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Stadium n. 7/1989

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RIPENSARE IL SOCIALE

QUASI UN SOMMARIO

IL CSI E L'EUROPA

TEMPO RITROVATO

di Aldo Notano

di G. Battista Gandoifo

VERDE SPORT di Livio Olivi

12 CINA TRISTE di Valerio Ochetto

13 UN PAESE DI MARATONETI? di Davide Marzaroh

8

PSICODOPING di D. M

9DIBATTITO

di Angelo Bertani

14 GIOVANI

di Andrea De Pascalis

di L O

MA INSIEME La testimonianza di Maria Rosa Za­ nella all’Assemblea di Basilea a cura di Vito Cozzoli

STADIUM MENSILE PER IL CENTRO SPORTIVO ITALIANO D rettoro Responsabile: ALDO NOTARIO • Direzione, Redazione e Amministrazio­ ne: Via della Conciliazione, 1 - Tel. 6867941 - 00193 ROMA - Pubblicazione iscritta al n. 4987 del Reg Stampa del Tri­ bunale di Roma del 4-1-1956 - Pubblica­ zione fuori commercio - Stampa: Ediqraf Editoriale Grafica - Roma - Via Emtho Morosim. 17 - Tel. 5890154 - Spedizione in abbonamento postale gr. 111/70%

©EL myL©KE Il nostro inviato al Meeting di Cal­ cio di Brescia. di Gianni di Santo

24 ©o©<g»E « di G. B. G

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rara»/

CRONACHE/ ESPERIENZE

15 28 Il tema del mese:

CONTINUO

10 DIVERSI

23 L© SOWS©

La Festa nazionale a Sanremo

9 FOTOMEMORIA 20 OVUNQUE

GIOCASPORT

OD Om: KIEW TOM STORES

di Paolo Liberati

29 Medicina: ESSERE OKI

di Antonio Spataro

30 Ultim'ora:

EWTD eso A CONVEGNO

di Vito Cozzoli e Franco lovine

d< G B. G.

22 CSI '90

31 SPORT/SOCIETA'

di L. O

di Domenico Volpi

«ITA LIA NI SMA L1ZIA TI, INUTILI l SONDA GGI». Con questo titolo un quotidiano ha dato notizia di una svolta an­ nunciata dal prof. Giuseppe De Rita, Segretario generale del CENS1S, e da qualche giorno in­ sediato nella carica di Presidente del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro. (A proposi­ to, auguri!). La svolta sarebbe questa: i son­ daggi di cui si è nutrita per tutti questi anni la pubblicistica sociale e dunque la politica spettacolo, non sarebbero più attendibili... proprio perché gli italiani si sono fatti furbi e rispondono alle do­ mande come pensano che faccia più piacere agli intervistatori. Se pensiamo alla marca di «son­ daggi di opinione» che ci tempe­ stano ogni giorno, dai giornali e dalle televisioni e anche dagli spet­ tacoli di varietà (tipo sono più fe­ deli gli uomini o le donne? Quanti vanno allo stadio per passione e quanti per noia? Quanti credono al diavolo e quanti no? e così via), c’è da restare stupiti che il più af­ fermato Istituto di ricerca sociale, sia giunto a questa conclusione. La verità forse sta nel fatto che la tecnica del «sondaggio» aveva senso quando, insieme a un estre­ mo (e costoso) rigore nello sceglie­ re il campione — i 1.000, i 2.000, i 5.000 che dovrebbero rappresen­ tarci tutti — si ponevano limitati ma precisi intenti di conoscenza. Oggi invece il cosiddetto «son­ daggio» è diventato strumento di spettacolo e luogo artificiale di una battaglia senza quartiere per assicurarsi i budget della pubbli­ cità. È naturale dunque che i son­ daggi abbiano perso ogni possibi­ lità di rappresentarci. La pretesa arrogante di dire su tutto: «il 70% degli italiani la pen­ sa così, il 30% la pensa cosà», a partire da una sommaria indagi­ ne di opinione, era inconcepibile anche quando i «sondaggi» erano cose serie: figurarsi oggi in cui, con l’uso del computer, 1.000 ri­ sposte casuali possono essere ela­ borate in due o tre proiezioni con­ traddittorie tra loro e poi vendu­ te come verità. Il testo in cui, il CENSIS, mette in crisi la retorica dei sondaggi si in­ titola «Ripensare il sociale» che, se abbiamo capito bene, vuol di­ re riconoscere che la realtà uma­ na e civile del nostro Paese è più grande c diversa da quella che si vorrebbe rappresentare con l’ap­ plicazione esclusiva delle leggi del mercato; è soprattutto più gran­ de e diversa della semplificazione che molti operatori della comuni­ cazione, sono tentati di farne, per pigrizia e per interesse. ANCHE NELLO SPORT!

E.G.


IL CSI t L'I UROPfi A Palermo a fine maggio ci siamo dati convegno al Palazzo delle Aqui­ le, dove hanno sede il Consiglio Co­ munale e il Sindaco di quella città, per parlare di Europa con giovani sportivi di tutta la Sicilia. Giovani attenti che hanno seguito e partecipato al dibattito, durato cir­ ca tre ore, meravigliando non poco gli amici francesi venuti da Parigi in rappresentanza dell’UNESCO e della Federazione Internazionale del ‘Fair Play’.

Meravigliati per la serietà e l’impe­ gno di sportivi cresciuti alla scuola del CSI. Che cosa ci siamo detti a Palermo di tanto interessante, stimolati da un te­ ma singolare jouer pour vivre’: gio­ care per vivere? Un tema che sembra frivolo ma fri­ volo non era, perché se giocare è l’e­ quivalente di vivere la gratuità e la creatività, si deve convenire che lo sport, avendo perso il gioco, non è più né gratuito né creativo: è diven­ tato lo sport dei mercanti e del com­ mercio. E parlando di Europa, poiché il con­ vegno era europeo, ci siamo detti che l’Europa, la nuova Europa che si sta costruendo non può più essere l’Eu­ ropa dei mercanti, degli imperi co­ loniali, l’Europa delle Conquiste ter­ ritoriali, l’Europa degli sfruttamenti. Quell’Europa è finita con la secon­ da guerra mondiale, che essa stessa ha scatenato. La nuova Europa non può che essere l'Europa della solida­ rietà e della pace. È miopia quindi continuare a pensa­ re l’Europa in termini monetari, eco­ nomici e utilitaristici: pare che siano questi i problemi che dividono i parlners europei a Strasburgo o a Bru­ xelles. Il nuovo Parlamento Europeo che è uscito dalle urne di domenica 18 giu­

gno, deve guardare oltre i limiti an­ gusti del commercio, dell’economia e dell’industria. Non si tratta di stare insieme, perché costretti, per farci i danni minori, do­ ve ogni partner tira l’acqua al pro­ prio mulino. Schuman, Adenauer e De Gasperi non hanno pensato a questo tipo di Europa: loro, che sulla propria pel­ le l’avevano duramente sperimenta­ ta l’Europa delle divisioni, delle dit­ tature e delle guerre. L'Europa unita, ifondatori, l’hanno pensata in termini di solidarietà reci­ proca per essere di solidarietà verso il mondo, quello povero, quello dei due terzi, o dei quattro quinti, o an­ che di nove decimi, fatto di poveri.

La dimensione europea dei nostro impegno civile L'Europa unita per costruire l’Euro­ pa sociale, abbattendo le barriere giuridiche e culturali che impedisco­ no una libera circolazione degli uo­ mini: approvando la «Carta del cit­ tadino europeo», impegnandosi per armonizzare e qualificare i sistemi di sicurezza sociale: scuola, sanità, ser­ vizi sociali... Questo vuol dire abbat­ tere la condizione di immigrato per ogni europeo nei Paesi europei e quindi anche per i numerosi immi­ grati italiani, realizzando una reale uguaglianza. Costruire l’Europa sociale a! posto dell’Europa dei mercanti, vuol dire affrontare il problema degli immi-

grati del terzo mondo, che nella Co­ munità sono ormai tredici milioni, e rappresentano di fatto il tredicesimo Stato trasversale.

Vuol dire promuovere, proprio a partire dalla qualificazione di un ruo­ lo europeo del dialogo Nord-Sud del mondo, un 'Europa di pace, con un ’iniziativa autonoma nel processo di riduzione degli armamenti nucleari e convenzionali e delle spese militari, sviluppando forme di diplomazia po­ polare con i Paesi dell'Est e del Me­ dio Oriente, assumendo una forte iniziativa per l’attuazione degli ac­ cordi di Helsinki sulla tutela e pro­ mozione dei diritti dell'uomo.

Vuol dire contribuire attivamente al­ la lotta contro il degrado ecologico, valorizzando le risorse naturali, dan­ do spazio alla difesa del territorio; al restauro dei Centri storici, dei mo­ numenti e delle opere d’arte; al turi­ smo; allo sport che non può essere quello dei «mercoledì di coppa». I ragazzi siciliani, seduti sugli scran­ ni del Consiglio Comunale di Paler­ mo, che sentivano questi discorsi in cuffia per la traduzione simultanea, hanno detto di sì a nome dei loro coetanei. I ragazzi non possono che dire di sì ai problemi della solidarietà, della pace e della giustizia, perché sono i probleni che hanno dentro e che noi grandi non abbiamo il diritto di sep­ pellire, ma il dovere di tirarli fuori e di affrontarli insieme. Loro sono pronti e non si tireranno indietro.

Aldo Notarlo

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SPORT E ECOLOGIA / 2

Verde sport Due obiezioni ci sono state mosse ri­ guardo all’articolo su «sport e eco­ logia» pubblicato un paio di numeri fa. La prima è di tipo ecologico, la seconda di tipo etico. L’obiezione ecologica fa leva sulla fusione nucleare fredda, che sareb­ be stata realizzata nei mesi passati da Fleischmann e Pons e da diversi al­ tri in diverse parti del mondo, anche se gli scienziati non ne sono ancora sicuri. Ma ormai tutti, più o meno, la ritengono prossima. E allora gli obiettori dicono: perché affannarsi tanto sulla sindrome ecologicocatastrofica da fine millennio, quan­ do abbiamo ormai a portata di ma­ no la soluzione totale e definitiva?!

UN MITO PERICOLOSO

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Effettivamente si va consolidando questo mito dell’energia pulita, ine­ sauribile e gratuita. Ma è un mito, per l’appunto, e anche pericoloso poiché ci distoglie dai problemi e dal­ le responsabilità. Ha scritto su La Stampa del 29 marzo scorso Paolo Volpe, chimico all’università di To­ rino: «Come nessuna attività umana, neppure la più innocente, è economi­ camente pulita, così nessuna forma di produzione di energia, né idroe­ lettrica, né solare, né geotermica, né eolica è ecologicamente pulita se si considera l’intero ciclo. E neppure la fusione lo sarà...». Di solito noi non consideriamo l’in­ tero ciclo, che comprende si le fonti dell’energia, ma anche la sua trasfor­ mazione, i rifiuti che produce stra­ da facendo e quelli finali. Pare che uno dei più pericolosi in­ quinamenti sia quello termico, cioè il calore a bassa temperatura disper­ so neH’ambiente durante qualsiasi trasformazione di energia; è eviden­ te, che più a basso prezzo sarà l’e­ nergia, più se ne consumerà e dun-

que più inquinamento termico verrà prodotto. Ma bisogna anche considerare che la disponibilità di grandi quantità di energia a basso costo innalzerebbe enormemente il livello dei consumi e delle attività tecnologiche connesse, non certamente innocue, mentre è ben noto che già oggi non riusciamo a smaltire se non una minima parte dei rifiuti che produciamo. Insomma, da qualsiasi punto consi­ deriamo il problema, il paese di Ben­ godi resta un mito e se vogliamo con­ servarci quello che abbiamo, nono­ stante tutto ancora meraviglioso, dobbiamo assolutamente cambiare mentalità e comportamenti. Dobbia­ mo diventare meno avidi, meno sciu­ poni e rinunciare a qualche comodi­ tà superflua. Non c’è un’altra via di salvezza.

PERCHÉ UNO SPORT DIVERSO? L’altra obiezione, di tipo etico, ri­ guarda lo sport da noi tirato in bal-

lo, nell’articolo ricordato, come un mondo che può e che deve fare mol­ to per salvare il pianeta terra dalle minacce di tipo ecologico. Dicono gli obiettori: ma perché lo sport, in una società consumistica e inquinatrice, dovrebbe essere qualcosa di diverso? Già, perché? Lo sentiamo fare spes­ so questo tipo di ragionamento. Se tutto è commercio, perché lo sport no? Se ovunque c’è violenza, perché nello sport no? E via discorrendo. La domanda è capziosa, e in un pri­ mo momento può lasciare interdet­ ti. Mentre la risposta è proprio lo sport in sé, quello che per sua natu­ ra lo sport è, o dovrebbe essere. In­ fatti, il suo fascino e la sua attratti­ va risiedono proprio nell’essere di­ verso dalla vita ordinaria, dai rap­ porti sociali convenzionali, dalla po­ litica, dagli affari ecc.? Perché tante storie su e attorno allo sport se non fosse in grado di darci qualcosa di più e di meglio di quello che la vita ordinariamente ci ammannisce? In­ somma, lo sport è un’attività intrin­ secamente etica e conserva la sua au­ tenticità se e fino a quando riesce a fare da baluardo e da contraltare a una vita senza valori e senza qualità.

NEL RISPETTO DELL^ MATURA Di fronte al problema ecologico, poi, 10 sport ha doveri particolari, poiché 11 concetto stesso di sport è sinonimo di ecologia, di integrità, di naturalez­ za, di armonia, di rispetto e amore per la vita. Naturalmente parliamo dello sport che mantiene fede al suo nome, non di quello che riduce se stesso a un pu­ ro pretesto per altro da sé (che in ge­ nere si chiama denaro, ma può ave­ re anche altri nomi). Parliamo per­ ciò di «sport per tutti», ma anche di sport olimpico il quale, nonostante


i tanti compromessi accettati o subi­ ti, non ha ancora rinunciato a richia­ marsi, e a richiamare, ai valori etici fondamentali della sportività auten­ tica. Questo sport, per dare una mano al­ l’ecologia dovrebbe essere:

— uno sport che non inquina diret­ tamente, ad esempio con i motori, con l’uso eccessivo e indiscriminato del cemento, ma neppure, è ovvio, con i doping di qualsiasi forma e specie; — uno sport che non esalta né adot­ ta la violenza, come avviene nella caccia, nella pesca, ma anche per tanti versi nel pugilato e nelle forme, se non nella sostanza, con cui tanti sport vengono oggi praticati; — uno sport non puramente consu­ mistico e spettacolare, che sciupa energie e risorse celebrando soltan­ to se stesso e gli interessi di chi l’or­ ganizza; — uno sport che non punta tutto sul­ la vittoria e sul risultato, che rende

così spesso disumani la competizio­ ne e lo spettacolo; — uno sport che non segue la filo­ sofia del «tutto, sempre e subito», e sa insegnare l’impegno costante, la fatica paziente, quella che trasforma la natura senza violentarla; — uno sport che riscopre il gioco e celebra la festa, dove gli uomini si ri­ conoscono fratelli; — uno sport che avvicina alla natu­ ra, la fa conoscere, rispettare, amare.

Insomma, uno sport che allontana da sé ogni forma di violenza e di in­ quinamento, che privilegia la natu­ ralezza delle attività e dei gesti, che educa alla «pulizia» interiore e socia­ le, che sa esprimere, anche, un im­ pegno civile concreto e coerente con la sua natura etica. Non è vero che questo sport è uto­ pia. Esiste già in tanti individui, in tanti gruppi, in tanti ambienti asso­ ciativi e movimenti. Bisogna creder­ ci e volerlo con più convinzione. È questo lo sport che ha un senso, nel futuro incerto che ci attende, e per cui vale la pena di impegnarsi. Gli anni Settanta e anche gli anni Ot­ tanta sono stati in Italia gli anni del­ la promozione sportiva orientata so­ prattutto al numero dei praticanti. La prima ondata promozionale è fi­ nita. La seconda ondata non potrà essere che una promozione sportiva di qualità, la qualità dello sport e la qualità della vita. Non è facile tro­ vare una seconda volta le motivazio­ ni, le energie, le volontà. Il rischio ecologico e il rispetto del creato pos­ sono costituire dei valori di aggan­ cio profondi, forti, attualissimi.

