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Stadium n. 5/1974

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Direttore responsabile: Aldo Notorio Redattore capo: Duilio dimetti Comitato di redazione: Zina Giuri Amili Paolo Andreoli Enzo Balboni Claudio Bucciarelli Giulio Martinucci

Grafica: Alberto Greganti

STADI U M si propone lo scambio delle idee e la ricerca comune dell'associazione. I singoli interventi vogliono portare soltanto una voce, offrire un contributo allo sviluppo comunitario. STADIUM è una tribuna aperta. Tutti sono invitati a esprimere la propria opinione e tutte le opinioni sono gradite. STADIUM chiede a tutti i soci un'attenzione costantemente critica e una collaborazione generosa.

(copertina di Alberto Catalani)

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Anch'io come l'amico di . Messina ho ricevuto un pu­ gno in un occhio. Anch’io so­ no stato « schifato », come quello di Brescia, per l’invito fattomi a voler diventare... milionario! vergognandomi, Confesso, che è stato un malessere pas­ seggero. Sia perché ormai so­ no avvezzo a simili violenze; sia perché ero convinto che Balboni un giorno o l'altro avrebbe messo il BLABLABLA sulla piaga. Ma la logica serrata di Mar­ tinucci, facendomi scoprire improvvisamente fariseo, ma­ lato di infantilismo, cornuto incosciente e giocondo, mi ha stimolato alla ricerca degli elementi vitali, che non fos­ sero semplice aria, di cui la mia circoscrizione si nutre. Ne sono uscito fuori carne­ valescamente addobbato di materiale sportivo per 215.000 lire. Ben poco a me pare per stimatizzare che se viviamo, viviamo perché questo ci è concesso dal Grande Padre Bianco. Comunque tale scoperta di asservimento con relativa mo­ tivazione mi ha fatto male! Rimpiango la beata ignoran­ za sulle realtà che contano. Persa però la puerile inge­ nuità, convinto che il com­ promesso è necessario, co­ mincio ad agitarmi per sape­ re il come e il perché. Come e perché, Te lo confido schiet­ tamente, a livello di base non lo sa con chiarezza nessuno. Questo catechizzarmi sul modo di vivere e saper vive­ re, per me sembra auspica­ bile avvenga corroborato, spe­ cie oggi alla vigilia del Con­ gresso di verifica, da una dettagliata informazione di quanto come associazione in­ cameriamo (polemiche pas­ sate a parte), e, più dettaglia­ tamente ancora, di quanto come associazione spendia­ mo. Informazione, sia chiaro, che vada oltre lo schemati­ smo di un bilancio arido, per molti versi indecifrabile, sem­ pre riservato ad una elite di super-responsabili. Mi suggerisce questa astru­ sità la lettura della Tesi n. 7 presentata all'ultimo Con-

gresso Nazionale, là dove si parla della corresponsabilità finanziaria. Presa visione di queste real­ tà che ci condizionano po­ tremmo forse, anche se a ma­ lincuore, abdicare alla nostra innocente coerenza, non far caso all’occhio nero e al vol­ tastomaco. Ma se questo non avviene, i consiglieri, i diri­ genti della mia Circoscrizio­ ne e di chissà quante altre, che con spirito francescano si sobbarcano settimanalmen­ te centinaia di Km., con mez­ zi e denari propri, per riu­ nioni di consiglio, visite alle Società; dirigenti che si ren­ dono disponibili 5-6 ore al giorno sacrificando affetti e interessi, stimolati anche dal­ l'esempio di atleti che rinun­ ciano al panino per la ricreazione per pagarsi la quota so­ ciale con la donchisciottesca convinzione di compiere una missione; se questo non av­ viene, ripeto, dovrebbero gri­ dare con il Martinucci del « Mondo grande e piccolo »: siamo scemi, scemi, tre volte scemi. Antonio Pittau S. Gavino Monreale

Ancora sulla pubblicità, ma soprattutto sui finanziamenti dell'Associazione, un proble­ ma che nella risposta agli amici di Messina e di Brescia nel n. 2 di Stadium avevo tentato di chiarire descriven­ do la situazione di fatto og­ gi esistente in Italia, dell'uni­ ca principale fonte disponibi­ le per gli enti di promozione sportiva rappresentata da una (minima) parte degli in­ troiti del Totocalcio. Come vive tutto il CSI in tutte le sue componenti è un dato ben più complesso: l’a­ spetto predominante è l'au­ tofinanziamento, giustamente ricordato dall'amico Pittau. Un'associazione, infatti, basa­ ta sul volontarismo dei suoi soci attinge alla « disponibili­ tà » d'animo e di borsa dei suoi soci: se si dovesse cal­ colare tutto dovremmo met­ tere in conto — come mini­ mo e sistematicamente — a

tutti i livelli associativi l’uso (e l’usura) delle macchine di proprietà personale, i consu­ mi relativi, i pasti, i viaggi che nessuno rimborsa, le te­ lefonate, le magliette, le cop­ pe, le medagliette comprate all'ultimo momento, la can­ celleria... Anche le attrezzatu­ re, ’ aggiungerei: esistono de­ cine di palestre e di impianti altrui che i responsabili lo­ cali del CSI hanno migliorato nelle attrezzature, autotassandosi per farlo, ed ora — come si suol dire — tutto quel ben di Dio « è passato in cavalleria ». Tutto ciò per constatare, insieme a Pittau, che il vo­ lontarismo ha nel CSI una fortissima carica « missiona­ ria »; dal ragazzino che entra per la prima volta in una no­ stra società, ai responsabili che hanno ormai un rilevan­ te fardello di anni costellati di ostacoli e delusioni, di tempo e di denaro salassato alla propria famiglia, ma an­ che di un inguaribile ottimi­ smo di fondo: il tutto comu­ nemente ed argutamente de­ finito: « ricca esperienza ». Al di là del volontarismo è abbastanza ovvio capire che ogni società e ogni Con­ siglio provinciale cercano fi­ nanziamenti ulteriori in con­ tributi di Enti e di persone al di fuori dell’Associazione. Per cui si ha di fatto un bi­ lanciò nazionale che corri­ sponde soltanto alle entrate reperite dal Consiglio nazio­ nale e, per esso, dalla Presi­ denza nazionale; ed una pol­ verizzazione, giusta, di bilan­ ci locali che, messi insieme, darebbero la cifra sostanzial­ mente vera del costo di ge­ stione di una « impresa » as­ sociativa come il CSI. Il bi­ lancio nazionale ufficiale è, dunque, una parte che dice quanto incameriamo e quan­ to spendiamo soltanto per quella parte. Sull’esatta co­ noscenza del bilancio ufficia­ le ogni socio del CSI eserci­ ta il proprio diritto, attraver­ so gli strumenti istituzionali che si è dato. Se diciamo di credere alla democrazia la dobbiamo anche esercitare,

(segue a pag. 27)


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CENTRO SPORTIVO ITALIANO CSI-FAHI UNIFICATI

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I Un Congresso di verifica dell'associazione a metà del suo ritmo Quadriennale. Una verifica in chiave nolitica, basata cioè sulla volontà esoticità di agire, dentro e fuori del C.S.L oer realizzare il nostro ometto di un'esoerienza soortiva educativa e liberante oer tutti. 3


■■■■■ ti cura di ANDREA DE PASCALIS

DISCUSSI ALLA FIERA DEL LEVANTE I PROBLEMI E LE PROSPETTIVE DELLO SPORT IN PUGLIA L’Expo Sport Levante, la Fiera internazionale dello Sport Turismo e Tempo libe­ ro organizzata dalla Fiera del Levante di Bari, ha promos­ so un incontro sui problemi dello sport tra i responsabili delle forze sportive e gli ope­ ratori tecnici delle industrie di impianti e attrezzature sportive partecipanti alla ma­ nifestazione. L’incontro si è svolto il 3 marzo, sotto for­ ma di tavola rotonda. I re­ sponsabili dell’Expo Sport hanno affidato al Centro Sportivo Italiano l’imposta­ zione e la conduzione della tavola rotonda. Il tema proposto dal C.S.I. era: « Indirizzi e prospettive per uno sport a servizio di tutti i cittadini »; è stato ar­ ticolato su tre interventi in­ troduttivi: « Perché e come un nuovo modo di concepire lo sport » presentato dal pre­ sidente nazionale Aldo Nota­ rlo, « Da una politica per gli atleti a un servizio sociale per lo sport » presentato dal capo ufficio stampa Duilio Olmetti, « Nuove strutture tecniche a supporto di uno sport sociale » presentato dal presidente regionale CSI del­ la ' Puglia Saverio Gaudio. L’incontro è stato aperto dagli interventi del Vicepresi­ dente dell’Ente Fiera, Comm. Guzzardo e dall’Assessore re-

IL PROSSIMO NUMERO Stadium uscirà nel prossimo numero in edizio­ ne speciale in preparazione al Congresso nazio­ nale. Pubblicheremo la relazione congressuale in mo­ do che tutti siano informati sulla situazione dell'Associazione, della valutazione che ne fa il Consiglio nazionale e così partecipare, seppure per molti indirettamente, al dibattito del Con­ gresso. Questo numero speciale interromperà la norma­ le serie di Stadium e, in particolare, anche il dibattito in corso sul tecnico-educatore. Preghia­ mo i nostri lettori di continuare a dedicare at­ tenzione ai temi che andiamo trattando e di continuare a esprimerci la loro opinione che ospiteremo regolarmente alla ripresa della serie normale.

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gionale per lo sport e il tu­ rismo Avv. Vincenzo Palma. Erano presenti i rappresen­ tanti degli Enti di promo­ zione sportiva, della scuola, del CONI e degli operatori delle industrie di interesse sportivo. I tre interventi dei relato­ ri hanno proposto argomenti di discussione su un nuovo modo di concepire lo sport in senso sociale, su un’ipote­ si di realizzazione di un ser­ vizio sociale per lo sport ade­ guato alle esigenze e alle fi­ nalità appunto dello sport sociale e sulla necessità di studiare nuove soluzioni tec­ niche in fatto di impianti e attrezzature, attraverso un contatto più stretto tra gli operatori industriali e gli en­ ti pubblici e privati che pro­ muovono lo sport di tutti e per tutti. La discussione, sviluppatasi ampiamente su tutti i punti, ha fornito indicazioni inte­ ressanti sia per l'avvio di una politica sportiva a carattere nazionale sia per la soluzione dei problemi particolari di po­ litica sportiva nella provincia di Bari e nella regione Puglia. Anche in tema di impianti e attrezzature, idonei alle esi­ genze (e alle possibilità an­ che... economiche) di uno sport di base a carattere educativo-ricreativo, sono emet­

se indicazioni concrete ed utili per l’azione in tal senso che i responsabili sportivi presenti si accingono a com­ piere. Essi, tra l’altro, hanno anche fatto conoscenza con un organismo, « Consulenze Sportive Italia », che svolge proprio questo servizio di consulenza e di assistenza per tutti coloro che si accin­ gono a costruire impianti di ogni tipo. Su questo organi­ smo ritorneremo prossima­ mente, per informare più pre­ cisamente i nostri responsa­ bili. Dall’incontro è emersa una esigenza condivisa da tutti: che il discorso di politica sportiva non può più essere portato avanti dalle sole for­ ze sportive, che rischiano di rimanere isolate e inefficaci. È necessario coinvolgere, con un’azione sistematica e con­ tinua, le forze politiche, sin­ dacali, sociali e culturali. A questo fine i partecipanti al­ l'incontro, con l’appoggio dell’Ente Fiera, si sono propo­ sti di organizzare una Confe­ renza regionale sullo sport (entro l’anno o nei primi me­ si dell’anno prossimo). Tale conferenza sarà preparata da incontri periodici delle forze sportive locali e attra­ verso contatti che si sono impegnati a realizzare con gli esponenti delle altre compo­ nenti della realtà sociale e politica della provincia e del­ la regione. D. 0.

IL TRAVAGLIO DI UNO (E DI TANTI) CATTOLICI QUARANTENNI Genitori, preti, professori, colonnelli, politici, televisivi, quanti insomma « ammini­ strano » autorità e cultura, tornano ancora una volta sot­ to accusa in questo romanzo di Giuseppe Lizza (122 pagg. 1.500 L., Coines Edizioni, Cor­ so V. Emanuele, 337 - Roma). Così dice l’editore: « È la scoperta, esplosiva e timida al tempo stesso, delle ragioni della contestazione, prima os­ servata e poi, a poco a poco, vissuta dal protagonista so­ prattutto nella sua dimensio­ ne ribellistica e antiautorita­ ria. È la storia di un’espe­ rienza contraddittoria e tut-

ta individuale ma profonda­ mente vera: la storia rara­ mente ” simpatica " di molti quarantenni di oggi cresciuti negli oratori e nell’Azione Cat­ tolica dei "baschi verdi”, la storia della loro paura ma anche della loro rivolta, sor­ da, talvolta un po’ meschina, sempre sofferta, contro tut­ te le autorità — i maestri del titolo — che hanno loro av­ velenato gli anni della gio­ ventù ». Il protagonista, un giorna­ lista cattolico di trentatré anni, travolto da amare espe­ rienze, alla fine scende in piazza con gli studenti scon-


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Giuseppe Lizza

Maledetti

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VERTICE SUL VINCOLO NEL CALCIO

gnanti che « ancora, sempre, in eterno, sulla cattedra era­ no gufi e roteavano gli oc­ chi », via via a tutti gli altri, senza timori di irriverenze, compreso « l’ho andato sono mangiato sono cacato ». Anzi, tutto il libro è una grande irriverenza. Un atto di co­ raggio apprezzabilissimo.

