei vari articoli non venissero approfondite le motivazioni di fondo che hanno ispirato il Consiglio Direttivo Nazionale nella elaborazione della bozza stessa. Sarebbe come voler leggere un libro scritto in una lingua che si disconosce. Nell’accingerci, pertanto, ad illustrare la struttu­ ra della bozza intendiamo non suscitare l'interesse di esaminare una parte piuttosto che un’altra, ma dare le indicazioni dei contenuti e di quanto viene trattato nei singoli o gruppi di articoli.

Premesso quanto sopra, possiamo esaminare la composizione della bozza attraverso i sottotitoli in­ clusi nel testo. Non può e non deve impressionare l’inclusione di un preambolo o introduzione che precisa la natura e il momento storico della nascita e dello sviluppo del Centro Sportivo Italiano. E’ necessario che un nuovo statuto non sfugga da quello che è stato il cammino di una organizzazione, come la nostra, che per un quar­ to di secolo ha profuso nel mondo giovanile e sportivo il frutto di un costante ed aggiornato studio di un im­ pegno educativo in mezzo ai giovani attraverso la pra­ tica sportiva. Sono stati anni di intenso lavoro perchè tutti i giovani potessero praticare uno sport inteso come strumento di educazione umana e cristiana. Rite­ niamo pertanto giustificata questa premessa la quale, oltre tutto, sta a dimostrare che il C.S.I. non nasce oggi ma, fedele alla sua tradizione ed attento alle esi­ genze dei tempi che mutano, sente il bisogno di rive­ dere la propria « carta sociale ».

Gli articoli 1 e 2 informano ed ispirano tutti gli altri articoli. L’articolo 1, come giustamente ha rilevato il Presidente nel precedente numero di Stadium, «è la nostra carta di identità che dice chi siamo, cosa vogliamo, come la pensiamo sul primato dell uomo, sullo sport come valore liberante e da liberare perchè faccia cultura, sia cioè un mezzo di promozione (e non di alienazione) umana e civile, sulla società spor­ tiva come comunità educante verso cui tutte le strut­ ture si devono porre in posizione di servizio ».

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Sempre nel primo articolo, la novità rispetto al passato, che pur non intendeva porre preclusioni, è il chiaro inserimento della donna nella vita del C.S.I. Tutto questo è stato chiaramente ed opportunamente illustrato in precedenza. L'articolo 2 definisce chi possono essere i soci del CSI e indica chiaramente il loro diritto-dovere di partecipare alla vita della associazione. Tutto ciò è naturale, conseguenza logica del discorso portato avan­ ti in questi anni sulla partecipazione e la corresponsa­ bilità di tutti alla vita della società e dell'associazione. Partecipazione diretta la prima, delegata la seconda.

Gli articoli dal 3 al 7 riguardano la società sportiva. E' forse superfluo dire il perchè vogliamo una società aperta, una società impegnata, una società in cui cia­ scuno e tutti si sentono impegnati a far si che essa diventi comunità educante. E' questo un discorso che ha trovato la sua messa a fuoco nel convegno di Soirento e che ci auguriamo sia sempre ben presente in tutti, specialmente in coloro che hanno il dovere di at­ tuarne praticamente le idee ed i contenuti.

Qualcuno potrà rilevare il cambiamento di colloca­ zione degli articoli riguardanti la società sportiva che nel vecchio statuto veniva per ultima ed ora è in testa a tutti gli altri organismi. Questo però è la conseguenza logica del discorso fatto in precedenza e di una più esatta visione dell'essere della società sportiva nel contesto dell'intera associazione.

Gli articoli dall’8 al 13 riguardano la struttura pro­ vinciale (o zonale autonoma!. Questa, come tutte le altre strutture, è e deve essere struttura di servizio. Necessita quindi prevedere una dinamica tale da con­ sentire in ogni momento la completa partecipazione e nello stesso tempo una verifica da parte di tutti.

Parlare di consigli provinciali e indicarne la com­ posizione, non significa escludere la vecchia formula dei « comitati », la quale però va intesa come complesso esecutivo di tutte le componenti dirigenziali nel mo­ mento in cui tutti i responsabili sono chiamati a pro­ porre o a dar conto del loro operato. Uno dei momenti più importanti in cui il consiglio ed il comitato sono chiamati a proporre ed a render conto è il congresso provinciale, il quale assume un nuovo valore ed un nuo­ vo significato. Esso è permanente ed ha poteri decisio­ nali su tutta la vita dell'organizzazione provinciale. Que­ sto fatto è non solo importante, ma vuole promuovere una diretta partecipazione ed una assunzione di respon­ sabilità da parte di tutte le società.

