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Stadium n. 11-12/1997

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NOVEMBRE/DIŒMBRE 1997

Utt 1.000 sre. IN AB8. POST. AKT. 2 COMMA 20/C LEGGE 602/M

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Sport tra privilegi e arroganze: è tempo di cambiare!

È Natale.

Ma se Cristo non nasce in noi è solo una fiaba.

DONATO RENATO MOSELLA

Gran Premio di Corsa campestre

GIAMPIERO SPIRITO

Conclusa “L’Italia nella racchetta”

MARCO CROCI

Lo sport come lo vediamo noi

LIVIO OLIVI

Una scommessa “di qualità”

LEO LEONE

MIMIMI!

Anche noi a scuola La Presidenza e il

Consiglio nazionale

ANDREA DE PASCALIS

Oli

Cristiani verso il terzo millennio

FABRIZIO MASTROFINI

La parola ai giovani

ANDREA DE PASCALIS

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del Centro Sportivo Italiano

porgono

imi

fervidi auguri

La famiglia tra bambini e TV

di buon Natale

IMM

e felice anno nuovo

Una “partita” per ricominciare

RITA SALERNO

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FRANCESCA PETRUCCIOLI

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GIANNI FURLOTTI

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tomi

Parma: trekking family

UHI,HI

Perché? -11 racconto - Buone notizie

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Le parole del “Patto”: Attività sportiva

VITTORIO PERI


EDITORIALE

SPORT TRA PRIVILEGI ED ARROGANZE: È TEMPO DI CAMBIARE! a nostra Associazione vive un periodo tra i più positivi della sua lunga storia. Lo dice il clima di fattiva collaborazione che si respira a tutti i livelli, tra le migliaia di uomini e donne che ogni giorno scelgono di animare la vita del CSI. Lo dicono i progetti e i programmi che i Comitati territoriali sono impegnati a realizzare. Programmi sempre più ricchi di slancio educativo, originali e rispettosi di quella persona che si è scelto di servire. Programmi coraggiosi, che provocano e spesso innovano un mondo, quello sportivo, che da mezzo secolo guarda alle cose dalla stessa angolatura e dunque appare incapace

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di cambiare. Lo dicono i numeri, ai quali per stile e per cultura non abbiamo mai badato più di tanto, che a fanno intravedere una gioventù che sceglie il CSI per praticare lo sport ma anche per impegnarsi a

costruire esperienze di vita semplici e per questo speciali. Un’Associazione che, pur potendo vivere comodamente contemplando i propri campionati, si sforza di ricercare nuove occasioni, nuove esperienze, nuove formule, e dunque merita il plauso e il rispetto delle istituzioni e del libero associazionismo. l CONI ha ancora una volta preso atto, attraverso la certificazione che si è appena conclusa, che il CSI è il primo Ente di promozione sportiva d’Italia. Essere primi oggi significa avere un grande numero di praticanti e di Società sportive, ma significa anche attività, operatori, progetti altamente qualificati, regole, trasparenza nella gestione, motivazioni profonde, slancio culturale. Significa capacità di non restare chiusi in se stessi e di ricercare il dialogo con le altre forze associative, per costruire proposte e progetti efficaci, utili alla collettività. Questo 1997 che si chiude ci induce quindi a un giusto e meritato ottimismo. Abbiamo tutti lavorato bene. Se il CSI è apprezzato, il merito è di chi lo anima e lo promuove ogni giorno con molti sacrifici. Il 1998 d porterà molte novità, tanti cambiamenti, sfide vecchie e nuove alle quali, volenti o nolenti, saremo chiamati a rispondere scegliendo, dicendo la nostra, schierandoti affinché il sistema sportivo in Italia cambi in meglio, si autoriformi, superando con slancio e senza indugi il

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periodo di immobilismo. La supremazia del caldo spettacolo, le scommesse, il tototelefono, il doping, il voto agli atleti, lo sport per tutti, la legge di riforma, la scuola con le sue vecchie e nuove ambizioni, sono solo alcuni dei temi che animeranno il dibattito politico nei prossimi mesi. Se sarà un Congresso Olimpico o una legge a cambiare le cose poco importa. Quel che conta oggi è cambiare, e in meglio. Il CSI lo ha già fatto e continua a farlo, ed ora raccoglie i frutti della fatica del cambiamento. li sportivi comuni devono sapere che quella che si gioca sul tavolo della politica sportiva non è solo una partita miliardaria per la suddivisione dei profitti tra le “squadre” di sempre, e che comunque non sarà un amichevole derby in famiglia tra le due gambe dello sport. Non è più tempo di steccati, di privilegi, di arroganze. Lo sport italiano deve necessariamente capire di avere, nella sua sostanziale unicità, anime diverse, tutte ugualmente necessarie al suo modo di essere e perciò tutte ugualmente degne di considerazione. Solo così potrà fare passi avanti che non siano di facciata, aprendosi ai tempi, diventando un patrimonio di tutti, libero e moderno, capace di suscitare nuovi entusiasmi in ogni angolo del Paese. Mi auguro che questa consapevolezza nasca nel cuore di tutti coloro che amano sinceramente lo sport, in qualunque Palazzo abitino, a partire da quello del CONI, affinché con serenità । di giudizio offrano il loro contributo.

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Donato Renato Mosella

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IN MARZO AD ALBEROBELLO LA FA3

GRAN PREA DO DI CORSA Non è una campagna nazionale, ma è come se lo fosse. È il Gran Premio Nazionale di Corsa campestre, al quale l’Associazione

affida il compilo di rilanciare questa forma di attività prettamente

invernale.


AZIONALE GIAMPIERO SPIRITO

AMPES

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A CORSA sul fango, il volto sudato, quei pugni stretti come i denti per avere più forza e arriva­ re fino in fondo. La corsa campestre fa cre­ scere l'uomo e lo sportivo. Da solo, con la propria fatica e in gruppo, per superarla meglio. «La corsa campestre è alla base dell’attività sportiva. Forma il carattere, le capacità di resisten­ za, quella aerobica e muscola­ re. Per praticarla non ce bisogno di impianti o attrezzature particolari. È sport puro, basta tanta volontà», sostiene Re­ nato Picciolo, coordi­ natore nazionale del­ l’attività sportiva del CSI. E allora ecco che fino al 2000 si cercherà di dare un forte impulso proprio a questa disciplina. Si attendono non meno di ventimila atleti alle manifestazioni che tutte le regioni non mancheranno di allestire. E, quindi, si arriverà alla manifesta­ zione finale dal 27 al 29 marzo. Quattro mesi di attività inverna­ le, riuniti sotto la sigla del “Gran Premio Nazionale di Corsa cam­ pestre". La conclusione è un ulte­ riore momento di confronto. Vi parteciperanno almeno in sette­ cento, metà per adesione dei Co­ mitati, l’altra metà tra coloro che si sono messi in luce nelle rispet­ tive fasi regionali. Tutti comunque dovranno aver partecipato, per­ ché se è vero che Io sport per tutti non ha barriere, occorre comun­ que essere preparati per affronta­ re gli sforzi e i sacrifici di qualsia­ si disciplina sportiva. Non è facile correre dai seicento metri ai cin­ que chilometri, in aperta campa­ gna, su fondi diversi e con diffe­ renti altimetrie se non si ha una forte volontà e una preparazione. Nella corsa campestre è vietato improvvisare e il Gran Premio sa­ rà un’occasione per dimostrare agli scettici che nell’ambito dello sport promozionauj le esistono atleti £ che sanno sacrifi5 carsi ed allenarsi > nel modo giusto, o «Per noi è un dato

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scontato. Ma una dimostrazione in più non guasta. Il momento te­ cnico è importante, è giusto qua­ lificarlo maggiormente. Non si tratta di selezioni. Tanto è vero che il successo sarà determinato proprio dalla partecipazione di massa che costituisce l'essenza dell'Associazione», spiega Pic­ ciolo. La corsa campestre si pratica nel CSI fin dall'età di dieci anni. I regolamenti prevedono gare indi­ viduali e staffette. Per gli esor­ dienti le distanze previste si riferi­ scono ai 600 e 700 metri. Per le ragazze 800/1000 e per i ragazzi a 1000/1200 metri. Distanze diverse anche nel settore giovani. Le cadette, 13 e 14 anni, si cimentano sui 1400/1600 metri, mentre i cadetti arrivano a 2000/2400 metri. Quindi 2000/3000 metri per le allieve e le juniores e 2800/3500 metri per gli allievi. Per i maschi sotto i 20 anni (categoria juniores), il tra­ guardo è posto a 4500/5000 metri. Per quanto riguarda gli adulti, in campo femminile la di­ stanza prevista dei 2000/3000 metri è valida per le seniores, amatori e veterani. In campo ma­ schile seniores e amatori s'impe­ gnano sui 4500/5000 metri. Le gare a staffetta vanno dai 500/600 metri degli esordienti ai 2000 metri di allievi e juniores. Il cross country è nato nel Regno Unito nel 1831. La prima corsa campestre? Alla Shrewbury School, ai confini del Galles. In Italia il cross approda agli inizi del secolo ed ha vissuto alterne for­ tune. Negli anni trenta, per qual­ che periodo, le gare di corsa cam­ pestre furono addirittura cancella­ te. Per decenni si è combattuto un dualismo tra chi riteneva il cross come una palestra impor­ tante per l’inverno, per sviluppare le qualità di mezzofondisti e fon­ disti e chi era contrario perché ri­ teneva la «corsa» addirittura mu­ tale. La motivazione? «L’inverno è fatto per riposare». Ma il CSI che ha fatto dell’attività senza soste, dodici mesi all’anno, tutti i giorni, uno stile di vita, secondo voi da che parte può stare?

La campestre secondo Umberto Pusterla

Fango, sudore e voglia di correre


MBERTO PUSTERLA, campione da cross. Ce ne sono pochi in Italia. Le scarpe chiodate, il tartan, l'eleganza della pi­ sta hanno tutt'altro fascino. Vuoi mettere con le buche e il fango dei campi? “Sì, è tutta un'altra cosa. Nel senso che è certamente da prefe­ rire la corsa campestre”. Visto? Pusterla, trentanni da poco com­ piuti, ne è convinto. Nato ad Erba (Como), allenato da Giorgio Rondelli, un mago della specialità, carabiniere, Umberto ha vinto due titoli italiani nel cross, nel 1994 e nel 1995. È stato più volte

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nazionale ed è giunto sesto agli europei di corsa campestre dello scorso anno. “Correre in mezzo alla natura ti dà un grande senso di libertà spiega l’atleta lombardo -. È sport puro, dove l’avversario non c’è. Non conta ciò che fa. Gareggi con gli altri ma soprattutto con te stes­ so e con il terreno. Mai sempre uguale, a volte noto, spesso sco­ nosciuto ma sempre affascinan­ te. Molto più della pista, dove se non si tratta di grossi meeting, con i grossi nomi attratti dai gua­ dagni, gli spettatori sulle tribune non sono mai più di un paio di decine di accompagnatori, diri­ genti e parenti. Nel cross senti

gare. "Ma non bisogna esagerare. Sei, sette cross a stagione posso­ no bastare. Il sacrificio è tanto ed è maggiore delle gioie. Ma ti tem­ pra il carattere e ti fa diventare atleta vero". Se chiedi a Pusterla la principa­ le dote di questa specialità che per molti è solo una palestra per l’inverno, una preparazione in vista delle gare estive su pista, non esita a rispondere: “ti inse­ gna a soffrire. Il risultato è vera­ mente in secondo piano". Non vorremmo però che i gio­ vani, pur volenterosi, si spaven­ tassero di fronte a tante diffi­ coltà... "Nessuna difficoltà. Nelle prime fasi credo che ragazzi e ragazze dovrebbero soprattutto divertirsi. E nella corsa campestre il divertimento è assicurato. Poi chi ha stoffa e volontà può prose­ guire e allenarsi con più frequen­ za. Ma chiunque può partecipare. In fondo è una corsa, seppure un po’ faticosa. E cosa c’è di più bello e naturale? La corsa è alla base di tutti gli sport”. Il ricordo sportivo più bello è la rimonta a Francesco Ranetta, a Roma sul circuito delle Capan­ nello, sede dei campionati tricolo­ ri di corsa campestre del 1994. Recuperare terreno è una delle sue caratteristiche migliori. I temg pi ritenuti buoni per una distanza 8 di circa 10 chilometri variano dai g 28 ai 29 minuti, tenendo presen< te che il riferimento ai record è o puramente nominale in questa specialità. Oltre a Panetta molti atleti di l’entusiasmo vero. C’è la grande valore sono passati per la corsa affluenza e il susseguirsi di prove ed emozioni, dalle categorie gio­ campestre: Arese, Fava, Di Napoli. Tra le donne Paola Pigni e vanili alle assolute”. attualmente Nadia Dandolo, atle­ Pusterla ha conosciuto il cross ta padovana del gruppo sportivo da piccolo, attraverso quelle gare della Guardia Forestale. scolastiche, i Giochi della Gioven­ Ma in campo intemazionale chi tù, che sono state spesso occa­ sono i migliori? “Sicuramente gli sioni di approccio per ragazzi che africani: il Keniano Tergat su tutti sono poi diventati validi atleti. Da è il vero specialista. Dobbiamo quel primo incontro è scoccata la imparare ancora molto da loro, passione per la specialità del dalle loro forti motivazioni, dal fango e del sudore. Umberto pesa 58 chilogrammi, ha un fisi­ loro atteggiamento utile e dalla grande & co esile ma una grande forza > muscolare che lo sostiene. Si alle­ forza fisica". Corsa campe- A < na due volte al giorno, percorren­ stre, passione di < do fino a trenta chilometri. E vita. soprattutto partecipando a tante


