Skip to main content

Stadium n. 10/1993

Page 1

NOVEMBRE k 1993

SPED.IN ABB.POST.

GR.111/70%

La guerra

EDITORIALE

dei numeri

scoppiata la guerra dei numeri tra gli Enti di promozione sportiva. Si contano e si confrontano le Società sportive, gli iscritti, le attività. Si cerca di conquistare un punto in più nella parametrazione messa a punto dal CONI - per una percentuale più alta nei contributi annuali -, ma anche una posizione più avanzata nella graduatoria della promozione sportiva in Italia (che non ha, evidentemente, un valore soltanto morale). Tutto è cominciato neiprimi fhèsrdi quest’anno, quando il CONI aveva sospeso l’erogazione dei contributi agli Sitile si giunse allo sbocco attraverso l’emanazione, di comune .

E


Direttore Donato Renato Mosella Direttore Responsabile Daniele Caleca Direzione, Redazione e Amministrazio­ ne Via della Conciliazione 1,00193 Roma Telefono 6867941 Pubblicazione iscritta al n. 4987 del Reg. Stampa del Tri­ bunale di Roma del 4/1/1956 - Pubblicazione fuori commercio Progetto grafico PierGiorgio Maoloni Composizione,

impaginazione e fotolito Figura srl Disegni Massimo Manzi Stampa Romana Editrice srl, Via

Periodico associato all'USPI (Unione Stampa

Colle Ara della Signora 8, San Cesareo (RM) • Spedizione in abbonamento postale gruppo 111/70%

Periodica Italiana)

4 ottobre Il parlamento russo, sciolto d’autorità da Eltsin, dopo 12 giorni di resistenza si arrende lasciando sul campo centinaia di morti e la triste esperienza di una guerra civile.

5 ottobre Viene pubblicata l'enciclica “veritatis splendor", con la quale vengono esposti gli elementi fondamentali della dottrina morale cristiana. 15 ottobre Il nobel per la pace ’93 viene assegnato al presidente sudafri­ cano Frederick De Klerk e, con­ giuntamente, al leader dell’African national congress Nelson Mandela. 16 ottobre La magistratura, a seguito delle rivelazioni di un camorrista pen­ tito, arresta un dirigente dei ser­ vizi segreti civili, con l’accusa di avere organizzato, con la compli­ cità della criminalità organizzata, lo sventato attentato sul treno “la freccia dell’Etna”.

18 ottobre La procura di Caltanissetta apre un’inchiesta sulle collusioni tra magistrati e mafia. Sono venti gli avvisi di garanzia emessi nei confronti di altrettanti giudici ai quali viene contestato il reato di concorso in associazione mafiosa. 22 ottobre In polemica con il ministro della difesa, si dimette il capo di stato maggiore dell’esercito generale Canino. Il gesto è strettamente collegato allo scandalo del presunto golpe e agli intrighi amorosi che hanno coinvolto i vertici delle forze armate.

---------CF

L’ITALIA NEL CAMRIAMINIT1/7 Puglia in crisi

FRANCO DI CHIO, ADRIANO CISARIO VITTORIO MASSARO REDAZIONE «START»

4

■ FRANCESCO TUFAREUI

-40

ARIANNA CUCINOTTA

-42

In nome del popolo sovrano

COSÌ VICINI COSÌ LONTANI Giovani a confronto

FESTA NAZIONALE QUARTA FASET Festa grande in famiglia Al 1A Virili^ ALLA vlulLIA DIul DIIHIlll nIMINI

ELENA MAIETICH, VINCENZO ABBRUZZINO

Verso un Congresso innovativo e partecipato Ln.nT r

SmmTB!

^z|.

■

SANTO GAGUANO

Hi

Quando il cronista è in minigonna

420

PIER GIORGIO SABANI

INCONTRO PRLSIOENZE REGION1 Crescere da protagonisti

LEO LEONE

INCONTRO ADDETTI STAMPA Progetto comunicazione

Problemi giuridici e fiscali Sport e salute Sport e meraviglia

Un programma di vita

SANTO FABIANO

ALBERTO SUCCI MARCELLO GHIZZO

FLAVIO PEDROTTI

G. BATTISTA GANDOLFO

-26 -28 -20 80 441


La guerra dei numeri Roma, 8 novembre 1993

“Lettera aperta"

ai Presidenti delle Società sportive CSI "IL CONI CONTROLLA LA REALE ESISTENZA

DELLE SOCIETÀ SPORTIVE SUL TERRITORIO"

Cari Presidenti, in un momento di particolare delicatezza per la vita della nostra Associazione, avverto il bisogno di rivolgermi direttamente a voi, che costituite la base viva ed attiva del Centro Sportivo Italiano. Siete stati abituati, in decenni di attività, a lavorare con serietà e modestia favorendo, con il vostro impegno volontario, la promozione dello sport di base sul territorio, privilegiando le fasce più umili e disagiate della popolazione, per una promozione capillare dello sport e della proposta educativa di cui il CSI si è da sempre fatto portatore. L'attuale congiuntura economica interpella anche lo sport italiano ed al suo interno il mondo del libero associazionismo viene chiamato a rendere conto minuziosamente del suo operato, per stabilire in maniera definitiva la sua reale presenza sul territorio. L'Associazione si è mobilitata, per offrire ogni possibile documentazione di tutta l'attività che annualmente viene svolta. Riscopriamo ogni giorno di più, aprendo i plichi che giungono alla Presidenza nazionale, di quali e quante ricchezze sia portatrice la nostra base, ricchezze che credo sia arrivato il tempo di far emergere, per offrire la reale immagine di ciò che siamo e di come agiamo. L'impegno in questo momento è quindi per una maggiore attenzione, operatività e produzione di documentazione di quanto realizzato nell’ultimo biennio. Particolarmente per ciò che vi riguarda, si rende necessaria una dichiarazione sulla reale consistenza di tesseramento della Società sportiva di cui siete responsabili. Tale dichiarazione dovrà essere consegnata al Comitato provinciale CONI di competenza sul vostro territorio, e sottoscritta alla presenza del responsabile locale CONI, o suo fiduciario. Vi esortiamo quindi a prendere al più presto i necessari contatti con i nostri Consigli provinciali e circoscrizionali, per definire la corretta compilazione della documentazione necessaria e la successiva consegna. Le strutture locali sono a vostra disposizione per offrire ogni sostegno necessario. Ciò che tutta ¡’Associazione sarà chiamata a documentare non sarà

altro che la sua reale attività svolta nel corso degli ultimi due anni. E siamo più che certi che la semplice completezza di tale documentazione non potrà che confermare, una volta di più e con ancora più vigore, il nostro indiscusso primato sul territorio nazionale. Nella certezza che anche in questo frangente il Centro Sportivo Italiano sarà in grado di affrontare con entusiasmo e slancio la situazione, ringrazio tutti per la collaborazione e vi saluto con amicizia fraterna.

accordo, di un nuovo, più preciso regolamento per la loro concessione e ripartizione in ossequio a quanto stabilito dalla Legge n. 241 del 7 agosto 1990 per la trasparenza degli atti amministrativi pubblici. ur avendo gli Enti consegnato i dati sulla rispettiva consistenza organizzativa, al CONI si è deciso di non applicare immediatamente i nuovi parametri e di attendere il riscontro dei dati che si sta effettuando sul territorio attraverso i Comitati provinciali del CONI. Le Società sportive e i responsabili degli organismi provinciali degli Enti devono dichiarare la propria consistenza e le proprie attività, tramite un’autocertifìcazione. A livello locale i dati fomiti saranno facilmente riscontrabili, e bene ha fatto il CONI a volere che i moduli riempiti dai vari Enti rimangano a disposizione per una libera consultazione presso le proprie strutture provinciali. Il CSI non ha certo paura dei numeri, è felice anzi che si cerchi di fare chiarezza su aspetti che sono sì quantitativi, ma con significati e risvolti sociali e politici non indifferenti, oltre gli aspetti economici.

P

on intendiamo assolutamente ridurci a un’associazione di numeri, ma la “guerra dei numeri” deve pure insegnarci qualcosa, cioè che dobbiamo imparare a render conto del tanto e del buono che facciamo. In un certo senso dobbiamo convertire la nostra mentalità che, lodevolmente preoccupata della qualità delle nostre attività, ne trascura la comunicazione e la documentazione. D’oggi in avanti questo non potrà e non dovrà più accadere, poiché saremo esaminati e valutati anche, e forse soprattutto, dal numero delle cose che mettiamo in essere e che facciamo. La puntuale e documentata rendicontazione di quello che siamo e di quello che facciamo diventa, quindi, anche un atto di grande responsabilità nei confronti delTAssodazione, delle sue responsabilità operative e di sviluppo.

N

na seconda lezione che ci deriva da tutto questo è di imparare a spendere meglio i nostri soldi, migliorando la gestione delle risorse, facendo più attenzione al rapporto costi-ricavi e prezzo-qualità. Nessuno si scandalizzi: le regole dell’economia valgono, devono valere, anche per noi, su un piano ovviamente non commerciale. Ed è su questo piano, non commerciale, che in circostanze difficili come quella attuale dobbiamo sforzarci di riscoprire l’anima umana e cristiana della politica economica: la solidarietà. Dice un detto latino che essere solidali, come essere amici, è “idem velie idem nolle”, volere e non volere le stesse cose: in che cos’altro consiste, allora, la solidarietà se non nell’essere, come noi siamo, un’associazione?

U

Donato Renato Mosella

Donato Renato Mosella

3


-

N

r“4"“™ PUGLIA I

essun’altra regione italiana quanto la

Puglia, forse, ha pagato sulla propria

pelle il prezzo dei vorticosi e disordi­

nati anni Settanta ed Ot­ tanta. Il vecchio tessuto so­

ciale, rispettoso di valori e tradizioni, si è dissolto neirinseguimento di un im­

probabile modello di benessere, ben simboleggiato dal forzato trapianto in

regione di alcuni grandi poli industriali,

come l’Enichem di Manfredonia e l’ILVA di fhranto. Oggi il risveglio è amaro: la

grande industria licenzia, la piccola e la

media impresa boccheggiano, l’agricol­

tura non basta più a fare da ammortiz­

zatore economico, quattrocentomila sono i senza lavoro. Da Bari al Salente, l’immagine che emerge è quella di una regione divenuta a rischio. FRANCO DI CHIO (*)

uglia: dove la natura è colore». Così uno slogan inventa­ to per promuovere il turismo in una regione dove di go­ dibile, oramai, è rimasto poco. Quella che veniva chia­ mata «la California del Sud» attraversa tempi grami. Gli anni della «via adriatica allo sviluppo» sono lontani. La Puglia ha cominciato gli anni ‘90 all’insegna di una con­ giuntura frenata che la colloca ai margini della dinamica meridionale. La causa risiede nel forte indebolimento di quella che è sempre stata considerata, a giusta ragione, la «spina dorsale» dell’economia pugliese: la piccola e media impresa. Le suggestioni del Gargano e del Subappennino Dauno, i manieri federiciani, la Valle d’Itria, il mare del Salente, le splendide Cattedrali: tutto è proietta­ to in una luce diversa, con tinte talvolta addirittura fosche.

Crisi di legalità

«Tangentopoli» è anche qui ed ha proliferato su un sotto­ bosco di micro e macrocriminalità, più o meno organiz­ zata, che è valso alla Puglia il poco invidiabile appellativo di “regione a rischio” per le infiltrazioni (ma oramai si trat­ ta di autentici «insediamenti») di mafia - nel Sud - e ca­ morra - nel Nord. L’azione politica non ha certamente dato una buona mano ai tentativi delle Forze dell'Ordine di mantenere la

legalità e a tutti i livelli, dalla Regione ai Comuni - tranne rare eccezioni -, l’ingovernabilità e l’instabilità ammini­ strativa l’hanno fatta da padroni. Prendiamo ad esempio proprio la Regione Puglia, dove la pesantissima situazio­ ne finanziaria (il deficit accertato ha ormai raggiunto quo­ ta 3.200 miliardi di lire) ha indubbiamente condizionato l’intera attività politica ed amministrativa. Economia in declino

Negli ultimi tre anni - da quando, cioè, è cominciata la quinta legislatura - si sono avvicendati ben cinque gover­ ni, tutti estremamente compositi e variopinti. Ne è risul­ tato un quadro enigmatico, che non ha ancora dato ri­ sposte convincenti a problemi come la disoccupazione, la crisi del sistema produttivo e la criminalità. I «senza-lavoro» si contano a decine di migliaia (l’Osservatorio del Mercato del Lavoro stima una quota intorno ai 400 mila) ed i poli della crisi sono distribuiti quasi equamente fra nord (Enichem di Manfredonia) e sud (ILVA di Taranto e Centrali Enel di Brindisi) della Puglia. Speranze di ripresa sono legate ai lavori - che però an­ cora tardano a cominciare - del nodo ferroviario di Bari e alla definizione dell'Area Metropolitana, nonché dei con­ fini per una istituenda Sesta Provincia. Ma la «sindrome


da campanile» è tale da condizionare pesantemente an­ che questo tipo di scelte: delI’Area Metropolitana di Bari si è persa ogni traccia, mentre i Comuni della Valle dell’Ofanto interessati alla nuova Provincia Pugliese continuano a dare battaglia per la sua istituzione.

steri della Fiera del Levante e di tutte le manifestazioni ad essa collegata o di contorno; il ruolo fondamentale dell’Università e del Politecnico nella individuazione e nella for­ mazione di nuove professionalità qualificate e qualifican­ ti.

