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Stadium n. 7-8/1975

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E DAGLI ENTI DI PROMOZIONE SPORTIVA ACSI ■ AICS - CSI - CSEN - ENDAS - UISP - US ACLI


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Lo scoili nella pallavolo di Dario Serapiglia

Direttore responsabile: Aldo Notorio

Redattore: Duilio (Dimetti Con la collaborazione di Zina Giuri Amili Grafica: Alberto Greganti

Un allenatore, nel corso del proprio lavoro, si troverà ad un certo momento a dover affrontare l’applicazione pra­ tica della tecnica insegnata attraverso una tattica di gioco, ossia il dove c il quando far eseguire una determinata azione tenendo conto non soltanto delle caratteristiche fi­ siche e tecniche dei componenti la propria squadra, ma anche e soprattutto delle particolarità individuali e corali da cui trae spunto il gioco avversario. Si capisce pertanto quale e quanta importanza rivesta per un allenatore la conoscenza, la « visione », dell’intero « cam­ po » che si troverà davanti quando andrà in panchina, com­ prendendo sia i propri elementi sia quelli delle squadre avversarie. Nella pallavolo, però, dove tutto è veloce, preciso e sfug­ gevole allo stesso tempo, non può essere attuata una « vi­ sione affidata alla sola memoria visiva, una « visione » cioè basata unicamente sul « guardare-considerare »; ma sul metodo più duraturo del « guardare-registrare-considerare ». Ecco quindi « lo scout »: esplorare e registrare su dei mo­ duli predisposti i vari momenti di gioco riferiti ad ogni singolo giocatore. Più sarà meticolosa la registrazione e la sua interpretazione, più si potrà preparare per tempo una tattica efficace.

j STADIUM si propone lo scambio delle idee e la ricerca comune dell’associazione. I singoli interventi vogliono portare soltanto una voce, offrire un contributo allo sviluppo comunitario.

STADIUM è ima tribuna aperta. Tutti sono invitati a esprimere la propria opinione e tutte le opinioni sono gradite. STADIUM chiede a tutti i soci un’attenzione costantemente critica e una collaborazione generosa.

IN COPERTINA: Convegno nazionale « Regio­ ni e riforma dello sport » di Lecco. AH’intemo un re­ soconto dei lavori e dei documenti approvati.

Per le richieste dei volumi: « Lo scout nella pallavolo » di Dario Serapiglia e « Giochiamo a fare sport » di Francesco Barbagallo, come per le altre pubblicazioni del CSI, rivolgersi ai locali Con­ sigli CSI.

r In sintonia con l'attuale momento del Centro Sportivo Ita­ liano, che ricerca tipi e metodi di attività sportiva più adeguati alle finalità educative che intende perseguire, que­ sto libro rappresenta un tentativo per far fare ai ragazzi e ragazze dai cinque ai dieci-undici anni un'esperienza fi­ sico-motoria a carattere ludico, superando i rigidi schema­ tismi tecnico-agonistici dello sport tradizionale e propo­ nendo ad ogni individuo un tipo di attività sportiva com­ misurata alle sue esigenze e possibilità. Un tentativo, per­ ché si tratta di una strada che, almeno in Italia, è quasi ancora tutta da esplorare, ma esso nasce dalla conoscenza che l'autore ha maturato dei ragazzi di una certa età, delle loro tipiche esigenze (fisiologiche, psicologiche, sociali) e tiene conto di una prassi educativa. Egli, infatti, propone un approccio all’esperienza sportiva non legata a schemi che valgono più delle persone, ma ad un modo nuovo di fare sport che si fonda sul rispetto globale della persona nell'àmbito di una determinata età. L’autore, dunque, nell’indicare qui una serie di giochi sportivi non propone soltanto un rinnovamento di meto­ dologia dell’insegnamento sportivo, cioè un semplice mo­ do nuovo o diverso di insegnare lo sport, ma colloca questa sua proposta in una concezione diversa dell’attività spor­ tiva intesa non come fine a se stessa, ma come strumento e occasione di maturazione personale c sociale. La strada di questo nuovo atteggiamento nei confronti del­ lo sport, dicevamo, è ancora tutta da esplorare. Si tratta di individuare concretamente in che cosa consista uno sport a misura d’uomo e strumento del suo processo di liberazione su tutti i piani: a livello di gioco-movimento globale, a livello di partecipazione creativa, a livello di rap­ porto educativo. L'autore offre una personale e prima ri­ sposta: parte dagli sport tradizionali e li trasforma in giochi sportivi adatti alle età considerate. Ma, come si di­ ceva, egli è mosso non semplicemente dal desiderio di rin­ novare un metodo di insegnamento, ma dalla preoccupa­ zione più profonda e generale di far compiere ai giova­ nissimi un’esperienza sportiva diversa.

fflotìiao a lare sport di Francesco Barbagallo


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Una politica sportiva globale e unitaria Tutti sono d'accordo che occorre una politica sportiva nuova o meglio una politica sportiva, visto che non ce n’è mai stata una, per farci uscire dal sottosviluppo sportivo. E questo è già un punto di partenza. Però è tutto qua. Infatti, decisi a partire insieme, non si è stabi­ lito dove andare tutti insieme. E ognuno è andato per la sua strada, e non è andato lontano. Era meglio stare fermi. Il grosso e vero sforzo da fare, senz’altro difficile, è stabilire dove si vuole andare e quale strada se­ guire. In termini politici: scegliere insieme una stra­ tegia comune. E’ stato il tentativo dei due Convegni di Lecco e di San Salvo, di cui si dà relazione in questo nu­ mero di Stadium. A Lecco, un convegno largamen­ te rappresentativo ha stabilito, per la prima volta, un punto d’intesa tra le forze politiche, sportive e sociali; a San Salvo, il partito di maggioranza relativa, la DC, ha espresso una linea di politica sportiva aperta, adeguata alle esigenze e operativa­ mente impegnata. Dunque, le premesse per decidere una strategia comune ora ci sono. Ma ciò non significa che tutto sia facile. E’ difficile perché ognuno tira l’acqua al suo mulino: c’è chi difende il suo potere, chi lo vuole aumentare e chi lo cerca perché non ce l'ha per niente. Oltre che partire insieme occorre un'altra condi zione, fondamentale per avere credibilità presso le forze politiche: fare proposte che siano nell’interes­ se del Paese, della comunità e non di singole cor­ porazioni. Ma non basta ancora, ci vuole una terza condizione ed anche questa è difficile: la ricerca di un quadro che comprenda tutti i problemi e prò ponga le linee di una loro soluzione in modo orga­ nico, coerente, coordinato e complementare. Mi spiego meglio: i problemi sono tra di loro collegati, quelli della scuola a quelli degli enti locali, a quelli dell'associazionismo, a quelli del CONI, a quelli dei finanziamenti, a quelli degli impianti, a quelli del­ l’urbanistica, a quelli della sanità e così via. Faccio un esempio: quando si chiede che la pa­ lestra scolastica sia aperta alla comunità, si pone un grosso problema politico che si risolve solo con il concorso e la collaborazione di tutti. Anzitutto ci vuole l'area per costruire la palestra, e questo è un problema urbanistico; i soldi per costruirla, ed è un problema economico; i criteri per costruirla, ed è un problema tecnico-sociale (perché non si co­

struisce con un accesso autonomo ed indipendente, per esempio?); poi i modi per la sua gestione (se è di tutti, chi la gestisce?) ed è un problema politico. Se la scuola tenta di risolvere i suoi problemi (e non soltanto quelli degli impianti) da sola, oltre a non farcela rischia di risolverli in chiave corpo­ rativa, trovando soluzioni da « scuola chiusa » e non da « scuola aperta e socializzata ». Gli esempi si potrebbero moltiplicare perché in­ teressano tutte le altre forze sociali. Strategia comune significa quindi camminare in­ sieme verso obiettivi comuni, assumendo ognuno i problemi di tutti. I problemi dello sport nella scuola sono proble­ mi degli enti di promozione e viceversa; questi mes­ si insieme sono problemi degli enti locali e vicever­ sa; tutti questi sono problemi del CONI e viceversa, e così via. La logica, la coerenza, la credibilità, la carica di successo per una riforma richiedono il rispetto di queste condizioni. Altrimenti si fa dell'aria fritta. Il che non significa che i problemi si debbano risol­ vere tutti insieme contemporaneamente (si rischie­ rebbe di offrire un alibi a chi è sordo per non fare niente), ma uno alla volta entro un quadro e una visione unitaria per non correre il rischio, risolven­ done male uno, di pregiudicare e di complicare la soluzione degli altri. Ad esempio, il modello assun­ to per i Giochi della gioventù 1975, che gli Enti di promozione sportiva hanno contestato, è fuori di un quadro politico nuovo, sta nel quadro politico vecchio e quindi non va verso una riforma. II grosso sforzo fatto a Lecco e a San Salvo è stato proprio questo, in questa logica: cercare il quadro nuovo per la riforma sportiva, attraverso il confronto di idee delle forze interessate, consape­ voli che la soluzione nel taschino non ce l’ha nes­ suno ed è solo attraverso l’apporto di ognuno che si esce dalle tentazioni di monopolio e di potere e si formulano proposte serie, concrete e credibili. Chi si isola, fa del funambulismo politico faceti do proposte fumose e fumogene. I documenti scaturiti da Lecco e da San Salvo, che qui pubblichiamo, rappresentano lo sforzo di mettere insieme il quadro su cui confrontarci e ve­ rificarci liberamente e democraticamente per conti­ nuare il faticoso cammino di dare concretezza poli­ tica allo sport per tutti. Aldo Notorio

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REGIONI E RIFORM L’annunciato Convegno nazionale su « Regioni e riforma dello sport », promosso dalle Regioni Lombardia, Toscana, Lazio, Marche, Campania, Puglia e dagli Enti di promozione sportiva ACSI, AICS, CSI, CSEN, ENDAS, UISP, US ACLI, si è svolto a Lecco nei giorni 18-19 aprile. Organizzato dall’Assessorato allo sport della regione Lombardia, sotto il patrocinio della Giunta regionale, vi hanno partecipato circa 200 rappresentanti delle Regioni ed Enti locali, del CONI e della Scuola, degli Enti di promozione sportiva. Numerosissime le adesioni pervenute: per il Governo da parte del senatore Tommaso Moriino, ministro per le Regioni, dell’on. Franco Maria Malfatti, ministro della Pubblica Istruzione, il quale era altresi rappresentato dal dott. Pietro Mistretta, capo dell’ispettorato per ('Educazione Fisica e Sportiva, e infine l'adesione dell’on. Giorgio Spitella, sottosegretario alla P.I.; per le Regioni e gli Enti locali, oltre quelli presenti, tra cui Gian Franco Crespi e Gianni Usvardi, hanno fatto pervenire adesioni presidenti di Giunta, sindaci e assessori; per i partiti hanno inviato messaggi augurali l'on. Lo Bello per la DO, l’on. Berlinguer per il PCI, l’on. De Martino per il PSI, l'on. Tanassi per il PSDI, ed è intervenuto ai lavori l'on. Catella del PLI, presidente del CSEN; altre adesioni sono pervenute da presidenti delle Federazioni, dirigenti sportivi, insegnanti di educazione fisica. I lavori sono stati presieduti da Cesare Golfari, presidente della Giunta lombarda, da Gianni Usvardi sindaco di Mantova, dal delegato regionale CONI della Lombardia Enrico Castelli, da Virgilio Cella presidente della Commissione CONI-Regioni e da Aldo Notarlo presidente del CSI.

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« Il convegno rappresenta un fatto sto­ zioni, hanno trovato un momento uni­ rico nella storia dello sport del nostro tario di espressione, di confronto e di Paese. Un momento sicuramente decisi­ sintesi. vo ai fini della soluzione della probleGoverno e amministrazioni centrali, mativa relativa alla riforma dello sport. Regioni ed Enti locali, Enti di promo­ Il fatto d’essere riusciti, grazie al con­ zione sportiva e CONI, Scuola e Inse­ corso di tutte le forze, a individuare gnanti di educazione fisica hanno per spunti, punti e spazi concreti di inter­ la prima volta messo insieme le rispet­ vento, ipotesi operative che possono tive istanze, verificato in una libera e già oggi trovare momenti di attuazio­ aperta discussione i rispettivi punti di ne è molto significativo da un lato della vista, ricercato sinceramente le nume­ ferma volontà che anima non solo le rose convergenze sul piano delle idee forze più propriamente sportive, ma e di un’azione da condurre avanti uni­ anche gli amministratori locali, regio­ tariamente. nali e le parti politiche; dall'altro lato Tutto ciò è avvenuto senza complessi della maturità nuova, di più alto li­ di inferiorità e senza tentativi di stru­ vello, del problema dello sport, del mentalizzazione; nessuno ha rinuncia­ tempo libero, dell’attività fisica e mo­ to alla propria identità, forse l’ha an­ toria che, in collegamento con gli altri che più chiaramente individuata, gra­ servizi sociali, si pone come precisa esi­ zie proprio a un dialogo improntato genza della società degli anni ’80 ». alla più grande apertura c disponibilità. In queste parole di Renato Tacconi, In questo — ripetiamo — va indivi­ assessore allo sport della Regione Lom­ duato il valore dell’iniziativa. Doveva bardia, è sintetizzato l'aspetto più im­ giungere il momento del superamento portante del Convegno di Lecco. E' evi­ delle contrapposizioni e degli steccati, dente, infatti, che l'importanza dell’ini­ era una necessità avvertita da tempo: ziativa va ricercata, prima ancora che il Convegno di Lecco ha compiuto in nelle idee e nelle proposte espresse, nel tal senso un passo decisivo. Certo, non fatto stesso della sua realizzazione e del suo successo. E’ la prima volta che ’ è il caso di fraintendere: a Lecco non tutto è stato chiarito né si sono distrut­ i problemi dello sport, nella loro glo­ ti d’un colpo i solchi profondi che balità e nelle loro complesse articola­


Politica

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hanno fin qui diviso le varie forze sportive, anche perché tali solchi non sono stati scavati soltanto da divergen­ ze di carattere sportive. Al di sotto delle rispettive posizioni in fatto di sport vi sono mentalità, tradizioni, ideo­ logie, concezioni della vita, della società che fondano e caratterizzano posizioni sportive. Ma proprio qui consiste la positività del Convegno, che non è sta­ to un superficiale « cmbrassons nous », un qualunquistico « volemose bene », ma lo sforzo genuino di sottoporre alla verifica altrui i propri punti di vista e di ricercare i temi essenziali di una convergenza ideologica e politica. E questo è riuscito pienamente, per cui non ci sono stati né vinti né vincitori e ciascuna delle componenti è tornata dal Convegno con un arricchimento di idee e di esperienze, e con la consape­ volezza che una linea comune di azione esiste e può essere portata avanti. Detto questo occorre fare una preci­ sazione. A Lecco erano assenti due for­ ze: a livello sociale i sindacati, e a li­ vello sportivo il Centro nazionale spor­ tivo Libertas. L’assenza dei sindacati è stata soprattutto di ordine pratico. La stretta dei tempi preparatori non ha consentito di prendere gli opportuni contatti. Ciò è stato rilevato, unanima-

mente lamentato e non sarà difficile rimediare in futuro. Quanto è avvenu­ to, tuttavia deve far riflettere, poiché, se è vero che in passato gli Enti di promozione hanno cercato e anche ot­ tenuto importanti incontri e intese con i sindacati, è altrettanto vero che tali contatti non sono stati mai perseguiti in maniera sistematica, come sarebbe convenuto e oggi da tutti si riconosce indispensabile. Quanto al Centro Libertas, la sua as­ senza è incomprensibile, dal momento che i suoi responsabili nazionali aveva­ no sottoscritto il documento preparato­ rio unitario. Al riguardo, vogliamo evi­ tare polemiche, così come del resto è stato fatto in sede di Convegno. L’unico accenno polemico all’assenza della Li­ bertas, infatti, è stato fatto proprio dal Delegato regionale della Lombardia di tale Ente di promozione sportiva, Re­ nato Ricci, che ha partecipato alla pre­ parazione e allo svolgimento del Con­ vegno dicendo espressamente di non condividere l’atteggiamento al riguardo dei dirigenti nazionali. Il Convegno ha avuto due momenti fondamentali di svolgimento: quello del dibattito assembleare e il lavoro delle commissioni. Il confronto assembleare si è svolto nella prima e nell'ultima mattinata dei lavori, venerdì 18 e sabato 19 aprile. Il punto di partenza è stato costituito dai tre interventi iniziali: del presidente della Giunta Regionale Lombarda, Gol­ fari, che ha puntualizzato il ruolo della Regione come organismo che coglie le esigenze vive dal vivo, fra cui quelle dello sport, un settore da riorganizzare e anche da reinventare, ma in stretto collegamento con tutte le altre esigen­ ze e interventi sociali; dell’assessore al­ lo sport e vicepresidente della Giunta Lombarda, Renato Tacconi, che in una esauriente e precisa relazione ha messo a fuoco l'ampia problematica dello sport sulla base del documento preparatorio messo a punto unitariamente dalle Re­ gioni e dagli Enti sportivi promotori del Convegno (confr. n. 6 di Stadium); del presidente della Commissione CONIRegioni, Dott. Virgilio Cella, che a nome del Comitato Olimpico ha riassunto le idee e le proposte del Foro Italico in fat-

to di sport sociale, sgombrando subito il campo da una pregiudiziale di fondo quando ha affermato che « anche la legge istitutiva del CONI può essere modificata », fatti salvi i punti che si riferiscono all’ordinamento sportivo in­ ternazionale, e rifuggendo al tempo stesso dalla posizione di sapore alquan­ to demagogico per cui la revisione della legge istitutiva del CONI da sola baste­ rebbe a risolvere tutti problemi dello sport italiano. Su queste tre relazioni si sono svi­ luppati gli interventi che hanno visto avvicendarsi i rappresentanti nazionali e locali dei Comuni, degli Enti di pro­ mozione sportiva, del CONI, della Scuo­ la, degli Insegnanti di educazione fisica: interventi di denuncia, anche polemici a volte, ma sempre animati e sostenuti dalla volontà di superare la sterile fa­ se delle contrapposizioni per ricercare dialetticamente un momento di intesa e di azione concordata sul piano poli­ tico. La numerosissima presenza dei con­ vegnisti al lavoro delle commissioni (se ne è dovuta limitare la partecipazione per ragioni logistiche!) ha fatto sì che nei tre gruppi che hanno lavorato fino a tarda notte non si sia fatto semplicemente un lavoro di sintesi, ma di svilup­ po e approfondimento dèi temi enunciati in assemblea. I risultati ciascuno li può giudicare dalle tre mozioni che ne sono scaturite e dall’ordine del giorno con­ clusivo che pubblichiamo a parte. Nes­ suno vuole considerare questi documen­ ti come una « magna carta » dogmatica e perfetta dello sport italiano: è certo però che essi costituiscono un fatto nuovo, essenzialmente politico, nell’at­ teggiamento e nell'azione pratica delle forze interessate allo sport italiano. La vastissima rappresentanza di forze del convegno, il loro sincero e profondo coinvolgimento nel dibattito, nella ge­ stione, nella elaborazione delle proposte presentate autorizzano a sperare in un positivo sviluppo della tematica dello sport sociale e dell'impegno pratico per realizzarlo. A proposito di coinvolgi­ mento di tutte le forze nella gestione del Convegno, essa può essere sottoli­

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neata anche da un fatto di per sé marginale: quello per cui alla presiden­ za del Convegno e delle Commissioni si sono avvicendati tutti gli esponenti del­ le componenti presenti: Regioni, Enti Locali, CONI, Enti di promozione ecc. Se dunque il Convegno di Lecco è stato soprattutto un fatto politico e sotto tale profilo ha avuto pieno successo, esso ha anche messo in luce alcuni limiti sul piano ideologico. Nel momento in cui le varie forze sono riu­ scite a mettersi attorno a un tavolo per concordare una linea comune di azione, ci si è accorti che le difficoltà più gravi non provenivano dagli schie­ ramenti contrapposti o dai pregiudizi di parte, ma da una scopertura dottri­ nale che denuncia carenze e ritardi no­ tevoli sul piano dello studio e dell'anali­ si dei vari temi. Pur dando per scontato che il Convegno non ha offerto la pos­ sibilità, il tempo materiale per consen­ tire alle varie componenti di offrire appieno il contributo dei propri studi e delle proprie elaborazioni, è apparso tuttavia evidente che le tematiche di fondo difettano ancora di un'analisi ap­ profondita sotto l’aspetto teorico e dal punto di vista delle soluzioni tecniche. Alla stessa carenza di tempo e al fatto che si trattava di un primo approccio tra forze diverse e separate vanno an­ che attribuiti alcune accentuazioni dia­ lettiche del tono più massimalista che costruttivo. Nonostante i notevoli sfor­ zi che le singole forze hanno compiuto in passato, si avverte chiaramente che il discorso sullo sport è ancora a uno stadio prescientifico, si sente il ritardo accumulato in Italia su un problema fino a ieri considerato eminentemente pratico o, peggio, acquisito una volta per sempre e quasi immutabile. Le scienze tecniche e umane — dalla me­ dicina alla psicologia, dalla sociologia alle scienze dell’educazione, dall’orga­ nizzazione del territorio a quella dei ser­ vizi sociali e via dicendo — sono state mantenute al di fuori dello sport ed esse stesse hanno in certo senso snob­ bato il discorso sportivo. Tutto questo si avverte e il Convegno lo ha messo in evidenza, conseguendo — parados­ salmente — un altro importante risul­ tato positivo. Non solo, infatti, ha in­ dicato una carenza essenziale e quindi

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Mentre a Lecco si svolgeva il Con­ vegno, a Milano avvenivano i noti disordini provocati dalle squadre fa­ sciste e culminati nell’assassinio di Claudio Varalli. In seguito alla reazio­ ne violenta degli « ultras » di sinistra, i disordini sono dilagati in tutta Italia. I convegnisti hanno espresso la loro protesta per l'assassinio di Varalli os­ • servando un minuto di silenzio e sot­ toscrivendo all’unanimità un ordine del giorno che è poi stato letto nella piazza del Comune dove studenti e lavoratori avevano dato vita ad una manifestazione per l’occupazione e contro il fascismo. Alla manifestazione di inequivocabile volontà politica espressa attraverso l'ordine del giorno, Stadium ha voluto unire un commento sui tragici avvenimenti, redatto dal nostro presidente regionale del Molise, Leo Leone, anch'egli presente al Con­ vegno di Lecco, per sottolineare il senso globale degli avvenimenti, nei loro risvolti politici, sociali, culturali e religiosi.

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I partecipanti al Convegno nazionale Regioni e riforma dello sport in corso di svolgimento a Lecco, esprimono la più ferma condanna ed esecrazione per l’assassìnio del giovane Claudio Varalli per mano dei fascisti e per l'uccisione del giovane Giannino Zibecchi, successivamente avvenuta in occa­ sione dei tragici fatti che hanno scosso ancora una volta la coscienza democra­ tica di Milano e del Paese. II ripetersi di violenze fasciste ten­ denti a creare da anni un clima torbido atto ad impedire il processo di sviluppo democratico più che mai necessario al Paese, richiede un’azione di Governo mol­ to più decisa di quella fin qui attuata; non si può più tollerare, pur nel rispet­ to del più ampio pluralismo, che il fa­ scismo in tutte le sue forme sia an­ cora, a 30 anni dalla liberazione del Pa­ ese. lasciato agire senza un'adeguata azione di prevenzione e di repressione, senza che siano stati ancora scoperti i mandanti e i finanziatori di stragi, at­ tentati e violenze individuali e collettive. Regioni, Enti di promozione sportiva e CONI riaffermano il concetto, su cui ver­ te lo stesso Convegno, che lo sport non è un fatto neutrale staccato dalla so­ cietà, ma è strettamente collegato ai più vasti problemi sociali del Paese; esprimono la più ferma volontà di su­ perare in tutti i settori e anche nello

sport tutti quegli ostacoli che impeden­ do processi di partecipazione e di de­ mocrazia si oppongono ancora al rag­ giungimento di un assetto democratico dello Stato, consci che anche questi sono momenti fondamentali dell'azione antifascista da condurre ancora nel no­ stro Paese.

Milano, 17 aprile 1975. Claudio Varalli viene freddamente ucciso dal neofasci­ sta Braggion. Il giorno successivo, men­ tre in diverse città italiane divampa la reazione popolare alla tracotanza nera, cadono ancora vittime a Milano e Firenze. Il medesimo giorno, il 18 aprile, campeggia nella prima pagina di alcuni quotidiani una foto inconsueta: un sacerdote di passaggio benedice il corpo di Claudio Varalli riverso sull'a­ sfalto. Un altro sacerdote era apparso sul video televisivo la sera della stra­ ge di piazza Fontana. Si trovava nelle adiacenze del banco dell'agricoltura al momento della terribile deflagrazione, aveva raccolto le ultime parole dei mo­ renti, ai feriti aveva prestato i primi soccorsi, aveva benedetto i corpi dila­ cerati senza vita. Fuori da ogni cliché emotivo vorrem­ mo fissare queste immagini, tra le tan­ te che l’eversione neofascista ci ha

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.procurato negli ultimi tempi, cercare di leggere dietro il gesto di un prete che benedice un corpo che una certa violenza politica ha privato della vita. Per chi credente non è, il gesto verrà colto nel suo più freddo e tetro signi­ ficato, come suggello dell’ultima meta, ancor più tetro e amaro in un caso come questo in cui chi resta a terra è Abele. Al credente verrà in sussidio la forza di una fede che nel benedire la morte vede salvata e come rimessa in cammino la vita. La morte in tal caso diviene, anch'essa, l’emblema del­ la speranza cristiana che travalica gli eventi per proiettarsi al di là della storia. Ma cosa potrebbe mai rappresentare una speranza che si protende oltre la storia se ignorasse l'accaduto quoti­ diano? Di quale speranza ultraterrena potrebbe accendere la luce una fede che non interloquisce con gli eventi di ogni giorno? Di quale pace, infine, può essere portavoce chi volesse ignorare la fondamentale regola evangelica del Cristo che, pur additando un ideale che va al di là del tempo, sceglie nel tempo, discriminando nel suo messag­ gio. evitando le parole a mezz'aria? Egli ha ben presenti le categorie dell’ umanità. I poveri, gli umili, i piangen­ ti, i puri, i miti... gli operatori di pace da una parte: i ricchi, i superbi, i gau­ denti, i prostituiti, i sovversivi a tutti i costi... i guerrafondai dall'altra. La sua speranza non è stata elargita a tutti indiscriminatamente. Essa è una scelta perché ha i piedi radicati nella storia dell’uomo e dei popoli e cammi­ na con essi o non è speranza ma solo estraneazione e fuga dal reale e quindi non è vangelo, non è lieto an

nunzio. Essa sceglie in quanto non può accomunare nella benedizione chi pro­ cura la guerra imperialistica in Indocina o la sovversione a uso di pochi in casa nostra, con chi l’imperialismo vuo­ le scuotersi di dosso o vuole salva la democrazia dal fascismo. Per questo la fede non deve aver timore neppure di pronunciarsi sul tipo di disobbedienza che la società oggi produce. Non sono la medesima disob­ bedienza quella del baraccato, dell'e­ migrato, dello sfruttato che rivendicano il proprio diritto a resistere e quella de! potere economico che difende il pro­ fitto e paga il sicario per salvaguardare il privilegio di decidere del lavoro e dell'esistenza altrui. Dovrebbe essere questo un discorso di Chiesa che vive « le gioie e le spe­ ranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi » e che non teme di di­ scriminare allorché si tratta di bene­ dire, cioè di comunicare la propria ere­ dità e con essa la propria benevolen­ za. Perché se è vero che è la fede a dare significato alla storia, è altresì vero che è la storia ad autorizzare la fede. Non si può più ingenuamente confinare nel neutralismo ad ogni co­ sto la dimensione religiosa quando la storia invita a scegliere, a pronunciarsi con chiarezza. La pronuncia per l'uomo si autentica in quanto si fa oggi ferma condanna di chi paga la tensione per­ ché l’Italia accetti di abdicare alla pro­ pria libertà e di chi non fa abbastanza perché si scoprano e si perseguano de­ cisamente coloro che alimentano la sedizione e suo tramite si preparano, da tempo, alla spartizione delle vesti della democrazia e della libertà. LEO LEONE

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una linea di impegno per il futuro, ma anche il metodo, la strada obbligata per supplire a tale deficienza: quella di non operare più settorialmente nep­ pure sul piano dello studio, ma di met­ tere insieme le energie, le risorse e di confrontare e coordinare periodicamen­ te i risultati. E infatti il Convegno si è chiuso guardando al futuro sotto il duplice aspetto dello studio e dell’azione po­ litica da portare avanti contemporanea­ mente a unitariamente. Questo l’impe­ gno conclusivo dei lavori, dal momento che conclusioni vere e proprie non ce ne sono state né ci potevano essere. I documenti approvati da tutti i conve­ gnisti rappresentano soltanto la dichia­ razione di un accordo e di un concorso di volontà su temi già in gran parte acquisiti, ma che abbisognano allo stes­ so tempo di un approfondimento teo­ rico unitario e di una unitaria azione per essere tradotti in sede politica e operativa. Diventa allora essenziale lo sviluppo da dare all’iniziativa di Lecco perché non rimanga un fatto contingente e fine a se stesso. A questo riguardo non vediamo altra strada se non quella in­ dicata dall’assessore Taccone a conclu­ sione del Convegno stesso: « Propongo — ha detto — che sia costituita un’ap­ posita Commissione rappresentata da­ gli Enti di promozione sportiva, dal CONI, dalle Regioni e dalla Scuola che in modo approfondito sviluppi i temi contenuti nelle risoluzioni e con il con­ tributo di esperti tenti di tradurre in articolato legislativo i punti strategici contenuti nei documenti delle Commis­ sioni e nell’ordine del giorno finale. Sarà da verificare successivamente la possibilità di intraprendere un’azione tendente alla presentazione di un pro­ getto di legge di riforma nazionale dello sport di inziativa delle Regioni. Legge che potrà contribuire ad allargare il dibattito che è già avviato nel Parla­ mento, tra le forze politiche e che è destinato ad ampliarsi ulteriormente. Il Convegno è stato solo una prima tappa, l’inizio di un’azione che non può e non deve essere interrotta ».

