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Stadium n. 8/1973

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Pii ultore responsabile: Aldo Notarlo

Redattore capo: Duilio Olmctli

Comitato di redazione: Zina Giuri Amili Paolo And reoli Enzo Balbettìi Claudio Bucciarelli Giulio Martinucci Grafica: Alberto Greganti

STADIUM si propone lo scambio delle idee e la ricerca comune dell’associazione. I singoli interventi vogliono portare soltanto una voce, offrire un contributo allo sviluppo comunitario. STADIUM è tuta tribuna aperta. Tutti sono invitati a esprimere la propria opinione e tutte le opinioni sono gradite. STADIUM chiede a tutti i soci un’attenzione costantemente critica e una collaborazione generosa.

(copertina di Alberto Catalani)

«Hai ■ ■■■ n ■■■ Nello scorso numero sempre in 2“ di copertina, abbiamo parlato degli incontri e dei corsi. Il titolo « proposte nuo­ ve per l'impegno formativo di sempre » cercava di esprimere la globalità e la continuità dell’attività di formazione che non è un momento staccato dalla vita che ognuno di noi fa nella società sportiva, ma è tutta la vita della società sportiva. 11 discorso fatto voleva an­ che collocare in un modo più corretto, o forse più razionale, l’esperienza dei « corsi » col le­ gandola con tutti gli altri mo> menti all’interno di un pro­ cesso di crescita personale e di associazione. Lo diamo per letto. A questo punto cerchiamo di vedere insieme il senso che può avere per il C.S.I.. e quin­ di per ogni società sportiva che lo compone, la circolare che il CONI, tramile il pro­ prio Servizio Tecnico Sporti­ vo, ha inviato in questi giorni ai comitati provinciali dei Gio­ chi della Gioventù. La circola­ re in oggetto tratta dei corsi per animatori sportivi dei gio­ chi della gioventù 1973. Essa è il fruito di un lavoro di im­ postazione dei corsi animatori all’interno dei Giochi che ci ha visti protagonisti con gli altri Enti di Propaganda, con alcuni presidenti provinciali del CONI e con i rappresen­ tanti dell’ufficio centrale dei Giochi. Parlare dei corsi animatori dei Giochi ha significalo in­ nanzitutto parlare, ancora una volta, della finalità dei Giochi. Noi come C.S.I. abbiamo sem­ pre sostenuto, e l’esperienza che le società sportive hanno fatto e hanno denunciato lo hanno dimostrato chiaramen­ te, che i Giochi stavano per­ dendo la loro forza originaria. Nati per essere uno degli strumenti per l’affermazione di uno sport per tutti e per essere un modo concreto per offrire a tutti la possibilità di fare esperienza sportiva, man mano sono diventati uno degli strumenti, come se non ce ne fossero già abbastanza, di uno sport selettivo, di pochi, per quei pochi che già ci sono e sono i più bravi. Parlare di corsi di formazio­ ne nell’ambito di questa inizia­ tiva doveva significare coglie­ re la finalità precisa di un mezzo perché l’obiettivo si po­ tesse realizzare. Allora se i Giochi della Gioventù hanno senso di esistere, se sono a servizio di uno sport per tul-

ti, ecco che i corsi in questo di azione. Al limite, una socie­ contesto devono tendere a tà sportiva potrebbe anche preparare degli operatori del­ non aderire ai Giochi, ma non io sport sociale, quelli che noi potrebbe mai esimersi dall’aschiamiamo animatori sportivi. sumerne lo spìrito più autenti­ L’animatore e una figura di oco, promuovere cioè l’attività peratorc sportivo nuova che si sportiva giovanile nell’ambito colloca e offre il suo servizio, comunale, d'intesa con il Co­ il suo impegno per la crescita mune, aflinchè divenga parte della coscienza personale c so­ integrante della struttura e ciale e non soltanto una cre­ della vita sociale dell’ente lo­ scita tecnica, come fanno i cale. tradizionali dirigenti sportivi. Possiamo allora dire senza La circolare del CONI dice paura, seguendo una logica, tutto questo e prevede dei cor­ che tutto quello che facciamo si animatori di base c dei corsi è nella sostanza quello che. regionali. I corsi di base, che dovrebbero essere i Giochi del­ ci interessano più direttamen­ la Gioventù e anche i nostri te, devono essere program­ incontri associativi di verifica mati d’intesa con tutte le for­ c i nostri corsi d specializza­ ze sportive esistenti nella pro­ zione, finalizzati a creare una vincia al servizio di tutti i coscienza di sport di massa, Comuni anche se poi possono rientrano in questo sforzo di essere realizzati concretamen­ ricondurre i Giochi alla loro te da una o dall'altra di que­ finalità originaria c si collo­ ste forze. cano correttamente al loro in­ terno. Non è tanto il contenuto di E’ per questo che, nel mo­ una circolare del CONI che mento in cui siamo stali sti­ volevamo portare a vostra co­ noscenza, nè il discorso orga­ molati a riflettere sui corsi nizzativo che ne consegue, all’interno dei Giochi abbiamo ritenuto opportuno collegare quanto piuttosto riprendere il discorso a quello fatto da una riflessione sul nostro do­ Stadium precedentemente. vere di impegnarci per una Se i nostri corsi, se i nostri capillarizzazionc dello sport giovanile nei Comuni e con i momenti di incontro devono Comuni usando di uno stru­ dare una risposta alle esigen­ mento che esiste c che, come ze concrete delle società sporvc, si tratta allora di interro­ tutti gli strumenti, deve essere costantemente ordinato al fi­ garci per vedere se sia esigen­ ne per il quale è stato creato. za di ogni nostra società spor­ tiva verificare gli strumenti Ci dobbiamo chiedere se è stato anche per un nostro di­ esistenti per uno sport di tut­ simpegno che i Giochi della ti, assumere degli impegni precisi perche gli strumenti Gioventù, c lutto quello che ad essi è collegato, sono di­ che abbiamo a disposizione, ventati proprio quello per il come i Giochi della Gioventù, siano da noi rispettati ed or­ quale dovevano rappresenta­ dinati per quello per cui sono re un’alternativa: una ulterio­ stati messi in atto. re esperienza sportiva di po­ chi. Insomma per ricordare che ci sono anche loro, i Giochi, e Se è vero che il C.S.I. è per che forse vale la pena di ri­ uno sport di lutti, ne conse­ fletterci un po’ sopra per non gue che dobbiamo necessaria­ ---->■ = del <( prct]jcarc essere quelli mente impegnarci nei Giochi. bene e razzolare male ». Dobbiamo, cioè, far nostri i giochi, assumerli come nostro naturale campo di impegno c GRAZIA FUCCARO

Ci scusiamo con i nostri lettori per il ri­ tardo con cui riceveranno questo numero.

Lo sciopero postale che aveva bloccato la spedizione del numero precedente ci ha consigliato di ritoccare il nostro calen­ dario di pubblicazione.


L’estate come momento di riflessione per i responsabili delle società sportive. Ecco, in poche parole, la nuova proposta che il Consiglio nazionale rivolge all’Associazione per i corsi di formazione di quest’anno. Anzi, la stessa denominazione di « corsi » è stata cambiata per sottolineare il significato e il tipo nuovo di esperienza. Non più, dunque, dei « corsi » in cui alcuni parlano, insegnano, e tutti gli altri, i partecipanti, ascoltano e apprendono, ma degli « incontri di verifica » in cui i gruppi di responsabili delle società sportive fanno insieme il punto delle esperienze condotte, discutono i problemi comuni e ricercano insieme le soluzioni e i motivi di impegno. E’ un ulteriore passo verso il perfezionamento delle tradizionali attività di formazione, un adeguamento ai metodi associativocomunitari assunti dai nuovo Statuto. In questo modo le attività estive di formazione non rischieranno più di porsi come un momento staccato dalla normale vita associativa con la conseguente difficoltà di applicarne poi i risultati alle singole realtà di base. Con la nuova proposta degii « incontri estivi di verifica », i temi da discutere e studiare saranno « portati » dagli stessi partecipanti e saranno essi i protagonisti del loro approfondimento e degli impegni che ne scaturiranno. Ci auguriamo che l’invito del Consiglio nazionale venga compreso e accolto nella sua capacità di far compiere un importante passo avanti alla nostra maturazione personale e associativa.

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Basta una tenne ner sconfiggere il fascismo? In questi giorni non sono pochi colo­ ro che si domandano come andrà a fi­ nire alla Camera la domanda di auto­ rizzazione a procedere contro il segre­ tario del MSI, on. Giorgio Almirante, per il reato di ricostituzione del di­ sciolto partito fascista. E molti si do­ mandano se finalmente diventerà ope­ rante la Legge 645 del 20 giugno 1952 (la cosiddetta Legge Sceiba) che ha come titolo: « Norme di attuazione del­ la XII disposizione transitoria e fina­ le (comma primo) della Costituzione ». Quella disposizione che recita: « E’ vietata la riorganizzazione, sotto qual­ siasi forma, del disciolto partito fa­ scista ». La cosa, evidentemente, non è senza importanza sia sul piano politico sia sul piano civile. Il dettato costituzio­ nale è logico: uno Stato che nasce dal­ le rovine materiali e morali dell’espe­ rienza fascista non può consentire che 10 stesso fascismo possa risorgere c far correre il rischio al paese di ripe­ tere ciò che l’ha portato a essere pri­ vo della libertà e destinato alla distru­ zione. E non vale il discorso che non c’è libertà là dove anche gli assassini delle coscienze e delle persone fisiche non hanno diritto di esercitare libera­ mente la propria professione omicida. Il discorso, caso mai, è un altro. C’è da chiedersi, infatti, come mai dalla promulgazione della Costituzione a og­ gi, nonostante l'esistenza della « Leg­ ge Sceiba», è potuto esistere in Italia un partito che dichiaratamente ed esplicitamente nei suoi organi di stam­ pa, nei suoi congressi, nelle dichiara­ zioni pubbliche dei suoi esponenti, si rifà al fascismo ed esalta la figura c 11 pensiero del suo capo di ieri. A chi è servita, a chi serve quest’esistenza? Serve alle altre forze politiche per creare e mantenere una certa e ormai consolidata geografia politica fatta di destra, di centro e di sinistra? Serve a

certe forze finanziarie ed economiche per mantenere e perpetuare un certo tipo di tensioni e di paure collettive e per esercitare sul potere politico cer­ te pressioni? Difficile rispondere. Resta il fatto che il potere politico ha fino­ ra demandato alla magistratura l’ap­ plicazione della Legge Sceiba, mentre la magistratura ha considerato la co­ sa di ordine politico e non giuridico. E così la Costituzione e la Legge sono rimaste inoperanti su questo punto. Re­ sta il fatto che certi poteri finanziari ed economici si sono preoccupati di finanziare un partito che per molti equivale alla ricostituzione dell’ex parti­ to fascista e di dargli modo di eser­ citare pressioni politiche non solo nel corso delle campagne elettorali ma an­ che in tutto un movimento di idee e di atteggiamenti che poi sfociano nelle estreme conseguenze delle piste nere che percorrono linee ferroviarie e stra­ de cittadine. Resta il fatto che tutta la nostra società realizza da tempo un’ « educazione permanente » per giovani e adulti di una qualità per cui le perso­ ne diventano preoccupate e ansiose di fronte al nuovo, al diverso. Tanto an­ siose della conservazione del presente da diventare conformiste e da rifiuta­ re qualsiasi futuro se questo può sem­ brare diverso dal presente stesso. Anzi, questo stato ansioso porta pressocché inevitabilmente a tentare di ricostruire nell'oggi un passato (anche se negato a parole) perché esso non è ignoto e, in quanto tale può apparire, nonostante tutto, rassicurante. Per questi e molti altri motivi c’è chi è un po' scettico e pensa che non ci si deciderà di dichiarare fuori legge il MSI o che, anche se si arrivasse a questo, proprio per il tipo di « educa­ zione permanente » realizzato, il fasci­ smo non risulterebbe per nulla sconfit­ to definitivamente. Paolo Andreoli

A testimonianza di che? Notizia minore: la Regione Lazio, do­ po lunghi contrasti, si è scelta una sede per i propri uffici e si è orientata così per 1 acquisto di un grande complesso di recente costruzione nella periferia di Roma. Il complesso è l’International Center dove un anno fa si è svolto il

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primo congresso dall'unificazione della FARI c del CSI. Ma non è per ricordare storie di casa nostra che ne parliamo. Il complesso appartiene ad un ordine religioso dedito all'assistenza agli emi­ granti: è stato pensato e costruito in grande, per esso si sono impegnati capi-

ta ingenti, alcune parti sono ancora da terminare. Due anni di attività e ora la vendita (o la svendita) per tre miliardi e 600 milioni. Ognuno, persona o istituzione, è libe­ ro di scegliere e di offrire anche giuste motivazioni alle proprie scelte. Ma il caso dellTnternational Center fa riflet­ tere perché s’iscrive in una spirale dalla quale il mondo cattolico organizzato fi­ nisce quasi sempre per lasciarsi prende­ re, rappresentata dalla frenetica mania del tirar su mattoni e pietre a testimo­ nianza... A testimonianza di che? In un mondo che si secolarizza sempre più, mentre gli episcopati s'interrogano sulla crisi crescente di scristianizzazio ­ ne e ricercano strade nuove per un’evan­ gelizzazione efficace, quale logica ha condotto a simili investimenti, quale ser­ vizio agli uomini si è inteso rendere? Che senso hanno questi mastodonti, queste jumbo-houses nella strategia pasto­ rale e nella fedeltà alla propria missio­ ne che ogni ordine ed ogni congregazio­ ne hanno sicuramente come obiettivo? E, accanto ai complessi alberghieri, le decine di cliniche con sorridenti suorine spagnole, francesi, tedesche aleggianti in splendile halls di marmo e moquettes o le decine di istituti di studio «esecu­ tivi » e le centinaia di scuole materne. Certo, il dialogo con gli uomini, la te­ stimonianza in mezzo a loro, la condivi­ sione dei loro problemi e delle loro an­ sie, il vangelo vissuto che è scandalo Già, è scandalo: ma di quale segno?

frate sten» 4 ìmm Un manifesto normale con un paio di jeans ed una frase di cattivo gusto che vorrebbe rievocare il nome del prodot­ to, Jesus. Appena apparso sui muri di alcune città italiane si è fatta la batta­ glia al foglio irriverente e blasfemo ad­ ditandolo al disprezzo e alla condanna della gente: col risultato che la gente lo ha cercato con curiosità e lo ha atteso maliziosa là dove non era ancora ap­ parso. Queste sono le classiche battaglie per­ dute in partenza. E’ presumibile che i promotori della campagna pubblicita­ ria mirassero al « colpo » che fa voltare tutti: con il nostro zelo, càspita che suc­ cesso!... e in sovrapprezzo abbiamo rega­ lato al loro settore vendite il sottile pia­ cere di poter sperare, chissà, di rifilare jeans « immorali » a longilinei ina disat­ tenti monsignori di curia. Giulio Martinucci

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a cura di ANDREA DE PASCALIS

IL PARLAMENTO SI INFORMA SULLA SITUAZIONE SPORTIVA L'indagine conoscitiva sullo sport affidata dal Parlamento alla Commissione Interni del­ la Camera, ha preso l’avvio con la formazione di un elen­ co dei temi da esaminare nella ricerca, elenco che riportiamo qui di seguito, avvertendo pe­ rò che è in potere dei singoli gruppi parlamentari proporre modifiche, aggiunte o varia­ zioni nell’ordine dei lavori. « Lo sport e la scuola »: orientamenti didattici per l’in­ segnamento deH'Educazionc Fisica; aspetti sanitari dell’ insegnamento dcH’Educazione Fisica; impianti e attrezzatu­ re; responsabilità c assicura­ zioni infortuni; preparazione docenti. « Gli Enti promozio-

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Gli ultimi due numeri della pubblicazione tecnica del Centro Studi della FIDAL

GENNAIO 1973 (pagg. 1/64) Secondo corso di aggiornamento in discipline biologiche applicate allo sport Gli atti integrali del Corso tenuto nell'università di Pavia con lezioni tenute da Piero Aghemo, Enrico Arcelli, Gianni Benzi, Luigi Donno, Graziano Mangini, Angelo Quarcnghi per la direzione organizzativa di Enrico Merlati

FEBBRAIO 1973 (pagg. 65/92) Relazioni del dottor Alberto Arcioni, responsabile del Settore Sanitario della FIDAL Una serie di sei relazioni sugli aspetti medici della pratica sportiva. Gli argomenti, scelti tra la numerosa pubblicistica del dottor Arcioni, riguardano lombalgic, tendini, malattie delle inserzioni tendinee, influenza degli estratti corticosurrenali, uso degli steroidi, alimentazione.