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Non potrà altresì sfuggire che negli articoli dì cui sopra e nei seguenti si parli continuamente di organi comunitari e non di particolari incarichi. Questo perchè non è più concepibile il dirigente « tuttofare »; il diri­ gente che impone e dispone; ma tutti coloro che sa­ ranno chiamati a ricoprire un qualunque incarico sono collegialmente impegnati ad attuare quanto deliberato dai congressi o consigli a tutti i livelli. L'articolo 14 definisce finalmente l’istituto regio­ nale. E' il momento di incontro di tutti i presidenti dei comitati provinciali e zonali autonomi della regione ed ha potere deliberante « nel quadro delle direttive del congresso nazionale e delle decisioni del consiglio na­ zionale alle cui riunioni partecipa con il voto deliberati­ vo del proprio Presidente ». Novità questa molto impor­ tante, perchè l’autonomia regionale che si auspica non diventi uno strumento di isolamento, ma di responsa­ bile partecipazione alla vita ed alle iniziative di tutta l'associazione. Il consiglio regionale elegge o riconfer­ ma ogni anno l’ufficio di presidenza. Viene così lasciata alla iniziativa dei consigli stessi la possibilità di darsi una struttura esecutiva idonea alle necessità ed all’im­ pegno assunto comunitariamente.

Gli articoli dal 15 al 20 sono dedicati al congresso nazionale ed al consiglio nazionale. Riflettono anch’essi, giustamente, quanto previsto per il congresso ed il con­ siglio provinciale.

In tutto il suo contenuto la bozza ha cercato di proporre un nuovo modo di essere di tutte le strutture le quali devono essere collegiali e non individuali; in­ fatti non si accenna ai singoli incarichi, ma sempre a contesti comunitari che studiano, propongono ed ope­ rano insieme. E’ questo un fatto molto importante e dal quale non si può assolutamente prescindere se voglia­ mo essere coerenti con il principio della partecipazione e della corresponsabilità.

La nuova bozza di statuto prevede inoltre tre isti­ tuti che hanno potere di controllo: — la commissione di controllo che « giudica sulla legittimità » di taluni provvedimenti adottati da organi del CSI;

— il collegio dei Probiviri che ha potere di giu­ dizio in materia non tecnico-disciplinare; — il collegio dei revisori dei conti che ha « il controllo della gestione contabile del CSI ».

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Queste novità vogliono essere una ulteriore re­ sponsabilizzazione dei componenti del C.D.N., ma so­ prattutto una costante garanzia verso tutti i soci di un impegno ad operare nel pieno rispetto dei diritti di cia­ scuno attraverso la collegialità dei tre istituti. Per una associazione che, come abbiamo detto, vuole essere in ogni momento aderente ai tempi non si poteva non prevedere una serie di incompatibilità di incarichi. Tutti siamo impegnati verso una stessa mèta che è quella di educare i giovani e di dare ad essi « la possibilità di vivere l'attività sportiva in una visio­ ne cristiana dell’uomo », ma ad ognuno deve essere dato il ruolo che gli compete e nel quale può dare il meglio di se stesso.

La bozza di statuto dovrà essere integrata dal rego­ lamento organico il quale espliciterà ogni articolo dello statuto stesso. Per questo la commissione intende pre­ parare, ed inviare prima del congresso nazionale straor­ dinario, le linee direttive degli articoli fondamentali e di quelli per i quali è stato fatto esplicito riferimento. Il regolamento organico non potrà mai modificare quanto previsto dallo statuto, ma dovrà essere una gui­ da interpretativa ed esplicativa di quanto statuito. Tutto questo potrà anche essere un lavoro inutile, l'importante è che tutti i soci del CSI assumano l'impe­ gno di un attento, sereno ed obiettivo esame, lasciando da parte situazioni particolari e guardando ad un Centro Sportivo Italiano che vuole rinnovarsi ed essere sem­ pre più aderente alle esigenze ed al modo di essere dei giovani.

Lorenzo Borghi


I

li testo del progetto statutario che qui pubblichiamo è stato ap­ provato dal consiglio direttivo nazionale nelle riunioni del 5-6 e del 19 settembre 1970. La riforma statutaria è iniziata con il congresso nazionale del 1968 che ha votato una esplicita mozione in tal senso. Il Consiglio direttivo ha affidato l’elaborazione della bozza ad una commissione appositamente costituita. Prima di giungere all’attuale stesura discussa e approvata dal Consiglio, la com­ missione aveva enucleato una serie di « principi informatori del nuovo statuto » che sono stati sottoposti all’approvazione del­ l’assemblea dei presidenti di comitato riunitasi a Sorrento il 4 novembre 1969. Le idee che hanno ispirato il presente progetto statutario sono le stesse che formano ormai il patrimonio del C.S.I. e che in particolare sono state studiate comunitariamente nei conve­ gni di Rocca di Papa del 1966, di Assisi del 1967 e 1969, di Sor­ rento del 1969 nei quali sono stati messi a punto i valori della esperienza sportiva nella attuale realtà sociale ed ecclesiale, cercando in particolare di individuare i metodi più idonei per rendere la vita sportiva di gruppo un’occasione e un mezzo di autentica maturazione umana. E’ da tener presente che anche la F.A.R.I. ha percorso un iti­ nerario analogo e si presenta ora alla sua periferia con un pro­ getto di statuto identico a quello del C.S.I.

