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Stadium n. 5/1970

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C. S. I. PRESIDENZA NAZIONALE

ARCHIVIO SfuRICJ


riM® prisco

ADATTARE IL GIOCO ALLE CAPACITA’ DEI SINGOLI Una volta, in un campionato studentesco, un allenatore che passava per essere bra­ vo, inventò la ricezione a due giocatori. Uno doveva coprire quasi tre quarti di campo e l'altro la rimanente parte. Il re­ sto degli atleti doveva truccare la ricezio­ ne fingendo di attendere la palla ma evi­ tando accuratamente di prenderla sul serio. Quella squadra, con questo schieramento vinse il suo torneo per aver ridotto al mi­ nimo gli errori di ricezione. E' vero che il compito dei due ragazzi incaricati di ri­ cevere il servizio avversario era arduo ma la loro mobilità e la sicurezza della loro tecnica compensavano i rischi derivanti dal maggiore spazio da coprire. In realtà quel­ l'allenatore voleva evitare che la cattiva ricezione degli altri componenti della squa­ dra rappresentasse per gli avversari una sorgente ininterrotta di punti. L'aneddoto (in realtà si tratta di un fatto vero) ha una sua morale: vuole dimostra­ re che al momento in cui una squadra giun­ ge al dunque, giunge cioè alla gara, de­ ve — se vuole il risultato — saper adattare il proprio gioco alle capacità (e alle incapacità) dei singoli. Nel ca­ so specifico, al di là di tutte le teorie — ricezione in cinque, schieramento a W. copertura dell’atleta in penetrazione, etc. — valevano due principi: quello della massima utilizzazione dei due atleti mag­ giormente dotati e quello in base al quale il risultato di ogni incontro è determinato dalia capacità di ricevere le battute av­ versarie. E' vero che il bagher ha semplificato le cose concedendo a quasi tutti di diventare bravi in questa fase di gioco, ma è altret­ tanto vero che l'accresciuto impiego tat­ tico delle battute e una maggiore diffu­ sione delle buone tecniche impongono sempre una costante attenzione al pro­ blema della ricezione. Anche tatticamente si può fare qualcosa in questo senso. Per esempio si diffonde sem­ pre più la ricezione a quattro giocatori. Si tratta di uno schieramento a semi-cerchio dal quale sono esclusi due atleti: quello che effettua l'inserimento e quello che co­ pre la posizione di centro-avanti. Il primo sta come al solito dietro al proprio corri­ spondente di prima linea, mentre il secon­ do staziona sotto rete con questi compiti: attaccare con schiacciata a bilanciere se la palla giunge a lui direttamente dopo il primo tocco o predisporsi ad una « veloce » se la ricezione è riuscita a mettere bene in azione l'alzatore che effettua l'inseri­ mento. Terzo compito: intercettare direttamente il servizio avversario quando la palla giunge smorzata sotto rete. SI capisce subito quali sono i vantaggi di questo schieramento: da una parte per­ mette una grande varietà nei temi di attac­ co. dall'altra elimina dalla ricezione il se- . condo atleta... meno bravo. La ricezione a quattro (anche se il quinto atleta, in­ somma, un po' partecipa) è davvero una cosa seria, attuata ormai da quasi tutte le squadre nazionali.

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Gianfranco Carabelli

Luigi Calabrese

UNA SEDUTA SULLÌNTERVAL TRAINING

CORRERE SULL’OSTACOLO SENZA « SALTARLO »

in questo periodo, se l'atleta, che ha ini­ ziato ad allenarsi da circa tre mesi, è stato assiduo ed ha rispettato tutte le fasi della preparazione organica, può porsi un primo vero obiettivo agonistico come i campio­ nati CSI di corsa campestre. Tutta la massa di lavoro finora svolta non è vero che basta di per sé a migliorare il rendimento in gara (ci si riferisce ai prin­ cipianti), anzi, nella migliore delle ipotesi l'atleta può essersi fermato allo standard iniziale. Il motivo è dovuto ai ritmi sui quali era basato l'allenamento aerobico, per neces­ sità fisiologiche lungo e lento. Tuttavia, già l’allenamento sul fartlek, che attualmente dovrebbe rappresentare il 50% di quello settimanale, prevede tratti dello stesso ritmo che si sostiene in campe­ stre. L'allenamento fartlek, come è noto, consiste nell'esecuzione di distanze diver­ se a cronometro, alcune spinte quasi alla massima velocità ed altre ad andatura più calma, inframmezzate da pause attive. Ora sarebbe bene aggiungere al piano settima­ nale una seduta sull'interval training. Con i giovani, non lo si dimentichi e lo diciamo per inciso, è bene non esagerare con que­ sto genere di allenamento. L'interval training migliora le funzioni car­ diocircolatorie e si limita a tratti ripetuti sui 100 o sui 200 metri. Per un giovane ia seduta potrebbe essere la seguente: 7-8 x 100 m; oppure 5x200 m. Non vengono indicati i ritmi di percor­ renza perché è più sicuro basarsi sulle pul­ sazioni che al massimo, al termine di ogni singola prova, devono arrivare a 170, tali comunque da permettere il recupero a 410 120 pulsazioni dopo 1'30” quando si per­ corrono tratti di 100 m, e 2'-2ì5" per i tratti di 200 m. Per rendere psicologicamente meno Impe­ gnativo l'allenamento sull’interval training, è meglio che sia programmato sempre su tratti erbosi possibilmente nei parchi, sen­ za fissare una distanza metricamente pre­ cisa; l'importante è che sia sempre la stessa ad essere ripetuta. In definitiva, il programma settimanale po trebbe essere il seguente: sabato, lavoro aerobico; domenica, fartlek; martedì, interval training; giovedì, fartlek (o allena­ mento aerobico). Una settimana prima della gara è meglio impostare l'allenamento su ritmi più bril­ lanti da eseguire in agilità, purché non siano impegnativi, cioè non devono né ap­ pesantire né intossicare la muscolatura.

E’ noto come per correre sull'ostacolo sen­ za ■ saltarlo » sia necessario ricorrere ad un accorgimento che consiste nel modi­ ficare l'azione circolare per dietro-avantidell’arto di spinta in circolare per dietrofuori. Una volta appreso il meccanismo del cir­ colare per fuori in forma statica, cioè da fermo e non sull'ostacolo, il ragazzo dovrà apprendere ad eseguire il movimento in dinamismo cioè in corsa e sull’ostacolo. Non meno importante d’altra parte è il ruolo di attacco che nella vera azione in corsa svolge l'altro arto inferiore. Le due azioni debbono perciò essere armonicamente e fluidamente incluse nello stesso gesto: il passaggio in corsa. Inoltre da un punto di vista didattico alle due azioni su accennate ne possiamo ag­ giungere un terza, cosicché si possono di­ stinguere nel passaggio in corsa tre fasi:

1) 2) 3) di

attacco: passaggio e circolare per fuori; discesa e pronta ripresa della « linea • corsa.

Anche se l'attacco è la prima azione da eseguire, nella didattica in genere si ini­ zia con il far apprendere la seconda fase o azione ovvero il passaggio con circolare per fuori, in quanto è la più difficile da eseguire (forse perché è alquanto inna­ turale) . Usando un ostacolo basso (a volte basta anche una sedia o una cavallina molto bassa) si inizia con il far deambulare l'al­ lievo verso l'ostacolo invitandolo a passa­ re oltre e all'esterno della barriera (cioè non sopra l’ostacolo, ma al di fuori di esso su di un prolungamento ideale della barra orizzontale con l’arto di attacco, e sopra di esso ed eseguendo il circolare per fuori con l’arto di spinta. Si inviterà altresì l'allievo a tenere le braccia avanti e semi­ flesse nell'atto del passaggio e a flettere leggermente il busto avanti imprimendo­ gli contemporaneamente una torsione ver­ so il lato della gamba di attacco. Quando il gesto apparirà sufficientemente fluido, il ragazzo verrà invitato ad eseguire questo passaggio « esterno • in corsa accennando prima ad una azione di slancio verso l’avanti-alto della gamba di attacco (la quale deve ricadere almeno un metro oltre la barriera). Quando questi movimenti basilari saran­ no stati appresi e verranno eseguiti con sufficiente fluidità l'esecuzione in corsa del circolare per fuori sopra l'ostacolo sarà solo questione di esercizio e di tem­ po; il più ormai può dirsi fatto.


---- 1 Htì® Generoso Dattilo

ALCUNI QUESITI POSTI ALLA CTN Per esigenze di spazio non pubblichiamo le « domande » inerenti a quesiti tecnici. Nelle risposte, oltre ai chiarimenti, si com­ prenderanno anche i quesiti che ci sono stati sottoposti.

do del terzino, è evidente che manche­ rebbe la volontà del difensore di colpire la palla, e quindi, sia pure involontaria­ mente. egli impedirebbe la segnatura; in tale caso l'arbitro farà proseguire il giuo­ co, augurandosi di non ricevere particolari attenzioni da parte dei tifosi a base di morbide... pietre. Amen! BELLUNO - Su rimessa da parte dell’arbi­ tro la palla è In giuoco nel momento in cui tocchi terra. Ne consegue che se un difendente colpisce la palla prima che que­ sta tocchi terra, mandando la palla nella propria rete, l'arbitro non può applicare la « norma del vantaggio » perché la palla non era in giuoco, dovrà quindi ripetere la « rimessa ».

OSTUNI (Brindisi) - Il portiere, purché in possesso della palla, può essere caricato nella propria area di porta, non può esse­ re caricato in detta area quando non è in possesso della palla, anche se la stessa trovasi a distanza di giuoco dal portiere. Viceversa nella restante area di rigore il portiere può essere caricato sia se in pos­ sesso della palla, sia se la palla, pur non essendo in suo possesso, si trova a • di­ stanza di giuoco ».

R. EMILIA - E' esatto quanto ci prospetta­ te, qualora il portiere riuscisse, in norma­ le azione di giuoco, a colpire la palla con un pugno nella propria area di rigore, e ammettendo che ci fossero forti raffiche di vento, fino al punto che la palla entrasse nella porta opposta senza essere « toc­ cata » da altri giocatori, la rete sarebbe re­ golare. SAVONA - Se un giocatore colpisce l'arbi­ tro con uno schiaffo entro la propria area di rigore, l’arbitro espellerà il giuocatore e concederà una punizione indiretta con­ tro la squadra dell’aggressore sempreché si trovi in condizioni fisiche idonee per proseguire la direzione della gara. Lo stesso episodio di un giuocatore che trovasi nella propria area di rigore e do­ vesse colpire con uno schiaffo un gioca­ tore avversario, l'arbitro espellerà l'aggres­ sore e concederà un calcio di rigore con­ tro la sua squadra. LUCCA - Per corpo estraneo sul terreno di giuoco deve Intendersi: persona estranea alla gara, una seconda palla, un animale, un ombrello, una cosa voluminosa; in tali circostanze l’arbitro deve interrompere il giuoco, far espellere dal terreno il « cor­ po estraneo » e rimettere egli stesso la palla nel punto in cui si trovava al mo­ mento del suo intervento. Viceversa non è previsto... « fischio estra­ neo ». ne consegue che se uno spettatore dovesse emettere una fischiatina identica a quella del direttore di gara e che in se­ guito a questo... musicale intervento i di­ fensori di una squadra si dovessero fer­ mare perché tratti in inganno, con la con­ seguenza di subire una rete, l'arbitro de­ ve concedere la rete stessa. VARESE - Se un terzino si trova sulla IInea della propria porta e probabilmente il s-3 è uscito alla ricerca di... libellule, portiere verificare che su tiro di un e si dovesse ( attaccante la palla vada a battere sul brac-

Dardo UNA « FRATERNA INIMICIZIA » Normalmente, ed è anche logico, i ra­ gazzi che si avvicinano per la prima volta alla pallacanestro desiderano immediata­ mente l'emulazione del gioco, pur essen­ do totalmente privi della destrezza neces­ saria. Il costringerli per lunghi mesi a fare solo del lavoro preparatorio sia individuale che di squadra può essere controproducente perché, anche se l'allievo è conscio del­ l'importanza dell'impostazione di base, non può fare a meno, proprio per la sua natura tendenzialmente agonistica, di desiderare un altro tipo di lavoro più dinamico e più competitivo. Questo desiderio insoddisfat­ to lo porta ad eseguire senza il dovuto impegno gran parte degli allenamenti, co­ sa che costringe gli istruttori a prolungare la fase preparatoria con il risultato di vedere sempre più indebolito l'entusia­ smo del giovane per la specialità. A questo inconveniente si può parzialmen­ te ovviare inserendo, per quanto le esigen­ ze della impostazione lo consentano, il con­ trasto che, oltre ad essere la leva princi­ pale dell'emulazione, è un elemento ago­ nistico di grande importanza nell'economia del gioco. Spesso gli istruttori, nella ricerca del tec­ nicamente perfetto, dimenticano proprio l'aspetto competitivo dell'indole del giova­ ne e scambiano la sua insofferenza al noio­ so lavoro preparatorio come una caratte­ ristica negativa, mentre apprezzano quei giovani che si piegano pazientemente a tutte le Infinite richieste dell’istruttore cne per mesi obbliga a dialogare solo con il pallone e poi molto più in là mediante il pallone con altri ragazzi in « fraterna ami­

cizia »». La insofferenza alla noiosa preparazione nella quasi totalità dei casi è segno di spiccata individualità carica di spirito agonistico, mentre il facile piegarsi ad ogni richiesta spesso, troppo spesso nasconde una personalità poco spiccata dai basso spirito agonistico. Così se l’istrut­ tore perde i più agonisticamente carichi e conserva quelli agonisticamente meno significanti si troverà a preparare giovani che certamente gli daranno minori soddi­ sfazioni. I giovani non amano « sportivamente » la « fraterna amicizia », ma la « fraterna ini­ micizia • e lo sviluppare la prima a danno della seconda comprime innaturalmente la loro carica agonistica. Questa compressio­ ne li fa diventare, se lo diventano, gioca­ tori a scarso temperamento agonistico. Dagli istruttori si sentono lamentele di vario genere e fra queste le più frequenti si possono facilmente individuare nella carenza agonistica degli atleti, che manca­ no di quella sana ed irruenta carica vita­ le che trasforma un gioco fermo e stan­ tio in un gioco veloce e brioso, e nel ti­ more dell'avversario che annebbia le idee e sembra paralizzi il gioco. Ma questa situazione è la logica conse­ guenza di un determinato ed innaturale me­ todo di impostazione. Se la maggior parte del lavoro viene fatto senza avversario, che in qualche modo ostacoli, sorgono le insofferenze al gioco controllato. Gli atleti sotto il marcamento dell’avversario fini­ scono con lo sbagliare anche le cose più semplici che liberi eseguono invece con estrema naturalezza e con una tecnica re­ lativamente perfetta ed invidiabile. Da qui sorge la necessità di iniziare al gioco i giovani condizionandoli sin dal­ l'inizio alla presenza minacciosa dell’awersarìo.

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■®ì Domenico Maiello

ATTENZIONE PERO’ AGLI SFORZI ECCESSIVI Abbiamo visto che è assolutamente ne­ cessario personalizzare il lavoro per otte­ nere buoni risultati. Ma come si personalizza il lavoro sportivo? Prima di iniziare la trattazione della per­ sonalizzazione è necessario porre una pre­ messa: « L'allenamento necessita di una sempre maggiore individualizzazione quan­ to più alto è il limite di rendimento che si richiede all'atleta ». A livello di allenamento di normale man­ tenimento, cioè quando, lo sport viene pra­ ticato solo per la soddisfazione di assapo­ rarne i frutti più facili la individualizzazio­ ne viene fuori dal tipo di lavoro che l’atle­ ta trova piacevole fare, ma quando si esce Ja questi limiti bisogna iniziare a fare i necessari distinguo. Quando si hanno dei giovani che vanno in una società sportiva e praticano un alle□amento leggero o medio (normalmente sono gli atleti che non hanno altra am­ bizione se non quella di fare le gare che permettono di provare il piacere di cimen­ tarsi con i compagni senza giungere agli estremiti limiti dell’attività agonistica) ci sì deve preoccupare soprattutto che l’al­ lenamento elimini le principali carenze in­ dividuali. (Ad es.: se abbiamo un giovane potente, ma con scarsa resistenza allo sforzo, l’allenamento deve ottenere non un ulteriore potenziamento, ma la resistenza al lavoro: se invece abbiamo un giovane che si dimostra resistente al lavoro, ma scarsamente potente, il lavoro deve ten­ dere soprattutto a fornirgli la potenza fi­ sica). A questo livello è molto difficile provocare un danno fisico all’atleta se si attua una logica progressione nello sforzo. Per logi­ ca progressione si intende un adattamento del lavoro alle capacità individuali. Il discorso si fa più serio quando si punta con l'allenamento a livelli di rendimento notevoli. Per giungervi si deve passare attraverso una serie di stadi che possiamo chiamare di acquisizione della nuotata e di potenziamento a vari livelli. Nella fase di potenziamento fisico si ini­ zia ad intravedere come reagisce l’atleta ai vari tipi di lavoro. Secondo le risultan­ ze di queste esperienze si traccia il suc­ cessivo programma di allenamento badan­ do, ad esempio, di convogliare il lavoro verso quelle qualità dell’atleta che si de­ sidera mettere maggiormente in luce. E proprio in questa fase, nel tentativo di ricercare la migliore tecnica di allenamen­ to. che si possono sottoporre i giovani ad uno sforzo eccessivo. Tale sforzo può ri­ sultare pericoloso quando viene fatto fa­ re in un periodo nel quale il giovane at­ traversa una crisi di crescenza o quando I atleta, pur sentendo la eccessiva gravo­ sità del lavoro, lo accetta perché la spe-

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ranza di riuscire a diventare un campione lo porta a sopportare stoicamente una quantità di lavoro per il quale ancora non è pronto o che non è sopportabile in sen­ so assoluto dalle sue capacità. Un segno notevolmente premonitore di questo eccessivo affaticamento è il dimi­ nuito rendimento in acqua e la perdita della naturale vivacità in acqua. Si pos­ sono fare anche una serie di controlli me­ dici che individuano facilmente lo stato di grave affaticamento.

PIOVE SOLO SUL BAGNATO Caro Direttore, le scriviamo per farla partecipe di un inconveniente che si verifica da parecchio tempo da parte del Comitato C.S.I. zonale di Cerignola nei riguardi delle società mi­ nori. Facciamo parte di una di queste piccole società che vivono sui sacrifici dei gio­ vani stessi. Le rendiamo noto che la no­ stra società è guidata da dirigenti che su­ perano di poco l'età di 17 anni. Dirigenti

che per la loro inesperienza e per la loro giovane età hanno bisogno di essere compresi e soprattutto di essere aiutati: aiuto e comprensione che certamente noti può venire dai loro stessi coetanei. Con­ siderando inoltre che la nostra società vive in una parrocchia molto povera, se ne può dedurre che in un anno di attività agonistiche, le spese che si è dovuto sopportare per le iscrizioni ai vari sport, e spese varie, tra le quali le attrezzature necessarie per poter decorosamente par­ tecipare alle varie competizioni, sono sta­ te totalmente coperte dagli atleti stessi. Ma non creda che questi sacrifici siano stati fatti da noi senza entusiasmo. Anzi per noi, fare ciò, è stato motivo di gran­ de orgoglio; tuttavia pensavamo che tut­ ti questi nostri sforzi ad un certo punto dovevano essere ricompensati: per que­ sto aspettavamo con ansia l’assegnazione del • premio società » che si svolge an­ nualmente. Purtroppo le nostre aspettati­ ve sono andate deluse. Come al solito la maggior parte del materiale da donare è stato diviso tra le società maggiori che annualmente continuano ad arricchirsi. Sappiamo molto bene che le grandi socie­ tà si sono distinte maggiormente per la loro attività interna, ma ciò è dovuto al fatto che esse ne hanno la possibilità e ciò per parecchi fattori: come ad esem­ pio, una maggiore disponibilità di fondi, una classe dirigenziale più esperta ed an­ ziana ecc... Ora, come le società minori possono far­ si strada e continuare a vivere se i loro sforzi sono resi vani dalla ricchezza e dalla disponibilità di mezzi delle grandi società? Gli atleti e i dirigenti del G.S. Victoria di Cerignola

DON CLAUDIO BUCCIARELLI LASCIA LA PRESIDENZA CENTRALE DELLA GIAC Don Claudio è stato chiamato a far parte dell'equipe dei docenti universitari del­ l’istituto di Catechetica che opera all’interno della Facoltà delle Scienze dell'Educazione del Pontificio Ateneo Salesiano. Il ruolo di don Claudio consisterà nell'insegnare e nel lavorare insieme all'equipe dell'istituto di Catechetica nello studio, nella ricerca e nella sperimentazione di ciò che riguarda la catechesi degli adolescenti e dei giovani. Don Claudio lascia la G.LA.C. dopo 16 anni di lavoro, di cui 6 al Movimento Aspiranti e 10 al Movimento Juniores, come vice assistente centrale. Egli con­ tinuerà comunque a prestare il suo servizio ministeriale nel C.S.I. come consu­ lente nazionale.

