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Stadium n. 11/1987

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PREMIO NOBEL

QUASI UH SOMMARIO

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OLTRE LA COPPA STADIUM/SOCIETÀ SPORT di Angelo Bertani CHIAMA DONNA

di Aldo Notarlo

Continua la «Campagna naziona­ le».

4 SPORT E SOLDI

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di Andrea De Pascalis

FOTOMEMORIA

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CORSA AD OSTACOLI di Davide Marzaroli

di Gianni Gherardi

10 A PROPOSITO DI REFERENDUM di Vito Cozzoli

INTERVISTA SUL PROFITTO Come uscire da una società basa­ ta soltanto sul profitto economico? di Giorgio Tonini

TUTTOCSI/ CRONACHE/ ESPERIENZE

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Il tema del mese: I GIOCHI Medicina: SPORTIVI SULLA PELLE Interventi di Massimo Stera, Rinaldo Longhi, Donato Renato Mosella. DELLO SPORTIVO di Antonio Spataro

9 LA SPERANZA CHE É IN NOI

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29 FOTOMEMORIA

I fibri

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OTTO TEMI PER UN DISCORSO

Il film: L'AMICO DELLA MIA AMICA

di Livio Olivi

di Ettore Greco

24 CSI '88 Un anno di feste e di sport, di Donato Renato Mosella

31 Costume: GIORNALI GIOVANILI di Domenico Volpi

Anche quest'anno è stato assegnato il Premio Nobel per la pace. C’è sempre un po’ di scet­ tica curiosità attorno a quest’ultimo premio, sia perché si premia la pace in nome dell'inventore della dinamite, sia perché sul significato delle asse­ gnazioni ci sono spesso valutazioni diverse. Quest’anno il Premio è stato assegnato al Presi­ dente del Costarica Oscar Arias perché ha svolto, di­ ce la motivazione, un'ope­ ra inestimabile che può fi­ nalmente creare stabilità in quell'area, riportando la pace in Paesi afflitti lungamente da lotte inter­ ne e da guerre civili. I conflitti in Centro Ame­ rica tenevano le prime pa­ gine dei giornali fino ad un anno fa, mentre allora la guerra dimenticata per eccellenza era proprio la guerra del Golfo, con il suo milione di morti. Oggi del Centro America si parla di meno e anche l’annuncio di questo No­ bel ad Arias, ha avuto me­ no rilievo nei mass-media di quanto non avvenisse in passato. Viene da pensare che il senso di questo premio non sia quello di premia­ re la pace conclusa, ma la pace ricercata, con capar­ bietà politica e capacità umana. II Centro America, tutto sommato, è una piccola regione del mondo: il fatto che qualcuno sia riuscito a trovare, almeno lì, una figura possibile della pa­ ce, è il vero significato del­ la testimonianza che il Nobel sembra rico­ noscere. Per una volta, dunque, non si tratta di un premio al successo, ma piuttosto di un riconoscimento allo sforzo, all’impegno since­ ro e deciso verso la mèta difficile della pace fra la gente.

E.G.


OLTRE LA COPRA Al Convegno nazionale su «Sport e devianza giovanile» svoltosi a Verona 1’1-2 ottobre, lutti i rela­ tori hanno giudicalo lo sport un elemento fondamentale per dare ima mano ai giovani che sono «a disagio». I relatori non erano dirigenti o giornalisti sportivi che, si sa, non mancano mai di esaltare le capa­ cità educative dello sport al pun­ to di considerarlo la panacea di lutti i mali moderni. «Fate sport e fate fare sport ai giovani — si sente dire — e lì finiranno tutti i mali: droga e violenza compre­ se!». I «non addetti ai lavori sportivi» di Verona erano sacerdoti impe­ gnali nelle comunità terapeutiche per tossicodipendenti, imo addi­ rittura con ex brigatisti pentiti, pedagogisti, sociologi, ricercatori ed hanno detto anche loro pres­ sappoco così, con un «però» mol­ lo importante. Hanno detto che lo sport è terapeutico se riesce a da­ re risposte concrete ai quattro bi­ sogni fondamentali del giovane di oggi che vive in difficoltà in una società complessa: nella società postindustriale. I quattro bisogni, ossia le quattro domande che ci fanno oggi i gio­ vani sono:

— l’amicizia: cioè un sentimento profondo e non superficiale; — la comunicazione: cioè un rap­ porto libero, autentico e sincero: — il senso delle cose che si fanno: cioè valori importanti per cui ha senso vivere; — la possibilità di esprimersi: cioè di tirar fuori le proprie risor­ se e di confrontarle. II «disagio» giovanile che provo­ ca la «devianza» della droga e del­ la violenza, è procurato dalla

mancata risposta a queste quat­ tro domande: la nostra società è incapace a rispondere! Il tutto in una «assenza di aggre­ gazione», cioè di spazi di libertà dove animatori fortemente moti­ vali riescono a comunicare spe­ ranza e a stabilire circuiti cultu­ rali per determinare processi di identificazione in cui riconoscer­ si e vedere progetti di vita. La grave mancanza di aggregazio­ ne è considerata una delle nuove povertà! Forse la più grave. La domanda che ci si pone allora è se lo sport è capace di dare ri­ sposte adeguate a queste quattro domande e se le sue società, che sono tantissime, sono autentici punti di aggregazione dove l’ami­ cizia, la comunicazione, il senso alle cose che si fanno, il bisogno di autoaffermazione hanno dirit­ to di cittadinanza, sono cioè va­ lori che circolano liberamente op­ pure no. Che lo sport sia in grande espan­ sione è vero, ma è altrettanto ve­ ro che rischia soltanto di occupa­ re la società, aumentandone i consumi o sostituendosi ad altri consumi. Ci si crede veramente che lo sport ha grandi potenzialità educative che restano però sepolte? Che senso ha allora occupare la società senza servirla con un pro­ getto complessivo di educazione allo sport e di educazione attra­ verso lo sport? La cultura del risultato e del pri­ mato, del tecnicismo e del l’agoni­ smo esasperati e precoci, del campionismo e del divismo, della se­ lezione, dello spettacolo e del commercio, non può far crescere personalità solidali, generose, aperte alla collaborazione, al sen­ so del sociale, all’amicizia e alla comunione.

Uno sport improntato, impregna­ to di tale cultura non rappresen­ ta un percorso alternativo rispet­ to a quelli dominanti nella socie­ tà dell'utile, dell'individualismo, dell'aggressività e della violenza, della concorrenza e dell’emargi­ nazione. Il 12 aprile 1984, Giovanni Paolo 11, al Giubileo degli Sportivi, dis­ se: «Lo sport è gioia di vivere, gio­ co, festa e come tale va valorizza­ to e forse riscattato, oggi, dagli ec­ cessi del tecnicismo e del profes­ sionismo mediante il recupero della sua gratuità, della sua capa­ cità di stringere vincoli di amici­ zia, di favorire il dialogo e l'aper­ tura degli uni verso gli altri, co­ me espressione della ricchezza dell’essere, ben più valida ed ap­ prezzabile dell'avere, e quindi ben al di sopra delle leggi della pro­ duzione e del consumo e di ogni altra considerazione puramente utilitaristica ed edonistica della vi la ». È uno sport, quello indicato da! Papa, capace di andare oltre la coppa! La coppa è il simbolo dentro il quale ci sta tutto il mondo dello sport chiuso nel suo splendido isolamento: è vero che lo sport oc­ cupa sempre più spazi nella tele­ visione, nella stampa, nell'indu­ stria, nella società, ma per fare che cosa, se non l'aiuta ad uscire dal tunnel della crisi? Non fa che allungare il tunnel! Noi del CSI ci proviamo: è l'impe­ gno del percorso congressuale che comincia ora con i congressi pro­ vinciali e finirà a giugno con il Congresso nazionale. «Sport, educazione e solidarietà » per andare oltre la coppa!

Aldo Notarlo

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Sport e soldi

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A dar retta a certi titoli di giornale, a certe immagini di televisioni pub­ bliche e private, a certe notizie uffi­ ciali e semiufficiali, l’Italia sportiva s’è desta. Il Limbo degli italiani riot­ tosi ad ogni gesto che comporta su­ dore si è trasformato in un Eden do­ ve ogni sport è praticabile ed è pra­ ticato, dove è sufficiente girare l'an­ golo per sbattere il naso contro i can­ celli di un impianto o di una poli­ sportiva desiderosi di accoglierti. Se­ condo alcuni cantori di questa nuova Italia, anzi, l’offerta di sport è dive­ nuta superiore alla domanda, cosic­ ché i prezzi sono ormai stracciati: og­ gi — questa sarebbe la sorprenden­ te conclusione — non fa sport soltan­ to chi non desidera farlo. Obiettivamente è difficile credere a questa immagine da Paese colpito da nuovo e improvviso benessere. L’in­ flazione selvaggia sembra finita, co­ sto del petrolio permettendo, ma af­ fermare che lo sport non è più un lus­ so, che è un bene di consumo alla portata di chiunque ha un sapore provocatorio. Appena due anni fa il cosiddetto «Rapporto Corrieri sulla povertà», preparato da una Commis­ sione di studio istituita presso la Pre­ sidenza del Consiglio e presieduta appunto da Ermanno Corrieri, ren­ deva noto che in Italia «esistono este­ se fasce di cittadini che vivono in condizioni di più o meno grave disa­ gio economico... Si tratta di 2.114.024 famiglie, pari all’l 1,3% del totale: es­ se comprendono 6.238.242 persone, cioè 1’11,1% del totale degli individui che, secondo l’indagine ISTAT, risul­ tano viventi in famiglie, ancorché di un solo componente...». Per maggior chiarezza è utile aggiungere che il Rapporto definiva povero «chi non è in grado di soddisfare in misura ade­ guala quel complesso di bisogni — in termini di beni, servizi, stile di vita — che sono ritenuti essenziali in un dato periodo storico e in un determi­ nato tipo di società...». Per quanto relativo sia il valore del­ le statistiche, e per quanto relativo sia lo stesso concetto di «soglia di po­ vertà», come si concilia quell'11,1 % di poveri con l'idea di uno sport or-

mai alla portala di chiunque? In al­ tri termini, se è vero — come affer­ ma l'ISTAT — che solo il 22,2% de­ gli italiani (dati riferiti al 1985) pra­ tica lo sport, è giusto dire che il fat­ tore economico non è tra le cause che contribuiscono a tenere lontano dal­ lo sport il 77,8% degli italiani, e so­ prattutto quell'11,1% che vive in uno stato più o meno grande di priva­ zione? Probabilmente, alla base di tanta contraddizione c’è una certa confu­ sione di termini, di concetti, di si­ tuazioni.

IL BOOM DELLE PALESTRE II Corriere dello Sport di venerdì 9 ot­ tobre scorso ha dedicato la seconda pagina delle «Cronache romane» ad uno «Speciale palestre». Recita l’oc­ chiello: «Con il ritorno dell’autunno si sono ripopolate le palestre roma­ ne. I progranni, gli sport e le propo­ ste dei centri sportivi della Capitale, diventati ormai autentici luoghi di incontro dove è possibile socializza­ re, trascorrere parte del tempo libe­ ro e fare sport». E più giù: «Le pale­ stre ed i centri sportivi, una impor­ tante realtà sociale al servizio dei cit­

tadini e della città». La pagina ha una dichiarata impostazione pubblicita­ ria e serve a raccogliere le proposte di palestre e centri sportivi che offro­ no la possibilità di dedicarsi alle più esotiche attività sportive, dal bodybuilding all’aerobica, dallo stretching all'hockey su ghiaccio. «Roba da ricchi», viene subito da pensare, mentre già la mente corre alla pale­ stra aperta dalla ex star Barbara Bouchet ai Paridi, o all’esclusivissi­ mo «Roman Sport Center», piazzato sotto Villa Borghese, 5.400 mq di im­ pianto, comprensivo di due piscine olimpioniche e servizio medico con­ tinuo. E invece no, i centri sportivi che fanno pubblicità su 11 Corriere dello Sport hanno indirizzi che ri­ mandano a zone molto meno «bene». La realtà è un’altra, di cui è facile prendere atto sfogliando le Pagine Gialle: a Roma le palestre e i centri sportivi di vario tipo sono circa un migliaio, equamente distribuite sia in centro sia nell’estrema periferia. Anche la «borgata», ai tempi di Pa­ solini sinonimo di emarginazione economica e sociale, ha oggi i suoi bravi impianti privati, dove si fa il calcio o il minibasket, ma si fanno anche cose un po’ più snob come ae­ robica o yoga. Per vederci un po’ più chiaro, deci­ do di tastare il polso ad una zona tra le più popolari di Roma, tra Casili­ no e Centocelle. In Vili Circoscrizio­ ne sanno molto poco degli impianti privati, mi dicono soltanto che gli im­ pianti pubblici sono pochi, pochissi­ mi: due piscine, quattro campi di cal­ cio, un campo da tennis. Mi dicono anche, però, che la popolazione di una borgata non è più quella degli anni '50 e '60. In borgata abitano og­ gi anche fasce borghesi che la tra­ sformazione del centro in uffici ha spinto verso la periferia. I centri pri­ vati sono molti e tutti piuttosto affol­ lati, sembra facciano ottimi affari. Ma allora — mi chiedo — è proprio vero che tutti possono pagarsi un po’ di sport, in barba al «Rapporto Cor­ rieri» ed ai suoi poveri?


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Scelta o necessità? Lo chiedo diret­ tamente a qualcuno degli interessa­ ti. Trovo un professore di Universi­ tà che dice di non avere tempo per praticare un vero sport, e trovo un impiegato del Ministero dei Traspor­ ti che non ha né tempo né soldi per fare qualcos’altro. Trovo anche una coppia sui 25/30 anni con evidente necessità di perdere peso. Perchè non andate in palestra, non giocate a tennis, non fate un po’ di nuoto? Mi guardano e si mettono a ridere. Ri­ sponde lui: «Capirai... Io sono un sot­ toccupato, lei una disoccupata. È sta­ to già un sacrificio comprare una tu­ ta...». Già, i giovani sottoccupati o di­ soccupati: sono una schiera numero­ sa e sfiduciata. Come si fa a pensar­ li allegri e felici mentre investono nello sport i soldi che non guada­ gnano?

I FORZATI! ©Et SALCIO Il trucco c’è, ma non si vede o quasi finché non si gira un po’. Certo, c’è la palestra dove si fa l’aerobica, ma è un seminterrato angusto e poco lu­ minoso, niente a che vedere con il Centro di Barbara Bouchet. Certo, c’è anche la piscina con la scuola di nuoto, ma anche qui è un locale di fortuna, niente a che vedere con le vasche olimpiche del «Roman Sport Center» di Villa Borghese. E ovvia­ mente anche i prezzi sono diversi: non centinaia di migliaia di lire, ma quote mensili di 30-40 mila lire. «Dobbiamo tener conto della realtà della zona» mi spiegano. Ma dove finalmente ogni cosa si chia­ risce è alla «Polisportiva Giardinet­ ti». Qui, nonostante la denominazio­ ne di «Polisportiva», ogni impianto comincia e finisce con un campo di calcio in terra battuta ed una serie di spogliatoi dall'aspetto un po’ ru­ stico. La polisportività è un sogno, per ora si fa solo calcio. Luciano Pa­ ris, impiegato di mattina e dirigente della Polisportiva nel pomeriggio, mi spiega che la scelta è forzata. Altri sport esigerebbero impianti ben più costosi e un maggior numero di istruttori. Il calcio è a basso costo. Su quell’unico campo, suddivisi in turni, si alternano 200 ragazzi (un centinaio al di sotto dei 13 anni). Ciò consente quote bassissime: 80.000 li­ re di iscrizione (con la fornitura di tu­ te, borse, indumenti di gioco ecc.) e 20.000 lire al mese. Ciò nonostante qualcuno ha difficoltà a pagare e in quel caso si cerca di chiudere un oc­ chio. Il successo del calcio è tutto qui, in un costo mensile irrisorio. In realtà — a giudizio del mio interlo­ cutore — il quartiere esprime una domanda sportiva eterogenea: non manca il desiderio di fare tennis o nuoto, ma qualunque attività venis­ se a costare 600/700.000 lire l’anno (50/60.000 lire al mese) si porrebbe da sola fuori mercato. La scelta (anzi la non scelta) della scuola calcio crea poi almeno due categorie di emargi­ nati: gli adulti e le bambine. Un’ulti­ ma annotazione: i ragazzi della «Po-

lisportiva Giardinetti» appartengono a ceti sociali diversi. Qualche genito­ re potrebbe anche permettersi di in­ vestire più denaro nello sport ed in­ fatti richiede ai dirigenti un allarga­ mento dell’attività; qualcun altro sopporta l’esborso della quota socia­ le unicamente come sacrificio che consente di evitare al figlio i perico­ li della strada. In questa forma di sport a buon mer­ cato esistono dunque almeno due fa­ sce di emarginazione: le ragazze e gli adulti. In realtà la lista sarebbe lun­ ghissima, con gli anziani e gli handi­ cappati in prima linea, ma accanto­ niamo per un attimo questi casi limi­ te e guardiamo alla massa, alla mag­ gioranza dei cittadini. Le bambine — se sul territorio viene a mancare l’as­ sociazionismo — non hanno alterna­ tive: o lo sport «costoso» o niente, e spesso prevale il «niente». Gli adulti hanno una via di uscita: sgranchirsi le gambe dove c’è un po’ di spazio, un po' di verde. Si dice che lo jogging sia una moda, a mio avviso è una ne­ cessità, è lo sport a costo zero, am­ messo che questa forma disorganiz­ zata e non programmata di attività motoria possa definirsi sport. Prendiamo un grande parco romano, Villa Ada, in una mattina di domeni­ ca. C’è gente di tutte le età che corre in tuta e scarpette da ginnastica.