ATLETICASTUDI - Rivista mensile del Centro Studi FIDAL - Viale Tiziano 70, *00196 Roma .Abbonamento annuo: IL. 4.000 da versare ssul c/c postale n.

nati dello sport »: censimento delle associazioni sportive. « Lo sport professionistico »: problemi e dimensioni del fe­ nomeno. « Istruttori ed anima­ tori dello sport »: Iscf, Scuo­ la dello sport. « La medicina sportiva ». « Il CONI »: legisla­ zione, organizzazione, attivi­ tà, finanziamento. « Impian­ ti sportivi »: censimento degli impianti e individuazione del­ le esigenze nazionali; finan­ ziamento. « Finanziamenti a favore dello sport »: fonti dei finanziamenti; entità dei fi­ nanziamenti; analisi del fi­ nanziamento pubblico. « Sta­ to, Regioni, Comuni »: compi­ ti attuali e previsioni per il futuro. La Commissione ha altresì stabilito un calendario dei pri­ mi incontri con i rappresen­ tanti delle forze sportive ope­ ranti in Italia. I primi ad es­ sere ascoltati sono stati il prof. Montanaro, presidente della Federazione Medici Sportivi, e il prof. Capasso, presidente dell'Unione Gruppi Sportivi scolastici. Sarà poi la volta del presidente del CONI, avv. Onesti (chiamato a riferire sull’attuale fase di sviluppo dello sport nel no­ stro paese e su tutte le inizia­ tive che il CONI c le Federa­ zioni hanno in programma per migliorare le strutture e fa­ vorire lo sport in Italia) ed i rappresentanti degli Enti di promozione sportiva.

CONGRESSO NAZIONALE DELLA LIBERTAS MONTELLA DELEGATO NAZIONALE Si è svolta, con sede a Ve­ nezia nei giorni 12 e 13 mag­ gio, la quindicesima Assem­ blea nazionale della Libertas. A conclusione dei lavori è sta­ to eletto il nuovo Delegato na­ zionale, nella persona del doti. Giovanni Montella, già vice-delegato dell’Ente, che succede nella massima carica della Libertas all’on. Paganelli. Nella sua relazione finale, il nuovo delegato nazionale ha delineato quelle che devono essere a suo avviso le vie da battere per fare dello sport italiano uno sport per tutti, considerando più a fondo, so­ prattutto, l'importanza delle Regioni c degli Enti locali. Nè il discorso — ha rilevato il dott. Montella — può fer­ marsi qui, ma anzi a questa capillarizzazione a livello na­ zionale deve fare riscontro un ampliamento a carattere inter­ nazionale delle iniziative, nel quadro di quello sport per tut­ ti che è oggetto di un docu­ mento approvato non molto tempo fa dal Consiglio d’ Europa. All'Assemblea Libertas han­ no assistito anche il ministro delle partecipazioni statali, on. Ferrari Aggradi, e il ministro per i Problemi della Gioven­ tù, on. Caiati, il quale ultimo in un suo intervento ha sot­ tolineato come il potenzia­ mento della Libertas e degli altri Enti di propaganda ac­ quisti una maggiore impor­ tanza in relazione ai proble­ mi ancora non risolti della Scuola, favorendo essi l’esi­ genza di promuovere attività scolastiche meno fumose che suppliscano all’indifferenza e all'assenteismo degli inse­ gnanti.

UNO STRUMENTO DI INFORMAZIONE PER LO SPORT SOCIALE L'Assessorato allo sport del­ la Provincia di Torino, dopo aver formulato un programma operativo per la realizzazione nel torinese dello sport come servizio sociale, ha avvertito la necessità di stringere ulte­ riormente i contatti con tutti gli Assessori allo sport della provincia, così da instaurare una fattiva c continua colla­ borazione c da ampliare il di­ battito sui temi da affrontare. A questo scopo, accoglien­ do anche una precisa richie­ sta in merito degli Assessori dei Comuni torinesi, è stato creato un organo di informa­ zione mensile, « Sport e Real­ tà Sociale », aperto agli inter­ venti di tutti gli Amministra­ tori della zona. Parte integrante del primo numero del notiziario è un editoriale firmato da Antonio

Stucchi, Assessore allo sport della provincia di Torino, in cui si ribadisce l’importanza del dialogo tra le forze sporti­ ve e l’intenzione di porsi qua­ le momento di coordinamen­ to tra Regioni ed Enti loca­ li. In sommario sono anche brevi articoli, tutti firmati dai rispettivi Assessori allo sport, sulle situazioni esistenti e sulle iniziative intraprese in alcuni Comuni torinesi, e più precisamente: lo sport ad Di­ bassano; lo sport e il tempo libero a Settimo Torinese; lo sport inteso come servizio so­ ciale a Torre Pollice; lo sport come momento di realizzazio­ ne personale a Vigono; i pro­ blemi degli anziani a Montalto Dora; lo sport nel Villarese e le prospettive per le attivi­ tà future.

Questo, infine, l’ordine del giorno approvato a chiusura deH'Asscmblea: « I Delegati alla XV Assem­ blea Nazionale del Centro Sportivo Libertas riuniti a Venezia presso la Fondazione CINI nei giorni 12 e lì maggio 1973 per procedere al rinnovo biennale delle cariche diret­ tive APPROVANO all'unanimità e per acclama­ zione la relazione dell’On. Avv. Arrigo Paganelli, che per circa quattro lustri ha retto il Mo­ vimento Sportivo della Demo­ crazia Cristiana PLAUDONO all’opera svolta dallo stesso e 10 nominano Presidente Ono­ rario del Consiglio Nazionale Libertas, conferendogli una targa d'oro per le benemeren­ ze acquisite INVIANO un caloroso saluto al Segreta­ rio Politico della Democrazia Cristiana On. Forlani ed al Presidente del Consiglio On. Andreotti auspicando maggio­ ri riconoscimenti al Movimen­ to Libertas IMPEGNANO 11 Delegato Nazionale ed il Consiglio Nazionale a conti­ nuare la ricerca di linee valide per l'impostazione di una mo­ derna politica dello sport nel nostro Paese ed accanto all' ammodernamento delle strut­ ture concretizzare i propri punti di vista per un dialogo con il mondo dello sport uf­ ficiale da un lato, e coti le Re­ gioni e gli Enti locali dall'al­ tro, chiarendo ruoli e compe­ tenze in una visione unitaria delle finalità e dei bisogni del­ lo sport in tutte le sue compo­ nenti. L'Assemblea ribadisce la necessità della presenza della componente politica nel di­ scorso sportivo nel contesto generale di una politica giova­ nile che apra concrete pro­ spettive per lo sport inteso come servizio sociale ed in considerazione della divulga­ zione di un organico discorso nel Paese su « lo sport per tutti » fa propria la raccoman­ dazione votata all'unanimità all'Assemblea della Comunità Europea AUSPICA il potenziamento del Movi­ mento Sportivo Libertas in tutte le Sezioni della Democra­ zia Cristiana esistenti sul ter­ ritorio nazionale, favorendo la crescita dei « Club Libertas », come organi naturali di libero associazionismo dove i giova­ ni possano trovare il loro mo­ mento d'incontro per un di­ scorso sportivo e socio-cultu­ rale ». » » x

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IL GUSTO DI DRAMMATIZZARE TUTTO AVVELENA IL FATTO SPORTIVO Bisognerebbc essere un po’ più ottimisti: in tutte le vicende della vita e, quindi, anche nello sport. Per esempio, se alla fine di un campionato di calcio si vanno a fare le somme algebriche delle occasioni perse o trovate, delle in­ giustizie sofferte o di cui si è trat­ to giovamento, più o meno pensia­ mo che una squadra valga l’altra nel conto della « lortuna » e della « sfortuna ». Altro esempio, si comincia a puntare l’occhio su ogni molecola di decisione arbitrale quando « la squadra » entra in un settore im­ portante; ci si dimentica di quello che può essere accaduto prima, dei fatti positivi, magari delle « fortune » che hanno portato quella stessa compagine in orbita. O delle sfortune che hanno dan­ neggiato in passato, i « fortunati » di oggi. E’ difficile che in trenta e più giornate di camiponato, tut­ to sia andato dritto o storto; può essere andato un po’ più dritto o un po’ più storto, ecco. Pertanto bisognerebbe sdrammatizzare una buona parte delle vicende in cui si vuol trovar malafede o tenebro­ si inghippi; ci saranno anche, ma non certo come da taluni si vor­ rebbe far credere per creare un malsano interesse di curiosità morbosa anche attorno alle vicen­ de sportive. E’ vero che il mondo dello sport riceve esperienze ed influenze da altri settori della vita sociale; ma stiamo attenti che in questa osmo­ si invocata con giustizia, fino ad un certo punto, dai modernisti, non si finisca per infilare eccessi­ vo veleno nella « creatura spor­ tiva ». Lo sport ha una triplice funzio­ ne sociale: completare l’espres-

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sione dell’individuo in una gioio­ sa « vita » fisica, atletica; permet­ tere un onesto confronto agonisti­ co, senza complessi, delle proprie qualità e possibilità; costituire 1’ espressione di un mondo figurato e fantastico che reintegri, nell'ap­ passionato spettatore, quelle sod­ disfazioni « di fantasia » che il mondo sempre più tecnicizzato e arido, tende a sottrarre come sot­ trae i valori ecologici ambientali. Se noi infiliamo nello sport tut­ to il carico di veleni che dovrebbe per sua funzione istituzionale sa­ nare, finiamo per uccidere il valo­ re dello sport stesso. La posizione è delicata e in bi­ lico; non possiamo risolvere ipo­ critamente il problema col finge­ re di ignorare le eventuali spor­ che realtà; non dobbiamo plasma­ re la realtà sportiva, per contro, a priori, in termini solo utilitari­ stici, pessimistici, come siamo ten­ tati di fare prendendo a triste pa­ ragone la vita vissuta, la vita del sistema, la vita consumistico-produttiva in cui siamo immersi. Facciamo ancora due esempi pratici. Quando il padrone di una società sportiva ciclistica, abbina­ ta per pubblicità ad una ditta commerciale, dice chiaro e tondo che lui scioglierà la squadra stes­ sa se le riprese televisive non sa­ ranno sufficienti a propagandare il nome della sua ditta impresso sugli indumenti dei corridori per­ ché spende meno e « propaganda » di più a fare dei caroselli, è ovvio che non si può essere ottimisti, che non bisogna essere ipocriti e occorrerebbe subito fare — se fos­ se possibile umanamente e legal­ mente — una legge che vieta le società ciclistiche abbinate, o al-

meno abbinate con quel tipo di patrons che così ragionano, perché è evidente che il valore sportivo è nullo ed è meglio sotterrare uno sport che farlo vivere su simili falserighe. Secondo esempio: se qualche so­ cietà di calcio cerca di arrangiarsi con mosse teatrali, con dichiara­ zioni anche azzardate dei suoi re­ sponsabili, persino con qualche manovra poco chiara, è ovvio che occorra tenere gli occhi aperti e denunciare questo sistema di cer­ car successi (e incassi); però tutto il contesto va inserito nella realtà della vita attuale e non si può di­ chiarare tutta una pagliacciata il campionato, tutte false e trucca­ te le partite, tutto marcio e cor­ rotto l'ambiente. Bisogna, insomma, distinguere quando esiste un certo equilibrio di fattori anche positivi, quando un certo tipo di sport anche pro­ fessionistico mantiene una sua funzione « sportiva »; e quando, come purtroppo nel ciclismo, i valori atletici sono completamen­ te subordinati, per potersi espri­ mere, al capriccio di finanziamen­ ti troppo interessati. Insomma, ogni sport, se vuo­ le essere professionistico, deve es­ sere autosufficicnte sul piano eco­ nomico, come è il calcio che farà pasticci, ma si regge anche econo­ micamente, sullo spettacolo di se stesso; il ciclismo invece, purtrop. po, si regge solo sui soldi di... pa­ pà, a fondo perduto. Non siamo dunque pessimisti su tutto; distin­ guiamo caso per caso e cerchiamo, anche nel professionismo, di ve­ dere se c'è qualcosa di buono e, soprattutto, di « perfettibile ».

PAOLO VALENTI


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L’idea di liberazione è suscetti­ bile di due accentuazioni diverse: da un lato si tratta di rendere li­ bero per un valore o per una rela­ zione; dall’altro si ha di mira la soppressione delle maggiori alie­ nazioni sotto le quali l’uomo va curvo. Vi è un aspetto personale della liberazione e in forza di esso dicia­ mo che tutta l’educazione è un’ opera di liberazione non soltanto nel senso che sopprime molte alie­ nazioni in cui si trova il bambino, l’adolescente, l’adulto, bensì nel senso che rende capace di vivere una vita umana adulta e matura. Da un punto di vista sociale il ter­ mine liberazione è spesso usato per indicare il superamento e la soppressione delle maggiori alie­ nazioni che affliggono l’uomo in una determinata cultura e società: alienazione economica, sociale, po­ litica, morale, religiosa, ecc. I due aspetti di liberazione sono com­ plementari e vanno generalmente insieme, pena il cadere in succes­ sive alienazioni con l'illusione di esserci liberati da qualche cosa o per qualche cosa.

Il sidaco di Roma Clelio Darida, con il nostro presidente Notano e il consigliere nazionale Na­ talizia, durante l’incontro con i rappresentanti della FICEP. Sopra: Uno dei gruppi di studio su « Sport e liberazione dell’uomo » durante i lavori dell’Assemblea generale FICEP.

Il tema affrontato dalla FICEP, Sport e liberazione dell'uomo, si è mosso all’interno di questi pre­ supposti, suscitando, specie nella prima giornata, nel lavoro di grup­ po, una stimolante discussione. Sono subito apparse, fra i diversi paesi, sfumature differenti dovute alla tradizione culturale e sociale, alle motivazioni parziali e spesso riduttive, alla differente gestione dello sport ormai istituzionalizza­ ta in determinato modo.

Un rilievo generale da fare è che il tema ha suscitato senz'altro un vero interesse ed una presa di co­ scienza anche fra responsabili na­ zionali di Associazioni similari al­ la nostra, che non riuscivano a 'cogliere' il bisogno di una libera­ zione nè a livello personale, nè tan­ to meno a livello sociale. Quando si è invischiati nell’At'ere è assai difficile urlare la fame dell’Essere! (segue)

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Il tema sarà comunque oggetto di riflessione da ciascuna Federa­ zione della F.I.C.E.P. per un inte­ ro anno’ fino all’Assemblea del 1974 e ciò non è poca cosa — il cui merito va soprattutto all’Italia e alla Francia — se si pensa che mai la F.I.C.E.P. aveva sollecitato fra i suoi aderenti uno studio si­ stematico di larga portata storica come quello della liberazione umana. Lo Sport non può essere esente da questa liberazione, perché noi tocchiamo con mano che i « mo­ delli » da esso prodotti, sono per la stragrande maggioranza « mo­ delli » in cui lo sportivo è cloro­ formizzato da una falsa immagine di uomo. Lavorare perché l’uomo non sia una caricatura di se stesso anche nello sport, significa fare opera educativa ed assolvere un compito storico di estrema importanza; ma in quest’opera occorre non dimen­ ticare mai che senza l’innesto dei due aspetti già citati — personale e sociale — non c’è vera liberazio­ ne. Per questo, lavorare per la li­ berazione dell’uomo è dunque un’ impresa piena di rischi e di in­ cognite. Fermarsi all’aspetto della libe­ razione rifiutandosi di mettere in questione le strutture esistenti, trincerarsi dietro ciò che esiste, cercare una falsa e comoda sicu­ rezza... è in fondo rifiutare il ri­ schio della libertà. Il rifiuto è spesso illusorio, poiché ci si espo­ ne al rischio di fare la complicità con le situazioni di alienazione e di minore libertà che comunque esistono. Il rischio è quindi un aspetto inseparabile dell'esistenza. Si tratta di calcolare bene e di as­ sumersi i rischi per i quali merita veramente rischiare. La Fede stes­ sa ce li insegna quando s’impatta con l’uomo. C’è da augurarsi che ciò sia ca­ pito e vissuto non solo da quel Paese in cui lo sport è figlio di una lira che oscilla, ma soprattut­ to là dove il marco, il fiorino e il franco giocano tra loro a pallauomo. CLAUDIO BUCCIARELLI

L'assemblea generale della FICEP, nel­ la sua riunione statutaria di sabato 28 aprile, ha confermato nell'incarico di presidente l’olandese A.M.A. Van Gool ed ha eletto tra i vicepresidenti la signorina Maria Rosa Zanella, segre­ taria nazionale del C.S.I. Ci complimentiamo con Maria Rosa per questo riconoscimento alla sua in­ telligente e impegnata azione per il rinnovamento della Federazione inter­ nazionale e le facciamo i migliori au­ guri di buon lavoro.

