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Stadium n. 10/1974

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ANNO LXIX - N. 10 - 29 GIUGNO 1974

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a cura di ANDREA DE PASCALIS

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Direttore responsabile: Aldo Notarlo

Redattore capo: Duilio (Dimetti Comitato di redazione: Zina Giuri Amili Paolo Andreoli Enzo Balboni Claudio Bucciarelli Giulio Martinucci

LO SPORT E LA CRISI DELLA MEDICINA

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CRISI

DHU MEDICINA

Grafica: Alberto Greganti

STADIUM si propone lo scambio delle idee e la ricerca comune dell’associazione. I singoli interventi 1 vogliono portare i soltanto una voce, ! offrire un contributo allo sviluppo comunitario. STADIUM è una tribuna aperta. Tutti sono invitati a esprimere la propria opinione e tutte le opinioni sono gradite.

STADIUM chiede a tutti i soci un'attenzione costantemente critica e una collaborazione generosa.

II s (copertina | di Alberto Catalani)

EfftlCfi Rstìffl

Un volume intitolato « Crisi della medicina » e curato da una società di un Ente di pro­ paganda, la « Giovanni Ca­ stello » dell’UISP di Roma, appare a prima vista un po’ strano. Da un ente di propa­ ganda ci si aspetta un discor­ so esplicito e specifico su me­ dicina e sport, invece qui è tutta la medicina ad essere presa in considerazione nel suo attuale stato di crisi, di evoluzione e di rinnovamento nei suoi aspetti, soprattutto organizzativi e sociali. Ma è proprio in questo l’o­ riginalità c l’importanza di questo volume. Esso rispec­ chia l'intento di alcuni enti di propaganda, da qualche anno a questa parte, di non consi­ derare più lo sport come un fatto a sé, staccato dalla situa­ zione generale e dalla realtà sociale in cui si colloca. Di qui l’impostazione del presen­ te volume che tratta sì dei problemi della medicina con­ nessi con lo sport, ma prima ancora spazia ampiamente su tutti i problemi c la situazio­ ne della medicina contempo-

ranca, offrendo al lettore un quadro preciso e prezioso di riferimento e di orientamento. Il libro è nato da un corsoseminario indetto, appunto, dalla società sportiva « Gio­ vanni Castello » di Roma. Il tema originario del corso, e cioè il legame dell’attività mo­ toria alla prevenzione, si è via via trasformato: in molte re­ lazioni il problema dell'attivi­ tà fisico sportiva non ha avu­ to sempre un suo spazio spe­ cifico, ma il seminario, e quindi questo testo, ha trova­ to ugualmente una propria unità sostanziale: la crisi del­ la medicina è il dato di fondo che emerge nelle sue sfaccet­ tature. Una crisi ideale, di fi­ nalità e di metodo, e una cri­ si strutturale, che va dall’in­ dustria farmaceutica alla for­ mazione del medico, dal rap-

porto tra medico e paziente all’emarginazione dei « non integrati » attraverso la medi­ cina. La stessa parte dedicata ad una rivalutazione ideologi­ ca dei problemi dell’educazio­ ne fisica e dello sport si in­ nesta organicamente in un di­ scorso sulle strutture, anche quelle sanitarie, del nostro paese; e la pratica sportiva, vista in termini di salute as­ sume un carattere culturale che tradizionalmente in Italia le viene negato. Gli argomenti sono tratta­ ti esaurientemente e da spe­ cialisti, ma non in modo spe­ cialistico, in modo che tutti sono in grado di acquistare coscienza di queste problema­ tiche e a queste possono col­ legarsi.

CRISI DELLA MEDICINA, Editori Riuniti, Viale Regina Margherita, 290 / 00198 Ro­ ma, pagg. 288, prezzo Li­ re 1800.

UN MANUALE DI MEDICINA SPORTIVA ALLA PORTATA DI TUTTI Dedicato a tutti coloro che si interessano di sport, pro­ fessionalmente o per evasio­ ne, è C u« da vqualche tempo nelle librerie —il:1 « Manuale di me­ dicina dello sport » di Giorgio Splendiani, alla cui stesura hanno collaborato i dottori D'Alessandro e Facchini e gli stessi studenti dell’ISEF de L’Aquila. Il manuale, infatti, è tratto essenzialmente dalla registrazione delle lezioni di medicina sportiva tenute in tale Istituto, dai relativi se­ minari, nonché dalle stesse te­ si, sia sperimentali che com­ pilative, degli studenti. E proprio questa sua origi­ ne, a nostro parere, che ne (segue a pag. 35)


Suor!, pace. miliardi gelati. Mira e coca-cola I

Mi sono visto in TV un pezzo della cerimonia di apertura dei Campio­ nati del mondo. Per fortuna un pezzo solo perché mi sono ugualmente annoiato. Non me ne voglia l’amico Paolo Valenti che ce l’ha messa tutta per farci digerire due ore di palloni che si aprivano, di bande che suonavano, di ballerini che saltavano, di sbandieratoti che sban­ dieravano e di uomini importanti che facevano discorsi per dirci che la World Cup è una cosa importante, è una grande festa dei popoli, e che questi devono sentirsi amici, come lo sport insegna. Governanti, reggitori di popoli, imparate dallo sport! I tedeschi sono molto bravi a dimostrare che sono i primi della classe a organizzare il « Kolossal » della manifestazione più « Kolossal » che esista. C’era perfino un dirigibile e duemila bambini che sono rimasti chiusi per due ore per uscire di corsa come schizzati fuori da una inolia. II tutto è molto bello, ma non convince. Sa tanto di bromuro. Un miliardo di spettatori saranno inchiodati da 50 ore di trasmissioni e le loro natiche saranno messe a dura prova per dimenticare le angoscie quotidiane. I nostri vecchi per dimenticare andavano all’osteria, oggi andiamo allo stadio e la TV ci porta lo stadio in casa così noi italiani, fino al 7 luglio, dimenticheremo, mettendo la testa sotto l'ala, che c’è un governo in gravi difficoltà, che la lira si sta svalutando, che i prezzi salgono, che l’econo­ mia va a rotoli e che la disoccupazione è alle porte. F.' una ubriacatura generale: lasciatecela godere in santa pace. E la grande osteria di Monaco ce la siamo ben difesa dai guastafeste con pullman blindati che trasportano i giocatori e con carri armati che circondano gli stadi. I tedeschi non vogliono correre il rischio di Monaco 1972, altrimenti che figura ci farebbero davanti al mondo, loro organizzatori principi! E poi ci sono di mezzo tanti miliardi investili che devono ben rendere qualcosa. E qui salta fuori il secondo motivo della mia scarsa convinzione: quello economico. Non si possono dare lezioni di pace ad un inondo diviso dai problemi economici, che sono i veri che stanno alla base delle divisioni e delle guerre, strumentalizzando lo sport per motivi economici. lo non credo che Nixon vada a fare il giro del Medio Oriente soltanto perché spinto dall’amore che ha per i palestinesi che non trovano un metro quadrato dove vivere. Come non capisco come russi e americani ci incitano tanto tempo a mettere d’accordo tutti in Medio Oriente, se non ci fosse di mezzo il petrolio. Così non capisco come si invochi almeno la pace per lo sport quando ci sono di mezzo tanti miliardi. Lasciamolo in pace lo sport, quello vero, perché il suo messaggio di pace l’ha sempre dato senza dirlo, in silenzio, senza strombazzature e suoni di bande militari. Per favore, non masturbiamoci, mescolando sport, pace, miliardi, ge­ lati, birra, coca-cola, inni nazionali e discorsi fasulli. Siamo più onesti, diciamo che è un grosso ■ spettacolo, meno insulso forse di « Gioco senza frontiere », che ce lo siamo costruito su nostra misura e che ce lo vogliamo godere. Lo sport, quello dei ragazzini che pensano di divertirsi in un prato, se lo trovano ancora, è un’altra cosa.

ALDO NOTARIO

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■■ HSB E MHM a cura di PAOLO ANDREOLI e GIULIO MARTINUCCI

Una merce inutile che costa cara Nel vortice dei prodotti che nel Pae­ se aumentano di prezzo è entrata an­ che una merce deperibile ed effime­ ra com’è il giornale. Il risultato, a detta dei competenti del settore, si è fatto sentire subito con un sensibile calo nelle vendite e, quindi — si pre­ sume — dei lettori. La questione non sembra accalorare la gente, meno che mai la gente gio­ vane: il momento è burrascoso, l’eco­ nomia italiana rischia la paralisi, i politici rivelano sempre più la loro impotenza. La gente si preoccupa dei soldi che si squagliano nelle mani, giustamente, perché in una società fondata sui consumi il denaro è tutto. Ma la questione della stampa, che ha dietro una complessità di problemi so­ lo in parte affiorati in questi ultimi mesi, dovrebbe far rizzare le orecchie in particolare ai giovani. Ciò che sta avvenendo oggi precostituisce, infatti, il sistema d'informazione di un’Italia in cui loro saranno adulti ma in cui loro rischiano di non esserne i prota­ gonisti. Se i lettori italiani dei quoti­ diani fossero la popolazione adulta, l’affievolirsi di due o tre milioni di acquirenti sarebbe sempre un fenome­ no da controllare ma non così allar­ mante come fattuale. Il calo, infatti, avviene in un Paese che ha poco più di cinque milioni di copie in giro ogni giorno, di cui mezzo milione è rappre­ sentato dai quotidiani sportivi: ciò si­ gnifica, in parole povere, che la metà della popolazione non ha strumenti d’informazione e d'opinione al di là dell'onnipotente (ma disinformante) Tv. Ma dietro l’aumento a 150 lire vi sono ben altre questioni. I recenti ca­ si del Messaggero a Roma, della Gaz­ zetta a Torino, le agitazioni del « grup­ po » Monti (Giornale d'Italia, Resto del Carlino, La Nazione, Il Telegrafo, Stadio) stanno ad indicare come sia in continuo movimento il fronte delle concentrazioni, l’operazione cioè d’ac­ quisto delle testate da parte di gruppi finanziari che sono, in realtà, gruppi di potere. Le manovre erano incomin­ ciate qualche anno addietro con Mon­ ti: poi Agnelli, assicuratosi il monopo­ lio in Piemonte (Stampa, Stampa sera)

aveva puntato ad una quota del Cor­ riere a Milano, comprandosi nel frat­ tempo l’Alto Adige e diverse case edi­ trici. La Montedison, per ora, ha fatto il resto sulla piazza di Roma (che si­ gnifica centro-sud) con il Messaggero, ma si parla già di un imminente con­ trollo del Giornale d’Italia. Più sottile ancora e meno appariscente è il siste­ ma di controllo attraverso la pubbli­ cità, unica bombola d’ossigeno per de­ cine di testate annaspanti: io ti assi­ curo le inserzioni ma, capiscimi bene, posso anche togliertele. Così succede, senza strappi come in un parto indolore, che in un Paese già fortemente condizionato dall’analfabe­ tismo e dalla scarsa diffusione dei giornali — per cui siamo tra gli ultimi in Europa, a livello di Grecia, Spagna, Portogallo — ci si ritrovi anche con fonti d’informazione che si unificano sempre più, non dimenticando che un’altra determinante fonte, la televi­ sione, è in regime di monopolio (e stu­ pido, per giunta a giudicare anche da­ gli ultimi provvedimenti del Ministro competente). « Possedere una stampa libera, per una società, non è un obiettivo contin­ gente ma una rigorosa necessità » scri­ vevano nel 1946 gli estensori dei do­ cumento finale della Commissione d'in­ chiesta che negli Stati Uniti era stata costituita — su suggerimento di 'un grande editore Henry R. Luce — per

definire gli scopi dell’informazione pubblica nei paesi democratici. E aggiungevano « Una stampa libera deve j_ ogni ------j coar tazionei essere protetta da coartazione, qualunque ne sia l’origine: governati­ va o sociale, esterna o interna. Da ogni coartazione ma non da ogni pres­ sione, poiché nessun giornale, in una società vigorosa, può ignorare i con­ flitti di forze e di credenze che sono la vita stessa di questa società. Tut­ tavia se tali influenze tendono in ma­ niera continuativa alla falsificazione della verità — come può essere il ca­ so per le pressioni finanziarie, religio­ se, demagogiche o statali — esse pos­ sono facilmente trasformarsi in coar­ tazioni: allora la libertà viene degrada­ ta e tanto la stampa quanto il suo pubblico devono unire i loro sforzi per restaurarla ». Capito? Quasi trent'anni fa si suo­ navano egualmente i campanelli d’al­ larme su questi problemi anche se si era in piena inflazione, con milioni di disoccupati ed economie che riparti­ vano da zero dopo una guerra che aveva stremalo tutti. A giudicare dall’odierna indifferen­ za, però, si direbbe che un vecchio pensiero di Bismarck faccia tuttora scuola. « A mio parere — scriveva il Cancellierie tedesco — nulla vi è di più inutile al mondo dei giornali. Essi non servono che a rendere difficile la vita agli uomini e ai governi ». G.M.

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Odissea di un ragazzo «rieducalo»

Ora se ne stanno interessando in molti ma c’è voluto il digiuno totale di un prete per sci giorni filati per far uscire Franco Bruno dall'apatia burocratica, daH’identificazione con un numero di pratica restituendogli la sua dimensione umana. E accaduto a Ravenna: Franco è un minore abbandonato — ce ne sono quasi duecentomila in Italia — il prete è don Paolo Trentini, rettore del semi­ nario c direttore del centro di formazione professionale di Piangipane. Franco è capitato sei mesi fa in seminario: è lì che l'ONMI l’aveva alloggiato con il posto di studio al centro professionale. Diciassette anni, aperto, intelligente ha in sé una storia emblematica: è un figlio dell’assistenza pubblica italiana che spende 1700 miliardi per fare di migliaia di ragazzi e ragazze degli asociali violenti, quasi sempre destinati alle cronache nere. Natalia Aspesi scrive che il caso di Franco « sgretola la nostra infastidita indifferenza solo perché un uomo del cristiane­ simo, un sacerdote, ce ne ha imposto l’ingombrante presenza con la ribellione del suo digiuno: il caso è diventato umano; come in un racconto vorremmo, dopo la nostra sana commozione, che tutto si sistemasse e Franco fosse per sempre felice e contento, tanto da non darci più rimorsi. Ma la sua storia è esemplare solo perché è identica a quella che ci rifiutiamo di leggere sulle facce spavalde e chiuse di tanti ragazzi deviati, i cui gesti ci indignano, per i quali auspichiamo segregazione, repressione, mano di ferro, pene salutari, silenzio ». A diciotto mesi Franco conosce l’ospizio per l'infanzia abbandonata. I genitori non andavano d'accordo: nessuno dei due lo volle con sé. In prima elementare lo bocciano e lo mandano alla scuola speciale, in terza lo bocciano di nuovo ma per un calamaio in testa alla maestra, in quarta si ammala di nefrite. Tutto questo in un girotondo d'istituti, Bologna, Padova, Milano Marittima, Lugo che do­ vrebbero aiutarlo ad inserirsi ma che in realtà lo emarginano sempre più, af­ fondandolo nella solitudine. A tredici anni scappa: solo nel « carcere » dell’isti­ tuto o solo per la strada, tutto sommato è meglio la solitudine con un po' d’aria di libertà. Scarica casse al mercato ortofrutticolo di una grande città che non conosce, Milano, dove è giunto chissà come. Nessuno gli chiede chi è, come fa a sbarcare il lunario, se ha qualcuno che gli vuole bene. S’interessano di lui soltanto altri come lui, sbagliati come lui: conosce la droga e le stanze dei Commissariati, a quattordici anni lo beccano e lo rinchiudono a Parma nella Casa di rieducazione. Parma è tutt’altro che una Casa tipo Pagliuca: è confor­ tevole, quasi un albergo, con molta libertà. Eppure è qui che impara a rubare perché non è azione educativa l’essere abbandonati a se stessi; anzi, l’insicu­ rezza cresce così da ricercare proprio nella violenza e nel furto una qualche affermazione di sé. E allora che conosce anche il carcere vero, quasi tre mesi al carcere minorile di Bologna, dove l'opera disgregatrice dell’assistenza e della cosidetta rieducazione pubblica si perfeziona. Ora, altri giorni di carcere vanno profilandosi all’orizzonte per il ragazzo difficile che don Trentini vuole aiutare a divenire uomo. C'è una vecchia « pen­ denza » per alcuni furti commessi più di un anno fa e il rischio per Franco è di ritornare in un ambiente che tutti noi benpensanti facciamo finta che sia rieducativo. « E impossibile pretendere — dice giustamente don Trentini — che un ragazzo diventi un uomo sociale se non può mai ritenere chiuso il suo pas­ sato, se, mentre lavora per avere la sua dignità, la giustizia se lo riprende e lo risbatte dov’è iniziata la sua demolizione ». Il coraggioso prete definisce il suo gesto chiaramente come un gesto politico per spezzare il muro dell’apatia uffi­ ciale, il sostanziale rifiuto, l’emarginazione in cui tutti costringiamo a vivere migliaia di ragazzi, la scuola di violenza, di asocialità, di amoralità che offriamo loro neH’illusionc di riportarli all’ordine e alla normalità. Un rjcdir.c r.cr ;dine ec una normalità troppo spesso a misura di una nostra mediocre, pigra,i, gelida visione della vita, con il bene e il male nettamente distinti e catalogati per cui non c’è posto per coloro che sono diversi. GJW.

fi monfci piacciono alla Radio Vaticana

mutua comprensione e la reciproca co­ noscenza ». Interessante anche l’auspicio: che il torneo si risolva in un vero, umano e nobile divertimento « capace di alleviare i travagli che tormentano questa povera e dilaniata umanità ». E anche l’auspicio numero due, dedicato agli arbitri perché « la superiore im­ parzialità dei direttori di gara garan­ tisca la regolarità della Coppa FIFA ». Laudctur Jesus Christus! Ma è mai possibile rifarsi ancora a questi luo­ ghi comuni, quando nemmeno più gli epigoni ufficiali di De Coubertin osano elevare ditirambi allo sport spettaco­ lo, alla purezza dei princìpi, alla natura comprensione dei popoli, allo sport anestetico contro i mali sociali? Se il commentatore della Radio Vaticana vo­ leva dire ciò che non è sport e rendere quindi un servizio a coloro come noi che si battono per uno sport autentico a misura d’uomo non poteva fare di meglio. G.M.

WM Dai giornali apprendiamo che anche la Radio Vaticana si è occupata dei Campionati del Mondo di calcio. Ne avrebbe parlato in termini entusiasti­ ci definendo Monaco 74 una manife­ stazione « grandiosa, avvincente, entu­ siasmante ». In una manifestazione co­ siffatta contano soprattutto i princìpi sportivi più puri, quei valori cioè che riescono «...a stabilire effettivi con­ tatti fra le genti, a legare popoli e na­ zioni, individui e razze, facilitando la

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dei Canottaggio e quella del Nuoto. Sono avvenimenti che suscitano molte emozioni nelle classi domi­ nanti e ne alleviano le preoccupa­ zioni politiche provocate dagli anarchici, dai socialisti e da quei cattolici intransigenti che procla­ mano « bisogna che la casa dei liberali bruci ». Patroni e protettori di federa­ zioni, associazioni e competizioni sono senatori del regno, ministri, baroni, principi, marchesi. Sportsmen e appassionati fioriscono nei circoli letterari e artistici, nel­ l’esercito, nei salotti e all'ombra della corte. Lo sport è una medi­ cina reazionaria per un mondo in declino. E’ il medico malato che si confeziona le pozioni per se stesso. Il primo sport a diffondersi con una certa forza è la ginnastica « obbligatoria per i giovinetti del­ le scuole » fin dal 1878. Va ricor­ dato che in quell’anno i giovinetti che andavano a scuola dopo le elementari erano uno ogni mille abitanti. Fino alla prima guerra mondiale, le società ginniche con­ tinuarono di fatto ideologie lonta­ ne: militarismo, ellenismo e com­ piacimento del bello, estetismo e virilità, liberazione spirituale at­ traverso padronanza del corpo, misticismo fisico, e un più o meno latente razzismo.

