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Stadium n. 5/1987

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GIOVANI ALLA RIBALTA

QUASI UN SOMMARIO

3PARI

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DIGNITÀ'

UNITI PER LA PACE

di Aldo Notano

di Raffaele Luise

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QUOTIDIANI SPORTIVI Un fenomeno di massa tutto italiano. a cura di Andrea De Pascalis

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E «LW

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TUTTOCSI/ STADIUM/SOCIETÀ CRONACHE/ ESPERIENZE di Angelo Bertani

32 óLA SPERANZA 14 Il film: FOTOMEMORIA

L'INCHIESTA

CHE E' IN NOI

a cura di Flavio Pedrotti

di Gianni Gherardi

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L'AMBIENTE E' DI TUTTI Per una riflessione non superficia­ le sulle questioni ecologiche

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Il tema del mese: ORIENTAMENTO 0 libri Interventi di Benito Cavini, Tiziano Serafini e Nicolò Corradinì

di Antonio Maria Mira

8STUDENTI IN EUROPA

25 FOTOMEMORIA

Medicina: □EL »@ DI CALORE di Antonio Spataro

di Stefano Ceccanti

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2Ó

SULLA FRONTIERA TENNISTAVOLO A SORRENTO DELIA SCUOLA d> Marco Cengioni

di Vito Cozzob

10 CINEMA E SPORT In margine al 42° Festival del Ci­ nema sportivo

di Davide Marzaroh

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Costume: CONTINUIAMO A DARE I NUMERI di Domenico Volpi

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SPORT di: CHIAMA DONNA L'opinione FIORINO Continua la -Campagna» nazio­ TAGLIAFERRI nale.

Non sono i «rampanti» e nemmeno i figli del consu­ mismo. Sono invece i gio­ vani di «tutti i giorni», quelli che con fatica si fanno avanti nei luoghi dove si mettono le basi di un futuro, peraltro miste­ rioso e pieno di incognite. A cominciare dalle centi­ naia di migliaia che, ve­ nendo da tutto il mondo, si sono riuniti a Buenos Aires, la Domenica delle Palme, attorno a Giovan­ ni Paolo II, al termine del Suo viaggio drammatico e significativo in America Latina. Gli stessi giovani che in Francia, in Spagna e an­ che in Italia ritrovano il gusto della politica vera attorno ai problemi della scuola e dell’università, e del nuovo rapporto con la cultura che si esprime al di là dello spettacolo e del­ le mode. E con essi quelli impegna­ ti, non solo con i gesti e con le parole, attorno ai problemi dell’ecologia e della pace (due frontiere che ormai si toccano e si unificano nell’esigenza del rispetto dell’uomo e della natura). Sono anche i giovani che in occasione delle prossi­ me consultazioni elettora­ li, avranno il modo di esprimere con il loro voto, molti per la prima volta, la propria domanda per una politica nazionale sganciata dai puri interes­ si del consumo e del pro­ fitto, ma radicata invece nella ricerca del bene co­ mune, fatto di diritti e di doveri uguali per tutti, al di là di ogni privilegio e fuori dallo spettacolo spesso desolante di chi cerca soltanto, e senza ri­ tegno, il proprio successo e il proprio denaro. Questi sono i giovani alla ribalta e tra essi, certo, i nostri lettori raccolti at­ torno a un’idea dello sport praticato e vissuto come un momento di gioia e di liberazione, come un oc­ casione di amicizia e di impegno sociale. Anche questo numero di STADIUM è per loro.


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RARI DIGNITÀ I Congressi olimpici regionali, a parte la liturgia, la messa in sce­ na scontala, la scarsa preparazio­ ne ed i modesti contenuti propo­ sti, hanno avuto un pregio: quel­ lo di mettere insieme realtà diver­ se come le Federazioni e gli Enti di promozione sportiva riunite sotto l'unica bandiera del CONI, ed anche di far scoprire le carte. II CONI nazionale non ha avuto dubbi né ripensamenti sull’oppor­ tunità di metterci insieme, tant’è che ha formato una Commissio­ ne mista per seguire i vari con­ gressi periferici e preparare quel­ lo nazionale. Non tutto è stato chiaro però a li­ vello periferico. Camminare insie­ me non è facile se non c'è la vo­ lontà e non si fa la fatica di usci­ re dai propri egoismi corporativi e cercare una collaborazione sin­ cera ed aperta. Le difficoltà di stare insieme si so­ no rivelate ampiamente in parec­ chie regioni dove i Congressi re­ gionali si sono organizzati igno­ rando gli Enti di promozione sportiva, oppure invitandoli al­ l’ultimo momento su loro solleci­ tazione e lasciando pochi spazi perdi più marginali peri loro in­ terventi. In altre parole, in diverse regioni e province i presidenti del CONI fanno finta che gli Emi non esi­ stano e, quando possono, volen­ tieri li discriminano come fosse­ ro entità lrascurabili. Insamma siamo ancora fermi alla mentali­ tà dei figli e figliastri. Quegli illustri signori dovrebbero essere coscienti che sono rappre­ sentami dello Stato, in virtù del­ la legge istitutiva del CONI del 1942, che è una legge-delega, ed anche della nuova legge-quadro, che si è elaborata con il concorso

di tutti e che conferma sia la cen­ tralità del CONI nel sistema spor­ tivo italiano sia la delega che Io Stato gli conferisce a rappresen­ tarlo.

bire continuamente i soprusi sol­ tanto perché sono ree di essersi affiliate ad un Ente. « Venite in Federazione — si sen­ tono dire — e avrete tutto!».

Essi non sono quindi rappresen­ tanti e tutori di una parte, ma re­ sponsabili di un tutto e quindi de­ vono farsi carico anche degli En­ ti di promozione sportiva che tra l’altro, oltre ad essere stati rico­ nosciuti da regolare delibera del Consiglio nazionale del CONI, rappresentano con le loro 30.000 Società sportive (il CSI da solo ar­ riva quest’anno a 10.000) la metà del patrimonio associativo spor­ tivo italiano! Onesti amava dire ai suoi dirigen-

La Costituzione italiana non con­ templa cittadini privilegiati o as­ sociazioni privilegiate e il mante­ nere caparbiamente uno stato di ingiusta differenziazione equiva­ le andare contro la Costituzione. Non sarà certo una Corte Costitu­ zionale a condannare simili atteg­ giamenti ma la coscienza demo­ cratica dei cittadini sì. Quando invochiamo la «pari di­ gnità» tra Federazioni ed Enti lo facciamo in nome della Costitu­ zione italiana di fronte alla qua­ le hanno pari importanza e digni­ tà una squadra di calcio di serie A e una squadretta di ragazzi di periferia!

Nello sport, non più figlii e figliastri li che vedevano solo i diritti del­ le Federazioni e non anche quel­ li degli Enti di promozione spor­ tiva: «Signori, la nostra legge isti­ tutiva ci conferisce dei diritti e dei doveri, non dei privilegi. Ono­ ri ed oneri quindi!». Quando gli Enti protestano per­ ché sono discriminati, lo fanno a nome e per conto delle loro Socie­ tà sportive: sono queste che pati­ scono gli effetti delle discrimina­ zioni del potere. II non essere invitati, o il non ave­ re lo spazio dovuto nei Congressi regionali, è stato un atto discrimi­ natorio verso le Società sportive degli Emi, che non hanno mai vo­ ce, mai spazio, e che devono su-

Non siamo né giudici né maestri, però riteniamo che un responsa­ bile del CONI queste elementari norme della convivenza civile le debba conoscere. E purtroppo è amaro constatare che questa coscienza di responsa­ bilità appartiene ancora ad un numero limitato di persone. Ci auguriamo che il numero au­ menti!

Aldo Mot a fio

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Quotidiani sportivi L’alfabetizzazione di massa ha inse­ gnato agli Italiani a leggere, non ad amare la lettura. E così l’Italia con­ tinua ad essere uno strano e avvilen­ te paese, dove si acquistano pochi giornali e pochissimi libri e dove i re­ cord di vendita nelle edicole sono monopolio dei rotocalchi scandalisti­ ci e dei quotidiani sportivi (che — com’è noto — sono tre, per una bizzar­ ria che non ha riscontro in nessuna altra parte del mondo). A far da traino alla prepotente diffu­ sione dei quotidiani sportivi è certa­ mente il calcio, argomento principe per milioni di italiani-tifosi, mai sa­ zi del loro spettacolo preferito e di tutto ciò che ruota intorno ad esso. Non a caso i quotidiani sportivi han­ no raggiunto il vertice delle vendite in occasione dei fortunati Mondiali dell’82 e ogni giorno dedicano alle notizie del calcio i tre quarti delle lo­ ro pagine. Adesso che il calcio mostra sintomi di recessione (flessione di spettatori), anche la stampa sportiva potrebbe entrare in crisi. Anzi, secondo i dati fomiti dall’ADS (Accertamento Diffu­ sione Stampa) la crisi è già iniziata. Mentre infatti l'andamento delle ven­ dite dei quotidiani politici mostra au­ menti significativi, quello dei quoti­ diani sportivi evidenzia una tendenza al ribasso. In verità il calo è minimo: — 1,59% per la Gazzetta dello Sport, —0,85% per il Corriere dello Sport/ Stadio, —7,65% per Tuttosport. Co­ munque. è la prima volta dopo tanti anni che la stampa sportiva alla chiu­ sura dei conti scopre di aver vendu­ to di meno, anziché aver venduto di più, rispetto all'anno precedente.

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Crisi passeggera o inizio del declino? Su questo tema si è subito aperto un dibattito che fortunatamente è anda­ to anche oltre la realtà delle cifre, investendo il modo d'essere della stampa sportiva, che in nome della lievitazione delle vendite ha sposato da tempo un’impostazione perlome­ no discutibile: titoli strillati tra lo scandalistico e il confidenziale (indi­ cativo il «Diego, sei papà!», in prima

Un fenomeno di massa tutto italiano pagina su otto colonne, per salutare il lieto evento in casa Maradona), pet­ tegolezzi e chiacchiere di mercato. Alcuni anni fa Giorgio Bocca, perso­ naggio tra i più notevoli del giorna­ lismo italiano, usò parole durissime nei confronti della stampa sportiva, a suo dire interessata unicamente al­ le tre «esse»: sangue, sesso e soldi (come dire stampa corrotta e avida di soldi). Poteva essere l'occasione per una seria riflessione. Non se ne fece nulla. Ma un certo malessere nella catego­ ria deve essere innegabile se oggi un giornalista come Gianni Minà dalle pagine di Repubblica afferma che

nella stampa sportiva «È sempre più ampio il gruppo di chi ha abdicato ad ogni tensione morale, ad ogni misu­ ra nel linguaggio e nei termini... Trionfa sempre più spesso il provin­ cialismo più bieco, il piccolo interes­ se, la voglia di sentirsi importanti, se non addirittura “papi" nel ristretto ambito locale». Forse, allora, è proprio crisi. Crisi che non nasce da qualche migliaio di copie vendute in più o in meno, ma da un modo di concepire la notizia e il lettore, un’impostazione che non tiene conto che il paese è cambiato. Su questi temi, e su altri che ne de­ rivano, abbiamo posto alcune do­ mande a Domenico Morace, da poco direttore del Corriere dello Sport, quotidiano sportivo che mostra timi­ di segni di rinnovamento, e a Gianni Minà, che sta per lanciare sul mer­ cato un nuovo settimanale sportivo, Special (uscirà il 6 maggio), che pro­ mette di essere improntato ad una formula diversa, maggiormente ri­ spettosa dell’uomo.

UNA CULTURA CHE CAMBIA Intervista a Domenico Morace, direttore de Il Corriere dello Sport/Stadio — Come confermano i dati ISTAT, negli ultimi anni l'italiano si è anda­ to trasformando da consumatore pas­ sivo dello spettacolo sportivo in spor­ tivo praticante. La stampa sportiva ha avuto un ruolo in questo proces­ so o ne è stata semplice testimone. «Questa trasformazione è indice di una cultura sportiva che sta cani biando, anche per merito dei giorna i sportivi. Dire che i giornali spoi11'.1 siano stati soltanto testimoni èc^c7 là critica, perché tutto quello che ‘ promozione, che incentiva la Ucn ( non è cronaca passiva ma cronaca a ti va».


— Il Corriere dello Sport sta apren­ do le sue pagine ad argomenti diver­ si da quelli meramente sportivi. Quali esigenze hanno ispirato questi cam­ biamenti?

«L’esigenza del cambiamento nasce da un pubblico che è cambiato. Chi acquista oggi il giornale sportivo non è soltanto lo sportivo seduto, ma an­ che lo sportivo praticante Né esiste più il tifoso “becero”, oggi abbiamo un tifo più composto. Le nostre inda­ gini hanno stabilito che la metà dei lettori ha un titolo di studio superio­ re, il 20% è composto da laureati. Il giovane d'oggi è cambiato; un tempo si accontentava di sapere se Sivori e Altafini avessero la "bua”, oggi vuo­ le sapere quale realtà economica e sociale c'è dietro il miracolo Napo­ li. Noi cerchiamo di capire cosa vuo­ le il lettore, come è cambiato e quin­ di di adeguarci. Ecco che nel rispetto di questo nuo­ vo lettore, che è più acculturato, ab­ biamo cambiato l’ottica di scrittura, cioè facciamo un giornale che non sia soltanto "due punti e virgolette”, che non sia solo testimone ma che coin­ volga il personaggio, lo svisceri. Cer­ chiamo anche di allargare l’ottica di scrittura ai personaggi che sono al di fuori del calcio, in modo da valoriz­ zare quegli sport tradizionalmente definiti poveri. Abbiamo ancora al­ largato ad argomenti diversi dallo sport, perché il nostro lettore non è soltanto un individuo che va allo sta­ dio, ma è un cittadino che vive la sua vita giorno per giorno, quindi va al cinema, legge libri, e anche su que­ sti argomenti vuole essere infor­ mato». — La lieve flessione di vendite dei giornali sportivi è dovuta soltanto a circostanze esterne (scadenti risulta­ ti dei Mondiali di calcio) o anche ad una formula rimasta inalterata per troppo tempo?

«È indubbio che la gente sia rimasta perplessa pei' l’esito del Mondiale e per il Totonero. E poi si erano rag­ giunti livelli di vendita oltre i quali

non si poteva andare. Ma è anche in­ dubbio che ci sia la necessità di cam­ biare formula. Per un certo periodo i giornali sportivi hanno suonato le trombe, hanno usato la formula del­ la dilatazione dell’avvenimento, che oggi chiaramente non regge più: il lettore medio è cambiato, ma la stampa sportiva è rimasta un po' in retroguardia, non ha provveduto in tempo a cambiare formula. È ciò che il Corriere sta facendo ora e che al­ tri probabilmente saranno costretti a fare. Indubbiamente c’è una stanchezza nel lettore. Ci siamo illusi di essere grandi e fenomenali nel mo­ mento del boom e non ci siamo preoccupati, secondo una vecchia teoria keynesiana, di investire nel momento in cui dovevamo investire». — Il giornale sportivo come veicolo di cultura, come fattore di crescita umana e sociale del cittadino: è una mèla attuale, una mèta futuribile o una mèta impossibile?

«È una mèta difficile da raggiunge­ re, perché sta cambiando il mondo, stiamo diventando tutti più cattivi e

lo dimostra la violenza presente in questa società. Pretendere che lo sport salvaguardi i valori di civiltà e di pulizia è un’utopia, è la "Città del Sole" di Campanella, credo non sia proponibile. Ma è innegabile che dobbiamo batterci per migliorare la società, nei nostri limiti. Secondo me lo sport non può migliorare la socie­ tà, può soltanto contribuire a miglio­ rarla. Il compito fondamentale è dei politici, che devono dare lavoro alla gente e devono migliorarne le condi­ zioni di vita; è compito anche degli uomini di cultura, che devono spie­ gare alla gente questo nuovo mondo che nasce. Noi abbiamo una funzio­ ne terziaria, siamo cioè un comple­ mento che deve accompagnare il la­ voro di altri, non siamo una funzio­ ne pilota né pretendiamo di esserlo. Nella lotta alla violenza, ad esempio, noi più che dire "Non ci vuole violen­ za, quando si fa violenza non è tifo" e cercare di ottenere dai politici e dalle autorità misure preventive e re­ pressive, non possiamo. L'opera del­ la stampa sportiva è meritoria, ma non può essere primaria».

UN PUBBLICO DIVERSO Intervista a Gianni Minà, direttore di Special

— Ritieni davvero che il pubblico sia cambiato? Ci sono gli spazi per una nuova formula? «Ritengo che la ghettizzazione della gente da parte di chi gestisce lo sport, l'informazione sportiva, come proprietà privata debba finire. La gente ha il diritto di godere dello sport. Mia figlia, anche se non è riu-

scita nello sport, ha il diritto di ca­ pire cos'è un campione, di entusia­ smarsi alle imprese di questa perso­ na. È quello che faremo con Special. Racconteremo le grandi storie di sportivi, e ovviamente ci occuperemo di vincenti e di perdenti. Il giornale avrà anche una sua parte sociale e politica, dove si affronteranno temi vari, ad esempio quello del doping nello sport olimpico (il 70% degli atleti è “preparato” e nessuno se ne frega niente). Quando vedo gli indici d’ascolto dello sport in televisione mi viene da ridere, è roba da pochi inti­ mi, ha più spettatori la musica da ca­ mera. Ripeto, la gente ha il diritto di godere dello sport. Noi vogliamo rag­ giungere la famiglia, non soltanto l’appassionato. A lui un pochino di più ci rivolgeremo, ma Special sarà anche un giornale per chi non ha avu­ to il piacere di accostarsi allo sport, ma ha il diritto di saperne di più su questo fenomeno che lo tempesta e 10 “trapesta’’ dalla Tv. È un tentati­ vo di far capire lo sport, più che di far consumare lo spettacolo sporti­ vo; di far capire l'uomo che vive lo sport. Voglio che i lettori capiscano 11 sacrificio, l’avventura umana di chi fa lo sport, piu che la tecnica».

— La formula attualmente usata dal­ la stampa sportiva, basata sulle chiae-

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LA SPERANZA CHE E’ IN NOI Scrive un lettore di Stadium, un alle­ natore, e mi dà la possibilità di ri­ flettere: «... i ragazzi che alleno mi creano pro­ blemi, e non dal punto ili vista tecni­ co. Quando alleno penso di mettere a di­ sposizione dei “ragazzi» (16-23 anni) non solo il mio bagaglio tecnico, ma il mio bagaglio morale, che non è fat­ to di cose dichiarate, ma si ricava dal piccolo vivere quotidiano (...). Un episodio: un gruppetto di questi ra­ gazzi fa gruppo anche fuori dello sport. Una sera hanno deciso di vede­ re un film porno-erotico: la cosa che soprattutto mi ha turbato è che una ragazza non voleva vederlo e l'hanno costretta con frasi del tipo "non fare rimmatura"... Detta ad ima ragazza di 16 anni mi sembra che sia come farle violenza (anzi, non mi sembra affatto, è violen­ za). Se tutti, compresa la ragazza, avessero deciso di vedere il film, h avrei considerali... immaturi, ma non... violentatori. Adesso non so che fare...».

