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Stadium n. 6/1990

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MONDIALI

QUASI UN SOMMARIO

Questo numero di STADIUM giun­ gerà ai suoi lettori proprio mentre prende il via la grande sagra dei «Mondiali di calcio», che ormai da oltre due anni, nonostante tutto, nel bene e nel male, è diventato il tema dominante per la vita politica, socia­ le e amministrativa del nostro Paese.

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LA TERZA STRADA

L'ATTESA DELLE RIFORME

IN TANTI DI PIU'

di Aldo Notarlo

di Vito Cozzoli

Sportfesta CSI '90 estiva a Cesena­ tico dal 19 al 23 giugno.

di Donato Renato Mosella

4 UNA GIORNATA DA RICORDARE Il 25 aprile 1990, tutto il CSI impe­ gnato a ricordare lo sport per tutti con "Giocasport '90 Nonsolocalciò».

di Anna De Laura

20 RICORDARE TIENANMEN

di Andrea De Pascalis

a cura di Andrea De Pascale

di Valerio Ochetto

8 IL MONDIALE E LA SUA IMMAGINE

I libri

Medicina: SCOLIOSI di Antonio Spataro

24 PIER GIORGIO Frassati, un Santo per l'associazio­ nismo

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di Paola Springhetti

di Flavio Pedrotti

di G. Battista Gandolfo

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32 Cinema: SOGNI DI AKIRA KUROSAWA

TEMPO RITROVATO

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Formazione: STADIUMZSOCIETA' CAMPI SCUOLA

SPORT/SOCIETA'

di Angelo Bedani

di Domenico Volpi

di G Battista Gandolfo

Questo è un numero speciale a co­ lori e con più pagine: lo scopo, co­ me avevamo annunciato, è quello di consacrare alla memoria associati­ va e anche alla memoria storica del­ lo sport italiano la giornata dello scorso 25 aprile, che ha visto tutta l’Associazione impegnata a ricorda­ re alla gente che lo sport è gioco e che il gioco non è solo calcio. E stata una delle poche iniziative che in questo Paese, nel campo civile e anche in quello ecclesiale abbia ten­ tato di liberare l’evento sportivo dei «Mondiali» dalla grossa ipoteca di retorica e dal grande sfruttamento commerciale di cui si è gonfiato fi­ no a far sparire nella coscienza col­ lettiva anche il più pallido riferimen­ to a uno sport fatto di festa, di scambio umano, di confronto po­ sitivo e non nazionalistico o, addi­ rittura, razzistico. Del resto non sembra nemmeno in­ vitante l’atteggiamento di quegli «snob», per lo più sedicenti «intel­ lettuali» che sognano vacanze ai Caraibi o magari solo a Capalbio per sfuggire al pericolo di «morire di Mondiali». Per fortuna è facile riu­ scire a non morire di Mondiali, ba­ sta tutto sommato spegnere il tele­ visore (i morti, purtroppo, ci sono già stati nei cantieri di molte opere fatte in fretta e con tanti soldi); piut­ tosto rischiamo di più di morire di noia, se l’evento delle partite (pur ridotto, come è fatale, a spettacolo televisivo) sarà sommerso dall’enfa­ si e dalla retorica dei commentato­ ri improvvisati e dei pubblicitari in cerca di facili successi.

NONSOLOCALCIO invece è stato e continua a voler essere in queste pagine, un tentativo di ritrovare una dimensione umana anche a questo avvenimento. Ritrovare cioè un at­ teggiamento mentale che ci permet­ ta, se ci piace, di guardare le parti­ te dei «Mondiali» come uno spetta­ colo, speriamo, piacevole, ma sen­ za farci complici deH’operazionc di sfruttamento e di profitto industria­ le e finanziario che non può piace­ re a chi lo sport lo pratica sul serio. STADIUM


LA TERZA STRADA Il presidente del CONI avv. Gallai, nel nativo, tale unitarietà non si realizzereb­ rispondere al primo di questi tre interven­ be, anzi il mondo sportivo si spezzereb­ ti dedicati alla legge-quadro dello sport be in due tronconi. (Stadium 4/1990) ha scritto tra l’altro che L'altra strada, quella di fare unitarietà il CONI «con le parole, ma soprattutto dentro il CONI, rimarrà impraticabile con i fatti ha sempre riconosciuto il ruo­ finché il CONI non consentirà agli Enti lo degli Enti di promozione sportiva». di sedere nel consesso olimpico con il C'è molta verità nella sua affermazione, proprio nome e in rappresentanza ciascu­ lo riconosciamo doverosamente e volen­ no di se stesso, e non comprimendoli fi­ tieri. Il CONI, pure a suo modo e ma­ no a ridurli a delle astrazioni simboliche. niera, un po’ perché convinto e un po’ In questa logica, la proposta dell’avv. perché costretto, ha sempre sostenuto gli Cattai di costituire una Federazione de­ gli Enti, il cui presidente entrerebbe nel Enti di promozione sportiva. Ma ora il problema è di altra natura e Consiglio nazionale del CONI, è talmen­ non sembra facile farlo intendere al CO­ te incomprensibile da apparire provoca­ NI. Ora il problema non è di riconosce­ toria. Come si può chiedere agli Enti di re agli Enti qualcosa in più o di aumen­ annullare le proprie identità culturali, so­ ciali e sportive per far sedere nel Consi­ tare loro il contributo economico annua­ glio del CONI una sorta di loro bandie­ le. Questi erano (e sono) problemi di rap­ ra senza rappresentanza e senza poteri?! porto bilaterale tra CONI ed Enti. Ora, Tra l’altro, ingenerando un guazzabuglio invece, è in discussione un nuovo asset­ to dello sport: un assetto che tenga con­ to della nuova realtà sportiva, sociale, culturale e politica che in cinquant’anni (tanti ne ha la legge istitutiva del CONI), ANCORA SU è nata, cresciuta e s’è consolidata nel Pae­ LA LEGGE se; un assetto che faccia i conti con i nuo­ E GLI ENTI vi soggetti sportivi pubblici e privati che in questi anni sono nati, per cui il CONI non è più solo e non può più rappresen­ tare l’intera realtà sportiva italiana. Gli Enti di promozione sportiva ricono­ giuridico, poiché siederebbero fianco a scono, come dire, la primogenitura del fianco delle Federazioni di primo livello CONI e la sua meritata e necessaria cen­ (quelle del CONI che aggregano Società tralità, a patto però che quelli che gli sportive) e una di secondo livello (quella stanno intorno non siano ridotti a sem­ degli Enti, che sarebbe una sorta di Fe­ plici satelliti che brillano soltanto di lu­ derazione di federazioni di Società spor­ ce riflessa, ma possano contare per quello tive!). che storicamente hanno saputo realizza­ Bruciate queste due strade, dicevamo nel re e hanno meritato di rappresentare. precedente numero, ne resterebbe una Le strade per realizzare un nuovo asset­ terza, e la chiamavamo «mista», per in­ to sportivo di questa natura, dicevamo dicare che non passava né dentro né fuori nei precedenti due interventi sul tema, del CONI, ma ai suoi margini. non sono poi molte. È la strada di un Comitato paritetico Dal momento che l’unitarietà dell’asso­ CONI-Enti, ma non come quello attua­ ciazionismo sportivo è ritenuta da lutti le che è un organismo del CONI, bensì un bene irrinunciabile, è intanto eviden­ istituito dalla legge-quadro come stru­ te che fuori dal CONI, ad esempio con mento di raccordo tra il CONI e gli Enti gli Enti che fanno gruppo da soli, facen­ per ciò che riguarda la promozione spor­ do riferimento ad un organismo gover­ tiva e lo sport per tutti.

Proponemmo questa «terza via» già nel 1988, all’indomani del Congresso Olim­ pico e del punto morto a cui era giunto il confronto CONI-Enti. L’avv. Cattai si mostrò subito fortemente interessato e ne trasse ispirazione per costituire l’attuale Comitato per la Promozione e lo Svilup­ po delle A ttività Sportive-Ricreative (Co­ mitato paritetico CONI-Enti). Gesto importante, Usuo, e molto apprez­ zabile, ma questo Comitato «del» CO­ NI ha poco a che vedere con quello che noi proponemmo e torniamo a proporre oggi per la legge-quadro di riforma. Un Comitato come lo intendiamo noi, per rappresentare veramente una soluzione al problema degli Enti nella riforma dello sport, deve rispondere alle seguenti essen­ ziali condizioni: — istituzione e composizione stabilite dalla legge; — compiti, anch 'essi stabiliti dalla leg­ ge, riguardanti l’indirizzo e il coordina­ mento della promozione sportiva e lo svi­ luppo dello «sport per lutti»; — validità delle sue decisioni sull'intera area deH’associazionismo sportivo (CO­ NI, Federazioni ed Enti di promozione sportiva) e sull’organizzazione di inizia­ tive per lo sviluppo dello sport per tutti. Quest’organismo, presieduto dal presi­ dente del CONI, come per quello attua­ le, non intaccherebbe l’autonomia e l’i­ dentità di alcuno, mentre realizzerebbe l’unitarietà dell’associazionismo sportivo non soltanto simbolicamente, ma nella concretezza delle decisioni comunemen­ te assunte in merito alla promozione spor­ tiva e allo sport per tutti. Arbitro del ri­ spetto di tali decisioni potrebbe essere il Ministero del Turismo e Spettacolo. A noi sembra una soluzione molto più se­ ria del balletto che si continua a fare sul numero degli Enti che dovrebbero entra­ re nel Consiglio nazionale del CONI. Ci piacerebbe sentire pareri, critiche e pro­ poste al riguardo.

Aldo Notarlo

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QUELLO CHE SI PENSA DI GIOCASPORT E NON SI OSA ESPRIMERE!!!

bisogno di costanti e puntuali atten­ zioni e sollecitazioni. Per questo è importante che i ragaz­ zi arrivino preparati (e noi ci augu­ riamo che sia accaduto anche que­ st’anno) ai contenuti di cui via via viene «riempito» Giocasport, per essere pronti a recepirne gli aspetti più spettacolari del giorno della Fe­ sta arricchiti dall’incontro con altri gruppi. Se i contenuti non sono pro­ posti in modo chiaro e nel linguag­ gio dei ragazzi, Giocasport rischia di divenire la solita parata di autorità locali. Questo è il limite di questo genere di manifestazioni che ci permettiamo di ricordare anche se per fortuna ci sembra che nessuno vi sia incappa­ to. Anzi, abbiamo notato una gran­ de gioia nella preparazione e una di­ screta quantità di coraggio e di fan­ tasia nelle realizzazioni. Come potre­ te notare leggendo le relazioni delle «magnifiche 12» ma anche di qual­ che altra esperienza, il numero dei ragazzi coinvolti e degli adulti che più o meno passivamente hanno par­ tecipato o in veste di accompagnatori o di semplici curiosi, è stato elevato; anzi, in quelle città dove Giocasport si è giocato sulle piazze famose, ci si è trovati spesso di fronte a folle di adulti a spasso nel giorno di festa e ci si è rivolti a loro per i discorsi di contenuto. «Due piccioni con una fa­ va», come si suol dire. Di certo non fa male anche a chi ha passato l’età delle elementari o delle medie riflet­ tere sul senso di un’attività sportiva ben vissuta, alla propria testimonian­ za come genitori per insegnare che il tifo duro non è accettabile, che la tol­ leranza c l’accoglienza sono valori imprescindibili soprattutto in una so­ cietà che va verso la multirazzialità. L’accoglienza andava dunque sotto­ lineata soprattutto con un segno ini­ ziale che rendesse chiaro a lutti qua-

PRIMA CONSTATAZIONE... Non ci avete mai spiegato ilsenso del titolo « Giocasport ’90-Nonsolocalcio» ! IL SOSPETTO... Forse volevate creare un contromondiale? Oppure chie­ dere il brevetto di un nuovo calciosenzapalla? Insamma, fare polemica? LA RISPOSTA... Nulla di tutto questo. Volevamo semplicemente richia­ mare l’attenzione sul valore e sul significato dello sport, quello con la «S» maiuscola, quello fatto di sudore, fatica, ma anche di libertà e feli­ cità. Valori che le performances dei Mondiali confinano nel più remoto angolo di un cervello pensante ubriacato dalle indigestioni di TV. E ci siamo riusciti perché le attestazioni di amicizia e di stima, i consensi pio­ vuti dalle forze politiche e dal mondo sportivo ed ecclesiale e le richie­ ste di ripetere l’iniziativa ci hanno convinti che la strada da battere è questa! Anzi, siamo così orgogliosi e contenti che stiamo seriamente me­ ditando di rendere Giocasport un 'iniziativa permanente, mantenendo anche gli stessi partners: Caritas, Unesco e Ministero della Pubblica Istruzione. SECONDA CONSTATAZIONE... Ma allora lo fate apposta per darci altri grattacapi! Eppure lo sapete in quante e quali difficoltà ci dibattiamo nel gestire un Consiglio provinciale!! Sì, certo, ci siamo divertiti... ma che fatica! LA RISPOSTA... Ma ormai i contatti sul territorio sono (o dovrebbero es­ sere) attivati! Non c’è altro da fare che corroborarli, infittirli, renderli sempre più visibili e sistematici. Il resto lo fanno i ragazzi che, quando sono coinvolti in grandi imprese, rispondono sempre in modo entusia­ stico. LA DOMANDA DEL SECOLO... Ma insomma, dobbiamo fare sport con le partite, gli arbitri, i fischietti, le tute oppure creare intrattenimenti ricreativi per ragazzini? LA RISPOSTA... L’uno non esclude l’altro. A Cagliari da Giocasport for­ se nascerà un cinefonim per i bambini del quartiere di Sant 'Elia che. so­ no tanti e crescono sulla strada. A Torino lo sport è entrato nel carcere minorile. A Reggio Emilia il legame tra il campo sportivo e il centro oraioriate è molto stretto... e gli esempi potrebbero moltiplicarsi. E poi, non siete soli. Una volta messa in piedi una fitta rete di collaborazioni muoversi sul piano educativo e sportivo sarà estremamente più semplice. TERZA CONSTATAZIONE... Ci volete morti!!! LA RISPOSTA... Al contrario! Vi sappiamo e vi vogliamo vispi, tenaci, pro­ positivi e accoglienti!

le fosse il nostro stile di Associazio­ ne. Ci sembra che tutti abbiano ri­ marcato questo aspetto o donando le magliette o un segno di riconosci­ mento o anche semplicemente chie­ dendo il nome a chi si presentava per giocare.

E i giochi sono stati divertenti, tan­ to che anche i giornalisti o gli addet­ ti alle riprese si sono fermati, in al­ cuni casi, un po’ di più proprio per sapere come alcuni di questi giochi fossero poi realizzati. Ho citato, e non a caso, una particolare catego­ ria per sottolineare che la nostra pro­ posta è stata presa in seria conside­ razione da vari enti radiotelevisivi: dalla RAI alle TV private e questo grazie ai contatti che ciascuna città ha tenuto con il settore. Dalle imma-

gini del TG1, per esempio, si aveva chiaramente la sensazione di una bel­ la Festa al Pincio di Roma e si capi­ va che come a Roma tanti altri ra­ gazzini si stavano divertendo allo stesso modo in altre località. Non c’è nulla di male a farsi un po’ di pub­ blicità (visto che saremmo inquadrati in quella che si chiama «pubblicità progresso») sempre che abbiamo chiari i nostri obiettivi educativi. Non ci resta, dopo questa lunga disgressione, che ringraziare tutti voi per l’impegno e augurarvi che si moltiplichi esponenzialmente per le prossime edizioni visto che abbiamo già tante «brutte» vulcaniche inten­ zioni. Anna De Laura

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BARI «Sport e emarginazione» Lo sport è di tutti, anche di coloro che sono emarginati dalla società. Questa motivazione etica ha guidato la manife­ stazione «Giocasport» di Bari alla quale hanno preso parte circa 3000 persone, tra cui molti ragazzi audiolesi, nonvedenti e handicappati psichici. Per un giorno intero, i giovani del CSI hanno voluto sottolineare che lo sport può contribuire alla felicità di ogni uo­ mo, anche di quella del soggetto emar­ ginato, portatore di handicap. L’attivi­ tà sportiva infatti non può essere intesa esclusivamente come momento di riabi­ litazione psico-fisica deH’handicappato, ma come uno dei principali struménti di inserimento nella società. Presso l’istituto Dicagno Abbrescia, i cir­ ca mille ragazzi, divisi in 20 squadre, han­ no perciò dato vita a giochi in cui tutti hanno potuto manifestare la loro voglia di divertirsi, di conoscere nuovi amici, di vivere una giornata di gioia. Non sono mancati la riflessione e i momenti di pre­ ghiera con la S. Messa celebrata dall’Arcivescovo di Bari Mons. Minguzzi. I giochi sono proseguiti per tutta la gior­ nata, e al termine degli stessi ha avuto luogo la premiazione con premi e ricor­ di per tutti. Una vera festa, dunque, che ha esaltato il valore dello sport, consen­ tendo a tutti di vivere una esperienza edu­ cativa di alto livello, in cui si sono «mi­ scelati» elementi ludici ed etici, di incon­ tro e di partecipazione. Alla fine, la favola di Pinocchio è diven­ tata realtà: infatti i bravissimi ragazzi del­ la S.S. Lupi San Francesco di Triggiano hanno animato la manifestazione imper­ sonando i vari personaggi del racconto di Collodi e coinvolgendo i ragazzi, i qua­ li hanno fatto volare 500 palloncini, con­ cludendo la giornata in allegria e amici­ zia.

