MAGGIO/GIUGNO1997
COMMA 27 ART. 2 LEGGE 549/95
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(III IrTIM/ finale LULU 1 y NAZIONALE
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/ Perugia / 22/29 giugno
c. s. । PfiESIBEHZA NAZIONALE ARCHIVIO STORICO
MAGGIO/GIUGNO 1997
MENSILE DEL CENTRO SPORTIVO ITALIANO
J^jMARIO
Direttore
I giovani, lo sport, la pace...
DONATO RENATO MOSELLA
Donato Renato Mosella
Direttore Responsabile
Edio Costantini
Direzione, Redazione
e Amministrazione
Via della Conciliazione 1, 00193 Roma Pubblicazione iscritta al n. 4987
del Reg. Stampa del Tribunale di Roma del 4/1/1956
Progetto grafico Pier Giorgio Maoloni Composizione, impaginazione
CSI EDITORE Fotolito Punto & Linea
Disegni Lorenzo Quintili
NOVE TAPPE UN SOLO SUCCESSO Messina, 5/6 aprile Napoli, 19/20 aprile Prato, 10/11 maggio Roma, 10/11 maggio S. Benedetto del Tronto, 17/18 maggio Bologna, 24/25 maggio Milano, 31 maggio/1 giugno Verona, 7/8 giugno Bari, 31 maggio/1 giugno
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Arriva il manuale “Giocasport”
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Stampa Romana Editrice srl,
Via Colle Ara della Signora 8,
ANDREA DE PASCALIS
San Cesareo (RM)
Spedizione in abbonamento postale -
Comma 27 art. 2 Legge 549/95 Roma
CENTRO SPORTIVO ITALIANO
EDITORE Via della Conciliazione, 1
Le molte facce del fair-play Perché non iniziare? ttlMlDMO L'europa che vorremmo
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VITTORIO PERI
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Le parole del “Patto”: Territorio Periodico assodato
ANDREA DE PASCALIS
imim: I GIOVANI. LO SPORT, LA PACE...
A
Perugia nel programma della fase nazionale di “Stadium ‘97: lo sport incontra la piazza è prevista, il 28 giugno, una giornata dedicata al tema “Sport e pace”. Non è un evento casuale.
Mentre il CSI fa festa nel capoluogo umbro con la sua nuova formula di manifestazione, a Graz, in Austria, è in corso la seconda assemblea ecumenica delle Chiese cristiane d Europa,
chiamata a confrontarsi sul tema della riconciliazione. Tra i sei sottotemi trattati in Austna ci sara la riconciliazione tra le nazioni e la promozione di forme non violente di soluzione dei conflitti. Il tema della
pace, dunque. Di pace c’è bisogno. Se per fortuna sembrano tramontati i tempi dei grandi conflitti tra nazioni, accade sempre più spesso che un paese impazzisca ed esploda, sfogando nella violenza le tensioni etniche,
religiose, economiche. È accaduto ieri nella ex-Jugoslavia e nel Ruanda, accade oggi nel Congo, domani
chissà. er tornare all’assemblea di Graz, nel documento preparatorio si afferma: La ricchezza delle diversità va riconosciuta come un dono dello Spirito e non come una ragione di divisioni e di
P
conflitti”. Sono parole pesanti, che dovrebbero far meditare anche noi Italiani, smarriti a rincorrere frammentazioni basate su identità mai esistite, o cancellate dalla Storia, invece di far
forza tutti insieme per raddrizzare una barca arenatasi sulle secche del malcostume e della corruzione.
Di fronte ad una situazione di difficoltà, è troppo facile e comodo pensare che le colpe siano sempre degli altri ed i meriti siano sempre i propri, facendo di colui che parla diverso, veste diverso, pensa diverso un capro espiatorio utilizzato per dare coesione interna al proprio gruppo politico, per rastrellare voti e potere. Ci sono segnali per niente rassicuranti in certe sfilate, in certe uniformi, in certi discorsi
imbastiti di violenza, che per essere verbale non è perciò meno pericolosa. Il Centro Sportivo Italiano non può essere d’accordo con questa filosofia. La sua storia, anche quando si chiamava FASCI, è sempre stata segnata dall’idea di pace, di unità del Paese e di solidarietà tra chi ha di
più e chi ha di meno, tra chi ha bisogno di aiuto e chi quell’aiuto è in grado di darlo. ’Associazione dimostra ancora oggi, con i fatti, che su questa strada si può procedere, tenendo
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in con siderazione le giuste esigenze dei tempi, che oggi si chiamano decentramento e autonomia. Ricordiamo quanto si affermava nella relazione approvata dal Congresso di Assisi. “Il CSI deve tradurre il principio del decentramento preoccupandosi di salvaguardare l’unità
associativa nel rispetto delle diversità dei singoli contesti territoriali. Si tratta di tradurre al nostro interno
un modello di federalismo solidale, garantito dal Centro Nazionale, fondato sui princìpi della sussidiarietà, interdipendenza e solidarietà...”. Il fatto è che ce ne corre dal federalismo vero ai passaporti regionali, all’obbligo di parlare il dialetto locale, alle graduatorie di lavoro compilate in base al luogo di nascita, alle affermazioni xenofobe.
Sciocchezze, folklore, rassicura qualcuno. Ma è con queste e altre sciocchezze che si suggestionano i più deboli, i più indifesi. Dobbiamo pensare ai giovani, per poter credere nel domani. Nel clima attuale non è secondario aiutarli a recepire meglio i valori della pace, della tolleranza, della solidarietà. Lo sport e il CSI possono riuscirci.
Facciamo in modo che il convegno di Perugia su 1 giovani, lo sport, la pace...un utopia possibile"abbia un seguito nei nostri cuori e nei nostri programmi.
Donato Renato Mosella
NOVE TAPPE UN SOLO SUCCESSO RIMA di approdare a Perugia per la
P
sua
fase
finale,
"Stadium
'97: lo
sport incontra la piazza" ha tenuto banco per due
mesi formando una carovana
ideale che ha attraversato nove
città d'Italia, animandone le
strade e le piazze, sollecitando
l'opinione pubblica e l’attenzione degli Enti locali, mostrando a
tantissimi giovani, non solo del
CSI, il volto degli sport più nuovi e coinvolgenti. Messina, Napoli, Roma, Prato, San Benedetto, Bologna, Bari, Milano e Verona le tappe di un'iniziativa che nel Suo insieme si è proposta come un vero e proprio “giro d'Italia" promozionale
dello sport per tutti. Ed anche se la formula della manifestazione prevedeva alcuni punti fissi - così la suddivisione degli spazi in “arena”, "mercato”, “sena
to" e “agorà" - i nove appuntamenti hanno offerto una girandola di giochi, gare, esibizioni, dibattiti, convegni e spettacoli di volta in volta diversi. A voler rac
contare compiutamente nelle poche pagine a disposizione tanta ricchezza di ini ziative, si finirebbe comunque con il dimenticare qualcosa, con il fare torto a
qualcuno. Quello che segue non è dunque la cronaca della fase itinerante di
“Stadium '97", ma un sommario collage di immagini, commenti e spunti di cro naca offerti dalla manifestazione. Un promemoria per aggiornare a grandi linee
chi non c’era e per ringraziare chi invece c'era ed ha contribuito alla riuscita del lancio di questa nuova originale proposta targata CSI.
Messina 5/6 aprile
“UN'INIZIATIVA UTILE” PAROLA DI ASSESSORE
A CITTÀ di Messina ha vissuto con entusiasmo “Stadium ’97”, la manife stazione che ha trasfor mato la centrale piazza Duomo in un campo da basket, pallavolo, tennis tavolo, arti marziali, gimkana ciclistica e Fantathlom duecento persone hanno occupato per due giorni la piazza giocando e divertendosi all'ombra della fontana del Mon tarseli. Un avvenimento impor tante, per una città come Mes sina, che faticosamente cerca di riscattarsi da anni di degrado e inquinamento criminale grazie alla forza propulsiva di nuovi amministratori, come Gaetano Giunta, detentore di una delega che, per obblighi e potenzialità, fa venire i brividi: assessore allo sport, alle politiche educative, giovanili e sociali. La riuscita di “Stadium ’97” di Messina, e il suo impatto sulla città, l’abbiamo voluta cogliere
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proprio attraverso le impressioni di Giunta, ascoltato qualche gior no dopo la conclusione della festa. Al telefono, è evidente, da parte sua è stata forte anche la voglia di raccontare tutto quello che è stato fatto finora, in un am biente difficile e, a volte, ostile: “La manifestazione - spiega - è stata molto interessante, ma costituisce solo un episodio di un complesso itinerario fatto di di versi progetti di promozione allo sport avviati in collaborazione con il CSI e con altri enti attenti allo sport sociale. Si tratta di un fatto molto importante, perché la progettualità educativa riferita allo sport è un fatto del tutto nuovo per la città di Messina". Il percorso descritto da Giunta, che ha portato al coinvol gimento in attività sportive di parecchie migliaia di ragazzini delle zone ad alta densità mafìo-
sa, parte dalla metà del 1995, quando la nuova giunta comuna le dell'UIivo è entrata nel pieno della sua attività: “All’inizio abbia mo avuto molte difficoltà. Il sem plice tentativo di portare nel vil laggio Cep (gli agglomerati di case popolari) una palestra, ha scatenato una reazione violenta, che si è concretizzata in minacce e, addirittura, in un'autobomba. Comunque, siamo andati avanti, e da quando siamo riusciti a por tare un migliaio di ragazzi a fare sport B, le ritorsioni sono finite". Un successo, dunque, che l’amministrazione ha ribadito, in seguito, nonostante i processi per racket che hanno portato sul ban co degB imputati, senza la colla borazione di alcun pentito, gB estorsori della zona; "Dopo que sto processo - continua Giunta mi aspettavo una ripresa delle ri torsioni, invece c’è stato l’inter vento deUe madri del quartiere, che hanno visto, neBo sport, una
possibiHtà alternativa per i loro fi gli”Il sistema escogitato dal Co mune permette ai ragazzi meno fortunati di usare le strutture anche per fare sport considerati "da ricchi", come il tennis e il nuoto, sotto la guida dei tecnici: “Questo - spiega l’assessore - dà ai ragazzi una motivazione forte, B fa sentire meno isolati. Le strut ture sportive funzionano in coBaborazione con le scuole, che hanno spostato B le ore di educa zione fisica. Ci sono poi servizi di trasporto per permettere ai ragaz zi di aBontanarsi dal loro istituto. Il successo deB’iniziativa si misu ra anche nell'abbandono scolasti co che, secondo informazioni for nite dagfi stessi presidi, sta dimi nuendo. Il meccanismo è chiaro: i ragazzi “a rischio", con meno risorse culturali, nello sport si sentono in condizioni di parità con i compagni, escono dal loro quartiere, combattono l’isola mento e l’esclusione sociale". Ma non è finita qui: B Comune di Messina ha avviato anche un pro gramma per H recupero deBe aree verdi, in coBaborazione, ancora una volta, con le scuole. Le risor se destinate afia manutenzione degB edifìci scolastici sono state usate per fi recupero dei cortfii e giardini. Un'attività intensa e ricca, anche se non priva di difficoltà, dunque, per cui "Stadium ’97" ha rappresentato una tappa impor tante: "Manifestazioni come quel la - conclude Giunta - servono molto, perché abbiamo tutti biso gno defia festività. È necessario vivere momenti in cui celebrare tutta l’attività quotidiana: ci si incontra e d si ren de conto che il cambiamento ri guarda una rete sempre più gran de, un'intera dttà”.
