staiti prisco
Afa ■ Luigi Calabrese
Dardo
LA SCHIACCIATA
TEMPO DI GARE
PRIME ESPERIENZE
Vogliamo provare a sintetizzare in poche regole la tattica delia schiacciata? Più vol te si è detto che una cosa è la tecnica e che altra cosa è la tattica e non ci stan cheremo mai di ripetere questo ritornello; E' inutile sapere come si effettua una schiacciata — salto su due piedi, stacco da terra con sollevamento di entrambe le braccia, etc., — se non si sa dove e quan do effettuarla e se soprattutto non si tiene conto di alcune considerazioni elementari che stanno alla base del rendimento di ogni schiacciatore.
E’ fuori di dubbio che uno dei traguardi più ambiti dai giovanissimi è il raggiungi mento dell’abilità sportiva. Infatti i ragazzi hanno un forte desiderio di eccellere nel lo sport ed altrettanto grande è la ten denza ad emulare i grandi campioni da loro prediletti. Oggi assecondare tali a. spirazioni non è più, come avveniva anni fa. il ricercare talenti nascosti da parte di pochi ed appassionati adulti; ma grazie ad un salutare • aprire gli occhi » da parte dell’opinione pubblica e ad una felice intuizione degli enti interessati, l’educazione sportiva è divenuta una precisa esigenza del viver civile. L’aver constatato che il ragazzo nel suo desiderio di eccelere nelle attività sportive necessita di guida e di aiuto tanto quanto ne necessita nelle altre attività di studio, non è un vantaggio, un guadagno riguar dante il solo futuro sportivo del giovane o del paese, bensì lo è riguardo il futuro « tout court » del giovane e del paese. Non è quindi retorica il ripetere che l’educazione sportiva alimenta nei giovanissimi la fidu cia in sé stessi, li libera da tensioni ner vose, ne favorisce il senso sociale e, so prattutto, date le tristi cronache riguar danti i minori di cui i quotidiani sono pieni, li tiene piacevolmente ed utilmente occupati nel tempo libero. Tempo di gare, quindi, e benvenuti siano i Giochi della Gioventù! Tuttavia l’educacatore, l’istruttore, non deve parteggiare per un agonismo esagerato; spesso il ra gazzo prepubere tende a strafare, l’emozio ne della gara o il timore di sfigurare pos sono giocare un ruolo negativo sullo stesso rendimento. L’istruttore, l’organizzatore, lo animatore di tali raduni giovanili dovrebbe curare che il clima agonistico sia tempe rato da una atmosfera giocosa, festosa, che ne sdrammatizzi il contenuto competitivo. Tutto ciò si può ottenere facendo gareggia re quanti più ragazzi possibile e non solo i migliori. Ad ogni modo l’arma più efficace contro il ruolo negativo che emozione e clima di gare giocano nei confronti dei giovanissimi, risiede sempre nell’adeguata preparazione fisica e nell’oculato allenamento alla com petizione amichevole. La buona riuscita di tale preparazione si basa, a sua volta, su quanto e quanto bene, è stato addestrato l’allievo durante il pe riodo invernale.
Abbiamo il campo, i palloni e i canestri per soddisfare tutti ì nostri giovani desiderosi di imparare a giocare a pallacanestro, ma come dobbiamo organizzare le lezioni af finché tutti possano partecipare attivamen te ed ininterrottamente sia al lavoro indivi duale che a quello di gruppo nel rispetto delle necessità didattiche individuali? Queste condizioni oltre ad avere un pre ciso scopo per la migliore preparazione tecnica hanno anche la funzione di rendere vive ed interessanti le esperienze dei ra gazzi sia perché si divertano sia perché ritornino. Niente quindi grandi discorsi o sproloqui sulla bellezza o sulla tecnica, ma poche parole sulla organizzazione del lavoro e sulla necessità di una camerate sca disciplina per poter apprendere nel minor tempo possibile gli elementi tecnici che permetteranno di disputare incontri fra due squadre contrapposte e quindi di divertirsi giocando, per poi appena pos sibile partecipare ai primi tornei. Bando alle chiacchiere, quindi, e tutti con il pal lone in mano per fare le prime esperienze di palleggi, di passaggi e di tiri a canestro. In questa fase non ha importanza che i ragazzi, sia camminando che stando fermi si diano il pallone sui piedi, per la loro scarsa destrezza. La cosa importante è che abbiano la soddisfazione di dialogare con il pallone, e non solo in maniera statica, per "provare la piacevole sensazione di es sere entrati subito nel vivo della spe cialità. Certamente si metteranno progressivamen te in luce coloro i quali riescono ad appren dere più facilmente sia perché più dotati sia perché hanno delle esperienze prece denti. Per evitare che i migliori si annoino ad aspettare che tutto il gruppo abbia rag giunto lo stesso loro livello, si devono pren dere quegli elementi che raggiungono una determinata destrezza e passarli ad un al tro esercizio o ad altra serie di esercizi. In questo modo, i più dotati non sono co stretti a segnare il passo secondo le esi genza della media, se non dei meno dotati. Nello stesso tempo i meno dotati non si sentono causa della insofferenza di coloro I quali desiderano andare più avanti e pos sono lavorare con maggiore tranquillità e sentirsi pienamente partecipi alla lezione. E’ vero che in questo caso i meno bravi possono sentirsi a disagio dinanzi alla de strezza dei più esperti, ma è anche vero che è praticamente impossibile eliminare questa situazione, che d'altronde è anche la base per qualunque Impegno emulativo. Da sempre i migliori hanno fatto da punto di riferimento per consentire agli altri di Impegnarsi per ottenere risultati sempre più proficui.
Così suggeriamo: — la palla su schiacciata deve andare in terra dentro il campo avversario. Cioè non è importante che la schiacciata sia bella ma sfortunata, sia forte ma fuori, sia intel ligente ma fallosa: essenziale è che la schiacciata sia fatta soprattutto per non essere intercettata dalla difesa avversaria. Si deve schiacciare sempre con utilità e non a fini esibizionistici;
— non si può schiacciare sempre forte per ché non è possibile farlo con continuità; — più l’alzata è vicina alla rete, più il muro ha buone possibilità, più lo schiacciatore deve ragionare;
— il miglior posto per schiacciare è il po sto n. 4; da questa posizione la schiacciata deve sempre essere diagonale o parallela;
— dal centro la schiacciata deve sempre essere effettuata • girandola »;
— dal posto n. 2 è ottima cosa schiacciare alzate molto basse oppure schiacciare so pra il muro;
— non è possibile schiacciare con forza una palla corta; — si può schiacciare sul muro avversario in modo che la palla respinta vada fuori solo quando l’alzata è all'altezza della ban da laterale; — quando un atleta è basso di statura può schiacciare solo con traiettoria orizzontale o parabolica; — tutte le palle al terzo tocco devono essere giocate con una mano;
le alzate di prima devono sempre essere schiacciate salvo che l’avversario non ef fettui un muro a due giocatori; — non si devono mai schiacciare le palle che vengono direttamente dal campo avver sario perché c'è sempre il muro (almeno quando il livello di gioco è appena buono), t preferibile giocare di prima.
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■Stì® Domenico Maiello
GINNASTICA PER IL NUOTO La ginnastica, soprattutto quella fatta con i pesi al fine del potenziamento della mu scolatura, è diventata parte integrante della preparazione del nuotatore sia nel periodo invernale che in quello delle gare. E’ logico domandarsi con quali criteri si deve fare la ginnastica e quando più intensamente. Abbiamo visto che la ginnastica, per quanto è possibile, deve permettere all’atleta di praticarla come lavoro sostitutivo a quello in acqua, ma questa sostituzione, appunto perché tale, è sempre un ripiego ed i ri pieghi per quanto validi devono essere valutati nella giusta maniera. Abbiamo visto anche che l'intensità della ginnastica con i pesi, soprattutto quella con carichi mol to intensi, deve essere rapportata all'età ed allo sviluppo fisico. Tenendo presente queste due considerazioni l'esperienza ha portato alla conclusione che la ginnastica deve- essere fatta fare più intensamente e qu. si come elemento sostitutivo del nuo to nel periodo invernale (intendendo que sto periodo come quello di ripresa dopo la riduzione degli allenamenti o la pausa al termine della stagione estiva che è nor malmente quella più intensamente agonisti ca) sia perché è in questo periodo che si deve cercare di potenziare la muscolatura, nell'eseguire i movimenti natatori e quindi anche la destrezza necessaria per ottenere il massimo rendimento. La prevalenza della ginnastica con i pesi nell'allenamento natatorio nel periodo in vernale permette una progressiva riac quisizione della massima destrezza nei mesi primaverili quando il nuoto comincia ad es sere la parte preponderante dell'alienamento. Nel periodo estivo la ginnastica di venta complementare e parte ridotta ri spetto al nuoto nel complesso dell'alle namento, perché oltre alla necessità del potenziamento muscolare vi sono tutti i problemi di acquisizione della resistenza allo sforzo, che per quanto oggi si sia ten tato di ottenere mediante il lavoro a terra risulta veramente valida e proficua per il nuotatore quando l’allenamento è fatto qua si esclusivamente in acqua.
Adriano Monti
ATLETI SI NASCE? Gli atleti che partecipano alle Olimpiadi forniscono un materiale di studio estre mamente interessante e confermano quan to la Medicina Sportiva aveva intuito, cioè che, mentre cadono i primati, così si mol tiplicano le caratteristiche dei praticanti le varie discipline sportive. Ogni dieci anni si nota che sui campi atle tici i giovani sono più alti e più robusti dei coetanei di dieci anni prima. La specie uma na è in rapida evoluzione e accanto ai da ti somatici evolvono anche quelli psichici, cioè si hanno atleti più intelligenti, più pronti, più completi dal punto di vista neu ropsichico. Per alcune specialità occorre un fisico adatto. Chi è meno alto di mt 1,80 non ha buone speranze per divenire un lanciatore di peso che si rispetti. Soggetti alti e robusti possono ben riuscire nei 400 me tri. mentre nei 100 ostacoli occorrono gambe lunghe. Lo scattista deve possedere il dono di una struttura fisica che combini il mi nimo momento di energia con la più ab bondante disponibilità di materiale energe tico immagazzinato nei muscoli. Da questo deriva il postulato che scattista si nasce e mezzo fondista si diventa. Per quest'ulti mo infatti si tratta essenzialmente di alle namento, addestramento, ritmo e controllo. Fisiologicamente si sa che l'organismo uma no a riposo compie 15 atti respiratori al minuto con una portata di ossigeno i li tri 1,5. Nello sforzo è richiesto più ossigeno per arricchire il sangue e attraverso il san gue i muscoli e il cervello: perciò gli atti respiratori salgono a 30 al minuto. In condizioni di massima prestazione l'ap porto respiratorio può offrire 30 litri al minuto! La velocità di scambio tra aria alveolare e sangue nell'organismo sale a valori enormi dal riposo al periodo di attività (da 200 centimetri cubici al minuto a 7,2 litri). Di questi 7 litri di ossigeno portati dal sangue i tessuti a loro volta ne possono consumare solo 5. cioè 25 volte di più che in condi zioni di riposo. Alcune attività atletiche comportano un la voro superiore. Per compierlo l’organismo è costretto a contrarre un debito di ossi geno. E' il caso dei 100 metri piani che costringono l'organismo ad uno sforzo di sperato. perché i 5 litri di ossigeno portati dal sangue non bastano. I muscoli si contraggono in assenza di os sigeno e si stabilisce così un debito di os sigeno che l'organismo dovrà pagare a sforzo compiuto e che è stato valutato nel la misura di 7-8 litri %cco il lìmite insor montabile della prestazione atletica. Ecco d'altro canto, l'asserto che solo individui particolarmente dotati possono sperare di
portare a compimento questo genere di specialità cosi dispendiosa. Le specialità atletiche potrebbero essere distinte in due tipi e cioè una di tipo nervoso e l’altra di tipo muscolare. La pri ma richiede finezza e precisione di movi mento (sci, automobilismo, ecc.) mentre le seconde comprendono tutte quelle attività che si svolgono in un breve lasso di tempo. Sono queste che concorrono ad esercizi bre vi che avvengono quasi completamente a spese delle riserve energetiche immagaz zinate nei muscoli. Altri esercizi di lunga durata (gare di fondo, maratona, ecc.) sono resi possibili grazie all’energia liberata ad opera delle reazioni ossidative. La fisiologia suggerisce agli atleti dotati nuove metodiche di allenamento. Si è visto, ad esempio, che un esercizio molto inten so che conduce all’esaurimento in 30 se condi può essere compiuto per i primi 15 secondi senza che si abbia formazione di acido lattico, perché questo compare sol tanto dopo il quindicesimo secondo. Chi si voglia allenare per questo tipo di esercizio, dovrà perciò esercitarsi per 10-15 secondi ripetutamente senza che si abbia nei suoi, muscoli accumulo di acido lat tico.
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ne a carattere sportivo, che ha lo scopo di incoraggiare e valorizzare l'uso dello schermo nel campo dello sport e porre in evidenza l'utilità della cinematografia come prezioso veicolo per l'insegnamento della tecnica, della propaganda dello sport e la documentazione tecnica, didattica, turistico-sportiva e medica.
EDUCAZIONE FISICA E GIOCHI La Commissione comunale di Ferrara per i Giochi della Gioventù, in una riunione te nuta per discutere l'organizzazione e lo svolgimento dei Giochi, si è occupata della vertenza attualmente in corso tra gli in segnanti di Educazione Fisica ed il Mini stero della Pubblica Istruzione, soprattutto in considerazione della funzione che tali insegnanti ricoprono nelle fasi di prepara zione e di svolgimento dei Giochi.
La Giuria avrà a disposizione i seguenti premi: il • Trofeo S. Marcello » in oro e L. 50.000 al vincitore della sezione a tema libero, il • Picchio d’oro » del CSI e L. 50 mila al vincitore della sezione sportiva. La Giuria inoltre si riserva di assegnare premi speciali alle opere che si sono distinte per pregi artistici, tecnici e per i valori contenutistico-informativi; un premio speciale sarà assegnato al film su Ascoli e provin cia che abbia un particolare interesse di carattere artistico, folkloristico e turi stico.
Per la spedizione delle pellicole e delle schede di partecipazione e per eventuali informazioni ci si può rivolgere a: Dire zione Settimana del Cinema, Lungo Ca stellano. Sisto V, 56; 63100 Ascoli Piceno.
La Commissione, considerati i termini della vertenza, ha emesso un ordine del giorno in cui - manifestando la propria solidarie tà agli insegnanti di Educazione Fisica, ri tenendo giuste le loro rivendicazioni, con divide appieno le finalità dell'agitazione tendente a rinnovare, nel quadro generale della riforma della scuola, contenuti e strutture relativi all’insegnamento dell’edu cazione fisica come elemento formativo della personalità del giovane e come base per la preparazione di una attività sporti va di massa, invita il Ministro della P.l. ad adoperarsi per una rapida soluzione del la vertenza, che tenga conto delle giuste rivendicazioni della categoria nell'ambito della soluzione globale del problema dello sport nella scuola e nello spirito delle fi nalità sopra indicate; chiede infine l’im mediato intervento del CONI per assicurare intanto la retribuzione dell'attività straor dinaria richiesta dagli insegnanti di educa zione fisica per la preparazione e lo svol gimento della seconda edizone dei Gio chi ».
Il Comitato provinciale CSI di Ascoli Pi ceno, il Cinefotoclub ENAL ed il Cineclub Ascoli, in collaborazione con la Presiden za Nazionale CSI, il CONI Nazionale, l'Ente Provinciale per il Turismo, l'Azienda di Soggiorno, ('Amministrazione Provinciale, il Comune, la Cassa di Risparmio, la Ca mera di Commercio e i'ENAL, organizzano ad Ascoli, dal 1. al 6 settembre 1970, la • Settimana del Cinema a passo ridotto ». La rassegna comprende una sezione a te ma libero, che ha lo scopo di richiamare la attenzione soprattutto dei giovani sulla ci nepresa quale hobby prezioso per utilizzare proficuamente il tempo libero, e una sezlo-
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La Giuria del Premio letterario CONI 196& 1969, riunita a Roma al Foro Italico il giorno 8 aprile, presieduta da Leonida Re paci e composta da Gaetano Afeltra, Giu seppe Ambrosini, Gian Domenico Giagni e Domenico Rea. ha assegnato i Premi del Concorso Letterario 1968-1969 alle seguen ti opere: Il 1. Premio di L. 2.000.000 - all j'"’opera r__ • Sub - Enciclopedia del subaqueo » (corpo redazionale diretto da Alessandro Olschki); I tre secondi premi sono stati assegnati nel seguente modo: — un premio di L. 1.000.000 - all'opera • La cima di Entrelor » di Renato Chabod; — un altro premio di L. 1.000.000 - all'o pera ■ I vittoriosi - di Vittorio Varale; — un terzo premio di L. 1.000.000 - all'o pera ■ Storia dei giochi velici - di Bruno Ziravello e Attilio Camoriano. La Giuria si è trovata nell'impossibilità di premiare per scadenza di termini del bando di concorso, il libro di Massimo Grillandi " Il Giro di Francia ». Dato l'alto valore dell'opera, che ha raccolto l'unanimità del consenso dei commissari, la Giuria rivolge alla Giunta del CONI la preghiera di istitui re un premio straordinario da assegnare al libro di Massimo Grillandi.
PREMIO GIORNALISTICO « GIORGIO BELLANI »
Il « Picchio d'oro », 1° premio per la sezione sportiva alla rassegna della « Settimana del cinema a passo ridotto » organizzata dal CSI di Ascoli Piceno.
SETTIMANA DEL CINEMA A PASSO RIDOTTO
PREMIO LETTERARIO DEL CONI 1968-1969
La Giuria per l’assegnazione del Premio giornalistico Giorgio Bellani è stata for mata da Luigi Chierici; presidente della USSI e presidente della Giuria stessa, e dai seguenti membri: Domenico Rea, Giu seppe Codacci Pisanelli, Donato Martucci, Orlando Sirola; segretario: Tullio Fazi. Il premio giornalistico Giorgio Bellani, isti tuito dalla Federazione italiana tennis per onorare la memoria del collega giornalista immaturamente scomparso, ha lo scopo di segnalare la migliore produzione giornali stica. anche fotografica con relativo testo, comparsa sui quotidiani sportivi e non spor tivi, e periodici di grande diffusione o messa in onda dalla radio e dalla televi sione, avendo per oggetto l'attualità dei problemi del tennis; attraverso il Premio, inoltre, si intende promuovere un interessa mento sempre più attento verso il tennis ed i suoi problemi. I lavori dovranno essere pubblicati o messi in onda nel periodo che va dal 1. gennaio al 31 dicembre 1970 ed i termini per la presentazione alla Giuria dei lavori stessi scadono improrogabilmente il 31 gennaio 1971. Il Premio giornalistico Giorgio Bel lani è dotato dei seguenti premi individua li: un unico premio di lire 500.000 per un articolo pubblicato su di un quotidiano sportivo; due premi riservati a quotidiani non sportivi, al periodici ed ai servizi ra diofonici e televisivi cosi distinti: 1. Pre mio lire 500.000; 2. Premio lire 250.000.
forza Caoliari oworo: Mari sociale
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OUINDfCINALE DEL CENTRO SPORTIVO ITALIANO - I PROBLEMI DELLO SPORT ANNO LXV . N. 8 • 7 MAGGIO 1970
Tutti siamo felici per lo scudetto del Cagliari perché non è più monopolio dei milanesi e dei torinesi. Lo scudetto si è trasferito al sud. Secoli di pastorizia e di abbandono si sono vendicati della civiltà dell’automobile e il caso ha voluto che a contendere il pri mato fosse la Juventus, la squadra di Agnelli, il Ford europeo.
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La consacrazione di questa vendetta è avvenuta a Milano, ca pitale economica del Paese, nel tempio del calcio internazionale che è S. Siro, dove il Cagliari si è portato dietro una folla di tifosi, sei assessori in cerca di pubblicità e un somarello, l’unico esente da questa ubriacatura generale che ha coinvolto una regione e per solidarietà tutto il sud.
Uno sport libero per uomini liberi - Claudio Bucciarelli nell i
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La scuola muore, nasce l’edu cazione - Valter Preci
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Proposta per un gruppo spor tivo - A. P.
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Didattica dei fondamentali di pallavolo - Prisco
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Sempre ubriacatura è, perché in tutti e due i casi chi ci va di mezzo è l’uomo che ne esce alienato.
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A questo aggiungiamo la presenza dei sei assessori, che la televisione ha dato come notizia degna di interesse, che consacrano il tutto con il crisma della loro ufficialità pubblica.
Manlio Scopigno non usa le formule dei maghi - Nando Martellini
Non vogliono più stare guardare - Paolo Valenti
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IN COPERTINA: Dallo scudetto del Cagliari alla Coppa del Mondo di città del Messico: alle gri, il calcio non ci abbandona. Intan to Gori e Riva festeggiano lo scudet to; poi si vedrà.
Sono contento che il Cagliari abbia vinto lo scudetto, sono preoccupato che la gente si ubriachi di esso.
Non vedo molta differenza tra i contadini che un tempo si ubriacavano all’osteria per dimenticare i guai della loro miseria e i tifosi che si ubriacano la domenica pomeriggio allo stadio.
Ma non voglio passare per necroforo e faccio al Cagliari un augurio che ritengo il più valido: di essere la bandiera del riscatto sociale di un popolo che possiede grandi virtualità potenziali, per ché esca prepotentemente dall'isolamento e dall’abbandono e che cammini con speditezza sulla strada della crescita civile.
E ai sei assessori con i loro colleghi amministratori pubblici aggiungo che lo sport può dare una mano se non è ridotto alla squadra del Cagliari, ma se è esteso a tutti i Comuni della loro terra dove ci sono dei ragazzi che attendono di fare sport e che non si accontentano di fare il tifo per una squadra di calcio.
