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Stadium n. 8/1974

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I SOLDI SONO UN PROBLEMA POLITICO

Direttore responsabile: Aido Notarlo Redattore capo: Duilio Dimetti

Comitato di redazione: Zina Gimi Amili Paolo Ami reoli Enzo Balboni Claudio Bucciarelli Giulio Mariimicci

Grafica: Alberto Grecatiti

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STADI U.\l si propone lo scambio delle idee e la ricerca connine dell associazione. ! singoli interventi vogliono portare soltanto una voce, off rire mi coni ribnto allo sviluppo comunitario.

STADI LA I e una tribuna aperta. Tutti sono invitali a esprimere la propria opinione e tutte le opinioni sono gradite.

! STADI LAI chiede a tutti i soci itn’at letiziane costantemente critica e ima collaborazione generosa.

(copertina di Alberto Catalani)

Su « Stadiimi » del 30-3-74: <• Promuovere nella popolazio­ ne, soprattutto giovanile, una presa di coscienza sidFattuale situazione dello sport ita­ liano e stimolare la nascita di una cultura alternativa che veda nello sport un'esperienza di maitirazione e libera­ zinne personale e sociale, Noi abbiamo cercato con ogni mezzo di promuovere e favorire lo sport, particolar­ mente per i ragazzi più gio­ vani, abbiamo infatti svolto attività C.S.I. da quando si è costituita al ns. Associazione nel 1470. Ma sul piano eco­ nomico ci troviamo in serie difficoltà. Fino all'anno scor­ sa il CONI ci ha aiutato con 3 o 4 contributi Fanno di !.. 36.000 cad. che ci permet­ tevano di svolgere regolar­ mente il campionato di cal­ cio giovanissimi C.S.I. e par­ tecipare o promuovere gare di corsa campestre e patti­ naggio (ci riferiamo sempre a ragazzi lino a 14 anni). Da mi anno non riceviamo piti alcun contributo, né dal CONI, né da altri Enti pub­ blici come banche. Società (eccetto il Comune che ci ha erogato L. 50.000 con le qua­ li abbiamo acquistato una macchine!la tracciacampo). Facciamo presente che la nostra Associazione non ha fini di lucro, tutte le cariche sono gratuite e spesso noi di­ rigenti ci tassiamo per acqui­ stare qualche pallone e ma­ gliette. Vorremmo sapere se c’è ima legge che stabilisca i cri­ teri con cui vengono elargi­ ti i fondi del CONI, c s le piccolissime associazioni co­ me la nostra (abbiamo solo mi locale senza mobili né se­ die, palloni e magliette sono tenute a casa del presiden­ te) abbiano diritto ad mi mi­ nimo indispensabile per la lo­ ro sopravvivenza. Quel poco che ci e stato dato dal CONI (ultimo contributo di !.. 30 mila in aprile 1073) e stato appena suffidente a farci fi­ nire il campionato C.S.I. 72/73; per il 73774 abbiamo provve­ duto noi dirigenti. E' una si­ tuazione insostenibile e ab­ biamo dovuto rifiutare inviti di altre Società a partecipa­ re a gare e manifestazioni per mancanza di fondi. Cosi

continuando non potremo partecipare neppure ai cam­ pionati di calcio giovanissimi CSI per il 74/75. Eppure proprio da pochi giorni abbiamo ricevuto mi opuscolo del CONI nel tinaie si proponevano alla Regione iniziative e piani di sviluppo per lo sport... alla portata di tutti. Non sarebbe opportuno sta­ bilire norme precise, portate a conoscenza di tutti, nelle quali si specifica il criterio col quale si ha diritto a con­ tributi. Per poca attività che svol­ gano le Associazioni dovreb­ bero avere diritto ai contrilimi minimi ed essere infor­ mate delle spese che il CONI sostiene nella Provincia e nel comune. Vorremmo sapere i molivi per cui alcune asso­ ciazioni percepiscono 3 o 4 contribuii Fanno ed altre neanche mio. In fondo i soldi del CONI sono i solili dello Stato e quindi i nostri. Parlando della nostra zona, e forse in molte altre, non si fa sport nelle scuole elemen­ tari. niente nelle medie, quin­ di si arriva a 15 anni senza conoscere lo sport che pure è tanto utile alla formazione psico-fisica dei ragazzi. Se su iniziativa di volente­ rosi cittadini si costituiscono Associazioni sportive, non si giustifica un comportamento di abbandono e assoluta in­ differenza da parte di Enti che sbandierano di stimolare, favorire, promuovere lo sport a tutti i costi. Vogliamo smetterla di pren­ dere in giro il prossimo e fa­ vorire lo smantellamento di questi Emi che dello sport conosiono solo la parte luerosa favorendo, forse volon­ tariamente, chi meno ne ha bisogno. Sperando di aver reso l’idea di ciò che la nostra Associa­ zione sta constatando vor­ remmo la pubblicazione di questa lettera, poiché nella nostra situazione si troveran­ no senz'altro molte altre so­ cietà che. ionie noi, auspica­ no mi cambiamento radicale nella gestioni’ dei nostri soldi. Amicorclla Angelo /'residente /l.ss. Sp. S. ('invaimi ■ Terni

Un cambiamento radicale nella gestione dei soldi... 1-. vero: questo è quanto da lem po il CSI ed altri Enti di pro­ mozione sportiva vanno so­ stenendo, convinti che esista un diritto elementare di vita per il libero associazionismo sportivo che non si pone cer­ tamente degli scopi di lucro c che vuole uscire dall’attua­ le regime di accattonaggio cui è costretto. Accattonaggio pei una coppa, una larga, un pal­ lone. per venti o trentamila lire che le sa trapie imperan­ ti decidono misteriosamente di darli o non darti per im­ perscrutabili umori attraver­ so fondi altrettanto imper­ scrutabili e che, invece, sa­ rebbe tanto semplice e tanto giusto far conoscere a tutti e nella loro consistenza e nel­ le loro destinazioni. La battaglia per questo di­ ritto sta nel quadro più va­ sto della battaglia per l'af­ fermazione di una concezione sociale dello sport in Italia e c’è anche una strada legi­ slativa da percorrere: non tanto una legge che stabili­ sca i criteri di elargizione dei fondi CONI (che oggi non esi­ ste) quanto leggi regionali e una legge-quadro nazionale dove anche il ruolo del CONI assuma una precisa caratte­ rizzazione che ridimensioni gli attuali, vastissimi poteri che di fatto costituiscono mo­ nopolio in un'attività, come quella sportiva, per sua na­ tura profondamente libera. Ma c’è qualcosa che possia­ mo ottenere subito e da noi stessi. Se si vuole un cambia­ mento radicale nella gestione dei soldi dobbiamo incomin­ ciare da noi a fare <■ rivolu­ zione >> nella mentalità e nei comportamenti, a porre delle alternative ai finanziamenti tradizionali. Sport sociale si­ gnifica, soprattutto, coinvol­ gimento della gente perchè da pubblico apatico si trasformi progressivamente in una co­ munità di protagonisti che vivono lutti i momenti di una partecipazione all’esperienza sportiva: il momento del cor­ rere, saltare, allenarsi, il mo­ mento del programmare in­ sieme, il momento dell'otganizzarc, il momento del di­ battere e del contestare, il momento ilei decidere. Per fare ciò bisogna stu­ diare intelligentemente il pro­ blema dei solili che è, innati(segue a pag. 17)


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ma siamo ancora aoli ai Il dibattito sul tecnico educatore è stato avviato nel n. 4 (1974) di « Stadium » da un pezzo di Paolo Andreoli preceduto da una nota di Filippo Dragotto e da una postilla redazionale. Il dibattito è poi proseguito sul n. 5 del giornale con gli interventi di Aldo Cappellini e di Angelo Raineri seguiti da alcune puntualizzazioni di Andreoli. Nel frattempo sono giunti in Redazione altri interventi; segno evidente che il discorso interessa, si allarga e reclama ulteriori sviluppi. In'un primo tempo, avevamo ritenuto opportuno che fosse lo stesso Andreoli a fare da moderatore del dibattito, avendolo aperto. Ci è stato però segnalato che in questo modo — ossia procedendo ogni volta a puntualizzazioni da parte di Andreoli —, si correva il rischio di bloccare in qualche modo il dibattito stesso. Ora, poiché desideriamo che il discorso, anziché chiudersi, si apra e si sviluppi, e poiché desideriamo che nessuno si senta condizionato in qualsiasi modo, riprendiamo la pubblicazione degli interventi limitando il lavoro redazionale a rapidissime sintesi.

Tecnico-educatore uou* banca non accetto il paragone Ho letto con molta attenzione, e per ben tre volte, l’articolo di Andreoli « Il tecnico sportivo è un educatore? » e devo dire che l’ho trovato interessante fino al richiamo di Freire; da quel pun­ to in avanti mi ha lasciata piut­ tosto perplessa. Il libro citato di Paulo Freire « La concezione bancaria del­ l’educazione c la disumanizzazio­ ne », prima, e la frase « ... un pro­ cesso che tende a riempire dei contenitori vuoti, e quindi a ri­ produrre in essi ciò che è dato a priori come il necessario », poi, mi hanno veramente scioccata. A parte il fatto che il tecnico è un essere umano con tutte le sue componenti positive e nega­ tive, ha dei sentimenti, ha un ca­ rattere (tutte cose queste che la banca non ha e quindi non ac­ cetto il paragone), penso che un contenitore vuoto se si vuol riem­ pire, c si deve riempire perché è lui che lo chiede, ci si deve ver-

sare della sostanza da un altro contenitore che ne abbia; eppoi: chi dice che solo con quella so­ stanza si riempia il contenitore vuoto? non è possibile fare un cocktail di sostanze in modo che riempiendo il contenitore vuoto, e quindi colmo, assaggiandolo non possa essere di gusto grade­ volissimo? Quando un tecnico riempie questi contenitori non solo di tecnica e agonismo, ma anche del rispetto dell’avversario, di educazione verso se stessi pri­ ma e verso gli altri poi, di ri­ spetto verso il prossimo, di cre­ scita comune, di tanto calore umano, di morale e psicologia tutto questo non mi sembra pro­ prio concezione bancaria perché il tecnico dà tutto quello che sta nel suo contenitore, ma non pre­ tende nessun utile. Indubbiamente la domanda del­ l’articolo di Andreoli va posta solamente nei campi federali, do­ ve veramente si fa lo sport (e non

educazione) di tipo bancario e si fa sport disumanizzante. Nella nostra Associazione, rin­ graziando Dio, dopo i tanti di­ scorsi che si sono fatti, i vari Con­ sigli stanno facendo un discreto lavoro di sensibilizzazione con i nuovi tecnici-educatori C.S.I. (pre­ ciso CSI, poiché alle nostre atti­ vità partecipano anche Società affiliate alle Federazioni e quindi non si può pretendere che un tec­ nico federale abbia le nostre idee). Anzi proprio pei' i nostri tec­ nici-educatori si dovrebbe e po­ trebbe fare di più, poiché parec­ chi Consigli non sono in condi­ zioni di poter tenere un corso con tutte le componenti di cui il corso stesso ha bisogno e quin­ di spronare i Consigli regionali a fare dei corsi di perfezionamen­ to socio-culturali, pedagogici e psicologici alternati con lezioni tecnico-pratiche delle varie disci­ pline, se non addirittura fare dei corsi nazionali proprio per quei tecnici-educatori di piccoli cen­ tri o di quelle Regioni maggior­ mente bisognose a cui mancano le possibilità finanziarie sia agli uni, per tenere il corso, sia agli altri, che non possono pagare per partecipare. Penso che questo possa essere un problema da por­ re a tutta l’Associazione senza al­ cuna domanda, ma sentire le ve­ re esigenze della base ed adope­ rarsi affinché si vada loro incon­ tro aiutandoci con tutto quanto è in nostro potere per avere in tutta Italia, per quelli che lo vo­ gliono diventare, dei tecnici edu­ catori che abbiano capito vera­ mente il nostro discorso e lo por­ tino avanti con la consapevolez­ za dell’onere che il loro ruolo ri­ chiede, con caparbia volontà di riuscire anche là dove tutto sem­ bra contro di loro.

