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SETTEMBRE 1987/ANNO LXXXII
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QUASI UN SOMMARIO
SSTATE Mentre questo numero di STADIUM va in macchina, su quasi tutta l'Italia continua a picchiare il solleone di una estate che sembra non finire mai. L’estate 1987 sarà certamen te ricordata come una di quelle più lunghe c calde. Non solo dal punto di vista metereologico.
LO SPORT DEGÙ ULTIMI
25 12 STADIUM/SOGETÀ E>ER IMPARARE di Angelo Bertani
di Aldo Notano
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DALLA PARTE DEI BAMBINI d: Livio Olivi
PROGETTO ADOLESCENZA Finalmente anche lo Stato si fa ca rico dei bisogni dei ragazzi. di Vito Cozzoli
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COSI' COME SONO Il rapporto CensiS sui giovani
di Davide Marzaroli
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DON MILANI
«G!@CAS[p©»> Un corso per animatori.
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UN'ATLETICA DIVERSA 300 bei tipi allo Stadio di Andrea De Pascalis
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TUTTOCSI/ CRONACHE/ ESPERIENZE
26 Medi® Diri}©]:
ILE ARITMIE ©ELL'AT^ETA di Antonio Spataro
DO film: radi© w Commento di Ettore Greco
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I libri
DONNA
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Continua la «Campagna nazionale»
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Un ncordo per noi
URBINO VII
d Leo Leone
La Scuola quadri.
Costume VELEGGIAMO IL VOCABOLARIO
Una calda estate negli stadi, per acclamare una favolosa stagione di musica rock, da Madonna a Bob Dylan ma, per fortuna, anche per assi stere allo spettacolo meno consumistico che lo sport sappia offrire: quello dei Campionati mondiali di atletica. Ed anche una lunga e ricca estate associativa, piena di iniziative di formazione c di riflessione a tutti i livelli, da quello nazionale a quelli pro vinciali e di società sportive. E in mezzo la festa dei 300 vincitori del «Correre», che nello Stadio Olimpico hanno vissuto dall'interno i giorni più belli dello spettacolo atletico.
Un’estate che, quando il gior nale sarà in mano ai lettori, avrà lasciato spazio a un au tunno speriamo dolce e viva ce, di iniziative che riprendo no, di voglia di fare, di proget ti e di impegni al servizio dei giovani e della comunità civile.
di Domenico Volpi MENSILE DEL CENTRO SPORTIVO ITALIANO
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LA SPERANZA CHE E' IN NOI
PRETI E SPORT
L'opinione di... ANTONIO BELLO
di G anni Gherardi
Il Seminano dei Consulenti
Vescovo di Molletta
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Una calda estate politica: dal la crisi di Governo alla crisi dei cacciamine italiani man dati al rischio di guerra nel Golfo Persico, dalla tragedia (questa sin troppo bagnata) della Valtellina alle ore torri de c un po’ surreali del dram ma di Porto Azzurro, con se questri, minacce e soluzioni inattese.
Direttore Responsabile: ALDO NOTARIO - Direzione. Redazione o Ammmistrazione: Via della Conciliazione, 1 - Tel. 6567941 - 00193 ROMA - Pubblicazione iscritta al n 4987 del Rog Stampa del Tnbanale di Roma del 4-1-1956 - Pubblica zione fuori commercio • Stampa Edigral Editoriale Gralica ■ Roma ■ Via Emilio Mo rosi™ 17 • Tel 5890154 - Spedizione In abbonamento postale gr. 111/7086
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LO SPORT DEGLI ULTIMI Stadium giustamente in questo numero ricorda don Milani e si unisce alla grande stampa che non ha dimenticato, a vent'anni dalla morte, il Priore di Barbiana. Perché? Perché don Milani ci ha fatto sco prire gli ultimi nello sport e noi abbiamo creato lo sport degli ul timi, quelli che non salgono e non saliranno mai sul podio dei vinci tori: lo sport dal quarto in giù non quello dal quarto in su, lo sport insomma della maggioranza. La nostra piccola ma importante rivoluzione culturale nello sport partì da lui, dal suo libro più fa moso, «Lettera ad una professoressa», che vide la luce un mese prima che lui morisse a soli 44 an ni, nel giugno del 1967. Vent'an
ni fa. Quel libro non fu scritto da lui, ma dai ragazzi montanari del Mu gello che frequentavano la sua scuola in parrocchia perché nel la zona non ve n'erano d'altre, e fu il libro che con le sue 150 pagi nette mise in crisi la scuola italiana. La prima parte del libro ha que sto titolo: «La scuola deU’obbligo non può bocciare», e comincia con queste parole: «cara Signora, lei di me non ricorderà neanche il nome. Ne ha bocciati tanti». Quella «ufficiale» contestala era ima scuola che faceva premio sui primi della classe perché fatta per i pochi promossi, quella di don Milani faceva premio sugli ultimi perché nessuno fosse bocciato. E non era una scuola facile, per missiva, superficiale e trascurata, anzi: era molto più severa di quel la «ufficiale», ma impostala sul la solidarietà, dove i primi aspet tavano e aiutavano gli ultimi per ché non si perdessero per strada, per arrivare insieme.
Don Milani fu un prete scomodo: mise in crisi non solo la scuola, ma anche la società civile con la difesa dei primi obiettori di co scienza, e ne fu condannato, e fu scomodo anche per noi: mise in crisi anche noi operatori sportivi in un mondo che viveva e che vi ve di selezione. Lo sport è fatto per i primi, fun ziona per i primi, e in funzione dei primi. Ci chiedemmo allora se ci poteva essere uno sport diverso: fatto per gli ultimi, in misura degli ultimi. Il CSI decise di cercarlo questo nuovo tipo di sport, d’inventario, cominciando ad abolire i campio nati nazionali che sono il mecca nismo selettivo fondamentale at traverso il quale lo sport vive e funziona. Era un salto nel buio e fummo tacciati di eresia, come don Milani, al nostro interno an zitutto e poi all’esterno. Eravamo i profanatori del tempio. Avremmo distrutto il CSI, ci dis sero e infatti il primo anno dopo quella decisione (1972), il numero delle nostre società diminuì con grande gioia dei nostri amici. Il tempo ci ha dato ragione: era possibile fare uno sport non selet tivo, attraverso prassi diverse dai tradizionali campionati, dove l'a gonismo e la competizione pote vano convivere con il gioco, dove gli incontri non diventavano scontri ma festa, cioè occasione per stare insieme, conoscersi, di ventare amici, solidarizzare. Uno sport serio comumque fatto con tulli i crismi, impegnativo perché vengono premiali i meriti non soltanto tecnici ma specialmente associativi: i meriti umani, insomma. Uno sport per gli ultimi non è uno sport per sconfitti, ma imo sport
dove anche gli ultimi vincono con i primi. Ci sono voluti anche per noi qua si vent'anni per vincere questa scommessa e che la scommessa sia vinta lo dicono le attuali no stre diecimila società (il doppio di allora), le grandi feste nazionali, regionali e provinciali dove non sappiamo dove mettere i ragazzi che pagano per venire e non so no pagati per essere portati. Lo sport per tutti è possibile ed ha senso se è così come la scuola per tutti di don Milani che non era una scuola per somari, anzi era una scuola seria, molto seria ed esigente. Anche lo sport del CSI è imo sport esigente perché non è legato e non si ferma al primato tecnico, va ol tre e guarda ai primati più impor tanti della vita, della vita concre ta di oggi, con le sue nuove pover tà create dalla società post-indu striale del computer. Uno sport esigente che non vive in un'isola felice perché i suoi protagonisti stanno nel quotidia no che è fatto di emarginazione, di devianza, di arroganza, di di soccupazione, di vuoto di valori. Uno sport esigente che ha un 'ani ma, una nuova anima: la soli darietà. Don Milani sul muro della sua po vera scuola di montagna aveva scritto: «I care»: mi sta a cuore. Quelle due parole le scriviamo dentro di noi come impegno e co me umile ringraziamento a lui che ci ha fatto scoprire gli ultimi nello sport.
Aldo Notarlo
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Dalla parte dei bambini Incredibile, ma vero. In piena epoca della morte delle ideologie, dell'omo logazione culturale, del trionfo del pragmatismo, è dato ancora leggere sulla stampa titoli come questo: «Bianchi: Via l’agonismo — Pasolini: Ipotesi irrealizzabile». Dot e Bianchi è il Comm. Remo Bianchi, presiden te del CSI di Mantova, e Pasolini è Al berto Pasolini, presidente della Federcalcio della stessa provincia. È incredibile, ma estremamente con solante, come una ventata d’aria fre sca nel mezzo della calura estiva. La polemica è scoppiata appunto al l’inizio dell’estate ed è andata avan ti per alcuni numeri su La Gazzetta di Mantova. Ha cominciato il nostro presidente con una nota intitolata «Calcio: un errore esasperare la cac cia a) campioncino»; una nota molto chiara, ma anche molto pacata, sul le diverse finalità e i metodi diversi adottati con i bambini delle società CSI e da quelle federali. Pasolini l’ha presa veramente male ed ha replicato in difesa della digni tà dei «sigg. dirigenti», cominciando col definire Bianchi «indegno della pur minima considerazione come uo mo di sport»! Ma quel che più lo ha indignato è il fatto dei «lauti guadagni» che le so cietà FIGC ricaverebbero dalla ge stione del Settore Giovanile. E stata tanta l'indignazione da non accorger si (?!) che Bianchi non aveva affatto parlato di «lauti guadagni», ma ave va scritto molto precisamente che «Le società calcistiche che partecipa no ai vari campionat i federali, per la loro stessa esistenza devono fare de gli investimenti, che in futuro porte ranno a dei guadagni o comunque a dei risparmi». Proprio ciò che poi ammette lo stesso Pasolini aggiun gendo, dopo l’indignazione, che «Chiaramente, se qualche giovane è appetito (sic!) dai grossi club, ben venga, in ossequio alle disposizioni regolamentari, il contributo previ sto».
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Una polemica che si rinnova: non senza utilità
è bello, ma che volete, siamo uomi ni, e meno male che la Federazione interviene per porre un argine e con trollare. Macché, le «disposizioni re golamentari» di mamma Federazio ne fanno digerire tutto, anzi tra sformano in dieta educativa perfino «l’appetito» dei grossi club! Vien da domandarsi come mai non si è ancora giunti a proporre anche alla Scuola l’adozione di un «merca tino calcistico», ora che questa disci plina, grazie all’intensa azione pro mozionale della stessa Federazione, sta prendendo piede nelle attività sportive scolastiche. Ma la Scuola, si sa, è testona e tardigrada: ce ne vuole prima che si adegui alle scelte... più coraggiose e avanzate. Figurarsi che ora, per le scuole elementari, sta ela borando programmi di gioco-sport! E per giunta, con ogni probabilità, su suggerimento indiretto del nostro «Giocasport», cioè, direbbe Pasolini, «lasciandosi abbagliare dalle sugge stive teorie» di un Ente di promozio ne come il nostro.
L'AGONISMO IL MERCATO Che il mercato dei calciatori baby esista è una triste realtà, nonostan te l'indignazione di Pasolini. Del re sto lo ammette egli stesso, anche se cerca di nascondersi dietro un dito richiamandosi al rispetto delle «di sposizioni regolamentari». Né basta no certo le sue affermazioni a convin cerci che il mercato praticato sia sol tanto quello controllato dalla FIGC: ci vuol altro! Ma il punto non è questo. Il punto è che esiste un mercato sui bambini autorizzato da una Federazione del CONI. E non è nemmeno questo che sconcerta di più, ma il fatto che non affiori nemmeno il dubbio dell'assurdità della cosa. Un dubbio, che so, magari formale, come ad esempio di re: certo, ci rendiamo conto che non
Ma la polemica si è sviluppata an che sul tema dell'agonismo, sui suoi eccessi e sui suoi pericoli con bam bini di otto-nove anni. In merito, però, Pasolini non ha né dubbi né problemi: «L’agonismo — ribatte secco — e la preparazione tec nica cui sono avviati i giovani delle società FIGC costituiscono motivo d'orgoglio per lo sport perché lo sport, ed il gioco del calcio in parti colare, è agonismo». (Tra parentesi, vorremmo precisare che la polemica contro Pasolini ci interessa molto re lativamente: il fatto è che egli, tira to in ballo dal nostro Bianchi, ha scritto nero su bianco ciò che tanti altri pensano, ma non hanno il corag gio di dire apertamente; e di questo gli rendiamo atto con sincero apprez zamento). Eccoci dunque al punto, lo stesso di quindici anni fa, più o meno, quan do una serie di articoli di Stadiutn
sui campionati e l'agonismo arroven tò una polemica che non s'è ancora placata (fortunatamente, poiché se ha attirato tante malevolenze sul CSI, ha anche costretto molti a riflet tere su cose prima date bellamente per scontate). Comunque, noi non dicemmo allora, né diciamo oggi, che l’agonismo deb ba essere assente dallo sport. Dice vamo e diciamo che lo sport non è so lo agonismo — c'è anche il gioco — e che l'agonismo non è tutto lo sport — c'è anche il soggetto, la persona umana. Punto e basta. Ma non serve; ieri come oggi l’ago nismo è un argomento tabù perché è inteso come proprietà riservata, un marchio di fabbrica che, al solo sfio rarlo, mette in pericolo l'equilibrio di tutto il sistema sportivo. E allora, per difenderlo, si dicono sciocchezze come quella che l’agoni smo non può essere messo in discus sione perché è nella logica del calcio e dello sport. Che argomento sareb be? Anche la guerra è nella logica di questa umanità, e allora dobbiamo accettarla supinamente e in silenzio? No, la verità è che questo sport ha scelto consapevolmente la logica del l’agonismo ed anche il solo accetta re di discuterlo lo porrebbe in con traddizione con se stesso e gli fareb be correre rischi altissimi.
L'ATTUALITÀ DI UNA POLEMICA Ecco perché la polemica è attualis sima oggi come ieri, nonostante i fiu mi d’inchiostro che vi si sono versa ti sopra e i tanti sforzi di chiarimen to che sono stati compiuti. In realtà non si polemizza sull’ago nismo. L'oggetto del contendere è al trove, nella concezione dello sport e, più lontano ancora, nel modo di con cepire la vita e nel significato che le si attribuisce. È chiaro, allora, che questo contra sto di fondo tra una visione cristia na dell’uomo e della realtà ed un'al tra che prescinde nei fatti da ogni trascendenza non scomparirà mai, perché è per natura sua irriducibile. Da una parte si pone al centro la per sona umana, dall'altra lo sport; da una parte il fine dello sport è cresce re, migliorare e rinnovare se stessi e la società, dall’altra, malgrado le belle parole usate tanto spesso anche a sproposito, è vincere e guadagnare. Da una parte c’è la società dell’inte resse, dell’individualismo, della con correnza, dall’altra la società della giustizia, della comunione e della so lidarietà. Non vogliamo certo dire con questo che nel CSI siamo tutti puri e senza
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peccato e che dall’altra parte non vi siano né buonafede né alcunché di positivo. Neanche per sogno: grazie a Dio gli individui e i gruppi trova no modo di sviluppare positivamen te le proprie esperienze in tutte le condizioni e noi dobbiamo fare dop pia attenzione per non predicare be ne e razzolare male. Diciamo, però, che la composizione delle due opposte visioni dello sport è cosa impossibile. Se qualcuno, in questi anni di dialogo politico ha pensato che certi contrasti fossero superati, graffiti di un passato mor to e sepolto, s’è illuso, oppure è giun to per proprio conto a compromessi pratici che non reggerebbero a una scria verifica. Non solo, ma è di fondamentale im portanza che questa acuta sensibili tà critica venga mantenuta viva, se occorre anche con la polemica, poi ché il rischio dell’addormentamento e deH’appiattimento è sempre dietro l'angolo e s'insinua, sornione, nella routine quotidiana. Per questo ci siamo rallegrati di que sta polemica mantovana e l’abbiamo voluta riproporre a tutta l'Associazione. Essa ci forza a ricordare una cosa fondamentale, che rischiamo a ogni piè sospinto di considerare scontata: cioè che noi non stiamo né dalla par te del calcio, né da quella delio sport, ma dalla parte dei bambini! È questo punto di partenza «radical mente altro» che costituisce l’identi tà e l’originalità de) CSI e ne fa irri ducibilmente un segno di contraddi zione; senza di esso, tanto varrebbe dedicarci alla raccolta dei francobol li, magari sportivi. Ci rendiamo conto che un'afferma zione del genere può risultare incom prensibile ed anche scandalizzare, ma tant’è. Non si offenda il sig. Pasolini, né si offendano i «sigg. dirigenti» di cui egli prende così lodevolmente le di fese. Né Remo Bianchi né noi abbia mo alcunché nei loro confronti: è il sistema in cui sono inseriti e la con cezione che lo ispira ciò che noi com battiamo e non possiamo condivi dere. Né vogliamo far loro carico di re sponsabilità che probabilmente in tutta buonafede non avvertono. È un problema loro. Il nostro è di dire apertamente ciò che pensiamo, ma soprattutto di praticare ciò in cui crediamo. E, vi assicuriamo, è già un problema estremamente gravoso.