Istituzioni nella bufera

In cerca di un nuovo sviluppo

La crisi non risparmia neanche il sistema giudiziario: per le rivelazioni di un “collaboratore di giustizia” il CSM ha avviato accertamenti su alcuni magistrati baresi. Qualche segnale positivo viene dall’agricoltura. Nonostante il calo del prezzo dell'olio d’oliva, il comparto rimane l’unico au­ tentico traino dell’economia regionale. Parlamentari pu­ gliesi sono i primi firmatari di una legge - già approvata dalle Camere nella passata legislatura - per l’istituzione della «denominazione di origine controllata» per l’«oro di Puglia», altre produzioni fondamentali (come l’uva da ta­ vola) continuano a dominare il mercato italiano e non so­ lo. In definitiva, anche la Puglia ed i suoi abitanti vivono sulla propria pelle il difficile momento dell'intero Paese, ma è quasi palpabile la volontà di ripresa. Lo testimonia­ no la continua crescita della Cittadella della Tecnologia “Tecnopolis” e le sempre crescenti aperture ai mercati e­

In tutti i modi e da più parti, insomma, si cerca di accan­ tonare il «vecchio» per consentire al “nuovo” di governa­ re la difficile fase di transizione verso nuovi “trend" di svi­ luppo. Il cambiamento è anche nella politica: dalle recen­ ti consultazioni amministrative sono usciti i primi segna­ li: non è difficile prevedere ulteriori scossoni ad un siste­ ma oramai incancrenito fin dalla prossima ravvicinata scadenza elettorale. La Puglia «porta d'Oriente», ex - «California del sud», non si arrende e cerca, anzi, dentro sé stessa di articola­ re in maniera organica le enormi potenzialità di cui di­ spone e che, sole, possono consentirle di accelerare uno sviluppo capace di tenere testa alle nuove sfide, ormai anche europee, che attendono non solo il Mezzogiorno, ma l’intero nostro Paese. (*) Vice Direttore di Telesveva

Nelle foto: lo stabilimento Italsider di Taranto e un particolare dei “trulli” di Alberobello


«PUGLIA IN CRISI» L'ITALIA NEL CAMBIAMENTO

Associazionismo i

a Puglia,

protesa verso l’Oriente, già esempio di

controtendenza in un Sud storicamente arretrato ed inoperoso, fino a non molto tempo fa ritenuta u-

na specie di Paradiso d’Italia, oggi segue mestaI mente il trend negativo di tante altre regioni della penisola. Degrado urbanistico, disoccupazione, immigrazio­

ne extracomunitaria, delinquenza minorile, criminalità orga­ nizzata, invivibilità delle città hanno donato nuovo slancio

all'associazionismo, ultima oasi di pace e di civile coesisten­ za. Non per niente, già quattro anni fa, professionisti e citta-

-

-

clini hanno formato l’«Asso-

dazione Qualità della Vita», con l'intento di monitorare e salvaguardare, con atti e pro­ poste concrete, le fonti del vivere sano. As­ sodarsi per nascondersi? Don Giorgio Co­ pertine, consulente ecclesiastico regionale del CSI, non è d’accordo: «Sono più che mai espressione della sodetà, semmai c’è la ricerca di relazioni durature ed autenti­ che, la speranza di un incontro non vissu­ to come sfruttamento e di risposte certe su profondi campi esistenziali». L’Azione Cattolica si conferma una delle realtà più radicate sul territorio, con 71 presenze su 120 parrocchie nella sola dio­ cesi Bari-Bitonto, dove il presidente Raf­ faele Ateniese ribadisce: «lo spirito di ser­ vizio per le necessità pastorali delle singo­ le parrocchie». Attiva in ciascuna diocesi con movimenti d’ambiente in settori spe­ cifici della realtà sociale, compresa quella studentesca universitaria con la confede-


TANTO CALCIO E POCO ALTRO

Itimaoasi

ANTO CALCIO e poco altro nel panorama spor­

tivo pugliese. E' comunque qualcosa, consi­ derate le gravi carenze in materia di impiantistica sportiva

Immigrati extracomunitari impiegati nell’agricoltura.

pubblica che la regione purtroppo lamenta. Non c'è contra­ da che non disponga di un rettangolo per «tirare quattro cal­ ci al pallone» e non v'e organo di informazione che, almeno per una volta durante la settimana, parli solo d'altro. Del re­

sto, la presenza di squadre di calcio nei campionati naziona­ li è massiccia, dalla serie A alla C/2 (quest'anno sono ben

11 ). Alle loro spalle una miriade di compagini, talvolta "sa­ telliti", più spesso completamente autonome. A parte il calcio, il movimento "federale", nel

.

!

complesso, e ricco e di buo­ na qualità. Nella pallacane­ stro, per esempio Brindisi e in B d'Eccellenza e, fra le donne, Bari è in A/l, nella

pallavolo

maschile,

Gioia

del Colle (A/2) ha mancato di poco la promozione nel

massimo

campionato

lo

scorso anno e ci sta ripro­ vando in questa stagione, mentre tra le donne sono ben ^.arui,

quattro le formazioni puglie­

__

si in A/2 (Bari, Troni, Castel­

lana e Altamura). Nella pal­

lamano la parte del leone è interpretata dal Conversano

(A/l maschile). Interessanti la scuola schermistica e quel­

la pugilistica foggiane, l'atle­

tica leggera (la foggiana An­ tonella Bevilacqua ne è la

L’impiantistica sportiva pugliese è dedicata quasi esclusivamente al calcio e poco ad altre discipline.

tale FUCI, l’Azione Cattolica pugliese si oc­ cupa prevalentemente dell’aspetto educa­ tivo e formativo del giovane, come con­ ferma il tema di un recente convegno te­ nutosi a Bari alla presenza del presidente nazionale, prof. Giuseppe Gervasio, dal ti­ tolo «Esigenza educativa ed esperienza di fede». Tristi eventi internazionali hanno rinvi­ gorito l'attività umanitaria e di assistenza. Da qualche tempo la Caritas pugliese ha attivato centri di solidarietà a favore del vi­ cino popolo albanese, notoriamente ap­ prodato in corposi esodi sulle coste pu­ gliesi, alla ricerca di quell’avvenire mai in­ travisto in patria. Una volta impedite le fu­ ghe, si cerca ora di portare loro conforto, anche grazie al sincero impegno degli obiettori di coscienza che in buon numero vengono dirottati alla Caritas diocesana di don Cosimo Stellacd, gemellata con la

punta di diamante), il ciclismo, l'hockey-pista, il judo, il kara­

té, il tennis. Il tutto, nonostante le carenze strutturali. Manca­

no Palasport ed impianti adeguati dove ci vorrebbero, se ne costruiscono invece dove sarebbe necessario curare anzitutto il movimento di base attraverso la costruzione di palestre "po­

livalenti" localizzate in diversi quartieri delle città.

città di Durazzo. «Un’esperienza umana ed interiore gratificante - ci dice un obiet­ tore in servizio presso la Curia Arcivesco­ vile di Bari - che intendo continuare anche dopo il periodo obbligatorio». Come dimenticare, poi, l’assurda carne­ ficina che, a pochi chilometri dalle nostre coste, sta insanguinando l’ex Jugoslavia e l’instancabile opera a favore della pace e delia non violenza da parte dell’indimenti­ cabile don Tonino Bello, vescovo di Molfetta recentemente scomparso e primo animatore del movimento pacifista Pax Christi, sempre presente laddove si calpe­ stano i diritti umani, la ragione è offuscata dalla violenza e l’uomo perde la sua di­ gnità. Speranza ed impegno civile all’insegna di altre due associazioni storiche. Nel loro appuntamento annuale, gli scout dell’Agesci hanno lanciato il progetto triennale

[Vittorio Massaro]

«Vìvere nel tempo la speranza», inteso a riscoprire il metodo scout, il suo valore qualitativo che tante adesioni ha portato negli ultimi anni. L’ACLI si propone come «sentinella sociale», come d dice il Presi­ dente provindale Francesco Maffei, af­ frontando, oltre i compiti tradizionali di patronato e formazione professionale, i grandi temi della crisi politica comunale, dello sviluppo e dell’occupazione. Voglia di fare e speranza sono le carat­ teristiche dell’assodazionismo pugliese, in una terra dove, sovente, si sono tarpa­ te le ali alle forze giovani, vengono tadtate le esigenze di nuovo, dove al diritto si accompagna l’amaro rove­ sce, ma che è resa nobi­ le dall’impegno incondizio­ nato di tante persone che, comunque, guardano avanti.

7


«PUGLIA IN CRISI» L'ITALIA NEL CAMBIAMENTO

nche nella regio­

ne

A

Puglia

così

come avviene a livello nazionale,

¡giovani sono og­

getto privilegiato di attenzio­

ne da parte della Chiesa, de­

gli apparati politico-ammini­

strativi, del libero associazio­

nismo. E’ l’emergenza a det­ tare tale interesse; è il ri­

schio del superamento della soglia di guardia dell’ordine pubblico a imporre sensibi­

lità e disponibilità fino a ieri

velate di paternalismo o sor­ rette da strategie e interven­

ti assistenzialistici. La fami- =

glia, la parrocchia, 1 respon-1 sabili della cosa pubblica, i che hanno vissuto gli ultimi decenni at­ tratti solo dal desiderio di consolidare po­ sizioni acquisite, rinunciando ad educare i giovani ad essere se stessi, operando in modo tale da fargli «godere lo spettacolo» da dietro le quinte, si sono finalmente ac­ corti dell'urgenza di cambiare rotta. Purtroppo, in Puglia come altrove in Ita­ lia, le sirene del profitto, del guadagno fa­ cile, del compromesso, del «favore» anno minato, si spera non irrimediabilmente, una società le cui radici sono sostanzial­ mente sane. Il malaffare, la corruzione, la delinquen­ za, la collusione sono mali, infatti, che ap­ partengono ad una storia troppo recente perché non si possa essere legittimati a credere che sia possibile soppiantarli. Certamente è più difficile! Ma se si avrà il coraggio di ricostruire e sostenere com-

A CURA DELLA REDAZIONE DI “START’ (*)

]

petenze reali, se si investirà nel rinverdire entusiasmi scemati in persone e organiz­ zazioni che inutilmente fino a ieri si sono spese, se si recuperano valori intramonta­ bili di onestà, lealtà, solidarietà, rispetto, partecipazione, se si riuscirà a dare certez­ ze e prospettive riscoprendo creatività, progettualità e programmazione, risultati positivi non potranno mancare. Segnali incoraggianti

Di tanto in tanto gli adulti dovrebbero far­ si carico di questo, associazioni come il CSI dovrebbero incoraggiare il processo. I segnali non mancano! La famiglia cer­ ca di riappropriarsi di compiti e di scopi persi di vista. Il fiorire o il riaffiorare delle «Associazioni Genitori» è un sintomo ap­

prezzabile. La fatica della Chiesa (ma, ahi­ noi, quante sacche ancora di resistenza al rinnovamento!) di predisporre “pastorali” mirate, specifiche, riferite a problematiche sociali incalzanti, è un dono dello «Spiri­ to». Il tentativo di uscire dal ginepraio della clientela, della collusione, della cattiva amministrazione perseguendo l’obiettivo della trasparenza e del diritto, da parte so­ prattutto dei governi locali eletti sulla base della nuova legge elettorale è un segnale forte della volontà di rimettere ordine, di favorire la partecipazione e la democrazia, di dare voce e risposte ad attese rimaste per troppo tempo inascoltate. Il CSI nel cambiamento

Il Centro Sportivo Italiano non è estraneo al cambiamento e, soprattutto, non ha


ima linea può e deve provare la sua carica umana e mai rinunciato al suo posto in prima linea, L'ATTIVITÀ sia quando si è impegnato nelle battaglie il suo vasto e ricco patrimonio esperiendegli Statuti comunali, sia quando ha lot­ ziale: si tratta del mondo degli «ultimi», DEL CSI dei poveri, degli emarginati di questa no­ tato per l’istituzione delle Consulte dello Sport ai vari livelli, sia quando - in colla­ stra società. Ed è con orgoglio che, in que­ PUGLIESE borazione o in contrasto con la Presiden­ sto campo, il CSI Puglia può annunciare za dei Comitati provinciali CONI e con i re­ progetti finalizzati al recupero e all'integra­ sponsabili degli Enti locali (Regione in pri­ zione dei minori a rischio a Cerignola e in 'ATTIVITÀ del Centro Spor­ mis) - ha rivendicato il riconoscimento del Terra d'Otranto, dei portatori di handicap tivo Italiano di Puglia a Brindisi, in sintonia con le scelte assosuo ruolo di associazione incardinata nel Presidenza regionale - è sociale, per la promozione IL CSI PUGLIA IN CIFRE stata caratterizzata, quedello sport che ha conside­ sfanno, da una partecipaTESSERATI ■HEHKT ì T h T^F'^HBI^H CONSIGLI rato sempre come occa­ zione numerosa ed eterogeF Totale M sione e mezzo di crescita nea alle varie, iniziative or1.935 456 1.479 25 ANÙRIA della «persona», in una ganizzate. Le Feste regione4.954 624 4.330 26 BARI concezione cristiana e glo­ li sono nate da presupposti 344 1.045 701 13 BRINDISI bale dell’uomo. ben precisi: divertimento, 1.165 410 755 14 CERIGNOLA Ancora oggi, su quest’ul­ gioco, sport, partecipazio1.498 107 1.391 60 CONVERSANO timo fronte, vanno ricorda­ ne ai vari momenti della Fe795 617 178 10 FOGGIA te le difficoltà di dialogo sta, non solo quelli sportivi. 1.520 402 1.118 20 LECCE con altri Enti di promozio­ Particolare attenzione è sta484 8 476 27 MARTINA FRANCA ne sportiva, tutti protesi al­ ta posta nell'organizzare la 1.972 546 1.426 28 MOLFETTA la salvaguardia di interessi Festa di !se4s fascia, che 531 178 353 7 MURGIANA di parte. ha visto giocare insieme ge297 297 14 OSTI! NI Né si è avuta paura di nitori e figli nella splendida 949 170 779 40 TARANTO porre la Regione Puglia in cornice di Castel del Monte. 1.453 583 870 24 TERRA D’OTRANTO stato di accusa per ina­ Le iniziative di Formazione, 4.006 18.598 14.592 308 REGIONE dempienza, quando mo­ poi, quali gli incontri degli desti contributi, già con­ Arbitri di Pallavolo, degli cessi ai Consigli e perfino Addetti stampa, dei Consulenti ecclesiasti­ dative nazionali. V'è da augurarsi che tali giustificati, sono stati fatti decadere. ci e degli Addetti al tesseramento, insieme progetti, da sostenersi con finanziamenti alla nuova edizione di "START" ed alle ipubblici, non incappino nelle maglie di un Alcune prospettive niziative programmate, sono il segno di Ma la nostra realtà ha tutt’altro che biso­ apparato burocratico poco sensibile e dif­ un'attività tesa a dare maggiore peso alla gno delle carte bollate! Occorre favorire fidente. Sarebbe un vero peccato, giacché presenza del CSI nella Regione, soprattut­ nella Puglia, che sembra in gara con altre con tutti i mezzi possibili il dialogo. Un dia­ to in un momento politico e sociale diffici­ logo che deve fondarsi anzitutto sul rico­ regioni per il triste primato della prolifera­ le come quello che stiamo vivendo. noscimento dei ruoli e sulla competenza zione della delinquenza e della micro e nello «specifico», un dialogo con quanti macrocriminalità, si verrebbero a perdere hanno voglia di confronto, in cui il CSI di­ utili occasioni di riscatto! più significativo l’approccio con il territorio mostri capacità progettuale e propositiva. entro cui la medesima Festa verrebbe col­ Occorre, anche, per il CSI di Puglia ap­ La proposta sportiva e formativa profondire ed arricchire il rapporto di col­ Le spigolature di cui si è data approssima­ locata. Anche nel campo formativo e dell’impe­ laborazione con la Chiesa, per inserirsi da tiva informazione appartengono alle linee protagonista in un’indispensabile Pastora­ programmatiche del CSI di Puglia, ed an­ gno culturale sono stati previsti opportuni le giovanile dello Sport. Non possono non zi sono già, in parte, attuazione di un Pia­ appuntamenti. Accanto ai consueti corsi farci riflettere certi dati: su 370 Società no, di un Progetto associativo che, tra l’al­ per operatori tecnici e associativi si lancesportive affiliate ne} '92, meno del 40% ha tro, mira anche nell’ambito della proposta ranno da quest’anno almeno due incontri sportiva e formativa, a compiere un salto monotematici: uno sulla giustizia sportiva qualche collegamento con le parrocchie. e l’altro sulla revisione dello Statuto. di qualità. E’ indispensabile attivare un circuito Da subito, infine, si porrà in essere un’a­ Le Feste regionali, quando non saranno informativo molto più ampio e articolato. Il nuovo «START» è indicativo di questa decentrate, si caratterizzeranno per una deguata politica per la valorizzazione del­ volontà, ma non basta da solo a soddisfa­ maggiore esaltazione del momento rela­ le risorse umane. Si intende qualificare sempre più e meglio gli organici a qual­ re l’esigenza di diffusione della nostra pro­ zionale e propriamente associativo, fino ad oggi mortificato dal poco tempo a di­ siasi livello, ma soprattutto re­ posta sportivo-associativa. E’ vero che bisogna fare i conti con l'at­ sposizione per lo «stare insieme» oltre gionale, per un impiego più razionale e produttivo. tuale fase di congiuntura e depressione e- l’impegno prettamente sportivo. Si vuole, conomica, ma non si deve rinunciare a ri­ perciò, che esse si svolgano nell’arco di cercare nuove strade e più fresche risorse. due giorni, o quanto meno di un week­ ( *) periodico del CSI Puglia Esistono dei versanti, poi, sui quali il CSI end. Questa scelta, inoltre, renderebbe