Aldo Notarlo
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ìm h ni M Un po' di tempo fa ebbi l'occasione di visitare un grande complesso sportivo. Sotto la volta della moderna palestra, il ritmo cadenzato dei vari allenamenti sembrava soffocare la stessa misura fisica dell'uomo; il deciso e ritmato incitamento degli allenatori pareva rinchiudre in una specie di anonimato un po' ossessivo atleti che, muovendosi gomito a gomito, sembrava togliere ogni intelligente filanismo ai loro sforzi umani, tanto i loro gesti erano simili e meccanici. La loro ■ fatica sportiva ■ dava l'impressione di una • frustata • alla loro umanità. Parlai con molti di quei giovani, non tutti erano uomini « liberi », non tutti erano uomini • contenti ». Dal loro modo di pensare non era difficile intravedere che era l'uomo al servizio dello sport e non lo sport al servizio dell’uomo. Nel senso di quest'ultima affermazione ci viene forse spontaneo interrogarci sul significato che possono avere, per sportivi che sono uomini « dimezzati », parole come quelle che si leggono nel Vangelo: • la vostra tristezza si muterà in gioia ». In che senso possiamo passare, per così dire, da una tristezza sportiva ad una gioia nata da uno sport al servizio dell'uomo perché l'uomo stesso diventi più uomo, più vivo, più ricco di « gioia » vera?... Una certa « umanità sportiva », dobbiamo pur dirlo, geme semischiacciata dal peso della sua amara tristezza e le occorre per salvarsi un supplemento d’anima perché il Creatore, che dà la • vita, il movimento e l'esistere » (Atti 17. 25) ad ogni impulso e quindi anche a ■ quello » di fare sport, possa. mi si permetta l'espressione, guardare ogni sportivo retto e coscienzioso e • fare il tifo » per lui dicendogli: « cresci, domina tutte le cose create e non farti dominare dà esse, domina tutta questa terra» (vedi Gen. 1. 28). Ma l'uomo dominerà veramente la natura qnando avrà imparato a governare la storia. Ora. coloro che portano il peso di una squilibrata educazione sportiva che rende I uomo un sottoprodotto o una semplice
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merce da vendere, sono soprattutto i giovani. Che molti poi di questi giovani siano indifferenti e diffidenti dinanzi alle virtualità educative insite nei valori del Tempo Libero e dello sport è cosa troppo ovvia, se si pensa che un certo incontrollato e balordo agonismo invece di « liberare » l'uomo lo ha asservito e strumentalizzato, facendo dello sport un semplice strumento di guadagno privato per il privilegio di pochi o una fabbrica a buon mercato di divi costosissimi. Noi, che siamo chiamati a responsabilità educativa, abbiamo un debito verso questi giovani, dobbiamo affrettarci a tramutare la loro tristezza in gioia, con il rendere meno • disumana » la loro fatica sportiva e meno egoistico il nostro impegno cristiano. E forse questo è il modo migliore per vivere il nostro sport in prospettiva • pasquale », rimeditandone le possibilità educative per la crescita dell'uomo. E' questo l’unico modo serio per fare una vera • storia sportiva ■ e realizzare uno sport che fa storia per l’uomo vero. Tutti coloro che lavorano per liberare lo sport dai suoi rischi e condizionamenti, lavorano infatti per l'edificazione dell’uomo vero e. quindi, implicitamente per il Regno di Dio, anche se non lo sanno. Non è così per quegli educatori cristiani che affermano di lavorare per il Regno, senza però preoccuparsi di creare presupposti per la « liberazione • dello sport dalle sue alienazioni. Allora la nostra gioia di poter contribuire ad offrire al mondo un « uomo vero », nessuno potrà togliercela. Sarà una gioia nostra, perché, anche nell'attività sportiva, agiremo come uomini liberi, lontani dalla corruzione del • potere e dell'ipocrisia sportiva », convinti che Cristo non condanna tanto la generazione di coloro che cadono, ma di coloro che portano la maschera sul volto e si servono del • potere » per ingrassare II loro egoismo. Saremo liberi di giocare come figli di Dio.
liberi di capire che come abbiamo una misura tecnica per valutare la grande forma dell'atleta, cosi Cristo ci fornisce con il discorso dell'uomo nuovo che vive nella Sua amicizia, l’unità di misura per cogliere la forma interiore di uno sport « nuovo ». Uno sport, cioè, la cui novità abbia innanzitutto i segni di una nostra « conversione » più efficace sul piano della nostra fede e della nostra disponibilità educativa, per cui i giovani sappiano, per merito nostro, andare al di là del risultato esteriore, reclamistico, agonistico e cogliere la novità interiore di uno sport che faccia di loro degli uomini responsabili del contesto sociale in cui vivono, pronti al sacrificio, alla lealtà, all'onestà, sempre disponibili al servizio dei fratelli e aperti a quei - valori » che rimangono e sopravvivono. Preghiamo quindi con facce meno tristi Colui che ha redento anche l’attività sportiva, perché sia « salvata « tramite noi e non « sfruttata » per altri fini, siano questi commerciali, politici e perfino religiosi. Un’azione educativa nella realtà sportiva difforme da questi orientamenti ci sembra non aver nessun diritto di dirsi « cristiana » o meglio — dato che l'aggettivo è di troppo — sarà semplicemente un'azione educativa disumana, perché lo sport dà gloria a Dio solo se è vero sport, cioè al servizio dell'uomo. E — come afferma giustamente il Catechismo Olandese — quanto più un uomo è se stesso, tanto più in lui è operante Dio. Come cristiani quindi rinnoviamo la nostra fede e il nostro impegno in Colui che, come creatore e redentore, detiene ogni primato. Che la nostra testimonianza rinnovi la Sua Presenza, oltre che nelle trame metalliche della nostra civiltà della tecnica, anche nel mondo dello sport, preparato come un'ostia, per la nostra azione educativa, a più efficaci consacrazioni.
Claudio Bucciarelli
’ ola muore * l'educazione
MOT®ir.
Parlare male della scuola oggi è facile. Troppo, pure Maramaldo ne sarebbe capace. Quindi, anche se sembra, non parliamo male della scuola. Anche perché la crisi dell’istituto scolastico in se stesso non è di nostra competenza. Siamo però interessati direttamente, come parti in causa, al discorso sul ruolo educativo della scuola nel contesto dei circuiti e delle esigenze culturali della società attuale. Ed è appunto questo il tema che iniziamo a trattare da questo numero, con una serie di interventi che vogliono contribuire alla chiarificazione del rapporto della scuola con le altre occasioni e strumenti educativi ed alla formulazione di proposte per una nuova organizzazione dei servizi culturali per la gioventù.
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► La scuola muore. Deo gratias, esclamano alcuni, mentre altri si cospargono il capo di cenere profetiz zando sinistri vaticini per il futuro della società. Ma non è questo il punto. Importa, invece, appurare perché un certo tipo di scuola sta morendo — la scuola tradizionale, la scuo la per eccellenza — e se e come possa rinascere dalle ceneri di quella vecchia, una scuola nuova. L'atto notarile riferisce due delle cause principali della morte: segregazionismo e programmaticismo. Col segregazionismo si isolano gli studenti dalla realtà sociale in cui vivono. Ci sono due fasi storiche del segregazionismo nella scuola italiana. La prima fase corrisponde al periodo in cui la scuola era pre valentemente un fatto classista: la cosiddetta « scuola dei pochi ». Se si considera che fino prima degli anni '30, su cento italiani 30 non andavano a scuola e su cento di quelli che ci andavano 70 non andavano oltre le elementari, non è difficile capire che quella era una scuola di classe, una scuola per pochi. Era una scuola segregazionista, classista, che tendeva ad educare nel le arti, nei mestieri e soprattutto nelle professioni le
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basta con il IL
SUPPLENTATO nella scuola’
classi privilegiate. Queste classi privilegiate non ave vano bisogno di grandi specializzazioni: avevano biso gno soprattutto di quella che veniva chiamata una cul tura classicoumanistica che rivestiva i ricchi di un altro potere, oltre quello ereditario-economico: il pote re culturale che creava forti distinzioni tra quelli che sapevano e quelli che non sapevano. Quelli che sape vano avevano la virtù del sapere, quelli che non sape vano non avevano alcuna virtù: o, se ne dovevano ave re una, era quella dell'obbedienza.
Questi pochi privilegiati esercitavano mansioni di potere che, in realtà, richiedevano loro poche conoscen ze specifiche. Erano anni in cui anche un operaio non informato (ma certamente « colto ») poteva poco a poco, aprire piccole industrie che poi sarebbero diven tate giganti: non erano necessarie troppe conoscenze tecnologiche. La conoscenza, in quegli anni, era un grande strumento di potere. Gli altri, quelli cioè che non studiavano, non avevano bisogno di studi (secondo la logica classista); avevano soltanto un dovere: quello
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di obbedire al più potente che era anche il più in formato. Le mansioni che esercitavano in gran parte corrispondevano a lavori agricoli (informazione per tra smissioni familiare) o a operazioni poco complesse nella nascente civiltà industriale: erano mansioni ese cutive che non richiedevano alcuna scuola, se non la scuola di un'esistenza. Richiedevano soltanto l'obbe dienza al padrone, cioè a colui che era informato, che aveva potere. In questo modo, la scuola segregava per selezione. Segregava i ricchi dai poveri, stabiliva chi doveva « co noscere » e chi non doveva « conoscere ». Doveva « conoscere » soltanto il ricco, il potente. Era, a modo suo, una scuola segregazionista anche nei riguardi dei suoi prediletti, perché anche verso coloro che educava commetteva un grave errore: segregava gli stessi po tenti dalla realtà.
Il fine della segregazione era preciso: aumentare il potere di chi già era potente. Ma la scuola di quel tempo commetteva un errore ben più grave. Con la segregazione creava anche una netta distinzione tra la cultura che nasceva nella scuola (attraverso la vita di relazione delle classi cosiddette colte) e la cul tura di coloro che non entravano nella scuola. Così la scuola diffondeva un principio diabolico: era tutto « cultura » quello che nasceva nella scuola. Cioè era cultura quella che veniva appresa e vissuta attraverso l’eredità da ricco a ricco, alimentata dai libri polverosi di biblioteche dedicate esclusivamente a letture ormai codificate e stratificate via via nei secoli di « cultura » oppressiva e oligarchica. Non era « cultura » tutto quel lo che era al di fuori della scuola. Quindi non era cul tura, per esempio, il modo di parlare, di comportarsi, di vivere le stagioni, di coltivare i campi, di accettare l'antico e « colto » rituale agricolo dei contadini. Non era cultura la vita di relazione degli operai: le osterie, i cortili, la prima informe protesta proletaria, la vita nelle piazze dei paesi e dei quartieri di periferia, l’in segnamento della fame e della miseria, della galera e
Gli studenti sono stati i primi e i più aspri contestatori dell’istituto scolastico. Nella foto, una fase dell’occupazione dell’università Cattolica. Anche gli insegnanti entrano frequentemente in agitazione (foto pagina accanto) e negli ultimi tempi le loro rivendicazioni chiedono anche riforme di metodi e strutture, oltreché miglioramenti salariali e di carriera.
dell’abuso subito. Tutto questo non era cultura, perché non faceva parte di quella cultura che classisticamente era stata incentrata tutta sul mondo della scuola.
Era una segregazione razzista non solo perché cin que persone (informate) andavano ad ascoltare Cilea alla Scala e 500 mila (non informate) andavano a cer care qualcosa da mangiare all'estero, era una segre gazione di tipo razzista soprattutto perché la scuola considerava cultura solo il modo di pensare e di vivere di quelli che essa stessa accoglieva. In questo tipo di scuola segregazionista c'era una cultura non riconosciuta (la cultura esterna, la cul tura degli iloti) e la cultura riconosciuta, la cultura delle classi al potere, i cui sacerdoti erano i professori e il cui rituale era scandito dalla lingua latina e greca. La civiltà industriale ha spezzato questo equilibrio precario. Poiché i ricchi e i potenti avevano sempre più bisogno di manodopera organizzata e qualificata (per motivi di produzione), la cultura operaia e contadina ha assunto un significato nuovo e la scuola ha aperto le porte anche a coloro che per secoli ne erano stati cacciati.
Organizzare gli operai per motivi di produzione si gnificava anche correre il rischio che gli operai si orga nizzassero secondo i loro interessi per difendere i loro diritti, e per far valere quella cultura che avevano matu rato nel corso di secoli e secoli di oppressione e la mento inascoltato. Organizzare gli operai per motivi di produzione, significava anche informarli,.cioè dar loro conoscenze diverse. L'operaio analfabeta non ser viva più; occorreva far entrare nelle scuole anche gli operai e i contadini. E questo avvenne. L'ingresso nelle
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scuole dei figli degli operai e dei contadini è un feno meno ancora in atto ed è probabilmente una delle cause principali della scomparsa in atto della scuola segregazionista. In questa seconda fase della scuola segregazionista, che segna lo scontro di due culture (quella del potere e quella del popolo), la scuola non sembra sia stata capace di operare alcuna sintesi, alcuna radicale in novazione e ciò non ha fatto che eccentuare la crisi dell’istituzione all'interno della società italiana.
Walter Preci (1 continua)
Il messaggio dell'UNESCO oer l'Anno Internazionale dell'Educazione Pubblichiamo il testo del messaggio che il direttore generale dell’UNESCO, René Maheu, ha inviato a tutti i paesi del mondo all’inizio del presente anno dedicato ai problemi dell’educazione. Vorrei ricordare a tutti i paesi del mondo che, su proposta dell'Unesco, l'Assemblea generale delle Na zioni Unite ha proclamato il 1970 Anno Internaziona le dell'Educazione; e vorrei invitarli a impegnarsi nel modo più fermo affinché siano realizzati, proprio in quest'anno, importanti progressi, qualitativi e quan titativi, nel campo educativo. In molti paesi, l'educazione è oggi seriamente ri messa in causa, nelle sue forme e nei suoi contenuti. Non v’è da illudersi che i contrasti e le critiche fini ranno per spegnersi da sé. Meglio è cercare coraggio samente di comprendere e di affrontare una crisi, in cui deve vedersi non l'assurda minaccia d’uno sfacelo, ma la chiara promessa di una rinascita. In un mondo in pieno cambiamento, in cui l'esplo sione demografica, la decolonizzazione e le profonde trasformazioni economiche e sociali legate allo svi luppo tecnologico costituiscono potenti spinte verso la democratizzazione dell’insegnamento, mentre la ra pidità del progresso scientifico va logorando sempre più rapidamente le basi tradizionali del sapere, e la espansione delle tecniche d'informazione di massa e dei mezzi audiovisivi sconvolge i vecchi sistemi di co municazione, l'educazione non potrebbe più limitarsi, come nel passato, a formare — in base a un modello precostituito di strutture, di bisogni e di idee — i quadri della società di domani, né a preparare una volta per tutte i giovani a un certo tipo di vita. La educazione non è più il privilegio di una classe né il compito di un’età ma, estendendosi rapidamente, ten de ad abbracciare tutta la comunità umana e la du rata intera della vita individuale. Essa deve manife starsi, quindi, come un'attività permanente e onni presente. Non si può più concepirla come la prepara zione alla vita ma, piuttosto, come una dimensione della vita, caratterizzata da un continuo sviluppo del la conoscenza e da un incessante riesame delle idee. Ma come può aprirsi questo nuovo orizzonte del l'educazione, se essa rimane frammentaria nella sua organizzazione interna ed isolata dalla società? Quasi dappertutto, oggi, i diversi fattori del processo educa tivo non sono ancora integrati fra loro, mentre l'edu cazione, nel suo complesso, rimane tagliata fuori dal resto delle attività umane. Lungi dal vivere in sim biosi con la collettività, la scuola, il liceo, l'università costituiscono, nella maggior parte dei paesi, dei mon di chiusi. Che un ingegnere elettronico, ad esempio, non di sponga di mezzi organizzati per comunicare i risulta ti dei suoi studi ai colleghi, agli amici o ai vicini de-
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siderosi di aggiornare le loro conoscenze; che un isti tuto scolastico sia utilizzato, al massimo, per duecen to giorni all'anno, in ragione di otto ore al giorno tutt'al più; che dei giovani rimasti impegnati per lunghi anni negli studi si trovino nell’impossibilità di met tere a frutto, nel lavoro, ciò che hanno imparato, perché non sono riusciti a superare un esame o un concorso; tutto ciò costituisce un spreco — di risorse materiali, di possibilità umane — che non deve più essere tollerato, particolarmente nei paesi in via di sviluppo. E riferendomi a questi paesi, come potrei tacere del più gigantesco e più scandaloso di tutti gli spre chi di energie umane: l'analfabetismo, che ancora og gi tiene più di un terzo dell'umanità in condizioni di impotenza, sotto il livello della civiltà moderna? Quando ci decideremo a eliminare questo flagello dalla faccia della terra? Ecco i gravi problemi che la comunità mondiale é, invitata a considerare, in occasione dell'Anno Inter nazionale dell’Educazione, per trovare le soluzioni nuove, ardite, che si impongono. La meta a cui do vranno tendere - come l’Unesco auspica — gli studi, le ricerche, le attività dei governi, delle istituzioni, delle persone, è l'educazione universale e permanente. Non dobbiamo certo nasconderci le immense dif ficoltà dell'opera di conversione dei metodi e delle strutture che è sottintesa in questa nozione di edu cazione permanente. Bisogna arrivare, infatti, niente di meno che a connettere organicamente l'insegna mento scolastico e universitario all’educazione extra scolastica e all'educazione degli adulti, due settori, questi ultimi, ancora troppo spesso considerati co me marginali, mentre sono evidentemente destinati a svolgere una parte essenziale nello sviluppo continuo e armonioso della mente umana. E, certamente, non è da pensarsi che una simile impresa possa essere realizzata in un anno. Ma è venuto il momento di im pegnarsi decisamente, tutti insieme, in questa via, che il progresso dell'umanità ci addita. Le grandi crisi dell'educazione hanno sempre coin ciso con vaste trasformazioni sociali e civili. Credo che stiamo affrontando uno di questi storici momen ti. Dovunque si fa sentire il bisogno di nuovi modelli per la comunità e per le persone. E ci si rende conto che, se l'educazione non riuscisse a provocare, da so la, cosi complessi mutamenti, questi ultimi non sa rebbero realizzabili senza l'educazione. Nessun pro gresso, infatti, ha realtà e significato per l'uomo, se non si proietta e non si riflette nella sua educazione.
aroMSla mmn sportivo Questa volta passiamo la parola a loro, agli atleti e ai dirigenti di un gruppo sportivo. Dal documento da loro elaborato emerge lo sforzo di notevole interesse di adattare alla propria situazione idee e metodi che sono di carattere generale. E d’altra parte l’esperienza assume per tutti un chiaro valore esemplificativo.
Il Gruppo Sportivo « Alessandrina ». aderente al C.S.I., è sorto e vive neH'omonima borgata romana, in un quartiere pieno di quelle contraddizioni e di quei pro blemi che caratterizzano la vita di una periferia urbana. Nel corso di un incontro, svoltosi all’inizio del mese di aprile, dirigenti e atleti di questo Gruppo hanno steso un documento che riassume sinteticamente gli scopi, gli orientamenti, le prospettive del Gruppo stesso. Qui di seguito ne proponiamo il testo integrale per ché ci sembra sintomatico di ciò che oggi germoglia sul terreno della propaganda e della promozione sportiva. Con ciò non vogliamo proporre un modello di Grup po Sportivo da copiare o da trapiantare così com'è in altri luoghi. Far questo sarebbe snaturare il senso del documento stesso. Crediamo infatti che oggi non si possa proporre un modello unico di società sportiva, data la pluralità delle
Nella foto, il calciatore Giacomo Losi ospite dei ragazzi deil'Alessandrina
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situazioni e delle esigenze che appaiono così diverse e quelche volta addirittura contrastanti. Si tratta non di copiare, non di trapiantare, ma piut tosto di partire da una presa di coscienza della situazio ne in cui ci si trova a vivere, di cogliere le esigenze profonde che emergono negli uomini che vivono in que sta situazione per « inventare » un modo (« il modo ») di essere in questa situazione e fra questi uomini in quanto gruppo, in quanto sportivi, in quanto cristiani. Certo gli orientamenti di fondo saranno simili a quelli che animano altri gruppi sportivi, ma il modo di viverli sarà necessariamente diverso perché si tratta di realizzare un’esperienza sportiva che risponde alle esigenze e ai problemi e alle aspirazioni di ragazzi, dei giovani e degli adulti che vivono in un certo contesto. Far questo significa realizzare non solo un’esperienza sportiva, ma significa, nello stesso tempo, realizzare una operazione di animazione culturale di tutto un quartiere, di tutto un paese, di tutta una zona in cui un gruppo sportivo viene ad operare. Questo ci pare abbiano fatto dirigenti e atleti del Gruppo Sportivo « Alessandrina », questo ci sembra il loro proposito. Ed è per questo che proponiamo la lettu ra del loro documento ad altri dirigenti e ad altri atleti. Ma ancora vogliamo sottolineare una caratteristica di questo documento. Non si tratta di una « magna car ta », di un testo dato una volta per sempre, ormai indi scutibile. Tutt’altro. Esso, infatti, sarà proposto come testo di discussione per un ulteriore incontro che diri genti e atleti del Gruppo faranno con genitori e con adulti del proprio quartiere. E ciò per perfezionarlo ulte riormente, per vedere meglio se esso risponde appieno alle esigenze — magari sopite — di una popolazione, per far « passare » ad un cerchio sempre più vasto di persone delle idee, dei principi, delle ipotesi di lavoro che oggi ormai fanno parte del patrimonio culturale individuale e collettivo di un Gruppo Sportivo quel è l’« Alessandrina ». A. P.
o II Gruppo Sportivo Alessandrina non è il Centro Sportivo S. Giustino, ma una sezione. Del Centro, pur mantenendo una cer ta autonomia ne assume lo scopo, le finalità perché vive ed opera in esso.
creato a immagine di Dio, salvato da Cristo e inserito con il battesimo nella comunità cristiana;
o II Centro Sportivo S. Giustino è sorto per essere nel nostro Quartiere « un centro di promozione sportiva pro mosso da cristiani ». Per questo il Gruppo Sportivo Ales sandrina aderisce al Centro Sportivo Ita liano ritenendone validi i motivi di fondo e i valori che propone.
— nell’ educazione della persona la componente religiosa è parte integran te, soprattutto se non è insegnata solo a parole ma è vissuta in modo concreto dall'educatore.
• « Centro di promozione sportiva »: significa che promuove lo sport alla ba se, facendolo conoscere e praticare; •
« promosso da cristiani »:
— Il Centro Sportivo S. Giustino è della comunità parrocchiale;
— accettiamo e assumiamo i valori che Cristo ci ha portato: ogni uomo è
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. — favoriamo tutti i valori che pro muovono la persona umana e non ac cettiamo ciò che la strumentalizza;
o Lo sport è un fatto educativo. Non possiamo come educatori cristia ni far giocare i ragazzi solo per farli giocare: non saremmo onesti con noi e con gli altri. Per noi lo sport è un fatto (non una idea, ma una esperienza) educativo,. Lo sport è un mezzo che serve all'uo mo c come ogni altro mezzo non è in se stesso buono o cattivo. E’ il fine per cui si fa che determina la bontà o meno del mezzo, quindi nel nostro caso dello sport.
Alcuni momenti della vita del gruppo Alessandrina. Nella pagina accanto, la premiazione di una ragazza da parte del presidente provinciale Vincenzo Natalizia.
