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Stadium n. 16/1974

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c. S. I. PRESID'cìiZi HAZIONME

starnimi ANNO LXIX - N. 16 - 9 NOVEMBRE 1974


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QUANDO LO SPORT VIENE STRUMENTALIZZATO

Direttore responsabile: Aldo Notario

Redattore: Duilio (Dimetti

Con la collaborazione di Zina Giuri Amili Grafica: Alberto Greganti li (J

STADI UM si propone lo scambio delle idee e la ricerca comune dell’associazione. I singoli interventi vogliono portare soltanto una voce, i offrire un contributo allo sviluppo comunitario. ' STADIUM ' è una tribuna aperta. Tutti sono invitati a esprimere la propria opinione e tutte le opinioni | sono gradite.

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STADI UM chiede a tutti i soci un’attenzione costantemente critica e una collaborazione generosa.

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(copcrtina di Alberto Catalani)

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Questa mia per rendere no­ to di quello che mi è succes­ so oggi al Municipio di Ca­ tania. Oggi mi sono recato, insie­ me al Segretario provinciale ed a un mio atleta, al Muni­ cipio per portare i calendari per le categorie giovanissimi, allievi e juniores, di calcio, affinché il Comune di Cata­ nia ci conceda almeno un campo dei cinque che ha di sua proprietà. Mi sono rivolto ad un fun­ zionario, il Prof. Interlandi, dell'Assessorato allo Sport. A ima mia richiesta di risposta, questi mi replicava testual­ mente: « Un attimo che tele­ fono alla F.I.G.C. e dico lo­ ro di sospendere il campio­ nato perché debbo dare un campo al C.S.I. », quindi, questo significava che noi, co­ me C.S.I., campi di gioco non ne possiamo avere. Sono an­ dato subito dal Sindaco che è anche Presidente provincia­ le C.O.N.I. e V. Presidente regionale C.O.N.I., il quale era impegnato in una riunio­ ne importante che non po­ teva lasciare, ma ci credo po­ co a questa affermazione dell’ usciere giacché ho potuto ve­ dere non meno di 10 persone che entravano e uscivano dal suo studio. Mi sono dimenticato di di­ re che mentre aspettavo di parlare con il funzionario so­ pra citato, ho assistito ad un colloquio tra questi ed un dirigente di una società F.I. G.C., la Cappuccini, il quale protestava perché gli aveva­ no dato un orario scomodo per gli allenamenti. Il fun­ zionario gli replicava che la Sivoriana, Società che occu­ pava gli orari che la Cappuc­ cini desiderava, è protetta da un Consigliere Comunale D.C. ex Assessore e che non gli potevano fare uno sgarbo. Ecco il punto dove volevo arrivare, noi che non abbia­ mo e né vogliamo avere pro­ tezioni politiche, di qualsiasi colore esse siano, non abbia­ mo neanche un campo dove, non dico allenarci (è utopi­ stico per noi pronunziare per il calcio la parola allenamen­ to), ma per giocare; per fare giocare circa 550 ragazzi che

ci stanno alle spalle e che « vogliono giocare »! Invece le altre squadre e gli altri Cen­ tri di Propaganda che sono legati ai partiti, vedi U.I.S.P. Libertas, A.C.L.I. e fin'anche i dopolavori, vedi S.I.P., ce li hanno. Questa situazione mi ha fat­ to ritornare a casa amareg­ giato e mi ha fatto vergo­ gnare di essere uno sportivo, un educatore e un cittadino. Scusami tanto per questa mia ma mi è servita da sfo­ go. Ti prego di gradire i miei più sinceri saluti estenden­ doli a tutti gli amici del Con­ siglio nazionale. Salvino Gioco Catania

Pubblichiamo volentieri que­ sta lettera. Essa, al di là del­ lo sfogo di un amico, è an­ che una testimonianza di co-

me spesso la politica, o in senso più generale, i rappor­ ti nascano e si sviluppano sulla base di personalismi e di questioni di potere. E lo sport, ancora una volta, fi­ nisce per essere strumentaliz­ zato. Di queste colpe non va esente, probabilmente, neppu­ re il Centro Sportivo Italiano, ma è un fatto che la sua sem­ pre più chiara (e finalmente sempre più riconosciuta) po­ sizione apartitica (da non con­ fondere con apolitica) lo pon­ ga in uno stato di difficoltà e qualche volta di soggezione. Anche qui è tutta un’azio­ ne politica da svolgere su nuove basi: incentrandola sul­ le effettive esigenze dei ra­ gazzi, delle comunità e non soltanto sui rapporti partico­ lari che se in qualche caso possono aiutare nel supera­ mento di difficoltà, si rive­ lano a lungo andare compro­ missori e assolutamente non risolutivi.

fttìM» ® fiw di Francesco Barbagallo

1® ffl® ffiÈ di Dario Serapiglia

I « Giochiamo a fare sport » di France­ sco Barbagallo e « Lo scout nella pal­ lavolo » di Dario Serapiglia, sono gli ultimi due volumetti della Collana tec­ nico-organizzativa del CSL Per le ri­ chieste rivolgersi al locale Consiglio del CSI. ___ i


Gli Enti di promozione sportiva in Parlamento Il 21 ottobre 1974, i presidenti degli Enti di promozione sportiva hanno ricevuto l'invito da parte dell'On. Cariglia, Presidente della Commissione Interni della Camera, ad incontrarsi con detta Commissione per riferire sulla « situazione e le prospettive dello sport in Italia ». L’incontro è avvenuto due giorni dopo, il 23 ottobre, ed è durato quattro ore esatte. Com'è noto, la Commissione Interni della Camera sta svolgendo da circa un anno una « indagine conoscitiva sullo sport italiano » allo scopo di proporre al Parlamento e al Governo indicazioni legisla­ tive atte alla soluzione dell'annoso problema di una politica sportiva in favore dello sport sociale. L’incontro è avvenuto tra cinque Presidenti di Enti e cinque Parlamentari su una scaletta di lavoro che aveva i seguenti titoli: 1. l'attuale legislazione sportiva; 2. lo sport nella scuola; 3. lo sport professionistico, agonistico e dilettantistico; 4. lo sport come servizio sociale. Ogni Presidente ha riferito, a nome <del ’ proprio Ente, ~ sui quattro punti ed ha risposto alle domande che ogni parlamentare ha rivolto a tutti. Essendo stato uno dei cinque presidenti invitati, cerco di sintetizzare l'incontro con le seguenti considerazioni: ° il fatto in sé riveste una particolare importanza politica perché il Parlamento, oltre al CONI e c"~ alle Federazioni, T'~J — z ~ ha sentito' il1"'------bisogno ------- ■------- sportiva, ------ ...---------------------------J-im. di ascoltare gli Enti di promozione riconoscendone plicitamente l'importanza e il ruolo; ® il Parlamento ha dimostrato complessivamente una sensibilità nuo­ va, dando all'indagine un’ampiezza notevole di partecipazione, al­ largando il discorso alle forze sociali interessate e non chiudendolo agli « addetti ai lavori »; ° l'incontro, a dieci, ha rivelato un sostanziale accordo sia nelle ana­ lisi sia nelle soluzioni; ° si è convenuto unanimamente sidla necessità di ima riforma globale della legislazione sportiva, auspicando l’attuazione di un assetto de­ mocratico dello sport italiano che stabilisca chiaramente i ruoli e le competenze delle Regioni e degli Enti locali, del CONI, dell’Associazionismo sportivo, della Scuola, dei Sindacati. Un tale assetto potrebbe prevedere un Consiglio nazionale per lo sport ed analoghi organismi regionali e locali, atti a garantire, con la democraticità, la partecipazione, senza discriminazioni, delle forze interessate; o i parlamentari presenti: due democristiani, due comunisti, un socia­ lista, parlavano il nostro stesso linguaggio ed hanno dichiarato che l'incontro è stato tra i più interessanti per ricchezza di analisi e di proposte. Questo conferma che una politica portata avanti, fra tante difficoltà, con serietà di impegno e di collegamento, produce cultura e sensibilità appropriate a un discorso organico, non settoriale, anti­ monopolistico, anticorporativo, nell’interesse delle comunità c non di caste privilegiate. Se lo sport sociale non raggiunge questi obiettivi, che sport sociale é? ALDO NOTARLO 3


O SEI LUNGO O SEI UNA SCHIAPPA Quando si dice sport professio­ nistico esacerbato, si pensa al calcio. Almeno da noi è così. Immaginiamo ora per un mo­ mento che questo mondo calci­ stico così monetizzato decida di battere se stesso. Quale provve­ dimenti potrebbe prendere? Ecco: un giorno i dirigenti del­ la Lega e della Federazione de­ cidono, in armonia di accordi, di scatenare le ditte commerciali a fagocitare le squadre nei propri budget pubblicitari. Ecco che l'Inter diviene, così per dire, « Ma­ gazzini economici Brambilla In­ ter »; la Juve diviene solo la Fiat; la Fiorentina diventa «Chian­ ti Classico Fiorentina »; la Roma « Medicinali Finocchietti »; il Na­ poli « Conservati Occhiolini par­ tenopei ». I giocatori vanno per gli stadi e per il mondo col loro bravo compito di milionari-sand­ wich con tutte le belle scritte dei prodotti abbinati attaccate sulle mutande, sul petto, in testa e nel groppone. A questo punto, si decide di fa­ re un calderone immenso della serie A, della B e forse della C. Tutti si battono per il titolo ita­ liano ma nominalmente restano in A solo i più prestigiosi nomi della industria abbinata mentre per gli altri, per i « paron » di serie B, c'è sempre la possibilità, nei gran « finaloni » generali, di portare atleti (e nomi di ditta e prodotti) su schermi e giornali al pari di tutti. Ma ancora i soldi spesi per lo spettacolo gigante non rendono abbastanza. Ecco allora il pro­ getto di fare del campionato ita­ liano un girone eliminatorio di un campionato europeo, forse mondiale ma non una volta ogni quattro anni o limitato a squa­ dre campioni nazionali — come avviene per le Coppe — bensì aperto a dieci, quindici formazio­ ni per nazione e tutte le stagioni. Non basta ancora. Per assicu­ rare uno spettacolo di livello, ec­ co che si rastrellano indiscrimina­ tamente campioni ovunque, in ogni Stato o parte del mondo; laddove il calcio è considerato

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ancora dilettantesco ecco che van­ no a giocare i Cruijff i Bekembauer « rigenerati » da dilettanti. Esisterà allora un fiume Lete ca­ pace di far dimenticare il pas­ sato e di far apparire, nei paesi dove il calcio non è ufficialmen­ te professionistico, dilettanti Maz­ zola, Rivera e i sullodati campio­ ni stranieri. Naturalmente ognu­ no di essi avrà un conto in ban­ ca di decine di milioni annui e viaggi pagati per tornare a pia­ cere a casa sua quando lo vor­ rà onde sistemare gli affari per­ sonali. E partecipare alle Olim­ piadi come dilettante. Ecco, dicevamo: se una matti­ na leggessimo che la Lega o la Federazione hanno deciso di at­ tuare questo in campo naziona­ le e di proporlo in quello mon­ diale, quanti vituperi scaglierem­ mo e quante vesti giornalistiche vedremmo stracciare per maledi­ re lo sport della pedata? Ebbene — togliendo qualche esagerazione 1 ormale in cui pos­ siamo esser caduti per amor di similitudine — ciò probabilmen­ te non avverrà mai nel calcio, ma


IL DIFFICILE RUOLO DEI DIRETTORI DI GARA

sta accadendo nella pallacane­ stro, quello sport così « bello e alto » che un appassionato puro di nostra conoscenza definì « ispi­ rato dalla divinità per il benesse­ re fisico e lo sviluppo della gio­ ventù ». I quali giovani, se non passano il livello di altezza di metri due e cinque (ormai cresce come un record la statura ottimale dei baskettisti), che è una quota dissueta anche alle razze più nutrite (ma sta a vedere che il gioco inventa­ to dalla « divinità » è un gioco razzista!), possono mettersi l’ani­ mo in pace: saranno solo delle schiappe. Ora piangiamo a calde lacrime sulla strada del superspettacolo che sta per imboccare una disci­ plina atletica stupenda, inventata per dare sviluppo armonico al corpo dei giovani e temprarne lo spirito in un confronto leale. In fondo, i globe trotters, sono dei dilettanti. Si contentavano di fare pagare il biglietto d’ingresso ai loro spettatori.

Nel corso dei vari campionati, qualche anno orsono, fu reso noto che si pensava di consentire ad applicare un gioco deciso e si pre­ tendeva da parte degli arbitri di « lasciar giocare », con il risultato negativo di acuire inevitabilmente eccessive durezze, molto vicine ad una «scarponeria ». Ricordo che un esponente dirigente nazionale mi disse: « Devi tenere presente che il gioco del calcio si è trasformato e non sono tollerabili i frequenti in­ terventi arbitrali ». Con la consueta mitezza risposi: « Mi risulta che i re­ golamenti tecnici e disciplinari non sono stati modificati e non possono essere conseguentemente accettabi­ li delle sostanziali variazioni, se mancanti di disposizioni ufficiali, in sede nazionale e intemazionale, regolarmente codificate ». Da tenere presente che, fra l’al­ tro, sia per le nostre squadre na­ zionali sia per le grandi squadre, il rendimento sarà nettamente più idoneo se le gare si manterranno su una linea di correttezza. D’al­ tra parte è limpidamente noto che nei contatti fra giocatori, i nostri atleti non resistono felicemente al­ le durezze delle cariche e alle en­ trate eccessivamente decise da par­ te dei giocatori avversari. Con i campionati del mondo ce­ lebrati in Germania si sono affac­ ciate sui terreni di gioco le nuove tattiche, basate essenzialmente sul­ la maggiore velocità e su una serie di passaggi volanti. Il gioco, e più precisamente lo spettacolo, ne gua­ dagna sensibilmente, anche se non mancano episodi che talvolta di­ vengono brutali, specialmente quan­ do le « marcature » si imperniano su una serie di pericolose quanto violente gomitate sui fianchi dei giocatori nella effettuazione delle cariche. Gli arbitri italiani, senza presun­ zione si possono considerare su­ periori ai colleghi stranieri, anche se si debbono rilevare alcuni « nei » che non possono essere sottovalu­ tati. Ad esempio: le entrate a dop­ pio piede colpendo gli arti inferio­ ri degli avversari; fare abuso nello spingere sul petto gli avversari o caricandoli violentemente o tratte­ nerli abusivamente premendo con le mani il loro petto (trattasi della grave infrazione di trattenere gli avversari quando gli stessi siano o meno in possesso della palla). Co­ me pure da tempo è divenuta di moda la « spintarella », ogni qual­ volta i giocatori si trovano fra di loro a contatto nel tentativo di gio­ care la palla. Sussiste in vasta mi­ sura una miriade di cosidetti « fal­ li bassi »: sono delle infrazioni gra­ vemente pericolose che provocano contusioni, distorsioni, con conse­ guenze talvolta di una certa gra­ vità. Ed è un compito difficile per

i direttori di gara individuare i colpevoli. Siffatti sistemi provoca­ no la degenerazione delle gare ren­ dendo difficile il compito degli ar­ bitri, qualora non intervengono con la necessaria decisione onde ten­ tare, con indispensabile disciplina, di eliminare delle colpevolezze quan­ to mai pericolose e dannose per le stesse società, per i giocatori e per 10 spettacolo calcistico. Ricordiamo uno dei tanti raduni tecnici arbitrali celebrati in Germaina, ne rimanemmo entusiasti, anche se quelli svoltisi in Italia in anni precedenti potevano conside­ rarsi accettabili. In Germania spiccava la più se­ vera disciplina nel settore arbitra­ le; emergevano particolarmente gli allenamenti atletici basati sulle ga­ re veloci e quelle di mezzzofondo dove erano previsti i tempi mini­ mi e la eliminazione degli arbitri in servizio attivo che non riusci­ vano a superare i tempi previsti. Potevano considerarsi perfette le illustrazioni pratiche del regolamen­ to tecnico; trattavasi delle lezioni più efficaci e quanto mai utili per ogni singolo arbitro. Da rilevare che le lezioni pratiche sono pre­ ziose anche per gli arbitri delle massime divisioni ed è sconfortan­ te che spesso vengono trascurate dagli stessi dirigenti responsabili nella nostra Italia. La discontinuità dell’arbitraggio può ritenersi un problema di dif­ ficile soluzione, perché riguarda un complesso di motivi che richiedono una particolare sensibilità da par­ te dei direttori di gara. Trattasi, oltretutto, di rispettare l'essenza delle regole sia tecniche che di­ sciplinari contemplate dai regola­ menti e che richiedono una decisa uniformità di applicazione, senza eccedere in severità o in deplore­ vole tolleranza. Sono queste lacune che provocano incidenti di una cer­ ta entità da parte dei giocatori, quando sono indotti a reazioni tal­ volta violente e che erroneamente vengono tollerate dagli arbitri, che in precedenza avevano assolto il giocatore resosi colpevole di una grave infrazione. Ci verremmo a trovare in un clima pericoloso che normalmente conduce alle espulsio­ ni dei giocatori da parte del diret­ tore di gara. In tempi ormai lontani usavano dire ai giocatori e agli arbitri: è bravo quell’arbitro che riesce a fi­ ne gara ad avere sul campo 22 giocatori senza che vi siano né am­ moniti, né contusi. Quanto sopra può considerarsi 11 perfezionamento tecnico disci­ plinare di una partita di calcio e può definirsi il risultato più am­ bito per i direttori di gara. GENEROSO DATTILO

PAOLO VALENTI

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IN VISTA DELLA GESTIONE SOCIALE NELLA SCUOLA La gestione sociale nella scuola, anche se forse non rappresenta la rivoluzione che alcuni speravano, è comunque un fatto di enorme portata. Ecco in che cosa consiste e quale significato può assumere per il nostro impegno associativo.