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II C.S.I. (Centro Sportivo Italiano) è sorto nel 1906 con la denomina­ zione F.A.S.C.I. (Federazione As­ sociazioni Sportive Cattoliche Ita­ liane) e fu sciolto nel 1927 per le pressioni del regime fascista. Nel 1944 fu ricostituito con l’at­ tuale denominazione, come « Ope­ ra » della Gioventù Italiana di Azio­ ne Cattolica. La FARI (Federazione Attività Ricreative Italiane) fu costituita nel 1945 come « Opera » della Gioventù Femminile di Azione Cat­ tolica. Entrambe le organizzazioni, rispet­ tivamente per il settore femmini­ le e quello maschile, ebbero come fine di offrire ai giovani italiani la possibilità di vivere l'attività spor­ tiva in una visione cristiana del­ l’uomo. Ora, il CSI e la FARI, traen­ do dall'attività e dall’esperienza associativa passata la conferma della validità della loro presenza e attenti alle profonde mutazioni avvenute nella società, nel mondo giovanile e nella comunità eccle­ siale, decidono di darsi il seguen­ te ordinamento statutario.

Art. 1

Il Centro Sportivo Italiano (CSI) promuove un movimento sportivo giovanile che vive l'esperienza del­ lo sport come mezzo di educazio­ ne, di maturazione umana e di im­ pegno, in una visione ispirata alla concezione cristiana dell’uomo e della realtà. Realizza tali fini at­ traverso proprie strutture associa­ tive, a fondamento delle qugli è la società sportiva che costituisce la fonte dell'indirizzo sociale e del controllo democratico dell'associazione. Il CSI, perseguendo in modo uni­ tario le proprie scelte educative, tecniche ed associative, sviluppa e garantisce l’attività e la rappre­

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sentanza maschile e femminile a tutti i livelli dell'organizzazione. Il CSI è un ente di propaganda e di promozione sportiva giovanile. Organizza servizi ed attività ago­ nistiche maschili e femminili in sede locale, provinciale, regionale e nazionale. Opera insieme ad altre istituzioni affinché lo sport sia riconosciuto come diritto sociale e vengano istituiti i servizi pubblici relativi.

I SOCI Art. 2 sone soci del CSI gli iscritti al­ le Società sportive. Hanno diritto all'iscrizione e possono accedere alle cariche sociali i cittadini di ambo i sessi che ne accettano lo statuto e partecipano alla vita del­ l'associazione recando ad essa con continuità il proprio contributo. L’iscrizione al CSI può essere straordinariamente concessa, se­ condo le norme particolari previ­ ste dal Regolamento organico, di­ rettamente dal Consiglio nazio­ nale.

mente il proprio compito educati­ vo: nell’esperienza comunitaria, i giovani, secondo le possibilità e le doti della propria personalità, ri­ cercano e trovano proposte, mo­ delli, sollecitazioni capaci di con­ tribuire al conseguimento della lo­ ro maturità umana e traggono ispi­ razione per un concreto impegno sociale. L'attività della Società sportiva tiene adeguatamente presenti le diverse esigenze di maturazione personale delle sue componenti maschili e femminili, non perden­ do di vista la necessità che uomi­ ni e donne, mettendosi in mutua cooperazione ed integrazione edu­ cativa secondo la propria origina­ lità, assumano insieme la respon­ sabilità dell'esercizio sportivo e partecipino ad un unico impegno sociale. Art. 4 Sono compiti ordinari della Socie­ tà sportiva la proposta costante dello sport ai giovani, l'organizza­ zione dell’attività di preparazione tecnica e dell’attività agonistica, l'impegno affinché nell'area socia­ le in cui opera vengano istituiti servizi stabili per la pratica e l’as­ sistenza dell’attività sportiva.

Art. 5

LA SOCIETÀ’ SPORTIVA

Art. 3

La Società sportiva è una libera associazione motivata dalla deci­ sione dei soci di vivere insieme la esperienza sportiva secondo la vi­ sione dell’uomo e dello sport alla quale il CSI si ispira. In essa il CSI assolve primaria-

La vita della Società sportiva è re­ golata dall’Assemblea dei soci. A questa compete, in particolare, la responsabilità delle decisioni re­ lative: alla richiesta di affiliazione al CSI e del suo rinnovo annua­ le; allammissione dei nuovi soci; all’elezione dei responsabili della vita associativa; alla programma­ zione delle attività e ai relativi pre­ ventivi di spesa; alla valutazione dei risultati di ciascuna attività e dei consuntivi di spesa. L'Assem-


blea ha inoltre il compito di deter­ minare valutazioni ed orientamen­ ti per il Congresso provinciale.

