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Stadium n. 5/2001

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dal 1906 il mensile del Centro Sportivo Italiano

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N. 5 / maggio 2001

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Nati nel CSI: Orlando Pizzolato

Trofeo Polisportivo Giovanile

Il nuovo CONI

Uno sport alla volta: tennistavolo


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GREEN 2000 LINEA CALCIO per ottenere performance di alto livello, migliorare il gioco e l’allenamento. I nostri manti sintetici aiutano a diminuire lo stress e la fatica riducendo traumi ed infortuni, così come auspicato dalla F.I.F.A. per aiutare i club e le nazionali di calcio.

ITALGREEN S.p.A. Via Molinetto, 3 - 24030 Villa d’Adda (Bg) - Tel. 035.784178 (4 linee r.a.) - Fax 035.784144 www.italgreen.it - e-mail: info@italgreen.it


editoriale Che importa se viene il diluvio...? Tira un'aria strana nel nostro paese in questa primavera elettorale, un'aria di incertezza alimentata certamente anche dal raffronto tra la pochezza e l'alcatorietà dei programmi delle forze in lizza e la vastità e la terribile concretezza dei problemi quotidiani che l'Italia avverte sulla propria pelle. Sembra quasi che si sia in attesa del diluvio. E, peggio ancora, taluni sembrano pensare: "Che importa se viene il diluvio? L'importante è che io mi trovi nell'arca". È probabile che il diluvio arrivi anche nel campo dello sport. Uno sport che è allo sbando anche ai suoi massimi livelli, dove c'è latenza di autorevolezza e di idee chiare, mentre lo stesso calcio-industria affoga nelle lotte intestine. ■ Anche nell'associazionismo sportivo di base qualcuno si culla nel sogno di un'arca su cui imbarcarsi per salvare la propria pelle, ossia il proprio orticello, i propri piccoli interessi di bottega, fregandosene di come andrà a finire per il sistema in sé. È difficile far comprendere a questa gente che o lo sport di base si salva tutto insieme nei prossimi anni o affogherà tutto insieme, travolto dallo sfascio del vecchio modello sportivo al quale nessuno sembra potere o volere sostituire un vero progetto alternativo, moderno, giusto ed efficace. Nelle scorse settimane la rincorsa al voto in più ha prodotto tante belle parole sulle "periferie" del "sistema Italia", periferie che non sono località geografiche ma tutte le ideali zone di abbandono e di sofferenza della nostra società: periferie del disagio, della giustizia, della sanità, delle pensioni da fame. Tra queste "periferie" ci sono anche quelle dello sport, costituite dalle decine di migliaia di società sportive di base, dove si lavora e si suda gratis, fra innumerevoli difficoltà e incomprensioni, per fare servizio a milioni di cittadini di ogni età e categoria sociale. Questa parte del mondo dello sport ha fame e sete di giustizia. Vuole finalmente assaporare un sapore dì vittoria molto diverso da quello che in occasione di Olimpiadi e Campionati mondiali sazia così facilmente i palazzi della politica e dello sport. La nostra vittoria è riuscire ad ottenere gli strumenti per fare assaporare anche ai "poveri" dello sport il sapore di una pratica capace di regalare dignità e gioia. Come CSI abbiamo il dovere di interrogarci anche noi sul possibile diluvio, sperando che diluvio non ci sia ma anche progettando una grande arca che porti in salvo, più che noi stessi, la parte più "povera" dello sport italiano. Possiamo cominciare rinsaldando la nostra missione nelle "periferie", recandoci presso di esse non come benefattori o professori o tecnici dello sviluppo, le tre "maschere" che ancora non riusciamo a toglierci in certe circostanze. Sono, questi atteggiamenti che rischiano di aumentare le diseguaglianze, le disparità, le dipendenze. La nostra missione è, invece, lavorare nelle "periferie" in umiltà, senza paternalismi, senza modelli precostituiti, cercando di accendere la voglia di sport e la capacità autonoma di organizzarlo al meglio. In attesa del giorno, se mai verrà, in cui saranno le istituzioni a curarsi delle periferie dello sport, la fedeltà alle nostre radici si gioca lungo una linea sottile, che parte dalla difesa in ogni sede possibile dei diritti dello sport povero per slanciarsi poi sul versante dei sogni, delle avventure più audaci. Ci piace pensare per i prossimi anni ad un CSI sempre itinerante, in cammino, in ascolto dei segni dei tempi e al passo con la storia.

Stadium


sommario

maggio

fuorigioco

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La stagione degli imbrogli di Alberto Capretti

argomenti

17 19 21 38 39 48

II sapore della vittoria di Tito Della Torre Troppo commercio, meno anima di Solen De Luca Il nuovo CONI di Giampiero Spirito Auguri! II vangelo nella cultura dei media di Rita Salerno Viva la "gente di sport" di Felice Alborghetti

vitacsi

4 8 16 24 32 43

II CSI che sarà di Edio Costantini Gioca (a tutti gli) sport di Giuseppe Cationi Discobolo al merito CSI 2000 Città aperta di Diamante Sanfelice Joy-Cup: è boom! di Renato Picciolo Albania: promuovere lo sport di Daniele Pasquini Almanacco Il diritto di non essere un campione

45 51

Uno sport alla volta - Tennistavolo di Gianfranco Griffi sport&sport 3427 Spicchi di pallone - La sindrome della scimmietta di Bruno Longhi

rubriche

41 44

Sport al femminile - Claudia Capodarte di Solen De Luca Parole di sport - Fede di Claudio Arrigoni

25 30 35 36 50 52 54 56

64

Nati nel CSI - Orlando Pizzoiato di Felice Alborghetti Salute - Tennistavolo: uno sport per tutti di Sergio Cameli WWW.Sport on line Dal mondo - Le nuove basi di sport e educazione in Spagna a cura di Rosita Farinosi Buone notizie - Sport: un romanzo da Nobel di Darwin Pastorin Formare - Torniamo a scuola - Campus per giovani dirigenti di Michele Marchetti Comunicare - Lo sport in radio di Marco Pigliacampo Per gioco - Frisbee: giocare col vento di Rosita Farinosi Tuttoieggi a cura di Francesco Tramaglino Agenda Allo specchio - Pit stop di Vittorio Peri Il racconto - Giovane, fatti avanti... di Edio Costantini

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Scommettiamo sui giovani

58 60 63

dossier


Stadium

Mensile del Centro Sportivo Italiano DIRETTORE RESPONSABILE Edio Costantini EDITORE ARANBLU s.r.l. Società Unipersonale del Centro Sportivo Italiano Via della Conciliazione 1 - 00193 Roma

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DIREZIONE REDAZIONE E AMMINISTRAZIONE Via della Conciliazione, 1 - 00193 Roma Tel. 06.686.7941 - Fax 06.688.02940 http://www.csi-net.it e-mail: aranblu@csi-net.it

PUBBLICAZIONE ISCRITTA al n° 4987 del Reg. Stampa del Tribunale di Roma del 4/1/1956

PROGETTO GRAFICO ARANBLU s.r.l. REDAZIONE Felice Alborghetti, Alessandro Cappelli, Solen De Luca, Andrea De Pascalis, Rosita Farinosi.

IMPAGINAZIONE Marco Croci, Alberto Gregantì, Loretta Pizzinga, Emanuele Serra. STAMPA SO.GRA.RO. Società Grafica Romana S.p.A. Via Ignazio Pettinengo, 39 - 00159 Roma

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Periodico associato all'USPI (Unione Stampa Periodica Italiana)

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Il CSI

Conferenza nazionale Loreto 18/20 maggio

che S0T«1 di Edio Costantini "Cera una volta uno stolto così insensato che era chiamato il "Golem". Quando si alzava al mattino gli riusciva così difficile ritrovare gli abiti che alla sera, al solo pensiero, spesso aveva paura di andare a dormire. Finalmente una sera si fece coraggio, impugnò una matita e un foglietto e, spogliandosi, annotò dove posava ogni capo del vestiario. Il mattino seguente, si alzò tutto contento e prese la sua lista: il berretto, là, e se lo mise in testa; i pantaloni, lì, e se li infilò; e così via fino a che ebbe indossato tutto. Sì, ma io, dove sono? - chiese all'improvviso, in preda all'ansia - dove sono rimasto? Invano si cercò e ricercò: non riusciva a trovarsi. Così succede anche a noi". La suggestione del racconto di Martin

Buber può aiutarci ad orientare la nostra riflessione di dirigenti ed operatori, chiamati a riscrivere il nuovo Progetto culturale sportivo dell'Associazione. La nuova "missione" Non sarà un cammino facile, ma il CSI oggi guarda al futuro con fiducia ed entusiasmo anche perché alle spalle c'è una lunga storia di un cammino compiuto decisamente positivo. Ci sono alcuni nodi che devono essere coraggiosamente affrontati, chiariti e coerentemente assunti a partire dal riaffermare con più coraggio l'identità associativa e rendere qualitativamente alta l'attività sportiva, principio generativo della vita associativa. Ci rendiamo conto che questa affermazione rischia di rimanere una pura utopia se non diventa " missione" per gli oltre centomila operatori del CSI. "Permeare e perfezionare l'ordine delle realtà temporali con lo spirito evangelico" (Decreto del Concilio sull'apostolato dei laici) è la nostra azione nell'ambito dello sport a cui non possiamo sottrarci. Lo sport deve recuperare la sua autentica dimensione di umanità nel concorrere al disegno complessivo di miglioramento della qualità della vita. A partire dalle categorie più svantaggiate. Se andiamo ad analizzare il fenomeno sportivo, oggi non possiamo che riscontrare la sua convergènza verso alcune derive allarmanti che la cultura dominante va rincorrendo. Il divario tra lo sport di vertice e lo sport di base si

ceoìtro sportivo italiano

per un nuovo progetto K culturale e sportivo

accentua sotto la spinta di una globalizzazione e di un eccesso di immagine che viene asservito alle logiche del potere del più forte in campo politico, mercantile, finanziario e sportivo. Siamo di fronte ad un disegno ormai diffuso a livello planetario, che assegna il potere di decidere a chi è più forte. Ciò solleva vive preoccupazioni in coloro che hanno a cuore i temi della


promozione dello sport per tutti, della solidarietà e della giustizia. Siamo chiamati, a partire dal nostro campo d'impegno, a capire e a manifestare il nostro dissenso nei confronti di tali fenomeni. Non possiamo sentirci esonerati da questo impegno di testimonianza e di alternativa culturale ad un accresciuto indice di selezione, di sfruttamento (si pensi alla tratta dei calciatori minorenni provenienti dal sud del mondo), di ricerca del successo ad ogni costo (il trend in crescita nell'uso di anabolizzanti anche tra i giovani atleti...). Il CSI è stato lungo la sua storia un testimone scomodo, non si è lasciato assimilare e assorbire dalle mode correnti, ha esercitato la sua funzione di coscienza critica e deve continuare a farlo restando fedele alla sua storia.

Non ridursi a nicchia Solo la coscienza desta ci consentirà di non estraniarci dal mondo in cui operiamo per servire, con lo sport, il disegno di "essere cittadini consapevoli e attivi, che sul territorio facciano la loro parte e non subiscano passivamente gli avvenimenti". Si registra negli ultimi tempi una tendenza di molta parte dell'associazionismo e del volontariato sociale a rinchiudersi nel proprio piccolo, quasi ad esorcizzarsi dal decadimento di valori e di qualità della vita politica nel nostro paese. Essere presenti nella storia, secondo il proprio specifico, non significa essere conservatori o clericali, ma significa servire la causa di Dio proprio perché coincide con il servizio all'uomo. "Dio è nei fatti" scriveva dal carcere che preludeva alla sua eliminazione fisica il pastore evangelico D. Bonhoeffer. Il CSI non può chiudersi nel suo recinto di attività, fatto di solo consumismo sportivo, di gare, feste e calendari. Si registra nell'Associazione una certa fatica ad essere presenti a livello di rapporto con le istituzioni, privandoci in tal modo di un'opportunità, oggi impellente, per rilanciare in termini

nuovi e dinamici il peso e il metodo di una cittadinanza attiva di cui si ha tanto bisogno in Italia. Su questo tema ci siamo impegnati nell'ultimo incontro di Assisi. Questa tentazione di autoisolamento, oltre a privare la comunità ecclesiale e civile del nostro originale contributo di associazione che vive con i giovani ed opera per una loro crescita cristiana e civile, attraverso la promozione di uno sport educativo e privo di barriere, priva noi di stimoli, di contributi di idee e di strumenti operativi che potremmo assumere con una presenza più attiva nel tessuto vitale della società. Cosa "fare" e come "esserci" Siamo in grado di operare una scelta che meglio armonizzi il "fare" con 'Tesserci" ed animare la realtà in cui ci troviamo ad operare? È forse questa la sfida più attuale per un'associazione come la nostra che ha saputo sorprendere se stessa e lo sport ufficiale in più occasioni storiche, anticipando modelli e itinerari educativi, che altri poi hanno riconosciuto come più rispondenti ai bisogni sportivi ed educativi, a partire dall'infanzia fino alle fasce più adulte. Si ripropone oggi una stagione che ci interpella e che richiede una forte disponibilità al cambiamento, pur nella fedeltà alle nostre radici ispirative tanto più alla luce di una stagione non proprio tra le più esaltanti circa la condizione dell'infanzia e del mondo giovanile in genere. L'Associazione è chiamata a fare i conti con le sfide che la nuova realtà sociale e culturale propone. Perché il CSI non può chiudersi in un recinto di attività ma, a partire dal proprio campo di impegno, deve continuare ad essere un testimone scomodo, esercitare la funzione di coscienza critica, manifestare il proprio dissenso nei confronti dei fenomeni negativi che toccano lo sport ed essere propositivo all'interno dei luoghi deputati a promuovere e valorizzare la funzione sociale dello sport. Deve continuare a farlo per restare fedele alla sua storia.

VERSO IL NUOVO PROGETTO CULTURALE-SPORTIVO L'impegno a guardare al futuro con fiducia e con entusiasmo nasce da un fondamentale presupposto: solo valorizzando sempre più e meglio il ruolo e la funzione che sono istituzionalmente propri del CSI, potremmo continuare a dare un notevole contributo alla promozione dello sport in Italia ed al tempo stesso contribuire alla crescita di uomini e donne "significativi". È necessario: • darsi obiettivi puntuali, concreti e, soprattutto, realizzabili; • ricercare fonti di speranza e di entusiasmo nella realtà feriale per meglio corrispondere alla missione associativa; • creare più coesione sugli obiettivi da raggiungere. La coesione è un ingrediente che permette ad un insieme di intelligenze e di individualità di essere squadra, gruppo... poiché è la qualità delle relazioni interpersonali che determina il successo del CSI; • valorizzare l'attività sportiva facendone il centro delle proposte associative; • investire nella formazione degli operatori e dei dirigenti per meglio valorizzare le potenzialità e il dono dell'impegno di ciascuno di essi nelle periferie geografiche, morali, sociali e culturali. Si tratta di requisiti ai quali dare forma con lungimiranza, distinguendo la giusta prospettiva delle cose e delle situazioni, valutarne le concrete possibilità di proposizione e sviluppo facendo affidamento su chiari e importanti indicatori di direzione che l'Associazione è chiamata a delineare. È quello che vorremmo fare, con il contributo di ciascuno, durante la Conferenza nazionale.

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La stagione • desli-B

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imbrogli di Alberto Capretti

Tastate 1998: dopo le accuse di Zeman, l'allora capo LLdella Procura Antidoping, Ugo Longo, conclude l'indagine sulle presunte sostanze proibite che circolano nel calcio affermando: "Non ci sono prove di doping ma in effetti c'è abuso di farmaci e di integratori". Aprile 2001: il pallone riunisce i suoi "stati generali" e ammette che è vero. Tre anni buttati via, tre anni di vergognoso silenzio trascorsi a guardare di traverso i ciclisti, con la convinzione diffusa che "loro sì, sono tutti dopati", a prescindere. Mentre il calcio prosperava nell'oasi dell'impunità, nel giardino della purezza. Tre anni di ipocrisia galoppante, di omertà pelosa: il ciclismo varava i test obbligatori, provava a guarirsi da solo con i controlli incrociati sangue-urine, accettava la campagna "io non rischio la salute" sospendendo dall'interno in via cautelativa gli atleti che presentavano valori di ematocrito superiori al consentito. Non è guarito forse il ciclismo, ma ci ha provato. Il calcio ha scelto la via della preistoria e con un ritardo colpevole e intenzionale ora salta fuori con le sue domande ridicole. Scoppia la bomba del nandrolone, mistero buffo: qualcuno dice che si nasconda nella carne del pollo, magari nello shampoo, probabilmente negli integratori, forse anche nel cinghiale... Se non ci fosse da piangere ci sarebbe da ridere. E se lo stesso prof. Benzi, farmacologo di fama internazionale che con i suoi pareri gettò le basi per la condanna di Pantani e venne considerato la voce della verità ora si permette di dire: "signori, il nandrolone sta essenzialmente nelle medicine", allora i calciofili lo guardano di traverso. Il problema è che nessuno piange, perché il calcio ovviamente è la vittima. E le vittime attaccano, si indignano, fanno la voce grossa. Ne abbiamo sentite e lette di tutti i colori, dagli scettici cronici ("Ma come è possibile che atleti che guadagnano miliardi e sono all'apice della carriera come Couto e Davids dovrebbero rischiare di rovinarsi?"), agli arroganti professionisti, come quel presidente che vuole riscrivere le regole ("Il doping? Esiste solo se è volontario"). Continua insomma la prassi

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dell'aggiramento: dai passaporti falsi alle scommesse clandestine: è la stagione deH'imbroglio che si vorrebbe legalizzato, dei processi che slittano, delle condanne a metà (AtalantaPistoiese), del rinvio, dell'appello ad un altro tribunale che possa dichiarare illegittima la norma che punisce l'illegittimità. È la stagione della vergogna. Il pallone è impazzito, deborda oltre la taglia stretta dei suoi regolamenti e invece di una cura dimagrante che lo salvi pretende un vestito nuovo, allarga i buchi della cintura perché ci stia di tutto, quello che va (poco) e quello che non va (tanto). L'unica norma non abbattibile è: lo spettacolo deve continuare. Il resto è mancia. Ma il nandrolone impazza e siccome i casi di "positività" si moltiplicano, siccome non si può più fare finta di nulla, scatta il cerottino e sale in cattedra la rinata Commissione scientifica antidoping. Quella precedente fu pensionata d'autorità

perché troppo scomoda, troppo poco allineata. Questa riparte promettendo un'indagine approfondita sugli integratori maggiormente in uso al fine di compilare una lista di prodotti "sicuri": entro il 30 giugno verrà resa nota, pare, la lista degli integratori non inquinati. Che bravi. Ci sono voluti tre anni di nulla assoluto per arrivare a riunirsi e non per dire: smettetela di prendere schifezze, ma per stabilire: vediamo se c'è qualcosa di velenoso. Punto e basta. Ma ci sono voluti tre anni anche perché i nostri bravi calciatori decidessero (timidamente, non esageriamo) di darsi un codice di comportamento. Come per dire: sinora ognuno ha ingerito ciò che voleva, da adesso possiamo provare a fare gli atleti... Eccolo lo sport più bello del mondo. Ecco i suoi protagonisti. Ed ecco l'amara verità: se queste sono le premesse, la battaglia per la pulizia è già persa in partenza. Le mega-riunioni, le tavole rotonde, i protocolli: a cosa servono se la moralità strappata di un sistema non interessa a nessuno? Che importa stabilire quali sono i prodotti consentiti e quali no se prima non ci

si preoccupa di far rispettare le regole? Che sport è quello in cui non si può punire l'evidenza perché lo sport stesso non è in grado di gestire le conseguenze della punizione? Tutti colpevoli, nessun colpevole, ecco la via d'uscita. Troppo facile, troppo comodo: soprattutto troppo ingiusto agli occhi di chi lo sport lo fa sudando e basta e guarda ai suoi modelli come a degli eroi. L'obiezione dei garantisti in servizio permanente effettivo è già pronta; niente giustizialismo. Ma nessuno vuole sedie elettriche e cappi pendenti. Solo equità e buon senso. E la possibilità di ripartire sapendo che se solo il portiere può toccare la palla con le mani, domani non ci sarà un attaccante che segna con le dita e pretenda che sia "regolare" appellandosi ad un tribunale diverso da quello sportivo per eliminare una norma "razzista" che lo discrimina. Perché anche a questo arriveremo e quando accadrà ringrazieremo i nostri eccelsi dirigenti, i padroni del vapore, i principi del foro. E tutti coloro che hanno considerato lo scandalo-passaporti un falso problema e quello del doping un fastidioso imprevisto. Parlate, eccepite, fate i vostri bravi distinguo, andate a caccia di chi vi mette le polverine nel tè senza che voi naturalmente ne sappiate nulla.

Qualcosa resterà: la parola fine.

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'È'già un bel ricordo la tre giorni Lid'Acqui Terme, in cui il CSI ha messo in campo oltre 1200 giovanissimi nel Trofeo polisportivo Giocasport, al suo secondo anno di vita come manifestazione nazionale. Un pieno di giovani e di colori hanno infatti invaso il centro della cittadina piemontese, sulle sponde del fiume Bormida; dovunque frotte di tute, in ogni vicolo ragazzi di corsa, o impegnati in altre attività; centinaia le magliette e le bandiere CSI in un'insieme di sport e di festa che ha presto contagiato un'intera città. "Una scommessa vinta! - afferma Milena Aliberti, presidente regionale del CSI Piemonte - l'ho letto nel sorriso di chi ha vinto e di chi ha perso, con sincerità entrambi hanno affermato di essersi divertiti e di aver incontrato altre squadre che giocavano con uno spirito sportivo, vero e pulito".

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sport Soddisfatto anche il coordinatore nazionale all'attività sportiva, Renato Picciolo, che sottolinea l'importanza ed il preciso intento di promuovere lo sport nelle età dell'adolescenza, di questa manifestazione, Giocasport, che già nel nome nasconde il successo: "Sport e gioco insieme, ok, ma quel che è stato detto a ciascuno degli oltre 1000 partecipanti è soprattutto Gioca (a tutti gli) sport! È fondamentale che i giovani atleti possano avvicinarsi a più discipline, scoprirne il fascino, le bellezze ed anche le difficoltà. Capire ciascuno le sue capacità, e confrontare le proprie potenzialità in altre discipline. La polisportività è infatti alla base del Trofeo Giocasport, traspare in ogni categoria ed anche nelle classifiche, dove i punteggi sono sempre riferiti alla somma di tanti giochi polivalenti e non di un solo gioco o torneo".

di Giuseppe Galloni

I TUTOR

Un altro elemento educativo, rivelatosi vincente nella tre giorni acquese, è indubbiamente la figura del "tutor", l'accompagatore della squadra o del gruppo, in molti casi personificata dagli stessi genitori. "Nel lavoro di tutoraggio sono stati ammirevoli sia i giovani che gli adulti afferma Gilberto Pilati, il presidente della commissione nazionale per le attività polisportive e Giocasport, di cui fanno parte con lui Tommaso Bottichio e Roberto Di Stefano È molto bello ed istruttivo vedere tanti volontari ed operatori impegnati, ma anche i genitori, che partecipano alle gare mescolandosi ed interagendo con i più giovani. Il genitore-spettatore, tifoso è una figura rispettabile, ma di contorno. Assai più incisivo è l'apporto diretto e partecipe che hanno con il tutoraggio,


sia per se stessi, sia nei confronti dei loro figli".

Ragazzi e Giovanissimi Anche quest'anno la formula del Giocasport ha suddiviso i partecipanti in due categorie, secondo l'età: i giovanissimi dai 9 ai 12 anni ed i ragazzi dai 12 ai 14, rendendo i gruppi, come ormai tradizione, eterogenei rispetto alla provenienza: gli atleti sono stati mischiati il più possibile; così facendo la festa sportiva è presto divenuta festa di amicizia ed aggregazione. Si è scelto quindi di dare ad ogni squadra un nome nel dialetto d'Acqui Terme, in omaggio alla città ospitante, e poi il via a questa scoppiettante festa polisportiva, direi anche policromatica: nei tre giorni di gare, moltissimi i colori in gioco, da quelli delle divise, alle diverse tinte dei fratini distribuiti ad ogni squadra, dall'arcobaleno concentrico nel tiro con l'arco al pallone fucsia del minirugby. E ancora il variopinto vortex, un attrezzo a forma di pesce, propedeutico al lancio del giavellotto, che ha molto divertito i ragazzi e le ragazze. Dal 29 aprile al 1° maggio, sono state circa venti le ore di attività sportive, come previsto dal programma. Il calcio, il basket e soprattutto la pallavolo hanno impegnato le squadre Ragazzi in confronti a gironi di sola andata per determinare nei tre giorni la squadra vincitrice ed assegnare i punti per la classifica del trofeo polisportivo. La partecipazione alle gare di minipallamano, mountain bike, maxi staffetta e tiro con l'arco ha completato il percorso polisportivo della categoria ragazzi e ciò grazie soprattutto alla preparazione e competenza del numeroso gruppo di animatori che ha seguito passo passo tutte le attività delle squadre. Con un carattere ancor più spiccato di gioco e di festa, l'attività dei più piccoli (giovanissimi) è stata un crescendo di entusiasmo specie per i giochi in acqua e per tutte le altre attività sportive organizzate quasi tutte a staffetta, in modo da coinvolgere tutti i componenti della squadra: la corsa ad ostacoli, il salto multiplo, lancio del vortex, nel gran prix d' atletica, il minirugby e la minipallamano. Una serie innumerevole di input sportivi in favore della crescita dei giovani.

CATEGORIA GIOVANISSIMI Nella categoria giovanissimi le squadre sono state composte dall'organizzazione con 14/15 atleti di diverse società e denominate con alcuni nomi dialettali di Acqui Terme. Cinque le attività proposte: Giochi Sportivi, Giochi Acquatici, Orienteering Fotografico, Giochi di Movimento Polivalenti e Gran Prix di Atletica. Ad onore della squadra vincitrice coordinata dal tutor Samuele Perofa (Vallecamonica) comunichiamo i nomi dei componenti: Claudio Cacciola (Acireale), Salvatore Emanuele (Acireale), Stefania Mara (Varese), Giulia Maria Nizzoli (Varese), Michela Baresi (Brescia), Veronica Comincini (Brescia), Matteo Moro (Cremona), Nicola Zuccotti (Cremona), Elena Perdixi (Oristano), Giulia Solinas (Oristano), Francesca Sotgiu (Oristano), Alessio Molteni (Como), Michele Molteni (Como), Boris Bosisio (Como), Davide Rampoldi (Como).

CATEGORIA RAGAZZI Classifica per disciplina

Pallacanestro 1a G.S. Alfa Omega (Roma) 2a Pielle Basket A (Matera) 3a U.S. Bosisio (Lecco) Calcio a 11 1a Parrocchia San Simaco (Oristano) 2a Oratorio Villapedergnano (Brescia) 3a Allotreb (Torino)

Calcio a 7 1a A.S. Liberamente Acicatena (Acireale) 2a G.S. La Vetta Mongrando (Biella) 3a P.G. Atletico Marineo 1 (Palermo) Pallavolo femminile 1a G.S. Virtus Calco (Como) 2a G.S. CSI Tirano (Sondrio) 3a Castiglione Volley (Varese) Pallavolo maschile 1a G.S. Everton Volley (Reggio Emilia) 2a Poi. Venaria 2 (Torino) 3a Poi. Venaria 1 (Torino)

Classifica trofeo polisportivo La classifica "polisportiva" è determinata dai risultati conseguiti dalle squadre nelle tre attività ludico/sportive proposte nella festa: Incontri Sportivi, Giochi di movimento polivalenti ed Orienteering. In queste attività le squadre sono state confrontate tra di loro distinguendo quelle maschili da quelle femminili. Negli incontri sportivi, in funzione della media/punti ad incontro, sono stati assegnati da 100 a 600 punti, nei giochi di movimento polivalenti, comparando le quattro gare proposte, e nell' orienteering, in cui le squadre sono state classificate in funzione del tempo medio impiegato dai propri gruppi, sono stati assegnati da 100 a 200 punti.