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Tra poche settimane dovrebbe svolgersi la più vasta consulta­ zione elettorale atipica, cioè non finalizzata alla designazione di organismi politici o amministra­ tivi: circa ventitré milioni di ge­ nitori saranno chiamati ad eleg­ gere i loro rappresentanti nei nuo­ vi organi collegiali della scuola; nello stesso tempo i docenti e, nella scuola secondaria superio­ re gli studenti, designeranno i loro rappresentanti. A livello poi distrettuale , provinciale e nazio­ nale anche altri organismi — enti locali, sindacati, forze sociali — indicheranno i propri rappresen­ tanti. Le votazioni saranno fatte per liste secondo il sistema pro­ porzionale. Per quanto non sia neanche ipo­ tizzabile l’entità della effettiva partecipazione a queste elezioni (e certamente sarà assai variabi­ le nelle varie sedi), il fenomeno rimane di notevole portata. Mi­ lioni di persone saranno per la prima volta interessate non solo alla situazione scolastica dei pro­ pri figli, ma all’andamento ge­ nerale della scuola ed alle ini­ ziative che sorgono intorno ad essa; parecchie migliaia di per­ sone distribuite in piccoli grup­ pi, siederanno intorno ad un ta­ volo per discutere, programmare, verificare questioni ed iniziative


scolastiche, non generiche ma specifiche in ordine alla singola scuola e all’ambiente territoriale nel quale la scuola concretamen­ te opera. Solo questo fatto costituisce un fattore di educazione civica di grande rilievo. Ma che cosa significa dunque questa innovazione strutturale nella gestione della scuola? Signi­ fica anzitutto il riconoscimento che la moderna scuola di massa e l’attuale evoluzione della so­ cietà non tollerano più che la ge­ stione della scuola sia affidata solo ad organismi burocratici sul piano amministrativo ed alla ca­ tegoria docente sul piano didatti­ co. Il processo scolastico educa­ tivo è così impegnativo e così influente sull'andamento e sullo sviluppo di tutto il contesto so­ ciale nei suoi vari aspetti — in ordine alla politica, all’economia, al costume — che una società che si definisce democratica non può non essere direttamente in­ teressata ad esso, non assumer­ ne in qualche modo la correspon­ sabilità partecipando alla sua ge­ stione. Significa ancora l’assunzione di un più moderno concetto di

cultura, che non si limita ad una impostazione intellettualistica, ma si fa coscienza riflessa e critica di quanto avviene intorno a noi, e si pone come fondamento di una formazione globale dell'uo­ mo. Per questo la legge delega, prospetta la scuola come « co­ munità » in cui « si attua non solo la trasmissione della cultura, ma anche il continuo ed autonomo processo di elaborazione di essa in stretto rapporto con la società » (art. 2); e chiama a partecipare al « governo » della scuola una qualificata rappresen­ tanza delle componenti sociali, proprio per dare alla scuola « il carattere di una comunità che interagisce con la più vasta co­ munità sociale e civica » (art. 5). Va aggiunto che la partecipazio­ ne sociale alla gestione della scuo­ la, come già accennato, non è intesa in modo generico ed astrat­ to, ma acquista concretezza pro­ prio nel riferimento specifico all' istituto scolastico ed alla popola­ zione che abita un determinato territorio. Si delinea così un vero è pro­ prio decentramento, che abolendo il verticismo e l’esagerato stata­ lismo che avevano dominato la scuola italiana, meglio definisce i poteri dello Stato e degli enti

pubblici (ma quanta strada an­ cora da percorrere per un ade­ guato coordinamento) e ricono­ sce ad ogni istituto uno spazio di autonomia, nella programma­ zione dell'attività educativa: una programmazione che richiederà l’impegno e l’iniziativa degli ope­ ratori e nello stesso tempo ga­ rantirà il concreto rapporto con l’ambiente locale.

Vengono dunque istituiti anzi­ tutto i consigli di classe e di isti­ tuto (nella scuola elementare: in­ terclasse, cioè classi parallele, e circolo); la componente sociale è rappresentata dai genitori — i naturali e primi responsabili del­ la formazione dei figli — là do­ ve il rapporto educativo è im­ mediato nella relazione interper­ sonale docente-alunno. L’aver chia­ mato proprio un genitore a pre­ siedere il consiglio di istituto (o di circolo) ben esprime il concet­ to che la comunità civica è cor­ responsabile dell’andamento sco­ lastico, pur riconoscendo il ca­ rattere peculiare della famiglia in tutto il processo educativo e l’apporto imprescindibile dei do­ centi, presenti nello stesso orga­ nismo nella misura del 50%. Il consiglio di istituto (o di circolo) delibera sull’« organizza-


zionc e la programmazione della vita e delle attività della scuola » per quanto riguarda l'acquisto delle attrezzature tecnico-scienti­ fiche e dei sussidi didattici; i cri­ teri per le attività parascolasti­ che, interscolastiche, extrascola­ stiche; le iniziative assistenziali; i contatti con altre scuole e la partecipazione ad attività cultu­ rali, sportive e ricreative di par­ ticolare interesse educativo; l’ adattamento del calendario sco­ lastico e dell’orario alle esigen­ ze ambientali; ed infine esprime il parere sull’andamento genera­ le didattico e amministrativo del­ l'istituto. Il consiglio designa al suo in­ terno una giunta esecutiva pre­ sieduta dal preside, o dal diret­ tore, in cui sono presenti le stes­ se componenti. Essa ha il compi­ to di preparare il lavoro del con­ siglio (salva rimanendo l’iniziati­ va del consiglio stesso) e di ese­ guirne le deliberazioni. Compiti dunque vasti ed im­ pegnativi, anche se non compren­ dono in modo proprio e diretto

l'andamento didattico. Il quale peraltro è più presente nel con­ siglio di classe chiamato a « for­ mulare al collegio dei docenti proposte in ordine all’azione edu­ cativa e didattica e ad iniziative di sperimentazione ». Ma senza dubbio l’organismo nuovo in cui più completamente e concretamente si esprime il rap­ porto scuola e società è il distreto scolastico, comprensorio ter­ ritoriale di non oltre 100.000 abi­ tanti (fino a 200.000 nelle zone di intensa urbanizzazione), che sa­ rà retto da un consiglio distret­ tuale composto per circa due ter­ zi da rappresentanti di enti lo­ cali e di organizzazioni sindacali e sociali, per l’altro terzo dal per­ sonale della scuola. II distretto « opera per il potenziamento e lo sviluppo delle istituzioni scola­ stiche ed educative e delle atti­ vità connesse e per la loro realiz­ zazione, con l'obiettivo del pieno esercizio del diritto allo studio, della crescita culturale e civile della comunità locale e del mi­ gliore funzionamento dei servizi scolastici »: dai servizi di orien­ tamento a quelli di medicina sco­ lastica e di assistenza socio-psicopedagogica, dalle attività parasco-

lastiche, interscolastiche ed extra­ scolastiche in coordinamento con i vari istituti alle attività di edu­ cazione permanente e di istru­ zione ricorrente. E' vero che il consiglio scola­ stico ha solo potere di proposta e di promozione, ma la vastità dei settori di intervento e la qua­ lificazione degli enti rappresen­ tati fanno ritenere che le pro­ poste saranno incisive se caratte­ rizzate da chiare motivazioni e da concretezza e sostenute da una effettiva volontà di attuazio­ ne. Va infine ricordata l’istituzio­ ne del consiglio provinciale sco­ lastico e del consiglio nazionale della pubblica istruzione (che so­ stituisce la seconda sezione del consiglio superiore della P.I.), nei quali è pure disposta una parte­ cipazione largamente rappresen­ tativa del personale direttivo e docente della scuola statale e non statale nonché del mondo dell’ economia e del lavoro; a livello provinciale troviamo ancora i rap­ presentanti dei genitori.

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Sopra e in basso: visualizzazione grafica dei nuovi organi della Scuola (dis. Dario Mellone da « Il Corriere della Sera »).

E’ evidente che una così pro­ fonda riforma di strutture, an­ che se non implica la riforma globale della scuola secondaria, così innovativa rispetto allo stes­ so ordinamento amministrativo dello Stato (come è stato auto­ revolmente osservato) appunto perché istituisce una fondamen­ tale partecipazione di base alla gestione delle istituzioni civili, non potrà avvenire senza incer­ tezze e confusioni. Basti pensa­ re ai problemi posti dalla colle­ gialità, per di più non omogenea; dal rapporto tra rappresentanti e rappresentati, non essendo nem­ meno ipotizzabile la validità del­ la delega incontrollata in un set­ tore così delicato come il proces­ so scolastico educativo; dalla dif-

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ficoltà di stabilire con esattezza, nella pratica quotidiana le rispet­ tive sfere di competenze; dal plu­ ralismo culturale e politico non­ ché dalla stessa conflittualità che esistono nella nostra società e che possono dar luogo a strumenta­ lizzazioni eversive delle finalità educative per le quali gli organi scolastici sono stati disposti. E l’elenco dei problemi potrebbe continuare. Vanno altresì tenute presenti la diffusa impreparazione delle famiglie e della collettività in ge­ nere ad intervenire nel mondo del­ la scuola; la riluttanza della clas­ se docente, restia a cogliere il valore dei nuovi organi di ge­ stione, a consentirne nonché age­

volarne il funzionamento; le dif­ ficoltà di inserimento degli stessi studenti. Ciononostante questa innova­ zione nelle strutture della scuola apre una nuova via di coscientizzazione e di responsabilizzazione a livello di famiglia e di comuni­ tà civica; una nuova via per l’ instaurazione di un sistema demo­ cratico sul piano sostanziale e non soltanto formale. Naturalmente ogni riforma di struttura può essere vanificata dalla mancanza di comprensione e di impegno: ma sarebbe un’ occasione perduta per il rinno­ vamento non solo delle istituzio­ ni educative e scolastiche ma del­ le stesse istituzioni civili. MARIO CORTELLESE

la o@sll9R8 sociale nella scuota coinvolse anche io responsabilità della nostra Assosiazione, come forza sostale, non come isìitoiione E' molto probabile che diri­ genti e Consigli del CSI abbiano atteso con ansia la pubblicazio­ ne dei Decreti delegati circa la ristrutturazione della scuola ita­ liana per capire come e a che li­ velli sarebbe stato possibile in­ tervenire come Associazione in questa nuova strutturazione del­ l’istituzione scolastica o per go­ derne certi benefici o per influen­ zarla direttamente dall’interno. Letti i Decreti, mohe di queste persone li avranno messi da par­ te considerandoli insignificanti per l’Associazione perché nei vari articoli non appare chiaramente che associazioni del tipo del CSI abbiano una loro possibilità d'in­ tervento né a livello di base, né ad altri livelli. Infatti, non è chia­ ro né certo che l’associazionismo del tempo libero possa aver voce in capitolo ai vari livelli là dove i cittadini o le forze sociali sono chiamate a partecipare direttamente al governo della scuola. Ma se la delusione può essere

in qualche modo giustificata, non può essere giustificato l’atteggia­ mento di non tener conto di ciò che rappresenta nella realtà ita­ liana questa riforma proprio per­ ché essa, in tempi più o meno lunghi a seconda delle zone e del­ le situazioni, noti potrà non in­ cidere direttamente e in modo considerevole sulla mentalità, sul costume — e dunque sulla cul­ tura — italiana. Non si può negare, infatti, che il chiamare la gente alla parteci­ pazione, l’aprire spazi alla parte­ cipazione di un’istituzione socia­ le così delicata e così importante nella vita di un Paese qual è la scuola, non può essere senza con­ seguenze. Ora, il trovarsi stimolati a prendere coscienza di una realtà qual è quella della vita della scuo­ la, della sua programmazione e della sua gestione, non può che far uscire genitori e figli da una mentalità individualistica per as­ sumere via via una mentalità so-

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ciale e politica dei fatti che inte­ ressano direttamente la vita di ciascuno e di tutta la società. Di più, è facile prevedere che l'entrare in una mentalità parte­ cipativa, anche al livello minimo della vita scolastica (e cioè a li­ vello d'istituto), costituisca una vera « scuola » che « allena », at­ traverso un'esperienza concreta, alla partecipazione in altri setto­ ri della vita, così da renderla una costante normale, quotidiana, abi­ tuale. E’ in questo modo che si viene a realizzare un processo di decen­ tramento effettivo del potere (di ogni tipo di potere) per il quale la gente, a ogni livello, si trova impegnata e responsabile della vita collettiva. Ora, che inizi un processo di questo genere nella vita socio­ culturale della società italiana non può non interessare chi, co­ me quelli che appartengono al Centro Sportivo, si sforzano da alcuni anni a questa parte di edu­ care i giovani e gli adulti che operano nelle società sportive proprio a questi valori di parte­ cipazione, di responsabilizzazio­ ne, di autogestione, di liberazio­ ne integrale di tutto l'uomo. Che il CSI si sia impegnato in un itinerario di vita associativa che sollecita e stimola a vivere questi valori non solo nella so­ cietà sportiva ma nel quotidiano, così come oggi si tende a realiz­ zare nella scuola e attraverso la scuola, dovrebbe anzitutto far ri­ flettere due tipi di persone che sono all’interno dell'Associazione. Quelli che da almeno sei anni se ne sono fatti fautori e promo­ tori, perché il rinnovamento sco­ lastico dice loro che hanno sa­ puto cogliere con anticipo una

tendenza dinamica emergente nel­ la società globale. E questo do­ vrebbe stimolarli ad essere sem­ pre più attenti a ciò che viene na­ scendo in un mondo in continua e veloce t ras formazione per es­ sere così soggetti e non oggetti della storia. Quelli che, nello stesso perio­ do, hanno fatto da forza frenan­ te a questa tendenza ritenendola troppo in anticipo sui tempi, per­ ché il rinnovamento scolastico do­ vrebbe dire loro che, oggi, di fronte a questa realtà, si può es­ sere all’altezza della situazione ed essere presenti e operanti positi­ vamente in essa solo a patto di aver già cominciato ad avviare esperienze di questo tipo («la partecipazione si impara parteci­ pando »!). Ma, evidentemente, non è solo su questo piano che, oggi, i fatti vengono a interpellare direttamente coloro che compongono l'Associazione. Il CSI, infatti, può contribuire direttamente all’at­ tuazione concreta delle possibilità di partecipazione che i Decreti scolastici consentono e ad allar­ gare via via questi spazi, se non come Associazione in quanto ta­ le, attraverso le persone che ne fanno parte. E' evidente che tra i milioni di genitori e di alunni chiamati ad eleggere i propri rappresentanti nei vari Consigli vi è anche la maggioranza di coloro che ap­ partengono al CSI. E saranno queste persone ad avere in mano le concrete possibilità di essere protagonisti di una svolta della vita del Paese se dimostreranno di essere all'altezza della situa­ zione. E’ in questo modo, e praticamente oggi solo in questo modo che il CSI potrà far sentire la propria voce e potrà proporre

nella vita scolastica di milioni di ragazzi e di giovani — oltre alle altre tematiche — quell’attività sportiva di carattere sociale che è fatto culturale per la quale l'Associazione si sta battendo da tempo. In questo caso concreto, insomma, non si tratta di var va­ lere il peso o la forza di pressio­ ne di un'istituzione sociale della quale si fa parte, ma, invece, la competenza e la capacità che le persone hanno acquisito nella lo­ ro vita nell’istituzione di cui fan­ no parte. Questo, fra l'altro, non dovreb­ be sorprendere o lasciare per­ plessi dei cattolici che dal Con­ cilio hanno appreso come ormai, di fronte e nel mondo in cui vi­ viamo, il problema non è più tanto quello di costruire istitu­ zioni cristiane, ma, piuttosto, quello di essere cristiani nelle istituzioni. Un’ultima osservazione. Ciò che produrrà a medio e a lungo ter­ mine il processo che oggi si av­ via con la riforma scolastica non potrà non influenzare direttamente anche il mondo degli spor­ tivi. Se è vero che si produrrà una nuova cultura, fatta di socialità anziché d’individualismo, di par­ tecipazione anziché di delega, di intervento diretto anziché di di­ sinteresse, si vedranno le nuove generazioni crescere in modo da rifiutare tutto ciò che non è in li­ nea con questa nuova cultura e, quindi e conseguentemente, uno sport e ima pratica sportiva in cui le persone anziché esserne soggetto ne siano oggetto. Ecco, allora, che il rinnova­ mento della scuola che comincia viene a interpellare direttamente il mondo degli sportivi. P. A.