Livio Olivi
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Progetto adolescenza dii la definisce «fase di passaggio», chi «un percorso ad ostacoli della vi ta», chi ancora «un periodo di adat tamento e di comprensione dei pro prio ruolo nella società». L'adole scenza è in ogni caso il momento del la vita maggiormente caratterizzato da aspetti problematici, perché se gna il passaggio dell’individuo dall’e tà infantile a quella adulta. Alla fine lo sbocco può essere quello positivo della piena maturazione per sonale e sociale, come quello negati vo del disadattamento, della delin quenza, dell’emarginazione. Se pensiamo poi che oltre il 13% del la popolazione italiana ha un’età compresa tra gli Ilei 18 anni, com prendiamo allora l’importanza che rivestono le problematiche dell'età adolescenziale. Una dimensione che non sempre è stata pienamente valorizzata, anche se indubbiamente nell’età contempo ranea si guarda all’infanzia con mag gior interesse, a testimonianza di una mutata sensibilità verso i bisogni di questa delicata fase della vita.
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L’orientamento positivo verso l’in fanzia e il miglioramento delle con dizioni del minore indotto dal gene rale avanzamento della società, non sono tuttavia privi di ambivalenza nel comportamento, nei contenuti delle politiche sociali, nella stessa cultura della popolazione. Esiste in fatti una tendenza diffusa a rimuo vere i caratteri specifici dell’età ado lescenziale da parte degli adulti. Il ri sultato è ad esempio, una riduzione del ruolo educativo della scuola e della famiglia (1'85% dei ragazzi giu dica necessario un rinnovamento del la scuola, mentre circa il 50% desi dererebbe dai genitori maggiore comprensione e libertà). Pertanto, se è vero che l’infanzia nel nostro Paese soffre meno di una se rie di povertà che ne caratterizzava no fino a qualche decennio fa la con dizione, come la precarietà economi ca, la istituzionalizzazione, la man canza di opportunità formative, l’an ticipato avviamento al lavoro, il ri schio di una precoce mortalità, altri
Finalmente anche lo Stato si fa carico dei bisogni dei ragazzi fenomeni di segno negativo appaio no connotare tale condizione, feno meni legati aH'aumentata complessi tà sociale e alle rapide trasformazio ni intervenute.
Lo studio dei problemi degli adole scenti è stato inserito per la sua im portanza tra i temi privilegiati delle «linee programmatiche» di lavoro del Consiglio nazionale sui problemi dei minori, l’organo del Ministero deH’Interno istituito nel 1985 col compito di promuovere attività di studio e di proposta sui problemi dei minori. Nel corso di un recente convegno so no stati esposti i risultati a cui è giun to un gruppo di lavoro del Consiglio nazionale sui problemi dei minori, che ha predisposto un progetto na zionale per gli adolescenti, e ha effet tuato un programma di ricerche con
cernente gli aspetti sia di carattere generale che di approfondimento, della realtà adolescenziale: le condi zioni di vita e i rapporti educativi, le iniziative di aggregazione, i gruppi di adolescenti, le condizioni dei porta tori di handicap, lo stile di vita e i comportamenti delle adolescenti. Il «progetto adolescente» è caratte rizzato da orientamenti indirizzati soprattutto alle Regioni e agli enti lo cali, oltre che alle organizzazioni na zionali che si interessano di adole scenza. Far crescere l’attenzione sui problemi degli adolescenti, dare priorità a tale questione è l'esigenza principale del progetto. Le aree prioritarie di intervento so no quella della formazione e del la voro, dove va ricercata l’integrazio ne tra scuola, sistema produttivo e territorio; l'area dell’associazioni smo, in modo da fornire all’adole scente occasioni ed opportunità di impegno attraverso iniziative socio culturali; l’area della prevenzione e del recupero del disadattamento e della devianza; ed infine l’area dei si stemi informativi, capaci di soddisfa re la curiosità, la critica e la socia lizzazione dei ragazzi. Le esperienze finora avviate hanno privilegiato soprattutto l'area del l'associazionismo: un segnale indica tivo della voglia di stare insieme dei giovani e della necessità che questo desiderio si trasformi sempre in esperienza positiva. Dati assai rilevanti emergono dall'in dagine sull'età adolescenziale con particolare attenzione alle condizio ni di vita e ai rapporti educativi, che aveva come scopo la ricostruzione della complessità della condizione adolescenziale nei rapporti con la so cietà attuale. La conclusione a cui giunge la ricer ca è che il «pianeta adolescenza» non può essere considerato in termini universali, ma presenta caratteristi che assai articolate che ne differen ziano i connotati fondamentali. L'analisi di alcune variabili può con tribuire a caratterizzare meglio le di versità della dimensione adolescen ziale.
Appare determinante il livello socio culturale della famiglia; nelle regio ni del Centro-Sud, sul piano dei mo delli educativi, si notano una tenden za a conservare i modelli tradizionali e scarsi livelli di soddisfazione per le strutture del tempo libero. Al contra rio, il variare della zona geografica e il contesto socio-economico non de terminano eterogeneità sul piano dei comportamenti, degli interessi, dei valori, dei modelli ideali. Decisivi ca ratteri di differenziazione sono inve ce la condizione lavorativa, il varia re del sesso, le diverse fascie di età. La relazione amicale risulta fonda mentale nella percezione adolescen ziale come istanza nella quale affron tare i problemi di tipo personale e sperimentare le proprie capacità espressive. L'associazionismo appa re prevalentemente rivolto ai setto ri nei quali l'adolescente in qualche misura trovi spunti di crescita per sonale, sia a livello delle capacità fi siche che a livello di strutture della propria personalità. L’associazioni smo risulta dunque essere uno degli ambiti privilegiati in cui l’adolescen te cerca riferimenti su cui imposta re la propria dimensione esi stenziale. La famiglia costituisce per gli adole scenti un ambiente nel quale recupe rare la propria realtà affettiva e nel quale stabilire preferibilmente rela-
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zioni più profonde di quanto media mente accada. Per quanto concerne infine la scuo la, gli intervistati concordano sulla necessità di un rinnovamento com plessivo dell'offerta scolastica, sia sul piano dei modelli comunicazionali spesso troppo formali, sia sul pia no del raccordo tra scuola e mondo del lavoro. Il tema della ricerca «Iniziative di ag gregazione tra adolescenti» è invece quello di definire l'identità di ogni gruppo attraverso l’osservanza dei comportamenti individuali e collet tivi all'interno di ogni singolo gruppo. Le indicazioni emerse dall'analisi puntuale dei singoli «casi» permet tono di individuare tre diverse aree. Caratteristica della prima è la cen tralità dell’esperienza-gruppo rispet to alla personalità e alla vita dei sin goli. L’identificazione dei valori pro posti dal gruppo tende a coinvolge re la globalità dei comportamenti in dividuali e influenzare anche altri ambiti di socializzazione. 1 gruppi raccolti nella seconda area si caratterizzano tutti nel proporre identificazioni assolutamente parzia li nel loro contenuto. Ciò implica una appartenenza intensa, ma non esau stiva; livelli di partecipazione profon di, ma che lasciano ampi spazi di au tonomia individuale. 1 casi della terza area si distinguono in quanto offrono uno spazio per spe rimentare a fare, per imparare a fa re: l’identificazione nel gruppo è identificazione nel progetto di attivi tà, nell'intima organizzazione del gruppo con le sue regole concrete.
funzionali alla attività proposta. Lo studio «I gruppi di adolescenti co me fattore di socializzazione» per mette di individuare due tipi di grup pi: quelli naturali e quelli istitu zionali. Se i gruppi naturali si presentano a prima vista come entità fortemente calate nel clima culturale che li cir conda, dai comportamenti ripetitivi e molto conformisti, da altra angola zione appaiono invece come realtà ben precise, distinte, in ogni caso coinvolgenti sul piano emozionale, percepite come luogo privilegiato delle relazioni interpersonali. La grande importanza dei gruppi natu rali spiega perché in una società plu ralista, non sempre è facile raggiun gere tutti gli adolescenti con inter venti sociali istituzionali. Oggetto dell’ultima ricerca promos sa dal Consiglio nazionale sui proble mi dei minori sui temi dell'adole scenza è «lo stile di vita e i compor tamenti degli adolescenti oggi in Italia». Dai risultati dello studio risulta evi dente la difficoltà e l'incertezza con cui l’adolescente compie il proprio cammino formativo, che non sempre si conclude con il raggiungimento di una chiara immagine di sé. Si riscontrano dunque, tendenzial mente, «identità imperfette»: e se l’osservazione vale per tutti i soggetti in età evolutiva, vale doppiamente per la ragazza adolescente che vuo le vedere riconosciuto il proprio ruo lo fondamentale all’interno della so cietà. Il «gap» profondo, dunque, è di carattere culturale più che genera zionale, imputabile alla vertiginosa e non sempre equilibrata evoluzione della nostra società. E se le istituzioni in genere hanno ini ziato da poco a cogliere i bisogni e le aspirazioni delle adolescenti e a dar vi adeguata risposta, neppure posso no giudicarsi positivamente nel com plesso, le massiccie sollecitazioni provenienti dai mezzi di comunica zione di massa, che anche quando non orientano verso mete artificiose ed evasive, non appaiono comunque capaci di suscitare nelle adolescenti una tensione alla coerenza tra valo ri astrattamente affermati e vissuto quotidiano. Considerazioni queste che vogliono essere uno stimolo per una attenta ri flessione e per un impegno coraggio so, in vista di una maggiore valoriz zazione e cura della adolescenza, quale periodo più complesso della vi ta, quello in cui si costruisce la per sonalità umana e che rappresenta il «midollo» di ogni questione futura.
Vito Co zzo li
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Così come sono
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«Beh, questi giovani d’oggi proprio non li capisco». A scuotere il capo, sconsolati, sono stati quasi sempre loro, gli anziani. Arzilli nonnini dal passato partigiano, essenziali nelle idee e certamente mai domi perché adusi a guadagnarsi «la pagnotta» nei primi decenni del secolo, giudi cavano malissimo quei ragazzi che imbrattavano i muri con slogans in neggianti alla rivoluzione totale in campo politico, culturale, sessuale. Ma, ahimè, quei vecchi irritati ed in timoriti dal passaggio quotidiano di cortei turbolenti, conoscevano assai poco di una generazione di «porci con le ali» che, nei casi estremi, sa rebbe finita a languire in qualche carcere speciale con l'accusa di ter rorismo. La sociologia, sino a quindici anni fa, non era vista di buon occhio, specie dai grandi mass-media. La si consi derava una scienza «ideologicamen te schierata», relegabile nel chiuso degli atenei del Nord ed appetita sol tanto da intellettuali scomodi o da universitari di bollenti spiriti. Non serviva certo per divulgare desideri, esigenze, aspettative e motivazioni di migliaia di giovani, che soltanto in apparenza erano velleitari c gratui tamente violenti. E cosi gli adulti continuavano a brontolare, a giudi care, a criticare. Del movimentismo degli anni ’60-'70 conoscevano unica mente gli aspetti minori, quelli folkloristici diffusi dalla stampa: i ca pelli lunghi, gli eskimo, le gonne cor te, i jeans sdruciti, l’uso della pillo la, le chitarre elettriche, i posters guevaristi, la «strana» voglia di dis sacrare religioni e costumi. Oggi, fortunatamente, le cose vanno assai meglio. Anzi, i mezzi di infor mazione hanno capito che la sociolo gia può essere un’ottima materia da rotocalco, ancor più quando si occu pa proprio di giovani. Il tutto diven ta vantaggioso per informare su va sta scala, com’è avvenuto in occasio ne della presentazione dell'eccellen te «Indagine sull’età adolescenziale», curata dal Censis, diretta da Claudio Calvaruso e coordinata da Domeni co Costantino e Renato Frisanco.
Il rapporto Censis sui giovani
Alla stesura di questo importante rapporto hanno collaborato dieci fra i maggiori «giovanologhi» italiani: Abruzzese, Attedemo, Bucciarelli, Bugarini, Carboni, Castellani, De Bernard, Garelli, Mobilio e Nardi. 11 campione indagato copre la fascia di età che va dai 12 ai 18 anni ed è costituito da 2.028 adolescenti resi denti in 12 comuni del Sud, del Cen tro e del Nord d'Italia. Alcuni vivo no nelle tre grandi aree metropolita ne di Torino, Roma c Napoli; altri so no stati intervistati in tre cenn i ur bani mediante popolati (Trento, An cona e Cosenza); altri ancora trascor rono la loro esistenza in comuni di ridotte dimensioni, al di sotto dei 50 mila abitanti (Lombriasco e Carma gnola per l'area torinese, Cave c Montcrotondo per quella romana, Lettere e Cardite per l’hinterland na poletano). L'83,1 percento dei soggetti sondati frequenta la scuola, 1’8,4 lavora, po co più della metà svolge un'attività
associativa (55,9%) e ben il 17,7 è a rischio di marginalità. Le femmine costituiscono il 48,7% deH’intcro campione ed il 51,8% de gli intervistati ha un’età compresa fra i 12 ed i 15 anni. In genere appar tengono a famiglie composte da quat tro a sei elementi (75,2%) che soltan to nel 14,6 per cento dei casi ha un reddito mensile superiore ai due mi lioni di lire (il 40,5 guadagna dal mi lione al milione e mezzo e ben il 24,8% vanta meno di un milione di entrate al mese). È sprovvisto di ti tolo di studio — o comunque si è fer mato alla licenza elementare — il 5,9%; più della metà (55,3) possiede un diploma o frequenta la scuola su periore ed il 13,2 ha fatto la terza media. Ebbene, dall’indagine compiuta si evince che un adolescente su tre pas sa tutti i giorni il suo tempo libero (o una parte di esso) sulla strada, in piazza o nei giardini pubblici, anche se il 52,9% li ritiene poco attrezzati. Assolutamente disertati — il 78 per cento dichiara di non recarvisi mai o quasi mai — i centri di animazio ne giovanile c le biblioteche. Non so lo: ad inficiare l'immagine di «gene razione robotizzata» ci pensa il 61,8% degli interpellati, che afferma no di non avere alcuna intenzione di metter piede in una sala giochi. Non godono di maggior fortuna piz zerie e birrerie (non frequentate dal 33% dei ragazzi), mentre assai in ri basso sono le azioni delle discoteche (il 59,5 dice di starne a debita distan za, mentre «soltanto» il 21,4% vi si reca almeno una volta al mese). Al bar trascorrono il loro tempo libero soprattutto i maschi (19,6% tutti i giorni e 27,8% almeno una volta la settimana), in particolare quelli del le aree non urbane del Sud, anche se, in media, ne sta alla larga il 51,49ó dei giovani. Gli adolescenti si dimostrano invece assidui frequentatori di cinema e tea tri — soprattutto i napoletani, i ro mani e gli anconetani — che nel 45,9% dei casi entrano in sala alme no una volta al mese (il 20% almeno un giorno la settimana).
