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Stadium n. 15/1966

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i problemi dello sport

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Stadiu

I rappresentanti delle organizzazioni sportive cattoliche sono stati ricevuti in udienza dal S. Padre che ha rivolto loro parole di incoraggiamento e espresso voti per una sempre maggiore diffusione dello sport tra la gioventù. Al termine dell Assemblea Generale la bandiera della Federazione Internazionale è stata affidata per un anno al CSI: la bandiera viene custodita nella sede centrale della nostra Organizzazione.

consegnata al centro sportivo italiano la bandiera

della FICEP

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la fatica di essere “giovani”

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o tra le mani il libro della Giraud: « La nuova ondata », e fra l’altro, mi ha colpito moltissimo una frase che ti ripor­ to alla lettera. Si chiede la scrittri­ ce: « Dove comincia, dove finisce la giovinezza? » e a tale domanda la Giraud risponde: « La giovinez­ za finisce forse il giorno in cui, ben sistemati nell’ordine delle cose, ri­ nunciamo a modificarle ». Non so se questa sia la tua po­ sizione, ma non lo credo e non lo voglio credere. Bisogna evitare un pericolo, che è di tutti, e cioè: essere « vecchi » in un mondo giovane che sta na­ scendo. E che ci sia un mondo « nuovo » davanti a noi non è dif­ ficile capirlo, anche la Chiesa con il suo Concilio ci ha dato la possi­ bilità di intravvederlo, assumendo verso il mondo un atteggiamento di più religiosa fiducia. E in che modo possiamo essere più « giovani » nei confronti del mondo e dei suoi valori?... A me pare che dobbiamo essere: — più generosi! Siamo troppo egoisti. — più attivi! Siamo troppo pi­ gri— più semplici! Siamo troppo complicati. — più essenziali! Siamo troppo formalisti. — più ecumenici! Siamo troppo campanilisti. — più democratici! Siamo trop­ po dittatori. — più sinceri! Siamo troppo ipo­ criti. — più amici! Siamo troppo ca­ merati. — più « altri »! Siamo troppo

« noi ». — più fratelli! Siamo troppo di­ plomatici. — più sereni! Siamo troppo pes­ simisti. — più fiduciosi! Siamo troppo sfiduciati. — più sportivi! Siamo troppo tifosi. — più cristiani! Siamo troppo pagani. Ecco, vorrei concludere con una affermazione che, per sé, le racco­ glie tutte: più giovani, perché sia­ mo troppo vecchi. DON CLAUDIO

FLASl^ CENTRO SPORTIVO POLIVALENTE INTERCOMUNALE Il progetto propone la creazione di un complesso sportivo polivalente ” " comprensoriale a Vignola sul Panaro, in iu provincia di Modena. La scelta di un in­ tervento di questo ti­ po è stata dettata dalla convinzione che solo tramite la realiz­ zazione di centri di grandi dimensioni, nei quali l'eterogeneità delle attrezzature di­ sponibili solleciti delle scelte e costituisca la possibilità di numero­ se esperienze, si possa attuare una nuova po­ litica per una maggio­ re diffusione della pratica sportiva ed una evoluzione nel modo di concepire ed utilizzare il tempo li­ bero. Un grande centro polivalente, mentre eli­ mina gli sprechi e la dispersione causati da interventi singoli e frammentari, consente di prevedere attrezza­ ture per ogni sport unitamente ad altre attrezzature ricreative e culturali: ha quindi la capacità di costitui­ re un polo di attrazio­ ne per tutti i cittadini, un importante luogo di vita associata. Alla decisione di in-

sediare a Vignola un complesso polivalente, si è giunti attraverso numerose considera­ zioni che partono prin­ cipalmente dall’esame delle caratteristiche del territorio; la note­ vole vicinanza di di­ versi comuni di una certa importanza: gli ottimi collegamenti fra questi e Vignola; la collocazione di Vi­ gnola nella valle del fiume, in una zona in­ teressata da un note­ vole flusso turistico di fine settimana da Mo­ dena e da Bologna. A questi fatti si uni­ sce la disponibilità di un’area adiacente al nucleo storico, colloca­ ta lungo il fiume, dal­ le caratteristiche per­ fettamente adatte alla ricezione di un im­ pianto quale quello proposto. L'immediata adia­ cenza con il vecchio centro della città, nel quale si prevede la si­ stemazione di attrez­ zature culturali, è già un elemento che con­ cretamente garantisce la polivalenza del com­ plesso sportivo, con­ temporaneamente la presenza del fiume, principale attrattiva naturale della zona, è una ulteriore compo­ nente che rafforza la polivalenza dell'impianto. E’ possibile, infatti, pensare al fiume come ad una attrezzatura per il tempo libero, or­ ganizzando alcuni tratti delle sue sponde per ima sorta di vita

balneare e creando zo­ ne verdi lungo di esse. Questo centro con le sue attrezzature sportive che consento­ no la pratica di ogni tipo di sport, con il teatro all’aperto, i bar, il ristorante, le zone verdi per .la sosta e il gioco dei bambini, i giochi di bocce, il - nu­ me, le attrezzature culturali, si rivolge veramente a tutti, senza distinzione di età e di preferenze; può sollecitare molte­ plici interessi, soddi­ sfare le diverse esi­ genze; può costituire, infine, un'occasione per una piena utiliz­ zazione di un’intera giornata libera.

FLASl^J QUATTRO SALTI A 16 MM Presso la Segreteria FIDAL è disponibile un film di carattere tecnico sulle quattro gare di salto effettua­ te da grandi campio­ ni: Brumel, Thomas, Ter Ovanesian, Bo­ ston, Szmidt, Rijakovski, Pennel. La pellicola in bian­ co e nero, 16 mm, è lunga 35 metri e verrà ceduta al prezzo di L. 2.500, dietro asse­ gno circolare alla Se­ greteria della FIDAL, Viale Tiziano, 70 Roma.

Il centro sportivo polivalente intercomunale di Vignola: prospettiva d'insieme. In primo piano: i campi da calcio e rugby, il campo da ba­ seball, il palazzo dello sport. Quindi: il campo di atletica leggera, i campi da pallavolo, da pallacanestro, da pattinaggio, i giochi delle bocce, i campi da tennis, le piscine.


ncep Roma assemblea generale

La Federazione Internazio­ nale Cattolica d’Educazione Fisica e Sportiva ha tenuto a Roma, dal 21 al 25 aprile, la sua Assemblea Generale, organizzata quest’anno dal C.S.I. I delegati hanno svol­ to i loro lavori presso il Pa­ lazzo delle Federazioni del CONI. Ci sono stati incontri con il Presidente Generale dell’ACI, prof. Vittorio Bachelet, con l’assessore Agostini del Comune di Roma che ha recato il saluto del Sindaco. L’Assemblea si è conclusa con una udienza pontificia nel corso della quale il Papa si è intrattenuto in affabile colloquio con i dirigenti in­ ternazionali e con quelli CSI.


QUATTRO INTENSE GIORNATE Austria, Belgio. Francia. Olanda Spa­ gna, Svizzera, gli altri Paesi aderenti alla Fe­ derazione e. natural­ mente il CSI: tutti i rappresentanti degl! enti sportivi cattolici membri della Federa­ zione Internazionale sono stati puntual­ mente presenti ail’Assemblea Generale di Roma. I lavori si sono svolti presso il Palaz­ zo delle Federazioni, cortesemente conces­ soci dal CONI, attra­ verso serrate riunioni e discussioni protrat­ tesi per quattro giorni. Il Presidente del Co­ mitato organizzatore, dott. Argante Bossa, Direttore Generale del Ministero del Turismo e dello Spettacolo, ha fatto da « padrone di casa » accogliendo i graditi ospiti e accom­ pagnandone i lavori con una signorile e cordialissima ospitali­ tà che le varie delega­ zioni hanno vivamente apprezzato. I primi due giorni sono stati impegnati nelle riunioni delle varie Commissioni : tecniche, femminile e maschile, e degli assi­ stenti ecclesiastici. All’ordine del giorno della Commissione erano problemi orga­ nizzativi e tecnici. I prossimi Campionati Federali che si terran­ no a Vienna dall'11 al 17 luglio, la parteci­ pazione delle squadre, gli sport In program­ ma. 1 regolamenti, ecc. Il CSI vi parteciperà con due équipes, per l’atletica e 11 basket.

