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Campionati sì, campionati no: inizia la discussione Caro Stadium, raccogliendo le « provocazio ni » (lettera di S.C. e risposta del sig. Olmetti) autodefinite, il « meridione » entra nell’ar gomento. Più che di entrare nell'argo mento, si tratta di un aggrap parsi ad alcuni punti della ri sposta del sig. Olmetti che ne fanno senza dubbio un auten tico saggio dello sport come servizio sociale. Così incominciamo a leggere che la « formula del campio nato è per sua natura seletti va: emargina, in molti casi (elimina addirittura) i meno dotati sul piano fisico e psichi co e tutti quelli che hanno mi nori possibilità (soldi, impian ti, istruttori, ecc.) o minore fortuna. Come si concilia que sta formula con l’intento di portare tutti, veramente tutti, alla pratica sportiva? ». Premesso della personali tà delle opinioni per la qua le sono discutibilissime ed opinabili fin quando si vuole, esordisco col dire che in quei 4 o 5 righi — innocentissime parole — sono racchiusi i car dini ed i tratti differenziali dalle altre Associazioni. In tale enorme quadro, chie do scusa se cerco di salvarmi come posso.
1. Se ho ben capito la discus sione fa perno principale sui campionati nazionali (« Sta dium ha cercato di mettere in luce le contraddizioni interne della formula dei campionati nazionali... »), ed è proprio que sta prima affermazione che può risolvere uno dei punti toccati: la partecipazione. Cer co di essere chiaro: ai campio nati nazionali fin tanto ci si arriva fin quando esistono i campionati provinciali, Regio nali ed altre formule interre gionali. 2. Se poi il problema riguar da 1'ammissione ai campiona ti nazionali, è un problema che trova il suo controsenso non nelle finalità de) CSI ma nella procedura per arrivare a « figli del Centro Sportivo ».
3. E qui arriviamo ad un altro punto della risposta: « ...E come possiamo esclu dere che le altre centinaia di migliaia di giovani oggi for zatamente inattivi non corre rebbero all'invito di un’attività più libera e più ricreativa? ». Ora fin quando persiste, è bene parlarci chiaro, l'obbligo della costituzione di una So cietà Sportiva e quindi l'obbli go di affiliazione, tesseramen to e così via, la partecipazio ne deH’elemento in questione — la gioventù — non può mai essere completa, totale, piena. Certo, e sono il primo ad ammetterlo, questi sono aspet ti ineliminabili per un qualsi voglia organizzatore, ma deb bo e dobbiamo anche ammet tere che fin quando esiste la presenza di una qualsiasi fron tiera, la partecipazione come la si giri o rigiri, campionati o nuove formule di attività ri creativa, risulta, e mi ripeto, sempre limitata. Quindi a questo punto do vrebbe entrare in scena il ve ro significato di servizio so ciale, o mi sbaglio?
4. Ma non è tanto questo che mi preme porre in risalto. Ad un certo punto si legge: « ...il campionato tende per na tura sua ad esprimere un cam pione. Io questa logica la com prendo nell'ambito federale dove la ricerca del campio ne... ». Credo di aver fatto capire la mia opinione e cioè di es sere contrario all'abolizione del campionato e quindi alla abolizione dell'agonismo con tutte le sue conseguenze. Con tutto ciò non mi va di effettua re un paragone con l’attività della Federazione. Il perché? E’ semplice.
5. Sono del l’avviso di para gonare tutto il Centro Sporti vo Italiano ad un puro regime democratico con le sue af fermazioni ed i suoi postulati. Uno di questi principi afferma che la caratteristica prima del regime democratico è il por re tutti i cittadini in una e-
guaio posizione di partenza la sciandoli liberi di operare e di fare, in modo che l’esplica zione e la definizione della pro pria personalità risulti il frut to della propria opera, del pro prio agire, delle proprie rifles sioni. E questo è il C.S.I. Il suo compito primo è di assicurare a tutti la piena partecipazione e porre tutti in un'eguale po sizione di partenza: dipenderà da ognuno, dal sacrificio di ognuno di noi, scegliere la mè ta a cui fermarsi. Ed in tutto ciò in tale frangente, quello che è da emarginare o da escludere, non è il meno dotato o quello che ha meno possibi lità; ma il meno volenteroso, il meno incline ai sacrifici, na turalmente nei limiti della co scienza sportiva. Perché — qui sta la necessaria riforma — lo sport del CSI non de ve essere lo sport del « mo stro », del « grattacielo uma no », dell'anormale fisico, ben sì lo sport dell’onestà e del rispetto della propria perso nalità. 6. Ed il fatto che tutto ciò è possibile, ci vien proprio dalle non rare affermazioni di gente che considera lo sport un puro e semplice hobby. Ed esempi non mancano nemme no in attività federali (ultimo Mennea). Ciò che tuttavia bi sogna tenere presente ai fini della sua giusta considerazio ne, è il non confondere il pra ticante con colui che è legato allo sport accademico, allo sport come fine ultimo della propria esistenza. Ed in questa prospettiva si inquadra lo stesso diritto allo sport. Come ogni diritto, esso deve essere una partecipazione proporzionale, cosciente c coe rente, non un abuso.
Il mio breve e « provocatorio » intervento sul numero 12 di Stadium sembra aver otte nuto l’effetto desiderato. Ha suscitato un certo scalpore, an che se non sempre positivo nei confronti del sottoscritto. Ma non è certo questo che mi ram marica. E’ il fatto, invece, che la gran parte delle reazioni so no state orali, raccolte qua e la nei vari contatti miei e degli amici della presidenza con di rigenti e atleti. L'intenzione era invece di suscitare un pub blico dibattito su un tema che, comunque lo si veda, è fonda mentale nell’attuale momento evolutivo della nostra associa zione. Per questo rinnovo a tutti gli amici a cui stanno ve ramente a cuore le sorti del C.S.I. di scrivere, di far cono scere a tutti il proprio punto di vista e di contribuire cosi, per mezzo del nostro giornale, a capire meglio i termini di una questione che comunque andrà studiata a fondo e in modo risolutivo. Ora, altre due paroline di premessa prima di entrare nel merito della lettera. La mia non sarà una vera e propria ri sposta né tanto meno una po lemica. Il motivo è semplice: non è il mio parere quello che conta. II sottoscritto vuole es sere soltanto uno strumento e uno stimolo alla discussione. Pertanto, quel poco che scri verò sui vari punti avrà il so lo scopo di proseguire un dia logo che è da auspicare sem pre più largo e incisivo. Ho suddiviso la lettera del l’amico in punti per individua re più facilmente i principali argomenti da lui toccati e per abbreviare Io spazio dei miei riferimenti.
1. Si e no. Avevo cercato di dire che il problema non è tan 7. E poi chi ci assicura, per to costituito dai campionati in concludere, che in caso nega se stessi considerati, ma in tivo, non si arriva ad assiste quanto sono frutto di una men. re a prestazioni amorfe ed in talità, congenita o ereditata, colori? accettata o subita, secondo cui Mi fermo a questo punto, i campionati sono l’unica for pur avendo presente numerosi mula « seria » e possibile di altri punti che meritano di es attività sportiva, anzi, peggio, sere discussi. Mi auguro, co l’attività principe a tutti e tut munque, che altri vorranno di to va subordinato. re la propria, affinché Stadium Il discorso vale a mio pare ancora una volta si ponga al . re anche per le fasi provincia centro di un problema la cui li. E’ vero che vi partecipano risoluzione può essere di fon più squadre e più atleti, ina damentale importanza. (segue in 3* di copertina) Giuseppe Talento - Avellino
IN COPERTINA - La bicicletta difende a denti stretti la sua fetta di strada dove i ciclisti portano ancora uno spiraglio di umanità. (copertina di Alberto Catalani)
Anche se è Din cnmodn andare a Morchie L’estate, almeno per me, è stato il periodo in cui ho avuto modo di fare i conti con la teoria del dibattito congressuale, quella che si riferi sce al rinnovamento dello statuto e quella che si può definire « program matica » del giugno scorso. Ho fatto i conti vivendo fino in fondo alcuni corsi estivi per responsabili di società sportive che le province o le re gioni hanno organizzato. Mi sono trovata costretta ad uscire da un modo tradizionale di fare i corsi, dal momento che avevo accettalo il concetto di partecipazione e quindi di corresponsabilità, di cogestione e di servizio sociale che de ve informare l’esperienza umana che con altri sto realizzando nel C.S.I. Si è trattato per me di uscire dalla sicurezza di un metodo sperimentato negli anni scorsi, di tentare l'avventura di vivere nella concretezza i con tenuti del « nuovo corso » della nostra associazione. Da un corso imposto da alcuni ad un corso costruito da tutti. Da un corso teorico ad un corso che nasce dall’esperienza quotidiana di ogni partecipante. Da un corso stratificato in momenti formativi, organizzati vi e tecnici ad un corso unificato, dove i vari momenti specifici si dànno significato a vicenda perché tutti sono per la persona umana. Non è stato facile vivere quest’avventura. Dovevamo tutti fare i con ti con la mentalità che ci ritrovavamo. Una mentalità per certi aspetti comune che è il frutto del momento storico e del sistema in cui siamo inseriti, una mentalità per altri aspetti diversificata ossia propria dell' esperienza personale che ognuno di noi ha vissuto e sta vivendo (fami glia, ambienti, gruppi...). E' stato proprio quando abbiamo capito che tutti eravamo presen ti per costruire un momento nostro, una tappa di maturazione personale e comunitaria che ognuno è riuscito a prendere coscienza del valore di mettere in comune la propria esperienza, il proprio modo di vedere per cogliere insieme agli altri modi concreti di impegno per la liberazione dell’uomo che passa anche per l'esperienza sportiva vissuta in un modo piuttosto che in un altro. Più di una volta in quei momenti, mi è capitato di pensare all'ini zio dell’anno sociale che sta davanti alle società, ai consigli provinciali, regionali e nazionale. Credo che la ricerca faticosa che moltissimi giovani durante questa estate hanno portato avanti in uno dei tanti momenti di formazione che la nostra esperienza sportiva ci presenta, quello dei corsi, deve diventare ricerca faticosa di tutti, se vogliamo essere costruttori di un cambio di mentalità. Ricerca di uno stile di vita soprattutto nelle società sportive dove le assemblee non possono essere un fatto formale ma sostanziale, dove la corresponsabilità deve essere esercitata da tutti senza deleghe e senza giochi di potere, dove lo sport non può essere oppressione ma espressione di libertà, non privilegio ma diritto di tutti, dove l’impegno sociale che si matura è per tutta la collettività in cui si è inseriti. L’esperienza dell'estate mi ha detto ancora una volta che se non smettiamo di farci trasportare dagli altri come valige non cambieremo mai niente. E gli altri sono tanti, dentro e fuori di noi: la mentalità e il costume sportivi correnti supinamente accettali, le smanie di potere, di prestigio e di rivincite personalistiche, la strumentalizzazione dell’uòmo e dello sport... E’ solo maturando una coscienza critica nei confronti delle persone e delle cose che ci circondano che faremo saltare i ponti a coloro che giocano con la nostra libertà anche se questo può significare per noi ta gliare i ponti con la nostra passività, con la nostra comodità, con le nostre abitudini. Iniziare un nuovo anno nella nostra associazione con un nuovo sta tuto e dopo il congresso di Roma ’72, significa fare i conti immediatamen te prima con noi stessi e poi con gli altri. GRAZIA FUCCARO
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Allegri! Arriva il calcio oer dimenticare I guai di Ofimoia Lo choc olimpico si perde alle nostre spalle. Gli articoli, le ta vole rotonde, le discussioni da caffè piano piano diradano il loro corso. Non c’è molta voglia di parlare o ricordare. E questo è ingiusto, per due mo tivi. E’ ingiusto dimenticare quan to di sportivo si è fatto o non si è fatto a Monaco, perché agendo psicologicamente in tal guisa si avvalla l’intenzione degli sciagu rati che desideravano apporre un marchio di sola violenza alla ce lebrazione della XX Olimpiade, so praffacendone ogni valore atleti co. E’ del pari ingiusto dimenti care la violenza consumata, per ché questo oblio favorisce la ripe tizione, in futuro, di analoghe cir costanze propiziatorie di analoghi fatti. Ma un conto è sentenziare, un conto è operare di conseguenza. La folla — noi stessi — desidera trarre dallo sport una immagine pulita. Lo sport, come passione, non è obbligatorio e non è retto da una legge di necessità. Lavorare, fare un po’ di « politica » — al meno all'atto del voto, del suf fragio elettorale — tenere relazioni sociali, sono atti cui l’uomo non può sottrarsi; seguire le vicende atletiche rientra invece nelle atti vità facoltative dell’uomo. Chi si interessa e vive lo sport, lo fa di sua volontà per averne certi «con guagli» morali, emotivi, passiona li, ideali. Lo sport è pace e agoni smo al tempo stesso; cioè con fronto senza vittime, senza san gue. Quando si macchia di san gue produce un senso di orrore,
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di sacrilegio, diremmo di « incesto ». E la gente cerca di cancellare dal la memoria. Anche se, ripetiamo, dimenticare tutto non è bene. Per questo il campionato di cal cio — in Italia — è stato accolto come una specie di liberazione da incubo. Ecco un nuovo filone dove tuffar si, quasi fosse un fiume magico, mitologico dal quale uscire di mentichi, rinnovati, purificati, per lo sport ideale. Il calcio, a Monaco olimpica, vi veva nelle aree di servizio. Non è stato profanato; le Olim piadi serene lo tollerano, le Olim piadi insanguinate, violate — per la stessa legge di rapporto — lo riguardano ben poco. Ed ecco che il tifoso nostrano, si getta morbosamente sul calcio, sul campionato. Per ritrovarsi, per « rifarsi » dalla mancata gioia di Olimpia. II calcio è come una donna di co stumi discussi, però di indubbio cuore, di bellezza e temperamento. O si respinge o si prende com’è, a rischio e pericolo dell’« ama tore ». Lo sport dilettantistico, di Olim pia, invece, tende a tradire, a sve lare sotto vesti puritane, una fi gura impudente: e non è qui di scorso di terrorismo, ma discorso di professionismo mascherato, di alienazione, di campionismo de leterio, di nazionalismo sopraffat tore. Nel calcio, si ritrova la vecchia a-
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mica; nell’olimpismo si è scoperto la « cattiva » fidanzata. Ecco perché l’ultimo atto della corsa al professionismo ministe riale e da colletto bianco, cui è arrivato il mondo del foot-ball, con la mutua e la pensione, non fa gridare allo scandalo e allo « sport profanato ». Anzi, si è lie ti, inconsciamente, che nessun ri morso possa velarci l'animo per un atleta che oggi osanniamo e do mani lasceremo cadere nel dimen ticatoio spietato; assisteremo, a cuor sollevato, a carriere infrante, a incidenti preclusoti, perfino a torti arbitrali. Tanto, paga la mu
tua e salva tutto la cassa integra odor di bruciato ». Per questo si zioni. Il mondo tende a organiz crea uno squilibrio di trapasso di strutture che del resto è inevi zarsi, a permettere tutto quanto è possibile, con il calcolato mar tabile. gine di sicurezza. La conduzione paternalistica, col suo castello personalizzato e strut Ci sono però i rovesci della me turato a forma centripeta, perso daglia. L’imprenditore calcistico nale, permetteva colpi in alto e comincia ad aver paura dell'azien in basso, altalene, bilanci sanati da sportiva divenuta più « azien da » che « sportiva »; teme il : o rovinati,’ ingaggi e prezzi ora alle stelle ora negli abissi. « sindacato » e non ha certo vo La conduzione organizzata su ba glia di ritrovarsi davanti nello se « industria di massa » deve sport quelle stesse situazioni che per forza adattarsi ad un tran si trova di fronte ogni giorno in fabbrica o in ufficio. tran da azienda di stato, con di ritti e doveri, senza elargizioni Tende, pertanto, a passare la ma senza licenziamenti in tronco. mano. Sente, insomma, « adusato
Il passaggio lento fra le due con cezioni e stati, crea per forza un senso di crisi. Inoltre, se si ritoc ca il prezzo di tutto, dal cavolo al telefono, come pensare che il calcio, lo sport — là dove è conti e cassa — non venga « ritoccato » o comunque non traversi « con giunture »? La folla però lo se gue senza rancore; perché il calcio e lo sport professionistico non hanno mai promesso ideali ir raggiungibili o non raggiunti di purezza, talvolta ipocrita. Il calcio è quello che è. Lo sanno tutti. PAOLO VALENTI 5
8 ottobre 1972 i ViareoH li ihbi ili di atletica leoiera Diasel i e femminili insieme Anche le finali di atletica leggera su pista vedono ragazzi e ragazze assieme, sui campi di Viareggio e di Camaiore. Circa 500 sono i partecipanti, provenienti da un’intensa attività periferica svolta nelle categorie allievi e juniores. Per le categorie maschili gli allievi sono giunti in finale attraverso i sei concentramenti interprovinciali di Avellino, Novara, Lucca, Treviso, Siracusa, Piacenza; mentre gli juniores e le categorie femminili sono emersi direttamente dalle fasi provinciali. La manifestazione si presenta interessante dal lato tecnico per il buon livello dei finalisti, ma ci auguriamo che costituisca anche l’occasione per una felice esperienza di crescita comunitaria.
