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Stadium n. 7/1986

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LUGLIO 1986/ANNO LXXXI

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QUASI UN SOMMARIO

STADIUM 1926 IN MARGINE AD UNA MANIFESTAZIONE MOTORISTICA

14 UNA VALLE IN FESTA di Aldo Notario

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LA SPERANZA CHE È IN NOI dì Gianni Gherardi

Il tema del mese: BORCA '86 Interventi di Maria Rosa Zanella, Gianni Gherardi, Donato Renato Mosella, Alberto Bobbio, Bartolo De Vido. Vittorio Ferrerò.

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SCUOLA QUADRI di Vittorio Ferrerò

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IL MUNDIAL E FINITO Bilancio dei mondiali dì calcio in rosso, in bianco, in verde.

di Domenico Volpi

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UN ANNO DOPO

26 TUTTOCSI/ CRONACHE/ ESPERIENZE

30 Mediana: A QUALE ETÀ' LO SPORT dì Antonio Spataro

Il messaggio di Cossiga

di M.F.

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Ifibri

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FINE DI UN LUOGO COMUNE L'opinione di... Nuove ricerche su sport e aggres­ LUIGI BETTAZZI sività. a cura di Davide Marzaroli.

di Livio Olivi

12 STADiUM/SOCIETA' di Angelo Bertani

Le fotografie che illustrano questo numero dedicato a «Sportfesta CSI '86» di Borea di Cadore, sono di Paolo Giorgio Gardin, Remo Mosna, Giovanni Nicosanti. Vit­ torio Signoretto,

«Ancora una volta la follia della velocità ha trovato sul­ la sua strada il baratro della morte e una fiorente e ga­ gliarda giovinezza si è spezza­ ta di schianto e due atleti in un letto d’ospedale con le lab­ bra livide e gli occhi sperdu­ ti dolorano in silenzio. Ancora una volta una grande manifestazione di motorismo lascia le sue vittime senza pietà... A chi giova tutto questo? Al­ l’industria? Ma se l'industria ha bisogno, moderno Moloc, come l’antica divinità fenicia, di vittime umane, sarà lecito chiedere, in nome della civil­ tà, che il triste rito cessi, che un ordine dall’alto impedisca il ripetersi di queste annuali corse alla morte. Che la stampa sportiva cini­ camente dica che nonostante la triste vicenda il circuito ha avuto esito brillantissimo a me poco importa; ammazza­ re il prossimo non è purtrop­ po una brillante manifesta­ zione; ma se l'industria, sia pure italiana, a prezzo di vi­ te umane deve affermarsi e vincere, io grido che il prez­ zo è troppo caro e che questa vittoria è peggiore di quella di Pirro. Ma come è possibile conti­ nuare una corsa mentre sono ancora sul percorso le mac­ chie di sangue delle vittime, mentre, come alla guerra, i morti e i feriti vengono tra­ sportati al pronto soccorso? Un senso più grande di frater­ nità e di carità doveva far sentire ai lodati organizzatori del percorso — bella pro­ fessione anche questa! — che davanti alla morte tutto deve cedere, e che anche la follia d’una corsa deve per un atti­ mo arrestarsi in nome dei di­ ritti umani! (...). Per noi cristiani, poi, il triste avvenimento ha un alto signi­ ficato morale e ancora una volta ci ammonisce che ci so­ no dei limiti che non debbo­ no essere sorpassati. La vita umana è sacra e non può essere consentito né di uccidere, né di uccidersi co­ sì per... sport!». (da Stadium n. 10 dell’ 11 mar­ zo 1926)

STADIUM 1926


UNAVALLE IN FESTA La valle del Baite, che comincia da Tai di Cadore e finisce a Cor­ tina, è stata scoperta da quelli del CSI, me compreso che non ne co­ noscevo la denominazione. La locale comuni là montana comprende sei Comuni (Tai, Val­ le, Vado, Borea, San Vito, Corti­ na), uno più bello dell’altro nel cuore delle Dolomiti. Ma i ragaz­ zi hanno dilagato oltre, salendo al Falzarego e al sacrario di Poco/, dove hanno pregato per i caduti della guerra 1915-18 e per la pace; hanno visto la casa del Tiziano a Pieve di Cadore e i murales di Cibiana; sono stati accolti dalle co­ munità di Domegge e Vallesella; Calalzo è diventalo il loro termi­ nale con la stazione ferroviaria e quella degli autobus pavesate a festa: bandiere, striscioni, sten­ dardi (uno, lungo 15 metri, ha do­ minato dall’alto del Villaggio SE­ MI tutta la valle) ovunque. Una valle lunga una sessantina di chilometri che il CSI ha «occupa­ to» con i suoi duemilacinquecento atleti, arbitri, allenatori, orga­ nizzatori, dirigenti, sacerdoti. Per una settimana si sono visti tanti papaveri (viaggiavano tutti con uno zaino rosso sulle spalle) fio­ rire nei verdissimi prati della pri­ mavera cadorina. Gli abitami hanno comincialo ad applaudirli dai balconi di Corti­ na quando li hanno visti sfilare per il corso principale in un cor­ teo lungo due chilometri, allieta­ to dalle bande musicali in costu­ me; si sono uniti ai loro canti, al loro entusiasmo e alle loro pre­ ghiere nella messa celebrata allo stadio del ghiaccio che vide l'a­ pertura invernale dei Giochi Olimpici del 1956 e che attende con ansia i Giochi del 1992; ne hanno condiviso la mensa ap­ prontata e servila dai ragazzi con

i piatti caratteristici delle venti re­ gioni italiane; hanno aperto loro i campi sportivi, le palestre, le pi­ scine e le stesse case perché si sen­ tissero a casa loro dopo aver fat­ to tanta strada per venire in Val Baite (i sardi e i siciliani hanno impiegato oltre trenta ore di tre­ no); hanno ammirato gli alpini vi­ vere con i ragazzi con i preziosi servizi di trasporto e sanitari; si sono commossi quando gli arbi­ tri e gli allenatori hanno lancia­ to sulle tribune dello stadio i sei­ mila fiori che il Comune di San­ remo aveva mandato come omag­ gio e saluto; ed infine si sono uniti al lungo e interminabile applau­ so che ha salutato l'alzarsi dei grappoli di palloncini a cui ave­ vano appeso il messaggio fatto di sei parole: festa, pace, gioco, insie­ me, natura, vita. Sei parole, .sei valori che tutti hanno vissuto e scoperto, in cui si sono identificati e che hanno voluto partecipare ai ragazzi, ai giovani, agli adulti dell'Italia, del­ l'Europa e del mondo. In piedi, con le braccia alzate ed incrociate, mani nelle mani, on­ deggiando (era un mare di colori che si muoveva) hanno cantato l

«We are thè world» (noi siamo il mondo) tutti: atleti, allenatori, ar­ bitri, dirigenti, alpini, sindaci, consiglieri comunali, la gente, tanta gente. La festa, la pace, il gioco, lo stare insieme, la vita: sono le ricchez­ ze di cui ognuno ha riempito il suo zaino per tornare a casa, ognuno ne ha fatto il pieno per la lunga strada della vita, ma anche per distribuire agli altri dicendo che sono i valori che salvano il mondo, perché stanno dentro ad ogni uomo, stanno dentro allo sport quando non lo si lascia so­ praffare dalle meschinità umane, sono i valori vincenti, che fanno l'uomo vincente e una squadra che non perde mai! Per strana coincidenza, in quegli stessi giorni l’amara vicenda mes­ sicana: i giovani hanno assistito in silenzio, davanti al maxischer­ mo, al naufragio della nazionaledi calcio italiana, e sentivano che il loro sport, che li aveva visti im­ pegnati in più di mille gare, ave­ va poco da condividere con le im­ magini che vedevano. Il loro sport era quello vero.

Aldo Notarlo

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LA SPERANZA CHE E’ IN NOI

ELETTA [LA NUOVA PRESIDENZA DELL'A.C.I.

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Un’isola che ... c’è!

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Ogni tanto viene il dubbio che quello che si sta sperimentando e si pensa sia patrimonio di po­ chi, abbia il segno pesante del­ l’utopia irrealizzabile, sia il frutto di ragionamenti astratti. Viene il dubbio, come dice Ben­ nato, che l’isola non ci sia! Poi nell'isola «vera», mille abitanti, un giorno ci arrivi in traghetto insieme a 50 ragazzi che hanno passato alcuni giorni «fuori», in continente a gareggiare con gente di mezza Italia. Ragazzi e ragazze galvanizzati intorno ad una disciplina spor­ tiva, da un dirigente innamora­ to dello sport fatto per l’uomo e per quell’isola. Vent’anni fa erano i «maschi» a uscire per primi per fare la naja. Adesso sono ragazzi e ragaz­ ze che, attraverso l’attività sportiva vanno a conoscere il mondo, a incontrare, a intesse­ re rapporti. Ragazzi e ragazze che sanno sta­ re insieme, ragazze che sanno dialogare; a tavola, quel giorno, dopo l’arrivo, la ragazzina, re­ duce da quella esperienza, in­ terloquiva da pari a pari coi ra­ gazzi più grandi, anch'essi im­ pegnati a livello superiore in quella disciplina e mostrava competenza, sicurezza, senso del proprio valore. All'arrivo del traghetto, sul mo­ lo, non era ancora tempo di tu­ rismo, cento persone ad atten-

dere le squadre che rientrava­ no: tutte le amiche delle scuole medie, genitori, parenti, amici; e per le strade del paese le gare erano oggetto di comunicazione e dialogo, da porta a porta: il mondo entrava nell’isola. Se si scavava un po’, si scopri­ va l’esistenza di un rapporto fe­ lice tra società sportiva (una so­ cietà che fino a qualche anno fa era stata una società del CSI), scuola, famiglia, si incontrava una buona integrazione nell’im­ pegno educativo, e soprattutto una visione serena dell’attività sportiva, come qualcosa che fa bene a tutti, ai più giovani so­ prattutto, anche se realizzata, seppure a diversi livelli, attra­ verso una sola disciplina.

L’isola c’è. Quello che il CSI ha provato, pensato, progettato, messo in programma si realiz­ za: lo vedi nascere anche fuori dell’associazione. La sottolineatura della ludicità, un’attività adeguata alle diver­ se età, i limiti all’agonismo esa­ sperato, lo sport come strumen­ to di fraternità e di emancipa­ zione: l’utopia diventa realtà. Il bene si allarga, va oltre i con­ fini associativi, lo ritrovi là do­ ve non avresti immaginato. L’uomo può pensare e realizza­ re uno sport per l’uomo. Bisognerebbe chiedere a Benna­ to di comporre una nuova can­ zone: l'isola c'è! Ed essere contenti per il gioco, l’amicizia, la festa che si allar­ gano!

Gianni Ghepardi

Il Consiglio nazionale dell'Azione cat­ tolica italiana, riunitosi a Roma per la prima volta sotto la presidenza dell'av­ vocato Raffaele Cananzi ha approva­ to la stesura finale del documento con­ clusivo della sesta Assemblea ed ha eletto i membri della presidenza na­ zionale. Sono risultati eletti: vicepresidenti na­ zionali per il settore adulti: Rosy Bia­ di (diocesi di Chiusi, Pienza e Monte­ pulciano) e Giuseppe Gervasio (Bolo­ gna); vice-presidenti per il settore gio­ vani: Maria Campatela (Colle Val d'Elsa) e Franco Miano (Nola); rappresen­ tante Acr. Maria Braghetti (Bologna); segretaria generale: Ida Bozzini (Man­ tova); amministratore: Mario Patrizi (Roma).

* ALLA C.E.I.

Giovanni Paolo 11, accogliendo la pro­ posta presentata dalla presidenza del­ la CEI, ha nominato il Vescovo ausi­ liare di Reggio Emilia e Guastalla monsignor Camillo Ruini, nuovo Se­ gretario generale della Conferenza Epi­ scopale Italiana. Mons. Ruini succede a Mons. Egidio Caporello (nella foto) che è stato nominato dal Papa Vesco­ vo di Mantova. Nel salutare il nuovo Segretario gene­ rale della CEI, il CSI non può non mandare un pensiero e un augurio par­ ticolare al nuovo Vescovo di Mantova, Mons. Egidio Caporello, il nostro «don Egidio» che per tanti anni, nell’inca­ rico che oggi lascia, è stato per il CSI un amico, una guida spirituale, un for­ te punto di riferimento per la nostra ispirazione cristiana e per la nostra ap­ partenenza ecclesiale.


