Skip to main content

Stadium n. 9/1989

Page 1

UN'ESTATE UN PO' PAZZA

QUASI UN SOMMARIO

L’estate che è finita mentre que­ sto numero di STADIUM si chiu­ de, c stata piena di cose clamoro­ se, a cominciare dal suo clima in­ certo e senza regole fisse.

3L'ANNO DELLA VERIFICA di Aldo Notano

4LA LUNGA MARCIA Un testimone a Compostela, di Vittorio Sammarco

10 22 DA BWB YOGA E SPOT Tra filosofia e prassi dell'esercizio sportivo. di Livio Olivi

di Giampiero Spirito

13 di Angelo Bertani

óAMBIENTE E SOCIETÀ' di Francesco Cardarelli

14 fotomemorb^

SS RIPARTE

«Giocasport» si prepara per il ’90. di Donato Renato Mosella

24 UN

TESSERAMENTO NUOVO di Giuseppe Goffrini

25 TOTOCgB/

CRONACHE/ ESPERIENZE

28 15 Il film: Il tema del mese:

8CALCIO,

SOC ETÀ'SPORTIVA MERY EPHES SEWME E TERRITORIO di Flavio Pedrotti

di Vito Cozzoli

L'U.S. Bismantovadi Reggio Emilia, di Andrea De Pascalis

MA NON TROPPO

9TEMPO RITROVATO di G. Battista Gandolfo

STADIUM MENSILE PER IL CENTRO SPORTIVO ITALIANO Direttore Responsabile: ALDO NOTARIO - Direzione, Redazione e Amministrazio­ ne: Via della Conciliazione, 1 - Tel. 6867941 - 00193 ROMA - Pubblicazione iscritta al n. 4987 del Rog. Stampa del Tri­ bunale di Roma del 4-1-1956 - Pubblica­ zione fuori commercio - Stampa: Edigraf Editoriale Grafica - Roma • Via Emilio Moresini, 17 - Tel. 5890154 - Spedizione In abbonamento postale gr. IU/70%

19 FOTOMEMORIA

20

TUTTI IN VASCA La festa nazionale di Nuoto a Como. di Andrea De Pascalis

21

29

Medicina: IL NUTRIMENW ©EiD©@£^©C2lW© di Antonio Spataro

29. 0 libro a cura di Andrea De Pascalis

30

URBINO NONO

SPORT/SOCI ETÀ'

di Mario Visibelli

di Domenico Volpi

È stata l’estate delle alghe, che in luglio sembravano sommergere l’Italia intera, c poi si sono ritirate senza nemmeno aspettare, som­ mo dell’ironia, che governo, re­ gioni e province si mettessero d’accordo per respingerle... men­ tre i patiti dell’Adriatico si riface­ vano con le discoteche sempre più giganti e le piscine sempre più... redditizie. È stata anche l’estate della speran­ za politica, per i popoli del Balti­ co che tenendosi per mano hanno fatto una catena lunga mille chi­ lometri, per rivendicare la propria indipendenza; per la Polonia che ha visto nascere il suo primo go­ verno democratico; per l’Unghe­ ria che ha abbattuto l’anacronisti­ ca e vetusta «cortina di ferro»... E c’è stata l’estate drammatica dei disastri aerei e ...fluviali, con cen­ tinaia di turisti morti, che si sono aggiunti alle migliaia di vittime sulle strade degli esodi e dei con­ troesodi vacanzieri; l’estate dram­ matica dei poveri, dei vecchi ab­ bandonati, dei tossicodipenden­ ti... peri quali e in nome dei qua­ li si comincia appena a combatte­ re una incerta guerra in Colombia e in tutto il mondo.

L’estate assurda del «razzismo» italiano, culminata con la grotte­ sca scena dello stadio di Verona, che c proprio di qualche giorno fa e che era cominciata con l’uccisio­ ne di un giovane sudafricano in quel di Villa Literno. L’estate artificiale del «caso Maradona» e delle sue ridicole esplo­ sioni: certo più ridicole del chiasso fatto attorno alle cose del gover­ no in cui tutti si sono schierati contro tutti, salvo mettersi d’ac­ cordo alla fine, per non disturbare l’espandersi del consumismo ca­ pitalistico e per ricondurre a ra­ gione quelli che sognano una so­ cietà di eguali e di cittadini con pa­ ri dignità, e magari con un po’ più di equità di reddito. L’estate un po’ pazza, è finita e viene l’autunno: sarà caldo o freddo, agitato o tranquillo? Si vedrà: intanto non ci resta che ri­ prendere il cammino con la deter­ minazione e la chiarezza di intenti di chi, anche nello sport, come nel resto, cerca di costruire un percor­ so basato sulla libertà e sulla di­ gnità di tutti.

E.G.


HMBi

L'ANNO DELLA VERIFICA Il nuovo anno sociale 89-90, che mente, con l’omertà dei mass-me- missione affari sociali della Ca­ da poco è cominciato, è l’anno dia che poi si scandalizzano quan­ mera. Il mondo dello sport è sempre della verifica. do gli stadi esplodono. Siamo infatti a metà strada del Sono molto scettico sulle cure del riottoso a questi riconoscimenti quadriennio 88-92 e lo Statuto Presidente Matarrese che chiama avendo sempre affermato pom­ chiama tutta l’Associazione a ve­ in causa la responsabilità delle So­ posamente che il suo è l’unico rificare, a fare il punto sul cam­ cietà sportive: bisogna che ci chia­ mondo pulito, dove i ragazzi ven­ gono educati (a che?), dove sono mino che si sta facendo. mino in causa tutti. È come chi, col sacco in spalla in Per la prima volta nella storia del tenuti lontani dalla droga, dalle montagna, o in una foresta, si fer­ giornalismo sportivo, il direttore cattive compagnie! ma, tira giù il sacco, estrae la bus­ del «Corriere dello Sport», Do­ Educare è verbo molto difficile da coniugare e richiede molta umil­ sola e controlla se non ha perso menico Morace, scrive in prima tà da parte di chi vuole esercitar­ la strada. Qual è la strada che nell’ultimo pagina (30 giugno 1989) «...La lo: l’umiltà di riconoscere i pro­ Congresso abbiamo deciso di per­ violenza dilaga nel calcio: è fisi­ pri limiti. ca ma soprattutto morale e que­ E questa umiltà lo sport fa fati­ correre? È la strada dello sport come im­ st 'ultima è la peggiore. Non è più ca, molta fatica, ad averla. pegno civile, ossia dello sport co­ tracciabile la linea di demarcazio­ Diamo noi l’esempio, perché an­ me un servizio sportivo ed educa­ ne tra violenza dentro e violenza che noi non ne siamo indenni: esercitiamo l’umiltà «verifican­ tivo ispirato alla solidarietà. do» se siamo coerenti, cioè se fac­ Con i Congressi provinciali che si ciamo ciò che predichiamo. svolgeranno nell’inverno prossi­ Se ad esempio lo sport per tutti mo, i Consigli Regionali che ne Una riflessione che proclamiamo lo promuovia­ seguiranno e {'Assemblea nazio­ a metà cammino mo sul serio senza discriminare nale già fissata dal Consiglio na­ nessuno, accettando tutti, se la­ zionale per i giorni 14-15-16 di­ sciamo fuori del nostro uscio i cembre 1990, il CSI verificherà se privilegi di cui lo sport è infarci­ non ha perso questa strada: cioè se ognuno di noi sta operando e fuori: riproporre la divisione è to; se abbiamo il gusto di stare con la gente, di ascoltarla e di lottando per una promozione tentare colpevoli autodifese». Lo sport è impregnato di violen ­ amarla; di guardare con distacco sportiva seria, non di facciata, ispirata ai valori umani e sociali, za e ciò che appare è solo la pun­ allo sport perduto che Matarrese se lo sport che pratichiamo aiuta ta di un iceberg. Non sono forme non recupererà mai più, e di im­ la gente a formarsi una coscien­ di violenza la firma del cartellino pegnarsi per l’altro sport che non za civile ossia ad avere la capaci­ a vita dei giovani calciatori, o gli si vede ma che esiste, che starà tà di riconoscere e quindi di con­ allenamenti esasperati, o la com­ fuori dagli stadi dei mondiali, che trastare e di riparare le violenze, pra-vendita di giovanissimi calcia­ non ama i trionfalismi ma la gioia i soprusi, le ingiustizie, le viola­ tori, o l’uso della droga sotto for­ di vivere la quotidiana avventura zioni dei diritti, dei valori, e del­ ma di innocenti pillole energeti­ di chi si impegna per una convi­ venza umana più giusta, più pa­ la dignità delle persone, che fuo­ che? ri e dentro lo sport si commet­ Il Parlamento si sta occupando cifica e più libera. del doping che sta dilagando in tono. Lo sport non è indenne dalla vio­ tutto lo sport, anche in quello lenza, che non è solo la violenza amatoriale, nelle stesse palestre, degli stadi, ma quella che viene e se ne è convinto lo stesso CO­ Aldo Notarlo consumata ogni giorno, impune- NI, dice il Presidente della Com­

3


La lunga marcia La storia del pellegrino di Santiago di Compostela comincia, a ben ve­ dere, dalla fine. 11 ricordo dei luoghi conosciuti, delle strade percorse, del­ la gente incontrata; la memoria del­ le chiese visitate e delle celebrazioni vissute, i volti dei compagni di cam­ mino, il sapore di quella terra stra­ niera c ormai lontana; tutto ciò con­ tinua a vivere intensamente negli oc­ chi, nella testa e nel cuore del pelle­ grino ritornato alla calda accoglien­ za della propria casa. Un segno fra tanti, fra i mille spesso inutili oggetti portati al rientro, spic­ ca umile e dignitoso: la conchiglia, il simbolo classico del pellegrinaggio a Santiago. L’oceano Atlantico che bagna la Galizia (la regione nord-oc­ cidentale della Spagna di cui è capo­ luogo Santiago) ne depositava tantis­ sime sulla spiaggia, e i pellegrini giunti alla meta le prendevano a te­ stimonianza del cammino fatto. Sarà fantasia o facile emozione, può darsi. Ma nessuno dei 75 pellegrini che in rappresentanza dell’intera Chiesa italiana ha percorso dall’ 11 al 17 agosto il Cammino di Santiago, può dimenticare di essere stato testi­ mone (e non solo ideale) di una plu­ risecolare e universale storia di fede. Un incontro col passato immerso ed incarnato nel presente; nelle fatiche vissute, nei passi fatti, nei momenti di festa, nei brevi ma frequenti in­ contri di preghiera che hanno accom­ pagnato il viaggio incastonandosi splendidamente come grani di un ro­ sario.

4

Certo non tutta la strada del Cam­ mino è stata fatta a piedi, come fa­ cevano e fanno ancora molti pelle­ grini (secondo il registro della catte­ drale sono 8.897 coloro che tra il 1985 e il 1988 hanno percorso a pie­ di tutto il Cammino fino a Santiago); ma non crediamo che la radicalità e l’incisività di una esperienza come quella del pellegrinare possa essere

Un testimone a Compostela inficiata dal numero dei chilometri percorsi. Eravamo in Francia l’undici agosto, pronti a partire. Un po’ stranieri tra di noi, in una terra che per tutti era straniera. Tutti privi di quelle picco­ le e grandi sicurezze che ogni vero pellegrinare impone di lasciare a ca­ sa. Chi più chi meno, tutti un po’ perplessi, un po’ timorosi, un po’ più poveri di qualche giorno prima, for­ se anche (perché no) un po’ più veri. Dunque dieci giorni di vita comuni­ taria, 900 chilometri in autobus c 81 a piedi, attraversando i Paesi Baschi, la Navarra, la Castiglia-Leòn e infi­ ne la Galizia. Toccando città e luo­ ghi ricchi di storia e di cristianità: il passo di Roncisvalle, testimone del­ l’eroica morte di Orlando e dell’in­

tera retroguardia dell’esercito di Car­ lo Magno; Pamplona, le cui mura, leggenda vuole, furono demolite per miracolo di San Giacomo durante un assedio condotto da Carlo contro i Saraceni; Burgos e la sua splendida Cattedrale, circondata da un centro storico artisticamente e umanamen­ te vivace. Leon, della quale il ricor­ do della cattiva accoglienza patita viene compensato soltanto dal godi­ mento della eccezionale maestosità della Cattedrale. Una delle guide turistiche che abbia­ mo utilizzato recita: «La Cattedra­ le, paragonabile alla Cattedrale di Reims e alle altre cattedrali del Nord della Francia, costituisce il più bel­ l’esempio di gotico spagnolo». E più avanti: «Anche le dimensioni di que­ sta grande chiesa sono significative, e non servono solo a soddisfare una curiosità: è lunga m 91, larga m 40, e la navata centrale è alta m 39. Le vetrate si estendono per mq 1.200, presentando 125 pannelli e 57 meda­ glioni». Ma non basta per coglierne la bellez­ za. Un sacerdote (forse il canonico?),

■

< ■C:c>

■

<T&.;


'k [ 4 in uno spagnolo non difficilmente comprensibile, ci ha invitato a coglie­ re la particolarità dei giochi di luce che dalle vetrate piovono a terra con­ centrandosi sull’uomo. È la catechesi della luce, spiega. Dio guarda all’uo­ mo e ne illumina il cammino. E l’uo­ mo protende verso Dio le sue costru­ zioni, vorrei aggiungere io; con quel­ le guglie che paiono mani giunte ri­ volte in preghiera verso la sommità dei cieli, e le torri che s’innalzano schiette per segnare la via al pellegri­ no costringendolo a guardare verso l’alto, più in alto, dove scopriamo l’origine e la meta del nostro cam­ mino. Arrivati a Santiago, le malattie, le fa­ tiche, gli incidenti di percorso, le in­ comprensioni, già non esistevano più. Abbandonati gli autobus alla periferia della città, si percorre an­ siosi l’ultimo chilometro che ci sepa­ ra dal Santo e dal Santuario. Curio­ si e vocianti attraversiamo in fretta le strette vie della città fino ad arri­ vare nella piazza antistante la Catte­ drale. Sono le 12,30 del 17 agosto. Il nostro cammino è finito ma non finiscono qui le emozioni. Innanzitutto, raccolte le forze e ra­ dunati i dispersi, l’inchino davanti al Portico della Gloria. Rimasto intat­ to fin dall’anno della sua costruzio­ ne (1188 per opera di Maestro Mateo) il Portico, con le sue bellissime raffigurazioni della storia della sal­ vezza, da Adamo alla Gerusalemme celeste, rappresenta quella «Bibbia dei poveri» che fu strumento di tra­ smissione della Parola anche a chi non sapeva leggere. Inchinandosi davanti alla colonna centrale ci si inchina simbolicamen­ te alla mirabile grandezza di Dio. E mettendo le dila in quei cinque bu­ chi nel marmo che la mano di milio­ ni di pellegrini ha scavato, ci si sente profondamente immersi in questa storia della salvezza che non ha bar­

riere di tempo o di spazio, ma che chiama ogni singolo uomo ad esser­ ne protagonista, sempre e in ogni luogo. Poi l’abbraccio alla statua del Santo e la preghiera del Credo apostolico davanti al sepolcro di San Giacomo, primo fra gli apostoli, a morire mar­ tire. Parziale e titubante sarebbe ogni tentativo di comunicare lo spirito e le sensazioni di quel momento. 1 tem­ pi ristretti e la gran folla che si ac­ calcava non ci hanno impedito di vi­ verlo con passione e fede. Vuol dire che una settimana di cammino ci ave­ va davvero arricchiti nell’intimo! Ma se San Giacomo è stato la meta, il fine di un lungo cammino, egli de­ ve essere allo stesso modo il punto di partenza di un nuovo più lungo e fa­ ticoso viaggio: quello dell’evangeliz­ zazione. È in sintesi il tema del di­ scorso che il Papa ha fatto ai giova­ ni in occasione della IV giornata mondiale della gioventù, svoltasi tra la sera del 19 e la mattina del 20. 400.000 giovani accampati alla me­ no peggio sui 300.000 metri quadri del Monte del Gozo, il Monte della Gioia, hanno sfidato le incertezze del tempo e i notevoli sacrifici che il tra­ scorrere un giorno e una notte in

aperta montagna presenta. Ma già così hanno testimoniato la loro vo­ glia di essere voce giovane e viva nel­ la Chiesa e nel mondo. Hanno detto sì, ognuno nella propria lingua, alla secca domanda di Giovanni Paolo II: «Volete voi seguire Cristo, Via, Ve­ rità e Vita?». Una risposta che, per riecheggiare le parole di una nota canzone, non si perderà nel vento ma, forse, s’incar­ nerà nella vita di ciascuno dei giova­ ni tornato nel proprio paese a con­ dividere «i dolori e le angosce, le gioie e le speranze» degli uomini e delle donne del nostro tempo. Già, proprio al ritorno nella diffici­ le ma per questo a volte entusiasman­ te realtà quotidiana mi viene da pen­ sare. Con la conchiglia di Santiago che, poggiata sulla scrivania o sul co­ modino, appesa al muro o infilata tra i libri, non smette di funzionare da ripetitore delle lezioni apprese sui duri sentieri del Cammino. La lezio­ ne dell’essenzialità, per esempio: di quanti sciocchi ed inutili orpelli spes­ so siamo schiavi, e su quelle desola­ te stradine di montagna anche il de­ naro che tintinnava in tasca era del tutto inutile perché non spendibile! Mentre l’acqua, assetati dalla calu­ ra e dallo sforzo, acquistava un sa­ pore tutto nuovo e imprevisto. La le­ zione che viene da una preghiera vis­ suta come conforto impagabile nei momenti di sforzo e d’impegno. La lezione con la quale s’impara ad af­ finare un attento e profondo spirito di ricerca: incessante, costante, che spinge a rimettersi continuamente in discussione, che non cede alla tenta­ zione di fermarsi sconfitti, ma suscita la saggia umiltà di chi accetta l’aiu­ to del vicino pur di riprendere il pas­ so verso la meta agognata. Queste ed altre le grandi lezioni di vi­ ta che il Cammino di Santiago sa co­ municare a chi lo percorre con lo spi­ rito giusto. E del pellegrino che impara, piano e con le immancabili cadute, si fa at­ tento tutore San Giacomo: il «figlio del tuono», il giovane e impetuoso discepolo di Cristo, che insieme con il fratello, alla parola del Maestro, «subito, lasciate le reti» (Me, 1,18) lo seguì.