D MìM ÈD TREVISO: mt. 110 hs., Maculan Clau dio (Montecchio Maggiore Vicenza) 15”4; mt. 100, Milani G. Carlo (Montec chio Vicenza) 11 ”3; mt. 400, Mattiazzi Franco (Montebelluna Treviso) 50”8; mt. 3000, Sterni Silvino (U.S. Mori Trento) 9'06”9; salto in alto, Gambalonga Tiziano (Atletica Bolzano) 1,70; sal to in lungo, Maleville Fulvio (Poi. S. Bo na Treviso) 6,85; salto con l’asta, Bo netti Adriano (CSI ASCI Verona) 3,60; getto del peso, Bonazza Fabrizio (Vic toria TS) 12,50; lancio del disco, Simioni Giovanni (Fontaniva Vicenza) 39,92; lancio del giavellotto, Carpene Giulio (UDA Angeli Feltre) 43,88; staffetta 4x100, Vicenza 44". NOVARA: mt. 110 hs., Minetti Roberto (Riccardi Milano) 15"6; mt. 100, Sala Maurizio (Ilvaplast Milano); mt. 400, Ghisellini Gabriele (Riccardi Milano) 52"7; mt. 1000, Maulini Marco (All. Verbano Novara) 2’37"8; mt. 3000, Zanoli Roberto (Balangero Torino) 8'51 ”4; sal to in alto, Fonti Maurizio (Ilvaplast Mi lano) 1,90; salto in lungo, Marini Clau dio (Riccardi Pavia) 6,31; salto con l’asta, Compagnogni Giuliano (Poi. Mandello Lecco) 3,20; getto del peso, Fio Gianfranco (CSI Santhià Vercelli) 12,40; lancio del disco, Savoia Alessandro (Riccardi Milano) 37,66; lancio del gia vellotto, Speltoni Angelo (Malgrate Lec co) 47,86; staffetta 4x100, Milano 43”8.
SIRACUSA: mt. 110 hs., Carlo Pane bianco (CUS Catania) 18"1 ; mt. 100, Giu seppe Martino (Poi. Pompei Messina) H”8; mt. 400, Pierluigi Peluso (Atl. Si racusa) 57"7; mt. 1000, Guarrera Fran cesco (CUS Catania) 2'47”7; mt. 3000, Leonardo Vona (GS Victoria Trapani) 10’43"; salto in alto, Monica Mario (Ca tania) 1,65; salto in lungo, Francesco Preite (Jet Cosenza) 5,82; salto con Pasta, Consoli Guido (Mongibello Cata nia) 2,60; getto del peso, Giovanni In delicato (CUS Catania) 12,22; lancio del disco, Sandro Partexano (Atl. Siracusa)
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31,82; lancio del giavellotto, Salvatore Romeo (CUS Catania) 42,30; staffetta 4x100, Catania 48”2. PIACENZA: mt. 110 hs., Daniele Corghi (Reggio Emilia) 17”2; mt. 100, Monta nari Ettore (Reggio Emilia )11”7; mt. 400, Redoni Lorenzo (Reggio Emilia) 55”9; mt. 1000, Truschi Gianni (Manto va) 2’40"8; mt. 3000, Artioli Alvaro (Car pi) 9’46"8; salto in alto, Leonardi Loris (Faenza) 1,83; salto in lungo, Fantini G. Carlo (Mantova) 6,05; getto del pe so, Rondani Andrea (Mantova) 12,80; lancio del disco, Assirelli Giorgio (Faen za) 37,86; lancio del giavellotto, Ficarelli Maurizio (Reggio Emilia) 39,72; staffetta 4x100, Reggio Emilia 46”5.
LUCCA: mt. 110 hs, Marras Antonio (Cagliari) 18”5; mt. 100, Manunza Fer dinando (Cagliari) 11 ”2; mt. 400, Bemi Andrea (Pisa) 52”1; mt. 1000, La Ruffa Dario (Roma) 2'43"0; mt. 3000: Arcan geli Patrizio (Perugia) 9’11”; salto In alto, Rametto Alberto (Pisa) 1,78; salto in lungo, Morando Roberto (Savona) 5,88; salto con l’asta, Delfino Carlo (Sa vona), 2,90; getto del peso, Puccetti Gio vanni (Lucca) 11,58; lancio del disco, Buschi Leopoldo (Lucca) 37,16; lancio del giavellotto, Rambaldi Giuliano (Ro ma) 37,18; Staffetta 4x100, Pisa 44”3.
AVELLINO: mt. 110 hs., Crasto Anto nio (Napoli) 18”2; mt. 100, Zuccaro Giu lio (Napoli) 11'6; mt. 400, Nardomarino Ciro (Molfetta) 53"5; mt. 1000, Pollini Sergio (Avellino) 2’47”00; mt. 3000, De Feo Giuseppe (Avellino) 9'16”8; salto in alto Lonzi Giovanni (Napoli) 1,60; salto in lungo, Manganiello Vincenzo (Napoli) 6,24; salto con l’asta, Pergola Biagio (Salerno) 3,15; getto del peso, Santoro Giovanni (Campobasso) 12,54; lancio del disco, Mercurio Domenico (Mollet ta) 36,74; lancio del giavellotto, Biondi Vincenzo (Salerno) 44,14; staffetta 4x 100, Napoli 45”8.
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Ore 15
MD® MS i fcwa CAMAIORE - Stadio Comunale
Ore
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Ritrovo Giurie e Concorrenti F Salto in alto F Lancio del peso Lancio del giavellotto M m. 1000 M Serie finali 10,30 Lancio del giavellotto M 10,30 Salto in lungo F 10,30 Lancio del peso F 11,00 Marcia km. 6 M Finale 9 9,15 9,15 9,15 10,00
Allieve e Juniores Juniores Allievi Allievi
Juniores Allievi Allievi Allievi
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15,15 15,30
15,45 16 16,15 16,30
16,45 17,00
17,15
400 Finale 800 Finale 1000 Serie Finali 400 Finale 3000 Finale 100 Finale 100 Finale 5000 Finale Staffetta 4x100 Serie Finali Staffetta 4x100 Serie Finali
M
Allievi
M
Juniores
F
Allievi
M
Juniores
M
Allievi
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Juniores
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Juniores
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Juniores
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Allievi
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Allievi
VIAREGGIO - Stadio dei Pini Ore
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S. Messa Ritrovo Giurie e Concorrenti 110 H M Batterie 8,45 Salto con l'asta M 8,45 Lancio del peso M 8,45 Salto in alto M 8,45 Salto in lungo F Pedana A 8,45 Salto in lungo M Pedana B 9,00 110 H M Batterie 9,15 100 H F Batterie 9,30 100 H F Batterie F 9,45 100 Batterie 10,00 100 F Batterie 10,15 100 M Batterie 10,30 100 M Batterie 10,30 Lancio del disco M 10,45 400 M Batterie 11,00 400 M Batterie 11,15 800 M Batterie 11,30 1000 F Serie Finali 11,45 100 F Semifinali 12 100 H F Finale 12,15 100 H F Finale
8 8,30 8,45
13,45 14
14 14 14 14 14 14,15 14,30 14,45
Ritrovo Giurie e Concorrenti 110 H M Finale Salto con l’asta M Lancio del disco M Lancio del peso M Salto in alto M Salto in lungo M 110 H M Finale 100 F Finale 100 M Finale
Juniores Juniores Allievi Juniores Juniores
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Juniores Allievi
CATEGORIA ALLIEVI
Allievi
Juniores Juniores Allievi Allievi
Juniores Allievi Allievi Juniores Juniores
Juniores
100: Zocca (Asci Verona) 10”8 (1971) 400: Maroldi (Asci Verona) 50"l (1971) 1000: Coppola (S. Lorenzo Cava d. T.) 2’32’7 (1971) 3000: Zanoli (Balangero Torino) 8’51’’4 (1972) 110 hs: Vernetti (Partenope Napoli) 15'T (1971) Favaro (Lupino Treviso) 2,00 (1971) Bianchi (Castello Cremona) 2,00 (1971) Lungo: Modena (Asci Verona) 6,96 (1971) Asta: Ligabue (Condor R.E.) 3,85 (1970) Peso: Tripodi (Minniti R. Calabria) 14,96 (1968) Disco: Lucchese (S. Bona Treviso) 43,54 (1970) Giavellotto: Varotto (Vallesport Padova) 58,84 (1970) Staffetta 4 x 100: Milano 43”8 (1972) Marcia km. 6: Farinaccio (Virtus Camp.) 30’31”4 (1971)
Metri Metri Metri Metri Metri Alto:
Juniores
Allievi
Juniores
Juniores Allievi Juniores Juniores Allievi Allievi Allievi Allievi Allievi
CATEGORIA JUNIORES Metri 100: Piras (Esperia Cagliari) 10’7 Metri 400: Marimonti (Rice. Milano) 49”8 Grasso (Ricc. Milano) 49”8 Metri 800: Fontanella (Antares Vicenza) 1’54’7 Metri 5000: Bigatello (Ricc. Milano) 15’08’’! Metri 110 hs: Giordani (Aurora Trento) 15”0 Alto: Raoss (Quercia Trento) 1,98 Lungo: Piras (Esperia Cagliari) 7,09 Asta: Miani (Audax Treviso) 3,90 Peso: Bergonzoni (Bologna) 14,22 Disco: Meccariello (Scandianese R.E.) 46,02 Giavellotto: De Franzoni (Torriana Gorizia) 63,13
(1970) (1965) (1971) (1971) (1971) (1965) (1970) (1961) (1971) (1967) (1971) (1969)
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ciclistica CSI
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Brescia, maestra di organizza zioni sportive, ha voluto con tutti i suoi cittadini, capeggiati dal suo sindaco prof. Boni, dare ancora un saggio delle sue qualità orga nizzando, tramite il consiglio pro vinciale del CSI, la gara ciclistica valida per l'assegnazione del cam pionato nazionale della categoria esordienti del nostro Ente. Quando alla partenza in via dei Mille una centuria di concor renti vengono allineati pronti a iniziare il carosello dei giri che formano i 63 km. del percorso, ecco arrivare il mossiere della ga ra, il sindaco prof. Boni, che ab bassa la bandiera alle ore 9 pre cise. Il gruppo multicolore si snoda ed inizia la sua fatica a passo so stenuto e già al passaggio del pri mo giro Rosola (che risultterà il migliore per tutto l'arco della ga ra coronandola al secondo posto) e Inverarli passano con un centi naio di metri di vantaggio sul gruppo; la seconda tornata vede passare ancora Rosola mentre Inverardi è stato riassorbito dal gruppo. A questo punto escono dal gruppo e raggiungono il fug gitivo Berta e Rebellato, ma que sti non gradisce la compagnia e si invola durante il quarto pas saggio c soltanto al quinto giro si ha il primo doppiato che è Belli di Foligno, mentre Gobbi raggiun ge Rebellato, ed entrambi nella ripida discesa del Castello, ven gono raggiunti da Longhi, Minctti e Lerda. Durante il sesto e settimo giro l’andatura che fino a quel momen to era stata sui 37-38 km orari scema sensibilmente e il gruppo si ricompone, cosa questa che per mette a Pellegrinelli e Pira di av vantaggiarsi leggermente, ma Ro sola non tollera che gli avversari
prendano iniziative ed eccolo fuggire di nuovo. Gli altri iniziano subito la rincorsa e i primi a portarsi a ridosso del battistrada sono Inverardi, Berta, Minetti, Longhi, mentre Vitali e Mensi sono a terra per foratura. Da questo momento la gara di venta entusiasmante; è un conti nuo susseguirsi di scatti rabbiosi che di volta in volta portano alla ribalta i più dotati, che del resto abbiamo già nominato, mentre si hanno numerosi distacchi che as sottigliano visibilmente il gruppo di testa, mentre la bagarre conti nua a ritmo velocissimo e il pas saggio del penultimo giro lascerebbe prevedere una volata al quanto affollata. Esce dal gruppo il portacolori del CSI Valpolicella, Regali Daniele che, con azione sbalorditiva, distacca gli avver sari, presentandosi sotto lo stri scione d'arrivo con netto margine di vantaggio; una vittoria, la sua, frutto di un’accortissima condot ta di gara che lo ha visto sempre in posizione difensiva in attesa di portare l’attacco che avrebbe dovuto dargli il titolo nazionale della categoria, cosa questa da egli stesso dichiarata subito dopo l'arrivo, al commentatore della RAI. Nel chiudere queste note non possiamo non ringraziare tutti i rappresentanti delle società bre sciane che hanno fatto degna co rona ai dirigenti del consiglio provincie CSI, con in prima fila il vice presidente Taglietti che con il presidente della CTR signor Valentini sono stati gli animatori della complessa organizzazione che ha riservato ai corridori una signorile ospitalità ed una assolu ta sicurezza durante lo svolgimen to delle gare. GINO QUATTROCCHI
La manifestazione, che il comi tato provinciale del CSI di Ber gamo ha allestito nel migliore dei modi, ha potuto realizzarsi grazie anche all’appoggio generoso ed entusiasta della Ditta Goggi, di Enti locali (cominciando dal Co mune di Bergamo, che ha posto a disposizione il magnifico chiostro del Lazzaretto ed ha offerto ai primi tre classificati una meda glia di conio speciale della Città dei Mille) e delle forze dell'ordine di tutti i Centri attraversati.