Livio Olivi

RAFFAELE CANANZI PRESIDENTE NAZIONALE DELL'AZIONE CATTOLICA Dopo l’Assemblea dell’A.C., che abbiamo ricordato sul numero scor­ so con una sua intervista, Raffaele Cananzi è stato confermato Presi­ dente dell’A.C. Ecco la nuova Pre­ sidenza: Presidente nazionale: Avv. Raffae­ le Cananzi; Vice Presidenti settore adulti: dott. Giuseppe Gervasio c prof.ssa Maria Luisa Buro; Vice Presidenti settore giovani: dott. Franco Miano e dott.ssa Maria Campateli!; Responsabile A.C.R.: ins. Beatrice Braghetti; Segretaria generale: dott.ssa Maria Grazia "ri­ baldi; Amministratore: rag. Mario Patrizi; Assistente generale: S.E. mons. Antonio Bianchin; Assisten­ te settore adulti: mons. Tino Ma­ riani; Assistente settore giovani: don Antonio Lanfranchi; Assisten­ te A.C.R.: don Simone Giusti; Ca­ po Ufficio Stampa ACI: dott. An­ gelo Bertani.

A Raffaele Cananzi, e a tutta la nuova Presidenza, l’augurio di STAD1UM. 5


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Un paese di maratoneti? Secondo alcuni osservatori, la pas­ sione per la corsa è il fenomeno spor­ tivo per eccellenza nell’Italia degli anni Ottanta. Si corre nelle grandi metropoli, nei piccoli centri di pro­ vincia, in pianura ed in montagna, sui percorsi più svariati. Ci si allena da soli o in compagnia, sotto la gui­ da di un esperto o dell’amico medi­ co, con tutine firmate o calzando un paio di vecchie scarpette ed una ca­ nottiera da mare. A dire il vero c’è chi parla di una defiance del podismo e del «maratonismo», di una mania corsaiola desti­ nata a sgonfiarsi lentamente, come se il boom fosse arrivato ad una sor­ ta di saturazione fisiologica. I numeri, però, sembrano indicare l’opposto, anche se stime certe non esistono. Secondo la rivista specializ­ zata «Correre» (40 mila copie ven­ dute per ciascuno dei dieci numeri annuali), sarebbero più di ottomila, fra agonisti ed amatori, gli italiani che nel 1988 hanno disputato per in­ tero almeno una maratona, copren­ do la classica distanza dei 42 chilo­ metri e 195 metri. La cifra aumenta poi enormemente se si tiene conto di coloro — e sono ovviamente la mag­ gioranza — che si limitano a cimen­ tarsi su tratti più brevi, dai dieci ai venti chilometri in una gara dilettan­ tistica, o in corse su strada di vario tipo. Per non dimenticare quelli che, a milioni, corrono per il solo piace­ re di farlo, senza mai pensare di iscri­ versi ad una qualche manifestazione. II consumo motorio degli italiani ha comunque accresciuto la domanda di gare, tant’è che per gli organizzatori dei più tradizionali meetings podi­ stici non è difficile riuscire a mett­ ere insieme fra le 10 e le 50 mila per­ sone.

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Ma che cosa spinge gli italiani a tra­ sformarsi in un popolo di maratone­ ti? «Bah, secondo me è soltanto una

il mondo dell’atletica e dello sport più in generale».

Una moda, una «febbre», forse uno status symbol moda come tante, ultimamente ap­ pannata dall’affermarsi di un’altra moda, quella del body-building e del­ le palestre private — sostiene il tori­ nese ENRICO DELMASTRO, uno psicologo di formazione analista che si occupa da tempo di sport per con­ to delle Pgs — In ogni caso è diffici­ le individuare la molla che spinge una persona a dedicarsi al jogging o alle maratone. Le motivazioni sono molto individuali ed è impossibile ge­ neralizzare le cause di un bisogno co­ sì diffuso nella società. Quello che è certo, a mio parere, è che esiste una forte spinta edonistica ed individua­ listica. Non si corre per un 'esigenza di aggregazione, siamo piuttosto in presenza della voglia di adeguarsi al­ l’ondata di neoestetismo che impo­ ne di essere più belli, più sani, più giovani, più efficienti».

Diverso il commento di LIVIO BERRUT1, medaglia d’oro sui duecento metri alle Olimpiadi di Roma del ’60: «Direi che la “maratonomania”, co­ me l’ha definita qualcuno, dimostra che è aumentata la richiesta di una fruizione ludico-gioiosa dello sport. Si aderisce a maratone dove non con­ ta il risultato ma la semplice parteci­ pazione. Questo significa che va di­ minuendo l’interesse per le gare a forte contenuto agonistico, mentre cresce l'attenzione verso quelle gare che ti richiamano ad un passalo più felice, più ecologico. È una specie di rigetto verso quel culto del successo che per troppo tempo ha permeato

«Oggi si corre per sentirsi liberi, pa­ droni del proprio corpo, capaci di reagire ai propri impulsi — ha scrit­ to recentemente GELINDO BORDIN, medaglia d’oro a Seul, sulle co­ lonne de «L’Espresso» — Con la corsa si superano, giorno dopo gior­ no, quelle barriere di fatica che esal­ tano lo spirito dell’uomo. Correre a piedi credo che sia, come il fare l ’amore e il mangiare, una delle cose più ancestrali, affascinanti e istinti­ ve che ci portiamo dietro». Gli italiani, però, sembra non si ac­ contentino di gareggiare in una qua­ lunque stracittadina. Spesso, in mi­ gliaia, si recano all’estero per pren­ der parte a maratone di gran blaso­ ne, come quelle di Londra, Parigi, Mosca, Atene, Pechino, New York, Phoenix. Sono affari d’oro per pa­ recchi «tour operators», subissati di richieste da parte di rampanti fauto­ ri del «turismo podistico». Ne sa qualcosa Novella Calligaris, l’ex campionessa di nuoto che oggi è top manager della grande agenzia di viaggi Safariland. L’anno scorso, senza essersi mai interessata di ma­ ratone all’estero, si è vista «assalire» da centinaia di dilettanti decisi ad an­ dare a correre la gara di New York. Fiutato il business, la Calligaris ha pensato di aprire un nuovo settore di viaggi sportivi di massa. Un esempio per tutti: William Govi, un signore di mezza età di Albinea (Reggio Emilia), ha corso in dieci an­ ni 970 gare in tutto il mondo, copren­ do complessivamente 40 mila chilo­ metri, l’equivalente del giro della Terra all’equatore. A finanziare il mercato di podistiche, maratone e maratonine, ci pensano gli sponsor privati, e se a New York il vincitore si porta a casa una Mer-


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ccdes, il primo arrivato della Stramilano (una media di 50 mila parteci­ panti per ogni edizione) torna alla propria dimora al volante di una Seat Ibiza.

I dati non annullano però un dubbio: quante sostanze inquinanti ingoia un podista che respira a pieni polmoni l’aria delle città? Gli esperti non san­ no fornire una risposta precisa: al­ cuni pneumologi sostengono, ad esempio, che sarebbe sufficiente spo­ starsi di appena quaranta metri da una strada piena di traffico per po­ ter correre in tutta tranquillità. In­ tanto si attende una lettura analitica dei risultati di un esperimento con­ dotto durante l’ultima Vivicittà (la maratona ideata da Giangiacomo Biadene, dirigente dell’Ellesse e dell’Uisp), che nel 1989 ha celebrato la sua sesta edizione in 33 città italiane (ed in alcune metropoli straniere co­ me Budapest, Montevideo, Stoccar­ da e New York) alla presenza di 70 mila concorrenti. L’esperimento — che dovrebbe ser­ vire a tutelare la salute dei «runners» — è stato effettuato con due «scato­ lette», una posta sul petto e l’altra sulla schiena di alcuni corridori, che

registravano il consumo di ossigeno degli atleti, la ventilazione polmona­ re, l’attività cardiaca, la frequenza respiratoria. 1 due aggeggi, il cui pe­ so complessivo era inferiore a 700 grammi, trasmettevano via radio i messaggi ad un ricevitore. Quest’ul­ timo decodificava gli impulsi, rap­ portandoli a quelli forniti in paral­ lelo da una macchina che misurava il tasso d’inquinamento dell’aria.

Ma che dire, qualunque sia il respon­ so scientifico del test di Vivicittà, di quelle migliaia di individui che si danno al proprio jogging quotidia­ no a stretto ridosso delle grandi ar­ terie cittadine? «Mi fanno tanta te­ nerezza, ma non li capisco. Giuro che non li capisco. Come si può pen­ sare di star bene e di mantenersi in forma respirando i miasmi delle in­ dustrie e gli scarichi delle automobi­ li? No, questo jogging da centro sto­ rico non è affatto una necessità per l'organismo», dice ancora Livio Bcrruti. «Lo ripeto: secondo me, correre sul­ l’asfalto delle città è un bisogno im­ posto dalla società, da certi modelli di vita e di lavoro — aggiunge lo psi­ cologo Delmastro — È una spinta al-

la vetrina, alla vernice. Il jogging, più che una scoperta di se stessi, rap­ presenta la voglia di efficienza: è il marchio motorio indispensabile per aderire al modello dell’uomo ricco e di successo, un po ’ come lo squash o il corso di sopravvivenza-». Runners, «globetrotters in scarpet­ te», ambientalisti della prima gene­ razione: in mille modi si è cercato di definire questo immenso esercito di maratoneti che ha esportato nel mondo l’immagine di una Penisola in corsa perenne. Chissà, forse sarà davvero soltanto una moda passeg­ gera, uno dei tanti consumi «effime­ ri» di questi incerti anni Ottanta. Re­ sta il fatto che nemmeno la morte deH'americano James Fixx, colui che è stato un po’ frettolosamente defi­ nito «l’inventore del jogging», stron­ cato da un infarto proprio mentre correva, ha saputo scalfire la voglia di vivere «on thè road». A piedi, na­ turalmente.

Davide Marzaroli

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«Psicodoping» Non altera gli ormoni, non gonfia i muscoli, non lascia tracce nelle uri­ ne. Insomma, sfugge anche ai con­ trolli medici più rigorosi. Gli ameri­ cani lo chiamano «psycodoping» ed è forse il più pericoloso ritrovato del­ la scienza per ottenere prestazioni ec­ cezionali fra gli atleti di alto livello. Non assume ancora la forma di un prodotto specifico, ma esempi della sua applicazione si possono trovare ai quattro angoli della Terra. Già in passato lo sport era stato ter­ reno di esplorazione per psicologi d’assalto. Mai come oggi però, ac­ canto al successo del training auto­ geno (l’insieme delle tecniche che aiu­ tano a rimuovere gli stati di ansietà), si assiste ad un forte sviluppo di ri­ cerche che potrebbero portare sino alle soglie dell’immaginario il rendi­ mento del motore più prezioso del­ l’atleta: il cervello. Offuscatosi l’epoca degli anabolizzanti (troppo nocivi per l’atleta e per chi glieli consiglia), sta ormai affer­ mandosi l’era dei «superenergetici» per la mente. In qualche caso si è a livello artigianale; altrove le speri­ mentazioni hanno già raggiunto standard scientifici eccellenti. Il Pae­ se che ha precorso i tempi è certa­ mente la Germania dell’Est, dove da decenni si lavora sulla psicologia di chi fa sport: qui, ad esempio, a se­ conda delle attitudini mentali, i ra­ gazzi, sin dalla più tenera età, ven­ gono indirizzati ad una disciplina piuttosto che ad un’altra.

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Intando a Seul i pentathleti italiani sono stati scelti per sponsorizzare il «Brain Power», il «potere del cervel­ lo». Ideato dal giornalista televisivo Mino Damato e sostenuto dalla Fi­ dia, una casa farmaceutica di Aba­ no Terme specializzata in neurofar­ maci, il «Brain Power» è un movi­ mento che esalta il potere della vo­ lontà. Proprio quel potere che, se

adeguatamente controllato e solleci­ tato, può far compiere all’uomo azioni impossibili, come camminare sui tizzoni ardenti (Damato docet) o fare il bagno in mare anche in An­ tartide.

Ma l’esempio forse più clamoroso di «psycodoping» è quello dell’ipnosi. A Seul il team inglese di canottaggio era seguito da un medico, Simon Holmes, che ricorreva abitualmente all’ipnosi per aumentare la carica agonistica dei vogatori diminuendo­ ne nel contempo lo stress. Pare che in Italia la pratica dell’ipnosi sia già stata adottata nella marcia e nella maratona, nello sci di fondo e nel ciclismo. Nel calcio resta em­ blematico ciò che fece qualche anno fa Arrigo Sacchi, trainer del Milan, quando allenava il Rimini in serie C. Su consiglio di un esperto in «comu­ nicazioni e risorse umane», Sacchi portò i calciatori sulle montagne rus­ se di un luna PARK: in questo mo­ do, spiegava, scaricano ogni paura, ogni tensione, ed in campo non te­ mono più nessuno.

Ma che risultati genera l’ipnosi? Tempo addietro un gruppo di nuo­ tatori statunitensi stabilì prestazioni «interessanti» perché erano stati con­ vinti di essere inseguiti da pescecani. In Unione Sovietica i saltatori con l’asta vengono spinti ad immagina­ re di camminare sulle nuvole oppu­ re a considerare come un muro l’al­ tezza da superare (o ci sbatti contro oppure oltrepassi l’ostacolo). Nella Germania dell’Est alcuni arcieri so­ no stati indotti a vedere il bersaglio attraverso un’immaginaria canna di fucile, e quindi ad escludere ogni altro elemento di disturbo visivo, Frank Wòrndl, slalonista tedesco oc­ cidentale, affermò di aver vinto nel 1987 il mondiale di Crans Montana grazie all’intervento dello psicologoipnotizzatore. Un altro tedesco Thrànhardt, che nel febbraio ’88 portò il record mondiale indoor di salto in alto a 2,42, così ha descritto la sua impresa: «Ero come in tran­ ce, robotizzato fino all’ultima cellu­ la nervosa. Mi ero preparato con lo psicologo per settimane. Così, nel salto del record, non ho dovuto im­ pegnarmi molto: ho saltato quasi in­ consapevolmente». Gli Stati Uniti, a partire dalle Olim­ piadi di Los Angeles del 1984, han­ no avviato un «progetto psyco» (in cui, fra l’altro, l’ipnosi gioca un ruo­ lo importante) che già nel 1992, a Barcellona dovrebbero produrre molti superman mentali. Ed in parec­ chi Paesi europei, Italia compresa, si stanno mettendo sotto pressione i la­ boratori più avanzati di psicologia applicata. Alla fine ciò che conta è sempre il re­ cord: poco importa che in futuro venga «gonfiato» il cervello anziché i muscoli.

D. M.


L

Dibattito continuo Doping, sport e società Mai tanto doping come in questi me­ si sui giornali e nei media in genere. Dal Canada l’inchiesta-telenovela del giudice Dubin sul caso JohnsonAstaphan, con qualche apparizione anche del nostro Pierfrancesco Pa­ voni. A Roma, prima «Sport e do­ ping» della Fondazione Onesti, poi il Convegno dell’Associazione Italia­ na di Psicologia dello Sport su «Per­ ché il doping e come prevenirlo». A Montecarlo un Congresso mondiale di medici e ricercatori, in cui non si è capito bene se si è discusso di più della lotta al doping o degli affari vertiginosi connessi con le attrezza­ ture che sarebbero necessarie per smascherarlo. A Reykjawik i 23 Mi­ nistri dello sport del Consiglio d’Eu­ ropa hanno firmato una Convenzio­ ne europea contro il doping in cui, tra l’altro, si prevedono controlli an­ che durante gli allenamenti e si mi­ naccia il ritiro delle sovvenzioni pub­ bliche per le Federazioni che non le rispetteranno. Questo per fermarci ai fatti più importanti, senza rivanga­ re certe meschinerie di silenzi e ca­ muffamenti capitati anche nell’ulti­ mo periodo in alcune nostre Federa­ zioni.