Vittorio Sammarco

5


■Ks

Ambiente e società

6

Diminuisce il numero dei fumatori, muove i primi passi la facoltà di scienze ambientali, gli spray senza fluorocarburi e la benzina senza piombo sono diventati in breve tem­ po protagonisti del mercato, è per la prima volta messo in discussione il «mito intoccabile» dell’automobile come mezzo per muoversi «sempre e dovunque». Sono tutti segni, rin­ tracciabili nei più diversi aspetti del­ la nostra vita individuale e sociale, di una sempre più diffusa sensibilità ecologica. L’ecologia oggi va di mo­ da, ha compiuto 123 anni (il termi­ ne fu coniato nel 1866), ma non si può certo dire che soffra di un qual­ che invecchiamento. Anzi, ha assun­ to nuovi significati e nuovi campi d’azione: se rimane pur sempre quel­ la parte della biologia che studia le relazioni fra gli organismi e il loro ambiente, oggi la parola viene nor­ malmente adoperata per indicare la necessità di conservare e difendere la natura. L’allarme ecologico ha giocato un ruolo determinante nella nascita e nella larga diffusione in questi ulti­ mi tempi di una consapevolezza e di una cultura dei problemi posti dal nostro rapporto con l’ambiente, con­ sapevolezza e cultura che si sono tra­ dotte in una serie di opinioni, di comportamenti e di scelte che stan­ no di fatto condizionando non solo la vita quotidiana delle persone, ma anche i rapporti sociali, le dinamiche politiche e lo stesso sistema produt­ tivo. Non siamo ancora in presenza di una maturazione profonda e con­ sapevole di stili di vita in chiave eco­ logica, ma il processo è in atto, ed è già importante l’emergere di una «nuova cultura» e di una «nuova economia». Ai rapporti tra vita sociale e cultura collettiva da un lato e i problemi am­ bientali dall’altro, è dedicato un dos­ sier di recente pubblicazione del Cen-

Per una nuova cultura sociale sis, intitolato «Ambiente e Società». Se l’ambiente è «probabilmente, una efficace chiave di lettura della socie­ tà italiana tra gli anni ’80 e ’90», quelli che si delineano in questo rap­ porto sono i contorni di una «nuova cultura sociale dell’ambiente». Molto alto risulta il livello di atten­ zione e di consapevolezza ecologica delle persone (solo il 4% degli inter­ vistati ha ammesso di non avere idee precise in materia), anche se ancora permeato da una forte componente emotiva. Gli italiani sono piuttosto pessimisti: la maggioranza ritiene che la situazione sia peggiorata negli ul­ timi anni e nutre una certa sfiducia nella politica ambientale finora at­ tuata. Ma l’aspetto più interessante e problematico che risulta da questa

indagine è lo iato, e a volte lo scon­ tro, tra la dimensione collettiva e quella individuale. Un dato per tut­ ti: il 79% degli intervistati concorda «con l’affermazione che è necessario abituarsi ad una vita meno comoda, ma con un ambiente salvaguardato e il 53% sostiene che i problemi eco­ logici derivano dall’eccesso di consu­ mi individuali che vanno fortemen­ te limitati». Però solo il 18% sareb­ be disposto a limitare il proprio con­ sumo di energia elettrica, il 22% quello di riscaldamento privato. Analogamente solo 1 italiano su 3 sa­ rebbe disposto a rinunciare ad una percentuale, pur bassa, del proprio reddito in favore della tutela dell’am­ biente; pochissimi sarebbero dispo­ nibili ad accettare impianti di smal­ timento per i rifiuti nel proprio co­ mune di residenza. Per definire queste contraddizioni tra esigenze collettive e responsabilità in­ dividuali, il Censis parla di «mecca­ nismi bloccati della reciprocità»: in pratica si chiede molto, ma non si è disposti a pagare di persona! Se c’è un forte soggettivismo alla base di

Tab. 8 - Disponibilità alla modificazione di alcuni comportamenti soggettivi (Va­ lori % sul totale intervistato) SI NO ln parte Limitazione dell’uso dell’automobile privata Incremento dell’uso dei trasporti pubblici Incremento dell’uso dei veicoli a due ruote Limitazione dell’uso di contenitori/sacchetti di plastica Limitazione dell’uso dell’energia elettrica Limitazione dell’uso del riscaldamento privato Incremento dell’uso di prodotti ortofrutticoli trat­ tati senza additivi chimici, anche se di costo più elevato Incremento dell’uso di benzina senza piombo Limitazione dell’uso di prodotti spray Altro Fonte: Indagine CENSIS

51,6 69,8 57,7

8,4 20,9

35,2 21,8 21,4

78,5 17,8 22,1

5,9 45,1 38,9

15,6 37,1 39,0

77,8 86,2 90,5 62,5

6,6 5,2 3,3 31,3

15,6 8,6 6,4 6,3

13,1


:

w «Il

I

molte opinioni e comportamenti de­ gli italiani, la somma dell’agire dei singoli crea comunque un effetto di risonanza e fa emergere una gamma di bisogni, di domande sociali di na­ tura «ecologista». Pensiamo per esempio all’ambito della tutela sanitaria, dell’alimenta­ zione e della cura del corpo. Pensia­ mo alle nuove esigenze nel campo dell’educazione con l’introduzione sempre più diffusa di «attenzioni» ecologiche; della formazione, con l’i­ stituzione di nuove figure professio­ nali e con l’aggiornamento di quelle tradizionali. Pensiamo alla lenta evo­ luzione dei modelli di consumo che porta a prestare più attenzione alla qualità che alla quantità e soprattut­ to al crescente successo di prodotti «verdi» (oltre la metà del mercato globale). Pensiamo anche alla tra­ sformazione in atto nel rapporto con l’automobile, oggi oggetto di revisio­ ne tecnologica, sia per far fronte al­ l’inquinamento che per favorire la si­ curezza. Pensiamo anche alle richie­ ste di tutela dell’ambiente cittadino, di regolamentazione del traffico, del­ la difesa del verde e dei centri storici. Non dimentichiamo poi il tempo li­ bero e in particolare il turismo, che negli ultimi anni si è arricchito di nuove esigenze culturali da una par­ te e di una grande attenzione alle realtà ambientali dall’altra. Ai biso­ gni che emergono dal sociale («pur con tutte le ambiguità di una doman­ da ancora genericamente postulan­ te»), si sta rapidamente adeguando il sistema imprenditoriale. È nata una vera e propria «industria verde», un tessuto di imprese che operano nel campo ambientale: la loro notevole espansione quantitativa negli ultimi anni è un esempio di come sia possi­ bile coniugare salvaguardia ambien­ tale e sviluppo economico. La nuova cultura dell’ambiente si esprime anche in un crescente desi-

•J- j?

&&& derio di partecipazione. Il 40% de­ gli intervistati dichiara di aver par­ tecipato almeno una volta ad inizia­ tive di carattere ambientale: se la per­ centuale degli iscritti ad associazio­ ni ambientaliste non supera per ora 1’8970, è del 56% quella di chi desi­ dera farlo. Per il 48% le associazio­ ni ecologiche sono i soggetti più at­ tivi nella difesa dell’ambiente; al se­ condo posto troviamo gli organi di stampa e di informazione (18%), ac­ cusati però di discontinuità (si parla di ambiente solo quando succede qualcosa di clamoroso) e di generi­ cità; solo al terzo posto (15%) si col­ locano gli enti locali, comunali e cir­ coscrizionali. Oggi la tematica ecologica si trova al centro dell’agenda politica e il per­ corso della cultura ambientale nel nostro Paese è in stretta relazione con i mutamenti intervenuti negli ul­ timi 4 anni. Nell’agosto 1985 è nato il Ministero dell’Ambiente, nel 1986 la tragedia di Chernobyl ha fatto esplodere la questione energetica che ha portato, con i referendum del no­ vembre 1987, all’abbandono del nu­ cleare. Nel giugno dello stesso anno c’era stata la prima importante affer­ mazione elettorale dei «verdi», con­

fermata ed accresciuta nelle ultime elezioni europee. Oggi le organizzazioni ambientaliste si trovano a svolgere una duplice funzione: sia «soggetti della cultura ambientale, in comunicazione ed in­ terazione con gli atteggiamenti degli italiani, sia soggetti istituzionali e po­ litici chiamati a svolgere funzioni di canalizzazione delle issues (questio­ ni) ambientali, nell’arena politica. Il problema di maggiore attualità, e tuttora irrisolto, è rappresentato dal passaggio da una concezione tutta di­ fensiva e protezionistica della batta­ glia ambientale alla costituzione di una vera «ecologia politica». Per il Censis sono tre gli scenari ipo­ tizzabili per l’ambientalismo nel suo rapporto con le istituzioni e con il si­ stema politico: nel primo scenario le spinte verdi non riescono ad integrar­ si nell’arena politica per una sorta di blocco del dialogo tra movimenti e istituzioni; il secondo, quello dell’«annidamento istituzionale» ve­ de i movimenti rinunciare a stimola­ re la politica, appiattiti sul terreno istituzionale; il terzo scenario, che nasce dal rifiuto dei primi due poli opposti, configura un «codice di rin­ novamento istituzionale». Di fronte ad un’opinione pubblica che oscilla tra il «particolare» e il pla­ netario, le organizzazioni ambienta­ liste sono ad una svolta ed hanno la possibilità di risolvere quella che il Censis chiama «l’incompiuta saggez­ za ambientale della.società italiana. «Hanno la possibilità cioè di fare da «cerniera» fra società e politica, cer­ cando di «afferrare le interdipenden­ ze del sistema-ambiente ed indicar­ ne le ipotesi di regolazione». In questo contesto la dimensione eu­ ropea rappresenta una opportunità unica e nuova per costruire una vera politica ecologica.

Francesco Cardarelli

7


Calcio, ma non troppe Si ricomincia. Il ritmo forsennato e senza tregua del pianeta-calcio già da qualche settimana ci inonda di razio­ ni massiccie di pallone condito in tut­ te le salse, servito in ogni ora del giorno con contorno di «dietrolo­ gia». E lo spettacolo è soltanto co­ minciato, la finalissima dei Mondiali è infatti fissata il 7 luglio 1990: dal primo turno di Coppa Italia ci aspet­ tano «appena» 10 mesi di calcio.

8

STRAVOLTI AL MONDIALE. La passala stagione ci ha regalato un su­ per scudetto nerazzurro, una Coppa dei Campioni, una Coppa Uefa e una finale continentale, ma ha anche riservato al calcio italiano un bilan­ cio in rosso. Mille spettatori in me­ no per ogni partita; i disagi degli stadi-cantiere; lo stress da pallone che fa vittime tra i protagonisti (re­ cord di espulsioni e infortuni) e i ti­ fosi (non c’è mai stata tanta violen­ za); i calendari gonfi di appuntamen­ ti: non è di poco conto il ritorno al campionato a diciotto squadre. E l’annata che già viviamo non si presenta sotto auspici meno stressan­ ti: per i calciatori che giocheranno ogni tre giorni fino a luglio (tra cam­ pionato, coppe e Mondiale), per il pubblico che dovrà affrontare i pro­ blemi legati ai nuovi stadi, e per le società alle prese con incassi dimez­ zati e con i «doppi turni» (si gioche­ rà due volte di mercoledi). E poi i Mondiali: ma alla Nazionale non ha pensato nessuno. Il dubbio infatti che i nostri «eroi» arrivino all’ap­ puntamento «spompati» è talmente forte da rasentare la certezza. Un calendario di questo genere è de­ cisamente esagerato per la mentali­ tà, le abitudini di preparazione, i re­ taggi somatici dei nostri giocatori. Ma è anche eccessivo e senza troppi riguardi per il pubblico che viene considerato un «pozzo senza fon­ do», sempre disponibile a spendere

r

ri

. I r. «

fior di bigliettoni pur di andare a ve­ dere una partita. Le cifre dell’ultima stagione dimo­ strano invece una notevole emorra­ gia di presenze negli stadi, dovuta al­ l’aumento smisurato dei prezzi, al calo dello spettacolo offerto e alla violenza che allontana sempre più i nuclei familiari. Non è dunque azzar­ dato affermare che tra non poco tempo la gente non ne vorrà più sapere.

MILAN INTER RAZZA PADRO­ NA. Chi si aspettava colpi a sorpre­ sa dal mercato (che bella parola) è ri­ masto deluso. A dominare il pano­ rama rimangono Inter e Milan che si sono mosse con estremo anticipo per conservare le vantaggiose posizioni acquisite. L’Inter ha puntato sul cen­ travanti della Nazionale tedesca Klinsmann, il migliore straniero dell’ul­ tima infornata. Il Milan — la mega­ lomania è il suo forte — ha appron­ tato una rosa di «appena» ventisei ti­ tolari, dalle potenzialità eccezionali. Il Napoli, con Mauro e Baroni, ha dato lustro ad un organico già am­ piamente competitivo, ma afflitto dai capricci di Sua Maestà Diego.

Grande incognita la Juventus che non ha più grandi nomi da presentare co­ me biglietto da visita né risultati re­ centi da far valere: il blasone le ba­ sterà? Riguardo agli stranieri venuti dall’e­ stero, l’ombra del bidone accompa­ gna molti presidenti, che incrociano le dita e sperano almeno di aver ac­ contentato la piazza con un nome nuovo seppur sconosciuto. Non si può dunque affermare che il mercato abbia modificato in qualche modo equilibri già consolidati. IL CALCIO È IN CRISI. Da qual che anno il fenomeno-calcio ha rag­ giunto il culmine della sua parabola ascendente: c la discesa vertiginosa, il calo d’interesse, le degenerazioni stanno ormai caratterizzando il mon­ do del pallone. Questo calcio sembra sbagliato in te­ sta, perdendo i connotati di civiltà ma soprattutto smarrendo il senso dello sport: infatti è diventato faida, fanatismo, vittoria ad ogni costo, spettacolo fine a se stesso. La dilatazione delle cifre è giunta ad un livello assai pericoloso per l’equi­ librio stesso del movimento. L’aspet-


TEMPO RITROVATO

G. Battista Gandolfo

to economico, lo sfruttamento del businness stanno sopravanzando le componenti ludiche del calcio. L’in­ teresse è rivolto solo ai soldi: anche gli stessi Mondiali del 1990 che ospi­ teremo nel nostro Paese sono visti unicamente come una grande occa­ sione spettacolare, di valorizzazione economica, e non come un appunta­ mento tecnico-agonistico di altissimo livello. E a ragione: chi, infatti, cre­ de più al calcio, quale territorio pie­ no di sportività, di nobili sentimenti e di cavalleresche tenzoni? «SGONFIARE» IL CALCIO PER SALVARLO. Il vero scandalo è dunque questo calcio gonfiato. Es­ so soffre per le dimensioni immorali che sta assumendo: per la megaloma­ nia dei dirigenti, per l’ingordigia e l’avidità dei calciatori, per la esage­ rata cassa di risonanza dei mass me­ dia, per l’idolatria che, sotto l’effet­ to di una perversa cultura dello spet­ tacolo, il tifoso coltiva. In questa corsa all’oro non ci sono più regole, non c’è più sensibilità, si dimentica l’amore verso lo sport ed il rispetto verso la propria società. E la violenza, che ha tanto colpito il mondo del calcio nella passata sta­ gione, è allora soltanto figlia del no­ stro tempo e della nostra società? Non lo crediamo. Il calcio ha tante, troppe responsabilità; ed è per que­ sto che ha il dovere di guardarsi allo specchio per ritornare ad essere cre­ dibile e trasparente, cambiando le motivazioni che sono alla base del fe­ nomeno e restituendo un senso al ge­ sto sportivo. Ma soprattutto il calcio dovrà ab­ bandonare la pretesa di essere tota­ lizzante: altrimenti la gente tra poco non ne potrà veramente più. E i Mondiali alle porte non sono certo un fatto rassicurante, anzi.

