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Stadium n. 6/1989

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EUROPA

QUASI UN SOMMARIO

Quando questo numero di STADIUM arriverà in mano ai suoi lettori, mancherà poco alla gior­ nata elettorale del 18 giugno, in cui saremo chiamati ad eleggere i rappresentanti italiani al Parla­ mento Europeo. Arriveremo a quel giorno carichi di informa­ zioni e di inviti tesi ad orientare il nostro voto. Forse dovremo fa­ re uno sforzo per discernere il senso del gesto democratico che ci è richiesto, e che è, comunque, importantissimo.

3ERAVAMO

13 22 STADIUM/SOQETA' ORISSW^EW©

A BASILEA

di Angelo Bertanì

di Gianni Di Santo

di Aldo Notarlo

4MODA E SALUTE L'inchiesta CENSIS sul corpo e la sua immagine. di G. P.

óLE BOCCE

14 24 FOTOMEMORIA UNA CORSA A TAPPE

15 Il tema del mese: LA BICICLETTA Una nuova Campagna nazionale del CSI. a cura di Andrea De Pascalis

di Giampiero Spinto

8UNO SPORT CHE PESA Pro e contro la boxe, di Riccardo Maccionì

10 TEMPO RITROVATO di G. Battista Gandolfo

LA QUESTIONE ETICA

19 FOTOMEMORIA

20 UNA FESTA IN CRESCITA

IN POLONIA SI VOTA di Valerio Ochetto

25 TUTTO CSI/ CRONACHE/ ESPERIENZE

28 IO film: di Flavio Pedrotti

Tennistavolo a Viterbo, di Andrea De Pascalis

21 GIOCASPORT In corso le Feste regionali di Vi. Co

STADIUM

A colloquio con Giuseppe Cananzi. presidente dell’A.C.I. MENSILE PER IL CENTRO di Paola Springhetti SPORTIVO ITALIANO

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Il primo ciclo della Scuola Naziona­ le Tecnici. di E G

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Medicina: ESSERE IN FORMA di Antonio Spataro

0 libri a cura di Andrea De Pascalis

31 SPORT/SOCIETA' di Domenico Volpi

C’è innanzi tutto, prevalente in molti messaggi, la preoccupazio­ ne dell’EUROPA come «merca­ to»; l’Europa del ’92 è già diven­ tato uno slogan, dietro il quale si nascondono intenzioni di conser­ vazione, soprattutto del profitto commerciale e dell’economia multinazionale, controllata da pochi e basata sul dogma del ca­ pitalismo post-moderno, che è il consumismo diffuso e il succes­ so dei forti. Quest’Europa, che ci viene proposta in questo modo, l’Europa del 70°7o di benessere e del 30% di miseria, è un’Europa che non dovrebbe piacerci. Ma c’è, nelle possibilità future, anche un’EUROPA dei cittadini, dei loro diritti uguali, l’Europa delle pari possibilità: una comu­ nità europea che aiuti a vincere i mali della disoccupazione, che faciliti l’espandersi dello spirito di solidarietà, che non solo uni­ sca i capitali, ma realizzi una ef­ fettiva redistribuzione delle risor­ se, senza frontiere e senza privi­ legi; un’Europa basata, prima che sul protagonismo dei futuri parlamentari europei, sulla co­ scienza civile di ciascuno, sulla convivenza sociale a partire dal­ le comunità più piccole e tenen­ do d’occhio soprattutto i bisogni reali della gente.

È a questa EUROPA che credia­ mo aspirino i nostri lettori, e tutti gli amici che professano nel CSI lo sport a servizio dell’uomo e l’impegno personale al servizio della società. È l’EUROPA del­ la cultura umanistica, frutto delle radici cristiane del nostro conti­ nente, di cui un manifesto signi­ ficativo, solenne e, quasi, inatte­ so si è espresso neH’Assemblea delle Chiese Cristiane di Basilea. In queU’assemblea si è rilanciato l’ideale della giustizia, della pa­ ce e del rispetto del creato, come base per il ricostruirsi di un’EU­ ROPA del cuore e della ragione, in contrasto con un’Europa del profitto e del benessere selettivo. E per quest’EUROPA della spe­ ranza umana, che andiamo, cer­ to, anche, a votare.

E.G.


DAVAMO A BASILEA Mentre fervono i preparativi per Ita­ lia 90 e ci si preoccupa che i mega­ stadi siano pronti senza tante atten­ zioni per i problemi ambientali e ur­ banistici che essi creano, mentre in­ fieriscono i mercoledì di coppa e Na­ poli miliardaria, non più milionaria come al tempo di Edoardo De Filip­ po, impazza per i suoi campioni la­ sciando un po ’ in ombra S. Genna­ ro che comunque attende paziente la sua ora, i cristiani d’Europa si incon­ trano a Basilea per la «Conferenza Ecumenica Europea Pace e Giusti­ zia» dal 15 al 21 maggio. La Conferenza è stata un grande av­ venimento per i cristiani poiché ha visto riunite insieme le Chiese euro­ pee (protestanti, ortodossi, anglica­ ni) e le Conferenze Episcopali catto­ liche d’Europa per rispondere ad un interrogativo importante: «Che co­ sa possono fare i cristiani per l’Eu­ ropa di domani?». L'Italia è rappresentata da una de­ legazione di 32 persone, nominata dalla Conferenza Episcopale Italia­ na, composta da vescovi, sacerdoti, e laici (uomini e donne). Il CSI ha avuto la gradita sorpresa di vedersi chiamato a farne parte: la Chiesa ita­ liana evidentemente annette molta importanza allo sport per l’inciden­ za che esso ha sui comportamenti so­ ciali e culturali della società contem­ poranea. A Basilea 600 persone si sono con­ frontate su un documento dal titolo significativo: «la pace, la giustizia per tutta la creazione». Ritorneremo, sul prossimo Stadium, sulle conclusioni, ma intanto è im­ portante capire che nella Conferen­ za Ecumenica Europea si è convenu­ to che il contributo che i cristiani so­ no chiamati a dare alla costruzione dell’Europa è quello dell’impegno ci­ vile sui grandi temi della pace, della giustizia, del rispetto del creato.

A Basilea i cristiani hanno impegna­ to le loro Chiese a operare per un nuovo ordine economico mondiale, per l’applicazione di tutti gli accordi sui diritti umani, per un ordine inter­ nazionale della pace e della difesa dell’ambiente. Di fronte a questi drammatici pro­ blemi lo sport non può continuare a stare alla finestra a guardare, a pen­ sare a se stesso, alle sue manifesta­ zioni celebrative internazionali, sem­ pre più ricorrenti e dispendiose, sen­ za farsi carico dei problemi dell’uma­ nità, né può nascondersi dietro il di­ to dell’autonomia, che autonomia non è poiché lo sport incide profon­ damente sui costumi e sulle idee e quindi sui problemi dell’umanità che

CRISTIANI SPORT EUROPA può aiutare a risolvere come può ag­ gravare. Lo sport può essere fattore impor­ tante di pace e di solidarietà, ma og­ gi è spesso occasione di concorrenza esasperata fra gli individui e le nazio­ ni, di aggressività sui campi di gioco e di violenza a volte disumana fra gli spettatori. Può educare validamen­ te alla giustizia, ma, come spesso og­ gi avviene, può essere anche occasio­ ne di frode e di ingiustizia, non sol­ tanto con il ricorso al doping, ma an­ che sul piano tecnico e organizzati­ vo per gli enormi interessi commer­ ciali che vi sono connessi. Può con­ tribuire alla riscoperta della natura e al rispetto dell’ambiente, ma può essere anche, come di fatto avviene.

un’ulteriore occasione di disordine ambientale, ad esempio nella tipolo­ gia e nella dislocazione degli impianti sportivi, e persino di inquinamento diretto attraverso le discipline che usano i motori. A Basilea il CSI ha portato questo contributo mettendosi in sintonia con i grandi temi discussi perché lo sport possa aiutare l’Europa a co­ struirsi e ad essere nel mondo ele­ mento di pace, di giustizia e di rispet­ to del creato. Come può lo sport entrare in questa logica, avere il diritto di cittadinan­ za in questa nuova Europa che i cri­ stiani vogliono aiutare a costruire? Non certo continuando ad organiz­ zare le Coppe europee, a sprecare ri­ sorse economiche, ad aumentare le divaricazioni tra i paesi ricchi e pae­ si poveri. La solidarietà olimpica è una pia il­ lusione quando il predominio dei va­ lori commerciali, spettacolari e il cul­ to del primato e del campione por­ tano a privilegiare le aree geografi­ che più ricche, le categorie sociali con maggior benessere, i soggetti più sa­ ni e fisicamente più dotali. Per i cristiani lottare per lo «sport per tutti» senza mistificazioni è quin­ di un’azione doverosa in favore del­ la giustizia perché esso abbia spazio e cittadinanza al posto di uno sport dominato dalle leggi dell’utile e del­ la concorrenza. È lo sport che il CSI cerca di far af­ fermare ed acquisire dalla coscienza dei cristiani e di tutti nell’interesse dello sport anzitutto, per salvarlo dal degrado, e dell’umanità: solo questo sport la può aiutare nel difficile e tor­ tuoso cammino della pace, della giu­ stizia, della difesa dell’ambiente. Aldo Notarlo

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Moda e salute La sociologia, ovvero la scienza che si occupa dei fenomeni sociali è mol­ to giovane. L’uomo ha sempre avuto la necessi­ tà di studiare la società in cui viveva o meglio di teorizzare il modo in cui tutti gli uomini potessero organizza­ re la loro vita in comune. Raramen­ te queste analisi filosofiche scende­ vano nei particolari proprio per la carenza di metodologie adeguale per po per cui questo era un bene depe­ ribile inesorabilmente deteriorato dal studiare i fenomeni sociali. La contestazione dell’ultima genera­ tempo, come se questo fosse stato un zione e il diffondersi dei mezzi di co­ destino a cui non ci si poteva sottrar­ municazione hanno dato in un pri­ re. Tutto quello che riguardava il mo momento un gran valore al so­ corpo era considerato come apparen­ za e non come sostanza della propria ciale rispetto all’individuo. In questi ultimi anni abbiamo vissu­ interiorità. Sul piano dei comporta­ to tutti un’epoca di riflusso per cui menti l’attività fisica e la cura del l’individuo è tornato predominante corpo avevano un valore fortemen­ sul sociale, ma la sociologia si è man­ te negativo o meramente narcisistico. tenuta come scienza di studio a livel­ Per ultimo il modello tradizionale considerava il corpo come un insie­ lo universitario. La sociologia è una scienza non esat­ me di organi e meccanismi slegati ta perché utilizza criteri matematici dalla dimensione psichica. e statistici per l’acquisizione di dati, ma diventa soggettiva quando que­ Uno dei principali risultati della in­ sti dati devono essere valutati, giu­ dagine è quello di dimostrare che a dicati ed infine estrapolati a tutta la questo modello tradizionale proba­ bilmente se ne è sostituito uno che popolazione. Una delle ricerche, a sfondo socio­ forse non è ancora definitivo, ma logico, più recente ed interessante è certamente è di transizione. quella che il Censis (Centro Studi In­ Dell’io scisso nelle sue dimensioni vestimenti Sociali) ha recentemente corpo e psiche si sta passando ad pubblicato dal titolo: «I prodotti co­ un’immagine unitaria dell’io, dove smetici: consumi e messaggi pubbli­ corpo e mente interagiscono, essen­ do il corpo portatore e parte inte­ citari». grante dell’identità individuale. Un dato risalta subito sugli altri: in In questa visione il corpo appare co­ Italia la spesa per i cosmetici è pas­ me un bene perfettibile ovvero su­ sata dai 2.200 miliardi del 1980 ai scettibile di miglioramenti e non de­ 6.456 miliardi del 1987 con un incre­ stinato alla ineluttabile decadenza. mento del 193%. Da sfera di consumo circoscritto a Il corpo appare come uno strumen­ poche fasce sociali e con pochi pro­ to di comunicazione sociale, anche se dotti in commercio si è passati ad un il più superficiale. consumo allargato, particolarmente Per molti degli intervistati un corpo per l’igiene di base. curato può comunicare un’immagi­ Secondo la ricerca del Censis esiste­ ne rassicurante e positiva. va nel passato un modello tradizio­ Non solo, ma un aspetto esteriore nale di rapporto con il proprio cor- soddisfacente sarebbe di grande aiu-

L ’inchiesta CENSIS sul corpo e la sua immagine

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to nella costruzione e nella percezio­ ne della propria identità. Ogni intervento specifico sul proprio corpo avrebbe il significato di ade­ guarsi alla immagine che si ha di se stessi e che si intende trasmettere al­ l’esterno. La concezione del corpo come unità psicofisica, sistema integrato ed in­ separabile nelle sue dimensioni costi­ tuenti è certamente nuovo per la cul­ tura occidentale, ma non può essere confusa e paragonata con la visione tipicamente orientale del corpo. Per gli orientali il corpo è unito stret­ tamente con la psiche ma non ha nes­ sun valore reale riguardo al signifi­ cato della vita, anche se non prescin­ de da questa. Il modello che l’indagine del Censis propone è innovativo rispetto al pre­ cedente ma non lascia troppo spazio alla possibilità di offrire valori sicu­ ramente positivi. Il corpo nel momento in cui collabora con la psiche non può diventarne l’elemento trainante. Per lavorare, costruire, vivere, pro­ gettare, non occorre essere belli, ab­ bronzati e profumati con l’ultimo prodotto in commercio. La vita è più importante dell’imma­ gine che uno trasmette agli altri. La possibilità di curare il proprio corpo con una adeguata attività fisi­ ca e con sofisticati prodotti per l’i­ giene è una conquista degli ultimi an­ ni, generalizzata a tutta la popolazio­ ne e che non può essere cancellata. In particolare lo sport è un mezzo di comunicazione ideale per esprimere la propria personalità e per comuni­ care con il mondo esteriore. Uno dei miti che la ricerca del Cen­ sis cancella è il fatto che la donna sia una grande consumatrice di prodot­ ti di bellezza e l’uomo ne sia prati­ camente esente.


INFORMATUTTO ELEZIONI AL CONI II 28 aprile scorso il Consiglio nazionale del CONI ha rinnovato le cariche per il quadriennio 1989-1992. Nel riportare, qui di seguito, i risultati delle elezioni, rivolgiamo a tutti gli eletti le felicitazioni e il più cordiale augurio del Centro Sportivo Italiano per lo svol­ gimento dell’impegnativo compito loro affidato al vertice dello sport italiano. Formuliamo anche l’augurio che il nuo­ vo quadriennio segni anche un passo in avanti nei rapporti tra il CONI e gli Enti di Promozione sportiva, fondati sulla comprensione, oltre che sul ricono­ scimento, delle rispettive finalità e competenze, e sulla reciproca collaborazione.

Il consumo di prodotti cosmetici, che in genere costituiscono la «linea ma­ schile», in 8 anni (1980-1987) è au­ mentato del 223%, esattamente co­ me quello dei prodotti per il trucco o per l’igiene intima femminile.

I mezzi di comunicazione, attraver­ so la pubblicità, hanno fatto notevol­ mente aumentare le vendite dei pro­ dotti cosmetici. Una delle operazioni più riuscite è stata quella di attribuire anche un va­ lore curativo e terapeutico a prodot­ ti che non hanno queste capacità. In particolare il mercato delle creme curative, comprende prodotti per ogni tipo di problema, dall’acne al­ la coupcrose, ma pochi sanno che le

sostanze contenute nelle creme sono sempre più o meno le stesse. Probabilmente le rivoluzioni cultura­ li, che si stanno verificando nel no­ stro Paese, dovrebbero salvaguarda­ re i princìpi che cercano di dare al corpo un valore positivo fortemente orientato dall’interazione con la psi­ che. In questo senso la moda, il mercato e il consumismo sono certamente dei mali per la società, che vanno con­ trastati con la ricerca della verità e del bene comune.

