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Stadium n. 6/1975

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LA RIUNIONE I ; DEL CONSIGLIO NAZIONALE

sladium Direttore responsabile: Aldo Notarlo

Redattore: Duilio dimetti

Con la collaborazione di Zina Giuri Amili Grafica: Alberto Greganti

STADIDM si propone lo scambio delle idee e la ricerca comune dell'associazione. I singoli interventi vogliono portare soltanto una voce, offrire un contributo allo sviluppo comunitario. STADI DM è una tribuna aperta. Tutti sono invitati a esprimere la propria opinione e tutte le opinioni sono gradite. STADI DM chiede a tutti i soci un’attenzione costantemente critica e una collaborazione generosa. IN COPERTINA Sport come gioia di vive­ re: il messaggio augurale di Stadium agli atleti e ai responsabili del CSI. E’ il rifiuto di ogni strumen­ talizzazione dello sport e la proposta di una risco­ perta della creatività, della libertà e delle genuinità dell’esperienza sportiva.

La riunione di marzo del consiglio nazio­ nale CSI ha solitamente un carattere in­ terlocutorio: completa l’analisi dell'anno precedente (anche dal punto di vista eco­ nomico con l’approvazione del bilancio con­ suntivo) e prepara le linee di programma di quello futuro. La riunione svoltasi a Ostia Lido (Roma) nei giorni 22-23 dello scorso marzo è restata fedele a tale caratterizzazione. Diamo notizia degli argomenti discussi senza però entrare nei dettagli, appunto — come si vedrà — per il carattere inter­ locutorio della maggior parte dei temi di­ scussi che saranno ripresi e resi noti uf­ ficialmente all’Associazione in occasione della riunione del prossimo giugno. Seguire­ mo come traccia i punti iscritti all'ordine del giorno.

CONGRESSO NAZIONALE 1976 — Da qualche tempo il Consiglio nazionale si sta interessando ad un problema che va sotto il nome di - tempi e ritmi della vita associativa ■: si vuol dare alle scadenze delle attività locali e nazionali (assemblee di società, congressi locali, attività sporti­ ve, attività di formazione, consigli regio­ nali, consigli e congressi nazionali) una successione più logica e organica per per­ fezionare il nostro sistema di partecipa­ zione democratica. Come primo passo è stato stabilito un iter di lavoro associativo da qui al congresso nazionale del 1976. Pubblichiamo a parte l’appunto della Pre­ sidenza nazionale approvato dal Consiglio.

LINEE PER IL PROGRAMMA ASSOCIA­ TIVO 1975-'76 — Punto basilare per una razionalizzazione dell'iter associativo è la preparazione del programma nazionale del C.S.I. in ordine ai quattro obiettivi del pre­ sente quadriennio, scaturiti dal congresso del '72. Il Consiglio ha formulato le linee di massima dell’impegno associativo 1975’76. Esse saranno sottoposte alla discus­ sione dei Consigli regionali nel prossimo mese di maggio e quindi ridiscusse nel Consiglio nazionale di giugno dopo di che saranno rese note all'Associazione. Dati i tempi del nostro giornale e considerato il fatto che la discussione di tali linee pro­ grammatiche spetterà ai Consigli regio­ nali, non crediamo necessario riportarle per il momento. Esse saranno invece pre­ sentate e commentate dal periodico « CSIFLASH • diretto, come è noto, ai respon­ sabili provinciali e regionali.

SERVIZIO STUDI — Da molto tempo il Consiglio nazionale aveva all'esame la costituzione di un sistema che permettes­ se al vertice nazionale di raccogliere in­ formazioni sulla realtà dell'Associazione. sui problemi connessi con la sua vita e su quelli più generali riguardanti il mondo

giovanile, il contesto sportivo e sociale. Dopo vari tentativi e dopo aver esaminate varie proposte in merito, è stato deciso di affidare questa incombenza alla Presi­ denza nazionale che si avvarrà di un « coor­ dinatore » scelto tra le persone attual­ mente in organico il quale a sua volta, per i temi che gli saranno proposti di volta in volta dal Consiglio e dalla stessa Presi­ denza. sceglierà le persone e i metodi più consoni per assolvere il compito. La Presidenza dovrà provvedere a rendere ese­ cutiva la delibera del Consiglio in una prossima riunione.

STAMPA PER TUTTI — Anche in seguito alle richieste dell’ultimo Congresso in ordine all’esigenza di far giungere a tutti i soci l'eco delle idee, delle proposte e delle esperienze dell'intera associazione, il Consiglio aveva incaricato la Presidenza nazionale di studiare le possibili ipotesi di soluzione. La gran parte delle strade per raggiungere tale intento (vari tipi di giornali a seconda delle età dei soci) il Consiglio le ha momentaneamente accan­ tonate in quanto irrealizzabili per motivi economici. Ha dato invece mandato alla Presidenza nazionale di proseguire nello studio di due progetti che appaiono meno... impossibili: — la consegna all’atto del tes­ seramento di un volume sullo sport a ciascun socio (anche qui tenendo conto delle loro varie età) ; — un piano di in­ cremento (redazionale e di contenuto) di Stadium in modo da garantirne una maggior diffusione tra i soci.

BILANCIO CONSUNTIVO 1974 — Nell’ approvare il bilancio consuntivo 1974, il Consiglio ha raccomandato alla Presidenza di far rispettare le disposizioni a suo tem­ po approvate circa i tempi e le modalità di programmazione, spesa e rendiconto da parte dei Consigli regionali delle somme loro accordate sul bilancio nazionale. Anche se la situazione è migliorata, infatti, anche quest'anno sono state rilevate lacune e ritardi che impediscono una corretta ge­ stione del bilancio nazionale.

RELAZIONE DEL GRUPPO DI LAVORO SUL « RAPPORTO FEDE E STORIA » — Chi ha seguito le vicende dell’ultimo Con­ gresso nazionale (maggio 1974) ricorderà come uno dei temi più dibattuti fosse quello della nostra ispirazione cristiana e come, a tal proposito, fosse stata espres­ sa l’esigenza di approfondire il » rapporto tra fede cristiana e impegno nella storia, e aH’interno di esso il rapporto tra la Gerarchia ecclesiastica e il CSI, nonché il ruolo del sacerdote aH’interno dell Asso­ ciazione ». Il Consiglio nazionale ha affi(segue a pag. 43)


PER UNA SVOLTA DELLA POLITICA SPORTIVA In una riunione dei Presidenti regionali del CONI, svoltasi a Roma al Foro Italico, a cui ero stato invitato con Ristori in rappresentanza degli Enti di promozione sportiva per i Giochi della Gioventù, nell'illustrare la posizione assunta da essi sul famoso accordo CONI-Miniespe-­ stero P. I., sostenni la tesi che nella logica delle cose, e cioè dell’espe rienza, in un discorso di forze impegnate l'accordo ne aveva dimen­ ticata una. Infatti l'accordo imposta i Giochi su tre forze: CO NI-Scuola-Enti Locali. E' stata dimenticata o tolta la quarta: quella degli Enti di promozione sportiva. La piattaforma reale è definita da un quadrilatero e non da un triangolo. Un Presidente regionale disse che « per carità, lui gli Enti di pro­ mozione sportiva li ha sempre visti di buon occhio ed anche aiutati (bontà sua!), ma lui il quadrilatero non lo vede proprio, vede solo il triangolo ». Non facciamo dissertazioni di geometria — dissi — teniamo solo conto della realtà delle cose. Gli Enti, per il semplice fatto che rap­ presentano complessivamente un milione di tesserati, ventimila socie­ tà e centri di formazione, mi pare che non si possano ignorare. Non li ignorano le Regioni che li riconoscono di fatto e di diritto; infatti quasi tutte le regioni li prevedono per legge quali membri di diritto negli organi di partecipazione (Comitati o Consigli regionali dello sport). Non li ignorano i Comuni e le Province, molti dei quali affidano agli Enti la gestione dei Centri di formazione. Non li ha ignorati il Parlamento la cui Commissione della Camera per l'indagine conoscitiva sullo sport italiano li ha invitati e sentiti in una apposita seduta. Non li ignora il CONI che li finanzia dalla loro nascita attraverso ad un Capitolo del suo bilancio e con loro ha stabilito un rapporto sistematico con la Commissione permanente CONI-Enti di promozione. •

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Gli Enti di promozione sono quindi una realtà nella vita sociale del Paese, riconosciuta di fatto e, a livello periferico, anche di diritto. Allora, che cosa manca ancora? Manca il loro riconoscimento giuridico a livello nazionale che ne definisca il ruolo, i criteri qualitativi e quantitativi di un tale ricono­ scimento, criteri che non limitino la libertà di associazione e garan­ tiscano il ruolo di vigilanza da parte del Parlamento. Sarebbe troppo facile, con l’alibi della libertà associativa, creare degli Enti con la carta intestata, e quando sono previsti dei finanziamenti questo rischio esiste. Tutto questo può essere interpretato come una rivendicazione cor­ porativa o una ricerca di potere, ma non lo è per due motivi: — anzitutto perchè si tratta di riconoscere una realtà ed una espe­ rienza ormai trentennale (il CSI è nato nel 1945); — inoltre la richiesta è vista in un contesto più ampio di una legge quadro che definisca ruoli e competenze di tutti e non solo nostre. Mi pare che i tempi siano maturi per uscire dal sottoscala, alla luce del sole. Il Convegno di Lecco è in questa ottica: non significa sfida quindi, ma coraggio civile di confrontarsi con tutti per scegliere con tutte le forze interessate una strategia comune per lo sviluppo dello sport italiano. ALDO NOTARIO 3


Politica

CONVEGNO NAZIONALE

REGIONI E RIFORMA SPORTIVA Promosso dalle Regioni Campania, Lazio, Marche, Puglia, Toscana e dagli Enti di promozione sportiva

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ACSI, AICS, CSI, CSEN, ENDAS, UISP, US ACLI, nei giorni 18-19 aprile si svolge a Lecco il Convegno nazionale sul tema « Regioni e riforma dello sport ». Nelle pagine che seguono pubblichiamo la piattaforma del dibattito elaborato insieme dalle Regioni e dagli Enti promotori. Per quanto concerne lo svolgimento dei lavori, all’atto di scrivere, possiamo informare sul programma che è stato previsto. Nella mattinata di venerdì 18 aprile, dopo il saluto del Presidente della Giunta regionale lombarda, Cesare Golfari, presidente

del Convegno, svolgerà la relazione introduttiva il vicepresidente della stessa Giunta Renato Tacconi, alla quale seguirà la relazione di Virgilio Cella, presidente della Commissione nazionale CONI-Regioni <e della Federazione Italiana Pesca Sportiva. Nel pomeriggio dello stesso giorno i lavori proseguiranno per Commissioni sui seguenti temi: sport e Scuola, sport territorio e sanità, aspetti legislativi. Le Commissioni saranno presiedute dagli Assessori regionali allo sport della Campania Eugenio Abbro, della Toscana Silvano Filippelli, del Lazio Gerardo Gaibisso, della Puglia Vincenzo Palma, delle Marche Giordano Tonnini. Sabato 19 si svolgerà il dibattito e si tireranno le conclusioni. Fra le personalità che presenzieranno ai lavori del Convegno, segnaliamo sin d’ora il Ministro per le regioni Sen. Tommaso Moriino e il Sottosegretario alla Pubblica Istruzione On.le Giorgio Spitella. 4

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L'urgenza di fare il punto sulla si­ tuazione della politica sportiva a ca­ rattere sociale nasce dalla convinzio­ ne che il tempo è maturo per ipotiz­ zare una seria riforma legislativa in materia di sport — attualmente rego­ lato da una legge che delega ogni com­ petenza e controllo di un dovere pre­ ciso dello Stato al Comitato Olimpico Nazionale Italiano — che veda nelle Regioni e negli Enti Locali le forze primarie di diretta partecipazione e di intervento. Nell’esperienza di questi anni di vi­ ta e di governo le Regioni hanno gra­ dualmente maturato la consapevolez­ za della loro responsabilità e di un loro potere sostanziale anche per

tamcnte ogni forma di azione parti­ colaristica — che altro non potreb­ be nascondere se non una mentalità di potere — per arrivare ad un in­ contro democratico che accolga la vo­ lontà di tutti e definisca, in termini sufficientemente precisi, prospettive comuni di impegno. b) La definizione delle responsabili­ tà che ogni forza interessata deve as­ sumersi tenendo conto del quadro co­ stituzionale e dell’esperienza storica che si è venuta determinando. Risulta evidente che solo in • una ricerca di chiarezza di ruoli e di com­ petenze sarà possibile operare un sal­ to di qualità nel campo del Servizio Sportivo Sociale fino ad ora vanifica-

menti naturali fondamentali per il mantenimento dell'equilibrio biologi­ co e di rapporti sociali necessari allo sviluppo della personalità umana, co­ minciano ad incidere sulla salute fisi­ ca e psichica di tutti i cittadini. Ne è una prova il determinarsi di una patologia nuova, nella quale grande rilievo vengono ad assumere le malat­ tie da ipocinesi, cioè provocate dal difetto o dall’assenza di attività di mo­ vimento. Si determinano così bisogni di at­ tività di educazione fisica e di pratica sportiva che rispondono:

— alle necessità di una armonica formazione fisica e culturale dell'in­ dividuo nell'infanzia e nell’adolescen­ za e al suo mantenimento in età adulta; — a bisogni di riposo e distensio­ ne direttamente legati al recupero ed alla conservazione delle capacità la­ vorative, cioè alla promozione della salute;

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— a bisogni di attività fisiche con caratteri di sviluppo della personali­ tà umana, legate alla creazione di nuovi rapporti sociali e culturali;

— a bisogni di espressione delle massime capacità individuali e collet­ tive nel campo delle prestazioni fi­ siche.

L’INADEGUATEZZA DELLE STRUT­ TURE SCOLASTICHE

L'educazione fisica <e sportiva nelle scuole, soprattutto nelle elementari e nelle inedie, è unoi dei temi centrali del Convegno in quanto costituisce il nodo obbligato di ogni riforma dello sport.

quanto riguarda una politica sportiva a carattere sociale. Questo processo di maturazione ormai irreversibile ri­ chiede oggi alle forze responsabili dello sviluppo del paese di esprimere una nuova legislazione che sia final­ mente adeguata e coerente al proces­ so in corso e che metta le strutture politiche amministrative naturalmen­ te preposte, in grado di assolvere cor­ rettamente ai loro compiti sociali. Di questa necessità si fanno oggi in­ terpreti Regioni e libero associazioni­ smo, proponendo un convegno aperto al contributo di tutte le forze sociali e istituzionali, sindacali e politiche che si riconoscono nella concezione di sport come fattore di educazione e diritto di tutti, inserito nel comples­ so di tutti gli altri problemi sociali. Gli obicttivi che quest’iniziativa si propone sono di due ordini, ma stret­ tamente collegati fra loro. a) L'allargamento del dibattito fra tutte le forze interessate per arrivare ;ad un confronto circostanziato sulle 1caratteristiche e gli indirizzi che po­ trebbero ispirare una nuova legisla:zione in materia sportiva. E’ il momento di superare cenere-

to da una reale situazione di dere­ sponsabilità, di monopolio, di concor­ renze, di sovrapposizione di ruoli, di negazione di competenze.

LA CRESCITA DEL BISOGNO SPOR­ TIVO NEL PAESE Legata alle profonde trasformazio­ ni economiche, sociali e culturali che hanno caratterizzato la vita della so­ cietà italiana negli ultimi anni, l’esi­ genza dell’educazione fisica e della pratica di attività fisico-sportive è considerevolmente accresciuta. Le in­ sufficienze delle condizioni di vita in un ambiente naturale profondamente alterato, le tensioni di tipo nuovo de­ terminate da un rapido e disordinato processo di urbanizzazione; la cre­ scente motorizzazione, il cambiamen­ to del carattere del lavoro in durata ed intensità; l’adattamento stretto ad un lavoro monotono, unilaterale dal punto di vista dell’impegno fisico e psichico, quasi sempre di tipo seden­ tario, sono fenomeni che colpiscono tutta la popolazione del paese. Inol­ tre la carenza di rapporti con gli eie­

Tali nuovi bisogni, derivanti dal ca­ rattere urbano, industrializzato e mec­ canizzato di una società moderna, e dalla necessità di porre un freno allo sfruttamento crescente delle risorse umane e ambientali, sono alla base della domanda sempre maggiore di educazione fisica e di attività sporti­ ve; lo dimostra il vivo interesse che vi è stato sui temi dello sviluppo fi­ sico e della salute delle nuove gene­ razioni nel dibattito sulle prospettive di rinnovamento della scuola, aperto dalle elezioni dei nuovi organismi col­ legiali di governo. Questa domanda non ha trovato fi­ nora una risposta, tanto nelle strut­ ture scolastiche, come nelle strutture attuali dello sport italiano, come di­ mostra lo stato generale di crisi in cui si trovano l’educazione fisica e la pratica sportiva nel paese e gli aspet­ ti distorti del loro sviluppo. L’educazione fisica e sportiva, rele­ gata in un ruolo subordinato nel qua­ dro dell’ordinamento scolastico, è praticamente inesistente nella scuola elementare, e si trova in grandi dif­ ficoltà nelle scuole medie e superiori, per la carenza di attrezzature, le de­ ficienze dei programmi, l’arretratez­ za nella qualificazione e nella prepa­ razione dei quadri. Tutto questo ha gravi conseguenze tanto sullo svilup­ po fisico e psichico come sulla for-

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Va detto poi che l’incapacità delle attuali strutture ufficiali dello sport e la carenza di un intervento pubbli­ co nell’adeguarsi alla domanda cre­ scente, hanno determinato il sorgere, specie nelle grandi città, di palestre, campi sportivi, piscine, costruite da privati con fini speculativi e di pro­ fitto, ulteriore elemento di commer­ cializzazione dello sport.

inazione di un atteggiamento cultural­ mente corretto verso le attività spor­ tive da parte delle nuove generazioni.

LO SPORT SPETTACOLO E LA SUA LOGICA Per quanto riguarda lo sport, alla stagnazione quantitativa dei tesserati effettivi delle Federazioni Sportive in rapporto alla popolazione, si aggiun­ ge, negli ultimi anni, un regresso del­ lo sport italiano in campo internazio­ nale anche negli sport più popolari ed in quelli in cui il nostro paese tradizionalmente riusciva ad affer­ marsi. Ciò nonostante si assiste ad uno sviluppo abnorme dello sport spettacolo attraverso una strumenta­ le distorsione della passione popolare per le attività sportive che propone lo sport come semplice valvola di sfo­ go per tensioni esistenti nella socie­ tà, alimentando passioni campanili­ stiche e sollecitando modelli di com­ portamento che assumono aspetti asociali, come dimostra il preoccu­ pante aumento della violenza negli stadi. Da questo sviluppo dell’aspetto spettacolare delle attività sportive, derivano crescenti fenomeni di com­ mercializzazione, di penetrazione pub­ blicitaria dell’industria, di professionalizzazione degli atleti, che dagli sport più tradizionalmente professionistici investe ssempre più gli sport cosiddetti « dilettantistici ». In questa logica si sono accentuate determinate caratteristiche dell’orga­ nizzazione sportiva, sempre più sensi­ bile ai valori del massimo rendimen­ to, della selettività e dello sfrutta­ mento degli atleti in direzione del ri­ sultato e dello spettacolo, erronea­ mente considerato unico strumento di propaganda per la diffusione dello sport. Questo vale a spiegare perché alla estensione del bisogno di prati­ ca sportiva non corrisponde un’effet­ tiva capacità di risposta delle strut­ ture ufficiali dello sport. La stragran­ de maggioranza della popolazione vie­ ne così praticamente esclusa dalla pratica attiva e l’emarginazione si ri­ flette soprattutto a livello giovanile.

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REGIONI E ASSOCIAZIONISMO PER UN’ALTERNATIVA DI SPORT SER­ VIZIO SOCIALE E’ quindi più che mai necessario dare indirizzi e contenuti diversi alla

LA SPECULAZIONE DEI PRIVATI

Caratterizzato da un vasto giro di interessi finanziari e speculativi, ali­ mentato dai mass-media, lo sport spettacolo incide spesso negativamen­ te sulla spesa pubblica per lo sport. Il rilevante finanziamento al profes­ sionismo sportivo, la politica di co­ struzione di impianti per lo sport ad alto livello, hanno sottratto e conti­ nuano a sottrarre agli Enti Locali im­ portanti mezzi finanziari che potreb­ bero essere, invece, destinati ad in­ centivare la costruzione di impianti di base, elemento determinante della diffusione della pratica sportiva nel paese.

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politica fin qui seguita nel campo del­ le attività fisico-sportive. Nel movimento associativo sportivo democratico, rappresentato dagli En­ ti di promozione sportiva che si so­ no fatti interpreti di fermenti inno­ vatori di base, è maturata la coscien­ za che lo sviluppo dello sport — nel­ la sua componente educativa e socia­ le per tutti i cittadini — va sottrat­ to alle logiche della selezione, dello spettacolo, del profitto, c riproposto invece in termini di un vero e pro­ prio servizio da inserire nel quadro più generale delle riforme. Su questi obiettivi l’associazionismo sportivo ha già realizzato molte ini­ ziative in direzione della pratica spor­ tiva di massa, in una collaborazione sempre più stretta con le forze so­ ciali, e soprattutto con le Regioni e gli Enti locali. In questi ultimi anni nelle Regioni — che costituiscono il cardine di una concezione diversa del rapporto tra lo Stato ed i cittadini — è venuta maturando la coscienza di una loro presenza e di una loro effettiva pos­ sibilità di determinare una nuova po­ litica sportiva attraverso interventi

legislativi che privilegino gli aspetti sociali della diffusione della pratica dello sport. L'interesse delle Regioni per un in­ tervento in direzione delle attività fi­ siche e sportive si è rispecchiato in affermazione di principio nei loro statuti, ha trovato riscontro in Con­ vegni nei quali è stata affermata una volontà politica di esercitare il ruolo che loro spetta anche in questo set­ tore della vita sociale; si è espresso in concrete iniziative legislative che, pur investendo aspetti particolari (in­ terventi in materia di costruzione de­ gli impianti, ed in alcuni casi contri­ buti al movimento sportivo), indica­ no come prevalente la necessità di

una globalità di intervento. Ciò richie­ de che vengano riconosciute alle Re­ gioni competenze e mezzi finanziari adeguati perche esse possano deter­ minare e gestire la politica sportiva nell’àmbito regionale superando i li­ miti attuali. Nell’attuale fase di dibattito sugli elementi di questa politica gli Enti di promozione sportiva hanno indivi­ duato alcuni criteri che si ritengono funzionali alla sua determinazione. Essi sono:

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— In primo luogo un intervento per ovviare alle carenze di impianti ed attrezzature di base. Questo at­ traverso una pianificazione diretta ad agevolare da parte degli Enti locali il miglioramento e la trasformazione degli impianti esistenti, c soprattutto le costruzioni di nuovi impianti di base per lo sport ed il tempo libero polivalenti e plurifunzionali garanten­ done la proprietà pubblica e la ge­ stione sociale;

— il riconoscimento a tutti i livel­ li delle funzioni sociali dcll’associazionismo democratico, agevolandone lo sviluppo, e favorendone la paiteci-


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.1 rapporti tra la pratica sportiva giovanile di massa e lo sport spettacolo .sono più stretti e importanti di quanto comunemente non si pensi. A j-_; g urgente una disti., divello legislativo c strutturale è indispensabile distin:zione di ruoli, di competenze e specifiche sfere di azione.

jpazione a compiti di gestione in colMaborazione con gli Enti locali;

— la promozione e l’appoggio delle iiniziative e delle manifestazioni qualifficate che siano atte a promuovere e consolidare l’effettiva pratica sporti­ la privilegiando quelle dirette allo ssviluppo dello sport formativo, popo­ lare, di massa, escludendo l’impiego òli denaro pubblico a sostegno di at­ tività sportive professionistiche, sermiprofessionistìche, o a carattere pri­ va to speculativo, funzionali alla comrmcrcializzazione dello sport; — la formazione di animatori spor­ tivi con la promozione di Corsi trantnite l’associazionismo democratico o g;li Enti locali;

— la garanzia della tutela sanitaria elicile attività sportive e la formazione dici quadri necessari, in stretta connicssione con la politica e gli interessii della Regione in campo sanitario. Il complesso degli interventi secon­ dilo i criteri indicati deve essere visto ini una politica di programmazione, im stretta connessione con i piani an­ nidali c pluriennali di sistemazione territoriale e di sviluppo economico.

IL QUADRO TUALE

ISTITUZIONALE

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L’azione delle Regioni, degli Enti lo­ cali come dcU’associazionismo sporti­ vo democratico, ha di fronte però un quadro istituzionale statuale inade­ guato. Esso frena, infatti, lo sviluppo di strumenti legislativi da parte delle Regioni, pone limiti all’evolversi di una politica sportiva a carattere so­ ciale da parte degli Enti locali, con­ diziona l’azione dell'associazionismo sportivo diretto allo sviluppo della pratica sportiva popolare. La realtà dell’attuale legislazione italiana in materia di sport è carat­ terizzata — come è già stato affer­ mato — da una persistente assenza di interventi diretti dello Stato, che ha delegato al Comitato Olimpico Na­ zionale Italiano ogni competenza e controllo in materia, in virtù della legge 426 del 7 febbraio 1942 c suc­ cessive modificazioni. Al CONI ed alle Federazioni nazio­ nali, quindi, è tuttora affidata una materia che ha connessioni precise con i problemi educativi e sociali, con quelli della sanità, con l’organizzazio-

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ne dei servizi sociali culturali e turi­ stici nella pianificazione territoriale. Il CONI avendo, in realtà, come fi­ nalità principale — per sua stessa na­ tura — la presenza qualificata ai Gio­ chi Olimpici ed alle grandi manife­ stazioni internazionali ha costruito fi­ nora la sua politica prevalente e le sue scelte, anche finanziarie, in fun­ zione di un obiettivo olimpico. L'am­ pia delega ricevuta dallo Stato su tut­ ta la materia sportiva, ha costretto il CONI ad intervenire in uno spazio non suo e in una funzione di sup­ plenza che, se possono trovare qual­ che giustificazione storica nella logi­ ca totalitaria esistente all'epoca della formulazione della legge istitutiva, non hanno oggi alcun motivo di so­ pravvivenza in una struttura democra­ tica e articolata del potere pubblico. L’assetto accentrato e la funzione mo­ nopolistica del CONI nel settore spor­ tivo, non è più corrispondente alla concezione di uno Stato democratico che, con l'istituzione delle Regioni, ri­ chiede uno sviluppo decentrato ed una articolazione diversa di poteri e di funzioni, comprensivi anche della materia sportiva, che ha strette con­ nessioni con materie come l’istruzio­ ne professionale, l'assistenza scolasti­ ca, la sanità, il turismo, la caccia e la pesca, i lavori pubblici, l’urbani­ stica e l’assetto del territorio, sulle quali le Regioni hanno specifiche com­ petenze ai sensi deH'art. 117 della Co­ stituzione. Emerge da qui, con forza, l’esigen­ za e l’urgenza di una riforma legisla­ tiva che modifichi tale quadro, ade­ guandolo alla necessità generale della società italiana e alla realtà politico­ amministrativa rappresentata dalle Regioni. I criteri informatori di que­ sta riforma debbono discendere da un concetto sociale dello sport, ed impe­ gnare lo Stato a dotare il paese di strumenti idonei a consentire l’edu­ cazione fisica e la pratica delle atti­ vità sportive alla generalità dei citta­ dini, col riconoscimento alle Regioni ed agli Enti locali di poteri, funzioni e mezzi finanziari. L’intervento coordinato dello Stato, delle Regioni, dei Comuni, deve ispi­ rarsi al presupposto di fondo dell’al­ largamento democratico della parte­ cipazione e quindi della sua realizza­ zione attraverso organismi a compo­ sizione democratica, rappresentativi di tutte le forze sociali interessate, che concorrono alla definizione degli indirizzi programmatici, all’elabora­ zione degli obiettivi ed intervengono nella fase di gestione della politica sportiva.