iMMI


LA RIFORMA ELETTORALE

In nome del pop e il diavolo non ci mette la coda, nella

lo collegio; questo dovrebbe, nelle inten­ zioni del legislatore, favorire le presenta­ prossima primavera andremo a votare. zioni di candidati credibili da parte dei sin­ goli partiti. E, si prevede, sarà tutt'altra musica. Ultimo dato riguarda la presenza delle donne nelle liste, auspicata e raccoman­ Non soltanto perché il Paese è cambia­ data dal legislatore in modo da favorire l’equilibrio della rappresentanza. to sotto i colpi della recessione e di Tan­ Per la dodicesima legislatura che sarà eletta con il nuovo sistema maggioritario gentopoli, ma soprattutto perché nel frattempo sono cambieranno, dopocam quasi­ cinquantanni, anche i collegi e le circoscrizioni elettorali, biate le regole del gioco, ovvero le leggi elettorali. mesi Commissione disegnati daDopo una apposita sulla base dei dati del censimento del di discussioni e di bizantinismi su «maggioritario» e «propor­ 1991. I collegi saranno in tutto 707, di cui 475 zionale», le nuove norme sono state approvate. Anche i col­ per la Camera dei deputati e 232 per il Se­ nato. legi elettorali sono stati rivoluzionati. Tatto è pronto per il I criteri seguiti per l’individuazione dei confini sono stati i seguenti: grande evento che dovrebbe disegnare la nuova Italia. Ma noi - garantire la coerenza del bacino territo­ riale dal punto di vista economico-sodale semplici cittadini siamo proprio sicuri di aver capito i van­ e storico-culturale; - assicurare la congruità delle porzioni di taggi e gli svantaggi delle nuove regole? territorio che lo compongono; - mantenere l’indivisibilità del territorio co­ munale, salvo nei comuni più grandi, come Roma e Milano che all’interno contenpo fragili ed esposte a improvvisi voltafac­ gono più collegi; l 4 agosto 1993 il Parlamento del­ - salvaguardare le minoranze linguistiche la Repubblica ha ufficialmente e cia di singoli partiti o deputati. Si arriva così all’assurdo di avere gover­ riconosciute; definitivamente approvato le nuo­ - rispettare i confini provinciali; ve norme per l’elezione della Ca­ ni bloccati per le «bizze» di alcuni singoli la cui volontà era amplificata dall’instabilità - contenere la dimensione demografica di mera dei Deputati e del Senato. Sui nuovi testi ha profondamente delle coalizioni, che finivano per avere u- ogni collegio o circoscrizione in un inter­ inciso l’esito referendario del 18 aprile. In­ na maggioranza che solo raramente su­ vallo di oscillazione del 10 per cento. Quest’ultimo criterio vuol dire che se la fatti, nonostante il voto di questa prima­ perava il 60%. Si è stati dunque costretti vera riguardasse sostanzialmente la sola ad ammettere che il massimo della rap­ popolazione media per collegio è di 250 modifica della legge per il Senato, il nostro presentanza e della democrazia non sem­ mila abitanti, si potrà scendere, in qualche caso specifico, a non più di 225 mila. legislatore ha interpretato la volontà degli pre assicura il miglior risultato. Le nuove “province” elettorali prende­ elettori ritoccando anche le norme per re­ ranno definitivamente il via con il decreto Il sistema maggioritario iezione della Camera dei Deputati. Fino ad oggi in Italia il sistema maggior­ II sistema maggioritario, viceversa, pre­ delegato che il Governo ha promesso di mente utilizzato risultava essere il cosid­ mia solo la lista più forte attribuendole varare entro il 21 dicembre prossimo. Ri­ detto proporzionale. Venivano eletti infatti l’intero numero dei seggi, penalizzando mane però il rischio di doverle ridisegnare i candidati in proporzione ai voti ottenuti dunque seriamente le minoranze, ma as­ se nel frattempo le assemblee dovessero approvare la legge che estende il diritto di dai singoli partiti di appartenenza. Dun­ sicurando la governabilità. Le due nuove leggi, sospese tra l’incudi­ voto agli emigrati, per i quali bisognereb­ que, il partito che in percentuale otteneva più consensi aveva il maggior numero di ne del risultato referendario e il martello be individuare nuovi collegi all’estero. eletti e gli altri partiti, a seconda della per­ della mancanza di democrazia, hanno op­ centuale, prendevano un numero di seggi tato per un sistema misto in cui una parte Alcune considerazioni dei seggi viene attribuita con il sistema Tutto dò premesso, viene spontaneo por­ inferiori. Con il progressivo frantumarsi del voto, maggioritario e l’altra con il sistema pro­ re alcune considerazioni di tipo giuridico e diviso in un sempre maggior numero di porzionale. Il tempo giudicherà la validità politico. In primis susdta a dire il vero perplessità micropartiti, il sistema proporzionale ga­ di tale sistema. Altro passaggio rilevante riguarda il l’interpretazione data dal nostro legislato­ rantiva sì il massimo della rappresentan­ za, ma minava seriamente la governabi­ cambio di modalità per l’espressione del re al referendum del 18 aprile. L’esito re­ lità. Erano infatti necessarie per governare voto. Il voto, infatti, che prima veniva ten­ ferendario colpiva infatti solo alcune parti le cosiddette coalizioni, che seppur mag­ denzialmente espresso su una lista con della legge elettorale per il Senato, la qua­ giormente rappresentative della volontà più nomi, è ora uninominale: il candidato le da maggioritaria corretta sarebbe dovu­ popolare, finivano per essere spesso trop­ per ogni partito è dunque unico nel singo- ta diventare una legge contraddistinta da

S

■■■■■■■■■■■MHnna-•.•■•'¿r».un■■■


N ella tabella sono indicati i seggi di ogni regione per l’elezione della Camera dei Deputati e del Senato. In colore quelli attribuiti con il sistema maggioritario.

FRIULI-VEN. GIULIA

VALLE D’AOSTA

CAMERA

13 10

SENATO

23

CAMERA SENATO

VENETO CAMERA 49 3 SENATO 23 15

EMILIA-ROMAGNA CAMERA

43 32

SENATO

21

PIEMONTE

CAMERA 48 36 SENATO

23 17

UMBRIA CAMERA 9 7

i

SENATO

ì

7

5

MARCHE

CAMERA

16 12

SENATO LIGURIA

CAMERA 19 14 SENATO

9

6 ABRUZZO

CAMERA

14 1

SENATO TOSCANA

MOLISE

CAMERA 39 29

CAMERA

SENATO 19 14

SENATO

4

PUGLIA CAMERA 45 34 : SENATO 22 16 ì

LAZIO CAMERA 57 43 SENATO

28

CAMPANIA

CAMERA 62 47 SENATO 30 22

SARDEGNA

un sistema maggioritario puro. Era questo l’adattamento reso necessario dalla difficoltà per i canditati di raggiungere la soglia del 65% nel collegio, auspicata dalla pre­ cedente normativa. Stante questo assunto, non si scorgono i motivi per i quali, con un discutibile ef­ fetto di trascinamento, il legislatore abbia trasportato tale scelta anche sul sistema elettorale della Camera dei deputati. A tale riguardo non bastano le obiezioni di chi parla di bicameralismo perfetto, tale ter­ mine volendo indicare solo una parità di funzioni e non necessariamente un’iden­ tità di sistema elettorale (già la costituente aveva affrontato questo problema e si era espressa per diversi sistemi elettorali e di­ verse situazioni di elettorato attivo e passivo). In secondo luogo, estendendo il nostro sguardo oltre i confini della Repubblica, è agevole notare come gran parte dei Paesi che hanno utilizzato il sistema maggiorita­ rio fino ad oggi stiano considerando l’ipo­ tesi di una rapida marcia indietro. Non si

CAMERA

18 14

SENATO

9

CALABRIA SICILIA CAMERA

55 41

SENATO

27 20 i

discute l’opportunità anche per il nostro Paese di avere un «ciclo di maggiore go­ vernabilità», sempre che questo, ed è da dimostrare, venga assicurato dal nuovo sistema elettorale. Un sistema ibrido

Una valutazione a parte merita la pesante discriminazione operata a carico delle mi­ noranze, le quali ben poco riusciranno ad ottenere, anche considerando la cosiddetta «coda proporzionale» assicurata dalle due leggi. In ultimo, passando ad una considera­ zione più squisitamente politica, si coglie chiaramente come le stesse formazioni politiche e partitiche, piloti di una tale rifor­

CAMERA 23 17

SENATO

11

8

ma, abbiano completamente perso il con­ trollo della situazione. Ci si presenta dun­ que agli elettori con un sistema ibrido, frutto di reciproche concessioni fra le for­ ze politiche. Troppo comodo appare a questo punto il richiamo alla coscienza del popolo italia­ no, la cui funzione viene ricordata sempre e solo nel momento del bisogno. Appare, in conclusione, opportuno ri­ cordare come la Costituzione della Repubblica, senza enfasi ma con molta chiarezza, rechi: «La sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Co­ stituzione».


COSI VICINI COSI LONTANI

Giovani a conine on l’andar del tem­

C

po, i giovani del

Nord e quelli del

Sud d’Italia hanno

preso ad assomi­

gliarsi un pò di più, ma molte

delle vecchie differenze per­

mangono. Non sono più così «lontani» gli uni dagli altri,

ma le loro aspettative e i loro modelli di riferimento non so­

no gli stessi. E’ questo il qua­ dro tracciato dall'ultimo rap­

porto 1ARD, basato su una ri­

cerca del 1992, che non la­ scia spazio ad illusioni: i giovani del Nord e quelli del Sud d’Italia appartengono ancora a

due mondi diversi. E se i giovani del Sud, insomma, stanno

cambiando, la somiglianza con i loro coetanei del Nord resta

puramente epidermica. Vediamo fino a che punto. ARIANNA CUCINOTTA

a ricerca è stata realizzata nei pri­

mi tre mesi del 1992, intervistan­ do 2500 giovani tra i 15 e i 29 an­ ni, con il coinvolgimento di 200 Comuni e 77 Province. Qualità della vita, atteggiamento verso il futuro, lavoro, religione, politica sono so­ lamente alcuni dei temi analizzati nel rap­ porto IARD, che chiarisce subito come la gerarchia dei valori al Nord e al Sud sia la stessa, ma il grado di adesione ai singoli aspetti presi in esame varia a seconda dell’area territoriale considerata. La famiglia è al primo posto, ma se i rapporti familiari sono considerati «molto positivi» da più della metà dei giovani del Nord (52,4%), al Sud la percentuale di co­ loro che esprimono il medesimo giudizio

£

scende al 47,6%. I rapporti relazionali sembrano essere più problematici nel Mezzogiorno, nel quale l’amicizia, ad esempio, viene considerata un valore «molto importante» dal 62,3% degli inter­ vistati, contro il 72% del Nord. Anche ri­ guardo all’amore le opinioni sono diffe­ renti, infatti si dichiarano «molto contenti» il 48,3% dei giovani del Nord e il 42,4% dei giovani del Sud. Per Maria Teresa Torti, consulente IARD dell’università di Genova, al Sud e nelle Isole «la rete delle interazioni affettive e so­ ciali sembra più vincolata da sistemi di norme e consuetudini, che concedono una minore libertà di scelta e di comporta­ mento nei rapporti fra le generazioni e all’interno del gruppo dei pari».