Ma, per entrare nel merito del discor­ so, due cose ci hanno colpito, per ora, diluvio di parole sul doping. Al Convegno dcll’Associazione Ita­ liana di Psicologia dello Sport, a sen­ tire i giornali, poiché non eravamo presenti, si è detta una sacrosanta ve­ rità, traendone però delle conscguen-

ze pericolose. È ben vero che il do­ ping nello sport è il logico frutto cul­ turale di una società che — come ha detto il prof. Antonelli — «fuma, be­ ve, si impasticca, si tiene su perché vive in un mondo artefatto, dove l’immagine prevale sulla sostanza e in cui arrivismo, edonismo, materia­ lismo motivano successi superiori ai meriti...». È ben vero, ma non se ne può trarre la conclusione, che speria­ mo sia soltanto dei giornalisti, per cui solo quando la società avrà ri­ nunciato a idolatrare successo e po­ tere e offrirà delle «ragioni signifi­ cative e convincenti per l’attività ago­ nistica ecc. ecc.» potrà essere scon­ fitto il doping. Eh, no! Questo ritornello siamo stufi di sentirlo, per il doping, per la vio­ lenza e per tutto il resto che nello sport non è bello né pulito. Ottimo Beniamino Placido su «La Repubblica» di domenica 13 giugno, a proposito di un «Processo del lu­ nedì» sulla violenza nello sport, che non farebbe che riflettere la nostra

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società violenta e bla bla bla. «Qual­ cuno deve dirglielo — scrive Placi­ do — agli sportivi, compresi i diret­ tori e i vicedirettori dei giornali spor­ tivi che affollano il “Processo del lu­ nedi”. Qualcuno deve rivelare anche a loro questo segreto, che è stato te­ nuto loro ingiustamente nascosto. Lo sport è stato inventato non per “riflettere” la società, ma per con­ trastarla, per compensarla nei suoi aspetti più duri e più crudi. Come l’ombrello è stato inventato non cer­ to per dire: “ben venga” alla piog­ gia, ma per contrastarne il passag­ gio». Per fortuna, qualcuno lo ha anche detto. Durante il ricordato Conve­ gno organizzato dalla Fondazione Giulio Onesti, il farmacologo prof. Giulio Garattini ha trattato il tema «Abuso dello sport nella società e nello sport» e, pur senza giustificare questa società, che educa i bambini in base al principio «per ogni proble­ ma c’è un farmaco», non ha manca­ to di dire allo sport e agli sportivi quel che spetta loro. Cioè: che non basta reprimere il doping, ma biso­ gna combatterlo con una cultura sportiva diversa; che non si è ancora arrivati al rifiuto ideologico del do­ ping, nemmeno tra i medici; che oc­ corre riconsiderare con spirito criti­ co tutto lo sport; che l’equazione sport agonistico uguale salute non è veritiera; che non si può contrabban­ dare il doping per ricerca, poiché non esistono ragioni per ricerche di que­ sto tipo. Non è cosa da poco sentir dire que­ ste cose da un illustre studioso, ad­ dirittura nel Salone d’Onore del CO­ NI, dove di Convegni addomesticati sullo sport se ne sono celebrati pa­ recchi.

L. O.

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Diversi

ma insieme L’unione che i teologi faticano a tro­ vare su temi specificamente religiosi, i cristiani di tutta Europa l’hanno rag­ giunta su alcuni dei problemi più drammatici dell’umanità. Con gli stessi propositi e a una sola vo­ ce, cattolici, protestanti e ortodossi hanno concluso l’Assemblea Ecumeni­ ca delle Chiese Europee svoltasi a Ba­ silea nel mese di maggio, prendendo posizione comune su problemi quali l’allarme ecologico, la questione del di­ sarmo, le disuguaglianze economiche tra Nord e Sud. Dunque un’«impennata» del movi­ mento ecumenico, grazie anche alla presenza, nelle delegazioni delle varie Chiese e dei differenti Paesi, di laici, uomini e donne — e non solo della ge­ rarchia e dei teologi — che hanno ar­ ricchito il dibattito, con la loro plura­ lità di esperienze, di differenti sensi­ bilità e di particolari approcci ai pro­ blemi. Approfondiamo qualche aspetto di questo appuntamento decisivo per la maturazione di una comune coscienza religiosa con la Vicepresidente del CSI Maria Rosa Zanella che, su nomina della Conferenza Episcopale, ha fatto parte della delegazione italiana, com­ posta di 32 persone.

La testimonianza di Maria Rosa Zanella delegata italiana all’Assemblea europea delle Chiese Cristiane li ed emozionanti. Per esempio le pro­ cessioni, così ricche di ritualità e di complessità liturgiche — anche nell’ab­ bigliamento — hanno aiutato un po’ tutti ad acquisire la consapevolezza dell’esistenza concreta, e non per sen­ tilo dire, di tante sensibilità religiose. Inseriti in questo speciale contesto am­ bientale, è risultato poi quasi naturale porsi il problema deH’ccumenismo o formulare ipotesi di chiesa universale; c da cattolici si è potuto prendere atto che esistono tanti altri cristiani, come noi, con espressioni particolari maga­ ri anche con tante peculiarità difficili ad essere accettate».

— Dal punto di vista ecclesiale, ma non solo, che sensazioni hai vissuto partecipando a questo importante in­ contro?

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«La prima impressione è stata quella di partecipare ad un avvenimento sto­ rico ed eccezionale sotto tanti punti di vista; basti pensare che oltre ai 650 par­ tecipanti erano presenti più di altret­ tanti giornalisti. Era infatti radunata tutta l’umanità at­ traverso i rappresentanti ufficiali del­ le Chiese europee che si sono,voluti in­ contrare per verificare convergenze e iniziare un comune cammino ecume­ nico. L’eccezionaiità dell’evento è stata sot­ tolineata anche da momenti emoziona­

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— Che tipo di umanità hai incontra­ to? Come erano impostati i rapporti tra le persone?

«L’incontro con tante persone diverse è stata una delle maggiori “ricchezze” dell’Assemblea. Come cristiani ci co­ nosciamo reciprocamente troppo po­ co: ecco perché l’ecumenismo continua a rimanere un problema di pochi. Inizialmente vi era in tutti noi una pre­ giudiziale di curiosità accompagnata da un significativo rispetto reciproco. Ma con il passare dei giorni il rappor­ to si è fatto sempre più vero. Ad esempio, la partecipazione iniziale ai riti delle altre confessioni religiose era contraddistinta da questo tipo di curiosità iniziale; ma poi, la preghiera comune è diventata uno dei punti d’in­ contro più incisivi ed indispensabili per poter parlare insieme di Chiesa».

— Quali i momenti più significativi dell'Assemblea? E quando vi siete sen­ titi maggiormente partecipi di una Chiesa veramente universale? «In verità, la “giornata-tipo” era di per sé significativa, ed anche molto in­ tensa. Abbiamo ascoltato relazioni ve­ ramente coinvolgenti, tra cui vorrei ci­ tare quella dell’arcivescovo ortodosso russo Kirill di Smolensk che ha denun­ ciato vigorosamente i soprusi nel cam­ po dei diritti umani compiuti in Urss ai tempi di Stalin c Breznev, e del no­ stro Professor Mario Pavan che ha lanciato un pressante appello per un comportamento umano fondato sull’e­ tica e sul rispetto del creato. Due i momenti più significativi: la ce­ lebrazione liturgica all’arrivo a Basilea, che ci ha tutti accomunati facendo ca­ dere subito pregiudizi e diversità, e poi la votazione del documento conclusi­ vo c del messaggio a tutti i cristiani, ap­ provati rispettivamente con il 95% e con il 98% dei voti. Ecco, rapprende­ re questa unanimità, questa sintonia fi­ nale è stato il momento più emozio­ nante, in cui ci siamo resi veramente conto di essere tutti, al di là delle di-


i TEMPO I RITROVATO

G. Battista Ganclolfo

versità, cristiani impegnati con l’uni­ co obiettivo della affermazione della Parola del Signore».

— È fuori di dubbio però che le diver­ sità siano ugualmente emerse, e che le Chiese abbiano anche manifestato la propria particolare sensibilità.

«Occorre premettere che all’Asscmblea hanno partecipato persone molto ra­ gionevoli e responsabili che subito so­ no diventate amiche. Certamente pe­ rò nei gruppi dedicati ad argomenti più scottanti sono emerse con chiarezza posizioni molto distanti l’una dall’al­ tra: e di questo nessuno ha mai avuto paura perché la dialettica, anche viva­ ce, produce sempre dei frutti. L’accor­ do quindi è stato talora raggiunto at­ traverso dichiarazioni di maggioranza. Nel mio gruppo di studio, dedicato alla protezione della vita, ad esempio, so­ no emersi grossi problemi di ordine lin­ guistico, e spesso si è stentato prima di trovare soluzioni terminologiche accet­ tabili da tutti. Alla fine, è prevalsa la tesi della protezione della vita dalla sua esistenza fino alla morte, ma qualche equivoco legato ai termini da usare è rimasto». — Un altro tenia che ha visto delle di­ scordanze di fondo è stato quello del ruolo della donna nella Chiesa. «Per le altre Chiese cristiane l’impe­ gno, e l’impiego, “a tempo pieno” del­ la donna in ogni funzione ecclesiale ri­ sulta ormai un fatto normale. In oc­ casione dell’Assemblea forse noi cat­ tolici siamo rimasti piuttosto ancorati alla linea tradizionale, non cogliendo fino in fondo l’opportunità per esplo­ rare nuove frontiere. Nel documento conclusivo però si sot­ tolinea il fatto che occorre ‘‘superare il rifiuto di riconoscere i doni che le donne hanno ricevuto per la vita e il processo di decisione della Chiesa”, e (segue a pag. 30) a cura di Vito Cozzali

Ha certamente ragione l’anonimo dei Racconti di un pellegrino russo, quando dice che, di fronte alla pre­ ghiera, un improvviso stupore nasce nei confronti di alcune espressioni di San Paolo, specialmente quella deli la Prima Lettera ai Tessalonicesi. In i essa, al capitolo quinto, l’apostolo I insiste che «bisogna pregare sempre, I senza interruzione». Dinnanzi a que\ sta frase, il Pellegrino russo e noi ri­ maniamo perplessi, perché non riu­ sciamo a capirne sempre il profondo significato, né si comprende come questa continuità sia possibile. Forse si accetta la necessità di un lun­ go colloquio con Dio, dato che tutti i maestri spirituali di una certa im­ portanza insistono e specificano che qualsiasi cosa si faccia, sempre si de­ ve render gloria a Dio. Non importa se verbalmente o con la contempla­ zione, oppure ancora con l’azione. Del resto una delle più grandi scuole del monacheSimo di tutti i tempi, quella dei benedettini, fonda il cam­ mino della perfezione su tale concetto. Oggi l’insegnamento della Chiesa re­ sta immutato. Per renderci conto, basta aprire alcune pagine dei decre­ ti del Concilio Vaticano II. Si vede subito che l’uomo è chiamato a pro­ gredire nella santità, evitando di separare la propria vita con Tini imitò di Cristo. «Né la cura della fami­ glia», osserva il documento su L’a­ postolato dei laici, «né gli altri impegni secolari devono essere estranei alla spiritualità della loro vita» (n. 4,c).

Ciononostante, sull’esempio dell’in­ nominato pellegrino russo, anche noi sentiamo il bisogno di andare alla ricerca del senso assoluto della preghie­ ra senza intermittenza. Forse in una maniera diversa, perché differenti sono i tempi e gli spazi del pellegrino. Non dimentichiamo che i suoi rac­ conti sono stampati per la prima vol­ ta a Kazan, nel 1881, inoltre molte delle sue peregrinazioni sembrano se-

gnare addirittura alcune tracce risalenti all’epoca di Alessandro I, che vi­ ve nei primi decenni dell’ottocento. Alcuni autori, come Divo Barsoi ti, per esempio, collocano il testo nel periodo del «romanticismo occidenta­ le», altri invece attribuiscono allo scritto le caratteristiche proprie delle opere monastiche russe della fine Ottocento. C’é da dire, dunque, che l’uomo d’oggi combatte contro i fe­ nomeni ricorrenti della società con­ temporanea, che vanno dal meccani­ cismo più rigido all’industrializzazio­ ne. Tutti eventi sconosciuti ai tempi dello starets del pellegrino russo. L’indifferentismo e il razionalismo scientifico contribuiscono indubbiamente a un aumento di difficoltà e di problematiche nel campo dello spiri­ to dell’attuale società. Ma ciò non vuol dire che la persona non possa raggiungere le vette di una preghiera vissuta e costante. Si vuole piuttosto obiettare che lo stress quotidiano, a cui l’individuo, volente o nolente, è ' oggi sottoposto, rende più dramma­ tica l’acquisizione di un simile valo­ re. Lo consegna anche più attraente, se non altro per quella venatura mi­ steriosa, che di fatto respira ogni di­ scorso religioso. Lo prova la risco­ perta proprio dell’istanza religiosa che attualmente molti giovani scelgo­ no insieme a un 'esperienza spiritua­ le che li affascina. In particolare, oggi assistiamo, soprattutto da parte delle giovani leve, al desiderio e alla scelta di un diret­ tore spirituale che sappia guidarle verso il sentiero della perfezione. In fondo è il comportamento dello strannik dei racconti, il quale ha imparato lo stupore e la continuità del­ la preghiera, solo dopo aver incon­ trato ed essersi fidato di un eremita. È allora che capisce il senso della Bib­ bia e lo studio dei Santi Padri. Ma soprattutto riconosce la lotta che il mondo oscuro gli conduce contro, in quanto non esiste nulla di superiore alla preghiera del cuore.

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Cina triste

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La televisione che, così com’è gesti­ ta, ha molti effetti negativi — la ba­ nalizzazione dei fatti della vita, la diffusione di mode consumistiche — si riscatta quando ci fa partecipare, in diretta o quasi, ai grandi avveni­ menti della storia contemporanea, che acquistano spessore e verità pro­ prio attraverso i «piccoli uomini» (e donne), la loro testimonianza nei momenti più drammatici. Ricordia­ mo le immagini della tragedia, del massacro della piazza Tienanmen in Cina. Lo studente seduto su uno sgabello che «blocca» una intera colonna di carri armati. Si alza, si arrampica sulla torretta, cerca di dialogare con i soldati mandati ad uccidere, cerca di convincerli. Queste immagini valgono più di qualsiasi reportage scritto, da sole ci permettono di entrare nel significa­ to dei tragici avvenimenti, di cerca­ re di interpretarli. Forse il nonno di quello studente aveva partecipato, settant’anni fa, al movimento del 4 maggio 1919 da cui dovevano sorge­ re le correnti più radicali che voleva­ no una repubblica indipendente dal­ le influenze straniere e libera dal pe­ so della cultura tradizionale. Forse il padre aveva assistito, quarant’anni fa, all’ingresso a Pechino dell’armata popolare di liberazione, che sembra­ va voler realizzare anche quelle aspi­ razioni. Per una spinta ideale non molto dif­ ferente, oggi quello studente, assie­ me a milioni di altri, ha deciso di op­ porsi, con la non violenza, a ùn re­ gime che ha invece finito per ripro­ durre, al suo interno, la struttura bu­ rocratica del dominio dei pochi, an­ ziani e isolati nelle stanze del pote­ re, sul popolo più numeroso del mondo. I ‘nuovi mandarini’ fra cui la morta ideologia ha preso il posto della tradizione di governo con­ fuciana.

// piccolo studente di Pechino scuote il mito comunista Eppure il ‘terribile vecchio’ di Pechi­ no, l’ottantaquattrenne Deng Hsiaoping, aveva cominciato più di dieci anni fa tra le speranze di tutti. Il suo appello al realismo, alla concretezza contro i dogmi marxisti della «ban­ da dei quattro», sembravano aprire la via a un rinnovamento pacifico del sistema. Cosa è dunque successo? Un rinno­ vamento c’è stato, le campagne so­ no passate dal collettivismo all’affit­ to familiare, con risultati sorpren­ denti sulla produzione, arrivata non solo a soddisfare i bisogni interni, ma addirittura l’esportazione. I contrac­ colpi si sono però avuti sulle città, al­ le cui porte premono cinquanta mi­ lioni di contadini espulsi dalle cam-

è*?