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GIORNATA INTERNAZIONALE Molto ricco l’ordine del giorno del Consu­ lenti Ecclesiastici. Lo Intento era quello di

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iniziare una « revisio­ ne » di tutti gli aspet­ ti psicologici, pedago­ gici e pastorali dello sport alla luce delle direttive conciliari. Si è trattato dell'influen­ za dei mezzi di comu­ nicazione sociale sugli sportivi e sulle folle, in particolare di certi atteggiamenti di ag­ gressività psico-fisica. Al riguardo i consu­ lenti si sono impegnati a recare un concreto contributo di osser­ vazioni e di proposte alla riunione che si svolgerà a Basilea prima di Natale. In tale circostanza, con l’intervento di un teologo e di uno psi­ cologo, si avvierà an­ che lo studio di al­ cuni documenti del Concilio nei riflessi che interessano il set­ tore sportivo e glovanile. Si è anche discusso della Giornata Inter­ nazionale dello Sport da svolgere presso tut­ ti i Paesi membri, nello stesso giorno e ispirata allo stesso tema. Il primo tema sarà lo sport come strumento di fratel­ lanza e di pace.

prese nel corso delle riunioni particolarr e discussi vari altri pro­ blemi di organizza­ zione generale, nello sforzo di accentuare 11 legame tra tutti gli organismi aderenti e di sollecitare un pro­ gresso comune sul pia­ no delle idee e della attività. Si sono getta­ te le basi per il futuro svolgimento di un tor­ neo Internazionale del Falr-Play, si sono ascoltati interessanti suggerimenti circa un costituendo organismo internazionale per lo apostolato dei laici presso la S. Sede. In quest’ambito si inqua­ dra la proposta del­ la delegazione spagno­ la di creare, sempre presso la S. Sede, un Centro internazionale di studi dello sport. Questi e gli altri ar­ menti discussi, saran­ no portati avanti nel­ la prossima riunione del Bureau. SPIRITO ECUMENICO

L'inizio e la con­ clusione dei lavori è stata sottolineata dal­ la partecipazione co­ munitaria ad una S. Messa. La prima ce­ lebrata dal nostro Consulente Nazionale don Bucciarelli presso la Presidenza Genera­ le dell'ACI, la secon­ da concelebrata da va­ ri assistenti presso le Catacombe di San Callisto. In queste funzioni le letture bi­ bliche hanno offerto felice spunto per sot­ tolineare alcuni aspet ti ecumenici dell’attività pastorale dei cat­ tolici,^ sollecitati dal Concilio, aj quali —I la FICEP intende ancor più che in passato ispirare la propria opera. In quest’ordine in 5 di idee si inquadrano certe preoccupazioni emerse durante 1 lavo­ TORNEO ri dell’Assemblea e le FAIR-PLAY iniziative a carattere intemazionale che si Momento cruciale dei lavori è stata la intendono aperte a tutti 1 giovani atleti giornata di sabato. Nel mattino il nostro dei paesi interessati. Presidente Nazionale Lunedi 26 i delegati prof. Notarlo ha svol­ si sono recati in to la relazione sul te­ udienza dal Santo ma « Sport per l’uo­ Padre che si è intrat­ mo e non l’uomo per ' tenuto in cordiale col­ lo sport». Erano pre­ loquio con il Presiden­ senti numerose per­ te e l’Assistente In­ sonalità r e 1 ig i o s e, ternazionale, gli olan­ sportive e rappresen­ desi A.M-A. Van Gool tanti della stampa. e Mons. Boymans, Qui a fianco riportia­ compiacendosi del la­ mo una sintesi del­ voro svolto dalla FIl’intervento. CEP e incoraggiando Nel pomeriggio ha a proseguire In questa avuto luogo l’assem­ attività intemazionale blea generale statuta­ con rinnovato impe­ ria. Sono state ap­ gno e fervore di ini­ provate le decisioni ziative.

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oratore ha dapprima ricordato che i vari modi di atteggiarsi dello sport moderno strumento formativo, svago, spettacolo, pubblicità, commercio, ecc. — non di­ pendono tanto dall'essenza de’lo sport ma dalle inten­ zioni dell'uomo che lo pra­ tica. Gli stessi contrasti, i pericoli, le tentazioni posso­ no ricondursi ad un unico motivo fondamentale: l’esa­ gerata valutazione del fat­ tore sportivo a discapito dell'elemento umano. L'ora­ tore ha così proseguito: Lo sport è un'attività del­ l’uomo che si esplica attra­ verso il suo corpo con il concorso di tutte le facoltà fisiche, psichiche e spiritua­ li. L'uomo è il soggetto, il fondamento e il fine di ogni attività sportiva. Questa in­ fatti non potrebbe più defi­ nirsi tale se la si volesse abbassare a fatto puramen­ te materiale. Lo sport, infatti, è attività di tutto l'uomo ed a tutto l'uomo deve indirizzarsi co­ me a suo fine prossimo e re­ moto, come fine ultimo ad avvicinare l’uomo a Dio. Dal momento che lo sport mo­ derno si è appesantito di sovrastrutture, di finalità ad esso estranee che lo sminui­ scono nella sua dignità, oc­ corre, per prima cosa, cer­ care di riscoprire la spon­ taneità originale dello sport e della tecnica sportiva. Quel carattere ludico che 10 sport aveva all’origine va sempre più scomparendo per 11 sopravvenire di elementi di calcolo sportivo o extra­ sportivo. Noi dobbiamo cer­ care di difendere questo ca­ rattere originario dello sport per quanto cl è. possibile perché esso è il più consono alla sua natura. All’uomo piace natural­ mente lottare perché nella lotta prodiga il meglio di se stesso, sia nei giochi di abilità che richiedono colpo d'occhio e delicatezza di toc­ co, sia in quelli di forza e di resistenza. Piace natural-

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sport per l’uomo non 1’ uomo per lo sport la relazione del nostro Presidente Aldo Notorio mente lo sport all'uomo per­ ché lo sport lo mette a con­ tatto con i suoi simili in una competizione leale e ca­ valleresca. dandogli la pos­ sibilità di stringere relazio­ ni ed amicizie tra le più durature. Nello sport, il ve­ ro sportivo sa trar godimen­ to anche se non ha la pro­ spettiva di diventare un campione. Anzi si può dire che uno sportivo senza suc­ cessi è forse lo sportivo più autentico, perché il suo amo­ re per lo sport è puro, non contaminato da alcun inte­ resse. La tecnica sportiva, intesa come una sintesi di nozioni ed esperienze applicate op­ portunamente a ciascuna di­ sciplina, è necessaria nello sport evoluto dei nostri tem­ pi. Ma la tecnica non è tutto né il meglio dello sport alla cui migliore attuazione è indirizzata e finalizzata. La tecnica sportiva trova nel corpo umano una materia disposta a farsi perfeziona­ re, mentre l'intelligenza, ap­ plicando ingegnosamente le passate esperienze, fa sì che il corpo realizzi più perfet­ tamente possibile i suoi di­ segni. La tecnica sportiva, quindi, deve risultare anche essa frutto di una meravi­ gliosa armonia tra corpo e spirito dell'atleta. « La te­ cnica nello sport — dice Pio XII — non deve essere d'impaccio allo spiegamento delle forze spirituali, quali l'intuito, la volontà, ia sen­ sibilità. il coraggio, la tena­ cia che sono, in fondo, il vero segreto di ogni felice successo ». L’esperienza sportiva di oggi ci mostra spesso, in luogo della tecnica, un esa­ sperato e freddo tecnicismo, per l'indebito prevalere del fattore tecnico su quello umano e razionale. Il tecni­ cismo esaspera alcuni aspet­ ti dell’attività sportiva e li rende dannosi alla perso­ nalità psico-fisica dell'atleta Noi scorgiamo nello sport moderno, in conseguenza di questa impostazione tecnici­ etica, la preoccupazione pre­ valente e quasi assoluta del

rendimento che porta poi al recordismo. cioè alla ten­ denza a pretendere dall'atle­ ta rendimenti massimi e non rendimenti ottimi come sa­ rebbe giusto; una tendenza, inoltre, a scomporre, a fra­ zionare 1 gesti di un atleta come quelli di una macchi­ na. senza tener debito conto delle sue esigenze psichiche, morali e intellettuali che. in definitiva, porterebbero un contributo essenziale allo stesso successo della tecnica. Altri pericoli moderni in cui l'uomo rischia di essere asservito allo sport sono la ricerca smodata del presti­ gio individuale, di squadra o nazionale. Occorre rivendi­ care il valore dello sport come puro agonismo. Il ri­ sultato di prestigio o a li­ vello di record ha poca im­ portanza rispetto al valore della formazione del carat­ tere deirindivlduo. Ciò che conta è la vittoria come su­ peramento di se stessi e del proprio risultato precedente, o superamento degli altri atleti di uguale livello. In questo ordine di idee è so­ prattutto deprecabile il na­ zionalismo sportivo che af­ fiora in tante competizioni internazionali e perfino nel­ le Olimpiadi che sono, per statuto, gare tra gli indivi­ dui e non tra i paesi di appartenenza. L’impegno che si richiede implicitamente ma spesso anche in forma esplicita, airatleta di difen­ dere l'onore di una società o dì un paese, a parte il nonsenso della richiesta suo­ na anche come offesa allalibertà dello sport e alla li­ bertà che l’atleta scopre pro­ prio attraverso il movimen­ to sportivo. Noi tutti siamo testimoni — in occasione di importanti gare internazio­ nali — di campagne stampa impostate a volte a spirito • sciovinistico che contrastano con 1 valori universali dello sport e di tutte le competi­ zioni sportive. Tuttavia c'è da essere cer­ ti che lo sport sopravviverà ai vari problemi attuali, eti­ ci ed economici che sem-

