LUGLIO 1986/ANNO LXXXI
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QUASI UN SOMMARIO
STADIUM 1926 IN MARGINE AD UNA MANIFESTAZIONE MOTORISTICA
14 UNA VALLE IN FESTA di Aldo Notario
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LA SPERANZA CHE È IN NOI dì Gianni Gherardi
Il tema del mese: BORCA '86 Interventi di Maria Rosa Zanella, Gianni Gherardi, Donato Renato Mosella, Alberto Bobbio, Bartolo De Vido. Vittorio Ferrerò.
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SCUOLA QUADRI di Vittorio Ferrerò
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IL MUNDIAL E FINITO Bilancio dei mondiali dì calcio in rosso, in bianco, in verde.
di Domenico Volpi
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UN ANNO DOPO
26 TUTTOCSI/ CRONACHE/ ESPERIENZE
30 Mediana: A QUALE ETÀ' LO SPORT dì Antonio Spataro
Il messaggio di Cossiga
di M.F.
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Ifibri
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FINE DI UN LUOGO COMUNE L'opinione di... Nuove ricerche su sport e aggres LUIGI BETTAZZI sività. a cura di Davide Marzaroli.
di Livio Olivi
12 STADiUM/SOCIETA' di Angelo Bertani
Le fotografie che illustrano questo numero dedicato a «Sportfesta CSI '86» di Borea di Cadore, sono di Paolo Giorgio Gardin, Remo Mosna, Giovanni Nicosanti. Vit torio Signoretto,
«Ancora una volta la follia della velocità ha trovato sul la sua strada il baratro della morte e una fiorente e ga gliarda giovinezza si è spezza ta di schianto e due atleti in un letto d’ospedale con le lab bra livide e gli occhi sperdu ti dolorano in silenzio. Ancora una volta una grande manifestazione di motorismo lascia le sue vittime senza pietà... A chi giova tutto questo? Al l’industria? Ma se l'industria ha bisogno, moderno Moloc, come l’antica divinità fenicia, di vittime umane, sarà lecito chiedere, in nome della civil tà, che il triste rito cessi, che un ordine dall’alto impedisca il ripetersi di queste annuali corse alla morte. Che la stampa sportiva cini camente dica che nonostante la triste vicenda il circuito ha avuto esito brillantissimo a me poco importa; ammazza re il prossimo non è purtrop po una brillante manifesta zione; ma se l'industria, sia pure italiana, a prezzo di vi te umane deve affermarsi e vincere, io grido che il prez zo è troppo caro e che questa vittoria è peggiore di quella di Pirro. Ma come è possibile conti nuare una corsa mentre sono ancora sul percorso le mac chie di sangue delle vittime, mentre, come alla guerra, i morti e i feriti vengono tra sportati al pronto soccorso? Un senso più grande di frater nità e di carità doveva far sentire ai lodati organizzatori del percorso — bella pro fessione anche questa! — che davanti alla morte tutto deve cedere, e che anche la follia d’una corsa deve per un atti mo arrestarsi in nome dei di ritti umani! (...). Per noi cristiani, poi, il triste avvenimento ha un alto signi ficato morale e ancora una volta ci ammonisce che ci so no dei limiti che non debbo no essere sorpassati. La vita umana è sacra e non può essere consentito né di uccidere, né di uccidersi co sì per... sport!». (da Stadium n. 10 dell’ 11 mar zo 1926)
STADIUM 1926
UNAVALLE IN FESTA La valle del Baite, che comincia da Tai di Cadore e finisce a Cor tina, è stata scoperta da quelli del CSI, me compreso che non ne co noscevo la denominazione. La locale comuni là montana comprende sei Comuni (Tai, Val le, Vado, Borea, San Vito, Corti na), uno più bello dell’altro nel cuore delle Dolomiti. Ma i ragaz zi hanno dilagato oltre, salendo al Falzarego e al sacrario di Poco/, dove hanno pregato per i caduti della guerra 1915-18 e per la pace; hanno visto la casa del Tiziano a Pieve di Cadore e i murales di Cibiana; sono stati accolti dalle co munità di Domegge e Vallesella; Calalzo è diventalo il loro termi nale con la stazione ferroviaria e quella degli autobus pavesate a festa: bandiere, striscioni, sten dardi (uno, lungo 15 metri, ha do minato dall’alto del Villaggio SE MI tutta la valle) ovunque. Una valle lunga una sessantina di chilometri che il CSI ha «occupa to» con i suoi duemilacinquecento atleti, arbitri, allenatori, orga nizzatori, dirigenti, sacerdoti. Per una settimana si sono visti tanti papaveri (viaggiavano tutti con uno zaino rosso sulle spalle) fio rire nei verdissimi prati della pri mavera cadorina. Gli abitami hanno comincialo ad applaudirli dai balconi di Corti na quando li hanno visti sfilare per il corso principale in un cor teo lungo due chilometri, allieta to dalle bande musicali in costu me; si sono uniti ai loro canti, al loro entusiasmo e alle loro pre ghiere nella messa celebrata allo stadio del ghiaccio che vide l'a pertura invernale dei Giochi Olimpici del 1956 e che attende con ansia i Giochi del 1992; ne hanno condiviso la mensa ap prontata e servila dai ragazzi con
i piatti caratteristici delle venti re gioni italiane; hanno aperto loro i campi sportivi, le palestre, le pi scine e le stesse case perché si sen tissero a casa loro dopo aver fat to tanta strada per venire in Val Baite (i sardi e i siciliani hanno impiegato oltre trenta ore di tre no); hanno ammirato gli alpini vi vere con i ragazzi con i preziosi servizi di trasporto e sanitari; si sono commossi quando gli arbi tri e gli allenatori hanno lancia to sulle tribune dello stadio i sei mila fiori che il Comune di San remo aveva mandato come omag gio e saluto; ed infine si sono uniti al lungo e interminabile applau so che ha salutato l'alzarsi dei grappoli di palloncini a cui ave vano appeso il messaggio fatto di sei parole: festa, pace, gioco, insie me, natura, vita. Sei parole, .sei valori che tutti hanno vissuto e scoperto, in cui si sono identificati e che hanno voluto partecipare ai ragazzi, ai giovani, agli adulti dell'Italia, del l'Europa e del mondo. In piedi, con le braccia alzate ed incrociate, mani nelle mani, on deggiando (era un mare di colori che si muoveva) hanno cantato l
«We are thè world» (noi siamo il mondo) tutti: atleti, allenatori, ar bitri, dirigenti, alpini, sindaci, consiglieri comunali, la gente, tanta gente. La festa, la pace, il gioco, lo stare insieme, la vita: sono le ricchez ze di cui ognuno ha riempito il suo zaino per tornare a casa, ognuno ne ha fatto il pieno per la lunga strada della vita, ma anche per distribuire agli altri dicendo che sono i valori che salvano il mondo, perché stanno dentro ad ogni uomo, stanno dentro allo sport quando non lo si lascia so praffare dalle meschinità umane, sono i valori vincenti, che fanno l'uomo vincente e una squadra che non perde mai! Per strana coincidenza, in quegli stessi giorni l’amara vicenda mes sicana: i giovani hanno assistito in silenzio, davanti al maxischer mo, al naufragio della nazionaledi calcio italiana, e sentivano che il loro sport, che li aveva visti im pegnati in più di mille gare, ave va poco da condividere con le im magini che vedevano. Il loro sport era quello vero.
Aldo Notarlo
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LA SPERANZA CHE E’ IN NOI
ELETTA [LA NUOVA PRESIDENZA DELL'A.C.I.
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Un’isola che ... c’è!
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Ogni tanto viene il dubbio che quello che si sta sperimentando e si pensa sia patrimonio di po chi, abbia il segno pesante del l’utopia irrealizzabile, sia il frutto di ragionamenti astratti. Viene il dubbio, come dice Ben nato, che l’isola non ci sia! Poi nell'isola «vera», mille abitanti, un giorno ci arrivi in traghetto insieme a 50 ragazzi che hanno passato alcuni giorni «fuori», in continente a gareggiare con gente di mezza Italia. Ragazzi e ragazze galvanizzati intorno ad una disciplina spor tiva, da un dirigente innamora to dello sport fatto per l’uomo e per quell’isola. Vent’anni fa erano i «maschi» a uscire per primi per fare la naja. Adesso sono ragazzi e ragaz ze che, attraverso l’attività sportiva vanno a conoscere il mondo, a incontrare, a intesse re rapporti. Ragazzi e ragazze che sanno sta re insieme, ragazze che sanno dialogare; a tavola, quel giorno, dopo l’arrivo, la ragazzina, re duce da quella esperienza, in terloquiva da pari a pari coi ra gazzi più grandi, anch'essi im pegnati a livello superiore in quella disciplina e mostrava competenza, sicurezza, senso del proprio valore. All'arrivo del traghetto, sul mo lo, non era ancora tempo di tu rismo, cento persone ad atten-
dere le squadre che rientrava no: tutte le amiche delle scuole medie, genitori, parenti, amici; e per le strade del paese le gare erano oggetto di comunicazione e dialogo, da porta a porta: il mondo entrava nell’isola. Se si scavava un po’, si scopri va l’esistenza di un rapporto fe lice tra società sportiva (una so cietà che fino a qualche anno fa era stata una società del CSI), scuola, famiglia, si incontrava una buona integrazione nell’im pegno educativo, e soprattutto una visione serena dell’attività sportiva, come qualcosa che fa bene a tutti, ai più giovani so prattutto, anche se realizzata, seppure a diversi livelli, attra verso una sola disciplina.
L’isola c’è. Quello che il CSI ha provato, pensato, progettato, messo in programma si realiz za: lo vedi nascere anche fuori dell’associazione. La sottolineatura della ludicità, un’attività adeguata alle diver se età, i limiti all’agonismo esa sperato, lo sport come strumen to di fraternità e di emancipa zione: l’utopia diventa realtà. Il bene si allarga, va oltre i con fini associativi, lo ritrovi là do ve non avresti immaginato. L’uomo può pensare e realizza re uno sport per l’uomo. Bisognerebbe chiedere a Benna to di comporre una nuova can zone: l'isola c'è! Ed essere contenti per il gioco, l’amicizia, la festa che si allar gano!
Gianni Ghepardi
Il Consiglio nazionale dell'Azione cat tolica italiana, riunitosi a Roma per la prima volta sotto la presidenza dell'av vocato Raffaele Cananzi ha approva to la stesura finale del documento con clusivo della sesta Assemblea ed ha eletto i membri della presidenza na zionale. Sono risultati eletti: vicepresidenti na zionali per il settore adulti: Rosy Bia di (diocesi di Chiusi, Pienza e Monte pulciano) e Giuseppe Gervasio (Bolo gna); vice-presidenti per il settore gio vani: Maria Campatela (Colle Val d'Elsa) e Franco Miano (Nola); rappresen tante Acr. Maria Braghetti (Bologna); segretaria generale: Ida Bozzini (Man tova); amministratore: Mario Patrizi (Roma).
* ALLA C.E.I.
Giovanni Paolo 11, accogliendo la pro posta presentata dalla presidenza del la CEI, ha nominato il Vescovo ausi liare di Reggio Emilia e Guastalla monsignor Camillo Ruini, nuovo Se gretario generale della Conferenza Epi scopale Italiana. Mons. Ruini succede a Mons. Egidio Caporello (nella foto) che è stato nominato dal Papa Vesco vo di Mantova. Nel salutare il nuovo Segretario gene rale della CEI, il CSI non può non mandare un pensiero e un augurio par ticolare al nuovo Vescovo di Mantova, Mons. Egidio Caporello, il nostro «don Egidio» che per tanti anni, nell’inca rico che oggi lascia, è stato per il CSI un amico, una guida spirituale, un for te punto di riferimento per la nostra ispirazione cristiana e per la nostra ap partenenza ecclesiale.
