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Stadium n. 7/1970

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ANNO LXV - N. 7 - 23 APRILE 197

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Luigi Calabrese

Gianfranco Carabelli

UNA VOLTA L’ANNO

ERRORI SULL’OSTACOLO

UNA NECESSARIA VERIFICA

Così l'allenatore Tizio viene chiamato al­ l'improvviso e gli si dice: « Guardi, ab­ biamo saputo che Lei passa per essere un buon allenatore di pallavolo. Domeni­ ca prossima abbiamo una sfida con un collegio concorrente. La incarichiamo per­ tanto di selezionare una squadra fra tut­ ti gli allievi e di guidarla poi sul cam­ po. Su trecento allievi non le sarà diffi­ cile trovarne sei, anche se il tempo a disposizione non è molto ». Tizio si met­ te le mani nei capelli e accetta solo perché... non può farne a meno. Egli ha infatti una profonda esperienza contratta con la propria squadra, con quei ragazzi che ha visto crescere giorno per giorno, ai quali ha insegnato quanto sapeva e con i quali ha diviso i progressivi suc­ cessi; sa come sia importante correg­ gere il difetto dell'uno o potenziare le qualità dell’altro, in modo che. il succes­ so della squadra, sia raggiunto, nel tem­ po, con la maturità di atleti in possesso di una tecnica sempre più raffinata e pri­ va di errori. Sa anche che questa è la strada che gli ha portato il successo, sia pure con una certa lentezza, e sa che questo gli chiedevano i ragazzi: che nien­ te rimanesse intentato perché ciascuno potesse estrinsecare il massimo delle pro­ prie possibilità naturali. Il caso che deve affrontare è invece di­ verso dalla sua abitudine di sempre e gli sarà necessario rifarsi una mentalità: i ragazzi sono nuovi, i loro limiti tecnici sono intuibili più che sperimentabili; so­ prattutto non c’è il tempo per correggere eventuali impostazioni difettose e così — diminuendo gli errori — raggiungere cer­ ti risultati. In queste condizioni il metodo per mettere su la squadra non può non essere diverso: qui deve essere capace di prendere i sette-otto ragazi non solo più dotati in assoluto, ma anche tecnicamente e moralmente complementari gli uni agli altri e creare con questi un gio­ co di squadra che riduca al minimo gli errori. Non si formeranno così atleti per il futuro, ma potrà essere raggiunto, con buone speranze, un risultato contingente: la vittoria sul collegio vicino. In fondo sono solo questi i casi che pos­ sono capitare a tutti gli allenatori: curare una squadra di club oppure formare rap­ presentative. Entrambe le cose sono belle e interessanti: l’importante è avere chia­ ri in testa i propri compiti: non fare rap­ presentative curando i fondamentali indi­ viduali o allenare squadre di club con la sola ambizione di battere — un volta l’an­ no — j| collegio rivale.

Dovessimo elencare tutti i difetti che un principiante evidenzia nell'esecuzione di un passaggio in corsa su di un ostacolo, rischieremmo di dilungarci troppo. C'è un pò di tutto. Ai difetti propri della azione di corsa tra le barriere, si aggiungono quelli causati dalla difficoltà di coordina­ re e combinare le azioni tra gambe e braccia, tra destra e sinistra, tra atteg­ giamenti (in volo) del busto rispetto alle gambe, e delle braccia rispetto al busto. Le cause prime di tutta questa somma di errori (in un soggetto normale più che di difetti veri e propri si può parlare di errori che possono con il tempo venir corretti) vanno ricercate sia in riferimen­ to all’età dell'allievo, da cui dipende l'at­ titudine all'apprendimento (un undicenne apprende meglio di un quattordicenne, in quanto nel secondo l’accrescimento statu­ ale in atto, avendo alterato i precedenti e conosciuti rapporti di lunghezza tra gli arti, è causa delle errate valutazioni delle distanze, ed a ciò si aggiunge anche una esasperata contrattilità muscolare genera­ ta nei maschi, dalla presenza in circolo di particolari ormoni), che in fattori fun­ zionali quali una scarsa mobilità del trat­ to lombo sacrale della colonna vertebrale. Per quel che riguarda gli errori veri e propri, questi vanno da una progressiva decelerazione, che aumenta man mano che dai primi ostacoli si giunge agli ultimi (scarso ritmo tra le barriere e quindi scar­ se spinte la cui forza diminuisce man ma­ no che si procede), alle azioni «Saltate» a causa di spinte dirette esageratamente in alto, ai movimenti scomposti e squili­ brati del tronco e delle braccia in dire­ zione della gamba di stacco. A questi er­ rori vanno aggiunti quelli comuni all'a­ zione di corsa, dei quali, nel caso di su­ peramento dell'ostacolo, grande impor­ tanza « negativa • riveste l’eccessiva in­ clinazione del busto in corsa, che, essen­ do già presente in fase di attacco, limita la possibilità meccanica di slanciare l'ar­ to verso l’alto, costringendo così l'allie­ vo a compensare questa deficienza con una azione « saltata ».

Non è facile valutare il rapporto fra l'alle­ namento svolto dal mese di dicembre ad oggi e i risultati ottenuti nella gara che era stata fissata come verifica e che per molti sarebbe potuta essere la finale dei Campionati C.S.I. di corsa campestre. Probabilmente molti tecnici e molti atleti pensavano che fosse sufficiente l’allena­ mento sistematico per ottenere buoni piazzamenti, se non addirittura la vittoria. Alla resa dei conti, senz'altro molti saranno stati delusi dai risultati, specie se que­ sti erano attesi senza un preciso intendi, mento tecnico.

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Esaminiamo le qualità finora fissate nel­ l’allenamento e che purtroppo non sempre possono contribuire alla vittoria nella cor­ sa campestre, anche se per l’atleta si trat­ ta di incontrare avversari non allenati. Da principio l’allenamento iniziava a mi­ gliorare la capacità di mantenere l'equili­ brio fra l'ossigeno assunto e quello neces­ sario per produrre energia, senza centrar­ ne un debito da pagare nel ristoro. L'allenamento era necessariamente lungo e lento.

Successivamente l’atleta si era avviato a produrre sforzi più intensi, ma sempre en­ tro certi limiti, con il « Fartlek ».

Anche questo tipo di allenamento non po­ teva essere sufficiente ad avviare il gio­ vane corridore ad esprimersi su percorsi relativamente corti e ad un ritmo elevato. Si è in parte supplito a queste deficienze introducendo l'« interval training ». Senza altro alcuni atleti avranno ottenuto subito sensibili miglioramenti, tanto da primeg­ giare in gara, però, altri, specie i meno pre­ parati sull'allenamento aerobico, avranno trovato serie difficoltà già nell'iniziare lo « interval training » nonché nel rendere in gara. Perciò, l'allenatore, se il suo atleta ha con. dotto bene la gara stabilita come punto di verifica, può procedere senza problemi a intensificare il piano d'allenamento, introdu­ cendo, nell'attuale schema di preparazione, alcune prove sui ritmi di gara, su tratti pa­ ri a 1/4, 1/5 della gara stessa, e con molto recupero fra una prova e l’altra. Se l'atleta non si è trovato a suo agio in gara non si deve preoccupare eccessiva­ mente, perché in parte era previsto; l'im ' ­ portante è è nel nel saper saper comprendere comprendere se ha portante dimostrato scarsa preparazione sulla resi­ stenza aerobica, se sulla capacità di cam­ biare ritmo o sulla resistenza In condizioni di debito d’ossigeno, per Insistere di più 0 sulla corsa lunga e lenta, o sul Fartlek, o

sull'» interval

training ».


Dardo

IL PASSO PIU’ LUNGO DELLA GAMBA

Abbiamo visto alcuni criteri didattici per l'impostazione delle prime lezioni di av­ viamento alla pallacanestro, ma da soli non sono sufficienti a rendere vive ed in­ teressanti le esercitazioni se non si hanno le attrezzature necessarie a disposizione (spazio vitale, canestri e palloni) affinché tutti possano partecipare attivamente ed ininterrottamente sia al lavoro individuale che di gruppo. Inoltre, per la migliore riu­ scita della impostazione dei giovani è ne­ cessaria una particolare organizzazione di­ dattica affinché siano rispettate le esigen­ ze di acquisizione di tutti. Le prime considerazioni da fare sono: — non bisogna mettere in campo un numero di ragazzi maggiore di quanto ne possa ospitare l’ambiente, altrimenti si crea con­ fusione ed i ragazzi ne danno colpa alla cattiva capacità didattica dell'insegnante (è meglio in questo caso fare, anziché due gruppi troppo numerosi che lavorano per un'ora ciascuno, tre gruppi che lavorano per quaranta minuti ciascuno, così i ragaz­ zi si sentono più seguiti e quindi più atti­ vamente partecipi alla lezione): — sono necessari tanti palloni quanti sono i ragaz­ zi affinché nei momenti in cui le esercita­ zioni prevedono la preparazione tecnica in­ dividualizzata (e sono tanti) tutti abbiano un pallone con il quale fare esperienza. E' infatti assurdo pensare di far apprendere la pallacanestro in carenza di uno degli elementi base sia per l'acquisizione della tecnica individuale che di squadra.

Se i palloni sono la metà del necessario

per fare apprendere ai ragazzi determi­ nati elementi tecnici sarà necessario più del doppio del tempo, se poi i palloni so­ no un quarto del necessario il tempo per far apprendere diventerà più che quadru­ plo, sia perché bisogna rispettare i turni, sia perché i ragazzi si annoiano a perdere tempo e risultano meno concentrati e pre­ cisi quando tocca a loro il tanto sospirato pallone. Inoltre i ragazzi in queste loro esperienze con il pallone, appunto perché saltuarie, si apprestano a farle senza quel­ la naturalezza che viene proprio con l'abi­ tudine a fare le cose, soprattutto se non si si è pressati da esigenze di tempo limi­ tato: — se i palloni debbono sempre ab­ bondare e mai scarseggiare, anche i cane­ stri debbono essere sempre sufficienti per consentire a tutti di tirare a volontà senza che il tiro a canestro diventi una possibilità saltuaria dopo lunghi tempi di pausa persi nell'aspettare il proprio turno in lunghe file. (Il tiro al canestro più di ogni altra parte del gioco della pallacanestro ha bisogno di esperienze continue e concentrante nel tempo per permettere al sistema neuromu­ scolare di sperimentare le piccole varia­ zioni necessarie ad indirizzare nella giusta maniera il pallone nel canestro. Se queste esperienze sono distanti fra loro parte della sensazione-esperienza che si è fatta con un tiro viene persa nella lunga pausa che intercorre prima che venga effettuato quel­ lo successivo). Pur conoscendo quali sono le difficoltà da superare per avere molti canestri a dispo­ sizione, se si vuole che i giovani imparino a tirare in tutte le maniere e da tutte le angolazioni da varie distanze, bisogna risol­ vere questo problema. In una palestra è sufficiente mettere dei canestri alle pa­ reti e sui campi all’aperto poco fuori del campo. Questi canestri anche se non sono diciamo da campi di serie A sono sempre validi.

H®ì Domenico Maiello

UN ALLENAMENTO APPROPRIATO

Senza le attrezzature che abbiamo visto si può anche fare della pallacanestro, ma escono fuori degli allenamenti poco profi­ cui per quanto riguarda la preparazione tecnica dei giovani e soprattutto non si provoca, eccetto in pochi appassionatissi­ mi che si divertirebbero anche al solo guardare, il piacere della partecipazione attiva e della rispondenza agli stimoli del­ la specialità.

IN TELEVISIONE A MILANO IL 26 APRILE PASQUA DEGLI SPORTIVI

Mentre in varie parti d’Italia si stanno effettuando, per iniziativa delle nostre Società e Comitati, iniziative per la celebrazione co­ munitaria della « Pasqua degli Sportivi », da Milano, il 26 aprile alle ore 11, verrà trasmessa una S. Messa dedicata particolar­ mente al mondo dello sport. Sarà celebrata da S.E. Mons. Ferraroni, Vescovo Ausiliare di Milano, nella palestra della società « Forza e Coraggio » della parrocchia del Vigentino.

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La ginnastica isometrica ha avuto il suo momento di maggiore utilizzazione nel nuoto alcuni anni fà, ma oggi è stata quasi del tutto soppiantata dalla ginnastica con i pesi. I pesi hanno sostituito la ginnastica iso­ metrica, dalla quale erano stati parzialmen­ te messi in ombra, sia perché la potenza necessaria per sviluppare una efficace azio­ ne propulsiva in acqua può essere ottenuta più facilmente con i pesi: sia perché il terribile impegno che l'isometria richiede non è gradito dagli atleti, che, dopo alcuni esercizi, accusano mal di testa ed un note­ vole consumo di energie. Queste due con­ seguenze. dovute allo sforzo intenso, non consentono ai nuotatori di fare il loro al­ lenamento in acqua con l’impegno desi­ derato. In definitiva dopo la ventata della mo­ da della ginnastica isometrica questa non ha lasciato né un gradito ricordo, né ha contribuito a proficui risultati. Sono perciò sempre in grande vigore sia i pesi tradizio­ nali che le ercoline, che, oltre a consen­ tire il necessario impegno muscolare per un proficuo potenziamento, permettono quasi sempre di imitare o tutta l'azione propulsiva o parte di essa. Questa caratte­ ristica dà la possibilità, anche se in un ambiente non « acquatico », di sensibiliz­ zare i muscoli a movimenti simili a quelli eseguiti in acqua. Con i pesi e le ercoline non solo si possono, ma si devono fare movimenti imitativi della realtà natatoria per rafforzare e ulteriormente sensibiliz­ zare al movimento i muscoli che sono chiamati in causa nella nuotata. Soprattutto con le ercoline è possibile fare esercitare gli atleti nei movimenti simili, per non dire identici, a quelli propulsivi delle nuotate. A questo proposito dobbia­ mo anche osservare che se è vero che il lavoro in acqua è quello più specializzante, quello a terra, oltre che potenziare l’orga­ nismo, deve permettere quanto più è possi­ bile di sostituire il lavoro in acqua 'per evidenti considerazioni sulla difesa della sa­ lute. Infatti, per quanto si possa essere predisposti alle lunghe immersioni, con le lunghe sedute di allenamento in acqua, che si fanno oggi, a base di prove ripetute, si costringono gli atleti o a riposarsi in acqua o ad uscire fuori in attesa di essere richiamati per la prova successiva. Tutte queste pause non lavorative nelle quali gli atleti rimangono bagnati, a lungo andare possono incidere notevolmente sul loro sta­ to di salute. Se si riesce a ridurre me­ diante il lavoro a terra il lavoro in acqua, la salute dei nuotatori non può che gua­ dagnarne.

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Adriano Monti

INFORTUNI DEI CALCIATORI

Vasta, complicata e ricca di sequele è la gamma delle lesioni che interessano i calciatori anche a causa delle particola­ ri caratteristiche del gioco, che sono l'a­ gonismo, l'intenso impegno muscolare, il tipo di movimento e la frequenza dei traumi diretti. A questo debbonsi ag­ giungere le particolari condizioni dell’am­ biente, legate principalmente al terreno di gioco, al grado di umidità atmosferi­ ca, all'intensa radiazione solare, ecc. Le lesioni più comuni sono le contusio­ ni, le distorsioni e gli strappi muscola­ ri; piuttosto frequenti sono anche le le­ sioni del menisco. Tutti questi incidenti sono più frequenti in inverno ed in au­ tunno quando più intensa e più impegna­ tiva deve essere la fase del riscalda­ mento dei muscoli, che dovrebbe essere praticata circa mezz'ora prima della gara, al fine di mettere in movimentoi pro­ gressivo tutte le articolazioni con <corse. scatti e palleggi. I portieri presentano spesso la borsite preolecranica e pretrocanterica. cioè la infiammazione di quelle zone ove più frequenti sono i traumi ripetuti. Sono sem­ pre microlesioni a carattere cronico che si curano con applicazioni di raggi infra­ rossi, con la somministrazione di antin­ fiammatori per via generale e con l'ap­ plicazione di pomate antiflogistiche a ba­ se di eparinoide associato a jaluronidasi. Lesioni sono frequenti anche nell’articolazione del polso o radiocarpica proprio a causa dell’abitudine di flettere brusca­ mente la mano e di respingere il pallo­ ne a mano aperta; sono molto dolorose e possono rendere temporaneamente ina­ bile il portiere. II ginocchio è però l'articolazione l'articolazione più bersagliata negli infortuni sportivi dei cal­ ciatori. Si parla di ginocchio del calciato, re come di una sindrome vera e propria caratterizzata da dolore gravativo. che diminuisce col riposo, da limitazione della attività funzionale, da ipertrofia del mu­ scolo quadricipite e tumefazione artico­ lare che si instaura un'artrosinovite. Fa­ cili I versamenti liquidi che impongono settimane di riposo e rieducazione fun­ zionale. L'articolazione tibio-tarsica è spesso col­ pita da processi patologici di tipo regressivo-degenerativo e di tipo produtti­ vo. In quest'ultimo caso si riscontrano un aumento di volume del processo po­ steriore dell'astragalo ed altre alterazio­ ni intorno all’articolazione stessa.

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Le statistiche degli Istituti assicurativi ci informano che il 45 per cento delle le­ sioni nei praticanti di calcio, sia a li­ vello dilettantistico che professionistico, interessano il ginocchio e le caviglie, proprio perché a questo livello le articolazioni sono chiamate a svolgere pre­ stazioni spesso oltrepassanti i limiti fi­ siologici. La cura si basa sulle normali applicazioni fisioterapiche, sulle infiltra­ zioni locali di anestetici e cortisonici e talora ròentgenterapia a piccole dosi, ol­ tre a frizioni a base di pomate antin­ fiammatorie. Altro inconveniente è l'improvviso dolore al pube dovuto al brusco divaricamento delle cosce flesse sul bacino, che può complicarsi anche con disturbi urinari (senso di tensione, bruciore alla min­ zione). Alcuni medici sportivi segnalano oggi, dopo decennale esperienza, un quadro clinico che compare nel calciatore e che è rappresentato da ingrossamento delle linfoghiandole inguinali. Compare un do­ lore puntorio localizzato alla piega in­ guinale, generalmente da un solo lato, che si manifesta sia nella forzata fles­ sione della coscia sul tronco che nella forzata estensione dell’arto inferiore. Ta­ le dolore appare di breve durata per ri­ presentarsi puntualmente alla ripetizione dell'esercizio fisico determinante. Il pa­ ziente riferisce che il dolore ricorda quello provocato da una dtstrazio' e mu­ scolare di modesta entità e che sente impedimento ai liberi movimenti dell'arto inferiore. Sotto la cute si palpano i lin­ fonodi aumentati di volume, di grandezza variabile tra il pisello e una nocciola od una mandorla. Il decorso è di solito fa­ vorevole. Sono sufficienti un paio di gior­ ni di riposo, una temporanea sospensio­ ne degli esercizi fisici che più si rive­ lano determinanti nel provocare il do­ lore ed una terapia locale con impacchi caldi umidi per far cessare la sintoma­ tologia soggettiva. Nei soggetti colpiti da questo disturbo sono frequenti le re­ cidive, specialmente nei periodi di mag­ giore attività. Questo quadro è l'espressione di intensa attività dei gangli linfatici conseguente all'intenso lavoro muscolare degli arti inferiori. La semplice sospensione tem­ poranea dell'attività fisica è quasi sem­ pre sufficiente a far regredire l’ingros­ samento.

GIOCHI Al RAGGI X

A Ferrara gli Enti di Propaganda A.I.C.S.. C.S.I., Libertas e U.LS.P. si sono riuniti in consulta. Nella riunione del 12 marzo scorso hanno preso in esame i proble­ mi e il comune impegno per i Giochi del­ la Gioventù. Ecco il testo del documen­ to concordato ed inviato. « Gli Enti di propaganda ferraresi riunitisi per esaminare i risultati dei Giochi della Gioventù — edizione 1968-69 — hanno dovuto rilevare come i <■ giochi » non ab­ biano ottenuto il successo che si ripro­ mettevano in partenza (allargamento ba­ se sportiva del Paese) in quanto si è te­ so a dar loro un carattere eccessivo di selezione campionistica. di una ricerca più qualitativa che quantitativa di giovani atleti. Essi nell'auspicare che nell’edizione '70 sia tenuto conto dei desideri e delle pro­ poste formulate da tutti gli Enti nella riunione tenuta a Bologna sotto la Pre­ sidenza del C.O.N.I. hanno deliberato di partecipare anche quest'anno ai giochi stessi. Tale adesione ha tra l'altro, come obiet­ tivo di rendere operante la necessità di collegare i giochi ai problemi locali dello sport (impianti - tecnici - mezzi - diri­ genti) per contribuire in modo concreto alla loro soluzione. In fine allo scopo di divulgare al massi­ mo tra i giovani senza alcuna pregiudi­ ziale, la pratica sportiva, in ottemperan­ za a quanto stabilito dalla Consulta Re­ gionale dello Sport, gli Enti promotori hanno stabilito di abolire sulle carte di partecipazione la timbratura da parte de­ gli Enti di propaganda, indicando soltan­ to la Società di appartenenza apponendo il timbro « Consulta Enti Propaganda Sportiva ».

JUNIOR, RIVISTA GIOVANILE DI SPORT E CULTURA Segnaliamo con piacere la rivista sportiva « Junior » dedicata particolarmente alle notizie e ai problemi dello sport giovanile.

La direzione della rivista, che si pubblica mensilmente a Bologna, invita le so­ cietà e i Comitati del C.S.I. ad una collaborazione e si dichiara disposta ad ospitare articoli su argomenti di interesse locale o di carattere generale, notizie di avvenimenti (anche corredate da foto)

inerenti alle nostre iniziative e attività. La direzione, inoltre, offre anche uno sconto per la sottoscrizione di dieci ab­ bonamenti cumulativi, al prezzo di lire quindicimila anziché ventimila. L’abbona­ mento annuale singolo, infatti, è di lire duemila. I versamenti si possono effettuare a mezzo di c/c postale N. 8/16669 Bolo­ gna o con assegno circolare spedito alla Direzione di « Junior », Via S. Felice, 56 • 40122 Bologna (Telefono 43.34.75).


non tradire l’orioinalità dei giochi

QUINDICINALE DEL CENTRO SPORTIVO ITALIANO-I PROBLEMI DELLO SPORT ANNO LXV - N. 7 - 23 APRILE 1970

Una campestre invernale nel­ la terra del sole - Aldo Cap­ pellini

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Dai giochi invernali alle ma­ nifestazioni della neve del CSI - A. N.

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A Pesaro tennistavolo con po­ che sorprese e molte confer­ me - Andrea De Pascalis

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La riscoperta dell'uomo nel processo di sviluppo economi­ co - Gianni Giannotti •

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Un bel giorno la società spor­ tiva scopre la democrazia Paolo Andreoli

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Tecnica e didattica delle spe­ cializzazioni nella pallavolo Prisco

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Fulvio Bernardini, un gentiluo­ mo nella giungla - Nando Mar­ tellio!

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La fine dei ritiri collegiali Paolo Valenti

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IN COPERTINA:

Tre campionati in vetrina. Sci, campe­ stre e tennistavolo hanno concluso la loro attività invernale con le finali na­ zionali: il primo a Cervinia il 3-4 apri­ le, il secondo a Messina il 5 aprile e il terzo a Pesaro 1’11.12 aprile. Delle tre discipline sportive del CSI, il ten­ nistavolo non ha ancora concluso le sue « fatiche »; sono tuttora in corso I campionati regionali seniores ed a squadre, nonché le varie fasi del cam­ pionato nazionale giopanissimi a squa­ dre che avrà la sua conclusione con la finale nazionale del 28-29 giugno. Ora è la volta di altri tre campionati che si incamminano verso le finali na­ zionali. Il calcio, la pallacanestro e la pallavolo concluderanno la loro stagio­ ne agonistica ufficiale dal 30 maggio al 2 giugno in occasione della « Setti­ mana CSI ».