Duilio dimetti ■MMMM

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1. Il lavoro delle commissioni I risultati del lavoro delle tre Commissioni del Convegno, in quanto approvati dall’assemblea, costituiscono documenti ufficiali del Convegno stesso, accanto all'ordine del giorno conclusivo.

COMMISSIONE ASPETTI LEGISLATIVI La Commissione che ha esaminato i pro­ blemi della legislazione sportiva riafferma il principio che lo sport in tutte le sue impli­ cazioni sociali, educative, formative, sanita­ rie, agonistiche e di utilizzazione del tempo libero è un diritto imprescindibile del citta­ dino e come tale deve essere tutelato e ga­ rantito.

Considera che l'attuale legislazione italiana è assolutamente inadeguata rispetto a que­ sto fondamentale bisogno del Paese e per­ tanto afferma l’improcrastinabilità di un nuo­ vo assetto del servizio sportivo nazionale che, chiamando lo Stato all’assolvimento delle sue primarie responsabilità, fissi le competenze e le funzioni di tutti gli enti c le istituzioni in­ teressate al fenomeno sportivo.

Tale nuovo assetto, che non può prescinde­ re dal formale trasferimento di poteri legi­ slativi in materia di sport alle regioni, ri­ chiede l’impegno di tutte le forze politiche e sociali del Paese alla conseguente modifica dell’art. 117 della Costituzione. La Commissione afferma l’urgenza della promulgazione di una legge organica dello Stato che preveda, con corretta attribuzione di funzioni, agli organi centrali compiti di fi­ nanziamento, di coordinamento e di control­ lo, nel pieno rispetto del principio del decen­ tramento in cui i soggetti attivi del servizio sociale sportivo sono le Regioni, gli Enti Lo­ cali, il libero associazionismo e il CONI.

Nel nuovo assetto legislativo occorre: — il riconoscimento giuridico degli Enti di promozione sportiva a tutti i livelli;

— l’attribuzione, secondo coerenti princìpi di democrazia e di partecipazione, dei compiti del CONI e delle Federazioni, nell'àmbito del­ le regole del CIO, nei campi dello sport pro-

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grammatico di loro competenza, con la con­ seguente abrogazione della legge 426 del 1942;

— l’istituzione a livello statuale di un orga­ nismo rappresentativo di tutte le forze inte­ ressate con compiti di definizione degli indi­ rizzi di programmazione generale e di coor­ dinamento degli investimenti in favore dello sport sotto il controllo del Parlamento; — il controllo di tutti gli attuali stanziamen ti che sotto diverse forme e attraverso mol tcplici istituti giungono allo sport, inclus tutti i proventi del Totocalcio, con l’istitu zione di un apposito capitolo nel bilancio ge nerale dello Stato che assicuri gli ultcrior necessari finanziamenti per una politica di promozione sportiva decentrata;

— la revisione dell'istituto del Credito spor­ tivo come strumento a disposizione della po­ litica di programmazione regionale per la co­ struzione da parte degli Enti Locali di im­ pianti sportivi e di tempo libero funzionali all'attuale domanda sociale, attraverso una modifica tanto della legge istitutiva come dei meccanismi di finanziamento e di gestione.


COMMISSIONE SCUOLA E SPORT La commissione pur ritrovandosi unanime nel riconoscere l’attuale situazione di inade­ guatezza dell’educazione fisica e sportiva nei suoi programmi, nella preparazione e forma­ zione del personale docente, nelle strutture cd attrezzature, non ha avuto la possibilità di soffermarsi sulle cause che l’hanno deter­ minata e si è quindi limitata ad individuare alcune linee di soluzione rispettose di una scuola e di uno sport nuovi nel quadro più generale di una politica delle riforme della società italiana.

Dalla discussione è emerso anzitutto che il compito dell’educazione fisica e sportiva nella scuola è di concorrere alla formazione complessiva doi giovani, nel rispetto delle lo­ ro esigenze e possibilità psico-fisiche in tutto l’arco dell’età evolutiva.

Sopra: al tavolo della presidenza, accanto a Notarlo, presidente del C.S.I., il delegato regionale Libertas della Lombardia, Renato Ricci. A fianco: l'assessore allo sport della Regione Lombardia, Renato Tacconi, mentre svolge la relazione introduttiva unitaria. Sotto: a sinistra, Gianfranco Crespi, assessore del Comune di Milano; a destra, Von. Catella del P.L.I., presidente del CSEN. In alto a destra: il dott. Pietro Mistretta, capo dell'ispettorato per l'E.F. e S., in rappresentanza del Ministro della P.I., on. Malfatti.

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In questo arco di età l’educazione fisica e sportiva scolastica deve basarsi su forme di attività fisiche globalizzate e di assuefazione alla motricità, sul gioco didattico, sulla gin­ nastica preventiva, ludica e presportiva, fino all'educazione sportiva vera e propria.

La scuola non risponde a queste esigenze ormai chiaramente espresse dalla popolazio­ ne, mancando quindi un suo preciso dovere.

Per realizzare questo nuovo modello di edu­ cazione fisica e sportiva scolastica, la Com­ missione ha ritenuto prioritari alcuni stru­ menti e ambiti di intervento che coinvolgono la responsabilità e volontà politica dello Sta­ to, delle Regioni, degli enti locali e dell’appa­ rato scolastico che sempre hanno ignorato le indicazioni dell’associazionismo sportivo de­ mocratico. La qualificazione professionale degli inse­ gnanti di educazione fisica, non si può lascia­ re oltre all'improvvisazione al tecnicismo svuo­ tato di contenuti democratici scientifici, psi­ copedagogici e culturali e tantomeno alla spe­ culazione degli ISEF privati.

Si rende quindi necessario sostituire gli attuali ISEF, strutture para-universitarie, con facoltà di scienze motorie.

Per quanto riguarda il problema delle strut­ ture, fondamentale importanza assume il ruo­ lo delle Regioni e degli enti locali che devono essere messi in grado di garantire il diritto allo studio c quindi il diritto di tutti i gio­ vani ad un’educazione psico-fisica adeguata.

Ciò presuppone che le strutture esistenti siano effettivamente aperte all’impiego socia­ le da parte delle nuove articolazioni di par­ tecipazione democratica dei cittadini rappre­ sentate dai Consigli di Quartiere, dalle cir­ coscrizioni, dai comprensori, dalle forze del­ l'associazionismo democratico così come que­ ste si manifestano nelle diverse realtà terri­ toriali. In questo quadro il ruolo dell'associazio­ nismo assume la veste di un impegno con­ creto di lavoro come momento di stimolo e di aggregazione per lo sviluppo di un rappor­ to con gli organi collegiali di gestione della

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scuola che favorisca integrazione realtà scolastica e società civile.

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Di conseguenza l’istituzione degli organi collegiali della scuola presuppone da parte di questi il diritto alla gestione degli impiantì sportivi scolastici e quindi al loro migliore impiego per far fronte alle necessità che sem­ pre più si manifestano nella popolazione in ordine alla pratica sportiva. In prospettiva il problema dell’educazione fisica e della pratica sportiva a livello scola­ stico dovrà inserirsi in una più moderna vi­ sione politica che preveda il realizzarsi di impianti sportivi di quartiere favorendo così una soluzione ideale sia per le necessità sco­ lastiche sia per quelle delle comunità locali di cui la scuola è parte integrante. In questi termini il problema assume un carattere politico, nel quadro di una riorga­ nizzazione generale delle strutture non solo sportive del paese e nel riconoscimento alle Regioni di una effettiva competenza legisla­ tiva in materia. La Commissione ha tenuto a sottolineare unanimamentc che tutte queste proposizioni non possono trovare sbocco alcuno se la democrazia non permea di sé tutta l’imposta­ zione della vita scolastica e comunitaria.

I decreti delegati sono un primo approc­ cio, se pur timido e insufficiente in tal senso da vivificare con la lotta per l’effettiva con­ quista di spazi nuovi alla « Comunità scola­ stica che interagisce con la più vasta comu­ nità sociale ».

E’ dallo stimolo, aiuto, controllo e verifica democratica degli enti di formazione e di quelli esistenti nel territorio che dipende un effettivo diritto alla salute e allo studio co­ me lo stesso rinnovamento della metodolo­ gia, della didattica della scuola in ogni or­ dine e grado.

(segue)

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// presidente della Giunta regionale Lombardia, Cesare Golfari, durante il suo intervento. Alla sua sinistra, il dott. Virgilio Cella, presidente della Commissione CONI-Regioni, in rappresentanza del CONI. AlTestrema destra, con gli occhiali, il sindaco di Mantova, Gianni Usvardi. In fondo alla pagina, i responsabili degli enti promotori del Convegno.

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COMMISSIONE TERRITORIO-IMPIANTI

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La Commissione

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RIAFFERMATA la validità della concezione dello sport, inteso come servizio sociale or­ mai presente nel contesto di tutte le esigenze prioritarie del paese

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RIBADITO il compito primario delle Regioni ed enti locali di stimolare e promuovere ini­ ziative atte a tradurre sul piano politico pro­ grammatico un nuovo modo di fare sport

VERIFICATA l’assenza dello Stato in materia politico-sportiva

PRESO ATTO della oggettiva autolimitazione che il CONI si è imposto promuovendo prin­ cipalmente costruzioni di impianti a svolgere attività selettive e spettacolari

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PROPONE

1) Il controllo tecnico sugli impianti effet­ tuato dal SERVIZIO IMPIANTI SPORTIVI sia limitato ai centri predisposti per l’atti­ vità sportiva a livello selettivo e spettacolare; 2) Svolgere l’azione necessaria per accorciare i tempi di ristrutturazione democratica del CREDITO SPORTIVO; 3) Disciplinare l’inserimento nei piani regola lori di aree da adibire a verde attrezzato e ad impianti sportivi con la determinazione di superfici minime rapportate al numero di abitanti; 4) Programmare una politica territoriale di interventi mediante la formazione di standards minimi in relazione alla popolazione e alle attrezzature esistenti tenendo in consi­ derazione l’equilibrio del territorio e l’attua­ zione di una politica di servizi sociali; 5) Stimolare l’aggregazione di Comuni in mo­ do da prevedere bacini di utenza che rap­ presentino delle unità dimensionali di tipo comprensoriale, non più riferite a concentra­ zioni edilizie di un singolo Comune ma a più Comuni limitrofi con similari caratteristiche territoriali e facilmente correiabili;

6) Dotare i parchi pubblici di attrezzature minime elementari; 7) Affermare i princìpi di costruzione di im­ pianti polifunzionali a medio e basso costo onde evitare avventure di costruzioni futuri­ stiche ugualmente funzionali ma ni a con costi onerosi; 8) Incentivare impianti di tipo polivalente per quartieri e per comprensori senza co­ munque trascurare gli impianti di base che servono a completamento dei primi;

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9) Affermare il principio sociale della gestio­ ne degli impianti e cioè della gestione par­ tecipata da parte di enti di promozione spor­ tiva, enti del tempo libero, sindacati, comi­ tati di scuola, zone sanitarie, associazioni di base, in stretta collaborazione con l’ente locale;

10) Iniziare una decisa azione per il recupero totale dei beni ex G.I.L.; 11) Organizzare dei corsi professionali a ca­ ratiere regionale per la formazione di istrut­ tori, animatori e gestori di impianti da asse­ gnare ai centri polivalenti. Questa Commissione, nel l’annunciare que­ sta serie di proposte derivanti dalle esperien­ ze presenti accetta globalmente la relazione introduttiva presentata dall’Assessore della Regione Lombardia Tacconi c prende atto con piacere della volontà espressa dalle for­ ze presenti del CONI per la ricerca di nuove soluzioni capaci di ridare allo sport il suo vero significato « sport per l’uomo », « sport per tutti » in quanto tutti ne hanno diritto, sport per il miglioramento socialc-fìsico-culturale dell’uomo.


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L'ordine del giorno conclusivo dei lavori Il Convegno, promosso dalle Regioni e dagli Enti di promozione sportiva svoltosi a Lecco nei giorni 18 e 19 apri­ le 1975, rilevando la necessità e l'ur­ genza di predisporre soluzioni legisla­ tive e operative che rispondano alla do­ manda di sport sempre crescente che emerge dalla società, ritiene indispen­ sabile prevedere una legislazione e una nuova organizzazione dello sport che non risponda a criteri e principi di or­ dine settoriale o corporativo ma inse­ riscano lo sport nel contesto più gene­ rale di una politica a favore dei ser­ vizi sociali. Tale legislazione nazionale deve ave­ re carattere globale ed organico, deve sancire il principio dello sport come di­ ritto civile, e regolamentare giuridica­ mente ed istituzionalmente le compe­ tenze e le funzioni delle diverse istanze: Stato, Regioni, Enti locali, associazio­ nismo, CONI. In particolare si richiede da parte dello Stato l'attuazione diretta di una politica dello sport che si svi­ luppi in forma decentrata tramite le Regioni e con il concorso attivo dell’as­ sociazionismo e degli Enti locali. Tale legge dovrà anche definire il ricono-

scimento e il ruolo del libero associa­ zionismo e cioè degli Enti di promozione sportiva come organi autonomi pre­ posti alla gestione delle diverse fasi dello sport socialmente inteso. In questo quadro, dovrà essere su­ perata la legge 426 del 1942 istitutiva del CONI e dovranno essere attribuite al CONI stesso specifiche funzioni in fatto di sport programmatico e agoni­ stico finalizzate secondo le regole del CIO. Il coordinamento e il carattere in­ terdisciplinare dell'intervento dovrà es­ sere garantito da organismi gestionali, quali i Comitati Nazionali, Regionali e subregionali per lo sport, che in stretto rapporto con le Assemblee elettive e le istituzioni concorrano a determinare una politica di programma e di inter­ vento complessivo in materia di sport. Dovranno essere ancora definiti mec­ canismi di finanziamento che garanti­ scano mezzi adeguati per ima organica e decentrata politica dello sport a tutte le forze preposte alla gestione della ma­ teria. A riguardo in particolare si ri­ chiede la sollecita ristrutturazione del­ l'istituto per il credito sportivo, stru­ mento che risulta inadeguato rispetto alle esigenze e alla domanda attuale. Nel confermare la validità delle tesi contenute nella relazione introduttiva, richiamando i documenti elaborati dal­ le commissioni in merito ai problemi della nuova legislazione, dello sport nelle scuole, sport-sanità e sport ter­ ritorio, il Convegno impegna le forze politiche, le istituzioni, gli Enti demo­ cratici di promozione sportiva, le as­ sociazioni di tempo libero, i sindacati, il CONI, a ricercare ulteriori momenti di confronto in modo da sviluppare il processo dialettico oggi iniziato e poter predisporre sollecitamente soluzioni le­ gislative, operative, finanziarie e funzio­ nali per il conseguimento dell'obiettivo strategico dello sport servizio sociale. In particolare, impegna gli istituti regionali a farsi promotori e garanti dello sviluppo e della continuità delle iniziative atte a sostenere quel processo di rinnovamento già in alto c che ha trovato nell’odierno Convegno di Lecco un momento decisivo e storicamente significativo.

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Politica

Le proposte della DC per la riforma dello sport Tramite un documento presentato dall’on. Concetto Lo Bello, sulla base del lavoro svolto dalla Commissione per i problemi dello sport da lui presieduta, la Democrazia Cristiana, si è espressa chiaramente in materia di politica sportiva. In occasione della terza preassemblea nazionale (S. Salvo, Chicli, 30 aprile • 1 maggio), la Democrazia Cristiana ha espresso finalmente una sua linea in fatto di politica sportiva. Ciò è avve­ nuto con l’assimzione da parte dell’as­ semblea, presieduta dall’on. Zaccagnini e presente il segretario politico Panta­ ni, di una relazione letta dall’on. Con­ cetto Lo Bello, quale presidente della Commissione del partito per i problemi dello sport, istituita alcuni mesi or sono e dei cui lavori la relazione riassu­ me i risultati. L’importanza della relazione Lo Bel­ lo, assunta ufficialmente dalla DC, ap­ pare evidente. Il partito di maggioranza relativa rischiava di essere l’unico as­ sente tra i vari partiti che hanno as­ sunto una precisa presa di posizione in fatto di sport. Ma, come si può vedere, la relazione Lo Bello non è un sem­ plice atto di presenza: è un vero e proprio documento politico che unisce ad una analisi attenta della situazione sportiva italiana, tutta una serie, com­ pleta e articolata, di proposte opera­ tive. Non si tratta ancora di una pro­ posta di legge, è vero (sembra che il segretario politico Fanfani abbia consi­ gliato di attendere le elezioni per non far incorrere la DC in accuse di oppor­ tunismo elettorale), ma è evidente che nel documento sono contenute e chiara­ mente indicate tutte le premesse per una elaborazione legislativa. Non possiamo non giudicare positi­ vamente la proposta dell’on. Lo Bello: pur con alcune carenze e punti da chia­ rire, essa ci appare come la più com­ pleta fra quelle fino ad oggi elaborate dai vari partiti. E’ lecito il sospetto che questa presa di posizione della DC, come quelle del resto degli altri partiti, sia determinata anch’essa da contingenze elettorali. Ci riferiamo evidentemente al partito e non all'on. Lo Bello, che sappiamo ani­ mato da profonda e sincera convinzione della necessità di affrontare radicalmen­ te i problemi dello sport. Ma se anche il sospetto avesse un fondamento di verità, non verrebbe meno per questo il valore politico della proposta sportiva della DC: essa rappresenterebbe pur sempre un punto fermo e valido per uno sviluppo in sede legislativa, per il quale i tempi stanno decisamente ma­ turando.

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Ma c’è anche un altro aspetto positivo da sottolineare. Con la presidenza dell' apposita Commissione e con l’assunzio­ ne da parte del partito della proposta, l’on Concetto Lo Bello ha visto ufficial­ mente confermato il ruolo di leader politico dei problemi sportivi in seno alla DC. Un fatto importante per due ordini di motivi: perché esiste final­ mente un punto di riferimento per i problemi del settore all'interno di un partito così composito e spesso disar­ ticolato come la Democrazia Cristiana, e perché tale ruolo è stato assunto da una persona preparata, appassionata e, diciamolo pure, di forte temperamento, dote tutt'altro che superflua per con­ durre avanti un discorso sia nella com­ pagine politica generale, sia in quella particolare della Democrazia Cristiana, per i motivi appena ricordati. E’ evidente, infatti, che Lo Bello do­ vrà mettere alla prova il suo tempera­ mento. Tanto per cominciare, all'indo­

mani della preassemblea di S. Salvo, l'organo ufficiale del partito, « Il po­ polo », era pressoché l’unico giornale a non riportare la proposta di riforma sportiva democristiana, approvata dall' assemblea e recepita come parte inte­ grante dei lavori dal relatore generale sen. Dionigi Coppo. Al suo posto « Il popolo » riportava l’intervento del Delegato nazionale deh la Libertas, Giovanni Montella, letto al­ l'interno di una Commissione istituita a S. Salvo. In tale intervento sono elen­ cati dieci punti che dovrebbero costi­ tuire la base di una riforma sportiva. Ora, a parte il fatto che a noi risulta incomprensibile come « Il popolo » pub­ blichi uno degli interventi fatti in sede di gruppo di lavoro non invece il do­ cumento ufficiale di una Commissione appositamente istituita dal partito e assunto dall'assemblea di S. Salvo, sen­ tiamo di dover esprimere al riguardo, in termini chiari, il nostro punto di vista.

III PREASSEMBLEA NAZIONALE DC GRUPPI D'IMPEGNO Fi

Regioni Provincie e Comuni, lo d 0 1

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Esso è naturalmente indipendente dalla questione de « Il popolo » è dal fatto che successivamente lo stesso giornale ab­ bia pubblicato il documento Lo Bello in seguito, come è stato scritto, al favo­ revole eco con cui era stato accolto (!!). Sono noti ormai alcuni contrasti o incomprensioni tra il CSI e la Libertas, Contrasti su temi e prospettive di poli­ tica sportiva e di metodi di azione. Un’eco recente la si riscontra anche a proposito del Convegno di Lecco di cui si parla in questo stesso numero. E’ nota d'altro canto la nostra disponibili­ tà a un dialogo e la costante, per quan­ to poco fortunata, ricerca di una col­ laborazione, che viceversa abbiamo tro­ vato e realizzato con gli altri enti di promozione sportiva. Questa disponibilità permane integral­ mente, ma essa, lo diciamo a scanso di equivoci, non può essere basata sui <r dieci punti » che « Il Popolo » ha pub­ blicato all’indomani della preassemblea di S. Salvo. In quei punti non ci rico­ nosciamo né riteniamo possibile basare un serio discorso di riforma e sviluppo dello sport. In quei « dieci punti » man­ ca quasi tutto: il quadro della situa­ zione, le basi per rinnovarla e le pro­ poste operative concrete su cui poggia­ re la riforma: essi appaiono e sono un semplice elenco riduttivo, incompleto e disarticolato al suo interno di alcune esigenze e di alcuni interventi tecnici settoriali. Aderendovi, rinnegheremmo tutto il lavoro fin qui fatto per comporre un quadro il più possibile completo delle esigenze sociali e degli interventi politici in materia di sport: quadro che invece ritroviamo nella sostanza e nelle artico­ lazioni concrete della proposta dell’on. Lo Bello.

Duilio (Dimetti

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inco (gip)

□, I istruzione.

Il documento Lo Bello assunto dalla DC

Una analisi approfondita della nostra situazione socio-economica sembrerebbe escludere, a prima vista, una politica spor­ tiva aperta alle riforme, insistentemente reclamate dai cittadini, e quindi diversa da quella seguita sinora. Ma il concetto del valore dello sport, nel contesto della realtà moderna e nella sua nobilissima funzione socializzante, non è più un po­ stulato che possa essere ignorato, o sem­ plicemente messo in discussione. In un'epoca in cui si assiste a complesse e sempre più profonde modificazioni, tal­ volta rapide e tumultuose, del divenire umano e sociale, in un processo evolutivo che potrebbe mettere in crisi e, persino, travolgere i valori più significativi degli individui e della collettività, la domanda sportiva assume la dimensione di risposta responsabile e riequilibratrice alle istanze e alle sollecitazioni, sovente abnormi e contraddittorie, del mondo in cui oggi vi­ viamo. Che la pratica sportiva rappresenti uno strumento indispensabile sul piano della promozione civile, etica, formativa e cul­ turale dei cittadini è un fatto ormai univer­ salmente accettato, tante che è stato re­ cepito da una deliberazione del Consiglio d'Europa, adottata il 26 gennaio 1970, nella quale veniva rivolta viva raccomandazione ai governi dei paesi membri di promuovere lo sviluppo dello « SPORT PER TUTTI », at­ tesa la sua funzione socio-formativa e la sua salutare efficacia fisica, biologica e psichica. In particolare, l'Assemblea rac­ comandava al Comitato dei Ministri di stimolare i vari governi ad intraprendere iniziative promozionali nel campo dello Sport, sul modello di quelle già effettuate, con successo, in alcuni paesi membri, non­ ché a favorire la creazione di strutture na­ zionali di coordinamento. Tale indirizzo veniva successivamente co­ dificato nella CARTA EUROPEA DELLO SPORT PER TUTTI che. sottolineato il di­ ritto dei cittadini alla pratica dello sport come importante fattore dello sviluppo umano, impone l'incoraggiamento ed il sostegno di tale attività, che deve essere trattata, a livello locale, regionale e na­ zionale, allo stesso modo degli altri cam­ pi in cui intervengono le decisioni della politica generale ed una pianificazione: edu­ cazione. salute, rapporti sociali, organizza­ zione del territorio, protezione della natu­ ra, arte e spettacolo. ■ E’ dovere di ogni governo — sancisce la carta — favorire una cooperazione co­ stante e reale tra le autorità pubbliche e gli organi volontari ed incoraggiare la creazione di strutture nazionali che per­ mettano lo sviluppo e la coordinazione dello SPORT PER TUTTI' •; ed ancora, lo sviluppo della pratica sportiva dipen­ de, tra l’altro, dal numero degli impianti disponibili, dalla loro varietà e dalle pos­ sibilità di accedervi », sicché. » la piani-

ficazione globale di questi impianti deve essere considerata come compito delle autorità pubbliche... ». Uno Stato moderno, consapevole della funzione insostituibile che può esercitare uno sport inteso, non già come fenomeno spettacolare (incapace, per talune sue manifestazioni passionali, di produrre ri­ sultati educativi), bensì come strumento di formazione e di elevazione fisica e mo­ rale, non può limitare il proprio intervento a fini meramente correttivi e repressivi. La lotta contro la criminalità, contro la vio­ lenza, contro la droga e contro tutte le forme di alienazione e deformazione psico­ sociale di cui sono vittime le giovani gene­ razioni, deve trovare schemi e canali ido­ nei alle istanze dei tempi moderni, più educativi che repressivi, più interni che esterni alla dinamica evolutiva della società che cresce e si trasforma. La vastità e la drammaticità della feno­ menologia tipica dei nostri giorni, che in­ veste il problema della gioventù in forme sempre più complesse di esasperazione e di rifiuto del sistema, reclamano pertanto una presa di coscienza dei poteri pubblici ed un conseguente intervento di vasta por­ tata, capace di incidere rapidamente nel tessuto sociale moderno. Peraltro le conseguenze dell’indifferenza nei confronti della problematica sportiva appaiono in tutta la loro gravità dall’esame della situazione degli impianti e delle in­ frastrutture sportive nel nostro paese, ove si opera in condizioni di gravi deficienze che altri paesi hanno ormai risolto e su­ perato. Tale precarietà è poi resa ancor più grave dai fenomeni di incentivazione e di espansione urbanistica e dal costante aumento della popolazione. In questo quadro si innesta anche il di­ scorso sul TEMPO LIBERO, che implica una necessaria sensibilizzazione ad un più razionale esercizio della libertà degli indi­ vidui e delle masse, in una visione globale di armonico sviluppo della civile convi­ venza. Troppo spesso, infatti, la visione individuale del tempo libero viene distor­ ta, sul piano personale, da erronee o in­ teressate impostazioni che fanno capo ed origine alla influenza dominante dei MASS MEDIA, facendo sì che l’individuo si orienti verso lo sport come fenomeno di massa e occasione di passionalità, come tipica evasione dalla alienante routine quotidia­ na, con le conseguenze e le complicazioni emotive che una simile concezione com­ porta e che si traducono spesso in mani­ festazioni incontrollate di isterismo collet­ tivo e di parossistica violenza. Contro questa concezione, oggi imperan­ te. lo sport va posto come autentica realiz­ zazione della libertà dell’individuo, come fattore indispensabile di educazione morale, come momento autentico di integrazione so­ ciale, come attività fisica elettiva e. quindi.