Sfilate, autorità e tanti fiori, tra i duemila atleti all 'inaugurazione

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Il mundial è finito

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Sono stati i Mondiali degli studi (te­ levisivi), più che quelli degli stadi. I Mondiali dei mass-media. Molte par­ tite avevano spalti semivuoti, molti biglietti non sono stati venduti, ma le fasi salienti sono state seguite in TV da più di due miliardi di persone in 158 paesi di tutti i continenti. È ormai un calcio teledipendente. Lo si è visto soprattutto nella prima fa­ se, quando l’organizzazione non ha retto alla complessità degli impegni e dei servizi che, a carissimo prezzo, si era impegnata a fornire, e moltis­ simi Paesi non hanno avuto l’audio e il video delle partite. Allora, l'inte­ resse ha stentato a decollare: per la legge dei media, ciò che non si vede non esiste, quindi il Mundial è parti­ to freddo o tiepido. Solo 7 paesi eu­ ropei hanno potuto vedere «quasi» regolarmente la cerimonia inaugura­ le e Italia-Bulgaria: il presidente mes­ sicano De La Madrid ha cosi evitato che si udissero in tutto il mondo le bordate di fischi con cui il suo popo­ lo (quello presente, che aveva potu­ to comprarsi il biglietto) lo ha accolto. Il Messico pose la sua candidatura ad ospitare i Mondiali di calcio affidan­ done la gestione ai privati, e confer­ mò la decisione anche dopo il terre­ moto. I privati che gestivano le tele­ comunicazioni hanno raggiunto una efficienza accettabile solo in un se­ condo tempo, quando la protesta mi­ nacciava proprio di far crollare il gi­ gantesco business pubblicitario. È l’unico affare che sia riuscito, a te­ stimonianza che il calcio professio­ nistico è stato ormai divorato dal bi­ nomio televisione-pubblicità. Le somme pagate per piazzare una sola postazione televisiva o per avere una linea telefonica per una sola partita sono state sproporzionate. Gli spon­ sor hanno versato cifre da capogiro. La F.I.F.A. ha incassato 50 miliardi di lire per pubblicità e diritti tele­ visivi. Non altrettanto bene è andata la ven­ dita dei biglietti, in un paese devasta­ to dalla crisi del prezzo del petrolio, da un urbanesimo selvaggio e da prò-

Bilancio del Mondiali in rosso, in bianco, in verde. blemi economici senza fondo: il co­ sto di un biglietto era capace di met­ tere in crisi una famiglia media. In parecchi cortei, la folla ha gridato: «Meno gol e più fagioli!». Ma il fatto che si giocasse a mezzogiorno era la prova che le partite erano per la TV e non per il pubblico. Finché la squadra locale è andata avanti, «Que viva Mexico!» e spalti gremiti. Fuori dallo stadio, legioni di poverissimi trovavano conforto nei successi con il pallone, esplodendo in manifestazioni di giubilo che presto diventavano violente, anche quando si trattava di un modesto successo sull’Iraq. Non diversamente, in mol­ te località d’Italia, si è festeggiata la vittoria sulla Corea. La basilica della Madonna di Guadalupe era affollata come nelle più grandi festività religiose: la gente an­ dava a pregare per il Messico (squa­ dra, non nazione).

Alcune partite sono state giocate a Nczahualcoutl, che letteralmente si­ gnifica «cibo del coyote» e si abbre­ via in Neza. È una città popolosa quasi quanto Roma e fatta in preva­ lenza di baracche, con uno stadio mo­ dernissimo da 35 mila posti a sede­ re, ma con una sola lunga strada asfaltata che congiunge lo stadio a un arco di trionfo e a una piazza, il resto è fango o polvere. La mortali­ tà infantile è altissima e la disoccu­ pazione colpisce un lavoratore su due. È l'anticamera di quell’assurda megalopoli (20 milioni di persone) che è Città del Messico, dove c’è il mi­ raggio della grande città e del lavo­ ro perché i disoccupati sono «soltan­ to» il 30 per cento.

Ci sono siati così due Mundial. Uno prefabbricato per le riprese televisive e per i giornalisti, con la folla or­ dinata che si alzava «ad onda» sugli spalti, con innumerevoli inquadratu­ re dei campi verdi e pochissime del­ la gente (e sempre di gente bella, gra­ devole), con il divieto ai cameramen di inquadrare le zuffe in tribuna (co­ me durante Inghilterra-Argentina), con l’apparato turistico, le hostess sorridenti e le vie del centro «ripuli­ te» da gigantesche operazioni di po­ lizia e di nettezza urbana.

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E un Mundial della gente comune, la cui situazione è stata sintetizzata dal titolo di un giornale: «C’è il circo, non c’è il pane». L’inflazione è salita paurosamente: in maggio ci voleva­ no 533 pesos per un dollaro, in giu­ gno più di 700, quota 800 è vicina. I turisti sono stati meno di quanto si .sperava, l'afflusso di valuta estera ha portato qualche beneficio al bilancio statale ma ha fatto salire i prezzi. Sulla bilancia positiva mettiamo l'immagine del Messico che ha tenu­ to fede agli impegni nonostante tut­ to, che è stato alla ribalta dell'atten­ zione mondiale, che ha invaso gli schermi. Ma, spenti i lunghi televiso­ ri, passata l’euforia, il bilancio resta decisamente in rosso. In bianco invece ci siamo andati noi, la squadra italiana. Abbiamo rispe­ dito indietro le casse di spaghetti e tutta la dotazione della delegazione più numerosa (e più inutile) e della squadra che, in quattro partite, è sta­ ta capace di vincere soltanto con la Corea del Sud, incassandone due gol. Dei quattro anni trascorsi dopo il trionfo in Spagna, uno lo abbiamo impiegato a celebrare i campioni che avevano preso la sbornia della vitto­ ria ed avevano nausea a vincere an­ cora. Poi sono stati cercati molto ti­ midamente gl'inserimenti nuovi, ma nel frattempo non ci siamo qualifica­ ti per gli Europei ed abbiamo vinto solo 13 partite su 33, quasi tutte con squadre di mezza tacca. Lo scudetto vinto dal Verona ha deviato Bearzot sulle piste di Di Gennaro e di Tricella (che ha avuto poche occasioni), poi all'ultimo momento sono stati estrat­ ti dal bussolotto De Napoli e Galderisi, a scapito di Ancellotti e di Sere­ na; Vialli è stato accettato solo a mez­ zo servizio. Nella squadra che ha giocato in Mes­ sico, Galli è sembrato perennemen­ te stupito che il pallone non andasse dove pensava lui, Scirea e Cabrini erano due campioni appannati, Di Gennaro un regista obbligato a gio­ care anche fuori forma perché altri non ce n’erano, Vierchovod veloce e spigoloso ma non chiedetegli dove

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Ha vinto l’Argentina, ha vinto Maradona. Un motivo per consolarsi in Italia, soprattutto a Napoli.

mandare la palla, Bcrgomi un onesto difensore, Bagni cattivello ma alme­ no lottatore, Galderisi volenteroso e trasparente, Altobelli magico nelle partite di qualificazione, Conti privo della sua nota fantasia specie nell’ul­ tima partita, De Napoli un ragazzo che ha scoperto troppo tardi il gio­ cattolo Nazionale. E Bearzot? Bisognerebbe chiedere a lui qual è il gioco dell’Italia, se un gioco della nostra squadra sia mai esistito, salvo il vecchio trucco di aspettare il gioco degli altri e di cer­ care il successo da avvenimenti indi­ viduali non programmati e quindi molto causali: i guizzi di Rossi o di Altobelli, una zampata opportunisti­ ca, le invenzioni di Conti... Ma se la Roma può vincere una sia pur mode­ sta Coppa Italia senza Conti e senza mezza squadra titolare, perché ha un gioco, la Nazionale se si spegne Con­ ti brancola nel buio, perché gioco non ha. Nel prosieguo del Mundial, mentre molti italiani tifavano Brasile o Ar­ gentina. Bearzot avrà tenacemente ti-

fato Francia, per dimostrare che ave­ vamo perso contro dei grandi cam­ pioni. La Francia è stata grande, ma contro il Brasile. Noi siamo sempli­ cemente andati «in bianco», senza Pi­ qué, senza peperoncino, perché pra­ ticamente ci siamo limitati a non gio­ care. Continuiamo a non capire che, nello sport, fare i furbetti non serve e solo l'impegno paga alla distanza. Per quanto riguarda le altre squadre, notiamo il festival dei calci di rigore al termine di partite quasi tutte noio­ se, le meteore di alcune squadre de­ finite potentissime ed eliminate dal­ la legge spietata del «juego a morir», e il fatto che spesso le partite sono state decise dal confronto dei portie­ ri. Ragione di più per convincerci che proprio non potevamo passare, ma anche per rimproverare a quella squadra di non essersi impegnata, e a Bearzot di non averne inventata un'altra. In rosso ci sono anche i bilanci delle squadre di serie A, B e C. Trecento miliardi di debiti schiacciano il cal­ cio professionistico, la bancarotta di molte squadre è un dato di fatto. Do­ po i mondiali di Spagna, la presenza degli spettatori negli stadi è andata sensibilmente calando in tutto il mondo, meno che da noi perché ave­ vamo vinto. E ora che abbiamo per­ so malamente? In verde, oltre l’erba alta dei campi messicani, non c’è molto: qualche ge­ nerica speranza di rinnovamento e la fiducia nei giovani che si sono fatti luce di recente, specie nella Under 21. Mettiamoci anche qualche allena­ tore che sta praticando moduli di gioco più moderni e meno affidati al caso.. Aggiungiamo una certa matu­ rità della gente, che non se l'è presa poi troppo calda per la sconfitta. Ma l’importante sarebbe una riflessione su tutto il fenomeno del calcio: bat­ taglia simbolica che a volte diventa scontro vero, droga sociale, cumulo di interessi, rito o teatro, spettacolo di massa... Mi vengono in mente tan­ te definizioni, meno una: sport.

Domenico Volpi

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Un anno dopo

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Nel quarantesimo anniversario del­ la Repubblica il Presidente Cossiga ha scelto di pronunciare un discor­ so di ampio respiro politico, giuridi­ co, morale, affrontando con coraggio e severità quei nodi irrisolti che rap­ presentano un autentico malessere istituzionale per il Paese. Per la prima volta, infatti, dopo quarant’anni la nostra democrazia — una democrazia ormai «irreversibi­ le», secondo la definizione di Norber­ to Bobbio — sembra essere in grado di superare quelle «anomalie» di ori­ gine che hanno determinato, in tutti quest’anni, il particolare rapporto tra potere politico e società. Non bisogna infatti dimenticare che il regime democratico si costituì in una situazione che presentava alcu­ ni aspetti particolari: da un lato la complessiva estraneità delle masse ai valori di libertà e democrazia, dal­ l’altro la fragilità economica della grande maggioranza della popolazio­ ne, con una conseguente dipendenza del potere politico, inteso quale «di­ stributore» delle risorse. In un qua­ dro di questo tipo, fu un autentico «miracolo» della nostra classe diri­ gente riuscire ad instaurare una Re­ pubblica democratica, la quale, d’al­ tro canto, non poteva non risentire del forte squilibrio di base tra pote­ re politico e autonomia sociale. Nel suo discorso, il Capo dello Stato ha indicato la concreta possibilità di una «nuova primavera»: al nostro po­ polo — che è cresciuto in questi quarant’anni con la Repubblica e con la Costituzione — occorre dare uno Sta­ to nel quale «devono essere amplia­ te NON le competenze, ma la voca­ zione all’iniziativa, alla responsabi­ lità, al corretto e sollecito funzio­ namento». Partendo da questa premessa il di­ scorso del Presidente ha avuto accen­ ti di severo monito ai partiti, affin­ ché non smarriscano quella «tensio­ ne ideale» che è la garanzia contro la degenerazione e la corruttela degli apparati pubblici. È questa un'esor­ tazione, di non trascurabile impor­ tanza, la quale costituisce, al contem-

Mentre questo numero va in stampa, il Presidente della Repubblica, a un anno dalla sua elezione, è impegnato a risolvere una crisi di governo difficile. Forse è bene, in questa occasione, rimeditare insieme i temi da lui proposti per il quarantennale della Repubblica.

là dei toni meramente celebrativi, in­ dirizzare un vero e proprio «messag­ gio alle Camere», come previsto dall’art. 87 della Costituzione, il quale dà facoltà al Presidente della Repub­ blica di investire il Parlamento del­ la indicazione di bisogni, esigenze, problemi — generalmente traducibi­ li in atti legislativi — che il potere po­ litico non ha ben presenti o tarda ad affrontare. Di grandissimo respiro è stata quin­ di la parte del discorso che Cossiga ha dedicato alla crisi dell'ammini­ strazione della giustizia e alla neces­ sità che essa venga affrontata con «tempestività, coraggio e chiarezza * di intenti». Dal nuovo ordinamento giudiziario, al nuovo processo pena­ le, dalle garanzie della difesa, a tut­ to il problema generale del «giusto procedimento», dalla distinzione fra illeciti penali e amministrativi e di­ sciplinari o contabili, all’autonomia dell’azione amministrativa per i pub­ po, una scommessa e una sfida, in blici amministratori: è un intero pro­ quanto vede da un lato le istituzioni, gramma legislativo di politica giudi­ che dovrebbero riformare sé stesse ziaria conforme alla Costituzione e dall’altro le forze politiche, a co­ quello sollecitato e delineato dal Ca­ minciare dal parlamento, che do­ po dello Stato. vrebbero mettere in moto quelle isti­ Il discorso di Cossiga ha quindi pun­ tuzioni. tualizzato il concetto di «fine dell’e­ Nel ripercorrere l'esperienza del pas­ mergenza»: dopo avere infatti cele­ sato, il Presidente ha, di fatto, trac­ brato le vittime del terrorismo, il ciato un programma per il futuro, in­ Presidente ha voluto evidenziare che, dicando alcune direttrici politiche di marcia. È infatti sembralo a molti (segue a pag. 10) che il Capo dello Stato volesse, al di


