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Stadium n. 11/1986

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STADIUM 1948

QUASI UN SOMMARIA

LA CARTA DELLO SPORT

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VERSO L'ASSEMBLEA

24 13 STADIUM/SOGETÀ Racconta la tua di Angelo Bedani

Società sportiva: STORIA PER IMMAGINI

14 FOTOMEMORIA

a cura di Andrea De Pascalis

di Aldo Notario

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RAGAZZE IN PISTA! Come le donne si avviano allo sport. di Livio Olivi

óLA SPERANZA CHE È IN NOI

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TUTTOCSI/ CRONACHE/ ESPERIENZE

Il tema del mese: SPORT SULLA NEVE Interventi di Donato Renato Mossi­ la. Renato Manno, Zaveria Busarello.

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di Gianni Gherardi

Il film: IL RAGGIO VERDE

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di Flavio Pedrotti

CMUSVEGUO DEL SACRO?

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UN ANNO DI FESTE

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I libri

L'esperienza religiosa oggi,

di Ernesto Preziosi

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22 LA MAPPA

Un patto per una nuova educa­ zione.

Dal Convegno delle Presidenze re­ gionali. di L. O.

GENITORI ALL'ATTACCO

ASSOCIATIVA

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Medicina: LESIONI CRONICHE

di Antonio Spataro

di Domenico Volpi

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23 FORMAZIONE PER CRESCERE

Costume: DAGLI HIPPIES AGLI YUPPIES

di Alberto Bobbio

di Vittorio Ferrerò

di Cesare Martino

IPOTESI SUI GIOVANI

«Il C.S.I. non ha mai avuto dubbi sulla necessità di una applicazione integrale di una Carta dello Sport italiano, in quanto solo attraverso un Sottosegretariato allo sport c all’educazione fisica si potrà trovare per tutte l’età, per tutte le categorie e per le di­ verse branche sociali una uni­ cità di indirizzo tecnico c di reciproca collaborazione, ma anche di riconoscimento per coloro che realmente opera­ no a vantaggio non solo del­ lo sport agonistico propria­ mente detto, bensì anche del­ l’educazione fisica giovanile c della ricreazione fisica de­ gli elementi di età matura che non praticano più sport atti­ vo ma che comunque attra­ verso una disciplina sportivo­ ricreativa possono trarre vantaggio per la propria effi­ cienza fisica. Non ha avuto dubbi quando ha lanciato i campionati stu­ denteschi, convinto com’era che nessun altro organo o en­ te nazionale si sarebbe presa la briga di allestire una ma­ nifestazione del genere; non ha avuto ancora dubbi nell’affiancarsi alle Federazioni sportive c stipulare con que­ ste convenzioni tendenti solo ad avere unicità di indirizzo tecnico e stretta collabora­ zione. Maggior ragione però oggi ha il C.S.I. di propugnare, soste­ nere e battersi per la costitu­ zione di un Sottosegretariato allo sport in quanto solo allo­ ra si potrà avere il giusto ri­ conoscimento e non la prete­ sa di monopoli da parte di en­ ti o federazioni sportive che s’ostinano a ritenersi i soli de­ positari delle rispettive disci­ pline atletiche. Le Federazio­ ni che non si sono mai occu­ pate, o raramente lo hanno fatto, dei giovanissimi, pre­ tendono oggi di avere mono­ polio assoluto anche su que­ sti. IL C.S.I. risponde ad es­ se che non intende sottostare ad imposizioni di sorta, a ma­ novre antisportive e ingiuste, cosi come non intende rega­ lare alle federazioni sportive migliaia di giovani che stan­ no sorgendo nelle altrettante migliaia di Unioni, senza ave­ re neppure il diritto di orga­ nizzare in proprio un ente a carattere nazionale». (da Stadium n. 2 del febbraio 1948)

STADIUM 1948


VERSO L'ASSEMBLEA Il CSI in tutti gli ottomila Co­ muni d’Italia. È quanto ci proporremo alla prossima Assemblea nazionale dei Presidenti provinciali, Assemblea che chiude l'anno 1986, anno di verifica che ha visto 136 Congressi di base. Non pare un obiettivo impossi­ bile, visto che siamo presenti nella metà degli ottomila Comu­ ni italiani: sapevo (e lo sanno tutti) che il CSI era diffuso ca­ pillarmente sul territorio, ma non così tanto! In tutte le Regioni, in tutte le Province, ed ora l’impegno è: in tutti i Comuni. I perché di tanto sviluppo e di successo, e non lo diciamo con toni trionfalistici, sono tanti ma si possono riassumere in uno so­ lo: è stata la fedeltà alle nostre radici storiche. II CSI è un’Associazione che ha la dimensione orizzontale: ha scelto l'orizzontalità e non il ver­ ticalismo il che ha voluto dire scegliere la fedeltà al territorio e la solidarietà invece della con­ correnza. Nel CSI si sta «insieme» «per» e non «contro». E questo spirilo l'abbiamo portalo dappertutto fuori di noi: nel CONI, nelle Fe­ derazioni, negli Enti di promo­ zione sportiva, nelle forze poli­ tiche e sociali, nella stessa co­ munità cristiana.

hi tutti i Comuni quindi non per piantare la bandiera del CSI, ma per portare l'idea che si chiama CSI. In tutti i Comuni non per mania trionfalistica, né per sete di po­ tere, né per occupare spazi, ma

per portare un’idea, quella che ci ha fatto sopravvivere a due guerre, a una dittatura e alla concorrenza di molti che non sanno che il CSI non può avere concorrenti! L’idea è semplice: incontrarsi con lo sport per vivere da uomi­ ni liberi. Quando Giovanni Paolo II, da­ vanti a S. Croce in Firenze ha detto ai giovani: «esistono luo­ ghi visibili in cui si muore, ma sempre più frequentemente, in questa nostra civiltà occidenta­

« Promuovere l'Associazione per lo sport, per la società civile, per la comunità cristiana»

le, ci si incontra in luoghi di morte invisibili», diceva quello che diciamo noi: con lo sport aiutiamo la gente, ma specialmente i giovani, a vivere, aiutan­ doli ad incontrarsi e non a scon­ trarsi. Noi del CSI l’abbiamo vinta la scommessa con noi stessi, cioè che si può fare uno sport com­ petitivo ma non selettivo, che si può organizzare e sviluppare uno sport senza che ci sia biso­ gno dei campionati e dei cam­ pioni, uno sport dove la frater­ nità non è formale ma sostanzia­

le, dove ci si educa ad un'auten­ tica cultura di pace. La pace è un valore profondo che chiede una cultura profon­ da, non superficiale, non emo­ tiva, non rituale. I riti non ser­ vono alla pace, perché la pace è un valore totale: che impegna tutto l'uomo. «Vi sono giovani — è ancora Giovanni Paolo II a Firenze — che esteriormente assomigliano a tutti gli altri, ma dentro sono morti. Non sanno più perché vi­ vere, si chiedono se la vita ab­ bia ancora un senso. Giovani, la vostra realizzazione non sta nel­ le cose fuori di voi, nei beni esterni. Interrogate la vostra coscienza. In essa Dio ha scrit­ to il codice dei valori autentici». Chiediamoci allora se lo sport è oggi capace di manifestare que­ sto codice, di farlo suo? Noi diciamo di sì, l'abbiamo spe­ rimentato, perché abbiamo avu­ to il coraggio di mettere l'uomo al primo posto: per noi il vero, autentico primato è lui. «Promuovere l’Associazione per lo sport, per la società civile, per la comunità cristiana» è il tema dell'Assemblea nazionale; è la riconferma di un impegno quarantennale che vogliamo ap­ profondire per essere più fedeli a noi stessi e alla nostra storia; è il nostro programma che ha quelle tensioni ideali e quei va­ lori di cui abbiamo detto sopra, tensioni ideali e valori che ci hanno sostenuto e motivato; è la nostra testimonianza di cristia­ ni e di uomini liberi.

Aldo Notarlo

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Ragazze in pista!

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Capita ogni tanto che la stampa si ri­ cordi di un «problema femminile» nello sport, ma lo fa quasi sempre nel momento e nel modo sbagliato. L’ul­ tima fiammata di attenzione la si è avuta ai primi di agosto sulla scia della vittoria di Maria Canins al Gi­ ro di Francia femminile, del titolo di campione toscano di ciclismo esor­ dienti conquistato dalla quattordi­ cenne Cristiana Mancini, davanti a una cinquantina di coetanei maschi, e della scoperta a Piacenza che i due campioncini di una squadra di calcio ragazzi erano in realtà due ragazzi­ ne gemelle. Il discorso imbastito con clamore su tali fatti ha riguardato unicamente la possibilità o meno per la donna sportiva di eguagliare o su­ perare le prestazioni degli uomini. Un discorso, a ben pensarci, di puro stampo maschilista, che mentre ha ben poco a che vedere con i diritti e la dignità della donna nello sport, la condanna ancora una volta a cerca­ re un’improbabile emancipazione nel competere con i maschi ad armi im­ pari in campi impropri. Senza nep­ pure che i giornali si dessero la pe­ na di evidenziare, come ha fatto il prof. Marco Milani-Comparetti in un recente convegno sui limiti umani nello sport, che laddove le prestazio­ ni massimali femminili si sono avvi­ cinate a quelle maschili, ciò è avve­ nuto anche attraverso prassi distor­ centi, causa spesso di alterazioni me­ taboliche tali da modificare lo stes­ so fenotipo femminile (dal ciclo me­ struale alla distribuzione del tessu­ to adiposo). Al contrario, esattamente un mese dopo, nessuno si è accorto, o ha fat­ to finta di accorgersi, che fra i settantasei azzurri affermatisi durante l’estate e ricevuti in udienza dal Pre­ sidente Cossiga, le donne erano ap­ pena rappresentate da un paio di ele­ menti. Questo sì sarebbe stato un bello spunto per cercare di capire co­ me mai le affermazioni femminili nello sport italiano sono cosi rare da far gridare al miracolo quando av­ vengono e da far piangere lacrime in­ consolabili quando, come accadde in quegli stessi giorni, una Sara Simeoni decide di ritirarsi a vita privata.

L'handicap sportivo femminile non è fisico, ma culturale

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LA CULTURA SUPERA LA NATURA Certamente le ragioni di «natura» hanno la loro importanza, ma credia­ mo che siano ben più determinanti nella situazione attuale le ragioni di «cultura». Non è tanto quello che la donna è che le impedisce di pratica­ re lo sport e di affermarvisi, ma quel­ lo che si pensa che la donna sia e deb­ ba essere. Altrimenti non si capireb­ be perché il rapporto fra donne e uo­ mini sia di cinque a novantacinque tanto nel calcio, ad esempio, quanto nel tennistavolo, oppure, di venticin­ que a settantacinque sia nell'atletica pesante sia nel tennistavolo.

Alle stesse conclusioni sulla preva­ lenza della «cultura» rispetto alla «natura» si giunge anche attraverso altri raffronti. Dalla più recente in-

daginc ISTAT sullo sport (maggio 1984) si ricava un dato di grande in­ teresse. Risulta che fra gli italiani dai sei anni in su si interessano allo sport il 57,4 per cento, ma di essi sol­ tanto il 34,2 per cento sono donne. Qui non è questione di pratica, dove le donne possono incontrare difficol­ tà oggettive maggiori degli uomini, ma di atteggiamenti, di giudizi e pre­ giudizi di valore, di «cultura» per l'appunto. E non si può nemmeno di­ re che le donne siano tendenzialmen­ te più sedentarie o casalinghe degli uomini, perché quando si guardano i dati dei praticanti rispetto al tota­ le delie persone che si interessano di sport, si scopre che le donne scendo­ no in campo a fare pratica attiva in misura superiore agli uomini: 41,3 contro 38,8 per cento. Dimostrazio­ ne palese che gli uomini preferisco­ no lo sport letto c guardato più del­ le donne, le quali però hanno enor­ mi difficoltà a superare la soglia psi­ cologica e culturale della sportività. Senza dire che una volta superata la soglia, incontrano poi tali difficoltà, scoraggiamenti, delusioni e porte chiuse che il loro numero si dimez­ za e peggio già a 14-15 anni. Il che la dice lunga su come le donne vengo­ no trattate all’interno del mondo sportivo, sui pregiudizi di ruolo nei confronti del sesso femminile che ca­ ratterizzano ancora questo mondo.

UN PROGRESSO NON CERTO ESALTANTE Alla luce di tali considerazioni, si ri­ dimensionano alquanto i pur innega­ bili progressi avutisi nella pratica sportiva femminile negli ultimi de­ cenni. Nel 1959 su 1.308.000 prati­ canti, le donne erano 121.000, pari al 9,3%; nel 1984, su 1 1.889.000 prati­ canti, le donne erano salite a 3.819.000, pari al 32,1 %. Sempre nel 1959 praticavano sport 0,5 donne su cento, contro 4,5 uomini; nel 1984 le donne praticanti sono diventate cir-


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ca 13 su cento contro circa 30 uomi­ ni. È evidente che le donne pratican­ ti sono aumentate a un ritmo più in­ tenso dei praticanti maschi, ma ciò è abbastanza naturale se si conside­ ra che le donne si trovavano quasi a quota zero. Ma i dati ci dicono anche che il mondo femminile, a venticin­ que anni di distanza (e che anni, dal punto di vista socio-culturale!), ri­ mangono ancora quasi sulla soglia del mondo sportivo. Allora diventa quanto mai interes­ sante chiedersi due cose: I. quali so­ no i fattori che maggiormente in­ fluenzano l’avvio delle donne alla pratica sportiva; 2. quali invece le ra­ gioni che decidono sul loro abbando­ no precoce e in massa.

DECISIVA L'INFLUENZA DEL PADRE Alla prima questione varie indagini psico-sociologiche hanno cercato di dare una risposta. Da recenti studi condotti in Inghilterra, negli USA e in Canada è emerso che tra i fattori concomitanti della socializzazione sportiva femminile, quello maggiore e decisivo è rappresentato dall’in­ fluenza della famiglia, al suo inter-

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no dei genitori e fra essi soprattutto del padre. Contrariamente a quanto possa superficialmente sembrare, il dato è in realtà soprendente e scon­ certante. È sorprendente perché oggi tendia­ mo tutti a pensare che nelle scelte personali e sociali siano decisivi i mezzi di comunicazione di massa. Lo saranno certamente, ma a quanto pa­ re per le bambine il peso o il condi­ zionamento dei mass-media passa at­ traverso il filtro determinante dei ge­ nitori. D'altra parte la stessa indagi­ ne ISTAT citata ci informa che dai sei anni in poi lo sport in TV è segui­ to soltanto da 5 milioni di donne con­ tro 17 milioni di uomini, che le don­ ne che leggono i quotidiani sportivi sono 745 mila contro 6 milioni e mez­ zo di uomini e che sui quotidiani non sportivi lo sport è seguito da 3 milio-

MINISTRI E SPORT I Ministri dello sport del Consiglio d'Europa hanno approvato a Dublino una riso­ luzione che condanna vigorosamente l'apartheid nello sport e impegna i 21 Paesi membri a fare tutto il possibile per incoraggiare le Federazioni sportive a rompere i contatti sportivi con il Sudafrica. Il documento, approvato con 14 voti favorevoli su 21, è frutto dell'opera di mediazione dell'lrlanda, che presiedeva la Conferenza. 1 Ministri dello sport hanno inoltre concordato di unificare gli sforzi per combat­ tere il doping, con regole più uniformi circa le sostanze chimiche da vietare, con­ trolli più attenti sugli atleti (e non solo durante le competizioni) e pene più severe per i trasgressori. I Ministri hanno anche concordato un piano per rendere più agevole l'accesso allo sport agli oltre tre milioni e mezzo di handicappati che vivono nei Paesi del Consi­ glio d'Europa e che non possono partecipare alle competizioni agonistiche per man­ canza di strutture sportive adeguate. La Conferenza ha espresso infine «preoccupazioneperi ripetuti episodi di violen­ za e di teppismo durante gli avvenimenti sportivi ed ha deploralo gli incidenti verificalisi durante la stagione calcistica internazionale in corso. La prossima riu­ nione plenaria della Conferenza si terrà in Islanda nel 1989.

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ni di donne contro 14 milioni di uo­ mini. Per cui non meraviglia che nel­ la socializzazione sportiva dei ma­ schi, al contrario di quanto avviene per le donne, l’influenza familiare ri­ sulti molto limitata, quasi inconsi­ stente, rispetto a quella di tutta una gamma di fattori esterni alla fami­ glia con in testa i mass-media. Il dato sorprendente diventa anche un po’ sconcertante quando i ricer­ catori ci informano che l’influenza dei genitori, del padre soprattutto, nei riguardi della pratica sportiva delle figlie si esercita di preferenza su quelle fra loro che presentano al­ l’analisi un più alto tasso di «masco­ linità». Come a dire: tu fai sport per­ ché sei un «maschiaccio», tu invece no perché sei dolce e femminile! Né si dica che la situazione in Italia è diversa, poiché anche da un’inda­ gine condotta in casa nostra nel 1982, da un’équipe guidata dal prof. Ales­ sandro Salvini, è emerso chiaro fra le sportive il peso determinante del­ l’approvazione paterna, anche in pre­ senza, di solito, della disapprovazio­ ne della madre.