Se lo sport viene strumentalizzato (per motivi politici, propagandistici, capitali stici e finanziari, religiosi « giochi se vie ni alla Messa » ecc.), non serve all’uomo perché si serve dell'uomo, quindi non lo lascia libero nelle sue scelte e non lo educa. Uno sport strumentalizzato, a qualsiasi livello, lo rifiutiamo. Se lo sport è invece al servizio del l’uomo diviene un fatto educativo, pro mozionale, formativo perché implica la partecipazione libera e completa del ragazzo. Educare vuol dire aiutare il ragazzo, che ha già l’uomo dentro di sé a tirar lo fuori senza traumi e con responsa bilità. Se lo sport è per noi un fatto educa tivo presuppone quindi il Gruppo for mato da dirigenti-educatori e dei ra gazzi. o Gli educandi: erano visti, e lo sono in certi ambienti, come l’oggetto della educazione, un vaso da riempire da par-
te di chi è preposto alla educazione (ge nitori, scuola, sacerdote, società civile, allenatori, ecc...) per cui l’educando si trovava a fare delle scelte non sue per che altri decidevano per lui e quindi a vivere e a realizzare un ruolo non pro prio, non libero, quindi diseducante. L’educando, appena gli era possibile, se ne liberava non partecipando più. Oggi l’educando, cioè il ragazzo, non è più l’oggetto ma il soggetto della edu cazione. E’ lui che determina la sua educazione, è lui che fa le sue libere scelte, fa ciò che- gli si addice di più, che risponde alle sue esigenze, alle sue responsabilità: e questo vale soprattut to per lo sport come fatto educativo. o II dirigente-educatore: è chiaro che gli unici educatori sono i genitori, per natura, perché ogni figlio è l’espressio ne concreta del loro amore e delle loro personalità. I genitori oggi, per la trasformazione avvenuta nella società non sono più in grado di dare una educazione completa.
quindi cercano la collaborazione di per sone competenti (maestri, insegnanti, medici, allenatori, sacerdoti, ecc...) per dare una educazione completa, tenendo conto che l’educazione è fatta di vari momenti egualmente importanti, ne cessari e integran(isi tra di loro. Ciò presuppone l’accordo, la collaborazione, lo interessamento dei genitori se lo sport fqttp dal nostro Gruppo vuol essere un fatto educativo, Il ragazzo è portato ad avere para metri di confronto di ciò che egli sco pre stando con gli altri e questo con fronto avviene normalmente con le per sone di casa sua. Se la- famiglia non è d'accordo sullo sport, se non se ne interessa per niente o se è solo un passatempo, un modo per scaricare i figli non è una educazio ne quindi questi ragazzi, per il nostro Gruppo, non ci interessano. Una volta che i genitori si interes sano, collaborano, ci danno fiducia dob biamo analizzare la nostra posizione di dirigenti-allenatori. Si tratta di « vede-
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re » quale è il nostro « ruolo » in seno al Gruppo, come educatori. • Il gruppo sportivo, sociologicamen te, è un gruppo secondario cioè un gruppo dove il ragazzo arriva per un interesse che sarà il calcio, la pallavolo, il basket, l'atletica, ecc. Una volta nel gruppo il ragazzo entra in contatto con varie persone: i dirigen ti, l’allenatore, il segretario, il prete, i compagni di squadra, ecc. ed è il mo mento chioccante per lui, perché è il mo mento in cui per forza di cose subisce « l’imposizione » se il gruppo è fatto in un certo modo oppure sceglie libe ramente di rimanerci perché si accorge che è un gruppo in cui si trova a suo agio e in cui oltre allo sport può vivere una esperienza di amicizia, una espe rienza di comunità. E' qui che si inserisce l’allenatore, il dirigente che è un educatore. Il ragaz zo non lo vede solo come il tecnico, l'uo mo della esperienza... colai che sta al di sopra di tutti, che decide con altri
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adulti tutto (il campionato da fare, i giorni degli allenamenti, gli incontri, ecc.). Il ragazzo ha bisogno di incontrare di rigenti che parlano il suo linguaggio (cioè che lo capiscono e sono in grado di dialogare con lui) e che lo aiutino a tirar fuori e sviluppare l’uomo che è già dentro di lui ma che ha bisogno di sollecitazioni, di provocazioni, di pro blematiche, ecc. Il ragazzo non vive solo una realtà e una dimensione sportiva (sarebbe mol to negativo perché sarebbe un impalli nato...) ma vive nella famiglia, nella scuola, nel club con gli amici, nel quar tiere di cui è parte, nel comune, ecc. Il ragazzo ha bisogno che gli educa tori non siano esperti solo nello sport ma « in umanità » cioè di quelle real tà in cui egli vive. Qui però non serve più « l’esperienza » ma serve una capa cità di saper ascoltare, di saper susci tare interessi, di saper discutere. Il ra gazzo non chiede al dirigente che gli « risolva i suoi problemi » perché se li
deve risolvere da solo: l’ascoltarlo, il dialogare, il consigliarlo là dove ce lo chiede è già un modo di indirizzare. Il ragazzo ha bisogno di adulti che camminino con lui e lo aiutino a cre scere, a liberarsi dalle barriere, ad apri re orizzonti che solo una comunità di ragazzi e adulti può dare. o II problema dell’autogestione (no me forse non bello, ma usato per inten derci su ciò che si vuol dire). Questo termine significa partecipazione volon taria, cosciente al gruppo dei dirigenti e degli atleti. L'autogestione non è « anarchia », « comando dei ragazzi », perché l’auto rità ci deve sempre essere, in qualsiasi tipo di società, quindi tanto più in un gruppo sportivo: solo che deve essere espressa dalla base e questa autorità deve essere « un servizio » ai ragazzi più che un « comando ». L'autogestione è tutto ciò che abbia mo già detto in precedenza oltre a ciò che diremo ora.
Nella pagina accanto, una squadra di pallavolo con il viceparroco Paolo Rota, consulente provinciale del Comitato Romano. In alto a sinistra, la premiazione di un torneo di calcio; a destra, una gara podistica svoltasi nel quartiere; a fianco, il presidente della FIP, avv. Claudio Coccia, interviene ad una premiazione.
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L’autogestione esige:
— dirigenti con idee ben chiare sul loro essere degli « educatori »;
— dirigenti che sanno ciò che voglio no, e sono convinti dell’autogestione e quindi la portano avanti; — atleti (all’inizio ne bastano alcuni per ogni squadra) che siano altrettanto convinti. Se manca una di queste cose è chiaro che il discorso non va avanti. L’autogestione è anzitutto un fatto educativo (vedi capitoli precedenti) peiche è compartecipazione^a dirigenti e atleti. Esige anche la questione finanzia ria, vista non solo come necessità concreta per andare avanti ma an che come realtà educativa. La famiglia e il ragazzo non si educano se si rega la tutto: finiscono per non apprezzare, per sciupare e vedere il Gruppo in una dimensione di disponibilità e ricchez za che non è reale, quindi antieducativa. E' chiaro che il principio dell’autoge-
stiene, se lo accettiamo, per il principio di libertà che deve caratterizzare il no stro Gruppo non può essere imposto e propinato al ragazzo così, quasi incon sciamente: gli va detto chiaro, gli va spiegato e se lo accetta farà parte del Gruppo. Anche i genitori ne devono es sere al corrente, conoscendo nel modo migliore la cosa. o Per noi lo sport è anche un fatto di cultura. Il Concilio Ecumenico Vaticano II nel cap. della Costituzione dogmatica « Lu men Gentium » parla delle attività che l’uomo esercita nel tempo libero come « un fatto di cultura, perché promuovo no l'uomo e lo aiutano a realizzarsi e a completarsi ». Perciò per noi, cristiani, -lo sport de ve essere un fatto di cultura e lo di venta realmente se porta i dirigenti, i genitori e gli atleti a prendere coscien za delle loro capacità, dei loro valori, delle loro esigenze, che non sono solo sportive ma sono anche familiari, so
ciati, scolastiche, religiose, morali ecc. Il nostro Gruppo farà dello sport un fatto di cultura se sarà vivo nel quar tiere per i problemi che ci sono, se promuovere incontri, dibattiti, tavole rotonde per genitori, atleti, insegnanti, dirigenti ecc... Insomma per « cultura » non intendia mo cognizioni scolastiche ma capacità di animare dei gruppi, di interessare gli altri, di suscitare istanze ecc.... Ciò che abbiamo accennato sono solo alcune linee che ci sembrano fondamen tali, e vanno riflettute, ripensate e com pletate. E’ pure, chiaro che non possiamo più continuare a fare dello sport solo Det tarlo: così come fanno tante altre so cietà. Questa impostazione porterà proba bilmente a una diminuzione di dirigen ti e di atleti: questo è valido e giusti ficato se acquisteremo in qualità, cioè se saremo in grado di camminare con i ragazzi per aiutarli a divenire « uo mini ».
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didattica dei fondamentali
di MlJft
Alzatori e schiacciatori: due caratteri, dunque, due fisici quasi sempre diversi da potenziare e da arric chire attraverso un allenamento specializzato. Non si creda adesso di dover ricorrere a chissà quali cose: molto spesso è sufficiente, nel corso dei comuni esercizi che tutta la squadra è chiamata a fare, saper assegnare con felice scelta certi compiti, quasi con noncuranza, quasi che la cosa fosse casuale, in modo che l'atleta — soprattutto il ragazzo — non debba fin dall’inizio sentirsi escluso da certe azioni di gioco. Esemplifichiamo. La squadra incomincia l'allena mento. Siamo in quella fase iniziale nel corso della quale i ragazzi entrano in palestra, prendono i primi palloni, scherzano, accennano a palleggiare (non farli mai schiacciare così a freddo!) e mettiamo che l’alle natore voglia effettuare un breve riscaldamento facen do disputare per cinque minuti una partitella di calcio. Già da questo momento sarà l’alzatore che dovrà gio care a metà campo per intercettare il gioco avversario e passare poi la palla ai compagni: lasceremo gli schiacciatori in attacco e in difesa, dove più facilmente può forgiarsi un temperamento aggressivo e deciso nei contrasti. La squadra inizia poi il palleggio individuale e lavora successivamente a coppie. L’alzatore sarà invitato a palleggiare correndo parallelamente alla rete, oppure sotto l’eventuale canestro con l’esplicito invito ad in dirizzarvi la palla dentro e a riprenderla poi prima che cada a terra; nell'esercizio a coppie sarà lui che di preferenza respingerà alto mentre il compagno tenderà a palleggiare più teso e veloce e sarà ancora lui quello che per maggior tempo starà seduto a terra per pal leggiare con le sole braccia. Insomma bisogna fare in modo che in ogni esercizio certi corhpiti spettino — diciamo per tre quarti del tempo a ciascuno dedicato — all’alzatore. Così quando il palleggio fosse fatto a gruppi: se in fila sarà l’alzatore l’atleta posto di fronte ai compagni, se in cerchio sarà lui al centro per concretizzare una visione distributiva del gioco. Spesso sarà utile che sia proprio l’alzatore ad aiu tare l’allenatore nei suoi compiti. Mettiamo cioè che tre, quattro atleti, in fila, palleggino uno per uno al ter mine di una capriola eseguita su un materassino: sarà l’alzatore che lancerà la palla, magari solo per imparare
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a servire i compagni, responsabilizzandosi della loro preparazione e cercando di lanciare il pallone in modo che il compagno riesca nel suo intento. Accorgimenti questi che non costano niente, ma che possono valida mente contribuire a formare in ciascuno la coscienza della propria specializzazione. Seguitiamo nell'analisi di un allenamento: dopo gli esercizi di palleggio, che avranno durata diversa secondo il periodo dell’anno nel quale cade l’allenamento, met tiamo che l’allenatore intenda curare la battuta. In que sta fase alzatori e schiacciatori non si differenziano, ma ciascun atleta cercherà di perfezionare la propria bat tuta forte e quella di sicurezza: sarà un indispensabile tuffo nella universalità tecnica, quasi un richiamo ad una delle caratteristiche principali del gioco. Infatti è pro prio la battuta il momento'in cui l'atleta è — diciamo — solo con se stesso; l’unica azione individuale della pal lavolo. Qui non conta proprio essere alzatori o schiac ciatori; la specializzazione è di altro ordine. E riprendiamo con gli esercizi a rete. Esercizi pre paratori alla schiacciata uguali per tutti (si scaglia la palla con due mani da sopra la rete con un accentuato movimento di polsi; si schiaccia di destro tenendo il pal lone nella propria mano sinistra, etc.) e poi il classico tran-tran caro a tutte le squadre: alzatore piazzato sotto rete e gli altri, a turno, a schiacciare di mano e fuori mano. E' ovvio che in questo esercizio semplice l’alzatore starà al suo posto e sarà comunque un esercizio effi cace, anche se il suo valore è limitato alla fase di ac quisizione tecnica del movimento e a quella di riscalda mento pre-partita. Le squadre di media e buona leva tura dovrebbeio combinare esercizi più complessi, tali da permettere uno sfruttamento più intenso e produttivo del tempo a disposizione. A questo proposito una piccola divagazione: la cosa più utile sarebbe che l’alzatore della diciamo prima squadra, intervenisse agli allenamenti dei più piccoli e così — vestito per bene — si mettesse sotto rete ad alzare ai ragazzini. Magari solo un quarto d’ora ogni volta, fra un’ora di studio e l’altra. Sarebbe un esercizio continuo ed efficacissimo. Utile a questo punto (quando cioè si lavora a rete) può essere un lavoro specializzato anche per gli schiac ciatori: si prendano per esempio sette-otto palloni e l'allenatore li lanci consecutivamente in aria mentre lo schiacciatore — saltando ogni volta da fermo — do-
vrà schiacciarli uno dopo l'altro nelle diverse direzioni. Un esercizio che impone un ritmo sostenuto e costrin ge un atleta alla massima concentrazione. Meglio an cora se dall’altra parte della rete si avrà cura di avere un atleta che effettui dei muri singoli. Riprendiamo e accenniamo a certi esercizi che spe cificatamente trattino di alzatori e schiacciatori. Per esempio quattro atleti si schierano nella metà di un campo, tre sotto rete ed uno al centro-dietro. Questo ultimo palleggia la palla al centro-avanti, questi alza a destra (o a sinistra), l’ala destra (o la sinistra) schiaccia sul centro-dietro che respinge in bagher o palleggio al centro-avanti e così di seguito. Su questo schema gli esercizi possono moltiplicarsi: si possono mettere gli schiacciatori nei tre ruoli di attacco e al centro-dietro e gli alzatori, in fila, sul bordo destro del campo pronti ad inserirsi uno alla volta per alzare dalla posizione dell’atleta in penetrazione con un movimento simile a quello dell'esercizio precedente. Sarà anche opportuno, proprio in questi esercizi spiccatamente specializzati, che agli alzatori si impon gano diversi tipi di alzate, in particolare alzate veloci e tese — dove il gesto tecnico si differenzia perché si lavora solo di polsi con traiettorie solo orizzontali — e alzate dietro, dove lavorano massimamente i pollici. Può anche darsi che l'allenatore, a questo punto, cerchi qualche esercizio collettivo capace di dare « mo vimento » a tutta la squadra, capace cioè di far capire a tutti gli atleti come sia necessario — a pallavolo — muoversi con continuità, soprattutto disimpegnando lo sguardo dal pallone per anticipare la successiva fase di gioco. Mi spiego meglio: è necessario, per esem pio, che un alzatore, una volta effettuata l'alzata, non rimanga a guardare il pallone per vedere cosa succede ma, seguendo invece il movimento dello schiacciatore, vada immediatamente a « coprirlo » per intercettare la possibile respinta del muro avversario. Per abituare la squadra a questo tipo di disimpegno l'allenatore può, dall’alto di un tavolo posto sotto rete, gettare con continuità palloni nel campo opposto dove sei atleti, in normale posizione di gioco, effettueranno consecutive azioni di attacco. Sarà cura dell'allenatore gettare i palloni negli spazi vuoti con una scelta di tempo che permetta la conclusione di ogni azione, ma che impegni immediatamente dopo la squadra in una azione successiva. In esercizi di questo tipo la forma zione della squadra potrà già rispettare i ruoli per facilitare l’affiatamento collettivo. Come si vede ogni esercizio — a parte i consueti sets finali non sempre necessari — può permettere il deciso orientamento di un atleta verso la propria natu rale specializzazione, pur facendo in modo che tutti gli atleti effettuino allenamenti basati su esercizi praticamente uguali per tutti. Forma efficace per ottenere il massimo risultato quando, come nel caso di quasi tutte le squadre giovanili, il tempo dedicato allo sport non superi i classici due, massimo tre, allenamenti setti manali. Il discorso potrebbe essere infatti diverso se si volesse arrivare alla specializzazione disponendo di almeno cinque allenamenti ogni sette giorni. Una pos sibilità questa che aprendo la strada a risultati agoni stici ben più grandi imporrebbe forse maggiori allena menti differenziati, ma che — in fondo — non mute rebbe quell’esigenza che nella pallavolo sta alla base di ogni tipo di preparazione: specializzare nel rispetto della universalità tecnica.
prisco (2 - fine)
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CENTRO SPORTIVO ITALIANO ANNO SPORTIVO 1969-1970
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REGOLAMENTI
campionato nazionale su pista allievi
campionato nazionale su pista juniores campionato giovanissimi (ragazzi) su pista
campionato podistico su strada
campionato nazionale su pista categoria allievi
Art. 1. — Il Centro Sportivo Italiano indice ed organizza, con l'approvazione della FIDAL, il Campionato Nazionale di Atletica Leggera su pista per l'anno 1970 Cat. Allievi.
Partecipazione alle gare Art. 2 — Al Campionato possono partecipare gli atleti tesse rati, con tessera di Socio-Atleta, per l'atletica leggera per il 1970 per Unioni Sportive affiliate al CSI, nati nel 1953 e nel 1954. Art. 3. — Gli atleti, tesserati al CSI, che svolgono attività federale, devono essere tesserati per la stessa Unione Sportiva affiliata al CSI per la quale prendono'parte al Campionato, o per i Comitati Provinciali o Zonali ove questi stessi siano affiliati alla FIDAL, oppure per una Unione Sportiva dela stessa Provin cia preventivamente designata a svolgere attività Federale e la cui denominazione risulti, nella affiliazione FIDAL, preceduta o seguita dalla sigla CSL Le Unioni Sportive che svolgono attività federale e che non essendo state affiliate al CSI nell’anno 1968-69 risultano af filiate al CSI per la prima volta nell’anno 1969-70, oer prendere parte con i propri atleti alla fase nazionale del Campionato, dovranno far apparire nella propria denominazione sociale de positata presso la FIDAL, la sigla CSI. Dal Campionato sono esclusi gli atleti che partecipano alla attività degli altri Enti di Propaganda. L’accertamento dell'effettiva esistenza delle condizioni anzi detto è demandato ai Comitati Provinciali o Zonali che ne sa ranno i diretti responsabili.
Art. 4. — Il Campionato si svolgerà in tre fasi distinte: a) Campionati Provinciali o Zonali; b) Semifinali interprovincia li; c) Finali Nazionali.
pleto di tutte le prove di campionato. I regolamenti per essere approvati dalla CTN dovranno contenere tutti i dati richiesti. Non si terrà conto delle prove delle quali non siano perve nuti tempestivamente i relativi regolamenti.
Art. 8 — I risultati delle prove di Campionato Provinciale o Zonale dovranno essere inviati alla CTN firmati dal Giudice Arbitro delle gare, entro e non oltre una settimana dalla loro effettuazione. I risultati delle ultime prove dovranno comunque pervenire non oltre il 10 settembre 1970 alla CTN. Non si terrà conto delle prove i cui risultati giungano alla CTN oltre i ter mini stabiliti. Art. 9. — Per acquisire il diritto a partecipare alla succes siva fase del campionato, i Comitati Provinciali e Zonali Auto nomi dovranno organizzare almeno due prove di ciascuna spe cialità nella quale intendono partecipare alla fase successiva del Campionato. Le gare individuali di Campionato Provinciale o Zonale, per essere ritenute valide, dovranno aver raccolto almeno quattro atleti classificati; la gara di staffetta almeno due squadre clas. sificate. La CTN si riserva di ritenere valide anche le gare di Cam pionato Provinciale o Zonale con meno di quattro atleti classi ficati o con meno di due staffette, allorché ne ravvisi la oppor tunità per particolari motivi tecnici od organizzativi. Art. 10. — Le Unioni Sportive possono iscrivere alle prove di Campionato Provinciale o Zonale un numero illimitato di atle ti, purché risultino tesserati al CSI in data anteriore a quella della gara. Art. 11. — Ogni atleta può partecipare ad una gara individua le ed alla staffetta. I partecipanti alle gare dei metri 1.000 e 3.000 non possono prendere parte alla staffetta. Le gare si svolgeranno secondo le norme tecniche emanate dalla FIDAL per l'attività della categoria.
Campionati provinciali o zonali
Semifinali interprovinciali
Art. 5. — Le gare per i Campionati Provinciali o Zonali de vono essere organizzate rispettivamente dai Comitati Provinciali o Zonali nel periodo tra l'inizio della stagione primaverile su pista ed il 6 settembre 1970, tenendo presente che l'attività dovrà essere sospesa dal 20 luglio al 31 agosto.
Art. 12. — Le semifinali interprovinciali si svolgeranno il 27 settembre 1970 in sedi da stabilire e saranno organizzate dai Comitati Provinciali o Zonali che ne faranno tempestiva richie sta in collaborazione con la Presidenza Nazionale e al CTN.
Art. 6. — Le specialità in programma sono la seguenti: Corse piane: mt. 100, 300, 1000, 3000; Corsa ad ostacoli: mt. 110 (10 ostacoli da mt. 1); Salti: in alto, in lungo e con l’a sta; Lanci: del peso (kg. 6), oj}O||aAei6 |sp : (09Z'i- '6xJ oosip |ap (gr. 800); Staffetta 4x100; Marcia: km. 6. E' facoltà dei Comitati Provinciali e Zonali organizzare gare di Campionato anche nelle seguenti specialità: Corsa ad ostacoli: mt. 400 (10 ostacoli da mt. 0,76); Salto triplo; Lancio del martello (kg. 6);Staffette: 3x400 - 3x1000; Prova multipla: (mt. 100.300-1000-110h, alto, asta, peso, disco).
Art. 7 — Per la compilazione dei regolamenti delle prove di Campionato Provinciale o Zonale i Comitati sono tenuti a se guire il regolamento tipo predisposto dalla CTN. Una copia del regolamento delle prove di Campionato Pro vinciale o zonale dovrà essere inviata alla CTN almeno 5 giorni prima della effettuazione della prova alla quale si riferiscono. E' data facoltà ai Comitati Provinciali o Zonali di inviare alla CTN sia un regolamento per ogni distinta prova di Campio nato. sia un regolamento unico comprendente il calendario com-
Art. 13. — Le specialità in programma sono: Corse piane: mt. 100, 300, 1000, 3000; Corsa ad ostacoli: mt. 110 (secondo le caratteristiche indicate dall'art. 6); Salto: alto, lungo, asta; Lanci: peso, disco, giavellotto (attrezzi indi cati dall'art. 6); Staffetta 4x100; Marcia: km. 6. Art. 14. — I Comitati Provinciali e Zonali Autonomi possono partecipare alle semifinali interprovinciali nelle gare di cui abbiano organizzato almeno due prove di Campionato Provinciale o Zonale.
Art. 16. — I Comitati Provinciali o Zonali autonomi possono iscrivere alle semifinali interprovinciali da uno a tre atleti in ciascuna specialità per la quale hanno acquisito diritto alla par tecipazione. Ogni Comitato potrà iscrivere una sola staffetta. Le iscrizioni devono essere inviate sugli appositi moduli distribuiti dalla CTN entro e non oltre il giorno che verrà tempe stivamente fissato. Sul modulo di Iscrizione deve essere Indi cata la data di nascita di ciascun concorrente, da comprovare, poi, con un documento di identità personale munito di fotografia.
Per fino ad di ogni in altre
la composizione della staffetta è ammessa l'iscrizione un massimo di 8 (otto) atleti, ferma restando la facoltà Comitato di utilizzare in staffetta gli atleti già iscritti gare.
Art. -|7. — | Comitati Zonali non autonomi non potranno co stituire una propria squadra rappresentativa, ma quando abbiano organizzato il Campionato Zonale nel minimo prescritto di prove potranno concorrere con i propri atleti a costituire la squadra del Comitato Provinciale o Zonale autonomo dal quale dipendono.
Art. 18. — La CTN si riserva di fissare dei « minimi » di am missione per le gare di salti e di lanci. Art. 19. — Per essere ammessi a partecipare alle semifinali, gli atleti devono essere classificati almeno in una gara di Cam pionato Provinciale o Zonale fra quelle stabilite all’art. 13. Ogni atleta può partecipare ad una gara individuale ed alla staffetta. I partecipanti alle gare dei m. 1.000 e 3.000, non pos sono prendere parte alla staffetta. Art. 20. — Tutte le gare si svolgeranno secondo I dettami stabiliti dal precedente art. 11, comma c).