L'accoglienza, il villaggio, una mensa... immensa, e l'amicizia degli Alpini: momenti di vita comune


UN ANNO DOPO (segue da pag. 8)

se pure polizia c giustizia hanno com­ battuto il terrorismo con grande sa­ crificio di vite umane, la condanna e la lotta sono innanzitutto venute dal­ la «coscienza popolare, consapevole del fatto che intere generazioni han­ no cementato con le loro lacrime o con il loro sangue il muro maestro della Costituzione». Proprio quella coscienza popolare che aveva inoltre impedito che, sot­ to la pressione del terrorismo, si ce­ desse alla tentazione di spinte auto­ ritarie essere sorretta nella convin­ zione che non sono giustificate le ca­ dute di fiducia nelle istituzioni. Contrariamente ad alcune accuse provenienti dai settori più estremi della sinistra, il Presidente si è tutt’altro che abbandonato a facili otti­ mismi, sottolineando anzi resisten­ za di quei «mali» del Paese, a causa dei quali per molti cittadini la Re­ pubblica non ha ancora completa­ mente adempiuto ai precetti fonda­ mentali della Costituzione. La disoc­ cupazione, in primo luogo, un «duro atto di accusa alla nostra imprevi­ denza e anche alla nostra pigrizia» (è stato questo un richiamo molto tra­ sparente a un vecchio vizio di sem­ pre del nostro Parlamento, la «lento­ crazia») e la questione giovanile, di non minore urgenza. Non essere in grado, infatti, di rispondere alla ri­ chiesta dei giovani di potersi inseri­ re nella società con il lavoro, signifi­ cherebbe lasciare queste forze preda dei «falsi miti che prosperano nel tragico entroterra dell’emargina­ zione». Il Capo dello Stato, a differenza del suo predecessore, proprio nei con­ fronti dei giovani, sembra meno pro­ penso ad appelli diretti: ma il suo im­ pegno di fondo per una trasformazio­ ne e una crescita dello Stato, a par­ tire dalle sue più vitali strutture, co­ stituiscono la migliore garanzia per il futuro.

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M. F.

Fine di un luogo comune Leggo sulla rivista «Puericoltura» in un articolo scritto da un noto pedia­ tra: «Lo sport prepara ed abitua al­ la competizione (la vita per l’uomo, come per l'animale, è una continua competizione) e permette uno sfogo alla naturale aggressività che è insi­ ta anche nell’uomo, impedendo cosi che essa esiti in violente forme pri­ mitive». Non l'ho cercata questa fra­ se, l’ho semplicemente presa dall’ul­ timo articolo sullo sport che stavo leggendo. Ma l’avrei potuta prende­ re da un qualsiasi altro articolo de­ gli ultimi trent’anni che in qualche modo tratti di psicologia dello sport. L'abbiamo ascoltata centinaia di vol­ te in tutti i convegni e le tavole ro­ tonde. Moltissime volte è stata pro­ nunciata contro la nostra associazio­ ne da esponenti più o meno illustri della psicologia sportiva in risposta alla nostra lotta contro l'agonismo esasperato, facendoci passare volta a volta da ignoranti, illusi o utopisti. Ci hanno ripetuto fino ad assordar­ ci, ma senza convincerci, che l’ag­ gressività è un dato naturale e che per estinguerla non c’è che da inca­ nalarla in attività aggressive, come appunto certe forme agonistiche del­ lo sport. Insemina, la famosa o fami­ gerata funzione catartica ed educa­ tiva della violenza regolamentata. Tutto ciò in nome della scienza psi­ cologica, o meglio di quella parte di essa che si rifà a Freud e più espres­ samente all'etologo austriaco Konrad Lorenz, che nel 1950 ha elabora­ to un modello energetico del sistema nervoso per spiegare la dinamica dei comportamenti cosiddetti «istintivi». Secondo questo modello, detto anche «psicoidraulico», lo schema istintivo dell’uomo è innato e i comportamen­ ti, ad esempio quelli aggressivi, si scatenano inevitabilmente sia per l’accumularsi dell’energia naturale sia, ma non necessariamente, per la presenza di stimoli specifici prove­ nienti dall'interno o dall’esterno del­ l'individuo. Ebbene, non si trattava che di una teoria, di un'ipotesi tutt'altro che di­ mostrata, anzi sempre più criticata

Nuove ricerche su sport e aggressività negli ultimi tempi da psicologi, eto­ logi, neurofisiologi. Ne dà conto am­ piamente il prof. Francesco Robustelli, docente di psicologia all’uni­ versità di Roma, nel n. 75, maggiogiugno 1986, di «Psicologia contem­ poranea».

Scrive il prof. Robustelli: «Fuori dal­ l’ambito propriamente scientifico i modelli energetici, soprattutto quelli di Lorenz e di Freud, hanno eserci­ tato un'enorme influenza su tutta la nostra cultura. Ci si è abituati a con­ cepire l’uomo come un meccanismo che continuamente si carica e, di con­ seguenza, si deve scaricare. La poten­ za dell’istinto è stata metafisicizzata. L'accumulo di energia psichica è stato presentato come un fenomeno apocalittico. La frequente impossibi­ lità o la frequente inopportunità del­ la scarica nelle direzioni "naturali”

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INFORMATUTTO IL PAPA AGLI ATLETI HANDICAPPATI

hanno imposto di cercare direzioni alternative. Basterebbe pensare alle conseguenze che i modelli energeti­ ci hanno avuto sul modo di affronta­ re il problema dell’aggressività. Si è considerato salutare che un indivi­ duo vada allo stadio ad imprecare contro l'arbitro o i tifosi della squa­ dra avversaria o che vada in giro per la campagna ad ammazzare uccelli­ ni, perché in questo modo si permet­ te alla sua energia aggressiva di de­ fluire in canali non pericolosi... Si è pensato, cioè, di combattere l’aggres­ sività moltiplicando le occasioni per esprimere l'aggressività». Gli studiosi contrappongono oggi ai modelli energetici quelli «informazionali», ritenendoli di gran lunga più fondati dei precedenti. Secondo i modelli informazionali il sistema comportamentale dell’uomo come degli animali è attivato da informa­ zioni provenienti dall’ambiente esterno o dall'interno dell’organi­ smo. Il processo che si determina è alquanto complesso, ma sono sem­ pre delle informazioni che attivano o disattivano i vari sistemi compor­ tamentali. La cessazione di un com­ portamento non dipende quindi dall'esaurirsi di un qualche meccanismo a orologeria o di un certa carica psi­ chica, ma da un segnale specifico.

È evidente che da questa teoria di­ scendono conseguenze socio­ culturali del tutto diverse da quelle suggerite, anzi praticamente impo­ ste, dalla teoria dei modelli energe­ tici. Se infatti l’attivazione di un si­ stema comportamentale dipende so­ prattutto da determinate informazio­ ni, è evidentemente possibile neutra­ lizzarlo evitando queste informazio­ ni, cioè organizzando la società in modo che certi eventi, certe situazio­ ni, si verifichino il più raramente possibile o non si verifichino affatto. Certo, non si può fare con tutti i si­ stemi comportamentali, ad esempio con quello alimentare, non potendo evitare che certe «informazioni» ar­ rivino dall’interno dell’organismo. «Ma — scrive ancora Robustelli — ben diverse possibilità abbiamo nel

Giovanni Paolo II è intervenuto l'otto giugno all’apertura dei campionati ita­ liani di atletica leggera, scherma e ti­ ro con l’arco per handicappati, orga­ nizzati dalla Polisportiva don Orione di Roma. «Fatevi umili ma forti testi­ moni della vita — ha detto il Papa — dovunque essa è in pericolo. Siate ap­ passionati difensori della pace, perché la pace incomincia dove viene ricono­ sciuto un senso all'esistenza umana».

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PIU BASSI I MUTUI PER IMPIANTI L'Istituto per il Credito Sportivo ha ri­ dotto il tassodi scomodai I2al 10 per cento. Tenendo conto dei contributi sugli interessi già deliberati in prece­ denza, i tassi sui mutui scendono ora a seconda dei casi al 9, 8, 7 e 3 per cen­ to (quest'ultimo per mutui fino a 500 milioni accesi da soggetti privati o da Enti locali con popolazione fino a 5.000 abitanti). Coloro che usano i pro­ getti per impianti tipo predisposti dal­ l’istituto e dal CONI godranno di un ulteriore contributo dell’ 1 per cento. caso di altri sistemi comportamenta­ li. Nel caso dell'aggressività, per esempio, è evidente che dobbiamo ri­ durre al minimo le situazioni che la evocano, piuttosto che moltiplicarle. Non dobbiamo "scaricarci”. Dobbia­ mo piuttosto tendere a rapporti non competitivi con gli altri, perseguire il fine della solidarietà invece che quello della rivalità, combattere le strutture del potere, le ideologie del­ la disuguaglianza, dell’oppressione, dello sfruttamento, contestare i va­ lori asociali della nostra cultura, cer­ care di costruire una società in cui le "informazioni” che arrivano ad ogni individuo siano di cooperazio­ ne, di giustizia, di amore». Per noi è un discorso vecchio. Non è che avessimo bisogno dei modelli informazionali per esserne convinti e per continuare a comportarci di con­ seguenza, nonostante gli attacchi ora irati ora ironici e sprezzanti di cui siamo fatti ancora segno nel nome di un certo sport e di una certa scienza. Ma non ci dispiace certo sapere che un’altra scienza viene incontro oggi alle nostre intuizioni e convenzioni, ce le spiega e ci fornisce indicazioni per continuare più efficacemente nel nostro impegno in favore di uno sport come esperienza e messaggio di solidarietà, di amore, di pace.

Livio Olivi

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MISSAGLIA NUOVO PRESIDENTE UISP PASTORE CONFERMATO AU/ACSI Il Congresso deH’UISP (Rimini, 22-25 maggio) ha eletto Gianmario Missaglia nuovo presidente nazionale, incarico prima ricoperto da Vincenzo Brunel­ lo, mentre Missaglia era vicepresiden­ te. Alla vicepresidenza è stato eletto Lorenzo Bani, già assessore allo sport del Comune di Pisa. Il Consiglio nazionale dell'AICS espresso dal recente Congresso (Peru­ gia, 5-8 giugno) ha confermato Rena­ to Pastore quale presidente nazioria. le e Antonino Viti segretario. Vicepre- -, sidenté p stato eletto Giovanni Ve­ neziano. . • . . Un cordiale augurio agli eletti da par­ te del CSI e di Stadium.

CONVENZIONE ENT1-FILPJ Gli Enti di promozione del Coordina­ mento nazionale più il CSAIn hanno sottoscritto una convenzione con la Federazione Italiana Lotta Pesistica Judo fFILPJ) per promuovere unitaria­ mente le tre discipline federali e quel­ le associate in tutto il territorio nazio­ nale. La convenzione varrà a porre fi­ ne a lunghi anni di controversie e in­ comprensioni che hanno turbato l’am­ biente e nuociuto alla diffusione del­ le attività.

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STADIUM/SOCIETA' »

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A fine estate, quando ritorneremo più o meno stanchi e abbronzati dalle vacanze, ritroveremo ancora il signor Pazienza in carcere, in at­ tesa di essere ascoltato dai giudici al processo? Oppure avrà fatto in­ terviste e conferenze stampa su tutti i giornali? Ma non possiamo neppu­ re escludere, visti i precedenti di Gelli in Svizzera, che abbia trovato la via d'uscita (dalla «massima sicu­ rezza»); oppure che qualcuno abbia trovato la strada per fargli avere una pastiglia di cianuro, secondo l'insoluto mistero di Sindona. Approfitteranno dell'estate, proba­ bilmente, per varare l'amnistia, che nessuno dice di volere; per assolve­ re un po' di inquisiti per reali valu­ tari. Ma forse salterà fuori anche qualche inquinamento più grave del solito; una fuga di gas tossici o un inquinamento d'acquedotto, o una partila di cibi avariati. A mala pe­ na ce ne accorgeremo, distratti dal sole di ferragosto. Neanche le con­ taminazioni radioattive ci faranno troppa paura, d’estate. Del resto an­ che d'inverno non abbiamo avuto ti­ mori per i più di mille incidenti ca­ pitati (e nascosti) finora nelle centra­ li nucleari italiane. Speriamo, tornando dalle vacanze, di non scoprire che intanto c'è sta­ ta una nuova strage, magari vicino a Bologna. Una strage che, come le precedenti, ci faranno credere in­ comprensibile, probabilmente di si­ nistra. E che poi scopriremo, dopo molti anni, esser stata organizzata dalla destra, dalla delinquenza ma­ fioso alleata magari ai vertici dei servizi segreti. A ferragosto qualcuno potrà coglie­ re l’occasione per qualche nomina a sorpresa, ai vertici di qualsivoglia organismo politico, militare, religio­ so od economico. Nessuno se ne ac­ corgerà sul momento; e dopo sarà troppo tardi per reagire. Forse ci sarà anche qualche manda­ to di cattura, spiccato da magistra­ ti insonni; qualche funzionario di enti pubblici e privati; qualche am­ ministratore di partito o gestore di