Dopo la conclusione al Nevegai dei Giochi Invernali si stanno affacciando sulla scena i Giochi della Gioventù estivi nella loro seconda edizione. Quest'anno i Giochi dovranno superare la vera prova per una serie di coincidenze che possono rappresentare seri ostacoli: — innanzitutto le elezioni comunali, provinciali e regionali che impegneranno sindaci ed amministratori nel periodo cruciale dei Giochi: — l’assenteismo della scuola per i noti motivi sindacali degli insegnanti di educazione fisica; — l'impegno delle Federazioni in vista del traguardo delle Olimpiadi di Monaco. A questo si aggiunga un inevitabile calo dell'entusiasmo su­ scitato dalla novità. Quest'anno i Giochi non saranno più una novità e sulla scena ci resterà chi ha capito i Giochi nella loro originalità e quindi ci ha creduto e continua a crederci. Chi si è buttato sui Giochi per fagocitarli temendo di perdere l'autobus, l'autobus l'ha perso ugualmente perché i Giochi non si fagocitano. I Giochi nella loro originalità sono un servizio sportivo sociale che si vuole rendere ai ragazzi italiani i quali vogliono rimanere semplicemente dei ragazzi che fanno sport senza nessuna eti­ chetta in fronte. I ragazzi italiani non sono proprietà privata del CONI, delle Federazioni o degli Enti di Propaganda. Per questo la « Carta di partecipazione » non è una tessera ma una carta di servizio che riconosce al ragazzo il diritto di fare sport garantendolo con una copertura assicurativa. Bene hanno fatto, dando esempio di maturità civile, gli Enti di Propaganda del Piemonte e dell’Emilia a rinunciare ai famosi timbri della Carta di partecipazione, per essere coerenti con lo spirito che anima i Giochi. La novità dei Giochi sta qui, altrimenti non costituirebbero una novità ma semplicemente una nuova attività che si aggiunge alle altre. Se i Giochi vogliono (è il loro scopo fondamentale) cambiare il costume sportivo italiano, devono essere fedeli alla novità ori­ ginale per cui sono nati. Non sono quindi una categoria inferiore delle Federazioni sportive, o la carta moschicida degli enti di pro­ paganda, o l'attività personale dei Presidenti provinciali del CONI che agli antichi blasoni di rappresentanza ne aggiungono uno nuovo che dà loro più credibilità. I Giochi della Gioventù vogliono semplicemente essere i Giochi della Gioventù, come i ragazzi vogliono semplicemente continuare ad essere ragazzi senza etichette e mistificazioni di­ vistiche. Onesti, due anni fa, all'inizio di questa avventura (perché av­ ventura è e deve restare, altrimenti cade nella consuetudine) disse e l’ha ripetuto al Nevegai nel clima della neve, che i Giochi sareb­ bero stati una valanga. Onesti aveva ragione perché i Giochi hanno messo in discus­ sione tutto: programmi delle Federazioni e degli Enti di propaganda, rapporti tra Coni - Federazioni e Enti di Propaganda e scuola, sen­ sibilità nuova della pubblica amministrazione nei confronti dello sport giovanile, coscienza educativa dei genitori verso lo sport praticato dai figli. Ogni incontro sui Giochi, ad ogni livello, genera discussioni su problematiche nuove: e quando si discute apertamente si è vivi! Con queste idee noi del CSI andiamo incontro, a viso aperto, alla seconda edizione dei Giochi della Gioventù.

Aldo Notarlo

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Luca Bigatello delia CSI Riccardi di Milano ha conquistato il titolo nazionale della categoria Allievi. Nella pagina accanto, il sindaco di Messina, Sig. Salvatore Bonanno, ha presenziato alla manifestazione.

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E’ chiaro che Piero Chillé, tutti i suoi meravigliosi dirigenti, l'inte­ ra città di Messina, gli entusiasti sportivi siciliani, non meritavano un 5 aprile invernale, come è stato quello di domenica scorsa! Non meritavano, perché la fina­ le campestre da loro così intensa­ mente voluta (da tanti e tanti an­ ni) ed adesso così sofferta, dove­ va essere la degna celebrazione non solo del loro venticinquesimo anniversario di fondazione, ma an­ che una favolosa dimostrazione di organizzazione, capacità e presti­ gio per una conclusione di un cam­ pionato che quest’anno ha vera­ mente toccato vertici impensati. Invece questa pazza primavera ha voluto presentare Messina (la terra del sole) in veste nordica. Pioggia, vento, grandine e molto freddo sono stati i componenti di due giornate (sabato e domenica) che dovevano essere invece alla insegna dell’estate inoltrata. E poi quel tracciato che, dall'alto di una stupenda ed unica terrazza, poteva far godere di uno scenario incom­ parabile fatto dall'azzurro intensis­ simo dello stretto, dai monti calabri, dalla punta estrema della Si­ cilia, dalle immense spiagge che si estendono sul lido di Mortelle. Invece... pioggia, foschia, quasi nebbia ed abbandono di ogni aspetto turistico e paesaggistico. Peccato, veramente. Ancora una volta (dopo l’avven­ tura di Monte Alago, e molti l'han­ no ricordato) una stagione ecce­ zionale è stata chiusa in mezzo a difficoltà ambientali veramente


una camnestre invernale » * fcw ìsole fuori dell'ordinario, e si deve alla perizia, al senso di responsabilità, alla decisione di tutti, se due ga­ re, dal livello altissimo, sono sta­ te portate a termine nella manie­ ra più esaltante. Bigatello e Tomasini, hanno, poi nobilitato dal lato tecnico le finali. Erano i due favoriti, tutti erano certi di una loro prova superba, non potevano mancare all’appunta­ mento dei titoli. Ed i due atleti non hanno de­ luso le aspettative. Bigatello, re­ duce dal terzo posto della gara tricolore Fidai di Roma, dove il consocio Villani aveva vinto, dove­ va recitare la parte dell’allievo mi­ gliore. E lo ha fatto, con decisione, anche se in parte, con troppa in­ genuità, se si considerano le due false partenze d’inizio che pote­ vano pregiudicargli l'intero cam­ pionato. Bigatello, ricordiamolo, è da neppure un anno alla ribalta atle­ tica. E’ una ennesima scoperta del­ la Riccardi di Milano, che non man­ ca mai di presentare nuovi atleti di rilievo ad ogni stagione. Dopo il successo di Pillaci, ecco quello di Bigatello. Ed è conside­ revole il fatto che la Riccardi (e Tammaro, ben inteso) ha voluto in parte rischiare presentando a Mes­ sina, Bigatello e non quel Villani che poteva senza dubbio monopo­ lizzare l’intera gara. Così facendo, Milano ha saputo accontentare e soddisfare due atleti. E' un segno di maturità spor-


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tiva e consapevolezza che fa ono­ re a tutto quel magnifico comples­ so che Renato Tammaro ed i suoi amici hanno saputo creare da anni ed anni. Tomasini di Trento, il superbo vincitore dello scorso anno nella finale allievi, disputata a Siena, non ha mancato un ennesimo tra­ guardo. Era chiaramente il più forte. Veniva da una serie di gare im­ portanti e qualificanti. L’ultima, la 5 Mulini Juniores, dove era secon­ do, primo degli italiani. Tomasini, con quel suo passo ela­ stico e deciso da mezzofondista puro, ha dato impronta e tono ad una finale eccezionale. Ha vinto di forza e in scioltezza, è giunto all'arrivo fresco, senza affanno, contenuto in una posizione atletica che denotava l’impostazione dell'a­ tleta di rango. Due grandi vincitori. Due nomi che possono ben essere messi al vertice dell’intera stagione cam­ pestre del CSI che ha visto, come non mai, un numero di Comitati Provinciali e Zonali avvicinarsi al­ la tipica specialità invernale (le statistiche ci dicono 143) e soprat­ tutto che ha constatato un aumen­ to di gare, di atleti, di società. Abbiamo quindi imboccato an­ cora una volta la strada migliore. Lasciamo dietro a noi una giorna­ ta campestre, tutto sommato, va­ lida e confortante e guardiamo, adesso, al capitolo pista con tutti i suoi molteplici aspetti. Messina non ha minimamente tradito nessuno. Forse ha deluso Piero Chillé, questo dirigente, un tempo glorioso atleta anche di campestre (lo ricordiamo, un anno, perdere un campionato a Massa per troppa ingenuità) che sperava di vivere proprio nella sua città un’altra esaltante e chiarissima giornata sportiva. Possiamo dire a lui ed a tutti i suoi amici che la giornata è .stata immensamente grande perché sofferta. Come tutte le cose sportive e non: più sofferte e più belle.

Aldo Cappellini

Bigatello a mani alzate Tomasini in progressione Dopo una violenta grandinata, al momento dell’appello degli allievi, la pioggia diminuisce di.intensità ed attenua, in parte, il disagio creato da un clima particolarmente invernale. Dei 106 iscritti, si presentano allo starter 88 atleti. E' già un nuovo record: tutti i favoriti sono presenti, a cominciare da Bigatello, nervoso ed agitato come non mai. Dopo un difficile allineamento e dopo due tentativi di Bigatello di « fuggire » prima del colpo di pistola, il multicolore plotone inizia il pripri­ mo dei due giri. Il tracciato si snoda lungo circa 1.800 metri, dei quali, inizialmente, impegnativi i primi cinquecento con due rampe, delle quali la seconda, de­ cisamente dura. In testa si pone subito un terzetto composto da Tersigni, Bigatello e Sartori che guida con autorità il plotone. Saranno i tre uomini che domineranno la gara e sui quali tutti puntano gli sguardi. La lotta si accende nel corso del secondo giro (il definitivo) fra Biga­ tello e Tersigni. Bigatello a metà gara rompe gli indugi e lascia il romano. Tersigni (che dimostra in questa gara la sua ottima preparazione e soprat­ tutto le sue qualità di atleta generoso e combattivo) non riesce ad aggan­ ciarsi al milanese (al traguardo sinceramente confesserà: « Bigatello è veramente forte; mi ha lasciato quando ha voluto! ») ma termina brillan­ tissimo secondo. Bigatello, ovviamente, finisce a mani alzate. E' raggiante, fresco; non dimostra di aver disputato una gara tirata e pesante; è conscio di aver adempiuto al suo dovere di favorito, soprat­ tutto dopo che il consocio Villani (il vincitore del campionato allievi FIDAL) era rimasto a casa per... logico avvicendamento nei titoli!). Finiscono gli allievi (terminano la gara in numero di 81) e subito vengono chiamati gli juniores. Il tempo si rimette al brutto e ricomincia a piovere dirottamente. In­ dubbiamente una primavera, veramente « invernale »! L’allineamento è questa volta più rapido. Ed anche la partenza. Gli juniores devono percorrere tre giri del tracciato. Anche qui, come per gli allievi, subito al comando tre atleti: Tomasini, Sironi e Righi. Saranno gli atleti che daranno un volto a tutta la gara. Tomasini con Sironi e Righi impone una andatura molto veloce. E’ piacevolissimo a vederlo. Il suo passo è disteso ed elegante. Pare che non fatichi nel fango e nel terreno molle. E’ sicuro. Righi (che sul tracciato pesante è più a suo agio) cerca di stare nella scia di Sironi che segue, forzando, Tomasini. Anche qui è l’ultimo giro (il terzo) che decide. Tomasini si stacca bene all’inizio della salita. Sironi resiste ancora per poco e poi cede anche a Righi che tenta una estrema rimonta. Ma il glorioso atleta bolognese (vincitore dello scorso anno) può solo con­ tenere il distacco e terminare brillantissimo secondo. Terzo è Sironi che mette nel bilancio milanese tanti punti per acqui­ sire il titolo per comitati, dopo la vittoria di Bigatello. Oltre ai tre citati, bella la gara di Fagnoni, Collini, Mattiello, Belletti. Per Comitati vittoria scontata di Milano, su una Roma veramente sorprendente per merito dei fratelli Tersigni. Brillanti piazzamenti anche per Novara, Treviso, Belluno, Padova, Trento, Faenza, Napoli, Brescia e Lecco. Nel complesso due grandi finali, a parte il tempo che ha notevolmen­ te guastato tutto, soprattutto rendendo più difficile il fondo. Organizzazione generale eccezionale. Piero Chillé, oltre ad avere pen­ sato a tutto (unitamente ai suoi magnifici dirigenti) è stato anche uno speaker brillantissimo ed inesauribile per tutti i presenti. Ricchissima la premiazione, effettuata nel Salone del Comune alla presenza delle massime Autorità Civili e Politiche di Messina. Una degna chiusura per un campionato che ha avuto momenti ecla­ tanti, a cominciare dalle innumerevoli fasi locali per finire con la soffer­ tissima giornata della finale. Sofferta ma eccezionale, ovviamente.

Alberto Freiman 8


la classifica CATEGORIA ALLIEVI Metri 3.500 circa. Iscritti 105; Partenti 88; Classificati 81. ORDINE DI ARRIVO

I. Bigatello Luca (Atletica Riccardi Mila­ no) tempo 11'11"; 2. Tersigni Loreto (Don Bosco Roma) H’20”4; 3. Sartori Antonio (Usma Padova) 11'23"2; 4. Dellabianca Fran­ co (Ossolana Novara) 11 ’29"3; 5. Clementel Arturo (S. Marco Verona) 11’35”2; 6. Bonardi Fiorenzo (Atl. Fabarm Brescia); 7. Campus Francesco (Gymnasium Doria Sas­ sari); 8. Gavina Mario (Rivola Faenza); 9. De Luca Luigi (Gifra Belvedere Cosenza); 10. Montini Adriano (Maglianese Magliano Sabina) ; II. Sorressa Costantino (Domenico Savio Bari); 12. Barani Lucio (Virtus Mongicoli Massa Carrara); 13. Forcellini Sisto (Taibon Belluno); 14. Pizzo Giorgio (Brunero Ciriè Torino); 15. Tubia Odone (Audax Fontane Treviso); 16. Domizzi Sergio (Sef Macera­ ta); 17. Parzianello Camillo (Motta V. Vene­ to): 18. Dogiioni Claudio (Boscariz Feltre) ; 19. Russo Angelo (CSI Parma); 20. Pinto Giancarlo (Atletica Stabia Napoli). 21. Cancedda Giovanni (Arborenze Ales) ; 22. De Riu Giuseppe (Esperia Cagliari); 23. Coppola Aldo (M. Canovino Cava dei Tir­ reni); 24. Montana Salvatore (La Torre Merate Lecco) ; 25. Valduca Valter (Quercia Trento); 26. Sodan Ennio (CSI Udine); 27. Valfrè Franco (Olimpia S. Remo); 28. Spagnuolo Mario (Adi S. Gerardo Avellino); 29. De Cambia Domenico (Landolfi Moiet­ ta); 30. Benedetto Mauro (Luserna Pine­ rolo) ; 31. Pino Sebastiano (Venefico Messina); 32. Pataccini Eugenio (Folgore Boretto R. Emilia); 33. Rollet Mauro (Canossa Aosta); 34. Anderlini Luciano (Pallavicini Bologna); 35. Soratto Otello (Audace Venezia); 36. Favalli Marco (Riccardi Pavia); 37. Venarucci Corrado (Invicta Gubbio); 38. Costan­ tino Domenico (Frassati Patti); 39. Vigliotta Pasquale (CSI Capua) ; 40. Coppola Gian­ franco (S. Luigi Brindisi); 41. Angeli Marsilio (CSI Pontano Spole­ to); 42. De Luca Giuseppe (Folgor Orista­ no); 43. Tregonese Marco (Finalpia Savo­ na); 44. D'Arcangelo Stefano (S. Stefano Chieti); 45. Berluti Claudio (Metauro Pe­ saro); 46. Giantomasi Umberto (Grippo Be­ nevento); 47. Gola Lorenzo (Virtus Canelli Acqui Terme) ; 48. Sedini Carlo (Enal Bottà Valtellina); 49. Napoleone Gabriele (Aqui­ lotti Avezzano); 50. Rossini Remo (Splendor Mantova) ; 51. Scussel Mirco (Camaiore Lucca); 52. Sordelli Enrico (Lib. Lodi); 53. Izzo Aldo (Virtus Sessa Aurunca) ; 54. Podda Antonio (Anap Nuoro); 55. Candido Gaetano (Ragaz­ zi Lecce); 56. Manetti Alfio (Basket Cre­ ma); 57. Acciu Sergio (Salsiana Ver­ celli); 58. Porrello Giovanni (Seminario Assisi Foligno); 59. Valle Pier Attilio (Stronese Biella); 60. Rolando Silvano (S. Camil­ lo Imperia); 61. Salvi Sergio (Gav Vertova Bergamo); 62. Fratello Vito (Juve Olimpia Trapani); 63. Toni Franco (Adi Boys Modena) ; 64. Di Donato Pasquale (Virtus Jesi Ancona); 65. Forno Antonio (Magnanet Siena); 66. De Vecchis Eugenio (Mozzano Ascoli Piceno); 67. Ouareschi Andrea (Corona Cremona); 68. Barbieri Gaetano (S. Tarcisio Caltanissetta); 69. Monticelli Alberto (Harlem Mel­ fi); 70. Vasta Gianni (Juvenilia Acireale).

Il Prefetto di Messina, Comm. Armando Malarbi, premia Aldo Tomasini.

CATEGORIA JUNIORES

Metri 5.300 circa. Iscritti 98. Partenti 84; Classificati 66. ORDINE DI ARRIVO

I. Tomasini Aldo (Quercia Rovereto Tren­ to) tempo 16'18”1; 2. Righi Marco (Sasso Marconi Bologna) 16’33"1 ; 3. Sironi Maurizio (Atl. Riccardi Milano) 16'38"2; 4. Fagnoni Lorenzo (Sap Piacenza) 16'51”6; 5. Collini Antonio (Villa D'Alme Bergamo); 6. Mattiello Giuseppe (Audace Noale Venezia); 7. Bellotti Pasquale (Partenope Napoli); 8. Gusatto Livio (Ardita Monaco Treviso); 9. Ravasi Enrico (La Torre Merate Lecco); 10. Pinetti Osvaldo (Juventina Cremona); II. Spinella Carmelo (Frassati Patti); 12. Savio Giuseppe (Taibon Belluno); 13. Cec­ iato Luciano (Montecchio Maggiore Vicen­ za); 14. Tersigni Roberto (Don Bosco Ro­ ma); 15. Galliano Antonio (Olimpia S. Re­ mo); 16. Bontiempo Gerardo (Grippo Be­ nevento); 17. Novacco Aldo (Trieste Ful­ gor); 18. Ruga Franco (Oratorio Bolzano Novara); 19. Montuschi Enzo (Atletica Faen­ za); 20. Maccagnan Antonio (Arden Feltre); 21. Marchetti Alberto (Lupo Pesaro); 22. Felter Costantino (Tenax Villanova Bre­ scia); 23. Tognolo Flavio (Zavon Padova): 24. Maviglia Nicola (Marcellinara Lamezia Terme); 25. Marino Giovanni (Nusco Avel­ lino); 26. Vacca Antonello (Piumini Caglia­ ri); 27. Mosirella Antonio (Polisportiva Lido Catanzaro); 28. Piini Domenico (Aurora Val­ tellina); 29. Spinozzi Dino (Falco Azzurro Chieti); 30. Archetti Roberto (Recanati Ma­ cerata) ; 31. Valente Leonardo (Olimpia Trani Molfetta); 32. Basso Mario (Ist. Provinciale Melfi); 33. Brusciano Paolo (Asci Verona); 34. Fratello Vittorio (Arx Vari); 35. Prando Michelangelo (Club 67 Savona) ; 36. Puxeddu Ugo (Scavo Ales); 37. De Lucia Vincen­ zo (Sammaritana Capua); 38. Lodi Daniele (Ardens Mantova) ; 39. Betto Guglielmo (Atl. Armerina Piazza Armerina); 40. Nico­ lini Roberto (Virtus Capri); 41. Arena Vincenzo (Splendor Paradiso Messina); 42. Lizio Ignazio (Juvenilia Aci­ reale); 43. Fornasier Dario (Poi. Lessona Biella); 44. Gallina Francesco (Frassati Ses­ sa Aurunca) ; 45. Cuccui Lorenzo (Atletica

Oristano); 46. Materazzi Giancarlo (Salus Gualdo Tadio Gubbio); 47. Lombardi Pietro (Falchi Massa Carrara); 48. Angelino Rena­ to (Roletese Pinerolo); 49. Borio Mauro (Virtus Canelli Aqui Terme); 50. Fabbri Giu­ seppe (Ignis Antignano Livorno); 51. Carioni Angelo Pio (Trescore Crema): 52. Silingardi Gabriele (CSI Modena); 53. Rizzo Luciano (Dante Sport Vittorio Vene­ to); 54. Dell'Edera Felice (Folgore Brindi­ si); 55. Saldo Gabriele (Pontesina Impe­ ria); 56 Pardocchi Pietro (Camaiore Lucca); 57. Battaglia Luciano (S. Maria Rezzonico Como); 58. Lippolis Giuseppe (Csi Parma); 59. Surace Santo (Csi Parma); 60. Pecini Carlo (Vernazza La Spezia);

CLASSIFICA

PER

COMITATI

1. Milano punti 170; 2. Roma 158: 3. No­ vara 152; 4. Treviso 151; 5. Belluno 149; 6. Padova e Trento 148; 8. Faenza e Napoli 147; 10. Brescia 146; 11. Lecco 141; 12. Bo­ logna 138; 13. Feltre e Verona 136; 15. Ve­ nezia 133; 16. San Remo 132; 17. Bari 129; 18. Macerata 128; 19. Cagliari 126; 20. Pat­ ti 125; 21. Avellino 121; 22. Ales 117; 23. Massa Carrara 115; 24. Molfetta 114; 25. Beneven­ to 112; 26. Bergamo e Pesaro 108; 28. V. Veneto 104; 29. Messina 102; 30. Chieti e Sassari 101; 32. Valtellina e Capua 98; 34. Cremona e Parma 97; 36. Pinerolo e Savona 96; 38. Gubbio 91; 39. Cava dei Tirreni 90; 40. Oristano 87; 41. Mantova 86; 42. Piacenza 81; 43. Brin­ disi e Cosenza 80; 45. Magliano Sabina 79; 46. Acqui Terme e Lamezia Terme 76: 48. Torino e Pavia 75: 50. Melfi 73; 51. Vi­ cenza 72; 52. Trieste 68; 53. Crema e Luc­ ca 67; 55. Piazza Armerina 64; 56. Udine 63; 57. Acireale 62; 58. Imperia e Modena 59; 60. Catanzaro 58; 61. R. Emilia 57; 62. Aosta 56; 63. Spo­ leto 48; 64. Como 45: 65. Caltanissetta 44; 66. Avezzano 40; 67. Lodi 37; 68. Sessa Au­ runca 36; 69. Cerignola, Nuoro e La Spezia 35; 72. Lecce 34; 73. Vercelli 32: 74. Foli­ gno 31; 75. Biella 30; 76. Trapani 27; 77. Ancona 25; 78. Siena 24; 79. A. Piceno 23; 80. Genova 20; 81. Sassari 19; 82. Volterra 16; 83. Ales­ sandria 13; 84. Terni 12: 8S. Rovigo 11; 86. L’Aquila 9; 87. Tortona 8.

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da giochi inv rnali al e manifestazioni deb uve i1 osi Si sono svolte a Cervinia le manifestazioni della neve del Centro Sportivo Italiano. La data, che poteva apparire avanzata, si è invece rive­ lata utile perché il CSI ha concluso praticamente la stagione invernale che ha visto una serie sempre più intensa di manifestazioni a cui si sono andati aggiungendo quest’anno anche i Giochi della Gioventù al Nevegai. Cervinia offre sempre la garanzia della neve; quest'anno, in modo parti­ colare, di neve ce nera in abbondanza e le nostre finali potevano anche essere fatte in maggio. Oltre a questa garanzia, che per noi del CSI è una sicurezza visto il nutritissimo calendario FISI, Cervinia offre anche una seconda sicurezza non meno importante ed è quella tecnico-organizzativa assicurata dalla direzione sportiva offerta dalla società Cervino che fa capo aH’impareggiabile Cap. Giuseope Lamberti ed al suo violino di spalla Maestro Noaro. Da questo punto di vista si possono dormire sonni tran­ quilli perché Lamberti da vecchio lupo di montagna non si è arreso di

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fronte alle difficoltà quest'anno rese più sensibili dalla proibitiva condi­ zione del tempo. La bufera di vento e la temperatura (-24) non gli hanno impedito di approntare delle piste perfette sia per la discesa che per il fondo. I nostri ragazzi hanno potuto gareggiare, nonostante il tempo, con tranquillità di spirito, contando sulla perfezione organizzativa e tecnica. Il primo grazie va quindi alla società Cervino, al suo amministratore de­ legato, Cavaliere del Lavoro Luigi Cravetto, al dott. Mario Cravetto, prezio­ sissimo collaboratore per tutti i problemi che si sono presentati (tra l'altro per il vento non funzionavano le funivie), problemi che sono stati tutti brillantemente risolti con piena soddisfazione dei partecipanti.

I Comitati partecipanti sono stati 19 e precisamente Ascoli, Gorizia, Torino, Lecco, L'Aquila, Udine, Bergamo, Acqui, Valtellina, Cremona, Vi­ cenza, Reggio Emilia, Savona, Lucca, Como, Mantova, Venezia, Siena, Feltre. Sono mancati all'appuntamento specialmente i Comitati che svolgono una intensa attività sciistica come Trento, Modena, Cuneo, Verona. I prota­ gonisti sono stati Bergamo, Udine, Lecco, Torino, Reggio Emilia e Gorizia. Udine e Lecco sono finiti a pari merito al secondo posto con 322 punti, a ridosso di Bergamo che si è presentato particolarmente forte nel fondo dove ha piazzato tre campanili alpini nei primi tre posti e nel criterium ha conquistato il secondo e terzo posto sempre nel fondo. Ancora Bergamo ha vinto le due staffette e nella staffetta dei campanili ha conquistato le prime due piazze con la squadra A e la squadra B. Da segnalare di Bergamo i tre Carrara, due nei campanili alpini e uno nel criterium, appartenenti ad una famiglia di vaste tradizioni fondistiche. Lecco si è fatta onore nelle discese, pur battendosi con onore nelle gare di fondo. Va segnalato pure nel campanile alpino Mandelli Max che ha vinto i due titoli di discesa nello speciale e del gigante. La targa del CONI, portata alla premiazione dal Presidente regionale CONI di Aosta, Comm. Ghignone, è stata assegnata a Carrara Angelino di Bergamo che ha com­ piuto, nella staffetta Campanili alpini, i tre km. in 10'36”2.