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! Lo sport nasce e si sviluppa in Italia in un momento di grande crisi della società borghese che puntella le sue fondamenta su una politica reazionaria. La società dotta e ricca che appoggia questa politica cerca nel nuovo, nei pro­ digiosi sviluppi della scienza e del­ la tecnica e nell’esaltazione della pratica e del primato sportivo — nuovo distintivo di classe — la continuazione dell’antico prestigio della tradizione e della cultura. A questo mondo che con lo sfruttamento delle masse contadi­ ne ed inurbate si prepara al balzo industriale, si contrappone una folla diversa e ancora informe che si identifica da una parte nelle sfumate posizioni marxiste del partito socialista e dall’altra nel­ le nuove elaborazioni sociali del­ l'insegnamento della Chiesa cat­ tolica. Per questo nuovo mondo - le masse popolari che si stanno or­ ganizzando - lo sport non è il ro­ manticismo mondano - salutista delle cronache della Gazzetta del­ lo Sport (1896), della Bicicletta

(1894), della Tribuna Illustrata (1890), o di «Amore e Ginnasti­ ca » di Edmondo de Amicis. Lo sport è per essi la campagna vi­ cina a casa nei nascenti quar­ tieri di periferia, l’orto attorno all’osteria, il movimento sponta­ neo del corpo, il divertimento imprevisto ed organico negli spa­ zi aperti e naturali, non ancora ingoiati dalla grande speculazio­ ne edilizia. L'associazione sportiva è anco­ ra prerogativa della società supe­ riore per censo e cultura, di co­ loro che ordiscono le trame po­ litiche a corte o nei palazzi nobili delle città italiane. L’oligarchia politica assorbe la nuova oligarchia sportiva, mentre la democrazia, tenuta a freno al Parlamento, poco a poco si affac­ cia nelle piazze dove più è sof­ focata più si riaccende, come te­ stimonia Giustino Fortunato, de­

putato, senatore, storico meridio­ nalista: « Assalto al municipio, devastazione e distruzione dell’ar­ chivio; poi arrivo de’ carabinieri e de’ soldati, sassate dalla folla, scariche di fucili dalla truppa. La folla retrocede imprecando, lasciando sul terreno morti e fe­ riti. Interrogazioni alla Camera, trasferimenti di funzionari, dimis­ sioni del sindaco, processo e con­ danna degli arrestati. E la quiete ritorna. Passano settimane e stes­ sa storia ». Alla fine della grande guerra, in Europa e in Italia i nazionali­ smi, che hanno lasciato sui cam­ pi di battaglia milioni di morti, soffocano con la dittatura le riven­ dicazioni del proletariato, ormai cosciente della sua forza organiz­ zata. Lo sport italiano ha percorso i primi quindici anni del secolo accentuando due caratteristiche.

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nuovi o rinnovati dalle conquiste tecniche: il ciclismo, l’automobi­ lismo e l’aeronautica. La seconda è la tendenza all’agonismo e allo spettacolo (si diffondono tra gli altri il calcio e gli sport d’acqua). Nel ciclismo, il Giro d’Italia (1909) riassume un interesse che, nato molti anni prima a livello borghese, ha raggiunto una dif­ fusione popolare attraverso l’uso generalizzato del mezzo. I corri­ dori rappresentano storicamente la prima immissione massiccia nel mercato sportivo di paria al servizio dello spettacolo. NeH’automobilismo sono gli an­ ni di Vincenzo Lancia e Felice Nazzaro; un equipagggio italiano partecipa al giro del mondo in automobile. Nascono l'aeronautica e le pri­ me scuole di volo patrocinate da nomi solenni. A Roma, i principi Borghese, Torlonia, Spada e il ministro degli Esteri, Sennino, danno il loro contributo alla pri­ ma scuola di volo. Al primo gran­ de circuito aereo che si svolge a Brescia nel 1909 partecipano cen­ tomila persone. Ci sono principi, senatori, giornalisti, scrittori, mu­ sicisti. D'Annunzio è uno dei pri­ mi aviatori italiani. Tecnica, agonismo, spettacolo sportivo sono il frutto di una nuova dimensione storica. E’ a cavallo tra i due secoli che l’Ita­ lia vive il suo primo violento slancio industriale. Il protezioni­ smo economico dei governi Giolitti favorisce nuovi investimenti di capitali, accentua lo sfrutta­ mento delle conquiste della tecni­ ca, porta al pareggio del bilancio, all’età d’oro del capitalismo, all’af­ fermazione del nazionalismo. Pa­ gano il successo economico il proletariato, sempre più numero­ so nelle grandi città del Nord, e le popolazioni meridionali sempre più lontane dai livelli di vita del settentrione. Per il proletariato delle grandi città del nord, grazie alle prime conquiste sociali, con un orario di lavoro leggermente ridotto, si pone in termini nuovi l’esigenza dell’occupazione delle domeniche, fino a pochi anni prima riservate a pratiche religiose, a scambi so­ ciali tra piccoli gruppi. I movi­ menti di massa fondano associa­ zioni sportive; i giornali del pro­ letariato si interessano di sport. In forma embrionale, lo sport rappresenta ormai i circenses dei poveri, l’evasione organizzata sot­ to forma di spettacolo, la « rea-

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zione » cui non si oppongono i movimenti proletari. Di contro, l'Italia dei pochi, il cosiddetto paese legale, ha i suoi nuovi miti sportivi nei modelli aviatori. L’aeronautica, da spet­ tacolo sportivo spericolato per po­ chi principi e marchesi, militari e scrittori decadenti, diviene arma da guerra. Non a caso, sono pro­ prio gli italiani che per la prima volta nella storia useranno l’avia­ zione in un conflitto (Libia,1911), all’insegna del principio: « aereo, sintesi di sport, di forza, di bellez­ za ». Negli anni che storicamente possono collocarsi con approsimazione nel periodo giolittiano, lo sport si avvia decisamente sulla strada della reazione, cioè del fin­ to disimpegno: diventa un’ attivi­ tà politica « contro ». Manifesta i suoi primi segni di attività ever­ siva, di sogno, di « altra cosa », guidata dall'alto, rispetto alle lot­ te popolari del proletariato. E’ in questo momento che van­ no collocate storicamente le insufficenze e la mancanza di preveg­ genza dei movimenti che condu­ cevano la lotta contro il nascente grande capitalismo. Anche l’avan­ zante sport organizzato, verticistico, quasi industriale, nazionalisti­ co, agonistico doveva essere uno dei bersagli della lotta di classe, ma non lo fu. Così da allora il popolo divenne il bersaglio dello sport, il suo zimbello. Chi per primo prese decisamen­ te le redini dello sport e trasfor­ mò in bersaglio il popolo fu il nazionalismo fascista. Lo stesso fascismo fu una sorta di maca­ bro spettacolo sportivo. Si veda il gusto dell’agonismo, della violen­ za, del rito, del movimento e del­ la forza presenti nello squadrismo fin dal suo nascere all'ombra del nazionalismo, del militarismo, del capitalismo. Squadrismo e fasci­ smo diedero dimensione sportiva al culto del corpo, all'efficenza fisica, al risultato, alla divisa, al piacere dell’esibizionismo sfac­ ciato, alla bravata spesso cruenta. Tutta l’Italia fu un grande stadio con milioni di spettatori fantasmi. Lo stesso Giovanni Gentile dà del suo squadrismo una definizio­ ne agghiacciante, come di gioca­ tori che scendono in campo: « Sor­ se così lo squadrismo. Giovani risoluti, armati, indossanti la ca­ micia nera, ordinati militarmente, si misero contro la legge per istau­ rare una nuova legge ».

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Fu questo squadrismo sportivo che coi soldi del capitalismo e dell’agraria, con l’appoggio del re, dell’esercito, della magistratura, della polizia eliminò o mise a ta­ cere le opposizioni democratiche e popolari. E fu questo fascismo che lenì il terrore della dittatura con l’ar­ ma sportiva. Di arma si trattava, essendo considerato lo sport, ol­ tre che polvere negli occhi dei poveri, anche strumento bellico. In un triste catechismo fascista per bambini, alla domanda « Qua­ li sono le associazioni dipendenti del Partito Nazionale Fascista? » vengono indicate dodici associa­ zioni militari e il CONI (Comita­ to Olimpico Nazionale Italiano). Alla domanda: « Che cos’è il CO­ NI? » si risponde « E’ un organi­ smo attraverso il quale il Partito Nazionale Fascista coordina e di­ sciplina tutta l’attività sportiva nazionale ». Il fascismo s’impadronì delle conquiste sportive e ne fece ban­ diera di regime, in modo ridicolo. Nacquero in questi anni le ma­ nifestazioni sportive di massa oce­ aniche come le adunate organiz­ zate dal partito e dai gerarchi. E' a partire da questi anni che Io sport, come espressione spettaco­ lare divenne manifestazione popo­ lare, « di massa ». Mario Bosisio e Primo Camera, pugilato; Varzi, Nuvolari, Ascari, automobilismo; Binda e Guerra, ciclismo; Luigi Facelli, atletica; Emilio Comici, alpinismo: nessuno sfuggì alla ca­ micia nera. Il primato della propa­ ganda toccò alla Nazionale di cal­ cio che nel 1934 a Roma e nel 1938 a Parigi vinse i campionati del mondo. I giocatori scendevano in campo alzando il braccio nel sa­ luto fascista, da autentici public relations del fascismo. Avvenne che alla finale di Parigi, allo sta­ dio di Colombes erano presenti migliaia di esuli antifascisti ita­ liani. Il commissario tecnico Pozzo si arrabbiò molto per le ostilità che accolsero la nazionale quando, mi­ litarmente ordinò il saluto fasci­ sta. Era chiaramente una manifesta­ zione politica, una bravata di re­ gime. Eppure, ingenuamente, an­ che uno sportivo serio come Poz­ zo non si accorse e inai si è ac­ corto di essere stato, come tutti gli atleti, ambasciatore politico della dittatura. Pozzo ha scritto: « La partita viene avvolta in uno sfondo polcmico-politico ingiusta­ mente. Perchè i giocatori nostri


LA FEDERAZIONE UNA E TRINA

Riteniamo doveroso scrivere una postilla alla « lettera aperta al Segre­ tario generale del CONI, dott. Mario Pescante » pubblicata nel numero 8 di Stadium e riguardante la conduzione... democratica della Fede­ razione di Atletica Pesante che, dopo l'Assemblea straordinaria del 19 maggio, ha cambiato la denominazione in FILPJ, Federazione Ita­ liana Lotta, Pesistica e Judo. Vogliamo appunto riferire sull’andamento dell'Assemblea straordinaria per completare il discorso già avviato. Il nostro insistere sull’argomento non è dovuto soltanto al desiderio di fare una critica di costume e neppure vuole solo esprimere la pro­ testa a una conduzione federale che ostacola e umilia l'impegno nel judo delle società e dei responsabili nostri e di altri Enti di promozione sportiva. Crediamo che l'operato delle Federazioni — che sono organi del CONI il quale a sua volta è ente di diritto pubblico — coinvolga direttamente gli interessi di tutto lo sport italiano. Su tali interessi ci sentiamo in diritto e in dovere di esprimere la nostra opinione e di dare il nostro contributo.

Iniziamo ricordando alcune pa­ iole pronunciate dal presidente fe­ derale dott. Zanelli all’ultima as­ semblea ordinaria di Salerno. Ave­ va detto allora il dott. Zanelli, ri­ ferendosi appunto all’ Assemblea straordinaria: « ...l’Assemblea par­ lerà, discuterà, deciderà... Un al­ tro dei punti che dovrà essere at­ tentamente discusso da questa As­ semblea straordinaria e che io vi propongo a nome del Consiglio Federale uscente è quello dei voti alle Società che non hanno voto perché non raggiungono una de-r- - (applausi ----- - di terminata classifica consenso)... Non è che l’impegno ce l’abbiano suggerito stamattina, proviene da esperienze di Assem­ blee a cui abbiamo partecipato e

LA RISPOSTA DEL SEGRETARIO GENERALE BEL CONI Alla nostra lettera aperta del nume­ ro 8 di Stadium, il dott. Mario Pe­ scante, ha inviato la seguente rispo­ sta della quale lo ringraziamo viva­ mente, fiduciosi nell’attenzione che il CONI vorrà avere per fatti che esulano, come accennato nell’artico­ lo, dalla semplice e autonoma con­ duzione interna di una Federazione. Caro Olmetii, ho letto con interesse la tua « let­ tera aperta » apparsa sul n. 8 di « Stadium », pubblicazione che non manco inai di seguire nella sua quin­ dicinale apparizione. 1 principi democratici, che hai vo­ luto sottolineare più volte, mi stan-

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no particolarmente a cuore, e credo di averlo dimostrato anche concre­ tamente. Del resto quando si parla di’i « sensibilità democratica » ci rt sorto — pochi modi di stare all'erta. A tal proposito posso assicurarti i che è stato insediato uni comitato di esperti, giuridici e sportivi, il cui compito è quello di rilevare le even­ tuali deroghe ai principi democrati­ ci, cui, lo si riconosca o meno, è costantemente informato il nostro operato. Ti ringrazio, comunque, dell'occa­ sione e ne approfitto per inviarti i più cordiali saluti. (Mario Pescante)

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in cui abbiamo visto regioni con 120 società, con 18, 17, 19 società che votavano. Non è più giusto, non è più accettabile ». Questo l’auspicio del presidente all’inizio dell’Assemblea ordinaria in cui doveva essere riconfermato nella carica. Che cosa è successo nell’assemblea straordinaria del 19 maggio? Anzitutto c’è stato un grosso as­ senteismo. Erano presenti 88 de­ legati di società su 150, per un complesso di 318 voti su 450. La discussione è stata a dir po­ co anemica. Sui punti qualificanti del nuovo statuto — l’eleggibilità alle cariche federali, l’assegnazio­ ne del punteggio alle società per acquisire diritto a voto, la nomina del collegio giudicante — cioè i punti chiave per una conduzione più democratica della federazione, ci sono stati esattamente cinque interventi: D’Arata della Panaro Modena, Bragaglia del Cawaisci di Bologna, Spacca del Dopolavo­ ro Ferroviario di Roma, Ciombini del CUS Roma, Lombardo del Ju­ do Club Sesto San Giovanni. L’As­ semblea non ha minimamente rea­ gito alle loro sollecitazioni, come se tali problemi non riguardasse­ ro nessuno. L’Assemblea è respon­ sabile e sovrana, si dirà. Nessuno 10 mette in dubbio. Il dubbio sem­ mai è di altra natura, e riguarda 11 limite della democraticità di un’assemblea, sia pur regolarmen­ te costituita. Noi non crediamo nella democrazia formale: un’as­ semblea è espressione di demo­ crazia se non ci sono situazioni precostituite, determinate da in-


UNA LETTERA, UNA RISPUSTA Pubblichiamo la lettera che Cesare Barioli di Milano, uno dei migliori tecnici del Judo, ha inviato alla FIAP il 12 marzo scorso e la risposta rice­ vutane dal dott. Castelli, allora Se­ gretario onorario. Le due lettere non hanno bisogno di commenti. Sono un’ulteriore conferma, se ce ne fosse stato bisogno, della « sensibilità democratica » della Federazione.

teressi e interventi estranei a quel­ li reali di tutti i soci. Il dubbio è qui. Comunque, l’assemblea non ha reagito. Ai cinque intervenuti ha risposto il presidente Zanelli che aveva revocato a sé ogni risposta da parte del Consiglio federale. Sul Collegio giudicante ha detto che non si sentiva di mettere in dubbio la lealtà di liberi profes­ sionisti e quindi non riteneva ne­ cessario che fossero eletti in sede di congresso. Su questo aspetto vale la pena di tenere presenti alcuni fatti. Ad esempio, la stessa paura che molti hanno perfino di scrivere lettere di critica alla Fe­ derazione per timore d’essere sot­ toposti a provvedimento discipli­ nare, e inoltre 1’ impressionante aumento dei provvedimenti disci­ plinari comminati nell’ultimo qua­ driennio: nel 1970: 16 provvedi­ menti, 2 anni e un mese di squa­ lifica; nel 1971: 37 provvedimen­ ti, 8 ammonizioni, 15 anni e 2 mesi di squalifica; nel 1972: 33 provvedimenti, 19 anni c 7 mesi di squalifica, 4 radiazioni e 75.000 lire di multa; nel 1973: 52 prov­ vedimenti, 5 ammonizioni, 35,7 mesi di squalifica, 3 radiazioni e 210.000 lire di multa. Dio mio, sono proprio cattivi questi soci della FILPJ! Sul problema dei criteri di eleg­ gibilità alle cariche federali e re­ gionali (v. precedente numero di Stadium), il dott. Zanelli ha det­ to, più o meno, che non era tol­ lerabile che un qualsiasi sprov­ veduto si impossessasse di un la-

