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PREMIO NOBEL
QUASI UH SOMMARIO
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OLTRE LA COPPA STADIUM/SOCIETÀ SPORT di Angelo Bertani CHIAMA DONNA
di Aldo Notarlo
Continua la «Campagna naziona le».
4 SPORT E SOLDI
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di Andrea De Pascalis
FOTOMEMORIA
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CORSA AD OSTACOLI di Davide Marzaroli
di Gianni Gherardi
10 A PROPOSITO DI REFERENDUM di Vito Cozzoli
INTERVISTA SUL PROFITTO Come uscire da una società basa ta soltanto sul profitto economico? di Giorgio Tonini
TUTTOCSI/ CRONACHE/ ESPERIENZE
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Il tema del mese: I GIOCHI Medicina: SPORTIVI SULLA PELLE Interventi di Massimo Stera, Rinaldo Longhi, Donato Renato Mosella. DELLO SPORTIVO di Antonio Spataro
9 LA SPERANZA CHE É IN NOI
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29 FOTOMEMORIA
I fibri
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OTTO TEMI PER UN DISCORSO
Il film: L'AMICO DELLA MIA AMICA
di Livio Olivi
di Ettore Greco
24 CSI '88 Un anno di feste e di sport, di Donato Renato Mosella
31 Costume: GIORNALI GIOVANILI di Domenico Volpi
Anche quest'anno è stato assegnato il Premio Nobel per la pace. C’è sempre un po’ di scet tica curiosità attorno a quest’ultimo premio, sia perché si premia la pace in nome dell'inventore della dinamite, sia perché sul significato delle asse gnazioni ci sono spesso valutazioni diverse. Quest’anno il Premio è stato assegnato al Presi dente del Costarica Oscar Arias perché ha svolto, di ce la motivazione, un'ope ra inestimabile che può fi nalmente creare stabilità in quell'area, riportando la pace in Paesi afflitti lungamente da lotte inter ne e da guerre civili. I conflitti in Centro Ame rica tenevano le prime pa gine dei giornali fino ad un anno fa, mentre allora la guerra dimenticata per eccellenza era proprio la guerra del Golfo, con il suo milione di morti. Oggi del Centro America si parla di meno e anche l’annuncio di questo No bel ad Arias, ha avuto me no rilievo nei mass-media di quanto non avvenisse in passato. Viene da pensare che il senso di questo premio non sia quello di premia re la pace conclusa, ma la pace ricercata, con capar bietà politica e capacità umana. II Centro America, tutto sommato, è una piccola regione del mondo: il fatto che qualcuno sia riuscito a trovare, almeno lì, una figura possibile della pa ce, è il vero significato del la testimonianza che il Nobel sembra rico noscere. Per una volta, dunque, non si tratta di un premio al successo, ma piuttosto di un riconoscimento allo sforzo, all’impegno since ro e deciso verso la mèta difficile della pace fra la gente.
E.G.
OLTRE LA COPRA Al Convegno nazionale su «Sport e devianza giovanile» svoltosi a Verona 1’1-2 ottobre, lutti i rela tori hanno giudicalo lo sport un elemento fondamentale per dare ima mano ai giovani che sono «a disagio». I relatori non erano dirigenti o giornalisti sportivi che, si sa, non mancano mai di esaltare le capa cità educative dello sport al pun to di considerarlo la panacea di lutti i mali moderni. «Fate sport e fate fare sport ai giovani — si sente dire — e lì finiranno tutti i mali: droga e violenza compre se!». I «non addetti ai lavori sportivi» di Verona erano sacerdoti impe gnali nelle comunità terapeutiche per tossicodipendenti, imo addi rittura con ex brigatisti pentiti, pedagogisti, sociologi, ricercatori ed hanno detto anche loro pres sappoco così, con un «però» mol lo importante. Hanno detto che lo sport è terapeutico se riesce a da re risposte concrete ai quattro bi sogni fondamentali del giovane di oggi che vive in difficoltà in una società complessa: nella società postindustriale. I quattro bisogni, ossia le quattro domande che ci fanno oggi i gio vani sono:
— l’amicizia: cioè un sentimento profondo e non superficiale; — la comunicazione: cioè un rap porto libero, autentico e sincero: — il senso delle cose che si fanno: cioè valori importanti per cui ha senso vivere; — la possibilità di esprimersi: cioè di tirar fuori le proprie risor se e di confrontarle. II «disagio» giovanile che provo ca la «devianza» della droga e del la violenza, è procurato dalla
mancata risposta a queste quat tro domande: la nostra società è incapace a rispondere! Il tutto in una «assenza di aggre gazione», cioè di spazi di libertà dove animatori fortemente moti vali riescono a comunicare spe ranza e a stabilire circuiti cultu rali per determinare processi di identificazione in cui riconoscer si e vedere progetti di vita. La grave mancanza di aggregazio ne è considerata una delle nuove povertà! Forse la più grave. La domanda che ci si pone allora è se lo sport è capace di dare ri sposte adeguate a queste quattro domande e se le sue società, che sono tantissime, sono autentici punti di aggregazione dove l’ami cizia, la comunicazione, il senso alle cose che si fanno, il bisogno di autoaffermazione hanno dirit to di cittadinanza, sono cioè va lori che circolano liberamente op pure no. Che lo sport sia in grande espan sione è vero, ma è altrettanto ve ro che rischia soltanto di occupa re la società, aumentandone i consumi o sostituendosi ad altri consumi. Ci si crede veramente che lo sport ha grandi potenzialità educative che restano però sepolte? Che senso ha allora occupare la società senza servirla con un pro getto complessivo di educazione allo sport e di educazione attra verso lo sport? La cultura del risultato e del pri mato, del tecnicismo e del l’agoni smo esasperati e precoci, del campionismo e del divismo, della se lezione, dello spettacolo e del commercio, non può far crescere personalità solidali, generose, aperte alla collaborazione, al sen so del sociale, all’amicizia e alla comunione.
Uno sport improntato, impregna to di tale cultura non rappresen ta un percorso alternativo rispet to a quelli dominanti nella socie tà dell'utile, dell'individualismo, dell'aggressività e della violenza, della concorrenza e dell’emargi nazione. Il 12 aprile 1984, Giovanni Paolo 11, al Giubileo degli Sportivi, dis se: «Lo sport è gioia di vivere, gio co, festa e come tale va valorizza to e forse riscattato, oggi, dagli ec cessi del tecnicismo e del profes sionismo mediante il recupero della sua gratuità, della sua capa cità di stringere vincoli di amici zia, di favorire il dialogo e l'aper tura degli uni verso gli altri, co me espressione della ricchezza dell’essere, ben più valida ed ap prezzabile dell'avere, e quindi ben al di sopra delle leggi della pro duzione e del consumo e di ogni altra considerazione puramente utilitaristica ed edonistica della vi la ». È uno sport, quello indicato da! Papa, capace di andare oltre la coppa! La coppa è il simbolo dentro il quale ci sta tutto il mondo dello sport chiuso nel suo splendido isolamento: è vero che lo sport oc cupa sempre più spazi nella tele visione, nella stampa, nell'indu stria, nella società, ma per fare che cosa, se non l'aiuta ad uscire dal tunnel della crisi? Non fa che allungare il tunnel! Noi del CSI ci proviamo: è l'impe gno del percorso congressuale che comincia ora con i congressi pro vinciali e finirà a giugno con il Congresso nazionale. «Sport, educazione e solidarietà » per andare oltre la coppa!
Aldo Notarlo
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Sport e soldi
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A dar retta a certi titoli di giornale, a certe immagini di televisioni pub bliche e private, a certe notizie uffi ciali e semiufficiali, l’Italia sportiva s’è desta. Il Limbo degli italiani riot tosi ad ogni gesto che comporta su dore si è trasformato in un Eden do ve ogni sport è praticabile ed è pra ticato, dove è sufficiente girare l'an golo per sbattere il naso contro i can celli di un impianto o di una poli sportiva desiderosi di accoglierti. Se condo alcuni cantori di questa nuova Italia, anzi, l’offerta di sport è dive nuta superiore alla domanda, cosic ché i prezzi sono ormai stracciati: og gi — questa sarebbe la sorprenden te conclusione — non fa sport soltan to chi non desidera farlo. Obiettivamente è difficile credere a questa immagine da Paese colpito da nuovo e improvviso benessere. L’in flazione selvaggia sembra finita, co sto del petrolio permettendo, ma af fermare che lo sport non è più un lus so, che è un bene di consumo alla portata di chiunque ha un sapore provocatorio. Appena due anni fa il cosiddetto «Rapporto Corrieri sulla povertà», preparato da una Commis sione di studio istituita presso la Pre sidenza del Consiglio e presieduta appunto da Ermanno Corrieri, ren deva noto che in Italia «esistono este se fasce di cittadini che vivono in condizioni di più o meno grave disa gio economico... Si tratta di 2.114.024 famiglie, pari all’l 1,3% del totale: es se comprendono 6.238.242 persone, cioè 1’11,1% del totale degli individui che, secondo l’indagine ISTAT, risul tano viventi in famiglie, ancorché di un solo componente...». Per maggior chiarezza è utile aggiungere che il Rapporto definiva povero «chi non è in grado di soddisfare in misura ade guala quel complesso di bisogni — in termini di beni, servizi, stile di vita — che sono ritenuti essenziali in un dato periodo storico e in un determi nato tipo di società...». Per quanto relativo sia il valore del le statistiche, e per quanto relativo sia lo stesso concetto di «soglia di po vertà», come si concilia quell'11,1 % di poveri con l'idea di uno sport or-
mai alla portala di chiunque? In al tri termini, se è vero — come affer ma l'ISTAT — che solo il 22,2% de gli italiani (dati riferiti al 1985) pra tica lo sport, è giusto dire che il fat tore economico non è tra le cause che contribuiscono a tenere lontano dal lo sport il 77,8% degli italiani, e so prattutto quell'11,1% che vive in uno stato più o meno grande di priva zione? Probabilmente, alla base di tanta contraddizione c’è una certa confu sione di termini, di concetti, di si tuazioni.
IL BOOM DELLE PALESTRE II Corriere dello Sport di venerdì 9 ot tobre scorso ha dedicato la seconda pagina delle «Cronache romane» ad uno «Speciale palestre». Recita l’oc chiello: «Con il ritorno dell’autunno si sono ripopolate le palestre roma ne. I progranni, gli sport e le propo ste dei centri sportivi della Capitale, diventati ormai autentici luoghi di incontro dove è possibile socializza re, trascorrere parte del tempo libe ro e fare sport». E più giù: «Le pale stre ed i centri sportivi, una impor tante realtà sociale al servizio dei cit
tadini e della città». La pagina ha una dichiarata impostazione pubblicita ria e serve a raccogliere le proposte di palestre e centri sportivi che offro no la possibilità di dedicarsi alle più esotiche attività sportive, dal bodybuilding all’aerobica, dallo stretching all'hockey su ghiaccio. «Roba da ricchi», viene subito da pensare, mentre già la mente corre alla pale stra aperta dalla ex star Barbara Bouchet ai Paridi, o all’esclusivissi mo «Roman Sport Center», piazzato sotto Villa Borghese, 5.400 mq di im pianto, comprensivo di due piscine olimpioniche e servizio medico con tinuo. E invece no, i centri sportivi che fanno pubblicità su 11 Corriere dello Sport hanno indirizzi che ri mandano a zone molto meno «bene». La realtà è un’altra, di cui è facile prendere atto sfogliando le Pagine Gialle: a Roma le palestre e i centri sportivi di vario tipo sono circa un migliaio, equamente distribuite sia in centro sia nell’estrema periferia. Anche la «borgata», ai tempi di Pa solini sinonimo di emarginazione economica e sociale, ha oggi i suoi bravi impianti privati, dove si fa il calcio o il minibasket, ma si fanno anche cose un po’ più snob come ae robica o yoga. Per vederci un po’ più chiaro, deci do di tastare il polso ad una zona tra le più popolari di Roma, tra Casili no e Centocelle. In Vili Circoscrizio ne sanno molto poco degli impianti privati, mi dicono soltanto che gli im pianti pubblici sono pochi, pochissi mi: due piscine, quattro campi di cal cio, un campo da tennis. Mi dicono anche, però, che la popolazione di una borgata non è più quella degli anni '50 e '60. In borgata abitano og gi anche fasce borghesi che la tra sformazione del centro in uffici ha spinto verso la periferia. I centri pri vati sono molti e tutti piuttosto affol lati, sembra facciano ottimi affari. Ma allora — mi chiedo — è proprio vero che tutti possono pagarsi un po’ di sport, in barba al «Rapporto Cor rieri» ed ai suoi poveri?
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Scelta o necessità? Lo chiedo diret tamente a qualcuno degli interessa ti. Trovo un professore di Universi tà che dice di non avere tempo per praticare un vero sport, e trovo un impiegato del Ministero dei Traspor ti che non ha né tempo né soldi per fare qualcos’altro. Trovo anche una coppia sui 25/30 anni con evidente necessità di perdere peso. Perchè non andate in palestra, non giocate a tennis, non fate un po’ di nuoto? Mi guardano e si mettono a ridere. Ri sponde lui: «Capirai... Io sono un sot toccupato, lei una disoccupata. È sta to già un sacrificio comprare una tu ta...». Già, i giovani sottoccupati o di soccupati: sono una schiera numero sa e sfiduciata. Come si fa a pensar li allegri e felici mentre investono nello sport i soldi che non guada gnano?
I FORZATI! ©Et SALCIO Il trucco c’è, ma non si vede o quasi finché non si gira un po’. Certo, c’è la palestra dove si fa l’aerobica, ma è un seminterrato angusto e poco lu minoso, niente a che vedere con il Centro di Barbara Bouchet. Certo, c’è anche la piscina con la scuola di nuoto, ma anche qui è un locale di fortuna, niente a che vedere con le vasche olimpiche del «Roman Sport Center» di Villa Borghese. E ovvia mente anche i prezzi sono diversi: non centinaia di migliaia di lire, ma quote mensili di 30-40 mila lire. «Dobbiamo tener conto della realtà della zona» mi spiegano. Ma dove finalmente ogni cosa si chia risce è alla «Polisportiva Giardinet ti». Qui, nonostante la denominazio ne di «Polisportiva», ogni impianto comincia e finisce con un campo di calcio in terra battuta ed una serie di spogliatoi dall'aspetto un po’ ru stico. La polisportività è un sogno, per ora si fa solo calcio. Luciano Pa ris, impiegato di mattina e dirigente della Polisportiva nel pomeriggio, mi spiega che la scelta è forzata. Altri sport esigerebbero impianti ben più costosi e un maggior numero di istruttori. Il calcio è a basso costo. Su quell’unico campo, suddivisi in turni, si alternano 200 ragazzi (un centinaio al di sotto dei 13 anni). Ciò consente quote bassissime: 80.000 li re di iscrizione (con la fornitura di tu te, borse, indumenti di gioco ecc.) e 20.000 lire al mese. Ciò nonostante qualcuno ha difficoltà a pagare e in quel caso si cerca di chiudere un oc chio. Il successo del calcio è tutto qui, in un costo mensile irrisorio. In realtà — a giudizio del mio interlo cutore — il quartiere esprime una domanda sportiva eterogenea: non manca il desiderio di fare tennis o nuoto, ma qualunque attività venis se a costare 600/700.000 lire l’anno (50/60.000 lire al mese) si porrebbe da sola fuori mercato. La scelta (anzi la non scelta) della scuola calcio crea poi almeno due categorie di emargi nati: gli adulti e le bambine. Un’ulti ma annotazione: i ragazzi della «Po-
lisportiva Giardinetti» appartengono a ceti sociali diversi. Qualche genito re potrebbe anche permettersi di in vestire più denaro nello sport ed in fatti richiede ai dirigenti un allarga mento dell’attività; qualcun altro sopporta l’esborso della quota socia le unicamente come sacrificio che consente di evitare al figlio i perico li della strada. In questa forma di sport a buon mer cato esistono dunque almeno due fa sce di emarginazione: le ragazze e gli adulti. In realtà la lista sarebbe lun ghissima, con gli anziani e gli handi cappati in prima linea, ma accanto niamo per un attimo questi casi limi te e guardiamo alla massa, alla mag gioranza dei cittadini. Le bambine — se sul territorio viene a mancare l’as sociazionismo — non hanno alterna tive: o lo sport «costoso» o niente, e spesso prevale il «niente». Gli adulti hanno una via di uscita: sgranchirsi le gambe dove c’è un po’ di spazio, un po' di verde. Si dice che lo jogging sia una moda, a mio avviso è una ne cessità, è lo sport a costo zero, am messo che questa forma disorganiz zata e non programmata di attività motoria possa definirsi sport. Prendiamo un grande parco romano, Villa Ada, in una mattina di domeni ca. C’è gente di tutte le età che corre in tuta e scarpette da ginnastica.