PROPOSTE PER UNA RIFORMA

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Tenendo conto che su alcune pro­ poste di realizzazione si sono già ma­ nifestate delle convergenze, diviene, pertanto, necessario e urgente un con­ fronto più circostanziato tra tutte le forze interessate, Stato, Regioni, Enti locali, Enti di promozione sportiva,

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Lo sviluppo della pratica sportiva è legato alla creazione di una rete di piccoli impianti, ma la soluzione di questo problema suppone una nuova, più decisa e razionale poltica del territorio.

autonomia di queste ultime, riveden­ do in esse le strutture per ricondurle ai princìpi della democrazia in quan­ to costituite nella maggioranza da so­ cietà sportive, espressione del libero associazionismo; — del riconoscimento giuridico de­ gli Enti di promozione sportiva at­ traverso una definizione di criteri qualitativi e quantitativi di un tale ri­ conoscimento, che non limitino la li­ bertà di associazione e garantiscano il ruolo di vigilanza da parte del Par­ lamento. b) sul piano istituzionale

— dall’istituzione a livello statuale di un organismo rappresentativo di tutte le forze interessate con compiti di definizione degli indirizzi di pro­ grammazione generale e di coordina­ mento degli investimenti in favore dello sport. c) sul piano finanziario — dal controllo di tutti gli attuali stanziamenti che sotto diverse forme e attraverso molteplici istituti giun­ gono allo sport; — dalla revisione della legge sul Totocalcio nel quadro di una utiliz­ zazione diversa dei mezzi finanziari prodotti dallo sport, che tenga conto delle necessità di finanziamento dei compiti attribuiti alle Regioni e di quanto ha riferimento con la promo­ zione sportiva;

— dalla istituzione per tali neces­ sità di un apposito capitolo nel Bi­ lancio generale dello Stato che assi­ curi adeguati finanziamenti per lo svi­ luppo e la promozione dello sport servizio sociale;

associazionismo sportivo e di tempo libero, sindacati, CONI, sulle caratte­ ristiche e gli indirizzi che potrebbero ispirare una nuova legislazione. In termini concreti la riforma non può prescindere:

a) sul piano giuridico — da una legislazione che nel qua­ dro di una riorganizzazione generale delle strutture sportive del paese, ed una precisazione delle competenze delle forze sociali e delle istituzioni interessate ad una politica di sport servizio sociale, riconosca alle Regio­ ni l’effettiva competenza legislativa in materia;

— dalla revisione della legge isti­ tuzionale del CONI che preveda una profonda democratizzazione rappor­ tando le sue funzioni a quanto previ­ sto dallo Statuto del CIO, limitando i suoi compiti e quelli delle sue Fe­ derazioni al controllo delle attività sportive in funzione della preparazio­ ne e della partecipazione ai Giochi Olimpici ed alle competizioni interna­ zionali; che in questo quadro modi­ fichi l’attuale rapporto tra CONI e Federazioni determinando una piena

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— dalla revisione del Credito spor­ tivo come strumento a disposizione della politica di programmazione re­ gionale per la costruzione da parte degli Enti locali di impianti sportivi e di tempo libero funzionali alla attua­ le domanda sociale, attraverso una modifica tanto della legge istitutiva, come dei meccanismi di finanziamen­ to e di gestione.

Il testo del documento pubblicato è stato preparato e sottoscritto dagli Assessorati allo sport delle Regioni Lombardia, Lazio, Marche, Toscana e dagli Enti di Promozione Sportiva ACSI, AICS, CSI, CSEN, ENDAS, UISP e US ACLI.

VITA E PENSIERO SULLO SPORT IN ITALIA Il numero 4-5-6 di luglio-dicem­ bre 1974 di « Vita e pensiero », uscito recentemente, è per gran parte dedicato allo sport. « Vita e pensiero », come è noto, è la ras­ segna bimestrale di cultura dell’ Università Cattolica del Sacro Cuore alla quale si può anche richiedere direttamente scrivendo a Milano, Largo Gemelli, 1, CAP 20123. Il costo del numero dedi­ cato allo sport è di L. 4.000.

SULLO SPORT IN ITALIA Gianni Brera, Intorno alla pa­ rola sport in Italia; - Bruno De Marchi, Funzione della società, liturgia del corpo o fattore di umanizzazione?; - Paolo Andreoli e Arturo Parisi, La compromissione sociale; - Eugenio Enrile, Forma e situazione di cultura?; - Carlo Sbertoli, Medicamen salutis; - Al­ do Invernici, Dall’educazione fi­ sica allo sport; - Arturo Palmonari e Guido Sarchielli, Urgenze mo­ torie e mozioni psichiche della competizione; - Alessandro Calvesi. Le tecniche: dalla selezione all’agonismo; - Gabre Gabric Calvesi. Donna in campo; - Giancarlo Mazzocchi e Carlo Buratti, I nuo­ vi scrocchi: costi e prezzi dello sport. DOCUMENTI

Fiammetta Scimonelli, Sinossi dello sport agonistico italiano; Giorgio Ferri, Giustizia legale e giustizia sportiva; - Sergio Gabaglio, Attrezzature e impianti in Italia; - Giorgio Mottana, Giam­ paolo Ormezzano, Luciano Parisi e Giorgio Tosatti, Inchiesta sulla condizione dello sport nazionale.

PRECISAZIONE Nell’articolo « che fine ha fat­ to la Scuola dello Sport » pubbli­ cato sul numero 3 del 22 febbraio 1975, a causa di una frase salta­ ta in sede di stampa, il passo « ...è difficile, secondo me, pensare o credere che gente che per anni ha seguito le indicazioni del sin­ dacato fascista... » sembra rivolto all’ASIMAS (Associazione Sindaca­ le Maestri dello Sport), mentre va inteso come rivolto alla CISNAL e fa riferimento al fatto che ne­ gli ultimi anni il sindacato fasci­ sta ha perduto il 70% circa dei suoi aderenti, passando all'interno del CONI dall’85% al 15% circa.


Politica

I centri di formazione attendono risposta Una prima fondamentale riflessione sui Centri di formazione del C.S.I. — L’incontro nazionale dell’8-9 marzo scorso ha evidenziato una situazione e una serie di problemi che chiamano in causa una presa di coscienza e una volontà politica da parte di tutta l’associazione — I Centri coinvolgono la natura stessa del C.S.I. e il suo ruolo nel mondo sportivo italiano — I problemi emersi e gli aspetti politici della questione — Il confronto con gli altri Enti di Promozione.

L’ultimo congresso nazionale — quel­ lo dell'anno scorso — aveva espresso con forza una esigenza avvertita ormai da qualche tempo: quella di conoscere la reale situazione e di definire una politica associativa nell’àmbito dei Cen­ tri di formazione sportiva. Da quando il CONI ha rinunciato a gestire direttamente i Centri di adde­ stramento, demandandoli alle Federazio­ ni, agli Enti di promozione, agli Enti Locali, alla Scuola perché ciascuno li organizzasse sulla base delle proprie esigenze e finalità, l'esperienza dei Cen­ tri di formazione aveva subito un ac­ celerato processo di chiarificazione. La decisione del CONI ha agito da molla per far esplodere alcune contraddizioni già da tempo avvertite e denunciate, per portare alla luce esigenze già più o meno esplicitamente sentite, per av­ viare esperienze decisamente nuove sul­ la base di intuizioni e aspirazioni che si erano andate maturando. Così, men­ tre da una parte le Federazioni hanno portato avanti esplicitamente un discor­ so di « addestramento » sportivo, fina­ lizzato alla preparazione del futuro cam­ pione — con tutte le conseguenze di selezione, di competitività e di agonismo precoce — gli Enti di promozione spor­ tiva si sono avviati con altrettanta de­ cisione sulla strada dei Centri come strumenti privilegiati del servizio educativo-sociale. L'esperienza — condotta in modo particolare all’interno del CSI e dell'UISP — si è andata sviluppando più che altro localmente, qua e là, per iniziativa delle strutture periferiche de­ gli Enti. Per l’UISP la necessità di una presa di posizione e di un intervento a carat­ tere nazionale si è posto prima, in quan­ to tale Ente aveva già scelto da molto tempo la strada dei Centri come suo impegno particolare. Per il CSI il pro­ blema dei Centri si pone oggi poiché fino a qualche anno addietro, pur cer­ cando di dare ad essi una caratterizza­ zione di contenuti e di metodi per mol­ ti versi originali, nella sostanza i no­ stri Centri nascevano sulla spinta e sul modello dei Centri CONI. Di fronte alla svolta che l’iniziativa ha subito negli ultimi due-tre anni, il primo problema che si poneva alla no­ stra associazione era di conoscere i dati essenziali della situazione in atto: qual era la situazione, quali i problemi, quali le prospettive. Il Consiglio nazionale, accogliendo 1' istanza congressuale, ha deciso di racco­ gliere queste prime notizie direttamente dalla base, cioè dagli stessi protago­ nisti delle esperienze in atto. E’ nato così rincontro nazionale sui Centri del-

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1’8-9 marzo ultimo scorso al quale han­ no partecipato una trentina di respon­ sabili dei Centri di formazione CSI.

associazione privata come la nostra far fronte adeguatamente a tali compiti di formazione degli operatori sportivi? Sempre a riguardo dei contenuti, 1’ incontro ha confermato che l’esperien­ za dei Centri è in una fase sperimen­ tale frammentaria, empirica, estremamente diversificata all’interno della stessa nostra associazione. Per quali strade e con quali strumenti un inter­ vento associativo sul piano nazionale potrebbe favorire e sostenere uno svi­ luppo dell'esperienza omogeneo, siste­ matico c fondato su basi solide?

FINALITÀ’ E CONTENUTI DEI CENTRI DI FORMAZIONE Le testimonianze dei partecipanti airincontro hanno messo in luce una netta tendenza a considerare i Centri come strumenti di servizio sociale-educativo, in relazione alle finalità proprie del CSI. Cioè non più centri di « addestramente » ma di formazione, con attività e criteri conduttivi ispirati a un itinerario sportivo educativo che tenga conto della personalità dei sog­ getti nelle varie età. Di conseguenza, si avverte la neces­ sità e si compie ogni sforzo per dare ad essi un 'impostazione scientifica, avvalendosi, per quanto possibile, dell’ apporto di scienze quali la medicina, la pedagogia, la psico-sociologia, la psico­ motricità, l’animazione sociale, ecc. Se la finalità è di per sé abbastanza chiara, sorge però un grave interroga­ tivo in relazione all'impegno proprio del C.S.I. come associazione che si qualifica per le sue finalità educative conseguite attraverso l’esperienza sportiva comu­ nitaria cristianamente ispirata. I pro­ motori dei Centri si domandano: le attività dei Centri ci competono pro­ priamente o solo come supplenza? E se comunque ci impegniamo in esse, come caratterizzarle in maniera autenticamen­ te CSI? E fino a che punto impegnare su di esse le risorse e le possibilità as­ sociative, in considerazione dell’espe­ rienza associativa nelle società sportive che è stata finora il nostro àmbito di impegno prevalente e caratterizzante? A parte i dubbi comprensibili sull'ef­ fettiva possibilità {oltre che sull’op­ portunità) per un’associazione privata di riuscire a svolgere un compito di educazione attraverso lo sport nei con­ fronti della massa dei più piccoli, emer­ ge comunque la difficoltà di recupe­ rare nei Centri la dimensione associativo-comunitaria dell’esperienza sportiva. I Centri infatti tendono a caratterizzarsi come scuole tecnico-sportive, sia pure correttamente impostate. Per ora i re­ sponsabili dei vari Centri cercano di compensare questa palese carenza di vita di gruppo facendo ricorso ad at­ tività integrative collaterali: incontri con i genitori, gite, feste, iniziative ri­ creative, ecc. Ma si comprende come sia difficile recuperare appieno la di­ mensione di vita comunitaria propria (almeno virtualmente) di una società sportiva. Altri problemi, altrettanto gravi, sono emersi a livello di contenuti. Per quan­ to ci si sforzi di dare ai Centri un’im­ postazione scientifica, si avverte una inadeguatezza e una impreparazione di fondo. Ci vorrebbe alle spalle degli ope­ ratori una seria preparazione culturale, tecnica e didattica che non può essere compensata appieno da iniziative lo­ cali autonome. Ma allora il problema si ricollega al precedente: può (deve) un'

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ASPETTI STRUTTURALI DELL’ESPERIENZA DEI CENTRI Attualmente i nostri Centri nascono e vivono nelle forme più diverse: — Centri di Società sportive, promos­ si e organizzati autonomamente oppure in collegamento più o meno stretto con i Consigli provinciali; — Centri di Consigli provinciali: una strada che sta prevalendo per la complessità dell’im­ pegno che i Centri comportano; — Cen(segue a pag. 11)

I responsabili dei Centri di formazione intervenuti all’incontro nazionale hanno recato la testimonianza diretta di un’esperienza vissuta con grande entusiasmo e serietà di impostazione, ma anche in mezzo a difficoltà e a problemi di difficilissima soluzione.

GLI ASPETTI POLITICI] DELLA QUESTIONE CENTRI Il recente incontro nazionale sui Cen­ tri di formazione sportiva, voluto dal Consiglio nazionale del CSI e svoltosi a Roma 1’8 e 9 marzo, ha riproposto con urgenza un complesso di problemi ai quali non soltanto la nostra Associa­ zione, ma la stessa società italiana, at­ traverso le fondamentali istituzioni de­ gli Enti locali e della Scuola, non può ulteriormente sottrarsi. Del resto, l’obiettivo del confronto tra persone che da tempo conducono espe­ rienze dirette nel settore era proprio di far emergere le questioni e gli inter­ rogativi che oggi maggiormente premo­ no in una fase ancora fortemente fram­ mentaria e contraddittoria dell’iniziativa. Questioni ed interrogativi che — come del resto era intuibile data la qualità del discorso — non rimangono interni e circoscritti al tema dei centri stessi ma toccano, appunto, àmbiti più vasti di cultura e di politica generale. Oggi l'associazionismo di cui il CSI è parte, si trova, infatti, di fronte ad alcune prospettive che riguardano la collocazione e il ruolo che gli dovrebbero essere propri in una coerente politica nazionale dei servizi sociali. Finora si è fatto, in genere, supplenza in una grande confusione di inoli: in troppi enti locali, purtroppo, permane ancora una mentalità di agnosticismo e disin­ teresse per uno sport « che non è

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sport » e che, quindi, conta poco; o se tentativi si sono fatti, si è usata la lo­ gica della spartizione del potere. In quale direzione, allora, stiamo andando? Quale avvenire hanno dinnanzi i Cen­ tri? Continueremo nei prossimi anni — e per molti ancora — a non voler di­ stinguere i compiti prevalenti, lasciando permanere l’attuale confusione nelle cui maglie è tranquillamente penetrata la speculazione dei privati; o, sia pure a fatica, andrà aumentando la convinzio­ ne della dimensione sociale dell’inizia­ tiva e della necessità d’intervento strut­ turale dell’ente pubblico? La soluzione più ricca di valori e di prospettive sembra risiedere non tanto in giuridiche e fredde spartizioni di ruoli, quanto piuttosto in una integra­ zione funzionale tra l'ente pubblico lo­ cale, gli organi collegiali scolastici e il libero associazionismo. Una seconda, grave questione è posta dalla realtà della scuola italiana. Non c’era bisogno di confronto d’esperienze CSI sui Centri di formazione per ren­ dere evidenti le carenze della scuola in tema di educazione al movimento: ma i problemi scientifici e sperimentali che i Centri sollevano gettano ulteriore lu­ ce sull’arretratezza dell'istituzione uffi­ ciale preposta all’apprendimento giova­ nile. Non sono soltanto i servizi sociali


tri d'intesa con gli Enti locali, anche qui con varie forme di rapporto; — Centri d’intesa con gli altri Enti di promo­ zione, con o senza collegamento con l’Ente locale, realizzando a volte o una vera e propria collaborazione o una sem­ plice spartizione di competenze, di ter­ ritorio, di impianti; — Centri d’intesa

che mancano: la realtà è di gran lunga più grave, è una cultura specifica che non c’è. Cos’è un programma di educa­ zione psicomotoria? Bah! Quali sono le scienze integrate che vi concorrono? Bah! Quale pedagogia esprimiamo a li­ vello di scuola materna ed elementare? Bah!... L’ignoranza e l’immobilismo pre­ dominano. L’esperienza di alcuni pionie­ ri e il lento ma progressivo risveglio della sensibilità dei genitori pongono degli « aut aut » di natura culturale pri­ ma che di struttura della scuola italia­ na, mentre l’ibrido dei Giochi della Gio­ ventù ha confuso ulteriormente le acque. Anche qui un intelligente integrazione tra associazionismo sportivo e del tem­ po libero e la Scuola — soprattutto là dove ci si sta avviando a soluzioni di tempo pieno — si rivelerebbe feconda per una crescita culturale di tutte le componenti sociali del Paese, tendendo anche, sul piano concreto, a diminuire il pauroso divario tra esigenze da una parte e il controsenso di una disoc­ cupazione di animatori e di esperti dall’altra (classico «lusso» all’italiana dello spreco di energie umane o di virtualità che esistono in larga misura).

Un terzo grande problema politico che si collega strettamente alla natura stes­ sa dell'associazionismo è rappresentato dal rapporto tra volontarismo e pro­ fessionalità. L’associazionismo sportivo italiano così com’è vive dell’impegno di migliaia di volontari e anche i Centri di formazione, nella stragrande maggio­ ranza, sono sorti e sorretti da volon­ tari. Di fronte, però, alla complessità dei problemi che l’esperienza dei Centri ha sollevato, si può ancora parlare uni­ camente di volontariato? I Centri chie­ dono qualificazione culturale e profes­ sionale e postulano interventi struttu­ rali a livello di scuole apposite e di corsi per animatori sociali. Chi dedica preparazione e tempo ai Centri lo po­ trà fare sempre più in termini « profes­ sionali » e non di discontinuità volonta­ ristica; senza voler entrare nel discorso più generale della inadeguatezza di fon­ do dell’attuale, seppur generosissimo, volontariato a compiti effettivi di edu­ cazione globale sorretti da una « cul­ tura » capace realmente di portare a processi di liberazione interiore e di costruire delle personalità umane nelle migliaia di ragazze e ragazzi che vivono l’esperienza dei Centri e poi delle so­ cietà sportive, sia pure di Enti promo­ zionali come i nostri. Ma anche qui: chi farà le scuole che servono? E il CSI e gli altri Enti di propaganda assume­ ranno ancora compiti di supplenza?

Gli interrogativi strutturali, culturali, politici che un primo confronto sui Centri di formazione solleva hanno ri­ percussioni dirette all’intorno dello stesso CSI. L’esperienza, innanzitutto.

con la Scuola o che si appoggiano sem­ plicemente presso le strutture scola­ stiche o che si integrano in varie forme con l’attività scolastica collaborando con i responsabili dalla Scuola e/o, fino a ieri, con i Comitati dei genitori. Circa i problemi che ne sono emersi, occorre distinguere quelli strutturali e di rapporti che sorgono all’interno dell’Associazione da quelli che si pongono verso l’esterno di essa. All'interno del C.S.I.: se una società intende fornire un servizio ai più piccoli deve praticamente organizzare il suo servizio sotto forma di Centro (an­ che se così non lo chiama), ma in tal caso la società o rischia di esaurirsi nel Centro o di considerarlo come vi­ vaio per le sue attività agonistiche; è il caso allora di incoraggiare la crea­ zione dei Centri da parte delle società o di sostenere in proposito l’iniziativa dei Consigli? — Per i Consigli si pon­ gono comunque vari problemi: il rischio costante di un distacco dell’esperienza dei Centri dal contesto della realtà in cui i ragazzi vivono; il rapporto e il coordinamento tra le attività sportivo­ associative normali e quelle del tutto (segue a pag. 12)

richiede una presa di coscienza, un ap­ profondimento da parte dell’Associazione nella sua globalità: non siamo di fron­ te ad un bivio in assoluto, ma è certo che il CSI deve guardare con maggiore attenzione alle scelte che sono state fatte con lo Statuto, scelte che hanno posto l’accento sulla società sportiva come nucleo base comunitario e struttura portante dell’intera associazione. Quale reale rapporto si configura tra espe­ rienza di vita della società sportiva ed esperienza dei Centri? Quale linea va privilegiata? E, all'interno dell’attuale disparità di esperienze dei Centri, si pone o no un intervento atto a creare condizioni di sviluppo omogeneo negli indirizzi e nei contenuti? Dietro a questi interrogativi che è giusto lasciare al dibattito più ampio possibile dell’Associazione, che si pre­ para — non possiamo scordarlo — al suo primo congresso quadriennale, vi so­ no questioni di un peso e di una portata politica che non è esagerato definire decisive: vi sono, cioè, i problemi di collocazione e di identità del CSI in quanto forza significativa dell’associa­ zionismo sportivo italiano, i problemi di rapporto tra le stesse forze dell’as­ sociazionismo, la capacità di incidere sui mutamenti culturali e strutturali più profondi del Paese. Sarebbe grave dover costatare in congresso che la « statura » della nostra Associazione è inadeguata alle prospettive che vanno aprendosi nella dinamica storica della società in cui siamo chiamati a operare. GIULIO MARTINUCCI

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particolari dei Centri (sotto il profilo politico, educativo, organizzativo...); la difficoltà di un inserimento dei ragazzi dei Centri nel tessuto organizzativo; — vi è inoltre il problema derivante dal­ l’isolamento delle singole esperienze in atto sul piano nazionale (l’incontro na­ zionale ha rappresentato per alcune di esse la prima, insufficiente occasione di contatto). Verso l’esterno i Centri pongono an­ zitutto il problema di dover scegliere la strada di una supplenza e quella di un preciso impegno politico perché certi servizi sociali, quali i Centri, vengano realizzati dall'Ente locale. Di fatto oggi vari Consigli CSI occupano uno spazio che dovrebbe essere proprio dell’Ente

GLI OPERATORI E I SUSSIDI Quanto agli operatori, al loro reclu­ tamento, alla loro preparazione e all’ aggiornamento, sono emersi tutti i ti­ pi di soluzione: si fa ricorso a sistemi empirici, cercando di supplire in qual­ che caso con più o meno generici corsi di formazione, mentre molti fanno ri­ corso a insegnanti di Educazione fisica cercando variamente di integrarne la preparazione. Per i sussidi tecnici, didattici e peda­ gogici ci si arrangia come si può sfrut­ tando quel poco che c’è in Italia, ri­ correndo a opere straniere o cercando di prepararne in proprio attraverso un lavoro artigianale e collegiale di ricerca, di studio e di sperimentazione.

quella capillarità e serietà di interventi che sono invece assolutamente neces­ sari. I problemi relativi all’esigenza di sus­ sidi stampa sono evidentemente colle­ gati a quelli della preparazione degli operatori e all’interscambio delle loro esperienze. Oggi come oggi si potrebbe anche pensare a mettere in contatto fra loro le varie esperienze, ma se pri­ ma non si risolvono i problemi relativi ad una preparazione adeguata degli operatori, tale scambio non riuscirebbe certo a colmare la lacuna di fondo. Gli operatori, infine, pongono anche altri problemi di natura economica, am­ ministrativa e in genere organizzativa, ma anche questi potranno trovare solu­ zione in un contesto più ampio, nella misura cioè in cui le attività dei Centri siano collocate in un più giusto rappor­ to con l’Ente pubblico e con lo Stato in genere.

IL CONFRONTO CON GLI ENTI DI PROMOZIONE SPORTIVA

L’intervento all’incontro sui Centri di altri Enti di promozione ha messo in luce la necessità di una riflessione e di un’azione politica coordinate.

locale e della Scuola. D'altronde questo problema non è solo strutturale e di rapporti, ma coinvolge quello più gene­ rale del ruolo e della collocazione dell’ Associazione nella società italiana e nel contesto sportivo. E’ stata messa in luce anche la caren­ za di contatti e scambi avutasi fino ad oggi con gli Enti di promozione spor­ tiva in ordine all’attività dei Centri che pone problemi comuni e forse anche soluzioni necessariamente concordate. Per quanto riguarda la Scuola è emerso il problema di trovare un nuovo tipo di rapporto, più organico e siste­ matico, con i nuovi organi collegiali, pur dubitando che attraverso di esso si riesca a risolvere veramente il pro­ blema di fondo del rapporto tra Ente di promozione sportiva e Scuola, nella concezione di una Scuola aperta e par­ tecipata. E’ un problema che per un verso supera l'àmbito locale — dove pure si sono trovate a volte soluzioni più che soddisfacenti — e per l'altro verso assume caratteri politici da te­ nere presenti al momento in cui si do­ vrà definire il ruolo e la collocazione degli Enti di promozione sportiva a li­ vello legislativo, nazionale o regionale che sia.