LO SPORT CHE DIVIDE Per fortuna c’è l’associazionismo, e non lo dico per carità di patria. San­ tino Moschella, vicepresidente del CSI Messina, mi spiega brevemente come stanno le cose nella sua zona. «Venti anni fa, al di luori degli Enti di promozione, si faceva solo calcio. Poi, intorno agli anni '70, è stato tut­ to un proliferare di offerte sportive legate allo sviluppo di sport minori. Le quote non sono proibitive: le 30-40 mila lire al mese se le possono per­ mettere tutti o quasi. Ma così, a qua­ le sport si accede? Gli impianti pri­ vati sono impianti di fortuna, con grandi sale e scantinati trasformati in palestre; non c’è grande assisten­ za; mancano soprattutto gli animato­ ri, manca chi segua con attenzione il ragazzo anche dal punto di vista umano. Per i privati il ragazzo è un numero, è una quota, è un entusia­ smo che va colto al volo. Se poi il ra­ gazzo non trova attenzione e dopo un anno o due si stanca e va via, cosa im­ porta? Per fortuna ci sono gli Enti di promozione». Ed ecco che un concetto basilare si va precisando: c’è uno sport a basso (segue a pag. 20)

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Corsa ad ostacoli

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Lo hanno scoperto in una fresca mat­ tina d’estate. Sin dalla sera prima, al­ cuni passanti avevano notato quel giovane distinto, all’apparenza asso­ pito profondamente al volante della sua utilitaria, parcheggiata di sbie­ co sul marciapiede. Era sposato, la­ vorava in banca, un portafoglio mai vuoto, una casa ampia ed accoglien­ te. Mai nessuno, nemmeno la moglie, aveva osato sospettare della sua «di­ versità». Ora invece se ne sta lì, con quella maledetta siringa ficcata nel­ la piega del gomito sinistro. La scena, realmente accaduta in una grande citta del Nord, si replica un po’ ovunque, in una cornice qualsia­ si, urbana o meno. In Italia, stando a statistiche aggiornate all’agosto del 1987, la tragedia si è ripetuta per ben 286 volte, uccidendo I 19 persone in più rispetto allo stesso periodo del1’86. In testa alle morti per overdose c’è la Lombardia (71 decessi, otto dei quali a Milano, a causa di eroina pu­ rissima, e nel brevissimo arco di tem­ po che va dal 18 al 31 agosto), segui­ ta dal Piemonte (3 I vittime) e dal Ve­ neto (28 morti), che ha visto triplica­ re le cifre dell’anno precedente. Alcune città sono corse ai ripari, ma­ gmi agendo sugli effetti, organizzan­ do squadre specializzate di spazzini raccatta-siringhe, tanto per esorciz­ zare il fantasma deH’Aids. « La verità è che, puri t oppo, si sta ab­ bassando la guardia. — dice don An­ tonio Mazzi, veronese, responsabile nazionale del Progetto Exodus — E lutto questo avviene proprio mentre l’uso di stupefacenti diventa meno appariscente ma più radicato, perché va dilatandosi l'esercito dei “weekendisti”, di coloro che ricorrono al "bu­ co del sabato sera”, durante i ponti, in ferie». E così la guerra alla tossicodipen­ denza assume il sapore di una «cor­ sa ad ostacoli», come recita il titolo di un convegno nazionale (sottotito­ lo: «Droga, sport ed altri percorsi»), affidato dal comune di Verona all’Opcra Don Calabria (in seno alla qua­ le è sorto il Progetto Exodus) e patro­ cinato da Enti e Banche locali.

ROMPERE IL CERCHIO Secondo don Luigi Ciotti di Torino, «la droga chiede che si rompa il cer­ chio degli addetti ai lavori. Gli “esperti” servono tanto quando urge un’azione dello Stato e degli enti lo­ cali che non preveda risposte emoti­ ve, né, tantomeno, interventi straor­ dinari. Ci vogliono fatti che si inse­ riscano in una progettualità, in una strategia di più vasta portata, inte­ grando in modo adeguato le risorse pubbliche e private» Ma Ciotti rincara la dose. «È ora di finirla — dice — con il credere che vi siano due categorie distinte di uo­ mini: i “normali" e gli emarginati. Basta con i falsi progetti di recupe­ ro, di quelli che prevedono program­ mi e strutture “chiusi”, fatti apposta per i soggetti in condizione di disa­ gio! Ho il timore che da alcune parti si voglia rincorrere l’esempio del Brasile, dove è stata costruita "la cit­ tà dei disadattati”, una specie di enorme paese in cui sono state riu­ nite 22.000 persone perché afflitte da difficoltà di ambientamento sociale». L’n lager, un lazzaretto senza contatti con l'esterno. Le comunità di acco­ glienza esistenti in Italia non sono

certo questo. Ma è indubbio che es­ se comincino a denunciare limiti, perché rappresentano una soluzione sempre più minoritaria (si calcola che non vi entri nemmeno il 10% dei tossicodipendenti in procinto di usci­ re dal tunnel della droga) e sempre più costosa. «Oltre a quella in cui i ragazzi tra­ scorrono l’intera giornata — afferma don Mazzi — occorrerebbero altri due tipi di comunità. L'una, interme­ dia, meno chiusa e sistematizzata, l’altra decisamente "diurna", più co­ raggiosa, dove la permanenza sia li­ mitata alle ore di lavoro e di parzia­ le occupazione dei tempo libero, mentre il resto della giornata viene trascorso fuori, a casa, con gli amici “normali”». Ma, quantunque migliorate, le comu­ nità non bastano, da sole, a restituir fiducia a migliaia di famiglie. E non serve neppure liberalizzare la circo­ lazione di droghe, «perché si contri­ buirebbe soltanto ad oscurare defi­ nitivamente le dimensioni del dram­ ma». Piuttosto va recuperato il valo­ re della «quotidianità», «perché è l'ordinario il tessuto entro cui avven­ gono i passi fondamentali della vita». Da qui l’importanza e l’urgenza di strutturare una rete di servizi sul ter-

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ritorio, «dove il disagio si manifesta ma dove esistono anche le risorse mi­ gliori per il suo recupero». E lo sport? Può essere un rimedio, un grosso aiuto per chi si buca, un am­ bito di interesse che allontana il pe­ ricolo di venir ingoiati nel buio del­ lo «sballo». Ma l'attività motoria, spesso, rischia di sortire l'effetto op­ posto. Ansia, emarginazione dei «più deboli», stress, perdita d’identità: ec­ co i mali che lo sport ha talvolta pro­ dotto in ampie schiere di giovani.

NON QUALSIASI SPORT È quanto sostiene Claudio Calvaruso, direttore della fondazione Labos di Roma, secondo il quale «la man­ canza di canali di partecipazione so­ ciale per i giovani e la loro estromis­ sione dall’orizzonte lavorativo si ma­ nifesta in uno sport concepito come esempio di integrazione sociale basa­ ta su modelli consumistici, competi­ tivi ed efficientisti». Una tesi che, tra­ dotta in termini più volgari, può ad esempio trasformare il tifo calcisti­ co in un «perfetto microcosmo», do­ ve i giovani — specie quelli «diffici­ li» — si sentono protagonisti, iden­ tificandosi più nel gruppo, fra gli ultras, che non nell’evento agonistico cui stanno assistendo. Deciso sostenitore dello sport-gioco, don Antonio Mazzi insiste invece sul fatto che «lo sport è una delle poche discipline che si esprime sempre e comunque in senso gioioso. Nessuno pensa ad esse come fatica, business, o lavoro, se non dopo averlo pensa­ to come divertimento, come momen­ to liberatorio e rilassante. E poi lo sport non ha tempo né dimensione, possiede cioè una straordinaria com­ ponente di “atemporaneità”. Infatti l’atleta, durante la sua prestazione, vive un tempo fuori dal tempo, è im­ merso in un segmento di eternità che lo distacca da tutto il resto». «Mah, forse lo sport è un po’ come l’acqua. — stigmatizza Massimo Buscema, uno scienziato trentaduenne

che dirige il Centro di Scienza della Comunicazione di Roma — In defini­ tiva la forma di entrambi, il loro "es­ sere", dipende dal recipiente in cui sono contenuti, ovverosia dall’uso che ne fa una cultura. Dunque si im­ pone come necessario uno sport che tenga conto del corpo di una perso­ na e non di cosa dovrebbe essere. Più che fornire valori fissi, lo sport, co­ me la scuola, dovrebbe mettere nel­ la condizione di "imparare ad ap­ prendere", offrire opportunità agli individui affinché creino e sperimen­ tino valori propri, anche se non ci piacciono. Certo che sino a quando lo sport nascerà come attività paramilitare (la divisa di rigore, il sessi­ smo esasperato, i riti ufficiali sem­ pre uguali), la sua capacità di ovvia­ re al "disagio” sarà davvero mini­ ma». E se per Paolo Valenti, nel ricorda­ re la sua lontana esperienza di ani­ matore sportivo nel degradato quar­ tiere romano di Primavalle, «lo sport va modellato sui bisogni delle perso­ ne», per Antonio Monaco, direttore delle Edizioni Gruppo Abele, «lo svi­ luppo tumultuoso dello sport nell’e­ ditoria ha però conservato una reto­ rica costante».

SENZA RETORICA A giudizio del relatore torinese, «il mondo sportivo si costruisce a se stante, come se fosse in sé compiu­ to, e possiede un suo vocabolario, un vero e proprio dizionario che defini­ sce un’ideologia molto ripetitiva, omologata su modelli talmente sem­ plici da apparir sospetti. O meglio, questa è la visione di sport che emer­ ge da quotidiani e riviste specializza­ te. Certamente lo sport educa, forma, occupa il tempo, suscita interessi. Ma dovrebbe imparare a scambiare pezzi di esperienza con la società ci­ vile di cui fa parte. E magari impa­ rerebbe a conoscersi meglio, a tra­ sformare gli atleti, specie se giovani, nei veri registi della loro attività». E i campioni? C’erano anche loro al

convegno di Verona. Ma per Gelindo Bordin, Sara Simeoni e Nino Benve­ nuti, «lo sport non potrà mai arriva­ re a vincere la velocità con cui si dif­ fonde la tossicodipendenza, perché quando si ha bisogno dell'attività sportiva per non cadere nel tunnel della droga, è già troppo tardi». «Non tocca allo sport, ma ad altri (la scuola e la famiglia), il compito di prevenire l’emarginazione», ha det­ to Benvenuti. E la Simeoni: «Non si deve pensare allo sport come ad un’ancora di salvezza. E poi ci sono già tanti ostacoli burocratici da su­ perare per entrare in una palestra; figuriamoci come si può credere che lo sport possa sconfiggere la droga». Affermazioni lapidarie, addirittura sconcertanti. «Vien da chiedersi se il mondo spor­ tivo, nei suoi più alti livelli agonisti­ ci ed organizzativi, crede veramente nelle sue potenzialità educative e se si preoccupa che esse possano effet­ tivamente estrinsecarsi a beneficio dei cittadini e dell’intera società», ha osservato il presidente nazionale del CSI, Aldo Notario. «D’altro canto — ha continuato No­ tario — non avrebbe senso assume­ re acriticamente lo sport come una panacea, come un fatto di per sé edu­ cativo, se non a patto di modificar­ ne le forme di fruizione, di struttu­ rarle come un servizio manipolabile dai giovani». Intanto, sull’altro lato di piazza Bra, proprio di fronte al Palazzo della Gran Guardia (sede del convegno), l’arena di Verona si riempie di luci e di rumori. Sul palco sta salendo il poeta della beat generation, Bob Dylan, svogliato e senza verve come in ogni tappa della sua tournée italia­ na. Lui, che ha saputo interpretare i sogni di molti, è soltanto più un re­ duce. Cantava il libero uso delle dro­ ghe (leggere): oggi, miliardario e un po’ annoiato, non lo fa più. La droga uccide senza spartito. Già. «knocking on heaven’s door».

Davide Marzaroli

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A confronto con l’ISEF

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L'Istituto Superiore di Educazione Fisica (ISEF) potrebbe diventare un vero e proprio corso di laurea in scienze motorie. L’ha lasciato inten­ dere l'on. Beniamino Brocca, sotto­ segretario alla Pubblica Istruzione, intervenendo ad un incontro promos­ so lunedì 19 ottobre dal Centro Spor­ tivo Italiano presso l’Università Cat­ tolica di Milano. Piani di studio molto articolati, cor­ si di specializzazione, prove di am­ missione e numero programmato per l’ingresso, nonché preciso inquadra­ mento della posizione giuridica del personale docente. Questa potrebbe essere la nuova veste dell’ISEF se­ condo il parlamentare DC, anche se un ruolo decisivo toccherà alla rifor­ ma complessiva del sistema scolasti­ co, in assenza della quale non è pos­ sibile pensare ad un riconoscimento di dignità per l’insegnamento dell’e­ ducazione fisica. «Nell’Italia che, con l’enorme espan­ sione del consumo di sport, dimostra di aver raggiunto una buona matu­ rità culturale — ha sottolineato l’e­ sponente politico — occorre portare la ricerca scientifica nel settore a li­ velli universitari, aumentando ancor più il bagaglio cognitivo di chi esce dall’lSEF, ma qualificandone soprat­ tutto il patrimonio di nozioni educa­ tive. Brocca ha anche risposto alle do­ mande serratissime di alcuni fra i circa cinquecento studenti che han­ no letteralmente invaso la sala Olgiati. Rispondendo a chi richiedeva qua­ li garanzie venissero fornite ai diplo­ mati ISEF per un reale riconosci­ mento della professionalità acquisi­ ta, Brocca ha risposto che la possi­ bilità di maggiori sbocchi occupazio­ nali va vista «in un rapporto armo­ nico più generale con il mondo del la­ voro e con lo sviluppo delle nuove professioni». Nel replicare poi ad uno Studente che domandava «precise condizioni per eliminare i praticoni dallo sport», Brocca ha sottolineato che «sono possibili sia gli esami abilitativi fina­ li e sia un eventuale albo professio-

naie, ma non possiamo dar spazio al­ la nascita di una nuova corporazio­ ne di lavoratori, per non seguire il cattivo esempio della sanità, dove ben trenta figure paramediche han­ no recentemente chiesto l’attivazio­ ne di un albo specifico». Agli studenti dell'ISEF restano quin­ di aperte molteplici vie occupazio­ nali. In primis la scuola, secondaria ed elementare (e qui i nuovi program­ mi giocano una parte fondamentale), poi l’impegno specialistico presso il CONI e le Federazioni, la ricerca nell’Università, l’impegno fra le socie­ tà federali e gli Enti di promozione sportiva, nonché la partecipazione al­ le iniziative degli Enti locali (in par­ ticolare la conduzione degli impian­ ti), il lavoro con gli Enti della ricrea­ zione e del tempo libero. «Non dimentichiamoci, inoltre, che al centro di qualsiasi intervento le­ gislativo deve esserci l'allievo — ha detto il sottosegretario — c quindi gli istituti preposti alla formazione di tecnici motori devono prender forma e vita sulle dimensioni della figura di educatore sportivo». A questo proposito il presidente na­ zionale del CSI, Aldo Notario, ha evi­ denziato come lo sport abbia bisogno di una grande iniezione di professio-

nalità, umana ancor prima che tec­ nica. «Quel grande pachiderma chia­ mato mondo sportivo — ha detto No­ tarlo — si regge grazie ai centomila volontari ed al milione di società sportive che lo sostengono ogni gior­ no con un impegno mai ricompensa­ to a dovere. Per queste ragioni è au­ spicabile una radicale riforma dell’ISEF, che mentre accresca e valo­ rizzi la professionalità di chi lo fre­ quenta, metta i propri laureati nella condizione di potenziare le risorse del volontariato. Professionisti e vo­ lontari devono fornire una risposta, con lo sport, ai bisogni fondamenta­ li dei giovani, vale a dire l’amicizia, la comunicazione, la voglia di dare un senso alle cose che si fanno, la possibilità di esprimersi secondo le proprie capacità». AH’incont ro sono anche intervenuti, fra gli altri, il prof. Adriano Bausola e mons. Carlo Ghidelli (rispettiva­ mente rettore magnifico ed assisten­ te ecclesiastico dell’università Catto­ lica di Milano), e Giovanni Peri, diret­ tore dell'ISEF di Milano.

D.M.


[La SPERANZA CHE E' IN NOI Se, da cristiani, facciamo caso allo scorrere dei gior­ ni, ci incontriamo, in questi mesi dell’anno, con una fe­ sta come quella dell’immacolata Concezione e con il cammino — l’Awento — che porta al Natale. Celebrare i momenti significativi della vita di Gesù Cri­ sto la tutt’uno con la celebrazione di Maria e ciò è tan­ to più significativo in questo anno Mariano. «Non ci rimane che fare come San Giovanni: prendere Maria in casa, tra i massimi beni della nostra vita cri­ stiana. Far entrare Maria nella nostra casa, nella no­ stra preghiera, nel nostro lavoro, nelle gioie e nelle pe­ ne, nella vita e nella morte»; sono parole di un teologo, Domenico Belletto, a commento della lettera che il Pa­ pa ha dedicato a Maria, pochi mesi fa. Sembra che si possano e si debbano fare nostre, sfor­ zandoci di identificare i modi con cui concretizzare que­ sto impegno. Dalla lettera di Giovanni Paolo II, Maria emerge come colei che fa da modella a tutta la Chiesa per un cam­ mino di fede. Non c’è lede cristiana senza ascolto della Parola di Dio, senza una sua accettazione, senza una disponibilità — obbedienza a realizzare il progetto di Dio. Ora, Maria vive questa fede in tutta la sua esistenza, dal «si» che pronuncia nei confronti dell’Angelo fino ai piedi della croce: è una fede che cresce, che matura anche nelle difficoltà e nell’oscurità. Come non vedere in tutto questo una parabola della vita del cristiano, oggi? Abbiamo bisogno tutti di «diventare cristiani». Diamo troppo spesso per scontata la nostra fede e quasi non ci accorgiamo della superficialità estrema, dei gesti pie­ ni di abitudine stanca, della resistenza alla conversio­ ne che qualificano la nostra vita. «La beata Vergine Maria continua a "precedere” il po­ polo di Dio. La sua eccezionale peregrinazione della fe­ de rappresenta un costante punto di riferimento per la Chiesa, per i singoli e le comunità, per i popoli e le nazioni e, in un certo senso, per l’umanità intera» (RM n. 6). La lede di Maria trova una delle espressioni più pro­ fonde e consapevoli nel Cantico contenuto nel Vange­ lo di Luca: il Magnificat: « L’anima mia magnifica il Signore, e il mio spirito esalta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l'umiltà della sua serva. D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.