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Il BSBB ■ HM IH fi® E' con gioia che ci intratteniamo questa mattina con voi che partecipate all'Assemblea generale della Federazione internazionale cattolica di edu­ cazione fisica e sportiva. Lo sport che voi volete promuovere ci appare d’un tale interesse, d'una tale utilità per l'equilibrio e lo sviluppo delle persone, per il sano impie­ go del loro tempo libero, per le loro relazioni sociali, che non stimiamo necessario insistervi: abbiamo avuto spesso l'opportunità di sviluppare i benefici che esso arreca. E le condizioni attuali di lavoro sono tali da rafforzare la necessità dello sport. Ma le vostre riflessioni in questi giorni vertono piuttosto sui pericoli di alienazione che minacciano la concezione e la pratica dello sport moder­ no. Nel momento in cui potrebbe divenire accessibile a tutti e contri­ buire, per la sua parte, allo sviluppo armonioso della gioventù così come al benessere fisico e morale degli adulti, lo sport può in effetti trovarsi a volte sviato dal suo vero significato. Una concezione inesatta del prestigio falsa spesso la vera gerarchia dei valori, quella che e necessario riscoprire e riconoscere affinché lo sport trovi il suo senso vero. Esso non deve affatto favorire il culto del cam­ pione-divo o l'esaltazione d'un neo-nazionalismo, ma il gusto dello sforzo, la padronanza di sé, il rispetto degli altri. Contribuendo a porre il corpo al servizio dello spirito, lo sport si colloca fra le esigenze culturali di ogni civiltà. Voi stessi lo sottolineate molto giustamente: lo sport ha valore nella mi­ sura in cui diviene uno strumento di sana distensione e di impegnativa ed esigente formazione. Il vostro ideale è di permettere al più gran nu­ mero possibile di persone, e non soltanto ad una. élite selezionata, l'ac­ cesso alla pratica sportiva. Per ciò vi incoraggiamo vivamente in questo difficile e coraggioso servizio verso i giovani e tutti coloro che avvertono il bisogno di una pratica sportiva disinteressata e benefica. A nostro pa­ rere voi assolvete un importante dovere civico. E, ne siamo sicuri, voi volete realizzare questo compito umano in una prospettiva veramente cristiana. Voi conoscete il significato del corpo nel mistero cristiano. Ab­ biamo appena celebrato la resurrezione di Cristo. Il Signore già abita in voi. Come dice l'apostolo San Paolo: « Glorificate dovunque Dio nel vo­ stro corpo » (1 Cor. 6,20). Noi preghiamo questo stesso Signore di assistervi in tale opera di educazione e di suscitare attorno a voi collaboratori numerosi e competenti. Vi accordiamo di gran cuore, insieme alle vostre famiglie, ai vostri amici, a tutti quelli che rappresentate, un’ampia Benedizione Apostolica.


A sinistra: Il Papa si intrattiene affabilmente con alcuni nostri dirigenti nazionali (Maria Rosa Zanella, Natalizia, Martinucci, Borghi) durante l'udienza concessa ai rappresentanti della FICEP il 26 aprile. Sopra: I partecipanti all'udienza particolare attor­ no a Paolo VI per la foto ufficiale.

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M IBBB" ■■ ■■ ■ ISSI S.E. Mons. Enrico Bartoletti, Segretario Generale della Conferenza Epi­ scopale Italiana, durante lina S. Messa celebrata nelle catacombe di Santa Priscilla, ha rivolto ai partecipanti all’Assemblea FICEP la se­ guente Omelia:

1. - Miei fratelli ed amici, che proveni­ te da tante comunità ecclesiali e degna­ mente le rappresentate, « grazie a voi e pace da Dio, Padre nostro e dal Si­ gnore Gesù Cristo » (Gal. 1, 3). E' questo il saluto dell'Apostolo Pao­ lo, che io rivolgo ora a voi, a nome del­ le Chiese di Dio, che sono in Italia, e che vi accolgono qui con letizia, pres­ so la Sede di Pietro e le tombe glorio­ se dei martiri. Voi non siete qui semplicemente co­ me turisti, ma piuttosto come pellegri­ ni, in rappresentanza dei cinque milio­ ni di fratelli, che aderiscono alla vo­ stra Federazione. E la vostra Assem­ blea generale, che qui celebrate, vuol essere appunto una comunitaria rifles­ sione sulla potenza liberatrice della proposta cristiana, che investe tutto l’uomo e intende portarlo alla piena ed armoniosa espressione della sua personalità. In nessun altro luogo, meglio di qui, voi potreste svolgere questa medita­ zione e trarre motivo per ampie delibe­ razioni operative. Qui, infatti, è risuonata altissima, per bocca di Pietro e di Paolo, a tutte le genti, la Buona Novella di Liberazione; qui i primi martiri hanno testimoniato la verità e la grazia liberatrice ed han­ no donato la loro vita per affermare la libertà dei figli di Dio, salvati da Cristo. Qui, perciò, la riflessione si fa con­ creta ed esperienziale. Gli esempi di vita, ai quali essa guarda, la rendono sicura, stimolante e vitale. 2. - Ma qual è la liberazione dell’uomo, alla quale aspirate e di cui volete fare

il principio ispiratore della vostra azione educatrice? Veramente tutta l'odierna civiltà e la cultura umanistica, di cui si vanta, parla di liberazione dell'uomo. Nè vi è oggi parola più prestigiosa nè valo­ re più conclamato che quello di li­ bertà. Ed è certo questo uno dei « segni dei tempi » che il cristiano è chiamato a scrutare, è invitato ad interpretare, per scoprirvi dentro l'appello di Dio. Ma quale libertà? Quale liberazione? Certamente la prima liberazione, al­ la quale ogni uomo aspira, è quella dall'oppressione e dall’ingiusto vincolo esterno, dalla miseria e dalla fame, dal­ la tirannia degli altri e della società. Tuttavia non è questa la vera e piena libertà, cui l'uomo inconsapevolmente, ma più profondamente aspira. Piuttosto essa consiste nella libera­ zione dal male che è in noi, come ger­ me di morte; per una capacità di bene, che è germe di vita. Essa esige, concretamente, la libera­ zione dal nostro egoismo, per una ca­ pacità di donazione e di comunione con Dio e coi nostri fratelli. La libertà non è privazione di qual­ cosa, ma dono di vita e capacità di amore. La libertà cristiana ha una so­ la legge, alla quale si piega e nella qua­ le vive: è la legge della carità. 2. - Ma qual è la liberazione dell’uomo, stalo Paolo parlava della lotta interio­ re dell'uomo per raggiungere quella pie­ na libertà, che solo rinascendo in Cri­ sto, come nuova creatura, si può con­ quistare. «Io riscontro dunque in me — Egli

afferma nella lettera ai cristiani eli que­ sta città (Rom. 7, 21-25) — questa leg­ ge, che volendo fare il bene, mi si pre­ senta il male. Difatti secondo l'uomo interiore, provo diletto nella legge di Dio ma vedo nelle mie membra un’al­ tra legge, che lotta contro la legge della mia mente e che mi rende schia­ vo della legge del peccato, che è nelle mie membra. Me infelice! Chi mi libe­ rerà da questo corpo di morte? Siano rese grazie a Dio. Per Gesù Cristo, Si­ gnore nostro! ». La libertà cristiana, dunque, cioè la libertà di tutto l’uomo dalla legge del male è dono di Cristo: a Lui aderendo siamo liberati dal peso di noi stessi e dai limiti del nostro egoismo. Coope­ rando con la Sua grazia, possiamo rea­ lizzare in pienezza le virtualità della nostra natura umana e renderci dispo­ nibili alla legge perfetta dell’amore.

4. - Il vostro impegno organizzativo, nell’ambito dell'educazione fisica e sportiva, deve muoversi verso questo supremo valore della vera liberazione dell’uomo. Non dovete dunque creare o favori­ re, rispondendo alle tirannie di una civiltà consumistica ed edonistica, nuo­ ve forme di alienazione umana, nuove idolatrie e nuovi miti illusori e de­ viami. Lo sport, come tutto il tempo libe­ ro, è destinato alla liberazione e all' espansione dell'uomo, non alla sua frustrazione ed alienazione. Educare gli uomini all'esercizio spor­ tivo, come segno e mezzo di liberazio­ ne e di comunione è il compito, grave ed urgente, che come cristiani siete chiamati a svolgere nel vostro impegno di presenza cristiana nel mondo. E’ in tal modo che fra gli uomini as­ setati di libertà, ma da ogni parte mi­ nacciati da nuove forme di manipola­ zione alienante e tirannica, voi sapre­ te offrire e realizzare la proposta cri­ stiana, unica portatrice di quella vera libertà, di cui Cristo ci ha liberati. E' questo l’auspicio che ora, con voi e per voi, in questa Eucarestia si fa impegno e preghiera.

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e rivoluzione Onesti si riconferma riveduto e corretto Questo numero di Stadium giunge quando del Consiglio na­ zionale del CONI si è smesso da un pezzo di parlare. Per essere esatti se n’è parlato soltanto per un giorno. E' strano questo ab­ bandono da parte della stampa di un argomento che l’aveva im­ pegnata in vivaci discussioni e polemiche per lunghi mesi. Per­ ché? Una certa delusione in mol­ ti — a quanto si sa, anche in di­ versi membri dello stesso Con­ siglio nazionale — è evidente. Ma la delusione è nata, forse, anche da un errore di valutazione: mol­ ti si attendevano dal Consiglio nazionale del CONI quello che probabilmente non era giusto at­ tendersi. E non ci riferiamo tan­ to ai cambiamenti di persone al­ l’interno del CONI, alla « rivolu­ zione di palazzo »: da questo lato, per parte nostra, ci aspettavamo ben poco. Primo perché non ne abbiamo mai intravisto i presup­ posti oggettivi e consistenti; se­ condo, perché — a essere franchi fino in fondo — la faccenda non ci entusiasmava granché. L’oppo­ sizione che si era determinata, pur dando atto ai suoi promotori di coraggio e di indiscussa dedi­ zione alla causa sportiva, si pre­ sentava più come un fatto « in­ terno » al CONI, che non come una vera e propria « opposizione politica », capace di assumere il problema politico-sportivo in tut­ te le sue dimensioni e di propor­ re adeguate linee di rinnovamento. Su questo piano, del resto, ave­ vano provveduto a spuntare mol­ te lance sia la relazione dell'avv. Onesti sia l'ordine del giorno, poi approvato, dell'avv. Giannoz­ zi, presidente della Pallavolo. Vo­ gliamo dire che sul piano di una riforma sulla base del manteni­ mento e della conferma della li10

nea tradizionale, la relazione Onesti e l’ordine del giorno Giannozzi dicono già tutto o quasi ciò che era lecito aspettarsi. Quali armi rimanevano allora ad una opposizione che non ha voluto o forse non era in grado di « sal­ tare il fosso » e proporre decisa­ mente linee politiche veramente innovatrici che incidessero in maniera determinante non solo e non tanto all’interno del CONI ma sul quadro generale dei pro­ blemi dello sport italiano?

RaDDOPti con i Doterò pubblici e Giochi della Gioventù Torniamo allora alla relazione di Onesti e all'ordine del giorno Giannozzi. Della relazione del presidente rieletto riferiremo i passi più prettamente politici, nel senso generale detto sopra, trascurando i resoconti tecnici e organizzativi, anche perché di que­ sti ha già dato conto la stampa, la quale invece, con la sensibilità sportiva che le è propria, ha tra­ scurato proprio di cogliere quei passi e quegli accenni che sem­ brano aprire spiragli nuovi e in­ novatori per l’avvenire dello sport italiano globalmente considerato. Sui rapporti con i poteri pub­ blici, Onesti ha citato: l’indagine conoscitiva in corso di attuazio­ ne da parte della Commissione In­ terni della Camera, esprimendo al riguardo una generica approva­ zione e speranza; i rapporti di collaborazione instaurati con la Cassa per il Mezzogiorno per la realizzazione di attrezzature spor­ tive di esercizio nelle zone mon-


Il Consiglio nazionale del CONI, nella sua riunione del 3 maggio, ha eletto come segue alle massime cariche del CONI: l'avv. Gitdio Onesti è stato riconfermato presidente con 24 voti su 31 (gli altri sette voti sono andati all'ing. Renzo Nostini); vicepresidenti sono il dott. Artemio Franchi (Calcio) e il dott. Beppe Croce (Vela); la Giunta Esecutiva risulta così composta: on. Vittore Catella (Aeroclub), avv. Giancarlo Giannozzi (Pallavolo), comm. Omero Vaghi (Sci), dott. Primo Nebiolo (Atletica), dott. Gianni Mariggi (Pattinaggio a rotelle), comm. Adriano Rodoni (Ciclismo). Nuovo segretario generale è stato eletto il dott. Mario Pescante (nato nel 1938 ad Avezzano, ha praticato l'atletica leggera — mezzofondo —; già vicepresidente del CUS Roma, dal 1967 era funzionario del CONI addetto all'organizzazione periferica).

A sinistra: l'avv. Onesti legge la relazione al Consiglio nazionale; sotto: una panoramica del Consiglio del CONI nella sala dell’Hotel Excelsior.

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tane e parzialmente montane e in quelle a particolare depressione (nel mese di aprile erano perve­ nuti al Centro Studi del CONI 447 progetti, di cui 258 istruiti e 54 appaltati); la Commissione Inter­ ministeriale per gli impianti spor­ tivi costituita nel 1972 presso il Ministero dei Lavori Pubblici e fusasi oggi con la preesistente Commissione Interministeriale creata presso il Ministero per la Gioventù (in pratica esiste oggi una Commissione Interministe­ riale a livello di Presidenza del Consiglio dei Ministri in cui « i tecnici del CONI, in misura de­ terminante, hanno collaborato al­ la stesura di tre diversi program­ mi di attuazione di impianti, ri­ spettivamente per 30, 60 e 100 mi­ liardi di lire per 5 anni »); il Mini­ stero della Pubblica Istruzione il cui « nuovo Ispettore Capo per la educazione fisico-sportiva ha esposto al CONI una moderna e vasta programmazione che sem­ bra finalmente sbloccare — e facciamo ovviamente alcune ri­ serve, dati i precedenti — la stra­ da maestra dello sport che è, giustappunto, la Scuola »; le For­ ze Armate c i rapporti di stretta collaborazione con il CONI; la ri-

chiesta avanzata perché tutti gli utili del Totocalcio vadano allo sport, richiesta che « non ha tro­ vato una resistenza ad oltranza, ma ovviamente non poteva nean­ che essere accolta con folgorante rapidità. Esiste, verrà ripetuta e perseguita ». Sui Centri di addestramento ha detto che « hanno assunto una qualificazione più tecnica e pro­ pedeutica all’attività agonistica. Ciò ha portato ad una riduzione degli ammessi, ma ad una prepa­ razione tecnico-sportiva più ac­ curata ». Sui Giochi della Gioventù « la futura Giunta proporrà al Con­ siglio nazionale la formula, le fa­ si, e le articolazioni dei Giochi della Gioventù dell'avvenire. E ciò, sia in rapporto alla prevedi­ bile nascita di una politica di sport per tutti, sia in rapporto alla nuova realtà dell'organizza ­ zione regionale. Quest'ultima, avendo una innegabile autonomia di giudizio e di inventiva, potrà anche considerare i Giochi con un interesse ed una attenzione che il centro non può prevedere ». Su sport e cultura Onesti ha citato le iniziative di una specia­ le « sezione culturale » costituita nel 1970. Si tratta di iniziative a carattere più artistico o colto che non autenticamente culturale. Sui rapporti con la RAI-TV, pur citando alcune trasmissioni realiz­ zate con la collaborazione del CO­ NI, la relazione afferma che « il problema di fondo si risolverà soltanto quando il CONI avrà una elevata e dovuta rappresentanza al vertice dell'Ente RAI-TV ». Onesti ha anche annunciato che « è stato sottoposto alla RAI-TV un esteso e pratico programma di breaks televisivi per lanciare la campagna "sport per tutti" ».

L'invenzione» dello sport sociale A questo punto la relazione dell’avv. Onesti fa alcune considera­ zioni sulla gestione del CONI e l’andamento delle Federazioni. Vien detto tra l’altro che una strut­ tura così grande e complessa « non può essere perfetta » e che « sarebbe davvero illogico crede­ re al miraggio di un'oasi sportiva asettica, segreta, lontana dai ru­ mori del tempo ». Rende noto che il conto consuntivo dell’esercizio 1972 si conclude con un avanzo

(segue)

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generale di circa 290 milioni. Af­ ferma che il CONI negli ultimi anni è riuscito « ad aumentare notevolmente la domanda di sport in Italia », anzi che « è stato il CONI ad avvertire per primo an­ che la necessità di inventare un’ altra domanda di sport, lo sport da tempo libero, o lo sport per tutti che dir si voglia » e ciò tra­ mite il Libro Verde approvato dal Consiglio Nazionale nel 1971. (Evidentemente non si tien conto dell’azione che alcuni Enti di pro­ mozione sportiva hanno avviato da quindici anni — ad esempio il convegno nazionale del CSI del 1958 su « sport e Comune » e il Congresso nazionale del '62 sulla politica sportiva —, né della lotta sostenuta, sempre da alcuni Enti di promozione, per l’approvazione della legge fifty-fifty in nome e per le esigenze di una diffusione dello sport giovanile, né infine all’intesa degli enti di promozio­ ne nata nel novembre del 1970 all’insegna dello « sport so­ ciale »).