M.

pagne dopo la «modernizzazione», un vero esodo biblico. Soprattutto, Deng si è fermato alle «quattro mo­ dernizzazioni» (economico-sociali), ha respinto la quinta, quella politi­ ca, la democrazia. Così, in Cina, i principi della rivolu­ zione francese hanno trovato la loro nuova incarnazione nella protesta della società, mentre in Occidente scorrono come in un gioco soltanto o soprattutto le rievocazioni. I fatti di Pechino sono stati giusta­ mente definiti un «segno dell’epo­ ca». Mentre in Polonia e in Unghe­ ria il regime comunista sembra cer­ care una uscita dalla dittatura verso la democrazia, in Cina il mito comu­ nista crolla rovinosamente nella co­ scienza mondiale. È un effetto salutare, come tutti i crolli dei miti totalitari. Però dobbia­ mo chiederci quali valori sostituire al mito, e quali progetti nuovi imma­ ginare per il Terzo Mondo, per i «dannati della terra», visto che il ca­ pitalismo consumista è un’altra real­ tà senza anima, capace di dare il be­ nessere all’occidente ma incapace, sinora, di risolvere i problemi a livel­ lo planetario. Lo studente dei carri armati di Pe­ chino, che tutti abbiamo visto in te­ levisione, dove sarà finito? Forse sa­ rà bastonato e inquisito in qualche prigione, forse si nasconderà da qualche parte. Ma possiamo esser certi che la sua vittoria è vicina. È lui, con la testimonianza non violenta, che ha mostrato agli occhi di tutto il mondo il baratro che separa il regi­ me dalla gente, dalla popolazione. In queste condizioni, l’apparente vitto­ ria della repressione sarà solo que­ stione di anni o addirittura di mesi.

Valerio Ochetto


STADIUM/SOCIETA di Angelo Bertoni Ma che cosa porteranno a Strasbur­ go gli eurodeputati che abbiamo eletto? Anzitutto ci auguriamo che a Strasburgo ci vadano davvero e con una certa frequenza. È stato as­ sai triste vedere lo specchietto del­ le «presenze» pubblicato qualche giorno prima delle elezioni e vede­ re che, soprattutto i nomi più illu­ stri e i personaggi che più si erano dati daffare per farsi eleggere risul­ tavano assai raramente presenti ai lavori europei. Il che, confrontato con l’abbondante stipendio perce­ pito, ha il sapore dello scandalo e della immoralità. Speriamo anche che ci vadano per portare la voce di chi li ha eletti e per mettere in pratica le belle affer­ mazioni che sono risuonate duran­ te la campagna elettorale. Molti hanno detto, giustamente, che l’u­ nità europea non si fonda soltanto sul mercato e sulla economia, ma su un itinerario culturale e politico che coinvolga tutti i Paesi europei e conduca verso obiettivi di giusti­ zia sociale, solidarietà, moralità pubblica e privata, difesa della qua­ lità della vita e dell’ambiente. Sarà importante cercare d’inter­ rompere il «doppio binario» secon­ do il quale le parole vanno in una di­ rezione e ifatti, tranquillamente, in un 'altra. Una buona occasione per tradurre i discorsi generali in «nor­ me», seppure di carattere generale e di «indirizzo» potrà essere l’elabo­ razione, prevista per i prossimi an­ ni, di una Costituzione europea. Il dibattito, speriamo, potrebbe uscire dalle aule e coinvolgere tut­ ta la società in una riflessione am­ pia e appassionata sui valori, il si­ gnificato e il destino che vogliamo mettere a fondamento della casa europea. In particolare sarà importante che l’ispirazione cristiana riesca ad esprimersi con spirito libero e crea-

A STRASBURGO E OLTRE (ivo, come in gran parte fu al tem­ po della Costituente italiana. Non ci si può nascondere però che oggi la situazione sembra meno felice sia perché non ci sono a livello euro­ peo i Dossetti, i De Gasperi, i Mo­ ro e i La Pira, sia perché é eviden­ te il rischio che la rappresentanza della componente cattolica venga monopolizzata all’interno di un unico partito (il PPE) che ha un po ’ il sapore di un partito «conserva­ tore» assai più di quanto non lo ab­ bia la stessa DC italiana. Doppia­ mente importante e faticoso, dun­ que, il compito dei nostri rappre­ sentanti. La consultazione elettorale aveva anche, e ben evidente, una impor­ tanza sulla scena della politica inter­ na. Cotti 'era evidente da alcuni mesi il partito di Craxi vuole dimostrare che l’attuale sistema e gli attuali equilibri politici provocano la ingo­ vernabilità; e che essa potrà essere ottenuta soltanto a due condizioni: un forte rafforzamento del PSI e una riforma istituzionale nel senso «presidenzialistico» e tendenzial­ mente autoritario. Non è un caso che una tale ipotesi trovi d’accordo la destra missina, una parte della de­ stra laica e della destra «cattolica» (Miglio). Certo molti in Italia si so­ no resi conto che non ci si può fida­ re di una forza politica che appicca gli incendi (crea instabilità, malgo­ verno e ingovernabilità con bizze continue, repentini mutamenti di opinione, clientelismi) e poi si pro­ pone nelle vesti del pompiere.

Ma certamente molti sono anche «sedotti» dalla spregiudicatezza e dalla «modernità» dei discorsi e dei comportamenti socialisti, sostenu­ ti del resto da uno spiegamento straordinario di mass-media (si pensi al TG 2, al GR 1, ad una lar­ ga presenza sul TG 1, alle intere reti di Berlusconi, con personaggi co­ me Ferrara, al fiancheggiamento di larga parte dei quotidiani, dal Corsera al Messaggero adesso anche al Giorno!). Sorprende dunque il mancato au­ mento del PSI. Sorprende che un Partito con tanto potere e spregiu­ dicatezza sia rimasto a livello di due anni fa. Il risultato del PCI, certo assai più positivo delle previsioni, dimostra che numerosi italiani cre­ dono alla sua effettiva «diversità» e autonomia dalle esperienze del so­ cialismo reale. La flessione della DC dovrebbe provocare una seria riflessione sui rischi della sua attua­ le immagine. L'insuccesso del po­ lo laico e il successo dei verdi dimo­ strano che ci sono molti voti che cercano qualcosa di nuovo. Del resto le variazioni percentuali non possono cancellare i dati più si­ gnificativi, e cioè la reale consisten­ za dei vari partiti. È da questo da­ to di fatto che occorre ripartire con decisione per dare al Paese una gui­ da politica autorevole perché pro­ fondamente democratica, senza sottostare a nessun ricatto. I parti­ ti che hanno il maggior consenso dei cittadini hanno la responsabili­ tà di realizzare una politica sociale di solidarietà e di riforme (scuola, sistema radio TV, sanità, fisco...) e quelle innovazioni che costituisco­ no una migliore realizzazione del­ la Costituzione e non un suo stra­ volgimento: legge elettorale, raffor­ zamento della stabilità dell’esecu­ tivo, snellimento e diversificazione del bicameralismo.

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FOTOMEMORIA

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IL TEMA DEL MESE

Giovani a Compostela Trecentomila giovani incontreranno Giovanni Paolo II a Santiago de Compostela il 19 e 20 agosto per la Giornata Mondiale della Gioventù L’appuntamento è fissa­ to sul Monte del Gozo (Monte della Gioia), una altura che si erge appena fuori l’abitato di Santiago decompo­ ni stela, la città spagnola ' nella quale si venera'■1 no le spoglie dell’Apo‘ stolo Giacomo il Mag1 giore. L’appuntamento fis­ sato a Santiago tra il Pontefice e la gioventù assume valori particola­ rissimi alla luce della lun­ ga tradizione di fede che fa del Santuario de Compo­ stela una delle tre mete d’e­ lezione del pellegrinaggio cristiano (le altre due sono RomacGerusalemme). Da circa un millennio, infatti, uomini e donne di tutte le età e di tutte le condizioni socia­ li. a piedi o con i mezzi impo­ sti dal tempo e dalle circo­ stanze, solcano le strade di tutt’Europa per imboccare il «Cammino di Santiago», la «Via Lattea», l’insieme di per­ corsi che conduce alla tomba di S. Giacomo. Nell’annunciare l’incontro di Santiago oltre un anno fa, il Pon­ tefice aveva invitato i giovani d’oggi a riscoprire i valori dell’«arduosentiero»: «Santiago de Compostela non è solo un san-

tuario, ma è anche un cammino, cioè una fitta rete di itinerari di pellegri­ naggio... Il pellegrinaggio ha un signi­ ficato spirituale molto profondo e può costituire già di per sé un’impor­ tante catechesi... Camminate, dun­ que, io dico a tutti voi, giovani pellegrinidel ‘Camminodi Santiago’ ...In questo cammino imparate a scoprire Gesù che è la nostra Via, Verità e Vita». Anche a Strasburgo, lo scorso otto­ bre, rivolgendosi ai giovani d’Euro­ pa, il Papa aveva richiamato il senso che assume — oggi come ieri — farsi pellegrino: «Il pellegrinaggio simbo­ lizza la vostra vita. Significa che non volete stabilirvi, che resistete a tutto ciò che mira a spegnere le vostre ener­ gie, a soffocare le vostre domande, a chiudere il vostro orizzonte. Si tratta di mettersi in rotta accettando le sfide delle intemperie, di affrontare gli ostacoli — soprattutto quelle della vo­ stra fragilità—. di perseverare fino al­ la fine...». La novità di questa Giornata della Gioventù è dunque nell'invito a risco­ prire e rilanciare, anche al di là del­ l'occasione specifica. un itinerarioche è fisico, spiritualeeculturaleal tempo stesso.

LA VIA LATTEA 11 «Cammino» è nato più di mille an­ ni fa. Raccontano le cronache che in una notte dell'anno 813 un santo ere­ mita, Pelagio, che viveva in Galizia,

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Il TEMA DEL MESE Giovani a Compostela

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ncH’estremo nord-ovest della Spa­ gna, vide delle luci e quindi una stel­ la apparire sopra un campo vicino al suo eremo. Scavando nel campo, fu ritrovato un sargofago marmoreo a forma di arca, e al suo interno un corpo con la testa staccata. Un’anti­ ca tradizione, riconosciuta dalla Chiesa spagnola, riconosceva nell’a­ postolo Giacomo il Maggiore — de­ capitato da Erode nel 44 d.C. — il primo evangelizzatore della Spagna. Un’altra tradizione, altrettanto anti­ ca ed accettata, voleva che il corpo dell’apostolo dopo il martirio fosse stato trasportato per mare in Galizia. Il corpo ritrovato in seguito alle vi­ sioni di Pelagio fu subito identifica­ to come quello di S. Giacomo. Il luo­ go — così sembra — fu chiamato Compostela o Compostella in ricor­ do dell’avvenimento: «Campo della stella» (in latino, appunto «Campus stellae»). Attorno al sarcofago fu co­ struito un Santuario e poi una città. Il ritrovamento fu notificato a tutte le autorità del tempo, tra cui l’impe­ ratore Carlo Magno. Ed una notte — secondo quanto narra un’altra sto­ ria medievale — S. Giacomo appar­ ve in visione proprio a Carlo Magno, indicandogli la Via Lattea nel cielo ed invitandolo a seguirne la traccia verso Occidente per liberare il suo se­ polcro caduto nelle mani dei Sarace­ ni. Da allora l’insieme dei percorsi che dalla Francia conduce a Santia­ go è chiamato anche «Via Lattea». Le spoglie dell’apostolo divennero subito oggetto di un culto assai dif­ fuso, c in molti si misero in viaggio per raccogliersi in preghiera davanti ad esse. Nel corso dei secoli lo straor­ dinario flusso di pellegrini non si è mai fermato, lasciando un’impron­ ta indelebile di fede, di cultura e di solidarietà lungo il «Cammino di Santiago». Lungo le strade nascono chiese dove si venerano le reliquie di santi e martiri e dove si ammirano

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stupefacenti opere d’arte; nascono ospizi ed alberghi per i pellegrini; na­ scono canti, preghiere, riti collettivi; nascono, infine, innumerevoli episo­ di che hanno come protagonisti co­ loro che abbandonano tutto per met­ tersi in cammino e coloro che li ospi­ tano e li aiutano lungo il pericoloso viaggio.

BORDONE E CONCHIGLIA Agli inizi del XII secolo un religioso francese, Aimery Picaud, scrive una Guida del pellegrino di Santiago. È una vera e propria antcnata delle no­ stre guide turistiche, al cui interno l’autore elenca tutto ciò che il pelle­ grino deve sapere: tappa per tappa, si consiglia dove trovare una fonta­ na che dà acqua fresca, una locanda

dove si mangia bene, un ospizio dai giacigli confortevoli, una chiesa che è doveroso visitare. Da qualche an­ no i giovani hanno riscoperto la Gui­ da e si inoltrano lungo il «Cammi­ no» a piedi o in bicicletta, ripercor­ rendo le antiche strade a malapena visibili nei campi, alla ricerca delle tracce e dello spirito dei pellegrini di un tempo. Contrassegno del pellegrino di Com­ postela sono il bordone, la bisaccia e la conchiglia. Il bordone è il lungo bastone cui si appoggia il viandan­ te; una volta alla sua sommità era ap­ pesa spesso una zucca vuota che ser­ viva da borraccia. La bisaccia è di pelle, di forma trapezoidale, e si por­ ta a tracolla. Più importante è la con­ chiglia, che costituisce il vero simbo­ lo di Compostela, ciò che ancora og­ gi il pellegrino deve portare con sé sulla via del ritorno. Non si tratta di una conchiglia qua­ lunque. Il vero pellegrino, dopo aver pregato sulla tomba di S. Giacomo, deve fare ancora un piccolo sacrifi­ cio ed imboccare il «Sentiero di Finisterrae»: 140 chilometri supple­ mentari per recarsi sull’estremo lem­ bo ovest della Spagna, in riva all’o­ ceano Atlantico, li dove — secondo la leggenda — era approdato il va­ scello con le spoglie dell’Apostolo. Sulla sabbia di Capo Finisterre («Fi­ ne del mondo») ancora oggi si rac­ colgono grandi conchiglie che non è possibile trovare altrove in Europa. Il pellegrino se ne fregia e dimostra così di aver realmente compiuto il suo pellegrinaggio.

UN CAMMINO PER L'EUROPA Una delegazione del CSI si ritroverà 1’11 agosto a Bayonne per unirsi al pellegrinaggio promosso dalla Con­ sulta Nazionale dcll’Apostolato dei


IL TEMA DEL MESE

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Laici. Da Bayonne si varcheranno i Pirenei per immettersi sul «Cammi­ no di S. Giacomo» ed essere il 19 e 20 agosto con il Pontefice sul «Mon­ te della Gioia», li dove i pellegrini so­ stavano esultanti a contemplare per la prima volta, da lontano, Com­ postela. Le due giornate sul Monte del Gozo segneranno la riscoperta definitiva del «Cammino» e dei suoi significa­ ti. Una riscoperta alla quale Giovan­ ni Paolo II ha sempre attribuito an­ che un valore ideologico, oltre che devozionale. In occasione della sua visita a Santiago avvenuta nel 1982, il Papa aveva lanciato infatti un’ap­ pello all’Europa cristiana: «Da San­ tiago lancio a te, vecchia Europa, un grido pieno d’amore: ritrovati, sii te stessa. Ritorna alle tue origini, rivi­ vi quei valori autentici che resero glo­ riosa la tua storia...».

Alla luce di queste parole la «Via Lattea» diviene così il simbolo della strada da intraprendere perché l’Eu­ ropa ed i suoi giovani costruiscano il domani nel segno dell’unità e del­ la sfida alle difficoltà, nella consa­ pevolezza delle comuni radici stori­ che, culturali e religiose. Nel torna­ re a casa, i 300.000 di Santiago re­ cheranno con sé, oltre la conchiglia, questa consapevolezza da diffon­ dere.