IL CORPO DELLE DONNE LA TESTA DEGLI UOMINI Quanto alla seconda questione, sul perché le donne abbandonano preco­ cemente l’attività sportiva, non esi­ stono ancora indagini specifiche, ma indicazioni importanti si possono ri­ cavare da quelle sopra ricordate. È più che indicativo, ad esempio, il fat­ to che la socializzazione sportiva vie­ ne a trovarsi in contrasto con la so­ cializzazione a livello sessuale, dato che in quest’ultima le caratteristiche «mascoline» richieste alle donne sportive non rappresentano certa­ mente un vantaggio. Ed è ovvio che a una certa età la socializzazione a li-

Livio Olivi (segue a pag. Il)

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1 Nella vita del credente, la speranza che lo sorregge e lo anima non è il frutto del darsi da fare, delle capa­ cità più o meno brillanti, dell'impe­ gno. Almeno, se si è onesti con se stessi, si ridimensionano facilmen­ te le velleità di autosufficienza. C'è la consapevolezza, che è poi fe­ de, di essere raggiunti da un dono, da qualcosa che non è dovuto, me­ ritato, ma assolutamente gratuito. Non è sempre facile, specialmente oggi, accorgersi del dono, sia per in­ sensibilità che per difficoltà a rien­ trare nel profondo di sé, soprattut­ to per la frattura che spesso carat­ terizza il rapporto tra l'esperienza religiosa e la vita di tutti i giorni. C’è in giro una visione pessimistica dell'esistenza che sembra segnare

SPERANZA CHE E’ IN NOI miti gli uomini, credenti e non; c'è una grande allergia (dio «stupore». È vero che il magico e il miracoli­ stico fanno con forza la loro ricom­ parsa-sulla scena, ma ben altra co­ sa è lo stupore che nasce nell’animo di chi si avverte o si fa piccolo. Altrimenti è meraviglia, sbalordi­ mento che nasce dalla paura e dal­ l'insicurezza del futuro: e la paura penalizza, fa chiudere su se stessi, blocca ogni creatività. Il credente ha proprio qui il nucleo che motiva la sua speranza: nell'accorgersi di essere raggiunto dal do­ no e perciò coinvolto in un rap­ porto. Consapevolezza che non è solamen­ te conoscenza intellettuale, ma co-

scienza, intuizione profonda di tut­ to l’essere. L'uomo, pieno di stupore per quan­ to ha ricevuto, è capace allora di rin­ graziamento, cioè è capace di usci­ re da una logica di possesso per in­ camminarsi su una strada, non cer­ tamente agevole, ma che sola lo rea­ lizza pienamente, la gratuità. Non è facile ringraziare con verità: è facile pronunciare parole più o meno sincere, più o meno formali di ringraziamento; è facile a volte vivere la dimensione del «ricambia­ re» (un favore, un regalo...), con tutti gli equivoci del caso. Addentrarsi sulla strada della gratuità esige un vero e proprio cambiamento di mentalità. Vieti quasi spontaneo, se il ringraziamento deve assumere pa­ role, far ri ferimento a quelle che Ge­ sù Cristo ha indicato a chi gli chie­ deva come pregare: il Padre nostro. È in quelle parole che si esprimono e si intrecciano ringraziamento e adorazione, supplica e assunzione di responsabilità nella storia. La preghiera, allora, dalle parole passa al «cuore», e tutta la vita ne viene coinvolta. La vita ha la possibilità di diventa­ re preghiera: la vita con il suo spes­ sore, le sue vicende, la sua concre­ tezza diviene lode, adorazione, rin­ graziamento, contemplazione.

Gianni Chetateli

Camminare insieme

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Dal momento in cui questo nu­ mero di Stadium ha cominciato ad essere redatto, al momento in cui sta per andare in macchina, due eventi lontani tra loro pre­ mono per raccogliersi sotto que­ sto titolo. «Camminare insieme» è infatti il titolo della famosa let­ tera pastorale del Card. Michele Pellegrino, scomparso a Torino pochi giorni prima che ad Assisi si attuasse quell’evento straordi­ nario che ha visto i rappresentan­ ti di dodici grandi religioni pre­ gare insieme per la pace, sotto gli occhi stupefatti del mondo. Quando Padre Pellegrino diven­ tò arcivescovo di Torino, quel suo appello suscitò in molti sor­ presa e talora scandalo. In una società divisa ed inquieta, nel cuore della contraddizione tra sviluppo economico e con­ dizione umana, Egli ebbe il co­ raggio del precursore e del prò-

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feta, facendo per primo la scelta dei poverii e il privilegio degli ultimi. La storia racconterà in che misu­ ra quella sua profezia e quella sua umile testimonianza, abbia­ no influito nell'evolversi dei rap­ porti umani nella società civile e nella Chiesa. Anche noi continueremo a riflet­ tere (fin dal prossimo numero) sul valore di quel programma

semplice e coraggioso, per la no­ stra vita associativa. Ma come non vedere già ora, che la luce storica che oggi si diffon­ de da Assisi, è anche il fruito di quell'appello a «Camminare in­ sieme» per la giustizia e per la pace.

E. G.


Lo scorso settembre l’avvocato Vit­ torino Veronese ha chiuso gli occhi a questo mondo dopo una lunga ma­ lattia e una lunga sofferenza. Aveva 76 anni e quindi il suo nome e la sua opera possono essere scono­ sciute ai più, soprattutto ai giovani. Anche se egli non ha legato il suo no­ me a imprese che abbiano suscitato clamore, schivo e riservato qual’era persino nei momenti in cui gli furo­ no affidati ruoli di massimo presti­ gio, tuttavia va detto che egli è stato un grande seminatore, un raffinato e instancabile tessitore di rapporti umani, per la giustizia e la pace, nel­ la Chiesa e nella società civile. Nella FUCI degli anni trenta con Igi­ no Righetti e Don Giovanni Battista Montini — che fu poi il «suo» Papa da cui apprese e di cui interpretò i contenuti e il metodo di una pedago­ gia forte e paziente, dialogica e ri­ spettosa — svolse una funzione di primo piano; subentrò al medesimo Righetti nel Movimento Laureati di Azione Cattolica svolgendo con gran­ de equilibrio un ruolo difficile di di­ rezione e di collegamento tra gli ex fucini che avevano dato l’avvio al Mo­ vimento. Nel primo dopo guerra, ne­ gli anni della ricostituzione post­ fascista, fu responsabile dell’ICAS — l’istituto cattolico di attività sociali — e organizzò memorabili settimane di studio per l'orientamento e la pro­ mozione sociale dei cattolici italiani.

Nel mondo e nella chiesa

Nel 1946 fu scelto dal Papa Pio XII a guidare l’Azione Cattolica Italiana e fu il primo presidente generale ad attuare i nuovi statuti per dare, at­ traverso nuove strutture, aggiorna­ to impulso laicale alla più grande e rappresentativa Associazione dei cat­ tolici italiani. Lavorò intensamente in quel ruolo di alta responsabilità, con totale distac­ co e disinteresse personale, per la formazione religiosa e culturale del laicato italiano. Altri suoi amici già della FUCI e del Movimento Laurea­ ti, si impegnarono allora direttamen­ te nell’azione politica, nei partiti e in Parlamento e al governo, per dare un rigoroso contenuto etico all’attività politica. Egli scelse la strada del ser­ vizio ecclesiale, mantenendo ferma e chiara la distinzione tra azione reli­ giosa e azione politica e insieme di­ spiegando tutte le sue energie e la sua autorevolezza perché i cristiani fossero presenti, preparati ed effica­ ci in tutti i momenti e i settori della vita civile. Guidò l’Azione Cattolica a scelte coe­ renti, negli anni del difficile recupe­ ro del pluralismo democratico, sen­ za mai cedere al disimpegno e senza usare forme di intervento integriste. Era una nota caratteristica del suo

Vittorino Veronese con Alcide De Gasperi.

stile affrontare ed educare alla com­ petizione con rispetto di ogni antago­ nista, anzi con grande fiducia nelle armi del dialogo, del confronto cul­ turale, da uomo gentile e colto qua­ le egli era. Non ebbe vita facile pro­ prio per questa sua incapacità a pre­ valere mediante il ricorso a metodi autoritari; era un mite, nel senso evangelico della parola, era un gen­ tiluomo, ed ebbe a soffrire per far ri­ conoscere, talvolta con scarso suc­ cesso, la validità delle sue scelte, del­ le sue indicazioni programmatiche e metodologiche sul piano religioso, culturale, organizzativo. Dopo aver lasciato la Presidenza dell’Azione Cattolica Italiana, si dedicò per la fiducia dei superiori e per le attitudini peculiari della sua perso­ na, alla «organizzazione mondiale dell’apostolato dei laici» presieden­ done il 1° Congresso nel 1951, il se­ condo nel ’57 e il terzo nel '67, subi­ to dopo il Concilio Vaticano IL In questo ambito espresse compiutamente e con generosità la sua singo­ lare competenza che diventò vocazio­ ne di laico impegnato in un servizio ecclesiale al mondo. La sua maturi­ tà intellettuale e spirituale nel dialo-

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gare con le culture del mondo lo re­ se idoneo ad assumere, con grande ricchezza di idee e con alta capacità di realizzazione, il prestigioso inca­ rico di Direttore Generale dell’UNESCO, ('Agenzia dell’ONU per la cultura. Dal '66 al '76 presiedette con perizia straordinaria, all’interno della Com­ missione lustitia et Pax nata dai do­ cumenti del Concilio Vaticano II per decisione di Paolo VI, il Comitato permanente per i problemi della pa­ ce e della comunità internazionale, contribuendo con la sua alta sensibi­ lità e preparazione al progresso del­ la difesa dei diritti dell’uomo in ogni area del mondo. Si può correttamente sostenere che nel servizio alla missione universa­ le della Chiesa e alla crescita della comunità internazionale verso ob­ biettivi di giustizia e di pace, Vitto­ rino Veronese espresse tutta intera la sua ricca personalità. Nella quale si erano fuse e via via si sono andate perfezionando, ad un livello elevato, la virtù religiosa della vocazione al­ la missione e la virtù laica della solidarità intelligente con i bisogni più profondi dell’umanità. Tutto ciò Vittorino Veronese è riusci­ to ad esprimere senza sforzo appa­ rente, senza trionfalismo, in una quo­ tidianità addirittura semplice e mo­ desta. La sua testimonianza" umana e cristiana ha bene tradotto le indi­ cazioni fondamentali sul laico cri­ stiano della Lumen Gentium e della Gaudium et Spcs, documenti del ma­ gistero ecclesiale che, per certi aspet­ ti, egli e la scuola montiniana pre­ conciliare aiutarono a far maturare. Uomini come Veronese, come Cazza­ ti, come Bachelet, come Moro, come De Gasperi, e l’elenco può allungar­ si, hanno espresso uno stile laico di vita cristiana che riteniamo possa fornire indicazioni non di poco con­ to ai Vescovi della Chiesa universa­ le quando si riuniranno in Sinodo nell’87 per meglio definire il ruolo del laico nella Chiesa e nel mondo.

Romolo Pìetrobelli

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Eclissi o risveglio del sacro?

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La religione, in questo nostro tempo, riveste ancora un ruolo significativo per la vita della gente oppure è me­ ra tradizione o anche ritualismo «di rifugio»? Le correnti di pensiero fan­ no i conti con il fattore religioso, op­ pure sono irrimediabilmente atee? Su questi temi si è svolto a Sorrento il 56° corso di aggiornamento cultu­ rale dell’università Cattolica. Aprendo i lavori il rettore, prof. Bau­ sola, ha indicato la linea secondo cui la Cattolica intende affrontare il te­ ma. È sempre più difficile essere atei oggi, ha detto in sostanza il rettore, come è difficile trovare dei credenti a pieno titolo. Se la «morte di Dio», proclamata fin dai tempi del '68, non si è ancora consumata, bisogna an­ che dire che la «rinascita del sacro» mostra anch’essa la sua fragilità. Le coscienze di molti uomini del no­ stro tempo sono inevitabilmente fi­ glie di quelle matrici di pensiero che sono prevalse in Italia nel XX seco­ lo: l’idealismo, il pragmatismo, il ne­ gativismo, l’esistenzialismo e il mar­ xismo nelle sue varie forme. Bisogna tuttavia ricordare — si è det­ to a Sorrento — che tutte queste for­ me di ateismo hanno finito, nelle ri­ spettive concretizzazioni storiche, per tener viva l’apertura all’infinito e a qualcosa che trascenda la storia; «paradossalmente, l’ateismo opera contro se stesso». Valga per tutte il caso della rivolu­ zione che, una volta fallita, sospinge all’inquietudine per un finito che non soddisfa. Anche questo può concorrere, con molti altri fattori, a spiegare il fatto che, nell’epoca del pragmatismo, del neopositivismo celebratore dell'e­ sclusività dei fatti e della scienza, e del materialismo dei vari marxismi — notava il prof. Bausola — risulti poi alle indagini demoscopiche che la gran parte degli italiani dichiara di credere in Dio. Bisogna domandarsi, tuttavia, per­ ché la domanda di religione non di­ venti, spesso, scelta, decisione per la religione; perché, inoltre, la fede in Dio resti divaricata, talora, dalla fe­ de nella morale voluta da Dio e dal-

«L’esperienz.a religiosa oggi. La coscienza cristiana di fronte all’ateismo e all’indifferenza» la Chiesa insegnata, per alcuni non secondari aspetti, come quelli riguar­ danti la morale familiare e sessuale, ma anche la morale sociale. Cristiani solo di nome allora? «Il fenomeno della scristianizzazione si va sistematicamente diffondendo. Molti battezzati non sono più cristia­ ni». A pronunciare in sintesi questa analisi è stato lo stesso Giovanni Pao­ lo II parlando nel settembre scorso ad un gruppo di professori universi­ tari. La realtà italiana, non meno di quella europea, registra ormai i se­ gni di una forte secolarizzazione: a fronte di una secolare tradizione cri­ stiana si registra sempre più il dif­ fondersi di comportamenti che nul­ la hanno a che vedere con la propo­ sta religiosa. L’affermazione, ricorrente all'inter­ no della Chiesa cattolica (basti pen­ sare al recente Sinodo) che l’Europa sta progressivamente impoverendo­ si di cristianesimo e al tempo stesso vera ed ambigua, come ha notato a Sorrento il sociologo Burgalassi. È vera, perché tutti i dati disponibili stanno dimostrando il calo di presa che sia a livello dottrinale sia a livel­ lo etico e prammatico il cristianesi­ mo ha nelle diverse società e nelle di­ verse culture che formano l'Europa, con notevole diversità di incidenza tra le nazioni tradizionalmente cat­ toliche (Italia, Irlanda, Francia, Spa­ gna, Portogallo) e quelle a pluralità religiosa (Germania, Inghilterra, Pae­ si Bassi, Paesi Nordici, ecc.). È però ambigua e contraddittoria, perché

nello stesso tempo in cui si vive una crisi anagrafica e quantitativa, stan­ no emergendo segni indubbi di viva­ cità religiosa: il fenomeno dei movi­ menti giovanili, i nuovi valori emer­ genti, le forme varie di iniziativa li­ turgica e rituale, gli stimoli verso azioni religioso-sociali nei riguardi dei più poveri (Charitas, Mani Tese, ecc.) e tutto l’impatto caricativoassistenziale rivolto verso le nuove forme di povertà (droga, emargina­ zione degli anziani, ecc.). Dunque una trasformazione non a senso unico né necessariamente pessimista, ma pos­ sibilista nella misura in cui si pren­ de coscienza di questi «nuovi risvol­ ti del sacro». Ciò che oggi può davvero far paura non è tanto un ateismo «scientifico», quanto una mentalità neopagana ra­ dicata nelle società tecnicamente avanzate. «Una mentalità appiattita completamente sui bisogni biologici, economici e storici», che non si tro­ va ad elaborare teorie, ma «vive del­ la sedimentazione larvata della nega­ zione di Dio». L'impegno dell’università Cattolica, attraverso il corso di Sorrento, non si ferma ad una diagnosi della situa­ zione, ma vuole anche offrire degli spunti di prospettiva, indicando so­ prattutto la strada della cultura e della ragione accanto all’incontro con l’esperienza religiosa vissuta da autentici testimoni. Come è possibile oggi vivere l’espe­ rienza religiosa? Quali strade si aprono per quell’«avventura» che non sia il silenzio di un'estasi, l’invi­ to a decollare verso cicli misterici, ma la risposta ad un atto divino che — come ha detto a Sorrento il bibli­ sta Gianfranco Ravasi — «esplode al­ l’interno della storia»? «In un mondo in cui la scienza e la tecnica hanno desacralizzato la natu­ ra — ha sostenuto il card. Poupard —, in una società in cui la vita collet­ tiva è largamente secolarizzata, sem­ bra che ci si debba orientare verso la vita interiore di ciascuna persona umana». Nonostante tutto un'autentica espe-


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«r» CORSO DI aggiornamento culturale DELL' UNIVERSITÀ CATTOLICA DEL SACRO CUORE

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L’ESPERIENZA RELIGIOSA OGGI LA COSCFENZr CRISTIANA DI FRONTE ateìsmo e allindiffere^

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rienza religiosa è possibile. Cinque sono le vie che egli ha individuato: l’esperienza dell'individualità, attra­ verso cui l'uomo si esperimenta co­ me unico e irripetibile; l'esperienza del disordine, che egli avverte in sé e nel mondo; l'esperienza di un aiu­ to che gli viene dall’alto; l’esperien­ za del carattere incomprensibile del­ la vita e della contingenza del mon­ do ed infine l’esperienza che l’uomo fa della propria finitezza. «L'uomo contemporaneo — ha osser­ vato il filosofo Virgilio Melchiorre nelle conclusioni del suo intervento — ha imparato a non aver bisogno dell'ipotesi «Dio» e, per contro, ha sa­ puto anche scrollarsi dall'increduli­ tà che poteva scaturirne: per la cono­ scenza e il dominio dell'ente litonio può ormai affidarsi fiduciosamente all'itinerario della propria scienza. Dio non gli serve più. In questa con­ statazione sta, alla fine, tutta la no­ stra difficoltà, nella logica che rego­ la il mondo degli enti o dell'utilità: in ciò stava il rischio della sua compro­ missione idolatrica, ma anche la sua possibilità di presa. Sentiamo ora di non poterci, ma soprattutto di non doversi più servire di tale possibilità. Sappiamo comunque che il nostro tempo ha imparato a rimuovere il ri­ schio dell'idolatria e questo è un be­ ne. D'altro canto non è pur vero che, in tal modo, si è fatta più evidente l'i­ dolatria della solitudine umana e che il prezzo pagato nell'affaccendarsi di questa solitudine è proprio il silenzio di Dio? Come possiamo avvertire che,

in tale silenzio, la logica dell'ente di­ venta inevitabilmente logica dell'ave­ re e che infine lo stesso potere della scienza precipita nella contraddizio­ ne del non senso? Come potrà essere rotto il silenzio di Dio? Per chi sa ascoltare — ha concluso Melchiorre — proprio da questo si­ lenzio può infine destarsi la debole voce di Dio. Ma, per ascoltarla occor­ re mutare l'intenzione della mente. Come farlo, mentre l'uomo pensa sempre più abitualmente di non aver più bisogno di altre intenzioni? Rina­ scere dall'alto senza poter ricorrere ad alcuni idoli segreti: questa può es­ sere infine la nostra gioiosa speran­ za, ma questa è anche la più severa delle difficoltà».

