PRIMAVERA
QUASI UN SOMMARIO
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dì Angelo Orfano Chiarenza
La «Campagna» nazionale conti nua.
LO SPORT L'ANNO EUROPEO SPORT IN PARLAMENTO DELL'AMBIENTE di Aldo Notario
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LEGGE-QUADRO STADIUM/SOCETA 2Ó COSA CAMBIERÀ? In attesa degli sviluppi, una prima lettura di un testo che tocca da vi cino lo sport di tutti.
óLA SPERANZA CHE È IN NOI di Gianni Gherardi
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GIOVANI: GIORNATA MONDIALE di Vito Cozzoli
8LA GIUSTIZIA DEL GIUDICE La responsabilità civile dei giudici, sottoposta a referendum.
10 QUANDO LA GIUSTIZIA E UNO SPORT
di Angelo Bertani
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FOTOMEMORIA
15 Il tema del mese: LE CORSE Interventi di Donato Renato Mosella, Renato Manno, Franco Fava, Francesco Conconi.
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FOTOMEMORIA
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CRONACHE/ ESPERIENZE
29 Il film: LA FAMIGLIA Un commento all'ultima opera di E. Scola. di Ettore Greco
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Medicina: ANEMIA DELL'ATLETA di Antonio Spataro
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SEMINARIO SULLA GIUSTIZIA SPORTIVA I libri
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di Marco Cerigioni
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IL PROGRAMMA Costume: L'INFLAZIONE Anche la giustizia sportiva deve ASSOCIATIVO DELLE PAROLE cambiare [_a sessione invernale del Consiglio di Giorgio Guidetti
nazionale.
di Domenico Volpi
Mentre questo numero di STADIUM sta per andare in macchina, continua a nevicare su mezza Italia e, nonostante il marzo avan zato, fa sempre un freddo cane... ma quando lo stes so numero arriverà tra le mani dei nostri lettori (po ste permettendo!), si spe ra che la primavera sia ar rivata. Che primavera ci attende? Saranno elezioni o refe rendum? Cresceranno i fiori della speranza o nasceranno i germi di nuove inquietu dini? Difficile, oltreché inutile, fare profezie. Ma conta, invece, prepa rarsi ai nuovi impegni che ogni primavera comporta: sul piano personale, su quello politico e, per noi, su quello associativo e sportivo.
Per esempio: i referen dum, come quello sulla giustizia, che a noi ricor da anche la delicata que stione della giustizia spor tiva. Oppure i problemi dell’ambiente, cui que st’anno è dedicato e a cui porremo attenzione anche nei prossimi numeri. Ad aprire questa primave ra ci sarà la grande as semblea giovanile di Bue nos Aires che si spera sia un annuncio di speranza per tutto il mondo. Intanto, sul piano sporti vo, guardiamo con inte resse all’approdo in Parla mento della legge-quadro sullo sport sperando che non si fermi li... Mentre nel C.S.I. riprende la stagione dei grandi ap puntamenti, dalle «Fe ste», al «Correre», a «Giocasport», alla Campagna «Sport chiama donna». Ce n'è per tutti: basta aver voglia di fare e di sperare. E. G.
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LO SPORT LAMENTO
«Tanto tuonò che piovve», è il ca so di dire poiché non si era mai vista da parte degli uomini poli tici tanta solerzia verso i proble mi sportivi: e ciò nonostante l'a ria che tira. Infatti, alla fine di febbraio, le Commissioni dei due rami del Parlamento stavano lavorando alacremente sui seguenti disegni di legge: la legge-quadro di rifor ma dell’ordinamento sportivo; le provvidenze per i megastadi e gli impianti di base; la riforma dell'ISEF; la de tassazione dei bigliet ti d'ingresso alle manifestazioni sportive; le norme sul Totonero e sull'illecito sportivo. Come si vede non si tratta di una, ma di un pacchetto di leggi a fa vore dello sport e della pratica sportiva. Va dato atto a Carrara che, nono stante la gatta da pelare che ha come commissario della FIGC, continua nel suo impegno di pre sidente del CONI ed ha avuto l'a bilità d'impegnare i politici su tutto l'arco dei problemi, non fer mandosi solo a quello degli stadi per i mondiali di calcio del 1990: anzi, i mondiali hanno fatto da lo comotiva, o, se volete, da grimal dello! Sarebbe stato spudorato finanzie re solo i grandi stadi senza pen sare alle altre discipline sportive e allo sport di base, che non solo hanno avuto un finanziamento pari a quello del calcio ma addi rittura il doppio.
È il caso della cultura sportiva: sembra che non ci sia speranza, che tutto sia [ermo al novantesi mo minuto del mio amico Paolo Valenti, alla domenica sportiva, alle 2.000 ore di trasmissioni tele visive dedicate ogni anno allo sport di alto livello, sembra che lo sport di base non abbia spazi né di ascolto né di impianti, e inve ce la realtà, quella che conta an che se non si vede, si muove e cambia.
Che dire di tanta abbondanza? Diciamo così: la cultura ha biso gno di tempi lunghi per cambia re, ma alla fine cambia! Sembra che tutto sia immobile come i ghiacciai, invece i ghiac ciai si muovono anche se non si vedono muoversi!
La legge per la riforma istituzio nale dello sport che è in discussio ne alla Commissione Interni del la Camera, alla quale esprimere mo peraltro alcune nostre riserve, sancisce la legittimità del ruolo degli Enti di promozione sporti va: non siamo più degli estranei
Prendiamoci anche noi Enti di promozione sportiva i nostri me riti, pur non abbassando la guar dia. È la nostra funzione quella di es sere «mosche cocchiere» (la defi
Finalmente in Parlamento una legge-quadro per lo sport nizione è di Onesti) di noi stessi per esserlo di tutti. L’ingresso nel Consiglio naziona le del CONI non lo facciamo con squilli di tromba, ma lo accettia mo con umiltà (il progetto inizia le era ben altro!) pensando non ai nostri interessi ma a quelli di tut ta la famiglia sportiva.
o degli abusivi o degli intrusi, ma alla pari con le Federazioni spor tive nazionali. Pare che la lunga marcia per la le gittimazione degli Enti, iniziata dal CSI fin dal 1946 con la propo sta (che creò allora tanto scalpo re) di una nuova legge sullo sport sostitutiva della legge del CONI del 1942, stia per concludersi. Ne siamo orgogliosamente lieti ma anche coscienti che subito do po incomincerà la seconda mar cia: quella dell’integrazione. Spe riamo sia meno lunga! Con la legge viene posta la condi zione indispensabile che è il rico noscimento paritetico delle due forme di organizzazione sportiva: le Federazioni a base monospor tiva, gli Enti a base polisportiva, in una sola sede pubblica di go verno che è il CONI. Ma la legge bisognerà realizzarla, renderla viva e vivibile con il con forto quotidiano e la collabora zione seria senza pregiudizi, fa cendo valere i nostri diritti, ma anche impegnandoci seriamente sui nostri doveri. Noi faremo la nostra parte rimet tendo in discussione il vecchio e logorato sistema dei rapporti re ciproci: faremo di tutto per farci accettare come siamo nel nostro ruolo e nella nostra funzione. Essere «mosche cocchiere» d'al tronde serve a lutti, per non ad dormentarsi sugli allori.
Aldo Notarlo
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Legge-quadro: cosa cambierà? Il lettore questa volta ha un vantag gio su chi scrive perché egli proba bilmente saprà se il disegno di leggedi cui trattiamo ha reali speranze di giungere in porto, o se dovrà essere accantonato e, almeno in parte, an che buttato via. Perché è evidente che nella prossima legislatura l'iter for male della legge-quadro sullo sport (di essa stiamo parlando) riprenderà dall’inizio, dalla ripresentazione di proposte da parte delle forze politi che e, forse, del governo. Purammettendo che si possa tener conto del la voro fin qui fatto, non c’é molto da scommettere sulla facilità e sulla ve locità di un nuovo iter legislativo. Comunque vadano le cose, resta il fatto importante dell’esser giunti ora al punto più avanzato dei lavori par lamentari da quando, nel 1974 se non andiamo errati, fu presentata per la prima volta una proposta di riforma generale dell’ordinamento sportivo. Infatti, a metà febbraio il comitato ristretto della Commissione Affari Interni della Camera ha terminato la stesura del testo unificato della legge-quadro, faticosamente tratto dalle dicci proposte iniziali di varia estrazione parlamentare e governa tiva.
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Bisogna riconoscere che è stato un lavoro difficile di mediazione tra la salvaguardia di alcuni princìpi essen ziali della riforma e gli inevitabili compromessi. Ci sembra giusto ren derne particolare merito al relatore on. Michele Zolla per l’impegno por tato avanti con intelligenza, lealtà e grande tenacia. Dal momento che tale testo è stato approvato all’unanimità dai rappre sentanti dei vari partiti, sia pure con qualche mugugno, è quasi certo che la Commissione otterrà dalla Came ra la delega legislativa (se non si in terromperà la legislatura) e quindi i tempi di approvazione da parte di questo ramo del Parlamento potreb bero essere brevissimi. Quella che segue non è tanto un’ana lisi del testo unificato fin qui elabo rato, quanto una prima lettura dei suoi contenuti principali, nell’ottica
In attesa degli sviluppi, una prima lettura di un testo che tocca da vicino lo sport di tutti soprattutto di individuare le novità che essa potrà portare se verrà ap provata.
I PRINCIPI: TUTTI QUELLI NECESSARI E IMPORTANTI Il primo titolo è riservato ai princi pi: a quelli di ordine generale e a quelli più specifici sui quali lo Stato centrale e gli Enti pubblici territoria li dovranno ispirare i propri inter venti in materia sportiva. Va detto subito che i principi ci so-
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no tutti in testa alla legge, tutti quel li, anche avanzatissimi, che i nostri lettori sono abituati a leggere da an ni sulle pagine di questo giornale: dai diritti allo sport dei singoli cittadi ni, anzitutto dei più svantaggiati e bi sognosi, al più ampio riconoscimen to per l’associazionismo sportivo, ai doveri delle istituzioni pubbliche di creare le condizioni base per lo sport di tutti, alla garanzia per il plurali smo culturale, per l’autonomia del lo sport e altro ancora. Non sono di per sé principi nuovi, perché circolano ormai e sono una nimemente accettati da oltre un de cennio; la novità sta però nel fatto che lo Stato ora li assume formal mente a base della sua politica ver so lo sport. Rispetto alla legge isti tutiva del CONI del 1942 — finora in pratica legge-base dello sport italia no — il salto innovativo è abissale. Ma i principi, si sa, hanno valore sol tanto se sono fatti valere, anche se la loro affermazione spiana indubbia mente la strada all'attuazione. Per le Regioni e gli Enti locali, nes suna novità: ci si rifà al ben noto de creto 616 del 1977, attuativo del de centramento regionale. Una novità importante, invece, ri guarda lo Stato in quanto al Ministro
del turismo, su delega del Presiden te del Consiglio, viene demandato il compito di promuovere e coordina re le funzioni svolte dai singoli Mi nisteri per lo sviluppo e la diffusio ne dello sport in tutto il territorio na zionale c tra i lavoratori italiani emi grati all’estero. Chissà, forse si riu scirà a mettere un po’ d'ordine nel caotico intervento statale. Invece nulla si dice del raccordo fra l’associazionismo sportivo e lo Sta to, lasciando inattuato uno dei prin cìpi fondamentali della Conferenza dello sport del 1982, quello relativo al «disegno armonico e complessivo dell’essere e del dover essere dello sport in Italia».
SSM©ELA E SPORT: BEL IPBtì SPOTEKA EP©B AL MINISTRO La stessa impressione di «già senti to» potranno avere coloro che seguo no i problemi dell'educazione fisica c sportiva scolastica nel leggere il se condo titolo del testo legislativo, in titolato appunto «Sport nella scuo la». C’è infatti più o meno tutto quan to serve sul piano dei principi e de gli indirizzi politici, ma è anche una sintesi di quanto negli ultimi anni si è venuto acquisendo, sperimentando e codificando, ad esempio nei nuovi programmi dei vari ordini scolastici. Il fatto nuovo e importante è costi tuito anche qui dall’ufficialità legi slativa attribuita a un complesso di indirizzi e compiti finora lasciati più che altro alla buona volontà dei re sponsabili interessati. Domani diven teranno un preciso dovere e il Mini stro della Pubblica Istruzione, entro sei mesi dall’approvazione della leg ge-quadro, dovrà provvedere a modi ficare e integrare i programmi di in segnamento vigenti secondo il nuo vo dettato legislativo. Un primo riconoscimento ufficiale per gli Enti di promozione appare in questo titolo, con la loro inclusione fra gli enti che provvedono alla dif fusione della pratica sportiva univer-
1 sitaria, accanto ai comitati previsti dalla legge 394/1977 e al CUSI. Pare che la cosa non piaccia molto al CUSI, e lo si può capire, ma è difficile contestarne la correttezza politica, pur prescindendo dall’interesse di retto che gli Enti di promozione pos sono avere.
CONI: IL PERNO DI TUTTO L'ASSOCIAZIONISMO SPORTIVO Le vere novità cominciano dal titolo quarto, dedicato al CONI. 11 ruolo specifico del CONI non cam bia: continuerà a esercitare le funzio ni previste dalla Carta olimpica e dal le leggi, ad essere Federazione delle Federazioni, ad organizzare attività agonistiche ad ogni livello e le rela tive attività promozionali, e via di cendo. Cambierà, però, e di molto, il suo ruolo politico in quanto costituirà ancora più sostanzialmente il centro e il perno di tutto lo sport italiano. Sia in virtù della precisazione di spe cifiche funzioni, sia soprattutto per ('inserimento nel suo Consiglio na zionale degli Enti di promozione sportiva, il CONI diventerà il luogo di gestione unitaria di tutto l’associa zionismo sportivo e interlocutore unico dello Stato centrale e degli En ti pubblici territoriali. È senz’altro una svolta storica, che
pone fine, speriamo in via di fatto ol treché di principio, a una quasi seco lare divisione-contrapposizione fra sport ufficiale e il rimanente sport non meglio definito. Visto sotto un'altra ottica, questo fat to significa anche il riconoscimento ufficiale degli Enti di promozione sportiva, cioè del ruolo sportivo, so ciale e politico che in tanti anni essi stessi hanno costruito, difeso, me ritato. Il testo unificato prevede la presen za nel Consiglio nazionale del CONI di tutti gli Enti con voto consultivo e di sette di essi con voto delibera tivo:
— i quattro maggiori fra quelli che hanno una presenza organizzata in almeno 15 Regioni, 75 Province e con un numero di società sportive ade renti non inferiore a 2.500 sull'inte ro territorio nazionale, delle quali al meno 20 in ognuna delle province medesime; — due dei rimanenti Enti scelti a ro tazione biennale secondo il criterio dell’anzianità di riconoscimento; — il CUSI. Come si può \edere, si è fatto ricor so a un evidente compromesso. Il principio dell’unitarietà dello sport e della pari dignità delle sue compo nenti associative è stato attuato par zialmente, dal momento che soltan to a una parte degli Enti riconosciu ti è stato attribuito il voto delibera tivo. Come dire che gli Enti sono sì riconosciuti, ma con riserva, ancora in posizione subordinata rispetto alle Federazioni. C’è da sperare che alme no il CONI si adegui al nuovo ruolo di centralità e di perno dell’intero as sociazionismo, superando la vecchia posizione di rappresentante e tutore di una sua sola parte. Un problema non semplice sarà co stituito dalla verifica della consisten za organizzativa degli Enti e sarà ve rosimilmente una difficile gatta da pelare per il CONI. Altra importante novità per il CONI
(segue a pag. Il)
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LA SPERANZA CHE E’ IN NO!