CLASSIFICHE FINALI CAMPIONATI NAZIONALI DELLA NEVE CAMPANILI ALPINI

Fondo 1. Carrara Angelino (Bergamo) H'03’'2; 2. Carrara Pietro (Bergamo) 11'46”3; 3. Ongaro Santino (Bergamo) 11'50"; 4. Pri­ mus Ivo (Udine) 12'54"4; 5. Poivara San­ dro (Lecco) 14'29"9.

Slalom Speciale

1. Mandelli Max (Lecco) 65”7; 2. Siega Ranieri (Udine) 66"9; 3. Ballerini Marco (Lecco) 67”3; 4. Lazzaroni Giuseppe (Ber­ gamo) 71 "4; 5. Siega Stefano (Udine) 75”1.

Slalom Gigante 1. Mandelli Max (Lecco) 1'05"8; 2. Buri­ ni Boberto (Lecco) 1’06"5; 3. Siga Ranie­ ri (Udine) 1'06”6; 4. Ballerini Marco (Lec­ co) 1’06"9; 5. Lazzaroni Giuseppe (Ber­ gamo) 1’10”3.

Staffetta 3x4 km. 1. Bergamo A (Carrara G.P., Carrara A., Ongaro S.), 36’17”8; 2. Bergamo B (Midali C., Astorri L., Migliorini), 39'15"5; 3. Lecco (Invernizzi D., Invernizzi V.. Poi­ vara M.). 38'50"9; 4. Udine (Mentii V.. Silverio, Primus), 40'04"6; 5. Reggio Emi­ lia A (Martinelli, Zanin, Marazzi), 48’07"; 6. Reggio Emilia B (Romitti, Zoppi, Barozzi), 50'20”; 7. Torino (Fenoglio, Colom­ bardo, Inghizzoni), 58’19”; 8. Gorizia (Granner, Paolini, Siega) 1h. 00'15.

CRITERIUM

La premiazione si è svolta, a conclusione delle gare, il sabato, in un clima di festa nella sala delle funivie della società Cervino presenti il V. Presidente Nazionale della FISI, dott. Cimini, il Presidente Regionale del CONI di Aosta comm. Ghignone, FAmministratore delegato della Cervino Luigi Cravetto, il dott. Mario Cravetto, il Cap. Giuseppe Lamberti, il Mae­ stro Noaro, il Presidente Regionale del CSI del Piemonte rag. Basso Petrino, il Commissario regionale del CSI di Aosta dott. Frola, il Consulente Regionale del CSI di Aosta don Silvio Perruquet, il parroco di Cervinia particolarmente festeggiato perché è il primo parroco della famosa stazione invernale e tra l’altro è stato consulente del CSI di Aosta. Un grazie particolare per l’aiuto dato da Carlo Novo di Torino che ha provveduto alla parte logistica e alla sistemazione alberghiera, ed ai bravi cronometristi di Aosta che l’amico Acerbi, Presidente della Locale stazione cronometristi, ci ha inviato. La CTN era rappresentata da Buligan di Udine e da Maragni di Milano che hanno ottimamente collaborato per la riuscita tecnica delle gare. Il dott. Cimini, V. Presidente Nazionale della FISI e membro della commissione tecnica nazionale del CSI ha avuto lusin­ ghiere parole di apprezzamento per l'opera di propaganda che il CSI svolge negli sport invernali in collaborazione con la FISI.

Tra le tante coppe ricordiamo quella messa in palio dalla Società Cer­ vino e dalla Scuola Militare Alpini di Aosta. Il Presidente della Giunta Regionale della Valle d’Aosta, rag. Mauro Bordon, ha inviato il seguente telegramma: « Impegnato da inderogabili impegni mio ufficio presenziare importante manifestazione organizzata da Centro Sportivo Italiano ringra­ ziando cortese gradito invito prego scusare mia forzata assenza. Formulo fervidi voti migliore riuscita manifestazione et porgo mio caloroso saluto autorità organizzatori et giovani atleti ».

Fondo 1. Romanin Narciso (Udine) 21’36"; 2. Carrara Lorenzo (Bergamo) 22’59"4; 3. Capitanio Claudio (Bergamo) 23'06"1; 4. Primus Bruno (Udine) 23’10"4; 5. Barluzzì Italo (Bergamo) 23'40”.

Slalom Speciale 1. Bellinghieri Martino (Bergamo) 66": 2. Ben Renato (Udine) 68"; 3. Arrigoni Ermanno (Lecco) 74”4; 4. Valas Mirko (Udine) 76"6; 5. Betineschi Flavio (Ber­ gamo) 77"9.

Slalom gigante 1. Battineschi Flavio (Bergamo) 1'05"2; 2. Lozza Alberto (Leccò) 1’07"8; 3. Arri­ goni Ermanno (Lecco) T09"00; 4. Pedroncelli Mauro (Como) 1’09"6; 5. Piussi Paolo (Udine) 1’09"7.

Staffetta 3x8 km.

1. Bergamo A. (Carrara L., Balduzzi C.. Capitanio) -Ih. 12'19"3; 2. Udine (Sot­ tocorona. Primus, Romanin) 1h. 12’31 "5: 3. Lecco (Arrigoni, Goretti, Combi) 1h. 18'32"7; 4. Bergamo B. (Biancino, Loca­ teli!. Saivani) 1h. 22'23”8: 5. Torino (Glo­ ria. Jachia, Benintendi) 1h. 38'24"5. CLASSIFICA PER COMITATI 1.

2. 3. 4. 5. 6.

BERGAMO UDINE LECCO TORINO REGGIO E. GORIZIA

Punti 334 • 322 • 322 193 90 • 45

A.N.

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tennistavolo noche sorpresi mi sconferme In alto, incontro di semifinale allievi tra Peterlini (Trieste) e Bisi (Modena); qui sotto, il campione uscente degli allievi, Guido Bisi di Modena, che quest’anno si è piazzato al terzo posto.

Trentasei allievi e sedici junioniores si sono ritrovati 1'11 aprile nel Palazzetto dello Sport di Pesa­ ro per la finale, nazionale di tennistavolo, quest’anno per la prima volta disputatasi separatamente dalla finale di corsa campestre, a voler sottolineare la serietà e l'im­ pegno di questo sport spesso sot­ tovalutato e mortificato da pregiu­ dizi. Arrivati a Pesaro in mattinata, nel primo pomeriggio i finalisti si sono presentati davanti ai giudici arbitri Cugno e Mochi. Alcuni ave­ vano nomi già ampiamente cono­ sciuti in campo nazionale ed erano, ovviamente, i favoriti: tra gli allie­ vi Bisi, campione uscente, Peter­ lini, Ballestin e Franchini; tra gli juniores Garuti, Venuti, Pesante ed il fiorentino Bosi, l’anno scorso secondo classificato tra gli allievi ed erede diretto dell’altro fiorenti­ no Malesci, ex campione naziona­ le juniores. L’attesa maggiore però era logi­ camente per coloro che per la prima volta si presentavano alla ribalta di una competizione di ca­ rattere nazionale, nella ricerca di indicazioni che facessero presagi­ re qualche interessante novità nell'impostazione tecnica del gio­ co; un'attesa che, come vedremo, andrà poi almeno parzialmente de­ lusa. Di scarso interesse gli incontri della prima serata, con tutti i fa­ voriti che passavano facilmente i turni. A vivacizzare l'atmosfera, in un vero plebiscito di simpatia, è stato Massimo Costantini, il PilJ


piccolo di tutti sia per il fisico che per l’età, rientrando a stento nei li­ miti della categoria allievi. Il ragaz­ zo di Ancona che quest’anno, alla sua prima apparizione tra gli allievi, ha vinto il titolo regionale, ha sa­ puto impegnare al limite della re­ sistenza fisica il vercellese Ma­ nnello, uno tra i finalisti atleticamente più dotati, soccombendo a lui solo di misura. Per Costantini, che gioca al tennistavolo già da tre anni ed appare tecnicamente ben dotato, c'è solo da attendere che maturi. Nella mattinata successiva so­ no incominciati, invece, gli incon­ tri decisivi. Tra gli juniores si tro­ vavano subito di fronte Stefano Bosi ed il triestino Venuti, senza dubbio : giocatori più interessanti della categoria. Il fiorentino attua un gioco mo­ derno, con palleggio liftato, lungo, un po’ veloce, che attende e prepa­ ra il colpo risolutore. Venuti inve­ ce ha le sue armi migliori nel ser­ vizio, molto potente, e in un gioco d’attacco basato sull'uso del drit­ to e del top spin. Al termine di tre tiratissime partite è riuscito ad avere la meglio Bosi che, dopo un inizio esitante, ha infilato con­ tinuamente l'avversario col rove­ scio, l’unico colpo che invece man­ ca al repertorio di Venuti. Si è trattato praticamente di una anticipazione della finale, in quan­ to Bruno Venuti vinceva poi il ta­ bellone inferiore ed i due si tro­ vavano nuovamente ai due lati del tavolo a contendersi il titolo. Que­ sta volta però il triestino accusava la fatica e Bosi, in due sole parti­ te, chiuse entrambe per 21-15, conquistava il titolo di campione juniores. Tra gli allievi la sorpresa si ve­ rificava nell’incontro Bisi-Songini. Contro il pescarese, un ottimo pal­ leggiatore dall’impostazione tradi­ zionale, il campione uscente, pur dotato di un gioco più vivace e completo, finiva con l'innervosirsi e, timoroso di concludere anche ie palle più facili, aveva il torto di accettare il palleggio dell’avversa­ rio, facendosi irretire dal suo gio­ co e trovandosi sconfitto, alla fine, per 22-20, 17-21, 21-19. Nella finalissima Songini doveva vedersela con l'altro favorito della vigilia, Alessandro Peterlini. Il triestino si guardava bene dal commettere lo stesso errore di Bisi ed imponeva invece il suo gioco più moderno e potente, sbarazzan­ dosi abbastanza facilmente dello avversario con 21-11, 21-12.

Sopra: il nuovo campione Italiano Juniores del CSI, Stefano Bosi di Firenze; a! centro: il campione allievi Alessandro Peterlini di Trieste; sotto: il più giovane degli allievi partecipanti, non ancora dodicenne, Massimo Costantini di Ancona.

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La vittoria di Peterlini e l'asse­ gnazione del titolo allievi conclu­ devano praticamente il campionato di Pesaro. Restava soltanto la ce­ rimonia della premiazione, con la distribuzione di coppe e medaglie da parte del Direttore Tecnico Na­ zionale, comm. Generoso Dattilo, ai primi tre classificati: Bosi, Venu­ ti e Garuti per gli juniores; Peter­ lini, Songini e Bisi per gli allievi. Due coppe speciali per gli atleti messisi maggiormente in evidenza per l’impegno e l’impostazione tec­ nica erano appannaggio rispettiva­ mente del fiorentino Silvestrini per la categoria allievi e del tarantino Campa per la categoria juniores. Conclusioni quasi scontate, dun­ que. Per il livello tecnico tre so­ cietà sono emerse su tutte: il <« Club Giovani Viola » di Firenze, il « Centro Giovanile Studenti » di Trieste e la « Città dei ragazzi » di Modena, società che, pur presen­ tando tutte molti elementi nuovi, hanno colto ugualmente significati­ vi piazzamenti, confermando la va­ lidità del loro vivaio e della impo­ stazione data al gioco dei loro ra­ gazzi, tutti palleggiatori d'attacco che, sfruttando al massimo la velo­ cità della racchetta in gommapiu­ ma, rendono più difficoltosa l'im­ postazione di difesa. I campionati di Pesaro hanno ribadito, in defini­ tiva, che nel gioco moderno la dife­ sa più valida si effettua attaccando. L’unica eccezione e, se vogliamo, l'unica sorpresa è venuta dal pe­ scarese Songini. Non tanto perché il ragazzo ha riproposto il palleg­ gio puro, quanto perché il suo terzo posto tra gli allievi, unitamente al premio speciale assegnato dalla giuria al tarantino Campa, ha por­ tato all’attenzione generale regioni che finora, per il tennistavolo, era­ no rimaste in ombra, lasciando sperare che non siano lontani i tempi in cui i vivai di Firenze, Trie­ ste e Modena non saranno più i soli a contendersi i campionati.

Andrea De Pascalis

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FINALI NAZIONALI ALLIEVI E JUNIORES DI TENNISTAVOLO DEL CSI PESARO 11-12 APRILE 1970 CATEGORIA ALLIEVI

Partecipanti: 1. Foglia Nicola (Pescara); 2. Soncini Enrico (Pescara); 3. Rizzuto Gio­ vanni (Cosenza); 4. Bellisario Giuseppe (Cosenza); 5. Del Gaudio Claudio (Napoli); 6. Franchini Roberto (Modena); 7. Bisi Guido (Modena); 8. Peterlini Alessandro (Trie­ ste); 9. Picotti Fabrizio (Gorizia); 10. Stella Antonio (Orte); 11. Foroni Maurizio (Magliano S.) ; 12. Ballestin Ulisse (Sanremo); 13. Zanfi Gabriele (Sanremo); 14. In­ delicato Nunzio (Milano); 15. Marone Alessandro (Como); 16. Pugliesi Ernesto (Po­ tenza); 17. Petraglia Giovanni (Potenza); 18. Costantini Massimo (Ancona); 19. Bellucci Fabrizio (Ancona); 20. Monti Federico (Novara); 21. Mannello Valerio (Vercelli); 22. Santacroce Giacinto (Conversano); 23. Cannone Pasquale (Molfetta); 24. Cuccù Carlo (Ales); 25. Durzu Roberto (Cagliari); 26. Torre Giovanni (Patti); 27. Vitale Alberto (Acireale); 28. Silvestrini Fabrizio (Firenze); 29. Alterini Massimiliano (Firen­ ze); 30. Lunelli Marco (Trento); 31. Pauselli Dante (Perugia); 32. Vecchietti Fabio (Foligno); 33. Grotto Franco (Vicenza); 34. De Lillo Luciano (Treviso). Assente Arienzo Giancarlo (Napoli). Non ammesso per irregolarità nel tesseramento Bettini Mauro (Trento). Classifica finale: 1. Peterlini Alessandro (Trieste); 2. Soncini Enrico (Pescara); 3. Bisi Guido (Modena); 4. Franchini Roberto (Modena); 5. Silvestrini Fabrizio (Firenze); 6. Ballestin Ulisse (Sanremo).

CATEGORIA JUNIORES Partecipanti: 1. Sconza Francesco (Cosenza); 2. Cuciniello Gennaro (Salerno); 3. Ga­ ruti William (Modena); 4. Venuti Bruno (Trieste); 5. Fosci Aldo (Orte); 6. Pesante Mario (Sanremo); 7. Pezzano Carmelo (Milano); 8. Nigro Raffaele (Melfi); 9. Palazzi Renzo (Ancona); 10. Campa Carlo (Taranto); 11. Girardi Antonio (Cagliari); 12. Panebianco Michele (Acireale); 13. Bosi Stefano (iFirenze); 14. Caliari Edy (Trento); 15. Orlacchio Quinto (Foligno); 16. Givani Gìvani Andrea (Vicenza). Assente Marchetti Marco (Novara).

Classifica finale: 1. Bosi Stefano (Firenze); 2. Venuti Bruno (Trieste); 3. Garuti William (Modena); 4. Pezzano Carmelo (Milano); 5.-6. Pesante Mario (Sanremo) e Campa Carlo (Taranto).

Il Direttore Tecnico Nazionale del CSI, Generoso Dattilo, Dattilo, consegna alle autorità inter­ venute delle targhe ricordo della manifestazione. Fra gli altri, si notano il Prefetto ed il Questore di Pesaro e Urbino.


la formula magica del club giovani viola L’anno scorso Stefano Malesci, quest’anno Stefa­ no Bosi, il titolo juniores CSI di tennistavolo è restato alla Società Club Giovani Viola di Firenze, che sembra in possesso di una formula magica per far vincere i propri ragazzi, e non solo nei campionati CSI se è vero che Bosi è stato, in due anni, il secondo atleta della società fiorentina a far parte della nazionale italiana ai campionati europei. Ma guardando più attentamente, ci si accorge che non c’è nessun segreto tecnico, nessuna magia, c'è soltanto una società ben organizzata che si dedica esclusivamente al tennistavolo in uno dei quartieri più tipici di Firenze, San Frediano. Alcuni anni fa a San Frediano, borgata di operai, impiegati e piccoli commercianti, esisteva soltanto un circolo parrocchiale, poco frequentato dai ragazzi che, con i genitori fuori casa per lavoro, preferivano giocare per le strade. Si decise perciò di fare attività sportiva. Si pensò naturalmente al calcio ma campi non ce ne erano, soldi nemmeno, c'erano invece i locali della parrocchia, ampi, vuoti, inutilizzati. Giorgio Barlazzi, uno dei dirigenti, maestro elementare, sapeva qual­ cosa di tennistavolo e ha suggerito l'idea di questo sport, firmando così l’atto di nascita del Club Giovani Viola di Firenze. Arrivarono i tavoli verdi e le racchette, arrivarono i primi ragazzi, fu impostata la vita della società. Da allora ogni sera dalle 6 alle 8, finiti i compiti di scuola, tutti a giocare sotto la guida del sig. Giorgio, poi, prima di andare via, tutti a spazzare i locali e a rimettere in ordine ogni cosa. Tre volte la settimana riunione per tutti. I ragazzi vengono divisi in gruppi, a seconda del­ l’età, ed insieme ai dirigenti discutono argomenti di attualità e problemi vari. Ma non basta, perché non si deve creare una frattura tra società e famiglia ed allo­ ra i dirigenti vanno in casa dei ragazzi per parlare con i genitori, per discutere con loro il modo migliore di im­ postare l'educazione dei loro giovani. Anche l’andamento scolastico dei « giovani viola » è seguito con attenzione. Spesso sono i dirigenti a consigliare ai ragazzi di frequentare meno la società e più la scuola. Se poi le cose vanno proprio male c'è sempre il sig. Barlazzi che, smesse le vesti di allena­ tore e dirigente riprende quelle di insegnante pronto ad impartire, naturalmente gratis, accurati doposcuola. In questo clima familiare è spuntato fuori, subito, il primo campione: Stefano Malesci. Ora gli iscritti so­ no 25 allievi, 10 juniores e 4 seniores. Medaglie e cop­ pe non si contano più. Se si chiede a Giorgio Barlazzi quale tecnica speciale insegna ai suoi ragazzi, rispon­ de: « Niente di speciale, lo del resto non sono un tec­ nico, l’esperienza me la sono fatta insieme ai ragazzi, migliorando con loro. Si segue lo sviluppo di un tor­ neo, e se ne discute dopo gli allenamenti. Vedendo giocare gli altri, imparano. La mìa parte consiste solo nell'impostazione iniziale, poi lascio ampia libertà. Ognuno ha le sue caratteristiche personali che io la­ scio liberi di seguire ». Del resto, man mano che alcuni elementi maturano, sono questi a fare da maestri ai più giovani. Così ha fatto, appunto, Malesci che, pur essendo ormai fuori categorìa CSI, continua a frequen-

Il Questore di Pesaro e Urbino consegna la Coppa della Banca Popolare Pesarese a Enrico Soncini, secondo classificato negli allievi.

tare la Società. Ed è alla sua scuola che si è formato Stefano Bosi, il neocampione juniores. Una volta Bosi giocava a ho­ ckey, poi si ruppe una gamba. Mentre era ingessato un amico lo portò al Club Giovani Viola e lì, con la gamba ingessata, incominciò a giocare a tennistavolo. Tolto il gesso, l'hockey fu messo da parte e restaro­ no solo la racchetta e la pallina. Il padre non voleva, gli diceva: « Ma che, Stefano, ti metti a fare ’esto gio­ chino? tu butti via le bistecche per gli ossi ». Poi arrivarono i risultati e i giornali di Firenze parlarono di quel ragazzo di S. Frediano che promette­ va bene nel tennistavolo. Nella bottega del signor Bosi qualche cliente arrivò col giornale aperto nelle pagine che parlavano del figlio e la diffidenza verso il « gio­ chino » cominciò a passare, per svanire poi del tutto con l’arrivo, nel 1969, del 2“ posto nel torneo nazionale di Novara e nei campionati CSI, del titolo italiano al­ lievi a squadre, del trofeo giovanile Samco per tutto l’insieme dei risultati. E poi tante altre vittorie in tor­ nei nazionali ed internazionali, fino a quello, ultimo. di Pesaro. Ora il signor Bosi è soddisfatto dell'attività del figlio. « Sa — dice — lo sport per lui è come una reli­ gione. In società frequenta buone compagnie, fa vita ordinata. Peccato che la scuola vada così così ». Gli rincresce proprio di averlo dovuto richiamare al do­ vere scolastico, di averlo dovuto chiamar da parte un giorno per dirgli « Stefano, mi sembra proprio che tu ti ubriachi di palline ». Ma in questo trimestre le cose vanno già meglio.

A.D.P.

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"’S


Le esigenze di razionalizzazione della società tecnologica e quelle di programmazione del nuovo Stato industriale si scontrano in maniera sempre più aperta e incandescente con la richiesta popolare di evidenziare il valore e il ruolo dell’uomo nel processo di sviluppo. Si tratta allora di saper cogliere l'occasione delle regioni per creare lo spazio ad iniziative di autogoverno, recependo e sfruttando in questo senso la spinta di idee, vocazioni ed energie che può venire da tutte le preziose esperienze del libero associazionismo.