4 •1 beerebbero a volte volerlo soffocare. Lo sport, infatti, poggia su basi individuali e non è in sé un problema nazionale. Non si fa sport per procurare gloria al pro­ prio paese, ma per conse­ guire quella intima soddi­ sfazione. quel senso della di­ gnità personale che è il frut­ to più bello della coordina­ zione tra corpo e mente rea­ lizzabile attraverso lo sport. Sul professionismo, l’ora­ tore ha affermato che per sé esso non è un fattore di schiavitù dell'uomo atleta a patto che venga svolto e re­ golamentato nel rispetto delle leggi naturali e positi­ ve che regolano l'esercizio di ogni professione e a con­ dizione. anche, che nell’am­ bito dello sport olimpico si -proceda presto ad una più adeguata regolamentazione del dilettantismo, le cui nor­ me attuali risultano supera­ te e tonte di deplorevole confusione e compromessi. Lo sport — ha proseguito il nostro Presidente — deve anche porsi a servizio delluomo come essere sociale e cioè rispettare le sue esi­ genze familiari, professiona­ li. religiose e in genere del­ l'organizzazione sociale, age­ volando l’integrazione del singolo nella società senza però danneggiare la dignità e il valore delle persone. Da ciò consegue che lo sport non può essere « strumenta­ lizzato » per fini estranei al­ l’uomo che lo pratica. Lo sport è una scelta di valore del tempo libero, non può essere quindi strumen­ talizzato per la commercia­ lizzazione e la massificazio­ ne di questo tempo al cui libero impiego d’uomo ha di­ ritto subito dopo il tempo destinato al lavoro e al ri­ poso. Non può essere neppure strumentalizzato per finì re­ ligiosi, lo sport, perché così si farebbe torto alla dignità e libertà dell'atto umano che realizza nella attività sportiva una delle sue più belle e piene espressioni. Uno sport, rettamente commisu-

rato all’uomo, è già sostan­ zialmente religioso, cioè in­ dirizzato a Dio, causa prima e finale di ogni retta azione naturale. Lo sport è un'attività fon­ damentalmente libera, e que­ sto suo irrinunciabile ca­ rattere debbono rispettare tutti quelli che si accostano ad esso, se veramente han­ no rispetto per l'uomo che ne è il soggetto e il fine. Neppure alla società è leci­ to strumentalizzare lo sport. L'intervento dello Stato è necessario anche in materia di sport, ma soltanto per rendere un servizio ai cit­ tadini attraverso lo sport, permettendo loro l'esercizio di un preciso diritto, la pra­ tica di una sana ed adeguata attività sportiva. Non quindi uno sport politico, ma una politica sportiva. Un principio generale que­ sto che dovrebbe essere ac­ cettato e applicato anche per quanto si riferisce allo sport nella scuola che trop­ po spesso nei nostri paesi rischia di essere un’attività istituzionalizzata, non senti­ ta dagli alunni ed estranea ai loro più genuini interessi. In particolare, l'attività sportiva può offrire un pe­ culiare aiuto all'uomo d’oggi i cui problemi si son fatti più gravi e complessi. L’ara­ tore ha ricordato il proget­ tato « manifesto dello sport » dell'UNESCO che tratta l’ar­ gomento ed ha proseguito. Lo sport, che ha sempre contribuito a soddisfare cer­ ti bisogni essenziali dell’in­ dividuo, acquista, a mio mo­ do di vedere, una vocazione tutta particolare in questa nostra civiltà moderna. Esso si afferma, o può affermar­ si, come l'elemento compen­ satore Indispensabile ai pe­ ricoli e al contrasti della vita di oggi e quindi come contributo fondamentale al­ la costruzione di quell'armonia umana che l'uomo oggi più che ieri stenta a rag­ giungere. Lo sport — e mi rifaccio in parte al citato «mani(continua a pag. 6)

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lesto dello sport » — aiuta a creare e proteggere l’equilibrio fìsico e psichico del­ l'uomo, minacciato dalle con­ seguenze deH’industriallzzazione. dell'urbanizzazione e della meccanizzazione. Esso costituisce un mezzo ecce­ zionale per la formazione della gioventù. In una edu­ cazione troppo spesso volta all’acquisizione prevalente di nozioni, esso sollecita e svi­ luppa certe qualità del ca­ rattere che si rivelano fon­ damentali nella vita. Lo sport è una delle rare atti­ vità che esigono simultanea­ mente l’impegno del corpo, deirintelllgenza e della vo­ lontà.. E’ un modo attivo di impiegare il tempo libero che incoraggia alla partecipazio­ ne e all’iniziativa. La va­ rietà e le diverse possibi­ lità di adattamento che lo caratterizzano permettono a ciascuno, secondo le proprie attitudini e 1 propri desi­ deri, d’esprimersi e di rea­ lizzarsi; ed è In questo sen­ so un contributo fondamen­ tale alla soluzione del pro­ blema moderno del tempo libero poiché favorisce nel­ lo stesso tempo il rilassa­ mento, lo svago e l’arricchi­ mento della personalità. Es­ so è infine il fondamento d’una struttura sociale che ignora la gerarchia fondata sul denaro, sulla professio­ ne, sulla razza o sulla reli­ gione, e che garantisce l’in­ dividuo contro l'anonimato delle relazioni quotidiane di lavoro o di vicinanza. Lo sport offre cosi una nuova dimensione ai rapporti uma­ ni e la sua universalità for­ nisce un supporto concreto a felici contatti internazio­ nali. Per tutti questi motivi lo sport s’impone come un’at­ tività tra le più adatte alle necessità dell'uomo contem­ poraneo: è un dovere di tut­ ti, individui, società e stati, promuoverlo, favorirlo e ga­ rantirne una realizzazione misurata sull'uomo nel pie­ no rispetto della sua digni­ tà, delle sue esigenze, dei problemi ciré lo turbano e che lo sport può efficacemen­ te contribuire a risolvere. Lo sport può e deve contribuire in futuro più che in passato alla promozione dell’uomo, alla sua migliore integr ne sociale, può cioè tribuire alla costruzior una nuova società e d mondo migliore. Io penso che queste prattutto debbano avei mira organizzazioni cor nostre, ispirate ai pri cristiani e a questo det soprattutto tendere con te le loro forze. In q senso penso possa inten come rivolto a tutta la CEP il monito e l'invltc il Santo Padre Paolo V indirizzato al CSI in < sione della recente cel zione del suo ventenni «E’ la formazione di società nuova, a cui s volgono i vostri sforzi... la consapevolezza eh sport, nei sani elementi matlvl che esso avvalora essere utilissimo strur per l’elevazione spiri della persona umana, . e indisi: dizione prima bile di una società ord serena, costruttiva ». 6

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Il rev. Rector Boymans dei Paesi Bassi, Assistente Generale della FICEP.

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Il signor A.M.A. Van Gool. anch’egli dei Paesi Bassi. Presidente Generale della Federazione.

dott. Argante Bossa, Direttore Gene­ 3 Il rale del Ministero del Turismo e dello

Spettacolo, è stato il Presidente del Comitato Organizzatore deH'Assemblea. Egli ha fatto gli onori di casa ai graditi ospiti che. a loro volta, hanno espresso la più viva soddisfazione per l'acco­ glienza cordiale da parte di Roma e del CSI.

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Il dott. Fabjan, Vicesegretario Generale del CÒNI, ha porto aH’Assemblea il saluto del Comitato Olimpico Italiano nel cui nome ha espresso l’augurio che la Federazione Cattolica possa svolgere sempre più proficua azione soprattutto per l'affermazione dei valori morali dello sport.

5 Alla relazione

del prof. Notano sono intervenute numerose personalità del mondo sportivo italiano. Si scorgono nella foto alcuni Segretari di Federa­ zioni Sportive Nazionali e il dott. Ri- J zieri Grandi, capo dei servizi sportivi del « Messaggero ». ▼


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’t~^ ino ad oggi (giovedì 28 p aprile) la 64a. sessione del C.I.O. non ha detto molto sul piano ideologico programmatico. La scelta di Monaco a città olimpica 1972, per quanto importante, è un fatto organizzativo. Hanno fatto spicco, invece, alcune « frasi storiche » di Mister Avery Brundage, frasi storiche che sono attese ad ogni importante avvenimento olimpico. Si rimarebbe de­ lusi se non ne pronunciasse una delle sue, tipiche di una certa cultura, diciamo, molto americana. Alle Olimpiadi di Roma tirò fuori dal suo bagaglio storico (chissà mai dove se lo sarà formato?!) la sor­ prendente affermazione del­ la superiorità della civiltà olimpica su quella romana e cristiana. Subito dopo le Olimpiadi se non andiamo errati, ribadì indirettamen­ te il concetto asserendo che Roma rimaneva... diminuita con la fine del Giochi. A Tokyo Inventò la defi­ nizione delle Olimpiadi co­ me « religione del ventesimo secolo »! Questa volta, alla apertura solenne della ses­ sione, è stato in verità più

moderato: si è accontentato di affermare, bontà sua. che le Olimpiadi costituiscono la forza sociale più grande del mondo. Tuttavia, per non essere da meno delle altre volte, si è rifatto su­ bito con un grossolano luo­ go comune sul Medioevo. Ricordando la difficoltà in­ contrata dal De Coubertin nel far trionfare i principi olimpici, ha aggiunto: «Era molto difficile superare la idea ereditata dal Medioevo che lo sforzo fisico avesse carattere di frivolezza, men­ tre ogni processo intellettua­ le doveva avere una fisiono­ mia claustrale ». Ora, a parte il fatto che l'eredità non è medioevale, ma serrimai sei-settecentesca (illu___ ministl, cartesianlsti e gian­ senisti predicavano il culto esclusvo dell’intelligenza), il collocare il giudizio all’epoca del De Coubertin è ingiusto poiché proprio 11 fondatore dei Giochi nei riguardi dello sport medievale si è espres­ so testualmente: «Il medio­ evo ha conosciuto uno spi­ rito sportivo che conserva una intensità e una fre­ schezza, superiori probabilniente a quelle conosciute