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Sono convinta che operando in questo modo non ci chiederemo più se il tecnico è anche un edu­ catore. Infine, il contrasto che si può notare tra il tecnico ed il diri­ gente sarà sempre presente ogni qualvolta che i ragazzi prendono parte attiva all’attività sportiva. Il dirigente da un lato che mira solo ed esclusivamente al risulta­ to tecnico per il suo prestigio e della Società che rappresenta; il tecnico invece può anche non mi­ rare esclusivamente al risultato tecnico, ma al risultato psicologico-morale dei ragazzi impegna­ ti in quel momento ad un incon­ tro di esperienze più o meno as­ sorbite durante gli allenamenti, ad un incontro di verifica delle loro possibilità. Il tecnico cerca nei ragazzi l'a­ micizia e la confidenza perché è lui che per parecchie ore alla set­ timana sta insieme ai ragazzi e li può capire maggiormente an­ che quando durante un incontro un atleta non dà il massimo del­ le sue possibilità, sarà sempre il tecnico ad incoraggiarlo ad aiutarlo moralmente e psicologi­ camente affinché il ragazzo non si senta avvilito per essersi scon­ fitto da solo. Il dirigente che fa? Accusa, recrimina, polemizza pri­ ma con il ragazzo poi con il tec­ nico dando a lui tutta la respon­ sabilità della sconfitta. Lascio al lettore stabilire se il tecnico è un educatore o se in­ vece il dirigente dovrebbe anda­ re a scuola, d’altro canto ricor­ diamoci il detto: non è mai trop­ po tardi.

ROSSANA PATERNESI

Cosa ha fatto l'Associazione oer preparare Questi tecnici ? L’articolo di Paolo Andreoli, « il tecnico sportivo è un educa­ tore? » mi costringe: a rompere il silenzio che mi ero imposto verso Stadium. Scrivo non per polemizzare sui contenuti dell’articolo, come ipotizza Dragotto, — sarebbe troppo facile — ma per alcune precisazioni che ritengo doverose verso chi vede il problema da una angolazione diversa da quella di Andreoli. Indubbiamente il problema educativo esiste, è di primaria importanza, ed è necessario un impegno generale di tutte le com­ ponenti dell’Associazione per ten­ tare di avviarlo e risolverlo. Ma

non è possibile farlo a livello de­ gli interrogativi posti che discri­ minano alcune responsabilità. Conosco bene Paolo Andreoli e la sua approssimativa esperien­ za del fatto sportivo in se stes­ so. Ma lo conosco anche come uomo di cultura per cui penso che con il suo scritto abbia volu­ to provocare delle reazioni. Voglio innanzi tutto rivolgere a Paolo Andreoli una domanda: sarebbe opportuno precisare per prima cosa che tipo di educazio­ ne si intende travasare nei nostri contenitori: una educazione civi­ ca o una educazione sportiva? 0 tutte e- due? Per quanto riguarda l’educazio­ ne sportiva posso assicurare che, almeno per il calcio, un certo di­ scorso è stato avviato. Oggi si parla anche di rispetto dell'av■ versario, di saper accettare una sconfitta, di accettare una deci­ sione arbitrale anche se sbaglia­ ta perché anche l’arbitro è un uo­ mo e quindi soggetto a sbaglia­ re, di saper superare controver­ sie con serenità, ecc. Sono questi


oggi i motivi ricorrenti che esu­ lano dal fatto tecnico e dei quali già si cominciano a raccogliere i primi frutti, almeno dai docu­ menti in nostro possesso. Siamo anche consapevoli che tali frutti non matureranno tutti in una stagione, basta però saper perse­ verare per raggiungere i risultati prefissi. Se invece è l’altro tipo di edu­ cazione che si vuole « travasare », è chiaro che la maggior parte dei tecnici non sono preparati ad es­ sere educatori. E qui è sponta­ nea una seconda domanda: Cosa ha fatto finora l'Associazione per preparare questi tecnici? E’ da anni che sento dire, da persone qualificatissime, che la categoria dei tecnici è stata sem­ pre trascurata e mai inserita nel discorso promozionale che il C.S.I. sta portando avanti. E malgrado questa constatazione, almeno per me, ancora si seguita a non fare nulla per coinvolgerli in iniziative comunitarie. Comunque resta il fatto che il CSI seguita a camminare su un binario e, sulle due rotaie, ognu­ no per proprio conto, girano i tecnici e gli « altri ». E fino a quando le due « categorie » an­ dranno per conto loro non vi sa­ rà mai possibilità d’intesa. Dice Andreoli che il CSI si è preoccupato della preparazione dei tecnici ed al riguardo « si è impostato il ciclo di preparazio­ ne, formazione e specializzazione del tecnico-animatore ». Ma met­ tiamo i piedi in terra: quale ciclo è stato preparato? E soprattutto chi l’ha preparato? Certamente non in collaborazione coi tecnici che, mi si conceda, ce ne sono anche di preparati. Per chiudere confermo che esi­ ste da parte dei tecnici una di­ sponibilità vera per avviare un discorso serio sul fatto educati­ vo. E lo dico con cognizione di causa perché assistendo a riunio­ ni di tecnici — a tutti i livelli — ho anche notato una situazione di disagio di alcuni di loro nel sentirsi considerati solo dei tec­ nici ed esclusi da qualsiasi inse­ rimento per un impegno comune a favore dell’argomento che in­ teressa tutti noi. Ci si potrebbe così completare e... vedere anche il grado di preparazione degli « altri ». Sono comunque pronto a riprendere e sviluppare il discorso che in questa occasione deve es­ sere per forza limitato.

Il punto sul dibattito La nota iniziale di Andreoli af­ fermava, sostanzialmente, che quando si parla di tecnico educacatore si fa un'affermazione di principio senza, però, precisare di che tipo di educazione si tratta. Partendo da alcune considera­ zioni di fatto, Andreoli vedeva l’educazione data dai tecnici co­ me un'educazione di tipo « ban­ cario » (secondo l'espressione del pedagogista Paulo Freire) piutto­ sto che di tipo liberante in linea con la politica proclamata dall’Associazione, sia nello Statuto, sia in altri documenti del Consi­ glio Nazionale. Per educazione di tipo « ban­ cario », come si sa, s’intende un rapporto tra educatore ed educan­ do di questo tipo: — l'educatore insegna, gli edu­ candi ricevono l'insegnamento; — l'educatore pensa, gli edu­ candi ricevono il frutto del suo pensiero (ossia c'è qualcuno che pensa per loro); — l'educatore sa quello che si deve sapere, gli educandi non lo sanno; — l'educatore sceglie e impo­ ne la propria scelta, gli educandi sono chiamali a sottomettersi; — l’educatore agisce, gli edu­ candi hanno l'illusione di agire at­ traverso l’azione dell'educatore; — l’educatore sceglie il conte­ nuto dei programmi di educazio­ ne, gli educandi — che non sono chiamati a stabilire questo con­ tenuto — sono destinati ad adat­ tarsi; — l'educatore è il soggetto del processo educativo, gli educandi ne sono l'oggetto. Il processo educativo condot­ to secondo questi termini (qui, naturalmente, esemplificati al massimo), presuppone che l'edu­ cazione e la conoscenza siano un qualcosa di « depositato » in al­ cuni che lo distribuiscono dietro richiesta ad altri (da qui il ter­ mine « bancario »). Andreoli proponeva un dibat­ tilo su questo tema ritenendolo importante ai fini della vita delTAssociazione e puntualizzava il discorso sui tecnici poiché rite­ neva il rapporto tecnici-atleti co­ me uno dei principali nella pra­ tica sportiva. I quattro interventi finora pub-

blicati (quelli di Cappellini e di Raineri nel n. 5 e quelli di Paternesi e Bernini su questo numero) rifiutano — sia pure in modo e con ragioni diverse — le affer­ mazioni di Andreoli. Queste affermazioni, infatti, vengono considerate: — teoriche e non pratiche; — non rispondenti all'attuale situazione della vita dell'Associa­ zione e alla reale azione condot­ ta nell'Associazione stessa dai tecnici; — possibili solo se fatte nel­ l'àmbito del mondo sportivo in generale, e federale in particola­ re, ma impossibili e da rifiutare se rivolte ai tecnici del Centro Sportivo. Si afferuta, peraltro, che: — occorre distinguere tra edu­ cazione civica ed educazione spor­ tiva; — è necessario, per l'apprendi­ mento delle nozioni tecniche, un periodo di apprendimento in cui è indispensabile che gli atleti im­ parino dai tecnici. Ma che questo è solo un periodo iniziale; — il contrasto che può nasce­ re tra dirigenti e tecnici, poiché sono i dirigenti a reclamare i ri­ sultati tecnico-agonistici anziché i tecnici; — se vi sono carenze nei tec­ nici, queste vanno imputate a una « politica » generale dell'As­ sociazione che non li ha tenuti nel debito conto sia per quanto si riferisce alla programmazione del­ l'attività, sia per quanto si rife­ risce alla carenza di un adeguato programma formativo pei' i tec­ nici. Tutti, comunque, ribadiscono che il tecnico è un educatore e che il suo ruolo è indispensabile per la realizzazione del compito educativo che l’Associazione in­ tende svolgere fra i ragazzi e i giovani. A questo punto ci sembra che il discorso sia sufficientemente impostato nei suoi elementi di fondo. Ma ora occorre verificar­ lo. Non basta fare delle afferma­ zioni in prò o in contro: bisogne­ rebbe confrontarle con la nostra effettiva realtà ed esperienza as­ sociativa, con il contributo diret­ to di tutti coloro che la conosco­ no e la vivono.

RENATO BERNINI

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Lettera aperta al don. Mario Pescante Seoretario Deaerale del CONI Oggetto : La sensibilità democratica della FIAP Caro Pescatile,

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mi sono indotto a scriverti dopo aver letto due notizie nelle quali, direttamente o indirettamente, sei implicato. Per tale motivo, infatti, le due notizie mi sono apparse incredibili, tanto contrastano col carattere della tua persona che conosco da qual­ che anno e con la figura del Segretario Generale del CONI che il mondo sportivo, sia pure attraverso appena un anno di attività, sta imparando ad apprez­ zare. Anche se queste mie lodi potranno sembrare strumentali e di convenienza, spero che tu non vor­ rai giudicarle tali. Tutti sanno che tra il CONI e il C.S.I. esistono divergenze di idee e di metodi su vari problemi dello sport italiano, ma è altrettanto noto che c’è fra noi una dialettica aperta, franca e leale. Nessuno, infatti, ti può far conto di non essere chia­ ro nella tua azione politica e di non accettare il con­ fronto delle idee, la qual cosa è chiaro indizio di uno spirito rispettoso delle posizioni altrui e quindi delle regole democratiche. Ed è appunto per questo che non riesco a credere alle notizie lette. La prima è riferita dal « Reporter illustrato », una pubblicazione romana sulla cui identità non ti saprei dire granché. Vi si diceva che hai visitato TAc­ cademia Nazionale di Judo e hai fatto « solenni pro­ messe », hai preso « precisi impegni » per rimediare ad una gravissima carenza di questa « grande realiz­ zazione unica al mondo dell’avv. Ceracchini » (così si legge nel titolo del pezzo in questione). « Sembra impossibile — si legge ancora —, ma un’istituzione del genere, invidiataci da tutto il mondo, non ha una sala per le ore di "tatami” adeguata alle sue esigenze ». Dev’essere sembrato assurdo e gravissimo anche a te, caro Pescante, dal momento che — stan­ do a quanto è scritto — hai fatto « solenni promesse » e hai preso « precisi impegni » per rimediare a tan­ ta trascuratezza. Ora, quel che mi appare incredi­ bile è che tu non abbia tenuto fede né alle promesse né agli impegni. Come dicevo all'inizio, la tua chia­ rezza di comportamento non può essere messa in dubbio da alcuno: se dici no è no, ma se dici sì, resta sì fino in fondo. Allora ti domando: come hai potuto in questo lasso di tempo lasciarti fuorviare dai problemi dei Giochi della Gioventù, dei Centri di formazione, dello sport per tutti, dello sport nella Scuola, delle convenzioni con le Regioni, delle grane con la Federcalcio ecc. ecc. e non pensare alla sala per le ore di "tatami”? Non te lo domando mica sol­ tanto io; è lo stesso articolista che interroga te e l’ente che rappresenti con tono giustamente ango-