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« UNA SCUOLA REGIONALE PER ANIMATORI SOCIALI NELLA REGIONE LOMBARDA

trandosi la polizia. La violenza, che è sempre una reazione immatura, e che an­ che in questo caso rivela i suoi limiti, è il momento cul­ minante di una rabbia a lun­ go trattenuta contro autori­ tarismo, perbenismo, forma­ lismo, insomma tutta la pe­ dagogia borghese che, come dice Gianni Rodari nella pre­ fazione, impera — general­ mente parlando — nelle isti­ tuzioni: « A chi scopre gli amari frutti di quella peda­ gogia non si può chiedere di misurare l’invettiva, di di­ stinguere, di non credere che ci possa essere distruzione se contemporaneamente non c’è costruzione ». « Maledetti Maestri » è un romanzo breve, dal linguag­ gio essenziale, nervoso, a trat­ ti veramente godibile che, ambientato nel 1968, non pro­ pone una visione politicizza­ ta delle cose, non ha la di­ mensione dei grandi avveni­ menti, e denota il limite del protagonista, ma è un qua­ dro fedele di una situazione per la quale tanti sono pas­ sati. Comunque offre spunti sempre attuali per cocenti ri­ flessioni e stimola a fare de­ finitivamente piazza pulita di tutte le mistificazioni e vuo­ te ipocrisie dovunque impe­ ranti. Permeato di carica ag­ gressiva e provocatoria toc­ ca tutto, da quella « maledet­ ta bestia tv tivù tele televi­ sione, piovra tentazione dove ci si mette la voce, il nome, la faccia, sempre in eserci­ zio, il profilo, l’immagine, la dizione, esse dolce, zeta dol­ ce, vocali larghe e strette, a imparare ripetere risentire sul registratore », agli inse-

Qualche tempo fa la Re­ gione Lombardia insediò una commissione tecnico-consul­ tiva interassessoriale per lo studio c la determinazione degli aspetti formativi di una scuola regionale per operato­ ri sociali. Ultimamente tale commissione ha presentato un rapporto sull’argomento, rapporto che è stato oggetto di un convegno svoltosi a Milano per iniziativa dell’as­ sessorato all'istruzione della Regione Lombardia. I servizi sociali — premet­ te il rapporto — devono es­ sere orientati in maniera di­ versa dall’attuale, facendo ri­ ferimento : alla prospettiva territoriale, da intendersi co­ me decentramento a livello locale di una serie di servizi alla cui gestione partecipino direttamente le forze politi­ che, culturali, sindacali; all'orientamento verso servizi destinati alla generalità dei cittadini, come servizi aper­ ti, integrati nella comunità; ad un accostamento globale ai problemi di individui e famiglie, in modo da evitare interventi settoriali e realiz­ zare invece servizi polivalen­ ti; all’opportunità di adotta­ re modalità flessibili d’in­ tervento che si adeguino ai mutamenti dei bisogni e rea­ lizzino con agilità crescente gli indirizzi di politica so­ ciale. Per realizzare tale tipo di servizi è necessario adeguare ad esso la formazione degli operatori. Una scuola regio­ nale per operatori sociali, perciò, secondo l’ipotesi for­ mulata dalla commissione, dovrebbe portare gli opera­ tori stessi da un lato ad as­ sumere gli aspetti più avan­ zati della politica regionale e degli altri enti locali in materia di servizi, dall’altro

a favorire ampie prese di coscienza da parte degli enti non ancora avviati in questa dinamica. In particolare la scuola per operatori sociali dovrebbe essere concepita co­ me centro di formazione permanente( al fine di renderla costantemente aperta alle esi­ genze e alle problematiche nuove), badando altresì ad evitare una preparazione emi­ nentemente teorica (dando la massima importanza all'adde­ stramento pratico) e a rifiu­ tare un’eccessiva specializza­ zione, che produrrebbe tecni­ ci monovalenti, incapaci di dialogare con gli altri tecni­ ci e con l’ambiente. Nell’ambito di un unico ti­ tolo di studio, la scuola do­ vrebbe favorire la formazio­ ne secondo due indirizzi: in­ dirizzo sociale e indirizzo educativo-riabilitativo. Nell’ indi­ rizzo sociale convergerebbero le attività di informazione e consulenza tendenti a facili­ tare l’accesso ai servizi e al­ le risorse sociali. Nell’indiriz­ zo educativo-riabilitativo con­ vergerebbero invece le atti­ vità socio-educative per l’in­ fanzia e la gioventù, le atti­ vità integrative e sostitutive delle cure familiari, le atti­ vità di prevenzione e di in­ tervento rieducativo e riabili­ tativo. Per quanto concerne questo secondo indirizzo, la commissione ha tenuto conto dell’esigenza di far coincide­ re le attività educative e di prevenzione con quelle volte al recupero di bambini con handicap fisici e/o psichici, attraverso un intervento pre­ coce che non si traduca tut­ tavia in un semplice inter­ vento specialistico, di tipo te­ rapeutico e riabilitativo, ma assuma carattere promozio­ nale, preventivo ed educativo insieme. » ♦ »

Al Foro Italico, in Roma, si sono riuniti rappresentan­ ti del CONI, della Federazio­ ne Calcio, dell’Associazione Italiana Calciatori e dell’Associazione Italiana Allenato­ ri; all’ordine del giorno, tra vari argomenti, il problema del vincolo e quello della liquidazione dei calciatori. L’Associazione calciatori a tale proposito ha ribadito co­ me le proprie istanze vadano intese come rivolte ad ottenere più che l’abolizione totale del vincolo (non esclu­ dendo però che tale riven­ dicazione possa essere fatta in futuro), la revisione del­ l’istituto del vincolo, così da « renderlo più aderente alla realtà sociale e sportiva di oggi ». La Federazione Calcio, da parte sua, ha invece definito irrinunciabile il principio del vincolo, dichiarandosi dispo­ nibile soltanto ad esaminare richieste di correttivi. In quanto alla liquidazione, l’Associazione Calciatori ha precisato i modi e i tempi della propria rivendicazione, mentre la FIGC ha ribadito la volontà di riconoscere in futuro un’indennità di fine carriera, da commisurarsi se­ condo modalità da definire nell’ ambito di un accordo economico collettivo. L’Asso­ ciazione Calciatori, preso at­ to della posizione della FIGC, si è impegnata a non riven­ dicare alcuna liquidazione per gli anni passati, consi­ derando le retribuzioni sino­ ra corrisposte ai calciatori come comprensive anche del­ la liquidazione. Qualche giorno più tardi, nel corso dell’Assemblea dei Calciatori tenuta a Coverciano, l’avv. Campana, presiden­ te dell’Associazione, ha riba­ dito che « il problema del vincolo è una questione ideo­ logica che deve essere cor­ retta », precisando che si cer­ cherà di raggiungere un ac­ cordo con la Lega Calcio che renda automatico lo svinco­ lo in caso di « grave mancan­ za della Società ».

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Non sappiamo se Giacomo Ago­ stini vivrà quest’anno una stagio­ ne trionfale o no; comunque si può ben dire che ora egli ha rag­ giunto il massimo del consenso. E non solo degli sportivi. Abbiamo scritto « consenso » c non popolarità. Di popolarità, « Ago » ne aveva già a bizeffe. Il « consenso » è qualcosa di meno clamoroso ma di più sostanziale. È un sentimento più « delicato » ed intimo, nel rapporto fra la folla e il campione: si tratta del­ la partecipazione emotiva degli appassionati non solo alle gesta tecniche del loro idolo ma anche ai suoi drammi sportivi morali. In questi casi avviene la perfetta simbiosi, lo scambio tra il soste­ nitore e l’atleta e il rapporto psi­ cologico fra le due parti è per­ fetto. Gli avvenimenti che restano ben chiari nella « storia » sporti­ va — che è una storia tramanda­ ta a memoria nella sua validità emotiva — sono sempre legati ad uno schema romanzesco elemen­ tare che deve corrispondere a trame favolistiche tanto semplici e spesso ingenue quanto univer­ sali, cioè valide sempre e in ogni tempo e presso qualunque perso­ na, di ogni origine e condizione, sociale o culturale. Prendiamo il caso del primo incontro tra Benvenuti e Griffith. Come l’evento si presentò, si pre­ parò, si svolse e si concluse? Sul. la falsariga di una novella da « Tavola rotonda » o di un we­ stern, cioè con una formula vali­ da sotto tutte le latitudini e at­ traverso i tempi. C’era un « cat­ tivo » (Griffith) che aveva visto morire sotto i suoi colpi un « poveraccio » (Kid Paret). Griffith, piccolotto e forzuto, rappresentava il « dio » dell'averno (i riferi-

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era anche l'inesorabile vincitore che tutti ammiravano con un pizzico di fastidioso stupore per la categoricità dei suoi successi. La parentesi del povero Saarinen che gli dette fastidio fu troppo breve; né l’altro « compianto », il bravissimo Pasolini, aveva un « fisico del ruolo » per scalfire un certo settore di popolarità di « Ago ». Grande popolarità; ma relativo sentimento, poco « consenso ». Meraviglia ma fredda comparte­ cipazione. Quest’anno ci sono tutti gli elementi, invece, per una favola clamorosa. Agostini è il « Coriolano » che torna con l'ar­ ma « nemica » (la moto nipponi­ ca) per vendicarsi dei « nostri » che non l’hanno compreso. E i « nostri », intanto, hanno proprio assunto un « wotan », un nibelungo (che però appartiene ap­ punto, nella fantasia popolare, e qualunque sia il vero, constatato, aspetto di Read, alla serie degli dei piccolotti e diabolicamente menti sono puramente scenici, i forzuti) per castigarlo con le ar­ caratteri veri delle persone non mi nostrane. C’è un pizzico di contano). Benvenuti era l'altro oriente, col giapponese — mec­ « dio », quello ex-machina, venu­ canico — stregone che parla al­ to d’oltre mare per la vendetta. l’orecchio di « Ago » come gli des­ Alto, dall’aspetto — relativamen­ se una formula magica, dall’ago te — di fanciullo. puntura alla ricetta per un verde Ed ecco che, nella lotta, il dio* thè eccitatore. Ecco le compo­ dell’averno colpisce malignamen­ nenti della partecipazione, del te l’« eroe », il « nostro », che cor­ « consenso » al « dramma » Ago­ re il rischio di fare una brutta fi­ stini che quest’anno raggiunge, ne. Ma il « nostro » si risolleva, si al di là del lato tecnico, il punto « ribalta sull’orlo del precipitoso più alto di interesse! canon », mette sotto il dio delOccorre tener presente, a no­ l'averno e... vissero felici e con­ stro avviso, lo studio di queste tenti! componenti: anche divistiche. So. no realtà, al di là di ogni giudi­ zio critico, realtà del mondo, del­ E torniamo ad Agostini. Finora la natura stessa di una delle due era il campione dalla faccia da branche dello sport, quello vis­ fumetto amoroso che tutte le ra­ suto dalle masse « di riflesso ». PAOLO VALENTI gazze — o quasi — sognavano;


IL TECNICO E* UN EI CATORE?

Dicono che lo è, ina I Quale educazione si tratta ? Nel precedente numero di « Stadium » si è aperto un dibattito sul tecnico educatore e sul tipo di edu­ cazione prodotto dai tecnici. Dibattito che s’inserisce direttamente nella verifica che l'Associazione sta con­ ducendo sulla propria vita e sulla propria attività in vista del prossimo Congresso Nazionale. Una ve­ rifica, però, che, essendo permanente, non si esau­ rirà e chiuderà certamente con il Congresso stesso ma che è, per sua natura, destinata a proseguire nel tempo e nello spazio. Il « discorso » si è aperto, come si ricorderà, con una nota di Andreoli, chiamato a fare da coordina­ tore del dibattito stesso e, pertanto, richiesto di vol­ ta in volta di fare alcune osservazioni sugli inter­

ÌWD Già nel titolo c’è qualcosa di falso. Quell'interrogativo posto alla fine della domanda « il tecnico sportivo è un educatore? » fa già capire che siamo abbondante­ mente fuori strada. Sarebbe stato molto più logico un articolo in­ titolato « Perché il tecnico è un educatore »: se così fosse stato tutto avrebbe avuto una ragione. Con quell’interrogativo invece no. Si perde solo del tempo, si creano confusioni, perplessità, soprattutto si macina attorno a delle parole « educazione », « tec­ nico », « sportivo », i cui signifi­ cativi possono subire interpreta­ zioni in altre Associazioni. Nella nostra no. È chiaro che si devono dare per scontati tanti presupposti, a cominciare da quello che si trova nell’articolo 1" del nostro Statuto. Non mi si venga a dire che sono « parole » e che i fatti sono « diversi ». Certamente lo saran­ no. Non lo saranno però come scritto da Andreoli, il quale, da

venti che scaturiranno da parte di tecnici e di non tecnici, essendo tutti indistintamente invitati a pren­ der parte a questa verifica. In questo numero il dibattito vero e proprio si apre con due diversi interventi dovuti ad Aldo Cappellini, Presidente della CTN Atletica Leggera, e ad Angelo Raineri, Presidente della CTN Nuoto. Adesso, dunque, il dibattito è aperto e resta aperto a tutti i contributi da chiunque e da dovunque essi arrivino, fino al momento in cui si dovranno tirare delle somme, certamente non definitive ma provvi­ sorie coinè richiesto da ogni processo educativo che voglia essere veramente tale.