Contradditorio invece il comporta mento nei confronti della pratica sportiva. Ad un 44,8% che non entra mai (o quasi mai) in una palestra, corrisponde un 35,1% che passa in un impianto sportivo almeno una volta la settimana. Fra i meno dediti allo sport si ritrovano gli adolescen ti che non fanno vita associativa, quelli che lavorano ed i ragazzi in condizioni di emarginazione. Appena percettibili, peraltro (strano, ma ve ro), la tendenza dei maschi a pratica re più spesso lo sport rispetto alle donne. Notevole invece la discrepan za tra il Centro-Nord ed il Sud in quanto a grado di soddisfazione per l'offerta di impiantistica (l'indice di gradimento si attesta intorno al 61% a Torino, per scendere al 29,1 % a Na poli). Da notare che, con l'aumenta re del tenore di vita, si nota un pro gressivo livello di appagamento in quanto ad offerta esistente di attrez zature («presumibilmente — dicono i ricercatori del Censis — ciò è lega to anche alle crescenti possibilità di spesa per gli impianti privati»). Sempre in questo campo va eviden ziato, sul fronte dei consumi, che ol ire il 40% degli adolescenti non si de dica (né intende farlo in futuro) al ti fo calcistico o sportivo. E mentre gli stadi sembrano destinati ad un ulte riore salasso di spettatori, allo sport praticato pongono molto impegno un
terzo degli intervistati, anche se un buon 20% dice di non volersene oc cupare né ora e né domani. Molto interessante, sul versante dei «campi d’interesse», quel 52,5% di giovani che manifesta l'intenzione di concedersi al piacere dei viaggi, men tre l’impegno sociale (salvaguardia della natura, lotta alla fame nel mon do, battaglia per la pace, ecc.) riguar da con costanza soltanto un ragazzo su otto e quasi il 40% pensa che nem meno in futuro porrà in questa dire zione la benché minima energia. In generale, comunque, fra «abba stanza soddisfatti» (57,8%) e «molto soddisfatti» (19,4%), si dimostra ap prezzamento per il proprio utilizzo di tempo libero, con standard di sod disfazione che tendono a diminuire a Napoli, Cosenza e nelle aree non ur bane napoletane e romane. Fra gli ostacoli individuati per un uso più gratificante del tempo libe ro vi sono «il poco tempo libero a di sposizione» (52,6%), «le poche oppor tunità di svago esistenti» (27,4%), «la scarsa disponibilità di attrezzature per il tempo libero» (24,6%, concen trato prevalentemente al Sud), «la scarsa disponibilità di denaro» (18%), «la pigrizia e altri motivi per sonali» (15,8%), «la difficoltà ad in contrare coetanei» (12,8%) e «la scar sa informazione sulle iniziative esi stenti» (9,8%).
«Ma l’analisi dei dati riportati — di cono i sociologhi — sottolinea, sen za ombra di dubbio, la centralità del «gruppo dei pari». Ed in effetti l'in dagine palesa che il 74,796 degli ado lescenti frequenta più giorni la set timana (se non, addirittura, tutti i giorni) il gruppo spontaneo di amici. Ma di che cosa si discute all’interno della compagnia? «Innanzitutto di sport», denuncia il 25,7% (ma ciò toc ca prevalentemente i maschi, 42,9%, rispetto alle femmine, 7,896) e poi, subito dopo, di «fatti personali», di chiara il 23,396 dei ragazzi (più le donne, 31,896, che i maschi, 15,396). Seguono «moda e uso del tempo li bero» (14,7%) e, all’ultimissimo po sto, i «problemi del quartiere» (1,3%). La metà esatta degli intervi stati, infine, trascorre nel gruppo spontaneo dalle tre alle cinque ore. Alle attività associative si dedicano soprattutto i maschi e quasi nove as sociati su dieci (88,796) sono studen ti. Al primo posto figurano le attivi tà di genere sportivo (35,896 del cam pione complessivo), poi, molto di stanziate, quelle di tipo religioso (18,396 degli intervistati e 32,196 de gli aderenti ad organizzazioni). Pochi gli impegnati in campo culturale (3,9%); in maggior numero coloro che militano nel movimento scouti stico (5,396). Tra le motivazioni che inducono al la pratica associativa spicca «la pos sibilità di maturare e crescerere» (38,996 degli associati). Seguono, a pari merito (20,896), « la possibilità di svolgere attività e di fare esperienze più complete» e «la possibilità di fa re amicizia». Vengono indicati come «molto preoc cupanti» la disoccupazione giovani le, la diffusione della droga, il peri colo della guerra atomica, la crimi nalità, la violenza e la corruzione, la fame nel mondo. Il numero insufficiente e/o il cattivo funzionamento dei servizi sociali (scuola, ospedali e strutture socio assistenziali) è meno inquietante del la «insicurezza sul futuro» (il 48,196 degli intervistati la considera moti vo di grosso turbamento), in gran parte dovuta ad un orizzonte lavora tivo parco di occasioni per i minori. «Un ragazzo di 16 anni — si legge nel rapporto del Censis — elettricista al primo lavoro, licenziato dopo alcuni mesi per la chiusura del cantiere in cui operava, ha detto significativa mente: “Adesso non sono più niente, sono uno che sta per strada”». Allora, chi è che proprio non vuole capire i giovani d’oggi?
Davide Marzaroli
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Don Milani
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Don Milani, in un arco breve di vita, appena quarant’anni, è stalo un se gno forte per il suo e per il nostro tempo. La sua opera, come avviene spesso per le grandi figure, a stento e solo per pochi, lo ha visto uscire dall’isolamento durante la vita, per poi vederlo esaltato dopo morte. La sua medesima destinazione pastora le risultò un vero confino, così come 10 relegò tra i sediziosi e i deviami sociali l’accusa prima e la condanna poi che gli procurò la sua lettera ai cappellani militari. I suoi scritti risentono di una passio ne incontenibile per il Vangelo e per l'umanità povera ed esclusa colta, analizzata e affiancata nella concre tezza della storia. Eppure non cedet te mai alla sentimentalità, all’umoralità solidaristica; anche nei momen ti più drammatici ricercò la raziona lità ricondotta alla luce della fede. Al noto magistrato e amico Giampaolo Meucci che sollevava alcune perples sità sul tono usato nel suo primo li bro «Esperienze Pastorali», egli ri spondeva: «Ebbene, il mio libro non è un atto di amore, ma di pensiero». Nella medesima lettera (1) viene trac ciata l'identità del cristiano che sa di stinguere il piano dell’amore da quel lo dell’intelligenza e dello spirito critico. 11 suo campo privilegiato sembra es sere stato la scuola per i figli del po polo. Si era convinto che assicurare ai poveri l’istruzione significava con segnare loro gli strumenti per una ef fettiva promozione sociale: «chiamo uomo chi è padrone della sua lin gua». Per questo già nella sua prima esperienza sacerdotale a Calenzano si era subito orientato ad aprire un doposcuola per i suoi giovani per lo più figli di operai. Tale esperienza si consolidò a Barbiana, acquistando il crisma di un modello alternativo che si consacrò in «Lettera a una profes soressa», oggi giustamente assurto a classico della pedagogia. Per il vigo re delle argomentazioni, la verva del linguaggio, la concretezza della pro posta, la scuola di Barbiana segnò una provocazione all’interno dell’u niverso molle e asettico delia scuola
Fedeltà a Dio, fedeltà all’uomo
Don Milani nacque nel 1923 a Firenze da una famiglia medio-borghese. A vent'anni entrò in seminario e, divenuto sacerdote, esercitò il ministero a S. Donato di Calenzano. Il suo stile e i suoi interventi gli procurarono non poche difficoltà all'interno della Chiesa. Di qui il suo confinamento a Sant'Andrea di Barbiana, piccolissima parrocchia di montagna di circa 400 anime. Qui portò a termine la sua opera principale •■Esperienze pastorali» e diede vita alla scuola popolare che lo rese famoso non solo in Italia. Da questa esperienza fu ispirata -Lettera a una professoressa» vero e proprio best seller della letteratura sull'educazione. Quasi alla vigilia della sua morte stilò la famosa lettera ai cappellani militari toscani, nota con il titolo -L'obbedienza non è più una virtù». Una grave malattia protrattasi per anni 10 condusse precocemente alla morte 11 26 giugno 1967.
dell’obbligo di vent'anni fa. A questa scuola che di fatto privilegiava i più favoriti, attraverso il rigido mecca nismo della selezione, riflesso a sua volta della selezione sociale, don Mi lani contrappose la sua scuola alla quale i figli dei contadini e dei boscaioli accedevano senza strade, sen za mezzi, talora con percorsi a piedi che per taluni comportavano fino a due ore di cammino. Era una scuola esigente, impegnativa, a tempo pie no: «l’orario è dalle otto di mattina alle sette e mezzo di sera... I giorni di scuola sono 365 l'anno. 366 negli an ni bisestili... Non facciamo mai ricrea zione e mai nessun gioco...» (2) E si studiava con un programma ambi zioso, serio: italiano, latino, storia... ma anche lingue straniere (ben quat tro), qualcosa anche dell’ebraico e dell’arabo. Era una scuola attenta al la vita, al mondo economico, politi co, sindacale, che seguiva la crona ca e non rinunciava a organizzarsi per trasferirsi dall'impervio Mugel lo a Milano, dove seguire lo spetta colo operistico alla Scala. Tutto que sto impegno perché don Milani non vedeva la scuola come fine a sé, ben sì come mezzo volto a trasformare la società. «Non consegneremo loro (ai poveri) dunque le cose che abbiamo costruito e che stanno cadendo da tut te le parti, ma solo gli arnesi del me stiere (cioè più che altro la lingua, le lingue ecc.) perché costruiscano loro cose tutte diverse dalle nostre» (3). La scelta degli ultimi non la distinse mai dalla sua dimensione di fede e di sacerdozio. Era entrato in seminario a vent’anni quando una scelta del ge nere non può che essere ponderata. Visse perciò drammaticamente il suo sacerdozio, continuamente coniugan do ardire nelle scelte c obbedienza al la Chiesa. Conciliò così, in maniera inusuale, coerenza con la propria co scienza e coerenza con l’appartenen za alla Chiesa, sfuggendo sdegnosa mente ad ogni tentativo di strumen talizzazione. Cosi mentre nel febbraio '65 aggre diva sul piano verbale, culturale e re ligioso un gruppo di cappellani mi litari che avevano accusato di viltà
gli obiettori di coscienza, contestan do il principio assoluto dell’obbe dienza come discarico di responsabi lità («l’obbedienza non è più una vir tù»), scriveva ad un suo amico sacer dote: «Se li proibiscono di scrivermi o di frequentarmi obbedisci cieca mente. Sai bene che io faccio così», aggiungendo subito «ma ciecamente non vuol dire interiormente» (4). La Chiesa gli stava a cuore, gli pre meva, secondo lo slogan che era l'em blema della sua scuola (I care: mi preme). Proprio per questo nei suoi confronti usava amore misto a intel ligenza, per cui fedeltà e presenza critica costituivano il suo binomio dell’appartenenza ecclesiale. Nella lettera al giornalista Nicola Pistelli emerge questa linea di fedeltà dina mica al vescovo, alla Chiesa, vi si leg ge come il manifesto del «sentirsi Chiesa» di don Milani. Al vescovo si deve obbedienza, amore, ma anche il servizio del consiglio. Vii aiutato a li berarsi dalle mille forme di condizio namento cui va soggetto. « Un prigio niero bisogna aiutarlo e liberarlo, e tanto più quando è prigioniero il no stro padre... Dio non ne chiederà con to a lui ma a noi. Ci toccherà rispon dere di sequestro di persona...» (5). Questo suo legame con la Chiesa fu così viscerale, che mai nei suoi scritti appare il benché minimo cenno di frattura con il suo vescovo, col qua le ebbe rapporti decisamente bur rascosi. Un ultimo aspetto vale ricordare per chi, come noi opera nello sport con intenti educativi. Suscita sorpresa, ad una prima lettura la posizione di don Milani sull’argomento. Egli non fu un esaltatore dello sport, del gio co, della «ricreazione», come chiama va tutto ciò che non era lavoro. Sa rebbe una buona occasione per noi ricordarlo attraverso una più atten ta riflessione su questo tema che ri corre spesso in «Esperienze Pastora li» e, di tanto in tanto, anche negli al tri suoi scritti. Egli non manca di analizzare il feno meno sportivo anche in alcuni aspet ti specifici: il gioco, l’agonismo, il ti fo. Lui che al suo popolo aveva tolto la pace, secondo la sua espressione, si dichiara apertamente non fautore
Leo Leone (segue a pag.29)
l) Lettele ili don Lorenzo Milani, priore di Barbiana: lettera a G. Meticci, pag. 63 / 2) Lettere...: lettera a M. Lodi, pag. 168 / 3) Lettere...: lettera a G. Meticci, pag. 37 / 4) Lettere...: lettera a don Ezio Palombo. pag. 40 ! 5) Lettere...: lettera a N. Listelli, pag. 122 .
1 t A Cavarono, in Val di Non, una pia cevole sorpresa: al corso per promo tori di Giocasport, la presenza di un centinaio di operatori provenienti non solamente dal Centro Sportivo Italiano, ma anche dall’Azione Cat tolica Ragazzi, dagli Oratori, dalle Parrocchie. Quasi un corso... interassociativo per un'iniziativa, per la prima vol ta, legata non ad una associazione, o ad un gruppo, ma aperta al con tributo, all'iniziativa, alla promo zione da parte di diverse realtà edu cative della Chiesa italiana. Non è una cosa da poco: è addirit tura un fatto significativo e che me rita una sottolineatura particolare. Il ritrovarsi in diversi, ma tutti ani mati da una grande passione edu cativa, da una grande ansia di ser vizio verso il mondo dei pre adolescenti, spinge al confronto, al dialogo, alla conoscenza reciproca e all'impegno di collaborazione. Tutto ciò esprime una tensione al la comunione che non può essere disattesa e che non annulla le dif ferenti indennità, ma tende a valo rizzare i particolari doni e le com petenze peculiari di ciascuno. La passione per l'uomo e per un suo pieno sviluppo, è... contagiosa e, se accompagnata da un impegno pro gettuale globale, può determinare un salto di qualità nell'azione edu cativa dell'intera comunità cri stiana. Da una parte, ad esempio per le di verse Associazioni e Gruppi, e quin di anche per il Centro Sportivo Ita liano, è necessario riscoprire, non solo a parole, la dimensione missio naria del proprio esistere e della propria azione: non ci si può chiu dere in se stessi, ma continuamen te si deve dialogare, proporre, con dividere, camminare insieme a tul li, nessuno escluso, con una predi lezione per i più poveri, emargina ti «negati» (e i pre-adolescenti sono tra questi!). Dall'altra, la comunità cristiana nella sua globalità, dovrebbe sem pre più farsi accogliente verso le di-
LA SPERANZA CHE E’ IN NOI verse forme associative che da essa si sviluppano e crescono: certamen te esercitando il proprio compito di discernimento e di valutazione cri tica, ma sapendo anche cogliere l'opportunità che viene da queste presenze così differenziate, al servi zio di una pastorale «popolare», non elitaria, tesa ad esprimere al massi mo l'impegno missionario dell'inte ra comunità. Inoltre, al di là dell'accoglienza e del discernimento, la comunità cri stiana è chiamata ad esprimere tut ta la sua ricchezza nella promozio ne concreta di queste aggregazioni e di questi gruppi, accompagnando li con fiducia e grande spirito di ma ternità e curando con particolare at tenzione la formazione dei respon sabili laici. L'attenzione che in questi anni è sta ta portata quasi ovunque alla cresci ta dei Catechisti, dovrebbe essere ri volta anche agli operatori e agli ani matori dei gruppi di ragazzi e di gio vani e perciò anche agli allenatori, agli arbitri, ai dirigenti delle socie tà sportive. Che stia per nascere un modo nuo vo, organico e pluralista, caratteriz zato dalla tensione alla comunione e dal rispetto dei diversi doni, di fa re pastorale dei ragazzi e dei giovani? C'è da augurarselo, alla presenza di segni positivi già attivi in tante Chiese locali: collaborazione e coor dinamento al servizio soprattutto dei più giovani e di un loro cammi no di crescita umana e cristiana.
