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i problemi dello sport
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I rappresentanti delle organizzazioni sportive cattoliche sono stati ricevuti in udienza dal S. Padre che ha rivolto loro parole di incoraggiamento e espresso voti per una sempre maggiore diffusione dello sport tra la gioventù. Al termine dell Assemblea Generale la bandiera della Federazione Internazionale è stata affidata per un anno al CSI: la bandiera viene custodita nella sede centrale della nostra Organizzazione.
consegnata al centro sportivo italiano la bandiera
della FICEP
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la fatica di essere “giovani”
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o tra le mani il libro della Giraud: « La nuova ondata », e fra l’altro, mi ha colpito moltissimo una frase che ti ripor to alla lettera. Si chiede la scrittri ce: « Dove comincia, dove finisce la giovinezza? » e a tale domanda la Giraud risponde: « La giovinez za finisce forse il giorno in cui, ben sistemati nell’ordine delle cose, ri nunciamo a modificarle ». Non so se questa sia la tua po sizione, ma non lo credo e non lo voglio credere. Bisogna evitare un pericolo, che è di tutti, e cioè: essere « vecchi » in un mondo giovane che sta na scendo. E che ci sia un mondo « nuovo » davanti a noi non è dif ficile capirlo, anche la Chiesa con il suo Concilio ci ha dato la possi bilità di intravvederlo, assumendo verso il mondo un atteggiamento di più religiosa fiducia. E in che modo possiamo essere più « giovani » nei confronti del mondo e dei suoi valori?... A me pare che dobbiamo essere: — più generosi! Siamo troppo egoisti. — più attivi! Siamo troppo pi gri— più semplici! Siamo troppo complicati. — più essenziali! Siamo troppo formalisti. — più ecumenici! Siamo troppo campanilisti. — più democratici! Siamo trop po dittatori. — più sinceri! Siamo troppo ipo criti. — più amici! Siamo troppo ca merati. — più « altri »! Siamo troppo
« noi ». — più fratelli! Siamo troppo di plomatici. — più sereni! Siamo troppo pes simisti. — più fiduciosi! Siamo troppo sfiduciati. — più sportivi! Siamo troppo tifosi. — più cristiani! Siamo troppo pagani. Ecco, vorrei concludere con una affermazione che, per sé, le racco glie tutte: più giovani, perché sia mo troppo vecchi. DON CLAUDIO
FLASl^ CENTRO SPORTIVO POLIVALENTE INTERCOMUNALE Il progetto propone la creazione di un complesso sportivo polivalente ” " comprensoriale a Vignola sul Panaro, in iu provincia di Modena. La scelta di un in tervento di questo ti po è stata dettata dalla convinzione che solo tramite la realiz zazione di centri di grandi dimensioni, nei quali l'eterogeneità delle attrezzature di sponibili solleciti delle scelte e costituisca la possibilità di numero se esperienze, si possa attuare una nuova po litica per una maggio re diffusione della pratica sportiva ed una evoluzione nel modo di concepire ed utilizzare il tempo li bero. Un grande centro polivalente, mentre eli mina gli sprechi e la dispersione causati da interventi singoli e frammentari, consente di prevedere attrezza ture per ogni sport unitamente ad altre attrezzature ricreative e culturali: ha quindi la capacità di costitui re un polo di attrazio ne per tutti i cittadini, un importante luogo di vita associata. Alla decisione di in-
sediare a Vignola un complesso polivalente, si è giunti attraverso numerose considera zioni che partono prin cipalmente dall’esame delle caratteristiche del territorio; la note vole vicinanza di di versi comuni di una certa importanza: gli ottimi collegamenti fra questi e Vignola; la collocazione di Vi gnola nella valle del fiume, in una zona in teressata da un note vole flusso turistico di fine settimana da Mo dena e da Bologna. A questi fatti si uni sce la disponibilità di un’area adiacente al nucleo storico, colloca ta lungo il fiume, dal le caratteristiche per fettamente adatte alla ricezione di un im pianto quale quello proposto. L'immediata adia cenza con il vecchio centro della città, nel quale si prevede la si stemazione di attrez zature culturali, è già un elemento che con cretamente garantisce la polivalenza del com plesso sportivo, con temporaneamente la presenza del fiume, principale attrattiva naturale della zona, è una ulteriore compo nente che rafforza la polivalenza dell'impianto. E’ possibile, infatti, pensare al fiume come ad una attrezzatura per il tempo libero, or ganizzando alcuni tratti delle sue sponde per ima sorta di vita
balneare e creando zo ne verdi lungo di esse. Questo centro con le sue attrezzature sportive che consento no la pratica di ogni tipo di sport, con il teatro all’aperto, i bar, il ristorante, le zone verdi per .la sosta e il gioco dei bambini, i giochi di bocce, il - nu me, le attrezzature culturali, si rivolge veramente a tutti, senza distinzione di età e di preferenze; può sollecitare molte plici interessi, soddi sfare le diverse esi genze; può costituire, infine, un'occasione per una piena utiliz zazione di un’intera giornata libera.
FLASl^J QUATTRO SALTI A 16 MM Presso la Segreteria FIDAL è disponibile un film di carattere tecnico sulle quattro gare di salto effettua te da grandi campio ni: Brumel, Thomas, Ter Ovanesian, Bo ston, Szmidt, Rijakovski, Pennel. La pellicola in bian co e nero, 16 mm, è lunga 35 metri e verrà ceduta al prezzo di L. 2.500, dietro asse gno circolare alla Se greteria della FIDAL, Viale Tiziano, 70 Roma.
Il centro sportivo polivalente intercomunale di Vignola: prospettiva d'insieme. In primo piano: i campi da calcio e rugby, il campo da ba seball, il palazzo dello sport. Quindi: il campo di atletica leggera, i campi da pallavolo, da pallacanestro, da pattinaggio, i giochi delle bocce, i campi da tennis, le piscine.
ncep Roma assemblea generale
La Federazione Internazio nale Cattolica d’Educazione Fisica e Sportiva ha tenuto a Roma, dal 21 al 25 aprile, la sua Assemblea Generale, organizzata quest’anno dal C.S.I. I delegati hanno svol to i loro lavori presso il Pa lazzo delle Federazioni del CONI. Ci sono stati incontri con il Presidente Generale dell’ACI, prof. Vittorio Bachelet, con l’assessore Agostini del Comune di Roma che ha recato il saluto del Sindaco. L’Assemblea si è conclusa con una udienza pontificia nel corso della quale il Papa si è intrattenuto in affabile colloquio con i dirigenti in ternazionali e con quelli CSI.
QUATTRO INTENSE GIORNATE Austria, Belgio. Francia. Olanda Spa gna, Svizzera, gli altri Paesi aderenti alla Fe derazione e. natural mente il CSI: tutti i rappresentanti degl! enti sportivi cattolici membri della Federa zione Internazionale sono stati puntual mente presenti ail’Assemblea Generale di Roma. I lavori si sono svolti presso il Palaz zo delle Federazioni, cortesemente conces soci dal CONI, attra verso serrate riunioni e discussioni protrat tesi per quattro giorni. Il Presidente del Co mitato organizzatore, dott. Argante Bossa, Direttore Generale del Ministero del Turismo e dello Spettacolo, ha fatto da « padrone di casa » accogliendo i graditi ospiti e accom pagnandone i lavori con una signorile e cordialissima ospitali tà che le varie delega zioni hanno vivamente apprezzato. I primi due giorni sono stati impegnati nelle riunioni delle varie Commissioni : tecniche, femminile e maschile, e degli assi stenti ecclesiastici. All’ordine del giorno della Commissione erano problemi orga nizzativi e tecnici. I prossimi Campionati Federali che si terran no a Vienna dall'11 al 17 luglio, la parteci pazione delle squadre, gli sport In program ma. 1 regolamenti, ecc. Il CSI vi parteciperà con due équipes, per l’atletica e 11 basket.