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Il problema fortemente avvertito è quello relativo all’alternativa tra la pro­ fessionalità e il volontarismo. L’incon­ tro ha messo in luce da una parte l’esi­ genza teoricamente accettata da tutti di dare ai Centri una impostazione scien­ tifica e strutturalmente solida con la conseguente necessità di avvalersi di operatori e di équipe specializzati e adeguatamente compensati; dall’altra parte, tuttavia, si è fatta presente una realtà culturale c socio-economica che in molte parti d’Italia non consente ancora di istituire servizi di questo ge­ nere e di proporli a una massa che non è in grado di pagarseli. Segue il problema della qualificazione e deH’aggiornamento costante degli ope­ ratori, il problema cioè di scuole di formazione interne o esterne all’Associazione. Collegato con questo è il pro­ blema dello scambio di esperienze, ma appare secondario rispetto al precedente che, serve appena ricordarlo, ci riporta a uno di quei problemi di fondo più volte ricordati e cioè della ragione di fondo per cui un’associazione come la nostra può o deve impegnarsi in un'at­ tività che spetta in primo luogo allo Stato senza il cui diretto intervento appare impossibile andare avanti con

Nella mattinata di domenica 9 marzo sono intervenuti al nostro incontro vari rappresentanti di Enti di promozione sportiva, del CONI e della Federazione Pallacanestro per il Mini-basket. L’intervento degli ospiti aveva lo sco­ po di stabilire un confronto con l'espe­ rienza condotta dai nostri rappresen­ tanti. Ciò è stato interessante soprattutto per quanto si riferisce agli altri Enti di promozione sportiva. Il momento di confronto con gli altri Enti di promozione sportiva ha innan­ zitutto messo in luce una sostanziale concordanza di idee e di problemi. E’ apparso anche evidente che è soprattut­ to l’UISP quella che ha portato avanti un’esperienza su vasta scala e con cri­ teri scientifici e organizzativi che la pon­ gono molto avanti rispetto al CSI. E' vero che la stessa UISP si trova a dover affrontare problemi molto simili a quel­ li che noi stessi abbiamo rilevato, ma essa gode di un certo vantaggio in quan­ to li ha assunti da tempo a livello na­ zionale con strumenti di studio, di coor­ dinamento e di confronto di esperienze. Lo spazio di tempo concesso — in parte occupato dalla segnalazione di esperienze di vivo interesse per i no­ stri partecipanti — non ha consentito di approfondire il confronto delle varie problematiche. E’ emersa però più che mai sentita l’esigenza di rendere siste­ matico il contatto con le altre forze sportive e di ricercare insieme intese per un’attività che presenta problemi comu­ ni e spinge con urgenza a trovare solu­ zioni di tipo unitario, anche e soprat­ tutto in campo politico. L’incontro non ha avuto, ovviamente, delle conclusioni nel vero senso della parola. Non poteva averle. Doveva solo fornire al Consiglio nazionale dei dati sulla situazione per stabilire un iter di approfondimento associativo e giun­ gere al congresso nazionale dell'anno prossimo pronti ad elaborare una vali­ da linea di politica associativa.

D.O.


FUORICAMPO ■■■■Il

COMPRENSIONE, RISPETTO E. AIUTO PER IL PORTOGALLO Parliamo del Portogallo. Sono stato molto perplesso prima di decidere per questo argomento. Avrei voluto evitare che questo intervento di « Fuori campo » finisse per essere catalogato tra uno dei tanti interventi nostrani e stranieri che negli ultimi tempi hanno strumenta­ lizzato da destra, da sinistra e dal centro il dramma (non saprei come altrimenti definirlo) vissuto da questo popolo. Per­ sonalmente non ho visto negli atteggia­ menti dei partiti, nelle dichiarazioni e negli interventi della stampa il sentimento di una sincera partecipazione alle vicen­ de di un paese vissuto sotto cinquant’anni di dittatura fascista: ho visto solo la volontà interessata di imbastire sul travaglio di un popolo delle speculazio­ ni di parte, aggravate in Italia dalle ten­ sioni proprie di una vigilia elettorale. Questo mi sembra profondamente ingiu­ sto, scorretto, antistorico e contrario ai princìpi di umana solidarietà. Per questo ero e sono molto perplesso sull'opportunità di affrontare questo argo­ mento. Comunque ci provo e dirò semplicemente quello < che penso. Onny soit qui mal y pènse! E inizio dagli aspetti più scottanti. Il Consiglio della Rivoluzione ha sospeso dalla partecipazione alle elezioni per I' Assemblea costituente tre partiti: due di estrema sinistra e la Democrazia Cristia­ na. In teoria questo fatto è inammissibile e ingiustificabile. Dico in teoria, perché se guardiamo invece la storia, penso che dovremmo spostare il ragionamento più a monte. Ci accorgeremo allora che l'equivoco non sta tanto nel fatto che dei militari al potere abbiano sospeso dei partiti scomodi (a proposito, sulla sospensione dei due di estrema sinistra perché si sorvola come se non interes­ sasse... o se ne fosse contenti!): l'equi­ voco vero sta nel fatto che la rivoluzione (se di rivoluzione si può parlare e non invece di un colpo di stato) l’abbiano fatta dei militari e che questo fatto sia più o meno fatalisticamente accettato in­ sieme all'altro, più grave, che tali mili­ tari restino al potere e dimostrino di non volerlo cedere neppure per il pros­ simo futuro. O questo equivoco di fondo non lo si accetta e lo si combatte per realizzare una autentica rivoluzione po-

polare o, se lo si accetta, sia pure stru­ mentalmente, non ci si deve poi scan­ dalizzare per le conseguenze che una situazione per sua stessa natura ab­ norme, potrà provocare. L'istituto militare non è fatto per guidare politicamente un popolo, neppure quando appoggia per caso le idee e gli interessi di un partito politico.

La prima osservazione che ne deriva mi sembra questa: dal momento che i partiti portoghesi, tutti, hanno accettato di costituirsi e di operare sotto l’equi­ voco della dittatura militare (forse la parola è grossa, ma di democrazia non si tratta certamente) ne hanno implici­ tamente accettato l’equivoco e le con­ seguenze. E allora su chi piangere se non su loro stessi? La seconda osservazione, grave, è che il partito comunista abbia avallato l'ope­ rato dei militari. Grave anche qui in teo­ ria. Perché il partito comunista porto-

ghese, anch'esso, come tutti gli altri, senza un retroterra di effettivo consen­ so popolare, non ha fatto che accettare strumentalmente l’equivoco dei militari al potere in una maniera chiara e coerente fino alle estreme conseguenze. Non era lo stesso gioco che, in maniera molto meno chiara, cercava di fare da destra quel partito improvvisato e fan­ tasma che ha assunto il nome di Demo­ crazia Cristiana? Oui mi verrebbe di fare una terza considerazione, dopo tutto abbastanza scontata: come fa la Democrazia Cristiana italiana a riconoscersi neH’improwisato omonimo partito portoghese? Se si fa un discorso di democrazia in generale ci sto, ma per quanto riguarda la natura democratica e popolare di quel partito, permettetemi di conservare i miei dubbi.

Ma se vogliamo ritornare al discorso di democrazia, dobbiamo ammettere e tornare a dire che una effettiva rivolu­ zione in Portogallo non c'è stata. E' av­ venuto un grosso mutamento storico e politico, ci sono oggi più possibilità di ieri per operare una effettiva rivoluzione, ma i tempi si prospettano lunghi, incerti, difficili. Allora un discorso serio forse non va tanto impostato sulle elezioni in atto e sui partiti che vi partecipano, ma su una concreta e capillare lotta politica per creare un autentico movimento ri­ voluzionario popolare.

Credo che ogni discorso fatto al di fuori di questo contesto sia inficiato di partigianeria e di strumentalizzazione, né più né meno delle decisioni autocratiche dei militari al potere e dei partiti che li appoggiano.

Allora, forse, sarebbe il caso di smet­ terla di servirsi del Portogallo per i pro­ pri interessi elettorali e cominciare se­ riamente, insieme a tutti i Paesi euro­ pei. a pensare come aiutare il Portogal­ lo. Perché questo popolo ha soprattutto bisogno di comprensione e di aiuto, e se non sarà l'Europa a darglielo dovrà ine­ vitabilmente cercarlo a Est o a Ovest. E noi torneremo a piangerci sopra, da coccodrilli, strumentalizzando ancora una volta il fatto, magari per le prossime elezioni politiche.

DUILIO OLMETTI

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Esperienze

3‘ FESTA DELLA NEVE

E' STATA UNA VERA FESTA

Anche se l’inverno sembra aver’ preso il posto della primavera, e, dalla neve che sta cadendo si direbbe più Natale che non Pasqua, l’attività sciistica del CSI, a livello nazionale, si è conclusa ufficiamente con la terza Festa Nazionale della Neve, svoltasi nei giorni 17, 18, 19 marzo a Santa Maria Maggiore (NO). Qui si è concluso quel triangolo ini­ ziato tre anni fa a Timau di Paluzza e passato l’anno scorso per Cerreto La­ ghi. Si è conclusa, in modo più che onorevole, quella fase sperimentale di « sport nuovo » che tutta la famiglia del CSI s’era imposta e che noi della CTN Sci abbiamo così caldamente sostenu­ to. Iniziammo a Timau con i soli fondi­ sti, che dettero prova di recepire ed accettare in pieno il nostro « nuovo modo » di intendere lo sport. A Cerre­ to, affiancammo ai fondisti i discesisti, che si erano sentiti i grandi esclusi, ed anche qui la partecipazione fu massiccia ed esaltante. In Vai Vigezza si è avuto il naturale epilogo, con una partecipa­ zione corale tra atleti ed un'altra com­ ponente sociale molto importante: quel­ la dei genitori, che fino ad ora era ri­ masta in una fase di timido approccio. Che quella fase di sperimentazione per quanto riguarda lo sci, si possa di­ chiarare conclusa, lo dimostrano sia la massiccia partecipazione degli atleti alla terza Festa della Neve (365 presenze di cui 91 femmine), che la quasi inesistenza di « appunti tecnicistici » da parte dei di­ rigenti oltre a meno « batticuori per la posizione conquistata » da parte dei genitori. Certo, siamo coscienti che nonostante queste premesse. la via che abbiamo intrapreso e che ci resta da percorrere per una piena e completa attuazione del nostro spirito sportivo, non è cer­ tamente del tutto priva di ostacoli ed imprevisti, ma permetteteci di conside­ rare il più come già fatto. Comunque, come abbiamo sempre sostenuto, anche quest’anno la Festa della Neve è servita per confrontarsi e confortarci circa T attualità, la validità e l’importanza delle nostre scelte associative. Quest'anno la Festa è stata organizza­ ta dal Consiglio di Novara, a Santa Ma­ ria Maggiore in Val Vigezza. « Orga­ nizzata », forse non dà il giusto signi-

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ficato allo spirito di sacrificio, alla schietta ospitalità, a tutto quanto in­ somma c’è stato regalato da questa « Valle dei pittori ». Questa comunità, che ha voluto ospitare la nostra 3‘ Fe­ sta della Neve, un po’ forse perché partecipa, in altri tempi e in altri cam­ pi, a manifestazioni innovatrici e rivo­ luzionarie; un po’ per curiosità, in quan­ to abituata ad ospitare gare tipicamente c sterilmente agonistiche. Fatto è che « loro » l’hanno voluta e non ci hanno certamente delusi, come credo che il CSI non sia mancato alle loro aspettative. Infatti i nostri ragazzi, gli accompagnatori, i tecnici, i genitori e quanti altri erano presenti alla mani­ festazione, hanno dato prove altamente qualificanti: prova di umanità e socia­ lità con il fraternizzare tra loro dei ragazzi delle varie parti d’Italia; prova di sportività, come accettare, per esem­ pio, all’ultimo momento nuovi iscritti, oppure partire con numeri impossibili, anche se consapevoli di essere tra i più forti; prova di capacità tecniche ed ago­ nistiche, come gareggiare su una neve e con un tempo impossibile ed avere dei risultali tecnicamente apprezzabili, o comunque tagliare il traguardo a lutti i costi, trascinandosi, magari, gli sci


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Nelle foto, alcune fasi della 3‘ Festa della Neve svoltasi a S. Maria Maggiore (Novara).

a mano; prova di CSI, infatti quest’an­ no non c’è stata la corsa affannosa del­ la ricerca degli ordini di arrivo o delle classifiche, tanto è vero che i risultati, ad alcuni consigli, sono stati consegnati prima di ripartire per le rispettive se­ di. Accettazione in pieno della premia­ zione unica ed uguale per tutti, che tende a premiare non il vincitore ma il partecipante, in quanto espressione di uno spirito e di un modo nuovo di essere sportivo. Naturalmente c’è stato anche qualche piccolo inconveniente. Qualcuno che era costretto a ritornare a piedi dalla ca­ binovia fino all’albergo, (non s’è an­ cora capito bene se la colpa, se colpa c è stala, era dell'autista del pullman addetto a tale servizio, od ai ritardi sistematici di alcuni ragazzi); lo spet­ tacolo dei vari Consigli, per il quale, gli animatori si erano forse riproposti qualcosa di più che una semplice esi­ bizione canora, anche se talvolta ap­ prezzabile. Ma anche qui forse i ragaz­ zi non erano venuti preparati, forse non hanno avuto il tempo materiale per po­ ter preparare qualcos’altro, comunque a noi basta lo spirito, e siamo sicuri che nel prossimo futuro, faranno me­ glio.

Fra questi piccoli screzi mi dispiace annoverare anche l'assenza di alcuni Consigli. Infatti, quest’anno, mentre si era visto un rafforzarsi di alcune rappre­ sentative ed il ritorno di alcuni con­ sigli come Milano o di nuovi come Car­ pi, Lamezia Terme, Vercelli e Ferrara, non si poteva restare indifferenti da­ vanti all'assenteismo'di altri come Tren­ to, sempre tra i primi e più numero­ si. (quest'anno a loro dire non avevano neve... ed allora l’anno scorso!), Vicen­ za, assente perché non riuscivano a far quadrare il bilancio per la Festa della Neve, Roma, il cui Consiglio è coscien­ te di avere circa 200 tesserati per lo sci, ma oltre a non organizzare niente a livello provinciale, riesce anche a tro­ vare argomentazioni, talmente valide, da negare una qualsivoglia partecipazio­ ne alla Festa della Neve (certe argomen­ tazioni farebbe bene, il Consiglio, a trovarle in altre occasioni e per altre discipline!). A questo punto, mi sembra che abbia­ te capito, nonostante tutto, che la 3" Festa Nazionale della Neve è riuscita in modo egregio, e di questo dobbiamo ringraziare gli artefici: Roberto Baga, coordinatore e « mago » della Festa, il prof. Cataldo Donato, che con grande generosità e passione, ha organizzato il lato tecnico-agonistico. Claudio, votato ad organizzare tutta quella roba... da preti, (non a caso è un « don », il sig. Gairdelli (da me gentilmente apostro­ fato « Azienda Autonoma ») il quale, quando il 19 mattina non avrà più tro­ vato lo striscione del CSI davanti all’ Azienda, avrà... sussurato un timido « Deo Gratias! »; i ragazzi del soccorso alpino, che con la loro sola presenza hanno scongiurato il pericolo di fratture varie, Ravasio speaker d’eccezione, Glo­ bo. gli animatori del clan di Don Clau­ dio, il Coro Andolla. la Comunità Mon­ tana, e tutti quelli che, anche se dimen­ ticati nell’elenco, hanno voluto, con la loro presenza, onorare questa nostra bella manifestazione. Per concludere, un grazie di cuore a lutti, atleti, dirigenti, genitori, che con noi hanno vissuto i momenti magici di S. Maria Maggiore, ed un arrivederci, sempre più numerosi, a Bergamo, per la 4J Festa Nazionale della Neve.

GIANCARLO DI LUZIO

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Esperienze

I MOMENTI NAZIONALI DI CORSA CAMPESTRE Nelle pagine che seguono diamo una panoramica dei quattro momenti nazionali di campestre svoltisi nei giorni 15 e 16 marzo. Le manifestazioni di campestre si concludono il 20 aprile a Gubbio con l'incontro organizzato dalle regioni CSI Umbria, Toscana e Reggio Emilia. Ne parleremo nel prossimo numero. A Paestum, dopo la gara e la velo­ cissima cerimonia di premiazione, men­ tre una pioggia fredda, invernale, rat­ tristava lo scenario stupendo dei ma­ gnifici templi, un atleta (romano) com­ mentava: « tutto sommato siamo stati bene. Però ci siamo visti poco con gli altri. Non abbiamo avuto "incontro". Forse non c’è stata quella partecipa­ zione che tutti noi volevamo». Apriamo questo commento ai quattro Incontri Nazionali di Campestre del 16 marzo svolti a Scorze, Albenga, Vasto e Paestum, proprio con le parole del giovane partecipante, perché riteniamo che il suo dire sia proprio la fedele riprova di quello che abbiamo auspi­ cato per la disputa degli Incontri. Gli Incontri (di qualsiasi disciplina essi siano) devono avere una loro lo­ gica. Se manca, forse, è inutile anche farli, perché tradirebbero aspettative di programmi per le quali la nostra asso­ ciazione si sta battendo. Logica negli Incontri, quindi. Logica da parte degli organizzatori locali (re­ gionali e provinciali) che debbono deci­ dere responsabilmente perché volere l'incontro, e decidere non dieci giorni prima ma mesi prima. E volere rin­ contro vuol dire prepararlo nei suoi vari aspetti che (lo sottolineamo solo per cronaca) non vuol dire solo « un percorso » (per la campestre), ma anche possibilità di poter stare insieme, vive­ re, seppure brevemente, una giornata <■ diversa » dove le esperienze siano ve­ rificate, dove l’associazione sia proprio associazione. Il fulcro è proprio qui. Viviamo an­ cora gli Incontri con abbastanza super­ ficialità, forse con leggerezza, improv­ visando. Ed allora tradiamo proprio l’associa­ zione, e coloro che ne sono la base. A Paestum ed a Vasto, si è in parte verificato quanto sopra. Fortunatamen­ te ad Albenga e soprattutto a Scorze, invece l’incontro è stato « incontro », rispettando (seppur in linee generali) intenzioni e giusti programmi di orga­ nizzatori che « hanno voluto » rincon­ tro. Ed è già una consolazione! A Scorzò, ad esempio, è stato possi­ bile alloggiare tutti in uno stesso Al­ bergo e questo fatto (da non tralascia-

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4P® re) ha subito creato atmosfera ed unio­ ne. Il fatto, poi, che siano stati pre­ sentali in riuscitissimi sketch, fatti ed avvenimenti sportivi e no della nostra associazione, ha fatto sì che gli Atleti e le Atlete abbiano potuto dibattere liberamente, senza patemi ne inibizio­ ni, proprio gli argomenti che dovreb­ bero stare a cuore a tutti: lo sport nell’associazione, il perché di tale sport, l’utilizzo del proprio tempo libero con lo sport ecc. Pure ad Albenga c’è stato clima, par­ tecipazione, vera festa. Fra l’altro gli organizzatori locali avevano previsto anche altre gare, oltre a quelle della categoria allievi ed allieve, e questo ha portato a « maggiore » vivacità l’intero ambiente, specie durante la simpatica « festa dell’atleta ». Ci sono state, ovvio, « anche » le gare. Tutte abbastanza interessanti, tutte su livelli veramente ottimi. Fra l’altro la stessa partecipazione (notevolmente aumentata rispetto allo scorso anno) ha favorito gare ricche, specie per quanto riguarda il settore femminile. Notiamo fra le otto gare. A Paestum, la vincitrice della gara allieve (Margherita Arrigo di Messina)

aveva si e no dormito tre ore nella notte precedente, essendo giunta a Sa­ lerno unitamente alla propria rappre­ sentativa solo alle 4 del mattino della domenica, dopo un viaggio di oltre ven­ ti ore (peripezie varie al pullman che trasportava, in gita, da Messina a Sa­ lerno, genitori, atleti, accompagnatori). Sempre a Paestum, nella gara allievi, il primo classificato (Amore Marcello di Cava de’ Tirreni), il venerdì prece­ dente aveva sostenuto, brillantemente, l’esame a Giudice di Gara del CSI, nel­ la sede del proprio Consiglio. E’ un esempio veramente simpatico, che spe­ riamo possa trovare dei proseliti. Fra l’altro, proprio a Paestum (e per la prima volta) una gara nazionale del CSI vedeva all’opera Giudici del CSI: que­ sto è un primo importante traguardo per il futuro proprio dell’atletica CSI, che sarà così alleggerita da infrastrut­ ture che potevano anche non essere più compatibili con l’attuale momento associativo. A Vasto, due atleti di Fano nelle due gare (Gaspcrini Dorianai e Patrignani Claudio) hanno saputo primeg­ giare con vera perizia su un tracciato trovato all’ultimo momento.


Un passaggio dei concorrenti nella gara di Paestum. Sotto: la partenza delle ragazze nell’incontro di Vasto.

Un passo avanti da perfezionare

Ricca di presenze le gare di Scorze, con Coretti Lorella di Trieste e Giroto Roberto di Treviso, primi dopo una accanita ed accesa competizione, ricca sì di agonismo ma anche di simpaticis­ simi episodi. Pure una simpatica atleta di Pavia (Barbato Giuliana) ed un « isolano » di Tempio Pausania (Putzu Luciano) so­ no i « due » di centro delle gare di Albenga. Da notare, che oltre al primo Tempio ha avuto anche il secondo, a riprova di un momento molto favore­ vole dell’atletica isolana. Unico piccolo neo: un accenno di reclamo sulla posi­ zione di una atleta! Via, ancora par­ lare di reclami!!!

E chiudiamo con l'ultima annotazio­ ne. Il 20 aprile a Gubbio, tre Regioni, in maniera autonoma, disputeranno il loro momento nazionale: Umbria, To­ scana, Emilia hanno voluto così cimen­ tarsi in una esperienza veramente nuo­ va. I risultati sono attesi, ed (ovvio) non ci interessano quelli tecnici della gara, ma bensì quelli associativi. Tanto per stare nell’argomento di cui sopra.

Anche quest’anno si sono realizzati i momenti d’incontro di corsa campe­ stre e, come sappiamo, si sono svolti in quattro località diverse: Scorzò, AL benga, Vasto e Paestum. In linea di massima si può dire che le quattro manifestazioni sono riusci­ te abbastanza bene ed ovunque c’è sta­ to entusiasmo, allegria e gioia di cor­ rere spesieratamente, senza preoccupa­ zione di classifica. Questo ci testimonia, in maniera molto evidente, come « il modo nuovo di fare sport » della no­ stra Associazione venga a poco a poco recepito, capito e messo in pratica gio­ iosamente dai nostri giovani atleti in ogni manifestazione sportiva. Però, co­ me giustamente dice il proverbio, « non è tutto oro quel che luce ». Infatti, an­ che se dallo svolgersi delle attività spor­ tive di questi ultimi anni, possiamo ri­ levare che la mentalità nuova che la nostra Associazione sta portando avanti è bene accolta da tutti (o quasi), non per questo dobbiamo adagiarci como­ damente su cuscini di seta e pensare: « ormai il più è fatto! ». Assolutamente no! Altrimenti rischiamo di creare una grande confusione tra vecchio e nuo­ vo, e soprattutto rischiamo di distrug­ gere quel che si è fatto fino ad ora. E’ invece questo il momento di la­ vorare con maggior impegno, di mani­ festare le nostre idee nuove in maniera sempre più chiara e farle pervenire sino ai più piccoli comitati dove purtroppo, il più delle volte, si trova quel tal di­ rigente che, proprio nel più bel mezzo della manifestazione, viene a chiedere: « scusi, ma al primo arrivato cosa da­ te una coppa oppure... ». Accidenti, que­ ste sono le domande che fanno appun­ to pensare « non è tutto oro quel che luce » e, quindi, spronano a fare di più. molto di più di quello che è stato fatto fino ad oggi. In che modo? Proprio parlando apertamente con questi diri­ genti, con gli atleti, con i responsabili e con quanti fanno parte della nostra

Associazione. A mio modesto avviso, i momenti nazionali (come pure quelli regionali, provinciali, locali ecc.) sono un mezzo per giungere a questo « par­ lare aperto ». Infatti, dobbiamo sì offrire al ragaz­ zo la gioia spensierata di una corsa campestre, ma è anche nostro compito offrirgli l’occasione per poter parlare. Per esempio a Vasto, dove sono stata anch’io, la corsa campestre della do­ menica mattina è riuscita molto bene: entusiasmo di tutti, allegria, impegno nella corsa, cielo e mare splendidi, sim­ bolo sportivo di partecipazione dato a tutti. Cose belle ed indispensabili per la nostra « mentalità nuova di fare sport ». Però, è venuto meno l’altro elemento parallelo ed ugualmente fon­ damentale: rincontro del sabato pome­ riggio ed il relativo discorrere. Questo scambio di esperienze ha avuto un esi­ to limitato per carenza di tempo, perché la maggior parte delle Società è arri­ vata nella tarda serata del sabato, per­ ché è umano che, dopo una giornata di viaggio, cominciare a parlare verso le ore undici di sera è cosa piuttosto antipatica e noiosa. Se noi crediamo veramente nel valore di questi incontri, dobbiamo « rimboc­ carci le maniche » e mettere tutto l’im­ pegno per organizzarli bene, comincian­ do con lo scegliere sedi adatte in cui, tra l’altro, ci si può valere dell’aiuto e della collaborazione dei dirigenti lo­ cali e soprattutto col pretendere che le società arrivino sul luogo della ma­ nifestazione nella mattinata del saba­ to, per poter poi imbastire, nel pomerig­ gio, un libero scambio di idee e di esperienze tra gli atleti e i dirigenti, i responsabili di tutte le società e ren­ derli così veramente partecipi di tutte le vicende dell’incontro e. di conseguen­ za, delle problematiche che investono la nostra Associaizone. MARIA PIA SANTANGELO

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Quello di Albenga un incontro da ricordare Albenga ha organizzato per la prima volta in Liguria un incontro nazionale di corsa campestre. Dopo aver visto la manifestazione del­ la « Festa dell’atleta » e la gara che si è svolta nel vicino comune di Villano­ va d’Albenga su un percorso particolar­ mente adatto a tale genere di compe­ tizioni, si può dire che questo incontro nazionale sia ben riuscito non soltanto sotto l'aspetto tecnico-organizzativo, ma sotto quello, forse più importante, uma­ no; e questo stava particolarmente a cuore agli organizzatori ingauni. Che cosa ha voluto significare per i dirigenti del nostro Consiglio questa ma­ nifestazione? Rispondiamo: un incontro di giovani di regioni, province, comuni diversi, di abitudini diverse, per un confronto di esperienze, idee, amicizie; un incontro tra ragazzi venuti da lon­ tano per conoscere la città che per un giorno li ospitava, il volto sociale, cul­ turale della gente del luogo; un incon­ tro con lo sport locale, con le esigen­ ze, le prospettive, i desideri sportivi dei giovani di Albenga per un confronto con i propri desideri, le proprie espe­ rienze e le proprie prospettive. E ora veniamo alla manifestazione vera e propria. Essa è stata suddivisa in tre momenti principali.