Gianni Gherardi
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STADI UM/SOCi ETÀ
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Il governo Golia, venuto alla luce, con qualche sorpresa, alla fine dello scor so luglio, non costituisce un avveni mento qualsiasi. È un fatto importan te non solo perché segna l'inizio di una legislatura nuova, e per molti ver si decisiva: ma anche perché segna il ritorno a palazzo Chigi di un demo cristiano alla testa di una maggioran za di pentapartito. Certo, si potrebbe dire che il risultato elettorale, che ave va premiato i furori antidemocristia ni del PSl e gli umori antisocialisti nella DC, voleva significare che la gen te preferisce i due partiti in conflitto, e li considera alternativi, piuttosto che desiderarne l'alleanza. E infatti il go verno Goria è nato senza entusiasmi, e non senza veleni segreti. Eppure non è un fatto secondario che, alla fine, le ragioni dell'alleanza ab biano prevalso benché — Palermo do cci — non sia senza alternative. E so prattutto non è senza importanza che, dopo il ritorno al Quirinale un espo nente della DCsia ritornato anche al la Presidenza del Consiglio. Ciò con ferma il successo strategico di De Mi ta, ma carica il partito (e i suoi rap presentanti nel governo) di una nuo ra e grave responsabilità. È assolutamente necessario che il nuovo governo e il suo leader diano l'immagine (e la realtà) di un nuovo e migliore modo di governare. Pur troppo le prime vicende non sono sta te felici (e fra esse la sostituzione di Zamberletti e Seal faro); e poi si sono aggiunte vicende difficili e per certi versi imprevedibili come la Valtelli na, Porto Azzurro, il golfo Persico o le difficoltà finanziarie e di Borsa. Ma noi non vogliamo aggiungerci al co ro delle accuse talora ingenerose. Pre feriamo ricordare che il Paese si aspet ta qualcosa da questo governo, e sa rebbe grave se restasse deluso. Certo: nessuno si aspetta che Goria faccia la moltiplicazione dei soldi, né che in venti formule magiche per far anda re d'accordo cinque recalcitranti par titi. E difficile dire se oggi sia possi bile (come pure sarebbe utile, se non necessario) fare programmazione di lungo respiro strategico. Ma una co sa ci sembra evidente e necessaria: che il governo può e deve fare qualcosa per andare incontro ad alcune urgen ti attese della società civile. Può e de
TRA STATO E VITA SOCIALE ve instaurare un diverso, migliore e più giusto rapporto tra cittadini e isti tuzioni. Può e deve realizzare quelle riforme (parecchie delle quali «a co sto zero» che la gente si aspetta da tempo; e che finora non sono state rea lizzate anche perché quel che non comporta stanziamenti non compor ta neppure tangenti. A me sembra invece che la gente è di sposta a capire il ritardo in una rifor ma che costa magari migliaia di mi liardi. Ma fa molta fatica a capire per ché i nostri codici di procedura civile e penale e le norme amministrative che regolano la giustizia non vengo no riformati, nonostante le mille pro messe e lo scandalo dei processi che non vedono mai fine. Altrettanto la gente si chiede perché le famose riforme dei programmi nel le scuole di ogni ordine e grado resti no sempre sulla carta; e specialmen te perché la riforma della scuola me dia superiore, sulla quale in sostanza esiste un vastissimo accordo, non rie sca mai a vedere la luce. Ma poi io credo che la gente si aspet terebbe dal governo anche una qual che presa di posizione e provvedimen to coerente su temi d'immediata inci denza sulla vita delle persone e delle comunità. La scandalosa esibizione e mercificazione di sesso e violenza che appare sulla stampa, i manifesti e le emissioni televisive deve urgentemen te trovare un limite di legge precisi ed applicabili, non è questione di bigot tismo, ma di rispetto per le persone. Ancora: alcuni servizi offerti dallo Stalo in regime di monopolio o quasi (come la Posta e le ferrovie) possono e debbono funzionare in maniera ac cettabile; e pochi provvedimenti sa rebbero doverosi e popolari come quelli che operassero in maniera in cisiva (e con la dovuta severità) in ta li campi.
E l'assistenza sanitaria? E il compor tamento dei pubblici dipendenti che trattano i cittadini come degli igno ranti scocciatori? E la quantità crescente di norme e re golamenti che anziché chiarire i pro blemi e le procedure rendono sempre più incerto e penoso per i cittadini di rivolgersi alla pubblica autorità, allo Stato e ai suoi rappresentanti? E ancora: quanto costerebbe una ri forma che dia finalmente giustizia (non solo a parole) agli obiettori di co scienza e li metta in condizione di ser vire utilmente e tempestivamente il proprio Paese con competenza, in ope re di pace? E non sarebbe il caso di fare qualcosa di più per limitare la fabbricazione e la vendita di armi, in forma legale o illegale, dentro e fuori i nostri confini? Non è forse meglio guadagnare qual cosa di meno nel vendere le mine e non trovarsi costretti a mandare i dra gamine per toglierli? Bene, proprio tutto questo genere di cose vorremmo chiedere oggi al gover no e sfidarlo a qualificarsi in tutte quelle azioni e decisioni che la gente aspetta e desidera e di cui in fondo ha diritto. Sarebbe molto significativo che il ritorno di un democristiano al la guida della maggioranza si accom pagnasse ad un migliore e più fiducio so rapporto tra i cittadini e lo Stato. Se così non avvenisse, oltre agli effet ti propriamente politici, sarebbe facile prevedere il diffondersi di quella sem plicistica e pericolosa affermazione che dice: «meno Stato e più società», dimenticando che per battere la ma fia e la delinquenza organizzata, le speculazioni incontrollate, le ingiusti zie, le situazioni di handicap personali e collettive, e persino per prevenire e superare le sciagure naturali è neces sario uno Stato presente, efficiente, e veramente capace di essere ed appa rire al servizio dei cittadini. Per far questo occorre davvero un più forte, nuovo «senso dello Stato» ed una cultura delle Istituzioni di cui ci auguriamo che l'attuale governo sap pia dare prova.
Angelo Bertani
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Dieci giorni di gare, di occasioni, di vittorie e di sconfitte. Uno spettacolo, soprattutto, ma non solo. r
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Un’atletica diversa «Tutte le strade portano a Roma» si usava dire un tempo, quando Roma era l’Urbe, la città per eccellenza, il centro del mondo conosciuto. Oggi le cose stanno diversamente ed altri so no i centri del mondo, ma l’antico detto torna inevitabilmente alla me moria quando si pensa a «Correre CSI-Verso Roma’87»: i suoi centomi la partecipanti, calcando strade, pi ste, sentieri di tutt’Italia hanno cer cato anche la via che li conducesse a Roma per l’evento sportivo dell’an no, i Campionati Mondiali di Atleti ca 1987. Hanno incominciato a cor rere in gennaio ed il 28 di agosto 300 di loro — riconoscenti alla fortuna che li ha favoriti nel sorteggio — so no approdati a Roma, pronti a vive re una breve ma intensa avventura, ospiti della FIDAL, per vedere e ca pire dal vivo i primi quattro giorni dei Mondiali.
«V» COME VOLONTARIO
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La felicità è una tessera di plastica bianca e verde, che porta stampato in cima il marchio dei Mondiali e, una accanto all’altra, la tua faccia ed una grande lettera «V»: «V» come Volontario: un oggetto magico: se lo leghi al collo, ti si aprono , come per incanto, le porte dello Stadio Olim pico e di alcuni luoghi inaccessibili ai comuni spettatori dei Mondiali. Puoi entrare, ad esempio, in sala stampa c stare a guardare centinaia di giornalisti che si agitano come for miche impazzite mentre in realtà stanno fabbricando il Mito di qual che campione e lavorano alla glori ficazione della manifestazione, con segnandola come leggenda alla sto ria dello sport. Lo stesso cartellino ti consente di avere libero accesso al lo Stadio dei Marmi, proprio li ac canto all’Olimpivo, dove atleti gran di e meno grandi si consumano nel l'attesa della gara, scaldando i mu scoli, provando i movimenti, scam biandosi battute e incoraggiamenti. Per chi vuole approfittarne, per chi sente il desiderio di approfondire, di «leggere» il Grande Spettacolo tra le
righe, la «carta verde» rappresenta un’occasione da cogliere al volo. E i ragazzi del CSI — come vedremo — l’occasione non se la sono lasciata sfuggire.
UN GRANDE BUSINESS Mentre butto giù questi appunti i Campioni Mondiali di atletica legge ra sono appena alla metà del loro percorso. Ci sono stati grandi avve nimenti, grandi gesti tecnici ed altri ce ne saranno certamente nei pros simi giorni. Ma c’è un bilancio che si può tracciare già ora, prima della conclusione, ed è quello relativo al l'enorme successo della manifesta zione. Il presidente della FIDAL e del la IAAF (Federazione Internazionale di Atletica Leggera) Primo Nebiolo ed il suo staff hanno lavorato duro e bene nella fase di preparazione, sia a livello organizzativo sia a livello promozionale, ed i risultati sono in negabili. Ai Mondiali hanno aderito 160 Paesi sui 179 che compongono la IAAF. Sono presenti circa 2.500 atleti e 500 dirigenti, chiamati a mettere in piedi uno spettacolo che non ha nul la da invidiare ad Un'Olimpiade. Giornali e televisioni di tutto il mon do hanno accreditato 2.000 inviati (ma potrebbero essere anche di più). L'anello alto dello stadio Olimpico e i bordi pista sono una foresta di te lecamere: solo la RAI ne ha piazzate 28 (300 tecnici e 6 registi). Tre elicot teri hanno il compito di riprendere la maratona dall’alto. Gli sponsor (i massimi nomi dell’industria mondia le) garantiscono finanziamenti e ser vizi. Secondo fonti di stampa, ognu-
ne degli sponsor maggiori avrebbe versato 2.5 milioni di dollari e altis simi sarebbero stati anche gli introiti derivanti dai diritti televisivi. Non c’è da scandalizzarsi, almeno non oltre certi limiti. Lo sport spet tacolo è questo. Mettere in piedi una manifestazione come questi Mondia li costa un occhio della testa, ma bi sogna anche mettere in conto i ritor ni in immagine, in promozione, in de naro. Una cosa è indiscutibile: con «Roma '87» è terminata una grande rincorsa iniziata con i «Golden Gala» voluti da Nebiolo qualche hanno fa. La tesi era quella secondo cui l’atle tica, uno degli «sport poveri», aveva tutte le carte in regola per elevarsi al rango di grande spettacolo spor tivo, al pari del calcio, dell’automo bilismo e di quella particolarissima miscellanea che sono le Olimpiadi. Nebiolo ha avuto ragione: l’atletica è un grande spettacolo e un grande business. E per di più, la cosiddetta «regina degli sport» ha dimostrato che anche in questa sua nuova veste sfarzosa non perde quell’atmosfera ricca di umanità che altri sport mi liardari non hanno più o non hanno mai avuto. Questa non è un’opinione personale, ma una realtà che gli stes si ragazzi del CSI sguinzagliati die tro le quinte del Grande Spettacolo hanno testimoniato concordemente.
UN'ALTRA ATLETICA Qualcosa è davvero cambiato nell’a tletica o forse nel modo in cui la gen te recepisce l’atletica. Sabato 29 ago sto, ore 15, davanti ai cancelli dello Stadio Olimpico: i botteghini sono chiusi, non ci sono più biglietti per alcun ordine di posti, tutto esaurito come se fosse una (inale dei Mondiali di calcio. I cancelli sono semiaperti, si entra ad uno ad uno perché poli zia e carabinieri perquisiscono ogni borsa, ogni zaino, ogni involucro. Strozzata in questa strettoria, la gen te si mette ordinatamente in coda sotto un sole impietoso; nessuno strepita, nessuno spinge, nessuno cerca di fare il furbo. Non c’è Viste
ALL'OLIMPICO E DINTORNI
ria, la tensione, il timore di inciden ti che contraddistingue gli stessi can celli quando è di scena il calcio. Nelle adiacenze dello Stadio, oltre ai bagarini prosperano i pronipoti di Re Mida, quel tale dalle orecchie d’a sino di cui si diceva che trasformas se in oro tutto ciò che toccava. Ci so no tendoni che vendono birre, gela ti, magliette, pellicole fotografiche, persino medaglie d’oro e d’argento perfettamente identiche a quelle uf ficiali; ma al «grande bazar» tutto co sta più del giusto. Poco importa, i clienti non mancano. La cerimonia di apertura è degna di Un’Olimpiade, forse in televisione l’a vrete vista tutti. La regia è firmata da Luigi Squarzina, l’intento è quel lo di proiettare ai telespettatori di tutto il mondo un'immagine simpa tica e allegra dell'Italia. Per un'ora sul prato dell’olimpico si alternano gruppi folcloristici, bambini vestiti da Pinocchio e da Pulcinella, mentre a volo radente passano in cielo le Frecce Tricolori. Come spettacolo non c’è che dire. Resta il dubbio sul l’opportunità di continuare a presen tare l’Italia come il paese di Pulcinel la, dove si canta, si balla e si mangia no spaghetti. Cultura e sport. Non aver dimentica to che le due cose possono andare a braccetto è stato uno dei meriti del l’organizzazione. Stimolate dai Mon diali, sono state allestite alcune mo stre: «Athla e atleti nella Grecia clas sica» presso i Musei Capitolini; «Lu di, munera e certamina nel mondo romano» presso il Museo della Civil tà Romana: «Olymphilex ’87, esposi zione mondiale di filatelia olimpica, al Foro Italico. Il prezioso «accredi to verde» rilasciato dalla IAAF ai ra gazzi del CSI (e ad altri 4.000 volon tari impegnati a dare una mano nel l’organizzazione) era valida per il li bero accesso alle mostre organizza te per l'occasione e a tutti i musei e monumenti romani. I vincitori di «Verso Roma ’87» ne hanno appro fittato nelle mattinate libere (i più piccoli sono stati accompagnati inve ce a visitare lo zoo).
B 17: così era denominato il settore dello Stadio Olimpico, situato a ri dosso della linea d'arrivo delle cor se veloci, che l’organizzazione della IAAF aveva riservato ai Volontari e quindi anche alla gente del CSI. Com patti, composti ma non per questo meno entusiasti, macchia di coloro facilmente distinguibile tra la folla grazie alle caratteristiche magliette con i colori del CSI ed i simboletti dei Mondiali e di «Correre CSI», la rap presentanza del Centro Sportivo ha vissuto in presa diretta i grandi av venimenti dei primi tre giorni di ga ra: la sfida Johnson contro Lewis, la medaglia d'argento di Andrei, le im prese di Moses, Panetta, Damilano, Kostadinova, Markov. «Aver visto al l’opera campioni così grandi, aver as sistito così da vicino ad imprese co sì grandi — ha detto poi qualche ra gazzo — ha aumentato il mio entusia smo per lo sport. Tornando a casa, porterò questo entusiasmo ai compa gni meno fortunati, che non hanno avuto la mia stessa occasione, e cer cherò di comunicarglielo per intero, per far loro capire che se ci si mette l’impegno, si può arrivare». Grazie alla possibilità di entrare ed uscire dallo Stadio a volontà e di ave re libero accesso quasi ovunque, la presenza dei più giovani non si è li mitata ai gradoni dell’olimpico, ma si è frazionata in mille altri luoghi, diventando occasione di altrettante esperienze umane. Lo Stadio dei Marmi, dove gli atleti facevano «ri scaldamento», è stato una delle me te preferite. La caccia all'autografo, la foto ricordo con il campione pre diletto si sono trasformate, per la di sponibilità manifestata dagli atleti pur nell’imminenza di gare tanto im pegnative, in tentativi di dialogo. I più smaliziati, quelli che se la cava vano meglio con qualche lingua stra niera, si sono improvvisati intervistatori per chissà quale pubblicazione e ne hanno approfittato per chiede re pareri, pronostici, dettagli tecni ci. Ci sono stati scambi di magliette e di cappelli, si è intessuta amicizia con qualche atleta di non primissimo piano che, bruciata in una gara di po chi secondi la sua avventura ai Mon diali, si sentiva probabilmente solo e bisognoso di attenzione. «Ho sem pre creduto — commentava un ra gazzo dall’accento del nord — che lo sport fosse divertimento ed amicizia. Dopo essere stato qui, ai Mondiali, dopo aver conosciuto questi atleti, dopo aver visto i rapporti che subi to si instauravano tra atleti di nazio-
nalità differenti, sono ancora più convinto che lo sport si identifichi con l'amicizia».