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GIORNATA INTERNAZIONALE Molto ricco l’ordine del giorno del Consu lenti Ecclesiastici. Lo Intento era quello di
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iniziare una « revisio ne » di tutti gli aspet ti psicologici, pedago gici e pastorali dello sport alla luce delle direttive conciliari. Si è trattato dell'influen za dei mezzi di comu nicazione sociale sugli sportivi e sulle folle, in particolare di certi atteggiamenti di ag gressività psico-fisica. Al riguardo i consu lenti si sono impegnati a recare un concreto contributo di osser vazioni e di proposte alla riunione che si svolgerà a Basilea prima di Natale. In tale circostanza, con l’intervento di un teologo e di uno psi cologo, si avvierà an che lo studio di al cuni documenti del Concilio nei riflessi che interessano il set tore sportivo e glovanile. Si è anche discusso della Giornata Inter nazionale dello Sport da svolgere presso tut ti i Paesi membri, nello stesso giorno e ispirata allo stesso tema. Il primo tema sarà lo sport come strumento di fratel lanza e di pace.
prese nel corso delle riunioni particolarr e discussi vari altri pro blemi di organizza zione generale, nello sforzo di accentuare 11 legame tra tutti gli organismi aderenti e di sollecitare un pro gresso comune sul pia no delle idee e della attività. Si sono getta te le basi per il futuro svolgimento di un tor neo Internazionale del Falr-Play, si sono ascoltati interessanti suggerimenti circa un costituendo organismo internazionale per lo apostolato dei laici presso la S. Sede. In quest’ambito si inqua dra la proposta del la delegazione spagno la di creare, sempre presso la S. Sede, un Centro internazionale di studi dello sport. Questi e gli altri ar menti discussi, saran no portati avanti nel la prossima riunione del Bureau. SPIRITO ECUMENICO
L'inizio e la con clusione dei lavori è stata sottolineata dal la partecipazione co munitaria ad una S. Messa. La prima ce lebrata dal nostro Consulente Nazionale don Bucciarelli presso la Presidenza Genera le dell'ACI, la secon da concelebrata da va ri assistenti presso le Catacombe di San Callisto. In queste funzioni le letture bi bliche hanno offerto felice spunto per sot tolineare alcuni aspet ti ecumenici dell’attività pastorale dei cat tolici,^ sollecitati dal Concilio, aj quali —I la FICEP intende ancor più che in passato ispirare la propria opera. In quest’ordine in 5 di idee si inquadrano certe preoccupazioni emerse durante 1 lavo TORNEO ri dell’Assemblea e le FAIR-PLAY iniziative a carattere intemazionale che si Momento cruciale dei lavori è stata la intendono aperte a tutti 1 giovani atleti giornata di sabato. Nel mattino il nostro dei paesi interessati. Presidente Nazionale Lunedi 26 i delegati prof. Notarlo ha svol si sono recati in to la relazione sul te udienza dal Santo ma « Sport per l’uo Padre che si è intrat mo e non l’uomo per ' tenuto in cordiale col lo sport». Erano pre loquio con il Presiden senti numerose per te e l’Assistente In sonalità r e 1 ig i o s e, ternazionale, gli olan sportive e rappresen desi A.M-A. Van Gool tanti della stampa. e Mons. Boymans, Qui a fianco riportia compiacendosi del la mo una sintesi del voro svolto dalla FIl’intervento. CEP e incoraggiando Nel pomeriggio ha a proseguire In questa avuto luogo l’assem attività intemazionale blea generale statuta con rinnovato impe ria. Sono state ap gno e fervore di ini provate le decisioni ziative.
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oratore ha dapprima ricordato che i vari modi di atteggiarsi dello sport moderno strumento formativo, svago, spettacolo, pubblicità, commercio, ecc. — non di pendono tanto dall'essenza de’lo sport ma dalle inten zioni dell'uomo che lo pra tica. Gli stessi contrasti, i pericoli, le tentazioni posso no ricondursi ad un unico motivo fondamentale: l’esa gerata valutazione del fat tore sportivo a discapito dell'elemento umano. L'ora tore ha così proseguito: Lo sport è un'attività del l’uomo che si esplica attra verso il suo corpo con il concorso di tutte le facoltà fisiche, psichiche e spiritua li. L'uomo è il soggetto, il fondamento e il fine di ogni attività sportiva. Questa in fatti non potrebbe più defi nirsi tale se la si volesse abbassare a fatto puramen te materiale. Lo sport, infatti, è attività di tutto l'uomo ed a tutto l'uomo deve indirizzarsi co me a suo fine prossimo e re moto, come fine ultimo ad avvicinare l’uomo a Dio. Dal momento che lo sport mo derno si è appesantito di sovrastrutture, di finalità ad esso estranee che lo sminui scono nella sua dignità, oc corre, per prima cosa, cer care di riscoprire la spon taneità originale dello sport e della tecnica sportiva. Quel carattere ludico che 10 sport aveva all’origine va sempre più scomparendo per 11 sopravvenire di elementi di calcolo sportivo o extra sportivo. Noi dobbiamo cer care di difendere questo ca rattere originario dello sport per quanto cl è. possibile perché esso è il più consono alla sua natura. All’uomo piace natural mente lottare perché nella lotta prodiga il meglio di se stesso, sia nei giochi di abilità che richiedono colpo d'occhio e delicatezza di toc co, sia in quelli di forza e di resistenza. Piace natural-
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sport per l’uomo non 1’ uomo per lo sport la relazione del nostro Presidente Aldo Notorio mente lo sport all'uomo per ché lo sport lo mette a con tatto con i suoi simili in una competizione leale e ca valleresca. dandogli la pos sibilità di stringere relazio ni ed amicizie tra le più durature. Nello sport, il ve ro sportivo sa trar godimen to anche se non ha la pro spettiva di diventare un campione. Anzi si può dire che uno sportivo senza suc cessi è forse lo sportivo più autentico, perché il suo amo re per lo sport è puro, non contaminato da alcun inte resse. La tecnica sportiva, intesa come una sintesi di nozioni ed esperienze applicate op portunamente a ciascuna di sciplina, è necessaria nello sport evoluto dei nostri tem pi. Ma la tecnica non è tutto né il meglio dello sport alla cui migliore attuazione è indirizzata e finalizzata. La tecnica sportiva trova nel corpo umano una materia disposta a farsi perfeziona re, mentre l'intelligenza, ap plicando ingegnosamente le passate esperienze, fa sì che il corpo realizzi più perfet tamente possibile i suoi di segni. La tecnica sportiva, quindi, deve risultare anche essa frutto di una meravi gliosa armonia tra corpo e spirito dell'atleta. « La te cnica nello sport — dice Pio XII — non deve essere d'impaccio allo spiegamento delle forze spirituali, quali l'intuito, la volontà, ia sen sibilità. il coraggio, la tena cia che sono, in fondo, il vero segreto di ogni felice successo ». L’esperienza sportiva di oggi ci mostra spesso, in luogo della tecnica, un esa sperato e freddo tecnicismo, per l'indebito prevalere del fattore tecnico su quello umano e razionale. Il tecni cismo esaspera alcuni aspet ti dell’attività sportiva e li rende dannosi alla perso nalità psico-fisica dell'atleta Noi scorgiamo nello sport moderno, in conseguenza di questa impostazione tecnici etica, la preoccupazione pre valente e quasi assoluta del