Art. 21. — La CTN si riserva di sopprimere la semifinale interprovinciale di una o più specialità ammettendo pertanto di rettamente alla disputa della Finale Nazionale tutti i Comitati aventi diritto.
staffetta ammessa in finale (vedere art. 24, comma b) e c). I punti conquistati dalla squadra staffetta eventualmente ammes sa in finale in sostituzione di squadra rinunciataria non saranno considerati agli effetti della classifica per Comitati. I Comitati in Finale Nazionale potranno variare la forma zione della propria staffetta con altri atleti, sempre che gli stessi siano stati regolarmente inseriti nel modulo di iscrizione (vedere art. 16, comma d). Art. 23. — Le gare si disputeranno secondo le norme tecni che emanate dalla FIDAL. Art. 29. — In base ai risultati della Finale Nazionale si pro cederà alla compilazione di una classifica dei Comitati Provin ciali e Zonali autonomi partecipanti, assegnando all’atleta o alla squadra staffetta vincitrice di ciascuna specialità tanti punti quanti sono stati gli ammessi alla finale. All'atleta o alla squa dra staffetta classificata al secondo posto un punto in meno, fino all'ultimo atleta o squadra staffetta che avrà un punto.
Norme generali per le semifinali interprovinciali e per le finali nazionali Art. 30. — Le gare nelle fasi di semifinale interprovinciale
e di Finale Nazionale si svolgeranno secondo il programma orario che verrà stabilito preventivamente. Finale Nazionale Art. 22. — La Finale Nazionale avrà luogo 1'11 ottobre 1970 in località da destinarsi e sarà organizzata dal locale Comitato Provinciale in collaborazione con la Presidenza Nazionale e la CTN.
Art. 23. — Le specialità in programma sono le stesse previ ste dall'art. 13 per le semifinali interprovinciali. Art. 24. — La designazione degli atleti ammessi alla Finale Nazionale sarà fatta dalla CTN, in ragione di: n. 12 atleti per ciascuna specialità; n. 12 squadre staffetta. Per l’ammissione varranno I seguenti criteri: a) parteciperanno di diritto il primo classificato di ogni gara individuale e la prima staffetta da ciascuna semifinale in terprovinciale; b) il numero degli ammessi fino alla copertura dei posti disponibili sara completato dagli atleti o dalle squadre staffetta che avranno conseguito i migliori tempi o misure nel corso delle semfinali interprovinciali; c) per le gare di corsa, si terrà conto del miglior tempo ottenuto dall'atleta o dalla squadra staffetta in una qualunque delle varie fasi delle singole gare, purché l'atleta o la squadra staffetta risultino regolarmente classificati in finale; d) a parità di risultato, nelle gare individuali, saranno ammessi gli atleti più giovani di età, purché la parità non sus sista solo tra atleti partecipanti alla stessa gara della stessa semifinale interprovinciale, nel qual caso varrà esclusivamente il piazzamento ottenuto nella gara finale; e) a parità di risultato, nella gara di staffetta, saranno ammesse le squadre aventi, nel loro complesso, I componenti più giovani di età.
Art. 25. — L'elenco degli atleti e delle staffette ammessi alla finale nazionale sarà reso noto appena compilato e sarà comunicato direttamente ai Comitati interessati che dovranno confermare la partecipazione dei propri atleti e delle proprie staffette. Art. 26. — In finale nazionale gli atleti possono prendere parte soltanto alla gara alla quale hanno acquisito diritto a par tecipare. In caso di rinuncia di un atleta tempestivamente prean nunciata, la CTN potrà sostituirlo con il concorrente che nelle fasi interprovinciali abbia ottenuto il tempo o la misura imme diatamente successiva a quella dell'ultimo ammesso in finale (vedere art. 24, comma b) e c). I punti conquistati dai concor renti eventualmente ammessi in finale in sostituzione di atleti rinunciatari, non saranno considerati agli effetti della classifica per Comitati.
Art. 27. — I Comitati ammessi alla finale nazionale nella gara di staffetta, dovranno confermare la partecipazione della propria squadra, in caso di rinuncia tempestivamente preannun ciata, la CTN potrà sostituire la staffetta di Comitato rinunciata ria con quella che nelle fasi interprovinciali abbia ottenuto il tempo immediatamente successivo a quello dell’ultima squadra
Art. 31. — I rappresentanti dei Comitati e gli accompagna tori degli atleti partecipanti dovranno trovarsi prima della di sputa delle semifinali e delle finali nella località che verrà tem pestivamente comunicata, per il ritiro dei numeri gara e per ricevere le ultime disposizioni inerenti le gare. Essi dovranno anche consegnare le tessere degli atleti partecipanti per le op portune verifiche, nonché un documento di identità personale per ciascuno, contenente la fotografia e la data di nascita. Art. 32. — La CTN si riserva di sottoporre a visita medica preventiva gli atleti partecipanti.
Art. 33. — Le giurie saranno formate da Giudici di gara e da Cronometristi delle rispettive Federazioni. Art. 34. — Eventuali reclami dovranno essere presentati al Giudice Arbitro accompagnati dalla tassa di Lire 1.000 [mille] non oltre 30 minuti dal termine della gara relativa.
Art. 35. — Il Centro Sportivo Italiano ed i suoi collaboratori nell'organizzazione delle manifestazioni declinano ogni e qual siasi responsabilità per quanto potesse accadere ai concorrenti a terzi ed a cose prima, durante e dopo le gare. Art. 36. — Per quanto non è previsto in ordine tecnico dal presente regolamento e per quanto non in opposizione con esso, si fa rilerimento al Regolamento tecnico della FIDAL.
campionato nazionale su pista categoria juniores
Art. 1. — Il Centro Sportivo Italiano indice ed organizza, con l'approvazione della FIDAL, il Campionato Nazionale di Atletica Leggera su pista per l’anno 1970 Cai. Juniores.
Partecipazione alle gare Art. 2. — Al Campionato possono partecipare gli atleti tes serati, con tessera di socio-Atleta, per l’atletica leggera per il 1970 per Unioni Sportive affiliate al CSI, nati nel 1950, nel 1951 e nel 1952. Art. 3. — Gli atleti, tesserati al CSI, che svolgono attività federale, devono essere tesserati per la stessa Unione Sportiva affiliata al CSI per la quale prendono parte al Campionato, o per 1 Comitati Provinciali o Zonali ove questi stessi siano affiliati alla FIDAL oppure per una Unione sportiva della stessa Provin cia preventivamente designata a svolgere attività Federale e la cui denominazione risulti nella affiliazione FIDAL, preceduta o seguita dalla sigla CSI. Le Unioni Sportive che svolgono attività federale e che non essendo state affiliate al CSI nell’anno 1968.69 risultano affi liate al CSI per la prima volta nell’anno 1969-70 per prendere parte con i propri atleti alla fase nazionale del Compionato dovranno far apparire nella propria denominazione sociale de positata presso la FIDAL la sigla CSI. Dal Campionato sono esclusi gli atleti che abbiano fatto parte della squadra nazionale Azzurra sino a tutto il 1969, non ché gli atleti che partecipano all'attività degli altri Enti di Pro paganda. L'accertamento dell’effettiva esistenza delle condizioni anzi detto è demandato ai Comitati Provinciali o Zonali che ne saranno i diretti responsabili.
E' data facoltà ai Comitati Provinciali o Zonali di inviare alla CTN sia un regolamento per ogni distinta prova di Campio nato. sia un regolamento unico comprendente il calendario com pleto di tutte le prove di campionato. I regolamenti per essere approvati dalla CTN dovranno contenere tutti i dati richiesti. Non si terrà conto delle prove delle quali non siano perve nuti tempestivamente i relativi regolamenti. Art. 8 — ’I risultati delle prove di Campionato Provinciale 0 Zonale dovranno /ranno essere inviati alla CTN firmati dal Giudice Arbitro delle gare, entro e non oltre una settimana dalla loro effettuazione. Il nominativo del Giudice Arbitro della Fidai dovrà apparire « per esteso - in calce ai risultati stessi. La CTN si riserva il diritto di interpellare i Comitati Provinciali o regionali della FIDAL per l'autenticazione delle firme poste sui verbali stessi. I risultati delle ultime prove dovranno comunque pervenire non oltre il 10 settembre 1970 alla CTN. Non si terrà conto delle prove i cui risultati giungano alla CTN oltre i termini stabiliti.
Art. 9 — Per acquisire il diritto a partecipare alla successiva fase del campionato, i Comitati Provinciali e Zonali Autonomi do vranno organizzare almeno due prove di ciascuna specialità nella quale intendono partecipare alla fase successiva del Campionato. Le gare individuali di Campionato Provinciale o Zonale per essere ritenute valide, dovranno aver raccolto almeno quattro atleti classificati. La CTN si riserva di ritenere valide anche le gare di Cam pionato Provinciale o Zonale con meno di quattro atleti classi ficati, allorché ne ravvisi la opportunità per particolari motivi tecnici od organizzativi.
Art. 10 — Le Unioni Sportive possono iscrivere alle prove di Campionato Provinciale o zonale un numero illimitato di atleti.
Art. 4 — I campionati si svolgeranno in due fasi distinte: a) Campionati Provinciali o Zonali; b) Finale Nazionale.
Art. 11 — Ogni atleta può partecipare ad una gara individuale. Tutte le gare di corsa devono essere svolte, ove il numero di partecipanti lo consenta, attraverso batterie, semifinali e fi nali. Per i concorsi devono essere disputate eliminatorie e finali.
Campionati provinciali o zonali
Finale Nazionale
Art. 5 — Le gare per I campionatti Provinciali o Zonali de vono essere organizzate rispettivamente dai Comitati Provinciali o Zonali nel periodo tra l’inizio della stagione primaverile su pista ed il 6 settembre 1970.
Art. 6 — Le specialità in programma sono le seguenti: Corse piane: mt. 100, 400, 800, 5000; Corsa ad ostacoli: mt. 110 (con ostacoli da mt. 1.06); Salti: in alto, in lungo e con l'asta; Lanci: del peso, del disco e del giavellotto (con attrezzi regolamentari). E' facoltà dei Comitati Provinciali o Zonali organizzare gare di campionato anche nelle seguenti specialità: Corse piane: mt. 200, 1500, 10.000; Corse ad ostacoli: mt. 400; Marcia: km. 10; Salto: triplo; Corsa siepi: mt. 2000; Lancio del martello; Staffette: 4x100 e 4x400.
Art. 7 — Per la compilazione dei regolamenti delle prove di Campionato Provinciale o Zonale I Comitati sono tenuti a se guire il regolamento tipo predisposto dalla CTN. Una copia del regolamento delle prove di Campionato Pro vinciale o Zonale dovrà essere inviata alla CTN almeno cinque giorni prima della effettuazione della prova alia quale si riferi scono.
Art. 12 — La finale Nazionale avrà luogo 1’11 ottobre 1970 in località da destinarsi e sarà organizzata dal locale Comitato Provinciale in collaborazione con la Presidenza Nazionale e con la CTN. Art. 13 — I Comitati Provinciali e Zonali potranno iscriversi alla Finale Nazionale nelle gare di cui abbiano organizzato almeno due prove di Campionato Provinciale o Zonale. Art. 14 — Per essere iscritti alla Finale Nazionale, gli atleti devono essere classificati almeno in una gara di Campionato Provinciale o Zonale fra quelle stabilite all’art. 6. Gli atleti devono inoltre rientrare, come tempi e misure, nella tabella dei minimi indicata nell’articolo 21. Art. 15 — Gli atleti iscritti dovranno risultare tesserati al CSI in data anteriore a quella di effettuazione della rispettiva fase provinciale o zonale e comunque dovranno risultare tesserati non oltre il 5 settembre 1970. Art. 16 — I Comitati Provinciali o Zonali autonomi possono iscrivere alla Finale Nazionale da uno a tre atleti in ciascuna specialità per la quale hanno acquisito diritto alla partecipazione, fermo restando quanto disposto dall’art. 14, comma b). Le iscrizioni devono essere inviate sugli appositi moduli
distribuiti dalla CTN entro e non oltre il giorno che verrà tempe stivamente fissato. Sul modulo di iscrizione deve essere indi cata la data di nascita di ciascun concorrente (da comprovare poi, con un documento di identità personale munito di fotografia). Unione Sportiva di appartenenza, numero della tessera e data di emissione della stessa, numero della tessera FIDAL, migliore prestazione tecnica in Gare CSI o FIDAL. data e luogo di conse guimento. Le prestazioni tecniche degli atleti iscritti dovranno essere vistate dagli organi competenti della FIDAL. I Comitati Provinciali o Zonali potranno iscrivere stessi atleti in più gare fermo restando quanto disposto dall’art. 14 comma b). La CTN nel compilare le graduatorie di merito per ogni specialità (vedi art. 20) avrà cura eventualmente di inserire stessi nomi nativi in più graduatorie. I Comitati aventi atleti in più gradua torie. saranno successivamente chiamati a scegliere una sola graduatora per ogni atleta. I posti resisi vacanti nelle varie gra duatorie, saranno coperti da altri atleti in ordine di merito. Art. 17 — l Comitati Zonali non autonomi non potranno co stituire una propria squadra rappresentativa, ma quando abbiano organizzato il Campionato Zonale nel minimo prescritto di prove potranno concorrere con i propri atleti a costituire la squadra del Comitato Provinciale o Zonale autonomo dal quale dipendono. Art. 18 — Le specialità in programma sono le stesse previ ste dall’art. 6.
Art. Nazionali n. lanci) : n.
19 — La designazione degli atleti ammessi alle Finali sarà fatta dalla CTN. in ragione di: 10 atleti per ciascuna specialità dei concorsi (salti e
12 atleti per tutte le gare di corsa.
Art. 20 — Per l’ammissione varrà il seguente criterio: sulla base di determinati minimi in tempi ed in misure (come precisato in tabellina nel seguente articolo 21) verrà compilata per ogni specialità una graduatoria di merito fra tutti gli atleti regolar mente iscritti, prendendo in considerazione i tempi o le misure fatti conseguire da ogni singolo atleta in gare di Campionato Provinciale o Zonale CSI od in gare ufficiali FIDAL, nel periodo compreso fra l’inizio dell’attività in pista e il 6 settembre 1970. Parteciperanno di diritto gli atleti che nella predetta gradua toria di merito occuperanno rispettivamente i primi dieci posti per le gare dei concorsi ed i primi dodici posti per le gare di corsa. A parità di risultati, per la compilazione della graduatoria di merito si terrà esclusivamente conto del mese e del giorno in cui è stato conseguito il risultato che ha generato la parità. Avranno la precedenza gli atleti che, per ultimi, in termini di tempo, avranno conseguito il risultato. A parità, ancora, di risultato varrà esclusivamente l’anno di nascita degli atleti in parità.. Avranno la precedenza i più giovani
Art. 21 — La tabella dei minimi fissati dalla CTN Atletica del CSI è la seguente:
mt. 100: mt. 400: mt. 800: mt. 5000 mt. 110 H: salto in alto: salto in lungo: salto con l'asta : lancio del disco: lancio del peso: lancio del giavellotto:
11 "2 53" 2'02" 16’10"
17"2 1.75 6,30 3,00 36,50 11,50 49
Art. 22 — L'elenco degli atleti ammessi alla tinaie nazionale sarà reso noto appena compilato e sarà comunicato direttamente ai Comitati interessati che dovranno confermare la partecipa zione dei propri atleti. Art. 23 — In finale nazionale gli atleti possono prendere parte soltanto alla gara alla quale hanno acquisito diritto a partecipare. In caso di rinuncia di un atleta tempestivamente preannunciata, la CTN potrà sostituirlo con il concorrente che abbia ottenuto il tetmpo ao la misura immediatamente successiva a quella dell’ultimo ammesso in finale (vedere art. 20. comma b). I punti conquistati dai concorrenti eventualmente ammessi ni finale in sostituzione di atleti rinunciatari non saranno considerati agli effetti della classifica per Comitati. Art. 24 — Le gare di corsa si svolgeranno in semifinali ed in finale dei primi e dei secondi, per i Concorsi si disputeranno eliminatorie e finali. Art. 25 — In base ai risultati della Finale Nazionale si pro cederà alla compilazione di una classifica dei Comitati Provinciali e Zonali autonomi partecipanti, assegnando all’atleta vincitore di ciascuna specialità 12 punti. All’atleta classificato al secondo posto un punto in meno e così di seguito
Norme generali per le finali nazionali Art. 26 — Le gare della Finale Nazionale si svolgeranno se condo il programma orario che verrà stabilito preventivamente.
Art. 27 — I rappresentanti dei Comitati e gli accompagnatori degli atleti partecipanti dovranno trovarsi la sera precedente la disputa della finale nella località che verrà tempestivamente co municata per il ritiro dei numeri gara e per ricevere le ultime disposizioni inerenti le gare. Essi dovranno anche consegnare le tessere degli atleti partecipanti per le opportune verifiche non ché un documento di identità personale per ciascuno, contenente la fotografia e la data di nascita. Art. 28 — La CTN si riserva la facoltà di sottoporre a visita medica preventiva gli atleti partecipanti. Art. 29 — Le giurie saranno formate da Giudici di gara e da Cronometristi delle rispettive Federazioni. Art. 30 — Eventuali reclami dovranno essere presentati al Giudice Arbitro accompagnatai dalla tassa di L. 1000 (mille) non oltre 30 minuti dal termine della gara relativa. Art. 31 — li Centro Sportivo Italiano ed i suoi collaboratori nell'organizzazione delle manifestazioni declinano ogni e qualsiasi responsabilità per quanto potesse accadere ai concorrenti^ a terzi ed a cose, prima, durante e dopo le gare. Art. 32 — Per quanto non è previsto in ordine tecnico dal presente regolamento e per quanto non in opposizione con esso, si fa riferimento al Regolamento tecnico della FIDAL.
campionato giovanissimi (ragazzi) su pista
Art. 1 — Il Centro Sportivo Italiano indice, con l'approvazione della FIDAI, il Campionatto Giovanissimi su pista 1970.
Partecipazione alle gare Art. 2 — Ai Campionati possono partecipare gli atleti tesse rati per l’atletica leggera per il 1970 per Unioni Sportive affiliate al CSI, con tessera di Socio-Atleta, di Propaganda o con la carta di partecipazione dei Giochi della Gioventù nati negli anni: 1955. 1956, 1957. Gli atleti tesserati al CSI. che svolgono anche attività fe derale. devono essere tesserati per la stessa Unione Sportiva affiliata al CSI per la quale prendono parte ai Campionati, o per i Comitati Provinciali, ove questi stessi siano affiliati alla FIDAL, oppure per una Unione Sportiva preventivamente designata dal Comitato Provinciale o Zonale a svolgere attività Federale. L'accertamento della effettiva esistenza delle condizioni anzidette è demandato ai Comitati Provinciali o Zonali, che ne sa ranno i diretti responsabili.
Art. 3 — I campionati si svolgeranno attraverso le seguenti fasi: a) Locale (Provinciale e Zonale): b) Regionale.
Campionati provinciali o zonali Art. 4 — I Comitati |provinciali, zonali Autonomi e zonali dipendenti potranno organizzare il Campionato, nel periodo che va dalla seconda quindicina di aprile e termina nella prima quin dicina di ottobre, tenendo presente che l'attività dovrà essere sospesa dal 20 luglio al 31 agosto. Art. 5 — Le specialità in programma sono le seguenti:
Corse piane: mt. 80 e mt. 1000: corsa ad ostacoli: mt. 60 (con 5 ostacoli da mt. 0,76) ;Salti: alto, lungo, asta: Lanci: peso (Kg. 4), giavellotto (gr. 600), disco (Kg. 1,500). I Comitati possono anche organizzare gare di lancio della palla di gomma piena con manico da gr. 400 e marcia Km 4. Art. 6 — Una copia dei regolamenti delle prove di Campio nato locale dovrà essere inviata alla CTN almeno cinque giorni prima dell'effettuazione della prova alla quale si riferiscono. E' data facoltà ai Comitati Provinciali di inviare alla CTN sia un regolamento per ogni distinta prova di Campionato locale sia un regolamento unico comprendente il calendario completo di tut. te le prove di Campionato locale. Non si terrà conto delle prove delle quali non siano pervenu ti tempestivamente i relativi regolamenti. I Comitati dovranno, inoltre, informare dell'inoltro dei Rego lamenti i rispettivi Comitati Regionali. Art. 7 — I risultati delle prove di Campionato Provinciale o Zonale dovranno essere inviati alla CTN. firmati dal Giudice Ar bitro delle gare, entro e non oltre una settimana dalla loro ef fettuazione. Non si terrà conto delle prove i cui risultati giungano alla CTN oltre i termini stabiliti. Una copia dei risultati dovrà essere inviata ai rispettivi Co mitati Regionali. Art. 8 — Per acquisire il diritto a partecipare alla suc cessiva fase del campionato, i Comitati Provinciali e Zonali Au tonomi dovranno organizzare almeno due prove di ciascuna spe cialità nella quale intendono partecipare alla fase successiva del campionato.
Art. 9 — Le Unioni Sportive possono iscrivere alle prove di Campionato Provinciale o Zonale un numero illimitato di atleti, purché risultino tesserati al CSI in data anteriore a quella dalla gara.
Art. 10 — Ogni atleta può partecipare ad una gara individuale.
Campionati regionali Art. 11 — A cura dei Comitati Regionali, in collaborazione con la Presidenza Nazionale e con la CTN saranno organizzati i Campionati Regionali nel periodo compreso fra il 6 settembre e il 18 ottobre. Art. 13 — I Comitati Provinciali e Zonali Autonomi possono partecipare alle Finali Regionali nelle gare di cui abbiamo organiz zato almeno due prove di Campionato Provinciale o Zonale. Sarà cura della CTN segnalare ai Comitati Regionali i Comitati aventi diritto. Art. 14 — Gli atleti iscritti alle Finali Regionali dovranno ri sultare tesserati al CSI in data anteriore a quella di effettuazione della rispettiva fase provinciale o zonale.
Art. 15 — I Comitati Provinciali o Zonali autonomi possono iscrivere alle Finali Regionali un numero illimitato di atleti in ciascuna specialità per la quale hanno acquisito diritto alla par tecipazione. Le iscrizioni devono essere inviate su appositi moduli entro e non oltre il giorno che verrà tempestivamente fissato. Sul mo dulo di iscrizione deve essere indicata la data di nascita di ciascun concorrente, da comprovare, poi, con un documento di identità personale munito di fotografia. Art. 16 — I Comitati Zonali non autonomi non potranno co stituire una propria squadra rappresentativa, ma quando abbiano organizzato il campionato Zonale nel minimo prescritto di prove potranno concorrere con i propri atleti a costituire la squadra del Comitato Provinciale o Zonale autonomo dal quale dipendono. Art. 17 — La CTN si riserva di fissare dei » minimi » di am missione per le gare di salti e di lanci. Art. 18 — Per essere ammessi a partecipare alle Finali Re gionali, gli atleti devono essere classificati almeno in una gara di Campionato Provinciale o Zonale fra quelle stabilite dall'art. 5. Ogni atleta può partecipare ad una gara individuale. Art. 19 — Le gare di Finale Regionale si svolgeranno secon do il programma orario che verrà stabilito preventivamente. Art. 20 — La CTN si riserva la facoltà di sottoporre a visita medica preventiva gli atleti partecipanti. Art. 21 — Le giurie saranno formate da Giudici di gara e da Cronometristi delle rispettive Federazioni.
Art. 22 — Eventuali reclami dovranno essere presentati al Giudice Arbitro accompagnati dalla tassa di L. 1000 (mille) non oltre 30 minuti dal termine della gara relativa. Art. 23 — Il Centro Sportivo Italiano ed i suoi collaboratori nell’organizzazione delle manifestazioni declinano ogni e qualsiasi responsabilità per quanto potesse accadere ai concorrenti, a terzi ed a cose, prima, durante e dopo le gare. Art. 24 — Per quanto non è previsto in ordine tecnico■) dal presente regolamento e per quanto non in opposizione con esso. c si fa riferimento al Regolamento tecnico della FIDAL.
campionato podistico su strada
Art. 1 — Il Centro Sportivo Italiano indice, con l'approvazio ne della FIDAL, il Campionato Podistico su Strada 1970.