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Andrea De Pascalis

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Pallavolo Sanremo, città della canzone e dei fio­ ri si è trasformata in città di sport e amicizia. Questa volta a cantare non sono stati gli idoli del microfono, ma i milledue­ cento ragazzi del Centro Sportivo Ita­ liano che, tra una battuta e una schiac­ ciata, tra un bagher e un palleggio han­ no iniettato nella cittadina ligure un siero di allegria genuina che solo il CSI può regalare. Le 85 società sportive presenti a Sanre­ mo hanno cantato lo sport attraverso il volley, e come ogni canzone che si ri­ spetti non potevano mancare i riferi­ menti a tutti quelli che sono i valori mo­ rali e sociali del nostro vivere e, vi giu­ riamo, che nella settimana della «Festa Nazionale di Pallavolo», tutti noi ab­ biamo raccolto con onestà e modestia lezioni di vita dai ragazzi del CSI. Cinque giorni di festa, dicevamo, sot­ to il segno della pallavolo che ha fatto da regina nella fantastica cornice di Portosole, una maestosa piazza attrez­ zata per l’occasione in una mega­ palestra contenente la bellezza di 18 campi che hanno visto una qualità di gioco eccellente, vere e proprie squa­ dre di volley hanno messo in mostra tecniche e tattiche da fare invidia a pre­ stigiose compagini di categoria. Ed è proprio nella bellissima mega­ palestra, dove mille ragazzi hanno gio­ cato contemporaneamente, che siamo andati a raccogliere le impressioni de­ gli atleti, dei dirigenti e dei componenti dell’équipe nazionale.

• Angelo Brera, atleta del Consiglio di Reggio Calabria: «Non credevo di tro­ vare un 'organizzazione così precisa nel condurre una manifestazione di que­ sto genere. Il livello tecnico è ottimo, ma quello che più ci ha colpiti è la gioia di consumare le ore della giornata in simbiosi con tanti ragazzi di ogni pro­ venienza».

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• Dalla Calabria alla Liguria, ecco le impressioni di Ferdinanda Musillo di Savona: «Quello che per noi contava

La Festa nazionale a Sanremo

di più era l’esperienza associativa che il CSI ci offre ogni anno. Siamo fiere, come rappresentanti della Liguria, che i ragazzi di tutta Italia siano venuti nel­ la nostra regione a divertirsi e giocare a volley; 1’unico rammarico è che la fe­ sta sia durata appena cinque giorni».

• Il padrone di casa, il presidente del CSI Sanremo, signor Innocente Bisato: «Quando abbiamo proposto di or­ ganizzare la Festa a Sanremo eravamo convinti che tutto sarebbe andato be­ ne, dai campi da gioco alla sfilata, da­ gli alberghi alle serate associative. La riuscita della manifestazione ci ha im­ pegnati e stimolati ad andare avanti. Ora che Sanremo è entrata nel grande giro nazionale non può tirarsi in­ dietro». • Ed ecco un arbitro: Laura, cosa ti ha colpito più di questa festa? «A parte il livello agonistico che non credevo es­ sere arrivato a tal punto nel CSI, quel­ lo che più mi ha colpita sono stati i sor­ risi di tutti verso tutti, come se ci si co­ noscesse chissà da quanto tempo». • Il dirigente della squadra di Campo­ basso, sig. Corone: «Una manifesta­ zione corale e molto intensa come sen­ sazioni, come immagini e come rap­ porti. Certamente l’équipe nazionale ha dovuto lavorare non poco, ma pos­ so dire che la fatica è stata ben ripaga­ ta, essendosi tutto svolto alla perfezio­ ne secondo i canoni classici delle feste del CSI. 1 ragazzi si sono ritrovati co­ me se fossero insieme chissà da quanti mesi cogliendo al volo il senso profon­ do di queste cose, l'essenziale della proposta di sport ma soprattutto di vi­ ta associativa».

Ascoltiamo ora la città che, a detta di tutti, è stata tra le più sostenute sui campi da gioco da un tifo assordante e sincero. I ragazzi di Napoli, infatti, rappresentanti delle Società S. Gerar­ do e La Ciliegia, hanno avuto dalla lo­ ro parte un pubblico amico, che si so­ no accaparrati con la loro oramai sto­ rica simpatia.

• Mena, la più piccola del gruppo: «È stata un’esperienza fantastica sia sot­ to il profilo sportivo che associativo. Abbiamo conosciuto una miriade di ragazzi con i quali cercheremo di tener­ ci in contatto per conoscere altre real­ tà sportive e sociali». • Antonio Mauro, Luigi Tortora, Paola Ricciardi e Rosa Calemma, ac­ compagnatori delle squadre napoleta­ ne hanno detto in coro: «È una gioia immensa vedere come i nostri ragazzi si siano divertiti un mondo con il CSI. Tutto in regola per l’organizzazione, la squadra maschile si è classificata tra le prime, quella femminile ha raggiun­ to un qualificante quarto posto; un sa­ luto e un ringraziamento particolare al­ te città di Modena, Prato e Cagliari che hanno gioito con noi durante le gare». • Parola adesso al Coordinatore na­ zionale Donato Mosella: «Èstata un’e­ sperienza, questa di Sanremo, indi­ menticabile sia per l’équipe organizza­ tiva, che veramente ha dimostrato di poter sostenere qualsiasi tipo di impe­ gno, sia per il Consiglio di Sanremo che si è rivelato un piccolo-grande Consiglio perché, in rapporto alle pro­ prie dimensioni territoriali ha dimo­ strato di avere i numeri per uno svilup­ po circoscrizionale. A ncora una volta la pallavolo si riconferma un ambien­ te molto ricettivo rispetto ai nostri pro­ positi e ai messaggi educativi, in quan­ to effettivamente li interpreta e li rea­ lizza in un modo eccezionale».

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FOTOMEMORIA

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Ovunque Giocasport

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Da Acireale a Villanova, da Paestum ad Acqui Terme, l'Italia sportiva, ma anche l’Italia delle parrocchie e degli oratori, ha vissuto tutta insieme la grande espe­ rienza di «Giocasport». Nel giro di po­ co più di un mese infatti, ogni regione della Penisola ha ospitato una Festa di «Giocasport», in modo da raccogliere idealmente circa 15.000 ragazzi sotto un’unica bandiera: quella di «Pinoc­ chio». Il progetto, peraltro ambizioso, di una Festa nazionale a carattere decentrato e composito ha raggiunto gli obiettivi pre­ fissati, nonostante la pioggia e il tempo poco fortunato. Si voleva infatti stimo­ lare la creatività dei Consigli organizza­ tori, ma allo stesso tempo portare avan­ ti un programma unitario, per poi «aprir­ si» all’esterno attraverso il coinvolgimen­ to concreto di realtà parrocchiali, asso­ ciative e degli oratori. La verifica ha dunque avuto successo e i Consigli di tutta Italia hanno saputo di­ mostrare cosa si può fare con il «Pinoc­ chio», pur usufruendo di semplici spazi all’aperto e di mezzi minimi: una ulterio­ re conferma che «Giocasport» è una pro­ posta di attività che può essere realizza­ ta quando esistono realmente la buona volontà, l’impegno, la disponibilità. Quello che poi più conta è l’essere riu­ sciti a portare avanti un impegno comu­ ne, a stimolare la sensibilità motoria dei ragazzi, e a presentare un modello di Fe­ sta che ridona allo sport i suoi connotati ludici. Le Feste regionali di «Giocasport» han­ no rappresentato una grande occasione per promuovere lo sport tra i ragazzi at­ traverso una decisiva azione sul territo­ rio, ma ancora molto resta da fare. Il rilancio della proposta negli ambiti lo­ cali, avendo cura di costituire o riconfer­ mare il «Gruppo promotore», rimane il passo necessario a garantire la diffusio­ ne del progetto e la formazione degli ope­ ratori. Non per niente l’appuntamento nazionale del prossimo anno con il «Pi­ nocchio degli anni ’80» sarà ancor più a carattere decentrato e composito con tan­ te grandi manifestazioni a livello provin­ ciale. Offriamo ora un rapido panorama di quanto si è realizzato in ogni festa re­ gionale.

ABRUZZO - La Festa di Giocasport, svoltasi ad • . Avezzano 1’11 giugno, ha richiamato circa 300 per­ sone in rappresentanza dei Consigli provinciali di Pescara, L’Aquila, Avezzano e Lanciano (Chieti).

la favola di Pinocchio, trascorrendo ore indimenticabili. Punti centrali della Festa, lo scambio reciproco di conoscenze ed esperienze, e il gioco nelle sue multiformi manifestazioni.

EMILIA-ROMAGNA In questa regione il Pinoc­ chio di Giocasport riscuo­ te sempre più successo. Con alle spalle alcune riuscite mani­ festazioni provinciali — anche gra­ zie alla fattiva collaborazione con l’ACR —, la Festa regionale non ha deluso le aspettative richiamando la partecipazione di circa 1100 bambi­ ni. Particolarmente significativi i momenti di riflessione del mattino e i grandi giochi del pomeriggio, cul­ minati in un allegra caccia al tesoro.

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BASILICATA - La collaborazione del CSI con al­ tre realtà associative è sta­ ta particolarmente frut­ tuosa in occasione della Festa della Basilicata, che ha avuto luogo nella storica Melfi il 24 e 25 aprile. Due­ cento ragazzi, dei Consigli di Melfi e Matera e di gruppi AGESCI e ACR, hanno dato vita a numerosi giochi, prevalentemente di tipo spor­ tivo, animati da un'équipe formata dai partecipanti ai Corsi nazionali e regionali di Giocasport.

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CALABRIA - Erano 250 i ragazzi che hanno dato . . vita a Cosenza, presso la Parrocchia di S. Agnello, all’edizione calabrese. La creatività dei promotori locali ha fatto si che i ragazzi, in gran parte ACR, si con­ frontassero in numerosi giochi a ca­ rattere «giocasportiano», dai più tra­ dizionali alle attività più estempora­ nee. Dopo la premiazione, le parten­ ze con i pulmini messi a disposizio­ ne dall’Amministrazione comunale e il ricordo di una bella manifesta­ zione.

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CAMPANIA - È stata una delle feste più riusci. te del 1989. Mille ragazzi hanno letteralmente inva­ so, con la loro simpatia c voglia di divertirsi, uno dei contesti storico­ ambientali più incantevoli della Pe­ nisola: Paestum. Nel parco dcll’Etap Club, i partecipanti — massiccia l’a­ desione dei gruppi ACR — sono stati coinvolti nell’atmosfera magica del-

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FRIULI VENEZIA-GIULIA - Sfortunata l’edizio• . ' ne regionale di Gioca­ sport, svoltasi a Capriva del Friuli, in provincia di Gorizia, il 14 maggio: a causa di una fastidiosa pioggia, la partecipazione si è limi­ tata soltanto a 100 bambini. L’otti­ ma organizzazione è riuscita tuttavia a dare un senso compiuto alla Festa superando così gli inconvenienti metereologici.

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LAZIO - La Festa è rimandata ai primi di set. tembre, ad Atina in pro­ vincia di Prosinone, così da coinvolgere in maniera significa­ tiva la globalità del distretto scola­ stico. Questo al fine di promuovere sempre più Giocasport nella scuola elementare, anche grazie alla colla­ borazione del personale docente.

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LIGURIA - La manifestazione regionale ha trova, to ospitalità a Villanova d’Albenga il 16 aprile con la partecipazione della totalità dei Consigli liguri. Ottima la riuscita, sia ■, . •


TOSCANA - Il Consiglio di Lucca ha avuto un’idea piuttosto originale, ma già sperimentata. La manife­ stazione del 4 giugno non si è svolta in una piazza, bensì sulle... mura. La trovata ha riscosso grande successo tra i 200 partecipanti che, nel pome­ riggio, hanno fatto visita all’Arcivescovo Mons. Agresti. In Piazza S. Michele i ragazzi, tra cui alcuni di­ sabili, si sono misurati in giochi tra­ dizionalmente sportivi, tra la curio­ sità compiaciuta dei passanti. T

sotto il profilo organizzativo che pro­ mozionale, per i momenti vissuti al­ l’insegna della sincera amicizia e del­ la crescita sportiva.

ideale per una giornata all’aria aper­ ta, all’insegna del gioco e dell’ami­ cizia. Alla fine, un arrivederci e lo «zecchino» Giocasport per tutti.

LOMBARDIA - Un col■. po d’occhio eccezionale . . ’ quello offerto dai 1000 ra­ gazzi lombardi che si so­ no riversati a Boario Terme il 24 aprile. Per lo svolgimento dei giochi sono state attrezzate diverse aree ed i ragazzi si sono alternati in maniera sistematica dal mattino al pomerig­ gio in proposte di attività di tipo sportivo. Particolarmente significa­ tivi i momenti associativi e di pre­ ghiera.

PUGLIA - Immersi nel Parco «Due giugno» di • . ' Bari, centinaia di mini­ atleti — provenienti anche da altre realtà associative quali l’ACR e la Gioventù Francescana — hanno dato vita ad una divertente Festa, seppur infastitita da un tem­ po autunnale. I ragazzi, divisi in ven­ ti squadre, si sono misurati in attivi­ tà di tipo ludico-sportivo, per poi concludere la giornata con una «mega» caccia al tesoro. L’auspicio dei partecipanti è che l’appuntamento si rinnovi presto.

MARCHE - Un maltempo persistente ha determi­ nato lo slittamento della Festa, prevista a San Be­ nedetto del Tronto il 4 giugno: pec­ cato, ma l’appuntamento è solo rin­ viato.

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MOLISE - Grande entusiasmo a Campobasso per la Festa regionale di Gio­ casport del 25 aprile. 1 400 ragazzi, divisi in due diversi cicli, hanno dato vita a tantissimi giochi di tipo tradizionale, dalla pallabase al tiro alla fune, dalla corsa piana al lancio del peso. Grande successo an­ che della composizione mista delle squadre, operata sul posto aggregan­ do componenti diverse per facilitare la socializzazione. La Festa ha dun­ que rappresentato per i Consigli pre­ senti lo stimolo per una proficua col­ laborazione futura. 1

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PIEMONTE-La Festa è stata ospitata nel magnifi■ . ‘ co parco delle antiche ter­ me di Acqui Terme nella giornata del 1° maggio. Il tempo so­ leggiato ha rappresentato Vhabitat

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SARDEGNA - Un impor­ tante successo ha riscon• • ’ trato la Festa regionale di Giocasport, svoltasi a Ca­ gliari, con la partecipazione di due­ cento ragazzi. Un appuntamento con tanti momenti di gioco e di diverti­ mento, a testimonianza della bontà del progetto. L’impegno che atten­ de ora la Regione è la promozione capillare del «Pinocchio degli anni ’80».

SICILIA - Sono arrivati da Palermo, Noto, Ra■ macca, Caltagirone, Cata­ nia, Messina, Acireale, Piazza Armerina, Caltanissetta, i 300 piccoli atleti protagonisti dell’edizio­ ne siciliana del 15 e 16 aprile ad Aci­ reale. 11 bel tempo (anche se incerto fino all’ultimo) ha fatto in modo che il lavoro svolto dagli organizzatori locali non andasse vanificato. I ra­ gazzi hanno infatti vissuto un’espe­ rienza di sport e di gioco indimenti­ cabile, colorando con la loro presen­ za Piazza Duomo dove sono stati realizzati tanti coreografici giochi, al cospetto di un divertito pubblico.

TRENTINO ALTO ADIGE - Sappiamo che la ma. nifestazione si è svolta a Storo il 20 maggio, ma nel momento in cui andiamo in stampa, non siamo in possesso di altre no­ tizie.

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UMBRIA - La Festa si è svolta a Perugia il 30 apri­ le. Momenti significativi, lo svolgimento di giochi tipici e di un concorso di disegno sul tema «Il gioco che unisce tutti i bam­ bini del mondo».

VALLE D’AOSTA - In collaborazione con l’ACR che promuoveva la «festa degli incontri», il Consi­ glio di Aosta ha ospitato la Festa re­ gionale di Giocasport. I ragazzi pro­ venienti dalle realtà parrocchiali han­ no dato vita a giochi di ogni tipo, che hanno coinvolto anche un gruppo di bambini disabili. L’ottima riuscita della manifestazione, che si è conclu­ sa con un coreografico lancio di pal­ loncini, si deve alla ormai collauda­ ta formula CSI/ACR.