Ci congratuliamo vivamente con don Claudio per l’invito rivoltogli dal Pontificio Ateneo Salesiano che costituisce un significativo riconoscimento della sua competenza nel campo pedagogico pastorale della sua lunga, appassionata espe­ rienza educativa tra i giovani.

Siamo altresì lieti che il nuovo, qualificato settore del suo lavoro sia così stret­ tamente correlato all'impegno ed ai compiti che svolge in seno alla nostra orga­ nizzazione. Ciò non potrà che rendere ancora più proficuo l'apporto che don Claudio sta generosamente offrendo alla maturazione umana e organizzativa del Centro Sportivo Italiano. Formuliamo a don Claudio i nostri auguri più cordiali per II migliore svolgimento dell'importante incarico affidatogli dal Pontificio Ateneo Salesiano.


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E' la più bella definizione che ho sentito dei « Giochi della Gio­ ventù ». Non è mia ma di Maurizio Clerici, un architetto e dirigente fede­ rale che se ne intende e di impianti sportivi e di sport. L’ha tirata fuori pestando neve con me al Nevegai, entusiasman­ dosi alle gare della finale nazionale dei Giochi invernali. L’ha detta anche con tono polemico, ed io condivido sia la frase sia il tono, notando il contrasto tra la tecnica raffinata di pochi (per fortuna) concorrenti e la non tecnica dei molti.

QUINDICINALE DEL CENTRO SPORTIVO ITALIANO - I PROBLEMI DELLO SPORT ANNO LXV - N. 5 - 26 MARZO 1970

Risorgere ogni giorno di nuovo - Don Giuseppe Croce La programmazione nazionale e le regioni - Gianni Giannotti Sono tutti miei figli - Paolo Andreoli Quando mister muscolo ripren­ de fiato - Gianfranco Carabelli Le suffragette del calcio - a cura della redazione Tutto è perduto compreso l'o­ nore - Paolo Valenti Concetto Lo Bello ha scelto Canossa - Nando Martellini

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la sagra Hi scantona

I primi avevano già il «mestiere », dalle scioline agli sci me­ tallici da 100.000 lire, dal maestro di sci personale che si sono por­ tati dietro (a 50.000 lire al giorno) alla mammina esagitata che sa tutto sullo sci ed è sempre pronta alla supercritica dell'organizzazio­ ne, con tanti saluti all’esempio educativo da dare ai figli.

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Sono le mammine esagitate che rovinano i figli e lo sport; so­ no le mammine che nella borsetta con il profumo e l’accendisigari hanno il cronometro, la sciolina, l’energetico e la vegetallumina; sono le mammine che fanno ammattire i giudici di gara, i controlli di porta, i cronometristi, perché il figlio, se perde, è perché è stato danneggiato e sporgono reclamo.

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II prestigio familiare non può essere leso da una sconfitta sportiva e trovano in questo caso la scusa: magari la colpa è del letto o della bistecca, rei di non essere all’altezza di simili campioni. I Giochi della Gioventù non sono fatti per loro e per i loro figli, hanno sbagliato indirizzo. Diciamoglielo chiaramente che noi i Giochi della Gioventù non li facciamo per « queste » promesse dello sport italiano, ma per tutti i ragazzi che non fanno sport: cioè per i più che hanno la fortuna di non avere una mammina esagitata e un padre ricco da mandarli 15 giorni a Cortina o a Sestriere ad allenarsi con il maestro personale a 50.000 lire al giorno.

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IN COPERTINA Il milanese Villani della CSI Atletica Riccardi, ha vinto il titolo italiano al­ lievi di corsa campestre. Sarà uno dei protagonisti alla finale CSI che avrà luogo il 5 aprile a Messina.

Noi ai Giochi vogliamo le scamorze perché i Giochi sono stati inventati e fatti per loro.

Aldo Notarlo

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risorgere ogni giorno di nuovo Può essere utile il sapere che Pasqua (in ebraico « pesah ») vuol dire « passaggio », ma la riflessione e l’esperienza cristiana concentrano in questo « passaggio » una densità di significati, introvabile nel testo giudaico da cui ereditiamo la festa di Pasqua. Pasqua è « liberazione », è « uscita da » è « passaggio dal regno della morte a quello della vita » (Gv. 13,1). E’ resurrezione: quindi implica una morte. Pasqua è morte e resurrezione del Cristo. Cristo è la nostra Pasqua. E' in lui, con lui e per lui che si attua il nostro « passaggio » al Padre. Esprime il ritmo morte-vita, sofferenza-gioia, che nella Pasqua cristiana trova la sua espressione più evidente; esprime l’andatura tipica di ogni vita autentica, non solo di una vita cristiana: « Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se muore porta molto frutto ». Direi che la resurrezione (come l'altra faccia di una stessa medaglia) ci dice inequivocabilmente come dalla morte e solo dalla morte scaturisce la vita. Noi dovremmo rivedere i nostri concetti di morte e di vita. Siamo abituati a concepire la vita come un ripetersi, attraverso una continuità senza grosse scosse, di una serie di atti e di esperienze quanto più possibile piacevoli. E’ logico quindi che la morte, interrompendo bruscamente questa piatta routine, sia un evento catastrofico. Viceversa la morte, come anche il dolore all’interno della vita, è il presupposto necessario della vera gioia. La vita non è ottusa routine. E' impegno di « rinnovamento continuo ».. « Ciò che continua — dice Krishnamurti — non può essere creativo... Soltanto una mente che muore a tutti i suoi ieri, muore nel vero senso della parola e cioè rinunzia a tutti i suoi possessi, può rinnovarsi ». E J. H. Newman, così si esprime: * Vivere è cambiare ed essere più perfetti significa aver cambiato spesso »». Se riusciamo a concepire la vita come pienezza di aperture, quindi come rinnovabilità, la morte, cioè questo impegno doloroso di rispondere alle mutevòli esigenze della realtà, diventa un costitutivo necessario della vita stessa. Se voglio essere vivo, cioè costantemente rinnovabile, devo saper morire, rinunciare ai miei comodi schemi mentali, ai miei tranquilli ozi fisici e mentali che siano. Se saprò morire, saprò anche amare, aderire

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cioè ad ogni valore che mi si presenti, valutandolo in se stesso non per quel che conviene a me; dimendicando cioè me stesso. Questo è il nocciolo deH’insegnamento « umano della Pasqua. Un ritmo pasquale dunque, fatto di apertura, di disponibilità completa, di ascolto attento di ogni realtà, che per chi crede è sempre invito della Provvidenza ad una crescita, ad un superamento continuo. Un coraggioso ritmo pasquale dovrebbe essere quello impresso nella nostra vita. Per realizzare in noi questo ritmo pasquale si esige veramente una conversione, un cambiamento di mentalità profondo, radicale. Ma non si tratta di cambiare una mentalità vecchia per prenderne una nuova. Bisogna rinunciare ad ogni mentalità, ad ogni schema prefabbricato entro il quale poi far rientrare la realtà. Se una mentalità bisogna acquisire sia quella di Cristo. Ma Cristo è Colui che muore e risorge nella Pasqua, che muore e risorge ogni giorno in ciascuno di noi. Egli che è totale disponibilità per amore dei fratelli, offerta incondizionata al Padre. E' il Cristo pasquale che deve entrare nella nostra vita. Per questa conversione ogni tempo è opportuno. Ma questa nostra epoca la esige incondizionatamente. Anche a livello delle strutture organizzative del C.S.I. che vanno ora realizzando una nuova fisionomia, alla luce di uno spirito nuovo. « La sera voi dite: il cielo è rosso, farà bel tempo. E la mattina voi dite: il cielo è rosso cupo, oggi è burrasca ». Sapete dunque distinguere l’aspetto del cielo e non vi riesce capire i segni dei tempo?» (Matteo, 16, 2-3). Non è più concepibile una struttura statica, burocratica, gerarchica, autoritaria. Abbiamo bisogno di strutture dinamiche, vive, aperte ad una continua revisione. In queste strutture potranno operare solo uomini veramente disponibili, pronti ad ascoltare, a rivedere le proprie posizioni, capaci di maturare (anche se costa) le proprie idee, alieni da ogni sclerotizzazione mentale. In tal modo i nostri atleti troveranno nelle loro comunità sportive un clima di autentica e quindi sofferta collaborazione. Riscopriamo cosi il valore ed il significato del loro stesso faticoso impegno atletico.

Don Giuseppe Croce


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i regioni

ha messo in crisi, oltre che se stesso, anche il concetto stesso di programmazione. La questione si fa oggi ancora più complessa con l’avvento delle regioni. Quale ruolo avranno esse ne! nuovo piano di sviluppo? sarà posto per lo sport nella programmazione regionale?

« Con la fine del 1970 ha termine il periodo quinquennale previsto dal Programma approvato dal no­ stro Parlamento nel 1967. In rela­ zione aH'approssimarsi di tale sca­ denza, desta un certo stupore che, tutto sommato, non vi sia una ap­ prezzabile preoccupazione per le incertezze che oggi esistono sul tipo di piano che avrà vigore a partire dal 1° gennaio 1971 ». Queste parole del prof. Sarace­ no (Mondo Economico, 22 novem­ bre 1969) fanno benissimo inten­ dere quanto siano lontani i giorni in cui lo stesso Saraceno era chia­ mato ai Convegni ideologici di S. Pellegrino per illustrare fini, mo­ dalità e contenuti di una « politica di piano ». A quell’epoca, la paro­ la stessa « programmazione » si sprecava, ossessivamente sulla bocca di tutti. Oggi è passata di moda ed al suo posto imperversa la parola « razionalizzazione ».

Il nostro mondo politico, sem­ pre più assorbito dalle questioni di schieramento e di tattica, sem­ bra avere dimenticato quella che era stata una delle scelte politiche più caratterizzanti del centro-sini­ stra. Non si parla quasi più della « politica di piano » ed anche il Saraceno si limita a precisazioni metodologiche, peraltro opportune, quando sostiene che la program­ mazione è una procedura, ovvero­ sia un metodo di governo, e che il documento relativo non può es­ sere considerato un atto decisio­ nale, ma soltanto « una mera cer­ tificazione della coerenza di deci­ sioni già prese o da prendere nelle sedi competenti e nei vari momen­ ti in cui tali decisioni vengono ri­ chieste ». Una definizione rigoro­ sissima dal punto di vista sia del puro economista sia del puro am­ ministrativista, dalla quale resta però escluso il problema fondamen­ tale della programmazione come scelta politica e del rischio che la programmazione venga a costitui­ re la solenne ratifica periodica del­ l’ordinaria amministrazione delle istanze politiche e burocratiche dello Stato. Sarebbe spiacevole se da un estremo si passasse all'altro: se ad una prima fase della programma­ zione caratterizzata da un eccesso di ideologia e politicizzazione, ne dovesse seguire una caratterizza­ ta da un eccesso di tecnicismo e burocratizzazione. Ridurre, cioè la programmazione

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ad una pura e semplice procedura tecnica o a costruire a posteriori una coerenza tra gli obiettivi di fondo e gli interventi ordinari che sono stati compiuti, significhereb­ be snaturare il significato. Nei confronti dell'opinione pub­ blica, la prima versione suscitò forse troppe illusioni destinate a brevissima vita. Guai se la secon­ da dovesse avere l’effetto ancor più negativo di deludere ogni re­ sidua aspettativa, di scoraggiare ogni tensione costruttiva ed inco­ raggiare lo scetticismo e l'indif­ ferenza nei confronti di uno stru­ mento di controllo democratico del buon uso del quale la classe po­ litica va tenuta responsabile. Il vero problema resta pur sem­ pre quello dei contenuti e della volontà politica ed a questo siamo, come cittadini, tutti direttamente interessati. Il solo fatto che 20 an­ ni di intervento straordinario per il Mezzogiorno non siano bastati a modificare radicalmente il mec­ canismo di sviluppo dualistico del­ la nostra economia, ad eliminare cioè gli squilibri tra nord e sud, ci rende consapevoli della gravità e generalità della questione. D'altra parte, è impossibile non collegare immediatamente il discorso sulla programmazione con quello sulle regioni. In termini generali si può dire che oggi la programmazione nazionale, conformemente al prin­ cipio dell’eguaglianza reale dei cit­ tadini, ha da configurarsi secondo un modello di sviluppo capace di rendere compatibili gli obiettivi di regioni protese verso la più diretta integrazione nel sistema europeo e atlantico con quelli di altre re­ gioni che desiderano arrestare la emorragia della propria forza di la­ voro, per evitare un altrimenti ir­ reversibile decadimento di intere aree geostoriche di civiltà della nostra comunità nazionale.

Qulcuno potrebbe osservare che finora il contributo dei Comitati re­ gionali di programmazione è stato scarso e diseguale; ma ciò non to­ glie, anzi conferma, che se si vuo­ le realizzare la programmazione, è assolutamente necessario rendere efficienti le strutture periferiche a ciò destinate. Ed è logico pensare che dei governi regionali, direttamente responsabili nei confronti dei rispettivi elettorati e gruppi di interesse locali, sentano maggior­ mente la necessità di darsi una

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attrezzatura adeguata alla elabo­ razione di programmi di sviluppo regionali a misura delle caratteri­ stiche strutturali distintive delle diverse situazioni socio-economiche. In questo modo, dalla perife­ ria giungeranno al centro indica­ zioni assai più precise, cosicché lo stesso programma nazionale po­ trà pervenire all'elaborazione di una più realistica ed incisiva stra­ tegia di sviluppo globale opportu­ namente differenziata. Come osservava giustamente il Di Nardi (Mondo Economico, 29 no­ vembre 1969); «Le autonomie lo­ cali non possono, da sole, surroga­ re l’insufficienza del processo in­ terno di accumulazione (cioè l'ac­ quisizione del capitale per gli inve­ stimenti); ma appena detto que­ sto bisogna pure ammettere che non ci sono ragioni a priori per escludere che i governi locali pos­ sano esercitare una propria inven­ tiva per definire la strategia più idonea ad accelerare il processo

Fra le materie di competenza regionale, elencate dall’art. 117 della Costituzione, non figura espressamente lo sport. Ma ve ne sono varie altre che con lo sport hanno diretta o indiretta attinenza. Si pensi, per esempio, all’urbanistica, il cui significato, dal tempo in cui fu stesa la Costituzione, si è enormemente ampliato fino a comprendere oggi tutto ciò che concerne la sistemazione del territorio.


LE REGIONI IN ALCUNI ARTICOLI DELLA COSTITUZIONE ITALIANA

Art. 114 — La Repubblica si riparte in Regioni, Province e Comuni.

Art. 115 — Le Regioni sono costituite in enti autonomi con propri poteri

e funzioni secondo i principi fissati nella Costituzione Art. 117 — La Regione emana per le seguenti materie norme legislative nei limiti dei principi fondamentali stabiliti dalle leggi dello Stato, sempreché le norme stesse non siano in contrasto con l'interesse nazionale e con quello di altre Regioni: ordinamento degli uffici e degli enti amministrativi dipendenti dalla Regione; circoscrizioni comunali; polizia locale urbana e rurale; fiere e mercati; beneficenza pubblica ed assistenza sanitaria ed ospedaliera; istruzione artigiana e professionale e assistenza scolastica; musei e biblioteche di enti locali; urbanistica; turismo ed industria alberghiera; tranvie e linee automo­ bilistiche d'interesse regionale; viabilità, acquedotti e lavori pubblici di interesse regionale; navigazione e porti lacuali; acque minerali e termali; cave e torbiere; caccia; pesca nelle acque interne; agricoltura e foreste; artigianato. Altre materie indicate da leggi costituzionali. Le leggi della Repubblica possono demandare alla Regione il potere di emanare norme per la loro attuazione.

di sviluppo nella propria zona di competenza ». Si dirà che l’elaborazione di una strategia di sviluppo che non vo­ glia restare un'esercitazione a tavo­ lino chiama di fatto in causa una somma di problemi la cui portata trascende i poteri attribuiti dalla Costituzione alle regioni per quan­ to concerne le materie indicate dall’art. 117. Ma questo è vero solo in parte. In primo luogo, infatti, un'u­ nità politica non può ritenersi in as­ soluto vincolata a priori da una co­ dificazione giurisdizionale di poteri e competenze: ogni processo poli­ tico, una volta istituzionalmente ri­ conosciuto, si sviluppa creando continuamente nuove forme ed oc­ casioni di potere, secondo il mu­ tare delle circostanze, pur senza necessariamente porre in crisi la cornice istituzionale originaria, la quale, d’altra parte, non si presu­ me eterna, ma inserita nella sto­ ria e destinata ad avere una storia essa stessa. In secondo luogo, pur nell’ambito limitato dell'art. 117, le regioni hanno pieno campo per agire con maggiore energia su ri­ sorse decisive ai fini del processo di sviluppo. Si pensi anzitutto alla sistemazione del territorio. Su questo punto in particolare vorrei richiamare l’attenzione de­ gli amici di Stadium, perché il pro­ blema della sistemazione del ter­ ritorio è di immediata rilevanza dal punto di vista di una politica or­ ganica dell’incremento degli standards dei servizi sociali e perché, come illustrato anche da molte

esperienze straniere, si tratta di un settore in cui il contributo del libero associazionismo può essere valorizzato al massimo, con i mi­ gliori risultati. Mi sembra che l'individuazione dei possibili nessi fra le future po­ litiche regionali di sistemazione del territorio e le finalità del libero as­ ciale ed educativa, estranea sia stituire un proficuo oggetto di stu­ dio ed un necessario campo di im­ pegno per il CSI. Credo che que­ st’opinione possa essere condivi­ sa da tutti coloro che dello sport hanno una concezione anzitutto so­ ciale ed educativa, estranea sia alla retorica della razza e dell’or­ goglio nazionale, sia agli effetti ipnotici di questa cosiddetta « so­ cietà dei consumi e dello spetta­ colo » (Guy Debordi; strettamente legata, invece, al problema gene­ rale della salute fisica, psichica e civica dei giovani, dei nuclei fami­ liari, d’ogni comunità locale.

Gianni Giannotti


sono tu' miei li!