rendimento che porta poi al recordismo. cioè alla ten denza a pretendere dall'atle ta rendimenti massimi e non rendimenti ottimi come sa rebbe giusto; una tendenza, inoltre, a scomporre, a fra zionare 1 gesti di un atleta come quelli di una macchi na. senza tener debito conto delle sue esigenze psichiche, morali e intellettuali che. in definitiva, porterebbero un contributo essenziale allo stesso successo della tecnica. Altri pericoli moderni in cui l'uomo rischia di essere asservito allo sport sono la ricerca smodata del presti gio individuale, di squadra o nazionale. Occorre rivendi care il valore dello sport come puro agonismo. Il ri sultato di prestigio o a li vello di record ha poca im portanza rispetto al valore della formazione del carat tere deirindivlduo. Ciò che conta è la vittoria come su peramento di se stessi e del proprio risultato precedente, o superamento degli altri atleti di uguale livello. In questo ordine di idee è so prattutto deprecabile il na zionalismo sportivo che af fiora in tante competizioni internazionali e perfino nel le Olimpiadi che sono, per statuto, gare tra gli indivi dui e non tra i paesi di appartenenza. L’impegno che si richiede implicitamente ma spesso anche in forma esplicita, airatleta di difen dere l'onore di una società o dì un paese, a parte il nonsenso della richiesta suo na anche come offesa allalibertà dello sport e alla li bertà che l’atleta scopre pro prio attraverso il movimen to sportivo. Noi tutti siamo testimoni — in occasione di importanti gare internazio nali — di campagne stampa impostate a volte a spirito • sciovinistico che contrastano con 1 valori universali dello sport e di tutte le competi zioni sportive. Tuttavia c'è da essere cer ti che lo sport sopravviverà ai vari problemi attuali, eti ci ed economici che sem-
4 •1 beerebbero a volte volerlo soffocare. Lo sport, infatti, poggia su basi individuali e non è in sé un problema nazionale. Non si fa sport per procurare gloria al pro prio paese, ma per conse guire quella intima soddi sfazione. quel senso della di gnità personale che è il frut to più bello della coordina zione tra corpo e mente rea lizzabile attraverso lo sport. Sul professionismo, l’ora tore ha affermato che per sé esso non è un fattore di schiavitù dell'uomo atleta a patto che venga svolto e re golamentato nel rispetto delle leggi naturali e positi ve che regolano l'esercizio di ogni professione e a con dizione. anche, che nell’am bito dello sport olimpico si -proceda presto ad una più adeguata regolamentazione del dilettantismo, le cui nor me attuali risultano supera te e tonte di deplorevole confusione e compromessi. Lo sport — ha proseguito il nostro Presidente — deve anche porsi a servizio delluomo come essere sociale e cioè rispettare le sue esi genze familiari, professiona li. religiose e in genere del l'organizzazione sociale, age volando l’integrazione del singolo nella società senza però danneggiare la dignità e il valore delle persone. Da ciò consegue che lo sport non può essere « strumenta lizzato » per fini estranei al l’uomo che lo pratica. Lo sport è una scelta di valore del tempo libero, non può essere quindi strumen talizzato per la commercia lizzazione e la massificazio ne di questo tempo al cui libero impiego d’uomo ha di ritto subito dopo il tempo destinato al lavoro e al ri poso. Non può essere neppure strumentalizzato per finì re ligiosi, lo sport, perché così si farebbe torto alla dignità e libertà dell'atto umano che realizza nella attività sportiva una delle sue più belle e piene espressioni. Uno sport, rettamente commisu-
rato all’uomo, è già sostan zialmente religioso, cioè in dirizzato a Dio, causa prima e finale di ogni retta azione naturale. Lo sport è un'attività fon damentalmente libera, e que sto suo irrinunciabile ca rattere debbono rispettare tutti quelli che si accostano ad esso, se veramente han no rispetto per l'uomo che ne è il soggetto e il fine. Neppure alla società è leci to strumentalizzare lo sport. L'intervento dello Stato è necessario anche in materia di sport, ma soltanto per rendere un servizio ai cit tadini attraverso lo sport, permettendo loro l'esercizio di un preciso diritto, la pra tica di una sana ed adeguata attività sportiva. Non quindi uno sport politico, ma una politica sportiva. Un principio generale que sto che dovrebbe essere ac cettato e applicato anche per quanto si riferisce allo sport nella scuola che trop po spesso nei nostri paesi rischia di essere un’attività istituzionalizzata, non senti ta dagli alunni ed estranea ai loro più genuini interessi. In particolare, l'attività sportiva può offrire un pe culiare aiuto all'uomo d’oggi i cui problemi si son fatti più gravi e complessi. L’ara tore ha ricordato il proget tato « manifesto dello sport » dell'UNESCO che tratta l’ar gomento ed ha proseguito. Lo sport, che ha sempre contribuito a soddisfare cer ti bisogni essenziali dell’in dividuo, acquista, a mio mo do di vedere, una vocazione tutta particolare in questa nostra civiltà moderna. Esso si afferma, o può affermar si, come l'elemento compen satore Indispensabile ai pe ricoli e al contrasti della vita di oggi e quindi come contributo fondamentale al la costruzione di quell'armonia umana che l'uomo oggi più che ieri stenta a rag giungere. Lo sport — e mi rifaccio in parte al citato «mani(continua a pag. 6)
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lesto dello sport » — aiuta a creare e proteggere l’equilibrio fìsico e psichico del l'uomo, minacciato dalle con seguenze deH’industriallzzazione. dell'urbanizzazione e della meccanizzazione. Esso costituisce un mezzo ecce zionale per la formazione della gioventù. In una edu cazione troppo spesso volta all’acquisizione prevalente di nozioni, esso sollecita e svi luppa certe qualità del ca rattere che si rivelano fon damentali nella vita. Lo sport è una delle rare atti vità che esigono simultanea mente l’impegno del corpo, deirintelllgenza e della vo lontà.. E’ un modo attivo di impiegare il tempo libero che incoraggia alla partecipazio ne e all’iniziativa. La va rietà e le diverse possibi lità di adattamento che lo caratterizzano permettono a ciascuno, secondo le proprie attitudini e 1 propri desi deri, d’esprimersi e di rea lizzarsi; ed è In questo sen so un contributo fondamen tale alla soluzione del pro blema moderno del tempo libero poiché favorisce nel lo stesso tempo il rilassa mento, lo svago e l’arricchi mento della personalità. Es so è infine il fondamento d’una struttura sociale che ignora la gerarchia fondata sul denaro, sulla professio ne, sulla razza o sulla reli gione, e che garantisce l’in dividuo contro l'anonimato delle relazioni quotidiane di lavoro o di vicinanza. Lo sport offre cosi una nuova dimensione ai rapporti uma ni e la sua universalità for nisce un supporto concreto a felici contatti internazio nali. Per tutti questi motivi lo sport s’impone come un’at tività tra le più adatte alle necessità dell'uomo contem poraneo: è un dovere di tut ti, individui, società e stati, promuoverlo, favorirlo e ga rantirne una realizzazione misurata sull'uomo nel pie no rispetto della sua digni tà, delle sue esigenze, dei problemi ciré lo turbano e che lo sport può efficacemen te contribuire a risolvere. Lo sport può e deve contribuire in futuro più che in passato alla promozione dell’uomo, alla sua migliore integr ne sociale, può cioè tribuire alla costruzior una nuova società e d mondo migliore. Io penso che queste prattutto debbano avei mira organizzazioni cor nostre, ispirate ai pri cristiani e a questo det soprattutto tendere con te le loro forze. In q senso penso possa inten come rivolto a tutta la CEP il monito e l'invltc il Santo Padre Paolo V indirizzato al CSI in < sione della recente cel zione del suo ventenni «E’ la formazione di società nuova, a cui s volgono i vostri sforzi... la consapevolezza eh sport, nei sani elementi matlvl che esso avvalora essere utilissimo strur per l’elevazione spiri della persona umana, . e indisi: dizione prima bile di una società ord serena, costruttiva ». 6
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Il rev. Rector Boymans dei Paesi Bassi, Assistente Generale della FICEP.
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Il signor A.M.A. Van Gool. anch’egli dei Paesi Bassi. Presidente Generale della Federazione.
dott. Argante Bossa, Direttore Gene 3 Il rale del Ministero del Turismo e dello
Spettacolo, è stato il Presidente del Comitato Organizzatore deH'Assemblea. Egli ha fatto gli onori di casa ai graditi ospiti che. a loro volta, hanno espresso la più viva soddisfazione per l'acco glienza cordiale da parte di Roma e del CSI.
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Il dott. Fabjan, Vicesegretario Generale del CÒNI, ha porto aH’Assemblea il saluto del Comitato Olimpico Italiano nel cui nome ha espresso l’augurio che la Federazione Cattolica possa svolgere sempre più proficua azione soprattutto per l'affermazione dei valori morali dello sport.