MiBHM H flfc quel grande teorico che è, ha saputo, con il suo articolo, sola­ mente mettere insieme una sfilza di enunciazioni che, confrontate con la realtà, possono solo far sorridere. Fra l’altro, aprire un dibattito su quanto scritto da Andreoli, è come discutere sul sesso degli an­ geli. In un momento, poi, in cui l'Associazione ha dei « veri » te­ mi di fondo da dibattere, in cui è realmente necessaria la parte­ cipazione (attiva) di tutti — atle­ ti, dirigenti, tecnici, stampa ecc. — farlo su dei concetti teoristici, astratti, senza nesso, è molto triste. Personalmente ho avuto una immediata reazione, vedendo con quanta superficialità (e con quanta scarsa conoscenza) sono stati trattati i « tecnici », i loro pro­ blemi ed il loro mondo. Chioso due « perle » di And reoli: « L’educazione che i tecnici so­ no chiamati a realizzare ha come strumento privilegiato la tecnica e tutto ciò che è connesso con la

tecnica: regolamenti, tecniche e tattiche individuali e di squadra, fondamentali delle discipline sportive ecc. ecc. ». Meraviglioso: fortunatamente molti conoscono il vero « lavoro » (ché anche il « lavoro » può esse­ re educazione) che viene svolto dai « tecnici », e quindi prende­ ranno sottogamba l’asserzione che un regolamento ben impara­ to è già un tre quarti di educa­ zione sportiva! (fra l’altro mi vie­ ne un dubbio: Andreoli saprà che con la parola « tecnico » si pos­ sono etichettare anche altri « per­ sonaggi » sportivi, oltre quelli a lui, forse, più noti quali l’Allenatore, il Preparatore, il Profes­ sore di Educazione Fisica?). « I regolamenti e le tecniche, anche se nel tempo si evolvono, costituiscono, in sostanza, una specie di "deposito”, un "fondo" che, per realizzare l’educazione, dev’essere distribuito a chi ne fa richiesta ». Meraviglioso - meraviglioso: qui Andreoli ha superato se stesso. Fra l’altro, una trentina di ri­ ghe prima di quelle riportate, ave­ va anche detto che « nei tecnici finisce per prevalere una educa­ zione di tipo bancario » e, quìn-

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di, ecco la strategia del « deposi­ to », « del fondo ». Manca solo la struttura della partita doppia, o del castelletto, o dei numeri rossi: lo sport è ampiamente ser­ vito. Tutti i tecnici pronti con le loro « chiavi » per aprire i loro « fondi » e « distribuire », « a chi ne fa richiesta », l'educazione, pardon, lo sport! Siamo seri, signori. Non per­ diamo altro tempo. Respingo completamente le teorie di Andreoli. Le respingo perché non hanno basi, perché sono fuori della realtà, addirit­ tura sono fuori dal mondo dello sport. Ribadisco invece l’importanza di aprire un dibattito su « Per­ ché il tecnico è un educatore ». Ed allora tutti potranno portare le loro esperienze vere, vissute in

tante parti d’Italia, accanto agli atleti, seduti dietro ad un tavo­ lo, dibattendo problemi associa­ tivi, discutendo sulle validità di regolamenti, creando del « nuo­ vo » per una Associazione da sempre in primo piano, senza perdere battute. Ed allora coloro che non lo sanno potranno scoprire quello il « tecnico » fa come educatore. E si meraviglieranno di certo nel constatare che un settore molte volte bistrattato o ignorato è in­ vece la « spina dorsale » dell’Associazione, in tutti i ruoli lo si voglia porre, e senza false mo­ destie o partigianerie di gruppo (fra l’altro la definizione di « spi­ na dorsale » non è certo mia: ma del Presidente nazionale). ALDO CAPPELLINI

Risposta a oh teorico torse troppo teorico L’amico Andreoli, con il suo articolo « Il tecnico sportivo è un educatore? », è stato così efficace da riuscire a farmi momentanea­ mente distrarre dai « contenitori vuoti » (come noi riterremmo gli atleti affidatici), per rispondergli. Dunque. Convengo che le sole soluzioni tecniche, se fini a se stesse, alla pari di quelle teori­ che e pesantemente verbose, so­ no incapaci a dare risposte glo­ bali agli interrogativi della vita personale e collettiva. Ma ciò accadrebbe se il tecni­ co, come sembra si voglia perse­ verare a credere, « intendesse realizzare la pratica sportiva co­ me fatto preminentemente ago­ nistico e competitivo e non, piut­ tosto, anche come momento edu­ cativo e di formazione ». Ed avverrebbe, ove il tecnico, prima di divenir tale, salvo le dovute eccezioni, non fosse stato anch’egli uno sportivo pratican. te, vivendone le aspettative, le delusioni, i sacrifici e le gioie. È con queste esperienze, unita­ mente alle nozioni d'ordine teo­ rico successivamente apprese, che il tecnico si accinge ad intra­ prendere la sua missione nel mondo dello sport. Ma non per questo si sente di affermare di sentirsi separato dagli « Altri » « che affrontano in modo diver­ so, più politico, la vita dell’Associazione ». Piuttosto, raddrizzando le va­

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rie ipotesi socio-politiche, che dai vari podi vengono irradiate verso la periferia associativa, ne intercetta con maggiore sensibi­ lità le possibili inapplicabilità pratiche o meglio, cerca di cata­ lizzarle per fornirle « ai clienti » atleti secondo una prassi a loro più congeniale. Premesso quanto sopra, conte­ sto che il tecnico identifichi il fatto educativo con l’acquisizione da parte degli atleti delle sole nozioni tecnico-tatticistiche. Qua­ lora ciò fosse, si realizzerebbe ve­ ramente un tipo « di educazione bancaria » ove da una parte c'è il tecnico con il deposito di no­ zioni di cui detiene le chiavi e, dall’altra, il « cliente atleta » og­ getto passivamente in attesa di concludere « l’affaire ». C'è invece da porre nella giu­ sta evidenza il transfert affetti­ vo che stimola il tecnico a con­ siderare gli atleti non già come discepoli ma come tanti altri suoi figli, sia pure adottivi, cui amo­ revolmente distribuire « il capi­ tale giacente nel suo deposito » senza altro fine se non quello di far ricorso allo sport come mez­ zo idoneo a consentir loro di con­ tinuamente verificarsi, modificar­ si, formarsi uomini nella consa­ pevolezza dei propri limiti e del­ le proprie capacità. Esiste, e non lo nego, il mo­ mento in cui questa « distribu­ zione » può apparire di tipo in-

tegrativo, comunque mai statica, in cui esiste una separazione tra chi sa e chi ancora non sa. Ma esauritasi la fase « distri­ butiva », livellatisi i depositi del­ le rispettive conoscenze, il tecni­ co, che non si sente mai deruba­ to delle proprie « ricchezze no­ zionistiche », continua ad adope­ rarsi affinché questi capitali sia­ no saggiamente impiegati. Certamente anche nel senso squisitamente sportivo, con pre­ stazioni individuali o collettive verso limiti agonisticamente ap­ prezzabili, ma non senza mai di­ menticare che quei ragazzi, ch’e­ gli vede a sua immagine, debbo­ no considerare lo sport, così co­ me la scuola o il lavoro, una del­ le componenti la cui conoscenza è necessaria all'uomo per meglio superare gli esami della vita. I regolamenti, le tecniche, le tattiche, quindi, non già per crea­ re dei piccoli mostri agonistici, ma in funzione di una loro più completa formazione educativa, condizionante l'innata propensio­ ne a ritenere non sempre ben ac­ cette le norme del viver civile. E non credo che questo possa esser definito — semplicistica­ mente — una mentalità che crea conflitti con le altre entità asso­ ciative né, tanto meno, che pos. sa tendere ad una educazione con­ cepita in modo da dare risultati anche opposti tra loro. Semmai una mentalità che cer. ca di ovviare alle lacune connes­ se alle chimere ideologistiche « degli altri ». ANGELO RAINERI


Mi» ara rtfen *■ bé Direi che i primi due contribu­ ti che aprono il dibattito costi­ tuiscono due test importanti per capire meglio la mentalità e la cultura dei tecnici. E questo ri­ sulta meglio proprio perché i due interventi sono fatti « a cal­ do » e mostrano così un classico tipo di reazione che consiste so­ stanzialmente nel rifiuto di un discorso diverso da quello utiliz­ zato usualmente dai tecnici. C'è anzitutto il rifiuto alla teo­ rizzazione dei problemi. E si ri­ tiene che il mio primo intervento sia di tipo teorico. Da qui il ri­

fiuto. Il discorso è vecchio. Tra l'al­ tro, sarebbe interessante conside­ rare come ogni tipo di discorso, tecnico e no, si fonda sempre su delle teorie. Ma i due interventi che qui so­ no riprodotti, in questo senso, prendono una cantonata. In real­ tà, nella mia nota precedente non produco nessuna teoria. Fac­ cio semplicemente delle costata­ zioni che mi sono venute osser­ vando ìiel tempo — e precisamente dagli anni Cinquanta ad oggi — ciò che si « produce » std piano educativo nell’Associazione e cercando di razionalizzare, at­ traverso la riflessione sull'espe­ rienza che ho condotto e condu­ co prima in una delle tante parrocchiette italiane, poi a livello

di Comitato provinciale e, oggi, sul piano nazionale. Le mie osservazioni iniziali, dunque, non sono semplicemen­ te il frutto di un’intuizione o di una fantasia, ma il frutto di una esperienza. Di più, non parlo di educazione in astratto, ma di un preciso tipo di educazione che intendo come prassi permanente di liberazione dell'uomo. E ho fatto e faccio questa affermazio­ ne non in astratto, in teoria, ma, bensì, calandola in quella realtà concreta che è la vita dell'Asso­ ciazione. E l'educazione concepi­ ta come prassi di liberazione non è certo un'idea mia, bensì è una tendenza della pedagogia contem­ poranea sorta per trovare nuove risposte ai nuovi problemi che la vita pone oggi e che sono mol­ to diversi da quelli di ieri o di ieri l’altro. Una pedagogia che ha fra i suoi capiscuola quel Pau­ lo Freire che l'ha sperimentata a lungo e con risultati certamen­ te importanti, se sono stati presi in seria considerazione daH’UNESCO e dal Consiglio Ecumenico delle Chiese. È di Paulo Freire, tra l'altro, l'espressione « conce­ zione bancaria dell’educazione ». Quella concezione che mi è par­ so ravvisare presente nell'azione educativa realizzata dai tecnici. E mi è parso giusto fare riferi­ mento a questa prassi educativa della liberazione dell’uomo poi­ ché TAssociazione è ormai avvia­ ta da tempo nel senso di conce­ pire la propria azione in questa linea, com’è dimostrato dalla « Di­ chiarazione del Consiglio Nazio­ nale sulla situazione dello sport italiano » apparsa ultimamente su « Stadium ». Di fronte a questa scelta, che non è la mia ma dell’Associazio­ ne, si pone, dunque, il problema di un’educazione corrispondente e che può essere solo di tipo libe­ rante e non di tipo « bancario ». Ecco allora perché ritengo, al contrario di Aldo Cappellini, che una riflessione std tipo di educa­ zione realizzato dai tecnici sia tutt'altro che tempo perso, ma serva, invece, a realizzare quella continua verifica che conduce le persone dalla pratica alla rifles­ sione per poi tornare alla pratica per cambiarla in litica con le esi­ genze riscontrate e con le scelte fondamentali fatte. Ora, considerare la componen­ te riflessione come superflua si­ gnifica — in concreto — credere solo nella pratica e considerarla come unico e valido strumento per la realizzazione di un còmpito nell’àmbito di un progetto

educativo. Ma questo è proprio uno degli atteggiamenti che testi­ moniano — al di là delle inten­ zioni — una radicata « concezio­ ne bancaria dell’educazione ». . Credere, cioè, che ciò che si sa e si fa sia l’unica possibile stra­ da da percorrere, l'unica verità di cui si è « depositari ». E ciò come se gli altri che non sono in questa prospettiva non fossero in grado di offrire un proprio contributo originale e come se non vi fosse nulla da cambiare in ciò che si sa, si fa e si utilizza per fare. La presenza di questa mentali­ tà e di questa concezione del­ l'educazione nella prassi educa­ tiva adottata dai tecnici è anche testimoniata dall'intervento di Angelo Raineri, quando egli af­ ferma che esiste una « fase di­ stributiva » che egli considera co­ me la parte iniziale nel processo educativo. Ma che, però, non mi sembra si esaurisca nella fase dell’« iniziazione » poiché prose­ gue (anche se in modo diverso) quando si tratta di « amministra­ re » saggiamente i « capitali » ac­ quisiti nella prima fase. E chia­ ro, dunque, che anche successi­ vamente, la « saggezza » sta pra­ ticamente, in concreto, da una parte e che, pertanto, l’altro è destinato ad assimilarla. Ma anche se la presenza di una concezione « bancaria » fosse pre­ sente solo nella fase iniziale, il problema resta tutto intero. E’ possibile pensare a un processo pedagogico che non sia coerente in se stesso dall’inizio alla fine, dall'apprendimento in poi? E que­ sto processo pedagogico, proprio per la sua incoerenza, può risul­ tare totalmente valido? Come vedete non intendo chiu­ dere qui il « discorso » su questo problema. Anzi, desidero rilan­ ciarlo e svilupparlo con la col­ laborazione dei lettori. Pregherei solo negli interventi di stare con­ cretamente alla « cose », ossia al­ l’oggetto del dibattito. Fare po­ lemiche personali, come cerca di fare Cappellini, serve a niente perché non offre contributi effi­ caci. Qui si è aperto un dibatti­ to, non una polemica personale e come tale intendo, per quello che posso, portarlo avanti con tutta la serenità possibile. Le po­ lemiche personali, e la valutazio­ ne del mio grado di intelligenza (ammesso che esso esista) posso­ no trovare altre sedi, ammesso che serva a qualcosa. PAOLO ANDREOLI

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Un amico, in una sua lettera personale non destinata alla pubblicazione, ci fa questa osservazione: « A proposito di CONI e di Enti di propaganda sportiva, mi sembra dì avvertire un contrasto perfino nella terminologia. Mentre il CSI e gli altri Enti di propaganda sportiva usano normalmente l'espressione ” sport sociale”, il CONI ha lanciato la campagna dello "sport per tutti Non è che voglio dare troppa importanza ai termini, ma mi è sembrato di cogliere in alcuni testi del CONI una certa intenzione polemica nei confronti dell’espressione che noi preferiamo usare. Mi sbaglio? Se è come penso, quali sono i punti di divergenza? E solo una questione di nomi o c’è sotto dell'altro? Sarebbe importante, penso parlare di queste cose anche sul giornale, non tanto per il gusto della polemica, quanto piuttosto per un chiarimento di idee fra gli Enti, ma soprattutto fra i soci del CSI. Perché mi accorgo che i temini nuovi — e il CSI ne ha lanciati tanti in questi ultimi anni — vengono di solito accolti facilmente e usati largamente, ma non so fino a che punto sono realmente compresi. In tal caso l’effetto sarebbe — e forse è — quello della confusione. Non cambia niente e in più noti ci si intende nemmeno sui termini ».