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Intanto, due i problemi che emergo­ no: quello dei rapporti al l’interno di un gruppo (sportivo o non, poco im­ porta); sono chiamati in causa il de­ finirsi di valori comuni, il maturare di atteggiamenti, il condizionamento reciproco e (in questo senso) il deter­ minarsi di forti costrizioni cui diffi­ cilmente ci si può sottrarre. D'altra parte, e questo è oggetto del­ la richiesta, quale possibilità c’è per un intervento «educativo» da parte di un allenatore, di un tecnico? È necessario? È giusto? E come? Se l’impegno di un’associazione che fa educazione attraverso lo sport po­ tesse essere neutro e si pretendesse­ ro dai «tecnici» contributi esclusivamente tecnici, il problema non si porrebbe. Ma, se ci preme l'uomo nella sua glo­ balità e se lo stare insieme nella so­ cietà sportiva fa scaturire dinamiche di aggregazione tipiche del mondo giovanile, con tutte le conseguenze del caso, allora «i ragazzi — giusta­ mente — creano problemi», non solo dal punto di vista tecnico. Per prima cosa, è chiamata in causa la personalità dell’allenatore, il suo «bagaglio morale», i suoi punti di ri-

ferimento, le sue scelte e le convinzio­ ni pi ofonde che lo qualificano come uomo. Il patrimonio di idee e di con­ vinzioni che ha maturato, la sua vi­ sione dell'uomo, la sua fede (se è cre­ dente) non sono indifferenti all'impe­ gno sportivo, ma fanno tutt’uno in una personalità integrata e coerente, anzi motivano, sostengono e qualifi­ cano tale impegno. Non ci sono possibilità di neutralità, pena la schizofrenia: sarà allora na­ turale il manifestare con autenticità il proprio modo di pensare, il proprio «essere» profondo, le proprie scelte. Ed è questo che fondamentalmente educa: non le imposizioni, ma la te­ stimonianza; non la «voce grossa», ma la proposta; non l’atteggiamento di giudizio sulle persone, ma il dialo­ go convincente, la comunicazione, la ricerca comune della verità. Ma forse c’è anche qualcosa d’altro da fare, se si vogliono evitare le vio­ lenze di gruppo, le massificazioni di giudizio e di comportamento e se si vuole promuovere la maturazione di personalità adulte, di coscienze capa­ ci di autonome e libere decisioni. Un adulto che copra il ruolo di alle­ natore, può certamente, col suo com­ portamento, rompere qualsiasi sche­ ma mentale e pratico, obbligante, rea­ gendo alle... prepotenze di gruppo o di qualche leader... con vocazione to­ talitaria. C’é da favorire il dialogo e il coni i on­ io all'interno del gruppo anche con un uso intelligente e sapiente dei mo­ menti di incontro per l’allenamento, per le trasferte... C’é da denunciare, senza eccessive paure, ogni genere di sopruso, soprat­ tutto quello che tale non sembra, prendendo le difese coraggiosamen­ te di quelli che sono oggettivamente i più deboli (e soprattutto di debolez­ za e fragilità psicologica spesso si tratta). Può darsi, infine, che sia necessario far riferimento alla «natura» stessa dell’Associazione, alla sua finalità, ai suoi criteri educativi, alle sue difficili scelte: e questo dovrebbe avvenire concretamente (anche se con... pudo­ re) nel dipanarsi della vita della so­ cietà sportiva. Altrimenti, che asso­ ciazione educativa è?

Gianni Gherarcli

I QUOTIDIANI SPORTIVI (segue da pag. 5)

chiere e sul pettegolezzo, viene giusti­ ficata con il successo delle vendile; come dire: «È questo che il pubblico vuole». Ma il lettore non può essere educato?

«Mi pare che il successo di Repubbli­ ca dimostri che il lettore, se lo indi­ rizzi verso certe strade, risponde. Di­ re che il lettore vuole quel tipo di stampa sportiva è un luogo comune, o talvolta una scelta interessata. Esi­ ste nello sport il tentativo che lo sport rimanga in mano a pochi, di mantenere nelle proprie mani un fe­ nomeno che è la più grande macchi­ na mondiale di escalation sociale e di affermazione». — Nella crescita della domanda spor­ tiva e nella formazione di ima co­ scienza sportiva in Italia, che ruolo ha avuto la stampa sportiva?

«La stampa sportiva ha avuto un doppio, grande merito: ha comunque aiutato la gente a scoprire lo sport ed ha costretto, in un paese dove non si comprano molti giornali, alla let­ tura della lingua italiana (anche se la critica dice che i giornali sportivi so­ no mal scritti, che spesso si litiga con il congiuntivo). Dopo questo enorme merito, la stampa sportiva ha anche il demerito di essersi fatta prendere la mano da un certo giornalismo strillato, scandalistico; e sull’onda dei successi del 1982, specialmente del calcio (ma anche dì altri sport), di avere ecceduto in una forma di giornalismo che adesso sta per diven­ tare deleteria». — In un'ipotetica Italia sullo stile dei paesi nordici, dove tutti praticano lo sport e pochi vanno a vederlo, come potrebbe essere la stampa sportiva? «In un paese dove tutti diventano praticanti l’esigenza di una stampa sportiva è diversa. Ci sarà forse una stampa più tecnica, perché essendo il praticante più competente richie­ derà più tecnica; e in un certo qual modo i giornali dovranno andare a cercare le storie, perché allora, in un paese di sporti\ i, interesserà sapere come si esce dal gruppo e si diventa campioni, qual’è l’itinerario, qual'è l'avventura di queste persone. Certa­ mente in un paese più competente non ci sarà ancora posto per una stampa scandalistica».

a cura di Andrea De Pascalis


L’ambiente è di tutti 1987, «Anno europeo dell’ambiente»: un’iniziativa veramente puntuale. Il nostro continente esce infatti da un anno dominato da avvenimenti lega­ ti al degrado ambientale, dalla nube di Cernobyl all’avvelenamento del Reno. Un degrado che però, al di là delle emergenze, è un fatto di tutti i giorni. In altre parole, il disastro am­ bientale è quotidiano, l’emergenza è la normalità. Basta pensare alle pioggie acide che ormai colpiscono tutti: i paesi che producono i gas inquinan­ ti che acidificano le precipitazioni, i paesi che invece subiscono solo pas­ sivamente questo fenomeno che non conosce frontiere e attraversa anche le più impenetrabili catene montuo­ se. È in fondo l'Europa unita dell’in­ quinamento. A livello europeo il problema è anche in questo settore, di cercare di capi­ re se si vuole essere Comunità o me­ no. Se infatti l’inquinamento è ormai uguale ovunque, supera i confini e unisce nei problemi l’Europa, anche la ricerca delle soluzioni deve esse­ re comune. E questo purtroppo non lo è. Molle sono infatti le Direttive approvate dalla Comunità nel cam­ po della difesa dell’ambiente e della salute dei cittadini. Ricordiamo quel­ le sui rifiuti, sulle acque di balnea­ zione o quelle potabili, sugli scarichi in mare del pericolosissimo mercu­ rio o del biossido di titanio, sull’in­ quinamento atmosferico e sugli sca­ richi delle grandi centrali elettriche, sulla protezione della fauna migrato­ ria (vero patrimonio universale), sul contenuto di piombo nella benzina. Un panorama completo e puntuale, ma più un libro dei sogni e delle buo­ ne intenzioni che reale attuazione. Tutti dicono: «ottime Direttive, le ap­ plicheremo certamente, ma comin­ ciate voi». Si mette quindi, ancora una volta in perfetto stile anticomu­ nitario, l’interese nazionale (o sareb­ be meglio dire degli industriali nazio­ nali) davanti a quello dei cittadini del proprio e degli altri paesi. E così la protezione deH’ainbiente in Europa è come a macchia di leopardo: qui si difende bene l’aria ma l’acqua è im­ bevibile, là i cacciatori sono control-

Per una riflessione non superficiale sulle questioni ecologiche... latissimi ma si cammina tra i rifiuti e si respira piombo. È, anche in questo caso, la legge del­ la concorrenza internazionale e uno strisciante protezionismo: non si mettono per primi i filtri ai grandi camini delle centrali per, si dice, non far lievitare i prezzi e mettere la pro­ pria economia fuori gioco. Ma il co­ sto per la salute o il degrado del l'am­ biente, a casa propria come oltre i confini, non viene mai preso in con­ siderazione. Se non quando avvengo­ no i disastri più evidenti, perché co­ munque, abbiamo già detto, il disa­ stro è realmente continuo e giorna­ liero. Anche l’Italia non è da meno in que­ sto ben triste gioco del recepimento a parole e della pratica truffaldina. Basterebbe pensare ad alcuni fatti

recentissimi, proprio dello scorso an­ no. Con l’arrivo dell'estate e la pau­ ra di danneggiare l’economia turisti­ ca balneare, si sono mantenute le de­ roghe ad alcuni parametri della Di­ rettiva sulla qualità delle acque ma­ rine. In altre parole si è consentito di fare il bagno in acque pulite solo per legge ma non di fatto. Ed ancora più eclatante è stato il problema dell’atrazina nelle acque potabili. Tutti 10 ricorderanno. Improvvisamente decine di migliaia di persone si ac­ corgono di bere acqua al diserbante. Si chiudono gli acquedotti, la gente fa la fila davanti alle autobotti. E il Governo cosa fa? Invece di prende­ re provvedimenti per controllare l’u­ so di questo diserbante che, sparso senza criterio sui campi, arriva fin nelle falde acquifere, escogita il truc­ co. La Direttiva CEE sulle acque po­ tabili prevede un limite massimo di 0,01 microgrammi di atrazina per li­ tro? Bene, dice il Ministero della Sa­ nità (mai nome poteva essere meno adatto all’occasione!) noi lo alziamo di dieci volte fino a 0,1 microgram­ mi. L’acqua, pericolosa fino al gior­ no prima, diventa buonissima. Ma ancora una volta per legge e senza al­ cuna assicurazione sulla tossicità a lungo periodo. Eppure esistono molti studi approfonditi proprio su questo pericolo. E per finire (ma l’elenco potrebbe es­ sere ancora più lungo) come non ri­ cordare lo splendido regalo alle re­ gioni per la fine d’anno? Alla scaden­ za del termine per predisporre i pia­ ni di smaltimento dei rifiuti, così co­ me prevede la legge 915 che recepi­ sce l’apposita Direttiva CEE, quasi nessuna regione aveva adempiuto al suo dovere. Era quindi obbligatorio 11 potere sostitutivo dello Stato per mano del Ministero dell’ambiente. E invece si è ancora una volta scelta la strada del rinvio dei termini e quin­ di della soluzione del problema. Se quindi il 1986 si è concluso cosi negativamente, cosa sperare per il 1987 «Anno europeo dell’ambiente»? Certamente poco se resterà, come

(segue a pag. 24)

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Studenti in Europa Gli studenti tornano a far notizia nel sud Europa: dalla Francia alla Spa­ gna vengono alla superiicie le inquie­ tudini di una generazione, soprattut­ to legate alla rivendicazione centra­ le del diritto allo studio come dirit­ to al lavoro, e la mancanza di dialo­ go con il ceto politico. Ma i giovani, gli studenti, non erano stati descritti come «apolitici», indif­ ferenti? La generazione «bof» come la chiamavano i sociologi d’oltralpe, cioè un po' cinica, rassegnata, indi­ vidualistica è forse morta, o forse non è mai esistita?

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Dietro queste interpretazioni sempliciste stava una sopravvalutazione da un lato: cioè l’effettiva diminuzione di coloro che militano a tempo pie­ no in strutture istituzionalizzate. Ma questo è solo un lato della meda­ glia: sull’altro diminuiscono anche le persone mai interessate alla vita ci­ vile e politica, mai coinvolte, sempre impermeabili. Aumenta in maniera consistente la fascia intermedia, di «attivi saltuari», di «militanza senza appartenenza». L'apertura alla politica, così come anche alla dimensione religiosa, di­ venta una caratteristica piu diffusa e meno istituzionalizzata, che può co­ noscere anche alcuni momenti di grande visibilità. In Francia, di fron­ te ad un disegno organico di segno li­ berista ideologico del Ministro Devaquet, che importava in Europa le lo­ giche dell'università americana sen­ za tener conto delle diversità cultu­ rali; in Spagna dove questa tenden­ za si mischiava alla già arcaica e anti­ democratica struttura scolastica ere­ ditata dal franchismo. C'è un carattere comune del disagio su cui le classi dirigenti hanno sba­ gliato analisi: le innovazioni tecnolo­ giche, la necessità per la scuola e l’u­ niversità di aprirsi alle novità del si­ stema produttivo non generano solo esigenze di nuove flessibilità, di nuo­ vi saperi specializzati. Accanto a que­ sti fenomeni, anzi proprio in rappor­ to a questi, c’è anche il bisogno di nuove garanzie di solidarietà, di nuo­ ve capacità interdisciplinari. Perché

i nuovi saperi cambiano velocemen­ te, le nuove competenze diventano rapidamente arcaiche: se i processi di apprendimento non cercano di svi­ luppare una mentalità flessibile, aperta alla dimensione continua del­ l’innovazione, la rincorsa agli specialismi si rivela impotente e dannosa. Per non parlare poi dell’uguaglianza delle opportunità di partenza: certo, oggi ci si iscrive più di ieri all’univer­ sità, ma in Italia solo uno su tre ar­ riva alla laurea; con sistemi di dirit­ to allo studio e di orientamento pres­ soché inesistenti, non ci si può certo stupire. Anche perché il valore reale del tito­ lo, la sua spendibilità nel mercato del lavoro, dipendono in misura princi­ pale non dal numero di laureati in quella disciplina, ma dalla qualità dell’insegnamento ricevuto, cioè dal­ la didattica, a tutt’oggi lasciata sen­ za alcun controllo. Per questo qualsiasi intervento che andasse oggi a ritoccare tasse univer­ sitarie, senza dare alcuna garanzia tangibile di migliorare la scarsa qua­ lità dell'insegnamento, sperimentan­ do anche modalità diverse per i di­ versi tipi di studente (quello tradizio­ nale a tempo pieno, gli studenti­ lavoratori, i lavoratori-studenti ecc.J,

finirebbe anche nel nostro Paese per provocare un clima teso di contrap­ posizione. In conclusione, quindi, si possono au­ spicare tre linee di intervento, di dia­ logo tra studenti e ceto politico. In primo luogo che si abbia sempre più la consapevolezza che questi pro­ blemi hanno la dimensione europea: la CEE ha approvato il programma COMETT sui rapporti tra università e mercato del lavoro, ma ben poco si è fatto per diffondere le possibilità di utilizzo per le nostre università; mentre francesi, inglesi e tedeschi hanno bloccato il ben più importan­ te programma Erasmus per il rico­ noscimento reciproco dei diplomi e dei periodi di studio all’estero. Se questo passasse, ci sarebbe la possi­ bilità finanziaria di laurearsi in un altro Paese della CEE per il 10% de­ gli universitari entro il 1992. In secondo luogo occorre riprende­ re il disegno di riforma iniziato nel 1980 potenziando le nuove strutture (dipartimenti, corsi di lavoro) e fa­ cendo scomparire quelle arcaiche (Facoltà, Istituti). In terzo luogo rivedere insieme gli at­ tuali disegni di legge sull’autonomia universitaria (il famoso testo Falcucci-Covatta) e sul diritto allo stu­ dio. È giusto togliere peso alla buro­ crazia ministeriale, ma questo non deve significare dividere le universi­ tà in atenei di serie A, B, C, già più di quanto non lo siano oggi. Nuove flessibilità sul lato dei contributi de­ gli studenti (tasse diverse secondo gli atenei) o vanno insieme a seri inter­ venti di riequilibrio sul diritto allo studio e sulla qualità dell'insegna­ mento ricevuto o provocheranno le­ gittime proteste. C'è comunque ancora tempo per creare le possibilità di un dialogo se­ reno e costruttivo, a patto che anche i gruppi studenteschi si Iacciailo dav­ vero interpreti dei disagi di tutti, pri­ ma che preoccupati di ottenere con­ sensi elettorali o porzioni di potere all'interno dell’università.

Stefano Ceccanii


Sulla frontiera della scuola Un rinnovato impegno per una scuo­ la diversa, «che contribuisca alla ma­ turazione del sapere comune, che educhi al dialogo e alla comunicazio­ ne reciproca come via per accoglie­ re e valorizzare ogni frammento di verità, che sia luogo di condivisione, che insegni a vivere la solidarietà». Queste le conclusioni e i propositi del VI Congresso nazionale degli Studen­ ti di Azione Cattolica (M.S.A.C.) svol­ tosi a Roma dal 27 al 29 marzo scor­ so. Un congresso coraggioso, quasi controcorrente di fronte al modo «funzionale e utilitarista» di guarda­ re alla scuola e alle sue finalità che sembra ormai affermarsi sui mass­ media. «Progettare la scuola per ser­ vire l'uomo» è stato infatti il tema su cui hanno discusso gli oltre 600 stu­ denti dell’Azione Cattolica, i quali hanno sottolineato che «la scuola non è palestra di individualismo, di indifferenza verso il prossimo», e che studiare non equivale solo a prepa­ rarsi all'ingresso nel mondo del lavo­ ro, appiattendosi alle richieste di professionalità avanzata che proven­ gono dal progresso tecnologico del­ la nostra civiltà, ma significa anche e soprattutto, acquisire la capacità di comprendere in maniera critica la realtà e gli strumenti per renderla più umana.

Ai miti della professionalità esaspe­ rata, dell’arrivismo e del «radicali­ smo libertario», i giovani del M.S.A.C. contrappongono dunque una presenza attiva e propositiva de­ gli studenti per una scuola che non si limiti a fornire nozioni, ma che co­ stituisca un momento educativo qua­ lificante nello sviluppo integrale dei giovani. «Dobbiamo annunciare a ciascun uo­ mo e in primo luogo a chi ci sta ac­ canto — si legge nella relazione con­ clusiva del Congresso — la Parola di Dio, impegnandoci a far conoscere attraverso la nostra testimonianza di vita, quel Cristo che è modello di ve­ ro uomo e pienezza di umanità». Da qui anche l’impegno «all’edificazio­ ne continua di una scuola più scuo-

la e di una Chiesa sempre più esper­ ta di umanità». Il Cardinale Silvano Piovanelli nella sua relazione dedicata al tema «Ser­ vitori di umanità», ha indicato cin­ que capisaldi di un «progetto di pa­ storale scolastica»: essere, servire, dialogare, annunciare, pregare. «La scuola — ha affermato — è un luogo per scoprire ed accettare con coeren­ za la propria vocazione di cristiani che vivono nel mondo e si sentono re­ sponsabili del mondo».

La presenza attiva e carica di signi­ ficati degli studenti di Azione Catto­ lica in una scuola fondata su auten­ tici valori umani e finalizzata al ser­ vizio delle giovani generazioni, è sta­ ta sottolineata da Giovanni Paolo II che ha ricevuto in udienza i 600 gio­ vani delegati. «La scuola e la Chiesa si attendono da voi una limpida e ge­ nerosa testimonianza di fede e di vi­ ta cristiana — ha affermato il Pon­ tefice — e si aspettano di vedere in voi la coerenza tra fede e vita, tra il messaggio cristiano e la sua realiz­ zazione storica e concreta, che deve essere operata da tutti coloro che si fregiano del titolo di cristiani». Così il Movimento Studenti di Azio­ ne Cattolica intende porsi su un pia­ no di riflessione e esperienza in vi­ sta del Sinodo di ottobre sul laicato. Una scadenza obbligata per quanti, laici cattolici, si pongono il proble­ ma di un’adeguata ed efficace testi­ monianza di fede in una realtà in ra­ pidissima evoluzione. Ma un proble­ ma ancor più importante c decisivo per quanti, giovani studenti cristia­ ni, saranno i protagonisti del mondo di domani.

Vito Cozzali

INFORMATUTTO CSI: AUMENTANO ISCRITTI E SOCIETÀ' SPORTIVE Il tesseramento del C.S.I. alla fine del mese di marzo registra una consisten­ te crescita, rispetto all’anno passato, sia negli iscritti sia nelle società spor­ tive. Tra gli iscritti (+ 11,3%), l'aumen­ to più significativo è quello relativo al­ le donne: le praticanti sono aumenta­ te del 23,5%, le dirigenti del 15%. Le società sportive, sempre al 31 mar­ zo. erano 8.387 rispetto alle 7.686 del­ l’anno scorso a pari data, con un au­ mento del 9,1%.

PROTOCOLLO D'INTESA FGdl-ENTI DI PROMOZIONE L’8 aprile è stato firmato un protocol­ lo d’intesa fra la Federazione Ginna­ stica d’Italia e undici Enti di promo­ zione sportiva, fra cui il C.S.I. Il pro­ tocollo ha durata di due anni, con pos­ sibilità di rinnovo, e stabilisce tra la Federazione e gli Enti un rapporto consultivo su questioni di natura edu­ cativa. tecnica, impiantistico-sportiva, ma anche operativa riguardo all'avvia­ mento e alla promozione sportiva del­ le discipline ginniche, nella organizza­ zione di gare e di corsi di formazione per istruttori.

AGEVOLAZIONI PER LE VISITE SPECIALISTICHE Un altro decreto emanato nuovamen­ te dal Governo il 28 febbraio è quello relativo alle «Disposizioni urgenti in materia sanitaria», che sopprime, a decorrere dal 1° gennaio 1987, la par­ tecipazione alla spesa da parte degli assistiti sulle prestazioni di diagnosti­ ca strumentale. Inoltre, sono state an­ che abrogate le norme che prevedeva­ no la partecipazione degli assistiti al­ la spesa sulle prestazioni specialisti­ che, già stabilita al 25% delle tariffe previste dalle convenzioni mediche.

COSTANO DI PIU' ALCUNI IMPIANTI COMUNALI È stato nuovamente emanato dal Go­ verno. in data 2 marzo, il decreto-legge «provvedimenti urgenti per la finan­ za locale» che era decaduto. 11 costo complessivo dei servizi pub­ blici a domanda individuale (nei qua­ li sono compresi i campi di tennis, le piscine, le piste di pattinaggio, gli im­ pianti di risalila c simili) deve essere coperto in misura non inferiore al 40 per cento. Il decreto, inoltre, prevede un contri­ buto dello Stato per le rate di ammor­ tamento dei mutui contratti dai Comu­ ni e dalle Province nell’anno 1986 e in quello corrente.