(segue)

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come ricerca della salute fisica e dell'equi­ librio psichico, che vanno anzi esaltati per i loro valori significativi. Esso va quindi configurato, assieme agli spettacoli e al turismo, come espressione culturalmente significativa dell'impiego del tempo libero, che va vissuto con spirito di sviluppo e di sintesi, in cui si attua il momento di rottura delle contraddizioni sociali e di recupero della persona. Ne consegue, pertanto, che bisogna in­ centivare proprio questo tipo di attività, operando una vera e propria inversione di tendenza, sviluppandone la tematica a tutti i livelli ed in tutte le direzioni ed estrazioni sociali, capovolgendo la dominante espres­ sione della forma passiva di sport per spettatori, in quella, più umana e forma­ tiva di SPORT PER TUTTI. L’impegno primario di chi ha responsabi­ lità decisionali deve tendere ad una nuo­ va legislazione che favorisca un ordinato sviluppo dello sport nelle sue componenti FORMATIVA, AGONISTICA E RICREATIVA, quale fondamentale diritto sociale e come elemento di equilibrio nella dinamica della vita moderna, nonché come strumento dì elevazione morale e civile dei cittadini. IN PARTICOLARE SI CHIEDE:

l'attuazione di un equilibrato coordinamen­ to tra le varie componenti dell'attività sportiva (FORMATIVA - AGONISTICA - RI­ CREATIVA), mediante la costituzione di un organo cui vengano affidati precisi com­ piti di indirizzo e di impulso delle inizia­ tive in favore dello Sport, che abbia ade­ guati poteri di coordinazione e di control­ lo su tutti gli enti e organismi operanti nel settore e che trovi riscontro nelle real­ tà periferiche (Regioni - Province - Co­ muni). In questo quadro

• la Scuola, quale espressione più im­ portante del processo di educazione della gioventù, dovrà assumersi il compito di accogliere lo Sport tra le sue componenti culturali, aggiornando i programmi di atti­ vità motoria e sportiva, stimolando l'eser­ cizio ludico ed il confronto tra gli allie­ vi, nell'ambito di gruppi che abbiano ca­ ratteristiche omogenee; tutto ciò nella lo­ gica di quanto previsto dai decreti de­ legati; • il CONI, in armonia con l’ordinamento internazionale ed una più moderna conce­ zione dell'organizzazione sportiva, dovrà concentrare il proprio impegno esclusivamente nella specializzazione agonistica, nel rispetto della propria autonomia organiz­ zativa e della autonomia delle federazioni sportive nazionali che di esso fanno parte; • L'ASSOCIAZIONISMO DEL TEMPO LIBE­ RO. gli ENTI DI PROPAGANDA SPORTIVA, le ORGANIZZAZIONI SINDACALI dovran­ no dare impulso allo sport come momento di corretto impiego del tempo libero, at­ tesa la necessità di offrire ai cittadini una più vasta area di interesse culturale, ri­ creativo e salutare.

Tutto ciò postula una nuova, organica le­ gislazione. che tenga conto della necessi­ tà di attribuire e definire precisi compiti, ruoli e competenze a tutti gli enti ed isti­ tuzioni interessati alla problematica spor­ tiva.

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SI DOVRANNO QUINDI PROMUOVERE — l'elevazione a facoltà universitaria degli studi concernenti l'insegnamento dell'edu­ cazione fisica e sportiva: — il riordinamento ed il potenziamento di tutti gli stanziamenti dello Stato in favore dello sport:

— la unificazione in un unico capitolo del bilancio dello Stato di tutti i proventi co­ munque prodotti dall'attività sportiva attra­ verso il Totocalcio, il Totip, le scommesse ippiche, le lotterie, gli spettacoli sportivi; — la valorizzazione dei compiti e delle funzioni del Comune, nella esaltazione dell'autonomia locale, per favorire la di­ retta partecipazione di tutti i cittadini al fatto sportivo, l'accoglimento delle loro aspirazioni, e la necessità di programmare interventi che promuovano e sostengano il libero associazionismo attraverso idonei strumenti di carattere operativo. In que­ sto senso, bisogna rimuovere l’anacroni­ stico ostacolo costituito dalle norme della legge comunale e provinciale, nonché dal­ le corrispondenti normative regionali che ancora relegano tra le « facoltative » le spese riguardanti l'attività sportiva; — l’attribuzione alla Provincia di inizia­ tive per la promozione dello Sport agoni­ stico ed il coordinamento provinciale delle attività promozionali dello Sport ad inizia­ tiva dei Comuni e dei loro consorzi; — un ulteriore impegno delle Regioni nel campo dell'azione finora esplicata in relazione alla programmazione per la rea­ lizzazione degli impianti sportivi, secondo piani che tengano conto delle esigenze di carattere formativo, agonistico e ricreati­ vo, nonché al finanziamento delle attività promozionali, in favore degli Enti Locali, degli Enti di propaganda, dell’associazionismo sportivo e del tempo libero;

— il riconoscimento giuridico degli Enti di propaganda e la disciplina della figura giu­ ridica delle società sportive: — l'attuazione di una completa tutela sa­ nitaria delle attività sportive, secondo le norme della legge 1099 del 26 ottobre 1971, e la emanazione delle norme di at­ tuazione previste dalla stessa legge; — la istituzione di un servizio sanitario dello Sport, quale diretta emanazione del­ l’organo centrale di coordinamento di tut­ te le attività sportive di cui è cenno nella presente proposta; ciò al fine di assicura­ re univocità di indirizzo nel settore, nel ri­ spetto delle competenze attribuite alle regioni: — la costruzione di impianti ed attrezza­ ture sportive in tutto il territorio del pae­ se, con criteri di corretta distribuzione territoriale, in relazione alla popolazione residente in ciascuna zona e tenendo con­ to degli squilibri esistenti tra le regioni nel campo dell'edilizia sportiva; snellimen­ to delle procedure di approvazione dei pro­ getti:

— ancora per gli impianti: la adozione di provvedimenti ricorrenti e non episodici in

tutto il meridione ad iniziativa della Cassa del Mezzogiorno, con criteri di corretto intervento in tutti i Comuni, in relazione al numero dei loro abitanti:

— l'utilizzazione per la costruzione di im­ pianti sportivi universitari e scolastici di una quota di almeno il 20% delle disponi­ bilità finanziarie di cui ai disegni di legge presentati dal Ministro della Pubblica Istruzione in data 27 marzo 1975 e riguar­ danti il PIANO PLURIENNALE di FINAN­ ZIAMENTO DELL’EDILIZIA UNIVERSITARIA e del disegno di legge presentato dal Mi­ nistro dei Lavori Pubblici il 28 marzo 1975 contenente norme sull'EDILIZIA SCOLASTI­ CA; ciò nella logica e nella necessità di assicurare una precisa destinazione di fi­ nanziamenti al settore degli impianti spor­ tivi, al fine di scongiurare il pericolo di continuare a costruire opere scolastiche ed universitarie senza le necessarie attrezza­ ture per l’esercizio fisico; attrezzature da destinare anche alle componenti sportive scolastiche; — la ristrutturazione ed il potenziamento del CREDITO SPORTIVO, quale idoneo stru­ mento a disposizione degli Enti Locali e dell’Associazionismo sportivo per la po­ litica di costruzione degli impianti: modifi­ ca della legge istitutiva; disponibilità di ulteriori mezzi finanziari; intervento fidejus< sorio delle Regioni in favore degli Enti Lo­ cali impossibilitati ad offrire cespiti dele­ gabili; modifica e snellimento dei mecca­ nismi di finanziamento; normativa che assi­ curi un corretto intervento finanziario in tutte le Regioni e che rimuova il divario che si è determinato anche attraverso l'in­ tervento del Credito Sportivo tra le varie regioni italiane; — il trasferimento agli Enti Locali dei beni dell’ex G.I., al fine di far fruire le comu­ nità locali di un patrimonio che va disper­ dendosi per carenza di cura e di manu­ tenzione;

— la concessione di agevolazioni fiscali sugli atti relativi alla costruzione di im­ pianti sportivi, opere di pubblica utilità, e quindi l'applicazione delle disposizioni di cui all’art. 79 del D.P.R. 26-10-1972, n. 633, riguardanti la riduzione dell'I.V.A. dal 12 al 3%; — particolari facilitazioni tributarie alle aziende promotrici di costruzione, di at­ trezzature ed impianti per lo Sport ed il tempo libero aperti ai lavoratori, alle loro famiglie ed agli abitanti della zona ri­ spettiva;

— la disponibilità di tutti i parchi per l'esercizio dello Sport e l’impiego del tem­ po libero aperti a tutti i cittadini; — l’urgente adeguamento della vigente le­ gislazione alla necessità di disporre di aree, quantitativamente precisate negli strumenti urbanistici (almeno quattro me­ tri quadrati per abitante) destinate alla co­ struzione di impianti sportivi; — la necessità di inserire nei piani ri­ guardanti l’edilizia residenziale l'obbligo della costruzione di impianti sportivi al servizio delle zone di residenza. 1“ maggio 1975 CONCETTO LO BELLO


Politica

FIEFS: aria nuova nell'educazione fisica Il Ministro della P.L e numerose personalità della politica e dello sport tengono a battesimo la nascita di un organismo che si inserisce con nuova mentalità e con nuovi programmi nel mondo dell’Educazione Fisica e dello sport. I promotori, i contenuti e le prospettive della FIEFS che si pone come istituzione aperta a tutti gli operatori fisico-sportivi sul piano dello studio e dell’azione educativa sociale.

FIEFS: un'altra sigla accanto alle tan­ te esistenti nel mondo dell’educazione fisica scolastica. Ma basta leggere le parole che la compongono per rendersi conto che c'è del nuovo, in senso sostan­ ziale. FIEFS significa Federazione Ita­ liana Educatori Fisici e Sportivi: non i soli insegnanti, dunque, ma tutti gli ope­ ratori fisico-sportivi. Un vero e proprio salto di qualità nella concezione, nei programmi e nei metodi troppo spesso limitati e angusti che avevano caratte­ rizzato fino ad oggi il mondo dell’edu­ cazione fisica scolastica e le sue inizia­ tive. Giovedì 8 maggio, a Rieti, nel monu­ mentale teatro comunale gremito di in­ segnanti e di operatori sportivi, alla presenza di personalità politiche e dello sport, la Federazione ha consacrato nel modo più riuscito la sua nascita uffi­ ciale: il mattino con un convegno di al­ to livello, nel pomeriggio con i serrati lavori congressuali. Nell'organo ufficiale della nuova Fe­ derazione si legge: «La FIEFS non si pone come un ufficio di collocamento per gli educatori fisici e sportivi in cerca di un loro primo impiego, ma

intende raggiungere l’inserimento pro­ fessionale dell’educatore fisico e sporti­ vo nei vari tessuti e organi della nostra società. La FIEFS si pone come uno strumento operativo al servizio della comunità ». Un impegno di ricerca scien­ tifica motivato da intenti culturali e sociali, un punto di riferimento, di coa­ gulo e di stimolo per i problemi glo­ bali della formazione e dell’inserimento sociale degli operatori fisico-sportivi. Sono questi i punti qualificanti sui quali hanno fatto leva le varie persona­ lità intervenute ai lavori. Il prof. Luigi Mosca, che insieme al prof. Franco Fiu­ mara, è il promotore e l’animatore del­ la FIEFS che egli ha definito come un canale di raccordo e di trasmissione di idee, di esperienze e di iniziative aper­ to a tutti. Il prof. Fumagalli dell’istituto di Anatomia dell’università di Roma che ha caldeggiato con inoppugnabili argo­ menti la soluzione universitaria per la formazione dei quadri dei futuri ope­ ratori sportivo-sociali, in luogo degli at­ tuali. inadeguati ISEF. Il nostro Presi­ dente Aldo Notano che in un intervento ripreso da tutti gli altri intervenuti ha augurato alla FIEFS di rispondere alla

domanda di un nuovo modello di vita da parte della popolazione, sul piano culturale (un progetto educativo comu­ ne) e su quello politico (abbandono del corporativismo). Il prof. Venerando e il prof. Silvij della Federazione Medici Sportivi; i rappresentanti degli Enti di propaganda. Rizzo del CSEN e Bendandi dell’U.S. ACLI; il prof. Rosati della FIDAL; il sindaco di Rieti e il presidente dell’ospedale provinciale; l’on. Mauro Bubbico, che accettando le premesse programmatiche del relatore Mosca e quelle culturali-politiche del prof. No­ tano, ha ribadito l’impegno di portare al più presto in Parlamento, d'accordo con l’on. Lo Bello e il Ministro Malfatti, un disegno di legge di riforma complessiva dello sport. I lavori del Convegno sono stati con­ clusi da un ampio e articolato interven­ to del Ministro della Pubblica Istruzio­ ne on. Franco Maria Malfatti. Dopo aver tracciato un quadro della situazione del­ la scuola italiana in rapporto a quella internazionale e dopo aver ribadito che egli non considera l’Educazione fisica come un’attività di formazione subal­ terna, ha affermato che non si può più procedere in tale àmbito con interventi settoriali e con sanatorie, ma affrontan­ do i problemi nella loro globalità. Gli insegnanti di educazione fisica, ha detto il Ministro, non devono essere soltanto degli specialisti per se stessi, ma anche degli insegnanti di altri maestri, in particolare di quelli elementari, e ciò si può fare in modo organico nell’àmbi­ to dei distretti scolastici. Si è dichiara­ to d’accordo sull’urgenza di presentare un disegno di legge per l’istituzione del­ la facoltà universitaria di educazione fisica e sportiva in modo da risolvere alla radice e in ordine nuovo di idee il grave problema della formazione de­ gli operatori fisico-sportivi da utilizzare non solo per la scuola e nella scuola, ma in un contesto sociale più ampio nel quale la scuola stessa deve inse­ rirsi come punto di riferimento struttu­ rale, culturale e sociale della comunità. Oltre le persone citate, erano presenti al convegno il dott. Pietro Mistretta, capo dell’ispettorato per l’Educazione Fisica e sportiva, l’on. Cipriani, rappre­ sentanti dell’UISP nazionale. L’on. Con­ cetto Lo Bello, dovuto rientrare a Si­ racusa per gravi motivi familiari, ha inviato un telegramma di adesione e di augurio. La FIEFS, a quanto si è visto, è par­ tita col piede giusto e sotto i migliori au­ spici. Ci auguriamo che su questa stra­ da di apertura culturale, sociale e po­ litica prosegua, senza cedere a tenta­ zioni corporative e settoriali che ine­ vitabilmente ne comprometterebbero la forza morale e l’azione di rinnovamento che si propone di attuale. Se terrà fede a queste premesse e a quste promesse, gli appoggi, le adesioni e le collabora­ zioni non le mancheranno certamente, come si è visto fin da questa sua prima sortita ufficiale.

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Idee e dibattiti

Il CNESP risponde alle nostre critiche A seguito dell’articolo apparso su Stadium n. 4-5 del 22 marzo e diretto contro il CNESP (Centro nazionale educazione sportiva preadolescenti, istituito dall’ANEF e daH’UNIEF), la presidenza dello stesso ente ci ha fatto pervenire un articolo, al quale facciamo seguire una nostra risposta. Le considerazioni contenute nell'ar­ ticolo del Sig. Olmetti nell’ultimo nu­ mero di « Stadium » non possono es­ sere ignorate proprio a ragione del­ l’acredine che ispira la gran parte del­ le analisi e delle presunte disfunzioni che investono il settore dell’Educazione Fisica. Tutto ciò, accanto ad una informativa assai poco documentata e perciò confusa che, in mancanza di ar­ gomenti e di contributi innovativi, pre­ sceglie la abitudinaria dissertazione sui « baroni » arricchendo il presente di­ scorso, con la scoperta di riferimenti zootecnici (vacche da mungere), con i quali, ovviamente, le nostre organizza­ zioni non hanno alcuna dimestichezza. Le critiche di « Stadium » ci interes­ sano soltanto perché ci offrono l’occa­ sione di fornire precisazioni e chiari­ menti, nella speranza di contribuire a potenziare il settore dell’Educazione Fi­ sica nel nostro Paese, forti delle espe­ rienze acquisite, dei risultati raggiun­ ti — anche se ovviamente manchevoli — ed anche per sollecitare il concorso di responsabilità e di impegno di quanti a questi problemi sono seriamente in­ teressati. La prima osservazione da manifesta­ re, è relativa al diritto che, in regime democratico, hanno le rappresentanze Sindacali, in questo caso i professori di educazione fisica aderenti all’UNIEF e ANEF. In mancanza di altri organi­ smi di rappresentanza, di tutela e di promozione degli interessi dei nostri colleghi, è naturale che siano queste le Organizzazioni che possono e deb­ bono tutelare le aspettative della cate­ goria, ricercare adeguamenti legislati­ vi, individuare contenuti innovatori, precisare ristrutturazioni ed indirizzi per favorire l’inserimento di queste componenti formative ed educative nel­ la Scuola, proprio a ragione dell’inso­ stituibile funzione che, nella società che muta, queste discipline possono e debbono avere. Che queste Associazioni raccolgano poche migliaia di iscritti è un discorso che non inficia la legitti­ mità del principio e bene faremmo tut­ ti a potenziare le strutture organizza­ tive perché, anche in democrazia la forza del numero favorisce e consente soluzioni più rapide e convinte, ai pro­ blemi sul tappeto. In queste situazioni, pretestuose c

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sterili divengono le esercitazioni verbo­ se e le filippiche non innocenti e disin­ teressate, alle quali « Stadium » e Ol­ metti ricorrono. Non sorprende infatti, tanto il meto­ do assai rozzo della polemica del ricor­ dato articolo della rivista « Stadium », quanto il tentativo di rivestirsi di pa­ ludamenti morali e per giudicare gli al­ trui comportamenti. Questa è la pre­ messa, poco civile, per accreditare il ruolo e le funzioni di Callotta e Loforese divenuti « baroni » dell’educazio­ ne fisica italiana. A parte il ridicolo che questi accostamenti possono obiettiva­ mente determinare, Callotta e Loforese, certamente diversi tra loro per for­ mazione, origine professionale, metodo e contenuti di impegno, hanno il me­ rito di avere organizzato questo diffi­ cile e complesso mondo e di averlo convintamente indirizzato per un im­ pegno aderente ai tempi che sono mu­ tati, accettando il dialogo, il confronto, la disponibilità a ricercare e sostene­ re, nel rispetto del pluralismo e del dovere che esso comporta, l'intesa ri­ spettosa con tutte le componenti atti­ ve ed impegnate nella Scuola. Se non vi sono organizzazioni costi­ tuite a questo fine o persone disposte a confrontarsi, responsabilità, colpe, ca­ renze sono ad altri attribuibili. Certo anche chi dal consenso riceve investi­ ture di rappresentanza, può spesso commettere errori, vedere discusse ed anche contestate, soluzioni prospettate ed indirizzi sostenuti. E’ questa la conseguenza valida e fe­ conda del confronto e delle dialettiche contrapposte delle varie posizioni. L’UNIEF e l'ANEF sono pienamente disponibili ad accettare questa impo­ stazione aperta a tutti i dibattiti e le richieste di chiarimenti da qualunque parte esse dovessero venire, disponibi­ li a considerare con impegno costrut­ tivo proposte alternative ai divisamenti e alle soluzioni delle due organizza­ zioni indicate. Non da oggi siamo fermamente con­ vinti che l’idea e non il potere, debbo­ no essere il tramite rispettoso e di­ screto del convincimento e che solo con l’accettazione di questo metodo, uomini ed organizzazioni possono cre­ scere, concorrendo, ciascuno nelle re­ sponsabilità alle quali è chiamato, a

rafforzare e ad espandere i nostri li­ beri e democratici ordinamenti. Non possiamo però accettare che alla no­ stra disponibilità, altri opponga pre­ testuose e superficiali ripulse; sono in­ fatti queste le vere forme di intolle­ ranza, di ottusa chiusura che possono soltanto generare confusione, alimenta­ re gratuiti livori e divenire, perciò, mo­ menti di impoverimento sul piano del costume e delle responsabilità, alle qua­ li ciascuno di noi è stato chiamato. Se vi sono riserve sul CNESP siamo pronti, ove occorra, a correggere, a modificare, ad accogliere i contributi di idee e le sollecitatrici proposte di miglioramenti da chiunque dovessero venirci; è un espresso invito a « Sta­ dium »! Preoccupiamoci però di andare avan­ ti, di non sciupare il nostro tempo in sterili polemiche e soprattutto di esse­ re in grado di corrispondere alle ge­ neralizzate attese della Scuola Italia­ na che, anche in questo campo, ha an­ cora da compiere molto cammino... RENATA RANUCCI

L’articolo di Renata Ranucci, pervenu­ toci con una lettera del prof. Nino Gal­ lona, segretario nazionale dell'UNIEFFIEF-ANDES/ISEF, si presta facilmen­ te a delle controrisposte, punto per pun­ to. In realtà la « risposta » alle nostre critiche non risponde affatto: esprime delle generiche lagnanze sul « tono » da noi usato e nega che alcune nostre af­ fermazioni siano vere.

Sarebbe agevole controbattere. Fac­ ciamo alcuni esempi. Le « presunte di­ sfunzioni che investono /'Educazione Fi­ sica » noi abbiamo imparato a cono­ scerle nel mondo della Scuola a con­ tatto con gli insegnanti, i genitori, i responsabili ministeriali e i giornali di categoria, come quello che lo stesso Callotta dirige. L'espressione « vacche da mungere » l'ha scritta il prof. Cal­ lotta nel suo foglio, l'anno scorso, a proposito dei Centri pulcini dati in ap­ pallo all'ANEF (allora il prof. Callotta non aveva ancora concordato il « patto d'azione » con il prof. Loforese). Quoti-


Idee e dibattiti

Primo: rispettare le esigenze di base to ai « diritti » delle rap^-esentanze sin­ dacali ecc., nessuno li ha mai conte­ stati: noi contestiamo un fatto politico e cioè l’appropriarsi delle strutture spor­ tive scolastiche al di fuori e contro la pubblica utilizzazione delle stesse, nel­ l'àmbito di una scuola aperta e socia­ lizzata, e per di più approfittando di una equivoca posizione di forza all'in­ terno della scuola. Sotto questo riguar­ do, la questione assume delicati aspetti amministrativi che noi abbiamo messo in evidenza, segnalandoli a chi di do­ vere: nessuna predica morale, quindi, neppure da questo punto di vista. Si potrebbe continuare, ma preferia­ mo soffermarci su altri punti dell'in­ tervento. Concordiamo sull’affermazione della diversità di « formazione, origine professionale, metodo e contenuti di impegno » tra il prof. Callotta e il prof. Loforcse. Per questo diciamo a uno dei due, cioè al prof. Callotta, di essere di­ sponibili a un confronto, non sul CNESP che costituisce un fatto compiuto in sé inaccettabile, ma su tutta la pro­ blematica dell'educazione fisica e spor­ tiva scolastica, sulla base del documen­ to unitario emerso dal Convegno di Lec­ co (al quale era presente anche il dott. Mistretta in rappresentanza del Mini­ stro) e sulla base delle linee politiche dell'on. Lo Bello, assunte ufficialmente dalla Democrazia Cristiana (considerato che il prof. Callotta è impegnato anche nel Partito, all'interno della Commis­ sione per i problemi scolastici).

Il nostro discorso, come si vede, è chiaro e fondato su proposte concrete, Non sappiamo proprio come ci si pos pos-­ sa accusare di criticare senza proporre, dal momento che su quasi ogni numero del nostro giornale, da dieci anni a questa parte, affrontiamo i problemi dell'educazione fisica e sportiva scola­ stica; lo abbiamo fatto, tanto per cam­ biare, anche nel precedente numero al­ l'interno del documento preparatorio del convegno di Lecco, e in questo nu­ mero, con il documento emerso dall'ap­ posita commissione dello stesso Conve­ gno. Su questa apertura, chiara e inequi­ vocabile, concludiamo, lasciando al prof. Callotta di fare le sue scelte che ci au­ guriamo altrettanto chiare. /I proposito di chiarezza, ci scusi il prof. Callotta un'ultima malignità: nella lettera con la quale accompagna l'articolo afferma che le precisazioni « sono state manifestate dalla volontà del Direttivo appositamen­ te convocato ». .4 noi risulta che il Di­ rettivo non è stato affatto convocato: è vero, professore? Duilio (Dimetti

La serie di interventi di Paolo Andreoli ha un denominatore comune: l’aggiornamento dell’Associazione e i dubbi, gli interrogativi, i problemi che esso comporta. Non si pretende qui di dare una risposta e una soluzione definitiva, quanto piuttosto di proporre spunti di riflessione. Abbiamo cominciato con il confronto tra la visione globale e quella particolare delle cose («L’albero e la foresta»); si è affrontato quindi il problema della conservazione della propria identità nella fase di confronto e di collaborazione con gli altri (« Quando cambia la tribù ») ; questa volta si propone di riflettere sul valore e sui limiti del richiamarsi alle esigenze di base: un altro tema che è oggetto di accesi dibattiti in tutti i nostri incontri.