Gli indirizzi & politica snortiva Circa gli Enti di promozione sportiva, ecco quanto è detto nelrelazione del presidente del CONI: « Gli Enti di propaganda, dedicandosi alla promozione sportiva, avranno la loro grande occasione per affermarsi appunto con la nascita dello sport per tutti. La loro azione deve estrin­ secarsi al centro e alla periferia, co­ me essi stessi hanno riconosciuto. C'è un grande spazio di attività in cui non entra il CONI, non entrano le Fe­ derazioni. In quello spazio gli Enti di propaganda, avendo quadri, espe­ rienza e capacità, dovranno muoversi con agilità. Questi Enti intendono la­ vorare a stretto contatto con noi. Es­ si hanno sovente dei rapporti stretti con le Federazioni sportive, ad esem­ pio di calcio, atletica, pallavolo, cicli­ smo, pallacanestro, ecc. Auspicano V estensione più amichevole e concreta di questi rapporti, anche se rivendi­ cano una posizione autonoma nel loro impegno associativo. Proprio in questi giorni noi abbia­ mo affrontato in termini concreti un ulteriore discorso con gli Enti di pro­ paganda sui problemi di attualità. Ci è stata anche proposta una vasta com­ missione nazionale, che includa mol­ te forze sociali determinanti é che fac­ cia capo al CONI. E' un modo moder­ no per impostare una progettazione dello sport per tutti, in cui ciascuno possa prendere le sue piene responsa­ bilità, con l'obiettivo di raggiungere un traguardo. La prossima Giunta avrà il compito di dar vita, da parte del CONI, ad un dialogo che è stato preparato con mol­ ta fatica e meticolosità, ma anche con assoluta fiducia ».

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Su sport e regioni, più che linee politiche, la relazione enuncia 1’ azione svolta per sensibilizzare le Regioni ai problemi dello sport e la costituzione di Delegazioni regionali CONI nelle Regioni a Statuto speciale. Allargando poi il quadro, la relazione dice che:

« il discorso col mondo politico è stato costante, e la politica ci ha pure aiutati. Sarebbe una vera ingratitudine accusa­ re tutta la classe politica di ignoranza dello sport, sarebbe presuntuoso impar­ tirle delle lezioni di sport ». E più avan­ ti: « Nel mondo odierno non si vive sen­ za fare politica, ne fa il CONI, ne fanno le Federazioni »... « Sia in sede nazio­ nale che in sede regionale la ricerca del rapporto con i politici importanti deve essere costante... Ma è necessario che il discorso politico sia confortato dulia compattezza della nostra strut­ tura. Quando il peso politico del CONI non sarà rappresentato soltanto dalla Giunta eletta dal Consiglio nazionale, ma anche dalle azioni aggiuntive e con­ cordate delle Federazioni e da quelle àgli Enti promozionali, io penso che nuovi importanti traguardi potranno essere raggiunti... Noi dobbiamo poter ripetere — come abbiamo fatto col Li­ bro Verde e con tante altre azioni — che gli stanziamenti finanziari attuali non sono sufficienti per affrontare la domanda di sport che ci viene posta. Dobbiamo dire che le Federazioni e le Società svolgono la loro attività di pre­ parazione per lo sport agonistico, ma che sono anche sensibili ai fini di pro­ paganda e di promozione dello sport per tutti. Tanto ciò è vero che offrono pure consiglio, parere e appoggio tec­ nico e morale, al centro e alla periferia, alle forze che si dedicano a quel tipo di educazione sportiva. Dobbiamo tut­ tavia precisare le nostre competenze. Lo sport per tutti, lo sport per tutte le età, lo sport inteso come servizio sociale, lo sport come diritto del cit­ tadino e come dovere dello Stato, spet­ ta ai poteri pubblici, allo Stato, alle Regioni, alla Scuola, ai Comuni. Esso può essere assecondato da noi del CO­ NI e delle Federazioni e in special modo dagli enti di propaganda, che hanno una tradizione, dei quadri e una volontà di operare. Per codesto tipo di sport l'autorità pubblica dovrà tro­ vare i fondi finanziari e distribuirli fra gli Enti che sanno e possono impie­ garli ».

Avviandosi alla conclusione, 1’ avv. Onesti riafferma che: « Il CONI — lo riconosciamo tutti — ha bisogno di rivedere la propria strut­ tura e i limiti delle sue funzioni... Una volta garantito che noi difenderemo l'autonomia delle Federazioni sportive e faremo di tutto per assicurare ad es­ se maggiori contributi, sarà opportu­ no che noi rivolgiamo la nostra viva attenzione al fenomeno dello sport per tutti che, come è stato detto prima, è maturo per la nascita. Voi stessi sa­ rete chiamati a dare consigli tecnici, e il frutto della vostra esperienza. Inol­ tre dovrà essere aperto subito il di­ scorso con le nuove forze della no­ stra società, che sono le Regioni, le Confederazioni Sindacali, gli Enti di promozione, le Associazioni del tem­ po libero, al fine di sviluppare insie-

me un piano organico che le autorità dello Stato dovranno approvare e rea­ lizzare, anche sotto la spinta di una notevole pressione ».

L'ordine del giorno dell'avv. Giannozzi Questa in alcuni passi da noi ritenuti più significativi, la rela­ zione del presidente del CONI. Sono stati presentati due ordini del giorno: l’uno sottoscritto da Nostini-Coccia che è stato respin­ to dal Consiglio nazionale; l’altro da Giannozzi che, come ammesso dallo stesso Nostini, aveva rece­ pito una parte di quanto soste­ nuto dall’opposizione. Ecco il te­ sto dell’ordine del giorno Gian­ nozzi approvato con 24 voti favo­ revoli, 4 astenuti e 3 contrari: « Il Consiglio Nazionale del CONI, riu­ nitosi in Roma il 3 maggio 1973 per la sua XXXVII Sessione udita la relazione della Giunta esecutiva 1' approva, ringraziando la Giunta stes­ sa e il Presidente per la vasta e posi­ tiva opera che nel quadriennio 1968-72 ha consentito ulteriori progressi tec­ nici ed organizzativi dello sport italia­ no, dimostrati anche dal conseguimen­ to di valide classifiche in campo in­ ternazionale; prende atto con soddisfazione dei suggerimenti che la relazione in­ dica per il lavoro dell’ente nel prossi­ mo quadriennio; considerato il grande sviluppo realizzato dallo sport italiano in ogni sua disciplina agonistica, che impone un potenziamen­ to ed un ammodernamento dell'orga­ nizzazione del CONI, nonché delle Fe­ derazioni, al fine di adeguare la fun­ zionalità alle crescenti esigenze comu­ ni; considerato altresì che tutto quan­ to attiene alla promozione dello sport non agonistico deve essere affidato alla inziattva dello Stato e degli Enti locali, nonché alle altre forze operanti nel set­ tore della promozione sportiva; impegna in via prioritaria l'eligenda Giunta esecutiva, il Presi­ dente del CONI, lo stesso Consiglio Nazionale a promuovere le seguenti iniziative: a) convocare almeno tre volte all’anno il Consiglio Nazionale per discutere e deliberare sui temi di sviluppo e di potenziamento dell' Ente con particolare riferimento ai bi­ lanci consuntivo e preventivo; b) rea­ lizzare un graduale decentramento delle attività e delle forze dell'Ente a livello di Delegazione regionale, in modo che di ciò beneficino immedia­ tamente soprattutto gli organi peri­ ferici delle Federazioni; c) ottenere dal­ le Autorità di Governo un incremento delle entrate dcU'Ente, con la revisio­ ne delle aliquote del concorso Toto­ calcio, per potenziare le disponibilità finanziarie e tecniche dell’intero orga­ nismo, ed in particolare delle Federa­ zioni che abbiano problemi comuni da svolgere, istituendo all'uopo appo­ site Commissioni interfederali, oltre a quelle già proposte dalla relazione di


Giunta; e) porre in essere, tanto at­ traverso contratti di collaborazione professionale, tanto attraverso rappor­ ti di lavoro subordinato, un preciso inquadramento del personale tecnico in modo da incentivarne la funzione; f) potenziare le disponibilità finanzia­ rie e tecniche delle singole Federazio­ ni in rapporto al loro effettivo svilup­ po; g) affiancare tanto l'opera degli En­ ti di propaganda che svolgono attività sportiva a livello nazionale, quanto quella dei sodalizi sportivi che dimo­ strino validità organizzativa ed asso­ ciativa; h) adeguare gli impegni di bi­ lancio alla realizzazione prioritaria delle predette esigenze; impegna infine il Consiglio Nazionale, la Giunta Ese­ cutiva e il Presidente del CONI, a sti­ molare con ogni mezzo il Parlamento, gli organi di Governo, ed ogni altra au­ torità politica, affinché lo Stato, sia attraverso la Scuola, sia attraverso i suoi Enti locali, attui i necessari pro­ grammi per la promozione dello sport per tutti anche in Italia, con la indi­ spensabile premessa di una razionale costruzione e distribuzione di impianti per l'esercizio sportivo. Il Consiglio Nazionale auspica che an­ che in Italia sia affermato il princi­ pio che lo sport è un bisogno prima­ rio della educazione e della formazio­ ne del giovane e del cittadino ».

La sDeranza di un dialogo imuustatu so nuove basi Non pretendiamo ora di com­ mentare in maniera esauriente la relazione dell’avv. Onesti. Anche perché ci sembra di poter dire che sia stata una relazione in notevo­ le parte « strategica », preparata cioè in funzione dell'importante posta in gioco — la conferma di una linea di governo e la conse­ guente rielezione — in un mo­ mento particolare della vita del CONI, quando cioè per la prima volta aveva preso corpo una op­ posizione alla trentennale linea Onesti. Ci limiteremo dunque ad alcu­ ne considerazioni. La prima, forse di maggior pe­ so, è una certa contraddizione tra alcune affermazioni contenute nella seconda parte e i dati con­ suntivi esposti nelle prime. Cioè tra alcuni accenni innovatori fat­ ti in chiave di prospettiva e la ri­ conferma di una posizione tradi­ zionalistica contenuta nel rendi­ conto dell’azione fin qui svolta. La relazione esalta per una lun­ ga serie di pagine l’azione svolta dal CONI negli ultimi quattro an­ ni, e ciò è più che comprensibile; ma lo fa in un modo che sottin­ tende chiaramente la posizione di un CONI come unico delegato statale, come unico rappresen-

tante e come unico competente dello sport italiano. Nelle ultime pagine, invece, si accenna qua e là alla necessità di rivedere le competenze, le funzioni e i limiti del CONI in ordine alla nuova domanda e alle nuove esigenze dello sport per tutti. Accenni pe­ raltro non sempre ben definiti, in quanto accompagnati costan­ temente dalla riaffermazione del­ l’interesse del CONI e delle Fede­ razioni verso lo sport per tutti. Non vogliamo dire che si tratti di un passo indietro rispetto al Libro Verde, ma sarebbe stata auspicabile e giusta, a tre anni di distanza, una parola più chiara e definitiva in proposito. Poiché, è inutile nascondercelo, uno dei nodi pregiudiziali da sciogliere per far fare allo sport italiano un vero salto di quantità e di qua­ lità è rappresentato proprio dal­ la anacronistica situazione crea­ ta dalla legge istitutiva del '42 che fa del CONI il delegato unico e pubblico di tutto lo sport ita­ liano. Lo afferma implicitamen­ te lo stesso Onesti nella lettera indirizzata il 12 aprile agli Enti di promozione sportiva: « L'esplo­ sione di interessamento per lo sport servizio sociale quale dove­ re dello Stato e diritto del citta­ dino, che noi e voi abbiamo pro­ vocato insieme con le Féderazioni nazionali, e che in effetti si è verificata di pari passo con l'e­ voluzione sociale, ha messo in lu­ ce le deficienze della nostra leg­ ge istitutiva ». Lo afferma, in ter­ mini espliciti, lo stesso ordine del giorno Giannozzi quando dice che « tutto quanto attiene alla promozione dello sport non ago­ nistico deve essere affidato alla iniziativa dello Stato e degli Enti Locali, nonché alle altre forze operanti nel settore della promo­ zione sportiva ». Questo aspetto è fondamenta­ le. Sfumandolo come ha fatto, 1’ avv. Onesti ha conseguentemente taciuto su un altro punto essen­ ziale della politica sportiva, la necessità cioè di una nuova legge quadro dello sport italiano che assegni a ciascuno il proprio ruo­ lo, dia a tutti un'effettiva possi­ bilità e parità di azione e consen­ ta una urgente realizzazione e ar­ monizzazione degli interventi che sono ancor oggi in gran parte concorrenziali, se non addirittura divergenti. Se il discorso di Onesti fosse stato più deciso su questo punto essenziale, la relazione avrebbe potuto contenere indicazioni me­ no generiche ad esempio sul ruo­ lo della Scuola, ancora una volta

presentata, un po’ superficialmente e in contrasto ormai con tutti gli studi in merito e le posizioni degli stessi insegnanti di educa­ zione fisica, come la panacea di tutti i mali dello sport italiano. Così pure il discorso sarebbe sta­ to meno generico sullo « sport sociale » e sulle conseguenze po­ litico-strutturali che trascina con sé; su quello sport sociale che la relazione Onesti, mentre ne ri­ vendica ingiustamente l’invenzio­ ne, continua a chiamare « sport per tutti », limitandone gravemen­ te il significato, le articolazioni e le prospettive. Lo sport per tutti, infatti, nella relazione Onesti, ha bisogno soltanti di impianti e di soldi, mentre ben altre sono le necessità di uno sport sociale che voglia essere sì sport praticato da tutti, ma anche commisurato alle esigenze e alle possibilità di ciascuno, partecipato da tutti e democraticamente gestito. Onesti apre però una porta all’ approfondimento e alla definizio­ ne di questi temi di fondo quando afferma la necessità e la volontà di avviare, in forme anche defini­ te e permanenti, un dialogo con gli Enti di promozione sportiva e con altre forze sociali. Questa apertura, nata anche dalle ultime polemiche vicende tra CONI ed Enti di promozione sportiva, noi la accogliamo pienamente, con sincerità e con grande speranza, come del resto abbiamo scritto nella lettera di risposta inviata ad Onesti il 15 del mese scorso (confr. n. 7 di Stadium, pag. 7). E’ un dialogo che abbiamo sem­ pre e reiteratamente chiesto; ed oggi siamo ancora profondamen­ te convinti che il mondo sportivo deve chiarire in un confronto aperto e leale i problemi che gli stanno di fronte. Una soluzione di essi che non sia presuntuosa o partigiana, deve tener conto di tutte le dimensioni del fatto spor­ tivo, quindi di tutte le componen­ ti, di tutte le esigenze, di tutte le forze. Ma il confronto, il dia­ logo e il rapporto devono esse­ re sinceri, leali, approfonditi e pennanenti. Troppi tentativi in passato sono stati sacrificati alla difesa di interessi particolari e contingenti. La nostra sincera disponibilità è quella di sempre: attendiamo ora di verificare se esiste veramente una volontà di soddisfare le vere esigenze dei giovani e di tutti i cittadini met­ tendo da parte ogni tentazione di difendere interessi di parte, di qualsiasi parte. DUILIO OLMETTI

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« A scetajorde »: un’ espressione dialettale intraducibile di Ca­ va de' Tirreni (Saler­ no) per indicare un modo nuovo di fare sport. Un festival per tutte le età dell’alle­ gro podismo su stra­ da che si è svolto a Cava il 25 aprile scor­ so. E’ il secondo an­ no che la manifesta­ zione sportivo-socia­ le viene organizzata con grande successo dal CSI di Cava, con la collaborazione dcll’ENAL provinciale c l’adesione dell'Azienda di Soggiorno. Non ci sono preoccupazio­ ni di classifica: chi può corre, chi non ce la fa va a piedi; chi è stanco si ferma, si riposa e riparte: il traguardo e un pre­ mio per tutti corona­ no la soddisfazione di correre per la gioia di correre, in una cornice di festa sportiva e sociale che coinvolge l’intera cit­ tadinanza. Le foto pubblicate sono di vari autori parteci­ panti al concorso per fotoamatori apposi­ tamente indetto.

L'Ospedale Civile aveva gentilmente messo a disposizione una autoambulanza per soccorrere chi si fosse trovato in evidentemente chi ha avuto bisogno di soccorso dagli allievi del CSI Basket Cava è stato proprio il mezzo di soccorso. Una sosta per rifocillarsi, tanto non ci sono 1 preoccupazioni di classifica.

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Il professore di educazione i passeggiata...


Due aspetti di come prendere la vita: evidente Io stridore tra la flemma dell’ allegro terzetto (sopra) e Io scatto rabbioso del solitario podista (a sinistra).

Sulla linea del traguardo, in attesa degli arrivi, con tanti pensieri: rimpianti, malinconia e impegno di partecipare alia edizione del 25 aprile 1974. Due campioni insieme sul traguardo: quest?, volta hanno ' corso per il gusto di partecipare.