G.P.

L’avv. Arrigo GATTA! (nella foto) è stato designato Presidente con 36 voti su 39 (1 voto a Nostini e 2 schede bian­ che). Il 5 maggio l’elezione di Gattai alla presidenza del CONI è divenuta effet­ tiva grazie alla ratifica del Consiglio dei Ministri. Vicepresidenti sono stati eletti il prof. Bruno GRANDI (ginnastica, voti 39 su 40) e King. Renzo NOSTINI (scherma - voti 28). Alla Giunta Esecutiva sono stati eletti: Maurizio MONDELLI (rugby - 33 vo­ ti), Enrico VINCI (basket, 32 voti), Fe­ derico SORDILLO (calcio - 31 voti), Francesco ZERBI (motociclismo - 30 voti), Concetto LO BELLO (pallama­ no - 28 voti), Bartolo CONSOLO (nuo­ to - 27 voti). Lo Bello e Consolo sono i due membri nuovi della Giunta; i due posti erano precedentemente occupati da Omini (ciclismo) eTuccimei (federmedici). Alla carica di Segretario Generale è sta­ to confermato il dott. Mario PESCAN­ TE, prima designato all’unanimità dalla nuova Giunta e poi nominato, sempre all'unanimità, dal Consiglio nazionale.

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Le bocce

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Qualche anno fa, in un Convegno sulla progettazione degli impianti sportivi, al Salone d’Onore del Foro Italico, un dirigente periferico del CONI disse, in riferimento ad una struttura per le bocce: «Non c’è al­ cun bisogno di costruire le docce, tanto quelli non devono mica lavar­ si, non sudano!». L’incauto Carraro (allora presidente di provincia) aveva etichettato più o meno come perditempo, coloro che a tutti gli ef­ fetti sono considerati atleti di una Fe­ derazione del CONI, TUBI, Unione Bocciofila Italiana. Nel territorio nazionale sono 160 mi­ la gli iscritti all’UBl, i cosiddetti «cartellinati». Le società sono 3.912. Per i bocciofili l’attività è senza so­ ste. Campionati italiani, Coppa Ita­ lia, Campionato italiano di società, parata di campioni, il challenge e il masters. I giocatori di bocce sono suddivisi in categorie giovanili, esordienti (8-10 anni), ragazzi (11-13 anni) e allievi (14-17 anni) e seniores A, B e C. Si, i giovani. L’ambiente sportivo delle bocce ha dovuto negli anni ab­ battere due pregiudizi: quello di es­ sere considerato un gioco e non uno sport innanzitutto e adatto solo agli anziani, in seconda battuta. Colpa di un retaggio culturale che ha sempre associato la «bocciata» all’osteria, al mezzo litro. «Guarda, figlio mio, questa è la grande Roma» — papà Giulio, fer­ roviere, cosi si rivolgeva al piccolo Sandro, quattro anni, quasi intimi­ dito da quel colore giallorosso che riempiva il campo di calcio di Testac­ cio dove giocava la Roma di Fulvio Bernardini, nel 1930. Undici anni do­ po, Sandro De Sancì is sarebbe diven­ tato il più giovane giocatore di boc­ ce, a sedici anni, in deroga alle rego­ le. Il padre Giulio era presidente del dopolavoro ferroviario e non badò al limite minimo di 18 anni. Dopo

Soltanto un passatempo o anche uno sport? averlo portato al calcio e al pugila­ to, se l’era tirato appresso anche al­ le bocce. Sandro De Sanctis diventò campio­ ne italiano nel 1960, conquistando un titolo che mancava a Roma dal ’32. «Ero bravo. Non ho mai lascia­ to le bocce da allora perché ho capi­ to che c’era qualcosa di bello, di ap­ passionante. Ho voluto a tutti i co­ sti che diventasse uno sport — rac­ conta De Sanctis, oggi presidente dell’UBI — Insieme ad altri pionieri convincemmo la gente che bisogna­ va giocare a bocce per raggiungere un risultato agonistico. Treni 'anni fa li costrinsi a indossare una divisa per giocare. Mi presero per pazzo».

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Oggi la dinastia De Sanctis vanta si­ curi eredi, i figli Giano, Giunio (de­ finito dal padre «giocatore di gran classe») e Cristiano. Non è un caso isolato. Come il me­ stiere di giornalista, le bocce si tra­ mandano di padre in figlio. L’imma­ gine esterna è scarsa, limitata dal pe­ so di essere tacciato esclusivamente come sport per vecchi. Eppure sono ottomila i giovani, dagli 8 ai 18 an­ ni, iscritti all’UBl. Oltre ai tradizionali centri di avvia­ mento allo sport esistono le scuole bocce per i più piccoli. Ed anche se la maturità si raggiunge tra i 30 e i 40 anni, è arduo superare un giova­ ne di 20 anni che anche in questa di­ sciplina si avvale di maggiore fre­ schezza atletica. Il più forte giocatore italiano è Dan­ te D’alessandro di Teramo, 38 anni, campione del mondo. Fa il pompie­ re, si allena otto ore al giorno e gra­ zie all’interessamento dell’UBl è la­ sciato libero il sabato e la domenica. Riesce a guadagnare 40 milioni l’an­ no, il massimo per le bocce. Le en­ trate maggiori derivano dalle para­ te, manifestazioni particolari con re­ lativo montepremi, ad invito. Esiste una graduatoria nazionale per i giocatori, aggiornata settimanal­ mente, sul modello del tennis. Co­ munque i giocatori italiani sono i più forti del mondo, il pianeta azzurro fa paura a tutti. Cinque campionati mondiali, nella sezione raffa si sono finora disputati, tutti vinti dall’Ita­ lia. Nel volo ci siamo aggiudicati la metà dei titoli messi in palio. Su do­ dici titoli individuali mondiali, undici sono andati agli italiani. Nel gioco delle bocce esistono due differenti sistemi: volo (o sezione vo­ lo) c raffa (o sistema raffa). Nell’ambito dell’UBl ogni sistema ha proprie norme statutarie e regola­ menti.


Le differenze sussistono in alcune re­ gole di gioco. Ad esempio nel siste­ ma volo il lancio a punto (o accosto) può effettuarsi nella distanza massi­ ma di sette metri, anziché quattro, come stabilito nel sistema raffa. La bocciata si può effettuare unicamen­ te di volo, adoperando bocce metal­ liche anziché in lega sintetica. Nel si­ stema raffa la bocciata può effet­ tuarsi sia di volo che di raffa. Pre­ ventivamente però il giocatore deve dichiarare il tipo di bocciata prescel­ to e il bersaglio che intende colpire. Le corsie di gioco sono di diverso materiale: grezzo c sabbioso nel si­ stema volo; levigato e liscio (sinteti­ co) nella raffa. Tre specialità tipiche: individuale (uno contro uno, con due bocce per giocatore), coppia (due contro due, con due bocce per gio­ catore), terna (tre contro tre, con due bocce per giocatore). Le partite si giocano a 12 o 15 punti. Lo sport, in definitiva, consiste nell’avvicinarsi il più possibile al pallino, in posizio­ ne migliore dell’avversario.

Anche le donne praticano le bocce. Sono oltre duemila, quasi la metà nella sola Lombardia. Per loro c’è una gara particolare a coppie mista, un uomo e una donna, denominata Lui c Lei. Quest’anno per la prima volta si svolgerà un campionato fem­ minile. Nonostante sia considerato lo sport più antico del mondo («le bocce so­ no nate con l’uomo che per soprav-

vivere nell’antichità tirava un sasso in fronte ai dinosauri e ai mammut, cinquemila anni prima di Cristo», scrivono gli esperti del settore), la storia delle bocce nel CONI è recen­ te. L’UBI è stata riconosciuta Fede­ razione effettiva nel 1983, esattamen­ te il 12 dicembre. È oggi la penulti­ ma Federazione in fatto di contributi ordinari elargiti dal Comitato Olim­ pico: 1 miliardo e 618 milioni l’an­ no. Per tesserati sarebbe tra le pri­ me sci Federazioni, invece è finita al trentottesimo posto. Nel 1979 l’aderenza al CONI sancì l’unificazione di tre Federazioni, l’Enal FIGB, la Federazione italiana gioco bocce con 90 mila iscritti, ere­ de del dopolavoro fascista, la FISB, Federazione sport bocce, d’ispirazio-

ne socialista con 30 mila cartellinati e l’UBI che sarebbe poi divenuta la sigla unitaria con 25 mila bocciofili. In sede internazionale si sta vivendo la stessa situazione superata nella realtà italiana. Ci sono tre Federazio­ ni differenti, oltre alla raffa e al vo­ lo, si è imposta la petanque, il gioco delle bocce più semplice che si può praticare su qualsiasi tipo di terreno. La petanque richiama in Francia 500 mila praticanti. Il CIO, il Comitato Olimpico Inter­ nazionale non cede: pretende un’u­ nica Federazione per proclamare le bocce come disciplina olimpica. «È il nostro cruccio — spiega il presi­ dente De Sanctis — la Federazione internazionale deve essere una sola, sono d’accordo. Ognuno vuole an­ dare alle Olimpiadi con il suo siste­ ma di gioco ma io insisto che biso­ gna sacrificarsi e scegliere quello più spettacolare. La verità è che non ab­ biamo appoggi. In Spagna per Bar­ cellona ’92 hanno preferito la pelo­ ta basca come sport dimostrativo. Giampiero Spirito (segue a pag. 23)

BAMBINI E TV Nel numero di maggio, Stadium si è occupato di «Bambini e TV». E lo ha fatto riferendosi a studi e ricerche su questa delicata materia compiuti negli ultimi anni, ed in particolare al saggio su «Bambini e TV» di Marina D’Amato (edito dalla Eri nel 1988), con la quale peraltro ci scusiamo per aver omesso involontariamente la citazione dell'autrice nell'articolo ispi­ rato al suo testo. Riproponiamo volentieri ai lettori di Stadium questo significativo lavoro perché costituisca uno stimolo all’approfondimento delle nuove dimen­ sioni del rapporto educativo, aH'interno del quale un ruolo di primissima importanza può essere svolto dai mezzi di comunicazione.

Marina D'Amato, «Per amore, per gioco, per forza», ERI VPQT 1988, L. 20.000.

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Uno sport che pesa

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Il 22 marzo 1989 si è consumata un’altra tragedia da ring. 11 venti­ duenne pugile della Costa D’Avorio, David Thio, si è spento nell’ospeda­ le di Lione, dov’era ricoverato per un Ko subito alla nona ripresa del match combattuto contro l’americano Terence Alli. È l’ennesimo grano di un rosario che la boxe recita all’infinito. Tra il 1945 ed il maggio 1986, 523 pu­ gili sono deceduti a seguito dei colpi incassati durante un combattimento. Cifre che si commentano da sole. E che non tengono conto delle conse­ guenze della «punch drunk syndrome» o malattia del pugile suonato. Una patologia determinata dalla somma di traumi patiti nel corso di una carriera agonistica. Traumi che non determinano un Ko, ma che pos­ sono provocare, nel tempo, difficoltà nel parlare, tremori, disturbi vegeta­ tivi ed intellettivi. Non a caso l’Associazione Medica Mondiale ha chiesto più volte l’abo­ lizione del pugilato. Alcuni Paesi, co­ me la Svezia, hanno bandito l’atti­ vità professionistica, mentre in altri, vedi la Spagna, è vietata la trasmis­ sione televisiva della boxe. Dal canto loro le singole Federazio­ ni nazionali hanno cercato riparo nell’attribuzione di più ampi poteri al medico nelle riunioni, nell’accor­ ciamento della durata dei matches, in una revisione del peso dei guan­ toni, da rendere meno leggeri. Deci­ sioni, avvertimenti, proposte. Ma anche formulazioni non unanimi. E quindi contrastanti. La boxe è un varietà luccicante, ma­ lato di protagonismo, nel quale tro­ vano dimora 68 campioni del mon­ do distribuiti in quattro sigle, ma do­ ve soltanto una decina sono i fuori­ classe autentici. È un teatro di repli­ canti, che copre di immortalità e manda allo sbaraglio il nostro Lupi­ no, che ridona cittadinanza al qua­ rantenne Louis Foreman mentre di­

Pro e contro la boxe strugge il mito di ex prime donne co­ me Aaron Pryor. «The show must go on» dicono gli americani: lo spettacolo deve conti­ nuare. Poco importa che classifiche interessate e decine di presunti «mat­ ches del secolo» costituiscono mine sempre più nocive per la credibilità di una disciplina antichissima. La TV crea e distrugge miti nel bre­ ve arco di una giornata o sotto l’ef­ fetto di un gancio alla tempia. Co­ me nel caso di Patrizio Kalambay, non più gradito agli americani dopo la fulminea sconfitta patita da Mike Nunn. Ed è sempre più la televisione a de­ terminare l’importanza di riunioni ed atleti. Che Tyson fosse destinato a diventare grandissimo lo si capì al­ lorché l’HBO un sistema televisivo statunitense via cavo, affascinato

dalla sua irruenza, stipulò con «King Kong» un contratto di 30 miliardi di lire per 6 matches. La boxe è sempre più uno sport da salotto. La nascita del sistema «pay TV» dello spettacolo in abbonamen­ to, permette di vedere riunioni mon­ diali a casa propria, pagando tra i 20 e i 50 dollari di canone al mese. Con vantaggi economici per manager ed organizzatori. Ed anche per i pugili, specie se fighters coraggiosi e violen­ ti, destinati a raggiungere popolari­ tà e ricchezza non giustificate dalle doti tecniche. La giostra sembra inarrestabile e chi vuol sopravvivere deve imparare a sopportarne vantaggi ed ipocrisie. La «piccola» Italia ha patito solo danni dal tentativo moralizzatore operato recentemente. Per due mesi la FPI ha scomunicato IBF e WBO, le sigle ul­ time nate, per privilegiare le conso­ relle più antiche: WBC e WBA. In cambio ha ottenuto iniquità e sopru­ si. Sotto forma della destituzione di Kalambay alla vigilia del confronto con Nunn e del depennamento dai propri ranking di Damiani e Stecca. Tutti colpevoli di essere inseriti nel­ le classifiche WBO.


Ermanno Marchiaro, presidente fe­ derale, da poco rieletto, è corso ai ri­ pari. Non più penalizzazioni ed ostracismi, ma accettazione delle partiture professionistiche ameri­ cane. In cambio si è ottenuta l’istituzione di una classifica «super Partes», che raduna per ciascuna categoria i ven­ ti migliori pugili dei cinque continen­ ti. Chi ne risulti inserito potrà bat­ tersi sui ring nazionali per una delle corone iridate riconosciute dalle quattro sigle. È una decisione forie­ ra di indubbi vantaggi, se si conside­ ra che nei primi mesi di quest’anno hanno già combattuto per un titolo mondiale Lupino, Stecca, Kalambay, Damiani. E che altri, come Rot­ toli e Rosi attendono di poterlo fa­ re. Del resto è utopico pensare ad un cambiamento di rotta. La nostra federazione paga le mille difficoltà insite nella gestione con­ temporanea di dilettanti e professio­ nisti. Con privilegi per gli «amateurs» non soggetti «agli interessi de­ gli operatori che vivono dell’attività professionistica e che finiscono per dar vita a situazioni che non sono nella mentalità e nelle regole di qual­ siasi sport e quindi di una qualsiasi manifestazione sportiva. Penso a quei criteri e a quelle regole ricono­ sciute ovunque nello sport secondo le quali il primo è il primo, il secon­ do è il secondo e così via» (parole e musica di Ermanno Marchiare).

Pugilato, dunque, da riportare alla sua dimensione verginale. Boxe da rinsaldare nei vecchi canoni della «noble art». Una dimensione che continua a sopravvivere, anche se le palestre vecchie e fumose esistono soltanto nei film della Old America. O in certi romanzi da appendice, vin­ colati ad un passato troppo eroico per essere ancora credibile.