Dove ha studiato storia, Mr. Brundage 9 dalla stessa antichità greca ». Ma lasciamo Brundage... ai suoi studi storici. Poco altro abbiamo colto di notevole in questi primi giorni. Di ne­ gativo la posizione del de­ legato polacco nei confron­ ti della candidatura di Mo­ naco: ha scomodato perfino il Mein Kampf di Hitler! Di significativo l’offerta di Montreal e Detroit di ospi­ tare, gratis o quasi le Olim­ piadi (dove vanno questi Giochi?). Significativa an­ che la prima vittoria di Onesti sulla ripartizione dei proventi TV secondo il suo schema. I discorsi ufficiali non sono andati molto lon­ tani dalla solita retorica olimpica di circostanza. Ci piace invece riportare il « discorsetto » del Presi­ dente del Comitato Olimpico di Brazzavllle. Ganga, uno del più preparati dirigenti dello sport africano, anch’es. so in verità sempre più pre­ parato e impegnato. Eccolo, si commenta da sé: «Fra 1 regimi dittatoriali e quelli democratici (tante volte se­ dicenti sia gli uni sia gii altri) non c’è alcuna diffe­ renza, a guardar bene. Ne-

gli uni convocazioni, discipli­ ne collettive, attivismi di ogni genere; nei secondi cra­ vatta, tavolo da gioco, cam­ po da golf e da cricket. Noi deU’Africa indipendente sia­ mo al di fuori dall'una e dall'altra situazione. Se az­ zardiamo una protesta con quelli che comandavano pri­ ma in casa nostra ci danno dei comunisti; se seguiamo quelli di noi che hanno stu­ diato a Oxford ci troviamo imposte abitudini anacroni­ stiche in assoluto, soprattut­ to da noi ». E qui Ganga ricorda che il Presidente della Federazione Interna­ zionale Dilettantistica di Pugilato rifiutò il biglietto di seconda classe per 1 Gio­ chi Africani di Brazzavllle, cosi che il Comitato Orga­ nizzatore dovette inviarglie­ ne subito uno di prima clas­ se. « Sono sciocchezze che possono non interessare il CIO — prosegue Ganga — ed il mondo sportivo in ge­ nerale. Però a noi quel bi­ glietto di prima classe cl è costato un decimo della som­ ma che abbiamo a disposi­ zione per lo sport ». • Chi ha orecchi per in­ tendere...

DUILIO OLMETTI

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intervista con gli allenatori federali

Russo e Calvesi

DOVE VA L’ATLETICA ITALIANA? Chiavari, 20 marzo 1966

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Z^hiavari come Formia? Forse si, forse no. Tutto dipenderà da come mesceranno le carte l’Amministrazione Comunale e la FIDAL. Per il momento possiamo registrare dal febbraio al marzo 1966 due «colle­ giali » con oltre 100 atleti tra az­ zurri ed azzurrabili, riuniti in istru­ zione tecnica preagonistica. Vista la manna caduta dal cielo, non poteva­ mo lasciarci sfuggire l’occasione per tastare il polso nazionale dell’atle­ tica. Agganciare gli Istruttori Federali Calvesi e Russo significa affermare subito una grande verità: lo sport come gioia di vivere. Sono brizzolati i due mister dell’atletismo italiano ma sono due spiriti giovani. Sotto la faccia che sa di salsedine, bruciac­ chiata anzitempo dal sole della pi­ sta, ci sta l’anima del fanciullo di pascoliana memoria. Parlare con loro è la stessa cosa che sentire il bisogno o il piacere di correre più forte e di saltare più in alto e in lungo; sentire il gusto di dar bracciate e forbiciate di gambe sull’ostacolo per far vedere che sei il più bravo. Stare con loro è, come scandisce Eugenio Montale in « Riviere »: « potere simili a questi rami ieri scarniti e nudi e oggi pieni di fremiti e di linfe, sentire noi pur domani tra i profumi e i venti un riaffluir di sogni, un urger folle di voci verso un esito-, e nel sole che investe, rifiorire ». Voglio dire che stare assieme al mondo dell’atletica è come un rituf-

farsi nella giovinezza, nell’adolescen­ za; è ritornare (in un modo o nel­ l’altro), per dirla con Giuseppe Am­ brosi™, a voler gustare il godimento fisico che viene dal sentirsi sani e forti, dal fare dei muscoli una molla a ritmo sempre più obbediente alla tua volontà, dallo scorrere più caldo e veloce del sangue, dall’aprirsi del petto a più ampio respiro, dal tro­ varsi faccia a faccia con la natura con le sue bellezze come con le sue difficoltà e anche con i suoi rischi, dal lottare, sino ai limiti umani, con le leggi del tempo e dello spazio. E ti ritorna la sensazione di es­ sere ogni giorno più umano o pron­ to a vivere la tua vita, quella che sogni; e questo è godimento dello spirito, di cui hai bisogno non meno di quello corporale. Non per nulla l’Atletica è stata definita la Regina dell’olimpiade.

Il rendez-vous con Calvesi e Rus­ so avviene a tavola, nel momento della distensione, perché in pista o sulle pedane i professori non si di­ sturbano. E siccome ci sono da su­ perare non pochi ostacoli rappresen­ tati da svariate bottiglie (volgarmen­ te chiamate « orfanelli ») con le più diverse tonalità dal neronerissimo al rosèe, non c’è fretta per incapsularli di domande.

— Come si pone, prof. Rus­ so, il problema dell’atletica in Italia? Don Beppi parte a mitraglia: « E’ un problema di convinzione, innan-

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zitutto. E’ proprio nell’età dell’ado­ lescenza, in cui il corpo più rapida­ mente si sviluppa e sta prendendo la forma definitiva perfezionandosi e consolidandosi che questa attività è i indispensabile per favorire la cre­ scita corporea e far si che essa pro­ ceda in modo organico e completo. La atletica così intesa nel senso di acquisto e conservazione di uno sta- j to permanente di salute ed efficien­ za fisica è senza dubbio lo sport più umanamente necessario e utile, più completo, che ognuno deve pra­ ticare. Di qui si passa poi agli scopi agonistici che non possono essere non specializzati. — Quindi una vasta politica di rottura ai vari livelli degli educatori del mondo giovanile. Convinti loro...

« Indubbiamente. Non ci siamo ancora. Eppure basterebbe ricordare che con lo sport diffuso nei Collegi inglesi nella seconda metà del 700 fu preparata la classe dirigente sana, robusta, intraprendente che doveva servire alla diffusione della potenza e della influenza britannica in tutto il mondo. Quindi deve fare di più la Scuola come deve fare di più la Chiesa, la famiglia. Ricordo un discorso di Pio XII a Castel Gandolfo nel 1955. Ci in­ vogliò, ci spinse a curarci dello sport, dell’atletica. Ma gli uomini di Chiesa hanno capito che cosa esso rappresentava specie per la gioven­ tù femminile? La maggioranza delle ragazze le controllate voi, ma quan­ te Società di atletica avete? Quante

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senza attrezzature speciali, mentre viceversa richiede tutta una organizzazione particolare. Naturalmente non equivochiamo: a noi occorrono piste, semplici ca­ pannoni coperti- in ferrotubi e la­ miera, lunghi 60 m. e alti 6 m. per gli allenamenti invernali o quando piove. Oh! se ce ne fossero tanti in Italia di questi impianti semipa­ leolitici chissà quale massa di gio­ vani affluirebbe all’atletica. Noi non pretendiamo i grandi stadi di marmo o in porfido né i maestosi palazzi dello Sport. Finirebbero come tanti mausolei dove poi confluiscono un sacco di cianfrusaglie che con lo sport e l’atletica in particolare san­ no di cuginanze bastarde! Penso che il CSI — come Ente di Propagan­ da — dovrebbe farsi portavoce di questa esigenza che economicamente costa poco e rende molto!

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iragazze in Italia vanno a scuola di «danza e quante in pista? Indubbiaimente molto più quelle di queste. !Se c’è un fenomeno rachitico è lo «atletismo femminile.

— Lo sport femminile ha tutti i complessi... della donna. « D’accordo. Ci sono notevoli dif­ ficoltà. Naturalmente, per le donne si escludono le prove che implicano uno sforzo eccessivo o contrario agli attributi fisiologici ed estetici della femminilità. Noi non vogliamo né ci debbono essere le Tamara Press! Ci mancherebbe altro! La donna è fatta per essere sposa e madre e l’atletica che noi vogliamo presen­ tarle è un piccolo ma autentico con­ tributo a quella missione ed oltre quel limite non deve andare. Però mi lasci dire che da noi si va all’ec­ cesso opposto. La famiglia si preoc­ cupa se la ragazza è in pista in una brutta giornata invernale, si fanno tutti gli scongiuri per paura di un raffreddore e poi... la si lascia fare tutto ciò che le comoda purché la facciata sia salva e il buon nome della famiglia non si contamini!!!!