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SCOMMESSA VINTA A PIAZZA stavolta è larga ben 50 ettari. Distanze enormi da raccorciare, freddi luoghi a cui dare un’anima. Una scom messa vinta. Molti ricor deranno le giornate sportive al centro direzionale di Napoli, quel la sorta d’isola degli affari, con i suoi grattacieli di 35 piani, tra piantata nel cuore di una città che ha e vive tutta un'altra storia. Tremila, forse qualche centinaio in più, tra giovani e adulti per due giornate, il 19 e il 20 aprile hanno ‘riempito tutti gli spazi di colori e voglia di sport. Erano tantissimi anche se sembravano di meno. La seconda tappa di “Stadium: lo sport incontra la piazza" è sicuramente particolare. Pote vano andare bene altri luoghi, ad esempio via Caracciolo, già teatro dello streetball ‘96, oppure il porto di Napoli. Ma sarebbe stato troppo comodo. Portare lo sport tra la gente, un motto che ha subito una deroga felice. Far vive re alla gente la città, con la scusa dello sport. Chi arrivasse benda to, stenterebbe a riconoscere dove si trova. "Non sembra di stare a Napoli” - è la frase che ti senti ripetere più spesso e ti accompagna per tutta la perma nenza. Ed è anche la sensazione più ovvia. Ma allo stesso tempo
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tremendamente reale. Quando qualche centinaia di metri più in là, i tetti si abbassano e l’asfalto riprende il posto del mattonato, la vita ridiventa difficile e si riappen de a un filo. Ma l’isola inanimata aveva bisogno di un’infiltrazione di calore e di coraggio. Il CSI di Napoli ha deciso di affrontare la sfida a viso aperto ed ha avuto ragione. Non esistono strutture sporti ve nella mega-area "studiata per essere il polo d’attrazione pubbli co e privato delle attività econo miche e amministrative di Napoli e di tutto il territorio". L’asse spor tivo è stato pensato, ma in realtà non è mai stato realizzato. E allo ra a colmare la lacuna è arrivata l’offerta variegata di “Stadium. ’97" Campi di basket, calcetto e pallavolo, spazi per il tennistavo lo, nonché la pista verde per la corsa veloce, circa 80 metri. Sono arrivati anche dalle varie zone e punti della Campania: Beneven to, Salerno, Cava de’ Tirreni, Ses sa Aurunca, Caserta, Ariano Irpino, Avellino, Aversa. Grande af fluenza nella pallavolo, nel calcet to e nel tennis tavolo. “Speriamo che non rimanga un fatto isola to"- invocavano i ragazzi attenti a non perdere un appuntamento, un po' come si fa da bambini quando si va alle giostre. Un giro,
ancora un altro, per visitare pun tualmente l’intero parco-diverti menti, per la disperazione dei genitori. Stavolta però entrambi erano d’accordo. Ed accanto al divertimento dei figli si è rivelato con intensità quello dei padri. E poi i funamboli dello skate in line o come preferiscono i diretti interessati, "in line skates”, il fenomeno del momento. Salti, piroette, acrobazie che ti fanno venire i brividi e tanto entu siasmo. A ritmo di funky e rap è proprio l'isola dei pattini in linea a riscuotere grande successo tra i giovanissimi. Grazie alla Rossignol "skate in line" che gira l’Italia, con la carovana del CSIStadium. I pattini in linea rappre sentano la moda del momento e in questo spazio si fa di tutto per alimentare quest'improvvisa pas sione dei giovani. Le occasioni per partecipare sono state diverse in omaggio alla caratteristica della manifesta zione. E così oltre alle gare non è mancata una tavola rotonda den sa di spunti degni di nota, pro mossa dal Forum per l’infanzia che ha posto il problema della riduzione del tempo-scuola che può influire sulla qualità dello stu dio. Nella serata del sabato si è svolta anche la premiazione dei discoboli al merito regionali.
FOTO DI ARTURO GARGIULO
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Esibizione di Skate-in-line. Questo nuovo “sport da strada" è stato presentato dalla Risport in tutte le manifestazioni di “Stadium ‘97".
Motivo d’orgoglio per gli orga nizzatori è stato il grande succes so ottenuto dalla raccolta di fondi a favore di Telefono Azzurro, svoltasi in contemporanea anche in altre città italiane. Lo stand con decine e decine di piantine è stato letteralmente preso d'assalto e ha dovuto chiudere prima del tempo. È intervenuto anche il presi dente del CSI ad incontrare i numerosi frequentatori che ave vano scelto di trascorrere una tranquilla domenica di sport. “Stiamo scrivendo una pagina importante dello sport italiano" ha esordito il presidente naziona le Mosella nell’assolato piazzale mentre riecheggiavano le note musicali di Pino Daniele - "Con i giovani abbiamo sempre dialoga
to con i fatti e questa manifesta zione lo dimostra. Vìvere lo sport da protagonisti per riacquistare i valori dello stare insieme, nei luo ghi di tutti i giorni. Una scom messa che non può avvincere quando lo sport rimane chiuso nei palazzetti e negli stadi. È un modello di sport per tutti da far conoscere ed esportare". Quando a mezzogiorno don Vittorio Sommella ha officiato la messa, la chiesa di San Carlo Borromeo era stracolma. Tanto da costringere molti a sistemarsi sul sagrato antistante. A Napoli “Stadium ‘97” ha avuto un significato tutto partico lare, grazie all’accordo con i diri genti del Ge.Se.Ce.Di. (il presi dente, aw. Goffi e il responsabile della sicurezza, geometra Valle-
fuoco), il consorzio che gestisce il centro direzionale. I punti sport hanno riempito di vita le varie parti commerciali della città degli affari ed hanno aiutato le oltre cento famiglie che vivono nel centro a sperare in una di mensione più vivibile. Hanno lot tato per avere una scuola mater na e anche per scongiurare l’arri vo della Nato che dovrebbe spo starsi da Bagnoli. Una fortuna per i commercianti. Una iattura per gli abitanti. "Non vogliamo vivere in un fortino. 0 peggio ancora esse re messi ai margini” - è stato il senso di una protesta che dura da mesi. “Aspettavano da tempo che qualcuno facesse qualcosa per i loro figli. Di solito non li fanno ne anche scendere. Rimangono las sù sui grattacieli. Alle sette di sera,
il sabato e la domenica, qui è tutto deserto” - racconta Salvatore Maturo, presidente del CSI regio nale e organizzatore dell’evento, sommerso tra lud e colori e grato agli operatori e ai settanta allievi dell’Isef di Napoli della preziosa collaborazione. La manifestazio ne è riusdta anche grazie al signi ficativo apporto del sinodo dei giovani che ha svolto un’opera di promozione presso le parrocchie. Da segnalare l’apprezzata presen za all’apertura dell’assessore co munale Giulia Parente, responsa bile dei tempi della città e quindi dello sport. Nessun miraggio dunque ma un progetto che funziona e che tornerà a rianimare il centro dire zionale per tutto il suo chilometro di lunghezza. Non a caso era pre-
UN'AMBULANZA PER RIANIMARE LA VOGUA DI GIOCO
sente l’ambulanza del “pronto soccorso gioca", un’iniziativa rea lizzata dal comitato campano, in collaborazione con il Comune di Napoli, nell’ambito del program ma “Gioventù per l'Europa" della commissione europea. Il pullmino bianco, con scritte colorate ha ormai superato in città la fama del mezzo di tra sporto tv della trasmissione "Stranamore". Arriva in soccorso di chi ha voglia di giocare. Gira per i quartieri del degrado, dove i mi nori a rischio non hanno molte opportunità di fare sport. Contie ne una decina di operatori in tuta arancione e blu e birilli, clave, pal loni, tavoli, sedie, attrezzi vari per trasformare in gioco la vita, spes so dura, di una giornata.
MAMMA OGGI sono stato in ambulanza...". Spaventata , la madre in un attimo scorre il figlio dalla testa ai piedi: "Che è successo ? Dove ti sei fatto male?". "Ma se ho giocato a pallone tutto il giorno " è la risposta infantile. Una scena che si è ripetuta nelle case di vari quartieri di Napoli, da quando un ambulanza tutta spe ciale, gira indisturbata per la città. Non ha la sirena e neanche la barella all interno, ma per il resto è un vero e proprio mezzo di soccorso... alla voglia di giocare. È il pronto soccorso gioco , un iniziativa realizzata dal Centro sportivo Italiano della Campania, in collaborazione con il Comune di Napoli, nel l'ambito del programma "gioventù per l'Europa" della Commissione europea. L'intento è, come dice lo slogan, di "ri-animare la voglia di giocare degli adolescenti della città . Il pulmino bianco, con scritte colorate, sta diventando famoso in città, quasi quanto il mezzo di trasporto televisivo di Stranamore . Contiene una decina di operatori CSI, in tuta blu e arancione lucido (ben visibili anche di notte) e tutti gli strumenti utili per trasformare in gioco la vita di una giornata: birilli, clave, tavoli, sedie, attrezzi vari e giochi da tavolo. In un programma di viaggi non casuale il "Pronto soccorso gioco" ha visitato i quar tieri del degrado, dove i minori a rischio non hanno possibilità di fare sport. Piscinola-Marinella, Miano, Seccavo, Scempia: zone difficili, ritenute di frontiera. Droga e criminalità sono all'ordine del giorno. "Quando arriviamo noi si mettono a giocare anche i giovani che hanno imboccato la strada sbagliata. È una parentesi felice. Poi si torna alla dura realtà quotidiana" racconta Pasquale che si alterna con gli altri due giovani volontari Antonio e Lello alla guida del pulmino. "Non abbiamo incontrato resistenze. Grazie all'appoggio del Comune, i vigili urbani sanno in anticipo i nostri spostamenti. C è un po di dif fidenza all'inizio, ma poi una volta coinvolti, i ragazzi e soprattutto i bambini non vorrebbero mai lasciar ci andare" spiega Lello Galla, 22 anni, e ricorda quando a Fuorigrotta fecero il pieno con un grande pallone fatto di carta dei giornali, difficile da controllare. Cominciarono a prenderlo a calci in tre o quat tro in pochi minuti la piazza si riempì. Come ogni mezzo di soccorso che si rispetti, c'è anche un nume ro telefonico per chi ha bisogno: 081/5448989. L'hanno composto finora parrocchie e circoli che non potendo disporre di soldi e attrezzature, non vogliono rinunciare ad organizzare lo sport per i loro ragaz zi. Gli operatori però ora temono di non poter far fronte alle chiamate. E lanciano un S.O.S.: "il progetto costa quaranta milioni per un anno. Grazie al contributo della Commissione europea per la Gioventù copriamo la metà delle spese; il Comune ci garantisce manifesti e assistenza. Tutta l'organizzazione è a carico del CSI. Ci serve un aiuto per non fermare la speranza".
Prato 10/11 maggio
IN PIAZZA CON GINO PARTALI ei giorni io e 11
M
maggio la carovana CSI di "Stadium ‘97: lo sport incontra la piazza " ha fatto tappa a Prato, l'operosa cit tadina toscana da pochi anni assurta al ruolo di capoluogo di
provincia. La manifestazione si è aperta con una sfilata dei 2.500 ragazzi delle Scuole elementari, parteci panti alla fase conclusiva del Trofeo Città di Prato, che hanno invaso Piazza Duomo, la più anti ca e caratteristica della città, cimentandosi nelle diverse gare proposte dal nutrito programma. Dopo il saluto dell'Assessore comunale allo sport, dott.ssa Ma ria Luisa Favi, e del Vicario epi scopale della Diocesi, mons. Eligio Frandoni, il Presidente del CSI pratese, Daniele Paoletti, ha dato il via alla kermesse di gare: super mini volley, caldo 3 x 3 e corsa veloce nella stessa Piazza Duomo; judo, pattinaggio e scherma in altre piazze dttadine; ginnastica ritmica nella suggesti va cornice del Castello dell’Impe ratore; una gara di pesca sportiva sul lungo Bisenzio ha fatto, infine da “sponda" alle gare di basket. Il pomeriggio è stato animato dalla partecipazione di ragazzi delle Cooperative sodali di Prato, coinvolti nei giochi sportivi insie me ai loro compagni normodotati. Nel frattempo presso il palaz zo del Comune si è tenuta una tavola rotonda “televisiva” sul tema “Lo sport per la riappropria zione degli spazi della dttà”, alla quale sono intervenuti, oltre ai rappresentanti del CSI locale, regionale e nazionale, gli asses sori allo sport del Comune, Maria Luisa Flavi, e dell'Amministrazione provindale di Prato, Massimo Logli, il capo redattore del quoti diano La Nazione, Piero Cecca-
telli, il direttore tecnico del Trofeo Città di Prato, professoressa Antonella Mancaniello, il respon sabile del Centro Giovanile di Formazione sportiva di Prato, prof. Salvatore Conte, il presiden te provindale dell’UISP, Franco Biechi.