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«Noi abbiamo riconosciuto e credu to all'amore che Dio ha per noi». Con queste parole, tratte dalla pri ma lettera di Giovanni, il Papa ha offerto un tema alla seconda gior nata mondiale della gioventù. Un tema particolarmente significa tivo, intorno a cui è sviluppato il Messaggio ai giovani e alle giovani di tutto il mondo. Ma vale la pena di sottolineare alcune delle affer mazioni in esso riportate. Sono sei «parole»; la prima: «l'uo mo non può vivere senza amore». È la dichiarazione semplice, ma im pegnativa che rivela un'antropolo gia, una consapevolezza chiara del valore e della «struttura» profonda dell'uomo. Tutto quello che va contro questa struttura finisce per deturpare e alienare l’uomo e ne costituisce, in ultima analisi, la morte. Viene poi la dichiarazione, quasi professione di fede, con cui si rico nosce e si accetta sempre più «la presenza di Dio nella vita, la presen za di un Dio che è amore». Il che va le a testimoniare che l’amore è do no gratuito di Dio e che la struttu ra di amore della persona non è qualcosa di spontaneo e non è il frutto di una auto-costruzione, ma dipende unicamente dall'azione creatrice di Dio. Un dono, allora, una presenza, che per nessun motivo può essere can cellato; forse combattuto, forse de turpato, forse negato, ma certa mente non estirpato. La terza «parola» riguarda le atte se del mondo: esso «attende con an sia la nostra testimonianza di amo re». Se si è ricevuto un dono di amo re, e se questo dono realizza al mas simo la personalità dell’uomo, ed è il senso dell’esistenza, come si fa a tenerlo inprigionato, a non comu nicarlo, a non volerlo partecipare a quanti vengono quotidianamente incontrati e rivelano necessità e bi sogni non superficiali? Questa testimonianza non è fatta di parole vuote, ma di vita vissuta e di gesti concreti: «l’entusiasmo e la
gioia dell'amore di Dio chiama al l'unità e alla solidarietà». Senza distinzione di frontiere, con un’attenzione puntuale verso le si tuazioni di disagio giovanile (disoc cupazione, povertà, solitudine, emarginazione, malattie...); e nello stesso tempo con una sensibilità tutta particolare verso le grandi difficoltà che incontra l’intera fa miglia umana (fame, guerra, scan dalose disparità economiche, atten tati ai diritti dell’uomo, manipola zioni della dignità umana...). Si tratta in fondo di «dare primazia al bene integrale dell'uomo», facen do riferimento, da credenti, a Ge sù Cristo «pietra angolare», presen te nel mondo con la sua forza di sal vezza e di liberazione. In questa prospettiva, l’obiettivo che viene proposto è «la costruzio ne di una civiltà dell’amore» (è la se sta «parola»): obiettivo certamente non facile da perseguire, ma che è venuto emergendo con grande luci dità nella ricerca dell’intera comu nità cristiana in questo tempo post conciliare. Per raggiungere questo obiettivo sono richieste persone forti e per severanti, disposte al sacrificio e desiderose di aprire nuove strade nei rapporti tra gli uomini. È richiesto cioè uno sforzo ostina to di progettazione e di realizza zione. E allora, non si potrebbe comincia re da noi? Anche da quel settore, così parziale ma così significativo per i giovani, che è lo sport? E non si può cominciare da subito, vivendo come Associazione questa giornata, impossessandosi profon damente dei suoi grandi contenuti, promuovendo un qualche momen to di celebrazione per tutti i giova ni che passi attraverso l’attività sportiva? Proviamo a mettere alla prova la nostra fantasia e il nostro deside rio di «conoscere l’amore c cresce re in esso».
Gianni Gherardi
GIOVANI:
Giornata m@tra(pJo0@
In questo incoraggiante contesto si viene dunque ad inserire la Giorna ta mondiale dei giovani cattolici, un appuntamento che vuole diventare essenziale per una crescita vitale del la realtà giovanile all’interno della Chiesa, e che quest’anno si celebre rà in Argentina a Buenos Aires il 12 aprile prossimo, nel giorno della Do menica delle Palme. Si giungerà a questo importante ap puntamento con alle spalle tante oc casioni di ritrovo tra i giovani e il Pa pa come per il Giubileo dei giovani nel 1984, il raduno internazionale dei giovani a Roma nel 1985 e la celebra zione dell’Anno internazionale della Gioventù nel 1985. Ed è proprio da queste esperienze così feconde che il Santo Padre Giovanni Paolo II ha ri cavato l'idea della Giornata mondiale della Gioventù, affinché diventi un momento strategico stabile per l’a zione di tutta la Chiesa negli anni a venire. A Buenos Aires il Papa, nel corso del la visita apostolica che starà com piendo alle nazioni del corno sud del l'America Latina (Uruguay, Cile e Ar gentina) avrà modo di incontrarsi con i giovani provenienti da tutto il mondo. Afferma Giovanni Paolo II nel «messaggio ai giovani e alle gio vani del mondo» in occasione della Giornata mondiale della Gioventù: «In quell’incontro tanto atteso ci sen tiremo tutti in comunione di preghie ra, di amicizia e di fraternità, di re sponsabilità c di impegno con tutti gli altri giovani che, riuniti attorno ai loro pastori, celebreranno questa Giornata nelle Chiese locali di tutto il mondo; ci sentiremo altresì uniti a tutti coloro che cercano Dio con cuore sincero e vogliono impiegare le loro energie giovanili a costruire una nuova società più giusta e fraterna». Non a caso la Giornata si celebrerà in Argentina, terra popolata in mag gioranza da giovani, animatori del «continente della speranza». A cin quecento anni da «la primera evangeiizaciòn», la Chiesa latinoamerica na ha espresso la sua «opzione pre ferenziale per i giovani», e ora si di-
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DAL MESSAGGIO DI GIOVANNI PAOLO II IN OCCASIONE DELLA ___________ GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTÙ'
spone alla «nuova evangelizzazione» per rinnovare le sue radici e ringio vanire la sua tradizione e cultura cri stiana. La recente rievocazione del Concilio Vaticano II nel ventesimo della sua conclusione, non fa che rendere an cora più pregnante l’annuncio di que sta Giornata. «La Chiesa non può fa re a meno di voi giovani, che rappre sentate il suo futuro, e portate quin di con voi il pegno delle sue speran ze». La Giornata costituirà inoltre, un momento importante di verifica in vista del Sinodo dei Vescovi del prossimo autunno, che discuterà sul la vocazione e la missione dei laici. Tema di riflessione della Giornata sa rà «l’amore che Dio ha per noi». «Un'esistenza senza amore è priva di senso», afferma il Sommo Pontefice. L’egoismo, i falsi piaceri, l’indiffe renza e lo scetticismo, la violenza e le ideologie negatrici di Dio, posso no essere combattute soltanto con un’amore che oltrepassi tutti i con fini e le barriere esistenti tra gli uo mini. «Vi invito a crescere in umani tà, a porre come priorità assoluta i valori dello spirito, a trasformarvi in «uomini nuovi», «riconoscendo ed accettando sempre più la presenza di Dio nella vostra vita, la presenza di un Dio che è amore», continua il Pa pa nel messaggio di annuncio della Giornata reso pubblico il 30 novem bre scorso nella prima Domenica di Avvento. In una società automatizzata, fonda ta sulla tecnologia e sulla logica del profitto, la gravità, l’urgenza e la complessità delle sfide attuali non ri chiedono alle nuove generazioni sol tanto capacità e competenza nei cam pi più svariati, ma impongono la scel ta di una vita e di una civiltà «co struita in solidarietà generosa e aperta», fondata sul primato dei va lori della persona umana.
Vito Cozzali
■ Il tema e il contenuto di questa Gior nata Mondiale pongono dinanzi ai nostri occhi la testimonianza dell'Apostolo San Giovanni quando esclama: «Noiabbiamo riconosciuto e creduto all'amore che Dio ha per noi...» (1 Gv 4, 16). A questo proposito desidero ricordarvi un pensiero espresso nella mia prima Enci clica: «L'uomo non può vivere senza amore». Egli rimane per se stesso un es sere incomprensibile, la sua vita è priva di senso, se non gli viene rivelato l’amo re, se non s'incontra con l'amore, se non lo sperimenta e non lo fa proprio, se non vi partecipa vivamente» (Redemptor hominis, 10). E quanto più valida è questa realtà per i giovani, in una fase di speciale responsabilità e speranza, di crescita del la persona, di precisazione dei grandi si gnificati, ideali e progetti di vita, di ansia di verità come di ricerca di autentica feli cità! È il momento in cui più si avverte il bisogno di sentirsi riconosciuti, sostenu ti, ascoltati e amati. Voi sapete bene, dal profondo dei vostri cuori, quanti siano ef fimere le soddisfazioni offerte da un edo nismo superficiale e come lascino un vuo to nell'anima; quanto sia illusorio rinchiu dersi nella corazza del proprio egoismo; come l’indifferenza e lo scetticismo con traddicano i sublimi aneliti di amore sen za frontiere; come le tentazioni della vio lenza e delle ideologie negatrici di Dio portino solo a vicoli ciechi. Posto che l'uomo senza amore non può vivere né essere compreso, vi invito tutti a crescere in umanità, a porre come prio rità assoluta i valori dello spirito, a trasfor marvi in «uomini nuovi», riconoscendo ed accettando sempre più la presenza di Dio nella vostra vita, la presenza di un Dio che è Amore; un Padre che ama ciascuno di noi da tutta l'eternità, che ci ha creato per amore e tanto ci ha amato da dare suo Figlio Unigenito perché fossero perdonati i nostri peccati, per riconciliarci con Lui, per vivere con Lui una comunione di amore che non avrà mai fine. La Giorna ta Mondiale della Gioventù deve quindi disporci tutti ad accogliere il dono dell'a more di Dio che ci plasma e ci salva. Il mondo attende con ansia la nostra testi monianza di amore, una testimonianza originata da una profonda convinzione personale e da un sincero atto di amore e di fede in Cristo Risorto. Questo signifi ca conoscere l'amore e crescere in esso. ■ Le nostre celebrazioni avranno anche un'esplicita dimensione comunitaria, esi genza inelusibile dell'amore di Dio e del la comunione di coloro che si sentono fi gli del medesimo Padre, fratelli in Gesù Cristo e uniti dalla forza dello Spirito. Poi ché voi siete incorporati alla grande fa miglia dei redenti e siete membra vive del la Chiesa, sperimenterete in questa Gior nata l’entusiasmo e la gioia dell'amore di
Dio che vi chiama all’unità e alla solida rietà. Questo appello non esclude nessu no; al contrario non conosce frontiere, ma abbraccia tutti i giovani senza distinzio ni, rinforzando e rinnovando i vincoli che li uniscono tra loro. In quest'occasione dovranno essere particolarmente vivi ed operanti i legami con i giovani che sof frono le conseguenze della disoccupazio ne, che vivono in povertà o in solitudine, che si sentono emarginati o che portano la pesante croce della malattia. Che il messaggio di amicizia arrivi anche a quanti non accettano la fede religiosa. La carità non transige con l'errore, però muove sempre incontro a tutti per indi care la via della conversione. Che belle e luminose parole ci rivolge al riguardo San Paolo nell'/nno alla carità! (cfr. 1 Cor 13). Siano esse per voi ideale di vita e pre ciso impegno nel presente come nel fu turo. L'amore di Dio che lo Spirito Santo ha po sto nei nostri cuori (cfr. Rom 5,5) deve rendersi più che mai sensibile alle impel lenti minacce della fame e della guerra, alle scandalose disparità tra i pochi ric chi e i troppo poveri, agli attentati ai dirit ti dell'uomo nonché alle sue legittime li bertà. compresa la libertà religiosa, alle manipolazioni, presenti e potenziali, del la sua dignità. Ho sentito vive e forti la vi cinanza e la preghiera dei giovani in oc casione della Giornata Mondiale di pre ghiera per la pace, svoltasi il 27 ottobre scorso ad Assisi, e alia quale hanno par tecipato rappresentanti delle confessioni cristiane e delle religioni del mondo. È più che mai necessario che gli enormi progressi scientifici e tecnologici della no stra epoca siano orientati, con sapienza etica, al bene di tutto l'uomo e di tutti gli uomini. La gravità, l'urgenza e la com plessità dei problemi e delle sfide attuali richiedono dalle nuove generazioni capa cità e competenza nei campi più diversi; tuttavia, aldilà degli interessi o delle visioni parziali, occorre dare primazia al bene in tegrale dell'uomo, creato ad immagine di Dio e chiamato ad un destino eterno. In Cristo ci sono stati pienamente rivelati l'a more di Dio e la sublime dignità dell’uo mo. Che Gesù sia la «pietra angolare» (cfr. Ef 2,20) della nostra vita e della nuo va civiltà che dovrete costruire in solida rietà generosa e aperta. Non può esser vi un'autentica crescita umana nella pa ce e nella giustizia, nella verità e nella li bertà, se Cristo non si rende presente con la sua forza salvifica. La costruzione di una civiltà dell'amore richiede tempre forti e perseveranti, di sposte al sacrificio e desiderose di apri re nuove strade alia convivenza sociale, superando divisioni ed opposti materia lismi. È questa una precisa responsabili tà dei giovani d'oggi che saranno gli uo mini e le donne di domani, agli albori del terzo millennio cristiano.
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La giustizia del giudice Tra le iniziative referendarie appro vate il 19 dicembre 1986 dalla Corte Costituzionale, quella che ha susci tato le maggiori reazioni, sia nel mondo politico che tra i più attenti settori dell’opinione pubblica, ri guarda la richiesta di abrogazione degli articoli del Codice di Procedu ra Penale che disciplinano la respon sabilità civile del giudice. Le norme che attualmente regolano il rapporto tra la figura del magistra to e la società, in relazione all’opera to di chi amministra la giustizia, de rivano da due principi, sanciti dalla Costituente, quali: — la «terzietà», nel senso di una pie na e totale estraneità del giudice da gli interessi in causa; — ('«indipendenza», intesa come au tonomia del magistrato da qualsivo glia potere, sia esso politico che isti tuzionale.
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Tali principi non hanno come scopo quello di fornire, a chi amministra la giustizia, un potere che travalichi quello dell’esercizio delle proprie funzioni, ma quello di garantire un'attività totalmente scevra dall’in fluenza di variabili esterne. In tale ambito appare estremamen te difficile approntare strumenti di controllo sull’attività del magistrato, strumenti che, oltre ad assicurare ai cittadini l’effettivo rispetto da parte dei giudici dei principi sopracitati, consentano una continua verifica della «qualità» del lavoro prodotto dal magistrato. Il controllo sull’attività del giudice è stato sempre affidato all’organo di autogoverno della categoria («Consi glio Superiore della Magistratura») che, oltre a regolamentare il sistema di selezione dei candidati alla profes sione, ha assoggettato, sino al 1966, la carriera del magistrato, nei suoi diversi gradi, ad un principio in linea di massima «meritocratico». In definitiva colui che amministrava la giustizia vedeva correlate le sue aspirazioni di carriera ad un princi pio di «produttività» (ad esempio, nu mero di sentenze passate in giudica
Una questione eli cui si parla: la responsabilità civile elei giudici, sottoposta a referendum to senza sostanziali modifiche). Tra il 1966 ed il 1979 è stato riformato il sistema di promozioni all’interno della categoria attraverso l’adozione di un criterio di «idoneità» (conferi to dal «Consiglio Superiore della Ma gistratura») correlato, in termini temporali, al raggiungimento di un livello di anzianità. In pratica ad ogni magistrato, indipendentemente dal le funzioni rivestite e dal consegui mento di particolari risultati, è con sentito di percorrere l'intera carrie ra fino al grado di Presidente di Se zione di Cassazione. Superato il principio «meritocrati co» nel sistema di progressione del la carriera del magistrato, gli stru menti di controllo sull'attività della categoria sono sostanzialmente ri conducibili a norme che fanno più o meno direttamente riferimento al co dice penale e civile. In particolare il giudice può essere richiamato a ri spondere in sede:
— penale, nel caso compia un qual siasi reato sia privatamente che nel l’esercizio della propria funzione ('); — civile, nell’eventualità di dolo, frode, concussione e «denegata giu stizia» (in tal caso si può procedere nei confronti del magistrato previa autorizzazione del Ministero compe tente); — disciplinare, nel caso che venga no violali dei principi quali il man cato adempimento dei propri doveri e la proposizione di una condotta di sdicevole per la professione.
I promotori dell’iniziativa referenda ria sul «problema giustizia», giudi cando insufficienti gli strumenti at tualmente in vigore, propongono che lo Stato, in generale, e il magistrato, in particolare, debbano risarcire co loro che hanno subito danni a causa di errori (sia colposi che dolosi) com messi nel corso dell’esercizio penale. A tale richiesta l’«Associazione Na zionale dei Magistrati» ha paventa to che, come conseguenza immedia ta, potrebbe verificarsi un appiatti mento dell’attività dei giudici, i qua li, di fronte a situazioni giuridiche complesse o controverse, cerchereb bero di non andare contro gli interes si di persone o settori di un certo ri lievo economico e/o politico. Fenomeni criminali gravi, secondo i più attenti osservatori del settore, tornerebbero ad inquinare la vita so ciale in quanto gli autori riterrebbe ro del tutto superabili le reazioni da parte delle Istituzioni. Da anni, sostengono i magistrati, è ferma in Parlamento una proposta di legge (alla quale il C.S.M. ha espres so parere favorevole) per la riforma della responsabilità disciplinare dei giudici che sarebbe in grado di ren dere più adeguato alle moderne de mocrazie lo strumento di controllo dell’attività giudiziaria. In tale conflittuale contesto si è in serito il cosiddetto «pacchetto Giu stizia» il cui scopo principale, è quel lo di riportare a livello istituzionale la soluzione dei problemi in esame, in attesa della ormai prossima defi nizione del nuovo Codice di Procedu ra Penale. Le proposte, attualmente in discus sione presso la Commissione Giusti zia del Senato, mirano ad incremen tare il principio di «responsabilità» del magistrato nell’ormai acciarato rapporto « indi pende nza/responsabi lità» aH’interno del sistema che rego la l'amministrazione della giustizia. In particolare il legislatore, consape vole che la piena autonomia è il pre supposto di base per la corretta ge stione della professione, propende per una parziale tutela del magistra-
INFORMATUTTO LA FICS FAVOREVOLE ALLA FEDERAZIONE UNITARIA Dal 20 al 22 febbraio la Federazione Italiana Ciechi Sportivi ha tenuto a Roma l'Assemblea di metà quadrien nio. All’ordine del giorno anche il te ma della unificazione con le altre due Federazioni che si occupano dello sport dei disabili. L'Assemblea ha da to mandato al presidente Meschiari di portare avanti il discorso dell’unifica zione, pur esprimendo perplessità a ri guardo di certi articoli della bozza di statuto unitario.