E’ ormai un luogo comune che i mutamenti provo­ cati dalla tecnologia moderna sottopongono a dure pro­ ve la vita dell'uomo, le sue concezioni del bene perso­ nale e comune. Le caratteristiche principali di quella che alcuni sociologi chiamano l'incipiente società tecnologica o post-industriale, sembrano essere due: 1) un ethos pro­ grammatone congiunto al crescente impiego delle cono­ scenze e metodologie scientifiche nel campo ammini­ strativo, politico e sociale; 2) una tendenza verso l’in­ cremento del consumo pubblico piuttosto che privato e quindi la riduzione dell’importanza del meccanismo del mercato. I due fenomeni sono evidentemente inter­ connessi. Due sembrano essere anche i problemi più gravi in questo nuovo contesto della dinamica sociale. In primo luogo, c'è il contrasto fra l’incremento del consumo pubblico ed il crescente divario fra gli standards di vita e le aspettative sollecitate dall’espansio­ ne continua dei consumi privati e la mancata od insuf­ ficiente soddisfazione dei bisogni collettivi. I problemi della casa, dell’educazione, della sanità e sicurezza so­ ciale, del traffico, della degradazione dell’ambiente e della rottura degli equilibri ecologici della natura, met­ tono in questione l’efficienza dello Stato ed inducono molti scienziati a porsi la domanda se questo tipo di progresso tecnico-economico non stia creando proble­ mi più formidabili di quelli che promette di risolvere. In secondo luogo, c'è il contrasto sempre più ac­ centuato fra lo sviluppo caratteristico delle moderne istituzioni (ivi compreso lo Stato) in quanto organizza­ zioni e l’indirizzo della nuova ideologia politica, nel senso più lato del termine, che riflette la domanda di una cittadinanza non di secondo grado, o comunque più sostanziale, da parte di strati sempre più larghi della popolazione e soprattutto dei giovani. Da un lato, infatti, lo Stato, il governo locale della metropoli, la grande azienda, lo stesso partito politico, esibiscono tutti egualmente, seppure a gradi diversi, l’intensifica­ zione di un processo di razionalizzazione caratterizza­ to da elementi di controllo centralizzato delle infor­ mazioni, di gerarchizzazione e divisione del lavoro per funzioni ed obbiettivi parcellari. Dall'altro lato, invece, la « contestazione » ha il suo comun denominatore più incisivo nella messa in discussione dei modelli autori­ tari di classificazione dei valori e di assegnazione del­ le responsabilità reali di direzione dei processi sociali dello sviluppo. Non c’è dubbio che il momento di verità della « contestazione » è la rivendicazione sistematica della auto-direzione. Seppure a livelli assai difformi di consa­ pevolezza culturale e non senza equivoci e contraddi­ zioni, si sta sprigionando una richiesta generazionale

carica di tensioni morali e politiche veramente brucian­ ti, le quali non possono sorprendere quanti vivono tra i giovani e si riconoscono nella concezione dell'autonormatività della persona in quanto unico soggetto au­ tentico della storia. Questo è il fuoco vivo che ha reso incandescenti parole altrimenti facilmente manipolabili come « parte­ cipazione », « autogestione », « democrazia diretta », etc. Bisogna illudersi, o volere illudere, per sostenere che questo fuoco possa essere, se non spento, almeno incapsulato od emarginato da quella strategia razionalizzatrice che punta all’estensione della logica mana­ geriale dell’efficienza strumentale, dalla grande azien­ da neocapitalista a tutte le altre strutture del siste­ ma sociale. La riforma dell’organizzazione burocratica dello Stato, da uno Stato che si limita a far fare ad uno Stato che vuole e sa anche fare, non può essere un fatto esclusivamente burocratico, a meno di non volere ri­ nunciare alla democrazia come principio ideale e me­ todo di governo. Il nuovo •< Stato industriale », descritto da Galbraith, ha da vincere, nel nostro Paese, le resistenze del vecchio Stato ormai trasformato, da arbitro impar­ ziale dei conflitti (e cioè custode delle diseguaglianze di potere e ricchezza), in una componente fra le altre del conflitto sociale caratterizzato dalla contrapposizio­ ne del « potere politico » al « potere economico », al » potere sindacale », al « potere universitario » e così via, come in una sorta di nuova frantumazione feudale. Ma la realizzazione dello « Stato industriale » co­ me tale, vale a dire l’adeguazione dell'organizzazione burocratica dello Stato al modello tecnocratico della grande impresa oligopolista, non è certo un obbiettivo sufficiente e rassicurante. Non si possono confondere le ragioni della politica con quelle dell’economia e cre­ dere che quella economica sia l'unica logica dell'effi­ cienza. Prendere un abbaglio in questo senso, può vo­ ler dire gettare le premesse per una distorsione dei valori ed un aggravamento delle tensioni sociali ancor maggiori che quelli imputabili alla prima rivoluzione industriale. Gli uomini sono creature intelligenti ed emotive che hanno bisogno di uno scopo nella vita. Il perse­ guimento di scopi individualistici è però fatalmente autodistruttivo, in quanto genera conflitti sempre più gravi e rende ognuno strumento d’ogni altro. Ma il per­ seguimento di scopi autenticamente sociali implica la soluzione del problema etico e politico dell'autoritàlibertà e della pace civile, ciò che per la dottrina cri­ stiana presuppone il valore della comunità, intesa come

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► finalizzazione dell'impegno personale nel servizio al bene comune. Ponendosi di fronte alla società italiana degli anni '70, gli imprenditori hanno detto (stando al rapporto della « Commissione Pirelli ») di aver preso coscienza di un loro specifico compito di innovazione (la trasfor­ mazione in fatto economico e sociale del ritrovato scientifico e tecnologico) e di voler porre questa loro » vocazione professionale » al servizio di un processo di sviluppo « globale >• della società. Ma questa offer­ ta di un contributo può, indipendentemente dalle inten­ zioni, trasformarsi in una pericolosa prevaricazione, qualora la classe politica non sappia riaffermare vali­ damente il proprio titolo alla definizione degli obbiet­ tivi, alla direzione ed al controllo del processo di svi­ luppo « globale ». La vera sfida degli anni ’70 è questa. La capacità della classe politica di aprire veramente al popolo, di andare incontro alla nuova domanda politica di citta­ dinanza effettiva. La capacità di tutti i gruppi sociali di recuperare la dimensione politica del servizio alla comunità. La capacità d’ogni centro autonomo di vita associativa di sapere, a misura del proprio campo d'in­ teresse ed attività, cogliere l'aspetto generale e quin­ di la rilevanza comunitaria e politica delle sue iniziati­ ve ed esperienze. In altri termini, si tratta, ad esempio, di sapere co­ gliere l'occasione delle regioni e della programmazio­ ne: per rinnovare la vita interna dei partiti; per crea­ re lo spazio ad iniziative di autogoverno in relazione alla gestione locale di servizi sociali; per recepire e sfruttare in questo senso la spinta di idee, vocazioni ed energie che può venire da tutte le preziose espe­ rienze del libero associazionismo, il quale va favorito ed incoraggiato in tutti i campi. Insistiamo su questo ultimo punto nella profonda convinzione che il libero associazionismo rappresenta uno dei veicoli più basi­ lari dell'attivazione comunitaria e dell'alimentazione dell'iniziativa dal basso in tutti i settori della vita so­ ciale, nessuno dei quali è meno essenziale degli altri se per sviluppo « globale » correttamente si intende sviluppo finalizzato alla piena ed armoniosa valorizza-

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zione di tutte le potenzialità della persona nella inte­ grità del suo essere. Ciò non esclude ed anzi rende possibile la rea­ lizzazione di un'efficienza, che non è però commisu­ rata alla logica esclusiva della scarsità e del profitto, ma ad una logica che include nel proprio calcolo anche la ricchezza interiore dell’uomo ed il senso naturale della legge di giustizia reciproca, del debito verso la comune umanità. Solo questo tipo di efficienza potrà sperare di rendere disponibili per fini di autentica ci­ viltà le grandi realizzazioni della scienza e del lavoro umano, laddove l'efficienza tecnocratica ha da render conto dell’aumento della fame nel mondo e del suici­ dio morale dell’occidente. Una tale efficienza, comprensiva anche dei valori non-economici, implica al limite uno Stato democrati­ co interamente organizzato sulla base della messa a disposizione dei servizi indispensabili al pieno svilup­ po dei bisogni, ed alla migliore realizzazione delle ini­ ziative, dei cittadini liberamente associati. Questa può sembrare una mèta troppo ambiziosa, eppure sarebbe l’unica veramente adeguata all'ormai prevedibile svi­ luppo della scienza e della tecnologia. E’ quindi oppor­ tuno non considerarla un'utopia, ma un obbiettivo che, per quanto oggi ancora lontano, è il solo capace di farci discriminare tra una politica di vero progresso ed una politica che sacrifica pericolosamente le ragio­ ni di libertà di tutti al benessere sempre meno sicuro di pochi. Nulla è più illusorio che credere di potere affidare agli egoismi il compito di potere realizzare la giustizia, alla tirannide quello di produrre la liber­ tà, alla preparazione della guerra quello di assicura­ re la pace. La Pacem in terris aveva acceso le più grandi spe­ ranze degli anni '60. Molte di quelle speranze sono an­ date sanguinosamente deluse, ma quel mirabile mes­ saggio resta alla base anche d’ogni autentico impe­ gno civile per gli anni '70.

Gianni Giannotti


un bel giorno lo società sportiva scopre ieoiocrazia ...e si fanno le eiezioni. L'entusiasmo deila scoperta è tale da far illudere facilmente che basti questo semplice salto strutturale per risolvere d’un coipo i problemi dell’educazione neiìo sport, dei rapporti fra generazioni e della vitalità stessa delia società sportiva.

E' inutile negarlo o fare della fa­ cile ironia. Ci sono dirigenti di so­ cietà sportive che seguono e s’in­ teressano appassionatamente non solo di ciò che nello sport si evol­ ve sul piano tecnico, ma anche di ciò che si muove e si evolve nel mondo, e in quello giovanile in particolare. Questo interesse, questo essere in sintonia con l’evoluzione del mondo, unito al desiderio e alla tensione di esercitare la propria funzione in modo tale che lo sport sia un fatto educativo e culturale e non un archivio di coppe e meda­ glie. spinge questi dirigenti alla trasformazione delle società spor­ tive di cui hanno la responsabilità. Essi ormai negano risolutamente ogni forma di autoritarismo perché sanno bene, e hanno avuto occa­ sione di sperimentarlo più volte, che l’autoritarismo non fa l’educa­ zione, non crea un processo cultu­ rale di sviluppo umano; anzi ne è il contrario, è come un diaframma che impedisce il passaggio di valo­ ri tra le persone. E allora a forza di pensare e ri­ pensare, discutere e dibattere, fa­ re e rifare esperimenti, questi diri­ genti sono arrivati alla conclusio­ ne che non si può più concepire una società sportiva che sia guida­ ta dall’alto e i cui dirigenti siano tali per un'investitura indiscutibile e perenne. Il frutto di tante riunioni e di tanta fatica è che, finalmente, essi danno una struttura democratica alla propria società. — Bella scoperta! dirà qualcu­ no. Questa gente arriva adesso a

scoprire che in una struttura de­ mocratica è più facile condurre un discorso autenticamente educati­ vo e che questo non avviene in una struttura che non sia democratica! Ma chi parla in questo modo è senz'altro qualcuno che non cono­ sce cos’è e com'è strutturato il mondo sportivo oggi. Per cui non c'è che da ammirare quelle società che sono giunte a queste conclusioni. Esse rappre­ sentano realmente qualcosa di nuovo nel mondo sportivo; esse in­ novano realmente il modo e i mez­ zi con cui fare dello sport. Se però questi dirigenti illumi­ nati credono d’aver risolto ogni problema, s’illudono ancora una volta. (E la tentazione di credere d’aver risolto tutto cambiando la struttura è una delle tentazioni più facili e seducenti). Non c'è niente come la scoperta di un modo nuovo di strutturare la società che illuda gli uomini, an­ che i più preparati e lucidi. Tanto per fare un esempio, che colpirà soprattutto le persone che appartengono alla generazione dei quarantenni e più, per capire cosa si vuol dire. Gli uomini di questa generazione ricordano bene quale sia stato il fervore di discussioni, quante e quali siano state le spe­ ranze di coloro che hanno costruito la democrazia in Italia negli anni dell'immediato dopoguerra, dopo la esperienza della dittatura fasci­ sta. Ora, gli uomini di questa ge­ nerazione che hanno respirato quell’aria, oggi, a venticinque anni

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► di distanza, non sono certo meno amareggiati e disillusi dei giovani nel constatare la realtà di un certo tipo di democrazia che si vive nel Paese. Altrettanto può capitare ai diri­ genti di una società sportiva che arrivano a scoprire il valore della democrazia nell'educazione e nel­ lo sport. L’entusiasmo della sco­ perta è tale da far illudere facil­ mente, da far pensare che questo salto strutturale sia sufficiente a risolvere sia il problema educativo sia il problema dei rapporti tra ge­ nerazioni, sia anche il problema della vitalità della società stessa. Basterà osservare anche un solo dato di cui, in un primo momento, può sfuggire il significato. Ecco un esempio: in una società che si vie­ ne ristrutturando secondo criteri di democraticità, la prima cosa che si pensa di realizzare sono le ele­ zioni dei quadri dirigenti. Guarda caso, il più delle volte sono i diri­ genti di prima che vengono ricon­ fermati al loro posto dal consenso « popolare ». E questo anche se non vengono fatte « pastette » di sorta. Inoltre, gli eventuali nuovi dirigenti, che non facevano parte dei precedenti quadri, sono quasi sempre una piccola minoranza e vanno ad occupare posti margi­ nali. Che cosa significa? Significa, in in pratica, che in un sistema di de­ mocrazia elettorale non è detto che la « base » esprima qualcosa di nuovo, che abbia la capacità di innovare. Questo o per mancanza di fantasia o perché la « base », per sfiducia in se stessa, non vede a chi dare fiducia e responsabilità al di fuori del gruppo che da sempre ha retto le sorti della società stessa. Questo fa sì che tutto proceda come prima o, in un certo senso, peggio di prima. Infatti quei diri­ genti, nella realtà obiettiva delle cose, continueranno a portare avanti il loro discorso e di conte­ nuti e organizzativo come aveva­ no sempre fatto e, in più, si senti­ ranno rassicurati ed appoggiati in quest’opera da un consenso della « base » che prima non avevano. Si dice questo non per accusare di malizia quei dirigenti; la loro opera, infatti, è onesta e priva di secondi fini. E' la realtà delle cose che molto spesso conduce cosi gli avvenimenti. E’ però altrettanto certo che quando è la realtà delle cose che conduce la storia di una società (sportiva>o globale che sia) e non sono gli uomini, invece, a condurre le cose,:,non si ha un au-

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tentico discorso di sviluppo umano e, quindi, educativo.

Chi, a questo punto, credesse di poter affermare che la democrazia non serve a niente dice una cosa talmente madornale che non vai la pena neanche di prendere in consi­ derazione. Ma dice una cosa altret­ tanto sballata chi pensa di risol­ vere il problema della propria so­ cietà dandogli una struttura demo­ cratica. La struttura, infatti, è uno strumento e tale resta. Esso diven­ ta una cosa concreta solo nel mo­ mento in cui è usato dalla perso­ na; e, ancora, quando la persona lo può usare per quello che real­ mente esso è. La democraticità, infatti, può es­ sere molto utile per trasformare un gruppo informale in una comu­ nità di persone. Ma può essere an­ che, in qualche modo, una cosa che non fa, non costruisce una comu­ nità: lascia gli uomini nella stessa condizione.

Ecco perché non bisogna illuder­ si quando si trovano modelli nuo­ vi o nuove strutture di gruppo. Bi­ sogna essere sempre giudici luci­ di delle cose e degli strumenti. Lo strumento, infatti, per lucido e per­ fezionato che sia può condizionare la condotta dell'uomo ma non farlo libero. Lo strumento, la struttura, dev’essere sempre guidata dall’uomo, da tutti gli uomini che fanno parte di un gruppo. Solo allora sa­ rà utilizzata per quello che è e per quello che vale. Altrimenti è un mito, un idolo a cui si può arrivare a sacrificare libertà, personalità, creatività. In pratica, si può giun­ gere a costruire un nuovo nemico della comunità.

Paolo Andreoli


Nella pallavolo, più che in ogni altro sport, il risultato è sempre frutto del « collettivo ». Ciononostante esistono e sono necessarie le specializzazioni. Qual è il loro ruolo e come si può costruire un « atleta » nei processo di specializzazione?

tecnica e didattica de e specializzazioni ne a pallavolo Cominciamo col dire che non è solo questione di altezza. Intendo dire che non è sempre vero che il piccoletto deve fare l'alzatore e che quello alto deve fare lo schiacciatore, quasi che solo una caratteristi­ ca fisica praticamente immutabile come l’altezza do­ vesse necessariamente determinare il ruolo di un pallavolista. Sarebbe come dire, in pratica, che i meno dotati fisicamente devono ripiegare su ruoli o com­ piti di secondaria importanza mentre ai più dotati è concesso un ruolo più ambito. Cominciamo perciò con lo stabilire questo: i ruo­ li della pallavolo sono equivalenti e contribuiscono nel­ la stessa misura al risultato, essendo quest’ultimo sempre conseguente all’opera di tutto il « collettivo ». Maggiormente vero questo se si pensa che nella palla­ volo non esiste la possibilità di ricoprire in campo sempre la stessa posizione — o ruolo — e che comun­ que un atleta non può degnamente inserirsi nel gioco se non è in possesso di tutti i fondamentali. Perché allora — si domanda — si differenziano gli alzatori dagli schiacciatori? e perché ogni schema di attacco prevede con precisione questi compiti diffe­ renziati? Intanto lo schema indica i compiti dei gioca­ tori senza esigere che debbano essere sempre gli stessi atleti a ricoprire tali incarichi, lasciando così aperta la porta ad una universalità tecnica alla quale il gioco tende per sua natura e per le sue intrinseche caratteristiche; poi lo schema base — anche se voles­ se esasperare la specializzazione — non potrà mai evitare di prevedere quelle varianti che comunque ob­ bligherebbero, per esempio, uno schiacciatore a fare una alzata o un alzatore a concludere una azione d’at­ tacco. Cioè si può dire che le specializzazioni — im­ poste dall’economia di un risultato da conseguire — non possono comunque impedire una costante ricerca di completezza tecnica. Premesso questo, è vero però che esiste un’altra esigenza di base da rispettare: ogni atleta è diverso da un altro ed è doveroso favorire le caratteristiche naturali di ciascuno potenziando certe attitudini senza annullare l'individuo alla ricerca di un « collettivo » fatto da sei atleti « uguali ». La collettività della squadra nasce invece' dall'affiatamento dei singoli che ha, alla base, il profondo

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► rispetto della personalità di ognuno. Così l’allenatore ha fondamentalmente due strade da percorrere paral­ lelamente e contemporaneamente: insegnare tutto a tutti e specializzare i singoli secondo attitudini na­ turali. E qui si inserisce un altro discorso: fino a che punto nel processo di specializzazione si può « costrui­ re » un atleta? E’ cioè possibile che il ragazzo venga plasmato giorno per giorno perché diventi, poniamo, un alzatore senza che a questo compito il ragazzo sia naturalmente portato? La risposta appare talmente ov­ via che sembra quasi sciocco porre il quesito e infatti non lo si porrebbe se non risultasse vera una cosa: che troppe volte tra allenatore e atleta non esiste una identità di vedute sulla scelta da fare in base alle reali capacità e troppe volte un allenatore, ritenendo troppo presto di aver capito un ragazzo, è incapace di ren­ dersi conto dell’evoluzione a cui l’atleta è sottoposto finendo col soffocarne le naturali predisposizioni. In compenso queste famose specializzazioni, que­ sti « tipi » di atleti, sono fondamentalmente due soli: l’alzatore e lo schiacciatore, così definiti in funzione dei loro compiti di attacco, ma aventi generalmente un conseguente impiego differenziato anche nella fase di ricezione di battuta. Più difficile invece creare un pa­ rallelo con il loro impiego in fase di difesa: non è detto infatti che sia lo schiacciatore il più efficace a muro e l'altro — l’alzatore — il più bravo in copertura o di­ fesa a terra. Oltretutto può essere più difficile scam­ biarsi con tempestività ed efficacia le posizioni in cam­ po e bisogna anche tenere presente il problema cen­ trale di ogni difesa: la scelta del giocatore che nella posizione di centro-avanti deve guidare il muro (un atleta che deve essere mobile, intelligente, sufficientemente alto, prontissimo di riflessi: forse l'unico vero « universale »). Partiamo in ogni modo da questi nostri tipi fon­ damentali — alzatori e schiacciatori — e cerchiamo di studiare in che cosa si deve differenziare la loro prepa­ razione, quali siano cioè gli accorgimenti didattici da seguire perché la specializzazione avvenga nel rispetto delia universalità tecnica. Consideriamo le loro carat­ teristiche: l’alzatore è il tipo riflessivo, ben coordinato,

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capace di valutale ogni azione, portato per sua natura a servire i compagni, a trovare soddisfazione nella co­ struzione di un gioco, dotato di aggressività media, sensibile anche al lato estetico del gioco, non eccel­ lente nell'elevazione, capace di divertirsi e trovare sod­ disfazione rimanendo quasi in ombra, conscio della pro­ pria importanza ma modesto nei suoi atteggiamenti esi­ bizionistici, sufficientemente razionale, buon trascina­ tore dei propri compagni, scarsamente emotivo. Una serie di doti fisico-morali che costituiscono il suo ba­ gaglio e che determinano il suo comportamento in campo. Di contro lo schiacciatore si distinguerà subito per la sua aggressività, per l'indispensabile elevazione, per il desiderio di primeggiare in maniera aperta, ap­ pariscente; per la sua capacità di « caricarsi » progres­ sivamente entusiasmandosi al suono delle sue stesse schiacciate, per il suo morale meno solido, più facile ad afflosciarsi, per la discontinuità del suo rendimen­ to, spesso legato al ritmo della partita; quasi sempre più nervoso o comunque meno controllato, come capita a chi è chiamato costantemente a una prova senza appello: tale infatti il terzo tocco. Anche questo un bagaglio fisico e morale sul qua­ le un allenatore deve far leva per garantire sì il rendi­ mento della squadra, ma soprattutto per forgiare — attraverso la preparazione — un carattere più maturo, completo, tale da fare del ragazzo un uomo. prisco (continua)

SEGNALATECELI VOI E’ in preparazione il nuovo annuario « CSI 71 ». Preghiamo tutti i nostri dirigenti di volerci inviare quanto prima i nominativi degli AZZURRI usciti dalle file del CSI, che ancora non sono inclusi nell'elenco pubblicato sulla ultima edizione della nostra agenda. Insieme ai nominativi, preghiamo di precisare anche i dati essenziali della loro carriera sportiva.


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Fulvio Bernardini un gentiluomo nella ninnola Fulvio Bernardini sta portando a termine il suo annuale prodigio. Sono ormai cinque anni consecuti­ vi che la Sampdoria, data per spac­ ciata a metà campionato, conqui­ sta la sua permanenza in serie A con un finale di campionato spet­ tacoloso. E' diventato quasi un mo­ tivo ricorrente: quando tutto sem­ bra perduto, zac, ecco che il pre­ stigiatore Bernardini cava fuori dal cilindro risultati a sensazione e il gioco è fatto. Quale è il segreto di Fulvio? E’ tanto semplice da sembrare incre­ dibile. Egli sa di avere fra le mani una formazione dalle limitate ca­ pacità tecniche. E allora ne rispar­ mia saggiamente le energìe. Al momento opportuno, al primo sole della primavera, chi ha dato trop­ po comincia a pagare. La Sampdo­ ria, condotta al risparmio, esplode e si mette a correre. Molti altri sono fermi e vengono sorpassati. Ecco tutto.

Dietro questa condotta elemen­ tare ci sono dei valori morali che rendono sempre possibile il ri­ schio calcolato. Per esempio, Ber­ nardini con la sua saggezza, veglia perché la situazione difficile di classifica non si trasformi in crisi aperta. I giocatori non si lasciano andare, non cedono al pessimismo, perché il loro tecnico lavora sul loro morale, sulla loro fiducia nel­ la riscossa. Poi Fulvio sa sceglie­ re il momento esatto per cambiare il passo. Non è mai troppo preco­ ce questo scatto: infatti la squa­ dra raggiunge l'obiettivo con rela­ tiva tranquillità e non giunge ai nastri trafelata. E non è viceversa mai troppo tardivo: il terreno vie­ ne recuperato con un margine di tempo utile. In questo suo muove­ re le carte, Fulvio Bernardini è più filosofo di Scopigno e più Mago di Helenio Herrera. E’ uomo profon­ damente cosciente delle sue pos­ sibilità: quando ha avuto fra le

mani un complesso di grande va­ lore, lo ha portato allo scudetto. Quando guida una società dalle possibilità limitate, pensa al pro­ gramma minimo: la permanenza in serie A. Lo dicono sognatore, e invece mostra di avere i piedi ben saldi sulla terra. La sua figura emana un fascino particolare: sembra distaccato e lontano. Invece ama il suo mestie­ re come pochi. E lo onora con per­ fetta onestà. Nella scorsa estate fu avvicinato da plenipotenziari di una grande società piemontese, in possesso di assegni firmati, senza indicata la cifra. Lo volevano a tut­ ti i costi. Ma Fulvio non si mosse da Genova. Perché aveva dato la parola al presidente della Sampdo­ ria, tanto tempo prima. Forse il Presidente nemmeno se lo ricor­ dava più. In un mondo nel quale ci si aggira indifesi come in una giungla, c’è qualcuno che agisce secondo una parola di gentiluomo. Ha rifiutato quell’assegno, Bernar­ dini (e chissà quanti altri non ne sappiamo, perché non ama parla­ re dei suoi fatti) ed è rimasto l'al­ lenatore meno pagato della serie A. Perché è un poeta, innamorato del gioco del calcio, dello sport e della vita. Le sue squadre giocano bene, anche quando perdono, esco­ no dallo stadio fra gli applausi. Giocava bene la Fiorentina di Julinho e Montuori e vinse lo scu­ detto. Gioca bene la sua Sampdo­ ria di Frustalupi e Benetti e si sal­ va dalla retrocessione. Sempre nel­ la assoluta correttezza e nel ri­ spetto dell’avversario e del pub­ blico. Fulvio Bernardini, da 50 anni al­ la ribalta della scena calcistica italiana: mai uno scandalo, un fat­ to negativo che possa essergli di­ rettamente imputato. Giocatore, giornalista, marito, padre, allena­ tore: sempre un uomo modesto ed onesto. Tanto che i suoi colleghi allenatori, costretti ad una elezio­ ne, lo hanno indicato unanimi co­ me loro rappresentante. Ricono­ scendo apertamente di vedere in lui un modello morale e professio­ nale. Purtroppo così poco seguito e imitato.