Egr. dott. Castelli, mi permetto di scriverle e di inlervenire nella polemica che agita il mondo del Judo perché ieri dovreb­ be essere scaduto il mio periodo di squalifica e attendo chiarificazioni sulla mia posizione di tecnico regio­ nale Csi per inoltrare il mio tessera­ mento. Conto anche sulla sua ricono­ sciuta correttezza per vedere ospi­ tato anche il mio parere sulle pagi­ ne di Atletica Pesante. lo riconosco all'attule gestione fe­ derale grandi meriti. In particolare all’avv. Ceracchini una grande pas­ sione; una grandissima capacità la­ vorativa e delle idee geniali; alle direttive generali del Coni molta pra­ ticità: a lei una rara intelligenza e sensibilità. Trovo tuttavia che i metodi di Ce­ racchini spesso guastano tutto; che il Coni ha dei difetti di imposta­ zione che lo rendono anacronistico e che infine lei, quando interviene con il suo autorevole parere personale — e quindi prescindendo dal suo vin­ colo di lavoro — prende in esame solo il punto di vista « federale ». Prendiamo per esempio la splendi­ da idea deU’Accademia. Tutti noi de­ sideriamo un organismo serio prepo­ sto alla formazione degli insegnan­ ti, ma lo desideriamo a servizio dei judoisti: magari una struttura inter­ regionale con corsi normali di 4 me­ si e corsi serali di un anno, per per­ mettere a tutti di diventare insegnan­ ti di Judo. Un organismo cosi decen­ tralizzato, che si valesse della colla­ borazione di tutte le forze judoisti­ che potrebbe trovare facilmente del­ le sedi che avessero prima di tutto una palestra funzionale e secondaria­ mente tutte le altre comodità. Una rappresentanza della categoria degli insegnanti deve essere inserita nel Direttivo deU’Accademia (e anche nella Federazione). Siamo gli unici lavoratori che non abbiano rappre­ sentanza negli organismi che li go­ vernano! Non votiamo alle assem­ blee, non possiamo essere eletti nel­ la Società, neppure siamo presi in considerazione nello schema propo­ sto dalla famosa Legge che avrebbe il fine di riconoscere la nostra posi­ zione giuridica! Ma capisce quando dico che certi metodi di realizzazione guastano le idee più seducenti? Molti di noi credono nella fati­ cosa marcia della democrazia verso un avvenire più giusto. Molti illividia­ mo l'energia con cui gli studenti, pur con metodi a volte riprovevoli, han­ no ottenuto, negli ultimi dieci anni una riforma della scuola. La demo­ crazia nello sport fallisce quando si occupa di metodi di allenamento, ma la struttura dello sport, in senso orga-

nizzativo e professionale, è una strut­ tura conte tutte le altre. Essa cam­ pa attualmente sul conservatorismo solo perché gli sportivi sono tradi­ zionalmente disciplinati. La struttura perni essa dal Coni per cui gli organi di disciplina della Federazone sono nominati e non eletti, per cui 1'Assemblea è sorvrana di vo­ lare uno statuto preventivamente e successivamente autorizzalo dall'Ufficio legale del Coni stesso, una pro­ posta di Statuto che incoraggia i gio­ vani dirigenti ponendo davanti a lo­ ro un curriculum di almeno 16 anni per arrivare alla massima carica fe­ derale (potrei elencare altri elemen­ ti significativi), è una struttura tesa a creare un unico centro di potere e al giorno d'oggi è anacronistica, incredibile per il grosso pubblico. Il grosso sacrificio che ci viene im­ posto dovrebbe essjere confortato dai risultati. Mi dicono dei 45 mila tes­ serati (la Federazione non pubblica dati ufficiali), ma ricordiamoci che nel Paese gemello che è la Francia, due mesi fa si è festeggiato il 300.000° tesserato (dato ufficiale). Le medaglie che contano sono in­ nanzitutto quelle delle Olimpiadi, del Camp, del Mondo e d'Europa; e noi ne abbiamo una sola; poi quelle dei Camp. d'Europa Juniores e Speranze. Le medaglie vinte nei tornei ufficio­ si non hanno molto significato. Caro dott. Castelli, molti judoisti come me hanno cercato di fare del loro meglio e hanno risposto entu­ siasticamente a qualsiasi collabora­ zione venisse loro richiesta. Se og­ gi, nonostante il nostro passato, ab­ biamo determinato di opporci a certi aspetti della situazione, prenda in considerazione che potremmo anche avere parzialmente ragione. Sappia comunque che la nostra unica ambi­ zione è di lavorare nel Judo, armo­ niosamente integrati in un organi­ smo che abbia come fine manifesto l'ideale del Judo stesso. Cordialmente. C. Barioli, Milano

Roma, 9 aprile 1974 Con riferimento alla Stia lettera del 12-3, Le confermiamo che con il 12-3 u.s. è scaduta la squalifica a Lei inflitta dal giudice sportivo in data 19-9-1972. Per quanto concerne la Sua posi­ zione di tecnico federale e di diretto­ re tecnico regionale del Csi (leggi presidente della Commissione tecni­ ca regionale, n.d.r.), questa Federa­ zione ritiene incompatibili le due qualifiche. Di conseguenza Ella dovrà optare per l'una o per l'altra. In merito, infine, alla lettera da Lei inviata il 13-3 destinata alla pub­ blicazione stdla rivista Atletica Pesan­ te, La informiamo che la Presidenza federale non ha ritenuto opportuna la sua pubblicazione. Distinti saluti. F.to Segretario Onorario Alfonso Castelli

(segue a pag. 12)

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Questa è la caserma... pardon. ('Accademia «

Come promesso nel n. 8 di Stadium pubblichiamo alcuni passi del Regolmento dell’Accademia Nazionale Italiana Judo. I testi sono così eloquenti che ci sembra superfluo ogni commento.

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Capo corso stesso al quale risponde­ ranno direttamente. Essi possono anche riunirsi, previa richiesta al Capo corso, per prendere iniziative comuni tendenti al miglioramento del corso. Rispondono della disciplina e del comportamento dei colleghi, sia durante le lezioni, sia durante ì pasti, sia durante gli intervalli.

19. Ogni dieci giorni, il Direttore, il Prefetto, il Capo corso e gli allie­ vi scelti vengono riuniti dal Preside per l'esame dello stato del corso e del rendimento degli allievi.

21. Il Capo corso cura la discipli­ na dei partecipanti e, tramite gli allievi scelti, ne raccoglie le richie­ ste che trasmette al Prefetto dei corsi, il quale, a sua volta, ne riferi­ rà al Direttore.

22. Il Capo corso cura che gli al­ lievi si uniformino alla più rigida disciplina formale, sia nei confron­ ti dei preposti al corso, che degli insegnanti, che indossino i prescrit­ ti indumenti e seguano le lezioni con profitto. 18. Gii allievi scelti provvederan­ no a quanto occorre per assistere i colleghi, costituiranno il tramite tra essi ed il Capo, corso, faranno pre­ senti eventuali desideri e necessità e collaborcranno in ogni modo con il 23. Ogni allievo sarà dotato di un cartellino di riconoscimento con foto, da applicare sulla tuta, dal quale ri­ sulteranno: 1) cognome e nome; 2) quadro; 3) qualifica; 4) gruppo di appartenenza; 5) incarico.

24. Il colore del cartellino è bian­ co per gli allievi, verde per quelli Scelti e rosso per il Capo corso.

obbligo indossare la dica sera, tè v, visa federale.

Orari di lezione e libera uscita

Uniforme dei docenti

28. Ogni lezione avrà la durata di 50’ allo scopo di consentire, nei re­ stanti dieci minuti, richieste even­ tuali di chiarimento ai Docenti.

35. I docenti che sono membri del­ la Federazione, quando sono in Ac­ cademia, sono tenuti ad indossare la divisa federale con il distintivo del corso.

29. Ogni giorno sono previste tre ore di intervallo, una nella matti­ nata e due nella serata. E’ tuttavia facoltà della Direzione del corso im­ piegare gli intervalli per fini propri dcH’Accademia. Il sabato le lezioni termineranno alle ore 12,30 ed il po­ meriggio è riservato allo studio fino alle ore 17. Dopo tale ora gli allievi saranno di libera uscita fino alle ore 24. La domenica gli allievi avranno la sveglia alle ore 9 e potranno lascia­ re l'Accademia dalle ore 10 alle ore 23. Un allievo scelto, a turno, rimar­ rà il sabato e la domenica in acca­ demia per assistere gli allievi che vi si trattengono.

Abbigliamento degli allievi 31. La divisa degli allievi è quella federale con distintivo del corso e dovrà essere indossata quando pre­ scritto ed in libera uscita. Nessun altro abito sarà consentito.

36. La Direzione del corso potrà organizzare una o più serate ricreati­ ve, sia in sede che fuori, con le mo­ dalità che saranno comunicate di volta in volta agli allievi. 37. Gli allievi potranno organizza­ re nelle ore di libertà e sotto la di­ rezione del Capo corso, giochi, tor­ nei e trattenimenti. Giornale del corso

38. Una redazione costituita da un massimo di tre allievi, alle dipen­ denze del Capo corso, potrà stampa­ re un giornale del corso con ciclosti­ le e carta fornita daU'Accadcmia. I membri della redazione potranno ave­ re turni di libertà per la stesura del giornale. Nella pubblicazione potran­ no anche essere trattati argomenti di vita dell’Accademia.

32. Durante le lezioni in aula ed alla mensa gli allievi indosseranno la tuta prescritta, mentre per le le­ zioni di atletica e sopra il judoj, indosseranno un altro tipo di tuta. Dal pranzo del sabato alla domeni-

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Il tesseramento è il primo segno visibile del no­ stro essere associazione. Non diciamo certo che è il principale, ma di fatto costituisce il primo atto con cui esprimiamo, materialmente e formalmente, di far • parte del CSI. Di qui l’importanza di dare a questo atto il suo significato proprio e di trarne le dovute conseguenze personali e associative.

Soci del proprio gruppo

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Essere soci, non numeri

HOME DI TESSERA»

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Bisogna anzitutto rifarsi allo statuto che definisce la natura di socio e le modalità dell’affiliazione, la quale corrisponde, sul piano associativo, a ciò che il tesseramento rappresenta sul piano personale. Intanto lo statuto collega strettamente l’essere socio del CSI con l’appartenere a una società sporti­ va. Ciò vuol dire che è anzitutto e soprattutto importante far parte di una società sportiva, di un « piccolo gruppo » bene individuato, personalizzato, e non tanto di un’associazione nazionale che per la sua estensione e generalità può essere scarsamente avvertita e ancor più scarsamente vissuta. Per il sociò il CSI è costituito sostanzialmente dalla sua società sportiva (o comunque dalla comunità in cui vive, come le strutture di servizio ai vari livelli). Al­ lora il CSI non è una cosa astratta, formale, lontana da noi, per cui si lascia ad altri il compito di realizzarlo. Il CSI, per ognuno di noi, è la stessa comunilà di cui siamo parte e ad essa, dunque a ciascuno di noi, spetta il compito di realizzarlo e di viverlo. Poi c’è l’affiliazione: l’atto con cui una società si collega ad altre società mediante delle strutture di servizio, fino a costituire un’associazione di dimen­ sione nazionale. L’affiliazione è uno strumento per uscire dal proprio piccolo mondo, per mettersi in contatto con altri che condividono le stesse convin­ zioni di fondo, per aiutarsi vicendevolmente a con­ seguire i fini comuni che le limitate possibilità di un piccolo gruppo non potrebbero raggiungere, almeno compiutamente. Uno strumento, anche, per rendere piti chiaro e convincente il « segno » che vogliamo essere, il « modello » che vogliamo costituire, e per rendere più risonante e incisiva l’azione che vogliamo lare a vantaggio anche di quelli che non fanno parte dell’associazione, cioè dell’intera comunità nazionale.

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Segno di adesione associativa La tessera, allora, è un segno di adesione ad un gì uppo, ad un’idea, ad un impegno. La tessera dice che si è, volontariamente e responsabilmente, aderìlo ad un gruppo di amici che, uniti in associazione,

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INSERTO NORME TESSERAMENTO - 1 ■


intendono dar vita ad un « movimento sportivo gio­ vanile » per vivere « l’esperienza dello sport come momento di educazione, di maturazione umana e di impegno, in una visione ispirata alla concezione cri­ stiana dell’uomo e della realtà » (art. 1 dello statuto). Non si tratta dunque di un segno di « apparte­ nenza », ma di adesione personale. I « tesserati » non sono dunque proprietà di nessuno, ma « soci », pro­ tagonisti tutti insieme di una vita associativa e di un’azione comunitaria. Per questo la tessera per noi non comporta « vin­ coli ». Quello di un anno sancito dal nuovo Regola­ mento organico è solo impropriamente chiamalo « vincolo », per difetto di altri termini. In effetti si tratta del minimo di impegno che un giovane deve assumersi verso un gruppo per consentirgli l’orga­ nizzazione di un minimo di vita e di attività.

Carta di servizio sportivo La tessera, ancora, è una carta che attesta il pro­ prio diritto allo sport, a praticarlo seriamente (sul piano tecnico-organizzativo) e sicuramente (sul piano igienico e assicurativo). Il « tesserato » però non acquista soltanto dei diritti né diventa soltanto destinatario di servizi. Egli è un Socio e come tale ha il dovere di contribuire insieme a tutti gli altri alla vita dell’associazione e al raggiungimento dei fini comuni. Abbiamo chiamato la tessera « carta di servizio sportivo » soltanto per mettere in luce un suo parti­ colare significato. Il nuovo Regolamento prevede in realtà particolari tessere denominate per l’appunto « carte di servizio » e riservate, pei’ il momento, a coloro che partecipano ai soli tornei ricreativi (atti­ vità ricreativa) o frequentano i centri giovanili di formazione sportiva. Ma costoro non sono « soci » del CSI nel vero senso della parola: utilizzano sol­ tanto alcuni servizi organizzati dall’associazione. A rigor di termini, il loro dovere è soltanto rispettare le particolari regole di quel determinato servizio. L’offerta di questi « servizi sportivi » rientra nei do­ veri sociali dell’associazione ai quali accenniamo qui di seguito.

Carta di impegno sociale Purtroppo in Italia soltanto una piccola minoran­ za di giovani possiede questa « carta » che attesti il loro diritto allo sport e il conseguente accesso ai servizi sportivi. Chi ne è in possesso, dunque, non può considerarla un privilegio dovutogli, ma deve avver­ tire e assumere il preciso impegno di operare per­ ché anche gli altri giovani della sua zona e dell'inte­ ro paese possano usufruirne. La tessera, in altri termini, è anche una carta di impegno sociale. Il socio deve operare « affinché lo sport sia riconosciuto come diritto sociale e venga­ no istituiti i servizi pubblici relativi » (art. 1 dello statuto); è compito ordinario della società « l'impe­ gno affinché nell’area sociale in cui opera vengano ’assistenza istituiti servizi stabili per la pratica e ll'assistenza dell'attività sportiva » (art. 4 dello statuto). Un so­ cio o una società che vivano egoisticamente nel pro­ prio guscio, disinteressandosi dei problemi sporti­ vo-sociali, contraddicono alla lettera e allo spirito delle finalità associative, accettate tramite la tessera e l’affiliazione. 2 - INSERTO NORME TESSERAMENTO

L’uguaglianza dei soci Vi sono solo due tipi di tessere, corrispondenti a soli due tipi di soci. (Abbiamo già detto che le due « carte di servizio sportivo » — attività ricreativa e centri di formazione sportiva — non dànno automa­ ticamente la qualifica di socio. In realtà con la tes­ sera « attività ricreativa » si diventa soci attraverso l’affiliazione della società, ma in maniera particolare e limitata). Ci sono le tessere di « socio atleta » e quelle di « socio » con altri ruoli o col solo ruolo, appunto, di socio. Ma anche questa distinzione è più funzionale che sostanziale. In realtà i soci per il nuovo statuto sono tutti sullo stesso piano e condividono tutti un impegno associativo comune. Tutti insieme partecipano alla vita sociale. Anche il fatto che il Regolamento organi­ co limiti il « peso elettorale » dei soci non-atleti è chia­ ramente una misura tendente a prevenire possibili abusi. Deve dunque intendersi come provvisoria: necessarla soltanto fino a quando la realtà personale e la fiducia associativa non rendano superflui questi espedienti. Il fatto poi che i soci non-atleti abbiano tutti uno stesso tipo di tessera (siano essi responsabili « po­ litici » o tecnici, istruttori o arbitri, presidenti o se­ gretari o sacerdoti o semplicemente membri del gruppo, come i genitori) assume anch'esso un parti­ colare significato. Indica, anche materialmente, che fra loro ci sono competenze e compiti diversi, ma non separazioni, tagli netti: tutti infatti condividono lo stesso impegno associativo ed educativo. È giusto e necessario che ci siano responsabilità differenti e mansioni distinte, ma l'intento educativo deve es­ sere unico per tutti. Se ci possono essere deleghe funzionali e tempo­ ranee di responsabilità particolari, non è ammessa alcuna delega sul piano dell’impegno umano e del compito educativo o del globale impegno associativo. E se anche ciascuno opera nella sua sfera di compe­ tenza, con interventi specifici, sotto l’aspetto educa­ tivo tutti gli interventi devono risultare unitari. £ quindi preciso dovere dei soci atleti e non di armo­ nizzare il proprio modo di intervenire educativa­ mente nel gruppo. È superfluo aggiungere che i soci non-atleti hanno l’obbligo di vivere la vita sociale, sottostando al­ le norme che la regolano e alle decisioni comuni pre­ se nell’assemblea di società, nella quale e attraver­ so la quale la vita del gruppo si costruisce pubbli­ camente, comunitariamente, unitariamente.

L’affiliazione, una decisione comunitaria L’affiliazione al CSI, invece che ad una federa­ zione o ad altro ente di promozione sportiva, non è un fatto indifferente o secondario. Per questo lo sta­ tuto c il regolamento stabiliscono che la decisione venga presa comunitariamente in assemblea. E se all' inizio un gruppo di « dirigenti » dovesse decidere, per forza di cose, autonomamente, essi hanno l’obbligo di verificare quanto prima questa scelta indicendo un assemblea c illustrando con tutta chiarezza agli altri soci il significato e le conseguenze di un’adesione al Centro Sportivo Italiano. L’al filiazione, cioè, deve essere una decisione cosciente, un atto (il primo) di responsabilità associativa. Non si può giocare sulla buonafede altrui, ed è un fatto estremamente posi­ tivo che questo tipo di « deleghe » i ragazzi non sia-


no più dspostii a darle. Purtroppo ci sono ancora dei « dirigenti » cche L se le prendono ma, oltre che com­ piere un abuso, essi non rendono certo un buon ser­ vizio educativo e si assumono una grave responsa­ bilità morale.

Tesseramento decentrato operazione fiducia

Il nostro sistema di tesseramento è ormai quasi del tutto decentrato. Fra non molto tutti i Consigli avranno la responsabilità piena delle operazioni di tesseramento. È un primo importante passo verso quella « grande operazione fiducia » che il Congres­ so nazionale ha auspicato come segno di maturità associativa e come strumento per abbattere il fisca­ lismo, la burocrazia, il verticismo: in altri termini, per realizzare il passaggio dal « cartellino » strumen­ to fiscale e di controllo alla « tessera » segno di ade­ sione, carta di servizio sportivo e di impegno sociale.

La fiducia dovrà necessariamente prendere sem­ pre più piede: altrimenti vorrà dire che non saremo maturati. Ma la fiducia non è una cosa che sempli­ cemente si deve dare: la si deve anche meritare. E il decentramento del tesseramento è una grande occa­ sione in questo senso. C’è bisogno di dire che le irregolarità, le falsità e i trucchi uccidono in partenza non solo le possibi­ lità dell’esperienza sportiva, ma la stessa possibilità di costruire insieme l’associazione? Chi fa « carte false » si pone automaticamente al di fuori dell’as­ sociazione: non può lamentarsi poi se l’associazione applica delle misure conseguenti. Si arriva anche a capire che un atleta, nel calore di una gara, manchi di rispetto all’arbitro: ma come è possibile giustifi­ care un dirigente che, a freddo, falsa le tessere dei suoi atleti? Che cosa mai costui potrà dare di posi­ tivo a quegli atleti e a quel gruppo? L’« operazione fiducia » va fatta; per il CSI è una necessità pratica e di principio allo stesso tempo. Dimostriamo d’esserne capaci: il tesseramento de­ centrato è già una « grande operazione fiducia ».

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Tesseramento decentrato

La stagione sportiva del C.S.I. ha ini­ zio il 1° settembre e termina il 31 ago­ sto. Per il calcio l’inizio è anticipato al 1° luglio, onde uniformare le opera­ zioni di tesseramento con quelle della FIGC. Pertanto, le Società potranno in­ viare, tramite i Consigli provinciali e circoscrizionali cui appartengono, il tesseramento calcio (solo calcio) a par­ tire dal 1° luglio 1974.