Art. 6 All'inizio di ogni anno sociale, la Assemblea dei soci determina il programma di attività da svolgere ed elegge i responsabili della sua realizzazione stabilendo, secondo le proprie esigenze, la qualità ed il numero degli incarichi sociali. Gli eletti a tali incarichi devono essere almeno per un terzo soci atleti. Tra loro sarà scelto un pre­ sidente, che assume la rappresen­ tanza sociale, convoca e presiede l’Assemblea dei soci; un ammini­ stratore, responsabile insieme al presidente della gestione dei fon­ di comuni; un responsabile tecni­ co e gli altri responsabili delle atti­ vità stabilite. Hanno diritto di voto i soci che ab­ biano compiuto il 13° anno di età. Alle cariche sociali possono es­ sere eletti i soci che abbiano com­ piuto il 16° anno di età.

Alla vita della Società sportiva partecipa un sacerdote che vi esercita il suo servizio ministeriale contribuendo così alla realizzazio­ ne delle finalità educative della Società.

Coloro che prestano la propria opera per sviluppare l’attività della Società sportiva formulano all'Assemblea dei soci le proposte di la­ voro per la necessaria approvazio­ ne e rendono conto ad essa del proprio servizio. La stessa carica sociale non potrà essere ricoperta per più di sei anni consecutivi. La limitazione non si applica per gli incarichi tec­ nici.

Art. 7 L'affiliazione al CSI della Società sportiva è subordinata al voto di accettazione del Consiglio provin­ ciale. Essa può divenire definitiva al termine della stagione succes­ siva ■ a quella dell’iscrizione, ove la Società sportiva abbia i requisiti richiesti dal presente statuto. Prima dell'accettazione definitiva, la Società è comunque considera-, ta affiliata al CSI a tutti gli effet­ ti, esclusi i diritti elettorali previ­ sti negli articoli seguenti. Sono egualmente considerate affi­ liate a tutti gli effetti, senza i ci­ tati diritti, le Società che a causa dei limiti della propria attività non chiedono o non ottengono l'affilia­ zione definitiva.

tive organizzative nel rispetto de­ gli orientamenti generali dell’asso­ ciazione, decide su ogni altro ar­ gomento posto all’ordine del giorno. Il Congresso provinciale ogni quat­ tro anni, nel periodo stabilito per la celebrazione del Congresso na­ zionale, elegge fra i soci i consi­ glieri provinciali e il delegato al Congresso nazionale. La rappresentanza maschile e fem­ minile dei consiglieri da eleggere, ai sensi dell’Art. 1, è determinata dal Regolamento organico. Il Congresso provinciale è convo­ cato dal presidente o su richiesta di almeno un terzo delle Società sportive.

IL CONSIGLIO PROVINCIALE IL CONGRESSO PROVINCIALE Art. 9

Art. 8 I presidenti delle Società compon­ gono il Congresso provinciale che ha il compito di esprimere la vo­ lontà delle Società sportive in or­ dine alla realizzazione delle fina­ lità del CSI nella provincia. Il Congresso è garante dell'attuazio­ ne delle decisioni di carattere ge­ nerale stabilite dal Congresso na­ zionale. Partecipano al Congresso con di­ ritto d’iniziativa i membri del Con­ siglio provinciale, i componenti delle commissioni provinciali per­ manenti tecniche e di studio. Han­ no diritto a voto i presidenti delle Società sportive definitivamente affiliate. II Congresso, ogni anno, discute ed approva la relazione della ge­ stione, studia i contenuti ed i me todi dell'attività fissando le diret-

Il Consiglio provinciale a) rappresenta il CSI to della provincia;

nell'ambi-

b) attua le decisioni del Congres­ so provinciale approfondendo lo studio dei contenuti e dei metodi dell'attività; c) promuove l’affermazione e la diffusione dello sport e collabora con altri enti per l’istitu­ zione dei servizi relativi; d) promuove la partecipazione del­ la provincia ai piani organizza­ tivi dell’associazione a livel­ lo regionale e nazionale;

e) promuove, coordina e sviluppa l’attività delle Società e ne tu­ tela gli interessi presso le au­ torità civili e sportive;

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f) costituisce commissioni pro­ vinciali permanenti tecniche e di studio. Art. 10

Il Consiglio provinciale è compo­ sto da un minimo di dieci ad un massimo di venti membri, deter­ minati nel numero dal Congresso provinciale ed eletti secondo le norme previste dal Regolamento organico. Il Consiglio provinciale può inte­ grarsi con membri cooptati, in mi­ sura non superiore ad un quarto dei consiglieri eletti, scelti fra persone di particolare competenza in relazione ai fini propri dell'as­ sociazione. Un sacerdote nominato dal vesco­ vo diocesano, partecipa al Consi­ glio provinciale con il compito di contribuire alla realizzazione delle finalità educative del C3I, attra­ verso l’esercizio del suo servizio ministeriale. Il Consiglio provinciale può deli­ berare la partecipazione alle sue riunioni, con voto consultivo, di un rappresentante per ciascuna associazione giovanile provinciale che stabilirà accordi di collabora­ zione con il CSI per quanto con­ cerne lo sviluppo di fini istituzio­ nali comuni. Il Consiglio nomina i rappresen­ tanti del C3I a livello provincia­ le negli organismi pubblici e pri­ vati.