!

Grandi cose ha fatto in me /'Onnipotente, e santo è il suo nome: di generazione in generazione la sua misericordia si stende su quelli che lo temono. Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote. Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, come aveva promesso ai nostri padri, ad Abramo e alla sua discendenza per sempre»

Queste sono parole di una fede adulta: costituiscono addirittura una professione di fede che impegna resi­ stenza di tutti i giorni, a partire da una integrazione radicale di fede e vita. «Attingendo dal cuore di Maria, dalla profondità della sua fede, espressa nelle parole del Magnificat, la Chie­ sa rinnova sempre meglio in sé la consapevolezza che non si può separare la verità su Dio che salva, su Dio che è fonte di ogni elargizione, dalla manifestazione del suo amore di preferenza per i poveri e gli umili, il qua­ le, cantato nel Magnificat, si trova poi espresso nelle parole e nelle opere di Gesù» (RM n. 37). Come cristiani siamo chiamati a ripetere e rivivere il Magnificai di Maria. Proprio alla sua scuola la Chiesa è impegnata a predicare e attuare il senso cristiano del­ la libertà e della liberazione: la vita di Maria e il mes­ saggio del suo «Magnificat», scrive Chiarinelli, ci of­ frono. in realtà, un progetto di comunità e di umanità nuova, rigenerata dalla santità, dalla onnipotenza, dalla misericordia di Dio. Lo stupore che da sempre circonda questa Donna è lo stupore che caratterizza la fede, che qualifica l’uomo quando si apre all'incontro con Dio e prende coscien­ za della sua azione. È lo stupore che, a partire dalla consapevolezza dei propri limiti e delle difficoltà del­ l’esistenza, si manifesta quando si incontrano segni di sicura speranza e di consolazione per il cammino di ogni giorno: si può e si deve guardare a Maria come ad uno di questi segni. Allora si può e si deve invocare: «Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi».

Gianni Gherardi

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A proposito di referendum

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Stadium giunge nelle mani dei suoi lettori nell’immediata vigilia o all'in­ domani dei referendum previsti per 1’8 novembre sui temi della giustizia e del nucleare. Lungi dal compiere un’analisi sul merito e sull’opportunità di questa consultazione popolare, i referen­ dum di novembre ci offrono lo spun­ to per una riflessione e un approfon­ dimento sulla disciplina giuridica e sulla validità del referendum come mezzo per una partecipazione diret­ ta dei cittadini alla gestione della co­ sa pubblica. L’introduzione nel nostro ordina­ mento costituzionale del referen­ dum, che insieme all'iniziativa popo­ lare legislativa e a) diritto di petizio­ ne fa palle degli istituti corrente­ mente definiti di «democrazia diret­ ta», è da inquadrare nell’ambito delle varie misure con cui l’Assemblea Co­ stituente ha inteso delineare un mo­ dello di Stato basato sul principio della sovranità popolare, e quindi tra le diverse forme di partecipazione dei cittadini «all’organizzazione po­ litica, economica e sociale del Pae­ se». Di referendum, la nostra Costituzio­ ne, ne prevede diversi tipi: quello co­ siddetto abrogativo dell'art. 75 per «l’abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge», ad iniziativa di cinquecentomila elettori o di cinque Consigli regionali: quello cosiddetto sospen­ sivo, che può intervenire, a norma dell’art. 138 Cost., nel procedimento di approvazione delle leggi di revisio­ ne costituzionale; quello previsto dall'art. 132, in materia di fusione e di creazione di regioni, o di mutamen­ to dei relativi ambiti territoriali, ed infine i referendum regionali di cui all’art. 123 e 133 secondo comma del­ la Costituzione. Dal 1970, momento in cui è interve­ nuta con un ritardo pluriventennale la prevista legge di attuazione, ad og­ gi, si è registrato un frequente ricor­ so al referendum abrogativo: circa 90 le iniziative a cui si è dato inizio con il relativo procedimento prescritto. Delle 25 proposte di referendum che

Passata la festa... No. In questo caso il proverbio non vale. Se è vero che siamo andati a votare (almeno molti) con qualche per­ plessità, proviamo a ragionare un momento sul «referendum» come istituto della nostra demo­ crazia. hanno ottenuto il dovuto numero di firme, soltanto 9 sono state sottopo­ ste al voto popolare (a questi dati so­ no da aggiungere le consultazioni dell’8 e 9 novembre). Mai celebrato invece quello sospensivo, mentre scarsa applicazione hanno avuto quelli regionali. Piuttosto diffuso dunque il ricorso da parte dei cittadini allo strumen­ to del referendum abrogativo. Alcu­ ne precisazioni sembrano però op­ portune. Se infatti alcune volte il re­ ferendum ha investito problemi rile­ vanti e di vasta portata (pensiamo al divorzio e all'aborto), per le quali si rendeva necessario e anche dovero­ so ascoltare il parere della maggio­ ranza degli italiani; in altre occasio­ ni, ed il riferimento alla recente con­ sultazione popolare non è casuale, il referendum ha costituito un pretesto per sollevare questioni in forme non idonee c soprattutto scorrette nei confronti dei cittadini, che sono sta­ ti chiamati a rispondere su quesiti non chiari, evasivi, e spesso faziosi e strumentali per altri fini. Con il ri­ schio di creare un vuoto normativo su materie fondamentali su cui pe­ raltro non esiste un consenso unani­ me, il referendum non può trasfor­ marsi in un imbroglio o in un modo per creare un «polverone», dopo il quale non si risolvono i problemi sol­ levati. Il cittadino non deve votare «al buio», senza sapere come verran­ no risolti i quesiti referendari. Veniamo ora a qualche cenno sulla disciplina nonnativa del referen­ dum. Il procedimento previsto dall’art. 75 della Costituzione e dalla successiva legge di attuazione per il referendum abrogativo è piuttosto complesso, di-

stinto in varie fasi, ed orientato ad un attento vaglio preventivo non so­ lo sulla legittimità ma anche sul me­ rito. L’art. 75 prevede limiti di materia («non è ammesso... per le leggi tribu­ tarie e di bilancio, di amnistia e di in­ dulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali»); dispone poi che la «proposta soggetta a referen­ dum è approvata se ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto ed è raggiunta la mag­ gioranza dei voti validamente espres­ si». Il procedimento prevede un esame sulla regolarità e sulla legittimità delle richieste da parte dell’ufficio Centrale presso la Corte di Cassazio­ ne, e un successivo esame di ammis­ sibilità della Corte Costituzionale. Tralasciamo la complessità dei ter­ mini previsti per le varie richieste, ma sottolineano le due innovazioni introdotte in agosto dal nuovo Par­ lamento: la prima ha consentito di celebrare i referendum a soli sei me­ si dalle elezioni politiche (in questo modo sono stati «accontentati» i pro­ motori dei referendum di novem­ bre!); in caso di abrogazione, e se la consultazione sulla giustizia e sul nu­ cleare fornisse questo esito, sarebbe la prima vittoria dei «sì» nella nostra storia costituzionale, la seconda mo­ difica prevede la possibilità di richie­ dere al Presidente della Repubblica, da parte del Governo, la sospensio­ ne dell’effetto della consultazione po­ polare «per un termine non supcrio­ re a centoventi giorni»; il «congela­ mento» consente di sostituire le nor­ me abrogate con nuove disposizioni, ma con il serio pericolo di creare un vuoto legislativo alla scadenza del termine. Questo il disegno normativo dell'isti­ tuto, ma quale futuro aspetta il re­ ferendum? Quando si parla di revisione della Co­ stituzione, il discorso va sempre a ca­ dere sulle ormai famose «riforme istituzionali», un terna urgente e (segtw <i P<‘g- NI


Intervista sul profitto pubblici di cui essi hanno goduto in questi anni, e che hanno loro permes­ so di riconvertire la struttura del si­ stema produttivo italiano. Altro che rigurgito anticapitalista!».

Come uscire da una società basata soltanto sul profitto economico? «Abbiamo centinaia di miliardi di utile, dovremo pur reinvestirli!». Co­ si l’amministratore delegato della Fiat ha replicato a quanti, nei giorni scorsi, chiedevano ragione dell’espandersi a vista d’occhio dell’impre­ sa torinese: daH’auto alle assicura­ zioni, alle banche, ai giornali, alla Tv. Quella risposta è apparsa tanto più sconcertante se si tiene presente che, contemporaneamente, gli imprendi­ tori italiani lamentano una crescita eccessiva del costo del lavoro, al pun­ to da mettere in crisi la competitivi­ tà dei prodotti italiani sui mercati in­ ternazionali. — Come si spiega questa contraddi­ zione? E come si può risolverla? Lo abbiamo chiesto per i lettori di «Stadium», a Mario Colombo, segre­ tario generale aggiunto della Cisl.

«1 bilanci della maggioranza delle imprese italiane sono fortunatamen­ te tornati in nero; in molli casi si re­ gistrano anzi copiosi margini di pro1 itto. Tuttavia non tutto va bene per

Nella linea di riflessioni connes­ se con il tema del prossimo Con­ gresso nazionale, proponiamo ai nostri lettori questa intervista che cerca di chiarire i termini di una questione che è alla base di una visione politica orientata al­ la solidarietà. Può una società basarsi solo sul profitto? È l'ini­ zio di un discorso che continue­ rà nei prossimi numeri.

— In sostanza, tu rimproveri agli im­ prenditori, per cosi dire, di sputare sul piatto in cui hanno mangiato...

«Esatto. Ma c’è deH’altro. Gli im­ prenditori non sono affatto innocenti rispetto al tasso d’inflazione e a quel­ lo di disoccupazione che sono rima­ sti, nel nostro Paese, più elevati che altrove. Quando, nel 1986, i prezzi delle materie prime scendevano e ca­ lava il valore del dollaro, in Italia i prezzi al consumo non hanno regi­ strato la medesima tendenza». l’economia italiana: il tasso d’infla­ zione è sopra al 5% e abbiamo il tri­ ste record di un tasso di disoccupa­ zione all'11%, con una tendenza a crescere nel Mezzogiorno». — Gli imprenditori leggono questi dati come la riprova della loro tesi, per cui al dinamismo dell’impresa ha fatto riscontro il sostanziale immo­ bilismo dello Stato e della politica...

«Le cose non stanno esattamente co­ sì. Certamente, il problema maggio­ re che il paese ha oggi sul tavolo è Li­ nei ficenza dello Stato, che continua ad ammassare debiti su debiti, of­ frendo in compenso servizi scaden­ ti, con conseguenze nefaste sia per la qualità della vita dei cittadini, sia per la competitività della nostra econo­ mia. Se, ad esempio, le poste non fun­ zionano, noi lutti viviamo peggio e le imprese devono spendere di più per camminare, rispetto alla concorren­ za straniera». — Dunque, la Confindustria ha ragione...

«No. perché gli imprenditori fanno finta di dimenticare che una parte cospicua dei debiti dello Stato sono dovuti ai giganteschi finanziamenti

— Perché? «Certamente perché lo Stato brucia­ va risorse, ma anche perché commer­ cianti e imprenditori hanno preferi­ to incamerare maggiori profitti, piut­ tosto che far calare i prezzi spingen­ do più decisamente l'inflazione ver­ so lo zero».

— Ma che c’entra questo con la disoccupazione?

«È lo stesso discorso. Ai maggiori profitti non hanno corrisposto mag­ giori investimenti colti ad allargare la base produttiva e ad aumentare i posti di lavoro, ma grandi operazio­ ni speculative sul piano esclusivamente finanziario». — Insomma: gli imprenditori hanno chiesto aiuto allo Stato quando ave­ vano l’acqua alla gola; poi, quando le cose si sono messe al meglio, hanno pensato solo ad accumulare profitti e a giocare a «monopoli» in Borsa, anziché contribuire alla crescita del paese facendo calare inflazione e di­ soccupazione. È così? « Sì, è così. Ma quel che è più grave è che gli imprenditori sono stati in-

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INTERVISTA SUL PROFITTO

A PROPOSITO DI REFERENDUM

(segue da pag. 10)

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coraggiati a procedere in questa di­ rezione da parte del governo e han­ no ricevuto solo applausi da parte dei mass-media, che li hanno presen­ tati assai superficialmente, come i salvatori della patria». — Adesso però si parla di leggi anti­ trust, cioè contro le concentrazioni monopolistiche.

«Non credo molto a questo discorso: in effetti, l’unica dimensione in cui può avere senso parlare di lotta ai monopoli e quella almeno europea. Come si può pensare a più imprese automobilistiche in Italia, quando nel giro di qualche anno sarà diffici­ le che ne restino in piedi più di otto/dieci circa in tutto il mondo? Di­ verso è il discorso sui terreni del cre­ dilo, delle assicurazioni, dell'infor­ mazione, cioè della stampa e della TV. Qui regole severe a garanzia di nocive commistioni o dei rischi che corre il pluralismo, sono assolutamente urgenti. Si tratta di scongiu­ rare il pericolo che banche, assicu­ razioni e aziende diventino un «tut­ to indistinto»; si tratta, inoltre, di evi­ tare la sciagura di concentrazioni di testate e di emittenti e il rastrella­ mento oligopolistico della pubblici­ tà. Ma per il resto, l’orizzonte sul quale muoversi è necessariamente un orizzonte almeno europeo. Il ve­ ro problema è che mentre l'impresa giustamente già ragiona in termini internazionali, europei o addirittura mondiali, la politica è ancora rin­ chiusa nelle piccole beghe nazionali. La politica, soprattutto in Italia, oc­ cupa sempre più la società, ma la go­ verna sempre meno».

• — E il sindacato? Non dovrebbe anch’esso fare un salto di qualità? «Certamente. Anche il sindacato agi­ sce tuttora in una prospettiva tutta interna agli stati nazionali. In più, al­ meno in Italia, esso attraversa una fase di divisione strategica; è forte la tentazione di limitarsi, come accade nel mondo politico, a gestire piccoli aggiustamenti quotidiani, perdendo di vista le grandi questioni in gioco. È una tentazione che va combattuta, se il sindacato vuole restare protago­ nista insieme agli uomini e ai valori che rappresenta». — Nel complesso, non è un quadro ottimistico...

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«È vero. Ma gli sportivi — e il CSI se ne intende — sanno che per vincere non bisogna mai sottovalutare le dif­ ficoltà e sopravvalutare se stessi. So­ lo avendo chiare le dii fieoi tà e alle-

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nandosi duramente è possibile farce­ la. Nella politica economica e socia­ le, le cose vanno più o meno allo stes­ so modo».

— Ma oggi, che cosa vuol dire «vin­ cere» per il sindacato? «Vuol dire dare più forza ai valori della solidarietà e dell’uguaglianza. Più concretamente, dare più peso al lavoro, avendo presenti gli ultimi, che oggi non sono più, in genere, i la­ voratori, ma i disoccupati, gli anzia­ ni, le tante categorie di emarginati. Perché ciò sia possibile è necessaria, tra l’altro, una politica economica e sociale che indirizzi le risorse verso gli investimenti produttivi, in modo da creare occupazione, e verso il mi­ glioramento dei servizi pubblici, in modo da elevare la qualità della vita».

— E come è possibile, in concreto, tutto questo? «Beh, innanzitutto, va completamen­ te rivista la politica fiscale. Ormai lo sanno anche i bambini che in Italia le tasse le pagano solo i lavoratori di­ pendenti. È scandaloso che l'intero gettito Irpef (cioè l’imposta sui red­ diti delle persone fisiche, che paga­ no soprattutto lavoratori dipenden­ ti e pensionati) serva solo a finanzia­ re gli interessi del debito pubblico. In altre parole, le tasse non servono a finanziare la spesa pubblica, ma a pagare gli interessi dei Bot c dei Cct che, in larga misura, sono comprati da chi evade le tasse. Così, il fisco da strumento di riequilibrio sociale, co­ me lo vorrebbe la Costituzione, si è trasformato in un mostruoso molti­ plicatore di ingiustizia, perdi più con effetti gravemente distorcenti sul piano dello sviluppo economico».