Per giungere alla comunità bisogna passare per la democrazia. E’ una strada necessaria. Ma è facile confondere il significato dei termini. Un primo rischio è quello di scambiare la comunità con la famiglia e la democrazia con il paternalismo. Il pericolo, sottile, insinuante, è più prossimo di quanto comunemente non si creda. Basta guardarsi allo specchio...

Un gran numero di società spor­ tive sono nate e cresciute in virtù del fatto che un uomo appassio­ nato e pieno di buona volontà ha cominciato a radunare intorno a sé i ragazzi e i giovani del quartiere o del paese per dar loro modo di pra­ ticare dello sport. Sono padri di famiglia che con coraggio, con pazienza, con sacri­ ficio trovandosi sul proprio buon senso e sulla propria esperienza, mandano avanti anno dopo anno la società sportiva dedicandole tutto il tempo che resta loro libero dal lavoro (con grande irritazione del­ le rispettive mogli). Queste società propongono ai ragazzi e ai giovani che ne fanno parte degli ideali e dei modelli di vita semplici, pratici, positivi:

uno sport che è salute fisica, sviluppo armonico del corpo;

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uno sport che implica una « sa­ na » condotta morale e verbale (le parolacce non si devono dire né: al­ l’arbitro e neanche nella sede della società); uno sport che educa ad esse­ re uomini nel senso che dà la ca­ pacità di affrontare sacrifici e asprezze, che insegna a non abbat­ tersi troppo per una sconfitta o ad esaltarsi eccessivamente per una vittoria perché, come insegna la vi­ ta, il prossimo incontro è dietro l'angolo ed il risultato ottenuto og­ gi può essere capovolto domani; uno sport che è « religioso » nel senso che ci si preoccupa an­ che che i ragazzi vadano a Messa


la domenica perché la religione è importante nella vita. Anzi, qualche volta, la Messa è una delle compo­ nenti della vita della società spor­ tiva. Sono gli ideali e i modelli di vita in cui credono e per i quali vivono questi dirigenti di società. Essi non fanno altro che riproporli in concre­ to ai ragazzi e ai giovani perché questi possano divenire uomini sa­ ni, forti, leali, coraggiosi sia nel mondo sportivo sia nella società. Il clima in cui questo processo educativo si realizza è un clima ti­ picamente familiare. La stessa struttura della società è familiare. Infatti lo si chiama dirigente più per assecondare un certo linguag­ gio del mondo sportivo che per de­ finire una realtà strutturale. In pratica, di fatto, il rapporto che esiste tra questo « dirigente » (è proprio il caso di scriverlo tra vir­ golette) e gli atleti è condotto con i criteri coi quali un buon padre conduce quelli con i propri figli. (Molte mogli di questi « dirigenti » dicono anzi che il marito è un pa­ dre migliore per gli atleti della so­ cietà che per i propri figli, se non altro per il tempo e la pazienza che dedica loro). Guardatelo la domenica in cui si svolge una gara. Mette a disposi­ zione la propria macchina (se non l'ha riesce sempre a trovare qual­ cuno che la presta), fa il giro per raccogliere i ragazzi che non hanno mezzi propri, si preoccupa che le maglie siano a posto, che i cartel­ lini siano in regola, che ci sia al-

meno una bottiglia d'acqua minera­ le e un paio di limoni, che le doc­ ce degli spogliatoi diano acqua calda e non gelata... Si preoccupa del morale dei ragazzi, li esorta, li incoraggia, li incita... Corre ai lati del campo per dare suggerimenti, consigli tattici, si affanna perché tutto vada per il meglio. Poi, alla fine della gara, si preoccupa che tutto torni a posto, che le maglie, le scarpe, i calzoncini siano tutti raccolti e niente vada perduto, riac­ compagna a casa quelli che è an­ dato a prendere, continua a soste­ nere il morale se c’è stata una sconfitta... Voler fare l'elenco di tutte le cose che fa quest’uomo in una sola domenica di gara vuol dire stende­ re una lista dalla lunghezza preoc­ cupante; un padre non potrebbe fa­ re di più per i propri figli (le mo­ gli hanno proprio ragione). Ma queste società, come ogni gruppo umano condotto in modo si­ mile, proprio per questo tipo di conduzione familiare, arrivano a bloccare molte energie dei propri componenti. Infatti una comunità di tipo fa­ miliare ha la caratteristica di esse­ re, per l'individuo che ne fa parte, d’aiuto e, nello stesso tempo, di ostacolo per la sua educazione, per il suo sviluppo. Questo perché tutti i rapporti sono sotto il segno del controllo, della guida, dell’ap­ provazione di chi conduce il grup­ po. Questo modo di condurre le co­ se molto spesso non fa altro che favorire degli atteggiamenti di ub­ bidienza e di sottomissione e non di adesione totalmente libera e di partecipazione diretta alla vita e al­ l’attività del gruppo. Il potere che è nelle mani del « dirigente » è un potere totale, as­ soluto, non controllabile. Chi fa parte del gruppo non. può far altro che accettarlo totalmente, vi si deve sottomettere altrimenti corre il rischio di essere messo ai mar­ gini della vita del gruppo o, addi­ rittura, di esserne estromesso. Nelle società condotte in questo modo i giovani e i ragazzi si do­ vranno preoccupare soltanto di as­ secondare i desideri del loro diri­ gente, di seguirne gli ideali e i mo­ delli di vita; nient’altro. Così il far parte di un'associazione sportiva di carattere nazionale per loro non significherà molto poiché i rappor­ ti tra la loro società di appartenen­ za, le altre società e i servizi di carattere provinciale o nazionale passeranno tutti attraverso il filtro del dirigente della società e giun­ geranno loro in modo da non pro­ vocare cambiamenti di direzione nell’impostazione della vita.

I valori vissuti saranno sempre quelli, immutabili, stabiliti e con­ trollati. Il filtro costituito dal diri­ gente, infatti, quasi inconsciamen­ te provvederà a far penetrare nuo­ vi valori che eventualmente fosse­ ro proposti dall’esterno in modo da non provocare scosse, da non crea­ re problemi per l'armonia e la tra­ dizione che contraddistinguono la familiarità dei rapporti. Ecco perché se dai un lato occor­ re essere molto riconoscenti ai di­ rigenti « padri » (senza di loro, pro­ babilmente, non sarebbe mai vissu­ to e cresciuto tutto un vastissimo settore del mondo sportivo), oggi bisogna vederli anche con un po’ di preoccupazione in quanto possono essere un freno ad una circolazio­ ne nuova di valori sportivi. Valori che possono mutare radicalmente lo sport, la sua pratica, la sua strut­ tura per inventarlo di' nuovo secon­ do le mutate esigenze di vita sia dei giovani sia di tutta la società di cui lo sport costituisce' una par­ te rilevante. Stiamo vivendo probabilmente, insieme alla crisi della paternità fi­ sica e spirituale, anche la crisi del­ la mentalità paterna nel processo educativo. Una mentalità che se in altri tempi ha dato frutti belli e co­ piosi oggi corre il rischio di mo­ strare solo la sua faccia più nega­ tiva che è il paternalismo. Una co­ sa che i giovani di ogni tempo, e soprattutto quelli di oggi, non rie­ scono a sopportare.

Paolo Andreoli

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Dopo la fisiologia pura (numero precedente di Stadium) ecco alcuni cenni di fisiologia applicata. Prendiamo in esame alcune semplici ma fondamentali conseguenze delle leggi e dei meccanismi che regolano l’azione dei muscoli. Ad essi, infatti, debbono direttamente ispirarsi i criteri di scelta e i metodi di conduzione degli allenamenti. La foto in basso mostra a che cosa si va incontro quando queste leggi per una ragione qualsiasi non sono rispettate. Durante le Olimpiadi di Città del Messico, un atleta al termine della gara viene rianimato con inalazione di ossigeno. In questo caso la carenza di ossigeno è dovuta all’altitudine, ma la situazione sia pure meno drammatica si ripropone ogniqualvolta l'atleta non è preparato attraverso un corretto sistema di allenamento.

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Quando si tenta di dire che la fisiologia può in parte semplificare e mettere ordine nelle idee che pre­ valgono da noi sulle teorie d’allenamento, si corre il rischio di essere considerati dei teorici insensibili ai reali problemi di chi opera sul campo. Non si può essere d’accordo con tale critica, oer il motivo che il tecnico pur servendosi dell’ausilio scientifico ha sempre una sua autonomia nell'ambito della quale è lasciato pieno spazio alle intuizioni e alle sensibilità. Proponiamo subito degli esempi utili. La scienza ci dice che esistono due vie per la erogazione di energia, quella aerobica e quella anaerobica, come si è visto nel precedente intervento. Cioè, col primo processo l’organismo, per compiere uno sforzo prolungato e lento, può far ricorso all'in­ tervento dell'ossigeno e continuare lo sforzo teorica­ mente all'infinito, se non venissero a mancare i carbu­ ranti del corpo umano contenuti negli alimenti; invece, col secondo processo, l'organismo fa ricorso a riserve energetiche insite nell’ATP dei muscoli, che non può rigenerare dopo l'utilizzazione; la intensità dello sfor­ zo è quindi quella massima raggiungibile, ma la durata è molto limitata. E' necessario precisare che mentre il primo pro­ cesso di erogazione di energia non richiede recupero, il secondo invece si misura in « debito d’ossigeno » proprio perché mentre si attua, contrae un debito che l'organismo paga successivamente assumendo ossì­ geno durante il ristoro. Che utilità pratica hanno queste nozioni desunte dalla fisiologia? Le risposte sarebbero tante, però ba­ sta ricavare le principali. Un dato è certo, e cioè, qualunque sia la via se­ guita dall'organismo per produrre energia, l’assunzio­ ne di ossigeno è sempre importante. Nel processo aerobico è necessaria al momento stesso in cui si compie lo sforzo, e nel processo anaerobico immedia­ tamente dopo averlo compiuto, per recuperare. Questo è quanto succede per esempio ad un cal­ ciatore durante un’azione di difesa o di attacco e la pausa che ne consegue.

Durante l'azione il calciatore si produce in scatti o in tratti a forte velocità dove la fonte di energia è anaerobica, dopo, il recupero avviene attraverso l’as­ sunzione di ossigeno; quindi si può dire, anche se impropriamente, che il recupero è « aerobico ». Abbiamo portato un esempio che riguarda l'atleta in gara. Come si comporterà l'allenatore per stabilire un piano di allenamento? Si dovrà convincere soprattutto che la corsa lunga e lenta, capace di migliorare la possibilità di assun­ zione dell'ossigeno da parte della fibra muscolare, è utile non solo a chi in gara si produce in sforzi lunghi e lenti, ma anche a chi deve recuperare piuttosto ve­ locemente sforzi anaerobici. come i calciatori e quasi tutti gli altri atleti che praticano sport di squadra. Questo tipo di allenamento deve essere molto gra­ duale; l’atleta potrà iniziare con 10’-15’ di corsa a 5'30" al chilometro per arrivare anche a 45' di corsa continua dopo circa 5-6 settimane di preparazione con 4 allena­ menti settimanali. Non si parla mai abbastanza di gradualità in questa fase molto delicata, ma se viene rispettato questo prin­ cipio l'atleta arriva a periodi dì corsa addirittura in­ sperati. L'allenamento in aerobiosi, dato che è propedeu­ tico a tutti i tipi di attività sportiva, è importante che rappresenti il 70-80 9ó della preparazione di un giovane intorno ai 15 anni, e che venga migliorato anche dagli atleti già maturi, specie all’inizio di ogni ciclo annuale di preparazione. Dal lavoro aerobico, lungo e lento, si passa a quello anaerobico, veloce e breve, attraverso l'allenamento a intervalli, per esempio l’« interval training ■> Precedentemente abbiamo fatto l'esempio del cal­ ciatore che durante l’azione eroga energìa anaerobica. ora, per indicare un modello più generale precisiamo che tutti gli sforzi massimali o quasi, non superiori alla durata di 1’30”, sono di questo genere. E' un dato importante per l'allenatore, al fine di inquadrare con

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► una certa precisione le caratteristiche fisiologiche del­ lo sport di suo interesse. All'allenamento in anaerobiosi ci si arriva per gra­ di. L’interval training è un allenamento cardio-circola­ torio e abitua progressivamente a sopportare un sem­ pre maggiore debito di ossigeno. E' necessario notare inoltre che esso è basato su un certo numero di prove intervallate da pause. Qui le pause sono al centro dell’attenzione in quan­ to devono permettere il ritorno della frequenza car­ diaca a 120-110 battiti al minuto in non più di 1’30". I tratti di corsa sono regolati come numero e come in­ tensità proprio sulla base di questo principio. L’espe­ rienza dimostra che i tratti veloci non devono essere superiori a 200 m e al ritmo di 30-35"; quest’ultimo è stabilito in modo che le frequenza cardiaca, al termine della prova, non superi i 180 battiti al minuto. Il numero delle ripetizioni può essere anche di 1520 volte per seduta quando ''atleta è a un buon grado di preparazione, ma un principiante ottiene buoni mi­ glioramenti anche con 7-10 ripetizioni. L’mterval trai­ ning non è molto indicato per i giovanissimi chei però, dopo un buon lavoro in aerobiosi, sono in grado di trar­ re benefici con non più di 1-2 sedute settimanali ba­ sate su questo tipo di allenamento. A mano a mano che l'atleta si avvicina all’allena­ mento in anaerobiosi le prove aumentano di intensità, ma devono diminuire di numero, e il recupero tra una prova e l’altra deve essere completo (90-100 battiti cardiaci al minuto). Comunque, anche nel periodo più avanzato della preparazione, non bisogna trascurare l’allenamento in aerobiosi; sarebbe sufficiente programmare una sedu­ ta di corsa lunga e lenta alla settimana preferibilmen­ te nei boschi o nei campi. Il modello di atleta che abbiamo presente mentre diamo questi dati è quello di un atleta medio. Chi vo­ lesse quindi raggiungere ottimi risultati nello sport di domani, quando ci sarà una più larga diffusione dei concetti teorico-pratici dell’allenamento, non tro­ verebbe qui indicazioni esaurienti. Ma ci preme soprattutto rivolgerci a tutti quegli allenatori delle piccole società abituati ad avere i pro­ pri atleti sul campo per non più di 2 giorni alla setti­ mana, per stimolarli a seguire le evoluzioni che si stan­ no verificando nelle torie di allenamento, anche perché sono i potenziali allenatori dei campioni di domani e i loro errori potrebbero verificarsi insanabili. In questo breve scritto si è anche cercato un cer­ to linguaggio in accordo con la terminologia fisiologica che, inserendo il problema tecnico in quello più gene­ rale della scienza applicata allo sport, ne permette la enunciazione, la soluzione e la verifica.

Gianfranco Carabelli

Il footing, la corsa lenta e lunga, non serve soltanto a chi in gara deve prodursi in sforzi prolungati, ma anche per gli atleti che debbono produrre sforzi brevi, intensi e fiequenti, come in tutti gli sport di squadra.

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le suffragette del calcio A CURA DELLA REDAZIONE

Abbiamo voluto mettere il naso neli’intricato e un po’ misterioso mondo del calcio femminile. L’ar­ gomento ci è apparso interessante sia per la nostra costante atten­ zione alla problematica generale del mondo sportivo, sia per chiarire ai nostri dirigenti alcuni aspetti della situazione net mo­ mento in cui il C.S.l. si pone in termini nuovi il problema del­ l’attività sportiva femminile, sia infine per la legittima curiosità di veder chiaro laddove molti sem­ brano fermamente intenzionati a stendere un velo di silenzio che eufemisticamente potremmo an­ che definire pudico. Non è stato facile ricostruire il il quadro. E non è detto che ci siamo riusciti. Volutamente, in questo primo intervento, ci siamo limitati ad un’indagine situazio­ nale. Abbiamo raccolto anche al­ cuni pareri di medici e psicolo­ gi, ma sono ancora così contra­ stanti che ci è sembrato oppor­ tuno tralasciarli momentaneamen­ te in vista di una ricerca più ap­ profondita, qualora le circostanze lo richiedessero. D’altronde, co­ me risulta dai dati raccolti, nessun serio studio scientifico è stato ancora svolto sull’argomento. E questo è già un dato chiaramente sintomatico.

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LA STORIA Marzo 1966 — Per iniziativa di una signora milanese, Valeria Roc­ chi, nasce in Italia la prima socie­ tà di calcio femminile. E’ l'A.C.F. Milano, che più tardi si chiamerà « Sanio Milano ». 26 maggio 1968 — I dirigenti di una ventina di clubs di calcio fem­ minile si radunano a Viareggio e fondano la Federazione Italiana Calcio Femminile (F.I.C.F.) con se­ de nella stessa città. Ha subito inizio il primo campionato nazio­ nale cui partecipano 10 squadre, divise in due gironi. Sono: Ambro­ siana, eRal Torino. Genova. Travo Piacenza e Viareggio per il nord; Marzo 1966 - Per iniziativa di una signora milanese, Valeria Rocchi, nasce in Italia la prima società di calcio femminile. E' l'A.C.F. Mila­ no. che più tardi si chiamerà « Sa­ nio Milano ». Aprile 1967 - Sull'esempio del­ la società milanese si forma una altra società a Genova, per opera di due signore, Sandra Revello e Alba Mignone.

Ottobre 1967 - Si costituisce ad Allignano (Torino) la squadra «Mo­ bilificio S. Domenico » (formata da un gruppo di operaie che l'anno prima avevano iniziato a giocare per puro divertimento), che l'an­ no successivo prenderà il nome attuale di « Reai Torino ». L'alle­ natore, Giuseppe Cavicchi, è at­ tualmente C.T. della nazionale fem­ minile. 26 maggio 1968 - I dirigenti di una ventina di clubs di calcio fem­ minile si radunano a Viareggio e fondano la Federazione Italiana Calcio Femminile (F.I.C.F.) con se­ de nella stessa città. Ha subito inizio il primo campionato naziona­ le cui partecipano 10 squadre, di­ vise in due gironi. Sono: Ambro­ siana, Reai Torino. Genova. Travo Piacenza e Viareggio per il nord; Lazio 2000, Roma. Giovani Viola Firenze, Cagliari e Napoli per il centro-sud. Il primo scudetto va al Genova. Contemporaneamente. organiz organiz-­ zato daH'U.I.S.P.. si svolge un altro campionato disputato da 5 squadre. Vince il Bologna. Nel primo campionato della F. I.C.F. operano gli arbitri del C.S.I. che vengono ritirati nella stagione successiva. Si costituisce così il G. L.A., Gruppo Arbitri- Liberi.

17 giugno 1969 - Sorge a Paler­ mo la Federazione Siciliana Gioco Calcio Femminile. 31 gennaio 1970 - Si costituisce a Roma la Federazione Femminile Italiana Gioco Calcio (F.F.I.G.C.) tra i cui scopi istituzionali c’è an­ che l'unificazione di tutte le so­ cietà. Con la costituzione della nuova Federazione, si è sfaldata la organizzaione viareggina da cuii son-° ®taccate Roma, Milano. Cagliari,_ Palermo, Napoli ed altre che hanno dato la loro adesione. Pre­ sidente della F.F.I.G.C. è stato eletto il dott. Leandro Franchi di Roma; vice presidenti il dott. An­ tonio Masiello di Napoli e l'aw. Giovanni Trabucco di Roma.