LO SPORT CHE DIVIDE Per fortuna c’è l’associazionismo, e non lo dico per carità di patria. San tino Moschella, vicepresidente del CSI Messina, mi spiega brevemente come stanno le cose nella sua zona. «Venti anni fa, al di luori degli Enti di promozione, si faceva solo calcio. Poi, intorno agli anni '70, è stato tut to un proliferare di offerte sportive legate allo sviluppo di sport minori. Le quote non sono proibitive: le 30-40 mila lire al mese se le possono per mettere tutti o quasi. Ma così, a qua le sport si accede? Gli impianti pri vati sono impianti di fortuna, con grandi sale e scantinati trasformati in palestre; non c’è grande assisten za; mancano soprattutto gli animato ri, manca chi segua con attenzione il ragazzo anche dal punto di vista umano. Per i privati il ragazzo è un numero, è una quota, è un entusia smo che va colto al volo. Se poi il ra gazzo non trova attenzione e dopo un anno o due si stanca e va via, cosa im porta? Per fortuna ci sono gli Enti di promozione». Ed ecco che un concetto basilare si va precisando: c’è uno sport a basso (segue a pag. 20)
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Corsa ad ostacoli
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Lo hanno scoperto in una fresca mat tina d’estate. Sin dalla sera prima, al cuni passanti avevano notato quel giovane distinto, all’apparenza asso pito profondamente al volante della sua utilitaria, parcheggiata di sbie co sul marciapiede. Era sposato, la vorava in banca, un portafoglio mai vuoto, una casa ampia ed accoglien te. Mai nessuno, nemmeno la moglie, aveva osato sospettare della sua «di versità». Ora invece se ne sta lì, con quella maledetta siringa ficcata nel la piega del gomito sinistro. La scena, realmente accaduta in una grande citta del Nord, si replica un po’ ovunque, in una cornice qualsia si, urbana o meno. In Italia, stando a statistiche aggiornate all’agosto del 1987, la tragedia si è ripetuta per ben 286 volte, uccidendo I 19 persone in più rispetto allo stesso periodo del1’86. In testa alle morti per overdose c’è la Lombardia (71 decessi, otto dei quali a Milano, a causa di eroina pu rissima, e nel brevissimo arco di tem po che va dal 18 al 31 agosto), segui ta dal Piemonte (3 I vittime) e dal Ve neto (28 morti), che ha visto triplica re le cifre dell’anno precedente. Alcune città sono corse ai ripari, ma gmi agendo sugli effetti, organizzan do squadre specializzate di spazzini raccatta-siringhe, tanto per esorciz zare il fantasma deH’Aids. « La verità è che, puri t oppo, si sta ab bassando la guardia. — dice don An tonio Mazzi, veronese, responsabile nazionale del Progetto Exodus — E lutto questo avviene proprio mentre l’uso di stupefacenti diventa meno appariscente ma più radicato, perché va dilatandosi l'esercito dei “weekendisti”, di coloro che ricorrono al "bu co del sabato sera”, durante i ponti, in ferie». E così la guerra alla tossicodipen denza assume il sapore di una «cor sa ad ostacoli», come recita il titolo di un convegno nazionale (sottotito lo: «Droga, sport ed altri percorsi»), affidato dal comune di Verona all’Opcra Don Calabria (in seno alla qua le è sorto il Progetto Exodus) e patro cinato da Enti e Banche locali.
ROMPERE IL CERCHIO Secondo don Luigi Ciotti di Torino, «la droga chiede che si rompa il cer chio degli addetti ai lavori. Gli “esperti” servono tanto quando urge un’azione dello Stato e degli enti lo cali che non preveda risposte emoti ve, né, tantomeno, interventi straor dinari. Ci vogliono fatti che si inse riscano in una progettualità, in una strategia di più vasta portata, inte grando in modo adeguato le risorse pubbliche e private» Ma Ciotti rincara la dose. «È ora di finirla — dice — con il credere che vi siano due categorie distinte di uo mini: i “normali" e gli emarginati. Basta con i falsi progetti di recupe ro, di quelli che prevedono program mi e strutture “chiusi”, fatti apposta per i soggetti in condizione di disa gio! Ho il timore che da alcune parti si voglia rincorrere l’esempio del Brasile, dove è stata costruita "la cit tà dei disadattati”, una specie di enorme paese in cui sono state riu nite 22.000 persone perché afflitte da difficoltà di ambientamento sociale». L’n lager, un lazzaretto senza contatti con l'esterno. Le comunità di acco glienza esistenti in Italia non sono
certo questo. Ma è indubbio che es se comincino a denunciare limiti, perché rappresentano una soluzione sempre più minoritaria (si calcola che non vi entri nemmeno il 10% dei tossicodipendenti in procinto di usci re dal tunnel della droga) e sempre più costosa. «Oltre a quella in cui i ragazzi tra scorrono l’intera giornata — afferma don Mazzi — occorrerebbero altri due tipi di comunità. L'una, interme dia, meno chiusa e sistematizzata, l’altra decisamente "diurna", più co raggiosa, dove la permanenza sia li mitata alle ore di lavoro e di parzia le occupazione dei tempo libero, mentre il resto della giornata viene trascorso fuori, a casa, con gli amici “normali”». Ma, quantunque migliorate, le comu nità non bastano, da sole, a restituir fiducia a migliaia di famiglie. E non serve neppure liberalizzare la circo lazione di droghe, «perché si contri buirebbe soltanto ad oscurare defi nitivamente le dimensioni del dram ma». Piuttosto va recuperato il valo re della «quotidianità», «perché è l'ordinario il tessuto entro cui avven gono i passi fondamentali della vita». Da qui l’importanza e l’urgenza di strutturare una rete di servizi sul ter-
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ritorio, «dove il disagio si manifesta ma dove esistono anche le risorse mi gliori per il suo recupero». E lo sport? Può essere un rimedio, un grosso aiuto per chi si buca, un am bito di interesse che allontana il pe ricolo di venir ingoiati nel buio del lo «sballo». Ma l'attività motoria, spesso, rischia di sortire l'effetto op posto. Ansia, emarginazione dei «più deboli», stress, perdita d’identità: ec co i mali che lo sport ha talvolta pro dotto in ampie schiere di giovani.
NON QUALSIASI SPORT È quanto sostiene Claudio Calvaruso, direttore della fondazione Labos di Roma, secondo il quale «la man canza di canali di partecipazione so ciale per i giovani e la loro estromis sione dall’orizzonte lavorativo si ma nifesta in uno sport concepito come esempio di integrazione sociale basa ta su modelli consumistici, competi tivi ed efficientisti». Una tesi che, tra dotta in termini più volgari, può ad esempio trasformare il tifo calcisti co in un «perfetto microcosmo», do ve i giovani — specie quelli «diffici li» — si sentono protagonisti, iden tificandosi più nel gruppo, fra gli ultras, che non nell’evento agonistico cui stanno assistendo. Deciso sostenitore dello sport-gioco, don Antonio Mazzi insiste invece sul fatto che «lo sport è una delle poche discipline che si esprime sempre e comunque in senso gioioso. Nessuno pensa ad esse come fatica, business, o lavoro, se non dopo averlo pensa to come divertimento, come momen to liberatorio e rilassante. E poi lo sport non ha tempo né dimensione, possiede cioè una straordinaria com ponente di “atemporaneità”. Infatti l’atleta, durante la sua prestazione, vive un tempo fuori dal tempo, è im merso in un segmento di eternità che lo distacca da tutto il resto». «Mah, forse lo sport è un po’ come l’acqua. — stigmatizza Massimo Buscema, uno scienziato trentaduenne
che dirige il Centro di Scienza della Comunicazione di Roma — In defini tiva la forma di entrambi, il loro "es sere", dipende dal recipiente in cui sono contenuti, ovverosia dall’uso che ne fa una cultura. Dunque si im pone come necessario uno sport che tenga conto del corpo di una perso na e non di cosa dovrebbe essere. Più che fornire valori fissi, lo sport, co me la scuola, dovrebbe mettere nel la condizione di "imparare ad ap prendere", offrire opportunità agli individui affinché creino e sperimen tino valori propri, anche se non ci piacciono. Certo che sino a quando lo sport nascerà come attività paramilitare (la divisa di rigore, il sessi smo esasperato, i riti ufficiali sem pre uguali), la sua capacità di ovvia re al "disagio” sarà davvero mini ma». E se per Paolo Valenti, nel ricorda re la sua lontana esperienza di ani matore sportivo nel degradato quar tiere romano di Primavalle, «lo sport va modellato sui bisogni delle perso ne», per Antonio Monaco, direttore delle Edizioni Gruppo Abele, «lo svi luppo tumultuoso dello sport nell’e ditoria ha però conservato una reto rica costante».
SENZA RETORICA A giudizio del relatore torinese, «il mondo sportivo si costruisce a se stante, come se fosse in sé compiu to, e possiede un suo vocabolario, un vero e proprio dizionario che defini sce un’ideologia molto ripetitiva, omologata su modelli talmente sem plici da apparir sospetti. O meglio, questa è la visione di sport che emer ge da quotidiani e riviste specializza te. Certamente lo sport educa, forma, occupa il tempo, suscita interessi. Ma dovrebbe imparare a scambiare pezzi di esperienza con la società ci vile di cui fa parte. E magari impa rerebbe a conoscersi meglio, a tra sformare gli atleti, specie se giovani, nei veri registi della loro attività». E i campioni? C’erano anche loro al
convegno di Verona. Ma per Gelindo Bordin, Sara Simeoni e Nino Benve nuti, «lo sport non potrà mai arriva re a vincere la velocità con cui si dif fonde la tossicodipendenza, perché quando si ha bisogno dell'attività sportiva per non cadere nel tunnel della droga, è già troppo tardi». «Non tocca allo sport, ma ad altri (la scuola e la famiglia), il compito di prevenire l’emarginazione», ha det to Benvenuti. E la Simeoni: «Non si deve pensare allo sport come ad un’ancora di salvezza. E poi ci sono già tanti ostacoli burocratici da su perare per entrare in una palestra; figuriamoci come si può credere che lo sport possa sconfiggere la droga». Affermazioni lapidarie, addirittura sconcertanti. «Vien da chiedersi se il mondo spor tivo, nei suoi più alti livelli agonisti ci ed organizzativi, crede veramente nelle sue potenzialità educative e se si preoccupa che esse possano effet tivamente estrinsecarsi a beneficio dei cittadini e dell’intera società», ha osservato il presidente nazionale del CSI, Aldo Notario. «D’altro canto — ha continuato No tario — non avrebbe senso assume re acriticamente lo sport come una panacea, come un fatto di per sé edu cativo, se non a patto di modificar ne le forme di fruizione, di struttu rarle come un servizio manipolabile dai giovani». Intanto, sull’altro lato di piazza Bra, proprio di fronte al Palazzo della Gran Guardia (sede del convegno), l’arena di Verona si riempie di luci e di rumori. Sul palco sta salendo il poeta della beat generation, Bob Dylan, svogliato e senza verve come in ogni tappa della sua tournée italia na. Lui, che ha saputo interpretare i sogni di molti, è soltanto più un re duce. Cantava il libero uso delle dro ghe (leggere): oggi, miliardario e un po’ annoiato, non lo fa più. La droga uccide senza spartito. Già. «knocking on heaven’s door».
Davide Marzaroli
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A confronto con l’ISEF
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L'Istituto Superiore di Educazione Fisica (ISEF) potrebbe diventare un vero e proprio corso di laurea in scienze motorie. L’ha lasciato inten dere l'on. Beniamino Brocca, sotto segretario alla Pubblica Istruzione, intervenendo ad un incontro promos so lunedì 19 ottobre dal Centro Spor tivo Italiano presso l’Università Cat tolica di Milano. Piani di studio molto articolati, cor si di specializzazione, prove di am missione e numero programmato per l’ingresso, nonché preciso inquadra mento della posizione giuridica del personale docente. Questa potrebbe essere la nuova veste dell’ISEF se condo il parlamentare DC, anche se un ruolo decisivo toccherà alla rifor ma complessiva del sistema scolasti co, in assenza della quale non è pos sibile pensare ad un riconoscimento di dignità per l’insegnamento dell’e ducazione fisica. «Nell’Italia che, con l’enorme espan sione del consumo di sport, dimostra di aver raggiunto una buona matu rità culturale — ha sottolineato l’e sponente politico — occorre portare la ricerca scientifica nel settore a li velli universitari, aumentando ancor più il bagaglio cognitivo di chi esce dall’lSEF, ma qualificandone soprat tutto il patrimonio di nozioni educa tive. Brocca ha anche risposto alle do mande serratissime di alcuni fra i circa cinquecento studenti che han no letteralmente invaso la sala Olgiati. Rispondendo a chi richiedeva qua li garanzie venissero fornite ai diplo mati ISEF per un reale riconosci mento della professionalità acquisi ta, Brocca ha risposto che la possi bilità di maggiori sbocchi occupazio nali va vista «in un rapporto armo nico più generale con il mondo del la voro e con lo sviluppo delle nuove professioni». Nel replicare poi ad uno Studente che domandava «precise condizioni per eliminare i praticoni dallo sport», Brocca ha sottolineato che «sono possibili sia gli esami abilitativi fina li e sia un eventuale albo professio-
naie, ma non possiamo dar spazio al la nascita di una nuova corporazio ne di lavoratori, per non seguire il cattivo esempio della sanità, dove ben trenta figure paramediche han no recentemente chiesto l’attivazio ne di un albo specifico». Agli studenti dell'ISEF restano quin di aperte molteplici vie occupazio nali. In primis la scuola, secondaria ed elementare (e qui i nuovi program mi giocano una parte fondamentale), poi l’impegno specialistico presso il CONI e le Federazioni, la ricerca nell’Università, l’impegno fra le socie tà federali e gli Enti di promozione sportiva, nonché la partecipazione al le iniziative degli Enti locali (in par ticolare la conduzione degli impian ti), il lavoro con gli Enti della ricrea zione e del tempo libero. «Non dimentichiamoci, inoltre, che al centro di qualsiasi intervento le gislativo deve esserci l'allievo — ha detto il sottosegretario — c quindi gli istituti preposti alla formazione di tecnici motori devono prender forma e vita sulle dimensioni della figura di educatore sportivo». A questo proposito il presidente na zionale del CSI, Aldo Notario, ha evi denziato come lo sport abbia bisogno di una grande iniezione di professio-
nalità, umana ancor prima che tec nica. «Quel grande pachiderma chia mato mondo sportivo — ha detto No tarlo — si regge grazie ai centomila volontari ed al milione di società sportive che lo sostengono ogni gior no con un impegno mai ricompensa to a dovere. Per queste ragioni è au spicabile una radicale riforma dell’ISEF, che mentre accresca e valo rizzi la professionalità di chi lo fre quenta, metta i propri laureati nella condizione di potenziare le risorse del volontariato. Professionisti e vo lontari devono fornire una risposta, con lo sport, ai bisogni fondamenta li dei giovani, vale a dire l’amicizia, la comunicazione, la voglia di dare un senso alle cose che si fanno, la possibilità di esprimersi secondo le proprie capacità». AH’incont ro sono anche intervenuti, fra gli altri, il prof. Adriano Bausola e mons. Carlo Ghidelli (rispettiva mente rettore magnifico ed assisten te ecclesiastico dell’università Catto lica di Milano), e Giovanni Peri, diret tore dell'ISEF di Milano.
D.M.