A Sorrento è intervenuto anche don Giuseppe Dossetti che dall’antica esperienza in politica è approdato al­ la vita monastica: «Non potevo man­ care alla richiesta dell'amico Lazzali, ma poi tornerò a fare il monaco a tempo pieno, così come ho scelto». E Dossetti infatti parla da monaco: ci­ ta la regola di S. Benedetto, parla di vita monastica come vita cristiana «coerente e adeguatamente sviluppa­ ta in Cristo clic ne ha dato la grazia e l'energia radicali»: parla di separa­ zione dal mondo, dì obbedienza e umiltà, di preghiera, naturalmente. Cita i Padri della Chiesa e nel suo di­ scorso ricorrono tante parole greche: il clima è arcano, la gente ascolta e applaude. Forse c’è un senso in que­ ste testimonianze che tanto ci allon­ tanano dalla vita di tutti i giorni.

Per un'intera settimana quindi filo­ sofi, biblisti, teologi, letterati e testi­ moni di esperienze religiose vecchie e nuove sono andati alla ricerca di tracce di Dio nella coscienza dell'uo­ mo moderno. Tirando le fila dei la­ vori, si è osservato che in definitiva dentro le luci c le ombre del panora­ ma religioso contemporaneo non è difficile scorgere una diffusa doman­ da di senso, un'apertura alla trascen­ denza, una originaria intenzionalità al destino. Ma questa apertura reli­ giosa, spesso generica, non deve in­ durre i cristiani e la Chiesa a fare sconti, ad abbassare il profilo della propria proposta; ma piuttosto a marcarne i connotati peculiari, quel­ li di una religione che fa di Gesù Cri­ sto l’unico vero ed insostituibile me­ diatore nel rapporto tra Dio e l'uomo. Sono affiorate anche prospettive di­ verse, circa i modi di esprimere e co­ municare l’esperienza di Dio. C’è sta­ to chi ha messo l’accento sul linguag­ gio simbolico e poetico dell'artista, e chi invece ha privilegiato la via di una ragione illuminata dalla fede; c’é stato chi ha suggerito di risalire a Dio seguendo le sue orme nell’uni­ verso creato, e chi ha raccomandato di ascoltarne la voce nell’intimo del­ la propria coscienza. Tutti però han­ no convenuto sull’esigenza di mo­ strare come l’esperienza religiosa e segnatamente quella cristiano­ cattolica, non si esaurisce nella con­ fortante speranza di una vita al di là del tempo, ma concorre già fin d’o­ ra a dare senso e direzione alla vita dell’uomo nella sua singolarità. L’e­ sperienza religiosa si concreta nel rapporto personale di un Dio che in­ terroga la libertà dell’uomo e che de­ ve condurre ad una rischiosa, ma inc­ ludibile decisione: educare a sceglie­ re, a vivere con responsabilità la pro­ pria esistenza e i rapporti con gli al­ tri, aiuta a trovare la strada di Dio.

Ernesto Preziosi

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Genitori all’attacco

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Una iniziativa coraggiosa è stata pro­ posta dali’A.Ge, Associazione Italia­ na Genitori, con la presentazione di un documento che avvia la ricerca, nella nostra società pluralista, di va­ lori comuni a diverse fedi e ideolo­ gie per la spontanea stipulazione di «un patto di comportamenti etici» ri­ conosciuti da tutti. Infatti non v’è mai stata una maggiore confusione di messaggi e di concetti, di teorie contrastanti e di parole usate da cia­ scuno con significati diversi, di erro­ ri e di strumentalizzazioni sull’uomo, e quindi sull’educazione. Ora, se il pluralismo culturale, filo­ sofico, religioso è diritto dei cittadi­ ni e delle loro aggregazioni ed arric­ chisce la società, il pluralismo elico è assurdo: se non si è concordi su al­ cuni princìpi fondamentali comuni, la convivenza civile diventa impossi­ bile. Il discorso vale per la lamiglia, per la scuola, per i loro rapporti, ma anche per ogni tipo di associazioni­ smo e di rapporto fra i cittadini. Se la lotta esasperata delle ideologie in­ quina ogni relazione umana e soprat­ tutto ogni obiett ivo c ogni realtà edu­ cativa, le possibilità educative si di­ sgregano o sono fagocitate dalle par­ ti in lotta. Il documento dell’A.Gc, raccolto ne) volumetto «La gente, l'educazione, la costituzione» e presentato in una Ta­ vola Rotonda il 26 settembre scorso nella Sala del Cenacolo della Came­ ra dei Deputati a Roma, rappresen­ ta un approccio nuovo, limpido e pra­ tico. Nasce dalla sofferta esperienza di una base che prova ogni giorno la difficoltà di trovare elementi di dia­ logo su un terreno comune, soprat­ tutto per le rigidità delle posizioni ideologiche. Si basa su un terreno condiviso da tutti: i principi fonda­ mentali della Costituzione, della Di­ chiarazione Universale dei diritti del­ l’uomo e della Dichiarazione dei di­ ritti del bambino. Degli articoli della Costituzione, il li­ bretto fa un rapido e lucido esame per ricavarne quei principi fonda­ mentali capaci di «promuovere nel­ la società quella comunanza di valo­ ri senza la quale una libera e ordina-

Un «patto etico»: perché non anche nello sport?

ta convivenza civile è impossibile». Da tali principi, ricava indicazioni pratiche, casi circostanziati in cui si impongono comportamenti coerenti, giacché è sempre facile affermare un generico accordo sulle grandi idee e poi non convergere nella pratica. In­ fine, indica le tracce per applicare le norme alla realtà della vita scolasti­ ca (ed è questa la parte del documen­ to più viva perché appunto aderente ai bisogni della gente). Le norme etiche fondamentali che tutti dovrebbero condividere perché fanno già parte di una specie di ecu­ menismo etico operante nell’umani­ tà sono: il rispetto e l’inviolabilità della persona, la solidarietà, il rispet­ to per l’infanzia c per la gioventù, il senso di responsabilità che deve es­ sere assunto da ogni cittadino, il sen­ so dell'accoglienza, il senso della prò-, pria identità storica. Molto interessanti sono le brevi e in­ cisive deduzioni educative tratte dal­ la Costituzione. «Rispetto per la per­ sona», ad esempio, non significa sol­ tanto «un rispetto astratto delle opi­ nioni altrui, della altrui posizione so­ ciale, ma significa anche, anzi soprat­ tutto, rispetto dei sentimenti c della sensibilità altrui: di quel mondo in­ teriore fatto di affetti, ricordi, spe­ ranze, convinzioni profonde, venera­ zione, che ognuno di noi custodisce nel cuore come cosa sacra e per cui si sente calpestato quando lo vede da altri deriso e profanato». La solidarietà è un dovere sociale ab­ binato con il dovere del lavoro: «aiu­ tare chi è nel bisogno non è solo un imperativo morale o religioso, è an­ che un imperativo civico». Ne deri­ vano la distinzione fra libertà e licen-

za sul piano morale e su quello socia­ le, l'individuazione di diversi tipi di violenza tra cui la violenza morale, il rispetto dei più piccoli e dei più de­ boli, il rispetto della verità. Dal dovere del lavoro e della solida­ rietà si ricava il necessario senso di responsabilità: tra le libertà ammes­ se non c’è quella di far male le cose o di non far nulla; «superficialità, pressapochismo, leggerezza sono for­ me di disonestà anche se con esse non si corrono rischi di galera». È quasi ovvio sottolineare come tali principi abbiano feconde applicazio­ ni in campo scolastico: rispetto del­ la persona vuol dire rispetto dell’a­ lunno, dei suoi ritmi e delie sue vere esigenze, ma anche rispetto dell’in­ segnante, del suo lavoro e delle sue competenze; solidarietà vuol dire scuola non competitiva, capacità di

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RAGAZZE IN PISTA! (segue da pag. 5)

collaborazione; responsabilità vuol dire impegno degli alunni secondo i propri mezzi e della struttura scola­ stica in tutte le sue possibilità supe­ rando le strutture burocratiche. Gli esempi potrebbero continuare. È interessante notare, sul piano stori­ co, come le indicazioni della Costitu­ zione Italiana e quelle dei documen­ ti internazionali siano permeate di valori della civiltà cristiana, anche se nacquero come «alti compromessi» fra correnti diverse, in particolare l’individualismo liberale, l’umanesi­ mo marxista e il personalismo cri­ stiano. Nella Tavola Rotonda già citata, la presidente dell’A.Ge Angela Crivelli ha spiegato la genesi del documento «atto di sensibilità verso quei proble­ mi che raggiungono il cuore e l’intel­ letto dell’uomo», e ha ringraziato i collaboratori. Giorgio Chiosso, ordi­ nario di pedagogia all’università di Lecce, ha sottolineato come questa «lettura educativa della Costituzio­ ne» sia un documento dinamico che ripropone un senso all’educazione in­ vitando a considerare i possibili pun­ ti d’intesa nelle esigenze pragmati­ che, in un tempo in cui la politiciz­ zazione degli organi rappresentativi di base con relativa rigidità ideolo­ gica ha causato la crisi della parte­ cipazione. Il giornalista Nicola D’Amico del Corriere della Sera, già presidente del Coordinamento Genitori Demo­ cratici. ha affermato che «forse sul­ le ideologie non ci si intenderà mai, ma su due pilastri, i figli e la Costi­ tuzione, l’intesa è possibile». Si trat­ ta di un documento di buona volon­ tà che testimonia, come è stato per la richiesta dell’ora di religione, un grosso atto di fiducia dei genitori cat­ tolici nella scuola statale, e una par­ ziale demolizione dello steccato Ira scuola statale e scuola privata. Il prof. Giuseppe Mandorli, vicepresi­ dente del Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione, ha rilevato che la partecipazione agli organi colle­ giali si è andata illanguidendo, ma se si disperdesse si andrebbe verso la morte della scuola; purtroppo la tra-

dizione scolastica italiana non aiuta nella dimensione comunitaria, il ser­ vizio scolastico va ristrutturato con unità scolastiche dotate di autono­ mia tale da poter ascoltare ed esau­ dire la domanda di formazione espressa dal territorio. Il senatore Roberto Ruffilli ha rile­ vato che l’esigenza non è tanto quel­ la di ricostituire i valori, quanto di costruire scale di valori, ed il docu­ mento dell'A.Ge. è interessante in quanto indica un metodo di ricerca dal basso. Il difficile equilibrio libertà-uguaglianza e diritti-doveri va ritrovato sulle tre strade della par­ tecipazione, della responsabilità e della solidarietà. La nota presentatri­ ce TV Rosanna Vaudetti ha fatto ri­ levare quanto abbia inciso la TV sul­ l'assunzione dei modelli: da quelli della famiglia patriarcale agli «ido­ li» dello spettacolo, dove spesso di­ ventano «modelli» alcuni adolescenti più immaturi dei loro fans. Abbiamo ritenuto interessante rife­ rire sia della proposta, sia del libro, sia del dibattito, perché c’è dalla par­ te dell'A.Ge. un esplicito invito ad uti­ lizzare il documento affinché nella realtà locale, ovunque si produce rapporto educativo, si moltiplichino dei «patti etici» così che, nel plurali­ smo, si abbia una crescita globale di consapevolezza educa ti va. Onesto discorso interessa il C.S.I., che ha sempre dato esempio di atteg­ giamento pluralistico collaborando con diverse realtà organizzative nel mondo dello sport, operando perché un’intesa si sviluppi non solo su que­ stioni pratiche e tecniche ma sull’in­ dividuazione di principi fondamenta­ li che diano giustificazione e valore all’attività sportiva associata, e quin­ di appunto sulla ricerca di un «pat­ to etico».

vello sessuale diventi una preoccupa­ zione prioritaria presso le ragazze sportive. L’inchiesta del prof. Salvi­ ni rileva per parte sua che le giovani sportive, pur essendo coscienti che i pregiudizi che gravano sulla donna che pratica sport riflettono un più diffuso atteggiamento antiemancipatorio ed antifemminile, nondimeno finiscono per preoccuparsi degli ef­ fetti «negativi» della pratica sporti­ va sulla loro femminilità c ciò con­ corre in misura notevole all’abban­ dono sportivo precoce. Insomma, fra «natura» e «cultura», quest’ullima la fa comunque e sem­ pre da padrona fra le cause che an­ cora tengono lontane la stragrande maggioranza delle donne dallo sport e che da esso le allontanano anzitem­ po. Il che fa ancora di più compren­ dere quanto si sia fuori strada af­ frontando il problema dello sport femminile dal punto di vista della concorrenza fra maschi e femmine. È una strada senza sbocchi perché inficiata essa stessa dal pregiudizio culturale della superiorità del gesto sportivo maschile rispetto a quello femminile. Più a fondo, c’è ovviamen­ te il pregiudizio generale per cui lo sport è tale solo se consegue vittorie e risultati eccezionali. Questo pregiu­ dizio ideologico, che già tanti proble­ mi crea nello sport maschile, per le donne si rivela un handicap insupe­ rabile. Cosi, da una parte la società, a cominciare dalla famiglia, che ren­ de strettissime le maglie della socia­ lizzazione sportiva femminile, dal­ l’altra l’organizzazione sportiva che considera le donne sportive come un di più, se non di estraneo, a un’atti­ vità ritenuta propria (e di proprietà) dei maschi, concorrono da due diver­ se linee a perpetuare una situazione assurda di inferiorità femminile an­ che nello sport. Tuttavia, le indagini ci danno quan­ to meno un'indicazione chiara, al contrario della stampa quasi sempre superficiale e alla ricerca del sensa­ zionale (della donna cannone, insom­ ma). Le indagini ci dicono che la pa­ rità sportiva fra maschi e femmine non si ottiene modificando il corpo delle donne, ma la testa degli uomini.

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Domenico Volpi Copie del volumetto «1m gente. l'educazione, la costituzione» si possono richiede­ re, a !.. 5.000 end.. a Segreteria A.Ge. - Via dei Farnesi 84 - 00186 Roma.

L. O.

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Ipotesi sui giovani

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«Il soggetto giovani» cambia. Oggi compone un cocktail imprevedibile di contraddizioni ed ambivalenze al­ trettanto variegate. È una geografia complessa il cui senso globale può fa­ cilmente sfuggire, ma che, tuttavia, è composto di una ricchezza grande (e problematica) che sollecita ogni giorno la ricerca. Si tratta di ricerca scientifica, come avverte il titolo dell’agile testo pub­ blicato da «Boria», redatto a più ma­ ni dagli esperti cattolici del «piane­ ta giovani». Il titolo è «Ipotesi sui gio­ vani» e gli autori sono Ferrarotti, Bianchi, Melucci, Calvaruso, Buzzi, Garelli, Pollo e Milanesi. «Ipotesi» dunque, da controllare, ma senza arrivare ad una linea di inter­ pretazione unica, proprio perché i vissuti giovanili sono molti e l’incasellamento secondo categorie con­ suete assai improbabile. La soluzio­ ne è che molteplici sono le linee di in­ terpretazione ed attraversano i mol­ ti dati d’osservazione che sono a di­ sposizione. Scrive Giancarlo Milanesi: «/ giova­ ni rappresentano da sempre un ogget­ to di studio affascinante e, allo stes­ so tempo, sfuggente. Essi riflettono in se stessi l’ambivalenza dei processi di transizione: da una parte assumono il ruolo simbolico dei catalizzatori della speranza inclusa nel cambia­ mento sociale, dall'altra rispecchiano fedelmente la somma di resistenza e di contraddizioni che il cambio pro­ messo inevitabilmente produce». Ecco perché un libro non può esse­ re, ammonisce ancora Milanesi, «so­ lo un’arida sequenza di dati scienti­ fici, ma piuttosto un tentativo di comprendere qualitativamente una realtà che non solo è complessa, ma che tende progressivamente a perde­ re i suoi contorni, che fino ad ora era­ no ben definiti». I giovani dunque sono un «proble­ ma», come scrive Franco Ferrarotti, poiché tendono sempre meno a strut­ turarsi come classe e si distribuisco­ no lungo tutta la piramide sociale. La «condizione giovanile» si perde sem­ pre più nelle pieghe della società.