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che cosa dicono i responsabili L’ALLENATORE DELLA NAZIONALE FEMMINILE Il sig. Giuseppe Cavicchi, alle­ natore del Reai Torino, è anche il Commissario Tecnico della squa­ dra nazionale di calcio femminile che il 2 novembre scorso ha vinto la prima Coppa Europea. Che tipo di allenamento fa svolgere alle atlete? Uguale in tutto a quello per gli atleti, con un solo accorgimento: all'inizio uso palloni più leggeri per aiutare le ragaz­ ze a prendere confidenza con la palla vera. Specie per i colpi di testa. Tre allenamenti la settimana, in palestra e in campo. Le prime volte erano pianti e crisi di sconforto. Perché non riusci­ vano a correre, a calciare, a cadere. Pian piano vennero le prime soddisfazioni. E le prime difficoltà: diffidenza, opposizio­ ne, mancanza di arbitri, del riconoscimen­ to ufficiale, rapporti tesi con l'ambiente calcistico torinese. Torino e Juve ci ve­ dono come intrusi che possono incrinare il loro monopolio, sia finanziariamente che pubblicitariamente. Può sembrare un’affermazione presuntuo­ sa, questa. Ma pensi che da quanto esi­ ste lo sport in Italia nessun settore dello sport femminile ha mai attirato tanti spettatori. Nella partita Italia-Danimarca, giocata il 2 novembre 1969 allo stadio comunale di Torino (che ci ha dato la prima coppa europea), ce n’erano dieci­ mila.

vece che di 45' e la norma dei quattro passi del portiere, che non è applicata. Non abbiamo cambiato niente perché la giocatrice evita da sé, naturalmente, di compiere quei movimenti che non è in grado di fare o da cui può ricevere dan­ ni fisici. Si comporta diversamente da un atleta, come avviene in ogni altro ti­ po di sport.

Ottimista o pessimista [ calcio femminile?

sul

futuro

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Ottimista, se resta sport dilettantistico, se non verrà travisato da interessi estra­ nei allo sport. Pessimista, se diventerà professionistico. Ci sarà allora la caccia alle campiones­ se. E poiché queste sono poche, la squa­ dra che riuscirà ad accaparrarsele ucci­ derà il gioco. La disparità eccessiva di livello tecnico ucciderà l’agonismo. L'ideatrice del calcio femminile italiano afferma invece: « Vedo il professionismo come unica proiezione futura per aumen­ tare il livello tecnico e spettacolare e per incrementare gli allenamenti »». Il Reai Torino ha acquistato, per la sta­ gione 1970, tre calciatrici straniere: una inglese, una danese e una cecoslovacca. E’ il primo passo verso il professionismo del calcio femminile.

LE SOCIETÀ’ ADERENTI ALL’U.I.S.P.

Il calcio è nato come sport maschile, fat­ to su misura per uomini. Dato e non con­ cesso che sia psicologicamente idoneo per le donne, non ritiene necessarie delle modifiche per adattarlo alle carat­ teristiche fisiche della donna?

L'8 febbraio scorso si è svolto a Modena il terzo convegno na­ zionale delle società affiliate all’U.I.S.P. che svolgono attività di calcio femminile. Qui di seguito pubblichiamo il documento che sintetizza i risul­ tati del convegno e precisa l'atteg­ giamento dell’U.I.S.P. nei confron­ ti del problema del calcio femmi­ nile e della situazione che vi si è venuta a creare. In un colloquio diretto, la Presi­ denza dell’U.I.S.P. ci ha precisato di non aver preso ancora alcuna iniziativa tendente ad appurare gli aspetti psicologici e fisiologici dell’attività calcistica femminile. Ed ecco il comunicato conclusi­ vo del convegno di Modena:

I regolamenti tecnici della FICF sono gli stessi in vigore su tutti i campi di cal­ cio: stesse regole, campi normali, por­ te normali, palloni di uguale peso e mi­ sura. Uniche varianti: i tempi di 35’ in-

• Nel Convegno è stata riconosciuta la crescente popolarità che il Calcio Fem­ minile ha avuto in questo periodo, come le possibilità concrete di sviluppo che

Non le è mai sorto il dubbio che il tipo di agonismo richiesto dal calcio è estra­ neo alla vita psichica femminile? In un primo tempo sì, ma non avevo le prove. Ora, dopo due anni di attività, posso di­ re che questo sport dà alle atlete una nuova personalità. Le rende altruiste al massimo. Fino all'esagerazione. Come al­ lenatore, ad esempio, mi preoccupo di questa generosità oltre i limiti. Spesso vedo ragazze che si fermano, che inter­ rompono l'azione per aiutare un'avversa­ ria caduta o ferita. Nelle gare maschili questo non succede.


si offrono a questo sport. Ma sono an­ che state poste in rilievo le deforma­ zioni che esso sta già conoscendo, vit­ tima di una mentalità che vi vuole in­ trodurre alcuni dei difetti del calcio ma­ schile, del quale si assumono a modello gli aspetti peggiori e più deformanti. Que­ sto spiega le tendenze che si stanno af­ fermando in questo sport a piegarsi a fini pubblicitari, a commercializzarsi, ad aprire le porte al professionismo, al di­ vismo, ecc. E’ una strada questa che danneggia for­ temente lo sviluppo del Calcio Femmini­ le, alimentandovi attorno una atmosfera di scandalo, forse provocata anche ad arte, in nome di un malinteso senso pub­ blicitario, che getta discredito su tutto l'ambiente, anche su quelle società che non si sono lasciate sedurre da certi modelli. Ad aumentare questo discredito vengo­ no poi le scissioni che esistono nel set­ tore, la guerra ormai aperta che si fan­ no tra di loro alcune società, che hanno dato vita a due distinte federazioni. Non sono certo queste le strade che por­ tano allo sviluppo del calcio femminile, ma anzi portano al suo affossamento. Per svilupparsi esso ha bisogno di una se­ rietà che l'ambiente è ancora lontano dal mostrare. Ha bisogno di una regolamen­ tazione precisa, e di indirizzi che portino a fare piazza pulita delle manie di gran­

dezza di certi suoi dirigenti, e che punti soprattutto a non soffocare la vita delle piccole società, che le tendenze all'af­ farismo, ed alla commercializzazione stanno già strangolando. E’ solo favoren­ do la nascita e lo sviluppo di un tessu­ to associativo sano, in cui domini lo sport, non il senso del commercio, o della pubblicità od altro, che si può por­ tare alla maturità il calcio femminile. Ora una parte della responsabilità di que­ sta situazione va fatta risalire alla Fe­ dercalcio che con il suo ■ stare a guar­ dare -, ha prodotto, di fatto, un vuoto nel quale hanno avuto buon gioco certe tendenze permettendo così l'attuale anarchia che regna nel settore ».

IL PRESIDENTE DELLA F.F.I.G.C. Ci siamo rivolti, quindi, al dott. Leandro Franchi, il presidente del­ la Federazione ultima nata, ma che sembra già raccogliere l'adesione della maggior parte delle società calcistiche femminili.

E' stato mai sollevato ed affrontato II problema dell'opportunità psico-fisica del calcio femminile? Il quesito potrà essere posto, con mag­ giore possibilità di concreta risposta, agli Enti che già da alcuni anni organiz­ zano e regolamentano l’attività del cal­ cio femminile. Per quanto mi riguarda l’aspetto psico-fi­ sico della partecipazione delle donne al giuoco del calcio, è stato subito affron­ tato e nella prima riunione il Consiglio Federale ha proceduto alla nomina di un Collegio Medico che avrà come suo com­ pito iniziale quello di definire le attitu­ dini psico-fisiche per la specifica adatta­ bilità dell'atleta alla pratica del giuoco. Il Collegio è presieduto dal Prof. Aldo Magrini, docente di patologia speciale me­ dica, ed ha come componenti il Prof. Vin­ cenzo Bruno, docente in clinica ostetri­ ca e il Dr. Donato Magi specialista in ortopedia. Il Collegio si porrà immedia­ tamente al lavoro. Intanto è stato dispo-, sto che il tesseramento è condizionato alla presentazione del certificato medi­ co secondo le prescrizioni del Collegio.

Che cosa pensa la Federazione di un certo stato di disagio, di scetticismo e fors'anche di impreparazione con cui il calcio femminile è stato accolto dall'opi­ nione pubblica, da parte della stampa e da certi ambienti responsabili? Il quesito è piuttosto delicato e d'altron­ de io non ho ancora avuto modo di ap­ profondire la questione, anche perché so­ no impegnato nel fronteggiare la orga­ nizzazione dell’attività, che con il lar­ ghissimo e imprevisto volume delle ade­ sioni, sta superando ogni più rosea pre­ visione. E' fuor dubbio che l'aspetto di calcio-girl che l'attività ha avuto al suo inizio, può avere ingenerato qualche scetticismo; ma l’impronta seria e spor­ tiva che esso assumerà, riuscirà a supe­ rare scetticismi e resistenze che non fossero preconcette. Voglio citare un solo esempio che, mi sembra, assume un aspetto di un fatto di costume e che fa onore ad una delle maggiori regioni italiane troppe volte in­ giustamente giudicata ancora fuori dei tempi: in Sicilia vi sono 400 praticanti tes­ serate. All'inizio c'è stata qualche resi­ stenza, poi il fenomeno è stato accolto con la maggiore simpatia. La Federazione si è mai posta il proble­ ma di un rapporto con la Federcalcio?

Abbiamo già avanzato la nostra richiesta di ammissione al C.O.N.I. che l’ha passa­ ta per competenza alla F.I.G.C. Noi ci rendiamo conto che la questione non potrà essere risolta subito: ma sia­ mo certi che lo sarà quando saremo in grado di presentare un'attività seria, or­ dinata. nutrita: questo è il nostro obiet­ tivo.

LA FEDERAZIONE ITALIANA GIOCO CALCIO Ci premeva soprattutto conosce­ re l'opinione e l'atteggiamento della F.I.G.C. di fronte all'intricata

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e delicata questione, anche per­ ché era trapelato che l'ultima Giunta Esecutiva del CONI se ne fosse espressamente interessata. I nostri tentativi sono stati in­ fruttuosi e le nostre domande sen­ za risposta. Ci è stato detto che la posizione della F.I.G.C. è quella espressa dal Presidente Artemio Franchi ai giornalisti, all'indomani del Consiglio Federale del 7 feb­ braio. La pubblichiamo così come è apparsa sulla Gazzetta dello Sport del giorno 8 febbraio. • Fino a questo momento non mi è giunta alcuna proposta relativa all'inquadramen­ to nella Federcalcio del Settore Femmini­ le né mi è pervenuta alcuna documen­ tazione. Se gli esponenti del Calcio Fem­ minile presenteranno validi argomenti al riguardo prenderemo in esame la situa­ zione senza preclusioni né pregiudizi ».

LA FEDERAZIONE MEDICO-SPORTIVA ITALIANA Abbiamo pensato che da qual­ che parte si fosse ritenuto impor­ tante interpellare la F.M.S.L, pri­ ma di prendere una decisione cir­ ca la validità e l’opportunità di in­ quadrare ufficialmente l’attività calcistica femminile. Ecco quanto ci ha dichiarato il dott. Franco Barbieri, Segretario della F.M.S.I. • A noi non è mai stato richiesto alcun parere ufficiale, né dalla Lega né da al­ tri. Anzi, ufficialmente non sappiamo nul­ la dell'esistenza del calcio femminile, per­ ché nessuno ce ne ha mai informati. Tut­ to quello che sappiamo è quello che leg­ giamo sui giornali. Per poter dare un giudizio sul piano scientifico bisognerebbe aver fatto degli studi specifici sul problema, con dati, ri­ cerche. ecc. Questo lavoro non è stato fatto perché non ci è stato richiesto. Per esempio a noi non è pervenuta nessuna segnalazione circa l'infortunistica del cal­ cio femminile. Comunque, se una simile richiesta ci pervenisse, faremo degli stu­ di in proposito ».

LA PRESIDENTE DELLA F.A.R.I. Non potevamo non interpellare la FARI che da venticinque anni si dedica specificamente e unicamen-

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te ai problemi e alla promozione dello sport femminile. La dichiarazione fornitaci dalla signorina Grazia Fuccaro, presiden­ te nazionale della FARI, esprime con chiarezza l'atteggiamento re­ sponsabile di questo ente, aperto alle nuove possibilità dello sport femminile ma allo stesso tempo preoccupato che l’attività sportiva aiuti e serva la promozione della donna nella nostra società senza farle percorrere gli stessi falsi sen­ tieri percorsi dagli uomini, in un pretestuoso discorso di emancipa­ zione o di parificazione che umilia anziché esaltare la dignità e le ca­ pacità femminili. Anche nella FARI si è posto il problema del calcio femminile In un primo tempo il problema è scatu­ rito in seguito ad alcune richieste di di-

rlgenti di società sportive femminili di calcio che aspettavano una copertura. La nostra risposta non poteva conclu­ dersi in un « raccogliamo questa esigen­ za • sic et sempliciter. Certo poteva es­ sere una tentazione II dire « sì ». sem­ plicemente, per poter rispondere ad una realtà che si stava muovendo. Come po­ teva essere una tentazione il dire un secco « no » perché il calcio non en­ trava nella tradizione sportiva femminile. Ma per fedeltà e per un senso di respon­ sabilità verso le ragazze che volevano impegnarsi nel calcio, abbiamo ritenuto più opportuno iniziare un approfondimen­ to dei contenuti di questa disciplina e delle sue tecniche, per cercare di dare, in un secondo momento, una risposta mo­ tivata e non qualunquista Purtroppo, facendo un giro di orizzonti per verificare la situazione in rapporto a questo fenomeno ci siamo scontrate con • sì » e con • no • ben poco motivati. Ci chiediamo se abbiamo orientato male la nostra verifica o se ancóra una volta ci troviamo di fronte ad un qualunquismo di posizioni che, come crediamo, nasce solo se la persona umana è « funzionale » per lo sport.

Non pretendiamo di aver chiarito tutti gli aspetti (Iella questione. Tutt'altro. A mano a mano che procedevamo nella nostra inchiesta, abbiamo avuto l’impressione, e non solo l'impressione, che sotto alcune delle dichiarazioni ufficiali si celassero tutt'altre motivazioni non certamente derivanti da un atteggiamento disinteressato verso le possibilità del calcio femminile e i delicati aspetti psicologici, fisiologici e di costume che vi sono connessi.

D'altronde è abbastanza facile risalire alle preoccupazioni ed agli interessi che determinano gli atteggiamenti, le iniziative o le non iniziative delle parti implicate nella questione. Senza raccogliere le voci di corridoio che circolano fitte ed abbondanti nei più disparati ambienti, e attenendosi ai soli risultati ufficiali della nostra breve inchiesta, ci sembra di poter fare le seguenti osservazioni:

— il calcio femminile è una realtà che si va affermando;

— sono stati copiati pedissequamente gli schemi del calcio maschile, compresi quelli più deteriori, senza minimamente preoccuparsi di una approfondita verifica; — attorno all'iniziativa ruotano interessi economici, spettacolari e organizzativi di notevole portata (già si parla di professionismo, di compravendita e di immissone di elementi stranieri); — nessun serio studio è stato finora condotto sugli aspetti psicologici, medici e tecnici del problema; — fino ad oggi l’iniziativa è partita da gruppi privati, nel silenzio e nell’assenza di una presa di posizione del CONI e delle Federazioni;

— non ci appaiono convincenti le motivazioni addotte dagli organismi ufficiali per giustificare il loro mancato intervento; il rispetto dell’iniziativa privata e del libero associazionismo non elimina la responsabilità e il dovere di interessarsi agli sviluppi di ima iniziativa che presenta aspetti estremamente delicati e conseguenze di notevole peso sul costume sportivo nazionale.

Non siamo in grado di prevedere quale sviluppo potrà avere il calcio femminile nel nostro Paese. A giudicare da quanto è avvenuto in questi primi quattro anni, ci sarebbe da dar credito allo previsioni ottimistiche dei dirigenti interessati. E se la situazione non muta, non è certo una prospettiva lusinghiera. Dalla nostra posizione di parte estranea e imparziale e dal nostro punto di vista di educatori responsabili possiamo trarre solo una conclusione certa; l’attività calcistica femminile è partita con il piede sbagliato.


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nessun risnltatu scnntatn nella campestre Ecco un favorito, anzi un favoritissimo per Messi­ na, vale a dire nel luogo dove quest’anno si dispute­ ranno le finali tricolori del CSI campestre per gli allievi e gli juniores. Il favorito, negli allievi, si chiama Villani, è di Milano (ovviamente della CSI Atletica Riccardi!) e domenica 8 ha vinto a Roma, da campione, il cross tricolore della Federazione. E’ un grosso risultato per il CSI, tutto, che, ancora una volta, si pone prepotentemente alla ribalta atle­ tica in questo inizio di stagione e che, proprio a Mes­ sina, dovrà « chiudere » un primo capitolo di questa annata in maniera forse insperata. Villani guiderà, quindi, il drappello degli allievi a Messina; un drappello che si presenta (al 10 marzo) veramente qualificato e che sarà composto dai rap­ presentanti di circa 90 Comitati di tutta Italia, i quali hanno in questi mesi organizzato e svolto manifesta­ zioni importanti, richiamando atleti giovani e giova­ nissimi, forse per la prima volta impegnati in gare selettive. Ci dispiace che con il tricolore Villani non scen­ derà a Messina anche il consocio Bigatello, terzo asso­ luto a Roma ed atleta dalle promesse ottime nel mezzo­ fondo, solo se si considera che, l'ennesimo atleta di Tammaro, non ha ancora compiuto un anno di anzia­ nità atletica. Ma alle finali del CSI solo un uomo per Comitato potrà allinearsi alla partenza e quindi... Bi­ gatello dovrà stare lontano da questo nuovo impegno per far posto al titolato Villani. Anche negli juniores il campo dei finalisti sarà quanto mai agguerrito. Qui la lotta, come sempre sarà accesa al massimo. Il favorito dovrebbe essere Tomassini di Trento, il vincitore dello scorso anno negli allievi campestre e nei 2000 in pista (clove detiene anche il record na­ zionale CSI con 5'38”1 e dove proprio quel Villani di cui sopra giunse quarto al termine di una incandescen­ te finale). Tomassini, quest’anno, ha dato già abba­ stanza dimostrazioni del suo valore fra gli junior, così da disputare sempre nel nazionale Fidai dì Roma, una gara molto bella ed intelligente, finendo al quarto po­ sto assoluto. Abbiamo due nomi importanti, quindi. Ma non giureremmo proprio su di un risultato scon­ tato a Messina. Ancora una volta (come tante altre in questi ultimi anni) le due gare nazionali saranno aperte a mille soluzioni. La forza e la qualità degli atleti CSI che arrivano ad essere i rappresentanti dei propri Comitati sono tali e tante che... sul traguardo potremo trovare altri no-

mi, forse al momento sconosciuti, ma che poi... pro­ prio ignoti non sono. Guardiamo a Messina e prepariamoci ad assistere a due finali tecnicamente valide e soprattutto degne di selezioni severissime quali sono state quelle ef­ fettuate da tutti i 136 Comitati che, alla data odierna, hanno organizzato la fase locale di campestre. 136 Comitati è il nuovo limite assoluto del CSI in fatto di Campestre. E' già un primo traguardo: quello forse più importante, cioè il traguardo di allargamen­ to di base, di propaganda, di reperimento di atleti gio­ vani e giovanissimi. Se poi andiamo ad esaminare questi 136 Comitati ci accorgiamo che di questi 1’85% ha organizzato, con successo notevolissimo, anche la fase per i giovanis­ simi (gli ex ragazzi). E questo è un altro successo. Adesso aspettiamo, sempre per i giovanissimi, le fasi regionali che si stanno allestendo in molte regio­ ni, con il vivo interessamento della Presidenza Na­ zionale che vuole azioni promozionali proprio per i più giovani al fine di dare una spinta notevole e decisiva a tutto un programma già da parecchio tracciato.