Con e senza la crisi di Governo fondazioni. Cambieranno anche qualcuno dei molti menagers del calcio italiano, ma non basterà cer­ to; e ad ottobre tutto, purtroppo, ricomincerà come prima. Chissà che non si proceda, addirit­ tura, a nominare i nuovi responsa­ bili della RAI, cominciando dal con­ siglio di amministrazione. Tre anni di ritardo sono pochi o molli? For­ se nomineranno Berlusconi presi­ dente, così si potrà evitare il conflit­ to tra «pubblico» e «privato» (dove non si capisce se sia più privato il pubblico oppure più pubblico il pri­ vato, visto che il primo sembra ob­ bedire a logiche non proprio impar­ ziali; e il secondo gode di consistenti appoggi e ricambia con consistenti favori forze e persone, e forse capi­ tali, che dovrebbero rappresentare il «pubblico», ed essere super partesj. Così viene spontaneo chieder­ si se non sia imprudente di abban­ donare il posto di lavoro e la pro­ pria consueta abitazione in questa stagione così favorevole alle razzie ed operazioni corsare. Ma neppure quelli che stanno a casa riescono a difendersi perché son soli. Il proble­ ma non è tanto di far la veglia in di­ fesa sugli spalti. Il problema è di av­ viare un progetto, rendersi corre­ sponsabili, far valere una giusta se­ verità lutti e dodici i mesi dell'an­ no. Il problema è di far valere le ra­ gioni di una democrazia formale e sostanziale insieme, e liberarsi da tutta una razza di profittatori, bu­ rocrati e autocrati che poi, quando viene l'estate si esprimono al meglio. Contro l'indignazione della gente qualcuno ha già trovato lo slogan: «meno stato e più società». Non si è mai vista una frase più equivoca

e, forse, in cattiva fede. Chi la pro­ clama? Un partito, anzi il persona­ le locale di un partilo, non al di so­ pra di sospetti. Alcuni di quelli che hanno contribuito a dequalificare lo stato, servendosene in vario modo, dicono adesso «meno stato più so­ cietà». Che cosa significa? Forse che lo stato è cattivo e la società è buona? È troppo facile, e opportunistico, credere che la società sia «buona». È la società che esprime gli interes­ si individualistici e quelli corpora­ tivi. È nella società che fermenta la violenza, che si radica mafia e ca­ morra. È la società che offre le bu­ starelle ai cattivi cittadini che ven­ dono i favori avvalendosi del loro ruolo nello «stato». È la società che evade le tasse e viola le regole, del­ la strada e della solidarietà. Certo, è la società che talora sa esprimere generosità e condivisio­ ne, ma quando esse si esprimono senza una «regola» e un riferimen­ to al «bene comune» queste buone intenzioni e bei gesti presto passa­ no... Sappiamo bene che lo Stato, il suo personale, ha pigrizie e torli; sappiamo che troppi lo sottovaluta­ no o lo temono... Noi, in verità, vorremmo uno stato migliore. Anzi, poiché la sua «teo­ ria» costituzionale oggi, qui da noi, è assai buona, vorremmo una mi­ gliore attuazione dello Stato. E pen­ siamo che ciò sarebbe di grande vantaggio per la Società, per i citta­ dini che potrebbero andare in va­ canza tranquilli, sapendo che c'è qualcuno che veglia sul rispetto del­ le regole, e che opera affinché le di­ seguaglianze siano superate e cre­ scano per tutti la giustizia e la libertà. 1 profeti della società contro lo sta­ to non hanno mai pensato a quale giungla di interessi, a quale preva­ ricazione dei più forti sui più debo­ li, a quale dispersione di energie può portare questa teoria veramen­ te neo-liberista di cui si fanno ban­ diera?

Angelo Bertani


Lina Messa indimenticabile

* / «Murales» della Valle * La Mostra dei nostri quadri


IL TEMA DEL MESE

Borea '86 A ripensarci, credo che a Borea di Cadore sia avvenuto qualcosa di nor­ malissimo e singolare: è stata una fe­ sta di civiltà. E il merito maggiore va dunque ai duemila ragazzi e ragazze che con il loro modo di fare, di gio­ cale, di competere, di pregare, di parlare, di fondersi nel paesaggio e nella comunità che li ha accolti, han­ no quasi senza accorgersene, offer­ to un modello di civiltà vissuta. Una civiltà fatta di gioia, di amicizia, di rispetto, di comprensione, di sport e anche di speranza nel futuro... Quando la festa è festa, essa è così. A Borea, ma può essere così dovun­ que.

QUANDO LA FESTA E' FESTA «È ancor viva l'eco felice della gran­ de Sport festa nel mio animo e in tut­ ta la Valle del Boite. Sono stati gior­ ni che resteranno per lungo tempo nella memoria di quanti hanno par­ tecipato come organizzatori, come atleti e, nella nostra vallata, come compiaciuti spettatori. Giovani dalle facce tanto pulite, educati nel com­ portamento, disciplinati e rispettosi nel nostro ambiente, simpatici e gioiosamente festosi. Una gioventù bella, bella! Se questi sono i frutti del CSI...».

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Con queste parole si esprime il Diret­ tore del Centro Dolomiti, in una del­ le molte testimonianze che continua­ no a fluire anche a qualche settima­ na dalla chiusura della nostra gran festa della Valle del Boite. Chiederci oggi i motivi di questo suc­ cesso di amicizia e di organizzazio­ ne, richiederebbe un grande spazio di riflessione. Tornano alla mente mille episodi, centinaia di volti, sto­ rie piccole e grandi di gioia, di impe­ gno, di allegria e di consapevolezza. Duemila giovani tutti insieme a fare mille cose diverse, a vivere un'espe­ rienza comune pur venendo da tutta Italia, senza un vero inconveniente, senza una sbavatura, senza darsi fa­ stidio e dar fastidio, anzi, diffonden­ do entusiasmo e simpatia, per i 50 chilometri della Valle che ci ospi­ tava! Dove sta il segreto? Forse nell’ospi­ talità meravigliosa di una comunità montana, forse nella simpatica col­ laborazione degli Alpini, forse, cer­ to, in una organizzazione a lungo pre­ parata e a cui hanno dato mano e fa­ tica molti fra i migliori quadri del CSI...

Maria Rosa Zanella

I GESTI DELL'AMICIZIA C’è un elemento che leghi insieme le diverse esperienze vissute a Borea dalle migliaia di atleti e di amici dell'Associazione? C’è un filo continuo che emerga, non solamente nelle in­ tenzioni, ma anche in quanto si è fat­ to in quei giorni intensi? Ho vissuto quelle giornate, mi sono guardato attorno, e mi sembra di po-

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ter rispondere positivamente a que­ ste domande. Addirittura c’è una parola che espri­ me tutta una serie di gesti, di senti­ menti, di parole: volontà e stile di amicizia, saper far festa insieme. Fin dall’apertura allo Stadio del Ghiaccio di Cortina, dove i quattro­ mila e passa presenti, dopo aver sfi­ lato per le strade della città, hanno preso in mano le redini di quanto ve­ niva proposto e con la voce, il canto, i gesti hanno giocato un ruolo di pro­ tagonisti attenti e disincantati. Erano parole di amicizia, di perdo­ no quelle che arrivavano direttamen­ te al cuore di ciascuno dalla lettura e dal commento della Parola di Dio durante la celebrazione dell'Eucaristia, e allora quelle migliaia di mani unite e alzate nel canto della pace («pace a te fratello mio») hanno ob­ bligato tutti, Autorità comprese, al­ la riflessione e alla... imitazione. La distribuzione delle migliaia di fio­ ri provenienti da Sanremo, il canto


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di «We are thè vvorld», hanno pun­ tualmente manifestato una disponi­ bilità e una decisione per l’incontro e la fraternità. Si viveva e si giocava tra montagne stupende: preziose per il turismo, ma anche famose per i segni ancora pre­ senti di una guerra combattuta per lunghi anni: Cristallo, Antelao, Pel­ ino, Tofane, Lagazuoi: come non por­ tare l’attenzione a questi segni? C’è un Ossario a Pocol che raccoglie migliaia di salme: in centocinquan­ ta, liberi in quel momento dalie ga­ re, si sono raccolti e sull’onda dei ri­ cordi, della vita delle trincee c di un canto molto bello e triste nato in quelle occasioni, «Stelutis alpinis», hanno pensato parole di pace: mai più!... Non si può andare in giro a far sport, senza sentire la solidarietà nascere dalle vicende della terra in cui si è ospitati: vicende che vanno conosciu­ te, interpretate, condivise. Proprio in questa direzione si è mossa la calda ospitalità della Valle del Boite: non solo disponibili i campi di gara, la pi­ scina, lo stadio del ghiaccio, le stra­ de, ma aperte nel senso pieno del ter­ mine, le sedi Comunali, la sede della magnifica Comunità del Cadore, la sede della Comunità montana della Valle. Si conoscevano così vecchi c nuovi problemi, si prendeva contat­ to con le radici amorosamente custo­ dite e rivisitate di quella terra: il mu­ seo paleontologico di Cortina, quel­ lo di Pieve, la casa del Tiziano, i mu­ rales di Cibiana...

E intanto, la gente che veniva da tut­ ta Italia (20 regioni, 70 province), fra­ ternizzava intorno a decine di chitar­ re, scambiando generosamente i pro­ dotti più significativi delle diverse re­ gioni (quanti piatti di trenette al pe­ sto? Quanti assaggi di grappa friula­ na? Quanto «bensone» emiliano? Quanta pasta di mandorle sicilia­ na?...), nei mille viaggi con i pulman deH’Esercito all’interno del villaggio e nella ricerca della puntualità sui campi di gara sparsi lungo 50 chilo­ metri!

Per custodire, favorire e animare questa amicizia c’è stata una presen­ za puntuale, impegnata, quasi sem­ pre esemplare di centinaia di dirigen­ ti, arbitri, organizzatori, animatori: gente che, credendoci, si è messa in... ferie per lavorare... 16 ore al giorno.

C’era una domanda che girava tra gli «esterni»: ma chi è questa gente? Chi glielo fa fare? E non era retorica, rispondere che era gente dell’Associazione, compe­

tente e volontaria, capace di metter­ si in atteggiamenti di servizio. Così quelle parole che nel momento conclusivo, sono state affidate a mil­ le palloncini colorati e che sospinte dal vento sono volale verso Cortina e oltre, non erano parole vuote, ma parole che esprimevano bene la quaìità di un incontro, il senso di un sa­ luto, la prospettiva di un impegno: fe­ sta, pace, gioco, insieme, natura, vita.

Gianni Gherardi

I NUMERI DELLA FESTA Quasi 2.500 persone, tra atleti, ac­ compagnatori, addetti ai servizi ge­ nerali, fanno una vera e propria cit­ tà. Così il Villaggio Semi dell'Agip, posto proprio sotto le muraglie dell’Antclao si è dotato di tutti i servizi previsti in una città: trasporti pub­ blici, un giornale quotidiano, un «ospedale», cinema e teatri, un ser­ vizio di vigilanza. C’era proprio tut­ to: mancavano solo le carceri. C’era invece la giustizia, sportiva s’in­ tende! Il giornale quotidiano, di 14 pagine, è stato diffuso in ottocento copie per tre giorni. Conteneva notizie da den­ tro la festa, curiosità, cronache spor­

tive e informazioni sui principali av­ venimenti in Italia e all’estero. Non è mai mancato l'indice di borsa e nemmeno le previsioni del tempo. I trasporti sono stati assicurati dal­ lo Stato Maggiore dell’Esercito, co­ sì come i collegamenti radio. Decine di pullman hanno percorso le strade del villaggio e hanno collegato tutti i campi di gara: un servizio perfetto, partenze ad orari previsti. Non è mancato l’incidente, fortunatamente senza danni alle persone. Un autobus di ritorno da un campo di gara dalla località di Fanes, sopra Cortina è sta­ to tamponato da una vettura con tar­ ga tedesca che sopraggiungeva ad al­ tissima velocità. I giovani del CSI a bordo del pullman hanno reso testi­ monianza alla Polizia stradale, e gli inviati del giornale si sono precipitati sul posto per poter redarre immedia­ tamente il «pezzo». I militari erano tutti alpini del bat­ taglione Pieve. Contagiati dalla viva­ cità e dall’allegria dei giovani passeg­ geri hanno superato i canonici 40 al­ l'ora previsti dal regolamento all’in­ terno del Villaggio. L’«ospedale» era agli ordini del diret­ tore sanitario, il dottor Antonio Spa­ lato del CSI di Roma. Insieme a lui (segue a pag. 18)

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Una Uesta per nove sport: nuoto, pallavolo, orientering, judo, ciclismo, calcio, pallacanestro, tennis, tennistavolo

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I NUMERI DELLA FESTA hanno operato gli ufficiciali medici degli alpini e le autoambulanze mi­ litari. Ridotto è risultato il numero dei traumi. Gli atleti hanno infatti di­ mostrato una perfetta preparazione anche sul piano fisico. I maxi-schermi, dai quali gli atleti hanno seguito la sfortunata (per l’I­ talia) sfida tra la nostra nazionale e la Francia erano due. Efficiente an­ che la struttura che distribuiva i pa­ sti: sotto una enorme tenda due linee di self-service erano in grado di sfor­ nare circa duemila coperti in circa un’ora e mezza. Nel Villaggio funzionava anche la parrocchia con momenti di riflessio­ ni e di preghiera: parroco il consu­ lente nazionale del CSI don Gianni Gherardi. Attorno a lui numerosi sa­ cerdoti coadiutori. In sintesi le cifre sono le seguenti: tutte le regioni d’Italia erano rappre­ sentate. Le province venute a Borea erano invece 76, 29 del Nord, 26 del Centro e 21 del Sud. Le Società spor­ tive presenti erano 202 (70 del Nord, 58 del Centro e 74 del Sud). In totale gli atleti sono arrivati a quota 1.664, di cui 1.159 maschi e 505 femmine. Gli accompagnatori ufficiali 264, gli arbitri 89, i giudici 50. Bisogna poi aggiungere amici, alcuni parenti, ospiti vari, e un bel mazzo di addetti al perfetto funzionamento della fe­ sta, in sostanza della vita nella città. Ecco regione per regione la quanti­ tà di persone arrivate in Valle del Boite: Abruzzo 37, Basilicata 14, Ca­ labria 32, Campania 60, Emilia Ro­ magna 382, Friuli Venezia Giulia 99, Lazio 132, Liguria 130, Lombardia 273, Marche 35, Molise 39, Piemon­ te 82, Puglia 119, Sardegna 63, Sici­ lia 143, Toscana 68, Trentino 18, Um­ bria 49, Valle d’Aosta 9, Veneto 144.