FILO DI NOTA

I DIRIGENTI SONO RAPPRESENTATIVI?

La nostra associazione ha tino statuto che le dà una precisa fisionomia democra­ tica; prevede infatti, a cominciare dalla base, l’assemblea di società, poi il congres­ so provinciale e quindi il congresso na­ zionale. Anche la struttura ricalca questo sche­ ma: dal consiglio di società si va a quello circoscrizionale o provinciale, al consiglio regionale e infine a quello nazionale. E' un sistema che in quanto democra­ tico si fonda su alcuni concetti che ne sono l’ossatura portante: l) la partecipa­ zione. Gli atleti infatti partecipano alla formazione del consiglio di società; i pre­ sidenti di società alla formazione del con­ siglio provinciale; i presidenti locali for­ mano il consiglio regionale e i presidenti regionali partecipano al consiglio nazio­ nale insieme a 20 membri eletti dai dele­ gati delle assemblee locali. 2) La rappre­ sentatività. E' ovvio che la procedura sta­ tutaria vuole garantire così com’è strut­ turata la presenza ad ogni livello dei pro­ blemi, delle necessità e delle aspirazioni di coloro che ricadono sotto la loro « giuri­ sdizione ». Il mio intervento su Stadium vuole ap­ punto offrire lo spunto per discutere so­ prattutto questo secondo punto: avviene effettivamente che i dirigenti, che sono tali in quanto eletti, rappresentino la ba­ se che hanno dietro di sé? Generalizzando (e quindi facendo salve le debite eccezioni) io direi proprio di no. A questo punto bisogna che facciamo una considerazione: l'indirizzo assunto dal CSI da diversi anni ormai non è cono­ sciuto da molti ragazzi, questo nessuno può contestarlo. E perché tale nuova mentalità noti ha cambiato il modo di vivere delle società sportive? Eppure gli strumenti in posses­ so della Presidenza Nazionale per avviare il processo di trasformazione mi sembra siano stati usali; per prima la stampa, che con Stadium, Flash nonché i sussidi delle varie collane, ha martellato insistentemen­ te; per continuare con i congressi ed i convegni, che hanno riproposto (almeno a livello nazionale, in qualche regione ed in pochi consigli) i temi nuovi; per finire la impostazione data all’attività sportiva, con tutte le sue variazioni. Ma chi legge la stampa del CSI? chi partecipa ai congressi ed ai convegni? chi gestisce l’attività sportiva? Ecco perciò che gli strumenti per far passare il « discorso » sono inefficienti, e il discorso rimane tale. Eppure ciò che viene proposto dallo Statuto non è altro che la trasposizione in articoli delle nuove esigenze dei giova­

ni. Che cosa vogliono essi? lo vediamo guardandoci intorno, nelle scuole, nelle fabbriche nelle famiglie: vogliono non es­ sere l'oggetto dei programmi di nessun genere, vogliono poter partecipare alla ge­ stione delle cose che li riguardano, in una parola vogliono sentirsi protagonisti. Lo statuto dà loro questa possibilità attra­ verso il sistema cui facevo cenno all'ini­ zio, ma non accade. Inoltre c’è l’altro grande discorso da fare: il mondo sportivo « ufficiale » dà il cattivo esempio; dove si vede una società federale nella quale gli atleti possono di­ scutere, ad esempio, la « formazione » del­ la squadra, oppure possono decidere circa le attività cui partecipare, o anche pos­ sono dire la loro sulla utilizzazione dei soldi della società? Tutto è stabilito e lutti si uniformano, anche perché è più comodo così. I giovani stessi, che magari a scuola fanno parte del collettivo, nella società sportiva si la­ sciano guidare e non reagiscono se qual­ cosa li contraria. Perché? perché nello sport è così, e basta! Eppure, quando a Pisa si svolgeva il momento nazionale di atletica e dopo ce­ na si discuteva tutti insieme e ci si accor­ geva che si era fatto tardi e si proponeva di andare a letto, i dirigenti si alzavano e gli atleti protestavano perché volevano continuare a parlare... Però bisogna anche dire che i dirigenti sacrificano il loro tempo libero a scapito della famiglia, sudano negli allenamenti, prendono la pioggia durante le partite, si affannano per trovare i contributi, ce la mettono tutta (anche i pugni!...) per difen­ dere i propri ragazzi di fronte agli arbitri ed alle Commissioni Tecniche. Tutto ciò è lodevolissimo ed è giusto che essi ab­ biano le relative soddisfazioni. Ma quali soddisfazioni? Quella di « produrre » un record man, o quella di poter cedere il giocatore ad una squadra importante? Giungiamo al discorso dei ruoli. Eviden­ temente non è sialo capito quale deve essere quello del dirigente: non è più quel­ lo del programmatore e dell'organizzatore; è invece quello dell'animatore, di co­ lui cioè che sta attento alla realtà spor­ tiva che lo circonda, intuisce e si adopera per stimolare rapporti costruttivi e qua­ lificanti tra coloro che gli sono vicini, in modo che si crei un'osmosi di esperienze e quindi una crescita da ambedue le parti. Il problema dirigenziale è nel CSI un problema di fondo, senza aver risolto il quale non si riuscirà a portare avanti nes­ sun discorso.

FRANCESCO CINCIRIP1N1

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LA NEUTRALITÀ’ E’ IL SUO STEMMA Mentre sto scrivendo stanno passando degli autobus speciali, in via Conciliazione - Roma, stra­ carichi di gente di ritorno dalla partita Roma-Milan. Confusione massima, urla, suoni. E’ facile per noi che siamo fuori da quel caos, ma toccati comunque, chie­ derci: Perché tutto questo? La risposta dell’uomo della strada, scocciato dal traffico e dal rumore, può essere, o è, superfi­ ciale. Si tratta di scalmanati che sono tali solo perché, se siamo in macchina, ci obbligano a fare delle file lunghissime e noi ab­ biamo fretta, oppure perché tut­ ta quella cagnara ci disturba fi­ sicamente proprio di domenica quando desideriamo solo stare in pace, liberarci dai suoni e dagli stress quotidiani che non si di­ scutono più, anzi che si accetta­ no come un dato ineluttabile del­ la nostra società. Chi è abituato, per grazia o per disgrazia, a chiedersi il per­ ché profondo delle manifestazio­ ni umane si ferma un attimo e comincia a pensare al fatto sen­ za dare immediatamente la pa­ tente di cretino a chi scoccia e senza bollare come colpevole il protagonista di azioni che non si condividono. Per chi pensa non è difficile rendersi conto che atteggiamen­ ti del genere sono frutto di una vita alienata che quasi tutti con­ duciamo o siamo costretti a con­ durre. Naturalmente il fenomeno che sto descrivendo non è un fe­ nomeno esclusivamente legato al fatto sportivo ma si può ritrova­ re legato a mille altri fatti, che sono di massa. La gente si sfoga: urla, canta, minaccia, dice paro­ lacce, si accanisce contro la squa­ dra avversaria, il governo, il pa­ drone, i preti, l'America. E lo fa quando è insieme, è una folla. Si è più sicuri, si è in tanti, ce la convinzione che quando uno ini­ zia a battere le mani tutti applaudono. Si è uno nell’evasione, nel­ la disperazione, nella rabbia, nel­ le frustrazioni.

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E va bene così per tutti. Per quelli della folla perché tornano a casa « sfogati », per un certo sistema che ha « sistemato » i più per una settimana o per un cer­ to periodo di tempo. Le migliaia di persone che vanno allo stadio, che pagano mi­ gliaia di lire per vedere gli eroi della domenica, che lanciano bot­ tiglie e non fiori a chi fa dei pre­ sumibili torti alla squadra o al giocatore del cuore, che mena agli arbitri o all’altra parte è il pacioso impiegato di banca, è il lavoratore che meccanicamente ripete lo stesso gesto per un tot di ore al giorno, è la casalinga, è insomma la maggior parte del­ le persone che incontriamo ogni giorno. Sono loro che sostengono uno spettacolo, nel caso dello sport, che li aiuta non tanto a trovare motivi di vita, ma modi per non soccombere. Sono loro che portano alle stelle delle per­ sone normalissime e riescono co­ sì in qualche misura a concretiz­ zare le loro esigenze che non so­ no di valori, ma risposte a delle frustrazioni di valori. Il calciatore, il corridore, il cestista, il ciclista è quella persona che è riuscita

ad emergere, che ha successo, che guadagna facilmente, che è tele­ visionato, al quale si perdona tut­ to anche se è fascista o ha una moglie e tre amanti. E in questa società ingiusta, dove non è facile far circolare valori, perché è troppo pericolo­ so, queste manifestazioni di mas­ sa non solo sono giustificate ma anche sollecitate. Parlo delle ma­ nifestazioni legate al fatto spor­ tivo, perché ci sono dentro, ma il discorso dello scaricamento delle frustrazioni e della creazio­ ne di miti e di divi si può ri­ scontrare ovunque. Dicevo che queste manifesta­ zioni sono anche sollecitate. Fa comodo a molti avere una massa con falsi idoli, con falsi luoghi di scarico. E chi ha in ma­ no il potere e dirige le cose, co­ me succede da noi, ma non solo da noi, dove solo formalmente si è democratici, ha gioco facile per mantenere una situazione oppia­ ta per fare i propri interessi. Mi avevano pregato di leggere certi risultati di una indagine sperimentale sui contenuti dei principali mezzi di comunicazio­ ne di massa negli anni 69/70. Non sono una esperta e molto proba­ bilmente avrò letto male, ma mi sono permessa ugualmente di esprimere un giudizio sul mallop­ po in riferimento soprattutto al tema sport. Mi sono permessa, anche stimolata dalla conclusione che si può leggere nella premes­ sa alla ricerca realizzata. In es­ sa c’era un invito alla prudenza nel leggere i risultati in quanto in nessun altro paese è stata con­ dotta una ricerca sul sistema in­ formativo generale per cui i da­ ti non risultano comparabili e scientificamente non è possibile definire se la struttura della in­ formazione, come può essere quel­ la italiana, è tipica di una cultu­ ra occidentale, propria dei siste­ mi capitalistici o comune anche a quelli comunisti. Però si dice­ va anche, dopo aver ricordato la prudenza con cui si deve leggere


a mio parere ogni indagine, non solo quella più onesta!, che chiun­ que poteva dare « un giudizio comparativo di valore usando un sistema di riferimento (critico, ideologico, comparativo) che a lui andasse bene ». Ecco quello che si diceva a pro­ posito del tema sport: « Per trattare il tema dello sport dobbiamo premettere che questo è ['unico tema che costi­ tuisce « genere ». Le rubriche sportive e di spettacoli sportivi appaiono nella TV serale senza essere collocabili nei generi espo­ sitivi, fiction o leggeri (*). Certo lo sport appare anche in questi generi ma in misura molto mode­ sta, 46 casi negli espositivi, 25 nella fiction e 10 nei leggeri con­ tro 706 presenze globali. D'altro canto la scarsa presenza del tema negli altri mezzi (16 casi nei pe­ riodici e 5 nel cinema) rende dif­ ficile ogni comparazione attendi­ bile. Lo sport è un tema connes­ so al presente; è nella maggio­ ranza dei casi di tipo professionalistico o per lo meno un'attività prevalente dell’individuo. I pro­ tagonisti sono « campioni » più o meno noti, non comunque gente comune. Si comprende come ciò avvenga trattandosi di rubriche sportive. « Per lo più sono maschi (84%) e giovani (80%). Non vi è, in ge­ nere (88%) esplicita proposta ad ima pratica attiva dello sport. Fi­ nora, come si vede, la struttura è lineare. Una articolazione coni-

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tt pare quando si domanda se lo sport è collegato o no ad interes­ si. Non appare collegato ad inte­ ressi nel 21% dei casi, appare col­ legato ad interessi imprenditoria­ li, pubblicitari, economici (inclu­ si giochi e lotterie) nel 30% dei casi e a interessi di prestigio na­ zionale nel 46% dei casi. « E’ essenziale notare che so­ no invece completamente assenti gli interessi politici, ideologici, re­ ligiosi (lo sport è cioè neutrale come il divismo e più di questo). Un altro punto molto importan­ te è che gli interessi sono ester­ ni all’attore: chi pratica lo sport non ha interessi imprenditoriali, pubblicitari, ecc. Troviamo, al massimo, un 9% per le motiva­ zioni economiche. Domina come motivazione essenziale dell'attore l'agonismo, il prestigio della vit­ toria, cioè qualcosa che entra nel­ la definizione stretta dello sport. La struttura lineare dello sport termina con un grado di appro­ vazione del 94% ». Quello che mi preme sottoli­ neare, a parte quello che ogni lettore potrà dedurre, è come l’e­ sperienza sportiva, lo dice anche l’indagine, non risulti esperienza umana collegata a tutte le pro­ blematiche sociali, culturali, eco­ nomiche, politiche, che di l'atto investono tutti gli uomini e le cose dell’universo. E’ un genere neutro, puro come mamma l’ha latto, imbiancato al punto che tutti gli interessi, che pure ci

stanno dietro, non vengono con­ siderati e coloro che si permet­ tono di evidenziarli sono gabel­ lati da chi è neutro, puro, im­ biancato come lo sport! Ciò può dare la libertà di pen­ sare che i messaggi che deriva­ no al popolo dai cosiddetti mez­ zi di comunicazione di massa so­ no sapientemente indirizzati ad educare a questa neutralità, l’u­ nica che possa permettere ad al­ cuni di fare gli interessi che de­ siderano, l’unica a costituire luo­ go di scarico di quella spazzatu­ ra, di quelle scontentezze, di quel­ le frustrazioni che vengono bru­ ciate in uno stadio per non ri­ schiare di vedere le mille micce accese di coscienze critiche che farebbero saltare strutture ingiu­ ste e contro l’uomo. La televisione, il cinema e i giornali e i loro messaggi. Questo diceva l’indagine a pro­ posito dello sport. Sarebbe interessante continua­ re per vedere come vengono trat­ tati altri temi: l’uomo, la donna, l’amore, l’incomunicabilità, l’an­ goscia, l’economia, i paesi poveri... Mi si dirà: il messaggio deve essere adattato al pubblico che vuole.. o che riceve in un certo modo. O non è piuttosto che il pubblico deve essere adattato al messaggio? Sto finendo di scrivere e anco­ ra, in Via Conciliazione, passano autobus vocianti e coperti di ban­ diere giallo-rosse... GRAZIA FUCCARO

(*) L’inchiesta, organizzata dalla RAITV (Servizio Opinioni) e condotta da Francesco Alberoni, ha preso in esa­ me alcuni rotocalchi settimanali, film e una serie di trasmissioni televisive suddivise in programmi espositivi (cul­ turali e giornalistici), programmi di fiction (romanzi sceneggiati, prosa, film, telefilm ecc.), programmi leggeri (canzoni, varietà, quiz ecc). e program­ mi vari (musica seria e trasmissioni sportive). Le trasmissioni televisive esaminate sono state 2.494 ripartite ne­ gli anni 1969 e 1970. Nello stesso arco di tempo sono stati esaminati i pe­ riodici ABC, La Domenica del Corrie­ re, Epoca, L’Espresso, L’Europeo, Gen­ te, Oggi, Panorama, Stop, Amica, Bo­ lero film. Gioia, Grand’Hotel, Grazia, Intimità, Noi donne, Sogno, Famiglia Cristiana, Giovani, Men, Sorrisi e Can­ zoni TV. I film sottoposti ad analisi sono stati settanta.