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BOLOGNA «Sport e discriminazione razziale

Sono stati più di 300 i ragazzi di 16 grup­ pi che si sono dati appuntamento ai Giar­ dini Margherita di Bologna per giocare e ribadire il loro diritto al gioco. 11 tema della manifestazione è stato «Sport e di­ scriminazione razziale» per ricordare ed aver presente che, nonostante il crescen­ te clamore suscitato daH’avvenimento mondiale, rimangono ancora molti pro­ blemi legati ad una vera e concreta fra­ tellanza tra i popoli. A Bologna, perciò, si è puntato allo svol­ gimento di giochi aperti a ragazzi di tut­ te le razze e le provenienze per riaffer­ mare che lo sport, se inteso e praticato correttamente, spinge al superamento delle differenze sociali e razziali. Poveri e ricchi, persone di ogni cultura c di ogni razza, possono trovare nello sport un momento privilegiato di incontro e di scambio. La manifestazione si è sviluppata su pro­ poste ludiche costituite da giochi di ac­ coglienza, di movimento e di animazio­ ne. Il pomeriggio è stato caratterizzato da una folla multicolore che ha seguito le evoluzioni dei ragazzi, i quali con il fazzoletlone fornito dall’organizzazione hanno svolto corse, tunnel, coreografie, giochi. Preziosa la collaborazione del

Provveditorato agli Studi, deir Assesso­ rato allo Sport di Bologna e del Genio Ferrovieri; poteva invece essere più pro­ ficuo il rapporto con ['Azione Cattolica Ragazzi e la Caritas. Al termine, tutti si sono seduti sul prato per una riflessione con il Consulente CSI Don Luigi Guaraldi sull’utilità educati­ va dello sport in riferimento ai valori del­ l’accoglienza e della solidarietà: assieme alle necessarie risposte sul piano dei di­ ritti, lo sport infatti può diventare un’ot­ tima occasione di scambio e di crescita per tutti.


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Il mondiale e la sua immagine

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Undici anni fa, quando un incidente alla centrale nucleare americana di Three Miles Island aprì anche in Ita­ lia il dibattito sulla sicurezza dell’a­ tomo, uno dei pochi scienziati capa­ ci di guardare oltre il problema tec­ nologico lanciò un dubbio: «li vero problema — disse — non è il nuclea­ re, ma il nucleare in Italia». Il saga­ ce uomo di scienza intendeva sotto­ lineare che mollo spesso, nel nostro Paese, i progetti più seri diventano pretesto per affari assai meno seri, e alla fine si risolvono in un rischio per la comunità. L'osservazione mi torna in mente in questa estrema vigilia- del Mondiale di Italia '90. Per mesi e mesi una fac­ cenda in fondo molto lineare — l’or­ ganizzazione di un grande spettaco­ lo sportivo — è stata elevata al ran­ go di questione nazionale, che l’ha trasformata in una contorta vicenda dai risvolti ora torbidi ora comici, ma certamente priva di senso della misura. Prima di metterci comodi in poltro­ na e di accendere il televisore, do­ vremmo forse rileggere alcuni capi­ toli di questo romanzo giallo-rosa svoltosi sotto i nostri occhi. Dovrem­ mo farlo non per il gusto di «gioca­ re contro il Mondiale», gioco che sa­ rebbe assai in voga — secondo certa stampa sportiva che non ama il dis­ senso — tra frange di «intellettuali farfuglioni, tuttologi, demagoghi e qualunquisti». Dovremmo farlo, in­ vece, per cogliere la manifestazione nella sua globalità, che non può es­ sere limitata allo spettacolo offerto dalla cinquantina di partite in pro­ gramma. Senza la pretesa di voler esaurire il tema, che offre dozzine di spunti, mi limito a riproporre, un po’ alla rin­ fusa, così come mi tornano alla me­ moria, alcuni dei fatti e misfatti perpretati in nome di Italia ’90.

ZOLLE D’ORO. Al termine del Mondiale il manto erboso dello Sta­ dio Olimpico sarà affettato in oltre 200.000 pezzi, che verranno poi «im­ balsamati» con l’aiuto di un conser­ vante e messo sotto vetro. Le «fetti­ ne di prato» saranno quindi vendu­ te, per alcune decine di migliaia di li­ re il pezzo, ai fortunati che vorran­ no far parte del costituendo «Club dei possessori del prato dei Mondia­ li». A dire il vero, non si tratta pro­ prio di una novità: per circa dieci se­ coli gli alchimisti hanno tentato di trasformare un pugno di terra in oro. Loro non ci sono mai riusciti, ma forse non avevano gli sponsor giusti. BIGLIETTI. Si viaggia verso il tut­ to esaurito, con un incasso globale di 180 miliardi, che andranno alla FI­ FA. Sono miliardi quasi tutti italia­ ni, poiché all’estero la vendita è an­ data malissimo. Secondo la FIFA, la responsabilità dell’insuccesso è inte­ ramente nostra, perché qui da noi è stata decisa la politica dei prezzi alti (oltre 30.000 lire il tagliando di cur­ va) e quella del «pacchetto turistico». Ne è uscita una strana miscela: la vendita dei biglietti all’estero, infat­ ti, è stata affidata in esclusiva ad una società italiana appositamente costi­ tuita, la ’90 Tour, che offriva il bi­ glietto solo come parte di un viaggio «tutto compreso», dal prezzo non proprio a buon mercato. Fosse riu­

scito, sarebbe stato un affare colos­ sale per la ’90 Tour. Ora invece gli albergatori piangono su una pioggia di prenotazioni disdette. TURISTI STRANIERI. Dovevano arrivare a frotte, portando valuta pregiata. Per fare bella figura con questi graditi ospiti, per «curare l’im­ magine», sono state prese decine di iniziative, con relativi investimenti. Poi si è scoperto che ai ricchi turisti stranieri non gliene fregava niente del Mondiale, o che preferivano veder­ lo gratis in televisione. Al loro posto arriveranno gli hooligans, che nor­ malmente non si distinguono nel fre­ quentare gli alberghi e i ristoranti. È dubbio, anche, che gli hooligans si attardino ad apprezzare «l’immagi­ ne» proiettata da Italia ’90.

HOOLIGANS. A proposito di tep­ pisti: quelli inglesi (ma se ne annun­ ciano anche di altre nazionalità) si preparano al soggiorno italiano ac­ quistando magliette con su scritto «thè nightmare returns» (l’incubo ri­ torna) e altre simili «magliette da guerra». Per vigilare sulla sicurezza del Mondiale 20.000 carabinieri e po­ liziotti saranno sottratti per circa 45 giorni ai loro compiti abituali.

ERARIO. Secondo una relazione fatta preparare dal Ministro delle aree urbane Carmelo Conte, è anco­ ra impossibile calcolare cos’è costa­ to all’erario il finanziamento delle opere infrastrutturali programmate in occasione di Italia ’90. Di sicuro, alla fine dei giochi il Governo e gli Enti locali avranno speso non meno di 6.000 miliardi, il doppio rispetto alle previsioni: l’urgenza del Mondia­ le (vera o presunta?) ha consentito che accadesse di tutto. Così anche le opere di indubbia utilità (e non tutte lo sono) costituiranno, dopo il Mon­ diale, motivo di rimpianto c di recri­ minazione. Ma l’ingiustizia era già


nell’origine delle cose: una nazione che ha bisogno del Mondiale per rea­ lizzare opere ritenute necessarie, che tipo di civiltà può esprimere? IMPIANTI. La costruzione e la ri­ strutturazione degli stadi del Mon­ diale hanno già superato il costo di 1.000 miliardi, contro i 660 miliardi dei preventivi. L’enigma della reale necessità di certi interventi non ri­ guarda solo i grandi stadi. A Manziana (5.000 abitanti, squadra di cal­ cio in seconda categoria) è stato co­ struito uno stadio da 10.000 posti do­ ve si alleneranno Costarica e Colom­ bia. A rendere ancora più amaro questo capitolo del Mondiale ci so­ no i ritardi che ancora frenano quel­ la parte della Legge 65/1987 che ri­ guarda gli impianti di base. La Leg­ ge 65 — per chi non lo ricordasse — fu presentata come una grande oc­ casione regalata dal Mondiale a tut­ to lo sport italiano: oltre ai 400 mi­ liardi per gli stadi del Mondiale (e sappiamo che ce ne sono voluti più del doppio), la Legge prevedeva lo stanziamento di altri 2.400 miliardi in tre anni per gli impianti di base e per i piccoli impianti destinati allo sport agonistico. Per motivi burocra­ tici, proprio i fondi destinati agli im­ pianti di base sono stati bloccati o erogati in minima parte. VITA UMANA. Nei cantieri del Mondiale ci sono stati 678 incidenti, di cui 24 mortali: una media del 3,5% di mortalità, che è quindici vol­ te superiore alla media usuale. «Que­ sto significa — ha detto il Ministro Conte nella sua relazione — che si è lavorato in maniera approssimativa e senza assumere le dovute misure di sicurezza...». L’urgenza del mondia­ le non è costata soltanto miliardi.

COL. È il Comitato organizzatore del Mondiale. Luca di Montczemolo, che lo dirige, ha fatto notare — attraverso raffiche di dichiarazioni

stampa — che sperperi, abusi ed ec­ cessi non sono colpa del Mondiale, bensì del sistema; il COL ha fatto so­ lo il suo dovere, quello di organizzare il Mondiale in stadi perfetti, per con­ sentire all’Italia di fare bella figura con il resto del mondo. È tutto ve­ ro: sono vere le colpe del sistema; ma è anche vero che il COL è stato il pri­ mo promotore della favola della «grande occasione da non perdere», che ha poi consentito le «strategie dell’urgenza». Non dimentichiamo neanche che il COL non lavora a pu­ ro beneficio della nazione: raccoglie­ rà, per conto della Federcalcio, con­ grue percentuali sulla vendila dei bi­ glietti e su ogni genere di pubblicità e di attività commerciale legato al Mondiale. 1 suoi utili si conteranno in decine di miliardi. PROTESTE. Nonostante l’impo­ nente sforzo promozionale (o forse proprio per questo), il Mondiale ha suscitato anche proteste di gruppi e categorie. A Roma 101 cittadini di ceto diverso si sono costituiti come «Comitato italiano di difesa dai Mondiali» ed hanno promesso «cla­ morose» azioni di disturbo per pro­ testare contro «il dominio culturale del dio-pallone». Hanno promesso ancor più clamorose azioni di prote­ sta durante il Mondiale gli extraco­ munitari che soffrono la miseria nel­ l’indifferenza generale. Ha già pro­ testato, invece, l'Associazione nazio­ nale Magistrati, amareggiata perché «mentre per i Mondiali di calcio si è saputo predisporre un piano di inter­ venti straordinari... analoga atten­ zione e impegno non sono stati de­ dicati per garantire ai cittadini il di­ ritto costituzionale alla giustizia». SPONSOR. Italia ’90 conta sul so­ stegno di 10 grandi sponsor. Le loro etichette sono note ed è inutile citar­ le. Meno noto è lo scopo che li muo­ ve. Non si tratta, come potrebbero

sospettare i male informati, di im­ porre meglio i loro marchi all’atten­ zione del pubblico per vendere di più in futuro. «I loro nomi — si legge sul programma ufficiale di Italia ’90 — trionferanno intorno al campo da gioco in ognuna delle 52 partite, in­ stillando il concetto di calcio univer­ sale ai telespettatori». Chissà quale sarà il nesso tra una bibita in lattina e il calcio universale. E chissà quale sarà il concetto instillato dal Mondia­ le a quei romani che lo sport prefe­ riscono praticarlo invece di guardar­ lo: la Giunta comunale di Roma, in­ fatti, mossa dal desiderio di evitare intralci al tranquillo svolgersi del Mondiale, ha proibito qualunque manifestazione sportiva nel centro cittadino dal 1 giugno al 15 luglio.

IMMAGINE. Per farci inghiottire la baraonda legata all’organizzazione di Italia ’90 ci è stato ripetuto sino alla nausea che si trattava di un’oc­ casione importante per migliorare l’immagine dell’Italia agli occhi del mondo. Per fortuna il mondo ci guarderà solo in televisione, dove po­ trà vedere dodici stadi ultraconfortevoli. I pochi tifosi stranieri che ver­ ranno in Italia, se riusciranno a met­ tere il naso fuori dal «tutto organiz­ zato», troveranno stadi moderni, ma anche musei chiusi, monumenti tran­ sennati, strade sfasciate e ospedali fatiscenti. Speriamo che non se ne accorgano. E speriamo che i giorna­ listi stranieri che sfrecceranno da una città all’altra sui treni speciali messi a disposizione dalle Ferrovie, nella speciale Carrozza Stampa & Confe­ renze, con tanto di aria condiziona­ ta, computer e telefono a disposizio­ ne, speriamo che questi potenziali critici non sappiano mai che ancora oggi ai pendolari del Meridione può accadere di fare via crucis sui treni dai sedili di legno e privi di riscalda­ mento. Ma dopo tutto, si sa, «fare immagine» è anche questo: suggeri­ re la sensazione di ciò che non c’è. Se non siete d’accordo sull’utilità di questo costoso ed eccessivo bluff, state attenti: sarete messi nel nume­ ro dei farfuglioni demagoghi, e non sarete perdonati neanche se seguire­ te con passione il Mondiale vero, cioè tutto il calcio giocato che Italia ’90 sarà in grado di offrirvi. Chissà, forse sarete espulsi per sempre da tutti gli stadi d’Italia. Andrea De Pascalis

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CAGLIARI «Sport e non violenza» Quartiere Sant’Elia. Uno dei quartieri più difficili di Cagliari. Eppure si è ani­ mato dalle grida di circa duecento ragaz­ zini che hanno risposto al nostro invito. A dire il vero, la mattina presto non era­ vamo poi molti, ma sono stati gli schia­ mazzi di chi stava già correndo, saltan­ do, cantando, a richiamare adulti e bam­ bini a giocare. Il campo di calcio, unica struttura esi­ stente nel quartiere, si è presto riempito dei giovani atleti vestiti delle nostre co­ lorate magliette. Tanti i giochi, tanta la musica, un po’ di confusione ma anche momenti di riflessione come la S. Messa celebrata nella Chiesa del quartiere (si può guardare il mare dall’altare!), dall’Arcivescovo di Cagliari mons. Alberti che ha richiamato tutti i bambini sul te­ ma della giornata «lo sport e la violen­ za», sui rischi di una tifoseria troppo ac­ cesa, sul clima di solidarietà e di amici­ zia che si deve invece instaurare nei rap­ porti interpersonali, oltre che di gioco. Temi tanto più interessanti visto che Ca-

gliari ospiterà Inghilterra, Irlanda e Olan­ da. Peccato che ad ascoltarlo non ci fossero anche i supporters del Cagliari che ave­ vamo invitato ma che, all’ultimo momen­ to, non sono stati capaci di resistere al richiamo dei rossoblù impegnati in un’a­ michevole a Nuoro. Sarà per la prossi­ ma volta!