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NOVE SPORT INSIEME Mentre l’attenzione del mondo dello sport e del grande pubblico era tut­ ta rivolta alle sorti del Mundial mes­ sicano, alcune migliaia di giovani atleti, tecnici e dirigenti, arbitri e giudici lasciavano i loro paesi e i lo­ ro quartieri per partecipare al mee­ ting nazionale Sportfesta CSI '86. Lunghe ore di viaggio prima di giun­ gere in uno dei posti più suggestivi del nostro Paese: le Dolomiti. Per tut­ ta una giornata sono affluiti presso il villaggio di Borea di Cadore, stan­ chi, dubbiosi, intimoriti e a tratti curiosi.

Di lì a poche ore, giusto il tempo di ambientarsi e per stabilire i primi rapporti di comunicazione, la loro splendida esuberanza e i loro «rumo­ ri» di gioventù, li facevano apparire

Targa di bronzo con gli stemmi dei Comuni della Valle del Boite.

come indiscussi protagonisti di una grande esperienza associativa. Finalmente, dopo mesi di ansia e preoccupazione, ci sentivamo in gra­ do di sostenere il peso organizzativo, ma soprattutto di esprimere il vero significato di questa ennesima scom­ messa promozionale, facilitati da tut­ to quanto ci stava accadendo at­ torno. Sotto il profilo sportivo le nove disci­ pline hanno rappresentato altrettan­ ti modi di vivere ed interpretare la pratica sportiva nel CSI; fino a quel momento ciascuna era stata realizza­ ta per proprio conto, presentando si­ tuazione e problemi molto diversi. Il fatto di esprimersi diversamente sotto il profilo motorio, o di avere un rapporto diverso con l’attrezzo pal­ la, ha spesso creato separazioni o re­ ciproca indifferenza. Il primo dato a frantumarsi, nel contatto con la real­ tà, è stato questo! Vicino ad alcune fasi di gioco, esal­ tanti sotto il profilo tecnico e agoni­ stico, abbiamo visto situazioni di «scambio» stupende, dove ciascuno provava le tecniche e le tattiche del­ l’altro, dando vita ad immagini ric­ che di spunti educativi. Ancora una volta il linguaggio del corpo e dell’azione veniva proposto come mezzo per comunicare con gli altri, per stabilire rapporti di amici­ zia e di conoscenza reciproca. Gesti e situazioni di gioco diversi hanno contribuito a formare un mo­ dello di attività uguale per tutti, do­ ve la componente ludica è stata mes­ sa sullo stesso piano di quella agoni­ stica, creando una giusta armonia tra le parti. Tutto ciò non è accaduto per caso, come non a caso il titolo della mani­ festazione, «Sportfesta», vede legati in un’unica parola lo sport e la lesta. Troppo spesso il nostro sport viene visto come una sorta di guerra da


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Con una piccola differenza, se ci è consentito. I giovani protagonisti di questa esperienza sono stati scelti per meriti tecnici ed associativi, non sono il frutto di selezioni tecniche o di estenuanti fasi eliminatorie. Essi hanno saputo interpretare ma­ gnificamente le ansie e le aspettati­ ve di questa associazione, manife­ stando in ogni occasione la serenità e la capacità di «essere» la festa. Vederli ripartire stanchi e frastorna­ ti con gli occhi lucidi e pieni di spe­

ranza, il pensiero ritorna ai loro pae­ si, ai loro quartieri, dove ad attender­ li ci sono i genitori, i parenti, gli ami­ ci e i coetanei. Saranno loro i primi a scoprire che qualcosa è cambiato, che nello zaino che ciascuno porta sulle spalle non ci sono solo indumenti, ma cinque giorni di vita da raccontare. Anche solo questo ci può bastare!

Donato Renato Mosella

GIRANDO PER IL VILLAGGIO Mario De Nard, Presidente Comunità Montana Valle del Boite

combattere, uno scontro contro qual­ cosa o qualcuno. Ancora più spesso, la suddivisione in compartimenti stagno separa le di­ verse organizzazioni e le singole di­ scipline sportive. Ognuno vive per sé e si limita al rap­ porto con i propri praticanti, la pro­ pria stampa, i propri sostenitori. Ciascuno privilegia un proprio rap­ porto con la società civile, anche e so­ prattutto sotto il profilo professiona­ le, propone dei valori e dei modelli che spesso ritiene migliori di altri. L’esperienza ci insegna che ogni tan­ to è necessaria una verifica comune, un momento d'incontro all’insegna dell’eccezionaiità. Ogni volta che lo sport si presenta al mondo unitariamente, nasce un’e­ sperienza umana indimenticabile, per chi la vive direttamente e per quanti fungono da semplici spetta­ tori. È così in occasione dei giochi olim­ pici, delle Universiadi o dei Giochi della gioventù. È stato così con lo Sportfesta del Centro Sportivo Italiano.

Dice Roberto 16 anni: «Sono stati giorni molto belli, passati in assolu­ ta allegria. Mi chiedi cosa mi sia pia­ ciuto di più? Direi l’atmosfera che si è creata al Villaggio». Parlano loro, i protagonisti, gli atle­ ti che hanno invaso la Valle del Boi­ te, quella che da Longarone sale ver­ so Cortina. In auto per la Valle ba­ stava guardare verso i prati e loro, gli atleti, li vedevi spuntare come funghi variopinti. Tappezzavano il verde con magliette gialle, bianche e arancioni con la scritta CSI Italia ben piantata nel petto. Chissà forse per scaramanzia, ma il giorno della sconfitta degli azzurri in

Messico molti quella casacca l’han­ no tolta. Nessuno ne ha fatto un dramma, la sera di monsieur Plati­ ni, dopo la sconfitta nostra. Anzi mol­ ti giovani erano stizziti da un titolo su un quotidiano sportivo quella mattina. Diceva «Spennateli». «Che diamine!», hanno commentato mol­ ti, «è solo un gioco anche quello mes­ sicano». Forse. Il fatto è che a Borea loro hanno giocato davvero, là oltre oceano nella terra di Montezuma in­ vece ci è sembrato che il gioco fosse un elemento marginale del grande business. Sotto l’Antelao nessuno ha fatto sport tanto per tirar via. L’unico in­ dizio per ritrovare la festa è l’amici­ zia. Spiega Giovanni: «Siamo venuti per giocare, ma può essere un prete­ sto per fare una grande festa». Bra­ vo! Monica incalza e spiega: «Penso di aver vissuto un momento indimen­ ticabile, che ricorderò a lungo, so­ prattutto perché non capita spesso di trascorrere qualche giorno lontano da casa assieme ad altri coetanei, di diverse città. Abbiamo potuto con­ frontare le nostre esperienze. Ingom­ ma, mi sono divertita». «E poi non di­ mentichiamoci», dice Antonella, «della splendida ospitalità della Val­ le del Boite. Sono posti meraviglio-

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GIRANDO PER IL VILLAGGIO si, la gente è cordialissima: ci hanno fatto sentire come fossimo a casa». Anche altri fattori hanno contribui­ to ad instaurare nuove amicizie. Per esempio l’acqua, che cade dal cielo «non» in modo naturale. Sono i cosi­ detti «gavettoni» o bombe d'acqua dalle finestre. Le pallavoliste di Car­ pi e gli atleti di Bari si sono conosciu­ ti così, tra uno spruzzo e l’altro. «So­ no simpaticissimi» dicono le ragaz­ ze, «La sera usciamo insieme». Cer­ to, perché come in tutte le città la se­ ra si esce e si fanno un po’ di «va­ sche». Qui a Borea ciò non avviene

sotto i portici o su e giù per via del Corso (Roma), oppure tra la Scala e piazza del Duomo (Milano), ma giù e su (però più giù che su) per i tornan­ ti delle strade del villaggio. Una buo­ na occasione per conoscersi sono an­ che due salti in discoteca. Tutto è av­ venuto con giudizio e mai gli atleti hanno fatto le ore piccole, segno di grande maturità anche sportiva. Allora «benvenuta» acqua, se serve all'amicizia. Si racconta che da un campo situato tra un laghetto e un ruscello il pallone sia uscito e schiz­ zato... in acqua. Forse anche lui ha voglia di amicizia? Alberto Bobbio

LA MONTAGNA RISPONDE

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Notario, il presidente, aveva parlato di sfida. Caricando questo termine di significati poliedrici, quasi un venta­ glio di «lanci», all’interno e all’ester­ no di una organizzazione, quella del CSI, rivelatasi formidabile e collau­ data. Una di queste «sfide» era diretta al­ l’ambiente montano, alle ammini­ strazioni locali, ai sodalizi, alle asso­ ciazioni; insomma, la verifica di una proposta, l’accertamento di una di­ sponibilità effettiva e concreta. I fili, intanto, erano stati fissati sal­ damente nelle mani di De Nard, pre­ sidente della Comunità Montana del­ la Valle del Boite, Cortina compresa: giostrando da politico consumato e abile, De Nard era riuscito a fare, questa volta, il miracolo. Quello di coagulare l’interesse e l'attenzione di tanti enti verso una «proposta» nuo­ va e diversa che si presentava, all’i­ nizio, con l’incertezza di un gioco d'azzardo. E si sa di quanta concre­ tezza abbiano bisogno, invece, i mon­ tanari. A poco a poco, procedendo per set­ tori, riunione dopo riunione, il mo-

saico organizzativo si definiva e si completava. Con la piena disponibi­ lità di tutti gli enti interessati, con la volontà precisa e dichiarata di voler essere protagonisti e non spettatori; con l’impegno di fare bella figura di fronte al CSI e alla curiosità sempre più stimolante. Il risultato è noto. A parte qualche piccolo, inevitavile intoppo, qualche smagliatura di poco conto, la mani­ festazione ha fatto registrare un suc­ cesso forse imprevisto, certamente esaltante. A cominciare da quella splendida col­ lana di perle che è stata la cerimonia inaugurale, dove la festa si è vera­ mente coniugata con la riflessione, dove una attenta regia ha collocato con misura e significato i vari mo­ menti di questo primo incontro. Una giornata, apertasi con un tempo incerto, e poi via via sempre più be­ nevolo e confortante: la sfilata per il centro di Cortina, duemila ragazzi al­ legri e in festa, i cartelli, i canti, le tute multicolori, l’ingresso allo sta­ dio del ghiaccio addobbato con di­ screzione, le esibizioni, le bande con

i costumi tipici, i discorsi ufficiali, la Messa, il canto finale: le mani in al­ to, legate le une alle altre, i movimen­ ti sincroni, a dire con i gesti ciò che il cuore esprimeva, coralmente. Poi le gare, gli incontri veri e propri, l’utilizzazione a tempo pieno degli impianti e delle palestre di Cortina e del Cadore. Un gioco ad incastro, studiato atten­ tamente prima e verificato poi via via, che ha detto della concordanza di orientamenti operativi, a confer­ ma di una adesione che diventava sempre più sentita e convinta. E proprio nel corso di un ricevimen­ to avvenuto nella sala consiliare del municipio di San Vito, il sindaco e un assessore di quel Comune avevano modo di esprimere i sentimenti del­ le popolazioni interessate per un av­ venimento assolutamente imprevisto ma ricco di opportunità, limitato nel tempo ma ficcante come il bagliore di un lampo: «un sentimento di gra­ titudine, per averci indicato la real­ tà di una gioventù sana, piena di vo­ glia di vivere e di partecipare». Infine la sobria cerimonia di chiusu­ ra. Un pomeriggio estivo, denso di so­ le e di calore, un anfiteatro naturale sotto la mole del re delle Dolomiti, l’Antelao, con la commozione che tra­ spare, come sempre, per le cose bel­ le che finiscono troppo presto. «Il vostro zaino sia sempre pieno di ricordi e di impegno», raccomanda­ va Notario. E De Nard «tornate an­ cora tra noi, nella nostra splendida valle inondata di sole e di luce: sapre­ mo essere ancora una volta vostri amici». In fondo, il Pelmo, misterioso nei suoi anfratti luminescenti, sembra­ va ammiccare convinto al sole obli­ quo: un pennacchio di nubi dorate nascondeva a poco a poco i colori di mille palloncini, lasciati andare per le vie del ciclo col loro messaggio di pace e di fratellanza.