Il dibattito ha posto in rilievo la positività delle scelte operate dalle amministrazioni locali a favore dello sport per tutti. La presenza di numerosi impianti sportivi di base ed il coinvolgi mento nella loro gestione delle Assodazioni sportive presenti sul
territorio consentono la partedpazione alle diverse attività spor tive di quasi tutta la popolazione scolastica della dttà. La disponibi lità ad ospitare ed a organizzare manifestazioni come "Stadium ‘97: lo sport incontra la piazza" permette soprattutto ai giovani di
GIUSEPPE GOFFRIMI
Sotto: sullo sfondo del campo di gioco si vede il TIR CSI che ha trasportato da una città all'altra degli “Stadium ‘97" il materiale necessario. In basso: la consegna di una medaglia ricordo a Gino Bartali.
. Ciadiani
...
riscoprire e di far sentire propri gli spazi più caratteristici della città in cui vivono. La serata di sabato è stata allietata da un concerto di musica rock in Piazza Duomo. L'indomani la manifestazione .ha interessato, oltre a Piazza
Duomo, anche Piazza Mercatale ed ha visto la partecipazione di atleti e squadre provenienti da diversi Comitati CSI della To scana. Le automobili hanno la sciato Io spazio a tre campi di cal cio 3 x 3, a due campi di volley, ad un campo di mini tennis. Nei
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viali dei giardini pubblici è stato ricavato un percorso di mountain bike. Le strade delimitanti la piaz za sono state teatro prima di una corsa podistica fra i migliori spe cialisti della provincia, poi di una pedalata fra i ragazzi delle scuole elementari e medie. Alle ore 12, nella bellissima cattedrale della Città, il Vescovo emerito, mons. Pietro Fiordelli,
riservata alle numerose categorie giovanili vedeva l'intervento di uno dei più grandi atleti del pas sato. Gino Bartali, che ha rivolto ai ragazzi parole di stimolo e di coraggio, regalando autografi ai piccoli fan. All’illustre ospite il pre sidente del CSI Prato, ha conse gnato la medaglia ricordo del 50° del CSI pratese. La manifestazio ne si è conclusa con la premiazio-
ha celebrato la Santa Messa, ricordando nell’omelia i veri valo ri che lo sport è in grado di far emergere ed il ruolo attivo svolto in tal senso dal CSI pratese. Nel pomeriggio, mentre sui vari campi si concludevano le diverse attività, una gara ciclistica
ne dei partecipanti e la consegna del Discobolo d’argento al Comi tato CSI di Prato, che ha impegnato nell’organizzare la manifestazione le energie di tutti i suoi operatori.
Roma 10/11 maggio
ROMA lo “Stadium ’97“ invade a macchia d'olio la Villa per eccel lenza: Villa Borghese. Ed invadendola con il suo spirito festosa mente ricco di colori e di movi mento ha promosso “Aria Aperta: sport & tempo libero", lo sport in piazza del Comitato di Roma. È accaduto così che una soleggiata domenica li maggio ha rappre sentato il punto di incontro di quasi trentamila romani che han no avuto modo di avvicinarsi alla pratica sportiva nella forma più diretta ed immediata possibile. Il CSI con questa iniziativa ha voluto offrire a tutti la possibilità di cimentarsi, anche per un solo giorno, nelle discipline sportive diverse da quelle abitualmente praticate. L'obiettivo è stato infatti quello di allestire un grande spa zio libero ed attrezzato per lo sport, sviluppato attraverso una combinazione dinamica tra prati ca sportiva e rispetto per i luoghi, riservando uno spazio importan te alla solidarietà. Anche in que sta occasione, infatti, il Comitato di Roma, si è fatto promotore di un sostegno tangibile all'Associazione “Davide Ciavattini", che si occupa, in collaborazione con l’istituto pediatrico Bambin Gesù di Roma, della cura e della ricerca di tumori e leucemie infantili. E questa iniziativa è stata ben accolta dai romani che, giocando assieme al CSI, hanno portato un piccolo sollievo ed un sostanziale aiuto a tanti bambini che soffro no.
Complessivamente, poi, gli obiettivi di Stadium e di Aria Aperta, supportati dalla serietà del progetto presentato dal CSI aH’Amministrazione Capitolina, sono stati premiati con l’Alto Pa trocinio del Comune di Roma. Uno degli aspetti che mag giormente interessa da sempre le attività sportive del CSI è proprio quello di trasmettere ai cittadini la “voglia di sport", portando diret tamente le attività sportive sul ter ritorio; collocando il messaggio divulgativo nel contesto di una rivalutazione della cultura dello sport e del tempo libero. In parti colare "Aria Aperta” e le altre ini ziative di “Stadium” non hanno rappresentato soltanto un mo mento sportivo, ma anche l’occa sione per convogliare gli appas sionati sportivi verso nuove atti vità aggregative che riguardano il tempo libero (giochi, turismo, terapie di recupero naturali, semi nari, ecc.). La scelta di Villa Borghese, ha consentito al Comitato CSI di Roma di raggiungere in pieno gli obiettivi prefissati, anche perché meta naturale di tantissimi roma ni nelle giornate primaverili ed estive. Non tutti, naturalmente, hanno preso parte attiva alle qua ranta attività presenti nella villa; tanti sono stati però coloro che, in questa occasione, hanno co munque potuto conoscere il messaggio del CSI in favore della diffusione della cultura dello sport, visto non soltanto come
ARIA APERTA AVILLA BORGHESE
attività sono state comunque ri volte alla promozione delle singo le attività presenti, attraverso la prova di attrezzature e le indica zioni competenti degli istruttori qualificati del CSI. Una grande festa di sport, rimarcata dal commento positivo del neo Assessore allo Sport del Comune di Roma, Riccardo Mila na, che ha sottolineato l’educa zione con la quale i romani hanno recepito il messaggio del CSI: “sport e rispetto dei luoghi". In particolare ci preme ricordare alcuni dei momenti più significati vi di questa prima edizione di “Stadium - Aria Aperta”. Due i grandi poli di questa fe sta, la straordinaria Terrazza del Pincio, e l'incantevole viale delle Magnolie; interagenti, tra l’altro, con il concentramento delle scuo le cattoliche italiane nel vicino Ga loppatoio. Un tourbillon di colori, musica, ritmi ginnici ed evoluzio ni spettacolari. Aerobica. Il motore di questo grande happening. La grancassa che ha dettato il ritmo degli even ti sportivi. Una maratona di aero bica, proprio al centro dell’emici clo della terrazza, che per otto ore ha offerto a tantissimi scatenati cittadini di provare l’ebbrezza delle nuove tendenze di questa disciplina, ideale fusione tra
momento agonistico, ma anche educativo ed aggregativo. Dieci ore no-stop, precedute da un prologo all’interno dell’im pianto di Lungotevere Flaminio. Al sabato tennis, calcio, nuoto, tennistavolo, bridge, dardi ed anche un momento musicale sotto la luce dei riflettori. Nel corso della giornata di domenica sono stati invece organizzati pic coli eventi agonistici promoziona li e tanti appuntamenti dimostra tivi (quasi quaranta le discipline .presenti); la maggior parte delle
musica, danza e attività cardiova scolare. Arrampicata sportiva. Posi zionata sulla balaustra della stes sa terrazza, offriva agli appassio nati, soprattutto giovanissimi, la possibilità di arrampicare “in sospensione" sulla sottostante piazza del Popolo; effetto specu larmente offerto ai passanti che rivolgevano lo sguardo verso l'al to. Un entusiasmo incredibile, che ha sfinito i tre istruttori che garantivano la sicurezza degli aspiranti “Manolo". Skate-in-line. La grande novi tà degli anni ‘90. “Aria Aperta" ed il CSI di Roma li cavalcano da tempo, ed in questa occasione, oltre a dare la possibilità agli intervenuti di provare gratuita mente lo sport più in voga del momento, sono state allestite due gare promozionali: una di slalom ed una di ski roll. Molti dei pattinatori, anche improvvisati, si sono infatti cimentati nello slalom predisposto vicino allo stand dei pattini in linea, confrontandosi con i migliori atleti del Centro Ita lia. Paletti snodati, come nelle ga re di Coppa del Mondo per i tanti emuli di Tomba. Spettacolare poi la staffetta a squadre per lo ski roll, che ha calamitato l’attenzio ne del molto pubblico presente, con continui capovolgimenti di fronte.
Fun-bail. Una specie di ten nis, allestito nelle adiacenze della terrazza del Pincio. Moquette speciale, palle depressurizzate e racchette più piccole, per un nuovo sport spettacolare, dove sono consentite evoluzioni ed equilibrismi, normalmente rischiosi sui campi in terra e su quelli in cemento. Sport di squadra. Sulla terraz za, fin dal primo mattino, ha pre so vigore i funamboli del volley e del basket. Senza sosta sono stati organizzati mini-tornei e partite improvvisate di mini-volley e basket 3x3 sui sei campi allestiti anch’essi al centro della terrazza. Un grande spettacolo, ricco di schiacciate, stoppate, battute vin centi. Altri sport. Ma "Stadium Aria Aperta” non è stato solo que sto. Erano presenti, tra gli altri, anche simulatori di canoa, canot taggio, vela e windsurf; istruttori di terapie naturali di recupero; il gioco dei dardi, il badmington, il tennis tavolo, il golf in piazza e il bridge.
In sintesi una grande festa di sport nel verde della capitale. Uno “Stadium” un po’ atipico, ma non per questo privo dei valori sportivi ed educativi che da sem pre animano l’attività del CSI; aspetto felicemente ripreso dal Presidente nazionale, Donato Renato Mosella, presente anche come accompagnatore dei due figlioletti, scatenati nel passaggio da un’attività all’altra. Così come lo stesso Assessore Riccardo Milana, nel pomeriggio si è sco perto “ciclista itinerante" alla sco perta dei segreti sportivi di questa domenica in Villa.
San Benedetto del Tronto 17/18 maggio
NA MARATONA not turna. Con un'appen dice fino all'ora di pranzo. Dodici ore di no-stop„ da mezza notte di sabato a mezzogiorno di domenica, han no caratterizzato la tappa di San Benedetto del Tronto del 17 e 18 maggio. Al circolo tennis Mag giori (tanti anni fa anche teatro della coppa Davis) 500 giocatori di sessanta squadre, hanno pas sato una notte insonne per dispu tare un mega-torneo di calcio a 5. “Abbiamo voluto offrire una vera alternativa alla vita del sabato sera. Per una volta non solo pub e discoteche ma tutti in riviera a giocare a pallone” - ha spiegato Guido Tavoletti, presidente del comitato CSI di San Benedetto. E la mattina colazione abbondante per tutta la popolazione che non ha mai fatto mancare il divertito sostegno, neanche nelle ore più piccole della lunga notte riviera sca. Ma naturalmente "Stadium” non si è rivolto solo agli sportivi nottambuli. Tutt'altro. Sulla roton da da sabato a domenica bambi ni e genitori hanno dato vita ad un'attività tutta "colorata”: gli ani matori del Fantathlon sono riusci ti a coinvolgere piccoli e grandi in una serie di giochi che prevede vano disegni e pitture insieme ai salti e ai calci al pallone. Nutrita anche la partecipazione alle altre attività in programma come il basket 3x3, il minivolley, la maratonina, la corsa veloce, la staffet ta 3x80, il tennistavolo, il supeminivolleY e il calcio. La parte spettacolare ha anti cipato, il sabato sera, la no-stop di football sotto le stelle, con il concerto in piazza. Evento centrale, per la sua rilevanza, è stato il Convegno su "Città e parrocchia: quali spazi per lo sport dei giovani". Relatore d'eccezione Mons. Carlo Mazza, direttore dell'ufficio nazionale CEI per la pastorale del tempo libero, turismo e sport. Hanno preso parte all'incontro il sindaco di San Benedetto, Paolo Perazzoli e il vice presidente nazionale del CSI, Edio Costantini.