Bisogna rispettare le esigenze della base! Questa è una di quelle afferma­ zioni che vengono ripetute con toni ed espressioni, i più diversi, in mille circo­ stanze: nelle riunioni dei consigli di società: nei consigli provinciali e regioitali e in quello nazionale; nei con­ gressi ad ogni livello. In ogni occasio­ ne, cioè, nella quale un gruppo di per­ sone eletto da una qualsiasi base s’in­ contra per organizzare servizi e atti­ vità destinati, appunto, a soddisfare in tutto o in parte, a seconda delle possi­ bilità concrete, le esigenze espresse dal­ la base. C’è da dire che questa affermazione che manifesta un grande senso di de-

mocraticità è, però, in non poche occa­ sioni, un'affermazione alienante e anche, in certa misura, reazionaria. E questo, soprattutto, quando un’associazione co­ me il CSI intende realizzare un proces­ so educativo. L’affermazione, infatti, può manife­ stare non solo che chi la fa vuole rea­ lizzare un progetto democratico di vita, ma può anche manifestare che chi la fa intende realizzare un progetto autorita­ rio o paternalistico. Così, con la stessa affermazione, si esprimono idee non solo diverse, ma addirittura divergenti e opposte. Da

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un lato, infatti, s’intende l’affermazione come un fatto innovativo, mentre, dall’ altra lato, la stessa affermazione va nel senso di conservare immutata la situazione in cui vivono le persone. E' questo uno dei tanti casi in cui le affermazioni categoriche e gli slogan invece di chiarire le posizioni le con­ fondono creando, per lo meno, dell’am­ biguità, del fumo attraverso il quale non si riesce a percepire cosa ci sia veramente dietro. Non sarò certo io a chiarire fino in fondo un problema così complesso nelle poche battute consentite da una nota come questa. Quello che cerco di fare qui, allora, è di proporre un sem­ plice stimolo per una riflessione col­ lettiva. Ora, quando si dice di voler e di dover rispettare le esigenze della ba­ se, si fa un discorso che è corretto ma solo in parte, soprattutto nel cam­ po dell’educazione. Infatti, se è vero che ogni processo educativo deve tener conto della realtà in cui viene realizzato (salvo, evidente­ mente, non si tratti di un processo educativo di tipo autoritario o aristo­ cratico o paternalistico in cui la realtà conta nulla perché s'impone dall’alto un modello a cui uniformarsi acritica­ mente), è altrettanto vero che questa realtà è solo ed esclusivamente una piattaforma, un punto iniziale esisten­ te per andare oltre. E questo nel ri­ spetto della persona che è un universo con possibilità illimitate di espansione c di sviluppo. L’educazione, insomma, deve tende­ re, per essere autenticamente democra­ tica e cioè antiautoritaria e antipater­ nalistica, a essere un processo dinami­ co, unitario e permanente in cui si ap­ prende ad essere e ad essere sempre di più. Un processo dinamico, unitario e permanente proprio perché la persona è un fatto unitario con la possibilità di divenire e di progredire continuamente e progressivamente dalla nascita alla morte. Così ogni tipo d’educazione che non sia dinamico, progressivo, permanente è un’educazione che, in un modo o nel­ l’altro, nega all’uomo la possibilità di essere e di essere di più. Fa cioè deiuomo un oggetto anziché un soggetto originale e irripetibile. Avere quest’idea chiara davanti e a sé e in sé significa anche, e contempo­ raneamente, avere in sé la volontà del cambiamento, dell’innovazione poiché nessuna situazione stabilita a priori può soddisfare l’esigenza insopprimibile del­ l’uomo di essere di più di quello che è. E poiché l’uomo vive in società e la società è costruita — proprio per con­ sentire agli uomini di vivere insieme — con istituzioni e strutture sociali, allo­ ra un processo educativo democratico qual è quello accennato prima, è un processo che conduce alla partecipazio­ ne non solo per conservare queste strut­ ture e queste istituzioni così come so­ no. ma anche per trasformarle, per in­ novare sul piano strutturale. Questo in conformità con lo sviluppo progressivo dell’uomo e degli uomini che vivono in questa società. E' questo quello che, generalmente.

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indichiamo come processo educativo li­ berante. Un processo che tende, appun to, in modo permanente a creare un uomo nuovo e una nuova società. Ecco allora che dire di voler soddi­ sfare le esigenze di una base è dire, nello stesso tempo, una cosa giusta e sbagliata perché si tratta di un'afferma­ zione generica e astorica. Risulta allora necessario anzitutto co­ noscere razionalmente e in modo scien­ tifico perché la base, in un certo con­ testo socioculturale e strutturale, espri­ me certe esigenze. La base, per la società in cui oggi viviamo, è una massa che la società tende ad alienare, a conservare in uno stato e in una condizione di dipenden­ za: dunque, in una condizione statica E questo al di là delle formalità e delle dichiarazioni di principio che vorreb­ bero convincere del contrario gli ap­ partenenti a questa stessa massa. Se consideriamo in quest’ottica ciò che è il mondo sportivo, la massa spor­ tiva, facciamo presto a rilevare la va­ lidità di questa brevissima descrizione. Lo sport, infatti, si presenta e viene presentato alla massa e alle masse gio­ vanili come un mondo che è dinamico solo perché per realizzare questa espe­ rienza occorre fare del movimento fi­ sico, muscolare. In questo mondo, pe­ rò e in realtà, tutto è guidato dall'alto e dall’esterno della persona (regolamen­ ti, giustizia sportiva, tecniche di ap­ prendimento, organizzazione ecc.). E’ un mondo, dunque, che realizza un’educa­ zione di massa autoritaria, paternali­ stica e aristocratica che tende a gene­ rare il conformismo, l’assenso, la sol tomissione. La percezione che le masse giovanili hanno della pratica sportiva, dunque, è unidirezionale: lo sport è quello che è, non si cambia. O. se cambia, è per­ ché i vertici lo vogliono. Ora, poiché l’esigenza di movimento e di pratica sportiva è un bisogno par­ ticolarmente vivo nei giovani, ecco che essi esprimono questo bisogno, questa esigenza, utilizzando ciò che la cultura sociale gli ha già fornito. Ossia chiedo­ no, almeno inizialmente, di praticare lo sport così come gli è stato insegnato che esiste. Una cosa, cioè, già codifica­ ta e che viene offerta e proposta come un codice di cui solo alcuni possiedono la vera chiave d’interpretazione. Poiché esiste questa condizione sto­ rico-sociale e culturale mi sembra evi­ dente che le «esigenze della base» sia­ no le stesse che questa società in cui viviamo ha immesso nella mentalità co­ mune. E, dunque, nel caso specifico, la pratica sportiva così come viene prati­ cata generalmente. La base, così, chiederà in modo mas­ siccio di praticare il calcio perché que­ sto è lo sport più diffuso in Italia e più « raccomandato » dai mezzi di co­ municazione di massa; chiederà comun­ que che gli sport siano organizzati c strutturati nello steso modo in cui ven­ gono organizzati e strutturati quelli di tipo professionistico o semiprofessioni­ stico. che costituiscono il modello cul­ turale di ogni pratica sportiva. Da qui la richiesta di tornei, campionati ecc.

con le loro brave classifiche, elimina­ torie, fasi locali, provinciali, regionali e nazionali... La base, insomma, nella grande ge­ neralità dei casi c alle prime esperien­ ze o, comunque, neH’esprimcre un bi­ sogno insoddisfatto di pratica sportiva, non chiederà altro se non quello che gli « altri » fanno già. Ecco, allora, che se la risposta edu­ cativa a queste esigenze espresse dalla base tende semplicemente a trovare il modo migliore per dare una risposta positiva a queste esigenze, tale rispo­ sta significherà produrre un’educazione che, anziché essere veramente liberan­ te, lo è solo apparentemente. Questo, anzitutto, perche non innova nulla rispetto a ciò che esiste, sia sul piano della mentalità e della cultura, sia sul piano della struttura sociale. In secondo luogo perché dà una ri­ sposta a esigenze clic sono immesse nel circuito della vita sociale e cul­ turale per alienare e non per liberare l’uomo, cosicché questa risposta confor­ mistica creerà c produrrà alienazione e non liberazione c sviluppo della persona e delle persone. In terzo luogo perché offre modelli in codice, precostituiti, così che chi li


DAL CORPO ALLA PERSONA Metodiche profilattiche e teorie sociopsicologiche sulla personalità - di Luigi Mosca

Ecco un libro che ha forse tra­ dito, felicemente, le intenzioni delfautore. Da come si presenta, per la serietà analitica della trattazione, per l’impostazione scientifica e la ricchezza sempre funzionale delle il­ lustrazioni, doveva evidentemente es­ sere destinato a specialisti o alme­ no a operatori fisico-sportivi di una certa esperienza. Ma proprio il me­ todo usato dall’autore, la semplicità di linguaggio, la grande capacità di sintesi ne fanno un libro oltre che accessibile a tutti, anche scorrevole e di piacevolissima lettura. Cionondi­ meno non è solo un libro da leggere con profitto, ma un prontuario, una piccola esauriente enciclopedia per operatori sportivi e genitori, inse­ gnanti e quanti vogliono agire con i giovanissimi sulla base di una in­ dispensabile conoscenza del fisico e della psiche dei soggetti: di chi, in­ somma, si prefigge un intento edu­ cativo nel senso più serio e globale del termine.

zi accoglie si abitua a ricevere qualsiasi cosa così com'è senza nemmeno preoc­ cuparsi di quello che nasconde perché nessuno l’aiuta a capire il codice per cui una certa cosa è così come si pre­ senta.

Per questi sostanziali motivi, allora, rispondere alle esigenze della base in modo acritico e astorico è fare solo della demagogia, è mascherare di de­ mocraticità quello che è tutt’altro che democratico. Quando poi questo discorso viene fat­ to non solo sulla pelle dei giovani, ma anche su quella dei bambini, allora la mistificazione risulta ancora più cinica. I bambini, infatti, possono chiedere an­ che con insistenza di « giocare ai gran­ di », di fare « quello che fanno i gran­ di » e possono mostrare per queste co­ se un grande interesse. Un’azione educativa che tenga conto di questi bisogni e di questi interessi così come si manifestano senza risalire e senza svelarne le cause, è un’azione pressoché criminale nel senso che uc­ cide, o tenta di uccidere, le capacità in­ ventive c creative del bambino anziché sollecitarle e liberarle. E le uccide pro­ prio nella misura in cui comincia fin

Un libro veramente raccomandabi­ le e che meriterebbe la più larga diffusione. Ha un solo difetto: il prezzo, anche se sfogliandolo ci si rende conto subito che è giustificato.

dall’infanzia a coltivare esclusivamente processi imitativi scartando via via ogni espressione di originalità. E’ per tutti questi motivi che mi sembra si debba accogliere con sem­ pre maggiore criticità tutti coloro che si dichiarano paladini della base. Que­ sto non per creare delle élite dirigen­ ziali che sanno molto bene quello di cui ha veramente bisogno la base sen­ za che questa abbia la necessità nean­ che di aprir bocca. Anzi, proprio per il contrario. E cioè per la volontà di realizzare una democrazia non forma­ le e non delegata, ma reale e parteci­ pata che tende — attraverso un pro­ cesso educativo unitario, dinamico e permanente — a creare, come dicevo prima, un uomo nuovo capace di crea­ re e ricreare, di governare e di gestire una società nuova e diversa, sia essa società sportiva o società globale. Una creazione, naturalmente, che non ri­ fugge dalla realtà esistente, ma che l'as­ sume, la esamina criticamente in mo­ do scientifico, la decodifica per impos­ sessarsene e cambiarla là dove mentali­ tà o strutture impediscono la liberazio­ ne dell’uomo.

L'autore, per i lettori di Stadium, non ha bisogno di essere presenta­ to. Il prof. Luigi Mosca, insegnante di educazione fisica, laureato in so­ ciologia, è Io stesso nostro ex-diri­ gente del CSI Marche che attualmen­ te sta curando su Stadium la rubrì­ ca sui paramorfismi. Ma non è que­ sto che ci induce a raccomandare il suo libro: non è la prima volta che Stadium tace sulle pubblicazioni dì cari amici, quando non siamo con­ vìnti della loro utilità E' una specie di patto non scritto, noto a tutti e da tutti tranquillamente accettato. In questo caso siamo veramente con­ vinti che il volume può essere di grande aiuto ai nostri operatori per fondare un serio discorso di educa­ zione attraverso lo sport, sia nel­ l'ambito delle società sia, in parti­ colare, dei Centri di formazione. Gli argomenti trattati sono: gin­ nastica correttiva - chiroterapia sport • l'istinto ■ le tendenze - l’ag­ gressività - io sviluppo psicologico • adattamento e disadattamento socia­ le - l’educazione. Costa L. 8.600 sconto del 20% per i soci del CSI. Può essere richiesto all'Editrice Ricerco - vìa della Giuliana n. 73 00193 Roma - oppure alla Presidenza nazionale CSI.

Paolo Andreoli

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Costume

E’ ora di cambiare la politica dell’informazione Purtroppo una delle caratteristiche del nostro tempo è quella di « gestire » l’informazione. Probabilmente ciò è sempre avvenuto, fino dal tempo delle vicende dell'uomo della caverna. Oggi però il fenomeno è macroscopico e in­ cidente in modo determinante anche nell’educazione generale, data l’elefan­ tiasi e il dilatarsi esagerato di potere dei mezzi d’informazione stessi. Si è così messo in evidenza — tanto per passare dal generale discorso alla particolare prova concreta — il calo de­ gli spettatori alle partite di calcio del torneo maggiore; c su questo si è co­ struito un castello di argomentazioni più o meno interessate, capace di chia­ mare in causa tutto il fenomeno spor­ tivo. Si è invece passato quasi sotto silenzio un dato parallelo, cioè l'enor­ me crescita di pubblico attorno ai ter­ reni di giuoco calcistici di categorie in­ feriori. Il raffronto è importante perché, cen­ trando un generico e falso discorso sul­ la crisi o no di popolarità del calcio, inette in evidenza una realtà sportiva più profonda: il pubblico forse comin­ cia a stancarsi dei superdivi molto pa­ gati e, per questo, avari di prestazioni pericolose o rischiose per le loro « gam­ be »; il pubblico è attratto, per contro, da competizioni più aperte, meno scon­ tate, proprio per la minor fama e « am­ pollosità » dei suoi protagonisti. Non è quindi in crisi il calcio, ma « certo » calcio.

Un altro discorso riguarda la così detta « competitività ». L'esacerbato professionismo che in­ vade ogni genere di sport come conse­ guenza diretta del campionismo-consumista — esigenza di realizzare, di « consumare » un record ad ogni mani­ festazione nella speranza di attrarre il pubblico più suggestionabile — porta ad un netto scollamento fra l'attività dei pochi e il desiderio di attività dei molti. Pochi sono in grado di realizzare cer­ te performances e soprattutto non han­ no la possibilità di dedicare tanto tem­ po agli allenamenti, divenuti « lavoro » e « fatica », non più ricreazione. Tanti, invece, restano « al palo » nella frustra­ zione di non poter far nulla al di fuori della corsetta mattutina per non in­ grassare e favorire la circolazione. Ma questa « corsetta » finisce per sparire, non sostenuta da nessun conforto com­ petitivo che è il sale dello sport. Si vide bene, da parte di taluni, quin­ di, allorché in un primo svegliarsi di

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h resipiscenze si cercò di distinguere fra sport di elevato agonismo e sport ri­ creativo, cioè fra attività di campioni da spettacolo professionisti — in ogni disciplina ormai — e attività di veri di­ lettanti; ma si errò quando si volle identificare nella « non competizione » la differenza fra i due mondi. Lo sport è per natura competizione; come tale assolve anche, nei meandri del subco­ sciente e checché se ne dica, una fun­ zione di appagamento di istinti legit­ timi di confronto e di « incidenza » che ognuno di noi ha in sé come carica di lancio per operare nel mondo, frenan­ do con le sue regole gli eccessi di ag­ gressività che turbano gli elementi so­ cialmente più deboli, non sostituendosi però, per sua natura, e, nel caso, facen­ dolo solo per volontà deviarne di « al­ tri », a certi interessi che nulla hanno a che vedere con lo sport in sé. Si intravede ora la giusta via; una diversa scala di competitività, che iso­ la il confronto del campione professio­ nista da quello del dilettante, del ma­ turo lavoratore, del ' fanciullo. Una manifestazione ciclistica indetta da un ente di propaganda il 25 aprile scorso a Roma rendeva bene l’idea di questo indirizzo con multiple prove,

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tutte soddisfacenti un incentivo di « classifica » ma tutte larghe di soddi­ sfazioni, anche piccole, per i più mo­ desti. Se i mezzi di informazione, anziché discutere genericamente sulle crisi del­ lo sport, sul professionismo e sul di­ lettantismo, sulla violenza negli stadi — che un attento esame delle notiziole da semplice asterisco, quelle che « non fanno più titolo », finisce per sca­ ricare della loro componente sportiva, generalizzandole in varie parti del mon­ do e isolandole in pochi responsabili extrasportivi o psicopatici — se i mez­ zi di informazione portassero maggior­ mente alla ribalta queste attività ago­ nistiche minori, facendone apprezzare non solo il valore educativo ma anche certi lati spettacolari, di sano campa­ nile, di interessi imprevedibili, rende­ rebbero un grosso contributo al servi­ zio sociale dello sport. E’ un errore, infatti, concepire il ser­ vizio sociale dello sport a livello di puro servizio sanitario, vale a dire di far fare la ginnastica o il nuoto come si propina una medicina; «sport» si­ gnifica anche ma non solo questo. Al­ trimenti, domani, la scienza potrebbe teoricamente sostituirlo con una serie


Costume

Janich: il calcio può bastare a se stesso terno Pascucci, un nome noto a molti attraverso ''Dribbling", "Novantesimo minuto" e "Domenica sportiva", ci propone un colloquio con Francesco Janich, generai manager del Napoli. Un contributo per conoscere il mondo dello sport-spettacolo entro la cui orbita, volenti o nolenti, anche noi ci muoviamo.

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di iniezioni sviluppanti. Sport è for­ ma di cultura; servizio sociale signifi­ ca estrinsecare questa cultura in ogni suo aspetto. Anche la assegnazione dei compiti va, almeno sulla carta, delincandosi fra i vari organismi che si interessano di sport, dalla divisione geopolitica degli enti locali a quella, al centro, articolata poi in periferia, fra chi sovrintende al­ lo sport agonistico più elevato, curan­ done le leve fino dai primi passi, agli enti che devono sviluppare il servizio sociale nelle masse, alle scuole che han­ no in rassegna tutta la cittadinanza di domani, allo stato che deve armonizza­ re questo pur grosso fenomeno con gli altri grandi della vita civile e demo­ cratica della nazione. A questo com­ plesso di rapporti, accanto ad una va­ lorizzazione dello stesso spettacolo spor­ tivo per appagare un legittimo deside­ rio di svago « passivo » del pubblico, ad una sana educazione sportiva autodetcrminantesi, devono dedicarsi in unità di intenti coloro che gestiscono i più efficaci mezzi di informazione, evitando risibili frazionismi gelosi che, nella materia, sono solo deleteri e in­ giustificati.

Paolo Valenti

Janich, 38 anni, udinese di nascita e di formazione, romano di adozione, è stato uno dei più forti esponenti del nostro calcio negli anni ’60. Esordì in serie A con l’Atalanta nel '56, poi gio­ cò con la Lazio e con il Bologna. Quel­ la con il Bologna fu una lunga stagione calcistica: durò un decennio e gli con­ sentì di superare il traguardo delle 400 partite disputate in serie A. Fu chiama­ to anche in nazionale: 6 volte in A, 10 in B. Prima di concludere, giocò un anno in C, con la Lucchese, e conseguì il bre­ vetto di allenatore di 2‘ categoria. « Pre­ si quel brevetto — spiega —, perché itti serviva per restare nel mondo del calcio, anche se le mie intenzioni mi portavano più verso un'attività organiz­ zativa. Da ragazzo, i miei sogni mi por­ tavano sì verso il mondo del calcio, ma i miei interessi erano rivolti verso la possibilità di impostare assieme a mio padre un'azienda zootecnica. Poi, man mano che mi addentravo nelle cose del calcio, pensai che in Italia c'era biso­ gno di gente che a questa attività si potesse dedicare std piano organizza­ tivo, manageriale come si usa dire oggi. Mi feci già un mio modello che si ispi­ rava a Gipo Viani e al lavoro che con­ duceva per dare strutture efficienti a ima società di grandi tradizioni come il Milan. E una volta chiesi a Italo Al­ lodi perché non si fosse fatto promo­ tore di una scuola per manager del calcio che sarebbe poi potuta diventare il nucleo per una scuola più ampia, di manager per tutto lo sport italiano. Del resto, il calcio e tutto lo sport ita­ liano sono assurti a una tale importan­ za nell'intero contesto sociale che sa­ rebbe veramente necessario fornir loro quadri adeguatamente preparati e re­ sponsabilizzati ». « Quali sono i criteri che informano , il suo lavoro? ». « Sapevo che Napoli era un mi terreno fertile per svolgere un'attività organiz­ zativa nel settore calcistico. Il Napoli è una società che può bastare a se sressrt, che ha bisogno solo deU'cntusiasmo dei suoi sostenitori. E' un en­ tusiasmo che ha certamente bisogno di una sua misura, che va responsabiliz­ zato, ma che può dare grandi risultati quando lo si prende come elemento ba­ se, come potenziale di una struttura che può vivere di una sua vita auto-

noma. Essendo questi i presupposti, bi­ sognava operare in modo che si potes­ se formare uno staff di persone, nem­ meno tanto grande per numero, al quale affidare quelli che io considero i tre settori vitali per una società calci­ stica: l’amministrazione, il coordina­ mento tecnico, i rapporti con i sosteni­ tori. Il problema principale dell’orga­ nizzazione di una società di calcio sta tutto nell'affidabilità degli incarichi e nell'eliminazione del gratuito. Una so­ cietà calcistica che amministra miliar­ di, non può permettersi avventure am­ ministrative e organizzative. In altre parole, quando vi sono in gioco bilanci di grossa entità, non vi può essere po­ sto per uno staff di dirigenti che ve­ stono i panni dell’entusiasmo, del di­ lettantismo. Una società di calcio è una formazione di professionisti ad ogni li­ vello, responsabili dei loro incarichi e chiamati a produrre spettacolo sporti­ vo. Altrimenti si scade nell’improvvisa­ zione e ancora- più nella superficialità ».

«Quali sono i risultati che ha rag­ giunto in questi due anni di lavoro? ».

« Veramente insperati. Quando dico insperati, dico che non pensavo proprio che in due anni il Napoli potesse sana­ re il bilancio, primo obiettivo da rag­ (segue)

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giungere. Io pensavo a lunghi termini e, invece, le cose sono anelate molto più rapidamente del previsto. A questo bi­ sogna aggiungere il fatto che ci stiamo creando un centro calcistico tutto per noi. Ed è molto importante che una grande società di calcio possa disporre di un proprio complesso, dove si pos­ sa svolgere un'attività di formazione dei giovani che vogliono avviarsi al calcio, e al tempo stesso vi si possa programmare gran parte della prepara­ zione della prima squadra. Un centro calcistico è un po’ come l'officina dello spettacolo calcistico, è la prima strut­ tura per formare una base ».

Costume

Sabato all'olimpico domenica sul Tevere In due giornate, due spettacoli sportivi: l’uno agli antipodi dell’altro. Le due facce dello sport in Italia. Tutte e due molto tristi, in verità.

« Lei è per la squadra fatta in casa? ».

« Interamente no, perché se si vuole attingere a certi vertici di rendimento, sarebbe praticamente impossibile; e anche perché le politiche autarchiche sono sterili anche nel calcio. Una socie­ tà calcistica non può essere un'isola ». « Lei dice che una società calcistica non può essere un'isola, cioè non può non essere considerata nel tessuto for­ mato da tutte le altre società calcisti­ che, da tutti gli altri club. Ma questo non essere isola lo riferisce anche agli altri sport. In altre parole, una socie­ tà come il Napoli può diventare se­ condo lei esempio organizzativo per club minori o per altre formazioni spor­ tive? ».

« Sul piano del modello, sul piano del­ l'esempio, penso che quanto noi stia­ mo facendo, possa avere un suo rife­ rimento, un suo riflesso positivo, so­ prattutto per chi ci sta più vicino. Del resto, qualcuno mi ha anche invitato a tenere conferenze nelle società mino­ ri della Campania, per spiegare quello che si fa nel Napoli sul piano organiz­ zativo. E io non mi sono certamente sottratto a questi inviti, tenendo conto che, però, andavo ad esporre idee e fatti che potevano trovare una loro col­ locazione in un'organizzazione profes­ sionistica. Però, nel campo dell'orga­ nizzazione sportiva vi sono denomina­ tori comuni sia che si agisca nel set­ tore professionistico, sia che si segua il settore dilettantistico: il segreto, cre­ do, consiste tutto nel lavorare con se­ rietà e con correttezza ».

« Ha pensato mai di affidare ad una serie di appunti queste sue prime espe­ rienze manageriali?». « No, perché ho sempre pensato che il mondo dello sport è tra i più impre­ vedibili che vi siano, per cui le linee valide sono soltanto quelle generali. E' difficile teorizzare quando poi sul pia­ no pratico è tutto diverso. Però, parte­ cipazione e responsabilizzazione resta­ no sempre i due punti necessari per lavorare con serietà e coti correttezza. Tuttavia, c'è anche un altro motivo per cui non ho mai preso appunti sulle mie esperienze e sui convincimenti che man mano mi son fatto in questa attività: la mancanza di tempo. Succede sempre così a chi deve organizzare le cose de­ gli altri: difficilmente riesce e organiz­ zarsi le proprie ».

Remo Pascucci

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SABATO 19 APRILE OLIMPICO, ORE 10

1975:

STADIO

Mancavano ancora più di cinque ore all’inizio della partita Italia-Polonia, ma ai cancelli la folla era già immensa: forse ventimila persone sotto a un sole che cominciava a scottare. Era la clas­ sica scena, ormai stereotipata, che si ripete ad ogni incontro di cartello; c'era il solito folklore, il solito baccano Vi erano i soliti ragazzi con i panini nelle buste di plastica, i maglioni colo­ rati, le prime magliette di cotone del­ la stagione. Sommersi dalla folla, s’intravedeva­ no appena i banchi delle bibite e dei gelati, l'usuale commercio opportuni­ sta delle partite. Intorno, un unico e fantasmagorico sventolìo tricolore. « Se oggi perdemo, famo un macel­ lo! », andava urlando un ragazzo con la camicia sbracata sul petto. « Sii po­ lacchi nun li mannamo via davero co­ sì... », aggiungeva poi, ed in queste fra­ si non era difficile rivivere scene che con lo sport non avevano nulla a che fare, ma che si ricollegavano tragica­ mente, in una sorte di legame allucinante, con quanto in quei giorni stava accadendo sulle piazze d'Italia ed a Mi-

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lano in particolare. Sì, perché alla vi­ sta di quell’adunata apparentemente calma, che tutt’al più, almeno in quel momento, metteva in risalto la passio­ ne sportiva, la voglia di vincere, lo spi­ rito competitivo, era quasi impossibile non pensare alla violenza negli stadi, non temere di trovarsi coinvolti (ma Antonelli dice che il calcio è sano, ras­ sicuriamoci!). Era impossibile quindi, proprio in virtù di queirallucinante legame di cui parlavamo sopra, non ricordare Milano e tornare, pertanto, ad una tragica real­ tà che forse per un attimo quel fra­ stornante spettacolo, che c’eravamo sforzati di considerare esclusivamente sportivo, aveva relegato nel fondo del­ la nostra mente. Indubbiamente quando si dice che lo sport non può essere assolutamente se­ parato dal vivere di tutti i giorni e che la passione con la quale si segue un determinato avvenimento sportivo non serve solo da valvola di sfogo, ma rien­ tra in un determinato « piano strategi­ co », si dice una grande verità. Ma a prescindere dalle considerazio­ ni sulla violenza, c’era da pensare, da stupirsi, forse, davanti al comporta­ mento di tutti quegli « eroici » tifosi;


c’era cioè da ricercare il nebuloso mec­ canismo che aveva spinto la gente a soffrire (perché, inutile negarlo, sei ore sotto al sole, duemila lire di biglietto, pranzo rimediato, sete, tensione nervo­ sa, delusione, non fanno certo piacere a nessuno), ma non a rinunciare alla partita « e che partita! » ci si illudeva... E’ un po' il perplesso quesito che da sempre l’osservatore distaccato si po­ ne, ma che non ha mai trovato un’oggettiva risposta plausibile, forse perché nemmeno ce l’ha. Ogni volta si tira in ballo la solita « passione », le solite « identificazione », « rivincita morale » (lutti termini degni più d’una conferen­ za su Freud che d’una trattazione del fenomeno del tifo), o più semplicemen­ te il classico e sano « bisogno di ricrea­ zione », ammesso che per qualcuno « ri­ crearsi » significhi torturarsi con tutte le pene di cui sopra. Una cosa è certa: ad ogni partita con­ tinueremo a stupirci, a domandarci, a metterci le mani fra i capelli per i pe­ tardi e le sassate, fino a quando non ci avremo fatto l'abitudine, saremo co­ sì drammaticamente conciati male nel mondo extra sportivo, da non pensare neppure a quei fatti, che ci appariran­ no assolutamente insignificanti.