Consiglio provinciale ordinaria­ mente con voto consultivo, qualo­ ra non vi partecipino per altro ti­ tolo. Elegge, inoltre, tra tutti i suoi membri con diritto a voto, l’ammi­ nistratore e da uno a tre consi­ glieri che formano la Presidenza provinciale, insieme al presidente, ai vicepresidenti, al segretario pro­ vinciale al direttore tecnico e al sacerdote.

sigli provinciale e regionale inte­ ressati, può costituire una o più Circoscrizioni zonali con le stesse prerogative e norme previste per il Congresso ed il Consiglio pro­ vinciale.

Art. 12

Art. 14

La Presidenza provinciale attua le decisioni del Consiglio ed è re­ sponsabile della gestione dell’at­ tività organizzativa e tecnica del CSI nella provincia. Può delibe­ rare in via d'urgenza sulle materie elencate alle lettere d) ed e) dell’Art. 9. Tali delibere devono esse­ re sottoposte alla ratifica del Con­ siglio provinciale nella prima riu­ nione. Il presidente provinciale convoca e presiede il Consiglio provinciale e la Presidenza provinciale; rap­ presenta nei rapporti pubblici il Consiglio provinciale e ne ha la rappresentanza legale limitatamen­ te agli atti di ordinaria amministra­ zione. Il Consiglio provinciale può essere convocato in seduta straordinaria su richiesta motivata di almeno un terzo dei consiglieri aventi diritto a voto.

Le circoscrizioni regionali del CSI sono quelle riconosciute dai vi­ genti ordinamenti dello Stato. I presidenti dei Consigli provincia­ li della regione compongono il Consiglio regionale. II Consiglio regionale: rappresenta il CSI nella regione e collabora con enti pubblici e privati per la realizzazione di una politica per lo sport; elabora piani, promuove at­ tività e coordina i rapporti tra i Consigli provinciali al fine di svi­ luppare il CSI nella regione se­ condo la realtà sociale ed organiz­ zativa di essa e nel quadro delle direttive del Congresso nazionale e delle decisioni del Consiglio na­ zionale, alle cui riunioni partecipa con il voto del proprio presidente; è responsabile del bilancio regio­ nale. Il Consiglio regionale elegge o ri­ conferma ogni anno, tra i soci del CSI residenti nella regione, l’Ufficio di presidenza il quale realiz­ za i programmi elaborati dal Con­ siglio regionale stesso ed a que­ sto risponde del proprio operato. Il presidente regionale convoca e presiede il Consiglio regionale e l’Ufficio di presidenza, rappresen­ ta nei rapporti pubblici il Consiglio regionale e ne ha la rappresentan­ za legale nella regione limitatamente agli atti di ordinaria ammi­ nistrazione.

Art. 11

Il Consiglio provinciale sceglie tra i consiglieri eletti il presidente provinciale e uno o più vicepresi­ denti. Il Consiglio provinciale, su propo­ sta congiunta del presidente e dei vicepresidenti, nomina tra i soci il segretario provinciale e il diret­ tore tecnico che fanno parte del

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LE CIRCOSCRIZIONI ZONALI Art. 13

Per particolari esigenze, nell’ambi­ to di una provincia, il Consiglio nazionale, sentiti i pareri dei Con­

IL CONSIGLIO REGIONALE


IL CONGRESSO NAZIONALE Art. 15

Compongono il Congresso nazio­ nale del CSI i delegati provin­ ciali, i consiglieri nazionali, i presi­ denti regionali, i presidenti provin­ ciali, i revisori dei conti, i presi­ denti delle commissioni nazionali permanenti tecniche e di studio. Tutti hanno diritto di iniziativa. Hanno diritto a voto i delegati pro­ vinciali. Il voto per l’elezione del Consiglio nazionale è espresso in relazione al numero degli iscritti. Per le al­ tre deliberazioni del Congresso, il voto è espresso per provincia. Art. 16