I RAGAZZI DEL CSI Questi ragazzi, alcuni di loro in rap presentanza di tutti, sono andati al la radio. Agnese Sturiale di Messina, Roberta Timo di Albenga, Roberto Lorusso di Trento, Emanuele Prato di Aosta, Michele Soffietto di Son drio, Anna Toneatto di Udine, Cristi na Guglielmetti di Como, Andrea Dongiovanni di Messina, Pierpaolo Sedda di Oristano, Barbara Bonanni di Pisa e Raffaella Riba di Cuneo hanno avuto a disposizione, per due pomeriggi di seguito, i microfoni del secondo programma per spiegare co me erano arrivati a Roma e quale fos se la loro esperienza ai Mondiali. Hanno raccontato con calma che sì, erano entusiasti della grande atleti ca dello Stadio Olimpico, ma che lo ro rappresentavano un altro sport, fatto di difficoltà e di carenze di spa zi, dove non conta il risultato ma lo stare insieme, la solidarietà e l’ami cizia. A Roma sono arrivati con cu riosità e con timore nei confronti del l'altra dimensione dello sport, quel la dei campioni, quella che sconfina nel mito. E qui c’è stata la grande scoperta: Johnson che esprime soli darietà a Lewis dopo avergli soffia to la medaglia d'oro nei 100 metri; i rivali che si accalcano intorno a Pa voni vittima di un infortunio; il cam pione che si ferma ad ascoltare un ra gazzo sconosciuto, che gli sorride e gli risponde. «Nel contatto umano — ha detto una delle ragazze — il cam pione perde il suo carisma e mostra di essere uno come noi». E un'altra ragazza: «Ho scoperto che l'atletica è vicina alla vita», per significare che anche il grande sport — o almeno la grande atletica - non è poi un mon do fatto di ex tra ter restri, ma di gen te simile a quella che la vita ti pro pone tutti i giorni. Per un breve momento, per quattro giorni, le due facce della medaglia la base e il vertice della piramide spor tiva, il ragazzo che corre su una pi sta asfaltata e il recordman abitua to al tartam e alle telecamere si so no trovati fianco a fianco, e in qual che caso si sono incontrati e si sono parlati. Nell’aver saputo cercare e trovare il lato umano anche nell’altra faccia dello sport, questi ragazzi hanno da to un significato in più ai Mondiali di atletica di Roma’87.
Andrea De Pasca lis
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I RAGAZZI DEL CSI
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Le fotografie delle pagine 16/17 e 20/21 sono stale realizzate dai ragazzi del CSI allo Stadio.
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TUTTOCSI/CRONACHE/ESPERIENZE Seminario «Donna e sport» BRINDISI — La Campagna nazio nale «Sport chiama donna» ha tro vato un terreno particolarmente fer tile in Puglia, ove un'ampia rifles sione sul tema sta portando all'in dividuazione di nuove attività da in serire nel programma del prossimo anno. A questo scopo la Presidenza regio nale ha invitato una ventina di don ne dirigenti di Consigli provinciali e di Società sportive dei CSI Puglia ad un incontro seminariale intito lato «Donna e sport». Le convenute, dopo una disamina di carattere storico-sociologico, hanno evidenziato come nel campo sporti vo si avverta la mancanza di tecni ci preparati a comprendere i proble mi femminili e come nella società ci sia scarsa attenzione all'incenti vazione delle attività femminili.
Dal dibattito sono quindi emerse tota serie di iniziative da attuare nel prossimo anno associativo quali: un questionario da far compilare a donne inserite nell'Associazione a vari livelli, in modo da avere il qua dro della situazione nei vari Consi gli e, nel contempo, sapere quali so no le aspettative delle donne; un convegno sul ruolo della donna nel campo sportivo; una mostra foto grafica sul tenta; gare sportive e gio chi di squadra; volantinaggio e coin volgimento degli organi di infor mazione. Le varie iniziative e manifestazioni — riporta il documento finale — non devono comunque escludere la partecipazione maschile, né tanto meno essere isolate e irripetibili, ma deve essere l’inizio di una maggio re attenzione del CSI verso le donne.
Manifestazione «Sport chiama donna»
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GUBBIO — Duecento fra atlete, giu dici e dirigenti hanno dato vita, nei giorni 26/27/28 giugno a un libero scambio femminile di nuoto, patti naggio, pallacanestro, atletica legge ra e ginnastica artistica con la pre senza complessiva di 21 società di 13 Consigli provinciali e 8 Regioni. La lettura di questi dati fornisce del le indicazioni piuttosto interessan ti, soprattutto per quanto riguarda la partecipazione alle due nuove di scipline lanciate (ginnastica e patti naggio) e la distribuzione geografi ca delle società presenti. A proposito della ginnastica artisti ca va detto che non sono state svol te delle vere e proprie gare ma del le esibizioni dimostrative, colloca- te in modo tale da consentire la pre senza dei dirigenti e delle atlete del-
le altre discipline. Buon successo ha avuto anche la parte culturale e associativa, esau ritasi nel pomeriggio e nella serata di sabato 27. Dopo il pranzo, la comitiva ha effet tuato una visita al centro storico di Gubbio per poi raggiungere, con la funivia, la basilica di S. Ubaldo. Qui, sul piazzale antistante, le ginnaste di Sesto Fiorentino hanno ese guito un’ulteriore esibizione, al ter mine della quale c'è stata una cena di festa. Ad essa ha fatto seguito una «tombola» gigante organizzata dai ragazzi di Napoli. Collateralmente a questo libero scambio si è svolto anche un torneo di calcio intitolato a Generoso Dattilo.
«UNA VALLE IN FESTA»
MANIFESTALE
S. VITO DI CADORE - La 14a edizione del Festival Internazionale del cinema di montagna, indetta dall'Azienda Autono ma di soggiorno e turismo della Valle del Boite con il patrocinio della Regione Ve neto, ha presentato quest’anno, sia pu re fuori concorso, un lungometraggio che ci sta particolarmente a cuore. Si. tratta di «Una Valle in Festa» realizzato dalla Presidenza nazionale durante l’in dimenticabile «Sportfesta CSI ’86». Il film, che propone nell’arco di 30 mi nuti l'essenza e i motivi di quel grandio so meeting, è stato vivamente apprez zato dal pubblico, che gli ha dedicato un unanime e lunghissimo applauso.
INTERPARROCCHIALE RIMIMI - Anche quest’anno all'ombra del campanile della Parrocchia Giovanni Bat tista si è svolta giovedì 31 agosto l'ormai tradizionale Festa di chiusura della Mani festazione Polisportiva Interparrocchiale giunta alla 4a edizione. La manifestazione organizzata dal Centro Sportivo Italiano in collaborazione con un gruppo di parrocchie riminosi si è svolta fra luglio e agosto ed ha offerto l’opportu nità a ragazzi e meno giovani di 16 grup pi parrocchiali di praticare sport attraver so tornei di tre differenti discipline sporti-
CORSO RESIDENZIALE TECNICI VERONA - Rivoltella del Garda ha ospi tato dal 19 al 26 luglio un Corso residen ziale per operatori sportivi di 2“ fascia e per allenatori di calcio e pallavolo. Il programma, oltre alla parte tecnica, prevedeva lezioni di psicologia, orientata verso la scoperta del pianeta-uomo e del suo essere in relazione con la società, di medicina, che hanno offerto alcune nozioni di primo soccorso, di educazio ne psico-motoria, sostenute da esercita zioni pratiche in palestra, e di cultura as sociativa, incentrate su tematiche quali l’itinerario sportivo-educativo, il volonta riato e i tre ambiti del sapere associativo. Alla conclusione del corso i partecipan ti hanno svolto una relazione scritta, im postata su domande di ordine tecnico e formativo, ed un colloquio orale, che prendeva spunto da quanto svolto nello scritto.
a carpi 0 CAMPB-@B©CO ESTBVB CARPI - Il 1987 è stato definito «l’anno dell'ambiente»: quale migliore occasio ne per proporre delle attività sportive che stimolassero nei ragazzi una riflessione su questo importante tema? Il CSI di Carpi, che dal 25 giugno al 30 luglio ha gestito tre centri estivi presso altrettanti circoli didattici, non si è lascia to sfuggire l'occasione, proponendo, ol tre ai giochi e alle attività grafiche e arti stiche (modellaggio creta, pittura su ma gliette, ecc.) delle escursioni in monta gna e in altre suggestive località volte al lo studio dell’ambiente, soprattutto con reportage fotografici e con la realizzazio ne di un erbario per la raccolta delle er be tipiche della zona. Molta attenzione è stata dedicata anche alle attività di creazione: a Riccione, durante una del le tante gite, i giovanissimi partecipanti si sono divertiti... a costruire una città! Sfruttando scatole, cartoni e altro mate riale hanno posto in essere case, fabbri che, monumenti.
ve quali il calcio, la pallavolo e la pallaca nestro. Il tutto con fini prettamente di gioco e di vertimento senza esasperare troppo l’a spetto agonistico che deve pur sempre ri manere motivo di una disputa sportiva. E la chiusura della gara non poteva non concludersi che con una serata di festa ac compagnata da musica a volontà, attrazio ni varie, vino e ciambella distribuita gra tuitamente a tutti i presenti, ove hanno pre so parte numerose persone. Al termine della serata si sono svolte le premiazioni con l’assegnazione di trofei a tutte le prime classificate e del trofeo al merito alla società che ha partecipato al maggior numero di tornei col maggior nu mero di atleti.
TUTTOCSI/CRONACHE/ESPERIENZE GIOCHI PER I QUARTIERI
ANNUARIO DELLE SOCIETÀ'
CALTAGIRONE - Nell’ambito dell'ormai tradizionale Estate Calatina, indetta dal Comune di Caltagirone in collaborazione col CSI locale, ha assunto un particolare rilievo, per spettacolarità, partecipazione e simpatia, la manifestazione denomina ta «Giochi senza quartiere», svoltasi sabato 18 e domenica 19 luglio presso il Piazza le del Giardino Pubblico. Ognuna delle numerose realtà coinvolte ha rappresentato una favola (come Barbablù, Cappuccetto Rosso, Cenerentola, ecc.) curando nei minimi particolari non solo la recitazione ma anche ì costumi e la sce nografia. Ne è uscito uno spettacolo stu pendo e divertente, che alla fine ha pre miato anche quelle che si sono distinte per simpatia, coreografia e per il miglior jolly. L'intrattenimento è stato inoltre piacevol mente intervallato dalla sfilata-esibizione delle «Piccole Majorette» del 3° circolo di dattico. All’insegna di Giocasport, invece, sono state le altre feste realizzate durante tutto l’arco dell’estate presso i vari quartieri di questa ridente cittadina siciliana Fra le tante proposte ricordiamo «Il Partitone»,
BERGAMO - Le società bergamasche hanno trovato, alla riapertura, una gra dita sorpresa: si tratta della prima edi zione dell'Annuario del CSI che, in ol tre 340 pagine racconta tutta la stagio ne sportiva 86/87, analizza i diversi cam pionati di calcio, pallavolo, atletica, torball, ciclismo, tennistavolo, sci, le attivi tà di formazione. La stagione delle mar ce non competitive (con la presentazio ne di alcune fra le più note) e tutto quan to riguarda il complesso e per certi versi inesplorato mondo del CSI provinciale. C’è modo di conoscere da vicino, quin di, sia i dirigenti sia le diverse Com missioni. Il testo è corredato da quasi 250 foto e riporta anche i commenti e le classifiche di tutti i tornei disputati. «Un bilancio — si legge nella presenta zione, che di dodici mesi in dodici mesi costringerà dirigenti e atleti a guardarsi dentro per verificare come stanno nel lo ro prodigarsi e a trarne, se necessario, le conseguenze. (...). Nell'aridità delle sue cifre e delle sue informazioni ci ob bligherà ad essere sempre sinceri con noi stessi e gli altri».
«La Banca di Giocasport», «Lo Staffettone» e la Caccia al tesoro, corredati, come sempre, da bans, canti e premi per tutti.
REGGIO EMILIA - Organizzata dall’US Arsenal del CSI e dal Circolo ANSPI S. Celestino si è svolta a Cadelbosco So pra, la 12a edizione della «Olimpiade dei Ragazzi», aperta a tutti i nati entro il 1973. Per tutto l’arco della prima settimana del mese di settembre i numerosi parteci panti si sono cimentati in partite di cal cio e pallavolo e in prove di corsa cam pestre, 80 metri piani, staffetta 4x80, lancio del peso, salto in lungo, tennistavolo, palla asino e corsa campestre a ostacoli. Ad allietare ciascuna delle se rate di gara ha contribuito anche la pre senza di un gustosissimo stand gastro nomico.
RIETI - Il CSI di Rieti vive a Poggio Moiano una delle sue più belle realtà. Da quan do la società sportiva locale, ancorata fi no ad allora sul calcio, si è avvicinata alla nostra Associazione si è assistito ad un au tentico boom di partecipazione soprattut to per quanto riguarda le nuove discipline lanciate: sci, attività polisportiva e appun to l'atletica. La mancanza di impianti e di attrezzature idonee non ha frenato l'entusiasmo dei di rigenti, che sono riusciti comunque a ga rantire la continuità di quest'ultima disci plina ricavando su spazi vagamente erbosi e pianeggianti, ma talora anche sulle stra-
de, corsie e pedane per la disputa delle varie prove. Questa attività ha coinvolto anche molti dei centri circostanti, quali Toffia, Poggio Na tivo e Prime Case, facendo registrare, ad ogni manifestazione, la presenza di alme no un’ottantina di ragazzi. L’ultima di que ste si è svolta, nel mese di luglio, sul cam po comunale di Poggio Molano, in conco mitanza con la Festa dell'infiorata. Per l’occasione sono state disputate pro ve di lancio del peso, salto in lungo, 60 me tri, salto in alto ed una esibizione di lan cio del giavellotto, fornita da alcuni amici di Fiumicino. Al termine, un rinfresco e premi per tutti, che hanno suggellato l’impegno di quanti si sono prodigati per l'incentivazione e lo sviluppo di tali attività.
TUTTO TUTTINSIEME
ARBITRI E ATLETI
STAFFETTONE NOTTURNO
FAENZA - Il primo appuntamento stagio nale offerto dal CSI Faenza non poteva non essere vissuto all’insegna del Gio casport. La sensibilità mostrata dai diri genti locali verso questa iniziativa ha fa vorito il raggiungimento di un accordo fra CSI, Movimenti e gruppi giovanili della diocesi e altre Associazioni, grazie al quale sarà possibile realizzare una se rie di interessanti attività. Si è cominciato domenica 6 settembre, presso il Campo sportivo S. Maria Mad dalena, con una manifestazione dal titolo «Tutto Tuttinsieme». La giornata ha richiamato oltre un cen tinaio di ragazzi dai 5 agli 11 anni, che hanno giocato, pranzato e pregato insie me in un grande clima di serenità ed amicizia.
NAPOLI - La collocazione del tutto ori ginale che gli arbitri assumono nell’am bito del nostro sistema formativoeducativo esige una comune presa di co scienza, tanto da parte degli arbitri stessi quanto degli atleti e dei dirigenti, da vi vere e fortificare anche attraverso degli incontri che vadano oltre il solito momen to della partita. Per questo motivo il gruppo arbitri di pal lavolo del CSI Napoli ha iniziato la sta gione con un simpatico incontro-confron to sportivo e associativo con gli atleti del la società CSI Olimpia di Piedimonte Ma tese (CE). La giornata, pienamente riu scita sotto ogni aspetto, è culminata in una piacevole «disfida» in palestra e in un magico momento «verde» sulle spon de del lago matese.
MARTINA FRANCA - Il Festival della Valle dìtria, che ormai da 12 anni allie ta l’estate di Martina Franca e dintorni, vive, ormai da 8 anni, uno dei suoi mo menti più interessanti nella traversata notturna della città, indetta e organizzata dal CSI locale. È una gara podistica a staffetta in cui ogni squadra partecipa con 4 concorrenti, i quali devono porta re, invece del tradizionale testimone, una fiaccola, un simbolo che evoca in sé si gnificati di amicizia e fratellanza. Sono convenuti in molti, venerdì 25 lu glio, nella centralissima Piazza Roma, luogo di partenza della gara, sicché il col po d'occhio è stato particolarmente sug gestivo, grazie anche alla vivace coreo grafia creata dal folto pubblico disloca tosi lungo tutto il tracciato.
OLIMPIADE DEI RAGAZZI
ATLETICA A POGGIO MOIANO
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I RAGAZZI DEL CSI VOLONTARI ALLO STADIO Insieme alla ricerca della città e dei suoi abitanti.