CONCLUSA -----“L’ITALIA NELLA RACCHETTA”


I È CONCLUSA con un grande successo di partecipanti nell'attrezzatissimo Palatennistavolo di Temi la ma­ nifestazione nazionale di tennistavolo "L'Italia nella rac­ Una due giorni di gare che ha chetta". visto fronteggiarsi circa 500 atleti, provenienti da tutte le province italiane. Le partite si sono svolte al meglio dei tre set, con gironi ad eliminazione diretta «all'italiana»: 24 tavoli da gioco, 72 partite l'ora, per un totale di oltre 1.000 partite. Un grande collaboratore si è rivelato il software, elaborato dal CED del CSI, che ha permesso,

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tra l'altro, ad ogni atleta, di dispu­ tare almeno tre partite, in un rapi­ do ed ordinato susseguirsi di incontri. L'alto livello di prepara­ zione dei partecipanti ha offerto agli spettatori uno spettacolo pongistico di contenuti tecnici davvero notevoli, oltre ad un bel colpo d'occhio. Evidente la soddi­ sfazione espressa anche dai par­ tecipanti più giovani. Lo «Sport per Tutti» è da sem­ pre l'obiettivo del CSI e il tennistavolo è uno sport che tutti, alme­ no una volta nella vita, hanno giocato. Oltre ad essere alla por­ tata di ognuno è possibile prati­ carlo a qualsiasi livello «Questa campagna del CSI - dichiara Do­ nato Renato Mosella, presidente

nazionale - ha dato un ulteriore contributo al rilancio del tennistavolo, accendendo l'interesse di giovani e meno giovani verso questo sport». Di rilancio c’era bisogno, consi­ derando il consistente calo dei praticanti in ambito federale pas­ sati negli ultimi anni da 30 mila a 12 mila. "L'Italia nella racchetta" ha toccato 41 città italiane ed è arrivato a coinvolgere quasi 20.000 atleti. Alla manifestazione di Terni è stata abbinata una iniziativa per le popolazioni colpite dal terremoto, denominata "10.000 palline di solidarietà". In un grande conteni­ tore i partecipanti hanno deposto una pallina da ping-pong come

impegno per una donazione: sono stati raccolti in poco tempo più di 2 milioni.

Tennistavolo e parrocchia Dino Ciommei, Consigliere nazio­ nale della FITeT, riferendosi al calo dei praticanti federali, ha fatto riferimento al venir meno di quelle stupende fucine di pongisti quali erano fino ad un decennio fa gli oratori e le parrocchie. Quante volte ci si è ritrovati in Oratorio o in Parrocchia per "due tiri" sul tavolo da ping-pong, magari costruito dai ra­ gazzi stessi con due cavalletti e un foglio di "trucciola-


re" irrobustito, e verniciato a dovere per evitare strani effetti o rimbalzi della pallina. L'oratorio era uno dei pochi punti di ritrovo dei giovani, e ve n'erano tanti. "Qualche tempo fa sono torna­ to nella parrocchia dove sono cresciuto" racconta il vice presi­ dente della Commissione CSI per il tennistavolo Gianfranco Griffi di Reggio Emilia "ed è stata amara la scoperta che quei tre tavoli su cui avevo passato tante ore della mia adolescenza diventando un buon giocatore, quei tavoli, non c'era­ no più. Né ve n’erano di nuovi. Al loro posto è stata allestita una piccola biblioteca parrocchiale. Non più le grida dei ragazzini, le urla festanti e giocose di quanti ogni pomeriggio si ritrovavano in quel luogo, ma solo un deserto desolante".

Un bilancio di rilievo Proprio per contribuire a far usci­ re dalla crisi questo sport, che secondo quanto risulta da una recente indagine è il più praticato al mondo con milioni di atleti, due anni fa il CSI, in collaborazio­ ne con la FITeT (Federazione Italiana Tennistavolo), ha dato il via alla Campagna nazionale "L'Italia nella racchetta". Il bilancio conclusivo dell’inizia­ tiva rivela che sono stati coinvolti nella promozione quasi tutti i Comitati provinciali del Centro Sportivo Italiano, con oltre 400 tra manifestazioni e tornei per un totale di 18.548 partecipanti. La maggior partecipazione si è avuta nelle fasce giovanili, con 10.310 presenze. La Campagna è servita a solle­ citare l'attenzione generale da parte di parrocchie, oratori, So­ cietà sportive su uno sport come il tennistavolo, che meriterebbe più attenzione da chi ha il compi­ to di promuovere l’attività sporti­ va, perché è facile da organizzare e per certi versi anche spettacola­ re e in grado quindi di suscitare entusiasmo.

le. A tutti i partecipanti delle fasi locali, è stata consegnata una car­ tolina sulla quale doveva essere apposto un timbro per ogni manifestazione rientrante nel cir­ cuito "L'Italia nella racchetta" alla quale aveva partecipato. Tra gli atleti che hanno rimandato la car­ tolina completa di tutti i timbri ne sono stati estratti a sorte 300 che hanno avuto accesso diretto alla manifestazione nazionale di Ter­ ni. Altri 300 erano i "vincitori", gli atleti che avevano superato le fasi territoriali.

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Una formula nuova E stata scelta anche una diversa forma di "reclutamento" per la partecipazione alla fase naziona­

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Una delle partecipanti depone la sua pallina nel contenitore che ha raccolto le “offerte" dell’iniziativa prò-terremotati “10.000 palline di solidarietà.

CLASSIFICHE FINALI GIOVANISSIME 1. Spatti Danise (Vallecamonica) 2. Lenzi Mariangela (Trento) 3. Inversini Giulia (Vallecamonica) 4. Creazzi Claudia (Trento)

GIOVANISSIMI M. 1. Lemmi Dario (Spoleto) 2. Moro Giacomo (Vicenza) 3. Giliam Michele (Udine) 4. Schermio Umberto (Saiemo)

ALLIEVI ALLIEVE/JUNIORES F. 1. Tinelli Alessandro (Spoleto) 1. Palazzi Katia (Spoleto) 2. Bernoni Giorgio (Milano) 2. Marega Valentina (Gorizia) 3. Beschi Paolo (Brescia) 3. Modotto Alessia (Udine) 4. Botticchio Angela (Vallecamonica) 4. Scermino Umberto (Salerno)

RAGAZZE 1. Vanzo Barbara (Trento) 2. Botticchio Elena (Vallecamonica) 3. Jobstraiber Rosa (Trento) 4. Di Nardo Zelda (Vallecamonica)

JUNIORES M. 1. Massari Mauro (Vallecamonica) 2. Paolinelli Stefano (Pordenone) 3. Empolini Federico (Pordenone) 4. Bagnano Stefano (Pordenone)

RAGAZZI 1. Mucignat Dario (Pordenone) 2. Trevisan Luis (Udine) 3. Camilli Marco (Foligno) 4. Gasparella Martino (Vicenza)

ADULTI 1. Palummo Marco (Spoleto) 2. Galli Massimo (Lecco) 3. Simionato Guido (Gorizia) 4. Franzolini Gianni (Udine) VETERANI 1. Fumeo Antonio (Lecco) 2. Bossi Renato (Lecco) 3. Carrer Giuseppe (Venezia) 4. Tieuli Roberto (Venezia)

SENIORES F./ADULTE VETERANE 1. Bronzi Michela (Spoleto) 2. Sala Elisabetta (Lecco) 3. Fumeo Elena (Lecco) 4. Castaldi Raffaella (Napoli)

SENIORES M. 1. Griggio Riccardo (Padova) 2. Raio Guglielmo (Spoleto) 3. Silvestri Luca (Lecco) 4. Bonazzi Paolo (Bergamo)


ASSEMBLEE DI VERIFICA

LO SPORT COME LO VEDIAMO NOI L PROSSIMO anno il CSI sarà impegnato in una grande verifica della vita associativa. Due tempi, in­ fatti, contrassegnano il rit­ mo quadriennale di vita del Centro Sportivo Italiano: uno dedicato alla promozione e uno alla riflessione, uno riservato alle scelte e uno al controllo, uno per la progettazione e uno-per la veri­ fica. Il primo tempo è segnato natu­ ralmente dal Congresso Nazio­ nale che apre il quadriennio con gli obiettivi e gli impegni che dise­ gnano il cammino di sviluppo dell’Assodazione; il secondo tem­ po è segnato invece dall’Assem­ blea di verifica, che a metà del percorso quadriennale, esercita una funzione di analisi e di con­ trollo o, come si dice oggi, di mo­ nitoraggio. Nelle due fasi che scandiscono la vita quadriennale del CSI sono coinvolti direttamente tutti gli aspetti della vita associativa. In­ fatti, tanto i Congressi quanto le Assemblee si svolgono in succes­ sione dal livello locale (provincia­ le e circoscrizionale) a quello re­ gionale e infine nazionale. Il pros­ simo anno, da gennaio a giugno si svolgeranno le Assemblee pro­ vinciali delle Società sportive, da settembre a ottobre le Assemblee regionali dei Comitati locali, infi­ ne, nel dicembre '98, l'Assemblea nazionale a cui parteciperan­ no tutte le componenti associa­ tive. Le Assemblee provinciali delle Società sportive ruoteranno intor­

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no ad un unico tema. Ritenendo che, per invogliare il dibattito e conferire qualità e sperssore alla verifica, tale tema dovesse essere centrato sull'attività sportiva, che occupa un posto centrale nell'e­ sperienza delle Società sportive, la Presidenza nazionale ne ha precisato il titolo in "Lo sport come lo vediamo noi: un'attività sportiva a misura d'uomo". Anche le Assemblee regionali dei Comitati e l’Assemblea nazio­ nale avranno un unico tema: "Vivere da associazione sportiva nella realtà italiana. Il progetto culturale del CSI".

Verificare al di là dei numeri La verifica è un momento es­ senziale nella vita di un’associa­ zione, come lo è quello delle scel­ te e della progettazione. Un vero progetto, infatti, comprende ne­ cessariamente la fase della verifi­

ca, che serve principalmente a due scopi: ad appurare che il pro­ getto sia valido e ad accertare che sia praticato correttamente. È co­ me per un viaggio: è indispensa­ bile progettarlo prima di partire, ma è altrettanto importante verifi­ care durante il tragitto se il per­ corso è realmente praticabile e se lo si sta seguendo fedelmente. La verifica a cui è chiamata l’Associazione il prossimo anno non è una semplice raccolta di dati numerici né soltanto un inventario delle attività svolte. Lo statuto sollecita a compiere un’a­ nalisi più impegnativa e ap­ profondita stabilendo di “verificare l’esperienza associativa in atto". L’esperienza è qualcosa di più dell'attività, è il significato che es­ sa assume per l’individuo una volta che la si compie. Per la veri­ fica, dunque, si dovrà indagare

LE TAPPE VERSO L’ASSEMBLEA NAZIONALE □ GENNA1O/G1UGNO 1998 Assemblee provinciali delle Società sportive “Lo sport come lo vediamo noi: un'attività sportiva a misura duomo"

□ SETTEMBRE/OTTOBRE 1998 Assemblee regionali dei Comitati locali

□ 11-13 DICEMBRE 1998 Assemblea nazionale “Vivere da Associazione sportiva nella realtà italiana. Il progetto culturale CSI”

sul senso e sulla qualità dell’azio­ ne svolta dall’Associazione. È naturale che sia così per un’Associazione che non si pro­ pone semplicemente di organiz­ zare sport, ma di realizzare attra­ verso lo sport delle esperienze per l’appunto - di crescita perso­ nale e sociale. Si tratterà dunque di una verifi­ ca a carattere culturale per con­ trollare se il progetto che ci siamo dati realizza gli obiettivi formativi individuati, se le esperienze at­ tuate producono gli effetti sperati, quali problemi eventualmente si siano manifestati e con che tipo di correttivi occorra intervenire.