Il Congresso nazionale: esprime la volontà dell’associazione in ordine alla realizzazione delle finalità del CSI; studia i contenuti ed i me­ todi dell’attività; fissa g li indi­ rizzi e là politica dell’associazione sul piano nazionale. Ogni quattro anni elegge tra i soci venti consiglieri nazionali su circoscrizioni interregionali — centro, nord e sud — in maniera che otto siano scelti dal gruppo di regioni con maggior numero di soci e sei da ciascuno degli altri due gruppi di regioni. La rappre­ sentanza maschile e femminile dei soci da eleggere ai sensi dell’Art. 1, è determinata dal Rego­ lamento organico. Il Congresso elegge inoltre ogni quattro anni il Collegio dei revisori dei conti. Il Congresso è convo­ cato ogni due anni per discutere ed approvare la relazione della gestione e delibera su ogni altra materia inerente ai fini istituzio­ nali del CSL Il Congresso può essere convo­ cato in seduta straordinaria. La

convocazione può essere richie­ sta da almeno tre quarti dei com­ ponenti il Consiglio nazionale, oppure con richiesta formale, espressa sul medesimo ordine del giorno, da almeno cinquanta Consigli provinciali in rappresen­ tanza di almeno un quarto dei soci.

g) delibera l’istituzione delle com­ missioni tecniche e di studio permanenti e ne fissa le com­ petenze. La nomina dei mem­ bri delle commissioni è di competenza della Presidenza nazionale. Per quelle tecniche deve essere sentito il parere del direttore tecnico nazionale; h) nomina la Commissione nazio­ nale di controllo;

IL CONSIGLIO NAZIONALE Art. 17 Il Consiglio nazionale, nell'attua­ zione delle decisioni del Congres­ so nazionale:

a) approfondisce lo studio dei con­ tenuti e dei metodi dell’attività; b) promuove, coordina e sviluppa le attività del CSI a livello nazionale, regionale, provincia­ le e locale istituendo a tal fine attività e servizi;

c) è responsabile dei rapporti con gli organismi pubblici e con le altre organizzazioni sportive con le quali collabora per la promozione dello sport;

d) convoca il Congresso naziona­ le e predispone la relazione sulla gestione decorsa; e) approva i bilanci preventivi annuali, le relative variazioni presentate dalla Presidenza na­ zionale, i conti consuntivi e delibera le assunzioni di per­ sonale a tempo indeterminato; f)

approva i regolamenti norme per l’esercizio sport;

e le dello

i) scioglie in caso di non funzio­ namento o di irregolarità, i Consigli provinciali, sentita la Commissione nazionale di con­ trollo, e provvede alla nomina di un commissario straordina­ rio secondo le norme del Re golamento organico; I)

nomina, in caso di non funzio­ namento del Consiglio regio­ nale, un commissario straordi­ nario secondo le norme previ­ ste dal Regolamento organico.

Art. 18

Il Consiglio nazionale ha sede in Roma. Ne fanno parte con pieno diritto, insieme ai consiglieri na­ zionali, i presidenti regionali. Il Consiglio nazionale può inte­ grarsi con membri cooptati, in mi­ sura non superiore ad un quarto dei suoi componenti, scelti tra persone di particolare competen­ za in relazione ai fini propri della associazione. Un sacerdote, nominato dalla Con­ ferenza Episcopale Italiana, parte­ cipa al Consiglio nazionale con il compito di contribuire alla realiz­ zazione delle finalità educative del CSI attraverso l’esercizio del suo servìzio ministeriale. Il Consiglio nazionale può delibe­ rare la partecipazione alle sue riunioni con voto consultivo, di un rappresentante per ciascuna asso-

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ciazione giovanile che stabilirà accordi di collaborazione con il CSI per quanto concerne lo svi­ luppo di fini istituzionali comuni. Il Consiglio nomina i rappresen­ tanti del CSi a livello nazionale negli organismi pubblici e privati. Il Consiglio nazionale si riunisce almeno tre volte l’anno o su ri­ chiesta motivata di almeno un quarto dei suoi componenti aventi diritto a voto.

Art. 19

Il Consiglio nazionale sceglie tra i consiglieri eletti il presidente nazionale e uno o più vicepresi­ denti. Il Consiglio nazionale, su propo­ sta congiunta del presidente e dei vicepresidenti, nomina tra i soci il segretario generale e il diretto­ re tecnico che fanno parte con voto consultivo o con voto delibe­ rativo, qualora essi siano consi­ glieri eletti o cooptati, del Consi­ glio e della Presidenza nazionale. Il Consiglio elegge inoltre tra i suoi membri eletti o cooptati l’am­ ministratore e quattro consiglieri che formano la Presidenza nazio­ nale insieme al presidente, ai vi­ cepresidenti, al segretario gene­ rale, al direttore tecnico e al sa­ cerdote. Art. 20

La Presidenza nazionale attua le decisioni del Consiglio nazionale ed è responsabile della gestione dell’attività organizzativa, tecnica ed editoriale del CSI a livello na­ zionale. Può deliberare in via d’urgenza sulle materie elencate alle lettere f). g), i), ed I) dell'art. 17. Tali de­ libere devono essere sottoposte alla ratifica del Consiglio naziona­ le nella prima riunione.