L’amico ha ragione. Gli Enti di propaganda spor­ tiva e il CONI usano una terminologia diversa. È vero che l’espressione « sport per tutti » il CONI l'ha tratta di peso dalla campagna lanciata dal Con­ siglio d’Europa, ma è anche vero che il CONI ha detto di rifiutare esplicitamente l’espressione « sport sociale » o « servizio sociale per lo sport » in quanto sarebbero espressioni fumose, senza significato con­ creto e incomprensibili. Quindi, l’intenzione pole­ mica c’è, e non soltanto sui nomi. Proprio ora ci càpita sottocchio l’ultimo numero di « Basket » (gen­ naio 1974), il periodico della Federazione italiana pallacanestro. Nell’articolo di fondo leggiamo: « Dal­ la legittima aspirazione maturata in coloro che ri­ pensano il fenomeno sportivo come diritto inaliena­ bile di tutti i cittadini di una nazione a praticare 10 sport preferito, siamo rapidamente passati con 11 detto slogan ("sport per tutti"), addirittura, nep­ pure " sport sociale "1 n.d.r.) al tentativo di inven­ tare una nuova forma di sport, da imporre a tutti coloro che non praticano abitualmente alcuna disci­ plina. Per fortuna tale tentativo ha finora fruttato solo tavole rotonde e dibattiti, dai quali questa nuo­ va formula non ha partorito altro se non ostilità incomprensibile verso coloro che dello sport effet­ tivo si sono sempre occupati. Tanto che hanno tro­ vato entusiasmo e credito solo multiformi sagre paesane, dotate dell'unico pregio di una sana disor­ ganizzazione curata da forze nuove ed estranee al nostro mondo. Non possiamo, infatti comprendere come si possa accreditare, come sport validamente concepito, una ventiquattrore di basket — diverti­ mento estivo, forse valido per i partecipanti e cu­ rioso per gli spettatori — ed invece irridere lo sport e i sacrifici di coloro che organizzano un'attività con­ tinuativa di pallacanestro. Lo spazio in cui si vuole ricomprendere questo " servizio sociale " è nettamen­ te distinto, anzi contrapposto, all’organizzazione del­ le società ed associazioni sportive e prescinde com­ pletamente dai milioni di atleti di tutte le discipline,

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che da sempre invece attendono qualche provvedimento, dello Stato o dell'organizzazione sportiva ufficiale, che faciliti l’esplicazione della loro vocazione ». Sorvoliamo sul fatto che questo intervento di « Basket » ci sembra polemico verso lo stesso CONI, oltre che verso gli Enti di propaganda sportiva. Il problema resta immutato. Noi vogliamo dire che « sport sociale » non è sol­ tanto sport per tutti, cioè quello che ora esiste este­ so a tutti, ma uno sport di segno nuovo anche nella qualità, nel modo di pensarlo (finalità e concezio­ ne), di gestirlo (organizzazione di un servizio sociale per lo sport), e di praticarlo (formule, tecniche, re­ golamenti e metodi, compreso il modo di ammini­ strare la giustizia sportiva). È chiaro dunque che, anche per parte nostra, non è solo una divergenza sui termini, ma sulla sostan­ za. E a questa sostanza di una concezione e di una pratica sportiva diverse ci teniamo molto perché ne abbiamo fatto l’oggetto del nostro impegno associa­ tivo e politico nel momento attuale. Su queste basi abbiamo elaborato il nostro nuovo statuto, su questo tema di fondo abbiamo svolto il Congresso nazionale del 1972 e abbiamo poi lavorato in questi due anni e sempre su questo tema di fondo ci verificheremo tutti insième nel prossimo Congresso nazionale del 23-26 maggio 1974. Che cos’è allora questo sport sociale e in che cosa si differenzia dallo « sport per tutti »? L’espressione « sport sociale » comprende quella di « sport per tutti », ma la supera sul piano di un nuovo modo di intendere Io sport. Per « sport per tutti » si intende semplicemente aumentare la quan­ tità dell'attuale pratica sportiva, ritenendola senza pecche ed immutabile. Notiamo subito, intanto, che in ciò si tradisce in gran parte lo stesso slogan for­ giato dal Consiglio d'Europa e ancora di più il senso del « manifesto sullo sport » deH'Unesco da cui il Consiglio d'Europa ha preso le mosse. Questi due


organismi, infatti, ipotizzano chiaramente alla base di tutto una diversa concezione dello sport. Noi non crediamo che l’attuale concezione dello sport sia la migliore possibile. Per noi, essendo fon­ data sulla ricerca prioritaria del risultato, e quindi sul tecnicismo esasperato, sull’agonismo spinto e sulla indispensabile selezione, intanto non è e non può essere uno « sport per tutti » ma « per pochi », e poi è uno sport che non educa l’uomo alla libertà, alla giustizia, alla collaborazione, ma lo aliena da se stesso e dagli altri, gli procura uno stress psico­ fisico dannoso, Io avvia a una concezione della vita fondata sulla concorrenza. Noi non crediamo nemmeno che l’attuale conce­ zione di sport sia immutabile, sacra e come tale da affidare soltanto alle mani di alcuni pochi che si sono autodesignati « sacerdoti » dello sport. (Tra parentesi vi facciamo notare alcune espressioni si­ gnificative del brano ripreso da « Basket »: « coloro che dello sport effettivo si sono sempre occupati »; « forze nuove ed estranee al nostro inondo »). Noi pensiamo che tutti abbiano il diritto e la ca­ pacità di interessarsi di sport, sia che questo sport piaccia o non piaccia ai « sacerdoti ufficiali ». Il pun­ to è proprio qui: noi non vogliamo « imporre » (co­ me diceva ancora Basket) una determinata forma di sport, ma al contrario vogliamo rompere gli attuali meccanismi dello sport tradizionale in quanto pro­ prio essi sono per l’appunto « impositivi » dal mo­ mento che pretendono di interpretare la « vocazio­ ne » di tutti i giovani e i cittadini. Ed eccoci ad un altro punto di fondo, « Sport sociale » comprende sì lo « sport per tutti », ma anche nel senso che uno sport, affinché possa essere veramente « per tutti », deve essere alla misura delle capacità psicofisiche, delle esigenze e dei bisogni per­ sonali e sociali di tutti. E chi dice che tutti i ragazzi e i cittadini italiani vogliano vincere un campionato o divenire dei campioni o campioncini? Mio figlio no. Tant’è vero che lui e dieci altri della sua classe hanno

rifiutato di iscriversi all'unica società sportiva esi­ stente nella zona perché li costringeva a partecipare a un campionato. Eppure questi ragazzi vogliono fare sport, con impegno ma anche con divertimento, con continuità ma anche in libertà. Ma andiamo avanti: « Sport sociale » per noi non è soltanto « sport per tutti ». Ed è qui l’altro grosso argomento di scontro. Noi vogliamo che l’attività sportiva se la gestiscano i protagonisti, giovani e cit­ tadini, a modo loro, in libertà. Allo Stato, alle Re­ gioni, agli Enti locali, alle organizzazioni sportive più o meno ufficiali chiediamo soltanto l’organizza­ zione e l’offerta di servizi: impianti, animatori, tec­ nici ed infrastrutture. Ma se si parla di « servizi » bisogna essere coerenti: i servizi, per loro stessa na­ tura, sono a disposizione di chi li usa, non viceversa. E per chi li usa noi intendiamo i ragazzi, i giovani, i cittadini, nemmeno i responsabili delle società. Non credo proprio che siamo d’accordo su questo punto e forse non lo saremo mai. Perché noi non ci preoccupiamo soltanto dei « milioni » (ma dove so­ no?) di atleti che hanno la « vocazione » di diven­ tare campioncini (la vocazione e la stoffa, signori, perché il ragazzo graciluccio e che vuol più diver­ tirsi che « sgobbare », voi non lo accettate e lo emar­ ginate!): noi ci preoccupiamo soprattutto dei « mi­ lioni » (questi sì ci sono, a decine!) di ragazzi e gio­ vani che non fanno sport, che non hanno la vocazione né la stoffa per diventare campioni, ma che hanno il diritto e la voglia di fare un’attività motoria e sportiva libera, sana, utile e divertente e, certamen­ te, anche continuativa. E vero che oggi non siamo andati molto al di là delle « marcelonghe » o delle « ventiquattrore » di basket, e siamo d'accordo che non sta qui la soluzione del problema. Ma un primo passo lo è, perché è il segno di una mentalità nuova che si fa strada, di una volontà e di un impegno di­ versi. E noi crediamo nei segni (ché non sono tali, se queste attività, come dice Basket, sono « valide per i partecipanti »: a noi interessa proprio questo). Crediamo nei segni e crediamo nelle tavole ro­ tonde. Continueremo a farle, con o senza il permes­ so dei « sacerdoti dello sport ». Il prossimo Congres­ so nazionale del CSI non sarà che una grossa tavola rotonda su questi temi, perché crediamo che questo tipo di concezione e di pratica sportiva sia l’unica che possa rispondere alle esigenze di tutti i cittadi­ ni, di « tutti », non dei cinque che hanno la stoffa e la « vocazione » dei campioni, ad alto o basso li­ vello, che è la stessa cosa. Un’ultima cosa. Non irridiamo gli sforzi e i sa­ crifici di quanti si impegnano in uno sport tecnico­ agonistico. Riconosciamo e rispettiamo la loro liber­ tà a scegliere una propria strada sportiva, ma rico­ nosciamo e rispettiamo anche la libertà e il diritto allo sport delle altre decine di milioni che tali sforzi non possono e forse non vogliono neppure fare. Quin­ di non siamo ostili verso il mondo e lo sport uffi­ ciali, vogliamo però che ci siano soldi, mezzi e strut­ ture anche per l’altro sport. Finora non li abbiamo visti, mentre lo sport ufficiale (suvvia, siamo sinceri!) di miliardi ne ha ottenuti parecchi (diverse decine ogni anno) e ne sta chiedendo ancora. Ammesso an­ che che non gli bastino, come sostiene, se si conti­ nuasse a spendere per lo sport in base agli stessi princìpi, con le stesse finalità e gli stessi criteri di oggi, per portare allo sport il restante 99% dei cit­ tadini (o il restante 90% dei giovani), non basterebbe l'intero bilancio dello Stato. DUILIO GEMETTI

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Presentiamo il volto della società CSI Sasso Marconi del Consiglio provinciale di Bologna. La CSI Sasso è nota a molti nella nostra Associazione, non fosse altro che per le reiterate affermazioni di Marco Righi in campo atletico, sia nell’ambito del CSI sia nella FIDAL. La CSI Sasso è una società sportiva che da qualche anno si sforza di rinnovarsi ispirandosi ai principi del nostro nuovo Statuto. E' dunque una società che attraversa, come tutta la nostra Associazione, un periodo di transizione, vissuto con impegno ma anche sofferto. Non ha certamente risolto tutti i suoi problemi, anzi questo suo atteggiamento di impegno gliene propone ogni giorno di nuovi. La strada che quelli di Sasso hanno scelto per risolverli è quella comunitaria,

La CSI Sasso Marconi una società che voole rinnovarsi come testimonia anche il resoconto di un’assemblea svoltasi recentemente. Si riuniscono frequentemente, dibattono insieme tutti i problemi, dalle finalità del loro lavoro ai problemi, ai metodi e agli strumenti più idonei per risolverli. E’ una ricerca continua e faticosa sulla strada di un’esperienza associativa educativa e di servizio sociale che, se prospetta grossi problemi, non manca però di dare anche soddisfacenti risultati che ripagano l'impegno dei responsabili e danno alla società nuovo slancio per ulteriori passi avanti.

Marco Righi, l'atleta della CSI Sasso, al campionato italiano di società, nel 1971, quando era in servizio di leva e gareggiava per l’aeronautica.