Il riferimento alle scelte congressuali A questa verifica di tipo qualitati­ vo, induce del resto, al di là della disposizione statutaria, anche il contenuto del Congresso Nazio­ nale del 1996, al quale si deve necessariamente far riferimento. Preoccupazione centrale del passato Congresso è stata la riaf­ fermazione dell’identità culturale dell’Assodazione e l'adeguamen­ to del suo servizio sportivo-edu­ cativo alla realtà sportiva e soda­ le odierna. C’è stato quindi un forte recupero della dimensione assodativa del CSI, del suo ritro­ varsi attorno a un progetto cultu­ rale condiviso, ritenendo tale fat­ to essenziale anche per imprime­ re un nuovo impulso all’organiz­ zazione delle strutture e delle atti­ vità. La scelta più significativa in questo senso è stata l'approva-


zione del Patto Associativo che definisce i princìpi, gli obiettivi e i criteri operativi attorno ai quali l’Associazione sviluppa il proprio impegno unitario. Nel Patto è condensata la cultura del CSI, quel modo di concepire e pratica­ re lo sport che deve caratterizzare le attività e qualificarle in senso formativo. Il CSI, infatti, non si realizza tanto nel numero degli iscritti, delle Società sportive e delle attività, ma nella cultura che sa esprimere e produrre. Una seconda decisione impor­ tante del Congresso è stata la Nuova Progettualità, la scelta della “progettazione” come meto­ do per guidare l’Associazione a muoversi con duttilità ed efficacia nella realtà multiforme di oggi. II panorama odierno - culturale, eti­ co, sociale, economico e natural­ mente anche sportivo - è caratte­ rizzato da una grande comples­

sità che rende impraticabile l'ado­ zione di schemi generali e rigidi. Ogni realtà associativa deve poter adattare il proprio intervento alle esigenze e possibilità locali, natu­ ralmente facendo riferimento ai princìpi e agli orientamenti del Patto Associativo, comuni a tutta l’Associazione. L’elaborazione di specifici progetti - sia dei Comitati per la politica associativa del terri­ torio, sia delle Società sportive per la loro esperienza educativa è la strada per coniugare la cultu­ ra associativa con la necessaria aderenza alla propria realtà. La Nuova Progettualità è per l'ap­ punto lo strumento per introdur­ re nel CSI la cultura del progetto. A queste due scelte fondamen­ tali, di ordine associativo ed edu­ cativo, il Congresso ne ha aggiun­ te altre di ordine politico ed ope­ rativo che ricorderemo breve­ mente.

Sul piano organizzativo: - attua­ zione della nuova struttura regio­ nale (Congressi e Consigli regio­ nali); - assunzione del principio del federalismo solidale (autono­ mia regionale e solidarietà asso­ ciativa nazionale); - gestione delle strutture assodative ispirata alla legalità e alla trasparenza; - quali­ ficare ed estendere la formazione assodativa e tecnica degli opera­ tori; - dare spazio, fiduda e sup­ porto agli operatori giovani. Sul piano sportivo: - caratteriz­ zare in senso promozionale ed educativo tutte le attività sportive e costruire un sistema integrato tra attività di base e manifestazio­ ni complementari a livello regio­ nale e nazionale; - organizzare iniziative che costituiscano modello e segno della cultura sportiva dell'Associazione; - svi­ luppare l'impegno sodale dando vita a progetti, interventi e iniziati -

ve che realizzino un servizio spor­ tivo per gruppi, categorie ed aree della società che presentano maggiori carenze e bisogni. Sono questi i contenuti con­ gressuali che il prossimo anno formeranno l’oggetto della verifi­ ca assodativa di metà quadrien­ nio. Non si tratterà, quindi, di un ripiegamento dell’Associazione su se stessa, ma di un’operazione a forte impatto culturale e politi­ co. In un momento non facile per lo sport italiano - formai accerta­ to calo della pratica sportiva è il segnale di uno stato evidente di disagio -, il CSI manifesta la vo­ lontà e la capadtà di affrontare con lucidità e determinazione i < h problemi posti da > una realtà sportiva IL a cui non intende abdicare.

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UEO LEONE

IL NUOVO SISTEMA FORMATIVO

UNA SCOMMESSA ‘DI OBLITÀ" D

La Scuola Nazionale per Dirigenti (SNAD) Il CSI ha dedicato sempre una grande attenzione alla formazio­ ne dei suoi dirigenti: a partire dai

quadri responsabili delle Società sportive e dei Comitati territoriali fino ai vertici regionali e naziona­ li. Non poteva essere altrimenti per un 'Associazione che ha posto nell’educazione l’obiettivo di fon­ do della proposta e promozione dello sport per tutti. La SNAD ha definito una sua struttura portante che si articola dal livello nazionale ai gangli peri­ ferici. Ad essa spetta il compito delicato di predisporre le strategie e gli interventi formativi che ri­ guardano le diverse figure di diri­ genti: dai presidenti di Società sportive e di comitato, a quanti altri sono chiamati a garantire una corretta programmazione e gestione della vita associativa e dell'attività sportiva: il segretario, i coordinatori dell’attività sportiva e della formazione, gli amministra­ tori, gli addetti stampa, nonché altre figure di cui si ravvisa l'intro­ duzione, quali l'esperto di pro­ grammazione, il responsabile delle politiche sociali ed eventuali task force a supporto di progetti speciali e di grandi eventi. Per ciascuna di tali figure sono chiaramente indicati programmi di formazione distribuiti per tre livelli di competenze. Vengono altresì individuate le figure addette ai diversi interventi secondo una logica che garanti­ sce nel contempo l’autonomia delle strutture (dal nazionale al

territoriale) evitando l'insidia del separatismo e della disarticola­ zione assodativa. In tale logica rientra l’attenzione rivolta ad assi­ curare un collegamento organico tra la direzione nazionale e le direzioni periferiche, con un rag­ guardevole spazio assegnato alla struttura regionale in termini di coordinamento e di supplenza provvisoria sul piano territoriale.

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OPO una lunga incu­ bazione ha visto la luce Formare, un volumetto che pre­ senta in forma orga­ nica e sistematica i cardini dell'attività formativa del CSI. Nella parte introduttiva la “gui­ da” chiarisce cosa si intende per formazione nel CSI e delinea la logica e le caratteristiche del Si­ stema Formativo CSI. Fornisce quindi indicazioni riguardanti gli aspetti motivazionali, metodolo­ gici e gli strumenti organizzativi per realizzare le iniziative di for­ mazione. Le parti successive pre­ sentano in forma chiara la strut­ tura complessiva e i programmi dei singoli percorsi, raccogliendo i contenuti all'intemo di aree di saperi e di tecniche riguardanti le diverse figure di dirigenti, educa­ tori e animatori che costituiscono l’ossatura della progettualità CSI. Oltre a ciò, un'obiettivo di prim'ordine viene raggiunto nel porre fine all'annoso dibattito teso a definire i due settori di intervento: il primo riguardante i dirigenti e il secondo rivolto agli educatori sportivi.

La Scuola Nazionale per Edutatori Sportivi (SNES) Rappresenta il secondo binario lungo il quale si snoda l'azione formativa CSI. Rispetto alla SNAD, la SNES vanta un patri­ monio di esperienze più consoli­ date. Prova ne sono le tante pub­ blicazioni che, negli ultimi due anni, hanno costellato il cammi­ no della SNES. Ed è anche com­ prensibile tale accelerazione, ba­ sti considerare che senza allena­ tori, animatori sportivi e arbitri è praticamente impossibile fare attività sportiva. La struttura della SNES e la sua articolazione segue la medesima logica progettuale, gli stessi sche­ mi organizzativi e la scansione per ambiti di competenze della scuola per dirigenti, a dimostra­ zione dell’unitarietà dell’impianto complessivo dell’intero sistema formativo. L’operazione pone fine ad un acceso dibattito che negli ultimi

tempi aveva visto l'intera Asso­ ciazione alle prese con alcuni no­ di problematici riguardanti la defi­ nizione delle competenze, delle metodiche e dei contenuti da proporre all’intemo dei singoli percorsi e ai relativi livelli. In tal modo si è venuto incontro alle comprensibili difficoltà nelle quali spesso gli organi periferici si dibattevano nell'impostare e nel realizzare i corsi di formazione. La SNES presenta certamente un ventaglio più ampio di pro­ grammi, in quanto svariatissime sono le discipline e le figure di educatori sportivi (tecnici, allena­ tori, arbitri-giudici, segnapunti, cronometristi...) che da quelle derivano. In aggiunta ad esse nel sistema formativo trovano ade­ guato spazio progetti particolari, come il Fantathlon e il Gioca-


sport, che richiedono motivazio­ ni, competenze, didattiche e tec­ niche particolari rispetto agli stan­ dard formativi riferiti al classico allenatore di specifiche discipline sportive.

I compiti che ci attendono Nell'immediato occorre anzitutto che il CSI si mobiliti per una capil­ lare diffusione del sistema forma­ tivo che dovrà, presto, costituire patrimonio comune, condiviso dall’intera Associazione e non solo un'esclusiva per i responsa­ bili diretti: coordinatori della for­ mazione, direttori dei corsi. A tale scopo è stato predispo­ sto un articolato calendario di incontri decentrati, da attuare nei primi mesi del '98, che vedrà coinvolti i responsabili tutti delle strutture associative: i presidenti

di Comitati territoriali e regionali, i coordinatori dell’attività sportiva e della formazione, nonché i con­ sulenti ecclesiastici. Al di là dell’o­ biettivo immediato di divulgare le logiche e i contenuti del nuovo modello formativo, la circostanza dovrebbe costituire un’occasione privilegiata per rilanciare, in ter­ mini operativi, le strategie con­ nesse alla Nuova Progettualità associativa. Un secondo compito, a medio termine, dovrà portarci a definire i criteri per la costituzione delle sedi regionali delle due scuole. In tale direzione sembra opportuno ribadire il principio per il quale il decollo del sistema formativo è legato alla volontà politica di at­ tuare il decentramento delle fun­ zioni e degli strumenti che con­ sentano alle singole regioni di no­

minare i direttori della SNAD e della SNES e di supportare la loro azione attraverso la costituzione dei comitati tecnico-didattici che ne supportino l’azione e ne ga­ rantiscano l’efficacia educativa. Tali comitati dovranno essere composti da esperti, interni ed anche esterni al CSI, che siano in possesso di competenze e capa­ cità che consentano l’applicazio­ ne dei regolamenti e delle prassi che ciascun percorso prevede. La costituzione delle sedi regio­ nali non deve scaturire da una automatica e affrettata operazio­ ne di natura burocratica. Essa, viceversa, dovrà essere frutto di una consapevole scelta dei diret­ tori nazionali e supportata dal parere dei comitati tecnico-didattiti nazionali della SNAD e della SNES.

Per quelle realtà che non fosse­ ro ancora in grado di istituire le due scuole sarà la struttura nazio­ nale a supplirle e a favorire le condizioni che, in tempi ragione­ voli, consenta loro di raggiungere tale traguardo. Un terzo compito consiste nell’istituire, a livello nazionale e pe­ riferico, una mappa complessa di formatori disponibili, in grado di sostenere l’azione formativa delle due scuole e dei relativi percorsi. Un primo albo nazionale dei for­ matori è già operante in ambito SNES ed è in via di definizione anche per la SNAD. Alle regioni spetterà di inventariare le risorse di cui dispongono e di formaliz­ zarne l'accesso agli albi regionali allo scopo di garantire la qualità degli interventi formativi che i Comitati territoriali e le singole re­ gioni andranno a programmare. In tale fase è auspicabile che si rafforzi e si diffonda la strategia della solidarietà tra regioni diver­ se, già in qualche modo speri­ mentata, per sussidiare le realtà a corto di formatori, consentendo e accrescendo gli scambi formativi mediante la realizzazione di espe­ rienze comuni e il reciproco scambio dei formatori. Infine, sarà necessario pone mano ad un progetto di forma­ zione ricorrente per uomini e strutture che sono chiamati da subito a dare volto e gambe al sistema formativo CSI perché esso non rimanga un sogno nel cassetto ma si traduca in un itine­ rario concreto, all’inizio a caratte­ re sperimentale, ma destinato a tradursi in programmi operativi da sottoporre a verifiche periodi­ che, perché l’intero disegno possa trovare la giusta applicazio­ ne alle persone e alle realtà che esso è chiamato a servire. In tale direzione va una iniziati­ va che verrà realizzata, già nella prossima estate, per dotare cia­ scuna regione di persone e stru­ menti perché, già dal prossimo anno associativo, il sistema formatiZ '' vo CSI possa > "entrare a regi- A me". W

15.