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senza tuttavia sparire. Infatti, fa no­ tare ancora Ferrarotti, proprio sul­ la base della «condizione giovanile» si determinano movimenti e fenome­ ni sociali caratterizzati da una spin­ ta comune, che potrebbe essere de­ finita «spinta di classe», anche se spesso ambigua. Milanesi commenta, riferendosi agli anni '80 e ai fenomeni di riflusso, al­ la crisi dei movimenti ideologici di contro potere che avevano caratteriz­ zato la condizione giovanile degli an­ ni ’70, che tutto ciò trova ragione nel contesto politico italiano che «riesce a destrutturarsi senza perdere la sua rigidità». Secondo il sociologo questo disincanto è ancora «malgrado tut­ to», carico di «una critica radicale, forse solo potenziale, dei sistemi e de­ gli apparati di potere». La condizio­ ne giovanile è una spia della contrad­ dizione. Proprio nel suo essere poli­ ticamente e disperatamente «apoliti­ ca». Nel suo essere cioè immagine di figure sociali talmente deboli da non poter essere neppure integrabili. Una contraddizione che ha in sé coscien­ za dell’oppressione, ma anche biso­ gno di progettualità. «Un disincanto che potrebbe riscoprire la speranza», è la sua ipotesi.

Queste parole di Milanesi sono im­ portanti soprattutto se diventano pa­ trimonio di riflessione per associa­ zioni e gruppi che lavorano con i gio­ vani. I gruppi giovanili, fa rilevare Milanesi, sono oggi alla ricerca di una socialità nuova. Non più grup­ pettari, ma nemmeno impegnati in uno sprovveduto ritorno al privato, ricercano una socialità diversa, cioè espressione di un individualismo so­ cialmente orientato e consapevole. C’è un rischio però, e questo libro ci mette in guardia; quello dell’infanti­ lismo di massa, del conformismo ge­ neralizzato. Secondo Giovanni Bian­ chi per sfuggirne occorre far diven­ tare «cultura politica» le nuove for­ me di impegno e di partecipazione, occorre scovare un linguaggio per parlare al mondo. Se volontariato, animazione di quartiere, centri di cultura alternativa, radio locali, cor­ so yoga, gruppi di base, collettivi me­ tropolitani, forme di self-help, catto­ lici e non, non si sforzano di raccon­ tare con parole nuove la possibilità infinita per l’uomo di partecipare, al­ lora hanno sbagliato tutto. Si ripiom­ ba nel silenzio che è l’essenza della marginalità. La scommessa delle nuove generazioni è qui, nel linguag­ gio. Esso è l'unico strumento, oltre­ tutto, perché l’etica passi da un fat­ to di norme ad un fatto di compor­ tamenti. I modelli di comportamento giovanili possono essere cosi rivalutati poiché anticipano in positivo una migliore qualità della vita. Essa, conclude Mi­ lanesi, «centrata attorno a valori de­ finiti post-materialistici, si precisa or­ mai in rapporto ad un bisogno di re­ lazione non solo funzionale alla secarizz.az.ione o espansione personale, ma diventa sensibile alle esigenze del sistema». Questo i giovani sanno esprimere, se accompagnati da un’attenzione edu­ cativa onesta, liberante, se agevola­ ti da un apparato istituzionale atten­ to ed adeguato. È una sfida anche per

il CSI.

Alberto Bobbio


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STADI UM/SOCI ETÀ'

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Che cosa resta dopo la bruciante delu­ sione di Reykjavik? Le previsioni sono difficili e non molto allegre. Tuttavia non si deve rinunciare a riflettere su due punti: che cosa ha portato in Islan­ da i due capi delle superpotenze? E che cosa li ha fermati prima che potessero stringersi la mano per un accordo mol­ to importante? Cominciamo dal primo punto. È impor­ tante riconoscere anzitutto che qualco­ sa si è mosso nel panorama internazio­ nale durante gli ultimi anni. Vi ha con­ tribuito la «nuova linea» di Gorbaciov e la pressione della pubblica opinione. Qualche segno c’è stato. Le grandi po­ tenze hanno cercato di stabilire ita lo­ ro migliori rapporti, hanno ipotizzato una diminuzione delle spese militari (ma non l’hanno realizzata), hanno cer­ cato di far calare la tensione nei punti più caldi del mondo, anche per evitare di esser trascinate in irreparabili avven­ ture di guerra. All’est ci si è resi conto che la corsa agli armamenti ha un co­ sto altissimo, non solo in danaro ma an­ che in qualità della vita, e può persino destabilizzare il sistema dall'interno, ri­ schiando di rendere necessaria una dit­ tatura sempre più repressiva. All’Ovest si è cominciato a pensare che tutto il be­ nessere accumulalo potrebbe scompa­ rire in un solo istante il giorno che un conflitto scoppiasse davvero, per erro­ re o per follia. E poi qualcuno ha cominciato a riflet­ tere che lo spreco nell’industria bellica è uno scandalo inammissibile quando nel mondo si muore di lame. I popoli hanno cominciato a dire ad alta voce che vogliono la pace. Le grandi portae­ rei, i sommergibili che possono naviga­ re sott’acqua per un anno intero e han­ no a bordo bombe e missili da distrug­ gere un’intera nazione, i superbombar­ dieri, e persino il servizio militare han­ no perduto il loro fascino e nella men­ talità comune sono considerati brutti e pericolosi, o quantomeno una spesa inutile. Tutto ciò ha molto contribuito ad «ob­ bligare» Reagan e Gorbaciov ad incon­ trarsi, a cercare un accordo. Ma lì, nel freddo paesaggio d’islanda, la voce dei movimenti pacifisti, la voce del­ le Chiese, il buonsenso dei cittadini, la collera dei poveri erano troppo lontani... Non c’è da sorprendersi che i consiglieri dei due grandi abbiano lavorato perché non fossero interrotti i grandi stanzia­ menti per l'industria bellica (che è il più colossale affare economico del mondo),

Per vincere la pace non bastano i vertici e perché non venisse intaccato il pote­ re immenso della casta militare, dell’una e dell’altra parte. E stata una reazione «difensiva» da par­ te di coloro che con la pace hanno tut­ to da perdere. Può essere che ciò inde­ bolisca per il momento la posizione di quelli che cercano la pace e proprio per­ ciò occorre riprendere con forza l'ini­ ziativa «dalla base» a favore del dialo­ go. della distensione e della collabora­ zione tra i popoli. Bisogna respingere anzitutto la visione manichea e fanati­ ca secondo la quale il mondo è diviso in nazioni «buone» e «cattive». Bisogna ri­ cordare le ragioni della solidarietà an­ che perché il vento non ha confini e non c’è scudo spaziale che possa fermarlo, come Cernobyl ha insegnato, e tutti sia­ mo legali alla prudenza e alla respon­ sabilità degli altri. Ma soprattutto biso­ gna battersi con più forza e maggiori frutti per costruire un mondo più giu­ sto. Finché le ingiustizie nel mondo re­ steranno ciucile che sono oggi i capi del­ le nazioni più potenti e più ricche non avranno il coraggio di smantellare l’im­ menso arsenale delle loro armi perché in verità quelle armi sono anche la di­ fesa contro la temuta «collera dei po­ veri». Ea impressione la contemporaneità tra il vertice d'islanda e il terremoto a Sal­ vador etti suoi più di mille morti e deci­ ne di migliaia di persone poverissime fe­ rite, sbandate, prive di assistenza. Cer­ to grida vendetta al cospetto di Dio que­ sta stridente contraddizione fra le spe­ se, le ricerche, il benessere, la sicurez­ za di pochi e il destino infelice di molti. Tutti gli uomini di buona volontà do­ vranno far qualcosa in questi anni per cambiare lo stato delle cose, per espri­ mere il loro punto di vista, per diffon­ dere e rendere sempre più efficace il movimento per la giustizia e la pace tra­ sformandolo in una potente forza di pressione, di persuasione, di cambia­ mento. Quello che fece Gandhi, con mez-

zi non violenti per il suo popolo, dovran­ no farlo gli uomini di buona volontà per tutto il mondo. Se ciò non succederà il peccato collet­ tivo d'ingiustizia, di egoismo e di «igna­ via» sarà troppo grande. E non è impen­ sabile che la catastrofe nucleare potreb­ be essere la punizione...

Intanto gli uomini religiosi, rappresen­ tali ad Assisi dai capi delle grandi reli­ gioni invitati da Giovanni Paolo II, han­ no pregato per la pace. E un segno, dal­ la verde cornice dell’Umbria; dalla pa­ tria di San Francesco, il quale, mentre gli altri cristiani facevano le crociate contro i mussulmani, andava a trovarli pellegrino di povertà e di pace. Il 27 ot­ tobre resterà un giorno significativo per la pace e dimostra che le grandi forze spirituali e culturali dell’umanità sono al lavoro per riprendere il cammino ver­ so la pace. Una pace che è dono di Dio (e dunque bisogna pregare), ma è anche frutto dell'opera e della coscienza degli uomini. Il 4 ottobre più di ventimila giovani dell'Azione Cattolica hanno dato vita, pro­ prio ad Assisi, ad una grande fiaccola­ ta conclusa da una veglia di preghiera. Nello stesso giorno più di diecimila era­ no a Verona per la manifestazione «Bea­ li i costruttori di pace» e a Ruvo (nelle Puglie) si teneva un’altra manifestazio­ ne curata dalle ACLI. Ecco: i cristiani, insieme a tutti gli uo­ mini di buona volontà, sono interpella­ ti e ogni sera bisognerà chiedersi: oggi, che cosa ho fatto per la pace? Per dire che la voglio, per convincere gli incer­ ti, per scegliere come responsabili del­ la vita pubblica uomini di pace, per dif­ fondere e vivere la pace in ogni momen­ to. in ogni gesto...

Angelo Bertoni

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FOTOMEMORIA REYKJAVIK

DUE FRONTIERE DELLA PACE

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ASSISI


IL TEMA DEL MESE

Sport sulla neve CIRCO BIANCO? Lo sci ha origini antichissime: nacque probabilmente nel Nord Europa co­ me mezzo di locomozione che rendes­ se più agevole il cammino dell'uomo sulla neve. Ultimamente questa disciplina ha avuto un grande incremento, capace di valorizzare centri sportivi già esi­ stenti e zone montane adatte alla rea­ lizzazione di nuovi impianti sciistici. Manifestazioni nazionali e interna­ zionali sono diventate momenti ago­ nistici e spettacolari esaltami, ma an­ che occasioni imprenditoriali ambi­ te e ricercate. Lo sport delle nevi e delle montagne ha lasciato i suoi luoghi di origine, le inaccessibili vallate innevate ed è ar­ rivato alla gente comune con la vee­ menza e la forza delle grandi novità. Lo sci per tutti è una realtà del nostro tempo, tanto che anche le stazioni sciistiche meno attrezzate hanno il problema di tuia stagione invernale ad alta densità di popolazione. Neve permettendo! Certo, perché non sempre la neve ar­ riva quando la gente e gli operatori turistici l’aspettano, anzi, a volte, il sito ritardo provoca danni irrepara­ bili ad ima economia locale che la an­ novera spesso fra le principali fonti di guadagno; al contrario, anche le troppo abbondami nevicale, come quelle di questi ultimi anni, possono provocare più danni e disagi che non entrate vive. Sono passati tanti anni da quando l'uomo provava a lanciarsi, su due pezzi di legno legati alle caviglie, lun­ go mi pendio di montagna, traccian­ do con la propria fantasia le prime piste. Oggi è lutto programmato con mezzi e tecnologie che spesso, in barba alle leggi che regolano e difendono il pa­

trimonio naturale che la montagna rappresenta, in tempi record realizza­ no piste e impianti da capogiro. E la gente cosa dice? La gente consuma, consuma fino a non poterne più. fino a sacri ficare le esigenze primarie, pur di non rinun­ ciare ad una settimana bianca. Ma si consuma anche ad alti livelli. Basti pensare che Cortina per prepa­ rare la sua candidatura alle Olimpia­ di del '92 ha speso quasi quattro mi­ liardi, ottenendo solo 7 preferenze (di cui due italiane) su 80 votanti. La francese Albert.ville si è aggiudicata

la manifestazionc dopo una serie di votazioni. Ma la cosa che più fa riflettere, non è tanto il complicatissimo gioco di po­ litica sportiva che ha avuto luogo a Losanna, quanto l'altissimo numero di candidature arrivate, battendo re­ cord e previsioni di ogni tipo. Solo qualche anno fa le Olimpiadi, comprese quelle della neve, sembra­ vano un gioco finito; troppo alti i co­ sti e troppi i pericoli che su di esse in­ combevano. Tuli'a un tratto la svolta, una svolta che è tipica di tutto il fenomeno spor­ tivo nel mondo. Lo sport e le Olimpiadi in primis di­ ventano un'eccezionale macchina economica e di confronto politico, tanto che in ogni parte del mondo si scopre una voglia pazza di organizza­ re manifestazioni sportive. Da Losanna sono giunti due precisi segnali e cioè che le Olimpiadi per molto tempo non avranno il proble-

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IL TEMA DEL MESE

Sport sulla neve

CIRCO BIANCO? ma di trovare ima casa e che lo sport è oggetto di molteplici attenzioni. Ma torniamo alla nostra «Neve». Il gran momento sta dunque arrivando, in certe località è già arrivato, la pri­ ma neve è alle porte. Miriadi di sciatori si apprestano a lanciarsi lungo le piste in vertigino­ se evoluzioni, alcune tecnicamente esatte, altre frutto di impreviste si­ tuazioni. Sfilate o «sciate» di moda coloreran­ no gli insidiosi pendìi dove, immuta­ te nella loro suggestiva maestosità, le montagne osservano. È il circo bianco! È il frullo di una pazza corsa verso il futuro, un futu­ ro ormai aperto. Siccome chi paga pretende il meglio e siccome nessuno è più disposto a non essere pagato, tutto è bene quel che finisce bene o quasi.

Donato Renato Mosella

e c©@mimzo@i?asi Le discipline dello sci sono di due ti­ pi con punti in comune, ma con aspetti anche molto diversi dal pun­ to di vista motorio: la resistenza nel­ lo sci di fondo, la forza e la coordi­ nazione nella discesa e slalom, anche se questa semplificazione è alquan­ to eccessiva. Nello sci di fondo si realizzano pre­ stazioni di resistenza elevatissime: il massimo consumo di ossigeno (max Vo2) nei campioni che la praticano raggiunge valori fra i più elevati che si conoscano. Il max Vo2 è un test che in genere si svolge in laborato­ rio e che misura la quantità di ossi­ geno cui ricorre l’atleta per realizza­ re la sua prestazione; da) momento che l’impiego dell’ossigeno testimo­ nia che è attivata la via più economi­ ca di produzione energetica, la pro­ va indica in coloro che vi ricorrono ad un livello eccellente una notevole capacità di resistere alla fatica nei la­ vori prolungati. Le ragioni di un cosi elevato consu­ mo nello sci di fondo sono probabil­ mente dovute, oltre che ad una inten­ sa e prolungata attività anche al con­ temporaneo impiego di braccia e gambe che aumenta ulteriormente le spese energetiche. Il simultaneo no­ tevole impegno di arti inferiori e su­ periori crea una condizione interes­ sante di impiego quasi totale della muscolatura che non ha molti casi si­ mili, a parte forse il canottaggio, che però effettua propulsioni sull’acqua assumendo cosi caratteristiche par­ ticolari. Anche se non esiste in asso­ luto lo sport completo, lo sci di fon­ do è fra i meno incompleti. Un'altra sua caratteristica interes­ sante è la regolarità delle azioni che lo rende scarsamente rischioso per gli incidenti muscolari e quindi adat­ to all’età dei non più giovanissimi.

Lo sci alpino, invece, è uno sport che richiede grandi impegni di forza de­ gli arti inferiori, che devono mante­ nere delle posture equilibrate ed ae­ reodinamiche con l'impegno deter­ minante dei muscoli per adeguarsi alle asperità del suolo ed a situazio­ ni che presentano aspetti pressoché acrobatici. Ciò è possibile attraver­ so un allenamento di forza continuo e molto diversificato che sviluppi le capacità massimali, che metta in gra­ do l'atleta di mantenere una posizio­ ne, sia attraverso una tecnica strut­ turata in modo complesso, sia svilup­ pando soprattutto in età prepubera­ le le capacità coordinative.