Partecipazione aiie gare Art. 2 — Alla manifestazione potranno partecipare gli atleti tesserati per l'atletica leggera ad Unioni Sportive affiliate al CSI. suddivisi nelle due categorie: *■ allievi », nati tra il 1953 ed il 1954. « juniores » nati tra il 1950 ed il 1952. Per partecipare alle prove di Campionato Provinciale 0 Zona le gli atleti dovranno essere tesserati in data anteriore a quella di svolgimento della prova stessa. Gli atleti che svolgono anche attività federale devono essere tesserati per la stessa Unione Sportiva affiliata al CSI per la quale prendono parte al Campio nato. oppure per i Comitati Provinciali o Zonali ove questi siano essi stessi affiliati alla FIDAL oppure per una Unione Sportiva preventivamente designate dal Comitato Provinciale o Zonale a svolgere attività Federale. Dal Campionato sono esclusi gli atleti che abbiano fatto par te della squadra nazionale Azzurra fino a tutto il 1969, nonché gli atleti che partecipano alla attività ufficiale degli altri Enti di propaganda. L'accertamento dell'effettiva esistenza delle condizioni anzi detto è demandano ai Comitati Provinciali e Zonali che ne saran no i diretti responsabili.
Campionati provinciali o zonati Art. 3 — I Comitati Provinciali. Zonali Autonomi e Zonali dipendenti potranno organizzare il campionato ne! numero di prove che più riterranno opportuno, nel periodo che va dall'apertura della stagione ufficiale dell'attività su strada fino a tutto il mese di ottobre 1970, tenendo presente che. per la partecipazione alla eventuale finale regionale, sarà necessario aver organizzato al meno due prove di Campionato locale.
primo classificato in ciascuna prova. 19 punti al secondo e cosi via, scalando di un punto fino al 20" classificato che avrà un punto. Un punto verrà assegnato a tutti gli atleti classificati in tempo massimo. Saranno compilate, due distinte classifiche, sia individuali che di squadra, per ciascuna delle due categorie « allievi » e « juniores ». Art. 7 — Una copia dei regolamenti delle prove di Campio nato locale dovrà essere inviata alla CTN almeno cinque giorni prima della effettuazione della prova alla quale si riferiscono. E' data facoltà ai Comitati Provinciali e Zonali di inviare alla CTN sia un regolamento per ogni distinta prova di Campionato lo cale. sia un regolamento unico comprendente il calendario com. pleto di tutte le prove di Campionato locale. Non si terrà conto delle prove delle quali non siano perve nuti tempestivamente i relativi regolamenti.
Art. 8 — I risultati delle prove di Campionato Provinciale o Zonale dovranno essere inviati alla CTN. firmati dal Giudice Ar bitro delle gare, entro e non oltre una settimana dalla loro effet tuazione. Non si terrà conto delle prove i cui risultati giungano alla CTN oltre i termini stabiliti.
Campionati regionali Art. 9 — A cura dei Comitati Regionali, in collaborazione con la Presidenza Nazionale e con la CTN, saranno organizzati i Campionati Regionali, con le norme che saranno emanate tem pestivamente. I Campionati Regionali avranno luogo tra il mese di agosto ed il mese di ottobre e saranno organizzati dai Comitati Provin ciali o Zonali che ne faranno tempestiva richiesta ai Comitati Regionali. E facoltà del Comitato Regionale organizzare il Campionato Regionale per entrambe le categorie o per una soltanto. Le distanze dei percorsi dei Campionati Regionali1 saranno stabilite dal Comitato Regionale organizzatore in acc; accordo con la CTN.
Art. 4 — Il Campionato Provinciale 0 Zonale dovrà essere organizzato su distanze tra m. 3000 e 4500 circa per la categoria • allievi » e su distanze tra m. ^500 e~ 6000 circa - pper — la categoria « juniores ». I percorsi dovranno essere assolutamente pianeggianti e trac ciati possibilmente su strade asfaltate, comunque perlomeno su terra battuta.
Art. 10 — Potranno partecipare ai Campionati Regionali tut ti i Comitati Provinciali. Zonali Autonomi e Zonali dipendenti che abbiano organizzato almeno due prove di Campionato locale.
Art. 5 — Il tempo massimo sarà calcolato in ragione di 1 '30" per ciascun chilometro di percorso dopo l'arrivo del vincitore.
Art. 12 — Per quanto non è previsto in ordine tecnico dal presente regolamento e per quanto non in opposizione con esso si fa riferimento al Regolamento Tecnico della FIDAL.
Art. 6 — Ogni Comitato Provinciale 0 Zonale, organizzatore di almeno due prove di Campionato di una categoria compilerà una classifica individuale tenendo conto delle due migliori clas sifiche ottenute e proclamerà Campione Provinciale o Zonale l’atleta che avrà sommato il miglior punteggio. In caso di parità sarà tenuto conto della migliore classifica riportata. Non saran no classificati gli atleti che avranno preso parte a meno di due prove. Un'altra classifica sarà compilata per le Unioni Sportive par tecipanti, sommando il punteggio ottenuto da tutti gli atleti clas sificati in tutte le prove alle quali hanno preso parte. Sarà pro clamata Campione Provinciale o Zonale l'Unione Sportiva che avrà ottenuto il maggior punteggio finale. Il punteggio, sia per la classifica individuale che per la clas sifica dello Unioni Sportive sarà così assegnato: 20 punti all'atleta
Art. 11 — Il Centro Sportivo Italiano declina ogni responsa bilità per quanto potesse accadere ai concorrenti, a terzi ed a cose, prima, durante e dopo le gare.
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PALLACANESTRO
giovanissimi in crescendo Il 10 maggio p.v. si avrà l’ormai rituale appuntamento delle finaliste regionali da odi dovrà emergere il lotto delle ammesse alle finali dei campionati nazionali di pallacanestro del CSI che si svol geranno a Pesaro nei giorni dal 31 maggio al 2 giugno. Trentasei, diciotto per ciascuna categoria, sono quest’anno le squadre che, nei quattro concentramenti, si avvicenderanno per con tendersi il diritto di essere inserite fra le otto squadre con destina zione Pesaro. Dalle prime fasi provinciali e regionali, senza tema di smen tita, si può già affermare che l'attività cestistica in seno al CSI è quest’anno assunta a livelli tecnici ed organizzativi mai raggiunti prima d’ora. Oltre infatti al numero dei partecipanti ai nostri campionati, è aumentato il numero dei comitati provinciali o zonali che hanno pre so parte alle prime fasi, confortate in alcuni casi anche da risultati tecnici rilevanti. Ne è sortito, per alcuni luoghi, un interessamento vivo, diretto che ha causato un immediato ampliamento dell’attività giovanile, come d'altronde negli scopi del CSI. D’altra parte, in ogni zona d’Italia, grazie al successo dei cam pionati maggiori, ha assunto vaste proporzioni l'attività dei giova nissimi con tornei e manifestazioni varie ed alcune gare in prepa razione ai Giochi della Gioventù 1970. Anche in questo caso vasta partecipazione di atleti e comitati e viva soddisfazione nel consta tare come si estenda sempre più tra i più giovani la mentalità e la possibilità di fare sport, e tra i più vecchi la convinzione che l’atti vità sportiva, specie se valutata attraverso uno sport di squadra come la pallacanestro, rimane un validissimo mezzo di formazione. Tornando alle nostre prossime fasi interregionali, omettiamo per ora i nomi delle società vincenti le fasi regionali promettendo di dare invece un consuntivo particolareggiato delle finali del 10 maggio. Si può però fin d’ora rivolgere i nostri più vivi complimenti alle squadre vincitrici, augurando loro di superare brillantemente i prossimi impegni e i più sentiti ringraziamenti alle altre società me no fortunate esortandole a continuare a credere in un proficuo anche se oscuro lavoro che sarà anche per loro un giorno proficuo di soddisfazione.
UN CAMPIONATO NON DURA TRE GIORNI
Come da un incontro di campionato può nascere un'amicizia. E' l'esperienza che vo gliamo raccontarvi in cui sono coinvolte tre società CSI, le Stelle Marine di Ostia (Roma), campione CSI Allievi di basket 1969, il G.S. Aquila di Cagliari e il Beickmans Napoli. Nel maggio scorso a Cagliari si svolse il concentramento Interregionale di Pal lacanestro, pregevolmente organizzato dal locale G.S. Aquila che festeggiava il suo venticinquesimo anno di vita e, in quell’occasione, si conobbero tre Società fino allora sconosciute le ime alle altre: L'Aquila, il Berckmans Napoli e le Stel le Marine di Ostia che diedero vita ad interessanti incontri, sia sportivi che uma ni, tanto che alla conclusione delle gare, atleti e dirigenti si accomiatarono tra lo ro con la ferma intenzione di presto ri vedersi. E' agosto: il G.S. Aquila di Cagliari organizza un Torneo ed invita i ragazzi di Ostia e di Trieste; sono amici e, nel frattempo, si sono laureati campioni di Italia nelle loro rispettive categorie; btsogna festeggiarli. Settembre - Il C.S.I. di Cava dei Tirre ni, in concomitanza con le finali naziona li di Nuoto, organizza un Torneo di Pal lacanestro invitando La Sorgente Berkmaris e la Fides di Napoli, le Stelle Ma rine di Ostia e la locale squadra di pallacanestro. Giornate indimenticabili; ci so no tanti giovani. Cava dei Tirreni è paci ficamente invasa. Il tutto esaurito si regi stra negli istituti religiosi presso cui so no ospitati i giovani atleti. Le religiose, in gambissima come sempre, sono le ti fose più accese; uno squarcio di vita di versa, in una vita dedicata, per promessa, al sacrificio. E' anche un'opera di umani tà. Ci si sforza a vincere anche per loro. Sembra incredibile a cosa può portare lo sport. Pasqua 1970 - Il calendario scolastico prevede dei giorni di vacanza. Ostia è li ad appena 250 Km.; perché non farci un « salto? ». Ci si alzerà presto e dopo qual che ora di treno si giocherà, poi un pasto tutti insieme con gli amici lidensi, una passeggiata per le vie di Ostia e poi il rientro, a sera, tardi, a Napoli, stanchi, ma contenti. I « vulcanici » de La Sorgente-Berkmans non perdono tempo ad attuare il loro proposito e, dopo alcuni accordi telefobici con gli amici di Ostia, sono li, nella ridente cittadina balneare, a rinverdire una rivalità che ci auguriamo rimanga per sempre cosi pura e sinceramente sportiva. Il risultato non conta affatto; ha valore il contorno, quello creato dal lo spirito dei ragazzi e dei dirigenti. A loro in particolare l'augurio di prosegui re sulla strada intrapresa; a tutti gli al tri che leggeranno, l'invito a fare altret tanto. Nello Sport, quando si vuole qualcosa, non esiste distanza o sacrifìcio che non valga la pena di affrontare e superare.
Nando Racani
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CALCI
irtHB S llM Da tempo sono di moda le « innovazioni » e, sotto certi aspetti, l’attività del C.S.I. si sentiva mortificata perché seguiva il costante ritmo della monotonia. Così quest’anno fanno il loro ingresso nel clima delle finali nazionali ragazzi della categoria « allievi ». Siamo così in coerenza sia con l'indirizzo giovanile, sia con una innovazione che può considerarsi indubbiamente impor tante. Gli Juniores e gli Allievi si presentano sui campi di gioco di tutta Italia con un unico tesseramento: quello del Centro Sportivo Italiano. Al riguardo sono pervenuti sulle nostre scrivanie dei cortesi rilievi perché si ri chiedeva che per gli « allievi » potesse essere consen tito il « duplice tesseramento ». Noi difendiamo l'indiriz zo di una completa autonomia, non intendiamo peccare di presunzione e di orgoglio. Vogliamo però difendere un principio che costituisce per tutta l’organizzazione una prova del valore della famiglia del C.S.I. Dobbiamo dare atto che, particolarmente all’estero, il nostro in dirizzo desta lusinghieri apprezzamenti. Attualmente parlando di calcio ci sembra di percor rere le « vie del peccato », fino al punto che sembra ve nire meno ad un nostro dovere ogni qualvolta trattiamo problemi di carattere calcistico. La periferia anche quest'anno ha risposto all’appello con cospicua partecipazione ai nostri campionati cal cistici, che non si limita solamente ai campionati nazio nali, ma che investe in misura notevole anche la cate goria « giovanissimi ». Ci troviamo di fronte ad una realtà e, di fronte alle cose reali, non ci sentiamo di sguainare la spada per de molire un’attività che, pur essendo trascurata, può considerarsi per l'importanza dei tesserati la bandiera del C.S.I. La periferia desidera perfezionarsi e comincia, in misura crescente, l’organizzazione dei corsi allenatori. Non pretendiamo l’elevato tecnicismo, però tuttociò che si rende più perfetto non deve trovare ostacoli o preven zioni che mortificano lo spirito sportivo. Noi vorremmo, come da decenni stiamo insistendo, che l’attività calcistica del CSI fosse sempre preceduta da una sostanziale cultura fisica onde ottenere che ogni calciatore sia considerato un atleta completo, indipen dentemente dal suo talento calcistico. Porgiamo il nostro cordiale saluto agli « allievi » che uniti agli « juniores » nel mese di maggio dispute ranno le finali nazionali. Attualmente non ci troviamo nella condizione di poter stilare dei pronostici, forse perché desideriamo smentire una tradizione in quanto, ogni qualvolta ci
siamo permessi di stilarli, i risultati ci hanno sempre mortificato. Comunque, esaminando la situazione sotto un pro filo generale, possiamo essere certi che sussiste la sigla dell’equilibrio e quindi avremo delle finali na zionali particolarmente interessanti. Da rilevare che nell'attuale stagione sono tornati alla ribalta gli incontri interregionali che rappresentano sostanziale impegno per le nostre migliori società, anche se quelle elimi nate porteranno con loro l’amarezza di non aver rag giunto l’ambito traguardo delle finali. Come fosse un comandamento noi vorremmo che i dirigenti ed i giovani calciatori tenessero presente che il « comportamento » costituisce la base delle affer mazioni più belle, al di sopra di tutte le « gemme » cal cistiche. Noi desideriamo che ogni atleta del CSI sia sul terreno di gioco esempio di lealtà e di correttezza, pur considerando che il calcio col suo spontaneo ago nismo richiede ad ogni atleta coraggio e spirito di comprensione e sono proprio queste caratteristiche che ci portano vicino al complesso calcistico del CSI che si impernia attualmente nelle finali nazionali. Rivolgiamo il nostro augurio a tutti gli amici della periferia, assicurando che i responsabili nazionali sono a loro vicini e lo saranno di più nel prossimo domani perché ogni calciatore possa, oltre alle lezioni di tec nicismo, completamente assimilare le dottrine aventi per base il più sano concetto morale dell’attività spor tiva e giovanile. Vada il nostro affettuoso saluto a tutti gli arbitri del CSI che rappresentano la spina dorsale di tutta la attività del Centro Sportivo Italiano. Ci è caro espri mere, anche a nome della Presidenza Nazionale, il più vivo ringraziamento per la loro preziosa quanto difficile opera.
PALLAVOLO e cifre dicono o.k. Le difficoltà adotte per l'applicazione delle nuove formule di svolgimento dei campionati, quali la carenza di attrezzature idonee, di arbitri ecc., lungi dal costituire una giustificazione per ricercare possibili evasioni o deroghe alla suddetta applicazione (anzi se mai avrebbe dovuto costituire motivo di incentivo per nuove possi bili soluzioni in ordine alle lamentate carenze) cadono, e devono cadere, di fronte al problema fondamentale della « società sportiva », delineata ormai e patrimonio del CSI. Un campionato svolto in 7-10 giorni, una società affi li tata per tale torneo, ma che più propriamente dovrebbe chiamarsi squadra, risolve forse il problema di una presenza numerica, che. se pur valida, viene ad incìdere negativamente nell’economia politica del CSI, non con tribuendo certo al suo sviluppo e alla sua promozione:
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ma soprattutto costituisce un modo di porsi di fronte ai giovani, di cui il meno che si possa dire è qualificarlo antieducativo e strumentale. I dirigenti dei Comitati non debbono dimenticare tutto questo, se non vogliono venir meno alla loro fun zione di « educatori » e di corresponsabili dell'attua zione della politica del C.S.I. Non v'è dubbio che una prima considerazione che si voglia fare a conclusione delle fasi provinciali dei cam pionati di pallavolo non può che essere improntata ad una notevole soddisfazione, stante la risposta che la periferia ha dato alla indizione dei campionati stessi da parte della C.T.N. 126 Comitati partecipanti, 113 regolamenti cam pionati allievi approvati, 118 Juniores e 48 Giovanissi mi costituiscono il risultato più concreto dello sforzo sul piano promozionale e di attività compiuto dalla Pre sidenza Nazionale per lo sviluppo della pallavolo e, nel contempo, sono la dimostrazione della sensibilità e della efficienza della organizzazione periferica. Tutto bene dunque? Responsabilmente non dobbiamo lasciarci abbagliare dalle cifre. Ciò che conta è la so stanza, il modo cioè con cui la attività è stata portata avanti, e la capacità di collocarla nel contesto delle direttive di programmazione e di politica generale del C.S.I. E proprio su questo aspetto fondamentale vale la pena di soffermarsi obiettivamente. Le innovazioni (non del tutto nuove, per la verità, se mai più rigide nella loro applicazione) che la C.T.N. ha introdotto nella formula di svolgimento dei campio nati possono aver suscitato, e hanno suscitato, dubbi, perplessità e preoccupazioni le quali, se pur si sono di mostrate alla luce dei risultati meno fondate del previ sto, non avrebbero dovuto nemmeno sorgere, in una visione completa delle finalità del C.S.I. II limite di 3 set vinti su 5 per le fasi zonali e pro vinciali dei campionati Allievi e Juniores, la partecipa zione per ogni squadra ad un solo incontro nella stessa giornata (tanto per citarne alcune delle più significati ve) al di là delle valutazioni di ordine tecnico che al riguardo si possono e si debbono fare, rispondono ad una esigenza fondamentale ed irrinunciabile della dimen sione del C.S.I.: la società sportiva come strumento di animazione, di sviluppo e di integrazione dei valori del gruppo, ma soprattutto nello sforzo continuo e costante, da cui si misura la capacità del dirigente CSI, di trasformare il gruppo e la società sportiva in una comunità che quei valori sappia e possa finalizzare ad una crescita completa del giovane atleta.
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Salii ÈBBI UH HI lÌMlfe B «ahi Manlio Scopigno non ha soltan to vinto un campionato: ha ridi mensionato anche il mestiere di allenatore. Non è personaggio per fetto, d'accordo: ha sulle spalle qualche episodio discutibile e non è ideale il suo comportamento con la stampa. Tuttavia la sola presen za di Scopigno dona un sapore di fragranza allo scudetto del Cagliari. Il pubblico ha in mente una im magine dell’allenatore legata ai ge sti e alle parole dei Maghi. E' un mito di istrionismo e stregoneria che si subisce, ma non si ama. Ed ecco che arriva uno Scopigno a raccogliere simpatie perché ha bat tuto i maghi. Scopigno parla bene, da colto professionista, forse è davvero lau reato, come si dice. Non sale in cattedra e recita un personaggio perfino un po' démodé, annoiato del mondo che gli dà da vivere. Quale è il merito principale di Scopigno? A mio giudizio è quello di aver colto esattamente la psico logia del calciatore professionista moderno. Niente ritiri, niente con trolli a sorpresa, niente gabbia d'oro, niente allenamenti da forzati. I giocatori vengono responsabiliz zati, lasciati uomini e non ridotti a macchine. Naturalmente senza sfiorare l'errore opposto, che sareb be stato abbandonarli a loro stes si. In un rapporto di fiducia, gli atleti del Cagliari hanno mantenuto il rendimento atletico in modo mi gliore di quanto non abbiano fatto i contendenti. E questo malgrado il logorio psicofisico della lunga permanenza in vetta alla classifica e i continui spostamenti dal con tinente all'isola. Quel che più con ta hanno salvato la loro personalità e la loro dignità umana. Hanno incontrato avversari preziosamente custoditi nei ritiri e li hanno battu ti- Hanno percorso il cammino del campionato senza scossoni, senza scandali, senza crisi.
Lo scorso anno aveva mancato l'obiettivo per un soffio. Si prese. Scopigno, tutte le colpe: anche quella di aver lasciato troppo li beri i suoi ragazzi. Ma quest'anno ha ripetuto esattamente quanto aveva già fatto. Ed ha vinto. Ha chiesto solo un rinforzo: un uomo di centrocampo al posto di una punta che riteneva superflua, ac canto a Gigi Riva. E’ partito Boninsegna, è arrivato Domenghini. I mezzi del Cagliari sono finan ziariamente validi, ma non illimi tati. La squadra è sorretta più dal la passione popolare che da riser ve monetarie. Ma il tutto è stato amministrato saggiamente dai diri genti, mentre Manlio Scopigno am ministrava saggiamente le energie della squadra. II Cagliari così com'è è nato in cinque anni. Arrica scoprì un cer to Riva così per caso. Due anni dopo lo stesso Arrica portò in Sardegna Albertosi e Brugnera. La ultima estate aggiunse il solo Gori. Ma finalmente il meccanismo era perfetto. A questo punto Sco pigno ha preso in consegna la mac china e l’ha guidata con perizia, badando soprattutto a non chiedere troppo al motore.
Sono passati giorni lieti come quello della vittoria a Firenze o del pareggio a Torino. Sono passati momenti amari, come la sconfitta di Palermo, la decimazione per la spaziale e per le squalifiche, l'in cidente a Tomasini. Ma come la squadra non si è esaltata oltre mi sura per i successi, non si è abbat tuta per i contrattempi. La dicevano avviata al crollo per la stanchezza, ed invece ha finito in bellezza, in mezzo ai crolli delle avversarie. Al timone c'era Manlio Scopigno, un uomo per qualche verso stra vagante, ma depositario di una ve ra filosofia della vita sportiva. Guidando la squadra Campione d'Italia, ha scoperto e illustrato al nostro mondo sportivo, malato di professionismo, foot-ball dal volto umano ».
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non vogliono nin staro a coartare C'è un fatto sportivo da offrire alla considerazione dei » politici »: c’è un fatto, un dato, di politica sociale da sottoporre all’attenzione degli sportivi responsabili. Cominciamo dal primo, del resto ben noto e palese: il successo nel campionato di calcio del Cagliari ha acceso entusiasmi e iniziative senza precedenti. Progetti di grup pi marmorei, di cippi per ricordare l'impresa, adattamento alla circo stanza di inni ritenuti sacri e in violabili, tripudio di autorità, enti, istituti... Solo un osservatore sciocco può attribuire questo al tifo sportivo portato alla potenza ennesima. Il pronunciamento gioioso dei Sardi vuol dire: « Con questa oc casione, fratelli del Continente, noi affermiamo l’idea che siamo fuori della minore età, che ormai è in atto un processo irreversibile di sviluppo della nostra isola ». I Sardi sono entusiasti, ma sono molto riflessivi. Il loro clamore è sempre contenuto; a torto i loro co stumi vengono assimilati a quelli immediati, comunicabili, variopinti della gente del sud. « Il Sud e le Isole », si dice. Non è sempre vero. Se i Sardi hanno toccato vertici di entusiasmo sudamericano, non è questione di carattere locale: anzi! Vuol dire che la vittoria della squa dra di calcio è stata come il « Vi va Verdi » dei risorgimentali. Per ché studiamo sempre la storia co me una serie di nozioni, in cui tut to quanto avvenne nel passato è sacro, vero e avulso di legami col presente che, invece, resta opina bile? II Cagliari è un simbolo di una bandiera sociale che ormai è aperta accanto a quella delle altre regio ni italiane, « au pair »: e non po trà più ammainarsi, contentarsi di promesse o palliativi o altro. A prescindere dalla sorte della squa dra di calcio.