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L'indaginc condotta dall’ISVET sulla condizione giovanile in Ita­ lia si occupa naturalmente anche del l’associazionismo dei giovani. Non di ogni forma associazionistica però, ma, in particolare, di 11 1*4’1-. quelle politiche. In un primo momento potreb­ be sembrare che questa scelta sia limitativa, ma non è del tutto s vero. Infatti, l’associazionismo ; politico costituisce in realtà una « spia » estremamente indicativa. Di fatto, se si esamina l’associa­ zionismo giovanile tradizionale ì italiano dal dopoguerra a oggi, difficilmente si possono rilevare forme associazionistiche che non ; siano state influenzate direttamente o indirettamente dagli avI venimenti storico-politici. E' per■ tanto molto probabile che seguen' do l’andamento dell’associazio­ nismo politico si riesca a coglie­ re l'andamento generale del feno­ meno nel nostro Paese, anche se ; sarà necessario fare le necessarie distinzioni. Il quadro storico costituisce un necessario punto di partenza ! per considerare questo fenomeno piuttosto complesso. Occorre dunque partire dall'immediato dopoguerra. E’ il momento della ricostru­ I zione, della riconquistata libertà, del manifestarsi dei partiti poli­ tici. E’ il momento in cui i nuovi partiti, o quelli tornati in luce dopo il fascismo che li aveva « sciolti », si preoccupano di strut­ turarsi sia ai vertici che alla ba. se. E questa strutturazione pre­ vede — soprattutto nei partiti di massa — l'organizzazione di pro­ pri movimenti giovanili. I giovani recepiscono l'invito rivolto loro dai partiti ed entrano in numero considerevole negli ap­ parati che sono tutti — nono­ stante le diversità ideologiche

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■ che li ispirano — di tipo tradi­ zionale. : Infatti, essi sono costituiti su basi « generazionali » e la parteci­ . pazione ai movimenti adulti è de­ ' cisamente indiretta. Sinteticamen­ te si può dire che i gruppi giova­ sono chiamati a un lavoro •i nili politico indiretto. Ad essi è chie­ sto in definitiva di trasferire la . politica del partito nel proprio àmbito generazionale senza pe­ raltro produrre una propria pro­ spettiva o una propria prassi po­ litica. L’autonomia dei movimen­ ti giovanili, infatti, è più formale che reale. La struttura di queste associa­ zioni è dunque necessariamente di tipo piramidale, autoritario e ed -è -fondata, Iburocratico, ------- ---- —> — ---------- guidata> sorretta dagli apparati. Nonostante tutto ciò, alla fine degli anni quaranta e per buona parte degli anni cinquanta, l’asso­ ciazionismo politico giovanile co­ nosce un notevole sviluppo, favo­ rito, probabilmente, dalla conti­ nua mobilitazione del militantismo di base provocato dalla sche­ matizzazione della contrapposi­ zione dei blocchi che caratteriz­ za questo periodo (Oriente-Occi­ dente, mondo socialista-mondo « libero », comunismo-anticomunismo, guerra fredda, ecc.). Questa mobilitazione perma­ nente, che reclama un'esaspera­ zione dell’attivismo, fa sì che alle basi dei rispettivi vertici non si rifletta abbastanza sulla qualità associazionistica. Tutti gli sforzi, infatti, sono concentrati nel dare successo alle iniziative emanate dai vertici c ad esercitare il pro­ selitismo. Questa espansione dell'associa­ zionismo politico giovanile tradi­ zionale trova una battuta d’arre­ sto, o meglio l'inizio di una fase decrescente, sul piano quantitativo alla fine degli anni cinquanta

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c all’inizio degli anni sessanta, E’ il periodo in cui ha inizio in Italia un certo benessere econo­ mico. Questo porta, quasi come logica conseguenza, a passare da una vita impegnata c socialmente attiva, a una vita che tende so­ stanzialmente al disimpegno so­ ciale e militante per favorire una concezione della vita giocata sull’ individualismo e sulla privatiz­ zazione. In qualche modo si può dire che questo periodo segna la fine del militantisrno di massa. A que­ sta ragione di carattere cconorni-


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co va aggiunta anche una ragione di carattere storico-politico. Le contrapposizioni dei blocchi in­ ternazionali si stemperano e si ammorbidiscono (è il periodo del disgelo, della triade KcnncdyKruscev-Papa Giovanni...) e sor­ gono dimensioni diverse della stessa vita internazionale con 1’ apparire sulla scena mondiale della Cina e dei Paesi del Terzo Mondo. Tutti motivi che si riper­ cuotono direttamente sulla politi­ ca nazionale. Di più. Con l’inizio degli anni sessanta i partiti politici diventa-

no sempre più ufficialmente il canale pressocché unico pei' la ge­ stione del potere politico nella I società, la via maestra per « fare | politica ». Questo non fa che ac­ centuare la struttura autoritaria, centralizzata e burocratica dei partiti stessi poiché « far politi­ ca » ormai significa operare de­ terminate strategie, alleanze ecc. che possono venir prese esclusi­ vamente da vertici alleati o con­ trapposti. In questa situazione il valore della delega del potere dal­ la base verso il vertice è determi­ nante. I quadri intermedi e di

base non possono che ratificare c applicare al proprio livello le decisioni tattiche e strategiche operate dai vertici. In questo quadro non trova po­ sto né il dibattito al basso, né il controllo della base rispetto alla strategia del vertice il quale re­ sta il solo a determinare le scelte, gli indirizzi, le tattiche c le stralegie. L’apparato burocratico dei partiti è dominante. I giovani presenti nei movimenti giovanili hanno come compilo pressoché unico di applicare a sé ciò che il vertice del proprio partito ha deciso per tutti. Di più. Per « far politica » in questa situazione occorre praticamente diventare « professionisti della politica ». I vertici dei movimenti giovanili vengono così a trovarsi nella situazione di non seguire tanto questa o quella tensione ideologica, ma piuttosto ] ’ questo o quel leader politico che _possaj. as­ sicurare loro un futuro nella «pròfessione xpolitica1 ». E questo, ineviabilmente, svuota i movimenti di altre tensioni ideali. Tutte que-ste cause producono come effetto il progressivo distacco da parte dei partiti e dei pròpri movimenti giovanili dalla vita affettiva del Paese, dai suoi problemi, dai valori nuovi che emergono da una diversa condizione di vita. L’effetto ultimo è una progressiva erosione alle ba­ si dei rispettivi vertici. La crisi di questo periodo è dunque quantitativa, ma anche — e forse soprattutto — qualita­ tiva. Infatti, in questo periodo molti giovani che intendono fare politica seriamente e coscientemente o non entrano nei movimenti giovanili o ne escono. Il momento più cruciale di questo processo di erosione è da collo­ care negli anni 1968-69. Circa questa crisi quantitativa e insieme qualitativa dell’associa­ zionismo giovanile politico, pro­ dotta dalle cause dette sopra, l'in­ dagine dell’ISVET osserva che « l'esperienza di questi processi ha fatto perdere ai movimenti giovanili un ruolo sia nella so­ cietà che nel partito. Di fatto tali processi hanno prodotto — e in­ sieme ne sono stati conseguenza ~ Profonda scissione tra politica e cultura o, se si vuole, tra teoria e prassi. La teoria di­ venta astratta e vuota di reale contenuto in quanto staccata dala P’'assi politica che insieme la verifica e costituisce il terreno da cui scaturisce. La prassi, non

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diretta e razionalmente orienta­ ta, impazzisce e si trasforma in tattica, funzionalizzata al conse­ guimento del potere per il potere mediante operazioni di trasfor­ mismo ». In questo modo i partiti e i propri movimenti giovanili — da loro dipendenti fin dalla nascita per statuto, regolamento e pras­ si —, perdendo il rapporto diret­ to con la società, non risultano più essere interpreti autentici della domanda politica che sale da una società in profonda tra­ sformazione. Questo, soprattutto nei movimenti giovanili, provoca un ripiegamento su di sé per cui la funzione di questi stessi movi­ menti diventa sempre più e uni­ camente quella di perpetuarsi. L’associazionismo giovanile fi­ nisce per perdere la sua funzio­ ne istituzionale: essere cioè lo strumento per la socializzazione politica delle nuove generazioni. Osserva infatti l’indagine dell’ ISVET come « la socializzazione politica, che dovrebbe portare i giovani dai 18 ai 25 anni — età fissata per l’appartenenza ai mo­ vimenti giovanili — ad una vita intensa di partito, di fatto si tra­ duce in un'esperienza negativa: il giovane è costretto a militare in una struttura che ha la funzio­ ne di « parcheggio politico » e che prolunga ed aggrava la sua fru­ strante esperienza scolastica e la­ vorativa ». Pare dunque logica la conseguenza che ne tirano molti giovani: mettersi fuori degli apparati o non sentirsi indotti ad entrarvi. Gli anni sessanta pertanto fanno verificare una vera e propria i.. crisi dell'associazionismo politico ’i giovanile. Una crisi che coinvolI ge praticamente ogni forma di associazionismo tradizionale che tenti di socializzare le nuove generazioni secondo schemi autoritari, verticistici, burocratici, fondati sulla delega del potere. Le associazioni tradizionali non scompaiono, permangono, perpetuano se stesse. Ma esse, di fatto, presso i giovani perdono di credibilità e non costituiscono più un' attrattiva. Questo è un segno, fra altri, che un certo tipo di società è entrato in una crisi profonda e radicale incapace di offrire al­ ternative a se stessa. percepi1I giovani, ormai, non percepìscono più la vita divisa in problemi di generazioni. La loro- espe-rienza scolastica, l’attesa del lavoro, l'esperienza di lavoro li ha messi in rapporto tra loro e con i problemi della società. E questi ultimi vengono avvertiti dai gio-

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vani come problemi loro (e non dcll’una o dell’altra generazione), tanto più che essi ne devono sop­ portare spesso il maggior peso. I giovani dunque rifiutano espe­ rienze associative che non siano esperienze globali di vita; rifiu­ tano di sentirsi ancora una volta collocali in un’« area di parcheg­ gio », di attesa impotente e fru­ strante. I giovani però non si pongono in un atteggiamento semplicistica­ mente negativo. Essi infatti ma­ nifestano l’aspirazione a una par­ tecipazione diretta alla vita glo­ balmente intesa. Essi aspirano a diventare soggetti e non oggetti, responsabili e non diretti dall’ alto o dall'esterno anche se si — — tratta di realizzare una strategia e una tattica ritenute giuste. In questo senso è difficile parlare di menefreghismo, di disintcressc, di rinuncia all’impegno da parte delle giovani generazioni. Ad esse semplicemente non interessano più forme associative tradizionali che le blocchino in una posizione di stallo. t .• iA. . . x . In questi ultimi anni, pero, si nota una ripresa dell’associazionismo giovanile tradizionale. I vari movimenti, infatti, registrano il ritorno di diversi giovani che li avevano abbandonati, nonché un generale aumento degli iscritti rispetto al 1968-69. La ragione principale di questa ripresa è probabilmente dovuta al fatto che i partiti ■ • (soprattutto ; ’ - 2 cla ilDC pci) hanno operato un vero ec proprio jz.vy.w rilancio di queste associazioni, probabilmente preoccupati della loro crisi e del formarsi di diversi gruppi extraparlamentari. jene vici chiedersi: questa ivicl v vigile ripresa significa che sono state risolte le ragioni qualitative e strutturali che avevano provocap-----ti ri n <i i in r* ta la crisi precedente? L’’iindagine dell’ISVET afferma: « La risposta è negativa. Si tratta, allora, più precisamente di —r~*“ i ----una ” "ondata di riflusso”, che oggi è generale '-------- --------nel Paese, di una — ripresa pura1 c semplice di organizzazioni entrate- ... in crisi,, non di strutture rmrinnovate. Anzi la tendenza già visibile è quella di ridurre ancora i termini di autonomia dei movimenti giovanili, di riportarli più rigidamente ad un rapporto di assoluta subordinazione nei confronti del partito, e non quella _____ » di allargarne l’arca di intervento o di sperimentare ' nuove ___ _ nuove fforme organizzative più legate alla vita comunitaria. Ne sono valida testimonianza le vicende ultime della FGCI, con la prevalenza della linea centrista e burocratica e le • I

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traversie e mutilazioni subite dal nuovo regolamento dei movimen­ ti giovanili della DC ». Le ragioni della crisi perman­ gono, non sono state eliminate. Esiste un rilancio dell’associazionismo tradizionale favorito da si­ tuazioni sociali e storiche molto contingenti, non da un rinnovamento qualitativo delle forme associazionistiche. E questo è particolarmente grave poiché — dice l’indagine dell’ISVET — « le forme si sono rivelate fallimentari per le stesse ragioni per cui lo sarebbero ancora: non tengono conto del superamento del « giovanììisrno », non tengono conto • •• della nuova condizione struttura■ ~ le della gioventù in un sistema capitalistico avanzato, non tengo­ no conto, quindi, del nuovo ruolo dei partiti e dei movimenti giova­ nili di fronte alla domanda policl lca, emeiSen e: ». L'esperienza I. esnpripnra ,che i giovani han­ no condotto e conducono in que­ ste associazioni non può che es“ qi guan­ sere scarsamente positiva in tn QÌ tratta i tira rii to si tratta, in in HnFin definitiva, di un' esperienza di marginalizzazione della società società adulta adulta ee dalla dalla str strut\ura P°htica. I giovani che vii aderiscono, infatti, sono destinati in concreto ad accettare valori elaborati da altri e a viverli sen­ za dover esercitare la propria co­ scienza critica. L’attuale ripresa può significa­ re che, da una parte, i partiti « gui­ da » --------------non hanno saputo o non han---,----- ------no,voluto realizzare forme: nuove c diverse di associazionismo giovanile. E ciò può solo significare che essi rimangono tuttora separa ^daiproblemi e dalle tensioni ... Ppiù ’1-1 vive della società. Dall’altra parte, significa che parte,significa che ii giuvam giovani uuu non hanno saputo o potuto realizzare nuove e diverse forme associazionistiche che consentano loro di offrire un contributo alla formazione di un'alternativa politica e, pertanto, ritornano alle forme tratra­ dizionali dell’associazionismo. Ma tutto ciò, evidentemente, non fa che rimandare ad altri mo­ menti una crisi globale della politica c della società poiché, palesemente od occultamente, l’esigenza di un cambiamento, l'esige _ :nza di un’alternativa, si fa sempre più forte avendo alla base nuove , forme di convivenza umana c nuove s.. situazioni economiche e sociali che non possono essere ignorate più a lungo senza che la crisi si trasformi in un vero e proprio collasso. *Mr>orr« PAOLO ANDKEOLI H ni-, n OZA

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SANATIUHI®AIO Gli informatori dei grandi quo­ tidiani sportivi stanno diventando dei veri informatori giudiziari. De­ lazioni, soffiate, denunce, diffide, smentite; padrini, spie, agenti so­ billatori, diffamatori, corruttori sono massimo argomento degli in­ formatori sportivi. Questo è sport. A Roma, « Il Corriere del Giudi­ ce » insinua: « Per il gol all’Olimpico tutta quella inchiesta, per i danni degli altri silenzio assoluto. Perché adesso Milano non si scan­ dalizza anche per il rigore non con­ cesso alla Lazio a Bologna? ». A Milano, « La Gazzetta Ufficia­ le » manda uno dei suoi procura­ tori legali a intervistare Rocco: « Se non lo vinciamo noi, rimane sullo scudetto il neo del gol di Chiarugi che era regolare. La La­ zio ha subito un gol fatto con la mano, a noi non è stato convali­ dato quello di Chiarugi contro la Lazio ». A Torino, la rivista specializza­ ta in problemi legali, « Tuttosen­ tenze », così riassume i lavori di indagine del suo giudice istruttore che ha interrogato il teste Wilson: « Novellini mi ha detto: se vincia­ mo ci danno un milione a testa ». A Bologna, la più importante ri­ vista europea di problemi giuri­ dici, « Arengo », ospita le tesi del pubblico ministero: « Una società che in concreto ha un punto (for­ se due) in meno soltanto perché Ferrari Aggradi ebbe la pensata di mandare Lo Bello all’olimpico, il giorno di Lazio-Milan. Una società che vincerà il titolo nonostante Lo Bello ». Le dure dichiarazioni del pub­ blico ministero di « Arengo » su­ scitano le ire di un noto penalista che ha rilasciato al « Corriere dei Giudici » di Roma la seguente di­ chiarazione: « Mettendo fuori gio­ co Lo Bello dagli incontri decisi­ vi di questo drammatico finale di Campionato, si è escluso il perso­ naggio indiscutibilmente meno sensibile al fascino dei grandi club settentrionali c tradizionali ». Un inquirente travestito da Lola Falana va nel clan della Lazio e riferisce su « Arengo » il seguente dialogo provocatorio: Lovati: Davvero ai giocatori del

Bologna se vincevano davano un milione di premio? Lola Falana (provocante): E' possibile. Un premio incentivan­ te per vincere ad ogni costo, ci pare non sia un illecito. Lavati: A me, quando giocavo, non è mai capitato. Ecco perché ritengo impossibile una cosa del genere. Una volta, tanti anni fa, i gene­ rai manager delle squadre di cal­ cio giocavano coi calciatori e si divertivano, alla fine della partita mangiavano pane e prosciutto, be­ vevano un bicchiere e se ne tor­ navano ognuno a casa propria; og­ gi le cose sono molto diverse. Un generai manager che si rispetti è molto impegnato a « dare incarico al mio legale di querelare il fir­ matario del servizio, concedendo ampia facoltà di prova. Questa vol­ ta vado fino in fondo ». Il generai manager Sbardella non ha ancora finito di dare questo iltearico al suo legale, che subito gliene dà un altro: chiede un’inchiesta sul Bo­ logna (per quella faccenda del mi­ lione). Oggi la professione di legale, stando alle notizie degli informa­ tori sportivi, rende bene nel mon­ do del calcio. Il perfetto informatore sportivo deve essere almeno a livello di commissario. Il suo superiore non si chiama più capo-redattore, ma capo della squadra mobile. E così succede che il capo della squadra mobile di un quotidiano manda il suo commissario a indagare sui legami di parentela tra un generai manager e l’arbitro che dirige un incontro in cui è impegnata la squadra del General Manager. Altri sportivi sono sparsi un po' dappertutto nel corso dell’incon­ tro: chi sta negli spogliatoi, chi nei sottopassaggi, chi interrato sotto la porta del portiere, chi ap­ postato dietro i raccattapalle, chi travestito da venditore di bibite. Sono i delatori, quelli che fanno le soffiate a commissari, penalisti, carabinieri, procuratori generali, magistrati che, com'è noto, lavo­ rano ormai in qualità di redattori giudiziari presso i quotidiani spor­ tivi.