SPORT SCOLASTICO, SI CAMBIA

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ANDREA DE PASCALIS

ANCHE NOI A SCUOLA UATTRO progetti per lo sport scolastico, ri­

Q

re l’attività sportiva scolastica. Su questa e altre proposte, presenta­ te da diversi soggetti, la Com­ missione si esprimerà il 12 gen­ naio, mettendo, si spera, la paro­ la fine ad una vicenda che si è sviluppata in modo non troppo lineare. Vediamo cosa è successo e quali prospettive si aprono. Sul versante dello sport scola­ stico, il grande malato del siste­ ma sportivo italiano, qualcosa co­ minciò a muoversi nello scorso febbraio, quando il CONI e il Mi­ nistero della Pubblica Istruzione firmarono un Protocollo d’intesa per rilanciare lo sport nella scuo­ la. Il Protocollo, come fu denun­ ciato da Stadium di aprile, pre­ sentava alcune zone d’ombra. La più rilevante era che gli Enti di promozione e lo stesso Comitato Sport per Tutti erano tagliati fuori dalla Commissione mista CONIMinistero alla quale veniva de­ mandato il compito di varare un progetto nazionale di attività mo­ torie, fìsiche e sportive per la scuola. Il sospetto, avvalorato da alcu­ ne dichiarazioni del ministro Ber­ linguer, era che si pensasse di

spettivamente per scuola materna, scuola eiescuola media e scuola media superiore, sono

fare dello sport scolastico un ter­ reno di caccia per lo sport federa­ le. Forse anche per queste prote­ ste, che il CSI ribadiva ad ogni occasione sulle pagine di Av­ venire, il successivo 31 luglio la circolare n. 466 del Ministero non parlava più di un unico Progetto nazionale, ma stabiliva che la Commissione mista avrebbe pre­ parato ogni anno un Piano di attuazione di quanto stabilito dal Protocollo. Il Piano sarebbe stato definito sulla base “delle espe­ rienze di qualità realizzate dalle scuole e delle proposte presenta­ te dalle Federazioni Sportive Na­ zionali, dalle Organizzazioni rap­ presentate nel Comitato Nazio­ nale Sport per Tutti e da altri Enti e Associazioni”. Il Piano sarebbe stato poi sottoposto agli Organi Collegiali delle scuole perché sce­ gliessero quelle da attuare.

stati presentati dal CSI alla Commissione mista CON1-

Uno sviluppo tortuoso

teoria si apriva per l’associazioMinistero della Pubblica Istruzione incaricata di Inrilancia-


smo uno dei grandi interlocutori della scuola. Ogni cosa verrà valutata nuo­ vamente e in via definitiva nella prossima riunione della Commis­ sione, il 12 gennaio. Con un esi­ to, si ritiene, positivo anche per le proposte del CSI. Sono stati già approvati, nel frattempo, i regolamenti dei “Gio­

zionale che dà particolare risalto al momento aggregativo”. In altri termini, l’intenzionalità educativa della proposta del CSI va oltre l'apprendimento in sé dell’esercizio motorio e sportivo e si inserisce nel progetto educativo globale che è proprio, o dovrebbe esserlo, della scuola. In questo senso è una proposta che apre a tutti: ai “brocchi”, agli alunni delle scuole a rischio, ai disabili. Nella sostanza il piano presen­ tato alla Commissione mista pre­ vede: per la scuola materna l’atti­ vità Fantathlon; per la scuola ele­ mentare, Giocasport; per la scuo­ la media un progetto di attività polisportiva, nel quale ciascuna scuola può scegliere un pacchet­ to di attività formato da quattro discipline sportive, ma con l'atle­ tica sempre presente quale disci­ plina base; per la scuola media superiore, un’attività sul modello dei tornei con un duplice percor­ so, e cioè attività di preparazione e svolgimento di tornei tra classi e/o sezioni, tra plessi e/o istituti.

Le prospettive

nismo di promozione la possibi­ lità di fare proposte alternative a quelle delle Federazioni. La pos­ sibilità di scelta degli istituti scola­ stici, nel rispetto del principio del­ l’autonomia, avrebbe cancellato ogni rischio di monopolio federa­ le e, peggio ancora, il rischio di un modello sportivo scolastico rigido e verticistico. Poco dopo si verificava un primo mistero. La data limite di presentazione delle proposte ve­ niva fissata per tutti i possibili interlocutori - Federazioni e Enti compresi - però nessuno si pre­ occupava di avvertire gli Enti, forse per sbadataggine, forse, ma preferiamo non crederlo, per lasciare il campo libero alle Fe­ derazioni. Per fortuna il CSI una proposta l'aveva fatta e presentata di sua iniziativa, ed entro la data limite. E qui il secondo mistero, o la se­

conda omissione. Alla riunione della Commissione mista incari­ cata di valutare le proposte, quel­ la del CSI... non risultava. Sem­ bra fosse finita in un cassetto. Alle proteste del CSI l'esame delle proposte veniva aggiornato e il plico smarrito saltava fuori. Neanche così si arrivava ad una conclusione. Il 1° dicembre la Commissione prendeva atto delle proposte presentate. Quelle di alcune Federazioni tra le più im­ portanti venivano rinviate al mit­ tente perché si apportassero mo­ difiche che le rendessero più ade­ guate alle esigenze della scuola. Quanto alle proposte del CSI e di altri Enti, si stabiliva che gli Enti avevano pieno diritto a presentar­ le (qualcuno ancora ne dubitava!) ma si chiedeva che fossero pre­ sentate tutte insieme per mezzo del Comitato Nazionale Sport per Tutti, rendendo questo organi­

chi sportivi studenteschi", che so­ no dei Giochi della Gioventù rivi­ sitati, e che partiranno quest'an­ no nella varie province con una sperimentazione.

La proposta del CSI Quale la proposta del CSI? E quale la sua specificità? “Essa dice il coordinatore nazionale del­ l’attività sportiva Renato Picciolo forse non si discosta molto nei contenuti tecnici da quelle elabo­ rate dalle Federazioni Sportive Nazionale. Si differenzia, però, per il contesto diverso che inten­ de creare: offrire ai bambini, ai ragazzi e ai giovani un momento sportivo per consentire loro di crescere meglio come persone e come cittadini. Ne consegue che i percorsi stessi elaborati dalle Federazioni vengono recepiti e fatti propri nella proposta del CSI, ma inseriti in un conteso motiva­

Pur tra ritardi e misteri, la que­ stione si sta avviando verso una conclusione interessante. Il Co­ mitato Sport per Tutti ha riavuto quella dignità che il Protocollo d’intesa le aveva negato. Gli Enti si sono visti riconoscere chiara­ mente, a livello nazionale e non solo territoriale, un ruolo nello sviluppo dello sport scolastico. Si è evitato di fare della Scuola una succursale delle Federazioni. L’intero sviluppo della vicenda, che probabilmente avrebbe pre­ so una strada diversa senza le proteste del CSI, consiglia all’Associazione di restare vigile. Anche per questo, come annunciato dal presidente Mosella sulle pagine di Avvenire, il CSI sta lavorando al progetto di un osservatorio nazio­ nale su sport, infanzia e scuola, costituito da pedagogisti, sociolo­ gi e altri esperti. L’osservatorio, supportato da una rete di "centri di ascolto” disseminati un po’ do­ vunque, raccoglierà e analizzerà l'opinione dei bambini sulle atti­ vità motorie e sportive che svol­ gono e su quelle che vorrebbero svolgere. Anche al fine di elabo­ rare progetti motorio-sportivi che rispecchino ciò che i bambini realmente voglio­ no. Affinché nessuno possa più K “giocare” sulla loro K voglia di gioco.

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IL CAMMINO SPIRITUALE PER IL GIUBILEO

CRISTIANI VERSO IL TERZO MILLENNIO L PELLEGRINO in marcia verso il Terzo Millennio porta nella sua bisaccia la capacità di raccogliere la sfida: la sfida del futuro, la sfida dell'ottimismo, la sfi­ da della fede. Si intende: una sfi­ da impegnativa, ma l'unica capa­ ce di mettere alla prova la fede e sostenere la verifica con i fatti. Il contenuto della bisaccia del pellegrino è una metafora, un'oc­ casione per passare in rassegna i compiti che attendono i credenti nello scorcio di secolo e mettersi a confronto con il mondo laico, che spesso viene demonizzato e condannato in blocco, una con­ danna però che è originata dal bi­ sogno prepotente di evitare lo sforzo di aprire un dialogo attento e paziente, correndo il rischio di raccogliere la sfida e scoprire che anche 'Taltro” ha delle ragioni. Chi non ha paura, chi ha avuto il merito del coraggio di aprire un dialogo attento e paziente è stato il cardinale Camillo Ruini, che ha trascinato tutta la diocesi di Roma nel dialogo anzi nei “Dialoghi in cattedrale”, arrivati al loro secon­ do anno mentre il Giubileo si

avvicina e la missione cittadina di cui questi dialoghi fanno parte, prende corpo e vita. E così il dia­ logo è diventato una prima realtà, l'anno scorso, con un ciclo di incontri e dall'autunno 1997 con un secondo ciclo, inaugurato il 20 novembre dal cardinale francese Roger Etchegaray, Presidente del Comitato centrale del Grande Giubileo, e da Giuliano Amato, ex Presidente del Consiglio dei Mini­ stri, giurista nonché docente uni­ versitario. La bisaccia del pellegrino ha co­ stituito il filo conduttore di un dia­ logo a due voci, seguendo so­ stanzialmente due binari comple­ tamente distinti. II cardinale Etchegaray è infatti un uomo con alle spalle una solida esperienza di fede e una poliedrica visione del mondo. Dapprima arcivesco­ vo di Marsiglia, città di frontiera, poi nel suo servizio in Curia per incarico del Santo Padre ha visita­ to terre di frontiera: i punti caldi del mondo in Africa, in Asia, in America Latina. Quindi come Pre­ sidente del Giubileo ha oggi una visione precisa delle richieste dei credenti e dei non credenti, del

bisogno di sacro che entrambi questi poli esprimono. E infatti il suo intervento si è ca­ lato nella concretezza della realtà, a partire da una critica pacata ma ferma, radicale, della società dei consumi. Ed è interessante che ad assumere le ragioni, il punto di vista dei poveri e dei disereda­ ti, nella Cattedrale di San Giovan­ ni in Laterano, sia un cardinale di Curia, che ragiona pacatamente ma che ha dietro di sé la cono­ scenza precisa di innummerevoli folle di diseredati senza voce. Cosa contiene dunque la bisac­ cia del cardinale Etchegaray? Pri­ ma di tutto contiene un interroga­ tivo, quello del “come passare da una Chiesa dei poveri ad una Chiesa povera", una dimensione che si configura come momento essenziale della sequela di Cristo. “La Chiesa non sarebbe la stessa senza i poveri” proprio perché “solo una Chiesa povera diventa Chiesa missionaria, e solo una Chiesa missionaria richiede una Chiesa povera". Il gioco di parole è soltanto apparente e rivela invece ad un'a­ nalisi più attenta una dimesti­

chezza profonda con concetti che diventano vita vissuta. Viene in mente un accosta­ mento che potrebbe sembrare paradossale, anche irriverente forse, ma comunque efficace. La bisaccia del pellegrino del cardi­ nale Etchegaray contiene la po­ vertà. Ma questa dimensione quando si apre la bisaccia esplo­ de, diventa un po' come la lam­ pada di Aladino col suo genio, un universo a parte, nuovo, che stra­ volge le regole ferree della logica, dove l'impossibile diventa possi­ bile, il desiderato appare all'im­ provviso realizzabile. Così allo stesso modo, l'analisi è talmente stringente ma anche concreta, senza ideologismi e senza forza­ ture da rendere inevitabile il ricor­ so alla povertà, più e meglio delle tante teorie sociologiche o sodoteologiche che poi non vanno concretamente ad inddere nella dura realtà dei fatti. Ma lasdamo la parola al cardi­ nale. “Il paradosso della nostra epoca è che il mondo è sensibile al dramma dei poveri con una mentalità da ricco, mentre la Chiesa vi si accosta con un cuore


Il Santo Padre con il Cardinale Etchegaray e il nostro Presidente nazionale.