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La Presidenza nazionale coordina l'attività delle regioni. Esprime il suo parere sulle linee generali dei piani annuali di lavoro formulati dai Consigli regionali. Approva e controlla la spesa dei fondi desti­ nati all'attività regionale nel qua­ dro dei programmi nazionali. Può chiedere al Collegio dei revisori dei conti il controllo generale dei fondi e delle spese regionali di cui il Collegio renderà conto al Consiglio nazionale ed al Consi­ glio regionale. Il presidente nazionale convoca e presiede il Consiglio nazionale e la Presidenza nazionale; rappre­ senta nei rapporti pubblici il Con­ siglio nazionale e ne ha la rappre­ sentanza legale limitatamente agii atti di ordinaria amministrazione.

IL COLLEGIO DEI REVISORI DEI CONTI Art. 22 Il Collegio dei revisori dei conti ha il controllo della gestione con­ tabile del CSI. E’ composto da tre membri effet­ tivi e da due supplenti, eletti dal Congresso in lista unica naziona­ le con voto espresso per provin­ cia. I revisori eleggono tra loro il pre­ sidente in occasione della prima riunione.

IL PATRIMONIO Art. 23

LA COMMISSIONE NAZIONALE DI CONTROLLO Art. 21 La Commissione nazionale di con­ trollo giudica in via definitiva sul­ la legittimità dei provvedimenti adottati in ultima istanza in sede tecnico-disciplinare ed ha compe­ tenza di merito sui provvedimenti disciplinari relativi ai dirigenti e su quelli relativi agli atleti che comportino sospensioni superiori ad un anno. La Commissione è composta da un presidente, da tre consiglieri nazionali eletti o cooptati, da quat­ tro tecnici sportivi che non siano consiglieri e da un esperto in ma­ terie giuridiche. La Commissione, con l’esclusione dei suoi membri tecnici, ha fun­ zione di Collegio dei probiviri.

Il patrimonio del CSI è costi­ tuito dai contributi dei soci; dai contributi degli enti e dei privati; da altri proventi derivanti dallo svolgimento delle attività statu­ tarie; da eventuali legati e dona­ zioni e dai beni mobili ed immo­ bili.

DISPOSIZIONI PARTICOLARI Art. 24 Sono di:

incompatibili

gli

incarichi

— presidente provinciale e pre­ sidente di società;

— membro di commissione tecni­ ca e presidente di società;


— direttore tecnico provinciale o nazionale e dirigente di so­ cietà; — arbitro o giudice in attività di servizio e membro di commis­ sione tecnica nella stessa di­ sciplina e nella stessa provin­ cia; — presidente provinciale e presi­ dente regionale, ad eccezione della Valle d’Aosta;

— consigliere nazionale eletto o cooptato e presidente regio­ nale; — membro della Commissione na­ zionale di controllo e qualsia­ si carica nazionale, esclusa quella di consigliere eletto o cooptato, e di altri incarichi or­ ganizzativi e rappresentativi a qualsiasi livello dell'organizza­ zione; — membro del Collegio dei reviso­ ri dei conti ed altri incarichi a tutti i livelli dell’organizza­ zione;

— membro della Presidenza na­ zionale e presidente o compo­ nente dell'llfficio di presiden­ za regionale.

funzionamento dei Consigli e del­ le Presidenze provinciali, regiona­ li e nazionale; le norme per il fun­ zionamento delle commissioni permanenti provinciali e naziona­ li; le norme per l’istituzione delle Circoscrizioni zonali; le norme per l'elezione ed il funzionamento dell'Ufficio di presidenza e del Con­ siglio regionale; le competenze e le norme di funzionamento della Commissione nazionale di con­ trollo; le competenze e le norme di funzionamento del Collegio dei revisori dei conti. Art. 26

Le proposte di modifica al presen­ te statuto e alle norme previste dal Regolamento organico, per quanto concerne la rappresentan­ za maschile e femminile, sono ap­ provate dal Congresso nazionale in seduta straordinaria con le mo­ dalità previste dal Regolamento organico. Per l’approvazione sono richieste, anche in seconda convocazione, la presenza di un numero di dele­ gati che rappresenti almeno i tre quarti del totale dei Consigli pro­ vinciali ed una maggioranza di tre quarti dei voti attribuiti ai dele­ gati presenti aventi diritto.