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la line dei ritiri co leeiali In vista dei campionati mondiali di calcio, che sono ormai quasi al­ le porte, si è accesa fra i giocatori delle varie nazionali una specie di tacita gara per scoraggiare i pro­ pri dirigenti affinché abbandonino il più possibile l’idea di indire lun­ ghi allenamenti « collegiali » pre­ ventivi. E dire che la ormai arcino­ ta alta quota della capitale messi­ cana richiede da ogni ragionevole atleta un certo periodo di ambien­ tazione! « Ambientazione si, ma raduni preparatori no (o il meno possibi­ le) »! Questo è il pensiero, in ma­ teria, della maggior parte dei cal­ ciatori. Un altro degli idoli » di un tempo, dunque, il taumaturgico » raduno collegiale », detto stuc­ chevolmente dai corrispondenti provinciali « buen retiro », sta per tramontare. Nessuno vuol più chiudersi in collegio: nessuno ama più trascor­ rere lunghe ore giocando assurde e interminabili «mani» di scala quaranta o di tresette, nessuno vuol più passeggiare coi compagni nel clima salutare dei boschi. Si può pensare che questo stato d’animo sia frutto della inclinazio­ ne moderna a cercare ogni libertà possibile, della tendenza, anche, a scansare ogni forma di sacrificio. Può esser vero, in parte. Certo, non è vero nella maggio­ ranza dei casi. Si tratta, invece, a nostro avvi­ so, di una evoluzione, positiva, del concetto « sportivo ». Lo sport diviene sempre di più una libera scelta. Si pratica lo sport per due moti­ vi: o per professione o per diletto. Nel primo caso, una evoluzione, sia pur lenta, della coscienza e del­ la educazione culturale e civica de­ gli atleti professionisti, porta co­ storo a considerare veramente la pratica atletica come un lavoro

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(qual è), con tutte le conseguenze di serietà e di impegno che una at­ tività professionale esige. Non v’è finiva per smontare completamente quindi bisogno di affidarsi a custodi esterni per garantire a se stessi una condotta di vita consona alle esigenze di un atleta « che lavo­ ra ». Questi professionisti — è vero — sono, come uomini, dei giovani, dei ragazzi; ma molti, i più, hanno già responsabilità familiari, sono « capi famiglia ». Inoltre, il livello di responsabilità dei giovani pare, malgrado le follie aberranti di una minoranza, sempre più consistente e degno di fiducia. Se poi consideriamo il secondo caso, cioè coloro che seguono lo sport dilettantisticamente, per ele-

zione, è semplicemente assurdo che, al tempo stesso, uno possa scegliere liberamente una forma di vita sportiva e contemporanea­ mente darsi ai bagordi. In altri termini, il « ritiro colle­ giale lungo » appartiene a un tipo di società coercitiva e paternalisti­ ca che viene superato in ogni set­ tore; era un demandare ad altri, ad una autorità impositoria esterna, l’esercizio di un intimo diritto-do­ vere, cioè quello di regolarsi se­ condo la propria coscienza etico­ sportiva. In parole povere, era un dire: « lo sono un animale incapace di dominare i miei istinti; pertanto chiudimi, o custode-allenatore, nella gabbia, e io sarò puro e forte! ».


Una virtù da serraglio, insomma. Molti cultori di psicologia, per di più, hanno efficacemente sotto­ lineato che il vivere a lungo isolati dal mondo, con la eterna compa­ gnia delle stesse persone dedite alla stessa attività, pensando a nul­ la per tante ore — il che equivale, invece, essendo l'uomo essere pensante, a concentrarsi nella os­ sessione della gara imminente, — quella complessa macchina psichi­ ca che è l'atleta in procinto di dar prova di sé, alla vigilia di un « ap­ puntamento >> significativo. Anche qui, non bisogna però esa­ gerare: una giornata di raccogli­ mento, di aria nuova, di « conven­ to », può essere più che salutare, proprio per dare un « taglio » net­ to nell’aria che si respira ogni giorno. Può costituire e una frustata psi­ cologica « nuova » e un raccogli­ mento necessario per concentrarsi, avanti della prova, come fa il sal­ tatore prima della rincorsa. Ma questo « ritiro » breve, di vi­ gilia, appartiene ad un altro ordine di concetti: si entra nel piano del­ la « carica » psicologica, del far sentire all'atleta, tirandolo un mo­ mento fuori dal suo ambiente quo­ tidiano, quanto sia importante la meta che è imminente, di fronte a lui. Nel caso del Messico, si trat­ ta, con qualche giornata in più, di rispondere all'esigenza dell’acclimatamento. Non si tratta più, insomma del « ritiro » imposto per condurre vi­ ta regolata ed « onesta ». Questo tipo di « galera d’oro », nessuno vuol più praticarlo, anche se taluni club lo impongono per legge di contrasto. Ci potranno essere conservatori capaci di dedurre da questo che, anche nello sport, i costumi van­ no allentando le maglie: ci saran­ no progressisti pronti a trarre la constatazione che, anche nello sport, la dignità umana si afferma, rivendicando all’individuo il diritto all’autoregolazione dei propri atti, secondo coscienza. La realtà è una: i « lunghi ritiri » sono sempre più boicottati dagli atleti. E le società che li hanno posti in disuso (vedi Cagliari) si sono trovate bene, con giocatori in forma e pieni di « grinta », senza complessi, rancori, frustazioni.

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■■ ■■ EUHI = ■! BrtHH LA SPIRALE DELLA VIOLENZA Non vi è persona ragionevole, di fronte al proditoro assassinio dell'ambasciatore tedesco von Spreti in Guatemala, che senta In coscienza di poter giustificare l’operato delle forze armate ribelli, macchiatesi di un crimine inutile quanto dannoso per la loro stessa causa. I problemi dell'America Latina non si risolvono con la violenza, anche se questo è tut­ tora il rimedio in cui credono troppi governanti e politici di laggiù, assuefatti ormai da decenni al ■ golpe » ed al sangue delle rivoluzioni. La violenza dei guerriglieri, tuttavia, è parte di un clima di violenza più vasto e determinante, di cui i governi in carica sono spesso i massimi responsabili. Quando non si vogliono risolvere — se non in facili af­ fermazioni di demagogia verbale — le questioni più elementari di giustizia sociale e di libera vita democratica di paesi che da secoli hanno conosciuto soltanto miseria e soprusi, ci si accolla, anche se lo si nega perentoriamente, la vera responsabilità di aver messo in moto l’inarrestabile spirale della violenza e dell'odio. Come non definire violenza la enorme ricchezza di poche famiglie che da sole tengono i quattro quinti delle terre col­ tivate, o i trusts finanziari che controllano tutte le risorse estrattive, o lo strapotere delle caste militari, o il sistematico ricorso a governi dittatoriali che profondono tesori in polizie sempre più perfezionate ed onnipotenti? Come non evitare l'odio quando soltanto chi è al potere ha il diritto di esprimere le proprie opinioni e sancisce questo suo arbi­ trario diritto incarcerando, torturando ed eliminando fisicamente tutti coloro che quelle opinioni non condividono? Senza voler minimamente approvare — ripeto — i crimini della guerriglia, è elementare giustizia ricordare tutto ciò agli immemori ed ai superficiali che ci passano accanto. Troppi avvenimenti mondiali del momento hanno il marchio d'origine dell'egoismo, dell'odio e della violenza anche quando s'ammantano d'etichette religiose (Irlanda), razziali (Medio Oriente), d’ordine nazionale (Grecia), ideologico (Cecoslovac­ chia) o di sicurezza strategica (Vietnam e Cambogia), per fare alcuni, incompleti esempi. Ed è triste scoprire da una recentissima inchiesta DOXA, che nella beata Italia il 63,7 per cento degli uomini ed il 67,6 delle donne darebbe volentieri i pieni poteri ad un dittatore. Quanto poco stimiamo la libertà, del cui nome tutti i giorni abbiamo piena la bocca!

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DIECIMILA VECCHIE CAFFETTIERE

Alla vigilia di costituire nuove strutture amministrative dello stato italiano la « mac­ china burocratica » rivela sempre più di essere una vecchia caffettiera. Esiste, difatti, un ministero della riforma burocratica che ha probabilmente af suo attivo delle ottime commissioni di studio ma ben poco di realmente » riformato »; ed esiste anche, da quattordici anni, un apposito ufficio, presso il ministero del tesoro, per la liquidazione degli enti superflui. La storia di quest'ufficio è emblematica: non che i relativi funzionari non svolgano il loro lavoro, tutt’altro. Mancando, però, la volontà politica di liquidare effettivamente ciò che il buonsenso avrebbe liquidato già nel 1945, all’indomani di una guerra che aveva aperto gli occhi persino ai fascisti, il risultato odierno è semplicemente ridicolo. Di 44.500 enti pubblici esistenti (si noti, di passaggio, l'insignificante particolare che di queste simpatiche » slotmachines » ne contiamo una ogni 1200 abitanti, o poco più) gli esperti calcolano cha almeno 9.000 siano completamente inutili. Bene: in quattordici anni l'apposito ufficio ne ha liquidati 39. diconsi trentanove, più, per lai precisione, 14 società. Come ritmo di lavoro mica male. Con gli altri 8.961 che rimangono c'è pane assicurato per diverse generazioni di burocrati (e relativi uscieri, la migliore e più red­ ditizia specializzazione professionale italiana). Ah! dimenticavo: l’ufficio di cui sopra ha sede in Roma. Via Quintino Sella, 56 nei locali dell'Ente per la pastorizia sarda, uno di quei 9.000 enti che bisognava aver già liquidato.

NON PIZZICARE SE NON VUOI ESSERE PIZZICATO

Poco prima di Pasqua un liceale siciliano dell'ultimo anno del Classico è stato espulso da tutte le scuole d’Italia per avere offeso « La disciplina, il decoro e la morale della scuola ». La grave decisione del consiglio dei professori di quel liceo avrà avuto più che seri motivi che la sostengono. A leggere di primo acchito la notizia c'è da immagi­ nare subito chissà quali immoralità, condite da intensi traffici di droga, o chissà quali ribellioni anarchiche abbiano mai turbato, ad opera del bellimbusto ora sacrosantamente punito, la dignità della Scuola Italiana. Ma basta proseguire nella lettura per scoprire che il reo deve tutto ciò ad un reato ancora più infamante: aveva portato in classe una chitarra e l'aveva, oh! inaudito!, - pizzicata » un po’ con un compagno durante una sospensione delle lezioni.


Mia “■tortai

mhBh I GIOVANI OGGI

PAPA’ COSA HAI FATTO QUAND’ERO BAMBINO? Sempre più spesso vieni a sapere che in questa o quella scuola alcuni insegnan­ ti utilizzano ormai il giornale quotidiano come uno strumento didattico. E questo fa ancora impressione. — Perbacco — si dice — ci vuole del coraggio, della di­ sponibilità, della preparazione a fare una cosa del genere! (Poi nessuno pensa che i giornali formano l’opinione pubblica da oltre un secolo). Più che impressione, ai tipi come il sot­ toscritto che a scuola ci sono andati poco e male e ne conservano un ricordo di noia disperata, la questione suscita curiosità. Allora guardi il quotidiano con occhi nuo­ vi, cercando di leggerlo come lo legge­ rebbe un ragazzo. Apri il foglio e ci tro­ vi dentro: — un ambasciatore tedesco rapito da guerriglieri in un Paese dell’America cenfrale e poi ucciso perché il governo di quel Paese non ne ha voluto sapere di scambiarlo con dei prigionieri politici. Guerriglieri che combattono quel governo per molti motivi tra cui: una forma di dit­ tatura militare; una condizione socio-eco­ nomica del Paese in cui poche famiglie hanno saldamente nelle mani la stragrande maggioranza del capitale, delle terre, del potere; una situazione di analfabetismo per cui il 60 per cento della gente non sa né leggere né scrivere... — una rivolta militaré nell’estremo Oriente guidata da militari che, con la for­ za. vogliono imporre a tutto un Paese una certa vita, una certa politica, una certa ideologia (e chi non è d’accordo: peste lo colga!)... — una guerra ne! medio Oriente che dicono finita ma che continua giorno do­ po giorno uccidendo uomini e distruggen­ do cose... — un processo ad Atene dove dei co­ lonnelli giudicano uomini colpevoli solo perché questi uomini non sono d'accordo con loro. E, nonostante che il processo venga fatto in un certo modo, scopri che questa gente è stata torturata, offesa, e in qualche caso, ridotta in fin di vita... — che in un Paese dell’Est i dirigenti del partito al potere vengono cacciati via, marginalizzati dalla vita del partito e del Paese, perché non sono « simpatici » ad un Paese « amico »; — che qui, da noi. una classe politica dopo un periodo piuttosto lungo di crisi, fa un governo giocando su tutta una serie

di compromessi, di cose dette e non det­ te, di sfumature che capiscono solo gli « addetti ai lavori »... — che qui, da noi, un settimanale è sta­ to sequestrato perché in esso apparivano delle ■ foto pornografiche e, di seguito, leggi che quelle foto appartenevano ad un programma televisivo di un Paese, pro­ gramma trasmesso per l’educazione ses­ suale dei ragazzi di quel Paese stesso... — che in certi quartieri delle nostre cit­ tà ci sta un sacco di gente che protesta perché da anni aspetta una casa e ancora deve vivere dentro a baracche... Insomma, in poche pagine, trovi un pa­ norama del mondo che a te, adulto, or­ mai fa e non fa impressione. Sono le no­ tizie di sempre. Sono le notizie sulle qua­ li ti passa l’occhio quotidianamente e or­ mai ci hai fatto « il callo ». Ma quando guardi queste stesse notizie cercando di leggerle con gli occhi di tuo figlio al quale hai insegnato le cose di sempre: bisogna voler bene agli altri, Bi­ sogna essere generosi, tutti gli uomini sono uguali — ricchi e poveri —, non bi­ sogna picchiare i bambini più piccoli, bi­ sogna essere sinceri e non dire le bugie..., allora ti viene il dubbio di avergli inse­ gnato un sacco di storie senza significa­ to. E, quando vai a casa, ti vien fatto di nascondere il giornale, di non lasciarlo in giro come avevi fatto fino a ieri; hai anche un po' paura di guardare negli oc­ chi tuo figlio. Oppure gli porti a casa « I ragazzi della via Paal », « Kim », ». « Il li­ bro della giungla », « Le tigri di Mompracen » o qualcosa del genere. Sono il tuo alibi. Però ti resta dentro come un tarlo che rode e ti domandi: — Ma cosa dirà mio figlio il giorno in cui si accorgerà di co­ me vanno le cose nel mondo e le metterà a confronto con quello che gli ho inse­ gnato? Cosa dirà quando si accorgerà che anch'io, in qualche modo, ho lavorato per costruire un mondo dove non ci si vuol bene, dove la generosità bisogna cercar­ la col lanternino, dove gli uomini non so­ no per niente uguali, dove i più grandi picchiano sistematicamente i più piccini, dove si uccide, si tortura, s’impongono le Idee, si fa la guerra, ci si guarda in ca. gnesco tra • colleghi » e tra popoli? Cosa gli dirai quando ti chiederà che cosa hai fatto tu perchè il mondo fosse diverso?

L'anno scolastico 1968-69 sarà ri­ cordato in Italia, e non solo in Ita­ lia, come l'anno della contestazio­ ne studentesca, contestazione che non si è fermata alla critica delle vecchie istituzioni scolastiche, ma ha investito altri campi ed altre esi­ genze. Si è trattato di un fenomeno im­ provviso. Nessuno si era accorto di quanto andava maturando tra i giovani come nessuno, cercando di analizzarla, ha pensato di ascoltare direttamente la fonte di quella pro­ testa. E’ quanto ha fatto invece Felice Froio, chiedendo ed ottenendo dal Ministero della Pubblica Istruzione il permesso di leggere e raccoglie­ re in volume gli elaborati di uno dei quattro temi di italiano propo­ sti ai candidati della maturità clas­ sica, scientifica e magistrale per l’anno 1969: « Come giudicate la condizione dei giovani nella socie­ tà contemporanea e quali contribu­ ti, a vostro parere, i giovani posso­ no dare alla soluzione dei problemi del nostro tempo ». Il valore del libro che ne è uscito viene soprattutto dalla sua qualità di documento di prima mano, scrit­ to direttamente dai giovani, mentre l'argomento era ancora • caldo ». Ne deriva un’immagine nuova del­ la contestazione studentesca. Ciò che più stupisce in questa lucida analisi che i giovani fanno di se stessi, dei loro problemi e della società in cui vivono è la forma pa­ cata, serena del ragionamento. « Condizione necessaria per il pro­ gresso dell’uomo — dice uno degli elaborati — è che le nuove gene­ razioni sottopongano a rigorosa cri- ' tica i risultati conseguiti dai loro padri. Ovviamente in qualche caso la formazione di nuove proposte pre­ vede lo sconvolgimento di alcuni va­ lori; questo però non autorizza la opinione pubblica, influenzata dai giornali, a dare alla parola conte­ stazione il significato di rifiuto glo­ bale della società ». Quali sono le proposte dei giovani? ■ Il vero progresso — scrive un al. tro dei candidati — può scaturire solo da un'intesa intelligente, da un clima di reciproca comprensione e fiducia con la generazione passa­ ta . Come dice Felice Froio nella sua prefazione, quella che emerge, è una analisi che divide a metà le respon­ sabilità e le incomprensioni: i gio­ vani insistono nella ricerca di que­ sto punto di incontro.

« I Giovani oggi: la crisi del nostro tempo nei temi degli esami di ma­ turità ». di Felice Froio (Mursia editore, L. 1.200).

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la cosidetta "civiltà" delle macchine esine troppi morti

LE ■! ■ MB ELLE BE ■f MS® BSEE ® BfflE Il mancato adeguamento della velocità alle contingenti circostan­ ze ambientali, atmosferiche, di traffico è la causa recondita an­ che di quegli incidenti la cui motivazione manifesta è relativa alla precedenza, al sorpasso, alla mano da tenere, alla guida pericolosa: in totale perciò ben il 77,4% delle sciagure più ca­ tastrofiche provocate da conducenti che risultano recidivi alle infrazioni delle norme del traffico è da addebitarsi alla velocità.

Anche quest’anno le quattro giornate pa­ squali comprese tra il Venerdì Santo e il Lunedì dell’Angelo non hanno fatto pur­ troppo eccezione a quella che sembra es­ sere divenuta — da noi come del resto an. che in numerosi altri Paesi — una tristis­ sima regola che non tollera eccezione al­ cuna. Dovevano essere giornate consacra­ te al godimento del riposo e del legittimo svago; sì sono trasformate invece in gior­ nate di lutti e di dolori per migliaia di fa­ miglie. Il consuntivo dei quattro giorni del « lungo ponte • pasquale, il primo del 1970, è venuto infatti a confermare che gli inci­ denti stradali restano la dolorosa compo­ nente di qualunque manifestazione della società contemporanea, che comporti in­ tensi movimenti di veicoli motorizzati.

Oltre 2000 incidenti: 124 morti e 3093 feriti

Gli incidenti che si sono verificati sulle nostre strade in quei quattro giorni e che hanno comportato lesioni a persone sono stati 2.003; i morti che essi hanno provo­ cano sono stati 124, le persone rimaste in conseguenza ferite in maniera più o meno grave, 3.093. E si tratta di un bilancio che

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pecca per difetto e non già per eccesso, perché nelle statistiche degli incidenti stradali diffuse da fonte ufficiale, non ri­ sultano per forza maggiore compresi i de­ cessi che si verificano dopo che è trascor­ so il settimo giorno da quello del sinistro ma sempre per cause inerenti ad esso, de­ cessi che sono invece tutt'altro che rari. Succede sempre così. Nel momento stesso che uno decide di approfittare di un periodo festivo, di un « ponte » o di una qualsiasi vacanza per abbandonare la città in cerca di un ipotetico contatto con la natura, per tornare a vedere una volta tanto — in luogo dei casermoni di cemen­ to — che cos’è un albero, come sono fatti i prati, quanto è grande il cielo, acquista inconsapevolmente il biglietto per una odiosa lotteria, dove il premio, riservato so­ lo ai più fortunati, è rappresentato dal felice ritorno a casa. Gli altri, i meno fortunati, hanno tantissime probabilità di finire la giornata di svago sul letto di un ospedale quando non addirittura stesi im­ mobili in fondo ad una bara. Non è possibile continuare a pagare un così gravoso tributo di sangue alla cosid­ detta « civiltà » delle macchine. Nè vale cercar palliativi nel confronto tra un anno e l’altro (nel caso in oggetto — ad esem­ pio — il numero degli incidenti mortali è stato — sì — inferiore a quello che si registrò in occasione della Pasqua del 1969 ma in compenso il numero dei morti e dei feriti è risultato superiore) e neppure consolarsi con la constatazione che il par­ co dei veicoli a motore che circolano sulle nostre strade si fa di anno in anno più imponente (1 milione e 218 mila automo­ bili nuove di fabbrica sono state immatri. colate durante I dodici mesi del 1969 se­ condo quanto è risultato da dati statistici elaborati di recente).

Spezzare in qualche modo la spirale di sangue

Bisogna assolutamente spezzare in qua1che modo questa tragica spirale di sangue che, non bastassero i lutti che provoca e la disperazione in cui getta tante famiglie, arreca all'economia del Paese danni va­ lutabili sull’ordine di decine di miliardi di lire ogni anno. Quindi, per prima cosa, ri­ salire alla causa che la provocano, indivi­ duarle, combatterle in maniera efficace. Preziose ci appaiono in tal senso la ri­ sultanze cui è giunta un'inchiesta sui con­ ducenti recidivi in fatto di responsabilità negli incidenti della strada, condotta di recente. Si è infatti avuto modo di appurare in maniera che potremmo definire addirittura matematica, nel senso cioè che la mate­ matica non è, né può mai essere un'opinio­ ne personale, che la mancata regolazione della velocità resta la causa di gran lunga più frequente di queste sciagure. Non solo, infatti, più di un terzo dei conducenti re­ cidivi ha provocato l'ultimo (in ordine di tempo) incidente grave per eccesso di velocità, ma è ancora e sempre al man­ cato adeguamento della velocità, alle con­ tingenti circostanze ambientali, atmosfe­ riche e di traffico, che deve essere fat­ ta risalire la causa recondita — quella cioè che ha messo in moto la fatale di­ namica dell’incidente — anche di tutte quelle altre sciagure la cui motivazione manifesta è relativa alla precedenza non rispettata, al sorpasso effettuato In curva,


al mancato ottemperamento delle norme riguardanti la mano da tenere, alla guida pericolosa. In totale, perciò, ben il 77,4% delle sciagure più catastrofiche provocate da conducenti, recidivi, è da addebitarsi sostanzialmente anche se non unicamente, alla velocità. La tabella che segue lo di­ mostra chiaramente.

RIPARTIZIONE PERCENTUALE DEI CONDUCENTI RECIDIVI, A SECONDA DELLA CAUSA DELL'INCIDENTE GRAVE (ultimo incidente)

N. ord.

1 2 3 4 5 6 7 8 9 9 bis 9 ter 10

Argomento della causa

Velocità .... Precedenza . . . . Imprudenza o distrazione Mano da tenere Sorpasso .... Stato psicofisico Guida pericolosa Segnalazioni da bordo . Sosta............................. Segnaletica .... Guasto al veicolo Abbagliamento

La velocità e la fretta determinano le sciagure

Chi scrive ha potuto sincerarsi sull'e­ satta rispondenza di questa tabella a quel­ la che è l'effettiva realtà della situazione, andando a leggersi sui quotidiani di parec­ chie città le cronache relative agli inci­ denti verificatisi — come si è visto — durante il - lungo ponte » pasquale. E’ proprio così. Ci sono guidatori che scambiano le strade per una lunga e gigan­ tesca pista senza soluzioni di continuità, dove a tutti è permesso di correre a loro piacere. Hanno fretta di arrivare magari un quarto d'ora prima, e corrono, corrono senza darsi pensiero di altro. Hanno il gu­ sto anzi l'idolatria della velocità, e tengo­ no il piede schiacciato a tavoletta sull'ac­ celeratore, di niente altro curandosi che di mantenere il più a lungo possibile la me­ dia pazzesca che si sono imposta. Poi, quando avviene l'incidente, imprecano alla fatalità. Niente affatto. La fatalità, in que­ sti casi, non c’entra. La fretta e la velo­ cità sono radici del male, e gli incidenti che ne nascono rappresentano il frutto che logicamente si ricava da siffatte radici. Quelli che negano essere la velocità il fat­ tore principale dell’infortunistica stradale non solo sbagliano, ma inconsapevolmente si rendono responsabili del troppo sangue che si continua a versare sull'asfalto. L'investitore del bimbo che sbuca d'im­ provviso sulla strada fino ad un attimo pri­ ma deserta, Il protagonista della sbandata che fa schizzare il veicolo sulla carreggia­ ta opposta proprio mentre sta per giun­ gere un'altra vettura, il guidatore che esce di curva scivolando sul bagnato — dato, ma tutt'altro che concesso, che riusciran­ no a rimaner vivi dopo incidenti come quelli che abbiamo delineato nella loro ine-

Numero percentuale di conducenti Media Anno 1965 Anno 1966 41,3 19,4 17,3 3,1 8,4 1,0 1,4 0,6 0,8 0,8 0,6 0,3

32,6 24,5 18,8 9.6 8,1 2,8 1.4 1,4 0,2 0,2 0,4

37,0 22,0 18,0 8,8 8,2 1,9 1,4 1,0 0,5 0,5 0,5 0,3

vitabile epperciò logicissima genesi — in­ vocheranno certamente, a giustificazione della loro criminale incoscienza, la solita causa di forza maggiore: l'imprudenza del bambino e la responsabilità di quelli che avrebbero dovuto custodirlo soprattutto nelle immediate vicinanze di un’arteria di rapido scorrimento, la strada bagnata, la curva non segnalata oppure segnalata in modo imperfetto. Ma è quasi certo che, se in quelle circostanze la velocità fosse stata ragionevole, più facile ne sarebbe risultata la possibilità di difesa, di frenata, di raddrizzamento tempestivo della mac­ china. In ogni caso, per male che fosse an­ dato, le conseguenze della sciagura sareb­ bero state ridotte, sia nei confronti delle persone che nei confronti delle cose. Non si deve mai dimenticare che spesso il fat­ to che l’automobile si fermi un metro più avanti del punto voluto basta a provo­ care l'incidente, mentre una frenata fatta in tempo un metro più indietro del punto paventato, è sufficiente per evitarlo anche del tutto.