Bortolo De Vido Addetto Stampa Comunità Montana


IL TEMA DEL MESE

Borea '86

ARBITRI IN CORDATA Sabato sera, erano ormai le 22.00, riuscimmo ad essere tutti insieme in riunione. L’incontro era previsto al­ le 16.00, ma purtroppo ritardi dei treni, difficoltà di viaggio, impossi­ bilità dovute ad impegni di lavoro impedirono di rispettare il program­ ma. Ma finalmente alle 22.00 tutti gli arbitri e i giudici — di loro stiamo parlando — erano insieme. Insieme per organizzare con le commissioni tecniche il loro lavoro, ma soprattut­ to per incominciare ad «essere nella festa». Si può dire che subito, nonostante le diverse provenienze e le diversità di età (anagrafica e di tessera CSI), il cli­ ma apparve quello giusto. Molta spontaneità, molta disponibilità, grande desiderio di vivere l’espe­ rienza.

La prima proposta che fu loro fatta (forse potremmo dire «imposizione») fu questa: «essere arbitro significa essere operatore associativo, signifi­ ca svolgere un ruolo tecnico, ma an­ che essere dentro l’Associazione in ogni momento per cui da domani vi proponiamo di vivere dall’interno la festa e per questo vi chiediamo di es­ sere disponibili in ogni occasione e per ogni evenienza, così come deve essere quando siete nei vostri Consi­ gli provinciali».

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La risposta fu spontanea e concreta nei fatti. Ed ecco gli arbitri e i giudi­ ci presenti nella cerimonia di aper­ tura far colore con le loro felpe aran­ cione nella stupenda cornice del Pa­ lazzo del Ghiaccio. Far colore, ma so­ prattutto essere al servizio, e non per un puro caso. Dopo aver fatto servi­ zio d’ordine durante la sfilata, tra le altre cose, furono proprio gli arbitri e i giudici a portare a tutti i giovani un fiore al termine della Messa. Un fiore: segno di amicizia, segno di ac­ coglienza, segno di festa.

Da lunedi sui campi e la sera in riu­ nione, per verificare la giornata, per dibattere i problemi tecnici, per ca­ pire come debba essere l’arbitro del C.S.I. Va sottolineata la serietà e la disponibilità di tutti nel dialogare, nel discutere, nel riportare le proprie esperienze. Coordinati dai responsa­ bili delle commissioni, divisi per di­ sciplina, sembrava di assistere ad in­ contri di aggiornamento durante i quali, accanto ai problemi tecnici, era presente e vivissima la tensione ad interpretare il «ruolo arbitro» al­ la luce dell’Associazione. Per i più an­ ziani gli incontri erano occasione di riflessione, per i più giovani erano momenti di qualificazione, ma per gli uni c per gli altri gli incontri erano espressione del desiderio di essere insieme per crescere insieme. Non a caso il livello tecnico da loro espres­ so durante le gare è stato sempre va­ lido, contribuendo a creare un clima di impegno e di serenità durante lo svolgimento delle gare.

Come valida è sempre stata la loro disponibilità in ogni momento della festa, aiutando a distribuire volanti­ ni, a correre dove c’era bisogno, a si­ stemare ambienti, a fare festa, a da­ re un segno di serena allegria. E in questo clima l’ultimo giorno ecco ar­ rivare gli arbitri di calcio (proprio lo­ ro, i tanto vituperati arbitri di calcio) nella sala del ristorante, con in ma­ no una rosa da offrire (assieme ad un «interessato» bacetto) a tutte le bra­ ve e cordiali cameriere, che tanta pa­ zienza e gentilezza hanno regalato a tutti. E una rosa hanno anche porta­ to a tutte le «ragazze» (di ogni età) che hanno lavorato nella segreteria dello Sportfesta. Non abbiamo raccontato tutto que­ sto solo per far «colore», ma per te­ stimoniare che l’Associazione può co­ minciare a contare su arbitri che escono da corsi validi, su arbitri che vivono l’associazione, su arbitri che aspettano un ulteriore impegno del C.S.I. per aiutarli ad essere a pieno titolo operatori all’interno della real­ tà associativa. Per questo, anche per questo forse meritavano, in chiusu­ ra di manifestazione, una citazione meno sacrificata nel contesto della cerimonia finale. Ma anche questa piccola dimentican­ za l'hanno saputa vivere con giova­ nile freschezza e un pizzico di au­ toironia.

Vittorio Ferrerò


HM IL TEMA DEL MESE

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I VALORI EMERGENTI Alla fine della Festa, è stato letto e approvato un manifesto nel quale si sono riassunti i valori emersi nel corso della gioiosa e impegnata manifestazione.

1. FESTA

4. INSIEME

Sport è gioia di vivere, gioco, festa: è possibilità di realizzare se stessi attraverso l'impegno personale, rincontro e il con­ fronto con gli altri, il rapporto con la natura e l'ambiente so­ ciale. Abbiamo vissuto tutto questo fin dal momento della sfi­ lata per le strade di Cortina e l’apertura, particolarmente fe­ stosa, allo Stadio del Ghiaccio.

Sport è «insieme». Confronto leale e generoso, luogo di incon­ tro, vincolo di solidarietà e di amicizia, mezzo per costruire la comunità degli uomini, la civiltà dell’amore. Abbiamo vis­ suto in piccole e grandi comunità (300 villette gestite da noi!); abbiamo cantato insieme, abbiamo vissuto serate particolar­ mente intense e festose: una per tutte, la serata delle regioni a San Vito, dove ciascuno ha avuto modo di presentarsi agli altri nei modi più diversi.

• Vogliamo fare dello sport un’espressione per la festa del­ l’uomo, senza discriminare alcuno, uscendo dall’egoismo per aprirci alla comprensione e alla condivisione.

2. PACE Lo sport, per la sua universalità, si pone come mezzo di fra­ ternità e di pace. Esso può contribuire a far penetrare nella società l’amore reciproco, la fraternità sincera e l'autentica solidarietà. In 150 siamo saliti al Falzarego e a Pocol, al Sa­ crario dei caduti della guerra 1915-18: queste montagne sono state testimoni, allora, di sanguinose battaglie, come confer­ mano i numerosi resti. Ci siamo ricordati dei conflitti, delle discordie, delle guerre che ancora oggi sono presenti nel mondo.

• Vogliamo costruire la pace anche attraverso lo sport: esso ci insegna l’uguaglianza nella diversità, il rispetto nella competizione, la collaborazione per un fine comune.

3. GIOCO Sport è gioco, movimento, agonismo. In questi giorni lo sport cosi inteso, lontano dall’esasperato agonismo, dalla rigida se­ lezione, dalla strumentalizzazione economica e ideologica, ab­ biamo avuto la possibilità di praticarlo. Duemila giovani atleti, novecento incontri di calcio, pallavolo, pallacanestro, tennis, tennistavolo, sui campi di San Vito, Domegge, Vodo, Vallesella, Valle, Tai, Cortina. Calalzo, Cibiana, Borea; centinaia e centi­ naia di vasche percorse nella piscina di Cortina; centinaia di chilometri corsi da ciclisti e cicloturisti: questo il bilancio quantitativo di quattro giorni di gare.

• Vogliamo praticare uno sport che sia al servizio dell’uo­ mo. La dignità della persona umana deve costituire il fine c il metro di giudizio di ogni attività sportiva.

• Vogliamo costruire le nostre Società sportive come «luo­ ghi» dove, facendo sport, si possano stringere vincoli di ami­ cizia, si favorisca il dialogo c l'apertura degli uomini tra loro.

5. NATURA Sport è rapporto gioioso con il proprio corpo, con gli altri, con la natura. La natura, questa splendida natura della Valle del Boite, ci è stata amica in questi giorni e noi ci siamo mos­ si con gioia e con stupore in mezzo a queste montagne e a que­ sti boschi. In settecento abbiamo giocato con passione in una gara di orientering. • Vogliamo uscire da una logica di puro sfruttamento e in­ quinamento della natura, dono di Dio all'uomo per la vita e la felicità di tutti. • Vogliamo costruire un rapporto corretto con la natura co­ noscendola, rispettandola, utilizzandola per l'oggi e il fu­ turo dell’uomo.

6. VITA Sport è gioia di vivere: possibilità di celebrare il dono della vita; possibilità di vivere la vita come un dono. Qui si è incon­ trata la vita: gente di tante età, ragazzi e ragazze di 20 regio­ ni, di 76 province; si sono incontrate le culture, i dialetti, le tradizioni di tutta Italia c dei diversi Comuni di questa Valle del Boite. 1 campi di gara sparsi per tutta la Valle hanno ospi­ tato le diverse gare e manifestazioni. La raccolta di paleonto­ logia di Cortina, la Casa del Tiziano a Pieve, i murales di Ci­ biana, le sedi comunali di Cortina, San Vito, Borea, Vodo, Val­ le. Pieve. Cibiana. la sede della Comunità Montana hanno aper­ to le loro porte a tanti di noi. • Grazie alla vita! • Grazie a chi ci ha offerto la possibilità di questa esperienza! • Grazie Valle del Boite!

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Scuola quadri Il secondo tempo del Piano naziona­ le della Formazione ha puntualizza­ to e reso ancora più organico il qua­ dro dell'attività di formazione all’in­ terno di un sistema organico che fa­ vorisca anche la connessione e il rap­ porto tra i diversi livelli associativi in una azione «combinata» di possi­ bilità di interventi mirati a dare al­ l’Associazione una rete di operatori a tutti i livelli e nei diversi ruoli sem­ pre più motivati e competenti. Le iniziative nazionali di formazione per l’anno 1986/87 si inquadrano per­ tanto in questa logica precisa e sono finalizzate a dare al livello naziona­ le una dimensione formativa estre­ mamente conseguenziale nel quadro generale dell’attività di formazione. Le iniziative, decise dal Consiglio na­ zionale, rispondono a due esigenze fondamentali: dare competenza agli operatori di Consiglio nell’incarnare il Progetto e offrire all’Associazione tecnici-formatori capaci di attivare un lavoro formativo nei confronti de­ gli operatori-tecnici nel rispetto del­ le finalità e dei contenuti dell’itine­ rario sportivo educativo.

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La Scuola Quadri nazionale prevede infatti un Corso per Operatori di Consiglio che, nella logica del Piano, si integri in un discorso organico con gli interventi di Scuola Quadri svol­ ti a livello provinciale e regionale. Non si tratterà, pertanto, di un Cor­ so a livello superiore, bensì di una iniziativa che si collega alle similari iniziative svolte nel territorio in cui aspetto «iniziale» e quello «ricorren­ te» si integrano tra loro. Logicamen­ te avrà una sua specificità che è quel­ la di offrire ai partecipanti un qua­ dro molto più ampio e globale del Progetto rispetto ad altri tipi di in­ terventi, necessariamente più legati alle esigenze e alle realtà locali. Sono previsti inoltre due Seminari su tematiche particolari legate ai problemi più attuali che vengono, di volta in volta, ad evidenziarsi all'in­ terno della vita dell’Associazione. La novità maggiore, tra le iniziative nazionali, è costituita dalla Scuola per formatori di tecnici, che rispon-

Una decisione. del recente Consiglio nazionale per la formazione degli operatori. de all’esigenza sempre più viva di da­ re serietà e omogeneità al discorso tecnico-sportivo, esigenza che è indi­ ce di una responsabile crescita dell’Associazione nel tentativo di inqua­ drare, su basi valide, la valenza tec­ nica con quella associativa. La Scuola per formatori di tecnici si fonderà su un intervento molto arti­ colato che prevede più momenti di impegno formativo e che pertanto avrà una durata biennale per sfocia­ re al terzo anno in un articolato si­ stema formativo che vedrà impegna­ ti a livelli diversi i Consigli provin­ ciali, i Consigli regionali, il Consiglio nazionale. La Scuola per formatori di tecnici si inizierà nell'estate del 1986 con un Corso residenziale per circa 100 ope­ ratori che, nel corso dell’anno 1986/87 verranno richiamati per par-

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tecipare a momenti di approfondi­ mento tecnico-monotematici e di ti­ rocinio all'interno dei Corsi provinciali/regionali. Nell’estate 1987 si svolgerà un li Corso residenziale, sempre per gli stessi operatori, nel quale verranno approfonditi gli aspetti tecnico-scientifici dell'attivi­ tà sportiva. Al II Corso seguiranno ancora momenti di ulteriore qualifi­ cazione al termine dei quali verrà de­ finito un albo di formatori che a pie­ no titolo potranno operare nell’Associazione per l’azione tecnico-forma­ tiva ai diversi livelli. L’aspetto importante e da sottolinea­ re di questa Scuola biennale è che nel corso dei due anni le strutture pro­ vinciali e regionali dovranno svolge­ re una precisa attività volta a crea­ re un processo di interventi per la formazione dei tecnici che a partire dall’anno 1987/88 dovrà permettere all’Associazione di avere livelli diver­ si e articolati di attività di formazio­ ne per tecnici.