La Festa dell’atleta che ha voluto es­ sere un incontro comune in primo luo­ go tra tutti i partecipanti e secondaria­ mente un incontro con i dirigenti, le autorità e la popolazione locale. Una festa a cui hanno partecipato una rappresentativa giovanile locale di Judo; la famosa Accademia Musico-Vo­ cale « Ingaunia » di Albenga che con una carrellata di motivi tipicamente regionali ha fatto respirare un po’ a tutti l'aria di casa; ed infine un gran­ dioso saggio di ginnastica preparato ed eseguito in maniera brillante da ol­ tre un centinaio di ragazzine Jn com­ pleta tenuta bianca. Secondo momento: le gare. Dopo cin­ que giorni di pioggia insistente, il per­ corso presentava notevoli difficoltà, e tali difficoltà si leggevano chiaramente in volto a tutti coloro che riuscivano a concludere la gara. L’agonismo non è certo mancato. Al termine i risultati hanno dato ragione al comitato di Lecco seguito però a ruota da quello di Albenga. Terzo ed ultimo momento: la premia­ zione. E diciamo subito che a questo punto vi è stato un momento di panico. Mentre oltre 700 atleti attendevano, i giudici F.I.D.A.L., incaricati di stilare le classifiche, se ne stavano beatamente (e ci dispiace dirlo) con « le gambe sot-

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to un tavolo » di un noto locale di Albenga, Tuttavia per la prontezza di spirito di alcuni dirigenti, le premiazioni si sono svolte ugualmente accontentando tutti. E diciamo accontentando tutti in quanto il Comitato di Albenga è riu­ scito a racimolare una sfilza di trofei, coppe, targhe e medaglie da far crepare d’invidia anche gli organizzatori di competizioni internazionali. Alla fine le partenze, nel classico cli­ ma dell’arrivederci più cordiale. toc*»

MARCO DELLA CORTE

SOPRA A SINISTRA: l’arrivo di Margherita Arrigo di Messina, prima delie allieve a Paestum; A DESTRA: passaggio delle allieve a Vasto: SOTTO A SINISTRA: partenza degli allievi a Vasto; A DESTRA: un momento della premiazione a Paestum dove la prima arrivata delle allieve, Margherita Arrigo, collabora simpaticamente con il responsabile nazionale Aldo Cappellini.

ptCW

Le due giornate dell'incontro di Vasto Organizzata dalla Circoscrizione del riva a Vasto degli atleti, accompagnati C.S.I. di Vasto, si è svolta, nei giorni 15 da dirigenti dei rispettivi gruppi spore 16 marzo, a Vasto, una delle quattro 4 tivi. A sera, nei locali dell’istituto Im­ manifestazioni nazionali di Corsa Cam­ macolata, è stato proiettato in visione pestre in calendario, alla quale hanno un interessante documentario sulle 0partecipato atleti provenienti dalle Mar­ limpiadi del Messico, al quale ha fatto che, dal Molise, dalla Puglia e dall'A­ seguito un incontro-dibattito tra atleti e dirigenti. bruzzo. In considerazione delle caratteristiche La seconda parte della manifestazione e delle finaltà perseguite dal C.S.I., la si è svolta nella mattinata del giorno manifestazione ha fatto registrare un lu­ successivo: dopo la Santa Messa, han­ singhiero successo, conferendo ulteriore no avuto luogo, in un clima primaverile, prestigio alle iniziative del C.S.I. che, la gara maschile e la gara femminile, nell’occasione, ha confermato la sua riservate alle categorie Allievi e Allieve, completa disponibilità verso le istanze su un percorso alla periferia di Vasto. sportive dei giovani. Per quanto riguarda gli altri risvolti E' indubbiamente motivo di conforto, della riuscita manifestazione, occorre poter constatare un’adesione così mas­ aggiungere che il giudizio unanime dei siccia come quella verificatasi a Vasto, partecipanti è stato improntato a com­ dove si è gareggiato in un festoso appun­ piacimento per la perfetta organizza­ tamento dei giovani con lo sport. zione e per l’alto livello di preparazione messo in mostra da quasi tutti gli aLa manifestazione è iniziata nel po­ tlcti. meriggio di sabato 15 marzo con l’ar­


Tornando da Vasto

:

II dott. Giovanni Aloè, giudice e arbi­ tro della manifestazione, ci ha cortesemente rilasciato questo giudizio: « Per­ corso abbastanza duro quello prescelto per queste gare, ma i ragazzi si sono dimostrati all'altezza della difficile pro­ va facendo registrare pochi ritiri e solo qualche incidente. La preparazione degli atleti mi è parsa abbastanza soddisfa­ cente ». Enrico Melonio, presidente del Co­ mitato provinciale del C.S.I. de L’Aqui­ la, a sua volta, ci ha dichiarato: « Ab­ biamo partecipato con 4 ragazze e 2 ragazzi. Sono soddisfatto per la loro prestazione: hanno corso bene pensan­ do a gareggiare e non alla classifica. L’organizzazione è stata buona in tutti i sensi. Vorrei aggiungere che in queste gare è sempre importantissimo l’aspet­ to medico: gli atleti devono essere sot­ toposti ad una scrupolosa visita da par­ te di un medico sportivo, ma, in man­ canza di quest’ultimo, può anche ba­ stare il medico di famiglia. L’ideale, però, resta sempre il medico sportivo ». Vincenzo Calvisi, consigliere del Co­ mitato provinciale del C.S.I. de L’Aqui­ la ha aggiunto: « La manifestazione è riuscita molto bene, ma devo dire che

se ne organizza una ogni tanto; è troppo poco, spero che questi incontri si ri­ petano con maggiore frequenza, in quan­ to questo è il modo più efficace per propagandare la Corsa Campestre. Nel­ la zona dell’aquilano, purtroppo, l’Atletica leggera non è seguita, sia per ca­ renza di impianti, sia per disinteresse delle società, sia, infine, per mancanza di fondi. Spero pertanto che nel futuro si possa fare meglio ». Saverio Di Gioia, insegnante di E.F., presidente del gruppo sportivo ENAL Braccianti di S. Severo ha concluso la serie dei commenti-flash con questo giu­ dizio: « E’ stata una buona manifesta­ zione. Sarebbe stata ancora più bella con la partecipazione dei genitori degli atleti. Si tratta di uno sport piacevole che va maggiormente valorizzato appun­ to con queste iniziative ».

ANGELO DEL MORO

Macerata, Fano, Jesi, Recanati, Ascoli Piceno, Campobasso, Molfetta, Vasto, e altre città avevano ragazzi rappresen­ tati all’incontro nazionale di campestre categoria Allievi e Allieve, svoltosi a Vasto nei giorni 15/16 marzo. Circa 250 atleti ed atlete insieme ai loro dirigenti hanno partecipato a que­ sto incontro ed hanno vissuto un tipo di esperienza nuova. Dopo esserci sistemati nelle varie ca­ mere, siamo usciti per visitare la città abruzzese. Alle ore 20 siamo rientrati per la cena e poi verso le 21,30 ci siamo recati all’istituto dellTmmacolata per vedere un filmino sulle Olimpiadi del Messico, svoltesi nel 1968. Al termine di questo film c’è stata una discussione molto democratica e partecipata sulle scelte che il CSI sta facendo per favorire una maggiore par­ tecipazione di tutti gli atleti. Domenica 16 si sono svolte le gare a carattere amichevole senza i condizio­ namenti derivanti dal pronostico op­ pure dalla superiorità che un atleta ha sull’altro. I dirigenti hanno premiato alla fine tutti gli atleti, anche quelli che si sono ritirati a metà gara. Nel primo pomeriggio gli atleti sono ripartiti per le loro regioni e anche quelli più lontani hanno sentito un cerlo rammarico. Noi atleti del Consiglio di Macerata siamo ritornati soddisfatti anche se non abbiamo vinto, soprattutto per aver partecipato a questo incontro, per aver conosciuto molte persone, cosa che ci ha permesso di allargare le no­ stre amicizie. In conclusione vorrei dire che questi incontri sono molto utili, non per il carattere agonistico, bensì per la socia­ lizzazione che tali esperienze permette di vivere. Inoltre vorrei auspicare che i nostri responsabili, almeno a livello regionale ci permettano di farci vivere in più occasioni durante l’anno momenti come quelli sopra descritti, anche per far sì che ci siano veri scambi di esperienze tra gli atleti di diversi Consigli. Vorrei, tramite questo articolo, poter salutare tutti coloro che insieme a me hanno vissuto le due giornate di Vasto.

GINO PENNESI-MACERATA partecipante all’incontro di Vasto

A pagina 22 prosegue il resoconto sui momenti nazionali di campestre, con la cronaca di quello svoltosi a Scorzò (Venezia).

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Esperienze

Abbinati a Jesi sport ed ecologia Non è da oggi che il Consiglio circo­ scrizionale di Jesi, nel portare avanti un discorso di rinnovamento del con­ cetto e della pratica dello sport, cerca non soltanto di coinvolgere l’Ente Lo­ cale, e l’intera comunità, ma anche di collegare il problema specificamente sportivo con gli altri problemi più ge­ nerali della vita d’oggi riguardanti la salute, la cultura e l’educazione dei cittadini. Già da tre anni si svolgeva a Jesi « La Scarpinata », una manifestazione di massa non agonistica che aveva ed ha sempre raggiunto lo scopo di pro­ porre alla popolazione il problema del­ lo sport popolare con tutti gli aspetti di vita comunitaria che vi sono connesi. La manifestazione infatti era sta­ ta già abbinata ad altre iniziative di in­ teresse locale; quest’anno è stato fatto un passo avanti; è stata inclusa nel programma di una « Settimana ecolo­ gica » promossa e organizzata dall’Associazione Turistica Pro Jesi, dal Co­ mune con la partecipazione di Italia Nostra, dell’Archeo Club e naturalmen­ te del CSI Jesino. La Settimana Ecologica si è svolta dal 15 al 23 marzo. E’ stata aperta nel­ la sala comunale dei convegni con l'inau­ gurazione di una mostra documento sul­ l'inquinamento del fiume Esino che ha costituito il tema dominante e di più grosso impegno di tutta la settimana. I vari aspetti scientifici e umani di questo problema sono stati illustrati da una ampia documentazione foto­ grafica e da disegni a cui hanno par­ tecipato professionisti e allievi delle scuole, da conferenze tenute dall'uffi­ ciale sanitario del comune, Prof. Raf­ faele Candela, su « Stato di inquina­ mento delle acque, dei fiumi Chienti, Potenza, Esino », dal Prof. Edoardo Biondi dell’istituto di Botanica dell’uni­ versità di Camerino su « Il bacino dell’Esino: aspetti naturalistici e problemi di salvaguardia », dai professori Franceco Dramis e Umberto Pieruccini, del­ l'istituto di Mineralogia dell'università di Camerino su « La geologia e il pro­ blema dei rapporti fra Cave e ambien­ te ». Di un'altra singolare e apprezzata iniziativa, la prima svoltasi nelle Mar­ che, è stato promotore il Canoa Club di Milano che ha organizzato con la par­ tecipazione di atleti italiani e stranieri una manifestazione di canoa (senza vin­ citori) intitolata « Alla scoperta del fiu­ me Esino ». La « Settimana Ecologica » si è con­ clusa domenica 23 marzo con lo svol­ gimento della « Scarpinata ». Vi si era­ no iscritte 200 persone; vi hanno par­ tecipato in 186 e tutte sono arrivate al traguardo. Il partecipante più anziano

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aveva 75 anni, il più giovane dicci. Tra i partecipanti una mamma con il figlio di 10 anni, un padre con i suoi quattro figli di 18, 17, 14 e 12 anni. Un partecipante particolare: un cane. Se lo avevano portato quattro ragazzi. Era un magnifico setter. All’ini-

zio si vide il cane partire baldanzoso e i ragazzi tenergli dietro abbastanza imballati, ma alla fine i quattro, ormai riscaldati, correvano freschissimi verso il traguardo mentre il cane arrancava con la lingua penzoloni. Premi per tutti e niente reclami era esplicitamente previsto nel regolamen­ to. Raccomandazione superflua: tutto si è svolto in un clima di grande ami­ cizia e di festa. Amicizia e festa che però non hanno impedito di organizza­ re le cose nel migliore dei modi: ser­ vizio logistico, servizio medico e — ul­ teriore elemento di coinvolgimento cit­ tadino — il servizio radio organizzato dal Club Amici della Radio, gli appas­ sionati radioamatori della « Banda cit­ tadina » (CB) che a Jesi sono nume­ rosissimi. Ci siamo un po’ dilungati nei detta­ gli per far comprendere lo spirito che sta sotto manifestazioni di questo ge­ nere. E' indubbio che esse stanno al di là del fatto sportivo puro e sem­ plice per porsi come segno e stimolo e occasione di un’azione sportivo-educativa-culturale e politica che si allac­ cia e assume i valori più genuini e so­ stanziali su cui il CSI fonda il suo im­ pegno sportivo nella comunità locale.


A sinistra: partenza per « La scarpinata ». Sopra: fabbriche e depositi di detriti a ridosso delle acque (dalla mostra fotografica sull’inquinamento del fiume Esina). Sotto: l'Esino... era un bel fiume ricco di acqua e di vegetazione; ora è un fiume moribondo e un pericolo per la salute degli abitanti (dalla stessa mostra fotografica).

Esperienze

Il comune di Torino non partecipa ai Giochi TORINO — Il Comune di Torino non parteciperà quest’anno alla parte orga­ nizzativa della fase comunale dei Gio­ chi della Gioventù; questa la decisione presa di comune accordo dall’assesso­ rato alla gioventù e dagli enti di pro­ mozione sportiva di Torino, decisione che l'assessore Vinicio Lucci ha così spiegato sul bollettino « Gioventù no­ tizie ». « A prima vista può apparire una de­ cisione contraddittoria con quanto il Comune sta facendo in questi anni a favore di una più larga pratica spor­ tiva, ma riteniamo che proprio operan­ do in questa direzione non potevamo in nessun modo aderire alla nuova formu­ la dei giochi. « Innanzi tutto desidero sottolineare che l'accordo CONI-Scuola, che ha pur qualche lato positivo, è stato fatto sen­ za consultare minimamente gli Enti Locali che oggi vengono comandati dal CONI ad organizzare i giochi senza una motivazione ben precisa. « Inoltre, a mio giudizio, l’attuale nuova organizzazione dovrà essere am­ piamente rivista alla luce delle recenti riforme operanti nella scuola con i Decreti Delegati di cui l’accordo CONIScuola non tiene minimamente conto: oserei dire che siamo quasi in contrasto con la nuova concezione della scuola democratica e partecipata e sono con­ vinto che le famiglie, i Consigli di Cir­ colo e i Consigli di Istituto si batteran­ no con noi per una diversa pratica sportiva all’interno della scuola. « Entrando più nei dettagli abbiamo timore che l’accentuato criterio di se­ lettività potrà portare inavvertitamente gli insegnanti ad una emarginazione dei ragazzi meno dotati al fine di far apparire la propria rappresentativa la

più capace e quindi formata essenzial­ mente da ragazzi più dotati e più pre­ parati. « In secondo luogo la riduzione a sole quattro discipline sportive praticamente obbligatorie, non ci può trovare con­ senzienti nello spirito che questo As­ sessorato sta dando alla sua attività di sport servizio sociale nel senso di permettere a tutti i giovani di estrin­ secare la propria personalità nello sport che ritengono più confacente sia alla propria capacità fisica e sia come at­ tività motoria e di gioco. « Inoltre, e potrebbe forse essere 1' aspetto più importante, l’Assessorato con gli attuali impegni che ha nell’at­ tività del Centro Comunale di Formazio­ ne Sportiva non e assolutamente in grado, sia come uomini che come mez­ zi, di poter dare un minimo contributo per cui non sarebbe serio, a mio mode­ sto giudizio, voler mettere un’etichetta su una manifestazione alla quale poi non ci sarà possibile dare nessun con­ tributo concreto. « Vogliamo comunque assicurare che tutte le richieste di utilizzazione di im­ pianti comunali per lo svolgimento dei Giochi della Gioventù saranno esaudi­ te, come per il passato, da questo As­ sessorato. « Vorrei chiarire che il nostro non è un atteggiamento di ripicca e nemme­ no una semplice denuncia, ma vuole offrire un reale contributo insieme agli Enti di Promozione Sportiva e a tutte le componenti sociali per dare un mag­ gior significato politico e sociale per una più larga e sentita pratica sportiva nella scuola e nel mondo giovanile in generale. E in questa direzione siamo a disposizione per tutti gli incontri che si riterrà opportuno programmare ».

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Esperienze

A Scorzò, Venezia, un'esperienza di libertà L’esperienza dei momenti nazionali CSI ha compiuto a Scorzò un indubbio passo avanti. Cè stato da parte di tutti un serio impegno per integrare il momento sportivo con l’incontro comunitario basato sulla ricerca di valori culturali e di amicizia.

cietà Culturali e Sportive di Scorze, non si chiama e non vuole essere un « campionato » di corsa campestre: es­ sa si chiama e vuol essere un « incon­ tro » di amici che si trovano per la prima volta o si ritrovano in occasione di gare sportive. Quelle che trascorreremo insieme do­ vranno essere ore festive per la parte­ cipazione gioiosa di tutti a delle gare considerate non più — come tante vol­ te è avvenuto in passato — occasione di scontro, ma di incontro, di cono­ scenza reciproca, di amicizia. A nulla servirebbe ritornare a casa con una coppa o una medaglia senza il ricordo di una parola gentile ricevuta, di un sorriso donato a chi ti era accanto, di

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E' stata veramente la festa dello sport quella vissuta a Scorzò a cavallo fra sabato pomeriggio 15 c domenica mat­ tina 16 marzo, in occasione dell'incon­ tro a carattere nazionale di corsa cam­ pestre del Centro Sportivo Italiano dell'Alta Italia — settore orientale — che ha portato a Scorze circa 300 fra atleti, atlete, dirigenti, tecnici-animatori pro­ venienti dai vari centri della Lombardia, del Trentino-Alto Adige, della Venezia Giulia, del Friuli e del Veneto tutto. Già nel pomeriggio del sabato il Grup­ po Culturale Studentesco di Treviso ha presentato scenette che proponevano dei temi sullo sport, di indagine anche criti­ ca; i temi aprivano la discussione che poi si allargava fra tutti i presenti. Alla sera il locale complesso corale « Giglio Alpino » ha eseguito cori pae­ sani, folcloristici e della montagna. Domenica mattina, prima della gara, nello Stadio Comunale presenti più di un migliaio di persone, il parroco Don Guerrino Zara ha concelebrato con il Consulente Ecclesiastico del C.S.I. don Vittorio Peri la Messa per la Pasqua dello Sportivo. Poi, in un percorso ma­ gnificamente inserito fra le già verdi campagne scorzetane, è venuta la gara.

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E’ una prima esperienza questa, dalla quale ci si attende molto. Per la cronaca diremo che, in un percorso di 2000 metri per le allievi e di 3000 metri per gli allievi, reso particolar­ mente difficile e pesante da una setti­ mana di continuo maltempo, si sono rispettivamente imposti: Lorella Coret­ ti del Consiglio provinciale di Trieste e Roberto Giretto del Consiglio provin­ ciale di Treviso. Nell’Incontro di Scorzò, però, pur in una competizione sportiva, non ci sono stati né vinti né vincitori, ma solo ra­ gazzi e ragazze, diversi per doti fisiche e tecniche, ma uguali per l'impegno e la correttezza con cui hanno gareggiato lungo tutto il percorso, come ha voluto sottolineare il presidente provinciale CSI Luigi Benedetti nel suo saluto di benvenuto che qui riportiamo: « La manifestazione sportiva che in questo momento viene ufficialmente apcrta, cari amici atleti e animatori qui convenuti da ogni parte, ai quali va il cordialissimo benvenuto mio e di tutto il Consiglio provinciale del Centro Spor­ tivo Italiano di Venezia che ne ha cu­ rato l’organizzazione insieme alla Dire­ zione Tecnica Nazionale, Comune, So-

una mano tesa al termine della gara per significare che nello sport — se neces­ sariamente c’è l'agonismo e ci sono i primi e gli ultimi arrivati al traguardo — non ci debbono mai essere né vinti né vincitori. Ci sono invece ragazzi e ragazze « diversi » nel sistema nervoso e nella resistenza, più o meno capaci di razionalizzare gli sforzi e di coor­ dinare i movimenti del gesto tecnico, ma « uguali » tra loro perché persone della stessa natura umana, membri del­ la stessa società civile. E’ questo, amici sportivi, lo scopo principale di quetsa festa sportiva; co­ noscerci, dialogare, riflettere insieme sul significato dello sport che non deve più essere, almeno tra di noi, una os­ sessionante angosciosa ricerca di un risultato tecnico, ma un momento di amicizia, un’esperienza di libertà. E' questo dunque l'augurio che rivol­ go a tutti, giovani e adulti, atleti e di­ rigenti-animatori: che questo incontro serva a capire e vivere la esperienza sportiva come messaggio di amicizia e di speranza in una società che anche lo sport avrà contribuito a rendere più umana ».

TONI NARDIN


Costume

Com'era bello andare in bicicletta II ciclismo strilla e accusa un po’ tutti — in particolare la televisione — di ignorarlo, di portarlo alla rovina. Generalmente i malati incurabili se la prendono coi medici e con gli in­ fermieri « che non fanno abbastanza ». Il ciclismo dovrebbe prendersela con sé stesso. Se morirà — ma non lo voglio credere, forse solo per romantica fede, sarà crepato solo per indigestione. Vi ricordate le scorpacciate di pagine, di colonne, di ore di trasmissione, quan­ do sembrava che tutto il Paese fosse divenuto una immensa bicicletta? Cer­ to, era bello sentirsi al centro della umanità nostrana: ma quanto poteva durare ? Poteva durare anche più a lungo, se quella infatuazione, fosse sta­ ta completamente generata da un na­ turale entusiasmo, discutibile magari, ma sorto con totale spontaneità. Invece era una costruzione artificiosa tirata su dalla pubblicità industriale, sfruttando un genuino tracciato preesistente. In un paese miserabile di impianti sportivi come è — ed era, ovviamente, ancor di più allora — il nostro, la stra­ da è lo stadio sovrano, istintivo, alla portata di ognuno. E la strada era 1’ impianto principe dello sport della bici­ cletta. Poi, poi... dopo il sessanta, ci fu la scelta nazionale della « via dell’auto­ mobile ». Divenimmo un popolo di au­ tomobilisti. Ci vergognammo dei mo­ desti sogni nel cassetto di libertà, di evasione, di viaggio ciclistico. Profon­ demmo ogni avere in strade per auto. La bicicletta ci sembrò, d’un tratto, un arnese da dimenticare, come l’agri­ coltura meccanizzato considera l’aratro a mano su cui sudarono i propri avi. Rimase, però, in noi, un istintivo af­ fetto per i « nomi » dello sport cicli­ stico; rimase una predilezione, una pre­ disposizione ad appassionarsi per le grandi prove. Su questa costruzione di modeste fondamenta, l’industria, con buona dose di cinismo spontaneo, so­ praelevò i piani di un faraonico edifi­ cio con tutte le comodità moderne e i ritrovati della scienza, dai public rela­ tion men alle anfetamine. Soprattutto, inalberò immensi cartelloni pubblicitari. Appena è avvenuto il ricambio della generazione, appena quelli come noi, che ebbero, sia pure agli sgoccioli della epidemia, inoculato il bacillo inebriante « Bartali-Coppi » sono divenuti... più che maggiorenni, il mastodonte gonfiato ar­ tificialmente si è sgonfiato. Sono rima­ sti in piedi i cartelloni pubblicitari. E, ironia della sorte, proprio l'espressione in questo periodo di un fuori classe come Merckx, ha contribuito a dare il colpo di grazia: anche lui sembra crea­ to artificialmente da un regista per re-

citare la parte del « mattatore »... solo che il regista ha sbagliato in eccesso la dose. Il mattatore non dà emozioni perché sembra più spesso mattare dei... morti! Se mai, i mezzi di informazione si sono fatti tirare nel giuoco: ma il ci-

degli spostati: senza una tradizione istintiva di professionismo quali hanno il calcio e la boxe — che pure seminano vittime alle spalle — l'atletica spetta­ colo si avvinghierà all’industria pubbli­ citaria. Che spreme, finché il limone ha succo...

Ai tempi di Fausto Coppi: quando sembrava che tutta l'Italia fosse divenuta un'immensa bicicletta

clismo non l’hanno liquidato loro! Il caso dello sport della bicicletta dovrebbe almeno servire di lezione ad altre discipline sportive. Ne prendiamo due a caso: l’atletica e lo sci. Tutti hanno la smania di fare la con­ correnza al calcio, di misurare i propri spettatori e le colonne dedicate dai giornali, con i corrispettivi del calcio. Ma il calcio è nato professionista o per lo meno lo è divenuto nella notte dei tempi. Come la boxe che, se muore, muore perché nessuno ha più voglia di soffrire, non perché gli organizzatori non sappiano — a modo loro — il « fatto suo ». L’atletica va cercando lo spettacolo. Le riunioni indoor, odoranti di circo equestre, si diffondono nell’intento di fare durare la « stagione teatrale » per tutto l’anno. Presto gli atleti per fare fede agli impegni, dovranno dedicarsi solo alla atletica. E dovranno essere pagati profumatamente. E saranno scel­ ti, dai talent scouts, ancora in fasce e gettati nella mischia acerbi per soddi­ sfare la richiesta. Giovani e acerbi, im­ pareranno solo a vivere di sport, come professione: divenuti adulti, superati da nuove leve, si attaccheranno allo sport come edere al muro cadente, divenendo

Per lo sci, il discorso è diverso. Men­ tre per l’atletica si può parlare di sna­ turamento d’una vecchia signorina vir­ tuosa che in età matura decide di lan­ ciarsi nell’avventura, per lo sci si può parlare di un incallito giocatore di po­ ker che, esaltato dal successo delle sue « mani », decide di aprire un casinò in ogni città, rimanendo alla fine sommer­ so dalla sua megalomania. Lo sci è co­ perto di pubblicità, dagli occhiali alla punta degli scarponi; pazienza, la gente 10 ha conosciuto, nel suo boom, così. 11 pericolo comincia con l’inflazione. Sci a pranzo, a colazione, a cena, di notte. Anche qui, il ciclismo insegna. La vit­ toria di Merckx, ancorché prestigiosa sul piano tecnico, non fa’ notizia. Quan­ to reggerà l’interesse per la Coppa del Mondo se le prove verranno ancora in­ fittite, se lo spettacolo diverrà merce quotidiana? Un sondaggio demoscopico ha indi­ cato che i giovanissimi portano la pal­ lavolo ai primissimi posti nel loro in teresse; la pallavolo che si gioca ovun­ que ma che — ancora — è pubblicisti­ camente... agli inizi. E’ questa una ri­ prova dei pericoli ìnsiti nella dorata « mostrificazione » offerta dalla pubblici.à allo sport. PAOLO VALE[m

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Costume

il giornale dei giornali Quasi diario di un mese perduto di ENZO BALBONI

La "dorata" poesia dello sport Il ■ fondo » di questo mese è dedicato ai problemi della finanza. Si parla molto di soldi in questo momento: soldi a de­ stra. soldi a sinistra, petrodollari, acqui­ sti, cessioni, incassi. Soldi. Cominciamo con la dichiarazione del presidente della Federbaseball che ha chiuso la sua rela­ zione sull'annata finanziaria annunciando un deficit di 166 milioni. Il presidente ha chiuso con questa giustificazione: - Siamo un poco pazzi e un poco poeti ». E' stato applaudito dall'assemblea che ha approvato la relazione all'unanimità con soli tre astenuti. Detto questo passo alle notizie: ROMA — Giacomo Agostini ha preteso un ingaggio di qualche centinaio di bi­ glietti da mille per intervenire di persona alla premiazione dei campioni italiani di motociclismo. ATENE — Jaqueline Onassis ha affidato la difesa dei suoi interessi, dopo la mor­ te del marito, a due avvocati. Secondo il • contratto » firmato al tempo del ma­ trimonio. Jaqueline avrebbe ottenuto alla morte di Onassis cento milioni di dollari (60 miliardi di lire, pari a qualcosa come 150 milioni al mese per trent'anni). Ma Jackie vuole di più: dice che non gli bastano. IMPERIA — Pasquale Mauliciano, di 61 anni, ha fatto dieci anni di militare in guerra, perdendo casa e beni in Etiopia e trascorrendo molti anni in prigionia. Dopo trent'anni di burocrazie gli sono sta­ ti liquidati i danni subiti: 1.600 (dico: milleseicento lire).