« Tuttosentenze » di Torino in questi giorni è sui tavoli di tutte le questure d’Italia. Ha pubblicato la deposizione rilasciata da Pesaola a un informatore sportivo travestito da capitano dei carabi­ nieri. Intanto si comincia col met­ tere in dubbio le testimonianze dei giocatori: « I giocatori sono cari ragazzi, ma guai a fidarsi del­ le loro testimonianze, guai a fidarsi o ti ritrovi sempre fregato ». Il sostituto procuratore della repubblica di « Tuttosentenze » è perplesso: denunciare i giocatori per falsa testimonianza o denun­ ciare Pesaola per diffamazione? Pesaola così continua la sua de­ posizione: « Il quotidiano locale manifesta la più aperta malafede. Quel quotidiano è recidivo. Voglio che tutti i tifosi sappiano che il quotidiano politico della città è sempre più prevenuto contro la società e contro la squadra. E di­ co di più: attenzione, perché se mi arrabbio io, posso anche dare fa­ stidio ». A questo punto, il sostituto pro­ curatore della Repubblica di «Tut­ tosentenze » passa le indagini al giudice istruttore, perché la que­ stione è troppo delicata: il quoti­ diano politico locale è « Il Resto del Carlino ». Il sostituto procuratore di «Tut­ to sentenza » avrebbe dovuto chie­ dersi, dopo la deposizione di Pe­ saola: chi c’è dietro Pesaola? chi ce dietro « Il Resto del Carlino »? Il lettore è incuriosito e va avanti. Ma l’articolo giuridico così con­ clude: « Fine dello sfogo. E pas­ siamo all’analisi del match ». Da ormai molte generazioni gli informatori sportivi non si inte­ ressavano più di sport. La loro specializzazione era la mitologia. Ora sono passati con naturalezza alla giurisprudenza. Così presi co­ me sono da codici e pandette, nem­ meno loro si accorgono di essere i segni viventi dell’involuzione sportiva, causa ed effetto di un mondo in cui nemmeno più il danaro è sufficiente. C’è una par­ te del mondo sportivo che oggi chiede il riconoscimento legale della sua agonia, e chiama dispe­ ratamente il notaio. VALTER PRECI

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Anche ner il tennistavolo un incontro nazionale diverso In un clima del tutto nuovo si è svolto a Summonte l’incontro nazionale di tennistavolo. Summonte è un paese dell’lrpinia con « 1500 persone, compre­ si polli e pecore » (definizione di un abitante del po­ sto), a 10 chilometri da Avel­ lino; sorge sul declivio che scende dal picco del Santuario di Montevergine verso la cit­ tà, con una ridente vegeta­ zione tutt’intorno. Ebbene in questo paese re­ centemente è terminata la costruzione di un palazzetto dello sport: incredibile, ma vero! E’ stato un summontese a volerlo per dar lustro al paese ed offrire ai giovani e ragazzi del circondario la possibilità di fare attività sportiva. Si chiama Paolo Sperandeo ed il suo aspetto ci dice che è un uomo che ha trovato la vita dura e dal niente si è fatta finalmente una posizione stabile con i propri sacrifici e la volontà ferrea. Proprio la sera dell'arrivo degli atleti ad Ospedaletto d’ Alpinolo (il paese a 2 km. da Summonte dove si trovava­ no gli alberghi) veniva inau­ gurato rimpianto modernis­ simo, con la presenta sì delle autorità di Avellino, ma so­ prattutto degli abitanti del paese, le vecchiette, i ragaz­ zini ed il cane del custode. Il palazzetto è stato inaugura­ to con le parole del Vescovo mons. Venezia, che ricordava le parole di Paolo VI invitan­ do a fare lo sport per tutti ed a superare il concetto del campionismo (è quello che diciamo pure noi, no?). Erano presenti anche alcu­ ni atleti e dirigenti, che si se­

no trovati perciò in mezzo alla festa del paese nel clima cordiale che possiamo imma­ ginare, divenuto « caldo » al­ lorché sono stati offerti bi­ bite e pasticcini! La mattina dopo nello stes­ so palazzetto (che ancora conservava gli striscioni co­ lorati e tanti palloni sotto le due cupole della volta — dei quali ogni tanto qualcuno scendeva provocando l’accor­ rere urlante dei ragazzini in­ digeni) sono iniziate le gare dei singolari. Purtroppo non sono venuti tutti gli atleti che erano at­ tesi, a causa del noto sciopero delle poste, comunque la grande maggioranza era pre­ sente ed ha dato subito ini­ zio a giocare nei gironi elimi­ natori. Si è giocato tutta la mattina ed il pomeriggio e tutti hanno giocato moltis­ simo, perché sono stati for­ mati altri gironi per la dispu­ ta di tutti i posti in classifi­ ca. Anche la mattina dopo si è continuato e si è notato subito un ambiente ben dif­ ferente da quello che si rea­ lizzava gli anni passati quan­ do si arrivava verso le grandi partite di finale tra i nomi di prestigio presenti con sul­ la testa la spada della elimi­ nazione immediata: infatti la formula del girone all'italia­ na — che ha imperato — ha dato anche una serenità alle

gare impensabile in una fina­ le italiana. Ma ci sono state anche al­ tre cose oltre alle gare: la sera prima della cena, sospe­ se le gare, ci si è recati tutti al cinema di don Alberto, il simpatico ed indaffaratissimo parroco, per vederci sullo schermo rincontro di ItaliaCina di Roma del novembre ’71. Sgranocchiando le cara­ melle di don Alberto e men­ tre Malesci e Bosi ed i cinesi si esibivano in colpi di gran classe, il Maestro Barìazzi (chi dell’ambiente del tennistavolo non lo conosce?) col microfono in mano commen­ tava i vari passaggi, l’impo­ stazione della gara e tante altre cose tecniche. Dopo cena i più solleciti atleti e dirigenti si sono mes­ si intorno ad un tavolo del « Dirigibile » e si è commen­ tato le risposte più interes­ santi date dagli atleti nel questionario che avevano ri­ cevuto e riempito nel corso della giornata. Il questionario abbracciava i problemi della vita in socie­ tà e dell’attività, per cui ci sono stati parecchi interven­ ti e scambi d’opinione tra ra­ gazzi e dirigenti dei vari co­ mitati d’origine (da Messina a Foligno, da Cuneo a Seni­ gallia, da Ascoli Piceno a Molletta), che hanno portato dei notevoli frutti tra i pre­ senti il primo fra i quali è l’avvio al superamento di certi concetti; qualcuno è uscito dalla sala anche « in crisi » come si è potuto ri­ scontrare dai commenti sul­ l’iniziativa che sono circolati

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l’indomani: dell’altro seme è stato gettato e si spera che qualcun altro in più si avvìi decisamente sulla strada del nuovo statuto. Analoga iniziativa è stata realizzata per i ragazzi del trofeo a squadre, questa vol­ ta riuniti sulle gradinate del palazzotto durante una so­ spensione delle gare prima dell’incontro finale: argomen­ to all’ordine del giorno è sta­ to la premiazione c diversi ragazzi sono intervenuti nel­ la chiacchierata portando obiczioni e suggerimenti. Un altro momento nuovo che si è visto a Summonte è stato quello della duplice premiazione; quella dei sin­ golari è stata addirittura ri­ voluzionaria. Il Direttore tecnico Dragotto ha infatti preso il microfo­ no e ha detto: « Le gare sono finite, e ci sono quattro vin­ citori; ma essi sono i cam­ pioni perché ci siete voi tutti che vi siete incontrati con loro, per cui sono i campioni a dover ringraziare voi tutti ». Ha perciò invitato Romano Rodella, M. Luisa Santoro, M. Rosaria De Fazio e Giacomo Calascione a salire sul palco ed a consegnare le medaglie ricordo agli altri ragazzi; c’è­ rano anche alcune coppe e sono state distribuite con un criterio nuovo anch'esse: ne è stata data una alla più pic­ cola atleta presente che era Carmela Milano di Messina, al più piccolo e cioè Giancar­ lo Campus di Senigallia, a colui che pur non essendo sta­ to molto fortunato ha saputo prendere nel modo migliore la cattiva sorte, e parliamo di Carlo Tursi di Taranto, ai ragazzi più allegri, gene­ rosi e cioè Emilio Buongiovanni di Acireale e Anna Ma­ ria Olivero di Cuneo; infine alla ragazzina più sbarazzina, Gloria Fabbroni di Gorizia. Per il trofeo a squadre la premiazione è stata invece di tipo tradizionale e cioè la coppa più grande alla prima squadra classificata, la se­ conda più bella alla seconda squadra e così via; perché? Bisogna ritornare alla chiac­ chierata che si è fatta con i ragazzi; uno di loro — pre­ sente alla « premiazione » dei singolari — ha espresso il dubbio che i premi dovesse­ ro essere uguali per tutti; il parere è stato trovato giusto da tutti i ragazzi, per cui non essendo possibile ormai respingere le coppe e le tar­ ghe che le autorità avevano inviato, si è deciso insieme ai ragazzi di ritornare per que­ sta occasione alla premiazio­ ne vecchia maniera. Dei ricordi particolari so­ no stati dati al proprietario del palazzotto, il signor Spe­ randeo, come segno del rin­ graziamento dei ragazzi per quanto aveva fatto per i loro coetanei di Summonte, c alla mamma di Romano Rodella

Allievi: 1. Romano Rodclla alcune delle risposte più si­ (Mantova), 2. Gabriele Pane­ gnificative. « Significa stringe­ rai (Firenze), 3. Ferretti Ro­ re contatti con altri ragazzi, per potermi così inserire nel­ berto (Foligno). la società... »; « Partecipare al­ Juniores femminili: 1. M. la vita associativa del CSI si­ Rosaria De Fazio (Molfetta), gnifica vivere in comunità... »; 2. Elisabetta Scarpa (Caglia­ « Mezzo per incontrarmi con ri); 3. Graziella Ponturo (Mi­ altri giovani e nel momento in cui li incontro trovo me lano). stessa... »; « E’ per noi giovani Le classifiche mi suggeri­ un ambiente che serve a farci scono una notazione finale: maturare... affinchè un doma­ il tennistavolo finalmente ni si abbia una società miglio­ sembra aver fondato solide re... » « Lavorare e sacrificarsi; radici nel sud dell'Italia ed lavorare per gli altri, per tut­ i primi frutti dcH'intcnso e ti! Essere più vicini gli uni silenzioso lavoro dei meridio­ agli altri ed intraprendere una nali li stiamo vedendo que­ via, quella giusta... » « Le pro­ st’anno, come ci dicono an­ Allieve: 1. M. Luisa Santo­ che le classifiche degli asso­ poste del CSI sono valide per­ chè insegnano a vivere in co­ ro (Molfetta), 2. Susanna Gal­ luti di Fiuggi. munità ». vani (Parma), 3. Sabina Pa­ Ci sono però state anche Francesco Ctnciripini lombella (Molfetta). delle risposte un pò partico­ lari, come queste due: « Educa­ re lo spirito ed il corpo ad una maturazione agonistica... »; « Avere la possibilità di divenre qualcuno... » ed esse sono state oggetto di discussione in una delle riunioni con atle­ ti e dirigenti che si sono svol­ te a Summonte. che ha amorevolmente assi­ stito Enrico Soncini che era caduto ammalato. E’ doverosa infine qualche notazione tecnica: sotto la guida del Giudice Arbitro Al­ fonso Caggiano, coadiuvato dai giudici CSI Franco Faci­ lone di Molfetta c Vittorio Bulgherini di Roma, la ma­ nifestazione si è svolta in as­ soluta correttezza (fatta ec­ cezione per un paio di lanci di racchetta sulla retina) e dopo le diverse centinaia di partite sono venute fuori le classifiche finali che sono le seguenti:

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tìaÉ s fe Da Dare Quest’anno all’incontro na­ zionale di tennistavolo svolto­ si a Summonte (AV), fra le novità, c'è stata l’intervista condotta sotto forma di que­ stionario fra gli atleti e le atlete presenti. Cinque le domande che si rivolgevano; la prima sulla vita associativa, la seconda sull’agonismo, la terza sulla propaganda dello sport, la quarta sui rapporti con gli atleti federali e la quinta sui campionati c l’attività femmi­ nile. Hanno risposto i 2/3 dei presenti e tutti l’hanno fatto di buon grado ed anzi in alcu­ ni casi ha costituito l'occasio­ ne per alcuni atleti della stes­ sa società di sedersi vicino e scambiarsi forse per la prima volta opinioni sui problemi di

fondo che trovavano sul que­ stionario. 1) « Che cosa significa per te partecipare alla vita associa­ tiva del CSI? (ritieni valide le proposte che il CSI fa ai giovani? ti trovi bene nell'am­ biente della società sporti­ va?) ». La risposta più ricorrente metteva in risalto che un con­ cetto è stato recepito e cioè che il CSI offre sì un servizio sportivo, ma è anche un pun­ to d'incontro fra persone. Per quanto riguarda la validità delle proposte che il CSI fa ai giovani, tutti dicono di trovar­ le giuste, però non sappiamo fino a che punto siano al cor­ rente di quali siano queste proposte. Riportiamo integralmente

2) « Come concepisci l’agoni­ smo? (come stimolo, come componente della tua matura­ zione o come fine ultimo, o altro?) ». Ci sono state risposte netta­ mente indirizzate verso una sola posizione; abbiamo infat­ ti i più che intendono l'ago­ nismo come componente del­ la propria maturazione e quel­ li che lo vedono come uno stimolo; posizioni ambedue valide, a nostro giudizio. An­ che qui c'è stato qualcuno che ha « brillato » nelle risposte; ad esempio un ragazzo che vede l’agonismo come « fine ultimo ». Una risposta in particolare merita una nota tutta parti­ colare; non sappiamo di chi (il questionario era anonimo) e dice « sarebbe bello se tutti (segue)

L’incontro nazionale di Ten­ nistavolo si è svolto nel nuovissimo impianto sportivo « Paolo Sperandeo » di Summonte (Avellino). Il comples­ so, che prende il nome dal suo costruttore, è stato costruito con una nuovissima tecnica. Ha le misure di un campo di pallacanestro regolamentare; può ospitare 3.000 persone ed è stato messo a disposizione del paese, del capolubgo e di tutte le forze sportive che de­ siderano usarlo. E’ dotato .di tutti i servizi tecnici e igieni­ ci. Dopo lo svolgimento dell’ incontro nazionale di Tennistavolo, il Sindaco di Summonte ha chiesto al nostro presi­ dente provinciale, cane. Cioffi, di costituire a Summonte un Centro Zona CSI per una nùgliorc promozione e orga­ nizzazione dell’attività sporti­ va tra i giovani del luogo.

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concepissero lo sport come componente di una matura­ zione individuale, ma oggi noi giovani non siamo più auten­ tici, abbiamo una certa paura, vergogna di noi stessi e quin­ di... » (i puntini sono i suoi); ecco l’agonismo concepito cocome aggressività ed i motivi di tale concezione; motivi che ne richiamano a ripetizione altri fino ad investire i pro­ blemi di fondo della società in cui viviamo.

I

3) « Che cosa suggerisci per­ chè tutti i tuoi amici possano fare dello sport? ». I più additano nella man­ canza di impianti la causa della scarsa possibilità di fa­ re dello sport ed avviare il maggior numero possibile di giovani alla pratica sportiva. Da alcune altre risposte. « creare nuove società », « sov­ venzionare le società sporti­ ve », « mettere più centri spor­ tivi »...) s’intravede la conce­ zione ancora chiaramente ra­ dicata dalla nascita delle so­ cietà dall’alto e non come fat­ to spontaneo di gruppo, auto­ gestito. Alcuni suggeriscono l’azione capillare: « maggiore organiz­ zazione per i piccoli centri », « che si svolgano delle compe­ tizioni nelle varie città... » al­ tri vedono il problema della carenza degli istruttori. Poi ci sono delle risposte che chia­ rificano come l’azione di pro­ paganda allo sport non è solo compito dei responsabili, ma di tutti: « stringere nuove ami­ cizie con i ragazzi già inseri­ ti nell'ambiente », « suggerisco un maggiore affiatamento, una maggiore vita di gruppo, così un ragazzo a contatto con qualcuno di buona iniziativa che faccia sport, è incitato dal compagno e non vuole essere da meno »... Queste frasi sug­ geriscono anche la metodolo­ gia che si riassume in una maggiore vita comunitaria. Segnaliamo di seguito alcu­ ne altre risposte che merita­ no attenzione: « per fare dello sport non c’è bisogno di tut­ to quel complesso di attrezza­ ture, ma basta avere soltanto buona volontà e spirito ago­ nistico »; « se si organizzasse­ ro più gare modeste alle quali non partecipino soltanto co­ loro che sono in gamba, sicu­ ramente si avrebbe una parte­ cipazione abbondante », « cer­ care di fare gioco di massa, c questo si può ottenere facendo capire ai giovani che lo sport è componente di maturazio­ ne... », « far notare loro che 10 sport aiuta nella vita: ti crea un fisico, e ti aiuta con 11 lavoro mentale alla fatica quotidiana... ».