Giorgio Tonini

scottante, ma che non si risolve con le polemiche o con modifiche affret­ tate. I cambiamenti nella struttura dello Stato e nelle articolazioni di un or­ dinamento democratico, che è l’e­ spressione della sovranità popolare, richiedono vasti consensi, potremmo dire unanimi, in modo da rappresen­ tare il complesso delle esigenze e del­ la rappresentatività di tutti i citta­ dini. Parlando di modifica del referendum appare significativa a tal proposito la proposta della Commissione Boz­ zi sulle riforme istituzionali, di un re­ ferendum consultivo per «questioni di alta rilevanza politica», non col fi­ ne però di creare «contropoteri» o conflitti con le istituzioni, ma come una forma di integrazione e solleci­ tazione al buon funzionamento del si­ stema basato sulla democrazia rap­ presentativa. Sempre in tema di cambiamenti pro­ posti al referendum, è da molti evi­ denziata l’esigenza di pervenire ad una più puntuale definizione dei cri­ teri cui la Corte Costituzionale do­ vrebbe essere tenuta ad attenersi in sede di giudizio di ammissibilità, e si è da più parti prospettata la possibi­ lità, al fine di limitare il ricorso al re­ ferendum, di aumentare il prescrit­ to numero di firme, portandole ad un milione, ovvero al 5%, o addirittura al 10% del coipo elettorale. D’altra parte, al fine di garantire che il referendum costituisca uno stru­ mento effettivo di scelta consapevo­ le da parte degli elettori, si sottoli­ nea la necessità di una normativa che imponga una formulazione il più comprensibile e chiara del quesito, e che, ripetiamo, non convochi inu­ tilmente il cittadino a pronunciarsi su questioni marginali. Tutto questo al fine di evitare un uso strumentale del referendum, che cer­ tamente assolve alla funzione di «sti­ molo» nei confronti degli organi le­ gislativi, ma che non si può trasfor­ male in un pretesto per polemiche pretestuose, in luogo di una utile oc­ casione di confronto e di partecipa­ zione diretta dei cittadini alla solu­ zione dei problemi reali del Paese.

Vi lo Cozzali


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s Ho un sogno: che un giorno in un ufficio pubblico entri una perso­ na anziana, vestila non troppo be­ ne, che faccia fatica a spiegarsi e a chiedere l'informazione di cui ha bisogno. E sogno che un paio di pubblici impiegati, addetti a quell'ufficio, gli vadano incontro chiedendo: «Signore, che cosa de­ sidera?». E poi con pazienza e competenza sappiano aiutarlo a trovare quel che cerca; e gli dia­ no i consigli opportuni, con gen­ tilezza e rispetto; e che, quando quel signore se ne sarà andato, ab­ biano soltanto la serena coscien­ za di aver fatto il proprio dovere. E poi l'immagine del sogno si moltiplica come in un caleidosco­ pio: che vengano così trattati i ma­ lati negli ospedali, gli anziani nel­ le case di ricovero, i minori ospi­ tati negli istituti, i cittadini che vanno al lavoro sugli autobus, quelli che fanno la fila agli uffici di collocamento, o vanno a ritira­ re la pensione... Se c'è una cosa scandalosa oggi nel nostro Paese è infatti lo stile adottato dai pubblici impiegati (di ogni livello) nei confronti dei cit­ tadini, che sono i loro datori di la­ voro e i titolari del diritto ad es­ sere serviti con competenza e cortesia. Il cattivo esempio, come spesso, viene dall’alto. I partiti, con i lo­ ro ministri e deputati, dimostra­ no spesso di trattare i cittadini co­ me dei sudditi. Si promette, ad esempio, di abolire (o come mini­ mo ridurre) la tassa della salute; ed ecco che la lasciano e semmai permettono di ridurla in futuro. Stabiliscono le mega-multe e poi le lasciano cadere con danno per chi le ha pagaie e vantaggio per chi ha fatto il furbo. Minacciano nuove lasse sulle case dimentican­ do che soltanto poco più di metà delle case esistenti risultano al pubblico catasto per cui paghe­ ranno di più quelli che già paga­ no parecchio e gli altri continue-

STADI UM/SOCI ETÀ'

CITTADINI, NON SUDDITI! ranno a pagare nulla (ma è davve­ ro impossibile far funzionare gli uffici pubblici?). Il cittadino debitore del fisco vie­ ne perseguitato fin sulla soglia del carcere; quando è il fisco ad esse­ re debitore paga (o rimborsa) con tutto suo comodo e alle sue con­ dizioni. E ancora: il cittadino­ suddito non ha la possibilità di ve­ dere le sue lettere giungere in tem­ po; deve subire il sistema radio te­ levisivo che gli impone di pagare il canone ma poi consente ai pri­ vati di arricchirsi con la pubblici­ tà illimitata; deve prendere per buone le addomesticate statisti­ che sul costo della vita; deve ac­ contentarsi del sistema sanitario che c'è e sentirsi dire per giunta che costa troppo; deve subire gli incalcolabili fastidi e danni degli scioperi; rassegnarsi a vedere im­

puniti o quasi pubblici ladri, truf­ fatori, eversori, e ogni altro spre­ giudicato operatore che sfrutta co­ me un privilegio e una ragione di non punibilità il fatto di agire nel­ l’ambito della «cosa pubblica». Sono stali costoro, quelli che han­ no operato male e quelli che han­ no tollerato, ad aver portato così in basso l'immagine ( e la realtà) delle strutture pubbliche (enti, or­ gani amministrativi, politica, strutture di partecipazione, servi­ zi pubblici). Oggi si vorrebbe tor­ nare al «privato». Ma esso non sarebbe meglio del «pubblico» (anzi, si aggiungereb­ be la voracità del profitto). Quel che conta è lo spirito, lo stile, le norme che regolano i servizi, pub­ blici o privati che siano. E la vo­ lontà, e capacità, di far osservare quelle norme. Soprattutto occorre ripartire dal concetto di fondo: che il cittadino deve essere trattato nel modo mi­ gliore; e non è tollerabile che fac­ cia la fila davanti allo sportello, sia stipato su una metropolitana, sia abbandonato in un letto di cor­ sia ospedaliera. I partiti e i sindacati (e anche al­ tre grandi realtà della vita civile) attraversano oggi un momento difficile, di vera impopolarità. Se avessero un po' di saggezza si schiererebbero peri diritti dei cit­ tadini, per la solidarietà che è an­ che vero rispetto della dignità di ogni persona che viene a contat­ to con la struttura pubblica. Ne verrà un vantaggio, meritato, per chi avrà il coraggio di assumere questo programma (presidente Goria: è un invilo); ne verrà un mi­ glioramento (necessario) nel rap­ porto tra cittadini e istituzioni pubbliche; e soprattutto i cittadi­ ni saranno un po' più rispettati, coni'è doveroso nella stagione che viene chiamata «dei diritti umani».

Angelo Bertoni

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FOTOMEMORIA

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IL TEMA DEL MESE

I giochi sportivi

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ragazzo e sport Negli ultimi numeri, la rivista fran­ cese Education Physique et Sportive, ha fatto un bilancio didattico dell’e­ ducazione fisico-sportiva in Francia. Ulteriormente Pierre Arnaud, del Centro di Ricerca e Innovazione Sportiva dell’università di Lione, ha analizzato l’evoluzione degli orienta­ menti didattici «dall'oggetto» ai «contenuti» dell’insegnamento. Nell'atletica leggera, dice Arnaud, la concezione tecnicista ha vita dura, in pratica non è stata mai abbandona­ ta, ma ha subito un po’ per volta un sostanzioso ridimensionamento. L’attenzione sempre maggiormente centrata sugli alunni e la parallela in­ troduzione delle scienze umane an­ che in educazione fisica (scienze del­ l’educazione e psicologia dell’ap­ prendimento) hanno via via favorito il passaggio da una pedagogia dei ri­ sultati a una pedagogia dei processi di apprendimento, attribuendo sem­ pre maggiore importanza a ciò che l’alunno veramente fa e agli approc­ ci intellettuali della motricità. Già fermandoci a questo ambito, che non è stato protagonista di rivoluzio­ ni didattiche, ma soltanto di impor­ tanti evoluzioni, ci accorgiamo subi­ to di quanto in Italia siamo lontani dalle esperienze francesi. Per quan­ to ci è noto, da noi questo tipo di pro­ blematica per l'età della preadole­ scenza non è stato neppur posto, se non in qualche raro e inascoltato ar­ ticolo di quei studiosi ed educatori. Più netta e più interessante l’evolu­ zione didattica che Pierre Arnaud rintraccia nell’ambito degli sport col­ lettivi, suddividendola in cinque fasi:

— la prima, dal 1950 al ’55, è carat­ terizzata dalla distinzione, o addirit­ tura dall’opposizione tra i giochi tra­ dizionali e gli sport collettivi; — nella seconda (l952-60), si insegna­ no sport collettivi semplificati (pal­

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e lavolo, pallacanestro...), o ricorrendo a giochi tradizionali similari o modi­ ficando le regole degli sport; — la terza fase (1955-1963) cerca di dissociare nell’insegnamento dello sport collettivo due momenti: l’ap­ prendimento della tecnica di base e poi, in un secondo tempo, l’appren­ dimento della tattica; — nella quarta fase, dalla seconda metà degli anni Sessanta ai primi an­ ni Settanta, diventa prioritaria l'azio­ ne di gioco: la tecnica del giocatore non è dissociabile dall’insieme collet­ tivo nel quale egli s’inserisce e si esprime; — infine, nella fase più recente, è l’at­ tività dell’allievo che diventa il refe­ rente essenziale di ogni elaborazio­ ne didattica. L'insegnante si interes­ sa meno ai gesti e più ai processi at­ traverso cui l’allievo perviene ad ac­ quisirli, e allora la tecnica passa in ombra e diventa sempre più frequen­ te il ricorso ai giochi tradizionali e semplificati.

rassomigli a questa ricerca didatti­ ca dell’educazione fisica e dello sport sia nella Scuola, sia tanto meno nel­ l’organizzazione sport iva. Il problema della didattica fisico­ sportiva preadolescenziale da noi non è stato nemmeno avvertito, tan­ to meno impostato, se non per alcu­ ne problematiche strettamente con­ nesse e funzionali ai processi agoni­ stici e ai relativi risultati. In questo senso, siano benedetti i Centri CONI di avviamento allo sport che, pur in­ dirizzati nell'unica dimensione ago­ nistica, hanno quanto meno il meri­ to di farlo secondo una metodologia scientificamente rigorosa, che sot­ trae, o tenta di sottrarre, i preadole­ scenti dagli incontrollabili appetiti delle società sportive e dagli... avven­ turosi safari campionistici della stra­ grande maggioranza degli allenatori. Che dire, allora, su «ragazzi c sport» nel nostro Paese, se non che sarebbe ora di cominciarne a parlare se­ riamente?

Sarebbe vano, ovviamente, cercare di rintracciare in Italia qualcosa che

L. O.

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IL TEMA DEL MESE I giochi sportivi

GIOCO E DISCIPLINE SPORTIVE Anche nello sport, come in molti al­ tri settori della vita, il ragazzo è con­ siderato un piccolo adulto. Questo è il motivo per cui le diverse discipli­ ne sportive sono considerate da più parti delle attività che escludono, quasi aprioristicamente se svolte a certi livelli, la presenza del «gioco» come elemento centrale di tali at­ tività. Fra gli adulti è sempre più diffusa l’abitudine a far iniziare un’attività monosportiva sin da bambini, adducendo come motivazione che tale è il metodo migliore per ottenere risul­ tati più brillanti in futuro.

Quindi, la pratica sportiva si concre­ tizza purtroppo, a livello giovanile, in allenamenti nei quali valgono le stes­ se leggi deH’allenamento degli adul­ ti e, nel migliore dei casi, ne venga­ no ridotti solo l'intensità e il volume. Tutto ciò avviene, a mio avviso, per diverse ragioni:

1) perché le Società e le Federazioni trasferiscono troppo affrettatamen­ te e in modo incontrollato i program­ mi degli adulti ai giovani e soprattut­ to ai bambini, non tenendo conto del­ l’esigenza di realizzare e programma­ re un'attività «a misura dei ragazzi»; 2) perché negli organi decisionali di molte Federazioni non si hanno del­ le prese di posizione chiare prò o contro lo sviluppo della prestazione nell'allenamento dei bambini. Molto spesso ci sono, infatti, solo delle af­ fermazioni poco chiare che danno adito a qualsiasi interpretazione;

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3) perché molti genitori e allenatori sono abbagliati dalla possibilità di facili successi a breve termine. Que­ sto, senza considerare le esperienze motorie realizzate e da realizzare dal ragazzo in un arco di tempo più am-

pio, in modo da rispettare la cresci­ ta della sua personalità.

Quindi, come la scuola è esposta al­ le premesse ideologiche, sociali, e po­ litiche, così anche lo sport deve fare i conti con una condizione che è rap­ presentata dalla tendenza ad antici­ pare l’età del massimo rendimento nello sport di alto livello. Questo comporta di conseguenza an­ che un anticipo dell’inizio dell’alle­ namento sportivo. Si realizza, dunque, l’antitesi fra due posizioni: «lo sport in età infantile è un lavoro forzato» e «lo sport in età infantile è una possibilità di realiz­ zare delle capacità di prestazione» (E. I-IAHN, 1982). Entrambe le espressioni non sono prive di fon­ damento! Ma, se la prima esclude categorica­ mente lo sport, e quindi l'attività sportiva specialistica in età infanti­ le, la seconda, parte da questa, per realizzare una più elevata capacità di prestazione.

Una cosa è però certa: la «seconda via» non ha come obiettivo la cresci­ ta dell’uomo attraverso lo sport, ma la realizzazione di una prestazione che sia il più elevata possibile. Ciò comporta, molto spesso, oltre al resto, l’accantonamento del gioco dallo sport.

INTELLIGENZA DI GIOCO Ma allora si pone l’interrogativo: esi­ ste il gioco nelle discipline sportive? Esso ne rappresenta, a mio parere, il perno centrale; ne costituisce la motivazione e la ragione di fondo. Non esiste sport, quello vero, senza gioco. E con il gioco che il ragazzo impara a conoscere le proprie capacità e ciò contribuisce notevolmente alla stabi­ lizzazione dell’interesse. Giocando si possono assimilare e adattare nuove esperienze motorie e, quindi, si può realizzare una più lar­ ga base di abilità, in modo da poter sviluppare differenti modelli di com­ portamento. Molti polemizzano sul fatto che il gio­ co possa costituire un metodo edu­ cativo, sostenendo che una ripetizio­ ne continua dell’esecuzione di una tecnica sportiva fino all’automati­ smo risulta essere di gran lunga più importante nella scala degli obietti­ vi in età giovanile. In pratica essi considerano priorita­ rio il risultato. Ma se il gioco dà delle motivazioni al ragazzo, allora perché non usare il «metodo del gioco»? Credo che la cosa più importante sia quella di insegnare tutto ciò che è in­ telligenza di gioco, non solo attraver­ so uno sport specifico, ma anche at­ traverso molte altie attività. Non è indispensabile iniziare la pal­ lavolo, il calcio o il basket a otto an­ ni per diventare dei buoni giocatori. Esistono molti altri giochi e attivila che possono essere svolte prima di questa età e fino a 13-14 anni, prima di intraprendere la strada della spe­ cializzazione sportiva.


IL TEMA DEL MESE I giochi sportivi

Penso, inoltre che il gioco debba es­ sere messo in evidenza in una disci­ plina sportiva, perché ne è il carat­ tere principale. Ecco perché nel pe­ riodo di maggiore sviluppo delle ca­ pacità elaborative o tattiche del ra­ gazzo (6-12 anni) bisogna dare una priorità assoluta a questo aspetto. Successivamente si potranno strut­ turare le tecniche specifiche e la con­ dizione fisica, ma se non si è svilup­ pato il primo elemento, gli altri due insieme non sono in grado di produrlo. È bene precisare che quando parlo di intelligenza o capacità tattica, mi riferisco all’aspetto generale di tale capacità e non a quello specifico del­ le discipline sportive.

WMIIW ©B ©B©€© Tutto ciò confluisce nel più ampio e articolato discorso dello sviluppo della capacità di gioco, che va intesa come «...la capacità complessa di uti­ lizzare, nella loro azione reciproca, capacità condizionali, capacità coor­ dinative e qualità psichiche, così co­ me le capacità e le abilità tecnico­ tattiche necessarie nelle situazioni di attacco e di difesa, per poter affron-

tare e risolvere in modo razionale e preciso la complessità e la variabili­ tà delle situazioni esistenti in parti­ ta». (I. Konzag, 1983). Tale capacità rappresenta l’obicttivo tecnico principale che si realizza at­ traverso lo sviluppo di determinati presupposti quali i: 1) requisiti psichici; 2) requisiti tecnici; 3) requisiti tattici; 4) requisiti coordinativi e condizionali.

Lo sviluppo differenziato e comples­ so dei «presupposti» attraverso una precisa progressione didatticometodologica concorre, parallela­ mente, allo sviluppo delia «capacità di gioco». La diluizione degli obiettivi in più an­ ni permette il consolidamento delle capacità motorie di base insieme ad un apprendimento della tecnica, fa­ vorito dal livello di base elevato pos­ seduto dal ragazzo. L’obiettivo della preparazione giova­ nile è quello di assecondare le capa­ cità nel corso del loro sviluppo e so­ prattutto di evitare problemi che Tschiene indica in sintesi:

— imitazione dell’allenamento degli adulti, che obbliga ad un utilizzo troppo sistematico dei carichi unica­ mente in funzione della gara;

— la motivazione al successo che vie­ ne troppo spesso sostituita dal desi­ derio di prestazione;

— limitato numero di novità che pro­ duce movimenti stereotipati, che di­ minuiscono l'attenzione e l'interesse c non consentono uno sviluppo del­ la «mappa motoria» rappresentata dalla polivalenza dei gesti.

«...I giochi sportivi sono indispensa­ bili nel processo della preparazione iniziale dei giovani. La pratica dei giochi sportivi, insieme alla pratica di altri sport, rappresenta una con­ dizione per la preparazione multila­ terale che è situato alla base della specializzazione sportiva. Non solo: la pratica di un gioco spor­ tivo, anzi di più giochi, con delle re­ gole qualche volta semplificate, ha una decisiva influenza formativa sul­ lo sviluppo della personalità del giovane. È un'influenza che si avverte non so­ lo dal punto di vista morfofunzionale, ma anche da quello psico­ motorio ed educativo, cioè psicoso­ ciale». (L. Teodorescu, 1982). 1 giochi sportivi offrono molte pos­ sibilità per sviluppare, a seconda del­ l’età e del livello dei praticanti, un complesso di abilità psicomotorie molto vasto. Si tratta quindi di «...uti­ lizzare completamente le potenziali­ tà formative ed educative, di pro­ grammare e costruire, sulla base del piano di insegnamento, un'attività ef­ ficace, gioiosa e fruttuosa» (1. Konzag, 1983).