Sfilate, autorità e tanti fiori, tra i duemila atleti all 'inaugurazione
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Il mundial è finito
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Sono stati i Mondiali degli studi (te levisivi), più che quelli degli stadi. I Mondiali dei mass-media. Molte par tite avevano spalti semivuoti, molti biglietti non sono stati venduti, ma le fasi salienti sono state seguite in TV da più di due miliardi di persone in 158 paesi di tutti i continenti. È ormai un calcio teledipendente. Lo si è visto soprattutto nella prima fa se, quando l’organizzazione non ha retto alla complessità degli impegni e dei servizi che, a carissimo prezzo, si era impegnata a fornire, e moltis simi Paesi non hanno avuto l’audio e il video delle partite. Allora, l'inte resse ha stentato a decollare: per la legge dei media, ciò che non si vede non esiste, quindi il Mundial è parti to freddo o tiepido. Solo 7 paesi eu ropei hanno potuto vedere «quasi» regolarmente la cerimonia inaugura le e Italia-Bulgaria: il presidente mes sicano De La Madrid ha cosi evitato che si udissero in tutto il mondo le bordate di fischi con cui il suo popo lo (quello presente, che aveva potu to comprarsi il biglietto) lo ha accolto. Il Messico pose la sua candidatura ad ospitare i Mondiali di calcio affidan done la gestione ai privati, e confer mò la decisione anche dopo il terre moto. I privati che gestivano le tele comunicazioni hanno raggiunto una efficienza accettabile solo in un se condo tempo, quando la protesta mi nacciava proprio di far crollare il gi gantesco business pubblicitario. È l’unico affare che sia riuscito, a te stimonianza che il calcio professio nistico è stato ormai divorato dal bi nomio televisione-pubblicità. Le somme pagate per piazzare una sola postazione televisiva o per avere una linea telefonica per una sola partita sono state sproporzionate. Gli spon sor hanno versato cifre da capogiro. La F.I.F.A. ha incassato 50 miliardi di lire per pubblicità e diritti tele visivi. Non altrettanto bene è andata la ven dita dei biglietti, in un paese devasta to dalla crisi del prezzo del petrolio, da un urbanesimo selvaggio e da prò-
Bilancio del Mondiali in rosso, in bianco, in verde. blemi economici senza fondo: il co sto di un biglietto era capace di met tere in crisi una famiglia media. In parecchi cortei, la folla ha gridato: «Meno gol e più fagioli!». Ma il fatto che si giocasse a mezzogiorno era la prova che le partite erano per la TV e non per il pubblico. Finché la squadra locale è andata avanti, «Que viva Mexico!» e spalti gremiti. Fuori dallo stadio, legioni di poverissimi trovavano conforto nei successi con il pallone, esplodendo in manifestazioni di giubilo che presto diventavano violente, anche quando si trattava di un modesto successo sull’Iraq. Non diversamente, in mol te località d’Italia, si è festeggiata la vittoria sulla Corea. La basilica della Madonna di Guadalupe era affollata come nelle più grandi festività religiose: la gente an dava a pregare per il Messico (squa dra, non nazione).
Alcune partite sono state giocate a Nczahualcoutl, che letteralmente si gnifica «cibo del coyote» e si abbre via in Neza. È una città popolosa quasi quanto Roma e fatta in preva lenza di baracche, con uno stadio mo dernissimo da 35 mila posti a sede re, ma con una sola lunga strada asfaltata che congiunge lo stadio a un arco di trionfo e a una piazza, il resto è fango o polvere. La mortali tà infantile è altissima e la disoccu pazione colpisce un lavoratore su due. È l'anticamera di quell’assurda megalopoli (20 milioni di persone) che è Città del Messico, dove c’è il mi raggio della grande città e del lavo ro perché i disoccupati sono «soltan to» il 30 per cento.
Ci sono siati così due Mundial. Uno prefabbricato per le riprese televisive e per i giornalisti, con la folla or dinata che si alzava «ad onda» sugli spalti, con innumerevoli inquadratu re dei campi verdi e pochissime del la gente (e sempre di gente bella, gra devole), con il divieto ai cameramen di inquadrare le zuffe in tribuna (co me durante Inghilterra-Argentina), con l’apparato turistico, le hostess sorridenti e le vie del centro «ripuli te» da gigantesche operazioni di po lizia e di nettezza urbana.
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E un Mundial della gente comune, la cui situazione è stata sintetizzata dal titolo di un giornale: «C’è il circo, non c’è il pane». L’inflazione è salita paurosamente: in maggio ci voleva no 533 pesos per un dollaro, in giu gno più di 700, quota 800 è vicina. I turisti sono stati meno di quanto si .sperava, l'afflusso di valuta estera ha portato qualche beneficio al bilancio statale ma ha fatto salire i prezzi. Sulla bilancia positiva mettiamo l'immagine del Messico che ha tenu to fede agli impegni nonostante tut to, che è stato alla ribalta dell'atten zione mondiale, che ha invaso gli schermi. Ma, spenti i lunghi televiso ri, passata l’euforia, il bilancio resta decisamente in rosso. In bianco invece ci siamo andati noi, la squadra italiana. Abbiamo rispe dito indietro le casse di spaghetti e tutta la dotazione della delegazione più numerosa (e più inutile) e della squadra che, in quattro partite, è sta ta capace di vincere soltanto con la Corea del Sud, incassandone due gol. Dei quattro anni trascorsi dopo il trionfo in Spagna, uno lo abbiamo impiegato a celebrare i campioni che avevano preso la sbornia della vitto ria ed avevano nausea a vincere an cora. Poi sono stati cercati molto ti midamente gl'inserimenti nuovi, ma nel frattempo non ci siamo qualifica ti per gli Europei ed abbiamo vinto solo 13 partite su 33, quasi tutte con squadre di mezza tacca. Lo scudetto vinto dal Verona ha deviato Bearzot sulle piste di Di Gennaro e di Tricella (che ha avuto poche occasioni), poi all'ultimo momento sono stati estrat ti dal bussolotto De Napoli e Galderisi, a scapito di Ancellotti e di Sere na; Vialli è stato accettato solo a mez zo servizio. Nella squadra che ha giocato in Mes sico, Galli è sembrato perennemen te stupito che il pallone non andasse dove pensava lui, Scirea e Cabrini erano due campioni appannati, Di Gennaro un regista obbligato a gio care anche fuori forma perché altri non ce n’erano, Vierchovod veloce e spigoloso ma non chiedetegli dove
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Ha vinto l’Argentina, ha vinto Maradona. Un motivo per consolarsi in Italia, soprattutto a Napoli.
mandare la palla, Bcrgomi un onesto difensore, Bagni cattivello ma alme no lottatore, Galderisi volenteroso e trasparente, Altobelli magico nelle partite di qualificazione, Conti privo della sua nota fantasia specie nell’ul tima partita, De Napoli un ragazzo che ha scoperto troppo tardi il gio cattolo Nazionale. E Bearzot? Bisognerebbe chiedere a lui qual è il gioco dell’Italia, se un gioco della nostra squadra sia mai esistito, salvo il vecchio trucco di aspettare il gioco degli altri e di cer care il successo da avvenimenti indi viduali non programmati e quindi molto causali: i guizzi di Rossi o di Altobelli, una zampata opportunisti ca, le invenzioni di Conti... Ma se la Roma può vincere una sia pur mode sta Coppa Italia senza Conti e senza mezza squadra titolare, perché ha un gioco, la Nazionale se si spegne Con ti brancola nel buio, perché gioco non ha. Nel prosieguo del Mundial, mentre molti italiani tifavano Brasile o Ar gentina. Bearzot avrà tenacemente ti-
fato Francia, per dimostrare che ave vamo perso contro dei grandi cam pioni. La Francia è stata grande, ma contro il Brasile. Noi siamo sempli cemente andati «in bianco», senza Pi qué, senza peperoncino, perché pra ticamente ci siamo limitati a non gio care. Continuiamo a non capire che, nello sport, fare i furbetti non serve e solo l'impegno paga alla distanza. Per quanto riguarda le altre squadre, notiamo il festival dei calci di rigore al termine di partite quasi tutte noio se, le meteore di alcune squadre de finite potentissime ed eliminate dal la legge spietata del «juego a morir», e il fatto che spesso le partite sono state decise dal confronto dei portie ri. Ragione di più per convincerci che proprio non potevamo passare, ma anche per rimproverare a quella squadra di non essersi impegnata, e a Bearzot di non averne inventata un'altra. In rosso ci sono anche i bilanci delle squadre di serie A, B e C. Trecento miliardi di debiti schiacciano il cal cio professionistico, la bancarotta di molte squadre è un dato di fatto. Do po i mondiali di Spagna, la presenza degli spettatori negli stadi è andata sensibilmente calando in tutto il mondo, meno che da noi perché ave vamo vinto. E ora che abbiamo per so malamente? In verde, oltre l’erba alta dei campi messicani, non c’è molto: qualche ge nerica speranza di rinnovamento e la fiducia nei giovani che si sono fatti luce di recente, specie nella Under 21. Mettiamoci anche qualche allena tore che sta praticando moduli di gioco più moderni e meno affidati al caso.. Aggiungiamo una certa matu rità della gente, che non se l'è presa poi troppo calda per la sconfitta. Ma l’importante sarebbe una riflessione su tutto il fenomeno del calcio: bat taglia simbolica che a volte diventa scontro vero, droga sociale, cumulo di interessi, rito o teatro, spettacolo di massa... Mi vengono in mente tan te definizioni, meno una: sport.
Domenico Volpi
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Un anno dopo
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Nel quarantesimo anniversario del la Repubblica il Presidente Cossiga ha scelto di pronunciare un discor so di ampio respiro politico, giuridi co, morale, affrontando con coraggio e severità quei nodi irrisolti che rap presentano un autentico malessere istituzionale per il Paese. Per la prima volta, infatti, dopo quarant’anni la nostra democrazia — una democrazia ormai «irreversibi le», secondo la definizione di Norber to Bobbio — sembra essere in grado di superare quelle «anomalie» di ori gine che hanno determinato, in tutti quest’anni, il particolare rapporto tra potere politico e società. Non bisogna infatti dimenticare che il regime democratico si costituì in una situazione che presentava alcu ni aspetti particolari: da un lato la complessiva estraneità delle masse ai valori di libertà e democrazia, dal l’altro la fragilità economica della grande maggioranza della popolazio ne, con una conseguente dipendenza del potere politico, inteso quale «di stributore» delle risorse. In un qua dro di questo tipo, fu un autentico «miracolo» della nostra classe diri gente riuscire ad instaurare una Re pubblica democratica, la quale, d’al tro canto, non poteva non risentire del forte squilibrio di base tra pote re politico e autonomia sociale. Nel suo discorso, il Capo dello Stato ha indicato la concreta possibilità di una «nuova primavera»: al nostro po polo — che è cresciuto in questi quarant’anni con la Repubblica e con la Costituzione — occorre dare uno Sta to nel quale «devono essere amplia te NON le competenze, ma la voca zione all’iniziativa, alla responsabi lità, al corretto e sollecito funzio namento». Partendo da questa premessa il di scorso del Presidente ha avuto accen ti di severo monito ai partiti, affin ché non smarriscano quella «tensio ne ideale» che è la garanzia contro la degenerazione e la corruttela degli apparati pubblici. È questa un'esor tazione, di non trascurabile impor tanza, la quale costituisce, al contem-
Mentre questo numero va in stampa, il Presidente della Repubblica, a un anno dalla sua elezione, è impegnato a risolvere una crisi di governo difficile. Forse è bene, in questa occasione, rimeditare insieme i temi da lui proposti per il quarantennale della Repubblica.
là dei toni meramente celebrativi, in dirizzare un vero e proprio «messag gio alle Camere», come previsto dall’art. 87 della Costituzione, il quale dà facoltà al Presidente della Repub blica di investire il Parlamento del la indicazione di bisogni, esigenze, problemi — generalmente traducibi li in atti legislativi — che il potere po litico non ha ben presenti o tarda ad affrontare. Di grandissimo respiro è stata quin di la parte del discorso che Cossiga ha dedicato alla crisi dell'ammini strazione della giustizia e alla neces sità che essa venga affrontata con «tempestività, coraggio e chiarezza * di intenti». Dal nuovo ordinamento giudiziario, al nuovo processo pena le, dalle garanzie della difesa, a tut to il problema generale del «giusto procedimento», dalla distinzione fra illeciti penali e amministrativi e di sciplinari o contabili, all’autonomia dell’azione amministrativa per i pub po, una scommessa e una sfida, in blici amministratori: è un intero pro quanto vede da un lato le istituzioni, gramma legislativo di politica giudi che dovrebbero riformare sé stesse ziaria conforme alla Costituzione e dall’altro le forze politiche, a co quello sollecitato e delineato dal Ca minciare dal parlamento, che do po dello Stato. vrebbero mettere in moto quelle isti Il discorso di Cossiga ha quindi pun tuzioni. tualizzato il concetto di «fine dell’e Nel ripercorrere l'esperienza del pas mergenza»: dopo avere infatti cele sato, il Presidente ha, di fatto, trac brato le vittime del terrorismo, il ciato un programma per il futuro, in Presidente ha voluto evidenziare che, dicando alcune direttrici politiche di marcia. È infatti sembralo a molti (segue a pag. 10) che il Capo dello Stato volesse, al di
L'accoglienza, il villaggio, una mensa... immensa, e l'amicizia degli Alpini: momenti di vita comune
UN ANNO DOPO (segue da pag. 8)
se pure polizia c giustizia hanno com battuto il terrorismo con grande sa crificio di vite umane, la condanna e la lotta sono innanzitutto venute dal la «coscienza popolare, consapevole del fatto che intere generazioni han no cementato con le loro lacrime o con il loro sangue il muro maestro della Costituzione». Proprio quella coscienza popolare che aveva inoltre impedito che, sot to la pressione del terrorismo, si ce desse alla tentazione di spinte auto ritarie essere sorretta nella convin zione che non sono giustificate le ca dute di fiducia nelle istituzioni. Contrariamente ad alcune accuse provenienti dai settori più estremi della sinistra, il Presidente si è tutt’altro che abbandonato a facili otti mismi, sottolineando anzi resisten za di quei «mali» del Paese, a causa dei quali per molti cittadini la Re pubblica non ha ancora completa mente adempiuto ai precetti fonda mentali della Costituzione. La disoc cupazione, in primo luogo, un «duro atto di accusa alla nostra imprevi denza e anche alla nostra pigrizia» (è stato questo un richiamo molto tra sparente a un vecchio vizio di sem pre del nostro Parlamento, la «lento crazia») e la questione giovanile, di non minore urgenza. Non essere in grado, infatti, di rispondere alla ri chiesta dei giovani di potersi inseri re nella società con il lavoro, signifi cherebbe lasciare queste forze preda dei «falsi miti che prosperano nel tragico entroterra dell’emargina zione». Il Capo dello Stato, a differenza del suo predecessore, proprio nei con fronti dei giovani, sembra meno pro penso ad appelli diretti: ma il suo im pegno di fondo per una trasformazio ne e una crescita dello Stato, a par tire dalle sue più vitali strutture, co stituiscono la migliore garanzia per il futuro.