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Sasso Marconi, circa diecimila abitanti, vicinissimo a Bologna. Pia il nome del famoso scienzia­ to che, in contrada Pontecchio, nel 1893, si ritirò a Villa Grifone, dove cominciò a fare i suoi espe­ rimenti. Oggi c’è un mausoleo in suo onore. Sasso Marconi è anche un pae­ I sino attivo con gente che opera in vari settori, agricoltura, indu­ stria meccanica, cartiera, materia­ li elettrici, maglifici. Attivi anche i giovani, in un clima di impe­ gno sociale. E nel gruppo del Csi ritroviamo una sensazione pre­ cisa di questo senso operativo e di gruppo. E’ facile incontrarli la sera, si radunano spesso con i loro mille problemi, con le iniziative da portare a termine. Non è neces­ sario dire: domani fatevi trovare in venti, verremo a raccogliere raccoglie: idee e esperienze. Basta arrivare lì, aspettare la riunione. I presenti sono una ventina (in tutto, 160): Luciano, Carlo, Ugo, Ivan, Teresa, Pina, anche Lore­ dana che arriva più tardi, col ba­ vero verde sulla bocca per un dente strappato or ora dal denti­ sta. E poi, tanti altri. Intanto si accaniscono a far quadrare i turni per i centri di formazione ai quali vengono ol­ tre 160 bambini delle scuole ele­ mentari che imparano a praticare uno sport, a conoscerlo: i turni, gli orari; chi può il lunedì per un’ora, chi può due giorni, chi può il martedì e così via, c’è sem­ pre un buco da riempire; chi va a prelevare i fratelli Stefani a Case Gabana, o i Ventura e Maz­ zocchi a San Lorenzo (però bi­ sogna saper guidare il pulmino).

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Marco Righi ai campionati italiani assoluti di campestre nel 1973.

Il pulmino è importante per pren­ dere i bambini alle frazioni, sia San Lorenzo, o Prato Miglio o Fontana. Il pulmino è costato un po’ di sacrificio a tutti per la raccolta della carta, poi venduta (ma è stato indispensabile anche il contributo del parroco, don Dario, infaticabile). L’organizzazione per questi ra­ gazzi non è un pallino che gira per conto suo. É frutto di pre­ parazione, di convinzione. Un di­ vertimento, dovere, impegno, re­ sponsabilità. Gli leggi tutto negli occhi, nei fogli di carta con le colonnine da riempire, dove scor­ rono nomi, orari, percorsi. Prima non erano così. Prima si divertivano e basta. Lo sport per tirar calci, il correre, saltare, buttare la palla in un canestro. « Tutto è cominciato con il campo scuola » dice Luciano « lì abbiamo capito che lo sport era qualcosa di diverso ». « Io giocavo la pallavolo » par­ la Teresa, biondina magrina ca­ rina « sono stata al camposcuola e sono stata coinvolta in nuove idee, un modo nuovo di vedere lo sport ». « Non credevo che lo sport po­ tesse portare anche a un impe­ gno sociale e di politica sporti­ va », dice Claudio il presidente « al campo scuola, approfondendo una serie di temi, ho capito che razza di responsabilità è la nostra ». 11 campo scuola organizzato dalla, presidenza provinciale si è tenuto per un paio d’anni a S. Va­ lentino ed è stata un'esperienza fondamentale per i ragazzi che, tornati a Sasso, hanno coinvolto amici e conoscenti nelle loro scel-

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te. Ciò ha portato a verifi­ ca anche con gli altri, cioè quelli che fanno sport in un altro mo­ do, ha portalo a un « dialogo » con gli amministratori. « Meglio dire un tentativo di dialogo al­ l'inizio » precisa Valerio Brecci, ventisettenne, uno dei principali animatori, campione militare ne­ gli 800 metri a Napoli nel 1966, terzo ai campionati CSI nel 1965. « Dico tentativo, perché non ci si discute facilmente, anche perché non hanno un'idea precisa degli insegnanti che, bravi tecnicamen­ te che siano, fanno il loro mestie­ re e basta. Lo sport come l’in­ tendiamo noi è veramente un im­ pegno, un far crescere i ragazzi, noi siamo in continuo dialogo con loro, creiamo un ambiente di gioco costruttivo ». Marco Righi, campione italia­ no Csi di corsa campestre nel 1967-68 e ’69: « Il risultato tecni­ co è importante per chi fa sport ma non è fondamentale. Noi vo­ gliamo che i ragazzi, rutti, fac­ ciano sport perché diventino per­ sone. libere insomma. Poi, i ri­ sultati se ci saranno ci saranno ». Il discorso sulla competitività torna con forza, e con forza tor­ na il contrasto con l’amministra­ zione che non fa una adeguata politica sportiva. I ragazzi tira­ no fuori una ricca documentazio­ ne in proposito. Circolari, lettere aperte, giornalino ciclostilato, ri­ sposte e controrisposte, raccon­ tano le varie difficoltà, di alcuni che hanno dovuto sostenere di­ scussioni in casa per essere liberi dì scegliere la propria associazio­ ne sportiva, di un certo timore dei genitori attenti a non inimi­ carsi l'amministrazione, attenti

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a non mostrarsi « colpevoli » delle scelte dei propri figli. E quello dei genitori è un altro momento fondamentale per la politica sportiva che i ragazzi del Csi fanno a Sasso Marconi. L’an­ no scorso organizzarono un in­ contro, ora stanno mettendo su alcune iniziative perché il dialo­ go con i genitori sia più appro­ fondito, come sensibilizzarli, co­ me aiutarli a « liberarsi » anche loro, come portare avanti insie­ me il discorso educativo. Dicono: « Alcuni, dalla parte opposta, ci accusano di voler strumentalizare lo sport, cioè la stessa cosa che diciamo noi di loro. Fatto è che il potere Io han­ no loro e cercano di tenerselo. Noi invece contestiamo un mo­ do di fare sport. Qui da noi ci sono ragazzi provenienti da fa­ miglie di ogni genere e di ogni colore politico, liberi di scegliere da soli ». Insomma, la scelta a Sasso Marconi comporta urti, contra­ sti, litigi. Sono grossi problemi che si aggiungono alla necessità di portare avanti le iniziative, di avere dei fondi. Per quanto ri­ guarda l’aspetto finanziario, una maggiore difficoltà è data dal cambiamento della presidenza, che prima era composta da ele­ menti prevalentemente anziani. E gli anziani, si sa, conoscono meglio le strade per arrivare al « grano ». Con l’attuale presiden­ za, completamente rinnovata, le strade sono diventate più diffici­ li, ma a Sasso hanno preferito la difficoltà per la gestione in proprio. « Gestire non è semplice » con elude il presidente « almeno po­ tessimo superare gli attriti ». Ma non potete trovare un pun­ to d'incontro? Basta iniziare, an­ zi riprendere. « Vorremmo » dice Brecci « vorremmo discutere, chiarire i nostri punti di vista. Non siamo chiusi e anche "loro" dicono lo stesso. Lo sport ci por­ ta almeno a fare delle verifiche, a parlare di tutto ». Allora, vogliamo metterci in­ sieme, autorità e ragazzi, voglia­ mo fare un incontro fiume, più incontri, con tutti, per parlare un po’? Non c'è solo lo sport di mezzo, ma un modo di concepi­ re la vita sociale. Occorrerà un po’ di sforzo dall’una e dall’al­ tra parte, cedere su alcuni punti per arrivare a un momento d’in­ contro. Costa, ma insieme, si po­ trebbe fare di più e meglio. GIUSEPPE LIZZA

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h Qualcosa di dKi traverso esso cerca di far compiere ai ra­ gazzi e ai gruppi di base una vera esperien­ za educativa sul piano personale e sociale, allora i « momenti nazionali » non possono rappresentare che un altro « momento » di tale esperienza, vissuto in un luogo e in un contesto diversi. Eccoci dunque nella sede del « momento regionale ». Si va per gareggiare? Certo. Ma non solo per questo. Intanto non vi partecipano solo i più bravi, i primi classificati nell’attività pro­ vinciale e regionale. I criteri di partecipa­ zione — fatti salvi alcuni criteri essenziali stabiliti a livello nazionale — sono lasciati al­ la libera scelta dei Consigli provinciali e re­ gionali. Ne segue che il fatto di imporsi, di « vincere » nei momenti nazionali, seppur rimane una bella soddisfazione, non è più una mèta e valore unici e assoluti. In secondo luogo, nei « momenti nazio­ nali » la gara sportiva costituisce soltanto una faccia, un aspetto dell’incontro che lì si dovrebbe realizzare: incontro tra ragazzi di province e comuni diversi, per conoscer­ si, confrontare esperienze, idee e per fare amicizia; incontro tra i ragazzi partecipanti e il paese e la città che li ospita, i giovani del luogo, la popolazione e il suo volto so­ ciale, culturale; incontro con lo sport locale, nella sua situazione, nei suoi protagonisti, nei suoi problemi e nelle sue prospettive. È utopistico pensare di realizzare « momenti nazionali » di questo tipo? Lo sarebbe se si pretendesse di fare tutto, subito e ovun­ que, considerate anche le scarse risorse eco­ nomiche di cui disponiamo. Ma se l'inten­ zione e gli scopi sono chiari e condivisi, e se tutti si accostano a questi « momenti » con lo spirito e l’atteggiamento giusti, allo­ ra qualcosa forse si potrebbe cominciare fare. E qualcosa non è niente.


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Quarantaquattro arbitri di serie A e B, tempo fa, hanno risposto ad alcune do­ mande poste loro da uno psicologo. Tra gli elementi spiacevoli della loro domeni­ cale professione ricordavano, con una certa arroganza, i giudizi poco obiettivi della stampa, la scarsa educazione del pubblico e dei giocatori. In realtà, le polemiche che ogni dome­ nica si accendono sull’operato degli arbi­ tri sono una conseguenza diretta dello spettacolo del calcio e della sua stessa ra­ gion d'essere: il regolamento. In questo quadro, gli arbitri sono semplicemente dei comprimari di quella mostruosa ker­ messe. È il mondo complesso del calcio (dai finanziatori agli spettatori) che attri­ buisce loro poteri istituzionali. L'arbitro recita la sua parte con un ruolo preciso in quel curioso gioco delle parti che si ripete ossessivo ogni domenica.

Nell’immensa commedia, l'arbitro, per unanime accettazione, è signore e monar­ ca assoluto, garante e interprete di un re­ golamento rispetto al quale anche lo sta­ tuto alberi ino diventa esempio di libera­ lità e democrazia. La stessa reazione popolare contro gli arbitri, lo stesso deprecabile linciaggio morale (e non solo morale!) cui a volte sono sottoposti sono le fasi drammatiche della grande commedia in cui i gruppi di comprimari riottosi si ribellano prov­ visoriamente contro quella figura di ti­ ranno che in realtà loro stessi vogliono. Nell'enunciare le mansioni autoritarie dell'arbitro, una radiocronaca di calcio è esemplare: l'arbitro « concede, allontana, fischia, reprime, dirige, indica inesorabil­ mente, ferma, annulla, rileva il fuori gio-

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Come succede nelle faide agricole dove un contadino non parla per decenni col confinante perchè una volta gli rubò un fico, così ci sono dei giornali che beccano ogni lunedì lo stesso arbitro perché otto o dieci anni fa non concesse un rigore alla squadra cittadina protetta dal gior­ nale. A volte, per la stessa partila, lo stesso arbitro riceve giudizi contrastanti, legati in questo caso alla concezione che della direzione di gara hanno i singoli informa­ tori o legati a precedenti arbitrali che essi non condividevano. A Bologna, per la partita Bologna-Fiorentina c’è l'arbitro Toselli. Il Corriere dello Sport: « Il solito To­ selli. Una direzione arbitrale discutibile. Toselli fischiava a senso unico. In mez­ z’ora una sola punizione contro la Fioren­ tina e venti, ripetiamo, venti contro il Bo­ logna ». Stadio: « Il cronometro non l'ha soltan­ to l’arbitro, ce ne sono anche in tribuna e così è stato indubitabilmente al 44' e 35” della ripresa che Toselli ha fischiato di colpo la fine », mentre il Bologna era al­ l’attacco. « Questa decisione dell’arbitro di Cormons ci è sembrata in chiaro di­ sprezzo del regolamento ». « Tuttosport: « Toselli finisce di con­ durre in porto secondo mestiere un match piuttosto spigoloso». Gazzetta dello Sport: « Toselli non ci è apparso in forma sma­ gliante ».

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Al discutibile autoritarismo degli arbi­ tri si associa spesso il giudizio emotivo della stampa sportiva. Non si scoprono cieli nuovi dicendo che se uno dei mali dello sport è la grande industria del cal­ cio, l’arbitro, cosiccome ora è concepito, è uno dei mali dell'industria del calcio, segno non solo del disfacimento sportivo e della supremazia della regola sulla spon­ taneità, ma sintomo anche delle assurdità cui può giungere un malinteso senso dello sport. Bisogna sperare che l’associazioni­ smo sportivo non diventi scimmiottamento di quella degradazione. Le critiche che i tradizionali canali di informazione sportiva rivolgono alla clas­ se arbitrale non modificano la degenera­ zione cui è giunto lo spettacolo calcistico fondato sul profitto: sono critiche in fa­ miglia, fra persone che, tutto sommato, hanno la stessa concezione reazionaria dello sport. Non modificano l'attuale siste­ ma, cosiccome non ha cambiato nulla la moviola che in pochi anni ha messo a nudo l’inconsistenza di centinaia di rigo­ rose decisioni arbitrali.