Massimo Sfera

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IL TEMA DEL MESE I giochi sportivi

CONSIGLI A UN ALLENATORE

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Facendo diventare lo sport un lavo­ ro e legandolo troppo a un certo ti­ po di produzione, cioè solo a quella del risultato, si genera un comples­ so di conseguenze negative fra cui anche quella di rendere praticamen­ te impossibile giocare con lo sport stesso. Il gioco si può recuperare se l’educatore-allenatore riesce a cam­ biare questo tipo di logica, astenen­ dosi dallo scimmiottare la mentali­ tà corrente. La chiave per sottrarsi a questa im­ postazione scorretta è rappresenta­ ta da un modo di pensare e agire di­ versi, che portano l’operatore a ricer­ care particolari strategie sia per la seduta di allenamento sia per la gara. Intanto, è importante che l’allenato­ re si renda conto che può comunica­ re con i ragazzi non solo con le paro­ le, ma anche con il suo modo di fare, di agire e di proporre. Tutte le situa­ zioni problematiche sia in allena­ mento sia in partita, a seconda del modo con cui vengono affrontate dal­ l'allenatore, producono un tipo di co­ municazione, trasmettono un modo di fare e di essere e quindi un mes­ saggio, un suggerimento per il com­ portamento degli stessi ragazzi. Consideriamo quindi l'allenatore nel­ la situazione di allenamento e di par­ tita. Se gli interessa un’azione edu­ cativa vera, dovrà mettere in condi­ zione tutti i ragazzi di esprimersi al meglio e quindi proporrà quegli eser­ cizi e quei giochi che permetteranno loro e alla squadra un sensibile mi­ glioramento. Dovrà accettare le «espressioni corporee» dei ragazzi, ma allo stesso tempo farà in modo che le stesse si perfezionino c diven­ gano più belle, più efficaci e gratilicanti per il ragazzo stesso.

l.

L’allenatore dev’essere capace di im­ pegnare il ragazzo, di metterlo in «crisi», di proporgli cioè un proble­ ma motorio interessante e diverten­ te cosi da consentirgli di migliorare le capacità motorie riguardanti quel­ la data attività sportiva. Cercherà di coinvolgere tutti i ragaz­ zi (in base a intelligenti considerazio­ ni) nell’organizzazione dell'allena­ mento, contribuendo a realizzare in essi un’autonomia e una responsabi­ lità tali da sostenere la consegna di un lavoro individuale e, più avanti, la gestione completa del proprio al­ lenamento. Cercherà di non esagerare con i ca­ richi di lavoro, adattando la forma, la quantità e l’intensità dell’esercizio al ragazzo e non viceversa, insisten­ do su proposte esercì tati ve, ma so­ prattutto ludiche, comprendenti: staffette, circuiti, percorsi, giochi di abilità e presportivi posti in giusto equilibrio con gli esercizi.

Il coinvolgimento di tulli i ragazzi, dovrà particolarmente tener conto di quelli meno dotati, proponendo loro stimoli adeguati alle loro possibilità, dando rilievo più ai miglioramenti che ai dati assoluti, accettando e fa­ cendo si che anche gli altri accetti­ no le «produzioni motorie» da essi espresse. Durante la partita esigerà più il bel­ lo, più il gusto del gioco che non il risultato. Particolarmente da evita­ re sono le proposte che possono uc­ cidere il gioco di tutti, come, se si sta vincendo, fare apposta a perdere tempo, oppure commettere falli vo­ lontari quando l'arbitro è lontano dall'azione. Sbagliato è anche lasciare in panchi­ na (sempre) i ragazzi meno bravi o, peggio ancora, fargli giocare l’ultimo minuto per guadagnare tempo; in questo modo si nega loro il diritto al gioco e si crea una situazione umi­ liante. Altro errore è quello di contestare esageratamente l’arbitro, visto più come un giudice che come un altro operatore-educatore, che con l'alle­ natore svolge, deve svolgere, un’azio­ ne pedagogiga sportiva sui ragazzi. D'altronde, il complesso di queste si­ tuazioni dovrebbero indurre a un esame approfondito dell'allenatore: denoterebbe evidentemente in lui una mentalità che lo porta a consi­ derare gli arbitri e gli avversari co­ me degli antagonisti, e non persone con le quali si può crescere assieme, cercando di conseguenza più la guer­ ra che la festa, più il risultato che il gioco.

Rinaldo Lunghi


IL TEMA DEL MESE I giochi sportivi

fetti da particolari problemi o handicap.

chi wt Le formule, cioè le modalità e i cri­ teri con cui si articolano e si combi­ nano le varie attività durante una qualsiasi manifestazione per ragaz­ zi, spesso si limitano ad essere l’esat­ ta riproduzione di quanto si fa in pro­ posito per giovani e adulti. La comodità di applicare cose collau­ date e conosciute prevale sul bisogno di adeguare le attività all’età dei pra­ ticanti. Nascono cosi, più che per la pura in­ tenzione degli organizzatori, alcune manifestazioni con «formule di svol­ gimento» selettive, lunghe ed este­ nuanti, che trasformano l’incontro sportivo, giocoso, libero e creativo, in una sorta di «guerra codificata». Non basta più affermare che i ragaz­ zi a questa età amano «giocare», se poi il gioco, loro, non lo ritrovano nel contesto reale che l’adulto con tutte le buone intenzioni può preparare. Proviamo a pensare a dei criteri di­ versi da usare in base alle situazio-

ni, alle necessità, ai bisogni stessi che ciascuno può trovare nelle svariate situazioni che si verificano ogniqual­ volta siamo chiamati a progettare, organizzare, guidare le attività per i ragazzi. • LE VARIABILI DA CONSIDERA RE — Ambiente socio-culturale. Nu­ mero dei partecipanti. Spazi e im­ pianti utilizzabili. Durata della ma­ nifestazione e tempi di gioco. Tipo­ logia delle attività (i giochi, le disci­ pline sportive, le specialità, ecc...). • ALCUNI PRINCIPI DA RISPET­ TARE — Favorire la partecipazione di tutti i ragazzi/e. Evitare fasi elimi­ natorie lunghe ed estenuanti e, nel contempo, evitare esperienze troppo brevi. Favorire la pratica di attività varie e diverse. Garantire la possibi­ lità al ragazzo di quantificare il pro­ prio impegno e il proprio risultato. Considerare e prevedere la parteci­ pazione dei ragazzi meno dotati o af­

Una festa-gioco può svolgersi in una giornata o in due mezze giornate. Può avere carattere continuativo o anche sporadico ed occasionale. La si può articolare nell’arco di più set­ timane, di mesi o, anche lungo tutto l’anno. Le formule di svolgimento possono essere diverse, a secondo degli obiet­ tivi che si vorranno più o meno pri­ vilegiare. Proviamo ad individuarne alcune: • LA FESTA — Di solito è fine a se stessa, con attività che, pur senza se­ guire un filo conduttore, possono es­ sere diversamente combinate fra di loro e dar luogo ad una speciale clas­ sifica. • IL TORNEO — A condizione che sia breve e che preveda altre attivi­ tà, oltre ai giochi di movimento e ai giochi sportivi. Si articola a gironi (massimo 4 gruppi) che hanno lo sco­ po prevalente di uniformare il più possibile il livello tecnico delle squa­ dre consentendo un gioco equi­ librato.

• LA POLICOMBINATA — Si tratta di combinare tutta una gamma di si­ tuazioni in modo da rendere l’espe­ rienza il più possibile ricca di valen­ ze educative (giochisportivi, giochi di movimento, danze, balli, caccia al te­ soro ecc...). Tutti devono partecipa­ re a tutto.

• IL TORNEO POLISPORTIVO — È un insieme di giochi assimilabili ad alcune discipline sportive e di disci­ pline sportive vere e proprie: Atletica/Pallavolo/Torbal l/Nuoto/Calcio/Gimkanc in bicicletta. Anche con questa formula ciascun partecipan­ te può fare o deve partecipare a tutto. • IL CENTRO DI INTERESSE — Consiste nel dar vita a spazi e propo­ ste diverse, dove ciascun partecipan(segue a pag. 20)

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IL TEMA DEL MESE

informato™

I giochi sportivi

AVVICENDAMENTI NELL'AZIONE CATTOLICA

FESTA-GIOCO (segue da pag. 19)

te può esprimere le proprie potenzia­ lità espressive e creative. Il principio è quello dell'interdisciplinarietà (at­ tività motorie, espansive, grafico­ pittoriche, musicali, danze, balli, bans, mimo, ecc...).

• LA BANCA DEL GIOCO — Ciascun partecipante o gruppi di ragazzi può ritirare presso lo sportello di un ca­ ratteristico Stand, una scheda de­ scrittiva del gioco (scritta ed illustra­ ta con molta semplicità), oltre ai ma­ teriali per poterlo realizzare. Su ri­ chiesta, la Banca fornisce anche un animatore preparato per guidare il gioco. Donalo Renato Mosella

Maria Grazia Tibaldi è la nuova Se­ gretaria Generale dell'Azione Catto­ lica Italiana, succeduta a Ida Bozzini recentemente dimessasi. Anche nell’Azione Cattolica Ragaz­ zi si è avuto un avvicendamento. L’Assistente ecclesiastico don Fran­ cesco Vidari ha lasciato il suo inca­ rico e gli è subentrato don Simone Giusti, che viene da Pisa. Il cordiale saluto del C.S.I. ai vec­ chi e nuovi responsabili, con l’augu­ rio per questi ultimi di un proficuo lavoro.

LEGGE-QUADRO SI RIPARTE DA TRE In un incontro-dibattito promosso daH’UISP il 28 ottobre, il Sen. Ca­ ndii del PCI e l’On. De Carli del PSI hanno accolto l'invito dell’On. Zol­ la, democristiano, di presentare uni­ tariamente alla Camera la proposta di legge-quadro sullo sport nello stesso testo già elaborato in sede di commissione al termine della scor­ sa legislatura. L’On. Zolla aveva già provveduto a presentare per pro­ prio conto il testo in questione fin dal luglio scorso, che però non è sta­ to ancora stampato e distribuito da­ gli uffici della Camera. In quella oc­ casione il PCI non aveva accolto l'in­ vito a una presentazione congiunta del disegno di legge. Nel corso dello stesso incontro, tutti i parlamentari intervenuti hanno sollecitato il Ministro Carrara ad assumere sulla legge di riforma analoga iniziativa governativa. Car­ faro ha dichiarato alla stampa che intende agire in tal senso dopo l’e­ lezione del presidente del CONI e l’approvazione della legge finan­ ziaria.

MENO TASSE SUI BIGLIETTI

Ulteriori approfondimenti sono indicali nel manuale organizzati­ vo di «giocasport», il programma di attività per tutti i ragazzi lan­ ciato dal C.S.I., inserito nell'appo­ sita speciale «cartella di Pinoc­ chio» assieme alle oltre duecento schede-gioco.

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È giunta in porto, ma non definiti­ vamente, la legge che riduce l’impo­ sta sugli spettacoli sportivi al 4 per cento e fissa al 9 per cento l'impo­ sizione IVA. Il parlamento ha con­ vertito in legge i reiterati decreti go­ vernativi il 3 ottobre scorso (Legge n. 403/1987). Tuttavia il nuovo regime di tassazio­ ne resterà in vigore soltanto fino al 30 giugno 1989; il governo ha assun­ to l'impegno di presentare entro il prossimo febbraio un disegno di legge tendente a razionalizzare l’im­ posizione fiscale su tutti i tipi di spettacolo.

(segue da pag. 5)

costo che è davvero accessibile a tut­ ti o quasi i bambini e gli adolescen­ ti, ma che sport è? Qual è la sua qua­ lità? Su questo punto chiave ascoltiamo un’opinione «neutrale», quella di Ni­ cola Pailadino, presidente provincia­ le FIDAL di Campobasso: «Negli ultimi anni nel Molise si è as­ sistito ad un recupero dello sport, ma soprattutto da parte dei ceti più abbienti. È cresciuta la domanda di sport più "aristocratici”, come il ba­ sket e la pallavolo. E così per lo sport si richiedono, e si spendono, notevo­ li somme. Ma sono cifre non acces­ sibili alle fasce più modeste della po­ polazione, che ripiegano su di uno sport "improvvisato”, con scarsi di­ rigenti, con scarsi allenatori, con strutture di quartiere, rubate all’a­ sfalto, alla strada. Lo sport sta diven­ tando quindi causa di una grande spaccatura. Da un lato ci sono gli sport che sono uno “status Symbol” e che hanno prezzi altissimi: il geni­ tore che ha disponibilità finanziarie garantisce al figlio questo sport. Dal­ l'altro lato ci sono quegli sport che hanno immagini più "povere”, come il pattinaggio e l'atletica, ed è verso questi che devono per forza accostar­ si le classi meno agiate: la loro non è una scelta, è un ripiego; non è vo­ cazione, è solo bisogno comunque di fare sport. Oggi più che mai è vero che per fare sport, per farlo davve­ ro, liberamente, bisogna possedere, bisogna avere. Non è facile fare sport senza un adeguato background eco­ nomico». Ritorniamo un attimo al «Rappor­ to Corrieri», rileggiamo alla luce del­ le osservazioni raccolte quella defi­ nizione di «povertà»: povero è «chi non è in grado di soddisfare in misu­ ra adeguata quel complesso di biso­ gni...». In quell'aggettivo «adeguata», è la chiave della questione. Afferma­ re che oggi chiunque può fare sport, che non esiste cittadino che non pos­ sa permettersi economicamente di fare sport, è un’imprecisione assai prossima alla menzogna. La soddi­ sfazione «in misura adeguata» del bi­ sogno-sport è ancora il paradiso di pochi. Il limbo dei più è costretto ad uno sport non scelto, non vissuto, «non adeguato». E prima di innalza­ re peana per uno sport che sarebbe diventato «per tutti», cerchiamo co­ munque di non dimenticare, di non rimuovere dalla nostra coscienza l'inferno dei tanti (gli anziani, i disa­ bili, i disoccupati e lutti coloro che costituiscono i «deboli» di questa so­ cietà) che in «misura adeguata» non riescono a soddisfare neanche altri e più urgenti bisogni. Andrea De Pascalis


FOTOMEMORIA

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Otto temi per un discorso Si stanno preparando in tutta l’asso­ ciazione i congressi provinciali c cir­ coscrizionali, previsti tra novembre e marzo, ed è cominciata nelle assem­ blee delle società sportive la rifles­ sione sugli otto temi di dibattito con­ gressuale indicati dal Consiglio na­ zionale. (I temi sono stati comunica­ ti a tutte le Società sportive e ai Con­ sigli locali tramite il n. 8/9 di Csiflash di agosto/scttembre, che nella secon­ da parte contiene anche una guida pratica all’organizzazione delle as­ semblee di società e ai congressi pro­ vinciali. Anche Stadium/agenda, n. 8 di agosto, contiene una breve illu­ strazione dei temi). Otto temi non sono pochi, anzi sono decisamente troppi per qualsiasi as­ semblea di società sportiva e forse anche per la gran parte dei congres­ si provinciali. Come fare, allora? È indispensabile che ciascuno com­ pia un’operazione preliminare di adattamento, che non è tanto una semplice «riduzione» — scegliere al­ cuni terni e scartarne altri —, ma una «sintonizzazione» della tematica al­ la propria realtà ed esperienza, ai problemi e ai bisogni particolari, al­ la sensibilità, anche, e alle capacità di comprensione dell’ambiente e dei soggetti interessali. Ciò si potrà fare meglio esaminando la concatenazione logica che lega gli otto temi. Non si tratta infatti di un’elencazione di problemi, ma di un discorso unitario che l'associazione ha sviluppato partendo dall'analisi della propria esperienza c della si­ tuazione della società civile, della realtà sportiva e della comunità ec­ clesiale, all’interno delle quali svol­ ge la sua azione.

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Vi sono intanto due temi, il primo e l’ultimo, che fanno in certo modo da cornice all’intera problematica con­ gressuale. Il primo tema — «Sport e società in trasformazione» — rappresenta il punto obbligato di partenza per una scria riflessione associativa. Il C.S.I. non è un'associazione fine a se stes­ sa, ma finalizzata alla maturazione

Dalle, assemblee di Società al Congresso nazionale

delle persone e all’animazione cri­ stiana della società attraverso lo sport; dunque, è dall’analisi dello sport e delle società attuali che si de­ ve partire per individuare tendenze, bisogni, domande e modi efficaci di risposta. L’ultimo tema — «Solidarietà: la scommessa e il cammino del CSI per gli anni Novanta» — non a caso suo­ na praticamente identico al titolo ge­ nerale dell’intero appuntamento con­ gressuale, locale e nazionale. Nella solidarietà infatti, meglio nell’educa­ zione alla solidarietà, si riassume tutto l'impegno associativo che do­ vrebbe scaturire dal dibattito con­ gressuale. I sci restami temi all’interno di que­ siti cornice sviluppano l’ossatura del discorso congressuale e, per coglier­ ne la successione logica, si possono suddividere in tre gruppi di due te­ mi ciascuno.