I sottoelencati Consigli provinciali e circoscrizionali sono autorizzati a prov­ vedere direttamente al tesseramento con responsabilità per tutti i tipi di tesseramento previsti secondo le nor­ me indicate. Essi sono:

Tessere risate dal Ci

Il C.S.I. prevede quattro tipi di tes­ sere a cui corrispondono altrettante forme di tesseramento: 1) Tesseramento atleti: per i soci delle Società sportive che partecipano all’ attività sportiva e intendono vinco­ larsi per tutta la durata della sta­ gione sportiva; 2) Tessarameno soci con o senza as­ sicurazione: per i soci non atleti del­ le Società sportive e per tutti i re­ sponsabili organizzativi e tecnici dell’Associazione; 3) Tesseramento attività ricreativa (A. R.): per i soci delle Società sportive che partecipano all’attività sportiva, ma con il vincolo limitato alla du­ rata della manifestazione alla qua­ le intendono partecipare; 4) Tesseramento allievi Centri giova­ nili di formazione sportiva: per co­ loro che si iscrivono ai Centri gio­ vanili di formazione sportiva rico­ nosciuti dalla Presidenza nazionale CSI.

PUGLIA: Acquaviva, Altamura-Gravina, Bari, Brindisi, Cerignola, Con­ versano, Foggia, Lecce, Molfetta, Ostuni, Taranto, Trani.

SARDEGNA: Bosa, Cagliari, Oristano, San Gavino, Sassari, Sulcis, Tempio.

SICILIA: Acireale, Agrigento, Caltanissetta, Catania, Enna, Messina, No­ to, Palermo, Piazza Armerina, Ra­ gusa, Siracusa, Trapani.

ABRUZZO: Avezzano.

TOSCANA: Chiusi, Firenze,, Livorno, Lucca, Massa Carrara, Pisa, Siena.

CALABRIA: Catanzaro, Cosenza, Dia­ mante, Lamezia Terme.

TRENTINO: Trento.

CAMPANIA: Avellino, Ariano, Aversa, Benevento, Cava dei Tirreni, Napo­ li, Salerno, Sessa Aurunca. EMILIA: Argenta, Bologna, Carpi, Ce­ sena, Faenza, Ferrara, Fidenza, Forlì, Modena, Parma, Piacenza, Ravenna, Reggio Emilia, Rimini. FRIULI - VENEZIA GIULIA: Gorizia, Pordenone, Trieste, Udine.

LAZIO: Prosinone, Latina, Magliano Sabino, Roma, Sora, Viterbo.

LIGURIA: Albenga, Genova, Imperia, La Spezia, Sanremo, Savona, Tor­ tona. LOMBARDIA: Bergamo, Brescia, Co­ mo, Crema, Cremona, Lecco, Lodi, Mantova, Milano, Pavia, Varese, Vi­ gevano.

LUCANIA: Melfi. MARCHE: Ancona, Ascoli Piceno, Ca­ merino, Fermo, Jesi, Macerata, Pe­ saro, Urbino. MOLISE: Campobasso.

PIEMONTE: Acqui Terme, Alessan­ dria, Asti, Biella, Cuneo, Possano, Mondovì, Novara, Torino.

UMBRIA: Città di Castello, Foligno, Gubbio, Perugia, Spoleto, Terni.

VENETO: Belluno, Feltre, Padova. Ro­ vigo, Treviso, Venezia, Verona, Vi­ cenza, Vittorio Veneto. Per tutti i Consigli provinciali e circoscrizionali non in elenco, la prassi da seguire è la stessa degli anni passati e cioè tutto il tesseramento (affi­ liazioni, elenchi, cartellini) deve essere inviato a Roma all’ufficio centrale tes­ seramento. I Consigli provinciali e circoscrizio­ nali che durante l’anno sociale riten­ gono di essere in grado di gestire il tesseramento autonomo possono farne richiesta alla Presidenza nazionale, la quale si riserva di dare un giudizio di merito. I Centri zona • dovranno espletare le operazioni di tesseramento tramite i Consigli provinciali o circoscrizio­ nali da cui dipendono. Ogni loro invio di tesseramento direttamente all’Ufficio centrale tesseramento, sarà da que­ sto ritrasmesso per competenza al Consiglio di appartenenza del Centro zona. In questo caso il tesseramento avrà validità a tutti gli effetti dal mo­ mento in cui il Consiglio competente riceverà le tessere dall'ufficio centra­ le tesseramento, se hanno il tessera­

INSERTO NORME TESSERAMENTO - 3


mento autonomo; altrimenti dalla da­ ta di spedizione da parte dei Consigli provinciali all’Ufficio centrale tessera­ mento.

Tesseramento soci 1. SOCI ATLETI Possono essere tesserati con la qua­ lifica di « socio atleta » solamente co­ loro che intendono partecipare all'at­ tività sportiva del CSI e che rientra­ no nei limiti di età previsti dai rego­ lamenti sia nazionali sia locali. La tessera ha validità unicamente oer l’anno sportivo per il quale è sta­ ta rilasciata. Dà diritto alla pratica di tre discipline sportive, registrate nelle apposite caselle, che saranno coperte da assicurazione contro gli infortuni. La tessera dovrà essere corredata da due fotografie che permettano una precisa ed immediata identificazione dell’intestatario. Sulla tessera dovrà essere indicata a mano, a timbro o a macchina, la data di firma della tessera stessa, te­ nendo presente che essa dovrà essere vidimata entro 30 giorni da tale data, pena la scadenza del vincolo a tutti gli effetti.

b) AEROMODELLISMO: gli atleti che intendono praticare l’aeromodelli­ smo dovranno staccare una tessera unicamente per praticare tale attività. Le tessere degli atleti praticanti 1’ aeromodellismo dovranno essere elen­ cate su distinti moduli assicurativi (Mod. 2/T) sui quali dovrà essere chia­ ramente specificato « Aeromodelli­ smo ». Allegata ai moduli assicurativi deve essere inviata la somma di L. 450 (quattrocentocinquanta) per ciascun tesse­ rato. Tale somma è comprensiva dei rischi di infortuni personali e di re­ sponsabilità civile verso terzi ed è va­ lida sia per gli atleti che praticano esclusivamente il « volo libero » o il « volo vincolato » o entrambi i tipi di volo. c) ATTIVITÀ’ F.I.S.I.: gli atleti in possesso della tessera CSI che inten­ dono partecipare anche ad attività della F.I.S.I. potranno farlo applican­ do sulla tessera del CSI il bollino FISI del costo di L. 300 (trecento) che do­ vrà essere richiesto all’ufficio centrale tesseramento. Per ottenere tale bolli­ no gli atleti dovranno chiaramente se­ gnalare sulla tessera, negli appositi spazi contrassegnati con la dicitura « bollini o timbri delle Federazioni CONI » la dicitura « Bollino FISI », oltre ad avere segnalato lo sci nelle apposite caselle. Le tessere degli atleti sulle quali è stato posto il « bollino FISI » vanno elencate su distinti moduli assicurati­ vi (Mod. 2/T) sui quali dovrà essere chiaramente specificato «bollino FISI».

2. SOCI CON ALTRI RUOLI

non atleti delle società sportive) rico­ perto dall’interessato. La compilazione delle tessere e re­ lative operazioni di tesseramento degli Arbitri e Giudici, Animatori, Allena­ tori del CSI, abilitati nei Corsi rea­ lizzati perifericamente, sono affidate al Consiglio regionale, provinciale o di circoscrizione zonale che ha orga­ nizzato il Corso stesso. I Consigli che hanno il tesseramento autonomo sono autorizzati a vidimare le relative tessere dopo la ratifica de­ gli esami da parte dei competenti Uf­ fici o Commissioni tecniche nazionali. La data di vidimazione sarà quella ri­ sultante sulla lettera con la quale gli Uffici o le Commissioni nazionali avranno approvato il verbale d’esame. I Consigli che non godono dell’auto­ nomia di tesseramento, compilate le tessere corredandole della prescritta fotografia, le invieranno, elencandole sugli appositi moduli, all’ufficio cen­ trale tesseramento e, per quanto ri­ guarda gli arbitri, alle CTN compe­ tenti, per la loro vidimazione. I Soci non atleti che espletano man­ sioni organizzative e tecniche nell’am­ bito dcH’Associazione e cioè Allenato­ ri, Segnapunti, Cronometristi, Giudici di gara, Direttori tecnici (ciclismo), Direttori sportivi (atletica), Animatori, Componenti CC.TT., in base ad un ac­ cordo con la Sportass, possono essere regolarmente assicurati. L’assicurazione è consentita per un massimo di tre sport ed ha valore sol­ tanto per gli infortuni avvenuti nel corso di attività ufficiale. Le tessere, ai fini assicurativi, van­ no elencate sul modulo 6/T, da invia­ re all’Ufficio centrale tesseramento per il successivo inoltro alla Sportass.

Tesseramento specializzato Per alcune discipline sportive sono previste particolari forme di tessera­ mento che qui di seguito specifichiamo: a) CICLISMO: gli atleti delle cate­ gorie esordienti, allievi e dilettanti, dovranno essere già tesserati per la Federazione Ciclistica Italiana (FCI) ed in possesso della relativa Licenza per la stessa Società con la quale in­ tendono partecipare all’attività CSI. Sulla tessera CSI dovrà essere indica­ to unicamente il ciclismo quale sport da praticare. Tali tessere dovranno essere elen­ cate su distinti moduli assicurativi (Mod. 2/T) sui quali dovrà essere chia­ ramente specificato « Ciclismo ». I Consigli che intendono organizza­ re l’attività delle Leve e Primavera do­ vranno richiedere all’Ufficio centrale tesseramento gli speciali tessermi di’ Socio atleta sovrastampati per l’atti­ vità giovanile di ciclismo, nel nume­ ro strettamente necessario, inviando per ciascuna tessera la somma di li­ re 100. Per la vidimazione delle tessere val­ gono le norme vigenti in materia di tesseramento, con l’accortezza che sui moduli assicurativi dovrà essere chia­ ramente specificata la dizione « ATTIVITA’ GIOVANILE DI CICLISMO» e ne dovranno essere inviate due copie in più, una delle quali sarà trasmessa alla F.C.I. ed una rimarrà agli atti della C.T.N. 4 - INSERTO NORME TESSERAMENTO

Tutti i soci che non praticano atti­ vità sportiva hanno un unico tipo di tessera che all’interno reca specificato il ruolo da essi ricoperto, e cioè:

— tutti i soci non atleti delle Società affiliate al CSI che partecipano at­ tivamente alla vita associativa e che sono elencati sul retro della domanda di affiliazione (Mod. 1/T); — i Responsabili nazionali, regionali, provinciali e di circoscrizione zo­ nale sia organizzativi che tecnici;

— gli Arbitri ed i Giudici di tutte le discipline sportive; — gli Allenatori, Direttori tecnici, ecc. di tutte- le discipline sportive;

— gli Animatori abilitati nei Corsi or­ ganizzati a tutti i livelli della nostra Associazione; — gli Accompagnatori ufficiali per gli sport che li prevedono.

Tutti i soci sopra elencati possono essere assicurati secondo le disposizio­ ni rese note con lettera circolare della presidenza nazionale prot. n. 9166 B/O dellTl giugno 1974. Per gli arbitri c giudici di tutte le discipline sportive l’assicurazione è obbligatoria. Tutte le operazioni di tesseramento relative a tutti i soci non atleti vengo­ no assunte dai Consigli nazionale, re­ gionali e provinciali o circoscrizionali a seconda del ruolo nazionale, regiona­ le o provinciale (compresi quindi i soci

3. ATTIVITÀ’ RICREATIVA Possono richiedere la tessera A.R. gli atleti che intendono partecipare temporaneamente al servizio offerto dall’Associazione con l’attività ricrea­ tiva stagionale. Per il calcio possono richiedere tale tessera soltanto gli atle­ ti che abbiano compiuto il 14° anno di età. La tessera vincola l’atleta alla Socie­ tà solo per la durata della manifesta­ zione alla quale partecipa e consente la partecipazione ad un solo sport. Sulla tessera A.R. è consentito il rinnovo per la stessa o per altra So­ cietà e sempre per la durata della suc­ cessiva manifestazione; naturalmente per la stessa disciplina sportiva per la quale la tessera è stata in origine ri­ lasciata. Gli atleti in possesso della tessera di « socio atleta » possono con la mede­ sima partecipare all’attività ricreativa purché con la stessa Società. Se do­ vessero partecipare all’attività ricrea­ tiva per un’altra Società, è necessario il nullaosta della Società di origine ed il rilascio del cartellino «A.R. » se­ guendo la relativa prassi. Si precisa che quando un atleta tes­ serato « socio atleta » firma una tes­ sera di « socio A.R. » e quando un atle­ ta già tesserato « A.R. » rinnova la pro­ pria tessera, non si debbono spedire gli elenchi assicurativi essendo gli atle­ ti in precedenza assicurati.


4. ALLIEVI DEI CENTRI DI FORMAZIONE SPORTIVA Possono avere la tessera « Centro formazione sportiva » gli iscritti ai Centri riconosciuti dalla Presidenza nazionale CSI che abbiano compiuto i 5 anni e non abbiano superato il 14° anno di età. Tale tipo di tessera non consente la partecipazione a qualsiasi forma di attività agonistica. I Centri di forma­ zione sportiva che intendono parteci­ pare con i propri allievi alla attività agonistica indetta ed organizzata dai Consigli CSI, dovranno tesserare gli allievi ottemperando alle norme per il tesseramento « socio atleta ». La Società ed i Consigli che inten­ dono assicurare gli allievi dei propri Centri tramite la nostra Associazione, dovranno provvedere a trasmettere all’Ufficio centrale tesseramento del CSI (le Società tramite il Consiglio della propria giurisdizione) i moduli 5/T in cinque copie sui quali, in data antece­ dente l’inizio delle lezioni, avranno elencato gli allievi iscritti per la co­ pertura assicurativa. Gli allievi dei Centri (sia ragazzi che ragazze) ai fini assicurativi sono sud­ divisi in due distinte categorie: — cat. A: dai 5 anni compiuti ai 10 non compiuti; — cat. B: dai 10 anni compiuti ai 14 non compiuti. Per l’assicurazione degli allievi dei Centri di formazione, quindi, le Socie­ tà ed i Consigli dovranno elencare su distinti moduli (Mod. 5/T) gli apparte­ nenti alle due categorie. I moduli ir­ regolarmente compilati o carenti dei dati essenziali o sprovvisti delle quote saranno respinti e di conseguenza non

sarà regolarizzata la posizione assicu­ rativa degli allievi in essi elencati. Il premio annuale di assicurazione per gli allievi dei Centri di formazio­ ne sportiva per la stagione 1974-1975 è stato così fissato: — cat. A: L. 300 (trecento); — cat. B: L. 200 (duecento). La tessera « Centro formazione spor­ tiva » è necessaria anche per gli allie­ vi di quei Centri che non usufruiscono dell’assicurazione attraverso la nostra Associazione. I Centri dovranno quindi inviare all’ufficio centrale tesseramen­ to, tramite il Consiglio di appartenen­ za, un elenco in duplice copia su carta semplice, anche degli allievi che han­ no ricevuto il tesserino senza usufrui­ re della copertura assicurativa, con a fianco indicato per ciascuno di essi l’età e il numero della tessera rila­ sciata.

Le Società che intendono praticare altre discipline sportive oltre a quelle dichiarate sulla domanda di affilia­ zione, dovranno obbligatoriamente e tempestivamente segnalare all’ufficio centrale tesseramento, tramite i Con­ sigli di appartenenza, il nuovo o i nuovi sport che desiderano aggiunge­ re a quelli già segnalati. Gli atleti che all'atto della firma della tessera hanno indicato soltanto uno o due sport potranno praticare ulteriori discipline sportive (fino ad un massimo di tre), comunicando all’ Ufficio centrale tesseramento, trami­ te i Consigli CSI di appartenenza, il nuovo o i nuovi sport che intendono aggiungere a quelli precedentemente segnalati. Le aggiunte dovranno essere fatte direttamente dai Consigli di compe­ tenza sulle tessere « socio atleta » e sulle matrici in loro possesso, sulle quali nella casella in cui viene tra­ scritto lo sport da aggiungere, andrà posta anche la data di validità del­ l'aggiunta stessa (quella di spedizio­ ne del Mod. 7/T) a mezzo timbro da­ tario, che per i Consigli con tessera­ mento autonomo sarà lo stesso usato per la vidimazione delle tessere. Non sarà valida agli effetti agoni­ stici ed assicurativi qualsiasi aggiun­ ta che non sia notificata all'ufficio centrale tesseramento.

Snort in soprannumero

Validità tenia» ai tini agonistici e assicnfti Per i Consigli aventi il tesseramento autonomo, la validità del tesseramen­ to agli effetti agonistici ed assicurativi decorrerà dalla data di invio, desunta dal timbro postale di spedizione, dal­ la Società al Consiglio provincialile o di circoscrizione zonale. Tale validità sarà convalidata anche dall’ufficio centrale tesseramento sol­ tanto se i relativi elenchi assicurativi verranno spediti a Roma entro il 7° giorno dalla data di vidimazione. In proposito faranno fede le date appo­ ste sugli elenchi assicurativi c quella rilevabile dal timbro postale di par­ tenza. Trascorso tale termine sarà consi­ derata valida a tutti gli effetti la da­ ta di spedizione degli elenchi a Roma (rilevabile dal timbro postale di par­ tenza), con tutte le prevedibili re­ sponsabilità. Per i Consigli senza tesseramento autonomo, ìa validità decorrerà di massima dalla data di spedizione delle tessere all’ufficio centrale tesseramen-

Aggiunta snort

Nessuno sport, segnato sulla tesse­ ra « socio atleta » potrà essere depen­ nato e successivamente sostituito. I « soci atleti » che avessero già se­ gnalato sulla propria tessera Tre di­ scipline sportive e intendessero pra­ ticarne altre potranno farlo soltanto compilando una nuova tessera.

to, rilevabile dal timbro postale di par­ tenza. Come per i Consigli aventi tessera­ mento autonomo, è concessa una de­ roga di sette giorni per la vidimazio­ ne delle tessere. Nel qual caso sulla tessera sarà posta la data di vidima­ zione segnalata in calce agli elenchi assicurativi. Le tessere incomplete o mancanti della relativa quota assicurativa non saranno accettate. La copertura assicurativa degli al­ lievi dei Centri di formazione sporti­ va decorrerà dalla data dell’invio de­ gli elenchi (Mod. 5/T) all’ufficio cen­ trale tesseramento del CSI, rilevabile dal timbro postale di partenza. Per gli sport successivamente ag­ giunti sulle tessere dei « soci atleti » già vidimate, la validità agli effetti agonistici ed assicurativi decorrerà dalla data di spedizione del modulo 7/T all'ufficio centrale tesseramento, rilevabile dal timbro postale di par­ tenza INSERTO NORME TESSERAMENTO - 5


■■ HKMU ■ KHBHTIJ 1. TESSERAMENTO LARE

IRREGO­

Le tessere dovranno essere corre­ date da tutti i dati richiesti; dovran­ no essere compilate in modo chiaro (possibilmente scritte a macchina o a stampatello); dovranno essere firmate in tutte le parti con firma autografa dell’interessato; dovranno essere fir­ mate dal Presidente della Società; do­ rranno essere corredate da due foto­ grafie formato tessera che permettano una precisa identificazione dei pos­ sessore; dovranno recare nelle appo­ site caselle gli sport che l’atleta inten­ de praticare. II calcio, per coloro che lo denunciano, deve essere sempre po­ sto come primo sport, come richiesto dalla nuova Convenzione CSI-FIGC. Le tessere che saranno riscontrate incomplete verranno immediatamente restituite non vidimate. Se le tessere saranno rimandate regolarizzate entro 15 giorni dalla data di restituzione, verranno vidimate con la data del pri­ mo invio, data valida agli effetti ago­ nistici ed assicurativi. In caso contra­ rio, allo scadere della data fissata, de­ cadrà il vincolo dell’atleta nei con­ fronti della Società.