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VENETO - Un felice ab­ binamento, la realizzazio­ ne della Festa di Gioca­ sport in contemporanea con l’ottava edizione di «Sportfesta ’89» organizzata dal Consiglio di Feltrc. La manifestazione riuscitissi­ ma, è stata animata soprattutto con proposte di tipo sportivo, di carat­ tere spiccatamente associativo. Rea­ lizzati anche giochi del tipo: dieci passaggi, palla avvelenata, judo. A tutti i partecipanti, la spilla-ricordo di Giocasport e a tutti i gruppi un quadro su lamina d’oro. Vito Cozzoli Franco lovine

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C.S.I. ’90 sta concludendosi l’anno associati­ vo 1988/89 e a settembre comincerà quello nuovo. Il Consiglio naziona­ le, nella riunione svolta a Roma il 3-4 giugno scorso si è premurato di fis­ sare alcune coordinate per l’impegno di tutta l’Associazione nel prossimo anno. Intanto ha scadenzato il calendario delle principali attività di interesse nazionale, come si può vedere dal ri­ quadro pubblicato a parte. Su que­ sti appuntamenti nazionali i Consi­ gli regionali e provinciali stenderan­ no in questi mesi i loro rispettivi ca­ lendari di attività. Un compito fon­ damentale di questo periodo, poiché senza una intelligente e rigorosa pro­ grammazione un’Associazione è in­ capace di camminare verso qualsiasi obiettivo.

Se si scorre il calendario 1990 (anco­ ra incompleto e provvisorio, ma già indicativo), si rintracciano tre grossi appuntamenti, due dei quali costitui­ scono una novità rispetto ai pro­ grammi degli ultimi anni. Si tratta delle due Feste delio Sport, quella in­ vernale, 6-11 marzo, e quella estiva, 18-23 giugno. Sono in realtà due meeting polisportivi. Quello inverna­ le comprenderà lo sci alpino e nor­ dico, la corsa campestre, il ciclocross/mountain bike e il calcetto; quello estivo l’atletica leggera (maratonina), pallavolo, pallacanestro, calcio, tennistavolo, nuoto, ciclismo/amatori, tennis, judo, ginnasti­ ca e corsa ad orientamento. 11 programma sportivo nazionale, dunque, è sostanzialmente rivoluzio­ nato rispetto agli anni passati e sarà veramente interessante partecipare a queste due maxifeste, quasi due... olimpiadi CSI!

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Il terzo appuntamento di rilievo è rappresentato dalI’Assemblea nazio­ nale dei Presidenti provinciali, in programma dal 14 al 16 dicembre.

Consiglio nazionale e programma 1990 [1 fatto è che il prossimo anno sia­ mo già a metà del quadriennio, co­ minciato con il Congresso nazionale 1988. Metà quadriennio vuol dire «verifica», secondo quanto prescri­ ve il nostro Statuto, e infatti l’Assemblea nazionale avrà il compito di verificare l’andamento delle cose de­ cise nel Congresso nazionale. Ma la verifica dovrà essere fatta an­ che a livello regionale, con appositi Consigli nella primavera del Novan­ ta, e a livello provinciale. E qui do­ vrà rimettersi in moto la macchina congressuale. Saranno Congressi me­

no problematici di quelli di due anni fa, in quanto non si dovranno rieleg­ gere gli organi dirigenziali, ma saran­ no comunque impegnativi per la ri­ flessione che occorrerà fare sulle te­ matiche del Piano quadriennale, cioè sullo sport come impegno civile. Anzi, considerando che il Piano qua­ driennale è stato diffuso nell’associa­ zione da non molto tempo, i congres­ si biennali potranno rappresentare l’occasione per comprenderne meglio i contenuti, gli obiettivi, gli indirizzi. Non solo, ma i Consigli insieme alle Società sportive dovranno individua­ re alcuni ambiti e iniziative in cui, nella loro situazione, realizzare in modo concreto l’impegno civile sia nell’ambito dello sport, sia in ambi­ to sociale più generale.

L. O.

I PRINCIPALI APPUNTAMENTI DEL 1990 GENNAIO da novembre ’89 a maggio ’90: Congressi provinciali biennali di ve­ rifica. FEBBRAIO 10-11: Riunione Consiglio nazionale preparazione programma as­ sociativo 1990/91. MARZO 6-11: Festa nazionale invernale / 8-11: Sci FICEP (Austria) / da marzo a maggio i Consigli regionali predispongono i loro programmi 1990/91 / da marzo a luglio si svolgono i Consigli regionali di verifica. APRILE 18-22: Assemblea generale FICEP in Francia. MAGGIO 24-27: Tennistavolo FICEP (Francia). GIUGNO 2-3: Consiglio nazionale / 18-23: Festa nazionale estiva / 29/6-1/7: Judo FICEP (Francia) / da giugno a settembre i Consigli regionali predispon­ gono i calendari delle iniziative dell’anno seguente; i Consigli provinciali, in­ vece, preparano i propri programmi. LUGLIO 2-7: Corso nazionale Scuola Quadri / 6-7: Pallacanestro FICEP (Fran­ cia) / 27/7-5/8: Campo Giovani FICEP (Austria). OTTOBRE 6-7: Incontro nazionale delle Presidenze regionali / da ottobre a di­ cembre i Consigli regionali e provinciali verificano l’attività svolta. NOVEMBRE 10-11: Consiglio nazionale, verifica dell’attività dell’anno. DICEMBRE 14-16: Assemblea nazionale dei presidenti provinciali per la verifi­ ca di metà quadriennio.


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Lo scambio del pallone DAL NOSTRO INVIATO

Confesso francamente che mi sono messo in viaggio verso Manerba del Garda con un certo disagio interio­ re. L’occasione era il Meeting Nazio­ nale «Libero scambio guidato» di calcio organizzato dal CSI di Brescia nei giorni 8-11 giugno, ma i dubbi, le riflessioni, le domande che mi si proponevano riguardavano il triste mondo del calcio, l’ultimo suo mor­ to allo stadio (quanti altri ancora?), i finti scioperi dell’associazione cal­ ciatori. Per carità, niente retorica, niente processi. Siamo fin troppo abituati ai polpettoni moralistici dei giornalisti nostrani, quelli che poi ogni lunedì sera si azzuffano in di­ retta TV per il solo fatto di apparte­ nere al Nord o Sud d’Italia, siamo fin troppo abituati alle spiegazioni del post. Ma, tra i dubbi, sono an­ dato nel bellissimo comune di Ma­ nerba sul Garda, in provincia di Bre­ scia, anche per ricercare un’origine semplice, genuina e popolare al cal­ cio, per ritrovare la spontaneità o il semplice gusto di una partita di pal­ lone. Credo di essermi ritrovato in questi intenti. Non ho trovato un pubblico infero­ cito, oppure il gioco maschio o trop­ po duro, non ho sentito lancio di in­ giurie, ma ho trovato 314 ragazzi, al­ lievi e cadetti, che hanno giocato se­ renamente, con gioia, con il gusto di giocare per divertirsi; ho così visto che il CSI di Faenza, Oristano, Brin­ disi, Cremona, Sassari, Catania, Crema, Bergamo, Foggia, Napoli, Carpi, Noto, Molfetta, Viterbo e Ra­ gusa, hanno giocato al calcio per fa­ re «FESTA». Con una particolarità importante: infatti il regolamento obbligava tutti gli atleti iscritti alla manifestazione a partecipare alle ga­ re in programma, attraverso almeno un cambio per ogni tempo di gara.

Meeting eli calcio a Brescia Il che significa, in parole povere, par­ tecipazione corale allo sport e limi­ tazione (per quanto è possibile) del­ la legge del più forte. Mario Robolini, vice-presidente del CSI di Brescia e tuttofare di questo Meeting mi racconta: «Due anni fa facemmo con il CSI della Lombar­ dia e quello di Brescia sempre in que­ sto posto una grande festa regiona­ le, con tornei di calcio, pallavolo, pallacanestro, tennistavolo; c’erano oltre 700 atleti. Sulla base di quella esperienza è nato questo Meeting, che vede, come allora, la collabora­ zione di molte realtà locali. Oltre al CSI di Brescia, ci hanno dato una mano per l’alloggio degli atleti, per la localizzazione dei campi di calcio, per i vari servizi tecnici... una Socie­ tà sportiva locale, il G.S. Mancrba, poi la Polisportiva Vighenzi di Padenghe e le Amministrazioni comu­ nali di Mancrba, Moniga e Villanuo­ va. Nel raggio di pochi chilometri si giocano i vari gironi in 4 campi di­ versi, e vicino ai campi sono ospitati gli atleti. Alla manifestazione parte­ cipano esclusivamente atleti di Socie­ tà sportive affiliate o aderenti al CSI, che abbiano praticato analoga atti­ vità a livello provinciale per l’anno 1988-89. Inoltre il CSI di Brescia ha 299 società affiliate; quando arrive­ remo a quota 300 faremo una gran­ de festa». Ma non si è solo giocato al calcio in questi giorni di prima arsura estiva. Si è avuto il tempo di fare una pas­ seggiata ecologica sulla Rocca di Manerba, sulla Val Tenesi, che, per la particolare esposizione permette in

pratica di vedere tutta la costa del la­ go di Garda. Dalla costa bresciana a quella di Trento e Verona, dalla baia di Campo Verde a quella di Sa­ lò, dalla baia di Desenzano a Riva del Garda. Poi il sabato pomeriggio anche una gita in battello, passando per Porto Portese, Gardone, Gargnano e ritorno. Quindi anche il tem­ po di divagarsi e divertirsi. L’organizzazione è stata, sia nella fa­ se tecnica che nella fase operativa ve­ ra e propria, puntuale e professiona­ le; ma quello che si voleva da questo Meeting in fondo era di instaurare un proficuo rapporto di rispetto e ami­ cizia tra le squadre, e anche restitui­ re al calcio quell’anima un po’ tipi­ ca da paese, da brigata di amici. A noi sinceramente i sette miliardi berlusconiani non sono piaciuti, e nemmeno la commedia dello sciope­ ro per «un futuro migliore»: conti­ nuiamo, tenacemente, a preferire una sana ed educativa partita tra sca­ poli e ammogliati, sapendo natural­ mente di essere controcorrente. Infine, un’ultima annotazione, per dovere di cronaca: c’è stato, tra una partita e l’altra, anche il tempo di fa­ re un bagno in quel di Garda. Pove­ ro calcio, povero sport! Così riveri­ to, così amato dagli italiani! Eppure appena spuntano i primi soli e il pen­ siero va alle spiaggie tropicali, addio campi di calcio. La pelota è bella e geniale, ma andrebbe presa un po’ più alla leggera da tutti, come suc­ cede in estate. Tra un anno abbiamo un appuntamento troppo importan­ te da non mancare: cerchiamo di ar­ rivarci almeno con la voglia di vede­ re del calcio.

Gianni Di Santo

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Giocare per vivere

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Nel quadro della Festa Polisportiva regionale della Sicilia, il CSI ha or­ ganizzato a Palermo un confronto internazionale a favore di una prati­ ca sportiva, improntata, secondo il dettato del Piano Associativo pro­ prio, alla solidarietà e all’impegno ci­ vile, da praticarsi in tutta la comu­ nità europea. L’iniziativa, intitolala: Giocare per vivere: fair play, sport, Europa, pro­ pone evidentemente alcune riflessioni che oltrepassano le motivazioni del­ la non violenza e del fair play nello sport. A Palermo il CSI ha dunque propo­ sto un’iniziativa d’ordine culturale e sociale che supera i confini dello sport, per definire la dignità della persona. Che contano, non sono tan­ to le competizioni, anche se nel rag­ gio della manifestazione sono stati chiamati a gareggiare numerosi atle­ ti, quanto la promozione dell’uomo, sorpreso nella sua dimensione comu­ nitaria e spirituale. Valutato pure in una particolare attività, che, come ha suggerito Enzo Milia, Presidente del CSI siciliano, «ha bisogno di risco­ prire il senso della festa». Per para­ frasare un’espressione di Giovanni Paolo II, l’uomo d’oggi deve rincor­ rere, attraverso lo sport, l’impiego di tutti quei mezzi che catturano la «ci­ viltà dell’amore». Oltre al CSI, hanno partecipato al Convegno: l’UNESCO, l’AFSVFP, la FICEP. In proposito bisogna os­ servare che tutti i rappresentanti del Convegno, da Pierluigi Vagliani a Robert Pringarbe, da Gilles Dcliance a Jean Silvestre, ad Aldo Notario, a Maria Rosa Zanella, sono d’accor­ do nel valutare lo sport come un fe­ nomeno esclusivamente contempora­ neo. Una specie di «segno dei tem­ pi» che l’uomo deve conoscere c stu­ diare in termini moderni, cosi da ri­ spondere agli innumerevoli interro­ gativi anche extrasportivi, che di fat­

to pone il variegato mondo dello europeo e il suo messaggio di unità. sport. Non a caso i relatori hanno su­ In verità, l’uomo sente il bisogno di bito ravvisato che lo sport autentico unirsi per combattere insieme l’ingiu­ viene considerato in Europa come un stizia e il vizio e per approfondire i valore c un diritto di ciascuno. Al di valori umani e religiosi presenti in là di qualsiasi violenza, diventa in­ ogni popolo. Vuole riscattare la di­ fatti tessuto di massa e oggetto di ri­ gnità della persona umana e operare cerca da parte di chi si occupa seria­ per un avvenire migliore. In fondo mente dei diritti e della pastorale del­ nulla lega di più che il retto uso del­ l’uomo e del credente. Lo ha chiara­ lo sport e la fedele adesione a una re­ mente affermato Aldo Notario, ligione. Ce lo hanno ricordato i par­ quando, partendo dal riconoscimen­ tecipanti al Convegno di Basilea, ma to delle proprie mancanze, ammes­ ce lo comunicano pure il raduno di so a Basilea dalle chiese cristiane, ha Palermo e l’esperienza quotidiana di invitato lo sport a riconoscere i suoi ognuno di noi, sempre alle prese con peccati. Occorre abbandonare «le prospettive di questo tipo. Del resto, culture del mercato, dell’emargina­ se i servizi sportivi, sociali e cultura­ zione, della violenza», ha detto il li sono strumenti a disposizione del­ Presidente nazionale del CSI, e ri­ l’uomo, allora essi diventano auto­ spondere a questi mali con il recupe­ maticamente mezzi, di cui ci si serve ro della gratuità e della creatività nel­ per vincere le piaghe più evidenti del­ la società contemporanea, dalla ma­ lo sport. fia all’ingiustizia, dall’eccessiva ten­ Il Seminario, che ha assistito anche sione economica all’uso della droga, all’adeguato intervento del Sindaco al disimpegno nei confronti della vi­ di Palermo, Leoluca Orlando e ha avuto l’approvazione del Card. Sal­ ta, al degrado politico. vatore Pappalardo, ha inteso rispon­ dere alle insistenti domande giovani­ li. Ha allargato innanzi tutto gli oriz­ zonti e i limiti dei proprio territorio, G. B. G. riscoprendo nel contempo il suolo


TUTTOCSI/CRONACHE/ESPERIENZE MEETING DI ATLETICA LEGGERA PADOVA ha ospitato il Meeting nazionale di Atletica leggera, «libero scam­ bio guidato» che annualmente rappresenta il momento di massima aggrega­ zione e di maggiore contenuto tecnico agonistico per gli atleti del CSI. Quest’anno sono stati quasi trecento i giovani, provenienti da ben quattor­ dici regioni, che sulla pista dello stadio A reeHa hanno dato vita ad una due giorni davvero ben riuscita. Allievi e juniores di entrambi i sessi, rappresen­ tanti quaranta Società sportive, si sono incontrati tanto sulle pedane e sulla pista dell’impianto quanto sulle piazze e sulle strade di Padova ed Este, fa­ cendo registrare ottimi risultati sportivi ed una inesauribile e contagiosa vo­ glia di fare amicizia. L'incontro organizzato dal CSI padovano ha avuto anche un motivo di soli­ darietà umana: nel corso delle due giornate infatti ha avuto luogo una rac­ colta di contributi in favore dell’Associazione italiana contro la leucemia in­ fantile. La giornata-clou è stata quella di domenica quando gli atleti, dopo aver as­ sistito alla celebrazione della Santa Messa all’interno dello stadio, hanno di­ sputato tra batterie e finali la bellezza di quaranta gare. Al termine delle gare il giusto agonismo ha lasciato spazio ad un clima di vera festa. La centrale piazza Maggiore di Este, centro medioevale della pro­ vincia, è stata così teatro di una simpatica serata di giochi, rallegrata dall’e­ sibizione del gruppo sbandieratori di Megliadino San Fidenzio. Durante l’ul­ tima giornata gli ospiti hanno visitato il centro storico patavino per poi con­ vergere al teatro Pio X, dove il presidente regionale del CSI Mario Zocche e di quello padovano Roberto Foggiani hanno provveduto a premiare tutti i partecipanti.