sciato: « Possibile che il CONI sia un organismo sor­ do e cieco sino a tal punto? ». La seconda notizia, invece, la traggo da una pub­ blicazione chiaramente identificata: il n. 3/1974 di « Atletica Pesante », organo ufficiale della FIAP. L’ar­ ticolo è intitolato « Sensibilità democratica ». Tale sensibilità dovrebbe essere in primo luogo quella dei sommi responsabili federali. Fin qui niente da ridire: autodefinendosi « democratici » e « sensibili », costo­ ro esprimono (su se stessi) una (loro) opinione e noi siamo per principio rispettosi delle opinioni altrui. Ma il fatto è che ancora una volta nella vicenda sei implicato tu, caro Pescante. Nell’articolo infatti si dice che il CONI ha visto e approvato il nuovo pro­ getto di statuto della FIAP e che non vi ha appor­ tato se non modifiche « puramente formali ». E tali, in effetti, sembrano essere, stando a quanto è rife­ rito nell’articolo stesso. A questo punto, caro Pescante, la mia incredulità diventa sbalordimento. Conoscendoti, non mi resta altro se non pensare che non abbia avuto tempo e modo di leggere questo progetto di statuto. Sia chia­ ro: se così fosse, non te ne fare minimamente una colpa. La colpa, semmai, ricadrebbe sui responsabili della FIAP che ti assillano per provvedere, come è giusto, a fornire l’Accademia Nazionale di Judo di una adeguata sala per il "talami”. Permettimi, allora, di citarti qualche punto di questo progetto. Il primo articolo dice che la FIAP è l’unico ente autorizzato dal CONI a promuovere, diffondere, propagandare e disciplinare gli sport con­ trollati dalla Federazione. Ti rendi conto, caro Pescante? Se uno di questi giorni mi decidessi finalmente a mettere insieme un gruppo di amici per dedicarci al Judo senza preoc­ cuparci di ottenere i crismi federali, tu dovresti per­ seguirmi. E questo sarebbe profondamente ingiusto, perché tu sai bene che io, magro e mingherlino co­ me sono, ho sempre aspirato a diventare un forte judoka per compensare i torti fattimi da madre na­ tura nei confronti dei tanti che sono nati più alti e più [orti di me! Mi dirai che esagero, che tale articolo non va preso alla lettera, che si rifà alla legge istitutiva del CONI del 1942 che tu stesso hai giudicato in parte superata, che il CONI riconosce e finanzia gli Enti di promozione sportiva, che rispetta il libero asso­ ciazionismo come è ribadito anche dal Libro Verde-


ffllMBMBBnH La Costituzione italiana dice che ogni citta­ dino può essere eletto a qualsiasi carica po­ litico-amministrativa purché abbia compiuto 25 anni, goda dei diritti civili e sia presentato da una qualsiasi lista. Ecco, invece, cosa stabili­ sce Kart. 24 del nuovo progetto di statuto della FIAP a proposito di eleggibilità: « — Essere stato complessivamente per al­ meno quattro anni dirigente federale o sociale, ufficiale di gara, tecnico o atleta, per porre la candidatura alla carica di presidente di Comi­ tato regionale. « — Essere stato per almeno quattro anni consecutivi dirigente federale centrale, presi­ dente o membro di Comitato regionale, o pre­ sidente di società affiliata per porre la candi­ datura a consigliere federale od a revisore dei conti dello specifico settore. « — Essere stato almeno otto anni conse­ cutivi vicepresidente o consigliere federale per porre la propria candidatura alle cariche di presidente federale o di vicepresidente di settore ».

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Cesare Barioli, cintura nera IV dan, già in­ segnante di storia del judo all'Accademia, ri­ conosciuto come il migliore tecnico italiano di judo, ha un gravissimo difetto: si dedica con grande passione alla promozione del judo tra i giovanissimi del CSI milanese e lombardo. La FIAP, con una lettera di pochi giorni orsono è tornata a diffidarlo: o lascia il CSI o viene estromesso dalla Federazione in quanto le due cose sono « incompatibili ». O non è piuttosto divenuto incompatibile e indigesto Barioli il cui vero torto è quello di dire pane al pane e vino al vino? Giudicate voi. Un paio di mesi orsono, Cesare Barioli ha scritto ai responsabili della Federazione una civilissima lettera (che pubblicheremo nel pros­ simo numero) in cui, oltre a richiedere di po­ ter svolgere la sua attività anche tra i giova­ nissimi del C.S.I., esponeva rilievi precisi sulla scarsa (si fa per dire!) democraticità della conduzione federale, del nuovo progetto di sta­ tuto c faceva proposte per mutare questo stato di cose. Chiedeva inoltre che la sua lettera fosse pubblicata su « Atletica pesante », organo uf­ ficiale della FIAP e perciò stesso rivista di tutti i soci. Ebbene, quanto al caso personale gli è stato risposto, come già detto, che è un « incompa­ tibile », mentre per il resto gli è stato laconi­ camente risposto che la sua lettera non si rite­ neva di doverla pubblicare. Notiamo che tale lettera, se pubblicata, sarebbe dovuta apparire proprio nel numero di « Atletica pesante » ci­ tato nel nostro articolo: quel numero in cui i dirigenti federali autoesaltano la propria « sen­ sibilità democratica ».

Mi diresti tutto questo e ti crederei. Ma reste­ rebbe sempre da fare i conti con i « sensibili demo­ cratici » della FIAP che hanno squalificato tre so­ cietà perché si sono permesse di svolgere attività col C.S.I., che non permettono ai tecnici di darci una mano nel curare le migliaia di piccoli judoisti che stanno nascendo nella nostra associazione, che diffi­ dano i tesserati FIAP di interessarsi minimamente alle nostre attività, che non ci consentono di svol­ gere corsi per la formazione di istruttori, che da un paio d'anni vogliono imporci una convenzione-cape­ stro basata alla lettera su quanto detta il citato art. 1 del nuovo (!) progetto di statuto. Se avessi spazio, ti citerei tutta una serie di gustosi esempi della sen­ sibilità democratica dei dirigenti della FIAP nei con­ fronti del C.S.I. e di altri enti di promozione spor­ tiva. Ma voglio essere breve e passo a indicarti altri punti dello statuto, dai quali potrai ricavare da solo la misura della sensibilità democratica che anima i suoi proponenti. Guardati il capitolo sulla eleggibi­ lità alle cariche ai vari livelli: se invece dello statuto FIAP si fosse trattato dello statuto del CONI, alla carica di Segretario Generale ci saresti arrivato a novant'anni, sempre che gli altri fossero stati dispo­ sti a cederti benevolmente il posto. Dai anche uno sguardo al capitolo sui tecnici i quali contano nella conduzione « sensibilmente democratica » della FIAP quanto il due di briscola. Questa storia della « sensibilità democratica » ti sembrerà un po' insistente e di cattivo gusto. Forse hai ragione. Ma ti prego di credere che sono stato scrupoloso nelle mie ricerche, prima di formulare un giudizio. Non volendo mettere in dubbio a priori la buona fede di chi si autodefinisce « sensibile demo­ cratico » e poi elabora uno statuto che non tiene conto dei più elementari diritti delle persone e delle associazioni sanciti dalla nostra Costituzione, ho vo­ luto vederci il più chiaro possibile. E sono venuto ad una conclusione, sulla base di documenti inoppu­ gnabili: i sommi responsabili federali sono assolu­ tamente nel vero quando asseriscono di essere « sen­ sibili democratici ». Sono incorsi soltanto in una pic­ cola svista: non si sono accorti che l’Italia dal 1“ gen­ naio 1948 sz è data una nuova Costituzione. Quisqui­ lie, pinzillacchere, direbbe il buon Totò. A conferma di quanto affermo, posso citarti an­ cora due dati. Anzitutto la proposta di legge che gra­ zie a Dio, giace per ora bloccata in Parlamento. L’ar­ ticolo 2 suona testualmente così: « Il titolo di aspi-

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libro della Frxicraz'^:

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tante istruttore e quelli successivi di istruttore e maestro (concessi esclusivamente dall'Accademia Na­ zionale di Judo) sono riconosciuti come gli unici ido­ nei ad abilitare i tecnici all’insegnamento del Judo, Karaté, Aikido, Kendo e Ju-jitsu in tutto il territo­ rio della Repubblica ». I tuoi Maestri dello Sport possono andare a nascondersi, caro Pescante! Per obiettività, devo ammettere che in questo testo ap­ parirebbe una contraddizione con quanto affermavo precedentemente: si fa riferimento al territorio della « Repubblica ». .Mi sono posto il problema anch’io ed ho pensato che forse si tratta di una svista, a meno che nella stesura originale non ci fosse scritto « Regno » o meglio ancora « Impero ». L'altro dato è costituito dall'ordinamento inter­ no dell’Accademia Nazionale di Judo. Forse ti sarà capitato sottomano l'aureo libretto e non mi mera­ viglierei se l'avessi passato distrattamente all'archi­ vista, pregandolo di non mandare sbadatamente in giro documenti che risalgono al ventennio del Re­ gime. Però ti sei perso una gustosa lettura. Avrei voluto riportartene alcuni passi, ma pur­ troppo mi è impossibilile. Avendo smarrito una co­ pia in mio possesso, ne ho chiesta un'altra all’Accademia. Mi hanno richiesto una lettera ufficiale e motivata (la inarca da bollo me l’hanno risparmia­ la!) soltanto per « prendere in esame la possibilità di inviarmene una copia». ~:L^>

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Ah, dimenticavo un’ultima cosa. Un'altra quisquiHa: una frase di Alfonso Castelli. Lo conoscerai cer­ tamente: fino a poco tempo fa era Segretario della FIAP, una carica che spetta al CONI di ratificare, ed è a tutt'oggi direttore della pubblicazione ufficiale della Federazione. Senti cosa scrive su Atletica Pesante del gennaio scorso: « Nell'anno di grazia 1973, io ho il coraggio di dire che la democrazia nello sport è il peggiore dei mali... Gli interessi delle società sono il più delle volte in contrasto con quelli della Federazione, che guarda solo allo sport ed ai risultati internazionali. Ci sono, nella vita, milioni di altri campi nei quali i giovani possono liberamente esercitare le loro virtù democratiche. Nello sport no ». Lasciando stare i commenti — troppo faciti —, mi prude soltanto una grossa curiosità: qual è stato, caro Pescante, il commento dell'avv. Onesti quando ha letto questa frase? Mi riferisco non ad un commento ufficiale, ma a quello che certamente avrà fatto a te, a tu per tu, in via confidenziale...

A questo punto, caro Pescante, forse mi chiederai perché tutte queste cose le abbia raccontate a te. Dirai che in fondo una Federazione, per quanto organo del CONI, gode di una sua autonomia ed ha propri strumenti « democratici » di autogestione. Ti dirò, in tutta sincerità, che non l'ho fatto tanto perché sei il Segretario Generale del CONI; l’ho fatto prima di tutto perché ero certo che mi avresti ascoltato con attenzione e anche con un po’ di divertimento, e poi perché non avevo nessun altro interlocutore possibile. Tu mi capisci, al direttore di « Atletica pesante » non potevo proprio andare a par­ lare di democrazia nello sport dopo le sue solenni dichiarazioni fatte nell’anno di grazia 1973. Mi rimaneva soltanto il presidente della Federazione, il doti. Zanelli, sindaco socialista di Savona. Ma sarebbe stato alquanto imbarazzante, non credi? Scusami dunque e perdonami il tempo che ti ho rubato. Spero che la FIAP non me ne voglia se ti ho ancora una volta distratto dal provvedere alla sala per il "talami” dell’Accademia Nazionale di Judo. DUILIO OLMETTI

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Estate e corsi CSI un binomio isiwite Molti impegni in questo perio­ do e tutti importanti nella vita delle nostre società sportive e dei nostri Consigli. L’attività è a pie­ no ritmo per parecchie discipli­ ne, per altre ci si sta preparando; c'è il Congresso nazionale che di­ batte i problemi principali e le cui scelte influenzano i program­ mi a breve scadenza; s’incomincia a parlare dell’estate e dei corsi che faremo. Estate e corsi sono un binomio difficilmente separabile nel CSI. Non è soltanto questione di tra­ dizione ormai inveterata, che ha visto una buona metà dell’Associazione utilizzare i mesi estivi con sistematicità come i più adat­ ti per tre, quattro, dieci giorni diversi dai soliti. La tradizione anche nel CSI ha un peso, indub­ biamente, e se ha lasciato un se­ gno, un ricordo simpatico, attec­ chisce e si consolida: ma, in quan­ to ai corsi, c’è anche il fatto che negli altri mesi troviamo difficil­ mente lo spazio — forse per man­ canza di una programmazione globale che investa tutto l’anno — per organizzare e vivere i mo­ menti di un corso. Eppure è importante che que­ sti momenti esistano. C’è, infat­ ti, un bisogno di ripensare criti­ camente insieme l’esperienza che andiamo conducendo come Asso­ ciazione di promozione sportiva, con le idee che maturiamo su uno sport che per noi è, fondamental­ mente, aperto a tutti e socialmen­ te vissuto, con la volontà politi­ ca di farci conoscere e di ope­ rare concretamente nel nostro