Vito Cozzoli

Uno dei problemi del giovane d’oggi è quello di incontrare Cristo e fare in mo­ do che il dialogo con lui diventi proget­ to di vita e impegno per scelte fattive nell’ambito della comunità ecclesiale. Questo cammino, che viene addirittu­ ra suggerito dal progetto catechistico italiano, si dipana attraverso alcune fascie, di cui la prima si propone come atto di preghiera. Come proclamazio­ ne di fede in forma celebrativa, che non disdegna di rilanciare e di approfondi­ re il significato e il valore dei sacramen­ ti. Non disconosce neppure l’antica tra­ dizione della Chiesa, che da sempre ac­ coglie la musica e il canto sacro, come una delle più significative e complete espressioni di preghiera. Si capisce allora perché la musica sa­ cra in genere, gradualmente formatasi a fianco della liturgia, non si coglie co­ me una semplice preoccupazione arti­ stica. Non si negano, certo, in tali ope­ razioni religiose, una garanzia e un 'ef­ ficacia, vincolate al bello, al buono e al vero. Bisogna però osservare che il ruolo primario della Chiesa consiste nel rendere a Dio l’atto di adorazione e di lode. Nel contempo desidera far cono­ scere all’uomo la necessità di invocare e di amare 1’Assoluto. Pur con dei li­ mili strumentali, il canto e la musica predispongono il fedele verso l’orazio­ ne e la contemplazione. Permettono l’i­ dentità, insiste San Girolamo, di «ciò che non può sgorgare o essere espresso né con le parole né con le sillabe». Il canto si consegna come preghiera perché è servizio della parola sacra, al­ la quale resta intimamente legato. Lo conferma l’elenco degli scritti canoni­ ci del primo cristianesimo, notificati da gran parte delle fonti cristiane antiche. Nomi come Efrem e Ambrogio, autori di non pochi quanto famosi inni, e ope­ re precedenti, che vanno dalla Didaché alle Costituzioni apostoliche, testimo­ niano un cullo cristiano, impressionan­ te per la semplicità e per la grandezza dell’invocazione. Non a caso Tertullia­ no, nel suo De anima, scrive in meri­ to: «Si leggono le Scritture, si cantano

i salmi, oppure si pronunciano omelie, o si recitano delle preghiere di suppli­ ca». E S. Ambrogio nel Commento sui Salmi conferma che «Davide ci ha dun­ que insegnato che bisogna cantare, che bisogna salmeggiare nell’intimo del cuore come cantava anche Paolo dicen­ do: «Pregherò con lo spirito, ma pre­ gherò anche con l’intelligenza; cante­ rò con lo spirito, ma canterò anche con l’intelligenza» (1 Cor. 14,15). Ma la tradizione del canto inteso come preghiera continua anche durante il Medioevo. 1 giullari, per esempio, no­ nostante la dubbia reputazione, com­ pongono «cantilene» pregne di storia, di pietà e di un eroismo che prolunga la vita monastica. Molti di essi, inoltre, cantano la vita dei santi e tramandano vicende o leggende edificanti, ripiegan­ do in repertori che passano per la cro­ naca, le canzoni di gesta, il Vangelo. La Chiesa, riprendendo la tradizione ebraica della sinagoga, canta e trasmet­ te di continuo la sua preghiera melodi­ ca. Favorisce costantemente nelle rispo­ ste liturgiche e nelle assemblee la sal­ modia e l’invito a pregare, traducendo con il canto la novità di un rapporto con Dio. Delinea il coraggio di un dia­ logo con il divino, che attraverso la te­ stimonianza e la contemplazione, rie­ cheggia nell’adorazione, nella gratitu­ dine, nell’estasi. Mantiene l’anima rac­ colta verso il soprannaturale, percepen­ do le attitudini adatte al mistero e al­ l’ordine dello jubilus. Vale a dire di una gioia interiore e sana che commuove, come nel caso del canto gregoriano, che celebra il fascino di una pietas e il gu­ sto di un 'ascesi, capaci di suggestiona­ re anche la cultura musicale profana. In altre parole, partecipa al quotidia­ no con tutte quelle forme di vita spiri­ tualmente ricche, che fondono lo stra­ to di un’arte e di un vagare che inte­ ressa il culto e l’uomo d’oggi. Difatti esso consente di esprimere a Dio i rit­ mi severi e appassionati della propria coscienza e la speranza, da cui serpeg­ gia il bisogno del perdono e del con­ forto.

9


Yoga e sport

10

Un amico ex-mezzofondista, che pu­ re dallo sport ha ottenuto soddisfa­ zioni agonistiche e professionali mol­ to importanti, ricorda del periodo della sua attività sportiva quasi sol­ tanto alcuni momenti apparentemen­ te del tutto marginali: quando si al­ lenava in mezzo ai boschi in certe lo­ calità di mezza montagna. Rievoca quei momenti ogni volta che il di­ scorso cade sui trascorsi sportivi: il terreno sconnesso e imprevedibile su cui correva, lo slalom obbligato tra gli alberi, la luce e l’ombra che si sus­ seguivano incessantemente mentre procedeva, a seconda che il sole riu­ sciva o meno a penetrare le fronde, l’aria leggera a contatto con la pelle sudata, il flusso ritmato del proprio respiro, i canti e i richiami degli uc­ celli... Ma a un tratto, immancabil­ mente, la sua descrizione si interrom­ pe ed esclama quasi stizzito: No! No! Non era niente di tutto questo, cioè, è tutto vero, ma non si trattava di un fatto estetico. La sensazione era un’altra, profonda, esistenziale: la sensazione di vivere un momento perfetto, in cui tutto è al suo posto e tu sei a posto con il tutto... Mi di­ spiace, è qualcosa di indescrivibile, si possono solo vivere quei momenti. Molti atleti hanno vissuto momenti del genere, anche nel pieno di una competizione agonistica. Sono mo­ menti di pura contemplazione, dove non c’è più un io che pensa, un cor­ po che esegue e una realtà esterna in cui si agisce. Tutto fluisce in perfet­ ta armonia e unità. Ecco come ne parla John Brodie, ex giocatore di football americano del San Francisco: «Spesso, durante la foga e l’eccitazione di una partita, la percezione di un giocatore e la sua coordinazione aumentano in modo sensazionale. A volte, e sempre più frequentemente ora, ho l’esperienza di un tipo di chiarezza che non ho mai sentito descritta adeguatamente

Tra filosofia e prassi dell’esercizio sportivo nella storia del football. Qualche vol­ ta, ad esempio, il tempo sembra ral­ lentare in modo misterioso come se ognuno si muovesse al rallentatore. Sembra quasi che io possa avere tut­ to il tempo del mondo per osservare gli altri giocatori che corrono secon­ do i loro schemi, eppure so che i di­ fensori si stanno avvicinando veloci come sempre. So perfettamente con quanta energia e velocità stanno ar­ rivando, eppure tutta la scena sem­ bra simile a un film o a una danza al rallentatore. È bello». Ecco, questo sport è perfetto yoga, è pura meditazione nel senso orien­ tale del termine, che vuol dire armo­ nia, fusione, unità. Lo yoga, infat­ ti, si propone di superare il dualismo

tra la mente e il corpo, tra il pensie­ ro e l’azione, realizzando un equili­ brio così profondo e totale da rag­ giungere la liberazione, uno stato di libertà — moksha — dai conflitti, dai condizionamenti, dalla sof­ ferenza. Praticare sport con questi intendi­ menti accrescerebbe enormemente le sue potenzialità educative. Si andreb­ be, infatti, ben al di là della sensa­ zione di energia e benessere che sca­ turisce dall’esercizio fisico, o dalla soddisfazione di un risultato raggiun­ to. Si realizzerebbe una visione chia­ ra, lucida della realtà e un modo po­ sitivo, non conflittuale, di viverla. Ma da noi, in occidente, può essere praticato su larga scala, e quindi in­ segnato, uno sport come yoga? In fondo, yoga e sport non sono in partenza lontanissimi tra loro. En­ trambi hanno in comune tre elementi fondamentali: posizione fisica (e/o movimento), respirazione, concen­ trazione: il corpo in posizione stati­ ca o in movimento, il flusso respira­ torio che scorre in accordo con il cor­ po, e la mente che dolcemente, sen­ za sforzo, li segue entrambi con to­ tale attenzione. È su questi tre elementi che si realiz­ za l’unione, l’armonia tra mente e corpo nello yoga, e può senz’altro realizzarsi anche nello sport, sulla base di un appropriato esercizio. Gli ingredienti per fare dello sport un’esperienza di tipo yogico ci sono tutti, anche nello sport occidentale. Il problema non sta nello sport in sé, ma nel modo di accostarsi ad esso. La cultura occidentale è aggressiva e non soltanto con gli altri, ma anche con se stessi. I nostri metodi educa­ tivi privilegiano la volontà, la forza e il potere esercitati anche contro noi stessi, mentre l’oriente induista, bud­ dista, taoista e zen privilegia l’ap­ proccio dolce, graduale, basato sul­ la «comprensione» (che non è seni-


plice conoscenza) e sulla interioriz­ zazione, anziché sull’imposizione. Una massima fondamentale dello yoga è: né troppo né troppo poco; po­ co è abbastanza, abbastanza è suffi­ ciente. Il movimento anche molto spinto, le situazioni sempre mutevoli, che so­ no proprie del nostro sport, non co­ stituiscono un ostacolo. Bisogna av­ vicinarsi ad esse con un metodo ap­ propriato, descritto ottimamente da Donald Levine per le arti marziali, ma che vale per ogni attività sporti­ va: «Si inizia praticando consapevol­ mente una certa tecnica. Si procede lentamente, deliberatamente e in mo­ do riflessivo; si prosegue finché la tecnica non viene interiorizzata e non si è più consapevoli quando la si pra­ tica. Dopo che una serie di tecniche è stata assorbita in questo modo, si comincia ad afferrare i principi. Al­ la fine, quando si sono compresi e in­ teriorizzati i principi di base, non si risponde più a un determinato attac­ co in modo meccanico, ma si inizia piuttosto a impiegare l’arte in modo creativo, riuscendo così a esprimere il proprio stile e la propria intro­ spezione» (*). Ma ciò che è veramente determinan­ te per fare dello sport un esercizio yogico, per la conquista dell’armo­ nia dell’essere e dell’agire, fuse in un’unica esperienza, non è tanto l’approccio metodologico quanto quello motivazionale. È assolutamente indispensabile avvicinarsi al­ lo sport senza alcun altro scopo che non sia quello... di fare sport! L’u­ tilitarismo — psicologico, morale, sociale, economico — che impregna e inquina praticamente ogni nostra espressione sportiva è l’impedimen­ to più forte e più resistente verso un’esperienza yogica dello sport. Dove c’è uno scopo spunta l’io, quindi la separazione tra la mente, il corpo e il mondo, tra il pensiero e l’azione, da cui il desiderio, il con­ flitto, la sofferenza. Livio Olivi (•) Tratto da Jocl Lcvey, L'arte del rilassamen­ to, della concentrazione e della meditazione, Ubaldini editore, Roma, 1988. È un libro che consigliamo non soltanto per scopi persona­ li, ma anche per arricchire l'insegnamento sportivo.

Pallamano

Uno sport in crescita anche in Italia

Dito indice teso in alto a rilevar obie­ zione, il revisore dei conti chiese per­ plesso ai consiglieri: «C’è qualcosa che non capisco. Ma come non do­ vrebbero pagarci per le riprese tele­ visive delle nostre partite?-». La voce rapporti Rai figurava infat­ ti in uscita anziché in entrata nel bi­ lancio della Federazione italiana Gio­ co Handball, meglio conosciuta co­ me federpallamano. Centosettanta milioni pagati dalla Federazione per le riprese effettuate da una ditta che esegue appalti per la Rai. Il tutto per ottenere con certezza la trasmissio­ ne di un tempo di una partita di se­ rie A, trenta minuti di durata, il mar­ tedì pomeriggio, nel corso del pro­ gramma del TG2 «Oggi Sport», a ben tre giorni di distanza dallo svol-

ti* i

gimento della gara, fissata di solito il sabato pomeriggio. «Che potevamo fare? È l’unico mo­ do per vedere in tv la pallamano — spiega sconsolato Pierluigi Gatti, se­ gretario della FIGH — Ci avevano promesso di venirci incontro, insom­ ma di riprendere alcune partite con troupe della Rai, invece niente. Evi­ dentemente manca la volontà poli­ tica». Stride il contrasto con le discipline più corteggiate da mamma Rai, tra cui spicca prepotentemente il signor calcio che vanta quasi cento miliar­ di nelle casse per consentire ad altri di riprendere le proprie partite. Ma la pallamano è abituata a stare al­ l’opposto del mondo del pallone. Nacque all’inizio del secolo per ripic­ ca contro il calcio, in una università ai confini tra Danimarca e Germa­ nia. C’era spazio solo per i più bravi studenti con la palla tra i piedi e così gli esclusi pensarono bene di diver­ tirsi con le mani. Stesse regole, stes­ sa struttura del campo, stessi ruoli, finalmente con questo singolare at­ to di protesta tutti potevano giocare e fare sport. Ma ben presto i primi handball players della storia si accor­ sero che con le mani tutto è più faci­ le ed è invece difficile contrastare chi possiede la palla, al contrario del cal­ cio. Così fu delimitata e dichiarata inaccessibile l’area del portiere. Questo tipo di pallamano si giocava all’università di Pavia e Milano ne­ gli anni trenta. A Berlino, nel 1936 l’handball fece il suo ingresso alle Olimpiadi. La vittoria andò alla Ger­ mania. Dopo la seconda guerra mon­ diale, nei paesi del nord Europa la pratica di questa disciplina si svi­ luppò intensamente e quando neve, freddo e nebbia lo impedivano, cioè per gran parte dell’anno, i pratican­ ti di questo sport si ritrovavano in palestra. Per giocare furono modifi(segue a pag. 12)

11


PALLAMANO (segue da pag. 11)

12

catc le strutture di base e i giocatori divennero sette, un portiere, tre ele­ menti in difesa e tre in attacco. Fu l’inizio dell’era della moderna palla­ mano. Ma quei Paesi, fedeli alle ori­ gini, distinsero subito la vera palla­ mano da quella appena sorta. Anco­ ra oggi viene chiamata «hallen handball» che sta a significare pallamano da palestra. E ogni anno si svolge un torneo estivo, con otto nazioni (tra cui Germania, Svezia, Austria, Sviz­ zera, Danimarca), di pallamano gio­ cata a undici, sull’erba, all’aperto. Alle Olimpiadi il gioco rinnovato dell’handball tornò nel 1972, anco­ ra in Germania, a Monaco di Bavie­ ra. Vinse la Jugoslavia, la nazione più forte insieme a Unione Sovietica e recentemente Corea del Sud, nel­ l’attuale panorama internazionale. In Italia il movimento comincia a svi­ lupparsi nel 1966. Roma è la prima città a prendere sul serio questo sport tanto è vero che si formano una ses­ santina di squadre. L’impulso viene trasmesso in breve in tutto il territo­ rio nazionale. Nella stagione 1969-70 si inaugura il primo campionato di serie A maschile e il primo torneo femminile. Vince Roma in entrambi i settori, la società Buscagliene in quello maschile e l’Aics Pareto in quello femminile. L’egemonia della Capitale nel campionato donne è im­ pressionante, ben otto titoli nelle pri­ me otto edizioni, un dominio inter­ rotto nel 1977-78 dalla Forst Bres­ sanone. Proprio gli altoatesini hanno ingag­ giato con i siracusani dell’Ortigia una sfida scudetto distante 1500 chilome­ tri. Quest’anno hanno vinto i siracu­ sani nella finale dei play-off. Due vit­ torie su due incontri per l’Ortigia nei confronti del Gasser Speck Bressano­ ne sconfitta per 16-13 e 21-17. L’I­ taliana Macchi di Cassano Magnago ha vinto il campionato femminile. Nella pallamano di serie A è eviden­ te il contributo dello sponsor. In molli casi però l’abbinamento pub­ blicitario non è sufficiente per copri­ re le intere spese di una stagione ago­ nistica. Un campionato di serie A co­ sta in media 150 milioni. L’apporto medio di uno sponsor si aggira sui 100 milioni. La voce incassi è minima. Bressano­ ne può contare su duemila presenze a partita ma rappresenta il picco del