[La SPERANZA CHE E' IN NOI Se, da cristiani, facciamo caso allo scorrere dei gior ni, ci incontriamo, in questi mesi dell’anno, con una fe sta come quella dell’immacolata Concezione e con il cammino — l’Awento — che porta al Natale. Celebrare i momenti significativi della vita di Gesù Cri sto la tutt’uno con la celebrazione di Maria e ciò è tan to più significativo in questo anno Mariano. «Non ci rimane che fare come San Giovanni: prendere Maria in casa, tra i massimi beni della nostra vita cri stiana. Far entrare Maria nella nostra casa, nella no stra preghiera, nel nostro lavoro, nelle gioie e nelle pe ne, nella vita e nella morte»; sono parole di un teologo, Domenico Belletto, a commento della lettera che il Pa pa ha dedicato a Maria, pochi mesi fa. Sembra che si possano e si debbano fare nostre, sfor zandoci di identificare i modi con cui concretizzare que sto impegno. Dalla lettera di Giovanni Paolo II, Maria emerge come colei che fa da modella a tutta la Chiesa per un cam mino di fede. Non c’è lede cristiana senza ascolto della Parola di Dio, senza una sua accettazione, senza una disponibilità — obbedienza a realizzare il progetto di Dio. Ora, Maria vive questa fede in tutta la sua esistenza, dal «si» che pronuncia nei confronti dell’Angelo fino ai piedi della croce: è una fede che cresce, che matura anche nelle difficoltà e nell’oscurità. Come non vedere in tutto questo una parabola della vita del cristiano, oggi? Abbiamo bisogno tutti di «diventare cristiani». Diamo troppo spesso per scontata la nostra fede e quasi non ci accorgiamo della superficialità estrema, dei gesti pie ni di abitudine stanca, della resistenza alla conversio ne che qualificano la nostra vita. «La beata Vergine Maria continua a "precedere” il po polo di Dio. La sua eccezionale peregrinazione della fe de rappresenta un costante punto di riferimento per la Chiesa, per i singoli e le comunità, per i popoli e le nazioni e, in un certo senso, per l’umanità intera» (RM n. 6). La lede di Maria trova una delle espressioni più pro fonde e consapevoli nel Cantico contenuto nel Vange lo di Luca: il Magnificat: « L’anima mia magnifica il Signore, e il mio spirito esalta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l'umiltà della sua serva. D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
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Grandi cose ha fatto in me /'Onnipotente, e santo è il suo nome: di generazione in generazione la sua misericordia si stende su quelli che lo temono. Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote. Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, come aveva promesso ai nostri padri, ad Abramo e alla sua discendenza per sempre»
Queste sono parole di una fede adulta: costituiscono addirittura una professione di fede che impegna resi stenza di tutti i giorni, a partire da una integrazione radicale di fede e vita. «Attingendo dal cuore di Maria, dalla profondità della sua fede, espressa nelle parole del Magnificat, la Chie sa rinnova sempre meglio in sé la consapevolezza che non si può separare la verità su Dio che salva, su Dio che è fonte di ogni elargizione, dalla manifestazione del suo amore di preferenza per i poveri e gli umili, il qua le, cantato nel Magnificat, si trova poi espresso nelle parole e nelle opere di Gesù» (RM n. 37). Come cristiani siamo chiamati a ripetere e rivivere il Magnificai di Maria. Proprio alla sua scuola la Chiesa è impegnata a predicare e attuare il senso cristiano del la libertà e della liberazione: la vita di Maria e il mes saggio del suo «Magnificat», scrive Chiarinelli, ci of frono. in realtà, un progetto di comunità e di umanità nuova, rigenerata dalla santità, dalla onnipotenza, dalla misericordia di Dio. Lo stupore che da sempre circonda questa Donna è lo stupore che caratterizza la fede, che qualifica l’uomo quando si apre all'incontro con Dio e prende coscien za della sua azione. È lo stupore che, a partire dalla consapevolezza dei propri limiti e delle difficoltà del l’esistenza, si manifesta quando si incontrano segni di sicura speranza e di consolazione per il cammino di ogni giorno: si può e si deve guardare a Maria come ad uno di questi segni. Allora si può e si deve invocare: «Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi».
Gianni Gherardi
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A proposito di referendum
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Stadium giunge nelle mani dei suoi lettori nell’immediata vigilia o all'in domani dei referendum previsti per 1’8 novembre sui temi della giustizia e del nucleare. Lungi dal compiere un’analisi sul merito e sull’opportunità di questa consultazione popolare, i referen dum di novembre ci offrono lo spun to per una riflessione e un approfon dimento sulla disciplina giuridica e sulla validità del referendum come mezzo per una partecipazione diret ta dei cittadini alla gestione della co sa pubblica. L’introduzione nel nostro ordina mento costituzionale del referen dum, che insieme all'iniziativa popo lare legislativa e a) diritto di petizio ne fa palle degli istituti corrente mente definiti di «democrazia diret ta», è da inquadrare nell’ambito delle varie misure con cui l’Assemblea Co stituente ha inteso delineare un mo dello di Stato basato sul principio della sovranità popolare, e quindi tra le diverse forme di partecipazione dei cittadini «all’organizzazione po litica, economica e sociale del Pae se». Di referendum, la nostra Costituzio ne, ne prevede diversi tipi: quello co siddetto abrogativo dell'art. 75 per «l’abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge», ad iniziativa di cinquecentomila elettori o di cinque Consigli regionali: quello cosiddetto sospen sivo, che può intervenire, a norma dell’art. 138 Cost., nel procedimento di approvazione delle leggi di revisio ne costituzionale; quello previsto dall'art. 132, in materia di fusione e di creazione di regioni, o di mutamen to dei relativi ambiti territoriali, ed infine i referendum regionali di cui all’art. 123 e 133 secondo comma del la Costituzione. Dal 1970, momento in cui è interve nuta con un ritardo pluriventennale la prevista legge di attuazione, ad og gi, si è registrato un frequente ricor so al referendum abrogativo: circa 90 le iniziative a cui si è dato inizio con il relativo procedimento prescritto. Delle 25 proposte di referendum che
Passata la festa... No. In questo caso il proverbio non vale. Se è vero che siamo andati a votare (almeno molti) con qualche per plessità, proviamo a ragionare un momento sul «referendum» come istituto della nostra demo crazia. hanno ottenuto il dovuto numero di firme, soltanto 9 sono state sottopo ste al voto popolare (a questi dati so no da aggiungere le consultazioni dell’8 e 9 novembre). Mai celebrato invece quello sospensivo, mentre scarsa applicazione hanno avuto quelli regionali. Piuttosto diffuso dunque il ricorso da parte dei cittadini allo strumen to del referendum abrogativo. Alcu ne precisazioni sembrano però op portune. Se infatti alcune volte il re ferendum ha investito problemi rile vanti e di vasta portata (pensiamo al divorzio e all'aborto), per le quali si rendeva necessario e anche dovero so ascoltare il parere della maggio ranza degli italiani; in altre occasio ni, ed il riferimento alla recente con sultazione popolare non è casuale, il referendum ha costituito un pretesto per sollevare questioni in forme non idonee c soprattutto scorrette nei confronti dei cittadini, che sono sta ti chiamati a rispondere su quesiti non chiari, evasivi, e spesso faziosi e strumentali per altri fini. Con il ri schio di creare un vuoto normativo su materie fondamentali su cui pe raltro non esiste un consenso unani me, il referendum non può trasfor marsi in un imbroglio o in un modo per creare un «polverone», dopo il quale non si risolvono i problemi sol levati. Il cittadino non deve votare «al buio», senza sapere come verran no risolti i quesiti referendari. Veniamo ora a qualche cenno sulla disciplina nonnativa del referen dum. Il procedimento previsto dall’art. 75 della Costituzione e dalla successiva legge di attuazione per il referendum abrogativo è piuttosto complesso, di-
stinto in varie fasi, ed orientato ad un attento vaglio preventivo non so lo sulla legittimità ma anche sul me rito. L’art. 75 prevede limiti di materia («non è ammesso... per le leggi tribu tarie e di bilancio, di amnistia e di in dulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali»); dispone poi che la «proposta soggetta a referen dum è approvata se ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto ed è raggiunta la mag gioranza dei voti validamente espres si». Il procedimento prevede un esame sulla regolarità e sulla legittimità delle richieste da parte dell’ufficio Centrale presso la Corte di Cassazio ne, e un successivo esame di ammis sibilità della Corte Costituzionale. Tralasciamo la complessità dei ter mini previsti per le varie richieste, ma sottolineano le due innovazioni introdotte in agosto dal nuovo Par lamento: la prima ha consentito di celebrare i referendum a soli sei me si dalle elezioni politiche (in questo modo sono stati «accontentati» i pro motori dei referendum di novem bre!); in caso di abrogazione, e se la consultazione sulla giustizia e sul nu cleare fornisse questo esito, sarebbe la prima vittoria dei «sì» nella nostra storia costituzionale, la seconda mo difica prevede la possibilità di richie dere al Presidente della Repubblica, da parte del Governo, la sospensio ne dell’effetto della consultazione po polare «per un termine non supcrio re a centoventi giorni»; il «congela mento» consente di sostituire le nor me abrogate con nuove disposizioni, ma con il serio pericolo di creare un vuoto legislativo alla scadenza del termine. Questo il disegno normativo dell'isti tuto, ma quale futuro aspetta il re ferendum? Quando si parla di revisione della Co stituzione, il discorso va sempre a ca dere sulle ormai famose «riforme istituzionali», un terna urgente e (segtw <i P<‘g- NI
Intervista sul profitto pubblici di cui essi hanno goduto in questi anni, e che hanno loro permes so di riconvertire la struttura del si stema produttivo italiano. Altro che rigurgito anticapitalista!».
Come uscire da una società basata soltanto sul profitto economico? «Abbiamo centinaia di miliardi di utile, dovremo pur reinvestirli!». Co si l’amministratore delegato della Fiat ha replicato a quanti, nei giorni scorsi, chiedevano ragione dell’espandersi a vista d’occhio dell’impre sa torinese: daH’auto alle assicura zioni, alle banche, ai giornali, alla Tv. Quella risposta è apparsa tanto più sconcertante se si tiene presente che, contemporaneamente, gli imprendi tori italiani lamentano una crescita eccessiva del costo del lavoro, al pun to da mettere in crisi la competitivi tà dei prodotti italiani sui mercati in ternazionali. — Come si spiega questa contraddi zione? E come si può risolverla? Lo abbiamo chiesto per i lettori di «Stadium», a Mario Colombo, segre tario generale aggiunto della Cisl.
«1 bilanci della maggioranza delle imprese italiane sono fortunatamen te tornati in nero; in molli casi si re gistrano anzi copiosi margini di pro1 itto. Tuttavia non tutto va bene per
Nella linea di riflessioni connes se con il tema del prossimo Con gresso nazionale, proponiamo ai nostri lettori questa intervista che cerca di chiarire i termini di una questione che è alla base di una visione politica orientata al la solidarietà. Può una società basarsi solo sul profitto? È l'ini zio di un discorso che continue rà nei prossimi numeri.
— In sostanza, tu rimproveri agli im prenditori, per cosi dire, di sputare sul piatto in cui hanno mangiato...
«Esatto. Ma c’è deH’altro. Gli im prenditori non sono affatto innocenti rispetto al tasso d’inflazione e a quel lo di disoccupazione che sono rima sti, nel nostro Paese, più elevati che altrove. Quando, nel 1986, i prezzi delle materie prime scendevano e ca lava il valore del dollaro, in Italia i prezzi al consumo non hanno regi strato la medesima tendenza». l’economia italiana: il tasso d’infla zione è sopra al 5% e abbiamo il tri ste record di un tasso di disoccupa zione all'11%, con una tendenza a crescere nel Mezzogiorno». — Gli imprenditori leggono questi dati come la riprova della loro tesi, per cui al dinamismo dell’impresa ha fatto riscontro il sostanziale immo bilismo dello Stato e della politica...
«Le cose non stanno esattamente co sì. Certamente, il problema maggio re che il paese ha oggi sul tavolo è Li nei ficenza dello Stato, che continua ad ammassare debiti su debiti, of frendo in compenso servizi scaden ti, con conseguenze nefaste sia per la qualità della vita dei cittadini, sia per la competitività della nostra econo mia. Se, ad esempio, le poste non fun zionano, noi lutti viviamo peggio e le imprese devono spendere di più per camminare, rispetto alla concorren za straniera». — Dunque, la Confindustria ha ragione...
«No. perché gli imprenditori fanno finta di dimenticare che una parte cospicua dei debiti dello Stato sono dovuti ai giganteschi finanziamenti
— Perché? «Certamente perché lo Stato brucia va risorse, ma anche perché commer cianti e imprenditori hanno preferi to incamerare maggiori profitti, piut tosto che far calare i prezzi spingen do più decisamente l'inflazione ver so lo zero».
— Ma che c’entra questo con la disoccupazione?
«È lo stesso discorso. Ai maggiori profitti non hanno corrisposto mag giori investimenti colti ad allargare la base produttiva e ad aumentare i posti di lavoro, ma grandi operazio ni speculative sul piano esclusivamente finanziario». — Insomma: gli imprenditori hanno chiesto aiuto allo Stato quando ave vano l’acqua alla gola; poi, quando le cose si sono messe al meglio, hanno pensato solo ad accumulare profitti e a giocare a «monopoli» in Borsa, anziché contribuire alla crescita del paese facendo calare inflazione e di soccupazione. È così? « Sì, è così. Ma quel che è più grave è che gli imprenditori sono stati in-
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INTERVISTA SUL PROFITTO
A PROPOSITO DI REFERENDUM
(segue da pag. 10)
(segue da pag. 10)
coraggiati a procedere in questa di rezione da parte del governo e han no ricevuto solo applausi da parte dei mass-media, che li hanno presen tati assai superficialmente, come i salvatori della patria». — Adesso però si parla di leggi anti trust, cioè contro le concentrazioni monopolistiche.
«Non credo molto a questo discorso: in effetti, l’unica dimensione in cui può avere senso parlare di lotta ai monopoli e quella almeno europea. Come si può pensare a più imprese automobilistiche in Italia, quando nel giro di qualche anno sarà diffici le che ne restino in piedi più di otto/dieci circa in tutto il mondo? Di verso è il discorso sui terreni del cre dilo, delle assicurazioni, dell'infor mazione, cioè della stampa e della TV. Qui regole severe a garanzia di nocive commistioni o dei rischi che corre il pluralismo, sono assolutamente urgenti. Si tratta di scongiu rare il pericolo che banche, assicu razioni e aziende diventino un «tut to indistinto»; si tratta, inoltre, di evi tare la sciagura di concentrazioni di testate e di emittenti e il rastrella mento oligopolistico della pubblici tà. Ma per il resto, l’orizzonte sul quale muoversi è necessariamente un orizzonte almeno europeo. Il ve ro problema è che mentre l'impresa giustamente già ragiona in termini internazionali, europei o addirittura mondiali, la politica è ancora rin chiusa nelle piccole beghe nazionali. La politica, soprattutto in Italia, oc cupa sempre più la società, ma la go verna sempre meno».
• — E il sindacato? Non dovrebbe anch’esso fare un salto di qualità? «Certamente. Anche il sindacato agi sce tuttora in una prospettiva tutta interna agli stati nazionali. In più, al meno in Italia, esso attraversa una fase di divisione strategica; è forte la tentazione di limitarsi, come accade nel mondo politico, a gestire piccoli aggiustamenti quotidiani, perdendo di vista le grandi questioni in gioco. È una tentazione che va combattuta, se il sindacato vuole restare protago nista insieme agli uomini e ai valori che rappresenta». — Nel complesso, non è un quadro ottimistico...
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«È vero. Ma gli sportivi — e il CSI se ne intende — sanno che per vincere non bisogna mai sottovalutare le dif ficoltà e sopravvalutare se stessi. So lo avendo chiare le dii fieoi tà e alle-
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nandosi duramente è possibile farce la. Nella politica economica e socia le, le cose vanno più o meno allo stes so modo».
— Ma oggi, che cosa vuol dire «vin cere» per il sindacato? «Vuol dire dare più forza ai valori della solidarietà e dell’uguaglianza. Più concretamente, dare più peso al lavoro, avendo presenti gli ultimi, che oggi non sono più, in genere, i la voratori, ma i disoccupati, gli anzia ni, le tante categorie di emarginati. Perché ciò sia possibile è necessaria, tra l’altro, una politica economica e sociale che indirizzi le risorse verso gli investimenti produttivi, in modo da creare occupazione, e verso il mi glioramento dei servizi pubblici, in modo da elevare la qualità della vita».
— E come è possibile, in concreto, tutto questo? «Beh, innanzitutto, va completamen te rivista la politica fiscale. Ormai lo sanno anche i bambini che in Italia le tasse le pagano solo i lavoratori di pendenti. È scandaloso che l'intero gettito Irpef (cioè l’imposta sui red diti delle persone fisiche, che paga no soprattutto lavoratori dipenden ti e pensionati) serva solo a finanzia re gli interessi del debito pubblico. In altre parole, le tasse non servono a finanziare la spesa pubblica, ma a pagare gli interessi dei Bot c dei Cct che, in larga misura, sono comprati da chi evade le tasse. Così, il fisco da strumento di riequilibrio sociale, co me lo vorrebbe la Costituzione, si è trasformato in un mostruoso molti plicatore di ingiustizia, perdi più con effetti gravemente distorcenti sul piano dello sviluppo economico».