— Non ritiene, prof. Calvesi, che il problema è di non facile soluzione anche per via delle scarse attrezzature? « E’ anche vero. Forse siccome è l’attività fisica più antica perché l’uomo la pratica da quando è venu­ to al mondo ed ha dovuto muoversi per procurarsi da mangiare, si ritiene che la si possa praticare ovunque o

stro tipo costituzionale per la velo­ cità atletica raramente toccano pun­ te eccezionali ma si mantengono nor­ malmente su valori di buona media. — E il parco sta, prof. Russo?

salti » come

« Oggi, grazie agli studi degli americani soprattutto, si raggiun­ gono risultati che cinquant’anni fa non sarebbero stati possibili. Però le nostre prestazioni sono modeste, anche se Bogliatto, Gentili, Dionisi, Diovanti, Bonechi aprono il nostro cuore a buone speranze. Una atleta — l’unica in Italia oggi che così si possa chiamare? — che ha possibi­ lità di passare da campione in po­ tenza a campione in atto, con misure di valore mondiale nel lungo, è forse la Maria Vittoria Trio.

— Come sta la situazione atleti?

— Quali le ragioni del no­ stro mortificante bilancio in questo settore?

« Se qualcuno si prende la briga di fare un po’ di statistica, si rende conto che, in relazione al numero degli abitanti, l’Italia esprime valori superiori agli altri paesi. Nel 65 ci sono state specialità che hanno fat­ to registrare progressi notevoli come media: il mezzofondo, il fondo, il disco.

« Forse potrebbe essere una pre­ disposizione morfologica generale negativa, una scarsezza di massa di selezione, a sua volta dipendente da poca simpatia generale dei giovani verso una specialità che richiede lungo studio e pazienza, pazienza, K pesante e analitica cura di ogni par­ ticolare.

— E nella velocità e negli ostacoli?

— Mi spieghi, prof. Calvesi, il perché di ,.questi frequenti raduni invernali con un fritto misto che va dal ragazzino al nazionale?

«Chi è dietro ad Ottoz, Cornac­ chia negli ” alti a Morale e Frinolli nei ” bassi ”? E’ notte quasi fonda, al momento.

— Carrozza, Liani, Virgili hanno buone possibilità? « Si, ma chi ha nelle gambe un 14” netto? Anche la nazionale juniores, a parte alcuni risultati sor­ prendenti, non incanta.

— E per la velocità?

« Berruti sia per motivi- di studio che per gli anni non sarà l’atleta delle Olimpiadi di Roma. Ci sono Ottolina, Giani, Giannatasio, Bello. Non sono delle scartine! Ottolina, anche se veste come un Lord in va­ canza nel Tigullio, col berretto degli studenti giapponesi, comprato a To­ kio durante le ultime Olimpiadi, in pista fa le cose sul serio ed ha nelle gambe tempi di valore mondiale che gli fanno perdonare certe strava­ ganze come quella di andare in giro con la bottiglia di ” grappa jugo­ slava ” e di suonare la trombala 7° Cavalleria a Little Big Horne! Si può dire che le attitudini del no-

« Intanto si fa un lavoro di base molto ampio ed approfondito per cercare nuova linfa per le nostre rappresentative nazionali. Non deve poi meravigliarsi di vedere il ragaz­ zino assieme al nazionale. Il ”bocia” si allena con l’azzurro in pianta sta­ bile, osserva, impara; l’azzurro sa che deve essere di esempio ai più giovani, si impegna con maggior se­ rietà e fuori del campo non fa il tarato psichico! Tecnica ed educa­ zione: ecco lo scopo di questi ra­ duni.

Conclusione? Tra le tante eccone una. C’è da sperare che, con la pro­ paganda che si sta facendo nelle Scuole Secondarie, con una maggior presa di coscienza da parte del mon­ do degli aducatori, con la disponi­ bilità di impianti che. sia pure mol­ to a rilento, si stanno costruendo, con un maggior numero di tecnici altamente qualificati, questo sport basilare possa trovare tra i giova­ la massa di innamorati che si menta. DON LELIO

9 £


i molti errori della nostra alimentazione

spendiamo troppo scegliamo male

100 PAGINE PER L’ESTATE G Voi non volete sprecare la vostra estate, vero? Bravi. E c’è anche qualcuno che non vuole che voi la sprechiate. Non solo. Ma vuole aiutarvi concretamente a non sprecarla. Questo qualcuno è il Centro Turistico Giovanile, che lavora da 15 anni per i giovani e per il turismo, ha quindi una certa esperienza e tutta una serie di attività da mettere a vostra disposizione. Il tutto è contenuto in un fascicolo di 100 pagine, dal titolo

estate col ctg Qui voi potrete trovare: — alcune pagine per orientarvi, cioè un discorso dove vi si suggerisce cosa fare e cosa vedere nei quat­ tro mesi di caldo, ricchi di motivi insospettati e di tempo libero; — dove alloggiare, cioè l’elenco completo delle Case per Ferie ed alberghi aderenti al CTG, in Italia ed all’estero; in essi è garantito: un ambiente sano, il massimo di conforto compatibile col minimo della spesa; — dove andare, cioè tutta una gamma di viaggi intemazionali o in Italia, organizzati dal CTG e messi a disposizione di tutti;

— le attività riguardanti la montagna, il campeg­ gio, la speleologia e via di questo passo. Corsi, campi, suggerimenti: offerti dalle Sezioni specializzate del CTG; — le notizie utili, dal semplice indirizzo al consi­ glio, alle facilitazioni che potrete ottenere. « Estate col CTG » potrete averlo inviando L. 450 — anche in francobolli — al Centro Turistico Giovani­ le - ROMA, Via Alberico II, 35. E buone vacanze I

ESTATE COL CTG =

risorse disponibili, valu­ tate In 40.866 miliardi, soandate nel 1965 In in Italia per oltre la metà (11 54%) In consumi di prodotti prlvati. E tra questl, la voce che assorbe 1:In misura magglore di tutte le altre 1 nostri sudatissimi redditi, è rappresentala dal generl alimentari e dalle bevande. SI tratta di un assorbimen­ to che va prendendo propor­ zioni sempre più Imponenti, al punto da divenire addirit­ tura allarmanti. Nel 1963, per generi alimentari e bevande, gli Italiani hanno speso 8.436 miliardi di lire sul 19.760 che sono stati Inghiottiti dal con­ sumi di prodotti privati. Nel 1964 la cifra ha raggiunto 1 9.033 miliardi sul 21.373 pa­ gati per tali consumi. Nel 1965, cioè In piena congiun­ tura, si è andati ancora più oltre. In quanto si è toccato 11 vertice di 9.742 miliardi su un totale di 22.771 devoluti > per I consumi privati. Dunque, si spende molto, anzi troppo. Ma almeno si spende bene? Da un punto di vista strettamente diete­ tico, che è poi quello che più conta, diremmo di no. Giusto di recente, nel cor­ so di una conferenza tenuta presso l’Ateneo Veneto, 11 prof. Giorgio Dagnlnl, prima­ rio dell’ospedale Civile di Ve­ nezia. ha documentato che gli Italiani commettono allegra­ mente ma anche incosciente­ mente una quantità di ma­ dornali errori dietetici. Per una alimentazione equilibrata, vale a dire efficace per l’organismo, una persona con una media attività muscolare e nervosa deve Introdurre circa 30 ca­ lorie per chilo nelle 24 ore. Ma bisogna fare In modo che questo fabbisogno calorico ven­ ga coperto in maniera variata: 11 50% dagli idrati di carbo­ nio, 11 25-30% dalle proteine, 11 20-25% dai grassi. Invece questa proporzione non viene rispettata affatto, perché gli Italiani consumano una quan­ tità di idrati di carbonio de­ cisamente maggiore di quanto sarebbe necessario, a scapito della quota che dovrebbe es­ sere riservata al grassi, e so­ prattutto di quella ben più Importante che dovrebbe venir ricoperta dalle proteine. E di­ re che — come ha messo In evidenza il già citato prof. Dagnlnl nella sua conferen­ za — questi grossolani errori nella nostra alimentazione pos­ sono essere causa di tutta una serie di disturbi suscet­ tibili di sfociare anche In si­

tuazione di vera e propria ma­ lattia. Ma chi cl bada? Ben pochi. O forse nessuno. Dunque, tiriamo le somme: 1. gli Italiani per mangiare spendono troppo; 2. gli Ita­ liani spendono anche male. E spendono male perché Indi­ rizzano In maniera non con­ facente le loro scelte In fatto di consumi alimentari. Per esemplo: fanno un’ali­ mentazione troppo scarsa In fatto di proteine? Perché al­ lora non consumano In quan­ tità più abbondante di quan­ to non facciano ora la carne di suino magro, che è l'ot­ tima tra le fonti di proteine animali per un’organica dieta alimentare? I Paesi della Comunità Eu­ ropea ne consumano In me­ dia 23 chilogrammi « prò ca­ pite » ogni anno; In Italia, dove pure le carni di suino magro' hanno registrato In questi ultimi tempi un In­ dice di gradimento notevol­ mente maggiore di quello che si aveva in norma fino a qual­ che anno fà, questa media « prò capite » non è mal oltre gli 8 chilogrammi. H divario che cl divide da Paesi che si trovano a godere di un tenore di vita assai più alto del no­ stro è — come si vede — ad­ dirittura enorme. E diventa anche inconcepi­ bile se, oltre quello puramen­ te dietetico, si considera an­ che 11 fattore economico, che di questi tempi non va certo ritenuto secondarlo. La carne di suino magro, ben diversa da quella del maiale grasso perché 1 due tipi di animali vengono allevati con sistemi completamente diffe­ renti l’uno dall’altro e dove appunto 1 grassi sono presenti in percentuali molto più bas­ se. è la più economica delle carni a disposizione del con­ sumatori perché la produzione nazionale è ormai In grad ' di rispondere a tutte le ri­ chieste del mercato Interno. Per di più. grazie al vero e proprio circuito organizzato per la sua distribuzione In virtù della legge del 4 aprile 1964, può essere acquistata fre­ sca In ogni momento e do­ vunque. Non si riesce pertanto a spiegare perché non cl sla una richiesta per lo meno propor­ zionata a quelle che sono le sue Innegabili qualità positive. Ecco: questo è uno del punti su cui bisogna Insistere per­ ché gli italiani imparino a spendere meno e, nel mede­ simo tempo, a scegliere meglio.