settore. «Per attirare il pubblico dob­ biamo imporci anche una certa rego­ larità — sostiene il segretario Gatti, finalista nel ’55 ai campionati CSI di atletica leggera — tutte le squadre devono giocare alla stessa ora, alle 17,30 del sabato. Invece per esigen­ ze locali molti anticipano o postici­ pano il match addirittura di un gior­ no, creando confusione-». Poche società inoltre possono utiliz­ zare impianti idonei. A Roma non esiste un campo regolare per la pal­ lamano della misura di 40x20 me­ tri. Per 587 società sono disponibili in Italia solo 53 impianti al coperto omologati. Gli atleti che praticano la pallamano sono in Italia 32.841 riu­ niti in 1.830 squadre. Scarsi risultati hanno contrassegna­ to il cammino della squadra azzur­ ra, oggi guidata dallo jugoslavo Bojan Levstyk. L’Italia milita nel grup­ po C mondiale. L’unico risultato di rilievo è stato ottenuto nel 1979, a Spalato, ai Giochi del Mediterraneo, dove gli azzurri conquistarono la me­ daglia d’argento. Meglio hanno fat­ to le donne, vincendo l’oro ai Gio­ chi del Mediterraneo, nel 1987, in Si­ ria. A livello di club, l’Ortigia ha rag­ giunto il miglior risultato giocando i quarti di finale della Coppa dei Campioni. Concetto Lo Bello, ex arbitro inter­ nazionale di calcio, presidente della FIGH dal dicembre 1975 ha così rap­ presentato la situazione: «In realtà noi camminiamo mentre gli altri cor­ rono. I motivi sono noti: gli atleti più

promettenti lasciano l’attività ancora troppo giovani, pressati come sono dall’urgenza di trovare un lavoro. Cosi, troppo spesso dobbiamo rico­ minciare daccapo. Un altro motivo va ricercato nella preparazione fisica degli atleti della nazionale, inadegua­ ta ai massimi livelli internazionali». Non c’è quindi prospettiva. L’esigen­ za di un lavoro soffoca l’ambizione di carriera nella pallamano. Il caso dello jugoslavo Vujovic che da Bar­ cellona percepisce mezzo milione di dollari d’ingaggio costituisce un’ec­ cezione. Ai giovani la pallamano viene parti­ colarmente indicata. Corrono, lan­ ciano, saltano, il movimento comple­ to è garantito. Esistono tutte le ca­ tegorie tipiche delle discipline di squadra: ragazzi, allievi e juniores nei due settori maschile e femmini­ le. Oltre ai campionati di categoria sono organizzati per i giovani il Tro­ feo delle Regioni, Interamnia, mani­ festazione internazionale, i Giochi della Gioventù. La rassegna scolasti­ ca ha decretato il successo nell’89 della scuola media Werther di Mera­ no tra i ragazzi e della scuola media Padre Lega di Gallarate tra le ragaz­ ze. Al terzo posto i ragazzi di Erice (scuola media De Stefano). In Sici­ lia si registra un’intensa attività gio­ vanile: ben 322 squadre hanno par­ tecipato ai campionati ragazzi/e e allievi/e. Ma la diffusione tra i giovani è an­ cora limitata. Edo Domazet, voluto da Lo Bello dodici anni fa per ristrut­ turare la pallamano italiana, ha le idee chiare in proposito: «Il grande ostacolo è l’Isef e poi la scuola me­ dia. Da noi in Jugoslavia esiste/‘ob­ bligo di seguire, negli studi, la palla­ mano. Così lutti gli studenti impa­ rano cos’è la pallamano, sconosciu­ ta nella scuola italiana nell’ottanta per cento dei casi. Gli insegnanti la­ vorano anche nei circoli di tennis, nelle piscine e preferiscono indirizza­ re i giovani verso le loro discipline. Anche se non saranno campioni ven­ gono seguiti nella loro attività spor­ tiva e il talento può sempre emerge­ re. Dove gli insegnanti sono anche tecnici di handball si vedono i frut­ ti, in Emilia Romagna, ad esempio e in Sicilia dove ci sono oltre seimila atleti. Il fatto è che si avvicina alla pallamano chi non è riuscito a tro­ vare spazio negli altri sport. A noi sfuggono i talenti». Giampiero Spirito


STADIUM/SOCIETA' di Angelo Bertoni L "estate "89 non è stata segnata sol­ tanto dal boom delle montain bike sulle alpi, dall’invasione delle alghe in A driatico e dei ruspanti delfuori­ strada, che hanno occupato e asfis­ siato città e centri di villeggiatura. Su questa estate è soffiato anche il vento inquietante di un razzismo rozzo e approssimativo. Già le elezioni di primavera aveva­ no dato il segnale, col successo delle «leghe» con le loro rivendicazioni regionalistiche. Poi si è vista fiori­ re sui muri tutta una letteratura che è meglio dimenticare. Infine sono stati segnalati veri e propri episodi di violenza non solo tra nordisti e terroni, ma verso gli immigrati di colore e persino contro persone ac­ cusate di portare a! collo la stella di David. In qualche caso si può pensare che i mass media abbiano amplificato i fatti. In qualche altro caso, forse, c’è stato qualche equi­ voco e malinteso, più che un vero razzismo. Però, nel complesso, si sentiva nell’aria una ostilità nuova, un reciproco sospetto, talora un di­ sprezzo di alcune popolazioni del nord nei confronti di quelle del sud. Chi ha girato quest 'anno per le val­ late alpine con un’auto targata «mezzogiorno» lo sa bene.

Visto che il problema c’è bisogna anzitutto cercare di capirlo e di di­ stinguerne le diverse componenti. Nelle regioni settentrionali c’è an­ zitutto una diffusa polemica anti­ romana, anticentralista, contro i partiti e il loro malcostume, un 'in­ quietudine per il diffondersi nel Paese della delinquenza organizza­ ta che ha le sue massime espressio­ ni nella mafia-ndrangheta e camor­ ra, e il suo terreno di coltura nella illegalità strisciante. Alcune preoccupazioni circa il li­ vello di efficienza, responsabilità, moralità pubblica e criminalità so­

MA DAVVERO SIAMO RAZZISTI? no in sé ragionevoli, così come lo è il desiderio di vedere conservate le culture e i costumi locali. Non c’è dubbio che le forme di autonomia e di autogoverno delle comunità lo­ cali (e delle stesse regioni) merita­ no di essere sviluppate anche per­ ché stimolano la responsabilità di ciascuno.

I partiti più seri e le forze sociali più responsabili dovrebbero affronta­ re seriamente questi problemi, sen­ za aver paura di infrangere luoghi comuni. Così facendo lascerebbero tra l’altro meno spazio a quelle iniziative (tipo «lega lombarda» o «veneta») che mescolano alcune comprensibili ragioni col qualun­ quismo, l’emotività con l’ignoran­ za, tentando una speculazione po­ litica (spesso molto personalistica) che certamente finirà in una bolla di sapone, non senza avere contri­ buito però alla diseducazione di molta gente, e a creare un 'Italia con più rancori, diseguaglianze, incom­ prensioni. Soprattutto più ignoranza. Queste forme di disprezzo verso quelli che sono diversi sono forse la forma di ignoranza più evidente e più pro­ fonda che c ’è in giro oggi. Per que­ sto sono gravemente colpevoli co­ loro che, dai mass media o dalle lo­ ro centraline di potere (e persino dai seggi del Parlamento italiano od europeo) incitano la gente sempli­ ce delle valli alpine a vedere nel ter­ rone una sanguisuga o un nemico. È una colpa grave, morale e politi-

ca. E non sono innocenti neppure tutti coloro, che, pur potendolo, non si battono contro questa dise­ ducazione. Io spero che chiunque ha un po ’ di cultura e di prestigio sappia impegnarli per spiegare quanto è ridicola e penosa l’igno­ ranza quando alza la voce e si cre­ de sapiente. E spero che da ogni pulpito i parroci colgano l’occasio­ ne e la sfida per spiegare che cos ’è, in concreto, la solidarietà, l’acco­ glienza, la giustizia, la varietà dei doni di ciascuno, l’impegno per co­ struire una comunità politica che sia la casa comune.

La tentazione del razzismo, i rigur­ giti dell’ignoranza, la ridicola pre­ sunzione di quelli che, conoscendo solo la propria piccola esperienza, si credono al centro del mondo, i migliori, gli unici, tutto ciò sarà sta­ to provvidenziale se susciterà una nuova passione civile e una volon­ tà di testimonianza e di unità intor­ no a valori e progetti comuni. La parte migliore del Paese, senza dif­ ferenza tra nord e sud, è ben desi­ derosa di sconfiggere la delinquen­ za (come sconfisse il terrorismo), correggere l’autoritarismo e la bu­ rocrazia, a promuovere autonomia amministrativa e culturale in Val­ tellina come sulla Sila, migliorare le condizioni di vita della gente più modesta e sofferente, sviluppare un’attività sportiva salutare e dif­ fusa, difendere l’ambiente, realiz­ zare uno sviluppo equilibrato, con­ servare le tradizioni e godere di al­ cune belle novità che il progresso ci

offre. Insamma: anche il fantasma del razzismo si sconfigge contrappo­ nendogli non parole vuote ma pro­ poste positive e concrete volte a co­ noscersi meglio e a concorrere in­ sieme ad imprese comuni degne di essere realizzate.

13


FOTOMEMORIA

14


IL TEMA DEL MESE

Società sportiva e territorio DAL NOSTRO INVIATO

Quando si arriva a Reggio Emilia con il treno ci si accorge subito di es­ sere in un luogo operoso, dove il la­ voro quotidiano della gente attende il suo giusto riconoscimento. Centi­ naia di vigneti che si estendono per chilometri, tante piccole industrie l’una accanto all’altra: questa Emi­ lia è terra di Lambnisco, di Parmi­ giano Reggiano, dei famosi Tortel­ lini. Ma quando prendo il bus per Castelnovo ne’ Monti, la pianura è solo un ricordo, e la strada si inerpi­ ca per mille curve, inoltrandosi sem­ pre più verso i paesaggi tipici della montagna, e in particolare dell’Appennino tosco-emiliano. Qui, nella piazza di Castelnovo ne’ Monti, ho appuntamento con il sig. Eioravante Farinelli, presidente del­ la Società sportiva Bismantova, che inizia subito a raccontarmi che cosa fa e quali sono gli impegni della U. S. Bismantova.

UN PO' DI STORIA Dicevamo della montagna. È infatti la Montagna il terreno in cui si svi­ luppano le attività sportive della Bis­ mantova, ed è per la Montagna che questa società è nata e cresciuta ne­ gli anni. Castelnovo ne’ Monti è un paese di diecimila abitanti, posto a 700 m sul livello del mare, che vive di turismo, agricoltura, piccola indu­ stria, commercio; c’è un monastero benedettino con una chiesa del 1400, una parrocchiale del 1600 e una nuo­ va chiesa dove c’è la sede dell’orato­ rio Don Bosco c la futura sede del CSI. Il paese è anche famoso in tut­ to il mondo per un’importante fon-

L’U.S. Bismantova di Reggio Emilia deria di campane, che ora è passala alla costruzione anche di pannelli lu­ minosi che servono per gli impianti sportivi. L’U.S. Bismantova è stata una delle prime società della zona. Nata subi­ to dopo la guerra, ha festeggiato i suoi quarant’anni nel maggio di que­ sto anno alla manifestazione nazio­ nale di pallacanestro organizzata dal CSI di Reggio Emilia. Il nome di questa società proviene dalla pietra Bismantova (già ricorda­ ta da Dante nel 14° canto del Pur­ gatorio) che si erge a circa 1050 m dominando così l’intera vallata, dall’appcnnino alle pianure di Parma e Reggio, bellissimo picco roccioso che stimola la fantasia di qualsiasi turi-

sta che venga da queste parti. E in­ fatti la Bismantova è stata una delle prime società a portare lo sport in montagna con uno spirito nuovo, co­ sa non facile in tempi in cui le attrez­ zature e i trasporti in montagna non erano minimamente sufficienti. Gli sport praticati all’inizio erano il calcio, lo sci di fondo (che ha avuto campioni nazionali come Cavecchi, Callosi...), atletica, corsa campestre, pallavolo e ping-pong. Ultimamen­ te si è intrapresa una scuola di cal­ cio che vede iscritti circa 60 bambini dai 6 ai IO anni, chiaramente iscritti alla FIGC, in collaborazione con l’o­ ratorio Don Bosco. Si sta cercando di orientarsi verso altri sport, come la pallavolo femminile, e di reperire nuovi istruttori, insegnanti locali, impianti degni di tal nome. Ma già dai primi appunti si capisce come l’attività della Bismantova sia strettamente legata a quella dell’ora­ torio. Ricostruito da circa un anno, affidato alle cure pastorali e tecniche di don Gianni Manfredini, il quale è anche consulente ecclesiastico del-

15


IL TEMA DEL MESE Società sportiva e territorio

la società, l’oratorio è il punto di ri­ ferimento per i ragazzi del paese. La sorveglianza dei ragazzi e il servizio generale all’oratorio è puro volonta­ riato, e un calendario mensile divide i vari turni tra coloro che sono im­ pegnati. Il consulente ecclesiastico è il vero trait d’union tra società e oratorio, tra l’altro il campo di calcio, vero gioiello di tutta la provincia reggina, è proprio della parrocchia; mi dice il presidente della Bismantova: «Ci siamo fatti il campo da soli, fin dal­ l’inizio, nessuno ci ha voluto aiuta­ re, nemmeno l’Amministrazione co­ munale; l’abbiamo erbato, dotato di impianto di illuminazione, di spo­ gliatoi, e adesso tutti ce lo chiedono. Voglio dirlo ad alta voce: questo campo e la Bismantova sono il frut­ to dell’impegno e del volontariato di tutti quelli che, intorno alla parroc­ chia, hanno voluto far qualcosa di buono per questa gente e per questo paese».

LE ATTIVITÀ' DELLA U.S. BISMANTOVA

16

Le attività concrete in provincia di Reggio sono tante, e tutte fatte be­ ne: c’è l’impegno di ogni tesserato CSI. Il Torneo della montagna di calcio per la zona è di primaria importan­ za: è quasi inutile dire che in questi tornei si esprimono antiche rivalità tra paesi, rivalità naturalmente bo­ narie e con spirito di vera competi­ zione sportiva. Il Torneo della mon­ tagna si svolge da giugno a luglio e vede la partecipazione di dilettanti, giovanissimi e juniores, è di fatto una delle più antiche manifestazioni del-

.3

' la provincia. Basti pensare a questo: oggi ci sono 32 squadre mentre agli inizi il numero variava tra 5-6 squa­ dre, con a capo sempre la Bisman­ tova. Questa società ha vinto solo tre tornei della montagna, ma è stata si­ curamente da traino per le altre squa­ dre. Infatti avendo iniziato molto presto, i campi non c’erano, le infra­ strutture non esistevano nemmeno, e chi diede una spinta favorevole ad un discorso di sport in montagna fu­ rono proprio le parrocchie, metten­ do a disposizione campi di calcio, energie e uomini, al di là di spinte campanilistiche o ideologiche che non conciliavano con la politica del­ la regione. La Bismantova partecipa anche al Torneo provinciale di cal­ cio con due squadre, al Torneo sco­ lastico per bambini della 5a elemen­ tare e 1a media: inoltre ha proposto per prima, sempre in montagna, competizioni quali il Torneo dei bar e il noto Torneo notturno, momenti certamente di aggregazione e di ami­ cizia in luoghi dove spesso la comu­ nicazione è assai difficile. Non man­

il ca, per una società che si rivolge spe­ cialmente ai ragazzi, il Giocasport, che in questa edizione ha avuto l’ap­ porto determinante dell’oratorio. Una delle attività particolarmente si­ gnificative della società è la Pasqua dello sportivo, che il CSI di Reggio Emilia ha accolto con gioia questo anno. La Pasqua dello sportivo, che si fa in provincia di Reggio dopo Pa­ squa, è un momento forte di rifles­ sione e di impegno spirituale di tutti i ragazzi e i dirigenti; prima viene preparata una conferenza, poi si ce­ lebra la messa con l’offerta di doni da parte degli atleti che vengono in­ viati in missione in Madagascar, da­ to che la chiesa di Reggio ha missio­ nari in questo paese. Impegno, educazione, formazione, solidarietà, volontariato: sono que­ sti i tratti caratteristici della U.S. Bi­ smantova che, pur con quarantan­ ni di età, vuole rinnovarsi quotidia­ namente al servizio dello sport.


»

IL TEMA DEL MESE Società sportiva e territorio

COSA EA L'AMMINISTRAZIONE COMUNALE? Di solito nei piccoli e medi paesi Am­ ministrazione e istanze della gente collimano, perché non ci sono i pro­ blemi delle grandi città. Di solito! Chiedo del sindaco per fargli qual­ che domanda ma mi rispondono «È al mare»; chiedo dell’assessore allo sport, ma è introvabile. Da quello che capisco, il Comune non dovreb­ be essere magnanimo con la Bisman­ tova, anzi! Eppure alla scuola calcio si sono iscritti 60 bambini, e questo significa che 60 famiglie sono inte­ ressate alle attività di una società del CSI. Forse l’Amministrazione crede che siano poche, che non sia un pro­ blema pubblico. Qui, in questi posti, l’inverno è rigi­ do, e la Bismantova ha chiesto la pa­ lestra al Comune per allenare i ragaz­ zi. Ebbene, hanno dato poche ore, così metà dei bambini piccoli sono dovuti stare dentro e l’altra metà dei

ragazzi all’aperto... C’è solo una pic­ cola convenzione tra il Comune e la Bismantova riguardante il campo di calcio, che in pratica è un contratto di affitto: dato che l’Amministrazione comunale non ha posto per le al­ tre squadre comunali, e dato che il campo è in buonissime condizioni, allora bisogna che queste squadre giochino nel campo della parrocchia. Di sovvenzioni, di aiuti economici o anche di soli apporti tecnici, nemme­ no a parlarne. Alle soglie del duemila, anche sull’Appennino tosco-emiliano si ripe­ te la storia di don Camillo e Peppone, che una certa letteratura realista ci ha regalato; solo che in questo ca­ so, il don Camillo è un personaggio mite, umile, onesto e non «competi­ tivo».