Alberto Freiman

anche sci e tennistavnln alle finali Altri due campionati sono giunti alla conclusione con le finali nazionali: il campionato campanili alpini e criterium di sci e il campionato allievi e juniores di tennistavolo. Lo sci avrà le sue finali a Cervinia nei giorni 2-3-4 aprile: mentre Pesaro ospiterà il tennistavolo 1’11 e 12 aprile. A questo campionato prenderanno parte 36 allievi e 18 juniores in rappresentanza di tutte le re­ gioni. dopo le oltre 120 fasi di Comitato che fanno del tennistavolo una delle discipline più praticate nel CSI.

Il C.S.i. al primo posto nelle leve ciclistiche nazionali Il Consiglio della Federazione Ciclistica Italiana, riunitosi a Montecatini Terme il 28 febbraio scor­ so, ha approvato la graduatoria di merito rela­ tiva alle presenze nelle prove di Leva svoltesi lo scorso anno. Tale graduatoria vede al primo posto per le so­ cietà ciclistiche il Gruppo Sportivo San Basilio di Roma; seconda la S. C. Baracca di Lugo: ter­ zo il Gruppo Sportivo Tre Parioli di Busto Arsizio. L’ordine per quanto concerne gli Enti di propa­ ganda che hanno contribuito all'incremento di tali Leve è il seguente: 1. Centro Sportivo Ita­ liano; 2. Unione Italiana Sport Popolare; 3. Cen­ tro Nazionale Libertas.

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■■ Biffi EIMI=Hi mrfitì E’ ORMAI LONTANA LA « PRIMAVERA » DI PRAGA

E’ UN RICATTO

Sta per uscire in Gran Bretagna il rapporto Piller. un documento straordinario del co­ muniSmo cecoslovacco nel periodo della ■ primavera ».. di Dubcek. Il documento è giunto clandestinamente ed in maniera drammatica a Londra nelle mani di colui che fu, nei giorni della gloriosa insurrezione contro I carri corazzati russi, il direttore del­ la tv di Praga. Pelikan, oggi profugo politico. Nel brevissimo tempo che Dubcek ed i suoi ebbero per tentare di rimettere in piedi una struttura democratica di potere ritennero essenziale partire da un'opera di pulizia mo­ rale che mettesse in piazza finalmente le storture, le menzogne, le omertà di molti esponenti comunisti ceki, strettamente col­ legati alla polizia russa e ad esponenti po­ litici polacchi, bulgari, ungheresi, romeni. Per questo Dubcek aveva ottenuto di costi­ tuire una commissione di sessantasei per­ sonalità della cultura, della magistratura e della politica cecoslovacche, non compro­ messi con i precedenti governi, che inda­ gassero sui processi politici degli anni Cin­ quanta. quando imperavano i sistemi stali­ niani. La presidenza della commissione era

A metà aprile Roma sarà invasa da una pa­ cifica calata a valle di cinquantamila con­ tadini che intendono riproporre all'opinione pubblica i problemi dell’agricoltura italiana. La manifestazione è indetta dalla Coldiretti — l’organizzazione che ormai tutti chiamano « la bonomiana » dalla figura notissima del presidente — e non può che ricevere da ognuno stima e solidarietà perché il setto­ re agricolo è effettivamente la cenerentola del sistema economico del nostro Paese. Basta pensare al sistematico esodo di ener­ gie giovani che subisce ogni anno (nel 1969 circa 300 mila) per cogliere almeno uno de­ gli aspetti della gravità della questione. Ciò non giustifica, però, il contrabbando di strani argomenti che uomini della Coldiretti fanno da troppo tempo e che, puntualmente, si sono riaffacciati in questi giorni e su giornali detti cattolici. Uno di questi, assai noto, scrive che - ...politicamente i milioni di voti delle campagne sono determinanti, tanto più per l'orientamento profondamente e tradizionalmente cattolico delle masse col­ tivatrici. Uno spostamento anche di una par­ te di questi voti potrebbe rovesciare la si­ tuazione politica, trasformare la geografia parlamentare. E’ quello che da tempo va so­ stenendo Bonomi... allo scopo di persuade­ re l'opinione pubblica, il parlamento ed il governo... ». Mi spiace per Bonomi ed i suoi ma questo è l’unico sistema per non persuadere l'opinione pubblica. L’orienta­ mento • profondamente e tradizionalmente cattolico » non è un argomento serio. E' un ricatto.

stata affidata ad un membro del comitato centrale del partito, Jan Piller. Il lavoro della commissione fu fortemente intralciato da molti funzionari che sentiva­ no ormai avvicinarsi il tempo della resa dei conti e dagli esponenti ultraconservatori fe­ deli a Mosca, tant'è vero che il rapporto non potè essere pubblicamente discusso perché si era giunti al tragico agosto '68. La copiosa documentazione, avallata da mol­ tissime testimonianze, fu sequestrata e con­ servata negli archivi segreti della presiden­ za del partito e tuttora serve, purtroppo, ad eliminare testimoni considerati dai domina­ tori russi • pericolosi ». Le quattrocento cartelle che racchiudono un materiale tanto esplosivo escono ora alla lu­ ce e metteranno ulteriormente in crisi i partiti comunisti occidentali, già divisi da violente dispute ideologiche. Ma dovrebbero metterci in crisi tutti perché quell'orrendo miscuglio di menzogne, tradimenti ed oscu­ ri eroismi minuziosamente documentati so­ no l’immagine, ripetibile purtroppo in ogni tempo ed in ogni luogo e con qualsiasi eti­ chetta politica, dell’egoismo umano asseta­ to di potere.

UNO A QUINDICI La Rodesia di lan Smith ha fatto la sua scelta d’inciviltà, autoproclamandosi repub­ blica dove 300 mila bianchi dominano 4 mi­ lioni di negri. Molto bene hanno fatto a ri­ tirare le rispettive rappresentanze consola­ ri la Norvegia, la Danimarca, l'Olanda, l'Ita­ lia, gli Stati Uniti, la Francia: se si crede nell’uomo non si può rimanere ai discorsi teorici ed anche le scelte di politica estera debbono essere una conseguenza diretta di ciò che si afferma.

Dubcek si complimenta con l’olimpionica Caslavska reduce dai trionfi mondiali di Città del Messico. Fra gli altri, gli è accanto il Presidente cecoslovacco Svoboda.

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ACCORDO IN FRANCIA PER LA FORMAZIONE DI DIRIGENTI SPORTIVI PUBBLICI E PRIVATI

I GIOVANI OVVERO SCENDERE DAL BALCONE Seguire ciò che avviene in mezzo ai gio­ vani non è certo fare accademia. Si tratta di cogliere ciò che nella società germo­ glia nonostante la continua e riconferma­ ta vitalità di reazione delle sue struttu­ re che appaiono sempre più sclerotiche e nevrotiche. Ora, chi s'interessa di ciò, ha potuto co­ gliere negli ultimi mesi alcuni sintomi cne ripropongono i giovani come fatto in­ novatore e contestatore della realtà strut­ turale dena società. Questi fatti, inoltre, si differenziano per tipo, qualità e densità da ciò che ha caratterizzato la « rivolta giovanile » esplosa in Europa nel 1967 e 1968; una « rivolta » giunta al suo grado d'incandescenza con il Maggio fran­ cese e la Primavera cecoslovacca. Era parso assistere, per tutto il 1969. ad un disgregarsi del movimento studentesco che nei due anni precedenti aveva bru­ scamente e radicalmente messo in que­ stione tutta la struttura scolastica veden­ do nella scuola borghese e classista il luogo in cui avveniva la formazione e la codificazione delle gerarchie, dei ruoli so­ ciali e del privilegio, denunciandone lo stato alienante. Si era trattato di una con­ testazione estremista e che non mutuava nulla dalle ideologie ritenute agonizzanti se non già morte. I fatti nuovi di questi ultimi mesi sono costituiti in particolare dalle manifestazio­ ni avvenute prima a Milano poi a Roma contro la repressione. Manifestazioni che presentano caratteristiche molto diverse da quelle del 1967 e del 1968. In primo luogo non si contesta più un set­ tore specifico della struttura sociale (la scuola) cogliendo in esso un nucleo di realtà-cardine della struttura stessa per una denuncia dei mali, delle storture e di quella che Marcuse definì la ■ tolleranza repressiva ». Ciò che oggi viene messo sotto accusa non è un dato specifico: è il tutto, è il clima stesso in cui l'uomo contemporaneo si trova a respirare e a vivere. Quindi non più la contestazione del mondo della scuola ed esso per il tut­ to. Questo nuovo manifestarsi della pre­ sa di coscienza giovanile ha pertanto una qualità che in precedenza non era riusci­ ta ad avere: una forza unificante.

Infatti, in secondo luogo, questo nuovo rifiorire giovanile ha avuto il potere di unire nelle manifestazioni di Milano e di Roma non più solo i giovani e nemmeno esclusivamente gli studenti. In queste due particolari occasioni si è avuta la dimo­ strazione che non solo l'obiettivo è giu­ sto, ma che la causa ha una forza unifi­ cante generazioni e condizioni sociali mol­ to diverse tra loro e, ancora, che è pos­ sibile mobilitare intere masse intorno ad una condizione comune e ciò a prescin­ dere dalle forze politiche e sindacali or­ ganicamente costituite. In terzo luogo, queste manifestazioni han­ no messo in luce come le strutture sia sindacali sia politiche continuano a per­ dere la loro forza innovativa nella misu­ ra in cui restano bloccate, sui rispettivi fronti, più sul fatto rivendicativo che su altre dimensioni della condizione umana nella società industriale. Infatti l’atteggia­ mento rivendicativo non è altro che un aspetto ormai codificato di una dinamica conflittuale esistente e prevista dal si­ stema sociale. I giovani, sollecitando e realizzando que­ sta nuova e cospicua forza d'urto, metto­ no allo scoperto la necessità sempre più urgente della realizzazione di un lavoro comune svolto da tutti perché si realiz­ zi una presa di coscienza che superi il blocco del riformismo e delle rivendica­ zioni e che sia progetto di nuovi tipi di rapporti umani. Queste manifestazioni ci hanno dato la possibilità non solo di cogliere nuove pro­ spettive. di vedere una nuova sensibilità venire alla ribalta. Hanno realizzato un fatto realmente nuovo e che la struttura sociale non aveva previsto: i non gio­ vani. i non studenti sono scesi dal baicome sul quale erano stati affacciati ne­ gli anni precedenti ad osservare, magari con interesse, sempre con spirito molto critico. Adesso sono coinvolti perché ognu­ no sente che la società lo sta in qualche modo reprimendo sia nello scuola sia alla catena di montaggio della fabbrica sia an­ che dietro il tavolo di lavoro di un qual­ siasi impiego.

L'instaurazione di un corretto raprapporto tra il libero associazioni­ smo sportivo e lo sport scolastico non è un problema che preoccupi soltanto il nostro Paese. La Francia vi si è trovata immersa quanto noi. Solo che. a differenza di noi, ha affrontato il problema con più chia­ rezza ed ha cercato di risolverlo con la collaborazione di tutte le for­ ze interessate, private e statali. Il 27 gennaio scorso i rappresen­ tanti dei vari enti sportivi hanno presentato al Segretario di Stato per la Gioventù e lo Sport un docu­ mento riguardante la formazione di educatori fisici e sportivi, che il responsabile governativo del setto­ re ha accolto ed approvato. Eccone il testo: « Le caratteristiche essenziali del progetto di programma-quadro per la formazione di educatori fisici e sportivi, definite di comune accor­ do dagli enti partecipanti, si basano sui seguenti punti: 1) definire una concezione unita­ ria dei brevetti di stato di tutte le specialità sportive sulla base di un fondo comune di formazione. A tal fine viene proposto di sostituire ai numerosi brevetti attuali un solo brevetto di educatore sportivo di primo, secondo o terzo grado. 2) considerare con riferimento al­ la legge d’orientamento che la via universitaria di formazione deve integrarsi con l'insegnamento supe­ riore in base ad una corrispondenza di diplomi e di titoli: 3) stabilire un collegamento a li­ vello della specializzazione sporti­ va nella formazione dei quadri dei due settori (federale ed universi­ tario) al fine di colmare il fossato che attualmente esiste tra i setto­ ri di intervento scolastici ed extra­ scolastici: 4) precisare che se gli insegnanti di educazione fisica, in regola con il concorso di reclutamento, avran­ no essi solo il diritto di esercitare negli istituti di stato, senza obbli­ go dì intervenire nel settore semi­ pubblico o privato, è tuttavia indi­ spensabile che una stretta collaborazioni si stabilisca, tra i responsa­ bili dei diversi settori. Il progetto di programma-quadro è stato elaborato e sottoscritto dalle Associazioni insegnanti di educa­ zione fisica, dal Comitato olimpico francese, dal Consiglio nazionale degli sport, dai rappresentanti di varie associazioni educative giova­ nili, dalle Federazioni di tutti gli sport e dalle Associazioni sportive private tra cui anche la Federazio­ ne Sportiva e Culturale di Francia la cui finalità e l’ispirazione sono analoghe a quelle del Centro Spor­ tivo Italiano.

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tutto è perduto compreso l'onore Il proverbio dice: « Dimmi, con chi vai e ti dirò chi sei ». In termi­ ni sportivi, si può mutare in « Dim­ mi come giuochi e ti dirò cosa hai dentro ». Ti dirò, insomma, quale è il tuo carattere. Ultime prestazioni ultradifensivistiche di nostre squa­ dre di calcio in campo internaziona­ le esulano dal fatto contingente, investono tutta una mentalità, coin­ volgono un po' tutti noi. Ieri è capitato di fare barricate ad un allenatore; e gli è andata be­ ne per miracolo. Oggi le organiz­ za un’altro e gli va male. Ma il « fare barricate » è un prodotto na­ zionale, di ogni sport e di molti altri campi d'attività umana. Ci sono due modi di far barricate, nella vita: radunare masserizia per le strade, come nelle Cinque Gior­ nate di Milano, per fabbricare un argine contro la violenza, l’usurpa­ zione; e queste son barricate di » slancio », sono degli ostacoli mobili da cui prender l'avvio per un risorgimento nazionale, per un riscatto popolare. E ci sono barrica­ te — più che altro metaforiche — che molti di noi erigono ogni giorno contro il progresso, contro un mi­ nimo spirito di avventura, contro tutti gli imprevisti. Sono le barri­ cate di chi si contenta soprattutto di evitare il peggio. A volte accade che, invece, il « peggio » scavalca la barricata: e i pavidi illusi che credevano di tro­ varsi dietro la muraglia cinese, si trovano travolti, superati, annichi­ liti. Non è qui la sede per fare de­ gli esempi in altre attività del no­ stro viver sociale, al di fuori dello sport: ci contentiamo, per il « re­ sto » di suggerire l’idea a ciascun lettore che ne abbia voglia. Può « dilettarsi » in proprio, in questo esame di « coscienze »» collettivo. Fermiamoci allo sport. Noi non vogliamo mai perdere. Intendiamo, nessuno vuole per­ dere sui campi di gara; nè inglesi,

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frequente dei periodici riti propiziatori alla dea Vittoria. L'allenatore è la vittima più [ Oronzo Pugliese, da poco licenziato dal Bari, è uno degli esempi più noti. I !

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nè russi, nè americani, nè chic­ chessia. Scendere in campo per perdere è un'aberrazione che solo i servi sciocchi del rinunciatarismo pos­ sono predicare in nome di ranci­ di sentimenti astratti. Bisogna an­ dare in campo per vincere. Ma occorre ammettere che si può anche perdere senza con que­ sto — almeno nello sport — subi­ re un'onta mortale o compromet­ tere il bene del Paese! Questo non è. La sola idea di subire una scon­ fitta ottenebra le menti nostre; il fatto che la Corea ci abbia supe­ rato negli ultimi mondiali di cal­ cio non è stato visto come un’ama­ ra lezione da meditare, cioè come una prova pratica che un esaspe­ rato allenamento atletico può aver ragione di una « classe » a corto di fiato; no, questo lato dell’ormai vecchio episodio, è stato sottoli­ neato solo in sede ristretta.

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Per la massa, la « Corea » fu solo il « disonore » inflitto agli eredi dei Romani di Giulio Cesare, un affronto all'attuale settima poten­ za industriale del mondo, un'offe­ sa a Dante e a Michelangelo, con complicazioni per Galilei! Il bello è che noi dovremmo, an­ che nello sport, fare veramente onore ai Romani, a Dante eccete­ ra: cioè dovremmo cercar di es­ sere « italiani » nel nostro senso migliore, rappresentare quanto di nobile o di rispettato dagli altri c’è nelle nostre caratteristiche. Ci potremo solo affratellare — nello sport come in altro — quando cia­ scuno, in armonia con gli altri, sa­ rà veramente « sé stesso », por­ tando nell’armonia generale la sua caratteristica, le sue tradizioni, il suo « contributo »», in una parola. I Romani... si allenavano sodo‘e facevano le cose sul serio: contro Annibaie andarono all'attacco e ci rimisero più volte le penne. Ma


fecero « spettacolo » nella storia! Dante non pose certo il « catenac­ cio » alla sua poesia, nè Galilei ebbe paura, affacciandosi, creden­ te, al nuovo... Insomma, le squa­ dre, gli atleti che hanno paura di subire una sconfitta, non giocano « veramente all’italiana », non tra­ ducono sportivamente l'istinto del­ la nostra gente. Gli stessi tifosi che temono una brutta figura della squadra del cuore (di club o nazionale), pre­ feriscono nel loro intimo, una scon­ fitta combattuta alla beffa del « non gioco » (che viene castiga­ to ugualmente, per giunta). E cosa spinge — e in certo sen­ so ne spiega i moventi — molti nostri tecnici non solo del calcio, a giocare sempre col « catenac­ cio » le loro partite, le loro im­ prese? Due ordini di motivi: prima il professionismo, poi quella che pos­ siamo chiamare la teoria del « sanatutto ».

Il professionismo, il divismo esa­ cerbati creano un'ambiente come quello affine della canzone, dove i colpi non si sprecano, dove si lotta sul filo dei miliardi, dove la greppia è portata di mano come, però, il classico pugno di mosche. E quando uno è riuscito a sbarca­ re presso un bel fascio di fieno, è naturale che cerchi di non mol­ larlo più, di incrementarlo, se pos­ sibile. Ma siccome ci sono altri caval­ li scalpitanti fuori della rimessa, pronti ad approfittare del girar di testa per soppiantare, allora la te­ sta non si gira mai e giù, fino al collo! Non si può sollevarsi un attimo dalle « poste », con una battuta a vuoto: bisogna almeno « pareggia­ re ». Ed ecco la « barricata » come affascinante soluzione del « meno peggio ». Fuori si tumulta: e io mi chiudo in casa! C'è poi il « sanatutto »: un tito­ lo olimpico, una coppa di club, un

alloro mondiale mettono a posto la coscienza di molti su tutta la realtà sportiva. Non importa se le scuole hanno palestre scalcinate, se un numero sempre minore di giovani insiste nella pratica spor­ tiva, una volta appreso di non es­ sere un fuori classe. Basta che Ti­ zio, a regime artigianale o curato come un passero implume caduto dal nido nelle mani di una tenera zitella, stabilisca un grosso pri­ mato, o che la squadra zeta, con rinforzo mercenario straniero o co­ me espressione sportiva di una forza industriale estranea olio sport, riporti il prestigioso trion­ fo: noi siamo a posto. Siamo il Paese di Tizio e di Zeta: le pale­ stre non contano! Ma « non bisogna perdere »: se no vengono fuori le storie dei gio­ vanotti nostrani che « non cono­ scono la via della palestra, della vera e sana educazione fisica... ». E il pudico velo si squarcia!