DOMENICA 20 APRILE 1975: PONTE MATTEOTTI, ORE 11,30

Era iniziata da circa mezz'ora la regata di canoa e canottaggio e gli spet­ tatori si contavano sulle dita. Da un barcone un altoparlante inon­ dava le vicinanze di musica e di an­ nunci accattivanti che sapevano tanto

di appello accorato: c’era quasi un’at­ mosfera da circo o da fiera paesana. Qualche bandiera che sventolava, mol­ ti atleti sulle banchine di un Tevere sporchissimo, due o tre binocoli spia­ nati sulle barche in gara, nient'altro. Il resto erano sbadigli e indifferenza. Qui non si pensava davvero alla vio­ lenza, alle « torture », ai panini nelle buste di plastica; a malapena ci si ac­ corgeva della gente che s’accostava a quello spettacolo con un sentimento tra la curiosità e la compassione. Gli atleti faticavano, s’impegnavano, vincevano, ma gli applausi, gli incita­ menti avevano tutta l’aria di un tribu­ to obbligatorio, dettato dal vivere « ci­ vile »: non c’era nemmeno gusto. Eppure, parlando con un dirigente di una società romana di canottaggio, ho notato in lui una certa soddisfazione per via di quelle poche persone che c’erano e che, a mio avviso, invece, avevano soltanto l’intenzione di godersi il primo sole della stagione, non accor­ gendosi forse nemmeno di una even­ tuale sostituzione della regata con una dimostrazione di caccia alla balena: punti di vista. Nemmeno gli atleti che avevano ga­ reggiato erano però della mia opinio­ ne: segno questo o del mio pessimi­ smo, o della loro inguaribile ingenuità. Due giorni: un sabato e la « sua » do­ menica; una folla immensa e poche per­ sone dislocate pigramente sul greto di un fiume. Ho avuto certamente davanti a me i due aspetti dello sport in Italia, le due facce contrastanti di due spettaco­ li diversi, è vero, ma che dovrebbero entrambi definirsi sportivi. Trattandosi di spettacoli, potrei con­ cludere che dopo tutto si tratta della normale logica del successo e dell’in­ successo; una ciambella esce col buco e l’altra senza. Tutto qui. Ma non riesco a togliermi dalla men­ te che sotto c’è dell’altro. Una questio­ ne di mentalità, di modi di concepire lo sport. E allora i due fatti diventano lo specchio delle due facce dello sport italiano. Tutte e due molto tristi, in verità.

Pier Giorgio Sabani

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Esperienze

La nostra presenza all'assemblea F8CEP Dal 3 al 5 aprile si è svolta a Dusseldorf, in Germania, l’assemblea annuale della FICEP. I motivi e il significato della nostra presenza nel quadro del processo di rinnovamento della Federazione internazionale a cui il CSI aderisce. Parlare di cose internazionali quan­ do già quelle « nazionali » sono lonta­ ne da una realtà di base non è sem­ plice. La prima reazione è quella di dire: « A me cosa interessa? ». Ma è proprio per dimostrare che tutto il mondo è paese che facciamo questo breve resoconto dell’esperienza che alcuni di noi hanno vissuto a Dus­ seldorf. Dire Dusseldorf è dire una cit­ tà della efficiente e benestante Germa­ nia, bagnata dal Reno che attraversa quella nazione facendo la funzione del­ la nostra autostrada del sole (permet­ tendo persino alla Svizzera di... sfocia­ re nel mare del Nord). Ci siamo andati perché là è stata organizzata l’Assemblea generale della F.I.C.E.P. Ricordiamo a quelli che se lo sono dimenticato e diciamo a quelli che non ne hanno mai sentito parlare che la F.I.C.E.P. è l’organismo internazionale che « raccoglie » tutte le associazioni che operano nel campo dello sport e che si ispirano alla concezione cristia­ na dell’uomo e della realtà. Altre volte abbiamo scritto su que­ sto organismo e su quello che ci motiva a starci dentro. Esso dovrebbe essere un luogo di incontro naturale di varie esperienze che partono da una comu­ ne scelta in forza dell’ispirazione che le caratterizza: lavorare perché l’espe­ rienza sportiva sia liberante per l’uo­ mo cioè sia un momento di crescita umana c sociale per chi la vive. Dovrebbe, ma non tutte le associazio­ ni od organizzazioni che compongono la F.I.C.E.P., a nostro parere, la con­ siderano luogo di confronto e di in­ contro. Per la conoscenza che abbiamo e per l’esperienza vissuta, più volte ci siamo domandati se valesse la pena di spendere soldi e fatica per incontrare altri quando la maggioranza di essi considerava quell’occasione di incontro da una parte come inevitabile, per di­ mostrare di far parte del... fronte euro­ peo dei cattolici anche in questo cam­ po e per avere la benevolenza della S. Sede (più sperata che concessa, a dir il vero); dall'altra come divertente per avere un momento di giusto riposo daH'impegno nazionale, per visitare luo­ ghi belli e diversi dai propri e per far molte... agapi fraterne.

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Non pensiamo che scrivere questo provochi qualche incidente diplomatico anche perché, bene o male, in francese o in altra lingua (dipendeva dai posti) lo si è sempre detto. Nel 1973, quando l’Italia, ossia il C.S.I. (bella questa identificazione!) ebbe l’o­ nore di ospitare la, non sappiamo più quale numero, assemblea generale del­ la F.I.C.E.P., essa condizionò la sua disponibilità ad essere paese ospitan­ te ad una realizzazione diversa dei la­ vori: verifica di fondo su cosa signifi­ cava essere dalla parte dell’uomo per ciascuna associazione; confronto effet­ tivo delle diverse esperienze; parteci­ pazione e democrazia reale nel momen­ to statutario dell’Assemblea (che di so­ lito in poco più di due ore... approva­ va i dodici punti dell'ordine del giorno!). L’esperienza di Roma mise in moto un processo di riflessione notevole non tanto all'interno dell'istituzione F.I.C.E.P. quanto in alcune associazioni affiliate. Questo ha significato un processo len­ to di presa di coscienza del ruolo di organismi internazionali, come il nostro di cui stiamo parlando, e ciò è emer­ so chiaramente per la prima volta a Dusseldorf. Quasi tutte le contraddizioni sono emerse e, ciò, ripetiamo più per una serietà di alcune associazioni che non per la volontà di tutto l'insieme. Due sono stati i punti che hanno fat­ to discutere, finalmente, l’assemblea: i campionati internazionali e la revisio­ ne dello statuto. In certi momenti ci sembrava di essere a qualche nostro congresso nazionale! Per tutti e due punti il C.S.I. ha fat­ to da detonatore. Per il primo punto la nostra associa­ zione ha sempre sostenuto la linea del ridimensionamento del « valore » che si affidava al momento di incontro spor­ tivo-agonistico, in considerazione che i « Campionati internazionali » richiede­ vano la partecipazione di rappresenta­ tive altamente selezionate, ossia com­ poste dai più forti, dai più bravi, dai più campioni fra i... cattolici, ma so­ prattutto perché si pensava alla F.I.C.E.P. molto solo in funzione dell’organizza­ zione di tali campionati. La nostra linea di dare contenuti nuovi alla formula, ormai sclerotizzata dei campionati, in

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modo che gli incontri sportivi e gli scambi internazionali liberi siano se­ gno di uno sport a misura di uomo e non una contro-testimonianza e perché ogni paese possa incontrarsi con gli altri senza rinnegare le scelte originali che sta facendo nel proprio contesto socio-culturale e politico è stata, se non accettata, almeno considerata come... degna di essere studiata. E’ già un grosso successo tenendo conto di alcu­ ni interventi di altri paesi che fanno ben sperare per il futuro. Per il secondo punto, dopo aver in­ nestato un processo di riflessione sui contenuti che dovrebbero informare un organismo internazionale che voglia es­ sere al servizio di chi ne fa parte e un segno di liberazione in un contesto ampio, il C.S.I. si è fatto promotore di una revisione sostanziale dell'attua­ le statuto proponendo, nel rispetto di alcuni tempi statutari, una bozza nuo­ va preceduta da una ampia premessa sulle motivazioni che ci spingevano a richiedere una trasformazione della F.I.C.E.P. Anche questo argomento, pur essen­ do inserito come punto di discussione dell’assemblea, si è deciso di rimandar­ lo al prossimo anno. Ma intanto le pre-


Esperienze

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messe sono state poste e non sarà più possibile rimandare le scelte. Eravamo partiti pensando che Diisseldorf potesse essere una tappa impor­ tante per la definizione di alcuni pro­ blemi sostanziali. Non lo è stata ma si è raggiunto ugualmente un grosso obicttivo: per la prima volta si sono affrontati i problemi, ci si è scontrati, ci si è contati. L'unanimismo, che era di casa alla F.I.C.E.P. e considerato dai più con orgoglio, si è rotto per far spazio ad un confronto responsabile, pluralista. Vedremo il prossimo anno. Non è vero che tutto il mondo è paese? Hanno partecipato aH’Asscmblea del­ la F.I.C.E.P. alcuni componenti della Presidenza nazionale che sono impegnati, durante l’anno nel Bureau (la presidenza) e nelle commissioni di stu­ dio le quali si riuniscono anche duran­ te l'assemblea stessa. M. Rosa Zanella: Bureau come vice-presidente; Aldo No­ tarlo e D. Gianni Gherardi: Commissio­ ne preti e laici o di animazione pasto­ rale; Vincenzo Natalizia: Commissione tecnica; Grazia Fuccaro: Commissione giovani. Grazia Fuccaro

UDINE — Circa un centinaio di gio­ vani atleti e dirigenti delle società spor­ tive della provincia si sono dati appun­ tamento in sala Brosadola per la ce­ lebrazione del loro convegno annuale. Dopo un breve saluto di benvenuto agli intervenuti, il presidente provin­ ciale Tonini ha aperto i lavori con la relazione avente per tema: « Sport e comunità: un modo diverso di vivere lo sport », intervento volto soprattutto a chiarire i motivi che ispirano l’azione del CSI. « La nostra associazione — questo infatti il punto saliente della relazione di Tonini — ha come punto di partenza l’uomo e il contesto in cui egli vive. Con questa chiave di lettura si debbono analizzare i ventiquattro ar­ ticoli dello statuto e si possono indivi­ duare tre elementi portanti: il rispetto della partecipazione dell’uomo alle scel­ te che lo riguardano; il passaggio da 'direttivi' centrali a punti di servizio collegiali, in cui sia inserita l’attiva presenza femminile e giovanile; un ca­ povolgimento della 'piramide', per cui si parte dalle singole società e non dalla presidenza nazionale. Se i respon­ sabili delle varie strutture pubbliche ed amministrative e quanti, come noi, han­ no scelto di operare nel settore vasto ed importante dello sport, vogliono es­ sere credibili nei confronti dei giovani, se si vuole evitare che essi ci voltino le spalle, è necessario ed urgente rea­ lizzare tutti insieme un servizio sociale che consenta ai singoli di essere 'pro­ tagonisti' c partecipi effettivi, a tutti i livelli, di quell’esperienza sportiva, culturale ed educativa che tutti noi auspichiamo ». In questo suo intervento, tra l’altro, Tonini ha trovato modo di invitare ripetutamente i pubblici am­ ministratori ad un costruttivo dialogo per il raggiungimento di tali finalità, cosa che, come vedremo più avanti, è valsa a provocare una pronta risposta da parte dell’assessore regionale allo sport, presente al convegno. Il secondo tema del convegno, « Un tecnico diverso per uno sport promo­ zionale », è stato illustrato dal direttore tecnico provinciale Bernes. E’ iniziato quindi il dibattito da par­ te dei rappresentanti delle società spor­ tive presenti, dibattito da cui sono emersi i seguenti punti fondamentali: — lo sport va inteso come fatto culturale e come servizio sociale; uno sport concepito in questo modo è un qualcosa di assolutamente « altro ». un qualcosa che dovrà essere ancora in­ ventato, pensato e sperimentato ma che risponde ad una reale esigenza del­ l’uomo moderno e, soprattutto, dei gio­ vani, che lottano per la liberazione del­ l’uomo da tutte le massificazioni di tut­ ti i sistemi; è necessario quindi che

tutte le società CSI scelgano questa li­ nea, anche se aperta al rischio, per rea­ lizzare un vero discorso alternativo. — è indispensabile, per un discorso sportivo coerente e completo, giungere a liberare la donna da certe conce­ zioni che l’hanno relegata ai tradizionali ruoli di « madre » e di « angelo » del focolare domestico; a causa di queste concezioni lo sport femminile non è mai nato, essendo ora solo un’imitazione dello sport maschile; — è indispensabile che lo sport sia concepito come « fatto » culturale, in­ serito nel contesto degli altri « fatti » che costituiscono il tessuto-vita di un paese. — su questa linea lo sport non può non essere anche un fatto « politico »; per realizzare questi obiettivi, infatti, si rende necessaria una politica dello sport, una politica che abbia in sé le caratteristiche dell’autogestione, dell’autoconduzione, di uno sport inteso come servizio sociale, di uno sport fatto a misura d'uomo, di uno sport di tutti, per tutti, con tutti. Esauritosi il dibattito, ha preso la parola l’assessore comunale allo sport. Borghi, che ha manifestato la sua sod­ disfazione per le cose sentite, notifi­ cando che il Comune in questa linea sta lavorando, come prova la scuola di nuoto indetta e organizzata sotto il patrocinio comunale. Ha concluso gli interventi l’assessore regionale allo sport, prof. Berteli, che memore della sua partecipazione al con­ gresso straordinario di Sappada ha espresso la sua simpatia per queste idee, aggiungendo però che queste idee non sono sufficienti, ma è necessario darsi da fare per tradurre queste idee in pre­ cise leggi. Dopo aver accennato alla nuova legge che la Regione sta prepa­ rando, e alle difficoltà che in propo­ sito si incontrano, Berteli ha conclu­ so che crederà al CSI quando i suoi responsabili sapranno dare concreta­ mente il loro contributo. Ed è stato a questo punto che l’assessore ha lancia­ to quasi una sfida al CSI, invitandolo esplicitamente a collaborare assieme a lui, nell’àmbito della Regione, per attua­ re concretamente le idee promozionali e di servizio sociale che da tempo l’as­ sociazione sta portando avanti. Il presidente provinciale Tonini, nel concludere i lavori ha ringraziato i pre­ senti. e particolarmente l’assessore Ber­ teli per l’invito ufficiale rivolto al CSI di collaborare con la Regione, invito ac­ colti con entusiasmo da tutto il consi­ glio provinciale, convinto come esso è che la forza sta nel pensare e colla­ borare insieme.

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Esperienze

Toscana, Umbria, Emilia hanno corso insieme Le chiamano scherzosamente « UTER », le tre regioni dell’Umbria, Toscana ed Emilia Romagna che da qualche tempo lavorano d’intesa e che il 20 aprile hanno realizzato la prima esperienza sportiva unitaria di corsa campestre. Nelle foto sono illustrati alcuni momenti della manifestazione. GUBBIO — Un grosso successo tecni­ co ed organizzativo ha arriso alla ma­ nifestazione interregionale di corsa cam­ pestre, organizzata congiuntamente a Gubbio dai consigli regionali CSI dell’ Umbria, della Toscana e dell’Emilia Romagna. La particolare formula che è stata adottata, sdrammatizzando molto il lato agonistico a favore della conoscenza dell’ ambiente storicò e sociale nel quale la « corsa » era stata fatta ed inserita, ha favorito una partecipazione particolar­ mente folta. Tra ragazzi e ragazze, han­ no partecipato all'incontro eugubino cir­ ca cinquecento atleti, che si sono pre­ parati al momento agonistico gustando prima le bellezze paesaggistico-architettoniche di un centro storico suggestivo per la sua integrità. Bellezze che sono state « assaporate », oltre che singolarmente, in quella « pas­ seggiata notturna » che ha visto i ra­ gazzi e le ragazze sciamare attraverso i vicoli più caratteristici, le strade più affascinanti, con quelle abitazioni che, pur nella loro anonimità, contengono ca­ ratteri stilistici nei quali è comunque visibile il segno indistruttibile di lon­ tane epoche storiche. Immagini queste che sono state « fer­ mate » o con la macchina fotografica o con il pennello, per essere tradotte in fotografie o quadri da inviare alla mo­ stra che verrà allestita in una città dell’Emilia Romagna in occasione di una prossima manifestazione di atleti­ ca su pista. L’incontro di Gubbio, che nel dibat­ tito svoltosi presso la Sala Trecentesca del Palazzo Comunale ha avuto un altro momento significativo, ha costi­ tuito infatti solo la prima esperienza di attività gestita dalle tre regioni. C’è ancora molto da lavorare, ma la strada è quella giusta quella che vuole la base. Già i ragazzi e le ragazze presenti a Gubbio si sono dati appuntamento per la pista in una città, come abbiamo già accennato, dell'Emilia Romagna. C’è un anno intero per rivedere i programmi, per migliorarli; tutti i con­ sigli, però, devono lavorare sin da ora e prepararsi a superare le inevitabili difficoltà, cosi che si possa veramente dire che a Gubbio si è aperta una stra­ da nuova per l'attività sportiva delle tre regioni.

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14 ragazzi presenti a Gubbio.. Caro Stadium, siamo in quattordici tra ragazzi e ra­ gazze di quasi tutte le età, che hanno partecipato all'incontro interregionale di Corsa campestre a Gubbio, soci del GS Aghinolfi Montignoso (Massa). Quest’anno siamo venuti via così tan­ ti perché quattro di noi erano già stati a Fidenza l'anno scorso e avevano en­ tusiasmato gli amici con l'esperienza vissuta in Emilia. Le aspettative del sa­ bato, che vedevano tutti contenti, per­ ché si andava a Gubbio e si marinava così un giorno di scuola, non sono an­ date deluse. Abbiamo fatto il viaggio assieme ad altri otto atleti della nostra provincia, poi a Lucca abbiamo trovato i ragazzi (Gustavo in prima fila) del professore (scusa Sergio, ma ci siamo ricordati tardi come ti chiamavi tra noi d'altron­ de c’era il dottore e la professoressa). Alle due, con un caldo tremendo, siamo entrati in Gubbio; sembravamo 14 pionieri alla conquista di un nuovo


continente tanta era la nostra voglia di girare e divertirci dopo il viaggio. Alle 15 cominciamo a trovare vecchie conoscenze del CSI: il sig. Magnani che ci conobbe a Fidenza, un ragazzo di Cascina che fece il viaggio con noi. Poi tutti a vedere Italia-Polonia: era meglio un giretto storico attraverso il paese. A cena abbiamo mangiato e be­ vuto, mentre qualche ragazza pensava ai camerieri. Quindi, adempiuti i doveri , nei confronti dello stomaco, ci siamo re­ cati nel palazzo Pretorio per sentire i saluti di Rognoni, Vispi e Dragotto (fi­ nalmente abbiamo conosciuto uno che è importante e che viene da Roma). Altro giro per Gubbio per prendere car­ toline e ricordi vari. Certe sono andate a dormire e bene o male ci sono riuscite; altri per fare questo hanno dovuto percorrere cinque chilometri a piedi al buio e con il ti­ more di avere sbagliato strada. Poi ci siamo trasformati in una bisca clande­ stina (senza soldi, senza croupier) fino alle due e mezzo di notte. Quindi, su proposta dell'accompagnatore, tutti a nanna. Alle tre alcuni di noi si alzano per fare lo scherzo del dentifricio agli amici del GS Guercioli e rischiano di svegliare l’autista del pullman. Ore 6: come al solito, sveglia un po' anticipata. Alle ore 7,30 ci ritroviamo a colazione tutti più o meno svegli. Alla Messa inizia il funzionamento del Re­ parto Assistenza Malati del nostro grup­ po: una ragazza rimette la colazione e dobbiamo porgerci lo scambio della pa­ ce lontano dalla folla. Gare sotto un sole cocente: nelle ra­ gazze B la emozionalissima Carletta ar­ riva terza e sfinita tanto che dobbiamo prenderla in braccio. Nei ragazzi A Car­ lo fa corsa a sé, perché « quasi quasi tira a perdere ». Negli allievi Fabrizio, quarantesimo a Fidenza, fa meglio e vince, ma con lui abbiamo corso col cuore tutti noi che lo aspettavamo ad ogni tornata. All'arrivo, infischiandocene di Giudici, Arbitri e Regolamenti, siamo entrati tutti in pista per aspettare il suo arrivo ed è venuto proprio nelle nostre braccia. .4 stento siamo riusciti a trat­ tenere una lacrima. Che gioia per il nostro gruppo sportivo. Sempre negli al­ lievi, Francesco non è arrivato perché ha risentito delle scappatelle della sera avanti. Negli juniores, Renzo è arrivato nono nonostante avesse rischiato l'annegamen­ to sotto il fiasco d'acqua che noi pre­ paravamo per ristorarlo; nei Seniores ni., Bruno ha ceduto al secondo giro perché soffocato al caldo, mentre Ame­ deo col suo passo è arrivato quarto ed ha vinto una coppetta (non di gelato). Alle 14,30 pranzo: tra un piatto e l’al­ tro, applausi per i vincitori i più belli e i meno belli. Poi Fabrizio ed Amedeo 361 ì:q hanno pagato il brindisi nella vistosa coppa. Ore 16: dopo aver contrattato a lungo con l'allenatore, siamo partiti dalla cit­ tà del silenzio diretti con frastuono al nostro regno: Montignoso. Adesso vorremmo fare dei commenti su quest'incontro: a tutti noi sarebbe piaciuto dormire nello stesso albergo, ragazzi e ragazze, perché da noi si è

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PROVVEDIMENTO DI AMNISTIA In occasione del 30° anno di fondazione del Centro Spor­ tivo Italiano, il Consiglio na­ zionale. su concorde parere della Direzione tecnica nazio­ nale e dei responsabili delle Commissioni tecniche nazio­ nali, ha deciso di concedere un’amnistia. Tale provvedi­ mento di clemenza è appli­ cato a tutte le infrazioni di­ sciplinari commesse entro la data del 23 marzo 1975 che abbiano comportato o compor­ tino una sospensione dall'at­ tività di non più di due anni.

Per tutti gli altri provvedi­ menti a termine, già erogati o da erogare, la cui durata sia superiore ai 2 anni, il pe­ riodo di squalifica sarà ridot­ to di 2 anni. Le squalifiche a vita non subiranno alcuna mo­ difica.

sempre cercato di evitare particolarismi e gruppetti. Dopo cena, mentre tutti ci aspettavamo giochini come a Fidenza, e che invece non ci sono stati non ab­ biamo trovato un posto dove andare a stare in compagnia. Dobbiamo dire un « nostro culpa » perché abbiamo rivisto delle ragazze di Ravenna che l'anno scorso ci avevano lasciato l’indirizzo e noi ce ne eravamo letteralmente dimen­ ticati. Che figura quando le abbiamo ri­ viste; ma questo sta a significare che questi momenti servono a qualcosa. Abbiamo rivisto un signore delle Mar­ che che l’anno scorso disputò con Fa­ brizio la finale del gioco con seggiole e musica. Ci ha fatto molta impressione il senso di ospitalità della gente del luogo che ha sopportato fin oltre i limiti del con­ sentito (vedi albergatori e camerieri). A tutti noi è dispiaciuto il non aver potutto visitare questa splendida città me­ dievale. Con l’incontro nazionale dell'anno scor­ so il nostro GS è andato in deficit co­ me ricorderete; oggi non c'è andato, ma poco ci manca. Vorrà dire che ci daremo da fare, ci pagheremo le altre trasferte e raccoglieremo qualche quin­ tale di carta in più. Chiudiamo la presente, sperando di non essere stati né troppo monotoni né troppo aulici, dando un arrivederci a Lucca agli amici dell'Umbria, Emilia e Toscana per la pallavolo. Cordialmente vostri Carletta, Teresa, Enrico, Nila, Carlo, Amedeo, Maria, Bru­ no, Annamaria, Renzo, Mariella, Fran­ cesco, Marcello, Fabrizio.

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Esperienze

Nascita e vita di un centro di formazione CERIGNOLA — Da un po’ di tempo mi vado convincendo che solo i Cen­ tri di formazione oggi possono assicu­ rare Ja continuità delle società sporti­ ve del C.S.I. Cioè essi rappresentano la base delle società, che devono essere la continuazione logica dei Centri ma che hanno bisogno del loro lavoro prepa­ ratorio per cominciare a fare un discor­ so che è soprattutto sportivo, ma che è essenzialmente associativo e formati­ vo, un discorso che non deve porsi dei termini e che non deve essere né prov­ visorio né improvvisato. Basta questa sola considerazione: nel comitato di Cerignola le uniche socie­ tà che praticano attività femminile con una certa regolarità sono quelle che si interessano attivamente dei Centri di formazione. Molte ragazze che hanno iniziato a praticare lo sport nei Centri si sono poi ritrovate quasi automaticamente inserite nelle società CSI. Questo problema mi ha spinto ad in­ formarmi, ad interessarmi più da vi­ cino della nascita e della vita di un centro di formazione: il Centro « G. De­ meny », da poco sorto a Margherita di Savoia. Il Centro è stato, come dire, conce­ pito la scorsa estate in seguito ad un incontro-collaborazione tra il Presiden­ te circoscrizionale di Cerignola e il Di­ rettore Didattico di Margherita di SaSavoia. Ho voluto, pertanto, intervistare gli amici del Centro, anche se il li­ mitarsi a porre alcune domande, a chiedere informazioni non può essere sufficiente per capire a fondo cosa man­ tiene sù un Centro di formazione: oc­ corre viverci dentro, giorno per giorno per comprendere quanta differenza ci sia tra i predicatori e gli artigiani del­ lo sport. Se di vantaggio si può parlare, quel­ lo de] Centro di Margherita è di non aver avuto, oltre al calcio e ad una sparuta apparizione di una squadra femminile di pallavolo, esperienze pre­ cedenti nel campo dello sport. Si è potuto, così, lavorare su un « materia­ le umano » ancora affamato di sport e stanco di stare solamente a guardare. Con il Centro si è fatto un passo in avanti. Lo stanno a dimostrare gli ol­ tre 270 iscritti al Centro e i 50 soci atleti in soli due mesi di attività, che praticano la ginnastica, la pallavolo, la pallacanestro e la scherma, su una popolazione di circa 10.000 abitanti. E’ già molto per un Centro e per una So­ cietà sorti da poco, che si avvalgono di una palestra e di materiale sporti­ vo avuto « in prestito » dalla Scuola Elementare e di qualche altro attrezzo o pallone acquistato o racimolato qua o là.