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ambiente. E c’è anche il bisogno di diventare competenti se si vuo­ le essere degli allenatori o degli arbitri, una competenza specifica nelle tecniche sportive di quello che potrebbe essere un nostro personale apporto alla migliore riuscita della vita - dell’Associazione. In estate si svolgono, soprat­ tutto, i corsi residenziali che do­ vrebbero « ritrovarsi » nelle linee d’impostazione previste dal pia­ no di formazione che il Consiglio nazionale del CSI a suo tempo aveva proposto. La sensazione che si ha, osser­ vando il tipo di corsi in prepara­ zione e l’esperienza in ciò dell’ul­ timo biennio, è tale da lasciare ancora il dubbio che il piano non sia stato colto in tutte le sue mo­ tivazioni e nelle indicazioni con­ crete che offre. Il piano, infatti, suggerisce due grandi àmbiti d’intervento capa­ ci di rispondere a due grandi esi­ genze in un’azione di formazione « globale e continua per tutti » che coinvolge, cioè, soci e respon­ sabili in tutti i momenti e in tut­ ti gli aspetti dell'esperienza spor­ tiva associata. Il piano — che comprende il dibattito associati­ vo di verifica alla base, gli incon­ tri estivi di verifica organizzati dai Consigli provinciali e di cir­ coscrizione zonale, gli incontri regionali di ricerca — intende ri­ spondere all'esigenza, che tutti insieme sentiamo, di conoscere meglio scopi e significati della presenza e dell’azione del CSI nella realtà sportiva e, insieme,

di apprendere gli elementi-base di un metodo educativo coerente alle finalità che ci proponiamo. Il secondo — che comprende i corsi di specializzazione per tec­ nici (tutti i tipi) — rispetta un’al­ tra esigenza che non può non esistere nel CSI e che è quella di fai- uscire dalla superficialità di preparazione coloro che rivesto­ no, o dovranno rivestire, ruoli dove è necessaria una specifica competenza tecnica. L'estate è il tempo soprattutto degli Incontri di verifica più che dei corsi di specializzazione: ma l'incontro di verifica non ha sen­ so se il suo obiettivo non è quel­ lo detto prima di una analisi che doverosamente dobbiamo impor­ ci su ciò che stiamo facendo, mes­ so a confronto con ciò che dicia­ mo di voler essere come Associa­ zione di promozione sportiva. Una verifica insieme, responsa­ bili provinciali e di società spor­ tive, atleti e tecnici: allora gli obiettivi diventano chiari e le so­ luzioni ai diversi problemi con­ crete e realizzabili, ben delineate dentro alla esatta configurazione di un ambiente di cui abbiamo una conoscenza diretta, persona­ le e quotidiana. Solo così si può sperare che una realtà, spesso sorda alle esigenze che i giovani sentono preminenti, incominci a mutare grazie anche ad un CSI che non si limita a fare « discor­ si » ma sviluppa la propria azio­ ne in un processo educativo ca­ pace di coinvolgere tutti.

GIULIO MARTINUCCI


Campestre: ««'esaltante esperienza Ci sembra opportuno ed inte­ ressante fare alcune considera­ zioni sugli Incontri Nazionali di Corsa campestre che il 31 marzo si sono realizzati ad Altilia di Sepino (Campobasso), Bovisio Masciago (Milano), Fidenza, Fiuggi e Messina essendo quella di que­ st’anno una verifica della validi­ tà di una formula, lanciata lo scorso anno proprio con la cam­ pestre e quest’anno generalizzata a tutte le discipline sportive. Ci sembra opportuno iniziare con quanto di negativo è emerso, per poi evidenziare gli aspetti po­ sitivi senz’altro più interessanti e confortanti. La prima notazione veramente sconfortante è la scarsa « parte­ cipazione » di tutte le strutture di servizio alla realizzazione de­ gli Incontri: la vecchia suddivi­ sione dei Consigli tra « organizzatori » e « partecipanti » permane nella forma più deteriore. I Consigli « partecipanti » manca­ no di spirito di collaborazione, trascurano i più elementari con­ cetti di rispetto degli altri « gli organizzatori » pronti però a cri­ ticare, anche in toni vivaci, la « disorganizzazione ». All'ultimo saltano programmi che sono costati giorni e giorni di minuziosi preparativi; si pa­ gano alberghi a vuoto, o si è co­ stretti a sistemare rappresentati­ ve lontano dalla sede delle gare; e così via di seguito. E dire che sarebbe tanto facile ovviare a questi, in sostanza banali incon­ venienti, mettendosi tutti quanti nella posizione di corresponsabili della buona riuscita della manife­ stazione e quindi solleciti nelle de­ cisioni e nelle comunicazioni; compartecipi delle difficoltà del Consiglio investito della pratica realizzazione della manifestazione c quindi disponibili sempre a... « dare una mano », comprensivi per superare difficoltà o gli im­ mancabili contrattempi impreve­ dibili ma puntualmente presenti, e così via. Inoltre è necessario che i Con­ sigli comprendano lo spirito che deve animare gli Incontri — che non vogliono più essere un aset­ tico momento agonistico — e

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farne partecipi tutti coloro (atleti, responsabili, tecnici) che vi prendono parte. E' infatti impos­ sibile creare ex-novo un’esperienza particolare come quella degli Incontri Nazionali, veri momen­ ti di confronto e di verifica del nostro modo di essere CSI e di vivere lo Statuto che ci siamo dati, senza aver nel proprio ba­ gaglio, oltre alle fiammanti divise sportive, anche la convinzione che la nostra presenza significa qualcosa, in quanto protagonisti di una esperienza di vita sportiva finalizzata alla nostra crescita culturale e di uomini. Se i partecipanti non hanno nel loro bagaglio questa convinzione, tutto quanto faticosamente si tenterà di costruire in forma comunitaria troverà notevoli resistenze o incomprensioni. Ed ecco gli interrogativi che affiorano: Perché bisogna arrivare nel pomeriggio? Perché bisogna parte­ cipare ai momenti comunitari? c. Perché ci si chiede di « fare i buffoni » su un palcoscenico? Perché?... Perché?... Perché? Se i Consigli regionali o pròvinciali o circoscrizionali non hanno capito loro la profonda trasformazione del nostro modo di fare attività — non la trasforinazione dell’attività che nelle sue forme esteriori è rimasta immu­ tata — certamente è difficile che la spieghino o la facciano comprendere o meglio ancora la rea­ lizzino nel proprio àmbito e di conseguenza vanificano gli sforzi che tutta l’Associazione sta fa­ cendo per realizzare questo « sai10 di qualità » da lutti auspicato ma da pochi, purtroppo, realiz­ zato! Ma parliamo dei giovani che hanno partecipato agli Incontri. Malgrado tutti i nostri condizio­ namenti, le nostre sferzanti cri­ tiche allo sport... ricreativo (?), la nostra « non collaborazione », loro hanno risposto appieno alle aspettative dell’Associazione, han­ no fatto loro gli Incontri e ci hanno spietatamente verificato e giudicato. Ecco perché, e non è soltanto 11 nostro ottimismo che ci spinge a scriverlo, per noi gli Incontri Nazionali sono stati una positiva esperienza, evidenziando cruda­ mente da una parte alcune ca­ renze che però con un po’ di buo­ na volontà di tutti possono esse­ re eliminate; ma dall’altra parte hanno fatto rifulgere la sensibi-

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A LIONE L'ASSEMBLEA GENERE EIGEA

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La delegazione italiana, era composta da: Aldo Notarlo, Grazia Fuccaro, Maria Rosa Zanella, Mimina Lorusso, Vincenzo Natalizia, Filippo Dragotto, Claudio Bucciarelli.

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si è svolta a Lione (Francia) dal 17 al 20 aprile u.s. la Assemblea Generale della FICEP, l'organi­ smo a carattere internazionale che raccoglie le associazioni spor­ tive di ispirazione cristiana e al quale il C.S.I. aderisce. Vi hanno partecipato oltre al­ l’Italia, l’Austria, il Belgio, la Francia, la Germania, il Madaga­ scar, l’Olanda, la Svizzera e la Spagna. Il lavoro dell’assemblea dove­ va concludere la riflessione inizia­ ta l’anno scorso a Roma sul tema « Sport e liberazione dell’uomo » per arrivare, quest’anno, alla ste­ sura di alcuni punti comuni, qua­ lificanti e informatori dell’impe­ gno che ogni associazione porta avanti nella propria realtà. L’obiettivo, di fatto, non è sta­ to raggiunto, soprattutto per la resistenza che alcuni Paesi han­ no opposto ad un modo nuovo di incontrarsi. Dall’anno scorso, infatti, proprio per l'azione svol­ ta dal C.S.I., l'Assemblea della FICEP aveva iniziato a trasfor­ marsi da momento di informazio­ ne reciproca sulle attività che si svolgevano nei vari Paesi e di de­ cisione di attività internazionale sportivo - agonistica (campionati della FICEP), in momento dove

lità e la pronta rispondenza dei giovani alle nostre proposte di un nuovo modo di vivere le espe­ rienze sportive. E in proposito abbiamo alcune significative e probanti testimonianze. Le cifre, questi aridi ma tanto utili elementi di giudizio, ci dan­ no il loro conforto aiutandoci nello stesso tempo a cristallizza­ re le nostre sensazioni. In una stagione difficile quale la presen­ te, nella quale per alcune profon­ de modifiche di formule e di mentalità molti Consigli e mol­ tissimi soci sono andati in crisi c stanno faticosamente ricostruen­ dosi, esse ci dicono inconfutabil­ mente che la partecipazione que­ st'anno è stata superiore in modo netto a quella dello scorso anno,

ogni Paese doveva mettere in co­ mune l’esperienza che stava fa­ cendo per un confronto aperto, una ricerca comune, un arricchi­ mento reciproco. L’anno scorso l'Assemblea ci aveva richiamato tutti a verificar­ ci sul modo di concepire lo sport a misura d’uomo; quest'anno ci eravamo impegnati a tirare insie­ me alcune minime conclusioni. Solo una o due Associazioni, durante l’anno, avevano cercato di approfondire la tematica dell’Assemblea di Roma che per qua­ si tutti era risultata nuova, se­ gno questo di una scarsa rifles­ sione sul senso dell'essere asso ciazione di ispirazione cristiana che significa innanzitutto essere continuamente attenti alla storia degli uomini, alle sue aspirazioni per darvi una risposta adeguata. Il risultato di Lione, con que­ ste premesse, non poteva finire diversamente. Da una parte c’era chi voleva incontrarsi sulle motivazioni che determinano una presenza nel fe­ nomeno sportivo con la coscien­ za che una tale riflessione conte­ neva « il rischio » di far cambiare la mentalità; dall’altra c’era chi continuava a rimanere in una lo­ gica differente che rispecchia di

del 50% per quanto riguarda le al­ lieve e di oltre il 40% per gli al­ lievi. Lo specchietto allegato illu­ stra questi dati. Non sono incrementi pari alle nostre aspettative, ma sono co­ munque sufficientemente indica­ tivi. Certamente bisognerà fare di più e meglio non soltanto per dare ad un sempre maggiore nu­ mero di giovani la possibilità di vivere queste esperienze — e la campestre fortunatamente non ha limiti di partecipazione — ma principalmente per farle loro vi­ vere fino in tondo ed in un mo­ do producente. Volendo chiudere con « i fuo­ chi » queste nostre considerazio­ ni dobbiamo mettere in evidenza lo sforzo fallo da 5 Consigli re­


fatto, a nostro parere, il ruolo che svolgono alcune associazioni nel loro Paese. Parlare del fenome­ no sportivo che si sviluppa all'interno di un certo tipo di società e ne è condizionato come la può condizionare; della necessità di fare un'analisi quindi del conte­ sto politico, socio-culturale in cui si è inseriti e via dicendo sem­ brava assurdo. L'alibi, più ricorrente, dietro al quale si nascondeva la non vo­ lontà di essere seri nella ricerca, era quello della impossibilità di trovare punti in comune perché troppo diversa era la situazione tra Paese e Paese. Ma in varie occasioni, soprattutto nei gruppi di studio, emergeva chiaramente che, se si poteva parlare di diver­ sità, era sul modo di concepire la presenza dei cristiani nel mon­ do, il loro ruolo, la loro fedeltà alla parola di Dio. Diremmo che si è verificato lo scontro tra una mentalità preconciliare e una conciliare, tra un atteggiamento integralista e uno di dialogo con tutti gli uomini. L’Assemblea della FICEP abi­ tuata a scorrere velocemente sul­ le questioni, per la prima volta ha avvertito lo scossone di un in­ contro fra alcune persone che pensano, che vogliono confron­ tarsi insieme. Forse è l'inizio di un cambia­ mento. Se non avverrà dovremo pensare al significato della pre­ senza del C.S.I. all’interno della FICEP. GRAZIA FUCCARO

gionali del Molise, della Lombar­ dia, dell’Emilia, del Lazio e della Sicilia — per la prima volta so­ no stati investiti i Consigli re­ gionali ‘nel loro complesso e non soltanto i Consigli sede delle ma­ nifestazioni — per realizzare nel migliore dei modi e secondo il nuovo stile questi Incontri. L’in­ ventiva, la creatività, il profon­ do spirito associativo sono stati il meraviglioso « lievito » di tutti i cinque momenti e quindi ci sembra doveroso esprimere a no­ me di tutta l’Associazione la più viva gratitudine agli amici di que­ ste regioni per quanto hanno vo­ luto e saputo fare per le ragazze e i ragazzi che hanno partecipato agli Incontri. FILIPPO DRAGOTTO