Art. 25

E' compito del Congresso nazio­ nale approvare il Regolamento or­ ganico. Tale competenza può es­ sere delegata al Consiglio nazio­ nale. Il Regolamento organico determi­ na le procedure organizzative per l’esecuzione del presente statuto e per il funzionamento dell’orga­ nizzazione. In particolare, stabilisce le norme per il tesseramento dei soci e la affiliazione delle Società; le nor­ me di funzionamento del Congres­ so provinciale e di quello nazio­ nale; le norme per l'elezione ed il

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16 all

Lo Statuto, così com’è qui presentato, ha bisogno di un completamento: esso richiede, infatti, di essere perfezionato da un regolamento organico che ha lo sco­ po di precisare i modi di applicazione degli articoli sta­ tutari per il regolare funzionamento dell’organizzazione. Il regolamento appare nella sua stesura definitiva, normalmente, solo dopo che un congresso ha approvato il testo dello statuto: ciò risulta persino ovvio perché è nelle prerogative di qualsiasi congresso modificare, anche sostanzialmente, una proposta statutaria. Ci so­ no tuttavia alcune norme regolamentari che un congres­ so deve conoscere almeno nella sostanza, prima di vo­ tare un testo statutario. Certe norme di statuto, infatti, possono avere un significato ed un peso anche sostan­ zialmente differenti, a seconda che siano applicate in un modo o in un altro in sede di regolamento organico.

Dalla lettura del progetto di statuto, si sarà osser­ vato come siano frequenti i richiami al regolamento organico, tanto da poter apparire superflui e pedanti. Ce ne sono alcuni inseriti nel testo degli articoli e c’è un apposito articolo, il 25, che ne raccoglie tutta una serie. L’uso frequente di questi riferimenti al regola­ mento organico è dovuto ad una scelta esplicita degli elaboratori che hanno inteso così garantire l'esatto con­ tenuto e l'univoca interpretazione delle norme statuta­ rie di particolare importanza. Ciò equivale, infatti, ad indicare alla base dell’organizzazione e per essa ai de­ legati al congresso straordinario i punti cruciali dello statuto che abbisognano, per una più completa valuta­ zione, di una esplicitazione regolamentare. Significa anche che su tali punti i congressisti dovranno cono­ scere in anticipo cjli indirizzi delle soluzioni che saranno adottate in sede di regolamento organico. Proprio per questo, il Consiglio direttivo del C.S.I. presenterà al congresso nazionale straordinario una traccia di norme di regolamento organico riguardanti tutti i punti esplicitamente chiamati in causa dal pro­ getto di statuto. Tutto ciò, in definitiva, è frutto di un rispetto non solo formale per le regole democratiche. Sappiamo, infatti, come troppo spesso accada che an­ che le più belle norme statutarie vengano vanificate da disposizioni di regolamento elaborate o facilmente mo­ dificate da organismi di vertice che sfuggono in prati­ ca al diretto controllo della base. Questo, nel progetto

30

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del nuovo statuto CSI, lo si è voluto evitare in via di principio e nella maniera più radicale. Alla stessa esi­ genza fondamentale rispondono alcune norme dello sta­ tuto che appaiono dilungarsi su alcuni aspetti apparen­ temente secondari, ordinariamente ritenuti materia di regolamento organico. Ma, facendo bene attenzione, ci si accorgerà che tali aspetti non sono affatto seconda­ ri e, anzi, in essi si sostanzia lo spirito della norma-che, in loro assenza, si ridurrebbe ad una astratta afferma­ zione di principio.

Tra le disposizioni regolamentari che il progetto di statuto richiama esplicitamente vi sono quelle sulla rappresentanza maschile e femminile negli organismi direttivi ai vari livelli. E’ diventata una necessità dal momento che il C.S.I. si apre ora alla componente fem­ minile. E’ anche facilmente comprensibile come tali garanzie di rappresentanza riguardino soprattutto la componente femminile, per i motivi illustrati nel pre­ cedente intervento dedicato al processo di unificazione tra il CSI e la FARI. Essendosi però già avviati i contatti tra il CSI e la FARI per l’auspicata unificazione, era logico e giusto che l’argomento delle garanzie di rappresentanza fem­ minile, da inserire nel regolamento organico, fossero prese in esame anticipatamente rispetto alle altre di­ sposizioni regolamentari. Esse, infatti, dovranno entra­ re a far parte di un « Documento » che i congressi straordinari delle due associazioni dovranno approvare per sancire ufficialmente la volontà e l’atto politico del­ l'unificazione. In conseguenza di ciò, i due Consigli direttivi na­ zionali CSI e FARI, dopo aver affrontato la problemati­ ca inerente l'associazione unitaria e l’effettiva possibi­ lità di partecipazione di uomini e donne ad un discorso comune, si sono trovati d'accordo sull'assieme' delle garanzie che assicurano una rappresentanza femminile a tutti i livelli della nuova associazione nello spirito di quanto dettato dal primo articolo del progetto di statu­ to. Tali garanzie di rappresentanza femminile potranno già essere esaminate in sede di congressi straordinari provinciali e zonali autonomi essendo state rese note, nel loro contenuto sostanziale, nello speciale numero di « Csiflash » dedicato al progetto di statuto e alla convocazione dei congressi locali straordinari.


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