Avremo modo di tornare in maniera più approfondita e analitica su que­ ste iniziative che vedranno impegna­ ta l’Associazione nel prossimo anno (ma come risulta evidente anche nei prossimi anni); quel che ci preme sot­ tolineare è che le iniziative naziona­ li rappresentano il primo momento di un lavoro che tende a tradurre in pratica il Piano nazionale della For­ mazione. A questo proposito va ricor­ dato che nell’anno 1986/87 è prevista un'altra iniziativa importante: la dif­ fusione seria, capillare, sistematica del Piano a tutti i livelli. È una vera e propria «iniziativa» che deve vede­ re tutti fortemente e responsabil­ mente impegnati; tutti siamo chia­ mati a questo tipo di lavoro perché il Piano venga studiato, acquisito nel­ le sue componenti culturali, contenu­ tistiche, organizzative e perché in tempi brevi l’Associazione lo assuma e lo traduca in iniziative risponden­ ti alla crescita unitaria e globale de­ gli operatori e quindi dell’Associazione tutta.

Vittorio Ferrerò

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Costumi del luogo e testimonianze di tutti: un cocktail di cortesia e di spensieratezza

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TUTTOCSI/CRONACHE/ESPERIENZE

Non dimenticare Chemobyl

Sono tanti i fogli informativi loca­ li del Csi che sono tornati in que­ ste settimane sulla tragedia di Chernobyl con commenti e puntua­ lizzazioni sulla questione nucleare. È stato anche l'occasione per un di­ scorso di carattere culturale sulla «cultura del profitto che governa tutti gli ambiti della società e quin­ di anche lo sport. Di seguito propo­ niamo l’ultima parte del commen­ to apparso sulla prima pagina di «Comunità Sportiva», settimanale del Csi di Milano, e due vignette tratte sempre dallo stesso giorna­ le. Il commento è firmato da Danie­ le Caleca.

il mondo fisico, vegetale ed anima­ le, nel quale è più facile governare il progresso scientifico e tecno­ logico. Ma quale sport, quale scuola, qua­ le fabbrica, quale gruppo sportivo s'avanza? E per restare sul nostro congeniale terreno, di un corpo da usare per gioire, per crescere, per vivere ‘‘nel” e "con"il movimento, quante e qua­ li nubi continueranno ad oscurare 10 sport? Le stesse che hanno cau­ sato i devastanti effetti di Cherno­ byl, nubi sprigionate dalla cultura del profitto. Detto questo, non ci sogliamo certo di proporre un referendum abroga­ tivo dello sport, né — tantomeno — continueremo ad affermare che tut­ to lo sport è inquinato da queste nubi. 11 problema è, semmai, di governa­ re lo sviluppo dello sport fuori da queste nubi, fra storiche incertezze. Un problema, dunque, culturale».

«Può dunque lo sport educare, pro­ muovere una nuova cultura dello sviluppo, una cultura di progresso nella pace? Lo sport può fare molto, come può la scuola, la fabbrica, il gruppo spor­ tivo, per promuovere un clima di autentica sensibilità cosmica verso

SPORT NEL CUORE DELL'AFRICA

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Il CSI arriva in Kenya, nel cuore dell’Africa. A Wamba un missionario italiano padre Angelo Riboli ha organizzato un torneo di calcio per i ragazzi di terza me­ dia: cinque squadre si sono affrontate in rappresentanza di altrettanti villaggi che compongono la parrocchia. P. Angelo aveva chiesto aiuto al CSI appena arri­ vato in Kenya: dall’Italia sono partiti sus­ sidi e materiale. Ora il missionario inten­ de sfruttare il materiale per togliere dal­ la strada e dall’ozio i ragazzi e trasmet­ tere loro valori e motivazioni della vita at­ traverso l’attività sportiva. Chi volesse scrivere a Padre Angelo Riboli, l’indiriz­ zo è il seguente: P.O. BOX 32 - WAM­ BA Via MARALAL (KENYA).

FESTA PER LA SECONDA FASCIA LECCO - In una splendida giornata di so­ le, con una cornice di pubblico appas­ sionato. circa 120 ragazzi, ragazze e di­ rigenti del Csi di Lecco si sono trovati a Galgiana per il tradizionale appuntamen­ to di fine stagione per la «festa polispor­ tiva provinciale» con l’assegnazione del trofeo medesimo, al quale erano iscritte oltre 40 squadre. Per la quarta volta con­ secutiva il trofeo è stato vinto dalla squa­ dra di calcio giovanissmi a 7 del G.S. Galgiana. Come è ormai consuetudine da parecchi anni il Consiglio Provincia­ le del Csi ha incentivato questa iniziati­ va per la seconda fascia.

PREGHIERA DELLO SPORTIVO Il periodico mensile Csi Notizie di Cre­ ma pubblica una preghiera dello sporti­ vo che intendiamo proporre anche su Stadium. È stata recitata dal vescovo della città Libero Tresoldi in occasione della Pasqua dello sportivo O Signore, il nostro corpo agile e forte è tuo dono. Ti ringraziamo. Ti offriamo la gioia del nostro gioco e delle competizioni sportive. Mentre ci impegnarne per la vittoria in campo, ci impegneremo anche per riportar vittoria su noi stessi: vogliamo essere leali e obbedienti, coraggiosi e umili puri e generosi. La tua grazia sia sempre presente nel nostro impegno. Amen.

SPORT E GIOVANI SAN BENEDETTO DEL TRONTO - Si e svolta a San Benedetto del Tronto l’as­ semblea Csi sul tema «Sport e condizio­ ne giovanile». È stata una approfondita riflessione su una problematica attuale ed urgente, che interroga, in tutti gli am­ biti, la comunità degli uomini. È stata an­ che una grande riflessione sul valore educativo dello sport e dell’associazio­ nismo sportivo. È stata messa in luce la necessità della promozione di animato­ ri intelligenti, vivaci, competenti, respon­ sabili, pienamente inseriti nel progetto educativo dell’Associazione; animatori insomma che sappiano svolgere il loro ruolo ed essere protagonisti del futuro. Al convegno hanno parlato Aldo Notario, Maria Rosa Zanella, Edio Costantini, del­ la presidenza nazionale. Una relazione è stata tenuta anche dal vescovo dioce­ sano di San Benedetto monsignor Giu­ seppe Chiaretti, il quale ha osservato che occorre collaborare tutti insieme attorno ad un progetto, per andare alla radice e risolvere molte difficoltà.

CONGRESSO DI VERIFICA LA SPEZIA - Il Centro sportivo italiano ha tenuto il congresso di verifica, presie­ duto da Valerio Zilioli, vice-presidente vi­ cario, che ha portato il saluto del presi­ dente Egidio Banti, assente. La relazio­ ne è stata tenuta dal vice-presidente ad­ detto alla formazione Antonio De Biasi che ha messo in risalto lo stato di buo­ na salute del Csi, il quale conta su venti società affiliate. Di particolare rilievo l’at­ tività formativa e l’impegno del consulen­ te ecclesiastico mons. Luciano Ratti, af­ fiancato da don Carlo Cipollini.


TUTTOCSI/CRONACHE/ESPERIENZE FESTA PER LA PRIMA FASCIA

CHE BELLO STAND... PIACENZA - Alla mostra «Vacanze e turismo» di Piacenza quest'anno è stato anche presente uno stand del Csi. Visitatori moltissimi anche attirati dalle diavolerie messe in atto dai giovani del Csi: proiezioni di video e di filmati, proiezione continua di diapo­ sitive sul problema della riabilitazione equestre; possibilità di giochi con un computer con premio finale Nella foto lo stand del Csi.

SPORT E' PACE MONREALE - Una domenica all’insegna della festa, della gioia, della vita. «La staf­ fetta della Pace» organizzata, dalla A. S. «Primula» di Monreale affiliata al C.S.I., ha visto la partecipazione di circa 250 ragaz­ zi tra i 10 e i 15 anni. Tutti hanno corso, tra una folla entusiasta e partecipe, lungo il corso Pietro Novelli scambiandosi il «te­ stimone» con la colomba simbolo di pace. «Corri ad annunciare la Pace», il messag­ gio della staffetta. A conclusione della ga­ ra, in segno di pace e di festa venivano di­ stribuiti ramoscelli d’ulivo e i ragazzi, tutti insieme, gioiosi e vivaci si dirigevano ver­ so la piazza. Qui prendendosi per mano

descrivevano un grande animato cerchio intorno alle due piazze nel segno di un ab­ braccio fra tutti i cittadini e tutti i popoli, mentre giovani atleti con canestri ornati di fiorì distribuivano ramoscelli d’ulivo recanti il messaggio: «Sport è festa», «Sport è pace». Momento, questo, altamente significativo che la gente ha seguito con entusiasmo e con commozione, mentre i turisti ferma­ vano nel loro obiettivo l’insolito e fantasma­ gorico spettacolo. Canti di pace e di gioia eseguiti dai ragazzi della «Primula» davanti l’ingresso centra­ le del magnifico Duomo, hanno coronato la manifestazione tra i calorosi applausi della folla.

MODENA - A Sassuolo, ospiti della So­ cietà S.S. Consolata affiliata al CSI Mo­ dena, si è svolta una eccezionale festa di chiusura per ragazzi della 1 “ fascia. Fare festa è il mezzo con il quale il C.S.I. esprime il proprio modo di fare sport. Una partecipazione consapevole e im­ prevista di Società: ben 18 società pre­ senti per un totale di 350 ragazzi. (Braida, Solignano, S. Antonio, S.F. Invicta, Crociale, Taccini, «La Pieve» Nonantola, Consolata, Brodano, Campiglio, Vis S. Paolo, S. Giorgio, Muratori, Fiorano, Young Boys, Atletic C.D.R., Corlo, Ros­ selli). Giochi tradizionali, giochi per tut­ ti, medaglie e ricordi per ogni mini-atleta e infine... anche qualcosa per il palato! Una indimenticabile mezza giornata di gioia, di amicizia, di festa, di vita. Alla fi­ ne i più commossi erano i genitori e gli accompagnatori. Non potevano immagi­ nare che lo sport volesse dire anche tutto questo. Che soprattutto volesse anche dire: una certa atmosfera da portarsi a casa come ricordo; sport-festa come ele­ mento di salute e per il corpo e per la mente di questi futuri uomini.

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I RAGAZZI DEL CSI? TANTI, SERI, ATTENTI TORTONA - Alla presenza dell’assesso­ re allo sport del Comune di Novi Ligure, Costanzo Cuccuru e del presidente del CSI, circoscrizione di Tortona. Fausto Contardi, si sono svolte le premiazioni degli atleti iscritti al CSI-San Nicolò, al termine del primo anno di attività. La ma­ nifestazione è avvenuta nella chiesa del­ la Misericordia. «Non è da tutti i giorni», ha detto l’assessore, «vedere in città as­ semblee di giovani così folte per ascol­ tare relazioni e discutere programmi». La manifestazione era iniziata con il sa­ luto di don Giuseppe, della parrocchia di San Nicolò, il quale ha detto nel suo intervento che «è importante creare oc­ casioni di festa per conoscersi e confron­ tarsi». Ha sottolineato poi l'importanza del circolo che è nato come preoccupa­ zione pastorale della parrocchia nei con­ fronti della realtà sportiva in genere e del­ la gioventù in particolare.

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TUTTOCSI/CRONACHE/ESPERIENZE STRAMOLFETTA MOLFETTA - Si è svolta la ottava edizio­ ne della Stramolfetta, marcialonga non competitiva organizzata dal Centro Spor­ tivo Italiano e dal Centro turistico Giova­ nile gr. Respa. Alla partenza, data dall’Assessore allo sport prof. Paolo Minervini c’erano circa duemila atleti di diverse età e sesso, che in una tranquilla giornata di sole, hanno percorso le diverse vie della città. Lo spirito che ha animato la manifestazio­ ne è stato quello di una festa «sportiva»,

in cui più che il risultato interessava soprat­ tutto completare il percorso cittadino di cir­ ca sette chilometri. Una cornice di pubblico entusiasta ha vi­ sto passare bambini, adulti ed anziani con i loro figlioli che hanno lanciato il messag­ gio, «che lo sport lo possono fare tutti per­ ché è di tutti» e che lo sport significa par­ tecipare, far festa. Ed è proprio questo il messaggio che con questa iniziativa, le as­ sociazioni del CSI e del CTG, volevano lanciare.

UDINE - I Rangers S. Rocco si sono ag­ giudicati per la prima volta il torneo regio­ nale Csi a squadre di tennistavolo, al quale hanno partecipato 7 compagini: 11 i suc­ cessi degli udinesi su 12 incontri disputati.

presente) e Gilberto Bulfoni, ai quali van­ no aggiunti i vari Luca Dnussi, Enrico Mascelloni, Stefano e Marco De Berardinis. Al termine di ben sei mesi di gare, tutte le formazioni si sono trovate a Udine per la disputa di un torneo individuale (nel sin­ golo allievi-juniores, vittoria del sanrocchino Stefano De Berardinis, davanti al ve­ neto Maurizio Zanot e al compagno di so­ cietà Gilberto Bulfoni), al termine del quale il presidente regionale del Csi Trangoni ha premiato tutti gli atleti e le società che han­ no dato vita al brillante torneo a squadre 1985-’86.