5 Alla relazione
del prof. Notano sono intervenute numerose personalità del mondo sportivo italiano. Si scorgono nella foto alcuni Segretari di Federa zioni Sportive Nazionali e il dott. Ri- J zieri Grandi, capo dei servizi sportivi del « Messaggero ». ▼
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’t~^ ino ad oggi (giovedì 28 p aprile) la 64a. sessione del C.I.O. non ha detto molto sul piano ideologico programmatico. La scelta di Monaco a città olimpica 1972, per quanto importante, è un fatto organizzativo. Hanno fatto spicco, invece, alcune « frasi storiche » di Mister Avery Brundage, frasi storiche che sono attese ad ogni importante avvenimento olimpico. Si rimarebbe de lusi se non ne pronunciasse una delle sue, tipiche di una certa cultura, diciamo, molto americana. Alle Olimpiadi di Roma tirò fuori dal suo bagaglio storico (chissà mai dove se lo sarà formato?!) la sor prendente affermazione del la superiorità della civiltà olimpica su quella romana e cristiana. Subito dopo le Olimpiadi se non andiamo errati, ribadì indirettamen te il concetto asserendo che Roma rimaneva... diminuita con la fine del Giochi. A Tokyo Inventò la defi nizione delle Olimpiadi co me « religione del ventesimo secolo »! Questa volta, alla apertura solenne della ses sione, è stato in verità più
moderato: si è accontentato di affermare, bontà sua. che le Olimpiadi costituiscono la forza sociale più grande del mondo. Tuttavia, per non essere da meno delle altre volte, si è rifatto su bito con un grossolano luo go comune sul Medioevo. Ricordando la difficoltà in contrata dal De Coubertin nel far trionfare i principi olimpici, ha aggiunto: «Era molto difficile superare la idea ereditata dal Medioevo che lo sforzo fisico avesse carattere di frivolezza, men tre ogni processo intellettua le doveva avere una fisiono mia claustrale ». Ora, a parte il fatto che l'eredità non è medioevale, ma serrimai sei-settecentesca (illu___ ministl, cartesianlsti e gian senisti predicavano il culto esclusvo dell’intelligenza), il collocare il giudizio all’epoca del De Coubertin è ingiusto poiché proprio 11 fondatore dei Giochi nei riguardi dello sport medievale si è espres so testualmente: «Il medio evo ha conosciuto uno spi rito sportivo che conserva una intensità e una fre schezza, superiori probabilniente a quelle conosciute
Dove ha studiato storia, Mr. Brundage 9 dalla stessa antichità greca ». Ma lasciamo Brundage... ai suoi studi storici. Poco altro abbiamo colto di notevole in questi primi giorni. Di ne gativo la posizione del de legato polacco nei confron ti della candidatura di Mo naco: ha scomodato perfino il Mein Kampf di Hitler! Di significativo l’offerta di Montreal e Detroit di ospi tare, gratis o quasi le Olim piadi (dove vanno questi Giochi?). Significativa an che la prima vittoria di Onesti sulla ripartizione dei proventi TV secondo il suo schema. I discorsi ufficiali non sono andati molto lon tani dalla solita retorica olimpica di circostanza. Ci piace invece riportare il « discorsetto » del Presi dente del Comitato Olimpico di Brazzavllle. Ganga, uno del più preparati dirigenti dello sport africano, anch’es. so in verità sempre più pre parato e impegnato. Eccolo, si commenta da sé: «Fra 1 regimi dittatoriali e quelli democratici (tante volte se dicenti sia gli uni sia gii altri) non c’è alcuna diffe renza, a guardar bene. Ne-
gli uni convocazioni, discipli ne collettive, attivismi di ogni genere; nei secondi cra vatta, tavolo da gioco, cam po da golf e da cricket. Noi deU’Africa indipendente sia mo al di fuori dall'una e dall'altra situazione. Se az zardiamo una protesta con quelli che comandavano pri ma in casa nostra ci danno dei comunisti; se seguiamo quelli di noi che hanno stu diato a Oxford ci troviamo imposte abitudini anacroni stiche in assoluto, soprattut to da noi ». E qui Ganga ricorda che il Presidente della Federazione Interna zionale Dilettantistica di Pugilato rifiutò il biglietto di seconda classe per 1 Gio chi Africani di Brazzavllle, cosi che il Comitato Orga nizzatore dovette inviarglie ne subito uno di prima clas se. « Sono sciocchezze che possono non interessare il CIO — prosegue Ganga — ed il mondo sportivo in ge nerale. Però a noi quel bi glietto di prima classe cl è costato un decimo della som ma che abbiamo a disposi zione per lo sport ». • Chi ha orecchi per in tendere...
DUILIO OLMETTI
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intervista con gli allenatori federali
Russo e Calvesi
DOVE VA L’ATLETICA ITALIANA? Chiavari, 20 marzo 1966
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Z^hiavari come Formia? Forse si, forse no. Tutto dipenderà da come mesceranno le carte l’Amministrazione Comunale e la FIDAL. Per il momento possiamo registrare dal febbraio al marzo 1966 due «colle giali » con oltre 100 atleti tra az zurri ed azzurrabili, riuniti in istru zione tecnica preagonistica. Vista la manna caduta dal cielo, non poteva mo lasciarci sfuggire l’occasione per tastare il polso nazionale dell’atle tica. Agganciare gli Istruttori Federali Calvesi e Russo significa affermare subito una grande verità: lo sport come gioia di vivere. Sono brizzolati i due mister dell’atletismo italiano ma sono due spiriti giovani. Sotto la faccia che sa di salsedine, bruciac chiata anzitempo dal sole della pi sta, ci sta l’anima del fanciullo di pascoliana memoria. Parlare con loro è la stessa cosa che sentire il bisogno o il piacere di correre più forte e di saltare più in alto e in lungo; sentire il gusto di dar bracciate e forbiciate di gambe sull’ostacolo per far vedere che sei il più bravo. Stare con loro è, come scandisce Eugenio Montale in « Riviere »: « potere simili a questi rami ieri scarniti e nudi e oggi pieni di fremiti e di linfe, sentire noi pur domani tra i profumi e i venti un riaffluir di sogni, un urger folle di voci verso un esito-, e nel sole che investe, rifiorire ». Voglio dire che stare assieme al mondo dell’atletica è come un rituf-
farsi nella giovinezza, nell’adolescen za; è ritornare (in un modo o nel l’altro), per dirla con Giuseppe Am brosi™, a voler gustare il godimento fisico che viene dal sentirsi sani e forti, dal fare dei muscoli una molla a ritmo sempre più obbediente alla tua volontà, dallo scorrere più caldo e veloce del sangue, dall’aprirsi del petto a più ampio respiro, dal tro varsi faccia a faccia con la natura con le sue bellezze come con le sue difficoltà e anche con i suoi rischi, dal lottare, sino ai limiti umani, con le leggi del tempo e dello spazio. E ti ritorna la sensazione di es sere ogni giorno più umano o pron to a vivere la tua vita, quella che sogni; e questo è godimento dello spirito, di cui hai bisogno non meno di quello corporale. Non per nulla l’Atletica è stata definita la Regina dell’olimpiade.
Il rendez-vous con Calvesi e Rus so avviene a tavola, nel momento della distensione, perché in pista o sulle pedane i professori non si di sturbano. E siccome ci sono da su perare non pochi ostacoli rappresen tati da svariate bottiglie (volgarmen te chiamate « orfanelli ») con le più diverse tonalità dal neronerissimo al rosèe, non c’è fretta per incapsularli di domande.
— Come si pone, prof. Rus so, il problema dell’atletica in Italia? Don Beppi parte a mitraglia: « E’ un problema di convinzione, innan-
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zitutto. E’ proprio nell’età dell’ado lescenza, in cui il corpo più rapida mente si sviluppa e sta prendendo la forma definitiva perfezionandosi e consolidandosi che questa attività è i indispensabile per favorire la cre scita corporea e far si che essa pro ceda in modo organico e completo. La atletica così intesa nel senso di acquisto e conservazione di uno sta- j to permanente di salute ed efficien za fisica è senza dubbio lo sport più umanamente necessario e utile, più completo, che ognuno deve pra ticare. Di qui si passa poi agli scopi agonistici che non possono essere non specializzati. — Quindi una vasta politica di rottura ai vari livelli degli educatori del mondo giovanile. Convinti loro...
« Indubbiamente. Non ci siamo ancora. Eppure basterebbe ricordare che con lo sport diffuso nei Collegi inglesi nella seconda metà del 700 fu preparata la classe dirigente sana, robusta, intraprendente che doveva servire alla diffusione della potenza e della influenza britannica in tutto il mondo. Quindi deve fare di più la Scuola come deve fare di più la Chiesa, la famiglia. Ricordo un discorso di Pio XII a Castel Gandolfo nel 1955. Ci in vogliò, ci spinse a curarci dello sport, dell’atletica. Ma gli uomini di Chiesa hanno capito che cosa esso rappresentava specie per la gioven tù femminile? La maggioranza delle ragazze le controllate voi, ma quan te Società di atletica avete? Quante
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senza attrezzature speciali, mentre viceversa richiede tutta una organizzazione particolare. Naturalmente non equivochiamo: a noi occorrono piste, semplici ca pannoni coperti- in ferrotubi e la miera, lunghi 60 m. e alti 6 m. per gli allenamenti invernali o quando piove. Oh! se ce ne fossero tanti in Italia di questi impianti semipa leolitici chissà quale massa di gio vani affluirebbe all’atletica. Noi non pretendiamo i grandi stadi di marmo o in porfido né i maestosi palazzi dello Sport. Finirebbero come tanti mausolei dove poi confluiscono un sacco di cianfrusaglie che con lo sport e l’atletica in particolare san no di cuginanze bastarde! Penso che il CSI — come Ente di Propagan da — dovrebbe farsi portavoce di questa esigenza che economicamente costa poco e rende molto!
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iragazze in Italia vanno a scuola di «danza e quante in pista? Indubbiaimente molto più quelle di queste. !Se c’è un fenomeno rachitico è lo «atletismo femminile.
— Lo sport femminile ha tutti i complessi... della donna. « D’accordo. Ci sono notevoli dif ficoltà. Naturalmente, per le donne si escludono le prove che implicano uno sforzo eccessivo o contrario agli attributi fisiologici ed estetici della femminilità. Noi non vogliamo né ci debbono essere le Tamara Press! Ci mancherebbe altro! La donna è fatta per essere sposa e madre e l’atletica che noi vogliamo presen tarle è un piccolo ma autentico con tributo a quella missione ed oltre quel limite non deve andare. Però mi lasci dire che da noi si va all’ec cesso opposto. La famiglia si preoc cupa se la ragazza è in pista in una brutta giornata invernale, si fanno tutti gli scongiuri per paura di un raffreddore e poi... la si lascia fare tutto ciò che le comoda purché la facciata sia salva e il buon nome della famiglia non si contamini!!!!