MILANO — L'Internazionale ha deciso di porre in vendita biglietti per i ragazzi a sole cento lire per migliorare l'affluen­ za allo stadio dei suoi tifosi. GENOVA — Il centravanti del Genoa Pruzzo sembra sia stato già acquistato da una grande squadra. Il prezzo del trasfe­ rimento è di 800 miliini. MILANO — Per la partita Milan-Sampdoria si sono avuti soltanto 7000 spettatori pa­ ganti, pari a circa 20 milioni di incasso lordo. NEW YORK — Finalmente è stato rag­ giunto l'accordo per la produzione del nuovo film di Federico Fellini « Casa­ nova ». Costerà sei miliardi di lire. LONDRA — A grande maggioranza, la Camera dei Comuni ha votato a favore dell'aumento di circa 600 milioni all'anno dell'appannaggio della Regina Elisabetta IL AGRIGENTO — La SIP (società dei te­ lefoni) ha staccato le linee telefoniche del Comune di Agrigento: si tratta dei telefoni che collegano con le scuole, i vigili urbani, i vigili del fuoco, le condot­ te mediche. Il Comune deve pagare bol­ lette telefoniche arretrate per 30 milioni di lire. MARSALA — Il cassiere dello stadio di Marsala mentre era in corso l'incontro di calcio Marsala-Reggina è stato rapi­ nato dell’incasso: 600 mila lire. ORTISEI — E' stato calcolato che la vit­ toria nella Coppa del Mondo 1975 abbia fruttato a Gustavo Thoeni non meno di cento milioni di lire.

Nudismo e censura PARIGI — Al congresso dei naturisti svoltosi a Port Nature in Francia ed al quale hanno partecipato delegati di ventidue paesi è stata votata all’unanimità una mozione secondo la quale alle Olim­ piadi gli atleti dovranno andare come ai tempi della Grecia antica: completamente nudi. Un delegato ha obiettato che la Televisione avrebbe avuto dei problemi per ritrasmettere le gare: « Come si farà a distinguere gli atleti uno dall'altro senza i colori delle loro maglie e i nu­ meri? • ha detto un delegato. ■ Della Tivù ce ne infischiamo — ha risposto il pre­ sidente dei naturisti - Le Olimpiadi de­ vono tornare ad essere quelle dell'antica Grecia: gli atleti devono gareggiare com­ pletamente nudi ». Anche le atlete. Anche le atlete.

MILANO — Èva Express pubblica una notizia secondo la quale Gina Lollobrigida ha ritratto l'attore Paul Newman

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mentre fa il bagno, nudo, nel fiume Con­ necticut, cosa che non era avvenuta per nessun altro fotografo. I fotoreporter ame­ ricani sono stati molto imbarazzati dalla cosa e hanno anche protestato. Paul Newman ha detto invece: « Gina Lollobrigida è il più bravo fotografo che abbia conosciuto ». ROMA — Una notizia di agenzia ha infor­ mato i giornali che una commissione del CONI ha visitato gli impianti olimpici di Montreal esprimendo anche un parere positivo sugli stessi impianti. La notizia era tradotta da una agenzia straniera che aggiungeva che della delegazione faceva parte anche Gina Lollobrigida. Nel­ la versione italiana il nome della Lollo­ brigida è stato eliminato. Facile deduzione, mettendo in relazione le tre notizie: al CONI l'idea delle Olim­ piadi nude non piace (ma fino a un certo punto).

Cosa dicono cosa scrivono EDMONDO FABBRI (allenatore del Torino): « I ragazzi riceveranno domani i soldi del premio di partita per la vittoria di dome­ nica scorsa: spero che vedendo i soldi potrebbero caricarsi e vincere anche do­ menica prossima ». Attaccamento ai colori sociali (verdoni) HELENIO HERRERA (ex mago): - Il buon Fuffo (Bernardini) sta sbagliando tutto, più di Valcareggi. E’ evidente che non capisce la mentalità del calciatore italiano e so­ prattutto del pubblico. I tifosi hanno ra­ gione di protestare, ma i giocatori non è che abbiano colpe grosse. Certo con me alla guida della nazionale — lo dico senza presunzione — l’Italia potrebbe finalmente raggiungere qualche buon traguardo... ». L'appello di Herrera ha fatto effetto. Qual­ cuno lo ha accolto. Ora sta trattando con l'Avellino. GIORGIO CHINAGUA (centrattacco): « Qui in mezzo a noi ci sono troppi presuntuosi. Martini? Ma quello non conta... ». CARLO AICARDI (decano dei tifosi del To­ rino): « Rifiutiamo di avere rapporti con il Torino perché vuole imporci un compor­ tamento corretto. Noi andiamo alla parti­ ta per azzuffarci: è quasi un rito ». MAURO BELLUGI (stopper del Bologna): « Il vicepresidente del Torino, Traverso, ha aizzato i suoi giocatori e li invitava a colpirci ». FELICE GIMONDI (campione ciclista): « Mi piacciono le automobili sportive e i mo­ bili antichi, la musica moderna e la pit­ tura del settecento. Quando smetterò di correre frequenterò gli autodromi, a casa ho un quadro del settecento e molti mo­ bili antichi. Peccato che non se ne possa avere più di tanto in una casa ». GIOVANNI ARPINO (giornalista): « Il com­ pito e le responsabilità delle pagine spor­ tive sono grandi: ma certi bombardieri de­ gli stadi non hanno ricavato le loro spran­ ghe o i loro razzi dalle redazioni dei gior­ nali, bensì dalle loro bieche cantine ». ANTONIO GHIRELLI (giornalista): Tutto sommato un po' di chiasso, di fischi (non di teppismo vandalico) una volta la set­ timana non sono poi la fine del mondo. In questo caso le nostre responsabilità co­ me cronisti sportivi sono pesanti nel sen­ so che contribuiamo poderosamente ad alimentare lo spirito di campanile, la fa­ ziosità, il vittimismo di cui è impastato il nostro tifoso, anche perché qualche volta siamo noi più tifosi di lui ». BRUNO FIORETTI (invasore solitario del­ l'olimpico in Lazio-Napoli): » Sono uno sportivo e simpatizzo per l'Inter. Il rigore contro il Napoli non c'era. Non sono pen­ tito di quello che ho fatto e con un ar­ bitro cosi (Levrero) in qualunque partita lo rifarei ».

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Idee e dibattiti

QUANDO CAMBIA LA TRIBÙ’ Una tribù, fintanto che resta circoscritta non solo in uno spazio, ma nella sua stessa struttura tribale che è parentale e culturale, resta immutabile, ma un bel giorno avviene l'incontro con il diverso, e allora sorgono dubbi, confusione, paura...

Verso la fine di febbraio sono stato chiamato in un paese (Sasso Marconi, Bologna) per prendere la parola in una assemblea cittadina. Questa assemblea voleva essere la presentazione agli abi­ tanti di un fatto: la nascita di un Co­ mitato di gestione di centri di forma­ zione operanti nelle scuole e fuori di esse per conto del Comune. Un Comi­ tato di gestione che vedeva presenti e unitariamente impegnati rappresentan­ ti delle due società sportive operanti in quell’area: uno dello CSI, l’altra dell’UISP. 11 tema dell’assemblea, alla quale partecipavano il Sindaco e ['Assessore allo sport, non poteva che essere: lo sport come servizio sociale. I rappresentanti dei due Enti di pro­ mozione sportiva e i giovani dell’una e dell’altra società impegnati nel Comita­ to di gestione hanno preso la parola per dire alcune cose che servissero ad apri­ re il dibattito. Fra i partecipanti, un numero considerevole e preponderante di giovani. Più che dire come andato avanti il dibattito, mi sembra interessante do­ cumentare quello che ha provocalo al­ la distanza di poche ore.

Il mattino dopo, infatti, su una bache­ ca che serve da libera tribuna nel pae­ se, compariva un articolo scritto da un gruppo di giovani che rifletteva il loro parere sul fatto e gli interrogativi che erano emersi in loro. Il titolo del pezzo era: Il compromesso sportivo? Questo è il testo: « In un paese dove esistono blocchi fortemente contrapposti e storicamen­ te consolidati è teoricamente possibile solo un incontro a livello di dibattito c di dialettica, dove le posizioni si man­ tengono e si rinsaldano. « Ricordiamo, alcuni anni fa un simi­ le dibattito dove i responsabili delle diverse parti accanitamente si arrocca­ rono dietro posizioni storiche antece­ denti che confluirono in una delirante intolleranza reciproca. « A quell’incontro-scontro partecipa­ rono molti giovani che rimasero shoc­ cati da tanto integrismo e grettezza mentale e capirono che dietro a tale atteggiamento ci stava una cronica vi­ sione angusta della società, della poli­ tica, della cultura. « L’incontro di sabato 22 febbraio 1975 crediamo non sia sorto dopo una pioggerella d’autunno, che fa fiorire i lunghi del sottobosco, ma sia stato pre-

parato, tra resistenze ed opposizioni, da un lungo e paziente lavoro di revisione e del concetto di società, e di politica e di cultura. « Stimiamo questo fatto altamente positivo nei termini in cui le due so­ cietà (sportive) mantengano la loro pe­ culiare identità, altrimenti difficilmen­ te si potrebbero salvare dalla tentazio­ ne del potere e della spartizione del medesimo. Certamente per giungere a tale collaborazione si è giunti ad un compromesso dove le parti hanno ce­ duto qualche cosa o meglio si sono ri­ conosciute consenzienti su alcuni aspet­ ti concreti c operativi. .Noi speriamo pe­ rò che venga mantenuta una certa au­ tonomia e soprattutto, all’interno delle società (sportive), ci sia quello spirito critico, quell’animazione culturale che le contraddistinguono. Crediamo infatti che ambedue abbiano metodi partico­ lari di ricerca che non sono indipen­ denti da altre "scienze dell’uomo” (cs. la sociologia) e dei cui rapporti non possono fare a meno. C’è qualcosa che viene prima dell’azione operativa, che condiziona e modella la politica, qual­ che cosa che si chiama ideologia, filo­ sofia, fede o concezione generale della vita, della storia, dell’uomo.

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« Di fronte ad un tale avvenimento, dopo queste nostre osservazioni, si pre­ sentano alcuni interrogativi: — in quali termini le società (spor­ tive) sono rimaste autonome e soprat­ tutto come intendono salvaguardare ta­ le autonomia? — con quali mezzi i componenti in­ tendono mantenere una posizione di critica, sia all’interno della società (sportiva) come all’esterno, specialmen­ te nei confronti del potere che li ha convocati? — quali criteri guidano le comuni scel­ te operative? — qual è l’autonomia di fronte all’Autorità? Si profila il pericolo di già no­ te sconfessioni? — il sovvenzionamento delle società (sportive) ed in parte dei singoli ope­ ratori può far sparire le coscienze cri­ tiche? ». Al di là del fatto contingente, e de­ gli interrogativi connessi con problemi locali che il fatto ha suscitato, mi sem­ bra che questo discorso di un gruppo di giovani possa servire per una rifles­ sione più generale. Infatti, alcune delle domande sono molto simili ad altre sorte in luoghi di­ versi; là dove, cioè, appartenenti a En­ ti di promozione sportiva, diversi per origini e motivazioni, si sono trovati a collegarsi per un'azione comune o per gestire insieme dei servizi di Enti locali. La prima, fondamentale preoccupa­ zione, in questi casi, è sempre la stes­ sa: la collaborazione significa già, o porta, una perdita d’identità? Dove van­ no a finire le motivazioni di fondo che hanno fatto sorgere movimenti diversi? Anzitutto, mi sembra che si debba andare alla radice del perché si realiz­ zano queste collaborazioni prima inesi­ stenti: questi sono fatti che non cado­ no dal cielo o che sono guidati dal destino. Nel caso specifico degli Enti di pro­ mozione sportiva mi sembra si possa dire che all’origine di queste conver­ genze, alleanze o intese che dir si vo­ glia, ci sia una ragione di fondo. Il fatto, cioè, che gli Enti di promozione sportiva in questi ultimi anni hanno operato in sé e nella loro politica ge­ nerale un cambiamento. E il cambia­ mento consiste, sostanzialmente, in una volontà divenuta sempre più esplicita di costituirsi come alternativa al mon­ do ufficiale sportivo (CONI e Federa­ zioni) considerando lo sport secondo un criterio diverso: ossia la pratica sportiva vista non più e non solo come attività agonistica (con tutto quello che questo comporta), ma come servizio so­ ciale, diritto di ogni cittadino, fatto di tutti e per tutti. Questo passo, a mio avviso, ha com­ portato una logica diversa che ha ri­ mosso molti ostacoli che prima si frap­ ponevano alla collaborazione tra i di­ versi Enti. Questo passo, cioè, ha rot­ to gli integrismi presenti nei vari Enti. Integrismi, peraltro, fondati sulle mo­ tivazioni (o ideologie o confessione re­ ligiosa) più che sui problemi concreti. Di più, mi sembra di poter dire che questo passo non solo ha prodotto un

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cambiamento, ma è stato già il segno significante di un precedente cambia­ mento già verificatosi. Credo poi opportuno sottolineare che, in realtà, prima di questo passo (quan­ do cioè, come dicono alcuni legati al « bel tempo passato », quando tutto era così chiaro e preciso), le diversità fos­ sero, in realtà, più apparenti che reali. Gli « steccati ideologici » e organizzati­ vi, infatti, non impedivano per nulla agli Enti di promozione sportiva di fa­ re in concreto la stessa cosa. Dunque, l’attività sportiva, concepita e realizzata nei termini e secondo il modello di quello ufficiale, non diffe­

mutabile. In questa tribù non si rea­ lizza nessun progresso, nessun cambia­ mento significativo; anzi, può verificar­ si una progressiva, lentissima involu­ zione. Il cambiamento, pertanto, si verifica nel momento in cui, per una ragione o per l’altra, per esempio, qualcuno del­ la tribù esce dal clan delle relazioni pa­ rentali e si sposa con un soggetto di un'altra tribù. Ossia, in definitiva, il cambiamento si verifica nell’incontro con il diverso. Quando, cioè, la tribù, o qualcuno di essa, ha il coraggio di affrontare il nuovo senza rinchiudersi a priori ob-

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renziava per nulla — se non nei di­ scorsi e nelle enunciazioni — il « pro­ dotto » di tale attività. Quando, dunque, si creano conver­ genze tra Enti su alcuni problemi o per la gestione di alcune attività so­ ciali (non più private), bisogna essere attenti a dire che si perde la propria identità. Bisogna anzitutto vedere se questa identità esisteva precedentemen­ te non solo nelle dichiarazioni ufficia­ li, ma nella prassi concreta. Vediamo, però, più a fondo il pro­ blema centrale che è in questione: quello, cioè, del cambiamento. A questo proposito l'antropologia ci insegna che un cambiamento non si ve­ rifica per il solo motivo che un grup­ po umano vuol cambiare, ma perché si realizzano delle condizioni per cui il cambiamento si verifica di fatto. E’ questo, in fondo, il problema per cui certe comunità umane sono - pro­ gredite e altre, invece, sono rimaste, come si suol dire comunemente, « pri­ mitive ». Infatti, una tribù fintanto che resta circoscritta non solo in uno spazio, ma nella sua stessa struttura tribale che è parentale e culturale, essa risulta im-

bedendo al pregiudizio, alla tradizione, ai meccanismi psicologici di difesa che scattano nel momento dell’incontro con l’imprevisto. Ed è con questo rompere gli schemi parentali, culturali e la tra­ dizione che la tribù cambia, si evolve, progredisce e dalla tribù si passa alla società pluralista e diversificata. Questo meccanismo che è alla base del cambiamento, si ripropone conti­ nuamente anche per i gruppi consoli­ dati e strutturati che, se continuano a rimanere chiusi in sé, finiscono per co­ stituirsi in tribù senza sviluppo se non numerico, impedendo, di fatto, il cam­ biamento. Ora, per quello che si riferisce agli Enti di promozione sportiva, si può no­ tare come il loro cambiamento sia av­ venuto nel momento in cui, uscendo dalle contrapposizioni tribali, si sono incontrati e hanno cominciato a met­ tere in comune almeno alcuni aspetti della loro problematica. In questo modo sono cadute molte barriere fittizie (quelle sorrette dagli integrismi reciproci) per lasciare il campo ai problemi reali che, nei fatti, attraversano tutte le ideologie e le ispi­ razioni. Ed è in questo scambio e di fronte ai problemi concreti che si con-


solida e si puntualizza l’idea di fondo di un cambiamento globale: quello, cioè, di uno sport servizio sociale che, per essere realizzato, rimanda non a questo o quel settore della società, a questo o a quel movimento o Ente, ma alla società in quanto tale, con i suoi conflitti e le sue contraddizioni, con la sua realtà storica e culturale. Il rimando alla comunità socio-poli­ tica non è privo di significati. Anzi. In questo àmbito, infatti, il processo che si crea nello stare nella comunità pone il problema di essere con altri, o con­ trapposti ad altri, non più in termini di confessione religiosa o di apparte-

nenza ideologica; ma, senza negare queste motivazioni, in una realtà socio­ politica i problemi trovano la loro so­ luzione attraverso conoscenze e stru­ menti scientifici che non sempre le con­ fessioni religiose o le ideologie adot­ tano per sé e sanno utilizzare. L’affrontare insieme e scientificamen­ te un problema, allora, non significa affatto per coloro che si uniscono per­ dere la propria identità, la propria mo­ tivazione, o confessione religiosa, o ideologia. Significa, più semplicemente, utilizzare propriamente uno strumento che si rivela per i partners utile e ne­ cessario in quel contesto storico-cultu-

I ggiovani sono stati i primi ri sconfinare oltre i confini delle tante « tribù » in cui era (ed è) suddivisa e schematizzata la nostra società.

rate per risolvere un problema di inte­ resse comune tenendo presente il bene generale. 11 fatto, dunque, è socio-poli­ tico, non psicologico. Questo convergere di impegno moti­ vato diversamente e questo lavorare insieme, che è già significante di un cambiamento avvenuto, peraltro, può avere e ha delle conseguenze anche sul­ le motivazioni. Anch’esse, infatti, ven­ gono messe in causa e anch’esse ver­ ranno mutando e trasformandosi nel tempo. Può anche darsi che un’ideologia, una motivazione, una confessione religiosa venga assorbita da quella con cui si unisce, e quindi scompaia. Questo, pe­ rò, suppone un processo di vera e pro­ pria colonizzazione da una parte verso le altre. Se, però, il gioco è democra­ tico e i partners hanno coscienza cri­ tica, allora è difficile se non impossibile che si realizzi il processo colo­ nizzatore. Quello che certamente si verificherà, invece, sarà un reciproco mutamento, anche delle identità, anch’esse chiama­ te ad adattarsi alle nuove situazioni e alla nuova cultura che il cambiamento avrà creato. Nessuno mette in dubbio che perso­ nalità fragili, o gruppi con una perso­ nalità fragile, possano correre il rischio di vedere scomparire la propria iden­ tità. Ma questo non sarà da imputare all’aver lavorato insieme ad altri, con diversa identità. Resta comunque il fatto i neon t rovertibile che se si vuole operare un cambiamento occorre uscire dalla tri­ bù, dal ghetto, dalla segregazione met­ tendo in gioco non solo ciò che si ha, ma anche, e necessariamente, ciò che si è. Del resto le motivazioni, le ideologie, le confessioni religiose non possono servire per strumentalizzare le perso­ ne. Al contrario, sono strumenti per le persone al fine di far loro operare uno sviluppo umano e passare così da una situazione, da un'esistenza che è meno, ad una che sia di più, e sempre di più. E' questo, in fondo, il significato del detto di Cristo: « Non è l’uomo che è fatto per il sabato, ma il sabato per l’uomo ». Non si tratta, dunque, di perdere l’identità nel momento in cui ci si uni­ sce ad altri per costruire una piatta­ forma comune di lavoro, ma di venire sviluppando progressivamente questa identità proprio nell'incontro e nell’im­ pegno comune. L’incontro, allora, serve sia da vaglio della solidità dell’identità di ciascuno dei partners, sia da crogiuolo che fa purificare ciò che di vero ha l’identità, perché fa salire alla superficie le scorie che esistono in ogni confessione reli­ giosa, in ogni ideologia, in ogni moti­ vazione. Si tratta di un «compromesso»? Forse. Mi ricordo però che « compro­ mettersi » nella lingua sorella della Spa­ gna significa precisamente impegnarsi, e impegnarsi insieme. PAOLO ANDREOLI

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Idee e dibattiti

COSI’ LA FIDAL RISPONDE ALLE NOSTRE CRITICHE Il numero di marzo di Stadium ha pub­ blicato nella sua rubrica politica uno stu­ dio sullo sport federale. L'articolo trae lo spunto da talune ta­ belle relative ai tesserati ed ai contri­ buti del CONI. Per quanto riguarda in par­ ticolare i tesserati, la tabella non rappre­ senta un dato effettivo e reale. Si tratta, in effetti, del numero delle persone fisiche assicurate alla SPORTASS. includendo in esso atleti, tecnici, dirigenti e ufficiali di gara e forse, in taluni casi, anche tifosi ed amatori. Per la parte relativa alla FIDAL. i dati sono estremamente lacunosi: basti pensa­ re che per il 1973 i tesserati citati sono 40.866, contro gli 82.147 ufficialmente re­ gistrati. Questo fatto ha portato l'estensore del­ l'articolo ad esprimere nei confronti della nostra attività giudizi pesanti, affrettati e quanto meno inopportuni, proprio a causa dell'errato dato di partenza. Il giudizio, in ogni caso, non sarebbe mai stato comunque giustificato, conside­ rata l'enorme superficialità nell'affrontare senza dati di fatto problemi indubbiamente più profondi di quello che cifre e statisti­ che possono dire. Ma questo fa parte dì una mentalità che si va sempre più propagando: esprimere giudizi senza co­ noscere i fatti e senza aver acquisito pri­ ma quelle nozioni sulle diverse problema­ tiche che sono alla base di un giudizio obiettivo. Per questo motivo a costo di apparire elementari e noiosi ci avvarremo di dati e fatti ufficiali per illustrare la politica che la FIDAL sta perseguendo da sei anni a questa parte.

I NUMERI Fatta questa premessa è doveroso dare quelli che sono i dati ufficiali della FIDAL circa i propri tesserati nelle categorie Se­ niore^, Juniores, Allievi e Ragazzi. (Si trat­ ta di dati riportati negli atti della Federa­ zione e facilmente riscontrabili).

1963 1964 1965 1966 1967 1968 1969 1970 1971 1972 1973 1974

24.752 24.863 4- 0,45% 27.697 11 % 30.002 9% 31.590 5% 37.971 20% 52.842 39% 58.745 4- 11 % 73.902 26% 82.253 11% 82.147 89.269 + 8%

Da cui si deduce che dal 1968 ad oggi l'aumento dei tesserati è stato del 135%.

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In seguito ad alcune affermazioni riguardanti la FIDAL, contenute nell’articolo «Come sta lo sport federale», pubblicato sul numero 4/5 del 22 marzo, la stessa federazione ci ha inviato il seguente articolo che noi pubblichiamo volentieri, in quanto i nostri interventi sui vari aspetti dello sport vogliono soltanto avere lo scopo di una informazione più completa possibile da cui possa scaturire una altrettanto chiara presa di coscienza della situazione. La pubblicazione dell’inter­ vento ìion implica un nostro giudizio sul suo contenuto: offriamo semplicemente degli elementi al dibattito che Stadium cerca di stimolare con tutti i suoi articoli.

oltre le forze ufficialmente inqua­ drate bisogna considerare il numero dei praticanti che nel 1974 ha raggiunto la cifra di 600.000. Infatti, la corsa campestre dei Giochi della Gioventù 1974 ha raggiunto la cifra ufficiale di oltre 350.000. a cui vanno ag­ giunti i dati delle gare in pista sempre dei Giochi della Gioventù dei Campionati Studenteschi. Ci asteniamo dall'includere le cifre di tutte quelle altre forze — ci riferiamo al­ l'attività per tutti — sostenute ed inco­ raggiate da Società, Enti periferici, Enti promozionali, ed aiutate in forma indiretta da tutti gli Enti federali, che hanno rag­ giunto nel 1974 la strabiliante cifra di 150 mila partecipanti.

POLITICA La politica Federale di questi ultimi sei anni e la sua testimonianza sono gli edi­ toriali apparsi sulla nostra rivista • Atle­ tica ». le relazioni presentate ai Congres­ si (tutti atti ufficiali) e le numerose inter­ viste fatte sulla Stampa Sportiva e Po­ litica. La politica della Federazione ha cam­ minato perennemente sul doppio binario dell’attività di vertice (atletica-spettacolo)

e dell attività di propaganda: I una in fun­ zione dell’altra, consapevoli che le nostre competenze quale Federazione Sportiva e consci deH'impossibilità di perseguire lu­ na senza valersi dell'altra. Si tratta di una politica « programmata », « a lunga scadenza » e non « empirica » come taluni possono credere, politica che implica interventi « radicali dal basso ». Quali sono stati i risultati? Il primo e più evidente è l’aumento dei tesserati del 135% aumento che si cerca di contenere, essendovi un limite per le Società e per le nostre strutture perife­ riche ad assorbire tale incremento. Sempre in considerazione del fatto che la nostra attività ha un fine prettamente agonistico, esiste la volontà di distinguere l'attività promozionale di base da quella federale. Se ciò non fosse la nostra Federazione sarebbe in grado di denunciare oltre 800 mila tesserati, senza dover far gridare al­ lo scandalo; infatti sports come il calcio e lo sci (nei confronti dei quali portiamo grande rispetto per l'efficiente apparato organizzativo ed I prestigiosi risultati rag­ giunti) annoverano nelle loro cifre tutti coloro che partecipano ai tornei (calcio) dopolavoristici, non importa se ultra tren­ tenni e quarantenni e soprattutto non im-


porta a quale livello il tesserato e l'atti­ vità che svolgono siàno, oppure (sci) tutti coloro che per motivi turistici intendono utilizzare impianti di risalita nelle stazioni invernali. Ciò sta ad indicare che i numeri spesso possono trarre in inganno e le cifre van­ no attraverso il filtro delle diverse situa­ zioni.