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M. F.
Fine di un luogo comune Leggo sulla rivista «Puericoltura» in un articolo scritto da un noto pedia tra: «Lo sport prepara ed abitua al la competizione (la vita per l’uomo, come per l'animale, è una continua competizione) e permette uno sfogo alla naturale aggressività che è insi ta anche nell’uomo, impedendo cosi che essa esiti in violente forme pri mitive». Non l'ho cercata questa fra se, l’ho semplicemente presa dall’ul timo articolo sullo sport che stavo leggendo. Ma l’avrei potuta prende re da un qualsiasi altro articolo de gli ultimi trent’anni che in qualche modo tratti di psicologia dello sport. L'abbiamo ascoltata centinaia di vol te in tutti i convegni e le tavole ro tonde. Moltissime volte è stata pro nunciata contro la nostra associazio ne da esponenti più o meno illustri della psicologia sportiva in risposta alla nostra lotta contro l'agonismo esasperato, facendoci passare volta a volta da ignoranti, illusi o utopisti. Ci hanno ripetuto fino ad assordar ci, ma senza convincerci, che l’ag gressività è un dato naturale e che per estinguerla non c’è che da inca nalarla in attività aggressive, come appunto certe forme agonistiche del lo sport. Insemina, la famosa o fami gerata funzione catartica ed educa tiva della violenza regolamentata. Tutto ciò in nome della scienza psi cologica, o meglio di quella parte di essa che si rifà a Freud e più espres samente all'etologo austriaco Konrad Lorenz, che nel 1950 ha elabora to un modello energetico del sistema nervoso per spiegare la dinamica dei comportamenti cosiddetti «istintivi». Secondo questo modello, detto anche «psicoidraulico», lo schema istintivo dell’uomo è innato e i comportamen ti, ad esempio quelli aggressivi, si scatenano inevitabilmente sia per l’accumularsi dell’energia naturale sia, ma non necessariamente, per la presenza di stimoli specifici prove nienti dall'interno o dall’esterno del l'individuo. Ebbene, non si trattava che di una teoria, di un'ipotesi tutt'altro che di mostrata, anzi sempre più criticata
Nuove ricerche su sport e aggressività negli ultimi tempi da psicologi, eto logi, neurofisiologi. Ne dà conto am piamente il prof. Francesco Robustelli, docente di psicologia all’uni versità di Roma, nel n. 75, maggiogiugno 1986, di «Psicologia contem poranea».
Scrive il prof. Robustelli: «Fuori dal l’ambito propriamente scientifico i modelli energetici, soprattutto quelli di Lorenz e di Freud, hanno eserci tato un'enorme influenza su tutta la nostra cultura. Ci si è abituati a con cepire l’uomo come un meccanismo che continuamente si carica e, di con seguenza, si deve scaricare. La poten za dell’istinto è stata metafisicizzata. L'accumulo di energia psichica è stato presentato come un fenomeno apocalittico. La frequente impossibi lità o la frequente inopportunità del la scarica nelle direzioni "naturali”
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INFORMATUTTO IL PAPA AGLI ATLETI HANDICAPPATI
hanno imposto di cercare direzioni alternative. Basterebbe pensare alle conseguenze che i modelli energeti ci hanno avuto sul modo di affronta re il problema dell’aggressività. Si è considerato salutare che un indivi duo vada allo stadio ad imprecare contro l'arbitro o i tifosi della squa dra avversaria o che vada in giro per la campagna ad ammazzare uccelli ni, perché in questo modo si permet te alla sua energia aggressiva di de fluire in canali non pericolosi... Si è pensato, cioè, di combattere l’aggres sività moltiplicando le occasioni per esprimere l'aggressività». Gli studiosi contrappongono oggi ai modelli energetici quelli «informazionali», ritenendoli di gran lunga più fondati dei precedenti. Secondo i modelli informazionali il sistema comportamentale dell’uomo come degli animali è attivato da informa zioni provenienti dall’ambiente esterno o dall'interno dell’organi smo. Il processo che si determina è alquanto complesso, ma sono sem pre delle informazioni che attivano o disattivano i vari sistemi compor tamentali. La cessazione di un com portamento non dipende quindi dall'esaurirsi di un qualche meccanismo a orologeria o di un certa carica psi chica, ma da un segnale specifico.
È evidente che da questa teoria di scendono conseguenze socio culturali del tutto diverse da quelle suggerite, anzi praticamente impo ste, dalla teoria dei modelli energe tici. Se infatti l’attivazione di un si stema comportamentale dipende so prattutto da determinate informazio ni, è evidentemente possibile neutra lizzarlo evitando queste informazio ni, cioè organizzando la società in modo che certi eventi, certe situazio ni, si verifichino il più raramente possibile o non si verifichino affatto. Certo, non si può fare con tutti i si stemi comportamentali, ad esempio con quello alimentare, non potendo evitare che certe «informazioni» ar rivino dall’interno dell’organismo. «Ma — scrive ancora Robustelli — ben diverse possibilità abbiamo nel
Giovanni Paolo II è intervenuto l'otto giugno all’apertura dei campionati ita liani di atletica leggera, scherma e ti ro con l’arco per handicappati, orga nizzati dalla Polisportiva don Orione di Roma. «Fatevi umili ma forti testi moni della vita — ha detto il Papa — dovunque essa è in pericolo. Siate ap passionati difensori della pace, perché la pace incomincia dove viene ricono sciuto un senso all'esistenza umana».
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PIU BASSI I MUTUI PER IMPIANTI L'Istituto per il Credito Sportivo ha ri dotto il tassodi scomodai I2al 10 per cento. Tenendo conto dei contributi sugli interessi già deliberati in prece denza, i tassi sui mutui scendono ora a seconda dei casi al 9, 8, 7 e 3 per cen to (quest'ultimo per mutui fino a 500 milioni accesi da soggetti privati o da Enti locali con popolazione fino a 5.000 abitanti). Coloro che usano i pro getti per impianti tipo predisposti dal l’istituto e dal CONI godranno di un ulteriore contributo dell’ 1 per cento. caso di altri sistemi comportamenta li. Nel caso dell'aggressività, per esempio, è evidente che dobbiamo ri durre al minimo le situazioni che la evocano, piuttosto che moltiplicarle. Non dobbiamo "scaricarci”. Dobbia mo piuttosto tendere a rapporti non competitivi con gli altri, perseguire il fine della solidarietà invece che quello della rivalità, combattere le strutture del potere, le ideologie del la disuguaglianza, dell’oppressione, dello sfruttamento, contestare i va lori asociali della nostra cultura, cer care di costruire una società in cui le "informazioni” che arrivano ad ogni individuo siano di cooperazio ne, di giustizia, di amore». Per noi è un discorso vecchio. Non è che avessimo bisogno dei modelli informazionali per esserne convinti e per continuare a comportarci di con seguenza, nonostante gli attacchi ora irati ora ironici e sprezzanti di cui siamo fatti ancora segno nel nome di un certo sport e di una certa scienza. Ma non ci dispiace certo sapere che un’altra scienza viene incontro oggi alle nostre intuizioni e convenzioni, ce le spiega e ci fornisce indicazioni per continuare più efficacemente nel nostro impegno in favore di uno sport come esperienza e messaggio di solidarietà, di amore, di pace.
Livio Olivi
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MISSAGLIA NUOVO PRESIDENTE UISP PASTORE CONFERMATO AU/ACSI Il Congresso deH’UISP (Rimini, 22-25 maggio) ha eletto Gianmario Missaglia nuovo presidente nazionale, incarico prima ricoperto da Vincenzo Brunel lo, mentre Missaglia era vicepresiden te. Alla vicepresidenza è stato eletto Lorenzo Bani, già assessore allo sport del Comune di Pisa. Il Consiglio nazionale dell'AICS espresso dal recente Congresso (Peru gia, 5-8 giugno) ha confermato Rena to Pastore quale presidente nazioria. le e Antonino Viti segretario. Vicepre- -, sidenté p stato eletto Giovanni Ve neziano. . • . . Un cordiale augurio agli eletti da par te del CSI e di Stadium.
CONVENZIONE ENT1-FILPJ Gli Enti di promozione del Coordina mento nazionale più il CSAIn hanno sottoscritto una convenzione con la Federazione Italiana Lotta Pesistica Judo fFILPJ) per promuovere unitaria mente le tre discipline federali e quel le associate in tutto il territorio nazio nale. La convenzione varrà a porre fi ne a lunghi anni di controversie e in comprensioni che hanno turbato l’am biente e nuociuto alla diffusione del le attività.