da povero. Donde il gigantesco equivoco esistente tra la povertà economica e quella evangelica. Come spiegare che si può conci­ liare una povertà da combattere con una povertà da abbracciare? Come far comprendere la ricerca spirituale di ciò che è senza prez­ zo in un'economia sottoposta alla legge dei costi? Come fare posto alla gratuità di un atto in una civiltà di mercanti?” Il paradosso è svelato, la lam­ pada è aperta. “Nella società dei consumi, la beatitudine della po­ vertà appare come un lusso o come un oggetto di derisione" oppure al contrario tanto facile da sbandierare “finché non tocca la nostra comodità". Queste parole sferzanti mi ricordano un missio­ nario in Africa, un uomo solido, di grande esperienza umana e cristiana; una volta, con grande nitidezza, mi disse che per fare il missionario occorre una forma­ zione solidissima, una grande spiritualità, fede e fiducia nell'av­ venire. “Altrimenti - aggiunse dopo dieci giorni che stai qui, di fronte alla difficoltà di far anche semplicemente comprendere le

pellegrini sbandati. Occorre rac­ cogliere l'essenzialità della figura di Cristo nella fede. “Senza di lui ha spiegato il cardinale Etchegaray - non potrei accogliere tutte le sfide di questo mondo. Se dovessi definire la nostra epoca, lo farei con la parola 'sfida'. Tutto è una sfida. L'uomo ha l'osses­ sione del futuro, di costruire il futuro, ma ha paura di abitarlo. Mentre l'accelerazione, la radicalizzazione dei mutamenti lo fanno ripiegare sull'effimero, lo fanno rifugiare nel provvisorio”. E chi è allora il cristiano? “E colui che per leggere il lato buono della storia inizia dal rovescio, per trovare il lato buono delle cose e il vero della vita”. E nell'ora del giudizio, “sarà il povero la pietra di paragone tra buoni e cattivi". E il vero cristiano ha un identikit preciso su cui riflettere: è infatti colui “che non ha paura del futu­ ro perché è assistito dalla saggez­ za che ci viene da Cristo e che ci permette di abbracciare con un solo sguardo tutti i secoli e tutti i millenni sia passati che futuri". I "Dialoghi in cattedrale”, il nuovo ciclo 1997-1998, hanno lo

scopo di assistere la Diocesi di Roma nel suo cammino di lento avvicinamento al Giubileo del 2000. Il Papa intanto ha comin­ ciato dal 19 novembre a dedicare al Giubileo le catechesi dell'udien­ za generale del mercoledì. La Chiesa nel suo insieme si mobili­ ta, per evangelizzare, per scuote­ re le coscienze, per cercare di arrivare a toccare il cuore e l'intel­ ligenza di quanti sono lontani o in epoche diverse si sono allontana­ ti dalla vita di fede e dalla Chiesa stessa. “Per i credenti - ha detto Giovanni Paolo II - il passaggio dal secondo al terzo millennio, non è semplicemente una tappa nell'inarrestabile flusso del tem­ po, ma un'occasione significativa per prendere maggior coscienza del disegno divino che si dispiega nella storia dell'umanità". La sto­ ria stessa dell'umanità è opera di Dio, in quanto Egli è creatore del f tempo, come pure di ogni suc< cessivo sviluppo “La promessa si o è attuata duemila anni fa con la nascita di Cristo. In questa luce, l'evento giubilare costituisce un tue idee, dei poveri della terra invito a celebrare l'era cristiana puoi anche decidere di fare a come un periodo di rinnovamen­ meno e ritornare nelle comodità to dell'umanità e dell'universo. dell'occidente". Nonostante le difficoltà e le soffe­ È qui che la beatitudine della renze, quelli trascorsi sono stati povertà diventa un percorso di duemila anni di grazia. Anche gli vita, perché - ha aggiunto con anni che verranno - prosegue il grande sapienza il cardinale Papa - restano nelle mani di Dio. “non si è poveri in modo deter­ L'avvenire dell'uomo è anzitutto minato, non si è poveri una volta per tutte ma ci vuole una disposi­ futuro di Dio, nel senso che Lui solo lo conosce, lo prepara e lo zione dell'animo che ci rende realizza. Egli, certo, richiede e sol­ liberi nei confronti di tutto, anche lecita la cooperazione umana, ma della povertà”. Povertà come via per scoprire Dio in una coniuga­ non cessa per questo di essere il trascendente regista della storia. zione col mistero trinitario: “la Con questa certezza noi ci prepa­ vita trinitaria è il fondamento, l'e­ segesi e la finalità di tutto il fon­ riamo al Giubileo. Solo Dio cono­ sce come sarà il futuro. Noi sap­ damento dell'uomo. Essa fonda piamo, però, che in ogni caso la vita dell'amore come un dono esso sarà un futuro di grazia, sarà di sé, senza pieghe. Essa fonda la libertà come una perfetta pover­ il compimento di un disegno divi­ no di amore per tutta l'umanità e tà, cioè come una liberazione da per ciascuno di noi. Per questo, tutto e da se stessi”. nel guardare al futuro, siamo All'interno di questo difficile pieni di fiducia e non ci lasciamo percorso si inserisce la sfida, e la prendere dal timo­ necessità di raccoglierla appieno per il pellegrino, viandante sulle re. Il cammino strade del Terzo Millennio, che al­ verso il Giubileo è /. un grande cammi­ lo stesso tempo ha il compito arduo, difficile, incerto, di evan­ no di speranza". gelizzare lungo la strada gli altri

Lw)


UN ALTRO MODO DI FARE VERIFICA

LA PAROLA Al GI OVA NI ANDREA DE PASCALIS

ONSIDERATE le attua­ li difficoltà di aggrega­ re i giovani e di pro­ porre loro attività sod­ disfacenti, l’Ufficio Do­ cumentazione e Infor­ mazione della Presidenza nazio­ nale, su sollecitazione del Coordi­ namento Nazionale dell'Attività Sportiva, ha messo in cantiere un'indagine conoscitiva sui giova­ ni soci di età compresa tra i 14 e i 25 anni, e sull'esperienza sporti­ vo-associativa che essi conduco­ no nel CSI. Non mancano oggi gli studi sulla condizione giovanile, ma solo raramente e di sfuggita inve­ stono il campo delle relazioni tra condizione giovanile e pratica sportiva. Quando si va al di là dei dati numerici - quanti sono i gio­ vani sportivi, quanti praticano un certo sport, a che età hanno inco­ minciato e smesso... - si apre una vasta terra di nessuno. Poco o niente sappiamo degli aspetti, per così dire, “qualitativi": perché si

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aderisce ad un'associazione spor­ tiva; che rapporto esiste tra giova­ ne, famiglia e pratica sportiva; che spessore ha l'attività sportiva dal punto umano e sodale; che spessore ha l’esperienza assoda­ tiva etc. La ricerca del CSI cercherà di sondare anche questo terreno, per poi proporre all’attenzione di tutta l’Assodazione il quadro rile­ vato. Un modo ulteriore di fare verifi­ ca, nella stagione dedicata alle assemblee di verifica.

I due settori di ricerca Due i filoni di ricerca, che verran­ no indagati in maniera diversa. Da una parte lo sguardo sarà rivolto ai giovani in generale, per avere un quadro di riferimento globale. Il compito di delinearlo sarà affidato ad un gruppo di esperti di valore che, utilizzando i risultati delle più recenti ricerche effettuate da istituti specializzati, opereranno sintesi di insieme su

argomenti specifici: tempo libero, associazionismo, orientamenti di valore, dispersione scolastica, re­ ligiosità, mass media, sportività. Dall’altra ci sarà l’indagine vera e propria, condotta presso un campione significativo di giovani iscritti a Società sportive CSI. Come già detto, l’età dei giova­ ni che si intendono indagare è compresa tra i 14 e i 25 anni. Con l'apporto di esperti associativi ed extra-associativi sono state indivi­ duate le aree conoscitive oggetto dell'indagine, che riguarderanno anzitutto: le variabili sodo-ana­ grafiche dell’intervistato, il rap­ porto con l’associazionismo, l’im­ piego del tempo libero, l’attività sportiva, le motivazioni e il grado dell’adesione al CSI, la vita asso­ dativa, gli atteggiamenti e le atte­ se verso la pratica sportiva, i riflessi dell’esperienza sportiva sull’ambito familiare e sulla vita quotidiana. L’argomento “attività sportiva" sarà sviluppato in modo partico­

lare, abbracciando tutti gli aspetti del rapporto personale del giova­ ne con l’attività sportiva CSI, compresi i motivi di soddisfazio­ ne o insoddisfazione e quindi di continuazione o di eventuale abbandono.

Un progetto rigoroso L'indagine avrà un carattere rigo­ rosamente sdentifico, in modo che i suoi esiti, oltre ad essere utili all'intemo dell’Assodazione, possano essere presentati all’estemo, dove è presumibile siano accolti con interesse, stante la mancanza di studi analoghi. La strada da percorrere per garantire la sdentifidtà della ricer­ ca non è semplice. Anzitutto è necessario che il campione di intervistati sia significativo. Ciò comporta che le schede raccolte siano almeno 1.500, compilate da un campione di soci scelto secondo precisi parametri, tra cui le dimensioni e l'area geografica dei Comitati CSI di appartenenza.


LO SPORT E ! GIOVANI NEL IV RAPPORTO IARD

JLa

Una volta stabilite dagli esperti le caratteristiche del campione, questo sarà individuato interro­ gando la banca dati della Pre­ sidenza nazionale, per “selezio­ nare" circa 2.000 giovani, un numero minimo ritenuto indi­ spensabile per attendersi 1.500 risposte. Il questionario sarà del tipo “a risposte chiuse”, cioè con rispo­ ste da scegliere in un ventaglio predefinito, per ridurre al minimo il rischio di imprecisioni e dubbi. Per ottenere il numero di que­ stionari necessari, e per evitare errori nella loro compilazione, non ci si può affidare solo alla buona volontà degli intervistandi. Si è perciò scelta la strada di individuare a livello territoriale alcuni referenti - figure di respon­ sabili legate soprattutto all'attività sportiva e alla formazione - che distribuiscano personalmente i questionari, chiarendo eventuali dubbi, sollecitando la consegna dei dati nei tempi previsti, racco-

ON CI sono significative novità nel capitolo Ifl che il IV Rapporto IARD dedica ai giovani e

lo sport. La pratica sportiva tra i giovani tende a declinare con il crescere dell'età: se il 62.1% della fascia tra i 15-17 anni pratica sport, la percentuale cala progressivamente verso il 49.4% della fascia 25-29 anni. Si fa molto più sport al Nord che al Centro e nel Mezzogiorno. La pratica sportiva è strettamente legata alla classe sociale: se tra i ragazzi di ceto superiore il 61.3% fa sport, tra il ceto impiegatizio la percentuale scende al 52.7 e nel ceto operaio al 43.1. La graduatoria di gradimento degli sport è sempre guidata dal calcio, ginnastica, nuoto e sci, ma si vanno imponendo sport non "istituzionali" come il body-building e il footing. L'affermarsi di certe discipline si rispecchia nelle motivazioni che conducono i gio­ vani allo sport: fortissima è l'istanza salutista, legata a ragioni terapeutiche, ma soprattutto alla voglia di mantenersi in forma e di avere un buon aspetto fisico; segue la voglia di confrontarsi, di competere, di primeggiare; meno frequenti sono le motivazioni legate alla socializzazione, e cioè alla voglia di incontrarsi e di stare con gli altri. Ed è proprio questo - il declino del desiderio di socializzazione - il più autentico segnale di novità del Rapporto IARD, poiché finora altre ricerche indicavano nelle capacità aggregative uno dei moti­ vi di successo dello sport tra i giovani. Se i dati dello IARD sono esatti, la pratica sportiva giovanile di oggi rischia dunque uno svuotarsi di significato. Eppure - dice il Rapporto - "la pratica spor­ tiva sembra essere legata positivamente anche al grado di soddi­ sfazione che i giovani esprimono per una serie di aspetti della loro vita. In particolare, i giovani che praticano sport si dicono più sod­ disfatti dei loro coetanei sedentari del proprio modo di passare il tempo libero e dei propri rapporti con altri giovani". Come dire: "Lo sport non piace a chi non lo fa".

gliendoli e sovrintentendo al loro invio alla Presidenza nazionale.

Ritmi e tempi I questionari sono in corso di ela­ borazione. Nel contempo si sta procedendo all’individuazione dei referenti territoriali e a quella degli esperti che dovranno compilare la prima parte dello studio. Il progetto prevede che i que­ stionari siano inviati a cavallo delle feste natalizie. Dovrebbero essere rispediti alla Presidenza nazionale in febbraio/marzo. Lo studio e la elaborazione dei dati comincerà subito dopo, per una consegna dei risultati della ricerca da prevedere in settem­ bre, in modo da rendere disponi­ bile la ricerca in tempo utile alla riflessione dell'Assemblea Nazio­ nale di dicembre 1998.