Importanza di un’assidua educazione stradale

L'accennata inchiesta condotta sui gui­ datori recidivi in fatto di incidenti ha per­ ciò confermato che resta fondamentale la velocità nella dinamica degli incidenti stradali, e quindi altrettanto fondamentale la regolazione della velocità per la preven­ zione delle sciagure della circolazione e del traffico.

Non sarà male mettere in evidenza a tale riguardo che la regolazione della velo­ cità non deve intendersi necessariamente solo come imposizione dei limiti di velo­ cità. Questi sono invece uno dei mezzi ai quali si fa ricorso con maggior frequenza (vedi la decisione presa di recente in tal senso dal Governo francese il quale ha stabilito che le automobili non potranno superare i 110 chilometri orari sulle arte­ rie statali di maggior traffico) per elimi­ nare le punte di velocità eccessiva. Ma si tratta di un mezzo che finisce per rivelarsi efficace solo se razionalmente studiato e se fatto adeguatamente rispettare median­ te un'attenta opera di sorveglianza e di e di controllo. (Infatti la decisione del Go­ verno francese ha suscitato un'infinita se­ rie di polemiche cui hanno preso parte un po’ tutti, dai costruttori di automobili ai di­ rigenti delle compagnie di assicurazione ed alle numerose categorie di utenti della strada motorizzati ed a piedi). Esistono vari altri modi per arrivare al­ l'obiettivo di un adeguato regolamento del­ la velocità: la sua limitazione in una lo­ calità particolarmente pericolosa può es­ sere ottenuta — ad esempio — mediante idonea canalizzazione; un razionale dimen­ sionamento della sede stradale, unito ad un andamento plano-altimetrico adeguato, può avere notevole influenza sulla velocità dei conducenti; la sincronizzazione dei se­ mafori a via libera progressiva ottiene il frazionamento del flusso del traffico in plo­ toni di velocità omogenea; e via di questo passo andando. Ma, come sempre in ogni e qualsiasi aspetto della circolazione stradale, di capi­ tale importanza resta soprattutto il respon­ sabile convincimento degli automobilisti circa la necessità di adeguare la velocità del mezzo alle varie situazioni della cir­ colazione è del traffico. E questo non può ottenersi altro che con un'opera assidua di educazione stradale da iniziarsi prima di tutto e soprattutto nella scuola, sia nell'am­ bito dell'educazione civica che (e sarebbe ancora meglio) come disciplina autonoma a sé stante, e da continuarsi poi nell'auto­ scuola con programmi didattici opportuna­ mente dosati in funzione dei diversi gruppi psicologici degli allievi. E’ proprio da quest'opera di educazione, unita peraltro ad un assiduo, oculato, in­ telligente. responsabile controllo da parte della Polizia Stradale, che potranno atten­ dersi con fondata cognizione di causa i migliori risultati, quelli che dovranno por­ tare all'arresto del tragico tributo di san­ gue richiesto dalla pretesa • civiltà » delle macchine. Educazione non tanto e non solo al rispetto delle norme, dei regolamenti e delle leggi in vigore, quanto e soprattutto al rispetto del prossimo. Gli incidenti stra­ dali risalgono sempre, spesso in misura esclusiva, a quel costume di vita permeato di egoismo, che dà origine purtroppo a numerosi e frequentissimi casi di scarso civismo in tutti gli aspetti della vita as­ sociata. E siccome anche la strada rappre­ senta una forma di vita associata, è in questo senso che si è riproposta di agi­ re la Direzione generale della Circola­ zione e del Traffico del Ministero dei Lavori Pubblici, attraverso le ormai ri­ petute edizioni della sua intelligente « campagna per la sicurezza stradale * che ha intanto conseguito il risultato niente af­ fatto disprezzabile di porre questo fonda­ mentale problema, di carattere veramente sociale, all'attenzione dell'opinione pubbli­ ca-oltre che delle autorità costituite.

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PASQUA DELLO SPORTIVO A MOLFETTA In un rinnovato spirito di im­ pegno e di tradizione il Comi­ tato del Centro Sportivo Italiano di Molletta ha organizzato la « Pasqua dello sportivo 1970 ». La cerimonia si è celebrata pres­ so il Duomo di Molletta, con la partecipazione di S.E. Mons. Set­ timio Todisco, amministratore Apostolico di Molletta, che ha officiato la Santa Messa. Fra i numerosi dirigenti e atle­ ti della Società Sportiva CSI erano presenti: dott. Mario Sa­ verio Cozzoli, consigliere Nazio­ nale CSI; dott. F. Saverio Gau­ dio, presidente regionale CSI; dott. Enzo de Cosmo, consiglie­ re provinciale DC. Alla manifestazione hanno par­ tecipato i giovani del gruppo ■ Tre Cale » del Centro Turisti­ co Giovanile di Molfetta.

DUE FIORENTINI AZZURRI DI TENNISTAVOLO Un giovanissimo atleta del CSI fiorentino, Stefano Bosi del Viola Club Giovani Viola di Fi­ renze, è stato chiamato a far parte della nazionale italiana di tennistavolo. Il giovanissimo atleta fiorenti­ no (classe 1954) ha rivestito la maglia azzurra, in compagnia di Stefano Malesci (suo compagno di società), di Marco Buscaglia e di Alberto Pellizzola, in occa­ sione del campionato internazio­ nale di Oberhausen in Germania Occidentale.

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E' così il secondo atleta, di quella bella schiera di pongisti del vivaio della parrocchia fio­ rentina di San Felice, che ha ri­ vestito con onore la maglia az­ zurra. Il primo fu Stefano Male­ sci nel 1967; ora è stata la vol­ ta di Stefano Bosi, campione italiano allievi di singolo ed a squadre del 1969, ad avere la bella soddisfazione di difendere i colori azzurri in una gara inter­ nazionale che ha visto la squa­ dra italiana comportarsi assai onorevolmente. E' questo il primo passo per la formazione della nazionale az­ zurra in vista dei prossimi Giuo­ chi Olimpici di Monaco di Ba­ viera del 1972 quando il tennis da tavolo, stando alle ultime no­ tizie del C.I.O., dovrebbe entrare nell'arengo degli sports olimpici. E’ con grande soddisfazione che il C.S.I. fiorentino festeggia quest’altra scalata di un suo atleta alla maglia azzurra. Si trat­ ta di un riconoscimento, il più ambito ed il più bello, per tanti e tanti anni di oscuro lavoro, di tanti e tanti giovani, di tanti e tanti appassionati, un riconosci­ mento anche per Giorgio Barlaz­ zi, presidente della commissione tecnica provinciale del Comitato fiorentino e direttore tecnico di Bosi e di Malesci, che ha visto così premiata con due maglie azzurre la sua indefessa opera di propaganda del tennistavolo.

Gian Carlo Fazzini

Si è svolta al Lido di RomaOstia la finale regionale di cor­ sa campestre per la categoria giovanissimi, con la partecipa­ zione delle società Catullo, GS Felix, GS Don Bosco, GS Ales­ sandrina del Comitato Provincia­ le di Roma; GS Robur del Co­ mitato Prov. Ferentino; US Ma-

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Caltanissetta - Sopra, la squadra K2 vincitrice del Torneo di palla­ volo giovanissimi « 1. Coppa Under 18 ». Sotto, dirigenti e atleti giovanissimi del G.S. Under 18.


CENTRO MINI-BASKET DI FORLÌ’ Per ora entusiasmo e passione,... la tec­ nica verrà poi.

glianese, US Cannese Terra. US Aurora del Comitato Prov. di Sa­ bino. Attraverso un percorso di cir­ ca 1.500 metri, i trentuno parte­ cipanti hanno dato vita ad una piacevole Corsa Campestre. De­ siderosi di ben figurare, si sono impegnati a fondo, mettendo in evidenza una buona preparaziozione e un agonismo ammire­ vole. Dopo il via, il gruppo è rima­ sto compatto per circa duecen­ to metri, poi si sono staccati Valentini della Felix [Roma], Li­ basi dell’Alessandrina (Roma) e La Ruffa del Don Bosco (Roma), subito inseguiti a 7" da Tran­ quilli dell'Aurora (Sabino), Tor­

lucci della Felix e da Frau dell'Alessandrina. Agli ultimi cento metri Valentini ha aumentato la sua andatura e con un bruciante scatto è giunto al traguardo in 4'43”, precedendo di 2" La Ruf­ fa arrivato secondo. Ha avuto anche occasione di osservare il giovane Aldo Scuderini, presidente regionale, pre­ sente alla competizione con vi­ vo interesse. Questo l'ordine di arrivo dei primi sei: 1. Valentini (Felix Roma) in 4'43"; 2. La Ruffa (Don Bosco - Roma) in 4’45”; 3. Li­ bassi (Alessandrina - Roma) in 4'47"; 4. Toriucci (Felix) in 4'59"; 5. Tranquilli (Aurora Sabino) in 5'04”.

NOTIZIE DI CASA NOSTRA NOZZE li rag. Romano Chiglia, Consigliere Nazionale CSI, sposerà il 2 maggio prossimo, nella parrocchia di S. Pietro in Savona, la signorina Anna Giampietro. Agli sposi giungano gli auguri di una lunga e serena vita coniugale da parte di tutti gli amici del Centro Sportivo Italiano. ONORIFICENZE

Recentemente alcuni nostri dirigenti sono stati insigniti deH’onorificenza di cavaliere dell'ordine al merito della Repub­ blica. Essi sono: Tullio Loddo di Oristano. Franco Mazzalupi di Roma; Ermanno Matteucci di Roma; Giovanni Tomatis di Terni; Seduto Onesto Scalari di Mantova; Cesare Vagnotti di Manto­ va; Paolo Momoli di Padova. Ai neo-cavalieri giungano le più vive congratulazioni da parte della Presidenza nazionale. NASCITE

E' nata Luisa, la secondogenita del ,prof. Piero Chillè, -, ,presidente del Comitato provinciale di Messina. Al papà, alla signora Annamaria e al fratellino Alberto le nostre più vive felicitazioni. E tanti auguri alla piccola Luisa.

CONVEGNO PROVINCIALE A TORINO Sabato 25 e domenica 26 apri­ le p.v. presso la Villa Lascaris di Pianezza, avrà luogo il Con­ vegno provinciale del Centro Sportivo Italiano di Torino, sul tema: « Una società sportiva per gli anni '70 ». Tale importante manifestazio­ ne. che si rivolge non solamen­ te al mondo del Centro Sportivo Italiano, bensì a tutto l'ambien­ te sportivo, vuole costituire un contributo, da parte del CSI. ad uno sviluppo dell'attività sporti­ va, considerata valore efficace di crescita umana, tracciando al­ tresì le linee programmatiche di un nuovo- modello di comuni­ tà sportiva, al servizio dei gio­ vani. aperta a tutti, senza alcuna discriminazione, e nella quale i giovani, in quanto soggetti (e non strumenti) dell'attività me­ desima, possano contribuire al­ le scelte della società, esprime­ re liberamente le proprie opinio­ ni, impegnando i dirigenti ad as­ solvere il primo compito di edu­ catori. E' un discorso di una impor­ tanza fondamentale, soprattutto perché il medesimo deriva dal­ le esigenze dei giovani di oggi, aprendo nuove prospettive a tut­ to lo sport. In una società siffat­ ta. ciascun ruolo dirigenziale si giustifica solamente in quanto servizio reso alla comunità; il presidente, il segretario, l'alle­ natore saranno i garantì della esecuzione della volontà di tutti. Il Convegno si aprirà con una tavola rotonda di esperti (aven­ te lo scopo di chiarire la realtà nella quale opera una società

sportiva: realtà giovanile (inter­ verrà il sociologo Giancarlo Ne­ gri), educativa (relatore un esperto di problemi educativi. Sandro Piccione), religiosa (con il consulente nazionale del CSI, d. Claudio Bucciarelli) e sporti­ va (parteciperà il giornalista G. Paolo Ormezzano). Dopo una ampia discussione da parte de­ gli intervenuti (dirigenti di so­ cietà CSI e altri), verrà affron­ tato da Claudio Bucciarelli il te­ ma centrale del Convegno, la « Società del '70 ». Altre importanti relazioni so­ no infine previste nel piano dei lavori, unitamente ad alcuni gruppi di studio di verifica delle idee esposte.

IL CSI BERCKMANS DI NAPOLI FRA LE MAGGIORI Il « boom » del basket ha sen­ za dubbio determinato una sem­ pre maggiore attività di tale disciplina anche nel sud, de­ gnamente rappresentato nella massima serie nazionale con la Fides. Molte comunque le squa­ dre minori che si fanno onore a riprova dell’entusiasmo che giocatori e dirigenti infondono nella pratica del basket. Il CSI Berckmans di Napoli, nel giro di pochi anni, pur fa­ cendo parte delle cosiddette minori, è riuscita a diventare nota sul piano nazionale gra­ zie ad una politica sportiva scevra di qualsiasi interesse economico. I dirigenti si son preposti di raggiungere certi traguardi, a solo favore dello sport e di chi lo pratica, dal

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0 HHIM

èì teli® arata (con modifica otà); ROMA: cat. Gio­ vanissimi .

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APPROVAZIONI lREGOLAMENTI FASI REGIONALII CAMPIONATI

calcio

SARDEGNA: cat. Allievi e Juniores: UMBRIA: cat. Allievi o Juniores; SI­ CILIA: cat. Allievi, Juniores, Dilettan­ ti e Giovanissimi.

Roma, 8 aprile 1970

Un momento della cerimonia dell'assemblea annuale e della prepre­ miazione di attività tenuta recentemente dal comitato provinciale di Modena.

punto di vista di passatempo, hobby; i risultati non sono man­ cati, ma ad un certo punto il partecipare a certe competizio­ ni significava andare incontro a spese per permettere l'atti­ vità.

Quattro giovani studenti uni­ versitari si sono così accolla­ ti le spese per poter prosegui­ re i vari tornei e campionati già intrapresi.

L'impostazione morale di una squadra è forse una prerogati­ va del successo. E' quello che è avvenuto nel CSI Berckmans dove oltre ai risultati, si mira anche e principalmente alla formazione dell’atleta, alla sua maturazione sia come giocato­ re, sia come uomo. Su questo clichet, peraltro redditizio, la giovane squadra napoletana rie­ sce ad ottenere successi ed a sfornare giovani che un giorno potrebbero rappresentare i car­ dini su cui poggerà il basket campano. Il CSI La Sorgente-Berckmans, questa le denominazione com­ pleta, quest'anno ha già vinto la Coppa Vesuvio, organizzata dalla C.T.P. del CSI, sia nella categoria allievi che juniores.

Anche la fase provinciale del campionato nazionale è stata ad appannaggio delle due for­ mazioni. Già per due anni consecuti­ vi il Berckmans è stato prota­ gonista delle finali nazionali CSI di basket, senza però riu­ scire a vincere l'ambito titolo. Quest'anno sembra la volta buo­ na, anzi la squadra punta di­ rettamente al titolo nazionale nella categoria juniores ed i ri­ sultati fin ora acquisiti con lar­ go margine ne danno prova: nella finale provinciale con il « Don Sturzo » di Aversa, gli atleti si sono imposti per 146 a 32. E proprio in questa gara si è avuto l'exploit del giovane Carmine Scerbo il quale, da so­ lo, ha realizzato ben 104 pun­ ti, il che probabilmente costi­ tuisce l'unico record nazionale individuale delle segnature. Queste le formazioni delle due squadre: Juniores: Verde, Fellone, Guida. Farca, Scerbo, Briganti, De Rosa, Mauriello, Liguori, La Pasta. Allievi: Sal­ vato. S., Salvato L„ Pisano, Mon­ ticelli, Cocca, De Martino. Scer­ bo, Varvella, Fabiani, Esposito. Marcrom

La squadra jjuniores di pallacanestro della CSI La Sorgente-Berckmans di Napoli. Da sinistra: De Rosa, Mauriello, Farca, Brigante, Lapasta, Verde, Scerbo, Fellone, Guida, Liguori.

OMOLOGAZIONE RISULTATI FASI PROVINCIALI E ZONALI CAMPIONATI

RECLAMI AUT.

PESCARA: cat. Juniores, vincente U.S. Indipendente; TERMOLI: cat. Juniores, vincente U.S. CSI Kennedy: SALERNO: cat. Allievi, vincente P.G.S. Don Bosco, cat. Juniores G.S. Meroni-Caminetto; BENEVENTO: cat. Juniores, vincente U.S. Manchester; BOLOGNA: cat. Gio­ vanissimi. vincente S.G. Fortitudo: RA­ VENNA: cat. Allievi, vincente G.S. S. Rocco, cat. Juniores. vincente G.S. Romagna; BOLOGNA: cat. Allievi, vin­ cente U.S. Borgo, cat. Juniores. vin­ cente U.S. OSA; R. EMILIA: cat. Al­ lievi. vincente U S. S Agostino-Timavo, cat. Juniores U.S. Castellatane. ROMA: cat. Juniores, vincente U.S. Laurentino; ORTE: cat. Juniores. vincente U.S. • Anni Verdi • di Vallerano: MANTO­ VA: cat. Juniores. vincente U.S. Man­ tovana (omol. C.R. Lombardo); PAVIA: cat. Juniores. vincente U.S. Mirabellese (omol. C.R. Lombardo): LODI: cat. Allievi, vincente S.S. Crociati (omol. C.R. Lombardo); ASCOLi PICENO: cat. Juniores, vincente U.S. Virtus Adi; FOGGIA: cat. Juniores, vincente U.S. Itala; CONVERSANO: cat. Juniores. vincente U.S. Juventus Club. cat. Al­ lievi. vincente U.S. Milan Club: TA­ RANTO: cat. Allievi, vincente A.S.C. Talsano; ORISTANO: cat. Juniores, vin­ cente G.S. Sacro Cuore: NOTO: cat. Juniores, vincente G.S. Agip-Gas: SlRACUSA: cat. Juniores, vincente U.S. Lib. Teatro Greco; CALTAGIRONE: categoria Juniores. Vincent U.S. Vir­ tus: CATANIA: categ. Juniores. vin­ cente U.S. Universa!; PIAZZA ARMERI­ NA: cat. Juniores. vincente G.S. Gifram A di Gela; PATTI: cat. Allievi, vincente G.S. P.G.S. Or.Sa di S. Agata Militello. cat. Juniores U.S. Tyndaris di Tindari; ACIREALE: categ. Juniores, vincente U.S. S. Michele; PISA: cat. Allievi, vincente G.S. Victoria: LIVOR­ NO: cat. Allievi, vincente U.S. Con­ vitto; FIRENZE: cat. Allievi, vincente U.S. Madonnina del Grappa: cat. Gio­ vanissimi. vincente U.S. Cattolica Vir­ tus A . Coppa Disciplina assegnata al Dop. Ferrov.; SIENA: cat. Allievi, vin­ cente G.S. Belvedere; PERUGIA: cat. Juniores, vincente U.S. San Paolo di S. Nicolò di Celle; FOLIGNO: cat. Al­ lievi. vincente U.S. Robur CSI di Nocera Umbra, cat. Juniores. tvincente U.S. Mianl-Belfiore; ROVIGO: icat. Juniores. vincente G.S. Beverare: rPADOVA: cat. Allievi, vincente U.S. Roga­ zlonisti. cat. Juniores, vincente ti .S. Nativltas; TREVISO: cat. Allievi, vin­ cente Poi. Sanvltese; VASTO: cat. Ju­ niores. vincente U.S CSI Baclgalupo; SAVONA: cat. Allievi, vincente U.S. Aurora di Cairo Montenotte; NOVARA: cat. Allievi, vincente U.S. Gianni Piola. cat. Juniores, G.S. Oratorio Gozza­ no; SALERNO: cat. Giovanissimi, vlnconte G.S. Don Bosco.

APPROVAZIONE REGOLAMENTI CAMPIONATI PROVINCIALI

SIRACUSA: cat. Giovanissimi; TREVISO: cat. Giovanissimi; ALBENGA: cat. Allievi, Juniores, Giovanissimi; MAS­ SA: cat. Giovanissimi; PAVIA: cat. Giovanissimi (approv. C.R.. Lombardo); TRANI: cat. Dilettanti, est. Giovanissi­ mi; LIVORNO: cat. Dilettanti, cat. Glovanissimi; NAPOLI: cat. Giovanissimi; MONTEFIASCONE: cnt. Giovanissimi

delibera della C.T.Z. Calcio di Foligno — Gara Poi. Mariana Juve - Robur CSI del 25-1-70 (Campionato Allievi). — Esaminati gli atti ufficiali, dagli stessi chiaramente emerge che la re­ sponsabilità per la mancata effettua­ zione della gara In oggetto è da attri; buirsi alla reclamante. — Non può essere considerato il caso « di forza maggiore » e tanto meno possono essere accettabili le deduzio­ ni della Polisportiva Mariana Juve. Nel caso specifico non potevasl ritenere regolare la modificazione di un campo di gioco, la di cui responsabilità avreb­ be dovuto assumere il direttore di ga­ ra e per esso il delegato dell’AlA/SA. La competenza deve essere sempre assunta dal Comitato organizzatore e non dalle singole società, anche se nel caso in oggetto la Poi. Mariana Juve, responsabile per il reperimento del terreno di gioco, abbia svolto un certo interessamento in modo chiara­ mente tardivo e non rivolgendosi a chi competentemente avrebbe potuto ten­ tare di risolvere la precaria situazione. — In base a quanto sopra precisato si delibera di confermare In ogni sua parte il disposto della Commissione di 1. istanza e conseguentemente di erspingere il reclamo della Poi. Maria­ na Juve. — Si incamera la tassa.

U.S. Milan Club Gunoli di Conversa­ no avverso delibera della C.T.Z. Calcio di Conversano - C.U. n. 16 del 3-2-70 • Campionato Zonale Juniores. — Esaminati gli atti ufficiali; consi­ derato che la reclamante propone ap­ pello per una delibera della Commis­ sione Calcio Zonale in merito ad una gara alla quale non era direttamente interessata; — rilevato che il reclamo devesi rite­ nere improponibile; — per maggiore chiarezza si precisa lo svolgimento dei fatti: nella gara Giov. Turi-Juventus Club, quest'ultlma reclamava In prima istanza perché per la squadra avversaria aveva partecipa­ to alla gara un giocatore In posizione irregolare in quanto in possesso di duplice tesseramento FIGC-CSI. — La C.Z. Calcio, accertata la effet­ tiva Irregolare posizione del giocatore. In quanto In possesso di tessera fede­ rale e del CSI, con priorità della tes­ sera FIGC, accoglieva II reclamo dan­ do partita perduta per 2 a 0 alla Glov. Turi. — Sostiene erroneamente l'U.S. Milan Club Grenoll che la C.Z.C. avrebbe dovuto adottare analogo provvedimento per tutte le gare alle quali. In precoposiziono irregolare. SI precisa che danza, aveva partecipato il giocatore In Kart. <1 del regolamento Nazionale Jufettuarsl solo su reclamo di parto, ciò nioros prevedo che l'intervento può ofche non si è verificato por il caso in esame; in considerazione di — comunque, quanto esposto nel primo capoverso, prende in esame II reclamo e non si r ----tùisoo Ila tassa. si restituisco U.S. Enel ECAD di libera della C.T.P. cui al comunicato Gara ED LAZIO •

Roma, avverso doCalcio di Roma di n. 23 del 17-2-70 . ECAD del 29-11-69.

— Esaminati oli atti ufficiali: — conr.dorato clic non ò accogllbllo l’o-


stonslone alle altre gare della posizio­ no Irregolare del giocatore Bernardini Giuseppe dell'U.S. Ed Lazio, per man­ canza di reclamo di parto: — ne consegue che non può conside­ rarsi regolare la comunicazione effet­ tuata In data 24-11-69 circa la modifi­ ca del cartellino n. 963730 del gioca­ tore Jodlce Carlo vidimato in data ti Crenel Compagon. 8-11-69 per II — In baso a quanto sopra precisato si delibera: — di respingere II reclamo conforman­ do Il dispositivo della Commissiono Tecnica Provinciale di Roma; — si Incamera la tassa.