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G.S. Alfa Omega (Roma) G.S. Everton Volley (Reggio Emilia) G.S. CSI Tirano (Sondrio)

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In piscina Di sicuro tra i giochi polivalenti più divertenti, i piccoli hanno apprezzato quelli in piscina. Tre giochi appassionanti: il "tesoro sommerso", in

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Genitori: fate sentire la vostra presenza

, 1 ragazzi di oggi - pur essendo sbagliato [generalizzare - sono spesso incapaci di [aggredire la vita con determinazione, influenzati dalla illusoria e facile solu­ zione dei problemi. Ci raccontano della loro ricerca di felicità senza però accor­ gersi che in realtà si accontentano di raggiungere quella momentanea, fasul­ la, transitoria, destinata a scemare e a spegnersi col tempo. Desiderano lo sballo e non sono di certo frenati dalla legge, che esiste ma non intimorisce, non insegna, non previene. Ed allora è la famiglia il luogo dove si può ancora fare qualcosa, anzi molto. L'amore dei genitori deve abbracciare letteralmente i propri figli con intelligen­ za ed esperienza. Un genitore attento deve trovare il modo di "conoscere" i propri figli e le relative amicizie facendo sentire loro la presenza, senza cadere

nell'invadenza. Quando si conosce bene un gruppo è più facile lanciare input, stimoli e mes­ saggi. Anche se è un luogo comune dire che "i giovani d'oggi sono pigri", non per questo bisogna rinunciare a stimo­ larli verso i veri piaceri della vita. Biso­ gna metterli al corrente che esiste lo sport, la musica, l'impegno nella solida­ rietà, la possibilità di partecipare ad esperienze avventurose. Solo così capi­ ranno quant'è bella la vita e quant'è inu­ tile vivere nell'apatia, buttati su un letto, senza sogni. Le difficoltà si superano stando vicino ai figli, ascoltandoli quan­ do parlano, traducendo la loro difficile lingua, questo è il meglio che si può fare per loro. Non occorre strafare, bisogna fare a sufficienza; sarà il modo più intel­ ligente per vederli un giorno camminare spediti sulle loro gambe.

cui in una sorta di pesca subacquea i bimbi dovevano immergersi per recuperare sul fondale le monete più preziose del tesoro; poi il gioco del "naufrago", rappresentato da un bimbo a scelta per ciascuna squadra, situato nel

ecc.). Come zattera per l'SOS un canotto a squadra. Sempre in acqua il gioco della "collana di perle", dove occorreva recuperare il numero maggiore di palline da ping pong (appunto le perle), contrassegnate ognuna da lettere dell'alfabeto diverse. Vinceva la squadra che riusciva a unire la "collana" formando la frase, di senso compiuto, più estesa. Per la cronaca gli Sfidé hanno realizzato la lunghissima "Auguri a tutti i partecipanti".

lato opposto della piscina, che doveva essere portato in salvo nel più breve tempo possibile e dopo esser stato vestito con gli oggetti più strani (cappelli, occhialini, braccioli, sciarpe

Orienteering e laboratori Grande successo ha riscosso, sempre tra i giovanissimi, l'orienteering fotografico, una sorta di caccia al tesoro, dove in una gara durata più di due ore, sempre di corsa (alcuni tutor hanno ancora il fiatone), si dovevano ritrovare i luoghi, gli scorci di Acqui Terme ritratti negli indizi fotografici distribuiti ai singoli gruppi e una volta scoperti, riferire le coordinate del tassello trovato, per proseguire la caccia ad orientamento (alcune mappe indicavano infatti la zona dove era stata scattata l'istantanea) verso il nuovo indizio. Flash, scatti e rullini fotografici


IN CATTEDRALE PER LA CELEBRAZIONE DELLA S. MESSA HUn momento significativo è stato quello odella celebrazione della S. Messa, «domenica 29, in Cattedrale, dove i «ragazzi insieme ai loro accompagnatori Hhanno avuto modo di riflettere alla luce della Parola di Dio sul signiflficato e sul valore della festa dello sport che andavano wivendo. Ili vescovo, mons. Pier Gior­ gio Micchiardi, li ha accolti «cordialmente e li ha orienta­ titi, nella sua semplice ma ^accorata omelia, a scoprire il walore storico della CattedraIle dell'Assunta e più in gene­ rale della città e dell'intera diocesi di Acqui Terme. Il muovo Pastore, da poco jgiunto dalla grande Torino a ^guidare la diocesi acquese, ìha usato parole gradite ai giovani , solle­ citandoli a vivere sportivamente le gior­ nate del Giocasport, con amicizia e «quindi ad impegnarsi con lealtà e rispet­ tilo. Lo sport è una strada per proclamare llla fede in Dio ed il vescovo ha espresso iiil proprio plauso al CSI, che nel perse-

guire la formazione atletica, non dimentica mai quella spirituale. I canti con cui i ragazzi hanno accompagnato i vari momenti della celebrazione hanno crea­ to un'atmosfera di grande partecipazio­ ne e di gioia corale. Al termine della cele­ brazione il presidente nazionale Edio Costantini, ha conse­ gnato al vescovo il Discobolo, simbolo del CSI, a ricono­ scenza della sensibi­ lità avuta nei con­ fronti dell'associazio­ ne. Presenti i dirigenti locali, dal presidente Giancarlo Pangolino, fondamentale per l'organizzazione, premiato con il Disco­ bolo CSI, unitamente al preziosissimo Luca Vairani, sempre molto disponibile e l'infaticabile Ugo Minetti, ex presiden­ te del comitato locale, vera anima e fon­ datore del CSI ad Acqui. Bruno Pilone

protagonisti anche nei laboratori creativi, studiati per stimolare l'immaginazione e la fantasia, dote quantomai necessaria per i nostri sportivi del futuro. Ad ogni squadra era stata consegnata, oltre al solito kit da bricolage, una macchina fotografica, per fermare i momenti più belli della tre giorni e raccontare la loro avventura Giocasport nel lavoro finale: un treno formato da un numero di vagoni pari a quello delle squadre. Su ciascun vagone, rappresentato da un cartoncino rettangolare, erano incollati gli scatti selezionati, insieme ad altri disegni in un grande collage. In precedenza ogni bambino aveva personalizzato la t-shirt ricevuta in omaggio all'accoglienza, con i colori a stoffa e sono stati parecchi quelli che l'hanno fraternamente scambiata con quella di un compagno. Sul lungo treno "bristol" viaggiano ormai i ricordi di Acqui Terme. In molti hanno prenotato già un posto sul Giocasport 2002.

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dossier

Scommettiamo sui giovani

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Cl SONO OGGI GIOVANI MERAVIGLIOSI di Pietro Ferrerò I giovani d'oggi? Sono, per noi, quelli che ci vivono sotto gli occhi, naturalmente: vale a dire, una parte infinitesima di quanti ce ne sono sulla terra. Ci piace dirne male: non certo bene. Li troviamo superficiali: sbraitano, fracassoni di motociclette e discoteche e notti in cui corre (questo crediamo) la birra a fiumi. Non è un "giovane d'oggi" il campesino miserabile che strappa una vita senza alcuna gioia in terre senza pietà? Non è un "giovane d'oggi" il disperato senza casa (a vent'anni) che vive di elemosina sotto il porticato della grande città? (Uno sfaticato, per i più). Non è "un giovane d'oggi" il volontario che s'immerge tra le malattie più immonde e nascoste per portare un soccorso che sa, in partenza, senza speranza? I giovani d'oggi sono infelici perché vivono in un mondo che esecra la felicità e sono molto più poveri di quanto lo fummo noi, che avevamo davanti un mondo da costruire (o da ricostruire) e potevamo faticare con la speranza di vederlo diverso. Certo quelli che dobbiamo frequentare ogni giorno, quelli coi quali ci tocca convivere, non sono sempre gradevoli: amano il nero, l'idiota piercing, gli piace mostrare l'ombelico, hanno l'orecchio perennemente incollato al telefonino, non parlano di nulla - ma loro! Quelli che costringiamo in città assurde, che non offrono che gadget immondi per la più povera felicità che sia stata mai proposta a creatura umana. Ci sono, oggi, giovani meravigliosi: e non crediamo siano pochi. Ma stanno nascosti, conservano in silenzio i segreti del bene e della bontà, vivono credendo in una bontà che è il loro compenso; sono tanto più amabili di quei "grandi", di quei "vecchi" che propugnano economie fondate sulla grandezza di mercati che possono vivere solo se si mancherà di rispetto alla persona umana: e che allevano giovani per farli capaci solo di manovrare computer per sapere come vanno le borse. Oggi ci dovrebbe allarmare non la durezza o la superficialità dei "giovani",

ma la loro tristezza, le loro malinconie, la solitudine nella quale, fossero pure sessantamila tutt'insieme in uno stadio davanti ad un dio del rock, vivono e dalla quale sono abituati. Siamo noi gli incapaci di colmare la vita: siamo il deserto, temo, al quale chiedono inutilmente di offrire un poco, solo un poco di ombra. Sono giovani d'oggi i disperati che troppo facilmente malediciamo perché cercano un po' di speranza a bordo di un gommone guidato da banditi: e che certo, imbarca anche criminali: come se non ce ne fossero, camuffati da gentiluomini, per le nostre strade e nei nostri civilissimi ed educatissimi luoghi perbene! Certo, troppi di loro sono degli enigmi: che cosa veramente vogliono? Che cosa veramente pensano, mentre fermenta in loro, il mosto di una vita misteriosa che non sanno dove li porterà? Ci dicono, di quando in quando, che tutto va bene: che il domani sarà felice. L'ultima è che c'è, alle porte, un nuovo boom. Che porterà la felicità, la gioia di vivere, la serenità quotidiana, immagino: e non la concorrenza violenta, non il carrierismo sfrenato, non l'amore appassionato per l'ultimo

modello di giacca o di camicia o eccetera eccetera.... A me, troppo spesso, danno fastidio i giovani: non mi piace che vengano a suonare i bongos sotto le mie finestre a mezzanotte. Sono troppo vecchio per non amare il silenzio e per nutrire una pazienza che sarebbe stupida sopportazione. Ma quando penso a tutto quello di cui sono responsabili quelli che hanno voluto, a ogni costo, offrire ai giovani il mondo che adesso hanno, mi si chiude il cuore.

Quant'è bella GIOVINEZZA CHE SI FUGGE TUTTAVIA... di Giuliano Rotondi Spesso me li trovo davanti negli angoli delle strade mentre stringono il telefonino tra le mani. A bordo di ciclomotori e senza casco. All'uscita delle sale giochi con gli occhi arrossati dai monitors in attesa di rientrare e continuare l'ennesima sfida virtuale. A casa fanno la stessa cosa oppure chattano con il computer casalingo con altrettanti sconosciuti in cerca di improbabili emozioni. Guai a distoglierli. Stanno appiccicati lì per ore

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I. e ore. I più aggiungono lo stereo ad alto volume sino a notte fonda. Poi il sonno ha il sopravvento e la mattina successiva si ritrovano con un giorno inutile in più sulle spalle. Ragionarci è un’impresa. Farli riflettere è quasi impossibile. A tentare un rimprovero c'è da avere la peggio. Sanno essere perfetti attori di teatro quando debbono scucirti un regalo e ottenere qualsiasi profitto. Rasentano l'opportunismo dei felini ed una faccia da schiaffi che a stento ti trattieni. Insomma sono i giovani dei nostri tempi. Capaci di farti dannare come diavoli. Di mandarti su tutte le furie per il loro comportamento tanto dverso dal nostro alla loro età. Se accenni a questo li perdi. Se non lo fai non comunichi. Se tenti qualsiasi approccio sbagli su tutta la linea. Ma allora non c'è proprio nulla da fare? In fin dei conti è pure colpa nostra. Educazione a parte ci ritroviamo distanti anni luce dalla loro mentalità che manca di precisi punti di riferimento per mille cause che ci dovremmo attribuire. Con mille mea culpa. Abbiamo fatto di tutto per ridurre la

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famiglia, quando non esiste sulla carta ma nella realtà, ad un nucleo di persone prive di identità e senza legami concreti. Gli habitat dove ci si dovrebbe ritrovare e tirare, non dico sempre ma di tanto in tanto, un sano bilancio per correggere errori e incentivare il buon senso sono ridotti a locali anonimi dove diventa difficile anche incontrarsi. Poi c'è la scuola dove tutto procede in salita. Docenti e discenti distanti mille anni luce. Programmi didattici fra i più arretrati d'Europa. Profitto a punti e asterischi. In buona sostanza il regno del parcheggio e del dolce far niente. Poi c'è la strada con le sue regole non scritte. L'atteggiamento di sfida contro tutto e tutti. Il branco, il piercing, cioè, in effetti, sballo, impasticcato... Una nomenclatura da fare spavento altro che eredi del Dolce stil novo. Non c'è che dire, possiamo dichiararci fieri di quanto siamo stati capaci di fare. Di creare. Il consumismo più sfrenato ed i miti effimeri del denaro e del benessere a tutti i costi hanno generato una repulsione generalizzata contro tutto ciò che può essere riconducibile a ordine, disciplina, civismo, morale, affetti, e così via dicendo. Quasi un rigetto fisiologico contro cui ogni cura sembra inutile. Impotente. Insufficiente. Le soluzioni, prima che sia troppo tardi ci sono. Eccome. Ma a molti sta bene così. È inutile nasconderci dietro un dito. ....Chi vuol essere lieto sia, di doman non v'è certezza. (tratto da "Angeli")

Il CSI E I GIOVANI Il CSI ha paura dei giovani? Dipende dal ruolo. Come atleti i giovani sono i benvenuti, mentre come dirigenti trovano molto meno spazio. Sono troppo pochi se si pensa che dirigenti non si nasce ma si diventa, facendo gavetta, mescolando formazione ed ■ esperienza. E se si pensa che il CSI, a norma di Statuto, è un'associazione che promuove un movimento sportivo giovanile che vive l'esperienza dello sport come momento di educazione, di maturazione umana e di impegno... Una ricerca di maturazione e di impegno che pure dovrebbe sposarsi bene con un percorso di progressiva assunzione di responsabilità, ma evidentemente così non accade. Perché? l GIOVANI CHIEDONO IMPEGNO

Spesso accade che le idee dei giovani vengano cestinate, reputate scadenti o troppo ambiziose, solo perché sono idee che cercano di innovare una realtà associativa ormai stantia e fossilizzata. Un atteggiamento di preclusione diffusa, dunque. Ed è un peccato, perché non sono poi molti i giovani cbe hanno voglia di impegnarsi. Ovvero, i giovani tendono ad impegnarsi quanto più l'associazione ha una forte identità di "missione" e quanto più i suoi scopi sono di servizio alla società. "Le associazioni che si occupano dell'impiego del tempo libero e della fruizione di servizi individuali mostrano una maggiore capacità di attrazione di nuovi affiliati. Va tuttavia segnalato il rischio che la sfida rappresentata dal leisure market le induca ad assumere in misura crescente il carattere di organizzazioni orientate alla clientela...". Detto in non sociologese, trasformarsi in organizzazione di mercato che offra servizi di tempo libero alla fine non paga, perché ciò che interessa ai giovani è far parte di gruppi in grado di offrire esperienze centrate sull'autorealizzazione dell'individuo.


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La maturità non è un fatto anagrafico D'accordo. Non sempre ciò che propongono i giovani è giusto e attuabile. L'esperienza ha il suo peso. Ma attenzione a rifiutarsi di mettersi in ascolto, attenzione a non chiudere i giovani in un ghetto in attesa di una maturità che non si raggiunge automaticamente per un fatto anagrafico. "Di fatto, - dice Gianni Borgna, autore de II mito della giovinezza - la nozione di maturità è eminentemente soggettiva. Di qui la sua arbitrarietà per così dire ideologica, che consente di affermare l'inferiorità dei giovani. Si dice: i giovani sono emotivi, instabili, a volte ancora infantili. Ma non ci si accorge che questo è il risultato di chi impedisce loro, in modo sistematico, di comportarsi autonomamente e responsabilmente". Troppi adulti tendono a considerare i giovani "maturi" solo quando perdono il loro slancio innovativo e il loro entusiasmo, e si uniformano ai comportamenti degli adulti, sposando cinismo e disincanto. E questo è il modo migliore per avere una società (o un'associazione) "imbalsamata".

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Sfiducia o egoismo? Perché il CSI ha paura dei giovani? "Per me non è solo un fatto di sfiducia, di scarsa considerazione per la creatività e le capacità dei giovani. In certi dirigenti stagionati ci sia anche la voglia di difendere il loro spazio di potere, la paura che un giovane possa crescere troppo, possa mettersi in luce e domani, chissà, soffiargli la poltrona. Il giovane che ha idee viene emarginato, quello che si adegua e non rappresenta un pericolo viene cooptato per poter dire: Vedete? lo sì che apprezzo i giovani!". Opinione esagerata? Forse. Ma anche se lo fosse, sarebbe lo specchio di una disillusione, di un disincanto che dovrebbe far riflettere.

Il coraggio di osare Cosa possono fare i giovani per modificare la situazione? "Dobbiamo credere e andare avanti convinti senza mollare - sostiene Enrica Tasso di Vicenza. La nostra parola d'ordine dev'essere 'osare'. Non si possono superare gli ostacoli se non si ha il coraggio di osare. A volte restiamo fermi per paura di essere criticati. Invece no, dobbiamo rischiare, metterci in gioco

per conquistarci un ruolo. Penso che a volte sia necessario raggiungere un compromesso tra le parti in causa. Il compromesso non vuol dire resa. Può servire come punto di partenza per una successiva e più ampia apertura verso di noi". Il fatto è che una questione così complessa come quella della partecipazione giovanile alla vita del CSI non si risolve soltanto a colpi di mozioni congressuali o di Statuto. Anche le indagini conoscitive aiutano ma non risolvono, perché il problema vero è la consapevolezza della risorsa rappresentata dai giovani. Mi viene in mente una frase che ho letto di recente: "Al di là di ogni tentativo, più o meno riuscito, di comprendere questi nostri giovani compagni di cammino, una cosa è certa: non ha nessun destino una società che fa a meno dei suoi giovani. E proprio questo sta capitando. Il meglio di noi, l'esuberanza della vita oggi è parcheggiata in una terra di nessuno" Rovesciamo allora la domanda da cui siamo partiti: "Chi ha il coraggio nel CSI di sdoganare i giovani?". Il dovere di osare spetta a tutti, non solo ai giovani.

La presenza dei giovani nelle strutture CSI

Qualifica Consigliere di società Dirigente di società Presidente di società Resp. tecnico di società Segretario di società Vicepresidente di società Coord. formaz. prov.le Consigliere prov.le Componente presidenza prov.le Coord. tecnico prov.le Dirigente prov.le Presidente prov.le Segretario prov.le

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18-20 anni F TOT

353 26 115

135 10 11

352

78 46 26 0 0 0 0 0 0

107 130 0

Vicepresidente prov.le

3 0 0 0 0 2 o

TOTALI

1.088

488 36 126 430 153 156 0

1 (1

3 0 0 0 0 3 0

307

1.395

21-30 anni TOT

M

F

2.171 199 2.699 4.137 1.318 2.146 6 112

585 57

2.756 256

2.969 4.889

10

270 752 464 316 10 27 6 0 0 0 21 4

12.856

2.512

15.368

8 16 9 4

21

1.782 2.462 16

139 14 16 9 4 42 u

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Discobolo Il "Discobolo al merito" è un riconoscimento istituito dal Consiglio nazionale del Centro Sportivo Italiano nel 1994 in occasione del Cinquantesimo anno di fondazione dell'associazione. Il premio rappresenta uno dei riconoscimenti più alti per tutti coloro che nel corso degli anni hanno generosamente dedicato un'ampia parte della loro vita al CSI ed ai suoi ideali, favorendone lo sviluppo e promuovendo la sua proposta sportivo­ educativa. Sono tre i "Discoboli" che vengono assegnati - oro, argento e bronzo - a quelle società sportive o a quei tesserati con almeno rispettivamente 40, 30 e 20 anni effettivi di attività ed impegno nel CSI. Inoltre, secondo il regolamento del premio, il "Discobolo" può anche essere riconosciuto alla memoria. La consegna dei "Discoboli" avverrà sabato 19 maggio a Loreto in occasione della Conferenza nazionale. Dal 1994 ad oggi sono stati assegnati 600 discoboli.

PRESIDENZA NAZIONALE

a Ila memoria don Franco Jaconi - San Benedetto del Tronto Luciano Lupi - Verona on. Eugenio Abbro - Cava dei Tirreni

autorità Lelio Speranza, presidente provinciale CONI - Savona

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S.E. Domenico Padovano, vescovo di Conversano Vito Bonasora, sindaco di Conversano

al meritori 2W0 ìO ABRUZZO Chieti Adriano Palombo argento Cesare Mamma re Ila - bronzo alla memoria Gianni Montanaro bronzo BASILICATA Matera don Michele Grieco - argento società sportiva poi. San Giacomo Sport - bronzo CALABRIA Cosenza Saverio Cerzosimo oro CAMPANIA Caserta alla memoria Antonio Chierchiello - bronzo società sportiva CSI Baia e Latina bronzo Cava de' Tirreni Antonio Ragone - oro Romano Virtuoso argento società sportiva Aerobic Center bronzo Napoli Giovan Battista Pelosi - argento Pietro Pastore bronzo Girolamo Catalano bronzo Salerno Sabato De Luca - oro Salvatore Barone bronzo Sessa Aurunca Luca Marchegiano argento Antonio Librace bronzo società sportiva Polisportiva Aurunca

- argento EMILIA - ROMAGNA Bologna Vanes Tadolini - oro Giancarlo Fornasari argento Roberto Romagnoli bronzo società sportiva

CSI Antal Pallavicini - oro US Zinella - oro Delchi - argento Carpi Alvezio Ferrarini argento alla memoria Ottorino Siti - argento Cesena alla memoria Gianfranco Valentini - oro Faenza Romano Zama argento Modena Gastone Nanetti - oro Roberto Valli argento a Ila memoria Gabriele Silingardi oro società sportiva - F.C. Consolata argento Ravenna alla memoria Claudio Morigi argento società sportiva G. S. R. San Rocco oro FRIULI-VENEZIA GIULIA Udine Mario Sopracase argento società sportiva U.S. Aldo Moro - oro LAZIO Regione Remo Chiossi argento Roma società sportiva Circolo Canottieri Aniene - oro LIGURIA Chiavari Umberto Ricci argento Graziano Fontana bronzo La Spezia società sportiva Associazione Sportiva Audax - oro Savona Roberto Grasso - oro LOMBARDIA Brescia

Eugenio Taglietti - oro Giulio Vassalini bronzo società sportiva GS San Martino della Battaglia - argento Crema Angelo Giavaldi argento Giovanni Gatti bronzo alla memoria Giovanni Paulli bronzo Cremona Dino Santi - oro società sportiva US Bernardiniana oro alla memoria Eugenio Bergonzi oro Mantova Guido Bertoli - oro Milano Bruno De Pascale bronzo alla memoria Anna Riso - oro società sportiva - OSC Giovi - oro Pavia Romano Dini - oro PIEMONTE Cuneo Franco Marchisio bronzo Torino società sportiva - bronzo PUGLIA Cerignola alla memoria Maria Grieco bronzo Conversano alla memoria Matteo Nebbia argento Terra d'Ofranto società sportiva CTG - CSI La Civetta - oro (in attesa di informazioni più precise sulla data di fondazione della società Showy Boys, da cui discendono) S. S. La Primula - oro TOSCANA Massa Carrara Elio Lazzaroni - oro

Pisa

Pierluigi Brogni - oro Gianpaolo Comparini - bronzo Pierangela Palumbo bronzo Antonio Pastorelli bronzo Vincenzo Taranto bronzo società sportiva GS Aurora - bronzo TRENTINO-ALTO ADIGE Trento Mario Ghezzi argento società sportiva U. S. Spera - argento USAM Baitona argento UMBRIA Perugia Francesco Goracci argento Terni Maurizio Ciotti bronzo (in attesa d'integrazione del curriculum) Ettore Cafarelli bronzo società sportiva PGS Bosico - oro US Carbon Calcio argento VENETO Padova Giovanni Giacometti

- oro alla memoria Giorgio Paolo Gardin - oro società sportiva - US Gianesini - oro Treviso alla memoria Mario Sartorei lo argento società sportiva GST Duomo Folgore Treviso - oro Vicenza Giuseppe Borso bronzo società sportiva - GS Leonicena - oro alla memoria Maria Teresa Bolcato - argento

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sapore ma di Tito Della Torre

"Se non sapremo migliorarci, se non ci interesseremo delle questioni degli altri, saremo travolti dal nostro stesso egoismo". Chi parla è Herman Boone, protagonista del film "il sapore della vittoria", da poco uscito sugli schermi italiani. Un allenatore, anzi il capo allenatore di una squadra di football (non di calcio!) studentesco di Alexandria, in Virginia. L'interprete è Denzel Washington, già noto per "Uno sguardo dal cielo" e "Philadelphia". La storia È tutto vero. Siamo nel 1971, quando il dipartimento scolastico decide di riunire due scuole, l'una frequentata da bianchi e l'altra da studenti di colore, si crea il caos. Arriva dalla Carolina del sud il coach Boone che assume il ruolo di allenatore capo dei T.C. Williams High Titans, scavalcando Bill Yoast (l'attore è Will Patton), un tecnico con molti anni d'esperienza e un seguito di fedeli sostenitori. Nonostante provengano da background diversissimi, i due coach, lavorando insieme, scoprono di avere molte cose in comune oltre al football: l'integrità, un forte senso dell'onore e una salda etica professionale. Riescono a plasmare un gruppo di ragazzi collerici e scoordinati in una squadra dinamica e vincente, a farli diventare dei giovani responsabili insegnando loro il senso del rispetto e della solidarietà. La comune passione per il gioco farà nascere amicizie inaspettate che

dureranno per tutta la vita. La determinazione, la collaborazione e l'impegno dei Titans sconfiggeranno i pregiudizi e cambieranno la storia.

Razzismo Chi ancora non ha visto il film è pregato di saltare la prossima frase. Alla fine i Titani vincono e dimostrano con il loro affiatamento, con la loro unione che una squadra, un gruppo sociale,

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una classe non può contenere differenze o discriminazioni in base al colore della pelle. Cioè con pregiudizi. Quando tutt'intorno è razzismo, nella squadra dei Titani, dopo resistenze iniziali, si gioca fianco a fianco per un unico scopo. Lo sport diventa così un'isola felice, oggi negli stadi italiani purtroppo avviene il contrario ma è sempre una discriminazione che avviene fuori dal gruppo.

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Il coach Boone non è un’invenzione, esiste davvero e ha fatto da consulente al film. Il tecnico alla fine allena i cervelli, prima che i muscoli, controlla l'ideologia, governa i comportamenti sociali. Spiega l'attore di colore ( ma perché specificarlo?) Washington: "Mi è parsa subito una storia interessante. Ma il suo cuore emotivo sono i ragazzi. Mi

ha colpito la figura del mio personaggio, il coach Boone, come uomo, come allenatore e come padre. Mi piace mettere insieme la squadra ma anche infiammarli, dare loro un'anima". Se un tecnico debba arrivare a questo, è discussione

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sportiva. E sicuramente dai toni del film, enfatici e tipicamente americani ("Non m'importa se vi piacete o se andate d'accordo - tuona

Boone/Washington, in piedi sullo sfondo di una radura piena di fango l'importante è che ognuno rispetti l'altro"), Herman sembra assomigliare più a Sacchi e Zeman che ad altri. E Washington, spesso simbolo cinematografico della lotta al razzismo, ricorda in un'intervista a corredo del film che "nessuno nasce pieno di odio e pregiudizio, sono cose che s'imparano dai genitori e da chi ti educa". L'uomo non è malvagio. Lo diventa. Come il campione che assapora la vittoria. Che non è sempre uguale. Dipende da come si ottiene e dal prezzo che si è pagato per ottenerla, recita uno slogan del film. Attuale di questi tempi, non più di sospetti ma di spiacevoli certezze.