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E nella soddisfazione con cui ogni altro sportivo italiano — nel l’intimo anche quelli delle squadre in competizione diretta coi sardi — ha accolto il successo di Riva e compagni, c’è la riprova di quanto affermato. E' stata come una « li berazione » di coscienza per tutti. Le zone depresse, infatti, non fan no piacere a nessuno. Specie in tempi in cui la facilità delle co municazioni e lo scambio familiare e d’emigrazione rendono inarresta bili le correnti interne ai paesi, si mili al fluire regolare del sangue da un'arteria, a una vena, all’altra... Di questo substrato dell’entusia smo sardo, tengano conto coloro che hanno in mano ben altre leve di quelle sportive (e che spesso con la facile etichetta di « roba da tifosi >> catalogano, per como do, archiviando, talune « pratiche » scottanti di sportivi « in piazza »).
Il secondo fatto: un’inchiesta con dotta con ogni impegno di studio ha vagliato le idee dei giovani di oggi, italiani, sui problemi più scot tanti che li riguardano. Ebbene: su 100 giovani, circa 90 vogliono serie riforme ma respin gono la violenza per attuarle; su 100 giovani, novanta, pur ricono scendo in molti casi che c’è poca « comunicazione », ammettono che in famiglia ci si vuole ancora bene. Noi crediamo a questa inchiesta: basta volgersi attorno con un po' di queU'ottimismo che Papa Giovanni insegna. Ci sono anche i drogati e i disadattati: ma quanti sono ri spetto alla massa, specie di gio vani lavoratori? Una minoranza as soluta. Ebbene, su questa minoranza, in ogni modo, speculano solo tre ca tegorie di persone: a) taluni pro duttori di beni di consumo che
desiderano creare la categoria giovani - esigenti - consumatori e che vorrebbero avviare la contestazione sui binari di una pura ri vendicazione di libertà per com prare i loro prodotti; b) taluni su perconservatori che desiderano, al l'insegna del « tutto male », strin gere molto taluni freni; c) un grup po di professionisti della contesta zione astratta che vuole, manovran do lo spettro del « complesso di inferiorità rispetto al progresso ». specializzandosi in « unici interpre ti dei giovani », semplicemente con seguire posti di potere o sotto potere nelle pubbliche (e no) am ministrazioni. Orbene, di fronte a tutti costoro, si può osservare che veramente i nostri giovani sono degni del mas simo rispetto; che la loro inderoga bile richiesta di riforme radicali, fatta attraverso la convinzione che avverrano inesorabilmente, senza violenze particolari, li pone sul loro giusto piedistallo. Che questa ge nerazione, figlia della precedente (che fu particolarmente sfortuna ta, spesso ingannata, sempre pa gante a caro prezzo onori ed erro ri, spettatrice-protagonista di un progresso industriale e tecnologico incredibile) ne costituisce l’orgo glio più alto. E i genitori devono essere contenti dei loro figli, pie ni di fiducia in essi, di confidenza e di apertura.
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In questo clima, anche tutti i rapporti del mondo dello sport van no riveduti e corretti. 1 ragazzi de vono assumere le loro iniziative e le loro libertà: e ai maturi spetta il compito di favorirli, di risponde re alle loro richieste. Senza impo sizioni inutili e, sopratutto, senza prevenzioni. Muta il concetto di sport. Torna alle origini, con le nuove genera zioni, cioè come maniera di sva gare se stessi, costruendo qual cosa. Non possiamo dire che il pro fessionismo ha le ore contate, per ché così non è, in quanto il modo economico di concepire il mondo di oggi sempre più porterà a re munerare qualunque prestazione. Ma sarà, tanto per restare nel l'esempio più scottante, un profes sionismo diverso da quello avven turistico, da « colpo alla roulette », da ■< unico mezzo per cambiare la posizione d’una famiglia », di « ar raffa arraffa » che purtroppo ha contraddistinto la nostra genera zione. Fiducia e aiuto « amichevole » nella loro iniziativa. Questo, nella vita e nello sport — che della vita è parte — chiedono i nostri giova ni che vogliono totali riforme, ma, nella maggior parte, senza far male ad alcuno.
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PROPRIO A NOI DOVEVA CAPITARE Qualche giorno fa milioni d'italiani hanno rischiato un infarto collettivo scoprendo che esiste uno di loro, per la cronaca il signor Antonio Conti di Genova, che ha citato in giudizio la propria azienda perché lo paga regolarmente ma non lo fa lavorare. E si che se c’è un sogno celato nelle pieghe di ognuno di noi è proprio Quello di poter vivere da sfaticati ben retribuiti: la faccia è salva in famiglia e con gli amici perché un posto (e magari buono) ce l'hai, in più passi per uomo veniale e navigato che riesce a farla in barba a tutti perché ti fai pagare e, da furbo non alzi una paglia... Il colpo è stato veramente grosso. Ma è mai possibile, dico io. che una società fon data. come la nostra, sullo sciopero si ritrovi tra i piedi uno che vuole ad ogni costo lavorare, anzi, che paga addirittura un avvocato di grido per essere ancora più certo di vincere la causai Ma questa è provocazione anarchica, bella e buona, è il principio della fine proprio ora che, con Donat Cattin, eravamo riusciti ad avere finalmente un ministro del lavoro-a-singhiozzo dobbiamo sopportare l'atroce insulto di uno tra noi che non vuole alcun aumento, che non invoca alcuna riforma sociale, che non chiede particolari stati giurìdici, che se ne infischia del riconoscimento integrale del servizio pre-ruolo, che non vuole compensi per lavoro straordinario né passaggi di categorìa, né indennità, né riduzione d’orario e non sciopera, capite? Non sciopera perché crede che l'uomo debba lavorare e che il lavoro — oh! bestemmia inaudita — possa dare anche delle soddisfazioni. Fate qualcosa, vi scongiuro, e presto, prima che sìa troppo tardi. Fategli perdere la causa, isolatelo, dategli l’ostracismo... ma guarda un po'... ma proprio a noi doveva capitare un rivoluzionario VERO?
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NON ESAGERATE CON LE ESAGERAZIONI
li breve viaggio del Papa in Sardegna il 24 aprile ha scatenato una polemica di stampa che l'opinione pubblica italiana, e quella sarda in particolare, non devono avere molto gradito ma su cui vale la pena di soffermarci. L’episodio che lo ha provocato è noto: quasi al termine della giornata di pellegrinaggio di Paolo VI si sono avuti tafferugli e scontri tra un gruppo, definito di « contestatori anarchici • e il servizio d’ordine (po lizia, carabinieri) con feriti, arresti e denunce. Il modo con cui una parte dei quotidiani italiani ha riportato la notizia non è piaciuto negli ambienti cattolici ufficiali ed è stato fatto rilevare sia. dall'osservatore Romano che dalla Radio Vaticana. I giornali che si sono ritenuti offesi dalla nota, specie il Messaggero di Roma, hanno risposto per le rime. Sono corse parole grosse, di deformazione della verità e di malafede. L’intendimento degli ambienti cattolici di minimizzare — e giustamente — l’episodio è apparso chiaro e lodevole ma in quanto a senso delle promozioni, forse, si è mancato un po’ tutti. Se è vero che gli scontri di Borgo S. Elia rimangono marginali ad una manifestazione di fede che ha visto centinaia di migliaia di persone accorrere a Bonaria e sul percorso compiuto dal Pontefice, è anche vero, però, che quegli scontri « fanno notizia », soprattutto perché nei diversi pellegrinaggi di Paolo VI nulla mai era accaduto di simile. Si può, allora, condannare così aspramente dei giornalisti per ché colgono un’occasione professionale di questo tipo e l'accentuano nel titolo di prima pagina del loro quotidiano? La notizia era sostanzialmente vera: eccessivo, invece, il risalto. Non succede mai una cosa simile, nemmeno ai quotidiani cattolici? Un giornale non è un dogma ma una serie di notizie e di opinioni: se ci abituassimo a rispettare tutte le opinioni, soprattutto quelle che non condividiamo e che ci toccano direttamente, anche come cattolici, senza vedere subito ed ovunque tanta malafede?
QUEL ROMPISCATOLE DI CEAUSESCU
Contro tutti i tentativi fatti per stroncare le ultime voci di dissenso nei Paesi dell’Est sembra veramente che non vi sia nulla da fare. Tacciono ormai anche i cecosclovacchi. testimoni di una tragedia che poteva essere la scintilla di una riconquistata libertà per sè e per gli altri. Solo che una dittatura quanto è più monolitica tanto più deve guar darsi dall'imprevisto. E gli imprevisti capitano anche nei momenti solenni, ufficiali e, quindi, ancor meno prevedibili. E' successo così che alle gigantesche celebrazioni russe per il centenario della nascita di Lenin, dopo decine d'interventi laudativi che ricono scevano solo agli attuali dirigenti moscoviti il diritto di fregiarsi del titolo di autentici lenfnisti, sia salito sul podio il leader romeno Ceausescu che si è concesso il lusso di contraddire Breznev e amici. Non contento, e con molta coerenza, si è servito proprio del grande Lenin per sostenere la tesi di un comuniSmo che rispetta una pluralità or ganica di esperienze nazionali, sottolineando con forza che per Lenin il marxismo ■ non era una raccolta di dogmi intoccabili, ma un metodo vivo ».
Dlffl=Mi fflM FACCIAMO L’UOMO 0 LE STRUTTURE?
In qualche modo, fra soste e riprese im provvise e quasi imprevedibili, la gene razione dei giovani continua il suo moto di contestazione non tanto e non solo nei confronti delle generazioni adulte, quanto piuttosto nei confronti della società che gli adulti hanno costruito e di cui tengono saldamente in mano le redini. Parlando serenamente con un giovane uni versitario che è un leader del movimento contestativo, ci siamo accorti che eravamo in quasi perfetta consonanza circa l'analisi della nostra società, circa le sue stortu re, le mistificazioni che essa opera e su quanto sia difficile per chiunque — adul to o giovane che sia — ignorarle visto che ognuno vive qui e ora, vede poco o tanto la televisione, lavora in un certo contesto strutturale o studia in una scuola voluta da un certo tipo di società, legge i manifesti e i libri che in essa vengono prodotti, usa certi oggetti. Né d’altra parte nessuno (o quasi) è di sposto a rinunciare a tutto ciò per spe rimentare la vita del buon selvaggio fe lice, ammesso che sia mai esistito. (Gli antropologi sono molto bravi a presentarci le strutture sociali dei « primitivi » e ma gari ad esaltarle, ma non sono altrettanto bravi a dirci perché, finite le loro indagini, sono sempre tornati alle loro case con l'acqua calda e fredda, ai ristoranti, ai cinema, agli spettacoli televisivi, a tut to ciò insomma che « primitivo - non è più). Ma se ci siamo trovati d’accordo sulle analisi, al momento di trovare le vie o i progetti per una diversa società, il di scorso s’è fatto più difficile. Ed è nor male, credo sia capitato un po' a tutti. Il dissenso tra me e il mio amico « con testatore » è iniziato proprio al momento in cui ci siamo messi a riflettere sul punto di partenza, sul punto e da ciò da cui occorre partire per fare una società diversa. Il suo punto di partenza è questo: fare strutture nuove che aiutino l'uomo ad es sere libero e non schiavo com'è attual mente. Operare per far sorgere una strut tura sociale che non sia alienante e mi stificante e repressiva. Il mio punto di partenza è diverso: ve dere le esigenze profonde dell'uomo e costruire su questa base e secondo que ste esigenze un certo tipo di struttura. E' facile vedere il divario che non è un gioco di parole ma ha significati più pro fondi. Il mio punto di vista parte dall'uomo, da ciò che esso è e vuol essere per trovargli
una struttura capace di esprimerlo. Sem pre convinto però (e senza illusioni) che la struttura societaria ideale probabilmen te non esisterà mai ma che, nonostante questo, occorra lavorare continuamente a sempre nuovi progetti, via via migliori, che progressivamente rendano la società più umana, proprio perché partono dalle esigenze dell'uomo. Credo infatti che mutamenti strutturali che non partano dall'uomo per tornare all'uomo non possano in nessun modo ren dere più libera e felice l'umanità. Ancora: credo con Felice Balbo che in ogni uomo vi sono tre fondamentali ordini di bisogni: bisogni di avere, bisogni di es sere, bisogni di dare. E qualsiasi modello strutturale che non tenga presenti con temporaneamente questi tre ordini di bi sogni, è un modello che nega una parte fondamentale dell'uomo e che. pertanto. l'aliena e lo reprime. L'esempio della nostra società, in questo senso è lampante. Noi viviamo infatti in una società che — sia pure con spere quazioni — tiene presente il bisogno di avere dell'uomo ma tiene in pochissimo o nessun conto i bisogni di essere e di donare. Di conseguenza l'uomo è chiama to a lavorare e a studiare solo per avere (avere soldi, oggetti, beni, diplomi, lauree, attestati) non per essere e. tanto meno, per donare. Pertanto l'uomo dev'essere, in questa società così strutturata, un ese cutore in una razionalità senza ragione: ad esso si chiede essenzialmente ed esclusivamente un'esatta e puntuale esecuzione di ordini, una conformità che è conformismo. Ed è con ciò che si viene a negare e a non utilizzare la maggior par te delle energie umane e spirituali del l'uomo che lavora e che studia. Andando a fondo di tutto ciò. il dialogo con l'amico studente s'è fatto un po' acceso e così è risultato che raccordo iniziale che avevamo riscontrato nell'esame della società, era un accordo fittizio. Era un concordare su immagini esterne, sulle ma schere che la società attuale si dà per nascondere i propri contenuti e la logica che la conducono. In realtà divergevamo profondamente e proprio sui punti di fon do dell’esame. Poi. come capita spesso nelle discussioni, ci siamo lasciati continuando a pensare ognuno a proprio modo: lui nella necessità di cambiare le strutture per cambiare l’uomo: io nella necessità di cambiare l'uomo, di dargli una più ampia coscienza di se. per cambiare le strutture.
ROCCA: NUMERO SPECIALE PER I GIOVANI • Rocca ». quindicinale della Pro Civitate Christiana, ha pubblicato un numero speciale dedicato a ■ Gli adolescenti nella società di oggi. Chi sono, cosa chiedono ». Si tratta di un programma impe gnativo, di una problematica vasta che. tuttavia. « Rocca » ha saputo valutare attentamente in ogni suo aspetto. Il ruolo degli adolescenti nella società, il valore e la crisi della famiglia, il senso dell'autorità, le carenze della legge e della scuo la. la mancanza di strutture per lo orientamento professionale, la di namica del gruppo, l'esigenza di una proposta cristiana più aderente da una parte alla loro vita, dall'al tra all'autenticità del messaggio da proporre, la problematica dell'a more con l'urgenza di una sana co educazione e di una aperta educa zione sessuale, l'influenza dei mass media. il ruolo dello sport, sono i cardini intorno ai quali ruotano di battiti. testimonianze ed interviste insieme con puntualizzazioni e pro poste di esperti: psicologi, sociolo gi, insegnanti, giuristi, medici, sa cerdoti.
Ma non è possibile fare un di scorso sui giovani, a meno di fal sarne i termini, senza dare la parola ai giovani stessi. Ed è quanto hanno fatto ampiamente i redattori di « Rocca ». sollecitando i veri prota gonisti dell'inchiesta sui loro pro blemi. le loro idee, le loro espe rienze. Le conclusioni? . Rocca • non le cerca. Il suo vuol essere solo « un contributo allo studio dei problemi che gli adolescenti pongono alla no stra società, uno stimolo agli edu catori a rivedere metodi e linee operative, uno spunto per gruppi di discussione tra adolescenti, inse gnanti, genitori, sacerdoti, educa tori. Anzi, è proprio quando il di scorso sembra essersi esaurito che finisce con l’ampliarsi a tutti i let tori con un questionario pubblicato sull'ultima pagina e che sollecita un apporto attivo da parte di tutti, gio vani e adulti, sui temi affrontati.
« Gli adolescenti nella società di oggi » (L. 300) numero speciale di «Rocca», C.P. 46, 06081, Assisi.
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FASI INTERREGIONALI CAT. ALLIEVI E JUNIORES 17 MAGGIO 1970
(ÈÈ
D BUM USB
CALABRIA SICILIA CAMPANIA - LUCANIA PUGLIA - vincente ABRUZZO-UMBRIA LAZIO - SARDEGNA PIEMONE - vinc. LOMBARDIA-LIGURIA TOSCANA ■ MARCHE EMILIA - TRENTINO VENETO • FRIULI Le vincenti dette fasi parteciperanno alle Finali Nazionali.
OMOLOGAZ1ONE FASI PROVINCIALI E ZONALI AUTONOME CAMPIONATI
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atletica
Roma 22 aprile 1970
CAMPIONATI NAZIONALI CORSA CAMPESTRE La CTN. visti I verbali di gara delle due finali nazionali di corsa campestre disputati a Messina il 5 aprile, li omo loga e proclama Campioni Nazionali 1970 per la corsa campestre i seguenti atleti:
Cat. Allievi: Luca Bigatello U.S. CSI Atletica Riccardi del Comitato Provin ciale di Milano. Cat. Juniores: Aldo Tomasini US Quercia Rovereto del Comitato Provinciale di Trento. La CTN rivolge ai due neo-campioni le felicitazioni più vive ed i compli menti per la gara di finale, altamente qualificante e tecnicamente perfetta. La CTN rivolge, inoltre, un vivo elo gio al Comitato Provinciale di Milano, prima nella classifica per Comitati, per merito di Bigatello e Sironi. Un vero elogio a tutti i partecipanti a Messina (Atleti. Dirigenti, accom pagnatori) per l’alto spirito sporti,ó sportivo dimostrato nei due giorni di permanenza. Ed. infine, un ringraziamento parti colare e sentito al Comitato Provin ciale di Messina, organizzatore della Finale.
Gioventù ». A questo proposito, la CTN invierà a richiesta ihiesta il particolare de pliant della FIDAL contenente le norme ed il calendario per l’attività del settore di propaganda. Infine, la CTN invita ogni Comitato ad esaminare la possibilità di indire in proprio un Corso per • Istruttori del Settore di Propaganda • (con le nor me emanate dalla FIDAL - Settore Pro paganda). nonché un Corso per Giudici di Gara, sempre del Settore Pronaganda. La CTN rimane a completa disposizione per informazioni particoalreggiate in merito a quanto sopra.
OMOLOGAZIONE FASI REGIONALI GIOVANISSIMI (RAGAZZI) CORSA CAMPESTRE. CAMPANIA: Cava dei Tirreni atleti partecipanti n. 46 di n. 6 Comitati (Sorrento. Aversa. Cava dei Tirreni. Sa lerno Napoli. Pagani); LAZIO: RomaOstia: atleti partecipanti n. 31 di n. 3 Comitati (Roma. Magliano Sabina. Fe rentino): SICILIA: Messina: atleti par tecipanti n. 17 di n. 7 Comitati (Mes sina. Acireale. Catania. Enna. Caltanissetta. Trapani. Siracusa); TOSCANA: Lucca, atleti partecipanti n. 68 di n. 7 Comitati (Massa Carrara. Lucca. Siena. Livorno. Prato. Pisa. Arezzo); UMBRIA: Perugia, atleti partecipanti n. 21 di n. 4 Comitati (Spoleto. Gubbio. Perugia. Cit tà di Castello): VENETO: Visadello di Trevio. atleti partecipanti n. 181 di n. 7 Comitati (Belluno. Feltre. Padova. Tre viso. Venezia. Vicenza. Vittorio Ve neto) . IL PRESIDENTE Aldo Cappellini
REGOLAMENTI CAMPIONATO NAZIONALE SU PISTA In inserto su questo stesso numero di Stadium vengono pubblicati i rego lamenti della pista per le cat. Ra gazzi. allievi e juniores. nonché i re golamenti del campionato podistico. I Comitati che desiderassero altre copie di detti regolamenti, potranno farne richiesta a questa CTN. A tutti 1 Comitati, inoltre, vengono inviati in cogruo numero a cura della Segreteria Generale i regolamenti-tipo per l’organizzazione delle fasi provin ciali cat. Ragazzi, allievi, juniores.
ATTIVITÀ’ CAT. (RAGAZZI)
GIOVANISSIMI
La CTN invita tutti I Comitati ad intensificare l’attività della cat. Giovanissimi (ragazzi) su pista. Sarà cura della CTN sollecitare con particolari comunicazioni I singoli Co mitati al fine di programmare idonea mente questa importante attività, specie per quanto concerne il valore di pro paganda e di sviluppo. Inoltre la CTN invita I Comitati a segnalare le Società di dipendenza che hanno aderito al Settore Propaganda della Fidai. In qualità di - Nucleo della
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calcio
Roma. 22 aprile
1970
ELIMINATORIE INTERREGIONALI CAT. JUNIORES 10 maggio 1970
ABRUZZO LIGURIA
UMBRIA LOMBARDIA
Le partite dovranno essere effettuate il 10 maggio 1970 nelle sedi che ver ranno concordate direttamente dai Pre sidenti Regionali Interessati. Le vincen ti saranno ammesse alla disputa delle delie fasi interregionali.