L’occasione ha comunque dato l’oppor­ tunità di riportare l’attenzione sul quar­ tiere trascurato e abbandonato di Sant’E­ lia che ha sentito, con questa festa, un po’ di calore. Le allegre e un po’ caotiche premiazioni hanno chiuso verso le 13 la giornata di gioco con un arrivederci alla prossima edizione di Giocasport. //

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GENOVA «Sport per tutti»

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A Genova, Giocasport ha voluto real­ mente promuovere lo «sport per tutti». Sono ancora pochi, soltanto una picco­ la minoranza, coloro che praticano e vi­ vono in prima persona l’esperienza spor­ tiva. Certo, molto di più rispetto al pas­ sato, ma ancora troppo pochi per un’at­ tività che dovrebbe essere concretamen­ te al servizio di tutti i cittadini. Ecco perché nel capoluogo ligure si so­ no volute creare le possibilità per offrire una giornata di sport e di libero diverti­ mento a tutti i ragazzi. Dopo un breve momento di riflessione e di preghiera coordinato da Mons. Caviglia, i bambi­ ni hanno dato vita ad una singolare com-

petizione: una prova di orientamento tra il verde dei Giardini Brignole. Successivamente, le sei squadre si sono confrontate nel grande percorso «Gioca­ sport», reso talmente interessante ed av­ vincente dalla grinta e dalla gioia dei ra­ gazzini che questo frizzante ed insolito spettacolo, nel rettangolo verde di fron­ te alla stazione quotidianamente circon-

dato dal traffico citta­ dino, ha attirato l’at­ tenzione e la curiosità di tanti passanti. Nel pomeriggio, dopo l’esibizione di un’«attrazione» che ha pro­ posto comici numeri di magia, sono prose­ guiti i giochi rivolti soprattutto ad esal­ tare il movimento e le qualità espressive dei ragazzi, con attività coinvolgenti e fi­ nalizzate a privilegiare il momento comu­ nitario. Alla fine, l’arrivederci ad altre occasioni di condivisione fraterna, con il lancio dei gomitoli che ha generato un groviglio inestricabile di fili e colori con­ cludendo con un girotondo finale il gran­ de meeting sportivo.


MILANO «Sport e l’Europa dai nuovi confini» Lo scenario europeo sta cambiando e lo sport non rimane indifferente ai muta­ menti della società. E Milano non è ri­ masta insensibile al progressivo e spetta­ colare allargamento degli orizzonti e delle culture ai fratelli dell’Est. L’appuntamento per giocare a Giocasport ’90 «Lo sport e l’Europa dai nuo­ vi confini» era per tutti in Piazza del Co­ mune, dietro al Castello Sforzesco e ad un passo da Piazza Sempione, la più cen­ trale e suggestiva area verde della città. A rappresentare i popoli dell’Est in cam­ mino verso la democrazia, è giunto a Mi­ lano il Plomien di Milowice, società po­ lacca, con le proprie formazioni di pal­ lavolo maschile e femminile. Belle le par­ tite con le nostre squadre milanesi: la Mediolanum Gonzaga e una selezione di squadre CSI femminili. Oltre duemila persone si sono divertite nel pomeriggio a tifare ed incitare ora Lu­ na ora l’altra squadra, mostrando di aver ben capito il clima di festa tipico di Giocasport. La mattinata è volata tra giochi sportivi di vario genere (palla base, palla boc­ cia...), un’esibizione di free style con i campioni europei del Freesby Bombay Beach di Rimini e poi ancora una Cac­ cia al tesoro che consisteva nella ricerca di oggetti un po’ singolari al fine di con­ quistare parti di un grande puzzle raffi­ gurante l’Europa unita.

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TEMPO RITROVATO

G. Battista Gandolfo

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Non molto tempo fà in Vaticano e a Genova è stata organizzata una mo­ stra di icone russe, ispirate a simboli e a figure, dove Cristo, la Madonna e i santi si rifrangono con i ritmi del­ la gloria e della serenità interiore. Con i moduli di una spiritualità in­ tensa, abbinata fin dagli inizi a una visione religiosa e filosofica del mon­ do. Basta osservare, per rendercene conto, che il cardine biblico su cui si fonda cpiest 'arte, del resto attenta e fedele alla tradizione della Chiesa, si appoggia alla dottrina dei primi con­ cili e alla teologia dei Padri. Contem­ poraneamente non si possono legare alcuni lineamenti estetici, interpretati spesso con i termini neoplatonici, particolarmente vicini agli accenti di Plotino. Sorge così una concezione dell’uni­ verso costituita da due mondi sepa­ rati, ai quali l’uomo partecipa con la sua natura sensibile e con l'anima. S’inserisce fra i due poli con l’inten­ zione di vincere il dato fisico e la re­ lativa condizione di peccato, per rag­ giungere il vertice, dove si situa il di­ vino e il suo mistero. «L’uomo», scrive Egon Sendler, «preso dal timo­ re del peccalo e della morte, pone tut­ ta la sua speranza nella vita eterna». Sta forse in questa frase il segreto e la spiegazione del godimento interio­ re e della pace che nascono dal con­ templare le icone. Difatti in queste particolari immagini d’arte si collo­ ca uno spirito religioso così profon­ do, da sconvolgere l’animo umano. Scaturisce la sensazione del tutto cri­ stiana che con l’incarnazione l’uomo più delle altre creature è innalzato verso Dio. «Il Verbo, che è Dio, si è fatto uomo perché noi potessimo essere divinizzati», suggerisce S. Ata­ nasio. L "Incarnazione supera o per lo meno riabilita l’antico dualismo del­ l’anima e del corpo. Ciononostante il peccato e la morte pesano ancora sulla coscienza della persona, fino a quando ci si accorge che l’unica so­ luzione sono la fede e l’imitazione di

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Cristo, rese possibili attraverso una preghiera intesa come aito di comu­ nicazione e di ascesi. Difatti con l’in­ vocazione e con il silenzio l’uomo si libera dai vincoli egoistici del mon­ do e del potere, per immergersi nella confidente attesa della divina illumi­ nazione. Ne rendono testimonianza le icone degli stilisti, definite da al­ cuni come «le forme terrestri dell’an­ gelo», ma soprattutto i movimenti monastici orientali, ai quali non a ca­ so hanno aderito not i personaggi del­ la vita pubblica russa, dall’imperato­ re Niceforo Foca a Michele IV, a Teofano. È forse l’abisso di tale spiritualità a suscitare verso la sfera dell’icona l’in­ teresse e la stima dell’uomo contem­ poraneo, che a sua volta sente il bi­ sogno di una presenza o di un 'ispi­ razione religiosa. Egli avverte, come ebbe a sottolineare Niceforo Blemmita nella sua Epistula universalior et ad multos, che occorre immergersi nel quotidiano e in tutte le sue pie­ ghe. Bisogna vivere bene l’esperien­ za di ogni giorno, per conservare le «energie per la contemplazione per la quale, a dire il vero, siamo nati».

Oltre 500.000 copie in tre mesi. Un pro­ babile film. Decine e decine di articoli, di i studi sociologici e psicologici, polemiche | roventi, dibattiti radiofonici e televisivi. È il bilancio di un'impresa editoriale impre­ vista e improvvisa: il libro leggero e diver- i tenie, intitolato «IO SPERIAMO CHE ME LA CAVO», che secondo quanto è scritto nell'introduzione, raccoglie i temi di una classe elementare di ARZANO, I presso Napoli: temi scritti metà in dialet­ to c metà in italiano, spesso esilaranti per la loro spontanea comicità (quasi delle ; «barzellette» tratte dall'attualità, come le ha definite Miriam Mafai), qualche volta ; poetiche nella loro ingenuità... i II curatore di questa raccolta, il maestro elementare Marcello d’Orta, assicura, sem; pre neH'introduzione, c poi in innumere■ voli interviste alla radio, in televisione, su ! tutti i giornali, di garantire ll'autenticità ’autenticità dei !‘ temi... e l’improvviso successo di pubbli­ co del modesto libretto di 150 pagine, rap­ presenta ben presto la novità dell’anno. Il titolo del libro, diventa quasi un luogo co­ mune, come pure l’aggettivo «sgamba­ to», usato da uno dei bambini per descri­ vere la sua casa, la sua scuola, il suo paese. Tutto bene, senonché... Il successo del libro rappresenta anche un notevole incremento dei diritti d’autore che, stando alle cronache, hanno raggiunto e superato il miliardo di lire, senza conta­ re gli attesi probabili diritti cinematogra­ fici e televisivi... A questo punto i genitori dei ragazzi di Arzano, definiti autori dei temi, pensano che non sia giusto che tutti quei soldi vadano in tasca al maestro, che, usando quei te­ mi, ha raggiunto una eccessiva notorietà. Apriti cielo! Tutta l'intellettualità italia­ na si scatena per difendere i diritti del «maestro» come autore: guai a toccare i suoi diritti... in fondo è stato lui a scopri­ re quei temi, e a riscriverli. E qui, casca l'asino, che nel caso specifi­ co è il maestro: il quale, in contraddizio­ ne con quanto lui stesso ha scritto nell’in­ troduzione e in decine di articoli e di in­ terviste, dichiara che non è vero niente: i temi non sono dei ragazzi di Arzano. Li ha inventati lui, mettendo insieme frasi sparse, raccolte da vari temi, in varie scuo­ le dove ha insegnato. Ed è evidente che il signor maestro ha detto una bugia: 0 quan­ do ha scritto l'introduzione al suo libro, per garantirne il successo; 0 quando ha af­ fermato il contrario per intascare da solo gli ingenti diritti d’autore. Qualunque sia l’esito giuridico della fac­ cenda, la bugia resta comunque: e i ragazzi ( di Arzano, oltre alle case, alla scuola e al paese, si trovano ad avere anche un mae- ■ stro «sgarrupato». È lecito perciò fare il tifo per loro, al di là del caso letterario che commuove, per lo più e in ritardo, il mon­ do tutto sommato ristretto degli intellet­ tuali di professione. E.G.


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STADI UM/SOCI ETÀ' di Angelo Bertoni Secondo l’istituto Cattaneo di Bolo­ gna, specializzato nella rilevazione dei fatti sociopolitici e certamente «al di sopra delle parti» i termini di con­ fronto per valutare i risultati eletto­ rali andavano ricercati nelle prece­ denti consultazioni regionali, aggior­ nati e «corretti» con le tendenze emerse nelle successive elezioni poli­ tiche. Insamma, prima (e non dopo> era stata indicata la soglia al di qua della quale i partiti dovessero ritener­ si perdenti, e al di là della quale, in­ vece, vincenti. Queste «soglie» era­ no per la De, il Pei e il Psi rispettiva­ mente il 32,7 per cento, il 26,5 e il 16,6. I risultati parlano, invece, del 33,3, del 24,4 e del 15,3. Vi è dunque una flessione significa­ tiva del Pei, del resto prevedibile; un insuccesso del Psi, reso tantopiù si­ gnificativo dal voto di Palermo (che non viene considerato in questi dati regionali); e una buona tenuta della De che tuttavia resta su livelli tra i più bassi della sua storia quarantennale. Ma il dato certamente più significa­ tivo è rappresentato dalla frantuma­ zione del voto, dai voti non espressi e dal successo della Lega Lombarda e dei Verdi; ma anche di cacciatori e pensionati. In concreto il partito della De ha pre­ so circa dieci milioni e mezzo di voti su oltre 46 milioni di elettori poten­ ziali, quando treni 'anni fa, su meno di trentasei milioni, ne ottenne dodi­ ci e mezzo. Questa cifra la dice lun­ ga sul cammino percorso in questi anni, certamente un cammino all’indietro. I cittadini e i partiti sono più lontani tra loro; i partili, ed anche quello che conserva largamente la maggioranza relativa, esprimono un minore consenso anche in termini quantitativi. Non vorremmo neppu­ re azzardare un’analisi sull’aspetto qualitativo di tale consenso. Quali ragioni hanno portato la vita politica a volare così basso? Perché i cittadini sono andati a votare mal-

LA POLITICA COME PROGETTO volentieri ed hanno spesso cercato di esprimere una qualche protesta? Sembra di poter indicare almeno tre ordini di ragioni: l’insufficienza cul­ turale e l’incapacità di proporre un «progetto». La scarsa credibilità del­ le persone candidate. L'insufficien­ za delle regole elettorali, che favori­ scono la frantumazione e obbligano i cittadini a sottoscrivere una delega in bianco. Anzitutto l’insufficienza di «proget­ to»: non c ’è stato dibattito, durante la campagna elettorale, sui grandi te­ mi della politica e della amministra­ zione delle città e delle regioni. Ep­ pure sarebbero temi concreti, vicini alla vita dei cittadini. Quando, oltre veni'anni fa, nacquero le regioni sembrava che si potesse avviare una nuova realtà politica di grande respi­ ro, capace di operare efficacemente mettendo i cittadini in grado di sen­ tirsi davvero partecipi. Invece si so­ no sentite proposte mediocri e si è vi­ sta una prassi burocratica e cliente­ lare che contribuisce ad allontanare i cittadini dalla politica. Anche i grandi parliti con maggiore tradizio­ ne storica e culturale, come la De, hanno abbandonato i grandi disegni politici di rinnovamento e sembrano sempre meno impegnati a guidare il futuro della società limitandosi inve­ ce a subirlo. In secondo luogo i cittadini non pos­ sono non valutare criticamente il ti­ po di candidati che vengono loro pre­ valentemente proposti dai parliti. Certo vi sono eccezioni (e infatti a Palermo, in presenza di un candida­ to prestigioso e credibile come Leo­ luca Orlando, il suo partito ha rea-

lizzato un vero exploit) ma normal­ mente nomi e curricoli dei candidati non erano tali da riscuotere fiducia o entusiasmo; e il giudizio sulla qua­ lità della attuale classe politica, an­ che a livello amministrativo, è assai pesante. Talora non si tratta neppu­ re di giudizi sulle singole persone, ma sul «tipo» umano proposto dai «po­ litici» su scala locale. Se si vorrà ri­ costruire un rapporto di fiducia bi­ sognerà cambiare profondamente i meccanismi di selezione della classe politica e mettere i migliori (cioè quelli che non puntano sulle cliente­ le e la corruzione) in condizione di battersi ad armi pari con gli altri. Infine il problema delle regole, in par­ ticolare della legge elettorale. Non c ’è dubbio che attualmente è incoraggia­ ta la moltiplicazione dei partiti, che ot­ tengono una rappresentanza (spesso decisiva ai fini della formazione di maggioranze risicate) per quanto mi­ nima sia la loro rappresentatività. I partiti hanno le mani libere di pro­ mettere agli elettori uno scenario di alleanze e poi magari di realizzarne uno assai diverso. I cittadini non han­ no alcuna garanzia che le preferenze da loro indicate siano effettivamen­ te rispettate. Il sistema resta ingover­ nabile anche quando i «numeri» ga­ rantirebbero solide maggioranze: ba­ sta che qualche persona o gruppo in­ terno all’uno o all’altro partito si metta a fare le bizze. Oggi il vero pericolo non sono più le ideologie totalitarie né le culture anticlericali e forse neppure il «capita­ lismo d’assalto». Il vero pericolo è che le cose restino così come sono e che la società si trovi guidata da un sistema e una classe politica che non sono all’altezza delle sfide che il Pae­ se deve affrontare per essere più giu­ sto, più libero e più moderno. Per uscire dalle difficoltà di oggi la sfida è dunque sul progetto, sugli uo­ mini e sulle regole. Quale sarà la for­ za politica capace di farsi carico di questi punti cruciali?

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FIRENZE «Sport e tutela dell’ambiente» «Giocasport» a Firenze ha significato «orienteering». Il tema «Sport e tutela dell’ambiente» è stato sviluppato con una gara di orientamento nel centro storico, organizzata in collaborazione con la F.I.S.O., che ha entusiasmato i ragazzi, molti dei quali alla prima esperienza con questa nuova disciplina sportiva. È sta­ to sicuramente un modo corretto per ve­ nire a contatto con l’ambiente cittadino, nel pieno rispetto degli altri e con altret­ tanto rispetto verso l’arredo urbano, oggi troppo spesso vittima dell’insensibilità della gente.

casione per venire a contatto con le diver­ se realtà sociali ed etniche che oggi, non senza tensioni, convivono nella città fio­ rentina: dai venditori ambulanti extraco­ munitari agli anziani del quartiere. Tutti hanno mostrato simpatia verso di noi e solidarietà con il nostro messaggio di sport-divertimento. Un particolare ap­ prezzamento va alla Amministrazione Comunale di Firenze che ha concesso il proprio patrocinio all’iniziativa, oltre ai necessari permessi per la pacifica «occu­ pazione» di un luogo cosi importante co­ me S. Croce.