Si parte da ciò che costituisce l'og­ getto del nostro impegno istituziona­ le, vale a dire l’attività sportiva e l’e­ sperienza associativa. Ne trattano il terzo tema, «il nostro sport tra pas­ sato e futuro», e il quarto, «La socie­ tà sportiva oltre lo sport». Due esami di coscienza indispensa­ bili per appurare a che punto siamo nell'attuazione del nostro progetto: nell’ambito sportivo, se le scelte fin qui compiute sono ancora attuali, e dunque da riconfermare, e se occor­ ra compierne altree, andando oltre; nell’ambito associativo, se è cambia­ to, insieme allo sport, il ruolo della società sportiva e quindi quali diver­ se attenzioni programmatiche e me­ todologiche dobbiamo adottare per far si che le nostre diecimila società vivano un’esperienza associativa in sé qualificata e rispondano alle atte­ se del mondo sportivo e dei cittadini. Il secondo gruppo di temi passa dal­ l’analisi all'azione e centra il punto focale del discorso. Con il quarto tema, «L’educazione impegno prioritario», si individua l’impegno primario del C.S.I. nell’at­ tuale momento storico e si afferma che consiste nel rilancio dell’azione educativa. Nella situazione sportiva e sociale che s’è venuta determinan­ do c in quella prossima futura che è possibile intravvedere, l'identità e la stessa giustificazione storica dell’as­ sociazione si giocheranno sulla sua effettiva capacità di produrre educa­ zione. Fino ad oggi c'è stata un’altra grande motivazione all’impegno as­ sociativo, quella dello «sport per tut­ ti». Nel prossimo futuro, pur senza scomparire, tenderà a diventare me­ no essenziale, perché lo «sport per tutti» anche in Italia si sta afferman­ do e molte sono le organizzazioni sportive e le istituzioni pubbliche che se ne preoccupano. 11 quinto tema, «L’associazione sul territorio: il Consiglio provinciale», è strettamente unito al quarto, in quanto individua nelle strutture as­ sociative locali i perni e le leve del ri­ lancio dell’impegno educativo. Toc-


TRE SUSSIDI PER I CONGRESSI

OBHR

REGIONI E CONGRESSI LOCALI Sono stati ovviamente i congressi provinciali l'argomento centrale dei respon­ sabili regionali, incontratisi a Roma con la Presidenza nazionale nei giorni 2-4 ottobre scorso. Sono stati presi in esame anche i programmi associativi del­ l'anno, come si usa fare in questi incontri annuali, ma un'attenzione tutta spe­ ciale è stata rivolta all'aiuto che le regioni possono dare ai Consigli provincia­ li e circoscrizionali nella preparazione e nello svolgimento dei prossimi con­ gressi. Si è convenuto che le modalità dell'aiuto passano attraverso due strade prin­ cipali: l'una regionale, chiamando i Consigli locali a discutere insieme i temi e le problematiche congressuali prima dei congressi, in chiave esplorativa, e dopo, per confrontare e sintetizzare i risultati; l’altra locale, ponendosi a ser­ vizio dei singoli Consigli, soprattutto nella fase di preparazione ai congressi, per individuare meglio gli obiettivi, il taglio e i contenuti più confacenti a cia­ scuna situazione. Nell’incontro è emerso che già molte regioni avevano concordato con i Con­ sigli provinciali un lavoro di questo tipo, mentre altre si sono impegnate a far­ lo in tempi stretti. È evidente, però, che questo tipo di lavoro presuppone una disponibilità da parte dei Consigli provinciali e circoscrizionali a lavorare insieme ai respon­ sabili regionali.

ca anzitutto ai Consigli provinciali e circoscrizionali promuovere se stessi per promuovere l’associazione in senso educativo. E vengono anche in­ dicati quattro elementi nodali attra­ verso i quali i Consigli dovranno prendere coscienza di questo loro ruolo e realizzarlo praticamente. Il sesto tema — «L’associazione na­ zionale: scelte di ieri e valori nuovi del nostro tempo» — e il settimo — «La promozione dell’associazione» — guardano ancora più addentro nel­ la realtà del nostro tempo. Ci sono nell’attuale tormentata socie­ tà valori nuovi — dalla pace alla non­ violenza, dalla difesa della vita a quella della natura, dal volontariato al servizio preferenziale agli ultimi — che non possiamo non prendere in considerazione c vedere come si in­ nestino nel nostro fondamentale im­ pegno educativo attraverso lo sport. Non basta, però, affermare teorica­ mente tali valori: bisogna anche at­ trezzarci per assumerli in concreto, e il settimo tema propone appunto al-

cune strade e strumenti — relativi al­ l’attività sportiva, alla formazione degli operatori, all’assetto struttura­ le, alla produzione e alla comunica­ zione culturale — per mettere l’asso­ ciazione all'altezza dei valori da spe­ rimentare, testimoniare, animare. Si arriva così all’ottavo tema già ri­ cordato, che riassume l’intero per­ corso tematico indicando nella soli­ darietà il perno di riferimento e l’o­ biettivo concreto per l’impegno edu­ cai ivo, sport ivo e associativo, del C.S.l. nei prossimi anni.

Livio Olivi

Il «Progetto associativo» per sapere do­ ve andare.

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«L’agenda delle Società sportive» per sa­ pere dove siamo.

SPORT, EDUCAZIONE, SOLIDARIETÀ La ftcmmesta e il cammino del CSI per gli anni Novanta

E3OS TEMI DI DIBATTITO E GUIDA ORGANIZZATIVA PER I CONGRESSI PROVINCIALI

La «guida ai congressi» per preparare il futuro.

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CSI ’88 L.a «Festa dello Sport» sta entrando in molti dei programmi che l'Associazione elabora ai suoi diversi livelli, non come riempitivo o come momen­ to conclusivo di un’attività che vei­ cola altre cose ed altri vaiol i, bensì come esperienza educativa che il C.S.I. vuole trasmettere attraverso lo sport. Il programma nazionale 1988, nel ri­ confermare la validità tecnica e pe­ dagogica di una simile scelta, è nato e si svilupperà in tal senso, ricercan­ do, attraverso il circuito «Feste re­ gionali», il suo naturale comple­ tamento. Infatti, a differenza del passato, le Feste nazionali e le discipline spor­ tive interessate, sono promosse a ca­ denza biennale, con un criterio di al­ ternanza fra nazionale e regionale. Ma l’azione promozionale è arricchi­ ta e completata da altre attività che, attraverso una serie di proposte, im­ pegnano l'Associazione a ricercare continuamente nuove possibilità di impegno. Questo il calendario 1988: FESTE NAZIONALI

• NEVE: Aprica (Sondrio), 9/13 mar­ zo 1988 — Un modo per esprimere la nostra convinta solidarietà alla Vaitellina, l'occasione per aiutare, anche attraverso lo sport, a riconquistare la «normalità» e a dimenticare l’e­ mergenza. • CALCIO: Località da definire, 21/25 aprile 1988 — Una festa che ha biso­ gno di ricercare c sperimentare una sua espressione nazionale, attraver­ so formule di svolgimento che qua­ lifichino e, allo stesso tempo, renda­ no interessante la manifestazione sotto il profilo tecnico, associativo ed esperienzale.

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• PALLACANESTRO: Tarcento (Udi­ ne), 23/26 giugno 1988 — Da qualche anno si avverte l’esigenza di un rilan­ cio serio di questa disciplina, volto ad attivare e sensibilizzare le Socie­ tà sportive e i Consigli CSI a cui, più di altri, questa cosa sta a cuore. La manifestazione di Tarcento, per mol-

Un anno di feste e di sport

nazionale di Atletica leggera» che porterà 200 fortunati concorrenti in regola con i criteri di partecipazio­ ne, a vivere gratuitamente questa singolare esperienza. LIBERI SCAMBI INTERREGIONALI

ti aspetti pensata in modo originale, è un’occasione e, allo stesso tempo, un obiettivo in vista del quale tutti siamo fin d’ora impegnati. • ATLETICA LEGGERA: Palermo, 22/25 settembre 1988 — Con la Festa dell’atletica che approda in Sicilia, una novità legata alla Campagna na­ zionale di promozione sportiva Cor­ rere CSI, vale a dire il Concorso «Verso Palermo 88» che offre a tutti i partecipanti alle attività di Corre­ re CSI, la possibilità di essere sorteg­ giati attraverso la speciale CartaSI e di partecipare ai diversi momenti da vero protagonista. GIOCASPORT • A Roma dal 26 al 29 maggio 1988 la Festa nazionale — I tempi sono certamente più maturi per organiz­ zare «un'avventura» nazionale di Giocasport, anche perché, ad un an­ no di distanza dal lancio, proveremo a verificare l'intera operazione e, ma­ gari, a rilanciarla ulteriormente. La Festa si incontrerà volutamente con il Convegno nazionale Azione Catto­ lica Ragazzi, insieme daremo vita ad un’esperienza di «Grande Gioco» e, se ci sarà occasione di contarci, sa­ remo 30.000.

CORRERE CSI • La Campagna continua — Per tut­ ta la stagione sportiva 1987/88 inizia­ tive autonome a livello locale per tut­ te le forme di attività Correre CSI. Materiali di supporto a tutti i Consi­ gli. 1 maggio 1988: manifestazione nazionale Correre CSI. Iniziative sin­ cronizzate in tutti i Consigli provin­ ciali e circoscrizionali CSI. Conclu­ sione del concorso «Verso la Festa

• Anche questo tipo di attività viene rilanciato con maggiore convinzione, abbinando alle stesse un'attività gui­ data direttamente dai servizi nazio­ nali, denominata «MEETING» che ri­ guarda ben 12 discipline sportive e che rappresenta un utile sbocco per molte realtà locali.

ATTIVITÀ’ F.I.C.E.P.

INTERNAZIONALE

• Campionati Europei di TENNIS, 1/4 settembre 1988 a Klagenfurt (Au­ stria); GINNASTICA, 17/20 novembre 1988 a Gand (Belgio).

LA CAMPAGNA SPORT CHIAMA DONNA • Più volte ci capiterà di chiederci: dove può passare la Campagna sul­ la Donna? La risposta è altrettanto semplice: nella vita e nelle attività del C.S.I. Vale a dire che tutte le oc­ casioni sono da utilizzare per favo­ rire la partecipazione, la presenza e la parità della Donna nel C.S.I. Tutte le iniziative, comprese nel pre­ sente calendario, man mano che sa­ ranno tradotte.in programmi, riser­ veranno la dovuta attenzione a que­ sta affermazione, ma soprattutto creeranno occasioni reali, affinché ciò avvenga in modo semplice e na­ turale. Le attività e tutto ciò che ne conse­ gue, discipline, formule, modalità or­ ganizzative, propaganda, possono aiutare molto. Pensiamoci!

Donato Renalo Mescila


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SPORT CHIAMA DONNA A metà strada della Campagna «Sport chiama donna», abbiamo intervistato la Vice Presidente nazionale Maria Posa Zanella — Sta per chiudersi la prima parte della Campagna del CSI. Quali sono le cose più importanti accadute finora? Per il livello nazionale va innanzitut­ to ricordato quanto è stato fatto in oc­ casione delle Feste dello Sport. Un’a­ zione di sensibilizzazione è stata svol­ ta durante la corsa campestre di Ostuni, mentre nella Festa di tenni­ stavolo di Sorrento, ai primi di apri­ le, è stata dedicata alle ragazze par­ tecipanti una speciale serata associa­ tiva. Ancora di più è stato fatto a me­ tà giugno per la Festa di pallavolo a Fiuggi, che ha avuto anche un impor­ tante intermezzo a Roma. Qui la pre­ senza delle donne è stata predomi­ nante, con 49 squadre femminili ri­ spetto alle 24 maschili. La Festa è sta­ ta inaugurata da una riuscita riunio- • ne nel Teatro Comunale della locali­ tà termale, nel corso della quale va­ rie donne dell'Associazione hanno re­ cato le proprie testimonianze a un pubblico vivamente interessato. Nel pomeriggio si è svolta a Roma, in Piazza Navona, un’esibizione di pal­ lavolo femminile, che ha richiamato l'attenzione dell'opinione pubblica. Infine, anche per il Corso Promotori di Giocasport di Cavareno è stata pri­ vilegiata una particolare partecipa­ zione femminile. Per quanto riguarda l’attività sporti­ va periferica, iniziative specifiche so­ no state attuate dai Consigli provin­ ciali. in modo particolare per la ter­ za fascia d'età. Le discipline più in­ teressate sono state la pallavolo, l’a­ tletica leggera, la pallacanestro ed al­ cune altre, come la ginnastica e il ten­ nis. Oltre alle normali attività di ba­ se. anche iniziative interregionali si sono svolte all’insegna di «Sport chia­ ma donna». Di molte ha dato notizia anche Stadium.

nelle strutture responsabili e l’aper­ tura a tutti delle attività e dei servi­ zi. E poiché le donne sono oltre metà della popolazione, la conseguenza è evidente. Si tratta, dunque, innanzi­ tutto di eliminare le prassi discrimi­ natorie ed elusive che ancora per­ mangono. Ma poi bisogna ricercare e attuare dei procedimenti tecnici e organizza­ tivi che si facciano carico delle esi­ genze specifiche delle ragazze e del­ le donne. Alcuni problemi: l’orario ed il ritmo delle attività, l’attenzione al­ la nuova domanda di corporeità e di esercizio fisico esplosa fra le donne, la necessità di creare nuovi spazi e nuovi servizi che non solo rendano possibile l'attività comune tra ragazzi e ragazze, ma anche attività in cui le donne si trovino fra loro per un'espe­ rienza comune e specifica... L’espe­ rienza associativa deve tradurre la so­ luzione di questi problemi in prassi consolidate e integrate nel percorso educativo-sportivo dell'Associazione.

— Quali modifiche, a tuo parere, de­ vono essere attuate nella prassi asso­ ciativa per favorire e valorizzare la presenza femminile? Bisogna anzitutto dare piena attua­ zione allo Statuto e al Progetto asso­ ciativo, che già prevedono la pari di­ gnità delle donne neH’Associazione, e ne indicano alcuni parametri, come la presenza necessaria ilei le donne

— Perché nella società civile c in quella sportiva, nonostante i miglio­ ramenti giuridici conseguiti, non de­ colla la presenza massiccia e globale delle donne nella loro autonomia e specificità? Credo che succeda anche tra noi, quello che av\ iene nella società in ge­ nerale. Siamo in un momento di tran­ sizione nell’evoluzione della questio-

ne femminile. Dopo la fase della libe­ razione (di fatto attuata), dopo quel­ la della rivendicazione e del radicali­ smo, siamo entrati in una fase di ri­ flusso. come se le donne tendessero di più a difendere ilpoco (o il tanto) che hanno conquistato, che a giocar­ selo al servizio della società nel suo complesso. La conquista della libera­ zione rischia così di essere vanifica­ ta da una perdita d'identità e da un'autonomia menomata dalla possi­ bilità di esercitare reali responsabi­ lità. La colpa di questa frenata non è soltanto della resistenza passiva del­ la società tuttora ancorata a modelli di potere maschile, ma anche e so­ prattutto delle donne che non riesco­ no a trasformare in «cultura» i dati materiali delle loro conquiste. Ciò va­ le anche per lo sport e anche per il CSI. Lo sport ha bisogno delle donne, per cambiare, per riacquistare connota­ ti che lo rendano umano, gratuito, dif­ fuso, che lo trasformino da mondo chiuso ed esclusivo (anche quando si rivolge alle masse) in «mondo vitale». La vitalità è. infatti, fuori di ogni dub­ bio un contributo essenziale e speci­ fico della donna al mondo. — Quali sono i percorsi e i traguardi della seconda fase della «Campa­ gna»? Quando questo numero di Stadium giungerà ai lettori, starà per aprirsi il Seminario nazionale previsto a me­ tà percorso della nostra Campagna. Vi parteciperanno oltre 200 donne a diversi livelli responsabili e attive nel CSI. Da esso dovranno emergere i progetti per la seconda fase della «Campagna», il cui svolgimento è pre­ visto a livello regionale, provinciale e di «società sportiva». Ci auguriamo che tali progetti siano pensati e vissuti all’insegna della creatività e della novità, pur nel qua­ dro del Progetto associativo e dell’i­ tinerario sportivo-educativo del CSI che finora si sono rivelati strumenti validissimi per promuovere il rinno­ vamento dello sport e dcll’educazione sportiva. Se le donne si svegliano, nel 1988 ci sai a del «movimento» nel CSI e fuori.

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TUTTOCSI/CRONACHE/ESPERIENZE Le attività FICEP

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CORSI DI TENNIS

Il 5 ottobre scorso si è svolta a Vien­ na la riunione della Presidenza FICEP a cui ha preso parte la vice pre­ sidente del CSI, Maria Rosa Zanel­ la, che c anche vicepresidente della Federazione. Nel nutritissimo ordine del giorno erano previsti alcuni punti di par­ ticolare importanza tra i quali la de­ finizione di un piano di attuazione delle linee stabilite dall'Assemblea generale dell'aprile scorso; una pri­ ma riflessione sul Congresso mon­ diale dello sport, sui rapporti con il Madagascar e con la CE E. Si è preso anche atto della prosecu­ zione dei lavori del gruppo indivi­ duato per preparare un documento da sottoporre al Consilium prò Laicis, per l'invio di una nota al S. Pa­ dre. Di detto gruppo fa parte il con­ sulente ecclesiastico nazionale del CSI, sac. Gianni Gherardi. La Presidenza ha esaminato inoltre il «progetto zero» di un giornale di raccordo delle iniziative ed attività delle Associazioni che fanno parte della Federazione. Riguardo invece all'attività sporti­ va, il 10 ottobre si è riunita a Basi­ lea la Commissione tecnica la qua­ le, oltre a ratificare le proposte 1988 per i campionati europei di tennis (1-4 novembre, in Austria) e di Gin­ nastica (17-20 novembre, in Belgio),

ha confermalo 1’assegnazione al Centro Sportivo Italiano dei Cam­ pionati Europei 1989 di atletica leg­ gera. La manifestazione avrà luogo dal 28 settembre all’l ottobre e pre­ vederti la partecipazione di atleti, femmine e maschi, nati negli anni 1973-1975. Il Centro Sportivo Italiano ha inol­ tre diramato due inviti a tutti i Paesi membri. Il primo riguarda la parte­ cipazione alla Festa nazionale «GIOCASPORT», che avrà luogo a Roma nella prossima primavera. 1 Paesi che lo desidereranno potran­ no essere presenti con una squadra maschile o femminile, in un'età compresa tra gli undici e i quattor­ dici anni. Il secondo si riferisce alla Festa na­ zionale di pallacanestro, che il CSI organizza per il 23-24 giugno 1988, a Tarcento. In occasione di questa manifestazione, l'Associazione desi­ dera porre una particolare attenzio­ ne alla presenza femminile, nel qua­ dro delle manifestazioni ed inizia­ tive previste per la Campagna nazio­ nale «Donna e sport». L'invito, in questo caso, è stato fatto alle allete, per le quali è prevista una parte­ cipazione per ogni Paese limitata­ mente ad una squadra. Le età pre­ se in considerazione vanno dai 14 ai 18 anni.