Boskov sulla figura dell’allenatore Il sapore della vittoria l'ha gustato a Genova, guidando la Sampdoria alla conquista dello scudetto e della coppa delle coppe agli inizi degli anni novan’ ta. Vujadin Boskov ha visto ed apprez; zato il film diretto da Boaz Yakin, anche se si pone a metà, come allenatore, tra la ■ rigida figura di coach Boone e qualche tecnico più permissivo. «L'allenatore deve essere fratello e sorella, madre e padre, nonno e nonna per i suoi gioca­ tori - ha affermato con toni carichi di simpatica enfasi, il tecnico nel corso della trasmissione di Sat 2000 "Sportiva­ mente" - Non può dire sono un allenato­ re di calcio ed il resto non m'interessa. Lui deve sapere come vivono i giocato­ ri, come si deve trattare un calciatore. Deve conoscere la sua vita privata, capi­ re ed accettare che possa vivere un momento di crisi, non solo tecnica. Nel­ la mia esperienza di tanti anni di pan­ china, ho avuto sempre in squadra gio­ catori che andavano a mille per 5-6 set­ timane e poi vivevano periodi di appan­ namento. In quel momento allora sape­ re se questi ragazzi sono sposati o fidan­ zati, se hanno figli o meno, può aiutare noi e loro». L'allenatore psicologo, quindi, che non deve però rinunciare

ad imporre le sue regole. «Avevamo anche noi una legge interna. Nelle altre squadre si pretendeva il rientro alle 22,30, i giocatori delia Sampdoria per me potevano rimanere fuori un'ora più tardi ma alle 23,30 dovevano comun­ que essere a casa - ha spiegato l'ex diret­ tore tecnico della Jugoslavia -. Ma in ogni città mi sono comportato in manie­ ra diversa. Roma e Napoli non hanno certo lo stesso clima di Genova. Così i napoletani, quando guidavo gli azzurri, si rifiutavano di cenare alle 8 di sera e si mettevano a tavola non prima delle 21/21,30. L'errore è comportarsi e parla­ re con tutti allo stesso modo». Non si è pentito forse di aver concesso qualcosa di troppo alla gioventù di Vialli e Man­ cini? «Il dialogo con i calciatori è stato una delle componenti delle affermazio­ ni della mia carriera. Poi sapevo regola­ re a quattr'occhi i conti con chi, a turno, non rispettava le norme a tutela della serenità e dei successi della squadra». Bastone e carota come ricetta tradizio­ nale, rappresentata nel film dal già detto rigore del coach Boone e dal carattere più mite del coach Yoast, al termine del­ la pellicola uniti per vincere. Nello sport e nella vita.


Intervista a Gianni Mura, giornalista sportivo del quotidiano La Repubblica

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Troppo commercio,

meno anima di Solen De Luca

Gianni Mura è, da anni, una nota firma del giornalismo sportivo italiano. Di recente, ha ricevuto ben due premi: Saint-Vincent per la sua rubrica della domenica "Sette giorni di cattivi pensieri" e "Uniti si vince" attribuitogli per essersi distinto nel favorire la solidarietà e l'integrazione razziale. Ha accettato di darci il suo parere sull'evoluzione del mondo dello sport. Uno sguardo incisivo e tagliente, che non lascia certo spazio ad incertezze. La ricetta curativa, però, esiste...

È corretto affermare che il calcio è in crisi? Dal punto di vista dell'etica, dei valori, dei contenuti e della bellezza del gioco, è senz'altro in crisi. Ma non lo è come fenomeno che attira l'attenzione, perché anche la partita più stupida e più brutta, bene o male, mette assieme 10 milioni di spettatori. Quale potrebbe essere la ricetta per salvare il calcio? Per quanto mi riguarda, posso dare solo alcuni suggerimenti. Bisognerebbe, innanzitutto, mettere un fermo al numero di stranieri utilizzabili contemporaneamente, senza fare distinzioni fra comunitario o extracomunitario, onde evitare quello che è successo di recente con lo scandalo dei passaporti falsi in Italia. Quindi, non più di 5 in campo contemporaneamente. Questo permetterebbe di occuparsi un po' di più del vivaio che adesso è trascurato. Per esempio, è stato calcolato che - su 10

mila ragazzi che fanno le scuole di calcio presso società - uno solo arriva in serie A. Si rischia poi di giocare partite, tipo quella tra Italia-Argentina che diventa una partita tra Roma e Lazio o, quella dell'lnter, l'anno scorso, in cui c'era un solo italiano. Un altro aspetto da affrontare è quello dei giovani sotto i 18 anni: bisognerebbe che i vivai curassero molto più la tecnica di base che la tattica, l'agonismo o il potenziamento fisico. Oggi, si sente la mancanza di quelli che io chiamerei i "folletti"... Mancano i vari Zola (che gioca all'estero), Baggio e Signori (che hanno ambedue 33 anni): tutti giocatori di talento che erano la costante del nostro calcio. Non molto alti, ma con piedi straordinari. Giocatori giovani, di questo tipo, non se ne vedono. Forse Cassano, ma è l'unico. Servirebbero, invece, giocatori più tecnici, perché la base del calcio è la tecnica e non la corsa. Il mio terzo suggerimento, che è anche il più difficile da mettere in pratica, dovrebbe essere il risanamento degli stadi. Secondo una recente ricerca dell'osservatore Romano, I'80% delle famiglie ritiene lo stadio un luogo pericoloso per i propri figli. Purtroppo, hanno ragione. Un tempo non era così, e quindi il problema è impedire che lo sia ancora in futuro.

Cosa si può fare per contrastare la generale violenza negli stadi? Per me, il parere delle famiglie vale molto di più di quello dei sociologi o degli esperti di calcio, perché davvero si

vedono certe scene - e non solo allo stadio, ma alla stazione, in città o nel percorso per arrivare allo stadio - per cui è meglio non mandare i bambini a vedere la partita. E tutto questo non dipende solo dal calcio, ma dalle leggi. Per esempio, la "legge anti-violenza" per intenderci, la legge Veltroni-FlickNapolitano, che prevedeva pene più severe per i cosiddetti "reati da stadio", tipo aggressioni, manifestazioni razziste, lancio di petardi e cose del genere - è ferma dal 1998, in attesa di essere approvata. Nel frattempo, le società, anche quelle più organizzate e ricche, non fanno che chiedere più polizia, e

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Troppo commercio.

meno anima

siamo così arrivati a livelli assurdi: per le partite definite a rischio, ci troviamo di fronte a città quasi militarizzate. Ma non è questa la soluzione: ci vuole maggior prevenzione e maggiore educazione, ed in Inghilterra ci sono riusciti. Basta vedere uno stadio inglese quando in campo gioca una squadra italiana (vedi Leeds-Lazio del 14 marzo): il pubblico si trova ad un metro e mezzo dal campo, senza rete di protezione, e non succede niente. Questo grazie al giro di vite dato all'epoca dal governo Thatcher: se solo tiri una boccetta vuota in campo, ti si avvicina immediatamente un bobby; se solo pronunci una parola contro un giocatore di colore, il servizio d'ordine privato delle società, tipo steward, ti accompagna fuori dallo stadio e non ci metti più piede. Quindi, se in Inghilterra, la violenza dagli stadi è stata praticamente cancellata, credo non sia così impossibile almeno provare a farlo anche eia noi.

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Quali sono gli sport che oggi si salvano? Uno sport da sempre violento in campo e curatissimo fuori è il rugby dove la prima regola è il rispetto dell'avversario. Non si sono mai viste scazzottate o invasioni di campo per una partita di rugby. Un altro sport con un contorno piuttosto civile è la pallavolo, che in Italia, è uno degli sport più praticati dai giovani, anche perché lo si incomincia a scuola. Ma non sono certo sport di vertice. Come il calcio oggi, anche il basket ha avuto manifestazioni di intolleranza e di violenza, ed è abbastanza in crisi rispetto a qualche anno fa. In un paese come l'Italia, dove gli sport popolari sono già tre o quattro più il ciclismo, che ha altri problemi - il calcio è un grosso affare che fagocita tutto.

Praticare una qualsiasi attività sportiva è importante? Certamente. Bisogna incominciare a praticare sport quando si è bambini. L'ideale sarebbe che il bambino stesso scegliesse lo sport che più gli è consono, magari aiutato dalla famiglia. Perché fare sport fa bene. Secondo le ultime statistiche, in Italia il numero dei bambini obesi, per alimentazione

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sbagliata o eccessiva, sarebbe in crescendo. Quindi, a parte i benefici dal punto di vista della salute, per un bambino lo sport è un modo per socializzare, visto che quasi sempre i piccoli si dedicano a discipline di squadra. Se l'allenatore è bravo, insegnerà ai bambini a stare con gli altri, ad avere un obiettivo comune con i loro compagni. Se così non è, lo sport si trasforma solo in un mezzo per affermare la propria supremazia.

Si parla spesso di valori nello sport. Ce ne sono alcuni, però, che oggi sembrano lontani anni luce. Uno di questi è certamente la capacità di sapere accettare la sconfitta. Perché, normalmente, chi vince è stato più bravo di te, o ha sempre puntato più in alto. Ed è così che si migliora. Non si può ignorare che certi valori sono più difficili da trasmettere in una società votata ad una corsa parossistica al successo. I valori trasmessi alla massa sono infatti spesso il primeggiare, non importa come, anche facendo i furbi, anche non rispettando le regole. Questo è un insegnamento da sport deviato e non da sport nel vero senso della parola. Donna e sport, è un binomio che funziona? Sì, ma bisogna stare attenti. Se, infatti,

penso a delle campionesse, le prime che mi vengono in mente sono le sorelle Williams, la Kournikova e la Cacciatori: personaggi molto spettacolarizzati, forse più dive che non atlete. C'è la tendenza a presentarle solo come sex-symbol, quindi come donne scisse dalla loro attività sportiva, cosa che non accadeva anni fa: quando la migliore tennista del mondo era la Navratilova, non le facevano né calendari né manifesti. Si tratto, però, di un fenomeno che caratterizza anche gli uomini: lo dimostrano i calendari dei vari Totti, Vieri e Cannavaro. Mentre un campione sportivo una volta era vendibile come merce solo sul mercato sportivo o patriottico, tipo Bartali che vince il Tour o l'Italia che vince i Mondiali nel '82, negli ultimi dieci anni sembra invece esserci una corsa a fare del campione sportivo un divo. E quindi li vedi spesso in TV. Per esempio, se il canoista Antonio Rossi o il nuotatore Massimiliano Rosolino avessero avuto un altro aspetto, certamente non sarebbero stati così presenti. C'è quindi una mondanizzazione del personaggio sportivo a cui non sfuggono neanche le donne. Penso alla Cacciatori, di cui si è parlato molto più come indossatrice di intimo e ragazza calendario che come capitana della nazionale di pallavolo. E, infatti, la nazionale italiana è andata malissimo alle Olimpiadi, anche se lei è rimasta ugualmente un grande personaggio, pur non avendo vinto niente. È giusto parlare di commercializzazione spinta? Assolutamente si. Siccome viviamo in una società di consumi, queste persone vengono piazzate come merce da consumare su diversi piani. Ossia, si presume che interessi di più la Cacciatori in veste di ragazza copertina, ai di là di quello che fa. Visto che è più vendibile in questo modo, di riflesso potrà poi eventualmente nascere un interesse per lo sport che pratica. Considero tutto questo un'operazione piuttosto grossolana, e devo purtroppo ammettere che nello sport c'è sempre meno anima e sempre più commercio.

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CONI di Giampiero Spirito ROMA - Ragazzine e sconosciuti al vertice dello sport italiano. Se fosse nello spirito della riforma non si sa ma tant'è. Il CONI ha scelto il suo governo, lo scorso 18 aprile, che ha goduto di un'ampia base elettiva, ben 215 aventi diritto al voto. Un collegio elettorale formato da 5 delegati per federazione (presidente, dirigenti, atleta e tecnico) e dai rappresentanti dei comitati regionali. Oltre ai cinque membri del CIO, Carrara (sta dappertutto!), Pescante, Cinquanta, Di Centa e Grandi. Scorrendo la lista degli elettori si scopre che la nuova giunta è stata scelta dall'ex volto televisivo di "Quelli che il calcio..." Everardo Dalla Noce, oggi presidente della Federbaseball. E dalle medaglie olimpiche Beniamino Bonomi (canoa), Giuseppe Abbagnale e Walter Molea (canottaggio), Jury Chechi (ginnastica), Emanuela Pierantozzi (judo), Klaus Dibiasi (nuoto), Sandro Cuomo (scherma), Alessandra Sensini (vela), Luca Pancalli (paraolimpiadi). Senza dimenticare il campione del mondo Andrea Cardini (pallavolo) e il campione d'Europa Marco Bonamico (pallacanestro). Ed esponenti politici di spicco come il ministro dell'ulivo Katia Bel I il lo e gli esponenti di Forza Italia Paolo Barelli, presidente della federnuoto e assessore provinciale allo sport di Roma e l'arcinoto Sabatino Aracu, presidente della federhockey e pattinaggio. Una larga base elettorale che, frutto del caso o d'indovinate alleanze ha partorito

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una giunta dove i silurati hanno fatto più notizia dei promossi. Qualche nome? Innanzitutto Antonio Rossi, tre medaglie d'oro olimpiche nelle ultime due olimpiadi, stretto nella calda morsa delle affascinanti olimpioniche Bianchedi e Bellutti. Poi il "blindatissimo" e favoritissimo Adriano Panatta, doppiato da Eddy Ottoz (130 voti contro 65) che contro tutto e tutti, ha solo avuto il vantaggio di potersi, probabilmente, votare, visto che è il presidente regionale della Valle D'Aosta. Tra i

dirigenti bocciati eccellenti, gli ex presidenti federali Mauro Checcoli e Bartolo Consolo, insieme alla medaglia olimpica Novella Calligaris (nuoto) che c'è rimasta male ma tanto male. Mai quanto Panatta, come assicurano le cronache che hanno riportato nei giorni successivi al 18 aprile, uno screzio tra l'ex capitano di Davis e l'ospite del Foro Italico. In apertura parlavamo di ragazzine e sconosciuti. Certamente il fatto più rilevante è che la giunta, finora

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Da sinistra: Diana Bianchedi, Antonella Belletti, Manuela Di Conta, E velina Christillin

maschilista si è fortemente colorata di rosa. Quattro donne con la novità storica della vicepresidenza, affidata a Diana Bianchedi. Una ragazzina rispetto a dirigenti solitamente piuttosto maturi. Accanto all'olimpionica l'altro vicepresidente è l'esperto Bruno Grandi. La Christillin non ha fatto mistero di dovere molto alle olimpiadi di Torino che sta conducendo verso l'appuntamento del 2006. Antonella Belletti, due olimpiadi vinte nel ciclismo e ora orientata verso lo spericolato bob assicura di voler "garantire maggiore credibilità allo sport". A sorpresa (l'ennesima!) dunque Fabio Pigozzi ha superato tutti nella graduatoria dei dirigenti, precedendo addirittura Nizzola. "Chi è Pigozzi?" si chiedevano in tanti mentre l'ex medico della Roma avanzava in classifica, nello spoglio dei voti. "Chi sono io? Non lo sa chi, per sua fortuna, non ha mai avuto bisogno di un medico sportivo - ha risposto, ancora emozionato, dopo l'elezione - Mi presento: sono membro della commissione medica del CIO e vicepresidente della federazione internazionale dei medici sportivi. La mia candidatura nasce dallo stimolo che■ viene dall'attività nelle federazioni che ho sempre seguito, tra cui quella di pentathlon moderno, e dalla spinta di persone che mi stimano, tra cui il dott. Pescante". Per alcuni il vero vincitore della competizione. Scorrendo la lista dei nomi della giunta sembrano esserci

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Il governo del CONI Presidente: Gianni Petrucci Vicepresidenti: Bruno Grandi e Diana Bianchedi (atleta) Dirigenti: Fabio Pigozzi, Luciano Nizzola, Giovanni Malagò, Marcello Marchioni, Evelina Christillin, Michele Barbone, Sergio Melai Tecnico: Eddy Ottoz Atleta: Antonella Bellutti iviemur Membri Ciò: Franco Carraro, Ottavio Cinqua Cinquanta, Manuela Di Centa, Mario Pescan Pescante Segreta Segretario: Raffaele Pagnozzi

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più amici dell'ex presidente del CONI che dell'attuale. Con tutti i conseguenti problemi di governabilità che seguiranno. Questioni vecchie per un "nuovo CONI". Il Presidente Ottantacinque per cento (85%) delle preferenze, un plebiscito o un'elezione bulgara, secondo i punti di vista. Un'ampia riconferma alla presidenza del CONI per Gianni Petrucci che ha ottenuto 1 76 voti su 207 votanti. Al secondo posto, staccatissimo, Giancarlo Abete, con 18 preferenze. Cinquantacinque (55) anni, romano, laureato in scienze politiche, Petrucci è stato anche presidente della federbasket e segretario della federcalcio, a cavallo dei mondiali d'Italia '90. In carica dal 1999 non è stato scalfito dall'elezione così ampia voluta dal decreto Melandri. E tutto è andato secondo le previsioni, con una vittoria mai messa in discussione. "Non facevo alcuna previsione. Sono ovviamente soddisfatto del suffragio, con tutti gli amici che mi sono stati vicini. Lo ritengo un successo collegiale, di tutti quelli che hanno condiviso questo programma", le prime parole di Petrucci, nel salone dell'Holiday Inn, a spoglio ancora aperto. Ora occorre capire però cosa cambierà, con il nuovo assetto per lo sport italiano. "Capire gli errori fatti, cercare di rimediare e mettersi a lavorare, a partire proprio da questo decreto che c'impegnerà a lavorare di più. E quindi svolgere il nostro lavoro con serenità, buon senso, umiltà e modestia". Non vuole sbilanciarsi il Presidente e spiegare se, questa elezione così complessa e articolata, è stata un punto di svolta o piuttosto di gran

confusione. "Viviamo i momenti che meritiamo. La società deve percorrere il suo tempo storicamente e farlo nel miglior modo possibile", la risposta di Petrucci. Come a dire, questo ci tocca. Ma quali sono i primi obiettivi del nuovo CONI? "Tanti. L'impegno principale è l'autofinanziamento del minimo garantito, quindi la lotta al doping". Al di là delle oscillazioni dei concorsi, quindi il sostegno economico minimo non dovrebbe essere intaccato. In gioco c'è l'autonomia, dicono. O quel che ne rimane. La vicepresidente Scuola, doping e rapporti con la base. Problemi da affrontare come gli avversari che continuerà a trovarsi di fronte e in pedana. Assalti e risposte, a colpi di fioretto perché in questa specialità le sue due medaglie d'oro olimpiche ancora brillano come i suoi occhi. Diana Bianchedi, 31 anni, medico prossimo alla specializzazione, al di là dei proclami, si trova a far fronte ad una situazione nuova e del tutto speciale, passata in pochi mesi dal trionfo olimpico di Sydney alla vicepresidenza del CONI. Com'è stato il primo impatto con la stanza dei bottoni? "Ero spaventata prima di entrare nella stanza con tutti gli eletti. Il presidente e il segretario sono stati bravi a farci sentire subito a nostro agio e alla fine devo dire che le persone che hanno praticato lo sport e che vivono di sport sanno riconoscersi e si ritrovano, lo non so nulla di politica e di amministrazione. La scherma mi ha regalato tutto quello che ho, spero di poter essere io a restituire qualcosa allo sport".


Un quadro antico, da restaurare

Modesta la Bianchedi, in fondo ha vinto le Olimpiadi e i risultati in pedana sono stati il suo sponsor. Anche se qualche giornale, all'indomani dell'elezione, ha parlato di sostegni politici... "Voglio subito chiarire: ciascuno ha la sua idea politica ma non voglio essere strumentalizzata. L'organo è apolitico e così sarà la mia attività, improntata ad un dialogo con tutte le sue componenti. Ad un forte legame con la base, per passare alle federazioni, fino ad arrivare al governo dello sport. Insieme e solo ascoltando tutti si potrà combinare qualcosa di buono". Insomma si sente più amica di Pescante o di Petrucci? "Con Pescante ho vinto le olimpiadi a Barcellona, con Petrucci a Sydney, quindi siamo pari". Rimane l'impegno principale della trasparenza e credibilità. Ora tocca a voi atleti, in prima fila combattere il doping. "Il rispetto delle regole e degli altri è fondamentale. Per quanto riguarda il doping sono legatissima a questa lotta. La mia tesi di specializzazione che discuterò tra pochi mesi, tratta proprio la nuova legge sul doping. Voglio cercare di capire di più. Ora ho un doppio ruolo e credo che si debba lavorare soprattutto sulla mentalità delle persone per

E il nuovo CONI fu. Più o meno. Non basta infatti la schiacciante vittoria di Gianni Petrucci perché si possa dire che il CONI sia diverso. Non vorrei che il comitato olimpico diventasse però un bel quadro di valore che i nostri "ante­ nati" hanno ordinato per appenderlo alla parete del salone del sistema sportivo italiano. Ultimamente, quel quadro, sgualcito e scolorito dal tempo, tanto che non si distinguevano più i personag­ gi in esso dipinti, sembra spiccare anco­ ra in maniera vistosa per le grosse corni­ ci in legno massiccio: ciò che invece con il tempo si è perduto, guarda caso, è la tela, cioè... l'essenziale. Lo stesso pos­ siamo affermare del nuovo CONI? Una bella cornice classicamente indorata, appariscente e imponente, soltanto con qualche nuovo personaggio. Ma come si muoverà la nuova Giunta? A chi darà ascolto? Sarà veramente autonoma dalle grandi Leghe e dalla politica? Aspettia­ mo che il presidente Petrucci, del quale apprezziamo il coraggio nel restare alla guida dell'ente, rivolga lo sguardo anche allo sport di base. Nell'ultimo periodo del mandato, non si

sono viste azioni concrete ed efficaci su questo versante. I vertici del CONI han­ no giocato bene la propria partita atten­ dista, rinviando di volta in volta gli impegni già assunti. Ma lo sport non può più attendere. Lo sport di vertice deve comprendere che il suo futuro non è sol­ tanto in un allargamento della rappre­ sentanza, ma è soprattutto in un'allean­ za stretta con lo sport di base che deve essere affidato, per la definizione delle strategie, al Comitato nazionale sport per tutti. Ad oggi, però, possediamo un contenitore privo di contenuti, rifiutato da tutti, CONI e regioni comprese. E a tutto questo si aggiunge un allarman­ te silenzio da parte degli schieramenti politici che tacciono rispetto al futuro dello sport nel nostro Paese. Lo sport per tutti ha bisogno di certezze, che nessuno garantisce e che riguardano: - i finanziamenti; - la legge sulle società sportive dilettan­ tistiche; - compiti e funzioni del Comitato nazio­ nale sport per tutti. Ricominciare da questi tre impegni sarebbe il vero segnale di novità.

sconfiggere questo male. Lo so, ci sono tanti interessi dietro. Ma ogni giovane, una volta diventato atleta, quando un allenatore o un medico gli indicherà una scorciatoia per vincere, dovrà ritenere quest'offerta una vera offesa, lo l'ho sempre pensato e così tutte le persone che mi hanno circondato". Tra cui i tecnici che dovranno sgridare

oppure non convocare per le olimpiadi, la schermidrice Bianchedi, alias vicepresidente del CONI. E cioè uno dei massimi dirigenti incaricati di ratificare la lista dei convocati per Atene 2004... "Non vi preoccupate, quando capirò di non essere più all'altezza sarò io a togliere dall'imbarazzo il mio maestro e tutti gli altri".

"IL MOVIMENTO DIVERGENTE" di Pasquale lezza

Il Progetto è nato da un lavoro di collaborazione di docenti accomunati sia dalla necessità di risolvere problemi urgenti come il fenomeno della dispersione scolastica: l'evasione dall obbligo, /abbandono, lo scarso profitto, finsuccesso scolastico, sia dalla necessità di ampliare le conoscenze e le abilità degli alunni, cercando una convergenza tra /educazione fisica, da sempre la favorita tra le discipline, e tutte le altre attività educative. Insieme ai ragazzi si è cercato di proporre giochi sportivi nuovi e di ricercare quelli vecchi, di strada, di cortile, appartenuti ad una tradizione troppo in fretta dimenticata. L'esperienza degli insegnanti coinvolti nel progetto (cinque delle scuole secondarie di I grado e nove delle scuole secondarie di II grado) ha rivelato la necessità di collaborare per creare una Officina del movimento': II gruppo di studio composto dai ragazzi e dagli insegnanti è riuscito a svincolarsi dalla dipendenza delle cose già fatte, già pronte, e si è aperto a nuove dinamiche possibilità: la ricerca personale, la flessibilità, la liberazione delle potenzialità creative hanno permesso di togliere il gesso degli automatismi scontati. Alla scrittura creativa, al disegno creativo, alla lettura creativa e più in generale alla comunicazione creativa, si è aggiunta cosi la creatività sportiva.

IL MOVIMENTO DIVERGENTE Con la proposta del gioco-sport: la Pallarmonica Pagg. 80. 2001. £ 20.000 ARANBLU Editore Via della Conciliazione, 1 — 00193 ROMA

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Ascoli Piceno: un appuntamento sportivo per l'integrazione sociale

Citta . aperta di Diamante Sanfelice In provincia di Ascoli Piceno, si è giocato il 1° Torneo provinciale di calcetto tra squadre di italiani e di giovani immigrati residenti. falcio, amicizia ed integrazione V_sociale. È questa la ricetta, semplice ma efficace, che il Centro Sportivo di San Benedetto del Tronto, in provincia di Ascoli Piceno, ha deciso di attuare per avvicinare giocatori italiani ed immigrati. Così, ogni fine settimana, dal 31 marzo al 5 maggio, nella cittadina marchigiana è stato organizzato il "1° Trofeo Città Aperta". Sei squadre di cinque giocatori si sono affrontati in questo torneo provinciale di calcetto, accomunati dal desiderio di far crescere la conoscenza reciproca tra realtà abituate a convivere. Il luogo non è casuale, perché tutta la provincia di Ascoli Piceno è interessata dal fenomeno dell'immigrazione. Secondo i dati statistici recentemente pubblicati dalla Caritas di Roma, dal 1999 al 2000 gli stranieri presenti sul territorio sono aumentati del 16 per cento, e San Benedetto del Tronto è da tempo uno dei luoghi privilegiati per l'immigrazione di lavoratori dall'estero: tra fabbriche, aziende agricole e turismo alberghiero, il lavoro non manca. E neanche la manodopera a buon mercato: chi è operaio, chi è bracciante agricolo o addetto al servizio di guardia notturno. Ma dietro ogni storia si nascondono spesso grandi difficoltà economiche,

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le prossime edizioni, mi piacerebbe vedere in campo anche squadre miste". L'idea di organizzare una sfida all'ultimo goal è venuta ai soci del CSI, ma ha trovato subito appoggio anche nelle istituzioni locali quali il Centro Polivalente Provinciale di servizi agli COU PICfNC immigrati. "Lo sport ha la straordinaria capacità di avvicinare culture e popoli anche assai distanti - ha dichiarato l'assessore Patrizia Rossini - e già la fase organizzativa di questo torneo ha favorito nuove amicizie ed una migliore comprensione reciproca tra italiani e stranieri". "Con questa iniziativa - sottolinea Antonio Benigni, promotore associativo perché la maggior parte degli immigrati e organizzatore del trofeo - abbiamo presenti presta la propria forza lavoro voluto abbattere il muro di falsa per poche lire. Le occasioni di festa non sopportazione che esiste fra italiani ed sono frequenti, e quando ci sono immigrati, cercando di risolvere la vengono sfruttate fino in fondo: così, questione anche in quanto cristiani. Si quando è partito l'invito del Centro parla tanto di integrazione sociale, di Sportivo Italiano, i ragazzi di sei Paesi amicizia fra i popoli, di solidarietà, ma diversi (Senegai, Costa d'Avorio, Togo, rimangono solo belle parole. Questo Marocco, Tunisia e Albania) non si sono torneo di calcetto è stato, quindi, un fatti pregare. modo per utilizzare lo sport come "Partecipare al Trofeo - sottolinea Jeton mezzo di convivenza pacifica e creativa Gunga, un diciassettenne albanese - mi tra culture diverse. E questo testimonia è sembrata un'idea brillante, perché che lo sport, se vissuto e praticato con lo coinvolge molti di noi extracomunitari, spirito giusto, è una via sana dandoci la possibilità di vivere nuove all'integrazione sociale". esperienze e confrontarci con culture Nel pomeriggio, al termine della finale, differenti dalla nostra. Oltretutto, lo sport giocatasi il 5 maggio a Castel di Lama, si aiuta ad avvicinarsi e a superare le è poi tenuto un convegno barriere. Sono rimasto molto colpito sull'immigrazione sul tema "Promuovere dalla professionalità e dalla disponibilità lo sport per promuovere la vita - Ero dell'organizzazione, che ci ha fatto forestiero e mi avete accolto". Infine, in sentire tutti veramente accolti". "Certo serata, un pensiero anche per i fisici vorrei che a questo evento fosse data meno sportivi: una festa multietnica per una maggiore eco pubblicitaria tutti, con degustazione di prodotti e dichiara Houssem Habib, uno dei piatti tipici dei vari Paesi rappresentati giocatori della squadra tunisina - e, per per la gioia di tutti i golosi.