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NAPOLI ROMA / STADIO — Probabilmente anche per dare significato alla sua designa­ zione, Lo Bello non aveva esitato dopo appena quattro minuti di gioco a concedere il calcio di rigore per atterramento di Cane ad opera di Santarini. Il fallo c’era stato e Lo Bello lo si conosce bene, ma certo la concessione del rigore è appai che un segno di « amicizia » verso una irtiva giunta allo stadio con sette gk idignazione contro la classe arh>*-' ' r SPORT . L’arbitro, il sip sufficiente equi]?T - Nell’ultiti giocatori to vincere, I lito con un caie. Jiiaramente ir­ i di Spadoni. L’onoregolare ai mi revole arbitro era stato ben più severo nell’accordare dopo appena tre minuti un tiro dagli undici metri al Napoli per un discusso fallo di Santarini su Canè, lanciato in area da Juliano. Nonostante si trovasse a quasi qua­ ranta metri dal punto in cui avveniva il fat­ taccio, Lo Bello non aveva dubbi nel punire i romani. LA GAZZETTA DELLO SPORT - Non ci sono dubbi o perplessità: è rigore ed in­ fatti Lo Bello indica il dischetto bianco. zìi

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INTER-MILAN / STADIO — Angonese ha diretto con molta auto­ rità, non sempre soddisfacendo i milanisti. Portato a un'interpre­ tazione « atletica » del gioco, l’arbitro mestrino non poteva non favorire i più prestanti e decisi nerazzurri. Ma nella ripresa è an­ dato alla pari negando (per pura bontà d’animo pensiamo...) un nettissimo rigore per fallo di Dolci su Boninsegna. TUTTOSPORT Agevole la direzione dell’arbitro dato il buon comportamento dei giocatori. Il signor Angonese non è sembrato in fonnissima, ma non ha minimamente influito sull’esito. LA GAZZETTA DELLO SPORT - L’arbitro, dopo aver bersagliato con valutazioni errate il Milan, ha poi risparmiato il castigo dagli undici metri. A Mariani ha imposto un’ammonizione che è parsa eccessiva.

GENOA-CESENA ! STADIO — Uno spunto di Pruzzo al 35’ che finisce a terra in area cesenate. Panzino è a due passi e anziché il rigore reclamato dai genoani, decreta a nostro avviso giustamente una punizione contro i liguri per precedente fallo dello stesso Pruzzo. TUTTOSPORT - L'arbitro Panzino di Catanzaro arbi­ tra tutto sommato niente male. Per sua disgra­ zia, gli ultimi gol vengono contestati dai gio­ catori e dai tifosi, e anzi i genoani lamentano a ragione un atterramento in area di Pruzzo a 11 minuti dalla fine da parte di Danova, at­ terramento non punito dal direttore di gara.

is^S^C DOMENICA 31 MARZO ALLO STADIO OLIMPICO DI ROMA — A scene del genere siamo ormai abituati. Fanno parte del sistema. Ma di che sistema sportivo e sociale?

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Le «tslB dei giovanissimi R0SS8SD essere WWe Nelle dotine le migliori prestazioni si hanno tra i 12 e i 14 anni. L'alle­ namento mette in luce le potenziali capacità del cuore e dei polmoni.

E difficile valutare il dispendio ener­ getico, cioè la somma delle calorie che vengono bruciate quando si compie una certa attività. Mentre in linea di massima è possibile fare alcune valu­ tazioni per attività statiche molto fa­ ticose è invece difficile computare nei riguardi di attività dinamiche, come gli allenamenti e le pratiche di alcuni sport. Gli scienziati hanno preso in esame le attività svolte da bambini in tenera età e hanno notato che tra le non at­ tività di ascoltare la radio o d’assiste­ re ad uno spettacolo televisivo e l'eser­ cizio della corsa (che i bambini com­ piono spesso nel gioco) esiste una no­ tevole differenza di consumo calorico. Tale differenza è nell’ordine di 7 volte in più!

IL PREZZO DELL’ALLENAMENTO La maggiore dispersione di energie — confermano gli esperti — non si ha nelle gare vere e proprie, bensì nei gravosi esercizi che costituiscono la base deH'allenamento. Le competizioni infatti costituiscono un fatto episodico la cui incidenza sul totale dispendio ca­ lorico è del tutto trascurabile. Delle va­ rie fasi di un allenamento sistematico, la preparazione atletica si compone di differenti esercizi. Ad esempio nella stessa seduta di allenamento si posso­ no incontrare fasi di marcia a bassa velocità, marcia ad alta velocità e di corsa, anch’essa di ritmo e durata dif­ ferenti. Il maggior consumo energetico, nei giovani compresi tra i 13 e 20 anni di età, si ha appunto nello sci di fondo,

CONSUMANO OSSIGENO

Uno dei parametri di sviluppo è rap­ presentato dal consumo di ossigeno in rapporto al peso corporeo totale. Tale consumo è più elevato proprio durante l’età evolutiva. Alcuni studiosi hanno rilevato (come riferisce A. Dal Monte nella rivista « Medicina dello sport ») che nei soggetti di sesso fem­ minile si è osservato il massimo con­ sumo di ossigeno intorno al 12° anno di vita, per poi decrescere. Tale rilievo può giustificare il fatto che in alcune prestazioni agonistiche femminili i mi­ gliori risultati si hanno durante l’età prepuberale o comunque prima del raggiungimento dell’età adulta. L’allenamento incrementa il consumo di ossigeno anche durante l’età evolu­ tiva. Se tale allenamento è condotto con criteri logici e vantaggiosi, allora il dispendio di energia è minore. Il che dimostra che la macchina umana, anche nell’età evolutiva, tende, sotto lo sti­ molo dell’allenamento ad aver un fun­ zionamento più economico. Tale funzionamento economico è re­ so possibile dalla efficienza dei sistemi di trasporto, cioè degli apparati emocardiocircolatorio e respiratorio. I gio­ vani sani e ben conformati hanno ca­ pacità ventilatone straordinarie, che possono essere sfruttate solo se adegua­ tamente allenali. Un minimo di attività fisica è ne­ cessario perché tutte le risorse cardio­ circolatorie e respiratorie possano es­ sere utilizzate. È significativa un’indagine condotta presso l’istituto di Medicina dello Sport del CONI su soggetti non allenati in età compresa tra i 10 e i 18 anni. Tale in­ dagine ha messo in evidenza il fatto spiacevole che tali soggetti posseggono un’efficienza fisica assai modesta.

nel Basket-ball e nel pattinaggio artistico. Oggi tenendo conto delle migliori co­ noscenze sull'argomento, si affiancano agli esercizi di breve durata ma di di­ screta intensità anche esercizi assai pro­ lungati nel tempo. Anche la frequenza ai corsi addestra­ tivi cd agli allenamenti è passata dalle due a tre sedute settimanali ad allena­ menti quotidiani. Sino a poco tempo fa, preoccupati dal dispendio energetico, si consiglia­ vano allenamenti « tipo », sulla base di due sedute settimanali, in cui prevale­ vano esercizi di agilità, intervallati da lunghe pause di ristoro. Oggi, grazie alle migliorate conoscenze fisiologiche della età evolutiva, gli allenamenti so­ no quotidiani e vengono protratti per diverse ore. Si è anche fatta una certa distinzio­ ne tra i vari tipi di attività, basandosi sul dato del notevole consumo di ossi­ geno oppure di un consumo scarso. Le

prime sono definite prevalentemente aerobiche e sono la corsa di fondo, cor­ sa ad ostacoli, ciclismo, nuoto, sci di fondo, canottaggio. Quelle nelle quali si parla di attività aerobiche e anaerobiche alternate sono il calcio, judo. Ba­ sket-ball, pallavolo, rugby, hockey su prato, hockey su ghiaccio. Il dispendio energetico è notevolmen­ te ridotto in quelle prevalentemente anaerobiche, cioè nella corsa veloce, nel salto con l’asta, nel salto in lungo, nel salto in alto, nel salto triplo, nel lancio del disco, del peso etc. Sono que­ ste le attività motorie di breve durata, anche se particolarmente intense. Tali attività, che possono anche essere de­ finite di « potenza », cimentano la capa­ cità della macchina umana di accelera­ re e conferire elevate velocità al pro­ prio corpo o ad un attrezzo. Esse com­ portano fasi di allenamento estremamente intense, ma intervallate da lun­ ghi periodi di riposo. ADRIANO MONTI

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Ì HiSiB Prime impressioni, a poche ore dalla disputa dei cinque Incon­ tri Nazionali di Campestre svol­ tisi a Bovisio di Masciago, Fiden­ za, Fiuggi, Altilia di Sepino, Mes­ sina. Praticamente, dopo l’esperi­ mento dello scorso anno, c'era da verificare se delle manifesta­ zioni nazionali potevano essere svolte coralmente, facendo par­ tecipare, come insieme, proprio tutti, senza assilli di sorta o preoccupazioni. Crediamo che questo sia avve­ nuto, anche se, al momento in cui scriviamo, non sappiamo nul­ la dell’incontro di Fidenza, al quale partecipavano le regioni della Toscana, Emilia, Marche, Friuli. Forse, quest'anno è mancata la partecipazione, ovvero si è avu­ ta una contrazione nella presenza degli atleti. À Messina (presenti Sicilia e Calabria) cinquanta fra atleti ed atletc; ad Altilia (presenti parte della Campania, Molise, Lucania, Puglia) il numero era di circa ottanta. Ovviamente migliore la partecipazione a Bovisio (con Lombardia, Piemonte, Liguria, Veneto) con oltre duecento atleti ed a Fiuggi (presenti Sardegna, Lazio, Umbria, parte della Cam­ pania, Abruzzo) con oltre cento­ cinquanta atleti. Ma questi sono dati squisita­ mente tecnici che possono avere

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una loro spiegazione o un loro risvolto. Quello che invece dob­ biamo dire subito (e sul quale ritorneremo sul prossimo nume­ ro di Stadium) è che gli atleti e le atlete hanno partecipato atti­ vamente ai momenti comunitari predisposti, per vivere insieme le esperienze, per dibattere i temi dell’Associazione, per scambiare i problemi o confrontarli per me­ glio superarli. È, questo, un dato positivo per sperare che quello che il C.S.I. sta facendo per uno sport più vivo e più partecipato non è vano. Vogliamo, seppur brevemente, dire che, ad esempio nell’incon­ tro di Altilia, tutti gli atleti han­ no partecipato, nel pomeriggio del sabato, a Boiano, ad una as­ semblea dove hanno potuto espri­ mere, liberamente, quello che pensavano sul momento attuale dell’Associazione, di cui fanno parte. Ed i temi della discussio­ ne (protrattasi per oltre due ore) sono stati dei più vari ed impe­ gnati: sport maschile e femmini­ le, partecipazione dei genitori al­ la vita sportiva, attività delle So­ cietà e ruolo dei soci-atleti, atti­ vità nazionale del CSI non più verticistica ma associativa, ruolo della nostra stampa, attività squi­ sitamente femminile. Fra l’altro è stato veramente simpatico, l’in­ tervento dell’allieva di Conversa­ no Lartrofa (che l'indomani avrebbe vinto la gara) sui temi spe­ cifici dello sport femminile: alle­ namenti, tempo libero, rapporti con i genitori, gare, studio. Come abbiamo già accennato, ritorneremo più diffusamente e con più precisione sui cinque In­ contri Nazionali. Cercheremo an­ che di approfondire e di esempli­ ficare il dibattito svoltosi a Boia­ no, proprio per rendere partecipi di quanto una semplice occasio­ ne di gara alla quale partecipa­ vano senza restrizioni atleti di più regioni, ha potuto verificare (e forse chiarire) la presenza attivi­ tà dei nostri giovani alla vita as­ sociativa del CSI. Pensiamo che questa sia la strada giusta. Dobbiamo avere il coraggio (però) di continuarla credendo, tutti, proprio in questi valori. È chiaro che dovremo an­ che cercare miglioramenti per far sempre più perfetto un quadro di cui siamo già riusciti ad iden­ tificare i contorni. ALDO CAPPELLINI

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Stagione aia 1873-74 : isn bilancio sulia m li ventun marzo è entrata la primavera e quindi ci sembra op­ portuno fare il primo bilancio del­ la stagione sportiva 1973-74: quel­ lo dello sci. Con la II Festa Nazionale del­ la Neve, svoltasi a Cerreto Laghi, si è conclusa la prima attività sta­ gionale della nostra Associazione e non possiamo esimerci di fare alcune considerazioni sull’attività di sci in generale e sul primo In­ contro Nazionale dell’anno. Per quanto riguarda l’attività possiamo dire che in confronto dello scorso anno, malgrado la scarsità di neve in alcune tradi­ zionali zone, quest’anno si è fatta molta più attività ed un maggior numero di Consigli ha organiz­ zato manifestazioni, o ha in qual­ che modo programmato una cer­ ta attività. Lo scorso anno erano una die­ cina i Consigli che avevano fatto attività di sci, quest’anno i Con­ sigli dai quali abbiamo ricevuto precise notizie circa l’attività so­ no stati 17, mentre alcuni altri come Reggio Calabria e Napoli hanno denotato la volontà di ini­ ziare l’attività, anche se non sap­ piamo se ci siano riusciti. Malgrado questo incremento

dobbiamo francamente ammette­ re che una ventina di Consigli su 157 sono veramente pochi per poter affermare che la nostra As­ sociazione svolga un’azione a fon- . do in questo particolare settore, tenendo presente fra l’altro il co­ stante boom della neve e il no­ tevole incremento dato allo sci, specie alle specialità nordiche, dai Giochi della Gioventù. Pensiamo sia il momento quin­ di di riflettere sui motivi che im­ pediscono ai nostri Consigli di impostare in modo serio e dura­ turo una « politica » per la pra­ tica dello sci, particolarmente per non vanificare quei validi fermen­ ti di attività che l'episodica atti­ vità dei Giochi fa sorgere in quasi tutte le Province. Carenza di tec­ nici? Scarsa vocazione promozio­ nale? Sclerotizzazione di attività? Carenza di mezzi? Sono quattro interrogativi, ma forse se ne potrebbero porre mol­ tissimi altri, più particolari o di­ versificati a seconda delle varie zone, che necessiterebbero di un attento esame di coscienza per poter avere una sincera risposta. Comunque noi attraverso questo foglio li poniamo a tutti i nostri Consigli che pur avendo, per si­