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NO-STOP I SOTTO LE STELLE: STADIUM
Il tema del Convegno intende va portare un contributo concreto alla riflessione che il CSI da un Iato e il mondo ecclesiale dall'al tro hanno avviato sui problemi in cui si dibatte il rapporto sportparrocchia, e sui modi di venirne a capo. Mons. Mazza ha svolto un intervento a tutto campo, parten do dalle lacune di un'urbanistica che trascura l’edificazione della “città ludens", cioè degli spazi dedicati al gioco e allo sport. Spa zi che, quando ci sono, sono de stinati allo sport di livello o sono
opera di privati. A sua volta la parrocchia dovrebbe essere parti colarmente interessata alla di mensione del gioco, in quanto luogo in cui la comunità cristiana può sperimentare una conviven za animata e sorretta dalla gioia di vivere, dalla festività, dalla di mensione solidale. Entrambe le realtà, città e parrocchia, devono dunque interrogarsi su come creare o recuperare spazi per lo sport giovanile. Ma quale sport per la parroc chia? La “carità” - ha detto Mons. Mazza - rappresenta il valore ag
giunto che la parrocchia deve mettere nella sua offerta di servi zi, e dunque anche nell'offerta di servizi sportivi. Non, dunque, sport fine a se stesso, semplice attività fisico-motoria, evasione, ma sport che costruisce un'alter nativa di vita, fondata su un pro getto di vicinanza, prossimità, condivisione, cultura della perso na. Nell'aflfermare questo, il pen siero deve andare alla realtà gio vanile. Spesso la città è ostile o indifferente verso i giovani. Si tratta di capovolgere la direzione delle politiche giovanili e investire le migliori energie della comunità
per istituire spazi, non solo fisici, di incontro, di onfronto, di reci procità per i giovani. La parrocchia può donare questi spazi, può diventare pro posta di strutture permanenti di gioco e sport, senza la pretesa di sostituire altre istituzioni cui com pete il diritto-dovere di organizza re l’attività. Tra tali soggetti Mons. Mazza ha indicato esplicitamente il CSI: “Qui il ruolo del CSI è fon damentale, a patto che assuma consapevolmente la cultura e la prassi del servire. Questo signifi ca saper entrare nelle dinamiche pastorali delle comunità cristiane in modo diretto, sottraendosi alla tentazione di astenersi, guardan do da esterni. Immergersi, pagando i prezzi del coinvolgi mento, è una scelta secondo le radici, la tradizione e il patrimonio del CSI e rappresenta la prospet tiva futura più appassionata e più conseguente rispetto ai valori cri stiani e civili dell’Associazione".
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Bologna 24/25 maggio
ON È ESAGERATO definirlo il fine setti mana più bello della storia del CSI di Bo logna. Lo spettacolo vissuto a Piazza Mag giore, sabato 24 e domenica 25 maggio è stato indimenticabile per le migliaia di persone che ininterrottamente per due giorna te hanno accettato e vinto la scommessa di fare sport tutti insieme. E non solo. È stata una kermesse di sport, gioco e spetta colo costata fatica ma tanta sod disfazione. Un’impresa faraonica, allestire tutti quei campi in piazza Mag giore. Ma la presenza e l'affetto della gente ci hanno dimostrato ancora una volta che la strada è quella giusta. La piazza si è riempita già alle 15 quando la banda di Minerbio e la sfilata degli atleti hanno intro dotto la cerimonia di apertura. Sul palco, a dare il via ufficia le alla manifestazione, il presi dente provinciale Roberto Gaiani, il vice presidente regionale Mauro Buzzoni e il cantante Paolo Belli.
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A seguire, tutta la varietà possibi le di discipline sportive con l’applauditissima esibizione delle gio vanissime atlete della ginnastica artistica e ritmica e le evoluzioni spericolate di Schizzo e Leonardo sui pattini a rotelle “in line”. II campo di calcio a cinque ha funzionato a pieno regime. Ope ratività piena anche per i campi di pallacanestro e pallavolo. Entu siasmo anche per le prove di velocità, sui 60 metri piani. Mo menti meno frenetici ma altret tanto appassionati nelle gare di biliardino e di badminton. Scher ma, tennistavolo, perfino il cricket e gli scacchi hanno completato il panorama. C’è stata anche una clamoro sa sorpresa. Qualcuno deve aver pensato di sognare: piazza Mag giore come Venezia? Acqua dap pertutto ma niente pericoli di alla gamenti. Una vasca di nove metri di lunghezza per tre di altezza, installata sullo storico “crescentone” ha ospitato giochi acquatici e momenti di animazione. Suc cesso hanno ottenuto le esibizio ni in piscina dei subacquei e del-
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TRAVOLGEN DI SPORT, G l’hidrogym. Il clou si è comunque registrato quando l’appassionante tie-break del volley, tra la na zionale militare campione d’Eu ropa e la Zinella Bologna è stato bruscamente interrotto dallo speaker. Tra gli spettatori era arri vato nientemeno che il presiden te del Consiglio, Romano Prodi, salutato dall’applauso della piaz za. Quindi in serata spazio allo spettacolo di cabaret con l'esila rante artista Duilio Pizzocchi.
La giornata di domenica si è aperta alle nove con l’esibizione di cento judokas di tutte le età, dai 5 ai 65 anni. E così il pubblico bolognese ha potuto ammirare gli aspetti entusiasmanti di questa antica disciplina. È stata gradita l’alternanza tra i combattimenti a prove di Katà e l’applauditissima performance della squadra di serie A della società Dojo Equipe di Bologna, guidata dalla pluricampionessa Laura di Toma, madrina dell’intera manifestazio-
ne. Molti giovani atleti hanno avuto così la possibilità di poter affrontare autentici campioni. Le gare della mattinata si so no protratte sino alle ore 12.00 quando nella basilica di S. Pe tronio, mons. Ernesto Vecchi ha celebrato la S. Messa insieme a mons. Vittorio Peri, consulente ecclesiastico nazionale del CSI e a don Franco Fontana e don G. Carlo Manara della segreteria del 23° CEN. Nel pomeriggio sul .campo principale di pallavolo si
sono disputate le finali dei cam pionati provinciali del CSI. Quindi la giusta ribalta è toccata alla par tita di wheelchair hockey fra le compagini di Bologna e Reggio Emilia. Le principali autorità civili, sportive ed ecclesiastiche di Bologna e dell’Emilia Romagna hanno premiato gli atleti più meritevoli. Tutta la manifestazione è stata possibile grazie all'apporto di almeno 200 persone tra arbitri e
operatori del CSI. Sono state cal colate in ventimila le persone che hanno partecipato da praticanti e da spettatori alla due giorni bolo gnese. Una grande dimostrazione di sport che non finisce qui. Il CSI di Bologna sarà infatti protagonista dell’estate di Rai Uno. Nell’ambito della trasmissione per bambini “La banda dello zecchino” in on da ogni sabato dalle 7,25 alle 9,30 dagli studi dell’Antoniano di Bologna, d saranno ampi spazi
dedicati allo sport. Il CSI di Bo logna partedpa alla trasmissione con propri atleti e società. Un buon risultato per la promozione sportiva. Ogni puntata sarà incen trata su un gioco a squadre che prevede la conoscenza di una determinata nazione alla quale è stato abbinato uno degli sport più pra ticati dai suoi abi tanti.
Milano 31 maggio/1 giugno
A DISPETTO DEL TEMPO HA VINTO LO SPORT N CALDO tropicale ha accompagnato, sino al giorno prima dell'inizio, i preparati vi per la manifesta zione "Stadium '97: lo sport incontra la piazza", svol tasi sabato 31 maggio e domeni ca 1 giugno nel parcheggio anti stante il Centro Commerciale Bonola. Non vi nascondiamo che eravamo abbastanza preoccupati di dover reggere, ben due giorni, sotto il "solleone". Invece, sabato mattina, l'a mara sorpresa: temperatura au tunnale (11 gradi), vento e molti nasi all'insù per scrutare i nuvolo ni poco rassicuranti. «Ce la fare mo?» era l'interrogativo che ad ogni angolo della piazza bisbiglia va chi era intento a stendere uno striscione, ad attaccare un mani festo, ad erigere bandiere su que sta o quella struttura... «Si, ce l'abbiamo fatta!», anche contro quell'insistente pioggia che ha disturbato il prosieguo della festa nella giornata di domenica.
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Nonostante tutto, la macchina di “Stadium ’97” si è messa in moto dando vita ad una kermes se di attività sportive individuali e di squadra alle quali hanno parte cipato oltre mille persone, tra atleti, dirigenti sportivi e semplici cittadini catturati dall'insolito mo vimento che animava una piazza spesso occupata da indesiderati ospiti. Dunque, il parcheggio esterno del centro commerciale e l'intera via Benedetto Croce, sono stati il palcoscenico ideale per far incon trare la gente con lo "sport per tut ti" attraverso molteplici strutture. Spettacolari gli incontri di pal lavolo, basket e calcetto durante i quali si sono alternate più di ot tanta squadre CSI. Bravissimi i karatechi del Settore Arti Marziali guidati da Enzo Tranchini. Strabilianti i "Fuori di Danza", capitanati da Giulio e Gail, che hanno intrattenuto un numero sissimo pubblico con lezioni di funk latino, aerobica, step e con coinvolgenti esibizioni.
Complimenti al DJ. Sandrino della Risport, che ha acrobaticamente seguito i giovani pattinato ri in evoluzioni e slalom. Magnificente la struttura del Camp Climbing Tour, ovvero, una parete d'arrampicata alta 10 metri sulla quale i più coraggiosi hanno sperimentato l'ebbrezza della scalata. Diverse le Associazioni che hanno collaborato a questa mani festazione tra cui il Centro Pop pino Vìsmara con oltre un centi naio di atleti disabili che hanno dato vita ad alcune batterie di atletica leggera accompagnati dai propri educatori. Il Comitato Artù (W Milano Vi va) che ha presentato la giornata di solidarietà del 21 giugno pros simo in piazza Duomo alla quale parteciperà il CSI Milano. Presente anche ValamareClub con i programmi di corsi di vela che organizza in Sardegna,
Associazione amatori AutoMoto Novecento, con una serie di ammirate auto d'epoca e l'Associazione Italiana per la Lotta con tro i Tumori. «Stadium '97», patrocinato dalla Gazzetta dello Sport, dalla Regione Lombardia e dai Comi tati Regionali e Provinciali del CONI, in collaborazione con la CDS (Consulta Diocesana per lo Sport), è stato ufficialmente spon sorizzato dalla Banca regionale Europea, per la quale è intervenu to il Responsabile delle relazioni esterne dott. Carlo Benigni e il giocatore dell'Alpitour Cuneo e della Nazionale di Pallavolo Sa muele Papi letteralmente preso d'assalto dalle fans. A dispetto del tempo, lo sport è comunque riuscito a vincere la partita: veri protagonisti della sfi da sono state le centinaia di ra gazzi e giovani intervenuti pun tualissimi alla grande kermesse.