A COLLOQUIO CON UN GIOVANE IMPEGNATO

PH I

i1

Fabio Rossi è uno dei tanti giovani impegnati in questa società. È iscritto all’lsef, per lui lo sport è una profes­ sione ed è l’allenatore della scuola di calcio. È tornato dalla Scuola qua­ dri di formazione di Urbino del CSI con idee nuove e più chiare sulla fun­ zione dell’educatore-allenatore. Allora Fabio, come vanno queste scuole di calcio? «Affinché venga riconosciuta la scuola calcio e affinché il CONI dia

i contributi alla società, bisogna es­ sere istruttore CONI o istruttori gio­ vani calciatori di Lega: il riconosci­ mento del CONI è molto importan­ te a livello di immagine. Naturalmen­ te c ’è sempre il problema per un di­ rigente-allenatore di Federazione di andare d’accordo con l’ideologia del CSI. Dato che l’attività CSI non è ri­ conosciuta come quella della Fede­ razione, noi dobbiamo iscrivere le nostre squadre a campionati federa­ li, che sono gestiti in maniera diver­ sa dagli ideali del CSI. Bisogna ave­ re la pazienza e l’intelligenza di sa­ per conciliare le due cose. Da que­ st’anno per avere una scuola calcio riconosciuta devi aver fatto un anno di Federazione: io sono IO anni che lavoro nel CSI, però devo adattarmi a fare attività federale». Come vive la gente del paese questa esperienza?

«Le famiglie seguono da vicino l’e­ sperienza dei loro figli, e in generale è contenta di questa iniziativa. Gli unici problemi li abbiamo avuti con l’Amministrazione comunale, che non sembra molto propensa a valo­ rizzare la società. Comunque ci han­ no promesso per il prossimo anno maggiore impegno: speriamo che mantengano le promesse!».

Ma fate solo calcio? «Anche se il calcio è importante, ci stiamo pian piano orientando verso un’attività polivalente. Infatti l’atti­ vità che facciamo adesso al di sotto dei IO anni è propedeutica allo sport: vengono sviluppate la destrezza, la coordinazione, le varie capacità oculo-manuali e oculo-podaliche, perché si crei nei piccoli un atleta pronto a recepire gli insegnamenti specifici. E questo per restare uniti ad un discorso associativo, cercando

17


SCIREA: UN UOMO

IL TEMA DEL MESE

La tragica scomparsa di Gaetano Sci­ rea, allenatore in seconda della Juven­ tus, campione mondiale, vincitore di tanti scudetti italiani e coppe interna­ zionali, ha visto, nelle dichiarazioni, nei giornali, nei servizi televisivi, in tutte le manifestazioni, una strana ga­ ra a dare per scontati i suoi meriti tec­ nici, la sua bravura con il pallone, per sottolineare invece la sua umanità, la sua modestia, la sua correttezza di uo­ mo. «Era un grande campione, ma era soprattutto un uomo». Questa voglia di «umanità» esaltata e commossa, in un mondo, come quello del calcio spettacolo (dirigen­ ti, giornali sportivi, divi e tifosi com­ presi) dove contano i soldi, il succes­ so, la «grinta», il risultato pubblici­ tario, la polemica cattiva e la «mon­ tatura» a fini di lucro (vedi il ridico­ lo «caso Maradona», che ha delizia­ to la nostra estate) ...questa voglia di «umanità» scoppiata sulla tomba del campione silenzioso e gentile, è stato come l’esplosione di un bisogno na­ scosto, seppellito sotto il pesante mer­ cato dello sport calcistico. Bisogno di credere in uno sport vero, non inqui­ nato, aperto a tutti: uno sport, per praticare il quale, non sia necessario rinunciare alla propria umanità quo­ tidiana. Forse anche di questo sussulto di uma­ nità nel calcio e nello sport, siamo de­ bitori a Gaetano Scirea che — come scriveva TUTTOSPORT del 4 settem­ bre scorso —: «cominciò a giocare a 14 anni, nel campionato CSI dell’ora­ torio di Cernusco sul Naviglio».

Società sportiva e territorio

di non emarginare quelli che non gio­ cano a pallone, o a pallavolo... cer­ chiamo di tenerli uniti i ragazzi». Avete in corso qualche iniziativa nuova?

"4 £

A

18

«.Dopo il corso di formazione di Ur­ bino stiamo cercando di realizzare un momento di verifica, anche per quantificare il cammino svolto, con una manifestazione sciistica per le province di La Spezia, Massa Carra­ ra e Reggio. Le società sono già daccordo: bisogna vedere se ci appoggia­ no i dirigenti CSI. Tutto è nato perché i rapporti tra le tre città non sono buoni a causa del calcio; in fondo vogliamo sdramma­ tizzare questa situazione e riallacciare così un rapporto di amicizia nello spirito e negli intendimenti del CSI». * * * Di tutto quanto scritto, non ho alte­ rato o esagerato nessun aspetto par­ ticolare, tutto mi è sembrato in que­ sto paese quotidianamente vero. Mentre scendo con il bus a valle, ver-

so la pianura di Reggio, mi lascio alle spalle questo spirito sportivo, questa operosità umile e sana che mi ha fa­ vorevolmente colpito. Adesso capi­ sco come tanti ragazzi, nati nelle montagne e non avendo i privilegi della città, abbiano potuto farsi no­ tare, nello sport e nella vita; e al con­ trario, capisco come tanti ragazzi di città si siano «addormentati» ai rit­ mi ed ai finti divertimenti delle me­ tropoli. Questo volontariato un po’ grezzo ma essenziale e caritatevole che ha caratterizzato da sempre l’associazio­ nismo cattolico di stampo don-milaniano, forse sarebbe bene recuperar­ lo nelle nostre città rinchiuse nel traf­ fico e nei «traffici». Almeno questa è la lezione che ci viene dalla U.S. Bismantova. Gianni Di Santo


FOTOMEMORIA

19


MH

lutti in vasca

20

«La passione a volte spinge l’uomo a superare barriere che potrebbero sembrare insormontabili. Noi del CSI ne abbiamo avuto un esempio il­ luminante proprio in questi giorni, vedendo come la passione per lo sport abbia spinto i partecipanti a questa Festa nazionale di nuoto ol­ tre limiti impensabili»-, è una dichia­ razione raccolta a caldo, subito do­ po la conclusione della Festa di Co­ mo, il 25 giugno. La rilascia Rober­ to, uno dei partecipanti «non atleti», ed è un commento che ritorna, con toni diversi, nelle parole di molti. Così, d’acchitto, vien quasi da pen­ sare che la piscina comunale olimpi­ ca di Como, sede centrale della Fe­ sta, sia stato teatro di straordinari tentativi di record, mirati a battere appunto i «limiti impensabili», con tanti saluti allo spirito della Festa ed alla giovane età dei ragazzi in gara. Ma dopo un attimo si capisce che i «limiti impensabili» cui si parla so­ no quelli che ha posto madre natu­ ra, con un ostinato maltempo fuori stagione che ha accompagnato il viaggio di molti partecipanti ed il lo­ ro primo giorno di permanenza a Como. Ancora più «impensabili» e più subdoli sono state i limiti traccia­ ti contro la riuscita della Festa dalle rivendicazioni dei Cobas delle Ferro­ vie dello Stato. Ed ecco allora per­ ché, anche dopo aver chiarito l’equi­ voco, resta l’obbligo morale di dire pubblicamente «Bravo» ai 416 par­ tecipanti di 19 Consigli (208 maschi e 198 femmine), di cui 297 atleti (160 maschi e 137 femmine). Il programma tecnico era ultra col­ laudato, con gare individuali nei quattro stili e su distanze diverse, adeguate alle diverse categorie di età (giovanissimi, ragazzi, allievi, juniores e seniores). Quindi staffette 4 x 50 stile libero e lo «staffettone», cui po­ tevano partecipare anche squadre formate da atleti di Consigli diversi

La Festa nazionale eli Nuoto a Como (in gara fuori classifica). L’unica ve­ ra novità, ed anche piuttosto diver­ tente, è venuta dalla presenza di Re­ nato Riccioni, vignettista/umorista che lavorando alla lavagna lumino­ sa ha affiancato le varie fasi agoni­ stiche della Festa. «Ho cercato di co­ gliere — così Renato ha spiegato il suo compito — gli aspetti positivi e negativi, che in taluni casi sono di­ ventati più o meno umoristici quan­ do li ho tradotti in immagini. Ho evi­ denziato soprattutto gli aspetti uma­ ni, eventualmente sdrammatizzando ciò che non avrebbe potuto in altro modo entrare a far parte della Fe­ sta». In quest’atmosfera particolarmente su di giri, ulteriormente «montata» daH’immancabile tifo a bordo vasca, le gare sono filate via lisce una dopo l’altra. In piscina si è svolto anche qualche gioco, che ci è stato descrit­ to così: «Lo si potrebbe intitolare “Rambo alla riscossa” e consisteva nel tentativo compiuto da un concor­ rente di coprire tutta la vasca supe­ rando gli ostacoli che i “nemici” gli opponevano. Il concorrente partiva velocissimo, nonostante si cercasse di rovinargli la concentrazione con ri­ petuti suoni di tromba, fischietti ed urla disumane. Per attardarlo si la­ sciava cadere trasversalmente nella vasca anche una corda con tante ban­ dierine appese. I nemici di “Ram­ bo”, non paghi, cercavano anche di colpirlo con le loro ciabatte, mentre “l’eroe” con poderose bracciate ed esplosivi colpi di gambe tentava di eludere ogni ostacolo». Altri momenti di allegria si sono avu-

ti durante la «Ventomania» (gara con aquiloni) e soprattutto durante la serata associativa. La serata ha avuto anche ospiti stranieri, non si sa quanto convinti e contenti: nel po­ meriggio i ragazzi si erano sparsi per la città alla ricerca di stranieri, cer­ cando di persuaderli ad essere ospiti del CSI. Ulteriore momento forte associativo è stato costituito dalla fiaccolata at­ traverso la città, che il venerdì sera ha portato al Tempio Sacrario degli Sport Nautici la fiaccola Olimpica di Roma ’60, benedetta in piazza Ca­ vour dal vescovo di Como, mons. Maggiolini. Meno commovente e più stupita la visita che molti hanno compiuto al «Museo 24 Archi», che raccoglie, in una splendida atmosfe­ ra cinquecentesca, rarissimi esempla­ ri delle prime saponette che la storia ricordi. A mo’ di conclusione, più che auto­ revoli commenti tecnici riportiamo alcune stringatissime dichiarazioni dei partecipanti: «Il momento più emozionante? La gara. Una sensazione particolare, perché era la prima volta che gareg­ giavo» (Antonio, Acireale). «Il momento più divertente? Al “4 Archi” con le saponette usate» (Se­ rena e le sue amiche, Fresinone). «I momenti più socializzanti? La fiaccolata, il gioco dell’aquilone, rincontro con ragazzi già incontrati in una manifestazione interregiona­ le» (Arianna e Milena, Pescara). «La cosa che ha funzionato di me­ no? Da un certo punto di vista la se­ rata associativa di venerdì: molta at­ tenzione per i più piccoli, assai di me­ no per ipiù grandi» (Luigi, presiden­ te di Termoli). Andrea De Pascalis


■■■■■■■■■■■■■■■■■■■■■

Urbino nono Ormai anche Urbino IX è da archi­ viare, ma, come ogni altra esperien­ za di Scuola nazionale Quadri, da non dimenticare. Veramente qualche cosa da dimenticare ci sarebbe: l’or­ mai famoso labirinto di scale, stra­ dine e corridoi è risultato quest’an­ no ancor più carico di difficoltà per la complicità di Giove Pluvio. La fa­ mosa solare luminosità della città di Raffaello sembrava non essere mai esistita soffocata da temporali, piog­ gerelline e, sempre ed ovunque, no­ vembrine nebbie «padane». Il lavoro, partendo dalle indicazioni del Piano quadriennale, ha avuto co­ me tema centrale «solidarietà e im­ pegno sociale, impegno politico» e si è sviluppato partendo da riflessioni umane sui bisogni, le paure, le spe­ ranze dell’uomo di oggi per poi scen­ dere al «chi, come, per chi» interno all’Associazione. Si è cercato, in un primo momento, di liberare il cam­ po da tanti luoghi comuni, semplifi­ cazioni e preconcetti riguardanti par­ ticolarmente la politica. Si è così passati, guidati da Cesare Martino, da una definizione di poli­ tica che la dichiara come «scienza dell’esercizio del potere, della sepa­ razione del palazzo dalla piazza» a «scienza della soddisfazione dei bi­ sogni» e «creatrici degli ambienti di identificazioni». L’analisi sociologica ha determinato la presa di coscienza del fatto che ci troviamo in un’epoca di transizione in cui è finita la morale comune che pone ogni uomo, in sistemi giustap­ posti, in cui all’estrema moltiplica­ zione di bisogni corrisponde una si­ tuazione di pauperizzazione che ri­ porta alle competitività primordiali, (esistono cinque persone e tre mele: due persone debbono essere elimina­ te!). Siamo in presenza di una so­ pravvalutazione di sé, di un indivi­ dualismo esasperato, di un atomismo sociale dove ognuno vive in compe-

tizione con tutti ed ha voglia di sali­ re la scala per arrivare al «palazzo». Con Ernesto Preziosi si è ripercorsa la storia dell’Associazionismo catto­ lico dalla metà dell’800 ad oggi per ritrovare le radici del CSI e scoprire cosi che le pagine più esaltanti della storia del nostro tempo, (ma anche del passato), sono state scritte quan­ do i credenti si sono considerati sì un gruppo, (magari piccolo), associazio­ ne di uomini uniti nel nome di Cri­ sto per portare avanti un progetto, ma integrali nella civiltà italiana, al servizio di ogni uomo. Questo modo di essere ha portato, non solo il mondo cattolico, al pas­ saggio da una solidarietà di tipo assistenzialistico ad un impegno più partecipativo, dal «donare il pesce a chi ha fame» ad «insegnargli a pesca­ re» facendo sì che possa avere gli strumenti per farlo e, soprattutto, la voce per affermare i propri diritti. Il compito di dare la «svolta associa­ tiva» è toccato al Presidente Nota­ no che, facendo una lettura delle realtà sportive, ha evidenziato la ne­ cessità di una presenza forte e moti-

vata particolarmente del CSI perché attraverso lo Sport si possa educare l’uomo alla partecipazione, all’impe­ gno solidale con tutti. La realtà del­ lo sport «ufficiale» è estremamente diversa e ripercorre e rafforza le tap­ pe di deviazione della società: au­ toaffermazione, sopravvalutazione di sé, individualismo, artificialità ecc. Enrico Gastaldi e don Mario Visibelli hanno cercato di tracciare l’identikit di un operatore capace di lavorare in questa realtà disgregatrice (partire dal reale) perché il processo di uma­ nizzazione dello sport possa realiz­ zarsi (giungere all’ideale). La «casa» in cui questo processo po­ trà realizzarsi, ricordava Olmctti, è la società sportiva, ma essa non po­ trà realizzarsi che parzialmente sen­ za il supporto di un Consiglio pro­ vinciale che sia «motore» instanca­ bile perché in esso operano persone motivate, attive e responsabili. Con questo intervento il cerchio si è chiuso.

Mario Visibelli

21


Da Formia, si riparte

22

Si è svolto con soddisfazione e suc­ cesso il Seminario nazionale per pro­ motori di Giocasport, realizzato dal 13 al 16 Luglio a Formia, presso la locale Scuola nazionale di Atletica leggera del Coni. Circa 80 i partecipanti provenienti da tre Corsi nazionali per promotori, realizzati rispettivamente nell’86, ’87, ’88, più alcuni uditori ed esper­ ti, invitati direttamente dalla Presi­ denza nazionale. «Riflettere, verificare, correggere se necessario, ma soprattutto rilancia­ re il programma verso un’ulteriore e più decisivo sviluppo». Questo l’im­ pegno richiesto ai partecipanti, i qua­ li hanno saputo offrire spunti di ri­ flessione interessanti e competenti. «Giocasport ricomincia da For­ mia?», certamente questa tre giorni di studio ci ha consentito di appro­ fondire con rigore e serietà le diver­ se problematiche, che devono essere affrontate, per sostenere e rilancia­ re l’intero programma. Confronti e approfondimenti sono previsti a li­ vello di base, prima di approntare un documento programmatico su cui poi lavoreranno la Presidenza nazio­ nale e il Consiglio nazionale. Il Seminario ha offerto ampi spazi di confronto e di verifica, ma ha volu­ tamente arricchito i partecipanti di nuovi spunti di riflessione in modo particolare sulla condizione dei Prea­ dolescenti oggi, nel rapporto con le diverse agenzie educative che si inte­ ressano o dovrebbero interessarsi alla sua crescita c del suo sviluppo. I dati sottoposti alla lettura critica sono preoccupanti e non certamente cambiati rispetto a qualche anno in­ dietro. Un’età ancora «negata» do­ ve solo pochi godono di spazi asso­ ciativi adeguati, moltissimi vivono ai margini dei diversi progetti educati­ vi. La solidarietà, l’educazione, la partecipazione, si scontrano con la cultura delle «appartenenze» e men-

«Giocasport» si prepara per il ’90 tre le diverse organizzazioni si con­ tendono i Ragazzi a suon di «Tesse­ re» o di «Metodi», la maggior parte prosegue, va oltre, incontrando stra­ ne mode, scoprendosi adolescente prima del tempo. Giocasport, ha puntato in questi an­ ni sulla «gratuità», sul servizio, po­ nendosi con un animo missionario, ma senza la collaborazione degli al­ tri, è destinato a fare ben poco, an­ che e soprattutto all’interno della Comunità Ecclesiale.