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ot\O ma non e Come molti già sanno, dal mese di maggio si stanno svolgendo dei Corsi di aggiornamento per insegnanti elementari sull'educazione fisica. Sono organizzati dal Ministero della Pubblica Istruzione (Divisione generale scuola elementare e Ispettorato dell’educazione fisica e sportiva) in collaborazione con il CONI che fornisce gli impianti e l'assistenza logistica. I corsi sono stati preparati da una settimana di studio in cui alcuni psicopedagisti, medici e insegnanti di educazione fisica hanno messo a punto i criteri orientativi e i programmi che pubblichiamo in queste pagine. I vari corsi — che si concluderanno nel mese di novembre — si articolano ciascuno in quattro settimane distribuite nell’arco di quattro mesi. I partecipanti, dopo ciascuna settimana di corso, tornano nelle loro sedi per un mese di sperimentazione. Fino ad ora i corsi — svoltisi a Roma, Madonna di Campiglio e Tirrenia — hanno interessato complessivamente 800 insegnanti delle elementari. Tra le prospettive di sviluppo dell’iniziativa, si sta pensando ad un impiego più razionale possibile dei partecipanti nelle loro sedi, al modo di mantenere un contatto periodico tra i partecipanti e gli insegnanti del corso, infine alla realizzazione di analoghi corsi a livello provinciale. Al di là dell’aspetto politico dell’iniziativa, intendiamo offrire, in questo e nel prossimo numero, un’idea dell'impostazione di tali corsi in relazione ai problemi dell'attività fisico-motoria dei ragazzi dai 5 ai 10 anni.


soltanto un gioco Intervista con il orni. ALDO FABBI. Ispettore Centrale della Pubblica Istruzione. Dire­ zione generale Istruzione Elementare, docente di pedagogia all'università di Urbino — Dal lato psicopedagogico, quali criteri hanno guidato l'or­ ganizzazione e lo svolgimento di questi corsi di aggiornamento? Tali criteri risultano dalla con­ cezione che si ha dell’educazione in generale, che è tra le più avan­ zate. Anche se a parole, infatti, c nelle premesse dei programmi della scuola materna, della scuo­ la primaria e della scuola media inferiore si continua a ripetere che bisogna investire la persona­ lità dell’alunno nella sua totali­ tà, purtroppo però nei fatti la di­ mensione fisica della personalità viene molto spesso dimenticata nelle attività pratiche della scuo­ la. Questa è una carenza estremamente grave, poiché è chiaro che questo aspetto organico costitui­ sce il fondamento biologico del­ la personalità. L’educazione fisi­ ca, infatti, non si limita a svilup­ pare soltanto, o a far funziona­ re meglio, le strutture organiche direttamente interessate, ma ha influenza — in misura molto maggiore di quanto generaimen-

te si pensi — anche sul settore psichico; ecco perché, per esem­ pio, durante questo Corso si è insistito molto sull’influenza del­ le attività di educazione fìsica sull’aspetto affettivo, intellettua­ le, sulla psicodinamica del sog­ getto ecc. Cioè, abbiamo cercato di mostrare, dapprima a livello teorico e poi concretamente nel­ le palestre, come quest’attività fisica rechi dei benefici immensi nello sviluppo della personalità anche nei settori più squisitamen­ te psichici in quanto strettamen­ te connessi con l’aspetto organi­ co: non esiste una reazione del soggetto, non esiste un atto che non sia nello stesso tempo psico­ fisico. E’ chiaro però che quest’at­ tività di educazione fisica, con tutti questi effetti di grande va­ lore anche dal punto di vista psi­ chico, debba essere svolta nella scuola primaria in stretta ade­ renza alle condizioni psico-fisi­ che dei soggetti, che sono fan­ ciulli.

No, ci sono anche altre moti­ vazioni, in quanto un’educazione fisica concepita in questo senso tradizionale finirebbe col non in­ teressare i soggetti, divenendo af­ faticante c frustrante. Fra l’altro, trattandosi di un periodo in cui si debbono formare delle strut­ ture motorie di base, che si pos­ sono formare solo in questo arco di tempo, se venisse a mancare un’adeguata attività fisica e poi si cominciasse — come purtrop­ po oggi avviene — a far prati­ care nell’adolescenza un’attività più specifica, si avrebbero dei soggetti che, per la mancanza di una preparazione motoria fonda­ mentale, non otterrebbero mai dei risultati soddisfacenti. In pratica, per ogni età occorre esercitare quelle funzioni che emergono in quel periodo e che quindi vanno esercitate in quel momento, non precocemente, né tardivamente. Nel periodo considerato, il sog­ getto deve strutturare queste or­ ganizzazioni motorie di base.

— Mi dica, allora, come avete ap­ plicato i criteri generali sopra enunciati ai fanciulli, a un arco di età che, mi sembra, può essere compreso tra i 6 e i 12 anni.

— Si sostiene che in questa età non solo si debba evitare la gin­ nastica tradizionale, ma anche la specializzazione sportiva. E' d'ac­ cordo?

Innanzitutto si tratta di sog­ getti che possono svolgere l’atti­ vità di educazione fisica con una sufficiente motivazione soltanto attraverso movimenti complessi­ vi, globali che hanno per caratte­ ristica tipica la gioiosità, la ludicita: il gioco. Far fare, per esem­ pio, della ginnastica in senso tra­ dizionale, in forma parcellare, segmentarla è del tutto vano, per­ ché noi annoieremmo i bambini e non otterremmo i risultati spe­ rati.

Certo. Noi vogliamo investire la personalità nel suo complesso e non esercitare soltanto certi ap­ parati, certe strutture muscolari oppure stimolare soltanto gruppi di funzioni: noi puntiamo sulla personalità intera e quindi non possiamo assolutamente, da un punto di vista pedagogico, eser­ citare il fanciullo in una direzio­ ne o in poche direzioni soltanto, e quindi dobbiamo evitare asso­ lutamente qualsiasi tipo di spe­ cializzazione. Tanto è vero che l'esercizio più completo, che noi potremmo far fare, sarebbe un tipo di percorso nel quale venga­ no interessate tutte le funzioni motorie. Per cui dovrebbero es­ serci una pluralità di giochi o, se

— Soltanto per questo motivo, professore? Cioè tale tipo di atti­ vità fìsica va evitata solo perché annoia i fanciulli?

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fosse possibile, un gioco poliva­ lente. Successivamente, durante la preadolescenza, e quindi nel periodo della scuola media, le at­ titudini del soggetto cominciano a differenziarsi: allora si può co­ minciare ad avviare il ragazzo verso un’attività preatletica, poi­ ché allora è possibile vedere qua­ li sono le attitudini più congenia­ li per un tipo di sport o per un altro. Dovrebbe essere però un’at­ tività effettivamente preatletica, perché i soggetti dispongono di certe attitudini che però devono poggiare su una formazione fisica e funzionale di fondo abbastanza strutturata.

— Lei sta sottolineando l'aspetto motorio-funzionale. Ma non ci so­ no anche motivi specificamente psico-pedagogici che sconsigliano di indirizzare precocemente ver­ so un'attività sportiva speciali­ stica? Se in questo periodo si desse la prevalenza ad un particolare tipo di attività, ad un certo mo­ mento il soggetto potrebbe anche reagire rifiutandosi di praticare quell’attività; sarebbe un atteggia­ mento reattivo nei confronti di quel tipo di attività in quanto su­ bentra una saturazione. E’ oppor­ tuno quindi che tutte le organiz­ zazioni motorie di base vengano formate progressivamente, sem­ pre più strutturate e funzionalizzate. In altri termini, il concet­ to di fondo è quello dell’« au­ torealizzazione » dell’ individuo; ma per autorealizzarsi l’individuo deve sviluppare quelle attitudini che gli sono proprie. Allora, non imporre questa o quella attività specifica, ma aiutarlo a indivi­ duarla. Se, per esempio, in un plesso scolastico avessimo sol­ tanto un tipo di attività ludica — non so, per esempio, pallavolo, pallamano, ma una soltanto —, quello sarebbe l’errore peggiore. Occorrerebbe una pluralità di questi giochi, oppure, come dice­ vo dianzi, addirittura esercitare gli allievi in un gioco polivalente, perché lì c’è la globalità, nel sen­ so che in questo gioco vi sono quegli atteggiamenti, quelle con­ dotte, quelle attività motorie che sono comuni ad una pluralità di giochi. Soltanto successivamente ci potrà essere la scelta, oculata, consapevole, sia del soggetto sia dell’istruttore.

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— Mi sembra di capire, dunque, che il problema non è tanto di far fare al ragazzo una qualche attività sportiva, ma di fargli compiere, o di accompagnarlo in un vero e proprio iter educativo.

Certo. E’ opportuno addirittura iniziare a fare dell’attività fisica, in modo più corretto di quanto si fa oggi, durante la scuola ma­ terna. Perché certe funzioni si strutturano in quel periodo. Natu­ ralmente occorre procedere da questa concezione sincretica di un movimento globale, comples­ sivo che deve continuare poi du­ rante tutto il periodo della fre­ quenza della scuola primaria, an­ che se negli ultimi anni di’ essa certe puntualizzazioni potrebbero realizzarsi dialetticamente, fra globalità e interventi puntuali, per migliorare certe esecuzioni. Con questo non si vuol dire che si deve specializzare o anche an­ noiare il soggetto facendogli ri­ petere certi gesti specifici. Perché c’è anche un altro concetto da tenere presente: in fondo il mo­ vimento è espressione della per­ sonalità, e non può essere identi­ co in tutti i soggetti, perché fa­ remmo delle personalità tutte uguali.

— C’è poi, mi sembra, anche l’a­ spetto sociale da considerare: l’e­ sperienza di gruppo... Si, l’aspetto sociale l’abbiamo tenuto ben presente. Ecco perché, soprattutto per il secondo ciclo delle elementari, quando l’indice di egocentrismo dei fanciulli è diminuito parecchio, vogliamo che si realizzi questa attività di edu-

cazione fisica su un gioco di squa­ dra. Con la squadra si agevola lo sviluppo del soggetto che pas­ sa dall’« io » al « noi ». Per cui certi risultati non sono « miei », per il contributo che ho recato, ma sono di « noi », cioè di tutta la squadra. Se io, per esempio, sono riuscito a dare una presta­ zione molto soddisfacente, è per­ ché gli altri me lo hanno consen­ tito. Soprattutto quando le squa­ dre si intersecano — cioè non co­ me nella pallavolo, per .esempio, dove c’è di mezzo la rete —, al­ lora il soggetto si trova sempre di fronte a situazioni di stimolo con­ tinuamente diverse. Per cui il soggetto stesso deve immediata­ mente vedere il problema posto da una determinata situazione e trovare subito la soluzione otti­ male.

Wrt§te gm I mi affi» SHA Mm taira Medicina MI Snort f ùbg — Quali criteri di carattere me­ dico avete tenuto presente nell'impostare questo corso?

L’inserimento del medico spor­ tivo in quest’età è un problema anzitutto di prevenzione in ordi­ ne ai paramorfismi che oggi si riscontrano in percentuali altis­ sime soprattutto in questi ragaz­ zi. Oltre a questo, naturalmente, v’è un'attenzione a che le attivi­ tà motorie siano di carattere glo-

baie e impegnino l’apparato car­ dio-circolatorio e quello respira­ torio. Questi sono i nostri crite­ ri fondamentali dal punto di vi­ sta medico, che si completano con quelli di carattere psicopeda­ gogico per cui tutte queste attivi­ tà sono fatte nella gioiosità, sot­ to forma di gioco. — Quali sono, dunque, i consi­ gli che un medico dà per impo-


Conquistare un cerchio è per i ragazzi la grande mèta, ma qui non è poi tanto difficile" ciascuno ha il suo cerchio personale e può giocare a tempo pieno.

stare un’attività fisica per ragazzi di questa età? Noi diciamo: il bambino è un giocattolo che non si rompe, può fare quello che vuole e quando è stanco lo sa da solo. L’unica cosa che sconsigliamo è un im­ pegno troppo gravoso sulle car­ tilagini articolari.

— Il bambino, dunque, ha dei sistemi autoregolatori fortissimi, però spesso' gli adulti annullano tali sistemi di controllo facendo fare certi sport...

Non dobbiamo parlare di sport in questa età, ma di attività mo­ torie di base, realizzate sotto for­ ma di gioco. Occorre prima impo­ stare il ragazzo, sviluppare i vari apparati, prevenire i paramorfismi e poi, piano piano, potrà es­ sere avviato ad un’attività spor­ tiva simmetrica, cioè bilaterale, non asimmetrica. Ma questo do­ po i dieci anni. La parola sport, prima, è impropria ed è un gra­ ve errore usarla. Si può fare un addestramento, ma l'addestra­ mento non inteso come prepara­ zione specifica ad uno sport e, inoltre, addestramento controlla­ lo e non esasperato. Il campione!■ no è un altro termine da dimen­ ticare: il ragazzo farà il campioncino quando avrà l’età e la matu­ rità psicofisica per farlo. In que­ sta età si può e si deve parlare soltanto di attività fisico-ricrea­ tiva. a cura di DUILIO OLMETTI

I CRITERI ORIENTATIVI BEI CORSI DI ASGIORNAMENTO I corsi di aggiornamento per insegnanti elementari sono basati sui seguenti indirizzi programmatici di ordine generale. Essi dànno già un’idea chiara di cosa si intende e cosa si può realizzare con i ragazzi _ .più .piccoli. CONTENUTI PROGRAMMATICI IN­ DICATIVI DI PSICOPEDAGOGIA 1) Il processo educativo oggi 2) Finalità specifiche dell’educazione fi­ sica a) educazione fisica e sviluppo or­ ganico b) educazione fisica e sviluppo in­ tellettuale c) educazione fisica e sviluppo emo­ tivo d) valori e limiti degli esercizi imi­ tativi 3) Integrazione tra le varie attività scolastiche a) i rapporti dell’educazione fisica con le attività scolastiche acca­ demiche e teoriche e con quelle « integrative » e « speciali » 4) Sport, spettacolo, mass media a) la mitizzazione del personaggio sportivo e i suoi riflessi educa­ tivi b) le implicazioni morali ed edu­ cative dell’agonismo sportivo c) aspetti positivi e negativi dello sport spettacolo nella esperien­ za sociale del fanciullo: calcio, ciclismo, ecc. 5) Tempo libero a) attività fisiche a tempo libero. La realtà educativa delle vacanze b) valore educativo delle passcggiate

6) Argomenti svolti in collaborazione e con la consulenza dei tecnici a) sviluppo psicomotricità b) lineamenti metodologici dell'edu­ cazione fisica moderna c) didattica dell’educazione fisica nel primo ciclo — didattica dell’ educazione fisica nel secondo ciclo d) ruolo del gioco nell’attività motoria e) natura e valore dcH'iniziazione sportiva f) valutazione dell’attività fisica in­ dividuale e di gruppo g) il valore socializzante del gioco di squadra 7) Metodologia della ricerca e criteri di stesura della relazione

CONTENUTI PROGRAMMATICI IN­ DICATIVI DELL’ASPETTO TECNICO

1) L’educazione fisica nella scuola pri­ maria si propone le seguenti fina­ lità: — contribuire con il movimento al­ la formazione dell'intelligenza e del carattere; — a prevenire l’eventuale insorgen­ za di paramorfismo che sono 1’ inevitabile conseguenza della se­ dentarietà e della inazione; — ad adottare interventi equilibra­ ti per orientare i fanciulli verso opportune forme di attività pre­ sportiva.