— Non ritiene, prof. Calvesi, che il problema è di non facile soluzione anche per via delle scarse attrezzature? « E’ anche vero. Forse siccome è l’attività fisica più antica perché l’uomo la pratica da quando è venu to al mondo ed ha dovuto muoversi per procurarsi da mangiare, si ritiene che la si possa praticare ovunque o
stro tipo costituzionale per la velo cità atletica raramente toccano pun te eccezionali ma si mantengono nor malmente su valori di buona media. — E il parco sta, prof. Russo?
salti » come
« Oggi, grazie agli studi degli americani soprattutto, si raggiun gono risultati che cinquant’anni fa non sarebbero stati possibili. Però le nostre prestazioni sono modeste, anche se Bogliatto, Gentili, Dionisi, Diovanti, Bonechi aprono il nostro cuore a buone speranze. Una atleta — l’unica in Italia oggi che così si possa chiamare? — che ha possibi lità di passare da campione in po tenza a campione in atto, con misure di valore mondiale nel lungo, è forse la Maria Vittoria Trio.
— Come sta la situazione atleti?
— Quali le ragioni del no stro mortificante bilancio in questo settore?
« Se qualcuno si prende la briga di fare un po’ di statistica, si rende conto che, in relazione al numero degli abitanti, l’Italia esprime valori superiori agli altri paesi. Nel 65 ci sono state specialità che hanno fat to registrare progressi notevoli come media: il mezzofondo, il fondo, il disco.
« Forse potrebbe essere una pre disposizione morfologica generale negativa, una scarsezza di massa di selezione, a sua volta dipendente da poca simpatia generale dei giovani verso una specialità che richiede lungo studio e pazienza, pazienza, K pesante e analitica cura di ogni par ticolare.
— E nella velocità e negli ostacoli?
— Mi spieghi, prof. Calvesi, il perché di ,.questi frequenti raduni invernali con un fritto misto che va dal ragazzino al nazionale?
«Chi è dietro ad Ottoz, Cornac chia negli ” alti a Morale e Frinolli nei ” bassi ”? E’ notte quasi fonda, al momento.
— Carrozza, Liani, Virgili hanno buone possibilità? « Si, ma chi ha nelle gambe un 14” netto? Anche la nazionale juniores, a parte alcuni risultati sor prendenti, non incanta.
— E per la velocità?
« Berruti sia per motivi- di studio che per gli anni non sarà l’atleta delle Olimpiadi di Roma. Ci sono Ottolina, Giani, Giannatasio, Bello. Non sono delle scartine! Ottolina, anche se veste come un Lord in va canza nel Tigullio, col berretto degli studenti giapponesi, comprato a To kio durante le ultime Olimpiadi, in pista fa le cose sul serio ed ha nelle gambe tempi di valore mondiale che gli fanno perdonare certe strava ganze come quella di andare in giro con la bottiglia di ” grappa jugo slava ” e di suonare la trombala 7° Cavalleria a Little Big Horne! Si può dire che le attitudini del no-
« Intanto si fa un lavoro di base molto ampio ed approfondito per cercare nuova linfa per le nostre rappresentative nazionali. Non deve poi meravigliarsi di vedere il ragaz zino assieme al nazionale. Il ”bocia” si allena con l’azzurro in pianta sta bile, osserva, impara; l’azzurro sa che deve essere di esempio ai più giovani, si impegna con maggior se rietà e fuori del campo non fa il tarato psichico! Tecnica ed educa zione: ecco lo scopo di questi ra duni.
Conclusione? Tra le tante eccone una. C’è da sperare che, con la pro paganda che si sta facendo nelle Scuole Secondarie, con una maggior presa di coscienza da parte del mon do degli aducatori, con la disponi bilità di impianti che. sia pure mol to a rilento, si stanno costruendo, con un maggior numero di tecnici altamente qualificati, questo sport basilare possa trovare tra i giova la massa di innamorati che si menta. DON LELIO
9 £
i molti errori della nostra alimentazione
spendiamo troppo scegliamo male
100 PAGINE PER L’ESTATE G Voi non volete sprecare la vostra estate, vero? Bravi. E c’è anche qualcuno che non vuole che voi la sprechiate. Non solo. Ma vuole aiutarvi concretamente a non sprecarla. Questo qualcuno è il Centro Turistico Giovanile, che lavora da 15 anni per i giovani e per il turismo, ha quindi una certa esperienza e tutta una serie di attività da mettere a vostra disposizione. Il tutto è contenuto in un fascicolo di 100 pagine, dal titolo
estate col ctg Qui voi potrete trovare: — alcune pagine per orientarvi, cioè un discorso dove vi si suggerisce cosa fare e cosa vedere nei quat tro mesi di caldo, ricchi di motivi insospettati e di tempo libero; — dove alloggiare, cioè l’elenco completo delle Case per Ferie ed alberghi aderenti al CTG, in Italia ed all’estero; in essi è garantito: un ambiente sano, il massimo di conforto compatibile col minimo della spesa; — dove andare, cioè tutta una gamma di viaggi intemazionali o in Italia, organizzati dal CTG e messi a disposizione di tutti;
— le attività riguardanti la montagna, il campeg gio, la speleologia e via di questo passo. Corsi, campi, suggerimenti: offerti dalle Sezioni specializzate del CTG; — le notizie utili, dal semplice indirizzo al consi glio, alle facilitazioni che potrete ottenere. « Estate col CTG » potrete averlo inviando L. 450 — anche in francobolli — al Centro Turistico Giovani le - ROMA, Via Alberico II, 35. E buone vacanze I
ESTATE COL CTG =
risorse disponibili, valu tate In 40.866 miliardi, soandate nel 1965 In in Italia per oltre la metà (11 54%) In consumi di prodotti prlvati. E tra questl, la voce che assorbe 1:In misura magglore di tutte le altre 1 nostri sudatissimi redditi, è rappresentala dal generl alimentari e dalle bevande. SI tratta di un assorbimen to che va prendendo propor zioni sempre più Imponenti, al punto da divenire addirit tura allarmanti. Nel 1963, per generi alimentari e bevande, gli Italiani hanno speso 8.436 miliardi di lire sul 19.760 che sono stati Inghiottiti dal con sumi di prodotti privati. Nel 1964 la cifra ha raggiunto 1 9.033 miliardi sul 21.373 pa gati per tali consumi. Nel 1965, cioè In piena congiun tura, si è andati ancora più oltre. In quanto si è toccato 11 vertice di 9.742 miliardi su un totale di 22.771 devoluti > per I consumi privati. Dunque, si spende molto, anzi troppo. Ma almeno si spende bene? Da un punto di vista strettamente diete tico, che è poi quello che più conta, diremmo di no. Giusto di recente, nel cor so di una conferenza tenuta presso l’Ateneo Veneto, 11 prof. Giorgio Dagnlnl, prima rio dell’ospedale Civile di Ve nezia. ha documentato che gli Italiani commettono allegra mente ma anche incosciente mente una quantità di ma dornali errori dietetici. Per una alimentazione equilibrata, vale a dire efficace per l’organismo, una persona con una media attività muscolare e nervosa deve Introdurre circa 30 ca lorie per chilo nelle 24 ore. Ma bisogna fare In modo che questo fabbisogno calorico ven ga coperto in maniera variata: 11 50% dagli idrati di carbo nio, 11 25-30% dalle proteine, 11 20-25% dai grassi. Invece questa proporzione non viene rispettata affatto, perché gli Italiani consumano una quan tità di idrati di carbonio de cisamente maggiore di quanto sarebbe necessario, a scapito della quota che dovrebbe es sere riservata al grassi, e so prattutto di quella ben più Importante che dovrebbe venir ricoperta dalle proteine. E di re che — come ha messo In evidenza il già citato prof. Dagnlnl nella sua conferen za — questi grossolani errori nella nostra alimentazione pos sono essere causa di tutta una serie di disturbi suscet tibili di sfociare anche In si
tuazione di vera e propria ma lattia. Ma chi cl bada? Ben pochi. O forse nessuno. Dunque, tiriamo le somme: 1. gli Italiani per mangiare spendono troppo; 2. gli Ita liani spendono anche male. E spendono male perché Indi rizzano In maniera non con facente le loro scelte In fatto di consumi alimentari. Per esemplo: fanno un’ali mentazione troppo scarsa In fatto di proteine? Perché al lora non consumano In quan tità più abbondante di quan to non facciano ora la carne di suino magro, che è l'ot tima tra le fonti di proteine animali per un’organica dieta alimentare? I Paesi della Comunità Eu ropea ne consumano In me dia 23 chilogrammi « prò ca pite » ogni anno; In Italia, dove pure le carni di suino magro' hanno registrato In questi ultimi tempi un In dice di gradimento notevol mente maggiore di quello che si aveva in norma fino a qual che anno fà, questa media « prò capite » non è mal oltre gli 8 chilogrammi. H divario che cl divide da Paesi che si trovano a godere di un tenore di vita assai più alto del no stro è — come si vede — ad dirittura enorme. E diventa anche inconcepi bile se, oltre quello puramen te dietetico, si considera an che 11 fattore economico, che di questi tempi non va certo ritenuto secondarlo. La carne di suino magro, ben diversa da quella del maiale grasso perché 1 due tipi di animali vengono allevati con sistemi completamente diffe renti l’uno dall’altro e dove appunto 1 grassi sono presenti in percentuali molto più bas se. è la più economica delle carni a disposizione del con sumatori perché la produzione nazionale è ormai In grad ' di rispondere a tutte le ri chieste del mercato Interno. Per di più. grazie al vero e proprio circuito organizzato per la sua distribuzione In virtù della legge del 4 aprile 1964, può essere acquistata fre sca In ogni momento e do vunque. Non si riesce pertanto a spiegare perché non cl sla una richiesta per lo meno propor zionata a quelle che sono le sue Innegabili qualità positive. Ecco: questo è uno del punti su cui bisogna Insistere per ché gli italiani imparino a spendere meno e, nel mede simo tempo, a scegliere meglio.