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Cinema e sport

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Alte tecnologie applicate al tratta­ mento dell’immagine e della cultura. Torino sente odor di scippo e, pur di non lasciarsi «soffiare» da altri la rassegna internazionale di cinema sportivo, investe poco meno di due miliardi su un binomio di sicuro ef­ fetto per gli apologeti di «quel futu­ ro che è già oggi». E così, abbandonando il silenzio ovattato delle sale di prima visione, la 42“ edizione del festival si veste di modernità nel gigantesco Palazzo a Vela di via Ventimiglia. È una sorte che tocca molte altre kermesse cul­ turali di fama mondiale e che origi­ na dtì un vocabolo imperativo ed ine­ quivocabile: rilancio. La corsa al rilancio diventa la paro­ la d'ordine, categorica ed obbligato­ ria, per chiunque tema di perdere la voce in una società troppo polifoni­ ca, per chi si sente misero senza un computer o un’emittente televisiva, per chi ha paura di esser tagliato fuo­ ri dal corso della storia. Ma, a furia di sommare maquillage, ecco smarrirsi la sostanza ed i colo­ ri dell’opera originaria. Ad un valen­ te restauratore ne subentra un altro, altrettanto capace. Il messaggio, pe­ rò, si sfoca e impoverisce; acquista in lucentezza, ma perde inevitabil­ mente in significato. Dal Coni all’Agis, dalla Città di Tori­ no alla Regione Piemonte, dal Mini­ stero per il turismo e spettacolo alla maggioranza dei «media»; un coro quasi unanime di elogi è piovuto sul­ l'edizione 1987 del festival di cinema sportivo da parte di organizzatori ed osservatori. Plausi alla tecnica, ov­ viamente. Perché soltanto un occhio fuggevole ed inesperto poteva coglie­ re elementi degni di nota in questa ennesima passerella «dell'arte grafi­ ca del movimento» (sono parole del giornalista Paolo Valenti). Poche le narrazioni originali, pochis­ sime le pellicole davvero innovative nel narrare lo sport senza cadere nel­ la consueta celebrazione dell’olimpismo o nella fotografia, pur spettaco­ lare, di gesti e movenze tecniche. In prevalenza si tratta di servizi gior­ nalistici che, in media, non supera­

UN AMBIGUO RILASSO©

In margine al 42° Festival del Cinema sportivo no i quindici minuti di durata. Altre volte nascono da singoli «appassio­ nati» o dai vari «centri studi» fede­ rali che intendono presentare tutti i possibili benefici contenuti in una specifica disciplina sportiva. Quasi inesistente dunque, anche nel­ l’ultima edizione, l’approfondimento di quegli aspetti dello sport che la te­ levisione è costretta a trascurare per ottemperare alla stretta attualità ed alle esigenze della «diretta». E tutto ciò nonostante le ventun nazioni in gara, i quaranta cartoni animati — inediti per l’Europa — e per la pri­ ma volta una trentina di filmati pub­ blicitari. A nostro avviso, tra premi «dovuti» e riconoscimenti scontati, la giuria — presieduta da Folco Quilici e com­ posta da Nino Benvenuti, Marcello Carucci, Maurizio Damilano, Giusep­ pe Dossena, Michele Maffei, Gaetano Sci rea ed Isabella Roussinova — ha dovuto faticare assai poco per stila­ re la classifica finale.

Dopo aver seguito i venticinque films in concorso era davvero difficile im­ maginare un verdetto diverso da quello pronunciato nella serata di sa­ bato 21 marzo, anche se qualche ti­ tolo ha ulteriormente goduto di be­ nevolenza eccessiva. Ci riferiamo in particolare a «Rug­ by», un filmanto di dieci minuti pre­ sentato dalla Francia e tratto da un reportage fotografico di Roland Cros, insignito del premio Carlo Al­ berto Chiesa per la miglior telecro­ naca sportiva (strano esempio di te­ lecronaca, priva del minimo com­ mento giornalistico...). Su un gradino non molto superiore all'opera che sbirciava nel dopo­ partita di un incontro di rugby (con una sequenza filmata di diapositive in bianco e nero), porremmo l’italia­ no «Basket femminile». Una ventina di minuti prodotti dalla Fip (Federazione Italiana Pallacane­ stro) sono stati omaggiati del premio Coni per il miglior documentario tecnico-didattico, dove il sole nascen­ te dell’alba assume la forma del pal­ lone a spicchi, mentre la voce di sot­ tofondo descrive minuziosamente tutta la preparazione necessaria (dal­ la pesistica allo stretching) per diven­ tare una cestista completa. Per il resto ha creato qualche sussul-

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to — almeno nei critici più attenti — il fatto che fosse stata affidata ad una grande azienda (la Fiat, in questo ca­ so) l’attribuzione del premio per l'o­ pera che meglio illustrava i valori formativi dello sport (ne ha benefi­ ciato «High adventures in white \vaters», un film proposto dall’india, sempre ricca di misteri e di bellezze da scoprire, esplorate nella fattispe­ cie con enormi gommoni che scendo­ no lungo le acque impetuose di una regione interna del Paese).

Cattiveria a parte, non vorremmo poi fosse subentrata una grossa vena pa­ tetica nell’assegnare il primo premio assoluto (Città di Torino) a «Il tem­ po degli eroi», opera italiana dedica­ ta alla rassegna mondiale dei Giochi per Handicappati che si è tenuta re­ centemente in Gran Bretagna. Rico­ nosciuto il suo alto valore poetico, il giudizio della giuria sul film ha mu­ tuato il pensiero di Robert Walser: «Non si tratta dei Giochi della rasse­ gnazione, perché un uomo ragionevo­ le non si lascia canzonare, beffare, tormentare per tanto tempo da un oggetto, sia pure la natura stessa». Senza ombra di dubbio, è comunque questa la novità più attraente del 42° festival di cinematografia sportiva. Una novità tanto più gradita in quan­ to nata in seno alle produzioni italia­ ne, che hanno offerto un’altra «chic­ ca» di riflessione con «Come gli al­ tri»: mezz’ora di immagini relative al nono campionato internazionale per atleti portatori di handicap, svolto­ si a Roma lo scorso anno presso gli impianti del Foro Italico e dell’Opera Don Orione. Inevitabile poi, nella stagione dello scudetto annunciato, il premio Pro­ vincia di Torino (per la miglior ope­ ra a contenuto informativo) al servizio giornalistico di Giuseppe Mariconda dal titolo «I 60 anni del calcio Napoli: una squadra, una città, un pallone», ritratto della storia del club calcistico partenopeo, dalla sua fondazione il 1° agosto del '26 sino a Maradona, passando attraverso il primo idolo («Attila» Sailustro, sti-

pendiate con una Balilla) e l’armato­ re Achille Lauro.

Mentalissimo riconoscimento, infi­ ne, per «11 custode» della torinese Anna Gasco (unico film a soggetto in concorso) e «Maestro Hai Deng» (frutto della cinematografia della Re­ pubblica Popolare Cinese), le due opere che spiccavano nettamente dalla mediocrità generale. Quest’ultima in particolare, davvero bella a parte l’incomprensibile idioma, avrebbe forse meritato il gradino più alto del podio (ha conseguito la ter­ za posizione assoluta), non fosse al­ tro per la presentazione pacata e ti­ picamente orientale — cioè con un cocktail di misticismo, forza ed intel­ ligenza — dell'antichissima lotta Wushu e per aver accuratamente evita­ to, a differenza del coreano «The road to 1988», l’esaltazione di un’ar­ te sportiva come «veicolo di gloria per una grande nazione».

TRA SPORT E SPONSORS La povertà di messaggi e di contenu­ to è forse la spiegazione migliore di quel panorama di alte tecnologie ap­ plicate allo sport ed alla sua ripresa cinematografica o televisiva che, na­ te come corollario di lusso (almeno a parole...), sono diventate il piatto

forte del festival, gustato e celebra­ to a iosa. Oltre ad attirare le sponso­ rizzazioni di Sony, Acqua Marcia e Riso Gallo (per 900 milioni comples­ sivi di introito garantito), informati­ ca e telematica hanno infatti gioca­ to la parte del leone, a partire dal­ l'audio. Nell'acustica spregevole del Palavcla non risuonavano voci o rumori che non fossero lo scalpiccio del pubbli­ co sulla moquette o i richiami scan­ diti dallo speaker. Vera e propria os­ satura tecnica della manifestazione, tutta la ricezione sonora dei filmati, fornita dalla Euphon, avveniva in cuffia. Grazie a ricevitori senza fili del formato di un pacchetto di siga­ rette che, operando attraverso un so­ fisticalo sistema a raggi infrarossi, consentivano la completa mobilità dello spettatore all’interno di ciascu­ na delle due sale di proiezione e fra una sala e l’altra, si ascoltavano le pellicole individualmente, tramite un segnale ad alta fedeltà ed immune da interferenze. Inutile poi soffermarsi sulle restan­ ti parti della rassegna, che per l’o­ dierna edizione non prevedeva stra­ namente lo Spazio Aperto, vale a di­ re quell'area solitamente riservata ai giovani filmakers non professionisti di età inferiore ai trent’anni. Ogni mostra o settore del Palazzo a Vela era un atto di devozione verso le imprese leaders nel campo del co­ siddetto «terziario avanzato» (mai vi­ sti cosi tanti architetti ed ingegneri aggirarsi, con incarichi di responsa­ bilità, nelle sedi direzionali del fe­ stival...). «Torino è città d’arte, di cultura, di tecnologia e di umanità», andava ri­ petendo più volte Lorenzo Malleoli, attuale assessore allo Sport del capo­ luogo sabaudo. E non possiamo evi­ tare di compiacerci per le sofistica­ te apparecchiature messe in bella mostra per «servire lo sport» e la sua diffusione per immagini (all’interno della mostra «Dentro l’attimo» spic­ cava addirittura un simulatore di di­ scesa libera, in grado di correggere le posizioni errate di pubblico e atleti). Ci lascia però un po’ di rammarico la prevalenza di questi aspetti sulle peculiarità più evidenti del festival. Alla cinematografia sportiva manca­ no valori, non tecniche. Mancano so­ prattutto quei films di denuncia, quelle opere «militanti» di cui persi­ no Hollywood ha sentito il bisogno e le virtù. «Platoon» è stato un successo signi­ ficativo, a prescindere dalle tecnolo­ gie raffinate e dai grandi circuiti di distribuzione.

Davide Marzaroli

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Uniti per la pace «Il movimento italiano per la pace è oggi piti ampio, più aperto, forse più unito». Questa affermazione data in apertura dal vice-presidente naziona­ le delle Adi, Aldo De Matteo, ha avu­ to il confortante riscontro dei fatti nella Prima Convenzione per la pa­ ce, promossa a Catanzaro dal 27 al 29 marzo, e alla quale hanno parte­ cipato 500 persone in rappresentan­ za di 50 gruppi e movimenti di tutte le anime dello schieramento pacifi­ sta italiano. Una Convenzione, dunque, e non un congresso o un'assemblea, giacché per i vari soggetti impegnati sul te­ ma della pace s'impone la necessità di superare le diffidenze e le parzia­ lità del passato e di indonnarsi per conoscersi e per comunicare nel ri­ spetto degli itinerari e della specifi­ cità di ciascuno. Lo aveva sottolinea­ to, aprendo i lavori, il vice-presidente delle Adi, Aldo De Matteo. Proprio le Adi hanno, infatti, costituito come la garanzia dell’unità e del plurali­ smo di una manifestazione che per la prima volta ha visto accanto i Frati Minori, ('Azione cattolica, l’Agesci, il Movimento popolare, i movimenti giovanili democristiano, socialista e comunista, i radicali, i verdi, i non­ violenti, gli obiettori, i volontari per lo sviluppo del Terzo mondo, le espo­ nenti della pace al femminile, i sin­ dacati confederali e gli scienziati per la pace.

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L’obiettivo dei tre giorni di lavori è stato in sostanza, la creazione — co­ me ha spiegato ancora De Matteo — di «un movimento popolare per la pa­ ce, che faccia della solidarietà il va­ lore centrale di un impegno pacifista più diffuso e maturo che, superando le divisioni di un passato anche re­ cente, sappia articolare le grandi mo­ bilitazioni pacifiste con le piccole azioni, saldando i momenti della quo­ tidianità con quelli dell’impegno po­ litico generale». Tra i temi principali all’ordine del giorno hanno figurato in particolare la necessità di un rinnovato impegno per lo smantellamento dal Continen­ te degli euromissili e dei missili a

corto raggio, favorito anche dal di­ sgelo dello «spirito di Reykjavik» di questi giorni a Ginevra tra Usa e Urss; e l'approfondimento della pro­ blematica ecologica, con particolare riferimento all’urgenza del supera­ mento del nucleare da fissione, a fa­ vore delle energie alternative, non in­ quinanti, tra cui il nucleare da fu­ sione. Una conferma importante e confor­ tante del successo dell’iniziativa è, al­ tresì, venuto dalla tavola rotonda conclusiva che ha riunito le forze po­ litiche attorno ai temi sollevati dal­ la Convenzione. Vi hanno partecipato il presidente delle Adi, Domenico Rosati, l’on. Giulio Orlando per la De, l’on. Gior­ gio Napolitano per il Pei, il Sen. Lui­ gi Anderlini della Sinistra Indipen­ dente, l’on. Massimo Gorla di Dp e l’on. Francesco Rutelli per il Partito radicale. Da tutti, sia pure con diversità di ac­ centi è venuta una valutazione, che ci è apparsa sincera, largamente po­ sitiva sul modo, sullo stile e sui te­ mi affrontali dalla Convenzione, del­ la quale in definitiva tutti hanno

chiesto un proseguimento non episo­ dico. Rosati, in particolare, ha rivol­ to l’invito alle forze politiche «a te­ ner fuori dalla crisi di governo la creatura indifesa ma vitale che è la solidarietà per la pace». Il presiden­ te delle Adi ha pure suggerito che «l'Italia sostenga l’idea di svolgere a Mosca la Conferenza internazionale sul cosiddetto «terzo paniere» di Hel­ sinki, proposta dagli stessi sovietici, per una ricerca che assumerebbe un eccezionale rilievo per una reale estensione della democrazia nelle forme istituzionali dei paesi dell’area socialista». Ma, l’apprezzamento forse più con­ vinto della Convenzione è venuto, in chiusura dei lavori, da mons. Anto­ nio Cantisani, arcivescovo di Catan­ zaro. «Questa Chiesa particolare — ha detto l'arcivescovo —, spronata anche dall’incontro di Assisi, il cui spirito, pur con protagonisti diversi, è stato presente anche in questa Con­ venzione, farà più che mai la sua par­ te in favore della pace».

Raffaele Luise

Corsivelto Mons. Fiorino Tagliaferri, Assistente Generale dell'Azione Cattolica Italia­ na, è stato nominato Vescovo dell'antica e gloriosa Diocesi di Viterbo. Nel ruolo di Assistente generale dell'A.C. è stato chiamato S.E. Mons. Antonio Bianchin. Don Fiorino è un antico, fedele, solerte amico dei giovani e del Centro Spor­ tivo Italiano. È stato ed è un nostro maestro nella difficile ricerca della nostra identità cristiana e del nostro impegno sociale. Lo è stato sempre, fino all'ul­ tima non dimenticata Assemblea generale. Non lo salutiamo alla maniera di un commiato: sappiamo che continuere­ mo sempre ad averlo accanto come amico e come maestro. Al nuovo Assistente generale dell'A.C., il C.S.I. ha rivolto un gioioso saluto di benvenuto e un augurio di buon lavoro al servizio della più alta forma di associazionismo cristiano. Ad entrambi la nostra rivista invia un pensiero da parte di tutti i lettori, che sono certi di continuare ad essere, insieme agli altri associati di vari gruppi, nel pensiero e nel cuore di questi loro pastori. Stadium


STADI UM/SOCI ETÀ'

E così neppure questa legislatura, che aveva fatto della stabilità il suo bi­ glietto da visita, è giunta al termine naturale. Sembra ormai che cinque anni senza elezioni politiche genera­ li siano troppi. E se si aggiungono le amministrative, i referendum, le re­ gionali... si vedrà che quasi ogni an­ no si vota. Del resto c’è una quantità di persone e di organismi che vivo­ no proprio delle elezioni e che han­ no interesse a che si svolgano il più frequentemente possibile. Gruppi di pressione, giornali in deficit, opinion leaders, intermediatovi di tangenti, ti­ foseria di vario genere vivono in at­ tesa di vendere a qualcuno i loro fa­ vori o le loro competenze professio­ nali.

Detto questo, e riconosciuti i perico­ li di un tale mercato, bisogna pur di­ re anche la cosa più importante: che le consultazioni elettorali sono un momento estremamente importante e qualificante per un Paese e che il ricorso alla libera volontà popolare è comunque un fatto democratico di grande rilievo. Se problemi ci sono, e ci sono, è certo meglio affidarsi al responso dei cittadini piuttosto che alle astuzie o all'autorità di un de­ miurgo o di un gruppo di oligarchi. L'auspicio, naturalmente, è che tutti i cittadini si rendano conto di quan­ to sia grave, questa volta, la posta in gioco e come occorra fare la massi­ ma attenzione all'affidabilità, e vor­ remmo dire alla «qualità morale» di persone e parliti. Le vicende degli ultimi mesi e delle ultime settimane hanno dimostrato infatti che è in corso un degrado as­ sai marcato. Persone e partili che non tengono fede ai patti, che rincorrono il proprio vantaggio, personale e di partito, a qualsiasi costo. La spregiu­ dicatezza e la prepotenza sembrano essere diventate virtù... Dobbiamo di­ re la verità: nelle scorse settimane ab­ biamo rischiato una crisi istituziona­ le e solo la saggezza e il prestigio del Quirinale (e la nostra Costituzione, che ha dato un’ulteriore buona pro­ va di sé) hanno evitato il caos peggio-

SI TORNA A VOTARE re. Le Istituzioni hanno retto, sia per­ ché sono state ben disegnate dalla no­ stra Costituente, sia perché ci sono ancora personalità che hanno il sen­ so dello Stato e dei doveri che gli uo­ mini politici hanno verso tutto il Pae­ se e non solo verso il proprio partito. Il problema, infatti, è questo: che pur­ troppo, in vari gruppi e persone, c’è un eccessivo patriottismo di partito (e più che patriottismo bisognerebbe chiamarlo settarismo e clientelismo) e dunque si preferisce il bene del par­ tito a qualsiasi altra cosa. Non si rac­ colgono voti per governare, ma si go­ verna per avere voti. E se occorre si scende a compromessi, o a ricatti. E che cosa è, se non un ricatto, la pre­ tesa di Crasi di essere l'arbitro, se non il padrone della politica nazionale, fa­ cendone e disfacendone le regole? L’augurio è che la consultazione elet­ torale premi gli onesti, cioè quanti in­ tendono operare con competenza e rettitudine a vantaggio del bene co­ mune. Certo riconoscerli non è sem-

pre facile, ma forse un metodo c'è: i più adatti a governare, a «far politi­ ca», sono quelli che non ne hanno molta voglia, che devono essere un po' forzati a farlo. Significa che non cercheranno vantaggi personali e che hanno tuta visione chiara delle diffi­ coltà; e appena svolto il loro compi­ to si tireranno volentieri in disparte. In fondo, alla campagna elettorale i candidati dovrebbero andare dicen­ do: cari concittadini, se mi eleggere­ te cercherò di fare del mio meglio per rappresentarvi, ma pensateci bene e se trovate qualcuno più adatto di me ve ne sono grato perché mi sollevate da una responsabilità faticosa e pe­ sante. Ed anche i parliti dovrebbero dire lo stesso, perché grande consen­ so significa grande responsabilità. E invece vediamo questo drappello di piccoli o piccolissimi partiti che fan­ no chiasso ed hanno pretese in pro­ porzione inversa alle loro dimensio­ ni, contribuendo non poco a intorbi­ dire le acque.

Un'ultima riflessione. Votare, e vota­ re con responsabilità, è anche un mo­ do per aiutare lo Stalo, le Istituzio­ ni, le persone di buona volontà a re­ sistere e a combattere la malavita or­ ganizzata, sia quella che si è intrufo­ lata nei parliti, sia quella — non me­ no grande e pericolosa — che opera nel commercio, nella finanza, negli appalti, nei ricatti. La crisi morale non è infatti solo nei partiti. Anche la società reale, la vita quotidiana ne è infetta; e una buona politica può aiutare a combatterla. Certo è una battaglia dura. Il mondo dell'illegalità «fattura» 200 mila miliardi all'an­ no e si avvale di un milione di per­ sone (con le loro famiglie fanno 3 milioni). È una sfida grande, che nella prossi­ ma legislatura dovrà essere affronta­ ta con vigore. O il sistema democra­ tico riuscirà a vincere mafia, camor­ ra e forme varie di delinquenza or­ ganizzata o esse riusciranno a soffo­ care la democrazia.