Qui sopra, Jack Johnson che detenne il titolo dei massimi sino al 1930. Nella pagina accanto, Sidney 1908: incontro tra Tommy Burns e Bill Squires.

Oggi la disciplina agonistica chiede sacrifici ingentissimi agli atleti (un match iridato può comportare tre mesi di preparazione quasi claustra­ le), mentre il sogno americano impo­ ne un maggiore interesse verso la pratica di base. In Italia la tendenza attuale è quella di privilegiare un accostamento rela­ tivamente tardivo all’attività pugili­ stica, intorno i dieci-dodici anni, sul­ la base di una metodologia operati­ va che porterà il giovane al debutto agonistico intorno ai trediciquattordici anni. Questo per consen­ tire un armonico sviluppo funziona­ le e psichico, del ragazzo ed impedi­ re il calo d’interesse che si manifesta intorno ai diciotto-vent’anni in chi troppo precocemente è stato avvia­ to alla competizione.

Nostalgicamente legato ad un passa­ to fatto di figure mitiche, ma anche di patetiche agiografie, l’impegno or­ ganizzativo è sempre più orientato ad una progressiva professionalizzazione del mondo dilettantistico. Sul mo­ dello americano, russo e cubano. Modello destinato a rinnovarsi a sua volta, visto che la «New Wave» gorbacioviana porterà al professionismo anche i Paesi dell’Est. Segnali in tal senso sono giunti dall’Ungheria, che ha recentemente ospitato il Mondia­ le IFB tra Sugar Brown e Jorge Maysonet. Mentre alcuni pugili sovietici

sbarcheranno negli States per parte­ cipare a camps allestiti dal top ma­ nager Bob Arum. Ma nel secolo dei media il futuro del pugilato è ancora legato alle riunio­ ni amatoriali, al combattimento al­ lestito sul ring di provincia, all’azio­ ne dinamica ed attenta di sodalizi co­ me la lombarda Cong, impegnati a riportare la boxe nei grandi centri.

La sfida degli anni novanta è quindi l’acquisizione di una nuova credibi­ lità: ridar lustro ai tornei dilettanti­ stici, specie quelli olimpici, liberan­ doli dai condizionamenti politici. Im­ pedire i furti (sul modello Seul ’88). Il mondo del pugilato non è più po­ polato soltanto da disperati che ricer­ cano in un’attività rischiosa, l’avve­ nire assicurato, magari la gloria ma­ teriale. Oggi i campioni italiani si chiamano Stecca, Damiani, Parisi, Rosi. Per­ sone normali, relativamente colte. II modello Sugar Ray Léonard batte quello Mike Tyson. Ma con il professionismo dell’Est al­ le porte, il domani della boxe è il quotidiano impegno dei turnisti del ring. Atleti in prevalenza provenienti dal Terzo e Quarto mondo, che cer­ cano, nello sport dei pugni, fonti di sostentamento, un’occasione di ri­ scatto. David Thio, il giovane pugi­ le della Costa d’Avorio, era uno di questi.

Riccardo Maccioni

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IN RICORDO DEL CARD. SIRI

TEMPO RITROVATO

G. Battista Gandolfo

Il CSI non può non ricordare il Car­ dinale Siri per il bene che il Cardinal Siri ha voluto al CSI. Sin dal suo sor­ gere nel 1945 e Genova infatti è stato uno dei primi Consigli provinciali ad essere costituito dopo la fine della guerra. Nell’omelia di commiato nella catte­ drale di San Lorenzo il 21 ottobre 1987 alla sua Genova ha detto «vi ho voluto bene». Ci siamo sentiti anche noi dentro quell’abbraccio perché il bene che Siri ha voluto al CSI è stato un bene di predilezione. È stato lui a volere lo Stadio Pio XII a Genova-Pegli per il CSI, era lui che da Presidente della CEI, quando la CEI stava accanto alla Sede della Pre­ sidenza nazionale del CSI, veniva im­ provvisamente a trovarci, si sedeva tra di noi a conversare amabilmente. C’era con Lui un rapporto familiare. L’ho incontrato, l'ultima volta, l’an­ no scorso, una domenica mattina nel­ l’episcopo di Genova: desiderava sa­ pere del CSI! Lo ricordiamo con affetto e gratitu­ dine, come ricordiamo con gratitudi­ ne i Vescovi italiani per ['attenzione che hanno per la nostra Associazio­ ne, di cui cerchiamo di essere degni con il servizio che vogliamo fare alla comunità cristiana e alla società civile.

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Aldo Notano

Edith Stein, ne La prióre de l’Église, della vivacità. Si svela un congegno parla di forze invisibili, che compon­ pronto a inseguire nei gesti dell’invo­ gono il vagare quotidiano dell’uomo, cazione e della sofferenza il nuovo tanto che «la nostra epoca», continua linguaggio della preghiera, che pro­ l’autrice, «messa spesso in scacco, si voca semmai verso mete più ampie, vede sempre più costretta a sperare dove l’Assoluto trova un posto pre­ da queste forze nascoste la salvezza ciso. suprema». L'attesa e lo slancio ver­ Si coglie il desiderio di «vedere Dio» so questi misteri aprono il discorso e di rapportarsi con Lui attraverso sulla preghiera, intesa come radice di questo linguaggio orante che, secon­ possesso e di amore. Bene lo cono­ do Luigi Negri, cattura «la regola su­ sce Salomone, quando, alla fine del­ prema della vita» e contemporanea­ la costruzione del tempio, rende me­ mente costituisce «l’appartenenza a rito a Jawhé, che si sorprende, come questo evento». Allora la preghiera ricorda il II Libro delle Cronache, acquista il pregio di conoscere, ma unito all’uomo «con vincoli d’amo­ specialmente di riconoscere Cristo nel re che mai saranno spezzati». presente e riconduce ogni attività al E l’uomo si scopre con la mano te­ di fuori del facile e gretto moralismo, sa, debole e indifeso, ma capace di per inserirsi nel mondo dell’amore e presentare con un linguaggio estre­ della redenzione. Essa medesima di­ mamente personale e disinvolto le venta la risposta alla domanda del­ espressioni della propria trepidazio­ l’uomo, il quale scappa dalla cruda ne e del proprio affetto. Un amore e scarna legge del comportamento che, se da un lato modula le contem­ per fermarsi fra i raggi della novità plazioni di San Giovanni della Cro­ cristiana, non a caso condita di im­ ce («Oh fiamma d'amor viva,/che te­ pegno civile e di solidarietà. Di tutti nera ferisci»), dall’altro campeggia quei segni voluti, prima che dalle nei passaggi mistici di Ennio Francia, convinzioni etiche e promozionali del mentre si diverte, per usare una sua CSI, dalla stessa iniziativa della Chie­ terminologia, a discutere con Cristo. sa. Da un invito, che in definitiva, si È vero, nell’attuale società dei con­ dichiara come chiamata, capace di sumi le chiacchiere e il rumore distol­ coinvolgere tutti, dall’uomo della gono frequentemente dall’intimità e strada all’artista. Interessa persino al dalle essenze dello spirito. Resta per­ politico, il quale diventa cristiana­ ciò ben poco o nulla all’uomo, il qua­ mente preparato, quando la fede e le le si appesantisce nel vuoto gualcito virtù che nascono dall’evangelizza­ dalla febbre scialba del sabato sera, zione e lo pongono, nonostante tut­ fino a impoverirsi e a finire nel non­ ti, di fronte alla propria dimensione senso più terrificante e squallido. Si laicale tuffata nel compito missiona­ svuota nel dramma terribile e mo­ rio della testimonianza dei princìpi struoso della droga e della fuga, per­ cristiani. ché si vuole dimenticare e mettere fra Sotto questo aspetto, la preghiera si se stessi e la società quella ingiusta annuncia come strumento di vita e «muraglia» di montaliana memoria, linguaggio d'amore. Come parola «che ha in cima cocci aguzzi di bot­ che non smentisce l’importanza del silenzio e della contemplazione, ma tiglia». Per sfuggire all’arsura e alla nausea rivela un confronto con l’Assoluto, della vita, l’uomo deve dunque sten­ caldeggialo per rivedere la propria dere le mani, come Salomone, quan­ strada spirituale, nella quale Cristo do presenta al Signore gli uomini e cammina insieme, promuovendo una le donne di cui è responsabile. Allo­ coscienza sempre più viva e profon­ ra si avverte zampillare nei meandri da. Una coscienza che salva la fre­ più misteriosi e reconditi della tra­ schezza e l’impronta dell’intelligen­ scendenza la sorgente del coraggio e za e dell "agire umano.


La questione etica «Chi sono, donde vengo e dove va­ do. Questa è la domanda fondamen­ tale per ogni uomo. Quando si è al di fuori di questa domanda si è al di fuori di una sfera di valori che stan­ no alla base della vita dell’uomo stes­ so. Oggi invece la gente sfugge a que­ ste grandi domande, come sfugge al­ la grande domanda, per esempio, del dolore, della sofferenza, della mor­ te. Bisogna fare in modo che questo tempo recuperi queste domande e, soprattutto, recuperi una risposta a queste domande. Questa è la grande Questione etica». Con queste parole, quando lo abbia­ mo incontrato alla VII Assemblea nazionale, il Presidente dell’Azione Cattolica Italiana, Giuseppe Canan­ zi, ci ha delineato che cosa è la que­ stione etica, il problema che ha pro­ posto come fondamentale e impre­ scindibile alla attenzione della sua Associazione. Ma in che prospettiva va affrontata questa questione etica? Non dimen­ tichiamo che lo slogan scelto per l’Assemblea era: per la vita del mon­ do. Si tratta quindi di una prospetti­ va di apertura, di impegno anche extra-ecclesiale. «La Chiesa — ha puntualizzato il professor Cananzi — e i cristiani hanno ragione di es­ sere in quanto Chiesa e in quanto cri­ stiani solo se sono per la vita del mondo, cioè se si sentono impegnati per crescere non soltanto nella pro­ pria umanità, nella propria dimen­ sione sociale e istituzionale, ma an­ che nel servizio agli altri e soprattut­ to in quello ai più poveri, poveri nel­ l’avere c nell’essere. Dobbiamo far capire a ciascuno che noi siamo stati creati certamente per questa vita ter­ rena, ma anche per una vita eterna. Quindi per la vita del mondo signi­ fica perché il mondo possa vivere be­ ne oggi, ma anche nella pienezza che va al di là del tempo». Perciò la risposta alla questione eti­ ca va cercata soprattutto nel campo

A colloquio con Giuseppe Cananzi, Presidente dell’A.C.L dei valori, cioè vanno cercati e pro­ posti valori che possano dare signi­ ficato alla vita, risposte ai suoi inter­ rogativi. Ma proprio per questo è una risposta che passa attraverso tut­ te le sfere della vita, compresa quel­ la della politica che dovrebbe in teo­ ria non solo regolare la convivenza dei cittadini, ma anche difenderne i valori, garantirne i diritti, offrire ser­ vizi e possibilità per i più deboli, rea­ lizzare le condizioni «esterne» per cui ogni cittadino possa trovare il suo «benessere interno». «È vero, la dimensione politica è molto importante, ma non lascerei da parte tutte le altre, a partire da quella personale. Nella mia relazio­ ne ho richiamato le situazioni di di­

sperazione dell’uomo contempora­ neo, le situazioni di presunzione: l’uomo che presume di non avere bi­ sogno né di Dio né di chiunque al­ tro, oppure che si dispera a tal pun­ to da alienarsi nella droga o nel sui­ cidio. Ecco perché noi diciamo che la questione etica è globale, perché tocca tutte queste sfere; è radicale perché va alla radice delle vicende umane e delle situazioni sociali; è centrale, perché non c’è nessun seg­ mento della vita che non tocchi in qualche misura questo problema. È in questa visione globale che va col­ locato il problema della politica». Ed è proprio in questa visione che in­ teressa l’Azione Cattolica, movimen­ to ecclesiale, non politico. Che però non può e non vuole perdere di vista la qualità della politica. Qualità non facilmente individuabile oggi, e che può forse essere recuparata solo tra­ mite un rinnovamento dei partiti stessi. «Noi chiediamo — ci ha det­ to Cananzi — che recuperino in pie­ no il fondamento morale del loro ruolo, dei loro programmi, delle lo­ ro alleanze. Occorre un rinnovamen­ to dei partiti ed anche, per quanto è possibile delle istituzioni. La gente vuole trasparenza, serietà nel servi­ zio politico. La politica deve essere giocata sul piano del servizio, appun­ to, e non del potere». A questo punto è diventato quasi scontato chiedere a Cananzi se l’al­ ternanza dei partiti al potere potesse essere auspicabile in questa prospet­ tiva di rinnovamento, c dato che da pochi giorni si era costituita a Paler­ mo la nuova Giunta guidata dal sin­ daco Orlando e comprendente il PCI, se riteneva positiva questa espe­ rienza. «Pur non giudicando che l’al­ ternanza possa essere l’unico rimedio

Paola Sprìnghetli (segue a pag. 18)

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In Polonia si vota

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Si è detto — c scritto — che l’accor­ do firmato il pomeriggio del 5 aprile nello storico palazzo Radziwill di Varsavia fra Governo comunista e Solidarnosc, è stato opera di due mi­ noranze. Minoranza i comunisti ri­ formatori che l’hanno voluto trai­ nando un partito riluttante, e mino­ ranza ancor più nel Paese. Minoran­ za anche l’attuale gruppo dirigente di Solidarnosc, perché il sindacato ha perso la base di massa del 1980-81 ed è ugualmente diviso. Si è cosi tratta­ to di un matrimonio di convenienza piuttosto che d’amore, ma fondato su una base di razionalità che do­ vrebbe dimostrare la propria validi­ tà nei prossimi mesi, anche se affi­ dato a una difficile scommessa. Ri­ fondare lo Stato, risanare l’econo­ mia, ridare espressione legale alla so­ cietà. Le elezioni sono un momento impor­ tante — anche se non l’unico — di verifica di questo processo. Il mec­ canismo può anche apparire limita­ tivo e composito: due turni, il 4 e 18 giugno, per eleggere una Dieta che continuerà a fare le leggi — il Sejm — dove al partito comunista e ai suoi alleati è riservato il 65% dei seggi, ed un Senato dove l’opposizione può conquistare, e quasi certamente con­ quisterà, la maggioranza, ma che ha funzioni di controllo. Al di sopra ci sarà un presidente dotato di forti po­ teri, che verosimilmente dovrebbe es­ sere di nuovo il generale Jaruzelski, a meno di veri e propri «terremoti elettorali». Eppure, anche con tutte queste limitazioni, le elezioni polac­ che hanno un grande valore perché consentono di misurare per la prima volta da tempi immemorabili — nel dopoguerra ci fu la «democrazia po­ polare», prima il «regime autorita­ rio dei colonnelli» — l’effettiva vo­ lontà della popolazione e dare alla democrazia la possibilità di organiz­ zarsi. Un test importante anche per