IMPIANTI SCOLASTICI LA PAROLA ALLE REGIONI
lo almeno per quel che concerne le eventuali sanzioni pecuniarie deri vanti da un errato esercizio delle pro prie funzioni. L'accordo di massima raggiunto il 10 febbraio 1987, alla Commissione Giu stizia del Senato prevede tra l’altro:
— l'abolizione dell'azione di rivalsa; — l’applicazione di sanzioni patri moniali (applicate in seguito ad un procedimento disciplinare adottato dai «Consiglio Superiore della Magi strato ra»). In sostanza, si tratterebbe non più di «rivalsa» ma di sanzione a contenu to risarcitone in funzione di parame tri che tutelino, oltre che il cittadi no danneggiato, lo stesso magistra to f). L’azione civile di risarcimento può, inoltre, essere richiesta solo nei con fronti dello Stato c il danno può es sere compensato solo in presenza dei seguenti presupposti:
— che l’errore non si configuri nel le fasi d’«interpretazione ed applica zione del diritto di ricostruzione e va lutazione del fatto»; — presenza di «dolo» o di eventua le chiamata in causa per fatti esclu si dagli atti del procedimento. Le reazioni al «pacchetto giustizia» sono, tra gli addetti ai lavori, impron tate ad un critico, se pur costruttivo, negativismo. In particolare l’«Associazione Nazio nale Magistrati» pur ritenendo legit-
timo il principio del risarcimento, non condivide le proposte di un’even tuale rivalsa dello Stato nei confronti di chi «sbaglia in maniera grave e do losa», in quanto tale ipotesi costitui rebbe una vera e propria violazione del principio d’indipendenza e auto nomia della magistratura. Il «Consiglio Superiore della Magi stratura», d’altro canto, si oppone fermamente all’ipotesi di rivalsa del Guardasigilli sul giudice che ha er rato (in pratica il CSM vuole che sia tutelato il principio di autogoverno della categoria). Settori più sensibili, infine, ritengo no che il «pacchetto giustizia» abbia un suo valore solo se rapportato al complesso disegno di riforma del si stema di procedura penale e non con trapposto all’imminente consultazio ne referendaria.
M. F.
( 1 ) Nel caso che il magistrato compia •omissio ne di atti di u/ficio» la sua responsabilità <' li mitata ai casi previsti dall'art. 328, secondo com ma del Codice Penale. (2) Nell'articolo IO del disegno di legge il risar cimento viene limitato ad un tetto massimo pa ri ad un terzo dello stipendio netto annuo del giudice sottoposto a procedimento.
Il Ministero della P.I., previa intesa con il Ministro del Turismo, ha comu nicato alle Regioni i criteri tecnici per gli impianti sportivi scolastici poliva lenti, di uso comune a più scuole e aperti alle attività sportive delle for mazioni sociali operanti nel territorio, ■previsti dalla legge 9 agosto 1986, n. 488, che stanzia a tal fine 240 miliar di in tre anni. Le Regioni devono pre sentare i loro programmi entro il 31 marzo.
CALA DI UN PUNTO IL TASSO SUI MUTUI Nel 1987 l’istituto per il Credito Spor tivo prevede di investire 350 miliardi per i mutui a Enti pubblici e 50 miliar di per quelli alle Federazioni, agli Enti di promozione, alle loro società spor tive e agli Enti morali. Il tasso di in teresse è stato ridotto dal 10 al 9 per cento. Per i progetti fino a lire 500 mi lioni dei soggetti privati di cui sopra e degli Enti locali con popolazione fi no a 5.000 abitanti carenti di attrez zature sportive, sarà concesso un con tributo negli interessi del 7%.
ABRUZZO E VENETO INCENTIVI PER LO SPORT La Regione Abruzzo, con legge 23-111986, n. 68, ha stanziato un miliardo per le attività sportive, la formazione degli operatori, l’organizzazione di manifestazioni promozionali, conve gni, studi, ricerche e pubblicazioni in materia di sport. I contributi sono concessi agli organismi regionali del le Federazioni, degli Enti di promozio ne e del tempo libero, alle società sportive federali. La Regione Veneto, con legge 2-121986, n. 49, ha ampliato la portata dei pari. 19 della legge 60/79 prevedendo contributi anche per l'organizzazione di corsi di avviamento, formazione e perfezionamento degli atleti e di con vegni sportivi.
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Quando la giustizia è uno sport Giustizia sportiva; l’aggettivo in real tà spesso capovolge il significato del sostantivo. In virtù di affermate e non provate «esigenze» della regola mentazione del settore, si seguono criteri che fanno in realtà soltanto in giustizia; un altro modo, non meno grave di tanti altri, di ghettizzare lo sport. Certo, i reggitori dell’agonismo, uni camente preoccupati che... lo spetta colo continui, utilizzano lo strumen to delia giustizia sportiva esclusivamente a tal fine, ignorando o disat tendendo motivazioni e finalità, so cio-pedagogiche e giuridiche, che ac compagnano l'applicazione di qual siasi pena, sinonimo di castigo nel pubblico come nel privato.
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Così, si fa costantemente ricorso ad un codice sportivo delle pene in cui la sanzione è predeterminata esclu sivamente con riferimento alla gra vità della violazione (elemento ogget tivo), ininfluente risultando l'atteg giamento psicologico del punendo (elemento soggettivo). Così, è norma corrente l’efficacia im mediata del provvedimento adottato, anche in presenza di ricorso, in bar ba al principio, ormai universalmen te proclamato, che si è innocenti fi no alla decisione definitiva. Così, è imperante il principio della responsabilità oggettiva, in virtù del quale l’evento, punibile, è attribuito in virtù di una pura e semplice cor relazione di fatto (l’essere capitano, dirigente, società ospitante, ecc.) e senza alcun riferimento ad una col pevolezza desunta da clementi di vo lontarietà o di colpa, sia pure pre sunta. Così, si punisce spesso senza rispet to dei più elementari principi di di fesa, quali l’audizione dell’interessa to o la possibilità di offrire prove ed argomentazioni a discolpa. Così, pur disponibili a scendere in piazza per manifestare contro la pe na di morte, i «togati» dello sport non disdegnano, anzi, di infliggere squalifiche a vita o per periodi che implicano l’allontamento definitivo del colpevole.
Anche la giustizia sportiva deve cambiare Quisquiglie, necessitate da uno spet tacolo che deve continuare, imposte da una concezione dello sport in cui è il finale, non i partecipanti, che conta. Ma se per ipotesi, e veramente di ipo tesi si tratta per i gestori di siffatta giurisdizione sportiva, la pratica sportiva fosse improntata al rispet to dell’uomo e finalizzata alla sua crescita, forse ci si dovrebbe interro gare su una migliore utilizzazione dello «strumento giustizia». Chiedersi cioè, sotto il profilo peda gogico, a che serva la punizione; se essa sia soltanto un dovuto atto re tributivo, proporzionato alla ogget tiva gravità della violazione, un ca stigo inflitto per il «male» commes so e comminato da chi è esclusivo de tentore del giudizio su ciò che è be ne o male, o se, invece, può essere
strumento di prevenzione e di riedu cazione, preoccupandosi non tanto del «che cosa» quanto piuttosto del «perché». Chiedersi, ancora, sotto il profilo giu ridico, quale delle componenti l’effi cacia della pena veda privilegiata in una direzione di crescita e matura zione umana: se l’effetto «intimida torio», in virtù del quale il potenzia le trasgressore è scoraggiato per il ti more di applicazione della pena pre vista (più il castigo è grave, più è for te tale effetto intimidatorio); se quel lo «retributivo», in virtù del quale la pena giova a placare l'ordine etico morale violato dalla trasgressione (con castigo quindi proporzionato ri gidamente alla gravità della violazio ne); se quello rieducativo, in virtù de] quale il trasgressore espia la propria colpa e, in costanza di un’idonea pe na, viene rieducato ed allontanato dalla possibilità di recidiva.
Ed allora, un’associazione che propo ne una pratica sportiva non finaliz zata ad un risultato agonistico ma strumento di educazione e matura zione umana non può non preoccu parsi della gestione di un'attività, la giustizia sportiva, che, pur collatera le alla concreta pratica, non è meno importante.
LEGGE-QUADRO: COSA CAMBIERÀ? (segue da pag. 5) è il suo sganciamento dal Parastato, che gli consentirà quell'agilità ammi nistrativa e operativa tanto desidera ta. Comunque rimarrà un Ente pub blico a tutti gli altri effetti. Nessuna novità nell’organizzazione periferica del CONI, salvo che le De legazioni regionali diventeranno an che formalmente «Consigli», come già Io erano di fatto.
Coerenza esige che non vi siano com partimenti stagni ai quali concedere la possibilità che si realizzino schi zofreniche dissociazioni. Nella prospettata direzione, l’ammi nistrazione della giustizia deve tro vare impostazione differenziata ri spetto ai comodi, tradizionali cano ni del mondo sportivo. Così, la punizione delle violazioni non dovrà essere supportata da una specie di «dei delitti e delle pene», poiché occorre privilegiare il perché ed il come rispetto al che cosa, se si vuole evitare, pur anche attraverso la irrogazione di un castigo, che il trasgressore si ritrovi nelle stesse condizioni psichiche ed ambientali pregresse. Così, per il dovuto rispetto dell’uo mo, si dovrà evitare la mortificazio ne della punizione fino a quando la sua colpevolezza non sarà definitiva mente accertata, concedendo ampia libertà di difesa in ordine all’asserita innocenza. Così, si dovrà rivedere il collaudato principio in virtù del quale si è pu niti, per colpe d’altri, in nome di una qualifica e prescindendo da effettivi addebiti di volontarietà o di negli genza. Così, si dovrà riflettere su una pras si di giudizi definitivi nel tempo, tra scuranti la gratificazione del perdo no e l'importanza di un impegno di emandazione. Appunti per una strada diflicile, cer to; ma com’è possibile parlare d’ima giustizia se poi si utilizzano strumen ti che sono esclusivamente finalizzati a far sì che lo spettacolo continui; a costo di calpestare i più elementari diritti; a costo ilei più assoluto disin teresse di chi è il destinatario delio strumento-sport. Giustizia, anche umana, è soltanto quella che rispetta l’uomo in un di segno ili salvezza; diversamente di venta semplice strumento di potere per la conservazione dei privilegi ac quisiti.
Giorgio Guidetti
FEDERAZIONI ED ENTI: UNA SOMIGLIANZA SME NON È ANCORA PARO DIGNITÀ Ad uscire invece dall’alveo pubblico saranno le Federazioni, che divente ranno soggetti di diritto privato, pur restando sotto il potere di indirizzo, coordinamento e vigilanza del CONI. La riforma ipotizzata è grossa, solo che si consideri, a prescindere dal re sto, la dimensione degli interessi eco nomici che ruotano attorno allo sport agonistico federale, già oggi enorme, ma destinata sicuramente ad aumentare ancora. Tanto più che la scelta ipotizzata dai parlamenta ri è senza mezzi termini: perfino per il personale le Federazioni potranno regolarsi autonomamente, sceglien do se avvalersi o meno di quello del CONI. Sotto lo stesso titolo quinto delle Fe derazioni sono collocati anche gli En ti di promozione. Eccone la defini zione: «associazioni che abbiano per fine istituzionale la promozione e l’organizzazione di attività fisico sportive, con finalità formative e so ciali, ancorché esercitate con moda lità agonistiche e che abbiano una presenza organizzata nel territorio nazionale in almeno 15 regioni e in 70 province, con un numero di socie tà sportive aderenti non inferiore a 1.500».
Ci sembra mia buona definizione. Al tre norme garantiscono la struttura zione democratica degli Enti, Ira cui anche la partecipazione attiva degli atleti alla vita associativa e la loro rappresentanza negli organi delibe rativi della società. Il riconoscimento degli Enti spetta al Ministro del Turismo, su proposta del Consiglio del CONI. L’esistenza dei requisiti di cui sopra dovrà essere vei ificata ogni quattro anni (altra gatta da pelare per il CO NI). Inizialmente sono riconosciuti ed entrano nel Consiglio del CONI i tredici Enti ora riconosciuti. Il Iinanziamento del CONI agli Enti non potrà essere inferiore al 4,5%
WBsa delle sue entrate, calcolate al netto delle spese per la gestione del Toto calcio. Attualmente la percentuale è del 3,7% circa, escluso il finanzia mento del CUSI, che anche in futuro dovrà essere calcolato a parte (ma al riguardo l’attuale testo si presta ad essere male interpretato: bisognerà precisarlo). Anche in questo caso i parlamentari non hanno fatto un grande sforzo per attuare il principio della pari digni tà. Il rapporto economico che si vie ne a creare è del 5% in favore degli Enti (compreso il CUSI) contro il 56,3% in favore delle Federazioni (li mitando il conto ai contributi diret ti; se si considerano quelli indiretti — gestione impianti, uso immobili, personale e altro ancora — la percen tuale sale di molti punti). Invece il rapporto numerico tra Enti e Fede razioni è di 13 a 39, cioè di I a 3; quel lo organizzativo è addirittura di 1 a 2 poiché le società degli Enti sono circa 30 mila (molte polisportive) contro le 60 mila federali (mono sportive) e gli iscritti sono almeno 2 milioni contro i 5 milioni delle Fede razioni. Il divario di trattamento è vi stoso, pur ammettendo che i rapporti numerici non sono gli unici parame tri da prendere in considerazione. 11 4,5% destinalo agli Enti sarà ripar tilo dal Consiglio del CONI in misu ra proporzionale alla consistenza or ganizzativa dei singoli Enti, all'atti vità svolta, alla programmazione, al la ricerca e alla sperimentazione di progetti pilota rivolta ai soggetti so ciali che incontrano maggiori diffi colta nella pratica di attività fisico sportive. Se il CONI accertasse irregolarità neH’utiliz.zo dei contributi assegnati, promuoveva la revoca del riconosci mento ili Ente nazionale di promo zione sportiva, ma l’adozione del provvedimento spetterà al Ministro del Turismo.
Stadium
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L’anno europeo dell’ambiente Il 1987 è un anno importante per la natura: ha avuto infatti ufficialmen te inizio l’Anno Europeo per l’Ambiente, promosso dalla Comunità Eu ropea. Nell’arco di questo periodo, che an drà dal marzo 1987 al marzo I988, nei 12 paesi della CEE i problemi am bientali dovrebbero avere quel rilie vo che non hanno avuto in passato. L'ambiente è una delle maggiori preoccupazioni del nostro tempo, ma fino ad ora, la maggior parte degli in terventi di tutela sono stati eseguiti in ordine sparso, piuttosto che con azioni integrate. I progetti pilota previsti per questa annata dovrebbero sensibilizzare tut ti i cittadini della Comunità sull’im portanza della protezione ambienta le, sulla necessità di favorire l'inte grazione delle azioni di tutela am bientale nelle varie politiche (econo mica, industriale, agricola), ed evi denziare la dimensione europea del la politica ambientale.
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L’Anno Europeo dell’Ambiente rap presenta un'ottima occasione per in vestire maggiori energie nel tentati vo di risolvere problemi come l'in quinamento del suolo, dell’acqua e dell’aria, di lar fronte alle piogge aci de che distruggono intere foreste, agli incendi, alle discariche abusive. «Proclamando l’Anno Europeo dell'Ambiente, il Consiglio Europeo che riunisce i capi di stato e di governo della Comunità, ha riconosciuto il ca rattere internazionale dei problemi ambientali e ha stabilito che, per es sere efficace, la politica ambientale deve essere attuata a tutti i livelli: mondiale, europeo, nazionale e loca le», è quanto ha affermato nel suo messaggio per il 1987, Clinton Davis, commissario europeo per le questio ni ambientali. La Campagna europea prevede due programmi, uno a carattere comuni tario. l’altro a livello nazionale, per rispettare le peculiarità di ogni sin golo stato. I programmi nazionali so no coordinati dai rispettivi comita ti, mentre quello comunitario è gesti to da un'apposita commissione che
costituirà al suo interno un comita to direttivo. I principali obiettivi: ricorrere a tec nologie pulite; stimolare la solidarie tà internazionale a favore dell’am biente; sensibilizzare i mass-media ai problemi ecologici. Il tutto è destina to ad imprese, comunità locali, gran de pubblico, ambienti universitari e scolastici. A livello nazionale sono previsti con corsi sulle tecnologie per la riduzio ne dell’inquinamento, gestione del l’ambiente ed esportazione della mi gliore tecnologia ambientale; come pure per le comunità locali la puli zia ambientale, la conservazione del patrimonio architettonico e dell’am biente urbano — rappresentano le di rettrici d ’ i n t e rve n t o. Simultaneamente nei dodici paesi membri si svolgeranno quattro Cam pagne di sensibilizzazione: quella del la protezione della foresta mediter ranea contro gli incendi (mobiliterà i giovani di tutte le nazioni in opera zioni di sorveglianza dei massicci fo restali, nel corso dell’estate), e per la protezione della foresta contro il fe nomeno delle piogge acide (visite in
foreste degradate, sessioni di infor mazione scientifica per i giornalisti, realizzazione di filmati, ecc.). La suc cessiva, «Mari puliti», prevede il mi glioramento della qualità delle spiag ge e delle acque; dal 26 luglio al 1° agosto, giovani volontari effettueran no dei sondaggi presso i bagnanti per confrontare fra loro lo stato di alcu ne spiagge europee. Per l’occasione sarà messa a punto una «carta di uti lizzo del mare». La terza Campagna, «Settimana Acqua», comprende una serie di azioni volte a migliorare i ba cini di acqua dolce. L’opera di sensi bilizzazione del grande pubblico, cul minerà in ottobre promuovendo l’at tività di riciclaggio, in modo da ri durre i rifiuti, i rischi per la salute umana, migliorare la gestione delle risorse e del risparmio energetico. Nel mondo della scuola le iniziative previste sono quelle di sviluppare la cooperazione tra ambienti universi tari, produttori e consumatori delle tecnologie pulite; studenti ed inse gnanti potranno conoscere così quei settori avanzati che applicano tecno logie non inquinanti. Verranno orga nizzati corsi di formazione avanzata e messa a punto di una rete di Cen tri nazionali di formazione ecologi ca. Infine, il 34° concorso organizza to dalla «Giornata Europea della Scuola» che si svolge nei 21 paesi del Consiglio d'Europa, avrà come tema l’ambiente.