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SPORT CHIAMA DONNA Questa volta la protagonista è Maria Rosa Zanacchi, Consigliere nazionale CSI — Maria Rosa, quando hai cominciato ad interessarti di sport?
«Adesso che mi ci fai pensare, mi accor go che sono ormai quasi vent'anni. Era vamo un gruppo di ragazzine in un ora torio di città, a Cremona, e volevamo far qualcosa di diverso. Ci sarebbe piaciu to fare dello sport. Siccome eravamo una decina non fu difficile decidere per la pallacanestro. Questa possibilità è però dovuta, oltre che alla nostra voglia, sostanzialmente a due presenze. Quella di d. Emilio Mondini, che allora era vicario della parroc chia e ci suggerì l’opportunità di fare sport, e quella di un vivace ed attivo co mitato della FARI (il corrispondente femminile del CSI — a quel tempo le due associazioni erano ancora divise —), che ci aiutò molto dal punto di vista or ganizzativo. E cosi che ho conosciuto Martarosa Finardi, l’attuale presidente del CSI di Cremona, ed altre donne molto impe gnate che vorrei qui citare: Silvana Lcli, Gabriella Bodini, Cesy Braguti, Ceci lia Tibaldi...».
— È stato facile, allora!
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«Sì, anche se non sono mancate le dif ficoltà. Per esempio, non a tutti anda va giù che delle ragazze facessero sport, la consideravano ancora una attività prettamente maschile; oppure c’era chi diceva che in un oratorio c’erano cose più importanti ed utili da fare, chessò: la catechesi, il gruppo di preghiera, la liturgia ecc. Non è stato facile convin cere che anche facendo sport si poteva no educare le persóne e far fare loro una intensa esperienza di valori umani. Noi però siamo andate avanti per la no stra strada ed anzi ci siamo poste subi to in una logica di servizio nei confron ti delle altre ragazze più piccole. Subi to nel '69 abbiamo costituito un grup po di giovanissime e le abbiamo fatte partecipare ai Giochi della Gioventù già dalla prima edizione. Per qualche anno, insieme alla squadra di pallacanestro delle più grandi orga nizzammo una squadra di pallavolo per le allieve ed un’altra di pallacanestro per le più piccole. Addirittura, caso più unico che raro, dietro la nostra spinta, la società maschile, che si era sciolta.
si c ricostituita e dopo un po’ il parro co ha rinunciato alla sua ortaglia per ri fare gli impianti sportivi».
— Hai accennato alla unificazione tra la FARI ed il CSI, ci puoi dire qualcosa in merito visto che la tua esperienza as sociativa è nata con la FARI, ma poi si è sviluppata nel CSI? «Volentieri, anche perché ho potuto par tecipare al suo momento cruciale: il Congresso di Unificazione a Pesaro, nel ’71. L’Unificazione è stato un fatto inevita bile, sarebbe stato anacronistico e sba gliato mantenere questa divisione quan do tutta la società andava nel senso di una maggiore integrazione tra le due componenti e quando anche l’Azione Cattolica ed altre associazioni (per esempio gli scout adeguavano i loro sta tuti in questa direzione. C’è da dire che fu comunque una scelta coraggiosa ed il Congresso di Pesaro fu caratterizzato da momenti di tensione, di scontro duro tra chi voleva cambia re e chi no. Ma ogni nascita è precedu ta da un periodo di travaglio, l'impor tante è portare a compimento l'opera».
— La Campagna «Sport chiama donna», che il Consiglio nazionale ha lanciato co me, secondo te, va interpretata a sedi ci anni dalla unificazione. È una denun cia, un richiamo, una rivendicazione nei confronti di una Associazione che ha mancato un obiettivo, o cos’altro è? «Non la interpreterei così. Nessuno, cre do, si è illuso di risolvere un problema tanto complesso quale quello della in tegrazione tra uomini e donne nella As sociazione, che è anche parte della so cietà civile, con una modifica statutaria prima e con una Campagna promozio nale adesso. Ma proprio perché il pro blema è complesso, insieme ad un lavo ro diuturno, certosino, di cambio dì mentalità, di rimozione di ostacoli che ogni giorno si frappongono tra l'obiet tivo e il risultato, vanno anche creati momenti forti, su cui far concentrare l’attenzione e l'impegno di tutta l’Associazione e dare indirizzi, stimoli, propo ste operative e carica ideale.’ Mi pare anche che questo sia il momen to propizio. Dopo che si sono acquieta ti gli eccessi rivendicazionisti della sta gione femminista mi pare di cogliere dalle affermazioni di alcuni sociologi, — mi riferisco in particolare a Calvaruso e a Vaciago — il convergere di alcu ne aspettative nei confronti delle don ne. Queste, infatti, sono attese ad assu mere con più coraggio un ruolo nella so cietà, perché più capaci degli uomini a rispondere ai nuovi bisogni, così detti "post-materialistici”, fondati su una di versa qualità della vita e delle relazio ni umane». — Riferendoci però più nello specifico del Centro Sportivo Italiano, quali so no. secondo te, le strade, le indicazioni, gli strumenti per realizzare l’obiettivo di una maggiore presenza e partecipa zione delle donne nell’Associazione?
«Sono convinta che non bisogna cerca re cose nuove, le risposte sono già ideal mente presenti nel Progetto associativo. Mi sembrano sostanzialmente due: la società sportiva che diventa una comu nità educante, capace dunque di acco gliere e far crescere insieme personali tà mature, siano esse uomini o donne: l’itinerario educativo sportivo, che è la traduzione concreta di una pratica spor tiva che non descrimina a priori in ba se alle capacità individuali, ma si adat ta, come docile strumento, ai bisogni e alle caratteristiche di ciascuno. A tutti noi non resta che attuarle...».
Urbino VII Sono dieci anni che ha preso il via la Scuola nazionale per i Quadri provin ciali e regionali del Centro Sportivo Italiano, ma da 7 anni ormai essa ap proda e vive sulle dolci colline delle Marche, nella città di Raffaello e del pascoliano aquilone, dentro il labi rinto di scale e di percorsi di uno dei più famosi (e più belli) collegi univer sitari italiani. L'appuntamento di Urbino riguarda, ogni anno, un centinaio di operatori associativi, selezionati (spesso) con cura e decisi a perfezionare le pro prie conoscenze associative, cultura li e sportive, per metterle al servizio della promozione e dello sviluppo della nostra Associazione e di conse guenza dello sport al servizio dell’uomo. Sono ormai un migliaio quelli che passati per Urbino sono entrati nei Quadri del C.S.I. con spirito di ser vizio e con diverse competenze. Non fosse che per questo, non appa re inopportuno ricordare ai nostri 50.000 abbonati e ai molto più nume rosi lettori di Stadium, questo even to apparentemente piccolo rispetto ai grandi numeri dell’Associazione. Ma ci sono altri motivi per ricorda re a tutti questo ricorrente evento di Urbino: tra gli altri, quello che è pro prio in quella sede che si mettono le basi di un processo formativo conti-
nuo, che partendo dai Consigli regio nali e provinciali, cerca e spera di raggiungere tutte le novemila socie tà sportive del C.S.I. e, attraverso es se, riflettere un perfezionamento di rapporti e di proposte sportive sui novecentomila atleti che hanno scel to la nostra Associazione. Urbino VII, dunque, non è un picco lo fatto lontano da noi: è invece un momento di vita associativa che ci ri guarda tutti. Quest’anno le regioni presenti erano 13: mancavano l’Abruzzo, la Basilica
ta, il Lazio, la Liguria, le Marche, il Trentino, l’Umbria e la Valle d'Aosta. Perché evidenziare le assenze? E per ché le assenze? Ecco un tema di ri flessione associativa a tutti i livelli, che non riguardano solo i responsa bili nazionali. I presenti, ragazzi e ragazze, in pro porzione di 3 a 1, hanno lavorato so do sui temi emergenti del Progetto associativo del C.S.I. È su questo «progetto» che si costruisce l'identi tà dell’Associazione, che si modella la vita del nucleo fondamentale di es sa, che è la Società sportiva. II lavoro fatto ad Urbino è stato du ro: perché non si è trattato di ripete re un testo (a proposito, quanti no stri lettori lo conoscono? Perché non procurarselo?), ma di adattare le proposte al mutare delle situazioni, dei contesti culturali, delle modifica zioni di atteggiamento politico, degli assetti e delle crisi territoriali e am bientali. E poi c’era da ripercorrere la strada dei riferimenti culturali e scientifi ci senza dei quali la nostra azione, per natura volontaria, può decadere nell’approssimazione. Come si vede, non c’era da scherza re: anche se il clima, come sempre, era quello della festa, della fraterni tà, dello scambio diretto delle espe rienze, dell'impegno alla collabora zione, della voglia di fare, dopo aver parlato e discusso. In attesa di Urbino Vili, l’onda di questo incontro formativo si spera che si diffonda a provocare un risve glio dell’azione formativa di tutta l’Associazione e soprattutto a solle citare la coscienza del valore fonda mentale della formazione e della au toformazione, per fare del gioco e dello sport, che sono alla base del no stro impegno e del nostro stare insie me, un processo di maturazione umana e sociale dei giovani che stan no con noi e di quelli tra noi che si arricchiscono (spiritualmente, s’in tende!) lavorando con loro.
E.G.
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Preti e sport
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li! una lettera di saluto e di augurio, inviata in occasione del Seminario nazionale dei Consulenti e dell’incon tro per studenti di teologia, che si so no svolti a Roma e Bienno nei mesi di giugno e luglio, Mons. Ruini, se gretario della CEI, scrive: «sono cer tamente due iniziative che meritano attenzione perché coinvolgono, da una parte, i Consulenti nei confron ti della difficile e delicata fase edu cativa dei pre-adolescenti, dall’altra i futuri sacerdoti, i quali devono prendere coscienza del fenomeno sportivo e della loro preparazione ad inserire tale fenomeno nella pastora le giovanile». Dopo le intense giornate trascorse con i sacerdoti e i seminaristi ci si può legittimamente chiedere se l'au gurio è... andato a segno! E la risposta non può essere che po sitiva, sia tenendo presente gli oltre cento partecipanti, sia se si valutano con attenzione i temi che si sono af frontati e il profondo impegno di ap profondimento e di confronto. Innanzitutto c’è da rilevare come sia condivisa l’intenzione di fornire un aiuto specifico all’Associazione e al suo contributo per lo sport, per la so cietà civile e per la comunità cri stiana. I sacerdoti non si sentono «corpo se paralo», ma intendono contribuire, a loro modo, alla crescita e allo svi luppo dell’Associazione e quindi an che alla stagione congressuale, che si annuncia particolarmente impegna tiva e significativa. In questo senso, la riflessione sulla pastorale giovanile, e in particolare sui pre-adolescenti e sulla loro do manda di vita, ha spinto a interrogar si approfonditamente sulle caratte ristiche necessarie di un impegno educativo che passi attraverso una corretta proposta di attività sportiva. Sembra ormai al tramonto l’idea di uno sport «neutro», e che sempre più si affermi l’esigenza di promuovere una valida cultura sportiva, attraver so una attività a misura d’uomo. Co me si coglie sempre meglio la neces sità di inserire tale proposta all'inter no del progetto educativo globale della comunità cristiana.
Tutto questo è stato sottolineato con forza nel saluto che Mons. Tagliafer ri, Presidente della commissione del la CEI per il laicato, ha portato pre siedendo la Concelebrazione delI’Eucaristia. Una particolare attenzione ha riscos so la presentazione organica e pun tuale di GIOCASPORT (sono interve nuti l'ACR, gli Oratori e il CSI) che ha visto la presenza anche di diversi Assistenti dell’Azione Cattolica: si è guardato con molto interesse a que sta iniziativa interassociativa rivol
ta al mondo dei pre-adolescenti e te sa a creare opportunità di rapporto tra diversi gruppi, associazioni e mo vimenti presenti nella comunità cri stiana. Un rapporto finalizzato ad un servi zio concreto e alla maturazione di una nuova mentalità sportiva. Sport ed educazione hanno bisogno di coniugarsi sempre di più: sacerdo ti e studenti di teologia sembrano di sponibili a questo non facile e impe gnativo compito.
G.G.
Per imparare «Giocasport» Il secondo Corso nazionale per pro motori di «Giocasport» ha trovato ospitalità a Cavareno, nell’alta Val di Non, dal 12 al 19 luglio e, seppure an cora in una fase sperimentale, ha ri scosso unanimi consensi sia per il programma svolto che per la meto dologia prescelta, aderente alle tema tiche del programma «Giocasport» e volta ad esplicare le proposte e le fi nalità che il programma intende rea lizzare e perseguire. L’iniziativa è stata animata con im pegno e competenza da ben trenta persone tra docenti e collaboratori, provenienti dalle fila del CSI e qual cuno anche dall’ACR. Circa novanta i corsisti, alcuni dei quali prescelti dall’ufficio centrale ACR, in rappresentanza di ben 19 re gioni e 64 province. L’aspetto orga nizzativo è stato curato dal CSI e da gli amici della Federazione italiana Orientamento, con la collaborazione dei Comuni di Cavareno, di Fanalo e Sarnanico, ai quali va tutta la rico noscenza del CSI. Il programma, decisamente impe gnativo, è stato svolto da tutti con molta disinvoltura, rivelando una buona capacità e un grande interes se da parte dei corsisti, i quali, al di là delle diverse competenze ed espe rienze, hanno fatto gruppo, renden do ancora più interessante l’intera esperienza.
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Al mattino, nella splendida sala del la Casa Rurale di Cavareno, si sono svolte le lezioni teoriche, le quali hanno mirato ad approfondire il Pro getto associativo del CSI e il proget to «Giocasport» come una delle pos sibilità di programma dell’itinerario sportivo educativo. Inoltre, l’attenzione si è fermata sul soggetto a cui «Giocasport» si rivol ge: il Preadolescente, visto sotto l’a spetto psicologico, socio-culturale, pedagogico e sportivo-educativo. Proprio quest’ultimo aspetto ha in trodotto un piccolo approfondimeli-
to sul concetto di motricità e su una delle motivazioni primarie che lo ca ratterizzano: il gioco. Infine, l’aspet to legato al ruolo c alle funzioni che ciascun corsista dovrà poi svolgere, vale a dire come promuovere «Gio casport » all’interno e all’esterno del CSI. I lavori del mattino si sono sempre conclusi con una proposta di dinami ca di gruppo, protesa ad evidenzia re alcuni fattori della «comunicazio ne» legati alle tecniche e alle dinami che promozionali. Le ore pomeridiane sono state impe gnate per approfondire in modo pra tico le diverse proposte di attività del «Giocasport» e le possibili formule di svolgimento e organizzative. Infat ti i corsisti, suddivisi in cinque grup pi, si sono ritrovati in una serie di la boratori a vivere in prima persona le attività, simulando situazioni diver se e realizzando materiale per il mo mento conclusivo. Il tutto puntando sulla creatività e sulla partecipazio ne volta ad approfondire in maniera diretta e personale ciò che poi sarà necessario trasmettere ad altri. II Corso si è concluso nella maniera più degna, attraverso un tirocinio pratico che ha impegnato tutti. Una vera «Festa di Giocasport» ha coin volto ragazzi e ragazze provenienti a centinaia dalla Val di Non e dalla Val di Sole; una manifestazione in piena regola organizzata ed animata dagli stessi partecipanti al Corso. La cronaca di questa giornata, ma anche quella delle serate associative, tutte ispirate ad un tema specifico (la danza, il teatro, lo sport...), richiede rebbe un lungo racconto: in poche ri ghe rischieremmo di dire poco e di non rendere bene l’idea. Non è un problema: il vissuto che ciascuno di noi si è portato a casa, l’esperienza maturata, si trasformerà senz’altro in tante occasioni di Festa e di gioco a cui ciascuno di voi è fin d’ora in vitato.