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gli altri regimi dell’est che si affac­ ciano a prospettive analoghe, come l’Ungheria, o che recalcitrano davan­ ti al rinnovamento. Manca ancora una legge sui partiti, ma partiti e movimenti e gruppi stan­ no sorgendo come funghi dopo una pioggia ristoratrice. Alcuni risorgen­ do, come il partito socialista o il par­ tito del lavoro, di tendenza democri­ stiana. Le elezioni sono l’occasione per mettere in moto quel meccani­ smo di partecipazione popolare che assunse forme di grande euforia alla nascita di Solidarnosc nell’estate 1980 e che sembra essersi inceppato sotto il peso delle disillusioni e della crisi economica. I rischi vegono da quelli che Walesa ha definito i «demagoghi» dei due campi. Probabilmente è stato so­ pravvalutato il pericolo costituito dal capo dei sindacati ufficiali OPZZ, Alfred Miodowicz, che ha rifiutato di firmare l’accordo e, rovesciando il giuoco delle parti, minaccia di met­ tersi alla testa degli scioperi. La gente sa chi c’è dietro a lui: i «duri» di un passato totalitario che non vuol scomparire. Più pericolosi gli oltran­ zisti del cambiamento, che non pun-

tane ad una pacifica evoluzione ma al rovesciamento del regime. Con ef­ fetti traumatici non solo per la Po­ lonia ma per tutto il «fronte» dei Paesi dell’est. Fra di loro c’è un lea­ der di spicco, Andrzej Gwiazda, che già nel 1981 contese a Walesa la gui­ da di Solidarnosc e i supernazionali­ sti del KPN e forse la maggioranza della NZT, la nuova associazione in­ dipendente degli studenti. Per que­ sto è importante che la Chiesa cat­ tolica, forte del suo grande prestigio fra la popolazione, continui a eser­ citare il suo ruolo moderatore e di dialogo. Il «nuovo contratto sociale» dai ver­ tici deve irradiarsi nel Paese. Le in­ terpretazioni non sono le stesse: per i comunisti riformatori c’è il proget­ to di un «nuovo modello di sociali­ smo basato sulla democrazia» da realizzare. Walesa e Solidarnosc par­ lano invece di «inizio della via di transizione alla democrazia». Queste ottiche diverse non impediscono la possibilità del dialogo, anzi della col­ laborazione. Da essa potrebbe nasce­ re un tipo di democrazia originale, che avrebbe qualcosa da insegnare anche a noi. Ad esempio, il Parla­ mento assieme all’àutogestione, alla partecipazione dei lavoratori alla ge­ stione e agli utili (quando ci saran­ no) delle imprese. Già diversi anni fa il regista polacco Zanussi un giorno mi disse (cito a memoria): voi in Occidente avete molte più possibilità di scelta che da noi, ma forse rischiate di smarrirvi, di non trovare una via. A noi queste possibilità sono (o sono state) nega­ te. Ma abbiamo imparato dalla no­ stra esperienza a saper distinguere fra il bene e il male. Ecco: dall’Est, dal­ la Polonia, può venire a tutti noi un forte segno di testimonianza mora­ le, una riserva intatta di valori ai quali ispirarci. Valerio Ochetto


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STÀDI UM/SOCI ETÀ di Angelo Bertoni La consultazione elettorale per il Parlamento europeo trova il no­ stro Paese in una singolare con­ dizione. Negli ultimi anni esso si è notevolmente avvicinato ed as­ similato al resto dell’Europa oc­ cidentale (a quelli che sono con­ siderati i Paesi-guida come Fran­ cia o Germania); ma nel contem­ po ha via via perduto alcune sue caratteristiche originali sia da un punto di vista politico che cultu­ rale. Siamo più simili al resto del­ l’Europa sviluppata, e questo è certamente un passo avanti in ter­ mini economici e produttivi. Ma siamo anche meno capaci di pro­ porre qualcosa di nuovo e diver­ so, un progetto di sviluppo che sia meno determinato dalle centrali internazionali del potere e sia in­ vece più attento alle esigenze dei popoli del terzo mondo e di quelle fasce di popolazione interna me­ no fortunate e difese. Anche noi, in un certo senso, sia­ mo diventati discepoli di Reagan e della signora Thatcher. Una mentalità laicista ed efficientista (e gli atteggiamenti rampanti della nuova classe di tecnocrati e dei burocrati di partito: i cosiddetti emergenti,) si candida a guidare il nostro futuro. Ecco dunque: anche le consulta­ zioni europee, che nella consueta logica politica rivestono una im­ portanza modesta, diventano si­ gnificative. Mentre scriviamo non sappiamo né quali liste né quali candidati verranno presentati. Sembra evidente tuttavia che an­ che da questo punto di vista ci si sta muovendo verso una assimi­ lazione ai modelli di democrazia «dello spettacolo». Personaggi ce­ lebri, magari indipendentemente

SFIDA IN EUROPA dalle loro idee e qualità politiche, dovranno fare da specchietto per le allodole per raccogliere voti e consentire alle segreterie dei par­ titi di cantar vittoria e chiedere più posto e più posti nella gestione (qualcuno la chiama «occupazio­ ne») della vita politica quotidiana. Di fronte a questo rischio sono necessarie almeno tre cose: anzi­ tutto ricordare che la politica è importante e, per quanto sia fa­ ticoso praticarla, è tuttavia neces­ sario non sottrarsi alla comune re­ sponsabilità. Lo hanno ricordato anche recentemente i vescovi del Piemonte e della Lombardia e poi tutti i vescovi italiani: non è giu­ sto che i cristiani si ritirino davan­ ti alle difficoltà e si astengano dal partecipare ai momenti grandi e piccoli della vita pubblica. Trop­ pi problemi sono in gioco, trop­ pi rischi si corrono se quelli che hanno una visione morale e altrui­ stica della vita lasciano il campo Ubero agli opportunisti, ai traffi­ canti e agli spregiudicati.

In secondo luogo conviene ricor­ darsi che nella valutazione dei partiti non si tratta di giudicare solo l’apparente modernità o la «grinta» che mostrano e neppu­ re conviene fidarsi più di tanto dei giudizi dei mass media, spesso in­ teressati a orientare il consenso. Ci sono delle ragioni profonde, di carattere culturale e morale, che stanno alla radice dei vari partiti

e che non possono essere dimen­ ticate. Si parla forse troppo spesso di «fine delle ideologie». La ve­ rità è che spesso si cerca sempli­ cemente la vittoria di nuove ideo­ logie, meno nobili di quelle anti­ che. E le ideologie che oggi ri­ schiano di trionfare sono quelle del profitto, dell’efficienza a tut­ ti i costi, della selezione naturale da una parte (il mondo industriale avanzato); e quella dei piccoli e grandi privilegi, dell’interesse cor­ porativo, della spregiudicatezza affaristica, del fanatismo e del­ l’intolleranza dall’altra (il vasto mondo espresso nella mentalità reazionaria e clientelare). È giu­ sto, invece, chiedere ai partiti un impegno di corretta e limpida am­ ministrazione ma anche un vasto disegno ideale e politico, tanto più su scala europea. Non si può di­ menticare che nel nostro conti­ nente si stanno producendo gran­ dissime novità. Per affrontarle occorre saper pensare in grande. Infine bisognerà considerare at­ tentamente i candidati. È davve­ ro tempo che l’elettorato sappia gestire le preferenze secondo cri­ teri di giudizio e di rigore, senza lasciarsi irretire dal sistema clien­ telare dei vari centri di potere che condizionano l’opinione pubblica e poi vanno dagli eletti (persone e partiti) a riscuotere la cambiale. È importante che a rappresenta­ re l’Italia in Europa vadano per­ sone di grande statura, che non siano dei burocrati né dei notabili in pensione, né dei personaggi de­ siderosi di riconoscimento e lau­ to stipendio. Si tratta di contribuire a decidere su quali basi si costruirà l’Euro­ pa; anzi quale Europa si costrui­ rà. E non è poco.

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FOTOMEMORIA

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IL TEMA DEL MESE

«La bicicletta» UNA NUOVA CAMPAGNA NAZIONALE

LABI Bim

CAMPAGNA NAZIONALE di PROMOZIONE SPORTIVA

</i CENTRO SPORTIVO ITALIANO

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Dopo «Correre», arriva «La Biciclet­ ta». La formula delle «Campagne nazionali», lanciata con successo dal CSI due anni fa con l’iniziativa lega­ ta alla più semplice e fondamentale delle attività motorie, la corsa, si tra­ sferisce ora sul sellino del più antico e diffuso veicolo a due ruote. La nuova Campagna nazionale si è aperta ufficialmente in maggio e si concluderà soltanto nel mese di set­ tembre del 1991, dopo aver impegna­ to tutta l’Associazione, ai vari livel­ li, in un’azione di promozione, di diffusione e di rilancio delle più di­ verse attività legate al ciclismo, visto non solo come sport ma anche come semplice «andare in bicicletta». Fare Campagna, infatti, per il CSI significa agire collettivamente e con continuità, su diversi fronti e con ini­ ziative appropriate, per promuovere non tanto un determinato sport, quanto un certo tipo di attività svi­ luppata e vissuta in tutti i suoi con­ tenuti educativi e in tutti i suoi signi­ ficati sociali. «La Bicicletta» dunque non si esau­ rirà in una serie articolata di gare ci­ clistiche. La promozione dello stru­ mento «bicicletta» dovrà passare ne­ cessariamente anche attraverso l’or­ ganizzazione di attività formative, socio-culturali e di informazione — rivolte all’interno e all’esterno dell’Associazionc — tali da consentire nel loro insieme di far conoscere ed apprezzare al maggior numero pos­ sibile di persone tutte le potenzialità dell’andare in bicicletta. L’avvio di una Campagna costitui­ sce una proposta, il lancio di un’idea che rimane una potenzialità inespres­ sa finché non viene condivisa e as­ sunta da tutti i Consigli CSI: la for­ za di penetrazione e di convinzione le deriva dalla vastità, dalla conco­ mitanza e dalla continuità delle azio­ ni associative messe in atto per soste-

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IL TEMA DEL MESE «La bicicletta»

UNA NUOVA CAMPAGNA NAZIONALE (segue da pag. 15) nerla. Al di là del programma di massima fissato dalla Presidenza na­ zionale, spetta quindi ai Consigli il compito di saper trasformare nei prossimi mesi, c cioè in tempi brevi, la proposta de «La Bicicletta» in im­ pegni concreti.

PERCHE' LA BICICLETTA

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Fare Campagna, d’accordo. Ma per­ ché, dopo «correre», proprio «La Bi­ cicletta»? Si potrebbe rispondere che dal cor­ rere al pedalare il passo è meno lun­ go di quanto possa sembrare: si re­ sta sempre nell’ambito della fatica al­ lo stato puro e della sportività più naturale, poiché la bicicletta, tra tutti i mezzi meccanici legati in qualche modo al «fare sport», è certamente il più semplice e popolare. Si potrebbe rispondere anche che la bicicletta sin dalla nascita ha avuto una duplice potenzialità: strumento ludico e strumento agonistico. Pen­ siamo alle prime rudimentali biciclet­ te, prive di pedali e talvolta di ma­ nubrio: erano soltanto «giocattoli per adulti», un po’ bizzarri e per niente funzionali, eppure alcuni co­ raggiosi ne fecero subito l’occasione per epiche sfide con tanto di coppe e di classifiche. Questa flessibilità della bicicletta è insita nel mezzo, e si presta in modo ideale ad un’occasione come una Campagna del CSI, che va articola­ ta in una vastissima gamma di pro­ poste per poter raggiungere davvero tutti o quasi tutti. La duttilità della bicicletta si unisce alla sua attualità. Nonostante la re­ verenda età che le viene attribuita, la

L’ILLUSTRAZIONE

La copertina della «Illustrazione Italiana» del 6 giugno 1909. In primo piano, a sinistra, è Luigi Gonna, il vincitore del primo Giro ciclistico d’Italia. A destra, il romano Dario Beni, che vinse la prima e l’ultima tappa.

bicicletta si va proponendo come il miglior mezzo di trasporto da usare nel tempo libero. A riportarla in auge, dopo un perio­ do di innegabile declino, sono stati due malanni del nostro tempo: la se­ dentarietà e l’inquinamento. Il peso sempre più rilevante che que­ sti due problemi vanno assumendo nel nostro sistema di vita ha fatto della bicicletta, e dell’andare in bici­ cletta, quasi un simbolo di come ci si possa riappropriare del corpo e dell’ambiente. Se i tardi Anni ’60 proposero la mo­ tocicletta come emblema della liber­ tà giovanile (ricordate il film «Easy Rider»?), questi che sono gli anni del buco dell’ozono e dell’effetto serra stanno proponendo la bicicletta co­ me strumento di civiltà, perché con­ sente di accostare gli ultimi lembi in­ tatti di natura senza degradarli. Anzi, se in un prossimo futuro si do­ vesse giungere, come sembra possi­ bile, ad un meccanismo di legge per


IL TEMA DEL MESE «La bicicletta»

La bicicletta è... Gn’azione promozionale coordinata fra tutti i Consigli CSI per far conoscere e praticare il ciclismo in tutte le possibili forme e specialità.

La bicicletta è... L’occasione per scoprire o riscoprire in quante maniere si pos­ sono ancora utilizzare le vecchie due ruote nell’epoca delle astronavi.

La bicicletta è... Cina proposta sportiva apparentemente monodisciplinare, ma in realtà estremamente varia, a seconda degli ambienti di pra­ tica: dalle piste dei velodromi alle strade, agli ostacoli artifi­ ciali del BMX, ai percorsi naturali di campagna e montagna.

La bicicletta è... Gn modo autentico per rituffarsi nell’ambiente naturale, al prezzo di una fatica liberamente e consapevolmente voluta.

La bicicletta è.,. Gno strumento per riconciliarsi con se stessi, con gli altri, con la natura.

La bicicletta è... Gna tentazione, una possibilità, un'occasione per trasformare la curiosità di un giorno, una divagazione domenicale in uno spazio fisso e programmato per la propria crescita personale.

La bicicletta è... Gn’occasione per esprimere il proprio impegno civile contro l’abuso delle tecnologie inquinanti.

impedire alla gente di entrare nei par­ chi naturali e nelle zone protette con mezzi motorizzati, la bicicletta po­ trebbe vedere «istituzionalizzata» una sua esclusiva funzione di «pre­ sidio ecologico». Il riconoscimento di certi valori «so­ ciali» della bicicletta è parte essenzia­ le della nuova Campagna, nel rispet­ to della scelta dell’impegno civile quale obiettivo-guida del CSI per il quadriennio 1989-1993.

PEDALARE, MA NON SOLO Tirar giù dalla soffitta la bici del nonno e andarci in gara per le stra­ de del paese; inforcare una moun­ tain-bike e risalire il sentiero di un Parco; cavalcare in BMX su un per­ corso attrezzato; «perdersi» tra i bo­ schi in un affannoso orienteering sul­ le due ruote: la Campagna «La Bici­ cletta» è tutto questo ed è altro an­ cora; è qualsiasi modo in cui si pos­ sano applicare la fantasia e la crea­ tività ad un vecchio «catenaccio» o ad un moderno velocipede in lega ul­ traleggera. «La Bicicletta» è essenzialmente muoversi insieme ad altri in sella ad una bici, ma non è solo questo. È an­ che atmosfera, la stessa atmosfera che si respira nelle Feste del CSI: un particolarissimo impasto di gioco, di sport, di amicizia, di cultura, di pre­ ghiera. Ed è, contemporaneamente, un insieme di iniziative che prepara­ no ed affiancano il momento sporti­ vo: attività formative, per prepara­ re operatori in grado di sostenere, diffondere ed organizzare i program­ mi; attività socio-culturali, come mo­ stre, rassegne concorsi ed altre occa­ sioni utili per parlare de «La Biciclet­ ta» ai fanciulli, ai ragazzi, ai giova-

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LA QUESTIONE ETICA

IL TEMA DEL MESE «La bicicletta»

UNA NUOVA CAMPAGNA NAZIONALE (segue da pag. 17)

ni, agli adulti e agli anziani; attività di informazione, per diffondere al­ l’interno e aH’cstcrno dell’Associazione l’idea della Campagna. Tutti i Consigli CSI che programme­ ranno iniziative a favore della Cam­ pagna nazionale «La Bicicletta» sa­ ranno aiutati in questo compito da alcuni materiali tecnici e di propa­ ganda predisposti dal Coordinamen­ to nazionale per l’Attività sportiva. Parte essenziale di questo materiale è la guida «La Bicicletta», che inqua­ dra lo spirito della Campagna e for­ nisce indicazioni e consigli per l’or­ ganizzazione delle manifestazioni.