INSERZIONE

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portati al limite articolare per evitare di incorrere nel­ la rigidità. Maggiore è la di­ stensione del piede, migliore è il rendimento della spinta prodotta dal movimento de­ gli arti inferiori. Contribui­ sce alla migliore distensione l’acqua, che contrastando nella fase discendente il mo­ vimento del piede, lo porta ad assumere la posizione di­ stesa al limite articolare.

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movimento desìi arti inferiori

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Movimento alternato degli arti

Il movimento degli arti è alternato: mentre uno com­ pie la fase ascendente, l’al­ tro percorre quella discen­ dente. Il movimento è fatto con direzione perpendicolare alla superficie dell’acqua. Punto morto superiore

t1 movimento degli arti inJ[feriorl può essere eseguito con differenti tecniche che possiamo suddividere in quat­ tro gruppi fondamentali : movimento degli arti infe­ riori tesi; movimento degli arti inferiori caratterizzato dalla flesso-distensione della gamba; movimento degli ar­ ti inferiori caratterizzato da aritmia e asimmetria; mo­ vimento degli arti inferiori caratterizzato dal lavoro di tutto l’arto e dalla flessodistensione della gamba.

Questo tipo di movimento degli arti inferiori oggi è stato quasi del tutto abban­ donato, almeno dai nuota­ tori di classe.

MOVIMENTO CARATTERIZZATO DALLA ARITMIA E ASIMMETRIA Vi sono una serie di va­ riazioni del movimento de­ gli arti inferiori a crawl sul petto che sono caratterizzati da aritmia e asimmetria, al-

MOVIMENTO CARATTERIZZATO DAL LAVORO DI TUTTO L'ARTO E DALLA FLESSO-DISTENSIONE DELLA GAMBA Questo movimento racchiu­ de le caratteristiche positi­ ve dei primi due movimenti descritti, scarsa resistenza al­ l’avanzamento e potenza pro­ pulsiva. E’ il movimento che oggi

L’arto al culmine della fa­ se ascendente (punto morto superiore) è flesso parzial­ mente, il piede non emerge, giungendo sino> a qualche dalla superficie centimetro dall dell’acqua. Punto morto inferiore

L’arto al culmine della fa­ se discendente (punto morto inferiore) è disteso e non su­ pera in media la profondità di venti-cinquanta centimetri a seconda della lunghezza degli arti. Fase discendente

L’arto inizia la fase di­ scendente leggermente flesso e riesce a distendersi in pros­ simità del punto morto infe­ riore (fig. 3, posizioni 1-2-3). Fase ascendente

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Fig. 1

L’arto inizia la fase ascen­ dente disteso poi progressi­ vamente flette la gamba (fi­ gura 3, posizioni da 3 a 1).

MOVIMENTO DEGLI ARTI INFERIORI TESI

Il movimento degli arti in­ feriori tesi (fig. 1), pur of­ frendo la minima resistenza all’avanzamento, fa ricadere tutto il lavoro propulsivo sui muscoli elevatori della co­ scia, lasciando completamen­ te inattivi altri muscoli ai fini del movimento propul­ sivo. Alcuni muscoli, invece, sono usati solo come fissa­ tori della posizione tesa de­ gli arti. Oggi vi è ancora un grup­ po abbastanza numeroso di nuotatori che inserisce nella nuotata a crawl sul petto questo tipo di movimento degli arti inferiori. MOVIMENTO CARATTERIZZATO DALLA FLESSO-DISTENSIONE DELLA GAMBA

Il movimento caratteriz­ zato dalla flesso-distensione della gamba (fig. 2), se pur molto potente risulta al fini della coordinazione di un certo ostacolo, inoltre gli ar­ ti assumono posizioni che of­ frono notevoli superfici di resistenza all'avanzamento.

Fig. 2

cune volte da ambedue. Le caratteristiche di aritmia e asimmetria limitano le pos­ sibilità propulsive, le aritmi­ che perché presentano degli sfasi o delle pause, le asim­ metriche perché gli arti si allontanano dal movimento migliore. I movimenti aritmici ed asimmetrici sono piti fre­ quenti nei nuotatori di me­ die e lunghe distanze dove gli arti inferiori vengono usa­ ti meno in funzione pro­ pulsiva e più al fine delrequilibrio natatorio.

viene maggiormente esegui­ to dai nuotatori di classe anche se con particolari adattamenti individuali. E’ il movimento che consigliamo di inserire nella nuotata e che vi descriviamo nei parti­ colari.

Distanza degli arti

Gli arti nel loro movimen­ to sono vicini ed 1 piedi e le ginocchia non devono toc carsi, le traiettorie non de­ vono distaccarsi più di qual­ che centimetro.

Atteggiamento degli arti

Gli arti inferiori devono essere vicini e distesi, ma non rigidi; i piedi legger­ mente ruotati all'interno. La rotazione e la distensione del piede non devono essere

Partecipazione deU'arto al movimento

Tutto l’arto è interessato al movimento daH’articolazione coeso femorale (altezza anca) sino alle dita dei piedi.

Fig. 3

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la 44100 metri è una corsa tecnica

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•w n un precedente articolo I pubblicato da « Staci ium » ci siamo soffermati sulle corse veloci, sulle partico­ larità tecniche, sui metodi di preparazione delle stes­ se, ma non tutte le carat­ teristiche più proprie alla specialità sono state illu­ strate e evidenziate in for­ ma esauriente. Per tale ragione ritornia­ mo nuovamente sull’argo­ mento, col proposito di chia­ rire e approfondire alcuni concetti tecnici che, per quanto basilari, il più del­ le volte vengono trascurati o non sufficientemente va­ gliati dagli istruttori e di conseguenza dai giovani atleti. E tutto ciò perché la cor­ sa veloce (quella dei 100 metri) viene, ancora oggi, considerata come una spe­ cialità di appannaggio di una « élite » — quella do­ tata di qualità naturali in­ nate — mentre in realtà, tra coloro che primeggiano nella scala del valori mon­ diali. i più possiedono sola­ mente delle qualità fisiche e morfologiche normali. I velocisti, infatti, appar­ tengono alle categorie più diverse e solo attraverso uno studio delle caratteri­ stiche fisiche e le attitudini mentali, ma più ancora at­ traverso delle prove prati­ che, è possibile stabilire o. per lo meno, esprimere un giudizio sicuramente valido in questo senso. In questa specialità, co­ me del resto in tutte le

altre discipline sportive, il lavoro, la volontà, la serietà, e i metodi di allenamento sono fattori essenziali per far progredire l’atleta, an­ che quando le sue qualità non sono o non sembrano essere quelle proprie dello « sprinter ». E in merito ci piace qui ricordare il Monneret, il quale, nel caratterizzare i fattori che determinano la capacità di un atleta di cor­ rere nella forma più veloce, afferma: «E' rassicurante constatare che i record di velocità non sono mai stati battuti, attualmente. dai principianti, ma da atleti che possiedono 10 anni di spe­ cializzazione (!) e. in altri termini, di tecnica del me­ stiere ». Ma se la corsa veloce è una prova tecnica, ja, come si può migliorare la k. velocità di un giovane atleta? Prima di rispondere alla domanda, che ci sembra lo­ gica e sensata, debbiamo precisare che nel nostro as­ sunto intendiamo riferirci ad individui normali, dotati cioè di quelle qualità morfologi­ che, nervose e muscolari che, normalmente, si richiedono a tutti coloro che praticano un’attività sportiva a scopo agonistico. Dato però che, per quan­ to riguiiarda ‘ le prime due qualità, poco . . .. si _ può __ _ .per fare renderle maggiormente affini al movimento (perché indi­ viduali e immutabili), è evi­ dente che volendo miglio­ rare la corsa (velocizzarla)