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2) La realizzazione di tali finalità do­ vrà essere caratterizzata dalla for­ niti gioiosa: globale o segmentaria, formativa o preventiva, presporti­ va o ritmica, individuale o di grup­ po, essa è gioiosa quando risponde alle esigenze profonde della moti­ vazione. 3) Al maestro debbono essere fornite alcune conoscenze semplici per in­ dividuare e segnalare al medico ca­ si di eventuali portatori dr paramorfismi onde avviarli alle cure degli specialisti. Allo scopo di articolare i procedimen­ ti atti a realizzare quanto sopra si forniscono le seguenti indicazioni:

Sfi. Correre in liberici, rispettando fili altri è uno dei giochi più belli: bisogna imparare ad evitare gli scontri con repentini stop ed improvvisi cambi di direzione. Con un po’ di allenamento è anche facile e alla fine divertente. Basta vedere il volto sorridente dei ragazzini.

SUL PIANO METODOLOGICO

1) Guidare i fanciulli a scoprire la gioia del movimento 2) Guidarlo nella presa di coscienza del proprio corpo e sviluppare le sue capacità per realizzare l’equili­ brio psicofisico nello spazio, nel tem­ po e nel gruppo. 3) Stimolare, coordinare e definire gli apporti del gruppo sociale in tutte le sue componenti ed esigenze in re­ lazione alle attività motorie. SUL PIANO TECNICO E DIDATTICO

Per il primo ciclo: Camminare, correre, saltare, lanciare, rotolarsi, arrampicar­ si, equilibrarsi, esercitare il senso del ritmo. Esecuzioni imitative dirette e indirette. Giocare senza attrezzi, con la palla ed altri attrezzi. Per il secondo ciclo: oltre a quanto in­ dicato per il primo ciclo, la forma at­ tivo-imitativa sarà integrata da una progrediente precisazione dell’atto mo­ torio. Esecuzioni di giochi a squadre. Considerato che l’emulazione è pro­ pria della natura del bambino, e gli è indispensabile per conoscersi e con­ frontarsi, l'attività presportiva non può essere né compressa né esaltata, pena gravi danni al processo evolutivo. Nella realizzazione di tali attività si devono tenere presenti le seguenti ca­ ratteristiche: — La scoperta delle regole c delle leg­ gi e la loro mutabilità attraverso la convenzione; — la polivalenza dell’informazione me­ diante l’intercambiabilità dei ruoli; — la spinta alla socialità con la sin­ tonia educativa. Tutto quanto sopra sia per il primo sia per il secondo ciclo sarà proposto avendo cura di distribuire le attività in modo graduale ed adeguato ai ritmi vitali dei fanciulli ed alle esigenze di una educazione respiratoria. Il maestro non dovrà tralasciare di assistere in forma diretta ed indiretta le esecuzioni delle varie attività del fanciullo.

DOCUMENTO DEI MEDICI SPORTI VI

1) Elementi di medicina preventiva neH'ambito dell'attività motoria. De­ finizione di medicina dello Sport. 2) Elementi di anatomia generale: ai Apparato locomotore

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3) 4) 5) 6) 7) 8)

b) cardio-respiratorio c) nervoso Elementi di biochimica della con­ trazione Elementi di auxologia Elementi di antropometria Gli inconvenienti del sedentarismo e delle postrure (malattie ipocinctiche). Paramorfismi. Disformismi. Elementi di pronto soccorso Elementi d’igiene

CONTENUTI PROGRAMMATICI IN­ DICATIVI DEI PROBLEMI RELATI­ VI ALLE AREE DI GIOCO

1) Tecniche, materiali e dimensioni per la creazione e l'organizzazione di spazi all’aperto, utilizzando ogni tipo di area all’aperto. 2) Limiti e requisiti per la utilizzazio­ ne di spazi coperti: caratteristiche e tecniche funzionali necessarie per lo svolgimento dell’attività fisica. 3) Soluzioni per intervenire adeguata­ mente, alla luce delle attuali possi­ bilità economiche prospettando gli interventi più idonei, in una casisti ca il più possibile ampia, che tenga conto della economia di impianto oltre che di quella di esercizio.

RELAZIONE SULL’UTILIZZAZIONE DEGLI SPAZI ALL’APERTO TRACCIA DEGLI ARGOMENTI

— necessità di assicurare un tipo di pavimentazione che consenta l'utiliz­ zazione prolungata degli spazi ester­ ni idonei all’attività fisica — descrizione di alcuni materiali per l’uso a « pieno tempo » — vantaggi per la manutenzione — vantaggi per la sicurezza — alternativa agli spazi esterni natu­ rali — necessità di assicurare l’attività all' aperto in tutto l’arco dell'anno sco­ lastico, ricorrendo alla copertura anche parziale degli spazi all’aper­ to — descrizione di alcuni tipi di coper­ ture completamente o parzialmen­ te smontabili (nella buona stagio­ ne) — necessità di utilizzare ogni tipo di spazio all’aperto, purché idoneo, « arredandolo » opport oliatamente predisponendo ogni accorgimento necessario a renderlo funzionale e piacevole (utilizzazione di cortili, terrazzi, distacchi) -- indicazioni per il sicuro e rapido raggiungimento di spazi all'aperto esterni all’alca della scuola ma ad essa relativamente vicini.


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a cura di ANDREA DE PASCALI S

SPORT E REGIONE: SPERANZE E AMBIGUITÀ' Ma siamo matti a parlare in questo periodo di un inte­ resse tanto settoriale come può essere una legislazione e i relativi finanziamenti per lo sport? Con quello che suc­ cede a livello di governo, con le preoccupazioni per la stret­ ta creditizia, per le fonti energetiche che mancano, per le fabbriche in cassa integra­ zione, con le regioni che sen­ tono il « clima » elettorale sempre più vicino i politici non possono che essere presi da ben altri problemi! E que­ sto è un modo di ragionare frequentatissimo «nell'ambiente sportivo dove alla tradi­ zionale sfiducia per i politici in generale si aggiunge una diffidenza talvolta ampiamen­ te giustificata nei confronti di \ina classe politica che sembra possedere ben scarsa sensibilità di fronte ad un fenomeno sociale cosi vasto com’è, appunto, il fenomeno sportivo. In realtà, una colpa totale ed esclusiva per questa scar­ sa sensibilità non può essere addebitata unicamente all’at­ tuale classe politica italiana: siamo tutti condizionati, in­ fatti, da uno sport spettaco­ lare e consumistico, dalla gi­ randola dei grandi nomi e dei relativi miliardi, dalla conce­ zione « professionistica » di un’attività dove ci ritroviamo a centinaia di migliaia a de­ finirci sportivi... ma sui gra­ doni degli stadi. Anche i po­ litici sono figli di questa men­ talità e fanno fatica a capire che il loro interesse per lo sport non si deve ridurre al­ le tessere gratuite offerte dal CONI o alla passione per la squadra locale di calcio. Dob­ biamo aiutarli a cambiare logica ma lo facciamo nella misura in cui noi stessi sem­ pre piti ci convinciamo che la diffusione e la validità educativa dello sport, inteso come pratica effettiva e non come spettacolo, sono una riforma urgente della socie­ tà italiana, al pari delle ri­ forme della scuola, della ca­ sa, dei servizi pubblici. Del resto, qualcosa in que­ sto senso si muove persino a livello parlamentare dove da tempo è in funzione una Commissione d’indagine che si prefigge il compito di co­ noscere la situazione di fat­ to dello sport in Italia. Negli

ultimi

giorni

di

tobre la Commissione ha con­ vocato anche i Presidenti Na­ zionali degli Enti di Promo­ zione sportiva per ascoltarne il parere: un parere risulta­ to a grandi linee omogeneo circa l’urgenza e la necessi­ tà di modificare l’attuale mo­ nopolio del CONI, dovuto al­ la superatissima legge fasci­ sta del 1942, e circa il dove­ re dello Stato di provvedere con una nuova legislazione­ quadro ad incrementare la pratica sportiva di base. Su questa strada da qual­ che anno stanno camminan­ do non soltanto le cinque re­ gioni a statuto speciale — Valle d’Aosta, Trentino Alto Adige (con le due province autonome in materia sporti­ va di Trento e Bolzano), Friu­ li Venezia Giulia, Sardegna e Sicilia — ma anche la stra­ grande maggioranza delle re­ gioni a statuto ordinario. L' idea di fondo è che la pratica sportiva è un diritto civile c che le regioni debbono as­ sicurarne le possibilità con­ crete di effettuazione in ter­ mini sociali. Una parte di esse lo ha fatto attraverso una legislazione che prevede contributi per il finanziamen­ to d’impianti e di attrezza­ ture; un’altra parte aggiunge anche contributi alle associa­ zioni; un’altra si limita a fa­ vorire impianti sportivi com­ plementari all’attività turisti­ ca. Nel nord la situazione del momento è contrassegnata dal Piemonte, privo di una specifica legislazione sporti­ va ma con alcune proposte d’incentivazione turistica, dal­ la Liguria e dal Veneto (rispet­ tivamente con le leggi n. 33 del 24 agosto ’73 e n. 15 del 10 luglio ’73) che hanno in­ terventi a favore dei Comu­ ni, dei Consorzi di Comuni e delle Comunità montane su mutui per impianti sportivi — il Veneto ha stipulato an­ che un accordo con l'istituto del Credito Sportivo —; dalla Lombardia che proprio nell’ ultima decade di ottobre ha varato una legge che stan­ zia 700 milioni per lo svilup­ po delle attrezzature e delle attività sportive, di cui 400 per pagamento d’interessi su mutui dei Comuni contratti per costruire o ristrutturare imipanti, 200 a fondo perduto per lo stesso scopo e 100 per le associazioni e gli enti di

propaganda sportiva e per manifestazioni a carattere re­ gionale. Le regioni centrali trovano presenti con una legislazione specifica soltanto le Marche c il Lazio con provvidenze approvate alla fine del 1973 (rispettivamente il 30/10 e il 28/12) a favore della costru­ zione di impianti. La Tosca­ na, ['Emilia e ['Umbria han­ no progetti di legge in ge­ stazione e, attive, alcune di­ sposizioni di carattere culturale-associativo (Emilia: leg­ ge 13/12/1973 n. 42. Toscana: legge 5/6/1974 n. 30. L’Umbria è l’unica regione in Italia ad avere una propo­ sta di legge per lo sport ser­ vizio sociale d'iniziativa po­ polare presentata direttamen­ te dagli Enti di promozione sportiva, tra cui il CSI. Nel sud l'iniziativa più re­ cente è della Campania che ha emanato una apposita leg­ ge (n. 20 del 28 maggio 1974) che prevede interventi per quasi due miliardi annui sia per impianti sportivi sia per attività anche a favore di associazioni e società sporti­ ve « che praticano lo sport quale servizio sociale ». Anche il Molise, la Puglia, la Calabria e, più recentemen­ te, ['Abruzzo e la Basilicata hanno piani legislativi d’in­ tervento a favore dei Comuni che hanno contratto mutui per costruire impianti e att rezza ture sporti vo-r icrea t i ve. La Puglia, unica anch'essa in Italia per questo particolare settore, ha una legge che fi­ nanzia « interventi per il po­ tenziamento della medicina sportiva ». Con tutto ciò. se il quadro generale di una politica spor­ tiva si può dire avviato attra­ verso la nuova esperienza re­ gionale, rimangono molte om­ bre e per la carenza di fon­ do di una legge-quadro na­ zionale e per la scarsa vali­ dità degli strumenti giuridici escogitati da parecchie regio­ ni e per l’assenza di un chia­ ro discorso di effettiva poli­ tica di sport sociale da parte degli organismi politico-am­ ministrativi e degli stessi par­ tili. Un’ambiguità che soltanto la pressione di un’opinione pubblica bene informata e convinta dei propri diritti so­ ciali potrà eliminare. G.M.

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a cura di ANDREA DE PASCALIS

CON LATLETSA ■ MIMMI..ffl

3»

La lunga serie di Incontri na­ zionali, è stata chiusa dagli In­ contri di atletica su pista e per chi ha avuto la possibilità di se­ guire con attenzione la loro rea­ lizzazione essa ha avuto una con­ clusione veramente interessante. A prescindere, infatti, dalla buona organizzazione delle manifestazio­ ni, della più che notevole parte­ cipazione, la nota consolante, la più confortante è stata quella della effettiva « partecipazione » della maggioranza degli atleti ed anche di un certo numero di tecnici e di responsabili ai mo­ menti associativi e comunitari con spirito nuovo. Dai primi Incontri a quelli con­ clusivi, il « salto di qualità » è stato veramente sostanziale: si veniva per gareggiare e basta; og­ gi si gareggia, ma si cerca pure di comprendere i motivi per cui ci si incontra e per i quali prima di gareggiare si cerca di conoscer­ ci, di confrontare e di approfon­ dire le finalità dell’attività che stiamo svolgendo nell’ambito del CSI. Si cerca pure, e ci si acca­ lora nel discutere, di afferrare la « logica » dell’attività che la no­ stra Associazione realizza, senza sterili confronti con « l'altra » at­ tività, per poterla realizzare coe­ rentemente ai dettami del nostro Statuto, che forse viene conosciu­ to e per la prima volta divulgato in questa occasione. Si comincia ad apprezzare questa forma « par­ tecipata » di attività e si cerca di dare il proprio contributo di pas­ sione e di esperienza perché es­ sa possa sempre più essere espe-

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•gg rieza culturale e sempre meno alienazione. Ecco perché possiamo afferma­ re che dopo un anno di tale espe­ rienza, veramente scioccante per molti, alcuni risultati positivi so­ no stati raggiunti anche se per­ mangono dubbi e perplessità sulla loro validità. Vogliamo evidenziare i primi, cercando in tal modo di chiarire dubbi, fugare perplessità, convin­ cere gli scettici, proiettendo ver­ so il futuro le esperienze vissute quest’anno, con le ombre c le lo­ ro luci. E’ rimasta nella memoria di molti la triste esperienza degli Incontri di atletica dello scorso anno che, se pur non erano arti­ colati come gli attuali, possono

considerarsi la prima « prova » del « nuovo corso » e possiamo tranquillamente affermare che mai esperimento ha avuto un ini­ zio tanto fallimentare. Ma le esperienze, anche o me­ glio specie quelle negative, sti­ molano a studiare a fondo i mo­ tivi che hanno determinato un insuccesso e a denunciarne gli errori di impostazione o di rea­ lizzazione. In proposito c’è stato un lucido articolo, estremamente critico, diremo spietato, di Cap­ pellini e proprio da quelle pes­ simistiche considerazioni è par­ tito il processo di chiarificazione e di impostazione di tali momen­ ti in certo qual senso caratteriz­ zanti fattività della decorsa sta­ gione sportiva.