L’orgoglio della propria identità

Il «senso di appartenenza» avvertito nei confronti del luogo di origine è forte per tutti, ma se la percentuale nelle regioni settentrionali è del 31,5%, in quelle meri­ dionali è del 38,8%. Il 35,2% del campio­ ne totale sente, invece, di appartenere al proprio Paese ma stavolta è al Nord che si registra la percentuale più alta (35,3% contro il 33,7 del Sud). In che misura i giovani si identificano con il proprio Paese? Alla significativa do­ manda «Quanto si sente orgoglioso di es­ sere italiano?» ha risposto «molto» il 51,4% dei giovani del Sud e il 38,1% dei loro coetanei del Nord. Le generazioni del Mezzogiorno sembrano essere, dunque, maggiormente inclini a rivendicare l’iden­ tità nazionale, tuttavia esiste ancora un consistente numero di giovani settentrio­ nali disposti a fare altrettanto, nonostante la prepotente rinascita dei localismi (e la conseguente propensione al federalismo) nelle regioni del Nord d’Italia. La politica

In generale i giovani mostrano un rinno­ vato interesse per la politica ma, anche in


La religione

nto

Nell’esistenza del 41,8% dei giovani del Mezzogiorno la religione riveste un ruolo primario; nel Nord sono, invece, della stessa opinione il 27,3% dei giovani; lenunciazione di principio, però, «non pare sempre corrispondere alle condotte ope­ rative», infatti il 75% dei giovani del Nord e 1’87,4 di quelli del Sud si dichiarano cre­ denti ma appena il 22% del campione to­ tale si reca in Chiesa la domenica. L’importanza attribuita dai giovani del Sud alla religione si riflette sulla morale privata: la convivenza senza vincolo ma­ trimoniale, ad esempio, ritenuta possibile dal 42,2% dei giovani del Nord, al Sud è considerata accettabile da una percentuale decisamente inferiore di giovani (29,3%) mentre è addirittura pari al 43% quella di coloro che non la ammettono (contro il 26,5% del Nord).

16% (contro il 4,1% del Nord). Non stupisce, dunque, che gli atteggia­ menti nei confronti del futuro non siano gli stessi e così mentre più della metà dei giovani del Nord (55,7%) si sente «ottimi­ sta», al Sud prevale uno stato d’animo to­ talmente diverso (i pessimisti rappresen­ tano il 47,3% del subcampione) che si tra­ duce, per il 20,4% degli intervistati in un orientamento fatalista (condiviso solo dal 12,4% dei giovani settentrionali) anche nei confronti della vita. Sia per i giovani del Nord (62,6%) che per quelli del Sud (55,7%) il successo di­ pende dal lavoro ma sono questi ultimi i più propensi a credere che il successo sia distribuito casualmente dalla fortuna. La droga

La droga è un rischio al quale sembrano maggiormente esposti i giovani del Nord d’Italia, al 30,8% dei quali è capitato di parlare con qualcuno che ha fatto uso di Il lavoro stupefacenti; al Sud, invece, ciò e capitato E’ «molto importante» sia al Sud (65,1%) che al Nord (57,9%) ma se nel Meridione solamente al 24,5% degli intervistati; più uno dei fattori ritenuti fondamentali è che della metà di questi ultimi dichiara infatti di non aver mai avuto occasione di fare garantisca un reddito adeguato (23,3%), per la maggior parte dei settentrionali de- incontri di questo tipo (53% contro il 38% del Nord) e di non cono­ scere nessuno che faccia LE COSE CHE CONTANO NELLA VITA: LAGER) (% di coloro che dichiarano “molto il uso di droghe (53,3% ri­ spetto al 41% del nord). Sud-Isole Centro Nord Tot. Alla maggior parte dei gio­ 84.5 85.1 88.3 86.2 Famiglia vani meridionali non è mai 65.1 62.8 57.9 61.7 Lavoro stato offerto alcun tipo di 62.3 70.0 72.0 67.8 Amicizia droga (83,4%) e il 62,1% 4.7 4.2 3.4 4.0 Politica dichiara di non avere mai 16.8 9.7 11.6 13.3 Religione visto nessuno che stesse 23.3 24.9 21.9 23.0 Impegno sociale assumendo sostanze stu­ 31.9 38.2 36.9 35.2 Studio, cultura pefacenti, mentre al Nord i 47.7 52.3 53.3 Svago, tempo libero 50.9 valori percentuali sono de­ 29.9 32.4 36.8 33.2 Attività sportive cisamente più bassi (ri­ (fonte: Ricerca IARD) spettivamente 67,2% e 54%). Di conseguenza non desta stupore che questo caso, gli atteggiamenti variano. I ve dare, innanzitutto, la «possibilità di im­ giovani del Sud, ad esempio, sono mag­ parare cose nuove e di esprimere le pro­ la stragrande maggioranza dei giovani del Sud (92,7%) affermi di non aver mai sen­ giormente favorevoli alla delega e, al tem­ prie capacità» (34,5%). Non stupisce che l’eventualità di dover tito il desiderio o la curiosità di provare upo stesso, decisamente più disgustati dal­ la situazione attuale rispetto ai giovani del cambiare residenza per motivi professio­ na droga contro 1'88,2% del Nord. Il quadro parrebbe idilliaco per il Mez­ Nord. Dal canto loro questi ultimi pur non nali sia considerata più accettabile al Sud zogiorno, tuttavia non è possibile appura­ mostrando troppa fiducia nelle potenzia­ (61,6%) di quanto lo sia al Nord (52,4%). In sintesi «la marginalizzazione occupa­ re se e in che misura siano scattati mec­ lità del ruolo dei cittadini di fronte al pote­ zionale sembra indurre al Sud una mag­ canismi di autocensura derivanti da inevi­ re (26% contro il 30 del Sud), sul piano operativo indicano come prioritario l’obiet­ giore valorizzazione della dimensione la­ tabili «pregiudizi culturali». A questo pro­ posito Maria Teresa Torti sottolinea che etivo dell'acquisizione di un maggiore peso vorativa; la meta di un lavoro - percepito sistono due aspetti dei quali tenere conto: come “ lontano" si carica, in misura più decisionale da parte della gente (33,3%) innanzitutto «gli intervistati del Sud risie­ più di quanto fanno i giovani del Sud vasta, di significati e valenze ideali». dono prevalentemente in piccoli e medi (29,9%). Il «mantenimento dell’ordine centri dove il fenomeno delle tossicodi­ nella nazione» è la prima delle proposte L’atteggiamento verso il futuro pendenze appare meno visibile», inoltre A fare la differenza tra Nord e Sud sono politiche del 39,3% dei giovani meridio­ anche (soprattutto?) le diverse condizioni «esiste, nel Sud, una tendenziale maggio­ nali e del 33% dei giovani settentrionali, re demarcazione tra le aree socio-territo­ mentre la «libertà di parola» rappresenta il oggettive del contesto di vita. Il 32,1% dei riali privilegiate e quelle degradate con uprimo obiettivo soltanto per il 23% degli giovani del Nord dichiara di avere un buon tenore di vita ma a fare la stessa af­ na forte concentrazione, in queste ultime, intervistati (24,1% al Nord e 21,2 al Sud). di tutte le manifestazioni di disagio e di Per quanto concerne la fiducia nei con­ fermazione al Sud è appena il 23,1% dei devianza». fronti delle Istituzioni non esistono sensi­ giovani interpellati. Nel Mezzogiorno il 38,8% si dice «mol ­ bili differenze tra Nord e Sud: le preferen­ ze vanno, nell’ordine, alla Polizia, ai Cara­ to soddisfatto» della propria casa, mentre binieri e agli Insegnanti (che sembra go­ nel Nord la percentuale è pari al 47,8%. dano di una più alta considerazione al Un quarto dei giovani del Sud si colloca in Sud) mentre all’ultimo posto si collocano una situazione di non studio e non lavoro (al Nord è il 7,7%) e gli inoccupati sono il gli uomini politici.


ra tempo che l’Associazione

dedicasse attenzione alla quarta fascia, quella degli adulti, che spesso, proprio perché «oramai grandi», passano in se­ condo piano. Quattro giorni in Sardegna, ad Oristano dal 23 al 27 settembre, hanno reso realtà la SportFesta Adulti: un

momento di riunione, gioco sportivo, ma soprattutto di rifles­ sione. 11 tema portante del meeting nazionale è stato indivi­

duato nella famiglia, il nucleo più piccolo della nostra società, che subisce forse nella maniera più pesante i malesseri e le

crisi dello Stato. E' sembrato giusto, quindi, fermarsi a riflet­ tere sul valore e l'importanza che l’istituzione familiare rive­

ste per ognuno di noi. Riunire circa 1000 persone, tra atleti,

équipe organizzativa ed arbitri, non è una novità ne un pro­

blema per il Centro Sportivo Italiano, ma questa volta è sta­

to diverso: la IV fascia, che parte dai diciottenni e giunge ai veterani, non ha tanto bisogno di un sostegno materiale co­

stante, quanto piuttosto di aver l’indicazione di un cammino fatto di momenti diversi per non «perdersi e chiudersi» nei

piccoli nuclei degli amici da tempo.

e gare sportive, comprendenti le discipline del calcio, ci­ clismo, atletica e pallavolo, hanno visto i partecipanti più che mai coinvolti. Un turbinio di persone si aggirava ai bordi dei vari campi di gioco: mogli, figli e atleti studiava­ no le tecniche e la tattica dell’avversario. Un impegno profondo durante ogni incontro, dimostrato anche dall’impaziente attesa dei comunicati serali, e un tifo ca­ lorosissimo sono stati forse le due caratteristiche princi­ pali di ogni partecipante. Ma allora non è vero che per l’adulto lo sport è solo un modo per «ricacciare indietro» la pancetta incipiente! O meglio non lo è per chi fa parte del CSI, per lo meno non Io è stato per i 1000 di Oristano. Il messaggio delI’Associazione per un’attività sportiva non agonistica che sia pri­

ma di tutto un’occasione di svago costruttivo, di incontro in un luogo privo di lotte per una illusoria supremazia, è stato recepito e, cosa ancora più importante, è stato vis­ suto da quella fascia d’età che per essere in continua tra­ sformazione sembrerebbe difficile da «convincere» a se­ guire una via fatta di gratuità ed impegno serio. Oltre alle discipline che hanno visto impegnati nel com­ plesso circa 800 atleti suddivisi in squadre, merita parti­ colare attenzione il momento sportivo aperto a tutti, la gara di Orienteering. Nella piazza del Duomo di Oristano si sono dati appuntamento 250 «avventurieri della città» pronti ad andare a scoprire ogni segreto del luogo ospi­ tante. Tutti sono stati coinvolti nell’avventura, anche i fa­ miliari-accompagnatori hanno avuto un pettorale ed una


■

5> '

^'s

CI AFRO SPORTIVO ITALIANO

“Famiglia in dialogo con lo sport" Oristano 22/27 settera^e 1993

famiglia cartina: bambini in passeggino, ragazzi, giovani adulti e nonni si sono assiepati davanti alle lanterne ed hanno at­ traversato vicoli e piazzette del centro storico. Nonostan­ te la pioggia, che è iniziata a venir giù proprio al momen­ to del via, la gara di corsa ad orientamento è stata molto partecipata: forse proprio la voglia di conoscere cosa si nasconde dietro l’angolo, il desiderio di scambiare due parole con gli abitanti (che al primo impatto erano ap­ parsi riservati, ma in seguito hanno dimostrato molta di­ sponibilità prodigandosi in indicazioni stradali) sono stati la molla che ha spinto tutti fuori dal sicuro riparo, l’alber­ go. Davanti a tale manifestazione di voglia di giocare d si può ancora chiedere se la famiglia è in crisi?

S. Messa celebrata dall’Arcivescovo di Oristano, mons. Tiddia. Anche mamme e bambini alla Festa di Oristano.


Un momento di riflessione

Esistono certamente dei problemi all’interno dell’i­ stituzione «famiglia», e pia­ no piano stanno venendo alla luce. Lo dimostra, ad esempio, il desiderio di ri­ trovare un dialogo sia tra coniugi sia tra genitori e fi­ gliUn particolare momento di riflessione è stato offerto dall’incontro di catechesi con don Giuseppe Anfossi, direttore dell’ufficio nazio­ nale della Conferenza Epi­ scopale Italiana per la Pa­ storale della Famiglia. «Il problema principale di fronte al quale si trovano oggi uomini e donne è l’in- g sicurezza» ci ha spiegato | don Anfossi. Viviamo in un | mondo in cui la certezza di o5 un punto di riferimento 2 non esiste più: i figli non trovano nei genitori l’appoggio di un tem­ po, perché i genitori sono per lo più im­ pegnati nella corsa all’autorealizzazione, e del resto si sentono privati del loro ruolo di educatori dall’intervento di altre agenzie cosiddette educative. «Inoltre sostiene don Anfossi la cultura laica sta guada­ gnando sempre più terreno, e il matrimo­ nio, primo passo per la nascita di una fa­ miglia, ha perso il valore di istituzione, per diventare un atto formale privo di essen­ za». La CEI, quindi, attraverso l’Ufficio per la Pastorale della Famiglia, si propone di seguire il cammino delle coppie, soste­ nendole nelle difficoltà che inevitabilmen­ te una vita a due comporta. «A tal fine sta per uscire il Direttorio, che si può conside­ rare come una guida che registra le espe­ rienze fatte e l’insegnamento della Chiesa, a tal proposito, dal Concilio ad oggi. Lo sforzo maggiore che va attuato da parte nostra consiste nel far conoscere e studia­ re questo documento alle Diocesi, l’ambi­ to per cui è nato». Lo sport di volontariato, Io sport per tut­ ti, ben si inserisce in tale disegno, perché è un prendersi cura del corpo dimostran­ do che «è bello e che va curato». Un lavo­ ro che esprime fiducia nel futuro, la me­ desima fiducia che è l’anima di ogni fami­ glia: «Sposarsi - spiega don Anfossi - non è altro che dimostrare di aver fiducia in se stessi, nel partner e in Dio». In un mo­ mento così difficile, in Italia e nel mondo, guardare al prossimo positivamente signi­

fica già costruire qualcosa. E come ogni grande palazzo ha inizio con un piccolo mattone, così un’esistenza diversa può prendere il via da una sola mezz’ora di ca­ techesi comunitaria. Le parole di don Anfossi hanno colpito nel profondo, lasciando un segno in chi le ha ascoltate. Infatti, il messaggio è stato subito tradotto in realtà: la partecipazione alla Santa Messa, presieduta da S.E.