Insieme alla forza degli arti inferio­ ri, un gruppo di capacità sicuramen­ te importanti sono le coordinative; infatti le continue modificazioni del suolo e della neve, nonché le curve scoscese, creano la necessità di un aggiustamento cinestetico, cioè del­ le tensioni dei muscoli che non solo devono sviluppare un’energia massi­ male, ma modularsi secondo tensio­ ni graduali, improvvise, elevate, bas­ se, medie, frenanti, propulsive e co­ sì via. L’orientamento spazio temporale, che orienta il corpo rispetto a ogget­ ti fissi od in movimento, sulla base delle informazioni visive, è fortemen­ te sollecitato nello slalom e nella di­ scesa, infatti la valutazione continua della propria velocità è un continuo impegno dello sciatore alpino. Il rit­ mo che organizza la cronologia degli impegni muscolari permette di cal­ colare e anticipare i tempi e la dura­ ta di una determinata fase, con un continuo coinvolgimento psicomoto­ rio per tutta la durata della presta­ zione, per cui l’attenzione deve esse­ re attivata al massimo grado. Per ciò che riguarda la preparazio-

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IL TEMA DEL MESE i

Sport sulla neve

ALCUNI DATI SUGLI SPORT INVERNALI

LE ATTIVITÀ' DEL CSI

Secondo i dati ISTAT 1983, gli italia­ ni che vanno in vacanza sulla neve so­ no 3 milioni e 200 mila. Quelli che pra­ ticano abitualmente attività inverna­ li sempre nel 1983 erano 899 mila, con­ tro i 144 mila registrati nel 1959. Nei dati è compreso anche l’alpinismo. Nello stesso anno la Federazione Ita­ liana Sport Invernali denunciava 176.556 tesserati (in questo caso sol­ tanto attività sulla neve). Il 62,7% degli sportivi invernali sono maschi; il 37,2% femmine. Quanto alle condizioni socio-profes­ sionali, al primo posto sono gli studen­ ti (36,8%); seguono gli imprenditori e gli impiegati (27,9%), i lavoratori au­ tonomi (17,7%), gli operai (4,2%), le ca­ salinghe (4,2%).

Neve, montagna e sci costituiscono per tanti un trinomio evocatore di profonde emozioni che rimangono indelebili nell’animo di chi ne ha vis­ suto l’esperienza, sia pure per una sola volta. Le attività sulla neve, quindi, rappre­ sentano un’occasione privilegiata per gli intenti schiettamente forma­ tivi e umani del C.S.I. Sarebbe però un errore affidarsi soltanto alla... magia di un ambiente singolarissimo e alla spontaneità delle situazioni emozionali che esso crea. È sempre l’animazione che anche sulla neve po­ ne premesse affidabili e non aleato­ rie affinché le condizioni ambienta­ li possano essere fruite in termini umanamente positivi. Al di là quindi delle persone che con la loro presenza fisica e, se vogliamo, numerica modificano la staticità di un ambiente, sfruttano le possibili­ tà naturali e artificiali che esso offre con intenti ludici e sportivi, utilizza­ no il fattore «neve» per evidenziare capacità tecnico-agonistiche, vi deve essere qualcosa in più, vi deve esse­ re l’animazione, intesa come metodo educativo del Centro Sportivo Italia­ no. È nostro compito quindi conferi­ re un’anima alle attività che si com­ piono sulla neve, di modo che essa emerga dalla stessa esperienza, con il coinvolgimento attivo e consapevo­ le di coloro i quali vivono l’occasio­ ne della neve come un momento di più ampio respiro fra i tanti di varia natura e a vari livelli che contrasse­ gnano la vita di un gruppo sportivo. Non si vuole certo per questo trascu­ rare l’aspetto sportivo dello stare sulla neve. L’elemento qualificante è che il momento sportivo non è fine a se stesso, ma inserito nel più vasto programma della Festa, Studiato ap­ posta per rendere più gioioso lo sta­ re «insieme» sulla neve. Occorre quindi collocare con misura e signi­ ficato i vari momenti operativi che,

ne, come al solito ci limitiamo qui ad indicazioni molto generali. Da quanto si è detto, si intuisce quan­ to essa debba essere accurata. La co­ struzione della forza e resistenza ne­ gli arti inferiori è il requisito mini­ mo per imparare le tecniche fonda­ mentali tanto nello sci alpino quan­ to nello sci di fondo. Ma la forza de­ ve poi diventare sempre più agile con esercizi di grande ampiezza come salti al di sopra di una panchina, sul piano frontale o sul posto. Si tenga presente che i muscoli addominali e adduttori sosterranno un impegno notevolissimo. Occorrerà poi tanta pratica specifi­ ca. Per acquisire padronanza tecni­ ca e per scongiurare gli infortuni la via maestra è rappresentata comun­ que dalla pratica graduale e sistema­ tica sulla base di una buona prepa­ razione I isica. Forse per questo non sempre basta una brevissima setti­ mana bianca. Perciò prudenza, serie­ tà e anche testardagine.

Renato Manno

pur diversificandosi in base alle spe­ cifiche funzioni, costituiscono un in­ sieme di iniziative complementari aventi le stesse finalità. Dal punto di vista organizzativo è molto importante la scelta della lo­ calità montana che, oltre alla molte­ plicità delle suggestioni derivanti dalle bellezze naturali del paesaggio, possa off rire facilmente la possibili­ tà di lasciarsi «animare», nel senso di lasciarsi coinvolgere, a livello so­ ciale, affettivo, culturale e natural­ mente sportivo, dalla proposta CSI della Festa. Si tratta quindi di gettare le basi af­ finché l’idea di ciò che è il CSI e di ciò che esso intende realizzare con lo sci cominci a delinearsi in modo si­ gnificativo e qualificante per poi de­ finirsi e completarsi spontaneamen­ te al termine della manifestazione. Diffondere innanzitutto la visione culturale propria del CSI nelle fasi iniziali di progettazione con l’ammi­ nistrazione locale, stabilire intese e collaborazioni con gli abitanti per ar­ ricchire le proprie e le altrui propo­ ste, ricercare l’arte, la cultura, le tra­ dizioni popolari del luogo, perché animazione significa anche trasmis­ sione di beni culturali e ambientali, sono i presupposti per l’attuazione di un buon piano organizzativo. Lo sci inoltre, a differenza di molte altre discipline, si svolge all’aperto per cui è possibile inserire nel pro­ gramma della Festa anche l’ambito ecologico, nel senso di aiutare le per­ sone a riprendere i contatti con la na­ tura interrotti dalla cosidetta rivolu­ zione antropologica. Un programma di gare sciistiche va curato tecnicamente ed organizzati­ vamente, in base alle effettive poten­ zialità offerte dalla località scelta: se queste risultassero carenti, maggio­ re deve essere l’impegno per integra­ re, modificare, diversificare in modo

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IL TEMA DEL MESE

Sport sulla neve

LE ATTIVITÀ DEL CSI stimolante ed appagante l'aspetto sportivo, senza dequalificarlo o rele­ garlo a ruolo secondario. Il programma tecnico deve tener con­ to delle categorie e dei limiti di età previsti dall’itinerario sportivo­ educativo, deve snodarsi attraverso meccanismi necessariamente pro­ grammati e collaudati, ma ha come obiettivo principale l’animazione di momenti di vita sportiva vissuti in modo creativo e libero. L’elemento ludico, già presente nel­ le gare, diventa preponderante nel­ l’ambito ricreativo con la realizzazio­ ne di giochi sulla neve o su altre com­ ponenti naturali proprie del luogo. Tali giochi, oltre a creare rapporti gioiosi con gli altri ed offerte concre­ te di evasione e di svago, potrebbe­ ro recare una certa impronta cultu­ rale di ciò che è l’ambiente circostan­ te, evidenziando particolari caratte­ ristiche del luogo quali la flora, la fauna, il folklore e così via. Momenti di vita associativa sono an­ cora previsti con la sagra gastrono­ mica, con spettacoli folkloristici, con iniziative a carattere prettamente culturale. Si tratta quindi di prevedere, di pre­ disporre, di realizzare c di vivere un’esperienza di vita sportivo­ educativa dove l’elemento «neve» possa offrire all'uomo, allo sciatore, la possibilità di misurarsi con se stesso e con gli altri, ma in confron­ to leale e generoso, in una forma ago­ nistica contenuta nei limiti di un'e­ spressione di vitalità e di impegno, e possa altresì permettergli, come elemento propriamente naturale, di sfuggire all'eccessiva meccanizzazio­ ne della nostra epoca, e soprattutto dargli l’opportunità di estrinsecare i valori della propria persona met­ tendolo in rapporto con la natura e con gli altri.

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Zaveria Busa re Ilo

SCHEDA TECNICA DELLO SCI • LE SPECIALIT?\ - Lo sci agonistico viene classificato in due specialità se­ condo il percorso effettuato o secondo il fine con cui vengono impiegati gli sci: Specialità nordiche, se il percorso pre­ senta un profilo ondulato; Specialità al­ pine, se il percorso presenta un profilo che permetta lo scivolo dalla partenza fino all’arrivo. Le specialità nordiche comprendono le gare di gran fondo riservate unicamen­ te agli uomini, disputate di norma su percorsi di km 50; le gare di fondo sia maschili che femminili, disputate su percorsi di km 15/30 per gli uomini e di km 5/10 per le donne; le staffette dispu­ tate da squadre di tre o quattro compo­ nenti con frazioni di km 8 o di km 10 per gli uomini e km 5 per le donne; le gare di salto. Le specialità alpine comprendono le di­ scese libere, le discese obbligate o sla­ lom, le discese obbligate giganti o sla­ lom giganti, ed infine gli slalom pa­ ralleli. Biathlon è una specialità combinata che comprende lo sci di fondo e il tiro a se­ gno; è praticato esclusivamente da uo­ mini e comprende due gare: individua­ le e staffetta. Combinata è il risultato complessivo ottenuto su più gare uguali o di diverse specialità alpine (per es.: Combinata di due Slalom, Combinata di due Discese, Combinata di uno Slalom Gigante e di uno Slalom ccc.). La «Com­ binata Alpina» è il risultato complessi­ vo ottenuto nelle due gare: Discesa e Slalom. La «Grande Combinata» è il ri­ sultato complessivo nelle tre gare del­ le tre diverse specialità: Discesa, Sla­ lom, Slalom Gigante.

Materiali ed attrezzature gare: misura­ tore pista, cartelli e segnaletiche varie, starter, cronometri, tabellone risultati, striscioni Arrivo e Partenza, protezione di ostacoli amovibili, bandiere di dire­ zione, paline, porte numerate di control­ lo, cabina prefabbricata per le parten­ ze, megafoni, pettorali numerati di 4 co­ lori diversi, nastro per delimitare il per­ corso, attrezzature c macchine per la battitura, polvere colorata perla trac­ ciatura. • ABBIGLIAMENTO E ATTREZZATU­ RA - anche l'abbigliamento c l'attrezza­ tura variano a seconda delle specialità c delle caratteristiche tecniche di cia­ scuno. Senza tentare una specifica clas­ sificazione, possiamo ricordare: intimo sottosci, maglioni, pantaloni tecnici da sci, giacche. Sci: la loro lunghezza, lar­ ghezza e peso variano da soggetto a sog­ getto e da specialità a specialità. Attac­ chi: sono stati concepiti in maniera ta­ le da impedire lo spostamento laterale dello scarpone ed esercitare una note­ vole trazione o compressione sulla parte anteriore e posteriore dello scarpone. Altri tipi di accessori: guanti, casco, oc­ chiali.

• IMPIANTISTICA - Le piste variano per caratteristiche e preparazione, a se­ conda della specialità prevista. Esse ri­ chiedono manutenzione e cure partico­ lari. Per praticare l'attività sciistica, an­ che durante la stagione estiva, sono sta­ te create piste artificiali, ottenute con l’impiego di speciali materiali. Molto diffusi anche gli impianti per l'innevamento, attraverso i quali viene realizza- so ta la neve artificiale. so Impianti di risalita: sono di diversa na­ km 3 tura e dotati di caratteristiche tecniche molto funzionali ad esigenze diverse. Pista da fondo da 10/15 Km

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IL TEMA DEL MESE Sport sulla neve

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Bastoncini: anche per questo attrezzo la lunghezza varia a seconda dell'altezza dello sciatore e la specialità che esso pratica. La rotella o racchetta e il pun­ tale sono le due parti fondamentali del bastoncino. • CATEGORIE E LIMITI DI ETÀ C.S.I, -Giovanissimi 10/11 anni; Ragazzi 12/13 anni; Allicvi/c 14/15 anni; Juniores M c F 16/17 anni; Criterium M e F 18/19/20 anni; Seniores M c F dai 21 ai 35 anni; Adulti M e F dai 36 ai 50 anni: Veterani M e F dai 51 anni in su. • ALTRE SPECIALITÀ SULLA NEVE E SUL GHIACCIO - Guidoslitta: una sorta di corsa su distanze stabilite, su piste formate da rettilinei e curvilinei perfettamente raccordati tra di loro, di circa m 1.500 di lunghezza ed una pen­ denza dell’8,1096. Si utilizzano: slittini, skeleton, bob. Scibob: coprire il percorso segnato nel minor tempo possibile, con uno scibob manovrabile, ad un posto. Curling: gioco a squadre, ciascuna com­ posta di 4 giocatori. Lo scopo è di piaz­ zare le otto pietre sagomate, dotazione di ogni squadra, il più vicino possibile al centro di un bersaglio, spianando per

mezzo di una scopa, il tragitto alla pietra. Hockey su ghiaccio: gioco a squadre, ciascuna composta da sei giocatori in campo, lo scopo del gioco consiste nel segnare il maggior numero di punti, lan­ ciando il disco nella porta avversaria per mezzo di un bastone. Bandy: gioco a squadre, ciascuna com­ posta di 1 1 giocatori in campo. Scopo del gioco è di segnare reti, cioè di far superare alla palla la linea di rete trac­ ciata tra i due pali e parallela alla traversa. Pattinaggio artistico: comprende tre specialità: 1) Pattinaggio artistico indi­ viduale: con figure obbligatorie e pat­ tinaggio libero: 2) Pattinaggio artistico a coppie: con un programma corto con movimenti obbligatori e pattinaggio li­ bero. La coppia 6 costituita da un uo­ mo e una donna; 3) Pattinaggio ritmico: con danze obbligatorie, danze a schema originale e danze libere. Pattinaggio di velocità: viene disputato da due pattinatori i quali gareggiano contemporaneamente in direzione an­ tioraria.

tabellone

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informati™ GIOCHI DELLA GIOVENTÙ E STUDENTESCHI 1987 Le discipline organizzate dalla Scuo­ la per i Giochi della Gioventù e per i Campionati Studenteschi sono state unificate e ridotte a otto: atletica leg­ gera, calcio, ginnastica, nuoto, pallacanestro, pallamano, pallavolo c sci. L'organizzazione di manifestazioni ri­ guardanti altre 37 discipline compe­ terà al CONI e alle Federazioni; la Scuola le asseconderà ove possibile. È precisato nel Progetto tecnico dei Giochi e dei Campionati per l'anno scolastico 1986/87. Sottostate unifica­ te anche le Commissioni organizzatri­ ci che saranno composte soltanto dal­ la Scuola, dal CONI e dagli Enti locali.

MONITO MINISTERIALE SUL COMPORTAMENTO SPORTIVO La circolare del Ministero della P.I. sull’attività sportiva scolastica 1986/87 dà la possibilità di nominare in ciascuna Scuola o Istituto un Diret­ tore tecnico sportivo o comunque un docente responsabile per il coordina­ mento delle attività programmate. La stessa circolare contiene un seve­ ro richiamo ai dirigenti scolastici lo­ cali e ai docenti affinché «svolgano con impegno continuativo il ruolo che è loro di educatori, sensibilizzando gli studenti loro affidati ad un compor­ tamento ineccepibile sia in campo, che fuori». Al riguardo, si fa riferimento a «recenti negative esperienze nelle manifestazioni sportive scolastiche».

I CONCORSI LETTERARI DEL CONI PER IL 1986 Il CONI ha indetto il concorso lette­ rario e il concorso per il racconto sportivo. Le opere devono essere sta­ te pubblicate per la prima volta nel 1986, o anche essere inedite per i rac­ conti. I montepremi sono rispettiva­ mente di dodici e quattro milioni per i due concorsi. Entrambi scadono il 28 febbraio 1987. I lavori o le richieste dei bandi di concorso vanno indiriz­ zati all'ufficio Stampa del CONI, Fo­ ro Italico, 00194 Roma.

IMPIANTI SPORTIVI PUBBLICI NEI PICCOLI COMUNI

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Da un'indagine dcll'ANCI, per i seimi­ la comuni fino a 5.000 abitanti si ha la seguente dotazione di impianti spor­ tivi pubblici: piscine nel 3,2 per cen­ to dei comuni, campi da tennis nel 35,6%, campi di pattinaggio nell’8,6%, stadi con piste di atletica nel 5,5%, senza piste ne) 38,0 per cento.

Un anrao La stagione sportiva nazionale che si è appena conclusa, lascia il passo ad una nuova programmazione che il Consiglio nazionale ha già approva­ to e che la riunione delle Presidenze regionali ha definito in un quadro più ampio di interventi razionali sul territorio. La costante ricerca di proposte di at­ tività adeguate alla nostra realtà e, allo stesso tempo, fedele al ruolo isti­ tuzionale che il C.S.I. ricopre nell’ar­ ticolato panorama dello sport italia­ no, ci ha permesso di consolidare una linea educativa che ha nelle Fe­ ste dello Sport un’idea e un modello rispondenti alle istanze dei giovani del nostro tempo, La «Festa sportiva», in un primo tem­ po confusa con manifestazioni orga­ nizzate alla meno peggio, si va sem­ pre di più definendo nei suoi tratti essenziali, richiamando noi tutti ad un rigore organizzativo sempre più adeguato e alla ricerca di formule e proposte accessibili a tutti. Credo che il 1986 sia stato un anno da non dimenticare, non tanto per le centinaia di Feste sportive che l’Associazione ha prodotto ai diversi li­ velli, quanto per la sensibilità e la preparazione dei giovani, atleti, tec­ nici e dirigenti che in esse sono stati coinvolti. Anche le Feste nazionali hanno av­ vertito questo cambiamento, questa tanto attesa novità. Attraverso una grande generosità associativa i no­ stri giovani hanno finalmente capito il senso della Festa e fanno meno fa­ tica a cogliere le gare, il gioco, l'ami­ cizia, la scoperta e la preghiera co­ me espressioni diverse di un unico grande linguaggio, che è, poi, il lin­ guaggio di uno sport che aiuta le per­ sone a stare insieme. Il merito di questa maturità associa­ tiva non è di nessuno in particolare, ma è di tutti noi messi insieme, per­ ché quando si lavora su un itinera­ rio comune, quando si rispettano i criteri e le regole che un’Associazione si dà, quando ci si sforza di aderi­ re ad un Progetto, si possono solo produrre cose belle.