Un significativo evento è stato l’aver tra­ sferito in città uno sport che, in genere, ha nei boschi, in ambienti meno inqui­ nati, il proprio naturale terreno di gio­ co, ed essere riusciti a farlo con giusto equilibrio, cosi da garantirne un corret­ to svolgimento anche per le strade di Fi­ renze, solitamente invase dal traffico au­ tomobilistico e pedonale. Grande curiosità ha suscitato l’iniziativa anche fra i turisti stranieri. Ma la mani­ festazione ha costituito soprattutto un’oc-

Con la giornata del 25 aprile, il CSI ha saputo dimostrare che lo sport è gioco ed effettivamente «nonsolocalcio»: si può stare insieme, ci si può divertire, si può fare sport anche senza un pallone tra i piedi. x

VERONA «Sport e vivere sani»

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Mettete centinaia di ragazzi, genitori ed accompagnatori in una piazza medieva­ le, aggiungete tanti animatori in gamba, uno speaker fantasioso, della musica e tanta voglia di giocare e di divertirsi, ed è subito «Festa». Nella suggestiva Piazza Dante, a Vero­ na, oltre quattrocento ragazzi, all’inse­ gna del tema «Sport e vivere sani», han­ no riaffermato ancora una volta che l’at­ tività sportiva offre tanti stimoli e mol­ teplici possibilità per star bene con noi

stessi e con gli altri, nel corpo e nel­ l’anima. I ragazzi del CSI e dell’Azionc Cattoli­ ca, ma anche tanti giovani che occasio­ nalmente passavano per la Piazza, e che sono stati contagiati dall’allegria e dalla voglia di far festa, con giochi semplici c accattivanti hanno dimostrato che basta

poco per un sano divertimento e che il gioco è ancora uno dei fattori di maggio­ re aggregazione tra i ragazzi. Significativo, in questo senso, è stato il gioco finale, con dei gomitoli di lana di tutti i colori che venivano lanciati nella piazza verso i partecipanti e verso i pas­ santi e i turisti, a voler significare che il gioco è festa, è gioia, è unione. Il tutto sotto lo sguardo, questa volta divertito, del Sommo Poeta.


NAPOLI «Sport e festa»

Alle ore 6,30 del 25 aprile, i nostri venti­ cinque eroi si sono incontrati in Villa Co­ munale per poter preparare la Festa. Sul­ le prime, insieme a tanto sonno, c’era molta tensione dovuta al numero di ra­ gazzi che di li a poco sarebbe venuto. Ma per incanto, tutto è scomparso quando si è incominciato a lavorare. Ma ecco che il momento fatale arriva, precisi più che mai i mille (non garibal­ dini) arrivano e, pensate un po’, erano capeggiati da quel burlone di... Pinoc­ chio che per tutta la mattina ci ha fatto impazzire con le sue burle. Dopo aver indossato le maglie offerte, i ragazzi hanno iniziato il loro cammino attraverso le dieci aree gioco a loro di­ spozione (BMX, gimkana, percorso mi­ sto, miniatletica, minibasket, pallabase, bandiera genovese, tiro alla fune, bian­ co e nero, staffetta) ed è qui che la Festa ha avuto il suo momento magico esplo­ so quando Pinocchio, raccolta tutta la sua allegra compagnia, si è avviato ver­ so la nostra postazione (erano le 12) da dove ha cominciato a prendere forma la ragnatela del «Grande gioco» che reste­ rà nei nostri ricordi e in quelli dei ragaz­ zi come una delle esperienze più belle e suggestive. Infatti, i colori delle bandiere di squadre mondiali sono stati miscelati a ragnatela formando una sola insegna: quella della solidarietà che non conosce né popoli né razze ma ci unisce tutti fraternamente. Erano le 13 circa quando le autorità in­ tervenute hanno portato il loro saluto e i ragazzi sono stati premiati mentre in­ tonavano l’inno di Giocasport. Ci siamo poi salutali ed è in questo momento che abbiamo udito i mille bisbigliare: ma quando faremo un’altra Festa?

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L’attesa delle riforme Il sistema politico italiano è «mala­ to». La società c le persone cresco­ no mentre le istituzioni non riesco­ no a tenere il passo se non con gran­ dissimo affanno. Tutto ciò genera di­ stacco e disaffezione del cittadino verso la politica, considerata sempre più lontana dagli interessi e dalla fi­ ducia dell’opinione pubblica. Di qui l’esigenza di adeguare il mec­ canismo di decisione politica ai gran­ di cambiamenti della società contem­ poranea, di qui la necessità di rende­ re le istituzioni capaci di decidere in tempi rapidi e in modo efficace. In questo momento, le riforme isti­ tuzionali vengono perciò ad atteg­ giarsi come una specie di ultima ri­ sorsa, come un «toccasana» per usci­ re dal degrado della politica. Il dibat­ tito sui mutamenti dei meccanismi istituzionali caratterizza da circa un biennio la vita politica del Paese: ma siamo finalmente in presenza di una reale volontà di cambiamento o al­ l’ennesima contesa verbale all’inter­ no del già logoro gioco politico? Esiste infatti il rischio dell’inconclu­ denza e del nullismo nella ricerca tra le forze politiche di accordi che non intacchino ed anzi potenzino le «ren­ dite di posizione» di ognuna di esse, in rapporto al ruolo attuale

I REFERENDUM SULLE LEGGI ELETTORALI

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Al momento poi, il dibattito sembra animarsi. Le proposte di Repubbli­ ca presidenziale e di elezione diretta del Capo deio Stato da una parte e il lancio della campagna per il refe­ rendum di modifica delle leggi elet­ torali dall’altra vengono a stimolare ancor più il dibattito sul processo ri­ formatore. Dal 10 aprile scorso è in­ fatti iniziata la raccolta di firme per i referendum destinati a modificare le leggi elettorali. Tre proposte, tre

referendum, tre mesi per raccogliere le 500 mila firme necessarie. La pri­ ma proposta prevede l’adozione di un «sistema uninominale corretto» per l’elezione al Senato. La seconda punta a ridurre a una soltanto le pre­ ferenze per l’elezione alla Camera dei Deputati. La terza vuole estendere a tutti i Co­ muni il sistema maggioritario oggi in vigore solo nei centri inferiori a cin­ quemila abitanti. Una posta in gio­ co altissima se si pensa che, se doves­ sero passare le proposte referendarie, i partiti vedrebbero drasticamente ri­ dotto il loro potere. Agli elettori, di contro, sarebbe riconosciuto il dirit­ to non solo di scegliere i propri rap­ presentanti, ma anche di decidere davvero sul governo del Paese a tut­ ti i livelli, da quello comunale a quel­ lo nazionale.

«IL CITTADINO COME ARBITRO» Al di là di tutte le proposte di «inge­ gneria costituzionale» sul tappeto, è

fondamentale che il tema della rifor­ ma delle istituzioni sia caratterizza­ to da una vera volontà di cambia­ mento e di autoriforma e soprattut­ to da un generalizzato coinvolgimen­ to dell’opinione pubblica: non si può correre il rischio di considerare tale questione come un campo di esclu­ siva competenza degli «addetti ai la­ vori», perché si tratta di un proble­ ma che tocca da vicino tutti i citta­ dini in relazione al sistema dei diritti e delle libertà democratiche. Appare pertanto imprescindibile la rapida soddisfazione delle richieste dei cittadini, divenuti più consapevo­ li dei propri diritti e più esigenti in fatto di pubblica moralità. Ma so­ prattutto occorre riavvicinare allo Stato il cittadino, che deve diventa­ re il protagonista delle scelte della politica. 11 voto non deve essere più una «delega in bianco» firmata a un partito: in sostanza, si deve giunge­ re — con le parole del compianto Professor Ruffilli — al «riconosci­ mento del cittadino come arbitro ul­ timo della competizione politica».


AGGIORNARE LA COSTITUZIONE, NO ALLA SECONDA REPUBBLICA E tutto questo come, a quarantan­ ni dall’entrata in vigore della Costi­ tuzione repubblicana? Si tratta cioè di valutare se quella Costituzione ab­ bia solo bisogno di alcuni ritocchi ed aggiornamenti che ne migliorino la funzionalità complessiva; o se inve­ ce essa debba essere profondamente modificata, in modo da dare al Pae­ se una fondazione giuridica più mo­ derna e più adatta a far fronte ai nuovi problemi emergenti. In paro­ le povere: si o no alla «seconda» Re­ pubblica? Pensiamo che il problema della go­ vernabilità del Paese non vada risol­ to con risposte semplificanti o con «cortocircuiti» istituzionali. Non ab­ biamo bisogno di uno «pseudo-De Gaulle», ma di chiamare a respon­ sabilità nuova tutti i cittadini renden­ doli protagonisti e arbitri delle grandi scelte politiche. Abbiamo bisogno di rafforzare la democrazia e di render­ la «governante» dalla base, dalla parte dei cittadini e non dal vertice con la elezione diretta di un capo. Occorre, pertanto, in continuità con l’impianto di fondo della Costituzio­ ne, riesaminare le condizioni in cui si svolge il rapporto tra autorità e li­ bertà, in modo da perfezionare quei profili funzionali e strutturali del­ l’apparato pubblico, che possono consentire l’effettività della tutela co­ stituzionale della persona, in un qua­ dro armonico di integrazione tra plu­ ralismo delle formazioni sociali e azione degli apparati pubblici. Non è in gioco l’assetto generale dello Sta­ to, ma piuttosto una migliore defi­ nizione dei suoi poteri c della sua or­ ganizzazione, in vista di un più pun­ tuale assolvimento dei suoi compiti. Non, dunque, «seconda» Repubbli-

ca, ma consolidamento della Repub­ blica attraverso la razionalizzazione della sua struttura, di un impianto che privilegia la ricerca di equilibri sempre più validi e incisivi tra liber­ tà ed uguaglianza, tra diritti e dove­ ri, tra sovranità popolare e plurali­ smo.

LE RIFORME GIÀ REALIZZATE La riforma delle autonomie locali — in corso di rapida approvazione in Parlamento — costituisce un passo fondamentale sulla via della realiz­ zazione di un disegno istituzionale in grado di corrispondere alle esigenze nuove del nostro tempo. Essa infat­ ti crea le condizioni per dare ai cit­ tadini amministrazioni locali più rap­ presentative c più efficienti; e quin­ di determina la possibilità concreta di rafforzare il rapporto di fiducia tra cittadini e Stato, a partire dalle componenti vitali dello stesso che so­ no più vicine alle aspirazioni e alle esigenze dei cittadini. Punti salienti del provvedimento sono costituiti dall’attribuzione dell’autonomia tri­ butaria agli Enti locali, da una mag­ giore vigilanza sulla regolarità finan­ ziaria e sul controllo della spesa, e dall’istituzione della cosiddetta «sfi­ ducia costruttiva» ovvero la possibi­ lità di far cadere la Giunta solo in se­ guito ad una mozione che indichi il successore, la formazione della nuo­ va maggioranza e le innovazioni po­ litico-amministrative che intende in­ trodurre. Tra le modifiche istituzionali già rea­ lizzate, non meno importanti risul­ tano la riforma della Presidenza del Consiglio e la revisione dei regola­ menti parlamentari. In particolare, quest’ultima consente di rendere più celere il lavoro del Parlamento, più spediti i rapporti tra Governo e Par­ lamento.

...E QUELLE DA FARE Sul terreno delle riforme da realizza­ re, molteplici e complessi appaiono i nodi da risolvere. Occorre, in pri­ mo luogo, aumentare la capacità de­ cisionale delle istituzioni, attraverso una ridefinizione dei ruoli dell’Esecutivo. Una seconda area di interven­ to è rappresentata dalla revisione del­ la funzionalità del Parlamento, e dunque del bicameralismo, attraver­ so una differenziazione dei compiti delle due Camere. Nello stesso ambito di problemi, si pone l’esigenza della modifica del si­ stema elettorale, che tutelando il plu­ ralismo sociale, possa semplificare la dialettica politica, accordando al cit­ tadino il potere di sceglire uomini e programmi di governo, assicurando cosi la corrispondenza tra consenso e responsabilità. Infine, vi è un altro anello della catena che occorre rapi­ damente affrontare, ovvero un regio­ nalismo forte, che possa rafforzare il circuito democratico delle respon­ sabilità e rendere efficienti i servizi pubblici che lo Stato è chiamato a prestare. La speranza è che tutta questa «vo­ glia di riformismo» non rimanga ste­ rile dialettica, se si vuole realmente evitare un ulteriore deterioramento del rapporto tra cittadini e Stato de­ mocratico. Ne si può pensare di non coinvolgere in questo processo rifor­ matore la generalità dei cittadini: le istituzioni costituiscono infatti il punto di riferimento obbligato di chi operi e pensi politicamente. Sembra quindi ineludibile il momen­ to in cui le strutture partitiche abban­ donino tatticismi e furbizie per dare avvio a quel processo di autoriforma della politica, che possa recuperare i valori di fondo della rappresentan­ za e della democraticità. Vito Cozzali

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PALERMO «Sport e diritti umani» La manifestazione di Palermo, svoltasi nel quartiere Borgo Nuovo, oltre a carat­ terizzarsi per un notevole rilievo motoriosportivo, ha assunto una dimensione for­ mativa e culturale di grande portata, coinvolgendo un gran numero di Socie­ tà sportive, gruppi parrocchiali e scola­ stici provenienti da diversi quartieri del­ la città e da paesi della provincia. Il tema conduttore della giornata è stato «Sport e diritti umani», e la S. Messa ce­ lebrata dal Consulente provinciale Mons. Saivioli ha evidenziato la necessità e l’im­ portanza che assume la solidarietà nello svolgimento della pratica sportiva. È intervenuto alla Festa anche S.E. il Cardinale di Palermo Salvatore Pappa­ lardo che ha fatto visita ai ragazzi impe­ gnati nei giochi. Anche se la manifestazione è stata con­ dizionata dalle avverse condizioni inetereologiche, il programma ha visto lo svol­ gimento delle «Quartieriadi» con undici giochi in contemporanea in altrettanti campi ricavati nella Piazza S. Cristina, e nell’impianto sportivo S. Croce, al Bor­ go Nuovo. La «Girandola dell’amicizia» e il grande gioco finale hanno concluso la giornata che ha voluto rappresentare un segno concreto di solidarietà verso il quartiere ospitante, all’insegna di un im­ pegno sportivo responsabile.

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ROMA «Sport e mondialità

ITALIANO r tO Si sono ritrovati in mille, ragazzi e ragaz­ ze, nella Piazza del Pincio che guarda Ro­ ma dall’alto, davanti all’orologio messo apposta per dividere in ore, minuti e se­ condi, i giorni che mancano alla fatidica data del 1 ’8 giugno, data d’inizio dei Mon­ diali. Con lo staffettone di corsa, le partite di pallavolo, e l’esibizione di ginnastica, «Giocasport» ha però voluto ricordare che non si può vivere solo per i Mondiali.

Il tema portante della giornata romana è stato «Sport e mondialità». Ed infatti molti ragazzi stranieri hanno partecipa­ to a «Giocasport», tra cui la compagine di Malta della Kerigma, formata da ra­ gazzi che hanno conosciuto la pallavolo in occasione di una volley-maratona, cen­ to ore di gioco senza interruzione, idea­ ta per raccogliere fondi per una casaalloggio per handicappati. Massiccia la presenza di giovani atleti della «Città dei ragazzi», un’istituzione per la gioventù bisognosa: ragazzi provenienti dalla Da­ nimarca e dall’Inghilterra, dall’Etiopia e dalla Somalia, dal Perù e dall’Armenia, per i quali lo sport diventa un mezzo di comunicazione insostituibile. Il grande gioco finale — alla presenza del Card. Francis Ariunze e di Pierluigi Vagliani, responsabile della Divisione Gio­ ventù presso l’Unesco — costituito da

una grande tela con i fili di tutti i colori che rappresentano il mondo, ha sottoli­ neato la caratterizzazione «mondiale» della manifestazione. Particolarmente significativa la raccolta per una sottoscrizione finalizzata alla rea­ lizzazione di un centro sportivo poliva­ lente a Villa Gloria, dove già esiste una struttura per il recupero e l’assistenza dei tossicodipendenti e malati di Aids, rea­ lizzata dalla Caritas.