Angelo Bertoni

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FOTOMEMORIA

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IL TEMA DEL MESE

Orientamento ©B^MuMESI 9 (W© L’orientamento è nato allorquando l'uomo, spinto dalla necessità di di­ fendersi dagli attacchi di un mondo animale aggressivo ed ostile, ha co­ minciato a muoversi attraverso il ter­ ritorio. E per combattere e domare gli animali, per i quali l’orientamen­ to è un dono naturale ed istintivo, l'uomo ha dovuto usare l’intelligen­ za e dotarsi di strumenti capaci di aiutarlo ad orientarsi nella natura. Così è nata la bussola e poi la carta topografica, che è la rappresentazio­ ne grafica di un territorio. E più il territorio rappresentato è piccolo, più dettagliata è la carta, perché nel­ lo stesso spazio può riportare un nu­ mero maggiore di particolari. Veniamo allora all’orientamento co­ me sport, che è nato in Scandinavia agli inizi del secolo; la prima gara di orientamento documentata venne di­ sputata in Norvegia alla fine del se­ colo scorso e si corse sulla neve con gli sci da fondo. Poi fu la Svezia a prendere l’iniziativa ed a fondare per prima una vera e propria federazio­ ne sportiva di orientamento. Non è un caso che questa disciplina si affermasse dapprima nelle sconfi­ nate tundre scandinave, dove l’orien­ tamento è ancor oggi per molti una necessità di vita. Come non è un caso che l’orienta­ mento si sviluppi e si rafforzi là do­ ve esistono ancora distese di boschi e di prati incontaminati, dove la na­ tura è ancora il più possibile intatta e il territorio è quindi meno sogget­ to alle modificazioni portate dal­ l’uomo. Forse è un retaggio delle antiche ori­ gini, forse un condizionamento in­ conscio contenuto nello spirito che anima la nostra disciplina, fatto sta che nelle file degli orientisti si ritro­ vano sempre persone per le* quali la natura è qualcosa di più di un bel paesaggio o la visione di un capriolo in foga; per l’orientista la natura è

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compagna di gioco e d’avventura, è un’amica fedele che si apre davanti a lui per condurlo al traguardo, è il sasso segnato sulla cartina e puntual­ mente ritrovato sul terreno, è il bo­ sco, il ruscello, la roccia, tutti ele­ menti vitali dell’ambiente che circon­ da l’orientista durante la sua gara. Il rispetto per la natura non è dun­ que un pregio per l’orientista, è sem­ plicemente un modo di essere, un comportamento spontaneo, una com­ ponente essenziale del bel gioco che si chiama «orientamento». Io rammento la soddisfazione prova­ ta da me e da altri organizzatori, quando, finita una gara, ci siamo guardati intorno nel bosco che ci ave­ va ospitati e non abbiamo visto trac­ cia alcuna del passaggio di centinaia di orientisti. Ed è logico che sia così, perché il bo­ sco è il nostro stadio, la nostra pale­ stra, la nostra pedana; quale cento-

metrista danneggerebbe la pista sul­ la quale deve correre la sua gara? E nonostante siamo abituati agli spettacoli della natura, talvolta re­ stiamo abbagliati anche noi dalle vi­ sioni di incomparabile bellezza che ancora la natura ci può offrire; è suc­ cesso nel settembre scorso, quando il sole è sorto fra le Dolomiti e noi eravamo lassù, ai piedi delle Pale di S. Martino, ad attendere la partenza dei campionati italiani. E ancora succederà tante volte, e io spero che saremo sempre più nume­ rosi a godere di questi momenti ma­ gici. che ci ricordano come l’uomo e la natura siano parte di un unico di­ segno e devono vivere insieme, l’uno nell altra, questo breve tempo mor­ tale che ci è concesso.

Benito Cavini Segretario Generale F.I.S.O.

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IL TEMA DEL MESE Orientamento

TANTI MODI DI «ORIENTARSI» L’orienleering è uno sport che ha co­ me campo di gara la natura, come obiettivo, quello di confrontarsi con essa, ancor prima che con gli avver­ sari. In Scandinavia dove è nato e si è sviluppato sino a raggiungere di­ mensioni di sport di massa, lo chia­ mano lo «sport del bosco». È uno sport completo, impegna allo stesso tempo fisico e mente, si può pratica­ re a tutte le età e durante tutto l’an­ no. Quando si fa a piedi si usa defi­ nirlo con il termine di corsa di orien­ tamento, mentre in inverno, pratica­ to con gli sci da fondo su piste bat­ tute, prende il nome di sci-orien­ teering.

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LA CORSA DI ORIENTAMENTO - La gara di corsa di orientamento è una prova a cronometro su terreno vario in cui il concorrente con l’ausilio di carta topografica molto dettagliata e di bussola, deve completare nel mi­ nor tempo possibile un percorso pre­ stabilito. Il tracciato di gara è sovrastampato sulla carta che viene con­ segnata al concorrente al momento della partenza ed è determinato ol­ tre che dai punti di partenza e di ar­ rivo, da altri punti che fungono da posti di controllo attraverso i quali il concorrente dovrà passare nell’or­ dine e nel numero dato. L'esatta lo­ calizzazione dei posti di controllo sul terreno è segnalata sulla carta con dei cerchietti di 6/8 mm di diametro. Al centro esatto del cerchietto figu­ ra il simbolo che rappresenta grafi­ camente l’oggetto scelto come pun­ to per il controllo. Sul terreno in corrispondenza del­ l’oggetto, viene posata, senza nascon­ derla, la cosiddetta lanterna, segna­ le bianco-arancione a tre facce che permetterà al concorrente di identi­ ficare il posto di controllo. La lanter­ na è provvista di una pinzetta che sa-

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rà utilizzata dal concorrente per pun­ zonare un apposito cartellino di ga­ ra al fine di dimostrare l'avvenuto passaggio a tutti i posti di controllo. Il salto di un solo posto o l'inversio­ ne di passaggio comportano la squa­ lifica. Non è una semplice gara di corsa, qui non ci sono nastri, bandierine, frec­ ce o persone che segnalano la stra­ da da percorrere. Non sarebbe orien­ tamento: ognuno deve trovare l’itine­ rario più veloce e vantaggioso impe­ gnandosi in una scelta individuale di percorso che tenga conto delle con­ dizioni orografiche del terreno, del­ la rete di strade e sentieri, degli osta­ coli, delle zone pericolose o vietate, ma anche delle proprie capacità fisi­ che, della propria esperienza e non ultimo del proprio coraggio. Si tratta di decidere sulla base delle informazioni che la carta fornisce; il suo è un linguaggio grafico che deve

essere interpretato al fine di opera­ re delle scelte di percorso che per­ mettano di avanzare sul terreno nel modo più corretto possibile, con la certezza di sapere sempre dove ci si trova e con la consapevolezza di sa­ pere cosa si deve raggiungere. Completare un percorso è come rea­ lizzarsi, chi arriva al traguardo av­ verte immediatamente il senso di gratificazione. L'autonomia, l’indi­ pendenza, l'intraprendenza e la sicu­ rezza del concorrente ne escono raf­ forzate. Forse è proprio per questo che sempre più gli sportivi si avvici­ nano a questa disciplina: non occor­ re vincere, basta arrivare. Certo le motivazioni dei partecipan­ ti di una gara possono essere diver­ se, c’é chi affronta una gara di orien­ teering con animo esclusivamente competitivistico, cimentandosi in lunghe e impegnative prove, ma c’è anche chi gareggia in corti e facili percorsi senza tante preoccupazioni di vittoria o di tempo. Sicuramente per tutti c’è divertimento e rilassa­ mento dalle tensioni della vita quo­ tidiana. LO SCI-ORIENTAMENTO - Anche nello sci-orientamento, lo scopo è quello di completare nel minor tem­ po possibile il tracciato di gara. Sul terreno di gara vengono battute nu­ merose piste che, nell’insieme forma­ no un grande labirinto nel quale il concorrente deve districarsi con pe­ rizia, tecnica orientistica e abilità sciistica. Le piste battute sono segnalate sul­ la cartina con una sovrastampa in verde costituita da linee continue, tratteggiate o punteggiate ad indicar­ ne le condizioni di percorribilità e di pericolosità. Linea verde continua in­ dica pista veloce battuta con mezzi meccanici, anche a più corsie. Linea verde tratteggiata indica pista con caratteristiche analoghe a quella pre­ cedente, ma con preparazione meno accurata; può essere senza corsie per gli sci. Linea verde punteggiata indi-

(segue a pag. 21)


</i CENTRO SPORTIVO ITALIANO

ù Un servizio promosso dal C.S.I. con l’Azione Cattolica Ragazzi, gli oratori e le parrocchie

// C.S.I. ha cominciato con i ragazzi. Come per tutti i movimenti educativi cattolici, l'attenzione privilegiata del C.S.I. è stata sempre rivolta ai preadolescenti. Leve sportive, Olimpiadi Vitt, Campanili alpini, Arcobaleno sport... sono soltanto alcune delle «invenzioni» del Centro Sportivo Italiano dai primi anni del dopoguerra in poi, per portare lo sport nel mondo dei ragazzi. «Invenzioni» nel vero senso della parola, perché sempre ha cercato di sfuggire alla logica sportiva tradizionale, che considerava e ancora oggi considera i ragazzi un campo preferenziale di reclutamento dei campioni e dunque di pratica dell'agonismo precoce. Ma nonostante lo sforzo inventivo e l'iniziativa anticonformista, è sempre rimasto al C.S.I. il cruccio di un'attività non del tutto idonea alla delicata fase preadolescenziale e quello dei tanti ragazzi che, proprio per tale motivo, rimangono esclusi dall'esperienza sportiva o perché «bruciati verdi», o perché ritenuti in partenza poco o per niente promettenti. Questo cruccio è rimasto anche dopo che la scoperta delle «attività motorie» per il mondo della fanciullezza ha consentito di applicare alcuni nuovi parametri di attività — come quelli della polisportività e della polivalenza — anche al mondo dei preadolescenti (l'applicazione l'ha fatta il C.S.I. nei suoi programmi sportivi degli ultimi anni; non ne conosciamo altre, e certamente non ve ne sono in campo federale). Da tutto questo è nato «Giocasport». Certamente non è un punto di arrivo, ma è sicuramente un punto di partenza nuovo, che rompe con la tradizione e apre strade per originali sviluppi. «Giocasport» risponde pienamente all'esigenza di una pratica sportiva di massa, perché è estremamente duttile e adattabile alle più svariate possibilità e situazioni; ma, soprattutto, per tale caratteristica e per la sua peculiare valenza formativa, si presta ad essere adottato come parte integrante dei programmi educativi di associazioni non sportive. Perciò il C.S.I. ha voluto concepirlo come un «servizio aperto» e non come un'attività propriamente associativa: un servizio aperto al C.S.I., certamente, ma soprattutto alle parrocchie, agli oratori, alle associazioni, alle scuole e a tutte le realtà educative per ragazzi della comunità cristiana.

Pinocchio perché

Nelle attività ili tempo libero, spesso la fantasia degli animatori si scatena alla ricerca delle avventure, dei giochi più affascinanti, spesso solo sognali dai preadolescenti davanti al video. Ma spesso le attività, quasi affastellate caoticamente, come per riempire il tempo vuoto, non hanno sotteso un grappolo di obiettivi educativi che qualificano l'azione degli animatori. Il recupero della fiaba, della favola, del racconto dell'avventura. può significare allora la possibilità di comporre tante esperienze in una figura con senso compiuto: di individuare il filo rosso che le cuce tulle c offre loro una direzione di sviluppo.

1 testi di questo riquadro e degli altri che seguono sono tratti da <■ l n 'estate da fiaba con le avventure di Pinoc­ chio» di Mario Delpiano, su Note dì Pastorale Giovanile — Elle Di Ci Torino — n. 5. maggio IVSò.


quando Giorni NON È SOLO UN @IOCO

RITI ROZZI UNA PROPOSTA ORIGINALE - «Giocasport» combina il gio­ co e lo sport in trecento modi diversi, secondo criteri tecnico­ sportivi seri e avanzati, per soddisfare i bisogni e le aspirazio­ ni dei preadolescenti dai 9/10 ai 13/14 anni. PER EDUCARE ALLO SPORT - «Giocasport» non è soltanto una miniera di attività divertenti. È una seria proposta di av­ viamento allo sport: guida i ragazzi e le ragazze dai giochi più semplici in versione sportiva, fino alla pratica delle principali discipline sotto forma di gioco. PER EDUCARE ATTRAVERSO LO SPORT - I giochi sportivi po­ livalenti e le originali soluzioni organizzative delle manifesta­ zioni consentono di dar vita a esperienze associative di sicuro valore educativo sul piano personale e sociale. UN SERVIZIO PER LA COMUNITÀ CRISTIANA - 11 C.S.I. ha pensato «Giocasport» soprattutto per venire incontro alle esi­ genze educative delle parrocchie, degli oratori, delle associa­ zioni e movimenti, delle scuole ed istituti dell’area cattolica, delle altre organizzazioni e associazioni interessate. Le attivi­ tà di «Giocasport» possono inserirsi agevolmente a comple­ mento delle attività ordinarie, arricchendole sul piano asso­ ciativo, educativo e sociale.

AUTONOMO/SENZA VINCOLI ASSOCIATIVI - Le iniziative di «Giocasport» sono proposte dal C.S.I. alla libera e auto­ noma organizzazione delle istituzioni e associazioni interessa­ te. La loro attuazione non comporta vincoli né obblighi asso­ ciativi per i praticanti e gli organizzatori. CON LE STESSE GARANZIE ASSICURATIVE DEI SOCI C.S.I. - 11 «tesserino Giocasport», fornito ai partecipanti, non ha valore associativo, ma assicurativo. I ragazzi e gli anima­ tori di «Giocasport» sono coperti dalle stesse assicurazioni per infortuni c per responsabilità civile con cui sono assicurati gli atleti del Centro Sportivo Italiano.

Il gioco riveste un ruolo fondamentale nel tumultuoso processo di crescita del preadolescente: 1. funge da valvola di sfogo, favorendo una canaliz­ zazione adeguata, per le tensioni generate dai cambiamen­ ti e per le energie nuove che sente quasi «esplodere» dentro; 2. permette di ritagliare uno spazio, piccolo ma pre­ zioso, di autonomia rispetto agli adulti significativi; 3. fornisce l’occasione di esperienze affettive e rela­ zionali finalmente di tipo paritario, basate quindi su una effettiva reciprocità. 11 gioco offre così al preadolescente un contesto partico­ larmente ideale, in quanto privo di eccessivi controlli e di­ vieti, per sperimentare nuove modalità relative a se stesso e a se stesso nel rapporto con gli altri. In particolare, que­ ste esperienze, diverse dalle precedenti modalità infantili, tutt’ora attive nell’ambiente familiare e scolastico, rappre­ sentano i primi ed incerti passi in vista della costruzione di un’identità personale e di un’integrazione sociale che si specificheranno meglio durante l’adolescenza. Dove però il gioco assume una rilevanza del tutto parti­ colare è nell’ambito dell’esperienza sociale. Nel giocare in­ sieme il preadolescente scopre la necessità del darsi delle regole. Il contesto del gioco diviene quindi facilitante ri­ spetto all’apprendimento di comportamenti socialmente am­ messi e all’estinzione non traumatica, data la situazione si­ mulata, di quelli che non lo sono. Queste esperienze gli of­ frono la possibilità di cogliere il senso del limite e a rispet­ tarlo, imparando, così, a «stare alle regole». D’altro canto fa anche l’esperienza della possibilità di andare oltre que­ sto limite, di ridisegnarlo, per renderlo più in sintonia con le esigenze personali e collettive. 11 gioco inoltre, in senso più generale, rappresenta il luogo privilegiato per la riscoperta e l’acquisizione di dimensioni e atteggiamenti fondamentali per la realizzazione di un uo­ mo integrale. È nel gioco che può scatenarsi la fantasia, la creatività e il senso dell’inedito. È sempre nel gioco che può essere recuperato il valore della gratuità della vita e dei rap­ porti umani. La dimensione ludica, quindi, come potente antidoto al­ la ferrea logica utilitaristica e alla disperazione oramai im­ perante nella nostra società.

Vincenzo Lucorini

Pinocchio perché

La dimensione fiabesca educa il ragazzo a prendere le distanze dalla realtà. La vita a volte pesa davvero troppo ai ragazzi; si rivela spesso «resistente». Su di essa, rassegnati, sovente si adagiano. E rinunciano così a sognarvi sopra. II racconto dell’avventura. la trasposizione della loro vita in un «altro inondo», evocato, dove le cose sono meno resistenti e più morbide nel loro incontro, dove tutto è più governa­ bile e malleabile, permettono ai ragazzi di recuperare la ricchezza della vita, coi suoi signifi­ cali, di rileggerla in forma Irasfigurata, di trovare dentro di essa nuove possibilità, quasi una sorpresa.


AZIONE CATTOLICA RAGAZZI E GIOCASPORT Giocasport intende essere un prezioso servizio sportivo­ educativo; ne sono garanzia i criteri che ne ispirano l’atti­ vità: uno sport per tutti i ragazzi, a misura di ciascuno, per promuovere sempre c prima di tutto la dignità della perso­ na, in un intenso clima di rapporti amicali. Per tutto questo, Giocasport troverà una particolare ac­ coglienza e simpatia nei gruppi dell’Azione Cattolica dei Ragazzi. L’ACR — esperienza associativa ecclesiale che fa la scel­ ta dell’educazione per avviare i ragazzi a partecipare atti­ vamente alla missione della Chiesa, quali costruttori di es­ sa — ha un irrinunciabile fondamento nel riconoscimento della piena dignità della persona del ragazzo. Giocasport, attraverso le attività del suo progetto, vuole offrire una riscoperta dell’identità sportiva originale pro­ posta ai ragazzi in modo consono alla loro età e alla loro particolare fase esistenziale e dà particolare risalto alla ludicità, puntando sulla scoperta diretta e sul protagonismo dei ragazzi; molto opportunamente quindi Giocasport si ad­ dice alla «scommessa» che sostiene tutto il cammino dei gruppi dell’ACR. Ormai da tempo l’ACR si è posta seriamente il proble­ ma del tempo libero dei ragazzi, sollecitata da tutte quelle proposte della società contemporanea che mirano a sfrut­ tare in senso economico i bisogni dei ragazzi, e perciò li tra­ discono. Da questa consapevolezza, è nata in ACR la proposta (ancora in fase di sperimentazione) dei Gruppi aperti, cioè di gruppi di servizio strutturati in maniera flessibile, di gio­ vani, di adulti e di ragazzi, che con creatività e gratuità ope­ rino per aiutare tutti i ragazzi ad organizzarsi il loro tempo libero, in modo che non sia momento alienante, ma signi­ ficativo per la loro crescita. Il «gruppo promotore» previsto per l’animazione del Giocasport e il tipo delle attività proposte costituiscono un significativo modo di rendere operativo il «Manifesto ACR dei Gruppi aperti», per questo, richiede sia una volentero­ sa, libera, disponibile collaborazione tra ACR e CSI, per­ ché si avvìi con entusiasmo nelle diocesi questa esperienza, sia un’appassionata, instancabile ricerca e coinvolgimento di quanti — per il comune interesse nei confronti dei ra­ gazzi — hanno risorse e fantasia da mettere a disposizione di tutti. da un articolo di Beatrice Braghetti Responsabile nazionale Azione Cattolica Ragazzi

Pinocchio perché

La fiaba di Pinocchio la conoscono tutti, grandi e piccoli. Eppure riesce a dire qualcosa ai ragazzi anche oggi, anche ai più grandicelli, a quelli che non vogliono più sentirsi bambi­ ni, agli stessi animatori. Le avventure del burattino di legno per due motivi:

— per scoprire l’avventura: _ per comprendere la vita come avventura della crescita.

Vivere l'avventura diventa qualcosa di ulteriormente formativo: scandaglia le risorse più im­ pensate, arricchisce l’esperienza con la novità dell’imprevisto. La favola, con la vita model­ lata su di essa, l’avventura e il gioco in situazione fantastica, educano c sostengono il ragaz­ zo nello spingersi oltre, senza paura; in «situazione proietta» è possibile sperimentare e ri­ schiare su di un reale più morbido, dove l'insuccesso appare meno rischioso.


la cartella di Pinocchio L’originale ed elegante «borsa» è il vademecum degli animatori, con tutto l’occorrente per conoscere «Giocasport» e organizzare le attività.