La gara ha avuto un mossiere d’eccezione nella persona dell’az zurro Eberard Schmalz, campio ne italiano di slalom, e si è svolta
ORDINE D’ARRIVO CAMPIONATO ESORDIENTI 1. Begali Daniele (G.S. Valpolicella Verona) che compie il percorso di km. 63 in 1 ora e 50’ alla media di 34,364; 2. Rosola Paolo (G.S. Taverna Brescia); 3. Solfa Lino (U.S. Ausonia Verona); 4. Ghczzi Umberto (Bonate Sotto Ber gamo); 5. Rota Ghelpi Paolo (Ossanerga Mose); 6. Giorgi Luca (U.S. Aurora Trento); 7. Lerda Valter (G.S. Prima vera Cuneo); 8. Favaranti Tarcisio (Pa sini S. Zeno); 9. Santantonio Emilio (Osio Sotto Bergamo); 10. Bada G. Car lo (U.S. Rubano Padova); 11. Torcoli Mauro (Europack); 12. Golin Paolo (U.C. Mirano Venezia); 13. Merlo Lo renza (CSI Alpi Vicenza); 14. Bonera Francesco (Sportmcn Club Brescia); 15. Vavassori Francesco (Europack); seguono gli altri.
ORDINE D’ARRIVO CAMPIONATO ALLIEVI 1. Manenti Ivan (GS Giazzi Bergamo) che compie il percorso di km. 97 in ore 2 e 40’ alla media di km. 36,375;
su un percorso suggestivo e pa noramico, della lunghezza di km. 97, percorsi in due ore e 40 minuti alla media di km. 36,379, media tanto più ragguardevole se si con sidera le asperità notevoli da su perare, come l’erta breve ma ri pida di elusone e la famosa salita di Colle Gallo. Sono le ore 8,45 quando i 128 concorrenti iniziano la fatica che dovrà portare uno di loro alla conquista del titolo allievi CSI e subito i migliori cercano di met tersi in luce. Al passaggio da Al bino è Pasini a scuotere il gruppo per passare primo dal suo paesi no, mentre il plotone sotto l’ener gica spinta del fuggitivo si spezza in due tronconi e si verificano i primi distacchi: cede Onori di Fo ligno, mentre Beghini, vittima di guasto meccanico deve attardar si. Quando dopo un ottimo inse guimento verso Ponte Massa il ricongiungimento sembra premia re la fatica di Beghini, Pasini scatta verso elusone provocando la selezione che si rivelerà decisi va per la gara. E’ a questo punto che partono in discesa Manenti e Brevi della Giazzi Bergamo, mentre il grup po in fila indiana segue i fuggitivi a breve distanza. Coloro che sono stati staccati lungo la salita di elusone non riescono a tener die tro ai più forti; soltanto il vicen tino Dalla Pozza ritorna sui pri missimi, mentre Pinna di Bosa
2. Pasini Flavio (UC S. Marco Berga mo); 3. Brevi Erminio (GS Giazzi Ber gamo); 4. Milan Roberto (GS Alpe Vi cenza); 5. Pegoretti Dario (GS Aurora Trento); 6. Martinelli Giuseppe (Europack Brescia); 7. De Paolis Luciano (GS Gori Roma); 8. Baroni P. Giorgio (GS Giazzi Bergamo); 9. Mazzucconi Fran cesco (US Brembate Bergamo); 10. Gritti Luigi (US Brembate Bergamo); 11. Viari Vitaliano (UC Mirano Padova); 12. Locatelli Rinaldo (US Ossanesga Berga mo); 13. Cheda Umberto (GS Brognoli Brescia); 14. Mapelli Egidio (CSI Stuc chi Milano); 15. Porretta Maurizio (GS Gori Roma); 16. Fattorini Eugenio (UC S. Marco Bergamo); 17. Tonnarelli Gior gio (Frecce Azzurre Macerata); 18. Clivati Sergio (SS Seriatese Bergamo); 19. Caldari Antonio (GS Valpolicella Vero na); 20. Chiappe Faustino (GS Marchie rò Verona); 21. Passarin Francesco (GS Alpe Vicenza); 22. Franchia Valter (UC Rubano); 23. Gherardi Lorenzo (UC Osio Sotto Bergamo); 24. Savoldelli Re mo (GS Bcllandi Brescia) 25. Pasquinelli Robaro (SS Seriatese Bergamo); 26. Pantano G. Franco (US Rubano Pa dova).
cade e il bergamasco Carsana spec ca il cambio ed è costretto al ri tiro. Si inizia la breve ma ripida sa lita di Sotto Collina, che vede il primo risolutivo atto della gara. Infatti, al culmine passano Ma nenti e Brevi, seguiti a poca di stanza da Oro e Pasini che a loro volta sono seguiti da Bergamini, Martinelli e Vian. Si scende ora velocemente verso Endine dove passano in testa soltanto quattro corridori e cioè i primi che han no scavalcato Sotto Collina, se guiti a 20” da Vian. In testa si fila in perfetto accordo, tanto da non consentire al padovano di annul lare il pur minimo distacco. A Casazza i quattro fuggitivi hanno 1’15” sul gruppetto degli immediati inseguitori, composto di sole sette unità. Ed è il duo della Giazzi che già all'inizio della salita di Colle Gallo dà battaglia. Il primo a cedere dopo aspre lot ta è il bresciano Oro che stremato scompare dalla contesa, mentre Pasini, pur con un’accorta distri buzione delle proprie forze, cede leggermente a metà salita. Al pas saggio in vetta soltanto una man ciata di secondi lo divide dai due battistrada che però in discesa non possono contenere la foga del loro antagonista, ancora primo nella sua Albino. Da questo momento la gara vi ve soltanto in virtù dei tre ragazzi in testa. Mentre Manenti e Brevi, della medesima società, portano scattando continui attacchi all’ex campione italiano esordienti CSI Pasini, questi commette qualche errore tattico che in prossimità del traguardo lo pone in condi zioni di non poter rispondere al lo scatto vincente di Manenti. Tra i migliori in gara citeremo oltre i primi tre, Pegoretti di Trento, Martinelli e Gheda di Brescia, Milan di Vicenza, Vian di Padova, De Paolis e Porretta di Roma; su tutti comunque bi sogna ricordare il bravissimo Oro di Brescia, che ha saputo opporsi validamente ai due bergamaschi, veri mattatori della gara. Chiudendo queste note ci pia ce ringraziare per la signorile ospitalità offerta a tutti i parteci panti al campionato e per l’impec cabile organizzazione dei dirigenti del comitato di Bergamo, con a capo il loro presidente prof. Paganoni, che ha saputo, con Carlo Bianchi e tutti i suoi fedelissimi farci vivere una meravigliosa ed interessante manifestazione cicli stica. GINO QUATTROCCHI
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Stupende bocciate di volo e «si pattate alle finali nazionali fl tao CLASSIFICA FINALE
Sistema Intemazionale Juniores singolo: 1.) Pinerolo con Gilli; 2.) Napoli con Telasco. Juniores coppia: 1.) Pinerolo con BaruVellano; 2.) Novara con Bersichelli e Zoppctti. Seniores singolo: 1.) Avellino con De Vito; 2.) Pinerolo con Martina. Seniores coppia: 1.) Pesaro con Cardellini-Garanzini; 2.) Cava de’ Tirrenni con Santaniello-Moviello. Sistema Nazionale Juniores singolo: 1.) Città di Castello con Martinelli; 2.) Cosenza con De Rosa. Juniores coppia: 1.) Città di Castello con Zucchini-Pelli; 2.) Benevento con Cataldo-Terlizzi. Seniores singolo: 1.) Pesaro con Pipan ti; 2.) Modena con Lei. Seniores coppia: 1.) Milano con PizzoPatella; 2.) Benevento con FicocelloMarocci. La Coppa Giovanni Boano è stata ag giudicata alla rappresentativa del Nord composta dai giocatori di Acqui Terme, Modena, Novara e Pinerolo.
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Cava de’ Tirreni, la piccola Sviz zera del Sud, così chiamata per T incomparabile verde delle sue col line, per la suggestione e la quiete che si gode nei suoi numerosi bo schi, ha riservato ai 90 atleti pro venienti da ogni parte d'Italia, partecipanti alla Fase Nazionale del Campionato di Bocce del Cen tro Sportivo Italiano un'accoglien za festosa e cordiale. La giornata si era iniziata con la celebrazione della S. Messa, uffi ciata dal Consulente Ecclesiastico adre Arturo Jacobino. Un sole sfol gorante di luce e di colore inonda va la pittoresca vallata metelliana, fugando così ogni apprensione de gli amici di quel Consiglio circo scrizionale che, con a capo il suo dinamico presidente Canora, si erano prodigati al massimo, cu rando ogni dettaglio della riusci tissima organizzazione.
La gara poteva così trovare re golare svolgimento nei quattordi ci campi di gioco messi a disposi zione dalle Società locali, rinfre scati da una dolce brezza ristora trice che saliva lungo i clivi delle colline dal vicino mare del golfo di Salerno.