IL CONCORSO Come «Correre», anche la nuova Campagna è abbinata ad un Concor­ so nazionale: «In bicicletta verso il 1991». Il Concorso premierà 200 vin-

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citori (100 maschi e 100 femmine), sorteggiati tra tutti coloro che avran­ no partecipato nell’arco dei due an­ ni associativi 1989-1991 ad almeno cinque iniziative a livello provincia­ le, regionale c nazionale de «La Bi­ cicletta». Il premio consisterà nella partecipazione ad un’iniziativa esperienziale molto significativa che per il momento resta una sorpresa: sarà svelala unitamente al programma del 1990. Strumento per legare la Campagna al Concorso è la «Carta BiciCsi». Viene rilasciata a tutti coloro che prendono parte ad una qualsiasi ma­ nifestazione sportiva de «La Biciclet­ ta» e non ha alcuna validità assicu­ rativa o associativa. Serve solo ad at­ testare la partecipazione: allorché si prende parte ad una gara, la Carta viene punzonata. Chiunque, al ter­ mine della Campagna, avrà collezinato almeno cinque punzonature sul­ la propria Carta parteciperà al sor­ teggio di «In bicicletta verso il 1991».

a cura di Andrea De Pascalis

(segue da pag. 11)

per quanto riguarda il profilo mora­ le della politica, ritengo che quando i partiti cercano alternative tenendo conto degli effettivi problemi della gente, dei suoi bisogni; quando so­ no alternative non di schieramento, ma di sostanza, che tengono conto delle necessità che ogni zona del Pae­ se ha; quando attraverso accordi di programma riescono effettivamente a dare risposte; io credo che allora sia stata compiuta una buona opera­ zione di politica. Se quella di Paler­ mo è un’operazione di questo tipo, io credo che certamente è fruttuosa, e può essere anche indicativa per il resto del Paese. È questo, in fatti, che ci occorre: una lettura sana dei problemi e una risposta concreta». Lo slogan per la vita del mondo po­ ne comunque un’altro interrogativo, che riguarda più strettamente l’agi­ re dell’AC. La più grande Associazione italiana, infatti, si è caratterizzata come mo­ vimento che nella chiesa locale ha non solo il suo luogo formativo, ma anche il suo principale campo d’im­ pegno. Certo, essere nelle parrocchie non significa vivere all’ombra del campanile, e l’Azione Cattolica ha comunque sempre mantenuto una presenza nel sociale e nel dibattito culturale. Ma questo slogan assem­ bleare significa forse una volontà di maggior impegno nel sociale? La risposta di Cananzi riporta al pro­ blema essenziale della questione eti­ ca: e cioè che ognuno deve avere la possibilità di formarsi una buona co­ scienza religiosa. «In quanto credenti sappiamo bene che la nostra capaci­ tà di essere per la vita del mondo di­ pende dalla nostra vita interiore, dal­ la presenza di Cristo in noi. Perciò siamo nella Chiesa. E quindi nella parrocchia, che è il luogo in cui l’as­ semblea ecclesiale si costituisce, ce­ lebriamo l’Eucarestia. Ma l’Eucarestia intendiamo celebrarla per la vi­ ta del mondo e nella vita del mon­ do. Per cui ci muoviamo per andare dovunque è l’uomo, per portare il messaggio del Vangelo e tutto l’amo­ re di cui siamo capaci.

Paola Springhetti


FOTOMEMORIA

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Una Festa in crescita

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Con l’appuntamento di Viterbo del 22-25 aprile, la Festa nazionale di tennistavolo tornava nel calendario associativo esattamente dopo due an­ ni. La precedente esperienza si era consumata appunto nell’aprile ’87 a Sorrento ed aveva dato segnali con­ fortanti di ripresa dell’attività pongistica all’interno dell’Associazione. Viterbo era importante come contro­ prova, per vedere se effettivamente il tennistavolo del CSI stesse viven­ do un’inversione di tendenza. Occhio alle cifre, allora. Nel capo­ luogo della Tuscia sono affluiti cir­ ca 440 atleti e 100 dirigenti di 16 re­ gioni diverse. Più precisamente 373 sono stati i partecipanti di sesso ma­ schile (per le categorie seniores, juniores, allievi, adulti e veterani) e 66 quelli di sesso femminile (adulte, se­ niores, juniores e allieve). Chi ricor­ da le cifre di Sorrento, sa che si trat­ ta di un record. A considerazioni an­ cora più confortanti conduce la par­ tecipazione femminile: a Cagliari, in occasione della penultima Festa na­ zionale, si ebbero difficoltà nel ge­ stire i momenti associativi proprio perché la presenza femminile era pressoché inesistente. Basta il lievitare delle cifre a far af­ fermare che il tennistavolo sta rina­ scendo nel CSI? A giudizio dei com­ ponenti il Coordinamento naziona­ le, la situazione è ancora da verifi­ care. Ma il successo che arride alle Feste regionali di tennistavolo e ad altre manifestazioni di livello locale dà la certezza che gli anni bui del pongismo siano finiti: se nelle Feste c’è la richiesta di partecipazione, si­ gnifica che l’attività di base è in cre­ scita. Intendiamoci, i tempi in cui il pon­ gismo del CSI contava più tesserati di quello della FITeT ed esprimeva nelle manifestazioni nazionali scono­ sciuti ragazzini che si chiamavano Malesci, Bosi, Costantini, quei tem­

Tennistavolo a Viterbo pi — dicevamo — difficilmente po­ tranno tornare. Ma, appunto, erano altri tempi; e ricordando certe scene parossistiche che accadevano intor­ no ai tavoli per un punto contesta­ to, non è detto poi che quelli fosse­ ro tempi migliori. Il tennistavolo visto a Viterbo è un’altra cosa rispetto a certi lonta­ ni, e perciò improponibili, modelli. Oggi nel CSI è soprattutto un gioco, facile da organizzare e facile da pra­ ticare. Il rinnovato interesse dei gio­ vani va interpretato in questa chia­ ve, come ci ha confermato Paolo Saggin, presidente della S.S. ARS Audax e del CSI Vicenza, pongista lui stesso e di certo uno dei più com­ petenti «osservatori» presenti a Vi­

terbo: «Il tennistavolo è tornato a piacere: è semplice, divertente, ha formule modulabili che impediscono ai ragazzini di stancarsi, e consente una grande aggregazione. C’è stato un lungo periodo di crisi, coinciso con la crisi dell’Oratorio quale isti­ tuzione; e l’Oratorio era proprio la culla del pongismo CSI. Il tennistavolo ad un certo punto è diventato démodé, proprio perché “sport da parrocchia”. Adesso ha ripreso a ti­ rare nonostante ci siano in giro tanti sport più nuovi. È il segno che nel CSI si fa uno sport perché ci si cre­ de, non perché è di moda. Questo boom di Viterbo dimostra almeno questo: che il CSI è forte abbastan­ za da andare controcorrente. È una crescita da valutare, anche per tro­ vare formule e programmi sempre migliori». Le formule, appunto. Questo pongi­ smo nuovo, che è sport ma che è an­ che gioco, non poteva convivere con le vecchie formule dei tabelloni ad eliminazione diretta, con i quali si ri­ schia di finire fuori competizione do-


Giocasport po la prima partita. A Viterbo è sta­ ta riproposta la formula sperimenta­ ta con successo a Sorrento, che ten­ ta sia di mettere continuamente in gioco i ragazzi, sia di omogeneizza­ re il livello tecnico fra i partecipan­ ti. La Festa, dato il numero rilevan­ te di iscritti, è diventata così una grande kermesse, che peraltro con­ sentiva ampi spazi di recupero tra una gara e l’altra. La formula del «tutti contro tutti» richiede particolari precauzioni. A Viterbo è stato possibile attuarla gra­ zie alla disponibilità di due grandi impianti contigui: la palestra della Don Murialdo e il Palazzetto dello Sport. Nei due impianti, diventati una cosa sola per l’occasione, sono stati collocati 15 tavoli che hanno la­ vorato incessantemente. Al tempo stesso i partecipanti non sono stati dispersi tra varie località, salvaguar­ dando i valori socializzanti che l’Associazione persegue. Probabilmente in un luogo diverso, con impianti di­ versi, sarebbe stato più difficile «ge­ stire» i 440 atleti. Le future Feste nazionali di tennistavolo dovranno certamente fare i con­ ti con il dilatarsi della richiesta di partecipazione. Ma poiché a Viterbo si è visto un livello tecnico in evolu­ zione rispetto a Sorrento — segno di un’attività di base svolta in modo se­ rio e sistematico — forse bisognerà trovare il modo di assicurarsi che la Festa nazionale premi soprattutto chi meglio ha svolto tale attività di ba­ se. Ciò consentirebbe di mantenere la partecipazione in limiti accettabi­ li, lasciando più ampi spazi ai mo­ menti associativi, la cui carenza è sta­ ta — a giudizio di molti partecipanti — l’unica pecca della Festa di Vi­ terbo.

Andrea De Pascalis

In corso le Feste regionali Mentre Stadium va in stampa, in tut­ ta Italia si stanno articolando le venti feste regionali di Giocasport. Un mo­ mento «unificante» di verifica, ma soprattutto di rilancio per una atti­ vità che trova sempre più spazio nell’Associazione, coinvolgendo nuovi Consigli e facendo lievitare di molto il numero dei tesserati. Dopo la manifestazione nazionale dello scorso anno che raccolse a Ro­ ma tanti ragazzi in festa nel nome di «Pinocchio» (l’atmosfera gioiosa non fu turbata neanche dalla tanta pioggia che si rovesciò nella Capita­ le in quella occasione), dal 15 aprile scorso fino a maggio inoltrato ogni regione ha organizzato una festa di Giocasport che è andata ad inserirsi in una più vasta iniziativa a caratte­ re decentrato e composito. L’obiet­ tivo è stato quello di coinvolgere glo-

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balmente circa 20.000 ragazzi/e in età tra i 9 e i 14 anni. Dalle programmazioni inviate alla Presidenza nazionale emerge non so­ lo la creatività, nelle proposte di at­ tività, dei Consigli organizzatori, ma anche l’apertura alla collaborazione con altre realtà educative — associa­ zioni, oratori, parrocchie —, che si­ curamente contribuirà a promuove­ re la diffusione di Giocasport quale veicolo fondamentale di crescita sportiva e sociale dei ragazzi. A tale manifestazione nazionale, sep­ pure a carattere decentrato e compo­ sito, si è giunti attraverso un percor­ so preciso, iniziato da tempo nelle Società e nei gruppi che hanno ade­ rito a questa proposta volta a far ap­ prezzare sempre di più il gioco nelle sue diverse espressioni e possibilità. 11 «Pinocchio», allora, non costitui­ sce per i ragazzi soltanto il personag­ gio della «favola eterna», ma è una nuova occasione per «ficcare il na­ so» nel Giocasport. Per crescere, per andare in trasferta, per incontrare tanti coetanei con i quali confrontar­ si nel gioco, mettendo ciascuno in co­ mune qualcosa. Per le Società sportive che lavorano per i preadolescenti tale appunta­ mento deve aver rappresentato, quindi, un’occasione privilegiata per scoprire e verificare le potenzialità educative e promozionali che una fe­ sta di Giocasport, in ambito regio­ nale, può favorire. Ma le feste regio­ nali (per una loro dettagliata cronaca rimandiamo al numero di luglio di Stadium) non sarebbero nulla sen­ za una adeguata preparazione, sen­ za l’attesa in cui ciascun gruppo ha maturato il proprio impegno, crean­ do le premesse necessarie per vivere un’esperienza educativa capace di la­ sciare dei segni nel vissuto di ciascu­ no. Vi. Co.

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Orientamento DAL. NOSTRO INVIATO

Bisognerà ammettere che in tempi in cui lo sport celebra i suoi fasti miliar­ dari, i prodigi della tecnica e gli im­ brogli della scienza-farmaceutica, qualche volta le sue disgrazie (acci­ dentali?), tempi purtroppo in cui la quotidianità del vero impegno spor­ tivo viene confusa con l’industria e il management, forse si dovrà inco­ minciare a porre l’attenzione verso i cosiddetti sport «minori», quelli che non hanno le prime pagine dei gior­ nali; e sono questi sport, più creati­ vi, più nuovi e meno costosi, più belli e più puliti, ancora incontaminali dalla frenesia tecnicistica e affaristi­ ca della post-modernità, che talvol­ ta ci danno lo spirito di continuare un impegno nello sport e a favore dello sport. Mi vengono in mente queste rifles­ sioni dopo aver partecipato, come in­ viato di Stadium, ad un Meeting «Li­ bero scambio guidato» di Corsa Orientamento, organizzata dal Con­ siglio CSI di Perugia il 5/7 Maggio a Corciano, piccolo ma accogliente Comune umbro della provincia di Perugia. Un «Libero scambio», come sanno gli associati CSI, è una gara sporti­ va organizzata da un Consiglio pro­ vinciale, dove partecipano altri grup­ pi e Società provenienti da ogni par­ te d’Italia; «guidato» perché sono programmati e decisi a livello nazio­ nale dal CSI. In collaborazione con la F.l.S.O. (Federazione Italiana Sport Orien­ teering) il Meeting è stato molto in­ teressante, perché ha contribuito al­ la conoscenza di questo sport parti­ colare e nuovo e oltre il confronto sportivo, c’è stata l’occasione per passare due giorni diversi in amici­ zia e divertendosi anche un po’ tra tutti i partecipanti della manife­ stazione.

Un «libero scambio» di competenza e di amicizia L’orientamento è uno sport diffuso soprattutto nei Paesi scandinavi, in Italia ci si sta appena muovendo e la FISO solo nel 1985 ha avuto il rico­ noscimento del CONI; le gare si svol­ gono in Trentino, anche perché qui è nata l’attività orienteering, e quin­ di al Nord c’è più diffusione, inoltre ci sono 175 Società e circa 3.200 tes­ serati. In poche parole in questo sport si tratta di orientarsi (a piedi) nella na­ tura con il solo ausilio di carta topo­ grafica e bussola: la cartina ovvia­ mente ha una simbologia e colorazio­ ne particolare per indicare terreno aperto o boschivo, bosco percorribi­ le, macchia non praticabile... e indi-

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ca i posti tappa contrassegnati da lanterne ben visibili sul percorso, che serviranno per la punzonatura di uno speciale tesserino, a testimonianza del passaggio avvenuto. Di solito i percorsi sono di 6-7 km per le gare nazionali, ma questo sport si può fare anche d’inverno; in­ fatti sono già state fatte gare di orien­ tamento con racchette da neve o sci di fondo. Comunque vince chi passa per tutte le lanterne nel minor tempo pos­ sibile. Per il Meeting di Perugia c’erano un centinaio di atleti, provenienti da Trento, Palermo, Padova, Trieste, Napoli, Vicenza, Senigallia, Macera­ ta e Milano, e proprio perché questo sport ancora non è molto conosciu­ to, si sono fatti alcuni corsi di for­ mazione, con l’aiuto di filmati e dia­ positive, tutto ben curato dagli istrut­ tori FISO per far capire bene cos’è una corsa di orientamento. Come si usa una bussola o una car­ tina, come orientarsi in un bosco, è importante, ma anche «costruire» un percorso è difficile c richiede impe­ gno e professionalità. Mi dicono Lorenzo e Silvia Cavini, giovani campioni nazionali di questo sport e cartografi del Meeting, (cioè coloro che hanno rilevato e disegna­ to il percorso): «Prima di tutto oc­ corre sempre la consulenza della FI­ SO per organizzare gare di questo ti­ po, poi bisogna recuperare la carta base della zona, che spesso è la re­ stituzione di quella foto-aerea; a que­ sto punto il rilevatore lavora su que­ sta carta e ne produce una definiti­ va, molto particolareggiata c preci­ sa, e infine si disegna e va in stam­ pa. Ci vuole un mese di lavoro per 6-7 km di percorso: qui a Perugia ab­ biamo scelto il colle La Trinità sul monte Malbe, a metà tra il territo­ rio di Corciano e Perugia, e siamo stati circa dieci giorni per preparare


LE BOCCE (segue da pag. 7)

WS:’?' il percorso, dato che l’area era rela­ tivamente piccola. Abbiamo suddi­ viso gli atleti in quattro categorie, cioè allievi, cadetti, juniores e senio­ res, e per ogni categoria c’è un per­ corso diverso, tra i 2-3 km». Il sano contatto con la natura, l’a­ gonismo e la tecnica ma anche l’in­ telligenza di saper muoversi in cam­ pi e boschi che non si conoscono, la sapienza di non «perdersi» e di rego­ lare energia fisica e mentale, tutto ciò rende la corsa di orientamento uno sport creativo, naturale e fantasioso, divertente; lo hanno dimostrato i ra­ gazzi che erano a Perugia, con una partecipazione attenta, scrupolosa e fraternizzante tra loro. Ma tutto è andato bene in questo «Libero scambio» perugino. L’aiu­ to del gruppo scouts di Perugia 2, de­ terminante, prezioso e del tutto gra­ tuito e spontaneo, la collaborazione della FISO, i volontari CSI di Peru­ gia e Napoli, e poi il Sindaco di Corciano con la promessa del suo inte­ ressamento per le iniziative del CSI di Perugia, come per esempio delle manifestazioni sportive inserite nel­ la attività didattica della scuola di Cordano.