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nati nel CSI

-p. .Orlando

ri di Felice Alberghetti

Indimenticato maratoneta azzurro, capace di vincere la storica maratona di New-York, due anni consecutivi - edizioni '94 e '95 - anche Orlando Pizzolato, è nel club dei nati nel CSI. Anzi, è tuttora tesserato con la vicentina Atletica Malo nella quale ha gareggiato quest'anno nelle varie fasi locali della campestre. "Ho iniziato a 14 anni nel CSI, correndo su strada con il gruppo di CSI Sulmano di Piovene Rocchetto e facendo molte corse campestri, specie in inverno. Partecipare alle gare e stare in compagnia erano i due requisiti principali; era bello il clima da gita che si creava. Da ragazzini c'era anche un po' di tensione, alla partenza, come naturale. Ricordo le famose domeniche in cui non si poteva girare (austerity), e allora si andava tutti in bicicletta o addirittura con i carri a far le gare. Sono stato tesserato dieci anni con il CSI. Prima col Sulmano, poi con il FIAF di Vicenza, che raggruppava piccole società provinciali. Ricordo la mia prima gara nazionale nel CSI, a Bovisio

Masciano, in provincia di Milano. Era una finale e fu un'esperienza unica, che non dimenticherò mai". Cosa ti ha trasmesso il CSI? La mia esperienza nel CSI la ricordo come un momento di estrema crescita, che mi ha portato poi ad ottenere dei successi, ma quasi in modo insperato. Quando 14enne gareggiavo nelle corse campestri del CSI non pensavo mai che un giorno avrei vinto due maratone di New-York. Mi divertivo; magari mi proiettavo mentalmente immaginandomi un campione. Ma era un sogno! Poi si è avverato, per la costanza, la passione e, perché no, per un dono di natura. Che si raggiunga o no un risultato l'importante è correre con entusiasmo.

Il forte corridore vicentino aggiunge sulla corsa campestre e sulla maratona: Nella campestre ci si butta dentro con una maggiore carica agonistica. Nella corsa lunga bisogna agire più mentalmente. Lo spirito è più o meno simile. La maratona è più una sfida con se stessi. Direi che è proprio una corsa proiettata all'interno del proprio io: s'attinge dalle proprie risorse fisiche, ma soprattutto da quelle mentali, perché è la testa che aiuta il corpo a raggiungere il traguardo tinaie. Il momento del ritiro...a volte capita L'atteggiamento mentale per un corridore è fondamentale: in una corsa è impossibile che non ti capiti almeno un momento di crisi fisica, la stanchezza

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Pizzolato aumenta metro dopo metro. A un certo punto l'atleta che partecipa ha sempre l'idea di terminare la corsa e poi andare a casa. È un gioco di tensioni nervose. Bisogna tenere la fatica al minimo e proiettare i pensieri all'esterno; non sentire il disagio del mal di pancia , delle vesciche ai piedi... ma anzi spostare l'attenzione su degli argomenti esterni alla corsa. Ecco pure l'importanza degli amici o di qualche compagno di squadra vicino con cui scambiare due parole.

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risultato non è fondamentale. Nessuno chiede a me una prestazione, né tantomeno io ricerco delle performances. Mi sento più libero. Vado alla corsa, porto con me tutta la famiglia e finita la corsa si torna a casa, contenti in ogni caso di come è andata.

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La famiglia segue la tua corsa o partecipa direttamente? Mia moglie mi segue sempre. Anche lei è tesserata nella Atletica Malo e mi accompagna di corsa nelle gare CSI. Persino mia figlia, che ha 6 anni, ha trovato soddisfazione, nella corsa dei cuccioli, semplicemente un giro di 600 metri e nelle altre attività del Giocasport. Mi piace l'organizzazione CSI. Noto con piacere la ricerca del coinvolgimento di tutti. Chiunque partecipi, riceve una maglietta o un piccolo premio. Nelle gare non ci deve per forza essere agonismo o il premio alla vittoria. Credo che - e lo ricordo benissimo nelle mie prime gare ricevere una medaglia era comunque un premio, al di là se arrivavo primo, secondo o quindicesimo. Andare a casa con una medaglietta dà comunque una certa soddisfazione, la consapevolezza di aver fatto o preso parte a qualcosa di importante. Le corse CSI a cui partecipo è come se le facessi in famiglia, per star insieme a tante persone che mi conoscono e che mi rispettano. Altrove c'è meno spontaneità: ci sono corse, dove ricevi bei premi, ma solo se paghi le venti o trenta mila lire all'iscrizione.

Dopo l'esperienza vissuta da bambino, c'è stato un ritorno di fiamma verso il CSI? Mi è tornata quella voglia di partecipare, vivendo l'agonismo non per vincere, ma per me stesso. Oggi mi piace correre, puntando non alla vittoria finale, ma a superare l'avversario che mi è davanti. Le gare locali, a livello provinciale, sono quelle che fanno per me. Nelle gare del CSI, c'è sì agonismo, perché comunque c'è sempre una classifica, ma alla fine il

Nell'album dei ricordi e dei km percorsi, quali immagini conservi di più? È difficile così a bruciapelo. Sicuramente Central Park, che per tutti i newyorkesi è un punto di riferimento, è un ricordo indelebile. È un posto tranquillo, dove ho avuto modo di incontrare in allenamento Dustin Hoffmann che vi correva anonimo, oppure Jacqueline

Kennedy, prima della sua scomparsa. Mi piace correre anche lungo le spiagge. E non tralascerei i km percorsi nel CSI, da piccolo. Riconosco che quei momenti sono stati importantissimi. Anche perché nel CSI ho cominciato facendo moltissime attività; dal volley al basket, al ciclismo, ma essendo molto minuto fisicamente, non avevo molte chances di emergere. Mi sono allora diretto alle corse non competitive, le gare in pista, e poi le corse campestri. E

da lì... Ora invece di cosa ti occupi? Sempre di corsa, di maratona ecc. Propongo tabelle d'allenamento, organizzo stages nei centri di allenamento estivi, scrivo su riviste nel settore, ho un mio sito internet molto curato -www.orlandopizzolato.com (consiglio a tutti di farci un clic, ndr) nel tempo libero corro.


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uno sport alla volta k 1

di Gianfranco Griffi II /^hi non ha mai impugnato una ^.racchetta da "ping pong" e si è divertito con gli amici sul tavolo verde? A molti può sembrare strano, ma il tennistavolo è lo sport più praticato al mondo. In Italia questa affermazione può fare sorridere ma se pensiamo ai praticanti di tennis tavolo di Cina, Corea e Giappone, ritengo che bastino da soli per concretizzare l'affermazione appena fatta. Questo sport non è praticato esclusivamente nei Paesi asiatici, ma è molto diffuso anche in Europa. In Svezia è lo sport nazionale più praticato, nei paesi dell'est Europeo gode di una popolarità impensabile in Italia. In Francia e Germania è molto seguito, mentre in Italia "purtroppo sembra che esista esclusivamente il calcio". Eppure quasi tutti noi, negli oratori, nei circoli e sulle spiagge ci siamo cimentati con il "Ring pong". Sicuramente è un divertimento sano che aiuta moltissimo la coordinazione, i riflessi e la concentrazione. Se praticato

a livello agonistico è uno sport che richiede una grande preparazione atletica e che rientra tra le discipline sportive in cui la tecnica risulta tra le più difficili da imparare. Le origini Il tennistavolo nasce in Inghilterra verso la fine dell'ottocento (c'è chi lo fa risalire alla Cina Imperiale o al Giappone) e prende il nome di "ping pong" dal suono del rimbalzo della pallina sul tavolo. Nel 1922 a Manchester nasce la prima organizzazione ufficiale denominata Table Tennis Association; nel 1926 fu fondata I' ITTF (International Table Tennis Federation). In Italia, nel 1945, un gruppo di persone, tra cui diversi dirigenti dell'allora CSI, fonda il GITeT (Gruppo Italiano Tennis Tavolo). Inizialmente il movimento pongistico non viene riconosciuto dal CONI e si inserisce all'interno della FIT ( Federazione Italiana Tennis). Nel 1957 viene fondata la Federazione

Europea (ETTU) e finalmente nel 1979 il GITeT ottiene dal CONI l'autonomia e il riconoscimento a Federazione Sportiva Nazionale e nasce la FITeT (Federazione Italiana Tennis Tavolo). Dal 1988, il tennistavolo è anche sport ufficiale Olimpico.

L'evoluzione Agli inizi si giocava a Ring Pong con palette di legno, poi vennero rivestite con strati di sughero e addirittura con carte vetrate, nel 1936 per favorire il gioco d'attacco venne abbassata la misura della retina da cm 1 7.05 a cm 15.25. La vera svolta avviene nel 1952 ai campionati del Mondo di Bombay. I giocatori della nazionale Giapponese si presentano alle gare con racchette rivestite di gomma piuma: inizia l'era dei tagli e degli effetti. Con il passare degli anni le racchette con gomme sempre più sofisticate, i telai sempre più leggeri e veloci, unitamente ai tavoli che permettono un rimbalzo perfetto e danno a loro volta velocità alla pallina,

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Tennistavolo uno sport alla volta

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il tennistavolo diventa uno sport altamente spettacolare: basti un dato per tutti, gli atleti professionisti riescono a mandare la pallina di cellulosa oltre i 180 Km orari. Le manifestazioni e i materiali di gioco Come in tutte le discipline sportive esistono delle regole di gioco e di carattere logistico organizzativo dettate dalla Federazione di Tennistavolo. L'organizzazione di gare deve avvenire in locali chiusi, la misura delle aree di gioco consigliata è m 10 x 5, ma esistono misure differenti per ogni livello di gare. È importante che vi sia un numero di tavoli proporzionati al numero dei partecipanti ed una illuminazione che garantisca una buona visibilità. È essenziale che l'illuminazione sia omogenea su tutta l'area di gioco. Il tavolo di gioco per essere regolamentare, deve avere i seguenti requisiti: lunghezza cm 274 larghezza cm 152.5. La superfice di gioco deve essere ad una altezza di cm 76 dal pavimento, la superfice di gioco può essere di qualsiasi materiale, purché, lasciando cadere la pallina da cm 30, si ottenga un rimbalzo di circa 23 cm. La Rete deve essere sospesa ad una corda, fissata a ciascuna estremità ad un paletto verticale alto cm 15.25; i limiti esterni del paletto si devono trovare a cm 15.25 dalla linea laterale del tavolo. Tutto il bordo superiore della rete deve essere a cm 15.25 dalla superfice di gioco. La parte inferiore della rete deve essere il più possibile a contatto con la superfice di gioco e le sue estremità devono essere il più possibile a contatto con i paletti di sostegno. La pallina deve essere sferica, pesare g 2.5 ed è stata di recente portata ad un diametro da 38 a 40 mm. (Questo con la speranza di rallentare il gioco, diventato negli ultimi anni veramente molto veloce). La pallina deve pesare g 2.5, deve essere di cellulosa di colore bianco, giallo o arancione opachi. La racchetta può essere di qualsiasi dimensione, forma e peso, ma il telaio deve essere piatto e rigido, almeno 1'85% composto da legno

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naturale e al suo interno può contenere rinforzi di materiali del tipo fibra di vetro carbonio, purché questi materiali non superino il 7.5% dello spessore totale del telaio. Le gomme possono essere puntinate o liscie con uno spessore totale che non superi, compreso l'adesivo, i 4 mm e debbono

essere di colore diverso (rosso e nero opachi). Sulle gomme esistono tante normative: vi è addirittura un elenco ufficiale della FITeT che viene aggiornato in continuazione su quelle permesse e quelle ritenute non regolamentari. È possibile richiedere alla presidenza nazionale del CSI la Guida


sport poco dispendioso... Il CSI è tra i pochi Enti che può vantare l'organizzazione di oltre 400 manifestazioni di Tennistavolo sparse sul territorio nazionale. Manifestazioni di base rivolte principalmente ai giovani che, aH'interno delle loro Società sportive, vivono questa disciplina con spirito di gioco, divertimento ed aggregazione. Esiste anche una realtà CSI di buon livello tecnico, espressione della nostra Associazione, che oltre a tutti i valori espressi, cerca anche una crescita tecnica nella pratica sportiva. Proprio in questo periodo vi sono contatti tra il CSI e la FITeT per poter stilare una convenzione, che sicuramente porterà benefici al CSI e alla FITeT ma soprattutto a tutti gli appassionati di questo sport.

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■■Le novità future

Organizzativa per il Tennistavolo, valido strumento che contiene tutto il regolamento di Gioco per il tennistavolo, le varie formule di svolgimento delle manifestazioni, e molte notizie e consigli utili per chi inizia, per le prime volte, a organizzare gare di “Ring Pong".

L'assemblea generale della Federazione internazionale tennistavolo (Ittf) ha re­ centemente varato due nuove misure regolamentari: la riduzione della durata del set, che terminerà ad 11 punti e il divieto di mascherare il servizio. Diver­ ranno operative a distanza di un anno l'una dall'altra; la prima a partire dal prossimo primo settembre, l'altra a decorrere dal 1° settembre 2002. Dopo aver gonfiato le palline nel diametro per rendere gli scambi meno veloci (e più visibili in TV), ancora due provvedimen­ ti in nome di una migliore fruibilità televisiva. Le Federazioni nazionali avranno libertà d'azione nei propri regolamenti; anche le commissioni tennistavolo del Centro Sportivo Italiano dovranno confrontarsi e discutere se applicare o meno queste

nuove regole. Attualmente i set termina­ no a 21 punti, da settembre si chiude­ ranno (nelle competizioni internazionali) all, con incontri al meglio dei 4 set su 7 o 5 set su 9. Rimarrà comunque l'ob­ bligo dei due punti di scarto per aggiudi­ carsi un set, mentre il cambio di campo (oggi ogni 5 punti) si effettuerà ogni 2. Inoltre, da settembre 2002 non sarà più possibile mascherare il servizio, ovvero nascondere la pallina con il braccio, la mano o una parte degli abiti. Sarà quin­ di più facile decifrare l'effetto della palli­ na, rendendo meno incisivi gli attacchi del giocatore al servizio. Il divieto di coprire la palla è stato però controbilan­ ciato dal permesso di effettuare la battu­ ta anche "dietro'1 il corpo, con la possibi­ lità di imprimere al braccio una maggior oscillazione.

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Tennistavolo uno sport E-.

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I di Sergio Cameli

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11 tennistavolo è uno degli sport di labilità che ha incrementato maggiormente la propria diffusione negli ultimi anni, tanto che ormai ha superato tutti i confini della terra. Le origini ancora oggi non sono ben chiare. C'è chi sostiene che già molti secoli or sono, nelle corti dall'antica nobiltà giapponese, era uno dei passatempi preferiti, altri invece fanno segnare l'inizio ufficiale nel secolo scorso in Gran Bretagna. Certamente la facilità con cui può essere praticato attraverso attrezzature poco dispendiose e in spazi ridotti, hanno segnato il successo del tennistavolo. Esso viene ad essere giocato prevalentemente "all'interno" e da qualche anno viene riconosciuto con la dignità di sport e non considerato più soltanto una divertente occupazione. L'evoluzione di questo sport è legata allo studio molto attento della tecnica che nel tennistavolo è un elemento determinante.

La fisiologia del giocatore DI TENNISTAVOLO

Dal punto di vista fisiologico questo sport può essere inserito tra quelli a

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basso impegno cardiocircolatorio, le caratteristiche principali richieste agli atleti sono la coordinazione e la destrezza. La pallina, infatti, può raggiungere velocità molto elevate per cui, per essere colpita efficacemente, sono necessarie doti non comuni di velocità di spostamento e di attenzione. Spesso addirittura per ribattere un colpo è indispensabile anticipare le intenzioni dell'avversario. Il sistema neuro motorio deve essere quindi adeguatamente predisposto dal punto di vista genetico e successivamente ben allenato per ottenere dei buoni risultati. Dal punto di vista energetico, i substrati produttori di energia sono quelli anaerobici alattacidi che vedono come protagonisti la fosfocreatina e l'ATP. Il massimo consumo di ossigeno non rappresenta quindi un elemento particolarmente utile su cui impostare i carichi di allenamento. I pochi studi effettuati sulla fisiologia del tennistavolo individuano negli aspetti emotivi, in particolare attentivi, gli elementi in grado di fare la differenza. Una buona preparazione muscolare è efficace nel sostenere dei volumi di allenamento che, seppur non

particolarmente elevati nel tennistavolo amatoriale, lo diventano negli atleti d'élite che si allenano molte ore al giorno. Un sistema muscolotendineo adeguatamente allenato e tonico con un giusto rapporto tra muscoli agonisti ed antagonisti, è peraltro necessario per prevenire infortuni che non sono poi così rari in questi atleti.

L'apparato locomotore del giocatore DI TENNISTAVOLO

Gli atleti che praticano questo sport, non sono immuni dagli infortuni. Essi possono andare incontro a lesioni acute o croniche di vario genere a carico prevalentemente dell'arto inferiore, ma anche della spalla e del tronco. Le lesioni acute sono maggiormente a carico del sesso femminile, mentre quelle croniche sono più frequenti nei maschi. Per quanto riguarda le lesioni acute, le aree più a rischio sono il tronco, la spalla, il piede e la coscia. Le cause principali vanno ricercate nei terreni di gioco troppo (o troppo poco) elastici, nel sovraffaticamento, nell'insufficiente riscaldamento, nella ridotta mobilità


articolare, nella cattiva coordinazione. In particolare durante azioni particolarmente concitate, magari dopo molte ore di gioco, gli atleti, pur di raggiungere la pallina, conducono azioni scomposte che portano ad abnormi movimenti di inclinazione, flesso estensione o rotazione del tronco in equilibrio precario, che predispongono a distrazioni e strappi muscolari. I vari paramorfismi della colonna vertebrale (cifosi, scoliosi) sono fattori ulteriormente predisponenti. Le lesioni croniche più comuni sono quelle a carico del piede, della spalla, del ginocchio e del gomito. Anche in questo caso, tra le cause fisiopatologiche troviamo anormali condizioni anatomiche e biomeccaniche preesistenti che ne possono favorire l’insorgenza, quali il piede cavo o piatto e l’alluce valgo. Su tali strutture, infatti, vengono imposti numerosi repentini cambi di posizione in senso antero posteriore e laterale che alla lunga inevitabilmente portano a sovraccarico funzionale. Per quanto riguarda la spalla, la discrepanza tra muscoli agonisti ed antagonisti è la causa più frequente di dolori e limitazioni, per cui l’allenamento andrebbe meglio equilibrato e distribuito.

Giovanissimi e tennistavolo Sempre più bambini ed adolescenti oggi si avvicinano al tennistavolo, all'inizio spinti dalla curiosità, successivamente perché lo trovano divertente. Quest’età peraltro è quella in cui avvengono le

maggiori possibilità di apprendimento, per cui questa attività motoria andrebbe favorita e considerata più che altro un

momento di svago senza pensare troppo al modello della prestazione o al confronto con il risultato.

L'alimentazione dell'atleta L'alimentazione rappresenta per molti deriva principalmente dai carboidrati, per atleti più un problema che un piacere, cui in un momento di fame è meglio una specialmente per coloro che vedono nel patata lessata che una tartina al burro e cibo un nemico che fa ingrassare e non salmone. Anche la distribuzione delle una necessità per praticare meglio uno calorie nella giornata dovrebbe essere più sport. Il problema di molti atleti, infatti, è uniforme evitando di arrivare a sera aven­ non sapere come nutrirsi e come distri­ do mangialo quasi niente e abbuffandosi buire i cibi nell'arco della giornata. Una poi a cena. Il nostro sistema digerente in dieta dovrebbe sempre tenere in conside­ questo caso va in tilt accumulando razione le abitudini alimentari, anche se comunque come grasso quello che gli vie­ spesso molli tendono a mangiare meno di ne fornito tutto insieme. Ecco un esempio giorno, arrivando a trasgredire di sera per di come andrebbe e di come non andrebbe golosità. Bisogna ricordare che l'energia distribuita una giornata alimentare:

Dieta raccomandata Colazione Succo di frutta, latte. cereali, un frutto

450 calorie

Pranzo Pasta, prosciutto crucio insalala, un frutto

300 calorie

Cena Minestrone, carne bianca, palaie lesse, un frullo

TOTALE

Succo di fruita

100 calorie

Pranzo 650 calorie

Spuntino Un fruito, mezzo panino

Dieta sbagliata Colazione

800 calorie

Uno yoghurt

150 calorie

Spuntino Un tramezzino

Cena Pizza, carne, formaggio gelato, grappa

2200 calorie TOTALE

350 calorie

1600 calorie

2200 calorie

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Paestum e Cesenatico ospiteranno le finali nazionali

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è boom!

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di Renato Picciolo

Qolo pochi giorni e sarà di nuovo... Joy Cup! ^L'esplosione di gioia, ovvero ciò che vuole essere questa manifestazione, che nel 2001 festeggia la sua terza edizione, si concretizzerà infatti nel prossimo mese di Giugno. Quest'anno l'ordigno miscelato dal CSI ha due micce che viaggiano su binari paralleli verso due mète: il treno della Joy Cup si fermerà dall'1 al 3 giugno per la prima tappa a Paestum, suggestiva località nel salernitano, resa famosa dai suoi templi e dalle rovine archeologiche del territorio. Qui la locomotiva CSI trasporterà 5 vagoni: quello del ciclismo, del karaté, del judo, della ginnastica artistica e dell'aerobica. Un migliaio i passeggeri a bordo con in tasca un biglietto per la finale nazionale. Il secondo convoglio ben più affollato, avrà nei suoi scompartimenti circa 3000 tute CSI, tra atleti, tecnici, accompagnatori e dirigenti. Dal 20 al 24 giugno il treno della Gioia fermerà lungo il litorale romagnolo, alla stazione di Cesenatico i vagoni del calcio, del calcio a 5, della pallavolo, della pallacanestro, del nuoto e dell'atletica leggera. In quest'ultima disciplina le prove saranno valide, a titolo indicativo, per i campionati FICEP, che si disputeranno dal 15 al 19 agosto a Kerkrade in Olanda.

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Due appuntamenti, un solo evento: le finali Joy Cup, a coronamento di un anno di attività praticata sull'intero territorio nazionale. Un evento che quindi non è fine a se stesso, ma che trova origine nella fitta rete delle numerosissime manifestazioni ed occasioni territoriali, dove si lavora in prospettiva. La Coppa della Gioia, momento di grande aggregazione sportiva e di divertimento, sebbene abbia due soli anni alle spalle, è ormai adulta, e pronta ad ospitare nuove discipline, come quest'anno l'aerobica al suo esordio, per confermarne altre, come il ciclismo, sport che nel CSI

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ha le sue radici più antiche ed oggi vuole coltivare i nuovi frutti. Una Joy Cup inoltre che rilanci con forza gli sport di squadra, e ne valorizzi gli aspetti educativi, di coesione, di convivenza e di amalgama tra le squadre. Una Joy Cup che una volta di più riscontri la piena cittadinanza delle arti marziali all'interno dell'Associazione. Una festa che sappia sì divertire ma che sappia riproporre nelle sue giornate conclusive quel progetto educativo, quei valori di cui si fa carico il CSI. Quindi una Joy Cup, da quest'anno attività istituzionale, anello di congiunzione di un'attività sportiva ben organizzata e tecnicamente valida, espressione di un agonismo emergente poiché esistente in ogni gara, ci auguriamo sano, leale, rispettoso. Allora, arrivederci a presto. La miccia è accesa....

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A lato: la cartina con il percorso. Sotto: il profilo altimetrico della gara.

1° Gran Premio nazionale Mountain Bike Borno (BS) 8-10 giugno Sarà un evento straordinario, nel vero senso del termine. Il successo di questa difficile disciplina sportiva ha, infatti, determinato il Centro Sportivo Italiano a concentrarsi sulla Mountain Bike come attività di interesse nazionale da parte dell'associazione. Così, per la prima volta, si disputerà il Gran Premio di Mountain Bike, in programma dall'8 al 10 giugno. Il luogo scelto è l'altopiano di Borno, a 70 km da Brescia, tra i 600 ed i 2.500 metri di altitudine. Grazie al Comitato CSI di Vallecamonica che ha organizzato l'evento, i numerosi partecipanti potranno affrontarsi in ben due gare valide per l'assegnazione del titolo di "Campione Nazionale di Mountain Bike 2001 una individuale e l'altra combinata per società con almeno tre atleti di due diverse categorie. Il percorso del Gran Premio si svilupperà lungo un tracciato prevalentemente sterrato di media difficoltà. Usciti da Borno, infatti, i mountainbikers dovranno percorrere una strada forestale che li porterà ad una salita di circa 1,5 km da dove scenderanno sino a Val Camera per raggiungere poi la località Corna Rossa. Infine, una veloce discesa su asfalto e sterrato condurrà i partecipanti all'ultimo chilometro dove una leggera pendenza favorirà gli arrivi allo sprint. Per la categoria "Esordienti e Giovanissimi", i tempi medi di percorrenza previsti sono di 25 minuti. Per quella "Juniores e Femminile", di circa 50 minuti, ed infine per la categoria "Seniores Adulti e Veterani", di 65 minuti. Un'ultima raccomandazione: attenzione ad indossare correttamente il casco di protezione e tanti auguri a tutti i partecipanti.

IL PROFILO ALTIMETRICO 1.1UU.