si dovranno potenziare e adattare le masse muscolari, e in particolare quelle de­ gli arti inferiori le quali, con il loro alterno movimento, determinano lo spostamento del corpo in avanti. Nel nostro studio, quindi, ci occuperemo della tecnica della falcata, cioè del modo con cui l'atleta esegue i di­ versi passi e. nel suo insie­ me. della corsa vera e pro­ pria. Che cos’è la falcata? La falcata non è altro che un salto, indubbiamente par­ ticolare, la cui tecnica non si differenzia, sostanzialmen­ te. molto da quella del salto in lungo. Essa è sempre condiziona­ ta dalla morfologia e dalle qualità neuro-muscolari del­ l'atleta e la velocità di tra­ slazione, la frequenza dei passi dipendono in gran par­ te dall’intensità dell’impulso e dalla corretta direzione dell’impulso stesso. Per correre bene bisogna (lo ripetiamo) non forzare volontariamente l’azione di richiamo della gamba (non variare cioè 1 principi basi­ lari della corsa) il passo de­ ve. essere normale, naturale e sempre rapportato alla lunghezza degli arti infe­ riori. Nella corsa il corpo avan­ za per effetto di una suc­ cessione ritmata di balzi, conseguenti agli impulsi espressi dalle gambe, e ogni balzo è simile al precedente anche se, gradualmente, in seguito alla forza di iner­

zia. la sua lunghezza au­ menta fino a che l'atleta non si trova in « piena cor­ sa ». La spinta ha inizio nel momento in cui il piede prende contatto con il ter­ reno, è massima nel momen­ to in cui il bacino si trova sull'appiombo dell’appoggio (sulla gamba di spinta) e si conclude nell'istante in cui la punta del piede si stacca dal terreno. La fase di volo compresa fra due spinte, cioè tra due momenti di contatto del cor­ po con il terreno, deve esse­ re una fase di riposo mu­ scolare, di rilassamento, per reintegrare le energie spese e per preparare, in forma adeguata, il molleggio e la ripetizione dell’azione di spinta. La qualità e l'efficacia del­ la spinta dipendono dalla posizione del corpo, dal nu­ mero delle leve e del mu­ scoli che vengono impiegati utilmente in questa fase: più questi aumentano di inten­ sità. più crescono le possi­ bilità di accelerazione del­ l’atleta, sempreché, però, la spinta stessa avvenga con !a parte piatta del piede (metatarso) al momento in cui la flessione della gamba è sui 145 gradi (fig. 6). Tale flessione è senza dub­ bio la più favorevole, pur sapendo che in pratica mol­ ti atleti, dotati di una mu­ scolatura eccezionale e di qualità atletiche straordina­ rie. riescono a correre con un’angolazione diversa (mi­

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nore). per cui chi li osserva ha l'impressione che essi corrano « seduti » come se fossero dei principianti. Tuttavia, perché il molleg­ gio sia sempre elastico e soffice e la spinta acquisti il maggiore dinamismo pos­ sibile. è necessario che l'atleta si rilasci nella fase aerea e che il suo primo contatto con il suolo avven­ ga con la massima natura­ lezza e con la gamba piega­ ta al ginocchio (circa 160") (fig. 5).

POSIZIONE ERRATA

TECNICA DELLA CORSA

Secondo il Monneret. da noi già citato, anche per la corsa dei 100 metri esiste un problema di ripartizione dello sforzo e in particolare di quello nervoso, che l'atle­ ta deve sapere saggiamente distribuire, in quanto la per­ dita di velocità che egli ac­ cusa alla fine della corsa non è altro che la conse­ guenza del dispendio di ener­ gie da lui impiegate nella prima parte e cioè nei primi 50-60 metri. Ed aggiunge ancora « ciò significa che la velocità mas­ sima non deve essere rag­ giunta al più presto possi­ bile, ma progressivamente, anche se l'atleta entra "in piena corsa" », intesa questa come treno di corsa, attra­ verso dei passi possenti, rit­ mati. dopo 15 o 20 metri dallo stacco del blocchi. Una corsa così fatta, per­ mette all'atleta di conserva­ re di continuo degli appoggi efficaci, un giusto equilibrio e quindi di incrementare, a mano a mano che avanza verso il traguardo, la sua velocità. Ma è poi certo ed è real­ mente possibile che in pratica un atleta riesca a fredopo nare il suo iimpulso, . una partenza scattante e di­ namica e non invece ad au­ mentarlo?

ALLENAMENTO Non riporteremo in que­ sta nuova disamina della corsa veloce le tabelle di allenamento (tabelle tipo) da noi pubblicate nel pre­ cedente articolo, ma diremo semplicemente di alcune esercitazioni che il giovane atleta compie, al termine della prima fase di prepa­ razione (fase di condiziona­ mento — di preparazione or­ ganica generale) per un più efficace adattamento del fi­ sico alle difficoltà e alla du­ rezza della competizione. Per quanto riguarda la corsa veloce, l'atleta sceglie di norma delle distanze su­ periori alla specialità (120150 metri) o inferiori (50-60 metri). L'allenamento su ta­ li distanze, più volte ripe­ tute e fatte sempre alla ve­ locità massima, oltre a favo­ rire un miglioramento delle qualità tecniche (ritmo e te­ nuta di gara) dà la possi­ bilità all’atleta di svolgere un adeguato lavoro musco­ lare e di rendere sempre più automatico e aderente alla specialità prescelta 11 suo gesto atletico.

GIUSTA

anche nel calcio conoscere se stessi a) non aver colpito giu­ à nche calciatore di /X classe elevata sovente stamente la palla; b) avere sbagliato la po­ capita di sbagliare il sizione del corpo: tocco di palla o per il pas­ c) avere avuto la gamba saggio o per calciare a rete, di appoggio troppo indietro eppure nel tocco di testa, o lateralmente alla sfera; nello stop ecc. Ma il modo d) avere calciato senza più sicuro per conoscere per­ convinzione: fettamente la sfera è la pro­ e) avere calciato senza fonda osservazione non sola­ armonia nel movimento del mente del pallone ma prin­ corpo; cipalmente di se stessi in /) avere calciato senza tutti i particolari movi­ concentrazione; menti. p) avere calciato con pre­ Curante un allenamento, cipitazione: ad esempio per il tiro a h) avere calciato in uno rete, ogni calcio deve essere stato di stanchezza gene­ studiato ed eseguito con la rale. massima attenzione. Se il tiro è andato a buon Possono anche influire, in fine come era nei nostro altri casi, il terreno, l'acqua, intendimento è una grande il fango, il vento: ma il vero gioia in se stessa ma prin­ motivo è quasi sempre da cipalmente sarà un miglio­ attribuirsi al giocatore che ramento del nostro bagaglio non ha saputo colpire bene tecnico; se invece il tiro è la sfera. Perciò è consiglia­ errato, allora necessita ripe­ bile, dopo ogni sbaglio, che tere, cercando di trovare il l’istruttore e l'allievo, col ra­ motivo per il quale non ha gionamento prima e in pra­ avuto buon esito. Con co­ tica poi, trovino il motivo stanza e con sempre più esatto del tiro errato ripe­ concentrazione si ripeterà tendolo immediatamente con perché riesca in pratica co­ le modifiche necessarie ad me il calciatore desiderava: annullare i precedenti difet­ colpire la sfera in una certa ti, facendo colpire all'allievo maniera per ottenere quella la sfera con più attenzione traiettoria e non altra, quel­ e concentrazione, divenendo la potenza, oppure quell'ef­ cosi ogni esercizio con la fetto che possa servire ad palla un vero e proprio stu­ ingannare il portiere, ecc. dio. E’ ben noto che conti­ I motivi di questi sbagli nuando con questo sistema nel tiro a rete possono es­ di addestramento si riuscirà sere diversi ed io cercherò a colpire con la massima di chiarire quali sono i prin­ precisione la sfera, sia per cipali errori che gli allievi il tiro a rete, per raggiunge­ commettono eseguendo in re il perfezionamento del pratica questo esercizio di passaggio, a fermare con siaddestramento.

POSIZIONE ERRATA GIUSTA

carezza la palla, ed infine a sveltire con rapidità imme­ diata ogni esecuzione sulla sfera stessa, e per ogni sin­ golo esercizio. Solamente così si può per­ fezionare e migliorare tecni­ camente il giocatore, e il miglioramento si potrà ave­ re in un breve periodo di tempo specialmente per que­ gli allievi più naturalmente dotati. Non si potranno avere im­ mediati risultati su altri al­ lievi perché non dotati del­ la stessa classe, e quindi il loro miglioramento sarà si­ curamente lento e tardivo, ma anch’essi progrediranno piano piano nel modo di col­ pire la sfera e nel correg­ gersi gradatamente neirimpostazione generale di tutti i movimenti del corpo che diverrà così, dopo un certo periodo di tempo, armonio­ so e corretto. Ci accorgeremo che il cal­ ciatore è in grado di so­ stenere qualunque prova mi­ gliorando continuamente tut­ ti i suoi movimenti, ren­ dendo piacevole la sua cor­ sa, il suo modo di scattare, di calciare, di fintare eco. ecc. quindi saremo tranquil­ li di avere portato finalmen­ te a compimento il lavoro di addestramento, portando il ragazzo ad una matura­ zione graduale e completa. Io credo che migliore sod­ disfazione non possa più di questa esistere per l'istrutto­ re, sapendo di avere onesta­ mente collaborato con il cal­ ciatore nel suo difficile la­ voro, creando cosi l'allievo fisicamente robusto e sano, ed avendo la certezza di ave­ re per il futuro, oltre che un calciatore, un ragazzo disci­ plinato moralmente e men­ talmente. tale da potersi ben inserire nella grande fami­ glia umana. Per ogni istruttore, prepo­ sto a settori giovanili, U primo traguardo è principal­ mente questo: operare one­ stamente e tranquillamente al raggiungimento di un tale addestramento.