INSERZIONE
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portati al limite articolare per evitare di incorrere nel la rigidità. Maggiore è la di stensione del piede, migliore è il rendimento della spinta prodotta dal movimento de gli arti inferiori. Contribui sce alla migliore distensione l’acqua, che contrastando nella fase discendente il mo vimento del piede, lo porta ad assumere la posizione di stesa al limite articolare.
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movimento desìi arti inferiori
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Movimento alternato degli arti
Il movimento degli arti è alternato: mentre uno com pie la fase ascendente, l’al tro percorre quella discen dente. Il movimento è fatto con direzione perpendicolare alla superficie dell’acqua. Punto morto superiore
t1 movimento degli arti inJ[feriorl può essere eseguito con differenti tecniche che possiamo suddividere in quat tro gruppi fondamentali : movimento degli arti infe riori tesi; movimento degli arti inferiori caratterizzato dalla flesso-distensione della gamba; movimento degli ar ti inferiori caratterizzato da aritmia e asimmetria; mo vimento degli arti inferiori caratterizzato dal lavoro di tutto l’arto e dalla flessodistensione della gamba.
Questo tipo di movimento degli arti inferiori oggi è stato quasi del tutto abban donato, almeno dai nuota tori di classe.
MOVIMENTO CARATTERIZZATO DALLA ARITMIA E ASIMMETRIA Vi sono una serie di va riazioni del movimento de gli arti inferiori a crawl sul petto che sono caratterizzati da aritmia e asimmetria, al-
MOVIMENTO CARATTERIZZATO DAL LAVORO DI TUTTO L'ARTO E DALLA FLESSO-DISTENSIONE DELLA GAMBA Questo movimento racchiu de le caratteristiche positi ve dei primi due movimenti descritti, scarsa resistenza al l’avanzamento e potenza pro pulsiva. E’ il movimento che oggi
L’arto al culmine della fa se ascendente (punto morto superiore) è flesso parzial mente, il piede non emerge, giungendo sino> a qualche dalla superficie centimetro dall dell’acqua. Punto morto inferiore
L’arto al culmine della fa se discendente (punto morto inferiore) è disteso e non su pera in media la profondità di venti-cinquanta centimetri a seconda della lunghezza degli arti. Fase discendente
L’arto inizia la fase di scendente leggermente flesso e riesce a distendersi in pros simità del punto morto infe riore (fig. 3, posizioni 1-2-3). Fase ascendente
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Fig. 1
L’arto inizia la fase ascen dente disteso poi progressi vamente flette la gamba (fi gura 3, posizioni da 3 a 1).
MOVIMENTO DEGLI ARTI INFERIORI TESI
Il movimento degli arti in feriori tesi (fig. 1), pur of frendo la minima resistenza all’avanzamento, fa ricadere tutto il lavoro propulsivo sui muscoli elevatori della co scia, lasciando completamen te inattivi altri muscoli ai fini del movimento propul sivo. Alcuni muscoli, invece, sono usati solo come fissa tori della posizione tesa de gli arti. Oggi vi è ancora un grup po abbastanza numeroso di nuotatori che inserisce nella nuotata a crawl sul petto questo tipo di movimento degli arti inferiori. MOVIMENTO CARATTERIZZATO DALLA FLESSO-DISTENSIONE DELLA GAMBA
Il movimento caratteriz zato dalla flesso-distensione della gamba (fig. 2), se pur molto potente risulta al fini della coordinazione di un certo ostacolo, inoltre gli ar ti assumono posizioni che of frono notevoli superfici di resistenza all'avanzamento.
Fig. 2
cune volte da ambedue. Le caratteristiche di aritmia e asimmetria limitano le pos sibilità propulsive, le aritmi che perché presentano degli sfasi o delle pause, le asim metriche perché gli arti si allontanano dal movimento migliore. I movimenti aritmici ed asimmetrici sono piti fre quenti nei nuotatori di me die e lunghe distanze dove gli arti inferiori vengono usa ti meno in funzione pro pulsiva e più al fine delrequilibrio natatorio.
viene maggiormente esegui to dai nuotatori di classe anche se con particolari adattamenti individuali. E’ il movimento che consigliamo di inserire nella nuotata e che vi descriviamo nei parti colari.
Distanza degli arti
Gli arti nel loro movimen to sono vicini ed 1 piedi e le ginocchia non devono toc carsi, le traiettorie non de vono distaccarsi più di qual che centimetro.
Atteggiamento degli arti
Gli arti inferiori devono essere vicini e distesi, ma non rigidi; i piedi legger mente ruotati all'interno. La rotazione e la distensione del piede non devono essere
Partecipazione deU'arto al movimento
Tutto l’arto è interessato al movimento daH’articolazione coeso femorale (altezza anca) sino alle dita dei piedi.
Fig. 3
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la 44100 metri è una corsa tecnica
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•w n un precedente articolo I pubblicato da « Staci ium » ci siamo soffermati sulle corse veloci, sulle partico larità tecniche, sui metodi di preparazione delle stes se, ma non tutte le carat teristiche più proprie alla specialità sono state illu strate e evidenziate in for ma esauriente. Per tale ragione ritornia mo nuovamente sull’argo mento, col proposito di chia rire e approfondire alcuni concetti tecnici che, per quanto basilari, il più del le volte vengono trascurati o non sufficientemente va gliati dagli istruttori e di conseguenza dai giovani atleti. E tutto ciò perché la cor sa veloce (quella dei 100 metri) viene, ancora oggi, considerata come una spe cialità di appannaggio di una « élite » — quella do tata di qualità naturali in nate — mentre in realtà, tra coloro che primeggiano nella scala del valori mon diali. i più possiedono sola mente delle qualità fisiche e morfologiche normali. I velocisti, infatti, appar tengono alle categorie più diverse e solo attraverso uno studio delle caratteri stiche fisiche e le attitudini mentali, ma più ancora at traverso delle prove prati che, è possibile stabilire o. per lo meno, esprimere un giudizio sicuramente valido in questo senso. In questa specialità, co me del resto in tutte le
altre discipline sportive, il lavoro, la volontà, la serietà, e i metodi di allenamento sono fattori essenziali per far progredire l’atleta, an che quando le sue qualità non sono o non sembrano essere quelle proprie dello « sprinter ». E in merito ci piace qui ricordare il Monneret, il quale, nel caratterizzare i fattori che determinano la capacità di un atleta di cor rere nella forma più veloce, afferma: «E' rassicurante constatare che i record di velocità non sono mai stati battuti, attualmente. dai principianti, ma da atleti che possiedono 10 anni di spe cializzazione (!) e. in altri termini, di tecnica del me stiere ». Ma se la corsa veloce è una prova tecnica, ja, come si può migliorare la k. velocità di un giovane atleta? Prima di rispondere alla domanda, che ci sembra lo gica e sensata, debbiamo precisare che nel nostro as sunto intendiamo riferirci ad individui normali, dotati cioè di quelle qualità morfologi che, nervose e muscolari che, normalmente, si richiedono a tutti coloro che praticano un’attività sportiva a scopo agonistico. Dato però che, per quan to riguiiarda ‘ le prime due qualità, poco . . .. si _ può __ _ .per fare renderle maggiormente affini al movimento (perché indi viduali e immutabili), è evi dente che volendo miglio rare la corsa (velocizzarla)
si dovranno potenziare e adattare le masse muscolari, e in particolare quelle de gli arti inferiori le quali, con il loro alterno movimento, determinano lo spostamento del corpo in avanti. Nel nostro studio, quindi, ci occuperemo della tecnica della falcata, cioè del modo con cui l'atleta esegue i di versi passi e. nel suo insie me. della corsa vera e pro pria. Che cos’è la falcata? La falcata non è altro che un salto, indubbiamente par ticolare, la cui tecnica non si differenzia, sostanzialmen te. molto da quella del salto in lungo. Essa è sempre condiziona ta dalla morfologia e dalle qualità neuro-muscolari del l'atleta e la velocità di tra slazione, la frequenza dei passi dipendono in gran par te dall’intensità dell’impulso e dalla corretta direzione dell’impulso stesso. Per correre bene bisogna (lo ripetiamo) non forzare volontariamente l’azione di richiamo della gamba (non variare cioè 1 principi basi lari della corsa) il passo de ve. essere normale, naturale e sempre rapportato alla lunghezza degli arti infe riori. Nella corsa il corpo avan za per effetto di una suc cessione ritmata di balzi, conseguenti agli impulsi espressi dalle gambe, e ogni balzo è simile al precedente anche se, gradualmente, in seguito alla forza di iner