RISULTATI DI VERTICE Chi pensa che la politica dell’atletica spettacolo avrebbe dovuto portare chili di medaglie, denuncia oltre ad un qualunqui­ smo, tutto italiano, anche una buona dose di incompetenza. Alle ultime Olimpiadi di Monaco nel­ l’atletica leggera hanno partecipato oltre

no solo delle medaglie prestigiose, sotto­ lineavano come dietro le medaglie man­ casse il complesso dei risultati che dimo­ strasse la validità del movimento). Non si può sottolineare come questa classifica sia stata conseguita senza po­ ter contare sulle prestazioni di atleti co­ me Arese e Dionisi o sulla piena efficien­ za fisica di altri come Pigni e Fiasconaro. E' difficile valutare quanto questi infor­ tuni possano essere dovuti a stress ago­ nistico — anche perché l’atletica fatta a tale livello prevede questo, in Italia, in Unione Sovietica, negli Stati Uniti, nelle Germanie, solo che da noi si nota in quan­ to non abbiamo i ricambi dei Paesi più evoluti come quelli citati — certo è che questi atleti hanno dato e continuano a dare un grande contributo alla propagan­ da dell'atletica pagando di persona quando i successi non sono maturati. Non dimentichiamo, infine, che è indub­ biamente più facile svolgere con succes­ so una attività di propaganda giovanile, un’attività di carattere organizzativo che vincere delle medaglie a colpo sicuro al­ meno nell'atletica leggera degli anni '70.

POLITICA FINANZIARIA

N 100 Nazioni. Il secondo sport per presen­ ze non può vantare neanche la metà di tale cifra. Cosa significa tutto ciò? Emer­ gere nell'Atletica Leggera in una discipli­ na che vanta oltre 150 Federazioni Nazio­ nali affiliate, è più difficile che in altri sports. Sono paragoni e discorsi estrema­ mente difficili e delicati ma chi può ne­ gare che una finale olimpica dell'Atletica Leggera valga ben una medaglia olim­ pica in taluni altri sports! Al termine degli ultimi Campionati Eu­ ropei è stata pubblicata da giornali spor­ tivi più qualificati una classifica ufficiale maschile in base ai finalisti (primi 8 di ogni gara). Il risultato è stato il seguente: 1. URSS 161,5; 2. Rep. Fed. Dem. Tedesca 139; 3. Germania Federale 101; 4. Polonia • Gran Bretagna 79; 6. Italia 57; 7. Finlandia 56,5; 8. Francia 51; 9. Svezia 26; 10. Ceco­ slovacchia 20. (Seguono altri Paesi: Ro­ mania. Yugoslavia, Ungheria, Spagna, Sviz­ zera, Norvegia, Belgio, Olanda. Bulgaria, etc.). Al di là delle medaglie vinte (5, uno dei numeri più alti delle ultime edizioni), è importante evidenziare il successo di massa che è il dato che meglio sintetizza Il progresso di vertice di una Nazione (al­ meno così abbiamo imparato da tutti quei critici che al momento in cui si vinceva-

Sulla politica scelta dalla FIDAL in que­ sti anni, al di là dei dati numerici su ci­ tati possiamo portare altri dati, altrettan­ to determinanti a dimostrare la volontà 'di una programmazione « a lunga scadenza » con « interventi radicali dal basso ». I fondi assegnati alla FIDAL dal CONI sono circa 900.000.000 pari a quasi il 95% delle entrate globali, non permettendo l'a­ tletica introiti suppletivi, come avviene per altre Federazioni, grazie a tasse e multe di tutti i generi. Eccone il dettaglio: — Contributi a Società (solo per attività giovanile e di propaganda) 210 milioni 22,1% — Contributi agli Organi periferici (funzio­ namento ed organiz. attività regionale) 210 milioni - 22,1% — Settore Tecnico (allenamenti ed attività tecnici federali, nazionali e regionali) 230 milioni - 24,2% — Gruppo Giudici Gare (controllo attività regionale, nazionale ed internazionale) 50 milioni - 5,3% — Pubblicazioni Federali 50 milioni - 5,3% — Attività Internazionale (Solo incontri al­ l'estero) 80 milioni - 8,4% — Assicurazioni, Spese mediche ed oneri vari 40 milioni - 4,2% — Funzionamento Federazione e varie 80 milioni - 8.4% — Per un totale di 950 milioni. Non crediamo siano tanto le Federazio­ ni che assegnano il 40% del proprio bi­ lancio alle strutture periferiche ed alle So­ cietà, seguendo così una politica di decen­ tramento che costituisce un atto di poli­ tica « a lunga scadenza » con « interventi radicali dal basso ». La nostra Federazione può vantare una struttura periferica che — pur nelle dif­ ficoltà di una collaborazione volontaristica — ha le sue più profonde diramazioni in tutto il territorio (ormai quasi a livello comunale) ed in tutte le attività di lavoro. Al riguardo consigliamo di scorrere il « Di­ rectory » pubblicato sull'annuario 1975. Infine, va sottolineato come — a diffe­ renza di quanto si credeva — la FIDAL

non assegni alcun stanziamento dal bilan­ cio federale alla organizzazione di mani­ festazioni internazionali in Italia. Va da sé che l'Atletica-spettacolo si autofinanzia fi­ no a produrre attivi. Anche perché è sem­ pre più facile trovare finanziamenti presso gli enti locali per manifestazioni sportive che per attività sociali, siano essi (Enti locali) di destra o di sinistra, bianchi o neri.

ATTIVITÀ' TECNICO SCIENTIFICA Siamo stati accusati di essere una Fe­ derazione • senza basi scientifiche »: ciò è vero tanto quanto è vero che tutto lo sport nazionale non ha basi scientifiche e quan­ to è vero che tante altre attività della vita del nostro Paese, non hanno basi scientifiche. Che poi la FIDAL stia facendo da alcuni anni a questa parte degli enormi sforzi per colmare il gap che ci divide dalle na­ zioni più evolute, è un fatto incontrover­ tibile, la cui negazione è la conferma della poca conoscenza di tutto il problema e. quindi della inattendibilità di certi giudizi. I convegni di Abano, Gubbio, Taormina (oltre 1000 partecipanti in totale); le cen­ tinaia di corsi di aggiornamento, le centi­ naia di pubblicazioni stampate per migliaia di tecnici sono la prova più tangibile di questo sforzo. Si tratta di un lavoro ri­ volto a tutti i livelli tecnici, da quelli di base a quelli di vertice, a seconda dei di­ versi scopi, fino aH'ambìta (e contrastata) realizzazione di un Istituto per la Ricerca Medico Biologica a Formia. II tutto viene inserito in una struttura tecnica che secondo dei criteri di « in­ terventi radicali dal basso » e quindi - a lunga scadenza » si presenta come una pi­ ramide rovesciata, costituita da 19 settori tecnici regionali con a disposizione 85 tec­ nici specialisti a part-time, con 13 Centri di specializzazione, con 25 tecnici per l'at­ tività giovanile e quindi dall'apparato na­ zionale sia nelle strutture esecutive (se­ greterie) che in quelle decisionali (Ufficio della Programmazione).

CONCLUSIONE Non vorremmo, con quanto detto, che il lettore avesse la sensazione che il la­ voro svolto dalla FIDAL sia perfetto e so­ prattutto superiore a quello di tante altre Federazioni. Non era questa la nostra in­ tenzione perché sappiamo quanto ancora lacunosi ed imperfetti siano i nostri ri­ sultati. Una cosa volevamo: dare dei dati veri­ tieri sulla nostra attività e con essi indi­ care e dimostrare le lìnee politiche scelte, facendo giustizia di giudizi erronei invo­ lontari o meno.

N.d.r. L'articolo della FIDAL era cor­ redato da un'ampia illustrazione della struttura e dei metodi di lavori del settore tecnico che per motivi di spazio ci è impossibile pubblicare. Riteniamo d'altronde che esso sia sufficientemente no­ to e non abbiamo difficoltà ad ammettere che esso sia struttura­ to in maniera moderna e valida dal punto di vista tecnico-scientifico.

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EHM m MI BMH All'inizio del dodicesimo anno di vita delEnte Nazionale Energia Elettrica appare uti­ le ed opportuno fare un bilancio dei pro­ grammi svolti, delle realizzazioni effettua­ te, delle difficoltà superate, degli obiettivi che l'ENEL si propone per il futuro, in un quadro che è fondamentale conoscere per comprendere a pieno alcuni degli aspetti più significativi della realtà socio-econo­ mica del Paese. Nel 1969, con la costituzione dell’ENEL, 1.200 imprese elettriche, di varia grandezza e diversamente organizzate, furono integra­ te in un unico organismo per la produzio­ ne, la trasmissione e la distribuzione di energia elettrica sull’intero territorio na­ zionale. Fu un’operazione di estrema com­ plessità: operazioni analoghe attuate in Francia e in Gran Bretagna subito dopo la guerra furono condotte a termine in condi­ zioni molto più semplici, per le minori di­ mensioni del « sistema » da nazionalizzare e per le notevoli agevolazioni economicofinanziarie concesse ai rispettivi Enti elet­ trici. L’ENEL, invece, ha dovuto finanziarsi pres­ soché totalmente sui mercati dei capitali, subendo le ripercussioni delle tensioni de­ gli stessi, in ordine alle disponibilità e al costo del denaro, mentre c’è anche da te­ nere presente che i ricavi dell'ENEL, fino a pochi mesi or sono, sono stati condizio­ nati dal blocco delle tariffe, che è durato 15 anni: fatto forse unico al mondo. In tale contrastante situazione l'Ente ha operato con il massimo impegno per realiz­ zare tutte le « economie di scala » rese possibili dalle dimensioni e dalla unitarietà dell’Ente, ed ha perseguito la razionalizza­ zione tecnico-economica di tutte le sue at­ tività per aumentare la produttività azien­ dale e ridurre i costi di gestione, compati­ bilmente con un elevato grado di affidabili­ tà e qualità del servizio.

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Le economie conseguite non hanno però potuto bilanciare, se non in piccola parte, lo squilibrio finanziario ed economico che si è gradualmente accentuato, per cause estranee alle possibilità d’intervento dell’ENEL. Ciò nonostante, l’ENEL ha operato con suc­ cesso sia nei campi diremo così tradizio­ nali che in quelli che si sono profilati ne­ gli ultimi tempi come apportatori di svilup­ pi pressoché impensabili solo pochi anni or sono. Per quanto concerne il primo punto, si fa riferimento agli impianti idroelettrici, alle ricerche nel settore della energia geoter­ mica, agli impianti termoelettrici. Circa il secondo punto, il discorso si incentra sul­ la energia nucleare. Ci si sofferma su tale ultimo argomento in quanto l'evoluzione dei relativi mezzi di produzione, i problemi e le esperienze del passato e le prospettive future assumono grande rilievo nel quadro degli indirizzi pro­ grammatici per il superamento della crisi energetica. Circa il futuro di questo settore operativo, è intendimento dell'ENEL costruire solo impianti nucleari per soddisfare i nuovi fabbisogni di energia nei programmi che faranno seguito a quelli in corso di esecu­ zione e di avviamento. Il programma ter­ moelettrico sarà pertanto limitato al com­ pletamento delle centrali già programmate, anche in relazione ai ridotti tempi di ese­ cuzione, ed al soddisfacimento delle esi­ genze di particolari zone del Paese. In questo quadro, il programa di nuovi im­ pianti nucleari dell’ENEL, prevede il com­ pletamento, entro la fine del 1975, dell’im­ pianto di Caorso, avente una potenza di 850.000 KW, e la costruzione, entro il 1980 — sempre che le relative autorizzazioni vengono concesse entro tempi molto brevi — di quattro nuove centrali, per comples­ sivi 4 milioni di KW.


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A completare le prospettive future dei pro­ grammi nucleari dell'ENEL, va ricordato il proseguimento dell'attività — in collaborazione con il CNEN e con la industria na­ zionale — per la realizzazione di un pro­ totipo da 40.000 KW del nuovo tipo di reat­ tore convertitore avanzato, di concezione originale italiana, che presenta favorevoli prospettive economiche e consente l'uti­ lizzo dell’uranio naturale in luogo dell’ura­ nio arricchito. Infine, è stata concretata una collaborazione internazionale, già promos­ sa dall'ENEL sin dal 1968 in sede EURATOM e poi in seno al Parlamento europeo, per lo sviluppo dei reattori autofertilizzanti e

neutroni veloci, che permettono una uti­ lizzazione 60-80 volte più spinta del po­ tenziale energetico dell’uranio naturale, il che estende nei secoli la disponibilità di energia dalla fonte nucleare. Nel quadro di questa cooperazione internazionale, l’Ente partecipa, a parità di diritti, ad una ini­ ziativa multinazionale (con l’Ente elettrico francese e la Società RWE tedesca) per lo sviluppo di reattori autofertilizzanti, desti­ nati a risolvere in modo definitivo nel lun­ go termine, il problema della indipenden­ za del nostro Paese nell’approvvigionamen­ to di fonti energetiche primarie per la pro­ duzione di energia elettrica.

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Sussidi

CICLISMO

OPERAZIONE ALADINO

Operazione Aladino » vuol dire aiutare i più piccoli a riscoprire la bicicletta nel mondo delle macchine nel quale li abbiamo sommersi. Non è una leva di ciclismo: sarebbe troppo poco. E’ un invito allo sport in termini nuovi di concezione e di metodo. L’iniziativa è proposta per il ciclismo, ma può essere estesa ad ogni altra disciplina. L’unica condizione è che la nuova mentalità sportiva richiesta ai ragazzi sia fatta anzitutto propria dai tecnici e da tutti i responsabili. 32


Nei suoi tentativi di portare nuova acqua al mulino dello sport, accostan­ do a questa o a quella disciplina la più larga massa possibile di ragazzi, un po’ da sempre il CSI è andato alla ricerca di nuovi metodi e nella propaganda e nello svolgimento dell'attività, inven­ tando spesso cose belle oltre che utili. Tra queste che ci piace chiamare « in­ venzioni », restando al solo campo del ciclismo potremmo ricordare la « Cop­ pa d’oro », nata dalla fantasia dell'amico Carlo Della Torre, del CSI di Trento, che porta annualmente a Borgo Valsugana numerosissimi ciclisti pronti a correre perché i premi vadano ai loro direttori sportivi (e nelle ultime edizio­ ni alla corsa è stato affiancato un mi­ ni-convegno per i direttori sportivi e i tecnici presenti aH'avvenimcnto). Anco­ ra vogliamo citare una delle più recenti di queste iniziative, quella varata con grande successo dal consiglio di Ve­ rona; « andiamo in bicicletta con il CSI », questa la scritta che i dirigenti veronesi Tiano voluto si leggesse sulle magliette dei giovanissimi da loro re­ clutati e messi sul sellino per un'atti­ vità propedeutica fatta su misura per i più piccoli. Iniziative come questa dovrebbero sor­ gere un po’ dappertutto, poiché siamo certi che risulterebbero oltremodo utili per uno sviluppo fisico graduale dei soggetti e al tempo stesso rappresen­ terebbero un’ottima propaganda per il nostro ciclismo. L’ultima iniziativa è stata appena lan­ ciata. Si chiama « operazione Aladino »: iniziativa piena di fascino, che ha già riscosso larghi consensi anche in campo federale e che dovrebbe svi­ lupparsi cominciando dalla formazio­ ne di un comitato locale, facente ca­ po al nostro consiglio, che riuscisse ad avere a propria disposizione un qualsia­ si campetto e a reclutare dei giovanis­ simi con il benestare dei loro genitori. Una volta in possesso di questi due elementi, il comitato locale si rivolge­ rebbe alla Direzione Tecnica Nazio­ nale così da ottenere il materiale (biciclcttine) necessario perché i ragazzi, sotto la sorveglianza di esperti, comin­ cino a giocare... alla bicicletta. Ripetiamo e sottolineamo il « giocare con la bici », perché sarà assolutamente vietato fare attività impegnativa ai giovani che di volta in volta chiederanno di usufruire del mezzo per iniziarsi alla pratica del ciclismo. Dando ai giovanissimi la possibilità di giocare con la bicicletta, sotto la sorveglianza dei nostri dirigenti, tro­ veremo in pratica un altro valido mezzo per favorire un’armoniosa crescita fi­ sica dei ragazzi. A questo proposito, i benefici effetti dell'uso della bicicletta per i più piccoli, vogliamo ricordare come il prof. Dal Monte abbia definito la bicicletta da 'Corsa come il mezzo meccanico che me­ glio si sposa con la macchina umana, in quanto la posizione del bambino in 'bicicletta permette al soggetto di sca­ ricare il suo peso su cinque parti del • corpo, così che lo scarico del peso coriporeo è ben ripartito in ogni singola

parte. La colonna vertebrale, che spesso è ritenuta la parte anatomica che più potrebbe soffrire nell’uso della biciclet­ ta, è invece quella che, data la posi­ zione del ciclista, supplisce alla caren­ za dei muscoli estensori del tratto cer­ vicale del collo. Cioè, sempre per il prof. Dal Monte, la posizione in bici­ cletta comporta un maggior incremento di forza muscolare e di intensità di tono nei muscoli nucali, cosa che si oppone al formarsi di un dorso curvo né più né meno di un qualsiasi eser­ cizio di ginnastica correttiva. E bisogna aggiungere a questo che l’apparato cardiocircolatorio dei bam­ bini non subisce alcuna riduzione di rendimento, anzi risultati sperimentali

hanno dimostrato in seguito all’uso del­ la bicicletta un’aumentata elasticità del sistema e un’ottima capacità di ricezio­ ne del sangue da parte dei vasi peri­ ferici. Non possiamo, quindi, che chiudere esortando tutti i comitati a fare atti­ vità per giovanissimi, con ragazzi dai 7 ai 12 anni tesserati unicamente per il CSI; cosa che permetterebbe di program­ mare da noi stessi l’attività, con mani­ festazioni imperniate principamente sul minicross. Chi avesse dei dubbi circa la formazione di società ed il tessera­ mento dei ragazzi potrà rivolgersi alla CTN ciclismo. GINO QUATTROCCHI

BOCCE L'attività boccistica in senso agoni­ stico e a carattere nazionale prende normale avvio con il sopraggiungere della primavera, in quanto le incerte e talvolta proibitive condizioni atmo­ sferiche rendono impraticabili i campi di gioco durante la stagione invernale. Promettenti iniziative già in atto presso vari Consigli lasciano prevede­ re che l'annata in corso segnerà un grande risveglio dello sport delle boc­ ce. Ne siamo ovviamente lieti ed incoraggeremo tali iniziative giacché non vorremmo vedere questo nostro sport relegato ai margini delle altre disci­ pline più qualificate. Per i suoi contenuti agonistici e spet­ tacolari, che lo caratterizzano al mas­ simo, questo sport ha potuto finalmen­ te svincolarsi da certe definizioni di­ scendenti, forse, dalle sue origini di semplice svago domenicale; definizioni che, a torto, quanti erano fuori della cerchia dei praticanti e degli spettatori più appassionati si ostinavano a dare. Certamente, a detta evoluzione mol­ to ha contribuito il sorgere di un nu­ mero sempre maggiore di impianti con moderne strutture nei grandi come nei piccoli centri ieri carenti, che rappre­ sentano oggi un eccezionale patrimo­ nio costituito, e teniamo a dirlo, con il solo sacrificio dei suoi appassionati, senza contributi di sorta da parte di Enti, di Autorità locali o mecenati. E’ questo un merito e un grande trionfo dello sport delle bocce che conta oggi nel nostro Paese ben 150.000 cartel­ linati. Prendiamo come esempio Roma. Da quando il compianto Comm. Giovanni Boano, pioniere del boccismo italiano e primo presidente della nostra C.T.N., ha portato dal suo Piemonte ai bocci­ si i romani la passione e la tecnica del gioco di cui era maestro, sono sorti in Roma oltre 300 campi coperti. Fa particolare spicco il noto Circolo Fla-

minio, che vanta uno dei più moderni e confortevoli bocciodromi. Fatta una doverosa sintesi dell’attua­ le situazione dello sport delle bocce e che ha indubbi riflessi anche nella no­ stra organizzazione, passiamo a tratta­ re questioni che ci interessano in mo­ do particolare. Da più parti ci è stato richiesto se siano tuttora in vigore le Convenzioni a suo tempo da noi stipulate con la U.B.I. e la F.I.G.B. Rispondiamo che tali Convenzioni non sono state mai disdette, che anzi risultano oggi miglio­ rale a seguito di nuovi sopraggiunti accordi per una più fattiva e cordiale collaborazione fra i contraenti. Dobbiamo ora lamentare come al­ l’inizio di stagione non tutti i Consigli abbiano provveduto a costituire le nuove CC.TT. Di esse debbono far par­ te persone competenti e sinceramente appassionate del nostro gioco, poiché dalle loro iniziative dipendono tutte le nostre attività dell'anno da svolgere in sede regionale, provinciale e circoscri­ zionale. A questo proposito, non riusciamo a comprendere l’assenteismo di alcuni Consigli che vanno per la maggiore, del Piemonte, della Liguria, del Veneto e delle Puglie, che sono stati sempre brillanti protagonisti nei passati Cam­ pionati. Dovremmo, quindi, attribuirne»-’ le cause proprio alla poca funzionalità delle CC.TT. Nel concludere queste note, voglia­ mo esprimere il nostro vivo compiaci­ mento al fattivo presidente della C.T. del Consiglio di Milano. Cav. Edoardo Colombari, il quale ha ideato ed orga­ nizzato un grande torneo aziendale di bocce. E' questa, senza dubbio, un’ope­ ra di propaganda di rilevante portata e di prestigio. Vorremmo che tali ini­ ziative venissero prese anche da altri nostri Consigli.

ANGELO D’OVIDIO

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CALCIO V Il problema della categoria arbitrale del C.S.I., (in cui prevalgono come è no­ to quelli di calcio) dibattutto ampiamen­ te nel recente Corso di Coverciano, è un problema di estrema attualità che deve essere affrontato e risolto. Su Stadium n. 3, Giulio Martinucci, in una indovi­ nata introduzione, ha posto il dito su alcuni motivi che possono determinare la nuova fisionomia dell’arbitro, come prefigurato e voluto dall’Associazione.

Si è lungamente parlato del nuovo ruolo che gli arbitri dovranno assume­ re, ruolo che prevede, tra l’altro, una più vasta partecipazione, e a tutti i livelli, alla vita associativa. A questo punto ci sorge subito, spon­ tanea, una domanda: come individua­ re gli strumenti per avviare questa po­ litica di aperture? Martinucci ci ha anche indicato uno spazio di notevoli dimensioni che po­ tremmo riservare alle discussioni, alle prove, alle scelte ecc. Ebbene comin­ ciamo subito ad occupare questo spa­ zio e, senza la pretesa di azzeccare su­ bito la formula giusta, cominciamo a concretizzare le teorie finora enunciate. Come? Esprimendo le nostre idee e provocando una serie di interventi di chi, più di noi, ha vissuto o sta viven­ do esperienze di base. Per quello che ci riguarda e per la nostra conoscenza diretta del proble­ ma ci risulta che gli arbitri del CSI so­ no disponibili ad un discorso di aper­ ture, di inserimenti, di partecipazione più responsabile ed accettano il nuovo modo di sentirsi soci. Questa disponi­ bilità, per essere operante, deve però essere accettata dalle altre componenti del mosaico associativo ed in modo

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particolare dai Consigli provinciali e circoscrizionali, nel cui àmbito opera­ no direttamente gli arbitri, e dalle so­ cietà alle quali gli arbitri offrono il loro servizio, per concordare insieme le premesse per un discorso completo. Naturalmente esistono alcuni motivi di carattere prioritario quali, ad esem­ pio, l’abolizione e la limitazione di al­ cune strutture; il modo in cui i gruppi arbitri — e non solo di calcio — pos­ sono vivere la loro vita associativa c tecnica; come dovrebbero rapportarsi — ed integrarsi — a livello di Consigli, di Commissioni tecniche, di Società; come dovrebbero essere programmati ed organizzati i futuri corsi arbitri. Al riguardo, ci risulta, alcune espe­ rienze sono state avviate. Ne conoscia­ mo anche gli esiti, per lo più positivi, ma gradiremmo fossero gli stessi inte­ ressati a volerli esporre e commentare convinti come siamo che tutte le espe­ rienze, anche quelle negative, aiutano a maturare, ad evitare ulteriori errori, ad arricchire chi si accinge per la pri­ ma volta ad affrontare il problema. E’ un invito rivolto a chi, come noi, si preoccupa di dare una forma con­ creta a questo importante settore as­ sociativo. Anche noi diremo la nostra, entrando nei dettagli, e siamo certi che le conclusioni che trarremo da questo scambio di esperienze saranno utili per definire la dimensione ed il ruolo dei nostri gruppi arbitrali. A chi la parola? RENATO BERNINI

MHBWEM M BB11 A seguito delle dimissioni presentate da Rossana Paternesi e da Aldo Musso, sono stati chiamati a far parte della Commissione Giancarlo Di Luzio e Agostino Mammucari. Mentre auguriamo loro un'ottima riuscita nel lavoro intenso che li accoglie, esprimiamo a Rossana e ad Aldo un grazie di cuore per l’impegno e la competenza con cui hanno svolto la loro opera; in particolare a Rossana che lasciando l’incarico ha voluto anche inviare un saluto a tutti gli atleti responsabili dell'Associazione per augurare loro di raggiungere l’obiettivo di una vera attività di sport sociale.

TENNISTAVOLO j Da queste pagine la Commissione Tec­ nica Nazionale Tennistavolo rivolge il suo saluto in particolar modo alle So­ cietà Sportive. Finalmente, grazie alla ristrutturazione del modo di redigere la stampa associativa, ci è dato modo di aprire un colloquio diretto con es­ se. Finora infatti, la voce della C.T.N. arrivava, per mezzo del periodico or­ ganizzativo CSI-Flash, essenzialmente ai dirigenti dei consigli provinciali, circo­ scrizionali e regionali. Oggi, avendo le commissioni tecniche il compito più che altro di indirizzare l’attività sportiva verso canali sempre più ripieni dello spirito associativo, si rende indispensabile allargare il dialogo il più possibile e soprattutto con i veri protagonisti dello sport CSI. Veniamo perciò a parlare della no­ stra disciplina sportiva, di come e quan­ to viene praticata nel CSI. Dobbiamo subito dire che abbiamo notato un buon incremento dell’attività

rispetto agli anni passati, non tanto per le cifre che abbiamo (purtroppo an­ cora molti consigli locali non hanno preso l’abitudine di informarci su tut­ to quello che fanno), quanto per le notizie che ci sono giunte per via indiretta c per il fervore che vediamo intorno al tennistavolo in quelle espe­ rienze cui abbiamo assistito. Inoltre questa disciplina viene spesso scelta da quei consigli che desiderano incen­ tivare altre attività che non siano il solito calcio. Ciò sta a significare che in futuro dovremmo avere altri aumenti in tesserati e praticanti.