Ricordare Tienanmen

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Sulla piazza Tienanmen a Pechino, la più grande del mondo, capace di ricevere un milione di persone, sono tornati a passeggiare i turisti c a vo­ lare gli aquiloni, gli immaginosi aqui­ loni dei bambini cinesi. Ma la gente dice: «Nei jin, wai song» — atmo­ sfera tranquilla fuori, tensione den­ tro. Gli speciali reparti di polizia hanno nel museo di storia della rivo­ luzione una sorta di caserma c sono pronti a intervenire. Nei giorni an­ niversari, si distendono davanti al monumento agli eroi del popolo per impedire qualsiasi tipo di manifesta­ zione. Le uniche manifestazioni au­ torizzate sono tornate ad essere quel­ le di regime, con gruppi inquadrati e partecipanti selezionati con tanto di cartellino. Nulla è più tornato uguale a prima, sulla Tienanmen, dopo il massacro della notte tra il 3 e 4 giugno dell’anno scorso, quelle immagini terribili che sono arrivate anche dentro alle nostre case con la televisione. Un anno dopo, qual’è la situazione? Deng Xiao-ping passati gli 85 si è ri­ tirato a vita privata. Avrebbe volu­ to entrare nella storia come il «pa­ dre» della riforma economica e so­ ciale, la prima a essere tentata con quelle proporzioni in un Paese comu­ nista, invece resterà con il marchio di «vecchio terribile» che non ha esi­ tato a lanciare l’esercito contro la propria gioventù pur di tener fermi i dogmi della dittatura. All’ex segre­ tario di stato americano Kissinger, suo vecchio amico, ha detto: «Ho de­ ciso di ritirarmi perché sono assolu­ tamente certo della stabilità della si­ tuazione politica». Andandosene, ha cercato di equilibrare fra il nucleo duro del partito più compromesso con la repressione — il presidente della repubblica Yang Shangkun e il primo ministro Li Peng — e i tecno­ crati, dai quali ha tratto a sorpresa il suo delfino Jiang Zcmin, elevan­

Un anno dopo il «maggio cinese» dolo con una carriera fulminea da sindaco di Shangai a segretario ge­ nerale. L’«anno del cavallo», come i cinesi chiamano il nostro 1990, non ha por­ tato cambiamenti positivi nel tenore di vita. L’inflazione, che era diven­ tata galoppante, comincia a scende­ re ma a prezzo di sacrifici. I salaria­ ti sono costretti a investire quasi un mese di stipendio in un prestito for­ zoso di buoni del tesoro statali per tamponare il debito pubblico. La di­ soccupazione sale alle grandezze che sono sempre gigantesche per questo Paese che conta un miliardo c cento

milioni di abitanti: dai 50 agli 80 mi­ lioni sono i senza lavoro, a seconda delle valutazioni. Le minoranze del­ l’impero sono state messe a tacere, ma scricchiolìi continuano ad avver­ tirsi dal Tibet, dal Sinkiang, dalla Mongolia interna. Tanto più che nel­ lo stato confinante della Mongolia esterna ha cominciato a soffiare im­ petuoso il vento della libertà arriva­ to dall’URSS. Tanti segni sparsi ma convergenti che indicano come la re­ staurazione plumbea succeduta alla drammatica repressione è solo nor­ malità di facciata. Ad aprile, a Parigi, è apparsa all’im­ provviso negli studi televisivi di «An­ tenne 2» Chiai Ling, la ragazza ven­ tiduenne che avevamo visto sulla piazza Tienanmen con il megafono i giorni della contestazione, il simbo­ lo della donna cinese che diventa protagonista. Più volte si era temu­ to per lei, più volte il regime aveva annunciato la sua falsa cattura. Da Parigi, con la fascia sulla fronte se­ gno della ribellione ma questa volta senza ideogrammi, ha ribadito con determinata calma la volontà di con­ tinuare a lottare. Sempre a Parigi, la sfilata-celebrazione della rivoluzione francese era stata aperta, il luglio del­ la scorsa estate, da altri suoi compa­ gni. Sfuggiti come lei alla repressio­ ne, usciti dalla Cina della «norma­ lizzazione» con l’aiuto di una rete di solidarietà impensabile sino a pochi anni fa. E ancora a Parigi è nata a fine settembre dell’indimenticabile 1989 la «Federazione per la democra­ zia» creata da cinesi esuli e da cinesi che vivono all’estero di ogni tenden­ za. In apparenza, una «piccola co­ sa», qualche diecina di giovani e me­ no giovani sui quali si sono accese per due giorni e poi spente le luci dei «media» internazionali. Ma sono le voci dei milioni che in questo mo­ mento non hanno alcun potere, per usare l’espressione di un dissidente di


DOVE SONO FINITI I PROTAGONISTI DEL «MAGGIO CINESE» Fang Lihzi - astrotisico di fama mondiale, vive rifugiato nell’ambasciata ame­ ricana di Pechino. Wuer Kaixi - 22 anni, studente di filosofia, preferisce farsi chiamare col suo nome uiguro di Uerkesc Daolet. Rifugiato a Parigi, vice-presidente della «Federazione per la democrazia». Wang Dan - altro leader studentesco. Arrestato, ha raggiunto nelle carceri l’antesignano della protesta studentesca, Wei Jingsheng, condannato a dieci anni nel 1980. Chiai Ling - 22 anni, studentessa di psicologia. Dopo esser vissuta quasi un anno in clandestinità, è arrivata recentemente a Parigi. Zhao Ziyang - ex segretario del partito comunista. Le ultime immagini pub­ bliche lo mostrano mentre, piangendo, chiede agli studenti della Tienan­ men di porre fine allo sciopero della fame. Ha perso ogni incarico all’in' terno del partito ma, a differenza dai metodi staliniani e brezneviani, non è stato espulso. Yan Jiaqi - 48 anni, già consigliere di Zhao Ziyang. Persa la fiducia nella «ri­ forma dall’interno», è riparato anche lui a Parigi diventando presidente della «Federazione per la democrazia».

ieri diventato oggi presidente della repubblica, il boemo Vaclav Havel. Gli esperti della real-politik diranno che la sproporzione delle forze è enorme. Il partito comunista cinese conta ancora 48 milioni di iscritti, una rete di organizzazioni di massa associate, dagli otto partiti satelliz­ zati ai sindacati ufficiali. E se que­ sta «potenza dei numeri» è sembra­ ta sul punto di dissolversi nei giorni del «maggio cinese», rimane il «brac­ cio armato» costituito dall’esercito, soprattutto le divisioni controllate dai «veterani di Yenan», quelli che un tempo furono i giovani rivoluzio­ nari compagni di Mao e ora sono di­ ventati i gerontocrati del potere dit­ tatoriale. 1 politologi aggiungeranno che la Cina popolare non è l’URSS, che le basi di partenza sono differen­ ti, che nelle campagne cinesi la rifor­ ma economica è riuscita, che i con­ tadini sono rimasti indifferenti agli appelli degli studenti, che questi so-

no soltanto il 2°7o su una popolazio­ ne ancora per 4/5 contadina. Che il maoismo è una variante del marxi­ smo, innestata sulle secolari tradizio­ ni confuciane fondate sulla sottomis­ sione delle masse a una élite di «dot­

trinari». Che se fa impressione vede­ re una folla di gente accampata at­ torno alle stazioni ferroviarie di Mo­ sca, come per i nostri emigrati di ini­ zio secolo, la stessa immagine assu­ me una interpretazione diversa cala­ ta nelle dimensioni asiatiche. Ma gli «utopisti» possono ribattere che il 1989 ci ha aperto gli occhi sui «mi­ racoli della storia» propiziati dalla tenacia dell’inerme che ha deciso di testimoniare sino in fondo la sua di­ gnità. L’immagine del «piccolo uomo» — anche questa arrivata a tutti noi dal­ la televisione — che nei giorni della repressione blocca una colonna di carri armati piazzandosi davanti ai cingoli ferrati. L’immagine più re­ cente di un altro anonimo cittadino che nel giorno anniversario porta un mazzo di fiori sulla Tienanmen e, bloccato dai poliziotti, non si intimo­ risce, continua a insistere, ad affer­ mare il suo buon diritto di portare a compimento quella semplice testimo­ nianza. Citando di nuovo l’idea che percorre tutta l’opera di Vaclav Ha­ vel: il piccolo uomo è capace di resi­ stere, se lo vuole, alle macrostruttu­ re che cercano di schiacciarlo. Si chiamino dittatura comunista o grandi potentati economici del capi­ talismo. Un battello al largo del Mar cinese, fuori dalle acque territoriali, trasmet­ te in direzione del continente. Si chia­ ma «Dea della libertà» (per ricorda­ re la statua che gli studenti delle arti figurative avevano plasmato sulla Tienanmen) ed è stato organizzato dalla Federazione democratica di Pa­ rigi con l’aiuto finanziario del men­ sile «Actuel». La sua pacifica crocie­ ra di propaganda ha provocato le più dure proteste del Governo cinese. Un regime che ha paura di un battello mostra di essere già perso. Valerio Ochetto

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TORINO «Sport e disagio giovanile»

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Una grande città che si è rivelata molto ospitale, mille ragazzi ansiosi di occupa­ re spazi mai concessi loro, un gruppo di animatori disponibili al gioco e all’alle­ gria: sono stati questi gli «ingredienti» del 25 aprile di «Giocasport» a Torino, al­ l’insegna del tema «Sport e disagio gio­ vanile». La riappropriazione di alcuni spazi signi­ ficativi ha permesso di parlare alla città attraverso segni e simboli non convenzio­ nali: al mattino, Via Garibaldi, la via pe­ donale più lunga d’Italia, è stata presa d’assalto da una folla di ragazzini che hanno partecipato alla corsa podistica travestiti da clowns, trampolieri e presen­ tatori. All’arrivo, in Piazza Castello, i ragazzi si sono impegnati nell’abbattimento sim­ bolico di un muro raffigurante la barriera del disagio giovanile. La demolizione del­ le «barriere» ha lasciato scoprire lenta­ mente un dipinto di 11 metri con le im­ magini di una città vivibile, quasi da so­ gno, ed a misura di bambino. Un gran­ de palco ha poi ospitato lo spettacolo di Cesare Vodani dal titolo «Pinocchio e...», una parodia della tradizionale fa­ vola del burattino di legno, che ha visto per protagonisti gli stessi bambini. L’impegno del CSI nei confronti del di­ sagio si è espresso concretamente nel po­ meriggio con la presenza, festosa e spor­ tiva, di 300 persone nel carcere minori­ le «Ferrante Aporti», luogo in cui da an­ ni alcune società sportive lavorano per il recupero dei ragazzi detenuti e per offri­ re loro opportunità di gioco e di diverti­ mento. Per tentare di rompere le maglie dell’e­ marginazione, anche se solo per poche ore, si sono svolti tornei di pallavolo e pallacanestro, giochi sportivi, prove di abilità, gare di atletica leggera, momen­ ti di animazione teatrale. Una giornata, dunque, che ha parlato di uno sport diverso, fuori dagli schemi, ca­ pace di coinvolgere in modo disinvolto ed allegro una città che nasconde gravi problemi.


UDINE «Sport e pace»

C’era una moltitudine di bambini il 22 aprile in Piazza 1° maggio a Udine per traseorrere una mattinata di gioco e di se­ renità, in un ambiente solitamente usato come «monumento» all’automobile. Di­ visi in squadre da dieci, aiutati da giova­ ni animatori provenienti dalla parrocchia di Gemona e dal gruppo scout Agesci di Udine, i bambini si sono impegnati in prove atletiche, giochi con la palla, dise­ gni e temini, cospargendo di note vario­ pinte il verde Giardin grande. Lo spunto per la riflessione era rappre­ sentato da «Sport e pace»; tanto è mon­ diale il tema della pace, quanto è mon­ diale il tema dello sport. Sport e pace so­ no infatti concetti interagenti, chiamati ad avere in comune la visione dell’uomo. E i 2000 ragazzi di Udine con attività mo­ torie, sportive e ricreative hanno appun­ to voluto sottolineare la necessità di uno sport sostenuto da manifestazioni di so­ lidarietà, giusta competizione e amicizia, come vuole essere «Giocasport». Dopo i giochi e la premiazione, Don Lu­ cio Soravito, coordinatore per la pasto­ rale giovanile, ha celebrato la S. Messa, animata dai canti del gruppo musicale della Parrocchia di S. Pio X di Udine, che ha suggellato il clima di festosa ami­ cizia c di reale comunicazione tra i bam-

bini; all’Offertorio, sono stati consegnati al celebrante i pensieri scritti dei ragaz­ zi, come propositi e speranze per un fu­ turo di pace. La positività della manifestazione è sta­ ta tra l’altro rappresentata dall’eviden­ za di un possibile ed efficace rapporto di collaborazione tra le diverse realtà eccle­ siali.

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Pier Giorgio

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Quando Pier Giorgio nacque, nel 1901, Torino era una città che vive­ va un momento storico, sociale e cul­ turale particolari. Stava diventando una grande città industriale, cresce­ va vertiginosamente grazie alle immi­ grazioni, stavano nascendo nuove classi sociali mentre la borghesia ac­ quistava sempre più coscienza del proprio nuovo ruolo. Era la Torino di Gramsci e di Gobetti, del comu­ niSmo e del liberalismo; era la Tori­ no in cui erano fiorite le opere e le vite di alcuni grandi santi: Don Bo­ sco e Cottolengo, per esempio, che verranno definiti santi sociali e cano­ nizzati pochi anni dopo la morte di Frassati. Non risulta che Pier Gior­ gio abbia mai conosciuto Gramsci e Gobetti, ma è importante tener pre­ sente questo contesto torinese perché di fatto egli si trovò a vivere all’in­ crocio fra grandi tradizioni e grandi tensioni, diverse e a volte in contra­ sto fra loro, di impegno politico, so­ ciale e religioso. Il padre di Pier Giorgio era il fonda­ tore della Stampa, poi senatore e am­ basciatore. È bene tener presente «quell’aria particolare che fin da pic­ colo Pier Giorgio respirò: borghesia e Torino bene. Ma anche: il senso del dovere, il concetto di denaro da in­ vestire proficuamente, la capacità di sapersi organizzare il tempo, riusci­ re. In ogni caso tutto questo fu per lui una palestra-» (da: Francesco Antonioli, Pier Giorgio Frassati, il bor­ ghese delle otto beatitudini, Ed. Paoline, 1989). Profondamente borghese, quindi, ma nello stesso tempo profondamen­ te atipico; ben radicato nella società e nello stesso tempo personaggio d’opposizione, antagonista. Gli pia­ ceva fare chiasso con gli amici, ar­ rampicarsi in montagna, correre in macchina (c quanti altri ce l’aveva­ no?). Era insomma un giovanotto sportivo, moderno, ricco. Ma nello

Frassati, un Santo per rassociazìonismo stesso tempo aveva scelto di studia­ re ingegneria mineraria perché vole­ va poi lavorare accanto ai lavorato­ ri sfruttati nelle miniere, si impegna­ va profondamente nell’Azione Cat­ tolica, nella FUCI, nella San Vincen­ zo. Aveva una spiritualità profonda, che si nutriva della preghiera e dell’Eucarestia quotidiana, e che aveva maturato nonostante la formazione ricevuta in famiglia (il padre era lai­ co, la madre osservante, e preoccu­ pata che diventasse bigotto). Ecco quindi uno dei suoi modi di essere antagonista, che lo mette in contra­ sto col padre per quel che riguarda le scelte religiose (la famiglia non sa­ prà nulla di molte sue attività, so­ prattutto di quelle tra i poveri), ma non gli impedisce di rinunciare alla ragazza di cui è innamorato perché sa che un eventuale fidanzamento

con lei potrebbe aggravare seriamen­ te i problemi già esistenti in famiglia. Anche nelle associazioni di cui fece parte fu profondamente partecipe e nello stesso tempo contestatore: si prendeva magari gli incarichi più one- ' rosi e ingrati (in una manifestazione a Roma si fece anche coinvolgere in uno scontro con la polizia in cui fu ar­ restato per difendere la bandiera della FUCI), ma si opponeva duramente a qualunque tipo di compromesso con il fascismo. E anche per quanto ri­ guarda la San Vincenzo, mentre quo­ tidianamente frequentava i luoghi più poveri di Torino e rinunciava anche al biglietto del tram per poter dar lo­ ro qualcosa, era però consapevole che i vecchi atteggiamenti caritativi era­ no ormai insufficienti. Impegno spirituale, impegno socia­ le e politico, sono in Frassati stret­ tamente legati, anzi, sono probabil­ mente espressioni doverse di una spinta a vivere secondo gli insegnamenti di Cristo («Cristo viene gior­ nalmente a visitarmi nella Santa Eu­ carestia, io ricambio la visita andan­ do a trovarlo nei poveri», ha detto) con un rigore morale che gli impedi­ va di accettare compromessi tattici di alcun tipo. Quando si iscrisse ai Ter­ ziari domenicani scelse il nome di Gi­ rolamo Savonarola, probabilmente proprio per la sua intransigenza, per il suo rigore morale. Ma questo non ha fatto di Frassati un eroe solitario: è un giovane cre­ sciuto nelle associazioni, formatosi nei gruppi giovanili, temprato dalle esperienze che oggi chiameremmo di volontariato, stimolato spiritualmen­ te da una serie di persone che ebbe la fortuna di incontrare. Un giova­ ne che amava le cose che amano gli altri giovani, c Dio un po’ più degli altri. Uno che è stato santo con gli altri. Paola Springhetti