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La- sindrome della -

scimmietta di Bruno Longhi

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/''‘'era una volta il gol dell'ex, dello V.zoppo, quello in zona "Cesarini", c'era insomma il gol con la "G" maiuscola, quello che mandava in visibilio i tifosi, faceva esplodere gli stadi e - soprattutto - scatenava la gioia incontenibile dell'autore del gol stesso. Altri tempi, si dirà... Forse: sta di fatto che, tra le tante "stranezze" del nostro calcio se n'é instaurata un'altra che sta sempre più prendendo piede. Stiamo parlando di quella moda, spesso incomprensibile, di quel vezzo che induce molti calciatori a non festeggiare la realizzazione di una rete o a festeggiarla in maniera discreta, fin troppo contenuta. E diversi casi si sono ripetuti durante il campionato in corso. Si va da Conceicao che nella gara d'andata tra Parma e Lazio non festeggia il gol dell'ex, e si può proseguire con tanti altri esempi che hanno finito per fare tendenza, per creare i presupposti di una nuova moda sicuramente non dettata dalla spontaneità... E davanti ai nostri occhi scorrono i fotogrammi di alcune immagini che ci hanno lasciati senza parole. Increduli. Quell'Olive che scaccia in malo modo i suoi compagni che volevano condividerne la gioia dopo il suo gol dell'ex al Perugia è un po' l'icona di questo "New Football" in cui sono stati stravolti e capovolti i princìpi e i capisaldi d'un tempo dello sportivo autentico, genuino. D'accordo: Olive del Perugia era stato il capitano, ma non è forse il gol la massimi! espressione di una partita di calcio, il suo momento più esaltante, l'urlo liberatorio che non si può e non si deve soffocare prima ancora che nasca? C'è poi il caso Materazzi che fa gol contro l'Inter ed essendo già stato acquistato dalla stessa inter per la prossima stagione, contiene al massimo la sua gioia forse per non fare un

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b.

dispettuccio a Moratti ma finendo per contrariare ovviamente il suo presidente e i suoi tifosi. Per non parlare di Kallon che fa gol a San Siro, sempre contro l'Inter, e non festeggia perché il suo cartellino è per metà della società nerazzurra (che nella prossima stagione dovrebbe comunque riportarlo a Milano). E pensare che durante la stessa partita aveva imprecato senza ritegno quando Frey gli aveva parato un tiro che pareva destinato al gol: coerentemente, in questo caso, avrebbe dovuto gioire non essendosi concretizzata una rete contro la squadra alla quale aveva prima arrecato un... dispiacere. Il sospetto (auguriamocelo) è che questa sia semplicemente una moda passeggera che contagia campioni celebrati che, sotto sotto, sono ancora

dei ragazzi, con i loro pregi,i loro difetti, i loro vizi, i loro vezzi. Una moda che però non tiene conto delle esigenze dei tifosi che già costretti a sopportare la disinvoltura con cui i

loro idoli cambiano maglia e bandiera, debbono pure ingoiare - allorché capita - questa ingiustificata manfrina. Alcuni calciatori di ieri hanno puntato il dito verso i loro colleghi di oggi, che solo ipocrisia alla base di questi "Golsenza-festa". Secondo noi è soltanto la "sindrome della scimmietta" che li induce ad imitare un gesto, una situazione che sembra fare tendenza. Non dimentichiamo che sempre in tema d'esultanze è in vigore da tempo una sorta di competitività sul modo più originale di fare festa: Juary che girava attorno alla bandierina era stato uno dei primi trasgressori al normalissimo urlo soffocato dagli abbracci dei compagni. E poi erano arrivati i trenini, le mani portate alle orecchie per sentire meglio gli applausi, l'indice portato alla punta del naso per zittire il pubblico avverso, la maglia rivoltata sopra la testa, e tanti altri modi ancora. Ma tutto ciò fa spettacolo. È un tocco d'originalità per spettacolarizzare ancor di più il momento più bello - e allo stesso tempo più brutto - di una partita di calcio. E una nota di colore e di folklore affinché l'attimo sognato da tutti venga celebrato nel modo migliore. Non esultare, no! Non fa parte delle leggi che regolano il comportamento degli sportivi. È come un concerto senza l'applauso finale, un vincitore del Giro senza maglia rosa, una miss senza fascia d'oro, un primo classificato all'olimpiade senza podio e medaglia, un lavoratore senza ferie dopo un anno di fatica. Si, proprio così. La squadra prepara la partita per tutta la settimana per arrivare al gol. E quando, finalmente, lo si realizza, non si può rovinare tutto incatenando l'istinto nelle maglie di un gesto premeditato. A meno che l'uomo non sia più tale ma un robot manovrato da un computer. Ma al momento non ci risulta.


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sport on line

L'universo Internet continua a sfornare pagine, siti, portali di grande interesse per chi opera nel settoresport. Stadium mensilmente ne segnala alcuni, dai più curiosi e bizzarri ad altri molto tecnici. Ecco i siti di maggio.

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www.legabasket.it Si tratta del sito ufficiale della Lega italiana di basket sul quale troverete, oltre a tutte le date della stagione 20002001, il programma aggiornato dei campionati di serie Al e A2 e gli appuntamenti con tutte le partite trasmesse in televisione. Il sito contiene, inoltre, un folto archivio storico che vi permetterà di consultare le stagioni passate.

www.fiaf.it Il sito della Federazione italiana aerobica e fitness. Potrete trovarci notizie, corsi, stage, gare, prodotti e tanto altro in materia di aerobica e fitness. Due discipline sempre più diffuse, che però necessitano dei giusti accorgimenti e dei corretti movimenti da effettuare. Da oggi basta un clic!

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www.nuoto.it In stile libero tutte le "notizie", così come compete a tutti gli appassionati della disciplina acquatica, i risultati ed i meeting a cui partecipare. Un sito completo, ricco di interviste e di consigli per gli allenamenti diversificati per singolo stile.

www.wada-ama.org Ma è a livello mondiale che si combatte la sfida. Il movimento olimpico si affida alla "Wada", World AntiDoping Agency che promuove e coordina la lotta contro il doping. "Prevention is thè key" (la chiave è la prevenzione), si legge nell'home page, ma evidentemente non basta.

WWW www.datasport.it Tra i primi portali sportivi italiani, semplice ed essenziale nell'aspetto grafico, è possibile consultarvi varie pubblicazioni, un saggio sulla violenza nello sport, ed una ricca panoramica di testi sportivi sul link libri dello sport. Inoltre news e commenti su calcio, basket, ciclismo, aerobica e altri sport.

www.hoophall.com Un vero e proprio museo delle glorie del basket, presenti e passate, nel quale rivivere esperienze di altre epoche, modi diversi di intendere e praticare lo sport. Si tratta di un sito interamente dedicato ai protagonisti principali dell'Nba, il campionato americano di basket, dalla sua nascita ad oggi. L'Italia è presente con un solo vincitore: Cesare Rubini, mentre il più noto Dino Meneghin è in gara quest'anno.

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www.sportedoping.it È la guida rapida di tutte le sostanze classificate come proibite o soggette a restrizione. Vi troverete una lista che va dagli stimolanti agli anabolizzanti, dagli ormoni agli antidolorifici, dai mascheranti ai betabloccanti, fino agli aminoacidi.

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www.sole.ilsole24ore.com/g u/default.shtm Ultimamente, si parla molto del doping. L'Europa è all'avanguardia nella lotta contro questo fenomeno, ma anche in Italia è stata finalmente approvata la legge n°376 del 14 dicembre 2000 che disciplina la tutela sanitaria delle attività sportive e della lotta conto il doping. Per saperne di più, consultate questo sito.

www.runtheplanet.com/rtpit aly.htm Su questo sito, troverete tutti i consigli utili per chi ama il jogging. Si tratta, infatti, della più grande comunità podistica virtuale al mondo. Dall'Antartide allo Zimbabwe, Run The Planet offre descrizioni di dove correre e camminare nelle città di tutto il mondo, suggerite dai podisti locali prima di mettersi in viaggio. Inoltre, troverete una rubrica di consigli sulla corsa curata dal due volte campione della maratona di New York, Orlando Pizzolato: dall'abbigliamento alla respirazione, dall'allenamento per podisti in là con gli anni allo stare sempre in forma.

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dal mondo

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di Rosita Farinosi

Le nuove basi di sport e educazione in Spagna Con una riforma dei cicli scolastici molto simile alla nostra, già da dieci anni il paese iberico ha introdotto e attuato i nuovi orientamenti in materia di sport nella scuola. Una riforma lungimirante che continua ad essere perfezionata e che per noi può ben rappresentare lo specchio di ciò che saremo. Negli ultimi anni in Europa la "scuola" si è messa fortemente in discussione e ha ridisegnato, sulla base delle mutate esigenze sociali e delle finalità professionali, nuovi obiettivi, contenuti e percorsi di apprendimento. La necessità di mirare ad una formazione il più possibile completa non solo sul piano dell’istruzione, ma volta a fornire tutti i mezzi che possono contribuire allo sviluppo delle personali inclinazioni, è l'ideale punto di convergenza delle moderne teorie.

Molti dei contenuti della riforma SPAGNOLA CONTRADDISTINGUONO ANCHE LA NOSTRA PROSSIMA RIFORMA

La Spagna, in questo aspetto, ha mostrato una grande attenzione alla riforma che ha profondamente mutato l'assetto della vecchia scuola e lo ha fatto con largo anticipo rispetto al nostro paese. Gli sviluppi e i risultati sono continuo oggetto di un monitoraggio affidato all'istituto 1NCE (Istituto Nazionale de Calidad y Evaiuaciòn). L'area che riguarda l'educazione fisica,

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oggetto della nostra attenzione, è, come vedremo, ricca degli stessi contenuti che contraddistinguono la nostra prossima riforma ed è importante sottolineare che questa materia, al pari di altre discipline, è approfondita in percorsi di qualificazione professionale pre­ universitari che permettono comunque di accedere al mondo del lavoro. In questo modo, le autonomie locali possono disporre di veri e propri "tecnici" che sapranno coordinare, indirizzare e promuovere le possibili

attività fisiche e sportive nel territorio di appartenenza. Il sistema educativo spagnolo L'attuale ordinamento scolastico spagnolo è il frutto della riforma entrata in vigore nel 1990 e che ha modificato profondamente il sistema in atto nel ventennio precedente. Ora, dopo due cicli che appartengono alla fascia prescolastica, la scuola dell'obbligo comincia all'età di sei anni e si divide in una fase di "educazione primaria", che


comprende 6 anni di studio divisi in 3 cicli biennali e in una fase di "educazione secondaria" che prosegue per altri quattro anni. In seguito, fuori dall'obbligo, si prosegue per due anni ai fini del diploma. Per la nostra esperienza rappresenta un riferimento importante non solo perché un simile passaggio si sta verificando adesso nel nostro paese, ma anche perché l'organizzazione dei cicli di studio sono pressoché analoghi sia nel passato che nella situazione attuale.

Educazione fisica nella scuola primaria In principio è il gioco. Non c'è niente di più serio del gioco nella consapevolezza delle attuali tendenze in tema di educazione primaria. L'area che riguarda l'educazione fisica si indirizza verso lo sviluppo delle capacità che perfezionano e aumentano le possibilità di movimento degli alunni ma anche che suggeriscono riflessioni sulle finalità ed effetti delle azioni. Così il gioco, nella scuola primaria, rappresenta l'approccio più idoneo per stimolare nei bambini tutte le potenzialità fisiche e psicologiche. Gli obiettivi generali di questo ciclo DI STUDI

Si possono riassumere nei seguenti punti: 1. Conoscere e valorizzare il proprio corpo e l'attività fisica come mezzo di esplorazione delle possibilità motrici, di relazione con gli altri e di organizzazione del tempo libero. 2. Introdurre i concetti di igiene, di alimentazione, di corretta postura del corpo per sviluppare un concetto di responsabilità e rispetto verso se stessi con effetti sulla salute. 3. Regolare e dosare lo sforzo fisico per arrivare ad un livello personale di preparazione in accordo con le proprie possibilità ed utilizzare come criterio di valutazione lo sforzo stesso al di là del risultato ottenuto. 4. Risolvere problemi che richiedano la padronanza e la selezione dei movimenti fisici. 5. Utilizzare le capacità fisiche di base e la destrezza del movimento per l'attività

fisica e per adattare il movimento ad ogni situazione. 6. Partecipare a giochi e attività stabilendo relazioni equilibrate e costruttive con gli altri. Educazione fisica nella scuola

quadro complesso di maturazione generale, l'immagine di se stessi assume un rilievo importante. Non è più l'elemento ludico il motore principale dell'attività fisica, bensì il benessere personale, l'integrazione e l'accettazione nel gruppo.

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SECONDARIA

La fascia di età compresa in questa fase di studi è quella tra i 12 e i 16 anni. Gli adolescenti cominciano a prendere coscienza dei cambiamenti evolutivi che contraddistinguono l'organismo. In un

Gli obiettivi che, in questo ambito, si PROPONE L'EDUCAZIONE FISICA

1. Riconoscere gli effetti che la pratica abituale delle attività fisiche ha nello sviluppo e nel miglioramento della qualità della vita e della salute. 2. Pianificare e portare a termine attività che soddisfino le proprie necessità. 3. Aumentare le possibilità di rendimento e perfezionamento del controllo fisico. 4. Sviluppare un atteggiamento critico verso ciò che può avere effetti negativi per la salute individuale e collettiva. 5. Partecipare ad attività fisiche e sportive in base al proprio livello, valorizzare l'attitudine alla cooperazione ed al rispetto degli altri. 6. Riconoscere, valorizzare e utilizzare in diverse attività e manifestazioni culturali e artistiche la ricchezza espressiva del corpo e del movimento come mezzo di comunicazione e creatività.

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Mons. Giuseppe Betori: nuovo Segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana

ì Auguri! TAomenica 6 maggio a Foligno, in una Ucattedrale gremitissima e in presenza di oltre trenta vescovi e di duecento sacerdoti, il Card. Camillo Ruini, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, ha consacrato vescovo il nuovo Segretario generale della GEI, mons. Giuseppe Betori. A tale importantissimo ufficio lo aveva chiamato il 5 aprile Giovanni Paolo II che, nel contempo, lo aveva elevato alla dignità episcopale. La Presidenza nazionale del CSI aveva immediatamente espresso al neo Segretario il proprio compiacimento per tale nomina, attesa peraltro e auspicata da tutta l'associazione. Sono molti coloro cui mons. Betori deve riconoscenza per quello che gli hanno dato. Ma sono certamente molti di più, coloro - singoli e associati -, che gliene debbono per quello che hanno ricevuto. Tra questi c'è sicuramente il CSI, cui egli, speqie in questi ultimi anni, ha dimostrato attenzione e stima. Il CSI, certo di poter ricevere da lui ulteriori stimoli culturali e pastorali, assicura al neo Segretario generale la propria modesta ma ferma determinazione all'attuazione del progetto culturale della CEI orientato in senso cristiano.

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In attesa di poter quanto prima incontrare mons. Betori nel suo nuovo ruolo in occasione di una manifestazione nazionale, la Presidenza ritiene opportuno ora presentare agli associati alcune tappe del precedente ministero sacerdotale. Mons. Giuseppe Betori è nato a Foligno (Perugia) il 25 febbraio 1947. Dopo gli studi medi e liceali presso il Seminario Vescovile di Foligno e il Seminario

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Regionale Umbro in Assisi, ha continuato la formazione a Roma dove, alunno del Pontificio Seminario Lombardo e poi del Pontificio Collegio di S. Apollinare, ha compiuto gli studi teologici presso la Pontificia Università Gregoriana, conseguendo la Licenza in Sacra Teologici (1970), e quelli in Sacra Scrittura presso il Pontificio Istituto Biblico, dove ha conseguito "Summa curri laude" il dottorato in Scienze Bibliche (1980). Ordinato sacerdote a Foligno il 26 settembre del 1970, nella sua Diocesi ha ricoperto successivamente i compiti di parroco nella piccola frazione di Cave, di assistente diocesano dell'Azione Cattolica, e soprattutto di assistente del Centro di Pastorale giovanile "Istituto San Carlo", dedicandosi per oltre quindici anni all'animazione dei gruppi e alla guida spirituale di tanti giovani. Dal marzo 1986 è canonico teologo della Cattedrale di San Feliciano. E stato segretario generale del Sinodo Diocesano di Foligno, celebrato dal Vescovo mons. Giovanni Benedetti (gennaio 1986 - maggio 1991). Dal settembre 1977 al settembre 1991 è stato membro della Segreteria del Centro Regionale Umbro di Pastorale, di cui ha avuto la responsabilità come Direttore dal marzo 1981 al giugno 1985. Dal 1974 è professore di Sacra Scrittura nell'istituto Teologico di Assisi, dove ha insegnato introduzione generale alla Sacra Scrittura ed esegesi del Nuovo Testamento; per un quinquennio vi ha ricoperto la carica di Direttore degli studi. Ha pubblicato diversi studi sull'opera lucana, in particolare sugli Atti degli Apostoli - di cui è riconosciuto essere

uno dei maggiori esperti in Italia -, e su temi di ermeneutica biblica, con speciale attenzione al rapporto tra Bibbia e catechesi. Dal 1985 al 1990, è stato membro del Comitato per gli Istituti di Scienze Religiose della stessa C.E.I. Dal 24 ottobre 1991 è cappellano di Sua Santità. Dall'ottobre 1991 al settembre 1996 è stato direttore dell'ufficio Catechistico Nazionale, dove aveva collaborato a lungo negli anni '80. Ha seguito in modo particolare la pubblicazione definitiva dei volumi del Catechismo per la vita cristiana (bambini, giovani, adulti), il secondo Convegno nazionale dei catechisti, l'elaborazione di diverse note pastorali, le problematiche dell'insegnamento della religione cattolica, il coordinamento della segreteria generale del Convegno ecclesiale di Palermo, lo sviluppo del "progetto culturale". Dal 26 settembre 1996 è Sottosegretario della CEL Dal 23 dicembre 1997, in qualità di vicepresidente del Comitato Italiano, ha seguito la preparazione e lo svolgimento della XV Giornata Mondiale della Gioventù (Roma, 15-20 agosto 2000).


Il vangelo nella

cultura

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media di Rita Salerno

T)er rispondere alla sfida della I comunicazione c'è bisogno di un'educazione a 360 gradi. Tradotto in pratica significa avviare un progetto globale che preveda una formazione adeguata per gli operatori del settore in grado di sviluppare competenze specifiche ad alta specializzazione e un'acquisizione di base destinata a tutti gli utenti che tenga conto delle forme più diffuse, più popolari ma non per questo di minor impatto. L'opinione è di monsignor Francesco Cacucci, arcivescovo di Bari-Bitonto e presidente della commissione episcopale per la cultura e le comunicazioni sociali, intervenuto al convegno su "annunciare il Vangelo nella cultura dei media" che si è tenuto recentemente a Roma. Una opinione che la dice lunga sull'attenzione con cui la Chiesa italiana guarda all'informazione e più in particolare ai mezzi di comunicazione. E non è tutto. Perché il presule ha proposto l'elaborazione di un "documento programmatico" che "aiuti gli operatori pastorali a ricercare le vie più opportune per comunicare la fede oggi". Un'ipotesi tutt'altro che da scartare se è vero che "faciliterebbe l'assolvimento di quel compito educativo che la Chiesa oggi è chiamata ad assolvere, per supplire alle carenze del mondo dell'informazione italiano". E non poteva essere diversamente tenuto conto che, nelle intenzioni degli organizzatori, scopo principale del convegno era di "approfondire la riflessione con tutti coloro che per il profilo pastorale o di ricerca accademica sono interessati al rapporto tra teologia e comunicazione". Di più. Don Claudio Giuliodori, direttore dell'ufficio

nazionale per le comunicazioni sociali, si è spinto più in là. Fino a dichiarare che il contributo dell'iniziativa è di avviare una ricerca che, all'inizio del cammino decennale della Chiesa italiana, possa aiutare studiosi e operatori a comprendere come la comunicazione sia oggi elemento unificante della riflessione teologica e della prassi pastorale". Obiettivi ambiziosi che sono stati raggiunti? È presto per dirlo. Quel che è certo è che passare dalle parole ai fatti il passo sarà breve. Se ne è detto certo monsignor Sergio Lanza, preside del Pontificio istituto pastorale “Redemptor hominis" della Lateranense, secondo cui "vanno valorizzate le possibilità di relazione reale che passano attraverso le relazioni virtuali dei mezzi di comunicazione". Alla luce delle nuove possibilità di evangelizzazione che i media consentono occorre rinnovare, dunque, completamente la mentalità dell'approccio. La parola d'ordine è allora questa: assumere la comunicazione come orizzonte della nostra società. Anche se tutto ciò presuppone una riflessione sull'adeguatezza delle realtà locali e delle strutture a carattere territoriale, non ancora pronte al cambiamento. Occorre tenere conto che la prima e la nuova evangelizzazione fa rima con internet. Altro punto da studiare con attenzione è lo stile pastorale che va curato sulla base dei tempi della comunicazione. Un esempio su tutti? L'omelia troppo lunga che rischia di annoiare i fedeli per il fatto di non essere facilmente assimilabile per i contenuti. Ma Lanza ha posto l'accento anche sulle nuove tecnologie che diventano esse stesse dei

ANN UN GIARE IL YANGEl

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luoghi di evangelizzazione. E il Giubileo, in questo senso, ha saputo offrire interessanti idee. Esemplare, al riguardo, la Gmg che ha utilizzato modalità note al sistema della comunicazione ma che da questa non si è lasciata risucchiare. Anzi. Ha saputo introdurre valori cristiani in una società capace di produrre modelli "seduttivi" completamente diversi. Nonostante le difficoltà, quello tra teologia e comunicazione è un dialogo aperto, utile e necessario. Da sviluppare in un'ottica di reciprocità forte, che può dare un utile contributo all'azione pastorale della Chiesa. E se la riflessione teologica abbraccia la dimensione comunicativa, resta però un altro nodo: i nuovi media generano confusione o nuove unità? Questa la domanda che si è posta Derrick De Kerckove, dell'università di Toronto in Canada, relatore al convegno. "All'epoca della riforma la nascita della stampa è stata una formidabile forma di divisione - ha spiegato l'esperto -. Oggi l'utilizzo della rete implica un altro tipo di responsabilità. Assistiamo al matrimonio mitico del linguaggio e dell'elettricità: massimo della velocità moltiplicato per il massimo della complessità. Ogni parola è una forma di potere

straordinario e quando a questo potere si dà amplificazione elettrica, la responsabilità è enorme". La portata planetaria del fenomeno non può però far dimenticare lo squilibrio informativo tra nord e sud del mondo. Un aspetto, questo della sproporzione, toccato da monsignor Gianni Ambrosio, docente di sociologia della facoltà teologica dell'Italia settentrionale. Su 300 società che controllano il mercato delle comunicazioni, ben 144 sono americane, 80 europee, 49 giapponesi e 27 appartengono ad altri paesi. "Il sistema dei media - ha sottolineato

Ambrosio - riproduce i rapporti di forza che regolano lo scambio economico tra le nazioni industrializzate e i paesi in via di sviluppo. C'è una forbice davvero profonda che ha come conseguenza la strategia della standardizzazione dei messaggi". Mentre per padre Giulio Albanese, direttore dell'agenzia missionaria Misna "internet rappresenta una grande sfida per il mondo missionario. Ha fatto capire che i missionari devono essere davvero presenti nella storia". Un'occasione, dunque, che non va persa assolutamente a patto però di averne assimilato i limiti.

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<zdi Giovanni Bianchi


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Claudia !

Capodar di Solen De Luca

Un nome, una garanzia. E questo, è proprio il caso di Claudia Capodarte. Oltre ad essere una delle maggiori esperte neH'awicinamento dei grandi animali marini, Claudia è infatti una formidabile apneista. Le sue capacità fisiche sono il risultato di anni di pratica sportiva e di grande impegno nella danza. Per chi non l'avesse riconosciuta, Claudia è quella sirena bionda che balla con delfini, megattere e squali nei documentari di Geo&Geo, il programma di Raitre sulla natura. Scopriamo chi è la protagonista delle immagini di quegli incredibili giochi subacquei.

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Claudia, come è avvenuto il tuo approccio con lo sport? È stato molto particolare. Da quando sono piccola, ossia dall'età di 11 anni, ho sempre studiato danza. Iniziando con quella classica per passare poi a quella moderna, al jazz e al funky, e quindi mi sono allenata per circa venti anni. Tutto il tempo che dedicavo allo sport era per la danza. Poi, all'improvviso, mi si è aperto il mondo dello spettacolo. Ho cominciato a partecipare alle audizioni e così sono entrata nel corpo di ballo di Domenica In. Sono rimasta un anno chiusa in Rai, letteralmente segregata... circa tre ore di allenamento intensivo al giorno! Ed è proprio questa preparazione fisica che mi ha permesso di trasportare la mia esperienza in mare.

letteralmente impazzita! Devo tutto a mio padre: è stato lui ad insegnarmi ad andare sott'acqua. Da quell'età, ho continuato sempre, proseguendo anche con i corsi. Per me, non c'è stata frattura con la danza, anzi, tutto si è fatto in modo naturale. La mia prima esperienza da sub è stata ad Anzio. Sono andata in giro, esplorando tutto il fondale delle Grotte di Nerone, da sola. Tutti si sono spaventati a morte perché non mi trovavano più, ed io invece ero tranquillissima, qualche metro più sotto di loro. Il mio primo impatto con il mare, in senso lato, è stato invece a sei anni. Mi hanno buttata in mezzo alle onde ed io ne sono uscita felice, ridendo. Probabilmente era il mio elemento...

interiore. Lo sport insegna a conoscersi, a conoscere le proprie capacità di autogestione ed a saper vedere come noi affrontiamo gli imprevisti. Per cui, è uno studio continuo e una capacità di acquisire quella logica, quella calma che ti permette di affrontare tutte le situazioni, anche quelle più difficili della vita. Quindi, credo che l'attività sportiva, soprattutto quella amatoriale, sia la più grande scuola che noi possiamo imporci di seguire. Dal punto di vista fisico, lo sport ti permette ovviamente di stare in salute perché tutto il metabolismo ne risente, sempre se riesci a seguire un certo allenamento, ossia ad allenare il tuo corpo con una certa costanza. Per cui non hai più i soliti problemi, tipo mal di schiena, cervicale, e così via.