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LE ATTIVITÀ - «Giocasport» propone ben trecento proposte di attività: I - Giochi di movimento: tanti giochi tradizionali e nuovi presentati in versione sportiva. 2 - Giochi sportivi: le principali discipline sportive adattate ai ragazzi/e in forma di gioco. 3 - Giochi di animazione: per collegare l’esperienza sportiva ad una più vasta gamma di linguaggi espressivi e di esperienze associative. 4 - Grandi giochi: per un’attività di gruppo più organica e prolun­ gata nel tempo, a supporto e arricchimento delle attività ludicosportive.

LE ETÀ E I CICLI - Le attività di «Giocasport» sono pensate per ragazzi/e dai 9/10 ai 13/14 anni, suddivisi in due cicli: 1° ciclo: 9/10 - 11/12 anni: «Giochi di movimento» integrati dai più semplici «Giochi sportivi». 2° ciclo: 11/12 - 13/14 anni: «Giochi sportivi», senza però trascura­ re del tutto i «Giochi di movimento».

LE MANIFESTAZIONI - Sono stale studiate formule nuove, particolar­ mente adatte ai ragazzi, per coinvolgerli direttamente come protago­ nisti attivi e creativi dei giochi e delle competizioni in cui sono im­ pegnati.

150 schede tecnico-didattiche con 300 proposte di «giochi di movimento», «giochi sportivi», «giochi di animazione» e «grandi giochi».

il circo______________ giochi di conoscenza

t.

Il «manuale organizzativo»:

cento pagine con tutte ■a oltre le spiegazioni pratiche sulle

dia castello

attività e manifestazioni di «Giocasport» e con suggerimenti psico­ pedagogici per realizzare esperienze educative.

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LE INIZIATIVE - «Giocasport» si presta ad iniziative della più varia na­ tura e durata: giornata intera o mezza, un week-end o una settima­ na, due mesi o più. GLI ORGANIZZATORI - L'organizzazione di «Giocasport» è affidata alla libera e autonoma iniziativa degli organismi e gruppi di base: par­ rocchie, oratori, associazioni, scuole, istituti dell’area cattolica, so­ cietà sportive C.S.l. già costituite o gruppi di animatori appositamente organizzati, altre organizzazioni e associazioni interessate. I GRUPPI PROMOTORI - La promozione di «Giocasport» fa capo al C.S.L, in particolare ai suoi Consigli provinciali e circoscrizionali pre­ senti in tutta Italia, ma viene attuata mediante «Gruppi promotori» formati da alcuni dirigenti e tecnici C.S.l. e da responsabili della pa­ storale e delle associazioni giovanili delle diocesi.

Qualora non fosse possibile stabilire un rapporto immediato con i Consigli locali CS/, ci si può rivolgere direttamente ai Centri Diocesani per la pastorale dei ragazzi.

Completano la cartella: — un manifesto 70x100 con spazio per sovrascivere il programma delle manifestazioni «Giocasport» — una locandina 33x100 da appendere o da utilizzare come pieghevole — un fac-simile del «tesserino assicurativo» — un fac-simile dell'adesivo

Pinocchio perché Le avventure di Pinocchio sollecitano i ragazzi a provare l'avventura della crescita, del «far­ si persona», con tutta la fatica e l’euforia che l’accompagnano. Pinocchio può rappresentare simbolicamente l'alternativa che brucia dentro il prcadolescente: restare «burattino», manovrato da altri, o diventare «qualcuno», cioè di volta in volta sog­ getto, figlio, amico, costruttore della propria vita. Un’avventura, quella raccontata, in cui è facile individuare i percorsi di crescita di ogni ragazzo, anche di quelli di oggi: forse la fata sarà trasfigurata, il gatto e la volpe avranno preso la fisionomia dei persuasori occulti, c Mangiafttoco apparirà meno mostruoso e con la barba ben colta. Una condizione climatica entro cui può nascere «l’albero»: non quello delle monete d’oro, che nasce dalla falsa sicurezza e dal possesso, ma quello che nasce dal rischio e dalla fatica, da un pezzo di legno che ha messo un germoglio: l’albero della felicità per i ragazzi e le ragazze d’oggi.


IL TEMA DEL MESE Orientamento

TANTI MODI DI «ORIENTARSI» ca pista lenta, poco curata, tratto di discesa pericoloso. Il fatto di avanzare lungo piste bat­ tute differenzia sostanzialmente lo sci-orientamento dalla corsa. In quest’ultima, l’abilità orientistica gioca un ruolo ben più importante, perché lettura complessiva della carta, orientamento fine e avanzamento, so­ no maggiormente interdipendenti. Per riuscire nello sci-orientamento occorre essere in possesso di una buona tecnica sciistica: forti fondisti possono fare molto bene in questa di­ sciplina. Va da sé che più fitta sarà la rete del­ le piste, più difficile sarà l’interpre­ tazione della carta e dunque maggior influenza sul risultato finale avrà l'a­ bilità orientistica.

L’ORIENTAMENTO NOTTURNO L’orientamento di notte si differen­ zia da quello diurno per due cose fon­ damentalmente: in primo luogo per­ ché richiede l’ausilio di una lampa­ da (vi sono apposite lampade fronta­ li, ma può servire anche una buona lampada tascabile); poi perché, meli­

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tre di giorno è possibile prendere in considerazione anche punti del ter­ reno molto lontani, di notte il cam­ po visivo è limitato al fascio di luce della lampada. Di giorno si può orientare la cartina anche senza bus­ sola, di notte non c’è proprio da fi­ darsi ad andare nel bosco senza bussola. Nell’orientamento notturno la scel­ ta del percorso deve tener conto il più possibile di chiare linee condut­ trici, sentieri e strade innanzitutto. Nella gara la rotta di sentiero risul­ ta essere più veloce e soprattutto più sicura di quella più corta e diretta, ma percorribile con difficoltà. Nell’orientamento notturno, i punti di controllo si segnano con una lam­ pada rossa o con una tavoletta catarinfrangente, affinché la lanterna si possa distinguere nell’oscurità.

L'ORIENTAMENTO IN CITTÀ - Le gare in città costituiscono forme un po' anomale di orientamento; esse si organizzano generalmente per moti­ vi promozionali e di propaganda. Si utilizza una cartina muta della cit­ tà, sulla quale però devono essere ri­ portate con estrema esattezza tutte le strade, i vicoli, i passaggi pedona­ li, i cortili, le case, gli spazi verdi, ecc., tutto in perfetta scala. Solitamente per queste gare si pre­ feriscono i centri storici delle città, perché quasi sempre sono chiusi al traffico veicolare. Nell’orientamento cittadino l’ausilio della bussola è quasi del tutto inuti­ le, non essendo possibile seguire le direzioni in linea retta; le scelte di percorso dovranno essere operate cercando la via più breve fra le diver­ se che le strade cittadine consentono. La gara in città più bella in assoluto fra quelle che si organizzano in tut­ to il mondo, è la gara che ormai da dieci anni viene disputata a Venezia nei primi giorni di novembre. Que­ st’anno è in calendario per domeni­ ca 8 novembre 1987.

che lascia al concorrente la scelta dei punti da cercare e l’ordine in cui de­ vono essere cercati. Ai concorrenti viene consegnata una cartina sulla quale sono segnati un certo numero di punti di controllo, ma senza alcuna indicazione della di­ rezione di marcia. Ad ogni lanterna è assegnato un punteggio, che varia a seconda della difficoltà di raggiun­ gere il punto. I concorrenti partono tutti insieme e devono raggiungere il traguardo entro un tempo massimo prefissato; ogni minuto di ritardo verrà penaliz­ zato. Vincerà chi avrà totalizzato il maggior numero di punti nel minor tempo. È un tipo di gara interessante, per­ ché mette alla prova la capacità dei concorrenti di visualizzare un per­ corso completo di gara fin dall’inizio, operando già alla partenza una scel­ ta di direzione che, se sbagliata, com­ promette quasi sempre irrimediabil­ mente la gara. È semplice anche per gli organizza­ tori, perché evita loro la responsabi­ lità di preparare un buon tracciato di gara.

L’ORIENTAMENTO A PUNTI (o «sco­ re orienteering») - È un tipo di gara

Tiziano Serafini

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IL TEMA DEL MESE Orientamento

SCHEDA TECNICA DELL'ORIENTAMENTO • LA CARTA - È una rappresentazio­ ne grafica molto dettagliata del terre­ no. Si realizza usando una precisa simbologia e una scala di grandezza che esprime la riduzione che nella rappresentazione si fa del terreno. Per esempio, la scala 1:15.000 indi­ ca che la riduzione è stata di 15.000 volte, quindi un centimetro della car­ ta corrisponde a 15.000 cm del ter­ reno. SCALA

1 kJlometro ■al terreno equivale a:

1 centimetro sulla carta equivale a:

1:25 000

4 cm sulla carta

250 m. sul terreno

1.15.000

6.66 cm. sulla carta

150 m. sul terreno

1:10.000

10 cm. sulla carta

100 m. sul terreno

Le vere e proprie carte di orientamen­ to sono in scala 1:10.000 e 1:15.000. Si elaborano tuttavia, per scopi didat­ tici, cartine di piccoli appezzamenti di bosco, di grandi parchi cittadini o di quartieri che vengono disegnate in scala variabile da 1.1.000 a 1:5.000. La simbologia usata è costituita da simboli grafici chiamati segni conven­ zionali. Essi sono stati ideati per rap­ presentare la realtà in un modo con­ venuto. Ad ogni oggetto o forma par­ ticolare del terreno è stato dato un preciso simbolo o un modo di rappre­ sentazione che ne rende possibile il disegno e il riconoscimento sul terreno. Le carte di orientamento vengono di­ segnate utilizzando la simbologia sta­ bilita dalla Federazione Internazionale di Orienteering, che assicura in que­ sto modo che, dovunque nel mondo, le carte si presentino con caratteristi­ che di lettura uguali. Sono stati scelti simboli di immediata assimilazione e memorizzazione che sono disegnati in diversi colori. Ad ogni colore sono associate le caratteristiche degli og­ getti rappresentati; per esempio tut­ to ciò che è in rapporto con l'acqua viene disegnato in azzurro. Le vere e proprie carte di orientamen-

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pre la direzione nord perché per il fe­ nomeno del magnetismo terrestre, es­ sa viene attratta verso la parte più ma­ gnetizzata della terra.

to vengono realizzate partendo da una foto aerea scattata da un'altez­ za adeguata. Con una speciale stru­ mentazione, si ottiene la cosiddetta restituzione aerofotogrammetica che porta alla elaborazione di una carta base. Questa è una rappresentazio­ ne grafica delle forme del terreno ar­ ricchita di alcuni grossi particolari, per lo più vie di comunicazione ed acque. La carta base serve al cartografo per la rilevazione definitiva che verrà fat­ ta, battendo con metodo tutto il terre­ no e segnando tutti i minimi dettagli e le forme particolari del terreno.

• LA BUSSOLA - È un mezzo ausi­ liario di orientamento, di facile uso, di semplice lettura che è molto utile in determinati momenti dell'avanzamen­ to sul terreno. Si usano modelli di bussola apposita­ mente prodotti per la corsa di orien­ tamento che sono costituiti da una ba­ se in plastica trasparente, accessoria­ ta con quadrante, lente, freccia dire­ zionale, scale di lunghezze e cordino per fissarla al polso. L’uso della bussola come mezzo di orientamento si fonda sull’ago ma­ gnetico che indica la direzione nord. La punta rossa dell’ago indica sem­

•ORIENTARE LA CARTA CON LA BUSSOLA - La carta deve essere sempre orientata perché la lettura nel­ la direzione di marcia è la base della tecnica di lettura in orientamento. Tutte le carte hanno un simbolo che può essere una N o una freccia, per indicare il nord della carta. Quando nord della carta e nord magnetico coincidono, la carta è orientata. Come si fa a far coincidere le due di­ rezioni? Posiamo la bussola sulla car­ ta e giriamo bussola e carta come cor­ po unico, finché la direzione dell’ago magnetico (punta rossa!) sarà paral­ lela a quella del nord della carta: a questo punto la carta sarà orientata e quanto è segnato in cartina si potrà vedere nella stessa posizione davanti a noi.

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— Freccia direzionale

Scala di lunghezza

Lento di Ingrandimento

— Scala millimetrica Contapassi

— Quadrante fisso — Forchetta nord

— Meridiani doh'astuccio

- Ago magnetico

Astuccio rotante

Baso

Suunfo Oy Helsinki Coidmo

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IL TEMA DEL MESE Orientamento

« w© Nicolò Corradini, atleta trentino portacolori delle Fiamme oro di Moena, il gruppo sportivo della Scuola Alpina di Polizia, è divenuto negli ultimi anni uno dei big dell'orientamento italiano. Due titoli Italiani individuali di ski-ol, nell'85 e 87, uno di staffetta nella corsa di orientamento e uno individuale nella lunga distanza nel 1986, numerose vittorie e brillanti piazzamenti, figurano nel suo già ricco palmares. La stagione invernale appena conclusa è stata particolarmente importante per il giovane campione di Castello. Su tutto fa spicco il quinto posto nella classifica finale della prima edizione della Coppa Europa di ski-ol, ma non va dimenticata la vittoria ottenuta a fine gennaio in Cecoslovacchia perché segna un momento storico nello ski-ol internazionale: per la prima volta un atleta non scandinavo vince una gara di ski-ol! Per i lettori di Stadium, al ritorno dalle ultime prove di Coppa Europa disputate in Scandinavia, Nicolò ha rilasciato una breve intervista.

©iwwro — Come e perché hai cominciato a fare orientamento? «Ho cominciato nella primavera del 1983 con il GS Castello di Ficmme. L’orientamento a Castello aveva ac­ quisito una notevole popolarità in quegli anni e così decisi di provare anch’io, mosso da una iniziale forte curiosità e dal piacere di correre nel bosco».

— Ti piace di più lo sci-orientamento o la corsa di orientamento?

«Tulle e due le discipline sono ugual­ mente belle e in verità io non predi­ ligo l’una all’altra. Fino ad ora le maggiori soddisfazioni le ho avute in termini di risultati nello ski-ol. ma conto di migliorare di molto anche nella corsa».

— Sei piti soddisfatto pei i risultati ottenuti come sci-orien lista o come fondista puro?

«Innanzitutto ritengo che le due di­ scipline possano andare perfetta­ mente d'accordo. Nello ski-ol è mol­ to importante, oltre alla scelta velo­ ce del percorso, essere forti fondisti, e dunque le gare di fondo sono per me un ottimo allenamento alio ski-ol. Quest’inverno ho avuto molte soddi­ sfazioni dallo ski-ol, il 5° posto in Coppa Europa, il titolo italiano, la vittoria in Cecoslovacchia, una di­ screta considerazione all’estero, so­ prattutto in Scandinavia dove comin­ ciano ad interessarsi con una certa preoccupazione dei nostri migliora­ menti. Anche nel fondo sono andato bene; ho ottenuto il 15° posto nella 50 km dei campionati italiani, il 6° in staffetta agli stessi campionati, il 6° posto alla Millegrobbe, il 1° posto al Trofeo Pilati, gara classica di scialpinismo e poi tanti altri bei piazza­ menti che mi consentono di avere un ottimo punteggio nella graduatoria FISI stagionale. Tuttavia se proprio devo scegliere, preferisco lo ski-ol, perché disciplina molto più comple­ ta e impegnativa».

— Che cosa ha significato per te il 5° posto in Coppa Europa?

«Se devo essere sincero non pensa­ vo di poter ottenere un risultato si­ mile in classif ica generale. Puntavo a qualche buon piazzamento in alcu­ ne gare, ma con tanti scandinavi chi se lo sarebbe sognato il 5° posto? Il risultato conseguito mi stimola in ogni caso a prepararmi bene per i Campionati del mondo che si dispu­ teranno nel 1988 a Kuopio in Finlan­ dia». — Hai dimostralo di poter lottare a testa alta con gli scandinavi, cosa ti manca per superarli?

Indubbiamente gli scandinavi sono ancora superiori a noi. per poterli battere bisognerà cercare di essere in (orma al momento giusto e soprat­ tutto di aumentare il livello tecnico. Forse un allenatore scandinavo po­ ti ebbe consentirci il salto di qualità».

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L'AMBIENTE Ez DI TUTTI (segue da pag. 7)

IL TEMA DEL MESE

«Per praticare qualsiasi sport ci vuo­ le grande forza di volontà e sacrifi­ cio. Parlo naturalmente per chi vuo­ le essere un agonista e vuole raggiun­ gere risultati di un certo livello. A li­ vello amatoriale i requisiti di base non sono molti, perché tutto si fer­ ma al gioco. Nell’orientamento all’inizio i risulta­ ti possono anche non venire, ma se non ci si ferma ai primi ostacoli, se ci si allena con costanza c si fa vita regolare, le soddisfazioni cominceranno a venire».

tante altre manifestazioni e cerimo­ nie, solo una semplice enunciazione rituale dei fatti. E qui la responsabi­ lità sarà soprattutto della gente, di come sarà capace di farsi sentire, ma anche di come sarà capace di cam­ biare il proprio modello di vita. Cosa chiedere allora al Governo e al Parlamento perché dalle parole si passi ai fatti? Innanzitutto, ovvia­ mente, che non si scherzi più con la salute del cittadino, che le ottime Di­ rettive CEE siano non solo recepite (per lare bella figura) ma realmente applicate, senza remore, senza pau­ ra di fare, almeno una volta, i primi della classe. Facendo uso anche di quella autorità di cui il Governo cen­ trale in questo settore sembra avere tanta paura e diffidenza: chissà per­ ché solo nel campo della protezione dell’ambiente ci si ricorda di essere in un regime democratico per cui tut­ ti, proprio tutti, devono essere d’ac­ cordo? Ma poi bisogna chiedere ai nostri po­ litici che una buona volta mettano la parola fine a quelle grandi leggi di protezione dell'ambiente che ogni paese civile ha, escluso noi. Non ha senso farsi belli per lo scavalcamen­ to, tra i paesi più industrializzati, del­ la Gran Bretagna quando ancora manchiamo di una legge sulla dife­ sa de) suolo (e un sesto del paese è in frana), di una legge sul regime dei suoli (e diamo spazio al vergognoso fenomeno dell'abusivismo edilizio e all’ancora più vergognoso provvedi­ mento del condono), di una legge sul­ la protezione della fauna (e gli anima­ li ormai vengono a rifugiarsi nelle città dove nessuno li prende a fuci­ late), di una legge sui parchi nazio­ nali (proteggiamo oggi solo 1’1,5 per cento del territorio nazionale, clas­ sificandoci agli ultimi posti nel mon­ do), di una legge sull’inquinamento acustico. E bisognerà poi pretende­ re che leggi esistenti, spesso molto buone, siano rigorosamente applica­ te dal Governo, dalle Regioni e dai Comuni, senza paura e tentennamen­ ti per dare un segnale che, almeno in questo settore, la certezza del dirit­ to esiste. Solo così avrà un senso «festeggiare» l’«Anno europeo dell'ambiente». Met­ tendo un primo mattone di una nuo­ va strategia di rapporto tra uomini e ambiente. Ma tutto potrebbe risul­ tare inutile se ad un'adeguata rispo­ sta delle istituzioni non si accompa­ gnerà un comportamento coerente della gente.

a cura di Tiziano Serafini

Antonio Maria Mira

Orientamento

UN TIPO BEN ORIENTATO — Qual è il ruolo dell'orienteering presso il Centro Addestramento Alpi­ no della Polizia di Stato?

«È dalla primavera 1984 che per ini­ ziativa del Sovraintendente principa­ le Valerio Gianmoena, è stata costi­ tuita la squadra di orientamento del­ le FF.OO. Moena. Attualmente il gruppo si compone di 4 atleti più l'al­ lenatore, e viene considerato alla stessa stregua delle altre discipline, anche perché i risultati conseguiti so­ no eccellenti». — Quali sono le persone che ti han­ no aiutato a crescere conte atleta e. co­ nte orientista?

«I progressi ottenuti e i risultati con­ seguiti li devo soprattutto ad una persona, il mio attuale allenatore Va­ lerio Gianmoena, tecnico capacissi­ mo, ottimo preparatore atletico e persona capace di capire gli atleti. Devo comunque anche ringraziare il Comandante del Centro Addestra­ mento Alpino, Generale Marnante D’Incal, per aver sostenuto con entu­ siasmo l’attività della squadra orien­ teering delle FF.OO. Moena».