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Concetto Lo Bello ho scelto Canossa E’ primavera e torna.. Lo Bello. Rallegriamocene perché nella fa­ se decisiva del torneo se ne senti­ va sinceramente la necessità. Il nuovo Concetto avrà l’autorità si­ mile a quella di un mese fa? Avrà l’autorità come quella di JuventusCagliari? Rimane l’arbitro, ma tra­ monta il mito: e questo sarebbe un bene. Non l’esclusione dal Messico l'a­ vrebbe cambiato, ma la reazione al­ la notizia, le dichiarazioni dilatate ad arte da chi ne aveva interesse, ma sempre scomposte e fuori mi­ sura all’origine. Non ci sono stati provvedimenti a suo carico, e que­ sto è un capolavoro di saggezza dei dirigenti arbitrali. Bastava un piz­ zico di orgoglio in più e avrem­ mo perduto un arbitro insostitui­ bile. E' stato egli stesso, Lo Bel­ lo, novello Javert, ad autoaccusar­ si, ad autodeferirsi, a scusarsi pub­ blicamente, rettificando il suo pen­ siero. cancellando le parole prece­ denti. Una coscienza come la sua deve aver sofferto pene atroci, ma il galantuomo ha avuto il soprav­ vento sul carattere. Alla scontrosa rinuncia ha preferito Canossa. Un grosso atto di umiltà nella vita ar­ bitrale di Concetto Lo Bello. Dopo l’esclusione dal Mondiale messicano a favore di Sbardella, Lo Bello aveva smesso la divisa da ar­ bitro, indossata e onorata per 26 anni e si era ritirato sotto la tenda, come Achille. La ribellione di Si­ racusa (cortei, comizi, interroga­ zioni in Parlamento, blocchi strada­ li) non l'aveva commosso. Il suo fi­ schietto giaceva immoto e rischia­ va la ruggine. Ora ritorna, la pa­ rentesi ha cambiato qualcosa? La storia di Lo Bello è quella del giudice incorruttibile che si inna­ mora del suo ruolo fino a trasfor­ mare la sua persona semplice, ri­ servata e discreta, in un personag­ gio che si impone un certo compor­ tamento esteriore. Il suo arbitrag­ gio è divenuto un qualcosa di sa­ cerdotale, di assoluto. Qualcuno ha

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I voluto talvolta scoprire addirittura atteggiamenti al di fuori e al di so­ pra della legge. Le reazioni del pub­ blico divenivano diverse da quelle solite. A Firenze la folla lo dileggiò lungamente chiamandolo « duce, duce ». La TV lo presentò in « un volto, una storia », programma umanissimo ed efficace. Ma può il tutore della legge mettersi davanti all'obiettivo in veste di protagoni­ sta? Una simile concezione del me­ stiere non poteva non scontrarsi con quella degli altri dirigenti ita­ liani e stranieri. Lo Bello, confes­ siamo, è stato sempre tollerato, mai accettato. In nome di un natu­ rale avvicendamento, è stato man­ dato in Messico il più sobrio Sbar­ della. E siccome Lo Bello ha prote­ stato ad alta voce, ha dovuto poi far dimenticare lo proteste e strin­ gere una mano che altrimenti lo avrebbe colpito. Ha fatto tacere il suo risentimento in nome dell’one­ stà sportiva, ed anche questo è un merito. Nella privacy della sua lin­ da casa al settimo piano, che si alza a dominare il centro sportivo siracusano da lui voluto e realizza­ to con passione e competenza, ha compiuto una introspezione severa.

E’ andato alla ricerca della vera es­ senza del suo carattere, del suo gesto; ha ritrovato i meriti da nes­ suno disconosciuti, ma ha scoperto anche i difetti che non conosceva. Per fortuna, in fondo, ha resistito 10 sportivo, più ancora dell’uomo. 11 giudice ha giudicato se stesso: si è punito con un atto di umiltà, ma è tornato alla toga (la giacchet­ ta nera) come purificato. La carriera continua e lascerà. fra mille anni, un ricordo indimen­ ticabile di onestà e bravura. Un grande attore ha recitato per anni, applauditissimo, la scena del magistrato spietato, cinico, al di fuori della vita di tutti i giorni. Una volta, però, uscendo dalla comune, ha incespicato e la gente ha riso. Da allora, però, l’attore è apparso più umano, più reale, più vicino al­ l'uomo della platea (o della tri­ buna, se più vi piace). Il mito è finito. Il signor Concetto Lo Bello è sceso fra noi e ne sia­ mo felici. Prima lo salutavamo con un inchino. Adesso ci viene natu­ rale di stringergli la mano. Anche dopo Juventus-Cagliari, diretta al­ la « sua » maniera.


ma puntualmente il 29 giugno, festa dei Santi Pietro e Paolo, il nuovo impianto sportivo ha po­ tuto essere benedetto e inaugu­ rato con una avvincente compe­ tizione, che dava inizio ad un torneo gigante di calcio con la partecipazione di circa duecento ragazzi suddivisi in venti squadre. Il campo non è gran che e questo lo sappiamo; misura m. 70 x 25, ma è il più bel campo del mondo perché nato dal sudore e dal sacrificio. Oltretutto è stato un esperi­ mento molto interessante ed utile tanto che sono già in can­ tiere campi per pallavolo e ten­ nis. E’ la goccia che scava la pie­ tra ovvero pietra su pietra si costruisce la casa.

LA GOCC5A CHE SCAVA LA PIETRA Cera una volta un quartiere di Monterotondo (Roma), cono­ sciuto col nome di « Pratone ». Ora l’appellativo è andato in disuso, anche perché del « Pra­ tone » rimane solo una pallida idea. Oggi ci sono strade asfal­ tate, case cresciute come i fun­ ghi, tanto da dare ospitalità, più o meno confortevole, a quasi cinquemila persone. Da quattro anni funziona an­ che una parrocchia dedicata a « Gesù Operaio », in omaggio a questa gente in maggioranza operaia, immigrata dagli Abruz­ zi, dalle Marche e da altre par­ ti d'Italia. La parrocchia è diretta da un gruppo di religiosi della Pia So­ cietà di San Gaetano di Vicen­ za, alcuni dei quali molto giova­ ni, abituati a vivere con i ra­ gazzi, e qui di ragazzi ce ne sono tanti tanti. I giovani tra loro si trovano a proprio agio, perché sono ric­ chi di fantasia e di iniziativa, di entusiasmo: basta un pallone, al resto ci pensano loro, il gioco è il terreno più adatto per ac­ crescere e rinsaldare vincoli di amicizia. A quel tempo, quattro anni fa, in questo rione mancava an­ che il minimo impianto sportivo. Non per questo si è disar­ mato, nè da parte dei nuovi re... la prima partita...

... un « grande vincitore.

Si costruisce il campo...

ligiosi nè tanto meno da parte dei giovani. Per cominciare si tirano i pri­ mi calci e si organizzano dei piccoli tornei senza pretese su un campo abbandonato con di­ slivelli e buche. Quando piove si passa al ping-pong; il tavolo è stato costruito in famiglia, con legname abbandonato dai muratori. I ragazzi hanno l'anima gran­ de quanto il mondo purché ci sia chi li diriga e li aiuti. Da

quei primi giorni si è sempre andati migliorando; ogni anno le cose sono state fatte con maggior serietà e stile. Nella scorsa estate è stato preso in affitto un appezzamen­ to di terreno adiacente alla Chiesa per trasformarlo in un mini campo sportivo. E' stato un grosso sacrificio: per giorni e giorni hanno lavo­ rato le ruspe, poi sono entrate in azione le braccia dei ragazzi. Il lavoro è stato duro e faticoso,

... lo « squadrone » dei più piccoli...

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MINI-BASKET A TRANI Il Comitato Provinciale del Centro Sportivo Italiano di Tra­ pani ha istituito, presso i locali delle Scuole Elementari « Um­ berto di Savoia », un corso di Mini-Basket al quale risultano già iscritti 93 ragazzi di età che va dai 7 ai 13 anni. Responsabile del corso è il rag. Ettore Daidone, direttore del corso è il rag. Luigi Bruno, mentre gli istruttori sono Augugliaro Ubaldo. Sergio e Raoul, Monaco Cristoforo, Aiuto Mat­ teo. Muro Rosario e la signorina Bellina.

REGIONALI EMILIANE DI TENNISTAVOLO

nali. e ripartiti come da regola­ mento nelle categorie allievi e juniores; dopo la formazione delle teste di serie, si è proce­ duto ad eliminazione diretta, se­ lezionando i migliori che nel po­ meriggio, dopo la S. Messa e il pranzo, davano vita alia fase conclusiva con gli scontri diretti secondo il sistema del girone all'italiana. I vincenti, sia per gli allievi che per gli juniores, appartenevano al comitato di Modena, a dimostrazione di una superiorità già manifestata nei campionati nazionali CSI e nei Giochi della Gioventù 1969. Si affermavano tra gli allievi Fran­ chini e per la categoria supe­ riore Garuti; tra gli otto meglio classificati si contano cinque modenesi, solo parzialmente contrastati da parmigiani e reg­ giani. Al termine, tutti soddisfatti, anche perché, oltre a Coppe e targhe per i primi, a tutti i giorinate

medaglie

di

partecipa-

zione. Il Comitato regionale dell'E­ milia-Romagna ha affidato al Co­ mitato di Modena le fasi emilia­ ne dei Campionati nazionali di tennistavolo. Di questo sport mancava a Modena una lunga esperienza, ma grazie soprattutto al grande lavoro del Direttore tecnico-fac­ totum Molinari, si è riusciti ad appianare qualsiasi difficoltà e ad apprestare quello che i par­ tecipanti stessi hanno definito uno dei campionati meglio orga­ nizzati sotto ogni aspetto. Anche l'opinione pubblica era stata sensibilizzata mediante annunci sui giornali, e così erano presenti nei locali della Città dei Ragazzi numerosi ap­ passionati che cominciano a conascere pure lo sport del nostro ente. I partecipanti erano una ses­ santina, in rappresentanza di dieci comitati provinciali o zo-

Il CSI di Avezzano, le cui iniziative trovano sempre una pronta e larga adesione tra la gioventù locale, ha organizzato recentemente le finali zonali allievi, juniores e giovanissimi di corsa campestre. Nella foto in alto: la partenza degli juniores. Nella foto in basso: il giovane Ricci, vincitore della gara allievi, all'arrivo.

« SOCIETÀ’ SPORTIVA » IN PUGLIA I dirigenti di Società C.S.I. di Molfetta, Terlizzi e Giovinazzo si sono trovati insieme per fa­ re un'analisi sulla struttura del­ la Società Sportiva. In apertura dei lavori il presi­ dente del Comitato ins. Girola­ mo de Pinto ha messo in evi­ denza che il Centro Sportivo Italiano, quale Ente di promozio­ ne sportiva, partendo dalla realtà, deve aprirsi a nuove pro­ spettive che offrano ai giovani uno sport autentico per la loro crescita. Quindi, ha concluso de Pinto, l’obiettivo è quello di proporre ai giovani modello di Società sportiva in cui ci siano le condizioni es­ senziali per una crescita comu­ nitaria. Sono seguiti gruppi di lavoro che sono stati coordinati dal dr. F. Saverio Gaudio, presiden­ te regionale C.S.I., dal dottor Mauro Capursi e dal rag. Giu­ seppe Tatuili, consiglieri zona­ li del C.S.I. di Molfetta. Dai gruppi di lavoro è emer­ so che la Società del C.S.I. è essenzialmente comunità di gio­ vani come espressione di in­ contro, in cui si realizza un au­ tentico processo educativo: la necessità di collaborazione, di corresponsabilità alla vita della Società sportiva per rispondere alle esigenze dei giovani che aderiscono a questo nuovo mo­ dello di Società sportiva.

SCI A LUCCA

Fase regionale piemontese di tennistavolo categorie allievi e junlores.

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Sl sono svolti sulla pista n. 2 della Doganaccla di Cutigllano I Campionati Provinciali di Sci or­ ganizzati dal C.S.I. di Lucca.


Si è disputata una prova uni­ ca di Slalom Gigante valevole per la Classifica del Criterium Nazionale. Era la prima volta che il Comitato Provinciale del C.S.I. organizzava una gara di sci e, date le difficoltà dell’esor­ dio, molte erano le incertezze della vigilia. Tutto si è comunque risolto nel migliore dei modi. Grazie all’apporto del Centro Turistico Giovanile e dell'E.N.A.L., che gentilmente hanno contribuito alla riuscita della manifestazio­ ne, tutti i timori precedenti so­ no stati fugati dall'impegno e dalla volontà degli organizza­ tori. Già il numero dei partecipan­ ti denota l’interesse che l’ini­ ziativa ha suscitato nell'ambien­ te soortivo lucchese, ambiente che troppo spesso si dimentica che lo sport non è solo calcio. Venticinque giovani, in rappre­ sentanza di tre società, Artigia­ nelli, Nova Juventus e La Bar­ caccia, si sono dati apertamen­ te battaglia, elevando così note­ volmente il livello tecnico ago­ nistico della gara. Tra tutti l’ha spuntata Massi­ mo Panzani, della Barcaccia, che ha confermato tutto il bene che si diceva di lui. Atleta possen­ te, riesce a coordinare la spin­ ta di gambe con una discreta azione stilistica, ed è quindi in grado di superare senza conse­ guenza anche i punti più impe­ gnativi. A lui è andata la coppa gentilmente messa in palio dal­ l'onorevole Maria Eletta Martini. Al secondo posto un altro atleta della Barcaccia. Gastone Morandi, notevole stilista che però non riesce a dare il me­ glio di se stesso in gara e che, dopo un'accanita lotta, ha dovu­ to cedere al rivale più agonisti­ camente esperto. Il trionfo della Barcaccia è stato poi completato dal terzo posto del giovanissimo Marco Canari e dal quarto del sorpren­ dente Gherardo Fehr. Quinto è giunto Alberto Tommasi della Nova Juventus e sesto Guido Natali ancora della Barcaccia. Alla Barcaccia stessa è andata la Coppa messa in palio dal Prefetto. Inizitiva quindi molto positiva e che, c'è da augurarsi, non rimanoa isolata, ma serva come preziosa esperienza per l'attivi­ tà futura.

:

NOTIZIE DI CASA NOSTRA

I :

La figura di Mario Profili, fondatore ed animatore del Centro Sportivo Italiano a Sassari ed in Sardegna, è di quelle che non passano senza lasciare una traccia. E’ scom­ parso improvvisamente e prematuramente all'età di 53 anni, nella sua Sassari che lo aveva visto in azione sportiva ed educativa per tanti anni. Il mondo giovanile ha perso un educatore appassionato, la scuola un vero maestro, lo sport uno di quegli uomini che ci credeva­ no fino in fondo, facendone uno strumento di formazione umana profonda. Mario era l'amico di tutti, semplice, ottimista, sempre presente e sempre sorridente. Lo sport era la sua stessa vita, lo strumento che gli per­ metteva di incontrare gli altri e vivere con loro in un clima di amicizia sincera. Ispettore regionale prima, quindi Consi­ gliere nazionale del Centro Sportivo Italia­ no, fin dal primo dopoguerra ne fu uno fra I più instancabili seminatori: quel seme è oggi cresciuto e migliaia di giovani han­ no scoperto un ideale per irrobustire il corpo e lo spirito. La scuola e la famiglia lo ricordano come educatore amoroso, delicato, esemplare. Un vero esempio che tanti giovani potranno imitare e che nessuno potrà dimenticare.

pegnato presso il Seminario Regionale di Assisi in qualità di economo. Il papà Ni­ cola si era anch’egli trasferito da Roma ad Assisi per essere vicino al figlio.

II CSI di Cosenza partecipa con profondo dolore la scomparsa del sig. Antonio Gervasi, padre amatissimo del segretario della C.T.P. Calcio, Franco, ex presidente provin­ ciale.

Nei giorni scorsi presso l'università di Messina, ha conseguito la laurea in Giuri­ sprudenza il sig. Francesco Freni, Consi­ gliere provinciale del C.S.I. di Messina non­ ché Istruttore nazionale di' Pallavolo, discu­ tendo brillantemente sulla tesi: la prescri­ zione dei crediti del prestatore di lavoro.

Il 12 marzo è scomparso il papà di Giu­ seppe Bendisso. Come è ormai noto ai no­ stri lettori, l'amico Beppe è attualmente im-

La Presidenza Nazionale è sicura di in­ terpretare i sentimenti di tutta la famiglia del C.S.I. esprimendo al caro Beppe la più viva partecipazione alla dolorosa perdita e raccomandando al Signore l'anima del suo papà.

Il giorno 24 febbraio u.s. è deceduto in Massa il Vescovo della Diocesi Mons. Car­ lo BOIARDI. Il CSI Apuano nei 24 anni del suo mini­ stero lo vide particolarmente vicino con ogni premurosa cura, non ultima gli acqui­ sti del Complesso Sportivo « S. Carlo Bor­ romeo » di Massa sede del Comitato e della Casa del Fanciullo in Carrara, sede di un organizzatissimo Gruppo Sportivo. La Presidenza nazionale del CSI si uni­ sce al lutto del CSI Apuano e con esso dice grazie per quanto Mons. Boiardi ha fatto per la nostra organizzazione.

i.

Al neo dottore le più vive felicitazioni ed auguri per una luminosa carriera.

Il Centro Sportivo San Giustino di Roma ha or<'ganizzato tre sere di discussione pubblica sullo sport e genitori che hanno partecidi atleti, e i valori umani. Il teatro .parrocchiale era gremito _ _____ dirigenti ___ pato con competenza, vivacità e profondo interesse ai dibattiti. I tre incontri avevano per temi « L’esperienza sportiva per la crescita della persona », « Sport e comunità », « Sport e fraternità ». Nella foto.un momento della tavola rotonda della ’ "j prima serata alla quale hanno preso parte, tra gli altri, I Maestri dello Sport Giuseppe Gentile e Gianfranco Carabelli.

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PREMIAZIONE DELL’ATTIVITÀ’ BARESE

MESSINA Consegna tessere ai dirigenti...

Nel salone del circolo ricrea­ tivo ENEL di Bari, si è svolta la premiazione biennale 1966-68 del­ le attività del CSI barese. Pre­ senti numerose autorità, diri­ genti ed atleti, il presidente pro­ provinciale, dott. Vittorio Ton­ do, ha voluto ricordare come il CSI sia al servizio dello sport, assolvendo al suo compito me­ diante una leale collaborazione con tutti gli Enti sportivi, met­ tendo al servizio di tutti le pro­ prie idee, i propri uomini,* le proprie iniziative, offrendo ai giovani la possibilità di espri­ mere se stessi attraverso lo sport. E' seguita poi la premia­ zione. con la distribuzione di coppe, targhe, medaglie, offerte dalle autorità, e di materiale sportivo offerto dalla Presiden­ za Nazionale e dalla Presidenza Regionale.

CORSI TECNICI A ROMA Sta per concludersi il corso di primo grado per allenatori di cal­ cio. pallacanestro e pallavolo or­ ganizzato dal comitato provincia­ le di Roma, dopo che un'analoga iniziativa ebbe lo scorso anno un ampio successo di adesioni e di consensi. Gli iscritti. 40 per il calcio, 35 più 18 uditrici per il basket, 16 per la pallavolo, si sono messi al lavoro alla metà di Gennaio.

CENTR0 SPORTH O ITALIANO

Nella foto, il delegato del CONI, avv. Bianchi, consegna una targa ricordo al padre del giovane arbitro del CSI, Michele Dionigi, scom­ parso lo scorso ottobre.