La tavola rotonda a cui ha parteci­ pato Beatrice Draghetti (responsabile nazionale ACR), Don Vittorio Bru­ nello (Oratori di Brescia), Don Ma­ rio Visibelli (Parrocchie), Maria Ro­ sa Zanella (per il CSI), ha focalizza­ to l’attenzione su alcuni aspetti pre­ valenti del Giocasport, in funzione

proprio del servizio che esso svolge, all’interno della Comunità Ecclesia­ le.

8 Un progetto globale e complessi­ vo per la formazione dell’uomo, che necessita di essere promosso soprat­ tutto a livello culturale. 8 È necessario che a livello Diocesa­ no si superi la frammentarietà degli interventi, operando tutti per la co­ struzione di un progetto unitario, do­ ve ciascuno interviene con la propria specificità e originalità. 8 È stata sottolineata la difficoltà che comporta l’inserimento di Gio­ casport, all’interno di una originali­ tà associativa. Lo stesso rilancio do­ vrebbe essere fondato su alcune con­ sapevolezze che come realtà associa­ tive organizzate è opportuno consi­ derare. 8 Trasmissione di valori quali: Ma­ turare e crescere, fare amicizia, con esperienze concrete, sicuri di sé e ca­ paci di incontrarsi.

• Colmare il divario tra le attese e le realtà. Troppo spesso si decidono a tavolino le cose che in astratto van­ no bene per gli altri.


ASPETTANDO L'EUROPA A Trento presso lo stadio comunale «Briamasco», dal 28 Settembre al 1 ottobre, avranno luogo i Campionati Europei di Atletica Leggera della FI­ CEE (Fédération Internationale Catholique d'Education Physique et Sportive). Una grande occasione organizzativa per l’Italia e per la nostra Associazione, che ancora una volta avrà la possibilità di coniugare anche in campo Europeo il binomio Sport e Festa. Non è retorica il poter affermare che tutti i cam­ pionati FICEE trovano nel nostro Eaese una nuova mentalità e un nuovo modello educativo, affermandosi di fatto sia come Competizioni Sporti­ ve, sia anche e soprattutto come incontro tra giovani d’Europa, che nel sano confronto si riconoscono reciprocamente e stabiliscono rapporti di fratellanza e di amicizia. L'Atletica Leggera è per natura e per tradizione una stupenda occasione educativa, in quanto per sue caratteristiche proprie, garantisce il passag­ gio di alcuni valori e crea il clima necessario affinché questi stessi valori passino indenni le frontiere e le difficoltà linguistiche e culturali. Il Consiglio provinciale CSI di Trento e la Eresidenza nazionale hanno la­ vorato da tempo, per fare di questo appuntamento quadriennale, un esem­ pio concreto, di ciò che l'Associazione intende promuovere attraverso lo Sport. Circa 500 i partecipanti, tra atleti, accompagnatori, tecnici, giudici e diri­ genti, provenienti da sei Eaesi europei: Union Sport (Austria), F.S.C.F. (Francia), D.J.K. (Germania), N.K.S. (Olanda), S.K.T.S.V. (Svizzera), C.S.L (Italia). La nostra comitiva, composta da circa 80 giovani tra atleti, tecnici e diri­ genti maschi e femmine, è stata scelta con cura ed attenzione, premian­ do la dedizione e l’impegno degli atleti ma anche dei Consigli e delle So­ cietà sportive, puntando però anche sui risultati tecnici, per consentire loro una proficua esperienza. I Consigli CSI che ci rappresenteranno sono: Belluno, Brindisi, Campo­ basso, Carpi, Feltre, Gubbio, Lecco, Milano, Eadova, Reggio Emilia, Sa­ vona, Diamante Tirrenico, Trento, Udine, Verona, Vicenza.

FiceP

• Aiutare i Ragazzi a scegliere pro­ poste il più possibile unificate. In questo caso il gruppo Promotore po­ trebbe essere un elemento da privile­ giare. ° Anche il territorio, ci presenta si­ tuazioni molto diversificate, dove le stesse Parrocchie, faticano a proget­ tare interventi unificati, adatti alla molteplicità dei Ragazzi. e Giocasport ha di fatto scelto di pri­ vilegiare la fascia dei più emargina­ ti, cioè coloro che hanno poco o niente. • Ecco perché la Missionarietà, che deve animare il programma, deve es­ sere fortemente rivalutata e anche meglio attrezzata, per potersi rea­ lizzare.

* * Sono questi gli spunti, che hanno animato i gruppi di studio, nei quali i Promotori si sono suddivisi, orien­ tati dal seguente tema generale e re­ lativi ambiti: «In vista di un rilancio della propo­ sta Giocasport, dopo tre anni di esperienza, procedere ad una lettura critica dei programmi e formulare proposte relativamente a: — Gruppo N° 1: I contenuti tecnico­ pedagogici delle attività. — Gruppo N° 2: L’organizzazione: promozione dell’attività, svolgimen­ to delle manifestazioni, attività for­ mativa e di sostegno. — Gruppo N° 3: I rapporti e le col­ laborazioni con le varie istituzioni operanti sul territorio».

Il lavoro dei gruppi è risultato mol­ to ricco ed articolato. In sintesi la proposta «Giocasport» è stata rite­ nuta in se molto valida, anche per i risultati finora prodotti. Sono state fatte comunque le seguenti proposte:

• È necessario lavorare sul fronte esterno, privileggiando anche altri ambiti, quali la scuola elementare e media, i distretti scolastici, le direzio­ ni didattiche, i Comuni e le Circo­ scrizioni. ° Il programma deve trovare spazi continuativi, con formule e proposte nuove e originali. • Gli interventi di formazione devo­ no acquisire una loro specificità, sia organizzativamente sia anche a livel­ lo di contenuti, formando le figure necessarie ai diversi livelli, per la dif­ fusione e la realizzazione del pro­ gramma. • Migliorare il circuito di comunica­ zione, di stampa e propaganda. • Diffondere i materiali con razio­ nalità. • Coinvolgere altre agenzie educati­ ve prima di tutte la famiglia. • Maggiore coinvolgimento del clero.

Per quanto concerne le proposte di attività, ciascuna azione deve essere revisionata e in proposito indicazio­ ni molto valide sono emerse per i gio­ chi di movimento e di animazione. Lo stesso manuale organizzativo può essere meglio adattato alle esigenze e ai bisogni emersi in questi anni. Giocasport è stato detto necessita di una «nuova sensibilità politica» che in sintonia con le altre scelte proget­ tuali dell’Associazione costruisca sul terreno della mediazione e della so­ lidarietà, un forte impegno civile, in questa particolare quanto delicata fa­ scia di età. Un impegno ed un augurio per tutti che da Formia volerà alto, fino a toc­ care tutte le nostre realtà, impegna­ te fin d’ora a costruire il CSI degli anni ’90.

Donato Renato Mossila

23


______

Un tesseramento

nuovo TONI Cenlpo SoorlWo Italiano

PRESTAZIONI ASSICURATIVE ABBINATE A TUTTE LE TESSERE C.S.I. PER LA STAGIONE SPORTI­ VA 1989/90 • Assicurazione Infortuni

tessera socio aitMU aponxj 1589/90

24

La Campagna tesseramento 1989/90 presenta una novità di rilievo, rela­ tiva alle garanzie assicurative abbi­ nate a tutti i tipi di tessera previsti dal Centro Sportivo Italiano (Socio at­ tività sportiva, Socio, Carta di ser­ vizio ricreativa, Carta di servizio Centri di formazione, Giocasport). Attuando una mozione congressua­ le, il Consiglio nazionale ha infatti deciso di stipulare una nuova con­ venzione, con una Compagnia priva­ ta, che prevede le condizioni ripor­ tate nell’apposito specchietto. Risulta più che raddoppiato l’inden­ nizzo per gli infortuni più gravi, che comportino la morte o l’invalidità permanente, elevato da venti a cin­ quanta milioni di lire. Vengono, inoltre, introdotte nuove garanzie quali il rimborso delle spese sanita­ rie per un importo fino a tre milioni e la diaria giornaliera di trentamila lire per i ricoveri in ospedale o casa di cura. La copertura R.C.T. (Responsabili­ tà Civile verso Terzi) per danni a per­ sone, cose o animali, per un massi­ male unico di cinquecento milioni, completa il pacchetto assicurativo le­ gato alle tessere CSI. Non ci soffermiamo in questa sede ad illustrare le condizioni previste, le franchigie, le modalità di denuncia degli infortuni e la validità delle ga­ ranzie, in quanto esse sono ampia­ mente spiegate Sull’Agenda delle So­ cietà Sportive CSI 1989/90 (Stadium - n. 8 - Agosto 1989 - pagg. 154-158).

— Morte L. 50.000.000 — Invalidità permanente fino a L. 50.000.000 = (con franchigia as­ soluta del 5%) — Spese sanitarie fino a L. 3.000.000 = (con franchigia del 15°7o e scoperto minimo di L. 100.000) — Ricovero in ospedale o casa di cu­ ra diaria di L. 30.000 = al gior­ no per un massimo di 60 giorni (con franchigia di cinque giorni).

• Assicurazione R.C.T.

— Danni a persone, cose o animali fino a L. 500.000.000.

KXXOt XXXIV • S.a • AGOSTO 1W9

CSI 89-90

agenda delle società sportive

Ci sembra più opportuno evidenzia­ re come il complesso di garanzie as­ sicurative attualmente in vigore e non ancora definitivo, in quanto si sta ve­ rificando la possibilità di introdurre ulteriori prestazioni quali la diaria giornaliera per i portatori di apparec­ chio gessato, ponga il CSI fra le As­ sociazioni sportive — Federazioni o Enti di Promozione — all’avanguar­ dia in questo delicato settore. Solo una parte dell’aumento del pre­ mio assicurativo è stata assorbita dal bilancio nazionale, la rimanenza ha fatto lievitare sensibilmente il costo della tessera. Siamo convinti che questo piccolo sacrificio sia accolto positivamente dai Consigli periferi­ ci e dalle Società sportive, in quanto riteniamo che il beneficio ottenuto sia di gran lunga superiore.

Giuseppe Goffrini

È USCITA LA NUOVA AGENDA DELLE SOCIETÀ SPORTIVE Il vademecum delle Società sportive CSI per l’anno sociale 1989-90 è ancora più ricco di informazioni, notizie e indicazioni preziose per la vita associativa e per l’attività sportiva. In particolare è stata ampliata la parte che riguarda l’attività sportiva nelle quattro fasce.


TUTTOCSI/CRONACHE/ESPERIENZE L'ASSESSORE TONONI INCONTRA IL CSI TRENTO — L'assessore provinciale Giorgio Tononi, che ha raccolto l’ere­ dità di Mario Malossini anche nella responsabilità del settore sportivo, nei primi mesi del suo mandato ha preso conoscenza di una realtà di fermenti e di iniziative, quella cioè rappresentata dall’associazionismo sportivo ope­ rante nella provincia di Trento. Uno dei momenti più significativi di questa «esplorazione» è stato offerto dall’incontro con la delegazione del comitato provinciale del CSI, guidata dal presidente Edo Benedetti. I dirigenti del CSI hanno illustrato all’assessore Tononi, la realtà del loro movimento, che raggruppa oggi 130 società operanti in tutte le vallate del Trentino, per oltre 4.000 tesserati e centinaia di dirigenti e animatori che co­ stituiscono la struttura portante di una capillare azione di promozione della pratica sportiva. Non c’è dubbio che nello sport trentino il CSI è oggi una realtà preziosa e vitale, che porta il messaggio dello sport inteso come edu­ cazione-crescita della persona sia nella realtà urbana che nei più piccoli pae­ si della provincia. Tononi ha espresso il suo plauso all’attività del CSI, che fra l’altro si esprime anche in alcuni prestigiosi appuntamenti organizzativi (Coppa d’Oro, trofeo Laurino, Olimpiadi Viti) e che quest’anno porterà in settembre a Trento la manifestazione europea di atletica degli Enti di pro­ mozione «gemelli» di altre nazioni europee.

, FESTA F>QL»SP©RTgVA FRIULI-VENEZIA GIULIA — A conclu­ sione dell’attività provinciale, il Consi­ glio regionale si è ritrovato a Sacile per la Festa Regionale Polisportiva. Più di duecento atleti e dirigenti hanno dato vi­ ta a tornei di calcio di 2a e 4a fascia, pal­ lavolo femminile di 3a fascia, triathlon, orienteering, tennistavolo e judo. La parte politico-formativa ha avuto il suo "clou" nell'incontro, svoltosi nell’Auditorium, con l’on. Gianni Rivera. La presenza di un folto pubblico, della stampa e delle Tv private ha segnato l’importanza di tale presenza nell’ambi­ to della Festa. L’esperienza dei dirigenti regionali del CSI ha permesso che i vari tornei si svol­

gessero senza difficoltà organizzative e nella tranquillità che deve accompagna­ re le gare agonistiche, svolte con il ri­ spetto degli “avversari”. Il Sindaco, l’Assessore allo Sport, il Co­ mune in genere, ed il Comando Milita­ re della Caserma Rolle, hanno cercato in tutti i modi di collaborare per il buon esito della Festa, sia mettendo a dispo­ sizione impianti ed attrezzature, sia con la presenza nelle cerimonie di apertura e conclusive. La prova di Orienteering per le vie di Sa­ cile, al termine della manifestazione, è stata accolta favorevolmente dai parte­ cipanti in quanto rappresentava una no­ vità come disciplina sportiva ed anche perché ha permesso di scoprire meglio gli angoli caratteristici della Città.

GIOCO AD OLTRANZA CAGLIARI — Cronaca di una giorna­ ta di festa e di sport, ovvero della Fe­ sta di Giocasport, svoltasi a Villaspe­ ciosa, alla quale hanno partecipato più di 150 ragazzi delle scuole elementa­ ri e medie. La lunga giornata è iniziata quando i ragazzi si sono ritrovati nel campo par­ rocchiale per la presentazione delle squadre. Dopo aver partecipato alla S. Messa, i ragazzi hanno iniziato i gio­ chi di movimento. Tutti hanno parte­ cipato con grande impegno alle varie gare di palla avvelenata, tiro alla fu­ ne, staffetta d’acqua col legittimo pro­ posito di vincere ma, comunque sem­ pre pronti a riconoscere i meriti degli avversari. Nel primo pomeriggio, dopo aver pran­ zato al sacco, i ragazzi erano di nuo­ vo in campo per disputare i giochi sportivi. L'entusiasmo dei partecipanti ha costretto a ritardare le premiazioni di circa un’ora e, certamente il ritardo sarebbe stato maggiore, se non fos­ sero stati fermati con “forza”. L'ener­ gia che, ancora avevano in corpo, l’hanno riservata nei canti che sanci­ vano la conclusione della festa, dopo che ad ogni ragazzo era stata conse­ gnata una medaglia ricordo. L'ottima riuscita della festa, oltre na­ turalmente ai ragazzi stessi, è da ascriversi all’impegno del gruppo di animazione parrocchiale Vergine As­ sunta, la cui fatica siamo sicuri si é stemperata nei visi sorridenti e felici di tutti i partecipanti.

ORIENTAMENTO PADOVA — A chiusura dell’anno so­ ciale, la Commissione Orientamento ha organizzato l’ultima gara di Orien­ teering della stagione sportiva. La gara si è svolta al Patronato dell’Arcella in occasione della settimana di festa dello Sport ed ha visto la parte­ cipazione di una settantina di atleti. L'entusiasmo degli amici dell’Arcella è stato davvero sorprendente e piace­ vole, e la gara è stata vissuta con spi­ rito sportivo ed intenso agonismo, vi­ sti soprattutto i numeri di qualche atle­ ta “scatenato". Inizialmente i ragazzi — soprattutto i più giovani — hanno affrontato la ga­ ra con un po’ di scetticismo, ma all’ar­ rivo l’entusiasmo li aveva coinvolti al punto tale da costringere gli organiz­ zatori a dare il via a nuove partenze per permettere loro di effettuare anche percorsi per le categorie superiori. La gente che usciva dalla S. Messa si soffermava incuriosita a guardare la cartina del percorso e dopo qualche veloce spiegazione sulle eventuali dif­ ficoltà che avrebbe potuto incontrare, chiedeva di partecipare per provare l’ebrezza deH’orienteering...