Grazie anche a mons. Manganini, Vicario Episcopale che do menica mattina ha celebrato la Santa Messa e non ultimi, a Bru no Pizzul, Pierluigi Marzorati, Gio vanni Sala (Presidente regionale CSI), Pino Zappini (Presidente re gionale CONI), Donato Renato Mosella (Presidente nazionale CSI), Marco Pastonesi (Direttore della Gazzetta dello Sportivo), Giorgio Bianchini Scudellari (Pre sidente Commissione Sport della provincia di Milano), Renato Pic colo (Coordinatore nazionale At tività Sportiva CSI) che hanno ani mato il dibattito sul tema "Lo sport incontra Milano". L'appuntamento con "Sta dium" è fra un anno esatto (gior no più giorno me no)... e chissà... forse in piazza del cannone?
Verona 7/8 giugno
A VENERDÌ 6 giugno la cittadinanza verone se, già allertata attra verso giornali e servizi su televisioni private, si è messa in allarme per una presenza davvero inquie tante Brà. Il in TIRPiazza di "Stadium: lo sport
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FESTA GRAND -
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incontra la piazza” incombeva sul passeggio del salotto buono, sul luogo dell'aperitivo e delle quat tro "ciaccole" col vestito della festa. E non solo non ne uscivano le scenografie per le opere liriche areniane, ma venivano scaricati inaspettati - e quanto mai insoliti - campi da gioco, gazebo, reti da pallavolo, cesti da basket... Fra bancari in giacca e cravat ta faceva lo slalom un muletto, che trasportava la pavimentazio ne sintetica del campo da calcet to, incurante della meraviglia de stata nei sostenitori della Lega Nord (con il loro immancabile banchetto in piazza), delle baby sitter che portavano i bambini ai giardinetti durante il pomeriggio, degli immigrati africani. Qualcuno, scandalizzato, ha chiesto quanto sarebbe durato questo scempio, visto che - a suo dire - si recava sfregio al più fa moso monumento della città. Altri (una maggioranza nume-
rasissima) hanno subito attornia to il gazebo gonfiabile per richie dere informazioni (talvolta anche turistiche) ed iscrizioni alle gare. . Dopo aver finito il montaggio dei campi la piazza era divenuta un vero e proprio centro poli sportivo, ricco di colori e di vita. A detta dei veronesi una ker messe sportiva con una massa di protagonisti così grande non si era mai vista in Piazza Brà. È stato uno spettacolo addirit tura entusiasmante da seguire, che ha captato l'attenzione di moltissimi spettatori. Ne sia un esempio il fatto che dagli stand gastronomici, in funzione da sabato mattina a domenica po meriggio, sono state distribuite più di diecimila razioni dei primi piatti in menù, e che si stima almeno in quattromila il numero degli atleti partecipanti alle diver se spedalità in programma.
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Molti volontari del Comitato (oltre duecento) e le diverse com missioni tecniche hanno collabo rato alla realizzazione della mani festazione, che ha previsto sia le disdpline predisposte dal pro gramma del Coordinamento tec nico nazionale, sia altre iniziative (la Festa Fantathlon, gare di ten nistavolo, dimostrazioni di aero bica ed arti marziali, una gara di mountain bike ed in biadetta, etc.). 1 ragazzi del progetto handi cap & sport si sono affrontati in una partita di basket. Oltre agli sport, faceva parte del ricco programma della festa anche la manifestazione denomi nata: "Sinfonia popolare per mille chitarre", che sabato sera ha chiuso la serie degli avvenimenti della giornata. Questa iniziativa, promossa dal Comune di Verona
N PIAZZA BRA
in collaborazione con il progetto Exodus, ha visto protagonisti centinaia di ragazzi della provin cia, affiancati da artisti di fama nazionale come Eugenio Finardi, Grazia De Michele e Red Ronnie. “Non hanno importanza la tecnica e la bravura, l’importante è quello che si ha dentro" ha affermato l’arpista Cecilia Chailly, protagonista di un duetto con Cristiano De André, centrando in pieno Io spirito di questi due gior ni di sport-spettacolo e musica. Franco Mussidda e don An tonio Mazzi, ideatori della “Sin fonia", hanno voluto che la musi ca e lo sport vivessero assieme quest’esperienza di spettacolo e movimento sotto il segno dell’ag gregazione, della solidarietà e della pace. È stato ritagliato uno spazio per la premiazione dei tor nei del CSI per l’anno sportivo 1996-97 dal medesimo palco su cui aveva appena terminato di cantare De André. La piazza, gremitissima, ha applaudito le squadre e le Società sportive che si sono distinte nel l’attività appena conclusa. A dare il suo saluto è apparsa anche il ministro Rosy Bindi, che ha voluto poi incontrare il presi dente nazionale, Donato Renato Mosella, e i menbri del Consiglio
nazionale del CSI assieme ai diri genti del Comitato provinciale di Verona. Alla domenica si sono presen tati, nonostante il caldo ed il sole implacabili, moltissimi atleti, cu riosi, cittadini che chiedevano se era possibile tornare a casa a cambiarsi e venire a giocare. Particolare successo ha otte nuto l’idea dei percorsi turistici effettuati da gruppi di quaranta persone, accompagnate da una guida. I partecipanti dalle altre città del Veneto hanno usufruito di questo servizio assieme alle loro famiglie, ed hanno trovato Verona “una città deliziosa”. Oltre a queste iniziative, “Stadium ’97” ha ospitato una ta vola rotonda, organizzata dall'Uffido Progetti del CSI scaligero, che ha voluto presentare alla cit tadinanza, in luogo ed in orario non di consuetudine, una propo sta per i preadolescenti. A “La compagnia del muretto: un nuovo progetto privilegiato per riavvicinare i giovani alla vita della città" hanno partecipato e dato appoggio l'Assessore allo sport e tempo libero del Comune (Camillo Cametti) e della Pro vincia (Sergio Ruzzenente), don Sergio Fighi (della Comunità dei Giovani), don Bruno Fasani (di
rettore del settimanale diocesano "Verona Fedele"), il presidente del CSI di Verona Luciano Lupi, il responsabile dell’attività motoria del Provveditorato Tiziano Cordo li e l'équipe che ha costruito un progetto specifico per la fascia preadolescenziale ed alcune scuole medie. L'entusiasmo non ha avuto termine finché non è iniziato il tri ste rito dello smontare dei campi. Ad alcuni il pallone è stato let teralmente tolto di mano ed il canestro portato via mentre sta vano ancora tirando: "Peccato! Quando farete la prossima?" era il commento più ricorrente. A quanto pare, “Stadium ‘97” ha lasciato davvero il segno nel cuore di molti veronesi, che forse avrebbero preferito che la piazza restasse un po’ di più a loro disposizione per giocare e non riprendesse subito il suo aspetto maestoso ed elegante.
Bari 31 maggio/1 giugno
QUANDO UN PARCO DIVENTA PALESTRA... ICCOLI e grandi, bam bini e anziani, tutti insieme nel grande parco, trasformato in palestra. Oltre cinque mila persone hanno partecipato a Bari, sabato 31 maggio e domenica 1 giugno alla tappa di "Stadium: lo sport incon tra la piazza". Il Parco di largo 2 giugno ha ospitato il calcio 3x3, la pallavolo, il tennistavolo, l'atletica, moun tain bike, arti marziali, pattinag gio. Il felice momento sportivo di Bari ha consentito che si realiz zasse una sorta di gemellaggio con la grande manifestazione dei Giochi del Mediterraneo, organiz zati in Puglia. Proprio una bandie ra dell’evento che ha mobilitato l'intera regione sventolava affian co a quella del CSI. L'apertura è stata suggellata dal gruppo Mondo Danza di Bitetto e i giovani del gruppo Gifra di Triggiano. Lo sport a Bari è andato oltre. Di estremo interesse si è rivelato infatti il talk show condotto da Domenico Loperfido e Nadia Bonucci. “Sport e politica: due modi di essere cittadini nel mondo ", un titolo accattivante che ha coinvol to i massimi rappresentanti delle istituzioni: il presidente del Con
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siglio Regionale, Giovanni Coper tine, il sindaco di Bari, Simeone Di Cagno Abbrescia, l’assessore al bilancio della provincia, Giu seppe Cramarossa, il coordinato re della regione Puglia per il setto re sport, Giuseppe Cavallo, quin di il consigliere delegato per i Gio chi del Mediterraneo, Felice Amo dio. Per il CSI ha preso parte al di battito il segretario nazionale, Mi chele Marchetti. Dai vari interventi è emerso come lo sport e la politica, attra verso il concetto del servizio, va lore fondamentale nel CSI, identi fichino due modi di essere utili agli altri. Esistono però due modi di fare politica e due modi di fare sport: uno per se stessi e per un guadagno, più o meno lecito; l’al tro per tutti e per dare all'uomo un’opportunità di espressione libera e spontanea. L'associazionismo e in parti colare il CSI ha già operato una scelta, con i fatti di tutti i giorni. Si aspettano segnali chiari dalla poli tica. Un dibattito molto seguito nel pomeriggio, superato solo dalla entusiastica adesione al momen to di spettacolo musicale con la partecipazione di oltre duemila persone al concerto di Gianni Ciardo, Debora Jonson e Marco Armarli.