Dalla danza alla subacquea, il passo è stato difficile? Ho messo le bombole per la prima volta a 12 anni, e devo dirti che sono

Claudia, tornando all'attività sportiva in generale, cosa rappresenta per te? E fondamentale nella vita. Perché vuol dire salute, ma anche equilibrio

Oltre alla danza e alla subacquea, hai avuto modo di praticare altri sport? Assolutamente sì! Ho fatto equitazione e vela, rafting e kayak. Attualmente, poi,

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Claudia

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Capodarte

sport al femminile

riuscite ad entrare in comunicazione con questi animali grazie alla loro armoniosità, alla loro leggerezza ed alla fluidità con cui si muovono. Però, devo ammettere che certe volte è proprio difficile. Noi donne non abbiamo la loro resistenza fisica, ma posso dire, proprio perché l'ho sperimentato di persona, che - se ci sono determinazione, passione e gioia - qualsiasi ostacolo fisico può essere superato.

mi alleno in palestra e faccio aerobica tre volte alla settimana, per almeno due ore alla volta. Purtroppo, a causa del lavoro, non ho più la costanza di cui parlavamo prima. Ma mi auguro di riprendere al più presto. Anche perché l'allenamento ti permette di sentirti più forte, di acquisire muscoli, anche alle braccia, utili poi per l'attività subacquea e che, per noi donne, sono così difficili da ottenere. Quando sei fuori allenamento, ne risenti subito. Lo sport, insomma, permette ad ogni essere umano di misurarsi con se stesso, di essere sì competitivo, ma non con gli altri. Anzi, ti rende più aperto, più umile nei confronti degli altri: lo sport mitiga questa corsa sfrenata che ogni uomo ha nel raggiungere uno scopo senza accorgersi dei valori. Nello sport, essere donna è un limite? Assolutamente no. Come struttura fisica, è certo che noi donne siamo svantaggiate rispetto agli uomini, ma abbiamo un'agilità che loro si sognano. Credo, anzi, che siamo riuscite a conquistare campi fino ad ora di esclusivo dominio maschile, lo stessa, l'ho provato con la subacquea, considerata come un mondo riservato all'uomo virile e coraggioso che si immerge in mezzo agli animali pericolosi. Le donne sono addirittura

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Secondo te, è da preferire lo sport individuale o quello di squadra? Quello che ho sempre praticato io è stato individuale. Credo, però, che lo sport sia comunque sempre un momento di aggregazione. Ovviamente, lo sport di squadra sviluppa sempre un certo grado di competitività, quindi crea affiatamento e solidarietà. E questo in qualsiasi tipo di pratica sportiva, anche nella subacquea. È soprattutto la passione che permette alle persone di sentirsi più vicine, di condividere le proprie esperienze, e tutto ciò crea moltissime affinità. A questo punto, non posso non chiederti cosa pensi del calcio, sport di squadra per eccellenza. Mi rendo conto di quanto sia aggregante nel momento in cui c'è una partita importante, tipo i mondiali, o quando gioca la tua squadra del cuore per lo scudetto. Anche se, al di là dello sport di squadra, si riconoscono le capacità incredibili del singolo: penso, per esempio, a quel campione di Maradona, che era un vero leone. In quei momenti sì che il calcio è veramente emozionante! Anche chi non ama questo sport rimane ugualmente affascinato dalle capacità dell'atleta. Quindi, anche in questo frangente, mi sembra siano le capacità del singolo che contano, anche se si trova in una squadra. Quali sono i motivi che ne hanno determinato un successo così eclatante? Tutti possono giocare a calcio - gente di qualsiasi età e ceto sociale - e questo fa sì che sia uno sport molto seguito. Inoltre, se guardiamo con attenzione il

mondo animale, la prima cosa che anche i cuccioli imparano è quella di calciare un oggetto come se fosse un pallone. Quindi è nell'istinto di tutti gli esseri, e d'altra parte si tratta di uno sport non selettivo, come invece il golfo l'equitazione. Per tutti questi motivi, il calcio è entrato nelle case di ognuno di noi. Altri sport hanno, però, creato grandi forme di aggregazione sociale: penso, ad esempio, alla vela, con Azzurra prima e Luna Rossa di recente, o alle gare automobilistiche, per le quali si resta spesso svegli tutta la notte. Perciò, anche questi sport di élite riescono a creare uno spirito sportivo collettivo mondiale.

Purtroppo, c'è anche l'altra faccia della medaglia. Il tasto dolente è dato forse dalla mancanza di regole rigide, forse dovuta proprio all'estrema popolarità del calcio. Regole che, invece, si sono imposte da sole lì dove si rischia la propria vita, come nella Formula 1, nella quale il pubblico e gli atleti stanno al loro posto. A differenza degli altri, i tifosi del pallone si sentono molto più coinvolti nella competizione. A quel punto, gli atti di vandalismo diventano un modo per mettersi in mostra, per far vedere quanto si è "forti", anche se in quel momento non si sta giocando. A mio parere, c'è bisogno di regole ben più severe contro la violenza negli stadi, specialmente nei confronti di quelle persone che, con il calcio, non hanno niente a che fare.


Albania

promuovere lo sport nel paese#_

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di Daniele Pasquini I In progetto sportivo per l'Albania. Usiamo in sei: io, Paolo e Gino che rappresentiamo il Centro Sportivo Italiano; Alessandro, Chiara e Francesca per l'Azione Cattolica. II nostro compito è abbastanza difficile: dobbiamo dare gli elementi base per lavorare con bambini e preadolescenti ed aiutarli a preparare una festa polisportiva a Durazzo per la fine dell'estate. I partecipanti al corso sono più di 50 ragazzi, insegnanti e allenatori provenienti da tutta l'Albania. L'obiettivo che vogliamo centrare è in realtà molto più complesso, è una vera e propria missione: far capire loro l'importanza di fare sport e poi di essere un'associazione, di costruire qualcosa in Albania e per l'Albania. Appena usciti dall'aeroporto il nostro sguardo incrocia la prima delle infinite bandiere albanesi che vedremo in questi pochi giorni di viaggio: rossa, sventolante, con un'aquila nera dipinta al suo centro. Il viaggio per raggiungere Fier, la città scelta come sede del corso, dura circa tre ore. Dal finestrino osservo il paesaggio e mi sembra di stare davanti al televisore a guardare uno di quegli speciali che fanno sulla RAI... Le strade sono polverose, dissestate, senza alcuna regolamentazione: né corsie, né stop, né alcun semaforo; solo tante buche e tante pattuglie di "policia". Attraversiamo piccoli paesi e villaggi e l'idea che ci viene è di un paese terremotato, vecchio, abbandonato: botteghe all'aperto, scheletri di case mai finite,

macchine abbandonate ai bordi della strada. E questo sarebbe il paese delle Aquile!? Non sembra proprio che questo popolo abbia l'intenzione di volare! Ci spiegano, anzi, che appena c'è la possibilità (altro che volare!) i giovani albanesi più capaci prendono la via del mare: salgono sui gommoni inseguendo il sogno italiano. Finalmente comincia il corso... con una buona partenza, direi. Non ero mai stato in Albania e vi confesso che sull'aereo, insieme agli appunti del corso, avevo portato con me anche qualche dubbio e pregiudizio: del resto con tutto quello che in Italia si dice degli albanesi! Pian piano, però, questi dubbi lasciano spazio alle certezze: quasi tutti i corsisti sono interessati e lavorano con molta voglia, passione e fantasia. Anche i pregiudizi sfumano, aprendo spiragli sempre più grandi alla fiducia: parlando

con i partecipanti conosci molti particolari, che aiutano a farti un'idea più veritiera di questo paese. Uno per tutti: l'Albania è costellata di case costruite a metà, cominciate e mai finite; gli albanesi infatti, non appena hanno qualche piccolo risparmio, lo investono subito in un terreno, e cominciano a costruire casa. Il più delle volte, però, i loro fondi non bastano (anche perché la loro economia non è tra le più stabili e affidabili) e quindi si ritrovano a metà. Resta però il malinteso: ciò che agli occhi italiani può sembrare un sintomo di poca voglia di fare, un simbolo di vecchio e decadente in realtà è, per la mentalità albanese, un modo per costruire, il nuovo che (pur con difficoltà) avanza. Allora c'è voglia di fare, di ricostruire, di creare! Insomma qualche aquila c'è in questo paese... Purtroppo il tempo a nostra disposizione per il corso è poco: proprio ora che forse qualche cosa cominciavamo a capire... si torna a casa. Le strade polverose, dissestate, percorse in senso inverso pochi giorni prima hanno ora un altro sapore: sanno di nuovo, di inizio, di ripartenza. L'Albania ha una grande fortuna: è ancora un paese in cui è facile sognare e in cui tutti hanno un sogno. Tanti sognano l'Italia; il nostro compito è aiutarli a sognare l'Albania.

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parole di sport

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Fede

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di Claudio Arrigoni

È difficile oggi essere uomini di fede. È difficile esserlo in una società che, spinta da una ricerca ormai spasmodica del benessere e del cosiddetto progresso, finisce molto spesso per smarrire quei princìpi umani e cristiani che sempre rappresentano i valori imprescindibili di una convivenza pacifica e solidale. Anche il mondo dello sport non si sottrae a questa "dura lex". In più sullo sportivo di vertice pesa il più delle volte un ingiusto pregiudizio. "Sono giovani baciati dal successo, osannati dalle folle e che guadagnano un sacco di soldi" si sente ripetere dalla gente, quella stessa gente che magari ha contribuito a issarli sul piedistallo della notorietà e della fama. Ma nessuno che è disposto a ricordare i sacrifici, la fatica, i momenti di sconforto che inevitabilmente accompagnano ogni sforzo per emergere, per affermarsi. E quanti sono quelli che, nonostante tutto, finiscono per non farcela? Sembra inoltre che l'uomo di sport, in quanto tale, non possa o non sia in grado di interessarsi ad altro, figuriamoci poi a un tema profondo come quello della fede. È così che all'atleta spesso non viene concesso né tempo né spazio per poter esprimere le proprie convinzioni, il proprio credo, quasi non ne fosse capace o che la cosa non interessi più di tanto i suoi tifosi o sostenitori. Ma siamo sicuri che sia proprio così? Siamo sicuri che la fede non possa coniugarsi anche con lo sport e che anzi, quando il mondo degli atleti sembra sul punto di perdere buona parte del proprio patrimonio di credibilità, la fede non possa rappresentare un richiamo ideale per fare un passo indietro e far così riguadagnare allo sport se non tutta, almeno una parte della sua originaria natura di "gioco" leale e di salutare svago per gli spettatori? Personalmente sono ottimista. La mia esperienza di giornalista sportivo mi suggerisce che è in atto un certo "risveglio", anche tra gli uomini di sport, di una coscienza cristiana o comunque di solidarietà umana sicuramente confortante. L'atleta, oggi, si 44

bestemmie in campo. L'ho rimproverato a tanti miei compagni di squadra e diversi mi hanno dato ragione".

Stefania Belmondo (campionessa di sci nordico): "Sono convinta che anche nello sport ci sia spazio per trovare Dio. Non credo che nello sport sia tutto superficiale, non bisogna generalizzare. Sul tema di grande attualità come il doping io penso che anche in questo caso la fede possa venirti in aiuto. La fede dice infatti di amare se stessi ma anche di non fare del male agli altri. Chi fa uso del doping anzitutto fa male a se stesso, ma fa anche male agli altri, perché ruba. Ruba vittorie che potrebbero essere di altri". sente più coinvolto nella società civile. Sente di farne parte e soprattutto sente il peso e la responsabilità di testimoniare pubblicamente (con gesti o parole) il proprio impegno sociale. Anche il campione ha deciso finalmente di uscire allo scoperto. Non vuole più essere soltanto una "monade" chiusa in se stessa, ma vuole dimostrare che oltre ai muscoli possiede anche un cervello e una propria "fede", che può essere quella cristiana o più genericamente un ideale "umanitario". È questo nuovo clima che ha ispirato il "mitico" Bruno Pizzul e suo figlio Fabio (direttore dell'emittente radiofonica della Diocesi di Milano, Novaradio) a pubblicare presso l'editore Monti il volumetto Credere nello sport. Il sottotitolo recita: La fede cristiana nelle interviste ai campioni. Ecco le parole di alcuni tra i più prestigiosi nomi dello sport italiano.

Demetrio Albertini (centrocampista del Milan e della Nazionale): "Dio per me è un'entità superiore, come penso sia per una persona normale. L'avere il portafoglio pieno non mi limita nel mio fare del bene agli altri e nel mio tentare di essere una persona per bene. Il cristianesimo per me è uno stile di vita e così tento di viverlo. Per esempio mi sono impegnato molto contro le

Fabio Capello (allenatore della Roma): "È molto importante nello sport la presenza di un sacerdote o di un referente spirituale. Religiosi capaci di portare un contributo di consolazione e di conforto morale a quanti possono sentirsi soli e incompresi. Forse ancor più per quelli che non sono credenti o che vivono in un mondo al quale non sono abituati". Roberta Brunet (mezzofondista): "lo credo che ci sia un collegamento tra lo sport e i valori religiosi. Così come il vero cristiano deve camminare verso Dio, lo sport per un atleta è un po' una palestra di vita: in campo religioso come in campo sportivo ci sono regole cui attenersi, sacrifici da affrontare". Damiano Tommasi (centrocampista della Roma): "So bene che essere cristiani significa anche diventare testimoni, se non addirittura evangelizzatori. Per questo mi sono sempre battuto per contrastare il problema del «razzismo» nel mondo del calcio. Penso infatti che la cosa fondamentale sia la capacità di accogliere e accettare tutti, senza guardare al colore della pelle o alla diversa religione".


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Almanacco Lattebusche: in giro per il Veneto in mountain-bike

Mons. Carlo Mazza incontra le associazioni sportive di ispirazione cristiana

È partito il Grand Prix Veneto Lattebusche 2001 di mountain bike. La prima prova tenutasi a Cà Savio, località del lungomare lagunare veneto che porta fino a Punta Sabbioni, ha visto impegnati moltissimi giovani, tra cui molte ragazze su un faticoso percorso di 12 km percorsi sulla spiaggia, che alla fine ha divertito i partecipanti. Un successo in apertura di questo lungo itinerario attraverso il Veneto che toccherà diverse tappe (13 previste). Vicenza e Verona ospiteranno le prossime prove di maggio; il finale è fissato per il mese di ottobre. Premi ovunque ed un riconoscimento speciale a chi avrà dimostrato una partecipazione assidua.

Il Direttore dell'ufficio per la Pastorale dello sport della CEI, mons. Carlo Mazza, ha recentemente incontrato le associazioni sportive di ispirazione cristiana, per rilanciare il dialogo interassociativo avviato in occasione del Giubileo degli Sportivi. I rappresentanti delle sette associazioni presenti (CSI, CNS Libertas, ENTEL-MCL, EPAS-ANSPl, Federazione Cultura e Sport, PCS, US ACLI) sono stati invitati ad esprimersi su un'ipotesi di progetto d'impegno e di percorso comune, articolato in tre ambiti operativi qualificanti, per la definizione di un itinerario educativo-pastorale, un progetto interassociativo di formazione ed un elevato profilo culturale della pratica sportiva. Dalla discussione sono emersi innanzitutto alcuni elementi di comune acquisizione, come la consapevolezza che lo sport ha bisogno di interpreti seri e completi, attrezzati di competenze specifiche, ma anche di profonda spiritualità ed ecclesia!ità. Si è anche unanimemente concordato sul fatto che gli itinerari formativi richiedono convinzioni pedagogiche, pastorali e culturali capaci di istruire figure nuove di animatori parrocchiali per lo sport. E, soprattutto, è stato evidenziato il desiderio che l'associazionismo sportivo di ispirazione cristiana cammini insieme, nel rispetto delle diversità, vincendo tentazioni di dominio o si subalternità, in uno spirito di profonda comunione. La condivisione del progetto ha portato alla messa in calendario della prima fase operativa, che consisterà in un'assemblea dei Consigli nazionali delle associazioni aderenti, fissata per il prossimo novembre. Il percorso, nelle sue tappe successive, richiederà a tutte le associazioni: • un coraggioso investimento spirituale, attraverso la proposta di un itinerario capace di educare alla fede; • un progetto comune e condiviso di formazione dei dirigenti sportivi e di specifiche figure capaci di animare l'attività sportiva nelle comunità cristiane; • una qualificazione culturale delle attività sportive. Alla base di tutto resta il dovere di non "imbalsamare" il Giubileo degli sportivi, perché non resti un piacevole ricordo, ma produca frutti positivi per tutto lo sport italiano. Si tratta di una necessità etica che ha a che fare con le proposte, i progetti, le idee, cioè con il fare e proporre sport. E fare sport nella società di oggi vuol dire offrire un tempo e uno spazio di senso, di partecipazione e di impegno. In questa prospettiva, va giocato l'essere cristiani impegnati nello sport, propositivi, capaci di creare una nuova filosofia dello sport, ispirata ai valori evangelici.

Prosegue in tutta Italia, il "Trekking family”, le escursioni per tutti Terminati gli itinerari escursionistici e turistici del mese di aprile quello sul Monte Isola al quale han preso parte un centinaio di persone e la due giorni a cavallo del 1° Maggio nella Val d'Orcia (colli senesi), il "Trekking family" del Comitato sportivo di Parma non si è certo fermato. Le passeggiate in montagna, le ultime due sono state piuttosto semplici come difficoltà ed hanno registrato un notevole incremento dei giovani, sono esperienze associative assai valide e rilassanti. "Il premio più bello è il relax, respirare aria buona e pura e godersi paesaggi incantevoli come quello dal Monte Isola che sovrastava il Lago d'Iseo. riferisce una delle più assidue partecipanti al circuito parmense -. Poi queste escursioni danno modo di scoprire nuove cittadine e certe tradizioni come a Castiglion d'Orcia, in occasione di «CantaMaggio», una festa paesana di buon augurio al raccolto, dove un gruppo di dieci persone cantano versi a tema sotto le case dei residenti". I prossimi appuntamenti con il trekking sono previsti per maggio, giugno e luglio in tutta la penisola. Si riparte il 20 maggio con un percorso per esperti piuttosto lungo sul Monte Nero, seguito da un'escursione più semplice sul Bondone prevista per il 3 giugno. Per ulteriori chiarimenti, contattate il CSI di Parma: 0521/289870.

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Pasqua dello Sportivo 2001 a San Prospero di Correggio La Pasqua dello Sportivo ha ormai una tradizione solida nel panorama nazionale CSI. Ovunque si festeggia Cristo risorto con una festa sportiva. Il 1° Maggio è stata una giornata di queste a S. Prospero di Correggio. 350 ragazzi, suddivisi in 45 squadre, hanno partecipato a quella che si può definire una delle più importanti manifestazione sportive organizzate dal CSI reggiano. Tra tornei di calcetto per le categorie "giovanissimi" e "allievi", tornei di pallavolo per "giovanissime" e "ragazze", e Giocasport per ragazzi e ragazze dai 6 ai 14 anni, la scommessa del CSI di Correggio è stata quindi vinta: radunare grandi e piccoli intorno allo sport per passare tutti insieme, in

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piazza, momenti di forte entusiasmo. In mattinata, poi, anche lo spirito ha avuto il suo nutrimento con la Santa Messa che è stata celebrata nella Chiesa di San Prospero dal parroco Don Giovanni Frigeri.

A Cesena ”uno zaino di solidarietà” fa il pieno con la Marciasport Un primo maggio all'insegna dell'amicizia e della solidarietà, quello trascorso a Cesena, nella splendida cornice di Piazza del Popolo. Si è svolta infatti la 7° edizione della Marciasport, a cui hanno preso parte 32 coppie e 4 gruppi famiglia. La particolarità di questa manifestazione era proprio nel marciare in coppia, con uno zaino in spalla che, vuoto alla partenza, veniva progressivamente riempito lungo il percorso nei "punti di carico" fino ad arrivare al traguardo pieno di generi alimentari. Due i percorsi di gara, quello agonistico (6 km) e quello corto (3 km); tanta la beneficenza fatta: passo dopo passo, come tipico della marcia, all'arrivo, gli zaini erano stracolmi di viveri (pasta, fagioli, pomodori) destinati alle famiglie ed alle popolazioni bisognose.

Progetto Romania Cristina, Valeria, Emanuela, Vittorio, Luca , Adriana e Claudio sono 7 ragazzi appena tornati a Milano di ritorno da Vàlcea in Romania. Il loro viaggio, la loro testimonianza, la loro presenza, come ormai da anni, è stata utile per regalare ai bambini rumeni voglia di vivere, di giocare, di imparare e soprattutto quell'affetto, amicizia e serenità, che solo lo stare insieme ed il confronto sanno dare. Sempre di più i giovani educatori CSI aderiscono al progetto Romania, offrendo la propria disponibilità, competenza e infinita umanità, volti a scambiare un sorriso coi bambini orfani negli istituti di Vàlcea. Sono altri 22 i giovani che hanno detto sì e che raggiungeranno la Romania nel mese di luglio. Per chi avesse desiderio di aderirvi, può inviare una e-mail, completa dei dati personali, all'indirizzo: presidenza@csi.milano.it

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A Noto 1’8° Memoria! "Gianluca Lumera” Trecento atleti si sono presentati a Noto all'appuntamento con il Gran Prix Sicilia 2001 di corsa su strada, trofeo intitolato alla memoria di Gianluca Lumera, sfortunato ragazzo morto di leucemia a soli 17 anni. Su un percorso piuttosto pianeggiante, diverso dagli anni scorsi, anzitutto per la minor durezza e soprattutto nel tracciato che ha abbandonato le vie del vecchio centro storico e si è trasferito su di un circuito nella parte alta della città, sono scese in gara quattro diverse batterie: gli over 60 insieme alle donne, gli M 50 e M 55, gli M45 e in ultimo gli M40. La manifestazione CSI, come nelle precedenti edizioni, patrocinata dal Comune di Noto, ha usufruito della collaborazione tecnica dell'AVIS e della società locale Gymnasium. Al termine delle gare ricca premiazione, alla presenza del sindaco Raffaele Leone, dell'assessore allo sport Tino Calamaro e gli esponenti locali ciessini. Il presidente dell'AVIS col. Corrado Marescalco, ha poi voluto ricordare, con un breve discorso, alla presenza dei genitori, la figura di Gianluca.


In Presolana la Festa Regionale Giovani e Adulti Parallelamente al trofeo polisportivo Ciocasport, dal 29 aprile al 1° maggio si è svolta a Castione della Presolana la Festa Regionale del CSI Lombardia riservata alle categorie Giovani ed Adulti. 50 le squadre presenti, per un totale di 800 persone che si sono dilettate nei tornei di calcio, pallavolo e basket. Circa 60 persone impegnate tra arbitri ed équipe. Sono ormai parecchi anni che questa regione propone alle proprie società un momento di svago, di aggregazione, di riflessione su particolari temi e la proposta di far gareggiare insieme giovani e adulti ha sempre avuto un buon seguito. Le novità 2001 sono state l'arrampicata, in cui alcune guide alpine han proposto una esperienza su pareti di roccia con corde e funi; la passeggiata escursionistica al "Salto degli Sposi" e l'attività sportiva nel campo sportivo di Bratto. Successo inoltre per il biathlon (corsa veloce, lancio del peso e salto in lungo) atletico svoltosi presso la nuovissima pista di Elusone dove essendo poi in corso l'anno internazionale del volontariato, voluto e deciso dall'ONU, tutti i dirigenti sportivi, gli allenatori, gli arbitri hanno organizzato una serata, presso l'Oratorio di Castione dedicata ai volontari sportivi, con interventi e testimonianze sul tema. Inoltre il CSI Lombardia, in collaborazione con le Poste Italiane, ha per l'occasione creato un apposito annullo postale (una rarità per i collezionisti) che verrà apposto su speciali cartoline, create dal CSI, in ricordo di questa manifestazione.

L’immancabile Stramolfetta Nemmeno il clima uggioso ha scoraggiato gli sportivi molfettesi, circa 700, che domenica 6 maggio hanno gareggiato nella storica Stramolfetta, la marcialonga non competitiva per le vie della città che da sempre caratterizza l'attività del Centro Sportivo Italiano di Molletta. Dopo lo sparo d'inizio, il via in un fiume di colori, grida ed allegria che ha invaso festante le vie cittadine. Lungo il percorso di 5 Km tanta gente guardava meravigliata il gruppo, apprezzando degli atleti giovani e meno giovani la voglia di non arrendersi. Importante è stata la partecipazione numerosa di molti gruppi parrocchiali (circa il 60%) a testimoniare come lo sport sia il linguaggio più adatto per coniugare giovani e Chiesa; emblematica è stata la presenza alla gara anche di alcuni frati della Basilica Minore della Madonna dei Martiri che hanno trascinato con entusiasmo il gruppo dei loro parrocchiali. A questi è stato consegnato il premio come gruppo più numeroso, ma giusti riconoscimenti sono stati dati anche all'atleta più piccolo, al più anziano (classe '34) e all'ultimo classificato. Alla fine un premio - ricordo, per non dimenticare questa giornata di sport e di sano divertimento, è stato consegnato a tutti gli atleti, con l'augurio che l'anno prossimo siano sempre più numerosi.

”La domenica dello sport” nel napoletano È partito domenica 6 maggio scorso, il progetto "La domenica dello sport", promosso dal CSI di Napoli con il patrocinio ed il contributo dell'Assessorato allo sport provinciale. Il progetto prevede L. l'ammodernamento delle attrezzature, l'apertura di uno sportello informativo CSI per le esigenze delle realtà locali: parrocchie, istituzioni, scuole, società sportive, e uno sportello medico con lezione di primo soccorso negli eventi traumatologici sportivi, nonché un laboratorio per la realizzazione in loco di gadget per tutti i partecipanti. Il progetto, che ha avuto un prologo sabato 5 nella Piazza Municipio di Villaricca, comune a nord di Napoli, ha visto impegnati gli "operatori di strada" del CSI partenopeo nel proporre le attività che sono proprie della formula "On thè Road". La seconda tappa, si è svolta domenica 6 a Sant'Agnello di Sorrento, dove la società sportiva locale "Genitori del 2000", affiliata al CSI, ha collaborato all'iniziativa raggruppando in piazza circa 500 ragazzi. Molto gradita è stata la presenza del Presidente della Provincia Prof. Amato Lamberti che ha ricordato i suoi trascorsi nel CSI prima da atleta e poi da dirigente. Le uscite sul territorio saranno almeno venti e toccheranno i comuni più interessati e solleciti a richiedere l'intervento all'assessorato allo sport della Provincia di Napoli. Prossimi appuntamenti a Boscoreale il 20 maggio (se non si avranno ballottaggi elettorali) mentre, è già fissata per domenica 27 maggio la grande festa de "La domenica dello sport" a Pomigliano d'Arco.

Lurano e Cenate: due marce non competitive in provincia di Bergamo Mentre la tragedia nucleare di Chernobyl non ha ancora finito di smaltire i suoi danni, i più colpiti restano ancora i bambini. Ed è appunto per venire incontro all'Associazione Aiutiamoli a Vivere che il CSI di Bergamo ha organizzato, agli inizi di aprile, a Lurano, la "Corriamo Insieme": una camminata che ha offerto ai numerosi partecipanti un paesaggio pianeggiante e suggestivo, fatto di percorsi di 8, 15 e 24 km. A Cenate, invece, la marcia si è svolta fra colli e borghi antichi con percorsi di 7, 15 e 23 km l podisti hanno così inaugurato il risveglio della primavera dopo il letargo invernale.