25


TUTTOCSI/CRONACHE/ESPERIENZE

26

FESTA IN FIERA

GIOCASPORT A LIMITILE

PORDENONE — Nell’ambito delle ma­ nifestazioni della Fiera di Pordenone, si è svolta la «Festa in Fiera» centrata sui temi: sport, turismo, spettacolo, abbi­ gliamento. In un apposito padiglione dedicato allo sport ha allestito uno stand il Consiglio di Pordenone, portando oltre alle propo­ ste attuali una breve storia del passato sia locale che nazionale. La ricostituzione del CSI a Pordenone, come testimonia un verbale manoscrit­ to, risale infatti al 1947. I due sabati compresi nella manifesta­ zione sono stati arricchiti da una confe­ renza con don Mario Visibelli di Lucca e da un complesso che ha suonato, can­ tato e recitato su temi dedicati all’ami­ cizia, alla pace, alla speranza.

NAPOLI — Anche il Comitato zonale di Nola ha voluto la sua Festa di Gio­ casport. Quasi perfetta l’organizzazio­ ne, grazie ai venti animatori presenti nella zona, coordinati dall’ottimo D’A­ vanzo. Circa duecento i bambini par­ tecipanti con un'età variabile dai 9 ai 13 anni che insieme ai genitori hanno dato luogo ad un grande momento di aggregazione. Tutto molto bello: la sfilata per le vie della cittadina, l’alzabandiera sul cam­ po, il levarsi in volo dei colombi, l’ac­ censione del sacro fuoco olimpico, la Santa Messa... Poi i bambini trascinati dagli animatori hanno raggiunto una simbiosi perfetta, hanno finalmente «toccato con mano» cosa significa sta­ re insieme, gareggiare lealmente e ri­ spettarsi reciprocamente. Dalle im­ pressioni raccolte tra i ragazzi la più significativa ci è venuta da Antonio il quale ha affermato che si è divertito molto e che il Giocasport è più bello dei Giochi della Gioventù. Al perché di questa sua affermazione, con gran­ de maturità ha detto che nel Gioca­ sport ha scoperto tanti amici, ha avu­ to modo di sperimentare cosa fosse la gratuità e la generosità. Anche il vescovo di Nola, mons. Giu­ seppe Costanzo ha mandato ai parte­ cipanti un suo saluto particolare e la sua benedizione.

IMMERSI NELLA FIABA

ANCORA GIOCASPORT

TORINO — «Ore 11.30: mentre a pop­ pa tutto è pronto e si definiscono le modalità di immersione, il Blue Seagull rallenta e punta la prua sotto co­ sta. Viene calata una prima ancora, poi una seconda. Uno dopo l'altro i sub scendono in acqua, si ricontrolla­ no rapidamente gli strumenti. Inizia la discesa». Ed è la vita del mare vista "da dentro" l’acqua blu, sempre più blu fino a diventare quasi nera per la mancanza di luce. È questa l’emozio­ ne provata da coloro che hanno supe­ rato gli esami del corso per sub pro■ mosso dalla società AZ. Durato sei mesi, con la partecipazione di una quarantina di persone, lo stage si è concluso con un’uscita nelle acque di Santa Margherita Ligure, destinazio­ ne Grotta della Luce. Collegati ad un cavo, una sorta di filo di Arianna, i neo­ promossi sub hanno potuto provare emozioni sconosciute: «L'atmosfera è magica, quasi irreale, ricorda alcune fiabe di Andersen, certi racconti della mitologia greca o la descrizione della grotta del Capitano Nemo di Giulio Verne», ha scritto su una sorta di pa­ gina di diario uno dei partecipanti. L'uscita si è conclusa con una spa­ ghettata bagnata da vino fresco.

MANTOVA — Giocasport ormai «dila­ ga». Le sue Feste sono promosse in ogni luogo, con la collaborazione d’in­ segnanti, parrocchie, amministrazioni locali. Questa volta, vogliamo segnalare la Fe­ sta svoltasi a Rivarolo particolarmente per quanto riportato da «La Gazzetta di Mantova». La nota qualificante di que­ ste brevi righe è forse quella che espri­ me la sintonia con le finalità di chi ha voluto questo momento di festa, nel se­ gno del gioco e dell’amicizia. «Presso gli impianti sportivi di Rivarolo Mantovano si sono riuniti 240 alunni del­ le scuole elementari di Rivarolo, Beiforte e Gazzuolo.

L’occasione era la fine dell'anno scola­ stico, festeggiata questa volta all'inse­ gna del “Giocasport”, ossia di una nuo­ vissima ed originale attività educativa e sociale messa a punto dal CSI sulla ba­ se di approfonditi studi ed esperienze. La mattinata è così trascorsa veloce­ mente in un susseguirsi di giochi di mo­ vimento, sportivi e di animazione — la proposta CSI ne raggruppa più di tre­ cento — seguiti con entusiasmo e par­ tecipazione dai ragazzi. Alla manifestazione erano presenti il sin­ daco di Rivarolo dott. Stefano Alquati, il parroco don Luigi Carrai. Da sottolineare infine l'ottima collaborazione tra insegnanti e società sporti­ va per la riuscita della manifestazione.


TUTTOCSI/CRONACHE/ESPERIENZE

MODENA — Nella parrocchia cittadina di S. Agnese dove ha sede la Società Sportiva «USA VOLLEY» si sono tenu­ te alcune manifestazioni culminate con un impegno per il futuro: la costruzione di una palestra. Nel giugno scorso, durante la conclusi­ va cerimonia liturgica all’aperto, il par­ roco Mons. Roberto Santi ha benedet­ to la prima pietra del nuovo complesso sportivo parrocchiale che sorgerà a fian­ co della Chiesa e sarà intitolato alla me­ moria della Medaglia d’Oro Ten. Don Paimiro Ferrucci Morandi, il popolare cappellano della parrocchia che, man­ dato in Russia, là è rimasto, ucciso men­ tre soccorreva i suoi soldati feriti. Contemporaneamente la Comunità Par­ rocchiale ha festeggiato anche il 15° an­ niversario di fondazione della «USA VOLLEY», la Società che ha ripreso le tradizioni della gloriosa «S.S.L. Minelli» la compagine di pallavolo che, sorta in parrocchia nell'immediato dopoguerra

per ricordare uno dei suoi giovani mar­ tire della libertà, per prima portò a Mo­ dena lo scudetto tricolore. Il Parroco ha presieduto la concelebra­ zione assieme a Don Aronne Magni, consulente ecclesiastico del CSI mode­ nese ed a mons. Vittorio Peri, vicario ge­ nerale della Diocesi di Assisi. Al termine del rito, mons. Peri ha parla­ to brevemente sottolineando l’importan­ za che la Chiesa attribuisce allo sport quale strumento di formazione dell'«uomo vivente» cioè dell’uomo proteso ver­ so una crescita globale. «La Chiesa — ha detto mons. Peri — ama e promuove lo sport perché attra­ verso di esso l'uomo e la donna posso­ no crescere nella dimensione che Dio ha progettato per ognuno di noi». Dopo aver esaminato alcuni dei grandi valori che lo sport ha nel promuovere la persona umana, don Vittorio ha termi­ nato augurando a tutti, ragazzi e ragaz­ ze che frequenteranno il nuovo com­ plesso sportivo, di crescere nella dimen­ sione umana, nell’amicizia, nella liber­ tà, ma soprattutto di incontrare in que­ sti luoghi, anche attraverso la società sportiva, il Signore Gesù.

impegnativa, in quanto prevedeva il tra­ ghettamento degli atleti da Napoli ad Ischia, cosa che è regolarmente avve­ nuto con quattro pullman e due TIR, ri­ spettivamente utilizzati per il trasporto dei ciclisti e delle biciclette, macchine e minibus impegnati nel giro. Il giro in bicicletta dell’«isola verde», sno­ datasi su un percorso di circa 31 km., ha pienamente soddisfatto i 200 cicloturisti, numero rigidamente limitato per comprensibili ragioni organizzative, il cui principale interesse consisteva nel fare dello sport trascorrendo una gior­ nata all’aria aperta, a contatto diretto con la natura. Accanto al momento sportivo e turisti­ co è da segnalare, dopo l'arrivo ed i sa­

luti dell’Amministrazione Civica di Ischia, una tavola rotonda sul tema «La bicicletta quale mezzo turistico sociale, sportivo, ricreativo, ecologico» che si è svolta nell’hotel Terme Excelsior di Ischia, ed alla quale hanno partecipa­ to, tra gli altri, i sindaci del Comune di Nocera Inferiore e di Ischia, dell’on. Mazzella, assessore regionale, e di Pa­ squale Scarlino, presidente del Consi­ glio circoscrizionale del C.S.I. di Cava de’ Tirreni. Sul tema «Come vedi l’isola da ciclotu­ rista» si è svolto, infine, il concorso fo­ tografico riservato agli atleti partecipanti al giro, le cui foto saranno esposte suc­ cessivamente nell’aula consiliare del Comune di Nocera Inferiore.

FESTA DELLA COMUNITÀ PARROCCHIALE

I.

a

(V

/•

BOLZANO — Alla Fiera del Tempo li­ bero di Bolzano è stato invitato anche il CSI, da poco ricostituitosi sotto la guida del presidente Valer. Per questa “uscita”, il Consiglio pro­ vinciale ha allestito uno stand assie­ me alla FISO, la Federazione di Orien­ teering il cui sport ha riscosso un vi­ vissimo successo nel CSI.

PINOCCHIO, MERENDA E PREMIAZIONI BIELLA — Si è svolta a maggio, a Mongrando Curanova, la programma­ ta giornata di Giocasport cui erano sta­ te invitate tutte le parrocchie del Biellese. Al mattino, dopo la corsa su stra­ da «Dei cinque campanili», ragazzi, ca­ detti ed allievi hanno partecipato ad una breve gara podistica. Solo nel po­ meriggio è iniziato il vero appuntamen­ to con Giocasport: una sessantina di giovani, provenienti dai vari paesi e di­ visi per gruppi di età, hanno parteci­ pato a giochi e gare tratti dal manua­ le che porta come emblema il simpa­ tico pupazzo di legno dal naso lungo, Pinocchio. Più di trenta sono stati ì gio­ chi "sperimentati". La giornata si è conclusa con una grande merenda e con le premiazioni.

CICLOTURISMO ALL'ISOLA VERDE CAVA DE’ TIRRENI — Lo splendido scenario dell’isola d’Ischia ha fatto da cornice alla terza edizione del Giro Ci­ cloturistico, una manifestazione sporti­ va non competitiva indetta ed organiz­ zata dal CSI di Cava de’ Tirreni, dall’ETSI/CISL dell’Agro nocerino-sarnese e dalla S.S. Aerobic Center di Nocera In­ feriore. La manifestazione di quest’anno, che ha fatto seguito alla prima (svoltasi sul suggestivo itinerario che da Nocera In­ feriore porta a Paestum) e alla secon­ da edizione (attraverso i comuni dell’Agro nocerino-sarnese) è risultata molto

27


IL FILM

MERY PER SEMPRE DI MARCO RISI

28

Le battaglie, le dispute, le insidie, i contrasti hanno spesso un’eco remo­ to. Tra le fredde mura appassite di un carcere, coccolati e vezzeggiati dal cattivo umore più che dai colori ras­ sicuranti e bizzarri della vita, la con­ taminazione annuncia tempi di crisi, verticalità esasperate, lacerazioni esi­ stenziali tipiche del nostro secolo che sembrano dare profondità, rigore e spessore a tante espressioni artistiche. Puntuale, il cinema, con una macchi­ nosa parabola sociologica nonché giuridica che rammemora ovviamen­ te le inchieste più o meno coraggio­ se, è tornato a puntare con un film dai contenuti e contorni fortemente reali, contemporanei e sicuramente sociali; frutto di una ricerca morale e anche pedagogica un po’ ovvia, a dire il vero, e d’un gusto figurativo meno nuovo di quanto ci si potesse attendere. Tanta tristezza, inevitabil­ mente, ma, anche, come vuole il co­ pione e il pubblico tutto, rabbia mi­ sta a supplica, dignitosa, con una «luce diffusa», e positività dell’impe­ gno al posto delle lacerazioni deca­ dentiste. 11 film è MERY PER SEMPRE, di­ retto da Marco Risi (i cui tempi di «Vado a vivere da solo» e «Colpo di fulmine», appaiono neolitici e non reggono confronti) che già con «Sol­ dati» provò a riempire la tela della vita militare di giovani reclute nell’in­ trigo dell’autorità e della struttura (o congegno) tutto da caserma, riuscen­ do a raccontare momenti penosi e aspri della quotidianità. Interpretato da Michele Placido (il maestro Marco Terzi) con ragazziattori del carcere di Malaspina di Pa­ lermo, questa storia che sullo scher­ mo racconta come è difficile cambia­ re un carcere minorile è legata dun­ que alla vita reale dei giovani di Ma­ laspina. Un gruppo di ex reclusi che interpretano se stessi nel film tratto dal libro di Aurelio Grimaldi, l’edu­ catore che per anni ha vissuto con lo­ ro l’esperienza del carcere e del tentantivo del recupero sociale. Dunque sono attori non professionisti come da copione neorealista i personaggi che girovagano, con alcune eccezio­ ni, come Claudio Amendola, che ha però ben interpretato il tragico la­ druncolo. Ma più che neorealismo qui è di un «cinema-verità» che si tratta, in un

contesto urbano che offre scenogra­ fie e dialoghi già pronti: Palermo con i suoi quartieri-ghetto (e non si sta esagerando, leggiamo tutti le crona­ che, o no?). E i protagonisti sono proprio loro, i ragazzi che vivono davvero le storie di violenza, di dro­ ga, di omosessualità, di angherie e soprusi. Stavolta Placido, liberatosi dai panni del commissario Cattani della Piovra, è un insegnante fresco di nomina spedito sul fronte del carcere. Nel film il carcere non è più Malaspina ma Rosaspina (un augurio, una speranza?) e il maestro Terzi come in un viaggio dantesco percorre intrighi brutali e violenti, storie di prevarica­ zioni e sopraffazioni sulla pelle dei carcerati trovandosi anche al centro di conflagrazioni rabbiose e di riva­ lità fra gli stessi ragazzi detenuti. Al disorientamento, allo sbigottimento e al panico e all’ansia subentra però la voglia di riscatto e la speranza di cambiare il carcere, che, alla fine non è più un luogo di tragico esilio e iso­ lamento, di angoscia e tribolazione. Il film dunque ripercorre le tappe che sono state compiute da Aurelio Gri­ maldi, il reale educatore di Malaspina, in seguito però allontanato dal carcere per ragioni mai ufficialmen­ te chiarite. Mery per sempre, dal soprannome di uno dei ragazzi, un travestito poco più che quindicenne, film e libro che raccontano quella umanità di giova-

ni così chiusi nella loro solitudine fat­ ta di rabbia e di dolore, giovani ai quali la vita fa schifo, trattati «co­ me maiali, come la peste, come i to­ pi». Secondo Michele Placido l’esperien­ za che Grimaldi ha vissuto e raccon­ tato nel libro riassume in maniera violentemente drammatica una real­ tà di Palermo, alla quale «mi ero ac­ costato ai tempi della prima Piovra. Avevo conosciuto molti ragazzi, mi aveva colpito il loro destino che sem­ bra senza via d’uscita». L’impegno di Placido, di Risi, del produttore Claudio Bonivento è più di uno sforzo politico o sociale e pe­ dagogico, è un «tentativo» ben riu­ scito, umanamente e professional­ mente eccezionale, unico, perché gli interpreti del film sono gli stessi che vivono entrando e uscendo dal car­ cere. Ragazzi selezionati per le stra­ de di Palermo, nei quartieri triste­ mente famosi, lo Zen, il Capo, lo Sperone. Ragazzi con i quali il rap­ porto deve essere diretto, immedia­ to. Il loro linguaggio non conosce sfumature o ipocrisie. Insomma, con il film si è anche cercato di dare ai ragazzi reclusi la sensazione di non essere soli, la possibilità di sapere che si parla di loro e dei loro problemi. Anche questo è cinema.