Efferate ..

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SPACCATERMOLI

NUOTO INTERREGIONALE

TERMOLI — Per il terzo anno conse­ cutivo il Consiglio provinciale di Termoli ha promosso la «Spaccatermoli», manifestazione podistica non compe­ titiva PRO UNICEF. All'iniziativa hanno partecipato circa tremila persone di ogni età le quali, al via del primo cittadino, hanno invaso le vie della città, dando una nota di co­ lore e di presenza a quella che dove­ va essere una tranquilla domenica di prima estate. Per la gestione di tanti concorrenti il CSI e la Polisportiva SS. Pietro e Pao­ lo si sono avvalsi della fattiva collaborazione di altre associazioni quali gli scout e gli «Amici del Borgo vecchio». A fine gara è stata consegnata a tutti i partecipanti una maglietta in ricordo del momento vissuto assieme.

BARI — Sono state tre le regioni ospiti del Consiglio barese, promotore della prima manifestazione interregionale di nuoto. L’Abruzzo, il Lazio e la Sicilia si sono dati quindi appuntamento nel ca­ poluogo pugliese per vivere assieme al­ cune giornate di gare sportive, intramez­ zate da momenti di vita comunitaria e di scoperta dei caratteristici dintorni. Giornate di gare inaugurate da una splendila manifestazione di nuoto sin­ cronizzato offerta dal Consiglio di Ro­ ma, presso la piscina comunale. In ac­ qua gli atleti hanno poi gareggiato nei quattro stili: libero, dorso, rana e delfi­ no. Dopo le gare, la gita ai Trulli di Al­ berobello. A tutti i partecipanti è stata offerta una maglietta ricordo della manifestazione, oltre ad una movimentatissima serata associativa presso il salone delle feste messo a disposizione dall’albergo.

BICICLETTATA PIACENZA — Quando le iniziative so­ no simpatiche e rispondenti alle esi­ genze della gente, trovano subito ac­ coglienza e adesione, perché s'impon­ gono da se stesse. E questo è acca­ duto alla mega-pedalata che il CSI pia­ centino ha organizzato assieme alla Parrocchia del Corpus Domini. Quando la folta carovana si è messa in moto, ha destato la curiosità di mol­ ta gente, sia per i vigili urbani che con i lampeggiatori facevano da apripista, sia per il carro-attrezzi al seguito, sia per i cappellini e le magliette multi­ colori... Forse molti automobilisti non sono sta­ ti contenti di questa invasione anoma­ la, ma l’allegra «brigata» ha sgombe­ rato presto le vie cittadine per inoltrarsi nella campagna, in direzione della Ca­ sa del Fanciullo a Ivaccari. Qui la di­ rezione è stata squisita, mettendo a di­ sposizione tutto lo spazio verde della casa e offrendo la possibilità di risco­ prire un luogo che da molti anni ac­ coglie ragazzi in difficoltà familiari ed affettive, ridonando loro serenità e fiducia. Nel pomeriggio, dopo la merenda si è trovato il tempo per una bella tombo­ lata; prima del ritorno a casa i più sca­ tenati» non hanno infine mancato di prodursi in gare di ciclo-cross su di un terreno alquanto accidentato, dove non è mancato qualche capitombolo e molte esibizioni di equilibrismo.

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TUTTOCSI/CRONACHE/ESPERIENZE ha id

IN FAVORE DELLA TERZA ETÀ ORVIETO — Già da tempo il CSI or­ vietano rivolge una particolare atten­ zione ai problemi degli emarginati e degli anziani. Nei confronti di questi ultimi ha già da tempo infatti promos­ so corsi di ginnastica, a Porano, fina­ lizzati al mantenimento della salute fisica. Ultimamente, però, ha voluto farsi pro­ motore. assieme al Comune, di un’assemblea-dibattito, a cui hanno partecipato le maggiori autorità loca­ li. tra cui il sindaco, e l’assessore dei servizi sociali della provincia di Terni. La proposta portata dal CSI è stata quella di un'università della terza età, da istituirsi a Porano, per permettere agli anziani di riunirsi e tradurre i loro incontri in una crescita culturale. Positive le reazioni; in particolar mo­ do ('Assessore ai servizi sociali ha pro­ messo di valutare la richiesta in una proposta di legge che preveda i modi di attuazione di un sostegno pubblico a favore dell’iniziativa.

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GIOVENTÙ ED AMBIENTE FOGGIA — Prima festa polisportiva or­ ganizzata dal CSI foggiano, coadiuva­ to dalle Società sportive dei portatori di handicap. Durante la «quattro giorni» sono state di­ sputate gare di tennistavolo, pallavolo, corsa campestre, oltre ad un momento

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particolarmente dedicato a GIOCASPORT. Ospite d’onore è stato S.E. Casale, il quale ha anche voluto dare il «via» alle partite di tennistavolo impugnando la racchetta e scambiando con un giova­ ne atleta le prime battute di una partita. Nella fotografia Luciano Sgarro, Consi­ gliere nazionale, consegna a S.E. Ca­ sale un ricordo della manifestazione.

LIBERO SCAMBIO MACERATA — Un libero scambio sportivo, organizzato dal CSI macera­ tese, ha visto riunite oltre novanta per­ sone: atleti, dirigenti e familiari, assie­ me per quattro giorni di gare e di ami­ cizia. Oltre ai partecipanti di «casa», erano presenti rappresentative dei Consigli di Cagliari, Parma e Prato, per un incontro sportivo di calcio, ten­ nis e atletica leggera. Ma al di là del momento agonistico, il meeting ha costituito una reale espe­ rienza di valore culturale. Molto am­ mirate sono state infatti le architettu­ re cittadine, prima fra tutte lo Sferiste­ rio, visitate durante il soggiorno.

FESTA POLISPORTIVA

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PAVIA — Si è svolta a Salice Terme la Festa polisportiva di terza fascia orga­ nizzata dal CSI pavese, su incarico del Consiglio regionale. La manifestazione ha visto la partecipa­ zione di dodici squadre di calcio e di quat­ tro squadre di pallacanestro provenien­ ti dai diversi Consigli della Lombardia. Aiutati dal tempo, che si è mantenuto bello per tutta la durata della Festa, i ra­ gazzi si sono incontrati in gare di cal­ cio sui campi di Rivanazzano e Retor­ bido, e di basket nella palestra dell’isti­ tuto tecnico «Baratta» di Voghera. Oltre a questi incontri prettamente spor­ tivi, hanno animato la Festa momenti più associativi, quali la celebrazione euca-

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ostica nella parrocchia di Rivanazzano o la caccia al tesoro di domenica pome­ riggio, per le vie di Salice. Momento culminante di tutta la manife­ stazione è stata però la serata associa­ tiva, svoltasi alla «Buca» di Salice, che ha visto la consegna di un ricordo a tut­ ti i partecipanti e l’omaggio di prodotti tipici delle varie località. Vi è stata quindi l’esibizione del gruppo folcloristico «Le frustre lombarde» di Lacchiarella. Una Festa associativa, quindi, che ha visto impegnate risorse dell’Associazione, con l’apporto anche della realtà so­ ciale in cui si è svolta. A questo propo­ sito va ricordata la presenza dell’asses­ sore provinciale allo sport, Andrea Cam­ panini, che ha voluto essere tra i ragaz­ zi, portando anche il saluto della citta­ dina e del Comune.

UNA NMOVA TESTATA iLO&atLE GENOVA — Scrive don Caviglia, con­ sulente ecclesiastico del Consiglio ge­ novese, sulla prima pagina del primo numero del neonato bollettino del CSI: «Plaudo alla nascita del giornalino "CSI Genova Notizie”. Volentieri prendo la parola per dire che questo nuovo strumento deve essere un vei­ colo di comunione perché veicolo d’in­ formazione». Ci associamo volentieri agli auguri di don Caviglia, per questo primo «frut­ to» che, pur se realizzato con mezzi modesti, non manca di contenere al suo interno notizie e spunti interes­ santi.


TUTTOCSI/CRONACHE/ESPERIENZE

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PRO ANZIAMfl BENEVENTO — Un campo di bocce «PRO ANZIANI» è stato inaugurato nella Casa di Riposo cittadina. Lo ha realiz­ zato il CSI beneventano, a testimonian­ za dell’impegno che quotidianamente lo vede protagonista nel sociale, e parti­ colarmente nei confronti del mondo de-

so lo sport se non quello di offrire la pos

La giornata è volata via in un gioia e serenità, in compagnia del CSI e della cittadina che hanno vo­ luto con l’occasione fare festa assieme.

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gli anziani. E allora quale migliore

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FESTA DI SOLIDARI ETÀ MANTOVA — La Comunità Terapeuti­ ca per ex tossicodipendenti «Pelagallo di Casale di Roncoferraro» ha ospitato la prima festa sportiva sull'aia. La ma­ nifestazione ha preso inizio con il sor­ teggio delle squadre partecipanti al qua­ drangolare di pallavolo e con la stesu­ ra dei tabelloni per gli incontri di tenni­ stavolo. Dopo circa tre ore intense di sport, fini­ te le fasi eliminatorie dei diversi tornei, tutti gli atleti hanno potuto gustare, nel­ la cornice di una «bettola» estempora­ nea allestita da alcuni amici del paese di Casale, uno squisito risotto offerto dal CSI. Si è cosi, con naturalezza, creato un clima familiare e di distensione.

Al termine delle gare è stata celebrata la S. Messa nella cappella del '700 an­ nessa alla corte rurale; ci si è quindi ri­ trovati tutti sull’aia per le premiazioni di rito. Così la giornata dello sport si con­ cludeva lasciando però come piacevo­ le coda la possibilità di cenare in com­ pagnia assaggiando i piatti tipici man­ tovani preparati dagli amici della bettola. Cosa dire di una festa come questa, si­ mile a tante altre ed al tempo stesso cosi significativa? L'intento di chi l’ha pen­ sata e organizzata è stato quello di sen­ sibilizzare la comunità locale ai proble­ mi dei più deboli, di coloro che hanno maggiormente bisogno di solidarietà. Ed a questo proposito è doveroso ringrazia­ re i ragazzi della comunità per l’ospita­ lità e la preziosa collaborazione offerta.

L'ANNO DELLA GRANDE INDULGENZA MESSINA — In occasione della cele­ brazione de «L’anno della grande in­ dulgenza», che il villaggio di Vaffaria celebra dall’aprile '89 al maggio '90, il Consiglio di Messina è stato invita­ to a curare la realizzazione di una staf­ fetta di tedofori. I giovani impegnati hanno percorso la strada che separa il duomo di Messi­ na dalla piazza del villaggio, in cui era sistemato un braciere, accanto all'al­ tare. Il card. Pappalardo, che ha offi­ ciato la Messa assieme agli altri vesco­ vi dell’isola, nell'omelia ha voluto sot­ tolineare il significato del gesto, pre­ sentando gli atleti come portatori del­ la luce della fede che illumina la stra­ da di ogni cristiano.

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IL FILIVI

NEW YORK STORIES DI MARTIN SCORSESE, FRANCIS FORD COPPOLA, WOODY ALIEN.

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Tre aspetti di una vita spesso frene­ tica, tre diversi modi di vivere una metropoli come New York, sono l’as­ se portante di vicende apparentemen­ te slegate, che costituiscono, però, il punto di partenza di un’analisi che travalica le immagini, per coinvolgere lo spirito della grande città ame­ ricana. New York è una città straordinaria sotto molti punti di vista, «l’unica ve­ ra città», raccontata con gli occhi at­ tenti di tre registi diversi nel modo di fare cinema, ma uniti dallo scopo co­ mune di illuminare alcuni aspetti di tale grandezza. Così Martin Scorsese, Francis Ford Coppola e Woody Alien (nell’ordine di proiezione) firmano tre divertenti racconti, veloci sullo schermo, ma forniti di una intensità che non ha nulla da invidiare ai consueti lungometraggi. «Lezioni di vero» è la vicenda di un artista famoso e di un conflitto pro­ fondo tra la dimensione spirituale della sua grande pittura e la passio­ ne materiale per una donna, simbo­ lo di un bisogno di compagnia fem­ minile perfettamente fungibile, ma necessaria per liberare il suo estro creativo. Ne «La vita senza Zoe» New York offre una storia più comune, la soli­ tudine di una bambina figlia di geni­ tori ricchi e famosi, provvista di una dolcezza che le permetterà di combat­ tere una precaria situazione familia­ re, e ricostituire una unità spesso compromessa dalla professione del padre, il più grande flautista del mondo, e dalla smania competitiva di una donna che vede nel marito un avversario da battere. Woody Alien firma il terzo episodio «Edipo Relitto» che occupa lo spa­ zio maggiore, sostenuto dalla consue­ ta vena comica con cui l’attore ame­ ricano riesce a condire le situazioni più grottesche. «Edipo Relitto» è la storia di Shcldon, avvocato vessato dall’invaden­ za e dai modi della sua anziana ma­ dre, psicologicamente oppresso nel­ la professione e nei rapporti umani, costretto alla psicanalisi dal reitera­ to confronto con la genitrice, artista dell’imbarazzo e del ridicolo. La fantasia di Alien rende volutamente esagerata la dimensione del problematico rapporto vissuto da

Shcldon, avvalendosi di un espedien­ te fantastico che sintetizza chiara­ mente la stravolgente e negativa in­ fluenza subita dal protagonista, ma nello stesso tempo mette in luce co­ me New York sappia vivere gli even­ ti senza subirli e come il bizzarro e il paradossale siano due delle nume­ rose fonti di un inesauribile entu­ siasmo. Woody Alien ritorna felicemente al­ le sue originali trovate, dopo aver aperto una parentesi di natura bergmaniana con «un’altra donna», film incerto e troppo serio per chi cono­ sce a fondo l’indiscutibile attore ame­ ricano c non desidera privarsi del suo talento comico. «New York Stories» è l’ottimo risul­ tato de) contributo di registi afferma­ ti c del talento di attori come Nick

Nolte e Rosanna Arquette, Giancar­ lo Giannini e Talia Shire, Woody Al­ ien e Mia Farrow, ma anche di una sapiente collaborazione fotografica e musicale. Se «Edipo Relitto» è la storia più di­ vertente, «Lezioni di vero» è certa­ mente la più affascinante, arricchita dai suggestivi primi piani con cui ven­ gono catturati nel dettaglio l’estro e la violenza pittorica dell’artista, a di­ mostrazione di una notevole espe­ rienza nel manovrare la cinepresa. Il film va comunque valutato e con­ siderato unitariamente, senza lasciar­ si tentare da inutili frazionamenti, che priverebbero la pellicola della sottile continuità impressa dagli au­ tori. Le storie valgono per la realtà che rappresentano e, in questo senso la realtà è unica e non lascia spazio ad un’analisi che non tenga conto della forza descrittiva dei tre registi, da osservare, invece, con omogenei­ tà, per non cadere nell’errore di tra­ scurare l’ambiente comune nel qua­ le i personaggi prendono vita. Un film da gustare, dunque, un la­ voro che fa scoprire con soddisfazio­ ne che la capacità di suscitare senzazioni non è direttamente proporzio­ nale alla lunghezza della pellicola; «New York Stories» è una conferma che il cinema vero esiste e va ap­ prezzato. Paolo Liberali