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STAGIONE SPORTIVA 1972/73 Allieve Trichiana (Belluno) 55 Pesaro 11 Massa 35 Diamante 19

Allievi 90 63 78 49

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STAGIONE SPORTIVA 1973/74 Allieve 14 Altilia di Sepino (CB) 86 Bovisio Masciago (MI) 38 Fidenza 31 Fiuggi 12 Messina

Allievi 53 126 84 112 35

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Totale 145 74 113 68 400

Totale 67 212 122 143 47 591

Parlano i ragazzi L’esperienza dei Momenti nazionali è appena agli inizi. I respon­ sabili dell'Associazione a tutti i livelli stanno ancora faticosamente cercando il modo più giusto per realizzarla e altrettanto scrupolo­ samente stanno raccogliendo ogni possibile elemento per farne alla fine della stagione una valutazione esatta. Lo stesso congresso nazio­ nale del 23-26 maggio è chiamato a discuterne. Ma intanto, crediamo sia importante ascoltare con attenzione le testimonianze dei ragazzi che hanno vissuto questi « momenti ». Alla nostra redazione, nel breve periodo di tempo che ci separa dallo svolgimento dei Momenti nazionali di campestre, ne sono pervenute tre. Le pubblichiamo qui di seguito, invitando anche altri a esprimersi sia sui « momenti » di campestre, sia su quelli degli altri sport (pallavolo, calcio e pallacanestro) che si svolgeranno nei mesi di maggio e di giugno.

1. Quattro ragazzi di Massa che hanno partecipato al Momento nazionale di Fidenza. Caro Stadiali!, siamo un gruppo dì quattro ragazzi tesserati per il G.S. « Aghinolfì Montignoso» (Massa) che hanno partecipa­ to all'incontro Nazionale di Corsa Campestre svoltosi a Fidenza, tre in qualità di atleti e l'altro come accom­ pagnatore. Dopo aver fatto vari sacrifici a scuo­ la per arrivare al treno che partiva all’ima e dieci, abbiamo fatto tino spuntino in treno, ma essendo soli, abbiamo cercato i nostri amici-rivali di Gragnola coi quali abbiamo stretto subito amicizia e fatto il viaggio. Giunti a Fidenza, sotto una piogge­ rellina prettamente marzolina, dopo aver dovuto adempiere i primi rilievi burocratici e logistici, abbiamo visita­

to. sotto la guida di un cicerone, il Duomo; poi la Messa e quindi siamo giunti a Salsomaggiore, negli Alber­ ghi, per depositare i bagagli e pran­ zare. Si è verificata l’immancabile scelta delle camere comode e a letti separati. Pranzo gradito in quanto avevamo tutti fame. Poi siamo tornati a Fidenza dove, divisi, abbiamo gareg­ giato in giochi d'abilità e di arguzia. Ad ogni gioco i rappresentanti di cia­ scuna rappresentativa ricevevano dei premi in natura o quasi (mortadelle, birra, grappa, bicchieri). Infine, noi, (toccasana II) siamo risultati vinci'ori ed abbiamo poi brindato nella coppa. Rientro agli Alberghi e veglia auto­ rizzata soltanto dall'allegria, dalla vo­ glia di scherzare e di stare insieme

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l'ino all'una e un quarto, poi alle cin­ que ah m.t di noi si sono messi in tu­ ra per girare per il paese; alle 7 era­ vamo alla stazione per scrivere delle cartoline, quasi tutte senza francobol­ lo, ai nostri soci rimasti a Montignoso. Veloce colazione. Gare. Risultati per noi soddisfacenti. Visita a Bttsseto e premiazioni delle gare; anche se nessuno di noi ha ricevuto premi per i piazzamenti, ci siamo rifatti facendo conoscenze con ragazze (soprattutto) e ragazzi di Ravenna, Rimini, Fidenza, ecc. Visita alla casa natale di Verdi molto gradita. Pranzo. Pomeriggio li­ bero /ino alle 10,30 (orario di parten­ za del treno); in questo tempo abbia­ mo fatto di tutto per conoscere altri Gruppi Sportivi per poter fare delle Giornate di Incontro (anche se il no­ stro Gruppo di adesso è entrato in deficit). Rientro con un treno sul qua­ le abbiamo trovato degli amici di Pi­ sa, che calorosamente abbiamo salu­ tato alla nostra discesa dal mezzo. Questa è stata la cronaca che or­ mai tutti Voi di Stadium conoscete, ma noi abbiamo scritto non per que­ sto, ma per farVi conoscere le nostre impressioni su questa nuova formula, su questo nuovo modo di intendere i « Campionati nazionali » come feste e non come scontri. Dobbiamo dire un sincero grazie agli amici di Fiden­ za che ci hanno fatto rispettare gli orari in maniera perfetta. I giochi del sabato sera ci hanno fatto stare in allegria, facendoci dimenticare tutte quelle apprensioni prima di una gara importante. Abbiamo gareggiato tut­ ti, riso, scherzato, saltato. Abbiamo vinto una bottiglia di grappa, ma si è rotta; una mortadella da 2 Kg. e l'abbiamo persa, però siamo rimasti contenti perché ci siamo divertiti. In­ samma, un po' per merito nostro, un po' per merito degli organizzatori, si è creato quel clima di allegria e gioia tipico delle feste in famiglia. Al ritorno c'è stato imo di noi, che fa gare anche FIDAL, che ha detto: « E' molto più bello fare delle gare così con giochi e girate che fare la ” Finale Nazionale FIDAL di Corsa Campestre ", perché là si pensa solo

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CENTRO SPORTIVO ITALIANO -FIDENZA25° di FONDAZIONE momento Nazionale di corsa Campestre 1974 31-3 Il QSL (cartolina) che gli amici del Gruppo Radioamatori A.R.I. di Fidenza hanno stampato in occasione del « Momento Nazionale » di Campestre di Fi­ denza e di tutta la manifestazione collaterale (mostra Radio-Collegamenti in tutta Europa).

alla gara e solo al risultato, punto e basta. Poi, facendo il viaggio, occor­ re stare sempre zitti e silenziosi per non cambiare il sistema ad orologe­ ria dell’organismo umano prima della gara ». A tavola non si pensava a mangiare leggero o sostanzioso, ma a fare il tiro a segno con gli stuzzicadenti, o i cocktails con formaggio, olio, acqua, aceto, sale e patte. Essendoci assai dilungati, chiudiamo la nostra invitando il C.S.I. tutto a con­ tinuare su questa via, perché è que­ sta che porta al vero sport, liberatore e costruttivo. Con tanti auguri e ringraziamenti. Fabrizio, Marcello, Renzo, Enrico.

2. Un ragazzo di Argenta, anche lui partecipante al « momento » di Fidenza. Siamo partiti per la trasferta di Fi­ denza con l’incubo e la paura per la gara che ci attendeva il giorno dopo. Durante il viaggio ci scambiammo poche parole come preludio ai mo­ menti che ci attendevano. Ma quando arrivammo, l'accoglienza degli organizzatori del Momento Na­ zionale fu tale che tutte le paure e i pensieri che ci tormentavano si dissolsero nell’aria e non sapevamo se eravamo venuti a correre oppure a passare due giornate con altri ragazzili programma che ci attendeva era intenso, ma tutti o quasi tutti spera­ vamo di rispettarlo perché ci erava­ mo accorti che stavamo vivendo una esperienza nuova che forse ci avrebbe reso felici. Alle sei andammo a visitare la cat-

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tediale e alle sette alloggiammo negli alberghi. Si ebbe allora un reciproco presentarsi di ragazzi e ragazze e non sembrava che proprio questi ragazzi e ragazze il giorno dopo si sarebbero trovati a correre uno contro l’altro. La serata passò in compagnia della « Famiglia fidentina » che organizzò dei giochi a cui i ragazzi partecipava­ no in allegria. In pullman mentre si ritornava ne­ gli alberghi (e qui ci prendiamo il me­ rito noi di Argenta) intonammo (an­ che se stonati) alcune canzoni e ben presto tutti gli altri ragazzi ci segui­ rono e così si ebbe una fusione di moltissime voci che per me significa­ vano amicizia verso tutti quei ragazzi che prima non conoscevo. La sera tardi nessuno riusciva a

dormire, non perché pensasse alla ga­ ra che lo attendeva ma perchè si era creato tra noi un qualcosa, e i diri­ genti che stavano tenendo una riunio­ ne nella hall dell’albergo sentivano le risate e i passi dei ragazzi che si erano appena conosciuti e nessuno avrebbe immaginato che il giorno do­ po vi sarebbero stati i Nazionali di Corsa Campestre. La gara si svolse in amicizia e alla fine i ragazzi e le ragazze che si erano impegnate nella corsa ebbero il fiato per intonare ancora una canzone e ciò mi ha dato la convinzione che ef­ fettivamente ognuno di noi dovrebbe credere nel Centro sportivo italiano. Durante il pranzo passavano tra i tavoli una miriade di fogliettini con indirizzi di questo ragazzo o di questa ragazza. Quel momento prima tanto atteso e poi rinnegato (che era la partenza) stava arrivando; sul pullman che ci stava conducendo alla stazione si era creato un silenzio di tomba e nessuno di noi osava parlare e ognuno di noi aveva un nodo che lo stringeva alla gola. Lentamente iniziai a cantare « Bella ciaio » e, come se fossero spuntate dal nulla altre voci, mi si unirono in un canto di addio e di speranza. Quando salimmo sul treno ognuno di noi aveva un solo pensiero: che un giorno, in altro luogo, in altra occa­ sione, perché per me questo è il Cen­ tro Sportivo Italiano. Ringrazio il C.S.I., gli organizzatori del momento nazionale di Corsa cam­ pestre, tutti i ragazzi e le ragazze che mi hanno dato la possibilità di vive­ re insieme un'esperienza indimentica­ bile, di divertirmi e di sentirmi vera­ mente nonio e non macchina al servi­ zio dello sport. Grazie Fidenza. Giuseppe Feliciti


3. A Fiuggi, nel vario programma del Momento nazionale, era com­ preso anche un incontro-dialogo fra tutti i partecipanti. Riportiamo alcuni interventi dei ragazzi e delle ragazze, così come sono stati frettolosamente appuntati da un dirigente della Vigor di Roma, Silvio Sabatucci. Ragazzo di Roma — E’ una bella occasione per fare amicizia, ma essa rischia di esaurirsi purtroppo nella brevità delle ore trascorse insieme. I partecipanti dovrebbero essere pre­ miati tutti e non solo il primo. Ragazzo di Tempio — Questo incon­ tro arricchisce la nostra personalità, perché qui non è importante arrivare primo ad ogni costo. Ragazzo di l’assillo della sere un fatto co-agonistico; ci, durante la

Roma — Qui non c’è gara. Lo sport deve eslibero e non solo tecni­ così serve a conoscer­ gara e dopo di essa.

Ragazzo di Oristano — Uno sport fatto così mette in luce, come do­ vrebbe sempre, l’aspetto umano che altrimenti è sommerso dall'agonismo. L’atletica in questo aiuta di più che non il calcio, dove prevale la carica agonistica. Ragazzo di Cagliari — Ottimi que­ sti contatti tra i ragazzi della Sarde­ gna con quelli del continente. Noi spesso siamo timidi e chiusi. Nessuno di noi si permetterebbe di contrad­ dire una persona adulta, anche se ha torto. Io qui mi trovo tra estranei anche tra i ragazzi sardi che non co­ nosco: quindi occorre intensificare que­ sti scambi di sport e di amicizia tra le nostre province e tra la regione sarda e il continente.