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STADIUM/SOCIETA' »
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A fine estate, quando ritorneremo più o meno stanchi e abbronzati dalle vacanze, ritroveremo ancora il signor Pazienza in carcere, in at tesa di essere ascoltato dai giudici al processo? Oppure avrà fatto in terviste e conferenze stampa su tutti i giornali? Ma non possiamo neppu re escludere, visti i precedenti di Gelli in Svizzera, che abbia trovato la via d'uscita (dalla «massima sicu rezza»); oppure che qualcuno abbia trovato la strada per fargli avere una pastiglia di cianuro, secondo l'insoluto mistero di Sindona. Approfitteranno dell'estate, proba bilmente, per varare l'amnistia, che nessuno dice di volere; per assolve re un po' di inquisiti per reali valu tari. Ma forse salterà fuori anche qualche inquinamento più grave del solito; una fuga di gas tossici o un inquinamento d'acquedotto, o una partila di cibi avariati. A mala pe na ce ne accorgeremo, distratti dal sole di ferragosto. Neanche le con taminazioni radioattive ci faranno troppa paura, d’estate. Del resto an che d'inverno non abbiamo avuto ti mori per i più di mille incidenti ca pitati (e nascosti) finora nelle centra li nucleari italiane. Speriamo, tornando dalle vacanze, di non scoprire che intanto c'è sta ta una nuova strage, magari vicino a Bologna. Una strage che, come le precedenti, ci faranno credere in comprensibile, probabilmente di si nistra. E che poi scopriremo, dopo molti anni, esser stata organizzata dalla destra, dalla delinquenza ma fioso alleata magari ai vertici dei servizi segreti. A ferragosto qualcuno potrà coglie re l’occasione per qualche nomina a sorpresa, ai vertici di qualsivoglia organismo politico, militare, religio so od economico. Nessuno se ne ac corgerà sul momento; e dopo sarà troppo tardi per reagire. Forse ci sarà anche qualche manda to di cattura, spiccato da magistra ti insonni; qualche funzionario di enti pubblici e privati; qualche am ministratore di partito o gestore di
Con e senza la crisi di Governo fondazioni. Cambieranno anche qualcuno dei molti menagers del calcio italiano, ma non basterà cer to; e ad ottobre tutto, purtroppo, ricomincerà come prima. Chissà che non si proceda, addirit tura, a nominare i nuovi responsa bili della RAI, cominciando dal con siglio di amministrazione. Tre anni di ritardo sono pochi o molli? For se nomineranno Berlusconi presi dente, così si potrà evitare il conflit to tra «pubblico» e «privato» (dove non si capisce se sia più privato il pubblico oppure più pubblico il pri vato, visto che il primo sembra ob bedire a logiche non proprio impar ziali; e il secondo gode di consistenti appoggi e ricambia con consistenti favori forze e persone, e forse capi tali, che dovrebbero rappresentare il «pubblico», ed essere super partesj. Così viene spontaneo chieder si se non sia imprudente di abban donare il posto di lavoro e la pro pria consueta abitazione in questa stagione così favorevole alle razzie ed operazioni corsare. Ma neppure quelli che stanno a casa riescono a difendersi perché son soli. Il proble ma non è tanto di far la veglia in di fesa sugli spalti. Il problema è di av viare un progetto, rendersi corre sponsabili, far valere una giusta se verità lutti e dodici i mesi dell'an no. Il problema è di far valere le ra gioni di una democrazia formale e sostanziale insieme, e liberarsi da tutta una razza di profittatori, bu rocrati e autocrati che poi, quando viene l'estate si esprimono al meglio. Contro l'indignazione della gente qualcuno ha già trovato lo slogan: «meno stato e più società». Non si è mai vista una frase più equivoca
e, forse, in cattiva fede. Chi la pro clama? Un partito, anzi il persona le locale di un partilo, non al di so pra di sospetti. Alcuni di quelli che hanno contribuito a dequalificare lo stato, servendosene in vario modo, dicono adesso «meno stato più so cietà». Che cosa significa? Forse che lo stato è cattivo e la società è buona? È troppo facile, e opportunistico, credere che la società sia «buona». È la società che esprime gli interes si individualistici e quelli corpora tivi. È nella società che fermenta la violenza, che si radica mafia e ca morra. È la società che offre le bu starelle ai cattivi cittadini che ven dono i favori avvalendosi del loro ruolo nello «stato». È la società che evade le tasse e viola le regole, del la strada e della solidarietà. Certo, è la società che talora sa esprimere generosità e condivisio ne, ma quando esse si esprimono senza una «regola» e un riferimen to al «bene comune» queste buone intenzioni e bei gesti presto passa no... Sappiamo bene che lo Stato, il suo personale, ha pigrizie e torli; sappiamo che troppi lo sottovaluta no o lo temono... Noi, in verità, vorremmo uno stato migliore. Anzi, poiché la sua «teo ria» costituzionale oggi, qui da noi, è assai buona, vorremmo una mi gliore attuazione dello Stato. E pen siamo che ciò sarebbe di grande vantaggio per la Società, per i citta dini che potrebbero andare in va canza tranquilli, sapendo che c'è qualcuno che veglia sul rispetto del le regole, e che opera affinché le di seguaglianze siano superate e cre scano per tutti la giustizia e la libertà. 1 profeti della società contro lo sta to non hanno mai pensato a quale giungla di interessi, a quale preva ricazione dei più forti sui più debo li, a quale dispersione di energie può portare questa teoria veramen te neo-liberista di cui si fanno ban diera?
Angelo Bertani
Lina Messa indimenticabile
* / «Murales» della Valle * La Mostra dei nostri quadri
IL TEMA DEL MESE
Borea '86 A ripensarci, credo che a Borea di Cadore sia avvenuto qualcosa di nor malissimo e singolare: è stata una fe sta di civiltà. E il merito maggiore va dunque ai duemila ragazzi e ragazze che con il loro modo di fare, di gio cale, di competere, di pregare, di parlare, di fondersi nel paesaggio e nella comunità che li ha accolti, han no quasi senza accorgersene, offer to un modello di civiltà vissuta. Una civiltà fatta di gioia, di amicizia, di rispetto, di comprensione, di sport e anche di speranza nel futuro... Quando la festa è festa, essa è così. A Borea, ma può essere così dovun que.
QUANDO LA FESTA E' FESTA «È ancor viva l'eco felice della gran de Sport festa nel mio animo e in tut ta la Valle del Boite. Sono stati gior ni che resteranno per lungo tempo nella memoria di quanti hanno par tecipato come organizzatori, come atleti e, nella nostra vallata, come compiaciuti spettatori. Giovani dalle facce tanto pulite, educati nel com portamento, disciplinati e rispettosi nel nostro ambiente, simpatici e gioiosamente festosi. Una gioventù bella, bella! Se questi sono i frutti del CSI...».
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Con queste parole si esprime il Diret tore del Centro Dolomiti, in una del le molte testimonianze che continua no a fluire anche a qualche settima na dalla chiusura della nostra gran festa della Valle del Boite. Chiederci oggi i motivi di questo suc cesso di amicizia e di organizzazio ne, richiederebbe un grande spazio di riflessione. Tornano alla mente mille episodi, centinaia di volti, sto rie piccole e grandi di gioia, di impe gno, di allegria e di consapevolezza. Duemila giovani tutti insieme a fare mille cose diverse, a vivere un'espe rienza comune pur venendo da tutta Italia, senza un vero inconveniente, senza una sbavatura, senza darsi fa stidio e dar fastidio, anzi, diffonden do entusiasmo e simpatia, per i 50 chilometri della Valle che ci ospi tava! Dove sta il segreto? Forse nell’ospi talità meravigliosa di una comunità montana, forse nella simpatica col laborazione degli Alpini, forse, cer to, in una organizzazione a lungo pre parata e a cui hanno dato mano e fa tica molti fra i migliori quadri del CSI...
Maria Rosa Zanella
I GESTI DELL'AMICIZIA C’è un elemento che leghi insieme le diverse esperienze vissute a Borea dalle migliaia di atleti e di amici dell'Associazione? C’è un filo continuo che emerga, non solamente nelle in tenzioni, ma anche in quanto si è fat to in quei giorni intensi? Ho vissuto quelle giornate, mi sono guardato attorno, e mi sembra di po-
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ter rispondere positivamente a que ste domande. Addirittura c’è una parola che espri me tutta una serie di gesti, di senti menti, di parole: volontà e stile di amicizia, saper far festa insieme. Fin dall’apertura allo Stadio del Ghiaccio di Cortina, dove i quattro mila e passa presenti, dopo aver sfi lato per le strade della città, hanno preso in mano le redini di quanto ve niva proposto e con la voce, il canto, i gesti hanno giocato un ruolo di pro tagonisti attenti e disincantati. Erano parole di amicizia, di perdo no quelle che arrivavano direttamen te al cuore di ciascuno dalla lettura e dal commento della Parola di Dio durante la celebrazione dell'Eucaristia, e allora quelle migliaia di mani unite e alzate nel canto della pace («pace a te fratello mio») hanno ob bligato tutti, Autorità comprese, al la riflessione e alla... imitazione. La distribuzione delle migliaia di fio ri provenienti da Sanremo, il canto
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di «We are thè vvorld», hanno pun tualmente manifestato una disponi bilità e una decisione per l’incontro e la fraternità. Si viveva e si giocava tra montagne stupende: preziose per il turismo, ma anche famose per i segni ancora pre senti di una guerra combattuta per lunghi anni: Cristallo, Antelao, Pel ino, Tofane, Lagazuoi: come non por tare l’attenzione a questi segni? C’è un Ossario a Pocol che raccoglie migliaia di salme: in centocinquan ta, liberi in quel momento dalie ga re, si sono raccolti e sull’onda dei ri cordi, della vita delle trincee c di un canto molto bello e triste nato in quelle occasioni, «Stelutis alpinis», hanno pensato parole di pace: mai più!... Non si può andare in giro a far sport, senza sentire la solidarietà nascere dalle vicende della terra in cui si è ospitati: vicende che vanno conosciu te, interpretate, condivise. Proprio in questa direzione si è mossa la calda ospitalità della Valle del Boite: non solo disponibili i campi di gara, la pi scina, lo stadio del ghiaccio, le stra de, ma aperte nel senso pieno del ter mine, le sedi Comunali, la sede della magnifica Comunità del Cadore, la sede della Comunità montana della Valle. Si conoscevano così vecchi c nuovi problemi, si prendeva contat to con le radici amorosamente custo dite e rivisitate di quella terra: il mu seo paleontologico di Cortina, quel lo di Pieve, la casa del Tiziano, i mu rales di Cibiana...
E intanto, la gente che veniva da tut ta Italia (20 regioni, 70 province), fra ternizzava intorno a decine di chitar re, scambiando generosamente i pro dotti più significativi delle diverse re gioni (quanti piatti di trenette al pe sto? Quanti assaggi di grappa friula na? Quanto «bensone» emiliano? Quanta pasta di mandorle sicilia na?...), nei mille viaggi con i pulman deH’Esercito all’interno del villaggio e nella ricerca della puntualità sui campi di gara sparsi lungo 50 chilo metri!
Per custodire, favorire e animare questa amicizia c’è stata una presen za puntuale, impegnata, quasi sem pre esemplare di centinaia di dirigen ti, arbitri, organizzatori, animatori: gente che, credendoci, si è messa in... ferie per lavorare... 16 ore al giorno.
C’era una domanda che girava tra gli «esterni»: ma chi è questa gente? Chi glielo fa fare? E non era retorica, rispondere che era gente dell’Associazione, compe
tente e volontaria, capace di metter si in atteggiamenti di servizio. Così quelle parole che nel momento conclusivo, sono state affidate a mil le palloncini colorati e che sospinte dal vento sono volale verso Cortina e oltre, non erano parole vuote, ma parole che esprimevano bene la quaìità di un incontro, il senso di un sa luto, la prospettiva di un impegno: fe sta, pace, gioco, insieme, natura, vita.
Gianni Gherardi
I NUMERI DELLA FESTA Quasi 2.500 persone, tra atleti, ac compagnatori, addetti ai servizi ge nerali, fanno una vera e propria cit tà. Così il Villaggio Semi dell'Agip, posto proprio sotto le muraglie dell’Antclao si è dotato di tutti i servizi previsti in una città: trasporti pub blici, un giornale quotidiano, un «ospedale», cinema e teatri, un ser vizio di vigilanza. C’era proprio tut to: mancavano solo le carceri. C’era invece la giustizia, sportiva s’in tende! Il giornale quotidiano, di 14 pagine, è stato diffuso in ottocento copie per tre giorni. Conteneva notizie da den tro la festa, curiosità, cronache spor
tive e informazioni sui principali av venimenti in Italia e all’estero. Non è mai mancato l'indice di borsa e nemmeno le previsioni del tempo. I trasporti sono stati assicurati dal lo Stato Maggiore dell’Esercito, co sì come i collegamenti radio. Decine di pullman hanno percorso le strade del villaggio e hanno collegato tutti i campi di gara: un servizio perfetto, partenze ad orari previsti. Non è mancato l’incidente, fortunatamente senza danni alle persone. Un autobus di ritorno da un campo di gara dalla località di Fanes, sopra Cortina è sta to tamponato da una vettura con tar ga tedesca che sopraggiungeva ad al tissima velocità. I giovani del CSI a bordo del pullman hanno reso testi monianza alla Polizia stradale, e gli inviati del giornale si sono precipitati sul posto per poter redarre immedia tamente il «pezzo». I militari erano tutti alpini del bat taglione Pieve. Contagiati dalla viva cità e dall’allegria dei giovani passeg geri hanno superato i canonici 40 al l'ora previsti dal regolamento all’in terno del Villaggio. L’«ospedale» era agli ordini del diret tore sanitario, il dottor Antonio Spa lato del CSI di Roma. Insieme a lui (segue a pag. 18)
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Una Uesta per nove sport: nuoto, pallavolo, orientering, judo, ciclismo, calcio, pallacanestro, tennis, tennistavolo
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I NUMERI DELLA FESTA hanno operato gli ufficiciali medici degli alpini e le autoambulanze mi litari. Ridotto è risultato il numero dei traumi. Gli atleti hanno infatti di mostrato una perfetta preparazione anche sul piano fisico. I maxi-schermi, dai quali gli atleti hanno seguito la sfortunata (per l’I talia) sfida tra la nostra nazionale e la Francia erano due. Efficiente an che la struttura che distribuiva i pa sti: sotto una enorme tenda due linee di self-service erano in grado di sfor nare circa duemila coperti in circa un’ora e mezza. Nel Villaggio funzionava anche la parrocchia con momenti di riflessio ni e di preghiera: parroco il consu lente nazionale del CSI don Gianni Gherardi. Attorno a lui numerosi sa cerdoti coadiutori. In sintesi le cifre sono le seguenti: tutte le regioni d’Italia erano rappre sentate. Le province venute a Borea erano invece 76, 29 del Nord, 26 del Centro e 21 del Sud. Le Società spor tive presenti erano 202 (70 del Nord, 58 del Centro e 74 del Sud). In totale gli atleti sono arrivati a quota 1.664, di cui 1.159 maschi e 505 femmine. Gli accompagnatori ufficiali 264, gli arbitri 89, i giudici 50. Bisogna poi aggiungere amici, alcuni parenti, ospiti vari, e un bel mazzo di addetti al perfetto funzionamento della fe sta, in sostanza della vita nella città. Ecco regione per regione la quanti tà di persone arrivate in Valle del Boite: Abruzzo 37, Basilicata 14, Ca labria 32, Campania 60, Emilia Ro magna 382, Friuli Venezia Giulia 99, Lazio 132, Liguria 130, Lombardia 273, Marche 35, Molise 39, Piemon te 82, Puglia 119, Sardegna 63, Sici lia 143, Toscana 68, Trentino 18, Um bria 49, Valle d’Aosta 9, Veneto 144.