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Il La famiglia tra bambini e TV ■ AGGIOR ricorso alle videocasset­ te e alle nuove tecniche di regi­ strazione; una ~ migliore gestio­ ne del tempo che i bambini tra­ scorrono davanti allo schermo e un appello rivolto alla pubblica autorità perché affronti il rapporto tra tv e minori senza farsi condi­ zionare troppo dagli indici di ascolto. Sono le tre piste di lavoro sug­ gerite dall'arcivescovo di Bolo­ gna, nel corso del convegno in­ temazionale "La famiglia tra bam­ bini e televisione" promosso dall'A.Ge. (Associazione Italiana Genitori), per difendere la fami­ glia dall'invadenza del piccolo schermo. Ma anche gli esperti del settore hanno elaborato diverse proposte, alcune singolari, come quella ad esempio di Umberto Sulpasso, presidente dell'International Multimedia University, la prima università al mondo spe­ cializzata in nuove tecnologie, che prevede l'introduzione di una tassa "per ogni persona ammaz­ zata nei programmi televisivi" a carico degli inserzionisti pubblicitari per poter finanziare una rete educational. E sulle possibilità di internet come risorsa per la famiglia, Sulpasso è disposto a scommet­ tere. "Ogni famiglia dovrebbe avere un proprio sito: così con poche lire, si potrebbe riavviare il meccanismo della comunicazio­ ne con altri nuclei familiari". Ma c'è anche chi, come Claudio Calvaruso presidente del Comita­ to italiano dell'Uiof, invoca le "so­ glie minimali" di sostenibilità e di supporto che la tv e i diversi mez­ zi di comunicazione devono ga­ rantire, come è stato per i para­ metri di Maastricht per quanto ri­ guarda l'economia, alla famiglia attraverso il rispetto di regole cer­

te. La ricetta di Claudio Calvaruso si basa, infatti, sulla diminuita ca­ pacità dei genitori di esercitare la propria responsabilità educativa perché "eccessivamente condi­ zionati e sovrastati dal potere globalizzante dei mass media ed in particolare della tv". Fatto, que­ sto, che a suo giudizio comporta "una perdita secca di risorse da parte della comunità, risorse edu­ cative ed affettive indispensabili per garantire e migliorare il be­ nessere e la qualità della vita della nostra comunità". Midori Suzuki, della Ritsumeikan University, parla della neces­ sità di educare le famiglie “all'alfa­ betizzazione ai mezzi di comuni­ cazione”. Iniziativa che la giovane studiosa porta avanti in Giappone con il nome di Media Literacy con l'intento di sviluppare non solo l'abilità dei ragazzi di leggere criti­ camente i messaggi dei media, ma anche a far acquisire potere ai cittadini e quindi a rafforzare le strutture democratiche delle no­ stre società. Un punto, questo, ampiamente condiviso dal cardinale Alfonso Lopez Trujillo, presidente del Pontificio Consiglio per la fami­ glia, che ha aperto i lavori del convegno. La situazione richiede da parte delle famiglie un atteg­ giamento tutt'altro che passivo ma propositivo. Per questo motivo il presidente del Pontificio Consiglio per la famiglia ha invitato le organizza­ indifferenti, ma deve denunciare zioni a far sentire la loro voce il vero rischio della tv, ancor più anche nei confronti di uno stato grave della violenza, ovvero quel­ che non si rende conto della que­ l'aggressione antropologica che stione o dei politici che non trasforma le persone in cose". hanno spesso il coraggio di pren­ Ed ha aggiunto che "è un diritto dere apertamente in mano il pro­ delle famiglie chiedere pubblica­ blema. "La famiglia non può mente ai politici qual è il loro pro­ essere solo vittima ma deve chie­ gramma in materia di program­ dere di essere ascoltata perché ha mazione televisiva; il loro punto una voce anche politica. Non di vista sulla pornografia e la vio­ deve subire i capricci di uno stato lenza dilaganti sul piccolo scher­ che chiude gli occhi o di politici mo e il loro giudizio a proposito

dei messaggi contro la famiglia che sempre più spesso la televi­ sione diffonde". Per il cardinale Alfonso Lopez Trujillo è questo l'impegno che oggi devono assu­ mersi le famiglie. "Una battaglia ha proseguito - che per il momento è solo alle battute ini­ ziali". Il porporato ha sottolineato i rischi legati all'uso indiscriminato del mezzo di comunicazione più diffuso. Ed ha ricordato che "mai


come oggi l'uomo ha avuto tanto tempo libero, e nello stesso tempo la famiglia ha avuto tanto poco spazio per comunicare al proprio interno". Il motivo va ricercato nell'invadenza della tele­ visione "che vuole manipolare le

re l'unico obiettivo da perseguire nella programmazione televisiva, "ma occorrono norme etiche e un corretto approccio antropologi­ co". "Oggi assistiamo ad un feno­ meno sorprendente - ha rilevato

coscienze e proporre modelli an­ tropologici basati su valori negati­ vi e rinnegano la fedeltà e la donazione integrale reciproca". Il nodo della questione sta pro­ prio nella visione antropologica che dal piccolo schermo viene diffusa in tutte le case. "Quale modello di famiglia passa attra­ verso la tv? Quale modello di uomo vogliono imporre i mass media?", si è chiesto il cardinale Trujillo. L'audience non può esse-

il presidente del Pontifìcio Con­ siglio per la famiglia - la maggior parte degli spot in onda ha di nuovo per protagonisti la famiglia e i bambini, ma contemporanea­ mente lancia messaggi negativi". Vìttime di questi messaggi ne­ gativi non sono solo i piccoli utenti, ma anche i loro genitori. Per questo motivo è necessario, secondo Elisa Manna del Censis, mobilitare l'opinione pubblica per chiedere una programmazione

la California, che si è soffermato sulla violenza presente nel picco­ lo schermo. In particolare, Cole ha ricordato che dal prossimo giugno, a seguito di una mobilita­ zione delle organizzazioni dei genitori, sarà introdotto in ogni video un chip elettronico che mi­ surerà la violenza dei programmi permettendo ai genitori di esclu­ dere dalla visione dei figli i pro­ grammi pericolosi. Tutto giocato sul rapporto tra scuola e televisione, nell'ottica dell'educazione dei ragazzi, l'in­ tervento di Francesco Paolo Casavola. Il garante per l'editoria, presente con un messaggio al convegno organizzato dall'A.Ge a Bologna, ha sostenuto che tra scuola e televisione "non può continuare questa superficiale e non produttiva conoscenza a di­ stanza. Occorre invece una al­ leanza con un organico program­ ma strategico". Nel testo fatto pervenire agli organizzatori dell'incontro Casavola ha ribadito che "la respon­ sabilità del medium televisivo non è riducibile in una funzione di mera cautela rispetto ai minori, questa postula la duplice poten­ zialità della televisione nel senso della diseducazione o dell'educa­ zione. Data la nocività sociale del­ la diseducazione sanzionata dalla legge, ne consegue che la televi­ sione dinanzi ai minori deve ope­ rare una scelta tra le due opposte possibilità. Il che potrebbe con­ durre a configurare un vero obblig go con valenza costituzionale per 8 la televisione pubblica di assun5 zione di compiti di agenzia edu< cativa simmetrica alla scuola", o Per Casavola, dunque, l'equa­ zione scuola-televisione è ineludigrandi, perché possano con la bile. Ed è necessario che la televi­ loro azione, farsi portatrici degli sione, specie se affidata alla con­ interessi dei bambini e dei giova­ cessionaria del servizio pubblico ni e condizionare in positivo l'of­ non abbia falsi pudori moralistici ferta televisiva". o alibi libertari da negarsi la natu­ Diverse le proposte concrete ra di strumento idoneo ad assol­ degli esperti stranieri, come Ma­ vere compiti educativi. tilda Cuomo che ha illustrato dif­ fusamente il programma "Mentoring" contro la dispersione scola­ stica da lei lanciato con successo a New York e come Jeff Cole, dell'Ucla il prestigioso ateneo dei-

televisiva di qualità, in grado di soddisfare le esigenze di adulti e dei più piccini. La responsabile del settore politiche culturali del Censis, ritiene che "le associazio­ ni familiari devono avere una forza e una visibilità molto più


ONO trascorsi due mesi da quando la gente è stata svegliata da quel terribile boato che ha sfiorato il nono grado della scala Mercalli. Macerie ovunque, strade in­ terrotte, case distrutte, chiese ina­ gibili. Crepe dappertutto. Sono stati giorni terribili, giorni in cui la gente ha visto in un atti­ mo crollare insieme alla propria abitazione, i loro sogni, la loro vita. Si è ritrovata senza niente, con addosso solo gli abiti con i quali era riuscita a fuggire. Tutto:

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effetti personali e ricordi sono rimasti sepolti sotto le macerie della loro abitazione. Ha dovuto imparare a vivere in tende e rou­ lotte, dividendole con altri. Sfol­ lata in campi, preparati in tempo record, in fila per un pasto o per ricevere giacche a vento o abiti pesanti. Ha dovuto combattere con le scosse che, con un atroce stillicidio, continuavano a far tre­ mare la terra; poi c’è stato il vento che ha strappato le tende da terra, e poi la pioggia che i teli blu

cerati e la lamiera delle roulotte non sono riuscite a trattenere, insieme al fango che ha invaso i campi base. E poi il freddo e la neve che hanno creato ulteriori difficoltà fra la gente già provata. Certo la popolazione non si è trovata da sola. Accanto ai sog­ getti “istituzionali" cerano loro: i volontari, gli “angeli del terremo­ to” come sono stati soprannomi­ nati da più parti. Venuti da tutta Italia, di diversi gruppi e associa­ zioni, si sono rimboccati le mani­

che ed hanno lavorato fianco a fianco con gli "sfollati”. Fra loro d sono anche persone del luogo che si sono impegnate sul fronte della solidarietà, come il caso di alcuni tecnid del CSI che hanno dato il loro contributo. I volontari hanno distribuito sorrisi e parole di conforto, oltre ad aiuti materia­ li. La loro opera ha contribuito non solo ad accelerare, in qual­ che caso, le diverse operazioni di urbanizzazione e di installazione delle varie tendopoli, ma ha an­ che cercato di alleviare il più pos­ sibile qualsiasi forma di disagio.


ricomiciare // PROGETTO

COLFIORITO

Se in alcuni istanti fra la gente ha prevalso la voglia di gettare la spugna, subito dopo ha cercato di reagire e di combattere. E la paura di continuare, l’incertezza per il futuro hanno lasciato il po­ sto alla voglia di reagire e di “rico­ struire”. Una parola magica che ha dato la carica necessaria per andare avanti, nonostante tutto. Nonostante il sisma avesse di­ strutto tutto quello che la popola­ zione era riuscita a costruire in una vita. La gente ha reagito e sta reagendo. Ovunque, anche nelle frazioni più colpite, la vita si sta

normalizzando. La gente sta tor­ nando alle vecchie abitudini. An­ che se non ha più la sua casa ma vive in scatole di lamiera. Anche se i bambini non hanno più una scuola ma fanno lezioni in tende o container. Si va anche a messa, anche se non si celebra più nella chiesina che fino al 26 settembre aveva visto generazioni di fedeli avvi­ cendarsi fra le sue mura, ormai ferite mortalmente. La campana che annunciava i giorni di festa o quelli tristi ormai non suona più, perché il piccolo campanile è

UBITO è scattata la gara della solidarietà in favore delle popolazioni di Umbria e Marche. All'appeììo del CSI hanno risposto oltre 100 Comitati di tutte le regioni ed altri ancora stanno organizzando i loro aiuti. Il "Progetto Colfiorito", nato come una rete di solidarietà del mon­ do sportivo per collegare alcuni paesi distrutti dal terremoto del­ l'Umbria e delle Marche con altre 150 città italiane, ha avuto una risposta straordinaria. Il circuito associativo cattolico non è rima­ sto a guardare e, come al solito, lo ha fatto e continua a farlo evi­ tando quelle forme di chiassosità che creano solo confusione. Infatti, tante sono state le proposte arrivate; esse vanno dal gemel­ laggio alla raccolta di materiale sportivo, dall'invio di unità di ani­ mazione ludico-sportiva ad intrattenimenti musicali. Certo non è facile parlare di sport, di animazione e di festa men­ tre ancora sono evidenti le "ferite" lasciate da un terremoto ineso­ rabile che in un mese ha distrutto abitazioni, monumenti, strade, scuole, edifici pubblici, mutando psicologicamente e materialmen­ te la vita di interi paesi, centri abitati e famiglie. A farne le spese sono le fasce più deboli della popolazione, bambini e anziani. Il terremoto oltre a portare via le abitazioni, ha reso inagibili anche le strutture ricreative pubbliche e private, togliendo alle persone punti fondamentali di ritrovo e di socializzazione. In una situazione del genere, con le abitazioni inagibili, con l'arri­ vo dell'inverno e con l'affievolirsi nelle persone la speranza di poter prima o poi ricominciare una vita normale, lo sport è all'ulti­ mo posto. A dircelo è Romina, una giovane animatrice del CSI di Foligno: chi sta nelle tende cerca il container, chi ha il container cerca il lavoro e chi ha il lavoro magari cerca una prospettiva migliore per il futuro. Sembra quindi che a nessuno interessi lo sport. Ma poi scopri che per aiutare a ricominciare, per rilanciare la voglia di normalità, di rinascita non basta mandare aiuti materiali e soldi. C'è bisogno anche di alcuni momenti di aggregazione e ricreativi per far si che, soprattutto i bambini e gli anziani recuperino la voglia di stare insieme. L'animazione sportiva, come ogni altra iniziativa di solidarietà fat­ ta con il cuore, dice padre Giuseppe Di Stefano del Convento di Assisi, può essere un importante strumento nella ricostruzione del tessuto sociale di questi piccoli paesi, perché aiuta a compiere il più grande dei miracoli, quello di far rinascere la speranza nelle persone. Ecco perché il CSI, continua padre Giuseppe, è chiamato a con­ tribuire con lo sport e le tantissime altre attività ricreative a risve­ gliare quella cultura della condivisione e della carità che tanto manca in questa società di oggi e contrapporla a quella cultura apocalittica della vita anche se qualche volta mascherata di fede. Il Consiglio nazionale ha approvato due progetti di solidarietà: un prefabbricato per la sede del Comitato CSI di Foligno resa total­ mente inagibile dal terremoto e un "Ludobus" per il Comitato di Macerata. E.C.