Piccoli passi, come si vede, ma im­ portanti per quella che dovrebbe es­ sere la vera funzione dello sport; quando lo sport riesce ad aggregare varie società, altre associazioni non direttamente impegnate nello sport, amministrazioni comunali ecc..., al­ lora qualcosa si sta muovendo, e lo sport riacquista la sua funzione ori­ ginaria educativa, di solidarietà e di impegno civile. Non si può dimenticare poi, a rigor di cronaca, l’allegria e l’amicizia di queste due giornate, e il simpaticis­ simo gruppo di Palermo, che ha ani­ mato con canti e «rumori» la tipica quiete del paesaggio umbro, e poi la parte culturale, con la gita turistica al centro storico di Perugia. Per due giorni, la serenità quasi mi­ stica di «francescana» memoria del Monte Malbe, ha incoraggiato alcu­ ni giovani in uno sport nuovo e di­ verso: l’altra parte di incoraggiamen­ to adesso tocca a noi.

Gianni Di Santo

Ma chi la gioca? Alle Olimpiadi ci sono attualmente discipline ridicole, mentre cpielle appassionanti e pure sono tagliate fuori. Il tiro con l’arco è sport olimpico. Ma cosa mi rappre­ senta? Ha duemila iscritti in Italia. Lo stesso pugilato conta duemilacinquecento atleti. Che cosa sono di fronte ai nostri 200 mila? Il fatto è che al Consiglio nazionale del CO­ NI posso strillare quanto voglio ma non sono considerato. Se arriveremo alle Olimpiadi come bocce allora di­ venteremo famosi perché porteremo le medaglie. Vinceremo tutto perché siamo i più forti». La polemica arringa è una gustosa provocazione ai colleghi presidenti ma è motivata dal grande desiderio di questa disciplina: i Giochi Olim­ pici. È la meta che coronerebbe la carriera di Sandro De Sanctis, dispo­ sto a lasciare l’attività dirigenziale dopo aver raggiunto lo storico obiet­ tivo. Dovrà aspettare fino al 1996, almeno. Intanto altre questioni lo impegna­ no, insieme alle strutture della sua Federazione. 11 grande sponsor non arriva e l’attenzione dei mass-media è irrilevante. Inoltre la carenza degli impianti, al centro e al sud pone un freno all’attività. A Milano ci sono dieci bocciodromi. Ai mondiali c’erano 18 mila spet­ tatori paganti. Quest’anno a otto­ bre, dal 15 al 21, il Palatrussardi ospiterà il campionato del mondo a squadre. A Roma e a Napoli non esistono i bocciodromi. Per disputare i cam­ pionati italiani dell’86, il palazzetto dello sport di Viale Tiziano è sta­ to prenotato con sette mesi di anti­ cipo, suscitando vibrate proteste de­ gli utenti del basket e della pallavo­ lo. Sono dieci legislature che a Ro­ ma stanno aspettando un bocciodromo.

Giampiero Spirito

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Una corsa a tappe Sono partiti in centoventi, sono arri­ vati in cinquanta. Non sono i corrido­ ri di una tappa del Giro d’Italia, ma sono i protagonisti di un’altra impresa sportiva particolarmente impegnativa e preziosa per ['Associazione. Si è concluso infatti il 14 maggio, il 1° ciclo biennale della Scuola nazio­ nale Tecnici del CSI. Il ciclo era riservato a cinque disci­ pline dello sport giovanile (quello che nel gergo dello sport educativo si chiama «terza fascia»): Calcio, Pal­ lavolo, Pallacanestro, Atletica e Ten­ nistavolo. Lo scopo era quello di av­ viare la preparazione di istruttori per la formazione degli allenatori di que­ ste discipline, nell’ambito del CSI. 11 primo incontro (Roma, maggio 1988), durò tre giorni ed ebbe come scopo di mettere in campo le «nozio­ ni» basilari dello sport inteso come educazione, del «progetto associati­ vo» del CSI, e delle linee tecniche fondamentali comuni alle varie disci­ pline e al ruolo sportivo ed educati­ vo degli allenatori.

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Dopo questo incontro, gli allievi (guidati e seguiti da un gruppo affia­ tato di 15 docenti di rilievo naziona­ le) furono impegnati in un duro la­ voro di documentazione tecnica e di informazione sui vari argomenti: in base ai risultati di questo lavoro, cir­ ca settanta furono ammessi al Semi­ nario centrale della Scuola della du­ rata di otto giorni a Formia (settem­ bre 1988). Il Seminario ha avuto il carattere di un addestramento prati­ co e di un approfondimento delle ca­ pacità didattiche degli allievi. Anche quelli di Formia furono gior­ ni intensi, nei campi e nelle aule del­ la Scuola dello Sport messa a dispo­ sizione dal CONI. Giorni intensi, fatti anche di amicizia, di scambi, di rapporti costruttivi e dialettici con i docenti e con i dirigenti dell’Associazione. Partendo da Formia, gli allievi ave­ vano di fronte la tappa più lunga,

Concluso il primo ciclo della Scuola nazionale Tecnici nella quale dovevano mettere a pro­ va sul campo la propria capacità tec­ nica e la propria abilità didattica, tra­ ducendo il tutto in una «Tesi», an­ che multimediale, che è servita di ba­ se ai docenti delle singole discipline per determinare la fase finale della Scuola.

La fase finale, appunto, che si è svol­ ta il 12, 13 e 14 maggio a Roma, e che ha rappresentato l’arrivo in sali­ ta, di questa corsa singolare per ag­ giudicarsi, non già un premio, non tanto la soddisfazione di un diploma di partecipazione, ma l’invito e l’a­ bilitazione ad aumentare il livello del proprio impegno volontario al servi­ zio dei giovani che cercano nel CSI,

l’occasione non solo di praticare uno sport, ma anche la strada per l’autoformazione alla vita civile e all’e­ spressività culturale. La corsa, certo, è stata piuttosto se­ lettiva, ma proprio a ragione del suo forte impegno culturale, e della pro­ spettiva d’impegno volontario che essa apriva. I cinquanta arrivati in porto, già da oggi sono al servizio dei propri Con­ sigli provinciali, mentre fra essi, in base ai risultati del complesso siste­ ma di verifica messo in atto nell’ul­ tima fase della scuola, verranno in­ dividuati quelli che, dopo un ulterio­ re tirocinio, potranno dare la loro collaborazione competente, a livello regionale e nazionale. Ci è parso giusto raccontare questa esperienza ai lettori di Stadium, per­ ché al di là del suo valore associativo e organizzativo, essa è un esempio di come la disponibilità volontaria e la competenza tecnica possano essere coniugate in modo armonico, nella pratica di uno sport, che per essere aperto a tutti e finalizzato all’educa­ zione civile o culturale, non per que­ sto deve e può essere meno rigoroso. Anche a livello di base, anche nella quotidianità dell’attività sportiva, occorre tener conto di questi due po­ li: l’entusiasmo e la competenza. Lo sport, come la vita, è sempre sot­ to il segno della corsa, dell’ostaco­ lo, del traguardo da raggiungere: quello che conta è correre bene, pos­ sibilmente insieme, raggiungendo ciascuno il proprio traguardo, aiu­ tando gli altri a vedere e a raggiun­ gere il proprio. Un traguardo che, come è stato an­ che per tutti gli allievi della nostra Scuola nazionale Tecnici, non è mai una vittoria sugli altri, ma è il punto interiore e cosciente a partire dal quale ognuno può giocare la propria vita a servizio degli altri.

E.G.


TUTTOCSI/CRONACHE/ESPERIENZE FESTA REGIONALE DI GIOCASPORT CAGLIARI — Sono stati circa duecento i ragazzi che hanno partecipato al­ la Festa regionale di Giocasport. Nell’intenzione degli organizzatori doveva essere una grande festa, e una grande festa è stata. Una festa in cui lo sport è stato solo occasione d’incontro e di gioco e non strumento per fare classi­ ficazioni di merito. E i ragazzi si sono calati nello spirito di grande allegria della festa, partecipando tutti, bravi e meno bravi, ai vari giochi in programma senza l’assillo di dover vincere a tutti i costi. Mai come in questa occasione il solo partecipare era sinonimo di vittoria. Ognuno ha lottato, si è impe­ gnato nei limiti delle proprie capacità, ripagato alla fine di ogni gara dal­ l’applauso dei compagni, ai bordi del campo, che accomunava «vincitori e vinti».

SESTO SORSO DI FORMAZIONE MARTINA FRANCA — Nel Salone del­ la Biblioteca Comunale del Palazzo Du­ cale si è svolto il sesto Corso di Forma­ zione per Animatori Associativi sul te­ ma «Quale futuro per il CSI degli Anni Novanta». Quest'anno il CSI di Martina Franca ha articolato il suo corso rifacendosi alla re­ lazione congressuale del Consiglio na­ zionale sul tema «Sport, educazione, so­ lidarietà». Il CSI di Martina Franca ha affidato l’a­ nalisi di questi tre progetti a vari relato­ ri. Il prof. Angelo Fasano ed il sig. Pao­ lo D'Arcangelo, rispettivamente presi­ dente e vice presidente del CSI di Mar­ tina, hanno trattato l'aspetto Associati­ vo e la figura dell’animatore sportivo. Il

prof. Michele Pizzigallo ed il Dott. Leo­ nardo D’Arcangelo hanno relazionato sull’azione educativa del CSI e sulle mo­ dalità di esplicazione della stessa. Brillante ed incisiva è stata, infine, la re­ lazione dell'Arcivescovo di Taranto, S.E. Mons. Salvatore De Giorgi, che ha af­ frontato il tema: «La dimensione reale della solidarietà nella società attuale». Il Vescovo ha esordito sostenendo che la solidarietà tra gli uomini è possibile solo se c’è la solidarietà tra Dio e l’uo­ mo. Ha indicato lo sport come mezzo di promozione umana e cristiana. Lo sport è potenzialmente ricco di valori che que­ sta società ha perduto e di cui manife­ sta un bisogno profondo e crescente. Il Vescovo ha concluso invitando i movi­ menti ecclesiali e l’Azione Cattolica in particolare a sostenere e favorire le ini­ ziative del CSI.

CONFERENZA DELLE SOCIETÀ' SPORTIVE PALERMO — «Dall’appartenenza al­ la solidarietà un possibile cammino at­ traverso lo sport», questo il filo condut­ tore della 7a conferenza regionale dei presidenti di Società sportive siciliane, svoltosi recentemente a Palermo. Un appuntamento importante per la crescita culturale dell'Associazione, che si è rivelato altamente produttivo per la qualità degli interventi e per l'ap­ porto degli operatori presenti; un con­ fronto senz’altro formativo che ha ar­ ricchito i partecipanti di stimoli ed esperienze nuove. Dopo la relazione iniziale del presiden­ te regionale Enzo Milia i presidenti di società, divisi in gruppi di studio, han­ no approfondito il tema della conferen­ za, seguendo una traccia predisposta dal Consiglio regionale, che è servita da stimolo per analizzare la possibili­ tà dello sport di divenire veicolo cul­ turale e promotore di azioni ispirate dalla solidarietà. Ha concluso la conferenza una tavo­ la rotonda sul tema trattato, con gli in­ terventi di Beppe Goffrini e del socio­ logo don Basilio Randazzo. Il primo ha ribadito la necessità che lo sport di­ venti di tutti, attraverso il coinvolgi­ mento dei soci, per l’abbattimento del­ le barriere che frenano la realizzazio­ ne di questa istanza e per un più con­ sistente impegno civile che può essere realizzato attraverso la contrapposizio­ ne dello sport inteso come festa gioio­ sa, allo sport fatto di violenza, selezio­ ne e interesse economico. Don Basilio Randazzo ha paragona­ to, nel suo intervento, lo sport ad un mare dove si può fare il bagno, ma do­ ve si può annegare, ha poi «provoca­ to» la platea, chiedendo di dimostra­ re che l’impegno del CSI non è solo fatto di parole. Non sono cosi manca­ ti gli interventi tesi a raccontare espe­ rienze associative capaci di esempli­ ficare la consistenza degli interventi attivi delle società del CSI, esperien­ ze nei quartieri difficili delle grandi cit­ tà, opera di sensibilizzazione ai pro­ blemi dei giovani dove nessun altro agisce per tentare di risolverli e altri esempi dell’impegno della nostra As­ sociazione.

ASSISTENZA MEDICA VERONA — Per i soci del Consiglio provinciale veronese è stato recente­ mente attivato un servizio di assisten­ za medica di traumatologia sportiva, presso gli Istituti ospedalieri di Vero­ na (Borgo Trento). Il servizio, curato dal dott. Giuseppe Costa (presidente dell’Ordine dei me­ dici sportivi) è in funzione ogni giove­ dì mattina.

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TUTTOCSI/CRONACHE/ESPERIENZE TORNEO DI SAm© FEMMINILE

GINNASTICA DOLCE PIACENZA — È iniziato presso l'Ospizio Vittorio Emanuele di Piacenza il pri­ mo ciclo di due corsi (uno per autosuf­ ficienti ed uno per non autosufficienti) di ginnastica «dolce» per anziani, che il CSI piacentino gestisce nell’ambito di una convenzione pattuita con l'istituto per l’anno 1989. I corsi sono diretti dall’istruttore Lucia-

no Barbieri sulla base di due ore setti­ manali per un totale di 24 ore ciascuno. Il Presidente Prov.le del CSI Alberto To­ sca ha assistito alla inaugurazione dei corsi ed ha espresso parole di compia­ cimento per la istituzione di assistenza, per la disponibilità confermata ed ha pu­ re rivolto espressioni amichevoli agli ospiti anziani, che hanno accettato la proposta di attività motoria a loro offer­ ta dal CSI e consigliata dal geriatra.