Giorgio Tonini
scottante, ma che non si risolve con le polemiche o con modifiche affret tate. I cambiamenti nella struttura dello Stato e nelle articolazioni di un or dinamento democratico, che è l’e spressione della sovranità popolare, richiedono vasti consensi, potremmo dire unanimi, in modo da rappresen tare il complesso delle esigenze e del la rappresentatività di tutti i citta dini. Parlando di modifica del referendum appare significativa a tal proposito la proposta della Commissione Boz zi sulle riforme istituzionali, di un re ferendum consultivo per «questioni di alta rilevanza politica», non col fi ne però di creare «contropoteri» o conflitti con le istituzioni, ma come una forma di integrazione e solleci tazione al buon funzionamento del si stema basato sulla democrazia rap presentativa. Sempre in tema di cambiamenti pro posti al referendum, è da molti evi denziata l’esigenza di pervenire ad una più puntuale definizione dei cri teri cui la Corte Costituzionale do vrebbe essere tenuta ad attenersi in sede di giudizio di ammissibilità, e si è da più parti prospettata la possibi lità, al fine di limitare il ricorso al re ferendum, di aumentare il prescrit to numero di firme, portandole ad un milione, ovvero al 5%, o addirittura al 10% del coipo elettorale. D’altra parte, al fine di garantire che il referendum costituisca uno stru mento effettivo di scelta consapevo le da parte degli elettori, si sottoli nea la necessità di una normativa che imponga una formulazione il più comprensibile e chiara del quesito, e che, ripetiamo, non convochi inu tilmente il cittadino a pronunciarsi su questioni marginali. Tutto questo al fine di evitare un uso strumentale del referendum, che cer tamente assolve alla funzione di «sti molo» nei confronti degli organi le gislativi, ma che non si può trasfor male in un pretesto per polemiche pretestuose, in luogo di una utile oc casione di confronto e di partecipa zione diretta dei cittadini alla solu zione dei problemi reali del Paese.
Vi lo Cozzali
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s Ho un sogno: che un giorno in un ufficio pubblico entri una perso na anziana, vestila non troppo be ne, che faccia fatica a spiegarsi e a chiedere l'informazione di cui ha bisogno. E sogno che un paio di pubblici impiegati, addetti a quell'ufficio, gli vadano incontro chiedendo: «Signore, che cosa de sidera?». E poi con pazienza e competenza sappiano aiutarlo a trovare quel che cerca; e gli dia no i consigli opportuni, con gen tilezza e rispetto; e che, quando quel signore se ne sarà andato, ab biano soltanto la serena coscien za di aver fatto il proprio dovere. E poi l'immagine del sogno si moltiplica come in un caleidosco pio: che vengano così trattati i ma lati negli ospedali, gli anziani nel le case di ricovero, i minori ospi tati negli istituti, i cittadini che vanno al lavoro sugli autobus, quelli che fanno la fila agli uffici di collocamento, o vanno a ritira re la pensione... Se c'è una cosa scandalosa oggi nel nostro Paese è infatti lo stile adottato dai pubblici impiegati (di ogni livello) nei confronti dei cit tadini, che sono i loro datori di la voro e i titolari del diritto ad es sere serviti con competenza e cortesia. Il cattivo esempio, come spesso, viene dall’alto. I partiti, con i lo ro ministri e deputati, dimostra no spesso di trattare i cittadini co me dei sudditi. Si promette, ad esempio, di abolire (o come mini mo ridurre) la tassa della salute; ed ecco che la lasciano e semmai permettono di ridurla in futuro. Stabiliscono le mega-multe e poi le lasciano cadere con danno per chi le ha pagaie e vantaggio per chi ha fatto il furbo. Minacciano nuove lasse sulle case dimentican do che soltanto poco più di metà delle case esistenti risultano al pubblico catasto per cui paghe ranno di più quelli che già paga no parecchio e gli altri continue-
STADI UM/SOCI ETÀ'
CITTADINI, NON SUDDITI! ranno a pagare nulla (ma è davve ro impossibile far funzionare gli uffici pubblici?). Il cittadino debitore del fisco vie ne perseguitato fin sulla soglia del carcere; quando è il fisco ad esse re debitore paga (o rimborsa) con tutto suo comodo e alle sue con dizioni. E ancora: il cittadino suddito non ha la possibilità di ve dere le sue lettere giungere in tem po; deve subire il sistema radio te levisivo che gli impone di pagare il canone ma poi consente ai pri vati di arricchirsi con la pubblici tà illimitata; deve prendere per buone le addomesticate statisti che sul costo della vita; deve ac contentarsi del sistema sanitario che c'è e sentirsi dire per giunta che costa troppo; deve subire gli incalcolabili fastidi e danni degli scioperi; rassegnarsi a vedere im
puniti o quasi pubblici ladri, truf fatori, eversori, e ogni altro spre giudicato operatore che sfrutta co me un privilegio e una ragione di non punibilità il fatto di agire nel l’ambito della «cosa pubblica». Sono stali costoro, quelli che han no operato male e quelli che han no tollerato, ad aver portato così in basso l'immagine ( e la realtà) delle strutture pubbliche (enti, or gani amministrativi, politica, strutture di partecipazione, servi zi pubblici). Oggi si vorrebbe tor nare al «privato». Ma esso non sarebbe meglio del «pubblico» (anzi, si aggiungereb be la voracità del profitto). Quel che conta è lo spirito, lo stile, le norme che regolano i servizi, pub blici o privati che siano. E la vo lontà, e capacità, di far osservare quelle norme. Soprattutto occorre ripartire dal concetto di fondo: che il cittadino deve essere trattato nel modo mi gliore; e non è tollerabile che fac cia la fila davanti allo sportello, sia stipato su una metropolitana, sia abbandonato in un letto di cor sia ospedaliera. I partiti e i sindacati (e anche al tre grandi realtà della vita civile) attraversano oggi un momento difficile, di vera impopolarità. Se avessero un po' di saggezza si schiererebbero peri diritti dei cit tadini, per la solidarietà che è an che vero rispetto della dignità di ogni persona che viene a contat to con la struttura pubblica. Ne verrà un vantaggio, meritato, per chi avrà il coraggio di assumere questo programma (presidente Goria: è un invilo); ne verrà un mi glioramento (necessario) nel rap porto tra cittadini e istituzioni pubbliche; e soprattutto i cittadi ni saranno un po' più rispettati, coni'è doveroso nella stagione che viene chiamata «dei diritti umani».
Angelo Bertoni
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FOTOMEMORIA
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IL TEMA DEL MESE
I giochi sportivi
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ragazzo e sport Negli ultimi numeri, la rivista fran cese Education Physique et Sportive, ha fatto un bilancio didattico dell’e ducazione fisico-sportiva in Francia. Ulteriormente Pierre Arnaud, del Centro di Ricerca e Innovazione Sportiva dell’università di Lione, ha analizzato l’evoluzione degli orienta menti didattici «dall'oggetto» ai «contenuti» dell’insegnamento. Nell'atletica leggera, dice Arnaud, la concezione tecnicista ha vita dura, in pratica non è stata mai abbandona ta, ma ha subito un po’ per volta un sostanzioso ridimensionamento. L’attenzione sempre maggiormente centrata sugli alunni e la parallela in troduzione delle scienze umane an che in educazione fisica (scienze del l’educazione e psicologia dell’ap prendimento) hanno via via favorito il passaggio da una pedagogia dei ri sultati a una pedagogia dei processi di apprendimento, attribuendo sem pre maggiore importanza a ciò che l’alunno veramente fa e agli approc ci intellettuali della motricità. Già fermandoci a questo ambito, che non è stato protagonista di rivoluzio ni didattiche, ma soltanto di impor tanti evoluzioni, ci accorgiamo subi to di quanto in Italia siamo lontani dalle esperienze francesi. Per quan to ci è noto, da noi questo tipo di pro blematica per l'età della preadole scenza non è stato neppur posto, se non in qualche raro e inascoltato ar ticolo di quei studiosi ed educatori. Più netta e più interessante l’evolu zione didattica che Pierre Arnaud rintraccia nell’ambito degli sport col lettivi, suddividendola in cinque fasi:
— la prima, dal 1950 al ’55, è carat terizzata dalla distinzione, o addirit tura dall’opposizione tra i giochi tra dizionali e gli sport collettivi; — nella seconda (l952-60), si insegna no sport collettivi semplificati (pal
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e lavolo, pallacanestro...), o ricorrendo a giochi tradizionali similari o modi ficando le regole degli sport; — la terza fase (1955-1963) cerca di dissociare nell’insegnamento dello sport collettivo due momenti: l’ap prendimento della tecnica di base e poi, in un secondo tempo, l’appren dimento della tattica; — nella quarta fase, dalla seconda metà degli anni Sessanta ai primi an ni Settanta, diventa prioritaria l'azio ne di gioco: la tecnica del giocatore non è dissociabile dall’insieme collet tivo nel quale egli s’inserisce e si esprime; — infine, nella fase più recente, è l’at tività dell’allievo che diventa il refe rente essenziale di ogni elaborazio ne didattica. L'insegnante si interes sa meno ai gesti e più ai processi at traverso cui l’allievo perviene ad ac quisirli, e allora la tecnica passa in ombra e diventa sempre più frequen te il ricorso ai giochi tradizionali e semplificati.
rassomigli a questa ricerca didatti ca dell’educazione fisica e dello sport sia nella Scuola, sia tanto meno nel l’organizzazione sport iva. Il problema della didattica fisico sportiva preadolescenziale da noi non è stato nemmeno avvertito, tan to meno impostato, se non per alcu ne problematiche strettamente con nesse e funzionali ai processi agoni stici e ai relativi risultati. In questo senso, siano benedetti i Centri CONI di avviamento allo sport che, pur in dirizzati nell'unica dimensione ago nistica, hanno quanto meno il meri to di farlo secondo una metodologia scientificamente rigorosa, che sot trae, o tenta di sottrarre, i preadole scenti dagli incontrollabili appetiti delle società sportive e dagli... avven turosi safari campionistici della stra grande maggioranza degli allenatori. Che dire, allora, su «ragazzi c sport» nel nostro Paese, se non che sarebbe ora di cominciarne a parlare se riamente?
Sarebbe vano, ovviamente, cercare di rintracciare in Italia qualcosa che
L. O.
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IL TEMA DEL MESE I giochi sportivi
GIOCO E DISCIPLINE SPORTIVE Anche nello sport, come in molti al tri settori della vita, il ragazzo è con siderato un piccolo adulto. Questo è il motivo per cui le diverse discipli ne sportive sono considerate da più parti delle attività che escludono, quasi aprioristicamente se svolte a certi livelli, la presenza del «gioco» come elemento centrale di tali at tività. Fra gli adulti è sempre più diffusa l’abitudine a far iniziare un’attività monosportiva sin da bambini, adducendo come motivazione che tale è il metodo migliore per ottenere risul tati più brillanti in futuro.
Quindi, la pratica sportiva si concre tizza purtroppo, a livello giovanile, in allenamenti nei quali valgono le stes se leggi deH’allenamento degli adul ti e, nel migliore dei casi, ne venga no ridotti solo l'intensità e il volume. Tutto ciò avviene, a mio avviso, per diverse ragioni:
1) perché le Società e le Federazioni trasferiscono troppo affrettatamen te e in modo incontrollato i program mi degli adulti ai giovani e soprattut to ai bambini, non tenendo conto del l’esigenza di realizzare e programma re un'attività «a misura dei ragazzi»; 2) perché negli organi decisionali di molte Federazioni non si hanno del le prese di posizione chiare prò o contro lo sviluppo della prestazione nell'allenamento dei bambini. Molto spesso ci sono, infatti, solo delle af fermazioni poco chiare che danno adito a qualsiasi interpretazione;
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3) perché molti genitori e allenatori sono abbagliati dalla possibilità di facili successi a breve termine. Que sto, senza considerare le esperienze motorie realizzate e da realizzare dal ragazzo in un arco di tempo più am-
pio, in modo da rispettare la cresci ta della sua personalità.
Quindi, come la scuola è esposta al le premesse ideologiche, sociali, e po litiche, così anche lo sport deve fare i conti con una condizione che è rap presentata dalla tendenza ad antici pare l’età del massimo rendimento nello sport di alto livello. Questo comporta di conseguenza an che un anticipo dell’inizio dell’alle namento sportivo. Si realizza, dunque, l’antitesi fra due posizioni: «lo sport in età infantile è un lavoro forzato» e «lo sport in età infantile è una possibilità di realiz zare delle capacità di prestazione» (E. I-IAHN, 1982). Entrambe le espressioni non sono prive di fon damento! Ma, se la prima esclude categorica mente lo sport, e quindi l'attività sportiva specialistica in età infanti le, la seconda, parte da questa, per realizzare una più elevata capacità di prestazione.
Una cosa è però certa: la «seconda via» non ha come obiettivo la cresci ta dell’uomo attraverso lo sport, ma la realizzazione di una prestazione che sia il più elevata possibile. Ciò comporta, molto spesso, oltre al resto, l’accantonamento del gioco dallo sport.
INTELLIGENZA DI GIOCO Ma allora si pone l’interrogativo: esi ste il gioco nelle discipline sportive? Esso ne rappresenta, a mio parere, il perno centrale; ne costituisce la motivazione e la ragione di fondo. Non esiste sport, quello vero, senza gioco. E con il gioco che il ragazzo impara a conoscere le proprie capacità e ciò contribuisce notevolmente alla stabi lizzazione dell’interesse. Giocando si possono assimilare e adattare nuove esperienze motorie e, quindi, si può realizzare una più lar ga base di abilità, in modo da poter sviluppare differenti modelli di com portamento. Molti polemizzano sul fatto che il gio co possa costituire un metodo edu cativo, sostenendo che una ripetizio ne continua dell’esecuzione di una tecnica sportiva fino all’automati smo risulta essere di gran lunga più importante nella scala degli obietti vi in età giovanile. In pratica essi considerano priorita rio il risultato. Ma se il gioco dà delle motivazioni al ragazzo, allora perché non usare il «metodo del gioco»? Credo che la cosa più importante sia quella di insegnare tutto ciò che è in telligenza di gioco, non solo attraver so uno sport specifico, ma anche at traverso molte altie attività. Non è indispensabile iniziare la pal lavolo, il calcio o il basket a otto an ni per diventare dei buoni giocatori. Esistono molti altri giochi e attivila che possono essere svolte prima di questa età e fino a 13-14 anni, prima di intraprendere la strada della spe cializzazione sportiva.
IL TEMA DEL MESE I giochi sportivi
Penso, inoltre che il gioco debba es sere messo in evidenza in una disci plina sportiva, perché ne è il carat tere principale. Ecco perché nel pe riodo di maggiore sviluppo delle ca pacità elaborative o tattiche del ra gazzo (6-12 anni) bisogna dare una priorità assoluta a questo aspetto. Successivamente si potranno strut turare le tecniche specifiche e la con dizione fisica, ma se non si è svilup pato il primo elemento, gli altri due insieme non sono in grado di produrlo. È bene precisare che quando parlo di intelligenza o capacità tattica, mi riferisco all’aspetto generale di tale capacità e non a quello specifico del le discipline sportive.
WMIIW ©B ©B©€© Tutto ciò confluisce nel più ampio e articolato discorso dello sviluppo della capacità di gioco, che va intesa come «...la capacità complessa di uti lizzare, nella loro azione reciproca, capacità condizionali, capacità coor dinative e qualità psichiche, così co me le capacità e le abilità tecnico tattiche necessarie nelle situazioni di attacco e di difesa, per poter affron-
tare e risolvere in modo razionale e preciso la complessità e la variabili tà delle situazioni esistenti in parti ta». (I. Konzag, 1983). Tale capacità rappresenta l’obicttivo tecnico principale che si realizza at traverso lo sviluppo di determinati presupposti quali i: 1) requisiti psichici; 2) requisiti tecnici; 3) requisiti tattici; 4) requisiti coordinativi e condizionali.
Lo sviluppo differenziato e comples so dei «presupposti» attraverso una precisa progressione didatticometodologica concorre, parallela mente, allo sviluppo delia «capacità di gioco». La diluizione degli obiettivi in più an ni permette il consolidamento delle capacità motorie di base insieme ad un apprendimento della tecnica, fa vorito dal livello di base elevato pos seduto dal ragazzo. L’obiettivo della preparazione giova nile è quello di assecondare le capa cità nel corso del loro sviluppo e so prattutto di evitare problemi che Tschiene indica in sintesi:
— imitazione dell’allenamento degli adulti, che obbliga ad un utilizzo troppo sistematico dei carichi unica mente in funzione della gara;
— la motivazione al successo che vie ne troppo spesso sostituita dal desi derio di prestazione;
— limitato numero di novità che pro duce movimenti stereotipati, che di minuiscono l'attenzione e l'interesse c non consentono uno sviluppo del la «mappa motoria» rappresentata dalla polivalenza dei gesti.
«...I giochi sportivi sono indispensa bili nel processo della preparazione iniziale dei giovani. La pratica dei giochi sportivi, insieme alla pratica di altri sport, rappresenta una con dizione per la preparazione multila terale che è situato alla base della specializzazione sportiva. Non solo: la pratica di un gioco spor tivo, anzi di più giochi, con delle re gole qualche volta semplificate, ha una decisiva influenza formativa sul lo sviluppo della personalità del giovane. È un'influenza che si avverte non so lo dal punto di vista morfofunzionale, ma anche da quello psico motorio ed educativo, cioè psicoso ciale». (L. Teodorescu, 1982). 1 giochi sportivi offrono molte pos sibilità per sviluppare, a seconda del l’età e del livello dei praticanti, un complesso di abilità psicomotorie molto vasto. Si tratta quindi di «...uti lizzare completamente le potenziali tà formative ed educative, di pro grammare e costruire, sulla base del piano di insegnamento, un'attività ef ficace, gioiosa e fruttuosa» (1. Konzag, 1983).