— In breve, quali gli aspetti più bel­ li dell'ambiente dell’orientainento, e quali le cose che non vanno bene?

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«Ciò che più mi piace è il ritrovarsi ogni domenica in posti sempre nuo­ vi, affascinanti, pronti a dare batta­ glia nel bosco; altrettanto bello è il dopo gara con il confronto dei per­ corsi di gara e i commenti sulla ga­ ra. Mi piacciono molto le trasferte al­ l’estero, perché sono quelle le occa­ sioni che un orientista ha per poter­ si valutare. Cose che non funzionano ce ne sono tante, anche perché il nostro è un movimento sportivo in rapida asce­ sa e non possediamo ancora i mezzi tecnici e finanziari per poter affron­ tare nel migliore dei modi tutti quei problemi che immancabilmente si in­

contrano. Essendo io atleta, chiedo una maggior sensibilità per l’attivi­ tà delle squadre nazionali, perché so­ no loro che rappresentano il grado di maturità di una Federazione».

— Che consiglio puoi dare infine ad un ragazzo che vuole praticare l’orientaniento?


FOTOMEMORIA

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FESTA NAZIONALE DELLA NEVE Le fotografie premiate nel Concorso indetto durante la Festa.

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TENNISTAVOLO A SORRENTO

Ragazze alla ribalta

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«Sport chiama donna», primo atto. La Campagna nazionale lanciata sul Iinire dello scorso anno allo scopo di lavorire l'espansione e il consolidarsi della presenza femminile sia nella pratica sport iva che nella vita asso­ ciativa, ha mosso finalmente i suoi primi passi. In realtà se ne era già cominciato a parlare alla Festa della campestre di Ostuni, ove furono distribuite deci­ ne e decine di bottoni riportanti le 3 parole dello slogan poste in succes­ sione circolare (così da dargli il du­ plice significato di «sport chiama donna - donna chiama sport), ma è stata Sorrento a tenere «ufficialmen­ te» a battesimo questa iniziativa in occasione della Festa di Tennistavo­ lo, svoltasi dal 2 al 5 aprile. 11 tutto, come è ormai costume della nostra Associazione, è avvenuto con grande semplicità ma in forme signi­ ficative, durante la prima serata as­ sociativa. Ad aprire questo piacevole intratte­ nimento sono state le ragazze della società S. Espedito del tecnico Fran­ co Jovine che si sono esibite in pal­ leggi di tennistavolo singolari e di doppio incrociato, molto ben eseguili pur nelle loro difficoltà. La base musicale del messinese Mau­ rizio Leo e il coro composto da Sal­ vatore, Donatella e Nunzio hanno da­ to il «la» al balletto coreografico di 25 bambine della scuola «Tasso» che con palloncini, coriandoli, cartelloni (che componevano la scritta «Sport chiama donna») hanno ottenuto am­ pi consensi da parte degli spettatori. Alla manifestazione è intervenuta an­ che la consigliera nazionale Maria Rosa Zanacchi, la quale ha messo in risalto il motivo principale di questo raduno sportivo del CSI: cercare di risolvere il problema del binomio sport-donna che non riesce a decol­ lare, tantoché, nella nostra Associa­ zione, le atiete costituiscono solo il 20% della base dei tesserati. Per la cronaca, la serata è prosegui­ la con l’esibizione dei Pingis, due simpatici giocolieri del tennistavolo che rispondono ai nomi di Sardelli e

Bosi, i quali assommano complessi­ vamente 37 titoli nazionali. La Festa, comunque, non presentava solo questi motivi di interesse. In­ nanzitutto c’è da sottolineare il soli­ to clima di grande kermesse che ha accomunato gli oltre 400 partecipan­ ti in una gioiosa e frizzante esperien­ za di vita e di sport, peraltro favori­ ta dall’incantevole scenario circo­ stante. «Nonsolosport» si potrebbe dire pa­ rafrasando il titolo di una nota tra­ smissione televisiva, ma anche e so­ prattutto incontro, amicizia, turismo e folklore (a questo proposito ricor­ diamo che la seconda serata ha visto di scena gli artisti de «La tarantella» ed alcuni cantanti locali, che hanno intonato le più belle e famose canzo­ ni napoletane). Non è mancata, inol­ tre, la S. Messa, officiata da Don Gianni Gherardi nel duomo di Sor­ rento, con l’illustre presenza dcll’Ambasciatore Italiano presso la S. Sede doti. Giandomenico Magliano. A questo punto qualcuno si chiede­ rà: e le gare? Be’, la solerte organiz­ zazione dei «Cardilli» (dal giallo bril­ lante delle loro tute) ha voluto spe­ rimentare una nuova formula, defi­ nita «sorrentina», che ha permesso a tutti di giocare almeno quattro par­ tite, compensando cosi la scelta di ammettere in gara anche i tesserati

FITeT. Altre formule, infatti, avreb­ bero causato l’immediata estromis­ sione dei meno bravi oppure un ec­ cessivo allungamento dei tempi del­ la manifestazione. Sui tavoli si sono cimentati 320 atle­ ti suddivisi in 4 categorie maschili c femminili (Allievi, Juniores, Adulti e Veterani) per un totale di 78 società sportive, 47 Consigli provinciali e 16 regioni. Ha completato, infine, la parte spor­ tiva, la corsa podistica, valida per «Correre CSI», che ha portato i pon­ gisti e non (diversi gruppi erano giun­ ti dalle varie zone della Campania per partecipare alla gara) a scoprire gli angoli più incantevoli di Sorren­ to, in una splendida mattinata di sole. Alla fine saluti e premiazioni, alle quali ha partecipato anche il presi­ dente della FITeT Vito Penna, con menzione particolare a quei consigli che hanno fornito la più ampia rap­ presentanza femminile: Messina, Cerignola e Napoli. La cronaca si chiude qui, ma prima che giriate pagina vogliamo offrirvi l'episodio più bello di cui siamo sta­ ti testimoni. Eugenio Burini di Bergamo (eletto «criticatutto d’eccellenza» dagli otti­ mi redattori del giornalino della Fe­ sta — Mario Ricciardi e Vincenzo Ruocco — per via di alcuni lievi in­ convenienti che egli aveva tenuto su­ bito a sottolineare) è stato avvicina­ to, al termine della entusiasmante partita di finale che l’ha visto perden­ te di misura nei confronti di Mario Aganiris di Pordenone, da tre ragaz­ zi di Caldebosco Sopra (Reggio Emi­ lia), tali Renzo Pelliccili, Luca Gros­ si e Davide Cambrini, che gli hanno consegnato una medaglia del loro paese. «Ti doniamo questo piccolo ricono­ scimento — gli hanno detto — per­ ché il gioco che abbiamo visto fare da te è stato il migliore in assoluto». Un lungo abbraccio, poi Eugenio è scappato via malcclando a stento una grande commozione.

Marco Cerigioiti


SPORT CHIAMA DONNA Continuando nel nostro percorso sulla presenza femminile nel CSI, ci siamo questa volta incontrati con la Presidente della Società spor­ tiva di Porcari (Lucca) che oltre ad essere donna è anche una suo­ ra. Una suora che gioca e allena una squadra di basket femminile. Anche a lei abbiamo fatto molte domande sul rapporto tra donna e sport, nel CSI e fuori. Anche lei ci ha risposto tutto di seguito. Così.

nizzativi, vorrei spendere due paro­ le, anche per rispondere a quanto ri­ chiesto, su un aspetto fondamentale dell’attività sportiva; la crescita uma­ na delle ragazze. Lo sport, evidente­ mente, non è un fine, almeno per me: è un mezzo per educare la persona nelle sue dimensioni fondamentali: umana, sociale, religiosa.

Per spiegare la mia decisione di lavo­ rare nello sport militante, è necessa­ rio risalire un po’ indietro: alla mia scelta di farmi religiosa nell’istituto delle Figlie del Santo Nome di Dio. Evidentemente non mi sono fatta suo­ ra per fare dello sport, ma, come si suol dire, Dio vede e provvede; infat­ ti l'istituto, di cui faccio parte, ha co­ me suo compito essere vicino alle ra­ gazze c alle giovani per aiutarle a cre­ scere. È lo spirilo dei due fratelli Cavanis, sacerdoti che nel 1808 dettero inizio a una attività di educazione a favore delle fanciulle e delle giovani, per le quali avvertivano l’esigenza di una crescita umana e religiosa armo­ nica. Fra i mezzi che essi ritenevano indispensabili per lo sviluppo ordina­ to e completo delle ragazze vi era l’impiego ordinato e attento del tem­ po libero in attività ricreative, natu­ ralmente adeguate ai tempi; parlare di sport, specialmente per le donne, allora era cosa assolutamente impen­ sabile. Seguendo le ragazze negli «onesti sollievi» essi sapevano coglie­ re i lati del carattere, lo sviluppo delle

Umana: crescita armonica della strut­ tura psico-fisica della giovane, senza forzare i suoi interessi e il suo svilup­ po in direzione unilaterale.

relazioni interpensonali, la capacità di aiutarsi reciprocamente nella cre­ scita da parte delle giovani. Dalla riflessione sul modo con cui questo spirito poteva essere tradot­ to attualmente, è nata l’idea di un'at­ tività ricreativa e sportiva per le ra­ gazze del paese di Porcari, dove il mio Istituto opera; nel corso del tempo es­ sa si è concentrata soprattutto nella pallacanestro femminile ai vari livelli di età e di impegno agonistico: quel­ la che era all’inizio un’attività ricrea­ tiva libera, è andata prendendo for­ ma organica di sport in maniera sem­ pre più evidente, prima nell’ambito della scuola (Campionati della gioven­ tù), poi nella partecipazione a tornei di vario genere. A questo punto, con il sorgere della Società Sportiva, si sono complicati i problemi. Innanzitutto il gioco è diventato ago­ nismo, con tutte le conseguenze: al­ lenamenti, orari, trasferte, rapporti con la Federazione, rapporti con le fa­ miglie. Lasciando da parte gli impegni orga-

Sociale: educazione alla solidarietà di gruppo, che è al di sopra della soli­ darietà di squadra; quest’ultima è so­ prattutto un aspetto tecnico di rap­ porto fra giocatrici; l’altra significa vivere una esperienza di vita in comu­ ne, nella quale ognuna cresce, sapen­ do di non dover pensare solo a sé o alle altre come strumenti atti a rea­ lizzare un certo risultato numerico, ma di dover aiutare le altre a cresce­ re come donne, perché questo è im­ portante nella vita: in poche parole, anche lo sport non deve essere con­ siderato come un capitolo chiuso in sé, da scriversi in un certo periodo e poi chiudere definitivamente, ma un’esperienza che arricchisce e lascia nell'animo valori che durano.

Religiosa: per chi è convinta che la donna abbia il suo pieno significalo solo se vista in Dio, la crescita reli­ giosa costituisce il vertice di ogni at­ tività educativa. Non significa che lo sport è strumentalizzato per il cate­ chismo, ci vorrebbe altro, ma che l'impegno sport ivo, come lavoro di gruppo, ha anche i suoi tempi di ri­ flessione religiosa, il che aiuta in ma­ niera fondamentale la crescita delle ragazze: diciamo pure: pregare insie­ me costituisce un'esperienza fonda­ mentale per formare il gruppo al di sopra della squadra. E qui, da questi obiettivi a cui si ten­ de, nascono i problemi. Volenti o no­ lenti. quando l’attività sportiva diven­ ta agonistica, entrano in gioco molti

/segue a pag. 28)

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SPORT CHÌADìA. DONNA (segue da pag. 27)

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fattori estranei, che non è facile far coincidere o convivere senza traumi con gli obiettibi fondamentali. Rapi­ damente essi sono: le preoccupazio­ ni delle famiglie che si vedono le fi­ glie per tanto tempo fuori casa ad ore tarde, impegnate in trasferte, anche lontane; il naturale antagonismo fra le ragazze, specialmente le più gran­ dicelle, che nasce dall’amor proprio e dalla paura di essere sottovalutate, il che crea tensioni non positive; la tendenza a fare de) risultato sporti­ vo in sé l’elemento più importante dell'attività di squadra, dimentican­ do gli obiettivi educativi; le esigenze degli sponsor, per i quali, salvo rare eccezioni, i risultati sono necessari per giustificare le spese sostenute; il contatto con società e pubblico che mettono a dura prova, non solo i ner­ vi, ma anche l’equilibrio delle atlete. Questo non per dire che l’attività sportiva agonistica sia da rifiutarsi, ma che è difficile conciliare l’aspet­ to educativo della persona nella sua integrità e l’aspetto sportivo. Questi, io direi, i fattori discriminan­ ti, non nel senso dell’antagonismo con i maschi, con cui confrontarsi continuamente nel corso dell’attività sportiva: potranno, forse, parere pic­ cole’cose o questioni di passaggio; in realtà sono gli clementi che possono fare la positività o la negatività di un impengno sportivo, nella prospettiva dell’educazione e della crescita della donna. Il ritorno della domiti alla famiglia, in questa prospettiva non crea certo problemi, perché la nostra attività sportiva è, non solo in pieno accordo con le famiglie, ma ha come scopo educare le ragazze a sentire la fami­ glia come impegno primario della vi­ ta. Ho già detto che l’attività sporti­ va non è finalizzata, per noi, solo al­ l’agonismo: è un mezzo per l'educa­ zione. Non credo che questo atteggia­ mento rallenti la diffusione della pra­ tica sportiva femminile: essa è edu­ cazione alla fisicità dell’essere come elemento positivo e qualificante del­ la persona umana; fisicità che deve anche essere educata a ima crescita armonica. Quando decidono di metter su casa, come si dice, le mie ragazze smetto­ no l’attività sportiva militante; resta­ no però sempre, quasi tutte, legate al­ la vita della società, di cui fiancheg­ giano l’opera e con il consiglio e con l’impegno organizzativo. Concludendo: lo sport femminile è positivo e ha il suo futuro, se come scopo principale si propone l’educa­ zione armonica delle ragazze, che in esso possono trovare stimolo a una maturazione della loro persona.

Tra utopia e realtà In Olanda la 50a Assemblea della F1CEP Si è svolta in Olanda, a un anno dall'Assemblca di Roma, la 50a Assem­ blea della F1CEP. Tutti gli organismi sportivi di ispirazione cattolica, rac­ colti nella Federazione, si sono con­ frontati durante tre intensi giorni, sul tema: «Sport come tensione fra utopia e realtà». Nello sforzo di chiarire l'ambiguità dell'utopia sportiva, quando non sia fortemente ancorata ai valori dell’uo­ mo come persona e della società co­ me comunità, 1’Assemblea ha indivi­ duato nell’agonismo esasperalo, nel­ la commercializzazione, nella violen­ za e nel distacco dello sport dalla vi­ ta, i rischi di uno sport non guidato da attenzioni umanistiche e sfrutta­ to grossolanamente dai mass-media di consumo. D’altro lato lo stesso sport, come esercizio fisico e come coni t onto con se stessi e con gli altri, può diventa­ re una realtà educativa e socialmen­ te positiva, se la sua pratica si inse­ risce in un percorso che partendo da­ gli interessi naturali per la motricità, per la corporeità, per lo sforzo, per la festa, offra ai singoli c ai grup­ pi, secondo le singole età e le diver­ se condizioni sociali, una proposta e un’itinerario per l’autoperfezionamento e la socializzazione. Questo impegna l’associazionismo sportivo ad avere un «progetto» edu­ cativo, sostenuto da una seria pras­ si formativa e da una politica spor­ tiva tesa a modificare il mondo del­ lo sport, per riportarlo al servizio dell'uomo. In quest’ottica ['Assemblea si e poi soffermata sugli aspetti antropologi­ ci ed etici della Chiesa rispetto allo sport, chiedendo un riconoscimento e una direttiva da parte della comu­

nità ecclesiale per chi opera nello sport con intenti educativi. Ciò so­ prattutto in rapporto all’importanza e alla necessità del tempo libero per l’uomo d'oggi; al valore liberante del­ l’attività sportiva, al recupero del si­ gnificato umano e cristiano della cor­ poreità; alla valorizzazione dell'asso­ ciazionismo sportivo come via a una socialità responsabile. In questa prospettiva l'Assemblea ha chiesto che la S. Sede confermi e svi­ luppi una direttiva e un pronuncia­ mento sul valore dello «sport per tut­ ti» e si è insistito soprattutto sui se­ guenti punti.

1) Lo Stato non deve appoggiare in modo ideale e materiale esclusivamente lo sport di vertice, ma deve in­ teressarsi maggiormente all'idea del­ lo «sport per tutti». 2) Tali interessi devono essere evi­ denziati anche nel settore educativo. Negli sports scolastico ed universi­ tario lo sport di massa e l’attività ri­ creativa devono essere maggiormen­ te ancorati. 3) L’istituzione di nuovi impianti sportivi deve orientarsi verso le ne­ cessita degli sports di massa e ricrea­ tivo. Indispensabili sono soprattutto aree riservate all’attività ricreativa di molte discipline e giochi, accessibili a tutti e nelle vicinanze delle abita­ zioni. 4) Neanche per il settore individua­ le occorrono allenatori specifici per determinate attività sportive; occor­ rono animatori che incentivino l’uo­ mo di qualsiasi categoria di età a pra­ ticare attività sportiva c ludica. 5) I mass-media hanno il compito di sollecitare l'uomo a praticare lo sport in proprio e non a indurre mi­ lioni di spettatori ad assumere un at­ teggiamento passivo nei confronti della presentazione di prestazioni ad altissimo livello. Infine l’Assemblea si è dedicata ai problemi dell’espansione e del perfe­ zionamento della FICEP nella pro­ spettiva degli anni 90. * * *


TUTTOCSI/CRONACHE/ESPERIENZE Conferenza regionale

dei Presidenti di Società sportive L'Associazione, nel suo piano an­ nuale 1987, è impegnata su cinque fronti di attività e fra questi: la pro­ mozione dell'azione politica e di animazione socio culturale della realtà. Fra i tanti obiettivi nel piano regio­ nale per il 1987 il Consiglio regiona­ le della Sicilia ha deciso di dedica­ re una particolare attenzione comu­ nitaria a questo tipo di impegno uti­ lizzando l'orinai attesa Conferenza regionale dei presidenti di società sportive. Questo incontro, svoltosi ad Agri­ gento nei giorni 28/29 marzo con la presenza di circa 250 presidenti di Società sportive e dei rappresentan­ ti di tutti e 13 i Consigli siciliani, era articolato in 3 momenti: la relazio­ ne introduttiva del prof. Basilio Randazzo su «La condizione giova­ nile siciliana e il fenomeno sporti­ vo»; la tavola rotonda dal tema «Quali le attenzioni politiche delle istituzioni per la promozione dei giovani?», con gli interventi del

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4 BWTENSA ATTIVITÀ' ©0 ATLETICA

BOLOGNA - Il CSI di Bologna è sicura­ mente uno dei Consigli più sensibili alla campagna del «Correre CSI ’87».

La tradizione, del resto, non manca: or­ mai da anni il comitato felsineo organiz­ za un qualificatissimo campionato di cor­ sa campestre articolato su una decina di prove e negli ultimi tempi ha lanciato una nuova attività che ha subito riscos­ so notevoli attenzioni: il trekking, ovve­ ro l'escursionismo in natura. Per quanto riguarda il «Correre» si sono già svolte la maratona (con vari traguar­ di intermedi) a Pieve di Cento e l'ormai tradizionale «Disfida della secchia rapi­ ta» (per chi non lo sapesse la Secchia Rapita è il titolo di un famoso poema del Tassoni che evoca un episodio, in parte storico, accaduto nel 13° secolo, di una secchia rapita dai modenesi ai bologne­ si; rapimento che provoca una guerra, poi vinta dai modenesi).

mons. Giuseppe Cordone, delegato regionale della Consulta per l'apo­ stolato dei laici, del direttore didat­ tico doli. Vincenzo Oliva, del dele­ gato regionale CONI doti. Giuseppe Orlandi e dell'on. Francesco Parisi, assessore regionale per gli enti loca­ li; l’intervento conclusivo del presi­ dente Aldo Notarlo su «Il CSI una proposta educativa perii territorio». Al termine i presenti hanno redat­ to un documento finale nel quale si auspica che anche le società sporti­ ve di base si sentano coinvolte as­ sumendosi le responsabilità che lo­ ro competono nello sviluppo e nel­ la promozione delle istanze pasto­ rali, educative e politiche, perché la società siciliana possa essere sem­ pre più autentica espressione della volontà di tutta la gente che inten­ de costruire la civiltà della solida­ rietà, della festa e dell'amore. Altri illustri ospiti sono stati S. E. mons. Luigi Bommarito, vescovo di Agrigento e l’assessore comunale al­ lo sport.