CAMPOBASSO: .«ir vunusiv: cat. Juniores, vincento U.S. Carmine di Riccia; TERMOLI: cat. Allievi, vincente U.S. CSI Kennedy: . NICASTRO: cat. Allievi, vincente ,S. Libertas. cat. Juniores. vincente U.S. U.S.’Vett; R. CALABRIA: cat Allievi, vincente U.S. Savio Palmi, cat. Juniores. S.S. Diamante; AVERSA: cat. Allievi e Juniores: vincente per le due catego rie l’U.S. Don Bosco di Frattamaggiore; CAVA DEI TIRRENI: cat. Allievi e Ju niores. vincente per le due catonorie l’U.S. Canonico S. Lorenzo: NAPOLI: cat. Allievi, vincente G.S. K( iolbe. cat. Juniores U S. Intcrnaples: AVELLINO: cat. Juniores. vincente U.S. Kennedy di Cesinali; SESSA AURUNCA: cat. Juniores. G.S. ». vincente viiiuciiit: xj .o. Virtus virius Carano; cat. Allievi, vincente G S. P.G. Frassati; C..... CARPI: cat. ....._, Allievi, vincente G.S. Folgore di Mirandola. icat. Giovanissimi. vincente G.S. Folgore Igore di Miran di lievi. vincente vinc dola; CESENA: cat. Allievi, U.S. Victor di S. Vittore; •e; PARMA: cat Allievi, vincente U.S. Arsenal Parma, cat. Giovanissimi, vincente U.S. Au dace. FAENZA: cat. Allievi, vincente U.S. Reda; R. EMILIA: cat Dilettanti, vincente U.S. Jvanterrl: RIMINI: cat Allievi, vincente U.S. Juvenes: per ri nuncia della Juvenes viene ammessa alla successiva fase la Poi. Misano Monte, e. seconda classificata: classificata; TRIESTE: cat. Juniores. vincente U S. ENAOLI: LATINA: cat. Juniores. vincente U.S. Primavera C Cisterna; MAGLIANO SABINO: cat Juniores, vincente U.S. J. Coresina: ROMA: cat. Allievi, vincente U S. Bof ^ ______ SORA: cat. Ju•rgo Don Bosco; niores. vincente U S CSI Balsorano; GENOVA: cat. Allievi. Allievi, vincente A.S. Certosa,. cat. Juniores. vincente U.S Genoa Club - Il Grifoi Grifone •: IMPERIA: Udì. VIHLUIHU 0.0 cat. JUIIIUIU5, Juniores, vincente U.S vC.R.I. Imperia; BERGAMO: cat. Allievi IIICVI, i. vincente VI.IV U.S. Aurorai ~ Trescore (omolog. C.R. Lombardo) ; LODI: cat. Juniores. vincente U.S. S. Stefano (omolog. C.R. UUJ , IVIMITIWM. Lombardo); MANTOVA: vài. cat. Allievi, Allievi . vinMantovana (omolog. C.R. cente U.S. L.C Lombardo) >); VIGEVANO: cat. Juniores. iores. lolog. vincente G S. Olimela di Domo (omolog. j). rviLiit-M. C.R. Lombardo); POTENZA: vai. cat. juiiiu Junio- Piemonte; MACERA res. vincente U.S L TA: cat. Juniores. vincente U S Lvceum;; BIELLA: cat Juniores. vincente U.S CSI Lenona; CUNEO: cat. Allie vi. vincente U.S. Auxillum. cat. Junmres, U.S. Nasetta; TORINO: cat. Al lievi. vincente U.S. Fulgor Chieri. cat. Juniores U.S. Regina; VERCELLI: cat. Allievi, vincente G.S. Martinetti Cioliano: TORINO: cat Dilettanti I se rie. vincente U.S. Torino: BARI: cat. Allievi, vincente G.S. ENAIP di Bari, cat. Juniores. G.S. Giustizia e Pace di Cassano (Acquaviva); BRINDISI: cat. Allievi, vincente U.S. Victoria di Ostuni. cat. Juniores. vincente Poi. S. Lo renzo di Brindisi; CERIGNOLA: cat. Juniores. vincente G.S. Maroso; UGENTO: (CSI Lecce): cat. Juniores. vin cente U.S. Gazzelle; OTRANTO (CSI Lecce): cat. Allievi, vincente U.S. Marcozzi Collepasso: ALES: cat. Allievi, vincente S.S. Invicta di S. Gavino, cat. Juniores. U.S. F. Bellu di Terralba. Coppa Disciplina assegnata alla S.S. Invicta; NUORO: cat. Allievi, cat. Ju niores: per le due categorie vincente l’U.S. ANAP; SASSARI: cat. Juniores. vincente G.S. Fortitudo. Coppa Disci plina assegnata al G.S. Fulgor di Sas sari; TEMPIO: cat. Juniores. vincente U.S Golfaranci di Golfaranci; CALTAGIRONE: cat. Juniores. vincente U S Virtus di Palagonia; CATANIA: cat. Ju niores. vincente U.S. Universali ENNA: cat. Juniores. vincente U.S. Nissoria. Coppa Disciplina assegnata al C.S. Ennese: RAGUSA: cat. Juniores. vincen te U.S. S Maria Goretti; SIRACUSA: cat. Allievi, vincente U.S. Enaoli. cat. Juniores Lib. Teatro Greco; TRAPANI: cat. Allievi e Juniores: vincente per le duo categorie il G.S. S. Paolo; LUC CA: cat. Allievi, vincente G.S. Sanyo. Coppa Disciplina assegnata all’U S. S. Vito; TERNI: cat. Juniores. vincente U.S. Piediluco; cat Giovanissimi, vin-
cente U.S. Bosico; FELTRE: cat. Juniores. vincente U.S. Foen. Coppa Di sciplina. vinta dall’U.S. Virtus; VE RONA: cat. Allievi, vincente U.S. Bar dolino. cat. Juniores. U.S. Pizzoletta, cat. Dilettanti, vincente U.S. Caselle; VICENZA: cat. Allievi, vincente CSI Poi. Breganze. cat. Juniores. CSI Alto Ceccato; VITTORIO VENETO: cat. Al lievi. vincente U.S. Santa Giusta; MOLFETTA: cat. Allievi, vincente U.S. Con dor di Terlizzi. cat. Junioies U.S. Avis di Trani. APPROVAZIONE IREGOLAMENTI FASI REGIONALII CAMPIONATI
VENETO: cat. Allievi e Juniores; LU CANIA: cat. Juniores; PUGLIA: cat. Allievi e Juniores; LOMBARDIA:: cat. Juniores. APPROVAZIONE REGOLAMENTI CAMPIONATI
FIDENZA: cat. MONTE D'ALIFE:
Giovanissimi; PIEDIcat. Giovanissimi.
APPROVAZIONE REGOLAMENTI TORNEI
CARPI: Torneo cat Allievi; IX Torneo delle Fabbriche PIEDIMONTE D’ALIFE: I Torneo UlUVdlllùùlllll Giovanissimi;. TEMPIO: Torneo - Don Albino Pirodda • (con modifica età minima); NOVARA: IV Torneo Anzaschino, PISA: Coppa Primavera 1970: SIENA: III Coppa Industria. GRAVINA: Torneo Primavera (con modifica età mi nima); FELTRE: Coppa Giancarlo Pasa.
OMOLOGAZIONE RISULTATI TORNEI CESENA: III Trofecso Crociati ( per Di Iettanti, vincente U.S. Gatteo; PI■ISA: Torneo • Natale '69 vincente 1U.S A.C. Calcinala RATIFICA COMMISSIONI CALCIO
CAVA DEI TIRRENI: Presidente: Car mine Silvestro; v. presidente: Mario Bisogno; segretario: Giuseppe Muoio; componenti: Domenico Lamberti. Vin cenzo Sessa; rappr. AIA. FIGC: Filippo Salerno. NOMINA
NUOVI
ARBITRI
FELTRE: Reato Fiore. Codemo P. Gio vanni. Caenaro Leonardo. Sepanto Lu ciano. Fent G. Luigi; ROMA: Benaglia Giovanni. Varrone Carlo. Conso rzio Ugantonio. Matteucci Stefano. Invernizzi vciiiizzi Nello., Petrucci inviiv ruuuuui Pietro. riuuu, r Mantovan Memo. Azzarita Pietro, LazzariI Anionio. Notarangelo Cesario. IV. Ludovisi L LECCÒ: Ostini FPaolo. Angelo; io. Pazzi Rusconi Vincenzo. Mario; ROVIGO: Tommasin Bonfante Mario, Ottorino. Volpato Adrianno. Grandi Gino. _.*agau Bragato Renzo. Penolazzi azzi Rino. Stocco Dino. Zanforlin Luciano; NAPOLI: Donato Franco. Paulone Giuseppe. Salazaro Francesco. D'Andrea Iginio. Lucciola Francesco. D'Antonio Claudio, Bevilacio. Vegnaduzqua Bruno. Varriale Antonio. ’Ve< zo Gennaro; TORINO: Zangi Zai lirolami Giorgetto. Franz! Vincenzo. Di Brita Anton'o. Pacca Giusc -ivseppe, Btleato Vito. Poliseno Mario; FEI FERRARA: Marchetti Enrico; MANTOVA: Cassio Maniirò., Malinverno Giovanni. Comini Tiziantio. PelPasetti lizzani Alberto, duihiu Carlo. raacui Bonito variu. Ti- Giancarlo. Manzoli Sergio. Negrii Ti ziano. Rossii Nunzio. Lucchini Vittorio. Bonsignore Ignazio, Zaffanella Giancar lo, Trivellini Lino. Marchesini Alberti no; TRIESTE: Rovina Fausto; SESSA 5 K AURUNCA: Calenzlo Antonio; MODE NA: Dalia Luigi. iyi. Turrini Paolo. Vittozzi Sergio. Montorsi Luigi. EBettolìi Giuseppe. Collina Daniele. Loppi Clau dio. Fabbrocino Francesco. Torre Pao lo. Zunarelli Corrado. Ghelfi Emilio. Tcsei Giorgio. Messori Giorgio. Papotti Paolo. RINNOVO TESSERE ARBITRI
BRESCIA: n. 3 tessere: PARMA: n. 1 tessera; MILANO: n. 2 tessere; VENE ZIA: n. 1 tessera; SESSA AURUNCA: n. 5 tessere; AVERSA: n. 2 tessere CREMONA: n. 10 tessere; OSTUNI: n. 8 tessere. BOLOGNA: n. 1 tessera. ACOUAVIVj MANTOVA: n. 1 tessera; ACOUAVIVA; n. 11 tessera; te n. 2 tessero; PADOVA: ' n. TRIESTE: n. 2 tessero; TORINO: n 2 3 tessere. tessere: FELTRE: IL SEGRETARIO Concotto D’Aquino IL PRESIDENTE Generoso Dattilo
Ascolltiamo i consigli della dietetica
nutriamoci con la carne di pollo durante le gite festive in auto
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pallavolo
Roma, 22 aprile 1970
APPROV AZIONE REGOLAMENTI PROVINCIALI E ZONALI AUT. CAMPIONATI NAZ.LI
E' l'alimentazione più razionale per ripagare l 'organismo della fatica della guida con un cibo che contiene proteine in abbondanza e che fornisca un’adeguata quantità di calorie ■ Che cosa sono gli « auto-lunch ». Se l'alimentazione è sempre un problema cui si deve far frronte con la massima attenzione in quanto ha diretta influenzza con la nostra stessa salute, ancora di più lo diventa in detterminati casi e in particolari circostanze che pure nella dina mica vita moderna si ripetono con una certa frequenza. Per esempio, adesso che la cosiddetta « settimana corta éè ormai una conquista raggiunta da chi lavora, l'usanza del <■ week end -, delle vacanze di fine settimana, va prendendo sempre più piede. E poiché non sono ancora molti, in Italia, oche hanno la fortuna di possedere anche una casa in campacgna o al mare nella quale trasferirsi nei giorni festivi, le vaccanze di fine settimana significano, nella grande maggioranza edei casi, una gita in automobile verso una riscoperta dei più ggenuim aspetti della natura, più che mai desiderati da quelli òche per ragioni di lavoro sono costretti a vivere nei grandi ag glomerati urbani dove l'orizzonte è da ogni lato circoscritto da•gli enormi blocchi di cemento che formano le abitazioni e dowe si vanno facendo sempre più rare quelle zone di verde che [[permettono una certa distensione allo spirito. Ma queste gite spensierate e felici comportano, almeno Bper chi ha la responsabilità della guida dell'automobile, un •eccesso di fatica che non poche volte diventa addirittura mas sacrante, per i numerosi chilometri che si debbono percorrere [prima di raggiungere la méta desiderata, su strade dove il Itraffico è reso quanto mai difficile dal sempre maggior nuimero di automezzi in circolazione. Questo eccesso di fatica provoca naturalmente un maggior • consumo di energie e di calorie che vanno reintegrate, cioè • restituite all'organismo, con un'adeguata alimentazione. Il problema sorge proprio qui, in quanto non tutti hanno una sufficiente cognizione di quella che effettivamente è una alimentazione «adeguata» nelle particolari condizioni in cui viene a trovarsi l’« automobilista della domenica ». I più cre dono infatti che tale possa essere ritenuta un'alimentazione abbondante, invece si tratta di un errore macroscopico, perché niente è più inesatto di una siffatta supposizione. Alimentazione adeguata, in casi come questi, non è quella che si basa sulla quantità dei cibi, bensì quella che si appella alla loro qualità. A cibi cioè che. senza sovraffaticare lo stomaco e provocare quell'annebbiamento dei riflessi che potrebbero essere esi ziali in casi di emergenza, reintegrano egualmente l'organi smo delle energie perdute. Uno dei cibi più adatti a questo scopo è la carne di pollo, in quanto contiene proteine in abbondanza, produce un'ade guata quantità di calorie, e nel medesimo tempo — per la sua facile digeribilità — non costringe lo stomaco a quell'ec cesso di 'lavoro che è la causa prima di quel diffuso stato di sonnolenza che in genere pervade chi ha fatto un pasto troppo ricco e troppo sostanzioso. Similmente a quanto è stato già realizzato in Francia con i ■ cestini di viaggio » in distribuzione presso gli « autogrill » disseminati lungo le strade nazionali, in Italia hanno comin ciato a fare la loro apparizione gli « autolunch », attualmente reperibili presso le maggiori stazioni di rifornimento delle autostrade e delle arterie di grande comunicazione. Tradotta in lingua italiana, questa nuova parola del dizio nario gastronomico nobilitata da quel pizzico di esotico che le conferisce la coda in inglese, vuol dire semplicemente « pran zo per l'automobilista ». Si tratta di un - pranzo dieta ». cioè appositamente studiato, nelle sue varie componenti, per poter consentire all'automobilista di alimentarsi quanto basta in ra gione della fatica della guida. I menu sono vari per venire in contro alla varietà dei gusti, ma tutti hanno un punto fonda mentale: la preferenza accordata 'alla carne di pqllo in quanto cibo capace di nutrire adeguatamente per la sua ricchezza di sostanze proteiche e preferito in ragione della sua facile digeribilità.
ha vinto U.S. V.B.C.- Cuneo; part. 7 ... — Juniores comit. part. part. 6 ha vinto S.S. Llbertas di Cuneo; SARDEGNA: Allievi £ comit. part. 3 ha vinto G.S.S. Paolo di Cagliari; Juniores comit. part. 4 ha vinto G.S.S. Pellico di Sassari; SICI SICI- zomit. part part. 10 ha vinto LIA: Juniores comit. U.S. Gad-Etna; TRENTINO ALTO ADIGE: Allievi coi)mlt. part. 2 ha vinto „ Rovereto; UMBRIA: coG.S. Ignis di mlt. part. 5 ha vinto U.S. Mariana ri. Juve di Foligno; Juniores comit. part. 4 ha vinto CSI Tlferno di Città di Castello. FASI
AVELLINO: Giovanissimi.
OMOLOGAZIONE RISULTATI FASI PROVINCIALI E ZONALI CAMPIONATI NAZIONALI
AUT.
ANCONA: Allievi sq. part. 6 ha vin to G.S. Baby Brummel; Juniores sq. toria; ASCOLI* part. 6 ha vinto G.S. Viete ' PICENO: Juniores sq. partt 4 ha vinto U.S. Ulpiani; BOLZANO: Juniores sq. part. 6 ha vinto A.P. Bolzano; CA «. part. 5 ha vinto ’ GLIARI: Allievi sq. U.S.S. Paolo; Juniores • ures sq. part. 7 ' ha o; Giovanissimi sq. vinto U.S.S. Paolo: pari. 2 ha vinto U.S.S. Paolo; CAVA DE TIRRENI: Allievi sq. part. 2 (finale) ha vinto CSI Cava Pippo Buono; r Ju niores sq. part. part 2 (finale) ha vinto CSI Cava Pippo 'ippo Buono; COSENZA: Al lievi sq. part. 8 ha vinto S.S. Vis; Juniores sq. part. 12 ha vinto S.S.S. Luigi Rogliano; Allievi sq. Rogliano: LUCCA: * part. 4 ha vinto vini U.S. La Barcaccia: MESSINA: Allievi sq. part. 6 ha vinto C U.S.; Juniores sq. part. 5 ha vinto Jlievi sq. part. 3 C.U.S.: OTRANTO: Allievi (finale provinciale) ha vinto \ Poi .va Showj Boys; Juniores sq. part. 3 ha vinto Poi.va Showj Boys; PESCARA: Juniores sq. part. 4 ha vinto USD. Buscaglione; SALERNO: Allievi sa. part. 4 ha vinto G.S. S. Bartolomeo; Juniores sq. part. 4 ha vinto Poi va Battipagliese; SANREMO: Juniores sa. part 6 ha vinto U.S. Mazzucchelli • B-: SASSARI: Juniores sa. oart. 4 ha vinto G.S. S. Pellico; SESSA AURUNCA: Juniores sq. pari . 8 ha vinto G.S. Aquila D’Oro: SIRA<lCUSA: Allievi sq. part. 4 ha vinto U.S. Universa! : Juniores sa. part. 4 ha vinto U.S. Universa!; TARANTO: Allievi sq. part. 4 ha vinto U.S. Astro: Juniores sq. part. 4 ha vinto U.S. Amatori Volley: TEMPIO PAUSANIA: Allievi sq. part. 4 ha vinto U.S. Efisio Corona; Juniores sq. part. 6 ha vinto U S. Ferrini; TRA PANI: AIHevi sq. part. 5 ha vinto U.S Colleaio;' Juniores sa. oart. 8 ha vin to U.S. Brema; TRENTO: Allievi sq. part 5 ha vinto G.S. Ignis: Juniorp<t so. part. 4 ha vinto U.S. Aquila: TRIEQTE: Allevi sq. part. 9 ha vinto G S. VV. F. Ravalico -A»; Juniores sa oart. 4 ha vinto U S- Nazario Sauro: UDINE* Allievi sq. part. 4 ha vinto U.S Ri creatorio Reanese; Juniores sq. oart 4 ha vinto U.S. Pav. B. Dormisch; VENEZIA: Allievi sq. part. 6 ha vinto U.S. Libertas Adi; REGISTRAZIONE RISULTATI FASI NALI CAMPIONATI NAZIONALI
ZO-
POGGIRONSI: Allievi sq. part. 4 ha vinto U.S. Virtù» - A •: UGENTO: Al lievi ha vinto U.S. CSI Gazzelle sq. Seminario: Juniores ha vinto U.S. CSI Gazzelle - A ».
APPROVAZIONE REGOLAMENTI FASI REGIONALI CAMPIONATI NAZIONALI .MoniM; rilievi CALABRIA: Allievi c e JUiiiuiCd', Juniores; EMII Gì vvamoaiiiii. PUGLIA: ruuuiM; Mino Giovanissimi; Allievi e Juniores; TRENTINO ALTO ADIGE: Juniores, UMBRIA: Giovanissimi. LIA:
OMOLOGAZIONE RISULTATI FASI REGIONALI CAMPIONATI NAZIONALI
ABRUZZI E MOLISE: Juniores comi tati part. 2 ha vinto U S D. Buscaglione di Pescara; CALABRIA: Allievi comit. part. 3 ha vinto CSI Nicastro di Nicastro; Juniores comit. part. 3 ha vinto S.S.S. Luigi di Rogliano; EMILIA: Al lievi comit. part. 11 ha vinto U.S.S. Faustino • Invicta • di Modena: Junio res comit. part. 8 ha vinto G.S.VV.F. Casadio di Ravenna; LAZIO: Allievi comit. part. 3 ha vinto U.S. Balduina di Roma: Juniores comit. part. 3 ha vinto U.S. Ostia S.C. di Roma; LOM BARDIA: comit. part. 8 Allievi ha vinto U.S. Gioventù Olimpica: Juniores comit. part. 4 ha vinto U.S. Vigor di Mantova; MARCHE: Allievi comit. part. 2 ha vinto U.S. Baby Brummel; Juniores comit. part. 3 ha vinto G.S. Victoria di Ancona; PIEMONTE: Allievi comit.
A CARATTERE
MANIFESTAZIONI LOCALE
Approvazione regolamenti ANDRIA: 1* Coppa deH'amicizIa; CIT TA’ DI CASTELLO: 1° Trofeo Aziendale; FELTRE: 2° Torneo di Propaganda fem minile; OTRANTO: 3° Torneo Show) Boys; TORINO: Coppa Portorico femmi nile; Coppa Pallavolo Giovanissimi; TRAPANI: Torneo Pallavolo. OMOLOGAZIONE
RISULTATI
SPOLETO: Troefo Carlo Dragotto sq part. 4 ha vinto U.S. Olimpia • A •.
RATIFICA COMPOSIZIONE COMMISSIONI TECNICHE PROVINCIALI E ZONALI ANDRIA: Presidente: Tattolo Michele; Segretario: Vurchio Giuseppe; Con.ponenti: Righino Eugenio. Ouacquarelli Luigi, Troia Antonio; Rappr. Fipav: Di Renzo Antonio: CAVA DE’ TIRRENI: Presidente: Alfonso lorio: V. Presiden te: Vincenzo Pisapia; Segretario: Eliseo Pisapia; Componenti: Gerardo Romeo. Franco D’Amico, Enrico Barone.
CORSI
TECNICI
Approvazione corsi
CATANZARO: Arbitri. RATIFICA ESAMI ROMA: La C.T.N. visti i verbali di esame ha nominato i sottonotati si gnori Arbitri CSI con anzianità 3-4-70: Mendicino Bruno. Ciarlo Mario. I lari Massimo. Falcone Salvator Piero, Ordine Angelo. Gurnarl Pasqualino, Tlglie Italo. Scirè ingastone Fr<•ancesco. Cavalcanti Ferdinando. RINNOVO TESSERE PERSONALE TECNICO STAGIONE SPORTIVA 69-70 MANTOVA:
Arbitri:
Gazzoni
Rolando.
FASE REGIONALE SICILIA CAT. ALLIEVI La C.T.N. — presa visione visione del carteggio ri guardante la fase in oggetto dal qua le risulta campione regionale la squa dra del C.P. Mediterranea di Catania. — preso atto della comunicazione in data 14 aprile del comitato regionale siculo della FIPAV con la quale si se gnalava l’irregolare posizione degli adeli: Bonaccorso Antonino. Barchitta Ignazio. Mazzerbo Maurizio. Saitta Gio vanni Marlino Giuseppe. Castorina Pao lo. Trovato Cosimo, che contraria mente a quanto previsto dalla regola mentazione vigente hanno preso parte a gare del campionato di prima divi sione FIPAV e ciò in contrasto con quanto in percedenza attestato dal co mitato provinciale FIPAV di Catania: DECIDE di non omologare la fase stessa di sponendo un incontro di qualificazione fra la squadra vincente il girone B e cioè l’U.S. Cannizzaro Conca d’Oro di Palermo e la seconda classificata del girone A. l’U.S. Aurora di Patti, da di sputarsi il giorno 26 aprile in luogo da destinarsi a cura del comitato regio nale siculo: di infliggere un richiamo alla società C.P. Mediterranea per aver fatto partecioire alle gare giocatori in posizione irregolare.