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Julìo Velasco interviene su sport e letteratura

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“gente di sport” di Felice Alberghetti

Qi è svolto a Roma il primo Convegno ^Internazionale su "Sport e

Letteratura", organizzato clall'IUSM (Istituto Universitario di Scienze Motorie) e dalle università romane e laziali. Un incontro sicuramente importante che ha legato minuziosamente due temi molto cari alla tradizione italiana. In passato c'era chi addirittura citava il calcio come il più grande romanzo popolare mai scritto. Moltissimi altri, saggisti, critici, giornalisti, scrittori hanno comunque raccontato lo sport, le semplici azioni, le gesta atletiche con appassionanti pagine d'autore, indelebili nel già ricco patrimonio culturale. Il convegno ha offerto varie testimonianze, da Soriano cantore di Batistuta, al mito di Senna, da Omero e i giochi di Ulisse, fino ad Hemingway. Brani, racconti, poesie di sport, di cui nelle pagine successive troverete la testimonianza di Darwin Pastorin, giornalista, scrittore, da quest'anno tra le firme del nostro mensile, tra gli ospiti del dibattito. Ai lettori di Stadium proponiamo alcuni tra i passi più incisivi dell'intervento, di Julio Velasco sulla filosofia dello sport, che affronta temi assai vicini al Centro Sportivo Italiano, come il gioco all'origine dello sport e la priorità della persona umana. «Anzitutto non credo che il mondo della letteratura, il cosiddetto mondo colto, snobbi lo sport. Credo ci sia una crescita notevole nella letteratura sportiva, e se esistono delle difficoltà di un rapporto tra letteratura e sport, sia semplicemente

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perché molti non conoscono lo sport, o meglio conoscono solo la sua parte spettacolare, quello cioè che si può vedere in televisione, o leggere sui giornali. Non si conoscono invece la cose più profonde dello sport. Occorre pure distinguere quella letteratura in cui lo sport appare, perché c'è qualche riferimento sportivo, o semplicemente qualche personaggio che pratica uno sport e quella letteratura, dove invece l'argomento sportivo costituisce il tema e l'ossatura dell'opera. Proporrei anzi un rapporto diverso tra letteratura e sport: ho la sensazione che la grande letteratura prenda qualsiasi tema come una scusa, come pretesto per descrivere fatti, storie o per parlare di cose molto profonde dell'animo umano. Credo non sia tanto importante se ad esempio Shakespeare posizioni Otello nel giusto contesto storico. Il contesto è importante se si parla poi di un grande tema. Da questo punto di vista credo che tutta la letteratura sportiva serva a noi, operatori sportivi, per agire. Perché noi allenatori, professori, dobbiamo operare con tecniche, dobbiamo insegnare ai nostri studenti qualcosa di concreto; i nostri allievi, i nostri giocatori devono attingere qualcosa dopo che sono passati da noi, è vero... ma è altrettanto vero che siamo educatori, maestri e quindi abbiamo a che fare con delle persone. Se vogliamo capire a fondo queste persone - lo ripeto sempre in tutti i corsi per allenatori in cui ho partecipato come professore - non c'è niente di meglio che il romanzo, o il

Sport e letteratura CONVEGNO INTERNAZIONALE S ROMA Et FORO ITALICO

5/6/7 APRILE 2001

Istituto Universitario di Scienze Motorie


)rt teatro. Non esiste alcun trattato di psicologia generale, di gruppo o psicologia sportiva, che spieghi così bene le sfumature, le problematiche, la complessità che ha la singola persona, come invece può farlo un personaggio di un romanzo. Anzi credo che spesso l'errore che commettono molti operatori educativi, molti allenatori, nel rapporto con i propri giocatori è la schematizzazione, il dare dei ruoli troppo definiti, pretendere che tutti si adeguino ad uno schema già prefissato, senza capire che anche all'interno di una squadra, malgrado si debbano rispettare dei ruoli, delle tattiche, delle modalità di gioco, ci sono delle persone, ciascuna con una propria complessità. In virtù di ciò credo che il rapporto tra sport e letteratura va molto al di là di quelle opere letterarie, in cui compare lo sport come argomento dell'opera. Serve invece per capire il fattore umano che, nonostante tutto, continua ad essere il fattore più importante dello sport, ancora oggi. Qualche anno fa si sentiva spesso dire in giro che i tecnici del domani sarebbero stati più biologi, fisiologi, piuttosto che allenatori. Allora, abbagliati dalle scienze biologiche e mediche, si pensava che in realtà chi avesse capito come funzionava meglio la macchina umana, avrebbe ottenuto più risultati. Dopo tutta questa rivoluzione scientifica e tecnologica - e non è un caso - torna oggi preponderante il fattore umano. Torna nello sport come in altri settori. Tornano alla ribalta quegli operatori, quella "gente di sport" che sanno trattare le persone, motivandole e traendone fuori il massimo. Che riescono a capirle e che riescono a integrare questa complessità delle persone con la scienza, con la tecnica, con la fisiologia. Dobbiamo ora riflettere un po' sulla filosofia dello sport, sui temi filosofici

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che interessano gli sportivi. Anzitutto farei notare come i giochi sportivi hanno preso il sopravvento rispetto al resto dello sport. Questo ci ricorda che lo sport in generale nasce come un gioco; ossia in realtà lo sport è un gioco a cui si sono applicate delle regole molto definite e chiare in modo che tutti possano gareggiare nelle stesse condizioni, ma anche per permettere che questo gioco diventi uno spettacolo gradevole da vedere per chi non lo gioca. Alle origini di ogni sport c'è sempre un gioco. Il calcio è nato da una palla in mezzo a due paesi e chi la portava nel paese avversario vinceva la partita. Da lì poi le regole che hanno differenziato gli sport ad esempio il calcio dal rugby. Faccio un esempio paradossale: se il comitato olimpico internazionale decidesse che il nascondino, con le sue regole, diventi uno sport olimpico, si

svilupperebbe di conseguenza la tattica del nascondino e la preparazione fisica mirata al nascondino. Si andrebbero a cercare chi è più bravo a nascondino, chi sa nascondersi in posti strategici, chi è più veloce a correre e toccare il muro prima che lo trovino. Dopo 10 o 20 anni si svilupperebbe un gioco articolato, il gioco del nascondino. Questo è quello che è successo per molti sport; altri come la pallavolo o la pallacanestro sono nati già strutturati. Le regole introdotte dallo sport hanno dunque una motivazione: al di là della bellezza e del motivo estetico, c'era anche lo scopo di rendere lo sport uguale per tutti. Le regole sono determinanti perché sono fondamentali per mantenere le caratteristiche dello sport come un'attività dove ci sia competizione, ma dove la possibilità è uguale per tutti».

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buone notizie

Sport un romanzo da Nobel di Darwin Pastorin 11 recente convegno su "Sport e I letteratura" (Roma, Foro Italico) ha

dimostrato, a chiare lettere, che si scrive di sport, e a tutti i livelli. Nel mio intervento, ho raccontato di come importanti premi Nobel si sono occupati di pallone. Albert Camus non solo ne ha scritto ("Il primo uomo"), ma ha pure giocato al football: portiere in Algeria. Camilo José Cela ha pubblicato "Undici racconti sul calcio" e un insospettabile come Eugenio Montale ha svelato un suo sogno: "Sì, perché io sono un tardigrado, e allora questi uomini veloci mi fanno una certa invidia. Sui giornali però dedicano sei o sette pagine allo sport del calcio, e questo mi fa orrore. Adesso il calcio viene di moda dappertutto, persino in America. Anche loro, gli inglesi sono appassionati di football, è vero? lo faccio sempre un sogno. Sogno che un giorno nessuno farà più goal in tutto il mondo". Fu JeanPaul Sartre a definire il calcio "una metafora della vita" e a Thomas Stearns Eliot dobbiamo questa definizione bruciante: "Il calcio è un elemento fondamentale della cultura contemporanea". Sul breriano "mistero agonistico" si sono esibiti anche Kenzaburo Oe, José Saramago e Gunter Grass. Pagine belle di sport appartengono a Dino Bozzati (le cronace dal Giro d'Italia del '49), a Gianni Brera (il romanzo su Coppi, ma anche "Naso bugiardo", la storia di un pugile) per finire a Hemingway, che il pugilato lo ha anche praticato. Jack Kerouac nel suo romanzo più famoso e importante ("Sulla strada") narra di baseball, basket e football americano. Lo scrittore, all'università, è stato un

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campione del football. Giacomo Leopardi ha dedicato una poesia "A un vincitore nel pallone" e Giovanni Pascoli alla bicicletta. Ed è splendido l'incipit di Indro Montanelli per Girardengo: "Nei sogni, nelle fantasie della mia generazione, Girardengo viene, nel tempo, subito dopo «Testa di pietra» e «Il Corsaro Nero» sui quali aveva insieme un vantaggio e uno svantaggio: quello di essere vero e di poterlo, i fortunati, toccare". Il mio Nobel personale Giovanni Arpino ha dedicato al racconto dello sport parte della sua vita di scrittore. Ecco come narrò la sconfitta di Benvenuti contro Monzon: "-Cane. Brutto cane marcio. Ladro. Sta' zitto Nino: sei tu il campione, - urlava ossessa una tifosa di Benvenuti contro Monzon mentre il pugile italiano lasciava colare nei microfoni un torrento angoscioso di parole. Di fronte ad altri microfoni Carlos Monzon rideva eruttando frasi felici, le solite ebbre dichiarazioni del campione nel momento più alto e

baciato dalla fortuna. Ecco: è proprio da questa gente, fanatica fino a negare l'evidenza più macroscopica dei fatti, è proprio da questo alone apparentemente magico, ma per lui ormai pernicioso come una droga, che Benvenuti è fuggito. Oggi, l'atleta Benvenuti, dicendo: - Basta con la boxe, non voglio più soffrire, - ha dimostrato di essere intelligente anche come uomo, come personaggio pubblico, come professionista di uno sport che l'ha visto in cattedra per oltre dieci anni". O questo ritratto di Enzo Maiorca: "Noi di fronte a Enzo Maiorca, lui di fronte al mare. Una sfida a quelle che sembravano leggi scientifiche e che lui stesso ha provveduto a smentire. Il suo volto inciso, maturo, sembra dipinto da Antonello da Messina, le sue capacità vitali raggiungono, e forse superano, quelle dei più famosi astronauti. In un mondo che desidera pazzamente essere e soprattutto sembrare giovane, i più straordinari esempi di fisiologia li hanno forniti i quarantenni, da Armstrong di Capo Kennedy a Maiorca di Siracusa". Per finire a Pietro Anastasi: "Ecco una delle ultime immagini ricevute da Pietruzzo, giocatore torinese nato in Sicilia, professionista di pedate presso una grande società di football, il centravanti che nelle iperboli tifose si è visto etichettare come «Superpietro», «Pelé bianco», anche se nel gergo viene ancora detto «il turco». Una figura che si è installata in paradossali ex voto sportivi, che si è ripetuta per centinaia di pose fotografiche in alloggi torinesi, in case siciliane, dietro il letto, sulla porta della cucina, alla sommità di cassettoni

e credenze".


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diritto di non essere un

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campione ! n che direzione sta andando lo I I sport? Basta leggere le ultime notizie sui quotidiani per porsi automaticamente questa allarmante domanda. Dopo gli ormai frequenti casi di atleti appartenenti a discipline legate al fisico, passati con la velocità di una meteora da grandi promesse a squalificati per doping, l'ombra delle sostanze illecite sta minacciosamente sovrastando anche il calcio. E il pericolo più grosso, in tutto questo bailamme, risiede nel generale atteggiamento di rassegnazione che si respira attorno alla questione; come se ormai ci fossimo abituati a vedere legati sport e doping. Il fatto è che le due parole dovrebbero invece vivere in universi completamente diversi. Ed è proprio partendo da questo ovvio, ma quasi dimenticato, presupposto che il Comitato provinciale di Ferrara del CSI ha deciso di portare avanti una campagna contro il doping, e analogamente a favore dello sport per tutti, principio che peraltro sta alla base delle attività organizzate del Centro Sportivo Italiano. Gradito partner dell'iniziativa è proprio l'ente locale, il Comune di Ferrara. L'obiettivo principale di questo progetto di collaborazione tra l'attività sportiva rappresenta una delle istituzioni cittadine e Ente di principali espressioni di se stessi in Promozione Sportiva è la divulgazione mezzo agli altri, è necessario che questa di un'immagine alternativa di sport opportunità di espressione sia a rispetto a quella un po' malata e vittima disposizione di tutti, liberamente e senza di se stessa che sta imperando. Troppo condizionamenti o preconcetti basati su spesso, infatti, dimentichiamo la grande un modello "agonistico" di sport. funzione sociale che lo sport può Riguardo poi alla questione doping, va esprimere, la sua capacità di essere da sé che si trovi agli antipodi rispetto ai contenitore e cassa di risonanza di valori più sani valori sportivi: l'attività fisica, educativi. D'altronde, se è vero che svolta nei modi dovuti, dovrebbe anzi

agire in senso quasi "terapeutico", come tutela della salute delle persone, soprattutto di giovani e anziani, e addirittura come prevenzione di possibili malattie. La principale preoccupazione del Centro Sportivo Italiano va appunto con forza in questa direzione: difendere l'uguale dignità di questa idea di sport, in sostanza difendere il diritto di non essere campioni in prestazione, ma campioni di vera e profonda civiltà!

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Elenco provvisorio dei soggetti ’ i ACCREDITATI O QUALIFICATI PER PRODURRE ATTIVITÀ DI FORMAZIONE

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Torniamo

scuola di Michele Marchetti Dipartimento per lo sviluppo dell'istruzione

Direzione Generale per la Formazione e l'Aggiornamento del Personale della Scuola Il direttore generale Roma, 27 aprile 2001

... Omissis... DECRETA: Art. 1 Gli enti di cui all'allegato A, che fa parte integrante del presente decreto, sono inclusi nell'elenco provvisorio dei soggetti accreditati o qualificati per produrre attività di formazione. Gli enti di cui all'allegato B, che fa parte integrante del presente decreto, non sono ammessi nell'elenco suddetto per mancanza dei requisiti previsti. Il direttore generale F.to Giuseppe Cosentino

11 Centro Sportivo Italiano, in data 27 • aprile 2001, è stato riconosciuto dal Ministero della Pubblica Istruzione "soggetto accreditato e qualificato per produrre attività di formazione" all'interno della scuola. Il testo integrale 10 lasciamo alla lettura di ciascuno, ma siamo di fronte ad un fatto di grande valore. Ma ripercorriamo sinteticamente le tappe di questo accreditamento. Tutto va inquadrato alla luce della riforma della scuola. La cosiddetta scuola dell'autonomia gestirà in proprio la formazione di cui ha bisogno. Per evitare, però, che chiunque si proponesse come possibile fornitore di servizi formativi, senza le garanzie minime di qualità e di rigore scientifici, 11 Ministero della Pubblica Istruzione ha varato il DM 177/2000, con il quale ha richiesto che tutti gli enti e le agenzie interessati chiedessero un accreditamento presso il Ministero medesimo. La valutazione della

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documentazione prodotta è stata effettuata da un comitato scientifico che ha analizzato sia le iniziative realizzate, sia quelle programmate, oltre i prodotti editoriali, i bilanci, la consistenza organizzativa, ecc. delle singole agenzie. Al termine di tale operazione, è stato stilato l'elenco provvisorio degli enti e delle agenzie di formazione accreditati. Tale accreditamento riconosce al CSI a tutti i livelli la qualità di ente fornitore di servizi formativi per il personale della scuola. L'impegno profuso, l'organizzazione della Scuola Nazionale Educatori Sportivi e della Scuola Nazionale Dirigenti, la progettualità pensata e realizzata hanno determinato questo successo. Ora, tutte le scuole sanno a chi potersi rivolgere; non esistono più, e non devono esistere, preferenze e privilegi, perché l'unico vero riferimento è in quell'allegato A) al decreto del 27 aprile 2001. E nello stesso tempo, il CSI e i suoi operatori possiedono un'ulteriore riconoscimento per proporsi e presentare i progetti dell'associazione. Adesso non resta che proseguire su questa strada e migliorare la rete di lavoro e di comunicazione tra Comitati territoriali, regionali e Presidenza Sono risultati non ammessi, per i motivi specificati scheda per scheda, i seguenti aspiranti fornitori:

ACCADEMIA Internazionale "Padre Pio da Pietrelcina" AFT Associazione Filosofica Trevigiana AGE Associazione Italiana Genitori AGEM Associazione Grafologica Europea Morettiana AIPRE Associazione Italiana di psicologia AMICI dei musei - Associazione onlus ARCHEOCLUB d'Italia ArPA Associazione culturale ASIS Associazione Stampa Italiana Scolastica Associazione Italiana Insegnanti di geografia Associazione Servizio Volontariato Protezione Civile Caserta DIOCESI di Fresinone - Verdi Ferentino Ufficio

AEDE AISI ANIAT ANSI ARCIGOLA ARSAP AsCAF CDE CelS Centro Studi Formazione Superiore CIDI CIDIEP CIFAPP CRES CSI CSUM CUOA DIDASCO

FNÀDA FNISM GESTALT GRUPPOCLAS s.r.l. IKOS IRSEF ISPEF ISSR Istituto Pasquali LANDIS LYCEUM MCE Opera nazionale Montessori OPPI PROTEO Scuola Donna Olimpia TRINITY UCIIM

nazionale. Va sottolineato, infatti, come l'accreditamento investa le attività realizzate a tutti i livelli, proprio perché unica è l'associazione come uniche sono la SNAD e la SNES. Nei prossimi mesi, inoltre, il Ministero della Pubblica Istruzione sottoporrà le iniziative del Centro Sportivo Italiano a verifica e ad analisi. Infatti, l'elenco è definito provvisorio sia perché suscettibile di ampliamento, sia perché gli enti dovranno continuare a mantenere i requisiti che hanno decretato l'accreditamento. Come dire: la partita è appena iniziata; a noi giocarla nel migliore dei modi. Nel prossimo futuro, quindi, si rilancerà la progettualità del CSI nella scuola con rinnovato entusiasmo, nella convinzione che, al di là dei riconoscimenti, la nostra opera è valida ed importante. Tutti coloro che volessero fornire dei contributi, delle idee, dei suggerimenti, possono rivolgersi alla Presidenza nazionale via e-mail all'indirizzo formazione@csi-net.it. Scuola Prosinone Episcopio EDUCOTECA s.a.s. di Francesco Bianco &C GRIMAT Associazione professionale Gruppo, ricerca didattica di Matematica HUMUS Associazione culturale onlus ISBE Istituto Studi e Ricerche "Camillo BellieIstituto Italiano di grafologia LA FENICE Associazione culturale LA PORTA - Fondazione Serughetti Centro $: e Documentazione L'AGORÀ Associazione culturale MATHESIS Associazione Italiana di Scienze Matematiche e Fisiche - onlus PRH - Italia - Personalità e Relazioni Umane SCENA MOBILE Soc.Coop. a r.l. SCUOLA Superiore di Grafologia "G.Moretti Società Dante Alighieri - Comitato di Udine Società Filosofica Italiana Sezione Lucana UISP Unione Italiana Sport per tutti


Campus "per

giovani,. .

dirigenti

Programma di massima Domenica 29 luglio Entro le 1 7.00 Arrivi e sistemazioni Ore 21.00 Festa dell'accoglienza Lunedì 30 luglio Le strategie associative e il marketing sociale

Martedì 31 luglio I ruoli associativi (chi, cosa, come fa, responsabilità, compiti, formazione dei dirigenti) Mercoledì 1 agosto Comunicazione e relazione

1 I na delle priorità formative è stata U individuata nel sostegno ai giovani

dirigenti. Il progetto della scuola di formazione permanente dedica una specifica sezione proprio ai dirigenti che necessitano di approfondire la conoscenza dell'Associazione. Proprio per questo, dopo la positiva esperienza vissuta nel 2000 a Loreto, anche per il 2001, dal 29 luglio al 5 agosto, si svolgerà il Campus per giovani dirigenti a Bagni di Nocera Umbra. L'obiettivo dell'iniziativa è quello di rimotivare e rinnovare la presenza giovanile nel CSI. Occorre ricreare un movimento di giovani che riempia di significato e di senso il proprio operare volontario nel CSI per promuovere una cultura di solidarietà attraverso lo sport. Per questo, occorre ripartire dai princìpi fondanti del CSI che trovano enunciazione nel Patto associativo. L'Associazione, però, ha bisogno anche di dirigenti scaltri, formati alla lungimiranza e pronti a confrontarsi con il mercato e con la società contemporanea. Per essere garanti dei valori e del modello di sport di cui il CSI è promotore, i futuri dirigenti devono

Giovedì 2 agosto Giornata dedicata all'approfondimento di temi associativi: - Storia, progetto culturale, educativo e sportivo del CSI - L'antropologia cristiana nel CSI - Il Patto associativo Escursione e serata associativa Venerdì 3 agosto Professionalità del dirigente sportivo Sabato 4 agosto Formazione permanente e autoformazione Domenica 5 agosto Celebrazione eucaristica Conclusione del corso

possedere la capacità di parlare di marketing, di elaborare progetti, di interpretare la situazione. Sempre, però, alla luce dell'antropologia cristiana e di Verso il Forum dei Giovani Ad Assisi dal 7 al 9 dicembre 2001, si svolgerà il 2° Forum Nazionale dei Giovani promosso dalla Consulta Nazionale dei Giovani. Il Forum è rivolto ai giovani del Centro Sportivo Italiano ed è aperto a tutte le realtà, movimenti ed Associazioni giovanili. L'occasione aiuterà i giovani partecipanti ad analizzare la figura del volontario del Centro Sportivo Italiano e del mondo sportivo, in vista della conclusione dell'anno dedicato al Volontariato. Inoltre, come tradizione della nostra Associazione, in concomitanza con la festa dell'8 Dicembre, il Forum offrirà forti momenti di spiritualità e di meditazione. Gli obiettivi da raggiungere con questo Forum sono tre: rinnovare le motivazioni dei giovani che partecipano al loro lavoro di volontari all'interno

una metodologia dell'accoglienza. Ancora una volta, l'approfondimento dei vari temi avverrà in laboratori, simulazioni, lavori di gruppo, ecc., estremamente agili e coinvolgenti. Il campus è rivolto soprattutto a giovani dirigenti dai 16 ai 26 anni e rappresenta un'occasione importante per maturare decisioni e per trovare motivi di impegno nel CSI. L'iniziativa, inoltre, si colloca in stretto legame con il secondo forum nazionale dei giovani promosso dalla Consulta Nazionale dei Giovani. Infatti, il forum interpellerà i giovani sulle ragioni del proprio essere in Associazione e sulle forme e i modi per testimoniare con vivacità e freschezza la loro presenza. Tutti gli interessati possono iscriversi inviando per e-mail i moduli disponibili sul sito della Presidenza nazionale all'indirizzo www.csi-net.it. dell'Associazione; ottenere un quadro più preciso della tipologia di volontariato presente nel mondo sportivo italiano (in particolar modo nel CSI); creare un movimento di giovani che si appassionino all'impegno dell'educazione attraverso lo sport.

Programma indicativo Venerdì 7 dicembre Pomeriggio: accoglienza Sera: Festa dell'accoglienza Sabato 8 dicembre Mattina: assemblea plenaria (il volontariato in Italia e nel CSI) Pomeriggio: laboratori di approfondimento Sera: Celebrazione eucaristica e meditazione Domenica 9 dicembre Mattina: Conclusioni e saluti

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comunicare

Lo insport L e di Marco Pigliacampo

radio

Il lavoro di un ufficio stampa legato alle piccole realtà associative dell'ambito sportivo non può non tenere in considerazione, per la gestione e la comunicazione delle proprie informazioni, la radio, un media di massa da sempre legato alla comunicazione sportiva.

'percorrendo la storia della radio come mezzo I di comunicazione va sottolineato come, dopo molti anni passati in secondo piano, a causa essenzialmente della nascita e dello sviluppo "esplosivo" della televisione, la radio stia vivendo attualmente una "seconda giovinezza". Sondaggi estemporanei e fonti ufficiali parlano già da alcuni anni di un costante aumento dell'ascolto. Si tratta di un dato che indica come il pubblico abbia in definitiva trovato un compromesso tra i due mezzi, tv e radio, i quali possono ora definirsi, tanto a livello commerciale quanto informativo, complementari. In più, la discrezione con cui la radio ci segue, senza monopolizzare la nostra attenzione e costringerci all'immobilità davanti al teleschermo, senza impedirci di pensare, agire e lavorare, ritorna come una speciale caratteristica che fa della radio un'intelligente alternativa. Solitamente il pubblico radiofonico è molto meno generalista e più attivo di quello televisivo: chi segue un determinato programma lo fa perché effettivamente interessato, come nel caso dei programmi culturali, ma lo stesso vale per i programmi sportivi; inoltre, gli ascoltatori possono partecipare alle trasmissioni in modo semplice e diretto, telefonando anche in diretta per fare richieste, dediche, proporre discussioni. Vero è che il legame principale tra sport e radio è essenzialmente rappresentato dalle radiocronache degli eventi sportivi, attività diffusissima a tutti i livelli, professionale e dilettantistico, anche nell'epoca della televisione, ma l'importanza del mezzo radiofonico per la comunicazione sportiva è importante anche nel lavoro di un buon comunicatore sportivo. Avere contatti professionali con le radio nazionali e locali è fondamentale. Il ruolo giocato dalle radio regionali e provinciali nella promozione di eventi


sportivi locali è spesso determinante, così come nei resoconti dei successi delle squadre, dei personaggi sportivi, dei giovani emergenti, nel caso offrano spazio non solo alla comunicazione dell'evento, ma anche ad interviste ai protagonisti. Il responsabile di un ufficio stampa dovrebbe innanzitutto contattare le redazioni delle radio e individuare un referente specifico che (si spera) diventi un punto di riferimento costante per ogni contatto con la radio. Può trattarsi di un semplice redattore nel caso delle radio più grandi, ma anche dello stesso speaker conduttore del programma sportivo nelle radio locali. Quando occorre promuovere un evento (anche minore) è opportuno contattare la radio con almeno due settimane di anticipo, in modo da avere il tempo di organizzare con il giornalista lo spazio da dedicare alla comunicazione e il tempo riservato ad eventuali interviste. Naturalmente dopo questo primo contatto telefonico si devono inviare un comunicato stampa, i testi di approfondimento e schede tecniche al giornalista, il quale in questo modo potrà prepararsi adeguatamente per gli interventi. Le interviste sono sicuramente il miglior modo di comunicare in radio: ci si organizza qualche giorno prima sul contenuto e sulla scaletta da seguire, in seguito (spesso senza neanche recarsi in redazione ma semplicemente per telefono) si realizza l'intervista, che può essere in diretta ma nella maggior parte dei casi viene registrata. Il comunicatore dovrebbe addirittura occuparsi della definizione dei contenuti dell'intervento, fornendo al personaggio sportivo, o comunque all'intervistato di turno, una "traccia" delle cose da dire durante la realizzazione pratica dell'intervista. L'ottimale sarebbe riuscire a definire ed organizzare periodicamente degli interventi fissi, al mese o a settimana, per dare spazio a tutte le varie attività della società o associazione sportiva, creando allo stesso tempo un filo diretto con gli interessati: dando così un'immagine positiva di una società disponibile e aperta allo scambio, alle

critiche, ai consigli. Ciò però richiede molta organizzazione, e un grande lavoro da parte dell'ufficio stampa, che dovrebbe riportare ogni volta i vari interventi ad un "filo comune". È importante, infatti, che tutti membri della società sportiva seguano nei loro interventi una stessa "politica" comunicativa, in modo da dare l'idea di una società compatta, coerente, ben organizzata. Perché questo si realizzi, il responsabile dell'ufficio stampa deve 4 definire, in 1 linea di massima, il contenuto degli interventi o correggere eventuali cadute di stile con comunicati stampa. Il mondo della comunicazione via radio ci offre, soprattutto a livello locale, infinite possibilità di gestione dell'informazione. Quello che conta è, specialmente all'inizio, saper

gestire i propri contatti, operare sempre in modo preciso nell'invio di comunicati stampa e schede tecniche, contattare anche per telefono i responsabili dei programmi, cercare di ottenere la stima


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Frisbee; giocare

coi vento di Rosita Farinosi

Divertirsi facendo del sano movimento. Col frisbee è possibile. Nato come passatempo estivo da spiaggia, il mini disco volante si è diffuso a macchia d'olio in tutto il mondo. Un gioco per ogni età, ma con tutte le caratteristiche di uno sport vero e proprio. E c'è chi organizza gare e campionati mondiali.

Ombrellone, sediesdraio, asciugamani, racchettoni e... frisbee. Nell'ideale kit da mare ormai il piatto di plastica da far librare in aria non manca mai. Giocarci è molto più semplice di tanti altri attrezzi dove è richiesta tecnica, fiato e precisione. Attenzione, non è che nel frisbee queste doti non siano necessarie, ma esse vanno impiegate in modo più istintivo e personalizzato. Per questo già dai primi lanci, dopo gli inevitabili fallimenti, è possibile far planare in modo suggestivo il piatto colorato. Si fa meglio ancora quando si è capito bene l'influsso della brezza e del colpo di polso che


all'esterno di una pasticceria di nome "Frisbee", era solito divertirsi lanciandosi i sotto-torta circolari. Da un disco di cartone argentato agli attuali e, per certi versi, sofisticati ed equilibratissimi frisbee moderni di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia. Forse lo stesso progresso è stato fatto, ma in tempi molto più lunghi, da sport più acclamati come il calcio, il tennis o l'atletica. Proprio così, perché per molti appassionati il frisbee è un vero e proprio sport. Attrezzatura, disciplina e tecnica

imprime al frisbee la rotazione necessaria e la direzione giusta per fargli compiere spettacolari e morbidi . atterraggi tra le mani del compagno che, allo stesso modo, restituisce l'attrezzo. Lancio dopo lancio, il braccio si scioglie, la tecnica si affina e il frisbee può diventare quasi un aquilone o un boomerang, imitando, in un tempo estremamente più limitato, le evoluzioni di questi altri strumenti dell'aria.