La formazione tecnica dei futuri allenatori è stata curata da una equipe di esperti insegnanti: Ca­ pobianco, D'Aquino, Pagella e Trebiciani per il calcio; Capo­ bianco e Morino per la palla­ volo; Camarda, Musso, Pacinico e Quarta per la pallacanestro. I programmi comprendevano, inoltre, argomenti di prepara­ zione generale, comuni per tutti i futuri allenatori. In quest'am­ bito sono stati sviluppati ar­ gomenti di medicina (Fantini e Carserà), psicologia sportiva sociologia dello (Carabelli).

sport (Andreolì) e, naturalmen­ te preparazione fisica (Urbani). Un interessante aspetto del corso di pallacanestro è venu­ to inoltre dalla necessità di ri­ solvere i problemi di spazio e di tempo posti dallo elevato nu­ mero di iscritti e dalla presenza delle uditrici. Le lezioni, così, si sono tenute oltre che nella sede del CSI provinciale, in due dei più popolosi quartieri ro­ mani, Tor de' Schiavi e Villa Gordiani, portando, praticamen­ te, il corso presso gli stessi al­ lievi.

C.S.I. CENTRO SPORTIVO ITALIANO {'OMITATO 7ONAH DI VIGEVANO

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PREMIAZIONE ATTIVITÀ' 1968 - 1969

FESTA DELL’ATLETA Vigevano IO Gennaio 1970 ■ ore 20,30

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In occasione delle tradizionali premiazioni di società ed atleti, il comitato provinciale di Piacenza ed il comitato zonale di Vigevano hanno voluto raccogliere in due eleganti volumetti i consuntivi della stagione agonistica. Gli intervenuti alle cer.moine nanno potuto cosi avere un quadro com­ pleto di dati, risultati e programmi futuri della attività dei due comitati.

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In un clima di festosa fami­ liarità si è svolta, nei giorni scorsi, a Messina la consegna delle tessere, unitamente a me­ daglie e distintivi, ai dirigenti provinciali del Centro Sportivo Italiano. Alla cerimonia sono in­ tervenuti S.E. l'Arcivescovo Mons. Francesco Fasola, l'asses­ sore provinciale allo Sport, ing. Bartolo Mondello e il Presidente provinciale del CONI, prof. Gio­ vanni Bonanno. Dopo il benvenuto, dato agli intervenuti dal presidente del Comitato Provinciale di Messi­ na, prof. Piero Chillè, sia l’as­ sessore Mondello che il prof. Bonanno ed infine, S.E. l'Arci­ vescovo hanno avuto parole di elogio per l’attività svolta dal CSI a Messina. componenti il direttivo di presdenza e a tutti gli altri diri­ genti provinciali di raggiungere sempre nuovi traguardi nel campo dello sport inteso come educazione fisica e morale del­ la gioventù. Subito dopo, S.E. ['Arcivesco­ vo ha consegnato le tessere di appartenenza al CSI, ai seguen­ ti dirigenti: Mons. Giuseppe Sci­ glio, Consulente Ecclesiastico del Comitato Provinciale CSI; Piero Chillè, Presidente C.P.; Carmelo Lanzafame, Vice-presi­ dente C.P.; Giuseppe D'Angelo, Segretario Provinciale; Giuseppe Cicciò, Amministratore; Freni Francesco, Consigliere Provin­ ciale; Gaetano Tortorella, Consi­ gliere Provinciale; Dino Visalli, Presidente CTP Atletica Leggera; Antonino Manetto, Segretario; Domenico Mafari, componente; Giovanni Oliva, componente: Ennico Borromei, componente; Giuseppe Speranza, Presidente CTP Calcio; Giuseppe Carpita, Segretario; Paolo Chillè, Com­ ponente; Luigi Chillè, Compo­ nente; Giuseppe Cama, compo­ nente; Nicola Crisafulli, Presi­ dente CTP Pallavolo; Filippo Sturniolo, componente; Santino ìiancuzzo, componente; Carlo Aquila, componente CTP Pallaca­ nestro; Francesco Mulfari, com­ ponente CTP Nuoto; Filippo Arnao, componente CTP Tennis da Tavolo. Sono state consegnate le tes­ sere anche ai seguenti arbitri di calcio: Nazzareno Cariolo, Nunzio Caruso, Gennaro D'Uva, Carmelo Guerrera, Orazio Lanza, Pietro Lombardo, Antonino Pirri, Dome­ nico Saccà e Paolo Spadaro. Ai dirigenti, come è stato già ricordate, sono state consegna­ te delle medaglie offerte dal CO­ NI come riconoscimento per la attività svolta.

... premiazione Nel Salone delle Cerimonie del palazzo dell'Anriministrazione provinciale, gentilmente conces­ so. il Comitato Provinciale del C.S.I. di Messina ha tenuto, al-


... e dibattito sulla socetà sportiva la presenza di numerose autori­ tà religiose, politiche, cittadine e sportive, la premiazione annua­ le delle Società e degli atleti particolarmente distintisi nel corso delle attività promosse nel l'anno sportivo 1968-1969. Il prof. Pietro Chillè, presiden­ te del Comitato, dopo aver rin­ graziato le autorità presenti, ha brevemente messo in evidenza il lavoro e l’impegno dei dirigenti provinciali e delle numerose so­ cietà affiliate (ben 63 nel 1969), che con sacrificio e serietà d'in­ tenti continuano a dichiararsi di­ sponibili verso i ragazzi e lo sport locale, del quale da ben 26 anni il Comitato Provinciale è parte integrante. Hanno preso inoltre la parola l’On. Giuseppe Celi, Assessore Regionale al bi­ lancio, primo presidente del Co­ mitato Provinciale nel lontano 1944; il Rev. Mons. Giuseppe Scarsella, Vicario Diocesano, che oltre alle sue sentite parole ver­ so I giovani ed il valore educa­ tivo dello sport, ha portati il sa­ luto ed il compiacimento di S. E. Mons. Francesco Fasola, Ar­ civescovo di Messina, impossi­ bilitato per motivi di salute a presenziare aH’avvenimento. Si è passato quindi alla vera e propria premiazione delle So­ cietà e degli atleti ed è stata una lunga ed apprezzata passe­ rella. Lo stesso giorno e prima del­ la premiazione annuale, a cura del Comitato Prov.le, d'intesa con il Comtiato Regionale CSI, è stato organizzato un dibattito sul tema: « La Società sportiva del C.S.I., esperienza di vita co­ munitaria ». All'interessante di­ battito hanno preso parte, fra l'altro. Don Nando Bisagni, Con­ sulente Ecclesiastico dell’Emi­ lia Romagna e Gianfranco Provenzano, Consigliere Nazionale CSI. Di fronte ad un nutrito nume­ ro di Presidenti, Consulenti e Atleti, Don Nando Bisagni, nel corso di un suo intervento, ha messo in risalto come i ragazzi

di oggi siano vittima degli ido­ li dello sport e dello spettaco­ lo in genere. Da ciò nasce la necessità che i giovani si orga­ nizzino fra di loro stessi, veri­ ficando le proprie idee, per la vita del gruppo-comunità. Solo grazie ad una responsabilità più diretta potranno essere scoper­ ti i veri valori dello sport. Da parte sua, Gianfranco Provenzano, che ha diretto il dibat­ tito, ha posto maggiormente lo accento sulla organizzazione della società sportiva, che, nel­ l'organizzazione CSI, non deve guardare solo all’attività agoni­ stica. E’ indispensabile, si è conve­ nuto, che anche le piccole so­ cietà debbano cercare di tra­ sformarsi in comunità e per riu­ scire nell’intento tutti i compo­ nenti debbono essere legati fra loro da legami di amicizia al di là del semplice rapporto sportivo. Solo cosi lo sport può di­ ventare educativo ed un dirigen­ te onesto ed impegnato, rag­ giungere la meta che si è pre­ fissa; parimenti il giovane mi­ litante riesce a scoprire se stesso e le sue attitudini me­ diante l’attività sportiva. Ir-» I Z-h zx z-J ■ r r ■ z> ■ I > La scelta è difficile, r-w-k mar» èzv ne­ cessaria. Il CSI, che vuole la formazione fisico-sportiva e mo­ rale della gioventù, non deve mirare a formare le grandi So­ cietà, bensì le comunità, che diano la possibilità a tutti, ed in particolare a coloro che non saranno mai dei campioni, di praticare il vero e puro sport, quello libero da interesse, e mirante a liberare l'uomo. Queste in sintesi le conclu­ sioni che-si sono tratte al ter­ mine dell'importante e riuscito dibattito. E' una scelta difficile da attuare, ma indispensabile per la crescita dell'organizza­ zione. I dirigenti del CSI Messina, nel proporla, sono impegnati per riuscirvi. Giuseppe Carpita

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Roma, 7 marzo 1970 SEDE CAMPIONATO NAZIONALE CORSA CAMPESTRE

La Presidenza Nazionale, in accordo con questa CTN. ha stabilito di far disputare la finale nazionale di corsa campestre cat. Allievi e Juniores. in programma il 5 aprile p.v. a Messina.

CAMPIONATO REGIONALE VANISSIMI (RAGAZZI)

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La Presidenza Nazionale, in ir» pieno accordo con questa CTN. ha sollecitato tutti i Comitati Regionali c a far di­ sputare la finale regionale di Corsa Campestre cat. giovanissimi (ragazzi). La CTN. come più volte pubblicato, invita i Comitati Regionali ad aderire all'invito della Presidenza Nazionale, ed effettuare la fase di competenza. La CTN farà conoscere il quadro dei Comitati Provinciali, suddivisi per re­ gione. che hanno effettuato prove lo­ cali di campestre cat. giovanissimi (ra­ gazzi). La CTN. inoltre, può autoriz­ zare. su richiesta, spostamenti di data per lo svolgimento della fase regionale. fl<*ekk-k>*v fissata per .1il DO 22 marzo.

APPROVAZIONE REGOLAMENTI REGIONALI CAT. GIOVANISSIMI

FASI

LIGURIA: 12 aprile, organizzazione Comitato provinciale di Savona; PIE­ MONTE: 22 marzo, organizzazione Co­ mitato provinciale di Novara; SICILIA: 22 marzo, organizzazione Comitato pro­ vinciale di Messina: VENETO: 15 marzo, organizzazione Comitato provinciale di Treviso.

APPROVAZIONE REGOLAMENTI CAMPIONATI PROVINCIALI E ZONALI COR­ SA CAMPESTRE CAT. ALLIEVI. JUNIO­ RES E GIOVANISSIMI. Noto (allievi e juniores): Rovigo (gio­ vanissimi); Valnerina (giovanissimi, al­ lievi): Ugento; Vigevano.

OMOLOGAZIONE RISULTATI NATO CAMPESTRE

Intervento dell'on. Giuseppe Celi, uno dei fondatori del Comitato di Messina nel lontano 1944 e già suo presidente. A sinistra il prof. Chillè, presidente del Comitato e Mons. Giuseppe Scancella, vica­ rio diocesano; a destra l’assessore dott. Carmelo Gullotti.

CAT.

CAMPIO-

ALESSANDRIA: 1 e 2 prova cat. gio­ vanissimi: 1 e 2 prova cat. Allievi (prove non valide, art. 6 comma a. reg. camp.) ; ANCONA: 2 prova cat. giova­ nissimi. allievi, juniores: 3 prova cat. giovanissimi, allievi; 3 prova cat. ju­ niores (non valida, art. 6 comma a. reg. camp.); AOSTA: 1. prova cab giovanissimi e allievi: AREZZO: 2 pro­ va cat. allievi e juniores; ASCOLI PI­ CENO: 1 prova cat. giovanissimi: 1. prova cat. allievi e juniores (prove non valide, art. 6 coma a. reg. camp): ASTI: 1. prova cat. giovanissimi e al­ lievi: AVELLINO: 3 prova cat. giova­ nissimi, allievi, juniores: AVERSÀ: 1. prova cat. giovanissimi; 1. prova cat. allievi e juniores (prove non valide, art. 6 comma a. reg. camp.); AVEZZANO: 1. prova cat. giovanissimi e al­ lievi: 1. prova cat. juniores (prova non

valida art. 6 comma a. reg. camp.); 2 prova cat. giovanissimi e allievi: 2 prova cat. juniores (prova non valida, art. 6 comma a. reg. camp.); BARI: 1. e 2 prova cat. giovanissimi, allievi e juniores; BERGAMO: 1. prova cat. allievi e juniores (prove non valide. art. 6 coma a. reg. camp): 2 prova cat. allievi e juniores; 3 prova cat. allievi e Juniores; 4 prova cat. allievi e juniores: BIELLA: 2 prova cat. gio­ vanissimi. allievi e juniores; BOLOGNA: 1. prova cat. allievi e juniores (prove non valide, art. 6 comma a. reg. camp.); 2 prova cat. allievi (non valida, art. 6 comma a. reg. camp.): 2 prova cat. juniores; 3 prova cat. allievi; 3 prova cat. juniores (non valida, art. 6 comma a, reg. camp.); 4 prova cat. allievi; 4 prova cat. juniores (non valida, art. 6 comma a. reg. camp.); 5 prova cat. allievi e juniores: 6 prova cat. allievi; 6 prova cat. juniores (non valida, art. 6 comma a, reg. cap.); 7 prova cat. allievi e juniores: 8 prova cat. allievi; 8 prova cat. juniores (non valida, art. 6 comma a, reg. cap.); BRINDISI: 1. prova cat. giovanissimi, allievi, junio­ res: 2 prova cat. giovanissimi, allievi e juniores: CAGLIARI: 1. prova cat. giovanissimi, allievi, juniores: CALTANISSETTA: 3 prova cat. giovanissimi; 3 prova cat allievi e juniores (prove non valide, art. 6 comma a. reg. camp.): CAMPOBASSO: 2 prova cat. allievi e juniores: CARPI: 3 prova cat. giovanis­ simi. allievi e juniores: CASERTA: 1., 2, 3 prova cat. allievi e juniores: CAVA DE' TIRRENI: 3 prova cat. giovanissimi, allievi e juniores: CHIUSI: 1. prova cat. allievi, juniores (prove non va­ lide. art. 6 comma a. s. reg. camp.); CONVERSANO: 3 prova cat. giovanis­ simi. juniores; CERIGNOLA: 1. 2. 3. 4. 5 prova cat. allievi e juniores (tutte prove non valide, art. 6 comma, a. reg. camp.); COSENZA: 1. prova cat. allievi e juniores; ENNA: 2 prova cat. giova­ nissimi; 2 prova cat. allievi e junio­ res (prove non valide, art. 6 comma a. reg. camp.); FAENZA: 3 e 4 prova cat. giovanissimi, allievi e juniores: FE­ RENTINO: 2 e 3 prova cat. giovanis­ simi, allievi: FIDENZA: 2 prova cat. giovanissimi, allievi: GALATINA: 1. prova cat. giovanissimi e allievi: 1. prova cat. juniores (prova non valida, art. 6 comma a. reg. camp.): 2 prova cat. giovanissimi: 2 prova cat. allievi, juniores (prove non valide, art. 6 com­ ma a. reg. camp.); GENOVA: 2 prova cat. giovanissimi. allievi, juniores; GROSSETO: 1,2,3 prova cat. giovanis­ simi: 1. 2. 3 prova cat. allievi e ju­ niores (prove non valide, art. 6 com­ ma a. reg. camp.): LAMEZIA TERME: 3 prova cat. giovanissimi, allievi, ju­ niores: L'AQUILA: 2 prova cat. allievi; 2 prova cat. juniores (prova non vali­ da. art. 6 comma a, reg. camp.): 3 prova cat. giovanissimi: LA SPEZIA: 4 prova cat. giovanissimi. 4 prova cat. allievi e juniores (prova non valida, art. 6 comma a. reg. camp); LECCO: 4 prova cat. giovanissimi, allievi e juniores; LODI: 3 prova cat. allievi e juniores: LUCCA: 3 prova cat. gio­ vanissimi. allievi e juniores: MANTO­ VA: 4 e 5 prova cat. giovanissimi, allievi e juniores: MASSA CARRARA: 6 prova cat. giovanissimi, allievi e ju­ niores: MELFI: 1. 2. 3. prova cat. allievi e juniores: MESSINA: 6. 7, 8 prova cat. goivanissiml. allievi e ju­ niores: MODENA: 3 prova cat. giova­ nissimi. allievi, juniores: MOLFETTA: 1, 2 prova cat. giovanissimi, allievi, juniores; MONDOVI': 1. prova cat. gio' ni; 1. prova cat. allievi e juvanissimi; niores (prove non valide, art. 6 comma a. reg. camp.); NAPOLI: 3 prova cat. giovanissimi, allievi. Juniores:

(

29


NUORO: 1. 2 e 3 prova cat. allievi (prove non valide, art. 6 comma a, reg. camp.); 1. 2 e 3 prova cat. junlorea; ORISTANO: 3 prova cat. giova­ nissimi. allievi e juniores; PADOVA: 2 e 3 prova cat. giovanissimi, allievi, juniores; PARMA: 3 prova cat. giova­ nissimi, allievi, juniores: PATTI: 1. prova cat. allievi e juniores (prove non valide, art. 6 comma a, reg. camp.); 2 prova cat. allievi o juniores (prove non valide, art. 6 comma a. reg. camp.); 3 prova cat. allievi (prova non valida, art. 6 comma a. reg. camp.); PAVIA: 3 prova cat. giovanissimi; 4 prova cat. allievi e Juniores; PERUGIA: 1 prova cat. giovanissimi, allievi: PESARO: 1, 2 e 3 prova cat. giovanissimi, allievi, juniores; PIACENZA: 4 prova cat. gio­ vanissimi. allievi; PINEROLO: 2 prova cat. giovanissimi, allievi; 2 prova cat. juniores (prova non valida, art. 6 comma a, reg. camp.): 3 prova cat. giovanissimi, allievi; 3 prova cat. ju­ niores (prova non valida, art. 6 com­ ma a. reg. camp.-: RAVENNA: 1. 2. 3. 4. 5 prova cat. giovanissimi; 1, 2. 3. 4. 5. prove cat. allievi e juniores (prove non valide, art. 6 coma a. reg. camp.); RIMINI: 3 prova cat. giovanissimi, allievi, juniores: ROMA: 3 prova cat. giovanissimi, allievi e juniores (prove non valide, art. 6 comma a. reg. camp ): ROVIGO: 1 .prova cat. giovanissimi: 2. e 3. prova cat. allievi e juniores (prove non valide, art. 6 comma, reg. camp.): SASSARI: 1. 2. 3, 4 prova cat. allievi e juniores; 5 prova cat. allievi; TARANTO: 1. prova cat. allievi e junio­ res: TORINO: 4 prove cat. giovanissimi, allievi, juniores: TRANI: 3 prova cat. giovanissimi; 4 prova cat. allievi e juniores; TRENTO: 3 prova cat. giova­ nissimi. allievi, juniores: 3. 4 prova est. giovanissimi, allievi, juniores; VENEZIA: 4 prova cat. giovanissimi, al­ lievi; 4 prova cat. juniores (prova non valida, art. 6 comma a, reg. camp.); 5 prova cat. giovanissimi, allievi: 5 pro­ va cat. Juniores (prova non valida, art. 6 comma a. reg. camp.); VERCELLI: 3 prova cat. giovanissimi, allievi ju­ niores; VERONA: 5 prova cat. giova­ nissimi; 5 prova cat. allievi e juniores (prove non valdle, art. 6 comma a. reg. camp.); 6 prova cat. giovanissimi, allievi e juniores; VITTORIO VENETO: 2 prova cat. giovanissimi, allievi, Ju­ niores; VOLTERRA: 1. prova cat. gio­

vanissimi. allievi, juniores. APPROVAZIONE VITA' VARIA

REGOLAMENTI

ATTI-

VERONA: Manifestazioni di Campe­ stre valide per I Giochi della Gioventù; Arcobaleno Sport di campestre: FAEN­ ZA: 1 campionato provinciale di cuc­ cagna: MESSINA: Leva di corsa cam­ pestre nel quadro dei Giochi della Gioventù. OMOLOGAZIONE VARIA

RISULTATI

ATTIVITÀ’

TREVISO: Manifestazione di propaganda di corsa campestre: VERONA: Prova zonale di corsa campestre per Arcobaleno Sport. RATIFICA

COMPOSIZIONE

CC. TT. PP.

NOTO: Presidente: Giancarlo De Fe condo; V. Presidente: Piero Rustico; Componente: Guglielmo Rustico; SAVELLI: Commissario: Franco Vecchio. Il Presidente ALDO CAPPELLINI

Juniores. vincente U.S. Fortltudo; NO­ TO: cat. Giovanissimi, vincente Soc. Intrepid del G.S. S. Francesco di Ispica; CARPI: Cat. Juniores, vincente U.S. Vulcan.