L'ULTIMO PRODOTTO EDITORIALE CSI
ARRIVA IL MANUALE “GIOCASPORT” FINALMENTE pronto il volume Giocaposrt. Lo sport di tutti i ragazzi, a firma di Donato Renato Mosella e Vincenzo Stera. Solo chi ha parteci pato in qualche modo a que st’impresa editoriale sa quanta fatica è costata, quanto è stato necessario per concretizzarla. Il testo è stato riscritto più volte per semplificarlo, per renderlo più efficace, per fame uno strumento davvero alla portata di tutti. Ogni disegno, tutti opera di Ro Mar cenare, un autentico maestro del genere, è stato impostato sulla base del testo, rivisto dagli autori e quindi sottoposto nuovamente all’illustratore. Ed ora eccolo qui, quello che probabilmente è il libro più importante che il CSI abbia pub blicato in proprio: 328 pagine, tantissimi disegni, tutto colore. Il progetto è chiaro: fare un volume appetibile anche al di fuori del CSI, un libro da poter mettere con orgoglio sul bancone di qual siasi libreria. Seguendo questa preoccupa zione, gli autori sono ripartiti da zero nello spiegare il progetto Giocaposrt, prescindendo dalla considerazione che a tanti tecnici e animatori associativi è noto da quando il progetto è stato varato, circa dieci anni fa. Ma anche per loro, pensiamo, la sorpresa sarà grande, grande almeno quanto la
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ANDREA DE PASCALIS
differenza che corre tra la vecchia cartella di Giocaposrt e questo libro. “Giocaposrt - lasciamo la pa rola ai due autori - nasce dalla preoccupazione educativa e dal l’esperienza cinquantenaria del Centro Sportivo Italiano. Messo a punto oltre dieci anni fa, dopo una lunga fase di studio e di spe rimentazione, e in seguito conti nuamente aggiornato, Giocaposrt è oggi un programma completo di attività ludiche e sportive in grado di rispondere ai bisogni di tutti gli operatori sportivi deside rosi di andare oltre le attività con venzionali. “Consapevoli della grande flessibilità della proposta, abbia mo cercato di tradurla in un testo fruibile anche oltre i confini del CSI, per far sì che essa raggiunga la scuola, le famiglie e tutte le realtà associative e sportive che, al di là di ogni appartenenza o collocazione, abbiano a cuore la salute e la crescita dei nostri ragazzi. “Lo abbiamo fatto con amore e con cura, aiutati da tanti amici e da un grande illustratore come Ro Marcenare. Consegniamo questo libro a tutti gli operatori, con l’augurio e la speranza che le proposte in esso contenute pos sano fame scaturire tante altre, dando spazio alla creatività e alla
fantasia senza mai scadere nel banale. Le attività di Giocaposrt vanno proposte con gioia e sem plicità, mantenendo nel contem po il rigore e la serietà tecnica e organizzativa. Chi opera con i ragazzi sa bene che essi sono giu dici inflessibili, e che spesso la loro partecipazione e il loro inte resse sono determinati dal modo con cui noi adulti organizziamo e formuliamo le proposte...”. Rispetto a dieci anni fa, quan do fu presentato per la prima volta, Giocaposrt si inserisce in un contesto sportivo-educativo diverso, caratterizzato dal ritorno di attenzione per lo sport per tutti, concretizzatosi nella costituzione dell’omonimo Comitato Naziona le. Il programma di Giocaposrt è stato ridisegnato anche allo scopo di proporsi come forma esemplare di sport per tutti per i ragazzi tra i 9 e i 13 anni. Un tentativo riuscito, se guar diamo alla presentazione del volume scritta dal presidente del CONI, Mario Pescante, che rico nosce la novità e l’importanza di Giocaposrt: "Anche se progressi ne sono stati fatti, c’è ancora una fascia di giovanissimi che non si avvicina alla pratica sportiva o l’abbando na molto presto. Attività come quelle proposte da Giocaposrt con l’accentuazione dell’elemen
to ludico dello sport e con la preoccupazione di favorire un'e ducazione allo sport commisura ta alle possibilità e risorse dell’età - rappresentano un valido stru mento per affrontare l'uno e l’al tro problema. In questa età di passaggio dal l’infanzia all’adolescenza occorre evitare due eccessi riguardo alla proposta di esperienza sportiva: un’attività poco significativa sul piano psico-fìsico, che non stimo li né l'interesse né l’impegno del ragazzo, e un'attività con canoni tecnici e agonistici eccessivi che, oltre a non essere consona al l’età, può indurre al diffuso feno meno dell'abbandono precoce. Giocaposrt cerca di evitare i due rischi collocandosi sulla via mediana di un'educazione allo sport ed educazione attraverso Io sport che fanno perno sulle potenzialità del gioco, compo nente essenziale sia dell’attività sportiva sia dell'esperienza umana dei soggetti di questa età. Auguro pertanto che il CSI, attraverso Giocaposrt, possa otte nere ulteriori importanti traguardi in una fascia d’età, quella dei ragazzi, che da anni lo vede impegnato in prima fila sul terre no promozionale e formativo”.
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LA LEALTÀ
CONTRO L’ESCALATION DEI EURBI
del fair-play L CASO è recente, ed è avve
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nuto a Perugia: il giocatore Rapajc segna un gol con la mano, sperando di ingannare arbitro
e segnalinee, i quali, per così dire, “abboccano" e concedono il punto. Gli avversari protestano e chiedono all'arbitro di interpellare il presunto goleador perché confessi il fallo commesso. A quattr'occhi con l'arbitro, il giocatore assicura di aver fatto tutto regolarmente e il gol viene sanzionato. Nei giorni successivi il caso viene dibattuto nei soliti pro cessi televisivi, e l'opinione cor rente è che il giocatore ha pecca to di slealtà, ma non poteva fare diversamente perché con un comportamento leale (non toc cando il pallone con la mano o confessando la verità all'arbitro) avrebbe danneggiato gli interessi della sua squadra. Conflitto di interessi, dunque: da una parte c’è la correttezza, valore etico da tutti dichiarato fondamentale nello sport, e dal l'altra l’interesse (soprattutto eco nomico) che impone di essere “furbi", cercando di ingannare pubblico, giudici di gara e avver sari per procurarsi un qualsivoglia vantaggio in campo. E più cresce l'interesse in gioco, più si tende a mettere in soffitta la lealtà.
"C'è una escalation criminale dentro e fuori gli stadi, - scriveva in proposito qualche tempo fa La Repubblica - lo sport è cambiato, alcune discipline più di altre. Sempre più affare, sempre più dominato dalla necessità del risultato da conseguire ad ogni costo, sempre più lotta con ogni mezzo, anche sleale, sempre più esaltazione del “furbo" che ingan na, che simula e viene premiato dal risultato”. Ma come s’è detto, non tutti sono d'accordo: per qualcuno la colpa è dello sport, che ha fissato regole auree, ineccepibili, ma anche irrealizzabili, incapaci di sopravvivere nel momento in cui non solo lo sport ma tutta la società viaggia verso altre direzio ni, verso altri valori, o meglio disvalori.
La nozione di fair-play “Gioco leale" in inglese si dice “fair-play”. Ma oggi il termine va acquisendo connotazioni più ampie. Nel maggio '92 i ministri europei dello sport hanno appro vato un “Codice europeo di etica sportiva" al cui centro c'era ap punto la definizione di fair-play. Giocare leale significa molto più che giocare nel rispetto delle regole. Implica il rispetto dei valori di amicizia, di rispetto degli altri e di spirito sportivo; significa impe gnarsi in proprio a non perpetra re imbrogli, ma anche impegnar si in campo e fuori perché gli imbrogli non d siano nemmeno da parte di altri. È dunque un modo di pensare, oltre che un modo di comportarsi. In una pratica sportiva dalla
forte connotazione agonistica la slealtà si esplica in comporta menti più o meno "velenosi”: si può cercare di segnare un punto irregolarmente, così come si può gettare discredito su un compa gno di squadra per "fargli le scar pe", si può firmare un contratto al nero, si può fare ricorso al doping... In una pratica sportiva dalla forte connotazione sodale, com'è il caso dello sport per tutti, la motivazione economica alla slealtà è spesso assente, ma scat tano altri cattivi consiglieri: voglia di potere (conquistare una carica sodale), voglia di prestigio (esse re “il migliore" fa sempre gola, anche in una squadra parrocchia le), desiderio di autoaffermazione e così via. Se il fair-play è ritenuto essen-
DIECI REGOLE PER UN COMPORTAMENTO LEALE
1 ) L’avversario non è un nemico. 2) Le regole dello sport sono fatte per essere osservate, non raggirate. 3) Non ricorrere a mezzi subdoli, illeciti o disonesti per prevalere nel confronto sportivo.
4) Contenere aggressività, rivalità e scontro fisico nei limiti delie norme. 5) Non reagire mai al fallo o alla scorrettezza altrui, anche se palesemente provocatoria. 6) Rispettare senza commenti o contestazioni le decisioni di arbitri e giudici di gara. In campo assumere atteggiamento di collaborazione. 7) Contenere in modo civile e moderato anche le esplosioni di gioia e soddisfazione. 8) Evitare gesti, frasi, comportamenti bruschi che possano eccitare l’animo del pubblico.
9) Non fare uso di prodotti eccitanti o che comunque possano alterare la prestazione.
10) Ribellarsi al tifo-insulto e agli eccessi di tifo. Non favorire, non coprire, non nascondere atti, gesti, comportamenti sconsiderati o violenti dei supporter. anche di quelli che sostengono la propria squadra. (Da “La Repubblica" del1'8 febbraio 1995)
ziale nello sport di alto livello ago nistico, esso è ancora più impor tante per realizzare lo sport soda le, lo sport quale fattore di arric chimento della persona e della sodetà. Uno sport “scuola di furbi” quale cresdta conferirebbe alla collettività? E poi, lo sport di alto livello coinvolge relativamente poche persone, i suoi “guasti" in fondo restano drcoscritti, a parte il catti vo esempio che deriva ai giovani, tramite i media, dai comporta menti scorretti di un campione. Lo sport di base coinvolge un numero molto più grande di per sone, soprattutto di giovani, e le sue responsabilità sono dunque più ampie.
Qualche comportamento concreto Se “lealtà" è un concetto così ricco di sfumature, di significati, cosa vuol dire in concreto adotta re un comportamento leale nello sport? Senza inventare nulla, attin gendo ai vari “codia" e docu menti compilati sull’argomento, proponiamo all’attenzione del let tore alcuni spunti di riflessione, dedicati particolarmente a chi opera con i più giovani. Per i dirigenti e i tecnid di un’organizzazione sportiva, o di una società sportiva, adottare un comportamento leale è: mante nere sempre un comportamento esemplare (nel senso vero, che costituisca esempio); non inco raggiare né premiare i comporta menti scorretti, né fare fìnta di ignorare quelli altrui, ma anzi
denunciarli; fare in modo che il proprio bagaglio tecnico-culturale sia sempre adatto ai bisogni dei bambini e dei giovani, così da non tradire la loro fiducia per imperizia o ignoranza. Per dirigenti, tecnici e genitori lealtà è anche non esercitare pressioni sulla volontà del bambi no, non illuderlo sulle sue possi bilità di successo, premiare oltre che i suoi progressi fisici la sua maturazione personale, essere estremamente chiari e onesti sui vantaggi e svantaggi (ed anche i rischi) di un certo modo di prati care lo sport. Come si vede, il concetto di lealtà si incarna in una moltepli cità di comportamenti, dentro e fuori il campo sportivo. Ed è per tale motivo che recuperare il valore “lealtà" - che oggi langue all’interno del sistema sportivo è qualcosa che richiederebbe diffu se campagne di opinioni, molta informazione, grandi esempi. Sono argomenti, questi, sui quali un’Associazione come il CSI dovrebbe riflettere e applicarsi più a fondo di altri soggetti sportivi, visto che esso si qualifica come
associazione di persone che fan no riferimento ad alcuni valori eti ci fondanti. Nel punto 8 del Patto Associativo si dice: “La vita e il modo organizzativo dell’Assodazione, fortemente segnati dalla solidarietà, fanno riferimento alle regole statutarie rigorosamente impostate a criteri etici di traspa renza, correttezza e competenza". Trasparenza, correttezza e com petenza sono tre modi di concre tizzare nel vissuto associativo il concetto di lealtà. Sia nella relazione del Con siglio nazionale approvata dal Congresso di Assisi, sia nelle Li nee programmatiche 1996-2000 (vedi Agenda delle società sporti ve *96-’97) è presente un forte richiamo al dovere, per tutti i soci, di recuperare il dono del dialogo e del confronto, e la cultura della trasparenza e della legalità. Sa rebbe un errore ritenere che la crisi di lealtà che investe il siste ma sportivo non riguardi una As sociazione vasta come il CSI, che al suo interno comprende realtà di ogni matrice, e tanto più che tale crisi è il riflesso di comporta menti che si vanno diffondendo in molti settori della società. In questo contesto appare un dovere concreto e urgente, prima ancora che un’esigenza teorica e dilazionabile, guardarsi intorno, e prima ancora guardare all’interno di se stessi, per interrogarci sulla lealtà, che noi in prima persona, le strutture e gli altri soci riusciamo ad esprimere.