BERGAMO - Il CSI Bergamo, nell’atte­ sa di entrare in possesso dei campi del Tennis Loreto, ha organizzato una scuo­ la di avviamento al tennis presso il cir­ colo dell’Enel. L'iniziativa, la cui direzione è affidata al maestro Alberto Tonzuso, risponde all'e­ sigenza di offrire ai ragazzi di tutte le età un servizio che sia al tempo stesso vali­ do tecnicamente e vicino alle esigenze dell’utente. La scuola, infatti, prevede dei provini ini­ ziali che inidirizzeranno i partecipanti verso il corso a loro più funzionale. Per i principianti vi sarà ovviamente un cor­ so che offrirà le tecniche di base, per quelli che sanno giocare sono previsti corsi di perfezionamento.

IV TROFEO DEL LARIO

CORSO OPERATORI PALLAVOLO E ATLETICA

FESTA ©ELU© SPORT ON VAL OD SOLE

MOLFETTA - Organizzato come consue­ tudine, il Corso per operatori tecnici, svoltosi quest’anno presso Serra San Quirico (Ancona), è stato tenuto dal prof. Antonio Allegretta. Articolate in tre diversi momenti: prepa­ razione atletica, principali azioni di gio­ co e regolamento, le lezioni si sono suc­ cedute di giorno in giorno allietando i partecipanti con giochi di vario genere organizzati dal responsabile della palla­ volo del CSI Antonio d’Eredità. Il corso quest’anno ha assunto diversa caratteristica dai precedenti, essendo più specificatamente tecnico. Naturalmente rimane sempre un momento di vita as­ sociativa per dialogare sulle prospettive di azione e di presenza del Centro Spor­ tivo Italiano, mettendo a confronto le esperienze di ciascuno. È un'esperienza culturale che l’Associazione offre agli operatori, i quali dovran­ no poi. aH'interno delle proprie società sportive, svolgere meglio il loro ruolo di volontariato.

Il CSI Val di Sole del Consiglio di Trento ha felicemente concluso con la 5“ Fe­ sta dello Sport l’attività del 1987, che ha coinvolto 600 persone tra bambini, gio­ vani e adulti. Nel corso della stagione sono state or­ ganizzate gare di pattinaggio sul ghiac­ cio, di sci nordico, un torneo di pallavo­ lo femminile, varie manifestazioni di cor­ sa su strada, le Olimpiadi Vitt, una pro­ va di orienteering e due tornei di calcio. Inoltre sono state organizzate presso il convento di Terzolas due feste: una ri­ servata ad un incontro di amicizia e so­ lidarietà con i portatori di handicap del­ la Val di Non e della Val di Sole; la se­ conda ad un incontro tra valligiani della Val di Sole. Le premiazioni svoltesi durante la Festa dello Sport sono state anche un’occasio­ ne per rivolgere un vivo ringraziamento agli atleti, che sono i veri protagonisti, ed anche a coloro che hanno collabora­ to per la piena riuscita di tutta l'attività: in particolare il Consulente ecclesiasti­ co don Virgilio Torresani e il Presidente Roberto Carmeci.

CALCO - Da alcuni anni i Consigli di Co­ mo e di Lecco hanno ideato il «Trofeo del Lario», manifestazione polisportiva a cui partecipano atleti e squadre di due Con­ sigli nell’intento di sottolineare lo spirito di amicizia e di cordialità che li ac­ comuna. La festa, svoltasi domenica 11 ottobre, ha coinvolto numerosi centri della zona lariana proponendo, nella mattinata, par­ tite di calcio a 7 e a 11, pallavolo femmi­ nile e maschile. In contemporanea, i bambini della seconda fascia si sono ri­ trovati all’oratorio di Calco per disputa­ re il triathlon atletico. Dalle varie sedi di gara tutti gli atleti, ar­ bitri e accompagnatori si sono ritrovati nella sede base di Calco per assistere alla Messa e per pranzare. Nel pomerig­ gio sono state formate squadre miste, per partecipare a giochi differenziati per età (palla viva, gimcana ecc.). A segui­ re, una esibizione degli atleti e delle atlete di karaté appartenenti al Consiglio di Lecco. In conclusione, saluti e premiazioni, con consegna di targhe, gagliardetti e oggetti ricordo per tutti.

TORNEI DI VOLLEY FAENZA - Sulla scorta del grosso suc­ cesso riscontrato nella scorsa stagione il CSI Faenza propone, anche quest’an­ no, il Campionato di volley misto. Il regolamento prevede la partecipazio­ ne di squadre miste maschili e femmini­ li con l’obligatorietà per le stesse di scen­ dere in campo con un minimo di due uomini. L'iniziativa camminerà di pari passo con l'attività «ordinaria» del settore volley, che prevede la disputa dei campionati seniores maschili e femminili e dei cam­ pionati Under 16.


TUTTOCSI/CRONACHE/ESPERIENZE UNA CAMMINATA PER AIUTARE

PINOCCHIO SI MUOVE IN CAMPANIA

PIACENZA - Il CSI Piacenza ha mostrato in questi ultimi anni una crescente sen­ sibilità verso la promozione dell’attività sportiva per i portatori di handicaps. Domenica 4 ottobre, in occasione della prima giornata nazionale della Persona Down, ha potuto rinnovare il proprio im­ pegno offrendo, alla locale associazio­ ne che si occupa dei problemi di queste persone, un importante contributo per la realizzazione della giornata piacentina. La manifestazione ha preso il via nella mattinata con una «camminata insieme-, a cui hanno partecipato circa 150 per­ sone, che si è svolta sul Pubblico Pas­ seggio. Tutti i partecipanti, cui è stata consegna­ ta una medaglia ricordo, hanno percor­ so circa due chilometri per incontrarsi con la gente e per parlare e far parlare della persona down. Era presente, oltre al presidente del CSI Tosca, anche il vicesindaco Alfonso Cammi, che ha assicurato la massima attenzione ai problemi prospettati.

NAPOLI - Cavareno chiama Napoli e la Campania risponde. Questa la premessa che ha dato vita al 1° corso regionale di Giocasport, svoltosi nella ridente cittadi­ na di Fiuggi, nel mese di settembre. L’equipe campana di Cavareno ed i ser­ vizi della Presidenza regionale hanno pen­ sato, programmato e attuato, ottenendo l'adesione di 7 Consigli provinciali e di 45 neo-animatori. Il Progetto Associativo, il Progetto Gioca­ sport, il preadolescente, il Gioco, sono stati i temi dominanti: i giochi sportivi, di ani­ mazione, di movimento, i grandi giochi, hanno rappresentato i momenti di impe­ gno e di attività pratica dei corsisti. Dopo due giorni si è sentita la necessità di un laboratorio Così, nelle ore serali, tutti hanno profuso il proprio impegno e la pro­ pria creatività per realizzare una passerella di costumi, ispirata alla favola di Pinocchio. Il corso si è concluso con una prova prati­ ca. Divisi in gruppi di 4, i corsisti hanno preparato una manifestazione di Gioca­ sport, con temi, materiali e strutture diverse. L'esame assembleare di tutte le feste ipo­ tizzate è stata la prima verifica. Un’altra avverrà alla fine dell’anno. A suggellare la bontà del lavoro svolto du­ rante questo corso c’è stato, in chiusura, l'intervento delle autorità locali, che han­ no voluto offrire un oggetto ricordo a tutti i loro ospiti.

SCAMPAGNATA '87 MESSINA - Per il quindicesimo anno consecutivo il Consiglio di Messina ha realizzato la tradizionale «Scampagna­ ta-, marcia ecologica non competitiva volta ad una presa di coscienza dei pro­ blemi dell’ambiente e ad approfondire la conoscenza dei luoghi, delle tradizioni e dei monumenti locali. La manifestazione si è svolta quest'an­ no a Francavilla di Sicilia, antico centro della Valle dell'Alcantara le cui origini ri­ salgono all'epoca dell’età normanna. I partecipanti, dopo aver percorso una distanza di 3 km ad andatura libera, han­ no visitato la cittadina ed hanno assisti­ to alla celebrazione della Messa presso la Chiesa dell'Annunziata. Nel primo pomeriggio, dopo il pranzo al sacco, il programma è proseguito nella piazza principale con giochi di animazio­ ne, canti e balli popolari. Su iniziativa del CTG, inoltre, si sono svolte una caccia al tesoro e un concorso fotografico, le cui premiazioni avverranno nel prossimo di­ cembre a Messina.

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TUTTOCSI/CRONACHE/ESPERIENZE LE «MAPPE ASSOCIATIVE» IN LOMBARDIA Le -mappe associative» realizzate dalla Presidenza nazionale sono state uno stru­ mento di lavoro contestato ma al tempo stesso apprezzato soprattutto in termini di verifica dell’attività svolta a livello locale. Le mappe, in altri termini, se opportuna­ mente aggiornate e verificate, forniscono chiaramente lo stato di salute di ciascun Consiglio, evidenziandone non solo gli aspetti quantitativi ma anche quelli quali­ tativi, che permettono di individuare le aree maggiormente scoperte e i settori da cu­ rare con maggiore attenzione. Il Consiglio Regionale Lombardo, ben con­ sapevole di queste premesse, ha appro­ fondito questo lavoro realizzando in prò

GARA INTERNAZIONALE DI PODISMO CAVA DEI TIRRENI - Si è svolta nel cen­ tro storico di Cava dei Tirreni (SA) la 26“ edizione della gara «Canonico di S. Loren­ zo», manifestazione di podismo aperta ad atleti italiani e stranieri. Come lo scorso anno anche stavolta ha vinto l’atleta olandese Tonnie Dirks, che ha percorso la distanza di km 7,8 in meno di 23 minuti, abbattendo così il record della gara che già gli apparteneva. Il meeting, che ha visto la partecipazione complessiva di 218 atleti, ha previsto al­ tre due gare: una riservata alle donne, l'al-

prio delle mappe quantomai dettagliate. Il lavoro trova il suo momento di sintesi nel consuntivo regionale. Da qui emerge che le società sportive sono complessivamente 2310, che vi è una società ogni 3849 abi­ tanti, che quasi il 60% sono solo maschi­ li, il 6% femminili, il resto miste, che quel­ le monosportive superano abbondante­ mente il 60%, che le aderenti prevalgono di stretta misura sulle affiliate, che il 32% di esse raggruppa più di due fasce di età, che la maggior parte provengono da par­ rocchie o oratori. Come presenza territoriale, dei 1546 Co­ muni facenti parte della Regione, ben 933 (60%) annoverano almeno una società CSI. Questi dati evidenziano la capillarità del lavoro svolto dai vari dirigenti che han­ no fatto della Lombardia uno dei territori più sensibili e solerti.

tra alla categoria Allievi (anni 70/71). Quest'ultima era valevole per il Trofeo «Dome­ nico Genovese», istituito per ricordare que­ sto giovane atleta messinese che negli an­ ni scorsi partecipò alla gara medesima.

Sempre per quanto riguarda il Consiglio di Cava vanno segnalate altre due inizia­ tive: una si riferisce alla tradizionale as­ semblea delle società, che è servito per presentare le iniziative per il nuovo anno associativo; l'altra riguarda la celebrazio­ ne del decennale di fondazione dell'Associazione Giovanile Rinnovamento che pre­ vede lo svolgimento, tra il mese di novem­ bre e la prima decade di dicembre, di 2 quadrangolari di pallavolo femminile, uno di calcio e uno dì tennistavolo.

CONVEGNO REGIONALE arbitri csi LECCO - Una «due giorni» a ridosso della ripresa delle attività è servito agli arbitri e giudici di gara della regione Lombar­ dia per rigenerarsi e rinnovarsi nel loro impegno associativo. La manifestazione, organizzata dalla Presidenza regionale, ha visto la parte­ cipazione di arbitri e giudici di gara di cal­ cio, pallavolo, pallacanestro, atletica leg­ gera appartenenti ai Consigli di Como, Crema, Cremona, Lodi, Pavia, Sondrio, Vigevano e Lecco. La parte formativa si è articolata in due relazioni tenute rispettivamente dal prof. Vittorio Ferrerò sul tema: «La collocazio­ ne degli arbitri nel Consiglio provincia­ le» e dal dott. Davide lacchetti, Presiden­ te regionale, su «I temi dei prossimi con­ gressi provinciali». Le due relazioni, pur spaziando in am­ biti e aspetti differenti, hanno avuto in co­ mune lo stesso obiettivo: indicare alla ca­ tegoria arbitrale come «essere non solo e non tanto dei severi interpreti del re­ golamento ma anzitutto motivati e con­ sapevoli operatori associativi, anche se un serio rispetto delle regole è elemen­ to essenziale della vita comunitaria, è manifestazione concreta di rispetto de­ gli altri ed elemento di buona armonia. La parte associativa è continuata in tre distinti gruppi di lavoro, nei quali ogni ar­ bitro o giudice ha avuto la possibilità di esporre il proprio pensiero, i propri dub­ bi, le proprie esperienze. I «fischietti» però hanno avuto anche il loro momento di gloria sportiva nelle parti pomeridiane quando, indossate magliet­ te e scarpette, si sono cimentati in ap­ passionate e amichevoli partite di calcio, pallacanestro e pallavolo, senza distin­ zione dei settori di provenienza o dei Consigli di origine.

ABOLITI DAL COMUNE I CORSI DI GINNASTICA

GIOCASPORT A MASSAQUANO

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MASSAQUANO - L’ACR S. Giovanni Bat­ tista di Massaquano (casato di Vico Equense), in collaborazione con le parroc­ chie di quasi tutte le frazioni limitrofe e con alcuni operatori del CSI di Napoli, ha rea­ lizzato, domenica 12 settembre, una ma­ nifestazione di Giocasport. Il programma ha previsto lo svolgimento di numerosi giochi di animazione e di mo­ vimento, che hanno preluso il grande gio­ co conclusivo, ispirato al Milletrecento. Tale scelta è stata fatta per valorizzare le recenti scoperte fatte nella zona, che ri-

guardano il ritrovamento di affreschi del­ l’epoca nella cappella di S. Lucia a Massaquano, e per sollecitare la restaurazio­ ne della volta originale della Chiesa madre. Per porre in essere questo gioco è stato necessario istituire due laboratori (sceno­ grafia e costumi) che hanno lavorato per circa un mese, con una media di 50 ragaz­ zini e con l'ausilio di 8 docenti, trasforman­ do materiali di scarto donati dalle famiglie in materiali tipici del medioevo. Al termine del gioco, suddiviso in un per­ corso in costume, una giostra e in una sfi­ lata, c’è stato un momento di riflessione e preghiera. Alla festa hanno partecipalo circa 230 ra­ gazzi e moltissimi genitori.

FAENZA - Con una nota dell’Assessorato allo sport del Comune di Faenza so­ no stati aboliti i corsi di ginnastica per adulti promossi e organizzati ormai da diversi anni insieme agli Enti di promo­ zione CSI, AICS, UISP e Libertas pres­ so le palestre civiche. Nella nota si legge che l’Assessorato «ri­ tiene che esista attualmente in città un'offerta adeguata e sufficiente a sod­ disfare ogni richiesta in questo settore». Da qui la soppressione dei corsi. Questa decisione si è resa necessaria, a detta del Comune, per esigenze di bi­ lancio, ma gli Enti stessi tengono a sot­ tolineare che tali corsi non comportava­ no alcun costo aH'Amministrazione. Tutto ciò, comunque, non fermerà l'atti­ vità degli Enti: è loro intenzione, infatti, proseguire l'attività senza l’appoggio co­ munale.