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ilo chiesto all’amico Tonino Russo, responsabile del Centro « G. Demeny », quali difficoltà hanno incontrato lino ad oggi. « Oltre mi ha detto — alla man­ canza di una fattiva collaborazione dol­

La popolazione più povera è sempre la più diffidente, soprattutto, poi, se si tratta di un servizio reso quasi gra­ tis. Ma non sempre è diffidente a tor­ to. Il Centro è una novità, è qualcosa che scuote un po’ la monotonia, ma per gli scettici è anche un’attività che oggi sta e che domani può anche scom­ pari re. Ilo chiesto a Tonino Russo cosa ne pensano i genitori. Mi ha risposto che sono entusiasti e che cercano di con­ tribuire fin quanto possono. A questa risposta sono stato io a restare un po' scettico. Per fare una controprova, so­ no riuscito a « bloccare » la madre di una graziosa bimba, Sabrina, che era

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Allievi e genitori all’inaugurazione del Centro Demeny di S. Margherita di Savoia.

le autorità competenti (molte promes­ se, ma all’atto pratico nessun contri­ buto) e ai soliti pregiudizi, c'è il fatto che solo pochi giovani hanno sentito veramente l’esigenza di impegnarsi nel­ la realizzazione di un’iniziativa nuova, ma valida. E questa assenza la si nota soprattutto quando si va a considerare che un solo istruttore ha seguito un re­ golare corso di formazione, organizzato dal Centro Sportivo. Gli altri hanno so­ lo un’esperienza personale come atle­ ti; uno di essi è studente dell’ISEF. Comunque siamo solo all’inizio ». «A quali classi sociali appartengono gii iscritti del Cenilo?». « Per ora la maggior parte dei bam­ bini — mi ha risposto Russo — sono figli di professionisti o appartengono, comunque, a famiglie agiate. Ma biso­ gna tener conto che il tenore di vita della popolazione è alquanto elevato. Comunque mancano i bambini delle famiglie meno abbienti ». « Perché questo? ». « Non certo per la quota mensile di L. 1.500 che tutti pagano volentieri. Pro­ babilmente perché si attende, si sta dietro la porta a guardare per poi far­ si avanti ».

venuta al Centro per pagare la sua bra­ va quota mensile. « Desidero — mi ha detto — che la mia figliola frequenti il Centro perché, oltre al fatto che fa sport, si muove, riesce a fare un’esperienza associativa insieme ad altri bimbi; comincia a sta­ re in un ambiente che non sia solo quello familiare o scolastico. Cioè si forma ». Ilo voluto tastare un po’ il polso cir­ ca la considerazione che ella aveva del Centro, per questo le ho chiesto cosa avrebbe fatto se un giorno avessero chiuso il Centro. La sua risposta è stata pronta ed eloquente: « Ahi, ahi! » e non ha biso­ gno di commento. Lei, come gli altri genitori che mandano i propri figli al Centro, sperano molto in esso. Sareb­ bero disposti pure a pagare una quota più elevala, e anche, se necessario, a protestare compatii contro ('Ammini­ strazione Comunale, pur di difendere quello che è un loro diritto: il diritto alla salute. «Quali iniziative avete attualmente in programma? ». «A scadenza immediata abbiamo una


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Esperienze e novità al torneo d'apertura SALERNO — Il torneo di apertura 1975 ha preso l’avvio molti mesi fa, con una riunione preliminare cui ave­ vano aderito molte società. Mentre da parte dei dirigenti si discuteva circa il modo in cui doveva svolgersi il Torneo

manifestazione popolare di pattinaggio a rotelle. Poi, come attività domenica­ le, anche per sensibilizzare la popola­ zione, per propaganda, delle manife­ stazioni di piazza di pallavolo e di pal­ lacanestro e un corso di minibasket per i ragazzi del terzo ciclo. Quindi la partecipazione ai campionati CSI e al torneo minibasket CONI. Ma oltre a queste attività propriamente sportive, siamo intenzionati a fare dei cinefo­ nim per tutti gli iscritti; degli incontridibattito con i ragazzi per responsabi­ lizzarli e per ottenere suggerimenti e contributi di idee (vita associativa) ». Questo perché? Perché la società non può vivere esclusivamente del campio­ nato di calcio o della campestre. Chiun­ que sarebbe capace di riunire quattro ragazzi che bene o male sanno giocare al pallone, ma alla fine della vita asso­ ciativa, quando è tempo di fare un bi­ lancio di tutto quello che si è fatto, chi può dire di avere fatto vivere ai suoi ragazzi un’esperienza comunitaria veramente valida, aiutandoli a formar­ si, a prepararsi alla vita, educandoli con l’esempio di una esistenza onesta e sana, e impartendo quegli insegnamenti che nessun libro può dare me­ glio dell’esperienza? Nessuno se avrà messo la gara, la vittoria al primo posto. Prima di lasciare Tonino Russo ho vo­ luto fargli un’ultima domanda: « E' pos­ sibile fare un bilancio, anche se dopo due soli mesi di attività?». « Un vero bilancio non è possibile, anche se i risultati raggiunti sono evi­ denti. Però una cosa mi sta a cuore: far partecipare anche i bimbi delle fa­ miglie disagiate. Ma noi da soli non possiamo farcela. Occorre un contribu­ to maggiore delle autorità competenti. Se queste cominciassero a capire l’im­ portanza che può avere Io sport e quel­ la che ne deriva soprattutto presso le famiglie povere, allora avremo fatto un passo avanti per l’equilibrio morale e sociale della popolazione ».

Rocco Di Leo

e, come mille altre volte, si cercava di mettere a fuoco solo il lato tecnico del problema, ci fu un dirigente che pro­ pose qualcosa di nuovo, cioè la parte­ cipazione delle società con tesserati sen­ za limiti di età. In un primo momento ci furono mol­ te contestazioni, dopo l’idea piacque a tutti e le società s’impegnarono per la sua riuscita; si decise anche l’innova­ zione (per noi di innovazione si tratta­ va, anche se il principio era stato più vol­ te ribadito dalla Presidenza Nazionale) di premiare i partecipanti in toto, dan­ do a ciascuno un portachiavi in ricor­ do. Inoltre si stabilì che una classifica vera e propria non sarebbe stata stila­ ta, cercando solo di far veramente gio­ care e divertire i ragazzi senza l’assillo dei due punti. Altresì le partite sareb­ bero state arbitrate non solo dagli arbitri effettivi, ma anche dai soci e da­ gli atleti partecipanti. Come detto sopra, l’adesione fu to­ tale; si iscrissero anche delle società che non avevano mai partecipato ai mo­ menti di pallacanestro. Al torneo par­ teciparono sette squadre maschili e cin­ que femminili. Per forza di cose ini­ ziato nel mese di novembre 1974 esso

si è concluso da poco. Ora, a distanza di breve tempo, possiamo trarre delle conclusioni veramente positive. Duran­ te l'intero arco del torneo si è assistito a delle partite piacevoli, in cui si com­ mettevano pochi falli, ma ciò che con­ tava di più, i partecipanti a fine gara discutevano fra di loro scambiandosi le impressioni sul come si svolgeva il torneo, rimanendone soddisfatti. Inol­ tre, dopo le partite non c’era più il solito sguardo cattivo, minaccioso, ma diventavano subito amici felici di ave­ re trascorso delle ore serene. C’è stata anche la partecipazione di una nuova squadra di un paese vicino e le trasfer­ te sono diventale per i giovani una gita piacevole. L'esperimento delle partite arbitrate anche dai dirigenti riuscì in pieno, anzi furono le stesse società che durante una riunione decisero che nei limiti del tempo libero sarebbero sta­ ti gli stessi dirigenti ad arbitrare, di­ menticando le rivalità negative degli anni precedenti. In seguito aH'esperienza positiva si è cercato di dar vita al momento pro­ vinciale senza limiti di categoria e fa­ cendo partecipare ai momenti succes­ sivi le società che si sono dimostrate più corrette e che hanno collaborato alla educazione dei giovani, mirando più che al risultato tecnico-agonistico alla educazione morale e all’autodisci­ plina. E su questa strada intrapresa, fino ad ora si sono ottenuti dei buoni risultati. Ora si è impegnati anche per l’organizzazione del momento regiona­ le e di una gita istruttiva che si terrà nel mese prossimo.

Alberto Nobile

Esperienze

DG basket si ferma AVELLINO — Anche ad Avellino come in tante città, il CSI locale si trova a dover affrontare annualmente una vera battaglia nel tentativo di reperire que­ gli impianti necessari per garantire 1’ attività. In questa ricerca di attrezzature qualche volta può contare sulla com­ prensione e sulla buona volontà di chi queste attrezzature può mettere a di­ sposizione, qualche altra ci si trova di fronte a rifiuti preconcetti o immotiva­ ti. Sono questi i casi in cui l'unica al­ ternativa resta il pubblicizzare il piti possibile il problema, sperando in un movimento d’opinione e nell’intervento delle autorità locali. Così è stato fatto anche dopo i ten­ tativi andati a vuoto di ottenere un locale dove effettuare l’attività di pallacanestro, indirizzando una lettera di de­ nuncia al Comune, alla Regione, al CONI provinciale, al Provveditorato agli studi e alla stampa.

In tale lettera, si rammenta come negli anni passati le autorità scolastiche avessero messo a disposizione alcune palestre, dietro pagamento di una retta mensile. Quest'anno invece tali impianti sono stati dichiarati indisponibili, a vol­ te per sola mancanza di buona volontà. Così è accaduto, ad esempio, per il liceo « Mancini » il cui preside, ai primi contatti col responsabile di questa As­ sociazione diede l’impressione di essere disposto a concedere la Palestra; ma, poi, questa concessione è stata ritirata per la mancanza di personale di custodia idoneo e disponibile, nonché per la cat­ tiva esperienza tratta dal « cattivo uso » dell’anno precedente da parte di una società federale ed. infine, vi è « l'atti­ vità scolastica » che tiene impegnati gli insegnanti di educazione fisica, ed il cui docente responsabile, col suo ambiguo atteggiamento nei confronti del CSI ha senz'altro contributo alla mancata con­ cessione dell’attrezzatura sportiva.

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AL QUARTIERE DON BOSCO DI ROMA

Conosciamoci correndo

II Centro giovanile Don Bosco, che opera in uno dei quartieri più popolari di Roma, si è fatto promotore di una iniziativa per stimolare la sensibilità e la partecipazione dei cittadini allo sport socialmente inteso. ROMA — Più di un migliaio i parte­ cipanti alla corsa popolare « Conoscia­ moci correndo» di 6 e 18 km, organiz­ zata dal centro giovanile Don Bosco di Roma. E’ stato un dilagare di sportivi per le strade del popoloso quartiere Don Bosco nella estrema periferia Sud della città. Si correva non per vincere e obbedire così al mito sociale dell’afferma­ zione a tutti i costi, ma per ribadire il diritto di ogni cittadino di essere protagonista dello sport, non semplice comparsa. Un discorso questo che va assolutamente fatto in un quartiere dove la pratica sportiva si presenta in termini difficili per l’assolut'a mancanza di strutture pubbliche che garantiscano ai suoi 150 mila abitanti l’esercizio di una qualsiasi attività sportiva (per ora esi­ stono solo centri o clubs privati, inac­ cessibili per le tasche di un lavoratore medio). Il Centro Giovanile Don Bosco, nella cui polisportiva già da qualche anno lo sport non è più inteso come lusso ri­ sentalo a pochi eletti, ma esigenza in­ controvertibile di tutti e necessaria pet­ tina educazione completa del cittadino, ha cercato di avvicinare al problema, e quindi coinvolgere, un numero sempre più ampio di persone, organizzando una manifestazione podistica a passo libero senza classifica e con premi a sorteggio. E' la seconda volta a Roma, (per pri­ mo accadde alla « Riviviamo Abebe Bikila »), che una manifestazione po­ distica non preveda una classifica e quindi premi per i primi classificati. Gli organizzatori avevano notato già nell’edizione precedente che stilando classifiche si finiva per premiare solo gli atleti tesserati, agonisticamente im­ pegnati, creando così una limitazione a chi voleva fare sport come esigenza na­ turale e non come mezzo per il conse­ guimento dei premi. L’elevato numero di partecipanti di­ mostra il successo conseguito con que­ sta formula, sebbene in altri quartieri di Roma si tenessero contemporanea­ mente altre manifestazioni podistiche e l’iniziativa si svolgesse in concomi­ tanza dei campionati italiani di corsa campestre. Altra novità è stata quella dell’orga­ nizzazione, operata solo dai ragazzi del Centro, che già da tempo si autoge-

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siiscono finanziariamente: il ricavato delle tasse di iscrizione (L. 300) è stato assorbito del tutto dalla stampa dei numeri (L. 220 l’uno), dalle spese dei manifesti, diplomi, e altre voci dell'or­ ganizzazione. Le bibite del ristoro finale erano state offerte dalla soc. Appia. Tutti hanno dato una mano, nume­ rosi i giudici (giovani del Centro Don Bosco) sparsi lungo i 6 km del circuito, per favorire la regolarità della parteci­ pazione di tutti; e ci sono riusciti. Si è potuto riscontrare un’organizza­ zione puntigliosamente impegnata e c’è stato un gran da fare, considerando che la manifestazione ha interessato strade di quartiere normalmente soggette ad un intenso traffico automobilistico. Ma ora veniamo alla corsa: il grande afflusso di gente in tuta incomincia già alcune ore prima della partenza, (sono state notate intere famiglie col numero appuntato sul petto, addirittura anche con


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La bella giornata, riscaldata da un sole primaverile, invoglia anche gli in­ decisi all’iscrizione dell’ultimo minuto. Si notano persone di tutte l’età, perfino un bimbo in carrozzina... naturalmente trainato dalla madre. Un caso fornisce anche l’ultimo ri­ tocco perché tutto vada per il meglio: i componenti della banda Don Bosco di Gavignano Sabino, in gita a Roma, saputo dell'avvenimento si offrono di suonare per rallegrare la partenza. Ore 10: si parte! E’ il momento più chiassatolo; i numerosi ragazzini trova­ no finalmente uno sfogo alla loro vita­ lità. Dietro, più seriamente, gli adulti con pancetta e no, corrono o marciano, spesso anche dialogando nello stesso tempo con altri partecipanti. Un gruppo, la « Ricerca » del quar­ tiere viciniore di S. Tarcisio, si è ad­ dirittura portato le chitarre e prenden­ dosela comoda ha concluso il percorso consolando nel frattempo i meno pre­ parati, un po’ affaticati, o incoraggian­ do con il canto anche i più veloci che ogni tanto li sorpassavano, doppiandoli. Alla fine vinceranno la coppa come il gruppo più numeroso. In definitiva questa manifestazione ha puntualizzato che lo sport è parteci­ pazione attiva e che va vissuto anche in modo comunitario, ed ha definiti­ vamente convinto gli animatori e gli sportivi della P.G.S. Don Bosco-Cine­ città che la strada da loro imboccata sullo sport come servizio sociale è buo­ na, trova corrispondenza nelle masse popolari, e dà agli organizzatori la pie­ na consapevolezza di essere così più sportivi di prima!

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L’IGNIS di Antignano ha fatto le sue scelte LIVORNO — Bisogna dire che non fu un’idea felice quella balenata nella mente dei fondatori del G.S. Ignis di Antignano, quando nell’ormai lontano 1964 decisero di chiamare così la neo­ nata società, cosa che diede il via a tutta una serie di equivoci. Lo stesso presidente dell’Ignis Varese, ad esem­ pio, alla richiesta di una seppur mode­ sta offerta, volle anzi conoscere il mo­ tivo per cui era stato scelto proprio il nome Ignis. Il presidente della società di Antignano si affrettò a rispondere, dichiarando che la denominazione era in relazione all’origine del nome di An­ tignano, in latino Ante-Ignem cioè « pri­ ma del fuoco », in quanto limitrofo al paese Ardenza, dal latino « Ardens » e cioè «ardente»; così, fortunatamente, l’equivoco fu chiarito. Dopo questo primo malinteso, l’atti­ vità prese l’avvìo senza altri sussulti, ma, purtroppo, senza un vero organico direttivo. Si può dire che praticamente fosse il presidente( lo stesso di oggi) a sobbarcarsi quasi tutto il peso dell’ attività. La sua politica era però quel­ la di arrivare ad avvalersi in futuro di un certo numero di dirigenti da pre­ levare dalle file di quei ragazzi che man mano si sarebbero mostrati più attaccati al gruppo sportivo. In questo

modo nacque il primo consiglio diret­ tivo, in cui ciascun componente aveva un compito ben preciso, e, cosa molto importante, si ebbe un ampliamento del quadro dell'attività, proprio perché esistevano dirigenti per le singole di­ scipline. Oggi i componenti il consiglio diret­ tivo sono per la maggior parte atleti; solo i « giovanissimi » vengono esclusi da queste funzioni, sostituiti nei com­ piti direttivi da alcuni genitori. Tra 1’ altro, in questo modo sono gli atleti stessi a decidere verso quali settori in­ dirizzare l'attività. Vediamo ora in quali condizioni l’Ignis di Antignano è costretta a svolgere i suoi programmi. Unici locali a dispo­ sizione quelli parrocchiali, sufficienti per la pratica del tennis da tavolo e della pallavolo; manca, invece, un campo di calcio, dato che Antignano, nonostante i suoi 5.000 abitanti, non ha un campo sportivo. E se la parrocchia è di gran­ de aiuto con i suoi locali, totalmente nullo è invece il suo apporto finanzia­ rio; sembra che le disponibilità siano mloto scarse e per il gruppo sportivo, in queste condizioni, non c’è posto. Sia ben chiaro che questa non vuole essere una critica verso il parroco, ma solo la costatazione di uno stato di fatto. La domanda di prammatica a questo punto è: « Come fa l’Ignis di Antignano a praticare l'attività? ». La sintesi della risposta non può che essere una: ognu­ no dei dirigenti e degli atleti si tassa settimanalmente con la quota di cento lire, irrisoria ma che moltiplicata per il numero dei contribuenti dà una somma parzialmente sufficiente. Tutti i ragazzi che entrano a far parte del G.S. Ignis sanno, d’altra parte, che non possono avere gratis scarpette ed altri ammenicoli che pure potrebbero ricevere da altri gruppi sportivi più « nobili »; e nonostante ciò ogni anno si presentano abbastanza numerosi. Il concetto che i dirigenti cercano di far capire ai giovani è che essenziale non è il conseguimento di un buon ri­ sultato (sempre ben accetto, intendia­ moci), ma la pratica di uno sport in­ teso come momento di svago sereno, vissuto fra altri giovani con i quali instaurare possibilmente un rapporto di profonda amicizia; solo muovendosi in questo senso, essi pensano, è possi­ bile che un successivo discorso che si ispiri completamente ai princìpi cri­ stiani possa essere meglio capito.

Boberto Pupilli 31


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A Moffetta campestre regionale

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Molfetta il Momento Regionale di Corsa Campestre, organizzato dalla locale Circoscrizione Zonale CSI. Cir­ ca 600 ragazzi e ragazze provenien­ ti da tutta la Puglia hanno dato vita ad una intensa giornata di sport, di turismo e di amicizia. La mani­ festazione, iniziata con le gare spor­ tive suddivise nelle categorie ragaz­ zi, allievi e juniores maschile e fem­ minile, si è sviluppata poi con un giro turistico attraverso il centro sto­ rico di Molfetta, tutti accompagnati dai soci del Centro Turistico Giovani­ le Gruppo «Tre Cale» di Molfetta. e con la premiazione avvenuta presso l'Auditorium San Domenico, una pre­ miazione simpatica in quanto sono sta­ te assegnate medaglie-ricordo a tutti.

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Una bella campestre a S. Angelo di Cassino CASSINO — S. Angelo in Theodice, un paesino a pochi chilometri da Cas­ sino, è ancora una volta alla ribalta del­ la cronaca sportiva ciociara. Vi si è svolta la seconda edizione della corsa campestre per giovanissimi ed allievi. La partecipazione è stata massiccia (oltre cento tra ragazzi e ragazze, giun­ ti da ogni parte del Frusinate), l’orga­ nizzazione impeccabile. L’entusiasmo di quel pugno di coraggiosi che hanno creato e valorizzato la società sportiva Theodicea è stato ampiamente pre­ miato. Un percorso indicatissimo, scelto da due valenti tecnici quali De Feo e For­ tuna, una giornata stupenda, una cor­ nice di pubblico attento ed entusiasta.

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sono stati la giusta ricompensa per il presidente La Norcia, il vice Fazio ed i consiglieri lannarelli, Lena Paolo, Ip­ polito Renato, Pascarclla, Fasili, Pacitto, Crispino, Mignanelli Franco e Lino. Del resto, quando a S. Angelo si decide di fare qualcosa, lo si fa veramente con criterio, senza badare a sacrifici e a perdite di tempo. Lo dimostrarono lo scorso anno, allorché si tuffarono con decisione in un’organizzazione mai pri­ ma sperimentata, lo hanno ribadito quest’anno, curando ogni cosa, anche nei minimi particolari.

Dopo i giudizi positivi che hanno rac­ colto, i Santangelesi hanno in animo di fare ancora di più, per dare ad ogni ragazzo, che ne abbia voglia, la possi­

bilità di fare sport, serio ed educativo, nel pieno rispetto dello spirito del C.S.I. E questo è un esempio veramente da seguire. I giovani atleti, nella quasi totalità alle prime armi, sono stati premiati sul campo sportivo della Theodicea, per l’occasione agghindato ed imbandierato con un fantasmagorico gioco di colori. Molte sono state le autorità presenti che si sono avvicendate nel distribuire agli atleti i prestigiosi premi messi in palio dagli infaticabili organizzatori. Tra gli altri abbiamo notato gli as­ sessori Cesareo e Del Greco, il consi­ gliere comunale Terranova, il Presiden­ te dell'A.A.S.T. Panaccione, il Presiden­ te della Pallavolo Cassino Gradini, il Presidente del C.S.I. di Cassino Donnesi ed il suo vice Nacci. Insomma abbiamo assistito ad una inimitabile manifestazione, che certa­ mente avrà un seguilo, vista la tenacia e la passione con cui lavorano il C.S.I. e le società ad esso affiliate.

Fernando Fiorillo


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Incontro dibattito sul CSI e sui giovani i

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Nella loto, da sinistra: il sindaco di Triggiano prof. Nicola Santoliquido, il presi­ dente C.S.I. di Bari prof. Vittorio Tundo, il vice presidente Dionisio Incantalupo.

BARI — Nella cordiale cornice dell’hotel « La Villa » di Triggiano, orga­ nizzato dalla presidenza del consiglio provinciale del centro sportivo italiano si è tenuto rincontro-dibattito sul tema « La presenza del C.S.I. nella realtà gio­ vanile attuale ». Il prof. Vittorio Tundo ha aperto i lavori sottolineando le difficoltà che ac­ compagnano la formazione di una men­ talità nuova per la concreta realizza­ zione dello sport sociale: ciò nella reai-

là del periodo storico che viviamo e nel quale siamo diretti protagonisti non senza il pericolo di cadere in paramen­ ti puramente dialettici. I] saluto deH’amministrazione comu­ nale è stato porto ai congressisti dal sindaco di Triggiano prof. Nicola San­ toliquido il quale, tra l’altro, ha parla­ to della funzione promozionale del C.S.I., caratterizzatrice di una formazio­ ne individuale e collettiva che è la base della società di domani. Società in cui

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1700 PARTECIPANTI ALLA PARMALONGA PARMA — Oltre 1.700 persone hanno partecipato alla « Parmalonga: marcia nazionale dell’amicizia », una cammina­ ta di sci chilometri organizzata dal CSI c patrocinata dall’amministrazione co­ munale, a beneficio dell’Associazione fa­ miglie fanciulli subnormali e dall’Unione italiana per la lotta alla distrofia muscolare. Giovani e non più giovani si sono ri­ trovati in piazza Duomo, dove era fis­ sato il ritrovo. Dopo una falsa parten­ za che ha creato un po’ di confusione e qualche inconveniente, i concorrenti si sono avviati in massa lungo il per­ corso cittadino. Qualche bambino ca-

duto, battute dialettali, folclore, entu­ siasmo, insomma il rituale che da sem­ pre accompagna queste manifestazioni. La gara ha avuto un vincitore assoluto, il fondista Achille Coelli di 23 anni, che ha impiegato circa 18 minuti a percor­ rere il tracciato.

Per la cronaca il via è stato dato dalla presidente dell’Anfas di Parma, signora Giuseppina Ferrari; prestavano servizio vigili urbani, dei militi della Croce rossa e gruppi di radioamatori CB. Al termine, l’assessore Fiorini, in rappresentanza del sindaco, ha effet­ tuato la premiazione.

si trasferiscono quei valori agonistici che sono formativi non solo sul piano fisico, ma più essenzialmente su quello morale: — Ho lottato, ho perso, ho vinto. Non mi umilio nel primo caso, non mi esalto nel secondo in quanto ho raggiunto, ecco il nuovo concetto, la con­ sapevolezza di aver contribuito, attra­ verso il confronto, alla mia ristruttura­ zione esteriore ed interiore. Subito dopo i presidenti dei vari G.S. presenti hanno formato gruppi di stu­ dio: temi di maggiore interesse: rap­ porti tra C.S.I. ed Enti locali, presenza femminile nello sport, attrezzature spor­ tive. Tra i suggerimenti più incisivi quello di coinvolgere le famiglie nel discorso enti locali-società sportive chiudendo tramite l’associazione promozionale C.S.I. l’anello di intenti e proposte atte a risolvere i problemi che si frappon­ gono alla piena realizzazione dello sport sociale. E' stato quindi riconosciuto op­ portuno operare i dovuti interventi pres­ so le strutture decentrate (consigli di quartiere, consigli scolastici) rivitaliz­ zando la loro funzione con una presen­ za stimolante e trainante. Per quanto attiene la tematica relativa alla presen­ za femminile è stata evidenziata l’at­ tuale emarginazione della donna del sud ed auspicato attraverso la responsabi­ lizzazione della stessa il formarsi di una nuova realtà scevra da quei preconcetti ancestrali che hanno frenato il suo inserimento. Infine hanno riconfermato l’impegno già parlamentare di ristrut­ turare la tipologia impiantistica mezzo essenziale per avviare i giovani allo sport e la necessità di cogestire per il futuro tutte le scelte che si andranno a fare.

Gianni Lucarelli

Le coppe per i gruppi più numerosi sono andate a: gruppo S. Sepolcro (52 partecipanti); scuola Giordani (51); classe 3' C della scuola Micheli (40); scuola Antelami (36); scuola del Con­ servatorio; gruppo S. Giovanni Batti­ sta; G.S. Arquati (19); U.S. Fomovo (8); Wadaem Milano e Arci Ricco. Pre­ mi speciali al gruppo Baccanelli ed ai partecipanti del Centro don Gnocchi che in numero ragguardevole, chi con le grucce chi in carrozzella, hanno parte­ cipato assieme al loro vicedirettore fratei Felice Proi. La famiglia più numerosa è risultata quella di Giuliano Fiorini con 8 fami­ liari, la seconda quella di Fiorio Baschieri con 7. Il più anziano maratoneta è stato Augusto Manghi, classe 1895, seguito da Carlo Senetiner, classe 1902, entrambi di Parma. I più giovani, che hanno « camminato con le gambe dei genitori » sono stati Cristian Frassu di 3 mesi tallonato, sulle spalle del padre, da Joel Calabrese di 6 mesi.

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7^ / W z/ à Le Commissioni tecniche nazionali vi propongono:

SPORT RENDEZ-VOUS Appuntamenti sportivi deii'amicizisi

I ragazzi e le società sportive desiderano incontrare altri ragazzi e altre società spor­ tive. Il CSI favorisce questi liberi scambi come momenti privilegiati dell’esperienza spor­ tiva, al di fuori dei rigidi schemi sportivi tradizionali.

II problema numero 1 è sempre quello dei soldi. Perché non adottare il sistema usato dai giovani di tutto il mondo: la reciproca ospitalità?

UN INTERSCAMBIO ASSOCIATIVO FRA UNA O PIU’ SOCIETÀ’, CON RECIPRO­ CA OFFERTA DI OSPITALITÀ’, AL FINE DI REALIZZARE, TRAMITE IL CONSI­ GLIO DI APPARTENENZA, CONFRONTI POLISPORTIVI E MOMENTI D’INCONTRO COMUNITARI.

Perché l’interscambio sia possibile è indispensabile un punto di riferimento. Ecco il ser­ vizio che intendono offrire le Commissioni tecniche nazionali: 0 FARE DA PERNO PER STABILIRE I CONTATTI

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° CONSIGLIARE NELLA PREPARAZIONE DEI PROGRAMMI

° ASSISTERE NELL’ORGANIZZAZIONE LOGISTICA ® AIUTARE PER IL MIGLIORE SVOLGIMENTO DEGLI INCONTRI DAL PUNTO DI VISTA TECNICO E DA QUELLO COMUNITARIO

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Con l’avvento delle vacanze estive e al termine di molte delle attività sportive che hanno fin qui impegnato le società, si apre un periodo quanto mai favorevole per avviare questa nuova esperienza. Chi lo desidera o anche semplicemente vuol sondare le reali possibilità esistenti, può rivolgersi sin d’ora alla Direzione tecnica nazionale del CSI la quale fornirà ogni aiuto perché gli scambi possano realizzarsi.