zia. la sua lunghezza au menta fino a che l'atleta non si trova in « piena cor sa ». La spinta ha inizio nel momento in cui il piede prende contatto con il ter reno, è massima nel momen to in cui il bacino si trova sull'appiombo dell’appoggio (sulla gamba di spinta) e si conclude nell'istante in cui la punta del piede si stacca dal terreno. La fase di volo compresa fra due spinte, cioè tra due momenti di contatto del cor po con il terreno, deve esse re una fase di riposo mu scolare, di rilassamento, per reintegrare le energie spese e per preparare, in forma adeguata, il molleggio e la ripetizione dell’azione di spinta. La qualità e l'efficacia del la spinta dipendono dalla posizione del corpo, dal nu mero delle leve e del mu scoli che vengono impiegati utilmente in questa fase: più questi aumentano di inten sità. più crescono le possi bilità di accelerazione del l’atleta, sempreché, però, la spinta stessa avvenga con !a parte piatta del piede (metatarso) al momento in cui la flessione della gamba è sui 145 gradi (fig. 6). Tale flessione è senza dub bio la più favorevole, pur sapendo che in pratica mol ti atleti, dotati di una mu scolatura eccezionale e di qualità atletiche straordina rie. riescono a correre con un’angolazione diversa (mi
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nore). per cui chi li osserva ha l'impressione che essi corrano « seduti » come se fossero dei principianti. Tuttavia, perché il molleg gio sia sempre elastico e soffice e la spinta acquisti il maggiore dinamismo pos sibile. è necessario che l'atleta si rilasci nella fase aerea e che il suo primo contatto con il suolo avven ga con la massima natura lezza e con la gamba piega ta al ginocchio (circa 160") (fig. 5).
POSIZIONE ERRATA
TECNICA DELLA CORSA
Secondo il Monneret. da noi già citato, anche per la corsa dei 100 metri esiste un problema di ripartizione dello sforzo e in particolare di quello nervoso, che l'atle ta deve sapere saggiamente distribuire, in quanto la per dita di velocità che egli ac cusa alla fine della corsa non è altro che la conse guenza del dispendio di ener gie da lui impiegate nella prima parte e cioè nei primi 50-60 metri. Ed aggiunge ancora « ciò significa che la velocità mas sima non deve essere rag giunta al più presto possi bile, ma progressivamente, anche se l'atleta entra "in piena corsa" », intesa questa come treno di corsa, attra verso dei passi possenti, rit mati. dopo 15 o 20 metri dallo stacco del blocchi. Una corsa così fatta, per mette all'atleta di conserva re di continuo degli appoggi efficaci, un giusto equilibrio e quindi di incrementare, a mano a mano che avanza verso il traguardo, la sua velocità. Ma è poi certo ed è real mente possibile che in pratica un atleta riesca a fredopo nare il suo iimpulso, . una partenza scattante e di namica e non invece ad au mentarlo?
ALLENAMENTO Non riporteremo in que sta nuova disamina della corsa veloce le tabelle di allenamento (tabelle tipo) da noi pubblicate nel pre cedente articolo, ma diremo semplicemente di alcune esercitazioni che il giovane atleta compie, al termine della prima fase di prepa razione (fase di condiziona mento — di preparazione or ganica generale) per un più efficace adattamento del fi sico alle difficoltà e alla du rezza della competizione. Per quanto riguarda la corsa veloce, l'atleta sceglie di norma delle distanze su periori alla specialità (120150 metri) o inferiori (50-60 metri). L'allenamento su ta li distanze, più volte ripe tute e fatte sempre alla ve locità massima, oltre a favo rire un miglioramento delle qualità tecniche (ritmo e te nuta di gara) dà la possi bilità all’atleta di svolgere un adeguato lavoro musco lare e di rendere sempre più automatico e aderente alla specialità prescelta 11 suo gesto atletico.
GIUSTA
anche nel calcio conoscere se stessi a) non aver colpito giu à nche calciatore di /X classe elevata sovente stamente la palla; b) avere sbagliato la po capita di sbagliare il sizione del corpo: tocco di palla o per il pas c) avere avuto la gamba saggio o per calciare a rete, di appoggio troppo indietro eppure nel tocco di testa, o lateralmente alla sfera; nello stop ecc. Ma il modo d) avere calciato senza più sicuro per conoscere per convinzione: fettamente la sfera è la pro e) avere calciato senza fonda osservazione non sola armonia nel movimento del mente del pallone ma prin corpo; cipalmente di se stessi in /) avere calciato senza tutti i particolari movi concentrazione; menti. p) avere calciato con pre Curante un allenamento, cipitazione: ad esempio per il tiro a h) avere calciato in uno rete, ogni calcio deve essere stato di stanchezza gene studiato ed eseguito con la rale. massima attenzione. Se il tiro è andato a buon Possono anche influire, in fine come era nei nostro altri casi, il terreno, l'acqua, intendimento è una grande il fango, il vento: ma il vero gioia in se stessa ma prin motivo è quasi sempre da cipalmente sarà un miglio attribuirsi al giocatore che ramento del nostro bagaglio non ha saputo colpire bene tecnico; se invece il tiro è la sfera. Perciò è consiglia errato, allora necessita ripe bile, dopo ogni sbaglio, che tere, cercando di trovare il l’istruttore e l'allievo, col ra motivo per il quale non ha gionamento prima e in pra avuto buon esito. Con co tica poi, trovino il motivo stanza e con sempre più esatto del tiro errato ripe concentrazione si ripeterà tendolo immediatamente con perché riesca in pratica co le modifiche necessarie ad me il calciatore desiderava: annullare i precedenti difet colpire la sfera in una certa ti, facendo colpire all'allievo maniera per ottenere quella la sfera con più attenzione traiettoria e non altra, quel e concentrazione, divenendo la potenza, oppure quell'ef cosi ogni esercizio con la fetto che possa servire ad palla un vero e proprio stu ingannare il portiere, ecc. dio. E’ ben noto che conti I motivi di questi sbagli nuando con questo sistema nel tiro a rete possono es di addestramento si riuscirà sere diversi ed io cercherò a colpire con la massima di chiarire quali sono i prin precisione la sfera, sia per cipali errori che gli allievi il tiro a rete, per raggiunge commettono eseguendo in re il perfezionamento del pratica questo esercizio di passaggio, a fermare con siaddestramento.
POSIZIONE ERRATA GIUSTA
carezza la palla, ed infine a sveltire con rapidità imme diata ogni esecuzione sulla sfera stessa, e per ogni sin golo esercizio. Solamente così si può per fezionare e migliorare tecni camente il giocatore, e il miglioramento si potrà ave re in un breve periodo di tempo specialmente per que gli allievi più naturalmente dotati. Non si potranno avere im mediati risultati su altri al lievi perché non dotati del la stessa classe, e quindi il loro miglioramento sarà si curamente lento e tardivo, ma anch’essi progrediranno piano piano nel modo di col pire la sfera e nel correg gersi gradatamente neirimpostazione generale di tutti i movimenti del corpo che diverrà così, dopo un certo periodo di tempo, armonio so e corretto. Ci accorgeremo che il cal ciatore è in grado di so stenere qualunque prova mi gliorando continuamente tut ti i suoi movimenti, ren dendo piacevole la sua cor sa, il suo modo di scattare, di calciare, di fintare eco. ecc. quindi saremo tranquil li di avere portato finalmen te a compimento il lavoro di addestramento, portando il ragazzo ad una matura zione graduale e completa. Io credo che migliore sod disfazione non possa più di questa esistere per l'istrutto re, sapendo di avere onesta mente collaborato con il cal ciatore nel suo difficile la voro, creando cosi l'allievo fisicamente robusto e sano, ed avendo la certezza di ave re per il futuro, oltre che un calciatore, un ragazzo disci plinato moralmente e men talmente. tale da potersi ben inserire nella grande fami glia umana. Per ogni istruttore, prepo sto a settori giovanili, U primo traguardo è principal mente questo: operare one stamente e tranquillamente al raggiungimento di un tale addestramento.