LA LEALTÀ
FAR RISORGERE LE REGOLE DEL GIOCO
Perché non iniziare? Padr« GIUSEPPE DE STEFANOflHHHHMMI
A PERSONA leale dal Dizionario Garzanti della lingua italiana è così defi nita: “che rifugge da menzogne e tradimenti, sincero, onesto, schietto, che si batte apertamente senza ricorrere a sotterfugi, secondo le regole, senza imbrogli” La reazione può essere im mediata: a chi conviene, oggi? Quanti sono, oggi? Rispondo: Perché, ieri, quanti erano? Doma ni, quanti saranno? Siamo molto bravi a trovare l'alibi di un tempo, di un conte sto, ma che si rivela molto debo le, dato che ogni tempo e ogni contesto è vissuto e formato da persone concrete, disposte o meno ad essere leali. È pur vero che la definizione del Garzanti sembra essere oggi, come ieri e speriamo non come domani, un bel sogno, ma è altrettanto vero che ognuno potrebbe con reali smo dare una svolta alla propria vita e di conseguenza a quella altrui, iniziando a “battersi aperta mente senza ricorrere a sotterfu gi, secondo le regole, senza imbrogli!” Sperimentiamo tutti quanto la catena della slealtà stia diventan do una morsa in ogni ambiente, ma che non può e non deve tro-
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vard complid con l'omertà del silenzio o di quel perbenismo che apparentemente si discosta e che privatamente è compiacente. Lealtà è porre fine al gioco delle regole per far risorgere le regole del gioco attorno a cui tutti dobbiamo confrontara e sma scherarci. Non c’è lealtà che non debba rispondere a delle regole ben predse atte a raggiungere il bene comune, doè di tutti e non di qualcuno, che poi si rivelano sempre gli stessi. Pertanto Lealtà prima con se stessi, con dò che si è: indossare maschere significa svendersi al l'opportunismo di turno che ren de ignobile la vita umana. Saran no gli altri sempre a deddere, facendod diventare dei “pupi in mano a dei pupari”! Consideriamo tutti i rapporti di servilismo che d drcondano, tutti i clientelismi che forse anche noi generiamo ogni giorno: sono segni di lealtà? Di conseguenza Lealtà con gli altri, dove non si instaura un rap porto tra vittima e carnefice, dove l'altro non è l'avversario da im brogliare, dove la diversità non è da livellare a conformismo, quan to invece l'altro è “l'altra ala con cui volare", come insegna mons. Bello.
Lealtà è un valore ma che spesso è vissuto come una con danna, poiché esige un prezzo quotidiano da pagare: il prezzo della verità! La verità di dò che sono, penso, credo e quindi opero. E cosa diventa una vita in cui abbiamo annacquato se non ad dirittura tradito la verità di dò che siamo? Diventa una sopravviven za capace di portard ai limiti disu mani di una sodetà in cui si sten ta a credere in se stessi, negli altri e in Dio. Scatta il meccanismo del so spetto da cui si genera la diffiden za per giungere ai sentimenti più sofferti di rancore, odi, rivendica zioni, ecc... perché? Perché la vita dell'uomo quando non è vissuta pienamente nei suoi valori, nella sua verità, si ribella e degenera contro se stessa e contro gli altri. Lealtà con Dio, che sembra la più semplice, ma è la più impe gnativa. Gesù Cristo è il Leale per eccellenza, tanto da smascherard dicendo: "È inutile che did di amare Dio che non vedi se non ami prima tuo fratello che vedi"! E noi spesso d illudiamo di considerare Dio in quella sfera talmente privata della nostra vita, tanto da non avere nulla a che fare con la quotidianità.
In questo caso, anche la fede pecca di lealtà! Desidero concludere con le parole di un carissimo amico e fratello, Stefano Comin, 17 anni, che il 6 maggio u.s. ha perso la “vita terrena” in un inddente stra dale e che nella sua giovanissima età aveva capito le regole della vita. Confrontandosi con l’espe rienza del giovane Francesco d'Assisi ha scoperto il volto più bello e più vero del Signore Gesù, che appellandosi al suo grande cuore gli ha chiesto con serietà la scommessa della vita e della fede. E scendendo dall'eremo delle carceri dopo un'esperienza intensa di riconciliazione e di deserto personale, Stefano ha risposto a quella scommessa con un impegno assunto alla Parola di Dio: “Insegnerò agli erranti le tue vie, ed i peccatori a te ritorne ranno"! Quanto segue è tratto dall’ulti mo tema svolto in classe da Stefano il 9 aprile, appena torna to da Assisi. Lo lascio come rifles sione e risposta alla sua giovane vita e per quella di tanti che stan no cercando il modo di darle una svolta, in modo leale; lo lascio
come testamento della sua morte e quella simile di tanti altri amici, che invece di allontanarci da Dio e renderci schiavi di meccanismi perversi, dovrebbero farcelo cer care maggiormente e conoscerlo in modo corretto e autentico, per prendere sul serio la vita, così come Stefano ha fatto. Quanto scrive Stefano d serva da lezione, quella lezione che dovremmo iniziare a imparare dai più giovani! «Mi rendo conto che la ten denza principale della nostra sodetà è il consumismo. Di con seguenza tutti siamo influenzati da questa corrente, ma non per
questo tutti prendiamo la vita alla stessa maniera (o almeno non ancora). «Certo, se d mettiamo a riflet tere, d rendiamo conto di quanto in minima parte sia presente la nostra volontà più vera, anche nelle piccole cose che facdamo in una qualunque giornata. L’essere se stessi, può mettere paura, paura di non essere accettati e compresi da coloro che d stanno attorno, i quali a loro volta, indos sano delle maschere e dietro a queste maschere nascondono il proprio essere, con la convinzio
ne sbagliata che la maschera e più bella del vero “io". «Ho notato che fra le persone con le quali ho avuto modo di confrontarmi, c'è chi in fondo ri conosce e ha capito che in deter minate situazioni maschera la propria personalità e chi invece non ha capito proprio niente e fa le cose perché le fanno gli altri, perché è divertente farle, perché la moda è così. È facile capire che sono solo delle motivazioni superfìdali e sono come una capan na fatta di paglia che con un sof fio di vento non può far altro che cadere. Ritengo che la maschera sia una convenienza diffusa tra noi. «Secondo me una persona che trascura il proprio animo e quindi il proprio cuore, rinunda ad una parte di se stesso. «A questo punto mi sorge
spontanea una domanda: Da chi, da che cosa fuggiamo? La vita non è una prigione da cui fuggire, ma lo può diventare se non la viviamo in maniera opportuna. Credo, per questo, che una moti vazione in più per non vivere la vita con banalità possa essere data dalla fede. Anzi, più che dalla fede, dal ricercarla. Chi vive ricercando la fede certamente ha una "marda in più". «Sono convinto, inoltre, che chi spende la propria vita per questa ricerca, beh, certo non la spreca! E non può far altro che trame vantaggio. «D'altra parte essere credenti non significa avere una risposta a tutto, ma bisogna saper ricercare, pensare e anche accettare alcuni misteri». Stefano: Grazie per essere oggi, più che mai, segno di lealtà, contraddizione e di riflessione!
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OLTRE I LIMITI DELL’EURO
L’EUROPA CHE VORREMMO EUROPA monetaria
non avrà futuro se non sarà accompagnata dalla costruzione di una "Europa dei cittadini". Il dibattito politico
attuale, in Italia e negli altri Paesi, è oggi
completamente centrato sul tema dei para metri economici e dimentica che si tratta
solo di un aspetto di una problematica glo bale. Se prendiamo ad esempio lo scottante
problema della disoccupazione, esso costituisce una mina vagante per il rilancio economico, ma d’altro canto non si può pensare di risol verlo senza attuare politiche sociali di ampio respiro. Ecco dunque che la tematica economi ca non esaurisce, anzi limita la costruzione di una nuova Europa, perché in questi anni l’unione del Continente passa attraverso una sintonia e unificazione di politiche sociali e di sviluppo complessivo, per passare alla costruzione di una "Europa dei cittadini". Su questo tema ha riflettuto a fine maggio, a Roma, la Confe renza nazionale per un’Europa dei diritti sociali e del cittadino, che ha passato in rassegna le conclusioni di un comitato di
esperti nominato dalla Commis sione europea proprio per mette re al centro della riflessione le tematiche e proposte concrete per una revisione del Trattato di Maastricht in direzione di un’Eu ropa di tutti. Le parole d’ordine sono "rin novamento delle politiche soda li”, “lotta all’esclusione e all'emar ginazione", "solidarietà tra gene razioni”: come si vede, si tratta di prindpi ispiratori di politiche so dali, apparentemente lontani dai criteri dell’effidenza economica e della quadratura dei biland, ma fondamentali per allineare i vari Paesi europei come partner co impegnati in una dura battaglia per fornire ai dttadini una miglio
re qualità della vita, nella convin zione che dò si tradurrà in benefìd anche economia.
I diritti sociali fondamentali Il punto di partenza della nuova Europa potrebbe venire espresso in questi termini: "l’Unione ha il fine di consentire a dascun dttadino di realizzare il proprio svilup po potenziale personale in solida rietà con i propri simili e con le generazioni future, mentre il pro gresso economico non è che un mezzo di integrazione”. Per il lavoro, occorre un diverso siste ma di regole, aperte, che consen tano a dascuno di farsi carico del proprio sviluppo personale, con
predse responsabilità per i gover ni che debbono conciliare com petitività e sostegno ad un siste ma di welfare profondamente rin novato e moderno. A questo punto però il Rap porto del comitato di esperti sot tolinea che gli Stati debbono im pegnarsi a definire quali sono i diritti sodali fondamentali. Ecco un passo qualificante della nuova Unione: tutti i Paesi membri at tuali aderiscono a un certo nume ro di convenzioni o patti a tutela dei diritti dell'uomo; occorre uno sforzo comune perché si passi dall’adesione singola ad una ade sione comunitaria, allo stesso tempo definendo diritti e doveri degli stessi dttadini e definendo le
COS'ÈIA CONFERENZA
INTERGOVERNATIVA
L TRATTATO di Maastricht è modificabile, anzi una speciale Conferenza Intergovernativa è all'opera dal marzo 1996 e ha concluso i lavori nel giugno di quest'anno. Anche se l'informazione è concentrata solo sugli aspetti del l'integrazione economica e della moneta unica, è opportuno sape re che i 15 Paesi dell'Unione stanno lavorando per modificare alcuni punti del Trattato, per renderlo in linea con quell'Europa dei cittadini, senza la quale l'unione economica e monetaria sarebbe una scatola vuota. Contemporaneamente alla attuazione del Trattato di Maastricht, infatti, l'Unione Europea deve affrontare gli enormi cambiamenti che sono in vista. L'Unione deve modifica re le proprie istituzioni per passare da 15 a 25 Stati membri senza perdere capacità di lavoro; deve poten ziare la sua azione in materia di giustizia e affari inter ni; è chiamata a sviluppare un coordinamento efficace tra le poli tiche di occupazione e infine deve introdurre e attuare un model lo comune di solidarietà sociale. In particolare, al centro del dibattito c'è la questione della cittadinanza, con i diritti di libera circolazione e soggiorno, il diritto di voto attivo e passivo nelle elezioni locali e nel Parlamento europeo per tutti i cittadini indipendentemente dallo Stato in cui risiedono, il diritto di formare partiti a livel lo europeo, la protezione diplomatica e consolare e il diritto di petizione al Parlamento Europeo.
Insamma, la fine di questo secolo vedrà la nascita di una nuova Europa.
competenze dell'Unione come entità e dei singoli Stati membri. Quale può essere una piat taforma di diritti fondamentali? La risposta a questo interrogativo è contenuta in una serie di racco mandazioni che formano il nu cleo centrale del Rapporto. Due sono i passaggi prelimi nari. Il primo consiste nel racco gliere in un testo unico, un Trat tato, i vari diritti espressi nei quin dici trattati che sono stati via via sottoscritti in questi anni di Euro pa unita. Il secondo passaggio preliminare è quello di conferire alla Corte di giustizia della Comu nità delle basi più solide dal punto di vista giuridico per l’applicazio ne dei diritti fondamentali, con potere di controllo sugli atti giuri dici dell’Unione.
Dal punto di vista dei diritti fondamentali, un primo elenco stilato dal Rapporto ne compren de otto: uguaglianza di fronte alla legge, proibizione delle discrimi nazioni, uguaglianza tra uomini e donne, libertà di circolazione nell’Unione, diritto di scegliere la propria professione e istruzione in tutto il territorio dell’Unione, dirit to di associazione e di difesa dei diritti, diritto di negoziato e di azione collettiva. La protezione sociale, che costituisce un dovere degli Stati, andrebbe fronteggiata intanto con una clausola che nel trattato dei diritti preveda che ciascuno Stato membro istituisca un reddito minimo per coloro che non rie scono ad accedere ad un lavoro retribuito e non hanno altre fonti di reddito. Qui finisce la parte propositiva
del lavoro del comitato nomina to dalla Commissione europea. Ma è davvero tutto qui? Non è un po’ poco di fronte alla gravità dei problemi economici e sociali? E i problemi si chiamano crescita delle economie, la disoccupazio ne, la revisione del welfare, che occupa il dibattito - in Italia e altrove - e genera grande preoc cupazione per il futuro.