Ragazza di Roma — Non ho diffi­ coltà in famiglia per la mia attività sportiva: i mici genitori sono molto aperti ed hanno la massima fiducia in me. Forse sono fortunata? Ma sono anche responsabile delle mie azioni. Verrei tanto volentieri in Sar­ degna a conoscere i ragazzi e le ra­ gazze dell’isola, ma purtroppo non di­ pende da me.

jRognzjn di Prosinone — L’attività sportiva è quasi esclusivamente ma­ schile: le ragazze sono di serie B ncl-

lo sport. All’inizio dell’attività, le ra­ gazze si trovano a disagio, poi, a 14-15 anni smettono perche non trovano l’ambiente e l’assistenza per prosegui­ re. D’altra parte le ragazze sono fisica­ mente meno dotate degli uomini, ren­ dono di meno sul piano dei risultati e quindi si trovano a poco a poco a dover lasciare l’attività. Ragazzo di Oristano — I Momenti nazionali sono belli ed è bella l’atle­ tica, però bisogna allenarsi. Noi siamo senza allenatore e per allenarci dob­ biamo sempre aspettare che finiscano gli allenamenti del calcio. Ragazzo di Roma — L’atletica si può fare anche senza sottoporsi ad un allenamento stressante. Se poi un ragazzo vuole ottenere dei risultati, è lui che deve fare una scelta e assu­ mersene le responsabilità. Ragazzo di Chieti — I risultati se vengono, va bene, ma lo sport è so­ prattutto un mezzo di formazione...

Ragazzo di Roma — L'allenatore non deve sgridarci perchè uno, un gior­ no non si sente di allenarsi. Lo fa certa­ mente per qualche motivo. I ragazzi hanno interessi anche al di fuori del­ lo sport, hanno momenti in cui si sentono giù.... E’ importante che nelle società si conduca l'esperienza spor­ tiva anche con le ragazze, per cono­ scerci e dialogare senza complessi, per diventare veramente amici.

Un ragazzo — Bisogna che il ra­ gazzo rispetti l’adulto, l’allenatore. Ogni ordine va rispettato: bisogna correre molto, fare molta ginnastica...

Ragazza di Roma — Non sono as­ solutamente d'accordo. Lo sport mi serve come svago. Alle tante ore di ginnastica e di allenamento preferi­ sco, anche durante gli allenamenti, par­ lare dei miei problemi e dei problemi della società con i ragazzi gazze che fanno attività

COMUNICAZIONI DALLA DIREZIONE TECNICA NAZIONALE DALLA CTN PALLACANESTRO Contrariamente a quanto pubblica­ to su CSI '74, gli incontri nazio­ nali di Pallacanestro non avranno più luogo dal 13 al 16 giugno, ma in due date diverse e cioè: — dal 20 al 23 giugno, per le sedi del Centro-Nord; . — dal 27 al 30 giugno, per le sedi del Sud. La C.T.N. è addivenuta a questa | scelta per consentire agli atleti na­ ti nel 1960 di poter svolgere gli ; esami per la licenza media, con tutta tranquillità. Per la scelta delle sedi abbiamo chiesto la disponibilità ai Consigli regionali della Lombardia, Marche, Campania e Puglia. A tutt’oggi ci | hanno risposto la Lombardia, se­ gnalando Lecco, e la Campania che ha indicato Summonte. Siamo an- ■ cora in attesa delle risposte da par­ te delle Marche e Puglia. DALLA CTN CALCIO I tre momenti nazionali calcio « Allievi » si svolgeranno nelle se­ guenti sedi: NORD - A Cesenatico (Forlì) dal 20 al 23 giugno 1974. SUD - A Diamante (Cosenza) dal 20 al 23 giugno 1974. CENTRO - A Gubbio (Perugia) dal 27 al 30 giugno 1974. In base a quanto stabilito dal Con­ siglio nazionale ogni regione ha la facoltà di scegliere il concentra­ mento al quale partecipare. Per ta­ le motivo e soprattutto per agevo­ lare il lavoro organizzativo delle tre regioni ospitanti e quello di competenza della C.T.N. Calcio, in­ vitiamo il Sigg. Presidenti dei Con­ sigli regionali a volerci trasmette­ re, con una certa tempestività, e comunque non oltre il 20 maggio 19/4, il nome della Società ed il concentramento al quale si inten­ de partecipare. Resta stabilito che dopo tale data la partecipazione ai vari concen­ tramenti verrà fissata dalla Com­ missione tecnica nazionale. DALLA CTN CICLISMO La C.T.N. del Ciclismo ricorda a tutti i Consigli interessati a tale disciplina sportiva che l’attività dei giovanissimi, e in special modo quella dei gruppi Primavera, do­ vrebbe essere fatta da Società af­ filiate e da giovani tesserati soltan­ to al C.S.I. Quindi è necessario che i Consigli, in questo particolare momento, si impegnino per la costituzione di nostre Società e per il tesseramen­ to dei giovanissimi, ai quali, ap­ punto, è riservata l’attività dei gruppi Primavera.

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Ma perché non ci danno un campo di calcio?

il giovane, oggi, abbia sete di guadagni immediati e fa­ cili e che i Riva e i Boninsegna siano idoli da imitare nella potenza del tiro a rete e nella cospicuità del conto in banca, invece: « Oggi — dice Carmine Ciaburri della Scuola Media di Faicchio — ci sono i cosiddetti professio­ nisti che praticano lo sport per guadagno. Essi mirano a diventare soltanto milionari.

mostra, così piano piano ver­ remmo trattate come rifiuti; purtroppo questo sembra in­ credibile ma è una realtà che non si può negare. Vediamo le attività sportive solo per televisione; non sappiamo co­ me si pratica; in confronto ad una ragazza di città siamo delle cose da nulla; si nota tu tutto che siamo ragazze di montagna, come se noi avessimo voluto nascere in

Sopra: gli alunni premiati del 1" Concorso « Premio Sprint ». Sotto: l’intervento del Provveditore agli Studi di Benevento, dott. Benedetto Capezzone.

questo paese dimenticato da Dio ». C'è inventiva, c’è spirito di organizzazione nei giovani, oggi? « Non c'è il campo sporti­ vo — dice Enrico Capobian­ co della Scuola Media di Fragneto Monforte — basta un poco di fantasia per trasfor­ mare in uno stadio la piaz­ zetta del paese, il cortile del­ la scuola, il vicolo vicino ca­ sa. Poiché il mio paese è pri­ vo di campo sportivo, noi ra­ gazzi siamo riusciti a costrui­ re un piccolo campetto, pri­ vo di porte, di reti, bandieri­ ne, panchine, ma buono per divertirci. Avendo visto la nostra buona volontà il Sin­ daco di Fragneto sta facendo costruire un vero campo do­ ve potremmo giocare tutti li­ beramente senza essere osta­ colati dalle signore che temo­ no, ed hanno ragione, la rot­ tura dei vetri delle finestre ». Un desiderio prorompente di veder migliorare uomini e cose, una interpretazione giu­ sta e qualificante dello sport, una manifestazione positiva di coraggio, denunce schiette di mentalità ancorate a vec­ chi pregiudizi, l’aspirazione di un verde rettangolo di gio­ co,' sono i colori più marca­ ti del quadro offerto dai ra­ gazzi della Scuola Media di Benevento. I ragazzi hanno detto... alla società, alla scuola, alla clas­ se dirigente, le responsabilità di operare per evitare che do­ mani essi passino dalle gene­ riche denunce alle accuse spe­ cifiche.

BENEVENTO — Indagare sulle attività promosse da enti pubblici o privati a favore di uno sport ca­ pace di contribuire alla maturazione umana dei gio­ vani e, soprattutto, avere delle dichiarazioni spon-

tanee, schiette e genuine sul concetto di sport sono stati tra i motivi che hanno spin­ to il CSI di Benevento ad in­ dire tra gli alunni della scuo­ la media della provincia, in collaborazione con il Provve­ ditorato agli Studi, il « I con­ corso sprint ». Anche se non sono manca­ te alcune note stonate (non tutte le scuole hanno aderito all'invito del Provveditore a far svolgere il concorso, di­ mostrando cosi una sensibi­ lità pressocché nulla), l’inizia­ tiva ha raccolto un certo suc­ cesso. La provincia era stata di­ visa, ai fini del concorso, in sei comprensori (Fortore, Val­ le Caudina, Valle Telcsina, Be­ nevento centro. Benevento pe­ riferia, Valle Vitulanese); que­ sto perché il quadro delle de­ nunce e delle sollecitazioni fosse in stretto rapporto alle condizioni ambientali e geo­ grafiche. Dagli elaborati degli alunni della Scuola Media di Benevento è sgorgato vivo l’aneli­ to di vedere migliorate le con­ dizioni di vita del proprio paese: « Come vorrei — dice Maria Immacolata Maddalena della Scuola Media di Baselice — che il mio paese fosse come gli altri paesi più orga­ nizzati, con delle palestre, ma siamo arrivati al 1973 e nes­ sun segno di progresso; il sindaco a cui lo ripetiamo di continuo, dice sempre che ci sono cose più utili da fare per il paese; altri ci rassicu­ rano che sarà fatto, ma ormai non ci speriamo più. Ci sono alcune, anzi parecchie perso­ ne che potrebbero aiutarci economicamente, ma ci dico­ no sempre che lo sport non serve e noi dobbiamo accet­ tarne le conseguenze ». « Ma perché — dice Antonio lannella della Scuola Media ” Sannio " di Benevento — non ci danno un piccolo cam­ po di calcio? Perché il Comu­ ne non provvede?». « Nel mio paese — dice Fi­ lomena Compare della Scuo­ la Media di Montesarchio — non vi sono spazi liberi per­ ché in questi ultimi anni quei pochi che c'erano sono scom­ parsi per far posto al cemen­ to. Nei dintorni del paese vi sono degli spazi in cui sa­ rebbe possibile giocare, ma

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questi non sono accessibili perché coltivati ». E la scuola con le sue strut­ ture e i suoi acciacchi assol­ ve al compito di sviluppare la creazione di una mentalità sportiva aperta e sana? « A Montesarchio — prose­ gue Compare — vi sono due palestre scolastiche, una co­ perta ed attrezzata da poco e un'altra scoperta in cui non vi è niente: esse sono acces­ sibili solo nelle ore scolasti­ che e nelle quali spesso non si fa niente ». A volte, l'anziano ritiene che

Per me lo sport, è attività semplice, è incontro piacevole con altri coetanei, è un mez­ zo per l'integrazione della personalità ». Come vede, poi, la popola­ zione del Fortore l'attivi­ tà sportiva praticata dalle donne? « ... Questo è dovuto — pro­ segue Maddalena da Baselice — anche alla gente trop­ po arretrata; ad esempio se pratichiamo uno sport biso­ gna indossare pantaloncini corti, ma questo, come dicono nel mio paese, è mettersi in