Massimo Sfera
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IL TEMA DEL MESE I giochi sportivi
CONSIGLI A UN ALLENATORE
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Facendo diventare lo sport un lavo ro e legandolo troppo a un certo ti po di produzione, cioè solo a quella del risultato, si genera un comples so di conseguenze negative fra cui anche quella di rendere praticamen te impossibile giocare con lo sport stesso. Il gioco si può recuperare se l’educatore-allenatore riesce a cam biare questo tipo di logica, astenen dosi dallo scimmiottare la mentali tà corrente. La chiave per sottrarsi a questa im postazione scorretta è rappresenta ta da un modo di pensare e agire di versi, che portano l’operatore a ricer care particolari strategie sia per la seduta di allenamento sia per la gara. Intanto, è importante che l’allenato re si renda conto che può comunica re con i ragazzi non solo con le paro le, ma anche con il suo modo di fare, di agire e di proporre. Tutte le situa zioni problematiche sia in allena mento sia in partita, a seconda del modo con cui vengono affrontate dal l'allenatore, producono un tipo di co municazione, trasmettono un modo di fare e di essere e quindi un mes saggio, un suggerimento per il com portamento degli stessi ragazzi. Consideriamo quindi l'allenatore nel la situazione di allenamento e di par tita. Se gli interessa un’azione edu cativa vera, dovrà mettere in condi zione tutti i ragazzi di esprimersi al meglio e quindi proporrà quegli eser cizi e quei giochi che permetteranno loro e alla squadra un sensibile mi glioramento. Dovrà accettare le «espressioni corporee» dei ragazzi, ma allo stesso tempo farà in modo che le stesse si perfezionino c diven gano più belle, più efficaci e gratilicanti per il ragazzo stesso.
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L’allenatore dev’essere capace di im pegnare il ragazzo, di metterlo in «crisi», di proporgli cioè un proble ma motorio interessante e diverten te cosi da consentirgli di migliorare le capacità motorie riguardanti quel la data attività sportiva. Cercherà di coinvolgere tutti i ragaz zi (in base a intelligenti considerazio ni) nell’organizzazione dell'allena mento, contribuendo a realizzare in essi un’autonomia e una responsabi lità tali da sostenere la consegna di un lavoro individuale e, più avanti, la gestione completa del proprio al lenamento. Cercherà di non esagerare con i ca richi di lavoro, adattando la forma, la quantità e l’intensità dell’esercizio al ragazzo e non viceversa, insisten do su proposte esercì tati ve, ma so prattutto ludiche, comprendenti: staffette, circuiti, percorsi, giochi di abilità e presportivi posti in giusto equilibrio con gli esercizi.
Il coinvolgimento di tulli i ragazzi, dovrà particolarmente tener conto di quelli meno dotati, proponendo loro stimoli adeguati alle loro possibilità, dando rilievo più ai miglioramenti che ai dati assoluti, accettando e fa cendo si che anche gli altri accetti no le «produzioni motorie» da essi espresse. Durante la partita esigerà più il bel lo, più il gusto del gioco che non il risultato. Particolarmente da evita re sono le proposte che possono uc cidere il gioco di tutti, come, se si sta vincendo, fare apposta a perdere tempo, oppure commettere falli vo lontari quando l'arbitro è lontano dall'azione. Sbagliato è anche lasciare in panchi na (sempre) i ragazzi meno bravi o, peggio ancora, fargli giocare l’ultimo minuto per guadagnare tempo; in questo modo si nega loro il diritto al gioco e si crea una situazione umi liante. Altro errore è quello di contestare esageratamente l’arbitro, visto più come un giudice che come un altro operatore-educatore, che con l'alle natore svolge, deve svolgere, un’azio ne pedagogiga sportiva sui ragazzi. D'altronde, il complesso di queste si tuazioni dovrebbero indurre a un esame approfondito dell'allenatore: denoterebbe evidentemente in lui una mentalità che lo porta a consi derare gli arbitri e gli avversari co me degli antagonisti, e non persone con le quali si può crescere assieme, cercando di conseguenza più la guer ra che la festa, più il risultato che il gioco.
Rinaldo Lunghi
IL TEMA DEL MESE I giochi sportivi
fetti da particolari problemi o handicap.
chi wt Le formule, cioè le modalità e i cri teri con cui si articolano e si combi nano le varie attività durante una qualsiasi manifestazione per ragaz zi, spesso si limitano ad essere l’esat ta riproduzione di quanto si fa in pro posito per giovani e adulti. La comodità di applicare cose collau date e conosciute prevale sul bisogno di adeguare le attività all’età dei pra ticanti. Nascono cosi, più che per la pura in tenzione degli organizzatori, alcune manifestazioni con «formule di svol gimento» selettive, lunghe ed este nuanti, che trasformano l’incontro sportivo, giocoso, libero e creativo, in una sorta di «guerra codificata». Non basta più affermare che i ragaz zi a questa età amano «giocare», se poi il gioco, loro, non lo ritrovano nel contesto reale che l’adulto con tutte le buone intenzioni può preparare. Proviamo a pensare a dei criteri di versi da usare in base alle situazio-
ni, alle necessità, ai bisogni stessi che ciascuno può trovare nelle svariate situazioni che si verificano ogniqual volta siamo chiamati a progettare, organizzare, guidare le attività per i ragazzi. • LE VARIABILI DA CONSIDERA RE — Ambiente socio-culturale. Nu mero dei partecipanti. Spazi e im pianti utilizzabili. Durata della ma nifestazione e tempi di gioco. Tipo logia delle attività (i giochi, le disci pline sportive, le specialità, ecc...). • ALCUNI PRINCIPI DA RISPET TARE — Favorire la partecipazione di tutti i ragazzi/e. Evitare fasi elimi natorie lunghe ed estenuanti e, nel contempo, evitare esperienze troppo brevi. Favorire la pratica di attività varie e diverse. Garantire la possibi lità al ragazzo di quantificare il pro prio impegno e il proprio risultato. Considerare e prevedere la parteci pazione dei ragazzi meno dotati o af
Una festa-gioco può svolgersi in una giornata o in due mezze giornate. Può avere carattere continuativo o anche sporadico ed occasionale. La si può articolare nell’arco di più set timane, di mesi o, anche lungo tutto l’anno. Le formule di svolgimento possono essere diverse, a secondo degli obiet tivi che si vorranno più o meno pri vilegiare. Proviamo ad individuarne alcune: • LA FESTA — Di solito è fine a se stessa, con attività che, pur senza se guire un filo conduttore, possono es sere diversamente combinate fra di loro e dar luogo ad una speciale clas sifica. • IL TORNEO — A condizione che sia breve e che preveda altre attivi tà, oltre ai giochi di movimento e ai giochi sportivi. Si articola a gironi (massimo 4 gruppi) che hanno lo sco po prevalente di uniformare il più possibile il livello tecnico delle squa dre consentendo un gioco equi librato.
• LA POLICOMBINATA — Si tratta di combinare tutta una gamma di si tuazioni in modo da rendere l’espe rienza il più possibile ricca di valen ze educative (giochisportivi, giochi di movimento, danze, balli, caccia al te soro ecc...). Tutti devono partecipa re a tutto.
• IL TORNEO POLISPORTIVO — È un insieme di giochi assimilabili ad alcune discipline sportive e di disci pline sportive vere e proprie: Atletica/Pallavolo/Torbal l/Nuoto/Calcio/Gimkanc in bicicletta. Anche con questa formula ciascun partecipan te può fare o deve partecipare a tutto. • IL CENTRO DI INTERESSE — Consiste nel dar vita a spazi e propo ste diverse, dove ciascun partecipan(segue a pag. 20)
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IL TEMA DEL MESE
informato™
I giochi sportivi
AVVICENDAMENTI NELL'AZIONE CATTOLICA
FESTA-GIOCO (segue da pag. 19)
te può esprimere le proprie potenzia lità espressive e creative. Il principio è quello dell'interdisciplinarietà (at tività motorie, espansive, grafico pittoriche, musicali, danze, balli, bans, mimo, ecc...).
• LA BANCA DEL GIOCO — Ciascun partecipante o gruppi di ragazzi può ritirare presso lo sportello di un ca ratteristico Stand, una scheda de scrittiva del gioco (scritta ed illustra ta con molta semplicità), oltre ai ma teriali per poterlo realizzare. Su ri chiesta, la Banca fornisce anche un animatore preparato per guidare il gioco. Donalo Renato Mosella
Maria Grazia Tibaldi è la nuova Se gretaria Generale dell'Azione Catto lica Italiana, succeduta a Ida Bozzini recentemente dimessasi. Anche nell’Azione Cattolica Ragaz zi si è avuto un avvicendamento. L’Assistente ecclesiastico don Fran cesco Vidari ha lasciato il suo inca rico e gli è subentrato don Simone Giusti, che viene da Pisa. Il cordiale saluto del C.S.I. ai vec chi e nuovi responsabili, con l’augu rio per questi ultimi di un proficuo lavoro.
LEGGE-QUADRO SI RIPARTE DA TRE In un incontro-dibattito promosso daH’UISP il 28 ottobre, il Sen. Ca ndii del PCI e l’On. De Carli del PSI hanno accolto l'invito dell’On. Zol la, democristiano, di presentare uni tariamente alla Camera la proposta di legge-quadro sullo sport nello stesso testo già elaborato in sede di commissione al termine della scor sa legislatura. L’On. Zolla aveva già provveduto a presentare per pro prio conto il testo in questione fin dal luglio scorso, che però non è sta to ancora stampato e distribuito da gli uffici della Camera. In quella oc casione il PCI non aveva accolto l'in vito a una presentazione congiunta del disegno di legge. Nel corso dello stesso incontro, tutti i parlamentari intervenuti hanno sollecitato il Ministro Carrara ad assumere sulla legge di riforma analoga iniziativa governativa. Car faro ha dichiarato alla stampa che intende agire in tal senso dopo l’e lezione del presidente del CONI e l’approvazione della legge finan ziaria.
MENO TASSE SUI BIGLIETTI
Ulteriori approfondimenti sono indicali nel manuale organizzati vo di «giocasport», il programma di attività per tutti i ragazzi lan ciato dal C.S.I., inserito nell'appo sita speciale «cartella di Pinoc chio» assieme alle oltre duecento schede-gioco.
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È giunta in porto, ma non definiti vamente, la legge che riduce l’impo sta sugli spettacoli sportivi al 4 per cento e fissa al 9 per cento l'impo sizione IVA. Il parlamento ha con vertito in legge i reiterati decreti go vernativi il 3 ottobre scorso (Legge n. 403/1987). Tuttavia il nuovo regime di tassazio ne resterà in vigore soltanto fino al 30 giugno 1989; il governo ha assun to l'impegno di presentare entro il prossimo febbraio un disegno di legge tendente a razionalizzare l’im posizione fiscale su tutti i tipi di spettacolo.
(segue da pag. 5)
costo che è davvero accessibile a tut ti o quasi i bambini e gli adolescen ti, ma che sport è? Qual è la sua qua lità? Su questo punto chiave ascoltiamo un’opinione «neutrale», quella di Ni cola Pailadino, presidente provincia le FIDAL di Campobasso: «Negli ultimi anni nel Molise si è as sistito ad un recupero dello sport, ma soprattutto da parte dei ceti più abbienti. È cresciuta la domanda di sport più "aristocratici”, come il ba sket e la pallavolo. E così per lo sport si richiedono, e si spendono, notevo li somme. Ma sono cifre non acces sibili alle fasce più modeste della po polazione, che ripiegano su di uno sport "improvvisato”, con scarsi di rigenti, con scarsi allenatori, con strutture di quartiere, rubate all’a sfalto, alla strada. Lo sport sta diven tando quindi causa di una grande spaccatura. Da un lato ci sono gli sport che sono uno “status Symbol” e che hanno prezzi altissimi: il geni tore che ha disponibilità finanziarie garantisce al figlio questo sport. Dal l'altro lato ci sono quegli sport che hanno immagini più "povere”, come il pattinaggio e l'atletica, ed è verso questi che devono per forza accostar si le classi meno agiate: la loro non è una scelta, è un ripiego; non è vo cazione, è solo bisogno comunque di fare sport. Oggi più che mai è vero che per fare sport, per farlo davve ro, liberamente, bisogna possedere, bisogna avere. Non è facile fare sport senza un adeguato background eco nomico». Ritorniamo un attimo al «Rappor to Corrieri», rileggiamo alla luce del le osservazioni raccolte quella defi nizione di «povertà»: povero è «chi non è in grado di soddisfare in misu ra adeguata quel complesso di biso gni...». In quell'aggettivo «adeguata», è la chiave della questione. Afferma re che oggi chiunque può fare sport, che non esiste cittadino che non pos sa permettersi economicamente di fare sport, è un’imprecisione assai prossima alla menzogna. La soddi sfazione «in misura adeguata» del bi sogno-sport è ancora il paradiso di pochi. Il limbo dei più è costretto ad uno sport non scelto, non vissuto, «non adeguato». E prima di innalza re peana per uno sport che sarebbe diventato «per tutti», cerchiamo co munque di non dimenticare, di non rimuovere dalla nostra coscienza l'inferno dei tanti (gli anziani, i disa bili, i disoccupati e lutti coloro che costituiscono i «deboli» di questa so cietà) che in «misura adeguata» non riescono a soddisfare neanche altri e più urgenti bisogni. Andrea De Pascalis
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Otto temi per un discorso Si stanno preparando in tutta l’asso ciazione i congressi provinciali c cir coscrizionali, previsti tra novembre e marzo, ed è cominciata nelle assem blee delle società sportive la rifles sione sugli otto temi di dibattito con gressuale indicati dal Consiglio na zionale. (I temi sono stati comunica ti a tutte le Società sportive e ai Con sigli locali tramite il n. 8/9 di Csiflash di agosto/scttembre, che nella secon da parte contiene anche una guida pratica all’organizzazione delle as semblee di società e ai congressi pro vinciali. Anche Stadium/agenda, n. 8 di agosto, contiene una breve illu strazione dei temi). Otto temi non sono pochi, anzi sono decisamente troppi per qualsiasi as semblea di società sportiva e forse anche per la gran parte dei congres si provinciali. Come fare, allora? È indispensabile che ciascuno com pia un’operazione preliminare di adattamento, che non è tanto una semplice «riduzione» — scegliere al cuni terni e scartarne altri —, ma una «sintonizzazione» della tematica al la propria realtà ed esperienza, ai problemi e ai bisogni particolari, al la sensibilità, anche, e alle capacità di comprensione dell’ambiente e dei soggetti interessali. Ciò si potrà fare meglio esaminando la concatenazione logica che lega gli otto temi. Non si tratta infatti di un’elencazione di problemi, ma di un discorso unitario che l'associazione ha sviluppato partendo dall'analisi della propria esperienza c della si tuazione della società civile, della realtà sportiva e della comunità ec clesiale, all’interno delle quali svol ge la sua azione.
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Vi sono intanto due temi, il primo e l’ultimo, che fanno in certo modo da cornice all’intera problematica con gressuale. Il primo tema — «Sport e società in trasformazione» — rappresenta il punto obbligato di partenza per una scria riflessione associativa. Il C.S.I. non è un'associazione fine a se stes sa, ma finalizzata alla maturazione
Dalle, assemblee di Società al Congresso nazionale
delle persone e all’animazione cri stiana della società attraverso lo sport; dunque, è dall’analisi dello sport e delle società attuali che si de ve partire per individuare tendenze, bisogni, domande e modi efficaci di risposta. L’ultimo tema — «Solidarietà: la scommessa e il cammino del CSI per gli anni Novanta» — non a caso suo na praticamente identico al titolo ge nerale dell’intero appuntamento con gressuale, locale e nazionale. Nella solidarietà infatti, meglio nell’educa zione alla solidarietà, si riassume tutto l'impegno associativo che do vrebbe scaturire dal dibattito con gressuale. I sci restami temi all’interno di que siti cornice sviluppano l’ossatura del discorso congressuale e, per coglier ne la successione logica, si possono suddividere in tre gruppi di due te mi ciascuno.