A questo punto consentiteci una bre­ ve ma pensiamo interessante parentesi: leggevamo giorni fa un resoconto sta­ tistico del tesseramento al 31 gennaio raffrontato a pari data dell’anno scor­ so; ebbene si notava che il numero del­ le società in Italia era in diminuzione,


mentre invece era in forte aumento il numero dei tesserati; evidentemente as­ sistiamo al fenomeno di un ingrandi­ mento delle società sportive, che prima erano formate non di rado dei quindi­ ci atleti per il campionato di calcio, ed ora si sono aperte alla polisportività. In effetti sul tennistavolo bisogna fare due considerazioni per spiegarne il nascente successo; da un lato esso è uno sport che non richiede grossi impianti a disposizione ed oggi è sem­ pre più facile trovare delle sale abba­ stanza ampie nelle case parrocchiali (specialmente se di recente costruzio­ ne); è vero che i prezzi dei tavoli si fanno sempre più proibitivi, ma diciamo anche che l'acquisto di uno di essi vie-

retto alle società sportive, senza aver dato a ciascuna la sensazione più pre­ cisa di quanto si fa di tennistavolo nella nostra associazione. Abbiamo sotto gli occhi il quadro sul quale annotiamo le varie iniziative che ci vengono comunicate dai nostri con­ sigli. Ci sono fra tutti alcuni consigli nei quali il tennistavolo è oggetto co­ stante di attenzione, gode di una pre­ ventiva e seria programmazione cd ha alcuni responsabili che la seguono as­ siduamente; tutto ciò ha portato nelle società affiliate a quei comitati una concezioine del tennistavolo basata sul­ la continuità nell'arco di tutta la sta­ gione sportiva. Quindi abbiamo dei mo-

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ne sempre di più posto tra gli obiettivi finanziari delle società e che non è troppo difficile reperire un contributo e delle agevolazioni (in proposito fac­ ciamo presente che i consigli provinciali e circoscrizionali recentemente hanno avuto dei listini prezzi convenzionati ditte-Presidenza Nazionale, con condi­ zioni molto favorevoli). Dall’altro lato l’espansione del tennistavolo si spiega anche con la risco­ perta delle sue doti di scatto, prontezza di riflessi, decisione, qualità che si tro­ vano in tutte le altre discipline sporti­ ve, il tennistavolo cioè non è più lo « sport da parrocchietta » come si dice­ va una volta. Vogliamo anche mettere in evidenza come il nostro sport possa soddisfare le esigenze di quelle società sportive che nei periodi freddi dell'anno voglio­ no organizzare dell'attività e non hanno le grandi palestre a disposizione, dove non ci sarebbe che l'imbarazzo della scelta. Dopo aver parlato un po' in generale del tennistavolo, non vogliamo chiudere questo primo intervento su Stadium di-

menti locali dell’attività cosiddetta « uffidale » molto articolata (diverse prove o/e formule di svolgimento poco selet­ tive), che si svolge abbracciando diver­ si mesi; accanto a tale attività ferve l'orpanizazzione di diversi tornei di va­ rio tipo e per tutte le età; tati tornei spesso vengono proposti e realizzati di­ rettamente dalle società sportive, che tengono ad ospitare certe manifesta­ zioni. Finalmente vediamo quali sono questi Consigli-vedetta del tennistavolo CSI; per primo citeremo UDINE, quindi TREVISO, MOLFETTA, BIELLA. Questi sono i comitati che oltre ad effettuare l’attività ce ne informano costantemen­ te; siamo certi però che ci sono diversi altri che non sono da meno, però per questi dobbiamo dire che difettano di informarci. A tale proposito anzi dobbiamo rin­ novare ai nostri consigli ( e lo faccia­ mo di fronte alle società che leggono) un caldo invito a tenerci aggiornati sul­ le cose che fanno: siamo ormai a fine aprile, per cui ad attività sicuramente avviata, cd il nostro quadro è alquan­ to sguarnito di appunti sulle iniziative sportive che si realizzano nel CSI.

PER CHI VA AI MOMENTI NAZIONA­ LI 1975

Andando a Foligno l’anno scorso per partecipare ad uno dei momenti na­ zionali '74 di tennistavolo, avemmo la netta impressione (e non solo noi) che i presenti non erano stati abbastanza sensibilizzati dai propri responsabili provinciali sulla nuova concezione dei momenti nazionali. Che cose dunque questa « nuova con­ cezione dei momenti nazionali? » pen­ siamo che ormai a forza di scriverne su Stadium e su CSI-Flash, il concetto si sia abbastanza chiarito, per cui que­ st’anno non ci sarà l’impreparazione vista nel '74, però riteniamo necessario ancora trattarne (si sa, « repetita juvant! »).

Perciò che cosa debbono attendersi coloro che andranno ai momenti nazio­ nali quest'anno? Non dovranno pensare di andare a partecipare a delle gare di grande impegno agonistico, per cui dovranno prepararsi severamente nel fisico e nelle « tattiche »; certamente saranno delle gare di un certo livello tecnico, ma se pensiamo che i federa­ ti sono limitati ai 3/3!!... Non dovranno pensare che giocheran­ no soltanto, ma invece debbono già sa­ pere che oltre alle gare i comitati or­ ganizzatori prevederanno delle iniziative diciamo « non sportive » per permette­ re a tutti — atleti, dirigenti e famiglie — di trascorrere insieme alcune ore di divertimento, di conoscenza di cose nuo­ ve, di formazione di nuove amicizie tra i ragazzi delle diverse parti d’Italia, di discussione dei problemi di ogni giorno che viviamo nelle società, con la possi­ bilità che qualcun altro dei presenti abbia già avuto quei problemi e possa dirci come li ha risolti. Per tutto ciò, chi andrà ai momenti nazionali sappia che non va a fare 1’ « oggetto dell’organizzazione », ma va a prendere parte viva, originale, sponta­ nea alla manifestazione stessa, portan­ dosi dietro sì il proprio bagaglio tec­ nico, ma anche la fisarmonica o la chitarra per qualche canzone in coro, i giochetti di prestigio che conosce, ecc., nonché la sensazione esatta dei propri problemi associativi per farne patri­ monio della immancabile discussione che si fa in quell’occasione. La logica di tutto ciò è la seguente: il CSI afferma a chiare lettere che lo sport non è solo un fatto agonistico, ma è anche e soprattutto la possibilità per i ragazzi di incontrarsi, stare insie­ me, verificare i propri limiti e pregi, vivere una esperienza comunitaria, e, in quanto è un’esperienza di vita, lo sport è cultura. Premessa questa logica, i momenti nazionali non possono che realizzarsi nel modo che più sopra abbiamo pro­ filato e perciò ciascuno deve preparar­ si ad essere un protagonista di essi! FRANCESCO CINCIRIPINI

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Sussidi

PER I PARAMORFISMI DELLA COLONNA VERTEBRALE Abbiamo già detto dell’importanza che riveste la colonna vertebrale (rachide) sull'economia generale del corpo umano sia dal punto di vista fisico-dinamico, sia da quello biologico-funzionale. Tut­ ti sappiamo che questo « asse di so­ stegno » del corpo è articolato e fles­ sibile e si presenta con delle curve fi­ siologiche che rendono il rachide stes­ so più elastico. Infatti, se fosse diritto e rigido ad ogni piccolo balzo, od anche ad ogni passo, arrecherebbe un trauma al cervello che è collocato proprio all' apice di questa colonna. La forza di gravità preme sulle vertebre e tende ad accentuare le curve fisiologiche del rachide il quale deve, a sua volta, poter contrastare la pressione della forza di gravità e deve rimanere in giusto equi­ librio. Da qui l’importanza dei musco­ li e legamenti della zona posteriore del dorso che devono mantenere la colonna vertebrale stessa nella sua fisiologica collocazione, senza che ne venga alte­ rato il suo squilibrio statico e dinamico. Da ciò nasce l’utilità dei consigli da dare ai genitori e insegnanti atti ad evitare che i ragazzi portino la car­ tella sempre con la stessa mano (fig. 1) o che siedano per lungo tempo in po­ sizione scorretta e scomoda (fig. 2). Na­ sce, soprattutto, l’utilità di una ginna­ stica razionale localizzata nei gruppi muscolari deputati a mantenere la co­ lonna in asse.

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ESERCIZI INDIVIDUALI (con una bac­ chetta di legno o con un bastone di ferro di kg. 2, se trattasi di ragazzi ol­ tre i 14 anni di età).

1 - Da posizione eretta ad arti infe­ riori divaricati: slanciare la bacchetta in alto con torsione laterale del busto a sinistra e poi a destra, mantenendo i piedi a terra e le gambe rivolte in avanti (fìg. 3). 2 - Dalla posizione di in ginocchio de­ stro a terra e gamba sinistra distesa dietro: slanciare la bacchetta in alto con doppio tempo di molleggio. Ripe­ tere l'esercizio alternando il ginocchio a terra (fìg. 4).

3 - Seduti a gambe incrociate, busto flesso in avanti: slanciare la bacchetta in alto con doppio tempo di molleggio (fig- 5). 4 - Da proni, mani a terra all’altezza delle spalle, rizzare le braccia, piegare le gambe, ginocchia a terra lievemen­ te divaricate, talloni uniti: effettuare 3-4 molleggi del busto dall’alto in bas­ so, distendendo tutto il dorso (fig. 6). 5 - Da proni, braccia fuori-alto: contraendo i muscoli dorsali, sollevare il torace, mantenendo il capo in linea con il busto, slanciando le braccia indietro in doppio tempo di molleggio (fig. 7).

ESERCIZI A COPPIE

6 - Il n. 1, dalla posizione eretta a gam­ be divaricate, porterà la bacchetta in alto e con estensione dorsale del busto la passerà al n. 2 che si protenderà a riceverla. Successivamente il n. 2 pas­ serà dietro al compagno che eseguirà


10 - Due o più squadre di concorrenti seduti a terra a gambe distese e diva­ ricate. Il capofila tiene la bacchetta (oppure un pallone) in mano. Al « via » dell’insegnante, si distende a terra per passare la bacchetta al compagno die­ tro, il quale si protende in avanti per afferrarla e, successivamente, andando in decubito la passerà a quello succes­ sivo e così via fino a quando l’attrezzo perverrà all’ultimo della fila che ese­ guirà l’esercizio per poi riconsegnare la bacchetta al concorrente davanti a lui che l’attenderà disteso a terra con le braccia in alto. Questi a sua volta, afferrata la bacchetta, la passerà al successivo e così via. Vince la squadra che farà ritornare per prima l’attrezzo al capofila (fig. 11).

lo stesso esercizio di estensione del bu­ sto, e così via per varie volte (fig. 8). 7 - Il n. 1 si distende di traverso, con il dorso, su di una panca svedese (o su di un banchetto o sul piano di una seggiola); mentre il n. 2 gli tiene i piedi fermi a terra, il n. 1 si distende indie­ tro fino a far toccare il pallone a terra

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bacchetta e la tiene impugnata alle estremità in avanti-basso: al « via » del­ l'insegnante, il concorrente porta la bacchetta in alto (con le braccia ben tese), indi, piegando le braccia, la posa sopra le spalle, poi facendola scivolare lungo il dorso arriva con la bacchetta dietro-basso. Il compagno in fila dietro di lui, prenderà la bacchetta per ese­ guire lo stesso esercizio e così via fino all'ultimo della fila. Vince la squadra che termina per prima (fig. 10).

11 - Due o più squadre di elementi schierati in fila. Al comando « gioco », il capofila porterà le braccia in alto mantenendo l’attrezzo tra le mani, in­ di eseguirà un'inclinazione del busto in avanti e, con torsione e flessione a sinistra, consegnerà l’attrezzo al com­ pagno dietro che ripeterà quanto già eseguito dal primo e così via fino a far arrivare l'attrezzo all’ultimo con­ corrente. Quest'ultimo, giunto in pos­ sesso dell'attrezzo (pallone, bacchetta, libro ecc.), comanderà alla squadra « dietro-front », così egli stesso può ri­ cominciare il « gioco » in modo da far pervenire l’attrezzo al capofila. Risulte­ rà vincente la squadra che per prima avrà effettuato un'andata e un ritorno del piccolo attrezzo (fig. 12). LUIGI MOSCA

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rr e poi, facendo forza con i muscoli del dorso e con gli addominali si porta se­ duto fino ad arrivare alla flessione del busto avanti (fig. 9). 8 - Analogo esercizio eseguito in decu­ bito supino (ventre sulla panchetta), do­ ve l’allievo si distende fino ad oltre la posizione orizzontale. ESERCIZI A SQUADRE IN FORMA DI GIOCO

9 - Due o più squadre di concorrenti, poste in fila indiana. Il capo fila ha una

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Contributi culturali

25 aprile 1945 al di là dell’anniversario La lunga storia dell'altra Italia, una storia di sopraffatti e perseguitati, comincia da molto lontano, per esplodere trent'anni fa, dopo venti mesi di lotta contro il nazifa­ scismo. « Per vent’anni — scrisse il rettore dell’ Università di Padova, Concetto Marchesi, rivolgendosi ai giovani — una generazione di uomini corrotti ha distrutto la vostra giovinezza e la vostra patria. Per un ven­ tennio hanno vilipeso ogni onorevole cosa, mentito e calunniato; hanno tramutato in vanteria la disfatta; nei loro annunci men­ daci, hanno soffocato il vostro grido; si sono appropriati della vostra parola ». Negli anni della lunga dittatura, un'op­ posizione sotterranea, pur bersagliata dai colpi delle polizie e colpita dai Tribunali Speciali, tiene viva in Italia e in esilio la speranza nel riscatto e nella libertà. Co­ munisti, socialisti, azionisti, cattolici; ope­ rai, professionisti, contadini, sacerdoti sono tre le esili avanguardie di questa nuova Italia di perseguitati che sta salendo e segretamente alimenta i primi focolai di antifascismo. Il Tribunale Speciale imperversa dal 1926; fino al 1943, giudica e condanna quasi sei mila oppositori politici, ne manda a morte 31, ne invia al confino 15 mila. Quando nel 1940, l'uragano della guerra scatenata dal nazifascismo, investe soprattutto le classi più deboli e povere, le due dittature mo­ strano definitivamente il loro vero volto. Tre anni dopo, nell'infuriare del conflitto mondiale, la volontà popolare, le prostra­ zioni provocate dalla guerra e una congiura di ministri fanno crollare l’ultimo governo fascista.

Nel fuggi fuggi generale (scappano il re, la regina, i principi, i generali, gli alti burocrati) prende forza la coscienza na­ zionale soffocata per tanti anni dal fasci­ smo; la Resistenza comincia ad organiz­ zarsi. mentre dal nord, approfittando dello sfacelo, altre divisioni tedesche calano ver­ so Roma, senza che il governo Badoglio opponga alcun rifiuto, e dal sud sale mezzo milione di soldati alleati. Era dall’unità d’ Italia che la patria non era invasa da trup­ pe straniere; ma quest'ultima vergogna della dittatura trova immediata risposta nelle decine di migliaia di patrioti di ogni colore che si organizzano nella Resistenza, attraverso le formazioni partigiane. Le formazioni partigiane sono espressione del popolo. Costituite in gran parte da operai, contadini, soldati, il loro scopo è lottare contro il terrore nazifascista, bat­ terlo definitivamente sul terreno che esso stesso ha scelto: quello dello scontro ar­ mato. Il terrore nazifascista infuria nelle città del nord. Spie e criminali comuni alimen­ tano le Brigate Nere; formazioni tristemen­ te famose come la Legione Ettore Muti,

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La resistenza, pur nelle ampie differenze politiche che la caratterizzarono, fu un moto unitario di popolo, mai realizzato prima nella storia del nostro paese. Che cosa è rimasto oggi di quel movimento popolare e della forza rinnovatrice che lo caratterizzava? la banda Cock, la banda Carità, la Decima Mas seminano terrore e sangue nelle città italiane. Luoghi di tortura e di morte raccolgono centinaia di patrioti e cittadini. Quando la tortura e il terrore nulla possono contro i patrioti e le popolazioni indifese, i nazifascisti scatenano gli eccidi, come Marzabotto, a Sant'Anna di Stazzena a Fossoli, a Boves dove interi paesi vengono cancellati con la gente che vi abita, don­ ne, bambini, vecchi. « Manganelli, pugnali, patiboli. — scris­ se Piero Calamandrei — Vent’anni di ra­ pine. Due anni di carneficina. I briganti sugli scanni. I giusti alla tortura. Trieste venduta al tedesco. L'Italia ridotta a un rogo. Questo si chiama governare per far grande la patria ». La Resistenza al nazifascismo delle gran­ di città del nord si esprime con la parte­ cipazione popolare ai grandi scioperi del marzo 1943 e della primavera del 1944. Le città, dominate dal terrore nazifascista,

si bloccano improvvisamente: è una di­ mostrazione di coraggio e compattezza. In nessuna città europea dominata dall'occu­ pazione nazista era mai successo. « In fat­ to di dimostrazioni di massa — scrisse il "New York Times" — non è avvenuto nulla di simile nell'Europa occupata che pos­ sa assomigliare alla rivolta degli operai ita­ liani. E' una prova impressionante: disar­ mati come sono e sottoposti a doppia schia­ vitù, quella del nazismo e quella del fa­ scismo, gli italiani sanno combattere con coraggio, quando hanno una causa per cui combattere ». Le città vengono liberate, pur tra re­ ciproche diffidenze, dalla forze alleate e dalle formazioni partigiane organizzate dai Comitati di Liberazione Nazionale locali e dal CLNAI (Comitato di Liberazione Nazio­ nale Alta Italia). Genova, Milano, Torino, insorgono contro il nazifascismo, con un piano militare preordinato che coinvolge tutto il popolo, prima ancora che giungano


/ tedeschi fatti prigionieri sfilano per le vie di Genova sotto la sorveglianza dei borghesi armati. Nell’altra pagina: partigiani e popolazione festeggiano l'arrivo delle truppe alleate.

gli eserciti anglo-americani. Genova insor­ ge nella notte tra il 23 e il 24 aprile 1945. Poche migliaia di patrioti, armati di sole pistole, trascinano la popolazione esultan­ te sulle strade e occupano i centri vitali cittadini, come la Questura, le carceri, il Comune, mettendo in fuga le forze fa­ sciste. I portuali disinnescano le centi­ naia di mine con cui i tedeschi avevano mi­ nato il porto e mettono così in salvo la « grande fabbrica » della città. Il comandan­ te delle forze tedesche è costretto ad arrendersi senza condizioni al Comitato di Liberazione Nazionale ligure, di cui fa parte anche un operaio. Migliaia di soldati tedeschi, fatti prigionieri dalle forze partigiane, vengono consegnati ai comandi al­ leati, al loro ingresso in città. Milano insorge il 24 aprile. I partigiani assaltano una caserma fascista e il piano insurrezionale scatta in tutte le fabbriche, mentre dalla montagna scendono le forma­ zioni partigiane e la Guardia dì Finanza occupa la prefettura.

A Torino, l'insurrezione che scoppia nel­ la notte tra il 25 e il 26, è preceduta dal grande sciopero preinsurrezìonale del 19 che paralizza la città. Il 27 aprile tutte le fabbriche di Torino sono nelle mani degli operai che le hanno difese dagli attacchi e dai sabotaggi distruttori delle bande

fasciste; poco a poco, mentre molti im­ prenditori hanno trovato riparo all'estero, le fabbriche riprendono il lavoro a pieno ritmo, sulle ciminiere viene issata la ban­ diera tricolore. Il 28, Torino è totalmente libera, le forze tedesche sono in ritirata; vengono ricostituite le strutture democra­ tiche; il CLN ha insediato sindaco, questo­ re, prefetto; tutti i servizi pubblici sono riattivati. Quando il tre maggio gli Alleati entrano in Torino, la città è già in piena efficienza. La tempestività e il coraggio con cui le grandi città del nord si liberarono e la passione con cui difesero gli impianti in­ dustriali dalle distruzioni e dai sabotaggi dei fascisti e dei nazisti diedero i loro benefici effetti quando, liberato tutto il

territorio nazionale, il paese riprese la sua attività produttiva. Ai primi di maggio, la Resistenza con gli ultimi combattimenti nel Veneto, nella Venezia Giulia e in Carnia, compie l’opera di riunificazione nazionale e di liberazione. Hanno combattuto 250 mila partigiani, 35 mila sono morti. Il terrore e gli eccidi na­ zifascisti hanno provocato 10 mila vittime civili, in gran parte donne, bambini e ra­ gazzi.

La Resistenza, pur nelle ampie diffe­ renze politiche che la caratterizzarono (co­ munisti, socialisti, azionisti, cattolici, monarchìci, liberali) fu tuttavia un moto uni­ tario di popolo, mai realizazto prima nella storia del paese. In quel momento, lo sco­ po era uno solo: cacciare i fascisti e « l'odiato tedesco » che, con ordinamenti disumani e liberticidi, avevano tolto alla patria ogni possibilità di sviluppo civile. In nome di questo fine, vennero accantonate anche differenze profonde e laceranti. Ma al di là di quel primo momento unitario, la Resistenza non seppe andare. Le forze si frantumarono. I decenni successivi di­ mostrarono che alcuni gruppi polìtici della Resistenza più che un rinnovamento vo­ levano una restaurazione dello Stato pre­ fascista, con tutte le sue ambiguità sociali, le sue prevaricazioni capitalìstiche ed an­

tioperaie. Fu battuto sì il fascismo, ma non la matrice che un tempo l'aveva pro­ dotto, non il parassitismo borghese di cui il fascismo fu la massima degenerazione. Altri gruppi continuarono sì a proclamare l'unità della Resistenza, i suoi valori di rinnovamento sociale, la sua carica civile di » giustizia e libertà -, ma di fatto furono intolleranti e incapaci di recuperare forze politiche diverse per formazione storica e culturale, ma assimilabili nella elaborazione politica quotidiana, nel modo di rapportar­ si con le classi più deboli ed indifese, nel modo di denunciare le deviazioni disuma­ ne dei capitalismo e lo sfruttamento eco­ nomico. A parziale giustificazione di questa pro­ babile « occasione mancata » della Resi­ stenza, va detto che su di essa gravarono le decisioni internazionali e la spartizione del mondo per zone di influenza: sovietica e americana. In altre parole, le prospettive della Resistenza, il suo ampio respiro uni­ tario (che di fatto si espresse fino al 1947) trovarono un ostacolo insormontabile nel­ le decisioni prese ormai da qualche anno delle due superpotenze. Va ricordato però che le classi più vive e numerose che della Resistenza furono protagoniste (operai, contadini, studenti, intellettuali, giovani insegnanti) non furono poi del tutto protagoniste dello sviluppo ci­ vile e politico del paese, anzi ne furono quasi tenute ai margini. Le tanto procla­ mate riforme di struttura e sociali (che in­ teressano soprattutto le classi più nume­ rose e indifese) furono i capìsaldi della politica sociale del CLN di quel tempo, ma in realtà non furono poi mai realizzate. La drammatica crisi economica in cui si dibatte il nostro paese oggi è anche l'ef­ fetto di quelle trasformazioni sociali che non furono mai iniziate. Oggi, in modo preoccupante, a trentanni di distanza, il fascismo, cacciato dalla ri­ bellione popolare, rientra in casa per le oscure connivenze tra vertici dello Stato, corpi separati, gruppi avventurieri, bande criminali. Le stragi di Milano, di Brescia, deH’ltalicus, il diffuso terrorismo politico che insanguina la vita civile dimostrano che la Resistenza non è compiuta, che davvero trent’anni fa alcuni non vollero il rinnovamento, ma la restaurazione. Fu cacciato il fascismo di allora, ma non si estirpò la radice che può sempre generarlo e che di fatto sta generandolo ora: il capitalismo arrogante, il disprezzo per il diritto, la violenza del potere, l'in­ tolleranza sociale, l'incapacità di riconosce­ re italiani a pieno titolo le classi lavora­ trici, il mantenimento dell'ignoranza e del­ la miseria per attuare i più sporchi ri­ catti politici, la corruzione delle istituzioni democratiche, la criminalità, il disordine, la rapina dei beni privati e di quelli pubblici. La presenza di queste secche putride nella vita civile, la presenza del fascismo ufficiale e di quello occulto anche in Par­ lamento impone alla coscienza democra­ tica di vigilare. C'è un manifesto dei par­ tigiani in cui campeggia soltanto una da­ ta: « 25 aprile 1945 ». La cifra 1945 è stata cancellata e sopra hanno scritto: - sempre ». VALTER PRECI

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Notizie e documenti

Una legge di iniziativa popolare sul tempo libero // Comitato interassociativo dei circoli aziendali ARC//UISP, ENARS/ACL/ ed ENDAS ha preso l’iniziativa per la presentazione in Parlamento di una proposta di legge di iniziativa popolare sul tempo libero il cui testo pubblichia­ mo. Senza addentrarci, per il momento, nel contenuto della proposta, vorremmo co­ munque sottolineare il significato poli­ tico dell'iniziativa in sé e per sé e del positivo effetto che essa può avere per ima presa di coscienza del Parlamento e del Governo riguardo al problema del tempo libero e dello sport. Come è noto, perché la proposta di leg­ ge possa venire accolta dal Parlamento sono necessarie almeno 50.000 firme. Per partecipare alla sottoscrizione occorrerà rivolgersi ad una delle sedi locali delle tre associazioni di tempo libero promo­ trici che forniranno le indicazioni del caso.

presentante per ogni Consiglio regionale per il tempo libero di cui all'art. 5 della presente legge. Il Consiglio nazionale per il tempo li­ bero è nominato entro sei mesi dall'en­ trata In vigore della presente legge dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, su designazione delle Associazioni ed Enti aventi diritto.

Art. 3 Per l’attuazione dei propri compiti, il Consiglio nazionale per il tempo libero elegge la Giunta esecutiva composta da 14 membri più il Presidente eletto dal Con­ siglio nazionale medesimo tra ì suoi com­ ponenti. La giunta esecutiva elegge, nel suo se­ no, tre Vicepresidenti.

Art. 4

Art. 1 Le attività culturali, ricreative, sportive e turistiche dì tempo libero, in quanto concorrono a promuovere la crescita cul­ turale e la emancipazione dei cittadini, sono potenziate e tutelate dalla Repub­ blica che provvede — nelle forme e nei modi previsti dalla presente legge — ad incentivare ed a favorire lo sviluppo e la pratica. La Repubblica garantisce le necessarie strutture e ne sollecita la gestione con particolare riferimento al potenziamento delle forme associative. Art. 2

Presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri è istituito il Consiglio nazionale per il tempo libero.