Dalla FASCI al CSI sessanta anni di vita Ira I aiovani FERMO — Passando per via Roma è impossibile non ascoltare le grida festose provenienti dai campi sportivi del Ricreatorio, dove decine, a volte centi­ naia, di giovani sono alle prese con il pallone di calcio, di pallacanestro o di pallavolo; e non bastando il sidente a Firenze. Il pallone giorno, ora si gioca anche di proveniva direttamente dal­ notte, grazie ad un nuovo im­ l'Inghilterra, costò 12 lire, pianto di illuminazione (for­ prendeva molti calci e durò se con non molta gioia delle quattro o cinque mesi. Nes­ famiglie dei dintorni). suno conosceva il gioco: A Fermo è così da più di prendemmo qualche indica­ OVOOtlUl sessant’Cl4JJ.ll, anni, VICI da Vjuauuu quando V1OVcioè zione in un libretto francese ». la Società Polisportiva Victo­ Altra sezione sportiva fu ria fu costituita insieme al quella dell’escursionismo, in Ricreatorio (anzi, a voler es­ quei tempi non molto prati­ sere esatti, prima ancora del cato. Ed è da allora che si Ricreatorio). La prima as­ organizzano escursioni sui semblea dei soci si tenne il Monti Sibillini e sul gruppo 4 dicembre 1909. Nel 1912 ci del Gran Sasso, anche se at­ fu l’adesione alle FASCI (l’or­ tualmente non si è regolar­ ganizzazione da cui trae ori­ mente affiliati al CAI. Tra le gine il CSI), cosa questa che ultime sezioni a costituirsi ci fa della Victoria una delle fu la sezione scherma, nata società più anziane del Cen­ nel 1914, che ebbe però un’at­ tro Sportivo Italiano. tività limitata; poi la pallaL’attività iniziò con la gin­ canestro e via via tutte le nastica e le prime manifesta­ altre. zioni si tennero a Fermo, cul­ Finché nel 1928 arrivò il minando con una bella ma­ decreto legge fascista che in­ nifestazione ginnica alla pre­ giungeva: « Per raggiungere senza di un numeroso pub­ le finalità che TOpera Nazio­ blico. L'anno successivo fu nale Balilla si propone, con costituita la sezione ciclisti­ l'entrata in vigore del pre­ ca, che si affermò in varie sente decreto si dichiara di­ gare locali e regionali finché sciolta qualsiasi associazione nel 1922 fu chiusa. che si proponga in qualunque Ed ecco come è nato il modo l'educazione fisica, mo­ calcio nella Polisportiva Vic­ rale e spirituale della gio­ toria, nel racconto di Don ventù, eccettuate le Associa­ Biagio, colui che questo sport zioni dell’Opera Nazionale Ba­ lanciò; sono parole che ba­ lilla... ». Alla Victoria non re­ stano a rendere il clima pio­ stò che rassegnarsi ai prov­ nieristico in cui operava la vedimenti, anche se i suoi Società in quei tempi, e che giovani non abbandonarono per questo riportiamo: « Fer­ l’attività sportiva adattando­ mo vide il primo pallone da si ad inquadrarsi nelle nuove calcio nei cortili del Ricrea­ formazioni giovanili e dopotorio; lo ebbi da Padre Stri- lavoriste. kland, un gesuita inglese reLa passione di quanti ave-

Nella foto: Targa della FASCI alla Soc. Victoria per la parte­ cipazione al II Concorso Ginnastico Internazionale del 1913.

vano operato nella Victoria non era però sopita e covava sotto la cenere, pronta a rie­ splodere alla fine della guer­ ra. Nel settembre del '44 ci fu la prima riunione del di­ rettivo della Società e un an­ no dopo, nel settembre '45, veniva varato il nuovo statu­ to societario. Da allora ad oggi le mani­ festazioni organizzate e le at­ tività istituite sono state tan­

(SEGUE DA PAG. 2)

zitutto, un problema di auto­ tassazione se si crede al coin­ volgimento della gente come fatto di maturazione perso­ nale e sociale. Autotassazione di tutti, non dei dirigenti sol­ tanto: dei ragazzi, dei loro ge­ nitori anche e soprattutto, se sono poveri (ma i poveri, in genere, quando hanno capito l'importanza del servizio che una società sportiva intende promuovere nel quartiere o nel paese, non solo non si ti­ rano indietro, ma trovano so­ luzioni impensate e genero­ sissime). Questo è fare edu­ cazione, animare, promuove­ re comunità. La gente, allora, incomincia ad aprire gli oc­ chi, a considerare la pratica sportiva un fatto personale che deve rsolvere per sé e per gli altri: allora diventa capa­ ce di occupare i terreni in­ colti se non ha spazi, di an-

te, come tanti sono stati i ra­ gazzi passati per i campi sportivi del Ricreatorio. « Ma — si chiedono alcuni — non è troppo tutto questo sport nel Ricreatorio? Non va a scapito delle altre attività formative? ». I dirigenti del­ la Victoria non sono d’accor­ do. Anzi, per loro quanto si fa è ancora troppo poco, con­ siderando l’enorme massa di giovani presente a Fermo. « Per chi lavora o studia pas­ sando diverse ore al giorno in ambienti chiusi — essi di­ cono — lo sport è più neces­ sario del pane ».

dare in delegazione in Comu­ ne o dal Presidente della Me­ dia dove la palestra è quasi inutilizzata, di attrezzare una sede, di fare con le proprie mani le traverse delle porte di gioco, di scegliere con i ragazzi della società sportiva altri sport oltre al calcio (per­ sino più economici), di affit­ tare un capannone, di non la­ mentarsi più dell’indifferen­ za delle cosiddette Autorità per una coppa in meno o per una muta di magliette, ma di andare a discutere civil­ mente con i responsabili po­ litico-amministrativi della cit­ tà di programmi concreti che tengano obbligatoriamente conto della necessità di spa­ zi, di mezzi, di uomini per lo sport e il tempo libero (di tutti, ragazzi e adulti). Utopie? No, realtà faticose ma possibili che sta a noi ren­ dere definitive. Giulio Martinucci

UN CONVEGNO INUTILE? Leggendo, con un po' di ri­ tardo, l'articolo « resoconto » sull’incontro nazionale per la presenza e partecipazione fem­ minile svoltosi il mese scor­ so, non ho potuto fare a me­ no di soffermarmi per alcuni istanti sull'assenza di una co­ scienza critica nell'àmbito della nostra Associazione. Dall'articolo traspare in mo­ do evidente come tutto o quasi sia andato secondo le migliori previsioni; si afferma che tutta la Associazione è stata coinvolta, che il dibat­ tito è stato molto interessan­ te, che ha avuto momenti di onesta valutazione del lavoro svolto che ha significato la

maturità dell’assemblea di autovalutarsi; infine che il frut­ to della riflessione sarà of­ ferto a tutta l’Associazione come contributo ad un dibat­ tito (ancora un altro che non sappiamo quando ce lo potre­ te proporre) che vedrà il suo momento forte nel prossimo Congresso. Francamente a noi, che ab­ biamo vissuto in tutte le sue battiate il momento dell’uni­ ficazione e del nuovo statuto e che è toccato riscontrare nella realtà le difficoltà di pratica attuazione dei princì­ pi statutari, l'incontro, a giu­ dizio della delegazione che vi ha preso parte per nostro

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(segue da pag. 17) conto, non ha prodotto alcun effetto positivo. Ci saremmo aspettati che con quell'incontro si ponesse fine al momento di riflessio­ ne e che finalmente e con de­ cisione si tracciasse qualcosa di concreto, o che si prendes­ se coscienza del fatto di aver, ad esempio, sbagliato a porre il problema come la ricerca di una diagnosi dalla quale far scaturire una cura possi­ bilmente idonea a subonormali dello sport, ed ancora come la necessità di un cam­ bio di mentalità da parte no­ stra (ragazzi e ragazze) ido­ neo ad agevolare la creazione di un nuovo tipo di Associa­ zione, o infine e molto più semplicemente come la ne­ cessità di riprendere lo stu­ dio dello Statuto per ritorna­ re sui princìpi che in esso, con non scarso odierno rea­ lismo, abbiamo voluto inseri­ re per convincerci della vali­ dità futura di esso ed operare realmente in tal senso. Certamente sembra molto poco accontentarsi e sperare che rincontro possa essere riuscito, così come si auspi­ cava, a far prendere coscien­ za di una situazione. Se così fosse l’Associazione secondo noi ci mette molto tempo a rendersi conto che qualcosa non va, frenandone conseguen­ temente lo sviluppo. A noi come Consiglio, l'in­ contro è servito esclusivamen­ te ad avere conferma che le difficoltà che riscontriamo so­ no comuni a tutti e che non sono ad esempio solo del me­ ridione. Magra consolazione.

Carlo Di Carlo Conversano

In altre parole un Conve­ gno inutile che il Consiglio nazionale e la Presidenza na­ zionale potevano risparmiar­ si. Ma inutile riguardo a che cosa? A differenza dell'amico Di Carlo che non vi ha parteci­ pato, io ad Ostia Lido il 2 o 3 febbraio c’ero e se l’obiet­ tivo del Convegno era di ve­ rificare lo stalo dell'Associazione a quasi 3 anni dall’uni­ ficazione CSI-FARI e proprio sulla presenza delle donne e sul grado della loro parteci­ pazione alla vita del CSI, ri­ tengo che il Convegno non l’abbia eluso. La verifica, in­ fatti, doveva soltanto metter­ ci di fronte ad una realtà, po­ sitiva o negativa che fosse, e costringerci a prenderne co­ scienza piena. Cosa che una larga parte dei presenti al Convegno ha fatto e che tra­ spare. per chi sa leggere, dal­ la sintesi dei lavori (allegata anche alla relazione del Con­ gresso nazionale proprio per

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favorirc alcune decisioni ge­ nerali che la lettera dell’ami­ co di Conversano auspica). Ciò che va detto è che, si­ curamente, l’impostazione e il metodo di svolgimento del­ l'incontro non erano secondo canoni tradizionali. Sarebbe stato « normale » chiamare a dotte relazioni scientifiche al­ cuni grandi nomi: normale, sbrigativo e comodo con il « folto uditorio » che si sente importante e applaude perché è venuto per non affaticarsi e ricevere soltanto (Grazia Fuccaro nel resoconto criti­ cato — e che va integrato con la sintesi del numero succes­ sivo — lo fa capire chiara­ mente). Ma l’Associazione in questo momento aveva biso­ gno di un gesto più umile ed elementare, quello di fare la autocritica su scelte che so­ no sue e del cui andamento è responsabile. La strada, al­ lora, è stata un’altra: in otto­ bre si sono interessati i Con­ sigli Provinciali e di circo­ scrizione zonale ad una prima ricerca e, successivamente, ad un dibattito che localmente poteva sfruttare infinite occa­ sioni d’incontro, non ultima, certo, l’occasione del congres­ so. A fine gennaio i congressi locali erano già molte deci­ ne, ma quanti avevano dibat­ tuto il problema? Anche per­ ché andrebbe chiarito il con­ cetto di dibattito che è di­ scussione collettiva, dunque dialogo, dunque parole ma che non può, in un'assemblea de­ cisionale come un congresso, disgiungersi da progetti d’in­ tervento, da linee di realiz­ zazione. Riflessione e ricerca

di soluzioni debbono marcia­ re di pari passo: anche men­ tre si sta realizzando si con­ tinua a riflettere e mentre si riflette si sperimenta in con­ creto. Questo è normale in un’Associazione nazionale che ha indubbiamente i suoi tem­ pi lunghi di maturazione che sarebbe semplicistico sottova­ lutare. Ricordando anche che i progetti organizzativamente più accurati rischiano la va­ nificazione se la gente non ne prende vera coscienza. L’In­ contro di Ostia Lido voleva mettere in moto questo pro­ cesso di presa di coscienza generalizzata facendoci umil­ mente toccare con mano che le affermazioni teoriche (li­ bertà, valore, originalità, cmancipazione, parità... della donna) sono razionalmente condivise ma concretamente disattese da noi, da tutti noi e non da ipotetici « altri ». I partecipanti al Convegno han­ no fatto da cartina di torna­ sole perché ogni socio com­ prenda: non avevano alcun compito decisionale che spet­ ta, invece, ad un Congresso dove, mi auguro, ci ritrovere­ mo — e con pieno diritto — a scontrarci per Luna o l’al­ tra ipotesi di soluzione di un problema che, però, resta complesso, aperto com’è agli influssi di un’intera società strutturata in tutte le sue ma­ nifestazioni in termini fonda­ mentalmente maschili e per il quale non bastano le mozio­ ni generiche ed esortative a scioglierne le difficoltà con­ crete e specifiche.