I giocatori, in perfetta divisa sociale, hanno dato un saggio di maturità sportiva, di disciplina e di un talento boccistico di prim’ ordine, tenendo un comportamen to esemplare. Il gioco, ricco di episodi interessanti e di incertez ze per l'equilibrio fra i contenden ti, si è mantenuto di alto livello tecnico. Assisteva un pubblico competente ed appassionato, che ha ammirato ed applaudito le stupende bocciate di volo e le po tenti raffate. Ottimo direttore di gara il Cav. Angelo Bosi, di Mantova, con la collaborazione del presidente del la Commissione Tecnica Naziona le, Comm. Angelo D’Ovidio, del Segretario, Rag. Giuseppe Rizzo, e degli altri componenti: Edoardo Colombari di Milano, Cav. Danie le La Gioia di Taranto ed il Sig. Carlo Notti di Acqui Terme, che ha particolarmente curalo il gio co svolto con il sistema interna zionale U.B.I. Oltre ai premi tabella della Pre sidenza Nazionale del Centro Sportivo Italiano, erano in palio premi offerti da: Amministrazio ne Comunale di Cava de’ Tirreni, Amministrazione Comunale di Pa gani, Amministrazione Provinciale di Salerno, Ministro Onde Dr. Fio-
Tentino Sullo, Sottosegretario di Stato Onde Mario Vallante, Asses sore alla Regione Campana, Prof. Eugenio Abbro, Assessore alla Re gione Campana Prof. Roberto Vir tuoso, Azienda Autonoma di Sog giorno di Cava de’ Tirreni, Azien da Cura e Soggiorno di Salerno, AutomobiI Club di Salerno, Came ra di Commercio di Salerno, Cas sa di Risparmio Salernitana, Con siglio Regionale CSI di Napoli, Consiglio Circoscrizionale CSI di Cava dei Tirreni, Credito Commer ciale Tirreno, Ente Provinciale Tu rismo di Salerno, Monte Paschi di Siena, Delegazione Regionale dell’Enal di Napoli, Direzione Prov.le Enal di Salerno, Ente Provinciale Turismo di Salerno, Arti Grafiche Di Mauro, Ceramica Artistica Pisapia, Commissionaria Piaggio di Salerno, Ditta Cacciatore, Gioiel leria Liliana Di Rosa.
A tutti gli atleti partecipanti al Campionato, sono stati consegna ti prodotti tipici dell’artigianato Cavese, gentilmente offerti dalle Ditte locali, mentre a tutti i Con sigli provinciali partecipanti sono state assegnate targhe ricordo. In sede di premiazione, cui han no presenziato numerose autori tà del Comune, della Regione, del la Provincia, dell’ENAL, dell’ U.B.I., delle Aziende di Soggiorno e Turismo e del Credito, il Comm. Filippo Dragotto ha recato il sa luto della Presidenza, ringraziando le Autorità e gli Enti che avevano cortesemente aderito alla nostra manifestazione. Ha preso quindi la parola il comm. D'Ovidio, che ha voluto esprimere il proprio compiacimento al presidente cir coscrizionale Canora e ai suoi col laboratori per la riuscita organiz zazione con un ringraziamento per aver riservato a dirigenti e giocatori un’assistenza veramente fraterna. Fla infine rivolto agli atleti parole di elogio per le bril lanti prestazioni fornite, invitan doli a conservare un caro ricordo della meravigliosa giornata di sport insieme vissuta, nella genti le ed ospitale città di Cava de Tirreni.
La Fase nazionale del 23-24 set tembre ha così rappresentato la grande rassegna delle nostre mi gliori forze boccistiche e dimo strato il loro eccellente grado di efficienza, di maturità e di tecni ca raggiunto in seno al C.S.I.
angelo d’ovidio
Mi Dii HJWK a cura di Nando Martelli™
Poi. un giorno, si vedrà... Se Novella Calligaris è giunta con un certo ritardo alla celebrità (18 anni, per una nuotatrice sono già molti) la colpa è in gran parte di noi giornalisti. La ragazzina è ta citurna, un po' musona. Risponde con monosillabi alle domande de gli intervistatori, complicando ma ledettamente il lavoro di chi la av vicina con il taccuino e la matita, le telecamere, il microfono. A tal punto che i giornali, la televisione e la radio avevano finito per la sciarla da parte. Ma ora non è più possibile. Le tre medaglie di Mo naco, la certezza che si tratti del la migliore nuotatrice d’Europa,
la migliore d’Italia di tutti i tempi, ha obbligato tutti a ricredersi. E guardando meglio dietro la sua musoneria, dietro i suoi silenzi, abbiamo scoperto quello che non ci aspettavamo. Novella non tace va, non si rifiutava alle interviste perché non aveva nulla dentro, ma perché non vuole, non sa, conce dere nulla al ruolo di diva che odia e non vuol assolutamente recitare. Soprattutto non intende che nes suno metta il naso nella sua vita privata. Novella Calligaris è una ragazzi na semplice, un modello di spor tiva. Si alza alle 5 del mattino,
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nuota fino alle otto. Una leggera colazione e a scuola, fino all’una. Poi ancora in acqua fino alle 5. Fi nalmente il pranzo, un paio d’ore di riposo o di studio e una terza volta in piscina, fino alle nove di sera. Questo richiede agli atleti il nuoto moderno, questo è il prezzo da pagare per salire alla ribalta internazionale. Malgrado questo Novella è riuscita ad andare beni no anche a scuola. Non è una ci ma (e come lo potrebbe?!) ma non è mai stata bocciata. La mancanza di interessi che la distraggano, la completa assenza dalla sua vita anche dei passatem pi più ovvii per la sua età, come quattro salti con gli amici o uno shopping per le vie eleganti della sua Padova, hanno costruito una personalità un po' introversa, ma estremamente chiara. Nuota da quando aveva cinque anni, ed ha sempre cercato di raggiungere quello che voleva. Occorreva bat tere le rivali del corso nella piccola piscina di Padova. Lo ha fatto con la stessa grinta con cui ha battuto americane e tedesche, con la stes sa spavalderia con cui ha impen sierito l’australiana Shane Gould. Fanciullezza, adolescenza, giovi nezza. Le tappe della vita passano per Novella ritmate dai consueti allenamenti in piscina. Adesso è arrivata l’età per qualche simpa tia che esca al di fuori del came ratismo. C’è un'amicizia serena e pulita nelle giornate di Novella. Si tratta del nuotatore Paolo Nistri, anch’egli selezionato per i Giochi di Monaco. « Sono amici e stanno tanto bene insieme — dice mamma Calligaris. — E’ troppo presto per pensare ad altro. Poi un giorno, si vedrà ». Questa è Novella Calligaris: una bella ragazza che si è dedicata completamente all’ideale sportivo. Tanto legata alla sua passione per il nuoto che il primo ragazzo se lo è trovato, così, naturalmente, in piscina. Un giorno sapremo che si è fidan zata e che sposa, chissà. Ma lo sa premo da lei, e sarà una sorpresa per tutti. Perché non c'è posto per atteggiamenti da diva nella vita di Novella. Non c'è pericolo che il cinema ce la porti via, come fu per Esther Williams o per Sonia Henie. Novella appartiene allo sport, non si concederà mai ai rotocalchi, alla radio o alla televisione. E, soprattutto, la sua vita privata è una cosa seria. E nessuno deve permettersi di ficcarvi il naso.
NANDO MARTELLINI
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La proposta costante èì siorl ai gioia L’articolo 4 dello Statuto, che elenca i compiti ordinari della società sportiva, mi sembra pon ga una serie di problemi e di in terrogativi ai quali non è sempre facile rispondere. Infatti, il primo compito ordi nario della società sportiva risul ta essere quello di rivolgere la proposta costante dello sport ai giovani. E di questo ho cercato di dire ciò che penso nella nota precedente. E’ chiaro che questo primo compito elencato dallo Statuto po ne una serie di interrogativi ai quali — come s’è visto — è abba stanza facile dare una risposta teorica. E ciò anche perché esso appare perfettamente in linea con tutto il contesto dello Statuto. Ma è anche altrettanto vero che poi risulta molto più complesso dare ad esso una risposta pratica, con creta nello svolgersi della vita quotidiana della società sportiva. Mi sembra però che sia il se condo compito elencato quello che pone interrogativi maggiori, an che perché può sembrare — e quindi può diventare nelle rispo ste — in contrasto con lo spirito dello Statuto stesso. Dice infatti a questo proposito l’articolo 4 che, compito ordi nario della società sportiva e l’or ganizzazione dell’attività di pre parazione tecnica e dell’attività agonistica. Che significa? Come conciliare i termini « attività agonistica » — che nel mondo dello sport hanno un significato ben preciso — con la tendenza presente in tutto lo Statuto di concepire lo sport co me un servizio sociale, come una esperienza di vita proposta a tutti indiscriminatamente (quando si pensa, appunto, che « attività ago nistica » significa poi sempre se lezione)? E come pensare a una «preparazione tecnica» che non di venti facilmente e semplicemente tecnicismo? A me questi interrogativi, che ritengo di fondo, pesano e, come
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il solito, cercherò di trovare le ri sposte che mi vengono più imme diate. Credo però che forse mai come in questo caso esse risulte ranno incomplete c insoddisfa centi. Anzitutto vediamo la questione della preparazione tecnica. E’ proprio necessaria in una società sportiva che si rivolge a tutti e che non fa dello sport un mito recordistico, ma semplicemente un'esperienza di vita associativa giovanile, quindi, un fatto educa tivo? In qualche modo penso di sì. Dico: in qualche modo, perché l’espressione mi sembra possa creare equivoci. Mi spiego. Se la preparazione tecnica è concepita in modo da offrire a tutti quei giovani e a quelle ragaz ze che hanno accolto la proposta di praticare lo sport offerta dalla società sportiva nel senso di dare a tutti le conoscenze fondamenta li circa gli sport che essi voglio no praticare, la mia risposta è affermativa: vale la pena, è ne cessario. Ossia, credo sia necessario che la società sportiva possa offrire a questi ragazzi e a queste ragaz ze una preparazione di base suffi ciente a sapere come si corre me glio, come si salta con più agilità, come si tocca o si tratta una pal la per imprimergli la traiettoria giusta ecc. Questo significa, in poche pa role, far conoscere meglio ai ragazzi e alle ragazze il loro corpo, le loro personali possibilità, i modi e le tecniche per divertirsi di più praticando questo o quello sport. Ed è indubbio che un gesto armonioso sia migliore di un ge sto sgraziato. Il primo dimostra in chi lo fa la consapevolezza di sé, il secondo dimostra un’igno ranza di ciò che può fare. Dunque la preparazione di ba se, la preparazione tecnica, può risultare un fatto positivo nella misura in cui in questa prepara zione si è attenti alla persona, al le sue doti naturali e si fa in mo
do che queste doti da fatto incon sapevole, nascosto dentro la per sona, diventi un fatto cosciente, svelato alla persona stessa. E an cora. Questa preparazione può ri sultare un fatto positivo se è con dotta con metodi di lavoro di gruppo anziché con metodi indi vidualistici e se il tecnico che con duce questo lavoro è un animato re di gruppo e non semplicemente una persona con profonde cono scenze fisiologiche, tecniche ecc. Ossia se questa persona, lavoran do insieme con i ragazzi e le ra gazze, sa far emergere nel lavoro di gruppo i valori umani persona li di ciascuno e del gruppo in quanto tale, in relazione o in con nessione con ciò che tutti insieme stanno facendo. Credo invece che, da un punto di vista educativo, sia negativa una preparazione tecnica orienta ta esclusivamente a far sì che ognuno possa raggiungere risultati tecnici di qualsiasi tipo (misura, tempo, risultato) e quando questa preparazione è condotta indivi dualmente e non in gruppo. Perché faccio questa distinzio ne su due possibili tipi di prepa razione tecnica di base? 11 moti vo è semplice. In un modo l’attenzione è po sta sulla persona, sul lavoro in comune per una presa di coscien za di sé e degli altri. E questo fa capire che la pratica sportiva è un'espressione di vita possibile a tutti indistintamente. Tutti han no un corpo, tutti possono utiliz zare meglio questo corpo. Esso però non è una semplice macchi na fatta di nervi, muscoli, giuntu re, sangue, ossa ecc. Esso è una unità indissociabile con altri ele menti che formano tutti insieme (e che mai possono essere consi derati separatamente come com partimenti stagni) quell'unità che è la persona. La preparazione tecnica in que sto senso è orientata dunque alla persona nella sua unità e al suo essere in relazione con le altre persone. Relazione che, essendo
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sociale, è aperta costantemente a tutti. Nell'altro modo, invece, si pun ta sull’individualità anziché sulla socialità (come se la persona po tesse esistere senza essere in re lazione con altre persone) e si punta al dato tecnico finendo per considerare il coordinamento ar monico del fisico come un dato a sé, isolato nella persona. In questo caso la preparazione tecnica è orientata verso il con seguimento di un risultato indi viduale che solo successivamente e solo negli sport di squadra, an drà coordinato con altri risultati individuali per il raggiungimento di un risultato collettivo. Ora, questo tipo di preparazio ne tecnica finisce per essere fonda ta sull’individualismo e sulla com petizione, anziché sulla coopera zione e sulla collaborazione, così da far tendere ad escludere e a rinchiudersi in se stessi. Dunque: il risultato diventa il fine, mentre la persona resta sem plicemente un mezzo — nobile quanto si voglia o si dica — per il raggiungimento di un fine che è fuori di lei. Mi si potrà obiettare che esagero un po’ ed esaspero le siInazioni. Può essere vero. Ma se guardo intorno e se osservo la vita di piccole società (senza nean che prendere in considerazione quelle grandi o, peggio, quelle professioniste o semiprofessioniste) dove il tecnico intende il proprio lavoro di preparazione di base come un fatto semplicemente tec nico, legato magari al dettato di norme di comportamento elemen tari o di buona educazione, cre do di non aver esagerato troppo. La costatazione, in questi casi, per me è semplice (voglio spera re non semplicistica): il tecnico lì fa il suo « mestiere » magari be nissimo sul piano, appunto, del l’insegnamento delle tecniche, ma egli non fa e non si sogna nean che di fare un lavoro politico. An zi. di solilo, un tecnico si rifiuta di fare un lavoro politico dicendo
che non è il suo « mestiere » men tre, e proprio perché crede di fa re un lavoro asettico, « puro », fa un lavoro reazionario. Il tecnico « puro » non fa altro infatti che liberare delle energie fisiologiche orientandole a una mèta individua le: il risultato, il record, il suc cesso, la vittoria ecc. Egli però non libera le altre energie della persona che chiedono di essere messe in luce; anzi, queste altre energie molto spesso vengono re presse al fine di non distogliere il ragazzo o la ragazza dal risul tato da conseguire (e in questo senso egli fa un lavoro reaziona rio, di oppressione). Quanto questo accade — magari senza che sia la conseguenza di una volontà cosciente — non si può certo affermare che il tecnico fa un lavoro educativo; lavoro che implica sempre lo sforzo di liberare la persona da ogni tipo di oppressione fino a renderla il più possibile cosciente di se stessa, di tutta se stessa e non soltanto di alcuni suoi elementi. Ed é proprio al fine di evitare ogni tipo di tecnicismo e di ve rificare continuamente se si libe rano i muscoli o la persona che mi sembra importante lavorare in gruppo anziché individualmente. Ma ciò implica anche che il grup po sia considerato come tale e non come un semplice aggregato di individui giudicati incapaci (per ché giovani o per altri motivi non interessa) di autodetermirarsi e di saper capire fino in fondo ciò che stanno facendo e le trasfor mazioni che ciò opera in loro per sonalmente e nella vita del gruppo. Ora, però, resta ancora in ballo tutto quello che si riferisce al se condo aspetto di questo compito ordinario della società sportiva indicalo nello Statuto. E cioè la questione relativa all’attività agonistica. Il discorso, qui, si fa rebbe però troppo lungo e la pa zienza vostra, giustamente, ha un limite. Vorrà dire che ne riparle remo in una nuova nota. PAOLO ANDREOLI
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Ma che c’entra tutto questo con lo sport? Dirà sicuramente il lettore frettoloso scorrendo le prime righe di questo servizio sull’attività di don Enzo Tramontani a Campiano. Forse con un certo tipo di sport non ha niente a che vedere. Don Enzo organizza ginnastica correttiva e, con le stesse finalità, il judo. La tecnica e l’agonismo, per ora, non gli interessano. Ma se si inquadra la sua azione nell’ambito del servizio sportivo sociale e di un modo nuovo di inventare l’azione parrocchiale — e del prete — nel contesto sociale, allora si intravvede nell'opera di don Enzo una formula e un modello che possono aiutarci a capire e a orientarci nel nostro sforzo di venire incontro ai reali bisogni dei giovani e delle comunità locali.