Mons. Pier Giuliano Tiddia, Arcivescovo di Oristano, ha dimostrato che è viva in ognuno di noi la voglia di comunicare e di mettere in comune quanto abbiamo di meglio, cioè il nostro impegno. Il bisogno di dialogare è forte in ogni persona, la difficoltà consiste nel trovare «le parole adatte, quelle cioè che hanno un senso per entrambi gli interlocutori». Non si tratta di usare la parola giusta, co­ me a scuola, ma di giungere a parlare di se stessi: solo mettendo in causa il pro­ prio essere si potranno superare le diffe­ renze di cultura, di tradizione e di forma­ zione. Un tentativo di comunicazione, che sembra sia riuscito, è stata la SportFesta Adulti: come ci ha detto Pietro Lombardo, arbitro di calcio, «Nelle gare sportive ognuno ha dimostrato il frutto di un lavoro di allenamento costante mettendo alla prova la propria preparazione tecnica, la tenacia e la resistenza; nelle serate ci si è confrontati con l’altro mettendo in gioco la propria allegria, simpatia e voglia di canta­ re». L’atletica

Tre diversi momenti hanno caratterizzato il lavoro dei podisti: corsa su pista, gara in­ dividuale di Orienteering e circuito cittadi­ no, senza contare una serie extra di 100 metri che gli atleti hanno voluto portare avanti «per divertimento». Grandissima partecipazione a tutti i momenti proposti per questa disciplina, gli iscritti infatti sono


MflH

CICLISMO

IN BICI TRAI NURAGHI I CICLOAMATORl del CSI si è presentata la Sardegna meno no­

ta, più aspra, quella che raramente trova spazio sulle car­

toline illustrate. Eppure l'isola mantiene intatto il suo fascino anche lungo que­ ste strade tortuose e deserte, fettuccia di asfalto lungo una campagna brulla, color seppia, sferzata dal vento contrastato da pochi, informi alberi. Una cam­

pagna che il gruppo dei ciclisti del CSI ha percorso sotto un cielo pumbleo che

si apriva di tanto in tanto alla luce resa raden­

te, nuvolaglia sempre in procinto di lasciar ca­ dere il suo carico di pioggia. In programma c'erano tre giorni di gare, l'ul­

tima riservata ad una cronometro disegnata per le vie della Città Giardino di Oristano, un

Quartiere i cui ampi spazi verdi sembrano vo­

gliano contrastare il nucleo storico della città, così compatto nella sua urbanistica. Una tre giorni contrastata dal vento che in assenza di salite ha rappresentato l'unico fattore di sele­

zione dei settantasei atleti partecipanti. La prima gara, il «Gran Premio Città di Arbo­

rea» di 39 chilometri, si è snodata dalla zona industriale di Oristano fino ad Arborea, un importante centro di bonifica e di trasforma­

zione agraria, abitata da un'alta percentuale di veneti. Per rientrare a Oristano la carovana

ha attraversato Santa Giusta, un villaggio di pescatori impreziosito da testimonianze di ar­

chitettura romanica. Soltanto nel finale la cor­ sa è stata condizionata dalla pioggia torren-

ziale, quanto è bastato per mettere fuori uso il

Qui sopra: partenza della corsa ciclistica; in alto: la gara podistica “Stracittadina”; a sinistra un momento della gara di orientamento.

stati più di cento (più o meno intorno ai 120). Il primo giorno, dunque, il campo CONI del quartiere Sacro Cuore di Oristano ha visto lo svolgersi delle gare di fondo e mezzofondo in pista: le atlete hanno af­ frontato gli 800, i 1500 e i 3000 metri con falcate incredibili, mentre ai loro «colleghi uomini» spettavano i 1500, i 3000 e i 5000 metri. Sicuramente vedere una gara di atletica è uno spettacolo affascinante, perché è l’uomo che sfida se stesso senza il sup­ porto di mezzi esterni. Ma se intorno a chi gareggia non c’è solamente una pista in terra, ma un grazioso centro abitato fatto di vicoli che sfociano in amene piazzette e un pubblico composto di persone anche sconosciute che incita e sorride al passag­ gio dei gareggianti, allora ci troviamo di fronte ad una manifestazione sportiva senza uguali, o, ed è la stessa cosa, stia­ mo assistendo al «Gran Premio Comune di Oristano», la gara su di un circuito citta­ dino di 1500 metri. Gli uomini hanno per-

fotofinish, strumento essenziale nelle prove di ciclismo. «In una manifestazio­

ne a tappe, dove contano i piazzamenti della singola gara, non ci si può affi­

dare alla bravura dei commissari per determinare l'ordine di arrivo, con il fo­

tofinish si sarebbero evitate le polemiche del dopo arrivo», hanno sottolineato

a più voci i cicloamatori. Più tranquilla, seppure più impegnativa, la seconda tappa (56 chilometri) che

ha portato i cicloamatori per i paesini della provincia di Oristano. La carova­ na ha attraversato Nurachi, Riola Sardo, Cabras, Donigaia, San Giovanni di Sinis, San Salvatore e Outzu Idu per il «Gran Premio del Sinis». Percorsi che nei giudizi hanno diviso i cicloamatori, notoriamente poco inclini a manife­

stare la propria soddisfazione: «Avrei preferito qualche salita, un percorso più

vivace», commenta un cicloamatore di Brescia. «I percorsi erano ottimi - re­ plica Giuseppe Migliorini, di Latina - C'è stato il vento a rendere le cose più

difficili, semmai le gare potevano essere leggermente più lunghe ma nel com­ plesso non credo ci si possa dichiarare scontenti».

Sull'argomento interviene la commissione deputata a seguire l'attività su due

ruote, un compito eseguito con severità: «I percorsi sono stati disegnati in con­ siderazione del livello medio dei nostri tesserati, ed alla verifica dei fatti si so­

no rivelati adatti alla Festa». C'è poi l'opportunità per una tiratina d'orecchie, a chi ha rimbrottato i commissari per la loro severità: «I regola­

menti ci sono per essere rispettati - rispondono i giudici - non si

dovrebbe mai ricorrere al Giudice Unico, i ciclisti dovrebbero avere sempre presente lo spirito con cui si corre nel CSI». [Vincenzo Abbruzzino]

17


corso 3 giri del tracciato, mentre le donne due. L’altro momento per i podisti è stata la Corsa ad orientamento: questi pur rispettando le 14 lanterne e il percorso studiato per tutti, hanno avuto una par­ tenza distaccata, in quanto per loro si trattava di una gara individuale valevole come prova ai fini della classifica finale. La pallavolo

Parlare di tornei di pallavo­ lo fa venire alla mente il sole, il caldo o per lo meno un cielo sereno; ma non è stato così ad Oristano. Sin dal primo giorno, gli incon­ tri sono stati caratterizzati da un dover volgere gli oc­ chi al cielo: arbitri e atleti erano ossessionati dalla do­ manda: «Reggerà? Riusci­ remo a finire l'incontro?». Nonostante le avversità at­ mosferiche, tuttavia, le ga­ re si sono svolte regolar­ mente, grazie soprattutto all’impegno dimostrato da ognuno: è stato necessa­ rio, infatti, che gli atleti ri­ nunciassero aU'Orienteering per effettuare i recupe­ ri degli incontri sospesi. Undici formazioni ma­ schili e sei femminili han­ no mostrato le loro capa­ cità sportive nei campi del complesso sportivo Sa’ Rodia. Data la posizione di questi, le squadre dei pal­ lavolisti, e maggiormente delle pallavoliste, hanno sempre avuto un folto pubblico: a bordo campo si assiepavano gruppetti di tifosi o più spesso di ammira­ tori, che, a volte, hanno reso difficile il la­ voro dell’arbitro. Le squadre maschili hanno seguito i rit­ mi del torneo secondo le modalità del «littie match»: incontri a rotazione tra tre for­ mazioni in tempi ridotti. Alcuni hanno rea­ gito storcendo la bocca davanti alla no­ vità, ma il numero delle squadre iscrittesi per questa disciplina ha reso obbligata ta­ le scelta. D’altra parte non bisogna fossi­ lizzarsi sulle solite formule, ma è necessa­ rio guardare avanti ed essere disponibili

nella sperimentazione delle novità. Le ra­ gazze, invece, hanno giocato con il girone unico all’italiana. I loro incontri hanno affascinato soprat­ tutto perché hanno mostrato come la dol­ cezza e la femminilità possano fondersi ed armonizzarsi perfettamente con la grinta e la determinazione. Serate a ritmo di samba

Insieme e riuniti vicini vicini, gomito a go­ mito: così abbiamo passato le serate ad Oristano. Il tempo piovoso e freddo, che ha caratterizzato tutto il soggiorno in Sar­

degna, ha fatto sì che tutte le iniziative se­ rali si svolgessero nel Palazzetto dello sport di Sa' Rodia; se all’inizio questa co­ strizione è apparsa quasi come una scia­ gura (la coreografia delle cerimonie ne ha subito le conseguenze più gravi), alla fine quasi tutti sono stati concordi nel dire che forse le serate all’aperto avrebbero avuto meno successo. Difatti, al chiuso si è sen­ tito molto il calore umano, è stato sempli­ ce coinvolgere tutti in canti e balli. Sia la cerimonia di apertura sia quella di chiusu­ ra hanno avuto una buona riuscita: i di­ scorsi, che forse sono la parte che nor-


CALCIO

NOVITÀ «LITTLE MATCH» itile MATCH», è questa la parola d'ordine che ha governato

l'evolversi delle gare di calcio dello SportFesta Adulti di Ori-

stano. Corto, breve , mini, aggettivato come meglio si crede, il confronto di calcio dai no­ vanta canonici minuti è stato ridotto per esi­ genze di tempo e, perché no, di spettacolo a

soli 25 minuti. La novità, assoluta per la quar­ ta fascia, ha incontrato i favori di larga parte delle società partecipanti anche se la propen­

sione all'atteggiamento tattico del «primo, non prenderle» è rimasta immutata ed ha determi­ nato una serie di pareggi a reti inviolate che hanno reso di routine il ricorso ai rigori. Di­

ciannove le società partecipanti, in campo, giocatori rigorosamente over 22 con qualche

forzato ritorno ai scarpini per accompagnato­ ri ed allenatori chiamati a turare i «buchi» la­ sciati dagli elementi più giovani. Cinque i campi a disposizione di cui tre nel so­

lo impianto di Sa' Rodio, a pochi metri dalla

segreteria della Festa, fulcro organizzativo

della manifestazione. Se all'effetto di vedere

tre campi contigui si aggiunge la presenza contemporanea di almeno nove squadre, non

dovrebbe essere difficile immaginare l'effetto multivideo che proponeva l'impianto oristanese. Un'opportunità unica per smorzare i toni a-

gonistici sempre comunque presenti in tornei calcistici di livello. Le squadre divenivano nel

A sinistra: visita alle antiche rovine della città di Tharros.

volgere di una mezz'ora da protagoniste a spettatrici sugli spalti e viceversa, in un continuo turnover che non ha consentito di esasperare gli animi. «In cam­ po c'è stata molta correttezza il che ci ha facilitato notevolmente il compito te­

nuto conto anche delle difficoltà create dalle condizioni meteorologiche in cui

abbiamo operato», confermano gli arbitri. Sottolinea l'equilibrio del torneo

Carlo Roscani, capitano dell'A.S. Giglio di Viterbo: «Il livello è abbastanza buono, non c'è una netta prevalenza di una squadra sull'altra, fors'anche per

la brevità dei confronti. Ma anche laddove si è giocata l'intera partita non ci sono state molte realizzazioni. Eravamo titubanti se partecipare; sarebbe sta­

to un grosso errore non esserci». La fortuna è una componente a cui debbono qualcosa i ragazzi di Bitonto, nell'incrociarli si finisce per essere sommersi in

un uragano di estroversità: «Soltanto il sorteggio ci ha permesso di accedere

al girone finale, sarebbe stata una beffa uscire dal torneo seppure imbattuti,

in futuro sarebbe meglio dividere le squadre partecipanti in più gironi». I pu­

gliesi risulteranno poi i vincitori del torneo davanti al Consiglio di Pistoia e Sanremo. Proprio dai liguri e dal loro centravanti Amedeo Di Giacinto ven­

gono due proposte: «Aumentare a 40 minuti la durata degli incontri ed ele­ vare l'età minima di partecipazioni in modo da rendere omogenea l'anzianità delle società partecipanti».

[Vincenzo Abbruzzino]

malmeni e viene «sopportata», non hanno mai ricevuto tanti applausi. Un susseguir­ si di incitamenti ha fatto da cornice alle pa­ role del presidente nazionale, Donato Re­ nato Mescila, del Presidente di Oristano, Danilo Migliorini, del Sindaco della cittadi­ na e dell’assessore allo sport; il palazzetto sembrava scoppiare da un momento all’altro, tanto forte era il baccano al suo interno. Un rumoreggiare che ben presto si è tra­ sformato in musica: le note della ben no­ ta chitarra di Henry Rivas hanno avuto la meglio e sui ritmi latino-americani sono

riuscite ad affascinare tutti, dai bambini ai grandi. Timidamente, infatti, al lato del palco delle giovani hanno mosso dei pas­ si di danza: un tentativo di partecipare al­ la festa, anzi di fare festa. E i loro compa­ gni, assiepati sulle gradinate, non si sono fatti pregare per saltare le ringhiere e lan­ ciarsi in balli sfrenati è bastato un attimo. Così, le serate associative sono state ve­ ramente aggreganti; il ballo ha fatto da protagonista, la danza che è un partecipa­ re con anima e corpo ha simboleggiato lo spirito che dovrebbe vivere in ogni fami­ glia: il desiderio di comunione.

In alto: una fase di un incontro di calcio; a sinistra: il chitarrista Henry Rivas che ha allietato una serata di festa insieme.


ALLA VIGILIA DI RIMINI

Verso un Congressi Congressi provinciali per la riforma dello Statuto? Poco più che

I

un rito, riservato a pochi iniziati. A prima vista questa previ­

sione ha trovato ampi riscontri nello svolgimento dei Congres­ si: rispetto alle abitudini del CSI sono stati riunioni un pò di-

messe, quasi in sordina. Esaminando i verbali, però, emerge una realtà diver­

sa: viene fuori tutta una serie di rifles­ sioni e proposte che evidenziano un di­ battito sentito, appassionato e compe­

tente. In realtà nessuno se voluto tira­ re fuori dalla costruzione delle nuove

regole che sta avvenendo nella nostra SANTO GAGLIANO

a Commissione che ha preparato il documento sottopo­ sto al dibattito dei Congressi ovviamente non aveva una sua specifica filosofìa sullo Statuto e ciò sia per la sua composizione, eterogenea e rappresentativa di tutta l’Associazione, che per il mandato ricevuto. Ha ripreso le questioni lasciate aperte o accantonate a Montesilvano, ha recepito le sollecitazioni venute fuori tramite i diversi rappresentanti regionali e ha fatto una proposta organica e aderente alle esigenze della società odierna.