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AMPI SCUOLA Ogni movimento e associazione han­ no la necessità di delineare un pro­ getto pastorale da svolgere come ri­ sposta alla propria vocazione. «L’a­ dulto ha due compiti nei confronti dell’altro», osserva Mons. Giuseppe Agostino. Quello di testimoniare che l’autentica maturità possiede radici profonde nella libertà, nell’opzione spirituale, nell’amore e nell’umiltà. Inoltre occorre essere aperti e atten­ dere o cercare «l’altro», facendosi suo compagno di viaggio nell’itine­ rario che conduce alla Verità. Ciò vuol dire che ogni campo-scuola tende essenzialmente a diventare esperienza. Nel caso precipuo di un campo-scuola del CSI in quanto mo­ vimento di ispirazione cristiana, es­ so cura soprattutto le tematiche e le forme familiari a un itinerario di fe­ de, perché questo è il fine ultimo dell’Associazione. Si tratta infatti di da­ re un’anima cristiana a una serie di attività sportive, ludiche, culturali e sociali, che già si compiono, ma che hanno bisogno di essere riconsidera­ te alla luce della fede. In questo senso si parla di camposcuola come di esperienza di fede. Perché si deve trovare in esso l’op­ portunità di avviare messaggi di fe­ de e domande di conversione, evitan­ do aspetti emotivi, ma cercando di cogliere tutte le occasioni per far ri­ conoscere la presenza di Dio come momento forte della vita di una per­ sona e di una comunità. Ecco perché è fondamentale presentare al giova­ ne un Dio che ama l’uoino e non lo priva della libertà. L’aiuta semmai a superare l’aneddoto del moralismo e il formalismo religioso, per captare i veri contenuti della fede. Il processo da compiere Io si deduce usando i mezzi propri, che, nella fat­ tispecie, caldeggiano quelli dell’ag­ gregazione sportiva e associativa. Ma si rimette specialmente ai documenti della Chiesa, quando invita i cristia­ ni a un’azione di crescita di fede gra­ duale, sistematica, permanente ed es­ senziale. Sono le indicazioni che ven­ gono direttamente dal Documento di Base elaborato dalla CEI, dove si ri­ chiama al carattere della gradualità. La qualità è necessaria, perché attra­ verso essa si può raggiungere l’inte­ grità del messaggio cristiano in mo­ do e con modelli adeguati alle diffe­ renti età c alle condizioni culturali e spirituali dei destinatari.

Un ’occasione formativa Un altro valore è quello della siste­ maticità, perché è importante per l’uomo d’oggi presentare il mistero cristiano nella sua globalità e con una organicità adatta a favorire l’educa­ zione alla maturità della fede e della testimonianza cristiana. Ciò signifi­ ca che anche il campo-scuola orga­ nizzato dal CSI non può allontanar­ si da quel cammino permanente che guarda allo sviluppo della fede dei credenti nelle diverse età e condizio­ ni, promuovendo le occasioni idonee a un tale servizio. In altre parole si vuol dire che bisogna presentare le verità fondamentali ed essenziali al­ lo scopo di cominciare e seguire un processo di iniziazione e di matura­ zione integrale nella fede. Un piano che interessi resistenza dello sporti­ vo e del cristiano. Il CSI con i suoi campi-scuola è dun­ que chiamato a svolgere un’opera provvidenziale e utile, perché essi di­ vengono strumenti per l’acquisto di una proposta di una mentalità di fe­ de e di un’appartenenza a Cristo nella Chiesa. Consentono di sperimentare l’apertura verso gli altri e un retto comportamento di vita, dove impe­ gno civile e solidarietà non restano proposte vuote, ma diventano espres­ sione di una precisa scelta religiosa. Si aggiunge così l’elemento più im­ portante di un-campo-scuola, che è V integrazione fra la fede e la vita. Il secondo e rilevante contributo del campo-scuola è il valore ecclesiale con cui si condisce il connotato esi­ stenziale. Si deve tener presente che fede e vita s’integrano nel gruppo, in­ teso come luogo educativo che porta all’esperienza di vita e all’esperienza di Chiesa. Difatti la prima permette di svolgere un discorso logico, fina­ lizzato a maturare l’ottica in cui si legge e si pratica la mentalità di fe­ de. Il cristiano sportivo o meno, sa però che per essere protagonista au­ tentico della propria vocazione, biso­ gna rapportarsi allo Spirito di Dio, dal quale tutto dipende. Ed è proprio questo discernimento a fondare nel­

la persona l’esperienza di chiesa. A consegnare una fiducia nella dimen­ sione della partecipazione che coin­ volge e concorre nel condividere i ca­ rismi, offrendo a ognuno la capaci­ tà di discerncre e quindi di sceglire. Di operare nella comunione, dopo aver riconosciuto di vivere in forza dell’unico Spirito che si partecipa e incoraggia a «fare Chiesa». La riflessione detta pure alcune pro­ spettive che riguardano in particola­ re il dirigente del campo-scuola, che è cosi chiamato a essere adulto nella fede. A comportarsi come persona in stato di permanente formazione che conosce di essere inserita in un cam­ mino di fede aperto e in costante svi­ luppo. Da qui nasce il compito di un’evangelizzazione colta a trasmet­ tere con l’esperienza di fede l’annun­ cio cristiano di libertà, di amore e di salvezza, come messaggio evidente che appartiene alla Chiesa. Che in­ terpreta anche la vita con sapienza, appassionandosi all’uomo e alle sue esigenze di ascolto e di dialogo. Ne diviene l’animatore e l’educatore per­ ché favorisce con coraggio ogni pro­ cesso di formazione globale. Il diri­ gente si scopre allora costruttore di comunità missionarie, vale a dire di Chiesa. Impegnato a promuovere il senso della solidarietà e dell’impegno civile, si sorprende a edificare il cam­ po-scuola come luogo di esperienza ecclesiale dove si raggruma un dise­ gno entusiasmante di Chiesa e si met­ te al servizio per debellare la polemi­ ca e l’isolamento, l’autosufficienza e l’elitarismo, per cancellare cosi ogni confine e aprirsi a strutture e propo­ ste capaci di rispondere alle esigenze della salvezza. In questo senso si parla di esperien­ za di Chiesa. Perché in simili campiscuola non devono serpeggiare tan­ to i simboli, quanto le impronte che comunicano la parola di Dio e tra­ smettono una comunione registrata con i caratteri della responsabilità e della familiarità sia verso il divino che con l’umano. In conclusione, è attraverso i campi-scuola che il CSI ha il dovere di seminare in modo che tutti, religiosi e laici, dirigenti e gio­ vani, sportivi e non sportivi, assag­ gino e assumine la ricchezza di esse­ re e mantenersi contemporaneamen­ te uomini e Chiesa.

G. Battista Gandolfo

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In tanti 9 di più

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Ed eccoci pronti a realizzare la se­ conda parte della Sportfesta CSI ’90, una grande Festa dello sport prati­ cato, una sintesi che non ha prece­ denti nel CSI e che, in ogni modo, ha già interessato e coinvolto mi­ gliaia di soci, più di cento Consigli provinciali e circoscrizionali e tutte le regioni. Il 1990 è indubbiamente un anno da ricordare, non solo per le singolari esperienze sportive ed educative che tante persone hanno, insieme, realiz­ zato, quanto per la gioia e l’interes­ se che, a distanza di circa quindici anni, un modello culturale così alter­ nativo rispetto allo sport-spettacolo, riesce a creare nei partecipanti e nei giovani in particolare. Proprio i giovani rappresentano uno dei temi portanti di questa Sportfesta estiva che sta per nascere, quegli stessi giovani che chiedono di incontrare la vita, con la loro gioiosa partecipazio­ ne, con la loro scanzonata esuberan­ za che, sempre più spesso, nascondo­ no dietro al loro disinteresse, la voglia di fare cose nuove e belle, fuori da ogni schema stereotipato che, senza pietismi e senza retorica, li coinvolga e li renda protagonisti. Il Centro Sportivo Italiano è sempre più convinto della necessità di copri­ re, con i suoi programmi di attività, una pluralità di bisogni e di doman­ de dei giovani, i quali non si aggre­ gano più solo per «stare bene insie­ me», ma anche per migliorare effi­ cacemente la qualità di vita personale e per realizzare altri obiettivi, proget­ ti, programmi. Le nostre proposte di attività devo­ no necessariamente contribuire a ri­ dare ai giovani che si avvicinano al­ lo sport, dei solidi riferimenti asso­ ciativi, in grado di dare continuità al loro impegno e, nel contempo, capa­ ci di dare concretezza a quei valori che da troppo tempo sono solo scritti sulla carta.

Sportfesta CSI ’90 estiva a Cesenatico dal 19 a! 23 giugno La manifestazione di Cesenatico è stata scritta e pensata per dare un contributo in tal senso; essa precede di poco la stagione delle ferie estive, una nuova estate, una nuova occa­ sione per ripartire e per correre più forte che mai incontro alla vita.

QUESTA ESTATE... INCONTRO ALLA VITA Potrebbe essere il titolo del vademe­ cum, il programma della Sportfesta CSI ’90 che, in questi giorni, ha già raggiunto ogni angolo del nostro Paese.

ATLETICA LEGGERA CALCIO CICLISMO CICLOAMATORI GINNASTICA JUDO NUOTO PALLACANESTRO PALLAVOLO TENNIS ---- CORSA AD ORIENTAMENTO

MEETING NAZIONALE ESTIVO

Cesenatico-Cesena

19-23 giugno 1990

A Cesenatico sarà il «fil rouge» che ci unirà per quattro giorni, scanden­ do i tempi delle diverse giornate e ri­ cordando a tutti le cose da fare. È molto più di un semplice program­ ma, è una piccola guida per prota­ gonisti che, se ben utilizzata, aiute­ rà ciascun partecipante a sentirsi par­ te attiva in ogni momento della Fe­ sta. Scorrendola tutta, ma non in fretta, si coglie il senso di una Festa come questa dove, pur essendo in tanti, non mancherà il reciproco ri­ conoscersi.

TANTI MOMENTI DA COGLIERE E DA PORTARE CON SÉ Raccontare una Festa sportiva, pri­ ma ancora che essa si svolga, non serve, appaga la curiosità di un mo­ mento facendo torto alle diverse pro­ poste di attività che, proprio quan­ do si realizzano, diventano vita e, quindi, storia e cronache da raccon­ tare. Tuttavia vogliamo offrire al let­ tore di Stadium un mosaico delle va­ rie proposte di attività, in grado di far cogliere a tutti l’ambizioso pro­ getto educativo che, attraverso lo sport, può e deve passare. Ogni festa dello Sport, garantisce la propria identità educativa, quando crea le condizioni armoniche tra i momenti tecnici e sportivi e quelli as­ sociativi ricreativi e culturali. Con il programma della Sportfesta CSI ’90 abbiamo voluto coniugare le proposte di attività in modo tale da favorire lo scambio e il confronto in un clima di serena partecipazione, dove in modo omogeneo i praticanti giocano, si divertono, apprendono e soprattutto vengono incitati a fare bene e a migliorarsi per il futuro. La pedagogia della Festa sportiva al­ la quale tutti sono chiamati a dare il proprio indispensabile contributo, nasce in un clima di gioiosa parteci-


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OSPITI MA NON SOLO

pazione, vivendo appieno i tanti mo­ menti per stare insieme, quali: — Sfilata di saluto alla Città — Cerimonia di apertura — Festa dell’accoglienza — Concorso fotografico sul tema «Il Mare» — Grande gioco dei Murales sul te­ ma «Incontro alla vita» — Corsa ad orientamento cittadino a squadre, a piedi e in bicicletta — Beachvolley — Incontro con il folklore locale e stands delle città partecipanti — Premiazioni e scambio dei doni — Cerimonia di chiusura.

EXODUS E S. PATRIGNANO - Queste comunità parteciperanno alla manifestazione con le rispettive squadre di calcio, formate da gio­ vani, che anche con lo sport, combattono la loro battaglia contro la droga.

S.F.U. (SPORT FOR UNDERSTANDING INTERNATIONAL EXCHAN­ GE) -1 Consigli di Padova, Bologna e di Carpi ospitano questa esta­ te alcuni giovani atleti americani, nell’ambito degli scambi interna­ zionali tra CSI e SFU. Il gruppo ospitato dal Consiglio provinciale di Carpi, composto da circa 10 giovani, provenienti da diversi Stati americani, parteciperà alla Sportfesta, prima di iniziare una espe­ rienza ricreativa e formativa ospiti delle famiglie e delle Società spor­ tive del CSI Carpigiano.

F.S.C.F. (FEDERATION SPORTIVE ET CULTURELLE DE FRANGE) - Una delegazione della Federazione francese, sarà presente a Ce­ senatico, nell’ambito degli scambi animati tra il CSI e la F.S.C.F. tesi a rinsaldare i vincoli di amicizia, ma soprattutto a scambiare le esperienze nei diversi ambiti di attività.

L'ÉQUIPE ORGANIZZATIVA ARBITRI E GIUDICI

UNA DELEGAZIONE MALTESE - Parteciperà alla manifestazione per un confronto con la proposta CSI e per uno scambio di esperienze.

Circa 350 operatori, maschi e femmi­ ne, con esperienze e competenze di­ verse, coordineranno le diverse pro­ poste di attività. Essi sono stati segna­ lati dai Consigli CSI in base alla loro esperienza associativa, alla relativa competenza e all’impegno che ciascu­ no profonde nella propria realtà.

LA PRESIDENZA DELLA F.I.C.E.P. - Tra i vari ospiti è attesa l’intera Presidenza della FICEP che ha scelto la sede della Sportfesta CSI ’90 per convocare la sua consueta riunione estiva e nel contempo, vivere alcuni momenti di questa singolare esperienza educativa.

I PATROCINI

LE DISCIPLINE SPORTIVE

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Hanno dato il loro patrocinio: REGIONE EMILIA ROMAGNA, AM­ MINISTRAZIONE PROVINCIALE DI FORLÌ, I COMUNI DI CESENA E DI CESENATICO, LA CAMERA DI COMMERCIO DI FORLÌ.

Dieci quelle ufficiali, più alcune com­ plementari che coinvolgono un po’ tutti i partecipanti: Atletica Leggera, Calcio, Nuoto, Pallacanestro, Palla­ volo, Judo, Tennis, Ginnastica, Ci­ clismo, Cicloamatori, Corsa ad orientamento, Beachvolley, Moun­ tain bike, BMX.

LE COLLABORAZIONI

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CONI Provinciale di Forlì, FISO (Federazione Italiana Sport Orien­ tamento), FIO (Federazione Italiana Cronometristi), FIG (Federazione Italiana di Ginnastica), FCI (Federazione Ciclistica Italiana), SME (Sta­ to Maggiore Esercito), APT (Azienda Promozione Turistica Cesenati­ co), CONFCOMMERCIO di Cesenatico, COMUNITÀ LOCALE che ci ospita e alla quale fin d’ora va il nostro grazie.

I PARTECIPANTI

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Hanno aderito oltre 100 Consigli provinciali e circoscrizionali CSI in rappresentanza delle venti regioni, in prevalenza giovani in età dai 14 ai 18 anni. Donato Renato Mosella

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A SCUOLA DI CALCIO Giacinto Pacchetti, Edizioni Paoli­ ne, pp. 98, L. 1 3.000

a scuola di...