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Esperienze

L'animatore sportivo ruolo e funzione educativa Nel ricomprendersi come strumento e luogo di servizio sociale educativo, il CSI ha decisamente allargato i suoi orizzonti ed ha imboccato la via della « compromissione », ponendosi in modo ■esplicito e consapevole accanto e in col­ laborazione con le altre istituzioni edu­ cative presenti nella società. Dico espli­ cito e consapevole perché di fatto an­ che il CSI, semplicemente in quanto esistente, rispondeva e corrispondeva già ad un certo tipo di bisogni, valori, attese, mediati via via dal contesto so­ ciale e ideologico in cui si trovava ad operare. Oggi però, l'ormai chiaramen­ te raggiunta consapevolezza pedagogica lo pone in diverso rapporto con que­ sto stesso contesto, aprendo lo spazio per una divergenza critica, stimolante a sua volta una riformulazione origina­ le della proposta educativa del CSI. Convertirsi globalmente all’istanza educativa, ed ordinare ad essa il pro­ prio contributo specifico, è il compito e la mèta da raggiungere, in forza della quale sarà possibile abilitare anche un Centro di Formazione Sportiva, che in quanto tale ha in partenza un taglio "specialistico” e settoriale (e quindi fatalmente selettivo), ad una reale e piena azione educativa. Mettere l’apporto particolare del CSI a servizio di un’educazione totale, si­ gnifica inoltre stimolare una presa di coscienza delle funzioni di delega ideo­ logica eventualmente finora esercitate: entrare consapevolmente nel gioco del « sociale » implica contemporaneamente penetrare criticamente i suoi raggiri ideologici e massificanti, e saranno la solidità, e la chiarezza, con cui verrà perseguita l’intenzionalità educativa che consentiranno al CSI di non ricadere nel meccanismo dell’alienazione, attra­ verso proposte di un coefficente poten­ ziale di evasione, che lo avrebbero reso a lungo andare un organismo disuma­ nizzante. Viceversa, voler indirizzare pedagogicamente la propria attività, ob­ bliga di per sé a combattere e ridurre sistematicamente, e quindi con precise strategie e concrete realizzazioni, gli stati di discriminazione e di pratica se­ lettiva, rendendosi attenti anche a quan­ to eventualmente passi attraverso i propri atteggiamenti educativi. Coglie­ re e criticare le proprie dipendenze ideo­ logiche, c scoprire la natura e le ra­ dici dei propri atteggiamenti, significa creare lo spazio per un’esperienza edu­ cativa che sia in grado di rispondere alle esigenze di espansione ed espres­ sione personale e collettiva entro un or­ ganismo aperto e tuttavia autonomo, non più costretto da pressioni e obbli­ gazioni conformistiche, ma ugualmente in relazione di servizio maturante con

Riprendiamo a trattare un argomento, importante quanto difficile e complesso, che da qualche tempo era scomparso dalle nostre pagine. Un primo ciclo di interventi metterà a fuoco la figura dell'animatore sportivo, un secondo tratterà dei gruppi e infine saranno date alcune indicazioni operative. La nostra collaboratrice Giuliana Ledovi risponderà anche a eventuali domande su aspetti particolari dei tema.

l’intera comunità sociale. Anche nel ca­ so della formazione fisica è la compo­ nente umana in senso pieno e globale che deve prevalere sulle componenti metodologiche, tecniche e finalistiche, e sui tentativi ideologici di prevarica­ zione e condizionamento, anche quando sono rappresentati da « trascendenze » retoricamente istituzionalizzate. Cose diffìcili, si dirà. Cose grosse. Ma diffìcili e grosse soprattutto perché rompono con l’ingenuità tutta muscoli, con il circolo gratificante e a corto rag­ gio della produzione-selezione alleva­ mento di campioni, e aprono la pro­ spettiva sull’orizzonte di tutti, su diritti e bisogni al cui servizio è molto meno gratificante il porsi, perché misurato sul lungo, se non lunghissimo raggio della società di domani. Da ciò l’urgen­ za di preparare un nucleo di anima­ tori sportivi capaci di sperimentare, agendo se si vuole da pionieri in una situazione profondamente diversa da quella ipotizzata per il futuro, nuovi stili di formazione sportiva. Animatori capaci di gestire un servizio «settoria­ le » con intenzionalità pedagogica glo­ bale, dividendo le motivazioni fonda­ mentali della loro opera con tutti coloro che, attraverso organismi anche

molto dissimili sul piano degli obietti­ vi concreti, sono comunque impegnati in un'azione educativa. Anche l’animatore sportivo deve sa­ per e poter ricondurre il senso della propria opera a motivazioni di ordine principalmente formativo, e solo in se­ conda istanza tecnico e sportivo. De­ ve, cioè, ” irrobustirsi ” e ricompren­ dersi in chiave pedagogica, rivagliando e criticando quegli aspetti che nella sua opera fossero eventualmente divenuti veicolo di pressioni alienanti, e mezzi di contrabbando ideologico. E’ ormai noto infatti che nella nostra struttura sociale ogni servizio progettato tende più a servire gli organizzatori e l’orga­ nizzazione in sé, che gli utenti ai quali è diretto. Per quanto possa apparire paradossale, palestre e stadi sono fatti per allenatori, tecnici (e pubblico), più che per i ragazzi che hanno voglia di muoversi. Inoltre,, una competenza settoriale specializzata, che non sia fondata su una formazione e una sensibilità più generali verso un tipo di attività che potrebbe essere indicata nei termini di animazione socio-culturale, è piuttosto dubbia, fragile c facilmente strumenta-

(segue)

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lizzabile ad altri fini, diversi da quelli esplicitamente perseguiti. Vi sono perciò dei requisiti di base, necessari anche all’animatore sportivo perché la sua azione possa dirsi con­ sapevolmente fondata da un punto di vista pedagogico, e realmente orientata in senso educativo:

Attenzione critica, vissuta agli avvenimenti della realtà sociale.

• attenzione, critica, vissuta agli avve­ nimenti della realtà sociale circostante, con particolare riguardo alle sue tra­ sformazioni, alle tensioni, ai tentativi e alla presenza di proposte nuove e al­ ternative, per i riflessi che proiettano e le prospettive che aprono al processo educativo.

Capacità di stimolare la maturazione individuale e di gruppo.

• Coscienza della dimensione sociale e politica del proprio lavoro, della sua funzionalità sociale, della sua portata ideologica, delle aspettative e delle pressioni cui è sottoposto, del signifi­ cato attribuitogli dalla comunità, della provenienza c della natura del consen­ so di cui è oggetto, del gioco di inte­ ressi di cui forse è vittima. E’ neces­ sario pensare spesso al senso del pro­ prio lavoro per appropriarsene, e non essere mangiati inconsapevolmente da chi se ne serve!

• Capacità di stimolare la maturazione individuale e di gruppo, orientando sempre e principalmente la propria azio­ ne allo sviluppo pieno e aperto delle potenzialità educative presenti nella si­ tuazione vissuta. Monopolizzare e chiu­ dere significa preparare a competere!

Coscienza della dimensione sociale e politica del proprio lavoro.

• Disponibilità a lavorare per il do­ mani, nella gratuità, nella vissuta anti­ cipazione del futuro, sperimentando forme nuove di pratica educativa in un rapporto che incarni già oggi i valori cui si tende. • Capacità di utilizzare i risultati e, almeno parzialmente, le metodologie delle moderne " scienze umane ” (psico­ logia, sociologia, antropologia, ecc.) per approfondire la conoscenza dei gruppi con cui si deve operare, per intendere le situazioni e la fisionomia globale del contesto più ampio dentro al quale la propria azione trova luogo e significa­ to, per progettare ed impostare con serietà incisività e chiarezza il proprio intervento educativo.

Se i primi quattro ” requisiti " sono in realtà degli atteggiamenti di fondo, cioè delle disposizioni costanti e preli­ minari su cui innestare ogni discorso di specializzazione, approfondimento e aggiornamento, l’ultimo invece rappre­ senta l'indicazione per una concreta at­ tività di reperimento, selezione e con­ seguente traduzione operativa del ma­ teriale messo a disposizione dalla ri­ cerca antropologica attuale. E se i pri­ mi quattro requisiti stanno più dalla parte delle "qualità naturali" necessa­ rie all’animatore, il quinto fa decisa­ mente parte di quelle professionali, c riguarda la sua competenza, creatività, "mentalità pedagogica", non solo nel servirsi ma soprattutto nel tradurre, rapportandole alla propria quotidiana esperienza delle indicazioni chiarimen­ ti, c suggestioni che, pur provenendo

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Capacità di utilizzare risultati e metodi delle «scienze umane». mwimi j

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da una realtà sperimentale, si trovano or3 enunciate in termini generali astrat­ ti, e "di principio”. Qui si tratta non più di attingere al­ le personali risorse di dinamismo, aper­ tura, coscienza sociale e politica, ma di mettere in atto una ricerca sistema­ tica di quelle informazioni che possono non solo aiutare ma addirittura fonda­ re diversamente il proprio impegno educativo. E’ un compito di fronte al quale gli animatori sportivi si sentono di solito sprovveduti, per mancanza di sostrato culturale, di mentalità e sensibilità pe­ dagogica, perché le motivazioni forma­ tive non si sono ancora integrate con quelle tecniche e specialistiche, perché mediare operativamente un discorso che appare astratto è sempre difficile. Inol­ tre, la sensazione più comprensibile di fronte al confuso mare magnum delle opinioni, degli interventi, della lettera­ tura di carattere divulgativo è quella di sentirsi sperduti ed impotenti. La formazione degli animatori è un

compito che certamente supera le pos­ sibilità di una serie di articoli, e ne­ cessita di strutture ed interventi speci­ ficamente ed adeguatamente program­ mati in altra sede. Però, sulla scorta di quanto indicato in precedenza, attra­ verso il giornale è possibile offrire degli strumenti, degli stimoli, delle piste di "avvicinamento” per l’utilizzazione In funzione educativa dei risultati delle scienze antropologiche. L’intenzione è cioè quella di tracciare alcuni itinerari di riferimento c di ricerca, sia sul pia­ no dei contenuti che su quello dei pro­ blemi, che guidino ad accostarsi al ma­ teriale disponibile (ed accessibile), e


A

Sussidi

Notizie e riflessioni sulle nostre attività CALCIO

I

Disponibilità a lavorare per il domani.

diano contemporaneamente una prima risposta di sintesi. La sequenza tematica sarà corrispon­ dente ad un primo inquadramento, di taglio psico-sociologico, dei problemi re­ lativi ai rapporti c alle funzioni dell’a­ nimatore sportivo nei confronti del suo gruppo e dell’intera realtà sociale. Partire generalizzando problemi che sono tali soltanto per ipotesi, anziché dall’effettiva considerazione di scogli ed intoppi realmente segnalati da chi ” ha le mani in pasta ” può sembrare un ulteriore misconoscimento delle si­ tuazioni concrete di pratica educativa, e si giustifica soltanto in riferimento ad un'esperienza pie-esistente da razio­ nalizzare e pianificare. In attesa, poi, che da essa parta lo stimolo per un’inversione di marcia, per l'organizzazione cioè in senso in­ verso di "documentazione a risposta", in diretta funzione delle richieste e del­ le indicazioni provenienti da chi in pri­ ma persona si trova impegnato.

Giuliana Ledovi

Il Corso per istruttori arbitri tenutosi a Coverciano nell’ottobre del '73, indub­ biamente aveva fatto tornare a casa i partecipanti con la « bocca amara ». Forse lamentavano la « stranezza » del corso, che non si limitava ad un mo­ mento di preparazione tecnica. E’ chia­ ro che erano stati, come si suol dire, messi in crisi, e l'insoddisfazione na­ sceva proprio dal fatto che si stava ri­ tornando indietro con la testa) piena di intuizioni, di idee appena abbozzate, di elementi di riflessione e con l’impres­ sione di non aver concluso nulla. Alla luce dell’esperienza, ritengo di poter di­ re che lo scopo di quel primo corso era proprio quello di metterci in crisi, ed è stato pienamente raggiunto. Al di là degli aspetti tecnici, pur da non trascurare, e di una preparazione spe­ cifica per l'adempimento dei nostri com­ piti arbitrali, l’attenzione doveva essere rivolta ad altro, cioè alla riflessione ed all'analisi che eravamo stati stimolati a compiere. Giulio Martinucci ha scritto: « Cover­ ciano significa, dunque, arbitri in cri­ si? ». La risposta è sì, se per arbitri si continua ad intendere gli apparte­ nenti ad una casta intoccabile, che non dialoga, che non accetta critiche. Dove­ vamo allora fare un discorso critico su noi stessi: ma come? Ecco l’importan­ za di Coverciano 1973: le « cavie » do­ vevano appunto compiere un paziente lavoro, approfondendo le idee nuove col contributo di tutte le componenti associative e rendersi conto, infine, dei risultati del loro lavoro. Nel gennaio di quest’anno ci siamo ritrovali a; Coverciano 1975. presentaritrovati toci come « la logica continuazione del discorso » sugli arbitri iniziato 15 mesi prima, per verificare, alla luce delle esperienze vissute ed anche sofferte quo­ tidianamente. l’utilità del discorso nuo­ vo che il C.S.I. sta portando avanti. Il primo e fondamentale datp è emerso dalla considerazione che, per ottenere quella sintonia tra le compo­ nenti associative, la sola capace di fa­ vorire la crescita armonica dell’Associazione stessa, bisogna investire e coin­ volgere le strutture che ancora oggi so­ no restìe ad impegnarsi all’interno del C.S.I.. In sostanza, prima delle scelte operative cosiddette esterne, si deve trovare una linea di impegno che passi attraverso tutte le strutture di servizio ed ottenga la loro adesione ai concetti,

ai ritmi ed alle scadenze previste sta­ tutariamente. Altro concetto emerso dalle esperien­ ze portate a Coverciano, è che l'educa­ zione non è un fatto automatico né in­ dividuale. Essa nasce da un rapporto interpersonale: non si è educatori se non vivendo in mezzo a tutti, per dare ciò che si possiede e per ricevere ciò che gli altri possono dare, in un rap­ porto reciproco di rispetto della per­ sona umana. Tutto ciò, a mio parere, ha rappre­ sentato una vera e propria rivoluzione: si è scoperto un modo nuovo di ritro­ varsi arbitri e di vedersi nell’Associazione. Certo, non è stata una conqui­ sta facile né può dirsi che ormai sia pacifica, ma è certo un grosso risultato. Nel corso delle nostre riunioni, a Ca­ gliari, anche fra gli arbitri delle varie discipline, confrontandoci tutti insie­ me, realizzando un approfondito lavoro di gruppo, passando anche attraverso contrasti e difficoltà e superando scet­ ticismi, molti arbitri hanno preso co­ scienza del fatto che non si è tali solo la domenica, neH’adempimento di una prestazione tecnica, bensì anche e so­ prattutto fuori dal campo, quando ci si sente impegnati a vivere e maturare l'esperienza associativa. Come primo « frutto » di Coverciano 1973 si è imposto all’attenzione, perché veramente nuovo come impostazione e come spirito, il corso per arbitri di calcio indetto alla fine di ottobre. Il programma di detto corso era concepito in modo tale da creare degli arbitri in possesso di una reale cultura spor­ tiva, con una accentuata dimensione cducativa oltre, naturalmente, ad una completa ed approfondita preparazione tecnico-organizzativa. Successivamente, nel maggio del '74, gli arbitri di calcio si sono fatti pro­ motori di una iniziativa tendente ad in­ staurare uno strettissimo rapporto con le Società. Hanno infatti indirizzato alle medesime una lettera chiedendo una serie di incontri, in luoghi ed orari a scelta degli interessati. Abbiamo avuto questi incontri con le' Società, c ad essi hanno partecipato arbitri e rap­ presentanti del Consiglio. Sinceramen­ te, devo dire che le nostre aspettative sono andate in parte deluse, in quanto speravamo in una partecipazione ed

(segue)

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una adesione di gran lunga più nume­ rose di quanto siano state in effetti. Ciononostante, l’esperienza mi ha per­ messo di fare alcune constatazioni che ritengo estremamente interessanti. Quel­ la che considero senz’altro di maggior rilievo ai fini che ci proponiamo, è che i ragazzi sono i più pronti a recepire il discorso associativo, ed anzi a volle sono, come intuizioni e partecipazione, più avanti di noi adulti. Concordano con l'impostazione che diamo al pro­ blema ed avvertono più dei « vecchi » la necessità di sciogliere il grossissimo nodo di uno sport che sia veramente per tutti. I giovani hanno sempre scel­ to come argomento di discussione temi associativi, cercando di approfondirli ed esaminarli in lutti i modi; i diri­ genti, invece, hanno puntato il dito ed anche alimentato polemiche (d’altron­ de, era un rischio che sapevano in par­ tenza di dover correre) con riferimento quasi esclusivamente a temi tecnici, ed in particolare alle gare dei nostri tor­ nei. Noi abbiamo dato sempre la pre­ ferenza ai ragazzi, ma questo non ci ha impedito di constatare che « chi fa fatica a capire sono i dirigenti », per dirla con le parole del nostro Presi­ dente nazionale. Tutto ciò rappresenta solo una tap­ pa. Coverciano 1975, infatti, oltre che una verifica, ci ha proposto altre mete, altri obiettivi. Ecco che allora dobbia­ mo trovare forme di partecipazione alla vita associativa come « insieme », superando certe remore (anche di ca­ rattere psicologico) che ancora ci ten­ gono legati a vecchi schemi; bisogna fare proposte operative che favoriscano un’ulteriore riflessione sulle scelte com­ piute dall’Associazione. Così si dovrà partecipare con maggior entusiasmo al­ le assemblee di Società, ai congressi provinciali, ai momenti di verifica. L’ impreparazione di molti dirigenti e so­ ci, accompagnata dall'inadeguatezza de­ gli strumenti di cui il C.S.I. si serve (la stampa, per esempio, è ancora tut­ ta da scoprire, a livello regionale), ren­ de sempre difficile il passaggio dalla mentalità del passato (dirigenti al ser­ vizio dei « propri ragazzi ») a quella dello Statuto (animatori e soci).

L’Associazione, il C.S.I., non è ancora abituata al metodo della verifica, cioè a confrontarsi ed a riflettere sulle co­ se che fa. Ciò, io credo, perché anche noi siamo in qualche modo coinvolti dalla cultura che caratterizza il mondo sportivo, una cultura che ritiene utile la verifica solo sui dati tecnici, perché il resto, ossia lo sport globalmente in­ teso come esperienza umana, è dogma e non si discute. In più « il Convegno che è lo specchio dell’Associazione ha rivelato le sue due anime: la prima è di chi ha la tentazione di voltarsi indie­ tro guardando con nostalgia al passato, quello delle sicurezze, magari per tor­ narvi o per non abbandonarlo; la secon­ da è di chi guarda avanti ma vuole ancora sicurezze, altre sicurezze ma sempre sicurezze, non capendo che la strada nuova la si apre tutti insieme, al­ trimenti non la si apre ». Gherardo Gherardini

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PALLACANESTRO Quattro le sedi prescelte per la ef­ quella di contraccambiare, presso le ri­ fettuazione degli incontri nazionali con­ spettive sedi ed abitazioni, l’ospitalità clusivi dell’attività di pallacanestro per in precedenza fruita. la stagione 1974-75: CREMONA FERCi si comincia a schiudere rispetto RARA - PROSINONE - MELFI. alle nuove idee, i nuovi fini, ed in al­ Due, le date fissate per la loro effet­ cuni casi, si va anche oltre quelli che tuazione: 8-11 maggio a Fresinone e erano considerati i più ambiziosi pro­ grammi. Melfi - 31 maggio/2 giugno a Cremona e Ferrara. Ecco, quindi, il perché dei più che raddoppiati corsi per arbitri e tecnici Ciò in quanto si è dovuto decidere sotto l'urgenza di necessità organizza­ della pallacanestro i quali non solo ar­ ricchiscono i nostri quadri tecnici, ma tive, prima ancora di conoscere la data fissata per le elezioni, cercando di de­ ci affrancano dal bisogno di subordina­ terminare la incidenza possibile sui ca­ re la nostra attività in funzione della loro disponibilità. lendari scolastici. Ecco, ancora, il recupero e la respon­ Pur perdurando la cronica desuetu­ dine dei Consigli a rendere nota la lo­ sabilizzazione, attraverso questi corsi, di ex atleti con i quali, un tempo, il di­ ro attività, siamo comunque in grado di affermare che questa ha registrato scorso associativo si esauriva nei mo­ menti in cui speravano l’età massima un sensibile incremento. Ciò, specie nei settori un tempo mag­ prevista per partecipare alle nostre gare. giormente deficitari. Ed ecco, infine, una più meditata e Quello femminile e quello dei giovanis­ responsabile programmazione dell’atti­ simi. vità non più rivolta ad effettuare solo Quel che più conforta, comunque, è la considerazione che accanto alla pro­ quanto previsto in sede nazionale, non grammazione dell’attività di tipo tradi­ più limitata all’àmbito locale, non più mortificata dalla mentalità di svolgerla zionale va sempre più affermandosi e solo in funzione della ricerca del camoccupa sempre più spazio la ricerca di un tipo di rapporto che tende a rea­ pione, del titolo, di record o di quanlizzare una esperienza fondata sui con­ t’altro occorra per ottenere medaglie, targhe o consimili riconoscimenti. tatti extra locali. Una programmazione intesa a inse­ Molti i consigli che hanno esplicato i necessari contatti ed attuato l’inter­ rire gradualmente i ragazzi nel tessuto scambio, anche polisportivo, con le al­ associativo, a calarli progressivamente tre più o meno vicine strutture peri­ nella vera realtà sportiva che non deve essere fucina di miti o di mostri, ma feriche associative. palestra d'educazione fisico-mentale. Interessante, in quella sede, è stata Occasione e momento di formazione la effettuazione di incontri prevedenti esperienze tecniche, arricchite da altre umana. di impronta tipicamente umana qual è Angelo Raineri

PALLAVOLO L'occasione offerta dalla stesura di queste note sarebbe favorevole per una analisi qualitativa e quantitativa della attività di pallavolo, solo che dispones­ simo di tutti i dati relativi. Purtroppo dobbiamo riscontrare una certa ritro­ sia delle strutture associative a far par­ tecipare la CTN della loro attività, qua­ si che questo possa costituire una « dirninutio » delle loro prerogative, le qua­ li, anzi, si è del parere debbano essere accentuate e potenziate, se si è convin­ ti che un’attività a carattere sociale non può che essere realizzata a livello locale. Ma non possiamo non ricordare che l'Associazione è una, pur nella sua articolazione di strutture di base, il cui sviluppo è strettamente connesso con

la affermazione della Associazione, a cui si concorre appunto con l’aiutarla a comporre c ad interpretare il proprio patrimonio di attività e di idee.

Il discorso è pertinente (e non sol­ tanto per quanto riguarda la pallavo­ lo): nel momento in cui si dovrebbero tirare le somme delle fasi locali del­ l'attività a carattere nazionale, nel mo­ mento in cui tutta Fattività pallavolistica è nel pieno sviluppo, siamo nella impossibilità di presentare un quadro preciso che pur sarebbe utile. Assistiamo, infatti, in questi tempi ad un vero exploit della pallavolo in gene­ re. Ne riscopriamo continuamente i va­ lori educativi come gioco di squadra


che postula la intercambiabilità dei ruo­ li, la integrazione sul campo dei diversi modi di essere e di carattere dei gioca­ tori, in quanto il gioco si esprime in una indispensabile coralità, conseguen­ te anche ad una costante vicinanza fi­ sica; che elimina il contatto con l’av­ versario e quindi la possibilità di « scin­ tille » quasi sempre prodromi di conse­ guenze gravi; che offre la opportunità all'atleta di creazione e di inventiva non fini a se stesse ma in unione con la squadra e per la squadra. Queste caratteristiche, per esempio, fanno della pallavolo una delle disciscipline più congeniali per ritrovarvisi nella logica e nello spirito del CSI: la gara come esperienza sportiva, di ser­ vizio anche per gli altri, di crescita per­ sonale, di sviluppo delle proprie capa­ cità e del proprio io, in un « concerto » che ha bisogno di essere costantemen­ te e uniformemente alimentato perché sia produttivamente ed efficacemente armonico. Perché allora non proporre agli altri le proprie esperienze, i propri risulta­ ti, le proprie difficoltà? Una statistica numerica (almeno ci fosse!) non ha va­ lore completo se non commentata e corredata di esperienze qualitative. Se il CSI è in continua ricerca e verifica della validità della propria impostazio­ ne, la migliore verifica viene dalla base, che, oltre tutto, ci sembra abbia il do­ vere di essere presente in mezzo agli altri se vogliamo crescere insieme. In attesa quindi di conoscere di più per rioffrire di più, ci stiamo prepa­ rando intanto agli incontri nazionali in programma per il 31 maggio, 1 e 2 giugno p.v. Tre regioni, l'Umbria, la Toscana e l’Emilia, così come per altri sport, or­ ganizzeranno i momenti per proprio conto. E’ una iniziativa isolata: nessun’altra regione ha fatto altrettanto per cui la CTN ne organizzerà quattro. Non vorrei riaprire la polemica su tali incontri. Mi pare però che la loro validità sia nel modo di condurli e di farli vivere: una preparazione remota è indispensabile per non creare delusio­ ni; una impostazione che tenga conto delle varie esigenze tecniche e associa­ tive è conditio sine qua non per la loro riuscita. E se da una parte occorre la dispo­ nibilità dei Consigli a porsi come stru­ mento per la realizzazione degli incon­ tri (quest’anno un solo Consiglio ne ha richiesto l’organizzazione: è un dato non certo confortante!), un richiamo deve essere fatto ai dirigenti di società perché contribuiscano al conseguimen­ to del risultato sia con quella prepara­ zione remota sopra accennata, sia du­ rante lo svolgimento, aiutando gli atle­ ti a viverne lo spirito. Lo scorso anno abbiamo avuto, nei 4 incontri, la partecipazione di 33 Consigli, 17 squadre femminili e 18 maschili. Un giudizio lo abbiamo già espresso all'indomani della loro con­ clusione. Non vorrei davvero ripetermi!