INSERZIONE

Abbondano soppannilo nella carne di vitello

COME RECUPERARE LE CALORIE CHE SI ‘BRUCIANO» NELLE GARE Il costruttore dell’impianto sportivo di Summonte, Paolo Sperandeo, alla premiazione dell’incontro Nazionale CSI di Tennistavolo.

ridurre la partecipazione di tali atleti alle gare CSI, anche se non eliminarli per quei van­ taggi di tipo tecnico che essi costituiscono per i giovani del CSI.

5) Si chiedevano critiche e suggerimenti circa i campio­ nati tennistavolo di singolo, il trofeo a squadre e l'attivi­ tà femminile. Senza andare ai particolari, notiamo che non sono stati moltissimi quelli che hanno risposto a queste domande, e tale acriticità sull’attività che stavano terminando la­ scia pensare. Quelli che hanno risposto comunque hanno messo in ri­ salto come alcuni dirigenti prendano sottogamba l'attivi­ tà pongistica, come il campio­ nato di singolo sia troppo agonistico (cosa invece che non risulta nel trofeo a squadre, che anzi riceve consensi), co­ me sia troppo poco far parte­ cipare alle nazionali il primo classificato alle fasi regionali. Sull’attività femminile rile­ viamo che ci si lamenta per­ chè « in tutt’Italia l’attività femminile viene lasciata in secondo piano, cioè è ritenu­ ta meno importante di quel­ la maschile... » e si suggeri­ sce — anche se un po’ generi­ camente — che « l’attività femminile sia fatta in modo diverso da quella maschile ». Un’ultima nota, questa volta negativa, riguarda il trofeo a squadre; una risposta infatti ci propone le « liti ed invidie » tra i ragazzi della stessa squa­ dra, perchè quelli scelti dal­ l’allenatore per le partite di singolo sono i migliori di quel­ li del doppio. Non vogliamo dare com­ 4) E il problema degli atleti federali rispetto al tennistavo­ menti conclusivi sull’iniziati­ va, che d’altronde non spetta lo? a noi; abbiamo raccolto i pa­ Tenendo conto che a Sum­ reri dei ragazzi (finalmente!) monte ce n’era più d’uno tes­ che con questa pubblicazione serato anche alla federazione diventano occasione di discus­ e che quindi ha risposto al sione e di crescita per tutti. questionario, dobbiamo dire che c’è stata la tendenza a F. C.

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Due grandi clinici del XVIII se­ colo, Lavoisier c Laplace, paragona­ rono la vita ad una fiamma tenuta accesa dagli alimenti, i quali assol­ vono a due tunzioni nell’organismo umano: una denominata energetica c l'altra plastica. Una terza funzione, quella calori­ ca, ha lo scopo di produrre attraver­ so la trasformazione che gli alimen­ ti subiscono nel corpo umano il calo­ re indispensabile a mantenere in vita le cellule. Questo calore deve oscillare tra i 36° ed i 37°, se si discende sotto i 35° l’organismo entra in difficoltà e le sue funzioni ne soffrono fino ad arrestarsi nell'immobilità della morte. La vita, dunque, per rispondere ha bisogno di calore ed il calore è dato dal bru­ ciare degli alimenti che si suddividono in tre grandi categorie: proteine (car­ ne, uova, latte), idrati di carbonio (pane, pasta, zuccheri, frutta, verdura) c grassi. Questi tre pilastri dcH’alimentazione nella combustione organica hanno una diversa capacità calorica: a pari pe­ so, infatti, sviluppano maggior calore i grassi rispetto alle proteine ed agli idrati di carbonio che sono quasi sul­ lo stesso livello. Questo potere calo­ rico viene espresso, tecnicamente, in calorie. Una caloria è la quantità di calore necessaria per innalzare di un grado la temperatura di un litro d’acqua; un grammo di grassi sviluppa 9,3 calo­ rie, un grammo di idrati di carbonio 4,1 ed un grammo di proteine 5,3 ca­ lorie. Il fabbisogno calorico per un adulto in stato di riposo è, per ogni 24 ore, di 25 calorie moltiplicate per il peso corporeo; le calorie vanno rad­ doppiate se l’individuo compie un la­ voro di discreta entità, mentre per i bambini il fabbisogno è di circa 100 per chilogrammo. Per un individuo adulto che svol­ ga un modesto lavoro occorrono cir­ ca 3.000 calorie al giorno, per i gio­ vani dediti ai vari sport è stato accer­ tato un fabbisogno che oscilla dalle 6.000 alle 8.000 calorie. Gli sport che richiedono un maggior consumo di calorie sono la lotta, lo sci, la corsa veloce ed il nuoto. Oltre alla funzione energetica, l’al­ tro importante ruolo che gli alimenti debbono soddisfare è la cosiddetta funzione plastica, cioè fornire all' organismo, soprattutto in fase di ac­ crescimento, la materia indispensabile a formare i vari tessuti, per fare più grandi le parti in sviluppo o reinte­ grare le componenti logore o andate distrutte. In questa funzione plastica la parte eminente viene svolta dalle proteine le quali hanno anche il notevole pre­ gio di apportare all’organismo specia­ li sostanze dette aminoacidi di enor­ me importanza per il regolare svol­ gimento dei processi vitali. La carne è la principale apportatri­ ce di proteine, ma queste hanno mag­ giore o minore valore se considerate in relazione alla sua stessa struttura, quale è formata da fibre muscolari — che tanto più sono brevi tanto più la carne è tenera — da tessuto con­ nettivo e da grasso. Ed è proprio la diversa presenza di questi clementi a determinare il colore, il sapore e la digeribilità dclal carne.

Il prof. Hutchinson, in un suo trat­ tato di dietetica, ha elaborato la se­ guente tabella dalla quale si evince che la carne di vitello, fra tutte, è la più ricca di proteine ed è relativa­ mente la meno grassa.

Tipo di carne Carne bovina arrosto Bistecca ai ferri Pollo bollito Piccione arrosto Maiale arrosto Vitello arrosto

Proteine

Grassi

26.8 25,2

12.3 21,6

26,2 26,8 24,6 30,5

10.3 13.2 23.2 11,5

In ogni etto di w ... carne di vitello vi sono 7,5 ”" grammi di aminoacidi cssenziali: è questa la maggior « ricchezza » della _____ bianca ______ » che ___ tra .i dc’.la « carne tanti pregi ha anche quello di conte­ nere la più alta percentuale di ferro cd è quindi la migliore cura per combattere l’anemia. Ma l’organismo umano non ha solo bisogno di proteine, deve anche po­ terle utilizzare: ebbene la carne di vitello ha una digeribilità che oscilla intorno al cento per cento!

L'organizzazione mondiale della sa­ nità ha dichiarato recentemente che la salute non consiste soltanto nell’ assenza di malattie ma in uno stato di completo benessere fisico c menta­ le; ebbene l’elemento che può fornire questi presupposti affinchè tale defi­ nizione diventi norma reale non può essere che la carne, c quella di vitel­ lo più specificatamente, la quale è 1’ unico cibo che contenga tutti i valo­ ri della natura, della vita di cui l’uo­ mo non potrà mai fare a meno. Ma non è solo per vivere che la carne di vitello ha un ruolo insosti­ tuibile c anche l'alternativa ideale a tante medicine, per compensare malattie e disturbi. Nel diabete, ad esempio, è di rigo­ re la carne magra ricca di aminoacidi ed il solo a possedere questi requi­ siti è il vitello; nelle malattie infet­ tive sono indispensabili gli aminoa­ cidi in eccesso per creare gli anticor­ pi c sconfiggere così il male c solo il vitello ne contiene tanti ed in poco peso; nell'infarto viene ordinato un ragionevole apporto di carne ad alto valore biologico cd anche in questo caso il riferimento è diretto al vitel­ lo che per il suo alto grado di dige­ ribilità è consigliato anche per nu­ merose malattie dell’apparato dige­ rente. Infine la carne di vitello è sugge­ rita dalla medicina negli stati di in­ sufficienza epatica poiché è stimolan­ te per la contrazione delle vie biliari. Oltre alla medicina, anche la diete­ tica ricorre alla carne: nessuna cura dimagrante può escludere almeno cento grammi al giorno di vitello, che da soli forniscono all’organismo tutto il fabbisogno necessario c nello stesso tempo favoriscono la per­ dita, senza danni e senza scompensi, del grasso superfluo. La carne, e quella di vitello più specificatamente, ha insomma tanti ruoli diversi ma tutti importanti nell’organismo dell’uomo, nella sua salute, nella sua stessa vita: è la medicina preventiva più fa. cile, quella che tacitamente prcscrivono tutti i medici del mondo.


Nella manifestane nazionale di pallavolo la continuazione di un incontro vissuto ovunoue

L’attività pallavolistica del CSI ha vissuto a Pesaro l'ultimo momento di un lungo periodo iniziatosi sin dall'ottobre scorso. Le 12 squadre che attraverso le fa­ si locali, regionali e interregionali hanno acquisito il diritto di prendere parte alla fase finale, hanno dato vi­ ta a tre giornate di incontri nei quali la palestra, dove gli atleti e le atlete hanno espres­ so la loro capacità tecnica nel tentativo di superarsi vi­ cendevolmente, era solo la continuazione di un incontro vissuto ovunque e in cui il momento tecnico-agonistico si diversifica dagli altri solo per il modo di esprimersi. Una nota dominante su tut­ te: la serenità. Nei rapporti tra atleti, con gli arbitri, con e tra gli allenatori e i dirigen­ ti. Un desiderio di manifesta­ re la propria soddisfazione per essere « arrivati » a Pesaro, al­ l'incontro finale, ma con mol­ to autocontrollo nel timore di andare oltre e non essere ca­ piti. Festa, dunque, come qualcu­ no potrebbe pensare? La pa­ rola ha in sè un significato troppo paesano, o fieristico, per essere applicata alla ma­ nifestazione. Ma indubbiamen­ te un motivo, un’occasione per conoscersi, scambiarsi le pro­ prie idee, le proprie esperien­ ze, la propria vita. Certo, in palestra l’atleta vo­ leva, e doveva, essere primo. Certo, il richiamo e l’incita­ mento deH’allenatore doveva servire a spronare la squadra perché superasse l’avversario. A Pesaro si faceva dello sport, che esige un vincitore. E non sarebbe sport se venisse a mancare lo stimolo agonisti-

co, l’emulazione, il desiderio di vittoria. Ma Pesaro ha in­ segnato concretamente come questo possa avvenire senza nulla togliere alla dignità del­ l’atleta come uomo, non avvi­ lendolo al ruolo di robot, su­ bordinando ogni sua facoltà e capacità al raggiungimento di un primo posto. Se gli atleti in campo han­ no dimostrato questa maturi­ tà attraverso il loro compor­ tamento sereno, sportivo nell’ accettare la vittoria senza fa­ cili entusiasmi o la sconfitta senza inutili e nocive tragedie, o le decisioni arbitrali senza contestazioni, una nota parti­ colare meritano anche gli al­ lenatori, il cui ruolo di educa­ tori mi sembra che a Pesaro si sia manifestato se non nel­ la pienezza di attribuzioni, an­ che per la impossibilità di un probante riscontro, almeno nella concretezza di funzione. Ne è riprova per esempio quanto pubblicamente affer­ mato da uno di essi: « Mi sto creando un problema di co­ scienza. Ho lavorato tanto per raggiungere un certo risulta­ to tecnico e forse ho sbaglia­ to tutto. Con quale diritto non faccio giocare tutti? Lo sport è un diritto di ciascuno, che non deve essere sopraffatto e subordinato all’interesse mo­ mentaneo di pochi presunti validi atleti ». E’ la testimonianza più ve­ ra di quanto abbiamo visto a

Pesaro: i giovani protagonisti di un incontro, che prima di essere « scontro » sul campo è stato scambio di amicizia, confortati e guidati dai loro allenatori, di volta in volta tecnici c guide, sollecitatori di risorse tecniche e suscitato­ ri di risorse umane. Ecco, questa è stata Pesaro per la pallavolo CSI. Ma il di­ scorso non sarebbe completo se non parlassimo, dopo gli atleti e gli allenatori, anche del terzo elemento qualifican­ te e caratterizzante la manife­ stazione: gli arbitri. Per la prima volta infatti le fasi finali sono state dirette da arbitri CSI. Il fatto nuovo ha suscitato non poche per­ plessità e riserve compietamente superate dopo l’esperiena fatta. La capacità direzionale, l’ap­ plicazione del metodo alla realtà di volta in volta mute­ vole, o l’equilibrio tra una po­ sizione decisa e ferma, assun­ ta in base a proprie convinzio­ ni di valutazione e il necessa­ rio cordiale rapporto con i capitani e gli atleti in genere,

sono caratteristiche sufficien­ ti per una qualificazione pres­ soché ottimale dei dicci arbi­ tri presenti, per i quali non sono mancati riconoscimenti ed elogi da parte di tutti i par­ tecipanti. Mi sembra doveroso tutta­ via sottolineare come la loro presenza abbia concretamen­ te e positivamente contribuito a creare il clima di cui si par­ lava, di un incontro che, aven­ do come motivo e giustifica­ zione la pallavolo, si propone­ va come fine la presentazio­ ne di un modello di come deb­ ba essere inteso lo sport come servizio. Una esperienza nuova e po­ sitiva, quella di Pesaro, che ha posto non pochi interrogativi, cui si potrà rispondere, però, forti proprio di questa espe­ rienza vissuta. Soprattutto per quanto riguarda la necessità di un maggior contatto tra tutte le componenti dcll’Associazione, a qualsiasi livello, per una più approfondita cir­ colazione c assimilazione del­ le idee forza della Associazio­ ne stessa, ma a condizione che tutti siano animati da spirito di umiltà e dal desiderio di rendere un servizio ai giovani che devono rimanere, nella loro globale formazione, il punto focale della nostra at­ tenzione. IVAN CIATTINI

È WÉffllÉ!)

Ba tosa HDffl MÈGÌ

Ivan Ciattini, Presidente del­ la Commissione Tecnica Na­ zionale di pallavolo ha espresso le sue impressioni sulla manifestazione nazio­ nale di Pesaro e quindi un mio intervento può sembrare pleonastico; ma desidero an­ ch’io fare alcune considerazio­ ni « a caldo », riservandomi di ritornare sull'argomento a conclusione dell’attività di quest'anno. Comprendo benissimo che alcune variazioni formali, non possono trasformare di colpo la « logica » dei campionati, ma nello stesso tempo ho avuto modo di constatare che sdrammatizzando la fase fina­ le dei campionati stessi, il cli­ ma della stessa si modifica sostanzialmente. La « conqui­ sta » dello scudetto era un fat­ to di prestigio, era un traguar­ do che dava lustro al Consi­ glio, alla Società, alla Regio­ ne, che faceva salire nella con­ siderazione del mondo sporti­ vo, e di conseguenza tutto era subordinato al raggiungi­ mento di tale obiettivo. Mancando quest'imperativo categorico, tutto si rasserena.

pur non venendo meno l’ago­ nismo e l’impegno dei parte­ cipanti. Anche l’ultima clas­ sificata si è espressa al meglio delle sue possibilità nell’in­ tento di dare alle altre squa­ dre che incontrava uno spec­ chio sincero delle loro effetti­ ve possibilità, mentre di con­ tro nessuna squadra ha « snob­ bato » l’avversaria o l’ha umiliata. Tutti gli incontri sono stati abbastanza equilibrati e la classifica finale rende testimo­ nianza di una graduatoria di valori rispecchiante fedelmen­ te l’attuale situazione tecnico­ organizzativa dell’attività pal­ lavolistica CSI. Le squadre vincenti infatti sono espres­ sione di quella regione, l'Emi­ lia-Romagna. che pallavolisticamentc è all’avanguardia non soltanto in campo CSI ma an­ che in quello federale, anche se la squadra maschile è sor­ ta e vive in un piccolo centro del Reggiano, Fabbrico, che conta soltanto 5.000 abitanti! Altra notazione, secondo me importante, il fatto che duran­ te la manifestazione ci sia sta(segue)

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ta una continua ricerca di col­ loquio fra Commissione e Con­ sigli, Società e tecnici; una continua osmosi di esperien­ za, una costante ricerca di va­ lori umani c tecnici. Ciascuno ha cercato di costruire e vive­ re qucst'unica, perché irripeti­ bile, esperienza, dando tutto ciò che possedeva e riceven­ do dagli altri tutto il possibi­ le. Ciascuno ha vissuto con gli altri c per gli altri, e nes­ suno si è chiuso nel suo egoi­ smo por sopraffare gli altri. Questa particolare atmosfe­ ra veniva creata da tutti, da­ gli arbitri, alla loro prima esperienza a così alto livello, ma già così disponibili nel lo­ ro ruolo congeniale di educa­ tori e non solo di giudici, dai tecnici che cercavano di sti­ molare l’impegno dei loro gio­ vani, senza esasperarlo e sensa strumentalizzarlo; dagli atleti stessi che hanno compre­ so, con la pronta e sicura sen­ sibilità dei giovani, i valori in circolazione e li hanno arric­ chiti con la loro prorompente esuberanza e con la loro spon­ taneità. C’è stata qualche minima nota stonata, ma solamente per il vezzo, duro a morire, di scimmiottare i « divi », i « campioni »: una mancanza non grave di originalità, che aveva un po’ appannato la limpida superficie del loro impegno. Positiva quindi quest’ulteriore esperienza nazionale an­ che e particolarmente per quanto riguarda la contempo­ ranea presenza delle due com­ ponenti — maschile e femmi­ nile — della nostra Associazio­ ne, che si sono integrate mirabimente, che hanno avuto modo di esprimersi compiu­ tamente, mantenendo le pecu­ liarità proprie dei due diffe­ renti sessi, mirabilmente pe­ rò fuse in una comune aspi­ razione di liberazione dai sof­ focanti « feticci » di uno sport in cui loro non vogliono rico­ noscersi e che ormai decisa­ mente respingono. Concludo rimeditando sul-

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WM M

Nella foto: la formazione dell’U.S. Falcone di Fabbrico (Reggio Emilia), prima classificata nella categoria allievi.

la frase di quell’allenatore che, dopo aver a lungo dibat­ tuto sui problemi di fondo del­ l’attività sportiva, si è messo in crisi e ha messo in crisi tutti noi cercando di trarre da essa un insegnamento, che nello stesso tempo è un mo­ nito: non sbagliamo tutto per raggiungere un effimero ri­ sultato. Aiutiamo i giovani ad esprimersi, rispettandoli sem­ pre e fino in fondo. Avremo più soddisfazioni durature e soprattutto avremo compiuto l’opera che il ruolo di educa­ tori liberamente assunto c’im­ pone. Avremo nello stesso tempo compiutamente vissuto lo statuto dell’Associazione.