L'Anno Europeo dell’Ambiente è po sto sotto il patrocinio di eminenti personalità di diversi stati: re Juan Carlos I di Spagna, i principi Alber to del Belgio, Enrico di Danimarca e Carlo d’Inghilterra, il presidente dell’Irlanda Hillery, Robert Poujadc, ministro dell’ambiente francese. In Italia l’attuale ministro per l’am biente, il liberale Franco De Loren zo, in occasione della seconda riunio ne del comitato nazionale, ha indica to le tre direzioni principali che ca ratterizzeranno la partecipazione ita liana al progetto comunitario: la prò-
(segue a pag. 20)
STADI UM/SOCI ETÀ' ’U.-
Coni ’è facile essere forti contro i de boli; e deboli quando ci si trova da vanti ai prepotenti! Non manca giorno che questa anti ca costatazione trovi conferma. Po chi mesi fa, sotto l’ondata un po' emotiva degli incidenti provocati dai TIR furono prese misure seve re per regolarne la folle corsa sulle nostre strade. Ma poi i trasportato ri hanno fatto la voce grossa; han no paralizzato il Paese con quello che è stato chiamato «sciopero» (ma dello sciopero non aveva alcuna ca ratteristica, ma semmai quella del ricatto e della sedizione). Noi non eravamo d'accordo quan do, sulla spinta dell’opinione pub blica eccitata dai mass media, ogni camionista veniva considerato co me un pirata; e abbiamo detto che leggi troppo severe — e quindi inap plicabili — non giovano alla legali tà e alla giustizia. La legge non de ve perseguitare nessuno. Ma altret tanto siamo scandalizzati adesso, quando sotto l'urto di una protesta per più aspetti illegale e violenta il governo ha ceduto totalmente. 1 camionisti hanno mostrato i mu scoli, questa è la triste morale, e l'autorità dello Stato ha fatto mar cia indietro, con tante scuse, senza avere, né prima né poi, avviato la vera e necessaria riforma del siste ma dei trasporti. Negli stessi giorni, visto che le supermulte non si possono dare ai TIR, si decideva di colpire gli ano nimi automobilisti, i (piali non pos sono «scioperare». Così la supermulta c'è per i divieti di sosta, dis seminati in modo cervellotico e fatti rispettare con criteri clientelati. Adesso che è diventato di moda par lare contro l'egualitarismo sono di ventali facili molte altre prevarica zioni. Neppure più ci si sorprende nel leggere dei rinnovi contrattuali realizzati in queste settimane. Cate gorie deboli, già ai limiti minimi, con lavori faticosi e poco gratifican ti, con stipendi che sono di pura so pravvivenza per una famigliola han-
Quando prepotenza e conformismo soffocano la politica no ricevuto aumenti mensili (sul l’arco di due o tre anni) di meno di centomila lire mensili. Altre catego rie, già forti e attrezzate non solo dal punto di vista economico rifiutano miglioramenti di mezzo milione al mese. Del resto questo è il costume. C'è un piccolo partito, fiero di aver rag giunto i diecimila soci, che preten de — e gridando ottiene — in tele visione molto più spazio di quanto non abbiano realtà molte volte più grandi, importanti e vitali. E c'è un partito di governo che nonostante abbia poco più del 10 per cento dei consensi gestisce poco meno della metà del potere reale; e s'indigna ogni volta che ciò viene ricordato. Del resto lo stesso criterio vale per la politica internazionale: chi è sul la cresta dell'onda ha successo e ri spetto. Si presume normalmente che la ragione sia di chi vince. Poi, basta uno scivolone, ed ecco che molti si riscoprono critici impieto si. L’esempio di Reagan è sotto gli occhi di tutti. Che dire? Certo l’opportunismo è malattia antica, difficile da essere sradicata; e, d'altra parte, non basta neppure il semplice programma di «andare controcorrente», preferen do i deboli ai forti, i perdenti ai vin citori, i calunniati ai protagonisti in censali dai mass media. Certo come cristiani dovremmo avere un occhio di riguardo, un se gno di attenzione e di preferenza per gli ultimi; ma non dev'essere soltan to un sentimento dell’animo, quan to piuttosto un progetto, un’opzio-
ne «politica». Di fronte ai problemi spiccioli del traffico o della comu nicazione, così conte di fronte ai grandi problemi mondiali quello che è veramente scandaloso è che i potenti non hanno altro progetto che la loro prepotenza e il loro in teresse; e dunque naturalmente tro vano comodo blandire i forti e col pire i deboli; allearsi con gli spregiu dicati e colpire la gente comune (ba sti pensare a chi viene costretto a pagare le tasse, a chi sconta il car cere fino all’ultimo giorno e a chi sta in cliniche o a casa propria...). Non ci sarebbero dei casi clamoro si come Reagan — o come quelli più modesti di latita parte della classe politica che oggi domina a casa no stra — se ai politici e in genere ai potenti si chiedesse un progetto, del le idee su cui giudicarli; e invece troppo spesso ci accontentiamo di crederli simpatici o «amici» nostri o dei nostri amici. Il cosiddetto «carisma», la retorica, le idee semplificate, gli slogans, i fa natismi sono tutti delle maschere dietro alle quali si cela un persona le politico insufficiente, imprepara to ed opportunista. Quel personale politico che alla prima occasione svenderà i «valori» per cui dice di battersi e si accoderà ai potenti di turno, agli spregiudicati arrampica tori (e qui bisognerebbe ricordare i nomi del passato e citare quelli di oggi, ma ognuno li può immagina re assai bene). Come insegnano 1'1rangate e i molti scandali nostrani è importantissimo per la pace nel mondo e per la crescita democrati ca di un Paese che i cittadini sappia no scegliere per i posti più delicati della gente seria e preparata, rigo rosamente onesta, poco incline a dar spettacolo, fedele ad un proget to realizzabile per il bene di tutti i cittadini e soprattutto di quelli più deboli.
Angelo Bertoni
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FOTOMEMORIA
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IL TEMA DEL MESE
Le corse «limoso
IMM Quando il tanzaniano Filbert Bayi fe ce fermare il cronometro a 3’32”2 nella gara dei 1.500 metri in molti hanno creduto che un altro primato era armai destinato a durare chissà quanti anni, prima che l’uomo atle ta potesse di nuovo ritoccarlo e ab bassarlo. Da allora sono passati molti anni, quel primato è saltato molte volte, nuove frontiere e nuove mète sono state fissate. L'uomo continua la sua corsa, esal tando e perfezionando un gesto atle tico che è parte integrante della sua storia, stabilisce primati e records, lotta con coraggio e grinta per mi gliorare la prestazione di oggi rispet to a quella di ieri, misurandosi in un confronto leale con altri uomini e con le forze della natura. La corsa, il correre in generale, non è solo una disciplina sportiva che con i suoi campioni ha scritto una parte importante della storia dello sport, la sua evoluzione accompagna l’evo luzione della vita ed è quindi una par te importante della storia di ciascu no di noi. È per questo che, ogni qual volta ci troviamo ad essere spettatori di un evento agonistico, di una gara di cor sa avvincente ed entusiasmante, a qualsiasi livello essa si realizza, ne siamo emotivamente partecipi, con traiamo i nostri muscoli, accompa gnando in silenzio quegli ultimi ap poggi, quelle piccole o grandi spinte che proiettano il corpo al di là del liio di lana e della linea del traguardo. Una scenografia che è certamente cambiata, anno dopo anno si c visto subentrare il cronometraggio elettri co, il fotofinish, il tabellone elettro-
V nico, la pista in materiale sintetico. l'abbigliamento e le scarpe sempre più sofisticate. Nuove metodologie e pratiche di al lenamento sono state introdotte nel la preparazione degli atleti, lo stes so ricorso a sistemi poco naturali, at ti a stimolare i meccanismi bioener getici, in modo comunque «artificia le», ci hanno procurato fastidio e ri sentimento, ma nulla ha minimamen te scali ito quell'idea, quel modo di esprimersi che ciascuno sente come proprio e che denominiamo «corre re». È questa carica motivazionale, que sto feeling fra l'essere umano e la corsa, che ciascuno si porta dentro, unitamente alla semplicità e all’es senzialità del gesto che fanno del «correre» una esperienza sportiva ed educativa alla portata di tutti. Le stesse emozioni, lo stesso entusia smo che si prova quando un campio-
' ne stabilisce un record, lo si prova quando un qualsiasi altro atleta, di qualunque età, conclude la sua «ga loppata», la sua corsa, al di là del tra guardo.
Quando poi da spettatori si diventa protagonisti, consumando in prima persona una buona fetta di sport pra ticato, l’emozione e l'entusiasmo si uniscono alla consapevolezza che con una semplice successione di balzi, in una pista, in un prato, in un tratto boscoso, su per i sentieri di monta gna. in una gara o in un semplice al lenamento, da soli o in compagnia, si riscopre ogni giorno la vita. Vedere l’altro correre non basta più, cresce ogni giorno il bisogno di una esperienza sportiva da segnare con le proprie gambe, in uno spirito di
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IL TEMA DEL MESE
Le corse
CORRERE». UN'IDEA, UNA PASSIONE partecipazione vera, di «passione» che accomuna chi vince e chi perde. È su questa passione che si gioca una vera azione promozionale, che è fat ta di iniziative, di manifestazioni, di momenti organizzali di diversa natu ra, ma è soprattutto la capacità che una qualsiasi organizzazione sporti va ha di aiutare tutte le persone a scoprire i valori che anche una sem plice corsa può trasmettere e può aiutare ad interiorizzare.
La Campagna nazionale di promozio ne sportiva che il Centro Sportivo Italiano ha lanciato, attivando tutta la sua rete periferica, si gioca tutta su un unico obiettivo: «CORRERE CSI». Il C.S.I. si impegna a promuovere la corsa nelle sue diverse forme espres sive, coinvolgendo tanta gente, tiran dola nel gioco e facendola «parteci pare», rispettando le scelte e le pos sibilità di ciascuno. Il criterio è mol to semplice: se la gente non viene nel le nostre Società sportive, sono le no stre Società sportive che vanno dal la gente, per aiutarla, con proposte semplici, a scoprire che spesso ci so no tante alternative, alle fredde sca linate di uno stadio. L’amicizia, il gruppo, la regola, la co munione con gli altri, la Festa, sono un bisogno di tutti, sono esigenze quotidiane di ogni persona che nel promuoversi aiuterà gli altri a pro muovere.
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Donato Renaio Mosella
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TANTI MODI DI CORRAI La corsa è la utilitaria che la biolo gia ha messo a disposizione dell'uo mo per farlo interagire rapidamen te con l’ambiente. Pur essendo alla portata di tutti, ha discrete prestazio ni. Gli uomini più veloci riescono a raggiungere delle velocità massime di 38-39 chilometri orari, quelli nor mali toccano i 30 chilometri: non ma le per un mezzo a disposizione di tutti Però c’è da dire che spesso è più fa cile conoscere le eccellenti prestazio ni della produzione automobilistica italiana e straniera che non le nostre capacità locomotorie. E questo non è senza conseguenze, anche perché non essere informati su se stessi può portare a qualche spiacevole conse guenza, oltre a non usufruire di una potenzialità. Sicuramente lo sport ha il merito di mantenere attiva questa potenziali tà dell’uomo ed anche di darle un ruolo importante.
La corsa, del resto, è una abilità mo toria fondamentale, o schema moto rio di base, che si sviluppa verso i 3-4 anni aggiungendo un piccolo tratto aereo al camminare. Richiede un di spendio di energia significativo ed è per l’uomo anche il modo più facile per consumarne.
Consumare energia dovrebbe essere un fatto negativo, tant’è che per una macchina l’imperativo è risparmia re energia, ma per l'uomo di oggi non lo è, o quasi. L’obesità, la debolezza muscolare, la mancanza di resistenza, dipendono dalla scarsa attività fisica e quindi dalla scarsa energia consumata. Consumare energia significa impe gnare il sistema cardiocircolatorio, i muscoli e dar loro un tono preser vante, abituando il soggetto a lievi sbalzi di temperatura. Questi feno meni sono cause di adattamenti po sitivi che lo rendono più efficiente e più in salute. Se il consumo di energia è un impe rativo dell’uomo e della donna che vogliono usufruire delle potenzialità biologiche e sociali, nell’atleta si ha spesso il fenomeno opposto. L’alicna mento diminuisce il dispendio ener getico, a parità di lavoro; lo stile mi gliore aumenta il rendimento e ad una energia consumata bisogna pro porre riserve più ricche; l’allenamen to permette anche questo. Tutti questi effetti, nell’uomo comu ne e nell’atleta, si ottengono in for ma ideale con la corsa. Si corre nei 100 metri e nei 42 chilometri della maratona, ma le differenze dei cam pioni protagonisti sono tante. I mu scoli dei primi sono bianchi, poten ti, accusano presto la fatica, consu mano molto, ma coprono prima le brevi distanze. I muscoli dei marato neti sono instancabili, ma relativa mente lenti, disposti a tutto pur di catturare l’ossigeno che li muove.
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Le corse
do particolare che richiede adatta mento sia muscolare che tendineo. Fare improvvise indigestioni di stra da può essere pericoloso per loro.
Lo sport, erede moderno delle anti che fatiche umane, ha adottato la corsa nelle forme più varie; ogni con dizione è stata simulata: dalla ag gressiva esplosione dei 100 metri ai terreni scoscesi e irregolari del cross, ai labirinti dell’orientamento, alle siepi della pista. LA CORSA SU STRADA - Se la pista è la forma più aristocratica e agoni sticamente oggettiva, la corsa su strada è quella elettiva per ripetere la prestazione in ambienti di ogni giorno. Su di essa non si corrono di stanze brevi, ma lunghe, che con i sa liscendi ed il profilo laterale inegua le obbligano il corridore a rivaluta re la sua capacità di adattamento tat tico e percettivo. I saliscendi, sia pu re contenuti, e le curve irregolari ob bligano il ritmo di corsa a frequenti aggiustamenti. I profili diversi dei percorsi variabili e la stessa presen za del pubblico non permettono alla percezione visiva di assuefarsi all’au tomatico procedere e di dedicarsi esclusivamente agli avversari. Il suolo di asfalto o di cemento indu risce i muscoli e li affatica in un mo-
LA CORSA CROSS - È la corsa im mersa nella natura, attenuata nella sua asprezza dai regolamenti tecni ci che rendono più sicuro e meno af faticante il percorso, in modo da per mettere una corsa prolungata e pro tratta in ambienti irregolari.’ Queste caratteristiche fanno si che la corsa campestre sia la più impegna tiva sul piano motorio. Richiede grande coordinazione, essendo il rit mo continuamente rotto dalle irrego larità del terreno. Alcune fasi sono notevolmente faticose e fanno accu mulare l’acido lattico, vettore di fa tica. Brevi pendìi richiedono forza, scatto e grande fluidità, altrimenti ci si impantana anche in senso motorio. Lo stato meteorologico modifica la prestazione motoria più che nelle al tre forme di corsa; ogni passo va me ditato e diventa più psicomotorio che mai; ogni metro può essere una sor presa, il terreno diventa oggetto im portante di attenzione.
CORSA AD ORIENTAMENTO - Se la corsa è una forma motoria innata e perciò automatica per l’uomo, la cor sa ad orientamento immette fattori cognitivi, tattici, di ragionamento, del tutto autonomi che costituiscono un fatto importante nella prestazio ne. Se il correre in modo efficiente resta il primo presupposto, l'osser vazione e la deduzione sono parti in tegranti della prestazione. Si forma così un mosaico interessante per una nuova lettura della corsa come mo vimento, come rapporto con i segni e scoperta dell’ambiente non solo campestre o naturale ma anche, se si vuole, cittadino, storico. Uno stru mento dunque per rimescolare i va lori del talento!