Nella foto: case di Verchiano subito dopo il sisma del 26 settembre.


Tendopoli in una frazione di Foligno. Sotto: la terremotata sala riunioni della sede CSI di Foligno.

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crollato oppure è pericolante. Ma la chiesa è fatta dalla gente che insieme prega, non c’è bisogno di pareti o di travi in legno: va bene anche lamiera o teli cerati, pavi­ menti di breccia coperti da qual­ che tappeto che è stato recupera­ to da vigili che si sono avventura­ ti all'interno di strutture ormai pericolanti. Ma la voglia di ricominciare è palpabile. La dignità ed il coraggio sono elementi innati della gente umbra. Ed allora via ad un torneo di calcio o di pallavolo organizza­ to dal Comitato locale o ad ani­ mazione per i più piccoli nelle tendopoli. Anche il CSI ha offerto il suo contributo. Dopo due gior­ ni dal sisma, che aveva reso ina­ gibile anche la sede del Comitato folignate, alcuni consiglieri si sono recati nelle zone terremota­ te per distribuire il materiale che erano riusciti a salvare dalla loro sede. Alcuni tecnici sono andati nei campi base per fare anima­ zione ai bambini in attesa che le scuole riaprissero, oppure nelle frazioni montane a disposizione del centro coordinamento volon­ tariato per svolgere qualsiasi compito loro assegnato. A distri­ buire i pasti, a montare tende oppure a pulire i wc mobili.

Anche molte società e circoli del CSI di Foligno e di Macerata si sono ritrovate senza la loro sede oppure, per casi di necessità, hanno messo a disposizione le loro strutture per soddisfare i bisogni della propria gente. La solidarietà non poteva mancare dal mondo del Centro Sportivo Italiano che, in vari modi, da tutta Italia, si è messo a disposizione e si è mobilitato. La raccolta di fondi si è subito messa in movi­ mento, e tantissime partite e tor­ nei sono stati organizzati dai Comitati allo specifico scopo di

radunare denaro da inviare nelle zone colpite. Anche il mondo sportivo è stato ferito mortalmente dal sisma. Il terremoto non ha rispar­ miato di certo palestre e luoghi d’incontro. Ed allora anche un torneo di calcio o di pallavolo, una volta protagonista indiscusso del panorama sportivo, è un segnale da prendere al volo. Un modo questo che fa capire quan­ to sia grande la voglia di ricomin­ ciare e di tornare alla normalità. Anche se molti campi da gioco sono stati occupati dalle tendopo-

li, anche se la maggioranza delle palestre è ormai inutilizzabile è necessario ritrovare in questi pochi elementi, quella normalità che per due mesi si era perduta. Non è stato facile per il Comitato di Foligno riuscire a trovare una palestra per far svolgere il torneo di pallavolo misto, ma con l'aiuto di tutti si è riusciti e fra qualche giorno alcune squadre si incon­ treranno per giocare, per ridere, per stare insieme ed anche per perdere. Una partita che servirà per scaricare tensioni, paure e disagi. Per ricominciare.


¡aggio nel CSI PARMA: TREKKING FAMILY

UN BIENNIO DI VTIA 'ORIZZONTE ecologico è uno dei sei scenari che lo sport del futuro dovrebbe privilegiare, secondo quanto si sostiene nella “Carta dello sport del 2000”, documento program­ matico del CONI. A consigliare la marcia in tale direzione è una cre­ scente domanda di un’attività motorio-sportiva in cui si concre­ tizzi un'ecologia globale, che met­ ta in equilibrio mente e corpo, vi­ ta sociale e ambientale. Se questo è vero, il trekking è lo sport del futuro. Il trekking in­ fatti porta i praticanti alla scoperta del territorio, in uno slancio che accomuna il “gesto sportivo", la necessità di smorzare le tensioni nella quiete naturale, la pratica dello “stare insieme" e di riscopri­ re l’ambiente. Il CSI di Parma ne è convinto al punto da aver for­ mato da due anni un gruppo escursuionistico votato al trekking.

Moltissima l’attività svolta fino ad oggi. Le escursioni promosse nel 1996, per sentieri appennini­ ci, per le Alpi e per le Isole, hanno segnato il debutto. I sentieri ligu­ ri, le colline di Sala Baganza, i Boschi di Carrega, i principali per­ corsi sui quali sono state rodate le gambe, per poi passare a prove più impegnati­ ve sulle Alpi Apuane, lungo i sentieri e le pie­ traie delle vie del mar­ mo, o ancora nella “tre giorni” dell'isola d’Elba. Da subito si è voluto dare ai programmi an­ che una forte connota­ zione culturale. Ed ecco proporre il “trekking del Pellegrino", lungo l’an­ tica via Romea, per riscoprire la fatica, nutrita dalla fede, di quegli antichi trekkisti quali possiamo consi­ derare i pellegrini diret­ ti a Roma. Un percorso che è anche un sugge­ rimento in vista del Grande Giubileo del 2000. Nel 1997 il periodo invernale è stato riser­ vato alle escursioni sui sentieri della vicina e mai abba­ stanza conosciuta Liguria con percorsi ricchi di immagini di grande bellezza: angoli da impri­ mere in belle foto amatoriali da espone nei concorsi fotografici del Gruppo. Una "tre giorni” in Maremma e all’isola del Giglio, ha caratterizzato le escursioni della scorsa primavera. Con l’am­ pliarsi dell'attività si è rafforzato il numero dei sostenitori, che oggi ammontano a circa duecento. E l'attività ha varcato le frontiere. Recente la “tre giorni" di mezzo ottobre in Costa Azzurra, all’isola Puorquerolles, la prima escursio­ ne fuori d’Italia.

Nelle foto: due momenti di escursioni del CSI parmense.

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...AVETE DEFINITO don Milani “un prete dalla parte della gente”? Non sono forse tali tutti i ministri della Chiesa? (un consulente ecclesiastico CSI)

Risponde padre Giuseppe De Stefano

Provo a dire la mia, in punta di piedi, poiché anch'io faccio parte di quella "categoria", che ha scelto in modo totalizzante Dio

ed i fratelli. Direbbe mons. Tonino Bello: Stola e grembiule e meno sindrome da reverendo! E con molta sincerità, credo che fino alla fine della mia vita, io dovrò andare a scuola del Vangelo ed anche di testimoni credibili come Don Milani, per sentirmi dire un giorno dal Padre "vieni servo buono e fedele, fai parte dei miei santi, per­ ché ho avuto fame e mi hai sfamato, ho avuto sete e mi hai dissetato, ero nudo e mi hai vestito, ero carce­ rato e mi hai visitato": non so se questo può essere condiviso da altri sacerdoti. Con molta onestà, devo confessare che può accadere anche a noi sacerdoti di chiudere gli occhi o le orecchie di fronte al fratello che ci viene incontro o che bussa alla porta, che insiste, anche di notte, come l'amico importuno del Vangelo ed a cui invece di aprire, preferia­ mo far finta di non sentire; passando alla larga di fronte alle miserie umane incontrate ai crocicchi delle strade o ai semafori, per fastidio o perché avevamo fretta, come il "sacerdote" raccontato nella parabola del Buon Samaritano. Beh, vedi, è facile anche per noi essere troppo sacerdoti e poco Samaritani, più impe­ gnati sul culto liturgico che sulla sofferenza di chi vive ancora oggi sulle strade. Siamo più dediti alla conoscenza di Dio che all'incontro con Lui nel fratello, più preoccupati dell'ani­ ma che del corpo. E forse, se non sicuramente, da Don Milani io devo imparare molto di quel Mistero dell'incarnazione di Cristo nei poveri di ogni giorno, quelli che disse Gesù stesso "avremo sempre tra noi"! Non bisogna avere paura di provocare la "nostra categoria". Non ci deve far male leg­ gere certi titoli, possono anzi essere dei buoni tarli per risvegliare i nostri cuori di

sacerdoti bisognosi di conversione. Si, anche noi siamo biso­ gnosi di conversione. E una provocazione per metterci un po' di più "dalla parte della gente. Meno sagrestia, più piazza.

Ho scritto che don Milani è dalla Risponde parte della gente perché fin dal­ Fabrizio Mastrofini, giornalista l'inizio ha assunto un punto di vista critico nei confronti di un esercizio autoritario del potere. E la sua vita lo testimonia: la scuola popolare di Barbiana, una concezione dell'educazione come liberazione e non potere, la difesa dell'o­ biezione di coscienza. Su questi temi ha largamente anticipato il Concilio e i movimenti di liberazione del Terzo Mondo. Nell'Italia del dopoguerra, la sua scelta di stare "dalla parte dei poveri" era quantomeno minoritaria. Non dimenti­ chiamoci che è stato man­ dato a Barbiana "per puni­ zione" dall'alloro arcive­ scovo di Firenze. Non scor­ diamo che l'obiezione di coscienza, oggi pienamente legale ed anzi valorizzata dalla Chiesa, provocò una durissima risposta contro di lui da parte dei cappellani militari. Insomma, lui era un sacerdote che guardava al bene della gente, alla promozione umana, sociale e culturale. Quanti sacerdoti, oggi, sono pronti a seguire la stessa strada, a rinunciare alla loro carriera, per mettersi dalla parte di "chi non ha voce"?

Forse don Lorenzo era ben Risponde consapevole di quanto fosse Leo Leone, Coordinatore Nazionale della Formazione CSI "scomoda" la sua testimo­ nianza, infatti nel suo testamento spirituale riconosce: ho amato più i miei ragazzi che Dio (...!!), ma Egli, certamente, capirà.

Indirizzate i vostri Perché a: Stadium, via della Conciliazione, 1 - 00193 Roma OPPURE INVIATE UN FAX AL NUMERO 06/68802940


IL RACCONTO* di EDIO COSTANTINI

Tutto è comindato al ritorno di Margherita da Sportilia. Appena tornata, viene assalita dalle sue amiche che gli chiedono insistentemente di rac­ contare l’esperienza vissuta. Margherita si trova difronte alla grande difficoltà di esprimere in parole semplid il progetto. Alla fine -i stanca delle pressioni delle sue amiche e ricordandosi il monito ricevuto a Sportilia - dovete essere promotori del progetto - dedde di dare loro la forA ™la" convinta che poi avrebbero col­ /\ labórate nel promuove Fantathlon in Ranocchia, Le sue amiche, invece, si impadroniscono del

distinguere una Sodetà sportiva fede­ rale da una del CSI, si dice, è anche la qualità dell'attività sportiva e il tessuto || dei valori che parte dalla centralità della "persona”. Perdo per migliorarH ne il "servizio” e la “presen­ za" sul territorio è indispensabile valo­ rizzare i suoi operatori.

QUEL CHE

UNA SCOMMESSA DI QUALITÀ "Abbiamo rivoluzionato il sistema for. malo del CSI - afferma Leo Leone - d’ora in poi puntiamo sulla qualità e la competenza di ogni ,

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educatore". “Un buon dirigente si vede dalla

“progetto” e scompaiono...

capadtà di coinvolgere la sua “squadra” di ope­ ratori - sostiene don Carlo -. Perdo per affronta­ re il costante mutamento dei bisogni occorrono risposte velod, fantasia, flessibilità, organizzazio­ ne e senso di appartenenza”. - r: C'è bisogno di testimonianze concretò' che “narrino” la vita in positivo e che ali, mentino negli atleti la speranza in un futuro migliore. È questo soprattutto che oggi si richiede ad un operatore del CSI. Il lin­ guaggio più accessibile è quello dei gesti, dei comportamenti che possono costituire affidabili modelli di riferimento. Putroppo queste qualità non si trovano nelle attrezzature o nei software ma sono proprie delle persone.

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SPORTILA, QUASI PER CASO Finalmente, quasi per caso, abbiamo scoperto che ogni anno si fanno dei corsi nazionali per allenatori e per animatori di Fantathlon e di Giocasport. Abbiamo anche scoperto che per partedparvi bisogna far parte del "sistema” - doé raccomandati -. Così un po’ perché il mio presi­ dente ha fatto la voce grossa, e un po' perché avevano bisogno di partedpanti per scarse ade­ sioni, siamo riusdti a far sì che un nostro anima­ tore vi prendesse parte. Ci è stato anche detto che partedpare ad un corso nazionale di formazione sarebbe stato ricordato per la carica esplosiva che infonde ai partedpanti. Non so se questa è la verità ma da quando Margherita, una delle nostre migliori animatrid, ha partedpato al Corso Nazionale di Fantathlon a Sportilia tutto è cambiato...