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NOVE SPORT INSIEME Mentre l’attenzione del mondo dello sport e del grande pubblico era tut ta rivolta alle sorti del Mundial mes sicano, alcune migliaia di giovani atleti, tecnici e dirigenti, arbitri e giudici lasciavano i loro paesi e i lo ro quartieri per partecipare al mee ting nazionale Sportfesta CSI '86. Lunghe ore di viaggio prima di giun gere in uno dei posti più suggestivi del nostro Paese: le Dolomiti. Per tut ta una giornata sono affluiti presso il villaggio di Borea di Cadore, stan chi, dubbiosi, intimoriti e a tratti curiosi.
Di lì a poche ore, giusto il tempo di ambientarsi e per stabilire i primi rapporti di comunicazione, la loro splendida esuberanza e i loro «rumo ri» di gioventù, li facevano apparire
Targa di bronzo con gli stemmi dei Comuni della Valle del Boite.
come indiscussi protagonisti di una grande esperienza associativa. Finalmente, dopo mesi di ansia e preoccupazione, ci sentivamo in gra do di sostenere il peso organizzativo, ma soprattutto di esprimere il vero significato di questa ennesima scom messa promozionale, facilitati da tut to quanto ci stava accadendo at torno. Sotto il profilo sportivo le nove disci pline hanno rappresentato altrettan ti modi di vivere ed interpretare la pratica sportiva nel CSI; fino a quel momento ciascuna era stata realizza ta per proprio conto, presentando si tuazione e problemi molto diversi. Il fatto di esprimersi diversamente sotto il profilo motorio, o di avere un rapporto diverso con l’attrezzo pal la, ha spesso creato separazioni o re ciproca indifferenza. Il primo dato a frantumarsi, nel contatto con la real tà, è stato questo! Vicino ad alcune fasi di gioco, esal tanti sotto il profilo tecnico e agoni stico, abbiamo visto situazioni di «scambio» stupende, dove ciascuno provava le tecniche e le tattiche del l’altro, dando vita ad immagini ric che di spunti educativi. Ancora una volta il linguaggio del corpo e dell’azione veniva proposto come mezzo per comunicare con gli altri, per stabilire rapporti di amici zia e di conoscenza reciproca. Gesti e situazioni di gioco diversi hanno contribuito a formare un mo dello di attività uguale per tutti, do ve la componente ludica è stata mes sa sullo stesso piano di quella agoni stica, creando una giusta armonia tra le parti. Tutto ciò non è accaduto per caso, come non a caso il titolo della mani festazione, «Sportfesta», vede legati in un’unica parola lo sport e la lesta. Troppo spesso il nostro sport viene visto come una sorta di guerra da
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Con una piccola differenza, se ci è consentito. I giovani protagonisti di questa esperienza sono stati scelti per meriti tecnici ed associativi, non sono il frutto di selezioni tecniche o di estenuanti fasi eliminatorie. Essi hanno saputo interpretare ma gnificamente le ansie e le aspettati ve di questa associazione, manife stando in ogni occasione la serenità e la capacità di «essere» la festa. Vederli ripartire stanchi e frastorna ti con gli occhi lucidi e pieni di spe
ranza, il pensiero ritorna ai loro pae si, ai loro quartieri, dove ad attender li ci sono i genitori, i parenti, gli ami ci e i coetanei. Saranno loro i primi a scoprire che qualcosa è cambiato, che nello zaino che ciascuno porta sulle spalle non ci sono solo indumenti, ma cinque giorni di vita da raccontare. Anche solo questo ci può bastare!
Donato Renato Mosella
GIRANDO PER IL VILLAGGIO Mario De Nard, Presidente Comunità Montana Valle del Boite
combattere, uno scontro contro qual cosa o qualcuno. Ancora più spesso, la suddivisione in compartimenti stagno separa le di verse organizzazioni e le singole di scipline sportive. Ognuno vive per sé e si limita al rap porto con i propri praticanti, la pro pria stampa, i propri sostenitori. Ciascuno privilegia un proprio rap porto con la società civile, anche e so prattutto sotto il profilo professiona le, propone dei valori e dei modelli che spesso ritiene migliori di altri. L’esperienza ci insegna che ogni tan to è necessaria una verifica comune, un momento d'incontro all’insegna dell’eccezionaiità. Ogni volta che lo sport si presenta al mondo unitariamente, nasce un’e sperienza umana indimenticabile, per chi la vive direttamente e per quanti fungono da semplici spetta tori. È così in occasione dei giochi olim pici, delle Universiadi o dei Giochi della gioventù. È stato così con lo Sportfesta del Centro Sportivo Italiano.
Dice Roberto 16 anni: «Sono stati giorni molto belli, passati in assolu ta allegria. Mi chiedi cosa mi sia pia ciuto di più? Direi l’atmosfera che si è creata al Villaggio». Parlano loro, i protagonisti, gli atle ti che hanno invaso la Valle del Boi te, quella che da Longarone sale ver so Cortina. In auto per la Valle ba stava guardare verso i prati e loro, gli atleti, li vedevi spuntare come funghi variopinti. Tappezzavano il verde con magliette gialle, bianche e arancioni con la scritta CSI Italia ben piantata nel petto. Chissà forse per scaramanzia, ma il giorno della sconfitta degli azzurri in
Messico molti quella casacca l’han no tolta. Nessuno ne ha fatto un dramma, la sera di monsieur Plati ni, dopo la sconfitta nostra. Anzi mol ti giovani erano stizziti da un titolo su un quotidiano sportivo quella mattina. Diceva «Spennateli». «Che diamine!», hanno commentato mol ti, «è solo un gioco anche quello mes sicano». Forse. Il fatto è che a Borea loro hanno giocato davvero, là oltre oceano nella terra di Montezuma in vece ci è sembrato che il gioco fosse un elemento marginale del grande business. Sotto l’Antelao nessuno ha fatto sport tanto per tirar via. L’unico in dizio per ritrovare la festa è l’amici zia. Spiega Giovanni: «Siamo venuti per giocare, ma può essere un prete sto per fare una grande festa». Bra vo! Monica incalza e spiega: «Penso di aver vissuto un momento indimen ticabile, che ricorderò a lungo, so prattutto perché non capita spesso di trascorrere qualche giorno lontano da casa assieme ad altri coetanei, di diverse città. Abbiamo potuto con frontare le nostre esperienze. Ingom ma, mi sono divertita». «E poi non di mentichiamoci», dice Antonella, «della splendida ospitalità della Val le del Boite. Sono posti meraviglio-
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GIRANDO PER IL VILLAGGIO si, la gente è cordialissima: ci hanno fatto sentire come fossimo a casa». Anche altri fattori hanno contribui to ad instaurare nuove amicizie. Per esempio l’acqua, che cade dal cielo «non» in modo naturale. Sono i cosi detti «gavettoni» o bombe d'acqua dalle finestre. Le pallavoliste di Car pi e gli atleti di Bari si sono conosciu ti così, tra uno spruzzo e l’altro. «So no simpaticissimi» dicono le ragaz ze, «La sera usciamo insieme». Cer to, perché come in tutte le città la se ra si esce e si fanno un po’ di «va sche». Qui a Borea ciò non avviene
sotto i portici o su e giù per via del Corso (Roma), oppure tra la Scala e piazza del Duomo (Milano), ma giù e su (però più giù che su) per i tornan ti delle strade del villaggio. Una buo na occasione per conoscersi sono an che due salti in discoteca. Tutto è av venuto con giudizio e mai gli atleti hanno fatto le ore piccole, segno di grande maturità anche sportiva. Allora «benvenuta» acqua, se serve all'amicizia. Si racconta che da un campo situato tra un laghetto e un ruscello il pallone sia uscito e schiz zato... in acqua. Forse anche lui ha voglia di amicizia? Alberto Bobbio
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Notario, il presidente, aveva parlato di sfida. Caricando questo termine di significati poliedrici, quasi un venta glio di «lanci», all’interno e all’ester no di una organizzazione, quella del CSI, rivelatasi formidabile e collau data. Una di queste «sfide» era diretta al l’ambiente montano, alle ammini strazioni locali, ai sodalizi, alle asso ciazioni; insomma, la verifica di una proposta, l’accertamento di una di sponibilità effettiva e concreta. I fili, intanto, erano stati fissati sal damente nelle mani di De Nard, pre sidente della Comunità Montana del la Valle del Boite, Cortina compresa: giostrando da politico consumato e abile, De Nard era riuscito a fare, questa volta, il miracolo. Quello di coagulare l’interesse e l'attenzione di tanti enti verso una «proposta» nuo va e diversa che si presentava, all’i nizio, con l’incertezza di un gioco d'azzardo. E si sa di quanta concre tezza abbiano bisogno, invece, i mon tanari. A poco a poco, procedendo per set tori, riunione dopo riunione, il mo-
saico organizzativo si definiva e si completava. Con la piena disponibi lità di tutti gli enti interessati, con la volontà precisa e dichiarata di voler essere protagonisti e non spettatori; con l’impegno di fare bella figura di fronte al CSI e alla curiosità sempre più stimolante. Il risultato è noto. A parte qualche piccolo, inevitavile intoppo, qualche smagliatura di poco conto, la mani festazione ha fatto registrare un suc cesso forse imprevisto, certamente esaltante. A cominciare da quella splendida col lana di perle che è stata la cerimonia inaugurale, dove la festa si è vera mente coniugata con la riflessione, dove una attenta regia ha collocato con misura e significato i vari mo menti di questo primo incontro. Una giornata, apertasi con un tempo incerto, e poi via via sempre più be nevolo e confortante: la sfilata per il centro di Cortina, duemila ragazzi al legri e in festa, i cartelli, i canti, le tute multicolori, l’ingresso allo sta dio del ghiaccio addobbato con di screzione, le esibizioni, le bande con
i costumi tipici, i discorsi ufficiali, la Messa, il canto finale: le mani in al to, legate le une alle altre, i movimen ti sincroni, a dire con i gesti ciò che il cuore esprimeva, coralmente. Poi le gare, gli incontri veri e propri, l’utilizzazione a tempo pieno degli impianti e delle palestre di Cortina e del Cadore. Un gioco ad incastro, studiato atten tamente prima e verificato poi via via, che ha detto della concordanza di orientamenti operativi, a confer ma di una adesione che diventava sempre più sentita e convinta. E proprio nel corso di un ricevimen to avvenuto nella sala consiliare del municipio di San Vito, il sindaco e un assessore di quel Comune avevano modo di esprimere i sentimenti del le popolazioni interessate per un av venimento assolutamente imprevisto ma ricco di opportunità, limitato nel tempo ma ficcante come il bagliore di un lampo: «un sentimento di gra titudine, per averci indicato la real tà di una gioventù sana, piena di vo glia di vivere e di partecipare». Infine la sobria cerimonia di chiusu ra. Un pomeriggio estivo, denso di so le e di calore, un anfiteatro naturale sotto la mole del re delle Dolomiti, l’Antelao, con la commozione che tra spare, come sempre, per le cose bel le che finiscono troppo presto. «Il vostro zaino sia sempre pieno di ricordi e di impegno», raccomanda va Notario. E De Nard «tornate an cora tra noi, nella nostra splendida valle inondata di sole e di luce: sapre mo essere ancora una volta vostri amici». In fondo, il Pelmo, misterioso nei suoi anfratti luminescenti, sembra va ammiccare convinto al sole obli quo: un pennacchio di nubi dorate nascondeva a poco a poco i colori di mille palloncini, lasciati andare per le vie del ciclo col loro messaggio di pace e di fratellanza.