Giulio Martinucci

ANCORA SU SOLGENITSIN Egregio Signor Andreoli, nella rubrica « Mondo gran­ de e piccolo » di « Stadium » del 9 marzo 1974, N. 3, com­ pare un articolo dal titolo « Dalla padella nella brace », siglato P.A., riguardante il ca­ so Solgenitsin. La presumo autore del pez­ zo e le scrivo, perché mi ha sorpreso il tono con cui è stato trattalo l'argomento. In primo luogo sono curio­ so di sapere da quale fonte lei ha appreso che il citato scrittore, ora in esilio, ha « esaltato e dato il proprio plauso al golpe cileno ». Que­ sta « informazione » l'ha poi indotta a criticare duramente Solgenitsin e ad estendere il suo biasimo alla stampa oc­ cidentale, colpevole di ampli­ ficare la voce del dissenso sovietico più per voluttà scan­ dalistica (od anticomunismo) che per una sincera denuncia, quasi che se Solgenitsin non ci fosse stato si sarebbe do­ vuto inventare. Su questo punto della stam­ pa occidentale, le voglio ri-

cordare quanto ha affermato di recente il dissidente Pavel Livtinov a Roma (ripetendo analoghe espressioni di Sol­ genitsin e di Sacharov) « Noi (ossia i dissidenti) abbiamo potuto sopravvivere ed esi­ stiamo grazie all'occidente, al­ la stampa occidentale. Perciò scrivete di noi il più possibi­ le, ricordatevi di noi ». Riguardo a Solgenitsin, non credo affatto che egli abbia approvato l'inumano colpo di Stato cileno. Come si può evincere dall’intervista con­ cessa dallo stesso a « Le Mon­ de » il 29 agosto 1973, egli distingue sì la situazione po­ litica russa da quella greca o spagnola, ma non per appro­ vare il regime oppressivo di quesi paesi, bensì per sotto­ lineare che l’equiparazione tra le varie dittature è spesso un « alibi » che serve a tacitare la coscieza. Può darsi, comunque, che Solgenitsin abbia espresso quel giudizio di plauso (se lo ha espresso) in base ad una cattiva conoscenza degli avvenimenti. Cito dall'intervi-

sta a « Le Monde »: « Il di­ sturbo delle trasmissioni ra­ dio (quelle occidentali indi­ rizzate verso i paesi dell'est) non può essere spiegato a co­ lui che non abbia fatto que­ sta esperienza, che l'abbia vissuta per anni. Ciò significa sputi quotidiani nelle orec­ chie e negli occhi, un affron­ to ed un abbassamento della persona allo stato di robot, sia che il disturbo venga por­ tato al diapason del "muti­ smo totale ", sia mediante una interferenza continua o me­ diante una musica di bassa qualità. Mosca e Leningrado sono diventate paradossal­ mente le capitali meno infor­ mate del mondo ». L’amore di questo scrittore verso la libertà e la giustizia, e quindi la verità, non può portarlo a condannare i crimi­ ni staliniani (come Arcipela­ go Gulag e le altre opere in­ segnano) e a schierarsi con­ temporaneamente al fianco di quanti, pur con altre mo­ tivazioni, sono dalla parte dell’oppressione morale ed anche fisica. Per quanto riguarda, da ultimo, la pa rte del suo articolo che rivela scetticismo verso il mondo libero accidentale, vorrei consigliarle la meditazione ancora di queste parole di Livtinov: « Questa libertà che noi dobbiamo con­ quistare con la sofferenza, in Occidente è come l'aria stes­ sa che si respira, per cui non la si nota neanche ». Senz'altro la nostra società noti è ancora perfetta, molto resta ancora da fare, ma a differenza degli stati totali­ tari da noi la libertà di espres­ sione del pensiero è una real­ tà vivente. E’ dovere di ogni sincero democratico far sì che essa non venga perduta, là dove esiste, e che altri, meno fortunati, possano go­ derne. Cordiali saluti. Francesco Pozzi Pisa

Egregio Signor Pozzi, La ringrazio per la sua let­ tera che è servita a farmi ri­ pensare, a qualche mese di distanza, al fatto Solgenitsin e alla brevissima nota che scrissi a suo tempo. Questo ripensamento mi è servito a confermare, da una parte, la mia solidarietà con lo scrittore russo espulso dall’Unionc Sovietica, testimo­ nianza vivente di un sistema oppressivo che, proprio in quanto tale, dimostra di non aver saputo costruire quel so­ cialismo su cui dice di fon­ darsi. E, dall’altra parte, a confermare il mio dissenso da una società qual è la no­ stra che si proclama parte di un « mondo libero » che, a mio avviso, non esiste. Certo, il mio dissenso noti ha né il peso né il valore di


quello dello scrittore russo, rata La prego di accettarlo per quello che è. Può darsi che prenda un aabbaglio, e che abbia ragione ilil signor Livtinov a dire che mon mi accorgo della libertà imi cui vivo. Quanto, poi, al flatto che « la libertà di esspressione del pensiero, sia qui da noi una realtà viventie », ho i miei dubbi fondati ssu fatti e non su sensazioni. LLe libertà che io intravedo, iper esempio, sono le segucnili: c’è la libertà degli anar­ chici di volare dalle finestre alche questure; c’è la liberta ali decine di migliaia di ra­ gazzi sotto i quattordici an­ imi che invece di starsene a sscuola devono andare a laworare; c’è la libertà per centitinaia di migliaia di persone ali vivere marginalizzate atttorno alle nostre grandi cit­ ata; c’è la libertà degli uomi­ ni politici europei di ritorna­ nte indietro nelle proprie de­ cisioni sotto la strigliata del ssignor Nixon che non condiwide le loro decisioni e può mninacciarli; c’è la libertà di tessere condizionati nell’econoumia da parte dell’imperialissmo internazionale del denarro attraverso le multinazionallli e attraverso il sistema dei prestiti internazionali; c’è per «centinaia di migliaia di no­ stri lavoratori la libertà di sandarsene a un migliaio di «chilometri da casa per trova­ ne un lavoro e mantenere le iproprie famiglie; c’è la liber­ ila di farsi manipolare dall’iniformazione stampata e con­ centrata al servizio delle oli­ garchie economiche; c’è la liìbertà di farsi manipolare dal­ l'informazione televisiva e ra­ diofonica, da una RAI, cioè, iche, secondo il giudizio della rivista americana Newsweek del 22 aprile u.s., è la radiotelevisione « tra le peggiori d’Europa a causa della censu­ ra politica, della programma­ zione priva di fantasia e del disordine amministrativo »; c’è la libertà — per rispetto al modello strutturale e cul­ turale vigente — di essere di­ visi in oligarchie dominanti e in masse dipendenti; ecc. ecc. ecc. Forse ha ragione Lei: la li­ bertà e la democrazia qui da noi non mancano e noi sia­ mo così fortunati da poterne godere. Chi vuol esser lieto, sia... Cordiali saluti. Paolo Andreoli

P.S. — Circa la questione Solgenitsin-golpe cileno, devo confermare quanto ho scrit­ to. La notizia è stata riporta­ ta — con maggiore o minore evidenza a seconda dei colori della « stampa libera » — dai giornali occidentali. Sarà sen­ z'altro stata causata dalla cat­ tiva informazione a cui era costretto lo scrittore nella Unione Sovietica ma. ma, pur­ troppo, c'è stata.


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di ENZO BALBONI

INTERESSI? — Leggo una nota di un giornaletto che si chiama « Quattro Passi ». La nota arriva in redazione at­ traverso l'Eco ilella Stampa, naturalmente. Leggo e mi preoccupo un poco delle preoccupazioni che solleva « Quattro Passi »» aa ]proposito del nostro intento di sperimentale qualche nuovo modo di lare sport. La nota dopo aver definito di « ispirazione democrist iana » Stadium (Amici di Quattro Passi il CSI e Stadium sono nati nel 1907, lo sapevate?) rileva che l'in­ teressamento da parte di or­ ganismi « ufficiali » (e per or­ ganismi ufficiali, intende noi ili Stadium). va seguito con attenzione e con il dovuto sospetto. Il timore di « Quat­ tro Passi » è che la lunga ma­ no dei partiti finisca per im­ padronirsi delle scampagna­ te, delle marcelonghe e di tutte queste altre tipiche ma­ nifestazioni ili sport sociale. Perché Quattro Passi e tanto preoccupato che accada una cosa di questo genere? Ma perchè si tratta di un orga­ nismo legato alla Federazio­ ne di Atletica Leggera, si pen­ sa subito. E invece no. In­ vece non è vero. Non si trat­ ta di un organismo legato alla Federazione di Atletica Leggera, almeno non lo c uf­ ficialmente. Si tratta — ci hanno subito informato ileila cosa — di una organizza­ zione die si occupa — dicia­ mo pure da benemeriti — dell'organizzazione di queste gare. Scampagnate, Marcelon­ ghe... eccetera. Cioè di un or­ ganismo che si occupa di promuovere e organizzare queste manifestazioni. A chi e legato? Beh, pare dunque a nessuno. E allora perché lo fa? E soprattutto perché si preoccupa che un ente di propaganda come il nostro o come qualsiasi altro: A ICS o LTSP che siano, si interessi di proporre e tentare di strutturare uno sport diverso ila quello tradizionale? Cioè non uno sport da esercito, da caserma, stressante e col solo fine di affermarsi per

conquistare una medaglia d’o­ ro alle Olimpiadi e uno sti­ pendio a casa, ma uno sport autentico: libero, gioioso, fe­ stoso. competitivo quel tan­ to che basta perché non di­ venga noioso gareggiare e via dicendo? Perché? Ma perché se gli en­ ti di propaganda si occupa­ no della questione, se si in­ troducono nel settore, se in­ vadono la zona, succede che possono anche mettersi ad organizzare queste scampa­ gnate e queste marcelonghe. E non più a pagamento (c’è sempre una iscrizione che dà certi diritti) ma magari gra­ tuitamente, mettendo a di­ sposizione i propri tecnici e il proprio apparato organiz­ zativo. Insomma se succede tutto questo i «benemeriti» che adesso si occupano di queste organizzazioni e pub­ blicano perfino un bolletti­ no; questi « benemeriti » che si preoccupano tanto dell’a­ spetto politico della questio­ ne. potrebbero anche rimet­ terci. Che cosa? Beh. pensa­ te: a Milano per organizzare la slramilano l'iscrizione era di duemila lire. E pare che i partenti non fossero meno di tremila. Il che fa sei mi­ lioni tondi per l'organizzazio­ ne, che procura i numeri, si occupa delle segnalazioni, dei permessi, del rifornimento e di tante altre piccole rognette. A conti fatti forse i sei milioni sono tanti e qualco­ sa resta in cassa. Insomma a pensarci bene — dico a pen­ sarci bene, perché non cre­ do che Quattro Passi che è una organizzazione « bene­ merita » lo stia facendo — a pensarci bene uno potrebbe anche strumentalizzare que­ sta voglia di fare sport, di correre, di fare una scampa­ gnata che ha la gente. Stru­ mentalizzare lo sport come servizio sociale, per i propri interessi. Già: è un’idea. Ma se gli enti di propaganda se ne impossessano, se organiz­ zano loro, magari gratuita­ mente? Allora diventa un guaio, che si può risolvere soltanto con la classica ac-

cusa di politicizzare lo sport. Sport come strumento politi­ co: dunque, alla larga! Come se non tosse chiaro a tutti che lo sport è uno strumcnto ppoliiico, che fa il lavaggio del cervello agli atleti, che li inquadra come solda­ ti, che li orienta verso un ti­ po di disciplina spietato, e un modo di essere e di dere la realtà cosi distorto da diventare perfino perico­ loso. Lo sport ufficiale è co­ sì ed è già strumentalizzato. La vera preoccupazione dei « benemeriti » organizzatori lidie scampagnate e delle marcelonghe e ili non riusci­ re a strumentalizzare — ma­ gari per fini economici — quel poco che resta fuori ilal mondo sacro del CONI, cioè lo sport sociale, lo sport dei pancioni e dei quarantenni. E la cosa non mi piace un blà! Un ultimo blà; da trent’anni il CSI promuove e or­ ganizza attività e manifesta­ zioni sportive ili massa, libe­ re, aperte a tutti i ragazzi — dalle manifestazioni studen­ tesche del 1947, alle Olimpia­ di Viti, ad Arcobaleno sport, alle Leve giovanissimi ecc. Dov’erano allora gli ami ci di Quattro Passi che ora rivendicano il diritto di pri­ mogenitura e, se abbiamo ben capito, di monopolio? IL SOLITO BLA’ — Comuni­ co che Silvio Moscr, automo­ bilista svizzero al momento in cui scrivo è in stato di coma per un incidente. Mi auguro che a quest’ora sia fuori pericolo. Altrimenti la lista nera si allungherebbe ancora. Si è allungata però per un paio di anonimi spet­ tatori falciati dalle macchi­ ne di Brambilla e di Merzario che peraltro se la sono cavata. Brambilla ha avuto due incidenti simili in pochi giorni. Sarebbe meglio che la smettesse. FINALMENTE UN BLA’ CHE MI PIACE — Agostini. Read e altri campioni del motoci­ clismo hanno fatto sciopero al Nurburgring e non han­ no corso. Perché? Perché la pista era non idonea: peri­ colosa e non volevano corre­ re rischi superiori a quelli che corrono normalmente. Bene: Agostini comincia a pensare alla propria pelle, adesso mi piace di piu. Per­ ché se continua lui e gli al­ tri, in questa campagna, può anche darsi che si arrivi dav­ vero un giorno alle piste si­ cure al novanta per cento. Altrimenti dovremmo sem­ pre rubare spazio al blablabla per allungare la lista ne­ ra. Il che non mi piace al­ latto. Altrimenti questa ru­ brica a forza di pubblicare necrologi diventa una rubri­ ca di motorismo.

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