Una rivoluzione copernicana Il Rapporto a questo punto mette in evidenza aspetti per così dire collaterali ma comunque di gran de importanza. Infatti costruire un’Europa dei diritti e un’Europa dei cittadini implica una “rivolu zione copernicana’’. In primo luo go perché spinge i governi ad integrare le proprie politiche sociali, ribaltando il tentativo di mettere al centro l'economia per sottolineare invece che la vera integrazione è quella sociale. In secondo luogo perché spinge i governi ad elaborare un elenco comune di diritti da rispettare, i quali possono costituire il fonda mento per una rifondazione del welfare su base non più statale
singola ma sovranazionale. In terzo luogo, si da spazio alle isti tuzioni europee come il Parla mento, luogo di dibattito e di decisione. Quarto, si innesca un processo destinato a coinvolgere i cittadini e le organizzazioni della società civile in quanto parte inte grante della discussione sul futuro assetto e sui mezzi per sconfigge re l’esclusione e la povertà. Su scala intemazionale, di fronte ai Paesi dell’Est Europa che premo no per entrare nell'Unione, que st'ultima non può esimersi dal compito di elaborare nuovi mo delli sociali. La sfida è impegnativa ed epocale. Come ben spiega il Rap porto, “l'approfondimento della dimensione sociale dell’Unione Europea non è più semplicemen te un fine a se stesso perseguito naturalmente dalle persone interessate alle questioni sociali bensì, in misura sempre maggio re, una componente fondamen tale del successo del progetto politi co globale rappre sentato dall’Unione Europea.
I pionieri delle Olimpiadi
Il magnifico atleta cristiano
’è la schermidrice in gonGIANFRANCO CGIASANTF nellina nera, con un cuore La nascita rosso disegnato sul corpet del Movimento Olimpico in Italia to; ce il barone Pierre de Dal conte Brunetta d’Usseaux Coubertin con i baffoni a manu alla costituzione del CONI (1894 - 1914) brio; c’è il vecchio Genoa dispo sto disordinatamente sul campo per una delle prime immagini di squadra; c’è l’automobile del principe Scipione Borghese trai nata a mano nella mitica impresa della Pechino-Parigi; c’è il ciclista curvo sul manubrio, che arranca su una fangosa strada di monta gna. Ci sono delle bellissime foto grafie, nel volume La nascita del nazionale di Roma - con la quale lo invitava a prendere parte alle Movimento Olimpico in Italia, di riunioni del comitato che voleva Gianfranco Colasante. ristabilire i Giochi Olimpici), rac Sono delle fotografìe che conta un momento fondamenta danno il senso e la misura di uno le per la nascita dello sport sport che non c'è più, uno sport moderno. Quel periodo che va di “gentiluomini", che, agli albori dal 1894 allo scoppio della prima del nuovo secolo, cercavano di guerra mondiale. riportare in vita le Olimpiadi. Gianfranco Colasante, con l'aiuto di una grande mole di documen Gianfranco Colasante, La nascita del Movimento Olimpico in ti, in parte pubblicati per intero Italia. Dal conte Brunetta d’Us(come la lettera del barone de seaux alla costituzione del COni Coubertin a Ruggiero Bonghi - ex (1894-1914), 255 pagine, ed. senatore, ex ministro, letterato Coni. insigne, fondatore della Biblioteca
in appendice. Ma anche scrittori e e non fosse stato per la sua poeti si soffermarono sul mito di vittoria al Tour de France Bartali, in qualche caso esageran del 1948, chissà cosa sarebbe successo, all'indo do in entusiasmo, tanto che Pivato propone, in condusione, mani dell'attentato a Paimiro una “Musa bartaliana”, con versi Togliatti. Sta scritto su molti libri di sto di questo tenore: “ Il caso è serio! Bartali / con solo due pedali / è ria, c’è da suppone che sia vero: giunto a far miracoli / davvero che Gino Bartali abbia veramente eccezionali, / lasdando anche la contribuito, come scrisse un Fisica / tra l’altro un poco offesa / periodico dell’Azione Cattolica, “a perché va nell’ascensore / più sdrammatizzare la rivoluzione a forte che in discesa" (Lorenzo colpi di pedale". A ripercorrere la storia di que Bedeschi, da Credere del 31 sto toscanacdo, brontolone e for luglio 1938). Un libro, in sostanza, di storia tissimo in bicicletta, è Stefano Pivato, docente di storia contem dello sport, che entra a pieno poranea non nuovo a pubblica diritto nel filone avviato da Gianni Brera, che amava dire: "Traverso zioni di carattere sportivo. Pivato, in Sia lodato Bartali le viti di una biadetta, si può rac contare la storia d’Italia”. (nuova edizione ampliata, dopo quella, fortunata, del 1985), ana Stefano Pivato, Sia lodato Barlizza la figura di “Ginettacdo” tra il tali, ed. Lavoro, 208 pagine, 26 1936 e il 1948, non solo come mila lire. ciclista, ma soprattutto come campione dello sport cattolico, il “magnifico atleta cristiano", sulla strada come nella vita. Un uomo che ha fatto spen dere pagine e pagine di inchiostro ai giornalisti per decenni: e parte di questi articoli sono qui raccolti
C
S
Fino alle splendide fotografìe a colori degli ultimi decenni, con lo sforzo di Sara Simeoni che passa l'asticella a Mosca; i fratelli Abbagnale in molte delle loro infi nite vittorie; le belle ragazze italia ne del fioretto con la medaglia d’oro al collo. Chiudono il volume le imma gini delle Olimpiadi invernali.
Le immagini dei campioni utta e soltanto fotografica è ibnvece l’altra pubblica zione del Coni, Cento anni tutti d'oro, che ripercorre la storia delle Olimpiadi moder ne, dalla nasata all’anno del cen tenario. Più di 300 pagine di illustra zioni per raccontare imprese sportive, ma anche sconfìtte impreviste, per ritrarre campioni navigati e giovani promesse, momenti belli e brutti di un seco
lo passato sulle piste, negli stadi, nei palazzetti. E allora ecco le immagini sfo cate dei primi anni: l'inaugurazio ne delle prime Olimpiadi, ad Atene, nello stadio che ricorda tanto gli impianti dell’antichità; il dramma di Dorando Petri spinto verso il traguardo ai Giochi di Londra nel 1908, il tiro alla fune con giudice con paglietta, a Stoccolma quattro anni dopo; le imprese di Jesse Owens a
Vito Liverani, Sergio Meda, Cento anni tutti d'oro. I giochi olimpici nelle immagini dei gran di protagonisti, 303 pagine, ed.
Diwa. Berlino; gli atleti neri che alzano il pugno guantato a Città del Messico.
Le parole del “Patto” TERRITORIO iù che una parola, potremmo dire che il territorio è soprattutto un'onda di emozioni e di ricordi. Perché il territorio evoca la casa in cui abbiamo vissuto i primi anni di vita, le strade e le piazzette di quartiere, i prati dei giochi infantili, la chiesa, la scuola, il campetto d’erba spelacchiata.
“L’impegno sul territorio attiva vive correnti di partecipazione e di solidarietà per una vita sociale più umana ” (Patto Associativo n. 3)
Ogni territorio, così come ogni persona, ha una propria fisionomia i cui tratti caratteristici sono le usanze e i modi di dire, il dialetto, le feste religiose, il folclore, la pianura tagliata dalla siepe dell’argine, l’inconfondibile profilo dell’orizzonte. Questi sono gli elementi che, insieme a tanti altri, modellano il volto proprio - la cultura, diremmo -, di un territorio. Solo chi ci vive conosce bene questa cultura. Chi viene da fuori, per viverci o anche solo per impiantarvi un'azienda commerciale deve imparare a conoscerla. Ignorare lo specifico patrimonio culturale di un luogo e i reali bisogni della gente significa votarsi ad una inevitabile emarginazione sociale. E questo vale anche per gli animatori e i dirigenti sportivi. I quali debbono sapere che non esiste lo sport (uno sport uguale per tutti), ma esistono vari tipi di sport che debbono essere non solo qualificati dagli scopi che con essi s’intendono raggiungere, ma anche proposti e realizzati su misura dalle esigenze di coloro che li praticano, del contesto sociale, delle concrete possibilità strutturali, organizzative, economiche. In altre parole, anche nello sport è necessario operare tenendo presente la specifica fisionomia del territorio. Il n. 4 del Patto che stiamo illu strando richiama questa esigenza, in linea con la “nuova progettualità” approvata dall’ultimo Congresso nazionale.
Progettualità nuova La nostra Associazione ha compiuto per molti decenni un cammino, guidata sia da chiari princìpi ispiratori sia da linee operative fortemente direttive, anche se non rigide. Il lungo cammino ha permesso all’Associazione una costante crescita quantitativa e qualitativa. Ma col passare degli anni l’Associazione si è trovata ad operare in un contesto sociale assai diverso da quello degli inizi e dei decenni
successivi. Con il clima politico, sono rapidamente cambiati - e non sempre in meglio -, i modi di pensare, di lavorare, di utilizzare il tempo libero, di rapportarsi con gli altri ecc. Nel mondo sportivo la mobilità è divenuta sempre più evidente. Si entra e si esce dalle società sportive a tempi sempre più brevi e si passa da uno sport all’altro secondo i gusti del momento. La pratica sportiva si è generalizzata, ma è anche divenuta più superficiale: quasi una scelta di moda, invece che un sia pur divertente impegno duraturo. L’Associazione non poteva non tener conto di un quadro sociale così disarticolato. I princìpi di fede ispiratori, i valori fondamentali, l’impegno educativo dovevano restare immutati. Ma non anche gli strumenti di lavoro, gli schemi operativi. Ecco allora che pian piano si è evidenziata la necessità di adottare progetti sportivo-educativi differenziati; di dar vita ad una specie di “federalismo solidale” garantito dal Centro nazionale; di attuare un decentramento avente come perno le regioni e come scopo un migliore sostegno alle iniziative dei Comitati locali; di dare forma ad uno stile di progettazione incentrato sul territorio. In breve, a inventare una "nuova progettualità”.
Al Congresso nazionale di Assisi del giugno 1996 il Presidente nazionale affermò che “la cultura del progetto rovescia per molti aspetti quella della programmazione, perché parte dal basso, dalla ‘lettura’ delle realtà, delle aspirazioni e delle reali possibilità. Non più programmi appesi a tesi più o meno astratte, ma progetti che nascono dai bisogni concreti". Sono dunque le richieste e le esigenze di ciascun territorio, cioè degli abitanti e delle famiglie del quartiere, del paese, della parrocchia ecc. a dettare l’ordine del giorno dei lavori dei Comitati locali; sono le domande dei singoli Comitati che debbono ricevere risposta dai Consigli regionali. Gli uni e gli altri sono così chiamati a passare da uno stile meramente esecutivo degli indirizzi del Centro a un prevalente stile progettuale. Non c’è dubbio uno stretto legame con il territorio è capace di aprire ai singoli Comitati locali nuovi orizzonti quali, ad esempio, un sistematico raccordo con altre associazioni educative presenti sullo stesso territorio; una migliore attenzione ai bisogni degli anziani; un più armonico inserimento nella vita ecclesiale. In tutto, in attuazione dei princìpi di solidarietà che, come ognuno sa, sono aspetti qualificanti della dottrina sociale della Chiesa.
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