LA CORSA IN SALITA - «Correre in salita» è una metafora per indicare un'impresa estremamente difficolto sa ed il contesto sportivo non smen tisce questo colorato detto. La bio meccanica di questa corsa ci obbli ga a spingere il nostro corpo, non so lo in avanti, ma un po’ in alto: le ar ticolazioni si chiudono molto e rag giungono posizioni di maggior fati ca; salendo è come se pesassimo di più e inoltre i biomeccanici ci dico no che l’aumento latica è anche do vuto alla maggiore durata del tempo di appoggio del piede il che non ci fa sfruttare la naturale elasticità dei no stri muscoli, che ogni tanto ci rispar mia fatica. La corsa in salita ci for nisce un’altra piccola beffa: chi è for te in un primo momento sembra a suo agio, ma si spegno prima se non è leggero e resistente, molto di più che in pianura. Tuttavia, chi è debo le di gambe ne riceve grandi benefi ci, per rafforzarsi. Correre in salita ogni tanto fa bene a tutti, e tanto di guadagnato se vi si aggiunge la bel lezza di un paesaggio di montagna.
Renalo Manno
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Le corse
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PRIMA SI CORRE, PRIMA SI ARRIVA
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La corsa, l’espressione più antica del l’uomo è da sempre alla base di ogni disciplina sportiva. I successi, poi, negli ultimi anni sulle lunghe distan ze dei corridori azzurri, unitamente al fenomeno crescente delle marato ne di massa, hanno contribuito a ri dare smallo a questa specialità uni versale per lungo tempo dominio di poveri, ma onesti diseredati. La riscoperta della corsa a livello agonistico e'di massa per i ricono sciuti benefici propedeutici, è stato sinora il vero fenomeno degli anni Ottanta. Chi di noi, per esempio, non si è cimentato almeno una volta, quando era studente, in una corsa campestre? E quanti, impossibilita ti in gioventù a provare l’ebrezza del la corsa, non si sono lasciati tentare da una di quelle «non competitive» aperte a tutti, ma proprio a tutti? Forse nessuno. Certamente pochi. C’è chi lo fa per mangiarsi un po' di pancetta, chi per smettere di fuma re, chi per avere i muscoli più toni ci, chi per giungere un giorno a cor rere la maratona di 42 chilometri (più 195 metri!). Tra queste c altre categorie, c’è an che quella che comprende sportivi polivalenti. Chi gioca a tennis corre per sorprendere l’amico avversario sulla terra battuta; chi gioca a calcio per tirar la lingua alla squadra avver sa; chi nuota, prende ad andare in bi ci perché nuoto più bici e corsa por tano al triathlon. Una corsa per tut ti. Per tutte le età e le ambizioni. Quando Orlando Pizzolato iniziò a muovere i primi passi di corsa lo fe ce in una garetta di paese confuso tra centinaia di «tapascioni». L'ambizio ne di vincere un giorno la maratona di New York, d’accordo, c’era già, ma chi lo avrebbe immaginato allo ra? e quanti oggi tra quelli che vedia
mo sfilare di buon’ora la domenicai con le cosce rosse dal freddo e papài al fianco potranno emulare i Pizzo lato, i Poli, i Cova, i Mei, i Bordin dii oggi? Stiamone certi qualcuno nasce rà e magari staremo ancora a parla re di miracoli all'italiana, come è ac caduto a Stoccarda l’agosto scorso> agli «europei» per la ricchezza di bot tino conseguita. Ci siamo scoperti all’improvviso uni popolo di corridori e chi lo ha fatto> è stato certamente un distratto. Dal l’inizio del secolo e senza contare la, leggenda di Dorando Pietri ai Giochi! di Londra del 1908, gli azzurri sono, saliti sul podio delle gare di resisten za di Olimpiadi, Europei e Mondiali la bellezza di 33 volte, 8 delle quali nella sola rassegna di Stoccarda. Mei, Cova, Antibo, Bordin, Pizzolato, Panetta, Fogli e Poli a New York, per
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quanto ci abbiano potuto deliziare con le loro imprese, esse non sono state frutto del caso. Alle loro spalle c’è un duro lavoro, a volte oscuro, di tecnici o semplici appassionati, tra loro collegati grazie al settore tecni co nazionale della Federazione che provvede alla ricerca medica, come pure a favorire condizioni ideali anche in quei piccoli centri, che solo a prima vista possono apparire insignificanti e improduttivi. Il campione, una volta formatosi, non viene estir pato dal luogo d’origine per non in correre in quei traumi che più di una volta hanno significato la fine di una carriera agonistica. Se andiamo ad esaminare la mappa dei nostri gioielli, balza immediatamente all’occhio come questi siano ripartiti lungo lo stivale italico. Milano e l’hinterland vuol dire Cova e Panetta, ma anche la Pro Patria scuola di grossi talenti. Brescia ha Poli e il Centro Marathon, punto di riferi mento anche della due volte campio nessa italiana di maratona Paola Mo ro. Ferrara è indubbiamente Pizzola to e Laura Fogli, cresciuti sotto le cu re del Cus Champion e dalle gesta dell’ex maratoneta Massimo Magnani. La Toscana, in particolare il trai lo di costa che va da La Spezia a Tirrenia, significa Stefano Mei e Gelindo Bordin, proprio dal Centro Federale adottato negli ultimi due anni. La Sicilia, da sempre regione ricca di elementi resistenti alla corsa, è il feu do di Salvatore Antibo. Come si vede, è una realtà ricca ed articolata, che non può far dimenti care altre realtà intermedie altret tanto significative e che certamente alla prima occasione sapranno atti rarsi le luci della ribalta. Tanti pun ti di raccolta ma anche tanti momen ti di confronto, a volte vivaci, sempre però costruttivi, dove non ci si sente appagati dal primo risultato, perché è senza soste la strada della verifica e della ricerca. Questa è la forza del miracolo tutto italiano. L’applicazione costante ne è l’ingrediente principale. Questo sempre più spesso viene offerto, di-
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rettamente o indirettamente, per la crescita di altre discipline sportive. Non è una utopia immaginare l’evo luzione nelle metodologie d’allena mento c nella professionalità di chi poi deve interpretarle in gara (anche se trova al momento i più ancora im preparati), in ulteriore espansione, in sport solo apparentemente distanti, in una sorta di legame indissolubile sulla strada della affermazione polivalente. Utopia? Chissà. Per intanto registria mo l’ennesimo suggerimento offerto ci con il titolo europeo di pugilato conquistato dal perugino Franco Ro si, primo tra gli specialisti del ring a fare della corsa una seria compo nente deH’allenamento giornaliero, giungendo finanche a misurarsi con il maratoneta Pizzolalo.
Franco Fava Primatista italiano dal 1974 al 1978 in tutte le specialità del mezzofondo e del fondo (dai 3.000 metri alla 20 km). Attualmente collabora con l'ufficio stampa della FIDAL, con il Corriere della Sera con il mensile «Correre».
il J E», MA CON GIUDIZIO // prof. Francesco Conconi, ordinario di chimica biologica all'università di Ferrara, presidente provinciale del CONI, ben noto nel mondo sportivo per l’assistenza medico-scientifica prestata ad atleti famosi, ci ha cortesemente fornito questi preziosi consigli per quanti praticano sport per il divertimento e la salute, corse comprese, naturalmente L’attività fisica dà benessere e buo na salute. Vanno però rispettate al cune regole, derivate sia dalla ricer ca scientifica che dalla pratica e dal buon senso: riportiamo le principali. 1. La tua attività fisica non sia saltua ria ma continuativa. Questa regola vale soprattutto per chi limiti l’atti vità fisica al solo periodo estivo o, peggio, alle sole vacanze. Dunque attività fisica anche tutti i
giorni, e comunque non meno di 3 volle la settimana. Se si lascia pas sare troppo tempo tra un allenamen to ed il successivo si torna da capo tutte le volte.
2. Scegli un'attività motoria che ti di verta. Ti sarà più facile inserirla tra le abitudini di vita. 3. Cercali buoni compagni di allena mento. Vi stimolerete a vicenda nei giorni di malavoglia.
4. Non strafare soprattutto all’inizio. Carichi di lavoro troppo intensi po trebbero farli venire male ai musco li e ai tendini e farti quindi abbando nare l’attività intrapresa.
5. Impara ad acoltarti mentre lavori. Fatti dire dai tuoi muscoli e dal tuo respiro quando stai esagerando. 6. Non trasformare gli allenamenti in gare. Un’attività di media intensità è sufficiente a sviluppare quasi com pletamente le potenzialità del tuo or ganismo e quindi a darti la buona ef ficienza fisica che cerchi.
7. Orientati verso attività motorie di durata. Otterrai cosi un aumento del le lipoproteine ad alta densità circo lanti nel sangue, sostanze importan ti nella protezione dalle malattìe car diocircolatorie (compreso l'infarto). 8. Scegli abbigliamenti leggeri e con fortevole La sudorazione serve solo
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L'ANNO EUROPEO DELL'AMBIENTE (segue da pag. 12)
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IN FRETTA, MA CON GIUDIZIO a disperdere il molto calore svilup pato dall'organismo durante fattivi tà fisica. Vestirsi molto per sudare oltre il necessario è un errore. Tra l’altro la perdita di peso da sudora zione non equivale a dimagrimento e si ricupera rapidamente. 9. Quando dal medico? - Quando ini zi un programma di attività fisica e hai più di 30 anni. Oppure hai meno di 30 anni ma sei sovrappeso, o hai la pressione alta, o sei fumatore, o nella tua famiglia c’è una storia di malattie del cuore e dei vasi.
10. Orienta la tua alimentazione ver so i carboidrati (pane, pasta, riso, po lenta...)- Sono i combustibili usati dai tuoi muscoli mentre lavori.
11. Altre regole eli alimentazione: •Scegli gli alimenti secondo i tuoi gusti e senza imposizioni. •Segui una dieta varia. Nessun ali mento è completo; l'assunzione di molti cibi diversi garantisce meno er rori. •Rispetta la stagionalità degli ali menti. • Limita l’assunzione di cibi conser vati e preconfezionati. • Riscopri alcuni piatti tradizionali, passati al vaglio di molte generazio ni e dunque garantiti dal lungo uso. • Vaglia criticamente i suggerimen ti di chi propone prodotti dimagran ti e diete non confacenti alla nostra culto ra.
Francesco Conconi
LA RIVOLUZIONE DEGLI ANNI SETTANTA Gli uomini fanno la storia di una specialità sportiva, e la specialità spor tiva fa la storia degli uomini che l’hanno scelta ed esaltata. Fra le corse, quella dei 1500 mt accorpa un posto di primissimo piano, forse solo perché è la specialità che ha registrato più progressi. Molte le cause del miglioramento tra cui allenamenti più scientifici, pi ste in tartan, ma soprattutto una diversa mentalità d’interpretare la gara. Il primo a correre i 1500 sotto i quattro minuti fu il britannico Harold Wilson (3’59”8), ma il primo mondiale ad essere registrato dalla laaf fu quello dell’americano Abcl Kiviat che nel 1912 coprì la distanza in 3’55”8. A far progredire la specialità fu soprattutto Jim Ryun (Usa) che abbassò il record di due minuti e mezzo 1'8 luglio 1967 a Los Angeles. Quindici giorni dopo aver stabilito il mondiale con 3’51 "1 Ryun corse in 3’33” la sciando alle sue spalle con una devastante accelerazione il keniano Kip Keino (3’37”2). 11 primato di Ryun durò sei anni c mezzo. Nel ’74 il tanza niano Filbert Bayi fece meglio: 3’32"2. Dopo Ryun gli Stati Uniti non han no più avuto corridori all'altezza di questa specialità con 3'29”46. Attualmente recordman mondiale è il marocchino Said Aouita. II doping è da sempre uno dei maggiori problemi dell'atletica. Thomas Hicks, campione olimpico di maratona nel 1908, usava la stricnina come stimolante. Il primo atleta ad essere squalificato fu Eduard de Noorlander, norvegese, sesto agli europei di decathlon del '69. L'antidoping fu introdotto per la prima volta alle Olimpiadi nel 1972. 11 primo a parlare ufficialmente di autoemotrasfusioni in atletica è stato il finlandese Mikko Ala Leppilampi, quinto agli europei del ’71 e decimo ai Giochi del ’72 nei 3000 siepi. Disse di essersi sottoposto alla pratica usando il sangue di un altro atleta.
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mozione e diffusione dell'educazione ambientale, l’interrelazione tra agri coltura e ambiente, la tutela del ma re e la protezione delle acque inter ne. Sono problemi tra i più pressan ti per la protezione ambientale del nostro paese. Per la realizzazione dei progetti, oltre che ai fondi comuni tari, si ricorrerà anche al sistema delle sponsorizzazioni. Dal comitato nazionale emergono an che i principali temi sui quali si con centrerà la campagna italiana: edu cazione, ricerca e formazione am bientale; agricoltura (foreste), suolo (rifiuti) e conservazione ambiente na turale ed umano; acqua e aria (con servazione e gestione); amministra zione, diritto ed economia ambienta le; sponsorizzazioni. Ogni anno 20 miliardi di Ecu (unità di conto europea) sono assegnati ai fondi della Comunità, ma solo una piccola parte di essi è destinata ai problemi ambientali. L’Anno Euro peo, rappresenta quindi un’ottima occasione per presentare piogeni a carattere ambientale che possano es sere finanziati con i fondi comunita ri, come la costruzione di centri di depurazione e di filtraggio, le già ci tate tecnologie pulite nei settori in dustriali, la creazione di una rete di industrie per lo smaltimento dei ri fiuti tossici, l’istituzione di parchi na turali e di sistemi di sorveglianza. Auguriamoci dunque che il 1987 sia per l'ambiente l'anno d’inizio in cui l’Europa si impegna a rispettare la natura, soprattutto con i fatti.
Angelo Orfano Chi a rema
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Seminario sulla giustizia sportiva
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Se un’indicazione si può trarre, que sta è senz'altro positiva: partecipa zione folta e piuttosto intensa, tante riflessioni a scavare l'essere e il dover-essere di una «giustizia sportiva» mirata alle finalità associative, nu merose proposte per renderla ope rante. 11 commento sul Seminario naziona le sulla giustizia sportiva, promosso dalla Presidenza nazionale del CSI nei giorni 28 febbraio-1 marzo pres so l’ormai tradizionale sede della Domus Pacis di Roma, potrebbe anche chiudersi qui. Spazio alla cronaca, allora, non sen za una doverosa premessa: perché questo Seminario? Innanzitutto — come ha detto il Pre sidente Aldo Notario in apertura di lavori — per richiamarci a quelle che sono le scelte fondamentali compiu te dall’Associazione: fare attenzione all’uomo, difendere il pluralismo as sociativo, proporre uno sport per tut ti che rispetti l’uomo nella sua pras si, nel suo modo di operare. Ora, alla luce di una indagine cono scitiva svolta presso le realtà perife riche e di alcune situazioni «esempla ri» ricavate nei regolamenti in vigo re presso queste stesse realtà, è emersa la necessità di far permeare quei princìpi anche nel terreno del la giustizia sportiva, rivendicando così le coraggiose scelte compiute ne gli anni '70, allorquando furono in trodotti il principio della difesa c l’i stituto della riabilitazione. La nostra giustizia sportiva del resto — sono le parole del Coordinatore tecnico nazionale Donato Mosella — merita una connotazione diversa ri spetto a quella propria della giusti zia federale. Li il fine è il risultato, la regolarità delle gare a tutti i costi, da cui discende l’applicazione tempe stiva di formule convenzionali e for mali, che sacrificano le situazioni og gettive c soggettive sull’altare di una sommaria «certezza del diritto». Nel CSI, invece, il fine della gara è la crescita della persona e le regole debbono essere concepite come stru mento regolatore di un rapporto umano.
Su questa linea si innesta perfetta mente la relazione del Prof. Erman no Mazza — ricercatore presso l'Università di Parma — cui abbiamo chiesto di riassumere il suo pensie ro nell’intervista qui accanto. Sullo stile inglese la proposta dell’Avvocato Giorgio Guidetti: non bi sogna punire il reato ma il reo, cioè, lo stesso reato va valutato in manie re diverse a seconda delle condizio ni soggettive e ambientali in cui è sta to commesso (vedi articolo «Quando la giustizia è mio sport» a pag. 10). Inoltre il giudice, come operatore as sociativo, deve essere consapevole dei vari effetti che può avere la pena c a che fini può essere applicata. Tra questi, c’è quello di rieducare, di aiu tare la persona a superare il momen to difficile che l’ha portala a com mettere una determinata infrazione o reato. Perciò, il giudice sportivo del CSI de ve innanzitutto essere competente tecnicamente, per riscuotere credibi lità. Poi deve lavorare con umiltà, sa pendo di poter anche incorrere nel l'errore, con serenità, senza essere vendicativo, con umanità, cercando di capire gli altri, e con fermezza, specie quando sono in discussione i principi fondamentali. Dal dibattito, nel quale sono interve
nuti numerosi arbitri, giudici spor tivi, responsabili di commissione ecc., sono emersi problemi e propo ste concrete delle quali Donato Me scila e lo stesso Guidetti hanno fat to sintesi costruttiva nella giornata conclusiva del Seminario. In breve: nella dialettica tra Pre sidenza nazionale e Consigli provin ciali nasce l’opportunità di creare specifici momenti formativi per ar bitri, giudici e Società sportive, di ad divenire a una più capillare regola mentazione e soprattutto di applica re l'esistente senza percorrere stra de autonome. Più tecnicamente, le decisioni del giudice debbono essere motivate, e in virtù della soggettività del reato di cui si è parlato in precedenza, non dovrebbe essere trascurata l’oppor tunità di prendere strade quali il per dono giudiziale, la sospensione con dizionale della pena, la pubblicità del referto già da fine gara, rendere ese cutiva la pena solo dopo la sentenza definitiva, rivedere il principio del la responsabilità oggettiva, delegare — in ultima analisi — alle Società sportive il compito di punire il pro prio tesserato.