2. ATTIVITÀ’ CON SOCIETÀ’ DIVERSE Il socio atleta, al momento in cui firma la tessera del CSI per la sua prima società, si vincola per tutti gli sport segnati da questa, a quella data, sulla domanda di affiliazione e da es­ sa effettivamente praticati. Pertanto, il socio atleta già tesserato al CSI potrà vincolarsi con altra so­ cietà del CSI solamente per le disci­ pline sportive non segnate sulla do­ manda di affiliazione delia prima società o da questa non praticate. Nell'ipotesi di passaggio ad altra so­ cietà per le discipline dichiarate ma non praticate dalla prima, il socio atleta dovrà farsi rilasciare dalla prima società una dichiarazione di inattività per ogni sport segnato sulla domanda di affiliazione e non praticato. Tale di­ chiarazione, vistata dal Consiglio di appartenenza, dovrà obbligatoriamen­ te essere inviata all’ufficio centrale tesseramento contemporaneamente al­ l'invio del modulo assicurativo o del­ la tessera del secondo tesseramento. Non ottemperando a questa norma, il socio atleta si troverà in posizione ir­ regolare di « doppio tesseramento ». Si precisa che questa norma riguar­ da esclusivamente le operazioni di tes­ seramento fra società CSI. Quindi tale particolare tipo di doppio tesseramen­ to (doppio tesseramento potenziale) tra Società federali e CSI non sussi­ ste. (Esempio: l’atleta X è tesserato federalmente per la pallacanestro con la società Alfa; avendo intenzione di praticare il tennistavolo con la società Zeta del CSI, si tessera con questa per il tennitavolo e solamente per il tennistavolo La società Zeta del CSI ha però denunciato sulla domanda di affiliazione anche la pallacanestro; in 6 - INSERTO NORME TESSERAMENTO

questo caso non si deve considerare il giocatore X in doppio tesseramento perché il fatto, per quanto sopra pre­ cisato, non sussiste).

3. TRASFERIMENTI TRA SO­ CIETÀ’ DEL CSI Durante la stagione sportiva è con­ sentito il trasferimento degli atleti da una società ad un’altra soltanto nei seguenti casi: a) inattività o scioglimento della so­ cietà di appartenenza prima del­ l’inizio dell'attività; b) mancata partecipazione della so­ cietà di appartenenza a tornei o manifestazioni a carattere locale effettuati dopo la conclusione del­ l’attività agonistica (campionati a carattere nazionale). Nei casi previsti dal comma a), l’a­ tleta o gli atleti interessati saranno liberi d'autorità. Eventuali richieste di successivi tesseramenti dovranno essere avallate dal Consiglio di appar­ tenenza che dovrà darne notizia all’ Ufficio centrale tesseramento. Nel caso previsto dal comma b), 1’ atleta o gli atleti potranno partecipa­ re all’attività a carattere locale sol­ tanto se in possseso di regolare nulla­ osta rilasciato, in duplice copia, dalla Società di appartenenza. Non sarà ne­ cessario staccare una nuova tessera, ma sarà sufficiente esibire agli arbitri in campo la tessera già staccata per attività agonistica ed il nulla-osta del­ la società di appartenenza debitamen­ te vistato dal Consiglio provinciale o circoscrizionale. Copia del nulla-osta dovrà essere preventivamente inviato all’ufficio centrale tesseramento.

4. DOPPIO TESSERAMENTO Gli atleti che durante la stagione sportiva firmano più di una tessera per diverse società CSI e per la mede­ sima disciplina sportiva senza aver ot­ temperato a quanto previsto per il « trasferimento tra società del CSI », o per diverse discipline sportive senza tener conto di quanto previsto per la « attività con società diverse », incor­ reranno in « doppio tesseramento » e saranno squalificati, su proposta dcll’Uflicio centrale tesseramento o dei Consigli con tesseramento autonomo, dalla Presidenza nazionale per un mas­ simo di 12 mesi dalla data in cui l’in­ frazione è stata commessa (cioè dalla data di firma della seconda tessera). I doppi tesseramenti tra società fe­ derali e CSI o viceversa, hanno effet­ to immediato c le punizioni inflitte da uno dei due Enti (precisamente quello per il quale è stato contralto il primo vincolo) hanno valore pari­ tetico. Ovviamente il doppio tesseramento fra società federali e del CSI avviene solamente quando l’atleta si tessera sia per il CSI sia per la Federazione con due società diverse per uno stesso sport.

ALL’ATTO DELLA DENUNCIA DI DOPPIO TESSERAMENTO C.S.I.F.I.G.C. I CONSIGLI SONO TENUTI AD INVIARE L’ORIGINALE DELLA TESSERA C.S.I., GIUSTO QUANTO RICHIESTO DALLA FEDERAZIONE. NON ADEMPIENDO A QUANTO SO PRA L’U.C.T. NON PRENDERÀ’ IN CONSIDERAZIONE LA DENUNCIA.

5. DICHIARAZIONE DI DATI ANAGRAFICI Gli atleti sono personalmente re­ sponsabili dei dati anagrafici trascrit­ ti sulle loro tessere, che dovranno con­ trollare al momento dell’apposizione della loro firma. Eventuali false dichiarazioni di dati anagrafici saranno punite dalla Presi­ denza nazionale, su segnalazione dell’ Ufficio centrale tesseramento o su pro­ posta dei Consigli con tesseramento autonomo, al momento del loro accer­ tamento.

6. QUANTO NON PREVISTO Per tutto quanto non contemplato dalle norme di tesseramento, si fa ri­ ferimento allo Statuto ed al Regola­ mento organico dell’Associazione.

7. MODULI PER IL TESSERA­ MENTO Tutto il tesseramento deve essere indicato sugli appositi moduli a di­ sposizione presso l'Ufficio centrale tesseramento e da questo inviato ai Consigli provinciali e circoscrizionali. I moduli a disposizione sono: 1/T - Domanda di affiliazione 2/T ■ Assicurazione SOCI ATLETI dai 10 anni compiuti in poi (Maschi) 2/T Bis - Assicurazione SOCIE ATLETE dai 10 anni compiuti in poi (Femmine) 3/T - Assicurazione SOCI ATLETI dai 6 anni compiuti ai 10 non com­ piuti (Maschi) 3/T Bis - Assicurazione SOCIE ATLETE dai 6 anni compiuti ai 10 non compiuti (Femmine) 4/T - Assicurazione partecipanti ad at­ tività Ricreativa (Maschi) 4/T Bis - Assicurazione partecipanti ad attività Ricreativa (Femmine) 5/T - Assicurazione iscritti ai Centri di Formazione 6/T - Assicurazione per i Soci non Alieti (arbitri, allenatori, anima­ accotn-­ tori, direttori sportivi, accom pagnatori, componenti CC.TT., ecc.) 7/T - Aggiunta sport 8/T - Riepilogo invio affiliazioni e tes­ serati (modulo amministrativo).


■■ «■■■ W K SHffl’ EI ■■■ Per le sóli 1. AFFILIAZIONE E RIAFFILIAZIONE Le società che intendono affiliarsi dovranno:

a) richiedere al Consiglio provinciale o circoscrizionale da cui dipendono il Mod. 1/T; b) compilarlo accuratamente a mac­ china o in stampatello o comunque in maniera leggibile, in ogni sua parte ed IN CINQUE COPIE. Sul retro della domanda di affi­ liazione dovranno essere elencati tutti i soci non atleti, anche quelli che non ricoprono incarichi parti­ colari, che non intendono fruire dell’assicurazione e che non inten­ dono ricevere Stadium. c) la richiesta di invio ai soci dei pe­ riodici « Stadium » e « CSIFLASH » deve essere fatta sul retro della do­ manda di affiliazione, contrasse­ gnando con una X nella apposita casella tutti i soci per i quali si richiede l’invio di « Stadium » o «CSIFLASH ». Tra i nominativi dei soci che so­ no elencati sul retro della domanda di affiliazione ne devono risultare almeno quattro richiedenti l’invio del periodico « Stadium ». I soci atleti che vogliono ricevere Stadium dovranno integrare il costo della tessera con quello del giornale ri­ volgendosi ai Consigli provinciali o di circoscrizione zonale. d) Perchè l’affiliazione sia ritenuta valida, si precisa che oltre a porta­ re l'esatta denominazione sociale, dovrà avere la firma autografa del Presidente. La società dovrà dichia­ rare, inoltre, solo quelle discipline sportive che intende veramente pra­ ticare, in quanto, come previsto nel­ le norme generali di tesseramento gli atleti si intendono vincolati per tutti gli sport segnati dalla Società di appartenenza sulla domanda di affiliazione. e) espletate queste operazioni,• con­ segnare la domanda al Consiglio provinciale e circoscrizionale di ap­ partenenza, con allegate le quote relative al tesseramento soci, all’af­ filiazione e alla richiesta dei perio­ dici « Stadium » e « CSIFLASH ».

Per la richiesta di affiliazione defi­ nitiva, le società devono, inoltre, a norma del vigente Regolamento organico: « presentare domanda al Con­ siglio provinciale o di Circoscri­ zione zonale corredata: dal verbale deE’Assemblea attestante la volontà dei soci di affiliarsi definitivamente al CSI e di attuare i compiti ordinari della Società sportiva secondo quanto previsto dall'art. 4 dello statuto dell’ Associazione; dallo statuto della so­ cietà, dall’elenco dei responsabili so­ ciali ».

2. TESSERAMENTO SOCI Per i-1 tesseramento dei soci, le so­ cietà devono: a) richiedere al Consiglio provinciale o circoscrizionale da cui dipendono le tessere relative alla forma di tesseramento che intendono fare; fa) compilare le stesse in modo accu­ rato riportandovi tutti i dati ri­ chiesti; c) segnare sugli appositi spazi delle tessere socio atleta o A.R. le disci­ pline che intendono praticare.

Per i soci atleti che praticano il CALCIO, a norma della nuova Con­

venzione CSI-FIGC, E calcio deve fi­ gurare come primo sport. In caso di doppi tesseramenti CSI-FIGC, le tes­ sere i cui titolari non avranno ottem­ perato a ciò, non saranno considera­ te probanti ai fini del riconoscimento del vincolo. d) Le firme, sia del socio che del Pre­ sidente della società, dovranno ri­ sultare su tutte le parti della tes­ sera; e) le tessere dovranno essere conse­ gnate al più presto (comunque pri­ ma che l’atleta partecipi ad allena­ menti o all'attività), al Consiglio provinciale o circoscrizionale per salvaguardare l'assicurazione. Per ogni socio atleta o A.R. dovrà es­ sere allegata la quota assicurativa.

Per i Conli ppovincigli e circoscrizionali 1. CON TESSERAMENTO AU­ TONOMO I Consigli provinciali e circoscrizio­ nali con tesseramento autonomo, per espletare le operazioni di affiliazione e di tesseramento, dovranno attenersi alle seguenti norme: a) controllare che i moduli di affilia­ zione (Mod. 1/T) siano compilati correttamente; b) provvedere, in occasione di riunio­ ne del Consiglio di presidenza, all’ accettazione delle domande di affi­ liazione, precisando sui moduli se queste sono provvisorie o definitive; c) trasmettere TRE COPIE delle do­ mande di affiliazione accettate all' Ufficio centrale tesseramento, alle­ gando per ogni domanda di affi’iazione le quote relative alla affilia­ zione stessa c alla richiesta di invio del periodico « Stadium » che non devono essere inferiori a quattro per ogni Società, ed eventualmente del periodico « CSIFLASF1 ». Non pervenendo le relative quote insieme alla domanda di affiliazio­ ne, l’affiliazione stessa non sarà ac­ cettata, e, di conseguenza, eventua­ li tesseramenti non saranno validi ai fini tecnici, agonistici ed assicu­ rativi, con responsabilità relativa da parte dei Consigli inadempienti. Inoltre, UNA COPIA della doman­ da di affiliazione accettata dovrà essere direttamente inviata al Con­ siglio regionale competente.

d) Controllare accuratamente che le tessere di qualsiasi tipo siano: — correttamente compilate in ogni loro parte; — corredate, ove richiesto, da foto­ grafie che permettano una pre­ cisa identificazione dell’interes­ sato; — firmate con firma autografa dei-

l’atleta e lo siano state non più di trenta giorni prima della data di vidimazione; — firmate con firma autografa del presidente della società.

e) Vidimare le tessere rispondenti a quanto prima specificato, tenendo presente che: — le tessere « socio atleta » sono composte di tre parti; la prima va alla società e costituisce la tessera vera e propria, la secon­ da nello schedario provinciale o circoscrizionale e la terza nello schedario del Centro zona, se esistente, oppure può essere an­ nullata; — tutte le altre tessere sono com­ poste di due parti; la prima da consegnare all’interessato e co­ stituisce la tessera vera e pro­ pria, la esconda da inserire nello schedario provinciale o circoscri­ zionale.

f) Elencare le tessere vidimate sugli appositi moduli, tenendo presente che a Roma si devono inviare in TRE COPIE, due per la Sportass e una per l'archivio dell'ufficio cen­ trale tesseramento. Le tessere vanno elencate come segue: — Sul modulo 2/T vanno elencati tutti i soci atleti dal 10° anno di età compiuto in poi; — Sul modulo 2/T bis (femmine) vanno elencate tutte le socie atlete dal 10" anno di età com­ piuto in poi; — sul modulo 3/T vanno elencati tutti i soci atleti la cui età va dal 6° anno compiuto al 10° non compiuto. Per questa categoria dovrà essere versato un premio suppletivo di assicurazione con­ sistente in L. 150 (centocinquan­ ta) per nominativo. — sul modulo 3/T bis (femmine) INSERTO NORME TESSERAMENTO

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vanno elencate tutte le socie atlete la cui età va dal 6” anno com­ piuto al 1(P non compiuto. Per questa categoria dovrà essere versato un premio supplettivo di assicurazione consistente in L. 150 (centocinquanta) per no­ minativo. — Sul modulo 4/T vanno elencati coloro che partecipano alla atti­ vità ricreativa (A.R.). Potranno ottenere questo speciale tipo di tessera solamente i soci che ab­ biano compiuto il 14° anno di età. — Sul modulo 4/T bis (femmine) coloro che partecipano alla at­ tività ricreativa (A.R.). Potranno ottenere questo speciale tipo di tessera solamente le socie che abbiano compiuto il 14" anno di età. — Sul modulo 5/T vanno elencati esclusivamente gli iscritti ai Centri giovanili di formazione sportiva (da compilare in cin­ que copie) distintamente suddi­ visi per categorie. Ai moduli vanno allegate le relative quote assicurative ri­ spettivamente di L. 300 per la cat. A e di L. 200 per la cat. B. — Sul modulo 6/T vanno elencati i soci non atleti con ruoli orga­ nizzativi e tecnici (allenatori, ar­ bitri, giudici, componenti CC.TT. ecc.). Per questa categoria di so­ ci dovrà essere allegata la quota assicurativa.

g) Compilare, in duplice copia, il mo­ dulo riepilogativo 8/T, sul quale vanno riportate tutte le operazioni amministrative inerenti l’affiliazione e il tesseramento dei soci per i quali è previsto il versamento di quote assicurative, comunicando nel contempo gli estremi di trasmissio­ ne degli importi relativi alle pre­ scritte quote.

h) Procedere alle aggiunte sport, sia sulle domande di affiliazione che sulle tessere « Socio atleta », prov­ vedendo a comunicare all'ufficio centrale tesseramento tali aggiunte a mezzo dell'apposito modulo 7/T, da compilare IN TRIPLICE COPIA.

2. SENZA TESSERAMENTO ANTONOMO I consigli provinciali e circoscrizio­ nali che non hanno ancora il tessera­ mento autonomo decentrato, dovran­ no attenersi alle stesse norme previ­ ste per il « tesseramento autonomo », con le sole seguenti differenziazioni:

a) dovranno trasmettere a Roma tut­ te le tessere per le quali è prevista la vidimazione, tenendo presente che la validità delle stesse agli ef­ fetti agonistici ed assicurativi de­ correrà di massima dalla data di invio delle stesse all’ufficio centra­ le tesseramento (rilevabile da tim­ bro postale di partenza);

b) dovranno compilare IN QUATTRO COPIE i moduli 2/T 2/Tbis, 3/T 3/Tbis, 6/T, e 7/T, in quanto una di esse verrà convalidata dall’ufficio centrale tesseramento, con la effet­ tiva data di vidimazione.

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INSERTO NORME TESSERAMENTO

ATTENZIONE MODALITÀ' DI VERSAMENTO Ricordiamo alcune modalità importanti per il versamento delle quote di tesseramento, raccomandando di attenersi scrupolosamente ad esse. — I moduli 8/T devono essere inviati in duplice copia e devono accom­ pagnare qualsiasi forma di versamento relativa al tesseramento;

— Per i versamenti si usi di preferenza il sistema del Conto Corrente postale, allegando il talloncino di ricevuta, con specificata la causale del versamento; — Per i versamenti fatti a mezzo di assegno, si prega di voler trascrivere, oltre l’importo, il nome della Banca e il numero dell’assegno allegato. La stessa prassi va usata per i vaglia postali. — Si invitano infine i Consigli ad evitare i versamenti fatti a mezzo contanti.

SPORT E SOCIETÀ' l®s ®i® éè fitti i aita»» a® I PS SPORT E SOCIETÀ’ sono i termini di un’evoluzione parallela e interdipendente. Infatti, l’organizzazione e la pratica sportiva vanno considerate come aspetti e momenti della struttura e della cultura di un sistema sociale, strettamente con­ nesse alla società e al suo evolversi. SPORT E SOCIETÀ’ è il titolo della nuova Collana, pubblicata daU’Editrice A.V.E. in collaborazione con il CSI, che tende a presentare volumi in cui questa realtà sociale e culturale viene letta criticamente al fine di offrire nuovi e originali contributi che favoriscano la riflessione collettiva e diventino così strumenti di lavoro politico perchè lo sport, da fatto di consumo e di spettacolo divistico, diventi un nuovo servizio sociale destinato ad assumere un ruolo dinamico di liberazione dell’uomo, in linea con le tendenze e le esigenze più vive presenti oggi e soprattutto tra le giovani generazioni.

I PRIMI DUE VOLUMI DELLA COLLANA 1. PAOLO ANDREOLI, LA DONNA E LO SPORT NELLA SOCIETÀ’ INDUSTRIA LE - pagine 264, L. 3.000

2. CLAUDIO BUCCIARELLI, LO L„ SPORT COME IDEOLOGIA: ALIENAZIONE 0 LIBERAZIONE? - pagine 128, L. 1.500 I volumi si possono acquistare nelle librerie o richiedere alla Presidenza Nazionale del Centro Sportivo Italiano, via della Conciliazione n. 1, 00193 Roma.