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A Campiano arriviamo percorren do la provinciale Forlì-Ravenna e pare quasi che il caldo proprio oggi si sia deciso a farsi sentire. Ci ristora il pensiero di in contrarci con Enzo Tramontani, parroco, certi come siamo di tro varlo disponibile, perché a senti re comuni amici sappiamo che non è il tipo ... da riposo pome ridiano. La giornata di quest'uo mo è talmente piena che non è fa cile per lui ritagliare mezz’ora per un colloquio imprevisto. Lo « blocchiamo » sulla piazza della chiesa mentre sta salendo sul pullmino per andare a ripren dere i ragazzini della zona alle varie scuole per portarli a casa. Infatti « don » Enzo li va a pren dere tutte le mattine alle sette col pullmino, di casolare in caso lare e — prima e dopo le ore di insegnamento che la nella scuola media — per tutto il giorno (400 chilometri circa) freneticamente gira c rigira per la campagna per riconsegnare i bambini dell asilo, delle elementari, delle medie e poi quelli del doposcuola e an cora quelli della ginnastica coirettiva e dello judo. Non ci resta che lasciare la macchina in piaz-
! za e salire con lui e parlargli te nendo gli occhi spalancati sulla strada pronti ad afferrare il vo lante, perché lui, Enzo Tramon tani, il quarantenne parroco di Campiano, mentre guida, consul ta appunti, guarda in faccia l'in terlocutore, si volta a controlla re chi c’è e chi non c’è, ai fini del suo complicato itinerario campa gnolo. « Così almeno tento di farmi perdonare di essere « un prete » dice ogni tanto mentre manovra cambio, frizione, freno e vice versa. Ci spiega cosa signifi ca per lui fare il prete in una terra, la Romagna, che dei preti da un pezzo non ne vuol troppo sapere: cioè che non è « decristia nizzata » per pigrizia e disinte resse, ma proprio per atavica — e attiva — convinzione. E conti nua: « Faccio tutto senza secon di fini: se mi mettessi a far ope ra di proselitismo, sarei vittima della crisi del rigetto, sarei un escluso, ulto tagliato fuori... ». E allora?. « Allora bisogna inserir si come uomini nella società che ancora ci bandisce come preti: diventando membri attivi della comunità. Anche le consuete at tività « parrocchiali », scuola ma-
terna, campo sportivo (soldi per mettendo), palestra, associazioni cattoliche, vengono respinte co me sistemi di aggancio ». Ecco perché « don » Enzo è un prete che sa condividere il con testo socio-culturale in cui vive. Più che il « costume religioso » gli interessa soprattutto lo svilup po della fede. « Il prete — quasi sussurra — non è per convertire, ma per amare ». Non possiamo contraddirlo, per ché siamo convinti che abbia ra gione: tanto più che qui, su mil leottocento « anime », quante ne conta la parrocchia, duecento non hanno neanche avuto il bat tesimo e solo cento vanno in chie sa, la domenica. A questo punto lo interrompiamo e gli « dichiaria mo » il motivi della nostra visita: conoscere qualcosa di più sulla attività del centro di ginnastica correttiva medico-ortopedica che da più di tre anni funziona presso la parrocchia. Comprendiamo benissimo che ogni interpretazio ne di questa iniziativa in chiave assistenziale è deviante dalle rea li motivazioni che ne stanno alla base. « Certo, battere cassetta suonando le corde della compas sione (l’infanzia bisognosa espri-
me tenerezza) sarebbe stato più semplice e comodo, ma non lea le ». E’ il parere di don Enzo. E ci racconta che le origini di quest’iniziativa furono alquanto modeste: si partì quasi alla gari baldina, con la chiara coscienza dei limiti quanto del rischio che peraltro invitava come ad una avventura. E il fatto scoppiò tra le mani, col fragore delle cose troppo a lun go represse. Poco meno di cento bambini subito agli inizi, prove nienti da una decina di località, nonostante la carente informazio ne e pubblicizzazione della cosa. Negli ultimi due anni, l’abbassa mento delle quote numeriche di partecipazione (dai 91 ai 70 e 60 ragazzi ambosessi, rispettivamen te dal 1968 al 1971) corrispose al passaggio da quel primo momen to che si potrebbe definire dilet tantistico e sperimentale ad una fase estremamente impegnata, dal punto di vista sia del perso nale insegnante e sanitario che dell’organizzazione in genere (cor si, ambiente, attrezzatura, tra sporti). A ciò fece riscontro l’al largamento dell’area interessata al l'iniziativa, lino a sconfinare nel forlivese, e l’impegno, anche e-
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conomicamente più rilevante. delle famiglie. Nel secondo anno di attività si ebbe l'unico caso di intervento da parte di pubblici enti assisten ziali e quindi venti famiglie fu rono sussidiate dal Patronato Scolastico di Ravenna. Fin qui al cuni dati tecnici. Il discorso ora diviene serio. In altri termini: perché c’è stato il bisogno della ginnastica correttiva? e quali so no le cause remote che hanno prodotto tali malformazioni e la necessità del recupero? perché nella nostra società non si rispon de organicamente, quando è ne cessario,a questi bisogni? le con dizioni di più o meno accentuata anormalità fisica di questi bam bini, questa loro predisposizione, per esempio, ad un atteggiamento scoliotico può in qualche modo rapportarsi a particolari situa zioni verificatesi nella fase della pre- infanzia, ai periodo di gesta zione della madre: se questa, ad esempio, fu costretta alla fatica e allo strapazzo da necessità de rivanti dalla sua condizione so ciale, nonostante lo stato di gra vidanza? « Don » Enzo mi mostra alcuni grafici dai quali risulta che nell’ambito dei vari corsi (in tutto quattro: due per le classi elementari e due per le classi me die) si sono formati tre gruppi di lavoro e di recupero: il primo per i paramorfismi relativi al to race, il secondo per i paramorfi smi relativi alla colonna verte brale e il terzo per l’adiposità e i piedi piatti. I criteri di reclutamento? Quasi tutti gli iscritti sono stati inviati dal medico di famiglia o segna lati dall’insegnante. Il medico del Centro coordinava le varie segna lazioni precisando l'indicazione esatta delle anomalie all'inizio del corso per verificare i progres si ottenuti al termine del corso. Per ogni ragazzo era indispensa bile la scheda personale aggior-
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nata per i diversi anni di attività. Perché ci fosse organicità nello ambito stesso delle lezioni di re cupero, queste si articolavano in due momenti: il primo si fondava sulla ginnastica di base e aveva co me fine la ricerca dell’equilibrio e della coordinazione, la mobiliz zazione e la ipermobilizzazione; il secondo riguardava la ginnastica differenziata per ottenere lo sti ramento, la tonificazione e l’adat tamento funzionale. « In tutto questo lavoro io ho avuto la fun zione di semplice coordinatore e, forse, di parroco-autista... » e ad una sosta mostra un appunto: 1968-69 — percorsi giornalmente km. 150 per 25 giorni; 1969-70 — percorsi giornalmente km. 200 per giorni 58; 1970-71 — percorsi giornalmente km. 200 per giorni 53; « quindi in tre anni ho coper to col pullmino circa 25.000 chi lometri » e « don » continua: « Vie ne immediatamente una doman da: qual'è il posto che compete,
nell'ambito delle iniziative che si ispirano alla fede professata, a quest’attività della ginnastica cor rettiva che io « prete » ho iniziato c sto tirando avanti con notevole impiego di mezzi e di tempo? e ancora prima: c’è posto per una attività così? ». E mi racconta guardandomi fissamente (fortu natamente la via è dritta!) che una sera di giugno del 1968 nel corso di un'assemblea ...un po’ troppo spontanea e straripante sotto ogni punto di vista, venne tirata in ballo anche la ginnastica cor rettiva: « che era sì una cosa buo na e meritevole considerata in sé, ma che diventava inutile, anzi dan nosa nel momento stesso in cui si rivelava d’ostacolo al prete (perdita di tempo, ecc.) nello svolgimento delle sue funzioni specifiche, come ad esempio be nedire le case ». « Come si può ragionare in tal modo qui da noi, può sembrare inspiegabile: qui il prete è stato sempre odiato, las-
solutismo dello stato pontificio nel secolo scorso ne è stato uno dei primi motivi, poi sono venuti da una parte la potenza economi ca della Chiesa e dall’altra la pseudo neutralità degli ecclesiastici di fronte alla protesta braccianti le. Eppure, proprio per reazione a tale avversione si è creata una mentalità cattolico-integralistica di rifiuto di qualsiasi forma di dialogo e di conservazione su po sizioni a dir poco anacronistiche ». Storicamente tutto ciò è vero « don » Enzo ha saputo spiegarlo egregiamente, ma crediamo più utile limitare il discorso ad un particolare aspetto della faccen da: il ruolo svolto, nel contesto di una Chiesa così strutturata, dalle cosiddette "opere sociali" nascenti (parliamo naturalmente in gene rale) entro il raggio di gravitazio ne del campanile: il circolo par rocchiale, il cinema parrocchiale, l’asilo parrocchiale, il campo sportivo parrocchiale e via dicendo. Spesso e finora (e forse chissà per quanto tempo) queste opere (nate il più delle volte dall’im pulso di preti la cui generosità ha rasentato l’imprevidenza) rispon devano a precisi bisogni della gente soprattutto della campagna in genere meno servita rispetto alla gente di città... « Nel risvol to » — continua « don » — tali benemerite opere parrocchiali, magari esulando dalle pie inten zioni dei buoni parroci, fagoci tati dall'aspetto immediato delle cose, più che servire l’uomo ser vivano la Chiesa, finivano per ri sultare utili all’istituzione... ». E’ chiaro che una tale tematica — la cui esposizione può appari re ed è realmente scandalizzante per chi è ancora fermo al tempo delle scomuniche — approda ad un nuovo concetto di Chiesa, qua le è richiesta dall’evolversi dei tempi e dalla sensibilità comune. La Chiesa deve essere per « don »: « non più istituzione verticistica arroccata su posizioni di dominio, ma una Chiesa locale di comu nione che generi comunità di ba se in atteggiamento di servizio ». Si tratta ovviamente di un pas saggio, di un balzo che non è faci le perché richiede una costante dinamica interiore che si pone spesso in urto palese con una fal sa interpretazione della fedeltà alle proprie idee (quando invece è spesso desiderio di sicurezza, nella quiete statica delle cose: per ché cambiare è scomodo, e soprattutto c è da rischiare di persona).