PROVVEDIMENTI

DISCIPLINARI

Ad Atleti: SALTALIPPI Lanfranco, nato II 16-6-43 e FERRACCI Mario, nato il 26-4-43. en­ trambi dell'U.S. Bruta (ASSISI): ai due giocatori ritiro definitivo della tes­ sera per aver colpito con pugni l'ar­ bitro della gara S.S. Brufa-S.S. Palaz­ zo del 18-1-70; VITALE Rocca dell'U.S. Wilco (MILANO), nato 1'8-8-46: ritiro definitivo della tessera per aver col­ pito con un calcio II direttore di gara nella partita CSI Wilco-Laboni del 6-12-69: VEGETTI Vittorio dell'U.S. CSI Precotto (MILANO) nato il 6-12-50; 3 anni di squalifica, a datare dal 30-11-69 per aver colpito di striscio con un pugno l'arbitro della gara CSI S.A.M Z.-CSI Precotto del 30-11-69; RUSSO Salvatore dell'U.S. Tre Santi (CERIGNOLA), nato il 9-9-51: ritiro definitivo della tessera per aver col­ pito con un pugno l'arbitro della gara U.S. Gifra - Tre Santi dell'11-1-70: DI BISCEGLIE Pietro. SCHIAVO Luigi e MARTIRADONNA Luigi, tutti dell'U.S. Tre Santi: ai tre giocatori squalifica fino al 12-1-71. datare dalI' 11 -1 -70, per aver rivolto frasi offensive e minaccio­ se all'arbitro della gara Gifra-Trc Santi; ZAPPULLA Salvatore dell'U.S. Lib. Flo­ rida (SIRACUSA), nato il 6-5-1951: ri­ tiro definitivo della tessera per aver aggredito e colpito con un pugno lo arbitro della gara Lib. Floridia-Aurora dell'11-1-70: PISTRITTO Salvatore della US Lib. Fioridia (SIRACUSA), nato il 15-8-52: ritiro idefinitivo della tes­ sera per aver colpito l'arbitro della gara Lib. Floridia-Teatro Greco dello 1-2-70: MASSA Giuseppe. dell'U.S. Gal­ lese (ORTE). nato il 12-7-51: ritiro de­ finitivo della tessera per aver colpito con calci l'arbitro della gara Vallerano-Gallese del 22-2-70; DE CAROLIS Dario (ORTE): squalifica fino al 31-1270. a datare dal ' 22-2-70. per aver coliaborato all'inseguimento dell'arbitro della gara Vallerano-Gallese; PASQUA­ LI Domenico, nato II 17-9-40. SACCUCCI Felice, nato il 23-7-35, SACCUCCI Maurizio nato il 17-6-48 e RI­ NALDI Mario, nato il 29-10-52, dell'U.S. Vallinfreda (ROMA): a tutti I giocatori ritiro definitivo della tessera per aver, ripetutamente aggredito l'arbitro colpen­ dolo con calci e pugni (gara Vallinfreda-San Giorgio del 15-8-69; RINALDI Carlo. dell'U.S. Vallinfreda (ROMA): 1 anno di squalifica a datare dal 5-8-69 per aver colpito con una spinta l'ar­ bitro della gara Vallinfreda - S. Gior­ gio, VALENTINI Alberto dell'U.S. Dop. Quirinale (ROMA): 1 anno di squali­ fica a datare dal 10-1-70. per aver ten­ tato di aggredire l'arbitro della gara Min. Lavoro-Dop. Quirinale; C DE ANGELIS Mario dell'U.S. Marconii uivmmj (ROMA)., nato II 6-12-34: ritiro definitivo della tessera per aver colpito con un calcio l'arbitro della gara Marconi-Piaggini del 24-1-70: PEDERMAN Mario, dell'U.S. Marconi (ROMA): 1 anno di squalifica a datare dal 24-1-70, per aver ingiu­ riato l'arbitro della gara in oggetto e por aver tentato successivamente di aggredirlo più volte: VITI Mauro, dell'U.S. Pollcrom (ROMA): ritiro defini­ tivo della tessera per aver colpito con calci e pugni l’arbitro della gara Policrom-Contraves Ital. del 27-6-69; MARCAINO Tiberio dell'U.S. Campagen (RO­ MA) nato II 22-7-40: 3 anni di squali­ fica por aver Ingiuriato, minacciato gravemente e tentato più volte di ag­ gredire l'arbitro della gara CompagenRegina del 6-12-69; GRASSI Massimo dell'U.S. Compagon (ROMA), nato il 7-8-46, per aver sputato più volto ad­ dosso all'arbitro Ingiuriandolo ripetutamonte (gara Compagon-Reglna) ; MONTUORI Giuseppe, nato II 24-7-54. doll'U.S. Alessandrina (ROMA): squalifica fino al 30-6-71, a datare dal 18-1-70 per aver spinto e tentato successiva­ mente di aggredire l'arbitro della gara Vili. S. Rlta-Alossandrlna del 18-1-70; FIASCHETTI Germano dell'U.S. Collo

di Mezzo (ROMA): 1 anno di squali­ fica. a datare dal 14-12-69 per vio­ lente proteste e comportamento minac­ cioso nel riguardi dell'arbitro della ga­ ra U.S. Colle di Mezzo-S. Atanasio del 14-12-69. APPROVAZIONE

REGOLAMENTI

TORNEI

CATANZARO: Torneo cat. Juniores: SALERNO: 2. Trofeo Arciv. Demetrio Moscato: MONTEFIASCONE: Torneo cat. Juniores; Coppa ■ Salotti 70 ■ cat. Gio­ vanissimi (con modifica età): CONVER­ SANO: 1. Pasqua dello Sportivo organlzz. G.S. Miian Club di Alberobello (con precisazione età minima); R. EMI­ LIA: Torneo Primavera • Giovanissimi ■ (con modifica età): ORISTANO: 2. Tro­ feo L. Sanna; TEMPIO: Primo Trofeo Paimera: LIVORNO: IX Coppa Silvano Carpiteli!; 2 Coppa Alberto Carpiteli!: VICENZA: V. Torneo Primaverile • Cit­ tà di Schio •; ROVIGO: VII Trofeo Stadium (con modifica età minima); SALERNO: Torneo • Carlo Dragotto •; CAVA DEI TIRRENI: Il Coppa • Matteo Baldi » per dilettanti; BERGAMO: Tro­ feo ■ Dario Noris ■ e Trofeo ■ Rino Lupini ■ (approv. C R. lombardo): MORBEGNO: Torneo ~ ' — • • •• Ricreativo Oratorio di Cosio (approv. C.R. lombardo); PARTorneo ■ Ventennale • Audace: MA: CESENA: 1. Torneo Notturno di BracTorneo ■ esordienti •: ciano;' PISA: TEMPIO: Coppa Blsarcio 1970. Coppa Logudoro 1970: FERMO: Tornei della Amicizia cat. Allievi. Juniores e DI­ Iettanti.

OMOLOGAZIONE

RISULTATI

TORNEI

SALERNO: I Trofeo delle Zone Alte, vincente G.S. Glovese. Coppa Discipli­ na vinta dal G.S. Don Bosco di Brignano; SESSA AURUNCA: IV Coppa ■ Città di Sessa Aurunca •, vincente G.S. Virtus: SPOLETO: III Coppa . En­ zo Dattilo ■. vincente U.S. S. Giacomo. ORGANIZZAZIONE

MESSINA

CORSI

ARBITRI

GRAVINA.

VARESE

COSTITUZIONE GRUPPI ARBITRI REGIONALI

LAZIO: Consiglio Direttivo: Presidente: Giuseppe Pagella: v. presidente: Anteo Sclmia: segretario: Antonio Forestiere: componenti: Berna e Donato. NOMINA

NUOVI

ARBITRI

FIRENZE: Baratti Carlo. Pir Pianglanl' Antonio, Simoni Pietro, Varasi ">i Pietro, Dietro. Vannetto Massimo, Moscatelli f _____ CaPaolo, sinl Gianpaolo. Carducci Valerio: SALERNO: Cascone Franco. Caramante En­ rico. Soldanl Amleto. Bossani Enzo. De­ caro Giuseppe. Naddeo Michele: FAEN­ ZA: Portolani Vittorio: NOTO: Andolina Giuseppe. RINNOVO

TESSERE

NOTO: n. tessera.

4

ARBITRI

tessere;

FIRENZE:

CORSO ALLENATORI LECCO: abilitati: Tentoni Giuseppe. Vi­ tali Roberto. Frigerio Pietro. Ravaslo Iginio. Rcdaelli Giuseppe, Colombo Ger­ mano. Casiraghi Vittorio. Penati Paolo. Maggioni Giosuè.

Il Segretario CONCETTO D'ÀOUINO Il Presidente GENEROSO DATTILO

11 il

pallavolo Roma, 8 aprile 1970

APPROVAZIONE REGOLAMENTI FASI PROVINCIALI E ZONALI AUT. CAMPIONATI NAZ.LI

i

OTRANTO: Allievi provinciale) ;

e Juniores

REGISTRAZIONE REGOLAMENTI PROVINCIALI E ZONALI AUT. CAMPIONATI NAZ.LI

(finale

FASI

ACIREALE: Allievi sq. part. 5 ha vin­ to U.S. Altair; Juniores sq. part. 4 ha vinto U.S. Altair: ALES: Juniores sq. part. 4 ha vinto Pol.va CSI Primavera; ALESSANDRIA: Allievi sq. part. 4 ha vinto U.S.Barzetti; Juniores sq. part. 4 ha vinto U.S. Barzetti; ASTI: Allievi sq. part. 6 ha vinto U.S. Don Bosco; BE­ NEVENTO: Juniores sq. part. 6 ha vin­ to U.S. Intergioc; BIELLA: Juniores sq. part. 6 ha vinto G.S. Villanensis; BRINDISI: Allievi sq .part. 2 (finale provinciale) ha vinto U.S. A. Manzoni: Juniores sq. part. 2 (finale provinciale) ha vinto U.S. A. Manzoni; CALTANISSETTA: Giovanissimi sq. part. 5 ha vinto G.S. Leoncelli: CARPI: Allievi sq. part. 11 ha vinto U.S. Vulcani CATA­ NIA: Allievi sq. part. 6 ha vinto C.P. Mediterraneo • A »; Juniores sq. part. 4 ha vinto U.S. Gad-Etna; CATANZA­ RO: Allievi sq part. 2 (finale provin­ ciale) ha vinto G.S. Forgiano; Juniores sq. part. 2 (finale provinciale) ha vin­ to G.S. Paternostro; CESENA: Allievi sq. part. 4 ha vinto U.S. Vigor; Junio­ res sq. part. 6 ha vinto C.f. Cesena­ tico; CITTA’ DI CASTELLO: Juniores sq. part. 4 ha vinto CSI Tiferno; CUNEO: Allievi sq. part. 4 ha vinto Cuneo V.B.C ; Juniores sq. part. 4 ha vinto U.S. Libertas; ENNA: Allievi sq. part. 4 ha vinto U.S. Folgore; FAENZA: Al­ lievi sq. part. 6 ha vinto U.S. Olimpia « A •; FELTRE: Juniores sq. part. 8 ha vinto U.S. Boscariz; FERRARA: Juniores sq. part. 6 ha vinto CSI Invicta; FI­ DENZA: Allievi sq. part. 6 ha vinto CSI Busseto • A •; Giovanissimi sq. part. 4 ha vinto CSI Busseto; FORLÌ’: Allievi sq. part. 7 ha vinto U.S. In­ trepida • A »; Juniores sq. part. 4 ha vinto U.S. Fortitudo; FIRENZE: Allievi sq. part. 4 ha vinto U.S. VV. F. Ruini; LAMEZIA TERME: Allievi sq. part. 8 ha vinto G.S. CSI Nicastro; Juniores sq. part. 8 ha vinto G.S. Pianopoli; LI­ VORNO: Allievi sq. part. 4 ha vinto U.S. Giannelli; Juniores sq. part. 4 ha vinto U.S. Pallavolo Cecina; MAGLIANO SABINO: Allievi sq. part. 4 ha vinto U.S. A. Consolini; Juniores sq. part. 4 ha vinto U.S. J. Coresina; MAS­ SA: Allievi sq. part. 8 ha vinto G.S. Robur; Juniores sq. part. 6 ha vinto A.S. Massa; MODENA: Allievi sq. part. 11 ha vinto U.S. S. Faustino « Invicta »; MOLFETTA: Allievi sq. part. 8 ha vin­ to S.S. Libertas; Juniores sq. part. 8 ha vinto S.S. Landolfi; NAPOLI: Allievi sq. part. 2 (finale provinciale) ha vin­ to G.S. W. VV. F. Padula; Juniores sq. . part. 2 (finale provinciale) ha vinto G.S. W. F. Padulp — “ ‘ la; NOTO: Allievi ha vìnto G.S. Ferrini; ___ _ vinto ____ il: Juniores ha G.S. Robur; NOVARA: Allievi sq. part. 4 ha vinto U.S. Piccozza d'argento; Ju­ niores sq. part. 4 ha vinto G.S. Regaldi; ORISTANO: Allievi sq. part. 4 ha C Sacro r*______ Cuore: nnrr. ORTÈ: i__ t_____ vinto n G.S. Juniores sq. part. 5 ha vinto U.S. Volley Club Nepl: PADOVA: Allievi sq. part. 9 ha vinto S.P. Monselice ■ B ■; Juniores sq. part. 4 ha vìnto G.S. Brusegana; PALERMO: Allievi sq. part. 4 ha vinto U.S. Cannizzaro Conca d'oro; Juniores sq. part. 4 ha vinto G.S. Vis. Palermo; PARMA: Allievi sq. part. 5 ha vinto U.S. Itis:: Juniores sq. part. 4 ha vinto U.S. Orsa: PATTI: Allievi sq. part. 3 ha vinto U.S. Aurora: PERUGIA: Allievi sq. part. 6 ha vinto C.S. Pallavolo Vlrtus • A •: Juniores sq. part. 5 ha vinto U.S. Penna Ricci: PIACENZA: Allievi sq. part. 4 ha vinto C.S.E.N.; Juniores sq. part. 4 ha vinto C.S.E.N.: PIAZZA AR­ MERINA: Allievi sq. part. 6 ha vinto G.S. Carmine; Juniores sq. part. 6 ha vinto SS. Atletica Armerina: RAGU­ SA: Allievi sq. part. 5 ha vinto G. S. Sittinleri; Juniores sq. part. 4 ha vinto Pol.va Eridanla: RAVENNA: Allie­ vi sq. part. 4 ha vinto G.S. Portuali: Juniores sq. part. 4 ha vinto G.S. VV. F. Casadio; REGGIO CALABRIA: Al­ lievi sq. part. 9 ha vinto CSI Citta­ nova: Juniores sq. part. 9 ha vinto G.S. Meroflllo: RIMINI: Juniores sq. part. 4 ha vinto U.S. Pallavolo Rimlnl . A •: SIENA: Allievi sq. part. 13 ha vinto U.S. Virtus • A ■: Juniores sq. part. 8 ha vinto G.S. Alberino: SORA: Allievi sq. part. 4 ha vinto G.S. Duca d'Aosta: SPOLETO: Allievi sq. part. 4 ha vìnto U.S. Olimpia: Juniores sq. part. 6 ha vinto U.S. Olimpia: TERNI: Allievi sq. part. 5 ha vinto U.S. Interamna; TO­ RINO: Allievi sq. part. 9 ha vinto U.S.

Valdocco • A •; Juniores sq. part. 5 ha vinto U.S. S. Paolo P.G.S.: TREVI­ SO: Allievi sq. part. 6 ha vinto G.S. Mlani - A •: Juniores sq. part. 12 ha vinto U.S. Pepsi Cola: VASTO: Junio­ res ha vinto G.S. Fiamma; VERCELLI: Allievi sq. part. 4 ha vinto G.S. Li­ bertas Robblo: Juniores sq. part. 4 ha vinto G.S. Vlrtus Vercelli; VERONA: Allievi sq. part. 13 ha vinto G.S. An­ tenore Ferroni • A •; Juniores sq. part. 8 ha vinto G.S. Antenore Ferroni • A »; VITTORIO VENETO: Juniores sq. part. 6 ha vinto U.P. Provvidenza.

REGISTRAZIONE RISULTATI FASI ZONALI CAMPIONATI NAZIONALI BERGAMO: Allievi sq. part. 9 ha vin­ to U.S. Stezzano: GALLIPOLI: Allievi sq. part. 5 ha vinto G.S. Danilo Mi­ gliaccio: Juniores sq. part. 5 ha vinto U.S. Stella Azzurra; GRAVINA: Junio­ res sq. part. 4 ha vinto G.S. J.K. ACLI: LODI: Juniores sq. part. 4 ha vinto S.S. Laudense: MANTOVA: Allie­ vi sq. part. 5 ha vinto U.S. S. Egidio: PAGANI: Allievi sq. part. 4 ha vinto G.S. Frassati; Juniores sq. part. 4 ha vinto G.S. Frassati; VIGEVANO: Allievi sq. part. 4 ha vinto Giv. Olimpica.

APPROVAZIONE FASI REGIONALI CAMPIONATI NAZIONALI EMILIA: Allievi e Juniores: FRIULI: Allievi e Juniores: LOMBARDIA: Allie­ vi e Juniores: jiikji , MARCHE: nilICVI, mruivuu. Allievi. JUIHUJunioGiovanissimi: SARDEGNA: Allievi e Juniores: UMBRIA: Allievi e Junlores: VENETO: Allievi e Juniores.

MANIFESTAZIONI A CARATTERE LOCALE

Omologazione risultati

LECCO: Torneo Femminile sq. part. 7 ha vinto Poi.va Cc’cmbo; PAGANI: Torneo di apertura sq. part. 3 ha vinto Pol.va Paganese: UDINE: Campio­ nato Seniores sq. part. 6 ha vinto CSI Salt.

CORSI TECNICI Approvazione Corsi NOTO:

Arbitri:

TERNI:

Arbitri.

Ratifica Esami

MODENA: la CTN visti I verbali di esame, ha nominato Arbitri CSI 1 sot­ to notati Signori con anzianità 14-3-70: Baraldini Fausto. Cornia Giordano. Ga­ sarmi Emer, Morselli Claudio. Cambi Ettore: ha altresì nominato Segnapunti CSI I sottonotati Signori con stes­ sa anzianità: Caviochipli Andrea. PinelII William, Varini Maurizio.

RINNOVO TESSERE PERSONALE TECNICO STAGIONE SPORTIVA 1969/70 Arbitri SORA: Bove Francesco.

Claudio.

De

Bernardis

Il Segretario FABRIZIO PRIOL1SI Il Presidente FILIPPO DRAGOTTO

12

?

1

pallacanestro Roma. 5 aprile 1970

CAMPIONATO NAZIONALE

Omologazione Risultati

SPOLETO: Categ. Jtmiores 1 .Uniono Spoletlna; VERCELLI: Categ. Allievi 1. G.S. Libertas Rebbio. Categ. Juniores


1. G.S. Libertas Robbio: ACQUI TERME: Categ. Juniores 1. Acqui U.S.; SIENA: Categ. Allievi 1. G.S. Colle­ gio S. Marco. Categ. Juniores 1. G.S. Collegio S. Marco; LAMEZIA TERME: Categ. Juniores 1. U.S. Basket Virtus; CONVERSANO: Categ. Allievi 1. Liber­ tas. Categ. Juniores 1. Milan Club; VIGEVANO: Categ. Allievi 1. Gioventù Olimpica «A ». Categ. Juniores 1. A.S. Gymnasium Vigevano: GALLIPOLI: Fase zonale - Categ. Juniores 1. Italia; BRIN­ DISI: Categ. Allievi 1 .G.S. Ferrini, Categ. Juniores 1. G.S. Frassatl; VE­ NEZIA: Categ. Juniores 1. U.S. Marghera; CATANZARO: Categ. Allievi 1. Acri. Categ. Juniores 1. G.S. Mazzini; BARI: Categ. Zonale 1. G.S. Mazzola e G.S. Villaggio del Fanciullo, Categ. Allievi Provine. 1. Charitas: ALESSAN­ DRIA: Categ. Allevi 1. 9. Club. Categ. Juniores 1. Aurora; LECCO: Categ. Ju­ niores Zonale 1. G.S. Aurora S. Fran­ cesco: PESARO: Categ. Allievi 1. U.S. Olimpia. Categ. Juniores 1. U.S. Lupo; NAPOLI: Categ. Allievi 1. G.S. La Sor­ gente Berckmans. Categ. Juniores 1. G.S. La Sorgente Berckmans: AVELLI­ NO: Categ. Allievi 1. G.S. Enaoli, Ca­ teg. Juniores 1. S. Gerardo: MESTRE: Categ. Juniores 1. U.S. Marghera; ENNA: Categ. Juniores - 1. G.S. Libertas; BENEVENTO: Categ. Allievi - 1. G.S. Meomartini: NOVARA: Categ. Juniores 1. U.S. Rosmini di Domodossola; AO­ STA: Categ. Juniores - 1. Challand: GENOVA: Categ. Allievi . - 1. Atletic Pio X. Categ. Juniores Don Bosco Samplerdarena: PISA: Allievi - 1. G.S. I Passi. Juniores 1 U.S. Temax; CHIETt: Categ. Allievi • 1. Virtus. Categ. Junio­ res ■ 1. Mobilplastlca; COSENZA: Categ. Juniores- 1. U.S. Kolbe: TREVISO: Ca­ teg. Allievi - 1. G.S. P. Dobitel • A ». Categ. Juniores - G.S. Pio X; TRAPA­ NI: Categ. Allievi - 1. Juvenilia. Ca­ teg. Juniores - Rosmini; TORINO: Ca­ teg. Allievi - 1. U.S. Martinetto. Categ. Juniores • U.S. La Salle; REGGIO CA­ LABRIA: Categ. Allievi Taurus. Categ. Juniores • Basket Reggina.

Approvazione Regolamenti ALBENGA: Fase zonale Categ. Allie­ vi e Juniores; CATANIA: Fase Provin­ ciale Categ. Juniores.

APPROVAZIONE REGOLAMENTI FASE REGIONALE CALABRIA: Categorie Giovanissimi. Allievi e Juniores a Cosenza: EMI­ LIA-ROMAGNA: Categorie Allievi e Juniores a Bologna II 12 aprile 1970; SICILIA: Categoria Giovanissimi a Ca­ tania il 19 aprile 1970. Categorie Al­ lievi e Juniores a Ragusa il 25-26 apri­ le 1970: CAMPANIA: Categ. Allie­ vi e Juniores a Napoli il 25 aprile 1970; TOSCANA: Categoria Allievi e Juniores a Siena il 16 aprile 1970: SARDEGNA: Categorie Allievi e Junio­ res a Cagliari il 12 aprile 1970: FRIU­ LI-VENEZIA GIULIA: Categoria Allievi e Juniores a Trieste il 14 aprile 1970; LAZIO: Categoria Allievi e Juniores a Roma 11 5 aprile 1970.

CAMPIONATO GIOVANISSIMI

MORBEGNO: Fase Provinciale - 1. PGS Don Bosco di Sondrio: PAVIA: Fase Provinciale - 1. Polisportiva Bra­ ni; TREVISO: Fase Provinciale • 1. G.S. Gymnasium • A ». ATTIVITÀ’ LOCALE

Approvazione Regolamenti LECCO: Torneo Precampionato di Ma­ resso. Torneo Pallacanestro di Mandello. Torneo Organizzato dalla Poi. Colombo: CALTANISSETTA: Basket Gio­ vanissimi Under 18; SPOLETO: 1. Cop­ pa CSI.

8

atletica Roma.

13 aprile

1970

FINALISSIMA: 11,12.

Sul n. 8 di Stadlum apparirà In in­ serto il regolamento del campionato su pista categorie giovanissimi, allie­ vi e juniores.