Bortolo De Vido Addetto Stampa Comunità Montana
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ARBITRI IN CORDATA Sabato sera, erano ormai le 22.00, riuscimmo ad essere tutti insieme in riunione. L’incontro era previsto al le 16.00, ma purtroppo ritardi dei treni, difficoltà di viaggio, impossi bilità dovute ad impegni di lavoro impedirono di rispettare il program ma. Ma finalmente alle 22.00 tutti gli arbitri e i giudici — di loro stiamo parlando — erano insieme. Insieme per organizzare con le commissioni tecniche il loro lavoro, ma soprattut to per incominciare ad «essere nella festa». Si può dire che subito, nonostante le diverse provenienze e le diversità di età (anagrafica e di tessera CSI), il cli ma apparve quello giusto. Molta spontaneità, molta disponibilità, grande desiderio di vivere l’espe rienza.
La prima proposta che fu loro fatta (forse potremmo dire «imposizione») fu questa: «essere arbitro significa essere operatore associativo, signifi ca svolgere un ruolo tecnico, ma an che essere dentro l’Associazione in ogni momento per cui da domani vi proponiamo di vivere dall’interno la festa e per questo vi chiediamo di es sere disponibili in ogni occasione e per ogni evenienza, così come deve essere quando siete nei vostri Consi gli provinciali».
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La risposta fu spontanea e concreta nei fatti. Ed ecco gli arbitri e i giudi ci presenti nella cerimonia di aper tura far colore con le loro felpe aran cione nella stupenda cornice del Pa lazzo del Ghiaccio. Far colore, ma so prattutto essere al servizio, e non per un puro caso. Dopo aver fatto servi zio d’ordine durante la sfilata, tra le altre cose, furono proprio gli arbitri e i giudici a portare a tutti i giovani un fiore al termine della Messa. Un fiore: segno di amicizia, segno di ac coglienza, segno di festa.
Da lunedi sui campi e la sera in riu nione, per verificare la giornata, per dibattere i problemi tecnici, per ca pire come debba essere l’arbitro del C.S.I. Va sottolineata la serietà e la disponibilità di tutti nel dialogare, nel discutere, nel riportare le proprie esperienze. Coordinati dai responsa bili delle commissioni, divisi per di sciplina, sembrava di assistere ad in contri di aggiornamento durante i quali, accanto ai problemi tecnici, era presente e vivissima la tensione ad interpretare il «ruolo arbitro» al la luce dell’Associazione. Per i più an ziani gli incontri erano occasione di riflessione, per i più giovani erano momenti di qualificazione, ma per gli uni c per gli altri gli incontri erano espressione del desiderio di essere insieme per crescere insieme. Non a caso il livello tecnico da loro espres so durante le gare è stato sempre va lido, contribuendo a creare un clima di impegno e di serenità durante lo svolgimento delle gare.
Come valida è sempre stata la loro disponibilità in ogni momento della festa, aiutando a distribuire volanti ni, a correre dove c’era bisogno, a si stemare ambienti, a fare festa, a da re un segno di serena allegria. E in questo clima l’ultimo giorno ecco ar rivare gli arbitri di calcio (proprio lo ro, i tanto vituperati arbitri di calcio) nella sala del ristorante, con in ma no una rosa da offrire (assieme ad un «interessato» bacetto) a tutte le bra ve e cordiali cameriere, che tanta pa zienza e gentilezza hanno regalato a tutti. E una rosa hanno anche porta to a tutte le «ragazze» (di ogni età) che hanno lavorato nella segreteria dello Sportfesta. Non abbiamo raccontato tutto que sto solo per far «colore», ma per te stimoniare che l’Associazione può co minciare a contare su arbitri che escono da corsi validi, su arbitri che vivono l’associazione, su arbitri che aspettano un ulteriore impegno del C.S.I. per aiutarli ad essere a pieno titolo operatori all’interno della real tà associativa. Per questo, anche per questo forse meritavano, in chiusu ra di manifestazione, una citazione meno sacrificata nel contesto della cerimonia finale. Ma anche questa piccola dimentican za l'hanno saputa vivere con giova nile freschezza e un pizzico di au toironia.
Vittorio Ferrerò
HM IL TEMA DEL MESE
Borea'86
I VALORI EMERGENTI Alla fine della Festa, è stato letto e approvato un manifesto nel quale si sono riassunti i valori emersi nel corso della gioiosa e impegnata manifestazione.
1. FESTA
4. INSIEME
Sport è gioia di vivere, gioco, festa: è possibilità di realizzare se stessi attraverso l'impegno personale, rincontro e il con fronto con gli altri, il rapporto con la natura e l'ambiente so ciale. Abbiamo vissuto tutto questo fin dal momento della sfi lata per le strade di Cortina e l’apertura, particolarmente fe stosa, allo Stadio del Ghiaccio.
Sport è «insieme». Confronto leale e generoso, luogo di incon tro, vincolo di solidarietà e di amicizia, mezzo per costruire la comunità degli uomini, la civiltà dell’amore. Abbiamo vis suto in piccole e grandi comunità (300 villette gestite da noi!); abbiamo cantato insieme, abbiamo vissuto serate particolar mente intense e festose: una per tutte, la serata delle regioni a San Vito, dove ciascuno ha avuto modo di presentarsi agli altri nei modi più diversi.
• Vogliamo fare dello sport un’espressione per la festa del l’uomo, senza discriminare alcuno, uscendo dall’egoismo per aprirci alla comprensione e alla condivisione.
2. PACE Lo sport, per la sua universalità, si pone come mezzo di fra ternità e di pace. Esso può contribuire a far penetrare nella società l’amore reciproco, la fraternità sincera e l'autentica solidarietà. In 150 siamo saliti al Falzarego e a Pocol, al Sa crario dei caduti della guerra 1915-18: queste montagne sono state testimoni, allora, di sanguinose battaglie, come confer mano i numerosi resti. Ci siamo ricordati dei conflitti, delle discordie, delle guerre che ancora oggi sono presenti nel mondo.
• Vogliamo costruire la pace anche attraverso lo sport: esso ci insegna l’uguaglianza nella diversità, il rispetto nella competizione, la collaborazione per un fine comune.
3. GIOCO Sport è gioco, movimento, agonismo. In questi giorni lo sport cosi inteso, lontano dall’esasperato agonismo, dalla rigida se lezione, dalla strumentalizzazione economica e ideologica, ab biamo avuto la possibilità di praticarlo. Duemila giovani atleti, novecento incontri di calcio, pallavolo, pallacanestro, tennis, tennistavolo, sui campi di San Vito, Domegge, Vodo, Vallesella, Valle, Tai, Cortina. Calalzo, Cibiana, Borea; centinaia e centi naia di vasche percorse nella piscina di Cortina; centinaia di chilometri corsi da ciclisti e cicloturisti: questo il bilancio quantitativo di quattro giorni di gare.
• Vogliamo praticare uno sport che sia al servizio dell’uo mo. La dignità della persona umana deve costituire il fine c il metro di giudizio di ogni attività sportiva.
• Vogliamo costruire le nostre Società sportive come «luo ghi» dove, facendo sport, si possano stringere vincoli di ami cizia, si favorisca il dialogo c l'apertura degli uomini tra loro.
5. NATURA Sport è rapporto gioioso con il proprio corpo, con gli altri, con la natura. La natura, questa splendida natura della Valle del Boite, ci è stata amica in questi giorni e noi ci siamo mos si con gioia e con stupore in mezzo a queste montagne e a que sti boschi. In settecento abbiamo giocato con passione in una gara di orientering. • Vogliamo uscire da una logica di puro sfruttamento e in quinamento della natura, dono di Dio all'uomo per la vita e la felicità di tutti. • Vogliamo costruire un rapporto corretto con la natura co noscendola, rispettandola, utilizzandola per l'oggi e il fu turo dell’uomo.
6. VITA Sport è gioia di vivere: possibilità di celebrare il dono della vita; possibilità di vivere la vita come un dono. Qui si è incon trata la vita: gente di tante età, ragazzi e ragazze di 20 regio ni, di 76 province; si sono incontrate le culture, i dialetti, le tradizioni di tutta Italia c dei diversi Comuni di questa Valle del Boite. 1 campi di gara sparsi per tutta la Valle hanno ospi tato le diverse gare e manifestazioni. La raccolta di paleonto logia di Cortina, la Casa del Tiziano a Pieve, i murales di Ci biana, le sedi comunali di Cortina, San Vito, Borea, Vodo, Val le. Pieve. Cibiana. la sede della Comunità Montana hanno aper to le loro porte a tanti di noi. • Grazie alla vita! • Grazie a chi ci ha offerto la possibilità di questa esperienza! • Grazie Valle del Boite!
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Scuola quadri Il secondo tempo del Piano naziona le della Formazione ha puntualizza to e reso ancora più organico il qua dro dell'attività di formazione all’in terno di un sistema organico che fa vorisca anche la connessione e il rap porto tra i diversi livelli associativi in una azione «combinata» di possi bilità di interventi mirati a dare al l’Associazione una rete di operatori a tutti i livelli e nei diversi ruoli sem pre più motivati e competenti. Le iniziative nazionali di formazione per l’anno 1986/87 si inquadrano per tanto in questa logica precisa e sono finalizzate a dare al livello naziona le una dimensione formativa estre mamente conseguenziale nel quadro generale dell’attività di formazione. Le iniziative, decise dal Consiglio na zionale, rispondono a due esigenze fondamentali: dare competenza agli operatori di Consiglio nell’incarnare il Progetto e offrire all’Associazione tecnici-formatori capaci di attivare un lavoro formativo nei confronti de gli operatori-tecnici nel rispetto del le finalità e dei contenuti dell’itine rario sportivo educativo.
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La Scuola Quadri nazionale prevede infatti un Corso per Operatori di Consiglio che, nella logica del Piano, si integri in un discorso organico con gli interventi di Scuola Quadri svol ti a livello provinciale e regionale. Non si tratterà, pertanto, di un Cor so a livello superiore, bensì di una iniziativa che si collega alle similari iniziative svolte nel territorio in cui aspetto «iniziale» e quello «ricorren te» si integrano tra loro. Logicamen te avrà una sua specificità che è quel la di offrire ai partecipanti un qua dro molto più ampio e globale del Progetto rispetto ad altri tipi di in terventi, necessariamente più legati alle esigenze e alle realtà locali. Sono previsti inoltre due Seminari su tematiche particolari legate ai problemi più attuali che vengono, di volta in volta, ad evidenziarsi all'in terno della vita dell’Associazione. La novità maggiore, tra le iniziative nazionali, è costituita dalla Scuola per formatori di tecnici, che rispon-
Una decisione. del recente Consiglio nazionale per la formazione degli operatori. de all’esigenza sempre più viva di da re serietà e omogeneità al discorso tecnico-sportivo, esigenza che è indi ce di una responsabile crescita dell’Associazione nel tentativo di inqua drare, su basi valide, la valenza tec nica con quella associativa. La Scuola per formatori di tecnici si fonderà su un intervento molto arti colato che prevede più momenti di impegno formativo e che pertanto avrà una durata biennale per sfocia re al terzo anno in un articolato si stema formativo che vedrà impegna ti a livelli diversi i Consigli provin ciali, i Consigli regionali, il Consiglio nazionale. La Scuola per formatori di tecnici si inizierà nell'estate del 1986 con un Corso residenziale per circa 100 ope ratori che, nel corso dell’anno 1986/87 verranno richiamati per par-
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tecipare a momenti di approfondi mento tecnico-monotematici e di ti rocinio all'interno dei Corsi provinciali/regionali. Nell’estate 1987 si svolgerà un li Corso residenziale, sempre per gli stessi operatori, nel quale verranno approfonditi gli aspetti tecnico-scientifici dell'attivi tà sportiva. Al II Corso seguiranno ancora momenti di ulteriore qualifi cazione al termine dei quali verrà de finito un albo di formatori che a pie no titolo potranno operare nell’Associazione per l’azione tecnico-forma tiva ai diversi livelli. L’aspetto importante e da sottolinea re di questa Scuola biennale è che nel corso dei due anni le strutture pro vinciali e regionali dovranno svolge re una precisa attività volta a crea re un processo di interventi per la formazione dei tecnici che a partire dall’anno 1987/88 dovrà permettere all’Associazione di avere livelli diver si e articolati di attività di formazio ne per tecnici.