FELTRE — Nell’ambito della Campa­ gna indetta dalla Presidenza naziona­ le del CSI, il Consiglio di Centro ha or­ ganizzato il 1° Torneo di calcio fem­ minile a 7 giocatrici, denominato tro­ feo «Banca Popolare di Novara». Il motivo per cui il Centro Sportivo Ita­ liano ha ritenuto di doversi impegna­ re con questa nuova iniziativa nella campagna «DONNA E SPORT» non sta soltanto nella necessità di dare im­ pulso alla presenza e al ruolo delle donne nella pratica e nell’organizza­ zione sportiva, ma nella convinzione che ormai i tempi sono maturi per af­ frontare l’impegno in termini nuovi. Passare quindi dall’attività tradiziona­ le, inserita in meccanismi ormai col­ laudati, a una ricerca di novità, in mo­ do di avvicinare nuove persone, «ca­ larsi» in mezzo alle esigenze del mon­ do femminile, mettendoci a disposizio­ ne con una struttura organizzativa adeguata, affinché possano usufruire effettivamente di un servizio utile a soddisfare le loro richieste d’impegno nel mondo dello sport. In concreto, garantire alle donne ade­ guati spazi di attività e momenti associativo-culturali, agevolare la loro partecipazione, dedicarsi a loro. Il Torneo, che si affianca a quello in corso, riservato alle giovanissime della Pallavolo, ha visto l’adesione di ben 6 squadre.

DL CONGRESSO DELLA RINASCITA

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GORIZIA — Un momento _________ r di____________________ gara della Festa interprovinciale di tennistavolo a squadre maschile e femminile. Vi hanno preso parte squadre provenienti dai Consigli di Udine, Pordenone, Trieste oltre, naturalmente, del Consiglio ospitante.

FORLI’ — Dopo dieci anni, finalmen­ te il CSI forlivese ha potuto celebrare il Congresso provinciale, prontamen­ te denominato «Congresso della rina­ scita». Sotto la guida del presidente regionale Frezzotti, che ha presieduto i lavori congressuali, si sono avvicendati sul palco esponenti della realtà forlivese, oltre ai dirigenti di altri Consigli emi­ liani. Tra i tanti basti citare l’interven­ to di Romano Zama, presidente del CSI faentino, che ha seguito da vici­ no l’evolversi della situazione forlive­ se, energicamente assunta dal com­ missario Vito Foggetti, fino alla sospi­ rata data congressuale. Anche Marco Guizzardi, vicepresidente del Consi­ glio di Ravenna ha voluto portare il suo contributo, focalizzato sulla figura, l’o­ pera e l’importanza del volontariato. Al termine dei lavori, l'elezione dei tre­ dici consiglieri e l’augurio di buon la­ voro da parte del presidente del Con­ gresso: «fare il CSI non è facile — ha concluso Frezzotti — e andremo in­ contro anche a momenti di difficoltà e scoraggiamento; ma è un lavoro spor­ tivo ed educativo che porta con sé an­ che molte soddisfazioni.


TUTTOCSI/CRONACHE/ESPERIENZE CONVEGNO SULLO SPORT PISA — Comunità cristiana, territorio e promozione sportiva»: se ne è parlato al pensionato Toniolo in occasione del convegno promosso dalla Consulta dio­ cesana per l’apostolato dei laici. Due relazioni, una di monsignor Flotti, arcivescovo di Pisa e una del professor Notario, e due comunicazioni, la prima informativa sul «Giocasport» di Marcel­ lo Tognoni, consigliere nazionale CSI, la seconda di analisi della realtà giova­ nile e delle problematiche e rischi ad es­ sa connessa, tenuta da Anna Emanue­ la Tangolo, responsabile del centro stu­ di del CEIS, hanno dato il via ai lavori. Parlando del rapporto uomo-sport mons. Plotti ha anche detto: «Non pos­ siamo disgiungere la promozione dello

UNA LETTERA DAL BRASILE NOVARA — Riportiamo alcuni stralci della lettera inviata da don Roberto Sal­ sa dagli amici del Consiglio provincia­ le. Don Roberto scrive dal Brasile e co­ glie l’occasione per fare alcune riflessio­ ni sulla situazione sportiva di quel Paese. «Quando si parla di Brasile da noi si pensa immediatamente a tre/quattro co­ se: al calcio, al carnevale, alle favelas, alla foresta Amazzonica. Sono tutte cose che fanno parte di una realtà molto ricca e complessa, dove po­ vertà e ricchezza, festa popolare e sof­ ferenze, natura incontaminata e degra­ do ecologico si intrecciano a volte in mo­ do contraddittorio e stridente. Prendiamo la situazione sportiva, per esempio. La passione brasiliana per il calcio è un luogo comune, l’abilità dei grandi campioni incanta anche noi... ma intanto la maggior parte dei ragazzini di qui manca di strutture e possibilità spor­ tive adeguate. È vero, in quasi tutte le località anche piccole compare un campo di calcio, ma in realtà si tratta di uno spiazzo polve­ roso, più o meno livellato e di quattro le­ gni incrociati che fanno da porte... E non sempre i ragazzi hanno i soldi per

sport dalla promozione dell’uomo» e, ci­ tando la «Redentor Hominis» di Giovan­ ni Paolo II, ha aggiunto che «la via mae­ stra della Chiesa è l’uomo». L’uomo «in­ tero», anima e corpo, senza estremiz­ zazioni spiritualiste o matèrialiste. E una pastorale che ricostruisca l’uomo attra­ verso una proposta evangelica che si coniuga con la promozione umana de­ ve recuperare il discorso, in passato di­ satteso, della corporeità e deve impo­ stare il problema educativo come nodo centrale da svolgere per affrontare una nuova, vera pastorale rivolta alla persona«Una pastorale calata nel concreto, che eviti il deleterio istituto della dele­ ga, che elabori contenuti e metodologie educative di tipo globale, in cui l’uso del­ lo sport e del tempo libero siano elemen­ ti qualificanti di un cammino e di una proposta che si rivolge a tutto l'uomo.

comprarsi un pallone, quindi s’arrangia­ no con una «boia de farropas», una pal­ la fatta di carta straccia... Quello che mi ha colpito spesso è stata la mancanza di organizzazioni di base, che aiutino i ragazzi/e a fare sport. Tut­ ti sono costretti ad arrangiarsi come possono. Quante volte mi sono ferma­ to a pensare al bene che potrebbe fare un'organizzazione simile al CSI qui nel nord/est del Brasile. A dare speranza, soprattutto nel nord/est, rimane molte volte solo la Chiesa, che pure deve fa­ re i conti molto spesso anche lei con le sue debolezze e contraddizioni, ma nel complesso è una forza che si colloca dalla parte del popolo. Il cammino è aperto: già si cerca di far lavoro di ani­ mazione nei quartieri o nelle zone rura­ li, utilizzando anche lo sport come fat­ tore di aggregazione. Piccoli passi. Quello che non manca è la speranza e la buona volontà; «gracas a Deus» sorgono sempre persone ricche di generosità e di disponibilità che si mettono al servizio degli altri. È gente che crede nel cammino di liberazione di questo popolo, che crede nella fede cri­ stiana come bene e stimolo di questo cammino. Da queste persone io ho già ricevuto molto: sempre si impara da chi con semplicità e buona volontà fa qual­ cosa di utile per gli altri».

FESTA REGIONALE PAVIA — Una Festa polisportiva di terza fascia è stata organizzata a Sa­ lice dal CSI pavese, su incarico del Consiglio regionale lombardo. La manifestazione ha visto la parteci­ pazione di 12 squadre di calcio e 4 squadre di pallacanestro provenienti dai diversi Consigli CSI di tutta la Lom­ bardia. Aiutati dal tempo, che si è mantenuto bello per tutta la durata della festa, i ragazzi si sono incontrati in gare di cal­ cio sui campi di Rivanazzano e Retor­ bido, e di basket nella palestra dell'i­ stituto Baratta di Voghera. Anche se non erano previste classifi­ che finali con vincitori assoluti, l’entu­ siasmo e la determinazione di ogni singolo partecipante è sempre stata al massimo; ciò ha permesso di vedere, su tutti i campi anche partite di note­ vole levatura tecnica. Oltre a questi incontri prettamente «agonistici», sono entrati nell’ambito della festa anche momenti più asso­ ciativi quali la Santa Messa celebrata nella parrocchia di Rivanazzano o la caccia al tesoro di domenica pomerig­ gio per le vie di Salice. Momento culminante di tutta la mani­ festazione è poi stata la «serata asso­ ciativa» svoltasi aH’interno del parco di Salice che ha visto, oltre alla con­ segna di un ricordo a tutti i partecipanti e all'omaggio dei prodotti tipici delle varie località, l’esibizione del gruppo folcloristico «Le Fruste Lombarde» di Lacchiarella.

MARATONINA IN CARROZZINA FIRENZE — Un piccolo gruppo di as­ sociati hanno avuto l’onore di collabo­ rare con la Società PO.HA.FI (Poli­ sportiva Handicappati di Firenze) alla terza edizione del campionato di maratonina. Ben equipaggiati e istruiti dalla poli­ sportiva, l'amico Nevio Massai, i «no­ stri», hanno dato il loro contributo, im­ provvisandosi vigili, nel centro della città, fermando l’attraversamento dei pedoni al passaggio dei concorrenti. La corsa è stata entusiasmante, e mol­ to impegnativa; ben 21 sono stati i km percorsi dagli atleti in carrozzina e la media del vincitore, considerata la dif­ ficoltà del percorso, è stata di ben 19 km all’ora. Terminato il servizio d’ordine, il nostro gruppo CSI si è aggregato agli atleti ed ai loro parenti, e sono stati ricevuti nella Scuola di Guerra Aerea delle Cascine, dal Comandante Generale in persona. Dopo un ottimo pranzo, offerto dalla scuola, hanno avuto inizio le premia­ zioni, alle quali hanno preso parte al­ la consegna dei premi, anche i nostri amici soci.

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IL FILM

TALK RADIO

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«Ei, bist dii ein Tier, das zum Sprechen taugt, wohl liess’sich von dir was lernen»! (Ehi! Se tu sei una be­ stia che sa parlare, qualcosa forse da te ci sarebbe da imparare?) Così Siegfried, l’eroe wagneriano, a un certo punto si rivolge al mugghia­ re e minacciare tetro di Fafner, il dra­ go, e poi alla vista di Fafner che con­ tinua a snodarsi su per il rialzo del terreno e sprizza dalle froge contro Siegfried, quest’ultimo rintraccia su­ bito la posizione del cuore e vi pian­ ta dentro la sua spada fino all’elsa. Bene. II protagonista del film di Oliver Sto­ ne, Eric Bogosian, che è anche — ahinoi — autore della sceneggiatura, se ne sta nei panni di Barry Cham­ plain ai microfoni della sua emitten­ te radiofonica (sua per modo di dire perché è di proprietà di un attento e opportunista manager rampante, Dan, alias Alee Baldwin). E cosa fa questo sparachiacchiere, residuo mo­ notono e noioso della generazione sessantottina americana? Insulta, provoca, attacca, raspa, riattacca, at­ tizza, stuzzica, litiga, e si commuove. Barry prima di appiccicare frammen­ ti, anzi brandelli di calcinacci verba­ li al suo popolare e seguito «talk show», vendeva vestiti in un negozio di abbigliamento di Dallas, Texas. Poi, un po’ per caso un po’ per emer­ gere, trasforma il microfono in una feroce ma piatta, mediocre arma gio­ cattolo, senza qualità, senza origina­ lità, volgare, trito c inelegante dialo­ go solo illusorio con l’esterno. Pare che il solo fatto di essere ebreo pos­ sa dare a Barry carta bianca per bla­ terare un debito che l’umanità deve a lui e all’olocausto. Niente di più an­ tipatico. A questa specie di uomini, direbbe Nietzsche, «non piace essere turbati da inimicizie e neppure da amicizie: essi dimenticano e disprezzano facil­ mente». La rabbia di Barry è una rabbia egocentrica e sono tutte balle le sue improvvise reazioni emotive che ridestano vecchie animosità strombazzate ai quattro venti. Di conseguenza il suo modo di parlare si fa via via più rapido fino a raggiun­ gere un vertice di esaltato impegno nella seconda parte del film. Poi c’è un’altra cosa per quel che ri­ guarda il «talk show». Non è forse vero che questo tipo di spettacolo è controllato da una convinzione do-

DI OLIVER STONE

minante, da una specie di fanatismo che mette insieme una gran massa di materiale disparato? In un certo sen­ so il bla-bla-bla di Champlain è co­ me la mente di un pazzo; ogni cosa — aspetti casuali, parole stradali, re­ soconti, messaggi, deliri — acquista significato. Ed è per questo che i con­ duttori si fanno prendere dalle pas­ sioni che lasciano il loro segno su tut­ to ciò che toccano, cose banali o im­ portanti. Da più parti si è insistito a sottolinea­ re che Oliver Stone con il suo Talk Radio ha voluto accusare (ancora!) la parte ombrosa, misteriosa o am­ bigua dell’America. Ma l’America, come scrive il sociologo francese Baudrillard, «non è né un sogno, né una realtà, è una iperrealtà perché è una utopia vissuta fin dall’inizio co­ me realizzata». Passi per Salvador, o per Plaioon e Wall Street bei films dello stesso re­ gista che ci hanno dipinto momenti con l’intensità propria di espressio­ nisti, ma quello che Talk Radio cer­ ca di infuocare appare come un mu­ tilato nella battaglia di Stalingrado. E non è certo il protagonista (che evoca comunque Alan Bcrg, real­ mente esistito e realmente inferocito conduttore del talk show «amici del­ la notte» e altrettanto realmente e

tragicamente assassinato da un grup­ po neonazista) a darci la reale dimen­ sione della crudeltà come legge fon­ damentale dei rapporti fra i viventi: non gli si addice a Barry la veste del­ l’angelo sterminatore né lo sguardo del provocatore messianico. Questi «spiriti», duri, severi, tempe­ ranti, stizzosi e maniaci, tutti questi pallidi tisici dello spirito, questi idea­ listi della conoscenza, si ritengono in realtà affrancati il più possibile dal­ l’ideale caotico e incoerente. Mentre i loro eserciti si ritirano su tutti i fron­ ti. L’omone, il fat-man, che alla fi­ ne del film scarica addosso a Barry l’intero caricatore non è certo l’eroe wagneriano cosi come Barry non è Fafner-il drago, niente può giustifi­ care un omicidio e nessuno potrà cer­ to farci dimenticare Alan Berg o la libertà di esprimere i propri entusia­ smi ma è come se il tragico epilogo annunciasse in maniera molto più in­ tricata e interessante la bellezza e i paradossi della vita. Intanto, la macchina da presa, stan­ camente, esce nella notte texana a pubblicizzare la luce della sconfitta. No, questo film non ha convinto.

Flavio Pedrotti


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ESSERE IN FORMA L’attività aerobica o di resistenza è senza dubbio il modo migliore per in­ crementare l’efficienza del sistema cardiorespiratorio. Un’attività aero­ bica è camminare, correre, andare in bicicletta, nuotare, remare, fare sci di fondo, fare ginnastica a corpo li­ bero o saltare con la corda.

Ognuno dovrebbe scegliere l’attività che vuole, tenendo presente che per ottenere l’effetto allenamento: a) bisogna praticare attività fisica re­ golarmente, almeno tre volte a setti­ mana, a giorni alterni; b) il livello di attività deve essere ab­ bastanza duro da portare la frequen­ za cardiaca al voluto livello di alle­ namento — tra il 70% e 1’85% della frequenza cardiaca massima, secon­ do il livello di condizioni fisiche di partenza. Una cosa importante che ognuno do­ vrebbe saper fare prima di intrapren­ dere qualsiasi attività aerobica è quel­ la di saper determinare la frequenza cardiaca (FC) a riposo, palpando l’arteria carotide al collo o palpan­ do l’arteria radiale al polso o metten­ do la mano direttamente sul cuore, contando il numero dei battiti in 6 se­ condi e poi moltiplicando per 10. La frequenza cardiaca massima è quella invece che si calcola in base al­ la formula 220 meno l’età per gli uo­ mini, 230 meno l’età per le donne. A tali valori massimi non bisogna mai allenarsi. La frequenza cardiaca di al­ lenamento invece è, nella maggior parte dei casi, il 70-85% della FC massima teorica (tab. 1). Quando vi allenate, controllate la vo­ stra FC immediatamente alla fine dell’esercizio. Se la vostra FC è di 10 battiti inferiore alla FC di allenamen­ to, allora non vi state allenando al­ l’intensità ottimale; se invece la FC è 10 battiti oltre la FC di allenamen­ to calcolata, allora rallentate; è più importante la durata dell’esercizio che non l’intensità. L’obiettivo è iniziare lentamente e quindi raggiungere un allenamento regolare compreso tra i 20 ed i 40 mi­ nuti. 1 muscoli riescono a bruciare più del 50% di grasso una volta rag­ giunto il traguardo dei 30 minuti e ciò può avere un effetto enorme sulla composizione corporea.