Il programma tecnico rimane invaria­ to rispetto a quello del 1969 con que­ ste eccezioni: cat. allievi m. 110 hs. (10 ostacoli da 1 metro anziché 80 ad ostacoli) m. 3000 piani anziché n. 2000. marcia km. 6; cat. juniores m. 5000 anziché m. 3000. Il Presidente ALDO CAPPELLINI

9 tennistavolo Roma, 13 aprile 1970

Visti i verbali di gara del Giudice Arbitro federale Cugno Salvatore, si omologano i risultati delle finali nazionali tennistavolo cat. Allievi e Ju* niores svoltisi a Pesaro nei giorni 1112 aprile

ALLIEVI

TABELLONE SUPERIORE - Incontri pre­ liminari: Grotto Franco (Vicenza b. Vitale Alberto (Acireale) 19.10, De Lillo Luciano (Treviso) b. Vecchietti Fabio (Foligno) 14,11. Primo turno: Peterlini Alessandro (Trieste) b. Alte­ rini Massimiliano (Firenze) 8.12: Fran­ chini Roberto (Modena) b. Bellisario Giuseppe (Cosenza) 6.7; Songlni En­ rico (Pescara) b. Marone Alessandro (Como) 9.18: Pugliese Ernesto (Poten­ za) b. Stella Antonio (Orte) 18.-16.18; Beliucci Fabrizio (Ancona) b. Cannone Pasquale (Molfetta) 15.14; Ballestln Ulisse (Sanremo) b. Durzu Roberto (Cagliari) 14.7; Monti Federico (No­ vara) b. Lunelll Marco (Trento) 9.13; Grotto b. Pauselli Dante (Perugia) 9.^0.9; Silvestri™ Fabrizio (Firenze) b. De Lillo 8.12; Indelicato Nunzio (Mi­ lano) b. Petraglia Giovanni (Potenza) 8,8 Cuccù Carlo (Ales) b. Foroni Mau­ rizio (Magliano S.) 10.16; Ricotti Fa­ brizio (Gorizia) b. Torre Govannl (Pat­ ti) 21.-18.16; Del Gaudio Claudio (Na­ poli) b. Rizzuto Giovanni (Cosenza) 8,18: Zanfl Gabriele (Sanremo) b. San­ tacroce Giacinto (Conversano) 12,17; Manuello Valerio (Vercelli) b. Costan­ tini (Massimo (Ancona) 17,16: Blsi Guido (Modena) b. Foglia Nicola (Pe­ saro) 14,6. Secondo turno: Peterlini b. Franchini -16.14,14; Songini b. Pugliese 9.13; Ballestin b. Bellucci 17.18: Brotto b. Monti 21,-19-18; Sllvestrinl b. Inde­ licato 16.12; Cucci b. Picotti 11.19: Del Gaudio b. Zanfi 11.-17,18: Bisi b. Ma­ nuello -12.7.11. Terzo turno: Peterlini b. Songini 9.-19-12: Pallestin b. Grotto 14.-18-14; Silvestrini b. Cuccù 19.10; Bisi b. Del Gaudio 16-13. Semifinale: Peterlini b. BallesUn 11-9; Bisi b. Silvestrinl 17.-22.16. Finale: Peterlini b. Bisi 14,-18,15.

Omologazione Risultati LECCO: Torneo di Maresso - 1. Poi. Usmate, 1Torneo di Mondello - 1. Poi. Mondello.. Torneo Poi. Colombo - 1. Aurora di S. Francesco: CALTANISFrancesco; SETTA: Basket Giovanissimi Under 18 1. Freccia Nera. 2. Stella Azzurra. 3. Olimpia; TEMPIO PAUSANIA: Primo Trofeo Santa Croce ■ 1. Eldorado, 2. Stella Verde, 3. Olimpia.

Il Segretario ANGELO RAINERI Il Presidente UMBERTO GARCEA

nini Pietro (R. Emilia) 16Ì9 ”3; 19 16'19"3; i9 Marazzi Umberto (R. Emilia) ’2r'4Ha) 16 16'21"4 20. Romiti Flavio (R. Emilia) 16’26”8; 21. Macherio Giorgio (Savona) 16’49”222. Giovanni (R. E..."; Barozzi Emilia)'' 16'49"9; 23. Zoppi Roberto (R. Emilia) 24. Slega 19'40' 19'40"; 24. Siega Mario (Gorizia) (Gorizia) 20'12”5; 25. Inghiranl Jacopo (Torino) 21' 21'08 '9; 26. Fenoglio Franco (Torino) — 32"6; 27. Grauner Giorgio (Gorizia) 21 ''32"6; 25'54"; 28. Barisene Angelo (Acqui) 27'13"7.

Slalom

REGOLAMENTO CAMPIONATO SU PISTA

CATEGORIA

11.20; Mannello b. Zanfl 17.-9.14; In­ delicato b. Foglia 19,-20-17. Quarto turno: Cuccù b. Bellucci 18.14; Fran­ chini b. Del Gaudio 14.15: Songlni b. Mannello 7,12; Indelicato b. Grotto 16. 17. Quinto turno: Franchini b. Cuccù -20.21,18; Songini b. Indelicato 27,16. Sesto turno: Franchini b. Ballesteln ■13,19-11; Songlni b. Sllvestrlni 14. -15.21. Settimo turno: Songlni b. Fran­ chini -16.8,19. Finale: Songlni b. Blsl 20.-17,19.

TABELLONE DI RECUPERO • Incontri preliminari: Pauselli b. Vecchietti 20. 15; Vitale b. De Lillo 18,-17.12. Primo turno: Alterinl b. Bellisario 15.15; Marone b. Stella 8.10; Cannone b. Durzu 14.14; Lunedi b. Pauselli 17.20; Vitale b. Petraglla 4,6; Torre b. Foroni 6.3; Santacroce b. Rlzzuto 15.13; Foglia b. Costantini 16.20. Secondo turno: Bel­ lucci b. Alterinl -13,17,13; Marano b. Monti 19.17; Franchini b. Cannono 17.13; Lunelll b. Pugliese 7.9: Zanfl b. Vitale 12.17; Manuello b. Torre 14.9; Indeli­ cato b. Santacroce 14,17; Foglia b. Pi­ cotti 19.10. Terzo turno: Bellucci b. Marone 16,-18.19; Franchini b. Lunelll

Peterlinl

b.

CLASSIFICA FINALE: 1. Peterlinl Alessandro (Trieste): 2. Songlni Enrico (Pescara); 3. Bis! Guidi (Modena); 4. Franchini Roberto (Modena); 5. Sil­ vestri™ Fabrizio (Firenze); 6. Ballestin Ulisse (Sanremo). Per II quinto e sesto posto. Sllvestrlni b. Ballestln 17.15.

CATEGORIA

JUNIORES

TABELLONE SUPERIORE ■ Primo turno: Venuti Bruno (Trieste) b. Cuciniello Gennaro (Salerno) 13,-23,10; Garuti William (Modena) b. Orlacchio Quinto (Foligno) 15,14; Pezzano Carmelo (Mi­ lano) b. Girardi Antonio (Cagliari) 19,12; Sconza Franco (Cosenza) b. Fosci Aldo (Orto) -17,11,14; Givani An­ drea (Vicenza) b. Panebianco Michele (Acireale) 14,-18,10; Bosi Stefano (Fi­ renze) b Caliari Edy (Trento) 10,15; Campa Carlo (Taranto) b. Palazzi Renzo (Ancona) -22,13,14; Pesante Mario (San­ remo) b. Nigro Raffaele (Melfi) 6,5. Secondo turno: Venuti b. Garuti 13,20, Pezzano b. Sconza 2,15; Bosi b. Givani 13,-22,5; Campa b. Pesante -15, 19,18. Semifinale: Venuti b. Pezzano -19,21,16, Bosi b. Campa 10,19. Finale: Bosi b. Venuti 13,-17,19. TABELLONE DI RECUPERO - Primo turno: Girardi b. Fosci 5,17; Cuciniello b. Orlacchio 13,20; 13.20: Palazzi b. Nigro 15,19, Caliari b. Panebianco 19-14. Secondo turno: Givani b. Girardi -12 16,22; Pesante b. Cuciniello 13,26; Ga­ ruti b. Palazzi 10,18; Cagliari b. Scon­ za 15,-14,18. Terzo turno: Pesante b. Givani -19,16,18; Garuti b. Cagliari -18. 9,15. Quarto turno: Pezzano b. Pesante -19,8,19; Garuti b. Campa 16-20. Quin­ to turno: Garuti b. Pezzano 15,-21,20. Finale: Venuti b. Garuti 19,15

FINALISSIMA:

Bosi b.

15,15.

Venuti

CLASSIFICA FINALE: 1. Bosi Stefa­ no (Firenze); 2. Venuti Bruno (Trieste) 3. Garuti William (Modena); 4. Pez­ zano Carmelo (Milano); 5-6. Pesante Mario (Sanremo) e Cappa Carlo (Ta­ ranto) . Il Segretario Alberto Greganti Il Presidente Alessandro Paoloni

7

sci Roma,

10 aprile

RISULTATI CAMPANILI

1970

FINALI ALPINI

Speciale

Songini

NAZIONALI

Fondo 1. Carrara Angelino (Bergamo) 11'03"2; 2. Carrara Pietro (Bergamo) (Berga11'46'3; 3. Ongaro Santino mo) 11'50" 4. Primus Ivo (Udino) (Lecco) 12'54"4: 5. Poivara Sandro 14'29"9; 6. Astori Luigi (Bergamo) 12'49"; 7. Midall Celestino (Bergamo) 12'47"2; 8. Migliorini Giovanni (Ber­ gamo) 12'52"5; 9. Invernlzzi Domenico (lecco) 12'53"1: 10. Mentii Valorlano (Udine) 12'58"1: 11. Invernlzzi Valerlo (Lecco) 14'01; 12. Vlslnl Stefano (Ber­ gamo) 14’12"9: 13. Barzasl Franco (Bergamo) 14'14"7; 14. Cardonl Marcel­ lino (Udine) 15'12"8: 15. Confotola Emanuele (Lecco) 15'12"9; 16. Rossi Bruno (Lecco) 15'31"8; 17. Martinelli Danilo (R. Emilia) 16'17"6; 18. Za-

1. Mandelli Marx (Lecco) 65"7; 2. Siega Ranieri (Udine) 66"9: 3. Balle­ rini Marco (Lecco) 67"3; 4. Lazzaroni Giuseppe (Bergamo) 71 "4; 5. Slega Stefano (Udine) 75”1; 6. Pufitsch Mar­ co (Udine) 76"9; 7. Conterno Renato (Torino) 77"2; 8. Sima Enzo (Udine) 78"2; 9. Giudici Evarlsto (Bergamo) 80”9; 10. Carradore Corrado (Vicenza) 81 ”9: 11. Graziano Roberto (Torino) 83"2; 12. Mlcortls Bruno (Udine) 83"5; 13. Guglielmotto Marco (Torino) 86"4; 14. Fracchia Dario (Torino) 86"6; 15. Martina Lucio (Udine) 90"5; 16. Sereni Pietro (Ascoli Piceno) 95”5: 17. CaIO soli Claudio (R. Emilia) Oq"g. 98”6; 18. Q gllelmotto Paolo (Torino) 102"3; -; 19. Gennari Alessandro (Vicenza) 110"1; 20 Secondino Bruno (Udine) 111"4; 21. Alberti Antonio (Acqui T.) 111'8; 22. Caporale Piero (Ascoll P.). 12O"7: 23. Merelll Bernardino (Bergamo) 123”4; 24. Rossero Ezio (Acqui T.j 129’7; 25. r ■- ' Claudio (R. Emilia) Miari DonaFLI Mnccirnn fAv-n.il 131 ”1; 26. Rapetti Massimo (Acqui Terme) 174”4; 27. Albiero Giorgio (Vi­ Ceil4<JJ IOJ ”1; I, £.O. cenza) 183 28. Tortaroglio Walter (Acqui Terme) 189”1. Slalom

Gigante

1 .Mandelli Marx (Lecco) 1'05’’8; 2. Burini Roberto (Lecco) 1'06"5; 3. Sie­ ga Ranieri (Udine) 1'06”6; 4. Ballerini Marco (Lecco) 1'06''9; 5. Lazzaroni Giuseppe (Bergamo) 1'10"3; 6. Slega Stefano (Udine) 1*12”3; 7. Sima Enzo (Udine) I’12”5; 8. Conterno Renato (Torino) 1'14”. 9 Peracino Mario (Tori­ no) 1'15., 10, Carletti Primo (Berga­ mo) 1'17”; 11. Giudi Evaristo (Berga­ mo) 1’17”1; 12. Graziano Roberto (To­ rino) I’18”2; 13. Miari Claudio (Reggio Emilia) 1’18”3; 14. Miccotis Bruno (Udine) 1’18”7; 15. Premi Walter (Co­ mo) I’18”9; 16. Perini Pietro (Ascoli) 1’19”2; 17. Gregis Giovanni (Bergamo) 1’19”8; 18. Martina Lucio (Udine) 1'21”; 19. Puftsch Marco (Udine) 1’21”1; 20. Guglielmotto Marco (Torino) 1’21 "8: 21. Guglielmotto Paolo (Torino) 1'22”3; 22. Fracchia Dario (Torino) 1'23”3; 23. Merelll Bernardino (Bergamo) 1'25''; 24. Cesari Riccardo (Venezia) 1’28"3; 25. Gorla Claudio (Venezia) 1'29"1; 26. Gasoli Claudio (Reggio) 1'29"2; ’29"2; 27. Gregori Tiziano (Reggio) 1'30"7; 28. Alberti Antonio (Acqui) 1’33”; 29. Molinatti inatti Mario (Acqui) . . . 1’33''8; 30. Tettamanti‘ “ Ermes (Como) (Como) 1'35 1’35””3; 3; 31. 35"5- 32. De Blasi Stefano (Como)' 1'”'35**5; Neri Luca (Siena) 1’36”: 33. Premi Alfredo (Venezia) I 1’36 36"1; ”1; 34. ivivio^mMoraschinelli Guido (Como) 1’37”3; 35. Mon­ tagna Lorenzo (Valtellina) 1'38”; 36. MussoMaurizio (Acqui) 1'38''5; 37. Sironi Leonardo (Bergamo) 1’39”5; 38. Mantovani Gianfranco (Reggio) 1'40"; 39. Gennari Alessandro (Vicenza) 1'41 ”6; 40. Maspes Ambrogio (Valtellina) 1*42 ”2; 41. Ressero Ezio (Acqui) 1 '42"5; 42. Cantini Mauro (Venezia) 42. Caporali Piero (Ascoll) f'47"2; f47"2; 44. Carradore * Corrado (Vicenza) 2'01 "2: 45. Danieli Pierluigi (Venezia) _____ 2'09"2; 2'no 46. Morini Guidi (L'A­ quila 2'10"4; 47. Fazzl Michele (Savo­ na 2'35"5; 48. Romiti Amedeo (Reggio) 3’03 "2. Staffetta 3x4 km

1. Bergamo A (Carrara G.P., Carrara A.. Ongaro S.) 36’17”8; 2. Bergamo B Midall C., Astorri L., Migliorini) 38’15”5; 3. Lecco (Invernlzzi D.. Invernlzzi V.. Poivara M.) 38’50”9; 4. Udine (Mentii V., Sllvorlo, Primus) 40’04"6; 4. Reggio Emilia A (Martinel­ li, Zanlni, Marazzi) 48'07”; 6. Reggio Emilia B (Romlttl, Zoppi. Barozzi) ____ , 50’20”; 7. Torino (Fotmogllo. Colombai-- • • ___ _ '58'19": 8. Gorizia do, Inghlzzonl) (Granner, Paollnl, Slega) 1h00'15 ”.

RISULTATI FINALI CRITERIUM

NAZIONALI

Fondo 1. Romanin Narciso (Udine) 21 36”; 2. Carrara Lorenzo (Bergamo) 22 59"4:


3. Capitanlo Claudio (Bergamo) 23’06"1 4. Prlmus Bruno (Udine) 23'10"4; 6. Balduzzl Italo (Bergamo) 23’40’’; Blanzlna Celeste (Bergamo) 25’10"; /. Sottocorona Claudio (Udine) 25'35"8; 8. Combl Graziano (Lecco) 26’03"; 9. Arrlgonl Natalino (Lecco) 26’58"6; 10. u i, Gorettl Domenico (Lecco) 27'13"1; 11. 14”7; 12. Gloria Camillo (Torino) 27’14"7; Pavone Elio (Udine) 28'20"; 13. Angeletti Sebastiano (Ascoll P.) 30’44". Slalom Spccalo

1. Berlinghleri Martino (Bergamo) 66"; 2. Ben Renato (Udine) 68"; 3. Arrigoni Ermanno (Lecco) 74"4; 4. Valas Mirko (Udine) 76"6; 5. Betineschl Fla­ vio (Bergamo) 77"9; 6. Monga Ettore (Lecco) 78"; 7. Nechctti Rodolfo (Reg­ gio E.) 80"5; 8. Macor Mario (Udine) 81"; 9. Bova Alberto (Torino) 81 "3; 10. Trussardi Giannino (Bergamo) 84"; 11. Galli Fausto (Valtellina) 87"5; 12. Bat89"2; 13. Zini tù’ Glanrenzo (Torino) ( Vittorio (Vicenza) ”*) 91"2; 14. Piussi Paolo (Udine) 91"7; .; 15. Belllnghieri Ser­ gio (Bergamo) 94"8; 16. Vergnano Wal­ ter (Torino). 99"2; 99”2: 17. Zotti Umberto (Ascoli) 100"7; 100”7; 18. Celani Maurizio (Ascoll) 101"9; 101 ”9; 19. Raschini Franco (Udine) 110"5; 20 Plesnicar Giovanni (Gorizia) 110"7, 21. Kramer Marco (Gorizia) 111"; 22. Montani Roberto (Ascoll) 119 ’2: 23. Whegher Paolo (Vi­ cenza) 126" 3; 24. Malfatto Valerio (Sa­ vona) 130"5; 25. Carletti Arialdo (Ber­ gamo) 140"; 26. Tagliaferri Enrico (Lec­ co) 150"2; 27. Fracchla Edoardo (Tori­ no) 150"2; 28. Cavena Dario (Vicenza) 295"6. Slalom

gigante

1. Battineschl Flavio (Bergamo) 1'05"2; 2. Lozza Alberto ('_?:_ (Lecco) 1’07"8; 3. Arrigonl Ermanno (Lecco) ecco) 1’09"00; 4. Pedroncelli Mauro (Como) 1'09"6; 5. Piussi Paolo (Udine) T09"’77; 6. Mochetti Rodolfo (Reggio E.) 1’09”8; 6. Kranner Marco (Gorizia) 1 09"8; 8. Battè Gianrenzo (Torino) 1’10"2; .9 TagliaferriI Enrico (Lecco) . _ 1'12"2; 10. Fracchia Edoardo (Torino) 1’12"2; 11. Caletti Atialdo (Bergamo) ("7 5 1'12 ri2"7”7; 12. Monga Ettore (Lecco) . ecco) 1’13"5; 13. __ Beni 1 '■ linghieri Sergio (Bergamo) 1'13"5; 14. Fasolis Giuseppe (Torino) 1’13"9; 15. Begola Giovanni (Reggio E.) 1'14"1; 15. Stefanini Roberto (Torino) I’14"1; 17. Bava Roberto (Torino) 1’14”3; 18. Zini Vittorio (Vicenza) 1'15"1; 19. Fra­ sca Carlo (L’Aquila) I’15"4; 20. Sampellegrlni Lorenzo (Cremona) 1’56"6; 21. Panzani Massimo (Lucca) 1’16"; 22. Trussardi Giannini (Bergamo) 1'18"; 23. Valas Mirko (Udine) I'18”3; 24. Zoppi Umberto (Ascoll) 1'18 '9; 25. Corridori Giuseppe (Lecco) 1'19"; 26 Tettamanti Eugenio (Como) 1’19"1; 27. Ben Re­ nato (Udine) 1’20"; 28. Raschini Franco (Udine) 1 ’20"8; 29. Cosini Mauri1'20"9; 30. Vergnano zio (Valtellina) ( nr (Tnrlnnl l'OT’Q. 91 Montini Walter (Torino) 1’23"3; 31. Montani (Ascoli) 1’25"; 31. Wegher Roberto. Morandi 1’25"; 33. Paolo (Vicenza) ( (Lucca) r25"4; 34. Canari Gastone? fi 1i'27"8; 'O7"O. QC 35. Slega Luigi Marco ((Lucca) '90” I • (Udine) 1'29" l’129"1; I; 36. r~*ornmoWi Caramatti rrnnpn Franco (Valtellina) 1 r31"5; ’31 "5; 37. Volteranl Luca (Siena) r33"9; 38. Galli Fausto (Val39. Delcotto " m . tellina) 1’37"; Armando (L’Aquila) 133 I ’39"1; 40. Cortellazzo G. Paolo (Vicenza) 1’39"’4; 41. Bonanomi (Como) 1’47"; 47' 42. Malfatto Stefano Valerio (Savona) 1'49"; 43. Olivieri Massimo (L’Aquila) 1'51"9;. 44. Tau­ rino Vincenzo (L'Aquila) 1'52"7; 45. Tommasl Alberto (Lucca) 1’55 55"2; "2; 45. lai 1*C Plesnikar Giovanni (Gorizia) 1’55"2; 47. Pagnl Riccardo (Siena) 1 ’56"9; 48. Mussino Fulvio (Acqui) 2'08"4- 49. Fehr Girardo (Lucca) 2’24"5; 50. BSttoncelli Maurizio (Venezia) 2’32"1; 51. Tortarogllo P. Franco (Acqui) 2’36"9; 52. Mo­ relli Palmlno (Bergamo) 2'38"1. 53. Perl Mario (Valtellina) 2'41 "8; 54. Mel­ chior Ariedo (Como) 3'38"4. Staffetta 3x8

km

1. Bergamo A. (Carrara L., Balduzzl G.. Capitanlo) 1h12’19"3; 2. Udine (Sottocorona, Prlmus. Romanln) 1h 12’31 "5: 3. Lecco (Arrigonl, Goretti, Combl) 1h18’32"7; 4. Bergamo B. (Ciancino, Locateli!, Saivani) 1h22’23"8; 5. Torino (Gloria, Jachla, Bonintendi) 1h38’24"5.

Il Segretario Aldo Cappellini Il Presidente Romeo Remlttl

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M11BM=il® CHI SE NE IMPORTA Prima o poi doveva venire fuori una storia del doping nello sport. Per quanto ri­ guarda il ciclismo ci ha pen­ sato il giornalista Roger Bastide a colmare la grave la­ cuna. Nelle 250 pagine del suo « Le doping » è tutto raccontato e spiegato a chia­ re lettere: chi si droga, i metodi in uso, dove si può reperire la merce, il merca­ to nero, lo spionaggio e i trucchi per farla in barba ai funzionari e ai controlli an­ tidoping. Ci sono anche i nomi e i cognomi: grandi o piccoli sono in pochi a usci­ re... con l'intestino pulito. Il libro, in Francia, si ven­ de bene. Ma non ha fatto assolutamente rumore né ha provocato scandali. Perché dovrebbe, poi? Queste cose ormai le sa perfino Avery Brundage. Figuriamoci. Ci manca solo che lo si usi co­ me libro di testo nei centri giovanili di addestramento.

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IL CONI, I GIOCHI E LA SCUOLA Alfredo Berrà, sull'ultimo numero di « Lo sport • si oc­ cupa della crisi dello sport nella scuola e in particolare dell’attività dei Gruppi Spor-

tivi scolastici praticamente inoperanti da un paio d'anni. « Per parare il colpo — commenta Berrà — il CONI quest'anno ha fatto un ac­ cordo con il Ministero della Pubblica Istruzione (retto al­ lora dall'oc. Ferrari Aggra­ di) per fondere in pratica l’attività sportiva scolastica con i Giochi della Gioven­ tù. (E questo anche per ri­ parare a un errore dell'an­ no precedente, per cui la Scuola si era un po' risen­ tita di non vedersi chiama­ ta fra le « parti generanti » dell'iniziativa). E l'accordo viene ribadito cos.tantemen. te (in alto) ma contestato violentemente (in basso) da ribadite affermazioni da par­ te degli insegnanti di non voler più lavorare per i Gruppi Sportivi, bloccando così in pratica lo svolgi­ mento dei campionati. Il discorso è molto com­ plesso. L'attività dei Gruppi Sportivi non è che un aspet­ to. Si deve incominciare a parlare di tutta quanta l'Educazione Fisica, che da noi ognuno cerca di imporsi quando è grasso, vecchio e non ha più né voglia né tempo e che nessuno cerca invece di imporre quando giusto, cioè in età giovani­ le e nelle scuole ». L’allenatore del Cagliari, Scopigno, e il presidente della società Arrica, davanti al nuovo stadio della città.

CONTENTI E BASTA, PER FAVORE Allora il Cagliari ha vinto 10 scudetto. Mi piace. Mi piace Cagliari, la Sardegna, 11 meridione e le isole. Sia­ mo tutti contenti, al sud, al centro e anche al nord. A Milano perché non ha vinto Torino, a Torino (i tifosi gra­ nata) perché non ha vinto la Juventus e poi perché ha vin­ to il sud degli immigrati Fin qui ci sto. mi ci ri­ trovo e mi ci diverto pure. Adesso, però, non statemi a far discorsi sociali, pro­ gressisti e populisti. Che lo scudetto sia uscito dal triangolo industriale è un fatto e sarà pure un segno. Ma un segno di che? Di una maturazione sportiva dell'Italia centro-meridiona­ le? Del progresso economi­ co e sociale del popolo sar­ do? Della coscienza civica di una popolazione che si prende la sua brava rivin­ cita storica? Non stiamo a raccontare balle e non riduciamo l'in­ telligenza, lo spirito d'inizia­ tiva, le fatiche e i sofferti risultati del popolo sardo ad un argomento da operetta. Freghiamoci pure le mani con i Sardi e strizziamo ma­ lignamente l'occhio verso il nord, ma basta così. Il re­ sto, se non è demagogia, è barzelletta.

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