Le Feste nazionali realizzate nell'86 sono state delle cose belle. Esse han­ no interessato ben 12 discipline spor­ tive, coinvolgendo 5.000 persone ap­ partenenti a 20 regioni e ben 80 pro­ vince. Chi conosce il C.S.I. sa bene che non ha il problema dei numeri, ma que­ sto coinvolgimento non è solo un’e­ spressione di «quantità», bensì di «qualità», perché non è cosa da po­ co creare un movimento di questo tipo. Se inoltre consideriamo che i giova­ ni protagonisti sono stati interpreti originali di tanti momenti educativi, dimostrando di saper raccogliere i segni di una proposta sportiva nuo­ va, non possiamo far altro che insi­ stere. Insistere ed allargare sempre più le nostre proposte, ricercare al­ tri ragazzi, altri giovani e andarli a cercare proprio dove gli altri non vanno, dove lo sport, il gruppo, l'a­ micizia sono valori sconosciuti. La Festa crea le premesse, in quanti la vivono, per un impegno che va al di là della solita pratica sportiva, per trasformarsi in servizio verso gli al­ tri. Noi ci auguriamo che i tanti prota­ gonisti delle nostre Feste sportive, ol­ tre alla voglia di ripetere l’esperien­ za, abbiano la voglia di trasmetterla ad altri coetanei i quali troveranno nelle nostre attività provinciali e re­ gionali la strada per crescere e ma­ turare. Stiamo già lavorando, ai diversi livel­ li, per un coinvolgimento più razio­ nale e per una promozione sportiva sempre più protesa verso le Società sportive e le persone che le animano.

D. R. M.


FOTOMEMORIA

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La mappa associativa Le riunioni annuali delle Presidenze regionali a Roma, all’inizio del nuo­ vo anno associativo, stavano ri­ schiando di diventare routine. Non che divenissero meno importanti e necessarie, ma l’abitudine a verificare l’attività svolta e ad accordarsi su quella futura portavano pian piano i partecipanti (presidenti e consulen­ ti regionali, coordinatori dell’attivi­ tà sportiva e della formazione) a se­ guire pedissequamente uno schema fisso, che quindi andava perdendo di mordente. Questa volta, però, nell'in­ contro svoltosi alla Domus Pacis dal 10 al 12 ottobre, c’è stato uno scos­ sone, anzi si può dire senz’altro che s’è determinata una svolta. Bisogna sapere, forse non tutti i let­ tori lo ricordano, che quest'anno per 11 C.S.I. è l’anno della verifica di me­ tà quadriennio. Il nostro statuto sta­ bilisce che fra un congresso qua­ driennale e l’altro, giusto a metà del percorso, ci si fermi a esaminare co­ me stanno andando le cose, come procede l’attuazione degli impegni e degli obiettivi congressuali. Nei me­ si scorsi a tal fine si sono svolti i con­ gressi provinciali e i consigli regio­ nali di verifica; dal 6 all’8 dicembre prossimo si terrà l'Assemblea nazio­ nale dei Presidenti provinciali ap­ punto, come dice lo statuto, per «ve­ rificare l’esperienza associativa in atto»

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In previsione di questa verifica na­ zionale, la Presidenza, su indirizzo del Consiglio nazionale, ha scelto un tema dinamico e non semplicemen­ te analitico: «Promuovere l’Associazione per lo sport, per la società ci­ vile, per la comunità ecclesiale». Il che è come ricercare non soltanto che cosa abbiamo fatto finora, ma che cosa non abbiamo fatto e che co­ sa ci necessita fare per rendere l’Associazione all'altezza dei compiti che si è data e che, volendo, può attuare: la promozione dell’uomo attraverso la promozione dello sport. Questo risvolto tematico costringe non semplicemente a fare un bilan­ cio, ma a guardarsi più scopertamen­ te allo specchio, a distaccarsi un at-

Dal convegno delle presidenze regionali timo da questo o quel problema per vedersi complessivamente come identità associativa, più o meno chia­ ra, più o meno realizzata, più o me­ no capace e funzionale. È così che la Presidenza nazionale ha pensato di predisporre uno specchio in cui tutta l’Associazione potesse scorgere con chiarezza la propria im­ magine. Ha tracciato cioè una «map­ pa dell’Associazione», evidenziando gli elementi più significativi del ter­ ritorio associativo: la composizione e la forza operativa delle strutture provinciali e regionali, la presenza sul territorio, la quantità dell’attivi­ tà sportiva e il modo di programmar­ la e gestirla, le iniziative di formazio­ ne degli operatori e il modo di rea­ lizzarle, i rapporti con il mondo spor­ tivo, istituzionale, politico, ecclesia­ le e con il contesto sociale. Una se­ rie di schede che disegnano la realtà associativa dal punto di vista strut­ turale e operativo, numerico e qua­ litativo. È ben vero che una mappa

non è mai il territorio (come le idee non sono mai la verità delle cose), ma se la mappa è ben tracciata lascia trasparire la realtà e costringe a confrontarcisi. Per l’appunto, questo impatto di ti­ po nuovo s’è avuto nell’incontro del­ le Presidenze regionali dell'ottobre scorso allorché una prima stesura della «mappa», ancora incompleta, è stata sottoposta all’esame dei parte­ cipanti. Al di là della verifica, il con­ fronto con la «mappa» delle rispet­ tive realtà regionali e provinciali ha stimolato in tutti una vera e propria presa di coscienza, il che è quanto il Consiglio nazionale e la Presidenza si ripromettevano e quanto sperano vivamente di ottenere dalla prossima Assemblea nazionale di dicembre su scala più vasta. Mentre quando si ve­ rifica una qualche attività si resta sempre parti in causa e ciò impedi­ sce a volte di vedere e giudicare con la necessaria chiarezza, al contrario, il trovarsi di fronte a una «mappa» provoca un distacco dell’osservato­ re dalla realtà osservata e produce una visione più oggettiva, un giudi­ zio più veritiero. Non possiamo qui anticipare i dati della «mappa associativa», anche perché essa è ancora incompleta e la si sta riempiendo in alcune parti con la collaborazione delle stesse Presi­ denze regionali. Ci sarà modo di far­ lo subito dopo l’Assemblea. Ma intan­ to, questa formula di verifica adot­ tata dalla Presidenza nazionale può costituire per tutti un prezioso sug­ gerimento, per le strutture territoria­ li come per le stesse Società sporti­ ve. Non ci vuol molto a tracciare una «mappa» della propria realtà asso­ ciativa: i dati a livello locale li si han­ no tutti facilmente, quelli interni per determinare cosa si fa e come, quel­ li del contesto in cui si opera per sta­ bilire l’indispensabile rapporto di ef­ ficienza e produttività associativa. Forse più che sforzo ci vuole corag­ gio. Ma è proprio per questo che la stesura di una «mappa» si raccoman­ da a tutti come impegno prioritario di quest’anno di verifica.


Formazione per crescere L'attività di formazione, anche nel­ l’anno 1985/86 molto intensa, ha tro­ vato nel periodo estivo la sua conclu­ sione con i diversi corsi residenzia­ li, svoltisi in molte parti d'Italia. Rileggendo le esperienze formative dell’anno 1985/86 nella loro globali­ tà, attraverso le relazioni che perven­ gono dai Consigli, i ricordi delle espe­ rienze vissute, il vario scambio di im­ pressioni con amici dell’Associazione, emerge tutta una serie di valuta­ zioni e di analisi estremamente inte­ ressanti. Anche se può apparire secondario, è da notare il miglioramento «tecnico­ organizzativo» delle diverse iniziati­ ve, infatti si possono riscontrare no­ vità valide ed importanti nella preoc­ cupazione di costruire, pubblicizza­ re, realizzare iniziative corrette an­ che sotto il profilo dell’organizzazio­ ne. E a ben pensare, questo aspetto, spesso poco curato, è invece fonda­ mentale per la buona riuscita di in­ contri, corsi, seminari, ed è anche e soprattutto segno della sicura co­ scienza e volontà formativa di chi programma e realizza l'attività di formazione. Ma, al di là delle preoccupazioni «te­ cnico-organizzative», quest'anno so­ no emerse alcune novità interessan­ ti di tipo contenutistico e metodolo­ gico, novità su cui sarà necessario ri­ flettere, ma che indubbiamente testi­ moniano lo sforzo serio di alcune realtà associative di dare vitalità, ampiezza e articolazione all’attività formativa, al fine di promuovere realmente l’Associazione attraverso l’allargamento quantitativo c quali­ tativo del quadro degli operatori. Un dato, infatti, che si impone in ma­ niera sicura è quello che denota la grande attenzione che i Consigli han­ no rivolto ai dirigenti, ai soci, agli atleti delle Società sportive, attraver­ so tutta una serie di iniziative volte a far acquisire coscienza associativa e a sviluppare il processo educativo. Questa azione è il segno anche di un diverso e migliore rapporto, più fina­ lizzato e più culturalmente valido tra Società sportiva e Consiglio provin­ ciale.

Tra tutte le diverse (e molte) attività promosse in questa direzione, mi sembra particolarmente significati­ va l’azione che qualche Consiglio ha intrapreso, affrontando il problema in termini molto responsabili, artico­ lati e capillari. L’esperienza a cui faccio riferimen­ to potrebbe andare sotto il titolo «Portare il Progetto nelle Società sportive». Perché proprio di questo si tratta. Infatti, attraverso un pro­ gramma semplice ma efficace, ed an­ che — va sottolineato — impegnati­ vo, il Consiglio, con i suoi responsa­ bili, va presso le Società ad illustra­ re anno per anno una parte del Pro­ getto. L'aspetto importante di questa azione è che ogni anno si cerca di contrattare t.utte le Società, ma di contrattarle sul concreto della real­ tà associativa, evitando la generici­ tà e l’indeterminatezza di discorsi teorici. Non solo, ma attraverso un programma che abbraccia l’arco di 3/4 anni, tutto il Progetto è affronta­ to analiticamente, quasi come sco­ perta continua che segna la crescita della Società sportiva nel tempo.

SCOPRIRE IL PROGETTO È logico che un’azione del genere ri­ chiede l’impegno serio di tutto un Consiglio che evidentemente è pro­ motore anche di un’azione costante di autoformazione, realizzata utiliz­ zando tutti i canali associativi. Per quel che riguarda invece i corsi provinciali, già in un precedente nu­ mero di Stadium si ebbe modo di analizzare l’esperienza nuova dei corsi modulari, che, nonostante la complessità organizzativa, sembrano risultare una esperienza molto vali­ da, fondata su di un’azione molto ar­ ticolata e globale di formazione de­ gli operatori. Seguendo anche le linee del Piano na­ zionale della Formazione, nel corso dell’estate, si sono svolti molti corsi residenziali, con un interessante au­ mento delle iniziative provinciali. Ma forse l’aspetto più interessante è da

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individuare nel tentativo di organiz­ zare corsi residenziali interprovin­ ciali, anche se, sulla base delle risul­ tanze, notevoli sono state le difficol­ tà a livello di realizzazione. Eppure questa è una strada fondamentale da seguire su scala nazionale perché, ol­ tre ad offrire la possibilità anche ai Consigli più piccoli o di minore espe­ rienza di vivere questo importante ti­ po di iniziativa formativa, favorisce scambi di esperienze tra Consigli, aiuta a migliorare le esperienze e, al­ tro dato molto importante, permet­ te un tipo di rapporto che si riflette poi in una più viva e stimolante situa­ zione associativa all'interno della realtà regionale. Una ultima notazione, ma forse, sot­ to certi aspetti, la più interessante, certamente la più innovativa. La for­ mazione degli arbitri è stata sempre portata avanti attraverso i classici corsi periodici, che, se pur validissi­ mi, non favoriscono, sin dall’inizio, l'integrazione dell’arbitro, che spes­ so è del tutto nuovo alla realtà del Consiglio con la vita associativa. Eb­ bene questa estate, a livello provin­ ciale è spuntata la novità, quella cioè di includere il corso per arbitri all'in­ terno dei corsi residenziali per tec­ nici. È evidente che questa iniziati­ va presenta grandi vantaggi, e il pri­ mo è proprio quello di far nascere «l’arbitro» all'interno di una espe­ rienza globalmente associativa. E per la novità della esperienza sicu­ ramente si avrà modo di ritornare, attraverso la stampa associativa, su questo argomento. Al di là delle «novità», tuttavia, quel che è più importante è la tensione formativa che vive nell'Associazione, una tensione che deve concretizzar­ si soprattutto in un’azione seriamen­ te programmata, in iniziative razio­ nali e aderenti alle esigenze reali del territorio, e, infine, in una consape­ vole volontà di promozione dell’Associazione.

Vittorio Ferrerò

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STORIA PER IMMAGINI Proviamo a raccontare una storia c a raccontarla in immagini foto­ grafiche, belle e nitide certamente, ma soprattutto efficaci nei saper cogliere i tanti diversi momenti di una comunità sportiva nella sua evoluzione, dai giorni difficili degli esordi alla maturità, nei sacrifici e nella operosità di tanti, nel rinnovarsi perenne dei ranghi, nelle at­ tività dei giorni qualunque e delle occasioni «speciali». Sono tutte immagini tratte da un album della Polisportiva Monleluce Perugia, prima classificata per la Sezione fotografica del Concorso «Racconta la tua Società sportiva». Se non usiamo anche altre fonti e solo perché il «fotografo» della Monleluce (Valerio Bionda) ha avu­ to la mano più felice di altri, o forse una macchina fotografica miglio­ re. L'originale, un raccoglitore con oltre un centinaio di foto, segue lo snodarsi delle immagini con brevissime didascalie che, quando pos­ sibile, riporteremo fedelmente.

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Ed ecco lo sport: tennistavolo, ma anche pallacanestro, pallavolo, ginnastica, atletica calcio ed altro ancora.

Basta una scusa qualunque per ritrovarsi nella cucina attigua alla palestra.

La raccolta di roba vecchia per autofinanziarsi.

Il prete dei primi tempi: consulente, ma anche segretario, speaker, autista e soprattutto amico.

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TUTTOCSI/CRONACHE/ESPERIENZE _ Contro la violenza proporre valori positivi Il quotidiano l’«Eco di Bergamo», ha ospitato una lettera della Vice presidente del Consiglio provincia­ le CSI, Santina Coppelli, sul feno­ meno della violenza. Eccone alcu­ ni passi.

FUTURO ASSOCIATIVO

«Prendo lo spunto da un incidente capitatomi domenica 21 settembre mentre in pullman con altri pelle­ grini tornavo da una visita all’Abbazia, molto interessante anche se ancora in fase di restauro, di San Benedetto Po, in provincia di Man­ tova. In coda con tanti altri al ca­ sello autostradale ho visto scende­ re da un pullman targalo Roma tre o quattro giovani con il volto coper­ to da fazzoletti neri i quali con spranghe e catene hanno rotto il cri­ stallo posteriore del nostro pull­ man, hanno danneggiato la carroz­ zeria e hanno infierito poi su altre auto colpevoli probabilmente sol­ tanto di essere targate Bergamo. 4 parte lo spavento e la rabbia, mi vengono in mente alcune considera­ zioni che mi sembra utile ogni tan­ to richiamare alla memoria. La vio­ lenza sta diventando una compo­ nente abituale del fenomeno spor­ tivo. La manifestazione sportiva è spesso l'occasione per esternare un

comportamento violento le cui ori­ gini e motivazioni nascono da un modo di vivere e di concepire la vi­ ta diventalo ormai comune. Mass­ media, società, famiglia insegnano spesso ai ragazzi che per farsi stra­ da nella vita bisogna usare i pugni, bisogna essere furbi, bisogna scaval­ care gli altri. Il denaro — si dice — è l'unico valore in cui credere. Il successo è l'unico fine a cui tendere. Ecco allora che non basta combat­ tere la violenza negli stadi, ma è ne­ cessario eliminarla alle radici ripri­ stinando quei valori peri quali ve­ ramente vale la pena vivere. Secondo me, lo sport vero è quello che praticano i ragazzi e i giovani nei nostri oratori e sui nostri cam­ petti comunali; lo sport vero è quel­ lo che portano avanti i nostri diri­ genti che, senza altra paga che quel­ la della soddisfazione di rendere un servizio alla comunità, dedicano tutto il loro tempo libero agli alle­ namenti e allo stare insieme con i ragazzi della loro squadra. Non vo­ glio essere troppo cattiva, ma riten­ go che non si dovrebbe confondere tra "tifoso” e "sportivo": sono due realtà diverse che a volte possono coesistere, ma che da noi spesso so­ no nettamente distinte».