Avremo modo di tornare in maniera più approfondita e analitica su que ste iniziative che vedranno impegna ta l’Associazione nel prossimo anno (ma come risulta evidente anche nei prossimi anni); quel che ci preme sot tolineare è che le iniziative naziona li rappresentano il primo momento di un lavoro che tende a tradurre in pratica il Piano nazionale della For mazione. A questo proposito va ricor dato che nell’anno 1986/87 è prevista un'altra iniziativa importante: la dif fusione seria, capillare, sistematica del Piano a tutti i livelli. È una vera e propria «iniziativa» che deve vede re tutti fortemente e responsabil mente impegnati; tutti siamo chia mati a questo tipo di lavoro perché il Piano venga studiato, acquisito nel le sue componenti culturali, contenu tistiche, organizzative e perché in tempi brevi l’Associazione lo assuma e lo traduca in iniziative risponden ti alla crescita unitaria e globale de gli operatori e quindi dell’Associazione tutta.
Vittorio Ferrerò
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Costumi del luogo e testimonianze di tutti: un cocktail di cortesia e di spensieratezza
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TUTTOCSI/CRONACHE/ESPERIENZE
Non dimenticare Chemobyl
Sono tanti i fogli informativi loca li del Csi che sono tornati in que ste settimane sulla tragedia di Chernobyl con commenti e puntua lizzazioni sulla questione nucleare. È stato anche l'occasione per un di scorso di carattere culturale sulla «cultura del profitto che governa tutti gli ambiti della società e quin di anche lo sport. Di seguito propo niamo l’ultima parte del commen to apparso sulla prima pagina di «Comunità Sportiva», settimanale del Csi di Milano, e due vignette tratte sempre dallo stesso giorna le. Il commento è firmato da Danie le Caleca.
il mondo fisico, vegetale ed anima le, nel quale è più facile governare il progresso scientifico e tecno logico. Ma quale sport, quale scuola, qua le fabbrica, quale gruppo sportivo s'avanza? E per restare sul nostro congeniale terreno, di un corpo da usare per gioire, per crescere, per vivere ‘‘nel” e "con"il movimento, quante e qua li nubi continueranno ad oscurare 10 sport? Le stesse che hanno cau sato i devastanti effetti di Cherno byl, nubi sprigionate dalla cultura del profitto. Detto questo, non ci sogliamo certo di proporre un referendum abroga tivo dello sport, né — tantomeno — continueremo ad affermare che tut to lo sport è inquinato da queste nubi. 11 problema è, semmai, di governa re lo sviluppo dello sport fuori da queste nubi, fra storiche incertezze. Un problema, dunque, culturale».
«Può dunque lo sport educare, pro muovere una nuova cultura dello sviluppo, una cultura di progresso nella pace? Lo sport può fare molto, come può la scuola, la fabbrica, il gruppo spor tivo, per promuovere un clima di autentica sensibilità cosmica verso
SPORT NEL CUORE DELL'AFRICA
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Il CSI arriva in Kenya, nel cuore dell’Africa. A Wamba un missionario italiano padre Angelo Riboli ha organizzato un torneo di calcio per i ragazzi di terza me dia: cinque squadre si sono affrontate in rappresentanza di altrettanti villaggi che compongono la parrocchia. P. Angelo aveva chiesto aiuto al CSI appena arri vato in Kenya: dall’Italia sono partiti sus sidi e materiale. Ora il missionario inten de sfruttare il materiale per togliere dal la strada e dall’ozio i ragazzi e trasmet tere loro valori e motivazioni della vita at traverso l’attività sportiva. Chi volesse scrivere a Padre Angelo Riboli, l’indiriz zo è il seguente: P.O. BOX 32 - WAM BA Via MARALAL (KENYA).
FESTA PER LA SECONDA FASCIA LECCO - In una splendida giornata di so le, con una cornice di pubblico appas sionato. circa 120 ragazzi, ragazze e di rigenti del Csi di Lecco si sono trovati a Galgiana per il tradizionale appuntamen to di fine stagione per la «festa polispor tiva provinciale» con l’assegnazione del trofeo medesimo, al quale erano iscritte oltre 40 squadre. Per la quarta volta con secutiva il trofeo è stato vinto dalla squa dra di calcio giovanissmi a 7 del G.S. Galgiana. Come è ormai consuetudine da parecchi anni il Consiglio Provincia le del Csi ha incentivato questa iniziati va per la seconda fascia.
PREGHIERA DELLO SPORTIVO Il periodico mensile Csi Notizie di Cre ma pubblica una preghiera dello sporti vo che intendiamo proporre anche su Stadium. È stata recitata dal vescovo della città Libero Tresoldi in occasione della Pasqua dello sportivo O Signore, il nostro corpo agile e forte è tuo dono. Ti ringraziamo. Ti offriamo la gioia del nostro gioco e delle competizioni sportive. Mentre ci impegnarne per la vittoria in campo, ci impegneremo anche per riportar vittoria su noi stessi: vogliamo essere leali e obbedienti, coraggiosi e umili puri e generosi. La tua grazia sia sempre presente nel nostro impegno. Amen.
SPORT E GIOVANI SAN BENEDETTO DEL TRONTO - Si e svolta a San Benedetto del Tronto l’as semblea Csi sul tema «Sport e condizio ne giovanile». È stata una approfondita riflessione su una problematica attuale ed urgente, che interroga, in tutti gli am biti, la comunità degli uomini. È stata an che una grande riflessione sul valore educativo dello sport e dell’associazio nismo sportivo. È stata messa in luce la necessità della promozione di animato ri intelligenti, vivaci, competenti, respon sabili, pienamente inseriti nel progetto educativo dell’Associazione; animatori insomma che sappiano svolgere il loro ruolo ed essere protagonisti del futuro. Al convegno hanno parlato Aldo Notario, Maria Rosa Zanella, Edio Costantini, del la presidenza nazionale. Una relazione è stata tenuta anche dal vescovo dioce sano di San Benedetto monsignor Giu seppe Chiaretti, il quale ha osservato che occorre collaborare tutti insieme attorno ad un progetto, per andare alla radice e risolvere molte difficoltà.
CONGRESSO DI VERIFICA LA SPEZIA - Il Centro sportivo italiano ha tenuto il congresso di verifica, presie duto da Valerio Zilioli, vice-presidente vi cario, che ha portato il saluto del presi dente Egidio Banti, assente. La relazio ne è stata tenuta dal vice-presidente ad detto alla formazione Antonio De Biasi che ha messo in risalto lo stato di buo na salute del Csi, il quale conta su venti società affiliate. Di particolare rilievo l’at tività formativa e l’impegno del consulen te ecclesiastico mons. Luciano Ratti, af fiancato da don Carlo Cipollini.
TUTTOCSI/CRONACHE/ESPERIENZE FESTA PER LA PRIMA FASCIA
CHE BELLO STAND... PIACENZA - Alla mostra «Vacanze e turismo» di Piacenza quest'anno è stato anche presente uno stand del Csi. Visitatori moltissimi anche attirati dalle diavolerie messe in atto dai giovani del Csi: proiezioni di video e di filmati, proiezione continua di diapo sitive sul problema della riabilitazione equestre; possibilità di giochi con un computer con premio finale Nella foto lo stand del Csi.
SPORT E' PACE MONREALE - Una domenica all’insegna della festa, della gioia, della vita. «La staf fetta della Pace» organizzata, dalla A. S. «Primula» di Monreale affiliata al C.S.I., ha visto la partecipazione di circa 250 ragaz zi tra i 10 e i 15 anni. Tutti hanno corso, tra una folla entusiasta e partecipe, lungo il corso Pietro Novelli scambiandosi il «te stimone» con la colomba simbolo di pace. «Corri ad annunciare la Pace», il messag gio della staffetta. A conclusione della ga ra, in segno di pace e di festa venivano di stribuiti ramoscelli d’ulivo e i ragazzi, tutti insieme, gioiosi e vivaci si dirigevano ver so la piazza. Qui prendendosi per mano
descrivevano un grande animato cerchio intorno alle due piazze nel segno di un ab braccio fra tutti i cittadini e tutti i popoli, mentre giovani atleti con canestri ornati di fiorì distribuivano ramoscelli d’ulivo recanti il messaggio: «Sport è festa», «Sport è pace». Momento, questo, altamente significativo che la gente ha seguito con entusiasmo e con commozione, mentre i turisti ferma vano nel loro obiettivo l’insolito e fantasma gorico spettacolo. Canti di pace e di gioia eseguiti dai ragazzi della «Primula» davanti l’ingresso centra le del magnifico Duomo, hanno coronato la manifestazione tra i calorosi applausi della folla.
MODENA - A Sassuolo, ospiti della So cietà S.S. Consolata affiliata al CSI Mo dena, si è svolta una eccezionale festa di chiusura per ragazzi della 1 “ fascia. Fare festa è il mezzo con il quale il C.S.I. esprime il proprio modo di fare sport. Una partecipazione consapevole e im prevista di Società: ben 18 società pre senti per un totale di 350 ragazzi. (Braida, Solignano, S. Antonio, S.F. Invicta, Crociale, Taccini, «La Pieve» Nonantola, Consolata, Brodano, Campiglio, Vis S. Paolo, S. Giorgio, Muratori, Fiorano, Young Boys, Atletic C.D.R., Corlo, Ros selli). Giochi tradizionali, giochi per tut ti, medaglie e ricordi per ogni mini-atleta e infine... anche qualcosa per il palato! Una indimenticabile mezza giornata di gioia, di amicizia, di festa, di vita. Alla fi ne i più commossi erano i genitori e gli accompagnatori. Non potevano immagi nare che lo sport volesse dire anche tutto questo. Che soprattutto volesse anche dire: una certa atmosfera da portarsi a casa come ricordo; sport-festa come ele mento di salute e per il corpo e per la mente di questi futuri uomini.
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I RAGAZZI DEL CSI? TANTI, SERI, ATTENTI TORTONA - Alla presenza dell’assesso re allo sport del Comune di Novi Ligure, Costanzo Cuccuru e del presidente del CSI, circoscrizione di Tortona. Fausto Contardi, si sono svolte le premiazioni degli atleti iscritti al CSI-San Nicolò, al termine del primo anno di attività. La ma nifestazione è avvenuta nella chiesa del la Misericordia. «Non è da tutti i giorni», ha detto l’assessore, «vedere in città as semblee di giovani così folte per ascol tare relazioni e discutere programmi». La manifestazione era iniziata con il sa luto di don Giuseppe, della parrocchia di San Nicolò, il quale ha detto nel suo intervento che «è importante creare oc casioni di festa per conoscersi e confron tarsi». Ha sottolineato poi l'importanza del circolo che è nato come preoccupa zione pastorale della parrocchia nei con fronti della realtà sportiva in genere e del la gioventù in particolare.
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TUTTOCSI/CRONACHE/ESPERIENZE STRAMOLFETTA MOLFETTA - Si è svolta la ottava edizio ne della Stramolfetta, marcialonga non competitiva organizzata dal Centro Spor tivo Italiano e dal Centro turistico Giova nile gr. Respa. Alla partenza, data dall’Assessore allo sport prof. Paolo Minervini c’erano circa duemila atleti di diverse età e sesso, che in una tranquilla giornata di sole, hanno percorso le diverse vie della città. Lo spirito che ha animato la manifestazio ne è stato quello di una festa «sportiva»,
in cui più che il risultato interessava soprat tutto completare il percorso cittadino di cir ca sette chilometri. Una cornice di pubblico entusiasta ha vi sto passare bambini, adulti ed anziani con i loro figlioli che hanno lanciato il messag gio, «che lo sport lo possono fare tutti per ché è di tutti» e che lo sport significa par tecipare, far festa. Ed è proprio questo il messaggio che con questa iniziativa, le as sociazioni del CSI e del CTG, volevano lanciare.
UDINE - I Rangers S. Rocco si sono ag giudicati per la prima volta il torneo regio nale Csi a squadre di tennistavolo, al quale hanno partecipato 7 compagini: 11 i suc cessi degli udinesi su 12 incontri disputati.
presente) e Gilberto Bulfoni, ai quali van no aggiunti i vari Luca Dnussi, Enrico Mascelloni, Stefano e Marco De Berardinis. Al termine di ben sei mesi di gare, tutte le formazioni si sono trovate a Udine per la disputa di un torneo individuale (nel sin golo allievi-juniores, vittoria del sanrocchino Stefano De Berardinis, davanti al ve neto Maurizio Zanot e al compagno di so cietà Gilberto Bulfoni), al termine del quale il presidente regionale del Csi Trangoni ha premiato tutti gli atleti e le società che han no dato vita al brillante torneo a squadre 1985-’86.