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tuazione ambientale o per possi­ bilità finanziarie, i presupposti di iniziare un’azione promozionale per questa disciplina sportiva non hanno ancora seriamente affron­ tato il problema. Naturalmente tale azione non dovrà risolversi in pratica con eventualmente da­ re la possibilità ad alcuni ragazzi "bene” di andare a farsi la ”discesina” in qualche località alpi­ na e quindi poi partecipare alla Festa Nazionale. Noi intendiamo una seria c programmata attività per dare ad un maggior numero di ragazzi la possibilità di pratica­ re un nuovo sport, così inebriante come lo sci, in maniera con­ tinuativa, ponendoci in secondo momento la preoccupazione di or­ ganizzare delle gare, che per la loro complessità e il loro costo, sarebbe opportuno organizzare in modo consorziato fra Consigli Provinciali o addirittura fra Con­ sigli regionali. In particolare poi, trattandosi di una specialità trascurata, ma anche essendo a nostro parere la più "formativa”, sarà bene im­ pegnarsi maggiormente a propa­ gandare e a realizzare lo sci nor­ dico, il fondo, che fra l’altro è molto più semplice e meno di­ spendioso da organizzare anche nei giorni festivi, quando gli im­ pianti di risalita sono intasati dai "cannibali” — come in gergo ven­ gono chiamati i gitanti della do­ menica — c si possono trovare tranquille località dove si è ben accolti e si hanno perfetti trac­ ciati. Logicamente la Commissione tecnica nazionale è pronta a met­ tersi a disposizione di qualsiasi Consiglio che abbia l’intenzione di iniziare l’attività sciistica, con suggerimenti, interventi, incenti­ vazioni, corsi per tecnici o pro­ pedeutici, in poche parole con quanto è in suo potere per risol­ vere tutti quei problemi che im­ pediscono o rendono difficoltoso il lancio dell’attività. Fatte queste fondamentali con­ siderazioni, pensiamo sia logico esprimere un giudizio sintetico sulla II Festa Nazionale. La manifestazione nazionale è, infatti, il compendio, la logica conclusione di un anno di attiy.ità- Se 1 attività sarà stata rea­ lizzata in sintonia con lo spirito che deve animare le nostre atti­ vila, anche la Festa riuscirà bene, a prescindere dai risultati o dalla perfezione organizzativa, se invee attività sarà stata realizzata

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fine a sé stessa, per il raggiungi­ mento di un traguardo agonisti­ co, per l’espletamento di una for­ malità burocratica che ci permet­ ta poi di partecipare alla fase nazionale, allora sicuramente la Festa, pur ricca di prestigiosi ri­ sultati tecnici od organizzativi, sa­ rà destinata a sicuro fallimento. Com e andata quest’anno? Ebbene possiamo dire che qual­ cosa comincia a "passare”, che certe esasperazioni passate sono superate, anche se di tanto in tanto, come nell’episodio ricorda­ to dall’amico Di Luzio nel suo pezzo ”a caldo”, riaffiora la men­ talità strettamente tecnica; i pic­ coli partecipanti sono abbastanza distesi, anche se alcuni genitori hanno cercato di trasferire in lo­ ro un'ansia di vittoria antitetica all’atmosfera aleggiante sulla ma­ nifestazione. Abbiamo avuto modo di par­ lare con i protagonisti della Fe­ sta e le loro parole sono state per noi veramente illuminanti; molti di loro ci hanno dato delle lezioni di coerenza che ricordere­ mo a lungo. Abbiamo compreso che i giovani non vogliono più un trito e stantio paternalismo o mammismo, ma vogliono coscien­ temente e responsabilmente par­ tecipare ad un fatto che li tocca da vicino, che ne implica una par­ tecipazione coerente a dei prin­ cìpi che molte volte non cono­ scono o li conoscono attraverso un filtro, il nostro, che ne modi­ fica il significato o ne distorce le finalità. Il nostro compito quindi in fu­ turo dovrà essere quello di im­

postare fin dall’inizio l’attività in modo coerente all’art. 1 del no­ stro Statuto, portandone a cono­ scenza dei giovani il testo inte­ grale, senza commenti o spiega­ zioni, lasciando loro l’originale in­ terpretazione e la genuina appli­ cazione. Queste considerazioni che fac­ ciamo per la Festa della Neve sono valide per tutti gli Incontri nazionali che andiamo a vivere, vera cartina di "tornasole” del modo come si realizza l’attività in seno alla nostra Associazione. Ma le nostre considerazioni non possono limitarsi allo spirito del­ la manifestazione, ma debbono dare anche il giusto riconosci­ mento a tutti coloro che, con im­ pareggiabile abnegazione hanno realizzato in modo impeccabile la Festa, superando enormi difficol­ tà sia di carattere logistico che ambientale. Certamente Giuseppe e Pierino, dire i cognomi è superfluo, han­ no fatto miracoli per trovare gli alloggi, predisporre le piste, risol­ vere i mille problemi di una com­ plessa manifestazione che ha vi­ sto la partecipazione record di cinquecento persone, l’effettuazio­ ne di ben 14 gare in un giorno e mezzo. Il vento caldo della Ri­ viera che in poche ore si è "man­ giato” mezzo metro di neve, l’eser­ citazione di tiro di una batteria dell’artiglieria italiana, il mancato arrivo di una banda, e tanti altri piccoli inconvenienti imprevisti e imprevedibili hanno complicato, o meglio hanno cercato di com­ plicare le cose, ma alla fine la generosità dei responsabili del Consiglio di Reggio Emilia che s’impegnavano 24 ore su 24 ha avuto la soddisfazione di aver da­ to la possibilità a tutti i parte­ cipanti di godere un gioioso sog­ giorno, ricco di fraternità, e di pause distensive. La suggestiva fiaccolata e i fan­ tasmagorici fuochi d’artificio han­ no dato il tocco folkloristico alle due giornate e hanno costituito per i partecipanti il "magic mo­ ment" in cui tutti uniti si è apprezzato quell'esperienza di vi­ ta che l’Associazione e gli amici di Reggio Emilia ci offrivano. Al momento del commiato, in­ formale ma suggestivo per l’am­ biente in cui si svolgeva e per la viva partecipazione dei giovani, le parole dcH'amico Benedetti di Venezia sintetizzavano mirabil­ mente queste nostre impressioni. FILIPPO DRAGOTTO


MILANO - Per le viuzze della vecchia Milano un migliaio di persone dalle età più disparate è andata, in una mattinata di bel tempo, alla scoperta di tanti luoghi famosi e interessanti che gli stessi milanesi, presi dal caos quotidiano della metropoli lombarda, probabilmente non avevano mai visto. Non si è trattato, come si potrebbe pensare, di un nuovo tipo di turismo di massa (o almeno non esattamente), ma della « Camminata delle 7 Basiliche », manifestazione di podismo organizzata dal CSI Unione Lombarda - GS Ambrosiana. A conclusione dela camminata, i partecipanti si sono ritrovati nel cortile della Basilica di S. Ambrogio, dove tutti hanno potuto ritirare un diploma ricordo e partecipare ad un simpatico rinfresco.

Albi smorta della vecchia Milano

Dall’alto: P.za S. Ambrogio alla par­ tenza. Il vecchio bersagliere. La lun­ ga fila in Via Carducci. Passaggio tra il traffico. Attraverso la Galleria Vit­ torio Emanuele. Arrivo nel cortile del­ la Basilica. Rinfresco nel Chiostro di S. Ambrogio.

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Quando una società sportiva vive la realtà del Quartiere in cui vive VERONA — Un quartiere nuovo in continua espan­ sione, attualmente poco più di sei mila abitanti e circa settecento giovani dai 10 ai 17 anni, mancanza assoluta di verde pubblico e di impianti sportivi se si esclude lo striminzito canipetto a fianco della chiesa par­ rocchiale: questo è uno dei tanti modi in cui il quartiere Ippolito Pindemonte di Ve­ rona può essere presentato. Poco più di tre anni fa, nel settembre del '70, per ini­ ziativa del curato e di tre giovani pieni di entusiasmo, fu fondata l’attuale U.S. Pin­ demonte. Diciamo attuale per­ ché tale Società trova le sue origini attorno al 1951, come unione di appassionati di bocce e di ciclismo. Nella stagione ’70-’71 la So­ cietà contava non più di tren­ ta tesserati; unica attività il calcio, con due squadrette a sette; nell’annata 71-72 un balzo in avanti: circa 60 tes­ serati tra cui 14 ragazze; nel periodo 72-73 le maglie del­ la Società sono state indos­ sate da circa 120 atleti sud­ divisi in tre discipline (cal­ cio, pallavolo, atletica); at­ tualmente l’U.S. Pindemonte conta poco più di 200 tesse­ rati e 25 dirigenti. Nello spirito della Società è la convinzione che l’attività sportiva non sia da conside­ rarsi né primaria né secon­ daria, ma allo stesso livello di qualsiasi altra attività for­ mativa e culturale; che sia di fondamentale importanza aiutare i giovani a sentire la pratica dello sport come esi­ genza e abitudine; che bisogna fuggire la demagogica tentazione del « non agoni­ smo » a tutti i costi. Alla « Pindemonte » si ritiene in­ fatti che lo sport senza un minimo di (esso non sia più tale: l’importante è non spin­ gere i ragazzi alla competiti­ vità fine a se stessa e quindi al campionismo. Ne deriva che uno dei compiti fonda­ mentali dell’allenatore-animatore è di guidare e calibrare alla giusta misura gli umori prima e durante la gara e dopo una vittoria o una sconfitta. Ma lo sport è contributo determinante alla crescita fi­ sica del giovane, solo nella misura in cui non si oltre­ passano certi limiti individuali. Per questo l’U.S. Pin-

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demonte desidera rendere an­ cor più seria la propria atti­ vità affidando i suoi atleti al controllo periodico di due medici sociali, mentre i suoi tecnici cercano coscienziosa­ mente di essere il piti possi­ bile informati su tutto ciò che riguarda l’attività spor­ tiva (però si sente profonda­ mente l’esigenza che il C.S.I. migliori quantitativamente e qualitativamente i corsi pro­

degli atleti hanno accettato di versare mensilmente. Così pure è sempre crescente il numero dei genitori che si interessano direttamente del­ l’attività sportiva del figlio, cercando di instaurare un dialogo con i dirigenti, alla ricerca di qualche ulteriore lume sul carattere c sul com­ portamento del giovane. Que­ sti due fatti sono importan­ tissimi, perché significano un nuovo e più costruttivo modo di considerare, da parte delle famiglie, la Società sportiva: non più un posto ove man­ dare i figli quando si è stufi di tenerli in casa, ma un am-

Nella foto, il Presidente della U.S. Pindemonte dott. Pietro Bemi mentre sta consegnando una targa alla conclusione di una delle numerose manifestazioni sportive, in questo caso un torneo notturno di Pallavolo femminile.

vinciali per allenatori). La società sportiva Pinde­ monte è parrocchiale sia per­ ché una parte dei suoi pro­ venti vengono elargiti dal parroco, sempre comprensivo dei suoi problemi, sia per­ ché, soprattutto, i suoi diri­ genti e i suoi tesserati scel­ gono liberamente di essere fedeli a certi valori cristiani sia nella vita privata che in quella sociale. La maggior parte delle spe­ se sono però coperte dalle quote che le singole famiglie

biente ove, come nella scuola e in altre attività formative, il giovane può compiere un ulteriore importante passo maturativo. Poiché il princi­ pale e fondamentale educato­ re è il genitore, è sempre più auspicabile questo stretto con­ tatto che si deve instaurare tra il genitore e l’allenatore. Non va inoltre trascurato che attraverso l'attività della «Pin­ demonte» molte persone adul­ te e molti ragazzi hanno tro­ vato la via più facile per al­ largare le loro amicizie ed

inserirsi più attivamente nel­ le varie iniziative della co­ munità. La Società Pindemonte è guidata da un Consiglio Di­ rettivo formato da tutti i di­ rigenti; annualmente l’attivi­ tà della Società è sottoposta al giudizio dell’Assemblea dei Soci, cui fanno parte con di­ ritto di voto gli atleti che abbiano compiuto il 16“ anno di età e i genitori di tutti i tesserati. Le famiglie sono rappresentate in tutte le se­ dute del C.D. da un genitore eletto annualmente con il si­ stema della rotazione. L’U.S. Pindemonte vuole cooperare il più attivamente possibile con il C.S.I. provin­ ciale, ponendosi talvolta in posizione critica nei confron­ ti dell’operato dei suoi diri­ genti, però sempre in manie­ ra costruttiva. Notevole è an­ che l'impegno tendente a vi­ vificare l’attività sportiva in generale, organizzando in pro­ prio manifestazioni sportive. Inoltre promuovendo incon­ tri con il Sindaco, con gli Assessori competenti, con i membri delle « Consulte di Quartiere », l’U.S. Pindemonte sta dando il suo attivo con­ tributo affinché vengano al più presto soddisfatte le or­ mai improrogabili esigenze di verde pubblico e di impianti sportivi che attanagliano da anni il quartiere Pindemonte e quello gemello di Ponte Crencano (sei mila abitanti) a causa della solita politica dello sfruttamento edilizio delle aree. Concludendo, gli attuali di­ rigenti dell’U.S. Pindemonte possono ritenersi soddisfatti del loro operato, sia perché i ragazzi trovano un ambien­ te di loro gradimento (pur esprimendo talvolta delle cri­ tiche che sono sempre accol­ te o vagliate dal C.D., purché non campate in aria) sia per­ ché i genitori guardano con sempre maggiore fiducia a questa Società che si sforza di offrire sempre garanzie di serietà e di capacità organiz­ zativa. Unico rammarico è quello di non poter, al momento at­ tuale, rispondere alle crescen­ ti domande di tesseramento, sia per mancanza di mezzi finanziarii (gli enti pubblici e sportivi dovrebbero essere al riguardo più solleciti e aperti), sia per mancanza di tecnici preparati, sia per l'at­ tuale mancanza di impianti sportivi vicini. Francesco Saverlo Franchi


Lutto del nostro tesoriere Lorenze Rorulii Il nostro Tesoriere nazionale, prof. Lorenzo Borghi, è stato colpito da un grave lutto: il 20 marzo è morto il papà Luigi, all’età di 89 anni. Mentre informiamo i nostri lettori, esprimiamo al prof. Borghi e a tutti i suoi familiari la più amichevole e sentita partecipazione da parte della Presidenza nazionale e, ne siamo certi, anche da parte dei tanti amici che Borghi ha in ogni parte d'Italia.