In questo senso va considerata l’iniziativa della ginnastica corret tiva nell’ambito di una comunità cristiana pur numericamente li mitata. Il discorso, varrebbe, ovviamente per ogni attività sportiva social mente intesa. Ormai è sera e il pullmino è qua si vuoto: ancora un paio di fer mate e ci ritroveremo in piazza a Campiano. « L’iniziativa — insiste « don » — è un’esperienza di amore e di ser
Eccoci in piazza! « Don » Enzo continua e indica, ad un certo punto, una statuetta sistemata in una nicchia in alto sulla mil lenaria torre campanaria. E’ la statuetta d’Apollo che queste po polazioni veneravano e che la gente oggi chiama "bartolla”. « Tutto sommato » — ironizza — « sono ancora e più nel "circui to” dei riti magico-sacrali quelli che hanno considerato un hobby il mio correre da mattina a sera, che tanti altri, magari in buona
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vizio che trova la sua collabora zione previsa là dove essa profe tizza anticipando i tempi e ten tando una risposta che sia al tem po stesso paradossalmente un in vito alla individuazione cosciente delle cause che portano alla for mulazione di quella domanda... L’etichetta di opera "parrocchia le” si dissolve in tjtle prospettiva e tutto ciò che rientra in questa categoria va ricondotto a misura d’uomo ». Dopo questo confronto, svanisce da sé (ci pare) anche quella valu tazione di inutilità, anzi di dan nosità della ginnastica dei bam bini « perché non lascia il tempo di andare a benedire »: non re cepito da una mentalità chiusa e conservatrice: tutto questo cor rere del prete per la ginnastica dei bambini sembra quasi debba ridursi a livello di passatempo, di hobby (si potrebbe obiettare: un hobby un po’ pesante per la ve rità!).
fede, anticlericali e tenaci oppo sitori della religione! D’altronde una schiena drizzata di bambino vai bene una benedizione! Quan do verrà che il servizio della gin nastica correttiva sarà maturato nel giro degli anni o meglio an cora dei mesi, la gente ne avrà presa coscienza e le amministra zioni competenti (tipo il Comune) ne programmeranno l’attuazione anche per queste zone di campa gna, quel giorno si compirà la no stra profezia: il servizio che fin qui abbiamo cercato di rendere sarà concluso, perché il tempo l avrà raggiunto inesorabilmente. Almeno in questo campo... ». E’ ormai ora di lasciare « don »... tutto sommato sarebbe utile e corroborante restare con lui. Lo salutiamo, avviandoci alla mac china, ma « don » ci fa un cenno per dirci piano, all’orecchio: « La gente si chiede perché lo faccio... A me basta che se Io chieda... ». ROMANO GALAVOTTI
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In quel moderno « museo degli orrori » che è rappresentato dalle cronache degli in cidenti stradali — questa guerra senza fron tiere e senza armistizi che miete ogni anno diecimila morti nella sola Italia e centinaia di migliaia nel mondo, con un numero di fe riti in proporzione — la « palma » della cru deltà, se vogliamo chiamarla così, spetta di diritto ai disastri in cui la furia distruttrice del fuoco si aggiunge allo schianto dei mez zi meccanici. Non tanto per il numero dei poveretti che finiscono bruciati vivi fra le lamiere contorte, e che rappresentano — fortunatamente — solo una frazione del ma cabro totale, quanto per il carattere di ful minea e in apparenza « ineluttabile » fatali tà che accompagna gli incidenti di questo tipo. Diciamo « in apparenza », perché con vinti che finora si è ben lungi dall’aver fatto tutto quello che sarebbe possibile e dove roso fare per prevenire questa catastrofe o almeno limitarne le funeste conseguenze. Ma questo è un discorso sul quale si potrà tornare in un secondo tempo.
['abitacolo che diventa un roso Scorrendo le cronache giornalistiche degli ultimi mesi e anni, è impressionante la frequenza — staremmo per dire la « re golarità » — con la quale si succedono le notizie di scontri seguiti da un incendio di autoveicoli in cui ogni volta due, tre o più persone .talvolta intere famiglie, trovano
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INSERZIONE
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la più orribile delle morti: quella fra le fiam me, imprigionate dentro gli abitacoli tra sformati in trappole infernali, che i soccor ritori impotenti, a tragedia compiuta, riu sciranno ad aprire solo con la fiamma ossi drica, per estrarne dei poveri corpi carbo nizzati. AH'origine c’è sempre la cieca fatalità, il banale e maledetto imprevisto che, in fra zioni di secondo, fa scattare il meccanismo della sciagura, sotto forma del pneumatico scoppiato, della sbandata in curva, del tam ponamento nella nebbia.. C’è già l’« inciden te », ma non ancora, necessariamente, latragedia irreparabile; che, però sopraggiun ge a colpo sicuro non appena sulla scena fa la sua comparsa il fuoco, il più spietato fra i nemici dell’automobilista. In tal caso la sorte delle persone coinvolte nell’inci dente è segnata, almeno nove volte su dieci. C’è qualcosa di agghiacciante nella stes sa monotonia dei titoli di giornali che sinte tizzano il bilancio delle sciagure di questo tipo. « Auto si incendia urtando contro il parapetto di un ponte: quattro morti ». « Tre carbonizzati nell’utilitaria che si schianta contro un pilone e prende fuoco ». « Auto contro camion: tre morti tra le fiamme » « Sette persone arse vive sull’Autosole nel lo scontro fra due automobili ». « Utilitaria contro autocisterna ad un incrocio ». « Otto persone — fra cui tre bambini — carboniz zate! ».
Una delle sciagure dììi raccanriccianti Non mancano, talora i particolari maca bri che piombano il lettore in un'atmosfera raccapricciante. Anche l'orrore ha la sua « escalation ». Uno dei disastri più orripilanti, per esempio, fu quello che accadde qualche an no fa presso il casello Verona Sud dell’auto strada « Serenissima », che nonostante il suo nome è, come è noto, uno delle più neb biose e quindi più pericolose d'Italia. Sulla zona gravava appunto un insidioso banco di foschia bassa e fitta. Tutto cominciò da uno di quei tamponamenti a catena che so no purtroppo di ordinaria amministrazione su tutte le grandi arterie del Nord Italia nei mesi invernali, ma che con un pò di fortuna possono anche risolversi senza gravi con seguenze tragiche. Due, tre, dieci autoveicoli di vari tipi ac catastati in un mostruoso groviglio nel neb bione impenetrabile. Macchine che, per evitare la stessa fine, frenano all'ultimo istante e, sbandando, saltano lo spartitraffi co, provocando un analogo groviglio sull’op posta corsia. E a questo punto — cupo « gong » di un fato automobilistico assetato di vittime — una cisterna carica di gas pro pano allo stato liquido, infiammabilissimo, piomba sull’ingorgo di macchine sconquas sate e, a sua volta tamponata da un grosso autocarro, si rovescia facendo saltare i bocchettoni. Il gas liquido schizza sull’asfalto, dilaga a rigagnoli in tutte le direzioni. Una scintil-
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la e prende fuoco. Sono le porte dell'infer no che si spalancano di colpo. L’autostrada, nei due sensi, diventa una fiumana di fuoco, che quasi per incanto dissolve il fitto neb bione, causa della sciagura. Tutti quelli che non fanno in tempo a cercare scampo nei campi circostanti si trasformano in torce umane. I morti sono sette, i feriti gravi una ventina, le macchine distrutte nel rogo se dici. Un camionista jugoslavo, che aveva cercato di sottrarsi alle fiamme avanzanti arrampicandosi sopra un albero, viene rag giunto dal fuoco mentre è avvinghiato di speratamente a un ramo; dopo alcuni secon di, le sue mani lasciano la presa e il poveret to cade nella fornace. « Urlava in modo che faceva male al sangue », dirà un testimone oculare. Mezz’ora più tardi, a incendio spento per esaurimento del combustibile, l’auto strada appare agli agenti della Stradale <« come un campo di battaglia ». I morti so no ancora imprigionati nelle carcasse anne rite delle macchine. L’asfalto è liquefatto, gli arbusti e l’erba delle scarpate appaiono strinati dalla « ventata » infernale. Una ma no recisa verrà trovata a 300 metri di di stanza dai rottami combusti; proiettata fin lì non si sa come. Noi siamo così abituati a ricondurre gli incidenti al comportamento degli utenti da non sospettare minimamente che la causa remota possa essere altrove, per esempio nel mezzo, nello stato e nella qualità del veicolo. Senza dubbio la perizia o l’abilità nella guida, come la scrupolosa osservan za delle norme sulla circolazione, l’attenzio ne e il perfetto equilibrio fisico-psichico so-
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no fattori indispensabili per la sicurezza; ma potrebbero non bastare se le prestazio ni del mezzo fossero inferiori alle legittime aspettative. Intendiamoci il problema non è di con trapporre l’inefficienza o inadeguatezza del mezzo al comportamento del conducente, elevando la prima a sovrano fattore di scia gure e di lutti, ma di accertare se oltre al comportamento umano, che è quasi sempre la causa poiché la macchina è in definitiva l’uomo che la padroneggia, non vi siano fat tori concorrenziali di sinistri; difetti od avarie che potrebbero anche essere prodot ti dall’usura, come la rottura dei freni, un guasto allo sterzo, lo scoppio di un pneuma tico o il distacco di una ruota. Purtroppo non si conducono indagini co sì approfondite per potere accertare quand'è che la mortalità conseguente ad inciden ti sia riferibile ad una inadeguatezza del mezzo. Certo una solidità al mille per mil le, potrebbe forse non essere alla portata umana; neppure i mezzi corazzati ci proteg gerebbero contro alcuni catastrofici eventi. Se due macchine si scontrano frontalmente a duecento all’ora, chissà di che qualità do vrebbe essere per mandare indenni i condu centi! Però in uno scontro a velocità mode rata dovrebbe essere relativamente facile portare a casa la vita, e questo non sempre accade. Sarebbe quindi interessante occu parsi oltre che dello scatto, della linea e della velocità di una macchina, anche del cruscotto, della strumentazione, dello ster zo, del parabrezza, dei sedili, dell’abitacolo, insomma della capacità d’urto di tutti gli elementi, nessuno escluso. E, sicuramente, avremmo qualche « arso vivo » in meno.
fflBÈ ffafe ® Bfflft a cura di PAOLO ANDREOLI e GIULIO MARTINUCCI
Dimmi che vivi come piace a me... Alleluia! Lenti e pigri di tutto il mondo non fate, per carità, lo sforzo di unirvi ma rallegratevi con me. Abbiamo, finalmente, tro vato chi fa tutto al posto nostro e, siccome è un tipo giovane, per qualche anno ci va liscia. Il tipo è poi una tipa, simpati ca con venature di candore, quin dicenne e milanese. Rispondendo alle domande di un’inchiesta dice del suo tempo libero: « La mia giornata si svolge semplicemente: al mattino vado a scuola, al po meriggio studio o lavoro. Qualche volta mi ritrovo con gli amici, va do al cinema, a teatro, a concerti, a conferenze, a vedere dei musei,
ad assistere a spettacoli o sempli cemente in giro per la città. Lo studio occupa la maggior parte del mio tempo; il tempo libero a mia disposizione si riduce molto e io lo sfrutto dedicandomi attiva mente al suono del pianoforte, al l’ascolto della radio o dei dischi, in spese, commissioni, in applica zione dei miei hobbies favoriti (francobolli, minerali, cartoline, autografi, monete antiche, dischi, ecc.), nel riordino della casa o nell’applicazione di lavori femmi nili quali culinaria, dattilografia, stenografia, maglia, uncinetto, ri camo, chiaccherino, nell’assistere alla TV o nel dedicarmi alla lettu ra di riviste o di libri di narrativa, attualità, ecc., scritti in italiano, inglese o francese... Siccome il tempo a mia disposizione è molto poco non posso dedicarmi ad al tre occupazioni come vorrei, qua li, ad esempio, lo sport o la dan za classica ». Perdonatemi la citazione e l’iro nia, ma sono funzionali al discor so. Dietro questa risposta c’è un’ inchiesta di un noto settimanale a forte tiratura, diffuso dai quat tro quinti delle parrocchie italia ne e che ha tentato, fra la marea dei lettori, di ricavare da un que
stionario il ritratto delle ragazze d’oggi. L’argomento potrebbe essere affascinante, il materiale di mille e trentotto lettere, utile sicura mente. Ma serve veramente un’in chiesta? A quanto pare sì. Non però agli scopi che potremmo im maginare affidati ad una rileva zione di questo tipo, dentro ad un microcosmo giovanile incerto ed agitato qual’è quello italiano del momento, pervaso da brandelli di ideologie, raggiunto dalle sugge stioni degli estremismi violenti, dove le crisi e le incertezze perso nali si saldano alla crisi generale di una generazione che la società sostanzialmente emargina, perché non ne accetta il contributo di cri tica alla mentalità persistente, di scutibile nella forma ma capace di mettere in salutare crisi molta gente che ne ha bisogno; e dove il problema della donna e della sua « liberazione » come persona è finalmente esploso, sia pure in ritardo. Un’inchiesta che va alla ricerca di ciò che sono le ragazze italiane d’oggi avrebbe dovuto darci tutto questo e altro ancora. Ma se pro duce risposte mostruose — anche se commoventi per ingenuità — come quella della quindicenne mi lanese non può che essere un’in chiesta inutile. Un’epoca come la nostra con suma inchieste come pillole vita miniche. L’inchiesta è tutto in una società insicura: interrogarsi si stematicamente è, in fondo, un modo per sentirsi sicuri. L’inchiesta di cui sopra serve: non a dirci come sono realmente le giovani donne nell’Italia del 1972 ma a confermare ciò che in consciamente desideriamo che siano. Un’inchiesta un po’ intimi sta dove si parla dell'uncinetto e dell’aiuto alla mamma, della Mes sa e delle minigonne, dell'amicizia con i ragazzi e del tipo di marito che si desidera ma dove, guarda caso, non si sa esprimere quasi nulla del mondo del lavoro e della scuola, percorsi oggi da profondi travagli che ne mettono in crisi la stessa struttura o dei problemi reali della cristianità italiana, tutt’altro che sottovalutabili Il quadro che salta fuori è con solante: ragazzine per bene (il 13 per cento delle intervistate ha, pe rò, 20 anni e oltre), giudiziose, re ligiose praticanti, abbastanza sod disfatte. Possiamo stare tranquilli: per un po’ non succederà nulla. Fino alla prossima inchiesta, almeno.