CALCIO Giacinto Pacchetti

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Questo volume, come l’altro sul ba­ sket che segnaliamo più oltre, fa par­ te della collana A scuola di... che le Edizioni Paoline hanno dedicato in massima parte allo sport. Non si trat­ ta in realtà di un’iniziativa editoria­ le recentissima: i primi volumi sono andati in libreria tre anni fa, ma una distribuzione non proprio eccellente ne aveva fatto perdere le tracce, tant’è che in questa rubrica di Stadiuni non se n’era mai parlato. Ora invece i libri sembrano più facilmente repe­ ribili. 11 volume sul calcio firmato da Gia­ cinto Pacchetti fu il primo della se­ rie e in tre anni ha avuto altrettante edizioni. La fortuna che ha arriso a A scuola di calcio, cosi come agli al­ tri libri della collana, si giustifica pro­ prio con l’impostazione della colla­ na stessa. Si tratta di libri di grande formato, tutti illustrati (fotografie e disegni) a colori, con un prezzo di co­ pertina decisamente basso. La serie A scuola di... si presenta inoltre con un’estrema semplicità di impostazione, che sembra destinarla più che altro ai ragazzi stessi. Si trat­ ta, in effetti, di «manuali teorici-pra­ tici per imparare, in modo facile e di­ vertente a giocare, a danzare, a scia­ re, a nuotare... Diretti ai ragazzi della scuola dell’obbligo, intendono “far vedere come si fa”, per favorire la crescita delle migliori potenzialità dei giovani lettori». L’istruttore che si trovi a gestire un vero Centro di addestramento giova­ ni calciatori ha certamente bisogno di

prepararsi su testi più «tecnici», più approfonditi. Pensiamo invece che all’interno di un’Associazione come il CSI i volumi delle Paoline possa­ no andar bene non solo ai ragazzi, ma anche agli operatori sportivi, che ai più giovani propongono il singolo sport in chiave essenzialmente ludi­ ca e comunque non esasperata. Entrando nello specifico, il volume sostanzialmente è diviso in due gran­ di settori: la tecnica (dove si insegna­ no i fondamentali) e la tattica (come stare in campo, tattiche per l’attac­ co e la difesa, i compiti specifici in rapporto ai ruoli, le azioni con palla ferma). Proprio il carattere divulga­ tivo del testo fa limitare a pochissi­ me pagine lo spazio riservato alla preparazione fisica. Più ampio è il capitolo riservalo al regolamento di gioco, ma pur sempre esposto in mo­ do semplice, sintetico e con il suppor­ to di disegni.

delle caratteristiche stesse del basket, qui è molto più ampia la parte dedi­ cata alla spiegazione del regolamen­ to. L’altro capitolo principe è quello dedicato al gioco di squadra, che in­ segna gli schemi di gioco fondamen­ tali, le tattiche di difesa e quelle di at­ tacco. Ridotto all’osso (solo 16 pa­ gine) è il capitolo sulla tecnica indi­ viduale. Da segnalare una breve ap­ pendice su storia e regolamento del minibasket, oltre una premessa di ta­ glio giornalistico con interviste a sei grandi giocatori di basket. In effet­ ti, ad una prima lettura, questo spa­ zio dedicato alle interviste (un quar­ to delle pagine complessive) sembra un po’ rubato al resto del libro. Ma forse al giovanissimo può interessa­ re sapere come la pensano le «stelle» del basket.

GIOCHI SPORTIVI DI SQUADRA

A SCUOLA DI BASKET Enzo Crocetti, Edizioni Paoline, pp. 96, L. 1 2.000

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/te ____ È inutile ripetere qui le premesse ge­ nerali fatte più sopra per il volume sul calcio firmato da Giacinto Pac­ chetti nell’ambito della stessa colla­ na delle Paoline, premesse che valgo­ no anche per quest’altro volume, tan­ to più che l’autore — Enzo Crocetti — ha collaborato con Pacchetti an­ che alla stesura del libro sul calcio. Qualche differenza tra i due libri, co­ munque, c’è e va segnalata. A causa

Pallavolo, minivolley, calcio, pallacanestro, pallamano, hockey su ghiaccio', sono questi gli sport a cui l’editrice Espansione Idea dedica al­ trettante monografie in videocasset­ ta. Realizzate dalla prestigiosa Scuola Federale dello Sport di Macolin, le vi­ deocassette presentano una panora­ mica completa degli sport trattati: i fondamentali, esemplificati da eser­ cizi e giochi inquadrati in una preci­ sa progressione metodologica, han­ no per fine lo sviluppo delle abilità specifiche di ciascuna disciplina; gli


SCOLIOSI

errori più frequenti sono analizzati al rallentatore, discussi e corretti da esercizi appositi; il regolamento è presentato attraverso esempi tratti da incontri reali. Nel proporre il materiale di avvia­ mento alla pratica dei più diffusi sport di squadra, la Scuola Federale dello Sport di Macolin e Espansione Idea hanno cercato di mettere in lu­ ce, associandola all’impostazione tec­ nica e didattica, la dimensione for­ mativa di questi sport, dimensione che si esprime con la collaborazione, l’altruismo, la solidarietà al di là di un malinteso spirito agonistico, nel­ la certezza che il momento sportivo vada inserito in un più ampio proget­ to di crescita in cui il giovane matui esperienze importanti e significative non soltanto di tipo motorio.

* * * Nella stessa prospettiva, e ad ideale completamento della linea seguita dalle videocassette, si inserisce la col­ lana di manuali «ABC DEI GIO­ CHI». Protagonisti sono ancora gli sport di squadra: pallavolo, pallaca­ nestro, minibasket, pallamano, cal­ cio. Le proposte di attività motorie di avviamento alle discipline tratta­ te, arricchite di schemi e disegni, so­ no esplicitamente basate sulla com­ ponente ludica, che suggerisce infini­ te possibilità di lavoro all’operatore sportivo degli Enti di Promozione e all’insegnante di Educazione Fisica. Prezzo delle videocassette: L. 70.000 cad. Prezzo dei manuali: «Pallavo­ lo», «Pallamano», «Calcio»: L. 1,5.000. «Minibasket»: L. 24.000. Sconto del 20% su videocasscte e ma­ nuali per i soci del CSI (indicare nel­ la richiesta il numero di tessera). Le richieste vanno indirizzate a: ESPANSIONE IDEA, Via Emilio Morosini 17, ROMA.

La colonna vertebrale è costituita da tante vertebre sovrapposte una sul­ l’altra articolate tra di loro per mez­ zo dei dischi intervertebrali. Le vertebre sono tenute da un com­ plesso sistema di legamenti e musco­ li ed è proprio grazie a queste strut­ ture che sono possibili i movimenti propri del rachide. In condizioni normali la colonna ver­ tebrale vista di fronte è dritta; nella scoliosi invece è presente un incurva­ mento laterale del rachide. È oppor­ tuno fare una distinzione tra scolio­ si vera ed atteggiamento scoliotico. La scoliosi vera presenta una curva­ tura laterale del rachide con una ro­ tazione vertebrale non correggibile autonomamente mentre l’atteggia­ mento scoliotico, che è caratterizza­ to da una curvatura laterale senza ro­ tazione vertebrale, che tende alla ri­ soluzione spontanea con la crescita. La diagnosi differenziale tra atteggia­ mento scoliotico e scoliosi è possibi­ le già dal semplice esame clinico del paziente. Osservando il profilo del tronco del paziente flesso in avanti, la salienza di un emitorace rispetto all’altro (il cosiddetto gibbo), ci orienta verso una scoliosi vera (Fig. 1). Inoltre l’e­ same radiografico in proiezione antero-posteriore, in piedi (sotto cari­ co) mostrerà una curva con rotazio­ ne vertebrale. La causa della scoliosi nel 90% circa dei casi non è ben conosciuta; essa in­ sorge abitualmente in età pubere e pre-pubere (10-13 anni circa) ma vi sono delle forme che iniziano in età infantile; le femmine sono più colpi­ te dei maschi con un rapporto 6 a 1.

Un altro dato importante è che il peg­ gioramento maggiore avviene nel pe­ riodo di crescila che corrisponde ai mesi immediatamente precedenti e successivi al menarca (primo ciclo mestruale) nelle donne e cambiamen­ to di voce nel maschio. I sistemi utilizzati per la cura della scoliosi ad eccezione dell’intervento chirurgico, hanno la possibilità di ar­ restare l’evoluzione senza però far re­ gredire la malattia. La terapia non chirurgica si basa sul­ la ginnastica medica, sulle elettrosti­ molazioni e sui corsetti. La ginnasti­ ca da sola non è sufficiente ad arre­ stare una scoliosi evolutiva ma può correggere le posizioni sbagliate as­ sunte dal paziente ed è indispensabi­ le per mantenere un buon trofismo muscolare nei giovani che portano un corsetto o che sono stati operati. Nelle scoliosi evolutive di media en­ tità è indispensabile utilizzare un cor­ setto. Attualmente esistono diversi ti­ pi di corsetti a seconda della scoliosi e dell’età del paziente.

Devono essere utilizzati durante l’ac­ crescimento del paziente e se ben por­ tati riescono abitualmente ad arresta­ re il peggioramento delle scoliosi. Un trattamento intermedio tra ginna­ stica e corsetto sono le elettrostimo­ lazioni che consistono in un piccolo apparecchio personale a batterie che durante la notte stimola e rinforza i muscoli del lato convesso delle cur­ ve cercando di mantenerlo più dritto possibile. Antonio Spai aro

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UNA GIORNATA DA RICORDARE...

in tutta Italia ANDRIA — Ad Andria, in provincia di Bari, «Giocasport ’90-Nonsolocalcio» è coinciso con il ventesimo compleanno dell’Azione Cattolica Ragazzi. Dopo la S. Messa celebrata in Piazza Duomo da Mons. Raffaele Calabro, Vescovo della cittadina pugliese, i circa 700 ragazzi par­ tecipanti hanno marciato per circa 2 km, raggiungendo S. Valentino, un quartie­ re dimenticato ed emarginato, totalmente privo di servizi primari. La giornata è proseguita con giochi, at­ tività di tipo motorio, momenti di ani­ mazione. Nel pomeriggio si è proceduto alla premiazione del Concorso sul tema «Chi siamo noi ragazzi», suddiviso in cinque settori: poesia, lavori di gruppo, fotografia, letteratura e pittura. È risul­ tata vincente la proposta del CSI sul quartiere S. Valentino. Una giornata, dunque, di gioia, di festa, di vero sport, per i ragazzi del CSI che hanno voluto testimoniare una autenti­ ca e concreta solidarietà verso chi è emar­ ginato dalla società.

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CAVA DEI TIRRENI — In poche bat­ tute riesce difficile raccontare ciò che il 25 aprile è avvenuto a Cava dei Tirreni allo Stadio Comunale attorno alle ore 9,30. La manifestazione è iniziata con l’arri­ vo presso la sede del CSI dei ragazzini che insistentemente chiedevano ai dirigenti la maglietta e, soprattutto, il permesso di entrare nel campo di gara. Il vociare con­ fuso e dolce dei bambini si mescolava con il vociare caotico e con toni bassi degli adulti. Poi sono arrivati gli altri ragazzi che si sono divertiti nell’osservare i vari animatori che preparavano il campo di gioco. In quattro recinti, man mano si ve­ devano sorgere come funghi, palloni, cer­ chi, birilli, ostacoli, corde ed altro e, toc­ co finale, il variopinto striscione di Gio­ casport. Erano centocinquanta i ragazzi animati da un solo spirito: quello di divenirsi per una mattinata all’aria aperta!

Ragazzi e ragazze hanno dato vita a gio­ chi sempre più interessanti. Chi urlava, chi rideva, chi cadeva, chi piangeva (ma per poco). Dalla tribuna si presentava agli occhi di tulli uno spettacolo entusiasmante. Le casacche color rosa degli animatori spic­ cavano tra il bianco delle magliette dei ragazzi simili a tanti piccoli fiori. Era uno spettacolo meraviglioso. Per una mattina i ragazzi si sono mossi con gioia, aiutando chi si trovava in dif­ ficoltà. Alla fine, le premiazioni hanno visto i ragazzi accomunati in un unico ab­ braccio che voleva significare: ridateci una mattinata come questa. GUBBIO — Sono stati duecento tra bambini e bambine i partecipanti ai gio­ chi di Giocasport ’90, vissuti nel segno della solidarietà allo Stadio Comunale di Sigillo. Tanti anche i genitori sorridenti e felici. Presenti le autorità (con i rappresentanti del Ministero della Pubblica Istruzione, dell’Uncsco e della Caritas), sotto la gui­ da di don Luciano Eutizi si è anche riflet-

tuto su quanto sia importante creare una catena di affetto e sostegno verso chi si trovi effettivamente in difficoltà. Per que­ sto i bambini hanno offerto un piccolo contributo per i lebbrosi del Brasile. Giochi, festa, il grande gioco della soli­ darietà e tanto sole hanno costituito gli ingredienti di questa giornata da incor­ niciare sul calendario come momento di gioia e di amicizia.

MESSINA — Una grande festa di gio­ vani in nome della solidarietà. A Messi­ na «Giocasport» ha infatti voluto coniu­ gare il gioco all’aspetto educativo con un preciso riferimento alla solidarietà. 11 se­ gno tangibile di questo impegno è stata la consegna a Padre Franco Montenegro, direttore della Caritas diocesana, delle offerte raccolte il 25 aprile destinate alla costruenda casa di accoglienza per i «sen­ za fissa dimora» della città. Nella giornata, i ragazzi partecipanti si sono radunati in Piazza Duomo, e sulle note musicali di «Giocasport» hanno ese­ guito giochi e danze. Successivamente, hanno presentato un documcnto-propo-


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Dall’alto: Messina, Vicenza, Gubbio. Nella pagina accanto: Molfetta.

sta al sindaco Mario Bonsignore sui pro­ blemi della città, chiedendo più attenzio­ ne nei loro confronti sia da parte degli organi preposti che da parte delle istitu­ zioni educative e degli adulti in genere, spesso poco disponibili a comprendere e a soddisfare quelle che sono le loro reali esigenze. Significativo anche rincontro che il sin­ daco ha avuto con i pochi vetturini rima­ sti a Messina (circa IO), radunati per l’oc­ casione («Giocasport» è stato organizza­ lo d’intesa con il CGT). La festa è pro­ seguita nel pomeriggio con il «gioco del­ l’amicizia»; attraverso il lancio di tanti gomitoli di cotone, è stata costruita una grande figura circolare multicolore che, simbolicamente, ha rappresentato un cer­ chio, segno di comunicazione, amicizia, reciproco riconoscersi. ORISTANO — Centodiciannove tra ra­ gazzi e ragazze, ventitré animatori e tanti osservatori... e pensate quanti sarebbe­ ro potuti essere se non si fossero ammas­ sate gite scolastiche, parrocchiali, conve­ gni e feste nella stessa giornata del 25 aprile. Il ritrovo è avvenuto nella zona sportiva di Sa Rodia di Oristano; i ragazzi hanno pregato insieme, giocato a pallabase, in­ trapreso la corsa ad orientamento, dise­ gnato divisi in nove gruppi sul tema «so­ lidarietà nello sport». C’erano talmente tante cose da fare che non si è riusciti a provare durante la giornata tutti i giochi previsti. Uno dei momenti più suggesti­ vi è stato quando, per concludere la gior­ nata, i bambini si sono disposti in centri concentrici per scambiarsi le idee su quanto era stato fatto e sulla validità del­ l’essere stati insieme. La manifestazione si è conclusa con la consegna di una targa ricordo alle Società e la medaglia «zecchino» di Giocasport nonché dell’adesivo a tutti, ragazzi, ra­ gazze, animatori.