In una città di mare nasce uno sdori di montagna

UN INVITO DA CAVA DEI TIRRENI li Consiglio Circoscrizionale del Centro Sportivo Italiano di Cava de’ Tirreni, proseguendo nella sua azione per l’affermazione dello Sport come servizio sociale aperto a tutti, ha deliberato di effettuare la 3‘ Edizione della « SCETAIORDE » manifestazione po­ polare di podismo su strada alla quale è abbinato un concorso fotografico per la ricorrenza della « Pasqua dello Sportivo » in calendario per il prossimo 25 aprile e di estendere l’invito a partecipare alla gara podi­ stica S. Lorenzo di chilometri 7,500 ad elementi di altre regioni meridionali. Per la manifestazione podistica su strada, dato il carattere popolare e il gran numero di partecipanti non è possibile assicurare contributi di partecipazione, mentre per la gara podistica S. Lorenzo, in program­ ma per l’ultima domenica di agosto, è possibile pre­ vedere il rimborso delle spese di viaggio a tariffa CONI e un giorno di pensione completa ad almeno cinque elementi di ciascuna regione dell’Italia centro­ inqi meridionale. Notizie più dettagliate possono essere richieste al CSI ■ Corso Italia n. 153 ■ 84013 - Cava dei Tirreni.

TORRE DEL GRECO — Non accade certo tutti i giorni che una cittadina di mare si dia allo sci im­ provvisamente; quanto meno le difficoltà dovrebbero essere tali da scoraggiare chiunque. Eppure a Torre del Greco, tutto sommato, i dirigenti della società « Gar­ den Sport » di difficoltà, al­ meno nell’opera di proseliti­ smo, non ne hanno poi avute tante. La « Garden Sport » opera nella cittadina campana già da qualche tempo, sempre Pubblichiamo due documenti del C.S.I. Puglia. Il ispirandosi a criteri di poli- primo si riferisce all’impegno associativo del C.S.I. sportività. Per i giovanissimi, regionale: di recente, erano stati creati « Il Consiglio Regionale del centri di formazione di palla- Centro Sportivo Italiano (CSI) glia a dare completa attuazio­ canestro, pallavolo, atletica di Puglia, nel definire le li­ ne alla mozione attraverso leggera e nuoto. Finché un nee programmatiche per il a) iniziative tese a riformare la legislazione sportiva e la giorno si sono chiesti: e per­ 1974 ché no lo sci? presa in esame la condizione struttura del CONI in modo Chiaro che trattandosi di sportiva in rapporto ai gio­ da far assegnare alla Regio­ uno sport nuovo, senza tra­ vani nella regione, quale ne, agli Enti Locali ed alle Associazioni sportive poteri dizioni a Torre del Greco, cer­ espressione limitante e ca­ reali di gestione dello sport; care di diffonderlo prima tra rente del fatto sportivo sia l’incentivazione in ogni gli adulti, orientati ormai ver­ sul piano di presa di coscien­ b) modo delle forme dilettanti­ so tutt'altre discipline, sareb­ za, sia sul piano legislativo e stiche sportive: sia sul piano di mentaltià be stato arduo. Meglio quindi riconferma l’impegno dell’As- c) la costituzione del Comi­ partire dai giovanissimi. tato Regionale dello Sport; Non è stato difficile, come sociazione ad operare per la d) la indicazione dei servizi concreta affermazione dello non lo è stato coinvolgere le sport inteso come servizio so­ sociali sportivi da affidare famiglie, che già erano state ciale agli Enti Locali ed alle Asso­ stimolate e convinte dal «Gar­ ciazioni (palestre scolastiche, den Sport» a seguire da vici­ ribadisce la validità delle af­ aree verdi); no la vita della società all’in­ fermazioni riportate nel do­ cumento del 1972 e) il favorire la formazione terno della quale i loro figli trascorrevano il tempo libero. prende atto con soddisfazio­ dei responsabili ed anima­ A conclusione di questa ne che lo spirito, i contenu­ tori dello sport sociale ». prima annata di attività è ti e le istanze derivanti so­ II secondo documento defi­ stata organizzata sulle lonta­ no state fatte proprie dall’Assemblea Regionale dell’Ente nisce l’azione che il C.S.I. pune nevi delle Dolomiti del Regione Puglia attraverso gliese intende svolgere nei Brenta, ad Andalo, una setti­ una mozione della stessa ap­ confronti dell’Ente Regione: mana bianca, una festa più provata il 23 maggio 1973 « Il Consiglio Regionale del che un insieme di gare, che constata che il governo re- Centro Sportivo Italiano (CSI) i ragazzi hanno vissuto in gioitale ha parzialmente rea ­ di Puglia, a conclusione dei ____ a— ~ ì .• ________ • j___ • compagnia dei loro familiari. p lizzato gli impegni derivanti lavori per la definizione del­ Per l'attività del prossimo dalla predetta mozione, attra­ le linee programmatiche per anno, forse, non sarà più ne­ verso le leggi regionali sulla il 1974 cessario andare così lontano: incentivazione per la costru­ in programma, oltre alla crea­ zione di attrezzature sporti­ individua nella società spor­ tiva l’essenzialità del discor­ zione di una scuola di fon­ ve sugli interventi per il po­ so del C.S.I. in quanto si col­ tenziamento della medicina do, c’è la costruzione di una loca: come momento storico sportiva pista artificiale. della Associazione, come real­ sollecita l’Ente Regione Pu- tà politica, come mezzo di

Mi tramenìi del CSI Puglia

partecipazione democratica; capace di far superare i limi­ ti di una associazione chiu­ sa. Essa è elemento cardine in cui « lo sport nasce e si sviluppa dove vive » contri­ buendo alla responsabile au­ tonomia delle persone; afferma che il momento del­ la formazione è di base allo sviluppo della persona, mi­ rante a liberare tutto l'uomo e tutti gli uomini; indica i Centri Giovanili di Formazione fisico-sportiva co­ me spazio di crescita della personalità dei ragazzi, riven­ dicandone la loro dimensione pedagogica;

sottolinea l’impegno di favo­ rire la presenza femminile in tutto il contesto associa­ tivo con idonee e particolari attività;

intende l’attività sportiva co­ me scoperta e promozione e creativa di nuovi modi e mo­ delli sportivi in grado di of­ frire ai giovani una proposta liberante di associazionismo; pone l'indagine socio-cultura­ le come metodo di ricerca e di studio con la quale ana­ lizzare la realtà e tramite la quale formulare ipotesi di lavoro;

auspica la pubblicazione di un organo di stampa proprio in grado di proporre l’espe­ rienza del C.S.I. a tutta la realtà locale; riconferma la validità del servizio sociale sportivo nel­ la vita della democrazia e della civilità della Puglia ».

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ESPERIENZE DI UBERA SPERIMENTAZIONE SPORTIVA Nel precedente numero del giornale abbiamo informato di una inchiesta avviata dal Consiglio nazionale sulle nuove esperienze di attività sportiva in atto nella nostra Associazione e nelle altre forze sportive italiane. I dati raccolti aiuteranno il prossimo Congresso nazionale a discutere e a fare delle scelte su un problema che riguarda direttamente la coerenza del nostro modo di essere rispetto alle finalità che, come Associazione, ci siamo dati. Con questa scheda, Stadium si rivolge alle Società sportive pregandole di inviarci tempestivamente tutte le notizie, le indicazioni e i suggerimenti possibili. Prima del Congresso, pubblicheremo sul giornale i risultati dell'inchiesta per la quale contiamo sul contributo di tutti.

• Denominazione della società sportiva • Indirizzo • Consiglio provinciale o di circoscrizione zonale CSI di appartenenza I. IN ORDINE ALL'ATTIVITÀ’ SPORTIVA TRADIZIONALE:

1.1 - Avete realizzato iniziative per allargare la pratica sportiva? 1.2 - Avete realizzato iniziative per favorire una maggiore partecipazione dei ragazzi alla or­ ganizzazione e all’attuazione della pratica sportiva? 1.3 - Le iniziative attuate che risultati hanno ottenuto? (se c’è stata rispondenza, interesse, incomprensione e indifferenza; se si sono riscontrate difficoltà e di che ordine; se si è trattato di iniziative sporadiche o continue). 1.4 - Nella vostra zona sono state realizzate iniziative simili da altri Enti? (Enti di promo­ zione sportiva, CONI, Federazioni, Scuola, Enti locali...). Se sì, descrivete il tipo di iniziative e come sono state realizzate. 1.5 - Siete stati invitati a partecipare o a collaborare? Avete aderito? Se sì, con quali risultati? Se no, per quale motivo? 2. IN ORDINE ALLE ESPERIENZE SPORTIVE DI NUOVA CONCEZIONE:

2.1 - Avete realizzato iniziative del tutto diverse dalle tradizionali? Se sì, di che genere? (come sono nate; con quali modalità sono state programmate; come si sono svolte esattamente; che tipo di partecipanti hanno avuto; quali i risul­ tati; quali le difficoltà e gli insegnamenti che ne sono derivati). 2.2 - Sono state iniziative sporadiche o continue? 2.3 - Le avete realizzate da soli o in collaborazione con altri Enti? 2.4 - Nella vostra zona sono state realizzate iniziative simili da altri Enti? (Enti di promo­ zione sportiva, CONI, Federazioni, Scuola, Enti locali...). Se sì, descrivete il tipo di iniziative e come sono state realizzate. 2.5 - Siete stati invitati a partecipare o a collaborare? Avete aderito?

PREGHIAMO DI RISPONDERE SU UN FOGLIO A PARTE, RISPETTANDO L'ORDINE DELLE DOMANDE E CITANDO I RELATIVI NUMERI IN MODO DA FACILITARE L'ELABORAZIONE DELLE RISPOSTE. INVIARE A STADIUM ■ CENTRO SPORTIVO ITALIANO - VIA DELLA CONCILIAZIONE N. 1 - 00193 ROMA.

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(segue da pag. 2)

no? Esistono infatti i Con­ gressi dove noi stessi, o i no­ stri delegati, abbiamo il pie­ no potere di discutere entra­ te ed uscite e relativa coe­ renza con le finalità che ci proponiamo; esiste il Colle­ gio dei Revisori dei Conti, eletto dal Congresso naziona­ le, che verifica ripetutamente l’andamento delle spese e pre­ senta una precisa relazione al bilancio consuntivo annua­ le; esistono i Consigli regio­ nali formati dai Presidenti provinciali e di circoscrizio­ ne zonale, che — per lo stral­ cio del bilancio nazionale che riguarda i contributi ad ogni regione — affrontano almeno due volte l'anno un dibattito finanziario. O dobbiamo am­ mettere che ce ne disinteres­ siamo? Specialmente a livel­ lo regionale è possibile — e doveroso — discutere fino in fondo i problemi di gestione (questo significa anche parte­ cipazione) così che non capi­ ti che l’amico Pittau per la sua San Gavino Monreale ne esca « carnevalescamente ad­ dobbato di materiale sporti­ vo per L. 215.000 », senza sa­ pere esattamente come e con quali criteri ciò è avvenuto (e se era giusto che avvenis­ se così). Perché, oltretutto — posso sommessamente ram­ mentarlo ad un ottimo ami­ co che è anche un ottimo re­ sponsabile CSI? — la discus­ sione regionale presuppone la discussione documentata in ogni Consiglio provinciale C di circoscrizione zonale che aiuti e informi il dibattito regionale. Anche per questo la Presidenza nazionale invia Ip lettere sui bilanci regiona­ li non al solo Presidente re­ gionale, ma a tutti i 160 Con­ sigli del CSI. Perché è im­ portante capire che la cono­ scenza di un bilancio non è tanto un fatto individuale, quanto uni fatto da compiere insieme: •questo significa il mio diritto di intervenirci, come socio. E in quanto alla tesi 7 del Congresso nazio­ nale del 1972 — le cui scelte vogliamo verificare a maggio nell'imminente Con. rosso — sarebbe bene che ic Elegges­ simo tutti. In quelle righe c'è un chiaro discorso di •compartecipazione ociativa. Difficile, per moli; indisponente, ma chiaro . che, for­ se, porterebbe agli etnici del­ le Regioni a statuì*• speciale e con buone leggi proprie di finanziamento d l’attività sportiva a considerate che la maggioranza delle : ■ regio­ ni non ha i loro c. piti c le loro possibilità, sia pure non 'eccezionali. E che s. ebbe si;gnificativo scoprire. ta, for:se, tocca agli ani sardi. Ifriulani, trentini conimuarc il • discorso. Giulio A ' ■. tinucci

QUESTA NOTTE QUALCUNO DORMIRÀ PIU' TRANQUILLO.

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