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La formazione pallacanestro allievi del San Pio X di Treviso.
FELTRE - La fase regio nale di pallacanestro ha avuto il suo degno epilogo a Feltra, domenica 17 apri le, dove juniores ed allievi, appartenenti ai Comitati di Padova, Verona, Vicenza Treviso e Feltre, si son> scontrati cavallerescamente. Sette le squadre parteci panti: tre per gli allievi e quattro per gli juniores. La prima partita degli al lievi ha visto la vittoria del S. Pio X di Treviso sul S. Pietro Apostolo di Verona. Quest'ultimo vinceva poi sul Boscarlz di Feltre. Nel po meriggio il S. Pio X si assi curava la vittoria battendo il Boscariz. Il sorteggio per l'accoppia mento degli juniores ha messo di fronte per la prima
Gli Juniores dell'U.S. Gianesini di Padova con i dirigenti.
partita il Gianesini e il Club Conegliano di Treviso. Il Gianesini si è imposto con una partita valida, con un modulo di giuoco prege vole sul piano tecnico e con vincente su quello tattico Fra l'U.S. Dueville e la Lore-
tana di Feltra la partita non ha avuto storia; i loretani si sono battuti bene, sebbene a ranghi ridotti, con volon tà e lena, ma hanno dovuto soggiacere ai vicentini im prevedibili e a tratti insi diosi.
Nelle partite per il 1° e il 2° posto, vittoria netta del Gianesini sul Dueville per 64 a 27, il che sta a dimo strare il limite dei vicentini, mentre per il 3° e 4° posto il Club Conegliano aveva ra gione della Loretana che ha saputo mantenere lo scarto dei canestri entro un limi te ragionevole, 70 a 53. Alla messa al campo, offi ciata nella Palestra Colotti dal C.E. don Serafino Za nella, hanno partecipato au torità Civili e Militari, atle ti, dirigenti e sportivi. La premiazione è stata effet tuata dal C.N. Generoso Dat tilo che ha espresso il suo compiacimento per la corret tezza messa in mostra dagli atleti e ha elogiato il Co mitato di Feltre per la inappuntabile organizzazione. Erano presenti alla cerimo nia il C.N. Laudicina. il Presidente Regionale Momoli, quello zonale geom. De Paoli, il prof. De Gian, i Consulenti Ecc. delle Unioni Sp. con i loro presidenti e numeroso pubblico. Questa la classifica: Juniores - 1° Gianesini (Padova), 2° Dueville (Vicen za), 3° Club Conegliano (Treviso), 4° Loretana (Fel tra). Allievi _ 1» San Pio X (Treviso), 2° San Pietro Apostolo (Verona), 3° Boscariz (Feltre). GIANNI FARONATO
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Intensa l’attività di « Ar cobaleno Sport » nel Comi tato Provinciale di Siena: oltre 250 giovanissimi sono stati già impegnati per il Trofeo Bianco (Tennis Ta volo), Trofeo giallo (Palla volo) e Trofeo Blu (Calcio), mentre altri 60 si preparano per il Trofeo Verde (Atleti ca) già in programma.
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La classifica per la « Cop- ' • : pa Arcobaleno Sport » vede attualmente al comando il 'j GB. Giovanetti, seguito dal G.S. Valli, G.S. Oratorio SC. I componenti le 12 squadre di calcio che hanno partecipato all'avvincente X Coppa USAC, ed altri. valevole quale «Trofeo blu» di Arcobaleno Sport del Comitato Provinciale CSI di Siena.
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CATANIA - Ancora una volta il Gad Etna ha fatto suo il campionato juniores si basket. Di Mauro, Gangemi, Carbone, Corona e compa gni sono stati certo all'altez za della loro fama riuscendo a concludere i’1 torneo ju con un buon margine rispet to agli avversari. La Schweitzer è stata la unica compagine che ha sa puto tenere testa ai forti Gaddini, ed ha conseguito un buon secondo posto. In terza posizione è finita la squadra « B » del Gad. in quarta la Mongibello. in quinta la Diavoli Rossi. Negli Allievi, la Diavoli Rossi si è laureata campione provinciale, sulle formazioni del Mongibello e del Gad Etna. Nella foto sopra il’U.S.A. Schweitzer, 2» class. Camp. Jun. In piedi da sin.: Il Pre sidente Pascucci, Procelli, Avola, Bellini, Genovese, il dirigente Sorbello; accoscia ti da sin.: Maugeri, Costa e Vitale. E. P.
SIENA - Un successo sen za precedenti ha avuto la II Coppa Conciliazione di
zione dell’U.S. Giovanetti è stata impeccabile. Al termine della manife stazione l’U.S. Giovanetti si
Nella foto: un gruppo dei numerosi partecipanti alla « Coppa Conciliazione », dopo la premiazione.
il totocalcio distribuisce oltre MEZZO MIUARDO alla settimana
TARANTO - L’I.N.A. e l’Amatori Ricciardi di Ta ranto si sono aggiudicate la fase regionale dei campio nati nazionali di pallacane stro, qualificandosi per il turno interregionale. L’I.N.A. — nella categoria juniores — ha affrontato nel la finale la Virtus Foggia. Nella categoria « allievi » l’Amatori Ricciardi, opposta nella finale alla « Domenico Savio » di Molletta, ha di sputato un’ottima gara. Nella foto sotto, una fase di attacco della Ricciardi nella partita « allievi » con tro la Domenico Savio.
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Gimondi e il cow boy
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Gimondi sta salendo l’olimpo ciclistico. Sopra a destra potete vedere la pri ma pagina che l’Equipe gli ha dedicato dopo la vittoria nella Parigi-Roubalx. Quel che meraviglia fra tanti trionfi è la sua serenità: è cosciente delle sue forze, ma non si esalta né ostenta umiltà pelosa. E’ realista e sempre padrone di se stesso. Vedendo il suo direttore Pez zi commosso Ano alle lacri me per le sue imprese, osser va tranquillo: « E’ proprio vero! Quando uno comincia a diventare vecchio si com muove troppo facilmente ». Sempre a proposito di Gimondl, merita d’essere citata una intervista pubblicata da Rolly Marchi (il cow boy delle nevi!) su Topolino. Do manda: «Non si vergogna a sentir dire che viene dal C.SJ., insomma dall’Oratorlo? » (Dove avrà mai letto Rolly Marchi che C.S.I. e Oratorio sono la stessa co sa?!). Risposta: «Vengo dal l’oratorio e me ne vanto! ». E così il cow boy delle nevi è servito.
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Guatre pages d’actoalité en couleur sur Paris-Roubaix !,
l’ente inutile TV 7 di lunedì 25 ha cata logato il Commissariato della Gioventù Italiana tra gli en ti inutili che pullulano nel sottobosco italiano. Noi abbiamo parlato spesso della G.I. e mal ce ne incol se. Questa volta non c’en triamo. Per proteste rivol gersi a Vecchietti.
sì la fifty-fifty, non risolve certo i problemi dello sport italiano. Chiamarla un gros so bluff è però ingiusto. Se la sente proprio il signor Merlo di considerare bluff 1 quattro-sei miliardi in più chi- il CONI riceverà questo anno grazie all’effe due? A questo prezzo, sinceramente, a noi non dispiacerebbe af fatto essere bleffati!
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Merlo e l’effe due Dante Merlo scrive sulla bella rivista « Atletica Leg gera »: «Per la prima volta quest’anno la Fidai ha ver sato 1 premi del C.D.S. alle società detraendo l’importo dell’imposta generale sull’en trata (4%). Lo ha fatto perto perché costretta, eviden temente. Ma perché non sbandierarlo ai quattro venti, perché non informare il pub blico degli sportivi che il tanto strombazzato regalo fatto dallo Stato allo sport italiano è soltanto un gros so bluff? ». Un momento! L’effe due,
Tortora e il ping-pong
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Bello il servizio televisivo sul campionati nazionali di Tennis Tavolo svoltisi a Va rese (nella foto in basso una visione del Palasport attrez zato per l’occasione). Meno bella e opportuna la presen tazione di Tortora. Sembrava annunciasse un numero d’at trazione invece che la finale nazionale di un campionato. Che in Italia questo sport non sia da tutti apprezzato come merita nulla toglie al la sua bellezza e al suo va lóre. E poi, caro Tortora, tra « ping-pong » e « tennis da tavolo » non c’è soltanto una differenza di termini!
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