G. M.
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Dietro le Quinte delle Olimi GLI Anni CONSUMANO ORMONI Nonostante i consigli dei medici, gli atleti americani sono i più forti consumatori di ormoni anabolizzanti. Non era una novità che per migliora re il rendimento atletico si ricorresse a medicamenti, ma i medici america ni avevano da tempo sconsigliato 1’ uso e naturalmente l'abuso di certi ormoni, come i cosiddetti steroidi ana bolizzanti. Un annuncio viene dato dall’autorevole rivista americana Scien ce circa l’assunzione di steroidi da parte dei sollevatori di pesi, di pra ticanti le varie specialità di atletica leggera non solo americani ma anche sudamericani, russi ed europei. La questione interessa i medici e i chimici. Numerose ricerche condot te affermano che tali steroidi non sono consigliabili negli atleti, mentre altri autori concordano nel ritenerli inno cui per la salute e ottimi per aumen tare il rendimento nelle gare. Gli atleti che ne fanno uso giurano che la loro forza e resistenza musco lare è notevolmente aumentata ed an che in proporzione al tempo e alle do si. L’Associazione medica americana ne condanna l’uso senza attenuanti, affer mando « che si tratta di una perdita di tempo e di danaro » per bocca del dr. Allan Ryan dell’università del Wiscon sin e past-presidente del Collegio Ame ricano di Medicina Sportiva. II dr. Daniel Hanley, medico ufficia le della squadra americana alle Olim piadi di Monaco ritiene che gli ormoni steroidi abbiano « effetto zero » sulla forza muscolare. La Commissione Me dica Internazionale dei Giochi olimpi ci conferma che gli steroidi anaboliz zanti possono danneggiare il fegato e le ossa, disturbare le funzioni sessuali e nelle donne provocare disturbi cicli ci e virilizzazione. Un’indagine confidenziale condotta tra gli atleti di Monaco informa che circa il 25’0 dei sollevatori di peso sono forti consumatori di steroidi, mentre il dr. Donald Cooper dell’Associazione di Atletica parla di percentuali molto più elevate (sino al 90%) tra gli atleti di tutte le nazionalità. Un altro gruppo di consumatori di steroidi è quello dei giocatori di calcio. Tra questi si parla del 75% e per pe riodi abbastanza lunghi. Il fenomeno non interessa solo i pro fessionisti ma pare che non risparmi neanche i giovani dilettanti che gio cano nelle squadre delle varie Univer sità degli USA. Sembra che nella me dia dei consumatori ci si attenga a do si inferiori a 10 milligrammi al giorno per almeno 6 settimane. Si segnalano però casi di atleti che da soli hanno aumentato di dieci volte tale dosaggio per correre dietro al mito dell’invinci bilità e della massima potenza. Il più usato degli steroidi è di Dianaboi della Ciba, seguto da Winstrol del la Winthrop americana. Questi medi-
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camenti sono consigliati nelle forme di debilitazione fisica, nei gravi deperi menti e come coadiuvanti in altre te rapie. I primi ad impiegarli sugli atleti pa re che siano stati i lussi nel 1954. Il dr. John D. Ziegler, medico del Maryland e incaricato presso i campionati mon diali di sollevamento pesi a Vienna te nuti quest’anno, ha confidato che attual mente gli atleti sovietici sono sottopo sti a massicce terapie con un altro or mone, il testosterone, che sarebbe poi l’ormone maschile per eccellenza. II fatto è che, sempre a detta di tale medico americano, i russi lo sommini strano anche nelle atlctc sempre per aumentarne il rendimento senza curar si del fatto che l’ormone maschile ten de a rendere virili le donne sia nell'a spetto cseriore che negli atteggiamenti psicologici. E' bene ricordare che l’or mone maschile produce nelle donne un indesiderabile effetto estetico, perche promuove la nascita di peli in tutto il corpo (ben si conoscono gli effetti per ché era ed è usato per curare il cancro della mammella nelle donne). Sempre il dr. Ziegler informa di aver ottenuto buoni risultati di aumento del rendi mento negli atleti somministrando lo ro, anziché ormoni, a loro insaputa so stanze inerti (quelle che i medici chia mano « piacerlo »). Tuttavia questi ri sultati non tolgono importanza a tali prodotti, nel senso che il loro uso te-
rapcutico è utile per aumentare la mas sa dei muscoli e la loro resistenza alla fatica. Come del resto per le vitamine si può parlare, nel caso degli atleti, di prodot ti che possono aiutare a migliorare il rendimento ma che non sono in condi zione di « fare miracoli ». I produttori hanno ribattuto, per bocca di un esperto della svizzera Ci ba, che non hanno mai propagandato i loro prodotti presso gli atleti né han no promosso 'ricerche sperimentali in tal senso. Alcuni ricercatori insistono nell’affermare che, accanto agli indubbi ef fetti sulle masse muscolari, gli ormo ni esercitino una prelevante attività di natura psicologica. Esiste addirittura un ricercatore, il dr. S.W. Casner della Università del Texas, che indica gli anabolizzanti come promotori dell'au mento di peso, ma che tale aumento debba mettersi in relazione con riten zione di acqua nei muscoli. Uno studio serio sull'impiego del Dianabol è stato condotto nel 1969 dal dr. O'Shea e coll. all’Università Statale dcll’Oregon: Agli atleti si somministra va l’ormone mentre la dieta era arric chita con proteine e nel frattempo si intensificava l'allenamento. Dopo 4 set timane di trattamento c allenamenti in tensivi gli atleti avevano guadagnato il 5% in peso, mentre il gruppo di con trollo sottoposto all'allenamento, a die-
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UN NUOVO VOLUME DELLA COLLANA "ANIMATORI SPORTIVI" DEL CSI-FARI
tato MM ta arricchita, ma senza ormone presen tava un incremento solo dcH’l per cen to. L’aumento di peso era presumibil mente nella forma del muscolo. Le do si impiegate da O’Shea- erano piccole e per questo non si sono segnalati ef fetti di natura sessuale (anzi in quasi tutti gli atleti si è segnalato una ridu zione dell’appetito sessuale!). Un effet to indesiderato segnalato dallo stesso autore negli atleti trattati con ormoni è stato l’aumentata comparsa di cram pi muscolari, ma questo disturbo può essere prevenuto somministrando tavo lette di magnesio. La Commissione antidoping dei Gio chi olimpici segnala la possibilità di danni al fegato e alle ossa, oltre ad un aumento di volume nei maschi della prostata. Nei giovanissimi si verifica un altro effetto indesiderato. Una pre coce ossificazione delle ossa lunghe che può bloccare la crescita. Lo stesso spe rimentatore O’Shea ritiene che gli ste roidi non debbano essere somministra ti ai giovani sotto i 22 anni e in ogni caso sempre sotto stretta sorveglianza medica. Si dà invece il caso che in nu merosi gruppi la somministrazione è sotto il controllo « dell’allenatore » op pure dcH’atlcta stesso. E’ indubbio che l’assunzione degli steroidi ingenera nell’atleta uno stato di « particolare grazia » sentendosi bene e forte. Il fenomeno dell’assunzione degli steroidi fa parte del grande fenomeno descritto tra gli atleti come « il fanati smo del medicamento o la medicamen to-mania ». E' recente, ad esempio, la segnalazione che i giocatori di una squadra di calcio dell'università Delaware prendevano numerosi medicamen ti abitudinariamente, incluso LSD, am fetamine, barbiturici ed eroina, con la illusione che questo cocktail di droghe contribuisse al miglioramento della «performance». Le amfetamine sono molto popolari tra tutti gli atleti di tutto il mondo. Tra i professionisti è invalsa anche l’abitudine a prendere inovocaina in caso di incidenti per poItcr sentire meno il dolore di un urto «o di una distorsione o di una contussione e poter così continuare a gioocare. Sebbene le amfetamine e gli ormoni wengano presi per aumentare la perfformance tuttavia col tempo si crea tanche per tali medicamenti una sorta ali dipendenza psicologica come per la ceroina, la maryuana e le altre droghe. Dal momento che i record atletici somo praticamente giunti al limite massi mo consentito dalla struttura umana ee dalla fisiologia, il superamento di esssi induce proprio a fare uso di droghe ee medicamenti. La tentazione è troppo forte per tutti e, disgraziatamente, per (gli allenatori che spesso si assumono eccessive responsabilità sostituendosi iin tutto o in parte ai medici.
L’ANIMAZIHE CULTURALE SPURTIVA L’argomento di cui tutti parlano e di cui nessuno finora aveva scritto La via nuova di uno sport a misura dell’uomo e a servizio della società I contenuti, i metodi, i protagonisti e gli strumenti per fare dello sport un fatto culturale e un servizio sociale
Il volume contiene: — una prefazione di Claudio Bucciarelli — una presentazione dell’autore con indicazioni bibliografiche
® capitolo primo: La condizione dell'uomo nella società indu striale • capitolo secondo: L’uomo e lo sport nella società industriale • capitolo terzo: L’animazione culturale • capitolo quarto: L’animatore culturale • capitolo quinto: Lo sport come servizio sociale • capitolo sesto: L'animazione sportiva
® capitolo settimo: Gli Enti di propaganda e lo sport servizio sociale un’ampia appendice con tutti i documenti sullo sport servi zio sociale elaborati dai vari enti negli ultimi anni.
Paolo Andreoli: L’animazione culturale sportiva - sesto volume della Col lana « Animatori Sportivi » del CSI-FARI - pagine 220 - Lire 1.200.
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delle prime edizioni della « Coppa d’Oro »; siamo nel 1968.
Nell’epoca dello sport astronautico, in cui le imprese degli atleti vengono prepara te da équipes specialistiche di tecnici, medici, psicologi e organizzatori e dove l'umane simo sportivo è soffocato dal tecnicismo che riduce l’uomo ad una macchina da primati, il ciclismo conserva ancora il suo fascino primordiale di sport pionieristico, fatto di fatica, di sudore, di improv visazione anche e di avven tura. E’ sempre più duro per la bicicletta contendere una stri scia di strada all’invadenza delle auto, ed è sempre più difficile per il ciclista soprav vivere nel cuore della gente disincantata e fredda, abitua ta a valutare ogni cosa in ter mini di tecnica e di efficien za e a pianificare anche le virtù e l'eroismo. Dobbiamo augurarci che il ciclismo non muoia perché in sieme ad esso non scompaia una delle ultime scintille di umanesimo che una volta for mavano la sostanza stessa dell’impresa sportiva. La « Coppa d’Oro » è una corsa ciclistica emblematica dal lato umano. L’esaltazione del disinteresse, della genero sità, della gratitudine. L’atleta, che già dimentica così spesso se stesso e il pro prio interesse nell'incalzare _ della fatica, in questa gara lo fa a priori, come scelta meditata e convinta. Corre per l’uomo che lo guida e lo assiste, che costruisce con lui le sue vittorie e soffre le sue stesse sconfitte, ma sempre in silenzio, con discrezione, in secondo piano. In questa <corsa sarà lui alla ribalta, il « direttore sportivo », e lo sarà grazie all’impegno e alla fati ca dei suoi atleti. Una ricchez za in più, di genuino valore umano, in uno sport che ne è già ricco e che ne va tuttorà fiero a dispetto dell’evolozione meccanicistica del no stro tempo che inquina ineso rabilmente anche l’attività sportiva. A rendere ancora più signi ficativa la manifestazione, gli 1 organizzatori hanno pensalo quest'anno di approfittare J della contemporanea presen za a Borgo Valsugana dei di rettori sportivi convenuti da tutta Italia per concorrere al l’assegnazione della « Coppa » riunendoli tutti a convegno il
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giorno precedente la gara. Tema della riunione sarà: « Dopo Monaco, il ciclismo », portando a dibattito tutti i problemi del ciclismo dilet tantistico all'indomani dei Giochi Olimpici '72. Il momento particolarmen te delicato che sembra attra versare il ciclismo, segnatamente quello giovanile, rende quanto mai d'attualità l’inizia tiva. Come tengono a chiarire gli stessi organizzatori, que-
sto convegno non pretende di risolvere da solo ogni proble ma, ma sarà pur sempre in teressante confrontare pare ri e idee, verificare metodolo gie e sistemi. L’incontro di Borgo Valsu gana — non certo appendice ma prologo ragionato alla « Coppa d’Oro » — servirà inoltre a porre le basi per analoghc iniziative future, sul le quali sta già lavorando il comitato organizzatore.