Abbiamo avuto modo in altri nostri interventi di evidenziare 10 svolgimento dei vari momen­ ti nazionali, ma qui, come detto prima, prendendo spunto dagli Incontri nazionali di atletica su pista svoltisi in quattro sedi il 13 ottobre scorso, vogliamo sot­ tolineare quelli che a nostro pa­ rere sono i risultati positivi sca­ turiti da tali esperienze. Innanzitutto c’è stata una più incisiva circolazione di idee che sono giunte direttamente ai « pro­ tagonisti » dell’attività senza fil­ tri o schermi; c’è stata anche una reale presa di coscienza della va­ lidità dell’impostazione dell'atti­ vità dopo aver avuto la possibi­ lità di conoscere le motivazioni che l'hanno determinata; si so­ no capiti « termini » e « formu­ le » per « addetti ai lavori » illu­ strati e dibattuti in forma sem­ plice ed accessibile a tutti; si è accettata non supinamente ma dopo averla dibattuta, qualche volta anche aspramente, quella « logica » che costituisce l’origi­ nale motivazione del nostro mo­ do di fare sport; si è capito che 11 CSI non è contro il campione, in quanto vincitore, ma contro il campionismo che idolatrizza gli uomini, subordinando a loro ogni risorsa; si è chiarito che la nostra associazione non propugna uno sport senza agonismo, ma uno sport che rispettando l’uomo lo aiuti ad esprimersi compiutamen­ te senza subordinare all’attività sportiva tutta la sua vita; si è capito infine, perché si è avuto il modo di chiarirne il concetto, cosa vuol significare lo slogan « una premiazione uguale per tut­ ti » e cioè non un appiattimento di valori ma una esaltazione col­ lettiva della partecipazione ad una esperienza culturale uguale e va­ lida per tutti. Si è compreso in­ fine, pensiamo con benefici effet­ ti su tutta l’attività dell'Associazione, che non è più possibile de­ legare ad altri compiti organizza­ tivi, limitandosi a partecipare al­ le gare esigendo negli altri un ef­ ficientismo che noi per primi non abbiamo. Ogni esperienza sporti­ va, e la si è vissuta direttamente proprio negli incontri nazionali, si deve creare c costruire insieme con responsabilità collegiale e con impegno comunitario, si è scoperto forse praticamente la differenza fra Organizzazione c Associazione. Tutte queste considerazioni posono condensarsi e sintetizzar-

si in una semplice frase: gli in­ contri nazionali sono, o forse an­ cora debbono diventare un mo­ mento sereno di verifica e di con­ fronto del nostro modo di fare sport, sia sul piano associativo che sul piano organizzativo e tec­ nico, in un aiuto reciproco per crescere insieme ed in un modo uniforme. Su questa strada alcuni signi­ ficativi passi sono stati compiuti, ma la strada è lunga, difficile e irta di grosse difficoltà, se voglia­ mo trasformare una mentalità, specie se questa è quella imperan­ te e costantemente condizionata dal mondo sportivo che ci circon­ da, che, alla « sua logica » è cer­ tamente più coerente di noi. Quan­ do avremo raggiunto il nostro

obiettivo, allora forse non saran­ no più necessari questi momen­ ti privilegiati dell’attività, ma og­ gi pensiamo che siano ancora ne­ cessari per aiutare tutti a pren­ dere coscienza del problema e ad agire conformemente alle finalità che s’intendono perseguire. Dovremo tutti insieme sforzar­ ci ad iniziare il « discorso » sin dal primo momento dell’attività, quello locale, per poi avere la possibilità di verificarlo con co­ gnizione di causa nei successivi momenti. Questa secondo noi la lezione che abbiamo tratto dagli Incon­ tri nazionali e l’auspicio per il fu­ turo: sta a noi saperne approfit­ tare! FILIPPO DRAGOTTO

D Wffiffl b I wsx SI D ■ HÉ1 Reggio Emilia, Novara, Ravenna, Biella, S. Remo, Vercelli, Ferrara, Sa­ vona, Asti, Lucca, Pinerolo, Faenza, Pisa, Bologna, Fidenza, Massa, Mode­ na. Queste sono le città che hanno partecipato all’incontro Nazionale di Atletica leggera categoria Allievi e Al­ lieve del CSI, svoltosi a Pisa nei giorni 12 e 13 ottobre. Circa 200 atleti e atlete e i loro dirigenti hanno vissuto una esperienza sportiva tendente a so­ stituire i vecchi campionati selettivi nazionali con forme nuove, le quali realizzino meglio il momento associa­ tivo, mettendo in secondo piano (sen­ za tuttavia trascurarli) i risultati tec­ nici. In questo contrasto tra vecchio e nuovo, tra consolidate mentalità ago­ nistiche e ricerca autentica di uno spi­ rito sportivo diverso, va inquadrata l’intera manifestazione. Contrasto che è emerso soprattutto nel corso della discussione che ha animato la vigilia delle gare. In quella sede si è constatato co­ me le idee del CSI trovino ancora fa­ tica ad essere recepite. Ma il dato più preoccupante è, forse, che tale osta­ colo si incontri più tra i dirigenti che tra gli atleti. E’ il dirigente, infatti, e non l’atleta, che sottolinea la neces­ sità della componente agonistico-competitiva nello sport. E’ il dirigente che brama, più del ragazzo o della ragaz­ za, di conseguire un risultato di pre­ stigio, che sente il confronto e l’emu­ lazione come dati naturali imprescin­ dibili. Visto dall'altro lato, però, lo sport perde queste caratteristiche. « Quando lancio il peso — ha detto Roberto di Savona — non mi preoc­ cupo degli altri, ma di me stesso, di superare me stesso ». E analoghi con­ cetti hanno espresso altri atleti. La pervicacia, poi, con cui alcuni

dirigenti hanno dibattuto la questione agonistica ha in un certo senso spo­ stato il tema centrale del ruolo del CSI nell’attuale contesto sociale. Così ha detto Marcello di Pisa: « Il discor­ so non va annacquato con falsi pro­ blemi. Il CSI fa una proposta pre­ cisa, ha operato una scelta chiara. L’attività che esso svolge non è, in linea di massima, per l'atleta, che ha altre, tradizionali, possibilità di riusci­ ta. Il CSI fa sport per quel 98% di gente che non è atleta, ponendosi co­ me obiettivo la realizzazione di un servizio sociale. Come esistono ospe­ dali e scuole per soddisfare bisogni primari della società, così devono esi­ stere delle attrezzature destinate a permettere una pratica motoria a tut­ ti. Piuttosto che pensare di cambia­ re la mentalità delle persone, occorre inserirsi come operatori sociali nel­ l’attuale contesto. In questa prospet­ tiva, dunque, non esistono campioni, ma, al massimo, individui che in un certo tipo di esperienza riescono me­ glio degli altri ». Questa lunga citazione spiega senza mezzi termini la posizione del CSI. anche se, con onestà, dobbiamo am­ mettere che un discorso del genere non può ritenersi pacifico. Tutt'altro. Un esame spassionato del medio li­ vello culturale dei dirigenti denota un notevole ritardo su questa linea di po­ litica sportiva, se non (ed è peggio) una fatalistica rassegnazione: « Sono bei discorsi », « E’ una utopia ». Da spettatore, anzi da partecipante a questo incontro pisano debbo in­ vece ribadire che tra gli atleti, alme­ no a livello di coscienza e di volon­ tà, questa mèta non è da considerar­ si lontana. I ragazzi e le ragazze han­ no capito con immediatezza ciò che si voleva da loro, perché coincideva con

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quello che essi stessi volevano. Fin da adesso si sforzano di vivere una « diversa » esperienza sportiva, perché sono consapevoli che spostare nel fu­ turo ciò che, al contrario, può essere « qui e subito », è il modo peggiore di ragionare e di agire. Significa la­ sciare le cose come stanno. In generale i giovani dònno allo sport, alla loro attività, quel valore di esperienza personale, di impegno, ed anche di modo di rapportarsi con la società, che corrisponde a una vi­ sione corretta e oggettiva. Non c'è, ad esempio, atleta che, intervistato, abbia risposto di giudicare negativo o inutile il viaggio a Pisa per questo incontro nazionale. E’ evidente che, nel giudizio, intervengono motivazio­ ni (uscire dall'ambiente locale, cono­ scere una nuova città, fare amicizie, discutere esperienze diverse) che non hanno, a prima vista, diretta attinen­ za con lo sport. Tuttavia esse sono, nello spirito della manifestazione, for­ se più importanti di quelle meramen­ te sportive. Ecco allora, sosterranno i maligni, che lo sport diventa un pretesto, l’oc­ casione per una trasferta piacevole e basta. Ma è facile ribattere che tanto i concorrenti quanto gli organizzatori hanno effettuato e predisposto le ga­ re con grande serietà. Anche se essi stessi, per primi, hanno capito che questo non era tutto, non era il vero significato dell’incontro. Dice Lucio di Biella: « Più che ve­ nire per gareggiare, abbiamo parte­ cipato per fare conoscenze nuove ». E Lorella di Biella: « Questi incontri so­ no un modo per riunirsi, fare amici­ zia ». « Con questo tipo di manifesta­ zione — soggiunge Guido di Biella — usciamo un po’ dal nostro ambiente,

dando così un senso alla nostra atti­ vità ». E Renato di Bologna: « Nel com­ plesso la manifestazione è riuscita. Il CSI, più di fare agonismo, chiede che i ragazzi si conoscano meglio, cambi­ no il loro punto di vista sullo sport, dando a tutti il giusto riconoscimen­ to, a differenza delle competizioni fe­ derali, che tendono a eliminare gli ultimi. Ora solo ho capito che anche chi non arriva per primo non è un fallito ». Questi alcuni pareri colti dalla viva

Manuale ner Istruttori dei Centri Due anni fa sorgevano a Como i Centri di formazione sportiva e i Corsi di attività integrativa delle scuole elementari, istituiti dall’Amminist razione comunale e gestiti dalla Società Polisportiva Como del CSI per conto degli enti di pro­ mozione sportiva CSI, AICS, Libertas, UISP. Sin dai primi passi di questa iniziativa, però, si faceva evidente l'esigenza di un sussidio tecnico che al tempo stesso faces se da supporto all’attività degli istruttori dei Centri e fosse capace di uniformare l'indirizzo di fondo deli’attività stessa. E' stata proprio questa esigenza a spingere due insegnanti di edu­ cazione fisica di Como, Maurizio Fei retto e Pierantonio Frigerio, ad approntare mi volume! lo, « Le al tività motorie di base », edito a cu­ ra del comitato provinciale del CSI e rivolto a quanti, maestri ele­ mentari od istruttori dei Centri, operano con ragazzi di età compre­ sa tra i sei e i dieci anni. .4/ pri­ mi, i maestri, gli autori hanno vo­ luto soprattutto fornire mi incen­ tivo ad inserire piu efficacemente

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“I

l'educazione fìsica nei programmi scolastici; ai secondi, gli istrutto­ ri dei Centri, si è voluto invece da­ re una base su cui sviluppare nuo­ ve e più significative esperienze. Gli autori nel trattare la vasta e non facile materia hanno dato evidenza all'aspetto psico-fisico e tecnico-didat tico senza eccessive sottolineature analitiche e scientifi­ che per non appesantire il conte­ nuto del libretto, che altro non vuol essere che un discreto consi­ gliere nel suggerire le forme piu idonee allo sviluppo armonico dei giovanissimi. Il testo, arricchito da numerosissime ed originali illustra­ zioni, esplicative, è suddiviso in nove capitoli: evoluzione psico-fisica; fi­ nal ita; metodologia tecnico-didatti­ ca; ginnasi tea preventiva e di ba­ se; ginnastica respiratoria; gli equilibri; le corse; i salti; giochi presportivi. Tutta la metodologia e imperniala su una serie di esercizi (161) che pur servendo perfetta­ mente allo scopo, lo sviluppo fisico del bambino, conservano sempre un carattere ludico tale da renderli bene accetti dai piccoli soggetti.

voce degli atleti. E penso che siano più efficaci di alati discorsi. E' doveroso, tuttavia, riconoscere che la riuscita dell'incontro non si limita a queste impressioni che ab­ biamo raccolto. Non pochi si sono po­ sti interrogativi più profondi, sono andati al di là dell’esperienza, pur piacevole, d'un giorno. Ed è stato pro­ prio affrontando il discorso generale sul tipo di sport da praticare che si è manifestato quel conflitto di men­ talità di cui ho parlato in precedenza. Il momento intersoggettivo, vale a dire la conoscenza da parte dell’atleta-uomo degli altri, visti però sempre nella prospettiva sportiva di concor­ renti-amici, si è allargato fino a ri­ comprendere gli altri, nel senso degli « esclusi ». E’ notoria la deficienza d'at­ tività sportiva nella società italiana, specie in quei settori che maggior­ mente necessitano di una pratica co­ stante e specialistica. Alludo al mon­ do giovanile « tout court », il più sen­ sibile ai danni di un sistema di vita alienante, disinteressato per il fattore umano a partire dal dato biologico stesso, dalla salute e dall’integrità fi­ sica dei cittadini. Figuriamoci del resto. Muovendo da questa constatazione, è stato giudicato prioritario l’interes­ se del CSI verso quanti non possono fare attività sportiva. Ma è anche emerso, dal dibattito, che deve essere la scuola la protagonista di questo tipo di educazione. La scuola, e con essa lo Stato-apparato, deve assolve­ re a questo compito divenuto impel­ lente, sia potenziando quanto già sta facendo siti intervenendo la dove essa c carente (si pensi ai livello elemen­ tare, dove '< ginnastica » è vuota pa­ rola). Ila detto Lidia di l’inerolo: « Nelle manifestazioni sportive la ba­ se c tagliata fuori, per cui occorre par­ tire dalla scuola ». Del resto non mancano ottimistiche previsioni, come ha sottolineato un oratore, con hi recente « riforma » sco­ lastica, la quale ha consentito a com­ ponenti finora escluse, come i geni-


tori e gli alunni, un intervento diret­ to nella gestione della istruzione pub­ blica. E niente impedisce che anche lo sport possa entrare, con la demo­ crazia, nella scuola. Sono stati, in conclusione, i grandi temi di rilevanza civile che hanno più interessato i partecipanti all'incontro. Temi finoi- elusi nella quasi genera­ lità delle società di appartenenza. Molti erano i giovani impreparati non solo a questo nuovo modo di incon­ tri nazionali, ma addirittura al più elementare metodo della discussione delle loro scelte. Senza parlare del caso di alcune ragazze portate da di­ rigenti per fare bella figura, anche se prive di allenamento o inidonee per la disciplina cui hanno « dovuto » par­ tecipare. Accanto a queste amarezze, c’è lo « spumeggiante » (c istruttivo) esempio di alcuni ragazzi astigiani che, per reperire fondi per la loro attività, si sono improvvisati vendem­ miatori, dimostrando un encombiabile spirito di iniziativa (e di sacrifìcio!). Ma non tutti hanno le colline del Monferrato... 11 problema economico è stato un altro argomento dibattuto. Il modo di dire che un « deficit » sia segno più di vitalità che di morte, non regge alla lunga, sul piano della concretezza. Oc­ corre avere i forzieri se non colmi, almeno non vuoti. Fuori di metafora, la questione dei contributi all’associa­ zionismo sportivo si fa spesso dram­ matica. Il Comune e la Provincia so­ no, al momento, i principali sosteni­ tori dei bilanci di società: qualche mi­ gliaio di lire sono l’ossigeno per mol­ te di esse. Tuttavia anche nei con­ fronti degli enti locali il discorso, è stato rilevato, va fatto in termini chia­ ri ed espliciti. Non è più possibile, come ancora accade, che il finanzia­ mento venga visto come ” libera elar­ gizione ” di munifici consigli, magari in vista di vantaggi elettorali. Gli en­ ti locali devono comprendere che l’at­ tività del CSI, in quanto risolventesi in pubblico interesse, deve avere un equo compenso. E questo già accade là dove il CSI riesce a far riconosce­ re l’utilità sociale della sua azione (e non è più umiliato a presentare le « pezze d’appoggio » dei risultati ago­ nistici o le vittorie di qualche cam­ pione). E' pregiudiziale, però, che le spese sportive rientrino nel bilancio delle amministrazioni comunali e pro­ vinciali non più come facoltative, ben­ sì come obbligatorie. Accanto agli en­ ti locali minori c’è, oggi, un nuovo organismo territoriale, la regione, che si è finora dimostrato, anche con azio­ ni legislative, più sensibile del padrcStato verso uno sport inteso come servizio sociale. Le due giornate di Pisa hanno espresso queste idee, denunciato que­ sti fatti, dato un quadro d’assieme della realtà sportiva italiana vuoi in­ terno o vuoi esterno all’Associazione. C’è stato anche un tributo alla cul­ tura (molti ragazzi vedevano la Piaz­ za dei Miracoli per la prima volta). Pure il tempo ha sottolineato, con una splendida giornata di sole, spun­ talo dopo tanta pioggia, il clima di serenità e di entusiasmo. Un clima che dovrebbe ricrearsi più spesso, con incontri simili a questo. Anche se qualche nube permana all’orizzonte!