PROVVEDIMENTI
DISCIPLINARI
Gara: G.S. VV.F. CASADIO • G.S.S. SIMONE effettuata il 26-3-70 sul campo dell'istituto Tecnico Industriale e va levole per la fase provinciale del Campionato Nazionale categoria Allievi. organizzato dal Comitato Provincia le di Ravenna. La C.T.N.. — visto il carteggio della CTP di Ra venna che deferiva il giocatore Raoqi Renzo, cartellino n. 937033, nato 1’8 dicembre 1953. del G.S. S. Simone _c,o per aggressione al 1° arbitro dell’in contro. Sig. Supranì Umberto: in suo — constatato dagli elementi
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solo io mi chiamo yoga «
possesso la gravità del fatti iaddebitati al giocatore in questioneDECIDE di sospendere II giocatore Raggi Renzo del G.G. S. Slmone da ogni attività con decorrenza 16-4-70 fino a tutto il 31 dicembre 1970. La presente delibera vici:ne trasmessa alla FIPAV a norma deltila vigente convenzione CSI-FIPAV. RECLAMI
Reclamo dell'U.S. O.A.S. di Modena avverso il risultato consegijuito in carripo tra OAS Modena-VV.F. Casadio Ba venna, valevole qu;iale ' finale per il campionato regionale emiliano Juniores svoltosi a Bologna il 12-4-70. La C.T.N.. ìso atto di quanto esposto dalla — preso :à sportiva reclamante, n società e di quan* to confermato dal G.S. VV.F. Casadio di Ravenna; — esaminati gli atti in suo pos;tsesso riguardanti lo svolgimento della fase regionale emiliana; — accertato che TU S. OAS Modena non ha espletato le regolamentari rrt£ mo dalità per avanzare li il reclamo In 1C istanza, come prescritto dalle norme sulle. Procedure - Reclami e discipiina - Titolo II. art. 45. comma cor. 1° de! regolamento Federale, DICHIARA improponibile il reclamo e dispone la restituzione della tassa, confermando il risultato acquisito sul campo: G.S. VV.F. Casadio Ravenna • U.S OAS Modena 2-0 (16/14-15/3) arbitro Cesare Benuzzi Circa la posizione del giocatore Chie rici Stefano del G.S. V.V.F. Casadio Ravenna, comunque si precisa che essa risulta regolare poiché l'atleta in que stione è stato solamente trascritto a referto ma non ha preso parte attiva non essendo entrato in campo SEDI E COMPOSIZIONE DEI CONCENTRAMENTI INTERREGIONALI CAMPIONATO JUNIORES PRE-FASI INTERREGIONALI 25-4-70
Conccntramento di Reggio Calabria
Sede Comitato Organizzatore: Comi tato Provinciale CSI Via Campanella. 63. Reggio Calabria • Campo di gioco. Via Paolo Pellicano - Squadre am messe, vincenti fasi regionali Calabria e Sicilia. Concentramento di
Chieti
Sede Comitato Organizzatore: Comi r. Sig. Giovanni tato Provinciale CSI pr. tì. 1. Chieti • Aloè. Via Sette Dolori Campo di gioco: pr. 'Villa Comunale. Via Paolucci - Squadre‘ ammesse: vincenti fasi regionali Abi>ruzzi e Marche FASI
INTERREGIONALI
3-5-70
Concentramento di Cosenza inizzatore CornilaSede Comitato Orgar to Provinciale CSI. Via Montesanto. 116. Cosenza - Campo di gioco: Palestra Scuole Medie. Via XXIV Maggio • Squadre ammesse: vincenti fasi regiomia. Lucania. Puglia e vin nali Campai ificazione Calabria-Sicilia cento quali!
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succo» FRUTTI
Concentramento di
Piacenza
Sede Comitato Or<ganizzatore: Comitato Provinciale CSI,. Via S. Giovanni, npo di gioco: Palaz7. Piacenza • Cam zetto dello Sport. Via F.lli Alberici Squadre ammesse: vincenti fasi regionali Piemonte. Liguria. Emilia e vinconte qualificazione Abruzzi-Maiirche. Concentramento di Treviso Sede Comitato Organizzatore: Comi tato Provinciale C.S.I. pr. Casa G. To niolo Via Longhin. 7 Treviso • Campo di gioco: Palazzotto dello Sport di Ca stelfranco - Squadre ammesse: vlncenti fasi regionali Lombradia. Veneto. Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige. Concentramento
di
Chiusi
Sede Comitato Organizzatore: Comi tato Zonale C.S.I. pr. Rag. Mario Monnl Via Petrarca. 5 • Chiusi • Campo di gioco: Palestra Scuola Media Galilei Via Garibaldi - Squadre ammesse: vincenti fasi regionali Umbria. Lazio. To scana e Sardegna. CAMPIONATO
ALLIEVI
Conccntramento di Messina •e: ComiSodo Comitato Organizzatore: tato Provinciale C.S.I. Via 1° Settembro. 119. Messina • Campo diI gioco ’? della Palestra Fiera di Messina • Viale Liberta • Squadre ammesse: vincenti v.i Lufasi regionali Sicilia, Calabriai e < canta.
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CConcentramento di Foligno Sede Comitato Organizzatore: Comi tato Zonale C.S.I. Via Oratorio. 1 . oli tigno • Campo di gioco: Palazzotto deeilo sport - Via Nazario Sauro • Squa dre ammesso: vincenti fasi regionali UJmbria. Lazio e Sardegna.
COonccntramento di Foggia
Sede Comitato Organizzatore: Comita to Provinciale C.S.I. pr. Sig. Eugenio C-ucci, Viale Colombo, 165 - Foggia • Crampo di gioco: Palestra G.l. - Via AAmmiraglio da Zara - Squadre ammes sile: vincenti fasi regionali Puglia, madruzzi e Campania. COoncentramento di Ferrara
Sede Comitato Orgaiinizzatore: Comitzato Provinciale C.S.I. Via Montcbello, 88. Ferrara - Campo di gioco: Centro dii gioco: Centro Giovanile Giovani Don Bosco Corsa Porta Po. 81 - Squadre ammes sile: vincenti fasi regionali Emilia, Ve ndete e Marche. Concentramento di Trento Sede Comitato Organizzatore: Comi tato Provinciale C.S.I. Via Roma. 57 TTrento - Campo di gioco: Scuola Me dita G. Bresadola - angolo Via Esterle • • Via Travai - Squadre ammesse: vin olenti fasi regionali Friuli Venezia Giulilia, Lombardia e Trentino Alto Adige. OConcentramento di La Spezia Sede Comitato Organizzatore: Gomi tiate Provinciale C.S.I. Via Don Min zioni. 56. La Spezia - Campo di gioco: SStadio Marina Militare - V.le N. Flesschi, 4 - Squadre ammesse: vincenti fìfasl regionali Piemonte. Toscana e Llgguria.
l'operato della C.E. in caiimpo in measrito ai prò'ivvedimenti * ’ disciplinari J'“ sunti dalla C. stessa nei confronti dei nominativi qui di seguito indicati: Il giocatore SURACI Angelo doll’U.S. Basket Reggina viene squalificato per mesi tre da ogni attividtà per comportamento scorrettissimo in cam po. per aver profferito parolacce al 1Q offe ’* ------- *arbitro. I giocatori VACALEBRE. AMBROGIO. GERACI. FIUMANO’ vengono squalifi cati per mesi due da ogni attività per comportamento scorretto e minaccioso verso il 1° arbitro. II giocatore NUNNARI (capitano) vie ne squalificato per mesi tre da ogni attività per frase scurrile nei confron ti dell’arbitro e degli altri ufficiali u. gara. Per quanto attiene il Sig. FERRINDA. dirigente dell'U.S. Basket Reggina ed arbitro del CSI che. In occasione del lo svoglimento della fase regionale di pallacanestro svoltasi a Reggio Cala bria. si è é reso rresponsabile di aver pronunciato frasi altamente offensive nei confronti dell; della C.E. in campo e isiderazione che il suo del C.S.I.; in cons __ atteggiamento è tale da proporlo per l'apohcazione della massima sanzione disciplinare prevista in tale circostan-
za, si decide di rimettere alla D.T.N. del CSI gli atti inerenti e la proposta radiazione dal quadri del nostro di Ente. Delibera C.T.N. Pallacanestro circa ricorso G.S... ACRI, avverso a risultato regionale gara fase pallacanestro: TAURUS-ACRI del 5 aprile 1970, dispu tatosi a Reggio Calabria. La C.T.N. Pallacanestro; Letto il ricorso e la documentazione prodotta dalla C.E. in campo, operante in occasione della fase regionale di pallacanestro del C.S.I., disputatosi a Reggio Calabria il 5 aprile 1970; Considerato che. in assenza della ne cessaria documentazione atta a conva lidare la veridicità di quanto affermato dal G.S. ACRI, la citata C.E. in cam po. ha rimesso alla scrivente, gli atti inerenti il ricorso e l'effettuazione del l'incontro. Effettuati gli opportuni accertamenti ed acquisiti agli atti, gli elementi idonei ad appurare che effettivamente l’U.S. TAURUS ha fatto partecipare alla gara atleti iscritti alla F.I.P. e che alcuni di questi, avevano già parteci pato a gare organizzate dalla predetta Federazione; Visti gli art. 6 e 13 del Regolamento Nazionale del C.S.I.
DELIBERA a) Accettare il ricorso e considerare vincente, per la categoria allievi • fase regionale calabra. Il G.S. ACRI:
b) Restituire la tassa reclamo.
ATTIVITÀ' LOCALE APPROVAZIONE REGOLAMENTI TRAPANI: Giochi Sportivi della Gio ventù 1970: PADOVA: Torneo di chiusura • Categ. Allievi • ROMA: Giochi della Gioventù 1970: CC.TT.PP. rito: A. CAVA DE* TIRRENI: Presidenti Ido; Se Giordano: V. Presidente A. Romalc. gretario: De Plsapia; Componenti: R. Santucci, N. Senatore. R. De Riso.
CORSI TECNICI VICENZA: Si autorizza tutorizza il Corso Ar bitri; MANTOVA: Visto l’esito degli esami, vengono nominati arbitri I Sigg. Rossi Andrea e Barra Nicola.
IL SEGRETARIO Angelo Raineri IL PRESIDENTE Umberto Garcea
IL SEGRETARIO Fabrizio Priolisi IL PRESIDENTE Filippo Dragotto
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pallacanestro
Roma, 20 aprile 1970 CAMPIONATO
NAZIONALE
Omologazione Risultati Fase Provinciale FOLIGNO: Allievi 1° US. Aurora; FELTRE: Allievi 1° UDA Angeli ' ‘ „ Juniores 1° U.S. Loretana: BENEVENTO: .......... Juniores 1° Juventina A; MESSINA: Allievi 1° U.S. Pompei; PESCARA: Juniores 1° G.S. Antoniana; TEMPIO PAUSANIA: Allievi 1° S. Croce Olbia., Juniores 1° S. Croce - A - Olbia; UDIIINE: Juniores 1° Poi. Friulana; TRIESTE: Allievi 1<> Don Bosco. Juniores; 1° Don Bosco; PALERMO: Juniores 1° Solatlum; CATANIA: Juniores 1° CUS Catania.
Approvazione Regolamenti Fase Regionale VENETO: a Padova il 19 e 25 aprile 1970; PUGLIA: 19 aprile 1970 a Taranto; UMBRIA: a Spoleto il 26 aprile 1970; ABRUZZO: 18-19 aprile a Chietl; TO SCANA: a Siena II 19 aprile 1970. Omologazione Risultati Fase Regionale LAZIO: Categ. Allievi 1° Basket Fa lastrina, Categ. Juniores GS. Stelle Ma rine; LOMBARDIA: Categ. Allievi 1” Virtus Lissone. Categ. Juniores 1° APOS Stradella; MARCHE: Categ. Allievi 1“ Olimpia, Categ. Juniores 1° Lupo: EMI LIA: Categ. Allievi US. Vlrtus Novel lai. Categ. Juniores US. Vulcal; CA LABRIA: Categ. Allievi 1° US. Acri. Categ. Juniores 1° GS Mazzini; ABRUZ ZO: Categ. Allievi 1° GS. Vlrtus Chieti. Categ. Juniores - 1° Mobil Plastica Chicli; SARDEGNA: Allievi - 1° S. Be nedetto Cagliari, Juniores - 1° S. Be nedetta Cagliari; PIEMONTE - Allievi 1° U.S. Martinetto di Torino, Juniores 1° US. Rosmini di Novara.
Omologazione fase Regionale e ratifica provvedimenti disciplinari Con riferimento alla omologazione al legata. si precisa di aver ratificato
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Dobbiamo modificare tutte le nostre forze e le nostre disponibilità per cercare di arginare la tragica catena delle sciagure stradali. Se non altro perché si tratta di un male che potrebbe domani colpire ciascuno di noi.
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• Il 15 febbraio 1975, intorno alle 14, la ultima automobile in movimento percorse l'ultimo metro; suonarono ancora per qual che tempo claxon e sirene, poi dalla mas sa immobile dei veicoli si alzarono alte gri da da parte dei guidatori che tentarono di uscire dalle macchine. Ma solo pochi vi riuscirono, tanto le automobile erano vicine le une alle altre ». Con questa, che potremmo definire una parabola, ha esordito non molto tempo fa un noto esperto americano, il dottor Wilfred Owen, in un dibattito sul futuro e sul la sicurezza della circolazione. La previsio ne che esso ha in tal modo avanzato è indubbiamente catastrofica, ma niente af fatto esagerata, se molti esperti hanno mo strato di condividerla in pieno. Le statistiche sulla circolazione automo bilistica indicano che il numero massimo numero di autoveicoli rapportato alla po polazione, ossia la densità in abitanti per veicolo, è quella degli Stati Uniti, con cir ca 2 abitanti per ogni automezzo; seguono vari Paesi europei, tra cui l'Italia con circa 6 abitanti per ogni autoveicolo. Sembrereb be, dunque, che nel nostro, come in altri Paesi, ci sia ancora un vasto campo di espansione della motorizzazione. Se que sto è vero limitando l'esame al rapporto esistente tra il numero degli abitanti e quel lo dei veicoli a motore, non lo è più se si considera la situazione sotto un altro aspetto e cioè sotto l'aspetto rappresen tato dalla densità di veicoli sulle strade, che è poi quello che interessa veramente, perché si tratta in effetti di una questione essenziale di spazio fisico per la circola zione. Ebbene, da questo secondo e più importante punto di vista, la situazione in Europa è ben diversa da quella negli Stati Uniti. Infatti, pur avendo un parco motoriz zato addirittura imponente (è stato calco lato che raggiunge gli 80 milioni di auto veicoli) gli Stati Uniti possiedono anche un'enorme rete stradale, talché i veicoli che mediamente si trovano su un qualsiasi tratto di strada nella confederazione sta tunitense, sono assai più rarefatti di quel li che circolano nei Paesi europei. Tra que sti la Francia si trova nelle condizioni mi gliori grazie alla sua rete stradale vera mente capillare, mentre la cifra più alta di saturazione si ha in Inghilterra, con 38 veicoli al chilometro. Questo significa, in parole povere, che se sulle strade europee si arrivasse a far circolare un numero di autoveicoli equivalente a quello che circola
sulle strade nord-americane, si avrebbe fa cilmente la paralisi del traffico. E si trat terebbe di una paralisi nel più completo senso della parola, cioè totale, perché do vuta alla pura e semplice impossibilità di muoversi quale diretta, naturale ed imme diata conseguenza dei troppi autoveicoli in circolazione. Proprio quello che ha pro spettato, nel suo intervento ad un dibattito sul futuro e sulla sicurezza della circola zione, l'esperto americano cui abbiamo fat to cenno al principio di questa nota. Le conseguenze alle quali questo feno meno inevitabilmente finisce per portare sono le stesse, anche se con aspetti di versi gli uni agli altri, per il traffico nei grandi agglomerati urbani e per quello che invece si svolge lungo le arterie extraur bane, nazionali, regionali, provinciali e co munali che siano: nei grandi centri urbani si presentano soprattutto le difficoltà di par cheggio e di circolazione nelle cosidette « ore di punta », con la riduzione della ve locità che spesso giunge fino alla paralisi completa; sulle strade extra urbane il pro blema assume invece l'aspetto della neces saria riduzione della velocità imposta dalla osservanza delle norme che regolano la « distanza di sicurezza », dai limiti di ve locità che bisogna applicare in conformità di quanto prescritto dalla segnaletica, de gli altri limiti — tutti di natura esclusivamente psicologica — che intervengono, o almeno dovrebbero intervenire, del tutto spontaneamente in quanti hanno la respon sabilità della guida di un’autovettura, tutte le volte che il traffico diventa molto denso e di conseguenza più difficile. E' evidente che, per assicurare uno svi luppo armonico ed economicamente vali do della motorizzazione, occorre provvedere a costruire strade di pari passo con l'incre mento del parco motorizzato, allo scopo di mantenere invariato, o meglio ancora ridur re, il rapporto tra i veicoli e lo spazio stradale. Questo significa non solo auto strade ma anche strade minori, suburbane ed urbane, per distribuire quanto meglio possibile il parco motorizzato. Come stiamo, da questo punto di vista, in Italia? Sulla base dei dati ufficiali più recenti, che si riferiscono però a quella che era la situazione all'inizio del 1969, nel nostro Paese circolano 31 veicoli per ogni chilometro di strada. Questo naturalmente come media nazionale, il che vai quanto dire che è vero solo in linea teorica, per ché in realtà mentre in alcune strade si troverà forse 1 veicolo per ogni chilome-
lo sviluppo dello motorizzazione riduce lo »o a disniiK ih automobili tro, in altre (possiamo vederlo coi nostri occhi specialmente durante i giorni sacri al » week-end » quando immancabilmente si verifica l'esodo di masse motorizzate che abbandonano le città di cemento in cerca di spazi liberi e di orizzonti più aperti) già si è quasi arrivati alla satura zione con 200 e più veicoli per ogni chi lometro e talvolta per 1 una sola corsia vale a dire per la metà esatta della strada considerata nella sua larghezza. Con l'attuale densità di 1 autoveicolo ogni 5 abitanti, l'Italia si trova ad un li vello di diffusione della motorizzazione pa ri a quella degli Stati Uniti nel 1925. Se non siamo partiti da zero, poco ci man ca, in compenso abbiamo compiuto pro gressi notevolissimi, e quasi senza so luzione alcuna di continuità. I 577 mila 137 autoveicoli che circolavano sulle no stre strade nell’ormai lontanissimo 1950, erano diventati 5 milioni 438 mila 511 nel 1958; 6 milioni 292 mila 533 nel 1969; 7 milioni 93 mila Q.63 nel 1966. Altri scatti negli anni seguenti, cioè in quelli più recenti: nel 1967 il numero degli auto veicoli circolanti sulle strade italiane ave va raggiunto i 7 milioni 294 mila 578 di unità; nel 1968 era balzato a 8 milioni 178 mila 505; nel 1969 — aggiungendo, come del resto è necessario, alle auto vetture anche gli autocarri, gli autobus, i ciclomotori, le motoleggere, i motofur goni e gli autocarri a tre ruote — si è arrivati a toccare (vedi discorso del Mi nistro dei Lavori Pubblici, che era allora l’On. Natali, alla conferenza sui problemi del traffico tenutasi a Stresa) il traguardo dei 10 milioni. E il numero seguita a cre scere con un ritmo sempre eguale se nel primo trimestre del 1970 sono stati im matricolati nel Pubblico Registro Auto mobilistico come « nuovi di fabbrica », 314 mila 539 vetture, 673 autobus. 19 mila 312 autocarri, 18 mila 94 motoveicoli, per un totale di altri 352 mila 618 mezzi moto rizzati che in due soli mesi, sono andati ad infoltire il parco già abbastanza cospi cuo circolante sulle strade. E' stato pari a questo incremento della motorizzazione quello della rete stradale? Che si sia fatto molto in questo campo, non lo si può di certo negare, se coi 3500 chilometri di autostrada siamo a uno dei primi posti in Europa, ma non si può ne gare nemmeno che la situazione è quella denunciata dai dati che seguono: mentre nel 1950 vi erano 3,5 chilometri di strada Per ogni autoveicolo circolante, alla fine
del 1969 non avevamo più che soltanto 50 metri di strada per ogni autoveicolo. A ciò si aggiunga che lo sviluppo delle reti di collegamento, sia urbane che — soprat tutto — comunali, lascia tuttora molto a desiderare, anche per la materiale im possibilità in cui si trovano le ammini strazioni locali di far fronte agli obblighi che per legge avrebbero in merito ma che non possono assolutamente soddisfare per la cronica mancanza di fondi in cui si dibattono da alcuni anni. Questo mancato mantenimento del rap porto tra numero dei veicoli e spazio stra dale ha rappresentato in sostanza la pre messa del ritmo addirittura pauroso che hanno assunto in Italia gli incidenti ormai quotidiani dovuti alla circolazione ed al traffico. Adesso sulle nostre strade muore 1 persona ogni 52 minuti, il che vuol dire che in meno di 1 ora. per tutte le 24 ore di ogni giorno e per tutti i 365 giorni di ogni anno, c’è 1 morto sulle strade italiane; e ogni 12 ore, circa 800 feriti, molti dei quali destinati ad ingrossare il numero dei morti, raggiungono gli ospedali, le cliniche e le case di cura. E questi morti questi feriti hanno un prezzo altissimo per l'eco nomia del Paese, a prescindere da quello che è il loro risvolto dal punto di vista affettivo e sociale. Nel suo intervento a un convegno sul tema: - La stampa e la sicurezza stradale » svoltosi di recente a Firenze, il Dott. Sorrenti, direttore generale dell’ispettorato Circolazione e Traffico del Ministero dei Lavori Pubblici, ha reso noto che secondo un’accurata inchiesta compiu ta dal suo dicastero, i danni che la collet tività subisce a causa degli incidenti stra dali. ammontano ogni anno in Italia a cir ca 600 miliardi di lire mentre a non meno di 1.000 miliardi di lire deve essere valu tato il costo delle ore di lavoro che si perdono per il caos della circolazione. Dav vero quello di far diminuire questi inci denti — come ha rilevato un esperto di problemi del traffico — sarebbe, oltre tut to, « un ottimo investimento per la collet tività ». Negli ultimi anni gli incidenti sono stati in aumento: 305 mila 857 nel 1966: 310 mila 814 nel 1967; 322 mila nel 1968. L’anno scorso — malgrado il contempora neo aumento del numero di automezzi cir colanti sulle strade — erano invece dimi nuti: alla fine del mese di novembre del 1969 erano addirittura scesi del 4%. Ma le cifre assolute rimangono sempre molto alte. E agli incidenti gravi se ne aggiun
gono moltissimi che, seppure non hanno esito letale, sono determinanti per la loro passività: le compagnie di assicurazione hanno calcolato che in Italia avvengono al meno 2 milioni di tamponamenti all’anno. Si rende conto la collettività, si rendono conto autorità e cittadini, di questa spa ventevole e indomita • malattia ■ che mi naccia l’esistenza di tutti? Ci rendiamo con to che dobbiamo assolutamente mobilitare tutte le nostre forze e le nostre possibilità — tutti, nessuno escluso perché tutti sia mo, per un verso o per l'altro, automobili sti o pedoni, utenti della strada — per cercare di limitare questa così funesta con seguenza del traffico? Probabilmente no. E invece è proprio questo il fattore nega tivo più grave, quello che prima degli altri andrebbe eliminato anche perché più facile è la sua eliminazione, per poco che sovven ga la buona volontà di tutti noi. Gli incidenti stradali seguitano a registra re immancabilmente punte più alte proprio in coincidenza coi periodi delle vacanze, coi « lunghi ponti » festivi, con gli esodi dalle città per gli ormai abituali « week end ». E. tra le cause dirette che li pro vocano, quasi tutte hanno la loro origine prima in una colpa o magari in una omis sione di chi ha la responsabilità della gui da. Velocità eccessiva (20%), guida distrat ta (2%). circolazione contromano (10%), precedenze non date (6%), sorpassi az zardati (5%), sono le cause del maggior numero di incidenti. Una maggiore consa pevolezza. una più cosciente disciplina, una più assidua attenzione da parte dei guidato ri. li ridurrebbe certamente in non poca né piccola parte. Ecco perché plaudiamo alla campagna per la sicurezza stradale intrapresa dall'ispet torato Circolazione e Traffico del Ministero dei Lavori Pubblici, appunto per il suo in sistente far appello al senso di responsa bilità degli utenti della strada, per il suo continuo richiamarsi al civismo, alla disci plina, all'umanità stessa, come ai mezzi più efficaci per prevenire le catastrofi che in sanguinano le strade. Perché Io sviluppo della rete autostradale, il miglioramento del le macchine, il perfezionamento continuo dei più diversi congegni di sicurezza, a nulla serviranno se gli automobilisti italiani non cambieranno le loro pessime abitudini che li portano spesso addirittura a una trasfor mazione della loro vera personalità, quando si ritrovano sulle strade con il volante tra le mani.
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