FILIPPO DRAGOTTO

GIULIANA BIANCHINI e ROBERTO MARAGNI | si sono sposati il 29 aprile. Un matrimonio atte­ so, partecipato e felicitato, a quanto sappiamo, da tanti e tanti amici del C.S.I. sparsi in Italia. Lei della F.A.R.I. — già vicepresidente del Comita! to di Brescia —, lui del C.S.I. — presidente pro■ vinciale di Novara e Consigliere nazionale: un fruito anche questo, insomma, dell’unificazione e un contributo notevole al suo consolidamento! Ci uniamo a tutti gli amici che hanno affettuosa­ mente partecipato alla gioia dei novelli sposi, ag­ giungendo le nostre felicitazioni e gli auguri più cari.

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P» Èfc HMHÌ te M BÈWHBHffl ffl HfcfflÈ Martedì 1 maggio si sono svolte le fasi interregionali di pallavolo. Le ultime finali regionali si erano svolte il 25 aprile e in questo brevissimo lasso di tempo la CTN ed i Consigli provinciali e regionali prescelti hanno dovuto organizzare le 6 manifestazioni che avrebbero designato le squadre per le finali di Pesaro. Per questo motivo ed anche per il rituale sciopero postale c’è stato qualche disagio per le società par­ tecipanti. Comunque tutto è bene... anche perché tutte le squadre si sono presentate puntuali all'appuntamento. Il dettaglio tecnico dei sei concentramenti è questo. A Rapallo convergevano la Liguria ed il Piemonte e si verificava un « en plein » del Piemonte con P.G. S.S. Paolo per gli allievi e la Fulgor Chieri per le allieve. Doppietta vincente anche per l'Emilia a Rovigo. Olim­ pia Ravenna e Falcone di Reggio Emilia avevano la meglio sui campioni regionali del Veneto e del Friuli. Le regioni del centro (Marche, Umbria, Toscana) s’incon­ travano a Foligno. Tradizione rispettata per la Ruini di Fi­ renze, mentre per le ragazze la spuntava il Folgore di Gubbio. A Cagliari l’Aquila coglieva proprio a casa sua una bril­ lante vittoria sul Prosinone, ma i ragazzi di Fresinone « ven­ dicavano » le loro concittadine vincendo sui coetanei sardi. Quindi Lazio-Sardegna 1-1. A Cava s’incontravano la Campania, le Puglie ed il Molise. Risultavano alla fine vincitori la Florens di Conversano per le ragazze ed il Cava dei Tirrenni per i maschi. Infine a Lamezia Terme la Sicilia la spuntava in entram­ be le categorie sulle squadre calabresi. Due importanti novità hanno caratterizzato queste fasi interregionali 1973. La prima è che gli arbitri che hanno di­ retto rincontro sono del CSI, ovvero persone che vivono la vita dcH’Associazionc e sono quindi più adatte a capire l'umo­ re delle squadre, perché nc conoscono il retroterra associa­ tivo e tecnico nel quale sono cresciute. Lungi dall’essere un elemento di collusione, questa conoscenza si è concretizzata in una « personalizzazione » del rapporto tra arbitro ed atleti. 11 banco di prova brillantemente superato farà testo anche per il futuro. L'altra novità è consistita nell’incontro tra tecnici e dirigenti per fare il punto sulla situazione. A causa di un certo assenteismo imputabile forse ad una scarsa sen­ sibilizzazione, non hanno avuto luogo in tutti i concentra­ menti, ma dove si sono svolti hanno espresso delle utili in­ dicazioni. Soprattutto per quanto riguarda la cat. juniores si è notata la richiesta di incontri-festa come naturale prosieguo dell'attività regionale. Questi incontri dovrebbero nascere da iniziative dei singoli Consigli c potrebbero coinvolgere al­ tri Enti sportivi o culturali in modo da favorire una maggio­ re fusione tra realtà sportiva e realtà sociale.


Un intenso programma oer i corsi e i canuti scuola TORINO — Il Consiglio provinciale CSI ha stilato un nutrito programma di Corsi di qualificazione e Cam­ pi Scuola per il 1973. Sono previsti, innanzitutto, corsi periodici per operatori sportivi, da svolgersii in due fasi, la prima con incontri settimanali serali e la seconda a sta per l’autunno 1973. A que­ concentramento. Durante la sto corso potranno partecipa­ prima fase verranno trattati re solo coloro che avranno già argomenti sulle finalità e i preso parte a precedenti Cam­ metodi di impegno dell'Asso- pi scuola CSI o a Corsi per ciazione; durante la seconda animatori ed operatori sporti­ verrà curata invece la specia­ lizzazione tecnica in una delle vi (anche soltanto alla prima seguenti discipline: atletica fase di questi ultimi). leggera, calcio, pallacanestro e pallavolo. A questa seconda fase, tuttavia, potranno non partecipare coloro ai quali non interessi una precisa spe­ cializzazione tecnica, pur avendo partecipato alla prima fase del corso. Seconda iniziativa prevista dal Consiglio provinciale è quella di un Campo scuola re­ sidenziale estivo per allenato­ ri ed operatori sportivi. Esso avrà luogo a Pallanza (Nova­ ra), verso la metà di agosto. Il Campo scuola comprende­ rà due diversi corsi, uno per NOVARA — Presso il cine­ allenatori ed uno per operato­ ma salesiano di Novara si ri sportivi. Il primo, per al­ lenatori di calcio, pallacane­ è svolto, sotto il patroci­ stro e pallavolo, sarà aperto nio del Centro Sportivo a coloro che avranno parteci­ Italiano e del Centro Giovani­ pato al corso periodico per le Salesiano, il primo torneo operatori sportivi di cui ab­ Provinciale Novarese di Judo. biamo parlato in precedenza Hanno partecipato a questa (P e 2a fase), con specializza­ gara ben 78 atleti, in rappre­ zione per lo sport per il qua­ sentanza di tre Società, e più le intendono iscriversi al cor­ precisamente: 44 atleti del so residenziale. La partecipa­ C.G.S. VOLUNTAS, 25 atleti zione, ovviamente, sarà aper­ della Società Sportiva Judota anche a coloro che hanno Romentino e 8 atleti dell’Uniofrequentato precedenti Cam­ ne Sportiva Borgolavezzaro. pi scuola o Corsi per animato­ Gli atleti sono stati suddivisi ri, sempre con una precisa in 6 categorie di peso senza limite di età o di cintura. specializzazione tecnica. Tutti i concorrenti hanno A Pallanza, come abbiamo già accennato, oltre a questo gareggiato con lealtà ed entu­ si svolgerà anche un corso per siasmo; alla fine dei combat­ animatori sportivi, sempre timenti, con molta soddisfa­ nello stesso periodo di agosto. zione, si sono constatate la Anche il programma sarà correttezza dei partecipanti pressappoco identico, con l’u­ e la mancanza assoluta di nica variante di una diversa incidenti. Un pubblico educa­ preparazione tecnica, imposta­ to e competente ha tributato ta su criteri di polisportività. applausi ed incoraggiamenti A questo secondo corso po­ a tutti indistintamente. tranno partecipare i soci re­ 11 momento più entusia­ sponsabili, tecnici o atleti del­ smante si è avuto con l'esibi­ le Società cui interessi una zione di due bambine di 6 specializzazione polisportiva o anni che, per la prima volta, che non abbiano potuto par­ si trovavano al centro dell'at­ tecipare, per ragioni di tempo, tenzione generale. Entrambe agli analoghi corsi primaverili. si sono impegnate con molta Terza iniziativa riguardante serietà, offrendo uno spetta­ i corsi è quella di un Corso colo come poche volte si è po­ per animatori culturali spor­ tuto vedere sui « tatami » di tivi, rivolto a chi intende im­ judo. pegnarsi per la realizzazione Al termine delle gare tutti di un servizio sociale nelle i partecipanti sono stati pre­ diverse zone e quartieri propo­ miati con una medaglia, ri­ nendo in modo nuovo l’atti­ cordando loro che è più im­ vità sportiva. Anche questo portante partecipare che vin­ corso avrà forma residenziale; cere. la data di svolgimento è previ­ Salonti Aldo

Attività Judo nel Consio io di Novara

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La CTN Pallacanestro ha rese note le squadre ammesse alla manifestazione nazionale che si svolgerà a Chiavari nei giorni 1, 2 e 3 giugno p.v. Esse sono: ALLIEVE — C.B.G. Campano di Napoli — U.S. Trinitapoli di Cerignola — S.S. Assunzione di Cagliari — Basket femminile di Milano Comense (Como) ALLIEVI — Pierobon di Padova — S.S. Amalfi di Salerno — Stella Azzurra di Viterbo — Lasalliano di Torino

JUNIORES MASCHILE — Fortitudo Sarila di Padova — Sporting Club di Catanzaro — Robur di Spoleto — Corona di Cremona

Un programma tutto nuovo oer lo sport nel Quartiere COSENZA — « Lo sport nei quartieri », questa la for­ mula cui saranno improntati i prossimi programmi del comitato CSI cosentino, al fine di portare il mag­ gior numero possibile di ragazzi alla pratica sportiva e, al tempo stesso, coinvolgere ['Amministrazione comuna­ le, la scuola, i genitori e tutti coloro che in qualche modo sono responsabili dell’educa­ zione dei ragazzi. La necessità di promuovere una massiccia attività sporti­ va e propagandistica nell'am­ bito dei quartieri cittadini è stata avvertita dalla stessa Amministrazione comunale, che ha rivolto un invito in questo senso al comitato del Centro Sportivo, invito pron­ tamente raccolto in quanto coincidente con i programmi promozionali propri dell'As­ sociazione. 11 Centro Sportivo ha quin­ di messo a disposizione i pro­ pri animatori e i servizi tecni­ ci ed organizzativi. Sono già stati presi, inoltre, i primi contatti con i rappresentanti giovanili dei quartieri Borgo Partenope, S. Ippolito, Dan­ nici Superiore, Donnici Infe­ riore, Portapiana, Casali, Co­ senza I, Cosenza li, Popilia 1 Popilia II, Popolia III, S. Vito alto, S. Vito stadio e Piano

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di Matera. L’attività program­ mata in questa prima fase di lavoro riguarda la corsa cam­ pestre, il podismo su strada, la pallavolo, il calcio; le pri­ me gare avranno carattere di quartiere, mentre successiva­ mente saranno disputate ga­ re a gironi per gli sport a squadre e ad eliminatorie per gli sport individuali. Le previsioni stilate dai di­ rigenti del CSI parlano di oltre 2.000 ragazzi interessati alle varie fasi, ragazzi prove­ nienti da tutte le varie zone cittadine. Ma più ancora di queste cifre riguardanti la partecipazione, è confortante la giustificata speranza che sulla scia dell’entusiasmo pos­ sano sorgere numerose nuove società sportive, che pur alle prese con le inevitabili caren­ ze dovute alle scarse possibi­ lità finanziarie favoriscano lo sviluppo di uno sport che sia oltre che gioco anche attività educativa.

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Piccola storia della II. 8. Fortitodo

Monsignor Mason, fa asfalta­ re il vecchio campo di terra battuta, costituendo un nuo­ vo motivo di interesse e se­ gnando l’inizio di una lenta ma continua ripresa. I « vec­ chi » tornano a poco a poco, con nuove idee e tanta voglia di fare: nasce così il progetto PADOVA — E' la primavera del 1947 quando, dopo di formare una vera Società gli orrori della guerra, si riapre a Padova il Patronato Sportiva, che pur continuando del Carmine. Dapprima qualche sparuto gruppo di ad essere espressione del Pa­ tronato e della Parrocchia r " » <di giovani dei quartieri Concia- non ragazzi, poi « frotte gravi interamente sulle pelli, Borghese, Piazza Mazzi­ ni e di tutte le altre zone del vidono tra due squadre, la loro spalle. Ecco quindi l'U.S. Carmine trasformarsi nell’at­ Carmine ripopolano il piccolo tuale U.S. Fortitudo, organiz­ campo di calcio della Par­ Virtus e la Pro Pace. Al Carmine lo sport, e in zata come una vera società rocchia. per azioni. Si riapre così, con i primi particolare la pallacanestro, Nel breve volgere di tre an­ tornei interni, seguiti dai pri­ sembra ormai morto e sepol­ mi tornei organizzati dal CSI to. Fortunatamente, invece, 1' ni l’attività torna ad essere significativa in tutte le discie dalla FIGC. Poi, col tempo, anno successivo il parroco, l’organizzaonie della Unione Sportiva Carmine si fa più completa e altri sport attira­ no i giovani del Carmine: il tennis da tavolo, la pallavolo e, con una timida apparizio­ ne, la pallacanestro (la paro­ la basket non si conosce an­ cora). Gli anni trascorrono e se il calcio la fa sempre da padro­ ne, anche la pallacanestro at­ tira molti giovani sul campo in terra battuta situato nel chiostro. Non che il calcio in quanto ad attrezzature se la cavi molto meglio: ancora nel 1966-67 (nel frattempo sono nate squadre giovanissimi e allievi) si gioca su di un cam­ po con un fondo in terra che ad ogni pioggia si trasforma in un lago, procurando un bel da fare per arginarlo e segnar­ ne le linee (a mano, col ges­ so), che immancabilmente ad ogni partita cambiano posto. Il boom della pallacanestro risale pressappoco a questo periodo (’66-’67), con la costi­ tuzione di un Centro Mini-ba­ sket. Da Pisa, per avviare que­ sto minisport che attira le simpatie dei più piccini, arri­ vano quattro canestri, quanto basta per far sorgere due cam­ pi: uno coperto, in un salone; l’altro, scoperto e molto carat­ teristico per non dire unico, nel chiostro. Ai corsi parteci­ pano centinaia tra bambini e bambine e a fine stagione 1’ U.S. Carmine viene citata in sede di consiglio regionale del­ la FIP come una tra le miglio­ ri, se non la migliore e la me­ glio organizzata, fra le Socie­ tà venete che praticano il mi­ ni-basket. L'anno dopo si av­ via anche l'attività giovanis­ simi, con la partecipazione al campionato CSI; non che la tecnica sia giunta subito ad alti livelli, tutt'altro, ma si supplisce come si può, con la passione, l'agonismo e la buo­ na volontà. Poi, inspiegabilmente, a bloccare un'ascesa che sem­ bra definitivamente avviata, giunge una crisi causata da una. serie di incomprensioni e che porta ad uno smembra­ mento dell'U.S. Carmine, con atleti e dirìgenti che si suddi-

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piine precedentemente avvia­ te (anche il Centro Mini-basket si ricostituisce). Nell'esta­ te ’72 è possibile già fare un primo bilancio, completamen­ te positivo, e formulare nuo­ vi programmi. Molti sono or­ mai i ragazzi che vorrebbero entrare a far parte della For­ titudo; sanno infatti che all' interno della Società regna un clima di amicizia difficilmen­ te riscontrabile in altre parti. Questa è la Fortitudo di og­ gi: non si improvvisa più, non si vive più alla giornata ma si programma. Ci si è messi, cioè, al passo con l'esigenza dei tempi, animati dallo spiri­ to di sempre ma proiettati in un futuro che è facile preve­ dere abbastanza roseo. , ¥ v


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