Si parte da ciò che costituisce l'og getto del nostro impegno istituziona le, vale a dire l’attività sportiva e l’e sperienza associativa. Ne trattano il terzo tema, «il nostro sport tra pas sato e futuro», e il quarto, «La socie tà sportiva oltre lo sport». Due esami di coscienza indispensa bili per appurare a che punto siamo nell'attuazione del nostro progetto: nell’ambito sportivo, se le scelte fin qui compiute sono ancora attuali, e dunque da riconfermare, e se occor ra compierne altree, andando oltre; nell’ambito associativo, se è cambia to, insieme allo sport, il ruolo della società sportiva e quindi quali diver se attenzioni programmatiche e me todologiche dobbiamo adottare per far si che le nostre diecimila società vivano un’esperienza associativa in sé qualificata e rispondano alle atte se del mondo sportivo e dei cittadini. Il secondo gruppo di temi passa dal l’analisi all'azione e centra il punto focale del discorso. Con il quarto tema, «L’educazione impegno prioritario», si individua l’impegno primario del C.S.I. nell’at tuale momento storico e si afferma che consiste nel rilancio dell’azione educativa. Nella situazione sportiva e sociale che s’è venuta determinan do c in quella prossima futura che è possibile intravvedere, l'identità e la stessa giustificazione storica dell’as sociazione si giocheranno sulla sua effettiva capacità di produrre educa zione. Fino ad oggi c'è stata un’altra grande motivazione all’impegno as sociativo, quella dello «sport per tut ti». Nel prossimo futuro, pur senza scomparire, tenderà a diventare me no essenziale, perché lo «sport per tutti» anche in Italia si sta afferman do e molte sono le organizzazioni sportive e le istituzioni pubbliche che se ne preoccupano. 11 quinto tema, «L’associazione sul territorio: il Consiglio provinciale», è strettamente unito al quarto, in quanto individua nelle strutture as sociative locali i perni e le leve del ri lancio dell’impegno educativo. Toc-
TRE SUSSIDI PER I CONGRESSI
OBHR
REGIONI E CONGRESSI LOCALI Sono stati ovviamente i congressi provinciali l'argomento centrale dei respon sabili regionali, incontratisi a Roma con la Presidenza nazionale nei giorni 2-4 ottobre scorso. Sono stati presi in esame anche i programmi associativi del l'anno, come si usa fare in questi incontri annuali, ma un'attenzione tutta spe ciale è stata rivolta all'aiuto che le regioni possono dare ai Consigli provincia li e circoscrizionali nella preparazione e nello svolgimento dei prossimi con gressi. Si è convenuto che le modalità dell'aiuto passano attraverso due strade prin cipali: l'una regionale, chiamando i Consigli locali a discutere insieme i temi e le problematiche congressuali prima dei congressi, in chiave esplorativa, e dopo, per confrontare e sintetizzare i risultati; l’altra locale, ponendosi a ser vizio dei singoli Consigli, soprattutto nella fase di preparazione ai congressi, per individuare meglio gli obiettivi, il taglio e i contenuti più confacenti a cia scuna situazione. Nell’incontro è emerso che già molte regioni avevano concordato con i Con sigli provinciali un lavoro di questo tipo, mentre altre si sono impegnate a far lo in tempi stretti. È evidente, però, che questo tipo di lavoro presuppone una disponibilità da parte dei Consigli provinciali e circoscrizionali a lavorare insieme ai respon sabili regionali.
ca anzitutto ai Consigli provinciali e circoscrizionali promuovere se stessi per promuovere l’associazione in senso educativo. E vengono anche in dicati quattro elementi nodali attra verso i quali i Consigli dovranno prendere coscienza di questo loro ruolo e realizzarlo praticamente. Il sesto tema — «L’associazione na zionale: scelte di ieri e valori nuovi del nostro tempo» — e il settimo — «La promozione dell’associazione» — guardano ancora più addentro nel la realtà del nostro tempo. Ci sono nell’attuale tormentata socie tà valori nuovi — dalla pace alla non violenza, dalla difesa della vita a quella della natura, dal volontariato al servizio preferenziale agli ultimi — che non possiamo non prendere in considerazione c vedere come si in nestino nel nostro fondamentale im pegno educativo attraverso lo sport. Non basta, però, affermare teorica mente tali valori: bisogna anche at trezzarci per assumerli in concreto, e il settimo tema propone appunto al-
cune strade e strumenti — relativi al l’attività sportiva, alla formazione degli operatori, all’assetto struttura le, alla produzione e alla comunica zione culturale — per mettere l’asso ciazione all'altezza dei valori da spe rimentare, testimoniare, animare. Si arriva così all’ottavo tema già ri cordato, che riassume l’intero per corso tematico indicando nella soli darietà il perno di riferimento e l’o biettivo concreto per l’impegno edu cai ivo, sport ivo e associativo, del C.S.l. nei prossimi anni.
Livio Olivi
Il «Progetto associativo» per sapere do ve andare.
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«L’agenda delle Società sportive» per sa pere dove siamo.
SPORT, EDUCAZIONE, SOLIDARIETÀ La ftcmmesta e il cammino del CSI per gli anni Novanta
E3OS TEMI DI DIBATTITO E GUIDA ORGANIZZATIVA PER I CONGRESSI PROVINCIALI
La «guida ai congressi» per preparare il futuro.
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CSI ’88 L.a «Festa dello Sport» sta entrando in molti dei programmi che l'Associazione elabora ai suoi diversi livelli, non come riempitivo o come momen to conclusivo di un’attività che vei cola altre cose ed altri vaiol i, bensì come esperienza educativa che il C.S.I. vuole trasmettere attraverso lo sport. Il programma nazionale 1988, nel ri confermare la validità tecnica e pe dagogica di una simile scelta, è nato e si svilupperà in tal senso, ricercan do, attraverso il circuito «Feste re gionali», il suo naturale comple tamento. Infatti, a differenza del passato, le Feste nazionali e le discipline spor tive interessate, sono promosse a ca denza biennale, con un criterio di al ternanza fra nazionale e regionale. Ma l’azione promozionale è arricchi ta e completata da altre attività che, attraverso una serie di proposte, im pegnano l'Associazione a ricercare continuamente nuove possibilità di impegno. Questo il calendario 1988: FESTE NAZIONALI
• NEVE: Aprica (Sondrio), 9/13 mar zo 1988 — Un modo per esprimere la nostra convinta solidarietà alla Vaitellina, l'occasione per aiutare, anche attraverso lo sport, a riconquistare la «normalità» e a dimenticare l’e mergenza. • CALCIO: Località da definire, 21/25 aprile 1988 — Una festa che ha biso gno di ricercare c sperimentare una sua espressione nazionale, attraver so formule di svolgimento che qua lifichino e, allo stesso tempo, renda no interessante la manifestazione sotto il profilo tecnico, associativo ed esperienzale.
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• PALLACANESTRO: Tarcento (Udi ne), 23/26 giugno 1988 — Da qualche anno si avverte l’esigenza di un rilan cio serio di questa disciplina, volto ad attivare e sensibilizzare le Socie tà sportive e i Consigli CSI a cui, più di altri, questa cosa sta a cuore. La manifestazione di Tarcento, per mol-
Un anno di feste e di sport
nazionale di Atletica leggera» che porterà 200 fortunati concorrenti in regola con i criteri di partecipazio ne, a vivere gratuitamente questa singolare esperienza. LIBERI SCAMBI INTERREGIONALI
ti aspetti pensata in modo originale, è un’occasione e, allo stesso tempo, un obiettivo in vista del quale tutti siamo fin d’ora impegnati. • ATLETICA LEGGERA: Palermo, 22/25 settembre 1988 — Con la Festa dell’atletica che approda in Sicilia, una novità legata alla Campagna na zionale di promozione sportiva Cor rere CSI, vale a dire il Concorso «Verso Palermo 88» che offre a tutti i partecipanti alle attività di Corre re CSI, la possibilità di essere sorteg giati attraverso la speciale CartaSI e di partecipare ai diversi momenti da vero protagonista. GIOCASPORT • A Roma dal 26 al 29 maggio 1988 la Festa nazionale — I tempi sono certamente più maturi per organiz zare «un'avventura» nazionale di Giocasport, anche perché, ad un an no di distanza dal lancio, proveremo a verificare l'intera operazione e, ma gari, a rilanciarla ulteriormente. La Festa si incontrerà volutamente con il Convegno nazionale Azione Catto lica Ragazzi, insieme daremo vita ad un’esperienza di «Grande Gioco» e, se ci sarà occasione di contarci, sa remo 30.000.
CORRERE CSI • La Campagna continua — Per tut ta la stagione sportiva 1987/88 inizia tive autonome a livello locale per tut te le forme di attività Correre CSI. Materiali di supporto a tutti i Consi gli. 1 maggio 1988: manifestazione nazionale Correre CSI. Iniziative sin cronizzate in tutti i Consigli provin ciali e circoscrizionali CSI. Conclu sione del concorso «Verso la Festa
• Anche questo tipo di attività viene rilanciato con maggiore convinzione, abbinando alle stesse un'attività gui data direttamente dai servizi nazio nali, denominata «MEETING» che ri guarda ben 12 discipline sportive e che rappresenta un utile sbocco per molte realtà locali.
ATTIVITÀ’ F.I.C.E.P.
INTERNAZIONALE
• Campionati Europei di TENNIS, 1/4 settembre 1988 a Klagenfurt (Au stria); GINNASTICA, 17/20 novembre 1988 a Gand (Belgio).
LA CAMPAGNA SPORT CHIAMA DONNA • Più volte ci capiterà di chiederci: dove può passare la Campagna sul la Donna? La risposta è altrettanto semplice: nella vita e nelle attività del C.S.I. Vale a dire che tutte le oc casioni sono da utilizzare per favo rire la partecipazione, la presenza e la parità della Donna nel C.S.I. Tutte le iniziative, comprese nel pre sente calendario, man mano che sa ranno tradotte.in programmi, riser veranno la dovuta attenzione a que sta affermazione, ma soprattutto creeranno occasioni reali, affinché ciò avvenga in modo semplice e na turale. Le attività e tutto ciò che ne conse gue, discipline, formule, modalità or ganizzative, propaganda, possono aiutare molto. Pensiamoci!
Donato Renalo Mescila
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SPORT CHIAMA DONNA A metà strada della Campagna «Sport chiama donna», abbiamo intervistato la Vice Presidente nazionale Maria Posa Zanella — Sta per chiudersi la prima parte della Campagna del CSI. Quali sono le cose più importanti accadute finora? Per il livello nazionale va innanzitut to ricordato quanto è stato fatto in oc casione delle Feste dello Sport. Un’a zione di sensibilizzazione è stata svol ta durante la corsa campestre di Ostuni, mentre nella Festa di tenni stavolo di Sorrento, ai primi di apri le, è stata dedicata alle ragazze par tecipanti una speciale serata associa tiva. Ancora di più è stato fatto a me tà giugno per la Festa di pallavolo a Fiuggi, che ha avuto anche un impor tante intermezzo a Roma. Qui la pre senza delle donne è stata predomi nante, con 49 squadre femminili ri spetto alle 24 maschili. La Festa è sta ta inaugurata da una riuscita riunio- • ne nel Teatro Comunale della locali tà termale, nel corso della quale va rie donne dell'Associazione hanno re cato le proprie testimonianze a un pubblico vivamente interessato. Nel pomeriggio si è svolta a Roma, in Piazza Navona, un’esibizione di pal lavolo femminile, che ha richiamato l'attenzione dell'opinione pubblica. Infine, anche per il Corso Promotori di Giocasport di Cavareno è stata pri vilegiata una particolare partecipa zione femminile. Per quanto riguarda l’attività sporti va periferica, iniziative specifiche so no state attuate dai Consigli provin ciali. in modo particolare per la ter za fascia d'età. Le discipline più in teressate sono state la pallavolo, l’a tletica leggera, la pallacanestro ed al cune altre, come la ginnastica e il ten nis. Oltre alle normali attività di ba se. anche iniziative interregionali si sono svolte all’insegna di «Sport chia ma donna». Di molte ha dato notizia anche Stadium.
nelle strutture responsabili e l’aper tura a tutti delle attività e dei servi zi. E poiché le donne sono oltre metà della popolazione, la conseguenza è evidente. Si tratta, dunque, innanzi tutto di eliminare le prassi discrimi natorie ed elusive che ancora per mangono. Ma poi bisogna ricercare e attuare dei procedimenti tecnici e organizza tivi che si facciano carico delle esi genze specifiche delle ragazze e del le donne. Alcuni problemi: l’orario ed il ritmo delle attività, l’attenzione al la nuova domanda di corporeità e di esercizio fisico esplosa fra le donne, la necessità di creare nuovi spazi e nuovi servizi che non solo rendano possibile l'attività comune tra ragazzi e ragazze, ma anche attività in cui le donne si trovino fra loro per un'espe rienza comune e specifica... L’espe rienza associativa deve tradurre la so luzione di questi problemi in prassi consolidate e integrate nel percorso educativo-sportivo dell'Associazione.
— Quali modifiche, a tuo parere, de vono essere attuate nella prassi asso ciativa per favorire e valorizzare la presenza femminile? Bisogna anzitutto dare piena attua zione allo Statuto e al Progetto asso ciativo, che già prevedono la pari di gnità delle donne neH’Associazione, e ne indicano alcuni parametri, come la presenza necessaria ilei le donne
— Perché nella società civile c in quella sportiva, nonostante i miglio ramenti giuridici conseguiti, non de colla la presenza massiccia e globale delle donne nella loro autonomia e specificità? Credo che succeda anche tra noi, quello che av\ iene nella società in ge nerale. Siamo in un momento di tran sizione nell’evoluzione della questio-
ne femminile. Dopo la fase della libe razione (di fatto attuata), dopo quel la della rivendicazione e del radicali smo, siamo entrati in una fase di ri flusso. come se le donne tendessero di più a difendere ilpoco (o il tanto) che hanno conquistato, che a giocar selo al servizio della società nel suo complesso. La conquista della libera zione rischia così di essere vanifica ta da una perdita d'identità e da un'autonomia menomata dalla possi bilità di esercitare reali responsabi lità. La colpa di questa frenata non è soltanto della resistenza passiva del la società tuttora ancorata a modelli di potere maschile, ma anche e so prattutto delle donne che non riesco no a trasformare in «cultura» i dati materiali delle loro conquiste. Ciò va le anche per lo sport e anche per il CSI. Lo sport ha bisogno delle donne, per cambiare, per riacquistare connota ti che lo rendano umano, gratuito, dif fuso, che lo trasformino da mondo chiuso ed esclusivo (anche quando si rivolge alle masse) in «mondo vitale». La vitalità è. infatti, fuori di ogni dub bio un contributo essenziale e speci fico della donna al mondo. — Quali sono i percorsi e i traguardi della seconda fase della «Campa gna»? Quando questo numero di Stadium giungerà ai lettori, starà per aprirsi il Seminario nazionale previsto a me tà percorso della nostra Campagna. Vi parteciperanno oltre 200 donne a diversi livelli responsabili e attive nel CSI. Da esso dovranno emergere i progetti per la seconda fase della «Campagna», il cui svolgimento è pre visto a livello regionale, provinciale e di «società sportiva». Ci auguriamo che tali progetti siano pensati e vissuti all’insegna della creatività e della novità, pur nel qua dro del Progetto associativo e dell’i tinerario sportivo-educativo del CSI che finora si sono rivelati strumenti validissimi per promuovere il rinno vamento dello sport e dcll’educazione sportiva. Se le donne si svegliano, nel 1988 ci sai a del «movimento» nel CSI e fuori.
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TUTTOCSI/CRONACHE/ESPERIENZE Le attività FICEP
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CORSI DI TENNIS
Il 5 ottobre scorso si è svolta a Vien na la riunione della Presidenza FICEP a cui ha preso parte la vice pre sidente del CSI, Maria Rosa Zanel la, che c anche vicepresidente della Federazione. Nel nutritissimo ordine del giorno erano previsti alcuni punti di par ticolare importanza tra i quali la de finizione di un piano di attuazione delle linee stabilite dall'Assemblea generale dell'aprile scorso; una pri ma riflessione sul Congresso mon diale dello sport, sui rapporti con il Madagascar e con la CE E. Si è preso anche atto della prosecu zione dei lavori del gruppo indivi duato per preparare un documento da sottoporre al Consilium prò Laicis, per l'invio di una nota al S. Pa dre. Di detto gruppo fa parte il con sulente ecclesiastico nazionale del CSI, sac. Gianni Gherardi. La Presidenza ha esaminato inoltre il «progetto zero» di un giornale di raccordo delle iniziative ed attività delle Associazioni che fanno parte della Federazione. Riguardo invece all'attività sporti va, il 10 ottobre si è riunita a Basi lea la Commissione tecnica la qua le, oltre a ratificare le proposte 1988 per i campionati europei di tennis (1-4 novembre, in Austria) e di Gin nastica (17-20 novembre, in Belgio),
ha confermalo 1’assegnazione al Centro Sportivo Italiano dei Cam pionati Europei 1989 di atletica leg gera. La manifestazione avrà luogo dal 28 settembre all’l ottobre e pre vederti la partecipazione di atleti, femmine e maschi, nati negli anni 1973-1975. Il Centro Sportivo Italiano ha inol tre diramato due inviti a tutti i Paesi membri. Il primo riguarda la parte cipazione alla Festa nazionale «GIOCASPORT», che avrà luogo a Roma nella prossima primavera. 1 Paesi che lo desidereranno potran no essere presenti con una squadra maschile o femminile, in un'età compresa tra gli undici e i quattor dici anni. Il secondo si riferisce alla Festa na zionale di pallacanestro, che il CSI organizza per il 23-24 giugno 1988, a Tarcento. In occasione di questa manifestazione, l'Associazione desi dera porre una particolare attenzio ne alla presenza femminile, nel qua dro delle manifestazioni ed inizia tive previste per la Campagna nazio nale «Donna e sport». L'invito, in questo caso, è stato fatto alle allete, per le quali è prevista una parte cipazione per ogni Paese limitata mente ad una squadra. Le età pre se in considerazione vanno dai 14 ai 18 anni.