FRANCESCO POZZI

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Indubbiamente gli incontri naziona­ li segnano nella vita dell’Associazione una tappa, se li si considera dal punto di vista dello scambio delle esperienze e soprattutto li si vive co­ me stimolo per le società, gli atleti e i responsabili che vi partecipano, ad imboccare la strada del rinnova­ mento, per quanto concerne la prati­ ca sportiva, A Corridonia questa istanza di rin­ novamento è stata sentita soprattutto dagli atleti, che nell’incontro avuto sabato sera, hanno sottolinealo a chia­ re note, che la loro domanda di « fare sport » non è esaudita, poiché l’at­ tività delle società ed i ]programmi, che quasi tutti i Consigli stilano a ta­ volino, non coincidono. Alcuni ragazzi pugliesi si sono la­ mentati delì’esiguità degli incontri di : -i- '■ l'attività su pjS(a su sj pista si atletica, ---poiché riduce a due o tre incontri locali, aH’incontro regionale ed infine, a chiu­ sura. all’incontro nazionale. Anche le ragazze hanno cercato di analizzare le difficoltà che si incon­ trano nella promozione dell’attività femminile, ed il discorso è passato pA.ill t

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subito a coinvolgere tutta l'Associazione, poiché solamente ai livelli di società e Consiglio è possibile risolvere tutte le necessità che la « qua­ stione femminile » solleva. Certamente il bisogno più autenti­ camente avvertito è stato quello di cercare, durante il prossimo anno, so­ luzioni più creative per una corretta pratica sportiva, poiché si ritiene che è maturo il tempo per una scelta, che qualifichi tutta la nostra impostazio­ ne per fare sport con nuovo stile: tra­ sformare gli incontri nazionali in tre giorni di vita comunitaria tra dirigen­ ti ed atleti, in cui il fatto meramente sportivo è rapportato a diversi ele­ menti come lo studio, la verifica delle esperienze locali ecc. Due ragazzi di Roma mentre discu­ tevano con alcune atlete umbre sul significato degli incontri, sottolinea­ vano il fatto che la nostra manifesta­ zione, rispetto alle gare FIDAL, non era caratterizzata da nessuna tensio­ ne, che ogni atleta prima della gara sente, anche perché la pioggia che abbondantemente stava scendendo su Corridonia, avrebbe sbollito ogni istan­ za e velleità competitiva. Pertanto si è vista l’affermazione di gente desiderosa di correre, salta­ re, lanciare, che però non ha mai di­ menticato di essere persona, per cui la gara non è stata nient’altro che un elemento del cocktail, che ha avuto come ingredienti lo scambio di esperienze, il cantare insieme, il pre­ gare insieme, il « fare la fila » per avere la colazione, e dopo le gare ri­ trovarsi tutti insieme a pranzare, la­ sciando sulla pista i risultati, la vo­ glia di vincere, e tutte le altre pre­ rogative dei « signorini » che pratica­ no atletica presentandosi in campo tutti puliti nelle loro tute elasticizza­ te, con le scarpette alla moda, ecc. Il cammino verso la costruzione di una realtà sportiva diversa, non è altro che agli inizi, ed i primi passi si muovono sempre difficilmente, ma un obiettivo è già stato raggiunto e quando un ragazzo tornando a casa risponde ai suoi genitori, che gli chie­ dono com’è andata: « sono tanto con­ tento, perché mi sono trovato bene insieme a tanti amici, e non è stata la solita domenica: pranzo passeggiala e cinema », chiaramente è dimostra­ ta la ricchezza racchiusa in una espe­ rienza, come gli incontri che sono riusciti a coinvolgere in una unica realtà lutti i partecipanti. Credo che l'Associazione farà un autentico salto di qualità, quando riu­ scirà a soddisfare quelli che sono i bisogni reali e più elementari dei ragazzi, e perciò Corridonia non è che un momento verso la costruzione della nuova realtà, alla cui costruzio­ ne siamo tutti chiamati, atleti e re­ sponsabili, per portate il nostro mat­ tone. SEPA

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KffilHÌ MIDI Sono stato a Gorizia in occasione del « Momento nazionale » di atletica leggera. Nel primo pomeriggio del sabato, accolti dalla prof. Troiano — presi­ dente del consiglio goriziano — so­ no arrivati i partecipanti dalla Lom­ bardia e dal Veneto. Verso il tardo pomeriggio ci siamo recati in un tea­ tro, dove il prof. « Ovidio » (così lo conoscono e lo chiamano nel Friuli), brillante presentatore ed animatore, ha intervistato alcuni atleti che il giorno dopo avrebbero gareggiato. Ho constatalo che alcuni ragazzi, così ru­ morosi in platea, si sono trovati im­ pacciati davanti al microfono, ma al­ cuni di essi hanno espresso idee chia­ re e specialmente le ragazze hanno dato dei punti al sesso forte. Abbiamo poi partecipato alla Messa concele­ brata, durante la quale ci sono stati interventi che mi hanno fatto medi­ tare e le « preghiere » fatte ci hanno coinvolti tutti. Alla sera era in programma il « mo­ mento associativo ». Cinque pullmans hanno scaricato i partecipanti davan­ ti allo storico Castello di Gorizia. Sul­ la soglia del Castello, una guardia co­ munale in alta uniforme, il sindaco e l’assessore alla pubblica istruzione attendevano i giovani atleti c dirigen­ ti per accompagnarci, attraverso le mura, nelle sale superiori, dove la Cit­ tà ci dava il benvenuto. Tra tanta solennità, l’esercito dei trecento gio­ vani e forti intonarono in modo evi­ denziato la filastrocca: « Oh, che bel castello, marcondiro... ». Tanta gioven­ tù aveva ridimensioriato il luogo tan­ to austero, e mi sembrò tutto meno convenzionale e più simpatico, anche il "Castello”. Nella sala del consiglio il sindaco ci ha porto il saluto della città, il balletto goriziano ha eseguito in co­ stume alcuni indovinati numeri. Do­ po un indiavolato intermezzo, con al­ la fisarmonica il su citato « Ovidio », che ci ha tutti coinvolti in un canto popolare, il coro Seghizzi di Gorizia ha eseguilo alcuni brani friulani. Al mattino dopo, tutti sul campo di gara. Corse, salti e lanci. Purtroppo in alcune discipline gli atleti erano scarsi, come nel salto con l’asta e nel peso femminile. Per que­ st'ultimo, forse perché non proprio tanto femminile. Sarà il caso di rive­ dere se questa disciplina dovrà esse­ re inclusa nei futuri momenti nazio­ nali. Le gare si sono svolte con molta re­ golarità, grazie anche al buon tempo che la vigilia non lasciava sperare. Non mancava certamente spirito ago­ nistico tra i concorrenti, anche se in palio non c'era nessun titolo nazio­ nale od altro. Al termine di ogni gara, il comm. Dragotto. che rappresentava la Presi-

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denza nazionale, consegnava all’atleta primo arrivato le medaglie ricordo di tutti i partecipanti alla stessa ga­ ra, e l’atleta consegnava personalmen­ te la medaglia ai suoi, avversari che con la loro presenza avevano dato la possibilità a lui di vincere. Alcuni atleti, primi arrivati, oltre a stringere la mano ai compagni di gara, aggiun­ gevano anche parole di augurio. Ne ho sentito uno dire al sesto arriva­ to: « coraggio, vedrai la prossima vol­ ta farai meglio». Terminate le staffette sono state consegnate le coppe di rappresentan­ za ai numerosi consigli partecipanti. La festa sportiva di Gorizia mi sem­ bra sia riuscita abbastanza bene. Al meeting, ragazzi e ragazze non hanno solo gareggiato, che certamente è sta­ to il momento più importante, ma hanno avuto la possibilità di abbina­ re allo sport, divertimento e cultura. E questa è per me la scelta del C.S.I. Io, non atleta, ho ipotizzato: se oggi a Gorizia, invece di atletica leggera si fosse svolta una partita di calcio con questi ragazzi che hanno vissuto due giorni assieme, hanno cantato, fatto schiamazzi, e perché no, bevuto insieme anche un bicchierino di « sgnapa » friulana, penso proprio che sgam­ betti e calci negli stinchi non se ne sarebbero scambiati, perché lo stare assieme ed in questo modo li ha resi più amici.

VITTORIO PERNECHELE

FM E MB SMM1B ETEBM Termoli, Cesena, Messina e di­ versi altri Consigli che siamo cer­ ti non ce ne vorranno se, per necessaria sintesi, non li citiamo, hanno concluso corsi di addestra­ mento al nuoto e ci hanno prean­ nunciato l’intenzione d’indirne al­ tri a breve scadenza. Ce ne hanno dato notizia, per quelli effettuati, a corsi ultimati. Ma, come afferma il responsabi­ le del Consiglio di Termoli, han­ no « preferito simile procedura perché, ciò che conta, sono i fat­ ti e non le buone intenzioni ». Pur convinti che senza i buoni propositi non si realizzano i fatti e che un’informativa, a priori, con­ sente una migliore coordinazione dell’attività globale della nostra Associazione, prendiamo atto, con vero piacere, delle iniziative assunte e ci complimentiamo per gli ottimi risultati conseguiti. Esemplare fra tutti è stato il corso di Termoli, svoltosi nella Piscina Comunale con sette istrut­ tori e la partecipazione di 320 fra ragazzi e ragazze. La quota di par­ tecipazione è stata assunta a to-

tale carico deH’Amministrazione Comunale. Con i tempi che corrono, do­ vremmo gridare al... miracolo. .Ma non vogliamo, né dobbiamo, es­ sere così pessimisti, consideran­ do eccezionale l’evento di una du­ plice favorevole convergenza; qua­ le può essere la disponibilità di una seria, responsabile ed onesta Amministrazione Comunale e la presenza di tenaci dirigenti porta­ voce delle sacrosante istanze spor­ tive dei ragazzi. Ove così non fosse, considera­ to e constatato che i miracoli ac­ cadono ancora, adoperiamoci lut­ ti perché risultino sempre piti fre­ quenti. Ne trarrebbe sicuro van­ taggio quel giovane cui tutti ri­ volgono le loro astratte attenzioni, ma che in realtà attende anaora di sapere se anche il figlio di un genitore dal reddito sotto­ sviluppalo ha il diritto o la spe­ ranza di muovere gli arti, secon­ do i canoni delle diverse discipli­ ne sportive. A-. R. aaw


Miniconvegno sul ciclismo indetto dal CSI di Trento TRENTO - Dopo l’introduzione di Adriano Morelli, che sottolineava l’importanza dello sport e del ci­ clismo nella società moderna, il sottoscritto, che assisteva al Convegno in rapresentanza della CTN di ciclismo, portava ai rap­ presentanti al raduno il salu­ to della Presidenza nazionale e il ringraziamento della Com­ missione tecnica ai direttori sportivi per la costante ope­ ra di assistenza ai ragazzi. In omaggio al tema con il quale il Morelli aveva intro­ dotto il Convegno, lo scriven­ te si limitava a ricordare il giudizio espresso a suo tem­ po daH’On. Flaminio Piccoli: la Coppa d’oro, e per essa il ciclismo, costituisce un feno­ meno culturale, sociale e spor­ tivo sul quale gli sportivi de­ vono riflettere e trovare con­ forto. Quindi l’accenno alla bontà e • la necessità di in­ tensificare l’attività dei gio­ vanissimi, giustamente e al momento opportuno istitui­ ta dalla FCI. Per chiudere, rivolgendosi espressamente ai direttori sportivi, ricordava che il CSI di Trento e gli organizzatori avevano a suo tempo istitui­ ta la Coppa d’oro, gara che i ragazzi corrono per i loro tecnici, cercando di dare loro qualche cosa in cambio di quel che continuamente ri­ cevono. Per completare la manife­ stazione, gli amici di Borgo da tre anni hanno indetto questo Convegno, e da tre anni attendono di sentire dal­ la viva voce dei tecnici cosa fanno, cosa dànno e come erudiscono i loro atleti. Pregava infine tutti ad in­ tervenire nel dialogo con pa­ role semplici, alla buona, per rendersi utili gli uni agli al­ tri e per essere sempre più utili ai ragazzi c al ciclismo italiano. Il primo a rompere il ghiac­ cio era Mario Anesi, diretto­ re tecnico dell’Alpina di Tren­ to, a cui facevano seguito Aldo Moser della Montecorona, Severino Rigoni della C. Padovani, Broccardo di Tren­ to, il Direttore sportivo del­ la Trevignani, il Direttore sportivo del GS Tavo e quel­ lo dell’Aurora di Trento; in­ fine altri interventi di mino­ re importanza. Anesi esordiva dicendo di non aver potuto parlare pri­ ma in quanto i precedenti oratori facevano quasi sem­ pre riferimento alla medici­ na applicata allo sport, usan­ do termini scientifici e a lui poco comprensibili. Chiedeva se fosse utile l’attività inver-

naie in palestra e spiegazio­ ni sulla ristrutturazione del­ le categorie. Aldo Moser, entrando nel vivo delle mansioni del diret­ tore sportivo, sottolineava 1’ importanza dell’inizio della preparazione atletica già nel periodo invernale. Nelle lo­ calità in cui non fosse pos­ sibile l’uso della bicicletta in questo periodo, sarebbe al­ trettanto utile la pratica di altre discipline, come lo sci, in modo da tenere il fisico preparato a ritrovare la for­ ma dopo non molti chilome­ tri, alla ripresa degli allena­ menti. Per ultimo raccoman­ dava di non affaticare trop­ po i ragazzi, specie i più gio­ vani, citando ad esempio il fratello Francesco che ave­ va iniziato l’attività impegna­ tiva vera e propria solo a 17-18 anni. Broccardo, nel suo inter­ vento, attribuiva molta im­ portanza alla posizione dei giovani in bicicletta, control­ lando specialmente la lun­ ghezza delle pedielle altret­ tanta attenzione doveva es­ sere posta anche nell’uso dei rapporti, che a suo avviso non dovevano essere mai mol­ to alti in quanto medie al­ tissime si possono raggiun­ gere anche con rapporti nor­ mali. Zennaro, presidente del Co­ mitato regionale veneto, ri­ cordava che il ciclismo è uno sport difficile da applicare

sia per i mezzi sia per il tempo che richiede ai propri praticanti, sarà quindi mol­ to difficile per questo sport entrare nella Scuola. Riguar­ do alla tutela sanitaria dei tesserati FCI, data la diffi­ coltà di trovare sul luogo sempre il medico sportivo, assicurava il suo interessa­ mento affinché potessero es­ sere ritenuti validi i certifi­ cati dei medici condotti lo­ cali con la possibilità pcr questi ultimi di esercitare anche una funzione di con­ trollo. Gioia, della CTS della FCI, cercava di riassumere gli in­ terventi, riconoscendo la va­ lidità e l’utilità di tutto quan­ to detto e dichiarandosi pie­ namente soddisfatto per la bouna riuscita del miniconVcgno. Rispondendo a chi aveva posto degli interroga­ tivi sulla ristrutturazione del­ le categorie federali, rassicu­ rava che la CTS stava lavo­ rando ncH’intcrcssc delle so­ cietà e cercando anche di non danneggiare i ragazzi che anche in futuro potran­ no seguire una routine di maturazione atletica uguale a quella attualmente adotta­ ta. Spiegava inoltre che tale ristrutturazione si era resa necessaria in seguito all’isti­ tuzione del Comitato mondia­ le dedicato ai dilettanti di 17 anni; la FCI, in ossequio agli impegni internazionali, aveva dovuto istituire una nuova categoria che potreb­ be risultare utile se, come sembra, la ferma militare do­ vesse essere ulteriormente abbassata. Il Convegno si chiudeva in­ fine con il riconoscimento unanime dei progressi rag­ giunti e con l’auspicio di un costante miglioramento nell’ interesse del ciclismo e dei suoi praticanti.