A coloro che li richiederanno tramite la nostra Presidenza Nazionale, sarà prati­ cato il 50% di sconto sul prezzo di copertina. L’importo può essere inviato in anticipo a mezzo vaglia postale o assegno bancario, oppure può essere richiesto l’invio contro assegno.


Quando abbiamo avuto il coraggio di metterci, come Associazione, in ascolto di tutti gli uomini del nostro tempo ci è capitato di cogliere delle esi­ genze, delle richieste sofferte, delle tendenze che andavano tutte nel senso di una liberazione glo­ bale di tutto l’uomo e di tutti gli uomini della con­ dizione di dipendenza in cui essi si trovavano a vivere. Ci siamo detti che lo sport è un fenomeno che si sviluppa all'interno della società e della cul­ tura sociale in cui esso viene praticato, ne è con­ dizionato e, a sua volta, la condiziona. E’ per tutto questo che ci siamo messi in cam­ mino per realizzare all’interno del nostro settore un'esperienza sportiva che si basasse sulla creati­ vità, sulla partecipazione, sulla responsabilità delle persone che intendono viverla. Erano queste le ten­ denze che avevamo colto negli uomini del nostro tempo e alle quali desideravamo dare una risposta mel nostro campo d’impegno con la coscienza di • doverci rapportare con i diversi settori e istitu­ zioni per determinare quella società globale libera idi uomini liberi, diversa da quella attuale. Una so­ cietà non più basata sul potere di pochi su molti, ima una società in cui tutti abbiano la possibilità idi scegliere, di decidere, di inventare collettivamente ila propria vita, di creare le nuove strutture e le muove istituzioni capaci di garantire a ciascuno il iproprio potere di persone. Se ognuno di noi, all’interno del CSI, vivesse «questo progetto che significa concretamente lavoirare per uno sport servizio sociale e cioè destinato

La donna rivendica un ruolo di piena dignità nell’attuale società. Un problema analogo si ritrova all’interno • del mondo sportivo, ma se lo si considera isolato dal problema più generale, si rischia di non trovare nè spigazione nè soluzione.

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a essere per tutti e di tutti, di fatto ci troveremmo immediatamente a fare i conti con una struttura e una cultura sociali dominanti, con una struttura c cultura sportiva che tengono le persone tutte in una condizione di dipendenza assoluta, ma so­ prattutto la donna che è considerata un elemento secondario, che deve continuare a vivere in una condizione di inferiorità, quasi in una condizione di doppia dipendenza. Paolo Andreoli nel suo libro « La donna e lo sport nella società industriale » (di cui consiglio la lettura soprattutto perché è il primo testo in Italia che presenta il problema e lo fa in maniera orga­ nica, chiara e direi competente) nel suggerire i contenuti su cui costruire un’alternativa coerente con le tendenze che si colgono nella nostra società, dice: « Ora, proprio perché si tratta di realizzare una vita diversa da quella attuale, e cioè un pro­ getto globale di vita democratica popolare, questo stesso progetto non può essere organizzato da al­ cuni per tutti gli altri... Questo progetto, allora re­ clama per la sua formulazione un impegno demo­ cratico e, dunque, la partecipazione a pari diritti di ciascuno che sente questo impegno politico. Ora, se questo progetto globale deve tendere alla costru­ zione di una concreta alternativa a quello fondato sulla dominazione-dipendenza, non può neppure co­ minciare a configurarsi se non viene abolito, da parte di coloro che si accingono all’impresa, il pri­ mo e fondamentale manifestarsi della dipendenza: la discriminazione sessuale, la dipendenza della donna dall'uomo in ogni settore della vita sociale, culturale, politica. Ossia, non è pensabile un lavoro di creazione collettiva di un progetto di democrazia reale che non veda compresenti, effettivamente al­ la pari, uomini e donne, chiedendo a ciascuno di mettere in atto tutte le loro peculiarità, cioè le loro similitudini e le loro originalità. Questa appare una condizione sine qua non ». E parlando di uno sport per tutti, lo stesso Au­ tore dice: « Infatti, se l'alternativa allo stato attuale delle cose è autenticamente e non solo formalmente democratica, lo sport deve diventare, nella sua pra­ tica, un fatto popolare, destinato a tutti indistinta­ mente... Passare da una pratica sportiva di élite a una pratica sportiva di massa è, senza dubbio, il primo fondamentale passo per la costruzione di un’alternativa al sistema dominante. Anzi, in qual­ che modo, è già un'alternativa. Questo passaggio, infatti, esige, per sé, cominciare ad eliminare una discriminazione di fondo oggi esistente aprendo le porte della pratica sportiva non solo ai giovani più dotati, ma a tutti i giovani. E non solo ai giovani, ma anche agli adulti. E non solo e preferibilmente ai maschi, ma anche e necessariamente alle fem­ mine ». Risulta chiaro, a questo punto, che è all’interno della ricerca di un modo alternativo di concepire lo sport che si colloca il problema della presenza e partecipazione femminile nello sport. Non un pro­ blema settoriale, ma un problema che va risolto al­ l’interno di un processo di liberazione della donna e dell’uomo insieme. Il dubbio che mi sorge a questo punto è che forse battiamo l’aria perché non siamo del tutto convinti di camminare decisamente a costruire, nel nostro settore, un’alternativa allo sport attuale. Forse è perché non ci rendiamo conto di essere dipendenti’’ o forse perché è più comodo conti­ nuare ad esserlo. GRAZIA FUCCARO

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Un problema non una nolemica

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Talmente appropriato e perti­ nente mi pare il quesito di Paolo Andreoli sulla funzione educati­ va del tecnico sportivo che mi parrebbe il caso proprio di dove­ re chiamare in causa non solo al­ cune ma tutte le società del CSI poiché dalle risposte si potrebbe capire se il CSI ha fatto dei passi avanti o meno dopo l’entrata in vigore del nuovo statuto. Cappellini non se ne deve ave­ re- a male: non è di sesso degli angeli che si parla ma di come vogliamo fare, anche mediante lo sport, una società nuova, più a mi­ sura d’uomo (sia esso grande o piccolo, uomo o donna), più par­ tecipata. Dalla lettura del nuovo statuto del CSI mi pare di avere inteso questo tipo di apertura, ma la prassi quotidiana delle nostre società, delle varie commissioni tecniche, dei nostri comitati pro­ vinciali mi sembra ancora troppo legata alla concezione dello sport come momento catartico (quando i ragazzi si sono sfogati facendo lo sport non hanno voglia di fare dell'altro) o come prevenzione (chi è impegnato con lo sport non ha tempo di fare il male), senza domandarsi se per caso non si corra anche il rischio di pensare talmente tanto allo sport da aver­ ne un’infatuazione e da non « pen­ sare » proprio ad altro. E non ba­ sta cambiare moduli per dare un’impronta nuova all’attività. L’impronta nuova è legata ad una scelta di fondo e la scelta sta nel tipo di educazione che con il CSI si vuole realizzare: un’educazione « trasmissiva », ri­ spettabile anch’essa, per tanto tempo patrimonio comune della nostra cultura umanistica e cri­ stiana, o un’educazione « dinami­ ca », intesa come processo di con­ tinua liberazione dell’uomo, più vicina ad una moderna concezio­ ne della vita che vuole tutti arte­ fici della propria crescita sociale, politica e religiosa? Questi non sono sofismi, sono solo ide sulle quali però è necessario soffermar­

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ci e magari chiedere una verifica. Il « tecnico » della cui validità educativa si dubita, non è tanto colui che insegna a calciare o a correre quanto questo, se voglia­ mo, e altri, come il segretario o il presidente tuttofare, il dirigen­ te burocrate tutto regolamenti e classifiche, oppure l’assistente, colui insomma che ha un patri­ monio di nozioni e di potere da gestire e lo amministra, anche in forma illuminata se vogliamo, ma personale: colui che « plasma » gli « altri » secondo un modello che « lui » si è fatto. Anche que­ sta è educazione e in questo sen­ so il « tecnico » è educatore. Di questo tipo di « tecnici » ab­ bondano le società del CSI. E’ « tecnico » il dirigente da tavoli­ no che pretende un tipo di col­ laborazione impossibile e in man­ canza di questa fissa regolamenti assurdi. È « tecnico » il dirigente o il tecnico sportivo che per in­ crementare il punteggio della pro­ pria società scende in pista a ga­ reggiare pure lui o pilota i ragaz­ zi in quelle gare che dànno più punti. È « tecnico » chi per una coppa in più o per un titoletto sul giornale locale sottopone la squadra a delle tournée massa­ cranti per gareggiare in posti di­ versi nella stessa giornata, e così via. Secondo me, per la mia espe­ rienza ultradecennale in una so-

cietà del CSI, questa « mentalità » sta rovinando tutto: non solo non fa progredire ma vanifica addi­ rittura quanto di buono si è teo­ rizzato da qualche anno a questa parte. È in virtù di essa che le nostre società sono spesso una brutta copia, ma molto brutta co­ pia, di società federali, o, quel che è peggio, ricettacolo di pseudo­ tecnici tanto megalomani quanto ignoranti e affatto educatori. Il vero tecnico non ha da adontarsi


r per questa analisi perché non lo riguarda. Ho detto infatti che quella di cui parliamo non è tan­ to una « funzione » quanto una « mentalità », e purtroppo troppo spesso questa è la figura di tecni­ co sportivo che ci viene offerta dentro e fuori delle nostre so­ cietà. Il tecnico sportivo, professioni­ sta serio, a mio avviso, non ne­ cessariamente è un educatore co­ me non mi sembra un educatore il dentista in quanto dentista o l’ortopedico in quanto tale. Que­ sto secondo tipo di tecnico va be­ ne in una società del CSI ma per un lavoro d’equipe con dirigenti educatori, solo che è difficile po­ tere ricorrere alle sue prestazioni altamente professionali per quel­ le difficoltà d’ordine economico che sono proprie di tutte le so­ cietà come le nostre e d’altro canto gli specialisti-amici che svolgono la loro attività gratuita­ mente sono troppo pochi. A questo punto, a mio avviso, vale la pena anche di domandar­ ci se non sia il caso di ridimen­ sionare l'attività e il campo d’a­ zione del CSI perché in dipenden­ za di ciò verrebbe ridimensiona­ to o meglio precisata la stessa funzione del tecnico sportivo. Per me il tecnico sportivo di cui il CSI ha bisogno è un educa­ tore con nozioni tecniche acqui­ site appunto per svolgere in un campo particolare la sua funzio­ ne di educatore; un tecnico che non si lascia prendere la mano dal « suo bagaglio » di nozioni, che privilegia i momenti educati­ vi a quelli tecnico-agonistici e che trasforma questi ultimi in altret­ tanti momenti di crescita. Alla base di lutto però sta sottesa una concezione particolare di educa­ zione, un’educazione « dinamica », « un processo di permanente li­ berazione dell’uomo » e anche del tecnico, ché anche lui è uomo e cresce o decresce con gli altri. È indubbio che chi si fa pren­ dere la mano dall’idea di « plasmare », di « cavare fuori » da una personalità grezza un carn­ pione o un cittadino su misura, non s’inquadra in questo parti­ colare tipo di educazione caso mai nel primo. Ora si tratta di vedere quale ti­ po di educazione il CSI vuole pri­ vilegiare. Secondo me è quella indicata da Andreoli perché altri­ menti, per lasciare le cose come erano prima, bastava lo statuto vecchio e il tecnico che dà il « suo » agli altri non è diverso da quello di vent’anni fa.

GAETANO ZONATO

Adesso possiamo inquadrare meolio la situazione ei sembra che la lettera di Gae­ tano Zonato, della Polisportiva San Bonifacio di Verona, centri finalmente il tema del nostro di­ battito nel suo vero significato e nelle sue reali dimensioni. Si­ gnificato e dimensioni che nei pre­ cedenti interventi o non erano stati toccati o erano rimasti al­ quanto in ombra. Ora l’amico Zonato ci ripropone il problema nella sua sostanza. Vogliamo provare a schematizza­ re alcuni degli aspetti messi in lu­ ce da Zonato per aiutare i nostri lettori a cogliere la molteplice problematica del tema in discus­ sione e quindi a intervenire sui vari elementi con un contributo effettivo, al di là di spunti pole­ mici che, per quanto comprensi­ bili, non giovano forse allo sco­ po che tutti insieme ci propo­ niamo.

Se interpretiamo bene la lette­ ra di Zonato, gli elementi parti­ colarmente messi in luce sono i seguenti: — il dibattito non riguarda i soli tecnici, ma coinvolge tutta l'Associazione e, in prima fila, le società sportive nella loro strut­ tura globale, in quanto si tratta di individuare il ruolo che lo sport può avere per una autentica edu­ cazione personale e sociale di tut­ ti i soci; — il punto di partenza non è teorico, non è un pretesto di di­ scussione; si parte da una consta­ tazione oggettiva che non è nep­ pure nuova: la differenza che esi­ ste tra lo statuto e il comporta­ mento delle strutture e dei respon­ sabili dell’Associazione a tutti i livelli e in tutti i ruoli. Nessuno si illudeva che questo divario po­ tesse essere colmato in poco tem­ po e ammettiamo pure che non potrà mai essere colmato total­ mente, ma ciò non ci esime dal costatarlo, dal rifletterci e dal trovare gli strumenti e i modi al­ meno per diminuirlo; — il nocciolo del dibattito sta in un problema di fondo comune a tutti, tecnici e non tecnici: nel « tipo di educazione » che come associazione vogliamo realizzare e, dal momento che l’educazione non è unica o neutra, che tipo d’uomo e di società ci proponia­ mo di contribuire a costruire me-

diente il nostro realtà sportiva;

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— il tecnico (e con lui tutti gli altri che svolgono precisi ruoli e quindi hanno comunque una re­ sponsabilità e delle competenze « tecniche » da assolvere) è in ogni caso un « educatore »: ma si tratta di sapere a che cosa educa, quali fini si propone e se usa, nella sua azione educativa, meto­ di coerenti e strumenti adeguati per raggiungerli. Allora il proble­ ma abbraccia allo stesso tempo le scelte di fondo dell’Associazione (quelle dell’art. 1 dello Statu­ to, per intenderci) e il tipo di at­ tività che facciamo, il tipo di vita associativa che viviamo nelle strutture ai vari livelli, i metodi che adottiamo nel compiere le no­ stre esperienze e gli strumenti di cui ci serviamo;

— è stata chiamata in causa non tanto la « funzione » specifi­ ca dei tecnici, ma soprattutto la loro mentalità, il loro modo di intendere lo sport in relazione al modo di intendere l'uomo e la società. (Ripetiamo quanto detto fin dall’inizio e cioè che se ci si è rivolti ai tecnici non è perchè tutti gli « altri » siano senza colpe al riguardo, ma solo perché i tecni­ ci sono in « prima linea » sia per l’attività che direttamente è affidata nelle loro mani, sia per il rapporto particolarissimo che hanno con i ragazzi);

— dall’altro canto, uno che si limiti a svolgere in una società o in Consiglio soltanto il suo com­ pito tecnico-specialistico (se si vuole, al posto dei tecnici, possia­ mo anche parlare degli arbitri...) non può essere ritenuto un edu­ catore alla stessa stregua degli al­ tri responsabili che vivono in pie­ no la vita della struttura di cui fanno parte. Allora, che significa, anche per un tecnico, vivere a pieno la vita comunitaria della sua società sportiva o del suo Con­ siglio?; — le nozioni tecniche possedu­ te dal tecnico non sono l’educa­ zione, ma lo strumento di un’espe­ rienza, e quindi di un’azione, che può essere educante o anche di­ seducante: dipende dal tipo di esperienza che con tali nozioni si vuole stimolare, dalle finalità ge­ nerali che ci si propongono e an-

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ia: ora l'abbiamo capito tempo che occorre a portarli sui campi. E poi, è vero che c’è qual­ che impianto in più, ma solo da quando i sindacati sono rientrati nel circolo. Il circolo ha la sua politica da cui lo sport non si sgancia ». Cosa fa il circolo? Quello che vogliamo noi, dicono alcuni. Quel­ lo che vogliamo noi, ma che dal-

l'alto ci propongono, dicono altri. Vediamo come stanno le cose. Domenico Uliano, sindacalista, proveniente da Torino, ha le sue critiche. Dunque, cominciamo col teatro, col cartellone che va da Brecht a Pirandello, e comincia­ mo col teatro che è un momen­ to molto impegnativo del circolo e che consente di rilevare certi atteggiamenti. Intanto esistono serate speciali, con biglietti omag­ gio, inviti eccetera. Tutto pieno. Pochi lavoratori possono andare pagando un biglietto. Ma quelli che vanno sono condizionati dal pubblico presente. Immagina il sindaco e signora o l’onorevole e signora, o il dirigente e signora. Insomma accanto, alla poltronci­ na vicino, ci sarebbe l'operaio e signora. Precisiamo, l’operaio ha tutti i diritti di stare con la sua signora accanto al dirigente con signora, anzi se si trattasse di un fatto veramente culturale, tanto di cappello. Il problema è un al­ tro, è di costume, la signora del­ l’operaio per andare a teatro è condizionata dalla signora del di­ rigente. Elegante la dirigente, ele­ gante l’operaia. Stringe tutto pur di andare a teatro. Parrucca e anelli la dirigente, parrucca e anelli l'operaia. Insomma, quando c'è questa roba qui, in fabbrica si verifica l’assenteismo da pettinatrice. Brecht non c’entra niente. Perché ci dovrebbero essere altre cose, dibattiti, cultura per tutti, gradualità, realisticamente. La pa­ rità si basa sull’esteriorità, il me­ tro di lutto. E non è colpa nean­ che di quegli operai i quali, fra l’altro, ritengono che anche que­ sto li renda emancipati, affran­ cati. In questo senso, abbiamo un lavoro profondo da portare.avanti. Questi sono alcuni aspetti di un più vasto problema dell’inse­ rimento operaio, della gestione delle attività. Lo sport, in un sup­ porto e in una cornice del gene­ re, diventa il momento di pseudo partecipazione. Un modo per gra­ tificare chi fa un regalo. Infatti, gli italsiderini, per lo sport che fanno, sono dei privi­ legiati. « Fanno poche attività esterne, sono chiusi nel loro circolo » dice il presidente CSI, Saverio Ale­ manno: « comunque è già tanto, ma tutti gli altri possono usufrui­ re di poche attrezzature e im­ pianti. Noi, con i nostri tornei,

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si ottiene nei paesi dell’altro ver­ sante ». « L'unico momento di stimolo è costituito dai Giochi della Gio­ ventù » continua il presidente « Nonostante i limiti, solo in que­ sta occasione dalle nostre parti si vede qualcosa. Le autorità po­ trebbero forse capire che c’è an­ che lo sport e che serve a qual­ cosa ».

troviamo spesso ospitalità presso gli impianti del Dipartimento della Marina militare, gratuita­ mente ». « Comunque, un'altra difficoltà per lo sport, qui da noi » dice Vittorio Costa, vicepresidente del CSI « è la scarsissima partecipa­ zione femminile. Neanche l’Italsider riesce a fare opera di sen­ sibilizzazione. In alcune zone del­ la provincia parlare di donne nel­ lo sport è come far discorsi da missionari. In un paese qui vi­ cino, Mottola, sul versante nord­ occidentale, ci guardavano con occhi stralunati. Qualcosa di più