SULLA PELLE DELLO SPORTIVO Sebbene le alterazioni a carico del­ l’organo cute siano considerate me­ no rilevanti di quelle che colpiscono per esempio Tapparato cardio­ respiratorio o l'apparato osteoarticolare, tuttavia esse assumono spesso un notevole interesse pratico per la loro frequenza e per l’influen­ za che possono avere . sull’attività sportiva. L’attività fisica intensa e continua provoca alcune modificazioni dello strato idrolipidico che protegge normalemente la superficie cutanea. Questo strato composto da sostanze idrosolubili di origine sudorale e da lipidi secreti dalle ghiandole sebacee e sudoripare, conferisce alla cute una acidità variabile. Quando lo sportivo suda abbondantemente si determina un innalzamento del PH cutaneo con perdita di gran parte delle capacità difensive dello strato idrolipidico e maggiore facilità all’attecchimento di infezioni. Inoltre la scarsa igiene che spesso si rileva negli spogliatoi nelle docce e nell'acqua delle piscine, l’uso ripetuto di saponi, la macerazione della cute a contatto con l'acqua e la ridotta eva­ porazione per l’uso di indumenti coi­ benti e di scarpe di gomma, sono fat­ tori predisponenti per la diffusione di patologie cutanee. Le micosi sicuramente sono le forme di più frequente riscontro tra gli sportivi. Tra queste la più comune è la «Tinea pedis» o «piede d’atleta», lo­ calizzata prevalentemente nel III e IV spazio interdigitale dei piedi. Colpi­ sce i calciatori, i tennisti, i giocatori di pallacanestro e di rugby specialmente i nuotatori, e tutti gli sportivi che frequentano palestre e piscine senza prendere adeguate precauzio­ ni, come evitare di camminare a pie­ di nudi, o scambiarsi gli asciugamani. Più frequenti nelle donne sono le in­ fezioni da Candida, che si localizza al­ le pieghe cutanee inguinali, sotto­ mammarie ed interglutee e che si può associare ad una vaginite con pruri­ to e bruciore intenso. Più discussa è la presenza delle viro­ si cutanee tra gli atleti, ed in partico­ lare se l'attività sportiva può favori­ re l’insorgenza delle verughe plantari. Sono state osservate comunemente tra i nuotatori e tra gli atleti che pra­ ticano attività agonistiche a piedi nu­ di. Mentre negli sports in cui esiste un contatto corporeo (lotta, judo, etc.) sono più frequenti le lesioni da Her­ pes simplex e del Mollusco con­ tagioso. In giovani sportivi abituali frequen-

latori di piscine possono osservarsi delle dermatiti irritative al cloro o se­ condarie ad una infezione batterica, come la cosidetta Tricomicosi ascel­ lare, caratterizzata da masserelle nodulari rosse, nere o gialle, disposte in­ torno ai peli delle ascelle e più rara­ mente del pube. Meno comune tra gli sportivi, nono­ stante i ripetuti contatti con sostan­ ze chimiche, è la dermatite allergica. È per lo più dovuta all’abuso di sa­ poni, preparazioni antitraspiranti e deodoranti, gel usati per ematomi e stiramenti muscolari, oli da massag­ gio ed infine farmaci veri e propri co­ me antibiotici, steroidi anabolizzanti, ricostituenti, etc. La pratica sportiva quindi può favo­ rire l'insorgenza di numerose derma­ titi, ed il medico dovrà di volta in vol­ ta suggerire di intraprendere alcune discipline sportive o prescriverne al­ tre. Per esempio un giovane con un eruzione acneica si gioverà di prolun­ gate esposizione ai raggi solari così pure i soggetti affetti da psoriasi. Al contrario dei malati di albinismo, di vitiligine o di discheratosi follicola­ re in cui l'esposizione alle radiazioni solari può aggravare la dermatopatia.

Antonio Spalavo

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DRIBBLING CINA BONIZZONI / ED. SOCIE­ TÀ STAMPA SPORTIVA, ROMA 198Z, PP. 94, L. 20.000. Ecco, da parte della Società Stampa Sportiva, un altro libro sulla tecnica calcistica f irmato da Cina Bonizzoni.

Ai più giovani, probabilmente, il no­ me di Bonizzoni dice poco o nulla, ma chi è arrivato alla mezza età ricorda certamente che Bonizzoni è stato ne­ gli anni '60 uno dei tecnici piti affer­ mati del calcio italiano, con una fa­ ma da «mago» dei giovani. Bonizzo­ ni. che è ormai uno dei decani degli allenatori italiani, non ha perso evi­ dentemente il gusto del calcio e tra­ vasa ogni tanto la sua esperienza in libri tanto semplici quanto inte­ ressanti. Al centro di questo suo ultimo volu­ me è l’arte del dribbling, della finta nel gioco del calcio. Nel gioco moder­ no, tutto collettivo e basato sulla po­ tenza atletica, non sono poi moltissi­ mi i giocatori capaci di entusiasma­ re le platee con il dribbling. Sembra quasi, anzi, che il giocatore portato al dribbling sia ritenuto un fattore di disturbo nell'ambito del gioco di squadra, dove c'è sempre meno spa­ zio per l’iniziativa personale. Il drib­ bling, invece, come è sottolineato nel­ la prefazione di questo volume, resta uno dei gesti più spettacolari del cal­ cio, un insieme di gesti armoniosi che rivela il giocatore di classe. La tecnica del dribbling e l'importan­ za del dribbling come elemento del

tsegue a pag. 30)

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L'AMICO DELLA MIA AMICA

DI ERIC ROHMER

Di Rohmer si può affermare, senza te­ ma di smentite, ciò che è vero di po­ chissimi altri registi: che tutti i suoi film sono parte in realtà di un’unica opera, a cui l’uniformità dei temi e dei moduli espressivi assicura unita­ rietà e coerenza. Coerente è anche il progetto a cui il regista francese vuo­ le mantenersi fedele: quello di una va­ sta «commedia umana» che scavi nel­ l’anima dell’uomo contemporaneo, mettendone a nudo gli slanci, le disil­ lusioni, le tensioni irrisolte. Per adempiere a tale progetto Roh­ mer non si affida all’analisi psicolo­ gica. Lascia parlare la vita nella sua dimensione più concreta e quotidia­ na, sceglie il più rigoroso realismo dei fatti e dei discorsi. Scopo della sua «commedia umana» non è però la rappresentazione di una varietà di ti­ pi umani. 1 personaggi dei suoi film sono, al contrario, per condizione so­ ciale e tratti psicologici, per lo più «medi»: hanno saputo conquistarsi una loro indipendenza, ma lottano contro la solitudine; non rifuggono dai rapporti sociali, ma vi si trovano spesso a disagio. Rohmer li predilige proprio per questa loro «medietà», che ben si presta al gioco delle «pa­ rabole e proverbi», il filo conduttore del suo cinema. Le parole e le cose, ciò che si dice di essere e di volere e ciò che si e c si vuole in realtà: e questo contrasto che incuriosisce e affascina Rohemer. I suoi film non sono che lo svolgimen­ to di tale contrasto. I discorsi hanno una loro logica concisa, serrata, spes­ so disarmante, ma la realtà ne ha un'altra parallela, indipendente e che. alla fine, è giocoforza che prevalga. Così accade anche nella vicenda di Bianche e Lea, le due protagoniste dell'«Amico della mia amica». Bian­ che dice a un certo punto di essersi innamorata di Alexandre, lo dichiara apertamente a Lea, difenile questa

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sua convinzione contro tutte le obie­ zioni dell’amica, ma è poi costretta ad ammettere che quella che credeva di amare era solo un’immagine fallace e inventata di uomo e che sta bene in­ vece solo con Fabien a cui, infine, si abbandona. Lea tratta invece con di­ stacco Alexandre, afferma di conside­ rarlo in definitiva nient’altro che «un brillante burocrate» che, essendo do­ tato di troppe cose, non sa quale sce­ gliere, ma ne è in realtà fortemente attratta e finisce senz'altro col ceder­ gli. Così le affinità elettive hanno il sopravvento su quelle immaginarie, la verità dei sentimenti s’impone a quella, illusoria, dei discorsi. Categoriche affermazioni d’identità («Io penso di essere fatto per la gran­ de città, sono l’uomo della megalopo­ li»), dichiarazioni non proprio since­ re di autorinuncia («Per l’amore non ho fretta»), impietose autocritiche («Più voglio brillare con qualcuno, più divento idiota»), giudizi perentoni sugli altri («In fondo è adorabile, ma mi dà sui nervi»), idiosincrasie buttate h, e senza mezzi termini («C'è una sola cosa che odio: i regali»), stiz­ zose esaltazioni del proprio status («ho un Impiego da sogno»), proiezio­ ni esistenzialistiche («Quando il sole comincia a tramontare, mi viene sem­ pre una botterella d’angoscia»): nei dialoghi tra amici e tra amanti si ri­ flette innanzitutto per Rohmer un’an­ sia insopprimibile di definire se stes­ si, i propri valori, i propri sentimen­ ti, i propri rapporti con gli altri. Que­ sta ricerca faticosa, a volte spasmo­ dica, di identità, questo bisogno di un centro vitale da far valere nelle rela­ zioni sociali e in cui, all’occasione, po­ tersi rifugiare, è senza dubbio uno dei tratti inconfondibili dell'uomo con-

temporaneo, che ha sempre meno certezze su cui poggiare e, in assen­ za di ruoli e prerogative date una vol­ ta per tutte, deve conquistarsi intera­ mente da sé il suo posto nel mondo. Per questo la fitta trama di dialoghi di cui sono intessuti — e in cui in de­ finitiva si risolvono — i film di Roh­ mer, al di là e forse, anzi, proprio gra­ zie al loro carattere realistico e quo­ tidiano, non mancano di valore sim­ bolico. Vi si trova innanzitutto l’aspi­ razione ad una vita autentica, densa di motivazioni, coerente con se stes­ sa. Un ideale troppo alto per non pa­ tire brucianti smentite, ma che rap­ presenta, nel contempo, una grande risorsa interiore, una spinta potente all'affermazione della propria perso­ nalità. Così Cosi se in alcuni film, («Il bel matrimonio», «Pauline à la plage», «Le notti della luna piena»), Rohmer ne mostra il lato artificioso ed ingan­ nevole, in altri («Il raggio verde», «L’amico della mia amica») mostra di volerlo riabilitare. Il dissidio tra il programma di vita — quello che è condensato nei discorsi — e la vita reale è per il regista fran­ cese un connotato soprattutto femmi­ nile. Non si tratta di misoginia, come pure è stato affermato, ma della con­ statazione di un dato di fatto: per le donne, proprio perchè soggette a più pesanti condizionamenti, è più arduo il percorso verso il ritrovamento della loro identità personale. Così Bianche soffre e si dispera per un uomo che è solo parto della sua immaginazio­ ne. Il bisogno, però, è più forte della menzogna e ha la meglio. È qui, in questa rappresentazione della digni­ tà, dell’umanità del bisogno che an­ che un autore mentale come Rohmer fa della poesia.

Ettore Greco

(segue da pag. 28) gioco di squadra sono gli clementi centrali attraverso i quali si svilup­ pa questo volume, dove non manca persino un capitolo sulla psicomotri­ cità del dribbling firmato dal prof. Al­ fredo Calligaris, direttore del Centro Studi della FIGC. Che il libro sia de­ stinato più al giovane calciatore che ai tecnici è un fatto che risulta dalle brevi schede poste in appendice e re­ lative agli specialisti della finta, dal­ l'inglese Kinnaird (un Lord che lu tra i primi giocatori scozzesi nel tardo ’800) a Diego Maradona: una galleria di personaggi, di aneddoti, di curio­ sità che costituisce una piacevole lettura.


COSTUME

@o@wwiu Mi sono stale mandate in lettura, con la richiesta di un giudizio critico, quattordici riviste giovanili, che la nostra editoria destina prevalente­ mente alle ragazze (dai 12 anni in poi) o fa passare come espressione di gruppi giovanili di moda. Notiamo che finora la stampa destinata ai gio­ vani aveva avuto scarso successo per­ ché i ragazzi e le ragazze saltavano di­ rettamente dai fumetti e dai fotoro­ manzi alle riviste per adulti, ai gior­ nali sportivi, ai giornali femminili. Oggi si assiste a un'esplosione edito­ riale: ilpubblico giovanile non solo si esibisce come tale ma assume divise, gerghi e idoli propri; e di esso fanno parte i preadolescenti, che una volta venivano catalogati come ragazzi e quasi ancora bambini. Però non ha assunto valore l'essere giovani, ma esserlo «in un certo mo­ do»: la precoce liberazione dalla tu­ tela familiare è significato ricadere sotto l’autorità del gruppo, in regole di ferro ma accettate perché è la mo­ da, perché tutti fanno così. Il fenomeno più evidente, a un primo esame delle riviste, è l’estrema par­ cellizzazione degli argomenti: questi sono trattati spesso in un paio di pa­ gine, con foto e poco testo. Questa «toccata-e-fuga» è diffusione di super­ ficialità, di presappochismo, di illu­ sione di sapere, in un caleidoscopio di accostamenti arbitrari (sentimen­ ti, consumi, musica, sesso, divismo, magia, successo...). La stampa a rotocalco è nitida, pre­ cisa nel riprodurre le foto dei vari di­ vi e personaggi, su carta lucida; di conseguenza, tali foto devono essere piacevoli, i divi devono essere belli e possibilmente tutti giovani; anche i campioni sportivi non sono colti nel momento del sudore e nella smorfia dello sforzo. È un mondo, questo delle pubblica­ zioni giovanili, basato sull'apparenza: dell'oggetto (non la sua effettiva uti­ lità o convenienza), del bel viso (non dei problemi che maschera o delle idee che contiene). L'apparenza è tutto per quei giovani che adottano lo stile di un gruppo, uno stile che parte dal vestiario ma arriva ad essere filosofia di vita. Al­ la lunga, e in un gruppo in cui ciascu­ no imita e plagia l'altro, l’abito fa il monaco, l’apparenza diventa sostan­ za. Si ha l’impressione, nel leggere al­ cune delle riviste, che molti giovani comincino con il rivestire di qualco­ sa un vuoto intcriore, poi che questo vuoto prenda una forma che è la me­ dia standard del gruppo e diventi un modo di vedere le cose. Questa forma può essere quella funerea del dark, quella dura dei metallari, o quella più

Il trionfo dell’avere sull’essere festosa dei paninari, ragazzi «bene» ben vestiti: è una festosità apparen­ te perchè, dalle lettere pubblicate, si vede quanto costi in denaro, in preoc­ cupazioni, timori di non essere ade­ guati, confronti esasperati con chi ha di più, sfottiture a chi ha un abbiglia­ mento meno ricco... La voglia di apparire non si manife­ sta in voglia di fare (azione) o di esse­ re (personalità), ma in voglia di ave­ re (contemplazione narcisistica di sé stessi, purché muniti di una certa «at­ trezzatura»). L’esibizione del denaro e dei mezzi raggiunge su questa stam­ pa (e forse nella realtà) aspetti paros­ sistici. Inoltre, l'avere non si concentra sul­ le effettive qualità dei capi indossati ma su un'altra apparenza: le «griffe» o firme degli stilisti che contraddi­ stinguono ciascun capo di abbiglia­ mento, indipendentemente dalla sua qualità o utilità: le scarpe non sono belle «perché mi piacciono», ma «so­ no Timberland, quindi sono belle e mi piacciono», la sciarpa non si mette perché protegge la gola ma perché fa parte della divisa dei ragazzi «che vi­ vono nel modo giusto al momento giusto». Per definizione, (da «Cucador») è «giusto» «chi veste bene» e si fa i fatti suoi, senza impegnarsi in niente; e «Paninaro» precisa: «Noi ab­ biamo sostituito l’ideologia con l’ab­ bigliamento».

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Poiché il vuoto assoluto non può du­ rare a lungo, alla fine si riempe di qualcosa: «Siamo visti come figli di papà e fascisti» scrivono a «Wild Boys», «Siamo accusati di essere fa­ scisti, individualisti incalliti...» dico­ no su «Cucador». Affiora anche del razzismo. Alcune ri­ viste pubblicano fumetti con lotte spietate fra bande giovanili e lettere di insulti contro chi ha osato mette­ re in dubbio gli «ideali paninari», con violenze verbali spropositate rispet­ to aH’argomento. Sembra che si sia­ no create nuove forme di razzismo fra chi ha «l’attrezzatura» e chi non ce l’ha. Ed appare il vecchio razzismo, esplicitato in brani contro i «terroni» fino alla parodia di preghiera («O Ge­ sù dagli occhi buoni, fa morir tutti i terroni. Fa sparire questa razza che c’invade ormai la piazza...»). Se alcuni gruppi o ceti sono emargi­ nati, alcuni individui sono innalzati come idoli, esempi, modelli, amanti ideali. In questi casi non importano le origini, ma il successo: dei cantan­ ti, che occupano tante pagine, si dà raramente una spiegazione sulla lo­ ro musica o una valutazione critica, ma si elencano i dischi di successo, si pubblicano foto, si moltiplicano i poster. Il formato ridotto delle rivi­ ste costringe a una certa miniaturiz­ zazione del divo, che ne facilita l’ap­ propriazione. Il possesso del divo è ga­ rantito anche dagli adesivi. Di guida a capire (e non solo ad usa­ re) il prodotto disco c’è quasi nulla. Il divo o la diva si amano, non si di­ scutono. Anzi, il divismo e la musica sono una droga («mi sento musica di sballo al massimo volume, e dopo qualche disco non me ne frega nien­ te del mondo intero» scrive un letto­ re a « Wild Boys»). Dei cantanti ed attori si enunciano guadagni, lussi, ricevimenti, amicizie; su alcune riviste, non si parla prati­ camente di altro (a parte i problemi personali delle lettrici, espressi sul­ la Posta, della quale merita parlare un'altra volta). Al contrario di quanto esposto, la ri­ vista «Primavera» edita dalle FMA, ha una sua unità di ispirazione che in­ dirizza i frammenti verso un proget­ to educativo cristiano, allarga gli ar­ gomenti a tutti gl’interessi umani rompendo il cerchio magico dei «belli e lucidi di successo», parla del Terzo Mondo, delle altre culture e civiltà, apre all’impegno personale e non chiude sulla contemplazione di sé o dei divi, affronta i problemi giovani­ li in chiave non individualistica, si ri­ ferisce ai valori della persona senza perdere in modernità e attualità nei settori della musica o della moda. Questa presenza cristiana nell’edito­ ria merita attenzione: non serve pian­ gere sull’assenza di valori in molta parte delle pubblicazioni esistenti, ma occorre proporre ciò che di vali­ do ha il mercato.

Domenico Volpi

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Dalle Assemblee di società al congresso nazionale

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Assemblee delie società: ottobre '87-i'ebbraio ’88 Congressi provinciali: novembre ’87-marzo ’88 Consigli regionali: aprile-maggio 1988 Congresso nazionale: 17-19 giugno 1988 Il Congresso nazionale non è che l'ultimo atto del momento congressuale. Il suo esito dipende dalla ricchezza dei contenuti dibattuti nei momenti precedenti.

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MENSILE DEL CENTRO SPORTIVO ITALIANO ANNO LXXXII/N. Il / NOVEMBRE 1987

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