Gino Quattrocchi

I momenti nazionali di nuoto visti dai ragazzi partecipanti FORLÌ’ — In occasione del momento nazionale di nuoto di Bellaria, ad alcuni dei ragazzi convenuti nella città emiliana per le gare venne chiesto di espri­ mere per iscritto stati d’animo ed impressioni pro­

vati nel corso della manife------stazione. Questo gruppetto di è che questi ragazzi sembra­ elaborati ci consegna un’im­ no aver capito ed accettato lo magine dell’avvenimento al­ spirito che sta alla base di una quanto diversa da quella che manifestazione come quella si può ricavare dai commen­ di Bellaria. in cui le gare so­ ti « ufficiali », diversa non so­ no un pretesto e l’importante lo per la freschezza che la è vivere qualche giorno in­ contraddistingue ma anche sieme, senza rivalità e senza l’aria di divertito disincanto drammi. che da essa traspira. Fatto Scrive, ad esempio, Cateri­

na, di undici anni: « Per me questa manifestazione è sta­ ta meravigliosa perché gli or­ ganizzatori hanno dato la possibilità ad ogni ragazzo di poter stare in compagnia di altri ragazzi e di poter scambiare con loro le proprie opinioni. Quando mi trovai sul blocco di partenza pen­ sai che dovevo dare il meglio di me stessa per poter prova­ re poi una profonda soddisfa­ zione; se poi fossi arrivata ultima sarei stata felice ugual­ mente ed avrei fatto felice oltre me anche un'altra per­ sona, la ragazza arrivata pri­ ma. Mi è parso molto bello il pensiero di non fare di­ stinzioni e di dare la meda­ glia a tutti ». « Per conto mio — ribadisce Alessandro, dieci anni, — hanno fatto bene a dare una medaglia a tutti, co­ sì tutti gli atleti hanno un ricordo ». La questione medaglie, tut­ tavia, non si esaurisce qui. Per qualcuno che reclama me­ daglie per tutti (« senza gii ultimi non ci sarebbero i pri­ mi ») ma con un piccolo ri conoscimento in più per i pri­ mi, ce qualcun altro che con­ testa in base ai propri gusti estetici (« L’unica cosa che non mi è piaciuta è stata la medaglia, perché dopo tanti sacrifici ci hanno premiato con una medaglina minuscola e per giunta brutta »). Tutti i ragazzi poi hanno avuto parole di elogio per gli organizzatori, soprattutto per come hanno disposto l’impie­ go del tempo libero, anche se qualcuno ha giudicato troppe le riunioni ufficiali e troppo poche le occasioni di gioco. La più esauriente sull’argo­ mento, ed anche la più do­ tata di humor, è stata la tre­ dicenne Paola. « Alle gare di Savignano mi sono molto di­ vertita ed ho apprezzato il programma; il fatto di fare le gare di mattina e avere il po­ meriggio libero è stato molto bello. L’unica cosa che non ho approvato è stata l’insi­ stenza delle riunioni: secondo me bastava la riunione del venerdì sera in cui il signor Dragotto ha parlato molto bene. Nelle altre riunioni ho sentito un ripetersi delle stes­ se cose; avrei preferito, ma­ gari sempre restando in quel cinema, insieme a tutti i nuo­ vi amici, fare qualcosa di più divertente, magari un gioco comune al quale tutti parte­ cipassero. La caccia al tesoro è stata favolosa!! (l’unico in­ conveniente era quello ______ -___ del -_ 1 ma* le alla milza: che faticaccia correre qua e là per Bellaria). Il fatto poi di dare un ricor­ dino a lutti è stato essenzia­ le!! Ho approvato il tatto di riunire ragazzi e ragazze del­ la stessa età (su per giù) e non della stessa città per la caccia al tesoro: è stato lì che

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ho cominciato a conoscere i " colleghi " (in piscina mica pensavo a fare le amicizie, pensavo ad urlare a squarcia­ gola per incitare quelli della mia squadra o pensavo ad autoincoraggiarmi se dovevo fa­ re qualche gara) ». Ancora in margine ai par­ ticolari organizzativi, c’è da prendere atto di un paio di osservazioni sulla presenza dei genitori. Scrive Caterina: « Io avrei mandato i genitori in un altro albergo, lasciando ai ragazzi la sensazione di sentirsi atleti e non figli ». E in fondo, questo deside-

rio di emancipazione, di as­ saporare la breve avventura di un Momento nazionale co­ me atleti e non come figli, la dice lunga, più ancora del­ l’acutezza di alcuni giudizi, sulla maturità di questi ra­ gazzi di dodici-tredici anni, sulla loro disponibilità, tutto sommato, a vivere in una giu­ sta prospettiva la loro vita sportiva. Un motivo in più di soddisfazione per chi ha ope­ rato ed opera al loro servizio e un motivo in più per cerca­ re di fare sempre meglio.

<8port nel quartiere» sulle Piazze di Molletta MOLFETTA — Dopo quanto emerso durante il corso di verifica dalla conversazione relativa alle proposte di attività sportiva, il consiglio circoscrizionale di Molfetta ha deciso di organizzare, a titolo sperimen­ tale, una manifestazione spor­ tiva denominata « Lo sport nel quartiere ». Non si è trattato di una delle solite iniziative sportive che si svolgono usualmente sui campi e nelle palestre omo­ logati ed aperti a pochi, è sta­ ta invece una festa dello sport che ha avuto per teatro le vie e le piazze di uno dei più popolosi quartieri di Molfet­ ta e che con i suoi piuttosto ampi limiti di partecipazione (nati dal 1955 al 1967) ha coinvolto davvero notevoli strati della gioventù locale. I nati dal 1955 al 1959 (ca­ tegoria A) hanno partecipato ad un torneo di pallavolo du­ rato quattro giorni (undici squadre suddivise in tre giro­ ni all’italiana e fase finale tra le prime classificate di ogni girone) e sono stati protago­ nisti, inoltre, di una staffet­ ta gigante notturna 4x1000 con la partecipazione di tre­ dici squadre, staffetta che ha assunto toni spettacolari sia per la partecipazione di pub­ blico che per l’ambientazione folcloristica della gara. I ragazzi più piccoli (cate­ goria B) hanno invece gareg­ giato per i Giochi della Gio­ ventù, con prove di pattinag­ gio a rotelle ed una ciclogimkana frazionata in piu episo­ di (slalom tra i birilli, pas­ saggio obbligato, salto con gli ostacoli, prova di pallacane­ stro, passaggio alle forche caudine, canguro, tratto di velocità). Sono stati organizzali, infi­ ne, un Giro podistico per i ra­ gazzi cat. A (percorso di 2100 mt., con 50 partecipanti) e un Giro podistico per i ragazzi

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cat. B (percorso di 1400 met., con 60 partecipanti). La manifestazione, però, non si è ridotta solo a qual­ che gara sportiva, sia pure a carattere e finalità propa­ gandistici. A titolo sperimen­ tale è stato avviato un discor­ so di collaborazione unitaria con il Gruppo C.T.G. « Tre Cale » di Molletta, che ha frut­ tato ottimi risultati. Insieme al Gruppo CTG è stata effettuata un’inchiesta fra gli abitanti del quar­ tiere sulla situazione socio­ economica locale, sulle strut­ ture sportive, sulla partecipa­ zione femminile e sulla valo­ rizzazione turistica della zona. Gli uffici stampa CSLCTG hanno realizzato una serie di pannelli che esprimevano in sintesi i programmi delle due Associazioni nell’àmbito della realtà locale, orientati a sco­ pi affini pur nel rispetto delle proprie autonomie e in sinto­ nia con i programmi naziona­ li e regionali del CSI c del CTG. I pannelli del CSI illustra­ vano i programmi dell’Associazione secondo quattro di­ rettive: a) un'attività sportiva a carattere sociale; b) un’azio­ ne politica per la realizzazio­ ne di un servizio sociale per le sport; c) la vita associativa e le strutture CSI ai vari li­ velli; d) una formazione con­ tinua e globale per tutti. I sette giorni di attività del­ la manifestazione si sono con­ clusi in piazza, con la premia­ zione degli atleti e delle squa­ dre partecipanti, alla presen­ za delle maggiori autorità lo­ cali. FRANCO FACILONE

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11 Centro di Documentazio­ EDUCAZIONE FISICA ne e Ricerche Sportive « Ri­ cerco » ha realizzato una se­ S. Giuliano: La problematica dell'educazione fisica nel­ rie di films illustranti cia­ la scuola moderna - 2 bo­ scuno un singolo settore dello bine. Prezzo Super 8 co­ sport, della ginnastica tera­ lor L. 160.000. peutica e delle attività mo­ torie in genere. Oltre ai YOGA films documentari, realizzati scenicamente in progressione S. Astolfi e S. Tara: Hatha metodica e in chiave didat­ Yoga (come terapia delle tica. I filmati sono tutti ac­ malattie funzionali e psi­ compagnati da testi monogra­ cosomatiche) - 8 bobine. fici, anch'essi opera di esper­ Prezzo Super 8 B/n Li­ ti, che spiegano e chiariscono re 95.000. le varie sequenze filmate. Per tutto il 1975, il Centro « Ricerco » ha stabilito di con­ • FILMATI DOCUMENTARI cedere uno sconto del 200/o ATLETICA LEGGERA ai nostri Consigli e società sportive che facessero richie­ Vit: Filbert Bayi - Record sta di uno o più filmati. Qui mondiale 1500 metri - 1 di seguito riportiamo l’elen­ bobina - rallenty - muto. co del materiale già disponi­ Prezzo 16 mm B/n L. 40 bile. mila. Vit: Dionisi (5,25) - Simeoni (1,83) - 1 bobina - rallen­ • FILMATI DIDATTICI ty - muto. Prezzo 16 mm B/n L. 55.000. ATLETICA LEGGERA Mereu: 7° Meeting mondiale « Città di Formia » - 1 bo­ L Fracchia: SALTI - 10 azio­ bina. Prezzo Super 8 B/n ni - rallenty - commento L. 25.000 tecnico-didattico a cura di C. VITTORI L. Fracchia: LANCI - 10 azio­ PALLAVOLO ni - rallenty - commento Rakanovic: ITALIA-URSS tecnico-didattico a cura di super 8 bianco e nero R. CARNEVALI muto - mt. 100 - 2 bobine L. Fracchia: CORSE -10 azio­ (sintesi). Prezzo L. 50.000 ni - rallenty - commento Rakanovic: ITALIA-CINA - su­ tecnico-didattico a cura di per 8 - bianco e nero - mu­ L. ROSATI to - mt. 40 (sintesi). Prez­ Prezzo complessivo dei 3 film zo L. 25.000 - in Super 8 B/n L. 96.000 - in Mereu: ITALIA-CINA (femmi­ 16 mm B/n L. 180.000. nile) - super 8 - bianco e nero - muto - mt. 70 (sin­ PALLACANESTRO tesi). Prezzo L. 35.000 S. Torchio e A. Costanzo: Tec­ Mereu: PANINI-LUBIAM - su­ per 8 - bianco e nero - mu­ nica e didattica dei fonda­ to - mt. 50 (sintesi). Prez­ mentali pallacanestro - ral­ zo L. 20.000 lenty - 4 bobine - Prezzo super 8 B/n L. 115.000; 16 BASKET mm B/n L. 190.000. Vit: MAX MOBILI-NORDA PALLAVOLO super 8 - bianco e nero muto - mt. 50 (sintesi). O. Federzoni: Tecnica e didat­ Prezzo L. 20.000 tica dei fondamentali del­ Vit: PARTENOPE-NORDA la pallavolo - rallenty - 2 super 8 - bianco e nero ■ bobine - commento e sche­ muto - mt. 50 (sintesi) mi a cura di Odone Feder­ Prezzo L. 20.000 zoni. Prezzo Super 8 B/n Vit: CUS CAGLIARI-INTERL. 95.000; Super 8 color CONTINENTALE (femmi­ L. 145.000. nile) - super 8 - bianco e nero - muto - mt. 100 - 2 GINNASTICA CORRETTIVA bobine (sintesi). Prezzo Li­ re 40.000 E. Ciaminaroni: Ginnastica razionale di base per il JUDO trai (amenlo dei paramorfismi del rachide - 1 bobi­ Vii: ITALI A-SPAGNA - super 8 - bianco c nero - muto na. Prezzo Super 8 color mt. 70 (sintesi). Prezzo L. 85.000. L. 30.000 S. Giuliano: La rieducazione motoria degli atteggiamen­ ti scolio!ici - Metodo rullini Gymnasiurn di S. Giu­ Le richieste vanno indirizza­ liano - 1 bobina. Prezzo te a: Soc. Ricerco - via Pre­ muda n. 19 - 00195 Roma. Super 8 color L. 85.000.


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chia storia della droga som­ ministrala al popolo inge­ nuo... ». Come dire che da­ to che la storia è vecchia è inutile ritirarla fuori. O ha voluto dire un’altra co­ sa? Beh, se è così mi scu­ si signor Arpino: il fatto che non è che il suo modo di scrivere sia poi così chia­ ro. E’ anche per quello che i suoi libri non mi piaccio­ no.

di ENZO BALBO NI

A PROPOSITO DI ARPINO Si picchiano dappertutto. A Milano sassate contro il pullman degli olandesi, cal­ cetti in campo tra Suarez e un massaggiatore. Ad Arezzo il Parma segna un gol sul finire e si scatena il finimondo. Arbitro asse­ diato, tifosi esagitati, gente aggredita. Perché succede? Perché la gente è esasperata? Non è che l’arbitro sia sempre la vera causa di tutto, è che il calcio è diventato sempre di più (e non lo scrivono anche Brera e soci?) l’oppio nazionale per addormentare le coscienze. Si va allo sta­ dio e ci si sfoga di certe

frustrazioni alla faccia del signor Giovanni Arpino, che candidamente sostiene che il calcio è uno spettacolo senza implicazioni ideologi­ che. « Ci si va per passare il tempo c basta ». Arpino naturalmente non spiega perché poi la gente che va allo stadio per svagarsi di­ venta matta e picchia e mena e incendia e scassa tutto. Per svago? Parlo di Arpino perché riesce a trasformare in qua­ lunquismo assoluto qualsia­ si cosa, ma ne parlo anche perché il concetto che espri­ me é davvero pericoloso, ol­ tre che qualunquista. Pen­ sate che scrive: « è la vec-

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» Irli TIMI Mentre io ho le pretese di giocare all’olandese”. Al sor Fuffo dice Rocco "lo non son certo un allocco!

Se io perdo è uno smacco altroché gioco d'attacco” E la lite tale e quale va diritta sul giornale.

Per tenerli tutti buoni il sor Fuffo di Antognoni grida lodi ai quattro venti e fa tutti arcicontenti.

CHI SE NE IMPORTA? Un bel giorno ci arriva dal Messico una notizia: Ore­ ste Porri — o Petri? o Pirri? Boh!? —, insomma, quel­ lo, vince il campionato del mondo di canoa. Accidenti?! E chi lo sapeva che c’erano i campionati mondiali di canoa? Nelle redazioni dei giorna­ li la notizia è stata una spe­ cie di bomba del malessere. Pensate: il giornale è fatto, ci sono le belle cose su Antognoni, sulle coppe, sul calcio, sul calcio, sul calcio e sul calcio. E allora ti ar­ riva la notizia. Che faccia­ mo? La mettiamo in prima pagina? Pensate la -notizia è miracolistica, senzazionale, micidiale, sorprendente, incredibile: non è mai suc­ cesso che i nostri canoisti fa­ cessero tanto. Discussioni. E passa la notiziola dell’ANSA, in neretto, con una nota o al massimo con la promes­ sa di un servizio ampio ed esauriente per il giorno do­ po. In prima pagina ci re­ sta lo stiramento di Re Lec­ coni; e le dichiarazioni di Cuccureddu. Perché succe­ de? Perché il canoista Ore­ ste Perri mica lo vendi. Non fa notizia, non è un divo, nessuno ha interesse a valo­ rizzarlo per alzargli un prez­ zo di mercato, a vederlo non c’è pubblico perché la canoa si fa lungo i fiumi aperti a tutti. Insomma non c’è nemmeno un pubblico da mandare allo stadio. E allora? Allora chi se ne importa di questo Perri, o Petri, o Pini. Boohh.

UNA DIMENTICANZA Nel numero scorso di Blablabla ho fatto una grave dimenticanza. Ho dimenti­ cato di segnalarvi il solito morto in una gara di mo­ tociclismo. C’è stato, c’è sta­ lo. Un morto nel motocicli­ smo e uno in una gara di motonautica. Un altro mor­ to (campione automobilisti­ co) semplicemente sulla stra­ da del sole, ma questo di­ ciamo che non conta: fa parte di quel numero di persone che vengono ucci­ se dalla smania della velo­ cità la smania che le gare automobilistiche e motoci­ clistiche propagandano tut­ te le domeniche.

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