SCOMPARSE QUATTRO ANIMATRICI È successo qualcosa di strano che ha stravolto la mia vita, tutto è diventato insopportabile. Ora mi sento una Sodetà sportiva “fallita” e non so cosa sarà di me. Mi sento come un naufrago in balia delle onde: la zattera potrebbe rovesdarsi... Cosa è successo? Perchè non ritrovo più il ban­ dolo della matassa? È forse la fine della Sodetà sportiva Virtus? Non sono più sicura di niente, ho voglia di sfogarmi con qualcuno... Voi mi direte che una Sodetà sportiva può esse­ re in crisi, non c'è niente di strano.

(*) La Società sportiva G.S. Virtus continua a raccontarsi

SI PERDE ANCHE MARGHERITA Dopo circa un mese anche Margherita cominda a perdere l'entusiasmo, incominda a sentirsi ■»tanca, svogliata... Cominda a saltare la ft sua presenza in Parrocchia e alla fine q1 anche lei non si fa più vedere. Il presi­ dente è preoccupato della situazione che si è venuta a creare dopo la “scom­ parsa" delle quattro animatrid e cerca di capire cosa sia successo. Nel frattempo c’è subbuglio e tutti si lamentano. Si lamentano i genitori perchè i loro figli non hanno più l’animatore, si lamenta il parroco... Alla fine viene scoperto il mistero della scompar­ sa delle quattro “signorinelle”. L’arcano viene svelato dalle locandine affisse alle vetrine del centro dttà: “Apertura nuovo Centro Ricreativo per l'infanzia Fantathlon presso la palestra comu­ nale (bla, bla, bla...)". Purtroppo ho saputo che molti educatori sportivi del CSI sono un pò come Margherita e le sue amiche. Quando scoprono qualcosa di interes­ sante invece di sodalizzarlo e metterlo a disposi­ zione di tutti nella Sodetà sportiva di apparte­ nenza preferiscono mettersi in “proprio". A que­ sto punto, per loro, il CSI non “serve” più!

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NON TUTTI I MALI VENGONO PER NUOCERE La disgrazia è servita per riflettere sul ruolo che gioca un progetto sportivo del CSI in mano a eh defl’Assodazione si serve solo per fini personali Don Carlo, col suo solito idealismo, dice che i valore dell'educare non può restare fine a se stes so e se ce qualcuno che se ne appropria per fin personali ma riesce a veicolarlo fuori dell'Asso dazione senza snaturarne la proposta educativa l’obiettivo viene raggiunto lo stesso. Il mio presidente non è d'accordo. Ritiene che eh inizia un cammino comune non può tirarsi fuor quando gli fa comodo. Che senso ha partedpare ad un’esperienza nazionale, saccheggiarne i ricettario e poi andarsene e aprire il "negozio” Non è certamente questo gioco di squadra Comunque “il gioco di squadra” è un valore ch< bisogna avere “dentro". Non si impara ai corsi.


TONE 1 NOTIZIE

BANCA ETICA L CENTRO Sportivo Ita­ liano è stato uno tra i pri­ mi aderenti alla Società Cooperativa Verso la Ban­ ca Etica che aveva ed ha tuttora il fine di raccogliere il capitale sociale di 12,5 miliardi richiesto dalla Banca d’Italia per la costituzione di una banca popola­ re, la Banca Etica. Il progetto Banca Etica nasce all'interno di un movimento, il cosiddetto Terzo Settore o privato sociale, che trova nell’impegno per il bene di tutti il suo obiettivo prioritario. La Banca Etica diventa pertanto uno strumento finanziario specifi­ co per il terzo settore e per un’e­ conomia sociale. In sostanza, cit­ tadini sensibili a temi solidaristici e desiderosi di sostenere l'econo­ mia sociale depositeranno parte dei loro risparmi in Banca Etica, mettendoli quindi a disposizione dei vari settori del cosiddetto non profìt, per dare speranza a chi ne ha bisogno e valorizzare le diver­ sità, per promuovere e sostenere l'occupazione, la cultura, lo sport, la tutela ambientale. Per questi motivi il CSI ha ade­ rito con entusiasmo fin dal primo momento sia perché, facendo parte del Forum del Terzo Settore e fortemente proteso nell’impe­ gno sociale attraverso lo sport, condivide pienamente anche l’i­ dea dell’economia sociale, sia perché intravede in questo stru­ mento finanziario una possibile e forte ricaduta positiva sullo sport stesso e sulle società sportive che faticano a sostenere l'attività, pra­ ticamente volontaristica, per carenza di sostegni e di risorse finanziarie. “Con la Banca Etica, d dice Roberto Bensì, direttore del marketing della Cooperativa, le sodetà sportive che fanno attività promozionale e che svolgono un molo sodale sul territorio, po­ tranno attingere alle risorse della banca, attraverso operazioni ban­ carie agevolate per finanziare

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“La banca etica sta per nascere: vuoi esserci anche tu tra coloro che investono

nell'interesse più alto, quello di tutti?” Così invita una pubblicità della Cooperativa verso la Banca Etica, pubblicata sulle maggiori

testate nazionali. In che modo si può partecipare alla raccolta di

capitale sociale? 1 modi sono diversi ed articolati, e cambiano a seconda che la sottoscrizione arrivi da privati cittadini, organizzazioni non

profit o imprese. La cosa migliore è rivolgersi per informazioni

direttamente a: Cooperativa verso la Banca Etica Piazzetta Sartori 17, 35137 Padova Tel. 049/65.11.58 - Pax 049/66.49.22

E-mail Banca Etica@cdc.it - http://www.citinv.it/bancaetica progetti sia per l’impiantistica sportiva che di promozione spor­ tiva territoriale”. La Cooperativa sta andando verso il traguardo della costituzio­ ne della Banca. Sono stati raccol­ ti finora 8 miliardi e ne mancano ancora 4 e mezzo. Si tratta di fare un ultimo sforzo per raggiungere l’obiettivo ma la Cooperativa ha bisogno di altri sod per fare que­ sto. “C’è bisogno dell’adesione del­ le sodetà sportive singole, conti­ nua Bensì, e tenete conto che la sottoscrizione di quote di capitale sodale della Cooperativa, non è un contributo a fondo perduto ma una vera e propria partedpazione che può essere smobilizza­ ta in qualunque momento at­ traverso una semplice richiesta scritta”. C’è forse ancora bisogno, ag­ giungiamo noi, che la maggior quantità possibile di persone co­ nosca la Banca Etica. Il riferimen­

to è ancora verso le sodetà spor­ tive che si facdano promotrid di qualsiasi iniziativa idonea a far conoscere la Banca Etica sul sin­ golo territorio. La Cooperativa Verso la Banca Etica, mentre è impegnata in que­ sta stretta finale di reperimento del capitale, ha già approntato un programma per l'immediato futu­ ro. È stata infatti costituita una commissione formata da membri del Consiglio d’Amministrazione, da esponenti del mondo universi­ tario e da esperti del settore pro­ fìt e non profit con il compito di elaborare il Business Pian (o piano di fattibilità) ivi compreso lo Statuto ed il modello organizzativo-operativo della futura banca. In tale contesto va collocata l’individuazione della prima sede o sportello della Banca nonché la costituzione della squadra opera­ tiva attraverso una campagna per la selezione del personale.


Le parole del “Patto” ATTIVITÀ SPORTIVA VITTORIO PERI e carole del numero 6 del nostro Patto associativo - che riprendiamo a commentare -, sembrano del tutto ovvie, scontate come si dice comunemente. Affermano in modo sintetico, infatti, che l’attività sportiva dev'essere confezionata a misura delle persone, come si fa per i vestiti. A soppesarle bene, invece, sono tali da far venire

“Sono le età, le condizioni, i bisogni e le aspirazioni delie persone a determinare nell'associazione le diverse forme di attività sportiva ”

(Patto Associativo n. 6)

alla memoria la nota rivoluzione scientifica copernicana. Copernico, come si sa, fu il primo a formulare l'ipotesi che il Sole, e non la Terra, fosse al centro del sistema solare. La sua teoria eliocentrica (cioè la Terra che ruota attorno al Sole) soppiantò la visione geocentrica di Tolomeo per la quale era il Sole a girare attorno alla Terra. E così nessuno, oggi, crede più al sistema tolemaico. Nulla di simile è invece accaduto nel mondo sportivo. In esso, le persone continuano a girare intorno ai miti della vittoria come valore supremo, del primo posto in classifica, dei record, del guadagno, dello spettacolo. I dirigenti organizzano i campionati; i tecnici allevano atleti; i tifosi pagano per assistere alle gare; gli sportivi sono pagati per renderle più esaltanti. L'immagine della “palla a centro campo" può esprimere bene questo tipo di cultura sportiva predominante nell'attuale società. 0, almeno, negli ambienti dei grandi club sportivi, dello sport professionistico.

La nostra Associazione, invece, è nata per innescare una rivoluzione antropologica d’immenso valore: quella di mettere al centro del campo - cioè di ogni attività sportiva -, non più il pallone (i gol, i record, le medaglie, i soldi) ma le persone che la praticano. E non basta. L’attività sportiva che oggi il Centro Sportivo Italiano propone non è programmata a tavolino sulla base di modelli tradizionali e di schemi consolidati. Esso impegna infatti i propri dirigenti a elaborare i programmi sulla base delle concrete esigenze del territorio, delle risorse (collaborazioni, impianti sportivi, tempo disponibile ecc.) e, soprattutto, con la diretta partecipazione di tutti i soggetti interessati agli stessi programmi: i giovani, i tecnici e gli operatori sportivi. “Noi abbiamo pensato - si legge nella relazione del Presidente al XVI Congresso nazionale di Assisi (1996) -, a dei progetti sportivo-educativi con i quali gli operatori tracciano il proprio percorso sportivo-educativo, tenendo presenti i valori di riferimento, e partendo dalle opportunità di cui

dispongono: le età e le categorie dei soggetti, il tipo di attività e il tipo di aggregazione, le occasioni di contatto e le parti di cammino che si possono fare insieme. Si realizza così un aderenza educativa del progetto con la realtà". Questa indicazione operativa non abolisce di colpo, e necessariamente, i tradizionali modelli dell’organizzazione sportiva, come ad esempio tornei e campionati, per assumerne acriticamente altri. È un orientamento verso nuove modalità di programmare lo sport, non un diktat. Sono infatti i singoli comitati locali con i rispettivi gruppi e società sportive a scegliere, tra le diverse possibilità, qual è quella più adatta alle esigenze dei ragazzi e dei giovani. Le nuove modalità di fare sport, come ad esempio le feste e i fine settimana di “Stadium: lo sport incontra la piazza”, possono ben coesistere con tornei e campionati. Ciò che non dev’essere tollerato è l’emarginazione dei meno abili, l’attenzione privilegiata ai “migliori", il primato dei risultati tecnici e delle classifiche, la facile ricerca del prestigio personale o di bandiera. A dire l’ultima parola su quali sport fare e come farli, sempre ovviamente nel rispetto dei valori irrinunciabili del nostro patrimonio culturale, sono i soci della cosiddetta “periferia". Diciamo “cosiddetta”, perché è in realtà essa il vero “centro” dell’Associazione. Questa, infatti, non è che l’insieme dei suoi 700.000 soci, soprattutto di quelli che non si limitano a parlare (o a scrivere!) di sport, ma s’ingegnano ogni giorno a programmarlo e praticarlo e ai quali compete il “potere” di stabilire le linee di sviluppo associative, organizzative, politiche ecc. e di scegliere le persone idonee ad attuarle. La periferia del CSI non sono i soci delle periferie; sono casomai le centinaia di migliaia di ragazzi e ragazze che stanno ancora ai margini della vita sportiva, i milioni di giovani e adulti che leggono e discutono degli avvenimenti sportivi, guardandosi bene dal toccare una palla o d’indossare una tuta.

La nuova progettualità emersa dal Congresso assisano non è stato dunque uno slogan acchiappavoti. È stata, invece, un’opzione a favore del pluralismo delle risposte al pluralismo delle domande. È stata la presa di coscienza, non certo nuova nel CSI ma rinnovata, che i suoi protagonisti non sono soprattutto i dirigenti e gli altri responsabili, ma i giovani, portatori di bisogni e di esigenze diversi secondo le età, i luoghi, i tempi. Con questo tipo di scelte, come si può ben vedere, la nostra Associazione non ama il noto brigante della mitologia greca, Procuste, che s’impadroniva dei viandanti e, dopo averli distesi sopra un letto, li stirava o ne tagliava le membra fino a che non raggiungevano la misura esatta del letto da lui prefabbricato. La sua opzione va agli atelier dei Comitati e delle Società sportive capaci di confezionare abiti sportivi a misura di coloro che dovranno indossarli.


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