Le autorità tornano sempre in campo. Se Taranto ad esempio ha un assessore sensibile al Co­ mune, non ce l’ha alla Provincia; anzi, è il presidente che ha la delega per lo sport. Se l’Italsider è un’oasi e se solo i figli dell’Italsider possono giocare in un cam­ po dell’Italsider le autorità do­ vrebbero almeno chiedersi cosa faranno gli altri ragazzi. Il discorso, dicono i sindaca­ listi, è uno: far capire che attra­ verso lo sport dell’Italsider, que­ sto tipo di sport, esiste un di­ scorso più generale sullo sport per tutti. Gli operai e i figli degli operai, con tutte le limitazioni ben note, devono darsi uno sguar­ do intorno, ai quartieri, alle scuo­ le, per vedere qual è la realtà, come va modificata, come va ge­ stita. Se una partita di basket serve a divertire, a soddisfare va bene, ma se serve anche a stan­ care, a riempire il poco tempo libero, a distogliere da altri im­ pegni, meglio rinunciare. Palloni, racchette, canestri, bersagli per tutti, dovunque, e gestiti dai la­ voratori. Anche lo sport può pas-

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sare per la fabbrica, per arrivare nelle mani di tutti. Questi problemi, non dibattu­ ti, o poco dibattuti nel circolo, possono ora diventare argomen­ to di studio anche nelle 150 ore ; per la scuola degli operai, con­ quistata con l’ultimo contratto di li lavoro. Dai primi di aprile c’è ij stato l'avvio ufficiale, si stanno ormai facendo le prime verifiche. La linea entro la quale possono | sbrigliarsi i programmi consente ! di affrontare una serie di temi che interessano direttamente i la­ voratori. Anche lo sport. Cosa si- | gnifica la passione sportiva, come viene indirizzata, cosa c’è dietro questo sport divistico e consumi- li stico? Come e da chi va gestito T lo sport? I lavoratori hanno in mano uno strumento che gli potrà consenti­ re nuove conquiste, nuovi momen­ ti di verifica. Accanto alla produ­ zione, all'occupazione, alla casa, alla salute, c’è anche lo sport. E’ un bene di tutti, dei lavoratori e dei loro figli. È vero che ci sono problemi più pressanti, guarda il caro-vita, ma non esistono proble­ mi separati. E il passaggio non dovrebbe essere difficile. Tutti sanno quanto costa oggi fare sport. C’è dovunque, imperante e crescente, anche il caro-sport. Ci tocca da vicino: la busta paga, ma anche i muscoli, il cervello, i poimoni. Un motivo in più per lottare. GIUSEPPE LIZZA

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H metà della stagione sportiva... Abbiamo avuto già modo di sottolineare in pas­ sato come esista nell’attività sportiva una inspiega­ bile incongruenza — una delle tante — e che ben poco si faccia per correggerla: durante il periodo estivo, e cioè quando i ragazzi sono liberi da più pressanti impegni, tutta l'attività, ufficiale o non, salvo quella professionistica per alcuni sport, si ferma. Le Società chiudono i battenti delle loro sedi e chi si è visto si è visto! Questo modo di procedere è certamente sintomatico. Quando non si disputano i campionati non c’è alcun interesse a far... giocare i ragazzi. Da questa considerazione ne scaturisce un’altra altrettanto sconcertante: l’attività sportiva si identifica con i campionati! Forse è necessaria un'altra considerazione e cioè che i ragazzi, pur avendo più tempo, più possibi­ lità, rifiutano un'attività organizzata, desiderando invece « giocare » a modo loro senza vincoli e co­ strizioni, allenamenti e partite. Prima riflessione, quindi, che ci deve mettere in «crisi »: i ragazzi, almeno nella loro più genuina espressione, rifiutano quel tipo di sport che noi of­ friamo, pur desiderando ardentemente fare attività sportiva. Seconda riflessione, invece, piena di speranza, ma che ci mette di fronte alle nostre responsabi­ lità: se i giovani vogliono fare attività sportiva, ve­ ra, genuina attività sportiva, come dobbiamo pro­ grammarla e realizzarla per soddisfare le loro istanze? Non siamo certamente in grado in queste brevi note di sviscerare il problema in tutte le sue sfac­ cettature e in tutte le sue notevoli implicanze di ordine socio-culturale e tecnico-organizzativo, ma ci limiteremo a stimolare una discussione sulla pro­ blematica relativa. Secondo noi, innanzitutto dobbiamo aiutare le società a programmare su tutto l'arco dell’anno la loro attività, trasformando pian piano la loro men­ talità di « fabbriche di campioni » in « centri di ser­ vizio » per la comunità. Questa trasformazione di impostazione e di men­ talità, le spingerà a diventare polisportive, per dare veramente a tutti la possibilità di esprimersi secon­ do i propri desideri e le proprie possibilità, aperte alle due componenti, quella maschile e quella fem­ minile, e sempre più partecipate, in quanto allar­ gando i propri orizzonti dovranno essere necessa­ riamente molti i responsabili per poter seguire la

vita associativa. Nello stesso tempo i ragazzi saran­ no, o meglio speriamo che siano, i veri protagonisti della vita associativa, perché dovranno essere loro a « suggerire » ai responsabili che cosa desiderano fare e come pensano si debba fare, sentendosi al­ tresì corresponsabili nel risolvere i problemi finan­ ziari, ai quali logicamente non possono e non deb­ bono « dedicarsi » soltanto i « responsabili », che secondo l’accezione impropria ma comune del ter­ mine si identificano nei « finanziatori » o nei « pro­ cacciatori di fondi » della Società. Sentiamo già nell'aria la domanda: perché par­ lare della vita delle Società, quando l'argomento in discussione è l’impostazione dell'attività e l'attività viene impostata e programmata dai Consigli? Facile la risposta, diremo ovvia, anche se diffi­ cile realizzarla praticamente. La Società è il fon­ damento e la fonte dell’indirizzo della nostra Associazione; il nostro Statuto è estremamente espli­ cito al riguardo, ma in coscienza, possiamo affer­ mare che questo si realizza praticamente? Dobbia­ mo quindi « coscientizzare » le nostre Società per­ ché esigano che si agisca in conformità a quanto af­ fermato dallo Statuto ed allora avremo fatto un grosso passo avanti. I « Corsi estivi di verifica » potrebbero essere la sede ideale per iniziare que­ st'azione a tempi lunghi, che da parte dei respon­ sabili provinciali e regionali richiederà una costan­ za ed un impegno non indifferenti, ma che nello stesso tempo darà loro la possibilità di realizzare in modo corretto la nostra Associazione. Concludendo: utilizziamo a fondo e bene questo « tempo d’estate » per capire quello che i ragazzi vogliono e facciamoci aiutare da loro per realiz­ zarlo; aiutiamo le Società ad allargare i loro oriz­ zonti sportivi offrendo loro una sempre più vasta gamma di attività, facilmente realizzabile e poco dispendiosa; aiutiamo le comunità a realizzarsi spor­ tivamente portando avanti un'azione politica che sensibilizzi gli Enti locali per la realizzazione di un servizio sportivo sociale veramente efficiente e ri­ spondente alle necessità reali di lutti i cittadini; aiutiamo infine l'Associazione a lutti i livelli a veri­ ficarsi ed a realizzarsi ristrutturando in modo fun­ zionale i Consigli affinché vivano una vita parteci­ pata e democratica e diventino effettivamente «strut­ ture di servizio» e non « centri organizzativi » preoccupati soltanto di produrre... attività sportiva fine a se stessa. FILIPPO DRAGOTTO

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Nuoto: Diwanunì e criteri oer svitare l'attività Riprendiamo il discorso sul nuoto; un discorso, però che ri­ schia di rimanere tale se ai buo­ ni propositi non si fanno seguire i fatti. Amici cari, programmare sarà anche utile, ma vale anche l’azio­ ne. Mentre noi ci limitiamo a pen­ sare o teorizzare, gli altri fanno i fatti. Assumono le nostre inizia­ tive, ci sottraggono gli scarsi spa­ zi disponibili presso gli impianti, accolgono gli atleti che ci lascia­ no perché non offriamo loro una concreta attività. Ci relegano al ruolo di passivi spettatori in un settore dove, con un minimo ai buona volontà, sono possibili e realizzabili svariate attività. Un fatto per tutti. Quando con un questionario cercammo di co­ noscere le cause dell’inattività nel nuoto di alcuni Consigli, ci veni­ va risposto quasi dappertutto che dipendeva dalla mancanza di un tecnico cui affidare gli atleti. Nel­ lo stesso periodo, però, il prof. Dionisi — della Commissione tec­ nica regionale nuoto dell’Emilia — programmava corso per

istruttori di nuoto illustrandolo ampiamente e portandolo a cono­ scenza di molti Consigli. Nono­ stante il corso fosse aperto a tut­ ti i Consigli senza limitazione di regione, non è stato possibile ef­ fettuarlo per mancanza di un mi­ nimo di aderenti. Ed allora? Se aspettiamo anco­ ra a muoverci, l’unico posto do­ ve i nostri ragazzi potranno en­ trare in acqua sarà la vasca da bagno! Muoviamoci, quindi, approfit­ tando anche del periodo stagio­ nale in cui ci troviamo, certa­ mente più favorevole per dar vi­ ta ad una serie di interessanti ini­ ziative nel nuoto. Vediamo quali possono essere queste iniziative. Basta una parte di piscina a disposizione, oppure un tratto di mare o di specchio d’acqua da circoscrivere in maniera somma­ ria, per avere la possibilità di promuovere corsi di avviamento al nuoto o di perfezionamento; oppure dei corsi di nuoto-salva­ mento.

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Notevole successo possono ave­ re, durante la stagione balneare, le iniziative intese ad illustrare ai villeggianti e loro figli, le tec­ niche natatorie od il modo di com­ portarsi in acqua. Analogo favore potrebbero tro­ vare dei corsi di ginnastica pre­ paratoria effettuati anche sulle spiagge, tenuto presente che in questa stagione molte persone ve­ dono con simpatia ogni iniziati­ va che possa consentire di tra­ scorrere utilmente e piacevol­ mente il tempo a loro disposi­ zione. Non dimentichiamo, però, an­ che i programmi associativi. Pro­ grammi che, come noto, prevedo­ no gare a livello regionale per le categorie Juniores e Seniores e momenti nazionali per le catego­ rie Esordienti e Ragazzi. Il problema è, però, quello di non ridurre le gare al minimo in­ dispensabile, ma farle diventare un’attività continuativa. A questo proposito vorremmo citare l'azio­ ne dei Consigli di Trento, Salerno, Ferrara che, oltre all’attività lo­ cale, svolgono un’intensa attività interprovinciale, creando e perfe­ zionando i presupposti di un con­ tinuo scambio di esperienze e di confronto di tecniche attraverso le quali gli atleti prendono con­ tatto con le diverse realtà asso­ ciative. Chiudiamo queste note rammentando che per i Ragazzi e gli Esordienti sono previsti, per i giorni 14 e 15 settembre p.v. in sedi da precisare, le manifesta­ zioni conclusive dell’attuale sta­ gione. Per le norme di partecipazione, vi rinviamo a quanto precisato dai rispettivi regolamenti pubbli­ cati su CSIFLASH n. 1 del 23 gen­ naio '74; qui confermiamo che tali manifestazioni non si limite­ ranno allo svolgimento delle ga­ re programmate, ma saranno al­ l'interno di una serie di iniziative atte a realizzare l’incontro come una vera e propria festa dello sport, nell’àmbito della quale, sa­ rà dato modo a tutti i parteci­ panti dirigenti, tecnici ed atleti, di aprire il dialogo sui problemi dell’attività e sul nuovo ruolo che la base svolge rispetto alla for­ mazione ed attuazione dei pro­ grammi sia dell'Associazione che sportivi. ANGELO RAINERI


Atletica Dista: una stagione avviata sntto i migliori auspici Innanzi tutto una prima novi­ tà nella nuova stagione su pista. Gli Incontri Nazionali (la mani­ festazione che al termine dovrà radunare un gran numero di atle­ ti allievi delle varie regioni per un necessario momento associa­ tivo) avranno luogo il 13 ottobre e non più il 6 ottobre. Questo slittamento di data (dovuto ad impegni di calendario nazionale FIDAL) potrà maggiormente fa­ vorire le varie manifestazioni re­ gionali che proprio nel mese di settembre hanno il loro apice ed il loro massimo interesse. Scrivendo già sugli Incontri Na­ zionali (che quest’anno saranno quattro), non vogliamo tralascia­ re di interessarci di quanto avvie­ ne nei vari Consigli Provinciali e di circoscrizione. Già c’è buona attività (iniziata praticamente ai primi di maggio), già si può constatare partecipa­ zione numerosa (specie nei ra­ gazzi e ragazze) nelle gare dispu­ tate e per le quali sono giunti (po­ ste permettendolo!) i risultati a Roma. A proposito di risultati, non ci stancheremo di sottolineare l'im­ portanza di poter conoscere con quanta più esattezza possibile tutte le varie manifestazioni che si svolgono nei Consigli. Questo per avere non solo un quadro ag­ giornato dell’attività atletica, ma per poter verificare, sempre, se quanto proposto a livello nazio­ nale è attuabile o attuato in sede provinciale. È evidente che da regione a re­ gione ci possono essere esigenze particolari per le quali, mancan­ do una costante vera verifica, al­ la fine non vengono considerate nell’economia generale del nostro sport. Abbiamo, seppur brevemente accennato alla partecipazione, massiccia, dei ragazzi e ragazze alle prime gare su pista. L’aspetto ragazzi e ragazze è, ancora una volta, in primo piano, così come lo è stato in questi ul­ timi anni e come, ultimamente, abbiamo avuto modo di consta­ tarlo nell’attività campestre.

DAL PROGRAMMA DI ATTIVITÀ’ 1974 EMANATO DALLA CTN Gli atleti per poter partecipa­ re all'attività dovranno essere nati nei seguenti anni:

Ragazze cat. A: 1960-1961. Ra­ gazze cat. B: 1962-1963. Ragazzi cat. A: 1959-1960. Ragazzi cat. B: 1961-1962. Allieve: 1958-1959. Allievi: 1957-1958. Juniores femminile: 1956-1957. Juniores ma­ schile: 1955-1956. Seniores rnaschile: 1954 e precedenti. Momenti e date di svolgimento

Ragazze e Ragazzi, categorie A e B - momenti locali (pro­ vinciali e circoscrizionali) e re­ gionali, nel periodo aprile/luglio e settembre/ottobre. Le re­ lative date dovranno essere con­ cordate in sede di Consiglio re­ gionale.

momenti loAlieve e Allievi cali (provinciali e circoscrizionali), regionali e I neon tri .Na— zionali. L’attività provinciale nel periodo aprile/settembre; quel­ la regionale entro il 22 settem­ bre, mentre gli Incontri Nazio­ nali si svolgeranno il 6 ottobre 1974. Juniores m. e f. e Seniores m. momenti locali (provinciali e circoscrizionali) c regionali, nel periodo aprile/ottobre. Le date relative dovranno essere con­ cordate in sede di Consiglio re­ gionale.

È chiaro che il C.S.I. non ha intenzione (proprio per i suoi fi­ ni istituzionali) di « aumentare » detta attività, portandola, ad esempio, a momenti nazionali. E questo perché crediamo che i ra­ gazzi debbano « crescere » (atle­ ticamente parlando) uniformemente, senza eccessive spinte o preoccupazioni particolari. Così vediamo (come sempre) per i ragazzi e le ragazze un tra­ guardo di partecipazione nei mo­ menti regionali, quando potranno cimentarsi liberamente, e soprat­ tutto stare insieme con i colleghi di altri consigli viciniori al fine di aumentare esperienze ed ami­ cizie. Poi altri impegni verranno con l’età. Già quest’anno però ci sa­ rà un primo esperimento riser­ vato ai ragazzi quindicenni ed al­ le ragazze quattordicenni orga­ nizzato dal Comitato Nazionale

per la Propaganda della Fidai. A fine ottobre (il 20 o il 27) molto probabilmente a Pescara, questi giovani (che il prossimo anno en­ treranno nella categoria allievi) si incontreranno, nella Prima Ras­ segna Nazionale del Settore, con programma completo delle loro gare. Grazie ad una particolare for­ mula di partecipazione, saranno presenti rappresentative di tutte le regioni, nonché atleti od atlete che abbiano conseguito partico­ lari risultati durante la stagione. Sarà interessante seguirla que­ sta nuova manifestazione, nella quale converranno (è facile pre­ vederlo) in gran numero atleti del C.S.I. a testimonianza (enne­ sima) dell’inesauribile vivaio (e del buon lavoro) che da anni vie­ ne portato avanti nel settore.

ALDO CAPPELLINI

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Ciclismo: due tiui di attività oer rispondere a ogni esina Mentre è ancora vivo l’interes­ se suscitato dal Congresso della nostra Associazione, noi del cicli­ smo, anche in vista dei prossimi impegni nazionali, vorremmo sot­ tolineare le indicazioni per il no­ stro sport sostanzialmente confer­ mate dall’incontro congressuale. Anzitutto i tecnici e i dirigenti delle nostre C.T. e delle nostre Società con i quali abbiamo po­ tuto avere uno scambio di opinio­ ni hanno tenuto a sottolineare questo: che se è giusto e dove­ roso, in ossequio ai dettami deldell’Associazione, instaurare un modo d’essere proprio del CSI nel ciclismo, improntando l’atti­ vità giovanissimi a criteri di non esasperato agonismo e non selet­ tività, è però anche possibile, per le altre categorie, continuare una attività agonistica, sia pure ba­ sata sui criteri propri di tutta la nostra azione. Questo indirizzo, del resto, ci sembra in linea con le stesse esi­ genze dei ragazzi che, dopo un congruo numero di anni dedicati alla formazione fisica di base e all’acquisizione di una vera co­ scienza sportiva, devono trovare la possibilità di esprimere appie­ no le proprie doti personali at­ traverso delle gare, cioè attraver­ so un confronto con gli altri. D’altra parte occorre tener pre­ sente anche il desiderio spiegabi­ lissimo dei dirigenti e dei tecnici di veder emergere i ragazzi in possesso di particolari doti anche attraverso gare di un certo im­ pegno e a un certo livello. Per tutti questi motivi, il programma del CSI prevede, accanto ad una sempre più ampia attività per i giovanissimi, anche le finali na­ zionali delle Leve, degli Esor­ dienti, degli Allievi e il Criterium dilettanti 3‘ serie. Il che non im­ pedirebbe alle Società di svolge­ re i propri compiti di promozio­ ne e formazione nei confronti dei giovanissimi. Anzi, è bene ora parlare del nostro impegno per uno sport servizio sociale. Gli intervenuti al Congresso e soprattutto i dirigen-

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ti del ciclismo hanno capito profondamente il problema ed espresso il desiderio di rinno­ varsi. Preso nota quindi del do­ vere di avvicinare i giovanissimi, sj_ sono dichiarati entusiasti di formare ovunque sezioni primave­ ra, onde far praticare sport ricrea­ tivo ai ragazzi dai 7 ai 12 anni, sport che, come voluto dalla stes­ sa Federazione ciclismo, deve es­ sere privo di ■ agonismo esaspe­ rato. Ecco dunque il campo in cui deve emergere il nostro lavoro. Riteniamo qui opportuno ricor­ dare che la FCI ha concesso al CSI delle facilitazioni che vanno dal riconoscimento delle società affiliate soltanto al nostro ente al tesseramento dei giovanissimi (primavera e leve) fatto dai nostri organi periferici, i quali hanno al­ tresì la facoltà di approvare le manifestazioni, ottemperando agli obblighi stabiliti a suo tempo tra la FCI e la CTN, e, conseguente­ mente, la facoltà di omologare ta­ li manifestazioni. Lavorando per il ciclismo dei giovanissimi, così come esso si ar­ ticola e con i vantaggi concessici dalla Federazione, lavoreremo per il vero ciclismo del CSI.