Il Consiglio nazionale per il tempo li­ bero traccia le linee di politica nazionale del tempo libero e ne predispone il pro­ gramma annuale d'intesa con le Regioni nei quadro della programmazione naziona­ le, Svolge, inoltre, funzioni di studio e di ricerca avvalendosi degli organi statali, regionali e di-enti pubblici e privati. Propone altresì la ripartizione tra le Regioni del fondo nazionale per il tem­ po libero di cui all’art. 8 della presente legge. Il Consiglio nazionale per il tempo li­ bero è composto da un Assessore desi­ gnato da ciascuna Regione, da tre rap­ presentanti per ognuna delle Confedera­ zioni sindacali più rappresentative, da tre rappresentanti per ogni Associazione na­ zionale di tempo libero, da tre rappresen­ tanti per ogni Ente nazionale di promozio­ ne sportiva, da tre rappresentanti per ogni Ente di Turismo sociale, da un rap-

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Ai fini dell'art. 2 della presente legge, sono considerate Associazioni nazionali di tempo libero, Enti di promozione sportiva ed Enti di Turismo sociale quelle orga­ nizzazioni in possesso dei requisiti che seguono, da accertarsi a cura del Consi­ glio nazionale per il tempo libero: 1) natura privatistica: 2) volontarietà dell'adesione e del re­ cesso dei componenti, siano essi singoli od associati; 3) elettività di tutte le cariche sociali; 4) promozione di attività ispirate ai princìpi costituzionali ed antifascisti; 5) non perseguimento di fini di lucro; 6) presenza organizzata in 10 Regioni, con almeno 700 (settecento) circoli o società sportive o centri di formazione sportiva affiliati, e con un minimo di 80.000 (ottantamila) iscritti. In prima attuazione della presente legge, l'accertamento dei requisiti per il rico­ noscimento delle Associazioni ed Enti di cui all'art. 2 della presente legge, è effettuato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Art. 5

Presso ciascuna Regione è istituito un Consiglio Regionale del tempo libero con compiti di programmazione per la costru­ zione e l'ammodernamento di impia'nti ed attrezzature per le attività di tempo libero. Il Consiglio Regionale Tempo Libero ha inoltre il compito di approntare annual­ mente un programma regionale di inizia­ tive e manifestazioni a carattere culturale, ricreativo, sportivo e turistico da realiz­ zarsi con l'intervento della Regione ed il concorso dei Comuni singoli o consorziati: di esprimere parerà obbligatorio sulle richieste dei contributi presentate da as­ sociazioni, enti regionali e provinciali a

finanziamento delle loro attività istitu­ zionali e di proporre annualmente criteri di distribuzione tra i Comuni di fondi per lo sviluppo di circoli e delle loro attività. Ferma rimanendo la competenza del CONI in materia di preparazione olimpica e ‘di sport agonistico e federale, tutte le ini­ ziative sportive di carattere formativo, amatoriale, dilettantistico e ricreativo rien­ trano nelle attribuzioni dei Consigli Re­ gionali del tempo libero.

Art. 6 Presso Comuni singoli o consorziati pos­ sono essere istituiti Comitati locali per il tempo libero con il compito di pro­ muovere la gestione sociale delle attrez­ zature e degli impianti da parte delle As­ sociazioni, Enti, comunità e Circoli terri­ torialmente presenti; di esprimere parere obbligatorio sulla richiesta di contributi avanzata da Circoli e Società sportive per iniziative ed attività istituzionali. In ca­ renza dei Comitati di cui al presente com­ ma, le richieste di contributi vanno pre­ sentate ai Consigli regionali del tempo li­ bero. Presso ['Assessorato competente al ramo è istituito un Albo dei Circoli territoriali ed aziendali e delle Società sportive. La iscrizione all'Albo viene effettuata su ri­ chiesta dei Circoli territoriali ed aziendali con almeno 50 soci e delle Società spor­ tive con almeno 25 soci, previo accerta­ mento dei requisiti di cui all'art. 4, nu­ meri 1, 2, 3, 4 e 5 da parte del Consiglio Regionale del tempo libero. L’awenuta iscrizione nell'Albo viene notificata dall'Assessorato al Comune territorialmente com­ petente. L'iscrizione all'Albo consente la esenzione: 1) dalla tassa di bollo e registro; 2) dall'imposta sulle persone fisiche e giuridiche; 3) dall’imposta sul valore aggiunto; 4) dall'imposta sulle affissioni e sulla pubblicità; 5) dalle tasse di concessione gover­ nativa. I Circoli territoriali ed aziendali, su do­ manda diretta alla autorità di P.S. com­ petente, hanno diritto alla licenza per la vendita di bevande alcooliche, comprese quelle contenenti oltre il 21 per cento del volume di alcool, al di fuori del rapporto limite del Testo Unico delle Leggi di P.S. Art. 7

Con Decreto del Presidente della Repub­ blica, su proposta del Presidente del Con­ siglio dei Ministri, entro sei mesi dall'en­ trata in vigore della presente legge, l'Ente Nazionale Assistenza Lavoratori viene sop­ presso. Il suo patrimonio mobiliare ed im­ mobiliare viene devoluto alle Regioni. Il personale periferico passa alle di­ pendenze delle Regioni fatte salve la qua­ lifica professionale e l'anzianità di servizio. Il personale impiegato presso la Presi­ denza dell'ENAL passa alle dipendenze dell’Amministrazione dello Stato. Art. 8

dei programmi di Per il finanziamento I interventoi nel settore del tempo libero la


Notizie e documenti

Disegno di legge PCI sulla riforma dello sport Il 26 febbraio scorso è stato presentato in Senato un disegno di legge intitolato « Istituzione del servizio nazionale del­ le attività motorie e dello sport ». La proposta è firmata dal senatore Pirastu e da altri ventotto senatori del Partito Comunista Italiano. Pubblichiamo il di­ segno di legge, astenendoci anche in questo caso, per il momento, dall'esprimere il nostro parere, cosa che eventual­ mente potremo fare in seguito.

Titolo I FINALITÀ' DELLA LEGGE E DISPOSIZIONI GENERALI Art. 1

La pratica dello sport dilettantistico e l'esercizio delle attività motorie sono un di­ ritto del cittadino; alla loro diffusione, che è interesse della collettività, provvedono, ai sensi del secondo e del terzo comma dell’articolo 118 della Costituzione, le Re­ gioni, le province e i comuni. Il complesso delle attività e delle strut­ ture destinate alla diffusione dello sport e delle attività motorie costituisce il Servizio nazionale dello sport.

Art. 2 Il Servizio nazionale dello sport ha i se­ guenti compiti: 1) la promozione, d’intesa e con la partecipazione delle associazioni sportive, dei programmi di costruzione di impianti destinati alla pratica dello sport e alle attività motorie, che dovranno essere ge­ stiti democraticamente e aperti ai giovani e ai cittadini di ogni ceto sociale; 2) la rimozione del divario e degli

partecipazione delle Regioni al gettito del­ l'imposta di fabbricazione sugli oli mine­ rali, loro derivati e prodotti analoghi di cui all'art. 8 della legge n. 281 del 16-5-1970 è elevata al 17,30 per cento.

L'importo derivante da tale maggioranza, cioè il 2,30 per cento — unitamente alla quota parte dei concorsi pronostici Toto­ calcio ed Enalotto e del Fondo Lotto e Lotterie, non devoluta allo Stato in base alle vigenti disposizioni — costituisce il Fondo Nazionale per il tempo libero. Il Fondo di cui al comma precedente è distribuito tra le Regioni secondo i criteri stabiliti dall'art. 8 della legge n. 281 del 16-5-1970. Una quota del 10 per cento del Fondo viene devoluta al Consiglio Nazionale Tem­ po Libero per il finanziamento dei suoi compiti istituzionali e per il contributo alle associazioni ed enti nazionali.

squilibri esistenti fra le strutture sportive delle diverse Regioni e zone del territorio nazionale; 3) il sostegno, anche mediante appor­ ti tecnici e finanziari e mediante l’istitu­ zione di corsi per istruttori tecnici e diri­ genti di associazioni sportive, dei program­ mi delle associazioni e degli enti di pro­ mozione e di sviluppo delle attività spor­ tive nelle scuole e nei luoghi di lavoro; 4) il coordinamento dei propri pro­ grammi con le iniziative promosse dal Co­ mitato olimpico nazionale italiano (CONI) e dalle federazioni sportive olimpiche.

Titolo II

COMPITI DELLO STATO, DELLE REGIONI E DEGLI ENTI LOCALI Art. 3

E’ istituito il Consiglio sport così composto:

nazionale

dello

tre rappresentanti per ogni Regione, eletti dal Consiglio o Assemblea regionale, con il sistema del voto limitato, tra i quali viene eletto il Presidente;

un rappresentante designato dalle Confederazioni nazionali dei sindacati dei lavoratori; cinque rappresentanti dell'associazione nazionale comuni d'Italia (ANCI); tre rappresentanti dell'unione province d'Italia (UPI);

un rappresentante per ogni ente na­ zionale di promozione sportiva che sia in possesso dei seguenti requisiti: a) natura privatistica; b) volontarietà dell’adesione e facoltà di recesso degli associati; c) elettività delle cariche sociali; d) promozione di attività ispirate ai princìpi costituzionali ed antifascisti; e) non perseguimento di fini di luero; f) presenza organizzata in dieci regioni, con almeno 700 circoli o società sportive o centri di formazione sportiva affiliati e con un minimo di complessivi 80.000 iscrìtti; un delegato del Consiglio nazionale del CONI (Comitato olimpico nazionale ita­ liano) ; un rappresentante per tutte le federa­ zioni sportive non olimpiche. Il Consiglio nazionale dello sport nomi­ na un comitato esecutivo composta da: il presidente, due dei rappresentanti delle Regioni, uno dei rappresentanti di enti nazionali dì promozione sportiva, uno dei rappresentanti dell'ANCI, uno dei rappre­ sentanti deU'UPI, il rappresentante delle Confederazioni sindacali, il delegato del CONI.

Il Consiglio nazionale dello sport si riunisce di norma una volta ogni tre mesi in seduta ordinaria; alla sua convocazione provvede il presidente. La convocazione in seduta straordinaria deve essere fatta dal presidente se ri­ chiesta dai due terzi dei membri del Con­ siglio. Art. 4 Compiti del Consiglio nazionale di cui all’articolo 3 sono: a) coordinare i programmi annuali e pluriennali di sviluppo delle attività mo­ torie e dello sport elaborate dalle Regioni ai sensi deH'articolo 6; b) proporre al CIPE la ripartizione del fondo nazionale, di cui all'articolo 5, tra le Regioni e determinare la quota del fondo da assegnare complessivamente agli enti di promozione e la sua ripartizione tra i singoli enti.

Tale ripartizione deve tendere a supera­ re gli squilibri territoriali e ad assicurare una diffusione delle attività motorie e dello sport che sia tale da rimuovere il divario esistente tra le diverse Regioni; c) esaminare i bilanci annuali del CONI e i rendiconti della utilizzazione dei con­ tributi concessi agli enti di promozione sportiva e coordinare lo svolgimento da parte delle Regioni di tutte le funzioni am­ ministrative già dello Stato relative allo sport e alle attività motorie.

Art. 5 Il fondo nazionale di finanziamento delle attività motorie e dello sport è costituito: a) dal 26,5 per cento dell’incasso lor­ do del concorso pronostici - Totocalcio «; b) da finanziamenti stabiliti da leggi nazionali. La ripartizione del fondo nazionale è decisa dal CIPE, in base alle proposte di cui all’articolo 4. lettera b). sentita la commissione di cui all'articolo 13 della legge 16 maggio 1960, n. 281.

Art. 6 Le Regioni provvedono ad elaborare pro­ grammi pluriennali e annuali di sviluppo delle attività motorie e dello sport, d'intesa con le province, i comuni e loro consorzi e le comunità montane.

Le Regioni istituiranno comitati regionali dello sport, la cui composizione dovrà ri­ flettere quella del Consiglio nazionale di cui all’articolo 3. L'esecuzione dei programmi e la gestione degli impianti spetta ai comuni, alle pro­ vince e ai loro consorzi e alle comunità montane. Le Regioni dettano norme di attuazione della presente legge ai sensi dell’articolo 117 della Costituzione, ultimo comma, in particolare per quanto riguarda le proce­ dure democratiche e di esecuzione e i mo­ duli organizzativi che garantiscono la par­ tecipazione delle associazioni ed enti in­ teressati. Le Regioni possono stanziare somme sul proprio bilancio per concorrere all'attua­ zione dei programmi.

Art. 7 Compiti dei comitati all’articolo 6, sono:

regionali, di

cui

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a) proporre ì programmi pluriennali per la diffusione delle attività motorie e dello sport e coordinare i piani esecutivi annuali per la costruzione di impianti spor­ tivi, per la promozione dei corsi di istru­ zione e dei centri di formazione dei quadri direttivi e tecnici delle associazioni spor­ tive; b) proporre un piano annuale di so­ stegno finanziario e tecnico dei program­ mi degli enti di promozione sportiva e del tempo libero, aventi I requisiti previsti dall'articolo 3 della presente legge, le cui attività siano rivolte ad incrementare lo sport come servizio sociale tramite l’orga­ nizzazione dei centri di formazione fisica e sportiva; c) coordinare, d'intesa coi comuni e le province Interessati, le iniziative per lo sviluppo delle attività motorie e dello sport promosse nelle scuole e nei luoghi di lavoro;

d) partecipare alla elaborazione dei programmi e delle iniziative interregionali. 1 programmi dovranno essere trasmessi al Consiglio o Assemblea regionale per l’approvazione. I comitati regionali devono riferire all' Assemblea regionale con relazioni annuali scritte sull'attuazione dei programmi an­ nuali.

I comitati regionali di cui all'articolo 6 nominano, tra i propri membri, un comi­ tato esecutivo. Art. 8

Per il finanziamento dei programmi re­ gionali di sviluppo delle attività motorie e dello sport verranno utilizzati, in aggiun­ ta alle somme stanziate da comuni e pro­ vince: a) la quota del fondo nazionale desti­ nata ad ogni Regione; b) i fondi del bilancio regionale desti­ nati a finanziare i provvedimenti regionali approvati ai sensi dell’articolo 7.

Titolo Ut

PROVVIDENZE PER LO SVILUPPO DEGLI IMPIANTI SPORTIVI NEI COMUNI E NELLE PROVINCE Art. 9

I comuni e le province che intendono provvedere alla costruzione di impianti sportivi con mezzi propri, possono avvaler­ si delle agevolazioni previste dalla legge v sul credito sportivo e dalle leggi regionali. Art. 10 Al fine di garantire l’uso più largo di tutti gli impianti, le palestre e le attrezza­ ture ginnico-sportive esistenti nelle scuole, nelle ore in cui non siano occupate dalle scolaresche, possono essere utilizzati dai giovani di tutto il comune e da aderenti a società sportive locali, mediante accordi tra il comune e il consiglio d'istituto.

Titolo IV COMPITI E FUNZIONI DEL COMITATO OLIMPICO NAZIONALE ITALIANO (CONI) E DELLE FEDERAZIONI SPORTIVE OLIM­ PICHE

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Art. 11 E' costituto sotto la vigilanza del Con­ siglio nazionale dello sport il Comitato olimpico nazionale italiano avente persona­ lità giuridica.

Art. 12

Compiti del Comitato olimpico nazionale italiano sono l’organizzazione e lo svilup­ po dello sport dilettantistico in quelle di­ scipline le cui federazioni internazionali sono riconosciute dal Comitato internaziona­ le olimpico (CIO). Art. 13 Il Comitato olimpico nazionale italiano, nell’espletamento dei compiti di cui all'ar­ ticolo precedente, ha il potere di sorve­ glianza e di tutela sulle Federazioni spor­ tive nazionali che curano lo sport dilettan­ tistico nelle discipline le cui federazioni internazionali sono riconosciute dal Comi­ tato internazionale olimpico (CIO). Inoltre, d’intesa con le federazioni spor­ tive nazionali, cura la preparazione degli atleti ed appronta i mezzi idonei per la partecipazione alle Olimpiadi e alle altre manifestazioni sportive nazionali ed internazionali.

dei giochi olimpici, nei congressi naziona­ li, i quali saranno convocati dopo che si saranno svolti i congressi provinciali e regionali.

Art. 18

In ogni provincia e Regione sono costi­ tuiti i comitati regionali e provinciali delle federazioni sportive regionali. I comitati re­ gionali e provinciali delle federazioni sa­ ranno eletti dalle società, associazioni ed enti sportivi affiliati alle singole federa­ zioni sportive. Le elezioni dei comitati re­ gionali e provinciali avverranno nei con­ gressi regionali e provinciali che saranno convocati ogni quattro anni e dovranno precedere il congresso nazionale delle ri­ spettive federazioni. I comitati regionali e provinciali eleggeranno nel proprio seno un presidente, due vice presidenti e un segretario. Art. 19 Le società e le sezioni sportive per essere ammesse ad una federazione spor­ tiva devono presentare domanda di affilia­ zione ai rispettivi comitati provinciali. Le società e le sezioni sportive affiliate di­ pendono disciplinarmente e tecnicamente dalle federazioni sportive competenti.

Art. 14

Art. 20

Le federazioni sportive nazionali stabili­ ranno autonomamente dal CONI le norme tecniche ed amministrative per il loro fun­ zionamento e le norme sportive per l'eser­ cizio dello sport dilettantistico; il CONI stabilirà la programmazione, le scelte di fondo quadriennali ed i controlli esecutivi annuali per la preparazione e partecipazio­ ne ai Giochi olimpici. Le federazioni sportive nazionali provve­ deranno al conseguimento dei loro fini con i contributi ad esse assegnati dal Comitato olimpico nazionale italiano, con i pro­ venti del tesseramento degli scritti alle federazioni stesse e con gli utili delle ma­ nifestazioni sportive da esse organizzate.

In ogni Regione o provincia saranno costituiti i comitati regionali e provinciali del CONI, formati rispettivamente dai pre­ sidenti ed un vice presidente dei comitati regionali e provinciali delle federazioni sportive nazionali olimpiche. I comitati regionali e provinciali del CONI avranno il compito di coordinare l’at­ tività che le federazioni svolgono auto­ nomamente nella Regione e nella provin­ cia. I comitati regionali e provinciali del CONI eleggeranno nel loro seno un pre­ sidente, il quale rappresenterà il CONI e le federazioni olimpiche nei comitati regionali e provinciali per l'attività mo­ toria e lo sport.

Art. 15

Art. 21

Il Consiglio nazionale che è il massimo organo decisionale del CONI è costituito dai presidenti di ognuna delle federazioni sportive nazionali olimpiche.

Agli effetti tributari, il Comitato olim­ pico nazionale italiano è parificato alle amministrazioni dello Stato.

Art. 22 Art. 16

Il Consiglio nazionale del CONI elegge il presidente, due vice presidenti, il se­ gretario generale. La gestione del CONI è affidata alla Giunta esecutiva nazionale composta dal presidente del Consiglio nazionale del CONI, dai due vice presidenti, dal segreta­ rio generale e da cinque membri del Con­ sigilo nazionale da esso eletti. Art. 17 I presidenti delle federazioni sportive nazionali, saranno eletti dal Consiglio na­ zionale delle federazioni stesse. Il Consi­ glio nazionale sarà eletto dai delegati delle società, associazioni ed enti sportivi affi­ liati alle singole federazioni sportive. Le elezioni per il Consiglio nazionale delle federazioni sportive avverrà ogni quattro anni, entro sei mesi dallo svolgimento

Il riscontro sulla gestione contabile del Comitato olimpico*’ nazionale italiano è devoluto ad un collegio di revisori dei conti, costituito da cinque componenti ef­ fettivi e da due supplenti, dei quali un componente effettivo designato dal Mini­ stero delle Finanze e uno dal Ministero del Tesoro. I revisori dei conti sono nominati dalla Presidenza del Consiglio.

Art. 23 Con decreto del Presidente della Re­ pubblica, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, saranno emanate le norme per il funzionamento del Comi­ tato olimpico nazionale italiano. Art. 24

Con l’entrata in vigore della presente legge, è abrogata la legge 16 febbraio 1942,

n. 426.


«segue da pag. 2)

diato ad un gruppo di lavoro di studiare le passibili modalità per realizzare tale ap­ profondimento. Il gruppo consiliare ha emunciato le domande fondamentali a cui s;i dovrebbe rispondere e ha suggerito di aivviare un largo dibattito associativo sul teema cominciando da un seminario di stu­ dilo I cui tempi e modalità saranno prossimiamente stabiliti dalla Presidenza nazio-

naie. Dal momento che della cosa avremo modo di parlare abbondantemente, crediamo per il momento di non dover intrattenerci oltre su un tema che per la sua importanza e delicatezza non può essere trattato per accenni.

DIMISSIONI DEL CONSIGLIERE OLMETTì — In apertura di riunione il consiglio — accertato che le dimissioni da consigliere nazionale di Duilio Olmetti presentate nel-

Appunti per un itinerario di preparazione al Congresso Nazionale del 1976 Esigenza fondamentale è quella di co­ struire il Congresso Nazionale attraver­ so un itinerario di partecipazione effet­ tivo (in rispetto alla logica statutaria e, sulla base delle due esperienze con­ gressuali precedenti) con un impegno rinnovato, maggiormente definito, fina­ lizzato e sostenuto. Il Congresso Nazionale del 1976 (ordi­ nario) ha anche una parte straordinaria (Revisione dello Statuto e del Regola­ mento Organico). Preliminarmente è necessario fissare la data del Congresso Nazionale. Si pro­ pone quella di fine maggio-primi giu­ gno 1976. Se così fosse vediamo i tempi e i modi di partecipazione (partendo dalle so­ cietà e fino al Congresso Nazionale). Occorre dare contenuti e tempo di di­ scussione dei problemi reali dell'Associazione alle Società sportive e ai con­ gressi provinciali. E’ soprattutto questo lavoro di base che deve qualificare il nostro impegno. Ci pare che il programma, che è l'in­ sieme dei problemi che ha oggi l'Associazione e dei modi operativi con cui ci si propone di risolverli, possa essere la base della verifica ad ogni livello. Probabilmente si tratta di far emerge­ re con più chiarezza e sistematicità al­ cuni punti che potrebbero formare il quadro del dibattito congressuale. Un tale • schema ragionato - potrebbe co­ stituire la base di costruzione del di­ scorso che verrà a comporsi via via. fi­ no alla stesura definitiva della relazione. Si tratta, allora, di definire con il Con­ siglio Nazionale di giugno 1975 tale schema per aprire la riflessione (di­ battito) • sfruttando • già il periodo estivo (corsi). Occorre fissare un tempo per le assem­ blee di Società (settembre-novembre 1975) poi quello riservato ai congressi provinciali (dicembre 1975 gennaio-feb­ braio 1976). Ogni regione al termine dei propri con­ gressi provinciali si incontra (marzo 1976) per verificare il dibattito di base. Il Consiglio Nazionale di aprile 1976 potrà essere così in grado di raccoglie­ re tutti gli elementi utili per costruire una relazione « partecipata ». Per lo Statuto e il Regolamento Organi­ co si pensa di inserire la verifica delle

proposte che la Commissione congres­ suale sta elaborando in questo itinera­ rio. Per far questo è necessario che tutti gli strumenti e i sussidi a disposizione siano a sostegno dell'itinerario e fina­ lizzati al Congresso Nazionale. (Consi­ gli regionali; consiglio nazionale; corsi; convegni territoriali; stampa; documenti Consìglio Nazionale; sussidio corsi; vo lantino; vita comunitaria della società sportiva ecc...). Se riusciamo a « sintonizzare - tutta l'Associazione. cercando di instaurare, in questo tempo congressuale, una pras­ si diversa di costruzione delle cose, dando a tutta l'Associazione dei tem­ pi di lavoro precisi e collegati (muover­ si insieme) si può iniziare una revisio­ ne di fatto dei » tempi e ritmi dell’as­ sociazione ». Cerchiamo di collegare l'itinerario con­ gressuale con l'anno di lavoro che ab­ biamo dinnanzi. Il Consiglio di marzo 1975 dovrebbe in­ dividuare le linee generali del program­ ma associativo 1975/76. Ciò potrebbe significare orientarsi a portare avanti il discorso sul programma associativo (reso più organico nel Consiglio nazio­ nale dellì-4 novembre u.s ) in rappor­ to ai noti quattro punti: attività sporti­ va a carattere sociale; azione politica: vita associativa delle strutture di ser­ vizio; formazione globale e continua per tutti. I Consigli regionali (aprile-maggio 1975) dovrebbero costituire il luogo di una verifica di tali linee programmatiche ge­ nerali (e quindi implicitamente di tutta una serie di problemi che potrebbero costituire il quadro del dibattito congressuale). Il Consiglio Nazionale di giugno 1975 definisce il programma nazionale (e quindi anche lo schema ragionato da inviare, in preparazione del Congresso Nazionale, alle Società e ai Consigli provinciali in funzione dei congressi di base) e lo trasmette a tutta l'Associazìone. I Consigli regionali di settembre-ottobre 1975 formulano, nel rispetto del pro­ gramma nazionale, il loro programmai con il relativo bilancio preventivo. II Consiglio di novembre 1975 compone il bilancio preventivo nazionale.

la seduta del 2-4 novembre 1974 erano irrevocabili — ne ha preso atto ufficialmen­ te invitando la Segreteria nazionale a per­ fezionare l'integrazione del Consiglio con il primo dei non eletti nel Congresso del '72. e cioè Paolo Serafini di Macerata. Le motivazioni delle dimissioni di Olmetti — riproposte al Consiglio in una lettera che l'interessato ha inviato al Presidente na­ zionale — saranno discusse in un momento successivo, qualora i consiglieri ritengano che le critiche rivolte da Olmetti all’ope­ rato del vertice nazionale (Consiglio e Presidenza) abbiano un fondamento ogget­ tivo al di là dell'atteggiamento personale di cui è stato preso atto. Il Consiglio ha anche preso atto dell'av­ vicendamento avvenuto in seno all'ufficio di Presidenza regionale delle Marche. Al cav. Cesare Jonni — che aveva comuni­ cato al Consiglio le sue dimissioni da Presidente Regionale nella seduta del 2-4 novembre — è succeduto Flavio Pellegrini, già presidente del Consiglio Circoscrizio­ nale di Jesi, eletto in una riunione del Con­ siglio regionale Marche del febbraio scorso. Ai due dimissionari il Consiglio ha epresso il proprio ringraziamento, augurando ai nuovi responsabili il miglior lavoro.

VARIE — Il Consiglio ha dedicato parte dei suoi lavori a un confronto generale sul­ le convenzioni in atto o in preparazione tra il CSI e le varie Federazioni. Al ri­ guardo per il momento non è stata presa alcuna decisione, se non l'impegno di un aggiornamento costante sull'evoluzione del­ la situazione. I consiglieri hanno anche preso atto del programma predisposto dalla Presidenza nazionale per lo svolgimento dei Convegni territoriali che si svolgeranno nei prossimi mesi di settembre-ottobre. Parleremo am­ piamente nel prossimo numero. Nelle cartelle dei consiglieri era anche una copia di un sondaggio tra giovani stu­ denti delle scuole medie superiori di Ro­ ma. Il sondaggio è stato promosso dal CSI (come primo atto del Servizio Studi appena costituito) ed è stato affidato ad un gruppo di ricercatori diretto dal prof. Piergiovanni Grasso dell'università di Ro­ ma. Il questionario è incentrato sul pro­ blema dell'educazione fisica e dello sport come servizio sociale e si propone di for­ nire al CSI. ma non solo al CSI. una prima risposta alle idee e alle proposte che da qualche anno va facendo alla gioventù sportiva. Anche su questo aspetto per ora non ci soffermiamo poiché prossimamente avremo modo di analizzare ampiamente i risultati dei dati che si stanno raccogliendo. Infine il Consiglio è stato aggiornato sulle ultime vicende della Federazione In­ ternazionale Cattolica di Educazione Fisica e Sportiva (FICEP) la cui assemblea an­ nuale si è svolta a Dùsserdolf. in Germa­ nia. dal 2 al 5 aprile. Il CSI vi ha parte­ cipato e. proseguendo l’opera avviata anni addietro per un rinnovamento sostanziale della Federazione, si è fatto promotore e portatore di alcune proposte dì riforma dello Statuto della Federazione stessa. Vi chiediamo scusa, ma anche su questo pun­ to saremo in grado di aggiornarvi soltanto nel prossimo numero.


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