«CORRINSIEME» IN CALABRIA

MONS. CAPORELLO INCONTRA IL CSI

REGGIO CALABRIA - Grande succes­ so alla prima «Corrinsieme» di Bagnara, organizzata dal Csi-Bagnara nel quadro delle manifestazioni del nono centena­ rio di fondazione dell'abbazia «S. Maria e i XII apostoli» di Bagnara Calabra. Ben 254 atleti si sono impegnati in una gara entusiasmante. Il più forte in gara si è rivelato Giovanni Retz che è giunto al­ l'arrivo con notevole anticipo su tutti gli altri concorrenti.

MANTOVA -1 dirigenti provinciali del Csi hanno incontrato monsignor Egidio Caporello, nuovo vescovo di Mantova ed ex­ segretario generale della Cei. Il vescovo ha voluto conoscere personalmente tutti

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ANDRIA - Nuovo sindaco e nuovo pro­ gramma. Cosi le associazioni sportive, culturali e sociali sono andate dal primo cittadino il quale ha ascoltato le voci e le esigenze della città. Il responsabile del Centro Sportivo Italiano ha richiesto la creazione di un Palazzetto dello sport e di strutture sportive in ogni quartiere. 1 responsabili dell'Azione Cattolica han­ no sottolineato l'importanza di valorizza­ re il centro storico.

TROFEO LARIO LECCO ■ Puntuale ai primi d’ottobre si è disputato il trofeo del Lario, la gara che i Csi di Como e di Lecco hanno creato per favorire l'incontro tra le due esperien­ ze associative. Questa volta il trofeo si è disputato sul territorio di Como. Le gare sono state di pallavolo, calcio e tennistavolo, come discipline ufficiali, e giochi d’abilità per tutte le categorie.

i presenti ed il servizio svolto in seno al Csi. Ricordando poi il cammino fatto dal Cen­ tro sportivo dalla sua nascita ha sottolinea­ to la necessità che l’attività svolta venga sempre più inserita in una «pastorale gio­ vanile». In precedenza il presidente pro­ vinciale del Csi, Remo Bianchi, ha illustra­ to al presule le iniziative e la presenza del Csi di Mantova sul territorio.

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UN PROGRAMMA PER LA CITTA'

MOLFETTA - Si è svolto anche quest’an­ no in località Serra S. Quirico (Ancona), un Corso per Operatori sportivo-asso­ ciativi. Il Corso di Formazione è organizzato dal Consiglio Provinciale di Molletta del Cen­ tro Sportivo Italiano. Su di un program­ ma di base «Un progetto di formazione per il futuro associativo», si sono artico­ late le varie conversazioni che hanno analizzato i problemi giovanili e l’impor­ tanza dell'Associazione nel contesto so­ ciale, ed hanno voluto far luce sul ruolo che lo sport dovrebbe avere e su quelli che sono i doveri ed i compiti del Cen­ tro Sportivo e dei suoi operatori. I partecipanti, in rappresentanza di una trentina di Società, metteranno a frutto nei propri ambienti l’esperienza del cor­ so. Per quanto riguarda il problema del territorio e della presenza del CSI nel suo ambito, è da inserirsi anche la presen­ za dell'Assessore alla Programmazione del Comune di Molfetta, Nicola Campo, che ha riconfermato l’aiuto offerto dall'Amministrazione Comunale.

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TUTTOCSI/CRONACHE/ESPERIENZE FRIULI CHIAMA CSI UDINE - È stato un convegno nazionale atipico quello organizzato dal Consiglio provinciale del Centro Sportivo Italiano di Udine, svoltosi nei giorni scorsi nello sto­ rico centro di Fagagna, sulle ridenti colli­ ne moreniche subito fuori la città. Indetto per ringraziare tutta l'Associazione per l’aiuto ricevuto 10 anni fa, quando il terremoto ferì profondamente questa ter­ ra ricca di storia e di tradizioni, è risultato una occasione di riflessione particolare. In­ fatti, non è stato, come del resto era nelle intenzioni degli organizzatori, un incontro commemorativo o celebrativo di un avve­ nimento tragico e della gara di generosi­ tà che allora si mise in moto, ma un vero e proprio seminario di studio su «Sport e solidarietà». Un tema nuovo e provocatorio per tutta l’Associazione; di verifica della sua capa­ cità di essere segno di uno sport solidale e in grado di esprimere solidarietà. La relazione fondamentale tenuta dal pre­ sidente nazionale del CSI Aldo Notano dal titolo «Il CSI, una Associazione sportiva di promozione umana: esperienze di solida­ rietà, amicizia e fratellanza in Friuli e in Ita­ lia» ha offerto spunti significativi. Perché il mondo dello sport possa parla­ re il linguaggio della solidarietà deve mo­ dificare radicalmente la sua cultura: «Lo sport di fatto pensa a se stesso ed espri­ me una cultura dello spettacolo dell’indi­ vidualismo personale e di gruppo. Dello stare contro e non con» ha detto Notarlo che ha ricordato come il CSI, proprio 10 anni fa, andava ridefinendo il suo nuovo volto. Un volto che esprimeva un proget­ to fondato sui valori della democrazia, del­ la libertà, della collaborazione Per vivere

FESTA GRANDE A RAVENNA RAVENNA - «Il Progetto associativo del C.S.I. non dice niente su come battere un record, o vincere un campionato, ma è in­ dispensabile, per chi nello sport non per­ de di vista il campionato della vita». Con queste parole si è concluso il saluto del Presidente provinciale Romano Benzoni a tutti gli associati al CSI e ai convenuti alla Festa annuale delle premiazioni. E in que­ ste parole è il contenuto di tutto il lavoro del CSI da 42 anni: lo sport come mezzo per la promozione umana, lo sport come

uno sport solidale, in definitiva, con la per­ sona e con tutte le persone piccole e gran­ di, ricche e povere, uomini e donne, «scamorze» e no. Solidale con il territorio in cui si esprime e aperto alla società e alle sue diverse povertà, vecchie e nuove. La solidarietà che 10 anni fa tutta l’Associazione testimoniò al Friuli è stata ricor­ data dal presidente provinciale di Udine Norberto Tonini, all’inizio dei lavori. Un grazie espresso di tutto cuore, per una so­ lidarietà, ha detto Tonini, che è stata il frut­ to naturale di una prassi sportiva che il CSI andava maturando, fondata sulla gratuità, sulla festa, sulla vita comunitaria e che ren­ deva capaci le persone che ne facevano esperienza di darsi «per» gli altri. La solidarietà, insomma, come cartina di tornasole della qualità di sport che si vive e si propone. Molti gli interventi che hanno qualificato l'incontro partecipato da delegazioni pro­ venienti dal Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, Umbria e Lazio. Una tre giorni importante per tutto il CSI dunque, quella vissuta in Friuli che ha of­ ferto l’occasione, oltre che di riflettere su un tema fondamentale per la vita di rela­ zione fra gli uomini e per l’affermazione di una cultura di pace, anche di verificare lo stato della ricostruzione di questa terra. «Quasi un miracolo fare tutto questo in soli 10 anni» era il commento dei partecipanti mentre visitavano Gemona rinata, defini­ ta la capitale del terremoto e la mostra «Friuli, ricostruzione 76/86» allestita dall’Ente Regione a Villa Manin di Passaria­ no. Forse si, un miracolo ma fatto dagli uo­ mini, con tanta fatica e con l’aiuto deter­ minante della solidarietà nazionale ed in­ ternazionale.

associazione, come educazione, come gioco di amicizia. Amicizia che si è potu­ ta gustare in tutti i vari momenti della Festa. Alle 9,00 è iniziata la S. Messa nella gra­ ziosa chiesetta dei Salesiani, e un'ora do­ po ha preso il via la proiezione, sul maxi-' schermo, di un interessante e divertente filmato. Effettuato dagli amici del Consi­ glio di Faenza, era la sintesi dell’inaugu­ razione di «Sportfesta CSI ’86», il Meeting nazionale che si è svolto a Borea di Ca­ dore. Il filmato, come dicevamo, era una sintesi della cerimonia d’apertura del Mee­ ting, e comprendeva la sfilata per le stra-

IN LUTTO IL CSI DI MODENA MODENA - Un grave lutto ha colpito il CSI di Modena. Mario Naselli è morto in seguito a grave incidente stradale sulla Via Radici a Corlo. Era un calciatore del­ la Società sportiva San Francesco, ar­ bitro del CSI. Un giovane pieno di vita e di iniziativa instancabile nel lavoro. La morte lo ha colto sulla moto che aveva acquistato non senza sacrificio. La sua scomparsa ha destato molta impressione nell’am­ biente della «SAN» dove era particolar­ mente apprezzato per le sue qualità umane e professionali.

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TECNICA E FORMAZIONE AL CORSO DI PADOVA PADOVA - Malles Venosta, località dell'Alto Adige, ha ospitato il corso per allievi-allenatori. Senza trascurare l’aspetto tecnico, un ruolo fondamentale è stato riservato al programma di formazione. Nella sua re­ lazione, il prof. Tullio Maddalosso (dell'A.C. veneta) ha affrontato la tematica che poneva l’uomo al centro di un pro­ getto di vita nel quale anche lo sport si inserisce. È stato Roberto Faggiani, presidente del Csi di Padova, a guidare la riflessione sulla funzione dello sport e sul rapporto che deve avere — con esso — l'uomo. Il Consulente nazionale del Csi, Don Gianni Gherardi, collegandosi a questi concetti ha chiarito la posizione del Csi nell’attuale realtà sportiva. Nell’ultima giornata del corso, vi è stata l'utile testimonianza di Renzo Bettella (Assessore allo sport del Comune di Albignasego), che ha sottolineato il rappor­ to che deve necessariamente esistere tra Società sportive e strutture del territorio (ente locale, parrocchia, scuola). Hanno completato il programma di formazione Piero Polo (rapporto ragazzo-allenatore), Adriano Cesaro (che ha presentato l’iti­ nerario sportivo-educativo) e Don Lucia­ no Barin che si è soffermato su alcune parti del Progetto associativo Csi. I partecipanti sono stati 64 così suddivi­ si per discipline: 47 pallavolo. 10 calcio e 7 pallacanestro.

de, l'arrivo e la cerimonia al mitico Palaz­ zo del Ghiaccio di Cortina d’Ampezzo dei 2.260 partecipanti, dei villeggianti, delle autorità, dei giornalisti e delle tre bande folkloristiche, in una coreografia Hollywoo­ diana straripante di festa, di sport e dì amicizia. Al termine della proiezione il Presidente Benzoni, il Vice Presidente Masotti e il Consigliere Foschi, hanno assegnato gli oltre 150 premi ai rappresentanti delle 50 Società che si sono distinte in 5 discipli­ ne, compresa la prestigiosa «Coppa Emi­ lia», conquistata dal GS Romagna.

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TUTTOCSI/CRONACHE/ESPERIENZE MAGICA ATMOSFERA ALLA «COPPA D’ORO» TRENTO - Momento clou della manife­ stazione folkloristica di contorno alla Coppa d'oro è stata la sfilata per le stra­ de del centro storico, cui, unitamente ai 474 corridori, hanno partecipato: le ban­ de sociali della Bassa Valsugana e di Pieve Tesino; la banda cittadina di Conegliano Veneto: la fanfara alpina di Trento; il gruppo folkloristico di Pieve Te­ sino; il gruppo folcloristico musicale «Majorettes folk Veneto», di S. Angelo di Pio­ ve di Sacco; i cavalli avelignesi di Vattaro e di Borgo; le auto d'epoca; i mini­ ciclisti; gli atleti con bandiere: gli scouts con le tabelle delle regioni rappresenta­ te nella Coppa d'Oro: Piemonte, Lom­ bardia, Veneto, Trentino Alto Adige, Friu­ li Venezia Giulia, Liguria, Emilia Roma­ gna. Toscana, Abruzzo. Lazio, Puglia, Sicilia e Sardegna... E la gran folla di sempre, affettuosamente stretta attorno a quei 500 corridori decisi a battersi a fondo inseguendo una lira, per regalare un sorriso a quei direttori sportivi che la­ vorano nell'ombra per un intero anno in attesa di quella grande giornata tutta per loro, e che si celebra ogni anno a Bor­ go, brindando in una Coppa d’oro che. nel settembre 1987, celebrerà il sua ven­ tesimo anno di vita. La gara quest’anno é stata vinta da Simone Biasci.

CON I RAGAZZI DELI2ISTITUTO MINORILE CALTANISSETTA - Può accadere che i responsabili di una struttura carceraria mi­ norile (Istituto di osservazione per minori) credano che lo sport sia uno strumento di crescita, di socializzazione e di inserimen­ to per i ragazzi «detenuti» e decidano di rivolgersi ad una Società sportiva CSI per porre le basi di una fattiva collaborazione. È accaduto a Caltanissetta dove la Socie­ tà sportiva San Paolo è stata contattata dai responsabili dell'istituto di osservazione, per mettere in cantiere un torneo di cal­ cio che facesse incontrare squadre «inter­ ne» composte dai ragazzi dell’istituto e squadre «esterne» composte dai ragazzi del quartiere. È nata cosi la manifestazio­ ne «Incontri per nuovi orizzonti». Una de­ nominazione ambiziosa ma adattissima, se pensiamo all’ampia gamma di possibi­ lità e di positivi sviluppi che essa può ave­ re. Realizzare questo torneo significa ca­ lare nella realtà alcune idee di fondo che potrebbero apparire «roba da carta stam­ pata» e che, invece, sono realizzabili con l’impegno di chi ci crede veramente.

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Entrano in gioco parecchie cose: una So­ cietà sportiva che si fa carico dei proble­ mi del territorio in cui opera; una struttura (il carcere minorile) che si apre all’ambien­ te volendo divenire parte integrante di esso e mette a disposizione i propri spazi per­ ché ne possano usufruire tutti; delle per­ sone (gli educatori dell'istituto) che credo­ no nel lavoro che fanno e non solo nello stipendio mensile; la nostra scelta asso­ ciativa degli «ultimi»; la convinzione che lo sport, non solo retoricamente, possa ab-

PROMOZIONE UMANA E SPORTIVA MASSA - Libero scambio Sicilia Toscana. 29 messinesi e un centinaio di lucchesi, lunigianesi e massesi hanno percorso le strade della Toscana. Appuntamenti culturali e grandi partite di pallavolo. Il Csi cosi continua a squadernare la sua vocazione: Ente di promozione sportiva perché Ente di promozione umana.

battere parecchie barriere e vincere molti pregiudizi; quella fede in Cristo e nello Spi­ rito Santo che deve necessariamente ani­ mare le nostre opere se non vogliamo che queste diventino sterili e si esauriscano in se stesse. Ecco allora che un semplice torneo di cal­ cio si trasforma in un impegno importan­ tissimo di cui tutto il Consiglio provinciale CSI si fa carico.

Venendo alle note tecnico-organizzative, hanno aderito alla manifestazione undici squadre che si sono incontrate in un uni­ co girone all'italiana. Il torneo, incomincia­ to il 28 agosto, è terminato il 12 ottobre; tutte le partite si sono svolte presso il Cam­ petto dell'istituto di osservazione. Molto simpatica è risultata l’inaugurazio­ ne, a cui ha preso parte la massima squa­ dra di calcio locale, militante nella serie C2.1 giocatori e l'allenatore hanno mostra­ to una grande disponibilità ad incontrarsi coi ragazzi «interni», giocando e mangian­ do insieme a loro. È stata una vera sorpresa: lo sport spet­ tacolo da noi considerato un’isola felice, è sceso dal piedistallo e si è calato, seb­ bene solo per poco, in una realtà partico­ lare della nostra società. Molto interessanti e forieri di positivi svi­ luppi sono i rapporti creatisi tra l’US San Paolo e i responsabili dell’istituto. Da en­ trambe le parti c’è la ferma intenzione di proseguire la collaborazione al di là di que­ sto torneo, ponendo le basi per un discor­ so valido e duraturo: la Società potrebbe fornire dei servizi sportivo-ricreativi ai ra­ gazzi dell’istituto e quest’ultimo potrebbe mettere a disposizione del quartiere i pro­ pri impianti, anche se poveri.

SPORT E PACE MARTINA FRANCA - Pieno successo della «Staffetta della pace», corsa podi­ stica organizzata dal Csi di Martina in collaborazione con la parrocchia di «Cri­ sto Re». Lo slogan «Sport è pace» ha per­ corso, grazie ai quaranta staffettisti in ga­ ra le vie cittadine portando, come ha sot­ tolineato il parroco di «Cristo Re», un messaggio di concordia in nome dello sport.

CINEMA E CONCHIGLIE TRAPANI - È una manifestazione dav­ vero insolita quella che il Consiglio pro­ vinciale del CSI, in collaborazione con il Comune e ('Azienda di soggiorno di En­ ee, organizza da qualche anno a questa parte. La «Mostra melacologica», infat­ ti, è nata con il proposito di conseguire finalità educative e culturali, portando l'attenzione su un elemento ben presen­ te nell’ambiente locale: le conchiglie. Oggetto della quarta edizione, i Brachiopodi, molluschi la cui esistenza può es­ sere fatta risalire a quasi un miliardo di anni fa. Meno insolita ma altrettanto interessante sotto il profilo culturale l’altra manifesta­ zione realizzata nello stesso periodo: il 1° Incontro con il cinema sportivo. So­ no stati proiettati sette autentici classi­ ci: Un mercoledi da leoni; Per vincere do­ mani; Il migliore; Stringi i denti e vai; Mo­ menti di gloria; La corsa più pazza d'A­ merica; Domani vinco anch'io.


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A.A.A. Am@tre cercasi...