Donato Renaio Mossila
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MEI
LE ARITMIE NELL'ATLETA Ho un figlio di 16 anni che pratica da alcuni anni il basket, due mesi fa in seguito alla visita annuale di idonei tà gli sono state riscontrate all’elet trocardiogramma delle exstrasistoli ventricolari. Può continuare a gioca re? Il medico gli ha prescritto ulterio ri accertamenti, tra cui un Boiler. De ve sottoporsi a tali accertamenti? Circa l'uno percento dei soggetti nor mali presenta exstrasistoli ventrico lari durante l'esecuzione di un elet trocardiogramma di routine: tale per centuale sale al 30-40%, qualora ven ga effettuata una registrazione elet trocardiografica continua di 24 ore (Boiler). Tale metodica oggi viene considera ta la tecnica di prima scelta per la diagnosi e lo studio delle aritmie car diache. soprattutto per le sue carat teristiche specifiche di esame da ese guire durante l’attività fisica, durante il sonno e durante le normali attività quotidiane (mangiare, lavarsi, eie). La monitorizzazione continua dell’ecg permette di valutare l’andamen to della frequenza cardiaca durante il massimo sforzo fisico (F.C. massi ma), durante la veglia e durante il sonno (F.C. minima), nonché la reale incidenza tipo e prevalenza delle aritmie. Tuttavia non sono stati ancora stabi liti criteri univoci circa la determina zione di uno standard di normalità
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nella valutazione delle aritmie, In atleti si può fare riferimento allo stu dio multicentrico effettuato dalla So cietà di Cardiologia dello Sport. Su 165 atleti, tra i 18 e i 35 anni, pra-
ticanti attività agonistica a livello medio-alto da almeno due anni, furo no rilevate aritmie ventricolari in 56 atleti (33,9%), che nella maggioranza dei casi erano semplici extrasistoli ventricolari. Naturalmente di fronte ad uno spor tivo con aritmie cardiache il primo obiettivo è quello di escludere la pre senza di una cardiopatia. Questo av verrà attraverso l’esecuzione di alcu ne indagini clinico-strumentali come l’Boller e l’ecocardiogramma. Soltanto nel caso che dovessero emer gere aritmie considerate a rischio per lo sportivo si deve formulare un giu dizio di non idoneità alla pratica sportiva. Comunque le aritmie ventricolari non sostenute da una cardiopatia, rappre sentano un rischio minimo per le per sone asintomatiche, permettono una regolare attività sportiva agonistica, ed hanno prognosi favorevole a lun go termine. In conclusione si può affermare tran quillamente che le aritmie dell’atle ta sono un riscontro occasionale ra ro, anche in sportivi di età non più giovane, e tale dato è sovrapponibile a quello riscontrato in soggetti non al lenati, di pari età; indenni da car diopatie.
Antonio Spataro
MEDICINA E PUGILATO
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La boxe, tutto sommalo, non è poi co si tanto dannosa come si è soliti di pingerla. L'importante è conoscere a fondo gli effetti secondari che essa può indurre sul corpo umano (in par ticolare sulle parti prive di fascio mu scolari, ovverosia, in sostanza, sul ca po) e cercare di prevenirli, addirittu ra di annullarli. Questo è quanto emerge dal simposio medico internazionale su «Ruolo del la medicina dello sport applicata al pugilato: aspetti di carattere fisiolo gico e preventivo», tenutosi il 30 mag gio presso l'hotel Concorde di Tori no, a margine dei ventisettesimi cam pionati europei dilettanti di pugilato. « L'applicazione della scienza medica alle varie discipline sportive ha sot ti atto queste ultime all’empirismo di
taumaturghi e stregoni», ha sottoli nealo in apertura il prof. Antonio Francone, presidente della Commis sione Medica Europea dell’Eaba. Soprattutto il pugilato, a giudizio del ricercatore italiano, ha tratto grossi benefici dal progresso tecnologico de gli ultimi dieci anni, che ha dato ri sultati positivi nella prevenzione di traumi cranici. Un importante contri buto è venuto, in questo senso, dal l’enorme diffusione della Tac, rivela tasi «un insostituibile mezzo di dia gnosi precoce delle lesioni cerebrali acute e di ausilio al neurologo nella valutazione di quelle croniche». A riconoscimento dell'importanza di questo strumento, già nella riunione della commissione medica del Ciò di
Serajevo ( I 984) venne raccomandato all'Aiba (Associalion Internationale de Boxe Amateur) di eseguire su tut ti i pugili dilettanti un controllo Tac cerebrale all’anno. Ad essa va però aggiunta, secondo Francone, la Risonanza Magnetica, un sistema di indagine strumentale di natura radiologica che, non utilizzan do ionizzanti, risulta completamente innocuo. «Con questo mezzo — ha ag giunto il radiologo — è possibile for nire un maggior numero di informa zioni nell'eventualità di danni a cari co del tronco encefalico, scarsamen te ottenibile con la Tac». Lo yugoslavo Dragati Retrovie ha in vece sottolineato che «non ci sono si stemi fisiologici noli che possono evi tare il danno prodotto da un trauma
davvero grave». Nonostante questo, qualsiasi sport «violento», se ben se guito e controllato, può non esser no civo. Al riguardo si evidenzia però co me indispensabile il ruolo della neu rochimica e della neurobiologia. Ma soprattutto va incrementato l’appor to scientifico degli otorinolaringoia tri, di cui Petrovic ne è un esponente in seno all'Eaba, ove ricopre la cari ca di segretario generale della com missione medica. Lo scienziato slavo ha giustificato l’urgenza di questo apporto speciali stico per porre maggior attenzione al sistema vestibolare (cioè a quel com plesso meccanismo che ci fornisce l’e quilibrio e l'orientamento nello spa zio), parte integrante del sistema ner voso centrale e soggetto a particola ri aggressioni nel pugilato. Nulla di drammatico, però. Perché, in base ad un test compiuto su oltre cento pugi li professionisti presi a caso, il nume ro di Ko non è direttamente rappor tabile ad anomalìe del sistema vesti bolare. «Non è emerso — ha detto Petrovic — un rapporto stretto fra la quanti tà di traumi ed il funzionamento del sistema. E nulla ha indicato danni al l'udito dovuti alla boxe». Per il prof. Laptev, dottore in scien za della medicina presso l'istituto di cultura fisica Lenin di Mosca, il pu gilato diventa assai meno rischioso quando viene migliorato il regime di vita del pugile. «Se l’uso del casco riveste molta im portanza come difesa meccanica, altrettanso si può dire della difesa bio logica», ha sottolineato Laptev, ri marcando innanzitutto il valore di una protezione dallo stressante cari co fisico, neuropsichico ed emotivo, presente in misura sempre maggiore in un mondo pugilistico che tende a far lievitare in modo abnorme i rit mi di allenamento, il numero degli in contri e lo svolgimento delle gare, a tempi ravvicinati, in condizioni clima tiche diversissime. «Molte ricerche — ha concluso il so vietico — dimostrano che i traumi più pericolosi nascono dalla fatica accu mulata. Esaminando la preparazione di pugili come Papp, Stivensson e Lagutin, abbiamo rilevato quanto sia fondamentale una totale astensione dal consumo di alcol, tabacco e nar cotici, una costante igiene del corpo (cura del peso e buona attività sessua le), una dieta personalizzata». Dal poliambulatorio dentistico di Pe rugia arriva invece l’invenzione piu interessante per quanto cotteci ne la difesa delle arcate orali. Si tratta di un nuovo paradenti anatomico mono blocco, ideato dal dottor Giancarlo Mastriforti su sollecitazione di Fran co Falcinelli (allenatore della nazio nale italiana dilettanti) e dell’intero settore azzurro della Fpi.
INFORMATUTTO TOTOCALCIO: IN SEI MESI 125 MILIARDI IN PIU'
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Già sperimentato con successo a Los Angeles fra le ganasce di Stecca, Da miani, Todisco e Musone, l’apparec chio consente di proteggere entram be le arcate dentarie e non soltanto — come sempre è stato — quella su periore. Realizzata in resina semitra sparente termoplastica, la protesi di fende principalmente dagli effetti de gli uppercut, cioè di quei colpi temi bili portati dal basso verso l’alto. Non solo: grazie alla perfetta aderenza alle strutture anatomiche della bocca, il paradenti non può essere espulso (vo lontariamente o meno) dal pugile e soltanto un’altra persona è in grado di toglierlo. Alcune asole passanti so no poi state praticate sulla parte an teriore, onde evitare che il pugile, nel caso di ostruzioni alle vie nasali (de viazioni del setto, riniti, piccole emor ragie). sia costretto a respirare con la bocca aperta, in un atteggiamento terribilmente pericoloso nell’impat to con i colpi. Ma se la boxe è meno nociva di quan to si crede comunemente, a che dob biamo la presenza di marchingegni meccanici, farmacologici, biologici e radiologici?
D.M.
Il totocalcio, nel primo semestre 1987, ha incassato 125 miliardi in più di quanto previsto dal bilancio del CONI. La somma netta incassala dall’Ente è di 39 miliardi, ripartita secondo le se guenti principali destinazioni: 10 mi liardi alle Federazioni come ulteriore contributo ordinario, 3 miliardi alla preparazione olimpica, 2 per rimbor si alle Federazioni, 4 miliardi e 375 mi lioni alla Federcalcio (quota parte del 3,50 per cento di sua spettanza), 1 mi liardo e 602 milioni agli Enti di pro mozione sportiva (integrazione del contributo ordinario nella stessa per centuale di quello concesso alle Fede razioni), quasi 18 miliardi come primo stanziamento per la ristrutturazione dello Stadio Olimpico, oltre 5 miliar di al personale per l’applicazione del nuovo contratto di lavoro, 2 miliardi e 560 milioni ad enti pubblici territo riali e a società sportive per la realiz zazione di impianti sportivi.
MAGGIORE PERMISSIVITÀ' PER GLI STATUTI FEDERALI Il Consiglio nazionale CONI del luglio scorso ha approvato una nuova versio ne dei «Princìpi informatori degli sta tuti federali» già emanati la prima vol ta nel 1983. La nuova edizione concede qualche strappo alla severità della prima, si di ce per uniformarsi alle maglie un po’ larghe degli statuti della FIGC. Tra l’altro si allungano i termini per l’in tegrazione degli organi elettivi, si con sente di non far ricorso al recupero dei primi non eletti e si ammette, in pratica per la sola FIGC, di superare il tetto delle cinque deleghe tra socie tà nelle assemblee. Oggi la FIGC ne ammette fino a 40.
MEDICI E PEDIATRI: TUTELA SANITARIA La Gazzetta Ufficiale del 21 luglio, n. 16S, pubblica i due DPR dell’8 giugno 1987, n. 289 e 290, che danno attuazio ne agli accordi collettivi nazionali per la regolamentazione dei rapporti con i medici di medicina generale e con i medici pediatri. Come nei precedenti accordi, è stato ribadito che rientra nei compiti di det ti sanitari anche la certificazione di idoneità allo svolgimento di attività sportive non agonistiche di cui al D.M. 28 febbraio 1983.
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IL FILM
RADIO DAYS
DI WOODY ALLEN
«Ncssuno mi avrebbe creduto, tran ne Beex Baxter». Per il piccolo pro tagonista di «Radio Days», Beex Bax ter non è solo il personaggio radiofo nico preferito, l’eroe senza macchia e paura. È molto di più. È la voce ami ca, il confidente esclusivo, che mai tradirebbe, lo specchio segreto in cui guardarsi e riconoscersi. Ma, soprat tutto è a portata di mano: basta atten dere l’ora giusta e girare la manopola.
Cosi la radio — ci racconta Woody Al ien — alla fine degli anni Trenta tur bava e stimolava la vita, almeno quel la immaginaria, dell’americano me dio: sino al punto di sdoppiarla. La ar ricchiva di mille segni e significati in più, che si aggiungevano a quelli del la vita reale, a volte facendo loro da contrappunto, più spesso finendo per confondervisi. Una commistione, be ninteso, che non era mai assoluta. «Ci sono quelli che beveno champagne ai locali chic e quelli che, come noi, li sentono bere champagne alla radio», dice con amara ironia uno dei perso naggi femminili. Ma questo stesso margine di distacco non era motivo di disaffezione. Consentiva di torna re, di tanto in tanto, a misure le giu ste distanze, strappava dal torpore e rendeva, tutto sommato, il mezzo me no tirannico.
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Non che la radio conoscesse discre zione e autocensure. Al contrario: en trava di prepotenza nelle case, rivo luzionava le abitudini, ne creava di in teramente nuove, sconvolgeva i rap porti, li piegava alle sue leggi. Ma, al tempo stesso, dava conforto, leniva la solitudine, slargava gli orizzonti. Ed era grazie ad essa, se potevano acca dere, tante cose prima impensabili: sc ia mattina, appena alzati, si poteva ascoltare le quattro chiacchiere che due consumati attori si scambiavano durante una prima colazione in diret ta; se si poteva sperare che l’improv viso annuncio di un'immaginaria in vasione di marziani, creando scompi glio, ponesse termine a un incontro a due che rischiava di degenerare; se, infine, non era escluso che dei ladri, intenti a saccheggiare un apparta mento, interrompessero per un po’ la loro opera, non resistendo alla tenta zione di rispondere per telefono alle domande di un programma a quiz e così, grazie alla loro prontezza di ri flessi, facessero vincere al derubato un premio tale da ripagarlo genero samente del furto subito. Aneddoti, ma anche ricordi. Storie collettive, ma anche storie individua li. L'ispirazione felliniana è troppo vistosta per passarla sotto silenzio. Ma non bisogna esagerarla. Alien è trop-
po interessato all’intreccio tra pub blico e privato, per concedersi ecces sive distrazioni nell’immaginario, troppo sociologo per credere nei mi crocosmi, troppo newyorkese per non lasciarsi assillare da problemi esi stenziali. È attratto dai casi umani dei singoli, ma non sa rinunciare a ve derci significati più vasti. I suoi per sonaggi non sono mai solo sé stessi. Rimandano a qualcosa che li trascen de, in primo luogo alla sostanza so ciale in cui sono immersi. È il caso anche di Sandy (Mia Farrow), sigheraia che diventa attrice e alla fine non sa più se e quando deve parlare il suo falsetto naturale o assumere il timbro baritonale che si è conquistata in estenuanti prove davanti allo spec chio. Anche lei alla fine si sdoppia: una parte al successo e una alla natura.
Ettore Greco
IL RISCHIO DELLA CERTEZZA Pregiudizio/Potere/Cultura TULLIO TENTORI / EDIZIONI STUDIUM, ROMA 1987, PP.360, L. 19.000 La verità è un territorio senza sentieri; se provi a tracciarli su una carta, ti ri troverai in mano una mappa, ma non il territorio. A questa massima di un saggio indiano sembra essere ispirato il voluminoso, denso, ma anche piacevole e somma mente interessante libro di Tullio Tentori, ordinario di antropologia cultura le nell'università «La Sapienza» di Roma. La verità è, potremmo aggiungere noi in forma più pedestre, che siamo imbe vuti di pregiudizi da capo a piedi, ma siccome abbiamo la presunzione della verità, non ce ne rendiamo nemmeno conto e non siamo minimamente in gra do di individuare dove s'annidano. Ecco un libro che aiuta a snidarli. Per molti sara un vero chock scoprire quan te certezze non sono altro die ipotesi e dunque, in quanto certezze, dei pre giudizi. L’opera non è soltanto un'antologia e un inventario di pregiudizi; è soprattutto una proposta metodologica per eviden ziarli laddove si confondono con i mo-
TULLIO TENTORI
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Il ràschio della certezza Pregiudizio Potere Cultura
EDIZIONI STUDIUM ROMA
delli culturali, con la tradizione, col co stume, laddove producono razionalizza zioni difensive o aggressive, o si fanno strumento di meccanismi di produzio ne, conservazione e ri produzione del potere. Tuttavia, nonostante l'ampiezza, è un viaggio imeompiuto, che ogni lettore sa rà messo in grado di proseguire attra verso gli «intrighi» della propria e altrui vicenda umana.
DON MILANI___________ I LIBRI
(segue da pag. II)
700 FASI i PORME DO ©0©CO PER VELOCIZZARE LA PALLAVOLO ALESSANDRO DEL FREO / SOCIE TÀ' STAMPA SPORTIVA, ROMA 1987, PP. 320, L. 20.000.
tacco attraverso veloci combinazioni di gioco; l’esecuzione del muro in combi nazione con rapide applicazioni tecnico tattiche di difesa e di attacco; il servi zio in salto con la tecnica della «battu ta veloce». La grande quantità di esercizi proposti offre a tecnici ed istruttori la possibili tà di estrapolare dall’insieme gli eser cizi ritenuti più adatti alle reali necessità delle squadre e dei singoli gio catori.