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La formazione pallacanestro allievi del San Pio X di Treviso.

FELTRE - La fase regio­ nale di pallacanestro ha avuto il suo degno epilogo a Feltra, domenica 17 apri­ le, dove juniores ed allievi, appartenenti ai Comitati di Padova, Verona, Vicenza Treviso e Feltre, si son> scontrati cavallerescamente. Sette le squadre parteci­ panti: tre per gli allievi e quattro per gli juniores. La prima partita degli al­ lievi ha visto la vittoria del S. Pio X di Treviso sul S. Pietro Apostolo di Verona. Quest'ultimo vinceva poi sul Boscarlz di Feltre. Nel po­ meriggio il S. Pio X si assi­ curava la vittoria battendo il Boscariz. Il sorteggio per l'accoppia­ mento degli juniores ha messo di fronte per la prima

Gli Juniores dell'U.S. Gianesini di Padova con i dirigenti.

partita il Gianesini e il Club Conegliano di Treviso. Il Gianesini si è imposto con una partita valida, con un modulo di giuoco prege­ vole sul piano tecnico e con­ vincente su quello tattico Fra l'U.S. Dueville e la Lore-

tana di Feltra la partita non ha avuto storia; i loretani si sono battuti bene, sebbene a ranghi ridotti, con volon­ tà e lena, ma hanno dovuto soggiacere ai vicentini im­ prevedibili e a tratti insi­ diosi.

Nelle partite per il 1° e il 2° posto, vittoria netta del Gianesini sul Dueville per 64 a 27, il che sta a dimo­ strare il limite dei vicentini, mentre per il 3° e 4° posto il Club Conegliano aveva ra­ gione della Loretana che ha saputo mantenere lo scarto dei canestri entro un limi­ te ragionevole, 70 a 53. Alla messa al campo, offi­ ciata nella Palestra Colotti dal C.E. don Serafino Za­ nella, hanno partecipato au­ torità Civili e Militari, atle­ ti, dirigenti e sportivi. La premiazione è stata effet­ tuata dal C.N. Generoso Dat­ tilo che ha espresso il suo compiacimento per la corret­ tezza messa in mostra dagli atleti e ha elogiato il Co­ mitato di Feltre per la inappuntabile organizzazione. Erano presenti alla cerimo­ nia il C.N. Laudicina. il Presidente Regionale Momoli, quello zonale geom. De Paoli, il prof. De Gian, i Consulenti Ecc. delle Unioni Sp. con i loro presidenti e numeroso pubblico. Questa la classifica: Juniores - 1° Gianesini (Padova), 2° Dueville (Vicen­ za), 3° Club Conegliano (Treviso), 4° Loretana (Fel­ tra). Allievi _ 1» San Pio X (Treviso), 2° San Pietro Apostolo (Verona), 3° Boscariz (Feltre). GIANNI FARONATO

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Intensa l’attività di « Ar­ cobaleno Sport » nel Comi­ tato Provinciale di Siena: oltre 250 giovanissimi sono stati già impegnati per il Trofeo Bianco (Tennis Ta­ volo), Trofeo giallo (Palla­ volo) e Trofeo Blu (Calcio), mentre altri 60 si preparano per il Trofeo Verde (Atleti­ ca) già in programma.

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La classifica per la « Cop- ' • : pa Arcobaleno Sport » vede attualmente al comando il 'j GB. Giovanetti, seguito dal G.S. Valli, G.S. Oratorio SC. I componenti le 12 squadre di calcio che hanno partecipato all'avvincente X Coppa USAC, ed altri. valevole quale «Trofeo blu» di Arcobaleno Sport del Comitato Provinciale CSI di Siena.

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CATANIA - Ancora una volta il Gad Etna ha fatto suo il campionato juniores si basket. Di Mauro, Gangemi, Carbone, Corona e compa­ gni sono stati certo all'altez­ za della loro fama riuscendo a concludere i’1 torneo ju con un buon margine rispet­ to agli avversari. La Schweitzer è stata la unica compagine che ha sa­ puto tenere testa ai forti Gaddini, ed ha conseguito un buon secondo posto. In terza posizione è finita la squadra « B » del Gad. in quarta la Mongibello. in quinta la Diavoli Rossi. Negli Allievi, la Diavoli Rossi si è laureata campione provinciale, sulle formazioni del Mongibello e del Gad Etna. Nella foto sopra il’U.S.A. Schweitzer, 2» class. Camp. Jun. In piedi da sin.: Il Pre­ sidente Pascucci, Procelli, Avola, Bellini, Genovese, il dirigente Sorbello; accoscia­ ti da sin.: Maugeri, Costa e Vitale. E. P.

SIENA - Un successo sen­ za precedenti ha avuto la II Coppa Conciliazione di

zione dell’U.S. Giovanetti è stata impeccabile. Al termine della manife­ stazione l’U.S. Giovanetti si

Nella foto: un gruppo dei numerosi partecipanti alla « Coppa Conciliazione », dopo la premiazione.

il totocalcio distribuisce oltre MEZZO MIUARDO alla settimana

TARANTO - L’I.N.A. e l’Amatori Ricciardi di Ta­ ranto si sono aggiudicate la fase regionale dei campio­ nati nazionali di pallacane­ stro, qualificandosi per il turno interregionale. L’I.N.A. — nella categoria juniores — ha affrontato nel­ la finale la Virtus Foggia. Nella categoria « allievi » l’Amatori Ricciardi, opposta nella finale alla « Domenico Savio » di Molletta, ha di­ sputato un’ottima gara. Nella foto sotto, una fase di attacco della Ricciardi nella partita « allievi » con­ tro la Domenico Savio.

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Gimondi e il cow boy

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Gimondi sta salendo l’olimpo ciclistico. Sopra a destra potete vedere la pri­ ma pagina che l’Equipe gli ha dedicato dopo la vittoria nella Parigi-Roubalx. Quel che meraviglia fra tanti trionfi è la sua serenità: è cosciente delle sue forze, ma non si esalta né ostenta umiltà pelosa. E’ realista e sempre padrone di se stesso. Vedendo il suo direttore Pez­ zi commosso Ano alle lacri­ me per le sue imprese, osser­ va tranquillo: « E’ proprio vero! Quando uno comincia a diventare vecchio si com­ muove troppo facilmente ». Sempre a proposito di Gimondl, merita d’essere citata una intervista pubblicata da Rolly Marchi (il cow boy delle nevi!) su Topolino. Do­ manda: «Non si vergogna a sentir dire che viene dal C.SJ., insomma dall’Oratorlo? » (Dove avrà mai letto Rolly Marchi che C.S.I. e Oratorio sono la stessa co­ sa?!). Risposta: «Vengo dal­ l’oratorio e me ne vanto! ». E così il cow boy delle nevi è servito.

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Guatre pages d’actoalité en couleur sur Paris-Roubaix !,

l’ente inutile TV 7 di lunedì 25 ha cata­ logato il Commissariato della Gioventù Italiana tra gli en­ ti inutili che pullulano nel sottobosco italiano. Noi abbiamo parlato spesso della G.I. e mal ce ne incol­ se. Questa volta non c’en­ triamo. Per proteste rivol­ gersi a Vecchietti.

sì la fifty-fifty, non risolve certo i problemi dello sport italiano. Chiamarla un gros­ so bluff è però ingiusto. Se la sente proprio il signor Merlo di considerare bluff 1 quattro-sei miliardi in più chi- il CONI riceverà questo anno grazie all’effe due? A questo prezzo, sinceramente, a noi non dispiacerebbe af­ fatto essere bleffati!

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Merlo e l’effe due Dante Merlo scrive sulla bella rivista « Atletica Leg­ gera »: «Per la prima volta quest’anno la Fidai ha ver­ sato 1 premi del C.D.S. alle società detraendo l’importo dell’imposta generale sull’en­ trata (4%). Lo ha fatto perto perché costretta, eviden­ temente. Ma perché non sbandierarlo ai quattro venti, perché non informare il pub­ blico degli sportivi che il tanto strombazzato regalo fatto dallo Stato allo sport italiano è soltanto un gros­ so bluff? ». Un momento! L’effe due,

Tortora e il ping-pong

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Bello il servizio televisivo sul campionati nazionali di Tennis Tavolo svoltisi a Va­ rese (nella foto in basso una visione del Palasport attrez­ zato per l’occasione). Meno bella e opportuna la presen­ tazione di Tortora. Sembrava annunciasse un numero d’at­ trazione invece che la finale nazionale di un campionato. Che in Italia questo sport non sia da tutti apprezzato come merita nulla toglie al­ la sua bellezza e al suo va­ lóre. E poi, caro Tortora, tra « ping-pong » e « tennis da tavolo » non c’è soltanto una differenza di termini!

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