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' CAMPESTRE A VALDAGNO

VALDAGNO (VI) - Grossa riuscita del ter­ zo incontro regionale di corsa campestre, indetto dal CSI Veneto per domenica 22 febbraio presso il Parco della Favorita di Valdagno, a ridosso dell’omonima villa set­ tecentesca. La manifestazione, inserita nell’ambito del­ le iniziative legate al «Correre CSI-, ha vi­ sto la partecipazione di circa 300 atleti di 33 Società sportive venete più una rappre­ sentanza del Consiglio di Bologna. In cam­ po tutte le categorie maschili e femminili, dai Ragazzi (16-17 anni) agli Amatori, che hanno percorso distanze variabili tra i m 1.000 ai m 4.500.

CONVEGNO A SESSA AURUNCA SESSA AURUNCA - L’Auditorium Im­ macolata del Seminario Vescovile di Sessa Aurunca ha ospitato, il 21 marzo, un convegno sul tema: «Il Centro Spor­ tivo Italiano al servizio della comunità cri­ stiana». L’incontro è servito per presentare uffi­ cialmente il Giocasport alla luce di un’ampia riflessione sulla dinamica dei rapporti fra giovani e territorio e sull'im­ pegno rivolto dal CSI all'animazione del­ le singole realtà socio-culturali. A tale scopo sono intervenuti il Presiden­ te regionale Angelo Petrella, Don Mario Sullo Consulente provinciale, il Vesco­ vo S E. Mons. Nogaro e la Vicepresiden­ te nazionale Maria Rosa Zanella. Successivamente la Responsabile nazio­ nale ACI Riccarda Zanin, attraverso una analisi storica del connubio ACI-CSI, ha sottolineato come e perché le due asso­ ciazioni hanno messo in atto la propo­ sta del Giocasport, introducendo cosi l'intervento conclusivo di Donato Mosella avente un carattere più marcatamente tecnico e organizzativo. All’incontro ha partecipato un folto e qua­ lificatissimo auditorio, composto da am­ ministratori comunali, direttori didattici, presidi, assistenti ACR e ACI e dai Sindaci del Comprensorio

Al termine delle gare l’enorme comitiva, di cui facevano parte anche 200 accom­ pagnatori, si è trasferita presso la Scuola Elementare «Manzoni» per consumare il pranzo al sacco e un primo piatto caldo of­ ferto dall’amministrazione comunale di Valdagno. Il programma pomeridiano ha previsto la proiezione di un film a soggetto sportivo alla «Sala Marzottini» e la Celebrazione Eu­ caristica al Palasport, seguita dai saluti e le premiazioni. Si è trattato, in definitiva, di una bella ma­ nifestazione, che ha assunto in sé tutti i caratteri delle Feste dello Sport idealizza­ te dal Centro Sportivo Italiano, offrendo non solo momenti tecnici ma anche altre opportunità e occasioni d'incontro e con­ sentendo ad ogni atleta di esprimere e gra­ tificare totalmente se stesso.

A questa manifestazione interprovinciale di corsa campestre, svoltasi il 21 marzo a Panzano (MO), hanno preso parte an­ che i Consigli di Modena e Carpi (per la cronaca la secchia è tornata a Bologna).

Nel prossimo futuro sono in programma la camminata non competitiva «Sopra e sotto i ponti», giunta alla 10a edizione, e la giornata di atletica su pista a Villa Pallavicini con la partecipazione dei Con­ sigli di Padova e Verona.

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TUTTOCSI/CRONACHE/ESPERIENZE f t/J TROFEO DI CAMPESTRE COMO - Si è svolta a Casnate la 10“ e ul­ tima prova del trofeo provinciale di corsa campestre (la 3“ valida per Correre CSI), che ha visto la partecipazione di 320 atle­ ti e di quasi tutte le 30 società iscritte. Si è trattato di un gran successo sotto il profilo associativo e una giornata di sport che il foltissimo pubblico presente ricorde­ rà anche per la cornice di una brillante giornata di primavera. È stato un susse­ guirsi di gare e di avvenimenti che ha coin­ volto tutti rendendo la festa veramente tale e suscitando nell’alternanza motivi di en­ tusiasmo, di riflessione e di gioiosa com­ pagnia. Il tutto è terminato con la cerimonia di pre-

FESTA CSI A S. VENERINA ACIREALE - Con la partecipazione di cir­ ca 200 atleti si è svolta a S. Venerina la festa dello sport organizzata dal Consiglio di Acireale. Alla manifestazione erano pre­ senti 18 società, impegnate su tre disci­ pline: pallavolo femminile, tennistavolo e corsa campestre. A dare inizio all’intensa giornata è stata la pallavolo, dove le 7 squadre impegnate hanno dato vita a delle gare molto interes­ santi. Per quanto riguarda la corsa cam­ pestre disputatasi intorno al campo comu-

miazione, allietata dalla presenza delle majorette e delle allieve della scuola di danza della scuola media U. Foscolo, con un accostamento originale fra arte e sport. Oltre al trofeo offerto dalla Centrale del Lat­ te, infatti, è stato consegnato alla società vincente un quadro realizzato dal pittore Adriano Peregalli, mentre alle altre socie­ tà partecipanti sono state assegnate del­ le stampe dello stesso autore. Per gli oltre 600 atleti che hanno comples­ sivamente partecipato al trofeo la stagio­ ne non è comunque terminata: in program­ ma ci sono già alcune manifestazioni di atletica su pista, che costituiscono il giu­ sto preludio alla manifestazione naziona­ le del -Correre CSI», che in Lombardia, e precisamente a Milano, verterà proprio su questa specialità.

naie di S. Venerina, giovani di ogni età si sono impegnati dando il meglio di loro stessi con entusiasmo e divertimento. L'ul­ tima prova in programma era il tennistavolo per i ragazzi di terza e quarta fascia. Protagonisti della manifestazione, però, sono stati anche e soprattutto i bambini delle scuole elementari e medie di S. Ve­ nerina, che si sono cimentati con notevo­ le allegria in alcune delle proposte ludicosportive del Giocasport. La manifestazione si è chiusa con le pre­ miazioni e con gli interventi del sindaco Ar­ cidiacono, dell’assessore allo sport Fresta e del presidente del CSI locale prof. Spina.

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RASSEGNA PROPAGANDA SPORT PERUGIA - Il Consiglio di Perugia ha in­ detto per i ragazzi della II fascia la XIII Rassegna Propaganda Sport, che ha co­ me obiettivo principale consentire ai ra­ gazzi di conoscere e praticare diverse di­ scipline sportive secondo le indicazioni educative e formative del CSI. Sono pre­ viste le seguenti discipline: Pallavolo (maschile e femminile), calcio, pallaca­ nestro, tennistavolo, nuoto, atletica (pi­ sta e campestre) e BMX. Ogni società, per avere diritto ad entra­ re in classifica, dovrà partecipare ad al­ meno questi sport: uno sport di squadra, tennistavolo con almeno 4 atleti/e, atle­ tica su pista con almeno 4 atleti/e, BMX o nuoto con almeno 1 partecipante. Momenti centrali della Rassegna saran­ no oltre ai tornei a squadre, la Giornata di Atletica su pista, che si svolgerà il 3 maggio, la staffetta notturna del 23 mag­ gio, preceduta dalla Sfilata per le vie del centro e dall’accensione del Tripode, e la Festa di premiazione, prevista per il 31 maggio, nella quale verranno svolti alcuni giochi ricreativi/associativì In questa occasione, oltre ai tradiziona­ li trofei, verrà assegnato del materiale sportivo alle società che si saranno di­ stinte per serietà e per impegno asso­ ciativo.

il csa INCONTRA L'ACR PADOVA - Il CSI incontra l’ACR o l’ACR incontra il CSI. Comunque sia, la cosa importante è che queste due realtà, na­ te da uno stesso organismo (l’Azione Cattolica) e domiciliate sotto lo stesso tet­ to (Casa Pio X) si sono finalmente in­ contrate. L’occasione è stata offerta dall’equipe diocesana ACR che, in quest’anno as­ sociativo, sta affrontando la vasta tema­ tica della pastorale dei ragazzi, incon­ trando i rappresentanti delle varie agen­ zie educative, per cogliere le proposte da loro offerte e per avvicinare le perso­ ne disponibili. Dopo i catechisti e la com­ missione famiglia non poteva mancare l’incontro con l’esperienza del CSI. Del resto, il problema del rapporto col mondo dello sport, proprio per il ruolo educativo che esso ricopre, è sempre stato fortemente avvertito dagli anima­ tori ACR, che hanno colto le interessanti sollecitazioni provenienti dall’esperien­ za del CSI, ponendo a loro volta quesiti e spunti di riflessione. Alla fine è emersa la volontà di lavorare insieme, sia a livello parrocchiale che diocesano, ponendo contemporanea­ mente una particolare attenzione nel coinvolgere molte altre persone: dai ge­ nitori, ai giovani e giovanissimi che non hanno ancora trovato un ambito di servizio. Questa volontà di servizio trova proprio nel Giocasport un punto comune dal quale muovere.


TUTTOCSI/CRONACHE/ESPERIENZE IL NASO NELGIOCASPORT RAGUSA - L'impegno che il CSI Ragusa ha da sempre rivolto alla promozione di una attività educativa attenta ai bisogni dell’età giovanile e adolescenziale trova, nel Giocasport, un momento di grosso ri­ lancio e un’occasione per consolidare i rapporti con la comunità cristiana. Questo, in sintesi, il pensiero di Giuseppe Savà, presidente del Consiglio ibleo, espresso in apertura dell'incontro di Giocasport, tenu­ tosi il 7 marzo presso l'istituto Suore Or­ soline. Erano presenti, per l'occasione, anche il Coordinatore nazionale Donato Mosella e il Responsabile Diocesano ACR Gianni Giannone. Il primo è entrato nei dettagli di questa nuova proposta sportivo-formativa, presen­ tando l’ormai conosciutissima valigetta contenente il materiale illustrativo del Gio­ casport. Giannone invece, nell’evidenziare i rischi connessi alla spersonalizzazione attuata nei ragazzi dal rapporto sempre piu fre-

quente con i mass-media e il computer, ha manifestato l'esigenza di valorizzare il lo­ ro tempo libero con esperienze ricche e gioiose, che lascino spazio alla fantasia e alla creatività dell'individuo In questo contesto il Giocasport assume una rilevanza del tutto particolare: esso mi­ ra a rendere protagonisti tutti i partecipanti favorendo la collaborazione, la conoscen­ za, la solidarietà e l’amicizia. Questi due interventi sono stati quindi completati dalla relazione esposta da don Mario Cascone, vice consulente provincia­ le, che ha presentato le motivazioni e le finalità del centro ricreativo parrocchiale nel contesto del Giocasport. Al termine è seguito il dibattito, nel quale buona parte dei dirigenti di società e dei responsabili di consiglio presenti (oltre a quelli di Ragusa hanno partecipato anche consiglieri di Noto, Agrigento e Caltagirone), hanno portato notevoli contributi di idee. Alla giornata di lavoro ha fatto da cornice un folto gruppo di ragazzini, vestiti con le magliette di Giocasport realizzate dal Con­ siglio locale.

PIANESI IN MASCHERA CAVA DE’ TIRRENI - Il CSI di Cava. l’Associazione S. Gaetano Pianesi e il Gruppo Storico Sbandieratori Cavensi, ha dato vita alla terza edizione di «Pia­ nesi in Maschera», manifestazione di gio­ chi, balli e folclore che ha lo scopo di va­ lorizzare uno dei rioni più antichi di Ca­ va e offrire ai ragazzi, in occasione del Carnevale, la possibilità di stare insieme e di trascorrere due giornate in allegria. La prima, domenica 1 marzo, ha visto la sfilata delle mascherine e lo spettacolo folcloristico in piazza Duomo; la secon­ da, martedì 3 marzo, ha previsto la fe­ sta nella palestra di Villa Formosa. La manifestazione aveva però anche de­ gli scopi umanitari: in essa infatti, sono stati raccolti i fondi da devolvere all'UNICEF, cercando così di inculcare nelle famiglie lo spirito di solidarietà con chi soffre e di far scoprire ai ragazzi che al di là della cerchia dei propri amici ci sono altri bambini che muoiono di fame e sul loro volto non c’è un sorriso.

INCONTRI DI TORBALL PER NON VEDENTI SORA - A qualche anno di distanza dal torneo al quale parteciparono alcune squadre di non vedenti di Roma, il Con­ siglio di Sora torna ad organizzare una manifestazione di Torball, uno speciale gioco con la palla appositamente studia­ to per questi portatori di handicap. Si è trattato del quarto concentramento di serie «C» svoltosi sotto l'egida della Federazione Ciechi Sportivi, presso il pallone pressostatico di Sferracavallo, con la partecipazione delle rappresen­ tative di Napoli 1, Napoli 2, Prosinone, Enna, Ragusa, Firenze. Le squadre sono state ospitate presso l’istituto S. Camillo di Valleradice, dove è stato organizzato anche un incontro di amicizia, in un clima rivelatosi subito di festa e di reciproca attenzione.

£ </ £ «CORRERE» SUL TAGLIAMENTO RAVENNA - La sesta prova della mani­ festazione provinciale di corsa campe­ stre del Consiglio di Ravenna si è svol­ ta in maniera un po' atipica ma senz'al­ tro ben accetta da tutti. Le varie Socie­ tà sportive del ravennate, infatti, si so­ no trasferite, per l’occasione, a Camino sul Tagliamento, ospiti della locale so­ cietà di atletica affiliata al Consiglio di Udine. Le gare, aperte a tutte le categorie ma­ schili e femminili, hanno dato ai genitori e agli atleti intervenuti l’opportunità di fa­ re una piacevole gita, peraltro conforta­ ta da una splendida giornata di sole. Il tutto si è concluso con le premiazioni e una grande spaghettata offerta dalla so­ cietà organizzatrice.

SPORT, EMARGINAZIONE, NORMALITÀ' BORCA DI CADORE - A meno di un anno di distanza daH'indimenticabile Sportfesta '87 Borea di Cadore torna ad ospitare un’i­ niziativa del Centro Sportivo Italiano. Questa volta, però, non si è trattato di una manifestazione sportiva bensì di un semi­ nario, diretto ai giovani delle scuole supe­ riori. avente per tema: «Sport, emargina­ zione, normalità: oltre l'assistenza». Ne hanno curato l’organizzazione il CSI Feltre e la Comunità Montana Valle del Boi­ te, richiamando all'istituto Dolomiti Pio X quasi 300 fra presidi, studenti, educatori e amministratori.

Autorevoli e ben caratterizzati gli interventi dei relatori, che hanno inteso portare ai ra­ gazzi della Valle del Boite una preziosa te­ stimonianza e una utile occasione di rifles-

sione sul tema, spesso angosciante, del­ la «destinazione» dei giovani. Don Gigetto de Bartoli. Felice dal Sasso, don Giuseppe Perotto e il dott. Giulio Altinier hanno offerto opportunità e stimoli, ciascuno per la parte di sua competenza, toccando rapidamente i più gravi proble­ mi del momento e nei quali i giovani sono direttamente coinvolti: l’occupazione, la scuola, la droga, l’Aids, lo sport. Non ser­ vono prediche, punizioni o cure — è stato detto — serve l’affetto, la comprensione, la vicinanza, la capacità di trasferire i va­ lori e i significati di vita. Anche lo sport può offrire valide integrazioni e concrete alter­ native. e ogni momento sportivo può diven­ tare comunità terapeutica. La pratica spor­ tiva. pertanto, deve essere proposta come filosofia alternativa alla solitudine, alla ina­ zione. alle carenze affettive, alla crisi di identità, componenti tutte presenti, in mi­ sura varia, nel mondo giovanile.

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IL FILM

Unico indizio: il mistero

L'INCHIESTA

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«Venite intorno a me voi tutti / ovunque vagate / e ammettete che le acque intor­ no a voi sono salite / e accettate che pre­ sto / sarete inzuppati fino all’osso/se per voi il tempo / ha qualche valore / al­ lora è tempo di cominciare a nuotare / o affonderete come pietre / perché i tem­ pi stanno cambiando». Più di vent’anni fa Bob Dylan intonava con rabbia educata, voce rauca e grin­ ta musicale, le note di un pezzo diven­ tato interpretazione di una condizione esistenziale sulla bocca di diverse gene­ razioni. I tempi stanno cambiando: quante vol­ te lo hanno detto e lo abbiamo detto? Vedendo il film di Damiani, che rivisi­ ta la passione e la resurrezione di Cri­ sto viste attraverso gli occhi di Taurus, ufficiale romano mandato in Palestina da Tiberio per indagare sul mistero del­ la scomparsa del corpo del «ribelle» Ge­ sù di Nazareth, sembra che i tempi non siano cambiati. O, almeno, dubbi ed in­ certezze rimangono se pensiamo alla Pa­ lestina di oggi, al tempo che opprime e rimanda ad un processo politico che sembra rifatto per un Ponzio Pilato con­ temporaneo. Tito Valerio Tauro (Keith Carradine) si affaccia senza timidezza nell'area di Pi­ lato (Harvev Keitel), un’area contamina­ ta da paure germogliate dalla rabbia de­ gli zeloti, oppositori al potere romano. Ma se la ribellione del luogo e dato di latto, l'insurrezione nata dall'amore di Cristo e dalla sua scomparsa che dà con­ tinuità allo sforzo di vivere la vita in un modo «diverso», pone Taurus in una po­ sizione di infelice indagatore: vera o non vera la «scomparsa»? Ciò che e Resur­ rezione sembrerebbe abile finzione. Morte apparente. Tauro inizia la sua in­ chiesta. •Quando la riflessione semiologica si ri­ volge all'immagine è costretta, in un pri­ mo momento, a mettere l’accento su ciò che piu palesemente distingue questa

di DAMIANO DAMIANI

immagine dagli altri tipi di oggetti si­ gnificanti, e in particolare dalla sequen­ za di parole (o di morfemi): il suo statu­ to "analogico" (l'iconicità) la sua rasso­ miglianza percettiva con l’oggetto rap­ presentato». L'immagine non assomi­ glia necessariamente a ciò che è dato dalla parola. Scomparso non è solo il corpo di Cristo ma anche quello di Maria di Magdala, viva, sulla quale tutto ripone Taurus per la drammatica ricerca del profeta de­ funto. O, secondo la sua logica, il pre­ sunto defunto. Poi. il messaggio di Ge­ sù arriva fino a insediarsi dentro la se­

SPORT ROBERT ARNOT E CHARLES GAINES, ED. SPERLING & KUPFER, PP. 308, L. 29.000 Detto in termini semplici, scopo del li­ bro è quello di fornire test ed altri stru­ menti scientifici atti ad aiutare ogni sportivo a scegliere, e quindi praticare, lo sport che meglio si adatta alle sue at­ titudini naturali, così da raggiungere nel campo prescelto i risultati migliori attraverso gli anni. La premessa degli autori è corretta: troppo spesso un ragazzo si trova a pra­ ticare uno sport perché piace ai genito­ ri, o perché è trascinato dal desiderio di emulare un campione-idolo, o anco­ ra perché nella zona quello sport e più popolare di altri. Negli Stati Uniti han­ no scoperto che scegliere uno sport con questi criteri porta il 50% dei giovani

quenza dei pensieri, fin dentro la stes­ sa inquietudine di Taurus, «Quell'uomo, Gesù, non è stato quello che si dice... È una moneta falsa. Le sue parole hanno colpito anche me... Come se uno predi­ casse quanto sarebbe bello... volare. Ma non si può... Perciò chi ti dice che la vi­ ta può essere cambiata, t’inganna...». Ma con Cristo il mondo sta cambiando: nel film il tocco visivo con l’immagina­ zione del momento più nobile data da Marco (lo schiavo): «quando gli ho det­ to che ero uno schiavo, mi ha detto: No, tu sei un uomo libero...», rivendica un’inquietudine che — ahinoi — dura da secoli. La paura di Tiberio e di tutto l'impero Romano — per una volta — non deve fronteggiare armi o oltraggi militari ostili, ma semplicemente un pensiero, una parola: ciò che turba il «fi­ do Tauro», disturbando il desiderio di rifugiare le incertezze in semplici delu­ cidazioni maniacali. Ma Cristo non è so­ lo ripetizione di un semplice capitolo evangelico o lo stralcio di una puntata storica: ciò che è dato è riutilizzato e co­ sì da un oscuro soggetto di Ennio Flaiano e Suso Cecchi D’Amico nasce, con brontolìi d'autore, una drammatica sce­ na senza comparse, giacché il «fanati­ smo» con il visivo non confina con un deleterio «delirio» semantico ma rien­ tra tra le note di una «rapsodia» scrìt­ ta da Riz Ortolani sostenuta dalla buo­ na fotografia di Franco Di Giacomo e dal montaggio di Enzo Moniconi. Un grazie alla scenografia che ben ha capito la «vicinanza» in una casa di sapore ro­ mano, tra la camera da letto e la came­ ra «eucologica» pagana dove, inchieste e interrogatori, azioni clamorose e spre­ giudicate, o decisioni date da dubbi tan­ to imperiali quanto femminee (Claudia Procula) sono mischiate all’incognita di un rigurgito del rifugio, sia dell’animo che del deserto se, come è, invita a pe­ netrare il mistero.