IL RAGGIO VERDE

DI ERIC ROHMER

..-_ . . _ Considerato dalla critica un autentico «signor regista», Rohmer, non nuovo al­ le mostre cinematografiche, conquista questa volta l'assegnazione del Leone d’oro con un film accolto da grande ova­ zione, sebbene lui. restio alle partecipa­ zioni pubbliche, se ne stava rifugiato in chissà quali altri set. Per chi ha navigato nelle acque dei suoi film, basterà aggiungere che questa vol­ ta le sue impressioni del sentimento e del lento — ma incostante e irritabile — trascorrere del tempo, passano attra­ verso una «fotografia» della solitudine femminile. Dclphine (Marie Rivière), la protagonista, ha circa trent’anni, lavo­ ra in un ufficio, una fisionomia come tante, una storia d’amore svigorita sen­ za — si capisce— possibilità di riconqui­ sta. Svincola dalle avventure, stenta a stringere rapporti che non vanno al di là di un contatto formale e annoiato, è di un rigore vegetariano alquanto con­ iuso, stipula un contratto quasi ideolo­ gico con la natura e non sopporta viag­ giare da sola. Per questo suo carattere spigoloso e ombroso, forse, viene pian­ tata in asso all’ultimo momento da un’a­ mica con la quale aveva programmato le vacanze estive. Sola, non le resta che accettare con poca convinzione l’invito di un'altra amica a trascorrere alcuni giorni a Cherbourg, in Normandia. In­ soddisfatta e inquieta, però, riparte qua­ si subito per Parigi decidendo, poi, di raggiungere la casa in montagna del suo perduto fidanzato. Ahilei, anche questa si rivelerà una catastrofica scelta e fa­ rà mesto ritorno a casa. Un incontro ca­ suale la convincerà di trasferirsi a Biar­ ritz, una spiaggia non proprio euforica, dove comunque — suo malgrado — stringe un’etl intera amicizia con una raI gazza svedese che non nasconde la vo-

cazionc e l'impulso all’avventura e che si ida la poco convinta Dclphine, a pren­ dere dalla vita tutto ciò che offre per pu­ ro gusto di assaporarne i doni. La rea­ zione è — manco a dirlo — schiva e in­ versa, allergica come a questo tipo di digressioni. Ma sarà proprio a Btarrilz, alla stazione ferroviaria, che l'infelice vedrà compiersi il miracolo: mentre

ESERCIZI PER L'ALLENAMENTO MUSCOLARE

aspetta il treno per Parigi, leggendo l’i­ diota di Dostoevskij, sente su di sé lo sguardo lusinghevole di un tenero ra­ gazzo e si lascia coinvolgere, incoraggia­ ta forse da un istintivo presagio. Con lui, apre l’animo e spalanca il cuore, si fida fino a portarlo a sorvegliare il tramon­ to sul mare, in attesa di un probabile c prodigioso raggio verde. A questo pun­ to tutto il pubblico si identifica inevi­ tabilmente in Dclphine e il suo pictolo principe, consapevole che tutto andrà a finir bene. Già fin dalla prima inqua­ dratura didascalica, il pubblico preme­ dita che le incertezze, le tribolazioni, le fissazioni e le sfortunate circostanze tradotte in piagnistei e in pose quasi isteriche, avranno una giusta compen­ sazione, l’evaporazione dopo una lunga e seccante bollitura: «Ah! Oue le temps vienne/Où les cocurs s’éprennent!». Il film è ispirato da un racconto di J. Verno, Il Raggio Verde, appunto, che a sua volta ispiro lo scrittore: «quando il sole scompare all’orizzonte, per un fe­ nomeno di rifrazione l’ultimo raggio che si vede e di color verde». Se il magico raggio verde è visto da quattro occhi, succede che uno possa leggere Limpida­ mente nella riflessione dell'altro e ac­ certare se è candido e puro completa­ mente. Dclphine vede in se stessa lumi­ nosamente e. anche, dentro il senno e il proposito del ragazzo. Girato in presa diretta, lasciando all’in­ terprete il gioco dell’improvvisazione, il doppiaggio ha forse cancellato quel­ le sfumature linguistiche e incrociate che sottolineano l’identificazione della Rivière nel personaggio stesso. Ma tant’è!

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Flavio Pedrotti

GIANNI LEALI

GIANNI LEALI. ED. SOCIETÀ STAMPA SPORTIVA, ROMA 1986, PP. 192, L. 18.000

Esercizi per l’allenamento muscolare

Questo volume costituisce un manuale con finalità decisamente pratiche, rivol­ to particolarmente agli allenatoti di cal­ cio, ma che può risultare utile anche a quelli di altre discipline sportive. Vi si trovano raccolti numerosissimi eserci­ zi (circa 500) da svolgersi individual­ mente o a coppie, con o senza attrezzi, tendenti allo sviluppo delle diverse qua­ lità muscolari, nei vari distretti del cor­ po. Nella struttura del testo è fonda­ mentale il corredo di disegni, uno o più per ciascun esercizio, che mettono il let­ tore in grado di utilizzare subito e fa­ cilmente le proposte di Leali nel lavoro in palesila o sul campo. Non mancano, comunque, anche chiare ed esaurienti

spiegazioni sul significalo e sul valore dei singoli gruppi di esercizi, nonché sulle loro modalità di esecuzione in ba­ se agli obiettivi da raggiungere.

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LESIONI CRONICHE

la terza età in palestra Società Stampa Sportiva

LA TERZA ETÀ IN PALESTRA M. DONATA MEZZETTI E ANNA­ LISA PISTOLERI. ED. SOCIETÀ STAMPA SPORTIVA, ROMA 1986, PP. 1 18, L. 12.000

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«In questo ultimo periodo tutte le vol­ te che gioco a Tennis il gomito mi fa ma­ le. e non ho più la forza di stringere la racchetta». Così un giovane studente in medicina di 26 anni descrive l'epicondilite da sport che lo affligge. Un bravo calciatore di 22 anni soffre in­ vece di un dolore al pube che aumenta in maniera insopportabile nel corso del­ la partita di calcio. In entrambi i casi si tratta di lesioni croniche determina­ te dall’attività sportiva definite come «lesioni da sovraccarico funzionale». Scrive il Capo Dipartimento dell'istituto di Medicina dello Sport di Roma. Prof. Giorgio Santilli. ne) suo atlante di trau­ matologia dello sport per il medico pra­ tico «la ripetizione di gesti sportivi per tempi eccessivamente lunghi o con in­ tensità elevata determinano un'azione meccano traumatica sulle strutture muscolo-tendinee interessate». Se a que­ sto si aggiunge l’azione lesiva di alcuni tipi di pavimentazione per le piste, pe­ dane. campi sportivi e la cattiva scelta degli attrezzi (racchetta, calzature, ecc.) e la non corretta esecuzione tecnica del gesto sportivo, ecco comparire sempre più frequentemente queste infiamma­ zioni così fastidiose ed invalidanti ai fini delle prestazioni competitive. Ogni singolo sport presenta particola­ ri lesioni acute e croniche, che il medi­ co dello sport e il traumatologo per mol­ ti anni hanno soltanto curato: solo og­ gi. con l'analisi dei movimenti propri delle singole discipline sportive e con il perfezionamento delle tecniche diagnostiche-strumentali, si è capita l'eziopatogenesi di tali affezioni. Gli esempi più tipici e frequenti di in­ fiammazione da piccoli traumi ripetu­ ti nel tempo sono: A carico dell'arto superiore abbiamo i cosiddetti «dolori al gomito» causati dall’uso non corretto dell'attrezzo: co­ me nel tennis per i colpi diritti eseguiti con il braccio esageratamente tesoo per un servizio o uno smash eseguito male, o anche per errata scelta dell'attrezzo (manico troppo piccolo o spesso troppo

È facilmente prevedibile che il progres­ sivo innalzamento dell’età media della popolazione — fenomeno che coinvolge l'Italia come il resto del mondo — por­ rà nei prossimi anni con sempre mag­ gior forza il problema degli anziani e so­ prattutto del mantenimento del loro sta­ to dì salute e di efficienza fisica. Il processo senile è stranamente rela­ zionato a fattori ereditari, ambientali e ad abitudini di vita ed è caratterizzato da una lenta e progresiva involuzione morfologica e funzionale a carico dei va­ ri organi e apparati. Un'adeguata attivita motoria concorre in modo fonda­ mentale a rallentare il processo di in­ vecchiamento dell’organismo, mante­ nendo l’anziano in uno stato di benes­ sere tisico e psicologico. Questo volume, benché estremamente sintetico, fornisce numerosissime indi­ cazioni ad anziani, educatori e studen­ ti per la strutturazione di un program­ ma motorio per la terza età. Quattro i HANDBALL capitoli chiave: apparato sensitivosensoriale; apparato locomotorio: appa­ ì RICCARDO CAPANNA E EGLE rato cardio-vascolare: apparato respira­ torio. Per ciascuno dei quattro appara- j BIGNARDI. ED. ECIG, GENOVA, ti si forniscono obiettivi e i metodi per ■ PP. 156, L. 13.000 un’attività motoria terapeutica e di prevenzione. Un quinto capitolo e dedica- I Riccardo Capanna, docente di « Teoria to alla dieta. Utile l'appendice, che coni- ■ e metodologia dell’allenamento» pres­ so la Scuola di specializzazione in Me­ prende: elenco delle prove motorie alle dicina dello sport dell'università di Ge­ quali sottoporre l'anziano; scheda di ri­ nova e di «Teoria e metodologia della levamento dati motori: scheda di rileva­ preparazione fisica» al Corso di specia­ mento dati personali. Sono presenti lizzazione biennale di pallamano istitui­ glossario e bibliografia. to dallTSEF di Roma, è tra i più validi tecnici italiani di handball. Nasce da qui j l'interesse di questo libro, scritto in col­ laborazione con la pedagogista Egle Ri­ guardi.

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grosso, esagerato peso della racchetta). Ognuno di questi elementi in diverso grado e con modalità differenti può es­ sere causa del «tennis elbovvs». Negli atleti del calcio, rugby, scherma, equitazione, ecc. sono frequenti dolori localizzati alla regione del pube, o alte­ razioni del tendine di Achille. Il ginocchio del saltatore, molto fre­ quente invece nei giocatori di basket è causa di un dolore improvviso ai lati della rotula, che insorge in alcuni atteg­ giamenti base di questo sport, e che può essere risveglialo dalla flessione del gi­ nocchio. Anche i dolori al piede sono possibili in tutti gli atleti, ma particolarmente nei marciatori e nei fondisti soprattutto nel­ la regione dell’avampiede. mentre nei calciatori e nei rugbisti è più frequen­ te la tallonile. Il riposo rappresenta la terapia miglio­ re in tutta questa patologia, in quanto una ripresa precoce dell'attività espo­ ne al rischio di una ricaduta. Prima di inserire l’atleta nell'attività agonistica si deve essere certi della scomparsa completa di ogni reazione in­ fiammatoria, e solo il medico può esse­ re in grado di valutare la situazione.

Antonio Spalavo La diversa specializzazione dei due au­ tori si rispecchia nella duplice chiave di lettura del libro. In prima istanza esso contribuisce a colmare per i tecnici di pallamano le carenze bibliografiche nel campo della preparazione fisica specia­ le, suggerendo 99 esercizi che possono costituire la base per le diverse varian­ ti che ogni allenatore, grazie alla pro­ pria esperienza, può formulare. In seconda istanza il libro può essere Ietto e interpretato nella sua veste didattieo-pedagogica, in quanto fornisce agli insegnanti di educazione fisica am­ pio materiale circa l'apprendimento motorio in genere, anche se la trattazio- | ne rimane specificamente finalizzata al- ì la tecnica della pallamano.


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DAGLI HIPPIES AGLI YUPPIES Yuppies è una parola che deriva dalla classificazione di merito per la conside­ razione sociale di quei giovani «urbani» che hanno guadagnato una buona posi­ zione nel loro lavoro e nella vita priva­ ta (young urban professionals). Sono la nuova immagine vincente che a pari età, di quei giovani né troppo maturi, né troppo adolescenti, rappresenterebbe­ ro una nuova identità generazionale di­ versa e lontanissima dalle immagini or­ mai un po' depressive come ricordo dei protagonisti delle contestazioni e dei pittoreschi atteggiamenti trasgressivi. Sono giovani che preferiscono stringer­ si il collo con una bella cravatta piutto­ sto che accarezzarlo con un consunto maglione. Il cappotto firmalo allontana sempre più la memoria degli incolori eskimos che si accatastavano sui tavoli delle affumicate assemblee di fabbrica e di ateneo. Le giacche a vento e i ma­ glioni di cui si adornano sono per i me­ ritati week-end esclusivi c ostentano i distintivi delle grandi marche di moda, più che gli emblemi del pulviscolo di sette gruppi e movimenti in cui si era­ no suddivisi, con un certo disordine le falangi degli agitati degli anni sessantasettanta. Agli slogans riformisti o apocalittici dei forgiatori di nuove antropologie del «tutto e politica», i nuovi leaders pre­ lei iscono gli imperativi mutuati dal lin­ guaggio della pubblicità commerciale poiché adesso tutto è successo e merca­ to. Ed è proprio la pubblicità, la più di­ stinta, che con il pretesto di presenta­ re un liquore, un pezzo di arredamen­ to, un'automobile, a fare propaganda a questo nuovo modo di vivere a questo movimento elitario di vita che pure si avvale del sistema dei mass-media per dare ostentazione di sé, per farsi in­ vidiare. A parlarne non è certamente la pubbli­ cità del detersivo dall'elefantiaco forma­ to scopo risparmio familiare e destina­ to a quelle robuste massaie o esili spo­ sine che si aggirano nei supermercati dei mega quartieri popolari. Gli ogget­ ti e la scena sono del tutto diversi: in certi ambienti, del resto, al detersivo ci pensa la colf filippina. Lo spot di clas­ se, semmai ci propone l’immagine di elegantissime mogli ingioiellate e nul­ la facenti, addette però alle pubbliche relazioni; a intrattenere gli ospiti in at­ tesa del ritorno di un marito che ha sem­ pre molto da fare, ma che ricorda sem­ pre di portare un gioiello regalo per far­ si perdonare il ritardo. Mariti il cui far­ dello è un elegante ventiquattrore do­ ve sono raccolti e ordinati documenti e carte cornpiuterizzate. Certo una bella differenza con i sacco­ ni un po’ hippy, un po’ viet-kong e un po' sindacato di anni addietro dove si mescolavano fogli sgualciti di dispense, volantini accartocciati, scompaginati pocket-books dei classici rivoluzionari, il pacchetto delle sigarette e i calzini di ricambio per la manifestazione in qual­ che citta lontana, da raggiungersi ma-

gari in piedi, in uno stipato vagone di seconda classe. Tutti insieme leaders e gregari. Viaggi scomodi e poveri ma ric­ chi di discussioni sui destini ultimi del mondo, nelle «fasi del capitalismo», nel­ la tensione tra i dogmi dei vari sociali­ smi reali o immaginari e l'antidogma­ tica dell’incertezza libertaria e sull’ere­ dità cristiana. Oggi si parla di tutto questo come un ri­ cordo e, per i più saggi, per fare l’esa­ me di coscienza sulle esagerazioni sul­ le ingenuità e sugli errori non dimenti­ cando però di fare tesoro di ciò che c’e­ ra di moralmente buono in questo sommovimento così scombinato. Anche per­ ché se non altro forse esprimeva tutto

il contrario di tutto ma pure di cambia­ re qualche cosa. Nelle cene tra «amici» dei giovani arri­ vati non si parla più dei tempi della sto­ ria e dei destini dell'umanità. L'orizzon­ te è più limitato riguarda il fine setti­ mana e non i popoli della terra ma il gruppo delle amicizie scelte con cui si decide di passarlo. Al massimo si arri­ va all’orizzonte «escatologico» delle va­ canze invernali ed estive: grave proble­ ma di scelta e di programmazione, di ab­ bigliamento, di agenzie di viaggio. Nelle cene così poi si potrà parlare di esotiche insalate, del vino migliore, del paragone tra un albergo e l’altro. Quan­ do naturalmente se si è creduto e sono esauriti i pettegolezzi sul fatturato, sul mercato sul movimento di incarichi nel top-management delle altrui o della pro­ pria ditta che si nomina con un militan­ te «noi». Militanza e affetto per altro provvisorio data la «mobilità» dei quadri. Le generazioni vivono i tempi della sto­ ria, non sono una categoria anagrafica astratta e i pregi ed i difetti che si rin­ corrono sono quelle dei tempi. Né è ne­ cessario fare del pauperismo né del pri­ mitivismo. L'na sola cosa è da rimarca­ re nelle espressioni di questi nuovi mo­ di di vivere che del resto sono limitati quantitativamente ma egemoni nell’e­ sposizione di simboli culturali. Il fatto che essi non sono umanamente ed an­ tropologicamente neutri. Vi domina la cultura della competizione del succes­ so a tutti i costi, i contorni di un senso della vita molto limitato e gravemente individualistico. L'immoralità di certi serials televisivi ne è uno specchio per­ verso ma non lontano dal reale. Il lavoro, i rapporti umani, la posizio­ ne sociale possono essere orientati an­ che in modo diverso, più umano e più significativo, senza rinunciare a legitti­ me gratificazioni e compensi. Si dovreb­ be vivere non solo per sé o contro qual­ cuno. In ogni caso tra la vaga poesia de­ gli hippies e la freddezza degli yuppies c’è ancora una via di mezzo da esplo­ rare.

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Cesare Martino

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giaciti PAPT& LA P.IFOR.FIA DPLC& PENSIONI?

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