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GINO QUATTROCCHI

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CATANIA — Presso la palestra CONI di atletica pesante, si è svolta la ma­ nifestazione « judo-primavera » organizzata dal comitato provinciale del CSI, cui hanno partecipato ben 55 judokas. Questo raduno di giovanissimi ha se­ gnato praticamente il debutto ufficiale dell’attività judo-CSI per la Sicilia, dopo i primi contatti con altri gruppi di judo di tutta Italia e dopo tutta una serie di stages, serviti a completare la prevista e vasta opera educativa-ricreativa. Nella foto: gli atleti partecipanti alla manifestazione.


Un mal di testa che lascia soddisfatti NAPOLI — Tutte le occasioni sono buone per con­ durre una concreta opera di animazione aH’interno di una comunità; il semplice organizzare e propagan­ dare una manifestazione sportiva, sia pure una ma­ nifestazione sportiva intesa in un certo modo, non basta per fare una Società viva ed operante nell’àmbito del quar­ tiere o della città. E’ per questo che ci è sem­ brata valida una certa inizia­ tiva della Polisportiva « Colli Aminei » di Napoli cd è per questo che, nonostante essa non sia più di freschissima data, risalendo nientemeno che al Carnevale, ci sembra opportuno parlarne. Innanzi tutto una premes­ sa: il quartiere « Colli Ami­ nei », in cui opera la Polispor­ tiva, è un quartiere che un po’ smentisce la tradizionale fama di comunicabilità che da sem­ pre si attribuisce alla gente napoletana. Abitato soprattut­ to da « gente bene », media ed alta borghesia, che molto dif­ ficilmente esce dal proprio gu­ scio di cemento e di orgoglio, favorisce molto poco i rap­ porti reciproci che non siano voluti o giustificati da impe­ gni di lavoro. Smuovere le acque era quindi essenziale. L’opportunità l’ha offerta il Carnevale, con il tradizionale « veglione » dei bambini. A di­ re il vero, erano stati gli stes­ si genitori, in una riunione promossa dai giovani della Polisportiva, primi promotori di qualsiasi attività a livello di quartiere, a proporre di tra­ scorrere in modo diverso il Carnevale, organizzando una festa che permettesse ai bam­ bini di divertirsi a loro pia­ cimento e ai genitori di cono­ scersi, per dare inizio ad una serie di contatti tesi alla for­ mazione di un Centro Comuni­ tario. Il progetto è stato di capo­ volgere lo schema degli anni precedenti. Niente più spettacolino teatrale; niente più pal­ coscenico e sedie per i bam­ bini, attori o spettatori; nien­ te più gare fra i più bravi, con giochi e quiz di vario ge­ nere; niente più mamme in pelliccia a sfumacchiarc in prima fila; niente più premi, né per i più bravi né per i più « scarsi ». Non si è inte­ so più offrire la festa ai bam­ bini, ma fare la festa con i bambini e, possibilmente, con le stesse persone adulte pre­ senti. Ad evitare però che oltre duecento ragazzi e bambini restassero abbandonati a se stessi c prima di intendersi

nissero soltanto col produrre caos e disordine, con l’aiuto di esperti in tecniche di ani­ mazione, si è provveduto a dare loro stimoli di interesse. Si sono creati nelle varie sale diversi angoli che focalizzas­ sero l’attenzione: la baracca del burattino, la sala del pre­ stigiatore, la sala dei giochi, l'orchestrina. Da notare che in tutte queste « zone » i prota-

NAPOLI — II Carnevale è stato solo il pretesto per la « Po­ lisportiva Colli Aminei » per tentare un modo nuovo e pe­ dagogicamente valido di far incontrare e giocare i bambini del quartiere; un esperimento che, potendosi dire perfetta­ mente riuscito, dovrebbe avere quanto prima un seguito. Nella foto: un gruppo dei piccoli protagonisti della festa.

i ini Avo di 'ire politica CARPI — avanti con quello che mente con

Una società sportiva che voglia portare continuità e fermezza un discorso come è proprio del CSI finisce quasi inevitabil­ il cozzare contro mille ostacoli, siano essi

incomprensioni, scetticismo, indifferenza o assurdi e cri­ stallizzati privilegi. Fare della « politica » a livello locale a questo punto si impone come necessario, nel senso che qua­ lunque cosa si faccia o si dica per superare quegli ostacoli è già « politica ». La cosa, di per sé, non deve certo spaventa­ re; l’importante è una volta avviato il discorso portarlo avanti con chiarezza e coe­ renza. Esemplare in questo senso, della chiarezza e della coeren­ za, ci sembra 'l’azione con­ giunta della Polisportiva Stadium e del G.S. Folgore di Mi­ randola, trovatisi in conflitto con un certo atteggiamento delle autorità comunali. Per meglio rendere l’idea dello svolgersi dei fatti, nulla è me­ glio che il riportare integral-

mente il carteggio intercorso tra le Società e il Comune.

Lettera indirizzata dalle due Società al Sindaco in data 24 aprile 1973. « Si comunica che il G.S. Folgore e la Polisportiva Stadium, in collaborazione con il circolo ricreativo ACLI e il circolo ricreativo G. Brodoli­ ni, intendono promuovere nel quadro delle attività program­ mate per il 1973, incontri ri­ creativi e culturali per i pro­ pri simpatizzanti ed i propri iscritti. Si chiede pertanto l'uso della Sala di Cultura " La Fe­ nice " per tutti i giorni festivi a cominciare dal giorno 6 maggio 1973. dalle ore 1S alle ore 23.

per fare qualcosa insieme, figonisti sono stati i bambini stessi, ad eccezione dei giochi di prestigio, di cui sono stati solo attentissimi spettatori. Ognuno era libero di sceglie­ re l’attività che più gradiva, ognuno era libero di iniziare e smettere in qualsiasi mo­ mento qualsiasi gioco, ognu­ no era libero di andare dove volesse. Certo, non sono mancati momenti di confusione (ma chi ci dice che i bambini non si siano divertiti di più pro­ prio in quella confusione) e alcune sfasature. I genitori, ad esempio, hanno conserva­ to a volte un atteggiamento passivo, tipico di chi non si « abbassa » a fare cose da bambini, abituati a delegare ad altri anche il divertimen­ to dei propri figli. Ciò non toglie però che, per quanto « irrigiditi », per molti genito­ ri la festa sia stata l’occasionc di incontrarsi per la prima volta, esprimendo, alla fine, il desiderio di incontrarsi an­ cora. Una iniziativa coraggiosa, quindi, ed educativamente va­ lida, tanto da lasciare gli or­ ganizzatori, mal di testa a parte, assai soddisfatti e pro­ pensi a riprendere il discor­ so; senza attendere il prossi­ mo Carnevale. Alla fin fine, chi ha mai stabilito che le feste dei bambini e con i bam­ bini si possano fare solo in Carnevale?

Le due società sono ben lie­ te di collaborare con altri gruppi sportivi, affinché il problema della ricreazione e del tempo libero diventi sem­ pre più un momento unita­ rio, aperto a tutte le forze de­ mocratiche del paese, senza favoritismi e preclusione alcuna. Dovendo provvedere alla mesa a punto del program­ ma, si prega gentilmente di dare risposta il più presto possibile. Si ringrazia per la collaborazione e si porgono cordiali saluti ». Questa la risposta del Co­ mune in data 4 maggio 1973: « In riferimento alla vs. let­ tera del 24 aprile 7973, si co­ munica che non ci è possi­ bile per il momento accoglie­ re la vs richiesta di usare la Sala Cultura di via G. Pico in quanto la medesima è già sta­ la temporaneamente concessa ad altro organismo sportivo. Con l’occasione si informa che in futuro una speciale Commissione gestirà l'uso del­ la Sala Cultura di via Pico

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I con il compito di promuove­ re e coordinare le varie atti­ vità culturali e sportive e di stabilire la priorità delle ri­ chieste relative all'uso della Sala Cultura. Con stima ».

periori a quelle delle altre due ti e dei dirigenti, che con no­ al passo con i tempi. Auspi­ società; tevole dispendio di energie e chiamo che, come l’U.S. Pin­ 3) la commissione ha de­ di mezzi si prodigano per crea­ demonte si sta interessando ciso di riunirsi fra tre mesi re sempre nuove iniziative ed a tamburo battente perchè le per verificare la validità della attività in favore dei ragazzi- annose promesse di un'impian­ posizione assunta. Non ci rendiamo conto co­ to polisportivo utile ad oltre Viene nel contempo indica­ me Lei, Sig. Sindaco, abbia 25.000 abitanti della zona ven­ to il giorno 3 marzo (dome­ potuto sottoscrivere una let­ gano finalmente concretizzate La Polisportiva Stadium e nica) come data di inizio dei tera così priva di ogni veridi­ al più presto, così altre Socie­ il G.S. Folgore così replica­ turni di accesso alla sala per cità e certamente non detta­ tà si prendano le proprie re­ il mese di marzo alle soc. Fol­ ta da una cosciente e respon­ sponsabilità e si diano da fare vano il 14 dicembre 1973: gore e Stadium. sabile cognizione di come per appogggiare non solo a « Facendo riferimento alla In attesa di riscontro a parole l’azione del C.S.I.. La preg.ma Sua in data 4/5 c.a. quanto sopra esposto, coglia­ stanno veramente le cose. Siamo profondamente ama­ porta si apre più facilmente prot. N. 1703 e ritenendo che mo l’occasione per inviare di­ reggiati che ancora una vol­ se si è in tanti a spingere. un congruo periodo di tempo stinti saluti ». Per concludere, noi del Pin­ ta si cerchi di umiliarci con sia da allora trascorso, e non proposte di collaborazione ve­ demonte desideriamo sottoli­ considerando pertanto ulte­ Questa, infine, la puntualiz­ riormente valide le ragioni zazione della Polisportiva, in ramente vergognose ed inac­ neare la delusione provata cettabili da ogni punto di constatando, assieme ai colle­ che hanno portato al prece­ data 1 marzo 1974: vista. ghi di altre provincic cono­ dente rifiuto, si richiede nuo­ « In risposta alla Sua del Sollecitiamo perciò al più sciuti in occasione dei recenti vamente la concessione in uso della Sala di Cultura di via 21-11-74 ci pregiamo informar­ presto un incontro con Lei al Campionati regionali allievi G. Pico tutte le domeniche po­ la che il contenuto e le moti­ fine di renderLa edotta della ed allieve, l’inconsistenza del­ vazioni per la discriminata grave situazione che si è ve­ la CT regionale, di cui au­ li friggio dei mesi invernali. della Sala di Cultura nuta a creare prima di infor­ spichiamo una sollecita ri­ Durante tali periodi è no­ cessione G.S. Folgore e alla Poi. Sta­ marne l’opinione pubblica. strutturazione al fine di dare stro intendimento promuovere al dium sono quanto meno of ­ alla pallavolo C.S.l. veneta Con rispetto ». attività ricreative e culturali, fensive della dignità degli atleun’ulteriore impulso e magnonché la proiezione di filmi­ giore coordinazione. ne e diapositive a carattere Chiedere di essere informa­ puramente sportivo-propagan­ ti sulle date con ragionevole distico. anticipo, desiderare di gioca­ Visto che già da lungo tem­ re su un terreno in cui la po sentiamo questa esigenza perpendicolare della rete coin­ e visto che già altri organi­ cida con la linea di divisione smi sportivi usufruiscono di dei campi e non sia invece tale sala, ci pare lecito spera­ spostata di 40 cm., pretendere re in un esito positivo alla no­ che gli organizzatori sappiano stra richiesta, e, ritenendoci se è in programma o meno disponibili ad eventuali incon­ VERONA - Due anni fa un sondaggio tra i ragazzi e la finale per il terzo e quarto tri al fine di superare possi­ posto, desiderare che ai ra­ bili difficoltà, ci è grata l'oc­ le ragazze del popoloso quartiere Pindemonte di Ve­ gazzi venga dato alla fine un casione per inviare distinti rona, in cui opera da tre anni l’omonima Società qualche riconoscimento, alme­ saluti ». sportiva, avrebbe rivelato che pochissimi conosce- no un grazie, è esigere troppo? vano la pallavolo. Oggi la U.S. La nuova risposta del Comu­ Pindemonte può vantare un ne giungeva il 19 febbraio 1974. titolo provinciale Allievi, un « La commissione esamina­ secondo posto nel campionato trice delle richieste per l'uti­ prov. Allieve, un terzo posto lizzo della sala della cultura nel Campionato regionale Al­ " La Fenice " nominata dal lievi 1974. All'epoca dei Giochi della Consiglio Comunale con deli­ bera n. 199 del 18-5-1973 e di­ Gioventù del 1972, all’allora Tommasi e ad al­ venuta esecutiva per decorren­ presidente tri dirigenti venne l'idea di za di termini, riunitasi nei approfittare del l’occasione per giorni: 10-1-74, 28-1-74, 1-2-74 cercare di avvicinare allo sport al fine di esaminare le richie­ anche le ragazze cui non pia­ ste delle tre società sportive in ceva l’atletica. Fu così che una oggetto di utilizzare la sala dozzina di giovanette comin­ della cultura per tenervi atti­ ciarono ad apprendere, molto vità ricreative, ha predisposto empiricamente, i fondamentali il seguente programma di ac­ sul sagrato della chiesa par­ Ld vj.o. r iuuchiuìul. vuìm La bquduid squadra miicvc Allieve ucii deli’U.S. Pindemonte: Corsi,, vutiu, Gollo, i\utva, Rocca, cesso alla sala stessa: di con­ rocchiale. La prima esperienza Lovato, Ginnasi, Dall’Ora, Squaranti, De Grandis, Donatoni, cedere l’uso della sala una agonistica fu un disastro, ma Pacini, De Agostini, Bertoni, Corradini, Leonardi, Benedetti. domenica alle società Folgo­ la passione c'cra c si continuò. re e Stadium insieme e tre Poco dopo anche un gruppo domeniche alla società G. di ragazzi, alcuni dei quali La fattiva opera della Pin- Secondo noi i Campionati re­ Pico. stanchi di giocare al calcio, demontc nel campo del vol­ gionali hanno una loro validi­ A sostegno di tale proposta decisero di dedicarsi a questa ley ha trovato modo di espri­ tà perchè sono un'ottima oc­ sono concorse considerazioni disciplina. mersi anche nell’ambito della casione per vivere un'espe­ di vario tipo: Dopo le iniziali, logiche dif­ C.T.P., in cui Ita due rappre­ rienza umana e tecnica nuova, 1) la Polisportiva G. Pico, ficoltà, sia la squadra maschi­ sentanti. L’intensa attività pal- sia per i dirigenti sia, soprat­ al momento dell'inizio dell’at­ le sia quella femminile, grazie lavolistica estiva organizzata tutto, per i ragazzi. Ma è tività, ha dovuto sostenere no­ alla volontà dei ragazzi e alla in provincia, tra l'altro, vede chiaro anche qui che una CT tevoli difficoltà economiche e passione e competenza dei proprio la nostra Società in regionale seriamente impe­ gnata, efficente e con idee e con sacrificio ha portato avan­ tecnici, hanno finito con l'af­ prima fila. ti l'iniziativa ottenendo nu­ fermarsi in campo regionale. Fortunatamente, le Ammini­ programmi nuovi non si crea merose adesioni delle quali I buoni risultati ottenuti, inol­ strazioni locali stanno racco­ se manca la volontà di crear­ V amministrazione comunale tre, hanno finito con il susci­ gliendo l'invito del CSI ad la da parte delle singole So­ ritiene si debba tenere conto; tare una sempre crescente impostare il discorso riguar­ cietà e, soprattutto, da parte 2) le attività svolte dalla passione per la pallavolo tra dante il problema degli im­ delle singole CT provinciali. G. Pico e gli aderenti sono di i ragazzi e, sopratutto tra le pianti sportivi, in tutti i suoi Francesco Saverio Franchi dimensioni notevolmente su- ragazze. aspetti, su basi realistiche e

Una pallavolo per conoscersi meolio

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(segue da pag. 2)

può rendere interessante una attenta lettura. Sufficientemente chiaro da essere facil­ mente comprensibile da chi abbia appena qualche nozione di anatomia, sintetico quel tanto che basta da renderlo un testo di immediata assimi­ lazione ed utilizzazione, il «Manuale» dello Splendiani gode tuttavia di un’imposta­ zione seria, da «dispensa» universitaria, che ne fa qualicosa di molto diverso da un libro di semplice divulgazione. A questi stessi criteri di semplicità e chiarezza, si ispi­ da il piano dell’opera, suddi­ visa in cinque parti. Nella prima l’autore provve«de a dare al lettore le neces­ sarie nozioni fondamentali di IPatologia generale, illustrando ii concetti di: stato patologico, ocause di malattia, concetti sinodrome generale di adattamentto, infiammazione, shock. Si entra poi nel vivo dell'arggomento « medicina sportiva » con la fisiopatologia dei vari ssistemi od apparati, studiati «soprattutto in rapporto al lotro funzionamento durante il lllavoro sportivo e alle modificcazioni che da esse derivano. Nella terza parte, « Fisio­ patologia del lavoro sportiwo », si approfondiscono, dedi­ cando loro vari capitoli, alen­ imi interessanti argomenti spe­ cifici, quali l’alimentazione dellll’atleta, l'allenamento, la va­ ntazione funzionale dell’atletita, lo sport nella donna, l’attltività sportiva nel bambino. La Patologia dello sport, ca­ mpitolo della medicina sportiva oche — come dice l'autore — mon dovrebbe esistere perché Ilo sport dovrebbe solo migliomare l’individuo e non dar lluogo ad inconvenienti, ma cche tuttavia esiste, tratta esssenzialmente dell’eccesso di llavoro sportivo, delle tecno­ patie e degli infortuni da ssport. La quinta ed ultima [parte del manuale, infine, trai­ na della rianimazione e del primo soccorso ai traumatiz­ zati. Questi, grosso modo, gli ar­ gomenti. È. bene qui ripetere che essi non sono informati aa scoperte rivoluzionarie o a criteri di assoluta novità. Il «« Manuale », quindi, non dirà mulla di nuovo a chi abbia già vana conoscenza approfondiila, anche se non professiona­ le, della medicina sportiva, cresta tuttavia consigliabile per tlutti coloro che vogliano o dlebbano studiare l’argomento iin vista di una sua pratica tutilizzazione. MANUALE DI MEDICINA DELLO SPORT di Giorgio Splendiani.

Editore Japadre, corso Fe dcrico II. 49. L'Aquila (Li re 6.000).

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