APPROVAZIONE REGOLAMENTI FASI PROVINCIALI E ZONALI PIONATI

RISULTATI

TORNEI

NAPOLI: Trofeo Blu. vincente G.S. Kolbe: CARPI: Torneo Esordienti, vin­ cente U.S. Carpine di Carpi. ORGANIZZAZIONE

CORSI

pallavolo

sci

ARBITRI

Roma, 11 marzo 1970

Roma,

APPROVAZIONE REGOLAMENTI FASI PROVINCIALI E ZONALI AUT. CAMPIO­ NATI NAZIONALI

APPROVAZIONE REGOLAMENTI FASI PROVINCIALI E ZONALI CAMPIONATI CAMPANILI ALPINI E CRITERIUM

CATANZARO: Allievi e Juniores; CAVA DE' TIRRENI. Allievi e Juniores, COMO: Juniores e Giovanissimi; GROS­ SETO: Allievi e Juniores: LIVORNO: Juniores; NOTO: Giovanissimi: PALER­ MO: Allievi; PERUGIA: Giovanissimi: RIMINI: Juniores: ROMA: Giovanissimi; TRAPANI Allievi, Juniores, Giovanis­ simi; VERCELLI: Allievi e Juniores: VICENZA: Juniores.

UDINE (programma completo); MO (programma completo).

REGISTRAZIONE REGOLAMENTI ZONALI CAMPIONATI NAZIONALI

FASI

CHIUSI. Allievi e Juniores: SAVELLI: Allievi e Juniores: SERRA S. BRUNO: Allievi e Juniores.

MANIFESTAZIONI CALE

A

CARATTERE

Il Presidente ROMEO REMITTI

NOTO: Corrado La Licata, Salvatore Rizza. Piero Rustico. Giacinto Catania. Corrado Terranova. Giancarlo De Fe­ condo, Benito Tagliaferro. NOMINA

NUOVI

ARBITRI

BRESCIA: Trebeschl Alessandro. Gerardini Franco. Pedretti Faustino. Folli Giuseppe. Andreoll Pietro. Savofdi Giampiero. Aimo G. Battista, Rubes Luigi. Pedretti Alessandro: RIMINI: Giovanetti Osvaldo. Balduccl Mario. Buscarini Maurizio. Bartoletti Ezio, Da­ miani Adamo. Della Pasqua Valentino, Beltrambini Paolino. Torsanl Francesco. Squadrani Enzo. Saplgnoli Marco. Marcozzi Dino. Sarti Renzo. Santoni Pa­ squale. Pignotti Donato. Nanni Novello. Marzalonl Martino. Massari Emilio, Mazzoni Franco, Zangheri Romano. Van­ ni Luigi. Saragoni Gilberto; RAGUSA: Brlnch Giovanni. Celestre Francesco. Salonia Antonino. Battaglia Raffaele. Migliorisi Giuseppe. Licitra Carmelo. Rizzone Raffaele. Baglieri Salvatore: BARI: Minervini Donato, laffaldano Ni­ cola. Rella Pietro. Mazzone Michele. Civita Ciro: CERIGNOLA: Urbano Rug­ giero, Russo Michele. Ferrare Bruno, Specchio Vincenzo. Daddario Guido. Pe­ sce Stefano, Ferrato Domenico, Bonito Umberto. Massaro Francesco, Pistilli Gerardo. Di Francesco Antonio. Dalessandro Rocco: BRESCIA: Trebeschl Giu­ seppe. TESSERE ARBITRI

RIMINI: n. 2 tessere: MILANO: n. 12 tessere: FAENZA: n. 3 tessere: BRE­ SCIA: n. 24 tessere; VERONA: n. 5 tessere: PALERMO: n. 1 tessera: TO­ RINO: n. 2 tessere: MESSINA: n. 1 tessera; TRIESTE: n. 5 tessere: RAGU­ SA: n. 1 tessera.

Risultati

CAGLIARI: Coppa Signorlelio sq. part. 5 ha vinto U.S. Cagliari: FELTRE: Cop­ pa Propaganda sq. part. 4 ha vinto Uda Angeli.

CORSI

TECNICI

7

Approvazione Corsi ACQUI Arbitri.

TERME:

Arbitri:

PALERMO:

tennistavolo

Ratifica Esami

La C.T.N. visti I verbali d'esame. £a nominato I sottonotati signori Arbitri CSI con anzianità 12-12-69: CARPI: Barani Umberto, Bassoll Walter, Bevinl Renato, Bonarettl Gino, Cantalupo Gio­ vanni. Cini Claudio, Leporati Guido. Malavasi Roberto. Menozzi Lamberto. Saetti Fabio, Saetti Luca. Con anzianità 31-1-70: TORINO: Armelllno Umberto. Baldovin Valentino, Carnevale Carlo, Chiolero Mariangela. Giordano Bruno, Mollo Gianfranco, Montrucco Mauro. Paimero Antonio, VizzaBiagio; caro Biagio: Segnapuntl: Bagnasco Piero: Con Anzianità 31-1-70: VERONA:: Gaburro Tullio. Bolla Annibale. IDantl Guido, Centon Dante, Zànclieiiìn Zanchettln nu Pie-­ tro, Perazzani Dino, Chiavegato Aldo. Barbirato Bettino, Giacomelli Mauro, Rinaldi Alberto, Mazzi Alberto, Mariotto Arsenio, Tenchenl Maurizio; Alle­ natori Fenzl Graziano. Tisato Pierluigi, Falavigna Pierluigi. Boner Roberto, Lodola Pietro. Danti Guido. Gaule Paolo, Ronconi Maria Elisa, Massagrande Lau­ ra. Tenchenl Maurizio, Mirandola Lo­ renzo, Gollln Pietro, Gaburro Tullio. Chiovetto Daniela. Centon Dante. Suor Giramonte Angiolina. Suor Pini Maria Raimonda, Mazzi Alberto. Dorsali Raf­ faella. Dorsali Gabriella, Belloln Marco, Bolla Annibale, Lonardl Luigina, Olivieri Ermanna, Suor Pasi Prudenzlana, Mu­ rato Emanuela. Presa Lauretta, Urbani Luciana. RINNOVO TESSERE PERSONALE TEC­ NICO STAGIONE SPORTIVO 1969-70

CALCIO

ROMA: Bozzlnl Francesco. Chlalastri Rolando. Desideri Franco, Paradiso Ar­ naldo: Silvestri Antonio. Sepe Antonio; NOVARA: Bolazzl Adriano: MAGLIANO SABINO: Fornara Bruno. Stufa Riccar­ do. D'Agostino Filippo, Tassi Gaetano. Moschetti Mario, Casella Remo. Borgio Pietro.

LAMEZIA TERME: Saturno Francesco. RATIFICA COMPOSIZIONE COMMISSIO­ NI TECNICHE PROVINCIALI E ZONALI

Roma,

11

marzo

APPROVAZIONE PROVINCIALI E

Campionato squadre

FERRARA: cat. Juniores. vincente U.S. Fortltudo; VITTORIO VENETO: cat.

Il Presidente GENEROSO DATTILO

Il Presidente FILIPPO DRAGOTTO

1970 REGOLAMENTI FASI ZONALI AUTONOME

nazionale

giovanissimi

CAGLIARI, AREZZO. ASTI. PESCARA. GUBBIO, ASCOLI PICENO Campionato

regionale

a

squadre

AREZZO OMOLOGAZIONE RISULTATI FASI PRO­ VINCIALI E ZONALI AUTONOME Campionato regionale

seniores

BENEVENTO: singolo e doppio; RUGIA: singolo e doppio.

TRASCRIZIONE LOCALI

REGOLAMENTI

PE­

FASI

FANO (Posare): fase zonale del Cam­ pionato regionale seniores e a squadre. TRASCRIZIONE RISULTATI FASI LOCALI MOLFETTA: fase cittadina campiona­ to regionale seniores, singolo 1. Giu­ seppe Spadavecchia, doppio 1. SassoDe Judlclbus; GRAVINA (Bari): fase zonale dipendente del campionato re­ gionale seniores, singolo 1. Barbara Enzo, doppio 1. Barbara-Glallulsl; fase zonale dipendente del campionato na­ zionale allievi o Juniores, allievi 1. Lucio Lospalluto, juniores 1. Domenico

Colafiglio. MANIFESTAZIONI

Il Segretario CONCETTO D'AQUINO

30

LUCCA: Fase provinciale Campanili Alpini e Criterium; BERGAMO: 4 prova fase provinciale Campanili Alpini e Criterium; TORINO: 4 prova fase pro­ vinciale Campanili Alpini e Criterium; LECCO; fase zonale Campanili Alpini e Criterium; SAVONA: Fase provinciale Campanili e Criterium. ACQUI TERME: fasezonale campanili e Criterium (solo slalom); ACIREALE: fase zonale Campanili e Criteruim (solo fondo); VALTELLINA: fase zonale Campanili e Criterium (solo slalom).

BOLOGNA. Trofeo D. Mariottl; CAL­ TANISETTA: Torneo Ricreativo Femmi­ nile: SALERNO: 1“ Olimpiade (Semi­ nario Reg ie Pio XI).

OMOLOGAZIONE RISULTATI FASI PROVINCIALI ZONALI AUTONOME CAMPIONATI

1970

OMOLOGAZIONE RISULTATI CAMPIO­ NATI CAMPANILI ALPINI E CRITERIUM

Il Segretario ALDO CAPPELLINI

LAMEZIA TERME: presidente: Locane Agostino: V. presidente: Esposito Fau­ sto; Segretario: Nlcolazzo Felice; Com­ ponenti: Vescl Francesco, Mascaro Francesco; Rappr. FIPAV: Callndro Er­ nesto; NOTO: Presidente: Predo Furio; Componente: Bianca Corrado; Delegato tecnico: Catania Giovanni.

marzo

CO­

LO-

Arbitri

Roma, 11

1970

Approvazione Regolamenti

Omologazione RATIFICA NOMINATIVI COMMISSIONI CALCIO

ALLENATORI

calcio

10 marzo

BOLOGNA-NUORO.

RINNOVO

12

TORNEI

FAENZA: Torneo post campionato cat. Giovanissimi: CARPI: Torneo Primave­ rile . 2* Coppa Giochi della Gioventù •; LA SPEZIA: Coppa Giuseppe Stella; MONDOVI': Coppa Primavera . Mario Bracco »: BENEVENTO: 4a Coppa Uffici Aziende e Collegi Professionali di Be­ nevento e Provincia . Enzo Dattilo •; MONDOVI': Coppa Vitt ■ Cesare Giu­ sto ■ : CATANZARO: 3° Torneo degli Uf­ fici • Trofeo Città di Catanzaro ■; BO­ LOGNA: Trofeo Don Marlotti cat. Gio­ vanissimi. OMOLOGAZIONE

6

CAM-

MESSINA: cat. Juniores: COMO: cat. Allievi, cat. Giovanissimi, cat. Juniores a 7 giocatori: PAVIA: cat. Giovanissimi: PALERMO: cat. Giovanissimi: ROVIGO: cat. Giovanissimi: CHIUSI: cat. Giova­ nissimi • Coppa Fausto Flamini ■: CON­ VERSANO: cat. Giovanissimi. NARDO': cat. Giovanissimi. APPROVAZIONE REGOLAMENTI

9

VARIE

Approvazione regolamenti

ALTAMURA: 1. Torneo Carlo Oragotto, ALBEROBELLO (Conversano): 1° Trofeo Città di Alberobollo.

Risultati PUTÌGNANO (ConvwMno): Torneo S. Stefano, singolo I. Si sto Sebastiano, doppio 1. Elofanto-Slsto; NORCIA: Tot-


neo del 28-2-70, allievi 1. Proietti, giovanissimi

1. Massimo Mario Lllll.

RATIFICA COMPOSIZIONE CC. TT.PP.ZZ.

NOTO: Presidente: Corrado La Licata: V. Presidente: Piero Glarratana; com­ ponenti: Salvatore Saleml.

ATTI-

SVOLGERE

AUTORIZZAZIONE A VITA' FEDERALE

Vista la richiesta pervenutaci dal Comitato Zonale Autonomo di CAVA DE’ TIRRENI, si autorizza la Società CSI CAVA. Istituita in seno al Co­ mitato stesso, a svolgere attività fe­ derale. Pertanto, gli atleti del Comi­ tato di Cava possono svolgere attività CSI por per le singole società di appartenenza, e attività federale o per le singole società di appartenenza. oppure per II CSI CAVA nel caso che ie proprie società non svolgano attività federale. Il Segretario ALBERTO GRECANTI Il Presidente ALESSANDRO PAOLONI

9 pallacanestro

CAMPIONATO

NAZIONALE

Approvazione Regolamenti

AVERSA. Categ. Allievi e Juniores: GUBBIO: Categ. Junlores; VERCELLI: Categ. Allievi e Juniores; VIGEVANO: Categ Allievi e Juniores; PERUGIA: Categ. Juniores. Omologazione Risultati

ACIREALE: Categoria Juniores 1. S. Luigi di Acireale: PADOVA: Categoria Allievi 1. U.S. Pro Pace: Categ. Ju­ nlores 1. U.S. Condor; NOTO. Catego­ ria Junlores 1. F. Mola: CALTANISETTA: Categ. Junlores 1. Under 18. CAMPIONATI

GIOVANISSIMI

Omologazione Risultati

CALTANISETTA 3 Flash Juve.

1 Oscar, 2 Leoncelli.

Approvazione Regolamenti VICENZA: Fase provinciale art. 2 prec. regolamento).

ATTIVITÀ’

(modifica

LOCALE

Approvazione

Regolamenti

PADOVA: Torneo di chiusura: REG­ GIO EMILIA: Torneo di chiusura: Mi­ lano: Meeting di primavera per la Ctg. Liberi, Giovanissimi, Allievi e Junlores: BOLOGNA: Trofeo D. Merlotti.

CC. TT.PP. o ZZ. NOTO: Presidente C. Comisso. Com­ ponente R. "ta Rosa. Delegato Tecnico N. Di Martina: LAMEZIA TERME-NICASTRO: Presidente F. Vescl. V. presi­ dente F. Giglioni, Segretario F. Nlcolazzo. Componente D. Amatruda.

CORSI TECNICI

LECCO: Corso Arbitri e allenatori; VICENZA: Nomina arbitri G.P. Peretto. ti. G. G, Gablloni; G G. Miotti. Nomina Al­ lenatori B. Cozza, Cozza. T. Maggiolate, G. Peratto. G. Caletti, S-- Menato, M. Pilastro. L. Rossato, L. Zonta. L. Co­ vallerò, G.B. Tappa. R. Armoni, ni . Gnatta. G. Pianogonda. V. Donà. G. Leonardi. CORSI TECNICI VICENZA: Nomina Allenatori; F. Zambello, G. Castello, P. Piotto. M. Col­ lere. G. Zanini. E. Marchetti. G. Xausan, R. Bertlnato, A. De Rossi, L. Barichello, A. Zalandra, F. Trovelin, G. De Rossi, G. Miotti. G. Gablloni. Il Segretario ANGELO RAINERI

Il Presidente UMBERTO GARGEA

31


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E' uscito a sedici mesi di distanza il film « I Giochi olimpici di Mexico » realizzato da Alberto Isaac. Impostato essenzialmente sulla bellezza del colore e su un costante sfrut­ tamento del rallentatore, il documentario rievoca soltanto le lotte negli stadi, senza che la vita messicana, la vita del villaggio olimpico e l’ambiente esterno vi appaiano mini­ mamente. E' un po' poco per delle olimpiadi moderne che ambiscono assurgere a simbolo e a testimonianza umana, sociale e di costume. Si può comprendere l'imbarazzo della nazione messicana di fronte al ricordo della sanguinosa repressione degli studenti nella Piazza delle Tre-Culture, ma la riduzione delle Olimpiadi ad un puro fatto coloristico e tecnico ci lascia francamente delusi e perplessi.

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L’ALLEGRA FINANZA

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Il presidente della Lega Calcio profes­ sionisti, Stacchi, ha ammonito i presidenti di società a moderare la loro prodigalità in tema di premi straordinari. « Queste spe­ se supplementari — ha detto — rappresen­ tano uno degli indici più certi di insuffi­ cienza amministrativa: questo, poi, è il mo­ mento in cui essi assumono dimensioni im­ pressionanti, tali da scardinare qualsiasi bilancio ». Apprezzabile la delicatezza di Stacchi nel limitarsi a valutazioni di pura natura finan­ ziaria. Ma forse Stacchi conosce bene i suoi polli e sa qual è il linguaggio che essi unicamente comprendono. Non per niente si è premurato di avvertire i presi­ denti che non si facciano illusioni sulla pos­ sibilità di contare su un altro mutuo.

sono stati eletti i membri del Consiglio, le « capitane » della squadra. Ma c’è di più. Le giovani atlete, oltre che i diritti hanno voluto sobbarcarsi an­ che i doveri a gli oneri e così hanno dato vita ad una vera e propria società per azioni in cui le maggiori azioniate sono le stesse atlete che si tassano mensilmente e amministrano il fondo sociale risultante. In seno all'unica società, sono sorti in­ somma piccoli gruppi giovanili nei quali, se pure compare un dirigente sociale re­ sponsabile, la linea di azione scaturisce dalle giovanissime atlete, con la... meno giovane a fare da presidente. E nel Consi­ glio ci sono naturalmente anche i genitori.

DIRIGONO... E PAGANO LE TASSE Non conosco la società di atletica « Pran­ zo Lecce », ma quello che in essa è avve­ nuto merita d'essere segnalato. La Pranzo Lecce è una società composta da studen­ tesse. Seguendo l’esempio di quanto suc­ cede nelle scuole, hanno preso a conte­ stare i precedenti schemi di organizzazio­ ne della loro società, si sono riunite ed hanno dato vita ad un consiglio di-et‘ivo di atlete. E' stato elaborato uno statuto,

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CARO ZILIOLI . .. Ci risiamo, caro Zilioli. La stagione ci­ clistica è appena cominciata è già rispun­ tano le più vecchie e trite lamentele: « Per­ ché Gimondi ha bloccato la Tirreno-Adriatico in favore del suo gregario Houbrechts? Perché noi italiani non siamo mai uniti? » e via di questi piagnistei. Siamo alle solite. Si vuole il professio­ nismo. le squadre pubblicitarie rafforzate da stranieri e poi si piange il patrio ideale dimenticato. Tra l'altro, mi sembra che la squadra di Zilioli, la Faema, con Merckx in testa, non spicchi per Italianità. Caro Italo, io comprendo il dramma della man­ cata vittoria e le nobili suggestioni del tuo nome, ma non credi che certe scelte andavano fatte prima?

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