I Rangers sono finiti al primo posto della classifica a pari punti (22) con l'Azzurra di Gorizia; però, la miglior differenza partite nei confronti dei goriziani, ha dato ai sanrocchini la meritata affermazione finale in questa importante manifestazione. Artefici principali, tra i Rangers, sono sta ti il capitano Roberto Salomoni (sempre
IL CSI PER UN'OPERA ©2 €&R0TA' ASCOLI PICENO - Riuniti nell'ideale che sta alla base dell’opera e delle finalità dell’Associazione Italiana Donatori d'Organo (A.I.D.O.) diverse componenti della vita sociale cittadina (tra cui il Consiglio provinciale C.S.I.) hanno formato un Co mitato Organizzatore per dar vita ad una mezza giornata di incontro e di festa al lo stadio comunale. All’appello del comitato (presieduto dal l’assessore allo sport Onorio Onori), han no risposto molti artisti, società sportive, associazioni ed enti particolari, tra cui una banda, due complessi musicali, il club che riunisce gli appassionati pos sessori di auto d’epoca, l’intrepido tra svolatore in mongolfiera, un gruppo di sbandieratori dell’Ente Quintana di Asco li (tradizionale rievocazione storica me dioevale, che avviene ogni prima dome nica d'agosto), il gruppo -Flash Dance(aderente anche al C.S.L) di danza jazz e moderna. Il clou della festa è stato l'incontro di cal cio tra la nazionale italiana cantanti ed una rappresentativa Città di Ascoli, com prendente ex giocatori della società cal cistica cittadina, professionisti, insegnan ti, imprenditori, ecc. I vari Gianni Morandi, Eros Ramazzotti, Sandro Giacobbe, Umberto Tozzi, il capitano Mogol, Luca Barbarossa, Mingardi, e cosi via, hanno animato l'incontro conclusosi — per la cronaca — con un bel 2-2 (nella foto: Eros Ramazzotti in azione).
Nel periodo estivo, gli uffici della Presidenza Nazionale e la Redazione di Stadium, resteranno chiusi da lunedi 4 agosto e riapriranno lunedi 1° settembre. Buone vacanze a tutti!
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alla premiazione e agli addìi
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A QUALE ETÀ' LO SPORT Abbiamo visto che soprattutto il nuoto può essere appreso dal bambino fin dal primo anno di vita. Lo stare in acqua sti mola la sensibilità neuromuscolare svi luppando certi presupposti di base che poi possono essere utili nella pratica sportiva futura. È chiaro che il bambi no che non sia stato sollecitato adegua tamente da un punto di vista motorio, che non abbia mai ricevuto sensazioni emozionali del proprio corpo, che non abbia mai giocato rincorrendo una pal la, che non abbia mai avuto carezze ma terne. che non abbia mai saltato un fos so non acquisterà mai una grossa capa cità atletica.
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Una delicata questione interessante molti genitori e a quale età è giusto far iniziare l’attività sportiva ai propri fi gli e verso quali discipline sportive. Se analizziamo il problema da un pun to di vista fisiologico sappiamo per esempio che a 5 anni il bambino non ha il controllo del proprio corpo, non co nosce ancora la sua destra e la sua si nistra, non possiede l’indipendenza seg mentarla, tutto per lui è solo gioco. Il sistema nervoso non è completamente sviluppato con conseguente instabilità di controllo sul sistema circolatorio, re spiratorio e ncuroumorale. Se dopo sforzo alcuni indici fisiologici mostrano un recupero relativamente ra pido. altri indici funzionali, come la re sistenza all’ipossia e gli indici respira tori e metabolici (consumo di O,) sono comparativamente lenti nel recupero. Mancano ancora sicuramente molli dati riguardanti i periodi ottimali per l’ac quisizione della destrezza motoria. In fatti non è solo questione di età, ma an che del relativo ritmo di maturazione dei vari organi. Pertanto è inutile tentare di insegnare a dei bambini una determinata attività motoria prima che questi siano capaci di apprendere tale insegnamento. E allora lasciamo il bambino davanti al la televisione seduto a guardare Gold Drake? L'attività motoria scolastica offre un parziale rimedio alla carenza di mo vimento. Per permettere ai nostri bambini di ave re possibilità di movimento nello spa zio dobbiamo inserirli abbastanza pre sto nei gruppi sportivi, dove non si ri cerchi una specializzazione od una pre stazione molto settoriale. Lo sforzo deve essere di carattere dina mico, di breve durata e con periodi di ristoro relativamente lunghi. Bisogna in pratica sviluppare e miglio rare tre componenti: la destrezza, la mo bilità articolare e la resistenza. I test di forza sono assolutamente sconsigliati prima del 14° anno di età.
UN MATRIMONIO DI INTERESSE SPORT E TELEVISIONE GIOVANNI IOZZIA E LUCIANO MINERVA ERI/Edizioni RAI, TORINO 1986 PP. 168, L. 15.000 Tra sport e televisione è stato fin dalle origini del mezzo elettronico un amore a prima vista. Non poteva che essere co si, poiché grazie alla televisione lo sport moltiplica i suoi effetti spettacolari e il suo valore di mercato, grazie allo sport la televisione potenzia le sue possibili tà comunicative di massa sul piano uni versale. II volume è il primo tentativo di racco gliere in modo organico tutti gli elemen ti che hanno determinato il successo dell’incontro. Vengono rievocate le fa-
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UN MATRIMONIO D'INTERESSE C U WrtV.r»
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L’esercizio sistematico dovrà essere in segnato dai selle anni in poi, dove pre dominano le qualità motorie, una eleva ta resistenza aIlo sforzo fisico e un mag giore sviluppo della velocità; della for za veloce e della forza e capacita di coor dinazione. Ciò significa movimenti di alla frequen za sotto forma di giochi di corsa, staf fette, sprint, discipline individuali come la ginnastica, il nuoto, l’atletica legge ra, sport di squadra come il calcio, il mi nibasket, la pallavolo, sport di combat timento come il judo e la lotta libera. Se il bambino viene indirizzato all’atti vità sportiva in base ad una scelta ra zionale, gli effetti positivi certo non po tranno mancare.
Antonio Spalalo
si storiche del binomio sport-televisione e quindi viene considerato lo sport co me un mezzo di comunicazione di mas sa che s’incontra a un altro analogo «medium». Seguono alcune dettagliate analisi su una settimana di sport nei quotidiani, alla radio, in televisione, sulle telecro nache sportive e sullo sport come noti zia televisiva. In appendice una serie di interessanti dati sullo sport dentro e fuori della TV. Un pregio non da poco del libro il lin guaggio affatto diverso da quello astru so e soporifero delle indagini di questo tipo. Uno stile vivace, critico, leggibilis simo.
UN ANNO DI CICLISMO G. SANTINI, ED. L. RIVERDITO, TRENTO 1986, L. 25.000. Il volume segue il primo esperimento di un anno fa e conta di rappresentare un ulteriore mattone nella costruzione di un’autentica antologia del ciclismo mo derno. La chiave è di facilissima lettu ra e contribuisce a rendere prezioso il volume, per gli appassionati ma anche per gli addetti ai lavori, che lo potran no trasformare in un utile strumemto dettagliato ma anche sintetico, secondo lo stile giornalistico che Santini ha af finato con la pratica quotidiana del suo lavoro alla radio e alla televisione. Oltre al quadro delle corse del 1985, «Un anno di Ciclismo» presenta l’elenco completo delle squadre e dei corridori che daranno vita alla stagione appena iniziata con tutte le informazioni sui ca lendari.
L'OPINIONE DI ...
LUIGI
BETTAZZI «Le basi nucleari costituiscono un'in dubbia calamita per le armi nucleari contrarie. Non è pero uniforme l’insie me di coloro che in Italia fanno obiezio ne fiscale; si tratta pittosto di un fron te variegato che intende richiamare l’at tenzione sul fatto che lo stato italiano si trova in un atteggiamento di forte riarmo. Un’azione concreta di pace del governo può andare da un minimo (una legge che controlli e contrasti il com mercio di armi) ad un gesto massimo che è quello di togliere tutte le basi Na to dall'Italia».
Qualcuno la considera una battaglia già persa in partenza, altri la ritengono una sorta di ultima spiaggia per impedire l'e catombe nucleare. Tutte qui le conside razioni circa l’obiezione fiscale? Rispon de Mons. Luigi Bettazzi, vescovo di Ivrea.
«Oggigiorno la corsa agli armamenti si basa soprattutto su quel riarmo nuclea re che già nel Concilio Vaticano II fu de finito come ‘'intrinsecamente immora le", cioè un armamento che, per sua stessa natura, risponde ad una logica di offesa anche di popolazioni non bellige ranti. Se al riarmo nucleare aggiungia mo la corsa allo sviluppo delle armi chi miche (una corsa che annovera ultima mente anche l’Italia), allora qualunque forma di resistenza a questo andamen to può esser moralmente giustificata». «Una seconda considerazione — conti nua Bettazzi — sta poi nel fatto che ci troviamo all'interno di un "sistema" che contempla eccessi di simpatia verso il riarmo, al di là di una qualunque esigen za di legittima difesa. In Italia, in londo, la corsa al riarmo rappresenta la molla pei la crescita e l’esportazione della nostra tecnologia e del nostro mo dello di sviluppo economico. Infine, se pensiamo ai 50 milioni di morti per fa me all’anno, non possiamo certamente non condividere un documento espres so nel ’76 dalla Santa Sede: "Queste ar mi uccidono prima ancora di essere uti lizzate, proprio perché sottraggono le ri sorse con le quali si potrebbe venir in contro alla fame e al sottosviluppo nel mondo"». — Qual è la situazione italiana? Crede che potrà realmente venir modificata con il ricorso all'obiezione fiscale? «L’obiezione fiscale è una specie di sol lecitazione ad una riflessione attenta ed a comportamenti maggiormente pacifi ci del nostro governo. Tanto più che l’o biezione fiscale non va confusa, come normalmente ha fatto la stampa italia na, con l’evasione fiscale. Mentre inlat ti l'evasore cerca di mascherare i pro pri introiti per pagar meno tasse, l’o biettore fiscale dichiara tutto ciò che guadagna. E lo dichiara con tale esat tezza da poterne detrarre una quotaparte da destinare ad enti di “solidarie tà". Recentemente, inoltre, sono stati se-
— Si dice che il Pontefice trascorra pe riodicamente notti agitate: prima i cosid detti «teologi della liberazione», poi l'ac ceso pacifismo dell'episcopato statuni tense, ora il problema dell'obiezione fi scale. Cosa ne pensa al riguardo? gnalati alcuni fondi ministeriali dove possono essere inviate queste somme, e dunque al di fuori di qualsiasi sospetto di evasione fiscale».
— E qual è il suo comportamento per sonale?
«Personalmente sono obiettore in misu ra limitata, proprio per un riguardo al la maggioranza dei fedeli della mia dio cesi. che ritengono ancora accettabile la difesa armata».
— Lo stimolo alla pace deve però assu mere una caratteristica universale... «Quando si dice che queste battaglie an drebbero fatte anche nei Paesi dell’Est, vorrei rispondere che una nazione dav vero democratica deve accettare simili contestazioni non come segno di rifiu to dello Stato, ma come stimolo perché lo Stato diventi ancor più democratico. D'altronde, in USA o in Inghilterra, que ste cose vengono valorizzate da tempo nel loro giusto senso».
— L'obiezione fiscale assume come suo obiettivo finale la modifica strutturale del sistema difensivo nazionale (model li di difesa popolare non armata e mag giormente orientata verso scopi di pro tezione civile). Si tratta di un attacco esplicito alla presenza di basi NA TO in Italia?
«Credo che il Papa sia molto più equili brato per dover passar le notti insonni per queste ragioni. Tipico esempio quel lo della Teologia della Liberazione; do po aver messo in guardia lo scorso an no dai legami che potevano esserci con la dialettica marxista, il Santo Padre ha pubblicato quest'anno un altro docu mento in cui si riconosce che, una vol ta purificata da questi pericoli ideolo gici, la teologia della liberazione può davvero essere un grosso strumento di giustizia nei Paesi più poveri dell’Ame rica Latina». — Ancora una volta le battaglie progres siste sembrano portare le stesse firme, comprese quelle di alcuni Vescovi: la Chiesa italiana ha bisogno di «eroi», di cono i maligni...
«Credo sia normale, all’interno di mo vimenti di grandi proporzioni (come la Chiesa), sentire il bisogno di qualcuno che ogni tanto spinga in avanti il cam mino della comunità nel suo comples so. anche a costo di creare qualche pro blema... Del resto lo stesso San France sco è stato oggetto di dure critiche da parte della gerarchia, e quindi penso che “certe" idee riescono a passare al l'interno di tutto il corpo ecclesiale an che attraverso la fatica ed il sacrificio (a volte) di questi “croi”».
a cura di Davide Marzaroli
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