Associazione. Il lavoro dei Congressi provinciali

Anche se il materiale prodotto nei Congressi provinciali è amplissimo si può dare dello stesso una prima, seppur sommaria, lettura, alla luce appunto dei punti nodali in­ dicati. Ampiamente condivisa è l’esigenza di rivedere le mo­ dalità di revisione dello Statuto e, nel merito, trova molti consensi anche la proposta della Commissione, anche se non mancano interessanti proposte alternative. Altrettanto condivisa è l'impostazione che la Commis­ sione ha voluto dare allo Statuto da un lato e al Regola­ Le indicazioni della Commissione Il documento della Commissione ha però alcuni punti mento Organico dall’altro. Variegato però è il giudizio che emerge sulle materie da nodali che lo contraddistinguono e che, in sintesi, posso­ trasferire nel Regolamento Organico: la proposta com­ no così essere riassunti: - l'esigenza di rivedere le modalità di revisione dello Sta­ plessiva della Commissione ha riscontrato molti consen­ tuto individuando criteri praticabili e ferme restando le si, su alcuni argomenti però vi saranno, in sede di vota­ zioni, posizioni diverse. garanzie per tutte le componenti dell’Associazione; La «novità» del testo statutario sta nella nuova struttura - una più chiara ridefìnizione dello Statuto e del Regola­ mento Organico, lasciando nel primo le finalità del CSI e regionale che è stata accettata sia per quanto attiene al nuovo ruolo della Regione ed anche per la composizione riservando al secondo il compito di regolare la vita del Consiglio regionale. Su questo specifico aspetto vi so­ dell ’Associazione ; - una rivalutazione del ruolo delle Regioni, anticipando in no alcune riserve che però sembrano essere riconducibi­ positivo le spinte localistiche che oggi si stanno affer­ li al ruolo asfìttico che oggi hanno le Regioni, mentre la mando, e, di conseguenza, un nuovo modello di Consi­ proposta della Commissione lega la struttura nuova a un ruolo nuovo e più ampio. glio regionale; - un nuovo ruolo, più politico e di indirizzo per il Consi­ Proposte e problemi glio nazionale, un suo allargamento e un sistema diverso La questione su cui non è possibile fare delle previsioni è della sua elezione; - l’esigenza di regolare meglio e in maniera trasparente la invece legata al sistema elettorale del Consiglio naziona­ vita dell’Associazione, valorizzando i suoi vari organi, ri­ le: si va da chi vorrebbe eleggerlo tutto col sistema del valutando i controlli e definendo meglio ruoli e incompa­ Collegio Unico Nazionale a coloro che vogliono conser­ vare integralmente la suddivisione in circoscrizioni pastibilità.


innovativo e partecipato

sce queste proposte la condivisione del voto limitato (ma ci si divide sull'individuazione della relativa quota) e sarà certo interessante il dibattito e, ce lo auguriamo, lo sfor­ zo di cercare una soluzione di mediazione. Complessivamente accettate appaiono le norme indivi­ duate per regolare la vita del CSI; mentre appare proble­ matico trovare l’intesa sulle incompatibilità in quanto troppe e troppo diverse sono le proposte dei Congressi. La Commissione ha preparato il testo da sottoporre al dibattito e al voto del Congresso nazionale inserendovi tutte le proposte innovative. Molti Congressi provinciali non si sono limitati a pro­ porre emendamenti sostanziali; hanno anche provvedu­ to a emendare via via tutto il testo in conseguenza delle proposte fatte. La Commissione ha apprezzato questo enorme sforzo anche se nel documento congressuale

L’appuntamento di Rimini

Il lavoro dei Congressi locali però non è stato vano: infat­ ti verrà tenuto presente e recuperato in base agli emendamenti che verranno approvati. Ci si avvia quindi ad un Congresso che non sarà certo arido né riservato a pochi iniziati: il dibattito sarà tra dele­ gati che conoscono bene la materia e giocheranno certo un positivo ruolo da protagonisti. Il lavoro preparatorio della Commissione, l’accuratezza dei Congressi provinciali, le soluzioni «tecniche» prepara­ te per agevolare il dibattito e le votazioni ci porteranno ad un appuntamento congressuale che si preannuncia mol­ to interessante e partecipato. Avremo certamente regole nuove per una Associazione che vuole ancora essere protagonista nella Società che cambia.


SPORT E DINTORNI

Quando il cronis operato l’antico ostracismo, la giornali­

sta sportiva è divenuta ormai una sorta

|

di «prezzemolo». Firma in­

chieste su quotidiani e riviste, imperversa in televisione, fa opinione, costruisce immagi­

ne. Non c’è più scandalo, né curiosità morbosa attorno al *;/*

suo lavoro. Siamo davvero di

^-- ; ¿

K7'?

fronte ad una liberante rivoluzione culturale? E se inve-

ce, sotto, sotto... PIER GIORGIO SABANI

he diavolo ci fa quella donna nella mia redazione?» - fu il grido allarmato che le crona­ che attribuiscono al direttore di un grande quotidiano de­ gli anni ‘50. Nemmeno aves­ se visto un topo, un alieno, uno zombie... A quei tempi, la scontrosa cittadella del giornalismo nostrano appariva ancora inespugnabile alle donne, sull'onda di una discriminazione che riguardava un po’ tut­ te le professioni, inguaribilmente maschiliste, inesorabilmente precluse a chi non fosse portatore di testosterone. Una sorta di Monte Athos laico, insom­ ma, in cui, anche al più timido e fugace svolazzar di gonnella, partivano imprope­ ri e fanatiche difese ispirate alla riparazio­ ne del sacrilegio. Poi vennero le prime mosche bianche, le prime «sufragette» della rotativa che, ar­ mate di taccuino, matita ed una bella do­ se di faccia tosta, cominciarono a fre­ quentare il «Sancìa Sanctorum», tollerate più che pienamente accolte; guardate con sufficienza ed ilarità, più che aiutate ad in­ serirsi nella professione. Ma se ciò valeva per la cronaca, la poli­

I

In alto: Antonella Clerici e, a lato, Simona Ventura.

«

tica, il costume ed il giornalismo d'inchie­ sta, rimaneva ancora una trincea praticamente off-limits per le rappresentanti del gentil sesso. Era lo sport, appannaggio esclusivo di rudi maschioni con l’imper­ meabile stazzonato e la perenne cicca in bocca; irsuti come portuali sempre un po' alticci, che praticamente vivevano nelle nebbiose tribune-stampa di stadi vocianti, calcavano campi fangosi, s’aggiravano come personaggi dell’Espressionismo te­ desco negli stanzoni appestati di linimen­ to e di fumo freddo delle palestre di peri­ feria.

Una razza dannata che difendeva ad ol­ tranza il proprio patetico «machismo» e che sarebbe certamente piaciuta al Bossi, se a quei tempi, invece di tentare di strim­ pellare improbabili canzonette rauche, avesse avuto un po’ più di confidenza con i giornali. Fu certamente un’epoca eroica per il giornalismo di casa nostra, inutile negarlo; fu l’incubatrice di talenti sicuri, che in mol­ ti casi riuscirono ad innovare stili ed ap­ procci che risentivano ancora troppo della lezione marziale, strapaesana e patriottar­ da della concezione fascista dello sport.


a e in minigonna tivate ad entrare nella professione; se pra­ ticamente tutte le trasmissioni televisive sportive sfoggiano conduttrici serie e pre­ parate, ciò va ascritto al merito di quella lontana apripista, tetragona alle difficoltà, incurante del chiacchiericcio pettegolo. Già, oggi le giornaliste sportive rappre­ sentano un «must», un punto di forza irri­ nunciabile per chi voglia dar vita ad un’informazione moderna, spigliata, non più circoscritta alle schermaglie da bar. Le vediamo quotidianamente sullo schermo, con i loro bei visini, l'acconciatura giusta, la gonna ne lunga, ne corta... Sono una specie di fatine che ci guidano per mano tra il clangore gladiatorio degli scontri ago­ nistici, che ci rassicurano e ci fanno so­ gnare, d sorridono e sdrammatizzano la tenzone. E paradossalmente finiscono per essere più numerose di quelle impegnate in altri settori. Ancora lontani dalla parità professionale

Ma fu anche una stagione incompleta, ir­ risolta, un po’ falsa; una sorta di terreno di coltura di una visione tutta al maschile della realtà, quasi che lo sport fosse anco­ ra vittima delle idiozie tardo-ellenistiche inaugurate da quel sant’uomo di De Coubertin (Dio labbia in gloria!), notoriamen­ te poco propenso ad accogliere le donne in quel microcosmo tutto muscoli e po­ tenza che costituiva il suo giocattolo pre­ ferito. La svolta degli anni '60

Ma anche qui - vai a prevedere la storia avvenne un bel giorno il prodigio. Si ricor­ dano ancora lo scalpore e la pruriginosa curiosità con cui, nei tardi anni ‘60, venne accolta la prima giornalista italiana inseri­ ta a tutti gli effetti in una redazione sporti­ va. Fu la «Gazzetta dello sport» a rendere possibile l’evento, e d fu subito qualcuno che mise in relazione il colore rosa della carta con la quale il giornale veniva stam­ pato con la tendenza che s’andava inau­ gurando. Roba da chiodi. Neppure Funari avreb­ be osato tanto.

Subito si scatenò sulla malcapitata lo schiacciasassi del «mass-media System» spettacolarizzato, ancora lontano dai lidi limacdosi e scurrili toccati in tempi recen­ ti, ma già abbondantemente sulla cattiva strada. La neo-cronista si vide rovesdare addosso domande eleganti del tipo: «Co­ sa prova quando entra in uno spogliatoio maschile?», a cui facevano da inevitabile «pendant» interviste ad atleti ispirate al «Ma lei si fa vedere spesso sotto la doccia da “quella fi”?». L’ItaHetta che aveva appena finito di cen­ surare in TV le gemelle Kessler e la Abbie Lane; che viveva con imbarazzo il prelu­ dio della rivoluzione sessuale del ‘68, guardava a quella ardimentosa giornalista come ad una sorta di bestia rara, un feno­ meno da baraccone, una creatura fellinia­ na che era riusdta a penetrare nel Barnum dei maschietti. Ma non fanno più notizia

La categoria giornalistica e l’evoluzione del costume nazionale debbono molto a que­ sta coraggiosa pioniera e se oggi le croniste in gonnella non fanno più notizia mor­ bosa, ma anzi vengono addirittura incen­

Certo, la situazione non è più quella di dieci-quindid anni fa; ma siamo ancora lon­ tani dalla piena parità professionale tra giornafisti e giornafiste. Se le donne iscritte all’Albo rappresenta­ vano, nel 1983, appena il 13% del totale, oggi si è giunti ad un più significativo 20%, ma continua lo stesso a non esserci nes­ suna direttrice di quotidiano. Ci si ferma nelle posizioni intermedie della gerarchia: 17 sono le caporedattrid; 10 le vice-caporedattrid; 74 le caposervizio; 50 le vice; 34 le inviate. E molte di queste - ironia della sorte - figurano impegnate proprio nelle redazioni sportive. Chi l’avrebbe mai detto... Prodigi del destino! Un mondo che per anni si è mantenuto pervicacemente lega­ to ai propri furori discriminatori, oggi si ri­ trova ad essere all’avanguardia della lotta di liberazione della donna. Sarà perché una graziosa cronista è incommensurabil­ mente più gradevole di un ardgno Pizzul; sarà perché una minigonna non ha mai fatto scappare nessuno, ma l’informazio­ ne sportiva sta davvero assistendo ad una massiccia vendetta di quello che una vol­ ta veniva grossolanamente fiquidato co­ me il «sesso debole». Sarà vera rivoluzione? E se invece, sot­ to la bandiera del «viva le donne», conti­ nuasse ad allignare il vec­ chio concetto maschilista della «bella statuina», così remunerativo in un clima di sempre più esasperata guerra dell'audience?

23


INCONTRO PRESIDENZE REGIONALI

Associazione di fronte alle difficoltà del

sistema politico e istituzionale: rappor­ ti, scelte e prospettive». Con questo te­

ma si è svolto a Chianciano, il 9 e 10 ottobre, l'incontro

nazionale delle Presidenze regionali. Hanno parte­ cipato al meeting i presidenti, i vicepresidenti, i

coordinatori dell'attività sportiva, i coordinatori

della formazione, gli amministratori ed i segretari regionali, i quali hanno dato vita ad una riflessione di carattere operativo, volta a definire 1 program­

mi nazionali e regionali, oltre alla consueta verifi­ ca del lavoro finora svolto. Un appuntamento importante, per interrogarsi, per esaminare se stessi e la vitalità dell’Associazione a livello periferico.

LEO LEONE LEONE LEO

leggiava nelle sale dell’hótel Fortuna di Chianciano un’at­ mosfera non ben definibile: dall’inquietudine sul presen­ te alla volontà di proiettarsi verso il futuro. Non a caso sulle letture accorte e dettagliate della realtà han prevalso le metafore un pò tutte attinte dagli elementi fluidi e in­ contenibili: il guado, la tempesta, l’arcobaleno. Il Centro Sportivo italiano soffre, con il Paese, le «doglie del parto» e non si nasconde che gli eventi del presente storico sono destinati a segnare una svolta nell’universo complessivo: culturale, politico, economico... sportivo Non sorprendono perciò, negli interventi, passaggi e sen­ sazioni, anche inespresse, che vanno dallo smarrimento alla ricerca di vie di uscita, al rinsaldarsi delle motivazioni all’impegno, alla richiesta reiterata di strumenti. E’ pensabile che dentro l’universo magmatico del pre­ sente italiano stia germinando un futuro di rinnovamen­ to. A condizione che vi sia un concerto di forze che spin­ gano decisamente in quella direzione. Così è pensabile che il CSI si stia rigenerando nel momento stesso in cui festeggia cinquantanni di storia, a condizione che osi da­ re volto all’incerto futuro con chiarezza di idee e volontà progettuale. La relazione con cui apre le giornate di Chianciano il presidente nazionale è densa di temi, di analisi e di inter­ rogativi. Vi è contenuta una ricognizione sugli ultimi anni dello sport nazionale, sulle politiche ondivaghe del Go­ verno, del CONI e sulle contraddizioni affiorate all’interno del pianeta della promozione sportiva. In questo scena­ rio si staglia un CSI, a suo modo, dignitosamente prota­ gonista: nei numeri, nelle idee, nelle proposte. Si tratta di fare il punto e di rilanciare idee e proposte.