Flavio Pedrotti


IL NUTRIMENTO DELLO SPORTIVO La diffusione della pratica sportiva nel nostro Paese ha raggiunto ormai valore di vero e proprio fenomeno di massa. I giovani ormai, per libera scelta, o a scopo preventivo o tera­ peutico, decidono o vengono invita­ ti a praticare esercizio fisico. Per tutti costoro che si dedicano a ta­ le pratica sportiva, esiste la necessi­ tà di adeguare gli apporti nutrizionali alle mutate esigenze metaboliche im­ poste da questo positivo cambiamen­ to delle loro abitudini di vita. La domanda pertanto che più fre­ quentemente viene rivolta al medico curante o eventualmente allo Specia­ lista in Medicina dello Sport, riguar­ da proprio quali devono essere gli ag­ giustamenti e gli adeguamenti nutri­ zionali più idonei per trarre il massi­ mo beneficio possibile dalla pratica dello sport. Tenuto conto della giovane età dei soggetti, del fatto che tutti si sotto­ pongono ad una buona dose di eser­ cizio fisico settimanale e che pratica­ no discipline con rilevante impegno muscolare, il substrato energetico più importante è soprattutto quello glicidico. Dolci e gelati rappresentano dei nu­ trienti utilissimi e si addicono nei ra­ gazzi per il loro elevato valore nutri­ zionale, per la loro buona digeribili­ tà e per il fatto che possono essere utilizzati in qualsiasi momento della giornata o come integratore del pa­ sto (a pranzo o a cena) o come pic­ colo pasto d’intervallo (merende, spuntini). Da una indagine dietetica su 40 ra­ gazze fra i 7 e i 13 anni, eseguita dal­ l’istituto di Scienza dello Sport, sul­ la frequenza dei consumi dolciari set­ timanali medi, è risultato che la mas­ sima percentuale di preferenza e di consumi medi, è andata ai gelati (94,7%); molto elevata è risultata la percentuale per i dolci di pasticceria secca (73,7%), per le caramelle (60,5%) e per i dolci con frutta o marmellata (57,9%). È da segnalare però che altrettanto frequentemente i soggetti hanno di­ chiarato di assùmere creme di cioc­ colato a base di nocciole e soprattut­ to è risultato molto frequente l’uso di gomma da masticare. L’apporto calorico dei glicidi prove-

nienti dai dolci è stato buono (6,4%) e ben armonizzato all’apporto calo­ rico dei lipidi (4,0%), mentre trascu­ rabile (0,8%) è risultata la quota ca­ lorica proteica. Questi dati denunciano comunque un uso di prodotti dolciari non partico­ larmente elevato. Ritengo infatti che la quota nutrizio­ nale e calorica proveniente dai dolci per popolazioni in età accrescitiva praticanti attività fisica di buon im­ pegno dovrebbe rappresentare una percentuale più consistente ed impor-

Coilana «ABC DEI GIOCHI» Editrice Espansione Idea / Via Emi­ lio Morosini, 1 7 - Roma

___

ivjyje

@)-d£nsiono Educazione allo sport significa, per il bambino e il ragazzo della fascia dell’obbligo, educazione alla dimen­ sione ludica. L’avviamento allo sport deve quindi tenere conto della ten­ denza naturale, nel bambino, a coo­ perare e ad interagire con i coetanei, all’interno di un gruppo, secondo modalità tipiche dell’attività ludica. L’operatore dell’Ente di promozione, l’istruttore, l’insegnante divengono così coloro che «insegnano a gioca­ re», nella convinzione che chi «sa

tante della razione alimentare abi­ tuale. Tenuto conto della digeribilità dei di­ versi tipi di dolci, tanto maggiore, quanto più basso risulta il loro con­ tenuto lipidico, nonché l’importanza nutrizionale, tanto maggiore quanto più alto risulta il loro contenuto di glicidi e proteine, è consigliabile una maggiore preferenza per i dolci co­ me il gelato, il crème caramel, i bu­ dini a base di latte, uova, zucchero, farina ed aromi naturali, ed i prodotti di pasticceria secca, mentre sono me­ no favorevole al consumo, talvolta senza criterio ed esagerato, di cara­ melle, creme a base di nocciole e gomme da masticare, (segue) Antonio Spotaro

giocare» sa anche fare sport, poiché riesce a collocarsi con equilibrio in quelle situazioni intermedie tra fin­ zione e realtà che sono proprie dello sport. È in questo ambito che si collocano i cinque volumi della collana «ABC dei giochi» dell’Editrice Espansione Idea. Di ognuno degli sport trattati monograficamente (calcio, pallavo­ lo, pallacanestro, pallamano, ciascu­ no di pagg. 128, L. 15.000)vengono indicate le origini, i fondamentali corredati di esercizi specifici, il rego­ lamento. La parte centrale dei volu­ mi è occupata da circa 160 giochi di sensibilizzazione e avviamento alla disciplina sportiva vera e propria. Tutti i testi sono accompagnati da un ricco apparato iconografico che sem­ plifica ulteriormente la praticabilità delle esercitazioni proposte. Anche il primo volume della collana, «2000 giochi tradizionali infantili» (pagg. 288, L. 24.000), sviluppa e ap­ profondisce il nesso gioco-sport. L’amplissima proposta di giochi comprende attività singole e di grup­ po, giochi con la pallà e con altri at­ trezzi da realizzarsi, senza difficoltà, a casa, in palestra o all’aperto: «2000 giochi» per sviluppare nel bambino la curiosità, l’osservazione, le capa­ cità coordinative, la memoria, la ri­ sposta motoria ad uno stimolo equi­ libratamente «agonistico». Tutti ele­ menti fondamentali nella pratica cor­ retta di qualsiasi disciplina sportiva.

29


I LIBRI CAMMINARE PER SPORT Gary Yanker, Ed. Oscar Mondadori, Milano 1989, pp. 298, L. 16.000

GARY YANKER

CAMMINARE PER SPORT

30

Che nella Collana Oscar Mondado­ ri, mirata ad un pubblico vastissimo, entrino libri sullo sport è un segno dei tempi: un buon segno per intender­ ci. Ed in quanto ad attività motoriasportiva popolare, i responsabili di questa serie «Oscar Supermanuali» devono certamente saperla lunga sul­ le tendenze che si vanno manifestan­ do negli Stati Uniti e che presumibil­ mente diverranno presto una moda anche da noi. Negli Stati Uniti, infatti, da qualche tempo si è rinfocolata la polemica sul jogging quale attività motoria utile per tutti. Infilarsi una tuta ed un paio di scarpette è facile, e quasi altrettan­ to facile è trovare uno spazio verde dove mettersi a correre. Ma per chi giovanissimo non è, o ha qualche ac­ ciacco fisico, è davvero questo il si­ stema migliore per mantenersi in for­ ma? Secondo alcuni medici — il cui numero va aumentando — lo sforzo prolungato del jogging, in certe con­ dizioni, può arrecare più danni che benefici. Sulla scia di queste polemi­ che, negli Stati Uniti il jogging va perdendo proseliti, mentre i suoi ex­ sostenitori passano ad una pratica re­ golare della più fondamentale e sem­ plice attività motoria: camminare. Proprio nella prefazione di questo volume ci viene spiegato che ormai 50 milioni di persone in America han­ no fatto del camminare il loro eser­ cizio preferito. Ma camminare come? Certo, tutti sappiamo camminare, ma cammina-

re per sport è un’altra cosa, che per essere fatta bene sottintende il rispet­ to di certi accorgimenti e di certe pre­ cauzioni. Sono tutti argomenti af­ frontati dall’autore di Camminare per sport, che da anni si dedica allo studio ed alla promozione di questa forma di attività fisica ed ha al suo attivo, tra l’altro, una «camminata» transamericana dalle coste dell’Atlantico a quelle del Pacifico. Il volume è denso di spunti interes­ santi. Gary Yanker ci spiega la bio­ meccanica ed i benefici del cammina­ re, le tecniche più corrette per cam­ minare sui diversi tipi di percorsi, gli esercizi di riscaldamento e di raffor­ zamento, i «segreti» per trasforma­ re la deambulazione in un esercizio regolare. Non mancano consigli sul­ l’equipaggiamento e la dieta. 11 co­ sto davvero basso del volume, la sua semplicità e la pressoché illimitata fa­ scia di possibili utenti rendono il la­ voro di Yanker un libro che tutti po­ tremmo e dovremmo leggere.

IL DIRITTO CONTRO LA VIO­ LENZA NEL MONDO DEL CALCIO Alfonso Lamberti - Ed. Società Stampa Sportiva, Roma 1988, pp. 142, L. 16.000

Per spiegare questo libro ed i senti­ menti che lo animano è necessario spendere qualche parola sulle vicen­ de che hanno condotto l’autore ad occuparsi di diritto sportivo (questo volume è l’ottavo di una serie di «Sport e Diritto» curata da Lamber-

ti per la Società Stampa Sportiva). Circa sette anni fa, Alfonso Lamber­ ti, magistrato impegnato nella lotta contro la malavita organizzata, tor­ nava a casa dal mare in compagnia della figlia dodicenne: un agguato fe­ roce, teso al padre, stroncava la vita della figlia. Nella sua solitudine di ge­ nitore, Lamberti trovava la forza di sopravvivere lavorando nel ricordo della figlia, scrivendo d’altro che non fosse il suo ambito professionale, ma sempre sotto forma di dialogo con la bambina scomparsa.

Ecco perché non si può chiedere a questo volume che esplori davvero e sino in fondo i risvolti giuridici della violenza nel mondo del calcio. Quel­ le dell’autore sono piuttosto riflessio­ ni molto personali — certamente condotte con la preparazione e l’acu­ me dell’uomo di legge — su spunti fornitigli dalle cronache calcistiche dei giornali e della televisione. E se ciò sottrae motivi d’interesse al let­ tore specialista della giurisprudenza sportiva, ne aggiunge invece a chi specialista non è e desidera «leggere» in profondità fatti e misfatti del foot­ ball nostrano. Non a caso il libro è ancor meglio sintetizzato dal suo sot­ totitolo: «Riflessioni solitarie di un giudice sulle più recenti vicende cal­ cistiche».

Interessante in questo volume è so­ prattutto il concetto di violenza che sembra emergerne. Troppo spesso quando si dibatte di violenza nel cal­ cio (ma anche negli altri sport) ci si limita ad analizzare il gesto del tep­ pista, l’aggressione all’arbitro o al ti­ foso avversario, l’oggetto lanciato in campo. La casistica che ci propone l’autore comprende anche questi epi­ sodi, ma al tempo stesso ne propone altri che non siamo abituati a consi­ derare violenza, e che in effetti sono violenza soltanto un po’ meno spu­ dorata: ad esempio, l’allenatore li­ cenziato in tronco per aver difeso il proprio diritto di opinione, l’arro­ ganza dei presidenti-padroni, gli «im­ picci» del calcio mercato, certe nor­ me di regolamento che difendono unicamente il Palazzo. Ci voleva, evi­ dentemente, la sensibilità di un uo­ mo devastato dalla violenza fisica per spiegarci che la violenza ha molte facce, non sempre grondanti sangue.


SPORT/SOCIETA' di Domenico Volpi

Adriatico 1989. Sulle spiagge di lu­ glio poca gente nei giorni feriali e tut­ to gremito la domenica: anche veni­ re a vedere come muore un mare può diventare uno spettacolo? Nella spe­ ranza che l’alga non salga, chi ama il mare tenta mosse diverse: le «suc­ chiataci» dei battelli da pesca, che spesso hanno devastato i fondali con troppa foga, marciano al contrario soffiando aria per ossigenare le ac­ que. Si attendono interventi più ener­ gici, e magari la partecipazione per­ sonale di qualche uomo politico. L’onda lunga di Craxi farebbe ora comodo per rimuovere le onde. O forse, per agitare i fondali, bastereb­ be un tuffo del senatore Spadolini.

COSE... ©ELL'ALTR© MONDO Ricordiamo... Fignon, occhialetti e «grandeur» francese, pregustava già di passare alla storia del ciclismo con l’accoppiata Tour-Giro nello stesso anno e con la terza vittoria nel Tour de France. All’ultima tappa, una cro­ nometro di soli 24,5 km, Fignon ave­ va 50”sull’americano Greg Lemond, un resuscitato dopo anni neri sul qua­ le però pochi scommettevano. Bene, l’americano ha compiuto una delle più grandi e drammatiche imprese sportive dell’anno: Lemond vincito­ re con 8” di vantaggio in classifica finale. Nello stesso giorno, un uomo di mondo ha fatto il suo esordio al Ministero degli Esteri. Il ciclista ame­ ricano ha vinto in velocità a crono­ metro, l’uomo politico italiano ha vinto in una gara di resistenza a eli­ minazione diretta. Lemond era usci­ to da una serie impressionante di in­ fortuni, il nuovo Ministro degli Esteri era uscito dal night.

CHE NASI! I carabinieri del Nucleo Antisofisti­ cazioni e Sanità si chiamano, per bre­ vità, NAS, e nell’estate hanno ficca­

FLASHES SULL’ESTATE lo il... naso, oltre che negli ospedali (situazioni agghiaccianti!), anche nei campeggi. Due milioni di turisti per duemila campeggi, in alta stagione, rappresentano un pubblico di tutto rispetto... che non sempre viene ri­ spettato. Oltre a 220 infrazioni penali (dalla frode in commercio alla catti­ va conservazione degli alimenti), hanno rilevato 300 illeciti ammini­ strativi: sporcizia, impianti igienici insufficienti, ricorso al lavoro nero. Intendiamoci: ci sono camping eccel­ lenti. Ma molti proprietari, alla fac­ cia del turista, tirano a... campeggia­ re alla meglio.

li RIVINCITA DEI CORTI Agosto fatato per lo sport italiano. La Ferrari di Mansell vince proprio a un anno dalla morte dell’ingegne­ re. In Coppa Europa, gli strepitosi mezzofondisti d’oro sbaragliano il campo: Antibo nei 5.000, Panetto nei IO. 000 e Lambruschini nei 3.000 sie­ pi, poi l’argento di Tilli nei 200 m e i bronzi nella 4 x 100 e nel triplo. Gli italiani, considerati da sempre degli estrosi e dei mollaccioni, vincono nel­ le gare più dure. Gli altri paesi «lati­ ni» (Francia, Spagna, Portogallo...) ci guardano stupiti come se fossimo diventati... tedeschi.

VASCHE D'ORO Affondano il turismo e la bilancia va­ lutaria sotto il peso delle alghe, ma il nuoto italiano galleggia benissimo, percorre vasche d’oro ed emerge in Europa. Lamberti vince tre medaglie d’oro e spinge la 4x 100 mista verso

il bronzo, la squadra di Pallanuoto non si batte per il primo posto solo per il peso dei nervi e di arbitraggi poco competenti, ma il suo bronzo è splendente, Battistelli è oro nei 200 dorso, le ragazze dei 200 misti sono d’argento, quelle dei 200 si sono di bronzo e così la Melchiorri e la Del­ la Valle... Eppure, con queste noti­ zie e con questi primati, più le vitto­ rie nel ciclismo, i titoli dei giornali so­ no (tanto per fare qualche esempio): «Nuotiamo nell’oro», in testa, ma assai più piccolo di «Napoli insorge» (per i «capricci di Maradona»), «Quando torna Maradona?» gran­ dissimo su 7 colonne in testa e «Golinelli è mondiale di velocità» su due colonne a taglio medio-basso, «Fer­ rari evviva!» di spalla su 7 colonne ma «Roma fischiatissima» su tutta pagina a taglio medio... Comincia, anzi continua la «gonfiatura» del cal­ cio, che è una radice del tifo esaspe­ rato. L'esasperazione è montata an­ che da certi titoli «tendenziosi», co­ me ad esempio «Radice rifà splash», invece che «La Roma rifà splash», giacché non si deve mai dimenticare che è la squadra che va in campo, e non l’allenatore.

A CHE SANTO..? Titoli altisonanti e notizie contraddit­ torie per tutta l’estate sulle campagne acquisti dei calciatori e poi sui primi risultati, «amichevoli» comprese, che invece diventano già battaglie. E già alle prime gare, salgono gli osanna per aver preso un campione e i mug­ giti per aver preso... una bufala. Troppo presto per giudicare. Dna co­ sa sola è certa: gli affari migliori se li sono procurati... iprocuratori. Caliendo, Canovi e Altafini hanno piaz­ zato gran parte dei sudamericani, Naletevic gli iugoslavi, Apollonius e altri gli olandesi, e così via. Per i so­ vietici c ’è un "agenzia di Stato, quin­ di... la Fiat ha buon gioco!

31


LI Bill rum CAMPAGNA NAZIONALE di PROMOZIONE SPORTIVA

LA-BICICLETTA-

LA FESTA NAZIONALE DI CICLISMO-CICLOAMATORI A SESSA AURUNCA DAL 14 AL 1 7 SETTEMBRE 1989 In occasione della Festa nazionale, Sabato 16 settembre, due iniziative danno definitivamente il via alla CAMPAGNA NAZIONALE DI PROMOZIONE SPORTIVA «LA BICICLETTA» La prima è una proposta di attività, BMX e MOUNTAIN BIKE, aperta a tutti i partecipanti alla Festa e agli atleti del Lazio e della Campania. Nel pomeriggio un Convegno sul tema: «LA BICICLETTA E I PROBLEMI DEL NOSTRO TEMPO» con alcuni protagonisti del mondo ciclistico italiano. Direzione, Redazione e Amministrazione: Via della Conciliazione, 1 - Tel. 6867941 - 00193 ROMA - Spedizione in abbonamento postale gr. III/70H


Turn static files into dynamic content formats.

Create a flipbook
Stadium n. 9/1989 by Stadium - Issuu