(segue) Antonio Spataro

TAB. 1 - % DELLA FREQUENZA CARDIACA MASSIMA TEORICA Elà

FC Max

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VIDEOCASSETTE TEORIA E PRATICA DELLA PSICOLOGIA DEL BASKET Tommaso Biccardi, Ed. Società Stampa Sportiva, Roma 1989, pp.

206, L. 24.000

oologia e sport e si espongono alcuni concetti fondamentali della psicolo­ gia applicata allo sport. Nella terza parte l’autore presenta il suo model­ lo di psicologia per l’allenamento e per la preparazione della partita. La quarta ed ultima parte è dedicata al­ la preparazione psicologica della par­ tita o del torneo. Qui il testo esce dal­ l’ambito di una trattazione teorica e diviene un vero e proprio manuale, dove — con l’ausilio di fotografie — si forniscono gli schemi di appropria­ ti esercizi. In appendice sono riportate quattro interviste con altrettanti personaggi del basket e della psicologia.

UNA VENDETTA SERVITA IN COPPA (D'ORO)

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teoria e pratica della psicologia del basket

In uno dei paragrafi di questo libro («La mia idea di sport»), Biccardi scrive: «È importante per me che (lo sport) sia al servizio della persona e del suo sviluppo... Uso il termine svi­ luppo, nell’accezione di autorealizza­ zione o autoattuazione, intendendo la crescita delle potenzialità fisiche, cognitive, emozionali, sociali della persona... Non condivido lo sport che spinge le persone ad alienare parti del proprio Sé in cambio di miti (l’a­ spetto, la salute, la performance, ecc.) o che plagia in funzione dei pro­ pri scopi...». Citare queste righe è importante, per­ ché aiuta a comprendere lo spirito che anima l’autore nella sua fatica: il libro, proponendosi come applica­ zione della psicologia al basket, non intende illustrare le vie per «manipo­ lare» l’atleta al fine di rendere più ef­ ficaci le sue prestazioni, ma piutto­ sto vuole consigliare all’allenatore le vie per preparare il giovane cestista senza turbare il suo sviluppo fisico, psicologico e sociale. Quanto alla struttura del testo, esso è suddiviso in quattro parti. Nella prima («Per una teoria dello sport») si discutono l’idea di sport ed i vari significati che il concetto di sport può assumere: sport come lavoro, sport come spettacolo, sport come educa­ zione, sport come socializzazione, sport come terapia. Nella seconda parte si illustrano i rapporti tra psi-

Adriano Morelli, Edito dal Comita­ to organizzatore della Coppa d'Oro, Trento 1988, pp. 128.

Ogni anno, al sopraggiungere del­ l’autunno, i lettori di Stadium pos­ sono leggere su queste pagine il rac­ conto di quella particolarissima cor­ sa ciclistica per dilettanti che è la Coppa d’Oro: una corsa nella quale si invertono certi ruoli tradizionali nel mondo dello sport, e l’atleta suda e soffre per offrire l’eventuale premio al suo direttore sportivo. La Coppa d’Oro è ormai una classi­ ca del nostro ciclismo, ed il suo sin­ golare regolamento lo consideriamo un fatto noto, acquisito, sul quale non ci poniamo più domande. Ma in effetti pochi di noi conoscono i retro­ scena che portarono alla «invenzio­ ne» della Coppa, la cui prima edizio­ ne fu organizzata nel 1965. E ancor meno nota è la storia della gara, i fat­ ti piccoli e grandi che hanno contrad­ distinto le 21 edizioni sin qui di­ sputate. Per gli appassionati di ciclismo, ar­ riva ora questo volume, edito dallo stesso Comitato organizzatore della Coppa d’Oro. Il libro ricostruisce i curiosi retroscena della nascila della Coppa e segue poi l’evolversi della gara di anno in anno fino ai nostri giorni. In appendice ci sono «albo d’oro», statistiche, graduatorie. Mol­ tissime le fotografie, che in gran par­ te provengono dagli archivi del CSI, che è sempre stato uno dei massimi «sponsor» della manifestazione. 11 volume può essere richiesto al Co­ mitato organizzatore della Coppa d’Oro, a Trento.

E FORMATIVE ESPANSIONE IDEA presenta la col­ lana di videocassette in VHS: 1 • Capacità coordinative (15’ 70.000) 2 • Pareti artificiali d’arrampicata. Tec­ nica e didattica. (17’ - L.70.000) 3 • Pericoli in montagna 1. Alpinismo: ricostruzione di alcuni incidenti e loro cause. (15’ - L.70.000) 4 • Pericoli in montagna lì. Alpinismo: ricostruzione di alcuni incidenti e loro cause. (15’ - L.70.000) 5 • Minivolley. Tecnica c didattica. (22’ - L.70.000) 6 • Tiro alla fune. Con 32 metri di fu­ ne, da un gioco ad uno sport. Orga­ nizzazione, allenamento e competi­ zione. (13’ - L.70.000) 7 • Canottaggio. I fondamentali. Tecni­ ca e didattica. (19’ - L.70.000) 8 • Agonismo e aggressività nello sport. (21’ - L.70.000) 9 • Avviamento allo sport. (15’ L.70.000) 10 • Corsa veloce. Scatti. Tecnica e didat­ tica. (18’ - L.70.000) 11 • Staffetta. Tecnica e didattica. (16’ L.70.000) 12 • Corsa ad ostacoli. Tecnica e didatti­ ca. (13’ - L.70.000) 13 • Salto in alto. Tecnica e didattica. (14’ - L.70.000) 14 • Salto in lungo. Tecnica e didattica; (14’ - L.70.000) 15 • Salto con l’asta. Tecnica e didattica. (13’ - L.70.000) 16 • Getto del peso. Tecnica e didattica. (18’ - L.70.000) 17 • Lancio del disco. Tecnica e didatti­ ca. (17’ - L.70.000) 18 • Lancio del giavellotto. Tecnica e di­ dattica. (16’ - L.70.000) 19 • Sci: tecnica di base. (19’ - L.70.000) 20 • Sci: tecnica di competizione. (21’ L.70.000) 21 • Sci acrobatico. (16’ - L.70.000) 22 • Sci: salti. Tecnica c didattica. (13’ L.70.000) 23 • Sci: escursioni con pelli di foca. (19’ - L.70.000) 24 • Sci di fondo. Tecnica e didattica. (21’ - L.70.000) 25 • Tennis. Tecnica c didattica. (23’ L.70.000) 26 • Corsa: aspetti medici e biomeccani­ ci. (22’ - L.70.000) 27 • La terza età in palestra I. (30’ L.70.000) 28 • La terza età in palestra IL (40’ L.70.000) 29 • Il movimento come linguaggio. La motricità elementare. (20’ - L.70.000) 30 • franco Columbu. Corso completo di body building maschile. (30’ - L. 80.000) 31 • Franco Columbi!. Corso completo di body building femminile. (30’ - L. 80.000) 32 • Franco Columbu. Esercizi con i pesi per il potenziamento muscolare nel­ lo sport. (30’ - L. 80.000) Possono essere richieste a: • ESPANSIONE IDEA Via Emilio Morosmi 17 - 00153 Roma


SPORT/SOCIETA' di Domenico Volpi

Per iniziativa dell’industriale Fanini, due squadre ciclistiche avrebbero do­ vuto partecipare alle gare con una maglia recante una scritta antiabor­ tista. Si sono scatenate polemiche giornalistiche e anche minacce. L ’idea è stata bloccata. La provocazione però ha funziona­ to come rivelatrice della cultura at­ tuale, ottenendo tre tipi di risposte. Il primo è di ordine burocratico: il presidente della Federciclismo Omi­ ni dichiara: «...Non discuto il mes­ saggio, ma il mezzo, che non può es­ sere lo sport nel momento della com­ petizione. Oltre alle norme del CIO, c’è il nostro regolamento, che indica la provenienza commerciale degli sponsor... E se un gruppo di femmi­ niste volesse manifestare contro le scritte, che succederebbe?». Il secondo tipo di risposta è un cla­ moroso errore culturale. La Federci­ clismo ha richiamato il regolamento che invita i Comitati Olimpici a «pre­ servare la loro autonomia e resistere da qualsiasi pressione di ordine po­ litico, religioso ed economico». E Cannavo, direttore della Gazzetta, dichiarandosi cattolico, conferma: «1 messaggi politici e religiosi non pos­ sono essere ammessi dai regolamen­ ti sportivi». L'equivoco sta proprio qui: occorre affermare che la questio­ ne dell’aborto non è un problema po­ litico, ha aspetti religiosi per i creden­ ti, ma è anzitutto un problema uma­ no e sociale. Poi si può discutere sul­ l’opportunità di certi gesti. La terza risposta è di Vincenzo Torrio­ ni, che è solidale con l’applicazione dei regolamenti ma precisa: «Ciò non esi­ me ciascuno di noi dal non accettare la connivenza con leggi inique, come quella dell'aborto, anche se avallate dallo Stato». Un elogio alla chiarezza.

Undicenne Si scrive di Caudino, giovane calcia­ tore dello Stoccarda, cittadino tede-

A RUOTA (QUASI) LIBERA

rali fossero imbarazzanti. Una buo­ na occasione perduta, speriamo non per sempre.

Verona vergogna sco ma oriundo di Frattamaggiore, e si citano la sua bravura e la sua quo­ tazione sul «mercato». Nella stessa pagina, il Corriere dello Sport cita Fabio Alderucci, Il anni, figlio di si­ ciliani, che gioca a Stoccarda nelle squadre giovanili, e precisa anche la valutazione attuale: 420 milioni. Nes­ suno si preoccupa di quale effetto può fare, a un ragazzino, sentirsi un «oggetto da mercato».

Seggiolini II ministro dei trasporti pensa alla si­ curezza degli automobilisti: prima mette i limiti di velocità, poi obbliga all’uso di cinture per gli adulti e di seggiolini per i bambini. Gli esperti prevedono anche che la famiglia deb­ ba avere al massimo due figli: di più non c’entrano, in macchina, con mamma e papà e seggiolino. Il capo­ famiglia di prole più numerosa do­ vrà dunque comprare un pulmino, o si inventeranno «rimorchi per bam­ bini»? La nonna... è esclusa.

Discorsi Non sono stati pochi gli scandali e le gravi questioni morali che hanno agitato recentemente lo sport italia­ no. ma il presidente Cattai, appe­ na rieletto, ha parlato prevalente­ mente di bilanci, di organici, di nuo­ vi sponsor... È sembrato (solo sem­ brato) che i problemi materiali aves­ sero la preminenza e che quelli mo-

La Nazionale trova calore al Sud, ge­ lo e insulti al Nord. A nostro parere, chi va a vedere una partita degli Az­ zurri ha diritto di fischiare alla fine, se lo spettacolo non lo ha convinto, ma non al principio, e tanto meno quando suona l’inno nazionale. Ave­ te notato con quanto rispetto lo ascoltano atleti e pubblici stranieri? Gli striscioni insultanti squalificano chi li prepara. Turbare il minuto di raccoglimento per le vittime di Shef­ field è inciviltà. Ci sfigura Verona, bellissima città, sempre più inquie­ tante per taluni suoi aspetti recenti, ma certo immeritevole dell’onta di ospitare tifosi simili.

Contro la violenza Sheffield: non c’è stato scontro tra tifosi di opposte fazioni, ma un 'enor­ me impreparazione della polizia e un 'ignoranza dei fenomeni di folla, che potrebbe accadere anche in occa­ sione di un concerto rock. Mala be­ stia, la folla, dove pochi facinorosi riescono ad avere un seguito, a muo­ vere un’ondata di panico... Però la violenza va controllata seve­ ramente fin dall’inizio: per uno spet­ tatore accoltellato da Interisti a Ber­ gamo, l’Inter accusa la Polizia («Li conoscete ma non intervenite») ma poi deve ammettere che uno dei re­ sponsabili ha un ruolo nelle organiz­ zazioni dei suoi tifosi. Quello che preoccupa più dell'episodio, anche grave, è la violenza non come fatto casuale ma come sistema.

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Piano associativo quadriennale 1989-1993 CENTRO SPORTIVO ITALIANO

SPORT

COME IMPEGNO CIVILE 0n servizio sportivo-educativo ispirato alla solidarietà rTTTmrm^mWWWWWVW

PROGETTO SOLIDARIETÀ’ I nostri obiettivi L'obiettivo generale del quadriennio è

SPORT COME IMPEGNO CIVILE

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Il valore della solidarietà che ha guidato la riflessione dell’ultimo Congresso nazionale, si concretizza nellobiettivo politico dell'impegno civile, che caratterizzerà l'intera azione associativa del quadriennio A sostegno di tale obiettivo principale ne sono stati individuati altri tre, più specificamente legati all’ambito sportivo: DALLA SOCIETÀ' SPORTIVA ALLA SOCIETÀ' CIVILE L’esperienza associativa nel CSI come scuola di vita sociale SPORT EDUCATIVO PER TUTTI Lo sport per tutti non basta più se non aiuta la gente a maturare AL SERVIZIO DEI POVERI NELLASSOCIAZIONE, NELLO SPORT E NELLA SOCIETÀ' Solidarietà e impegno civile vuol dire schierarsi dalla parte di quelli che hanno di meno

PROGETTO ASSOCIAZIONE La nostra identità

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Per raggiungere gli obiettivi individuati, il Congresso nazionale ha indicato due grandi linee strategiche: la prima riguarda l'Associazione e punta su di un profondo e autentico spirito associatjvo, cioè sul recupero cupero delle motivazioni cristiane, culturali e sociali che stanno alla base dell'ii dell’impegno del CSI, attraverso: 1. Il recupero della Società sportiva come componente fondamentale e qualificante della dimensione associativa del CSI 2. Una più profonda comunione ecclesiale come fondamento e ispirazione all'impegno laicale dell'Associazione. 3. Promozione dell'Associazione con riferimento sia a dove il CSI non è presente sia a dove è carente o «povero» sotto ogni profilo.

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4. Verifica ed eventuale aggiornamento dello statuto con particolare riferimento ai ruoli e ai compiti delle strutture di servizio, al loro assetto e funzionamento, ai rapporti fra loro. 5. Il potenziamento delle strutture e la formazione culturale-associativa dei quadri provinciali e regionali quali «promotori» dell'Associazione.

PROGETTO EDUCAZIONE

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II nostro servizio La seconda linea strategica su cui il Congresso nazionale ha puntato per raggiungere gli obiettivi individuati è la qualificazione dei servizi educativi forniti dal CSI attraverso i vari ambiti di intervento e strumenti di azione.

I principali servizi realizzati dal CSI sono: CATTIVITÀ' SPORTIVA LA FORMAZIONE DEGLI OPERATORI / L’AZIONE CIVILE, SOCIALE, POLITICA Si invita a leggere l'ultima parte del Piano quadriennale, che definisce la politica associativa nel quadriennio per ciascuno di tali servizi

Direzione, Redazione e Amministrazione: Via della Conciliazione, 1 - Tel. 6867941 - 00193 ROMA - Spedizione in abbonamento postale gr. 111/7096


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