Il dibattito

Un primo dibattito a caldo e già saltano fuori ansie ma anche interrogazioni e direzioni di rotta. Rimotivare la ba­ se, afferma Renato Vailati, spingendola a fare proposte. Gli fa eco Eugenio Imperatori spostando l’attenzione sul ruolo propositivo delle regioni. Altri due presidenti regio­ nali, Bergonzini e Gasperotto quasi a bilanciare lo slancio degli altri interventi, invocano maggiore strumentazione operativa per le strutture regionali. Era giusto toccare il nodo regioni: lo voleva la natura dell’incontro, Io esigeva il dibattito forsennato, talora iste­ rico, che si va sviluppando in Italia sul decentramento amministrativo e sul rispetto e la valorizzazione delle pe­ culiarità territoriali. Tra qualche mese anche il CSI è chia­ mato a verificare se il dibattito interno sulla questione po­ trà approdare a esiti culturali e associativi dignitosi. Il Congresso di Rimini lo dirà. Dove è venuto fuori il respiro più profondo e più ca­ denzato è stato nei gruppi di lavoro. Impegnati per ruoli e per tematiche affini presidenti, segretari, coordinatori dell’attività sportiva, della formazione, amministratori e addetti stampa hanno espresso il meglio dell’incontro. Un’Associazione ricca e propositiva dimostra la sua for­ za nel saper partire dai problemi per formulare le solu­ zioni. Si ribadisce la complessità variegata dell’universo CSI, si rileva la volontà di interagire, l’esigenza di posse­ dere strumenti, strutture, occasioni che favoriscano la crescita associativa e la propositività del progetto nelle singole realtà. Viene fuori il quadro di un soggetto che si interroga, ma non demorde, che si sente coinvolto in un dramma sto-


rico che non gli è estraneo e in una congiuntura econo­ mica che non risparmia nessuno: sport, sportivi e asso­ ciazionismo promozionale compreso. L’appello di don Mazza

Ci sarà da pensare, riprogettare e da fare dopo Chianciano '93. Sull’onda di una Associazione che rilancia spe­ ranze e progettualità (Assisi ’92) si lascia trasportare mons. Carlo Mazza venuto a presentare il documento «Tempo libero, turismo e sport» della CEI. Un discorso fatto con passione, come di chi parla ad amid nei quali ripone stima e fiducia. In qualche passag­ gio l’esortazione si fa appassionata, quasi appello che tocca questioni non nuove per la storia lunga e intensa

del CSI, ma che rivelano una forte carica di attualità. Oc­ corre rilandare una riflessione corale sulla spiritualità del­ lo sport, in un momento di caduta di slando. Occorre rendere servizio alle Società sportive che operano in am­ bito parrocchiale con proposte di attività che rispondano alle richieste e ai bisogni di una pastorale giovanile ad ampio respiro. Il CSI si adoperi per essere presente e per produrre idee e progetti all’interno dei contesti parroc­ chiali diocesani, valorizzando le risorse della sua storia e della sua cultura. Su questo invito-appello le giornate di Chianciano si chiudono, o meglio si aprono ad un lavoro di sedimen­ tazione dei messaggi, di riordino di idee, di rilancio di per­ corsi che dovranno già dal 1994 vedere la luce.


INCONTRO ADDETTI STAMPA

L®«d

Progetto comun n tempo la comu­ nicazione

U

era

lo

strumento per ren­ dere noto agli altri

un avvenimento di interesse generale. Oggi è il meccani­ smo che ci consente di partecipare ad

un circuito di informazioni cui tutti fan­

no riferimento e al di fuori del quale si è considerati come non esistenti. Questa

affermazione, che non deve essere con­

siderata come un assioma, sintetizza una caratteristica della nostra società basata su un sistema di comunicazione

complesso, veloce e ricco di fonti, che è riuscito a ribaltare il rapporto esistente tra realtà e rappresentazione. Forse a

causa del poco tempo a nostra disposizione o a causa delle notevoli dimensioni e delle complessità del nostro "villaggio senza frontiere”, non riusciamo a vivere tutta la realtà che ci circonda e allora ci ac­ contentiamo di apprenderla, così come ci viene rappresentata, dai mezzi di infor­ mazione, assegnando a tutto ciò che ci viene raccontato il rango di realtà. I giornali, le reti televisive e radiofoniche sono ormai dei “riti collettivi” a cui si affi­ da il ruolo importante di narratori e inter­ preti della realtà talvolta vissuta in nostra vece. E ciascuno di noi con le sue vicen­ de, se non riesce a diventare “avvenimen­ to” rilevante per il sistema dei mass-me­ dia, è soltanto uno spettatore passivo e consumatore di notizie già confezionate. Quale atteggiamento bisogna adottare per sentirsi ancora protagonisti della pro­ pria realtà? Come uomini del nostro tem­ po, interessati alle vicende sociali, ci affi­ diamo ad una lettura ragionata delle noti­ zie; come operatori ed educatori dobbia­ mo cercare gli strumenti e le strategie per accreditarci come sorgente di comunica-

SANTO FABIANO

zione di valori ed esperienze. A tal proposito si è tenuto a Roma, lo scorso ottobre, il secondo incontro degli Addetti stampa regionali del Centro Spor­ tivo Italiano dal tema impegnativo “Pro­ getto comunicazione”. La comunicazione sportiva attuale sof­ fre i limiti di una accentuazione dell'aspet­ to consumistico e spettacolare che tradi­ sce i valori autentici dello sport. Pertanto diviene necessaria l’individuazione di un progetto mirato a definire nuove tecniche di trasmissione delle esperienze, sia all’in­ terno dell’Associazione che verso il mon­ do esterno. La comunicazione interna

Comunicare è un compito primario della funzione educativa che viene esercitato nella nostra Associazione attraverso cana­ li nazionali e locali. Sono numerosissime, nel CSI, le pubblicazioni che costruiscono una rete di messaggi che vanno dal sem­

plice comunicato sul calendario e sui ri­ sultati delle partite, all’approfondimento di temi di carattere sociale. L’incontro degli addetti stampa regiona­ li è servito a fornire una analisi della stam­ pa associativa, partendo dalla storia di «Stadium» e del rapporto tra il mondo sportivo e la società, necessariamente mutato nel tempo, per fornire poi una analisi delle pubblicazioni della periferia. L’analisi, realizzata non per solo gusto sta­ tistico, ma per fornire un quadro attuale sullo strumento utilizzato dai Consigli CSI per la comunicazione con i propri soci, ri­ vela l’impostazione che viene data a que­ sto importante strumento: il notiziario. Il tipo di notiziario CSI più diffuso è a ca­ denza settimanale e, nel 90 per cento dei casi, non si limita alle sole notizie tecniche organizzative, ma apre con articoli di fon­ do su temi di attualità; più della metà trat­ ta di temi di carattere associativo, che prendono spunto da interventi di operato­ ri nazionali o provinciali della formazione o da specialisti dei diversi settori di inte-


azione Foto di gruppo dei partecipanti all’incontro Addetti stampa regionali.

resse sportivo; in piccola percentuale ven­ gono affrontati temi di carattere sociale o di politica sportiva. L’esiguità di quest’ultima percentuale è dovuta alla competenza necessaria per l’analisi e l’approfondimento dei fenome­ ni sociali e politici. Bisogna però osserva­ re che, in quasi tutti i casi, gli argomenti esposti sono originali, cioè frutto della ri­ flessione di chi li realizza. Nell’era della comunicazione, caratteriz­ zata anche dalla confusione nell'informa­ zione, si può ritenere soddisfacente la constatazione di avere meritato uno spa­ zio, sebbene piccolo, nella miriade di pub­ blicazioni che affollano il nostro tempo li­ bero, che si aggiunge a quello già consoli­ dato di «Stadium», «Animazione e pro­ mozione sportiva» e «CSI FLASH Agen­ zia», organi di stampa nazionali. Comunicazione esterna

Apparentemente simili, la comunicazione diretta verso l’interno delI'Assodazione e quella verso la società, sono invece frutto

di diverse esigenze, diversi modi di inten­ dere il messaggio e diversi ruoli da coin­ volgere. Nel primo caso possiamo limitarci a ripe­ tere, aggiornandoli, gli input educativi che il nostro progetto associativo contiene e che nel corso degli anni sono stati elabo­ rati; verso l’esterno, invece, siamo sem­ pre costretti a ripresentarci, attualizzando­ ci con i problemi e le istanze che la so­ cietà, di volta in volta, presenta. Tutti gli addetti stampa, intervenuti in rappresentanza delle diverse regioni, han­ no concordato sulla necessità di intra­ prendere una nuova strategia nei confron­ ti dell’informazione, che non si basi sol­ tanto sulla individuazione della figura del responsabile delle relazioni esterne, ma sul suo inserimento all'interno di un siste­ ma di rapporti che possa rappresentare la nostra finestra sul mondo che ci circonda. La nuova strategia deve partire da una maggiore attenzione verso la realtà in cui viviamo e i suoi “narratori”, anche con un coinvolgimento diretto, devono avere uno

sguardo attento al nostro ambiente, per­ ché - e molte volte lo abbiamo sperimen­ tato - il nostro modo di fare sport ha rap­ presentato una risposta ai disagi sociali. Il Consiglio CSI deve dunque essere in contatto con gli organi di stampa locali as­ setati di notizie, per non battere la grancassa sulla attività ordinaria, ma spiegan­ do, in termini chiari per il mondo distratto e frettoloso, gli obiettivi del nostro impe­ gno. Tutto ciò è facile da dire, ma non al­ trettanto da realizzare. La Presidenza nazionale, consapevole dello sforzo richiesto, ha individuato due moduli, denominati “week-end formativi per addetti stampa”, che con l’aiuto della sperimentazione concreta, in forma di la­ boratorio, anche attraverso il coinvolgi­ mento di giornalisti, interni ed esterni all’Associazione, intende fornire una base di cono­ scenza sulla quale indivi­ duare e assistere nell’attività gli addetti stampa pròvinciali e regionali.

27


Ordinamento sportivo e giustizia sportiva ALBERTO SUCCI

ei Paesi europei i rapporti Stato/sport sono disciplinati a seconda delle differenti scelte politiche operate dai singoli Stati. In alcuni casi esiste una completa ingerenza dello Stato nella vita dello sport mediante la costituzione di particolari organismi (es. Ministero dello sport), in altri casi, invece, lo Stato si disinteressa totalmente del mondo sportivo. L’Italia si pone in una situazione del tutto particolare: Io sport rappresenta un fenomeno a cui lo Stato presta attenzione per le implicazioni di carattere sociale che esso comporta, ma ne demanda la gestione ad un ente non statale, il Comitato Olimpico Nazionale Italiano CONI. E’ opinione ormai consolidata che quello sportivo può considerarsi un ordinamento giuridico autonomo rispetto a quello statale. Alcuni hanno addirittura ravvisato la natura sovranazionale dell’ordinamento sportivo in quanto facente capo al Comitato Olimpico Intemazionale (CIO). Gli elementi essenziali per 1’esistenza di un ordinamento giuridico sembrano essere presenti nel mondo dello sport, infatti: - esiste un ‘corpus’ di leggi create dall’ente esponenziale, vincolanti per i soggetti dell’ordinamento ; - esistono i soggetti (atleti, società, associazioni, dirigenti, ecc.) che sono i destinatari delle norme; - esiste l’organizzazione rappresentata dai vari organi preposti al regolare

funzionamento dell’attività sportiva e ai diversi rapporti interni

Da quanto si è detto appare evidente che per quanto riguarda l’attività sportiva e i rapporti interni ome in ogni ad essa connessi trovano ordinamento piena ed esclusiva giuridico, anche in applicazione le norme quello sportivo poste dai competenti esiste il potere coercitivo, organismi sportivi. Il in base al quale possono dubbio sorge nel essere applicate sanzioni momento in cui le norme nei confronti di coloro che di diritto sportivo entrano non osservano le norme in conflitto con quelle che ne regolano la vita. statali o quando decisioni Mediante il tesseramento della giustizia sportiva e l’affiliazione gli atleti e le incidono su diritti degli società o associazioni atleti o delle società sportive assumono lo rilevanti per l’ordinamento «status» di soggetti statale e da questo dell’ordinamento sportivo garantiti e tutelati. e diventano così titolari di Di recente, è stata diritti ed obblighi. Ma tale rivendicata a gran voce «status» non può l’autonomia dello sport ed comportare la rinuncia ai è stata ritenuta illegittima diritti garantiti ogni ingerenza del giudice dall'ordinamento statale statale nell’ambito che dovranno essere dell'ordinamento sportivo. tutelati con prevalenza Il diritto di sugli altri. autodeterminazione del Occorre sottolineare, in mondo sportivo è stato proposito, che riaffermato anche al l’ordinamento sportivo convegno sulla giustizia trova la sua legittimazione sportiva promosso nella «delega» che lo Stato dall’ACNOE (Associazione (ordinamento primario) dei Comitati Olimpici ha operato mediante la Nazionali Europei). In legge istitutiva del CONI e quella occasione da più pertanto deve considerarsi parti si è paventata ordinamento «derivato». l’ingerenza statale nelle

C

controversie sportive e si è fortemente ribadita l'autonomia decisionale dei giudici sportivi e la piena validità delle loro decisioni.