M D’ORO
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Regolamento Coppa d'Oro
Regolamento della gara
La « Coppa d’Oro » è premio d’onore perpetuo, annualmente trasmittibile. Viene assegnato alla Società di appartenenza del direttore sportivo regolarmente inquadrato negli or gani federali, cui appartiene il vincitore della corsa. La società sportiva assegnataria della « Coppa d'Oro » col fatto di riceverla in consegna si impegna di restituirla integra, senza manomissione alcuna, en tro il 31 agosto dell'anno successivo a quello dell’asse gnazione, al Comitato organizzatore della « Coppa d’Oro ». Nei confronti del Comitato in parola, il so dalizio che abbia ricevuto in consegna il trofeo è in ogni caso responsabile anche legalmente dei danni per ritardata restituzione o dei danni materiali al tro feo stesso arrecati per trascurata custodia od altro. Il nome del direttore sportivo, del corridore vin citore della corsa, del sodalizio di appartenenza di entrambi, saranno riportati sul trofeo anno per anno a cura del Comitato organizzatore della « Coppa d’Oro ». Al direttore sportivo cui appartiene il vincitore della corsa e intestatario con la società della « Coppa d’Oro » verrà consegnata in via definitiva una ripro duzione del trofeo.
Le Società Sportive del Centro Sportivo Ita liano-Comitato Provinciale di Trento indicono ed il Veloce Club Borgo organizza per il giorno 15 ot tobre 1972 la sesta edizione della « COPPA D’ORO» gara ciclistica su strada per allievi F.C.I.-C.S.I. e convenzionati.
Premiazione COPPA D’ORO Viene assegnata alla Società di appartenenza del Direttore Sportivo inquadrato negli or gani federali, cui appartiene il vincitore della corsa - Va lore Lire 120.000.
PREMI SPECIALI RISERVATI AI DIRETTORI SPORTIVI: Riproduzione della "Coppa d’Oro" - valore lire 80.000 personale definitiva al Diret tore Sportivo del vincitore 10 MEDAGLIE D'ORO 40 COPPE DI RAPPRESEN TANZA 1“ "FIAT 500" AL DIRETTO RE SPORTIVO DEL VIN CITORE 2° MOTO GUZZI "DINGO” 3' TELEVISORE PORTATI LE "GRUNDIG” 4° MACCHINA "OLIVETTI" LETTERA 32 5° FRIGORIFERO "IGNIS" Premi in natura per un valo re complessivo di lire 1 milione. Tutti i Direttori Sportivi sa ranno premiati secondo la
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classifica dei rispettivi corri dori, tenendo conto del corri dore meglio classificato, escludendo gli altri. In caso di "ex aequo" verrà proceduto al sorteggio dei premi spettanti ai direttori sportivi cui si riferiscono gli "ex aequo".
PREMI DI CLASSIFICA F.C.I. Lire 35.000 da suddividersi se condo tabella F.C.I.
COPPA COMUNE DI BORGO VALSUGANA alla Società con il maggior numero di arrivati nei primi cinque. COPPA PRO LOCO DI BOR GO VALSUGANA alla Società con il maggior nu mero di classificati in tempo massimo. Al vincitore andrà inoltre una maglia tricolore e il titolo di campione italiano dei diretto ri sportivi, titolo che è stato « inventato » dagli originali organizzatori della « Coppa d’Oro » e posto in palio per la prima volta quest'anno.
PERCORSO: Borgo-Barricata Strigno-Bivio Ivano Fracena - Scurelle - Garzano - Calstelnuovo Borgo (circonvallazione) - Bivio Rocegno - Roncegno - Marter - Novaledo (paese) - Levico (pae se) - Caldonazzo - Calceranica - S. Cristoforo Pergine - Levico (paese) - Bivio per Tenna Tenna - Alberò - S. Cristoforo - Pergine - Le vico (circonvallazione). Barricata - Strigno Bivio Ivano Fracena - Scurelle - Garzano - Telve - Castelnuovo - Borgo (trattoria Pasa) Borgo Via Roma per complessivi km. 103,600.
ISCRIZIONI. Le iscrizioni si ricevono presso il Ve loce Club Borgo di Borgo Valsugana (Trento) CAP 38051 (telef. 0461/73362; 73225) e si chiu deranno improrogabilmente il venerdì 13 otto bre alle ore 20. Le operazioni di punzonatura e consegna numeri di gara avranno luogo dalle ore 16 alle 18 del giorno 14 ottobre e dalle ore 7,30 alle 8,30 del giorno 15 ottobre in piazza De Gasperi di Borgo Valsugana (Sede di Giuria).
PARTENZA: La partenza sarà data alle ore IO pre cise alla periferia est del paese che verrà rag giunta con i corridori incolonnati.
Data la caratteristica del percorso, non sarà ammessa nessuna macchina al seguito della corsa, ad eccezione delle macchine previste dal Regola mento F.C.I. La premiazione avrà luogo in Piazza Garibaldi Borgo Valsugana alle ore 15 del 15 ottobre.
La Società organizzatrice è assicurata per even tuali danni che potrebbero essere arrecati dai con correnti o dalle macchine ufficiali al seguito. Per quanto non contemplato nel presente re-
gelamento vige quello della F.C.I.
(segue da 2' di copertina) la formula è sempre la stessa. Non è per tutti perché è sem pre selettiva, sempre « tecni ca » e sempre molto impegna tiva, nel senso più vasto del termine.
2. Ritengo che ormai la sto ria dei « figli del Centro Spor tivo Italiano » debba conside rarsi superata. Lo spero al meno. 3. Non credo che la società sportiva, e l’associazionismo sia un limite, ma un aiuto ai nostri scopi (vita comunitaria come strada privilegiata di for mazione). Il limite eventual mente nasce da ciò che la so cietà fa, dagli scopi che perse gue e dal modo di attuare ciò che programma. Certo, il servizio sociale è la soluzione ideale, ma non con trasta certo con l’associazioni smo, anzi.
4. Anch’io — l’ho già scritto — sono contrario all’elimina zione dei campionati (v. nu mero 12 di Stadium). Quanto all’agonismo il discorso è più complesso: non si può fare in due righe. Ma dovremo farlo perché forse la chiave della questione è proprio lì. 5. Ecco: porre tutti in egua le posizione di partenza! E’ proprio questo che a mio pa rere non si ottiene con l'unica formula del campionato. Par tecipare, certo, a patto che ciò mi sia possibile. E poi, basta veramente partecipare per ar ricchire la propria personali tà? Anche nel caso che un cer to fine da conseguire ad ogni costo o almeno come l’unica cosa generalmente ritenuta importante porti a strumenta lizzare lo sport e l’uomo che Io pratica? 6. Lasciamo stare Mennea. Costui ha fatto le sue scelte, in una certa direzione, e ne aveva tutti i diritti. Le eventua li conseguenze sul piano uma no riguardano principalmente lui, se è cosciente — come cer tamente Io sarà — di ciò che fa. Ma ai milioni di non-Mennea quali possibilità di scelte offriamo? Quanto al « propor zionale », proprio non lo ca pisco.
7. E’ incolore e amorfa una schiera di ragazzi che gioca? E poi, chi nega, per chi lo vuo le e lo può, la possibilità di proseguire sulla strada della tecnica, dell’agonismo e del risultato? Anzi, anche questo è un diritto da garantire, anche se non certo il principale, nel quadro di un servizio sociale per lo sport. Per finire, ancora grazie al l’amico Talento e un nuovo in vito a tutti a proseguire questa discussione.
Duilio Ohnetti
1 fortuna si vince sempre di più con il
fc fe ft di ENZO BALBONI
n* RIFLESSIONE OLIMPICA L’Italia a Monaco ha vinto medaglie (soprattutto quel le d’oro e d'argento) negli sport che sono i più autenti camente dilettantistici, cioè in quelli che vengono pra ticati da veri e seri profes sionisti. Che dico? Dico ve ro: pensate a Graziano Mancinelli. ha trentacinque anni e prepara cavalli per far stare in sella duchesse e nobiluomini che amano il con tatto con la natura. Bene: il cavallo è il suo me stiere, non l’equitazione. Mancinelli esisterebbe e sa rebbe un campione in ogni caso, con o senza una fede razione, voglio dire. Adesso prendete Angelo Scalzone. Quarantunenne sparatore napoletano. Vive sparando da anni. Abbatte tordi e piattelli per il gusto di spa rare e per quello di una ouona cucina. Bene: il fucile è il suo me stiere, non il tiro a volo. Scalzone esisterebbe e sa rebbe campione in ogni ca so, con o senza federazione, ridicolo. Prendete i quattro sciabo latori, Maffei, i due Monta no e Rigoli. Certo la federa zione questi giovanotti li in quadra, li educa e li porta alle Olimpiadi. Diciamo che il discorso è leggermente diverso che per gli altri due. Ma che tipo di discorso è? Chi fa scherma nasce da tradizioni di famiglia qua si sempre, spende molti sol di, si finanzia praticamente quasi da solo, e per questo forse ci tiene di più a far be ne, a far valere la propria professionalità. Antonella Ragno poi è figlia d’arte. Adesso è anche sposa e ma dre e forse per questo più attenta a concentrarsi, più professionista. Gli schermi dori masticano scherma da anni senza vedere il proprio nome più grande di un paio di colonne di giornale. Sono un movimento di gente che certosinamente si prepara, quasi sempre negli angoli non conosciuti di circoli magari notissimi. Dibiasi poi è la fine del mondo. Lui e il suo fedele Cagnot to, amico e rivale. Sono in due che fanno tuffi, allenati
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dal padre di Dibiasi. Certo sini, pazienti, meticolosi. Sembrano i Morellon e Trentin del ciclismo su pi sta francese. Due e dietro il vuoto assoluto, due che fanno la professione del tuffatore. E la fanno bene. Ecco i dilettanti professio nisti che dicevo, ed ecco le medaglie d’oro. Invece gli sport di massa, ciclismo, pugilato, atletica, calcio, nuoto, cosa ci danno? Qual che bronzino da un paio di ragazze atipiche, l’argento della Calligaris che non ha nulla a che fare con le gran di leve natatorie e che pro prio per non essere diva fi nisce per essere antipatica ma vincente. Basta. Gli altri, i dilettanti delle grandi federazioni, i ciclisti che vengono letteralmente stipendiati per non farli passare al professionismo ufficiale, ! pugili, ma soprat tutto gli atleti, nuelli dell' atletica leggera voglio dire, deludono. C'è Dionisi che non salta nemmeno, Fiasconaro che viene mantenuto per un anno per fare poi il turista a Monaco, Del Buo no che il record lo fa giu sto una settimana dopo la gara olimpica. Arese che non solo non migliora ma non conferma i risultati de gli anni scorsi. C’è da fare amare riflessio ni su questi fatti. I dilettan ti veri, cioè quelli che fan no dello sport una autenti ca professione, quelli sì rie scono ad ottenere risultati; gli altri, i professionisti del dilettantismo, deludono, so no solo capaci di far par lare molto di sè. Tutti conoscevano Fiasconaro prima delle Olimpiadi, Scalzone no. Bene: il nostro sport è dietro a queste cin que medaglie d’oro che sal vano e inorgogliscono il bi lancio. Non illudiamoci: dietro i marziani continua a non esserci nessuno.
RIFLESSIONE OLIMPICA NUMERO DUE — Abbiamo vinto due medaglie d'oro nella scherma, una d’oro, una d'argento e una di bron zo nell’equitazione, abbia mo vinto una medaglia di oro e una di bronzo nel ti ro a volo. Vuoi vedere — mannaggia — che si rico mincia a parlare di popolo di guerrieri e di eroi?
BAFFI PROFESSIONISTI CI — Hanno offerto a Spitz un numero spropositato di
milioni se si fa tagliare i baffi (che rimarranno co me un autentico cimelio). Spitz naturalmente non può cedere i suoi baffi per ché altrimenti sfrutterebbe le sue vittorie olimpiche e potrebbe anche essere ac cusato di professionismo. Così ora Spitz dovrà tenersi i baffi almeno fino a quan do il ricordo delle sue set te medaglie non svanirà. Solo allora Spitz potrà ta gliarsi i baffi senza essere accusato di aver sfruttato per denaro la sua popola rità olimpica.
GIROTONDO — Leggo su un giornale bolognese: « L’ impronta di Pesaola nel nuovo Bologna ». Si riferi sce alla prima partita gio cata dal Bologna dopo che Pesaola ne ha assunto la guida. Per due mesi il Bo logna è stato allenato e preparato da Pugliese, ma è bastato un giorno del la voro di Pesaola perché il solerte (e acutissimo osser vatore) giornalista bologne se ne vedesse l’impronta nel gioco. E’ così che la stampa si rende complice di certe farse: con un arti colo e con un titolo che spiegano che — tutto som mato — al nuovo mago è bastata una notte e un colpetto di bacchetta magica per fare del Bologna una nuova creatura.
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GIROTONDO BIS — Pu gliese è stato licenziato pri ma ancora che si conclu desse la preparazione della squadra. Il bello è che ci sono già due o’ tre allena tori seriamente minacciati di essere licenziati solo perché le partite del pre campionato non sonò anda te molto bene. Invernizzi è sulle brace, Maestrelli si affida a Chinaglia per non essere silurato, a Palermo si mormora molto. Scopigno è interpellato a destra e sinistra per sistemare le cose che i dirigenti non so no riusciti a risolvere que sta estate. Pensate: perfino i due seminatori d’oro Vycpaleck e Viciani (Juventus e Ternana) rischiano il po sto. A Torino e a Terni c’è gran malumore. Qual è la conclusione? Non c’è con clusione, il girotondo del calcio suona sempre la stes sa musica.
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