Flavio Pedrotti

a vivere l'esperienza sportiva come un fallimento e quindi ad allontanarsi dallo sport. Ciò giustifica l'intento di Arnot e Gaines di far sì che ciascuno sia in gra­ do di scegliere lo sport giusto. E, d'al­ tro canto, gli autori specificano pure che tale scelta definitiva non andrebbe compiuta prima dell'adolescenza. I test servono allo sportivo «maturo» (e dilet­ tante) che forse ha sbagliato sport; per il bambino dovrebbero servire ad indi­ viduare una linea di tendenza della qua­ le tener conto al «momento opportuno» del suo sviluppo. Resta discutibile, invece, il discorso in sé. E cioè se la specializzazione sia un fine da perseguire, oltre che da coloro che fanno agonismo, anche da quanti al­ lo sport chiedono unicamente un gene­ rico sentirsi in forma. E non bisogna na­ scondere anche il rischio insito nel sa­ pere che il proprio bambino mostra ma­ gari sorprendenti attitudini da nuotato­ re: chi saprà far desistere il genitore —


Robert Arno! e Charles Gaines’

SPORT

IL PRIMO METODO SCIENTIFICO PER SCEGLIERE LO SFORI PII ’ADMTO E RAGGI! NGERE I MIGLIORIJUSl I.IATI

che già sogna le Olimpiadi per il pargo­ lo — dell'awiarlo ad una specializzazio­ ne precoce, senza attendere quel «mo­ mento opportuno» cui alludono gli autori? Tenuto in debito conto tutto ciò, il libro si presenta certamente come un lavoro interessante ed utile. E forse anche di­ vertente, nel caso ci mettessimo ad in­ dagare, per gioco, su quale sport ci avrebbe consentito le maggiori soddi­ sfazioni.

RICCARDO CAPANNA, ED. ECIG, GENOVA, PP. 206, L. 18.000 Questo libro non è precisamente una no­ vità, ma reputiamo ugualmente utile se­ gnalarlo essendo tuttora sconosciuto a molti. In «teorie e metodologia della pallama­ no» Capanna espone le metodiche che, secondo la sua personale esperienza, possono essere attuate e quindi inseri­ te in un piano di preparazione di una qualsiasi squadra di pallamano — di qualsivoglia livello — qualora l’allena­ tore desideri migliorare il rendimento globale ed indix iduale dei suoi giocatori. Se la seconda parte (tecnica e tattica) può risultare interessante per chiunque sia appassionato di pallamano, la prima (teoria e metodologia dell'allenamento), pur chiarissima, è destinata a colui che nella pallamano lavora. C’è da dire che, a proposito di questa prima parte, il prof. Conconi, nella sua «Presentazio­ ne», scrive: «... (essa) è perfettamente aderente alle più recenti acquisizioni della tisiologia applicala all’allenamen­ to. I capitoli dedicati alla fisiologia so­ no anzi cosi ben precisati che si potreb­ bero proporre utilmente ad atleti e tec­ nici di altre discipline sportive di “grup­ po , quali il calcio, la pallavolo e la pal­ lacanestro, e alle quali il testo potreb­ be essere trasferito con pochi adatta­ menti».

IL COLPO DI CALORE Penso siano rimaste nel ricordo di molti le drammatiche immagini della mara­ toneta svizzer a Gabriela Schiess alle re­ centi Olimpiadi di Los Angeles. L'atle­ ta entrava nello stadio sbandando pau­ rosamente, con una gamba destra pra­ ticamente immobilizzata, con lo sguar­ do perso nel vuoto, percorrendo gli ul­ timi mille metri in 18 minuti. Arrivava comunque al traguardo un po' per for­ za d’inerzia e un po’ per l’eccezionale vo­ lontà; sospinta dai centomila spettato­ ri dello stadio di Los Angeles e da i mi­ lioni di telespettatori di tutto il mondo, in un grave stato di disidratazione. AH’ultima ultramaratona organizzata a Chicago due atleti sono stati ricoverati in grave stato di confusione, con un no­ tevole aumento della temperatura cor­ porea, della frequenza cardiaca e della pressione arteriosa. Essi avevano assun­ to precedentemente notevoli quantità di liquidi ipotonici (privi di sali minerali), che associati all’eccessiva perdita di so­ dio con il sudore, hanno provocato il grave squilibrio idro-salino. Tali eventi, anche se limitati in confron­ to alla numerosità dei partecipanti a queste gare sportive, rappresentano il grande nemico da combattere con un'a­ deguata prevenzione ed informazione. La temperatura corporea all’inizio del­ l’esercizio fisico sale abitualmente sino a 39-41°, per stabilizzarsi successiva­ mente fino al completamento della pro­ va. La dilatazione dei vasi della cute e la sudorazione permettono di smaltire il calore in eccesso, con una perdita in media di 4-5 litri d’acqua. Questo è quello che avviene se le con­ dizioni di temperatura e di umidità ambietale sono ottimali, se invece le con­ dizioni climatiche sono sfavorevoli con temperatura superiore ai 25°C in assen­ za di vento, o umidità superiore al 60% si può rischiare il colpo di calore. Tutti gli incidenti mortali sopravvenu­ ti in giocatori di Football ed in reclute della Marina americana impegnali in un’intensa attività fisica, si sono verifi­ cati o in una condizione di elevata umi­ dità relativa (100%) anche con tempera­ ture non elevate (15°C) o in condizione di umidità relativa bassa (409d) con tem­ peratura alta (3l°C). Ciò significa che entrambi i fattori am­ bientali vanno tenuti simultaneamente in considerazione. Pertanto dato che le gare di fondo sono fra quelle in cui il pericolo di surriscal­ damento è piu grave, sono stale racco­ mandate dall’American College of Sports Medicine le seguenti norme; es­ se riguardano l’organizzazione delle ga­ re, l’educazione sanitaria dei parteci­ panti e la disponibilità di un soccorso medico: o) durante i periodi dell’anno in cui la temperatura dell’aria supera ì 27°C le gare devono essere svolte prima delle ore 9 e dopo le 16; b) le corse di fondo (16 km) non devo­ no venir svolle quando il servizio meteo-

rologico locale comunica una tempera­ tura superiore i 28°C WBGT (indice cal­ colato misurando simultaneamente l’ir­ raggiamento solare, la temperatura del­ l’aria e l’umidità relativa); c) un rifornimento idrico deve essere disponibile ogni 3 km; il liquido non de­ ve contenere che piccole quantità di glu­ cosio e di sali minerali. I partecipanti devono essere esortati ad un frequente rifornimento idrico, almeno 100-200 mi ad ogni rifornimento; d) i giudici di gara devono saper rico­ noscere i segni premonitori del colpo di calore e hanno l’obbligo di fermare il concorrente in difficoltà; e) i partecipanti devono essere istruiti circa il pericolo del colpo di calore ed esortati ad interrompere la gara al ma­ nifestarsi dei primi sintomi. Le perso­ ne con malattie infettive o convalescen­ ti, le donne e le persone anziane, gli obe­ si devono saper di essere più suscetti­ bili al colpo di calore: /) un’adeguata preparazione fisica è im­ portante per prevenire l’ipertermia, ad essa va aggiunta un’acclimatazione al caldo, con un allenamento di almeno 10 giorni prima della gara; g) gli organizzatori devono predispor­ re un servizio di pronto soccorso, dotati­ lo il medico di mezzi idonei, quali ab­ bondanti quantitativi di acqua e ghiac­ cio, ventilatori e soluzioni saline, di glu­ cosio, ecc.; li) in mancanza di un sanitario ogni al­ lenatore deve sapere che: tutti i vestiti devono essere rimossi immediatamen­ te, bisogna raffreddare il corpo con tutti i mezzi disponibili (acqua fredda, doc­ cia fredda) e chiamare immediatamen­ te un veicolo per il trasporto all'ospe­ dale.

Antonio Spatrio

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COSTO

CONTINUIAMO A DARE I NUMERI

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Nelle statistiche economiche inter­ nazionali, accade come alle Olim­ piadi. Ogni volta che si disputano questi «Giuochi» quadriennali, i giornali e gli esperti presentano delle «classifiche» fra le nazioni e stabiliscono, che so, che gli USA so­ no in testa, l’URSS è seconda e l’I­ talia è al nono posto. No, per un al­ tro esperto, l’URSS è prima e l’Ita­ lia è settima... e così via! Tutto di­ pende da come si mettono in ordi­ ne queste classifiche. Ad esempio, se si contano anzitutto le medaglie d’oro e poi in secondo luogo quelle d’argento e di bronzo, si ha una cer­ ta graduatoria nella quale chi ha conquistato una sola medaglia d’o­ ro sta sopra a chi ha conquistato ot­ to medaglie di bronzo. Oppure si at­ tribuiscono punti a ciascun tipo di medaglia, e nasce un’altra gradua­ toria: ma quanti punti vale un oro e quanti un argento? Poiché le clas­ sifiche non sono ufficiali, ciascuna nazione e magari ciascun giornale si fa la sua. L’economia sembrerebbe una scienza esalta, senza interpretazio­ ni fantasiose. Ma la scienza è inca­ pace persino di dirci con esattezza qual è il monte più alto del mondo, giacché pare — da più recenti mi­ surazioni — che il K2 sia superio­ re all’Everest. Perciò anche in eco­ nomia è bene aprire gli occhi. Diamo un'occhiata alle classifiche. L’Istat, rifatti i calcoli con nuovi si­ stemi, ha stabilito che nel 1982 il prodotto interno lordo non è stato di 470.484 miliardi di lire ma di 542.990; la differenza è di ben il 15,4 per cento in piu. E questo il da­ to che ci ha fatto balzare, come ab­ biamo detto, al quinto posto fra le nazioni industrializzate, sorpassan­ do la Gran Bretagna. Ma un’altra classifica, quella del ritmo di svi­ luppo nell’ultimo anno, ci vede al quarto posto, quindi la nostra eco­ nomia cresce piti velocemente. Ora è venuto fuori, da un'elabora­ zione del quotidiano economico // Sole-24 ore, che se calcoliamo il li­ vello di benessere economico (cioè non quanto si guadagna ma quanti beni e servizi si possono acquista­ re nei vari paesi con il denaro gua­ dagnato), allora saremmo addirit­ tura al terzo posto. Fra poco scopri­ remo di essere in testa! Sono classifiche che sono, allo stes­ so tempo, incoraggianti, illusorie e persino pericolose. Non dico che non andrebbero latte, affermo che vanno usate con prudenza.

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È incoraggiante sapere che, nono­ stante le difficoltà e i freni, il Pae­ se e in crescita. Quando l’economia vive in un clima di fiducia, c'è slan­ cio per nuove iniziative. Ma non bi­ sogna dimenticare che corriamo ad handicap, perché ci portiamo die­ tro pesi come mafia, corruzione, inefficienza burocratica. Siamo co­ me una squadra che ha scoperto al­ cune sue nuove possibilità e ha avu­ to una serie di buoni risultati: ma se crede per questo di poter punta­ re allo scudetto e non ha l’umiltà di considerare la sua vera posizione... rischia di trovarsi a lottare per la retrocessione. È illusoria, la classifica, per vari motivi che possiamo esemplificare. Ad esempio, affermare trionfal­ mente che, se calcoliamo la ricchez­ za prodotta dal «lavoro sommer­ so», abbiamo superato la Gran Bre­ tagna può non essere esatto: biso­ gnerebbe vedere se anche là esiste il lavoro sommerso e se è stato cal­ colato. E poi, quale ricchezza? Gli italiani investono i loro soldi nei prestiti dello Stato (BOT, CCT ecc.) e nell’acquisto, in borsa, di azioni di società finanziarie (che manovra­ no capitali ma non producono be­ ni) piuttosto che di società indu­ striali. Una euforia finanziaria fon­ data sul fatto che lo Stato (cioè noi tutti) fa debiti può durare alla lunga? Nel considerare il reddito, in Italia si contano anche gli stipendi della Pubblica Amministrazione, mentre

in altri Paesi non vengono contabi­ lizzati. Così che se, per ipotesi, lo Stato, le Regioni e i Comuni rad­ doppiassero di colpo gli stipendi ai loro dipendenti, sprofondando in un oceano di debiti,... la ricchezza nazionale verrebbe aumentata! Le statistiche possono dunque es­ sere esatte ed assurde nello stesso tempo. Così, l’inflazione risulta «frenata» a poco più del 4 per cen­ to, ma chi va a comperare il pro­ sciutto, il parmigiano e cento altri prodotti non è dello stesso parere. E le statistiche possono anche es­ sere pericolose, perciò i governan­ ti non dovrebbero sbandierarle e i cittadini dovrebbero considerarle solo come indicazioni relative. Per esempio, in rapporto al PIL (prodotto interno lordo), cioè alla ricchezza prodotta in un Paese, si calcolano la equità della pressione fiscale, le possibilità di rimborsa­ re i debiti eccetera. Non vorremmo che la scoperta di essere più ricchi invitasse a un aumento generale delle tasse o a una gitisi il Razione dello Stalo per allargare le maglie del bilancio e per indebitarsi di più (come se il presidente dell’Ascoli, per un’illusione di bilancio, com­ prasse Maradona). Con le statisti­ che non si sa mai, e comunque non vorremmo essere i primi nella clas­ sifica dei Paesi che si lamio il­ lusioni.

Domenico Volpi


L'OPINIONE DI...

FIORINO

TAGLIAFERRI • La condizione giovanile tra disper­ sione consumistica e ricerca di iden­ tità «Il mondo dei giovani è oggi molto va­ rio anche al proprio interno, con le diversificazioni che lo caratterizzano. Ed è, probabilmente, più sfumato che in altri tempi il limite di demarcazio­ ne tra giovani e adulti. Credo, perciò, che "condizione giova­ nile”, più che un arco di età o un at­ teggiamento culturale di categoria, indichi la situazione esistenziale di chi sta maturando quelle scelte attra­ verso le quali ciascuno assume, in modo concreto, la responsabilità del­ la propria realizzazione umana. Sono d’accordo che la ricerca di iden­ tità è il dato più rilevante. Ma credo vada collegata alla ricerca di rapporti veramente umani con gli aln i. E que­ sto non è un problema solo giovani­ le. È l’urgenza di una migliore quali­ tà di vita, nella quale la ricerca di ciò che vale è inseparabile dalla capaci­ tà e possibilità di condivisione: il si­ gnificato della vita e la possibilità di vivere insieme. I giovani lo avvertono in maniera for­ te. Non vogliono essere né da soli, né contro. Si rendono conto che ciò che non si riesce a condividere non è suf­ ficiente a farci vivere. Ma, al tempo stesso, non serve condividere ciò che non vale. E allora ci si chiede: cos’è che vale nella vita? II Papa ha colto con immediatezza questa rilevanza con la Sua proposta ai giovani di tutto il mondo: la vita va­ le, perché ciascuno è chiamato per nome, voluto, amato, cercato da Dio. Vivere è rispondere. È cosi che si esce dall’insignificanza e dalla solitudine. Mentre l’assolutizzazione dei desideri privati, degli in­ dividualismi crea divisioni, lungo la strada di chi sceglie la vita si scopre la vicinanza e la fraternità».

• Significato c ruolo dello sport nel­ la formazione di una nuova coscien­ za civile e comunitaria «Credo che lo sport sia una compo­ nente strutturale dell’attività umana; ad una condizione preliminare: che lo sport sia per l'uomo e non viceversa.

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i Con un'ulteriore specificazione che può anche sembrare impopolare, il fi­ ne dello sport non è quello di produr­ re dei campioni, dei divi, delle cele­ brità, ma di promuovere una qualità più umana. E per realizzare questo obiettivo lo sport dispone di grandi risorse che occorre difendere attivamente dai va­ ri monopoli che lo strumentalizzano per altri fini. Esercita le energie fisiche e l’intelli­ genza. Insegna la disciplina, la rinun­ zia, la fatica, ma, al tempo stesso, educa al gusto della bellezza, alla gioia, al senso della festa. E — cosa originale — valorizza l’agonismo co­ me coefficiente di amicizia e di fra­ ternità. Perché, nello sport, soprattut­ to nell’esercizio gratuito dello sport, la competizione non è rivalità di per­ sone che si odiano, ma stimolazione reciproca ad esprimere il meglio di se stessi. Può anche sembrare utopia, però il vero sport non consiste nel vincere sull’altro, ma nella vicendevole pro­ vocazione a superare se stessi, prima, durante e dopo la gara. Questo, tuttavia, lo sport non lo pro­ duce da sé. Non è una specie di mac­ china miracolosa o un super valore autonomo. Bisogna gestirlo secondo criteri di civiltà e di 1 raternità se vo­ gliamo che contribuisca alla forma­ zione di una nuova coscienza civile e comunitaria. E per l’uomo. Ed è dell’uomo: conse­ gnato. cioè, alla responsabilità di quanti vi si dedicano con la volontà di crescere insieme in umanità».

• Il ruolo dei laici, soprattutto giova­ ni, nello sviluppo della Chiesa italiana «La Chiesa che è in Italia sta vivendo una stagione di intensa vitalità. È in cammino. Certo, deve sviluppare di più la comunione e qualificarsi sem­ pre di più nella missione, anche gra­ zie alla maturità dimostrata dal lai­ cato. Sul compito dei laici è illuminante quanto il Papa disse in occasione del Convegno ecclesiale di Loreto, iden­ tificandolo come “un modo specifico di vivere la comune appartenenza e missione cristiana ed ecclesiale”. Ed aggiunse che è “caratterizzato dall'inserimcnto nelle realtà terrene”. L’attuazione effettiva di questo ruo­ lo mi pare dipenda da due componen­ ti, le quali hanno particolare riscon­ tro nella sensibilità giovanile: il coin­ volgimento e l’autenticità. Laici, cioè, che si sentono partecipi e responsabili, nella vita e nella missio­ ne della Chiesa. Che, quando dicono "la Chiesa” non pensano ad una real­ tà estranea a loro, ma ne vivono l’ap­ partenenza, con convinzione e com­ promissione, secondo le loro specifi­ che vocazioni. 1 laici, nella Chiesa, non sono l'ano­ nimato. Sono uomini e donne vivi, i quali, volendo seguire Cristo che li chiama alla Sua sequela ed intenden­ do condividere in pieno la missione della Chiesa, in luce di fede decido­ no di attuare la loro consacrazione battesimale attraverso un’esistenza direttamente compromessa con le condizioni, gli impegni, le situazioni comuni agli uomini e donne in quan­ to tali, credenti o non credenti, nella famiglia, nella professione, nella vi­ ta sociale. Con la loro esistenza inserita dentro il tessuto quotidiano delle realtà ter­ rene, contribuiscono a far sì che la co­ munità ecclesiale sia sempre piu “esperta in umanità”. E dalla vita del­ la comunità ecclesiale ricevono l'aiu­ to per la tede c la santità, insieme al mandato apostolico di essere annunziatori e testimoni del Vangelo e pro­ motori di umanesimo cristiano den­ tro la comunità degli uomini. Laici nella Chiesa, cristiani nel mondo».

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CENTRO SPORTIVO ITALIANO

©QWEIBll per stare bene e superare se stessi Correre è il modo più semplice e salutare di fare sport. E anche una forma di competizione che non si presta a esasperazioni. Chi corre, in fondo compete sempre se stesso e la corsa, infatti, lè avvincente anche quando si corre da soli,

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nell’ambiente e nella natura Fra le discipline sportive, la corsa favorisce maggiormente il contatto con la natura. Correndo all'aria aperta, nei campi, nei boschi, in montagna o sulle piste e nelle strade, ci si sente tutt'uno con l'ambiente, si riscopre il piacere dimenticato di modi di vita semplici ed essenziali.

con gli altri incontro al mondo In tanti o in pochi, correre con gli altri è sempre una festa. Questa disciplina sportiva ha il magico potere di favorire rincontro, il rapporto umano spontaneo e disinteressato, da cui possono nascere solidarietà e amicizie profonde.

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MENSILE DEL CENTRO SPORTIVO ITALIANO ANNO LXXXII / N. 5 / MAGGIO 1987

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