i discorso si complica quando le decisioni degli organismi sportivi si riflettono o incidono su aspetti connessi all'esercizio dell’impresa sportiva (tale deve essere intesa l’attività svolta dalie società sportive di alto livello). Infatti i complessi rapporti di carattere commerciale e finanziario che a questa si ricollegano sono certamente da ricondurre nell’ambito della tutela apprestata dall’ordinamento statale non essendo ipotizzabile la competenza di altri giudici alla luce del principio costituzionale secondo cui nessuno può essere sottratto al proprio giudice naturale. La clausola compromissoria, che vincola i soggetti dell’ordinamento sportivo a sottoporre le controversie alla cognizione degli organi della giustizia sportiva, pena l’espulsione, non sembra potersi estendere ai rapporti che si pongono, per la natura degli interessi tutelati, al di fuori dell’ambito sportivo. Mancherebbe, infatti, il carattere di «terziarietà» dell’organo giudicante, in quanto le controversie sarebbero sottoposte ad un organismo che è diretta emanazione di una delle parti. I provvedimenti adottati dagli organi della giustizia sportiva spesso non circoscrivono la loro efficacia al solo ambito dell’ordinamento sportivo,

f


Meglio prevenire che curare MARCELLO GHIZZO

Ila costante diffusione dell’attività sportiva, si accompagna un crescente rischio di patologie. Per questo motivo da anni, il problema è oggetto di studio e di iniziative preventive. La prevenzione delle lesioni e dei danni provocati dall’attività I modello Italiano sportiva richiedono: basato sull’autonomia provvedimenti che dello sport ha dato salvaguardino la ottimi risultati, che inducono ad auspicarne ilsicurezza, attenzioni particolari per le discipline mantenimento, se pure definite pericolose, oltre con alcuni adeguamenti ad un’accurata analisi alla realtà emergente. delle cause. Queste ultime Per tentare di superare i si differenziano a seconda conflitti tra giustizia della disciplina sportiva, ordinaria e giustizia ma si possono riassumere sportiva è stato ipotizzato in base alla: tipologia della il ricorso a collegi arbitrali. causa (accidentale o Nel 1985 è stato istituito il controllabile), alla TAS (Tribunale Arbitrale frequenza in rapporto alla Sportivo) che svolge la durata dell’attività, alla sua attività a livello costituzione fisica, allo intemazionale. La stato di allenamento e soluzione prospettata all’età dell’atleta. appare condivisibile se si tiene conto che, anche per Le principali cause sono: l’insufficiente quanto riguarda le preparazione, l’eccessiva controversie in campo sollecitazione e economico intemazionale, conseguente si fa frequentemente affaticamento delle ricorso a giudizi arbitrali. strutture Perché ciò sia possibile capsulolegamentose e occorre, però, che gli tendomuscolari; in arbitri si pongano in una proposito è bene posizione di equidistanza ricordare, la necessità di tra i contendenti e un adeguato rimangano «super riscaldamento prima e partes». defaticamento dopo la Il problema resta dunque gara o l’allenamento. aperto a molteplici Molte patologie legate soluzioni a seconda dei all’attività sportiva punti di vista da cui lo si possono essere prevenute affronta, ma la credibilità migliorando l’assistenza dell’una o dell'altra medica: dall'esame posizione si gioca sulla attitudinale, alla salvaguardia dei diritti consulenza corrente, alle irrinunciabili delle parti, misure preventive. sulla effettiva e concreta La migliore profilassi tutela degli interessi delle diverse componenti del dell’incidente e del danno mondo sportivo e sulla da sport è comunque garanzia di imparzialità rappresentata dallo stato dell’organo giudicante. di buona salute dell’atleta. In altri termini

ma si riflettono anche su situazioni giuridiche tutelate dall’ordinamento statale, con la conseguente competenza del giudice ordinario (si pensi ai diritti derivanti dall'esercizio dell'impresa sportiva, a quelli scaturenti dalla qualifica di associato, ecc.).

/

CAUSE DELLE LESIONI DA SPORT

* scontro tra atleti * stato del terreno * clima

B - CAUSE CONTROLLABILI * fattori tecnologici padronanza tecnica individuale scelta del materiale bendaggi protettivi allenamento razionale riscaldamento adeguato * fattori igienico dietetici corretta igiene alimentare corrette abitudini riposo adeguato in quantità e qualità * fattori individuali salute dell’atleta alterazioni scheletriche stato psicologico disattenzione e indisciplina

quest’ultimo deve avere un organismo sano, un apparato locomotore indenne oltre ad un sistema cardiorespiratorio adeguato fisiologicamente alla prestazione richiesta. L’eccellente padronanza tecnica dei diversi «modelli cinetici» è, senza alcun dubbio, un grosso deterrente all’instaurarsi di microtraumi ripetuti. Prima di riprendere l’attività, è importantissimo che siano perfettamente guarite le malattie o le lesioni precedenti e che siano scomparsi dolori e impedimenti residui che possano dar luogo a situazioni recidive (nuovi strappi, versamenti articolari ect...). ella prevenzione degli incidenti riveste una certa importanza la qualità delle attrezzature e dell’abbigliamento, basti pensare agli attacchi di sicurezza e agli scarponi nello sci, alle scarpe con supporti anti-tallonite o di controllo della volta

plantare nella corsa, ai parastinchi nel calcio, alle ginocchiere nella pallavolo, ai caschetti e guanti nel ciclismo ecc... L’osservanza di misure tecniche e organizzative permette di evitare la maggior parte degli infortuni causati spesso da disattenzione, indisciplina e temerarietà. Quando si opera con gruppi numerosi è importante che l’allenatore possa disporre di assistenti ben addestrati per poter seguire gli atleti suddivisi per tipo di prestazione e in base alle capacità. Prevengono gli incidenti anche ordini chiari e precisi da parte dei responsabili oltre al comportamento rispettoso e leale degli atleti nei confronti degli avversari. Bisogna prendersi cura del corpo dei ragazzi non solo quando sono ammalati, ma anche quando godono di buona salute.


Il giro de] mondo in catamarano FLAVIO PEDROTTI

o spirito avventuroso che ha animato e che anima molti viaggiatori, cela dietro di sè una forte volontà di affermazione personale. «Far fortuna con iniziative rischiose e procurarsi fama con imprese fuori dal comune, così da raggiungere posizioni superiori alla propria», come scriveva Daniel Defoe nel suo «Robinson Crusoe», ecco il credo di questi viaggiatori. Verne aveva immaginato e creato quel fantastico personaggio di Phileas Fogg, un eccentrico miliardario inglese che spendendo di tasca sua e affittando elefanti, treni, navi ed altri mezzi di trasporto ritornò al punto di partenza dopo aver circumgirovagato il mondo per ottanta giorni. Centoventi anni dopo la pubblicazione dell’avventuroso e avvincente romanzo di Jules Verne, il velista francese Bruno Peyron torna con quattro compagni di avventura sotto il faro di Quessant, in Bretagna, da dove era partito settantanove giorni prima, dopo aver fatto il giro del mondo a vela. Toma con venti ore di anticipo rispetto alla scadenza del termine, vincendo sfide, scommesse, incredulità portandosi a casa il trofeo J. Verne e un milione di dollari. Va detto comunque che di suo, oltre al coraggio, l'animo, l’impeto e il sangue freddo ci ha pure messo mezzo milione di dollari... dettaglio, questo, che lo porta vento in poppa tra gli sportivi autentici. Cinquantamila chilometri

£

Il francese Bruno Peyron, protagonista del giro del mondo a vela.

di oceani a bordo di un catamarano, cioè due scafi sottili come canoe collegati da robuste travi, di ventisei metri. Un record quasi impossibile il suo, un viaggio marittimo spericolato e romanzesco, intorno al mondo al di là dei limiti umani. ul palcoscenico esteso d’acqua, Peyron e suoi quattro compagni scrutano giorno-nottegiorno a l'orizzonte, consci della fragilità del grande catamarano davanti all’accanimento e allo sfogo sbrigliato degli oceani. Sbanda, spiega, fila, va giù di bolina, costeggia, stringe il vento, vira e veleggia: se nella metafora, andare a gonfie vele è buona sorte, qui il timore e il tremore nuotano e galleggiano come papere. Ma la mente di Peyron nuota nell’avventura, «comme nager» e quando il diciottesimo giorno entra nell’Oceano Indiano, nei terribili Quaranta ruggenti, una latitudine dove il vento fischia e gli icebergs come ombre o corpi astrali lo sfiorano di notte, e onde alte sedici metri lo ammutoliscono, Bruno ricorda quei versi: «Conosco i deli in lampi squardati e le trombe/risacche e correnti; la sera ho conosciuto,/l’alba esaltata come stirpe di colombe/ e a volte ho veduto dò che l'uomo ha creduto...»; il più bel poema di Rimbaud, Il Battello Ebbro, il simbolo dell’uomo trasportato dal desiderio di avventura e di libertà, raggiunge l’oceano con Peyron.. E non si arrende neppure quando in vista

dell’Australia un’altra tempesta regala una piccola ferita allo scafo. Si attraversa l’Oceano Parifico e par di sentire sirene o qualcosa che echeggia nell’aria. Si avvicina Capo Horn, l’acqua dei marinai defunti, tomba delle navi, ed è di nuovo tempesta, così furiosa da costringere Bruno e compagni ad ammainare le vele lasciandosi dirigere dal vento e dalle onde.

anche 20-21 nodi... La Franda si awidna... Bruno-Arthur sussurra: «Se desidero un’acqua d’Europa, è la nera/e fredda pozza ove alla balsamica sera/un bimbo, accoccolato e triste, sdoglie in viaggio/un esile barca come farfalla a maggio...» Il «Battello Ebbro» e il suo poeta ce l’hanno fatta, hanno navigato intorno al mondo in ottanta giorni. Ventidnque anni fa, quando fu fatto il primo di d ecco finalmente questi record, ce ne l’Atlantico, si deve vollero oltre trecento... risalire verso L’antichità è ricca di viaggi l’Equatore, i climi avventurosi. Allora, la caldi, verso venti protetti lotta dell’uomo contro le dagli dei buoni. Ma se potenze naturali sempre non sono onde e venti a pronte a ricacciarlo verso infierire, ci pensano le uno stadio precedente di distratte o disturbate sviluppo era continua e balene che centrate in ogni conquista veniva pieno aprono un’altra fissata nel mito o ferita nel lungo nell’epopea in modo che catamarano. Il vento gira non fosse più possibile come la sorte e adesso si negarla. Oggi, chi va come I’«Olandese potrebbe negare «le Volante» raggiungendo gesta» di quest’eroe?

£


Un programma di vita n questo contesto si inserisce la olti i commenti all’Endclica di «Splendor Veritatis» con le Giovanni Paolo II sulle indicazioni della dottrina della Chiesa questioni fondamentali e con le sue istanze di progettualità. dell’insegnamento morale I suoi contenuti hanno qualcosa da dire a della Chiesa, la «Splendor Veritatis», tutti, anche agli operatori e dirigenti attesa durante tutta l’estate, e finalmente sportivi, soprattutto a coloro che fanno presentata all'inizio di ottobre dal Card. parte di Associazioni di ispirazione Ratzinger. cristiana. Non è possibile ignorare i AI solito, la stampa laica si è soffermata suggerimenti del Santo Padre, il quale sugli aspetti secondari dell’Enciclica, rileva «come l’autorità ecclesiale, che si senza considerare la parte sostanziale della questione morale espressa da Papa Wojtyla e quindi dalla Chiesa. Si è fatto così un arido elenco dei peccati gravi (peraltro indicati già nel Catechismo) per poi criticare il mancato rinnovamento, come se il Papa e i Vescovi abbiano il potere di cambiare la legge divina, anziché presentarla e spiegarla. Ecco, allora, la definizione dell’Enciclica in termini di documento «anti - dissenso», nella quale aleggia lo spirito «cospiratore e retrivo» dell’obbedienza: un documento capace di lunghe dissertazioni dottrinali, ma privo di ogni accettabile contributo pastorale. Come tutte le pubblicazioni pontifìcie, la «Splendor Veritatis» offre molteplici chiavi di lettura e, a prima vista, sembra aver ragione Mons. Alvaro del Portillo quando dice che il nucleo del messaggio di Giovanni Paolo II si riassume in un'idea fondamentale: la connessione tra verità e libertà. Questo rapporto mette in gioco Io stesso valore dell'uomo che, creato a immagine e somiglianza di Dio, gode di piena libertà che gli consente di essere padrone delle sue azioni e del suo destino. «Nessuno pronuncia su questioni morali, non insiste Del Portillo - è più libero intacca in nessun modo la libertà della dell’uomo consapevole coscienza dei cristiani» (n. 64), poiché dell’altissimo destino per il quale afferma Giovanni Paolo II - «il Magistero Iddio, Creatore e Redentore, lo ha non porta alla coscienza cristiana verità creato». ad essa estranee, bensì manifesta la verità che dovrebbe possedere sviluppandola a partire dall’atto originario della fede» (n. 64).

M

f

proporzionalismo al teologismo, al consequenzialismo), per chi opera in ambito sportivo è importante chiarire il concetto di coscienza e ripristinare in chiave moderna le sfere del decalogo così come appaiono al giorno d’oggi. In particolare il «Progetto Associativo» del CSI si fa latore di tale proposta quando afferma che riconoscere allo sport e riscoprire in esso i caratteri che gli sono propri, significa promuovere, in una visione cristiana della realtà, «l’umanesimo integrale dell’attività sportiva e dell’uomo che ne è protagonista». Un’ultima osservazione che conviene sottolineare è la consegna della responsabilità morale che il Papa affida ai Vescovi, impegnandoli, in forza del triplice «munus» profetico, sacerdotale e regale che acquistano con l’ordine sacro, a «vigilare» in questa materia. Se ai teologi spetta il compito di istruire i fedeli, i Vescovi per usare la stessa terminologia di Giovanni Paolo II - devono «vegliare sulla trasmissione fedele di questo insegnamento morale e ricorrere alle misure opportune perché i fedeli siano custoditi da ogni dottrina e teoria ad esso contraria» (n. 116). Considerare i Vescovi come punto di riferimento ai quali rivolgersi «perché la parola di Dio sia fedelmente insegnata» (n. 116), resta anch’esso un segno dell’unità dei cattolici, i quali sono oggi chiamati ad impostare la loro esistenza sulla figura di Gesù Cristo. Ecco, allora, che la morale non deve essere intesa come un codice di divieti, né implicare una sorta di «caccia alle streghe» contro chi desidera rinnovare la Chiesa, bensì un programma di vita.

erto è che ad un atleta o ad uno sportivo non interessano tanto le pagine indirizzate agli addetti ai lavori (finalizzate alla confutazione di varie correnti della teologia morale, dal

C


Il 1994 è l'anno del 50° di fondazione del CSI. All'appuntamento l'Associazione si presenta orgogliosa della sua storia, una tradizione fatta di impegno continuo e di grandi capacità progettuali a favore della diffusione di uno sport educativo animato dai valori cristiani.

Di questa storia, che costituisce un patrimonio culturale da non disperdere, ma anzi da tenere in conto nell'atto di aprirsi al futuro, si ripercorrono le tappe fondanti nel calendario 1 994 "CSI - MOMENTI DI STORIA" composto da 1 2 grandi fogli e copertina (cm 34 x 49) illustrati da Ro Marcenara. Ogni mese si compone di due parti: quella superiore, fissa, reca una tavola di Ro Marcenara (34 x 34) che racconta con i suoi vivaci disegni un ciclo di storia associativa e comprende una brevissima sintesi degli avvenimenti cui fa riferimento; quella inferiore, staccabile, reca il calendario con spazio per appunti. LE SOCIETÀ SPORTIVE POSSONO RICHIEDERNE COPIE rivolgendosi ai Consigli CSI di competenza.

CENTRO SPORTIVO ITALIANO


Turn static files into dynamic content formats.

Create a flipbook