BERGAMO - Il CSI Bergamo, nell’atte sa di entrare in possesso dei campi del Tennis Loreto, ha organizzato una scuo la di avviamento al tennis presso il cir colo dell’Enel. L'iniziativa, la cui direzione è affidata al maestro Alberto Tonzuso, risponde all'e sigenza di offrire ai ragazzi di tutte le età un servizio che sia al tempo stesso vali do tecnicamente e vicino alle esigenze dell’utente. La scuola, infatti, prevede dei provini ini ziali che inidirizzeranno i partecipanti verso il corso a loro più funzionale. Per i principianti vi sarà ovviamente un cor so che offrirà le tecniche di base, per quelli che sanno giocare sono previsti corsi di perfezionamento.
IV TROFEO DEL LARIO
CORSO OPERATORI PALLAVOLO E ATLETICA
FESTA ©ELU© SPORT ON VAL OD SOLE
MOLFETTA - Organizzato come consue tudine, il Corso per operatori tecnici, svoltosi quest’anno presso Serra San Quirico (Ancona), è stato tenuto dal prof. Antonio Allegretta. Articolate in tre diversi momenti: prepa razione atletica, principali azioni di gio co e regolamento, le lezioni si sono suc cedute di giorno in giorno allietando i partecipanti con giochi di vario genere organizzati dal responsabile della palla volo del CSI Antonio d’Eredità. Il corso quest’anno ha assunto diversa caratteristica dai precedenti, essendo più specificatamente tecnico. Naturalmente rimane sempre un momento di vita as sociativa per dialogare sulle prospettive di azione e di presenza del Centro Spor tivo Italiano, mettendo a confronto le esperienze di ciascuno. È un'esperienza culturale che l’Associazione offre agli operatori, i quali dovran no poi. aH'interno delle proprie società sportive, svolgere meglio il loro ruolo di volontariato.
Il CSI Val di Sole del Consiglio di Trento ha felicemente concluso con la 5“ Fe sta dello Sport l’attività del 1987, che ha coinvolto 600 persone tra bambini, gio vani e adulti. Nel corso della stagione sono state or ganizzate gare di pattinaggio sul ghiac cio, di sci nordico, un torneo di pallavo lo femminile, varie manifestazioni di cor sa su strada, le Olimpiadi Vitt, una pro va di orienteering e due tornei di calcio. Inoltre sono state organizzate presso il convento di Terzolas due feste: una ri servata ad un incontro di amicizia e so lidarietà con i portatori di handicap del la Val di Non e della Val di Sole; la se conda ad un incontro tra valligiani della Val di Sole. Le premiazioni svoltesi durante la Festa dello Sport sono state anche un’occasio ne per rivolgere un vivo ringraziamento agli atleti, che sono i veri protagonisti, ed anche a coloro che hanno collabora to per la piena riuscita di tutta l'attività: in particolare il Consulente ecclesiasti co don Virgilio Torresani e il Presidente Roberto Carmeci.
CALCO - Da alcuni anni i Consigli di Co mo e di Lecco hanno ideato il «Trofeo del Lario», manifestazione polisportiva a cui partecipano atleti e squadre di due Con sigli nell’intento di sottolineare lo spirito di amicizia e di cordialità che li ac comuna. La festa, svoltasi domenica 11 ottobre, ha coinvolto numerosi centri della zona lariana proponendo, nella mattinata, par tite di calcio a 7 e a 11, pallavolo femmi nile e maschile. In contemporanea, i bambini della seconda fascia si sono ri trovati all’oratorio di Calco per disputa re il triathlon atletico. Dalle varie sedi di gara tutti gli atleti, ar bitri e accompagnatori si sono ritrovati nella sede base di Calco per assistere alla Messa e per pranzare. Nel pomerig gio sono state formate squadre miste, per partecipare a giochi differenziati per età (palla viva, gimcana ecc.). A segui re, una esibizione degli atleti e delle atlete di karaté appartenenti al Consiglio di Lecco. In conclusione, saluti e premiazioni, con consegna di targhe, gagliardetti e oggetti ricordo per tutti.
TORNEI DI VOLLEY FAENZA - Sulla scorta del grosso suc cesso riscontrato nella scorsa stagione il CSI Faenza propone, anche quest’an no, il Campionato di volley misto. Il regolamento prevede la partecipazio ne di squadre miste maschili e femmini li con l’obligatorietà per le stesse di scen dere in campo con un minimo di due uomini. L'iniziativa camminerà di pari passo con l'attività «ordinaria» del settore volley, che prevede la disputa dei campionati seniores maschili e femminili e dei cam pionati Under 16.
TUTTOCSI/CRONACHE/ESPERIENZE UNA CAMMINATA PER AIUTARE
PINOCCHIO SI MUOVE IN CAMPANIA
PIACENZA - Il CSI Piacenza ha mostrato in questi ultimi anni una crescente sen sibilità verso la promozione dell’attività sportiva per i portatori di handicaps. Domenica 4 ottobre, in occasione della prima giornata nazionale della Persona Down, ha potuto rinnovare il proprio im pegno offrendo, alla locale associazio ne che si occupa dei problemi di queste persone, un importante contributo per la realizzazione della giornata piacentina. La manifestazione ha preso il via nella mattinata con una «camminata insieme-, a cui hanno partecipato circa 150 per sone, che si è svolta sul Pubblico Pas seggio. Tutti i partecipanti, cui è stata consegna ta una medaglia ricordo, hanno percor so circa due chilometri per incontrarsi con la gente e per parlare e far parlare della persona down. Era presente, oltre al presidente del CSI Tosca, anche il vicesindaco Alfonso Cammi, che ha assicurato la massima attenzione ai problemi prospettati.
NAPOLI - Cavareno chiama Napoli e la Campania risponde. Questa la premessa che ha dato vita al 1° corso regionale di Giocasport, svoltosi nella ridente cittadi na di Fiuggi, nel mese di settembre. L’equipe campana di Cavareno ed i ser vizi della Presidenza regionale hanno pen sato, programmato e attuato, ottenendo l'adesione di 7 Consigli provinciali e di 45 neo-animatori. Il Progetto Associativo, il Progetto Gioca sport, il preadolescente, il Gioco, sono stati i temi dominanti: i giochi sportivi, di ani mazione, di movimento, i grandi giochi, hanno rappresentato i momenti di impe gno e di attività pratica dei corsisti. Dopo due giorni si è sentita la necessità di un laboratorio Così, nelle ore serali, tutti hanno profuso il proprio impegno e la pro pria creatività per realizzare una passerella di costumi, ispirata alla favola di Pinocchio. Il corso si è concluso con una prova prati ca. Divisi in gruppi di 4, i corsisti hanno preparato una manifestazione di Gioca sport, con temi, materiali e strutture diverse. L'esame assembleare di tutte le feste ipo tizzate è stata la prima verifica. Un’altra avverrà alla fine dell’anno. A suggellare la bontà del lavoro svolto du rante questo corso c’è stato, in chiusura, l'intervento delle autorità locali, che han no voluto offrire un oggetto ricordo a tutti i loro ospiti.
SCAMPAGNATA '87 MESSINA - Per il quindicesimo anno consecutivo il Consiglio di Messina ha realizzato la tradizionale «Scampagna ta-, marcia ecologica non competitiva volta ad una presa di coscienza dei pro blemi dell’ambiente e ad approfondire la conoscenza dei luoghi, delle tradizioni e dei monumenti locali. La manifestazione si è svolta quest'an no a Francavilla di Sicilia, antico centro della Valle dell'Alcantara le cui origini ri salgono all'epoca dell’età normanna. I partecipanti, dopo aver percorso una distanza di 3 km ad andatura libera, han no visitato la cittadina ed hanno assisti to alla celebrazione della Messa presso la Chiesa dell'Annunziata. Nel primo pomeriggio, dopo il pranzo al sacco, il programma è proseguito nella piazza principale con giochi di animazio ne, canti e balli popolari. Su iniziativa del CTG, inoltre, si sono svolte una caccia al tesoro e un concorso fotografico, le cui premiazioni avverranno nel prossimo di cembre a Messina.
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TUTTOCSI/CRONACHE/ESPERIENZE LE «MAPPE ASSOCIATIVE» IN LOMBARDIA Le -mappe associative» realizzate dalla Presidenza nazionale sono state uno stru mento di lavoro contestato ma al tempo stesso apprezzato soprattutto in termini di verifica dell’attività svolta a livello locale. Le mappe, in altri termini, se opportuna mente aggiornate e verificate, forniscono chiaramente lo stato di salute di ciascun Consiglio, evidenziandone non solo gli aspetti quantitativi ma anche quelli quali tativi, che permettono di individuare le aree maggiormente scoperte e i settori da cu rare con maggiore attenzione. Il Consiglio Regionale Lombardo, ben con sapevole di queste premesse, ha appro fondito questo lavoro realizzando in prò
GARA INTERNAZIONALE DI PODISMO CAVA DEI TIRRENI - Si è svolta nel cen tro storico di Cava dei Tirreni (SA) la 26“ edizione della gara «Canonico di S. Loren zo», manifestazione di podismo aperta ad atleti italiani e stranieri. Come lo scorso anno anche stavolta ha vinto l’atleta olandese Tonnie Dirks, che ha percorso la distanza di km 7,8 in meno di 23 minuti, abbattendo così il record della gara che già gli apparteneva. Il meeting, che ha visto la partecipazione complessiva di 218 atleti, ha previsto al tre due gare: una riservata alle donne, l'al-
prio delle mappe quantomai dettagliate. Il lavoro trova il suo momento di sintesi nel consuntivo regionale. Da qui emerge che le società sportive sono complessivamente 2310, che vi è una società ogni 3849 abi tanti, che quasi il 60% sono solo maschi li, il 6% femminili, il resto miste, che quel le monosportive superano abbondante mente il 60%, che le aderenti prevalgono di stretta misura sulle affiliate, che il 32% di esse raggruppa più di due fasce di età, che la maggior parte provengono da par rocchie o oratori. Come presenza territoriale, dei 1546 Co muni facenti parte della Regione, ben 933 (60%) annoverano almeno una società CSI. Questi dati evidenziano la capillarità del lavoro svolto dai vari dirigenti che han no fatto della Lombardia uno dei territori più sensibili e solerti.
tra alla categoria Allievi (anni 70/71). Quest'ultima era valevole per il Trofeo «Dome nico Genovese», istituito per ricordare que sto giovane atleta messinese che negli an ni scorsi partecipò alla gara medesima.
Sempre per quanto riguarda il Consiglio di Cava vanno segnalate altre due inizia tive: una si riferisce alla tradizionale as semblea delle società, che è servito per presentare le iniziative per il nuovo anno associativo; l'altra riguarda la celebrazio ne del decennale di fondazione dell'Associazione Giovanile Rinnovamento che pre vede lo svolgimento, tra il mese di novem bre e la prima decade di dicembre, di 2 quadrangolari di pallavolo femminile, uno di calcio e uno dì tennistavolo.
CONVEGNO REGIONALE arbitri csi LECCO - Una «due giorni» a ridosso della ripresa delle attività è servito agli arbitri e giudici di gara della regione Lombar dia per rigenerarsi e rinnovarsi nel loro impegno associativo. La manifestazione, organizzata dalla Presidenza regionale, ha visto la parte cipazione di arbitri e giudici di gara di cal cio, pallavolo, pallacanestro, atletica leg gera appartenenti ai Consigli di Como, Crema, Cremona, Lodi, Pavia, Sondrio, Vigevano e Lecco. La parte formativa si è articolata in due relazioni tenute rispettivamente dal prof. Vittorio Ferrerò sul tema: «La collocazio ne degli arbitri nel Consiglio provincia le» e dal dott. Davide lacchetti, Presiden te regionale, su «I temi dei prossimi con gressi provinciali». Le due relazioni, pur spaziando in am biti e aspetti differenti, hanno avuto in co mune lo stesso obiettivo: indicare alla ca tegoria arbitrale come «essere non solo e non tanto dei severi interpreti del re golamento ma anzitutto motivati e con sapevoli operatori associativi, anche se un serio rispetto delle regole è elemen to essenziale della vita comunitaria, è manifestazione concreta di rispetto de gli altri ed elemento di buona armonia. La parte associativa è continuata in tre distinti gruppi di lavoro, nei quali ogni ar bitro o giudice ha avuto la possibilità di esporre il proprio pensiero, i propri dub bi, le proprie esperienze. I «fischietti» però hanno avuto anche il loro momento di gloria sportiva nelle parti pomeridiane quando, indossate magliet te e scarpette, si sono cimentati in ap passionate e amichevoli partite di calcio, pallacanestro e pallavolo, senza distin zione dei settori di provenienza o dei Consigli di origine.
ABOLITI DAL COMUNE I CORSI DI GINNASTICA
GIOCASPORT A MASSAQUANO
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MASSAQUANO - L’ACR S. Giovanni Bat tista di Massaquano (casato di Vico Equense), in collaborazione con le parroc chie di quasi tutte le frazioni limitrofe e con alcuni operatori del CSI di Napoli, ha rea lizzato, domenica 12 settembre, una ma nifestazione di Giocasport. Il programma ha previsto lo svolgimento di numerosi giochi di animazione e di mo vimento, che hanno preluso il grande gio co conclusivo, ispirato al Milletrecento. Tale scelta è stata fatta per valorizzare le recenti scoperte fatte nella zona, che ri-
guardano il ritrovamento di affreschi del l’epoca nella cappella di S. Lucia a Massaquano, e per sollecitare la restaurazio ne della volta originale della Chiesa madre. Per porre in essere questo gioco è stato necessario istituire due laboratori (sceno grafia e costumi) che hanno lavorato per circa un mese, con una media di 50 ragaz zini e con l'ausilio di 8 docenti, trasforman do materiali di scarto donati dalle famiglie in materiali tipici del medioevo. Al termine del gioco, suddiviso in un per corso in costume, una giostra e in una sfi lata, c’è stato un momento di riflessione e preghiera. Alla festa hanno partecipalo circa 230 ra gazzi e moltissimi genitori.
FAENZA - Con una nota dell’Assessorato allo sport del Comune di Faenza so no stati aboliti i corsi di ginnastica per adulti promossi e organizzati ormai da diversi anni insieme agli Enti di promo zione CSI, AICS, UISP e Libertas pres so le palestre civiche. Nella nota si legge che l’Assessorato «ri tiene che esista attualmente in città un'offerta adeguata e sufficiente a sod disfare ogni richiesta in questo settore». Da qui la soppressione dei corsi. Questa decisione si è resa necessaria, a detta del Comune, per esigenze di bi lancio, ma gli Enti stessi tengono a sot tolineare che tali corsi non comportava no alcun costo aH'Amministrazione. Tutto ciò, comunque, non fermerà l'atti vità degli Enti: è loro intenzione, infatti, proseguire l'attività senza l’appoggio co munale.