700 FASI E FORME DI GIOCO PER
UN ANNO DI CICLISMO .
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LA PALLAVOLO A* ALESSANDRO DEL FRf.O
SOC3.TA STAMPA
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Il diffondersi della pallavolo in Italia, sia a livello agonistico sia a livello «ri creativo», ha recato con sé un moltipli carsi di testi dedicati alla didattica e alla tecnica di questo sport. La sola Società Stampa Sportiva ha edito in dieci anni una ventina di titoli sulla pallavolo, ope ra di qualificatissimi autori italiani e stranieri. Questo libro di Del Freo, pro posto dalla medesima casa editrice ro mana, si segnala tuttavia per la sua particolare impostazione, che lo rende strumento assai semplice per insegnan ti, istruttori, tecnici di qualsiasi livello. Insegnante di educazione fisica, Del Freo è già stato autore di due volumi de dicati rispettivamente alla velocizzazio ne del basket e del tennis. La medesima finalità, proporre esercizi volti a realiz zare una tecnica che imprima maggior velocità alle azioni di gioco, viene ora applicata alla pallavolo. Il titolo stesso del libro è estremamente esemplificati vo della sua impostazione. Messe da parte le dissertazioni teoriche, del Freo illustra 700 esercizi relativi ad ogni fa se di gioco; il miglioramento della ve locità di esecuzione è ricercato a livello di singolo giocatore per giungere in se condo tempo a forme più veloci di gio co di squadra. Ogni esercizio è proposto tramite uno schema illustrato, al cui fianco sono ri portate, nel modo più sintetico possibi le, alcune righe di chiarimento circa l’esercizio proposto e circa le sue fina lità. Nell’insieme gli esercizi sono rag gruppati in cinque capitoli, che riguardano rispettivamente: il perfezio namento del palleggio c bagheri il gio co della difesa in funzione di un veloce rilancio del gioco d’attacco; i colpi d’at-
GIACOMO SANTINI / ED. LUIGI REVERDITO, TRENTO 1987, PP. 214, L. 25.000. Come ogni anno all’apertura della nuo va stagione ciclistica l’Editore Reverdito propone il più completo degli almanacchi sulla stagione precedente. Pubblicata in tarda primavera, anche l'edizione di quest’anno (che si riferisce logicamente alle corse del 1986) rispet ta l’impostazione usuale Le gare sono riportate in ordine cronologico di svol gimento; per ogni gara (o tappa) sono ri cordati ordine di arrivo e classifiche, mentre alcune righe di testo fornisco no la sintesi dello svolgimento della ga ra. Ma, inutile sottolinearlo, il «piatto forte» del libro sono le fotografie, ope ra di Sergio Penazzo, fotoreporter spe cializzato in ciclismo: numerosissime (oltre 250, molte delle quali a colori), di mostrano a quali vette di bellezza e di espressività possa giungere la fotogra fia sportiva. Ed è proprio questo, in fon do, il senso del volume, essere una bella, completa, colorata, economica (in rap porto alle sue caratteristiche tipografi che) strenna per tutti coloro che amano il ciclismo.
dello sport, della ricreazione. Questo aspetto del suo pensiero si lega alla sua concezione austera della vita co me impegno, lotta, fatica. Lo sport gli appariva come evasione, degenerazio ne tanto più pericolosa quanto più le gata al l'esperienza dei poveri. Eppure c'è stata una stagione nella quale don Milani è stato spesso cita to al nostro interno. Di lui citavamo la lettera a Pipetta che rappresenta forse la sintesi del suo modo di inten dere la presenza del credente nel mondo. Era la stagione in cui il C.S.I. andava maturando la svolta cultura le e sportiva. Nella lettera a Pipetta c’era spazio an che per destinatari come noi rivolti a riportare la pratica sportiva su una dimensione umana, impegnati a fa vore dello sport per tutti, a misura di ciascuno. Il suo monito a Pipetta, gio vane comunista impegnato, ci calza va bene allora e ci calza bene oggi e in futuro. Scegliere il povero e le sue lotte per combattergli a fianco, ma con una grande riserva mentale: poiché ogni battaglia produrrà comunque vinci tori e vinti, il cristiano dovrà essere sempre disposto a rivedere la propria collocazione storica. «Ma il giorno che avremo sfondalo insieme la can cellata di qualche parco, installata in sieme la casa dei poveri nella reggia del ricco, ricordatene Pipetta, non ti fidar di me, quel giorno io ti tradirò. Quel giorno io non resterò la con te. lo tornerò nella tua casuccia piovo sa e puzzolente a pregare per te da vanti al mio Signore crocifisso. Quan do tu non avrai più fame né sete, ri cordatene Pipetta, quel giorno ti tra dirò. Quel giorno finalmente potrò cantare l'unico grido di vittoria degna di un sacerdote di Cristo: “Beati i... fa me e sete"» (6). È forse in questa fatica di distender si fra Dio e l’uomo, tra la fede e la sto ria e come nella convinzione e nel l’imbarazzo di non poter scegliere l'u no senza l’altro che si può cogliere il senso della testimonianza personale e dell’opera di don Lorenzo Milani co sì nitidamente sancita nelle ultime ri ghe del suo testamento: «Caro Miche le, Caro Francuccio, cari ragazzi,.... Ho voluto più bene a voi che a Dio, ma ho speranza che lui non stia atten to a queste sottigliezze e abbia scrit to tutto al suo conto...» (7).
Leo Leone 6) Lettere...: lettera a un giovane comuni sta di San Donato, pag. 12 e 13 ' 7) Lette re...: Testamento, pag. 276.
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COSTO
RILEGGIAMO IL VOCABOLARIO DELL'ESTATE Invito a rileggerci, ciascuno per con to nostro o con una bella discussio ne di gruppo, il vocabolario della no stra estate. E fra settembre e ottobre c’è ancora un po' di tempo per utiliz zarlo al meglio.
un'idea nuova, una luce. Significava anche «stare in ozio», ma per gli an tichi Romani l’ozio non era il pigro far niente, anzi era proprio l'occupar si di cose piacevoli al di fuori del lavoro.
DIVERTIMENTO è una parola che viene dal latino «divertere», che ha il significato di «volgersi in altra dire zione». Che cosa viene rivolto altro ve? È chiaro: il nostro pensiero, disto gliendolo dalle preoccupazioni di tut ti i giorni. Divertimento sarebbe dun que tutto quanto aiuta a distrarre l’a nimo e il pensiero dagli affanni o dal le occupazioni abituali. Molti sono andati invece in vacanza portandosi dietro le proprie nevrosi, il pensiero dell’ufficio, della carriera, delle invidie e delle beghe quotidia ne rimuginate pure nelle chiacchiere al bar della spiaggia, le maldicenze, le rivalità... Chi è riuscito a mollare tutto dietro di sé? E non sarebbe sta to «divertente» volgere i pensieri a te mi meno banali, volgere l’anima a qualcosa di più alto?
TURISMO invece deriva dall’inglese «tourist» cioè turista, e dal francese «tour», cioè giro: «colui che fa un gi ro, che va in giro». C'è chi, questa estate, è andato da Roma a Ostia o da Milano ai laghi, e chi è andato alle Maldive o alle Seychelles. Ouest’ultima scelta è spesso un cattivo vezzo italiano: andare in giro in posti stra vaganti non per conoscere un paese e i suoi abitanti, ma per prendere la stessa tintarella che si potrebbe otte nere in Calabria e per mandare car toline agli amici dai quali farsi invi diare. Salvo la sorpresa di ritrovare gli stessi amici alle Seychelles o alle Maldive. Non è l’ampiezza del «giro» che fa il turista, ma la sua capacità di vedere, di capire, di accettare senza pregiu dizi, la sua curiosità e la sua umani tà. Uno scrittore savoiardo della fine del settecento scrisse un intero libro: «Viaggio intorno alla mia camera»; si chiamava Xavier de Maistre ed era un grande turista.
Divertimento è svago, passatempo, è ricreazione; procura distrazione, buon umore e piacevole interesse. A proposito, divaghiamo sullo SVAGO: la parola deriva ancora dal latino «exvagare», cioè «viaggiare fuori di, an darsene in giro al di là di...». Ancora una volta: al di là delle occupazioni e preoccupazioni logoranti. In fin dei conti, nelle parole dell’esta te c’è un senso di liberazione. Siamo noi che le trasformiamo in corsa, fret ta, agitazione, nuova prigionìa. RI CREAZIONE è parola che, nel signi ficato di «ri-crcare» dà l’idea del «creare di nuovo», ma nelle definizio ni del vocabolario corrisponde a un «riposo dalle occupazioni gravi e dal lo studio, impiegato in svaghi e trat tenimenti ■>. Non abbiamo sentito, nel le vacanze o ferie, il bisogno di farci nuovi, di sentirci rinnovati, magari davanti a una distesa marina senza fi ne, a un prato montano, a un bosco di abeti che additano il cielo, a una chiesetta sperduta? Ri-crearsi, rifar si nuovi, è desiderio di tutti, giovanis simi e anziani, giacché l’«uomo vec chio» che dorme in ciascuno di noi è duro da eliminare e l’«uomo nuovo» per sorgere deve sempre rompere una dura scorza.
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Tutte le parole delle vacanze porta vano dunque in germe alcune idee,
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che forse molti hanno sprecato. Quel la di un abbandono del ritmo di vita abituale si è ridotta all’adozione di al tri ritmi, spesso più frenetici, impo sti dalle mode, dagli amici, dalla vo glia di fare tutto in pochi giorni. Quel la di una ricerca di scoperte, attività ed esperienze nuove si è banalizzata nella solita triade spiaggia-bagnoombrellone, o pallone-campcttoamici, e così si sono perduti la luna sul mare di notte e il sorgere del sole dietro i monti, il miracolo della corol la d’un fiore e le striature d’un sasso del fiume. Quella che tutto ciò serve a dare gioia e ad elevare le condizioni del corpo e dello spirito è scaduta per molti in un affaticamento (dimenticando le esigenze del riposo), nell'avvilimento di passatempi banali, nel perdere tempo, quel tempo «per sé stessi» che invano si ricercherà prima o poi, quando da dentro urlerà un vuoto.
Dopo aver meditato sul senso vero delle «parole delle vacanze», io qua si quasi... ricomincerei.
Guarda un po’, VACANZA in latino si gnifica semplicemente «essere vuoto, essere libero da occupazioni », e la pa rola può così sembrare assai meno stimolante delle altre, ma questo «vuoto» dovrebbe aver reso ciascuno più disponibile a ricevere, ad acco gliere un’amicizia, un'impressione.
Domenico Volpi
Papa Paolo VI parlò del turismo di cendo: «L'incontenibile e irrequieto moto dell’uomo moderno esprime anch’esso tanti valori positivi: il senso del limite, la incontentabilità dei va lori contingenti, la ricerca instanca bile dell’o/fre. Esso può ricondurci fi no alle parole di sant’Agostino: Ci hai fatti per Te, Signore..., con quel che segue. Dobbiamo però evitare sia l’o zio pesante sia il piacere disordinato che arresta la vita dello spirito, per ricondurci al cristiano senso di esse re pellegrini nel mondo delle appa renze, verso il mondo della realtà so stanziale e soprannaturale...».
L'OPINIONE DI...
ANTONIO
BELLO Questa volta Stadium ha raggiunto uno dei Vescovi più giovani e più attivi della Chiesa italiana: Mons. Tonino Bello, Vescovo di Molfetta e Presidente del Movimento Pax Christi. Gli ha chiesto: — Mons. Bello, Lei è Presidente del Movimento Pax Christi. Si parla tanto di pace, delle grandi battaglie pacifiste, della lotta agli armamen ti, dei grandi progetti; ma restan do al nostro modesto vivere quoti diano, al nostro impegno di ogni giorno, Lei vede veramente una so cietà costruita in concreto sulla pace? «Il bisogno di pace è connaturato al bisogno di comunione. Mi accorg<;o che la gente ama stare insieme, la vera guerra la scatena soltanto la solitudine. Noi da credenti, quanto più diffondiamo questo desiderio di comunione nel el corpo socia le, tanto più rispondiamo agli ane liti di pace del mondo. Come Gesù fu il Grande Radunatore di folle, anche noi credenti dovremmo esse re coloro che facilitano l’accorpamento delle persone aiutandole a vivere nella conflittualità del no stro mondo. Tutto questo compor ta scelte coraggiose, come la lotta personale, la chiarezza di posizio ni, l’audacia profetica. In ogni ca so la contraddizione rilevata esiste: in fatto di pace c’è incoerenza tra le grandi enunciazioni di principio, i maxi-progetti e il vissuto quotidia no di coloro che predicano la pace. Per esempio non è credibile una persona che parla di disarmo e poi non sa perdonare, perché il perdo no che cosa è se non un disarmo unilaterale? Bisogna convertire il proprio animo prima di parlare di pace. Gesù usa tre verbi molto si gnificativi nel suo discorso: vieni, seguimi e vai. Molli pretendono di andare in "missione di pace», sen za essere venuti da Gesù e senza es sersi convertiti alla sua esigente sequela”.
— Da sempre Lei si batte sui temi dell’emarginazione. Ma quali sono le nuove irontiere dell’emargina zione? Chi sono i «nuovi poveri»?
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Che cosa c’è dietro il grande «ice berg della povertà», che spesso ci mostra soltanto le sue vette, come gli emarginati, i drogati, gli anzia ni, gli sfrattati? «Rispondere su quali sono i nuovi poveri, significherebbe rifare un di scorso vecchio, in voga da almeno 10 anni in Italia. Più che chiedersi chi sono gli emarginati, credo sia più utile interrogarsi su chi sono i nuovi emarginatoti, i veri produt tori di emarginazione. Penso che coloro i quali, come principio assiologico della propria vita, collocano se stessi e non l’altro in primo pia no, siano inevitabilmente operato ri di emarginazione, fattori di po vertà. Per cui il ‘‘crivello’’ per l'e lencazione delle nuove povertà non è l’esame sociologico, ma quello di coscienza, non l'analisi della situa zione, quanto l’analisi del proprio egoismo. È bello lottare per l’emar ginazione, ma spesso sono proprio 11 nostro egocentrismo e la nostra sopraffazione a creare la prima ve ra fascia di emarginazione». — Quale può essere concretamen te il ruolo dei giovani in questo con testo, in vista di una società fonda ta sulla pace e sull’amore per gli altri?
«Non è facile dire quale ruolo pos sano ricoprire realmente i giovani nella società a causa della natura le mutevolezza della loro natura nel tempo. Ritengo però che l'impegno prioritario della società civile ed ec clesiale si debba esprimere nella formazione dei fanciulli. Per prepa rarli al domani, occorre «iniettare» in questa fascia di età, i grandi va lori, educare alla pace, alla libertà, al rispetto della dignità dell’uomo e dell’ambiente. Per una sana edu cazione dei giovani, occorre parti re dalla base, al fine di creare nei più piccoli una grande sensibilità alla percezione elei veri valori, l’a more per Dio e per gli altri. Per quanto riguarda questa generazio ne di giovani, io sono molto fiducio so. 1 giovani sono sensibili e gene rosi, pronti all'impegno e all’affer mazione dei grandi valori, riescono a percepire ciò che è essenziale. Ad esempio il discorso sulla pace fa presa su di loro perché hanno gran de bisogno di felicità e di comunio ne, e si va sempre più radicando la risposta giusta alla domanda sul senso della vita. I giovani al di là delle apparenze sono più sensibili alla ricerca dei fini ultimi che di quelli penultimi o transeunti».
— In che modo lo sport può contri buire alla crescita personale e al miglioramento della società? «Lo sport più che essere veicolo di trasmissione dei valori, è già un ca lore. In particolare se il credente ri spetta le "regole del gioco", forni sce già un esempio formidabile di come vada rispettata l'integrità del le realtà terrene. Lo sport può co stituire un veicolo per aiutarci a vi vere nella conflittualità con gli al tri, ineliminabile nella nostra socie tà, ma a certe condizioni. Lo sport rappresenta una "icona espressiva” della vita. Chi pratica lo sport vive nella conflittualità, e si abitua al l'accoglienza, al rispetto, al giusto riconoscimento del valore altrui. Lo sport può essere un serio ed ef ficace allenamento al gioco più im pegnativo della vita». a cura di Vito Cozzali.
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