Secoli fa... Potremmo dire che già nelle corti medievali fiorentine si usava, per gioco, lanciarsi un disco di leggerissima balsa. Sembra addirittura che il progetto del progenitore del frisbee sia stato ritrovato in qualche codice leonardesco. Da Vinci stesso avrebbe ripreso l'idea dell'oggetto volante da uno sbiadito affresco di epoca romana. Beh, ne potremmo raccontare ancora tante per cercare di dare il giusto rango a quello che per molti è solo un gioco. Invece le sue origini sono molto più umili e casuali, ma non per questo ne fanno un'attività ludica di serie B. Semplicemente un gruppo di ragazzi americani, qualche decina d'anni fa,

C'è da spendere da 15 a 30 mila lire per avere un frisbee di buona qualità, 45 mila al massimo, ma in questo caso si possiede una vera formula uno. Diametro tra i 20 e i 28 centimetri, peso intorno ai 1501 70 grammi; queste le misure del disco volante. La plastica abbastanza rigida è il materiale più usato dalle aziende costruttrici, ma se ne vedono già addirittura di gonfiabili, innocui per la testa dei bagnanti distratti delle affollate spiagge italiane. Chi poi dovesse appassionarsi al genere, deve anche dotarsi di un piccolo kit di manutenzione, comprendete carte smerigliate e unguenti per cancellare e ridurre le abrasioni che con l'uso si formano sul disco e che incidono sulla corretta stabilità in volo. I più esperti utilizzano anche delle lunghe unghie di plastica da applicare sul dito indice per meglio agganciare l'attrezzo durante la fase discendente e per imprimere più effetto nel rilancio. Ma qui siamo nello spettacolo puro! Dai, lancia! E di vero spettacolo possiamo parlare in merito alle tante gare e campionati di frisbee che si stanno moltiplicando un po' dovunque. Da passatempo a sport, il

"Paganello", come viene definito a Rimini, sede di una delle più importanti manifestazioni, ha le sue regole. Su un campo di 111 x 37 metri, diviso in tre zone (una centrale e due più piccole agli estremi del terreno di gioco, dette zone di "mèta"), si affrontano due squadre di sette giocatori ciascuna. Vince quella che arriva a 21 punti. La segnatura viene realizzata dalla compagine in attacco, il cui componente riesce ad afferrare il frisbee nella zona avversaria oltre la fascia centrale. Chi lancia il disco ha a disposizione dieci secondi per farlo. Nel frattempo scattano le tattiche: i compagni, quasi come in una partita di calcio, cambiano continuamente posizione con finte e scatti per ricevere il disco, controllati dagli avversari, nella zona buona per il punto o perlomeno nella zona centrale, cosa che consente di mantenere il possesso. Questo viene perduto quando il disco tocca terra, quando viene ricevuto fuori dalle linee che delimitano il campo o quando ancora un componente dell'altra squadra afferra il frisbee. Questa disciplina ha visto impegnati oltre 1800 atleti di tutto il mondo nel "Paganello 2001", ormai una tradizione per i campioni di questo sport. Dal 13 al 16 aprile scorsi, si sono confrontati a Rimini in questa specialità che viene definita "Ultimate" o "Beach Ultimate" quando viene svolta in spiaggia. Nel 2002, invece, tutti alle Hawaii per i Mondiali e soprattutto per cercare di battere i fortissimi statunitensi campioni in carica. Freestyle Il frisbee dà anche spazio alla creatività in una gara di "stile libero" che può essere disputata in singolo o in coppia. In questo caso, utilizzando un disco leggermente più leggero, è possibile inventare evoluzioni di vario genere, sfidando letteralmente (frisbee e atleti) le leggi della gravità. Il tutto viene poi giudicato con un punteggio da una giuria. Insomma, grande preparazione atletica e fantasia per diventare, col frisbee, un... "tipo da spiaggia", senza vergognarsene.

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Gli adempimenti IRAP delle società sportive dilettantistiche a cura di Francesco Tramaglino

/^on l'appressarsi dei primi tepori ^-primaverili ecco avvicinarsi, ineluttabilmente, anche il tempo delle imposte e delle relative dichiarazioni. Come consuetudine, anche quest'anno, Tuttoleggi dedicherà uno o più numeri al commento degli adempimenti fiscali di maggior rilievo per le società sportive, prima fra tutte la dichiarazione IRAP e la relativa liquidazione; scelta quest'ultima che i lettori più attenti ben condivideranno essendo il tributo in questione uno dei pochi cui gli organismi senza scopo di lucro devono sottostare anche in totale assenza di attività commerciali. Un cenno alle modalità e ai termini di presentazione della dichiarazione: da quest'anno diventa obbligatorio, infatti, l'invio telematico per tutti i soggetti tenuti a presentare almeno una dichiarazione periodica IVA nell'anno 2000 (in pratica tutte le società in 398) ovvero la dichiarazione dei sostituti d'imposta nell'anno 2001 (società con col laboratori, sportivi e non, e/o con dipendenti). In questo caso - recitano testualmente le istruzioni ministeriali l'obbligo della trasmissione telematica si applica per tutti i modelli di dichiarazione (redditi, IVA, IRAP e sostituti d'imposta) che i predetti soggetti sono tenuti a presentare sia in forma unificata che disgiunta. I soggetti non obbligati alla trasmissione telematica (società con redditi commerciali occasionali e senza collaboratori e dipendenti) possono invece presentare i modelli tramite gli

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determinazione dell' IRAP 2000 occorre considerare, invece, la presente classificazione: - Società che svolgono esclusivamente ATTIVITÀ ISTITUZIONALE (SEZ. I - QUADRI DA

uffici postali e gli sportelli bancari, fatta salva la facoltà, accordata anche a essi, di avvalersi del servizio telematico, attraverso la rete Internet, ovvero tramite un intermediario abilitato. I termini di presentazione della dichiarazione IRAP sono quelli più generali previsti per la dichiarazione unificata e, più precisamente: 1) entro due mesi dalla data di approvazione del bilancio o rendiconto se la dichiarazione è presentata in via telematica. In caso di mancata approvazione il termine decorre a partire dalla data in cui avrebbero dovuto essere approvati il bilancio o rendiconto in base alla legge o allo statuto; 2) se la dichiarazione è presentata, ricorrendone le condizioni, tramite un ufficio postale o una banca convenzionata i termini anzidetti si riducono ad un mese. Per quanto riguarda le modalità di

IQ 1 a IQ 6): la base imponibile IRAP è pari alla somma delle retribuzioni spettanti nel 2000 ai lavoratori dipendenti, delle somme e indennità assimilati a lavoro dipendente (compresi i compensi per collaborazioni coordinate e continuative che hanno acquisito tale natura a decorrere dal 1/1/2000) delle collaborazioni di lavoro autonomo occasionale di cui all'art.81 c.1 lett. m) del TUIR erogate nel 2000. Nelle istruzioni ministeriali non si fa menzione dei rimborsi, indennità e compensi sportivi di cui all'art. 81 c.1 lett. m) del TUIR per cui v'è da ritenere, con soddisfazione, che l'Amministrazione Finanziaria abbia rispettato i princìpi della legislazione IRAP che esclude dal tributo tali emolumenti. Sono deducibili, invece, le spese relative agli apprendisti e il 70% delle spese per dipendenti assunti con contratto di formazione e lavoro. Tale somma va poi riportata alla sezione VI (quadro IQ37, quadro IQ45 e, infine, quadro IQ47 in qualità di base imponibile IRAP soggetta all'aliquota ordinaria del 4.25%). Il calcolo dell'imposta dovuta avviene alla sezione VII.

- Società che svolgono anche attività COMMERCIALI MA CHE NON HANNO OPTATO PER IL REGIME DI CUI ALLA L. 398/1991 (SEZ.

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domande & risposte n): in tal caso le società sportive sono : tenute alla redazione della contabilità commerciale separata da quella istituzionale e a seguire, nella determinazione della base imponibile, sia le norme dettate per le società commerciali che quelle dettate per gli enti non commerciali. È un'ipotesi scarsamente diffusa nel mondo dello sport dilettantistico e, pertanto, non verrà ! trattata in tale sede. - Società in regime forfetario di cui alla L. 398/1991 (SEZ. Ili QUADRI DA iq24 a iq28): calcolano la base imponibile IRAP sommando il reddito forfetario 2000 determinato ai fini IRPEG (3% dei proventi commerciali dell'esercizio) alle retribuzioni spettanti ai dipendenti per il periodo in questione, ai compensi per collaborazioni continuative ed occasionali (compresi i rimborsi e le indennità per gli sportivi di cui all'art.81 c.1 lett. m del TUIR) agli interessi passivi e deducendo, quindi, i contributi INAIL, le spese per apprendisti e il 70% delle spese per dipendenti assunti con contratto di formazione lavoro. Tale somma algebrica costituisce il valore della produzione netta della società in 398 e va riportato nella sezione VI quadro IQ39. Per il resto si procede poi in analogia a quanto descritto per le società sportive esercenti la sola attività istituzionale. Alla sezione Vili, rigo IQ89, va riportata, infine, l'IRAP dovuta per l'esercizio 2000 da cui va decurtato l'acconto già pagato nell'esercizio precedente. La differenza, se positiva, va iscritta nel rigo IQ95 (importo a debito) mentre se negativa va iscritto nel rigo successivo IQ96 (importo a credito). Il pagamento dell'imposta, se a debito, va effettuato entro il 31 maggio a mezzo del nuovo modello F24; contestualmente al versamento dell'imposta per il periodo 2000 si deve procedere al versamento dell'accolito per il periodo 2001, nella misura del 40% del 93% dell'imposta liquidata per il periodo precedente. I codici tributo relativi alle suddette operazioni sono reperibili sul sito internet www.Finanze.it o presso le agenzie bancarie e postali.

1. Un circolo associato al CSI può gestire, presso le proprie sedi, l'at­ tività di vendita per asporto di alimenti e bevande? Si. purché a favore dei soli soci. Tale possibilità è stata prevista, infatti, dall'art. 34 della legge 426/1971 nonché dall'art. 53 del D.M. 4 agosto 1988 n. 375 i quali consentono la vendila per asporto di alimenti, bevan­ de e altre merci (in generale casalinghi) delle tabelle merceologiche I - VI -VII - IX. La vendila richiede l'autorizzazione comunale nonché l'iscrizio­ ne del Presidente del Circolo al REC - elenco speciale di cui all'art. 9 leg­ ge 426-1971. È evidente, peraltro, che l'attività in questione non può esse­ re pubblicizzala a mezzo di targhe e insegne poste all'esterno della sede sociale né con altri mezzi destinati, di norma, a farvi affluire la generalità dei consumatori.

2. Un'associazione sportiva clic organizza una manifestazione gra­ tuita per la collettività di un comune è tenuta al pagamento dell'im­ posta sulla pubblicità per gli striscioni che espongono il proprio logo e denominazione? L'art. 5 comma 2 del D. Lgv. 507/1993, istitutivo dell'imposta sulla pub­ blicità, prevede che, presupposto della medesima, è la diffusione di mes­ saggi nell'esercizio di una attività economica allo scopo di promuovere la domanda di beni e servizi ovvero finalizzati a migliorare l'immagine del soggetto pubblicizzalo. Pertanto, nella misura in cui la società sportiva organizza un evento a carattere gratuito o. addirittura, con connotati di utilità sociale (ciò che accade allorquando la manifestazione consenta l'ac­ cesso allo svolgimento delle attività sportive anche a persone in condizio­ ni di difficoltà fisica, economica, ecc.) l'imposta non è dovuta per difetto del presupposto prima citato. Tale interpretazione è in linea con la Riso­ luzione del Ministero delle Finanze n.41/E del 16/3/1999. L'esposizione degli striscioni va intesa, pertanto, come indicazione dell'organizzatore dell'evento. 3. ... e se alla manifestazione partecipano degli sponsor cui la società sportiva riserva spazi per l'esposizione di striscioni recanti il logo e/o la descrizione di beni e servizi da essi venduti? In tal caso l'imposta sulla pubblicità è dovuta, seppur relativamente agli striscioni delle dille sponsorizzatrici. Per queste ultime, infatti, il presup­ posto previsto dall'art. 5 comma 1 del decreto sussiste in quanto è nella natura slessa del contralto di sponsorizzazione che le eventuali prestazio­ ni pubblicitarie siano dirette al fine commerciale di incrementare la ven­ dila di beni o servizi o di migliorare l'immagine istituzionale delle impre­ se. Le possibilità, in siffatto caso sono due: se le dille sono veri e propri sponsor (soggetti che pagano un corrispettivo per legare la propria imma­ gine a quella dell'evento sportivo) l'imposta sulla pubblicità sarà dovuta dalla società sportiva in quanto il soggetto passivo del tributo è. in primis, l'organizzatore dell'evento. Se. come accade sovente, gli sponsor sono dei co-organizzatori che assumono, per proprio nome e conto, parte dei costi e del rischio della manifestazione, l'imposta sulla pubblicità sarà dovuta da questi ultimi. L___


Agenda ® [2»0’ GLI APPUNTAMENTI

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DEL MESE

Maggio

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2a Mezza maratona di Feltre Feltre 20 Maggio Più di mille atleti sono attesi ai nastri di partenza di questa gara d'atletica, alla sua seconda edizione, che vanta tra gli iscritti molti corridori provenienti dall'estero. Tutta la zona del centro storico di Feltre (la partenza in via campo Giorgio) rimarrà bloc­ cata per l'intera mattinata in occasione delle tre prove su strada, articolate su diversi percorsi: quello della mezza maratona, più selettivo ed agonistico appunto di 21 km, quello invece di 12 km, non competitivo ed aperto a tutti ed infine la passeggiata di 3 km, aperto alle famiglie, alle scolaresche, ai bambini. Come al solito il CSI propone sport per tutti e per ogni gusto.

20 Feltre

2a Mezza maratona di Feltre J

20 Cava de' Tirreni

8° "Sport e Natura"

J

8° "Sport e Natura"

20 Ravenna

Cava de' Tirreni / Valle San Liberatore 20 Maggio

2a Festa polisportiva giovanile

Una vera giornata ecologica organizzata con il patrocinio del Centro Sportivo Italiano di Cava de' Tirreni e dell'Azienda di Soggiorno e Turismo della cittadina cavese. Oltre alla possibilità di percorrere uno splendido itinerario naturalistico, i parteci­ panti potranno pranzare all'aria aperta e, nel pomeriggio, diver­ tirsi con le mountain bike e col GiocaSport. A seguire, l'asso­ ciazione sportivo-ricreativa Alema manterrà alto il morale gra­ zie ad una animazione con balli Liscio e Latino Americano.

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25/27 Verona La Grande Sfida 6

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27 Cinto Cao Maggiore

La Grande Sfida 6

Meeting interregionale tennistavolo individuale

Verona 25/27 Maggio

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24 Molfetta “Arcobaleno dello Sport”

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Tradizionale appuntamento scaligero, come ogni anno tornano in campo i disabili in questa grande sfida, giunta alla sua sesta edizione. La manifestazione di incontro-confronto, festa, gioco e sport è aperta a tutti i ragazzi diversamente abili, provenienti da numerose città. Durante i tre giorni assisteremo a delle rap­ presentazioni teatrali, spettacoli in discoteca, coinvolgenti assieme a tanta musica. Sabato sera "Tutti a Teatro" per la serata di gala mentre domenica dopo un convegno mattutino presso l'università, in Piazza Brà ci sarà spazio per i giochi sportivi.


Giugno

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1° Circuito regionale di nuoto

1/3 Paestum

Aulla 2 Giugno

Gran Premio nazionale di ciclismo su strada e Finali nazionali Joy Cup

2 Aulla 1° Circuito regionale di nuoto J

23a edizione della "Due Giorni Mare"

8/10 Marina Romea 23a edizione della "Due Giorni Mare"

Marina Romea 8/10 Giugno

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8/10 Borno - Vallecamonica 1° Gran Premio nazionale di Mountain Bike

Circa 200 ragazzi delle scuole di nuoto toscane sono pronti a sfidarsi in questo terzo ed ultimo appuntamento del circuito toscano nuoto. Dopo la parentesi pistoiese di aprile nella piscina Silvano Fedi, sembrano tutti pronti a tuffarsi nuova­ mente in acqua. Stavolta si nuota ad Aulla il 2 Giugno nel bel­ lissimo centro polifunzionale della cittadina lunigiana. Segui­ ranno le premiazioni con regalini per tutti, in particolare ai mini-atleti (4 e 5 anni, sempre assistiti dagli istruttori) parteci­ panti alla categoria baby delle "tavolette".

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10 Mantova

Inizia il prossimo 8 giugno a Marina Romea, in provincia di Ravenna, la manifestazione di pallavolo e calcio a cinque dedicata a ragazzi di oltre 16 anni. I giovani campioni saran­ no sistemati in un villaggio immerso nella pineta della cittadi­ na che si affaccia direttamente sul mare. I più fortunati potran­ no alloggiare in bungalow, mentre gli altri si dovranno "accon­ tentare" di tende da 4 posti con letti a castello o di camere in albergo. Quel che è certo è che il divertimento è comunque assicurato per tutti.

Finali Gioca in città

Finali Gioca in città J

24 Cesenatico Finali nazionali Joy Cup J

10 Giugno Mantova "Gioca in città - Stadium incontra la piazza", l'evento organiz­ zato dal Centro Sportivo di Mantova, è rivolto in particolar modo a bambini, ragazzi e giovani che frequentano le scuole della città. Numerose saranno, infatti, le attività sportive a loro disposizione: calcio a 5, volley, basket 3x3, pattinaggio e fit­ ness. Per l'occasione, verranno inoltre chiuse al traffico quelle che sono unanimemente considerate le tre piazze più belle di Mantova: Piazza Erbe, Piazza Mantegna e Piazza Concordia. La manifestazione, inserita in un percorso ludico-sportivo ini­ ziato nelle scuole della città, vuole essere un modo per recu­ perare e rivitalizzare gli spazi del centro storico come ambien­ ti privilegiati, rendendoli più appetibili ai bambini, veri prota­ gonisti del progetto.


-Z L'ATLETICA LEGGERA R.Marino, F.Sebastiani 1997, pagg.126, £ 20.000

LA PALLAVOLO M.Stera 1997. pagg.272, £ 35.000

IL CALCIO M.Sartori, F.Nalesso R.Longhl, O.Jaconl 1996, pagg.160, £ 26.000

LA PALLACANESTRO R.Bevacqua, R.Mondoni, G.Salviati 1996, pagg.208, £ 30.000

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Pit stop TTtempo di gare e di passioni Ciautomobilistiche. Il grande circo della Formula uno - F 1 World Championship, per l'esattezza - tira dritto con le sue gare a cadenza quindicinale anche quando coincidono, com'è avvenuto quest'anno a Imola, con la più grande festa cristiana: la Pasqua. Conosce purtroppo solo la sosta invernale imposta da ovvie esigenze tecniche, organizzative e dal necessario riposo dei protagonisti. E sino al prossimo 14 ottobre, giorno della diciassettesima e ultima gara di quest'anno, il mondiale continuerà a mandare in delirio, o in depressione, innumerevoli schiere di fans che, da noi, sono tutti del medesimo colore: rosso Ferrari. L'interesse dell'opinione pubblica verso il gran premio, volenti o no, cresce di anno in anno. Secondo una ricerca condotta dalla Federazione Internazionale dell'Auto, nel 1999 i gran premi furono seguiti da oltre 57 miliardi e 754 milioni di telespettatori - il dato indica ovviamente i contatti, non il numero effettivo di persone che hanno acceso la televisione per seguire le gare - con un aumento di due miliardi e mezzo nei confronti dell'anno precedente. Soltanto i mondiali di calcio e le olimpiadi registrano un pubblico più vasto; ma durano di meno, e avvengono ogni quattro anni. Le ragioni del crescente successo sono molte: l'abilità dei piloti, le sempre più sofisticate strumentazioni tecnologiche, l'eccezionale qualità delle riprese televisive che trasmettono in tempo reale e in ogni parte del mondo tutti i dettagli di ogni gara: partenza, sorpassi, strategie, pit stop, ecc. Dopo le corse ci sono poi i commenti degli esperti

chiamati a "vivi-sezionare" piloti, motori, gomme e strategie delle scuderie in gara. E a rendere più intrigante il tutto c'è anche (o soprattutto?) il gran vortice di miliardi che coinvolge piloti, sponsor e costruttori. Se a tutto questo aggiungiamo poi la perversa attrazione di non pochi spettatori per le folli velocità con i connessi rischi, per le situazioni imprevedibili e perfino verso la spettacolarità degli incidenti, è facile rendersi conto del crescente fascino della Formula uno. Gli ingredienti di un film altamente drammatico ci sono tutti, anche se non tutti immuni da severe valutazioni di natura etica. Le poche volte che mi accade di seguire per televisione qualche gara del circuito, mi piace puntare l'attenzione soprattutto sul particolare momento delle fermate dei piloti ai box. Mi interessano i raffronti tra i tempi di sosta delle diverse monoposto. Mi affascina, soprattutto, l'abilità dei meccanici nei rapidissimi rifornimenti di carburante (da effettuare in circa dodici secondi in caso di sosta unica, e in sette-otto in caso di sosta doppia); e cambi di gomme che dodici meccanici (tre per ruota: due con il compito di togliere la gomma usurata e inserire quella nuova, l'altro per la pistola avvitatrice) sono chiamati a fare in circa cinque secondi. Quella perfetta sincronia di movimenti eseguiti gomito a gomito, attorno alla stessa macchina, in uno spazio di pochi metri quadrati e in una manciata di secondi è uno sport nello sport. Ed è uno spettacolo che, tuttavia, ha in sé diversi insegnamenti. Ne indico tre. Il primo si chiama costanza. I diciottoventi uomini addetti ai box compiono,

specie nei giorni che precedono le gare, continui allenamenti di routine per provare e riprovare i movimenti, per rendere ogni gesto "non pensato", cioè automatico e in perfetta armonia con i gesti di tutti gli altri. Gli sfaticati e i pressappochisti possono accomodarsi altrove, perché i risultati si ottengono perseverando nell'impegno iniziale. Nello sport come in ogni altra attività umana. Il secondo insegnamento si chiama collaborazione. Nei pit stop nessuno lavora per se stesso, nessuno in modo isolato. La squadra - la società sportiva, diremmo noi del CSI - non è la semplice somma di più individui, ma una realtà nuova generata dalla condivisione di valori, da uno stile di vita che tutti coinvolge, dal gusto di operare, giocare, lavorare, pregare - in una parola: vivere! - insieme. Il terzo insegnamento, corollario dei precedenti, si chiama progettualità. Gli addetti ai box sono accomunati dall'unico scopo di rinviare la macchina in pista nel più breve tempo possibile. Tutto il lavoro è funzionale a questo comune progetto che, a sua volta, orienta e ispira ogni fase del lavoro. Quando nel CSI parliamo di progettualità - e proprio in questi giorni esso è impegnato ad aggiornare la propria - non sarà inutile richiamare alla memoria l'immagine di un pit stop. E soprattutto sarà necessario ricordare, dato che partecipiamo ad un'associazione d'ispirazione cristiana, queste parole scritte da s. Paolo (cf Rom 14,7) "nessuno di noi vive per se stesso o muore per se stesso, ma tutti viviamo per il Signore e moriamo per lui".

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Giovane, fatti avanti... Questa sera è la classica serata in cui vorrei fare tutto e niente, e faccio fatica anche a comunicare quello che sento. Però, finalmente libero dalla scorribanda degli appuntamenti, dal concerto delle telefonate e dal groviglio degli impegni, provo a scriverti e... sognare un po' con te. Questo sogno appartiene a quelli "proibiti" che uno preferisce soffocare nel proprio intimo e non confidare mai a nessuno... ma approfittando della tua generosità decido di parlartene. Credo che sia arrivato il tempo di dare vita ad un movimento di giovani, che a partire da un "nucleo generativo" forte e dinamico, privilegi "essere vangelo" prima che animatore, dirigente e operatore del CSI e che riesca a scardinare e sconvolgere la noia, la paura e l'apatia di quanti tentano di realizzare la loro missione educativa nell'Associazione, solo ed esclusivamente nelle competenze tecniche o nel consumismo sportivo. È arrivato il tempo in cui non si può più restare marginali ed indifferenti come un gregge senza nome, ma bisogna sentirsi coinvolti come pietre vive in mezzo ad una sorta di deserto dove i valori diventano slogan e i segni si sbiadiscono... in attese che non si avverano e in attese che. falliscono. Certe volte questa attesa è così assetata, che spesso rivolgiamo male la nostra ricerca. Le risposte che noi sperimentiamo e coltiviamo o soffriamo nel nostro vivere, che lo si sappia o no, stanno nell'attesa di "qualcuno". In definitiva, attendiamo sempre che venga qualcuno, radicalmente presente, radicalmente con noi, per cambiare la nostra vita.

È il grande problema del "senso" della vita e della "salvezza" al quale tu, forse, hai già trovato qualche risposta, ma quanti altri impazziscono per quelle stesse domande e per la stessa attesa? Quelle domande per molti diventano delle aggressioni, che non riescono più a cavarsele dal cuore e vi si annidano fino a farlo scoppiare. Tutti hanno un grande bisogno di essere salvati. Salvati dalla paura, dall'incertezza, dalla menzogna, dal male... dalla superficialità e da quell'insignificanza che è, per molti, il valore della vita. Con te e con altri amici, vorrei confrontarmi ed avventurarmi su un'opera che si proponga di aiutare i giovani a trovare le prime risposte ai propri "perché"... e le ragioni per vivere la qualità della vita, l'amicizia, ma anche l'accoglienza delle diversità, la solidarietà. Ciò significa creare le condizioni per un cammino di ricerca... Se te la senti di contribuire a questa scommessa, ti invito a farti sentire con le modalità che riterrai più opportune. La nostra forza sarà nel condividere questo percorso, andando avanti con autorevolezza, misurandoci con i problemi, con le strategie. E se qualche volta ci troveremo in difficoltà, non ci arrenderemo. Non importa se la fiammella sarà piccola, se saremo solo una scintilla. L'importante sarà essere "accesi" dentro. Perché la scintilla è fuoco, e il fuoco illumina, scalda, incendia. Ora dobbiamo guardare avanti, prendere il largo, fiduciosi nella parola del Signore: "Due in altum!" Ti aspetto (edio.costantini@csi-net.it).

Edio Costantini

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IL'ARBITRO COME DUCATORE: MOTIVAZIONI. COMPETENZE E TECNICHE 1997, pagg.128, £20.000

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FORMARE GUIDA PER GLI ITINERARI SPORTIVI DEL CSI 1997, pagg.128, £3.000

PRIMO SOCCORSO a cura di P.Giraldi 1999, pagg.72, £ 10.000

SIGNORE INSEGNACI A PREGARE pagg.56. £ 3.000

ESSERE GIOVANI OGGI C. Bucciarelli 1998, pagg.48, £ 10.000

GIOVANI SPORT EDUCAZIONE M. Pollo 1999, pagg.72, £ 15.000

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SANGEMINI

F e lo sport

È stato dimostrato che, grazie alla sua composizione, l’acqua SANGEMINI è indicata per tutti i ragazzi che praticano sport, perchè il suo uso durante l’attività fisica permette di reintegrare i sali minerali persi con il sudore, aiutando a mantenere inalterato l’equilibrio fisiologico

e aumentando inoltre la resistenza alla fatica. Ogni litro di acqua SANGEMINI contiene 328 mg di Calcio altamente assimilabile, un elemento indispensabile per chiunque voglia

mantenere saldo il proprio tessuto osseo. XffOKB CALCIO • s-H. AsSJMIL MMI l.

Aut. min. 17709 93

Fabbisogno quotidiano di calcio (mg) (Livelli raccomandati dalla Società Italiana di Nutrizione Umana) Larn - Ultima revisione 1996/1997

1 I

Maschi

6- 12 [

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* Donne in gravidanza e durante l'adattamento: 1200 mg

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Stadium n. 5/2001 by Stadium - Issuu