(segue a pag. 34)

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IL FILM

SOGNI DI AKIRA KUROSAWA Quest’anno il 43° Festival di Cannes si è aperto con un’altra straordina­ ria prova del grande maestro giappo­ nese (fuori concorso). L’ottantenne regista, che quest’anno ha anche ri­ cevuto l’Oscar alla carriera, ha po­ tuto creare questa sorta di racconto onirico in otto episodi (uno ogni dieci anni della sua vita, verrebbe da pen­ sare...) anche grazie alla disponibili­ tà tecnica e solidarietà artistica di uno dei più «fortunati» e geniali registi del panorama cinematografico inter­ nazionale: Steven Spielberg, l’eterno ragazzo prodigio, l’instancabile can­ tastorie che nutre sicuramente una grande stima e simpatia per il «Tenno», l’imperatore, come lo chiama­ no in Giappone. L’attesa e la corsa alla sala cinema­ tografica per gustare l’evento di un capolavoro annunciato sono state ben ripagate dalle due ore di imma­ gini che scorrono come in un viaggio senza l’obbligo di usare una «map­ pa psicoanalitica» — grazie a Dio — perche ben diverso è il modo di evo­ care i sogni, di narrarli, del giappo­ nese. Gli otto sogni scelti da Akira sono una stessa corda con più nodi entro i quali si muovono fantasie, rie­ vocazioni, rimpianti, nostalgie, ango­ sce, fiabe, miti e, anche, morale che ci ricorda col desiderio del ritorno e il dolore della lontananza un mondo scomparso c un futuro dalle tinte ca­ liginose. È la natura, senza dubbio, (anche se Freud la penserebbe diversamente, di sicuro) ad essere «recitata» nel pri­ mo episodio, Il sole sono la pioggia: sogno e fiaba si intrecciano così co­ me la disgressione e il sentimento del­ l’eccesso o dello «sbaglio» che «IO»

(il Kurosawa qui interpretato da un bimbo) prova disubbidendo alla mamma. In una vera e propria dan­ za della natura mossa e cantata ele­ gantemente, leggiadra e agitata, irre­ quieta, il bimbo si lascia trasportare finché, ammonito dall’elusione, si avvia in un prato fantasioso, sboccia­ to, per cercare il perdono. La meta­ fora suggerisce forse di non infasti­ dire o imbarazzare la natura che dif­ ficilmente perdona. Questo tema naviga in quasi tutti gli altri episodi, dal Boschetto dei peschi in cui il bimbo «IO» vede riprendere vita un pescheto tagliato dai suoi ge­ nitori o nella Bufera dove l’angosciante e tormentato senso di impo­ tenza scuote il piccolo. In Tunnel, «IO» è già grandicello, anzi, unico sopravvissuto e fatto prigioniero, tor­ na dalla guerra verso casa ma sulla strada trova il tunnel serrato da un torvo e fulmineo cerbero e dai fan-

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tasmi dei soldati uccisi di un intero battaglione a ricordare la loro eter­ na presenza patriottica: ancora, tur­ bamento e angoscia, sentimento di demerito, disordine dell’animo. Ma ecco a seguire l’episodio I Corvi, do­ ve il personaggio «IO» incappa in Vincent Van Gogh (interpretato dal regista americano Martin Scorsese) e dove sembra dissolversi, evaporare, quelle torve fantasie onirologiche per entrare in un quadro (il Champs de blé avec corbeaux, l’ultimo dipinto dal pittore un mese prima della mor­ te, cent’anni fa) qui reso mirifico da­ gli effetti speciali di George Lucas, dopo aver «visitato» un altro bel quadro di Van Gogh, Le poni de Langlois. Un altro cenno autobiogra­ fico del regista, studente amante del­ l’arte e lui stesso pittore come pro­ vano i disegni e i bozzetti preparati­ vi degli episodi. Con II monte Fuji in rosso, Kurosa­ wa non ci risparmia un monito fin troppo allarmante e contestuale, sprofondato nell’incertezza di un do­ mani dominato dal pericolo di un ri­ schio nucleare, una conflagrazione apocalittica del futuro in uno scena­ rio che germoglia piante e fiori defor­ mi, straordinari e dove brulica il par­ to del cangiamento scompigliato e così, passando per L’Orco piacente ci avviamo verso l’ultimo episodio, dove \’«IO» divenuto adulto (l’atto­ re Akira Terao) riscopre II villaggio dei mulini ad acqua, una sorta di pa­ radiso terrestre, forse, e comunque un luogo non ancora acchiappato, se­ gnato e contaminato dalla tecnologia con i flagelli, le sciagure e lo scon­ quasso che porta. Certo, se l’intenzione di ammonire e di dire al mondo di stare all’erta vo­ leva essere solo in parte metaforica, bisogna dire che Kurosawa c’è riusci­ to ma è come se qualcosa — guar­ dando questo film — impedisse di animare la polemica (tanto in uso di questi tempi) ambientalista: pazzia ecologica o ecologia della pazzia? Che tutti, chi più chi meno, siano at­ tratti da una forte passione per la sal­ vaguardia del pianeta non è certo una novità. Quello che stupisce è il con­ tinuo prefigurare catastrofi sia anche soltanto per mettere in guardia. Tant’c. Nulla toglie al grande Maestro del cinema anche perche, come scris­ se Edgar Aliati Poe, «Coloro che so­ gnano di giorno sanno molte cose che sfuggono a chi sogna soltanto di not­ te».

Flavio Pedrotti


SPORT/SOCIETA' ______ '

Impazza il Mondiale con 9 ore di te­ lecalcio al giorno, giocalo e commen­ tato. pettegolalo e svisceralo. Al mi­ crofono, davanti alle telecamere, tut­ te le voci familiari agli italiani, da Paolo Valenti a Enrico A meri, da Nando Martellini a Pizz.nl, Vitanza, Nesi, Biscardi, Martino... Più sommesse le voci e i pettegolezzi sul calcio nostrano, nel tentativo di fare già i conti con ricordi e speran­ ze. Cattivi ricordi dal clima avvelena­ to delle Coppe, dove mai la presenza italiana è stata più fitta e rissosa: ac­ cuse ai tecnici di avere incitato i pro­ pri giocatori a «massacrare» gli av­ versari durante il gioco, e promesse o minacce di spezzare le gambe ai pros­ simi «nemici». Più molti bei discorsi suda violenza dei tifosi! Ricordi di sapore contraddittorio dal campionato: bella vittoria del Napoli (2 scudetti e 2 secondi posti in 4 an­ ni!) e feroci polemiche sul compor­ tamento degli arbitri. La peggiore fi­ gura è degli «esperti» che assegnano, col bilancino del farmacista, i «vo­ ti» ai partecipanti alle gare: l’arbitro Lobello ha ricevuto voti dal3 al 5 per Verona-Milan, ma ilgiornale II Mat­ tino di Napoli gli ha dato 6,5. La mi­ gliore figura appartiene ai tifosi mi­ lanisti che hanno portato in trionfo l’allenatore Socchi anche quando il bersaglio scudetto era fallito. Si conta, in ogni città, sulla nuova squadra, sui nuovi acquisti, sul nuo­ vo allenatore, dal quale si attenderan­ no magìe anche se la campagna ac­ quisti è debole o sballata. Coma mol­ tissimo la Rai di far il pieno di spet­ tatori, e sperano gli editori dei gior­ nali sportivi di battere i precedenti primati <11 Corriere dello Sport del 12 luglio '82, per la vittoria dell'Italia ai Mondiali di Spagna, vendette 1.699.966 copie!).

NON OTELLO MA MORO // Moro di Venezia non è più Otello di Shakespeare e di Verdi: si chiama così, oggi, la sofisticata «barca» da 20 tonnellate di Raoul Cardini (vedi:

di Domenico Volpi

LA RESSA DEI CONTI Ferruzzi, Montedison, Eniniont, ecc.), destinata a gareggiare nella Coppa A itterica... e nella pubblicità. La sola festa del varo, invitati i gran­ di dell’editoria e della finanza, è co­ stata due miliardi. Farà parte della nuova generazione di barche che sostituiranno le vecchie «12 metri» come l’indimenticabile Azzurra. Queste imbarcazioni sono studiate per sperimentare nuove so­ luzioni tecniche... e per permettere ri­ prese televisive più spettacolari. In al­ tre parole: anche sul mare, la TV condiziona i regolamenti.

SPONSOR FUMANTI Le grandi gare automobilistiche sono sempre più simili a guerre stellari: si lotta a colpi di materiali sofisticatissi­ mi (una scocca infibra di carbonio co­ sta 120 milioni!), di ingaggi ai piloti, e quindi di investimenti. Tra i ricavi c ’è la pubblicità, e si lotta per averla, per disporla nei modi migliori, per utiliz­ zare tutti gli spazi sulle macchine, su­ gli uomini, sulle piste. La pubblicità sulle tute è gestita dai piloti stessi o dal­ le loro società, secondo contratto: ogni «inserzione» può avere al massi­ mo le dimensioni di cui 12 X 4,5 e co­ sta... a seconda del valore dei piloti: oltre 500 milioni per Prosi o Senna! Occhio agli sponsor. Una legge proi­ bisce, in Italia e in altri Paesi, la pub­ blicità delle sigarette, ma nelle riprese di un Gran Premio appaiono sui nostri schermi le McLaren che somigliano a un pacchetto di sigarette Malboro, con questo nome scritto in nero sulla carrozzeria bianco-rossa, e le Carnei appaiono con il loro marchio per pre­ sentare viaggi turistici e altro.

BRICIOLE • In America è nato un nuovo sport: sciare... in salita, trainati da un pa­ racadute spinto dal vento. Da noi, acrobazie di questo genere le fanno soltanto i politici. • Il Miian non è riuscito a compiere il «grande slam» progettato o sperato. Lia perso la Coppa Italia e il Campio­ nato. Povero Diavolo! I tifosi aggior­ nano mestamente il vecchio prover­ bio: «La farina del Berlusca - va a fi­ nire tutta in crusca». • Maradona aveva dichiarato, l’an­ no scorso, che non avrebbe mai più dato la mano a Feriaino, presidente de! Napoli. È stato di parola: gli ha dato due piedi, e con quelli lo scudet­ to. Prima però ha dovuto perdere 8 kg di peso, di supponenza e d’indi­ sciplina. • Aguilera, centravanti del Genoa, era inquisito ed arrestato. Per la partita-salvezza, è stato liberato per giocare «purché non avesse contatti con l'ambiente esterno». Il giudice forse pensava che il calcio si giocas­ se con tute da palombaro. • Berlusconi, Cardini, Benetton... Non è un elenco di industriali italia­ ni, ma quello di chi sta immettendo miliardi sul mercato della pallavolo, uno sport fino a ieri molto praticato sul piano dilettantistico e che oggi in­ teressa sul piano pubblicitario. Na­ sceranno gli stessi problemi del cal­ cio e del basket: ingaggi alle stelle e piccole società in affanni. • È pericoloso credere che i proble­ mi si risolvano partecipando a un corteo, a una marcia, o portando una fascia al braccio. Come quella «In­ sieme contro l’A IDS» recata dai cal­ ciatori in una giornata di sensibiliz­ zazione al problema: buone intenzio­ ni non sono in discussione, manca­ no le iniziative concrete e i soldi. Così i giocatori della Colombia indossano magliette con la scritta «No alla dro­ ga», mentre metà del loro Paese è in mano ai narcotrafficanti.

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(segue da pag. 31) (o.

UNA GIORNATA DA RICORDARE...

in tutta Italia REGGIO EMILIA — Reggio Emilia ha risposto a Giocasport ’90 con lo slogan «colori per un giorno di festa». Così al posto di un solo pinocchio, sulla locan­ dina vi era un balletto con tanti Pinoc­ chi che si tenevano per mano. Almeno mille sono stati i partecipanti, compresi alcuni bambini di colore. Tut­ ta la manifestazione si è svolta nel quar­ tiere Santacroce dove, proprio sui cam­ pi sportivi, è nato il Nuovo Oratorio cit­ tadino che, con la nuova sede del CSI, accoglierà centinaia di ragazzi. Dicevamo una manifestazione di solida­ rietà. Sì, perché innanzitutto tante sono state le collaborazioni organizzative e poi perché si è respirato un grande spirito di accettazione l’uno con l’altro. 1 bambini dai 6 ai 10 anni hanno illustra­ to con disegni sui manifesti uno dei temi fissati per le dodici città sedi dei mondiali di calcio. 1 manifesti sono poi andati ad addobbare il Campo sportivo dove si è svolta l’attività, diversificata per fasce di età. 1 bambini hanno disputato le «Olim­ piadi umoristiche», mentre i ragazzi tra gli 11 e i 14 anni sono stati impegnati con il minivolley, la pallascout, il BMX, il calcetto, ecc. Anche la celebrazione della liturgia offi­ ciata dal Vescovo Paolo Gibertini è sta­ ta ben vissuta. Ma quello che ha sicura­ mente creato maggior coinvolgimento nei partecipanti è stato il gioco dei fili di la­ na colorati: i bambini hanno legato i di­ segni da loro redatti con fili colorati e li hanno deposti in una mongolfiera salita nel cielo con mille messaggi di gioia.

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VASTO — Sono stati circa duecento i ra­ gazzi che hanno partecipato al «Giocasport» organizzato il 25 aprile dal CSI di Vasto in collaborazione con quasi tutte le parrocchie della città. Una festa in cui 10 sport è stato occasione d’incontro, di amicizia, per stare insieme e giocare, e non certo per fare classifiche di merito. 11 programma della Festa ha previsto una celebrazione eucaristica, officiata da Don

Mario Pagan, responsabile regionale dell’Azione Cattolica e poi una maratonina. Nel pomeriggio si sono svolti nume­ rosi giochi di animazione e di movimen­ to, ed una frenetica ed entusiasmante «Caccia al tesoro». L’hanno spuntata i ragazzi di Fossace­ sia, ma la vera vittoria è stata ottenuta dal gioco e dalla spensieratezza dei ragaz­ zi, che dovrebbe servire da esempio per chi oggi pratica lo sport in maniera for­ sennata, alla ricerca del primato e del suc­ cesso ad ogni costo, senza badare alle po­ tenzialità sociali ed educative dell’attivi­ tà sportiva.

VICENZA — Anche Vicenza ha ospita­ to «Giocasport ’90 - Nonsolocalcio», con una manifestazione che si è svolta a Pria­ bona, in collina, a cui hanno partecipa­ to 110 ragazzi provenienti da 6 società del vicentino. Al loro arrivo, i ragazzi, suddivisi in sei gruppi, hanno cominciato la loro gior­ nata all’insegna del «Pinocchio di Gio­ casport» con una passeggiata per Pria­ bona e dintorni che offriva uno scenario veramente incantevole. Lungo il percor­ so, è stato previsto un posto di sosta e ristoro dove i partecipanti, oltre a rifo­ cillarsi, sono stati coinvolti dagli anima­ tori in una serie di canti e momenti ri­ creativi che hanno rappresentato il vero momento iniziale della festa. Al termine della passeggiata, i ragazzi si sono radunati nella chiesa parrocchiale per un momento di riflessione condotto dal Consulente provinciale don Giusep­ pe Miola. Durante la pausa per il pran­ zo è stato possibile visitare un’interessan­ te mostra di fossili trovati in zona, rife­ riti ad un particolare periodo dell’Eoce­ ne Superiore denominato dai geologi di tutto il mondo appunto «Priaboniano», proprio dal nome della località di Pria­ bona in cui tali reperti sono stati trovati. Nel pomeriggio poi, giochi a gruppi per tutti, e quindi il gran finale: una «Cac-


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Dall’alto: Foggia, Galatina, Pavia, Lucca. Nella pagina accanto: Vasto e Reggio Emilia. eia al tesoro fotografica» che ha suscita­ to grande entusiasmo tra i partecipanti. Quindi, i saluti e le premiazioni con l’au­ gurio di riuscire a creare il prossimo an­ no un vero e proprio «circuito Gioca­ sport» con vari momenti organizzati, a turno, dai gruppi che hanno partecipato alla manifestazione. LUCCA — Si è svolta, mercoledì 25 apri­ le, sulle Mura di Lucca e nella Palestra Bacchettoni la Festa Nazionale «Giocasport ’90-Nonsolocalcio» in ambito pro­ vinciale. A questa simpatica iniziativa sono stati in­ vitati tutti i ragazzi dai 9 ai 14 anni. 1 grup­ pi presenti erano quelli di Marlia, S. Concordio, Polisportiva ’89 (Balbano), S. Anna, il gruppo ACR di Massarosa, Luc­ ca centro, S. Marco, S. Filippo, S. Pao­ lino e un gruppo di portatori di handicap. Le dieci squadre formate, in cui erano presenti anche i ragazzi portatori di han­ dicap, hanno dato vita ai diversi giochi proposti affrontandoli con il giusto spi­ rito, tipico delle iniziative del CSI e con un pizzico di agonismo che ha reso le gare ancor più sentite e vissute. Al mattino si è svolta una impegnativa Caccia al Te­ soro che ha disseminato i ragazzi per tut­ to il centro storico e sulle Mura Urbane. Dopo il pranzo al sacco, consumato final­ mente sotto un tiepido sole, i circa 150 ra­ gazzi partecipanti si sono ritrovati pres­ so la Palestra Bacchettoni per la seconda parte della giornata che prevedeva dei gio­ chi a stazione guidati da quattro anima­ tori più un capo-gioco che coordinava tut­ ta la manifestazione che si è conclusa con la S. Messa celebrata dal consulente eccle­ siastico don Mario Visibelli. Buono è sta­ to anche il lavoro di tutta la Commissio­ ne provinciale Giocasport, ed in partico­ lare delle due responsabili Laura Grida e Maria Antonia Roberti, che da quasi due anni stanno proponendo e divulgando nei gruppi e fra gli educatori le finalità edu­ cative di «Giocasport».

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I PROBLEMI DELLO SPORT

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MENSILE PER IL CENTRO SPORTIVO ITALIANO ANNO LXXXV / N. 6 / GIUGNO 1990


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