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ESSERE IN FORMA mento tramite la contrazione, sia Prima di iniziare un programma di esercizi aerobici è di fondamentale quelli antagonisti che si trovano dal­ l’altro lato dell’arto e che si oppon­ importanza sottoporsi ad una visita gono al movimento allungandosi. medica di controllo. Non bisogna scordare che ci sono Se si usa e si rafforza un determina­ to gruppo di muscoli (gli agonisti), molte patologie silenti che possono essere a rischio se non diagnosticate questi tendono a diventare più spes­ e trattate adeguatamente. si, più compatti e più corti, e se non Ad esempio persone che tendono ad vengono rinforzati anche i muscoli avere valori di pressione arteriosa ele­ opposti (gli antagonisti) vi è il rischio vati non dovrebbero intraprendere che si indeboliscano e non siano più programmi di allenamento con pesi in grado di mantenere allineata l’ar­ massimali o attività sportive partico­ ticolazione. Il non allineamento è una larmente stressanti, tipo lo squash, causa frequente di danni alle artico­ perché tali attività fisiche possono lazioni prodotti praticando uno sport dare degli incrementi pericolosi del­ o un’attività fisica. la pressione arteriosa. È importante ricordare che un qual­ I soggetti che rientrano in almeno siasi squilibrio di forza/flessibilità tra una delle seguenti condizioni: oltre i i gruppi muscolari agonisti e antago­ trent’anni, sovrappeso, sedentari, nisti pone un limite al livello di for­ ipertesi o con familiarità per iperten­ ma raggiungibile e può provocare dei sione arteriosa, diabetici, fumatori, danni. dislipidemici, familiarità per malat­ Fare dello jogging, andare in biciclet­ tie coronariche, dovrebbero assolu­ ta, giocare a tennis o fare qualche at­ tamente fare una visita con elettro­ tività fisica senza uno sforzo di com­ cardiogramma prima di intraprende­ pensazione per equilibrare la forza e re qualsiasi allenamento. Dopo di che dovrebbero iniziare a rinforzare i muscoli ed i tessuti connettivi che cir­ condano le articolazioni del corpo con un programma di esercizi ‘pro­ gressivi’ con pesi. Si tratterà di sollecitare il corpo ap­ L'ASSISTENZA NELLA pena al di sopra del livello normale GINNASTICA DI BASE per aumentare la capacità. E’ possibile ottenere questo risulta­ Gian Luigi Ulisse - Società Stampa to aumentando la resistenza del pe­ Sportiva, Roma 1989, pp. 134, L. 18.000 so e/o il numero di ripetizioni. Infat­ ti, si può svolgere un allenamento per Questo volume riveste un interesse migliorare la forza muscolare, o la specifico soprattutto per gli studenti resistenza muscolare, oppure entram­ ISEF e per gli insegnanti di educazio­ bi i fattori. La differenza risiede nel livello di re­ ne fisica, ma ha qualcosa di utile da sistenza (peso) ed il numero di ripe­ dire a chiunque operi nel campo del­ tizioni per ogni esercizio. Un peso che la formazione fisica dei giovani. L'assistenza di cui tratta l’autore è supera il 70% della propria capacità di sollevare un carico un’unica volta quella che l’operatore sportivo è te­ nuto a fornire all’allievo che prende e che può essere sollevato fino a 5-7 volte, serve ad aumentare la forza. Se confidenza con una tecnica o con un attrezzo. Assistenza, ad esempio, è si solleva un peso inferiore al 65% della massima capacità di solleva­ reggere il sellino al bambino che im­ mento, i muscoli subiscono una sol­ para ad andare in bicicletta, sostenere lecitazione inferiore, ma se questo pe­ il corpo dell’apprendista nuotatore o so viene sollevato almeno 10-15 vol­ correggere il movimento del braccio te, aiuta a sviluppare la resistenza del neotennista. muscolare. Situandosi tra queste due Su questa azione fondamentale, che condizioni limite è possibile raggiun­ significa contemporaneamente assi­ gere un giusto livello di forza c di re­ stere ed insegnare, la bibliografia sistenza muscolare. sportiva offre ben poco. Di qui l’in­ L’alicnamento dei muscoli deve raf­ tento di colmare la lacuna almeno per forzare sia i muscoli agonisti, cioè quanto concerne l'educazione fisica quelli che danno inizio ad un movi- I svolta nella scuola ed i corsi di gin-

la flessibilità dei gruppi muscolari in gioco risulta dannoso. Questo discor­ so vale particolarmente quando si è in presenza di una qualche debolez­ za strutturale che peggiora ulterior­ mente la situazione. In genere il culmine della capacità fi­ sica viene raggiunto intorno ai ventotto anni dopo di che la potenza fi­ sica inizia a declinare con un ritmo di circa il 9% ogni dieci anni. Invece con un programma di allena­ mento equilibrato, regolare ed inten­ so, che migliori la capacità aerobica, la forza muscolare e la flessibilità è possibile ridurre questo declino di al­ meno il 50%. In effetti, si nota come un quaranten­ ne ben allenato è potenzialmente in grado di avere una prestazione fisi­ ca che può arrivare al 95% di quella che aveva a venticinque anni. Non si può evitare di invecchiare, ma grazie all’esercizio fisico è possibile mantenere buona parte del vigore, della vitalità e della libertà di movi­ mento che si ha da giovani. Antonio Spataro

nastica che si svolgono presso le pa­ lestre. Otto sono le parti fondamen­ tali: assistenza preventiva, assisten­ za tecnica, assistenza manuale, assi­ stenza manuale indiretta, assistenza di sostegno passiva, assistenza psico­ logica, assistenza morale, assistenza di primo soccorso. Circa 200 sono le illustrazioni.

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DIVERSI MA INSIEME

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PRETI CSI A CONVEGNO Dal 19 al 21 giugno si è svolto a Ro­ ma, presso la Domus Pacis, il Con­ vegno nazionale dei Consulenti Ec­ clesiastici del CSI sul tema: «Sport e impegno civile per una pastorale della solidarietà». I sacerdoti iscritti, che hanno rag­ giunto il numero di 106, si sono tro­ vati a discutere sul programma asso­ ciativo del corrente quadriennio, che privilegia l’azione educativa, con particolare riferimento ai valori del­ l’impegno civile e della solidarietà. Difatti si è sentita la necessità cultu­ rale e sociale di offrire tutti gli stru­ menti adatti per consentire alle asso­ ciazioni sportive di inserirsi in un pia­ no di crescita umana e cristiana. II Convegno ha fatto sue le preoccu­ pazioni proprie della pastorale del tempo libero e, per mezzo di relato­ ri qualificati, ha suggerito stimoli e aiuti per attuare nuovi e sempre più sofferti servizi. Non a caso ha favo­ rito argomenti e identità tesi ad in­ vitare i consulenti e ogni operatore pastorale a collocarsi e a camminare quali portatori di fiducia e di speran­ za nel contesto del proprio territorio di missione. È infatti percorrendo questo sentiero che oggi si edifica la storia di ciascuno e quella della so­ cietà contemporanea. Il Convegno si è aperto con l’inter­ vento dei S.E. Mons. Camillo Rui­ ni, Segretario Generale della CE1, il quale ha dato le linee generali per una presenza del Consulente nel CSI, esplicando le ragioni e i fini di que­ sta presenza. 11 prof. Antonio Grumelli e Aldo Notario, hanno invece trattato più da vicino i temi dello sport in or­ dine al dato sociale e all’impegno ci­ vile. Si sono particolarmente fermati sul­ l’aspetto della solidarietà e del vaio­

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che le donne, nella Chiesa come nella società, devono condividere con gli uo­ mini la “piena responsabilità a tutti i livelli”. Questa espressione, che non fi­ gurava neH’ultima stesura del docu­ mento è stata reintrodotta con un emendamento approvato a grande maggioranza nella sessione conclusiva, ad evidenziare l’interesse generale sul­ l’argomento.

— Possiamo allora dire che l’unità su alcuni dei temi più scottanti del vivere umano sia stata raggiunta nonostante le diversità teologiche?

re cristiano dello sport S.E. Mons. Giuliano Agresti, e S.Em. il Card. Antonio Innocenti, Presidente della Congregazione per il Clero. 11 cardi­ nale ha soprattutto ricordato lo sport come valore che possiede in se stes­ so «aspetti utili in vista della forma­ zione integrale delle persone», para­ frasando così gli auspici e le indica­ zioni del Papa e del Ministro degli Esteri, Giulio Andreotti. li Convegno si è chiuso con la «ta­ vola rotonda» sulla figura del Con­ sulente ecclesiastico, chiamato a di­ ventare «maestro di formazione». Anzi è proprio la formazione il pri­ mo atto di solidarietà al quale è chia­ malo il sacerdote che opera nel CSI, poiché si pongono così le basi per la promozione umana e cristiana della persona. Hanno preso parte alla «tavola ro­ tonda» coordinata dal Consulente nazionale G.B. Gandolfo: Giulio Bernardinello, Consulente del Vene­ to; Nemesio Marchesini, Presidente CSI di Prato; Padre Vigilio Torregiani, Consulente di Trento. Infine la partecipazione alla concclebrazione eucaristica di S.E. Mons. Ennio Francia, famoso conoscitore del mondo della cultura e dell’arte, è stata una dimostrazione evidente e spontanea della ricerca dei valori cul­ turali e spirituali dell’Associazione.

«Il consenso generale su temi quali la difesa dei diritti umani, la giustizia e la pace, e l’ecologia non è stato diffi­ cile da ottenere, perché questi sono te­ mi nuovi, attuali, su cui tutti si sento­ no impegnati. In campo teologico invece, è più faci­ le scontrarsi perché in ogni caso ci si trova di fronte ad un “meccanismo”: in altri termini, quando si tratta di co­ dificare dei principi, si incontrano sem­ pre maggiori difficoltà legate al retag­ gio culturale di ciascuno. Quando invece, ci si trova insieme per discutere liberamente su temi comuni e di rilevanza generale, l’accordo è più semplice da trovare perché le sensibi­ lità, anche se diverse, non vengono “ingabbiate” in precetti la cui formu­ lazione rimane sempre ardua».

— Il Cardinal Martini ha definito un «miracolo» l’Asseinblea ecumenica di Basilea. Sei d’accordo su questo giu­ dizio? «Sicuramente costituisce un fatto ec­ cezionale — ma speriamo ripetibile — un incontro di lingue, culture, confes­ sioni tanto diverse, così ricco di con­ vergenze e di concrete aspirazioni per un futuro lavoro comune: un risulta­ to tanto importante da non poter es­ sere previsto inizialmente. Per realizzare questo si è però andati alla ricerca dell’unità più che della di­ versità, soffermandosi su alcuni gran­ di temi ideologici, “che sono stati tra­ dotti in proposizioni praticabili, non semplicemente in desideri utopici”, co­ me ha sottolineato assai efficacemen­ te il Cardinal Martini: le diversità teo­ logiche sono state volutamente lascia­ te da parte, per costruire una base di partenza solida ed autentica, che pos­ sa rappresentare l’inizio di un comu­ ne cammino verso le nuove frontiere della cristianità». a cura di Vito Cozzali


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SPORT/SOCIETA' di Domenico Volpi

Le squadre italiane di calcio fanno spese pazze per l’acquisto di stranie­ ri e di campioni, ma non scherzano neppure nell’accaparrarsi i giovani talenti. Per Nicola Zanin, centrocam­ pista quindicenne, la Juve ha sbor­ sato 400 milioni. Ora c’è in evidenza Fabio Alderucci, undicenne ancora gracile ma con i ‘piedi buoni’ (e la te­ sta anche), dato che ha segnato 216 gol nel campionato di categoria, e ora continua a segnare pur giocando tra ragazzi più grandi. Vive e calcia in Germania, ma molte squadre sono sulle sue tracce. Se si continua così, però, fra poco si acquisteranno neo­ nati, dopo avere accertato che han­ no i cromosomi del calcio nelle loro cellule! Torna a proposito una parola inven­ tata da Gianni Brera veni'anni fa: ‘abatini’; si adattava a molti nostri giocatori abili di piede ma atletica­ mente poco sviluppati. Un’indige­ stione di calcio, negli anni della cre­ scita, se non è accompagnata da tan­ ta ginnastica rischia di non curare lo sviluppo del torace. Ancora a proposito (di indigestione), il tredicenne milanese Mauro ha ef­ fettualo 33.580 palleggi consecutivi, trattando la palla con i piedi per qua­ si 6 ore: è solo un primato italiano, perché un nigeriano ha palleggialo per 16 ore e mezzo. La cosa più dif­ ficile di questo record? Per Mauro, il soffiarsi il naso.

SONO CRESCIUTI Nel tennis, largo ai giovani e ai no­ mi nuovi. Al Roland Garros di Pari­ gi, il diciassettenne cino-aniericano Chang ha battuto in finale il grande Edberg. Una ragazza quindicenne, Monika Seles, ha fatto tribolare la ventenne Steffi Graf, che poi è stata eliminata in finale dalla diciassetten­ ne Arantxia Sanchez. 1 nostri non hanno fatto molti passi, ma Omar

TELESTILE

AVANTI I GIOVANI Camporese ha bene impressionato contro Wilander e può ‘crescere’. Un solo dubbio: ha già 21 anni, che non sia troppo... vecchio ? Stanno cadendo nel basket le barrie­ re artificiose che dividono i profes­ sionisti (pagati fior di milioni) dai di­ lettanti (pagati anch 'essi a milioni in fiore), e Mike D’Antoni, oriundo d’America, gioca nella nazionale ita­ liana. A 38 anni! Il basket è in con­ trotendenza al giovanilismo? Ma sì: nella pallacanestro, per giocare biso­ gna. .. essere cresciuti.

IMPARARE & PERDERE Imparare a vincere è essenziale per chi voglia fare sport competitivo. Ma imparare a perdere è ancora più im­ portante, se si vuol salvare lo sport. Il presidente del Napoli che strapar­ la contro l’arbitro di una partita so­ stanzialmente corretta, il giocatore sampdoriano Vierchovod che minac­ cia di “spezzare le gambe” a Careca, il pubblico di Livorno (non la bel­ la Enichem) che tumulto e aggredi­ sce non hanno ancora imparato, e il loro atteggiamento è pericoloso per tutto lo sport. Attacco, non attacco, ma chi me lo fa fare? Con questi amletici dubbi in corpo, i ciclisti italiani hanno conse­ gnato agli stranieri molte tappe e la vittoria finale al Giro d’Italia. Uni­ che eccezioni, il bravo Giapponi a cui è mancata una tappa di montagna, uno sprazzo di Bugno e il simpatico guastafeste Giuliani.

In TV, su Rai-Tre, il 2 giugno si so­ no affrontati in ‘Duello ’ il giornali­ sta luigi Pintor, che dell’uso e dei di­ fetti dell’automobile ha detto tutto il male possibile, e lo stilista Giorgetto Giugiaro, che ne ha detto tutto il be­ ne possibile. Unico difetto. ..di stile: Giugiaro ha annunciato un filmato per chi l’auto lo ama. Ma l’automo­ bile è femmina: se così non fosse, non sarebbe tanto amata e Giugiaro noti s’intrigherebbe a vestirla. Evviva evviva: il Processo del Lune­ dì e Rai-Tre annunciano di avere con­ quistato il massimo di ascolto lune­ dì 6 giugno. Ma l’argomento era la violenza legata al calcio, con un ra­ gazzo morto a Milano sotto l’assal­ to di altri ‘sportivi’. Forse è segno che l’episodio ha colpito il pubblico, for­ se è segno di condanna della violen­ za, forse è solo un segno che ormai per scuotere la gente ci vogliono i fat­ ti più crudi, e forse sarebbe stato me­ glio non sbandierare il record.

CASCO Al Giro e al Tour, diversi ciclisti (pri­ mo fra tutti il campione danese Sorensen) possono dire di essersi salvati da rovinose cadute per l'uso obbliga­ torio del casco in corsa. Innumere­ voli sono già i motociclisti che devo­ no la vita al casco nell’uso quotidia­ no. Attendiamo le statistiche post­ estive su quanta gente è stata salvata dall’uso della cintura e dai discussi li­ miti di velocità. Dopo tante polemi­ che, forse vedremo che i sacrifici di tutti sono serviti a garantire la vita umana.

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</i SPORT COME IMPEGNO CIVILE, Piano associativo quadriennale 1989-1993

CENTRO SPORTIVO ITALIANO

Un servizio sportivo-educativo ispirato alla solidarietà I

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LO SPORT E’ partecipazione responsabilità / socialità

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Sport come impegno civile vuol dire utilizzare l'esperienza sportiva per costruire una società fondata sulla dignità, i diritti e i doveri di tutti i cittadini

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ASSOCIAZIONE IL CSI E’ volontariato educativo e sociale cristianamente ispirato Occorre riscoprire e vivificare l'anima autentica del CSI nei suoi operatori a tutti i livelli

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IL «PRODOTTO FINALE» DEL CSI E’

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il suo servizio educativo verso le Società sportive, il mondo dello sport, la società italiana È attraverso questo prodotto che si realizza principalmente la solidarietà e l'impegno civile

Direzione, Redazione e Amministrazione: Via della Conciliazione, 1 - Tel. 6867941 - 00193 ROMA - Spedizione in abbonamento postale gr. Hl/700o


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