Ivan Ciattini

Sussidi

I paramorfismi esercizi per l'addome Prosegue la serie curata dal prof. Mosca che, come i lettori avranno còlto, non tratta solo di specifici correttivi a malformazioni, ma offre un contributo alla conoscenza e alla preparazione fisica di base. Ricordiamo che i precedenti interventi sui paramorfismi sono apparsi su tutti i precedenti numeri di Stadium di quest’anno. Il settore addominale (pancia) rive­ ste una grande importanza nella fun­ zionalità e nell’estetica del corpo umano. I difetti morfologici (cioè di forma) che solitamente riscontriamo nei sog­ getti in via di crescita, vengono deter­ minati dal peso del corpo (in questo caso anche dalle viscere contenute den­ tro la cavità addominale) costretto dal­ la forza gravitazionale verso il basso: da qui nascono le varie forme di ipo­ tonie ed astenie muscolari (mancanza di tono e debolezza costituzionale) che spesso sfociano in forme patologiche. La gravità, per esercitare la sua nefa­ sta influenza, approfitta di varie cause anche fra loro concomitanti: la fragi­ lità scheletrica, la longitipia, la vita se­ dentaria, l’assenza di moto e di atti­ vità fisica alla quale sono costretti trop­ pi ragazzi ai quali mancano, nelle gran­ di città, persino i marciapiedi dove poter svolgere i loro giochi e del mo­ vimento naturale. Quando si parla di addome, non dob­ biamo intendere solo la parete ante­ riore che va dallo stomaco al pube, cioè il muscolo « retto », ma si deve pensare anche agli altri quattro musco­ li che, attaccandosi alle creste iliache (ossa del bacino) ed alla colonna verte­ brale formano i fianchi; (questi musco­ li sono: il grande obliquo, il piccolo obliquo, il quadrato dei lombi, il tra­ sverso). La parete addominale di solito non è mai molto forte. Quindi è indispen­ sabile esercitarla, senza chiedere sfor­ zi violenti all’inizio. Quindi, qualunque sport il ragazzo faccia o sia avviato a fare, è buona norma iniziare fattività fisica per que­ sto settore, sempre con esercizi blandi aventi funzione preparatoria e di ri­ scaldamento. A questo proposito vogliamo ricorda­ re che per sviluppare un muscolo (por­ tarlo dal tono al trofismo, cioè dallo stato di tensione ed elasticità ad uno stato di forza e potenza), bisogna farlo lavorare con razionale progressività, ri­ petendo l’esercizio da 10 a 20 volte a seconda dell’età dei soggetti e del loro grado di addestramento; insomma il muscolo bisogna farlo lavorare, perché con le sue continue contrazioni aumen­ ta la circolazione del sangue e questo

porta alle cellule l'ossigeno e le sostan­ ze nutritive indispensabili al suo svi­ luppo. Poi c'è da dire che la ripeti­ zione delle contrazioni esercita la me­ moria fisiologica delle cellule nervose che comandano il movimento (per cui dalla fase dell’addestramento si passa a quella dell’allenamento). Sintetizzando, i princìpi di carattere generale da tenere presenti per la gin­ nastica addominale sono i seguenti:

— iniziare con esercizi blandi e non troppo faticosi portati con un giusto ritmo (né troppo veloci, né troppo lenti); — non esagerare con il trofismo (ri­ cerca esasperata della forza e potenza) per non creare uno squilibrio con i mu­ scoli posteriori del dorso — estensori — (antagonisti degli addominali che sono flessori), altrimenti si creano delle di­ sarmonie che a lungo andare recheran­ no dei danni alla porzione posteriore alta del corpo; — ricerca della salute e poi della forza; — non esercitare l’addome durante la digestione poiché essendo formato da

(segue)

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I vantaggi, invece, di una razionale ginnastica addominale sono molteplici, basti pensare al fatto che il tono dei muscoli addominali mantiene in cor­ retta posizione gli organi, numerosi ed importantissimi, contenuti nella cavità addominale e non sostenuti da alcun piano osseo, opponendosi alla loro ca­ duta in basso ed evitando le ptosi vi­ scerali che sono oggetto di studio in patologia ed in clinica.

vaste masse (apneurotiche) muscolari, queste richiamano un notevole afflus­ so di sangue sottraendolo ad altre zone; — saper regolare la respirazione du­ rante l’esecuzione dei vari esercizi: du­ rante lo sforzo viene naturale chiudere la glottide per poi espirare violentemen­ te alla fine dell'esercizio. Così facendo i polmoni si svuotano del sangue inter­ rompendo la circolazione polmonare e si crea uno sbalzo di pressione; ciò può portare alla dilatazione cardiaca ed alle ernie ombelicali e crurali.

1. ESERCIZI

INDIVIDUALI

L’APPRENDIMENTO MOTORIO TRA I CINQUE E I DIECI ANNI di Luigi Calabrese edito da Armando Armando.

Luigi Mosca

BLANDI

La maggior parte di coloro che « lavorano » con le attività moto­ rie (ricreative, sportive ed agoni­ stiche, profilattiche e di recupero) quando si trovano di fronte al « pro­ tagonista », al soggetto dell’opera educativa, constatano che un ele­ mento è coordinato ad un altro o meno; che un soggetto corre e salta bene ed un altro male; si chiedono se i ragazzi hanno certe altitudini di base per quel deter­ minato gesto sportivo e come com­ binano i movimenti per compiere un esercizio finalizzato.

Da supini a terra: flettere alternativa­ mente ie gambe (prima l'una poi l’al­ tra) avvicinando quanto più possibile le ginocchia allo stomaco (fig. 1). Da supini: slanciare alternativamente le gambe tese in alto (fig. 2). In posizione supina, le gambe sollevate verticalmente: divaricarle e unirle len­ tamente, avvicinandole gradatamente verso il suolo (fig. 3).

Le risposte a questi e ad altri in­ terrogativi in rapporto ai primi stadi dell’età evolutiva ed allo sche­ ma corporeo dei soggetti, l’Autore ce le fornisce in quest’opera alta­ mente specializzata che rappresen­ ta il frutto di 9 anni di sperimen­ tazioni basate su di un metodo di rigorosa e minuziosa ricerca (fil­ mati ad alta velocità, statistiche su oltre 4000 bambini).

2. ESERCIZI INDIVIDUALI PIU' FORTI Da supini, gambe piegate, con le mani che impugnano un punto fisso (fig. 4): sollevare il bacino e portare le ginoc­ chia al petto e ritorno alla posizione di partenza (fig. 5). Sollevare il bacino e portare le ginoc­ chia all’altezza del capo; ritorno alla posizione iniziale (fig. 6).

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3. ESERCIZI A COPPIE

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.SX Seduti di fronte, a gambe incrociate: } lanciare il pallone ripieno al compagno di fronte (fig. 7) il quale, appena in possesso del pallone, si distenderà a terra (fig. 8), e ritornando alla posizione <> seduti », rilancia il pallone al compagno.

ù

Di fronte alla sbalorditiva caren­ za di « ricerca scientifica e speri­ mentazione » degli ISEF che in oltre 20 anni dalla loro fondazione non sono riusciti a sganciarsi da una impostazione del tutto inade­ guata alla richiesta del Paese, per cui la ricerca non è stata mai neppure impostata, il Prof. Ca­ labrese rappresenta la caparbia volontà di una gran parte di inse­ gnanti che hanno ben compreso come nel mondo moderno l’empi­ rismo e la strumentalità musco­ lare non sono monete accettate sul mercato, mentre quelle che valgono, quelle che non saranno mai in ribasso, sono quelle con 1’ effige della ricerca scientifica e della cultura.


Notizie e documenti

LA DIREZIONE PSI PER LO SPORT SOCIALE la sezione Turismo, Sport e Tempo Li­ bero della Direzione nazionale del Par­ tito Socialista Italiano, presieduta da Gianni Usvardi, ha diramato il 11 apri­ le scorso un documento sullo sport ser­ vizio sociale.- Il documento, scrive lo stesso Usvardi, costituisce la base per suscitare un dibattito nel partito af­ finché si possa giungere alla formula­ zione di una legge quadro sullo « Sport diritto civile » che assicuri il riordina­ mento legislativo, il coordinamento, la programmazione e la unificazione de­ gli interventi a tutti i livelli. A tale fine — è scritto — sarà promosso a breve termine un Convegno nazionale con lo scopo di elaborare un testo di legge. Dal Convegno dovrebbe altresì scaturi­ re una consulta dello sport che garan­ tisca la continuità dell’impegno del par­ tito su tali problemi. Il documento del PSI si articola in sei punti. Nel primo punto si denuncia la incapacità delle attuali strutture che gestiscono l'intervento pubblico nei set­ tori culturali, ricreativi e sportivi a ri­ spondere alla domanda popolare. Nel secondo punto si afferma la capacità del PSI a farsi promotore di un pro­ fondo cambiamento di indirizzo per nuove forme di iniziativa dell'interven­ to pubblico nei settori considerati. Nel terzo punto si fa una critica su alcuni aspetti negativi che hanno caratteriz­ zato fino ad oggi l’intervento pubblico in materia di sport. Negli altri tre pun­ ti si propongono le linee di una nuova politica sportiva.

Ecco il testo dei punti 4, 5 e 6. 4) La struttura di un servizio sociale sportivo va inserita nell'àmbito della pro­ grammazione a tutti i livelli, partendo da una gestione distrettuale, che forma la base per la fornitura di strumenti organizzativi e di impianti per: a) lo sport sociale (formativo, ado­ cativo) ;

b) lo sport nella scuola (integrato con le altre materie scolastiche e perciò programmato secondo i bisogni effettivi che si presentano nei ragazzi nella scuola primaria e in quella dell'obbligo, adeguato all’età e funzionale ai processi formativi ed auxologici dei soggetti); c) lo sport praticato come ricreazione attiva nell'uso sociale del tempo libero; d) lo sport praticato come prevenzio­ ne della salute; e) lo sport competitivo, di selezione tecnica, dilettantistico e collegato agli in­ dirizzi olimpici; f) lo sport spettacolo e quindi pro­ fessionalizzato. Nella prefigurazione di un intervento le­ gislativo il PSI ritiene opportuno definire per ognuno di questi aspetti del fenome­ no sportivo le competenze e i ruoli che spettano: — alla scuola; — agli enti locali; — alle Regioni; — al CONI e alle Federazioni sportive; — alle libere associazioni che si occu­ pano di promozione e di tempo libero. Tali ruoli dovranno essere garantiti sul piano giuridico e anche su quello dei mezzi finanziari. Occorre pertanto ribalta­ re l'impalcatura delle attuali strutture, par­ tendo da una gestione democratica e de­ centrata, attraverso la quale possano espri­ mersi le esigenze complessive della col­ lettività. Un servizio sociale sportivo dovrà quin­ di avere come base una struttura distret­ tuale. gestita da organismi democratici, espressi dalle forze sociali e sindacali, da­ gli enti locali, dal movimento associativo.

5) In prima ipotesi la gestione decentra­ ta potrebbe istituirsi sulla base territoria­ le dei distretti scolastici con una program­ mazione dell'uso anche delle attrezzature scolastiche o, viceversa, dell'utilizzazione da parte della scuola delle strutture pub­ bliche. Il punto di partenza deve essere costi-

D8SCO EhSAL SULLA RES8STESMZA in occasione del trentesimo anniversario della Resistenza, l’ENAL ha realizzato un disco intitolato « Resistenza ieri e oggi ». Ai canti e alle poesie della resistenza di ieri si affiancano quelli della resistenza di oggi, abbracciando vari paesi del mondo in cui fino ai giorni nostri i popoli hanno sofferto e lottato per la libertà. Per questa caratteristica, il disco assume il valore di un vero e proprio documento.

Il disco-documento costa L. 3.000 e si può richiedere presso le Direzioni Provinciali dell'ENAL.

tuito comunque dal territorio, tenendo pre­ sente che l'insieme delle attività motorie deve anzitutto estrinsecarsi neH'ambiente naturale; non solo con una distribuzione adeguata delle attrezzature che combatta ogni forma di polarizzazione, ma anche in­ tegrando l'intervento per l'esercizio delle attività motorie in un quadro generale di salvaguardia e ricostruzione ambientale e paesistica. Nello stesso modo, l'intervento nelle aree urbane deve integrarsi in un’azione volta a dotare le città di aree verdi e di parchi, a decongestionare le aree metro­ politane, a ripristinare condizioni di vita più umane; e in particolare devono essere prese in esame le grandi aree industriali, nel quadro di una difesa e di un ripristino dei fondamentali requisiti di salubrità del­ l'ambiente e della dotazione di attrezzature sociali, sanitarie. sportive e ricrea­ tive. La struttura democratica del servizio so­ ciale sportivo deve quindi interessare la programmazione, il finanziamento, l'attua­ zione e la gestione, assicurando contem­ poraneamente l'esercizio di un diritto fon­ damentale dei cittadini e l'incremento di nuove forme di occupazione qualificata e diversificata.

6) La struttura del servizio sociale spor­ tivo dovrà partire dai consigli distrettuali, per esprimere, in ogni Regione, un Con­ siglio regionale dello Sport. A livello nazionale il coordinamento può venire effettuato da un Consiglio naziona­ le dello Sport, costituito dai delegati dei consigli regionali dello Sport e integrato dai rappresentanti di forme sindacali ed associative. I compiti a cui il servizio sociale spor­ tivo dovrebbe assolvere sono i seguenti: a) contribuire alla programmazione economica nell'àmbito della programma­ zione nazionale e regionale, per quanto attiene alle indagini e alle previsioni dei fabbisogni sociali di investimenti pubblici destinati al settore dello sport e delle at­ tività motorie, in relazione a criteri della massima redditività sociale degli interven­ ti, sia in funzione della utilizzazione dei servizi da parte di tutti i cittadini, sìa in funzione di criteri di incremento di occu­ pazione in attività qualificate e diversifica­ te di gestione dei servizi sociali sportivi; b) contribuire alla programmazione del territorio, nell'àmbito della program­ mazione nazionale e regionale degli stru­ menti urbanistici degli epti locali per la salvaguardia e utilizzazione dell'ambiente naturale ai fini dell'esercizio fisico dei cit­ tadini di ogni ceto sociale, per la fruizione delle aree, delle attrezzature e degli impianti destinati alla pratica dello sport e delle attività motorie nell’àmbito degli strumenti urbanistici, nel quadro di una concezione polivalente che fornisca gli strumenti per svolgere un insieme integra­ to di attività culturali, sportive, ricreative, in forme associative; c) fornire servizi e consulenze a li­ vello tecnico-organizzativo agli enti locali per la realizzazione e la gestione degli im­ pianti e delle attrezzature e per l'impiego degli investimenti sociali destinati allo sport e alle attività motorie; integrare la propria attività con le forme di gestione democratica della scuola, per quanto ri-

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guarda l'azione formativa e inoltre con le unità sanitarie locali per tutte le forme di sport indirizzate alla prevenzione della sa­ lute e ai fini sanitari; d) la gestione dei finanziamenti me­ diante appositi organi e con un controllo sull'istituto del credito sportivo, che va in­ crementato con l'attribuzione delle quote destinate allo sport, nelle forme di finan­ ziamento delle opere di urbanizzazione se­ condaria, per interventi pubblici e secon­ do la normativa delle leggi urbanistiche vigenti e inoltre con una regionalizzazio­ ne delle funzioni e della gestione del cre­ dito, sotto II controllo dei consigli regio­ nali dello sport; e) il coordinamento e l'unificazione dell'uso delle risorse, in una nuova stra­ tegia dell'utilizzazione dalle fonti di finan­ ziamento, comprensiva del gettito com­ plessivo del TOTOCALCIO, di ciò che vie­ ne attualmente disperso attraverso l'azio­ ne di vari ministeri, in modo da garantire i mezzi necessari allo svolgimento delle varie attività, ad ognuno secondo le ri­ spettive competenze; f) il sostegno dei programmi (anche attraverso la organizzazione di corsi per animatori) delle associazioni e degli enti di promozione sportiva attraverso i quali va soprattutto orientata l'attuazione dei compiti del servizio sociale sportivo, con una scelta che privilegi le forme associa­ tive, le iniziative e le attività di pratica sportiva che interessino la più larga base popolare, anche in collegamento con gli organi collegiali della scuola;

g) il controllo sulle attività del CONI e delle Federazioni sportive, la cui fun­ zione va ricondotta nell'àmbito delle sue specifiche competenze a livello olimpico, e il coordinamento dei relativi programmi nell'àmbito dell'attività del servizio socia­ le sportivo, con il superamento dell'attua­ le legislazione (legge n. 426 del 1942) che delega al CONI una tutela monopolistica delle attività sportive « comunque e da chiunque organizzate ».

Notizie e documenti

PROPOSTI PIU’ AMPI INTERVENTI DELLA CASSA Pubblichiamo il testo della proposta di legge e della breve relazione che l'ac­ compagna presentata il 15 aprile alla Camera dai deputati DC Lo Bello, Lat­ tanzio, Ascari, Di Giesi, Di Vagno, Pennacchini, Tantalo e Jozzelli. Come si può notare l’articolo unico della propo­ sta di legge si presenta più che altro come un « correttivo tecnico funziona­ le » del recente progetto approvato dal CIPE sugli impianti e attrezzature spor­ tive per il Mezzogiorno, con uno stan­ ziamento di 50 miliardi (cfr. Stadium n. 3 del 22-2-1975). Mentre l'iniziati­ va prevedeva un « intervento limitato alle zone particolarmente depresse e ai comuni montani delle regioni meridio­ nali », qui si mira a realizzare una « re­ te di impianti in tutto il territorio del Mezzogiorno », dunque anche nelle zo­ ne che non rientrino nelle voci sum­ menzionate. Ciò ad evitare che non si finisca per dotare di impianti sportivi solo quei centri semiabbandonati, sopratttuto dai giovani, e carenti di ben altre strutture economiche e sociali che non semplicemente di quelle sportive. ■ Onorevoli colleghi! E’ noto che il CIPE ha approvato nella seduta del 2 febbraio 1975 un progetto speciale per la realizza­ zione e l'ampliamento di impianti e attrez­ zature per l'esercizio di attività sportive nelle regioni meridionali. Ciò ai sensi dell'art. 3 della Legge 6 ottobre 1971, n. 853.

SCUOLA ADDESTRAMENTO BASKET Nel primo periodo estivo la Scuola Addestramento Basket diretta da Arnaldo Taurisano organizzerà a Cantù quattro campi di addestramento e di perfezionamento al basket per giovani dai 12 ai 18 anni. I campi avranno durata settimanale (15-21 giugno; 22-28 giugno; 29 giugno-5 luglio; 6-12 luglio), ma i partecipanti potranno iscriversi, a loro scelta, ad una o più settimane di ad­ destramento. Il programma delle lezioni prevede: lezioni tecniche e teori­ che di basket, partecipazione ad un torneo interno, dimostrazioni tecniche, nuoto per iniziandi e nuoto di diporto, visione di films a soggetto sportivo. Le quote pro-capite per ogni settimana di permanenza al cam­ po sono fissate in L. 116.000, suddivise in un versamento di L. 26.000 all’atto dell'iscrizione ed in un secondo versamento di L. 90.000 all’arrivo dell’allievo al campo. La quota dà diritto, oltre che alla frequenza alle lezioni, al vitto e alloggio in camera a due letti in hotel, all'assicurazione infortuni e ad una divisa del Centro Addestramento Basket. Le iscrizioni devono essere inviate, a mezzo raccomandata, ad Arnaldo Taurisano, via C. Cattaneo 67, 22063 Cantù (Tel. 704335).

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L'esecuzione del progetto è affidata alla Cassa per II Mezzogiorno che dovrà prov­ vedere al finanziamento a suo totale ca­ rico. La normativa vigente (legge 15 aprile 1971, n. 205, articolo unico e legge 3 di­ cembre 1971, n. 1102, art. 13) autorizza l'intervento della Cassa per il Mezzogior­ no per il finanziamento di opere civili, tra le quali i campi sportivi; un tale interven­ to è limitato alle zone particolarmente de­ presse e ai comuni montani delle regioni meridionali.

Il progetto speciale persegue le finalità di realizzare una rete di impianti in tutto il territorio del Mezzogiorno e quindi in zone e comuni anche se diversi da quelli sopra indicati.

Si rende, perciò, necessario estendere la portata delle norme, perché la Cassa possa finanziare gli impianti in questione a prescindere dalla loro localizzazione. La nota carenza di strutture del nostro paese assume dimensioni veramente preoc­ cupanti nelle regioni meridionali, dove i pochi impianti esistenti, gran parte dei quali presentano precarie condizioni di ma­ nutenzione, costituiscono appena la deci­ ma parte del fabbisogno. Tutto ciò deter­ mina gravi ripercussioni negative di ordi­ ne sociale, atteso l'insostituibile valore educativo e formativo dello sport, come strumento di sviluppo fisico e psichico dei giovani, oltre che come momento di ri­ creazione e di occupazione del tempo li­ bero.

Emerge, pertanto, l'esigenza di un pre­ ciso impegno da parte dei pubblici pote­ ri, in quanto gli impianti sportivi rappre­ sentano un servizio pubblico sociale a di­ sposizione di tutti i cittadini.

Appare perciò quanto mai opportuna l'azione di sostegno tecnico e finanziario che la Cassa per il Mezzogiorno potrà svol­ gere per il raggiungimento delle finalità sopra indicate, finanziando la costruzione, da parte degli Enti locali e di loro even­ tuali Consorzi, degli impianti e delle at­ trezzature sportive nelle regioni meridio­ nali. A tal fine è stato predisposto l’arti­ colo unico della presente proposta di legge. ARTÌCOLO unico

La Cassa per il Mezzogiorno è autoriz­ zata ad assumere a suo totale carico le spese per la realizzazione, da parte degli Enti locali e loro Consorzi, delle opere, attrezzature e impianti per l'esercizio di attività sportive, previsti dai progetti spe­ ciali di cui all'art. 2 della Legge 6 otto­ bre 1971, n. 853 ».


L’agricoltura cambia. Anche il trattore cambia Una chiave diversa dalle altre, per trattori diversi dagli altri: i nuovi Fiat 780 e 880, da 78 e da 88 CV, a 2 ed a 4 ruote motrici. I trattori più "avanzati" nella loro classe. Sono i trattori che bisognava costruire Perchè è cambiato il vostro modo di lavorare, cosi come è cambiato il vostro modo di vivere.

sibilità di gommatura e di zavorramento che li rendono adatti alla più vasta gamma di impie­ ghi. Quindi lo stesso trattore, opportunamente allestito, vi garantisce la massima economicità di esercìzio sia nei lavori pesanti che in quell' ausiliari.

Oggi passate più tempo sul trattore. Quindi è normale che chiediate più confort. I Fiat 780 e 880 hanno una piattaforma di guida, di tipo modulare, sospesa su tasselli di gomma in modo da assorbire urti e vibrazioni. Hanno più spazio per il guidatore. La strumentazione é più completa. La guida ri­ sulta più comoda e sicura. Vengono forniti di serie con telaio di sicurezza completo di tetto e, inoltre, la piattaforma è predisposta per il mon­ taggio della cabina di sicurezza climatizzata, ap­ positamente studiata.

Oggi un trattore deve poter lavorare senza sosta per anni ed anni. I Fiat 780 e 880 sono costruiti per durare. Abbiamo scelto tra i nostri motori Diesel quelli più collaudati ed affidabili. Abbiamo disegnato una nuova carrozzeria che protegge integralmente il motore da tutti gli agenti esterni. Abbiamo messo a punto uno speciale disco-frizione che resiste meglio all’u­ sura ed un sollevatore idraulico più affidabile perché ha un minor numero di parti in movi­ mento. Abbiamo adottato freni a disco con co­ mando idraulico. Nella versione DT abbiamo adottato un sistema di doppia trazione che oggi non teme confronti.

Oggi ogni lira investita deve rendere. I Fiat 780 e 880 sono i trattori più versatili della loro classe Infatti, grazie all'ampia dispo­ nibilità di potenza, sono previste numerose pos-

Oggi avete bisogno di un trattore nuovo, di un trattore diverso: un trattore così. I Consorzi Agrari vi aspettano per una dimo­ strazione pratica dei nuovi Fiat 780 e 880.

Fiat 780'880

nei CONSORZI AGRARI V


LA CORRIDA La corrida è proibita in quasi tutti i Paesi perché presenta uno spettacolo di morte: il toro infilzato dal torero. E' proibita anche perché non ci sono moltissimi interessi a livello internazionale intorno alla corrida: chi volete che ne abbia, al di fuori degli alleva­ tori di tori e degli organizza­ tori dello spettacolo? Invece le corse automobilistiche e moto­ ciclistiche di interessi ne han­ no tantissimi dietro, sicché so­ no ammesse in tutti i paesi del mondo. Perché? Ma perché c'è la pubblicità. Consumare: que­ sto è l'imperativo. E nel con­ sumare spettacolo del brivido, ecco che si organizzano le cor­ se motoristiche. Pensate: con la crisi del petrolio si sono fer­ mate le utilitarie per la gita fuori città degli operai ma non si sono fermate le corse. Bene, adesso in una bella do­ menica di aprile ci siamo mes­ si al televisore per le due ri­ prese dirette: da Madrid per l'automobilismo e da Imola per il motociclismo. A Madrid ab­ biamo assistito ad un tentativo sistematico di strage: Lauda e Ragazzoni che si urtano fortu­ natamente in un momento di scarsa velocità per cui rovina­ no soltanto le macchine. Hunt che si scassa contro un guard­ rail. Petterson che fa la stes­ sa fine e poi Stommelen che vola tra gli spettatori e fa una strage. Tutto in pochi minuti di una sequenza spaventosa; co­ me se avessero detto: pronti via! E dài ad ammazzarsi. La storia del circuito peri­ coloso di Madrid era nota a tutti, tanto che c’era stato un pronunciamento da parte dei piloti e una minaccia-ricatto da parte degli organizzatori: se non correte sequestriamo le mac­ chine! E le case che temevano la perdita delle vetture costo­ sissime di rimbalzo ai piloti:

se non correte siete i respon­ sabili! Ricatti e minacce. Bene: terminata con l'annul­ lamento della corsa l'allucinan­ te sequenza, ecco che il tele­ cronista fa il bilancio: quattro o cinque morti tra il pubblico. Stommelen ferito non meno di altri trenta feriti dei quali al­ cuni piuttosto gravemente. Un bilancio tutto sommato piuttosto fortunato visto come si sono svolte le cose. Il tempo di discutere circa i circuiti pericolosi e la perico­ losità delle corse ed ecco il secondo tempo della micidiale domenica: una domenica tutta da vedere in TV, naturalmente.

to fosse sembrato in un primo momento- potevano esservi tre o quattro morti e potevamo — come accadde due anni fa — aver perduto in una sola gior­ nata altri due grandissimi cam­ pioni. E' andata bene: c’è Qual­ cuno lassù che protegge l'uo­ mo anche da se stesso. La sera sentiremo parlare di circuiti pericolosi, il giorno do­ po leggeremo che le responsa­ bilità sono state accertate e che non è colpa delle corse: ma di un bullone svitato in un guardrail. Oh: questa del bul­ lone svitato! Sentiremo e leg­ geremo tante cose; certo anche che bisogna finirla con le cor­ se. E ci saranno gli addetti ai lavori (cioè quasi tutti, intor­ no alle corse) che diranno di no. Insomma le solite polemi­ che. Con le solite ovvie solu­ zioni: basta fare circuiti non pericolosi. lo ripeto: a cosa serve? Il motociclismo a far pubblicità a macchine che vanno in commercio ad oltre un milione I' una: per ragazzi che sono de­ stinati ad ammazzarsi o a rom­ persi le gambe sulle strade di tutti i giorni. E l’automobilismo? Quello non fa più pubblicità nemmeno alle case automobi­ listiche: chi se la compera una Lotus? Adesso l'automobilismo serve solo a fare la pubblicità alle sigarette: Marlboro? Guardate come brucia bene: e la macchina brucia.

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SECONDO TEMPO: LA CORRI­ DA — Imola, vediamo il feno­ meno Cecotto, ragazzo prodigio (sentite lo slogan che ci è en­ trato nel cervello) del nuovo motociclismo. Bene, Cecotto si fa una scivolata lungo una cur­ va e quando la sua motoci­ cletta tocca terra esplode e sembra una bomba al napalm: brucia tutto. Cecotto è salvo e tranquillo. Sulla pista i pi­ loti che seguono fanno il salto del cerchio di fuoco: hop! la! Il brivido in questa corrida pomeridiana è amministrato più saggiamente: ■ qui vi abbiamo fatto vedere Cecotto in un nu­ mero solitario, adesso vi fac­ ciamo vedere Cecotto e Agosti­ ni in un numero a due con la partecipazione di... ». C’è Salmi che vola in mezzo alla pista; Agostini lo urta e lo fa saltare. Vedo raggrinciandomi che un motociclista che segue urta il corpo del pilota in terra e vola a sua volta sulla strada: viene investito al volo come a un tiro a segno; vanno a terra altri. Sembra un'ecatombe. Barelle, autoambulanze, feriti. Il bilancio alla fine è meno grave di quan­

* SPORT SOCIALE — Sulla Gaz­ zetta dello sport c'è questo ti­ tolo: ■ Tutti parlano di sport sociale ma nessuno sa che co­ sa sia ». Ecco: è quello che non porta alle domeniche d’an­ goscia come quella che abbia­ mo vissuto: morti e morti, e feriti. E' quello che non de­ termina la violenza degli stadi. E' quello per il quale nessuno si farebbe ammazzare, nessuno pagherebbe una lira per ve­ derlo e soprattutto nessuno si prenderebbe a pugni perché c'è un rigore. Lo sport fine a se stesso, agonistico dunque, ma senza incentivi, senza pre­ mi. Che facciamo tutti, sempre e a tutte le età. Noi di Stadium lo sappiamo cosa è: e lo scri­ viamo da tanti anni. Gli altri, invece, se ne ricordano solo ai convegni, perché prima de­ vono pubblicizzare il • caso Ri­ vera » e il duello Cecotto-Agostini e la sfida delie Ferrari sul circuito di Madrid: all'ultimo morto.

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