SULLA PELLE DELLO SPORTIVO Sebbene le alterazioni a carico del l’organo cute siano considerate me no rilevanti di quelle che colpiscono per esempio Tapparato cardio respiratorio o l'apparato osteoarticolare, tuttavia esse assumono spesso un notevole interesse pratico per la loro frequenza e per l’influen za che possono avere . sull’attività sportiva. L’attività fisica intensa e continua provoca alcune modificazioni dello strato idrolipidico che protegge normalemente la superficie cutanea. Questo strato composto da sostanze idrosolubili di origine sudorale e da lipidi secreti dalle ghiandole sebacee e sudoripare, conferisce alla cute una acidità variabile. Quando lo sportivo suda abbondantemente si determina un innalzamento del PH cutaneo con perdita di gran parte delle capacità difensive dello strato idrolipidico e maggiore facilità all’attecchimento di infezioni. Inoltre la scarsa igiene che spesso si rileva negli spogliatoi nelle docce e nell'acqua delle piscine, l’uso ripetuto di saponi, la macerazione della cute a contatto con l'acqua e la ridotta eva porazione per l’uso di indumenti coi benti e di scarpe di gomma, sono fat tori predisponenti per la diffusione di patologie cutanee. Le micosi sicuramente sono le forme di più frequente riscontro tra gli sportivi. Tra queste la più comune è la «Tinea pedis» o «piede d’atleta», lo calizzata prevalentemente nel III e IV spazio interdigitale dei piedi. Colpi sce i calciatori, i tennisti, i giocatori di pallacanestro e di rugby specialmente i nuotatori, e tutti gli sportivi che frequentano palestre e piscine senza prendere adeguate precauzio ni, come evitare di camminare a pie di nudi, o scambiarsi gli asciugamani. Più frequenti nelle donne sono le in fezioni da Candida, che si localizza al le pieghe cutanee inguinali, sotto mammarie ed interglutee e che si può associare ad una vaginite con pruri to e bruciore intenso. Più discussa è la presenza delle viro si cutanee tra gli atleti, ed in partico lare se l'attività sportiva può favori re l’insorgenza delle verughe plantari. Sono state osservate comunemente tra i nuotatori e tra gli atleti che pra ticano attività agonistiche a piedi nu di. Mentre negli sports in cui esiste un contatto corporeo (lotta, judo, etc.) sono più frequenti le lesioni da Her pes simplex e del Mollusco con tagioso. In giovani sportivi abituali frequen-
latori di piscine possono osservarsi delle dermatiti irritative al cloro o se condarie ad una infezione batterica, come la cosidetta Tricomicosi ascel lare, caratterizzata da masserelle nodulari rosse, nere o gialle, disposte in torno ai peli delle ascelle e più rara mente del pube. Meno comune tra gli sportivi, nono stante i ripetuti contatti con sostan ze chimiche, è la dermatite allergica. È per lo più dovuta all’abuso di sa poni, preparazioni antitraspiranti e deodoranti, gel usati per ematomi e stiramenti muscolari, oli da massag gio ed infine farmaci veri e propri co me antibiotici, steroidi anabolizzanti, ricostituenti, etc. La pratica sportiva quindi può favo rire l'insorgenza di numerose derma titi, ed il medico dovrà di volta in vol ta suggerire di intraprendere alcune discipline sportive o prescriverne al tre. Per esempio un giovane con un eruzione acneica si gioverà di prolun gate esposizione ai raggi solari così pure i soggetti affetti da psoriasi. Al contrario dei malati di albinismo, di vitiligine o di discheratosi follicola re in cui l'esposizione alle radiazioni solari può aggravare la dermatopatia.
Antonio Spalavo
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DRIBBLING CINA BONIZZONI / ED. SOCIE TÀ STAMPA SPORTIVA, ROMA 198Z, PP. 94, L. 20.000. Ecco, da parte della Società Stampa Sportiva, un altro libro sulla tecnica calcistica f irmato da Cina Bonizzoni.
Ai più giovani, probabilmente, il no me di Bonizzoni dice poco o nulla, ma chi è arrivato alla mezza età ricorda certamente che Bonizzoni è stato ne gli anni '60 uno dei tecnici piti affer mati del calcio italiano, con una fa ma da «mago» dei giovani. Bonizzo ni. che è ormai uno dei decani degli allenatori italiani, non ha perso evi dentemente il gusto del calcio e tra vasa ogni tanto la sua esperienza in libri tanto semplici quanto inte ressanti. Al centro di questo suo ultimo volu me è l’arte del dribbling, della finta nel gioco del calcio. Nel gioco moder no, tutto collettivo e basato sulla po tenza atletica, non sono poi moltissi mi i giocatori capaci di entusiasma re le platee con il dribbling. Sembra quasi, anzi, che il giocatore portato al dribbling sia ritenuto un fattore di disturbo nell'ambito del gioco di squadra, dove c'è sempre meno spa zio per l’iniziativa personale. Il drib bling, invece, come è sottolineato nel la prefazione di questo volume, resta uno dei gesti più spettacolari del cal cio, un insieme di gesti armoniosi che rivela il giocatore di classe. La tecnica del dribbling e l'importan za del dribbling come elemento del
tsegue a pag. 30)
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L'AMICO DELLA MIA AMICA
DI ERIC ROHMER
Di Rohmer si può affermare, senza te ma di smentite, ciò che è vero di po chissimi altri registi: che tutti i suoi film sono parte in realtà di un’unica opera, a cui l’uniformità dei temi e dei moduli espressivi assicura unita rietà e coerenza. Coerente è anche il progetto a cui il regista francese vuo le mantenersi fedele: quello di una va sta «commedia umana» che scavi nel l’anima dell’uomo contemporaneo, mettendone a nudo gli slanci, le disil lusioni, le tensioni irrisolte. Per adempiere a tale progetto Roh mer non si affida all’analisi psicolo gica. Lascia parlare la vita nella sua dimensione più concreta e quotidia na, sceglie il più rigoroso realismo dei fatti e dei discorsi. Scopo della sua «commedia umana» non è però la rappresentazione di una varietà di ti pi umani. 1 personaggi dei suoi film sono, al contrario, per condizione so ciale e tratti psicologici, per lo più «medi»: hanno saputo conquistarsi una loro indipendenza, ma lottano contro la solitudine; non rifuggono dai rapporti sociali, ma vi si trovano spesso a disagio. Rohmer li predilige proprio per questa loro «medietà», che ben si presta al gioco delle «pa rabole e proverbi», il filo conduttore del suo cinema. Le parole e le cose, ciò che si dice di essere e di volere e ciò che si e c si vuole in realtà: e questo contrasto che incuriosisce e affascina Rohemer. I suoi film non sono che lo svolgimen to di tale contrasto. I discorsi hanno una loro logica concisa, serrata, spes so disarmante, ma la realtà ne ha un'altra parallela, indipendente e che. alla fine, è giocoforza che prevalga. Così accade anche nella vicenda di Bianche e Lea, le due protagoniste dell'«Amico della mia amica». Bian che dice a un certo punto di essersi innamorata di Alexandre, lo dichiara apertamente a Lea, difenile questa
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sua convinzione contro tutte le obie zioni dell’amica, ma è poi costretta ad ammettere che quella che credeva di amare era solo un’immagine fallace e inventata di uomo e che sta bene in vece solo con Fabien a cui, infine, si abbandona. Lea tratta invece con di stacco Alexandre, afferma di conside rarlo in definitiva nient’altro che «un brillante burocrate» che, essendo do tato di troppe cose, non sa quale sce gliere, ma ne è in realtà fortemente attratta e finisce senz'altro col ceder gli. Così le affinità elettive hanno il sopravvento su quelle immaginarie, la verità dei sentimenti s’impone a quella, illusoria, dei discorsi. Categoriche affermazioni d’identità («Io penso di essere fatto per la gran de città, sono l’uomo della megalopo li»), dichiarazioni non proprio since re di autorinuncia («Per l’amore non ho fretta»), impietose autocritiche («Più voglio brillare con qualcuno, più divento idiota»), giudizi perentoni sugli altri («In fondo è adorabile, ma mi dà sui nervi»), idiosincrasie buttate h, e senza mezzi termini («C'è una sola cosa che odio: i regali»), stiz zose esaltazioni del proprio status («ho un Impiego da sogno»), proiezio ni esistenzialistiche («Quando il sole comincia a tramontare, mi viene sem pre una botterella d’angoscia»): nei dialoghi tra amici e tra amanti si ri flette innanzitutto per Rohmer un’an sia insopprimibile di definire se stes si, i propri valori, i propri sentimen ti, i propri rapporti con gli altri. Que sta ricerca faticosa, a volte spasmo dica, di identità, questo bisogno di un centro vitale da far valere nelle rela zioni sociali e in cui, all’occasione, po tersi rifugiare, è senza dubbio uno dei tratti inconfondibili dell'uomo con-
temporaneo, che ha sempre meno certezze su cui poggiare e, in assen za di ruoli e prerogative date una vol ta per tutte, deve conquistarsi intera mente da sé il suo posto nel mondo. Per questo la fitta trama di dialoghi di cui sono intessuti — e in cui in de finitiva si risolvono — i film di Roh mer, al di là e forse, anzi, proprio gra zie al loro carattere realistico e quo tidiano, non mancano di valore sim bolico. Vi si trova innanzitutto l’aspi razione ad una vita autentica, densa di motivazioni, coerente con se stes sa. Un ideale troppo alto per non pa tire brucianti smentite, ma che rap presenta, nel contempo, una grande risorsa interiore, una spinta potente all'affermazione della propria perso nalità. Così Cosi se in alcuni film, («Il bel matrimonio», «Pauline à la plage», «Le notti della luna piena»), Rohmer ne mostra il lato artificioso ed ingan nevole, in altri («Il raggio verde», «L’amico della mia amica») mostra di volerlo riabilitare. Il dissidio tra il programma di vita — quello che è condensato nei discorsi — e la vita reale è per il regista fran cese un connotato soprattutto femmi nile. Non si tratta di misoginia, come pure è stato affermato, ma della con statazione di un dato di fatto: per le donne, proprio perchè soggette a più pesanti condizionamenti, è più arduo il percorso verso il ritrovamento della loro identità personale. Così Bianche soffre e si dispera per un uomo che è solo parto della sua immaginazio ne. Il bisogno, però, è più forte della menzogna e ha la meglio. È qui, in questa rappresentazione della digni tà, dell’umanità del bisogno che an che un autore mentale come Rohmer fa della poesia.
Ettore Greco
(segue da pag. 28) gioco di squadra sono gli clementi centrali attraverso i quali si svilup pa questo volume, dove non manca persino un capitolo sulla psicomotri cità del dribbling firmato dal prof. Al fredo Calligaris, direttore del Centro Studi della FIGC. Che il libro sia de stinato più al giovane calciatore che ai tecnici è un fatto che risulta dalle brevi schede poste in appendice e re lative agli specialisti della finta, dal l'inglese Kinnaird (un Lord che lu tra i primi giocatori scozzesi nel tardo ’800) a Diego Maradona: una galleria di personaggi, di aneddoti, di curio sità che costituisce una piacevole lettura.
COSTUME
@o@wwiu Mi sono stale mandate in lettura, con la richiesta di un giudizio critico, quattordici riviste giovanili, che la nostra editoria destina prevalente mente alle ragazze (dai 12 anni in poi) o fa passare come espressione di gruppi giovanili di moda. Notiamo che finora la stampa destinata ai gio vani aveva avuto scarso successo per ché i ragazzi e le ragazze saltavano di rettamente dai fumetti e dai fotoro manzi alle riviste per adulti, ai gior nali sportivi, ai giornali femminili. Oggi si assiste a un'esplosione edito riale: ilpubblico giovanile non solo si esibisce come tale ma assume divise, gerghi e idoli propri; e di esso fanno parte i preadolescenti, che una volta venivano catalogati come ragazzi e quasi ancora bambini. Però non ha assunto valore l'essere giovani, ma esserlo «in un certo mo do»: la precoce liberazione dalla tu tela familiare è significato ricadere sotto l’autorità del gruppo, in regole di ferro ma accettate perché è la mo da, perché tutti fanno così. Il fenomeno più evidente, a un primo esame delle riviste, è l’estrema par cellizzazione degli argomenti: questi sono trattati spesso in un paio di pa gine, con foto e poco testo. Questa «toccata-e-fuga» è diffusione di super ficialità, di presappochismo, di illu sione di sapere, in un caleidoscopio di accostamenti arbitrari (sentimen ti, consumi, musica, sesso, divismo, magia, successo...). La stampa a rotocalco è nitida, pre cisa nel riprodurre le foto dei vari di vi e personaggi, su carta lucida; di conseguenza, tali foto devono essere piacevoli, i divi devono essere belli e possibilmente tutti giovani; anche i campioni sportivi non sono colti nel momento del sudore e nella smorfia dello sforzo. È un mondo, questo delle pubblica zioni giovanili, basato sull'apparenza: dell'oggetto (non la sua effettiva uti lità o convenienza), del bel viso (non dei problemi che maschera o delle idee che contiene). L'apparenza è tutto per quei giovani che adottano lo stile di un gruppo, uno stile che parte dal vestiario ma arriva ad essere filosofia di vita. Al la lunga, e in un gruppo in cui ciascu no imita e plagia l'altro, l’abito fa il monaco, l’apparenza diventa sostan za. Si ha l’impressione, nel leggere al cune delle riviste, che molti giovani comincino con il rivestire di qualco sa un vuoto intcriore, poi che questo vuoto prenda una forma che è la me dia standard del gruppo e diventi un modo di vedere le cose. Questa forma può essere quella funerea del dark, quella dura dei metallari, o quella più
Il trionfo dell’avere sull’essere festosa dei paninari, ragazzi «bene» ben vestiti: è una festosità apparen te perchè, dalle lettere pubblicate, si vede quanto costi in denaro, in preoc cupazioni, timori di non essere ade guati, confronti esasperati con chi ha di più, sfottiture a chi ha un abbiglia mento meno ricco... La voglia di apparire non si manife sta in voglia di fare (azione) o di esse re (personalità), ma in voglia di ave re (contemplazione narcisistica di sé stessi, purché muniti di una certa «at trezzatura»). L’esibizione del denaro e dei mezzi raggiunge su questa stam pa (e forse nella realtà) aspetti paros sistici. Inoltre, l'avere non si concentra sul le effettive qualità dei capi indossati ma su un'altra apparenza: le «griffe» o firme degli stilisti che contraddi stinguono ciascun capo di abbiglia mento, indipendentemente dalla sua qualità o utilità: le scarpe non sono belle «perché mi piacciono», ma «so no Timberland, quindi sono belle e mi piacciono», la sciarpa non si mette perché protegge la gola ma perché fa parte della divisa dei ragazzi «che vi vono nel modo giusto al momento giusto». Per definizione, (da «Cucador») è «giusto» «chi veste bene» e si fa i fatti suoi, senza impegnarsi in niente; e «Paninaro» precisa: «Noi ab biamo sostituito l’ideologia con l’ab bigliamento».
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Poiché il vuoto assoluto non può du rare a lungo, alla fine si riempe di qualcosa: «Siamo visti come figli di papà e fascisti» scrivono a «Wild Boys», «Siamo accusati di essere fa scisti, individualisti incalliti...» dico no su «Cucador». Affiora anche del razzismo. Alcune ri viste pubblicano fumetti con lotte spietate fra bande giovanili e lettere di insulti contro chi ha osato mette re in dubbio gli «ideali paninari», con violenze verbali spropositate rispet to aH’argomento. Sembra che si sia no create nuove forme di razzismo fra chi ha «l’attrezzatura» e chi non ce l’ha. Ed appare il vecchio razzismo, esplicitato in brani contro i «terroni» fino alla parodia di preghiera («O Ge sù dagli occhi buoni, fa morir tutti i terroni. Fa sparire questa razza che c’invade ormai la piazza...»). Se alcuni gruppi o ceti sono emargi nati, alcuni individui sono innalzati come idoli, esempi, modelli, amanti ideali. In questi casi non importano le origini, ma il successo: dei cantan ti, che occupano tante pagine, si dà raramente una spiegazione sulla lo ro musica o una valutazione critica, ma si elencano i dischi di successo, si pubblicano foto, si moltiplicano i poster. Il formato ridotto delle rivi ste costringe a una certa miniaturiz zazione del divo, che ne facilita l’ap propriazione. Il possesso del divo è ga rantito anche dagli adesivi. Di guida a capire (e non solo ad usa re) il prodotto disco c’è quasi nulla. Il divo o la diva si amano, non si di scutono. Anzi, il divismo e la musica sono una droga («mi sento musica di sballo al massimo volume, e dopo qualche disco non me ne frega nien te del mondo intero» scrive un letto re a « Wild Boys»). Dei cantanti ed attori si enunciano guadagni, lussi, ricevimenti, amicizie; su alcune riviste, non si parla prati camente di altro (a parte i problemi personali delle lettrici, espressi sul la Posta, della quale merita parlare un'altra volta). Al contrario di quanto esposto, la ri vista «Primavera» edita dalle FMA, ha una sua unità di ispirazione che in dirizza i frammenti verso un proget to educativo cristiano, allarga gli ar gomenti a tutti gl’interessi umani rompendo il cerchio magico dei «belli e lucidi di successo», parla del Terzo Mondo, delle altre culture e civiltà, apre all’impegno personale e non chiude sulla contemplazione di sé o dei divi, affronta i problemi giovani li in chiave non individualistica, si ri ferisce ai valori della persona senza perdere in modernità e attualità nei settori della musica o della moda. Questa presenza cristiana nell’edito ria merita attenzione: non serve pian gere sull’assenza di valori in molta parte delle pubblicazioni esistenti, ma occorre proporre ciò che di vali do ha il mercato.
Domenico Volpi
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Dalle Assemblee di società al congresso nazionale
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Assemblee delie società: ottobre '87-i'ebbraio ’88 Congressi provinciali: novembre ’87-marzo ’88 Consigli regionali: aprile-maggio 1988 Congresso nazionale: 17-19 giugno 1988 Il Congresso nazionale non è che l'ultimo atto del momento congressuale. Il suo esito dipende dalla ricchezza dei contenuti dibattuti nei momenti precedenti.
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I PROBLEMI DELLO SPORT
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MENSILE DEL CENTRO SPORTIVO ITALIANO ANNO LXXXII/N. Il / NOVEMBRE 1987
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