I Rangers sono finiti al primo posto della classifica a pari punti (22) con l'Azzurra di Gorizia; però, la miglior differenza partite nei confronti dei goriziani, ha dato ai sanrocchini la meritata affermazione finale in questa importante manifestazione. Artefici principali, tra i Rangers, sono sta­ ti il capitano Roberto Salomoni (sempre

IL CSI PER UN'OPERA ©2 €&R0TA' ASCOLI PICENO - Riuniti nell'ideale che sta alla base dell’opera e delle finalità dell’Associazione Italiana Donatori d'Organo (A.I.D.O.) diverse componenti della vita sociale cittadina (tra cui il Consiglio provinciale C.S.I.) hanno formato un Co­ mitato Organizzatore per dar vita ad una mezza giornata di incontro e di festa al­ lo stadio comunale. All’appello del comitato (presieduto dal­ l’assessore allo sport Onorio Onori), han­ no risposto molti artisti, società sportive, associazioni ed enti particolari, tra cui una banda, due complessi musicali, il club che riunisce gli appassionati pos­ sessori di auto d’epoca, l’intrepido tra­ svolatore in mongolfiera, un gruppo di sbandieratori dell’Ente Quintana di Asco­ li (tradizionale rievocazione storica me­ dioevale, che avviene ogni prima dome­ nica d'agosto), il gruppo -Flash Dance(aderente anche al C.S.L) di danza jazz e moderna. Il clou della festa è stato l'incontro di cal­ cio tra la nazionale italiana cantanti ed una rappresentativa Città di Ascoli, com­ prendente ex giocatori della società cal­ cistica cittadina, professionisti, insegnan­ ti, imprenditori, ecc. I vari Gianni Morandi, Eros Ramazzotti, Sandro Giacobbe, Umberto Tozzi, il capitano Mogol, Luca Barbarossa, Mingardi, e cosi via, hanno animato l'incontro conclusosi — per la cronaca — con un bel 2-2 (nella foto: Eros Ramazzotti in azione).

Nel periodo estivo, gli uffici della Presidenza Nazionale e la Redazione di Stadium, resteranno chiusi da lunedi 4 agosto e riapriranno lunedi 1° settembre. Buone vacanze a tutti!

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alla premiazione e agli addìi

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A QUALE ETÀ' LO SPORT Abbiamo visto che soprattutto il nuoto può essere appreso dal bambino fin dal primo anno di vita. Lo stare in acqua sti­ mola la sensibilità neuromuscolare svi­ luppando certi presupposti di base che poi possono essere utili nella pratica sportiva futura. È chiaro che il bambi­ no che non sia stato sollecitato adegua­ tamente da un punto di vista motorio, che non abbia mai ricevuto sensazioni emozionali del proprio corpo, che non abbia mai giocato rincorrendo una pal­ la, che non abbia mai avuto carezze ma­ terne. che non abbia mai saltato un fos­ so non acquisterà mai una grossa capa­ cità atletica.

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Una delicata questione interessante molti genitori e a quale età è giusto far iniziare l’attività sportiva ai propri fi­ gli e verso quali discipline sportive. Se analizziamo il problema da un pun­ to di vista fisiologico sappiamo per esempio che a 5 anni il bambino non ha il controllo del proprio corpo, non co­ nosce ancora la sua destra e la sua si­ nistra, non possiede l’indipendenza seg­ mentarla, tutto per lui è solo gioco. Il sistema nervoso non è completamente sviluppato con conseguente instabilità di controllo sul sistema circolatorio, re­ spiratorio e ncuroumorale. Se dopo sforzo alcuni indici fisiologici mostrano un recupero relativamente ra­ pido. altri indici funzionali, come la re­ sistenza all’ipossia e gli indici respira­ tori e metabolici (consumo di O,) sono comparativamente lenti nel recupero. Mancano ancora sicuramente molli dati riguardanti i periodi ottimali per l’ac­ quisizione della destrezza motoria. In­ fatti non è solo questione di età, ma an­ che del relativo ritmo di maturazione dei vari organi. Pertanto è inutile tentare di insegnare a dei bambini una determinata attività motoria prima che questi siano capaci di apprendere tale insegnamento. E allora lasciamo il bambino davanti al­ la televisione seduto a guardare Gold Drake? L'attività motoria scolastica offre un parziale rimedio alla carenza di mo­ vimento. Per permettere ai nostri bambini di ave­ re possibilità di movimento nello spa­ zio dobbiamo inserirli abbastanza pre­ sto nei gruppi sportivi, dove non si ri­ cerchi una specializzazione od una pre­ stazione molto settoriale. Lo sforzo deve essere di carattere dina­ mico, di breve durata e con periodi di ristoro relativamente lunghi. Bisogna in pratica sviluppare e miglio­ rare tre componenti: la destrezza, la mo­ bilità articolare e la resistenza. I test di forza sono assolutamente sconsigliati prima del 14° anno di età.

UN MATRIMONIO DI INTERESSE SPORT E TELEVISIONE GIOVANNI IOZZIA E LUCIANO MINERVA ERI/Edizioni RAI, TORINO 1986 PP. 168, L. 15.000 Tra sport e televisione è stato fin dalle origini del mezzo elettronico un amore a prima vista. Non poteva che essere co­ si, poiché grazie alla televisione lo sport moltiplica i suoi effetti spettacolari e il suo valore di mercato, grazie allo sport la televisione potenzia le sue possibili­ tà comunicative di massa sul piano uni­ versale. II volume è il primo tentativo di racco­ gliere in modo organico tutti gli elemen­ ti che hanno determinato il successo dell’incontro. Vengono rievocate le fa-

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L’esercizio sistematico dovrà essere in­ segnato dai selle anni in poi, dove pre­ dominano le qualità motorie, una eleva­ ta resistenza aIlo sforzo fisico e un mag­ giore sviluppo della velocità; della for­ za veloce e della forza e capacita di coor­ dinazione. Ciò significa movimenti di alla frequen­ za sotto forma di giochi di corsa, staf­ fette, sprint, discipline individuali come la ginnastica, il nuoto, l’atletica legge­ ra, sport di squadra come il calcio, il mi­ nibasket, la pallavolo, sport di combat­ timento come il judo e la lotta libera. Se il bambino viene indirizzato all’atti­ vità sportiva in base ad una scelta ra­ zionale, gli effetti positivi certo non po­ tranno mancare.

Antonio Spalalo

si storiche del binomio sport-televisione e quindi viene considerato lo sport co­ me un mezzo di comunicazione di mas­ sa che s’incontra a un altro analogo «medium». Seguono alcune dettagliate analisi su una settimana di sport nei quotidiani, alla radio, in televisione, sulle telecro­ nache sportive e sullo sport come noti­ zia televisiva. In appendice una serie di interessanti dati sullo sport dentro e fuori della TV. Un pregio non da poco del libro il lin­ guaggio affatto diverso da quello astru­ so e soporifero delle indagini di questo tipo. Uno stile vivace, critico, leggibilis­ simo.

UN ANNO DI CICLISMO G. SANTINI, ED. L. RIVERDITO, TRENTO 1986, L. 25.000. Il volume segue il primo esperimento di un anno fa e conta di rappresentare un ulteriore mattone nella costruzione di un’autentica antologia del ciclismo mo­ derno. La chiave è di facilissima lettu­ ra e contribuisce a rendere prezioso il volume, per gli appassionati ma anche per gli addetti ai lavori, che lo potran­ no trasformare in un utile strumemto dettagliato ma anche sintetico, secondo lo stile giornalistico che Santini ha af­ finato con la pratica quotidiana del suo lavoro alla radio e alla televisione. Oltre al quadro delle corse del 1985, «Un anno di Ciclismo» presenta l’elenco completo delle squadre e dei corridori che daranno vita alla stagione appena iniziata con tutte le informazioni sui ca­ lendari.


L'OPINIONE DI ...

LUIGI

BETTAZZI «Le basi nucleari costituiscono un'in­ dubbia calamita per le armi nucleari contrarie. Non è pero uniforme l’insie­ me di coloro che in Italia fanno obiezio­ ne fiscale; si tratta pittosto di un fron­ te variegato che intende richiamare l’at­ tenzione sul fatto che lo stato italiano si trova in un atteggiamento di forte riarmo. Un’azione concreta di pace del governo può andare da un minimo (una legge che controlli e contrasti il com­ mercio di armi) ad un gesto massimo che è quello di togliere tutte le basi Na­ to dall'Italia».

Qualcuno la considera una battaglia già persa in partenza, altri la ritengono una sorta di ultima spiaggia per impedire l'e­ catombe nucleare. Tutte qui le conside­ razioni circa l’obiezione fiscale? Rispon­ de Mons. Luigi Bettazzi, vescovo di Ivrea.

«Oggigiorno la corsa agli armamenti si basa soprattutto su quel riarmo nuclea­ re che già nel Concilio Vaticano II fu de­ finito come ‘'intrinsecamente immora­ le", cioè un armamento che, per sua stessa natura, risponde ad una logica di offesa anche di popolazioni non bellige­ ranti. Se al riarmo nucleare aggiungia­ mo la corsa allo sviluppo delle armi chi­ miche (una corsa che annovera ultima­ mente anche l’Italia), allora qualunque forma di resistenza a questo andamen­ to può esser moralmente giustificata». «Una seconda considerazione — conti­ nua Bettazzi — sta poi nel fatto che ci troviamo all'interno di un "sistema" che contempla eccessi di simpatia verso il riarmo, al di là di una qualunque esigen­ za di legittima difesa. In Italia, in londo, la corsa al riarmo rappresenta la molla pei la crescita e l’esportazione della nostra tecnologia e del nostro mo­ dello di sviluppo economico. Infine, se pensiamo ai 50 milioni di morti per fa­ me all’anno, non possiamo certamente non condividere un documento espres­ so nel ’76 dalla Santa Sede: "Queste ar­ mi uccidono prima ancora di essere uti­ lizzate, proprio perché sottraggono le ri­ sorse con le quali si potrebbe venir in­ contro alla fame e al sottosviluppo nel mondo"». — Qual è la situazione italiana? Crede che potrà realmente venir modificata con il ricorso all'obiezione fiscale? «L’obiezione fiscale è una specie di sol­ lecitazione ad una riflessione attenta ed a comportamenti maggiormente pacifi­ ci del nostro governo. Tanto più che l’o­ biezione fiscale non va confusa, come normalmente ha fatto la stampa italia­ na, con l’evasione fiscale. Mentre inlat­ ti l'evasore cerca di mascherare i pro­ pri introiti per pagar meno tasse, l’o­ biettore fiscale dichiara tutto ciò che guadagna. E lo dichiara con tale esat­ tezza da poterne detrarre una quotaparte da destinare ad enti di “solidarie­ tà". Recentemente, inoltre, sono stati se-

— Si dice che il Pontefice trascorra pe­ riodicamente notti agitate: prima i cosid­ detti «teologi della liberazione», poi l'ac­ ceso pacifismo dell'episcopato statuni­ tense, ora il problema dell'obiezione fi­ scale. Cosa ne pensa al riguardo? gnalati alcuni fondi ministeriali dove possono essere inviate queste somme, e dunque al di fuori di qualsiasi sospetto di evasione fiscale».

— E qual è il suo comportamento per­ sonale?

«Personalmente sono obiettore in misu­ ra limitata, proprio per un riguardo al­ la maggioranza dei fedeli della mia dio­ cesi. che ritengono ancora accettabile la difesa armata».

— Lo stimolo alla pace deve però assu­ mere una caratteristica universale... «Quando si dice che queste battaglie an­ drebbero fatte anche nei Paesi dell’Est, vorrei rispondere che una nazione dav­ vero democratica deve accettare simili contestazioni non come segno di rifiu­ to dello Stato, ma come stimolo perché lo Stato diventi ancor più democratico. D'altronde, in USA o in Inghilterra, que­ ste cose vengono valorizzate da tempo nel loro giusto senso».

— L'obiezione fiscale assume come suo obiettivo finale la modifica strutturale del sistema difensivo nazionale (model­ li di difesa popolare non armata e mag­ giormente orientata verso scopi di pro­ tezione civile). Si tratta di un attacco esplicito alla presenza di basi NA TO in Italia?

«Credo che il Papa sia molto più equili­ brato per dover passar le notti insonni per queste ragioni. Tipico esempio quel­ lo della Teologia della Liberazione; do­ po aver messo in guardia lo scorso an­ no dai legami che potevano esserci con la dialettica marxista, il Santo Padre ha pubblicato quest'anno un altro docu­ mento in cui si riconosce che, una vol­ ta purificata da questi pericoli ideolo­ gici, la teologia della liberazione può davvero essere un grosso strumento di giustizia nei Paesi più poveri dell’Ame­ rica Latina». — Ancora una volta le battaglie progres­ siste sembrano portare le stesse firme, comprese quelle di alcuni Vescovi: la Chiesa italiana ha bisogno di «eroi», di­ cono i maligni...

«Credo sia normale, all’interno di mo­ vimenti di grandi proporzioni (come la Chiesa), sentire il bisogno di qualcuno che ogni tanto spinga in avanti il cam­ mino della comunità nel suo comples­ so. anche a costo di creare qualche pro­ blema... Del resto lo stesso San France­ sco è stato oggetto di dure critiche da parte della gerarchia, e quindi penso che “certe" idee riescono a passare al­ l'interno di tutto il corpo ecclesiale an­ che attraverso la fatica ed il sacrificio (a volte) di questi “croi”».

a cura di Davide Marzaroli

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