Marco Cerigioni
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A SORRENTO LA FESTA NAZIONALE DI TENNISTAVOLO
A Sorrento sono nate alcune del le grandi scelte del Centro Spor tivo Italiano, la città ha ospitato convegni e momenti di formazio ne molto significativi per la no stra storia e per la storia dello sport italiano. È forse anche per questo che il CSI l’ha prescelta quale sede della Festa nazionale di Tennistavolo che si svolgerà dal 2 ai 5 aprile 1987. Il C.S.I. ritorna a Sorrento con il prodotto delle sue scelte cultura li, proponendo un'iniziativa spor tiva atipica che, oltre ad esaltare il confronto tecnico, creerà le pre messe per un impegno più pro fondo.
INTERVISTA A Nel corso del Seminario, abbiamo rivolto alcune domande al Prof. Ermanno Mazza.
— Come le regole e le sanzioni posso no aiutare il processo educativo del lo sport? «Se noi consideriamo lo sport come un gioco organizzato, evidentemen te la presenza di regole è determinan te ai fini della realizzazione del gio co stesso. Se non c’è regola, non c'è neanche gioco. Una visione educativa dello sport che voglia basarsi sulla riscoperta del gioco, ha l’opportunità di avvalersi di uno strumento molto efficace: la scoperta delle regole per poter gio care insieme, la conoscenza della lo ro utilità, della loro convenzionalità e della loro modificabilità. Tutto que sto si può fare attraverso l’itinerario Sportivo Educativo che aiuta a pren dere coscienza del gioco stesso. Il fatto che ci sia una regola prevede anche il fatto che questa possa esse re trasgredita: allora il problema è quello di ristabilire la regola e far ca pire ciò che si è sbagliato e di far ac quisire un senso di responsabilità».
— Conte si incontrano sport educati vo e giustizia sportiva? «Ci sono diversi livelli di intervento educativo. Chi ha più responsabilità e influenza sono certamente più gli allenatori e gli arbitri, e non si può certo pretendere che il giudice tac cia educazione da solo. Senza pensare di poterlo trasforma re in uno psicologo o in un assisten te sociale, il giudice deve avere la ca pacità di applicare la legge al caso concreto tenendo conto delle varie circostanze attenuanti.
I A tutti i livelli, però, non bisogna ec cedere nell’indulgenza o nella seve rità o peccare di incoerenza, perché l'effetto sarebbe di creare nel ragaz zo un senso di irresponsabilità. Resta comunque aperto il discorso delle pene alternative: le multe, le so spensioni, non danno al ragazzo la possibilità di capire l’errore, perciò sarebbe bene che egli riparasse a questo con un determinato tipo di servizio. Ad esempio: se un giocato re rompe la gamba a un altro, potreb be riparare la sua azione magari as sistendo l’infortunato in ospedale. Il discorso può essere letteralmente inventato per le prime due fasce mentre nelle altre due, ove il giudi ce ha una veste di garanzia comples siva, si dovrebbe magari guardare con maggiore attenzione alle indica zioni emerse al termine dei lavori».
Una tre giorni ricca di iniziative che hanno il sapore dello sport, ma che sono protese oltre lo sport, toccando temi di grande at tualità:
— «Sport chiama Donna» è il te ma della Campagna promoziona le che ha in questa Festa un pri mo e significativo obiettivo; — «Lo sport per tutti» che va al di là della disciplina praticata, aiuterà i giovani a scoprire nuo ve possibilità all’interno del «Cor rere CSI»; — la cultura di una città, il fol clore, le tradizioni sono ripropo ste in una serie di iniziative di ca rattere associativo; — le gare seppure condizionate al numero dei partecipanti, per le singole categorie, saranno svolte con una formula sperimentale molto originale, denominata non a caso «sorrentina». Un invito, un augurio e tanta at tesa per chi organizza e per chi partecipa, con la certezza che in sieme tutto sarà più facile e anche più bello.
Donato Renato Mosella
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ì CONSIGLIO NAZIONALE
Il programma associativo
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A due mesi appena dallo svolgimen to dell’assemblea nazionale di veri fica (6-8 dicembre scorso), il Consi glio nazionale del C.S.I. è stato chia mato ad attuarne gli orientamenti in vista del programma associativo del prossimo anno. In questi giorni il programma è pervenuto a tutti i Con sigli. Potrebbe aversi l’impressione di un anticipo sui tempi, ma una grande organizzazione ha bisogno di tempo per fare le cose per bene. Il Consiglio nazionale, inlatti, nella se duta del 14-15 febbraio, ha formula to gli indirizzi e gli obiettivi princi pali, impegnativi per tutti: sulla ba se di essi spetta ora alle Regioni pri ma e poi ai Consigli provinciali ela borare i loro programmi particolari, con l’autonomia garantita dal decen tramento associativo. Il programma del prossimo anno, si diceva, discende direttamente dai ri sultati dell'assemblea nazionale. Questa era centrata, come si ricorde rà, sulla promozione dell’associazio ne, cioè sul rilancio della sua vitali tà complessiva sia in quest'ultimo scorcio del quadriennio, sia in vista del prossimo. Per l’immediato, il rilancio si basa su una razionalizzazione della politica fin qui seguita, cioè su programmi meglio definiti e più mirati, su una più attenta utilizzazione delle risor se, sulla vigilanza di tutte le struttu re per prevenire e sanare in tempo situazioni di carenza, difficoltà, crisi. Per il prossimo quadriennio i propo siti sono ancora più ambiziosi: si vuole aggiornare il modo d’essere stesso del C.S.I. rendendo definitive le grandi scelte politiche fin qui com piute e aprendosi a nuove prospetti ve culturali e sociali in sintonia con i più avanzati valori che stanno emer gendo in ordine alla pace, alla non violenza, alla tutela della vita, alla so lidarietà. alla tutela dell’ambiente e al volontariato sociale, al servizio preferenziale agli ultimi. Il documento ora approvato dal Con siglio riguarda soprattutto la prima parte del lavoro. Per quella piu in prospettiva sarà preparato, nella riu
ASSEMBLEA NAZIONALE DEL CENTRO SPORTIVO ITALIANO
MOZIONE GENERALE L’Assemblea nazionale del Centro Sportivo Italiano, riunita a Roma dal 6 all’8 dicembre 1986 per la verifica dell’esperienza associativa a metà del quadrien nio 1984-'88. preso atto della relazione del Consiglio nazionale e del dibattito assembleare, li raccomanda al Consiglio nazionale come base della politica as sociativa del prossimo biennio e come quadro orientativo per la preparazione e lo svolgimento del futuro Congresso nazionale. In particolare l’Assemblea impegna l’associazione sui seguenti punti, raccoman dando al Consiglio nazionale di predisporre programmi e strumenti idonei per la loro attuazione: 1. Rilanciare la vitalità associativa nella sua identità di movimento per l’animazione cristiana della realtà attraverso lo sport, con una attenzione più puntuale ai bisogni, alle domande e alle attese che provengono dalla stessa realtà sporti va, dalla società civile e dal mondo giovanile. 2 Attraverso la dimensione laicale propria dell’associazione, riscoprire il senso dell'appartenenza ecclesiale, come matrice e alimento della cultura associati va, e rinsaldare il rapporto di comunione con la comunità cristiana per un re ciproco servizio educativo. 3. Definire e attuare una politica associativa che impegni e aiuti tutte le strutture su alcuni obiettivi prioritari, comuni e vincolanti per tutti, secondo le indicazio ni emerse dai lavori assembleati, tenendo conto delle situazioni socio-econo miche diversificate in cui le varie strutture si trovano a operare. 4. Consolidare l'assetto strutturale e funzionale degli organismi associativi ai va ri livelli affinché siano adeguati alla politica futura dell'associazione, anche con l'adozione del metodo di una costante verifica e l’esercizio di un reciproco controllo associativo. 5. In vista del prossimo Congresso nazionale, avviare una riflessione sull'esigenza di assumere in maniera più determinata e coerente le scelte compiute negli ultimi anni, in ordine particolarmente all’attività sportiva e all'azione formativa, alla vita comunitaria delle società sportive e delle strutture di servizio, all'ani mazione socio-culturale e politica sul territorio, e inoltre che ponga all'atten zione dell’associazione le nuove opzioni ideali e di valore che ci interpellano come cristiani e come uomini del nostro tempo, quali la pace, la tutela del l'ambiente, la non-violenza, la solidarietà, il volontariato sociale e il servizio preferenziale agli ultimi. 6. In tale quadro, avviare uno studio per una possibile assunzione delle scelte ideali e di valore individuate anche a livello statutario e per rendere l'assetto strutturale e funzionale dell'associazione più idoneo a realizzare tali scelte e a garantire all’associazione il conseguimento delle sue finalità di promozione umana e di animazione cristiana della società civile attraverso lo sport.
nione di maggio, un altro documen to che servirà di base al dibattito nei congressi provinciali, in programma tra l'autunno 1987 e la primavera 1988, in preparazione al Congresso nazionale. Mentre informiamo che il program-
ma associativo sarà pubblicato su Csiflash di marzo, inviliamo a legge re intanto la mozione generale del l'assemblea riportata in questa pa gina.
SPORT CHIAMA DONNA Continuiamo ad ascoltare le donne emergenti del C.S.I. Questa volta è alla ribalta Alba Stella Paioletti, coordinatrice dell’attività sportiva dell’Umbria. — Si parla molto dei problemi legali al l'attività sportiva femminile. Qual è la tua opinione c quali pensi siano i prin cipali fattori discriminanti? «La nostra vita di donne in questi anni è cambiata in meglio. Eppure la presen za e la forza femminile non trova anco ra adeguato spazio in alcuni settori so ciali, nella politica, nel lavoro e anche nel mondo delio sport. Molte donne sen tono ancora lo sport lontano, nei suoi linguaggi, regole c contenuti dalla vita di tutti i giorni. Sappiamo che questo non è casuale. Oltre ad una serie di problematiche che va dalla carenza di strutture alle istitu zioni inadeguate e ad un’educazione e formazione di tipo tradizionale, si sono verificati dei processi che hanno teso ad immiserire lo sport, allontanandolo dal la partecipazione popolare, rendendo lo sempre più fenomeno elitario, esaspe razione dell’egoismo; espressione di si gnificati negativi quali sfruttamento, spettacolo, industria ecc. Per amare di più lo sport da adulti è im portante iniziare a praticarlo già dall'inianzia. Ma dove? In ambiente scolasti co (dove però le stimolazioni sono an cora insufficienti, per strutture, pro grammi ecc.) o extrascolastico quale pa lestra privata o gruppo sportivo. Ma qui è sempre stata predominante la prati ca sportiva maschile. Si veda ad esem pio la dilagante diffusione del calcio. Al lora, se la storia ha segnato diversamen te il potere ed il ruolo di uomini e don ne, vogliamo che oggi questa diversità non operi più a nostro svantaggio. L’at tività sportiva deve riassumere i suoi si gnificati umani ed acquistare una col locazione giusta e positiva per essere an che dalle donne voluta e praticata, quale ambito in cui potenziare le proprie ca pacità, abilità ed anche le proprie emo tività ed espressività».
— Come viene vissuto il problema dal Consiglio regionale? «Il Consiglio regionale intende vivere il problema nel quadro più ampio della promozione ed affermazione di una nuo va concezione dello sport. Lo affronta
lavorando ogni giorno sulle difficoltà presenti con confronti e verifiche. Agi re nella quotidianità ma guardare lon tano: ad uno sport di tutti, espressione di crescita umana, vissuto con amicizia ed impegno dal quale la donna non può restare esclusa».
— Quali incentivi sono stati predispo sti? «Creare nuove e maggiori opportunità di partecipazione attraverso una cresci ta del l’associazione nel nostro territo rio. E in particolare: realizzare incon tri ed iniziative sportive che favorisco no e richiedono l’adesione e l’interven to della donna. Incentivare una capillare opera di formazione che allarghi la ba se e riconosca nuovo valore anche alla cooperazione femminile».
— Il Consiglio regionale umbro ti ha scelto come vicepresidente e coordina trice dell’attività sportiva. Hai riscon trato diffidenze per il fatto che sci donna? «Nessuna diffidenza per il fatto che so no donna: indice, forse, che questo ter ritorio e questo tempo inizia ad essere maturo per vedere ed accettare- la pre senza femminile. Adesso spesso anche a noi donne, costruire la nostra presen za nel mondo dello sport cercando di es sere- proprio-là dove- soprattutto siamo mancate fino ad ora: dove- si decide, si organizza, si coordina».
— Qual è il coinvolgimcnto femminile a livello dirigenziale? ■ Ritengo che la realta umbra sia stata meno avara nei confronti di noi donne di quella di altri territori, poiché lo svi luppo di questa terra e l'operosità dei suoi abitanti ha permesso a molte di la vorare in campi diversi e ili uscite dal loro ruolo tradizionale. Siamo riuscite, lentamente, poco a poco, ma più che al trove ad entrare nel lavoro, nella scuo
la, nell’impegno politico, nello sport. 1 nuovi spazi aperti, però, hanno, soprat tutto all’inizio, offerto ruoli di "secon do grado”. Il cammino per arrivare a li vello dirigenziale c piu lungo, la distan za è maggiore ed anche lì dove ci voglio no, dove sentiamo che c’è bisogno del la nostra presenza, dove possiamo e dobbiamo stare siamo ancora poche. La nostra presenza è ancora insufficien te in termini di quantità; inoltre, que sta presenza non vede ancora la donna impegnata in ruoli primari di responsa bilità».
— Si parla molto del ritorno della don na alla famiglia. Quale incidenza credi possa avere questo nella pratica spor tiva femminile? «Siamo in una fase di transizione in cui convivono modelli di comportamento nuovi e antichi, visioni di sé e dei mon do contraddittorie e non è facile quin di prevedere le linee di sviluppo della pratica sportiva e lo spazio e il ruolo femminile nella futura società. Facendo alcune considerazioni sull'evo luzione del ruolo della donna, ritengo che il primo passo che la donna ha fat to per uscire dal suo ruolo tradizionale è stato quello di entrare nel mondo del lavoro. Ma nel momento in cui si è rea lizzato questo primo obiettivo, una so cietà ancora impreparata ha visto la donna affannosamente divisa fra lavo ro familiare e lavoro retribuito. Se pri ma per tipo di formazione era difficile vederla sui campi di atletica o nelle pa lestre. poi per ragioni di ordine pratico è rimasta ancora lontana. In un nuot o contesto e auspicabile che la famiglia acquisti nuova luce e signi ficato. senza diventare nuovamente "al ternativa", per nessuno dei suoi mem bri, alla vita sociale, al lavoro, allo sport. Il lavoro familiare, infatti, è il luo go della gratuità, dell’affettività delle re lazioni; questo lavoro sempre meno vie ne addossato ad un solo sesso, ma co mincia ad investire tutti. Vivere la fa miglia non significa restare chiusi ed isolati tra le mura di una casa, ma par tecipate e vivere i contatti insieme agli altri, anche in un ambiente extra-fami liare. ed anche nella pratica sportiva».
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TUTTOCSI/CRONACHE/ESPERIENZE ■ _______ «Correre CSI»_______ dal Palazzo a Vela di Torino Non poteva iniziare sotto migliori auspici, a Torino, la Campagna na zionale «Correre CSI». Alla Festa re gionale eli Atletica leggera indoor, prima prova utile per poter conse guire le tre punzonature necessarie in vista del sorteggio per Roma 87, hanno infatti preso parte 791 atleti, in rappresentanza di nove Consigli CSI — su undici — del Piemonte. Domenica 1 febbraio mancavano soliamo i ragazzi di Vercelli ed Ales sandria, per un totale di 67 Società sportive presenti al Palazzo a Vela. Sulla pista in sintetico del moder nissimo complesso recuperato allo sport nel 1980, le gare si sono susse guite senza soluzione di continuità sin dalle prime ore del mattino, quando decine di pullman hanno preso a scaricare le solite torme di vocianti ragazzini, per nulla intimo riti dalla fitta nebbia che attanaglia va la città. Proiezione di video — in differita, su maxi-schermo, anche la ripetizio ne di alcune fasi delle competizio ni stesse — ed esibizioni di giocolie ri su trampoli arditissimi hanno fat
to da cornice all’entusiasmo dei par tecipanti, equamente suddivisi fra seconda e terza fascia (ai preadole scenti era stato riservato un percor so di triathlon). Sul far della sera, il giro d'onore per ciascun comitato, con la rituale con segna di medaglie e piattini in cera mica per tutti. Giunta alla sesta edizione consecu tiva, la manifestazione sembrereb be esser destinata a mantenere inal terate le caratteristiche di gratuità e di divertimento che l’hanno fatta sorgere, rendendola un momento unico nel panorama sportivo della regione, arricchito ulteriormente, quest'anno, dal fatto di aver assun to ima connotazione di prologo per una grande Campagna di promozio ne della corsa. «Correre CSI» proseguirà, a Torino, con le due ultime iniziative previste a Carmagnola (29 marzo, podistica su strada) e Rivalla (11 aprile, una campestre). Si tornerà poi nel capo luogo piemontese il 10 maggio, con un’ennesima gara indoor nel Palavela, ad interesse regionale.
CORSO DI FORMAZIONE DIRIGENTI DI SOCIETÀ'
nerario Sportivo Educativo, la vita delle So cietà sportive. Nel dibattito sono stati poi manifestati tutti quei problemi che normalmente si incontra no quando si tenta di tradurre la proposta sul piano operativo (carenza di impianti, scarsa sensibilità dei ragazzi e di molti diri genti, indifferenza dei preti ecc. — ma non saranno falsi problemi? n.d.r.) nel tentativo di darvi una risposta Fra le varie: istituire i centri di formazione per partire come vuole LISE e agganciarsi sempre con la famiglia e la scuola, far conoscere agli atleti e alle società lo Statuto del CSI e «fare più semi nari che partite» (il che ci sembra un po' ec cessivo, in fondo il nostro mezzo è quello di lavorare nello sport, non dietro le catte dre di un'aula...).
NOTO — Il Consiglio circoscrizionale di No to ha recentemente indetto un corso di for mazione per dirigenti di società dal titolo -La Società sportiva strumento di meditazione e di crescita sul territorio». Ciò risponde all'esigenza di concretizzare le indicazioni del Piano della Formazione in continuità ad una attività già iniziata da qual che anno. L'incontro, articolato su tre relazioni, sui suc cessivi gruppi di studio e sul dibattito fina le. ha compiuto un ampio giro di orizzonte su. il Progetto Associativo e la sua realizza zione all'interno delle Società sportive. l'Iti-
IL NUOVO CORSO PER OPERATORI
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BERGAMO — Per alcuni sarà solo un ag giornamento. per altri una prima esperien za per assecondare la propria passione. Il Corso, della durata di 18 lezioni, è suddi viso in due parti: una m prevalenza basata su tecnica e tattica; l'altra affronta temi diri genziali e associativi. Non mancano poi serate aperte a discus sioni. a presentazioni di nuove proposte ludico-sportive o di temi di varia natura. Per la parte tecnica si è fatto affidamento su due grossi nomi già conosciuti dagli opera-
tori CSI: Luciano Magistrelli. allenatore del la Virescit e Feliciano Di Blasi preparatore atletico dell’Atalanta ed esperto in riabilita zione motoria. Ad essi si affiancheranno per la casistica regolamentare e per la normati va disciplinare. Vittorio Bosio, designatore degli arbitri e Walter Magni, giudice sportivo. La seconda parte tratterà di medicina spor tiva con il doti. Pitrolo, di psicologia con il dott. Bettinelli, di aspetti fiscali con il dott. Tor tisi. Criteri di formazione e valori del CSI sa ranno esplicitati dal consulente ecclesiasti co don Tarcisio Tirom, dalla vicepresidente Santina Coppetti e dal direttore tecnico dott. Giulio Leopardi.
INCONTRO COL VESCOVO CREMA — Nell'ambito delle visite pasto rali che S.E. Mons. Tresoldi ha compiuto presso le associazioni e le parrocchie della diocesi di Crema c'è stato anche un incon tro con i consiglieri, gli arbitri e i compo nenti delle commissioni tecniche del CSI locale. All'Inizio del suo discorso il Vescovo ha sottolineato il fatto che la sua presenza, il suo commento alla parola di Dio, la Pre ghiera. non sono fuori posto in un'assem blea del CSI, perché sono un richiamo tra sparente ai valori evangelici che devono guidare l'azione degli operatori: l’essen zialità, il volontariato, la cortesia, la fedel tà agli impegni assunti, il seminare per un raccolto futuro, ecc. Mons. Tresoldi ha quindi parlato dei rap porti fra CSI e oratori e infine ha ravvisato la possibilità della presenza di un rappre sentante del CSI nel Consiglio pastorale diocesano e di una collaborazione per un futuro Sinodo diocesano.
TORME© ©0 TEMN0STAV©IL© IMPERIA — Su proposta degli atleti del le diverse Società sportive affiliate, il CSI di Imperia ha indetto per il 31 gennaio il 1 ° torneo di tennistavolo. La manifestazione, svoltasi presso le Ope re Parrocchiali S. Leonardo, ha visto la partecipazione di 40 ragazzi di varie età, che sono stati suddivisi secondo le clas siche fasce. Visto il successo ottenuto, il comitato au spica di poter realizzare altri incontri, in mo do che tale momento non rimanga una co sa sporadica ma diventi l'inizio di una nuo va attività da espandere in seno alle pro grammazioni future.
IL CSI NELLA CONSULTA DIOCESANA GIOVANILE FAENZA — Dopo il Convegno diocesa no del mondo giovanile e la successiva stesura del Piano pastorale diocesano 86/89, si è giunti alla terza fase di interven to sul problema dei giovani: quella ope rativa.
Come primo traguardo del triennio, si è av vertiva la necessità di costituire una «Con sulta Diocesana Giovanile», organismo di coordinamento di tutte le realtà giovanili della diocesi. Essa si pone come scopi pri mari. la comunione tra tutte le realtà ag gregative ed associazioni giovanili della Diocesi, l'organizzazione di alcuni appun tamenti annuali per i giovani, il sostenimen to dell'esperienza di oratorio, la promozio ne di iniziative indirizzate all'inserimento dei giovani nel mondo del lavoro. Anche il CSI sarà fra le associazioni cat toliche rappresentate nella Consulta e darà il proprio contributo di idee e di mezzi nel settore in cui è specializzato: sport e tem po libero.
■■■■■■■■Mi TUTTOCSI/CRONACHE/ESPERIENZE TANTO ENTUSIASMO PER IL GIOCO DELL'OCA
«GIOCASPORT» SULLA NEVE
VERONA — Chi può dire di non essersi mai cimentato nel Gioco dell'Oca? Proba bilmente nessuno. Ben pochi, però, pos sono vantarsi di averlo praticato dal vivo, spostandosi di persona sulle tappe del ben noto circuito. Questi pochi (che poi tanto pochi non era no) sono i bambini dei Centri di formazio ne affiliati al CSI di Verona che, sabato 21 febbraio, si sono incontrati presso il Cen tro Don Calabria proprio per dar vita a questo simpatico gioco. Ognuna delle 50 tappe del percorso prevedeva giochi, pro ve di abilità e tante incredibili peripezie, che i bambini hanno cercato di superare, insieme alla loro squadra, per cercare di acchiappare una grossissima oca posta sul traguardo. Il tutto si è svolto in una atmosfera parti colarmente vivace, che ha raggiunto il suo culmine al momento della consegna dei premi e della distribuzione delle dolci lec cornie preparate per l'occasione da tutte le mamme.
SONDRIO — Domenica 25 gennaio si è svolta la prima giornata di «Giocasport» sulla neve e sul ghiaccio, organizzata dal Comitato provinciale di Sondrio. L'incontro, svoltosi a Gerola, ha visto la partecipazione di oltre 80 persone tra ra gazzi e dirigenti, in rappresentanza di 6 centri zona. Una presenza impensabile per una manifestazione sperimentale, al la sua prima edizione Subito si sono formate quattro squadre con nomi di animali che si sono affronta te con grande sportività in tutti ì giochi: dal lo slalom pneumatico in parallelo (con ca mere d'aria invece degli sci) al negozio esquimese (dove tutti si precipitavano a comprare chilogrammi di neve fresca), dal bowling esquimese alla raccolta degli anel li, consistente in una discesa su slitta con l'obiettivo di conquistare vari anelli volan ti sul percorso. Al pomeriggio tutti sul ghiaccio con i gio chi di Antonella, slalom e altre acrobazie fino all'ora di... merenda.
LE FINALITÀ' DELL'U.S. ALBATESE
prima fascia e polisportive per la seconda, così come non manca un certo impegno verso la promozione di attività femminili. Al di là dei campionati e dei tornei, l’Albatese propone ai suoi ragazzi anche numerosi momenti di incontro e di festa, quali la «Pasquetta in baita», gite sportive e culturali, la manifestazione «Per correre tra le torri», la festa estiva di quartiere «Albate insieme», l'at tività con gli altri oratori, la partecipazione ai Giochi della Gioventù in collaborazione con la S.M. Marconi e la costante presenza alle Feste regionali e nazionali del CSI. Sul piano sociale c'è un impegno a favore degli handicappati e dei carcerati, al quale si uniscono diversi incontri di riflessione su tematiche quali la droga, il rapporto genitorifigli, l'amicizia, la pace intesa come non violenza.
ALBATE (COMO) — L’U.S. Albatese è sta ta fondata nel 1968 da un gruppo di giova ni dell’Oratorio, appoggiata dalla gente di Albate, ed opera in piena coerenza con i propri ideali a livello di promozione sociale, perseguendo, come fondamentale intento e preciso punto di arrivo, l'educazione e la maturazione religiosa, morale, fisico-sportiva e civile. Il suo ambito di impegno primario è quello giovanile ma, considerando lo sport come espressione valida e globale della cultura umana, estende la sua proposta a tutte le fasce d'età, per una più completa matura zione delle persone e dei gruppi. Molto intense sono le attività ludiche per la
SASSARI
L'IDEA SARDA DEL «CORRERE CSI» La Campagna nazionale «Correre CSI ’87», oltre a suscitare notevoli iniziative sportive, ha stimolato anche lodevoli fan tasie artistiche Nella foto è riprodotta l'immagine ideata dal Presidente del CSI Sassari Luigi Urgeghe. I disegni racchiudono tutti i sim boli della antica vita isolana, ivi compre so l'atleta che corre verso il CSI dal lonta no nuraghe. Completano il quadro due piante caratteristiche: l'asfodelo e il cardo selvatico.
«CORRERE CSI '87» A MILANO MILANO — La proposta «Correre CSI '87» ha riscosso, nel Consiglio di Milano, grosso interesse, concretizzandosi in una serie di iniziative aperte tanto alle società aderenti o affiliate, quanto ai ragazzi e al le ragazze appartenenti agli oratori e alla scuola, anche non tesserati al CSL Il programma è articolato come segue: 3 gare individuali (2 campestri e una corsa su strada); 1 staffetta campestre (ogni squadra è composta da tre atleti delia stes sa categoria ed ogni società ha la facoltà di iscrivere un numero illimitato di squa dre); 1 corsa ad orientamento nei boschi (valgono le note precedenti con l'aggiun ta che le squadre possono essere miste) e 1 «americana in pista» (ogni squadra è composta da tre atleti. Parte un solo atle ta per squadra, mentre gli altri due deb bono restare all'interno del campo In ga ra ci deve essere sempre un atleta per squadra, ed il cambio fra questi e un suo compagno può essere effettuato in qual siasi momento a scelta degli atleti o del lo ro dirigente II cambio deve sempre e so lo avvenire sulla linea del traguardo. La ga ra è a tempo ed allo scadere di questo lo starter ne segnala la fine con un colpo di pistola. Dopo il colpo di pistola tutti i cor ridori in gara debbono raggiungere il tra guardo) Le vane prove si svolgeranno in Milano e provincia nel periodo gennaio/aprile pre vedendo vane classifiche individuali e di squadra oltre, ovviamente, alle punzona ture necessarie per accedere ai concor so «Verso ROMA ’87».
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TUTTOCSI/CRONACHE/ESPERIENZE RINASCE IL CSI GENOVA GENOVA — Dopo un anno di gestione commissariale è tornato in vita il Consiglio provinciale di Genova che avrà alla sua gui da. per il prossimo quadriennio, Andrea Bagnasco
Lo ha sancito (Assemblea del Congresso provinciale straordinario, indetto domenica 1 febbraio presso i saloni del Circolo sviz zero. Alla riunione erano presenti molti personaggi
di rilievo, il presidente nazionale del CSI Al do Notano, il vice presidente regionale Ric chi™. il presidente dell'Azione Cattolica dio cesana Mons. Merani, che ha officiato la S Messa con la quale si sono aperti i lavori, il presidente regionale Andrea Repetto, il commissario Innocente Bisato, gli assesso ri provinciali e comunali allo sport. Guido Grillo e Aldo Carmine, che hanno mostrato sensibile interesse ad un Ente, come il CSI, che da anni si batte per la promozione del lo sport minore e dell'attività sociale, gli as sistenti spirituali del CSI. don Caviglia e don Parodi.
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IL MESE DELL'ARBITRO E CORSI DI FORMAZIONE PAVIA — Il problema arbitrale sembra non avere confini. Ovunque si lamenta la scar sità degli organici motivata, in gran parte, dall'insufficiente sensibilità manifestata da parte delle Società sportive. Per questo il CSI Pav.a ha inserito, nell'am bito della programmazione annuale, una lo devole iniziativa denominata «Il mese dell'ar bitro-'. finalizzata appunto alla ricerca di per sone disponibili a diventare arbitri di Calcio, Pallavolo e Pallacanestro La campagna ha previsto; spot pubblicitari su una radio privata interventi e pubblicità su quotidiani e settimanali locali, quattro nu meri di -CSI Pavia Notizie" dedicati al pro blema arbitrale.
L'IMPEGNO PASTORALE PER I PREADOLESCENTI
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MODENA — Martedì 3 febbraio il Vesco vo di Modena Mons. Santo Quadri ha riu nito. presso gli uffici pastorali, i sacerdoti responsabili o assistenti o consulenti dei vari centri, gruppi e associazioni che so no interessati ai ragazzi ai età inferiore ai 10 anni. Lo scopo dell'incontro era quello di pren dere atto insieme della situazione esisten-
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Per quanto riguarda gh altri corsi di forma zione sono in programma, da aprile in poi. quelli per dirigenti e tecnici di atletica leg gera, per allenatori di pallavolo e per alle natori di uno dei settori del basket. Nella formulazione di questi corsi, il Consi glio provinciale ha inteso seguire alcuni cri teri fondamentali: tenere presente l’educa zione della persona nella sua globalità; in sistere affinché ogni tecnico e dirigente sia competente nel suo ruolo specifico; aiutare i dirigenti e gli allenatori a capire l'importanza del loro compito educativo. Per questo, ( aspetto tecnico sarà introdot to da un'ampia presentazione del CSI. del le sue finalità e della persona vista sotto l'a spetto della crescita con le esigenze ed i pro blemi propri dell'età.
ziale dei preadolescenti e trovare un ac cordo per estendere un progetto valido e realista. Il CSI Modena è coinvolto a pieno titolo in quest'opera di preparazione e di ela borazione ed ha portato, come primo im portante contributo, il Giocasport, che verrà inserito nel progetto e raccoman dato a tutti gli educatori come mOispen sabile mezzo della vita dei gruppi di ra gazzi delle parrocchie locali.
LANCIATO dl «©D©ms^©mr» DM TRENT0N© TRENTO — Alla presenza di un centinaio di operatori di Società sportive, quadri di rigenziali CSI e rappresentanti di associa zioni esterne, è stato presentato ufficial mente il «Giocasport», in occasione di una serata associativa indetta dal Consiglio di Trento per sabato 21 febbraio. All'incontro ha preso parte il Coordinato re tecnico nazionale Donato Mosella che. nel richiamare l'attenzione su quello che è il servizio esterno offerto dal CSI, ha de lineato i caratteri sui quali si svolge que sta nuova proposta di attività ludicomotoria per i ragazzi. Ha fatto seguito un dibattito che ha eviden ziato un certo entusiasmo e molti hanno auspicato che la cosa venga tradotta al più presto sul piano pratico. Si tratta di un fatto importante perché il Trentino, tradizionalmente legato all'attività di atletica leggera, garantisce da sempre un certo rigore organizzativo e la sensibi lità che ha saputo manifestare per l'occa sione, costituisce senz'altro la possibilità di veder realizzata, entro breve tempo, del le feste di notevole interesse. Qualche difficoltà potrebbe venire dal dif ficile rapporto che tuttora esiste con l'ACR ma i responsabili della stessa hanno già richiesto la collaborazione con il CSI. in quanto vedono nel «Giocasport» un'occa sione di rilancio per la propria attività. Il vicepresidente del CSI Trento, Prof. Mar co Pasqualini, ha quindi presentato la Campagna «Correre CSI ’87», mentre il presidente Dr Edo Benedetti ha esposto gli obiettivi del CSI Trentino per 1'87. A conclusione di serata le premiazioni del le Società sportive distintesi nel Palio TuttoCSI 1986.
L'ANM© DEL «GIOCASPORT» MOLFETTA — Sembra un titolo di un film per ragazzi ed è invece uno strumento di servizio sportivo-educativo che a Moiet ta ha già vissuto stagioni entusiasmanti nel le antesignane versioni denominate «Giocagió» e «Trofeo Giovanissimi Sport» La presentazione ufficiale del Giocasport ha suscitato pertanto un grosso interesse, coinvolgendo numerosi rappresentanti dell'ACR e dell'associazionismo sportivo locali. L'incontro ha vissuto il suo momento fo cale nella relazione esposta dal prof. Leo Leone della presidenza nazionale del CSI, che ha messo in evidenza come il Gioca sport costituisca una importante risposta a quella che è stata definita «l'età nega ta», spesso espropriata della sua dimen sione ludica ed informata a modelli adulti. Da queste premesse è stata gettata la li nea operativa, fra breve verrà costituito un gruppo promotore al quale faranno segui to varie iniziative formative per operatori che avranno, ovviamente, come punto di riferimento la Scuola nazionale istituita dal C.S.I.
IL FILM
LA FAMIGLIA DI ETTORE SCOLA Un film sulla famiglia. Ma in che sen so? Secondo quale concezione di quel lo che resta, fuor di dubbio, il nucleo primario e fondamentale della nostra società? Non desta stupore e non è senza signi ficato che anche i critici più smaliziati, chiamati ad offrire un’appropriata chia ve di lettura dell'ultimo lavoro di Etto re Scola, abbiano tradito una certa dif ficoltà e una punta d'imbarazzo, quan do si sono provati a fornire una rispo sta convincente a quest'interrogativo, che, in verità, sorge spontaneo in ogni spettatore cui non basti l'apprezzamen to per l’indiscussa maestria del regista. Dii ficoltà e imbarazzo dei critici e, for se un qualche sconcerto negli spettato ri, di cui v’c facile spiegazione: Scola sfugge alla tentazione di ammannite co mode interpretazioni sociologiche e si tiene ben lontano dal piegare il raccon to alle esigenze di una tesi prefabbrica ta. Si aggiunga che quando si parla di cinema sulla famiglia si è indotti a pen sare, per via di una consolidata associa zione di idee, da un lato ad un approc cio di tipo intimistico e psicologico, dal l’altro alla saga, al dramma legato al passaggio di generazione, o, magari, sul la scorta di certa recente cinematogra fia americana, alla storia di clan. Nulla di tutto questo nel film di Scola. Ma neppure la famiglia del modello neo realista, specchio delle contraddizioni sociali (si pensi a « Rocco e i suoi fratel li»); né, per restare alla cinematografia italiana, la famiglia microcosmo chiu so, pregna di spiritualità morale c reli giosa, di un Ermanno Olmi; ancor me no, per passare ad un esempio di altro genere, quella di un Bcrgman in bilico tra misticismo e psicologia del pro fondo. A interrompere la serie delle definizio-
ni negative e a voler azzardare una for mula sintetica, parlerei nel caso di Scola di famiglia come luogo in cui fisicità dell’ambiente e umanità dei personag gi si saldano in un binomio inscindibi le. Un luogo, cioè, che ha innanzitutto una connotazione materiale definita (la «casa») e entro cui si esprimono, inte ragiscono e, a seconda dei casi, matu rano o s’irrigidiscono le singole indivi dualità. Identificazione della «famiglia» nella «casa» che risulta d’altronde evi dente da tutto il film: la macchina da presa non fa mai capolino fuori dall’ap partamento del quartiere borghese — il quartiere Prati, nella capitale — ove si snoda, in un arco di ott'antanni la vicen da di Carlo, il protagonista, interpreta to da un trio di attori fra cui spicca un Vittorio Gassman al meglio delle sue ca pacità espressive.
Fedele a quella visione lucida c disin cantata. integralmente laica dell’uomo, che caratterizza l'intera sua produzio ne, Scola dunque non azzarda giudizi, non mette avanti convinzioni ideologi che. Piuttosto guarda all’intreccio di li tigi e di giochi, di inevitabili scontri di carattere c di risolutivi colloqui a quat tr'occhi, che è il destino di ogni famiglia, con la consueta ironia lieve c garbata, tratto davvero inconfondibile della sua arte. Così le tensioni drammatiche del racconto tendono a stemperarsi e a ri solversi nella foto di gruppo, nel ritrat to collettivo, che è insieme, nella fatti specie, rigorosa e accurata ricostruzio ne d'epoca, o, per dir meglio, conside rata la scansione in fasi a cui obbedisce il modulo narrativo del film, di epoche diverse che si succedono. Persino la morte diviene ritratto: il padre di Car lo pittore dilettante, non trova altro mo do di mitigare il dolore per la scompar sa del padre che dipingendolo sul letto del trapasso. È qui che ci si svela l’autentico argo mento di questo film e, a ben vedere, di tutta l’opera di Scola: il divenire come dimensione strutturale ed immanente della vita umana. Da «Ceravamo tanto amati» a «La terrazza», da «Ballando, ballando» a «Maccheroni», l'attenzione è sempre portata sull’esistenza (indivi duale o collettiva) come successione di eventi grandi e piccoli, cruciali e insi gnificanti, ma mai riconducibili a un si gnificato immediatamente decifrabile. Non a caso l’Autore dà un volto laico, anzi laicissimo alla sua famiglia: se il nonno se la prende con il Carducci, reo di aver rinnegato la sua fede repubbli cana, Carlo, sulle sue orme, aderisce, nel dopoguerra, al partito laico per an tonomasia, il Partito d’Azione. Ma va gustata tutta la ricca passerella di personaggi del film: Giulio, fratello di Carlo, perennemente alle prese con progetti votati all'insuccesso; Beatrice, moglie del protagonista, una Stefania Sandrelli di straordinaria spontaneità; il cugino Enrico, prototipo deH'intellettuale organico; la fedele serva Adelina, un’Ottavia Piccolo, chiamata, come al solito, a vestire i panni della popolana; il sempliciotto zio Nicola, un Renzo Pal mer che non ne azzecca una; le esilaran ti tre sorelle zitelle che vediamo solo li tigare o muoversi all'unisono; giù sino alla miriade di personaggi minori che crescono sotto i nostri occhi, senza che ce ne accorgiamo. L'effetto d'insieme è quello di una comunità che non ricono sce nessuna figura carismatica, ma che, ritrovandosi nell'intimità della casa, ri scopre la sua identità. Al centro Carlo, con la sua «insoddisfazione dialettica», e la sua sfortunata storia d’amore con Adriana (interpretata da una bravissi ma Fanny Ardant), a cui il regista met te in bocca una delle frasi insieme più amare e vere del film: «è più difficile os servare che inventare»; come a dire: non basta sapersi imporre se non si riesce ad amare.
Ettore Greco
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MEDICINA
ANEMIA DELL'ATLETA NO PROBLEM
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«Gradirei una sua opinione sull'utilità o meno di assumere supplementi di fer ro. o vitamina B,, durante un program ma di allenamento alla corsa su lunghe distanze, perché ho letto della possibili tà di andare incontro ad una anemia da esercizio fisico intenso». Per rispondere a tale quesito correttamente bisogna innanzitutto chiarire al cuni punti importanti. Per poter fare diagnosi di anemia, si possono utilizzare molti parametri, ma sicuramente quello meno scevro di er rori c il livello di emoglobina circolan te. Noi possediamo una riserva funzio nale che ci consente di mettere in cir colazione una quantità di emoglobina pari a sette volte il normale. Questo ci serve per comprendere come non basti una piccola emorragia o un singolo sforzo per provocare anemia. È stato osservato tuttavia che attività fi siche prolungate, come la maratona, il nuoto, il canottaggio, il ciclismo, il pen tathlon, sono seguite da una riduzione dell'emoglobina circolante nel corso delle prime settimane di allenamento, con un progressivo ritorno ai valori di partenza intorno all’8a-10a settimana. La causa più comune dell’anemia da sport e quella da carenza di ferro, de terminata da una serie di fattori: a) un aumentato fabbisogno di ferro, maggio re soprattutto nelle atlete a causa delle perdite periodiche con il flusso me struale; b) una dieta inadeguata con ri dotto apporto di ferro. La dieta occiden tale contiene in media 5-6 mg di ferro/1000 Kcal. La quantità raccomanda ta per gli atleti che praticano sport di resistenza è di 18 mg/die. Ciò indica che una dieta inferiore a 3000 Kcal/die con tiene una quantità di ferro inferiore a quella ottimale. Per una dieta media di 1800-2000 Kcal/die si ha infatti un’intro duzione di circa 10 mg di ferro/die; c) abbondanti sudorazioni determinano una perdita cospicua di ferro; d) ed in fine, in particolare nei maratoneti, la ri dotta sintesi emoglobinica da carenza di ferro e aggravata dalla distruzione meccanica dei globuli rossi a livello del la rete vasaio della pianta del piede per schiacciamento durante la fase della corsa. Già nel 1881 fu descritta come «emoglobinuria da marcia», cioè l’emis sione di urine colorate di rosso a segui lo di una corsa o marcia per lunghi trat ti. Tale quadro è limitato alla prima, spesso alla seconda minzione dopo un esercizio e scompare totalmente a di stanza di 24 ore, senza bisogno di alcu na terapia, tranne un opportuno ripo so di 24-48 ore. Ben più grave ed importante è il riscon tro di sangue nelle urine (ematuria) per un trauma renale diretto, come può av venire in alcuni sport come rugby, ju do ecc.
Un’altra causa importante a genesi sco nosciuta di carenza di ferro e di anemia nell'atleta è costituita da perdite di san gue acute o croniche dal tubo digeren te. Nelle corse lunghe, specie in occasio ne di un brusco aumento dell’intensità dello sforzo fisico, alcuni atleti manife stano crampi addominali e diarrea, con perdita di sangue nelle feci. Ma l’emor ragia intestinale può interessare l'atle ta anche in assenza di sintomi intesti nali. Nonostante la preoccupazione del gio vane allenatore, nella realtà quotidiana l’anemia da sport è rara, con una pre valenza maggiore nelle donne rispetto agli uomini e in coloro i quali svolgono un intenso e prolungato sforzo fisico. Solo in casi eccezionali merita di esse re trattata e solo in quegli atleti in cui è stato realmente evidenziato un ridot to apporto di ferro o individuata una pa tologia a carico dell’apparato gastroen terico, renale o genitale responsabile dell’anemia.
Antonio Spalavo
MUOVITI ANZIANO FRANCESCO MARIANO, ED. SPERLING & KUPFER, PP. 210, L. 24.500 Anche se i problemi relativi alla terza età vanno conquistando spazi sempre più ampi, nell’attenzione generale, non sono ancora molti i libri che da noi af frontano la questione chiave del discor so sugli anziani: un'adeguata e specifi ca attività motoria a fini preventivi.
In termini molto semplici, largamente divulgativi, propone questo suo lavoro Francesco Mariotto, uno dei maggiori esperti italiani nel campo della riedu cazione motoria e della riabilitazione, docente coordinatore dei corsi di «Av viamento all’esercizio fisico» all’Università della Terza Età di Udine. Come esprime abbastanza chiaramente lo stesso titolo, il lavoro è rivolto essenzial mente agli stessi anziani, anche se risul terà certamente utile anche a coloro che si trovano nella condizione di condur re e organizzare attività motorie per la terza età. Oltre ad una parte introduttiva sui pro blemi della terza età e sull'utilità di svol gere attività motoria in questa fase della vita, il testo tratta tre punti cardine: gli effetti generali e specifici dell'esercizio fisico; le forme di attività motoria con sigliate agli anziani e i loro obiettivi; uno schema di lavoro per un ciclo di venti «sedute». Quest'ultima parte è chiaramente ispirata all'esperienza che l'autore conduce presso l'Univcrsità del la Terza Età di Udine, dove il «Corso di avviamento all’esercizio fisico» si svol ge ogni anno da novembre a maggio con lezioni bisettimanali. Il corso non è ri petibile, poiché tende a dare all’anzia no gli strumenti per essere responsabi le del proprio corpo, per insegnargli ad usarlo correttamente in modo da rispar miarne le strutture e consentirne un buon funzionamento il più a lungo pos sibile. A questi criteri si informa anche il libro.
L'INFLAZIONE DELLE MROLE Abbiamo già segnalato, nel n. 1-2 di que sto mensile, come la parola scritta stia avendo un inaspettato recupero nella comunicazione. Ciò appare evidente an che nella saggistica: in libreria non ci sono mai stati tanti manuali su come usare bene la lingua italiana, non si è mai scritto tanto sui problemi linguisti ci e sulla comunicazione verbale. Così Sergio Lepri, nel bel volume «Medium e messaggio. Il trattamento concettuale e linguistico dell'informazione» (Ed. Gu tenberg 2000, pagg. 316, L. 25.000), do po aver fornito un panorama sul gior nalismo, sulle fonti d’informazione, sui vari media in concorrenza fra loro, e sui rapporti condizionanti fra giornalisti c potere, sente il bisogno di inserire in ap pendice un glossario con tutti i termini del «giornalistese». È, quest'ultima, una lingua affine a quella italiana ma assai più povera, più banale, più limitata e zeppa di parole usate in senso impro prio e figurato per tempi brevi, e poi su perate. Scopriamo che la parola può essere tran sitoria, valere per un periodo anche bre ve e non avere più senso. Lo stesso libro di Lepri, appena stam pato, è superato da una realtà della co municazione che cambia continuamen te. Facciamo prima qualche esempio di un passato più o meno recente. Quale professore di geometria avrebbe mai po tuto immaginare che un giorno i politi ci si sarebbero battuti prò o contro le «convergenze parallele» e che avrebbe ro parlato di «equilibri più avanzati»? Oggi la «staffetta» ha fatto consumare fiumi di inchiostro e ha agitato la vita politica, ma felicemente fra poco tem po tutti useranno questa parola solo nel suo senso sportivo. E «nazionalpopola re», l’aggettivo dato dal presidente del la Rai Manca all’onnipresente presen tatore Pippo Baudo, non sarà più un quasi-insulto ma solo una cattiva accop piata di aggettivi. Le parole dunque cambiano di signifi cato secondo i tempi e secondo le cultu re. Noi cristiani diciamo «il Signore», ma il significato della parola «signore» è banalizzato, oggi che siamo tutti «dot tori», nei confronti de) maestoso «Ado nai» ebraico, del potente «dominus» ro mano o del «signore» medievale con il quale il vassallo stringeva un preciso patto di fedeltà.
Le parole sono inflazionate. La più in flazionata di tutti è democrazia, tanto è vero che, a un certo punto, nello schie ramento politico nazionale ci sono sta te una democrazia nazionale di destra e una democrazia proletaria di sinistra. Ci sono organizzazioni di «genitori de mocratici» e di magistrati «democrati ci», come a dire: «attenzione, se non vi iscrivete a noi, siete dei reazionari». Un
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piccolo-grande ricatto, come quello di un partito che decide di chiudere comin ciando una massiccia campagna di iscri zioni... Giustamente, Alessandro Manzo ni ammoniva: «Il linguaggio è stato la vorato dagli uomini per intendersi fra loro, non per ingannarsi a vicenda». Le parole dunque possono essere spes so ambigue, e i politici lo sanno bene. Quando poi tentiamo di irreggimentar le, di ordinarle, rischiamo di sfiorare il ridicolo. Una autorevole «Commissione Nazionale per la realizzazione delia pa rità fra uomo e donna», istituita pres so la Presidenza del Consiglio dei Mini stri, ha diffuso un opuscolo con le sue Raccomandazioni per un uso non sessi sta della lingua italiana. Tanto per fare un esempio, vi si raccomanda di evita re frasi come «i diritti dell’uomo» e di scrivere invece «i diritti umani»... come se l’etimologia non fosse la stessa; o si cambiano le regole della lingua quando, in frasi con più soggetti maschili e fem minili si consiglia di accordare il parti cipio passato non al maschile, come s’u sa, ma con l'ultimo dei soggetti elencati.
Sì, le parole sono le regine della comu nicazione ma sfuggono ai tentativi trop po stringenti di catalogarle. Paola De sideri ha tentato di analizzare i discor si di Crasi nel libro «// potere della pa rola» (Ed. Marsilio). In esame, 172 pa gine di prosa politica pronunciate nel ventennio 1965-1985, per arrivare a par lare di «messa in scena elocutiva del sé» e di «plurivocità della parola». E per ar rivare ad illuminanti scoperte come questa: «Tramite la ripresa anaforica, il leader riesce perfettamente a ripar tire la successione sintagmatica della lunga frase tra due poli significazionali opposti». E quest'altra: «Estroiettare il proprio self fuori dall’istanza enuncia-
(iva, poterlo quindi dotare dei tratti del la referenzialità, significa anche poter lo corredare di specifici requisiti ed at tributi». C’è dunque anche la parola che non di ce, o che non riesce a dire. C’è il gergo dei politici, il politichese, ma anche quello dei critici d’arte, dei sindacalisti, degli economisti. E quello degli sporti vi, zeppo di termini stranieri e di neo logismi, ma lo capiamo tutti perché ci siamo abituati. C’è anche il linguaggio della confusione di idee, quello infarci to di «nella misura in cui..., praticamen te..., a monte del problema..., portando avanti un discorso..., cioè...». Questo nostro articolo dovrebbe alme no aver seminato un po' di dubbio nel valore assoluto della parola e di chi la usa, e un po' di sana diffidenza per chi parla in modo incomprensibile, involu to e ambiguo. Il Vangelo usa parole sem plici, e raccomanda: «Sia il vostro lin guaggio: sì. sì; no no». Inoltre le parole non sono entità a sé. ma si riferiscono all’uomo, vengono da noi e a noi parlano. Ogni parola scava in noi una storia o s’inserisce nei solchi della nostra storia personale: c’è chi prova un brivido a leggere le Beatitudi ni, chi si commuove su una pagina del libro Cuore, e chi si entusiasma a leg gere il Manifesto di Marx. Questo nei manuali non c’è. Qualcuno dei testi in commercio ci potrà evitare qualche errore ortografico o gramma ticale. Il buon senso e la semplicità ci possono tenere lontani dalle parole am bigue, transitorie e inflazionate. Ma solo l’esperienza della lettura, nelle profon dità di un romanzo o di una poesia, ci potrà avvicinare al valore profondo del la parola.
Domenico Volpi
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